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POLITECNICO DI MILANO SCUOLA DI ARCHITETTURA CIVILE Corso di Laurea Magistrale in Architettura A.A. 2011/2012

STRUMENTI E METODI PER LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA ABRUZZESE. IL PIANO DI RICOSTRUZIONE COME OCCASIONE PER IL COMUNE DI FONTECCHIO (AQ)

Relatori: Prof. Maurizio Boriani Prof.ssa Mariacristina Giambruno Correlatori: Arch. Fabio Maroldi Arch. Raffaella Simonelli

STUDENTI: Silvia Lucca Giorgio Ramponi

765525 766350


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Alle popolazioni terremotate dedichiamo tutti gli sforzi fatti per realizzare questo elaborato, pur sapendo che non sono minimamente commensurabili a quelli che essi hanno fatto e dovranno fare per far rivivere nuovamente il proprio territorio. III


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RINGRAZIAMENTI tario: ci sembra dunque doveroso ringraziare tutti coloro che ci sono stati vicini in questi anni. Grazie anzitutto al Prof. Boriani e alla professoressa Giambruno che ci hanno seguito nella redazione di questo nostro. A Raffaella, nostra correlatrice sempre attenta e disponibile negli ultimi mesi di questo lungo lavoro. Al prof. Maroldi che ha gentilmente accettato di essere il nostro correlatore e compagno di viaggi.

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Ringrazio la mia sister, che trova sempre il lato positivo e sa prendere la vita con leggerezza. non solo. di te. Giorgio, grazie per esser stato il miglior compagno di tesi ever, per tutti i viaggi in Abruzzo insieme e per aver fatto tutti i lavori noiosi. Stephanie y Laureen, gracias a vosotras el a単o en Madrid fue genial. Silvia

Grazie ai miei genitori che mi hanno aiutato nel raggiungere i miei traguardi; Grazie ai mie fratelli, Stefano e Massimo per avermi supportato quando ne avevo bisogno; Grazie ai miei amici di sempre Luca, Nico, Manu, Dario, Ce e Tommy: per essermi stati sempre vicini; Grazie a Silvia, compagna inseparabile di tesi: dopo i grandi sforzi fatti assieme, i viaggi a Fontecchio e le lunghe giornate di lavoro, sono -

Grazie. Giorgio VII


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Indice generale

PARTE PRIMA LA RICOSTRUZIONE POST SISMICA IN ABRUZZO Capitolo 1............................................................................... p.3 1.1 Il sisma del 6 aprile 2009 1.2 Gli strumenti speditivi per il rilievo dei danni e la valutazione 1.3 Uno sguardo generale alle opere di messa in sicurezza 1.4 Le soluzioni abitative per le residenze di emergenza 1.4.1 Moduli Abitativi Provvisori (MAP) 1.4.2 Progetto per Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibil (C.A.S.E.) Capitolo 2............................................................................... p.21 2.1 Prime disposizioni urgenti di carattere informativo e precauzionale [OPCM 3753-54-55, 6-15 aprile 2009] 2.2 Elenco dei comuni rientranti nel Cratere Sismico 2.2.1 [Decreto n.3 del Commissario Delegato, 16 aprile 2009] 2.2.2 [Decreto n.11 del Commissario Delegato, 17 luglio 2009] 2.3 “Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile� [Decreto Legge Abruzzo n.39, 28 aprile 2009 convertito in legge n.77, 24 giugno 2009] danneggiati 2.4.1 [OPCM 3778-79-90, 6 giugno e 9 luglio 2009] 2.4.2 [Linee Guida Rete Laboratori Universitari Ingegneria Sismica (ReLUIS)] 2.5 Passaggio di consegne

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[OPCM 3833, 22 dicembre 2009] [CDR Decreto n.3 marzo 2010] 2.6.1 Aree Omogenee (Art.1) 2.6.3 Piani di Ricostruzione: criteri, obiettivi e contenuti (Artt. 4-5) di attuazione (Artt. 6-8) 2.7 Indirizzi di capitolato tecnico [14 ottobre 2010]

PARTE SECONDA LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO Capitolo 3............................................................................... p.33 Fontecchio oggi 3.2 Fontecchio dopo il sisma Capitolo 4............................................................................... p.49 4.1 Il Piano di Recupero del 1984: la selezione tipologica 4.2 Il Piano Regolatore Generale del 1992: zonizzazione, vincoli e previsioni 4.3 “Linee guida per la tutela del costruito storico esterno alla perimetrazione�, 2010: primo strumento per la Ricostruzione Capitolo 5............................................................................... p.59 5.1 Una premessa: la collaborazione al Piano di Ricostruzione 5.2 Linee teoriche e strumenti del Piano 5.3 I criteri e le linee guida per gli interventi sul costruito 5.4 I costi della ricostruzione: previsione e quadro economico

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Capitolo 6............................................................................... p.75

6.1 La scala territoriale 6.1.1 Il sistema dei borghi 6.1.3 I principi dello “Slow Food” 6.1.4 “Il Piano di Sviluppo Rurale”: agevolazioni economiche 6.1.5 Itinerari nel territorio 6.2 Scenari a scala urbana: il capoluogo Fontecchio 6.2.1 Itinerari 6.2.2 Funzioni esistenti 6.3 Albergo diffuso: turismo sostenibile 6.3.1 Nascita e sviluppo 6.3.2 I principi 6.4 Social housing 6.4.1 La situazione italiana 6.4.2 I principi duazione delle funzioni compatibili 6.5.1 Localizzazione 6.5.3 Analisi dello stato di fatto 6.5.3.1 I problemi strutturali

6.5.4 Un possibile riuso

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Appendice.............................................................................. p.129

A.2.1 Introduzione A.2.2 Strumenti A.2.3 Metodo A.2.4 Conclusione

A.3.1 Analisi e studi preliminari A.3.2 Attuazione del piano

A.4.1 Introduzione A.4.3 La disciplina particolareggiata A.4.4 Il Piano di Recupero A.4.5 Conclusione

A.5.1 Introduzione A.5.2 Struttura insediativa e impianto architettonico A.5.3 Obiettivi del Piano di Recupero

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Allegati.................................................................................... p.163

- Scheda per i beni culturali - chiese - Scheda per i beni culturali - palazzi

- OPCM 3753/2009 - OPCM 3754/2009 - OPCM 3755/2009 - Decreto n.3 del Commissario Delegato, 2009 - Decreto n.11 del Commissario Delegato, 2009 - Decreto Legge Abruzzo n.39, 2009 - OPCM 3778/2009 - OPCM 3779/2009 - OPCM 3790/2009 - OPCM 3833/2009 - CDR Decreto n.3, 2010 - Indirizzi di capitolato tecnico, 2010

- Norme Tecniche di Attuazione - Quadro Tecnico Economico

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Capitolo 1 Fig.2 - Storia terremoti italiani (INGV) Fig.3 - Testate dei quotidiani del 6 Aprile Fig.4 - Epicentro e cratere sismico

Fig.7 - Centinatura di archi e volte Fig.8 - Cerchiatura di colonne con fasce Fig.9 - Tirantature in acciaio Fig.10 - Puntellatura di ritegno a stampella Fig.11 - Moduli Abitativi Provvisori di Onna Fig.12 - Localizzazione delle aree destinate al Piano C.A.S.E. Fig.13 - Esempi realizzati Fig.14 - Tecnologia antisismica Fig.15 - Elementi prefabbricati

Capitolo 3 Fig.16 - Capoluogo Fontecchio Fig.17 - Frazione San Pio Fig.18 - Pagliare di Fontecchio Fig.19 - Piazza San Nicola Fig.20 - Chiostro del Convento di San Francesco Fig.21 - Chiesa Santa Maria della Vittoria Fig.22 - Convento dei Cappuccini Fig.23 - Convento di Santa Maria Agraiano Fig.24 - Popolazione Fontecchio

Fig.27 - Saldo migratorio Fontecchio

Capitolo 4 Fig.30 - Piano di Recupero, valore architettonico-ambientale, 1984 Fig.31 - Piano di Recupero, stato di conservazione, 1984 Fig.33 - Piano Regolatore Generale, 1992

Capitolo 5

Fig.38 - Indicazione uso prevalente e tipologia immobile

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Fig.40 - Vincoli soprintendenza ed elementi di pregio Fig.41 - Importo totale per aggregato Fig.42 - Mappatura degli spazi aperti di San Pio Fig.43 - Importo totale reti e spazi pubblici

Capitolo 6 Fig.44 - Poggio Picenze Fig.45 - Fontana di pietta locale in San Rocco di Poggio Picenze Fig.46 - “Poggio Picenze in Blues� Fig.47 - Necropoli di Fossa Fig.48 - Impianto insediativo di Opi Fig.49 - Pitture ricorrenti a Bominaco Fig.50 - Navelli e il suo zafferano Fig.51 - Territorio a scala ambientale Fig.52 - Campi di farro Fig.53 - Campi di lenticchie Fig.54 - Campi di orzo Fig.55 - Raccolta dello zafferano Fig.56 - Riuso di Santa Maria Agraiano.jpg Fig.57 - Percorso ciclabile Fig.58 - Percosrso naturalistico Fig.59 - Percorso religioso Fig.60 - Percorso enologico Fig.61 - Ippovie Fig.62 - Percorso artistico Fig.63 - Itinerario nel centro storico di Fontecchio Fig.64 - Alcuni elementi di pregio del borgo Fig.65 - Funzioni e servizi nel Comune di Fontecchio Fig.66 - Localizzazione del sistama Albergo Diffuso Fig.67 - Esempi di alloggi Albergo Diffuso Fig.68 - Localizzazione del sistama Social Housing Fig.69 - Alloggi Social Housing housing e dei servizi comuni ad entrambi Fig.71 - Inquadramento Palazzo Muzi Fig.73 - Piante piano terra, primo, secondo e coperture: stato di fatto Fig.75 - Sezione longitudinale Fig.76 - Sezione trasversale e keyplan Fig.77 - Scheda AeDES, pagina 1 Fig.78 - Scheda AeDES, pagina 2 Fig.79 - Scheda AeDES, pagina 3 Fig.80 - Analisi dello stato di fatto Fig.82 - Demolizioni e costruzioni Fig.83 - Visuali e spaccato assonometrico di progetto

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Appendice Fig.A.1 Ricostruzione di Palermo antica di G.Peralta Fig.A.2 Pianta di Leanti 1761 Fig.A.4 Planimetria di progetto Fig.A.5 PPE centro storico Fig.A.7 Pianta di Ortigia del 1840 Fig.A.9 Casa terranea Fig.A.10 Soprelevazione recente Fig.A.11 Abaco del processo tipologico Fig.A.12 Degrado tipologico Fig.A.13 Esempi di degrado Fig.A.14 Meccanismi di collasso Fig.A.15 Scenario di danno sismico Fig.A.16 Planimetria del borgo Fig.A.17 Vista attuale del borgo Fig.A.19 Schemi distributivi delle cellule abitative Fig.A.20 Suddivisione in aggregati Fig.A.21 Pianta varianti aggregato D Fig.A.22 Pianta progetto aggregato D Fig.A.23 Sezione varianti Fig.A.24 Sezione progetto Fig.A.25 Immagini del prima e del dopo intervento Fig.A.26 Inquadramento generale Fig.A.27 Immagini attuali del borgo Fig.A.29 Sezione-prospetto 3-3 Fig.A.28 Sezione-prospetto 7-7

Fig.A.32 Vista del borgo Fig.A.33 Inserimento ambientale del borgo Fig.A.34 Viste attuali del borgo Fig.A.35 Planimetria p. terra - rilievo geometrico e strutturale con elementi di degrado Fig.A.36 Fronte ovest - rilievo geometrico e strutturale con elementi di degrado Fig.A.37 Ipotesi di rifacimento del portale di accesso al borgo - pianta e prospetto Fig.A.39 Messa in sicurezza del costruito

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02 - IL COMUNE DI FONTECCHIO (AQ) 03 - IL SISTEMA TERRITORIALE-AMBIENTALE 04 - IL COMUNE DI FONTECCHIO (AQ) 05 - CONSISTENZA DEL CENTRO STORICO 06 - PIANO DI RICOSTRUZIONE 07 - PIANO DI RICOSTRUZIONE 08 - IL TERRITORIO COMUNALE 09 - IL CENTRO STORICO DI FONTECCHIO: GLI SPAZI APERTI

11 - PALAZZO MUZZI 12 - PALAZZO MUZI: UN RIUSO COMPATIBILE 13 - CASI STUDIO

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ABSTRACT La tesi analizza la situazione del Comune di Fontecchio a seguito del cratere sismico. Partendo da numerosi studi condotti sia alla scala territoriale sia a approfondita del sito, considerata passo preliminare per individuare Per fronteggiare i gravi fenomeni di spopolamento e degrado rilevati, si propongono infatti interventi mirati alla creazione di un sistema integettuali per il centro storico di Fontecchio, in linea con quanto previsto dal Piano. sono contribuire alla rivitalizzazione del borgo. Muzi, per il quale si mostra un possibile iter di studio che ne prevede consistenza in quanto esito di accurate analisi condotte.

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PARTE PRIMA LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA IN ABRUZZO

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PARTE PRIMA - LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA IN ABRUZZO

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CAPITOLO 1

che, viene occasionalmente rilasciata dando luogo ad eventi sismici mappa dei terremoti italiani avvenuti tra Ottocento e XXI secolo (Fig.2) zone: Sicilia, Alpi orientali e Appennini centro meridionali.

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Fig.2 - Storia terremoti italiani (INGV)

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PARTE PRIMA - LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA IN ABRUZZO

che sono avvenuti in passato e sulla base delle informazioni geologilori che indicano lo scuotimento di un terreno causato da un ipotetico del territorio italiano con colori che vanno dalle zone a rischio minimo (grigio) a quelle a rischio massimo (viola). A partire dalla base di questi

alla zona 4, a rischio minimo (Fig.1).

aquilano a partire dal dicembre 2008, culminata nella sequenza del 30 remoti che hanno raggiunto magnitudo 3,5 e 4,0 della scala Richter. A

sismica di quelle ultime settimane.1

5 ed il 6 aprile 2009, data del fenomeno sismico che ha tragicamente colpito il territorio della regione Abruzzo (Fig.3).

Fig.3 - Testate dei quotidiani del 6 Aprile

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pari a 5.8 gradi della scala Richter, equivalente al nono-decimo grado della scala Mercalli (INGV, 2009). -

Fig.4 - Epicentro e cratere sismico

La vasta estensione del danno, diffuso in modo disomogeneo sul terrine su una scala completamente differente rispetto ai casi registrati nel corso dei secoli precedenti: gravissimi i danni registrati nel capoluogo

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PARTE PRIMA - LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA IN ABRUZZO

della tragedia abruzzese.

erano povere case contadine, e lì non era questione di buon cemento, era la furia della natura”2.

avvio alla fase di emergenza, nella quale la Protezione Civile e i Vigili zione di spazi per gli abitanti sfollati. -

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A tale scopo, il Servizio Sismico Nazionale e il Gruppo Nazionale per la Difesa dei Terremoti hanno messo a punto strumenti tecnici ad hoc. Lo strumento utilizzato in questa fase, la “Scheda di primo livello per il 3

(AeDES), ha lo scopo di rilevare sia le caratteristiche tipologiche sia il danno subito, con lo scopo di dare una

zione temporanea e speditiva, vale a dire formulata sulla base di un giudizio esperto e condotta in tempi limitati, in base alla semplice analisi visiva ed alla raccolta di informazioni facilmente accessibili, volta a terremoto possano essere utilizzati restando ragionevolmente protetta la vita umana�. dello stesso4. I dati raccolti nella scheda possono essere riassunti nelle sezioni sotto elencate:

di costruzione, manutenzione; - danni ad elementi strutturali e provvedimenti di pronto intervento eseguiti; - danni ad elementi non strutturali e provvedimenti di pronto intervento eseguiti; - pericolo esterno indotto da altre costruzioni e provvedimenti di pronto intervento; - terreno e fondazioni; - atre osservazioni. Dalla compilazione delle schede ne risulta un esito che varia tra A (edi-

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PARTE PRIMA - LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA IN ABRUZZO

eseguite delle opere di messa in sicurezza mentre nel caso in cui

partizione.

sono quelli inagibili per problemi interni al corpo di fabbrica; i secondi risultano inagibili a causa di un pericolo esterno ad essi.

Le prime testimonianze di elaborazione di strumenti di rilevo simili alla scheda AeDES risalgono al 1570 circa; il duca Estense, in seguito

danni. cune tecniche costruttive locali, riuscendo a mettere in luce quelli che sismica. Ad oggi si possono andare a confrontare le metodologie di rilievo nella fase di emergenza con altre nazioni storicamente soggette ad eventi sismici.

ristrutturazione o demolizione del fabbricato.

vengono rimandate ad una fase successiva, quella della ricostruzione.

ricostruzione.

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esperienze effettuate sul campo in occasione di altri eventi sismici no provocato danni ingenti; tra queste si vogliono ricordare il sisma -

Dallo stesso gruppo di ricerca che ha elaborato la scheda di primo

da utilizzare in periodi di non emergenza. Queste hanno lo scopo di lettura e registrazione del danno o per stime di rischio sismico.

-

anche a costo di rinunciare alla immediata utilizzazione di certi collegamenti o di accentuare il fenomeno del temporaneo abbandono. In troppi casi sono state demolite infatti strutture sane al solo scopo di raggiungere altre pericolanti che si volevano abbattere�5.

sopra descritte riguardanti le schede di primo rilievo, la realizzazione delle opere di messa in sicurezza per la salvaguardia del patrimonio compito, che comprende la realizzazione e il monitoraggio dello stato Fuoco.

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PARTE PRIMA - LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA IN ABRUZZO

Nucleo per il Coordinamento delle Opere Provvisionali (NCP); grazie sinergia con la Protezione Civile.

e pratico il dimensionamento sul campo, nel quale verranno fornite indicazioni operative per la realizzazione delle soluzioni progettuali Le schede sono suddivise in sezioni che riportano gli aspetti essenproblema riscontrato: - tipologia di struttura danneggiata e meccanismo di collasso in atto; - indicazioni generali e schemi di dimensionamento; particolari costruttivi; Le soluzioni proposte sono state elaborate tenendo conto dei mezzi e tipologia di materiale disponibile in uno scenario di emergenza, delle problematiche connesse con le operazioni costruttive, quali sicurezza

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A seguito riportiamo alcune schede, scelte sulla base delle strutture Fig.9, Fig.9).

Fig.7 - Centinatura di archi e volte

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PARTE PRIMA - LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA IN ABRUZZO

Fig.8 - Cerchiatura di colonne con fasce

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Fig.9 - Tirantature in acciaio

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Fig.10 - Puntellatura di ritegno a stampella

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Nelle aree maggiormente colpite dal sisma furono oltre cinquantamila le persone che rimasero senza casa; oggi circa ventiduemila persone necessitano ancora di assistenza e non possono vivere nella propria casa. Per fronteggiare la mancanza di abitazioni agibili nel periodo seguenzioni residenziali costruite al di fuori dei centri colpiti: i Moduli Abitativi Provvisori (MAP) e il progetto per i Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili (C.A.S.E.).

La prima soluzione abitativa, realizzata in quasi tutti i comuni del craottomila persone in “villette� di differenti metrature, costruite in legno costruzione. mento della Protezione Civile ad una gara pubblica mentre le opere scelto, sulla base dei decreti emanati dal Commissario Delegato, anche le aree da destinare alla creazione dei villaggi temporanei. Sono tre i tipi di moduli che costituiscono i MAP: il primo di 40 mq destinato ad una sola persona, il secondo di 50 mq per 2/3 abitanti e il terzo di circa 70 mq destinato a famiglie con 4/6 persone.

Fig.11 - Moduli Abitativi Provvisori di Onna

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PARTE PRIMA - LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA IN ABRUZZO

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manere nel tempo: veri e propri quartieri tecnologicamente avanzati, formati da case circondate da verde e dotate di tutti i servizi. da appartamenti di metrature differenti per dare alloggio sia a nuclei familiari numerosi che non (Fig.12, Fig.13). Sono complessi destinati ai nuclei familiari individuati secondo alcuni della prima casa, la presenza di numerosi componenti del nucleo faconto anche della presenza in famiglia di disabili, anziani, studenti e

Fig.12 - Localizzazione delle aree destinate al Piano C.A.S.E.

Fig.13 - Esempi realizzati

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La caratteristica principale delle nuove abitazioni o “new town”, tecnoisolate sismicamente (Fig.14). pra e gli isolatori sismici, i quali a loro volta appoggiano su dei pilastri in acciaio. Gli isolatori sono a pendolo scorrevole, una soluzione tecnologica che permette di separare, in caso di scossa, il movimento della terra

Fig.14 - Tecnologia antisismica

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PARTE PRIMA - LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA IN ABRUZZO

Va inoltre ricordato che tutti gli immobili del progetto C.A.S.E. sono ecocompatibili:i consumi energetici sono sensibilmente inferiori ai li-

Complessivamente il progetto C.A.S.E. ha richiesto una cifra di 809 milioni di euro. Di questi 700 milioni di euro sono stati stanziati dal decreto Abruzzo, 36 milioni di euro provengono dalle donazioni, 350

Fig.15 - Elementi prefabbricati

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Note 1

Tutti e sette gli scienziati nel 22 ottobre del 2012 sono stati condannati a sei anni di detenzione in quanto accusati di omicidio colposo plurimo, a seguito alla mancata informazione ed allerta data alle popolazioni. 2 cit. Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in una delle sue visite alle vittime del terremoto. 3 Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Protezione Civile, a cura di Baggio C., Bernardini A., Colozza R., Corazza L., Della Bella M., Di Pasquale G., Dolce M., Goretti A., Martinelli A., Orsini G., Papa F., Zuccaro G., Manuale per la com-

srl, Roma, 2009. 4

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Marco Dezzi Bardeschi, Restauro: punto e da capo, Ex Fabrica Franco Angeli, Milano 1991. 19


PARTE PRIMA - LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA IN ABRUZZO

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CAPITOLO 2 1

A seguito del sisma sono state emanate una sequenza di Ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri (OPCM) e Decreti del Cominterventi da eseguire per garantire un sostegno alla popolazione terdei Piani di Ricostruzione dei paesi facenti parte del “Cratere Sismico”. Tutti questi elementi sono stati poi sistematizzati nel “Decreto Legge Abruzzo del 28 aprile 2009, n.39 – “Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile” e successivamente integrati da ulteriori provvedimenti. In seguito verranno sintetizzati gli elementi cardine degli strumenti normativi che hanno accompagnato la popolazione abruzzese nel dopo terremoto. -

colpita dal punto di vista organizzativo ed economico: te ai sindaci dei diversi comuni colpiti, il potere/dovere di individuare le strutture atte ad ospitare i cittadini rimasti senza casa in quanto dei beni mobili ed immobili per fornire tale sostegno alla popolazione e, con la collaborazione del Dipartimento della Protezione Civile, acpopolazione;

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PARTE PRIMA - LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA IN ABRUZZO

per poter censire i danni. Protezione Civile e addetti tecnici hanno avuto il compito di valutare se demolire le strutture pericolanti e non

provenienti da donazioni per assicurare soccorso e assistenza a colo-

ritori colpiti; il Governo ha assicurato un contributo alle famiglie che decisero di provvedere ad individuare una sistemazione autonomamente, garantendo un contributo maggiore a coloro che hanno in famiglia persone sono state incaricate le Forze Armate di vigilare i territori colpiti e di della malavita organizzata e/o sciacallaggio; espropriare aree ritenute idonee e necessarie a realizzare opere utili

smici effettuati dal Dipartimento della Protezione Civile in collabora-

2

che

misura gli effetti del terremoto sui beni e le costruzioni. I comuni individuati sono stati: Acciano, Barete, Barisciano, Castel del Monte, Campotosto, Capestrano, Caporciano, Carapelle Calvisio, Castel di Ieri, Castelvecchio Calvisio, Castelvecchio Subequeo, Cocullo, Collarmele, Fagnano -

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Arsita, Castelli, Montorio al Vomano, Pitracamela e Tossicia in provincia di Teramo; Brittoli, Bussi sul Tirino, Civitella Casanova, Cugnoli, Montebello di

Il decreto ha aggiornato la lista dei Comuni presente nel precedente Decreto a seguito del peggioramento dei danni causato dal proseguidei nuovi comuni, il cratere sismico conta 57 comuni. I nuovi comuni inseriti sono stati: Bugnara, Cagnano Amiterno, Capitignano, Fontecchio e Montereale ramo.

Il decreto legge approvato il 28 aprile in Abruzzo ha previsto nuove norme per le popolazioni colpite dagli eventi sismici del 6 aprile 2009 ed alcune ulteriori disposizioni urgenti in tema di protezione civile. Per consentire una rapida sistemazione dei cittadini, le cui abitazioni sono andate distrutte dal sisma o rese completamente inagibili, il Commissario Delegato ha dovuto procedere alla progettazione e alla realizzazione di complessi antisismici, sostenibili ed ecocompatibili (Piano C.A.S.E.), dei relativi servizi ed opere di urbanizzazione (co-

da mettere a disposizione per il tempo necessario al rientro delle popolazioni nelle proprie abitazioni consolidate o ricostruite. Art. 2). -

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PARTE PRIMA - LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA IN ABRUZZO

cessi contributi statali (Art. 3): per la riparazione o ricostruzione di immobili ad uso abitativo e non, distrutti o inagibili; cipale distrutta; sfavorevoli e che devono riparare e ricostruire i propri beni immobili distrutti o inagibili o ripristinare le scorte andate distrutte. Articolo 7 del Decreto Legge ha autorizzato stanziamenti per gli

di soccorso del Corpo dei Vigili del Fuoco e delle Forze di Polizia. Articolo 9 ha predisposto misure particolari per lo smaltimento e lo stoccaggio delle macerie derivate da crolli o demolizioni, Il D.L. ha autorizzato il Dipartimento della Protezione Civile ad avviare duzione del rischio sismico di immobili, strutture e infrastrutture, prima sisma e successivamente su tutto il territorio nazionale.

nei sei mesi successivi alla scossa) o in caso contrario, sono stati giudicati inagibili. (Art. 11). Articolo 17, si dichiara che il vertice G83 al rilancio dello sviluppo socio-economico dei territori colpiti. -

bile nelle proprie abitazioni, le OPCM 3778 e 3779 del 6 giugno 2009 -

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abitazione equivalente alla precedente in possesso (in caso essa sia

In allegato a tali ordinanze sono stati forniti gli indirizzi operativi (criteri e procedure) da seguire per la realizzazione del progetto di ripristino per le persone.

gettazione e applicazione degli interventi di rafforzamento sismico, il Dipartimento della Protezione Civile, insieme alla Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica (ReLUIS), ha messo a punto le “Linee Guida per la riparazione ed il rafforzamento di elementi strutturali, tamponature e partizioni� contenenti indicazioni pratiche ed esempi innovativi. mento del comportamento sismico della struttura.

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PARTE PRIMA - LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA IN ABRUZZO

Dipartimento della Protezione Civile (Guido Bertolaso4), passino dal 1 febbraio 2009 al Presidente della Regione Abruzzo (Gianni Chiodi5) nominato Commissario Delegato per la Ricostruzione. Controllo (Di.Coma.C.), organo di coordinamento della strutture della Protezione Civile attivato dallo stesso Dipartimento in seguito alla DiTecnica di Missione (STM) istituita dal Commissario Delegato per la Ricostruzione in suo supporto nella risoluzione dei problemi ammini-

tato e la ricostruzione del tessuto urbano abitativo e produttivo del-

comuni e province, promuovendo in particolare la valorizzazione dei sistemi territoriali, delle reti ambientali e storico-culturali ed il poten-

di concordare un coordinamento del territorio per quanto riguarda lo rilancio del territorio e condividere comuni strategie di sviluppo nei

stituite da: - centri e nuclei che rivestono carattere storico, artistico e di pregio ambientale o da porzioni di essi, comprese le aree circostanti che possono considerarsi parte integrante, per tali caratteristiche, dei cenanche le aree adiacenti il centro storico necessarie alla realizzazione

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che immobili non aventi le caratteristiche precedenti purchĂŠ adiacenti il centro storico e danneggiati dal sisma; - nuclei e insediamenti del territorio rurale, costituiti da strutture inse-

gravemente danneggiati, che siano stati dichiarati inagibili o da demolire con ordinanza sindacale o che presentino sulla base delle schede

-

supporto. Al termine di questa procedure, i sindaci dei comuni colpiti predispongono la perimetrazione e promuovono il raggiungimento

-

I Piani di Ricostruzione propongono la ripresa socio-economica del idonei per garantire maggior sicurezza sismica delle costruzioni. Il Decreto ha stabilito che entro trenta giorni dalla pubblicazione assoggettare ai Piani di Ricostruzione. Successivamente, tramite un avviso, si richiede ai proprietari degli im-

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PARTE PRIMA - LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA IN ABRUZZO

mobili che rientrano delle perimetrazioni (singolarmente o in forma associata) di presentare le proposte di intervento entro 30 giorni dalla Articolo 6 detta le tempistiche dei Piani di Ricostruzione (da adotchiunque possa prenderne visione e fare delle osservazioni nei 15 dei Servizi entro 10 giorni dal termine di scadenza per la presentazione delle osservazioni, con lo scopo di acquisire i pareri, il nulla osta piano al termine dei 15 giorni successivi. Articolo 7 strutturalmente e tipologicamente di aggregati che nel loro complesso si presentino gravemente danneggiati: questi sono inclusi nei piani di riguarda la costituzione della Rappresentanza dei Piccoli Comuni, allo

La Struttura Tecnica di Missione attiva azioni di supporto per i comuni colpiti dal sisma per indirizzarli verso le corrette procedure da seguire per la redazione dei Piani di Ricostruzione, mettendo a punto un

co degli elaborati tecnici richiesti.

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Note 1

capitolo. 2

un terremoto in base ai suoi effetti visibili sulle costruzioni. Solo a partire dal 4° grado di questa scala le scosse sono avvertite dalla maggior parte delle persone e si hanno mo, il 12°, prevede la totale distruzione di ogni opera umana. 3

dal Presidente del Consiglio di allora, Silvio Berlusconi, sia per motivi economici (risparmio di 220.000.000 ¤ da destinare alla ricostruzione delle aree colpite) sia per 4

Guido Bertolaso, funzionario a capo del Dipartimento di Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri per due mandati (dal 1996 al 1997 e dal 2001 al

5

Gianni Chiodi, Presidente della Regione Abruzzo dal 3 gennaio 2009 e attualmente

Ricostruzione”.

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PARTE SECONDA LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

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CAPITOLO 3 FONTECCHIO OGGI

gola. Le pendici della valle, di conseguenza molto ripide, rendono im1

.

Il Comune di Fontecchio, situato al centro della valle descritta, a circa clei storici: il borgo del capoluogo (Fig.16), quello della frazione San

pianori. Nel nucleo storico di Fontecchio, di chiara origine medioevale, come della valle. suo centro in piazza San Nicola (Fig.19); la parte esterna alle mura si estende da piazza del Popolo, ad est e a nord, verso San Pio.

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

necessari al lavoro nei campi, quali granai, ricoveri per gli attrezzi e stalle. Lungo buona parte del suo perimetro, queste mura alte e continue delimitano oggi orti, aie e corti. Qui prevaleva la vita agricola, legata alla campagna e ai suoi frutti. di aree da dedicare al pascolo nella valle. A causa della distanza del pianoro dal centro del borgo, i pastori e i contadini che utilizzavano queste aree costruirono dei ricoveri che col tempo si trasformarono in vere case usate nel periodo estivo, da maggio a ottobre. di pietra e tetto in legno, a pianta quadrata o rettangolare, costituite quello superiore i locali per gli abitanti del fabbricato, in cui si trovava un camino utile sia per cucinare che per far seccare ed affumicare il formaggio. Oltre alle case trovano posto una chiesa, la cisterna ed il pozzo.

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Fig.16 - Capoluogo Fontecchio

Fig.17 - Frazione San Pio

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

Fig.18 - Pagliare di Fontecchio

Fig.19 - Piazza San Nicola

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Fontecchio affonda le sue radici in epoche molto lontane. mune di Fontecchio, sono situati i primi insediamenti storici, risalenti

necropoli e reperti ceramici, i quali suggeriscono un insediamento da parte del popolo dei Vestini. La leggenda narra che sul Monte San Pio carriera terminata. Nelle vicinanze infatti si riconoscono le basi di quello che fu un tracciato carrozzabile.

a Giove, di cui ancora oggi si vede il basamento nella Chiesa di Santa Maria della Vittoria. Sono poi molti i resti e le pietre con iscrizioni trovate nella zona. Anche il centro stesso di Fontecchio conserva dei resti -

romana a Fontecchio. tempo fu spinto dalla paura nei confronti di queste popolazioni a tro-

Come altri borghi nelle vicinanze, anche Fontecchio nel 1254 contri-

-

Fontecchio fu di nuovo sotto assedio da parte della truppe spagnole nel periodo della rivoluzione popolare del 16482.

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

La presenza dei quattro insediamenti religiosi testimonia un grande mica che vi aveva luogo.

to denso e facilmente riconoscibile: la struttura risulta cosĂŹ compatta

Lo sviluppo del borgo prende avvio intorno a quello che ancora oggi risulta riconoscibile come “asse di difesa�, che consiste in un comples3 . Rientrano a far parte del sistema comunale di Fontecchio anche i quattro Conventi di San Francesco, S.Maria Agraiano, il convento dei Cappuccini e S.Maria della Vittoria. 4

quila porta a Fontecchio, risalgono al 1138, periodo in cui la chiesa

di quegli anni. ca romana, come mostrato dai restauri avvenuti negli anni ottanta, durante i quali sono stati rinvenuti nei pressi del corpo absidale della chiesa dei resti di pavimentazione con mattoni disposti a spina di pesce. Come mostra una pietra scolpita nei muri perimetrali con incisa la data 1488, la struttura originaria venne ampliata, ristrutturando pro-

gresso, che si sviluppano gli ambienti monastici e la chiesa. La chiesa risale al XIV secolo; la facciata in pietra si presenta incom-

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pleta con un unico portale centrale romanico, risalente probabilmen-

torre campanaria, non terminata, si colloca a sinistra della facciata. La copertura attuale ed i pilastri addossati alle parete laterali (i quali ostruiscono parte degli affreschi del XV e XVI secolo) sono opere risalenti al XVII secolo. Negli anni settanta e ottanta, a causa delle condizioni precarie in cui si trova, subisce il restauro da parte della Soprintendenza ai Monuparticolarmente interessanti, i quali facevano parte della prima chiesa costruita, poi sostituita da quella attuale. la quale organizza convegni, soggiorni studio, seminari. Offre inoltre servizio alberghiero e ristorativo.

Fig.20 - Chiostro del Convento di San Francesco

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

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Giove che fu fatto erigere da una nobile famiglia romana nel I secolo d.C.. I resti del tempio su cui fu costruita la nuova chiesa sono oggi ancora visibili essendo stata oggetto di un recente restauro. Inizialmente dedicata a San Pietro, fu la chiesa parrocchiale del primo nucleo insediativo di Fontecchio; nel 1648, a causa di un assedio al borgo, subĂŹ notevoli danni. Nella fase di ricostruzione venne apportato un cambiamento al nome (Santa Maria della Vittoria), a testimonianza

scolpite con iscrizioni ed incisioni; tra queste la principale risulta esindividuare il toponimo di Fagnano, vicino centro abitato.

Fig.21 - Chiesa Santa Maria della Vittoria

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Risalente al XV secolo, il Convento acquista potere ed importanza nel 1600. Nel 1800, a causa delle leggi napoleoniche che prevedevano la soppressione di numerosi conventi, venne abbandonato per non Oggi si presenta come un rudere; la lettura dei pochi elementi rimasti permette di individuare un piccolo chiostro intorno al quale vi erano -

in pietra. Il portico, formato da due archi a sesto ribassato, fanno da accesso al convento e alla chiesa. Il portale della chiesa reca una scritta che recita “Misericordie-Matri-Universitas-Fonticuloru-P-D-O�, datata 1593.

Fig.22 - Convento dei Cappuccini

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

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dettini dal convento e al loro posto si insediarono delle monache di clausura dello stesso ordine. -

navata interna con cappelle laterali e coperta con una volta a botte. Sul lato sinistro della chiesa cinque contrafforti contengono la spinta della volta interna. Gli ambienti conventuali adiacenti la chiesa sono ormai in stato di ruria. Nel refettorio, situato a lato della chiesa, sono ancora riconoscibili

interesse storico, recuperate e restaurate, oggi esposte al Museo Na-

Fig.23 - Convento di Santa Maria Agraiano

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rico-artistico, caratterizzato a livello economico sia da grandi aziende manifatturiere che da imprese di piccole dimensioni che operano nel settore commerciale, artigianale, agricolo e agroalimentare: oggi di mente interna. registrato un arresto nella crescita di queste piccole industrie, anche dovuto alla polverizzazione del tessuto produttivo di “queste imprese che molto spesso lavorano per conto terzi, senza marchio e con un livelli di internazionalizzazione�8.

che alimentano le caratteristiche identitarie del luogo. rio regionale, ha deteriorato, sia direttamente che indirettamente, le intensi fenomeni di spopolamento. indicano, per il 2009, una contrazione del prodotto interno lordo dello 9 . Dalle analisi svolte dal gruppo di lavoro che ha elaborato la relazione produttivi presenti sul territorio del cratere sismico, oltre che sulle di-

perdita dei posti di lavoro. La disoccupazione impatta direttamente e profondamente la vita della cittadinanza con conseguenze facilmente prevedibili, quali disagio ambientale, abbandono del territorio, disgregazione del tessuto socio-economico, e fenomeni di emarginazione sociale. Dagli anni ottanta nel Comune di Fontecchio si riscontra una situazione simile; entrambi i centri abitati hanno subito un grave abbandono -

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

caria per quanto riguarda la situazione economica, lo svuotamento dei La grande maggioranza degli abitanti, ad oggi circa quattrocento, late pendolarismo quotidiano. Risulta alta la percentuale di pensionati, mentre i dati riguardanti i disoccupati sono in linea con gli altri comuni I redditi imponibili dichiarati dal comune stesso ammontano ad un di 8442 造10. -

-

nove strutture ricettive tra Bed&Breakfast e locande; ad esse si aggiungono tre ristoranti e due bar.

quasi solamente al periodo estivo. 11

Oggi Fontecchio conta 412 abitanti suddivisi in 188 nuclei familiari. Il

dere le correlazioni tra lo stato degli insediamenti pre-sisma in rapporto agli usi ed agli abbandoni.

zione residente nel Comune, si evince una sostanziale diminuzione. porale ampio (valutazioni sui dati che vanno dal 1860 ad oggi) sia a breve termine (valutazioni sui dati che vanno dal 1983 al 2010).

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Fig.24 - Popolazione Fontecchio

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

numero dei decessi supera quello delle nascite nei dati relativi agli ultimi anni. Dai dati rilevati si evidenzia poi come vi sia un ridotto cambio generazionale della popolazione. In controtendenza rispetto ai dati precedentemente mostrati, in questo

do naturale e quelli relativi al saldo migratorio mostrano, nonostante siano altalenanti in base agli anni considerati, un processo di spopolamento; situazione contrastante per quanto riguarda il capoluogo, in cui i dati incrociati evidenziano come annualmente ci sia un aumento della popolazione.

Fig.27 - Saldo migratorio Fontecchio

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Come conseguenza dei discorsi e dei dati mostrati, anche il numero mero oggi risulta essere un quarto di quello degli anni Ottanta. Conanche la diminuzione delle nascite.

Sulla base delle analisi si possono individuare le annate in cui ci sono stati i maggiori spostamenti da e verso il Comune; tramite delle ricer-

il numero odierno).

do naturale va in negativo e la popolazione inizia a diminuire.

riposo.

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

Note 1

www.comune.fontecchio.aq.it Il paragrafo costituisce una rielaborazione del capitolo 1 della tesi di laurea di Matteo Consonni e Michele Hauner, “Linee Guida per la sicurezza e conservazione del costruito storico diffuso abruzzese. Il caso di Fontecchio (Aq)” (relatore Prof. Maurizio Boriani, correlatore arch. Fabio Maroldi). 3 “I Romani chiamavano così queste costruzioni sulle mura o fuori mura: il tipo di 2

situate fuori dalle porte delle mura, Procestria sono situate altrove. In Borgo San Pio Cit. “Chiesa e complesso monastico Santa Maria Agraiano in San Pio Fontecchio”, 4

www.comune.fontecchio.aq.it ibidem 6 ibidem 7 ibidem 5

8 9

ibidem

10

11

buto di competenza ISTAT.

