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ISTITUTO STATALE COMPRENSIVO CARLO AMORE - MODICA

SAKUMAT, IL PITTORE

A cura dei ragazzi della classe I F della Scuola Secondaria di Primo Grado – Plesso Centrale

Anno scolastico 2017-2018


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UNA VISITA INASPETTATA Viveva nella città turca di Malatya un pittore di nome Sakumat, non giovane ma nemmeno anziano: aveva l’età in cui gli uomini saggi sanno stare in amicizia con se stessi, senza perdere quella degli altri. Un giorno bussò alla porta di Sakumat un uomo grande e grosso, che portava il basso turbante caratteristico delle vallate a nord di Malatya. “Sei tu Sakumat il pittore?” “E questa è la mia casa, uomo delle montagne”. “Chi sei? Perché mi cerchi?” “Io sono Kumdy, del signore Ganuan della terra di Nactumal. Per suo ordine vengo a chiederti di salire alla nostra vallata, nel suo palazzo, perché egli ti vuole parlare e affidare un’opera”. Sakumat non era mai stato nelle vallate a nord, però ne aveva sentito parlare. Sapeva che erano territori aspri e sperduti: perciò rispose di essere molto impegnato e di non poter accettare l’onore di quell’invito. “Ganuan, il mio signore” disse l’uomo, “prevedeva che il viaggio ti sarebbe sembrato incomodo. Egli ti regala il cavallo che porto legato al mio e mi fa dire che l’opera che vorrebbe affidarti ha un valore molto grande e altrettanto grande sarà il compenso che ne avrai”. Godendosi con l’occhio la bellezza del cavallo che scalpitava dietro quello dell’inviato, Sakumat rifletté.

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Più che la generosità del signore e la promessa delle ricchezze, lo incuriosiva che uno dei potenti e orgogliosi signori delle montagne insistesse a quel modo e con quei toni. Non attese dunque oltre, ma disse all’uomo che non accettava il cavallo avendone uno, sebbene vecchio, ancora in grado di affrontare il viaggio. Chiese poi a kumdy una giornata per prepararsi e salutare i propri amici. Il giorno dopo, caricati gli attrezzi della pittura sul cavallo che il signore di Ganuan gli aveva mandato in dono, Sakumat montò sul vecchio morello che gli apparteneva e che trascorreva l’ultima parte della vita brucando quietamente ai bordi della città. La piccola carovana si allontanò dalla conca di Malatya, e, dopo averne attraversato a nord la parte pianeggiante, cominciò a risalire la fiancata dell’ampia vallata settentrionale.

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UN VIAGGIO LUNGO E FATICOSO Bussarono a diverse porte, ma nessuno accettò di ospitarli per la notte e metterli al riparo dal freddo. Solo un buon uomo donò loro una lanterna che illuminasse il loro viaggio e augurò buona fortuna. I due, sconsolati, alla luce della lanterna ripresero il loro cammino e fiaccati dal freddo nella speranza di trovare un riparo sicuro dove trascorrere la notte. Fortunatamente nei dintorni di un piccolo villaggio trovarono una grotta stretta e lunga. Era talmente bassa che bisognava camminare carponi per evitare di sbattere la testa contro il soffitto roccioso, dove si annidavano neri pipistrelli che, di tanto in tanto, spiccavano brevi voli. La notte, infatti, passò velocemente fino alle prime luci dell’alba e con i primi raggi di sole Sakumat e Kundy erano pronti a riprendere, con rinnovato vigore, il loro viaggio.

