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N.41-

www.giroinfoto.com

2019 Marzo

N. 41 - 2019 | MARZO, Gienneci Studios Editoriale. www.gienneci.it

1 0 1 R I T R AT T I CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

CARNEVALE DI IVREA LA BATTAGLIA DELLE ARANCE Band of Giroinfoto

POGGIO REALE RUDERI ANTICHI Di Matteo Pappadopoli

VILLAGGI GALLEGGIANTI CAMBOGIA Di Monica Gotta Photo cover by Paolo Spadacini


WEL COME

41 www.giroinfoto.com MARZO 2019


la redazione | Giroinfoto Magazine

fotografare e viaggiare due passioni un’ unica esperienza Benvenuti nel mondo di Giroinfoto magazine©. Una finestra sul mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico, con cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle bellezze offerte dal nostro pianeta. Una lettura attuale e innovativa, che accoglie, oltre i migliori professionisti della fotografia da reportage, anche le immagini e le esperienze di chiunque sia appassionato di viaggi e fotografia. Con i luoghi più interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni più vere e i viaggi più autentici, Giroinfoto magazine ha come obiettivo, essere un punto di riferimento per la promozione della cultura fotografica in viaggio e la condivisione di migliaia di luoghi e situazioni sparsi per il nostro pianeta. Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, in una rassegna che guarda il mondo con occhi artistici e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e situazioni, andando oltre a quella “fotografia” a cui ormai tutti ci siamo fossilizzati. Uno largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze di viaggio raccontate da fotografie e testi, indipendentemente dal valore professionale dell'autore. Una raccolta di molteplici idee e progetti di viaggio, frutto delle esperienze e lavori eseguiti da esperti nel settore del reportage fotografico, che hanno saputo confrontarsi con le condizioni climatiche e socio-politiche, con le difficoltà imposte dalla natura, per catturare l'immagine e la spontaneità selvaggia della stessa. Troverete anche articoli tecnici, dove prendere spunto per ottenere scatti sempre perfetti e con idee sempre nuove per rendere le fotografie più interessanti. Giroinfoto.com© , con la sua rivista e la sua rete web è la più grande community di foto-viaggiatori che accoglie chiunque voglia condividere le proprie esperienze di viaggio o semplicemente farsi coinvolgere dai racconti pubblicati. Director of Giroinfoto.com Giancarlo Nitti


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ANNO V n. 41

giroinfoto magazine

20 Marzo 2019 DIRETTORE RESPONSABILE HEAD PROJECT MANAGER Giancarlo Nitti CAPO REDAZIONE Paolo Buccheri SEGRETERIA DI REDAZIONE E RELAZIONI Margherita Sciolti CAPI SERVIZIO Giancarlo Nitti REDATTORI E FOTOGRAFI Giancarlo Nitti Redazione Matteo Pappadopoli Reporter Stefano Gandini Reporter Monica Gotta Reporter Band Of Giroinfoto - Torino Adriana Oberto Barbara Lamboley Barbara Tonin Manuel Monaco Fabrizio Rizzo Fabrizio Rossi Luca Agostino Lorena Cannizzaro Nadia Laboroi

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@cookin_italia @cookin_piemonte SKIRA Editore


INSIDE

Giroinfoto Magazine

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Indice 10

STORICO CARNEVALE DI IVREA La battaglia delle arance

Band of Giroinfoto

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IO NON MI VOLTO 101 ritratti contro la violenza sulle donne Skira editore

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VILLAGGI GALLEGGIANTI Cambogia A cura di Monica Gotta

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LIMONE PIEMONTE Stagione invernale Band Of Giroinfoto e IG Cumeo

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POGGIO REALE Un salto nel passato A cura di Matteo Pappadopoli

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CHEFCHAOUEN Colori di una città andalusa A cura d Stefano Gandini

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FOTO EMOZIONI Questo mese con: Cinzia Marchi Mario Alesina Ciro Schiavone Tahsin Gun Marco Mincarelli Barbara Lamboley


PUBBLICA

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REPORTS E' con orgoglio che pubblichiamo le statistiche e i volumi qui presenti relativi alle analisi aggiornate al mese di: Marzo 2019

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Articoli pubblicati dagli utenti

Nuovi Reporters

Foto singole pubblicate

Copertura degli articoli sui continenti

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ARTICOLI

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A cura di Giancarlo Nitti

STORIC O CARNEVALE DI IVREA LA BATTAGLIA DELLE ARANCE Adriana Oberto Barbara Lamboley Barbara Tonin Cinzia Carchedi Cinzia Marchi Davide Tagliarino Fabrizio Rizzo Fabrizio Rossi Giancarlo Nitti Maddalena Bitelli Nadia Laboroi Silvia Petralia Stefano Tarizzo

Giancarlo Nitti Photography Giroinfoto Magazine nr. 41


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Una volta anticamente egli è certo che un Barone ci trattava duramente con la corda e col bastone; d’in sull’alto Caste/lazzo, dove avea covile e possa, sghignazzando a mo’ di pazzo ci mangiava polpa ed ossa. Ma la figlia d’un mugnaro gli ha insegnato la creanza, che rapita ad uom più caro volea farne la sua ganza. Ma quell’altra prese impegno di trattarlo a tu per tu: quello è stato il nostro segno, e il Castello non c ‘è più. E sui ruderi ammucchiati, dame e prodi in bella mostra, sotto scarti inalberati noi veniamo a far la giostra: su quei greppi , tra quei muri, che alla belva furon tana, suonan pifferi e tamburi la vittoria popolana. Non v’è povero quartiere che non sfoggi un po’ di gaie, che non canti con piacere la Canzon del Carnevale. Con la Sposa e col Garzone che ad Abbà prescelto fu, va cantando ogni rione: il Castello non c’è più. Canzone del Carnevale

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IL GENERALE E LA MUGNAIA Adriana Oberto Photography Giroinfoto Magazine nr. 41


STORICO CARNEVALE DI IVREA LA BATTAGLIA DELLE ARANCE

Quello di Ivrea è il più antico carnevale storico d’Italia ( il primo verbale risale al 1808 ), un evento unico in cui storia e leggenda si intrecciano per dar vita a una grande festa civica popolare dal forte valore simbolico, durante la quale la comunità di Ivrea celebra la propria capacità di autodeterminazione, ricordando un episodio di affrancamento dalla tirannide di medievale memoria. Noto ai più per la spettacolare Battaglia delle arance che si svolge per tre giorni nelle principali piazze cittadine, il Carnevale eporediese si caratterizza per un complesso cerimoniale che attinge a diverse epoche storiche. Vera protagonista è la Vezzosa Mugnaia, simbolo di libertà ed eroina della festa sin dalla sua apparizione nel 1858. Ad accompagnarla il Generale di origine napoleonica che guida il brillante Stato Maggiore , a seguire il Sostituto Gran Cancelliere, cerimoniere e rigido custode della tradizione, i giovanissimi Abbà, due per ognuno dei cinque rioni e il Podestà, rappresentante del potere cittadino.