48

-


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CAPITOLO 4

ceva riferimento a due differenti strumentazioni urbanistiche: il Piano di Recupero del 1984 ed il Piano Regolatore Generale del 1992. Allegate a questi primi strumenti delle “Linee Guida per la Tutela del costruito storico a Fontecchio� redatte dal Politecnico di Milano, le quali a seguito del sisma del 2009. Il Piano di Ricostruzione ha il compito di integrare gli appena citati Pia-

Comune di Fontecchio, potrebbe diventare il principale strumento per la tutela del costruito1.

do la conservazione delle testimonianze storiche e il potenziamento del tessuto sociale esistente. In dettaglio il Piano di Recupero di Fontecchio (Figg.30-31-32), dal

categorie2: -

tradizionali tecniche costruttive;

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

A3. “Organismi storici speciali�; immobili che in passato ospitavano le no in condizioni di abbandono; -

si trovano.

- gli eventuali elementi di pregio esistenti vanno sempre conservati e valorizzati; nuove, intendendo per tali elementi le sopraelevazioni anche parziali, i volumi pensili apposti sulle facciate, le tettoie, i balconi, le verande, i volumi tecnici emergenti dai tetti e dai prospetti, le canne di esalazione e le antenne paraboliche; - vanno mantenuti nei prospetti gli elementi costruttivi e i materiali tradizionali; riali, partitura e tinteggiatura dei serramenti e degli elementi oscuranti, tipologia dei capochiave e dei pluviali, tutto va conformato ai modelli tecnico-architettonici tradizionali). - le caratteristiche generali delle coperture vanno mantenute tali (obbligo di tetti a falde con strutture lignee, manti in cotto, comignoli e cornici di gronda tradizionali; divieto di abbaini e terrazze a vasca); in cui si interviene deve avere come riferimento gli assetti originari documentati storicamente.

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Fig.30 - Piano di Recupero, valore architettonico-ambientale, 1984

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

Fig.31 - Piano di Recupero, stato di conservazione, 1984

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

sviluppo delle aree in espansione oltre ad esser attento alle aree di Il principio di “zonizzazione” sta alla base dei P.R.G. e suggerisce una suddivisione del territorio comunale in zone omogenee per tipologia ne le porzioni di territori da destinare ad insediamenti: residenziali, di coli. facenti parte del suo territorio (Fig.33). -

comunale. - le zone di nuova espansione - le zone industriali - le aree agricole Non sono state tralasciati gli aspetti di tutela “zone di rispetto ambienmonumenti, chiese, cimiteri e strade.

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Fig.33 - Piano Regolatore Generale, 1992

3

Facendo riferimento al decreto n.3 del marzo 2010 (vedi capitolo 2), il

dei singoli comuni di approvarla seguendo tali principi. che ha coinvolto a sua volta la cittadinanza ed i progettisti incaricati per la ricostruzione. co di Fontecchio, Sabrina Ciancone. La perimetrazione approvata, sia per il capoluogo Fontecchio che per

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

la sua frazione San Pio, riguarda solamente una parte di centro storiprimi nuclei insediativi. la ricostruzione delle aree perimetrate sarebbero arrivati dallo Stato comprendono tutto il centro storico ad esclusione delle aree perime-

rischiare di compromettere gran parte del patrimonio storico. la conformazione della perimetrazione, delle Linee Guida atte a tutelare il costruito storico non interessato dal Piano di Ricostruzione. dranno ad operare nelle aree della zona grigia, esigendo da questi

rato processo di conoscenza del manufatto che possa guidare i progettisti nella fase di intervento. Le norme hanno proprio lo scopo di bricati, andando a fornire quali lettura coloritura e tinteggiatura dei prospetti, di conservazione, esecuzione, sostituzione o eliminazione degli intonaci e dei rivestimenti esistenti e di elementi architettonici e decorativi. Per poter procedere con tali interventi, i progettisti dovranno presentame e nel contesto, mettendo in evidenza gli elementi caratterizzanti.

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Note 1

2

1984. 3 In allegato il testo integrale “Linee guida per la sicurezza e conservazione del costruito storico diffuso abruzzese” parte della tesi di laurea di Matteo Consonni e Michele Hauner, “Linee Guida per la sicurezza e conservazione del costruito storico diffuso abruzzese. Il caso di Fontecchio (Aq)” (relatore Prof. Maurizio Boriani, correlatore arch. Fabio Maroldi).

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

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CAPITOLO 5 ALLA RICOSTRUZIONE

gere il Piano di Ricostruzione del Comune di Fontecchio. privati deriva dal fatto di voler creare strumenti per la ricostruzione di parte dei Comuni che ha scelto questo tipo di collaborazione ha, ad oggi, lo strumento per la ricostruzione (dei cinquantasette comuni ri-

collaborazione di studi privati).

elaborati di Piano a seguito delle osservazioni pervenute al Comune.

ha portato alla redazione delle “Linee Guida per la conservazione del costruito storico diffuso abruzzese” (vedi capitolo 3). creati a partire dagli studi condotti precedentemente. Da questo momento in poi gli studi e le analisi si sono protratte ed Piano di Ricostruzione. Ad oggi, il Piano di Ricostruzione si presenta in fase in conclusio-

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

tecnici incaricati; attualmente si stanno aggiornando gli elaborati con i 1 .

2010 (vedi capitolo 2), si pone gli obiettivi di assicurare la ripresa sone del tessuto urbano, sia abitativo che produttivo, nelle aree colpite dal sisma2. Parte integrante e fondamentale del Piano sono le linee teoriche da perseguire in termini di conservazione e valorizzazione del costruito

costruito storico diffuso, degno di essere conservato nel suo insieme che lo hanno realizzato ed usato”3. Il costruito “(...) costituisce quella insostituibile risorsa complessi-

4

.

delle costruzioni, delle tecniche e degli elementi che la costituiscono. Un evento sismico di grande portata innesca un processo di ricostruterazione e ad una manomissione delle risorse presenti sul territorio. A friulano e della ricostruzione: “il terremoto che continua”, facendo riferimento ai “disinvolti modi operativi adottati dai soccorritori”5. Si vuole quindi evitare, tramite il lavoro presentato nel Piano la cosiddetta “logica delle emergenze, ossia quella considerazione selettiva -

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sistematica scomparsa del suo stesso contesto urbano povero”6. -

stesso in continua trasformazione”7.

“progettare in maniera strategica”8 in modo da non perdere, dimenticare e nascondere nulla. -

9

. Il Piano vuole tutelare e governare delle trasformazioni che devono necessariamente avvenire nella storia di un centro abitato, tramite una metodologia di analisi che conduce alla conservazione dei carat-

progetto ma, al contrario, linee strategiche generali che sappiano mo10 ; “...giungeremo così a farci carico della consistenza attuale, che assommatoria complessiva di tutti gli atti che si sono tradotti in scrittura 11 .

nisti ed imprese oltre che del gruppo “Borghi Attivi”12.

seguenti elementi:

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

- individuazione degli interventi; - stima economica degli interventi proposti; - individuazione dei soggetti interessati;

Lo strumento presentato si compone di due parti: le Norme Tecniche Piano. - studi propedeutici alla formazione del Piano di Ricostruzione - inquadramento - ambiti di Piano - consistenza del centro storico - Piano di ricostruzione

In primo luogo viene analizzato e studiato il sistema territoriale am-

del quale si trova il Comune di Fontecchio13. svolti sul territorio comunale, in particolare relativi al rilievo dei danni sismici, degli spazi aperti dei due centri abitati e dei fronti urbani. zione del Piano di Ricostruzione. Nella seconda categoria rientrano gli studi svolti sul territorio comunale a proposito del sistema storico ambientale e geologico. devono essere individuati degli ambiti di intervento nel territorio comunale; questi vengono inseriti nella terza parte degli elaborati di Piano. Gli ambiti del Comune sono cinque: Fontecchio capoluogo, San Pio, le Pagliare e il sistema dei conventi nel quale rientrano il Convento di Santa Maria Agraiano, il Convento dei Cappuccini, il Convento di San Francesco e la Chiesa di Santa Maria della Vittoria. Solamente per i primi due ambiti, Fontecchio e San Pio, vengono poi -

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evolutiva, i quali in caso di azione sismica interagiscono tra di loro“14. tutto per quanto riguarda gli interventi di consolidamento delle strutture e miglioramento sismico. le categorie di intervento presentate dei proprietari. Queste sono pervenute tramite la compilazione di una scheda redatta ad hoc (Figg.34-35-36), nella quale si chiedeva ai tecnici incaricati dai proprietari per la ricostruzione, di segnalare tutte le caratteristiche e gli

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

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Grazie alla compilazione della scheda da parte della maggior parte tavole di “consistenza del centro storico�. Per quanto riguarda i dati relativi allo stato di conservazione interno dai progettisti.

stato di conservazione di ognuno. Tutte le informazioni rilevate e pervenute sono state mappate nelle relative mappe tematiche che costituiscono questa quarta parte di elaborati.

zione degli interventi per il costruito e gli spazi aperti e per ultime, vie

- la conservazione del tessuto storico e delle relazioni tra spazi aperti - la conservazione della consistenza attuale, architettonica e materica - il rispetto delle scansioni dei prospetti sullo spazio pubblico e al loro interno

storico anche attraverso la collocazione di interventi di housing socia-

- la valorizzazione degli accessi al centro storico - la conservazione, la valorizzazione e il riuso dei palazzi storici di - il mantenimento delle visuali prospettiche dal centro storico al paelandone altezza e dimensioni - la regolamentazione delle aree di sosta con creazione di zone per il

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

- la conservazione della pavimentazione storica degli spazi aperti pubblici - il lighting design per gli spazi aperti pubblici e per la valorizzazione - il cablaggio del centro storico.

-

namica in genere. -

sia elementi derivanti dal progressivo accrescimento edilizio. PoichĂŠ

15

. -

menti costruttivi, funzionali ed architettonici, reciprocamente connessi 16

.

stato di conservazione, la presenza di elementi caratterizzanti il manufatto e lo stato delle dotazioni impiantistiche.

-

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STRUMENTI E METODI PER LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA ABRUZZESE. IL PIANO DI RICOSTRUZIONE COME OCCASIONE PER IL COMUNE DI FONTECCHIO (AQ)

logici e materici dei fronti”17.

possono procedere in modo simultaneo e coordinato con la fase attuativa di intervento per i lavori previsti dal Piano”18. A seguito delle analisi sulla consistenza del centro storico sono state catastale interna alla perimetrazione. Quattro sono le categorie di intervento possibili: - manutenzione ordinaria - manutenzione straordinaria - restauro e risanamento conservativo. A) Conservazione - restauro e risanamento conservativo. B) Conservazione e adeguamento.

dal Piano; ogni categoria superiore alla precedente contiene tutti gli interventi previsti dalla categoria sottostante. chitettoniche di prospetto. In allegato si trova la descrizione completa degli interventi ammessi in ogni categoria di intervento. Inoltre, ad ogni categoria corrisponde una serie di elaborati da presenin opera degli interventi che si vogliono realizzare sul manufatto are alla tipologia di lavori che si vogliono eseguire così da rendere realmente consapevole e partecipe il progettista del manufatto sul quale dal Piano di Ricostruzione.

me Tecniche di Attuazione, le quali individuano possibili linee guida

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

19

sinteticamente la previsione economica del Piano di Ricostruzione,

Nella fase di stima di calcolo della spesa per la messa in opera degli pone particolare attenzione alla determinazione dei costi parametrici. quale si correlano una serie di dati quantitativi e qualitativi atti a deconservazione, ecc.) il manufatto architettonico. biliari (Fig.37). Si valutano poi per ciascuna particella le caratteristiche geo-morfolo-

-

sari alla ricostruzione. -

ni che sono avvenute dal medioevo ad oggi. architettoniche e costruttive: in quanto tali si prevedono interventi volti vento. per i sottoservizi e gli spazi pubblici.

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STRUMENTI E METODI PER LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA ABRUZZESE. IL PIANO DI RICOSTRUZIONE COME OCCASIONE PER IL COMUNE DI FONTECCHIO (AQ)

di conservazione. Il sisma e il successivo abbandono del borgo non hanno fatto altro che In relazione a quanto avvenuto nei cantieri esterni alla perimetrazione, sono state considerate delle percentuali di incidenza relative ai costi di puntuale dello stato di conservazione. duto mappando localmente il tipo di pavimentazione e lo stato di confuturi interventi(Fig.).

zione e dalla Struttura Tecnica di Missione.

18.408.989,15 造 e 3.442.958,99造 per gli interventi sulle reti e sugli spazi pubblici. Il costo totale per quanto riguarda il capoluogo Fontecchio risulta quindi essere pari a 89.410.915,57 造. Per San Pio i costi totali risultano invece pari a 17.003.140,75 造, copubblici. Risulta fondamentale un momento critico riguardo le somme complessive della ricostruzione: le cifre che sono risultate dal Quadro Tecnico

del cratere sismico solo in un secondo momento, in quanto lo sciame sismico che ha seguito la scossa principale ha aggravato la situazione che si era riscontrata. Di seguito sono riportate alcuni esempi di schede per valutare la stima

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

Fig.38 - Indicazione uso prevalente e tipologia immobile

Fig.40 - Vincoli soprintendenza ed elementi di pregio

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Fig.41 - Importo totale per aggregato

Fig.42 - Mappatura degli spazi aperti di San Pio

Fig.43 - Importo totale reti e spazi pubblici

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

Note 1

stituito da: Prof. Maurizio Boriani, Prof. Mariacristina Giambruno, Arch. Fabio Maroldi, Sebastianutti, Dott. Silvia Lucca e Dott.Giorgio Ramponi. 2 DCD.3, giugno 2009. 3 Relazione generale di Piano, Piano di Ricostruzione del Comune di Fontecchio (AQ). 4 Marco Dezzi Bardeschi, Miseria delle ri-costruzioni, Ananche, n.17-18, marzo-giugno, Alinea Firenze 1997. 5 Marco Dezzi Bardeschi, Restauro: punto e da capo, Ex Fabrica Franco Angeli, Milano 1991. 6 Ibidem 7 Gabriella Guarisco (a cura di), conservazione e riuso del costruito esistente, Alinea Editrice, Milano, 2008. 8 Relazione generale di Piano, Piano di Ricostruzione del Comune di Fontecchio (AQ). 9 Marco Dezzi Bardeschi, Restauro: punto e da capo, Ex Fabrica Franco Angeli, Milano 1991. 10 Relazione generale di Piano, Piano di Ricostruzione del Comune di Fontecchio (AQ). 11 Marco Dezzi Bardeschi, Restauro: punto e da capo, Ex Fabrica Franco Angeli, Milano 1991. 12 Il progetto borghi attivi mira a coinvolgere cinque comuni del cratere sismico - Tione degli Abruzzi, Fontecchio, Pescomaggiore, Fano Adriano e Civitella Casanova - in un percorso di progettazione partecipata utile ad elaborare il “Village Design Statement”, ovvero lo “Statuto dei Luoghi”. Tale metodo, sviluppato in Inghilterra, incoraggia deriva una serie di Linee Guida condivise per lo sviluppo. 13 Grazie agli studi svolti sulle murature del borgo dal Dott. Simone Liberatore, docente

14

-

elementi originari e omogenei, sia elementi derivanti dal progressivo accrescimento

(Rif: O.P.C.M. 3820, O.P.C.M 3832). 15 O.P.C.M. 3820, O.P.C.M. 3832. 16 Norme Tecniche di Attuazione, Piano di ricostruzione del Comune di Fontecchio (AQ). 17 Ibidem. 18 Ibidem. 19 Nella sezione allegati sono riportate le schede del Quadro Tecnico Economico del Piano di Ricostruzione del Comune di Fontecchio (AQ).

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CAPITOLO 6 LA RICOSTRUZIONE COME OCCASIONE PER

tri storici presenti sul territorio, i quali assumono importanza primaria La situazione venutasi a creare risulta caratterizzata dagli interventi di recupero e ripristino, quali i Piani di Ricostruzione, resisi necessari a seguito della scossa in tutti i comuni del cratere sismico; tali interventi

scenari comunali.

emerge che a Fontecchio, come nella maggior parte dei comuni del -

me di interventi che consentano un rilancio di immagine ed accresca-

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

borgo; il lavoro svolto, una metodologia che potrebbe essere applicata dentemente.

sistema a rete, sia interno che esterno al borgo, che cerchi di garanamministrativi e istituzionali e che si orienti verso collaborazione a vari livelli. Valenze architettoniche, culturali ed ambientali rientrano nel sistema che ci si propone di creare, diventando potenziali funzioni territoria-

ta di servizi.

-

servizi per differenti tipologie di fruitori, cercando di porre un freno alla comuni abruzzesi.

Da questo studio emergono cinque comuni del territorio aquilano:

essere uno dei comuni maggiormente colpiti dal sisma del 2009. Esso bianca utilizzata da scultori locali nel corso dei secoli per abbellire e -

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sciuto su tutto il territorio nazionale dagli appassionati della musica Blues: “Poggio Picenze in Blues”1 di numerosi appassionati del genere che nel mese di luglio di ogni vento musicale partecipano illustri gruppi blues provenienti da tutto il mondo.

Fig.44 - Poggio Picenze

Fig.45 - Fontana di pietta locale in San Rocco di Poggio Picenze

Fig.46 - “Poggio Picenze in Blues”

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

tanti. centro abitato, quando sono stati rinvenuti casualmente resti di una necropoli Vestina (Fig.47), particolarmente interessanti per la tipologia delle sepolture rinvenute e per la ricchezza dei corredi contenuti al

Fig.47 - Necropoli di Fossa

a circa 1250m s.l.m.

re, conservare e rivitalizzare piccoli nuclei, comuni e sovente anche singole frazioni. Il club seleziona tali centri abitati a partire da requisiti

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forma di fuso (Fig.48), nata da due schiere di abitazioni che fungevano da protezione muraria.

Fig.48 - Impianto insediativo di Opi

stesso.

Fig.49 - Pitture ricorrenti a Bominaco

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tanti. famoso in tutto il mondo per il suo zafferano (Fig.50). La storia dello zafferano in questo territorio nasce attorno al XIII secolo, quando un monaco di origini italiana, da anni trasferitosi in Spagna, decide di portare in patria i bulbi di una pianta lĂŹ molto diffusa. Esperto di botanica, la pianta dello zafferano. ed a partire dal 2005 ha ricevuto il marchio DOP.

Fig.50 - Navelli e il suo zafferano

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coltura, in una nuova accezione che la vede produttrice di beni diversi da quelli tradizionali, valorizzandola da un punto di vista sociale, culturale ed etico. me a paesaggio, ambiente e sicurezza alimentare, rappresentano un insieme connesso da legami tecnici, legali e sociali. Il funzionamento di tale insieme deve essere compreso nel suo complesso, tenendo conto della relazione tra le diverse tipologie di beni prodotti dal settore�2. nale tramite lo sviluppo di: - funzioni territoriali: cura del paesaggio e conservazione delle risorse; lorizzazione delle risorse naturali e culturali e benessere degli animali; e recupero delle tradizioni;

Principi che stanno alla base del concetto di agricoltura multifunzio-

ridotta delle aziende, il carattere familiare della conduzione e della forza lavoro e la forte integrazione col territorio. za di forme di agricoltura eterogenee sia per il tipo di prodotto ma anche per la tecnica di coltura. Producendo alimenti e coltivando il terreno ci si prende inoltre cura del territorio, del paesaggio rurale e si

a seguito delle crescenti preoccupazioni sulla sicurezza alimentare, tura. -

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

risente gravemente della crisi economica in atto. Questa situazione, riscontrata anche nel Comune di Fontecchio, ha montano e quindi privo degli sbocchi che un territorio differente potrebbe offrire. sia colture tipiche e autoctone (farro, lenticchia, orzo, zafferano) sia sere coltivate in zone marginali pedemontane e di alta collina (Fig.51).

Fig.51 - Territorio a scala ambientale

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-

La regione abruzzese possiede molte tradizioni culinarie suddivise in aree produttive estese lungo gli altipiani. Coltivazioni tipiche sono le zafferano ed i ceci di Navelli.

in estate e temperature piuttosto rigide nel periodo invernale. Il farro

-

portato in Italia dalla Grecia ma lavorato in origine nella “mezzaluna ni, utilizzato come merce di scambio e simbolo di alcune tradizioni ed usanze3. Questo cereale della famiglia delle graminacee ha subito un periodo vato in tutta Europa. commercializzato in forma integrale, decorticato, semiperlato, perlato e intero. La scelta tra i vari cereali ricade sul farro in quanto, rispetto agli altri,si adatta meglio ai terreni poveri e collinari, resiste a basse temperature,

Fig.52 - Campi di farro

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

La lenticchia zione povera greca e romana. semina avviene in territori collinari o negli altopiani dove le condizioni del terreno e del clima sono particolarmente favorevoli.

Fig.53 - Campi di lenticchie

tiva, oltre che per granella, anche come pianta da foraggio. Nelle zone -

ra, del whisky e per la preparazione di farine al malto, ecc...). Impiego del frumento in molte zone marginali o in condizioni poco favorevoli frumento. Rispetto agli altri cereali, ha la caratteristica di maturare molto velocemente e di sopportare particolarmente bene anche lunghi

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molteplici luoghi; si adatta bene sia alle alte temperature che alle bas-

Fig.54 - Campi di orzo

Lo

, produzione tipica abruzzese ed in particolare della pro-

ne parlano spesso nelle loro opere. Anticamente usato per colorare i veli delle spose e per profumare i

ad un monaco che si stabilĂŹ sul terreno attuale della piana di Navelli.

-

dal perimetro dei territori di competenza giurisdizionale dei comuni che ne fanno parte. 85


PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

cazione che faccia da promozione gastronomica del territorio, favo-

Fig.55 - Raccolta dello zafferano

Si propone come ulteriore tipo di coltura il (triticum hybemum), particolare tipo di grano tenero che trova la sua perfetta colcoltura biologica, non richiedendo elevati apporti di azoto e riuscendo a competere con le erbe infestanti. -

poco tenace, perfetta per la lavorazione manuale. nella sua “Naturalis Historia�, nei documenti storici di compravendita del 1500 e del 1700 e rientra in molti detti popolari abruzzesi. La conservazione, una volta raccolto il grano, avviene in magazzini freschi ed asciutti, in sacchi o sfuso. 86


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lare e valorizzare.

regole sulla ricerca, sulla raccolta e sulla commercializzazione nel ri-

locale uno dei prodotti tipici e rinomati quanto lo zafferano. nei territori

quello del Montepulciano, coltivato su circa 17 mila ettari ma con un trend in continua crescita. -

sono possibili grazie ad una forte valorizzazione del territorio e alle nuove generazioni di enologi ed imprenditori locali. Inoltre il territorio abruzzese collocato tra il Mar Adriatico ed i monti del Gran Sasso e te; queste, associate ad una buona ventilazione, creano il microclima Le zone produttive nella regione sono concentrate prevalentemente I mercati di riferimento per il vino abruzzese sono al primo posto la

napoleonico. Questi territori sono situati sul versante meridionale della collina che -

di una particolare tipologia di vino, il

, ottenuto

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

con le stesse uve del Montepulciano.

antichi, che fanno pienamente parte della tradizione abruzzese ma che nel corso degli anni hanno subito una costante evoluzione tecnica.

armonico, con un particolare retrogusto di mandorla. Il territorio di Fontecchio bene si presta per la reintroduzione delle ne e alla produzione del vino nel Convento di Santa Maria Agraiano (Fig.56), collocato a nord di Fontecchio, e inserito in un contesto paesaggistico di pregio.

Fig.56 - Riuso di Santa Maria Agraiano.jpg

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Le idee proposte in campo di colture fanno riferimento ai principi di “Slow food�4. -

rete di relazione e condivide i saperi in modo da salvaguardare il cibo tradizionale, proteggere gli ecosistemi e promuovere una produzione sostenibile. Tramite le sue scelte il consumatore orienta il mercato e la produzione; il consumatore, in questa nuova ottica, diventa il co-produttore.

delle materie prime, e di metodi produttivi che non ne alterino la natecniche, di trasformazione, di commercializzazione e di consumo sostenibili dovrebbero essere prese in seria considerazione. Tutti i

del consumatore e del produttore; Giusto. La giustizia sociale va perseguita attraverso la creazione di -

5

.

strato di Castel del Monte, la Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio e la Mortadella di Campotosto. La valorizzazione della transumanza, tradizione abruzzese legata al pascolo e alla produzione di formaggi locali vuole essere parte delle proposte emancipate in questa sede. Sono sempre meno i pastori che salgono ai pascoli nei periodi estivi,

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

penalizzati dalla mancanza di locali attrezzati ed idonei. Slow Food, in collaborazione con il Parco Nazionale del Gran Sasso, vuole trasformare questa tradizione in occasione di lavoro e di sviluppo. 6

locale diventa potenzialmente realizzabile in quanto ci si appoggia al creazione e lo sviluppo di piccole imprese operanti nei tradizionali setcreazione e dello sviluppo di microimprese�. a produzioni agricole e forestali, utilizzando prodotti artigianali locali, Il Piano punta al “riequilibro delle dinamiche economiche e sociali delle differenti aree della Regione Abruzzo, strettamente collegato alla della collina interna e della montagna, anche attraverso la creazione di un ambiente favorevole alla nascita di nuove iniziative imprenditoriali delle popolazioni in tali aree e riducendo gli squilibri sociali presenti�. lizzano una fatturato annuo non superiore ai 2 milioni di euro e che operano nei settori di artigianato e commercio. non deve superare i 200.000 euro pro capite. 6.1.5 Itinerari nel territorio A livello territoriale, si ha come obiettivo quello di valorizzare il territorio comunale; il paesaggio circostante ai due centri storici offre punti e punti notevoli sia a livello ambientale e naturalistico. Il problema ne della stazione ferroviaria; posizionata a valle rispetto ai due nuclei

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e di partenza al/dal Comune di Fontecchio. La stazione diviene cosĂŹ un punto centrale nel territorio, dalla quale possono partire o terminare percorsi che portano alla scoperta e alla

(Fig.57) La stazione potenzialmente potrebbe diventare punto di partenza di vede un servizio di bike sharing per incentivare il turismo. Il percorso vuole anche promuovere la visita dei mulini e dei ponti medioevali

Fig.57 - Percorso ciclabile

(Fig.58) Dalla stazione, prende il via anche una seconda tipologia di percorsi,

nettersi sul tracciato che collega le altre pagliare limitrofe al comune (Pagliare di Tione degli Abruzzi e Pagliare di Fagnano); - dalla stazione al Monte Croce di San Pio attraversando il centro del capoluogo Fontecchio e quello della frazione San Pio.

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

Fig.58 - Percosrso naturalistico

(Fig.59) tivo di collegare il Convento di Santa Maria Agraiano con quello di San Francesco e quello dei Cappuccini, senza tralasciare gli impianti Chiesa di San Pio, la Chiesa parrocchiale di Fontecchio e e la Chiesa

Monte Croce, caratterizzato dalla presenza di elementi devozionali (cappelle, croci, etc...).

Fig.59 - Percorso religioso

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(Fig.60) per la produzione e la lavorazione dei prodotti agricoli coltivati nel Comune, si prevede un percorso che porti appunto alla scoperta delle antiche tradizioni delle colture abruzzesi, con particolare attenzione alla produzione del vino. La vicinanza di questo complesso ai campi coltivati permette di realizzare tour guidati non solo nel sito di produzione ma anche nelle tenute limitrofe.

Fig.60 - Percorso enologico

(Fig.61) Percorsi praticabili a cavallo in ambienti naturali, al di fuori di un centro ippico, presenti in tutto il Parco del Sirente Velino, passano anche

diversi modi per scoprire e apprezzare il territorio circostante, toccando tutti i punti rilevanti e facendo sĂŹ che parte di essi diventino dei poli nevralgici e di snodo.

Fig.61 - Ippovie

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

(Fig.62) nerario volto a mostrare il sitema dei conventi presenti nel territorio.

Fig.62 - Percorso artistico

-

scegliendo di non isolarli ma di renderli parte del sistema di valorizzazione del territorio. - Santa Maria Agraiano come anticipato, polo per la produzione e lavorazione del vino, luogo per la degustazione dei prodotti tipici, spazio per eventuali mostre temporanee dedicate ai nuovi temi di agricoltura ed enologia introdotti nel Comune; - Santa Maria della Vittoria, punto di ristoro che sappia valorizzare le tradizioni culinarie del luogo; numerosi di visitatori. te il periodo primaverile ed estivo); - Convento dei Cappuccini, grazie alla vicinanza con la casa di riposo, si propone un riuso come centro di riabilitazione e centro benessere.

tendo a dura prova sia le infrastrutture turistiche sia i fattori di attratvisto come occasione per programmare dettagliatamente lo sviluppo urbano del centro storico, proponendo un rilancio del territorio ed una

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6.2.1 Itinerari Completata la parte del nuovo sistema di percorsi esterni ai centri poluogo Fontecchio, completo dei suoi particolari aspetti storico-architettonici. se, suddivisi in punti prospettici e punti storico-architettonici, collegati in seguito da un ipotetico percorso privilegiato (Figg.63-64).

-

bile solo per i residenti) in corrispondenza della Porta Castello. Ci si trova davanti ad una via in pendenza: a destra si affacciano le antiche

7

. Quando ancora era funzionante gli ingranaggi scandivano ogni sera cinquanta giorni.

a Palazzo Muzi. Ridiscendendo dalla parte opposta del borgo si arriva a Palazzo Corvi, uno dei principali palazzi signorili della vallata, facciata ovest e la cisterna situata sotto il cortile interno. Il percorso continua lungo una via ad alto valore paesaggistico, che gode infatti del panorama su tutta la vallata. Si rientra poi nelle vie interne al borgo solo attraverso un contrafforte posizionato nella parte superiore della

vi accedeva dalla valle.

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

Fig.63 - Itinerario nel centro storico di Fontecchio

Fig.64 - Alcuni elementi di pregio del borgo

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I servizi (Fig.65) che il Comune attualmente offre sono di tipo ricettiriscontrata riguarda la distanza che intercorre tra i servizi e il centro storico del borgo, in quanto sono tutti esterni ad esso, fatta eccezione In particolare: - I servizi di ristorazione comprendono tre strutture: “del Rio” (1), po-

servizio alberghiero; “la Fontana” (3) in Piazza del Popolo. Nel comu-

- La maggior parte dei servizi comunali sono collocati sulla strada che

maria (9) sono entrambe collocate nelle vicinanze della sede del Musta per esser ultimata (10). - I luoghi di culto, escludendo il sistema dei conventi, attualmente non sono utilizzati come luoghi religiosi aperti al pubblico, prevedono solo la Chiesa di Santa Maria della Pace in Piazza del Popolo (11). Il luogo - I servizi del settore terziario e commerciale sono per la maggior parte la. Nello stesso isolato si collocano una macelleria, un minimarket, Adiacenti ad essi si trovano un servizio di pompe funebri e la farmacia (14). Scendendo verso Piazza del Popolo troviamo il parrucchiere

situata sulla strada che conduce ad Acciano (17). Le idee proposte in questa sede vogliono andare ad integrare i servizi esistenti con altri interni al borgo, che possano a rivitalizzare e caratterizzare il centro storico, sfruttando le antiche aperture delle botteghe in Piazza del Popolo e nella via che conduce a Piazza San Nicola.

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

Fig.65 - Funzioni e servizi nel Comune di Fontecchio

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diffuso” in occasione di un “progetto pilota” svolto per Comeglians, un comune italiano di 540 abitanti della provincia di Udine. Il progetto,

8

. A seguito di questo primo “esperimento” ben riuscito, ne vennero realizzati altri tra il 1984 e il 1987 in Emilia Romagna ed in Campania.

rivivere” attraverso la reintroduzione della tradizione perduta dei luoghi interessati.

recuperare gli stabili in disuso e ci si limitava a creare semplici reti di collegamenti tra di essi senza fornire servizi supplementari ma necessari al potenziale cliente. Si dovette attendere gli anni Novanta per vedere le prime somiglianze in rete tra i diversi appartamenti si era ampliato, si iniziava vedere zontale, situato in un borgo o in centro storico di fascino, con camere e 9 . go diffuso derivava da differenti motivi: -

- problemi di carattere organizzativo relative alla gestione del modello ospitale. Si dovette attendere il 1998 per vedere la prima normativa italiana (in -

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

derli operativi a tutti gli effetti. Proprio in Sardegna in quegli anni si riuscĂŹ a creare il primo e “veroâ€? albergo diffuso inteso come connessione di appartamenti facilmente prenditoriale in grado di soddisfare le richieste e garantire tutti i servizi di tipo alberghiero (compresi spazi comuni) agli ospiti. Tale modello

-

diffusi attraverso i media, sul web e su altri strumenti di comunicazione. Oggi si contano, in territorio italiano, ben 70 alberghi diffusi sparsi in 16 regioni, le stesse che normativamente riconoscono questo siste-

Con la nascita degli alberghi diffusi e la fama del buon funzionamen-

6.3.2 I Principi fa fronte ad una domanda interessata a soggiornare in un contesto -

Si tratto di una nuova tipologia di turista che ama la relazione con il turismo slow, una concezione innovativa che sta prendendo piede

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zati da centri storici di interesse artistico ed architettonico. -

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.

zione. luoghi ricchi di tradizioni e di storia. Da queste proposte imprenditoriali locali, sia per i turisti; i beni privati quali le abitazioni, le imprese, le produzioni locali e le persone ed i beni pubblici come le risorse naturali, la storia, la cultura e le infrastrutture vengono ri-valorizzate, facendo

-

(F.08, F.20, F.21 e F.23). (S.I.A.) e senza un progettista incaricato dal momento in cui la magconseguenza i proprietari non raggiungono la percentuale minima di fessionista per la ricostruzione dello stesso. Il Comune potrebbe subentrare con cifre irrisorie per impossessarsi di tali beni e farne oggetto per progetti futuri. sere adibiti ad alloggi e quelli invece che potrebbero diventare spazi

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

ragioni: - posizionato in una particolare posizione del borgo che permette di avvicinarsi, sebbene senza raggiungerlo, con un mezzo di trasporto; - sempre grazie alla particolare posizione, gode di una buona visuale sulla valle, privilegiando la sala adibita a ristoro; -

are spazi per differenti esigenze, individuando stanze di metrature differenti e sovente stanze con bagni in comune. -

Nel sistema albergo diffuso sono stati integrati anche i bed & breakfast esistenti nel centro storico, adattandoli alle nuove esigenze e ad i nuovi standard.

Fig.66 - Localizzazione del sistama Albergo Diffuso

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Fig.67 - Esempi di alloggi Albergo Diffuso

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

pensa possano rientrare il Convento di San Francesco grazie alla stica, partecipanti a riunioni o convegni) ed il villaggio delle Pagliare. -

settore. di nuovo una delle emergenze sociali prioritarie, dal momento che

La situazione attuale risulta simile a quella degli anni sessanta e ot-

economico che sociale. “La crescita dei prezzi del mercato immobiliare mette in crisi le condizioni economiche di un sempre maggior numero di famiglie, e si diminuendo nel corso degli ultimi anni. Per questo oggi alcuni Paesi 11

.

familiari con sempre minor numero di componenti e il fenomeno dei

riproponendo situazioni che si credevano superate. Le abitazioni insalubri ed improprie e le coabitazioni forzate, risultato stock abitativo). Questa condizione, riscontrabile in quasi tutta Italia, risulta aggrava-

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ta nei territori colpiti dal sisma del 2009 in Abruzzo, dove parte della getto C.A.S.E.

edilizia residenziale. 6.4.2 I principi “Per HS si intende un insieme di alloggi e di servizi e di strumenti, -

soddisfare sul mercato il proprio bisogno”12. necessita la politica e la popolazione italiana per far fronte a questi problemi in crescita. “Nel contesto immobiliare italiano, con il termine housing sociale si

rivolti a coloro che non riescono a soddisfare sul mercato il proprio bisogno abitativo” (CDPI InvestimentiSGR,2010) Gli interventi di housing sociale, nel caso in cui non siano previsti controlli pubblici degli interventi, si rivolgono a chi, nonostante abbia una residenziale pubblica. Tale utenza, con il pagamento del canone di

mine, slegandosi momentaneamente dal concetto di sola residenza. fatto residenziale; esso cerca di offrire un servizio abitativo, ampio e che lo compongono. to, proponendosi obiettivi quali la coesione sociale e la partecipazio-

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

categorie di popolazione. I nuovi destinatari di questo servizio sono un elenco di categorie maggior numero di persone. -

e, in alcuni casi, anche per le piccole faccende domestiche, vicini alla tipologia dei “condomini solidali” e diversi dai ricoveri e dalle residenze protette; per i single e per i nuclei familiari monoparentali; per i cosiddetti city users, i lavoratori e gli studenti fuori sede che abitano di convivenza sostenibili e integrate con i servizi”13.

immutabili nel tempo ma in continua evoluzione, sia in relazione alle trasformazioni del nucleo familiare sia al cambiamenti dei tempi in cui vi si abita. abitativo. rendendoli comunicanti, plasmabili e interagenti tra di loro, attribuen-

abita, adattandosi ad esso e non il contrario come avveniva in passato. “Si tratta quindi di un nuovo metodo progettuale, meno consolidato e maggiormente disposto ad assumere input dalle reali esigenze, apertamente manifestate piuttosto che sottese ad abitudini leggibili non lutazione di condizioni che emergono attraverso i media, manifestazioni che attestano quanto la vita si evolva in tutti gli ambiti e, quindi, anche nella sfera abitativa. (....) la casa deve seguire e accogliere le evoluzioni continue della popolazione, dei suoi desideri e bisogni, superando a volte quelli che sono i limiti imposti dagli attuali regolamenti edilizi e di igiene, i quali spesso vincolano la progettazione a standard obsoleti”14.

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STRUMENTI E METODI PER LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA ABRUZZESE. IL PIANO DI RICOSTRUZIONE COME OCCASIONE PER IL COMUNE DI FONTECCHIO (AQ)

che devono poter essere “aggregati e disaggregati in rapporto alle -

in una casa singola. I servizi normalmente offerti sono spazi multifuzionali comuni, sale giochi per bambini, portinerie intelligenti, spazi verdi attrezzati, hobby scorte, forniture energetiche alternative, spazio per il telelavoro ecc. .

Nel caso di Fontecchio si ipotizza un progetto di social housing (Fig.68) -

La scelta delle particelle da destinare a social housing viene fatta sulla base dei dati rilevati durante la fase del Piano di Ricostruzione. tari degli aggregati individuano per ogni particella catastale le desti-

sto sia ridurre al minimo gli interventi e prevedere quindi la massima conservazione del costruito, senza stravolgere il tessuto esistente. Questa metodologia potrebbe essere estesa a tutto il borgo a seconTra le tante particelle abbandonate rilevate se ne sono scelte solamente alcune, decisione motivata dal fatto che in questa sede si vuole solamente proporre una possibile metodologia di intervento. Sono legare la parte bassa del borgo alla Piazza San Nicola, Palazzo Muzi,

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

Fig.68 - Localizzazione del sistama Social Housing

abitazioni che a seguito dei rilievi risultano abbandonate. di fruitori: gli appartamenti ricavati dagli aggregati sono in totale sei.

una coppia o ad una persona singola. Il secondo ha una metratura pari a 130 mq, disposti su due piani; destinato ad un nucleo familiare anche da portatori di handicap. I locali interni sono suddivisi in: cucina, soggiorno, due camere, un bagno e una sala hobby/lavanderia al piano terra; al primo piano vi sono una camera, un bagno ed una terrazza panoramica. una distanza di circa 25 metri. 108


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il bagno, al piano superiore due camere. Si pensa che possa essere destinato ad un nucleo familiare di due o tre persone. destinati ad un nucleo familiare di quattro persone circa. I locali che lo compongono sono: cucina, soggiorno, due camere e due bagno; 50/60 metri. duati due tipologie di appartamenti: il primo destinato a una coppia o a una persona singola e il secondo per un nucleo familiare di tre persone circa. Il primo, di due piani per un totale di 55 mq, si compone di cucina, soggiorno, una camera matrimoniale e un bagno. giorno, due camere e due bagni. per il primo e 15 per il secondo.

scenari progettuali, vengono posizionati in palazzo Muzi, in modo da essere accessibili da ogni tipologia di appartamento; inoltre, trovandono del Palazzo vengono posizionati infatti servizi quali: spazio per il telelavoro, lavanderia, hobby room/area gioco per bambini...

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

Fig.69 - Alloggi Social Housing

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STRUMENTI E METODI PER LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA ABRUZZESE. IL PIANO DI RICOSTRUZIONE COME OCCASIONE PER IL COMUNE DI FONTECCHIO (AQ)

housing e dei servizi comuni ad entrambi

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

(Fig.71) Palazzo Muzi fa parte del centro storico del capoluogo di Fontecchio,

so su cui ebbe origine il nucleo storico di incastellamento del paese di Fontecchio, posizione che lo rende perfettamente visibile da quasi ogni parte del borgo e protagonista del paesaggio comunale. Il suo si mediante cinte murarie radiocentriche che si adeguarono alle curve

muraria situata frontalmente su via del Rio, con caratteristiche tipoloe facilmente accessibile del borgo.

