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poraneamente allo sguardo vigile di una guardia che, come lo vide, si pose di lato salutandolo con un goffo inchino. Il giovane ricambiò il saluto, forse più goffamente di lui, ed entrò sicuro nella sala mascherando l’imbarazzo che lo assalì. Aveva lo stomaco in subbuglio e il volto paonazzo, non sapeva come comportarsi e si costrinse a guardare negli occhi l’uomo che aveva davanti a sé. Si sentì le budella torcersi nella pancia. - Ecco qua, il nostro Giovanni! - esclamò l’uomo che aveva conosciuto nel primo pomeriggio sul sentiero che portava al castello. Era molto alto, di portamento nobile, degno dell’importanza che rivestiva. Aveva una folta capigliatura nera spruzzata di bianco e la barba corvina. Attorno al tavolo, seduti su seggiole foderate di cuoio scuro c’erano tre uomini, tra i quali un frate, che lo guardavano sorridendo senza parlare. Il signore si schiarì la voce richiamando l’attenzione dei presenti che, presunse Giovanni, forse erano al corrente della sua difficile situazione di smemorato. Passò un attimo di silenzio nel quale Pietro sembrava cercare le parole, poi, osservando i presenti, disse - Signori, sarò breve. Voglio riassumere i fatti dei quali siete già tutti al corrente e che mi preoccupano non poco: mio nipote Giovanni è tornato oggi pomeriggio, ventiquattro ore dopo essere uscito insieme al suo amico stalliere per andare a festeggiare la nascita del figlio di Alfio alla taverna del paese. Ieri a mezzogiorno, Umberto è dovuto tornare alle stalle per preparare i cavalli per una battuta di caccia al cinghiale a Moncestino, lasciando quindi Giovanni a divertirsi alla taverna con i parenti di Alfio. Finita la festa, di Giovanni se ne sono perse le tracce. Tutti erano tornati a casa, meno lui - Il gigante lo guardò serio e perplesso - Appena rientrato dalla caccia abbiamo trovato Matilde al corpo di guardia tutta preoccupata: il signorino qui presente non era ancora tornato. Ovvio che la preoccupazione era tanta. Abbiamo pensato subito alla vendetta degli amici del bracconiere conosciuti giorni fa. Lo hanno preso, ci siamo detti, considerando che ne abbiamo uno in cella, quelli lo hanno preso in ostaggio. Comunque, visto che non eravamo neppure scesi da cavallo, siamo ritornati sui nostri passi in cerca del disperso. Ci siamo separati cercandolo ai quattro venti senza esito per tutta la notte. Oggi a mezzogiorno ci siamo ritrovati nel posto convenuto, ma di Giovanni neppure l’ombra. Sulla strada del ritorno pensavamo già di ripartire alla sua ricerca in altri luoghi, quando, sul sentiero, a pochi passi da qui, abbiamo notato un uomo in abbigliamento strano e traballante sulle gambe come se fosse 34

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