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FINALMENTE AL PALAZZO DI GANUAN Il mattino seguente, Sakumat e Kumdy, ripresero il viaggio. Di buona lena sfidarono quei territori aspri, aridi, resi ancora più ostili dall’inclemenza del clima rigido. E così andarono avanti per giorni; ne erano oramai trascorsi 48 dal giorno in cui kumdy aveva bussato alla porta di Sakumat e i due avevano percorso suolo metà del tragitto che conduceva al palazzo di Ganuan. Un giorno accadde che il cavallo di Sakumat, vecchio e non avvezzo a solcare terreni duri e petrosi, si fece male ad uno zoccolo. “Il tuo cavallo non sembra in grado di continuare, forse non è stata una buona idea portarlo con noi” disse Kundy. “Senza il mio cavallo non vado da nessuna parte. Stai sereno, so io come curarlo, presto sarà in grado di riprendere il cammino” rispose un po’ risentito Sakumat. Si fermarono e Sakumat andò a cercare dell'edera guaritrice. Fortunatamente ce n'era un po'’ lì vicino e, con passo celere, andò a raccoglierla. Tornato da kumdy, spalmò l'edera sullo zoccolo del cavallo. Dopo circa tre ore, erano pronti a riprendere il viaggio, lo zoccolo del cavallo di Sakumat stava molto meglio. I giorni e le notti continuarono a succedersi, il cammino dei due proseguì in mezzo a mille difficoltà, fino a quando, al tramonto del centesimo giorno del loro lungo viaggio, i due arrivarono ai piedi di una collina in cima alla quale sorgeva il maestoso palazzo di Ganuan. L’ora tarda e la fatica consigliò loro di fermarsi lì per la notte che, nonostante il freddo gelido, trascorse tranquillamente. Alle prime luci dell’alba erano pronti a proseguire il loro cammino, oramai

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giunto quasi al termine, infatti, dopo alcune ore, non era ancora mezzodĂŹ, arrivarono, finalmente, al palazzo.

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SAKUMAT INCONTRA GANUAN Ad accoglierli ci fu un maggiordomo che, dopo aver fatto scendere Sakumat e Kumdy dai cavalli, li condusse all’interno del palazzo, nella sfarzosissima sala reale, e li invitò ad accomodarsi pregandoli di attendere l’arrivo del suo signore. Non trascorse molto tempo che la figura di Ganuan si palesò davanti a Sakumat. Il pittore, nonostante fosse uomo di tempra forte e carisma, manifestò un certo impaccio al cospetto di quell’uomo ed in segno di reverenza accennò ad un inchino con il capo. Ganuan era un giovane principe bello e gentile, salito al potere da poco. Era di altezza media e un po' robusto, ma al contempo forte, vigoroso e potente. I lineamenti fieri del viso aveva incorniciati tra lunghi capelli neri e una foltissima barba, nera anch’essa. Gli occhi nerissimi come la pece affascinavano e incutevano timore, al punto tale che nessuno era in grado di sostenerne lo sguardo. Indossava abiti in seta variamente decorati con sopra un mantello rosso e lunghi stivali neri a punta rialzata. “Benvenuto nel mio castello, sono felice che tu abbia accettato il mio invito, Sakumat”. “Sarei disonesto se dicessi di aver accettato il tuo invito, signore, senza riserve, tuttavia reputo un onore che un signore così ricco e potente si affidi a me per la realizzazione di un’opera certamente importante. Perciò sono qui!” “Non avrai modo di pentirti della tua decisione, puoi esserne certo. Adesso però, permettimi di rendere omaggio al mio ospite, acconsentendo di mostrarti le stanze del mio castello, dove sarai il benvenuto finché ti sarà cosa gradita”.