Fig.71 - Inquadramento Palazzo Muzi

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Giulio Pietropaoli di Molina sino al 1648. Il legame con Palazzo Corvi

III (1639-1715) che, tra gli altri possedimenti in Fontecchio, ebbe anche la parte di Palazzo Muzi che spettava alla madre. Corvi sino al 1806, anno di abolizione del feudalesimo ad opera delle leggi eversive napoleoniche. so, quando venne ceduta per compravendita al disegnatore satirico e regista Giuseppe Zaccaria (noto semplicemente con lo pseudonimo di Pino Zac (1930-1985), per poi essere acquisita dal Comune di Fontecchio. lenza ambientale di primaria rilevanza. te Valore Architettonico-Ambientale), sottoposta quindi a tutela quale

113


PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

ali del palazzo e una pianta molto articolata che si innalza su tre livelli.

Questi locali, il cui ingresso era possibile sia dal giardino del palazzo funzioni di servizio, di deposito di materiale e ricovero per animali del palazzo stesso. vasche per la pigiatura e la fermentazione del vino, che veniva successivamente trasformato in mosto cotto mediante un enorme caldaio di rame ancora presente in uno dei sotterranei. mente dalla Piazza S.Nicola, tramite una scala signorile raggiungibile dal cortile principale.

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Fig.73 - Piante piano terra, primo, secondo e coperture: stato di fatto

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PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

Fig.75 - Sezione longitudinale 116


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Fig.76 - Sezione trasversale e keyplan 117


PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

Nel XX secolo vennero fatti alcuni lavori di ristrutturazione che non

Il Palazzo ha assolto da sempre la funzione di dimora signorile ma dal 1990 circa risulta di fatto disabitato. I danni derivati dal sisma del 2009 hanno solamente peggiorato una

I problemi strutturali del Palazzo collocati in diversi punti sono stati re ulteriormente compromesso strutturalmente. foglio) e nelle murature�.

Nella prima parte si registrano lesioni profonde nelle volte di muratura storiche che, solo in una porzione, hanno portato al crollo parziale delle stesse. Sempre in tale ala parte dei solai sono stati sostituiti nei recenti restauri con dei solai in latero-cemento che non hanno subito

agli anni Ottanta. Nella parte residenziale del Palazzo, orientata appunto ad est, il dissesto risulta visibile soprattutto nelle volte in muratura intonacate del piano primo e nei parziali crolli dei solai tra il sottotetto e il piano sottostante. Al piano terra e al piano interrato dove sono situate le cantine non sono presenti lesioni.

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Fig.77 - Scheda AeDES, pagina 1 119


PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

Fig.78 - Scheda AeDES, pagina 2 120


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Fig.79 - Scheda AeDES, pagina 3 121


PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

to della normativa15. pletamente inaccessibile da fruitori diversamente abili sia per le ripetute differenze di quota di calpestio, sia per la mancanza di collegamenti verticali automatizzati.

“il progetto di conservazione (...) presuppone lo studio della materia segnata della fabbrica, in cui consiste il suo principium individuatioattento alle differenze che alle analogie, rivendica la consapevolezza 16

.

senza tralasciare considerazioni in merito alla stato di degrado e di conservazione degli stessi; sono state così riassunte le cosiddette peQuesta analisi ha permesso di sintetizzare in “gradi di vincolo” e “gradi sume i gradi di interesse architettonico in tre categorie: basso, medio e alto.

fatto mediocre, ma dove sono comunque presenti elementi puntuali di pregio.

elementi puntuali da conservare. Con il termine elementi puntuali si vogliono andare ad indicare i camini, le stufe di ghisa, le cucine storiche, tutte le cornici di pietra su porte

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Fig.80 - Analisi dello stato di fatto

123


PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

i due piani signorili, un tempo residenziali sono quelli che necessitano di particolare attenzione in quanto proprio in questi livelli sono situate le volte affrescate, le pareti storiche intonacate e la maggioranza degli

e decorati, il locale voltato ed affrescato al piano primo. Tali strumenti saranno fondamentali in fase preliminare di progettaziomento degli elementi architettonici preesistenti.

spazio-geometriche degli ambienti componenti il sistema edilizio del un primo fulcro-propulsore di rilancio socio-economico del centro storico, di fatto fortemente abbandonato. “sono convinto che un intervento corretto sul costruito debba procedere secondo un doppio registro: quello della conservazione (senza -

nostra volta lasciamo impresso sulla fabbrica a testimonianza del nostro uso e del nostro passaggio�17. collocato uno spazio di ristorazione connesso al giardino adiacente, per poter usufruire di uno spazio aperto con la medesima funzione, Salendo al piano terra, a quota della Piazza San Nicola, troviamo alcuni servizi quali la reception/portineria, la lavanderia ed i locali tecnici posizionati al posto delle vecchie cantine e degli spazi di ricovero degli animali.

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spazio espositivo (in parte temporaneo ed in parte permanente per mettere in mostra i lavori e le opere del fumettista Pino Zac che ha abia sala giochi. Adiacente ai locali espositivi, alcune stanze sono state destinate a minima abitazione per il custode o gestore del Palazzo.

esternamente al centro storico. A completare le destinazioni del piano sono state predisposte una sala lettura, connessa ad una sala per il ospitare circa 40 persone. I servizi inseriti nel Palazzo sono pensati per dare un supporto sia di San Pio. In ultimo, per favorire il buon funzionamento del Palazzo e del borgo

di conservare al loro posto, in sito, tutti gli elementi materici anche fortemente degradati, evitando ogni volta che era possibile sostituzione di materia“18 (Fig.82).

Fig.82 - Demolizioni e costruzioni

125


PARTE SECONDA - LA RICOSTRUZIONE A FONTECCHIO

Fig.83 - Visuali e spaccato assonometrico di progetto 126


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Note 1

Rassegna di musica blues che si svolge nel secondo week-end di luglio di ogni

si presentano numerosi, nella caratteristica piazzetta Largo dei Fiori, alla rappresentazione che vede protagonisti gruppi blues da tutto il mondo. 2 3

Con il termine mezzaluna fertile si vuole indicare un territorio dalla forma di una falce di luna che si estende dal Mar Rosso al Golfo Persico. 4 5

www.slowfood.it Programma di sviluppo rurale 2007/2013, Regione Abruzzo,Direzione Politiche Agricole e di Sviluppo Rurale, Forestale, Caccia e Pesca, Emigrazione, “Sostegno alla creazione e allo sviluppo di microimprese�. 6

7

del Lazio; la sua funzione era quella di indicare con il suono delle campane le antiche ore italiche, adottate soprattutto dalla Chiesa. 8 9

ibidem. Simon Anholt, autore del Nation Brands Index, una graduatoria sulla percezione della marca-paese. 11 Edilizia Sociale in Europa, Premio Ugo Rivolta, Abitare Segesta, 2007. 10

12

13 14

ibidem. ibidem.

15

delle barriere architettoniche. 16 Marco Dezzi Bardeschi, Restauro: punto e da capo, Ex Fabrica Franco Angeli, Milano 1991. 17 ibidem. 18 ibidem.

127


128


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APPENDICE ELEMENTI ED ESPERIENZE PER UNA TUTELA DEL COSTRUITO STORICO

129


APPENDICE - ELEMENTI ED ESPERIENZE PER UNA TUTELA DEL COSTRUITO STORICO

A.1 LA FORMA DELLA CITTÀ È CONNESSA AL TERRITORIO CHE

alle sue condizioni originarie, al mutamento del rapporto con il sito e

di Palermo di elaborare una proposta complessiva per il recupero del centro storico, diedero inizio allo studio del Piano Programma, in cui

Tale strumento si poneva come elemento di contrasto tra le politiche -

Generale, si struttura in contesti omogenei ed attraverso le “schede -

Fig.A.1 Ricostruzione di Palermo antica di G.Peralta

130

Fig.A.2 Pianta di Leanti 1761 (particolare)


STRUMENTI E METODI PER LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA ABRUZZESE. IL PIANO DI RICOSTRUZIONE COME OCCASIONE PER IL COMUNE DI FONTECCHIO (AQ)

triennali il carattere esecutivo. Esso si pone come strumento conoscitivo e di coordinamento per i vari interventi di recupero da eseguire nel centro storico. tra spazi liberi di strade e piazze, aggruppate per zone di diversa amcaratteri morfologici del gruppo. me ed in secondo luogo ad una valutazione critica qualitativa di ogni

che si proporranno.” 1 In ognuno dei contesti individuati sono indicate le funzioni e i ruoli principali per la rivitalizzazione prevista nello sviluppo di tutto il quadri-

solo in questa scala le parole della nostra cultura (“conservazione” e in un ambiente protetto ma una relativa continuazione degli usi del passato e quindi un inserimento della sfera della vita quotidiana”.

131


APPENDICE - ELEMENTI ED ESPERIENZE PER UNA TUTELA DEL COSTRUITO STORICO

fologico unitario, profondamente deteriorata ma ancora vitale perchĂŠ Gli assunti progettuali e metodologici sono i medesimi del Piano Pro-

In questo la tipologia e molto rigoroso invece nei confronti della morfologia. Le tipologie edilizie tipiche sono state ricondotte alle necessarie corrioriginaria. morfologia dei luoghi puntando a ricostruire il ruolo della via Alberghe un insieme di interventi di recupero, di trasformazioni del patrimonio

Fig.A.4 Planimetria di progetto

132


STRUMENTI E METODI PER LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA ABRUZZESE. IL PIANO DI RICOSTRUZIONE COME OCCASIONE PER IL COMUNE DI FONTECCHIO (AQ)

-

del Progetto guida, il recupero del centro storico di Palermo ancora tardava a prendere il via a causa della situazione politica e del fatto che nessuno dei piani particolareggiati per i singoli contesti era mai stato predisposto.

-

passato, ma ai risultati spaziali che queste hanno generato; pertanto il del contesto in esame.

Fig.A.5 PPE centro storico

133


APPENDICE - ELEMENTI ED ESPERIENZE PER UNA TUTELA DEL COSTRUITO STORICO

Fig. 1.5 Planimetria di progetto - ModalitĂ  di intervento

Note 1 2

Cfr.L.Benevolo, P.L.Cervellati, I.Insolera, P.P.E. del centro storico di Palermo - Premessa; in Parametro n.178, maggio-giugno 1990

134


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I centri storici italiani derivano da antichi impianti, spesso di epoca romana che hanno subito le trasformazioni medievali e rinascimentali. Gli stessi sono caratterizzati da tipi edilizi differenti che si presentano evolvono secondo un processo di crescita governato da regole facilmente individuabili.

Siracusa, un Codice di Pratica per far fronte ai numerosi degradi pre-

senso proprio del termine ma bensĂŹ di fornire degli indirizzi culturali e un codice di comportamento. Il Comune viene munito di un prontuario della conservazione.

Fig.A.7 Pianta di Ortigia del 1840

135


APPENDICE - ELEMENTI ED ESPERIENZE PER UNA TUTELA DEL COSTRUITO STORICO

ducibili ad un tipo.

tipologico-processuale. Il metodo utilizzato nella penisola siracusana si fonda sul riconoscimento nel costruito attuale delle divisioni fondiarie appartenenti ai tipi -

piano urbanistico greco-romano risultante dai reperti archeologici e successivamente i tracciati medievali. di alcuni isolati campione nei quartieri “Bottari”, “Giudecca” e “Gra-

- i tracciati antichi certi ancora esistenti o rinvenuti durante campagne di scavo cesure, intasamenti, ecc. ; - i tracciati medievali o medievalizzazioni di strade rettilinee antiche; - gli allineamenti e le sudivisioni fondiarie ortogonali e parallele allo schema viario originario; Questo tipo di analisi permette di comprendere a fondo lo schema di degli attuali aggregati edilizi. A.2.3 Metodo processo di formazione e crescita dei tipi edilizi a partire dalla prima -

136


STRUMENTI E METODI PER LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA ABRUZZESE. IL PIANO DI RICOSTRUZIONE COME OCCASIONE PER IL COMUNE DI FONTECCHIO (AQ)

dicare quali sono gli interventi compatibili con la loro vocazione ad la�, tradizionalmente abitata da pescatori e carrettieri, il quale conserva un tessuto edilizio povero ed uniforme composto prevalentemente

137


APPENDICE - ELEMENTI ED ESPERIENZE PER UNA TUTELA DEL COSTRUITO STORICO

Fig.A.9 Casa terranea

Fig.A.10 Soprelevazione recente

Fig.A.11 Abaco del processo tipologico 1° riga: tipi edilizi alla base del processo di crescita: la casa terrena e il magazzino. 2° riga: schematizzazione dei tipi su due piani nella versione “portante” (realizzata con costruzioni ex-novo) e nelle versioni derivate da soprelevazioni dei tipi base.

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da case terranee oppure da stalle e magazzini. epoche del rilevamento catastale e dello stato attuale, alla redazione zia, sono stati indicati il numero dei piani e le eventuali sopraelevaziopiani terra.

Fig.A.12 Degrado tipologico

Fig.A.13 Esempi di degrado 139


APPENDICE - ELEMENTI ED ESPERIENZE PER UNA TUTELA DEL COSTRUITO STORICO

Con le rilfessioni provenienti dal lavoro svolto si vuole dimostrare le venzione di eventi sismici.

collasso. Anche se non rinforzate, le case della Graziella forniscono indicazioni moti frequenti, anche se deboli, hanno provato quelle costruzioni, e ne sono rimasti i segni in termini di quadri fessurativi che non lasciano dubbi sulla evoluzione che avrebbe portato al collasso.

Fig.A.14 Meccanismi di collasso

140


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Fig.A.15 Scenario di danno sismico

Note 1

Recuparare, n.39

141


APPENDICE - ELEMENTI ED ESPERIENZE PER UNA TUTELA DEL COSTRUITO STORICO

stato oggetto di un radicale intervento di recupero degli immobili, ormai da tempo in uno stato di abbandono e di forte degrado. Nel corso del XVII secolo il borgo venne colpito da un violento terstabili mantenendo intatte le caratteristiche costruttive originarie degli immobili in particolare le suddivisioni interne, gli spazi esterni alle abitazioni e le facciate, riducendo al minimo gli interventi.

Fig.A.16 Planimetria del borgo

142


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avviato un piano di recupero di tutti i volumi esistenti.

diamento allo stato primordiale evitando di alterarlo (ma adattandolo

Fig. 1.17 Vista attuale del borgo

143


APPENDICE - ELEMENTI ED ESPERIENZE PER UNA TUTELA DEL COSTRUITO STORICO

nazionale e internazionale come primo borgo telematico italiano. -

Le abitazioni, costruite con la pietra tipica del luogo, sono costituite perfettamente al sito.

ticali ne seguono il criterio organizzativo.

Fig.A.19 Schemi distributivi delle cellule abitative

144


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Un progetto di questo tipo mira a recuperare il borgo per renderlo nuovamente abitabile, si cerca cosĂŹ di ricreare abitazioni di varie diabitative ed aggregati, senza alterare il codice genetico che ha carat-

Lo stesso De Carlo, parlando del lavoro svolto, ammette che avenmento degli aggregati e il loro sistema compositivo, relazionando le varie cellule con le altre. Fondamentale era quindi comprendere il senso del luogo e il modo in cui sono stati generati gli spazi. Ancora oggi percorrendo le strette vie del borgo si ha la sensazione

Fig.A.20 Suddivisione in aggregati

145


APPENDICE - ELEMENTI ED ESPERIENZE PER UNA TUTELA DEL COSTRUITO STORICO

Fig.A.21 Pianta varianti aggregato D

Fig.A.22 Pianta progetto aggregato D

Fig.A.23 Sezione varianti

146

Fig.A.24 Sezione progetto


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Fig.A.25 Immagini del prima e del dopo intervento

147


APPENDICE - ELEMENTI ED ESPERIENZE PER UNA TUTELA DEL COSTRUITO STORICO

A monte di Sarsina, sorge il borgo di Calbano, a 360 metri sul livello dievale le caratteristiche difensive vennero esaltate e sui resti delle costruzioni e dei tracciati romani si realizzarono delle torri circolari e lo.

Fig.A.26 Inquadramento generale

La consistenza edilizia che si riscontra risulta costituita da circa venti

no superiore con accessi separati, posizionati lungo la strada interna

articolato del percorso pedonale, un effetto di interazione tra esterno ed interno.

148


STRUMENTI E METODI PER LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA ABRUZZESE. IL PIANO DI RICOSTRUZIONE COME OCCASIONE PER IL COMUNE DI FONTECCHIO (AQ)

diativa racchiusa e radicata. Questo ha portato ad una progressiva e

e risanamenti semplici e sbrigativi di singole cellule che hanno cancellato in molti casi ogni traccia del passato.

Fig.A.27 Immagini attuali del borgo

149


APPENDICE - ELEMENTI ED ESPERIENZE PER UNA TUTELA DEL COSTRUITO STORICO

Fig.A.28 Sezione-prospetto 7-7

Fig.A.29 Sezione-prospetto 3-3

sia geometrico che strutturale. Si riescono cosĂŹ a comprendere e a visualizzare planimetricamente gli sviluppi delle cellule che sono sorte

Dalla mappatura degli elementi rilevati appare una situazione critica di adeguamento e riordino, senza corrette operazioni di coordinamento. mettere a punto una disciplina particolareggiata capace di operare, -

richieste operative introdotte piuttosto che mantenere le caratteristi-

guida per gli interventi su tipi di elementi architettonici ed impiantistici

150


STRUMENTI E METODI PER LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA ABRUZZESE. IL PIANO DI RICOSTRUZIONE COME OCCASIONE PER IL COMUNE DI FONTECCHIO (AQ)

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APPENDICE - ELEMENTI ED ESPERIENZE PER UNA TUTELA DEL COSTRUITO STORICO

rilievo caratteri architettonici

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Gli obiettivi che il Piano si pone sono tutti rivolti al recupero e al conI punti fondamentali che si sono posti sono: - recupero delle tessiture murarie del maschio, delle due torri e del tratto compreso fra di esse qualitative, dei volumi precari e a servizio della residenza - interventi di consolidamento delle cortine murarie e degli orizzontamenti del sistema di copertura architettonici estranei per scelta dei materiali, tipologia e colore, soprattutto nel sistema di chiusura esterna, nel rivestimento di copertura e nei paramenti provinciale; inserimenti limitati di arredo funzionale pubblico - riproposizione di un nuovo intervento di ripavimentazione del percorso interno principale, anche se oggetto di recente intervento - riorganizzazione della cintura verde

Fig.A.32 Vista del borgo

153


APPENDICE - ELEMENTI ED ESPERIENZE PER UNA TUTELA DEL COSTRUITO STORICO

Essendo tutte residenze private, sono pochi gli abitanti che hanno scelto di andare a svolgere dei lavori concordi con il Piano mentre la grande maggioranza ancora oggi non ha effettuato alcun tipo di camdi accesso al borgo non sono stati ancora effettuati i lavori di sostituzione della precedente. disomogenee dal punto di vista materico e strutturale nonostante il Piano di Recupero redatto negli anni Novanta.

154


STRUMENTI E METODI PER LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA ABRUZZESE. IL PIANO DI RICOSTRUZIONE COME OCCASIONE PER IL COMUNE DI FONTECCHIO (AQ)

A.5 L’ABBANDONO DEI NUCLEI RURALI. CASTEL D’ALFERO, PIANO DI RECUPERO (2000)

I territori montani manifestano spesso segni di degrado legati a processi lenti ed inesorabili di abbandono. Il ruolo marginale attribuito a queste aree da un modello di sviluppo a volte, paradossalmente, ne preserva i caratteri originari, creando occasioni di valorizzazione in sintonia con la crescente richiesta di Quello che resta inalterato, se pure inconsapevolmente, si carica di valori nuovi e si candida ad essere ritenuto necessario e spesso solo

di eccezionale interesse architettonico, tipologico ed ambientale, testimonianza di un rigoroso processo di adattamento funzionale: da

contesto ambientale e paesaggistico di alto rilievo.

Fig.A.33 Inserimento ambientale del borgo

155


APPENDICE - ELEMENTI ED ESPERIENZE PER UNA TUTELA DEL COSTRUITO STORICO

La scarsa appetibilità fondiaria di questa parte di territorio ha determinato storicamente, conseguentemente al disinteresse dei grandi latifondisti delle aree “forti”, il consolidarsi della piccola proprietà. A tale condizione socio-economica ha corrisposto, in prevalenza, una articolazione insediativa per “nuclei rurali”. Il sistema insediativo che va creandosi è tipico di tutta l’area montana appenninica, con 5/10 fabbricati addossati gli uni agli altri e connessi tra loro attorno ad uno spazio comune o aia. necessariamente rigoroso e prevede: torre di guardia a valle, ancora leggibile all’interno dei rifacimenti murari settecenteschi e negli innesti del fabbricato colonico ai piedi del borgo, torre a monte in connessione con il portale di ingresso, perimetro murato impostato sul ciglio La struttura tipologica che si viene a determinare è quindi simile per ciascuna cellula componente: setti trasversali in muratura, doppio affaccio trasversale, scala di accesso, loggiato, forno, abitazione. Sulla base di questo modello riproposto con rigore esemplare si ottiene uno spazio di uso comune (corte interna), un ambito di mediazione tra esterno ed interno (loggia con affaccio sulla corte ) e uno spazio privato (abitazione). Gli interventi recenti sulla porzione a monte hanno alterato l’impianto originario.

Fig.A.34 Viste attuali del borgo

156


STRUMENTI E METODI PER LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA ABRUZZESE. IL PIANO DI RICOSTRUZIONE COME OCCASIONE PER IL COMUNE DI FONTECCHIO (AQ)

L’ipotesi già indicata e precisata in sede di studio di fattibilità tende a garantire un recupero parziale del borgo contenendo il processo di degrado strutturale in atto, utilizzando gran parte degli spazi esistenti come luoghi di lavorazione ed esposizione di prodotti di artigianato artistico realizzati in arenaria. Articolare una proposta di piano di recupero e riuso di un insediamen-

le funzioni consolidate anche in relazione alla dimensione ed alle par-

Fig.A.35 Planimetria piano terra - rilievo geometrico e strutturale con elementi di degrado

Fig.A.36 Fronte ovest - rilievo geometrico e strutturale con elementi di degrado

157


APPENDICE - ELEMENTI ED ESPERIENZE PER UNA TUTELA DEL COSTRUITO STORICO

A.5.3 Obiettivi del Piano di Recupero menti di rilevante interesse urbanistico, tipologico ed architettonico, attraverso un processo di valorizzazione delle funzioni attualmente svolte indirizzando un programma organico di riuso degli spazi esistenti attualmente in stato di abbandono. no essere cosĂŹ sintetizzati: 1. Individuazione delle problematiche connesse al consolidamento del substrato roccioso ed al ripristino di un idoneo collegamento tra fonda2. Interventi di consolidamento delle cortine murarie, degli orizzontamenti e del sistema delle coperture; 3. Individuazione di soluzioni progettuali di coordinamento dei singoli accertati; previa acquisizione di immobili al patrimonio pubblico; “cantiere scuolaâ€?, attraverso il coinvolgimento di operatori del settore; 6. Sistemazione degli spazi pubblici mediante il ripristino del selciato ed adeguamento degli impianti pubblici; so il portale ad arco, come rappresentazione emblematica di un pro-

8. Recupero di spazi per turismo giovanile e sociale; 9. Riordino ed adeguamento tipologico di alcune abitazioni, organizzazione di servizi per la sosta e la ristorazione con il coinvolgimento degli attuali residenti;

e sovra-comunali; valenze paesistiche, emergenze storico-testimoniali, luoghi e processi

158


STRUMENTI E METODI PER LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA ABRUZZESE. IL PIANO DI RICOSTRUZIONE COME OCCASIONE PER IL COMUNE DI FONTECCHIO (AQ)

Fig.A.37 Ipotesi di rifacimento del portale di accesso al borgo - pianta e prospetto

colazione funzionale o architettonica del complesso.

159


APPENDICE - ELEMENTI ED ESPERIENZE PER UNA TUTELA DEL COSTRUITO STORICO

Fig.A.39 Messa in sicurezza del costruito

donna della Neve edilizio - cellula a schiera con adattamento frontale costituente una evoluzione funzionale del modello base attuato attraverso la realizzazione di un piccolo corpo di fabbrica anteriore contenente i collegamenti verticali ed il balchio - cellula a schiera quadrata con adattamento frontale, variante qualitativa del modello precedente -fabbricati di servizio comprendenti i manufatti dimensionalmente contenuti originariamente non adibiti a funzioni residenziali. 160


STRUMENTI E METODI PER LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA ABRUZZESE. IL PIANO DI RICOSTRUZIONE COME OCCASIONE PER IL COMUNE DI FONTECCHIO (AQ)

di intervento poste a monte, dove sono necessari interventi di ade-

attuarsi sulla base di precise indicazioni planivolumetriche ed il ripri-

sulla base dei seguenti elementi: plesse) - individuazione di un Ambito da assoggettare a ristrutturazione urbanistica accesso al castello.

161


162


ALLEGATI

ALLEGATI: SCHEDE PER IL RILIEVO DEL DANNO, PRONTO INTERVENTO E AGIBILITÀ

163


ALLEGATI

106

Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della Protezione Civile

164

CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME


ALLEGATI

107

165


ALLEGATI

108

166


ALLEGATI

167


ALLEGATI

DIPARTIMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE GRUPPO DI LAVORO PER LA SALVAGUARDIA E LA PREVENZIONE DEI BENI CULTURALI DAI RISCHI NATURALI

SISMA

EMERGENZA POST-SISMA

Data

N° Scheda

N° progressivo

Bene complesso

Bene individuo

Denominazione bene complesso: Numero schede beni componenti Tipologia

chiesa

Pianta

regolare

Codice livello superiore

canonica

palazzo

con cortili

castello

ad ali aperte

bene archeologico

altro

altro

Codice Istat comune

Regione

1 2 3 4 5

Provincia Comune Località Sezione censuaria Foglio

torre lineare

via corso vicolo piazza località

N° complesso o aggregato Data

num.civico

N° edificio

Particelle

Sub.

– Quadrante

Longitudine Est (x)

°

Latitudine Nord(y)

°

Lettura GPS

Denominazione bene: Denominazione storica: Datazione: anno

secolo

epoca

Ultima trasformazione

Proprietà: Utilizzatore:

1

168


ALLEGATI

Uso

Continuo

Utilizzazione temporale Saltuario Non utilizzato

Affollamento

Cattedrale / Duomo Chiesa parrocchiale Oratorio Santuario Museo Auditorium Servizi Altro

In piano

Su rilievo / su cresta / su vetta

Centro urbano Isolata

Periferia urbana

Su riporto

In pendio / su versante

Area industriale - commerciale

Connessa con altri edifici

su

lati

Avvallamento

Area agricola

Altro

Centro storico .

.

9 –

Accesso pedonale

Rete viaria idonea in relazione al rischio

Accesso carrabile

Parcheggio nelle vicinanze

Accesso con altezza inferiore a 4 metri

Spazi aperti a disposizione

Accesso con mezzi pesanti

Altro

10 –

RILEVAZIONE DIRETTA

INFORMAZIONI ACQUISITE

Insediamento minacciato da frana Insediamento in zona alluvionabile Insediamento soggetto a minacce di tipo industriale Insediamento soggetto ad altre minacce naturali

11 –

TIPOLOGIA

Num.

superficie

TIPOLOGIA

Num.

Affreschi

Dipinti mobili su vario supporto

Mosaici

Arredi (soffitti, amboni, pulpito, stalli corali)

Stucchi

Decorazioni plastiche mobili

Arazzi

Manufatti in carta e pergamena

Altari / statue

Reperti archeologici

Libri / Stampe

Altri

..

Realizzata da

12

superficie

..

SI

NO

13

Cognome

Nome

Ente/ufficio di appartenenza E-Mail:

.

2

169


ALLEGATI

14

N째 Scheda

Data

Ente

15

Buono

Discreto

Eventuali precedenti lesioni esistenti

Scadente

Pessimo

NO

SI

Limitate

In corso lavori Estese

(Abaco dei meccanismi di collasso delle chiese)

16

0-

assenza di danno 1 -

danno lieve

3-

danno grave

danno molto grave 5 -

4-

2-

danno moderato

danno sismico

crollo

danno pregresso aggravamento

1 danno

ISTACCO DELLA FACCIATA DALLE PARETI O EVIDENTI FUORI PIOMBO

2 danno 3 danno 4 danno 5 danno 6 danno 7 danno 8 danno 9 danno 10 danno 11 danno 12 danno 13 danno

3

170

Gravi


ALLEGATI

14 danno 15 danno 16 danno 17 danno 18 danno 19 danno 20 danno 21 danno 22 danno 23 danno 24 danno 25 danno 26 danno 27 danno 28 danno

17 -

n=

(numero dei meccanismi possibili)

d=

(punteggio totale di danno)

d=d/5 =

4

171


ALLEGATI

18

gibile arzialmente

nagibile gibile

gibile con rovvedimenti

Indicare le parti agibili

emporaneamente nagibile

Segnalare i provvedimenti anche

Verifica più accurata

indicandoli

Si consiglia visita di esperti

nella

tabella

sottostante

nagibile per cause sterne Indicare le cause esterne

Altro

.

.

..

19

Completa

Parziale

Solo dall’esterno (* interventi limitati

20

PROVVEDIMENTI 1 Revisione manto di copertura

Motivi ostativi

..

.

.

** interventi estesi)

PROVVEDIMENTI 8

Ripristino smaltimento delle acque meteoriche

2 Copertura provvisoria

9

Monitoraggio

3 Puntellamenti

10

Protezioni o consolidamenti su opere d'arte fisse

4 Rimozione delle macerie 5 Transennamenti / recinzioni / protezioni

11

Catalogazione e smontaggio delle parti pericolanti

12

Sgombero opere d'arte mobili

6 Consolidamenti localizzati

13

Raccolta sistematica dei frammenti

7 Messa in opera di cerchiatura e/o tiranti

14

Ricovero e protezione dei frammenti

*

21 21.1

- Descrizione apparato decorativo o opera d’arte

21 .2

- Descrizione danno

21.3

- Provvedimenti provvisionali sugli apparati decorativi e sgombero opere d’arte mobili SI CONSIGLIA INTERVENTO STORICO DELL’ARTE

5

172

**


ALLEGATI

22 22.1

- Descrizione opere di ripristino strutturale (nuovi danni e danni pregressi aggravati)

22.2

- Descrizione opere di finitura, impiantistica e miglioramento sismico collegate

22.3

- Descrizione opere di pronto intervento (eventualmente indicare anche il costo del P.I.

)

23

Indicare, eventualmente, altri danni non rilevabili dalla scheda (es. solai di calpestio, pavimentazioni ecc.) .

.

.

..

..

..

..

..

..

.

..

..

.

..

..

.

( stimati

24

Aula (compresi navate, cappelle, transetti)

Abside Facciata principale Campanile Coperture chiesa

..

rilevati

Larghezza

Lunghezza

Superficie

Altezza media

mt.

mt.

mq.

mt.

Larghezza

Lunghezza

Superficie

Altezza media

mt.

mt.

mq.

mt.

Larghezza

Altezza

Superficie

mt.

mt.

mq.

Larghezza

Lunghezza

mt.

mt.

Larghezza

Lunghezza

Superficie

Altezza massima

mt.

mt.

mq.

mt.

Altezza

mt.

6

173


ALLEGATI

-

piante, sezioni, prospetti, illustrazione di dissesti particolari, allegare eventualmente fotocopie

SI

NO

.

27

SISMA Cognome e nome

Qualifica

C.O.M.

SQUADRA N.

Ente appartenenza

Firma

Modello A-DC PCM-DPC MiBAC 2006

7

174


ALLEGATI

8

175


ALLEGATI

9

176


ALLEGATI

Modello A-DC PCM-DPC MiBAC 2006

10

177


ALLEGATI

178


ALLEGATI

DIPARTIMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE GRUPPO DI LAVORO PER LA SALVAGUARDIA E LA PREVENZIONE DEI BENI CULTURALI DAI RISCHI NATURALI

SISMA

EMERGENZA POST-SISMA

Data

N° Scheda

N° progressivo

Bene complesso

Bene individuo

Denominazione: Numero schede beni componenti Tipologia Pianta

Codice livello superiore

canonica

palazzo

regolare

con cortili

castello

torre

bene archeologico

lineare

ad ali aperte

altro

altro

Codice Istat comune

Regione

1 2 3 4 5

Provincia Comune Località Sezione censuaria

via corso vicolo piazza località

N° complesso o aggregato

Foglio

Data

Quadrante

Longitudine Est (x)

Particelle

°

Latitudine Nord(y)

num.civico

N° edificio Sub.

°

Lettura GPS

Denominazione bene Denominazione storica Datazione

anno

secolo

epoca

Ultima trasformazione

Proprietà Utilizzatore

1

179


ALLEGATI

N° unità d’uso

Uso

Utilizzazione spaziale [%] >65

< 30

30 65

0

Utilizzazione temporale

Esposizione

Continuo Saltuario Non utilizzato N° occupanti Affollamento

Abitazione Commerciale Museo Uffici Servizi Strategico Altro

In piano

Su rilievo / su cresta / su vetta

Centro urbano Isolato

Periferia urbana

Su riporto

In pendio / su versante

Area industriale - commerciale

Connesso con altri edifici

su

lati

Avvallamento

Area agricola

Altro

Centro storico .

.

Accesso pedonale

Rete viaria idonea in relazione al rischio

Accesso carrabile

Parcheggio nelle vicinanze

Accesso con altezza inferiore a 4 metri

Spazi aperti a disposizione

Accesso con mezzi pesanti

Altro

RILEVAZIONE DIRETTA

INFORMAZIONI ACQUISITE

Insediamento minacciato da frana Insediamento in zona alluvionabile Insediamento soggetto a minacce di tipo industriale Insediamento soggetto ad altre minacce naturali –

TIPOLOGIA

Num.

TIPOLOGIA

superficie

Num.

Affreschi

Dipinti mobili su vario supporto

Mosaici

Arredi (soffitti, amboni, pulpito, stalli corali)

Stucchi

Decorazioni plastiche mobili

Arazzi

Manufatti in carta e pergamena

Altari / statue

Reperti archeologici

Libri / Stampe

Altri

superficie

..

Realizzata da

..

SI

NO

Nome

Cognome Ente/ufficio di appartenenza E-Mail:

..

2

180


ALLEGATI

N° Scheda

Data

Ente

Buono

Discreto

Scadente

Pessimo

Lavori in corso

Strutture verticali Strutture orizzontali Copertura

Sopraelevazione

Ampliamento

Manutenzione straordinaria

Consolidamento

..

Regolare

.

Non regolare

Pianta Elevazione

Presenza di

Disposizione muri interni Disposizione aperture

rettangolare

rett. allungata

aL

aC

a corti

altro

porticati

logge

cavedii

atrio

Discontinuità costruttive e del materiale Stimati

rilevati

Larghezza media

Lunghezza media

Superficie media in pianta

Altezza media in gronda

m.

m.

m 2.

m.

Piani fuori terra Piani interrati

Area 2

Sup.[m ] N° piani

N° totale corpi scala: N° totale corpi annessi:

Copertura 2

Sup.[m ]

3

181


ALLEGATI

Y

X

4

182


NULLO

<1/3

>2/3

<1/3

1/3 – 2/3 <1/3

<1/3

NULLO NULLO

1/3 – 2/3

<1/3

>2/3

>2/3

1/3 – 2/3

<1/3 >2/3

1/3 – 2/3

<1/3

D4 – D5 GRAVISSIMO

1/3 – 2/3

(A ÷ F DI B19)

D4 – D5 GRAVISSIMO

D4 – D5 GRAVISSIMO >2/3

y

D2 – D3 MEDIO GRAVE

D2 – D3 MEDIO GRAVE >2/3

x

<1/3

y

>2/3

[m]

1/3 – 2/3

x

acciaio

D1 LEGGERO

LUNGHEZZA SPESSORE

[m]

legno

D2 – D3 MEDIO GRAVE

<1/3

c.a.

>2/3

muratura

>2/3

D1 LEGGERO

TIPOLOGIA STRUTTURALE

LUNGHEZZA [m]

1/3 – 2/3

TIPOLOGIA MURARIA (A ÷ F DI B19)

ORTOGONALI

[m]

D1 LEGGERO

1/3 – 2/3

[m]

PARETI INTERNE

LUNGHEZZA SPESSORE

1/3 – 2/3

assenti

uniformi

APERTURE discontinue

IN AGGREGATO

PARZ. LIBERA

LIBERA

ALLEGATI

5

183


ALLEGATI

184

NULLO

<1/3

1/3 – 2/3

>2/3

<1/3

NULLO

<1/3 <1/3 NULLO

NULLO

1/3 – 2/3

>2/3 <1/3

1/3 – 2/3

<1/3

D4 – D5 GRAVISSIMO >2/3

<1/3

1/3 – 2/3 1/3 – 2/3

NULLO

<1/3

1/3 – 2/3

>2/3

<1/3 >2/3

<1/3

>2/3 >2/3

<1/3

1/3 – 2/3

>2/3

D4 – D5 GRAVISSIMO

D4 – D5 GRAVISSIMO 1/3 – 2/3

>2/3

1/3 – 2/3 1/3 – 2/3

1/3 – 2/3

>2/3

6

D4 – D5 GRAVISSIMO

D2 – D3 MEDIO GRAVE

D2 – D3 MEDIO GRAVE <1/3

1/3 – 2/3

>2/3

D1 LEGGERO

SUPERFICIE [m2]

1/3 – 2/3

>2/3

D1 LEGGERO

NULLO

<1/3

>2/3

<1/3

1/3 – 2/3

acciaio

D1 LEGGERO

D4 – D5 GRAVISSIMO

D2 – D3 MEDIO GRAVE

D1 LEGGERO

no

1/3 – 2/3

c.a.

si

acciaio

DESCRIZIONE

D2 – D3 MEDIO GRAVE >2/3

<1/3

>2/3

1/3 – 2/3

D4 – D5 GRAVISSIMO

legno

SPINGENTE SUPERFICIE 2 [m ]

c.a.

<1/3

volte

>2/3

legno

D2 – D3 MEDIO GRAVE

<1/3

D1 LEGGERO

TIPOLOGIA [%]

SUPERFICIE H INTERPIANO 2 [m ] [m]

D2 – D3 MEDIO GRAVE

<1/3

acciaio

>2/3

legno

>2/3

c.a.

1/3 – 2/3

muratura

D1 LEGGERO 1/3 – 2/3

TIPOLOGIA STRUTTURALE

SUPERFICIE [m2]


ALLEGATI

COMIGNOLI

CORNICIONI

STATUE O AGGETTI

RETE IDRICA , FOGNARIA O TERMOIDRAULICA

RETE ELETTRICA O DEL GAS

ALTRO

0-

assenza di danno 1 -

danno lieve

3-

danno grave

danno molto grave 5 -

Livello di danno

4-

2-

p

RIVESTIMENTI O CONTROSOFFITTI RECENTI ..

ALTRO

..

danno moderato

A - danno sismico B - danno pregresso

crollo

PUNTELLAMENTI

.

C - aggravamento RIPARAZIONE TRANSENNATURE

NOTE

ALTRO

.

PERICOLO SU VIA D’ACCESSO

CAUSA POTENZIALE

EDIFICIO

DIVIETO DI ACCESSO

TRANSENNE E PROTEZIONE PASSAGGI

CROLLI O CADUTE DA ALTRE COSTRUZIONI ROTTURA DI RETI DI

SERVIZI/DISSESTI

ASSENTI

PREESISTENTI

GENERATI DAL SISMA

ACUITI DAL SISMA

VERSANTI INCOMBENTI TERRENO DI FONDAZIONE

RIBALTAMENTO DELLE PARETI INSTABILITÀ VERTICALE DELLE PARETI ROTTURA A FLESSIONE DELLE PARETI

PARETI PERIMETRALI

RIBALTAMENTO DEL CANTONALE TAGLIO NELLE PARETI ESTERNE: MASCHI TAGLIO NELLE PARETI ESTERNE: ARCHITRAVI E MURATURA SOPRASTANTE

PARETI INTERNE

2x

TAGLIO NELLE PARETI INTERNE

GLOBALE

SCORRIMENTO DI PIANO

PORTICATI / LOGGE

DANNO AI PORTICATI / LOGGE SFILAMENTO TESTA DELLE TRAVI E/O MARTELLAMENTO

ORIZZONTAMENTI

COLLASSI LOCALI DELL’IMPALCATO O DELLA VOLTA DANNO ALLE VOLTE PER ROTAZIONE DELLE IMPOSTE DANNO ALLE VOLTE PER DEFORMAZIONE DI PIANO

SCALE

DANNO ALLE SCALE DANNO NEGLI ELEMENTI DI COPERTURA

COPERTURE

DANNO AL MANTO DI COPERTURA RIBALTAMENTO DELLE FASCE SOTTOTETTO E TIMPANO

ELEMENTI AGGETTANTI / SVETTANTI

DANNO AGLI ELEMENTI AGGETTANTI / SVETTANTI

COLLASSI LOCALI

COLLASSI LOCALI PER IRREGOLARITA’ COSTRUTTIVE E DEL MATERIALE DANNO PER IRREGOLARITÀ DI FORMA

INTERAZIONI

DANNO NEI CORPI ANNESSI CEDIMENTO DI FONDAZIONI .