Fabrizio Rossi Photography Giroinfoto Magazine nr. 41

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IL CORTEO STORICO Scandiscono il Corteo le note delle pifferate degli amati Pifferi e Tamburi. Lo spirito dello Storico Carnevale di Ivrea, perfettamente tramandato dalla Canzone del Carnevale una volta anticamente, nella rievocazione della sollevazione del popolo c ntro il Marchese di Monferrato che affamava la città . Nella leggenda fu il gesto eroico di Violetta, la figlia di un mugnaio, a liberare il popolo dalla tirannia. Ribellatasi allo ius primae noctis imposto dal barone, Violetta lo uccise con la sua stessa spada e la celebre Battaglia delle arance rievoca proprio questa rivolta. In segno di partecipazione alla festa tutti i cittadini e i visitatori, a partire dal Giovedì Grasso, su ordinanza del Generale, scendono in strada indossando il classico Berretto Frigio, un cappello rosso a forma di calza che rappresenta l’adesione ideale alla rivolta e quindi

Cinzia Carchedi Photography Giancarlo Nitti Photography Giroinfoto Magazine nr. 41

l’aspirazione alla libertà, come fu per i protagonisti della Rivoluzione Francese. I vari personaggi diventano protagonisti in momenti diversi del Carnevale: l’Epifania, come abbiamo già visto nel numero di Giroinfoto di Gennaio, rappresenta l’apertura ufficiale della festa con la prima uscita degli amati Pifferi e la proclamazione del Generale. Nelle due domeniche prima di Carnevale protagonisti sono i piccoli Abbà, che vengono presentati (alzati) dai balconi delle rispettive Parrocchie. Il Giovedì Grasso è il giorno del passaggio dei poteri dal Sindaco al Generale. Il clou è Sabato sera quando, dal balcone del Municipio, viene finalmente svelato il nome della Vezzosa Mugnaia, vera eroina del Carnevale.


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Segue il primo corteo, a piedi, per le vie del centro storico. La Domenica mattina è invece il Podestà il protagonista di una delle cerimonie più suggestive, la Preda in Dora: il semplice lancio di una pietra nel fiume simboleggia la distruzione del Castellazzo, sede del tiranno. La Domenica pomeriggio, durante il primo giorno di Battaglia, il Corteo Storico sfila completo. Al centro dello stesso corteo la Mugnaia sul Cocchio dorato trainato da tre cavalli bianchi. È in questo momento che le due anime del Carnevale si incont rano, rendendosi omaggio: agli applausi degli

Giancarlo Nitti Photography Giroinfoto Magazine nr. 41

aranceri la Mugnaia risponde lanciando caramelle e mimose. Lo stesso verrà ripetuto anche Martedì Grasso, prima della solenne chiusura rappresentata dall’abbruciamento degli Scarti e dal saluto commosso del Generale che invita tutti alla prossima edizione:

‘’Arvedze a giobia ‘n bot’’ (“arrivederci a giovedì all’una”).


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BATTESIMO DELL’ARANCIERE Barbara Lamboley Photography

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Nadia Laboroi Photography Giroinfoto Magazine nr. 41


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Barbara Tonin Photography Giroinfoto Magazine nr. 41


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LA BATTAGLIA DELLE ARANCE È l’elemento più spettacolare del Carnevale, quello che meglio rappresenta la rivolta del popolo (gli aranceri a piedi) contro le armate del tiranno (gli aranceri sui carri).

In piazza del Rondolino combattono la Pantera Nera (1966), i Diavoli (1973) e i Mercenari (1974). Infine i Credendari (1985) che tirano in piazza Freguglia.

Per tre pomeriggi (da Domenica a Martedì Grasso) le squadre a piedi, senza alcuna protezione, combattono contro gli aranceri sui carri, protetti da caschi di cuoio .

I carri da getto, divisi in pariglie (due cavalli) e tiri a quattro (quattro cavalli), si alternano all’interno delle piazze per pochi minuti.

La Battaglia è un concentrato di ardore e lealtà. Non è raro vedere avversari in battaglia darsi la mano in segno di rispetto, riconoscendo l’abilità e il coraggio altrui. Le nove squadre occupano ognuna una zona fissa: gli Asso di Picche, la prima nata nel 1947, tira in Piazza di Città, che condivide con la Morte (1954). In piazza Ottinetti troviamo gli Scacchi (1964) e gli Scorpioni d’Arduino (1966), mentre I Tuchini del Borghetto (1964) sono i soli a tirare sulla riva destra della Dora Baltea.

Non solo l’ardore in battaglia e la correttezza nel tiro, ma anche la qualità degli allestimenti e i finimenti dei cavalli sono elementi che concorrono a definire le classifiche finali. Tra i protagonisti vi sono anche i cavalli, da sempre oggetto di grande cura e rispetto in città : proprio a Ivrea, a luglio, ha luogo la Fiera di San Savino, la seconda rassegna equestre italiana.

Cinzia Marchi Photography Giroinfoto Magazine nr. 41


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Fabrizio Rizzo Photography Giroinfoto Magazine nr. 41


24 Stefano Tarizzo Photography

PERCHÈ LE ARANCE? Una domanda che in molti si pongono, è il perchè si utilizzano le arance durante la battaglia del Carnevale, contando che le arance fanno davvero male all’impatto, ma soprattutto qual’è la simbologia che rappresentano. Lo sanno bene gli aranceri, ma anche tutti coloro che almeno una volta sono stati colpiti da quest’arma impropria. Durante i tre giorni di “guerra”, nel caso migliore ci si fa un livido sul braccio o sulla gamba, mentre nel caso peggiore ci si rompe il naso o un labbro oppure si livida un occhio. Sono matti questi eporediesi! Beh, in parte è vero, ma d’altronde è difficile capire e spiegare la passione e la difesa che hanno per il loro anomalo carnevale. Forse la spiegazione sta tutta nel fatto che il Carnevale di Ivrea è una manifestazione storica, una tradizione

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imperdibile che va avanti da secoli e più precisamente dal Medioevo. All’origine della battaglia delle arance c’è la lotta del popolo contro i soprusi del potere: un primo esempio è dato dal fatto che i popolani eporediesi lanciavano in segno di disprezzo fuori dalla finestra i fagioli che ricevevano dai loro padroni feudatari. Ma si dice anche che a metà dell’Ottocento le ragazze borghesi di Ivrea, per farsi notare dai ragazzi del corteo carnevalesco, si divertivano a lanciare dai balconi dapprima i fiori, i coriandoli e i confetti e poi le arance. La battaglia delle arance come la conosciamo oggi, ovvero come lotta degli aranceri a piedi contro quelli dei carri da getto si è affermata a partire dal 1947, anno di fondazione della prima e più antica squadra di aranceri: l’Asso di Picche.