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IL MEAVIGLIOSO PALAZZO DI GANUAN!!! Ganuan invitò il suo ospite a seguirlo e i due attraversarono la sfarzosissima sala del loro incontro fino ad arrivare ad un balcone che si apriva su uno sterminato prato verde che si perdeva oltre l’orizzonte e che, come aveva potuto ben notare Sakumat da lontano al momento del suo arrivo, era interamente delimitato da alte e robuste mura intermezzate da quattro alte torri cilindriche con sopra delle bandierine colorate. All’interno, la grandissima sala era completamente illuminata da dodici finestre che si aprivano su due delle quattro pareti laterali. Queste erano tinte di un unico colore, oro, mentre sul tetto campeggiavano delle immagini raffiguranti duelli fra cavalieri a cavallo. Dalla sala, un corridoio, abbellito con un tappeto rosso fuoco e ai lati decorato con delle corde d'oro, portava alla cucina, dotata di un enorme forno in pietra con al centro un grande tavolo rettangolare di legno lucido e tutt’intorno utensili e oggetti di ogni sorta di indiscutibile valore. In fondo al corridoio un’ampia scalinata in marmo bianco, arricchita da una ringhiera dorata e riccamente decorata, conduceva al piano superiore dove si trovava, tra le altre, una grandissima sala dove si svolgevano feste, banchetti, cene ufficiali. La sala era interamente dorata. A prima vista si notava una grande finestra con delle bellissime tende rosse che quando si aprivano facevano entrare la luce dei raggi del sole, c'erano anche dei quadri antichi. Nel tetto si trovava uno stupendo lampadario con dei diamanti. Al centro della sala c'era un lunghissimo tavolo di marmo lucido con bicchieri di cristallo e fiori al centro.

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Il viaggio per le oltre 150 stanze del palazzo, tutte rigorosamente rifinite con cura e gusto nei minimi dettagli, proseguÏ ancora per un bel po’ di tempo fino a quando non fu ora di cenare.

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L’INCARICO Per la sera Ganuan aveva dato disposizioni precise. Aveva intenzione di fare in modo che il suo ospite potesse avere tutte le gentilezze che si riservano alle persone importanti. Così fece preparare un prelibato banchetto a base di carni pregiatissime con diverse portate rigorosamente servite con vasellame d’oro e d’argento, e accompagnate da un pregevolissimo vino rosso servito in calici di cristallo. I due convitati trascorsero la serata conversando

amabilmente.

Stavano

gustando

le

ultime

prelibatezze del banchetto, a base di frutti freschi e secchi e dolci quando Sakumat, evidentemente impaziente di conoscere l’entità dell’opera per cui era stato convocato e per certi versi costretto ad affrontare un così lungo viaggio, disse: “Signore, scusa la mia curiosità ma, se non ti è cosa sgradita, mi piacerebbe conoscere i dettagli del lavoro per cui mi hai convocato qui nella tua meravigliosa terra”. “Nessuna cosa sgradita, mio caro amico” si affrettò a rispondere Ganuan, e con un ordine perentorio ordinò a Kundy di portargli il ritratto che Sakumat avrebbe dovuto dipingere. Il fedele servitore fu presto di ritorno con in mano un ritratto sgualcito raffigurante il volto di una donna che affidò alle mani del suo Signore. "Dovrai dipingere questa donna su una tela molto grande, tanto grande da essere visibile da lontano". "Perché, chi è questa donna? Cosa rappresenta nella tua vita?" Ganuan non rispose e alzandosi lentamente si congedò, scusandosi, dal suo ospite mentre una lacrima calda gli rigava il viso.

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Il mattino seguente, davanti ad una abbondante colazione, Sakumat ritornò sull’argomento lasciato in sospeso la sera precedente. “Signore, scusa la mia insistenza che spero non venga intesa come una mancanza di rispetto, ma ho bisogno di sapere chi è la donna della foto”. "Perchè vuoi saperlo, Sakumat?" "Devo sapere chi è questa donna se voglio trasmettere nell' opera quello che questa donna significa per te, signore, se voglio darle il significato e il valore che merita". “Quella donna era mia moglie, è morta a causa di un male tanto raro quanto incurabile, significava tanto per me e mi manca moltissimo. Questo dipinto dovrà in qualche modo farmela sentire ancora vicina, come se fosse ancora viva”. “Comprendo, so cosa provi, anche io ho perso delle persone care. Ti prometto che farò del mio meglio e che mi dedicherò anima e corpo alla realizzazione di questo lavoro”. A queste parole Ganuan pianse come mai aveva fatto prima d'allora.