ALTRO

.

7

185


ALLEGATI

lieve

2-

moderato

4-

molto grave

5-

crollo

n= (numero dei meccanismi possibili)

B - danno pregresso

(somma dei livelli di attivazione nei meccanismi primari)

d

=d/5 =

,

ALTRO

PROTEZIONI

TRANSENNATURE

RIMOZIONI

RIPARAZIONI

TAMPONATURE

TIRANTI

PUNTELLI

ALTO

C aggravamento

CERCHIATURE

BASSO

A - danno sismico

d=

8

186

PROVVEDIMENTI

1-

grave

BASSO CON

assente

3-

N째 PROGRESSIVO

0-


ALLEGATI

gibile arzialmente

nagibile gibile

gibile con rovvedimenti

Indicare le parti agibili

..

. ..

..

..

Parziale

nagibile per cause sterne Indicare le cause esterne

Verifica più accurata Si consiglia visita di esperti Altro

..

Unità immobiliari inagibili

Completa

emporaneamente nagibile

Segnalare i provvedimenti

..

.. ..

Nuclei familiari evacuati

Solo dall’esterno

..

..

..

..

N° persone evacuate

Motivi ostativi

.

.

28

- Descrizione apparato decorativo o opera d’arte

- Descrizione danno

.

- Provvedimenti provvisionali sugli apparati decorativi e sgombero opere d’arte mobili SI CONSIGLIA INTERVENTO STORICO DELL’ARTE

,00 9

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ALLEGATI

- Descrizione opere di ripristino strutturale (nuovi danni e danni pregressi aggravati)

,00 - Descrizione opere di finitura, impiantistica e miglioramento sismico

,00 - Descrizione opere di pronto intervento (eventualmente indicare anche il costo del P.I.

)

,00 â&#x20AC;&#x201C;

..

SI

NO

DESCRIZIONE

â&#x20AC;&#x201C; SISMA Cognome e nome

Qualifica

C.O.M.

SQUADRA N.

Ente appartenenza

Firma

Modello B-DP PCM-DPC MiBAC 2006

10

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ALLEGATI

11

189


ALLEGATI

12

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ALLEGATI

13

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ALLEGATI

Modello B-DP PCM-DPC MiBAC 2006

14

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ALLEGATI

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ALLEGATI

96

Manuale per la compilazione della scheda AeDES

5.3 Esito di agibilità A

Edificio AGIBILE

B

Edificio TEMPORANEAMENTE INAGIBILE (tutto o in parte) ma AGIBILE con provvedimenti di pronto intervento

C

Edificio PARZIALMENTE INAGIBILE

D

Edificio TEMPORANEAMENTE INAGIBILE da rivedere con approfondimento

E

Edificio INAGIBILE

F

Edificio INAGIBILE per rischio esterno

Per assicurare l’uniformità di comportamenti e procedure e anche per esigenze di gestione dati, l’esito del giudizio di agibilità deve ricondursi ad una delle possibili alternative previste nella scheda.

A. Edificio agibile L’edificio può essere utilizzato in tutte le sue parti senza pericolo per la vita dei residenti, anche senza effettuare alcun provvedimento di pronto intervento. Ciò non implica che l’edificio non abbia subito danni, ma solo che la riparazione degli stessi non è un elemento necessario per il mantenimento dell’esercizio in tutto l’edificio. Nel caso di edificio agibile non si hanno unità immobiliari inagibili e nuclei familiari e/o persone da evacuare. B. Edificio temporaneamente inagibile (tutto o parte) ma agibile con provvedimenti di pronto intervento L’edificio, nello stato in cui si trova, è almeno in parte inagibile, ma è sufficiente eseguire alcuni provvedimenti di pronto intervento per poterlo utilizzare in tutte le sue parti, senza pericolo per i residenti. E’ necessario, in questo caso, che il rilevatore proponga gli interventi ritenuti necessari per continuare ad utilizzare l’edificio e che tali provvedimenti siano portati a conoscenza del Comune. Non è, invece, compito del rilevatore controllare che i provvedimenti consigliati vengano effettivamente realizzati. Da tener presente che i provvedimenti cui ci si riferisce devono effettivamente essere di pronto intervento, cioè realizzabili in breve tempo, con spesa modesta e senza un meditato intervento progettuale. Nel caso contrario l’edificio deve essere considerato inagibile in tutto o in parte. È opportuno comunque compilare la parte della sezione relativa alle unità immobiliari inagibili e ai nuclei familiari e/o persone da evacuare. C. Edificio parzialmente inagibile Lo stato di porzioni limitate dell’edificio può essere giudicato tale da comportare elevato rischio per i loro occupanti e quindi da indirizzare verso un giudizio di inagibilità. Nel caso in cui si possa ritenere che possibili ulteriori danni nella zona dichiarata inagibile non compromettano la stabi-

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ALLEGATI

Istruzioni per la Sezione 8

97

lità della parte restante dell’edificio né delle sue vie di accesso e non costituiscano pericolo per l’incolumità dei residenti, allora si può emettere un giudizio di inagibilità parziale. Nel caso di edificio parzialmente inagibile è necessario che il rilevatore indichi chiaramente nella sezione 9 (Note) quale siano le porzioni di edificio ritenute non accessibili e che tali zone siano portate a conoscenza del Comune. Non è, invece, compito del rilevatore controllare che venga effettivamente impedito l’accesso alle zone in cui si è consigliata l’interdizione. Può accadere che l’inagibilità parziale comporti unità immobiliari inagibili e nuclei familiari e/o persone da evacuare. D. Edificio temporaneamente inagibile da rivedere con approfondimento L’edificio presenta caratteristiche tali da rendere incerto il giudizio di agibilità da parte del rilevatore. Viene richiesto un ulteriore sopralluogo più approfondito del primo e/o condotto da tecnici più esperti. Fino al momento del nuovo sopralluogo l’edificio viene considerato inagibile. È necessario compilare la parte della sezione relativa alle unità immobiliari inagibili ed ai nuclei familiari e/o persone da evacuare. Questo tipo di esito va adottato solo in casi di effettiva necessità poiché la sua gestione comporta un notevole aggravio delle attività di rilievo. E/F. Edificio inagibile Per esigenze di organizzazione viene distinto il caso di inagibilità effettiva dell’edificio per rischio strutturale, non strutturale o geotecnico (E) dall’inagibilità per grave rischio esterno (F), in assenza di danni consistenti all’edificio. L’edificio non può essere utilizzato in alcuna delle sue parti neanche a seguito di provvedimenti di pronto intervento. Questo non vuol dire che i danni non siano riparabili, ma che la riparazione richiede un intervento tale che, per i tempi dell’attività progettuale e realizzativa e per i relativi costi, è opportuno sia ricondotto alla fase della ricostruzione. Nelle osservazioni finali va indicato se la condizione di inagibilità è presumibilmente antecedente all’evento. In ogni caso il giudizio deve essere portato a conoscenza del Comune. Non è compito del rilevatore controllare che venga effettivamente impedito l’accesso all’edificio. È necessario compilare la parte della sezione relativa alle unità immobiliari inagibili ed ai nuclei familiari e/o persone da evacuare. Nel caso di esito B, il giudizio e l’indicazione dei provvedimenti di pronto intervento sono inscindibili. Tuttavia, anche negli altri casi, è necessario che il rilevatore indichi quali provvedimenti ritiene opportuni per garantire la pubblica incolumità, anche se non hanno conseguenze sull’esito di agibilità dell’edificio in oggetto. Ad esempio, un edificio dichiarato ina-

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ALLEGATI

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ALLEGATI

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ALLEGATI

ALLEGATI: STRUMENTI NORMATIVI

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ALLEGATI

DIPARTIMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE Ordinanza 3753/2009. Eventi sismici provincia di L’Aquila, 6 aprile 2009

DICOMAC Funzione 1 – Tecnico Scientifica

CHIARIMENTI SUGLI ESITI DEI SOPRALLUOGHI EFFETTUATI SU IMMOBILI OGGETTO DI VALUTAZIONE DI AGIBILITA’ SISMICA Per meglio chiarire il significato delle sigle con le quali viene sintetizzato l’esito di Agibilità, se ne riportano nel seguito le definizioni: A

Edificio agibile

L'edificio può essere utilizzato in tutte le sue parti senza pericolo per la vita dei residenti, anche senza effettuare alcun provvedimento di pronto intervento. Ciò non implica che l'edificio non abbia subito danni, ma solo che la riparazione degli stessi non è un elemento necessario per il mantenimento dell'esercizio in tutto l'edificio. Nel caso di edificio agibile non si hanno unità immobiliari inagibili e nuclei familiari e/o persone da evacuare. Ovviamente le particolari condizioni di stress determinate da una sequenza di scosse possono portare i cittadini ad assumere autonomamente la decisione di non utilizzare l’edificio.

B

Edificio temporaneamente inagibile (tutto o parte) ma agibile con provvedimenti di pronto intervento

L'edificio, nello stato in cui si trova, è almeno in parte inagibile, ma è sufficiente eseguire alcuni provvedimenti di pronto intervento per poterlo utilizzare in tutte le sue parti, senza pericolo per i residenti. In questo caso il rilevatore propone gli interventi ritenuti necessari per continuare ad utilizzare l'edificio e ne informa il Comune, il quale controllerà che i provvedimenti consigliati o altri analoghi decisi dal professionista di fiducia del cittadino siano stati effettivamente realizzati, anche mediante la ricezione di una relazione asseverata del professionista, e disporrà la revoca dell’inagibilità.

C

Edificio parzialmente inagibile

Lo stato di porzioni limitate dell’edificio può essere giudicato tale da comportare elevato rischio per i loro occupanti e quindi da indirizzare verso un giudizio di inagibilità. Nel caso in cui si possa ritenere che possibili ulteriori danni nella zona dichiarata inagibile non compromettano la stabilità della parte restante

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ALLEGATI

dell’edificio né delle sue vie di accesso e non costituiscano pericolo per l’incolumità dei residenti, allora si può emettere un giudizio di inagibilità parziale. Nel caso di edificio parzialmente inagibile il rilevatore indica nelle note quali siano le porzioni di edificio ritenute non utilizzabili e le porta a conoscenza del Comune.

D

Edificio temporaneamente inagibile da rivedere con approfondimento

L'edificio presenta caratteristiche tali da rendere incerto il giudizio di agibilità da parte del rilevatore. Viene richiesto un ulteriore sopralluogo più approfondito del primo. Fino al momento del nuovo sopralluogo l'edificio viene considerato inagibile.

E, F Edificio inagibile Per esigenze di organizzazione viene distinto il caso di inagibilità effettiva dell’edificio per rischio strutturale, non strutturale o geotecnico (E) dall’inagibilità per grave rischio esterno (F) , in assenza di danni consistenti all’edificio. Nel caso di esito E l'edificio non può essere utilizzato in alcuna delle sue parti neanche a seguito di provvedimenti di pronto intervento. Questo non vuol dire che i danni non siano riparabili, ma solo che la riparazione richiede un intervento tale che necessita di un’attività progettuale. Come detto, quindi, l’esito di inagibilità può essere attribuito per situazioni caratterizzate da differenti livelli di intensità ed estensione del danno e, quindi, anche in assenza di danni riportati dagli elementi strutturali propriamente detti. Nel caso di esito F ricadono, ad esempio, casi come un campanile molto danneggiato, con possibili crolli parziali, che incombe sull’edificio oggetto di sopralluogo. Oppure casi in cui la minaccia venga da massi che possono distaccarsi da un costone roccioso o da versanti in frana. In questi casi l’agibilità è legata alla messa in sicurezza della costruzione o del versante che determina la condizione di rischio.

Per quanto detto, è evidente che l’agibilità di un immobile (esito A) non presuppone che lo stesso non abbia riportato danni. Analogamente, l’esito “E” INAGIBILE indica, esclusivamente, che non è possibile continuare ad utilizzare l’immobile in questione, con le funzioni per le quali era destinato prima dell’evento sismico, se non dopo l’esecuzione dei lavori necessari a ripristinarne l’integrità e, eventualmente, a migliorarne la resistenza al sisma. In tal caso sarà necessario un progetto, redatto da un tecnico, che dimensioni gli interventi più opportuni per il ripristino, ed eventualmente il rinforzo, della capacità portante dell’edificio. L’esito di agibilità sismica di un immobile è prodotto dalla squadra di tecnici incaricati dalla DiComaC-Funzione 1 a seguito del sopralluogo e delle opportune valutazioni compiute dai componenti delle squadre. L’ufficializzazione dell’esito di agibilità è effettuata dall’Amministrazione Comunale, che utilizza le forme più idonee per comunicare l’informazione ai cittadini. L’esito si considera definitivo e non è prevista nessuna ripetizione del sopralluogo, né con la stessa né con altre squadre di tecnici. Qualora il proprietario o il fruitore dell’immobile ravvisasse l’opportunità di integrare i dati riportati nelle pubblicazioni degli esiti, potrà compilare gli appositi modelli in distribuzione presso il COM di competenza, per poi consegnarli allo stesso COM, che provvederà ad accorpare le segnalazioni ricevute. Inoltre, nei casi in cui il proprietario, o chi lo rappresenta, ravvedesse comunque la necessità di un nuovo sopralluogo, incaricherà, a proprie spese, un tecnico abilitato, il quale redigerà una relazione, corredata di rapporto fotografico, che espliciti le ragioni della richiesta. L’istanza di ripetizione del sopralluogo potrà essere formulata solo dopo l’ufficializzazione dell’esito da parte del Comune ed andrà consegnata presso il COM di riferimento. La decisione sulla opportunità della ripetizione del sopralluogo sarà presa dalla Funzione 1 della DiComaC.

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DECRETO-LEGGE 28 aprile 2009 , n. 39

Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile. (09G0047)

CAPO I Interventi immediati per il superamento dell'emergenza

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione; Ritenuta la straordinaria necessita' ed urgenza di emanare disposizioni per fronteggiare, con ulteriori interventi, gli eccezionali eventi sismici verificatisi nella regione Abruzzo, nonche' per potenziare le attivita' e gli interventi di protezione civile; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 23 aprile 2009; Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con i Ministri dell'interno, del lavoro, della salute e delle politiche sociali, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, delle infrastrutture e dei trasporti, per i beni e le attivita' culturali, della giustizia, dello sviluppo economico, della difesa, dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, delle politiche agricole alimentari e forestali e della gioventu'; Emana il seguente decreto-legge: Art. 1. Modalita' di attuazione del presente decreto; ambito oggettivo e soggettivo 1. Le ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri ai sensi dell'articolo 5, comma 2, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, necessarie per l'attuazione del presente decreto sono emanate di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, per quanto attiene agli aspetti di carattere fiscale e finanziario. 2. I predetti provvedimenti hanno effetto esclusivamente nei confronti dei comuni interessati dagli eventi sismici che hanno colpito la regione Abruzzo a partire dal 6 aprile 2009 che, sulla base dei dati risultanti dai rilievi macrosismici effettuati dal Dipartimento della protezione civile, hanno risentito un'intensita' MSC uguale o superiore al sesto grado, identificati con il decreto del Commissario delegato n. 3 emanato in data 16 aprile 2009; i

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predetti provvedimenti riguardano le persone fisiche ivi residenti, le imprese operanti e gli enti aventi sede nei predetti territori alla data del 6 aprile 2009. 3. Gli interventi di cui all'articolo 3, comma 1, ad eccezione di quelli di cui alla lettera f), possono riguardare anche beni localizzati al di fuori dei territori dei comuni di cui al comma 2, in presenza di un nesso di causalita' diretto tra il danno subito e l'evento sismico, comprovato da apposita perizia giurata.

CAPO I Interventi immediati per il superamento dell'emergenza

Art. 2. Realizzazione urgente di abitazioni 1. Il Commissario delegato nominato dal Presidente del Consiglio dei Ministri con decreto emanato ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225, oltre ai compiti specificamente attribuitigli con ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri, provvede in termini di somma urgenza alla progettazione e realizzazione nei comuni di cui all'articolo 1 di moduli abitativi destinati ad una connesse opere di durevole utilizzazione, nonche' delle urbanizzazione e servizi, per consentire la piu' sollecita sistemazione delle persone le cui abitazioni sono state distrutte o dichiarate non agibili dai competenti organi tecnici pubblici in attesa della ricostruzione o riparazione degli stessi. 2. I moduli abitativi garantiscono, nel rispetto delle norme di sicurezza sanitarie vigenti, anche elevati livelli di qualita', innovazione tecnologica orientata all'autosufficienza impiantistica, protezione dalle azioni sismiche anche mediante isolamento sismico per interi complessi abitativi, risparmio energetico e sostenibilita' ambientale. 3. Il Commissario delegato approva il piano degli interventi di cui al comma 1 previo parere di un'apposita conferenza di servizi che delibera a maggioranza dei presenti validamente intervenuti. 4. Il Commissario delegato provvede, d'intesa con il Presidente della regione Abruzzo e sentiti i sindaci dei comuni interessati, alla localizzazione delle aree destinate alla realizzazione degli edifici di cui al comma 1, anche in deroga alle vigenti previsioni urbanistiche. Non si applicano gli articoli 7 ed 8 della legge 7 agosto 1990, n. 241. Il provvedimento di localizzazione comporta dichiarazione di pubblica utilita', indifferibilita' ed urgenza delle opere di cui al comma 1 e costituisce decreto di occupazione d'urgenza delle aree individuate. 5. L'approvazione delle localizzazioni di cui al comma 4, se derogatoria dei vigenti strumenti urbanistici, costituisce variante degli stessi e produce l'effetto della imposizione del vincolo preordinato alla espropriazione. In deroga alla normativa vigente ed

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in sostituzione delle notificazioni ai proprietari ed ogni altro avente diritto o interessato da essa previste, il Commissario delegato da' notizia della avvenuta localizzazione e conseguente variante mediante pubblicazione del provvedimento all'albo del comune e su due giornali, di cui uno a diffusione nazionale ed uno a diffusione regionale. L'efficacia del provvedimento di localizzazione decorre dal momento della pubblicazione all'albo comunale. Non si applica l'articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327. 6. Per le occupazioni d'urgenza e per le eventuali espropriazioni delle aree per l'attuazione del piano di cui al comma 3, il Commissario delegato provvede, prescindendo da ogni altro adempimento, alla redazione dello stato di consistenza e del verbale di immissione in possesso dei suoli. Il verbale di immissione in possesso costituisce provvedimento di provvisoria occupazione a favore del Commissario delegato o di espropriazione, se espressamente indicato, a favore della Regione o di altro ente pubblico, anche locale, specificatamente indicato nel verbale stesso. L'indennita' di provvisoria occupazione o di espropriazione e' determinata dal Commissario delegato entro sei mesi dalla data di immissione in possesso. 7. Avverso il provvedimento di localizzazione ed il verbale di immissione in possesso e' ammesso esclusivamente ricorso giurisdizionale o ricorso straordinario al Capo dello Stato. Non sono ammesse le opposizioni amministrative previste dalla normativa vigente. 8. L'utilizzazione di un bene immobile in assenza del provvedimento di localizzazione o del verbale di immissione in possesso, o comunque di un titolo ablatorio valido, puo' essere disposta dal Commissario delegato, in via di somma urgenza, con proprio provvedimento, espressamente motivando la contingibilita' ed urgenza della utilizzazione. L'atto di acquisizione di cui all'articolo 43, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, e' adottato, ove ritenuto necessario, con successiva ordinanza, dal Commissario delegato a favore del patrimonio indisponibile della Regione o di altro ente pubblico anche locale. 9. L'affidamento degli interventi avviene entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto con le modalita' di cui all'articolo 57, comma 6, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, anche in caso di affidamento ai sensi dell'articolo 176 del medesimo decreto legislativo, compatibilmente con il quadro emergenziale e con la collaborazione delle associazioni di categoria di settore anche di ambito locale. In deroga all'articolo 118 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e' consentito il subappalto delle lavorazioni della categoria prevalente fino al cinquanta per cento. 10. Il Commissario delegato, a valere sulle risorse di cui all'articolo 7, comma 1, puo' procedere al reperimento di alloggi per le persone sgomberate anche individuando immobili non utilizzati per il tempo necessario al rientro delle popolazioni nelle abitazioni riparate o ricostruite, assicurando l'applicazione di criteri uniformi per la determinazione del corrispettivo d'uso. 11. L'assegnazione degli alloggi e' effettuata dal sindaco del comune interessato, il quale definisce le modalita' dell'uso provvisorio, anche gratuito, degli stessi da parte dei beneficiari, secondo criteri indicati con i provvedimenti di cui all'articolo 1. 12. Al fine di coadiuvare il Commissario delegato nell'esercizio delle proprie funzioni, sono nominati, con i provvedimenti di cui all'articolo 1, quattro vice commissari per specifici settori di

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intervento, di cui uno con funzioni vicarie. Agli eventuali oneri derivanti dal presente comma si provvede nell'ambito delle risorse stanziate ai sensi dell'articolo 7, comma 1. 13. Per le finalita' di cui al presente articolo, fatto salvo quanto previsto dal comma 10, e' autorizzata la spesa di 400 milioni di euro per l'anno 2009 e 300 milioni di euro per l'anno 2010.

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Art. 3. Ricostruzione e riparazione delle abitazioni private e di immobili ad uso non abitativo; indennizzi a favore delle imprese 1. Per soccorrere le esigenze delle popolazioni colpite dal sisma del 6 aprile 2009 sono disposti: a) la concessione di contributi, anche con le modalita' del credito di imposta, e di finanziamenti agevolati, garantiti dallo Stato, per la ricostruzione o riparazione di immobili adibiti ad abitazione principale distrutti o dichiarati inagibili ovvero per l'acquisto di nuove abitazioni sostitutive dell'abitazione principale distrutta; b) l'intervento di Fintecna S.p.a. ovvero di societa' controllata dalla stessa indicata, a domanda del soggetto richiedente il finanziamento, per assisterlo nella stipula del contratto di finanziamento di cui alla lettera a) e nella gestione del rapporto contrattuale; c) il subentro, a domanda del soggetto debitore non moroso, dello Stato, per un importo non superiore al contributo di cui alla lettera a), nel debito derivante da finanziamenti preesistenti garantiti da immobili adibiti ad abitazione principale distrutti, con la contestuale cessione alla societa' di cui alla lettera b) dei diritti di proprieta' sui predetti immobili. In tale caso il prezzo della cessione, stabilito dall'Agenzia del territorio, e' detratto dal debito nel quale lo Stato subentra; d) l'esenzione da ogni tributo, con esclusione dell'imposta sul valore aggiunto, e diritto degli atti e delle operazioni relativi ai finanziamenti ed agli acquisti di cui alla lettera a) inclusi quelli concernenti la prestazione delle eventuali garanzie personali o reali, nonche' degli atti conseguenti e connessi e degli atti di cui alla lettera c), con la riduzione dell'ottanta per cento degli onorari e dei diritti notarili; e) la concessione di contributi, anche con le modalita' del credito di imposta, per la ricostruzione o riparazione di immobili diversi da quelli adibiti ad abitazione principale, nonche' di immobili ad uso non abitativo distrutti o dichiarati non agibili; f) la concessione di indennizzi a favore delle attivita' produttive che hanno subito conseguenze economiche sfavorevoli per

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effetto degli eventi sismici; g) la concessione di indennizzi a favore delle attivita' produttive per la riparazione e la ricostruzione di beni mobili distrutti o danneggiati, il ripristino delle scorte andate distrutte o il ristoro di danni derivanti dalla perdita di beni mobili strumentali all'esercizio delle attivita' ivi espletate; h) la concessione di indennizzi per il ristoro di danni ai beni mobili anche non registrati; i) la concessione di indennizzi per i danni alle strutture adibite ad attivita' sociali, ricreative, sportive e religiose; l) la non concorrenza dei contributi e degli indennizzi erogati alle imprese ai sensi del presente comma ai fini delle imposte sui redditi e della imposta regionale sulle attivita' produttive, nonche' le modalita' della loro indicazione nella dichiarazione dei redditi. 2. Per l'individuazione dell'ambito di applicazione delle disposizioni di cui al presente articolo resta fermo quanto previsto ai sensi dell'articolo 1, commi 2 e 3. 3. Per la realizzazione degli investimenti di interesse nazionale di cui alla lettera a) del comma 1 i soggetti autorizzati all'esercizio del credito, operanti nei territori di cui all'articolo 1 possono contrarre finanziamenti fino ad un massimo di 2.000 milioni di euro, ai sensi dell'articolo 5, comma 7, lettera a), secondo periodo, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, al fine di concedere finanziamenti assistiti da garanzia dello Stato, a favore di persone fisiche, per la ricostruzione o riparazione di immobili adibiti ad abitazione principale ovvero per l'acquisto di nuove abitazioni sostitutive dell'abitazione principale distrutta nei territori sopra individuati. La garanzia dello Stato e' concessa dal Ministero dell'economia e delle finanze, con uno o piu' decreti dirigenziali, per l'adempimento delle obbligazioni principali ed accessorie assunte in relazione a detti finanziamenti da parte delle persone fisiche cui e' stato concesso il credito ai sensi del presente comma. La garanzia dello Stato resta in vigore fino alla scadenza del termine di rimborso di ciascun finanziamento. Le modalita' di concessione della garanzia, il termine entro il quale puo' essere concessa, nonche' la definizione delle caratteristiche degli interventi finanziabili ai sensi del comma 1, sono stabiliti con i decreti di cui al presente comma. Agli eventuali oneri derivanti dall'escussione della garanzia concessa ai sensi del presente comma si provvede ai sensi dell'articolo 7, secondo comma, numero 2), della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, con imputazione all'unita' previsionale di base [3.2.4.2] ÂŤgaranzie dello StatoÂť, iscritta nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze. Al fine dell'attuazione del comma 1, lettera b), e' autorizzata la spesa di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2009, 2010, 2011 e 2012 per la stipula di una convenzione tra Fintecna spa ed il Ministero dell'economia e delle finanze. 4. La realizzazione di complessi residenziali puo' essere effettuata anche nell'ambito del ÂŤPiano casaÂť di cui all'articolo 11 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni. 5. Il contributo ed ogni altra agevolazione per la ricostruzione o la riparazione degli immobili non spettano per i beni alienati dopo la data del 6 aprile 2009. La proprieta' degli immobili per i quali e' stato concesso il contributo o ogni altra agevolazione per la ricostruzione non puo' essere alienata per due anni dalla concessione

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del contributo. Gli atti di compravendita stipulati in violazione della presente disposizione sono nulli. 6. Al fine dell'attuazione dei commi 1, esclusa la lettera b), e 2, con esclusione dei contributi che sono concessi nell'ambito delle risorse di cui all'articolo 14, comma 1, e' autorizzata la spesa di euro 88.500.000 per l'anno 2010, di euro 177.000.000 per l'anno 2011, di euro 265.500.000 per l'anno 2012, di euro 295.000.000 per ciascuno degli anni 2013 e 2014, di euro 240.300.000 per l'anno 2015, di 185,6 milioni di euro per l'anno 2016, di 130,9 milioni di euro per l'anno 2017, di 112,7 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2018 al 2029, di 78,9 milioni di euro per l'anno 2030, di 45,1 milioni di euro per l'anno 2031 e di 11,3 milioni di euro per l'anno 2032.

CAPO I Interventi immediati per il superamento dell'emergenza

Art. 4. Ricostruzione e funzionalita' degli edifici e dei servizi pubblici 1. Con provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 1 sono stabiliti: a) i criteri e modalita' per il trasferimento, in esenzione da ogni imposta e tassa, alla regione Abruzzo, ovvero ai comuni interessati dal sisma del 6 aprile 2009, di immobili che non siano piu' utilizzabili o che siano dismissibili perche' non piu' rispondenti alle esigenze delle amministrazioni statali e non risultino interessati da piani di dismissione o alienazione del patrimonio immobiliare, per le finalita' di cui all'articolo 1, comma 5, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, siti nel suo territorio appartenenti allo Stato gestiti dall'Agenzia del demanio o dal Ministero della difesa, liberi e disponibili, nonche' gli immobili di cui all'articolo 2-undecies della legge 31 maggio 1965, n. 575, non ancora destinati; b) le modalita' di predisposizione e di attuazione, da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, d'intesa con le amministrazioni interessate e con la regione Abruzzo, sentiti i sindaci dei comuni interessati, di un piano di interventi urgenti per il ripristino degli immobili pubblici, danneggiati dagli eventi sismici, comprese le strutture edilizie universitarie e del Conservatorio di musica di L'Aquila, nonche' le caserme in uso all'amministrazione della difesa e gli immobili demaniali o di proprieta' di enti ecclesiastici civilmente riconosciuti di interesse storico-artistico ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42; c) le modalita' organizzative per consentire la pronta ripresa delle attivita' degli uffici delle amministrazioni statali, degli enti pubblici nazionali e delle agenzie fiscali nel territorio colpito dagli eventi sismici e le disposizioni necessarie per

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assicurare al personale non in servizio a causa della chiusura degli uffici il trattamento economico fisso e continuativo. 2. Alla realizzazione degli interventi di cui al comma 1, lettera b), provvede il Presidente della regione Abruzzo in qualita' di Commissario delegato, avvalendosi del competente provveditorato interregionale alle opere pubbliche. 3. Al fine di concentrare nei territori di cui all'articolo 1 interventi di ricostruzione delle infrastrutture viarie e ferroviarie, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono destinati a tali interventi, rispettivamente, fino a 200 milioni di euro a valere sulle risorse stanziate, per l'anno 2009, per gli investimenti di ANAS S.p.A., nell'ambito del contratto di programma da stipularsi per lo stesso anno, e fino a 100 milioni di euro nell'ambito dell'aggiornamento, per l'anno 2009, del contratto di programma Rete ferroviaria italiana (RFI) S.p.A. 2007-2011. 4. Con delibera del CIPE, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, alla regione Abruzzo delle risorse previste e' riservata una quota aggiuntiva dall'articolo 18 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, destinate al finanziamento degli interventi in materia di edilizia scolastica. La regione Abruzzo e' autorizzata, con le risorse di cui al presente comma, a modificare il piano annuale 2009 di edilizia scolastica, gia' predisposto ai sensi dell'articolo 4 della legge 11 gennaio 1996, n. 23, anche con l'inserimento di nuove opere in precedenza non contemplate; il termine per la relativa presentazione e' prorogato di sessanta giorni. 5. Le risorse disponibili sul bilancio del Ministero dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca finalizzate agli arredi scolastici, possono essere destinate alle istituzioni scolastiche ubicate nella regione Abruzzo. Al fine di assicurare una sollecita ripresa delle attivita' didattiche e delle attivita' dell'amministrazione scolastica nelle zone colpite dagli eventi sismici, anche in correlazione con gli obiettivi finanziari di cui all'articolo 64, comma 6, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e' autorizzata la spesa di euro 19,4 milioni per l'anno 2009, di euro 14,3 milioni per l'anno 2010 e di euro 2,3 milioni per l'anno 2011. L'utilizzazione delle risorse di cui al presente comma e' disposta con le modalita' previste dall'articolo 1, comma 1, su proposta del Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca. 6. Alla regione Abruzzo, con riferimento agli interventi in materia di edilizia sanitaria, di cui all'articolo 20 della legge 11 marzo 1988, n. 67, e' riconosciuta priorita' nell'utilizzo delle risorse disponibili nel bilancio statale ai fini della sottoscrizione di un nuovo Accordo di programma finalizzato alla ricostruzione ed alla riorganizzazione delle strutture sanitarie regionali riducendo il rischio sismico; nell'ambito degli interventi gia' programmati dalla regione Abruzzo nell'Accordo di programma vigente, la Regione procede, previo parere del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, alle opportune rimodulazioni, al fine di favorire le opere di consolidamento e di ripristino delle strutture danneggiate. 7. I programmi finanziati con fondi statali o con il contributo dello Stato a favore della regione Abruzzo possono essere riprogrammati nell'ambito delle originarie tipologie di intervento prescindendo dai termini riferiti ai singoli programmi, non previsti da norme comunitarie.

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8. In deroga a quanto previsto dall'articolo 62, comma 2, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, con riguardo alla durata massima di una singola operazione di indebitamento, la regione Abruzzo, la provincia di L'Aquila e gli altri comuni di cui all'articolo 1, comma 2, sono autorizzati a rinegoziare con la controparte attuale i prestiti, in qualsiasi forma contratti in essere alla data di entrata in vigore del presente decreto. La durata di ogni singolo prestito puo' essere estesa per un periodo non superiore a cinquanta anni a partire dalla data della rinegoziazione. 9. All'attuazione del comma 1, lettera b), si provvede con le risorse di cui all'articolo 14, comma 1.

CAPO I Interventi immediati per il superamento dell'emergenza

Art. 5. Disposizioni relative alla sospensione dei processi civili, penali e amministrativi, al rinvio delle udienze e alla sospensione dei termini, nonche' alle comunicazioni e notifiche di atti 1. Fino al 31 luglio 2009, sono sospesi i processi civili e amministrativi pendenti alla data del 6 aprile 2009 presso gli uffici giudiziari aventi sede nei comuni di cui all'articolo 1, comma 2, ad eccezione delle cause relative ad alimenti, ai procedimenti cautelari, ai procedimenti per l'adozione di provvedimenti in materia di amministrazione di sostegno, di interdizione, di inabilitazione, ai procedimenti per l'adozione di ordini di protezione contro gli abusi familiari ed in genere quelle rispetto alle quali la ritardata trattazione potrebbe produrre grave pregiudizio alle parti. In quest'ultimo caso, la dichiarazione di urgenza e' fatta dal presidente in calce alla citazione o al ricorso, con decreto non impugnabile, e, per le cause gia' iniziate, con provvedimento del giudice istruttore o del collegio, egualmente non impugnabile. 2. Sono rinviate d'ufficio, a data successiva al 31 luglio 2009, le udienze processuali civili e amministrative in cui le parti o i loro difensori, con nomina antecedente al 5 aprile 2009, sono soggetti che, alla data del 5 aprile 2009, erano residenti o avevano sede nei comuni individuati ai sensi dell'articolo 1. 3. Per i soggetti che alla data del 5 aprile 2009 erano residenti, avevano sede operativa o esercitavano la propria attivita' lavorativa, produttiva o di funzione nei comuni e nei territori individuati con i provvedimenti di cui al comma 1, il decorso dei termini perentori, legali e convenzionali, sostanziali e processuali, comportanti prescrizioni e decadenze da qualsiasi diritto, azione ed eccezione, nonche' dei termini per gli adempimenti contrattuali e' sospeso dal 6 aprile 2009 al 31 luglio 2009 e riprende a decorrere dalla fine del periodo di sospensione. E' fatta salva la facolta' di

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rinuncia espressa alla sospensione da parte degli interessati. Ove il decorso abbia inizio durante il periodo di sospensione, l'inizio stesso e' differito alla fine del periodo. Sono altresi' sospesi, per lo stesso periodo e nei riguardi dei medesimi soggetti, i termini relativi ai processi esecutivi, escluse le procedure di esecuzione coattiva tributaria, e i termini relativi alle procedure concorsuali, nonche' i termini di notificazione dei processi verbali, di esecuzione del pagamento in misura ridotta, di svolgimento di attivita' difensiva e per la presentazione di ricorsi amministrativi e giurisdizionali. 4. Nei riguardi degli stessi soggetti di cui al comma 3, i termini di scadenza, ricadenti o decorrenti nel periodo che va dal 6 aprile 2009 al 31 luglio 2009, relativi a vaglia cambiari, a cambiali e ad ogni altro titolo di credito o atto avente forza esecutiva, sono sospesi per lo stesso periodo. La sospensione opera a favore dei debitori ed obbligati, anche in via di regresso o di garanzia, salva la facolta' degli stessi di rinunciarvi espressamente. 5. Per il periodo e nei comuni individuati ai sensi dell'articolo 1, sono sospesi i termini stabiliti per la fase delle indagini preliminari, nonche' i termini per proporre querela e sono altresi' sospesi i processi penali, in qualsiasi stato e grado, pendenti alla data del 6 aprile 2009. 6. Nei processi penali in cui, alla data del 6 aprile 2009, una delle parti o dei loro difensori, nominati prima della medesima data, era residente nei comuni individuati ai sensi dell'articolo 1: a) sono sospesi, per il periodo indicato al comma 1, i termini previsti dal codice di procedura penale a pena di inammissibilita' o decadenza per lo svolgimento di attivita' difensiva e per la proposizione di reclami o impugnazioni; b) salvo quanto previsto al comma 7, il giudice, ove risulti contumace o assente una delle parti o dei loro difensori, dispone d'ufficio il rinvio a data successiva al 31 luglio 2009. 7. La sospensione di cui ai commi 5 e 6 non opera per l'udienza di convalida dell'arresto o del fermo, per il giudizio direttissimo, per la convalida dei sequestri, e nei processi con imputati in stato di custodia cautelare. La sospensione di cui al comma 6 non opera, altresi', qualora le parti processuali interessate o i relativi difensori rinuncino alla stessa. 8. Il corso della prescrizione rimane sospeso per il tempo in cui il processo o i termini procedurali sono sospesi, ai sensi dei commi 5 e 6, lettera a), nonche' durante il tempo in cui il processo e' rinviato ai sensi del comma 6, lettera b). 9. E' istituito presso la sede temporanea degli uffici giudiziari di L'Aquila il presidio per le comunicazioni e le notifiche degli atti giudiziari. 10. Nei confronti delle parti o dei loro difensori, gia' nominati alla data del 5 aprile 2009 e che, alla stessa data, erano residenti, avevano sede operativa o esercitavano la propria attivita' lavorativa, produttiva o di funzione nei comuni e nei territori individuati nei decreti di cui al comma 1, la comunicazione e la notifica di atti del procedimento o del processo deve essere eseguita fino al 31 luglio 2009, a pena di nullita', presso il presidio per le comunicazioni e le notifiche di cui al comma 9. 11. Fino al 31 luglio 2009, le notificazioni da eseguirsi presso l'Avvocatura dello Stato in L'Aquila si eseguono presso la sede temporanea della medesima Avvocatura.