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La domanda spontanea è comunque il perchè nella battaglia non sono stati introdotti altri oggetti da lanciare in modo da non farsi male seriamente, a maggior ragione poichè le arance non sono il frutto adatto per il clima e l’ambiente del Piemonte. A quanto pare gli eporediesi hanno scelto di tirare le arance durante il Carnevale perché il rosso del suo succo rappresenta al meglio il sangue che si è versato durante la ribellione del popolo, guidato dalla mugnaia, contro i marchesi del Monferrato e durante la distruzione del suo Castellazzo. Qualcuno ne rimane profondamente entusiasmato e divertito al punto da voler entrare nelle piazze e scoprire le emozioni che si provano durante la battaglia, qualcun altro invece prova disgusto e rivolge le critiche più disparate, come quella sullo spreco di arance.

notizia bella è che non si tratta di spreco. Perchè? Le arance che arrivano dalla Sicilia e dalla Calabria sono arance destinate al macero, non commestibili, ma grazie al Carnevale di Ivrea vengono utilizzate per la battaglia e successivamente trasformate da rifiuto in fertilizzante per le aziende agricole canavesane e non solo. Nonostante le buone notizie e le azioni sostenibili intraprese, il Carnevale di Ivrea è e sarà sempre di tante e nuove critiche, come quelle dell’edizione 2018. In seguito alle nuove disposizioni in merito alla sicurezza, non è più possibile entrare dentro le piazze nelle quali si svolge la battaglia delle arance ad eccezione degli aranceri regolarmente iscritti.

In effetti parliamo di oltre 7000 quintali di arance, ma la

Maddalena Bitelli Photography Giroinfoto Magazine nr. 41


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ANTICHE TRADIZIONI Nelle domeniche precedenti al Carnevale e durante i giorni della manifestazione, si svolgono le tradizionali “Fagiolate” nei rioni della città. Le Fagiolate risalgono al Medioevo, quando i fagioli erano distribuiti ai poveri dalle Confraternite eporediesi. Ancora oggi le Fagiolate servono i cosiddetti faseuj grass: circa 7.100 kg di fagioli cotti per 6 ore all’ interno di pentoloni di rame con 2.300 kg di cotenne, il famoso preive, cotechini, ossa di maiale, lardo e cipolle. La Fagiolata Benefica del Castellazzo di domenica 3 marzo in Piazza Maretta è la più antica.

FASEUJ GRASS Giancarlo Nitti Photography

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A chiudere il Carnevale, invece è invece la Polenta e Merluzzo: il mercoledì delle Ceneri gli eporediesi si radunano in piazza Lamarmora per gustare questo piatto della tradizione preparato dal Comitato della Croazia da oltre 70 anni. Oggi vengono cucinati 1.200 kg di polenta, 900 kg di merluzzo e 1.100 kg di cipolle. Il primo assaggio è possibile già nella notte di lunedì 4 marzo all’ interno della sede del Comitato, in Borghetto.


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Davide Tagliarino Photography Giroinfoto Magazine nr. 41


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Silvia Petralia Photography Giroinfoto Magazine nr. 41


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Lina Wertmuller Š2018 Paolo Spadacini Giroinfoto Magazine nr. 41


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Skira editore

Paolo Spadacini

101 ritratti contro la violenza sulle donne

Michelle Hunziker, Cindy Crawford, Valentina Vezzali, Melissa Satta, Lina WertmĂźller, Mara Maionchi, Malika Ayane. E ancora, Umberto Veronesi, Stefano Zecchi, Vittorio Sgarbi, Davide Oldani, Aldo Grasso, Pippo Baudo, Alessandro Cecchi Paone, Carlo Ancelotti e tanti altri volti noti del cinema e della cultura, dello sport e dello spettacolo in una galleria di 101 ritratti di un grande fotografo italiano contro la violenza sulle donne.

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Michelle Hunziker Il silenzio, la neutralità, l’omertà, la paura di esporsi... sono tutti complici della Violenza su una Donna. Finché avrò vita parlerò e combatterò affinché le mie figlie possano vivere in un mondo più sicuro.

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33 Dall’amicizia con Michelle Hunziker e dal fatto che la mia agenzia ha molto umilmente collaborato con Doppia Difesa, mi è nata l’idea di provare a fare qualcosa, sul delicato tema della lotta contro la violenza sulle donne.

Una donna su tre è costretta a subire atti di violenza e questo accade a chiunque e ovunque. Un fenomeno diffuso e trasversale che coinvolge tutti gli ambiti sociali: casa, scuola, lavoro, strada, internet.

Ho chiesto a oltre cinquanta celebrities che ho fotografato negli anni, la possibilità di pubblicare una loro foto in un libro che vedrà parte del ricavato devoluto in beneficenza, per aiutare le donne che si sono rivolte a chi offre sostegno e tutela alle vittime di discriminazione.

Sono spesso i partner o gli ex partner a commettere gli atti più gravi: in Italia sono infatti responsabili del 62,7% degli stupri. Una lunga scia di violenza che può culminare con l’estrema conseguenza del femminicidio. Nel 38% dei casi di omicidi di donne il responsabile è ancora una volta il partner.

PAOLO SPADACINI

Tutti hanno risposto positivamente. Ogni giornata di shooting con loro meriterebbe un racconto a parte, pieno di aneddoti e storie e forse un giorno scriverò un libro. Una volta, mentre lo stavo fotografando, Giorgio Armani mi disse: “Ma sai che sei bravo, per me ti farai!”. Ridendo gli risposi: “Signor Armani, ho sessant’anni e se non mi sono fatto fino adesso...”. Ma detto da Re Giorgio era assolutamente un complimento. Un’altra volta, al termine di tre giorni di lavoro a Roma con Cindy Crawford per la campagna San Benedetto, nel brindisi di un fine shooting la sua assistente, con un forte accento americano gridò: “Un bel brindisi a San Pellegrino!”. Con tutti loro è stata sempre una fantastica avventura. La violenza sulle donne ha molti volti. Dai reati come la violenza !sica a quella sessuale, lo stupro e la violenza psicologica.

I dati del 2018 sono ancora parziali, ma nei primi dieci mesi del 2017, le donne uccise nel nostro paese sono state centoquattordici, una vittima ogni due giorni e mezzo, e quest’anno la situazione non sembra certo migliorare. Mogli, sorelle, figlie, fidanzate, ex fidanzate, che non sono state ai patti, che sono uscite dalle “regole”. Un fotografo non è in grado di affrontare questi dati spaventosi con la competenza necessaria. Posso solamente condividere l’impegno a questa sensibilizzazione coinvolgendo i personaggi pubblici come scrittori, comici, sacerdoti, modelle, attori, filosofi, sportivi, cantanti, registi, medici, sociologi, astronauti, influencer... che ho avuto l’onore di fotografare e che si sono dichiarati disponibili a far parte del mio libro. “Viviamo in un mondo in cui ci nascondiamo per fare l’amore, mentre la violenza e l’odio si diffondono alla luce del sole.” (John Lennon)

Valentina Vezzali ©2018 Paolo Spadacini Giroinfoto Magazine nr. 41


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Melissa Satta Š2018 Paolo Spadacini Giroinfoto Magazine nr. 41


