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chio non mente, pensò, non sono per nulla un brutto uomo. Si avvicinò e si guardò attentamente girandosi a destra e a sinistra - Dovrei avere sui trenta, trentacinque anni; ho fatto dei progressi con le informazioni che riguardano la mia persona - pensò - riuscirò piano piano ad aggiungere altri tasselli a questo mosaico? - in qualche modo doveva uscirne fuori. Nascose la borsa con i suoi aggeggi in mezzo agli abiti nell’armadio. Adesso, si trattava di scegliere come vestirsi, avrebbe dovuto chiedere a Matilde. Meno male che gli abiti erano stati riposti in modo ordinato e non trovò problemi per gli accostamenti. Ne scelse uno, sperando bene: un paio di brache rossicce, una larga camicia di lino, una sorta di giacca abbottonata sul davanti e lunga fino ai fianchi. Tolse il completo dall’armadio e lo preparò su di una sedia che vide accanto al letto. - Ed ora laviamoci alla meno peggio - si disse, avviandosi allo stanzino dove avrebbe trovato acqua e mastello. Spogliandosi ricominciò a domandarsi - da dove verranno mai questi indumenti così diversi da quelli che avrebbe indossato di lì a poco? - la sua mente rinunciò a rimuginare. Mise i vestiti appena tolti nell’armadio accanto alla borsa e si lavò. L’acqua era fresca e gli diede sollievo, quasi sperava che al suo contatto gli tornasse la memoria. Strano, pensò, normalmente dopo una ubriacatura qualche strascico dovrebbe rimanere: lingua spessa, ma lui non l’aveva, mal di testa: quello per il momento se n’era andato. Si sdraiò sul letto coprendosi con un lenzuolo profumato di pulito e cominciò a sentire il caldo e la pelle umida. Chiuse gli occhi e si addormentò quasi all’istante, e se non sapeva nulla di sé stesso, ora ne sapeva ancora meno. Sognò: immagini strane e indefinite gli passarono davanti agli occhi e cominciò ad agitarsi nel sonno: vide un fiume in piena e degli uomini che arrancavano con l’acqua fino al ginocchio, un buco nero gli si era aperto all’improvviso davanti ai piedi e vi precipitò dentro senza un grido, sentì di essere caduto in acqua senza distinguere nulla, dal fondo dell’abisso percepì con chiarezza una voce di donna che chiedeva disperatamente aiuto chiamando terrorizzata un certo Lorenzo. - Lorenzo aiutami! sono Francesca... salva il mio amore! - gridava disperatamente la voce di una donna che lui sentiva di conoscere. Giovanni si destò di colpo, madido di sudore. - Lorenzo? - si domandò ad alta voce - ma chi era Lorenzo? 31

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