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Art. 6. Sospensione e proroga interno, modalita' disavanzi sanitari

di di

termini, deroga al patto di stabilita' attuazione del Piano di rientro dai

1. Al fine di agevolare la ripresa delle attivita' nelle zone colpite dal sisma del 6 aprile 2009 mediante il differimento di adempimenti onerosi per gli enti pubblici, le famiglie, i lavoratori e le imprese, sono disposti: a) la sospensione dei termini relativi ai certificati di pagamento dei contratti pubblici; b) la sospensione dei termini di versamento delle entrate aventi natura patrimoniale ed assimilata, dovute all'amministrazione finanziaria ed agli enti pubblici anche locali, nonche' alla Regione, nonche' di quelli riferiti al diritto annuale di cui all'articolo 18 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, e successive modificazioni; c) la sospensione dei termini per la notifica delle cartelle di pagamento da parte degli agenti della riscossione, nonche' i termini di prescrizione e decadenza relativi all'attivita' degli uffici finanziari, ivi compresi quelli degli enti locali e della Regione; d) la sospensione del versamento dei contributi consortili di bonifica, esclusi quelli per il servizio irriguo, gravanti sugli immobili agricoli ed extragricoli; e) il differimento dell'esecuzione dei provvedimenti di rilascio per finita locazione degli immobili pubblici e privati, adibiti ad uso abitativo ovvero ad uso diverso da quello abitativo; f) la sospensione del pagamento dei canoni di concessione e locazione relativi a immobili distrutti o dichiarati non agibili, di proprieta' dello Stato ovvero adibiti ad uffici statali o pubblici; g) la rideterminazione della sospensione del versamento dei tributi, dei contributi previdenziali ed assistenziali e premi per l'assicurazione obbligatoria, nonche' la ripresa della riscossione dei tributi, dei contributi previdenziali ed assistenziali e premi per l'assicurazione obbligatoria sospesi, nonche' di ogni altro termine sospeso ai sensi del presente articolo, anche in forma rateizzata; h) la eventuale proroga di un anno del termine di validita' delle tessere sanitarie, previste dall'articolo 50 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e successive modificazioni; i) la proroga del termine per le iniziative agevolate a valere sugli strumenti della programmazione negoziata e per le altre misure di incentivazione di competenza del Ministero dello sviluppo economico, nonche' i progetti regionali sui distretti industriali cofinanziati dal Ministero dello sviluppo economico di cui all'articolo 1, comma 890, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni;

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l) la proroga del termine di scadenza del consiglio della Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di L'Aquila e degli organi necessari al funzionamento degli enti impegnati nel rilancio delle attivita' produttive e per la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma; m) la non applicazione delle sanzioni amministrative per le imprese che presentano in ritardo, purche' entro il 30 novembre 2009, le domande di iscrizione alle camere di commercio, le denunce di cui all'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 1995, n. 581, il modello unico di dichiarazione previsto dalla legge 25 gennaio 1994, n. 70; n) la sospensione del pagamento delle rate dei mutui e dei finanziamenti di qualsiasi genere, ivi incluse le operazioni di credito agrario di esercizio e di miglioramento e di credito ordinario, erogati dalle banche, nonche' dagli intermediari finanziari iscritti negli elenchi speciali di cui agli articoli 106 e 107 del testo unico bancario, approvato con decreto legislativo 1째 settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, e dalla Cassa depositi e prestiti S.p.a., con la previsione che gli interessi attivi relativi alle rate sospese concorrano alla formazione del reddito d'impresa, nonche' alla base imponibile dell'IRAP, nell'esercizio in cui sono incassati; o) l'esclusione dal patto di stabilita' interno relativo agli anni 2009 e 2010 delle spese sostenute dalla regione Abruzzo, dalla provincia di L'Aquila e dai comuni di cui all'articolo 1 per fronteggiare gli eccezionali eventi sismici; p) l'esclusione dal patto di stabilita' interno relativo agli anni 2009 e 2010 degli enti locali indicati alla lettera o) delle entrate allo stesso titolo acquisite da altri enti o soggetti pubblici o privati; q) le modalita' di attuazione del Piano di rientro dai disavanzi sanitari nei limiti delle risorse individuate con l'articolo 13, comma 3, lettera b); r) la sospensione dell'applicazione delle disposizioni concernenti il procedimento sanzionatorio di cui ai commi 8-bis, 8-ter e 8-quater, dell'articolo 50 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326. 2. Con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, puo' essere disposto il differimento dei termini per: a) la deliberazione del bilancio di previsione 2009, di cui all'articolo 151 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; b) la deliberazione di approvazione del rendiconto di gestione dell'esercizio 2008, di cui all'articolo 227 del decreto legislativo n. 267 del 2000; c) la presentazione della certificazione attestante il mancato gettito ICI derivante dall'esenzione riconosciuta sugli immobili adibiti ad abitazione principale, di cui al decreto del Ministero dell'interno in data 1째 aprile 2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 82 dell'8 aprile 2009; d) la presentazione da parte degli enti locali della attestante l'IVA corrisposta per prestazioni di certificazione servizi non commerciali, della certificazione attestante l'IVA corrisposta per i contratti di servizio per il trasporto pubblico locale e della certificazione attestante la perdita di gettito ICI sugli edifici classificati in categoria D. 3. Nella provincia di L'Aquila le elezioni del presidente della provincia, del consiglio provinciale, dei sindaci e dei consigli

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comunali, da tenersi nella primavera 2009, sono rinviate ad una data fissata con decreto del Ministro dell'interno tra il 1° novembre ed il 15 dicembre 2009. Il mandato dei relativi organi e' prorogato fino allo svolgimento delle elezioni di cui al periodo precedente. 4. Al fine dell'attuazione del comma 1, lettera da a) ad n) e' autorizzata la spesa, per l'anno 2009, di euro 6.300.000 e per l'anno 2010 di euro 51.000.000.

CAPO I Interventi immediati per il superamento dell'emergenza

Art. 7. Attivita' urgenti della Protezione civile, delle Forze di polizia, delle Forze armate 1. Per gli interventi di assistenza gia' realizzati in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici ai sensi delle ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3753 del 6 aprile 2009, n. 3754 del 9 aprile 2009, n. 3755 del 15 aprile 2009 e n. 3757 del 21 aprile 2009, nonche' per la loro prosecuzione fino al 31 dicembre 2009, in aggiunta alle somme gia' trasferite al fondo della Protezione civile, e' autorizzata la spesa di euro 580 milioni, fatto salvo quanto previsto ai commi 2 e 3. 2. Per la prosecuzione dell'intervento di soccorso e delle attivita' necessarie al superamento dell'emergenza dell'evento sismico in Abruzzo, da parte del personale del Corpo dei vigili del fuoco e delle Forze di polizia, fino al 31 dicembre 2009, e' autorizzata, a decorrere dal 1° giugno 2009, la spesa di 80 milioni di euro. Nell'ambito della predetta autorizzazione di spesa complessiva, per il personale del Corpo dei vigili del fuoco e delle Forze di polizia direttamente impegnato nell'attivita' indicate al presente comma, sono autorizzate per il periodo dal 1° giugno al 31 dicembre 2009, in deroga alla vigente normativa prestazioni di lavoro straordinario nel limite massimo di 75 ore mensili proâ€'capite da ripartire con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. 3. Per la prosecuzione dell'intervento di soccorso da parte del Corpo dei vigili del fuoco, e' autorizzata, in aggiunta a quanto previsto dal comma 2, la spesa di 8,4 milioni di euro per l'anno 2009. Al comma 213-bis dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, primo periodo, con effetto dal 1° gennaio 2009, le parole: «e di polizia» sono sostituite dalle seguenti: «di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco». 4. La regione Abruzzo e' autorizzata a prorogare fino al 31 dicembre 2009 i contratti di lavoro a tempo determinato e di collaborazione coordinata, continuativa od occasionale stipulati dalla predetta regione Abruzzo nei settori della protezione civile, della sanita' e dell'informatica ed in corso alla data del 6 aprile

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2009, nel limite delle risorse disponibili, a legislazione vigente, nel bilancio regionale e, per le aziende sanitarie, nei limiti delle risorse indicate ai sensi dell'articolo 13, comma 3, lettera b).

CAPO I Interventi immediati per il superamento dell'emergenza

Art. 8. Provvidenze in favore delle famiglie, dei lavoratori, delle imprese 1. Al fine di sostenere l'economia delle zone colpite dal sisma del 6 aprile 2009 ed il reddito delle famiglie, lavoratori ed imprese, sono disposti: a) la proroga dell'indennita' ordinaria di disoccupazione con requisiti normali di cui all'articolo 1, comma 25, della legge 24 dicembre 2007, n. 247, con riconoscimento della contribuzione figurativa; b) l'indennizzo in favore dei collaboratori coordinati e continuativi, in possesso dei requisiti di cui all'articolo 19, comma 2, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, dei titolari di rapporti agenzia e di rappresentanza commerciale, dei lavoratori autonomi, ivi compresi i titolari di attivita' di impresa e professionali, iscritti a qualsiasi forma obbligatoria di previdenza e assistenza, che abbiano dovuto sospendere l'attivita' a causa degli eventi sismici; c) l'estensione alle imprese ed ai lavoratori autonomi che alla data del 6 aprile 2009 erano assistiti da professionisti operanti nei comuni di cui all'articolo 1, comma 2, della sospensione dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali, nonche' la non applicazione delle sanzioni amministrative per inadempimenti in materia di lavoro e fiscale, per ritardate comunicazioni di assunzione, cessazione e variazione del rapporto di lavoro, in scadenza a fare data dal 6 aprile 2009 e fino al 30 giugno 2009, nei confronti sia dei soggetti operanti alla data degli eventi sismici nei comuni di cui all'articolo 1, comma 2, sia delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in comuni non interessati dagli eventi sismici, che alla data del 6 aprile 2009 erano assistiti da professionisti operanti nei predetti comuni di cui all'articolo 1, comma 2; d) la non computabilita' ai fini della definizione del reddito di lavoro dipendente di cui all'articolo 51 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dei sussidi occasionali, erogazioni liberali o benefici di qualsiasi genere concessi da parte sia dei datori di lavoro privati a favore dei lavoratori residenti nei comuni di cui all'articolo 1, comma 2, sia da parte dei datori di lavoro privati operanti nei predetti territori, a favore dei propri

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lavoratori, anche non residenti nei predetti comuni di cui all'articolo 1, comma 2; e) modalita' speciali di attuazione delle misure in materia di politica agricola comunitaria (PAC) e di programmi di sviluppo rurale finalizzate all'anticipazione dei termini di erogazione delle provvidenze previste, nel rispetto della disciplina comunitaria e disponibilita' della gestione finanziaria nell'ambito delle dell'AGEA; f) l'esenzione dal pagamento del pedaggio autostradale per gli utenti residenti nei comuni di cui al comma 1 in transito nell'area colpita fino alla data del 31 dicembre 2009. 2. Al fine di sostenere il rapido recupero di adeguate condizioni di vita delle famiglie residenti nei territori colpiti dal sisma, e per un ammontare massimo di 12.000.000 di euro, a valere sulle risorse del Fondo per le politiche della famiglia di cui all'articolo 19, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, come modificato dall'articolo 1, comma 1250, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, relative all'anno 2009, sono realizzati interventi, anche integrati, per le seguenti finalita': a) costruzione e attivazione di servizi socio-educativi per la prima infanzia; b) costruzione e attivazione di residenze per anziani; c) costruzione e attivazione di residenze per nuclei monoparentali madre bambino; d) realizzazione di altri servizi da individuare con le modalita' di cui all'articolo 1. 3. Al fine dell'attuazione del comma 1 e' autorizzata la spesa, per l'anno 2009, di 53,5 milioni di euro e, per l'anno 2010, di 30 milioni di euro.

CAPO II Misure urgenti per la ricostruzione

Art. 9. Stoccaggio, trasporto e smaltimento dei materiali provenienti da demolizioni 1. I materiali derivanti dal crollo degli edifici pubblici e privati, nonche' quelli provenienti dalle demolizioni degli edifici danneggiati dal terremoto sono classificati, ai sensi dell'Allegato D della parte IV del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come rifiuti urbani con codice CER 20.03.99 limitatamente alle fasi di raccolta e trasporto presso le aree di deposito temporaneo individuate. 2. Ai fini dei conseguenti adempimenti amministrativi, il produttore dei rifiuti, in deroga all'articolo 183, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e' il comune di

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origine dei rifiuti stessi, che comunica al Commissario delegato i dati relativi alle attivita' di raccolta, trasporto, selezione, recupero e smaltimento dei rifiuti effettuate e ne rendiconta i relativi oneri. 3. Fermo restando il rispetto della normativa comunitaria, i comuni dispongono la rimozione ed il trasporto dei materiali di cui al comma 1 presenti su aree pubbliche o private da parte di soggetti in possesso dei necessari titoli abilitativi, anche in deroga alle procedure di cui all'articolo 242 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, ed alle disposizioni sul prelievo ed il trasporto dei rifiuti pericolosi, con il concorso dell'Agenzia regionale per la tutela ambientale dell'Abruzzo e delle ASL competenti per territorio, al fine di assicurare adeguate condizioni di igiene a tutela della salute pubblica e dell'ambiente. 4. L'ISPRA assicura il coordinamento delle attivita' realizzate dell'Agenzia regionale per la tutela dell'ambiente dell'Abruzzo ai sensi del presente articolo, nonche' il necessario supporto tecnico-scientifico alla regione Abruzzo. 5. In deroga all'articolo 208, comma 15, ed all'articolo 216 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sono autorizzate le attivita' degli impianti finalizzate alla gestione dei rifiuti di cui al comma 1, nel pieno rispetto della normativa comunitaria. 6. In deroga all'articolo 212 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, i termini di validita' delle iscrizioni all'Albo nazionale dei gestori ambientali effettuate dalla sezione regionale dell'Abruzzo del medesimo Albo, sono sospesi fino al ripristino dell'operativita' della sezione regionale dell'Albo. Nel periodo transitorio, le variazioni e le nuove iscrizioni sono effettuate dal Comitato nazionale dell'Albo. 7. Allo scopo di assicurare la continuita' delle attivita' di smaltimento dei rifiuti urbani ed evitare emergenze ambientali ed igienico sanitarie nel territorio interessato dal terremoto, considerata l'imminente saturazione della discarica sita nel comune di Poggio Picenze, e' autorizzata da parte della Regione, sentiti gli enti locali interessati, la realizzazione, nel pieno rispetto della normativa comunitaria tecnica di settore, di siti da destinare a discarica presso i comuni di Barisciano - localita' Forfona e Poggio Picenze - localita' Le Tomette. Gli impianti sono autorizzati allo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dai seguenti codici CER: 19.12.12; 19.05.01; 19.05.03; 20.03.01; 19.01.12; 19.01.14; 19.02.06. 8. In deroga agli articoli 182, comma 7, 191, 208 e 210 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, nonche' all'articolo 8 del decreto legislativo del 13 gennaio 2003, n. 36, e previa verifica tecnica speditiva della sussistenza delle condizioni di salvaguardia ambientale e delle volumetrie residue, da effettuarsi con il supporto tecnico-scientifico dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, la Regione provvede alla individuazione di siti di discarica finalizzati allo smaltimento dei rifiuti di cui al presente articolo, adottando, sentito l'ISPRA, provvedimenti di adeguamento e completamento degli interventi di ripristino ambientale di cui all'articolo 17 del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, anche successivamente all'eventuale utilizzo. 9. Con ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottata ai sensi dell'articolo 5, comma 2, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentito l'ISPRA, possono essere definite le modalita' operative per la gestione dei rifiuti di cui al presente articolo.

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CAPO III Interventi per lo sviluppo socio-economico delle zone terremotate

Art. 10. Agevolazioni per lo sviluppo economico e sociale 1. Con decreto del Ministro per lo sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, puo' essere stabilita l'istituzione, nell'ambito del Fondo di garanzia di cui all'articolo 15 della legge 7 agosto 1997, n. 266, di una apposita sezione destinata alla concessione gratuita di garanzie per le piccole e medie imprese, comprese quelle commerciali, turistiche, di servizi, nonche' per gli studi professionali, con la previsione di modalita' particolari per la concessione delle stesse. 2. Le operazioni di rinegoziazione dei mutui e di ogni altro finanziamento sono effettuate senza applicazione di costi da parte degli intermediari e sono esenti da imposte e tasse di ogni genere, con esclusione dell'imposta sul valore aggiunto. I relativi onorari notarili sono ridotti del cinquanta per cento. 3. Con delibera del CIPE una quota delle risorse di cui al Fondo strategico per il Paese a sostegno dell'economia reale, puo' essere destinata al finanziamento di accordi di programma gia' sottoscritti per l'attuazione degli interventi agevolativi di cui al decreto-legge 1째 aprile 1989, n. 120, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 maggio 1989, n. 181, e successive modificazioni, ovvero da sottoscrivere, con priorita' per le imprese ammesse alla procedura di amministrazione straordinaria di cui al decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270, ed al decreto-legge 23 dicembre 2003, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 febbraio 2004, n. 39, compresi gli eventuali acquirenti delle predette imprese, nei settori dei componenti e prodotti hardware e software per ICT, della farmaceutica, dell'agroalimentare, della chimica e dell'automotive e dell'edilizia sostenibile, nonche' ai contratti di programma che alla data di entrata in vigore del presente decreto risultano gia' presentati. L'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa e' incaricata degli interventi di cui al presente comma. 4. Con provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 1 sono disciplinate le modalita' per la destinazione alla regione Abruzzo della quota delle risorse disponibili del Fondo per le politiche giovanili per le iniziative di sostegno delle giovani generazioni della regione Abruzzo colpite dall'evento sismico riguardanti la medesima regione, nonche' le modalita' di monitoraggio, attuazione e rendicontazione delle iniziative intraprese. 5. Al fine di favorire la ripresa delle attivita' dei centri di accoglienza, di ascolto e di aiuto delle donne e delle madri in situazioni di difficolta', ivi comprese quelle derivanti dagli effetti degli eventi sismici, e' autorizzata la spesa di tre milioni di euro, per l'anno 2009, a sostegno degli oneri di ricostruzione o di restauro di immobili a tale scopo destinati situati nei comuni di

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cui all'articolo 1. All'onere derivante dal presente comma, pari a 3 milioni di euro per l'anno 2009, si provvede mediante utilizzo dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 19, comma 3, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, come rideterminata dalla Tabella C allegata alla legge 22 dicembre 2008, n. 203.

CAPO IV Misure per la prevenzione del rischio sismico

Art. 11. Verifiche ed interventi per la riduzione del rischio sismico 1. Il Dipartimento della protezione civile e' autorizzato ad avviare e realizzare in termini di somma urgenza un piano di verifiche speditive finalizzate alla realizzazione di interventi volti alla riduzione del rischio sismico di immobili, strutture e infrastrutture prioritariamente nelle aree dell'Appennino centrale contigue a quelle interessate dagli eventi sismici di cui al presente decreto. La realizzazione delle predette verifiche ha luogo in collaborazione con gli enti locali interessati e puo' essere realizzata anche attraverso tecnici dei medesimi enti e di ogni altra amministrazione od ente pubblico operante nei territori interessati. A tale fine e' autorizzata la spesa di 1,5 milioni di euro annui a decorrere dal 2009. Il mancato avvio dei lavori di messa in sicurezza degli immobili pubblici entro sei mesi dagli esiti delle verifiche di cui al presente comma determina l'inutilizzabilita' dell'immobile. 2. Con provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 1, vengono individuate le aree interessate e disciplinati gli aspetti tecnici e le modalita' operative, nonche' stabiliti i criteri di priorita' degli interventi. 3. Le amministrazioni interessate destinano alla realizzazione dei predetti interventi le risorse necessarie anche attraverso le opportune variazioni di bilancio, ai sensi della legislazione vigente. Nel caso di insufficienza delle risorse disponibili, gli interventi predetti sono realizzati a valere sulle risorse previste ai sensi dell'articolo 14, comma 1. 4. Per la realizzazione degli interventi che si rendono necessari a seguito delle verifiche effettuate ai sensi del presente articolo e' concesso, ai soggetti privati indicati al comma 1, un credito d'imposta nel limite di euro 50,5 milioni per l'anno 2010, di euro 151.600.000 per l'anno 2011, di euro 202.100.000 per ciascuno degli anni 2012, 2013 e 2014, di euro 151.600.000 per l'anno 2015, e di euro 50.500.000 per l'anno 2016 in misura pari al 55 per cento delle spese sostenute entro il 30 giugno 2011 ed effettivamente rimaste a carico del contribuente e, comunque, fino ad un importo massimo del medesimo credito di imposta di 48.000 euro. Il credito d'imposta non spetta ai soggetti di cui all'articolo 74 del testo unico delle

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imposte dirette, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. 5. Il credito d'imposta maturato in relazione agli interventi di cui al comma 1, non cumulabile con altre agevolazioni riconosciute per interventi edilizi del medesimo tipo, e' utilizzabile in cinque quote costanti di pari importo e deve essere indicato, a pena di decadenza, nella relativa dichiarazione dei redditi. 6. Per i soggetti titolari di partita IVA il credito di imposta puo' essere fatto valere in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, non concorre alla formazione del reddito, ne' della base imponibile dell'imposta regionale sulle attivita' produttive e non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. La quota annuale del credito d'imposta non utilizzata in tutto o in parte in compensazione puo' essere chiesta anche a rimborso. 7. Per le persone fisiche non titolari di partita IVA, la quota annuale del credito di imposta e' utilizzata in diminuzione dell'imposta netta determinata ai sensi dell'articolo 11 del testo unico delle imposte dirette, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. Se l'ammontare della predetta quota e' superiore a quello dell'imposta netta, il contribuente ha diritto, a sua scelta, di computare l'eccedenza in diminuzione dell'imposta relativa al periodo di imposta successivo o di chiederne il rimborso in sede di dichiarazione dei redditi. 8. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore dell'ultimo dei provvedimenti adottati ai sensi del comma 2 sono fissate le modalita' di attuazione dei commi 4, 5, 6 e 7. 9. Al credito d'imposta di cui al presente articolo non si applica la disposizione dell'articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244. 10. Il credito d'imposta puo' essere fruito esclusivamente nel rispetto dell'applicazione della regola de minimis di cui al regolamento (CE) n. 1998/2006 della Commissione, del 15 dicembre 2006, relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del Trattato istitutivo della Comunita' europea agli aiuti di importanza minore.

CAPO V Disposizioni di carattere fiscale e di copertura finanziaria

Art. 12. Norme di carattere fiscale in materia di giochi 1. Al fine di assicurare maggiori entrate non inferiori a 500 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2009, il Ministero

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dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, con propri decreti dirigenziali adottati entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto puo': a) indire nuove lotterie ad estrazione istantanea; b) adottare ulteriori modalita' di gioco del Lotto, nonche' dei giochi numerici a totalizzazione nazionale, inclusa la possibilita' di piu' estrazioni giornaliere; c) concentrare le estrazioni del Lotto, in forma automatizzata, anche in una o piu' citta' gia' sedi di ruota; d) consentire l'apertura delle tabaccherie anche nei giorni festivi; e) disporre l'assegnazione del 65 per cento della posta di gioco a montepremi, del 5,71 per cento alle attivita' di gestione, dell'8 per cento come compenso per l'attivita' dei punti di vendita, del 15 per cento come entrate erariali sotto forma di imposta unica e del 6,29 per cento a favore dell'UNIRE, relativamente al gioco istituito ai sensi dell'articolo 1, comma 87, della legge 27 dicembre 2006, n. 296; f) adeguare, nel rispetto dei criteri gia' previsti dall'ordinamento interno, nonche' delle procedure comunitarie vigenti materia, il regolamento emanato con decreto del Ministro in dell'economia e delle finanze 17 settembre 2007, n. 186, prevedendovi, altresi', la raccolta a distanza di giochi di sorte a quota fissa e di giochi di carte organizzati in forma diversa dal torneo, relativamente ai quali l'aliquota di imposta unica applicata sulle somme giocate e', per ciascun gioco, pari al 20 per cento delle somme che, in base al regolamento di gioco, non risultano restituite al giocatore; g) relativamente alle scommesse a distanza a quota fissa con modalita' di interazione diretta tra i singoli giocatori, stabilire l'aliquota di imposta unica nel 20 per cento della raccolta, al netto delle somme che, in base al regolamento di gioco, sono restituite in vincite e rimborsi al consumatore, disponendo altresi' in cinquanta centesimi di euro la posta unitaria di gioco. Conseguentemente, a decorrere dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del relativo decreto dirigenziale all'articolo 38, comma 3, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, le parole: ÂŤe per le scommesse con modalita' di interazione diretta tra i singoli giocatoriÂť, ovunque ricorrano, sono soppresse; h) per le scommesse a quota fissa di cui all'articolo 1, comma 88, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, disporre che l'aliquota d'imposta unica sulle giocate, di cui alla lettera d) del predetto comma, sia pari al 20 per cento della raccolta al netto delle somme che, in base al regolamento di gioco, sono restituite in vincite al consumatore, nonche' la fissazione della posta unitaria di gioco in cinquanta centesimi di euro; i) determinare i poteri di controllo dei concessionari della rete telematica per la gestione degli apparecchi da gioco di cui all'articolo 110, comma 6, del regio decreto18 giugno 1931, n. 773, esclusione dalle sanzioni relative alle nonche' l'eventuale irregolarita' riscontrate dai medesimi concessionari, nel rispetto dei seguenti ulteriori criteri: 1) potere, per i concessionari della rete telematica di cui all'articolo 14-bis, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, di disporre l'accesso di propri incaricati nei locali destinati all'esercizio di raccolta di gioco per procedere ad ispezioni tecniche ed amministrative per la verifica del corretto esercizio degli apparecchi stessi;

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2) obbligo, per i soggetti incaricati delle attivita' ispettive di cui al numero 1), di segnalare tempestivamente all'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato e agli organi di polizia le illiceita' riscontrate, anche qualora esse si riferiscano ad apparecchi collegati alla rete di altri concessionari; 3) previsione, in relazione agli illeciti accertati con le di cui ai punti precedenti, dell'esclusione delle procedure responsabilita' previste dall'articolo 39-quater, comma 2, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326; 4) applicabilita' dell'articolo 22 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, in relazione alle somme dovute a qualunque titolo dai responsabili in via principale o in solido, a norma dell'articolo 39-quater del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326. In tali casi l'iscrizione di ipoteca ed il sequestro conservativo, di cui al periodo precedente, sono richiesti sui beni dell'impresa e sui beni personali dell'imprenditore individuale o dell'amministratore, se responsabile e' persona giuridica ed i medesimi provvedimenti sono richiesti, altresi', sui beni di ogni altro soggetto, anche non titolare d'impresa, responsabile a qualunque titolo; l) attuare la concreta sperimentazione e l'avvio a regime di sistemi di gioco costituiti dal controllo remoto del gioco attraverso videoterminali in ambienti dedicati, dalla generazione remota e casuale di combinazioni vincenti, anche numeriche, nonche' dalla restituzione di vincite ciclicamente non inferiori all'ottantacinque per cento delle somme giocate; definire: 1) il prelievo erariale unico applicabile in coerenza con quello vigente per gli apparecchi di cui all'articolo 110, comma 6, lettera a), del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e comunque non superiore all'otto per cento delle somme giocate; 2) le caratteristiche degli ambienti dedicati e il rapporto tra loro superficie e numero di videoterminali; 3) i requisiti dei sistemi di gioco, i giochi offerti, nonche' le modalita' di verifica della loro conformita', tramite il partner tecnologico, coerente agli standard di sicurezza ed affidabilita' vigenti a livello internazionale; 4) le procedure di autorizzazione dei concessionari all'installazione, previo versamento di euro 15.000 ciascuno, di videoterminali fino ad un massimo del quattordici per cento del numero di nulla osta dagli stessi gia' posseduti; 5) le procedure per una nuova selezione dei concessionari di cui all'articolo 14-bis, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640; m) fissare le modalita' con le quali i concessionari delle scommesse a quota fissa su sport e su altri eventi offrono propri programmi di avvenimenti personalizzati e complementari a quello ufficiale, fermo il potere dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato di certificare i relativi esiti, nel rispetto dei seguenti ulteriori criteri: 1) asseverazione preventiva, da parte dell'Amministrazione, degli eventi del programma complementare del concessionario; 2) acquisizione in tempo reale, da parte del totalizzatore nazionale, degli eventi del programma complementare e dei loro esiti; n) stabilire la posta unitaria di gioco e l'importo minimo per ogni biglietto giocato per le scommesse a quota fissa che comunque non possono essere inferiori a 50 centesimi di euro, nonche' il limite della vincita potenziale per il quale e' consentita l'accettazione di scommesse che comunque non puo' essere superiore a

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50.000 euro; o) rideterminare, di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, le forme della comunicazione preventiva di avvio dei concorsi a premio, prevedendosi in ogni caso che i soggetti che intendono svolgere un concorso a premio ne danno comunicazione, almeno quindici giorni prima dell'inizio, al Ministero dello sviluppo economico mediante compilazione e trasmissione di apposito modulo, dallo stesso predisposto, esclusivamente secondo le modalita' telematiche previste dall'articolo 39, comma 13-quater, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, fornendo altresi' il regolamento del concorso, nonche' la documentazione comprovante l'avvenuto versamento della cauzione. Conseguentemente, in caso di effettuazione di concorsi ed operazioni a premio di cui e' vietato lo svolgimento si applica la sanzione amministrativa da euro cinquantamila ad euro cinquecentomila. La sanzione e' raddoppiata nel caso in cui i concorsi e le operazioni a premio siano continuati quando ne e' stato vietato lo svolgimento. La sanzione e' altresi' applicabile nei confronti di tutti i soggetti che in qualunque modo partecipano all'attivita' distributiva di materiale di concorsi a premio e di operazioni a premio vietati. Il Ministero dello sviluppo economico dispone che sia data notizia al pubblico, a spese del soggetto promotore e attraverso i mezzi di informazione individuati dal Ministero stesso, dell'avvenuto svolgimento della manifestazione vietata; p) dispone l'attivazione di nuovi giochi di sorte legati al consumo. 2. Al fine di incrementare l'efficienza e l'efficacia dell'azione di contrasto all'illegalita' e all'evasione fiscale, con particolare riferimento al settore del gioco pubblico, anche attraverso l'intensificazione delle attivita' di controllo sul territorio: a) con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze da adottarsi ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e successive modificazioni, e dell'articolo 1, commi da 426 a 428, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, si provvede alla revisione delle articolazioni periferiche del Ministero dell'economia e delle finanze sul territorio ed al trasferimento delle funzioni di competenza degli uffici oggetto di chiusura ad altro ufficio; b) ferme le riduzioni degli assetti organizzativi stabilite dall'articolo 74 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, le dotazioni organiche dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato e delle agenzie fiscali possono essere rideterminate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, diminuendo, in misura equivalente sul piano finanziario, la dotazione organica del Ministero dell'economia e delle finanze; c) il personale delle sedi periferiche del Ministero dell'economia prioritariamente nei ruoli e delle finanze transita dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato e nelle agenzie interessate dalla rideterminazione delle dotazioni organiche di cui al primo periodo del presente comma anche mediante procedure selettive.

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CAPO V Disposizioni di carattere fiscale e di copertura finanziaria

Art. 13. Spesa farmaceutica ed altre misure in materia di spesa sanitaria 1) Al fine di conseguire una razionalizzazione della spesa farmaceutica territoriale: a) il prezzo al pubblico dei medicinali equivalenti di cui all'articolo 7, comma 1, del decreto-legge 16 novembre 2001, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 405, e successive modificazioni, e' ridotto del 12 per cento a decorrere dal trentesimo giorno successivo a quello della data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 31 dicembre 2009. La riduzione non si applica ai medicinali originariamente coperti da brevetto o che abbiano usufruito di licenze derivanti da tale brevetto, ne' ai medicinali il cui prezzo sia stato negoziato successivamente al 30 settembre 2008. Per un periodo di dodici mesi a partire dalla data di entrata in vigore del presente decreto e ferma restando l'applicazione delle ulteriori trattenute previste dalle norme vigenti, il Servizio sanitario nazionale nel procedere alla corresponsione alle farmacie di quanto dovuto per l'erogazione di farmaci trattiene, a titolo di recupero del valore degli extra sconti praticati dalle aziende farmaceutiche nel corso dell'anno 2008, una quota pari all'1,4 per cento calcolata sull'importo al lordo delle eventuali quote di partecipazione alla spesa a carico dell'assistito e delle trattenute convenzionali e di legge. Tale trattenuta e' effettuata in due rate annuali e non si applica alle farmacie rurali con fatturato annuo in regime di Servizio sanitario nazionale, al netto dell'imposta sul valore aggiunto, inferiore a 258.228,45 euro. A tale fine le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano adottano le necessarie disposizioni entro il 30 giugno 2009; b) per i medicinali equivalenti di cui all'articolo 7, comma 1, del decreto-legge 16 novembre 2001, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 405, e successive modificazioni, con esclusione dei medicinali originariamente coperti da brevetto o che abbiano usufruito di licenze derivanti da tale brevetto, le quote di spettanza sul prezzo di vendita al pubblico al netto dell'imposta sul valore aggiunto, stabilite dal primo periodo del comma 40 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 1996, n. 662, sono cosi' rideterminate: per le aziende farmaceutiche 58,65 per cento, per i grossisti 6,65 per cento e per i farmacisti 26,7 per cento. La rimanente quota dell'8 per cento e' ridistribuita fra i farmacisti ed i grossisti secondo le regole di mercato ferma restando la quota minima per la farmacia del 26,7 per cento. Per la fornitura dei medicinali equivalenti di cui all'articolo 7, comma 1, del decreto-legge 16 novembre 2001, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 405, il mancato rispetto delle quote di spettanza previste dal primo periodo del presente comma, anche mediante cessione di quantitativi gratuiti di farmaci o altra utilita' economica, comporta, con modalita' da

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stabilirsi con decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze: 1) per l'azienda farmaceutica, la riduzione, mediante determinazione dell'AIFA, del 20 per cento del prezzo al pubblico dei farmaci interessati dalla violazione, ovvero, in caso di reiterazione della violazione, la riduzione, del 50 per cento di tale prezzo; 2) per il grossista, l'obbligo di versare al Servizio sanitario regionale una somma pari al doppio dell'importo dello sconto non dovuto, ovvero, in caso di reiterazione della violazione, pari al quintuplo di tale importo; 3) per la farmacia, l'applicazione della sanzione pecuniaria amministrativa da cinquecento euro a tremila euro. In caso di reiterazione della violazione l'autorita' amministrativa competente puo' ordinare la chiusura della farmacia per un periodo di tempo non inferiore a 15 giorni; c) il tetto di spesa per l'assistenza farmaceutica territoriale di cui all'articolo 5, comma 1, del decreto-legge 1째 ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, e' rideterminato nella misura del 13,6 per cento per l'anno 2009. 2. Le economie derivanti dall'attuazione del presente articolo a favore delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, valutate in 30 milioni di euro, sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere destinate agli interventi di cui al comma 3, lettera a). 3. Le complessive economie derivanti per l'anno 2009 dalle disposizioni di cui al comma 1 sono finalizzate: a) alla copertura degli oneri derivanti dagli interventi urgenti conseguenti agli eccezionali eventi sismici che hanno interessato la regione Abruzzo di cui all'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3754 del 9 aprile 2009, per un importo pari a 380 milioni di euro; b) fino ad un importo massimo di 40 milioni di euro all'incremento del fondo transitorio di accompagnamento di cui all'articolo 1, comma 796, lettera b), della legge 27 dicembre 2006, n. 296, in funzione delle emergenti difficolta' per il completamento ed il consolidamento del Piano di rientro dai disavanzi sanitari della regione Abruzzo a causa dei citati eventi sismici, da operarsi da parte del Commissario ad acta, nominato ai sensi dell'articolo 4, comma 2 del decreto-legge 1째 ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222. 4. L'azienda titolare dell'autorizzazione all'immissione in commercio di un medicinale di cui e' scaduto il brevetto, ovvero di un medicinale che ha usufruito di una licenza del brevetto scaduto, puo', nei nove mesi successivi alla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana dell'autorizzazione all'immissione in commercio del primo medicinale equivalente, ridurre il prezzo al pubblico del proprio farmaco, purche' la differenza tra il nuovo prezzo e quello del corrispondente medicinale equivalente sia superiore a 0,50 euro per i farmaci il cui costo sia inferiore o pari a 5 euro, o se si tratti di medicinali in confezione monodose; sia superiore a 1 euro per i farmaci il cui costo sia superiore ai 5 euro e inferiore o pari a 10 euro, sia superiore a 1,50 euro per i farmaci il cui costo sia superiore a 10 euro. 5. Per gli effetti recati dalle disposizioni di cui al comma 1, il livello del finanziamento del Servizio sanitario nazionale cui concorre ordinariamente lo Stato, di cui all'articolo 79, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con

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modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e' rideterminato in diminuzione dell'importo di 380 milioni di euro per l'anno 2009. Conseguentemente, il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) nell'adozione del provvedimento deliberativo di ripartizione delle risorse finanziarie per il Servizio sanitario nazionale relativo all'anno 2009 a seguito della relativa Intesa espressa dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano del 26 febbraio 2009, provvede, su proposta del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, ad apportare le conseguenti variazioni alle tabelle allegate alla proposta di riparto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali del 6 marzo 2009.

CAPO V Disposizioni di carattere fiscale e di copertura finanziaria

Art. 14. Ulteriori disposizioni finanziarie 1. Al fine di finanziare gli interventi di ricostruzione e le altre misure di cui al presente decreto, il CIPE assegna agli stessi interventi la quota annuale, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica e con le assegnazioni gia' disposte, di un importo non inferiore a 2.000 milioni e non superiore a 4.000 milioni di euro nell'ambito della dotazione del Fondo per le aree sottoutilizzate per il periodo di programmazione 2007-2013, a valere sulle risorse complessivamente assegnate al Fondo strategico per il Paese a sostegno dell'economia reale di cui all'articolo 18, comma 1, lettera b-bis), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, nonche' un importo pari a 400 milioni di euro a valere sulle risorse del Fondo infrastrutture di cui all'articolo 18, comma 1, lettera b), del citato decreto-legge n. 185 del 2008. Tali importi possono essere utilizzati anche senza il vincolo di cui al comma 3 del citato articolo 18. 2. Le risorse di cui all'articolo 148 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, assegnate all'Istituto per promozione industriale (IPI) con decreto del Ministro delle attivita' produttive in data 22 dicembre 2003, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 145 del 23 giugno 2004, e successivamente integrate con decreto del Ministro delle attivita' produttive in data 23 novembre 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 34 dell'11 febbraio 2005, sono trasferite al Dipartimento della protezione civile per essere destinate a garantire l'acquisto da parte delle famiglie di mobili ad uso civile, di elettrodomestici ad alta efficienza energetica, nonche' di apparecchi televisivi e computer, destinati all'uso proprio per le abitazioni

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ubicate nelle predette aree. 3. Con provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 1 sono adottate le disposizioni per disciplinare, per il periodo 2009-2012 gli investimenti immobiliari per finalita' di pubblico interesse degli enti previdenziali pubblici, inclusi gli interventi di ricostruzione e riparazione di immobili ad uso abitativo o non abitativo, esclusivamente in forma indiretta e nel limite del 7 per cento dei fondi disponibili, localizzati nei territori dei comuni individuati ai sensi dell'articolo 1, anche in maniera da garantire l'attuazione delle misure di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b). 4. Le maggiori entrate derivanti dalla lotta all'evasione fiscale, anche internazionale, derivanti da futuri provvedimenti legislativi, accertate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, affluiscono ad un apposito Fondo istituito nello stato di previsione della spesa del Ministero dell'economia e delle finanze destinato all'attuazione delle misure di cui al presente decreto e alla solidarieta'. 5. I mutui concessi dalla Cassa depositi e prestiti entro il 31 dicembre 2005 in base a leggi speciali che prevedono l'ammortamento a totale carico dello Stato e per i quali gli enti locali mutuatari non abbiano provveduto a richiedere il versamento neanche parziale sono revocati. Le relative risorse sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere destinate agli enti locali di cui all'articolo 1 per il finanziamento di opere urgenti connesse alle attivita' di ricostruzione di cui al presente decreto. Con provvedimenti di cui all'articolo 1, comma 1, si provvede ad individuare le quote da versare annualmente all'entrata e relative assegnazioni ai soggetti beneficiari. Per la compensazione degli effetti derivanti dal presente comma, pari a 50 milioni di euro per l'anno 2009, 300 milioni per l'anno 2010, 350 milioni per l'anno 2011 e 300 milioni per l'anno 2012, si provvede con le maggiori entrate recate dal presente decreto e con la riduzione, in termini di sola cassa di 200 milioni di euro per l'anno 2010, del fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all'attualizzazione di contributi pluriennali di cui all'articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189.

CAPO VI Disposizioni finali

Art. 15. Erogazioni liberali e tutela della fede pubblica 1. In relazione all'applicazione delle agevolazioni di cui all'articolo 27, comma 1, della legge 13 maggio 1999, n. 133, le modalita' di impiego delle erogazioni liberali effettuate in favore delle popolazioni e per la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma sono comunicate al commissario delegato per la verifica della sua coerenza con le misure adottate ai sensi del presente decreto; per le medesime finalita' analoga comunicazione e' effettuata da chiunque raccoglie fondi in favore delle popolazioni e per la

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ricostruzione dei territori colpiti dal sisma ovvero comunque connessi e giustificati con gli eventi sismici del 6 aprile 2009. 2. L'uso del logo e della denominazione: ÂŤPresidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento della protezione civileÂť di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 11 novembre 2002 e' esclusivamente riservato agli operatori ad esso appartenenti. 3. Nei territori in cui vige lo stato emergenza dichiarato ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225, chiunque utilizza indebitamente il segno distintivo della Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della protezione civile, e' punito ai sensi dell'articolo 497-ter del codice penale.