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Paolo Spadacini dopo la laurea in Scienze Politiche diventa assistente di alcuni dei più grandi fotografi degli anni settanta. Successivamente apre un suo studio fotografico e si specializza in moda e still life, senza abbandonare la sua grande passione, il reportage, che lo porta a viaggiare in tutto il mondo per fotografare non tanto i luoghi quanto la gente. Nel 1990 apre una sua agenzia di pubblicità, la Show up e nel 2003 la sua attuale agenzia The Beef. Con un po’ di nostalgia si trova dall’altra parte della scrivania a parlare con fotografi e registi, come Tornatore e Muccino, insieme ai quali realizza alcune delle più importanti campagne pubblicitarie internazionali, tra cui Milan, Moschino, INA Assitalia, Corriere della Sera, Stroili Oro, San Benedetto con Cindy Crawford, Morellato e molte altre. Sempre nel 2003 riprende anche la professione di fotografo, diventando il ritrattista delle celebrities. Sino a oggi ne ha fotografate cento, tra cui Giorgio Armani, Michelle Hunziker, Cindy Crawford, Margherita Hack, Gabriele Muccino, Alessandro Del Piero, Lina Wertmüller, Umberto e Paolo Veronesi, Piero Chiambretti, Margherita Buy, Alessia Marcuzzi, Belén Rodríguez, Ilary Blasi, Elena Santarelli, Clarence Seedorf, Laura Chiatti, Filippa Lagerback e Vittorio Sgarbi.

Elio ©2018 Paolo Spadacini

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Massimo Lopez Š2018 Paolo Spadacini Giroinfoto Magazine nr. 41


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Ha realizzato gli scatti per oltre venti campagne pubblicitarie. Rizzoli libri illustrati ha realizzato il suo primo libro di fotografie intitolato India. Volti del Rajasthan. In seguito è stato pubblicato il suo secondo libro Ultimi sorrisi. Il Nepal negli occhi di Siddhartha. Spadacini collabora con l’Università Bocconi e con la facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università Statale di Milano, attraverso una serie di ricorrenti testimonianze agli studenti su vari temi di Marketing e Pubblicità. Vive e lavora a Milano. Parte dei fondi raccolti con il libro verranno devoluti alla Fondazione Doppia Difesa Onlus che offre sostegno e tutela alle vittime di violenza, oltre a sensibilizzare l’opinione pubblica.

Piero Chiambretti ©2018 Paolo Spadacini

2018, edizione bilingue (italiano-inglese) 24 x 30 cm, 152 pagine, 138 bicromie, cartonato ISBN 978-88-572-4003-9 SKIRA EDITORE

Piero Chiambretti ©2018 Paolo Spadacini Giroinfoto Magazine nr. 41


38 A cura di Monica Gotta

CAMBOGIA Siem Reap Giroinfoto Magazine nr. 41


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Riprendo la fine dell’articolo sulla Cambogia nel quale ho descritto i meravigliosi siti di Angkor Thom e Angkor Wat. Nella zona di Siem Reap, punto strategico per la visita dei templi, si possono visitare altre location interessanti dal punto di vista naturalistico e fotografico. Ormai sono luoghi abbastanza noti al turismo, ma ciascuno in modo diverso. Alcuni sono più sfruttati di altri quindi sta a decidere, secondo l’interesse di ciascuno di noi, quale scegliere per una visita di mezza giornata oppure una giornata intera, cosa che consiglio per avere il tempo di calarsi senza fretta in questo mondo del tutto particolare. Per visitare i “villaggi galleggianti” è consigliabile arrivare in Cambogia alla fine della stagione delle piogge. A partire da Novembre fino a Marzo, troverete la stagione meno calda dell’anno senza il rischio di forti piogge ed allagamenti, comunque in un clima tropicale con i suoi 30°C. Sarà possibile navigare all’interno dei villaggi tenendo presente che tutto dipende sempre dall’altezza delle acque del Tonlé Sap Lake. Per comprendere l’ambiente in cui si trovano questi villaggi avere qualche informazione sul lago contestualizza al meglio la visita ai villaggi.

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Tonlé Sap significa Grande Fiume dalle acque fresche, più comunemente Grande Lago ed è stato riconosciuto dall’Unesco Riserva della Biosfera dal 1997. Nella cosmologia induista rappresentava l’Oceano Sacro e, ai tempi di Angkor, il Tonlé Sap forniva cibo alla città ed acqua per l’irrigazione e limo. E’ il più ampio lago dell’Indocina, fondamentale per la regolazione delle acque del Mekong. Il lago, che è un sistema combinato di lago e fiume, occupa una depressione creata geologicamente dalla collisione del Subcontinente indiano con l’Asia ed è di enorme importanza per lo stato di Cambogia. Durante la stagione delle piogge le dimensioni del lago sono infatti destinate ad aumentare considerevolmente durante la stagione dei monsoni quando, ingrossato dalle acque del fiume Mekong sospinte dal fiume Tonlé Sap, la sua superficie può passare da circa 2.700 Km2 ad un’estensione di quasi 10.000 Km2, coprendo un’area molto vasta che arriva fino alla periferia di Phnom Penh. Dopo essere giunti a Siem Reap potete organizzare una visita a uno dei villaggi su palafitte che trovate nelle vicinanze della città lungo le sponde del vasto bacino lacustre all’interno della piana alluvionale. Sono tre, Chong Khneas, Kompong Khleang e Kompong Phluk. Esiste una quarta location che ha però caratteristiche diverse, Prek Toal. Per ciascuna delle location si paga un ingresso e il tour in barca. Potete chiedere di organizzare un tour alle agenzie locali, prendere un taxi prendendo accordi con il conducente. Alcuni audaci si avventurano in bicicletta, ma prima di prendere una tale decisione fate i conti con le distanze, le strade e il clima.

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Chong Khneas, il più vicino a Siem Reap è una grande comunità di pescatori “fluttuanti” che vivono su case a schiera e case-barca. Durante il tragitto verso la barca si passa attraverso risaie e campi di loto, fiori che hanno influito su molte culture del mondo. Per le culture orientali ha un forte significato spirituale ed ha ispirato anche la cultura yoga.

Kompong Khleang, altro villaggio su palafitte, è il più distante da Siem Reap. Questo fa si che sia uno dei luoghi dove giungono meno turisti e pertanto potrebbe essere un buon motivo per decidere di visitarlo. Vanta diverse pagode colorate caratterizzate da decorazioni complesse ed elaborate.

Per il buddhismo fa riferimento alla purezza dell’anima e del corpo, infatti il fiore bianco rappresenta la purezza. Il tour si svolge su una barca con alcune tappe definite per i soliti e ovvi motivi turistici.