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IL CAPOLAVORO DI SAKUMAT Sakumat impiegò circa un mese per realizzare il dipinto, impegnandosi, come aveva promesso a Ganuan, anima e corpo. Fino a quando il dipinto non fu finito Sakumat non uscì mai da una delle tante sale del meraviglioso palazzo dove era ospite e che per l’occasione era diventata il suo laboratorio. Per la realizzazione del dipinto usò dei colori molto pregiati dell’India che Ganuan da perfetto mecenate non ebbe problemi a reperire e a mettere a disposizione del suo pittore. Per i capelli utilizzò un biondo che esposto ai raggi del sole emetteva riflessi color oro, per il viso utilizzò un rosa cipria che dava chiarezza e metteva in risalto i lineamenti delicati della donna, per gli occhi utilizzò un azzurro che donava una profondità, una intensità, un senso di infinità che rischiava di far perdere chiunque avesse incrociato quello sguardo quasi celestiale. Quando Sakumat ebbe terminato il dipinto era veramente provato ma oltremodo soddisfatto del suo lavoro. Il giorno stesso si recò da Kundi e gli disse: “Ho un ottima notizia, ho terminato il dipinto”. E Kundi rispose: “Perfetto, corro immediatamente ad annunciarlo al mio signore Ganuan”. Ganuan si era ripromesso di vedere il dipinto solo una volta terminato il lavoro perché in nessun modo avrebbe voluto condizionare Sakumat, distrarlo dal suo impiego, disturbarne la concentrazione e l’ispirazione. Così, quando Kundi riferì che il dipinto era stato completato, si precipitò nella sala laboratorio di Sakumat seguito da uno stuolo di servi capeggiato da Kundi.

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Quando Ganuan entrò nella sala, il suo viso e i suoi occhi non poterono fare a meno di rendere note a quanti in quel momento erano lì presenti le sue emozioni, il suo stupore, il suo senso di smarrimento e di impotenza di fronte a quello che si presentava come uno spettacolo mai visto prima. Per la prima volta in vita sua si trovava spogliato dell’armatura che il suo status signorile gli garantiva, l’espressione altera che di consuetudine campeggiava sul suo volto sembrava adesso estranea a quelle guance ora infuocate, a quegli occhi sbarrati e grondanti di lacrime che copiose solcavano il viso di un uomo improvvisamente divenuto uguale agli altri uomini, per una volta più indifeso degli altri uomini. Cadde a terra sulle ginocchia, con le mani si coprì il volto quasi a voler nascondere le sue emozioni. Nessuno osava dire niente nella sala pervasa da un silenzio assordante. Quando finalmente si riebbe, Ganuan si avvicinò a Sakumat e lo strinse forte a se. “Sakumat, hai fatto veramente un ottimo lavoro, mi hai reso l’uomo più felice del mondo”. “Sono contento che ti sia piaciuto, Ganuan”. I due si abbracciarono ancora con più forza e vigore di prima. Ganuan decise di esporre il dipinto raffigurante l’amata moglie nella sala più importante del palazzo, poi decise di organizzare un banchetto al quale invitò i più importanti Signori di terre vicine e lontane, per fare in modo che tutto il mondo potesse ammirare la bellezza di quel dipinto. Chiunque si trovò di fronte al capolavoro di Sakumat ne rimase a dir poco affascinato e il suo creatore nei mesi e negli anni a seguire

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accrebbe la propria fama in tutto il mondo, ricevendo richieste dei suoi servigi dai grandi e potenti della terra.

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RAGAZZI DELLA I F ANNO SCOLASTICO 2017-2018 MANUEL A. ANNAMARIA A. MARTINA B. VANESSA B. FRANCESCO C. MANUEL C. MYRIAM C. SALVATORE D. T. ANGELICA G. VINCENZO G. GIACINTA L. R. SOFIA L. GIADA M. LORIS P. RUDY P. SOFI’ P. VALERIA S. PROF. PADUA GIOVANNI

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Sakumat (1)  

racconto d'avventura

Sakumat (1)  

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