CAPO VI Disposizioni finali

Art. 16. Prevenzione delle infiltrazioni della criminalita' organizzata negli interventi per l'emergenza e la ricostruzione nella regione Abruzzo 1. Il Prefetto della provincia di L'Aquila, quale Prefetto del capoluogo della regione Abruzzo, assicura il coordinamento e l'unita' di indirizzo di tutte le attivita' finalizzate alla prevenzione delle infiltrazioni della criminalita' organizzata nell'affidamento ed esecuzione di contratti pubblici aventi ad oggetto lavori, servizi e forniture, nonche' nelle erogazioni e concessioni di provvidenze pubbliche connessi agli interventi per l'emergenza e la ricostruzione delle aree di cui all'articolo 1. 2. Al fine di assicurare efficace espletamento delle attivita' di cui al comma 1, il Comitato di coordinamento per l'alta sorveglianza delle grandi opere di cui all'articolo 180, comma 2, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, opera a immediato, diretto supporto del Prefetto di L'Aquila, attraverso una sezione specializzata istituita presso la Prefettura che costituisce una forma di raccordo operativo tra gli uffici gia' esistenti e che non puo' configurarsi quale articolazione organizzativa di livello dirigenziale. Con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con i Ministri della giustizia e delle infrastrutture e dei trasporti, da adottarsi entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono definite le funzioni, la composizione, le risorse umane e le dotazioni strumentali della sezione specializzata da individuarsi comunque nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente. 3. Presso il Dipartimento della pubblica sicurezza e' istituito, con il decreto di cui al comma 2, il Gruppo interforze centrale per l'emergenza e ricostruzione (GICER). Con il medesimo decreto sono definite, nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, le funzioni e la composizione del Gruppo che opera in stretto raccordo con la Sezione specializzata di cui al comma 2. 4. I controlli antimafia sui contratti pubblici aventi ad oggetto lavori, servizi e forniture sono altresi' effettuati con l'osservanza

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delle linee guida indicate dal Comitato di coordinamento per l'alta sorveglianza delle grandi opere, anche in deroga a quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 3 giugno 1998, n. 252. 5. Per l'efficacia dei controlli antimafia nei contratti pubblici aventi ad oggetto lavori, servizi e forniture e nelle erogazioni e concessioni di provvidenze pubbliche, e' prevista la tracciabilita' dei relativi flussi finanziari. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta dei Ministri dell'interno, della giustizia, delle infrastrutture e trasporti, dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze, da adottarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono definite le modalita' attuative del presente comma. 6. L'esclusione di cui al comma 6-bis dell'articolo 74 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, si interpreta, per il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nel senso che la stessa esclusione opera anche nei confronti delle riduzioni indicate al comma 404 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296. 7. Dal presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

CAPO VI Disposizioni finali

Art. 17. Svolgimento G8 nella regione Abruzzo 1. Anche al fine di contribuire al rilancio dello sviluppo socio-economico dei territori colpiti dalla crisi sismica iniziata il 6 aprile 2009, il grande evento dell'organizzazione del Vertice G8 di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 21 settembre 2007, che avra' luogo nei giorni dall'8 al 10 luglio 2009, si terra' nel territorio della citta' di L'Aquila. 2. Per effetto di quanto disposto dal comma 1, ed in funzione della nuova localizzazione dell'evento predetto nonche' dell'ottimizzazione degli interventi realizzati, in corso o programmati sulla base dell'ordinanza n. 3629 del 20 novembre 2007, e successive modificazioni, sono fatti salvi gli effetti prodotti dalle ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri adottate sulla base del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 21 settembre 2007, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 222 del 24 settembre 2007. Le medesime ordinanze continuano ad applicarsi per assicurare il completamento delle opere in corso di realizzazione nella regione Sardegna e gli interventi occorrenti all'organizzazione del vertice G8 nella citta' di L'Aquila. 3. Al fine di conseguire il contenimento della spesa pubblica per affrontare gli oneri derivanti dall'emergenza sismica di cui al presente decreto, il Commissario delegato provvede alla riprogrammazione e rifunzionalizzazione degli interventi per l'organizzazione del vertice G8 e adotta ogni necessario atto consequenziale per la rilocalizzazione del predetto vertice. Fatta salva la puntuale verifica delle quantita' effettivamente realizzate

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per ciascuna categoria di lavori, servizi e forniture, i rapporti giuridici sorti in attuazione dell'ordinanza n. 3629 del 20 novembre 2007, e successive modificazioni, sono rinegoziati, fatto salvo il diritto di recesso dell'appaltatore. A tale fine, non sono piu' dovute, ove previste, le percentuali di corrispettivo riconosciute agli appaltatori a titolo di maggiorazione per le lavorazioni eseguite su piu' turni e di premio di produzione, sui lavori contabilizzati a decorrere dal 1째 marzo 2009. Per i servizi, le forniture e per i lavori che non contemplano le maggiorazioni di cui al presente comma, la rinegoziazione tiene conto della diversa localizzazione dell'evento. In mancanza di accordo intervenuto tra le parti entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, i corrispettivi dovuti per le prestazioni di opera professionale, ivi compresi quelli di cui all'articolo 92 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, sono ridotti del 50 per cento rispetto al compenso originariamente pattuito. 4. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, su proposta del Commissario delegato, sono accertati i risparmi derivanti dal presente articolo e dai conseguenti provvedimenti attuativi e i relativi importi sono riassegnati al Fondo di riserva per le spese impreviste dello stato di previsione della spesa del Ministero dell'economia e delle finanze.

CAPO VI Disposizioni finali

Art. 18. Copertura finanziaria 1. Agli oneri derivanti dall'articolo 2, comma 11, dall'articolo 3, commi 3 e 6, dall'articolo 4, comma 5, dall'articolo 6, comma 4, dall'articolo 7, commi 1, 2 e 3, dall'articolo 8, comma 3, e dall'articolo 11, commi 1 e 4, pari a 1.152,5 milioni di euro per l'anno 2009, a 539,2 milioni di euro per l'anno 2010, a 331,8 milioni di euro per l'anno 2011, a 468,7 milioni di euro per l'anno 2012, a 500 milioni di euro per ciascuno degli anni 2013 e 2014, a 394,8 milioni di euro per l'anno 2015, a 239 milioni di euro per l'anno 2016, a 133,8 milioni di euro per l'anno 2017, a 115,6 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2018 al 2029, a 81,8 milioni di euro per l'anno 2030, a 48 milioni di euro per l'anno 2031, a 14,2 milioni di euro per l'anno 2032 e a 2,9 milioni di euro a decorrere dall'anno 2033, si provvede, quanto: a) a 150 milioni di euro per l'anno 2010 e 200 milioni di euro per l'anno 2011, mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 5, comma 4, del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126; b) a 300 milioni di euro per l'anno 2009, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 22, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2; c) a 380 milioni di euro per l'anno 2009, mediante utilizzo delle risorse di cui all'articolo 13, comma 5;

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d) a 472,5 milioni di euro per l'anno 2009, a 389,2 milioni per l'anno 2010, a 131,8 milioni per l'anno 2011, a 468,7 per l'anno 2012, a 500 milioni per ciascuno degli anni 2013 e 2014, a 394,8 milioni per l'anno 2015, a 239 milioni di euro per l'anno 2016, a 133,8 milioni di euro per l'anno 2017, a 115,6 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2018 al 2029, a 81,8 milioni di euro per l'anno 2030, a 48 milioni di euro per l'anno 2031, a 14,2 milioni di euro per l'anno 2032 e a 2,9 milioni di euro a decorrere dall'anno 2033, mediante utilizzo di quota parte delle maggiori entrate recate dal presente decreto. 2. Il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

CAPO VI Disposizioni finali

Art. 19. Entrata in vigore 1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sara' presentato alle Camere per la conversione in legge. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Roma, addi' 28 aprile 2009 NAPOLITANO Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri dell'economia e Tremonti, Ministro delle finanze Maroni, Ministro dell'interno Sacconi, Ministro del lavoro della salute e delle politiche sociali Prestigiacomo, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Matteoli, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Bondi, Ministro per i beni e le attivita' culturali La Russa, Ministro della difesa Alfano, Ministro della giustizia dello sviluppo Scajola, Ministro economico Gelmini, Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca Zaia, Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Meloni, Ministro della gioventu' Visto, il Guardasigilli: Alfano

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Il Commissario Delegato per la Ricostruzione Presidente della Regione Abruzzo

DECRETO N° 3

VISTO il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 6 aprile 2009, pubblicato sulla G.U. n° 87 del 7 aprile 2009, recante ad oggetto “Dichiarazione dello stato d'emergenza in ordine agli eccezionali eventi sismici che hanno interessato la provincia di L’Aquila ed altri comuni della regione Abruzzo il giorno 6 aprile 2009”; VISTO l’art. 1 del decreto legge 30 dicembre 2009, n. 195, convertito con modifiche dalla legge 26 febbraio 2010 2010, n. 26, e l’art. 1 dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3833/09, con cui si dispone che il Presidente della regione Abruzzo, già Commissario delegato per le attività di cui all’art. 4, comma 2 del decreto legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009 n. 77, assume le funzioni di Commissario delegato per la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma del 6 aprile 2009, a decorrere dal 1° febbraio 2010 e per l’intera durata dello stato di emergenza, operando con i poteri e le deroghe di cui alle ordinanze del Presidente del Consiglio adottate per superare il contesto emergenziale; VISTO il decreto legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009 n. 77, recante “Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile”; VISTO, in particolare, l’art. 2, comma 12 bis del citato decreto legge, che prevede che “i comuni di cui all’articolo 1, comma 2, predispongono, d’intesa con il presidente della Regione Abruzzo – Commissario delegato ai sensi dell’articolo 4, comma 2, sentito il presidente della provincia, e d’intesa con quest’ultimo nelle materie di sua competenza, la ripianificazione del territorio comunale definendo le linee di indirizzo strategico per assicurarne la ripresa socio-economica, la riqualificazione dell’abitato e garantendo un’armonica ricostituzione del tessuto urbano abitativo e produttivo, tenendo anche conto degli insediamenti abitativi realizzati ai sensi del comma 1”; VISTO, altresì, l’articolo 14, comma 5 bis del medesimo decreto legge che prevede che “i sindaci dei comuni di cui all’articolo 1, comma 2, predispongono, d’intesa con il presidente della Regione Abruzzo – Commissario delegato ai sensi dell’articolo 4, comma 2, d’intesa con il presidente della provincia nelle materie di sua competenza, piani di ricostruzione del centro storico delle città, come determinato ai sensi dell’articolo 2, lettera a), del decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1

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Il Commissario Delegato per la Ricostruzione Presidente della Regione Abruzzo

DECRETO N° 3

VISTO il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 6 aprile 2009, pubblicato sulla G.U. n° 87 del 7 aprile 2009, recante ad oggetto “Dichiarazione dello stato d'emergenza in ordine agli eccezionali eventi sismici che hanno interessato la provincia di L’Aquila ed altri comuni della regione Abruzzo il giorno 6 aprile 2009”; VISTO l’art. 1 del decreto legge 30 dicembre 2009, n. 195, convertito con modifiche dalla legge 26 febbraio 2010 2010, n. 26, e l’art. 1 dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3833/09, con cui si dispone che il Presidente della regione Abruzzo, già Commissario delegato per le attività di cui all’art. 4, comma 2 del decreto legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009 n. 77, assume le funzioni di Commissario delegato per la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma del 6 aprile 2009, a decorrere dal 1° febbraio 2010 e per l’intera durata dello stato di emergenza, operando con i poteri e le deroghe di cui alle ordinanze del Presidente del Consiglio adottate per superare il contesto emergenziale; VISTO il decreto legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009 n. 77, recante “Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile”; VISTO, in particolare, l’art. 2, comma 12 bis del citato decreto legge, che prevede che “i comuni di cui all’articolo 1, comma 2, predispongono, d’intesa con il presidente della Regione Abruzzo – Commissario delegato ai sensi dell’articolo 4, comma 2, sentito il presidente della provincia, e d’intesa con quest’ultimo nelle materie di sua competenza, la ripianificazione del territorio comunale definendo le linee di indirizzo strategico per assicurarne la ripresa socio-economica, la riqualificazione dell’abitato e garantendo un’armonica ricostituzione del tessuto urbano abitativo e produttivo, tenendo anche conto degli insediamenti abitativi realizzati ai sensi del comma 1”; VISTO, altresì, l’articolo 14, comma 5 bis del medesimo decreto legge che prevede che “i sindaci dei comuni di cui all’articolo 1, comma 2, predispongono, d’intesa con il presidente della Regione Abruzzo – Commissario delegato ai sensi dell’articolo 4, comma 2, d’intesa con il presidente della provincia nelle materie di sua competenza, piani di ricostruzione del centro storico delle città, come determinato ai sensi dell’articolo 2, lettera a), del decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1

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1968, n. 1444, definendo le linee di indirizzo strategico per assicurarne la ripresa socio-economica e la riqualificazione dell’abitato, nonché per facilitare il rientro delle popolazioni sfollate nelle abitazioni danneggiate dagli eventi sismici del 6 aprile 2009”; CONSIDERATO che entrambe le disposizioni richiedono, sia per l’attività di ripianificazione del territorio comunale, sia per la predisposizione dei piani di ricostruzione dei centri storici, il raggiungimento di un’intesa tra il presidente della regione Abruzzo, nella sua qualità di Commissario delegato, ai sensi dell’art. 4, comma 2 del decreto legge n. 30 del 2009, e, rispettivamente, i comuni ed i sindaci cui spetta l’attività sopra detta, nonché il Presidente della provincia per quanto di competenza; CONSIDERATO che, ai sensi dell’art. 1 del decreto legge 30 dicembre 2009, n. 195, convertito con modifiche dalla legge 26 febbraio 2010, n. 26, il Presidente della regione Abruzzo ha assunto il ruolo di Commissario delegato per la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma del 6 aprile 2009, a decorrere dal 1° febbraio 2010 e per l’intera durata dello stato di emergenza; RITENUTO che, ai fini dell’adozione dell’atto di intesa del Commissario delegato con i comuni e con la provincia per le materie di propria competenza, sia necessario definire le modalità di adozione e gli obiettivi delle linee di indirizzo strategico per la ripianificazione del territorio comunale, di cui all’art. 2, comma 12 bis del decreto legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009 n. 77; RITENUTO che, ai fini dell’adozione dell’atto di intesa del Commissario delegato con i sindaci e con la provincia per le materie di propria competenza, sia necessario individuare e definire una disciplina omogenea relativa all’adozione, agli obiettivi, ai contenuti e alle modalità attuative dei piani di ricostruzione dei centri storici, di cui all’art. 2, comma 12 bis del decreto legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009 n. 77,

DECRETA ARTICOLO 1 – Linee di indirizzo strategico per la ripianificazione del territorio 1. Entro 90 giorni dalla pubblicazione del presente atto, ai fini dell’intesa prevista dall’art. 2, comma 12 bis del decreto legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito con modificazioni dalla legge 24.06.2009, n. 77, il Commissario delegato per la ricostruzione - Presidente della Regione Abruzzo, ai sensi dell’art. 1 del decreto legge 30 dicembre 2009, n. 195, convertito con modificazioni dalla legge 26 febbraio 2010, n. 26, definisce gli orientamenti e i criteri generali finalizzati, anche attraverso la previsione di forme associative degli enti locali relative a modalità di pianificazione di media area, alla ripianificazione dei territori da parte dei comuni di cui all’art. 1, comma 2 del decreto. 2. In considerazione dell’obiettivo di assicurare la ripresa socio-economica, la riqualificazione dell’abitato e l’armonica ricostituzione del tessuto urbano abitativo e produttivo nelle aree colpite dal sisma, gli orientamenti e i criteri generali favoriscono il coordinamento e l’integrazione delle iniziative in una visione di area vasta e di intercomunalità, l’espressione delle funzioni, dei legami e delle relazioni che risulta opportuno stabilire, rafforzare, modificare, fra la città capoluogo - L’Aquila – e gli altri centri del territorio circostante, ed in particolare promuovono:

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a. il potenziamento e la valorizzazione dei sistemi territoriali locali, con la individuazione di aree omogenee in funzione di settori strategici di intervento; b. la riqualificazione delle reti ambientali e storico culturali; c. la razionalizzazione della mobilità territoriale e urbana; d. la diffusione, la capillarità e l’efficienza delle reti infrastrutturali, dei servizi e delle centralità.

ARTICOLO 2 – Interventi su centri storici e su centri e nuclei urbani e rurali - Perimetrazioni 1. Ai fini della predisposizione dei piani di ricostruzione di cui al comma 5 bis dell’art. 14 del decreto legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito con modificazioni dalla legge 24 giugno 2009, n. 77 sono considerate centro storico della città dell’Aquila e delle frazioni della stessa città, nonché dei Comuni ricompresi nell’elenco di cui al Decreto del Commissario Delegato n. 3 del 16 aprile 2009 e s.m.i., ai sensi dell’art. 2, lettera A) del D.M. 2 aprile 1968, n. 1444, e a tal fine perimetrate entro novanta giorni dalla data di sottoscrizione del presente atto, le parti del territorio comunale costituite da: 1.1 centri e nuclei che rivestono carattere storico, artistico e di pregio ambientale o da porzioni di essi, comprese le aree circostanti che possono considerarsi parte integrante, per tali caratteristiche, dei centri e nuclei stessi; a tal fine, possono essere ricomprese nel perimetro anche le aree adiacenti il centro storico necessarie alla realizzazione di opere di urbanizzazione. La perimetrazione può ricomprendere anche immobili non aventi le caratteristiche precedenti purché adiacenti il centro storico e danneggiati dal sisma; 1.2 nuclei e insediamenti del territorio rurale, costituiti da strutture insediative rappresentate da edifici e spazi pertinenziali; 1.3 centri e nuclei, definibili di particolare interesse, nei quali gli edifici distrutti o gravemente danneggiati, che, alla data del presente atto, siano stati dichiarati inagibili o da demolire con ordinanza sindacale o che presentino sulla base delle schede di rilevamento un danno grave o gravissimo, superino il 70% degli edifici esistenti; 1.4 edifici storici vincolati ai sensi del codice dei BB.CC. ovvero situati in zone sottoposte a vincolo paesaggistico ai sensi del codice dei BB.CC. o che ricadono all’interno di un’area protetta ai sensi della legge n. 394/91 o della legge regionale 21 giugno 1996 n. 38. 2. L’atto di perimetrazione di cui al comma 1 è accompagnato dai seguenti documenti: a. una relazione illustrativa che evidenzi ed attesti la coerenza con i criteri di cui al comma 1; b. elaborati cartografici redatti sulla base catastale e della Carta Tecnica Regionale con l’individuazione del perimetro del territorio ricomprendente anche gli edifici distrutti o gravemente danneggiati ed il tracciato delle infrastrutture a rete; c. una adeguata documentazione fotografica degli immobili e dei siti.

ARTICOLO 3 – Procedura di approvazione della perimetrazione 1. Il Sindaco, entro 30 giorni dalla pubblicazione del presente atto, predispone la perimetrazione di cui all’art. 2 con i relativi allegati e promuove il raggiungimento dell’intesa con il Commissario delegato per la ricostruzione - Presidente della Regione Abruzzo, ai sensi dell’art. 1 del decreto legge 30 dicembre 2009, n. 195, convertito con modificazioni dalla legge 26 febbraio 2010, n. 26, e con il Presidente della Provincia per quanto di competenza. 2. L’atto di perimetrazione è approvato con l’intesa di cui al comma 1 ed è pubblicato nell’albo pretorio. Tale atto non comporta mutamenti, modifiche, integrazioni e sostituzioni degli strumenti urbanistici vigenti e delle rispettive norme tecniche di attuazione nonché delle normative in materia 3

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ambientale e della disciplina dei vincoli, poiché costituisce mera evidenziazione delle parti di territorio, strutture, aree di pertinenza, urbanizzazioni, su cui intervenire.

ARTICOLO 4 – Piani di ricostruzione - definizione dei criteri di delimitazione 1. Per ciascun comune, fatto salvo quanto previsto dall’art. 8, all’interno del perimetro individuato ai sensi dell’art. 2, sono definiti uno o più piani di ricostruzione nel rispetto delle seguenti condizioni: a. individuazione di una o più parti che si configurino come ambiti urbanistici ed edilizi significativi finalizzati ad un insieme di interventi integrati, aventi ad oggetto uno o più aggregati edilizi; b. delimitazione degli ambiti ricadenti in strade o altri spazi pubblici ed includenti, oltre al patrimonio edilizio da ricostruire o recuperare, eventuali opere di urbanizzazione primaria e secondaria. 2. Con riferimento al centro edificato principale del comune dell’Aquila, ciascun ambito può di norma includere uno o più edifici, che presentino almeno una delle seguenti caratteristiche: a. edificio strategico o speciale; b. edificio vincolato ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modifiche e integrazioni.

ARTICOLO 5 – Piani di ricostruzione – obiettivi e contenuti 1. I piani di ricostruzione: a. assicurano la ripresa socio - economica del territorio di riferimento; b. promuovono la riqualificazione dell’abitato, in funzione anche della densità, qualità e complementarietà dei servizi di prossimità e dei servizi pubblici su scala urbana, nonché della più generale qualità ambientale; c. facilitano il rientro delle popolazioni nelle abitazioni recuperate a seguito dei danni provocati dagli eventi sismici del 6 aprile 2009. 2. I piani di ricostruzione individuano, tenuto conto delle risultanze della microzonazione sismica e degli esiti delle valutazioni di agibilità, gli interventi idonei a garantire la migliore sicurezza delle costruzioni. 3. I piani rilevano lo stato dei luoghi attuale e tengono conto, ove possibile, di quello preesistente agli eventi sismici, definendo in particolare i seguenti elementi: a. individuazione degli interventi; b. messa in sicurezza di ciascun ambito ai fini dei successivi interventi di ricostruzione; c. stima economica degli interventi previsti; d. individuazione dei soggetti interessati; e. cronoprogramma degli interventi con l’individuazione delle priorità. 4. Il piano contiene le modalità di collegamento dei vari ambiti, individua i settori di intervento e le opere di urbanizzazione primaria e secondaria da realizzare e definisce, in modo coordinato, la programmazione ed esecuzione delle opere pubbliche e private.

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ARTICOLO 6 – Piani di ricostruzione – procedura di approvazione 1. Il Sindaco, entro 30 giorni dalla pubblicazione dell’atto di perimetrazione di cui all’articolo 3, definisce e rende note, attraverso pubblicazione, le proposte di ambiti da assoggettare a piani di ricostruzione. La pubblicazione vale anche quale invito ai sensi dell’articolo 7, comma 10, dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3820/09 e successive modifiche ed integrazioni. 2. Il Sindaco, fatto salvo quanto previsto dall’art. 8, pubblica, per le finalità ed ai sensi degli articoli 4 e 5, un avviso con il quale richiede ai proprietari interessati, singolarmente o in forma associata, di presentare proposte di intervento per i propri immobili, nel termine di 30 giorni dalla pubblicazione dell’avviso stesso. 3. Il Sindaco, acquisite le proposte, verifica l’ammissibilità delle stesse, ne effettua la valutazione e predispone le proposte di piani di ricostruzione, e i relativi piani finanziari, ai fini dell’attivazione del procedimento di cui ai successivi commi da 4 a 9. 4. I piani, previa comunicazione al Commissario delegato per la ricostruzione - Presidente della Regione Abruzzo, ai sensi dell’art. 1 del decreto legge 30 dicembre 2009, n. 195, convertito con modificazioni dalla legge 26 febbraio 2010, n. 26, ed al Presidente della Provincia per le materie di sua competenza, sono adottati con atto del Sindaco e sono depositati nella segreteria comunale per 15 giorni interi e consecutivi decorrenti dal primo giorno dell’affissione all’albo pretorio del relativo avviso, affinché chiunque ne abbia interesse possa prenderne visione. Nei successivi 15 giorni qualunque interessato può presentare osservazioni. Il deposito è reso noto al pubblico mediante avviso affisso all’albo pretorio del comune, pubblicato sulla stampa locale ed a mezzo di manifesti murali affissi nei luoghi pubblici. Nello stesso avviso deve essere inserita l’avvertenza che gli interessati possono presentare osservazioni. 5. Entro 10 giorni dal termine di scadenza per la presentazione delle osservazioni, il Sindaco indice una conferenza di servizi per l’acquisizione dei pareri, nulla osta ed altri atti di assenso comunque denominati previsti dalle leggi vigenti per la tutela degli interessi pubblici curati da altre autorità. 6. Il Sindaco, previa intesa con il Presidente della Regione Abruzzo, quale Commissario delegato e con il Presidente della Provincia per le materie di sua competenza, decide sulle osservazioni e trasmette il piano al Consiglio comunale, che lo approva nei successivi 15 giorni. 7. Per il Comune dell’Aquila, decorsi ulteriori 15 dal termine di approvazione del piano, previsto nel comma 6, senza che il Consiglio comunale si sia espresso, il Sindaco, vice Commissario delegato alla ricostruzione, ai sensi dell’art. 2 dell’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3833/09, procede con proprio atto all’approvazione del piano. 8. L’intesa di cui al comma 5 contiene e costituisce anche espressione del parere prescritto dall’art. 89 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, e la verifica prevista dall’art. 12 del D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152. 9. L’atto di approvazione del piano di ricostruzione è pubblicato nell’albo pretorio nei successivi 15 giorni. Tale pubblicazione costituisce notifica a tutti gli effetti ai proprietari degli immobili compresi nel piano. La deliberazione è pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Abruzzo. 10. Ai fini dell’adozione ed attuazione dei piani di ricostruzione, il Sindaco può promuovere la conclusione di un accordo di programma ai sensi degli articoli 8 bis e 8 ter della Legge regionale dell’Abruzzo 12 aprile 1983, n. 18. 11. L’approvazione dei piani di ricostruzione equivale a dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità delle opere previste nel piano della ricostruzione.

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ARTICOLO 7 – Modalità di attuazione 1. Gli interventi negli ambiti oggetto del piano di ricostruzione si attuano secondo le seguenti modalità: a. mediante interventi singoli o in forma associata, aventi ad oggetto uno o più aggregati edilizi; b. mediante programma integrato, nei casi di particolare compromissione dell’aggregato urbano, che necessiti di interventi unitari, anche di carattere urbanizzativo. In tal caso, il Sindaco, previo consenso dei proprietari degli edifici rientranti nell’ambito medesimo, espresso con le modalità di cui all’articolo 7 dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3820/09 e successive modifiche ed integrazioni, bandisce un procedimento ad evidenza pubblica per la individuazione di un unico soggetto attuatore con compiti di progettazione e realizzazione integrata degli interventi pubblici e privati. 2. I singoli edifici ricompresi nella perimetrazione di cui all’art. 2 e classificati nelle verifiche di agibilità con categoria A, B e C, facenti parte funzionalmente, strutturalmente e tipologicamente di aggregati che nel loro complesso si presentino gravemente danneggiati, sono inclusi nei piani di ricostruzione di cui all’art. 4. 3. Gli interventi sui singoli edifici ricompresi nella perimetrazione di cui all’art. 2 classificati nelle verifiche di agibilità con categoria A, B, e C, che non presentino le caratteristiche descritte al comma 2, possono essere realizzati ai sensi delle ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3778/09 e 3779/09 e successive modifiche e integrazioni. 4. I piani di ricostruzione possono individuare edifici o loro aggregati classificati nelle verifiche di agibilità con categoria E sui quali è possibile intervenire ai sensi dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3790/09 e successive modificazioni e integrazioni. 5. Per l’attuazione degli interventi in forma associata, sia applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui alle Ordinanze del presidente del Consiglio dei Ministri n. 3820/09 e n. 3832/09 e successive modifiche.

ARTICOLO 8 – Disciplina transitoria 1. Ai fini della redazione dei piani di ricostruzione, nelle more della definizione delle perimetrazioni di cui all’art. 2, con il presente atto sono perimetrate come centro storico delle città: a) per la città dell’Aquila l’area urbana delimitata dal perimetro delle antiche mura e le aree ricomprese nell’allegata TAV.1; b) per gli altri centri e nuclei urbani, le zone A individuate dagli strumenti urbanistici vigenti; 2. Gli interventi sugli edifici singoli ricompresi nelle perimetrazioni di cui al comma 1 classificati nelle verifiche di agibilità con categoria A, B, C ed E, non facenti parte funzionalmente, strutturalmente e tipologicamente di aggregati che nel loro complesso si presentino gravemente danneggiati, possono essere attivati ai sensi delle ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3778/09, 3779/09 e 3790/09 e successive modificazioni e integrazioni. 3. Gli interventi sugli edifici o loro aggregati diversi da quelli previsti dal comma 2 sono realizzati a seguito dell’approvazione dei piani di ricostruzione che li ricomprendono.

ARTICOLO 9 - Rappresentanza dei Piccoli Comuni, Conferenza dei Sindaci 1. Al fine di assicurare il coordinamento delle attività della ricostruzione è istituita una Rappresentanza dei Piccoli Comuni, composta da un Sindaco delegato per ogni area omogenea, da individuare, in via transitoria, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del presente provvedimento. 6

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2. La Rappresentanza ha compiti di verifica, coordinamento e promozione degli interventi strutturali ricadenti nell’Area Omogenea, per una migliore definizione delle scelte pianificatorie della ricostruzione nei comuni interessati. 3. Al fine di partecipare attivamente alla formulazione delle linee di indirizzo strategico di cui all’articolo 1, un rappresentante dei Piccoli comuni è delegato a formulare le proposte degli stessi Comuni alla Struttura Tecnica di Missione. Il presente decreto verrà pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Abruzzo e sul portale ufficiale della Regione Abruzzo. L’Aquila, lì 9 marzo 2010

Il Commissario Delegato per la Ricostruzione Presidente della Regione Abruzzo

(Gianni Chiodi)

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ALLEGATI: LINEE GUIDA PER LA TUTELA DEL COSTRUITO STORICO DI FONTECCHIO

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LINEE GUIDA PER LA SICUREZZA E LA CONSERVAZIONE DEL COSTRUITO STORICO ABRUZZESE. IL CASO DI FONTECCHIO (AQ)

CAPITOLO UNDICI “LINEE GUIDA PER IL PROGETTO DI CONSERVAZIONE DEL COSTRUITO STORICO DI FONTECCHIO”

“L’OBIETTIVO DEL PERCORSO SIN CUI CONDOTTO E’, DUNQUE, QUELLO DI STIMOLARE L’ACCETTAZIONE DEL PALINSESTO URBANO ATTRAVERSO AZIONI DI TIPO CULTURALE E GUIDARE I FRUITORI DELLA CITTA’ A RISPETTARNE LA NATURALE COMPLESSITA’ PROPRIO A PARTIRE DALLA CONOSCENZA E DALL’ACCETTAZIONE DELLA COMPLESSITA’ STESSA.” [Da: Mariacristina Giambruno, Verso la dimensione urbana della Conservazione, Anilea editrice, Firenze, 2002]

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LINEE GUIDA PER LA SICUREZZA E LA CONSERVAZIONE DEL COSTRUITO STORICO ABRUZZESE. IL CASO DI FONTECCHIO (AQ)

11.4 Linee Guida per la tutela del costruito storico di Fontecchio A partire dai casi studio precedentemente analizzati sulle metodologie di lettura del costruito storico diffuso e le esperienze normative della ricostruzione del terremoto dell’Umbria del 1997, le presenti Linee Guida si propongono di esigere dai tecnici progettisti una conoscenza approfondita dell’oggetto su cui si interviene e del contesto in cui esso si colloca. Allo stesso tempo, questo strumento si impegna a fornire l’intervento e l’assistenza dei tecnici dell’Amministrazione e tutta la documentazione specifica a disposizione presso l’Amministrazione stessa per definire le più appropriate scelte di progetto finali. Le Linee Guida vogliono in questo modo garantire la completezza e la chiarezza delle scelte relative al progetto ed inoltre permettere la possibilità di un eventuale consultazione per necessità future. Di conseguenza, definiscono delle modalità precise di presentazione della domanda di intervento e della relativa documentazione per consentire una lettura chiara, un eventuale confronto dei dati e la possibilità della loro raccolta in appositi archivi. Nello specifico gli interventi regolati dalle presenti Norme sono tutti quelli che interessano le finiture esterne degli edifici considerate nel loro complesso, definendo nel relativo progetto, in modo dettagliato, la qualità e la caratterizzazione finale dei fronti degli edifici medesimi. Sono quindi compresi gli interventi di coloritura e tinteggiatura dei prospetti, di conservazione, esecuzione, sostituzione o eliminazione di intonaci e rivestimenti di facciata e di elementi architettonici e decorativi diffusi o anche isolati Ad esempio, nella definizione delle cromie, le Linee guida partono da un approccio di ricerca e conoscenza dello stato di fatto dell’edificio, per poi affrontare l’individuazione di una scelta appropriata. Così il piano si propone di affiancare le analisi che verranno compiute sulle aree campione con una schedatura dei colori e la compilazione graduale di tavolozze, che avranno valore informativo e potranno fornire suggerimenti appropriati per la redazione dei progetti. Tutte le operazioni inerenti la tinteggiatura di facciate verso vie, piazze, cortili interni, androni, scale e muri di cinta sono soggette a regolare domanda. La domanda, indirizzata al Sig. Sindaco, dovrà essere inviata prima di qualsiasi intervento di tinteggiatura o di Pagina 11.17

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Capitolo Undici

ristrutturazione della facciata e accompagnata da un numero di foto a colori (almeno 3) sufficiente a comprendere la situazione dell’edificio nel suo insieme, l’inserimento con i manufatti adiacenti ed in particolare tutti gli elementi di facciata che lo caratterizzano. Dovranno inoltre essere chiaramente specificati i codici dei colori che si utilizzeranno e gli eventuali accostamenti cromatici in caso di rilievi, cornici dipinte o di un articolato disegno di facciata. In seguito alla presentazione dell’istanza, il tecnico incaricato dal Comune effettuerà un sopralluogo per rilevare eventuali tracce di colorazione esistente e di decorazioni e, durante tutta la durata dei lavori e nei sei mesi successivi, potrà svolgere controlli per verificare la qualità del materiale e la rispondenza del colore con quello indicato dal Piano. E’ indispensabile, prima di procedere alla tinteggiatura degli edifici, consolidare e ricostruire quelle parti di intonaco, cornici o lesene che risultino deteriorate. E’ fatto obbligo, procedendo alla tinteggiatura dell’edificio, di dare idonea sistemazione alle canalizzazioni o impianti eventualmente presenti in facciata, rimuovendo tutte le parti impiantistiche non più in uso, comprese le vecchie mensole e le staffe delle linee elettriche e telefoniche. E’ fatto divieto di posare lungo il prospetto principale tubazioni di distribuzione idrica, gas, aerazione o smaltimento fumi (salvo diversa prescrizione derivante da normative di sicurezza). Gli elementi di facciata storici devono essere mantenuti. E’ possibile la loro momentanea rimozione per consentire l’esecuzione dei lavori di recupero della facciata e/o per il loro restauro solo attraverso puntuale rilievo grafico e fotografico e dichiarazione di impegno alla messa in pristino da consegnare all’ufficio preposto al momento della richiesta di rifacimento della facciata. Prima della dichiarazione di fine lavori, tali elementi dovranno essere ricollocati esattamente nella loro posizione originaria. E’ facoltà dell’Amministrazione Comunale, fatti salvi impedimenti di carattere tecnico e/o economico secondo una valutazione dell’Ufficio Tecnico Comunale, di obbligare alla rimozione di materiali o finiture, aggiunte in epoca recente, in conflitto con la configurazione formale ed architettonica dell’edificio e dell’ambiente circostante. A seguito il testo integrale delle Linee Guida per la conservazione del costruito storico di Fontecchio. Pagina 11.18

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LINEE GUIDA PER LA SICUREZZA E LA CONSERVAZIONE DEL COSTRUITO STORICO ABRUZZESE. IL CASO DI FONTECCHIO (AQ)

COMUNE DI FONTECCHIO. REGOLAMENTO

1 - Murature di prospetto con paramento originale a faccia vista. Dovranno essere conservati nel loro tradizionale aspetto esteriore i muri con paramento originale a faccia vista in mattoni, in conci di pietra squadrati o sbozzati, nonché ciottoli, pietrame irregolare, materiale misto, presenti nei prospetti esterni dell’edilizia storica: di tali paramenti non è quindi consentita l’intonacatura. Per i paramenti murari è consentita la ristilatura dei giunti di malta e la successiva ripresa delle rispettive fughe. Tale intervento non dovrà essere generalizzato, ma limitato ai tratti maggiormente degradati. La sigillatura dei giunti dovrà essere fatta con malte opportunamente selezionate (escludendo quelle a base di cemento) senza generare una copertura cromatica o integrale degli elementi lapidei, seguendo quindi con cura le diverse pezzature, le integrazioni, gli elementi lignei eventualmente presenti e consentendo al contempo una lettura dei molteplici processi di aggregazione e sostituzione costruttiva succedutasi nei secoli (palinsesto stratigrafico) Non dovranno essere rimosse o alterate le tracce di frammenti di strutture murarie preesistenti, ovvero lapidi, stemmi ed eventuali reperti archeologici. Ove nella controfaccia corrispondano superfici dipinte o altrimenti decorate, gli interventi dovranno essere realizzati con le necessarie cautele. Per un corretto mantenimento del paramento a faccia vista si dovrà provvedere al consolidamento delle parti lesionate purché si provveda con le modalità idonee ad evitare l’alterazione della faccia a vista. E’ consentita l’installazione di tiranti metallici e di relativi paletti o piastre di ancoraggio semplici o angolari, evitando la loro sovrapposizione a cornici e membrature. 2 - Murature di prospetto con paramento originale intonacato. Nelle facciate esterne dovrà essere conservato, ove se ne presenti traccia , il paramento intonacato con intonaco di tipo tradizionale finito al grezzo o civile.

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Capitolo Undici

Nel caso in cui non sia possibile il mantenimento, si dovrà provvedere al rifacimento degli intonaci che risultino quasi completamente caduti o soggetti a degrado. Nel caso sia ampiamente giustificata l’impossibilità del mantenimento dell’intonaco esistente, si potrà provvedere alla demolizione e rifacimento degli intonaci e relative tinteggiature. Nel corso della demolizione dovrà essere lasciato in opera un campione per ogni differente tipo di intonaco esistente opportunamente scelto tra le parti meglio conservate che verrà debitamente considerato (vedi analisi colorimetrica richiesta dalla scheda di rilevamento speditivo) e che costituirà riferimento fino alla definitiva sostituzione. Tanto per le facciate monocrome che per le combinazioni policrome, le nuove colorazioni dovranno quindi essere scelte in conformità alle tinteggiature esistenti tradizionali ed esclusivamente sulla base delle tracce conservate fino ad oggi. Lo spessore dei nuovi intonaci dovrà essere tale che non risulti in ogni caso modificata la sporgenza di cornici, lesene, ed altri risalti decorativi della superficie muraria. In presenza di murature dislivellate o visibilmente deformate, l’intonaco dovrà essere steso per piccoli tratti a seguire l’andamento della muratura. 3 - Elementi architettonici decorativi in pietra o in laterizi a faccia vista. Dovranno essere conservate tutte le membrature e gli elementi architettonici e plastico-decorativi in pietra concia, in laterizio, o altro materiale lasciato a vista, inseriti nell’ambito delle strutture murarie perimetrali con paramento esterno sia intonacato che a faccia vista. Tali elementi potranno essere unicamente sottoposti ad operazioni di pulitura, consolidamento ed eventuale reintegrazione delle parti gravemente deteriorate consentendo però la riconoscibilità dell’intervento contemporaneo. Ove necessario, gli elementi in pietra concia, in laterizio o altro potranno essere smontati e successivamente rimontati nell’esatta collocazione precedente, previa esecuzione di un accurato rilevamento grafico e fotografico con numerazione dei singoli pezzi.

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La pulitura, in particolar modo se riferita ad elementi intagliati, scolpiti o modanati, nonché a materiali teneri come le arenarie, o comunque già soggetti a processi di degrado, dovrà essere eseguita delicatamente, mediante lavaggio e rimozione manuale, previo eventuale fissaggio delle superfici decoese e idoneo trattamento con sostanze solventi e assorbenti. 4 - Elementi architettonici decorativi in muratura intonacata o simulati pittoricamente. Tutti gli elementi plastico-decorativi realizzati, anziché in pietra, in muratura intonacata ed eventualmente modanata come cornici, lesene, zoccolature, bugnati e membrature in genere, dovranno essere anch’essi conservati con operazioni di ripulitura e consolidamento. Le membrature realizzate in muratura intonacata e dipinta ad imitazione dei corrispondenti elementi in pietra o in laterizio faccia vista, così come le eventuali decorazioni e le membrature architettoniche simulate pittoricamente a chiaroscuro, dovranno essere conservate, se possibile, avvalendosi di maestranze specializzate, realizzando almeno quanto indispensabile per evitare un ulteriore degrado. 5 - Aperture di prospetto ed elementi di contorno. Dovranno essere conservati nella forma e nella posizione esistente i vani di porte e finestre che, per connotazioni stilistiche e costruttive e reciproci rapporti formali, sono da attribuire all’assetto storicamente consolidato dell’edificio. Dovranno di conseguenza essere conservati e restaurati tutti gli elementi costruttivi e decorativi che determinano ed evidenziano il contorno di tali vani, come ad esempio gli stipiti, le cornici, le soglie, gli architravi, i frontespizi, gli archi, le ghiere, le mensole e ogni altro elemento realizzato a raso o in aggetto. Per esigenze di miglioramento strutturale o funzionale è consentita la tamponatura delle aperture medesime, opportunamente arretrata e realizzata in modo da lasciare integralmente in evidenza i contorni preesistenti. Pagina 11.21

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Capitolo Undici

Nei prospetti compiutamente definiti di qualsivoglia epoca storica, sia con paramento intonacato che a faccia vista, non è consentita di norma la realizzazione di nuove aperture, né il ripristino di eventuali vani preesistenti. 6 - Impianti e canalizzazioni. Elementi di gronda e pluviali. Non è consentita l’installazione di caldaie, serbatoi, condizionatori, antenne paraboliche, pannelli solari ed altri materiali ed apparecchiature tecniche sui prospetti, balconi e coperture e in genere lungo le strutture perimetrali esposte alla vista pubblica, né all’interno di corti o lungo prospetti su vie secondarie che siano connotati da elementi architettonici e decorativi qualificanti e di particolare pregio. Valvole, riduttori, misuratori, e altri apparecchi accessori potranno, se necessario, essere collocati lungo i prospetti esterni, entro appositi vani muniti di sportello in ferro battuto; non è consentita comunque l'alterazione di facciate compiutamente definite, né di membrature, aperture, o altri elementi architettonici e decorativi. Le colonne di scarico, le canne fumarie, e le condotte in genere di grossa sezione devono per quanto possibile essere inserite in appositi vani e cavedi, senza pregiudizio per le strutture portanti né per ambienti qualificati, o altrimenti lungo chiostrine, cortili, o prospetti secondari privi comunque di elementi architettonici o decorativi di particolare pregio. In tal caso detti elementi dovranno essere rivestiti in rame oppure foderati in muratura intonacata o altro materiale tinteggiato nello stesso colore del paramento. Per i cavi esterni si acconsente il ripristino degli esistenti, predisponendo gli impianti interni (opportunamente evidenziati nelle tavole progettuali) in modo da poter agilmente prevedere la successiva eventuale connessione alla nuova rete dei sottoservizi. Le gronde ed i pluviali dovranno essere realizzati a sezione circolare in rame. Tali condutture dovranno essere in numero ridotto per ogni prospetto e opportunamente distanziati da spigoli, aperture, superfici decorate e membrature con andamento a loro parallelo.