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Prek Toal si differenzia dalle altre tre location essendo una delle biosfere sul Tonlé Sap Lake e questo meraviglioso santuario degli uccelli acquatici merita senza alcun dubbio una visita. L’area è una foresta che si estende tra paludi d’acqua dolce e ha il suo punto di forza nella biodiversità. E’ una delle zone di riproduzione più importanti nel sud-est asiatico per specie a rischio di estinzione. Alcune specie sono tutelate in questa zone come le cicogne, ibis, pellicani e marabù. Se siete appassionati di fauna e fotografia potete pernottare qui con una sistemazione molto semplice ed assistere al canto degli uccelli all’alba e al tramonto. Il terzo villaggio è Kompong Phluk dove si possono vedere le abitazioni su palafitte. Si trova a circa 30 km da Siem Rap distanza percorribile in un’ora in macchina o pulmino. E’ il giusto compromesso tra distanza da Siem Reap e presenza di altri turisti. Qui si vede l’altra Cambogia, quella della vita semplice, ciò che la natura offre è quel che basta per vivere in modo decoroso. Sul Tonlé Sap Lake, durante la stagione secca, le costruzioni dei villaggi sembrano guardarvi dall’alto delle loro palafitte alte 6 metri, costruite consapevolmente per poter sopravvivere nel periodo delle piogge. In questo periodo molti abitanti dei villaggi assemblano case temporanee che abbandoneranno al loro destino quando il livello dell’acqua inizierà inesorabilmente a salire. In questo periodo i campi e le foreste di mangrovie circostanti vengono allagati diventando una perfetta zona per la riproduzione dei pesci. Non a caso l’economia dei villaggi galleggianti è basata principalmente sulla pesca e sull’allevamento dei gamberi.

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Alcune delle imbarcazioni che si vedono sulle rive del Tonlé Sap Lake sono canoe di legno, con una forma tipica di questi luoghi. Gli sgargianti colori che vengono applicati alle imbarcazioni permettono di individuarle anche a molta distanza e si distinguono dal colore limaccioso delle acque del lago. Una delle tappe consigliate è la visita della foresta di mangrovie sommerse a bordo di una canoa condotte dalle donne del villaggio. In apparenza sembrano instabili ma, effettivamente, sono molto solide. Navigare in silenzio tra questi grandi alberi che emergono dall’acqua è un’esperienza da vivere fondendosi con la natura e con gli abitanti di questo luogo sospeso nel tempo. In questo luogo unico al mondo la vita si svolge e si dipana sull’acqua, principale fonte di sostentamento per gli abitanti del lago cambogiano. Navigando sulle acque calme del lago, si può osservare gli abitanti espletare i loro compiti quotidiani, lavorare, pescare, districare reti da pesca, lavare gli indumenti, insegnare ai figli e conversare al cellulare. Pur essendo un luogo al di fuori delle più comuni mete turistiche, si osserva la dicotomia tra la cultura della globalizzazione e la semplicità della vita in un luogo incapsulato nella propria realtà. Mentre siete a bordo della lancia che vi porta ad esplorare questo villaggio sulle palafitte, mettevi a prua in compagnia della vostra reflex e sarete del tutto appagati alla fine della giornata quando ripercorrerete, sorridendo, quest’esperienza sull’acqua guardando gli scatti colmi di colore e vita quotidiana. Ora non ci resta che tornare a Siem Reap in attesa di partire per Phnom Penh, la capitale della Cambogia.

Monica Gotta

Giroinfoto Magazine nr. 41


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Dopo il fine settimana trascorso nello scorso mese di agosto in Valle Gesso ospiti di ATL Cuneese, la squadra di Giroinfoto & IG Piemonte è tornata nelle valli occitane del Piemonte, e più precisamente in Val Vermenagna e in Valle Gesso, questa volta per un’esperenza più ‘bianca’, data la stagione, arricchita da una parentesi carnevalesca alquanto insolita.

Paolo Carrera Photography Giroinfoto Magazine nr. 41


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Limone occupa una posizione strategica, sul Colle di Tenda, da secoli privilegiata via di comunicazione tra il Piemonte e la vicina Costa Azzurra. Il suo nome deriverebbe dal provenzale Li Mount, i monti, anche se alcuni propendono per una origine dal greco Leimon, indicante un luogo verdeggiante e fecondo. Tracce antichissime sono testimoniate dalla presenza di graffiti nella Valle delle Meraviglie e nella Valmasca. Con Roma fu annesso alla Provincia Alpium Maritimarum e venne aggregato al Municipio di Pedona, l’attuale Borgo San Dalmazzo. Verso la fine dell’Ottocento, Limone iniziò a sviluppare la sua natura turistica diventando meta di villeggiatura, ed è stata tra le prime località italiane in cui si sono diffusi gli sport invernali. La specialità di Limone è senza dubbio la Riserva Bianca, che si estende da Limone paese a Quota 1400 e a Limonetto, un grande comprensorio con circa 80 km di piste da 1050 a 2050 metri, servito da 17 impianti di risalita. Tutti gli sport invernali sono praticabili, con la possibilità di effettuare soste rigeneranti nei numerosi punti di ristoro sulle piste, gustando la straordinaria bellezza dei panorami dell’arco alpino meridionale. Oltre le numerose piste da sci, Limone offre una pista di pattinaggio, un golf club, una palestra pesistica, uno splendido centro benessere con piscina, campi da tennis, pallavolo, calcio e propone escursioni su racchette da neve, arrampicate su cascate di ghiaccio, snow walking e sci di fondo. Anche i bambini possono trovare divertimento nei due due kinder park con giochi gonfiabili, percorsi divertenti e 4 tapis roulant, di cui uno con pista di snowtubing. Non mancano le alternative per i non praticanti degli sport invernali: possibilità di passeggiate ed escursioni, nei parchi o nel centro storico con i suoi locali, la gastronomia, il mercato dell’antiquariato, l’antica parrocchiale gotica, i palazzi patrizi, la storica Fontana Blu, dove si dissetò Papa Pio VII. Debora Branda Photography Giroinfoto Magazine nr. 41


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Da segnalare la bellezza mozzafiato del panorama ammirato dalla grande terrazza semicircolare della Baita 2000. Infatti, proprio a quota 2000 mt, incastonata nel fianco della montagna ed affacciata sullo spettacolare scenario della Rocca dell’Abisso, Baita 2000 offre una rilassante sosta godendosi la giornata magari con una fumante polenta accompagnata da un buon bicchiere di vino o gustare i molteplici sapori delle Valli Piemontesi ricche di formaggi e salumi.

Margherita Sciolti Photography Giroinfoto Magazine nr. 41


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Giancarlo Nitti Photography Giroinfoto Magazine nr. 41


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Giancarlo Nitti Photography

Limon in occitano e in piemontese è un comune di 1.464 abitanti della provincia di Cuneo, in Piemonte. Facente parte della Comunità montana delle Alpi del Mare è raggiungibile dalla Strada Statale 20 del Colle di Tenda e dalla ferrovia Cuneo-Ventimiglia. Ed è proprio per la presenza del servizio ferroviario che fu una delle prime “stazioni sciistiche” delle Alpi, all’inizio del Novecento. Conosciuta anche con l’appellativo di “regina delle Alpi Marittime, le sue piste della “Riserva Bianca” si estendono su 3 comprensori di Limone-Sole, Tre Amis e Limonetto, tra loro collegati. Un quarto comprensorio, quello di Limone-Cros è stato abbandonato nel 1998 alla scadenza tecnica della seggiovia, la prima costruita a Limone, nel 1948 che consentiva di raggiungere i tre sovrastanti ski-lift. Nel 2005-2006 sono stati realizzati con finanziamenti pubblici in parte connessi alle Olimpiadi invernali di Torino 2006 i tre impianti di proprietà comunale: la cabinovia “Severino Bottero” (Limone-Sole), la seggiovia quadriposto “Cabanaira” (Tre Amis) e la seggiovia biposto “Pernante” (Limonetto).

