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l’interno e trovò qualcosa che lo fece sussultare. Si trovò in mano una specie di libricino che si apriva, rivelando un volto colorato che riconobbe benissimo, pensò di svenire. Un volto, che appena lo osservò al chiarore delle candele gli fece quasi perdere le forze tanto che gli cadde per terra. Ma, quel volto è il mio! Gridò ad alta voce raccogliendolo e avvicinandolo alla luce dei ceri: sono proprio io, osservò sbalordito, possibile? C’era scritto qualcosa sul quel libricino: Lorenzo Belviso, sì, Lorenzo Belviso. - Lorenzo? - gridò ad alta voce ponendosi la mano libera davanti alla bocca per soffocare le parole - Lorenzo! quello del sogno? - si domandò tremante. Allora pensò che se quella immagine gli apparteneva, quello era il suo nome Lorenzo Belviso. Dio mio! Questa volta divento matto veramente - pensò. Non ci capiva più nulla. Sperò di risvegliarsi al più presto perché quello era un incubo. Chi sono allora io per favore? Giovanni Miroglio, oppure Lorenzo Belviso? Ma l’incubo, era appena iniziato. Giovanni percorreva la stanza in lungo e in largo, desiderava ci fosse anche Umberto ad infondergli coraggio, ora aveva paura. Si sentiva un naufrago in mezzo ad un mare in tempesta. Posò gli occhi sul pavimento e si accorse che vi era un’altra immagine, piccola, ma ben definita: il volto di una bella ragazza. La raccolse tremando e la osservò attentamente, la ragazza gli ricordava qualcuno, girò l’immaginetta leggendo sul retro: al mio amore, Francesca. Il gelo, non sentì più il caldo, non sentì più l’afa di quella notte incredibile. Gli assalirono le vertigini e sentì il bisogno di respirare profondamente. Si precipitò verso la porta che dava sul balcone, la brezza notturna lo richiamò alla realtà: realtà, ma questo è tutto reale, non può essere un sogno. Guardò la luna che brillava in un cielo stellato e le colline che si perdevano a vista d’occhio all’orizzonte, l’abbaiare di un cane, il frinire dei grilli e il tenue lumicino delle lucciole. - E’ tutto vero! - esclamò - Questa è realtà, ma allora? - rientrò nella stanza sempre più turbato. Riprese tra le mani l’immagine della bellissima ragazza. Non era un dipinto, i colori erano reali, sembrava vera e lo guardava sorridendo. Era straordinariamente bella. Rigirò ancora l’immagine e rilesse la frase: al mio amore, Francesca. Francesca, questo nome lo stava ossessionando. La Francesca del sogno, Francesca, la ragazza che dovrà sposare Edoardo, ed ora, la Francesca di questa immagine. Se quel volto, che gli assomigliava tremendamente, apparteneva a Lorenzo Belviso, voleva dire che Francesca aveva a che fare con Lorenzo. Quindi se Lorenzo era lui, quella donna gli rappresentava 44

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