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7 - Infissi vetrati e serramenti. Gli infissi esistenti di finestre, porte a vetri e aperture in genere finestrate, costituite da un telaio in legno di tipo tradizionale, dovranno essere restaurati e, se strettamente necessario, sostituiti con nuovi infissi del medesimo tipo (previa giustificazione opportuna). Per l’oscuramento, oltre alle imposte o “scuri” interni, è consentita all’esterno l’installazione di persiane di tipo tradizionale, purché realizzate uniformemente per ogni facciata avente caratteri architettonici unitari, ed escluse comunque le finestre ad arco o architravate di origine medievale,quelle munite di grate e inferriate in ferro lavorate a mano e quelle con cornici modanate. Analogamente, dovranno essere conservati e restaurati gli infissi e i serramenti di porte e portoni di tipo tradizionale. In tutti i casi di realizzazione o di sostituzione di nuovi infissi e serramenti, è consigliato l’utilizzo di materiali tradizionali, evitando l’utilizzo di materiali e colori difformi dalla caratterizzazione architettonica dei fronti urbani. Sono da conservare e restaurare i cancelli, le grate in genere e le inferriate esistenti in ferro battuto o forgiate a mano, o comunque di fattura artigianale. 8 - Balconi e aggetti orizzontali. Dovranno essere conservati (con le necessarie opere di consolidamento e restauro) i balconi, le strutture ed i volumi che aggettano dalle murature di prospetto, dei fronti e dei cortili interni realizzati con mensole in pietra, in mattoni, in ferro lavorato a mano e con tecniche tradizionali. Oltre a tali sostegni, dovranno essere conservati i relativi impalcati in lastre di pietra o archi in muratura, nonché eventuali pavimentazioni, balaustre, parapetti o ringhiere di fattura tradizionale. Potranno essere mantenuti balconi e interventi recenti solo previa verifica della corrispondenza con il dato catastale. Dovranno essere eliminati o consolidati, compatibilmente con la struttura dell’edificio, gli elementi in aggetto che comportano un grave pregiudizio alla struttura stessa.

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Capitolo Undici

9 - Coperture tradizionali a falde inclinate. Negli edifici che presentano coperture di tipo tradizionale a falde inclinate, con struttura in legno e impalcato in laterizio o tavolato, non è consentita alcuna modifica degli elementi che determinano i tradizionali caratteri di tali coperture; dovrà essere conservata la conformazione esistente e la reciproca disposizione delle falde, nonché raccordi, pendenze e quote di imposta. Per la riparazione dei danni, il consolidamento e il miglioramento ai fini antisismici, si dovrà provvedere secondo le necessità ai seguenti interventi: a. interventi localizzati di consolidamento, o sostituzioni della grossa o media orditura ammalorati, fatiscenti o comunque insufficienti; b. ancoraggi e collegamenti reciproci delle orditure con i muri perimetrali e con le strutture complanari contigue; c. eliminazione e riduzione degli effetti delle strutture spingenti. Sia in caso di restauro e di completa sostituzione, non potranno di norma essere apportate modifiche alle quote di imposta e di colmo delle falde e quindi alle pendenze e alla reciproca organizzazione dello stesso. I manti di copertura esistenti potranno essere revisionati o, qualora sia necessario, completamente rifatti, con l’impiego di coppi e controcoppi corrispondenti per colore e dimensione a quelle esistenti. Non è consentita sopra le falde dei tetti, la realizzazione di terrazze con nuovi volumi emergenti (né l’installazione di pannelli solari, antenne paraboliche, strutture pubblicitarie o altri impianti tecnici e apparecchiature ingombranti). Dovranno essere conservati (solo previa verifica della corrispondenza con il dato catastale) eventuali abbaini, torrette, terrazze, comignoli, frontespizi, o altri corpi emergenti propri dell’edificio esistente. Tali elementi dovranno in ogni caso essere opportunamente ancorati e collegati alle strutture di appoggio e, se necessario, controventate.

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ALLEGATI: PIANO DI RICOSTRUZIONE

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PARTE PRIMA – DISPOSIZIONI GENERALI E ATTUATIVE Titolo I Strategie e indirizzi di Piano articolo 1 – Indirizzi Strategici articolo 2 - Linee teoriche del Piano articolo 3 - Identità dei luoghi articolo 4 – Criteri generali per l’intervento sul costruito Titolo II Disposizioni generali Articolo 5 - Ambiti nel territorio comunale Articolo 6 - Consorzi Articolo 7 – Valore della Norma Articolo 8 – Adeguamento degli strumenti urbanistici vigenti Articolo 9 – Definizioni Articolo 10 – Elaborati di Piano Articolo 11 – Strumenti di compendio al Piano. Allegati Titolo III Disposizioni attuative Articolo 12 – Ambiti di applicazione del Piano Articolo 13 – Aggregati edilizi: modalità degli interventi Articolo 14 – Unità di progetto: modalità degli interventi Articolo 15 – Unità architettoniche di prospetto: modalità degli interventi Articolo 16 – Zonizzazione per le strategie generali del Piano Articolo 17 – Categorie di intervento per il costruito Articolo 18 – Destinazioni d’uso Articolo 19 – Qualità minima degli elaborati per la presentazione dei progetti Articolo 20 – Documentazione delle opere eseguite

PARTE SECONDA – DISPOSIZIONI SPECIFICHE Titolo IV Spazi urbani Articolo 21 – Spazi aperti pubblici Articolo 22 – Pavimentazioni, illuminazione e arredo urbano Articolo 23 – Indicazioni sulle cromie urbane Articolo 24 – Reti e sottoservizi Articolo 25 – Parcheggi Articolo 26 – Elementi di soglia: muri, recinzioni, balaustre Articolo 27 – Spazi aperti privati Articolo 28 – Elementi di complemento: insegne, tettoie, tende Articolo 29 – Impianti, canalizzazioni, gronde e pluviali Titolo V Costruito Articolo 30 – Elementi e sistemi strutturali. Generalità Articolo 31 – Elementi e sistemi strutturali in legno Articolo 32 – Elementi e sistemi strutturali in muratura Articolo 33 – Elementi e materiali caratterizzanti i fronti urbani. Generalità Articolo 34 – Murature mista o in pietra sbozzata con tracce di stesura grossolana dell’intonaco Articolo 35 – Intonaco Articolo 36 – Tinteggiatura Articolo 37 – Androni, passaggi coperti, arconi di ingresso

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Articolo 38 – Scale esterne Articolo 39 – Portali, soglie e davanzali Articolo 40 – Portoni di ingresso Articolo 41 – Infissi e sistemi di oscuramento Articolo 42 – Grate e parapetti Articolo 43 – Elementi decorativi e caratterizzanti Articolo 44 – Elementi strutturali a vista Articolo 45 – Balconi, logge, portici Articolo 46 – Terrazze e coperture piane Articolo 47 – Coperture a falde PARTE TERZA - ALLEGATI ALLEGATO A C antiere pilota per la conservazione dei fronti del costruito ALLEGATO B Linee guida per la scelta delle tecniche di intervento per la conservazione dei fronti del costruito ALLEGATO C Cromie urbane ALLEGATO D Linee guida per lo sviluppo locale e per l’estetica del paese. Fontecchio (Borghi attivi. Statuto partecipato dei paesi d’Italia)

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PARTE PRIMA – DISPOSIZIONI GENERALI E ATTUATIVE

Titolo I Strategie e indirizzi di Piano

articolo 1 – Indirizzi Strategici Il Piano di Ricostruzione (di seguito P.d.R) disciplina gli interventi di miglioramento e adeguamento sismico del costruito e la riparazione o la realizzazione di opere pubbliche, con particolare attenzione alla conservazione delle caratteristiche morfologiche e materiche dell’esistente. Il P.d.R. ha l’obiettivo di guidare e sostenere le singole azioni di intervento attraverso comportamenti progettuali rispettosi e tecnicamente corretti, superando le indicazioni puramente vincolistiche. Il P.d.R. si configura come uno strumento di pianificazione partecipata, tramite il coinvolgimento attivo di progettisti, imprese e cittadinanza nella definizione delle azioni da mettere in campo per la conservazione dell’identità dei luoghi, per la mitigazione del rischio sismico e la valorizzazione del patrimonio culturale del Comune. articolo 2 - Linee teoriche del Piano La città esistente è un organismo complesso, costituito non solo dagli edifici cosiddetti “monumentali” ma anche dal costruito storico diffuso e dalle reti di relazioni che li legano indissolubilmente. Relazioni storiche, sociali e fisiche che rendono ogni luogo specchio della popolazione che lo abita. Attraverso la lettura del tessuto storico si può interpretare l’identità di un luogo, della sua cultura, della sua gente e delle storie quotidiane che vi si sono succedute. Questa rete di relazioni è fatta dalle case, dai monumenti rappresentativi dei poteri, dalle strade, dalle piazze, dal modo in cui le persone vivono. Tutto questo non solo nella forma urbana, ma anche nella materia di cui si compongono i luoghi; materia che è portatrice in prima persona delle vicende storiche e attuali che vede trascorrere.

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La storia di una città è fatta di “armonie” e “disarmonie”, ma testimonia comunque la popolazione che la vive in ogni suo minuto segno materiale. La costruzione, le tecniche, gli elementi costituenti gli edifici sono parte di questa storia, così come le eredità immateriali che le permeano. La città esistente è una eccezionale testimonianza diacronica: ogni tempo vi ha lasciato un segno, a volte in continuità con la tradizione, a volte in discontinuità. L’idea di leggere e progettare nell’ottica dell’accettazione che la città sia un fenomeno complesso e stratificato, e per questo non riducibile ad un oggetto semplice senza perdere, dimenticare e nascondere le infinite variabili che lo compongono, potrebbe apparire paralizzante. Essere rispettosi della complessità non significa rifiutarsi di agire sul manufatto urbano ma semplicemente procedere con “modalità strategica” in una sorta di progetto aperto che potrà consentire di guidare l’intervento senza pretendere di definirlo a priori. Una strategia si determina infatti tenendo conto del singolo e della sua realtà complessa, ovvero modificando il proprio percorso in relazione all’unicità del fenomeno studiato ed al suo evolversi nel tempo. In questa direzione la questione potrà essere affrontata solo imponendo delle qualità minime cui l’atto della progettazione dovrà rispondere, una sorta di “appunti preliminari” che forniranno al progettista, così come al suo committente, una serie di conoscenze in grado di far loro comprendere, dunque apprezzare e conservare o consapevolmente negare, la complessità della città intesa come stratificazione di passato e presente. Non dunque una griglia rigida di imposizioni, ma una serie di proposte entro cui gli attori dello strumento committenti, progettisti e fruitori- potranno agire. Operativamente sarà necessario cercare un nuovo ambito di lavoro per il Piano e per il progetto, in modo tale che il primo non cancelli il secondo, negando così le specificità delle analisi sui singoli oggetti componenti la città e rifiutando l’opportunità di apporti interdisciplinari. Il Piano dovrà modificare le sue direttive in rapporto alle interazioni esistenti tra il territorio e la città e tra quest’ultima e le singole componenti, procedendo non attraverso revisioni parziali ma tramite valutazioni complessive pensate a brevi scadenze. Non dovrà esistere, dunque, una regola che predetermini l’esito del progetto su un determinato edificio, ma linee strategiche generali che, avendo come fondamento il rispetto e la conservazione del palinsesto-città, sappiano modificarsi e mutino anche gli strumenti analitici usati alla singolarità delle situazioni, tenendo comunque conto del fatto che ogni chiave di lettura contiene in sé una forma di selezione e che, per questa ragione, non dovrà diventare la sola matrice di progetto. In ultimo, considerando che gli stessi fruitori esercitano sulla città una azione volta a modificarla, sarà necessario operare anche su di essi aumentandone il livello di conoscenza e

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consapevolezza del "patrimonio" in cui vivono, con l’obiettivo di diffondere la capacità di comprendere e, dunque, di rispettare la complessità del manufatto urbano e di tramandarne al futuro consistenza e specificità. articolo 3 - Identità dei luoghi Elementi componenti l’architettura quali intonaci di facciata e coloriture, partiti e decorazioni dei fronti, coperture, pavimentazioni degli spazi liberi, elementi di arredo, ma anche volte, solai lignei, pavimentazioni, ecc., vengono troppo frequentemente sostituiti con altri “fintamente” autentici oppure distrutti nel tentativo di modificare l’edilizia storica ed omologarla alle realizzazioni più recenti. Se poi si è di fronte a nuovi inserimenti di elementi o di parti funzionali agli usi degli edifici, troppo spesso si assiste alla realizzazione di interventi che non tengono conto delle caratteristiche e della consistenza storica della fabbrica e sono pertanto con essa incompatibili sia dal punto di vista tecnico sia dal punto di vista architettonico. Quanto detto non deve far pensare che per conservare l’edilizia storica diffusa sia necessario e sufficiente proporre un “abaco” degli elementi di rilievo di un edificio o di una città per riprodurli nelle forme originarie; si deve invece sostenere la necessità di tutelare e governare le trasformazioni di parti dell’architettura che normalmente vengono distrutte con disinvoltura perché non riconosciute come caratterizzanti l’ambiente costruito e facenti parte della cultura materiale di un ben definito luogo e momento storico. I caratteri morfologici e materici dell’edilizia storica sono, in sintesi, elementi “deboli” per cui è necessario predisporre una metodologia di analisi che conduca alla loro conservazione. Un iter di studio che, prendendo avvio dalla conoscenza di questi elementi, faccia sì che progettisti e popolazione siano coscienti dell’importanza della loro permanenza, ne analizzino le reali condizioni di conservazione e prospettino adeguati interventi. Ne consegue una normativa che non predetermina i risultati dei singoli progetti ma conduce ad un progetto consapevole -conoscere aiuta a conservare- guidando gli operatori tramite prescrizioni di carattere generale. articolo 4 – Criteri generali per l’intervento sul costruito Gli interventi sul costruito storico dovranno: essere preceduti da una fase conoscitiva sistematica e approfondita, condotta attraverso i necessari rilievi e studi tematici e da opportune indagini diagnostiche; preservare il massimo di informazione storica possibile;

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minimizzare le demolizioni e le sostituzioni di materiali ed elementi costruttivi; ammettere rimozioni solo quando giustificate da un degrado non altrimenti rimediabile o da uno stato di necessità, illustrato su tavole grafiche e mediante opportuna documentazione fotografica. Tali interventi devono comunque essere giustificati da analisi diagnostiche, i cui risultati devono essere presentati a documentazione dell’intervento; evitare sempre che la scelta delle demolizioni ed eventuali ricostruzioni avvenga sulla base di pregiudizi storici o estetici e non in seguito ad analisi scientifiche; non operare una distinzione tra materiali “ricchi” e materiali “poveri”, decidendo sulla base di questa discriminazione quello che è opportuno conservare e ciò che, invece, deve essere rimosso; essere conformi alle leggi ed ai regolamenti vigenti. essere sperimentati, efficaci e durevoli nel tempo; essere compatibili con le caratteristiche dell’esistente; essere riconoscibili: i nuovi elementi messi in opera, oltre ad essere compatibili dal punto di vista tecnico con il substrato esistente, dovranno analizzare l’architettura e la morfologia dell’edificio su cui si inseriscono ed essere progettati secondo criteri che ne attestino la riconoscibilità come intervento contemporaneo.

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Titolo II Disposizioni generali

Articolo 5 - Ambiti nel territorio comunale Sono ambiti di intervento all’interno del territorio comunale le aree definite ai sensi del Decreto 3/2010. In particolare: -ambito 1: Fontecchio -ambito 2: San Pio -ambito 3: Pagliare di Fontecchio -ambito 4: convento di Santa maria a Graiano -ambito 5: Convento dei Cappuccini -ambito 6: Chiesa di Santa Maria della Vittoria -ambito 7: Convento di San Francesco Articolo 6 – Consorzi La presente normativa fa riferimento al decreto n. 12/2012 Disposizioni regolamentari per la costituzione dei consorzi obbligatori ai sensi dell’art. 7 dell’ordinanza del Presidente del Consiglio 12 novembre 2009, n. 3820 e ss. mm., che individua i consorzi quali soggetti aventi il compito di “svolgere in forma unitaria le attività necessarie a consentire la realizzazione degli interventi sulle strutture, parti comuni ed impianti funzionali alla piena agibilità ed abitabilità dell’aggregato, ammessi a contributo” (art. 2). Articolo 7 – V alore della N orma Le Norme Tecniche di Attuazione (di seguito N.T.A.) qui illustrate hanno, fatta salva differente specifica indicazione, valore prescrittivo. Costituiscono il riferimento per la redazione dei progetti riguardanti gli edifici compresi nelle perimetrazioni del P.d.R., individuando le linee guida per la corretta esecuzione degli interventi. Nel caso in cui non vi sia esatta corrispondenza tra norma e elaborato grafico, ha valore quanto definito nella norma scritta. Articolo 8 – Adeguamento degli strumenti urbanistici vigenti Il P.d.R integra e modifica gli strumenti urbanistici vigenti.

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Per le aree non comprese nelle perimetrazioni del P.d.R si attuano gli interventi edilizi previsti dagli strumenti urbanistici vigenti. Le N.T.A. sostituiscono le Normative degli strumenti urbanistici vigenti e le parti di Regolamento edilizio non coerenti con esse per gli ambiti delimitati dalla perimetrazione ai sensi del Decreto n.3/2010. Per quanto non previsto dalle N.T.A. si rimanda alle norme e regolamenti comunali, regionali e nazionali vigenti. Articolo 9 – Definizioni Centro storico Si intende per centro storico l’insieme di edifici e spazi aperti privati e pubblici compresi all’interno di una area di urbanizzazione consolidata e compatta prima della metà del XX secolo. Aggregato edilizio Si definisce Aggregato Edilizio (AE) un insieme di edifici interconnessi tra loro da un collegamento più o meno strutturalmente efficace, che possono interagire sotto un'azione sismica o dinamica in genere. L’aggregato è determinato dalla storia evolutiva degli edifici e raggruppa sia elementi originari sia derivanti dal progressivo accrescimento edilizio. All’interno dell’AE si possono riconoscere differenti Unità di Progetto e Unità Architettoniche di Prospetto. Unità di progetto Si intende per Unità di Progetto (UdP) un insieme di strutture portanti, elementi costruttivi, funzionali e architettonici, reciprocamente connessi in modo da formare, con continuità da cielo a terra, una entità il più possibile omogenea in rapporto agli orientamenti per l’intervento. Ai fini di una corretta individuazione delle UdP si è considerato: - il livello di danno e lo stato di conservazione del manufatto - la presenza di elementi caratterizzanti il manufatto (stato di degrado e dissesto) - le caratteristiche delle dotazioni impiantistiche. Non costituiscono elementi determinanti l’UdP l’unitarietà funzionale e/o patrimoniale. In particolare una UdP potrà essere composta da parti di unità immobiliari che si completano funzionalmente in UdP adiacenti sempre nell’ambito dell’aggregato. Unità Architettoniche di Prospetto

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Titolo III Disposizioni attuative Articolo 12 – Ambiti di applicazione del Piano Le presenti norme disciplinano, in particolare, i contenuti e l’attuazione degli interventi del Piano di Ricostruzione degli ambiti 1 (Fontecchio) e 2 (San Pio), definiti dalle perimetrazioni realizzate in conformità con quanto previsto dall’art. 3 del Decreto 3/2010. Articolo 13 – Aggregati edilizi: modalità degli interventi L’A.E. costituisce l’unità minima di intervento (UMI). Gli A.E. sono caratterizzati da reciproche interazioni strutturali; è dunque necessario operare in maniera univoca e condurre analisi del comportamento strutturale che verifichino gli esiti di tali interazioni. Articolo 14 – Unità di progetto: modalità degli interventi Per ogni UdP strutturalmente connessa con altre componenti l’aggregato, gli interventi di riparazione del danno, consolidamento e miglioramento sismico dovranno obbligatoriamente valutare gli effetti che essi possono indurre sulle unità adiacenti (variazioni di rigidezza dei solai, interruzioni dei collegamenti,ecc.). Il progettista dovrà verificare la corrispondenza delle UdP con le unità strutturali (US) che determinerà in fase di progetto. Volte, solai, elementi strutturali e di collegamento verticale devono essere conservati nella consistenza materica e nella posizione in cui si trovano. Su detti elementi dovrà essere redatto un progetto di intervento che ne prevederà la conservazione ed il consolidamento, sulla base di quanto emerso dalle valutazioni post sisma e da quanto verrà rilevato dai progettisti incaricati. È ammessa, solo in casi documentati, la previsione di sostituzione di parti di elementi che versano in uno stato di degrado non risolvibile con adeguate tecniche di consolidamento strutturale. Articolo 15 – U nità architettoniche di prospetto: modalità degli interventi

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Le UAdP costituiscono il riferimento per il progetto architettonico dei prospetti; esso dovrà essere sviluppato con modalità unitarie e coerenti all’interno della stessa UAdP. Si dovrà prioritariamente garantire il mantenimento della distinzione dei diversi corpi di fabbrica, quando evidenti, evitando di uniformare prospetti adiacenti. Gli interventi da effettuarsi sui fronti degli edifici dovranno rispettarne la conformazione attuale; in linea generale non è ammesso modificare ritmi, dimensioni e numero delle aperture esistenti, né partiti decorativi di facciata, balconi ed elementi costruttivi. L’eventuale intervento su aperture esistenti (modifica delle luci o tamponamento) o la creazione di nuove è da ritenersi eccezionale e dovrà essere ampiamente motivato da prioritarie esigenze funzionali e non causare punti di debolezza strutturale. Numero, forma e dimensione delle nuove aperture o dei tamponamenti dovranno essere oggetto di un progetto architettonico che riguardi il fronte nel suo complesso; dovranno risultare leggibili come nuovi interventi e coerenti con il disegno generale dell’edificio, mantenendone inalterate le partiture verticali. Non è inoltre consentita l’introduzione di zoccoli basamentali, fasce marcapiano o pietre cantonali in materiale lapideo in edifici originariamente privi di tali elementi, né il ripristino di tali elementi preesistenti. Non è ammessa la posa di materiali ceramici, clinker o similari sui prospetti degli edifici. Potranno essere eventualmente eliminati gli elementi in aggetto che comportano grave pregiudizio alla struttura muraria. Articolo 16 – Zonizzazione per le strategie generali del Piano Il P.d.R. individua, per gli ambiti 1 e 2, alcune zone strategiche per la valorizzazione. In particolare: a)

centro storico.

Conservazione e valorizzazione delle potenzialità -conservazione del tessuto storico e delle relazioni tra spazi aperti e edificato (compattezza dei volumi, rapporto strada-edificio, passaggi coperti, arconi di accesso, scale di accesso, arredi fissi, orti e giardini murati, muri di confine) -conservazione della consistenza attuale, architettonica e materica, degli edifici esistenti; -rispetto delle scansioni dei prospetti sullo spazio pubblico e al loro interno; -cambi di destinazione d’uso compatibili con le caratteristiche -morfologiche, strutturali e materiche- degli edifici; incentivando la ripopolazione del centro storico anche attraverso la collocazione di interventi di housing sociale, di residenza temporanea, di attività artigianali leggere; -valorizzazione delle polarità (piazze) del centro storico, anche attraverso progetti architettonici per l’uso pubblico dei ruderi di edifici storici;

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-valorizzazione degli accessi al centro storico attraverso la progettazione degli spazi di connessione; -conservazione, valorizzazione e riuso dei palazzi storici di proprietà pubblica; -mantenimento delle visuali prospettiche dal centro storico al paesaggio e viceversa, evitando nuove edificazioni e comunque controllandone altezze e dimensioni; -regolamentazione delle aree di sosta con creazione di zone per il carico e lo scarico all’interno del centro storico; -conservazione della pavimentazione storica degli spazi aperti pubblici, compatibilmente alla verifica delle reti e dei sottoservizi; -lighting design per gli spazi aperti pubblici e per la valorizzazione degli edifici -cablaggio del centro storico. Articolo 17 – Categorie di intervento per il costruito Ciascun edificio dell’area perimetrata rientrerà in una delle seguenti categorie: -manutenzione ordinaria, -manutenzione straordinaria -restauro e risanamento conservativo. Quest’ultima categoria è suddivisa in due sottocategorie: a) conservazione b) conservazione e adeguamento. Si indica all’interno delle differenti categorie di intervento l’intervento massimo ammissibile, mentre possono essere sempre eseguiti i lavori previsti nella categoria precedente. Gli interventi sugli edifici facenti parte di uno stesso aggregato andranno progettati in modo unitario, rispettando la suddivisione prescritta per le Unità di Progetto e le Unità architettoniche di prospetto. Si dovrà inoltre prevedere di eseguire in modo coordinato gli interventi di futura manutenzione. Gli interventi progettati dovranno comunque prevedere la massima conservazione possibile degli elementi caratterizzanti i prospetti e gli spazi interni. La presenza di tali elementi è segnalata, in modo sintetico nella tavola di Piano (P.R.06). Per l’individuazione dei singoli elementi presenti si dovrà fare riferimento alle tavole C. 10 (a, b,c) C.11 e C.12. Manutenzione ordinaria

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Rientrano in questa categoria tutti quegli interventi periodicamente ripetibili volti al mantenimento della materialità, della funzionalità e dei caratteri storici del manufatto, che ne garantiscano la conservazione. La programmazione di tali interventi è obbligatoria e, dopo l’approvazione da parte degli organi competenti, dovrà diventare operativa nei tempi previsti. Sono considerati interventi di manutenzione ordinaria: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12

Verifica della stabilità e della funzionalità del manto di copertura: pulitura, eliminazione della vegetazione infestante, rimessa in sede di elementi sconnessi; Interventi di pulitura, verniciatura, consolidamento superficiale e protezione tramite impregnanti degli elementi e dei sistemi strutturali in legno; Interventi di pulitura, consolidamento corticale e protezione degli elementi in muratura; Verifica dello stato di conservazione di murature, elementi in materiale lapideo e in laterizio e pulitura con tecniche adeguate; Verifica dello stato di adesione degli intonaci tramite battitura e successiva pulitura con tecniche adeguate; Risarcimenti di lacune di intonaco con malta di calce compatibile (superficie complessiva non superiore al 5%); Ristilatura e rincocciatura dei giunti di malta con malta di calce compatibile nelle murature ormai faccia a vista (superficie complessiva non superiore al 5%); Manutenzione periodica per garantirne la funzionalità di serramenti, infissi, opere in legno (verniciatura, sostituzione puntuale di elementi non più conservabili); Manutenzione periodica di elementi metallici per prevenire la corrosione (pulitura dei prodotti di corrosione, messa in opera di convertitore di ruggine, verniciatura); Manutenzione periodica di pavimentazioni per garantirne la stabilità (scale, terrazze, balconi, spazi aperti privati, locali interni), davanzali, soglie: puliture con tecniche adeguate, rimessa in situ di elementi sconnessi, risarcimenti puntuali con materiali compatibili; Verifica della funzionalità e manutenzione periodica delle dotazioni impiantistiche (idrico, elettrico, di smaltimento delle acque); puntuale sostituzioni di elementi non più funzionanti che non comportino nuovi scassi rispetto a quelli esistenti; Verifica della funzionalità e manutenzione periodica di gronde e pluviali (pulitura, disotturazione, sostituzione puntuale di parti di elementi);

Manutenzione straordinaria Rientrano in questa categoria tutti quegli interventi su elementi caratterizzanti e di finitura, serramenti ed elementi strutturali secondari rivolti al consolidamento ed alla protezione della materia che presenti alterazioni superficiali in atto; gli interventi di riparazione e reintegrazione di elementi strutturali secondari, di parti dei sistemi di raccolta e smaltimento delle acque meteoriche e di manti di copertura; gli interventi di riparazione delle dotazioni impiantistiche. Sono inoltre da considerarsi opere di manutenzione straordinaria quegli interventi scarsamente distruttivi necessari a migliorare le condizioni abitative dell’unità in esame quali l’apertura in murature non portanti di passaggi per migliorare la fruibilità abitativa. Le opere di manutenzione straordinaria non comprendono sostituzioni e rifacimenti degli elementi esistenti ma esclusivamente interventi di conservazione degli stessi. Sono inclusi nei lavori di manutenzione straordinaria gli interventi di consolidamento puntuali e di rafforzamento locale su zone limitate del manufatto, che non alterino in modo significativo il comportamento strutturale accertato.

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Sono considerati interventi di manutenzione straordinaria: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13

Miglioramento della stabilità e della funzionalità del manto di copertura: ripasso del manto con sostituzione puntuale di elementi (coppi, lastre, ecc.) Miglioramento della stabilità e della funzionalità della copertura: sostituzione puntuale di elementi secondari della struttura portante di copertura; Interventi di pulitura e/o sostituzione parziale di elementi secondari in legno non conservabili; Interventi di consolidamento puntuale e/o sostituzione locale di elementi in muratura non conservabili; Interventi di consolidamento puntuali su zone limitate del manufatto; Interventi necessari a migliorare le condizioni abitative dell’unità in esame (aperture di ridotte dimensioni e collegamenti interni all’alloggio su murature non portanti). Risarcimenti di lacune di intonaco con malta di calce compatibile (superficie complessiva non superiore al 25%); Ristilatura e rincocciatura dei giunti di malta con malta di calce compatibile nelle murature ormai faccia a vista (superficie complessiva non superiore al 25%); Verifica dello stato di adesione e successiva pulitura con tecniche idonee di affreschi ed elementi decorativi; Verniciatura, sostituzione puntuale di elementi di serramenti, infissi, opere in legno non più conservabili o danneggiati irrimediabilmente, sostituzione della ferramenta; Sostituzione puntuale di parti di elementi metallici non più conservabili o danneggiati irrimediabilmente; Parziale sostituzione di elementi non più funzionanti perché danneggiati di gronde e pluviali; Riparazione delle dotazioni impiantistiche (rifacimento parziale degli impianti di bagni e cucine, impianto idrico, elettrico e di riscaldamento);

Restauro e risanamento conservativo. A) Conservazione Rientrano in questa categoria tutti quegli interventi rivolti al consolidamento ed alla conservazione di strutture portanti e di finitura, dello strato di tinteggiatura, nonché alla reintegrazione di lacune dell’intonaco e di tutte quelle parti di elementi caratterizzanti con funzione strutturale, la cui perdita abbia comportato problemi di natura statica. Sono compresi inoltre gli interventi di riparazione ed eventuale sostituzione di parti di serramenti e delle dotazioni impiantistiche, necessari a rendere nuovamente efficienti gli stessi; l’inserimento degli elementi accessori richiesti dalle esigenze d’uso; i cambi di destinazione d’uso che non comportino modificazioni significative all’impianto planimetrico; gli interventi di rifacimento dei manti di copertura; gli interventi non invasivi di eliminazione dell’umidità e di sostituzione dei sistemi di raccolta e smaltimento delle acque meteoriche; gli interventi di consolidamento su strutture che presentino accertato dissesto statico in progressione; infine gli interventi di adeguamento funzionale che, per ovviare a carenze abitative, igieniche e di sicurezza, prevedano la costruzione o la demolizione di tramezzature. Sono inoltre inclusi gli interventi di miglioramento sismico diffusi sull’intero manufatto. Sono considerati interventi di restauro e risamento conservativo. A) conservazione: 1 2 3 4 5 6 7 8 9

Rifacimento del manto di copertura con reimpiego degli elementi esistenti ; Opere di consolidamento e parziali sostituzioni degli elementi strutturali primari e secondari della copertura e dei solai; Costruzione di parti di scale e di porzioni di strutture portanti che abbiano subito crolli; Interventi di pulitura, opere di consolidamento strutturale e parziale sostituzione degli elementi che compongono le strutture principali in legno; Interventi di pulitura, opere di consolidamento strutturale e parziale sostituzione dei principali elementi in muratura; Consolidamento su strutture che presentino accertato dissesto statico in progressione; Interventi di miglioramento sismico diffusi sull’intero manufatto; Cambi di destinazione d’uso che non comportino modificazioni significative all’impianto planimetrico; Parziale ridistribuzione interna dell’alloggio per esigenze funzionali (creazioni di antibagno, ecc.,

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costruzione o demolizione di tramezzature); Creazione di limitate aperture nelle murature portanti per il miglioramento della qualità abitativa dell’alloggio; Interventi di consolidamento corticale o puntuale sostituzione di conci lapidei o laterizi; Sigillatura delle lesioni presenti sui prospetti, previo intervento di adeguamento/miglioramento sismico; Riadesione con tecniche idonee degli intonaci esistenti; Risarcimenti di lacune di intonaco con malta di calce compatibile (superficie complessiva non superiore al 50%) Ristilatura dei giunti di malta con malta di calce compatibile nelle murature ormai faccia a vista (superficie complessiva non superiore al 50%) Sostituzione di parti di serramenti, infissi, opere lignee, parapetti; Inserimento di vetrocamera in infissi esistenti; Riparazione e/o miglioramento delle dotazioni impiantistiche (impianti di bagni e cucine, impianto idrico, elettrico e di riscaldamento); Interventi di deumidificazione attiva o passiva che non compromettano le strutture murarie; Sostituzione parziale (sino al 50%) di pavimentazioni irrimediabilmente danneggiate (scale, terrazze, balconi, spazi aperti privati, locali interni) e di davanzali e soglie. Sostituzione dei sistemi di raccolta e smaltimento delle acque meteoriche (gronde e pluviali);

Restauro e risanamento conservativo. B) Conservazione e adeguamento Rientrano in questa categoria tutti quegli interventi rivolti all’eliminazione dell’umidità dalle strutture (che comportino demolizioni e scavi) ed alla rimozione e sostituzione dei materiali di finitura giudicati incompatibili con la struttura sottostante; gli interventi di messa in opera di nuovo intonaco e tinteggiatura; gli interventi di rimozione e sostituzione di parti strutturali e di serramenti compromessi al punto da non poter assolvere in maniera efficiente la loro funzione; gli interventi di costruzione di scale e di parti di strutture portanti che abbiano subito crolli, indispensabili per il buon funzionamento degli edifici. Sono anche ammessi interventi per l’adeguamento funzionale di unità che allo stato di fatto presentano condizioni abitative inaccettabili e i cambi di destinazione d’uso. Tali interventi consistono nella sostituzione di scale ripide che costituiscano pericolo per la sicurezza, nella creazione di nuove aperture esterne per dotare i locali cucina di un’adeguata illuminazione ed aerazione, nella rifusione di più unità edilizie confinanti, nella sostituzione e messa in opera di dotazioni impiantistiche necessarie a garantire condizioni di benessere. Sono inoltre inclusi gli adeguamenti igienico/impiantistici. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17

Rimozione e sostituzione diffusa degli elementi e dei sistemi strutturali in legno; Rimozione e sostituzione diffusa degli elementi in muratura; Costruzione di scale e di parti di strutture portanti che abbiano subito crolli; Sostituzione e creazione di scale di collegamento interne; Interventi rivolti all’eliminazione dell’umidità dalle strutture (che comportino demolizioni e scavi); Creazione di nuove aperture esterne per dotare i locali cucina di un’adeguata illuminazione ed aerazione; Rifusione di più unità edilizie confinanti; Ridistribuzione interna dell’alloggio per esigenze funzionali; Modifiche di destinazione d’uso; Rimozione controllata e sostituzione dei materiali di finitura giudicati incompatibili con la struttura sottostante; Interventi di messa in opera di nuovo intonaco e tinteggiatura compatibili con i materiali sottostanti; Sostituzione di serramenti infissi, opere lignee, parapetti; Nuova realizzazione di serramenti infissi, opere lignee, parapetti; Sostituzione di pavimentazioni irrimediabilmente danneggiate (scale, terrazze, balconi, spazi aperti privati, locali interni) e di davanzali e soglie; Messa in opera di nuove dotazioni impiantistiche; Rimozione e sostituzione diffusa degli elementi e dei sistemi strutturali in legno; Rimozione e sostituzione diffusa degli elementi in muratura;

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Articolo 18 – Destinazioni d’uso Il cambio di destinazione d’uso è ammessa solo quando, a seguito di uno studio accurato della consistenza e della flessibilità dell’immobile su cui si intende intervenire, sia emersa l’impossibilità di adeguare l’unità all’uso corrente, senza apportare modifiche distruttive. La nuova destinazione dovrà risultare compatibile con la struttura esistente, sulla base dei risultati degli studi richiesti (si veda il paragrafo 3.1 La conoscenza della fabbrica e del suo stato di conservazione per il progetto) ed essere rispettosa dei caratteri morfologici, architettonici, strutturali e materici che caratterizzano ciascun edificio. Essa dovrà inoltre rispettare quanto previsto dalla legislazione urbanistica vigente. Nel caso di destinazione d’uso residenziale, per migliorare la distribuzione di un alloggio non altrimenti adeguabile agli standard dei regolamenti vigenti, potranno essere accorpate unità edilizie differenti. Le modificazioni dell’impianto distributivo dovranno comunque consentire la riconoscibilità della planimetria storica. La suddivisione storica dovrà comunque essere mantenuta nei fronti esterni rispettando la scansione delle aperture e le eventuali difformità delle altezze esistenti. Articolo 19 – Qualità minima degli elaborati per la presentazione dei progetti La conoscenza dei manufatti è presupposto fondamentale per la comprensione dell’effettivo stato di conservazione e per la conseguente individuazione di corretti interventi. Il percorso conoscitivo sarà modulato in rapporto al tipo di intervento da effettuarsi sull’aggregato e dovrà prevedere, secondo modalità ed approfondimenti differenti, i seguenti studi: - identificazione della costruzione e sua localizzazione nell’area perimetrata, dati catastali; - documentazione fotografica; - rilievo geometrico allo stato attuale; - evoluzione storica e modifiche avvenute nel tempo; - articolazione degli spazi interni e loro destinazione d’uso; - individuazione dello schema costruttivo/strutturale e di fondazione; - approfondimento relativo alle tecniche costruttive utilizzate; - indagini diagnostiche; - rilievo materico e del degrado; - rilievo del quadro fessurativo. Il materiale dovrà essere organizzato in schede, relazioni e tavole.