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Laura Stratta Photography Giroinfoto Magazine nr. 41


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Nel vallone del Gesso della Barra, glaciale fra le acque di tre torrenti, tra le montagne più alte delle Alpi Marittime, le offerte turistiche di Entracque vanno dallo sci alpino alle ciaspolate, dallo sci alpinismo alle arrampicate, dalle ferrate alla pesca sportiva. Le Sciovie del Viver (900-1150 m.) offrono 3 impianti di risalita per piste adatte a principianti e famiglie, ma il fiore all’occhiello di Entracque è senza dubbio rappresentato dallo sci di fondo, il cui Centro di Sci Nordico Gelas centro, con i suoi 35 km di piste (890 - 1260 m.), è il più importante della provincia di Cuneo. Possibilità di passeggiate ed escursioni attraverso le numerose borgate e nel centro storico. Ricordiamo la presenza del Centro Faunistico Uomini e Lupi, per il quale vi rimandiamo al numero 35 della nostra rivista, mentre nel centro di Entracque si trova il centro visita con un percorso interattivo e multimediale molto interessante, dove a guidare la visita è la voce

narrante di un cantastorie. Anche qui, in ognuna delle quattro sale si assiste a una proiezione. Si parte dalla Tenda delle Favole, gioia dei bambini, per passare poi all’Officina delle Biciclette: è a cavallo di una magica due ruote che il cantastorie ha girato il mondo alla scoperta di leggende e miti legati al lupo. Ne ha scoperti in Turchia, Russia, Svezia, Irlanda, tra i mongoli e tra gli indiani del Nord America. Nella successiva Galleria dei Ritratti sono contrabbandieri, guardiacaccia e lupari a raccontare dei loro incontri con il lupo, mentre dalla Grotta si colgono i commenti di pastori, guardaparco, escursionisti... Dal contatto con tutti questi personaggi emerge una morale solo in apparenza scontata: il lupo non è né buono né cattivo, il lupo attacca altri animali perché così vuole il suo istinto, perché quella è la parte che gli è stata assegnata nella grande rappresentazione del ciclo della vita.

Giancarlo Nitti Photography Giroinfoto Magazine nr. 41


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Giancarlo Nitti Photography Giroinfoto Magazine nr. 41


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Paolo Carrera Photography Giroinfoto Magazine nr. 41


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Paolo Carrera Photography

Tra gli appuntamenti da segnalare, vale la pena ricordare la Fiera della Patata, in settembre. Durante la Settimana Santa, ma solo ogni cinque anni, rivive la tradizione delle Parlate (prossima edizione 2020), una rievocazione drammatica della Passione di Cristo, con processioni, recite e momenti di festa. La fortuna economica di Entracque è scritta nel suo nome ed è da collegare alla ricchezza d’acqua della zona: fra gli anni Sessanta e Ottanta, sono stati costruiti, poco a monte dell’abitato, due grandi bacini artificiali per la produzione di energia elettrica, il Lago della Piastra e il lago del Chiotas, già descritti dalla nostra rivista. La valle Gesso, ex Riserva Reale di Caccia dei Savoia, divenuta poi Parco protetto, offre diversi spunti al visitatore per passeggiate naturalistiche, percorsi tra le borgate alpine nonché il sollievo delle cure termali a Valdieri nel periodo estivo.

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Il paese medievale di Valdieri (904 m.) si allunga ai piedi dell’imponente parete calcarea di Rocca San Giovanni-Saben.

E per far assaporare la dolcezza dell’autunno, la prima domenica di ottobre si gustano i garùn, le castagne locali.

Antiche tradizioni, festività riscoperte e nuovi appuntamenti segnano le stagioni del calendario del piccolo paese e delle sue frazioni.

Alcuni degli itinerari più suggestivi del Parco partono a monte di Valdieri e conducono ai paesaggi più famosi, alle cime più ambite e agli angoli più appartati e affascinanti delle Marittime.

A Carnevale si risveglia l’Orso di Segale, tra la fine di luglio e l’inizio di agosto si respira aria di lavanda ad Andonno, con la festa Ai temp d’izòp, la quarta domenica di agosto è di nuovo la segale la grande protagonista, con laboratori, corsi, bancarelle e musica a Sant’Anna di Valdieri, l’unico centro all’interno del Parco abitato tutto l’anno (vedi numero 35 della rivista).

L’alta Valle Gesso nasconde poi le famose sorgenti termali, conosciute fin dall’antichità, dove ritemprarsi nel grande stabilimento voluto da Vittorio Emanuele II. (http://www.parcoalpimarittime.it)

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Carlo Berenguez Photography Giroinfoto Magazine nr. 41


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Giancarlo Nitti Photography Giroinfoto Magazine nr. 41


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Debora Branda Photography

Il Carnevale Alpino di Valdieri Come ogni ricorrenza tradizionale, l’origine di questa manifestazione si perde nella notte dei tempi. Sotto i portici del municipio di Valdieri, si svolge la gnoccolata, tradizionale distribuzione di gnocchi di patate, mentre i suonatori di musica occitana con ghironde e semitoun (organetti) accompagnano la folla riunita per festeggiare il Carnevale. Ed ecco comparire l’Orso, una ‘bestia cattiva’ che al suo risveglio dal letargo, spaventa i bambini, tende agguati alle donne, e semina terrore nel paese. La sua fuga però è destinata a finire: viene catturato e arso sulla pubblica piazza. L’elemento igneo, come in ogni tradizione, svolge la sua funzione purificatrice, e con la sconfitta del male, il paese festeggia e torna a vivere, così come l’imminente primavera richiama il risveglio della natura. L’orso (impersonato da un figurante) viene vestito con un costume di segale, poi liberato per compiere le sue scorribande, quindi catturato e incatenato dai domatori, seguito dagli stagnini, bambini vestiti di stracci e ricoperti di fuliggine formanti un corteo chiassoso con gli altri abitanti e dai suonatori. Al termine del corteo, viene fatto bruciare su una catasta di legno il cicho, un fantoccio di paglia di segale.

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WORKING GROUP 2019

BAND OF GIROINFOTO La community dei fotonauti Giroinfoto.com project

ITALIA

ORINO ALL AMERICAN

REPORT

Progetto editoriale indipendente che si fonda sul concetto di aggregazione e di sviluppo dell’attività foto-giornalistica. Giroinfoto Magazine nr. 41

STORIES

GIROINFOTO MAGAZINE


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COME FUNZIONA Il magazine promuove l’identità territoriale delle locations trattate, attraverso un progetto finalizzato a coinvolgere chi è appassionato di fotografia con particolare attenzione all’aspetto caratteristico-territoriale, alla storia e al messaggio sociale. Da un’analisi delle aree geografiche, si individueranno i punti di forza e di unicità del patrimonio territoriale su cui si andranno a concentrare le numerose attività di location scouting, con riprese fotografiche in ogni stile e l’acquisizione delle informazioni necessarie per descrivere i luoghi. Ogni attività avrà infine uno sviluppo editoriale, con la raccolta del materiale acquisito editandolo in articoli per la successiva pubblicazione sulla rivista. Oltre alla valorizzazione del territorio e la conseguente promozione editoriale, il progetto “Band of giroinfoto” offre una funzione importantissima, cioè quella aggregante, costituendo gruppi uniti dalla passione fotografica e creando nuove conoscenze con le quali si potranno condividere esperienze professionali e sociali. Il progetto, inoltre, verrà gestito con un’ottica orientata al concetto di fotografia professionale come strumento utile a chi desidera imparare od evolversi nelle tecniche fotografiche, prevedendo la presenza di fotografi professionisti nel settore della scout location.