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A partire dagli studi conoscitivi condotti i professionisti incaricati dovranno redigere la documentazione necessaria per l’approvazione dei progetti all’interno della categoria di intervento individuata dal Piano per ciascun edificio. Elaborati richiesti per interventi di manutenzione ordinaria La conoscenza Documentazione - identificazione della costruzione e sua localizzazione nell’area perimetrata, dati catastali; - documentazione fotografica dell’edificio (interno ed esterno) e del contesto, unitamente a piante con localizzazione dei punti di presa. Relazioni - specifiche sulla consistenza materica e sull’effettivo stato di conservazione; definizione e descrizione dei materiali costituenti l’edificio e dei principali fenomeni di degrado che interessano la fabbrica. Il progetto Relazioni - relazione illustrativa contenente la descrizione delle operazioni che si intendono eseguire. Elaborati richiesti per interventi di manutenzione straordinaria La conoscenza Documentazione - identificazione della costruzione e sua localizzazione nell’area perimetrata, dati catastali; - documentazione fotografica dell’edificio (interno ed esterno) e del contesto, unitamente a piante con localizzazione dei punti di presa. Relazioni - evoluzione storica e modifiche avvenute nel tempo, segnalando anche i sistemi costruttivi e le loro modifiche nel tempo e la presenza di elementi che testimoniano opere precendenti di consolidamento strutturale; - approfondimento relativo alle tecniche costruttive utilizzate; - specifiche sulla consistenza materica e sull’effettivo stato di conservazione. Tavole grafiche - rilievo geometrico quotato allo stato attuale (piante, prospetti, sezioni, in scala 1:100); - articolazione degli spazi interni e loro destinazione d’uso (scala 1:100); - individuazione dello schema costruttivo/strutturale (scala 1:100); - rilievo materico e del degrado (scala 1:100); - rilievo del quadro fessurativo (scala 1:100). Il progetto Tavole grafiche - piante con specificazione delle destinazioni d’uso, indicazione e localizzazione degli interventi (scala 1:100); - prospetti e sezioni, con indicazione e localizzazione precisa delle opere previste (scala 1:100); - elaborati di raffronto tra la situazione esistente ed il progetto (scala 1:100). Relazioni - relazione illustrativa contenente la descrizione delle operazioni che si intendono eseguire. E laborati richiesti per interventi di restauro e di risanamento conservativo –A) conservazione La conoscenza Documentazione

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- identificazione della costruzione e sua localizzazione nell’area perimetrata, dati catastali; - documentazione fotografica dell’edificio (interno ed esterno) e del contesto, unitamente a piante con localizzazione dei punti di presa. Relazioni - strutture di fondazione; - evoluzione storica e modifiche avvenute nel tempo segnalando anche i sistemi costruttivi e le loro modifiche nel tempo e la presenza di elementi che testimoniano opere precedenti di consolidamento strutturale (speroni, contrafforti, piastre, capo chiave); - approfondimento relativo alle tecniche costruttive utilizzate; - indagini diagnostiche; - specifiche sulla consistenza materica e sull’effettivo stato di conservazione. Tavole grafiche -Evoluzione storica dell’edificio con indicazioni delle trasformazioni geometriche e localizzazione schematica dell’eventuale presenza di elementi risalenti a precedenti opere di consolidamento strutturale (speroni, contrafforti, piastre, capo chiave), scala 1:100, - rilievo geometrico quotato allo stato attuale (piante, prospetti, sezioni, in scala 1:50) ed eventuali dettagli architettonici e decorativi (scala 1:20); - articolazione degli spazi interni e loro destinazione d’uso (scala 1:100); - individuazione dello schema costruttivo/strutturale (scala 1:100) ed eventuali dettagli costruttivi (scala 1:20); - rilievo materico e del degrado (scala 1:50); - rilievo del quadro fessurativo (scala 1:100). Il progetto Tavole grafiche - piante con specificazione delle destinazioni d’uso, indicazione e localizzazione degli interventi (scala 1:100); - prospetti e sezioni, con indicazione e localizzazione precisa delle opere previste (scala 1:50); - particolari esecutivi, specie per quel che concerne gli interventi di consolidamento (scala 1:20); - elaborati di raffronto tra la situazione esistente ed il progetto (scala 1:100). Relazioni - relazione illustrativa contenente la descrizione delle operazioni che si intendono eseguire. E laborati richiesti per interventi di restauro e risanamento – B) conservazione ed adeguamento La conoscenza Documentazione - identificazione della costruzione e sua localizzazione nell’area perimetrata, dati catastali; - documentazione fotografica dell’edificio (interno ed esterno) e del contesto, unitamente a piante con localizzazione dei punti di presa. Relazioni - strutture di fondazione; - evoluzione storica e modifiche avvenute nel tempo segnalando anche i sistemi costruttivi e le loro modifiche nel tempo e la presenza di elementi che testimoniano opere precedenti di consolidamento strutturale (speroni, contrafforti, piastre, capo chiave); - approfondimento relativo alle tecniche costruttive utilizzate; - indagini diagnostiche; - specifiche sulla consistenza materica e sull’effettivo stato di conservazione. Tavole grafiche -Evoluzione storica dell’edificio con indicazioni delle trasformazioni geometriche e localizzazione schematica dell’eventuale presenza di elementi risalenti a precedenti opere di consolidamento strutturale (speroni, contrafforti, piastre, capo chiave), scala 1:100, - rilievo geometrico quotato allo stato attuale (piante, prospetti, sezioni, in scala 1:50) ed eventuali dettagli architettonici e decorativi (scala 1:20);

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- articolazione degli spazi interni e loro destinazione d’uso (scala 1:50); - individuazione dello schema costruttivo/strutturale (scala 1:100) ed eventuali dettagli costruttivi (scala 1:20); - rilievo materico e del degrado (scala 1:50); - rilievo del quadro fessurativo (scala 1:100). Il progetto Tavole grafiche - piante con specificazione delle destinazioni d’uso, indicazione e localizzazione degli interventi (scala 1:50); - prospetti e sezioni, con indicazione e localizzazione precisa delle opere previste (scala 1:50); - particolari esecutivi, specie per quel che concerne gli interventi di consolidamento (scala 1:20); - elaborati di raffronto tra la situazione esistente ed il progetto (scala 1:100). Relazioni - relazione illustrativa contenente la descrizione delle operazioni che si intendono eseguire. Articolo 20 – D ocumentazione delle opere eseguite I progettisti incaricati dovranno consegnare documentazione fotografica a seguito delle opere eseguite. Tale materiale, che dovrà riguardare le fasi di cantiere ed i lavori ultimati, dovrà essere organizzato in relazioni contenenti l’indicazione dei punti di ripresa per la corretta collocazione delle immagini (piante e prospetti con coni ottici).

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PARTE SECONDA – DISPOSIZIONI SPECIFICHE Titolo IV Spazi urbani

Articolo 21 – Spazi aperti pubblici Gli spazi aperti pubblici costituiscono la trama al suolo dell’edificato storico. Calibro, pendenze, passaggi coperti e scalinate della maglia viaria dovranno essere conservati nell’attuale configurazione. Slarghi e piazze dovranno essere conservati e valorizzati come polarità dei nuclei urbani e consolidati con opportuni interventi nel loro attuale ruolo. Il P.d.R. individua in particolare due spazi aperti pubblici all’interno della perimetrazione dell’ambito 1 che dovranno essere oggetto di interventi di progetto per valorizzarne il ruolo: -piazza San Nicola -piazzetta di Capo Croce. Articolo 22 – Pavimentazioni, illuminazione e arredo urbano Le pavimentazioni esistenti in materiale lapideo dovranno essere conservate e integrate nelle parti lacunose con materiale idoneo. Asfalto e calcestruzzo non dovranno essere impiegati come materiali di pavimentazione degli spazi pubblici. Le nuove pavimentazioni dovranno essere realizzate in materiale lapideo locale, utilizzando pezzature e disegno che metta in evidenza la conformazione degli spazi, siano essi percorsi o piazze e slarghi. La posa in opera dovrà preferibilmente avvenire su letto di terra o sabbia, per consentire la permeabilità dei suoli. L’arredo urbano esistente, costituito principalmente da sedute in materiale lapideo, dovrà essere conservato nell’attuale consistenza ed eventualmente potenziato con nuovi elementi fissi realizzati su disegno. L’illuminazione pubblica, da studiare tramite lighting design, dovrà evidenziare e valorizzare le caratteristiche del centro storico e degli edifici che lo compongono. È consentito l’inserimento di nuovi elementi a braccio, di disegno contemporaneo e secondo un progetto di immagine coordinata, ad integrazione di quelli esistenti.

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Articolo 23 – Indicazioni sulle cromie urbane I colori dei fronti fanno parte e contribuiscono a rafforzare l’identità di Fontecchio. Si dovranno pertanto rispettare: - le cromie proprie di fronti ed elementi in materiale lapideo naturale o in laterizio; - le cromie derivanti dall’invecchiamento di intonaci in calce colorati in pasta o tinteggiature alla calce. Il colore delle nuove tinteggiature o dei nuovi intonaci, qualora ne sia dimostrata la necessità attraverso studi relativi allo stato di conservazione di quelli esistenti, dovrà: - riguardare l’intera unità architettonica di prospetto; - derivare da studi che tengano in considerazione la posizione dell’edificio nel contesto, la sua dimensione e la sua altezza, la sua esposizione, nonché le relazioni con gli edifici circostanti; - mantenere le scansioni e le partizioni dei fronti; - rispettare i partiti architettonici e gli elementi decorativi esistenti sui singoli prospetti. Le tinte andranno scelte all’interno di gamme cromatiche che riprendano la tradizione dei colori locali senza comunque porsi come opere di ripristino. Gli interventi sugli elementi lignei -quali porte, finestre, portoni- e metallici (grate, cancelli, inferriate) dovranno anch’essi riguardare l’intera unità minima di intervento ed essere concepiti in relazione alla coloritura esistente o di progetto del fronte. Le nuove tinteggiature dovranno essere realizzate a calce pigmentate con terre. Pitturazioni ai silicati potranno essere utilizzate solo su intonaci a base cementizia. Non sono ammessi rivestimenti pellicolanti, plastici e al quarzo, perché incompatibili con i supporti storici e saturi nei colori. Articolo 24 – Reti e sottoservizi Reti e sottoservizi dovranno essere verificati nella loro funzionalità evitando lo scasso integrale del manto di pavimentazione stradale. Il rifacimento delle reti esistenti o l’interramento di quelle aeree dovrà tenere conto delle condizioni delle pavimentazioni esistenti. Le opere di ripavimentazione conseguenti agli interventi sulle reti dovranno seguire le prescrizioni previste dall’articolo 22.

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Articolo 25 – Parcheggi Il P.d.R. individua, all’interno delle aree perimetrate, zone di parcheggio a rotazione per il carico/scarico di merci e persone. Aree di sosta permanente non sono consentite all’interno della perimetrazione. Nuove aree di parcheggio dovranno essere collocate ai margini delle zone di perimetrazione secondo un piano dei parcheggi appositamente predisposto. Articolo 26 – Elementi di soglia: muri, recinzioni, balaustre E’ fatto obbligo di conservare le recinzioni ed i muri di cinta esistenti nel sedime in cui si trovano, prevedendo interventi di conservazione in rapporto al materiale e allo stato di degrado in cui versano. Non è consentita la trasformazione in setti trasparenti dei setti opachi esistenti. Tali elementi, infatti, conformano lo spazio urbano e ne costituiscono la scena Non è altresì consentito chiudere passaggi esistenti, cortili o altri spazi di pertinenza storicamente aperti. Le balaustre a protezione di dislivelli dovranno essere oggetto di un progetto unitario che rispetti le norme di sicurezza vigenti. Gli interventi dovranno essere realizzati, in rapporto al materiale costituente, come prescritto negli articoli 34, 35, 36. Articolo 27 – Spazi aperti privati Rientrano in questa categoria gli spazi aperti di proprietà privata, quali cortili, androni, arconi di ingresso agli edifici, orti, giardini. Gli spazi aperti privati devono essere conservati con divieto di costruzione fuori terra di fabbricati anche provvisori. Si raccomanda la conservazione delle pavimentazioni esistenti, sulle quali è possibile operare interventi di pulitura e consolidamento, degli elementi di arredo storico; delle strutture che ne costituiscono il fondale (muri di confine, archi, ecc.). Nel caso di posa di nuova pavimentazione è vietato l’uso di asfalto e di quei materiali che non garantiscono il naturale drenaggio delle acque, compresi i materiali autobloccanti.

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Ogni intervento di posa di nuova pavimentazione, di collocazione di arredi, di sistemi di ombreggiamento, di piantumazione, deve essere definito con i dettagli e alla scala grafica opportuna (1:100, 1:50) in appositi elaborati progettuali. Si raccomanda, nel caso di nuove piantumazioni, l’impiego di specie autoctone della zona.

Articolo 28 – Elementi di complemento: insegne, tettoie, tende Insegne ed elementi , quali tende e tettoie, degli esercizi commerciali dovranno tenere conto dei caratteri morfologici dell’edificio. Se più esercizi commerciali insistono sullo stesso prospetto, i fronti commerciali dovranno essere realizzati secondo un progetto complessivo. Sono da evitare insegne di grandi dimensioni, estese a più di una luce; in ogni caso esse dovranno essere collocate solo entro la luce delle aperture. E’ ammesso l’uso di tende e tettoie per la copertura parziale e temporanea, purchè di dimensioni ridotte e studiate in relazione al contesto. Articolo 29 – Impianti, canalizzazioni, gronde e pluviali Non è consentita l’installazione di caldaie, serbatoi, condizionatori, antenne paraboliche, pannelli solari ed altri materiali ed apparecchiature tecniche sui prospetti, balconi e coperture e in genere lungo le strutture perimetrali esposte alla vista pubblica. Valvole, riduttori, misuratori, e altri apparecchi accessori potranno, se necessario, essere collocati lungo i prospetti interni o secondari, purché non danneggino facciate compiutamente definite, né membrature, aperture, o altri elementi architettonici e decorativi. Le colonne di scarico, le canne fumarie, e le condotte in genere di grossa sezione devono per quanto possibile essere inserite nei cortili o lungo i prospetti secondari. In tal caso detti elementi dovranno essere realizzati in rame non trattato o in materiale metallico verniciato. Le gronde ed i pluviali dovranno essere realizzati a sezione circolare in rame non trattato o in materiale metallico verniciato. Tali condutture dovranno essere in numero ridotto per ogni prospetto e opportunamente distanziati da spigoli, aperture, superfici decorate e membrature con andamento a loro parallelo.

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Titolo V Costruito Articolo 30 – Elementi e sistemi strutturali. Generalità In presenza di elementi strutturali è necessario sviluppare una fase di conoscenza e di diagnosi atta a definire: geometria degli elementi, tipologia/essenza con possibili situazioni di difettosità, stato di conservazione materico, presenza di situazioni deformative significative, manifestazioni fessurative, tipologie e modalità di collegamenti con altri elementi strutturali. La valutazione della sicurezza strutturale avverrà a partire dall’identificazione di una opportuna modellazione numerica dell’elemento costruttivo sia in termini di modello locale che globale come previsto dalle norme tecniche di riferimento. Inoltre si ribadisce l’importanza del progetto diagnostico per l’individuazione del livello di conoscenza del manufatto. Gli interventi di consolidamento strutturale dovranno essere previsti a partire dall’utilizzo di materiali compatibili dal punto di vista chimico, fisico e meccanico in riferimento alla manualistica/trattatistica storica ed alla letteratura tecnico-scientifica contemporanea. Articolo 31 – Elementi e sistemi strutturali in legno Per la riparazione dei danni, il consolidamento e il miglioramento antisismico, sarà opportuno prevedere a seconda delle necessità: - interventi localizzati di consolidamento e/o di sostituzione degli elementi principali e/o secondari ammalo rati - ancoraggi e collegamenti reciproci delle orditure con le murature e con le strutture complanari contigue - eliminazione o riduzione degli effetti delle strutture spingenti. Si potrà eventualmente prevedere un irrigidimento delle coperture tramite opportuni interventi aventi azione di controventamento di piano. In caso di sostituzione puntuale, parziale o diffusa degli elementi lignei, è opportuno che i nuovi elementi introdotti siano distinguibili da quelli presenti, escludendo ad esempio trattamenti superficiali “di invecchiamento”, variazione cromatica e prevedendo a titolo esemplificativo sezioni a spigoli vivi.

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Qualora siano presenti elementi e sistemi costruttivi lignei fortemente caratterizzanti il manufatto (cassettoni, modanature, intagli, dipinti o decorati…) sarà opportuno prevedere la conservazione tramite interventi localizzati di consolidamento materico e rafforzamento degli elementi strutturali eccessivamente inflessi o che risultino sottodimensionati in rapporto alla loro funzione meccanica Articolo 32 – Elementi e sistemi strutturali in muratura Particolare attenzione verrà posta alla fase diagnostica strutturale, privilegiando prove non distruttive o poco distruttive per la comprensione delle caratteristiche fisico-meccaniche della muratura costituente l’elemento indagato. Si ribadisce l’importanza del rilievo e dell’identificazione della tipologia muraria prevedendo opportunamente saggi locali al fine di definire conseguentemente un possibile livello prestazionale atteso. E’ utile prevedere la conservazione tramite intervento di consolidamento delle strutture che costituiscono l’ossatura portante della UdP. Sarà opportuno valutare puntualmente situazioni di murature portanti in falso che possano compromettere la stabilità della UdP. Qualora sulle suddette murature siano presenti elementi caratterizzanti il manufatto, si prevedano necessari interventi di consolidamento strutturale che consentano la conservazione delle murature e degli elementi caratterizzanti. Gli archi, le volte ed i sistemi archi voltati in muratura dovranno essere conservati eliminando o riducendo possibili azioni spingenti o altre cause di dissesto tramite interventi compatibili con la muratura esistente. Sarà opportuno valutare la condizione puntuale della volta in caso di depressione o fessurazione, comprendendo situazioni di carichi non opportunamente ripartiti. Si potranno prevedere interventi di consolidamento estradossale dopo aver opportunamente considerato le caratteristiche del riempimento, dei rinfianchi e la presenza/assenza di muretti in laterizio. Per le parti lesionate o deformate oltre i limiti di sicurezza, sarà opportuno prevedere azioni che eliminino le cause di dissesto, sviluppando poi interventi localizzati (in funzione dell’estensione del danno rilevato) mediante tecniche compatibili con le caratteristiche chimico-fisico-meccaniche della muratura (sigillatura, rinzeppature, parziale e puntuale cuci e scuci…) previa messa in sicurezza dell’elemento.

Articolo 33 – Elementi e materiali caratterizzanti i fronti urbani. Generalità

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Numerosi sono gli elementi che caratterizzano l’edilizia storica dal punto di vista della composizione architettonica, della morfologia, ma anche della materia che costituisce le fabbriche di Fontecchio. I portali segnano l’accesso all’edificio. La forma storicamente maggiormente diffusa è quella ad arco, a tutto sesto oppure ribassato; può essere chiuso da un portone in legno ed avere, nel caso più complesso dal punto di vista materico, spalle in materiale lapideo. La forma di degrado che più frequentemente si riscontra nel caso di questi elementi è la sostituzione del portone ligneo con altri di materiali diversi, che implicano il più delle volte una trasformazione della forma stessa del portale. Si tratta di interventi che alterano il fronte dell’edificio sia dal punto di vista compositivo, influendo sulle geometrie e i sui rapporti dimensionali tra pieni e vuoti, sia dal punto di vista materico, in quanto sono impiegati materiali non riscontrabili nell’edilizia tradizionale storica. Sui fronti degli edifici è possibile riscontrare la presenza di elementi decorativi quali, ad esempio, cornici dipinte che circondano le aperture, marcapiano, cornici sottogronda, angolari, stemmi e lesene; talvolta sono presenti dipinti ed affreschi, mentre più rare sono le decorazioni di prospetto realizzate in rilievo. Per quanto concerne le facciate degli edifici, esse sono nelle maggior parte dei casi realizzate con pietrame solo parzialmente lasciato a vista dal degrado dell’intonaco storico o presentano intonaco di calce a grana fine o trattato a rustico. Talvolta si rilevano inserti in laterizio o la compresenza di finiture differenti. Comune in tempi recenti è la sostituzione di tali intonaci con materiali cementizi o plastici, spesso rifiniti con vernici anch’esse sintetiche, che risultano incompatibili con i supporti murari antichi, poiché non consentono la fuoriuscita dell’umidità fisiologicamente contenuta nelle murature. E’ spesso riscontrabile la presenza di una fascia basamentale in intonaco strollato, spesso realizzata per “proteggere” la parte bassa del fronte o per “mascherare” la risalita capillare dell’umidità lungo il prospetto, senza considerare che in questo modo si impedisce la fuoriuscita dell’acqua verso l’esterno e si imbibisce ulteriormente la muratura. In alcuni casi la porzione basamentale degli edifici è rivestita con lastre in materiale lapideo. Anche i serramenti lignei sono spesso oggetto di alterazioni. In luogo dei tradizionali infissi lignei oscurati da persiane con meccanismo di chiusura a libro, è facile riscontrare serramenti in alluminio anodizzato o pvc e sistemi di oscuramento realizzati con avvolgibili. Scale e ballatoi, quando hanno conservato i materiali originari, sono costituiti prevalentemente da materiale lapideo. Le scale possono essere realizzate in muratura, con la pedata successivamente rivestita in pietra, oppure possono presentare gradini sempre in pietra, ma incastrati nella muratura a sbalzo.

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Comune è la presenza di androni e passaggi coperti con volta a botte o arconi di ingresso agli edifici che ne definiscono una sorta di atrio. Di grande interesse per la storia e la cultura materiale del luogo sono le opere risalenti a precedenti interventi di consolidamento quali piastre, capochiave, contrafforti e speroni, importanti testimonianza di fatti ed eventi scritti sugli edifici che in quanto tali andranno rigorosamente conservati. Articolo 34 – Murature mista o in pietra sbozzata con tracce di stesura grossolana dell’intonaco L’intervento sulle facciate in muratura mista o in pietra sbozzata con tracce di stesura grossolana dell’intonaco e sui sistemi di chiusura degli spazi aperti privati dovrà prevederne la conservazione. La consistenza attuale di tali fronti, in origine intonacati, è dovuta all’erosione nel tempo dell’intonaco, a granulometria grossa e steso grossolanamente. Tali fronti non erano, con tutta probabilità, faccia vista, considerando l’irregolarità dei conci lapidei impiegati per realizzare la muratura. Si raccomanda la ristilatura dei soli giunti degradati con malta di calce; si consiglia la rimozione dei giunti in malta cementizia, incompatibile con le strutture murarie antiche, ed il conseguente utilizzo di malta di calce. Bisognerà porre attenzione nel realizzare i giunti seguendo le differenze di livello dei conci lapidei esistenti, senza prevederne la “copertura”. Quando la facciata in pietrame presenta conci a tal punto degradati da non poter essere conservati, si procederà a un intervento puntuale di sostituzione con materiali e tecniche compatibili con l’esistente o, nel caso di piccole porzioni mancanti, si procederà con locali rincocciature. Nel caso vi siano porzioni lesionate, l’intervento dovrà essere preceduto da opportuno consolidamento. Vengono inclusi anche androni, passaggi coperti con volta a botte o arconi di ingresso agli edifici. Non è consentita la realizzazione di zoccoli in materiale lapideo nella parte basamentale degli edifici laddove si rilevano fenomeni di risalita dell’umidità. In tal caso si procederà con adeguati provvedimenti di sbarramento dell’umidità di risalita. Articolo 35 – Intonaco

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L’intervento sulle facciate e sui sistemi di chiusura degli spazi aperti privati dovrà privilegiare la conservazione degli intonaci esistenti in malta di calce, mediante azioni di pulitura, consolidamento e protezione, se necessarie. Nel caso in cui vi siano delle parti irrecuperabili, queste verranno rimosse e sostituite con materiali e tecniche compatibili con quelle degli intonaci conservati, in grado di garantire e conservare una buona traspirabilità delle murature. E’ invece consigliabile, in rapporto al grado di conservazione, rimuovere gli intonaci esistenti, sintetici e plastici, che compromettono la traspirazione dell’apparato murario. Non è consentito l’uso di malte cementizie, intonaci plastici e rivestimenti ceramici di qualsiasi genere. Non è altresì consigliato ridurre a faccia a vista edifici che si presentino intonacati e viceversa. Non è infine ammissibile lasciare in vista archi di scarico, pietre angolari o altre parti concepite per essere intonacate. Nel caso vi siano porzioni lesionate, l’intervento dovrà essere preceduto da opportuno consolidamento. Vengono inclusi androni, passaggi coperti o arconi di ingresso agli edifici che presentino intonaci. Non è consentita la realizzazione di zoccoli in materiale lapideo nella parte basamentale degli edifici laddove si rilevano fenomeni di risalita dell’umidità. In tal caso si procederà con adeguati provvedimenti di sbarramento dell’umidità di risalita dopo opportuna valutazione dei sistemi e tecniche più idonei, sempre nel massimo rispetto della consistenza materica degli edifici. Nel caso in cui si debba procedere alla realizzazione di un nuovo intonaco, esso dovrà essere a base di calce naturale e colorato in pasta con l’aggiunta di pigmenti naturali. Particolare attenzione dovrà essere fatta nella posa in opera, in particolare nei punti di giunzione con elementi quali cornici, portali, ecc. in materiale lapideo, dove l’intonaco non dovrà risultare né soprasquadro né eccessivamente sottosquadro. Per le questioni legate al colore si procederà come prescritto nell’articolo 23, facendo riferimento all’Allegato C Cromie urbane.. Articolo 36 – Tinteggiatura Laddove siano presenti tracce significative di tinteggiature esistenti compatibili con il substrato, l’intervento dovrà prevederne la conservazione mediante azioni di pulitura, consolidamento e protezione, se necessarie.

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E’ invece consigliabile, in rapporto al grado di conservazione, rimuovere le tinteggiature esistenti, sintetiche e plastiche, che compromettono la traspirazione dell’apparato murario. Nel caso vi siano porzioni lesionate, l’intervento dovrà essere preceduto da opportuno consolidamento. Vengono inclusi in questa categoria androni, passaggi coperti o arconi di ingresso agli edifici che presentino tinteggiature. Non è consentita la realizzazione di zoccoli in materiale lapideo nella parte basamentale degli edifici laddove si rilevano fenomeni di risalita dell’umidità. In tal caso si procederà con adeguati provvedimenti di sbarramento dell’umidità di risalita. Nel caso di nuove tinteggiature non è ammesso l’uso di materiale sintetici e plastici. Per le questioni legate al colore si procederà come prescritto nell’articolo 23, facendo riferimento all’Allegato C Cromie urbane.. Articolo 37 – Androni, passaggi coperti, arconi di ingresso Non è consentito il tamponamento di androni, passaggi coperti e arconi d’ingresso. In caso di dissesti strutturali, essi andranno opportunamente consolidati, eliminando le spinte orizzontali se esistenti. Per gli interventi sulle superfici, in rapporto al materiale di cui sono costituiti, si dovranno seguire le indicazioni descritte negli articoli 34, 35, 36. Articolo 38 – Scale esterne Sono da conservare tutte le scale esterne situate lungo i prospetti su strada o nelle corti interne, nonché i ballatoi presenti sui prospetti degli edifici. Allo stesso modo dovranno essere conservati e restaurati i relativi elementi accessori, decorativi e di finitura, come i parapetti, le balaustre, i corrimano, le zoccolature, i gradini e i sottogradini in pietra o in laterizio. Le strutture in muratura intonacata, in conci di pietra o in mattoni faccia vista dovranno essere consolidate con le specifiche tecniche in relazione alle caratteristiche delle singole parti e dei vari materiali. Per le questioni legate al colore si procederà come prescritto nell’articolo 23, facendo riferimento all’Allegato C Cromie urbane.. Articolo 39 – Portali, soglie e davanzali

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Le soglie ed i davanzali in materiale lapideo andranno puliti e consolidati, laddove necessario, al fine di garantirne un corretto funzionamento. Le aperture contornate da cornici dipinte dovranno essere trattate come previsto nell’articolo 43. Articolo 40 – Portoni di ingresso Non è ammesso il tamponamento dei portoni con opere murarie o elementi opachi, così come non sono consentite variazione di forma e dimensione, salvo che per documentate motivazioni strutturali e/o funzionali.. Si consiglia di mettere in atto interventi manutentivi degli elementi lignei presenti, mentre non è consentita la sostituzione di portoni in legno con cancellate o portoni di altro materiale. È opportuno invece intervenire puntualmente e, laddove non sia possibile conservare il singolo elemento, operare, se necessario, una sostituzione dello stesso utilizzando sempre il legno, tinteggiato e protetto. Per le questioni legate al colore si procederà come prescritto nell’articolo 23, facendo riferimento all’Allegato C Cromie urbane. Nel caso di portoni sostituiti in anni passati (in alluminio o pvc) ed ancora funzionanti, è possibile la conservazione degli stessi. Nel caso di posa in opera di nuovi infissi e serramenti, non è ammesso l’uso di alluminio anodizzato o bronzato e pvc, mentre possono risultare compatibili con l’esistente elementi in acciaio verniciato. Articolo 41 – Infissi e sistemi di oscuramento Le prestazioni tecniche di un infisso in legno, anche degradato, possono raggiungere livelli di qualità richiesti tramite interventi manutentivi e conservativi. Anche la realizzazione di doppi vetri è spesso possibile mantenendo il serramento esistente. Nel caso di serramenti sostituiti in anni passati (in alluminio o pvc) ed ancora funzionanti, è possibile la conservazione degli stessi. Nel caso di posa in opera di nuovi infissi e serramenti, non è ammesso l’uso di alluminio anodizzato o bronzato e pvc, mentre possono risultare compatibili con l’esistente elementi in acciaio verniciato. Non sono ammesse variazioni dimensionali o formali delle aperture rispetto alle esistenti, salvo che per documentate motivazioni strutturali e/o funzionali.

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L’oscuramento, nel caso di perdita degli elementi esistenti, sarà garantito da persiane in legno, tinteggiate secondo le modalità esposte nell’articolo 23, facendo riferimento all’Allegato C Cromie urbane. Gli interventi dovranno essere realizzati in modo unitario per ogni facciata individuata come unità architettonica di prospetto.

Articolo 42 – Grate e parapetti Sono da conservare i cancelli, le grate le inferriate ed i parapetti esistenti, mediante operazioni di pulitura e protezione in rapporto alle caratteristiche delle singole parti e dei vari materiali. Parapetti e inferriate di nuova progettazione devono avere disegno semplice e lineare, studiato in rapporto all’architettura del fronte ed essere riconoscibili come opere di nuova realizzazione. Gli interventi dovranno essere realizzati in modo unitario per ogni facciata individuata come unità architettonica di prospetto. Per le questioni legate al colore si procederà come prescritto nell’articolo 23, facendo riferimento all’Allegato C Cromie urbane. Articolo 43 – Elementi decorativi e caratterizzanti Per quanto riguarda questa categoria di elementi, che comprende cornici di aperture in conci lapidei, portali, marcapiano, angolari e lesene, cornici sottogronda, architravi in legno e/o lapidei, stemmi, ecc. si consiglia di operare nel pieno rispetto dei materiali e delle geometrie esistenti con idonee tecniche di conservazione attraverso l’impiego di manodopera specializzata. Si dovranno pertanto conservare le porzioni esistenti, operando interventi adeguati di pulitura e consolidamento. Nel caso in cui risulti necessario integrare delle parti mancanti o fortemente degradate o procedere con puntuali sostituzioni, si dovrà garantire la compatibilità materica delle aggiunte, nonché la loro piena leggibilità. Non è auspicabile utilizzare materiali estranei alla tradizione costruttiva locale o porre in opera elementi nuovi con motivi decorativi realizzati ad imitazione di quelli preesistenti. Per quanto riguarda decorazioni in rilievo, dipinti ed affreschi si raccomanda di non attuare interventi di ripristino del disegno preesistente, ma di realizzare piuttosto decorazioni di nuova concezione, utilizzando materiali compatibili con il substrato e mantenendo le decorazioni parzialmente conservate, che andranno pulite, consolidate e protette con tecniche idonee e rispettose della materia. Tutti gli elementi che si presentano intonacati o simulati pittoricamente andranno conservati con operazioni di pulitura, consolidamento e protezione, se necessario.

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Gli elementi in pietra faccia a vista (cornici di aperture, angolari, stemmi, lesene, ecc.) non dovranno in alcun modo essere rivestiti con pitturazioni. Articolo 44 – Elementi strutturali a vista Le opere risalenti a interventi di consolidamento a seguito di precedenti eventi sismici, quali capochiave, contrafforti e speroni, dovranno conservati come preziosa testimonianza della storia urbana. Per la definizione delle specifiche tecniche di conservazione, dovrà essere considerato il materiale da cui sono costituiti (materiale metallico, ligneo, lapideo, ecc.), mettendo a punto l’intervento più adeguato per arrestare i fenomeni di degrado eventualmente in atto. I nuovi elementi, quali capochiave, che si renderanno necessari a seguito dell’inserimento di nuovi tiranti per il consolidamento dell’edificio, dovranno essere studiati in rapporto a quelli già eventualmente esistenti. Dovranno comunque essere realizzati preferibilmente a “bolzone” o a piastra su disegno del progettista, non essere incassati nella muratura e costituiti in acciaio verniciato. In alcuna misura i nuovi elementi dovranno essere collocati a ledere gli elementi decorativi esistenti. Articolo 45 – Balconi, logge, portici In linea di principio non è ammesso tamponare logge, portici o balconi con elementi opachi che alterino il rapporto pieni-vuoti e snaturino il linguaggio architettonico dell’edificio. L’eventuale chiusura, se indispensabile per la fruizione dell’edificio, potrà essere eseguita a seguito di un progetto che terrà conto dell’architettura del fronte e dovrà essere approvato dall’organismo preposto. Articolo 46 – Terrazze e coperture piane In caso di edifici o di corpi accessori che presentano terrazze e coperture piane estese su tutto o parte del corpo di fabbrica, si dovrà provvedere alla conservazione di tali coperture, conservando i parapetti, le balaustre, le inferriate e le pavimentazioni con i materiali e le soluzioni tecniche proprie di tali elementi. Sulle terrazze e sulle coperture piane di qualsiasi genere non è consentita la realizzazione di tettoie, verande o altri volumi e strutture stabilmente connesse.

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Non sono in linea di principio ammissibili variazioni delle quote di imposta e di colmo; coperture piane non potranno essere sostituite da coperture a falde. L’installazione di pannelli solari, antenne paraboliche, strutture pubblicitarie o altri impianti tecnici e apparecchiature ingombranti dovrà essere valutata attentamente in rapporto al grado di visibilità e di impatto ed approvata dall’organismo preposto.

Articolo 47 – Coperture a falde Non sono in linea di principio ammissibili variazioni nelle pendenze delle falde dei tetti, né delle quote di imposta e di colmo; coperture a falda non potranno essere sostituite da coperture piane. Non è ammissibile la sostituzione del manto con materiali differenti da quelli in opera. Esso può essere riparato, se necessario, utilizzando coppi o tegole in opera. Gli elementi mancanti o irrimediabilmente degradati dovranno essere sostituiti con altri dello stesso tipo da porsi nello strato inferiore della copertura. Per quanto riguarda la struttura di copertura sono consentiti interventi localizzati di consolidamento o eventuale sostituzione puntuale di quegli elementi in grave stato di conservazione in linea con la normativa antisismica. Non è consentita la realizzazione di terrazze né di nuovi volumi emergenti in corrispondenza delle falde; l’installazione di pannelli solari, antenne paraboliche, strutture pubblicitarie o altri impianti tecnici e apparecchiature ingombranti dovrà essere valutata attentamente in rapporto al grado di visibilità e di impatto ed approvata dall’organismo preposto.

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QUADRO TECN ICO ECON OM ICO – FONTECCHIO CAPOLUOGO – AMBITO 01

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QUADRO TECN ICO ECON OM ICO AN ALITICO PER AGGREGATO – EDILIZIA PRIVATA – FONTECCHIO CAPOLUOGO

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QUADRO TECN ICO ECON OM ICO - FONTECCHIO SAN PIO – AMBITO 02

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QUADRO TECN ICO ECON OM ICO AN ALITICO PER AGGREGATO – EDILIZIA PRIVATA – FONTECCHIO SAN PIO

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Previsione piano finanziario in relazione alle priorità di intervento La fase di definizione di priorità di intervento si colloca al termine del PdR e trova le sue ragioni nell’ambito dei risultati e delle considerazioni emerse negli elaborati precedenti. Appare opportuno sottolineare l’obiettivo di rendere possibile la programmazione del fabbisogno finanziario necessario per l’attuazione delle attività di ricostruzione a partire dalla individuazione di Fasi Funzionali di Attuazione, articolare per tipologia di intervento e voci di spesa. La strategia di attuazione degli interventi proposti dal PdR è orientata all’obiettivo di un rapido rientro nelle abitazioni della popolazione e di una celere riattivazione del centro storico rispetto alle funzioni pubbliche e sociali che lo caratterizzano. Inoltre sarà necessaria una programmazione temporale nelle varie fasi in grado di correlare l’intervento sui manufatti edilizi con le reti e gli spazi pubblici, al fine di garantire un immediato utilizzo degli edifici nei tempi più brevi possibile. Le caratteristiche tipo-morfologiche degli ambiti di Fontecchio (Capoluogo e San Pio) sottolineano una situazione di grande complessità dal punto di vista della cantierabilità e della riapertura immediata di aree al termine della ricostruzione. Il cronoprogramma viene quindi redatto sulla base dei seguenti criteri di priorità: - presenza di prime case e residenti - valutazione del livello di danno e di agiblità - considerazioni sulla funzionalità delle reti, dei sottoservizi. Dal punto di vista economico, appare utile elaborare i risultati del QTE in rapporto alle tipologie R1, R2, AU ed all’incidenza economica percentuale di ciascuna tipologia rispetto all’intervento sull’aggregato e all’intero ambito del PdR. Verranno considerati separatamente i due ambiti in quanto appare evidente la necessità della definizione attuativa dei criteri di priorità che sottolinei le specificità tipo-morfologiche e spaziali dei borghi. Per ciascun ambito, a partire dai criteri di priorità si coordinano gli interventi di ricostruzione a partire dalla definizione di COMPARTI DI INTERVENTO (C). In forma coordinata tra i vari aggregati interessati dal comparto di intervento essi potranno procedere con la fase attuativa di intervento dei lavori previsti dal PdR (cfr Norme Tecniche di Attuazione del PdR).

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Fase di attuazione 01 Si prevede l’attivazione dei comparti ove al loro interno sono previste prime case ed esito di agibilità E. Per ciascun comparto viene stimato il fabbisogno economico ed in parallelo verrà stabilito il costo relativo per reti e servizi. Fase di attuazione 02 Si prevede l’attivazione dei restanti comparti con relative reti e servizi. Ambito 1 – Fontecchio Capoluogo

Figura 1 – Valutazione dei costi di intervento in rapporto alle categorie R1, R2, AU

Il quadro di sintesi sopra riportato consente di valutare in rapporto ai criteri prima esposti le priorità di intervento. Dall’evidenziazione in mappa dell’ubicazione degli aggregati che hanno al loro interno prime case (R1) con esiti di agibilità E, appare opportuno la definizione di SEI COMPARTI DI INTERVENTO.

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Figura 2 – Identificazione dei comparti

Figura 3 – Schema delle correlazione tra i comparti, gli usi e l’esito di agibilità

Per quanto riguarda gli interventi sui sottoservizi e gli spazi pubblici, al fine di consentire un rapido rientro nelle abitazioni della popolazione e una celere riattivazione del centro storico

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rispetto alle funzioni pubbliche e sociali che lo caratterizzano, si prevede la suddivisione degli interventi in due fasi di attuazione. Le immagini seguenti riportano l’identificazione delle priorità di intervento nella prima fase e la quantificazione dei costi. Prima fase di attuazione Interventi previsti per l’edilizia privata 33.653.470,50

Interventi previsti per l’edilizia pubblica (Comparto F.05 33.653.470,50 – palazzo Muzzi) 18.408.989,15 Interventi previsti per i sottoservizi , la viabilità e gli spazi pubblici 1.065.040,70 -spazi pubblici e superfici pavimentate 564.303,85 - reti e sottoservizi (operando come per le superfici pavimentate) 500.736,85

Prevsione finanziaria Fontecchio Capoluogo (ambito 1) - PRIMA FASE DI ATTUAZIONE 53.127.500,35 - SECONDA FASE DI ATTUAZIONE 36.283.415,22

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Ambito 2 – Fontecchio San Pio Analogamente con la metodologia prevista per Fontacchio – Capoluogo, si sviluppa l’analisi delle priorità di intervento e conseguente piano finanziario redatto con i medesimi criteri.

Prima fase di attuazione Interventi previsti per l’edilizia privata 7.118.856,66 Interventi previsti per i sottoservizi , la viabilità e gli spazi pubblici 355.025,40 Interventi previsti per l’edilizia pubblica 0

Previsione finanziaria Fontecchio San Pio (ambito 2) - PRIMA FASE DI ATTUAZIONE 7.473.882,06 - SECONDA FASE DI ATTUAZIONE 9.529.258,69

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Ansuini G., Castellucchio F., Guarnieri F., Ronchi L., “Conservazione e Architettura del Politecnico di Milano (relatore prof. Maurizio Boriani, correlatore prof. Marco Jadiciccio Spignese) Chierici P., Lucaccioni C., “Un progetto per Rocca Brivio. Dalla valorizzazione del contesto storico al Museo contemporaneo della ComuPolitecnico di Milano (relatore prof. Maurizio Boriani, correlatore prof. Susanna Bortolotto) Consonni M., Hauner M., “Linee Guida per la sicurezza e conservazione del costruito storico diffuso abruzzese. Il caso di Fontecchio lano (relatore prof. Maurizio Boriani, correlatore arch. Fabio Maroldi)

Milano (relatore prof. Oliviero Tronconi) Politecnico di Milano (relatore prof.ssa Mariacristina Giambruno)

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ALLEGATI

www.6aprile.it www.agraria.org www.borghitalia.it www.commissarioperlaricostruzione.it www.comunecaporciano.aq.it www.comune.fontecchio.aq.it www.comunenavelli.gov.it www.comunepoggiopicenze.it www.ingv.it www.protezionecivile.gov.it

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STRUMENTI E METODI PER LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA ABRUZZESE.