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CHI PUÒ PARTECIPARE

Davvero Tutti. Chiunque abbia la voglia di mettersi in gioco in un progetto di interesse culturale e condividere esperienze. I partecipanti non hanno età, può aderire anche chi non possiede attrezzatura professionale o semi-professionale. Partecipare è semplice: Invia a events@giroinfoto.com una mail con una fototessera, i dati anagrafici, il numero di telefono mobile e il grado di preparazione in fotografia. L’organizzazione sarà felice di accoglierti.

PIANIFICAZIONE DEGLI INCONTRI PUBBLICAZIONE ARTICOLI Con il tuo numero di telefono parteciperai ad uno dei gruppi Watsapp, Ad ogni incontro si affronterà una tematica diversa utilizzando diverse dove gli incontri verranno comunicati con minimo dieci giorni di anticipo, tecniche di ripresa. tranne ovviamente le spedizioni complesse in Italia e all’estero. Tutto il materiale acquisito dai partecipanti, comprese le informazioni sui Gli incontri ufficiali avranno cadenza di circa uno al mese. luoghi e i testi redatti, comporranno uno o più articoli che verranno pubbliGli appuntamenti potranno variare di tematica secondo le esigenze cati sulla rivista menzionando gli autori nel rispetto del copyright. editoriali aderendo alle linee guida dei diversi progetti in corso come per esempio Street and Food, dove si andranno ad affrontare le tradizioni La pubblicazione avverrà anche mediante i canali web e socialnetwork gastronomiche nei contesti territoriali o Torino Stories, dove racconteremolegati al brand Giroinfoto magazine. le location di torino e provincia sotto un’ottica fotografia e culturale.

SEDE OPERATIVA La sede delle attività dei working group di Band of Giroinfoto, si trova a Torino. Per questo motivo la stragrande maggioranza degli incontri avranno origine nella città e nel circondario. Fatta eccezione delle spedizioni all’estero e altre attività su tutto il territorio italiano, ove sarà possibile organizzare e coordinare le partecipazioni da ogni posizione geografica, sarà preferibile accettare nei gruppi, persone che risiedono in provincia di Torino. Nel gruppo sono già presenti membri che appartengono ad altre regioni e che partecipano regolarmente alle attività di gruppo, per questo non negheremo la possibilità a coloro che sono fermamente interessati al progetto di partecipare, alla condizione di avere almeno una presenza ogni 6 mesi.

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Poggio

Reale

A cura di Matteo Pappadopoli

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Matteo Pappadopoli Photography Giroinfoto Magazine nr. 41


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La città vecchia., tra il 14 ed il 15 gennaio del 1968, fu teatro di un forte terremoto con epicentro tra Gibellina, Salaparuta e Poggioreale. I paesi di Gibellina, Montevago e Salaparuta furono rasi al suolo, cancellati. Gravemente danneggiati Poggioreale, Salemi, Santa Ninfa, Santa Margherita Belice, Roccamena. A seguito di questo sisma e data la antieconomicità si decise di abbandonare i paesi colpiti dal sisma e di costruire i nuovi paesi più a valle. Il paese di Poggioreale fu fondato come centro agricolo nel 1642 dal marchese di Gibellina, Francesco Morso, che nel 1643 ebbe il titolo di principe di Poggioreale. Grazie alla coltivazione ed al commercio del grano in

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principal modo, e dell’olio prodotto dagli uliveti della zona, il paese conobbe uno sviluppo molto importante sia dal punto di vista economico che culturale e sociale tanto che furono edificati diversi palazzotti ed anche un teatro ed un ospedale. Attualmente, a causa del rischio di crolli, l’accesso ai ruderi di Poggioreale è limitato da una recinzione e gli accessi sono controllati da un’associazione di volontari del luogo, Poggioreale Antica, che si sta occupando della riqualificazione del luogo, per cercare di dare la giusta visibilità ed il giusto valore culturale a questo luogo così bello e così intenso, e che ha allestito un museo etno-antropologico di vita contadina, e sono esposti pure alcuni dei reperti recuperati negli scavi del Monte Castellazzo.


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Barbara Lamboley Photography Photography Matteo Pappadopoli Giroinfoto Magazine nr. 41


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Suggestiva è l’atmosfera che emana l’antico centro tanto da essere scelto per l’ambientazione di alcune scene di film famosi come La piovra, L’uomo delle stelle, Malena, Cefalonia. Nel tessuto urbano sono ancora leggibili l’impianto a scacchiera, il tracciato viario e il complesso degli edifici dei quali rimangono, in gran parte, i muri perimetrali.

Varcando l’ingresso si ha la stessa sensazione che si ha entrando a Pompei o ad Ercolano, si entra in una capsula del tempo. Tutto si è fermato al 15 gennaio del 1968, le strade sono ingombre di calcinacci e tufi caduti durante il terremoto le persiane e le ringhiere sono appese senza più i balconi. Di tutto il fasto che doveva essere Poggioreale sul finire dell’ottocento resta ben poco, delle numerose chiese presenti restano alle volte solo un pezzo della facciata, si vedono attraverso le finestre dei palazzi resti di soffitti che un tempo dovevano essere finemente affrescati, si può entrare in un frantoio con tutte le attrezzature ancora lì ferme, in qualche casa si possono scorgere pochi suppellettili abbandonati li.

E’ possibile percorrere Corso Umberto I , detto la strata di la cursa lungo la quale si affacciano i resti dei principali edifici: il Municipio, la scuola, l’ufficio postale, il teatro comunale, la chiesa di Sant’Antonio da Padova. Dalla piazza Elimo si scorge l’ampia gradinata che conduce alla chiesa Madre, di cui sono superstiti solo parti di muri perimetrali e l’alto campanile. Resiste anche l’antica fonte Cannoli, al centro dello slargo omonimo Tutto quello che ha resistito alla furia del sisma nulla può contro la natura che in 50 anni lentamente, pioggia dopo pioggia, nevicata dopo nevicata si sta lentamente riappropriando di questo territorio che l’uomo ha abbandonato.

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Matteo Pappadopoli Photography Giroinfoto Magazine nr. 41


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Gli alberi stanno nascendo all’interno delle abitazioni e le case rimaste in piedi stanno crollando, quindi bisogna approfittare adesso per farsi una passeggiata in quello che resta di Poggioreale, forse fra altri 50 anni non resterà più nulla se non un ricordo sbiadito dal tempo di quella che fu una fiorente cittadina, trascorrere un paio d’ore per percorrere le stradine di Poggioreale o soffermarsi nella grande piazza del paese, ci farà quasi ascoltare il vociare delle persone e gli schiamazzi dei bambini intenti a giocare per il paese, che all’epoca del terremoto vedeva la sua popolazione composta principalmente da anziani bambini e donne in quanto il paese ormai non rappresentava più un attrattiva per i giovani e gli uomini che erano emigrati per cercare fortuna nelle grandi fabbriche del nord.

come detto, fu completamente rasa al suolo dal sisma e dove l’artista Alberto Burri ha realizzato un opera unica conosciuta come il cretto di Burri od il cretto di Gibellina opera consistente nella realizzazione della pianta di Gibellina in scala 1:1 con l’utilizzo del cemento.

Matteo Pappadopoli

Uscendo da Poggioreale e percorrendo pochi chilometri si potrà anche raggiungere il sito dove sorgeva Gibellina,

Matteo Pappadopoli Photography

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Barbara Lamboley Photography Giroinfoto Magazine nr. 41


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A CURA DI STEFANO GANDINI

UNA COLORATA CITTADINA DI ORIGINE ANDALUSA, NEL NORD DEL MAROCCO

Arrivando a Chefchaouen, vedendola apparire improvvisamente lungo la strada, sembra di trovarsi davanti ad uno dei Pueblos Blancos dell’Andalusia, con le case imbiancate a calce e i tetti in tegole...

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In effetti non ci troviamo molto distanti, sia geograficamente che storicamente, e le origini spagnole sono ben visibili, mitigate dalle influenze berbere della zona.

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La vista da lontano rende merito al significato del nome di questo villaggio adagiato ai piedi delle montagne del Rif, composto da “Chouf”, che significa guardare, e “echaouen” plurale di “ech”, corno e sta ad indicare le vette delle montagne. Quindi Chefchaouen starebbe per:

“guarda le vette” Man mano che ci si avvicina ed entrando da una delle porte che cingono la medina, la parte antica della città che sembra arrampicarsi sul lato della montagna, si capisce però da dove derivi il soprannome “perla blu del Marocco”, che rende famosa questa zona montuosa nel nord del paese: un dedalo intricato di vicoli stretti e tortuosi da percorrere senza meta, dove i muri delle case sono tutti dipinti di svariate gradazioni di blu, dal turchese al cobalto, decorati da archi, fontane e porte anch’esse colorate in ogni angolo. Il colpo d’occhio e l’atmosfera sono notevoli, ogni scorcio sembra un set cinematografico o uno sfondo per incorniciare la vita degli abitanti della città.

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Andalusia dicevamo: la città fu fondata nel 1471, e venne presto popolata da parte di esiliati, sia musulmani che ebrei, in fuga dalla vicina Spagna dopo il termine della Reconquista e la caduta di Granada nel 1492. Per diversi secoli venne considerata come una città sacra, chiusa ed isolata, dove era proibita l’entrata agli stranieri. Le cose cambiarono nel 1920, all’arrivo delle truppe spagnole che presero il controllo della zona nord del Marocco instaurando il loro protettorato, durato fino all’indipendenza del paese nel 1956. Il motivo della colorazione così particolare delle case di Chefchaouen non è stato chiarito ed é ancora oggetto di discussione: secondo alcuni sarebbe legato ad un aspetto pratico, uno stratagemma escogitato per tenere lontani gli insetti; secondo altri invece avrebbe una valenza più spirituale, un’iniziativa legata all’origine ebraica di parte dei suoi abitanti per ricordare il cielo e il paradiso secondo la loro tradizione. Sicuramente oggi è fonte di ricchezza e notorietà per questa cittadina non velocemente raggiungibile (almeno 2 ore di auto da Tangeri e 3 ore e mezza da Fez) e altrimenti fuori dai classici tour delle città imperiali del Marocco.

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Stefano Gandini photography

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Il modo migliore per visitare Chefchaouen è vagare senza meta per i vicoli della sua medina, che partono da Plaza Uta El-Hammam, punto centrale della città. Qui sorgono la kasbah, una fortezza che racchiude un giardino adornato con fontane e dalle cui mura si ha una bella vista sulla città, e la Grande Moschea (Jama’ Al Kebira), dal cui minareto di forma ottagonale il canto del muezin richiama alla preghiera cinque volte al giorno i fedeli, molti dei quali abbandonano le loro attività per raggiungere una delle ben otto moschee, testimonianza del passato da città sacra di Chefchaouen. È dopo il tramonto, da ammirare dalla moschea spagnola sulla cima della collina di fronte alla città, con la luce che scalda le sue tinte fredde, che Chefchaouen torna ad essere un tranquillo e silenzioso villaggio ai piedi delle montagne e a recuperare la propria autenticità: infatti la maggior parte dei turisti la visitano in giornata, fermandosi solo per qualche ora. Vale la pena passare almeno una notte in uno dei tanti riad, le caratteristiche case marocchine, costruite intorno ad un cortile o giardino interno e spesso utilizzate oggi come alberghi o ristoranti, dove si viene accolti ad ogni ora del giorno offrendo il “whisky marocchino”, il tipico té alla menta, con foglie secche di tè verde e menta ed abbondante zucchero.

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Svegliandosi presto si ha la possibilità di perdersi tra le diverse tonalità di blu della medina subito dopo l’alba, insieme ai negozianti che stanno per aprire le loro botteghe, i fornai che sfornano il pane dai forni ancora a legna e le donne che scendono con i panni verso il lavatoio lungo il fiume Ras Maa, prima che i turisti, con i bus e i grand taxi in arrivo dalle grandi città, riempiano nuovamente Chefchaouen nelle ore centrali della giornata.

Stefano Gandini

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Varenne origin

Autore: Cinzia Marchi Luogo: Alta Valle d’Intelvi Loc. Pietrafessa

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Wall of dolls

Autore: Adriana Oberto Luogo: Via De Amicis - Milano simbolo contro i femminicidi e l a violenza sulle donne.

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Mole Rosa

Autore: Mario Alesina Luogo: Torino

La Mole Antonelliana si illumina di rosa: un omaggio a Just The Woman I Am

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Una rotonda sul mare... anzi no!

Autore: Marco Mincarelli Luogo: Pescara, Ponte del Mare

Un punto di vista insolito grazie al quale se ne apprezza ancor di piĂš la struttura sospesa che nella sua imponenza da un senso di leggerezza. Giroinfoto Magazine nr. 41


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FOG IN ISTANBUL Autore: Tahsin Gun Luogo: Instambul

There was a mass fog in Istanbul. Boats were not working

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Infinito

Autore: Ciro Schiavone Luogo: Gaeta

Foto scattata da Monte Orlando, Gaeta. Spiaggia di Serapo.

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Maschere

Autore: Barbara Lamboley Luogo: Venezia

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ARRIVEDERCI AL PROSSIMO NUMERO in uscita il 20 Aprile 2019

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GIROINFOTO.COM La rivista dei fotonauti Viaggiare e fotografare due passioni, un'unica esperienza.

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