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G ABIANO E DINTORNI Autorizzazione n° 5304 del 3-9-99 del Tribunale di Torino - Direttore Responsabile Enzo GINO - Sede: Fraz. Cantavenna di Gabiano via S. Carpoforo 97 – Editore: Associazione Piemonte Futuro - P. Iva 02321660066. Per informazioni e pubblicità tel. 335-7782879; fax +391782223696 Maggio 2011 www.gabianoedintorni.net ; e-mail: posta@gabianoedintorni.net

e c’è chi raccoglie le fotografie di un tempo… di Enzo Gino Se visitate uno dei tanti mercati dell’antiquariato vi capistoria, specialmente se a ciascuno di quei chiaro-scuri terà di vedere vecchie foto di volti sconosciuti, dai colori sapete abbinare qualcosa: un nome, una data, una storia, sbiaditi o del tipico color seppia indice dell’ossidazione un luogo. Frammenti del passato, frammenti di noi che subita negli anni dai sali d’argento che costituivano l’eda quel passato discendiamo. Certo quando Mario Vellamulsione delle carte fotografiche di un tempo, prima che no classe 1942 e Carlo Odisio classe 1929 di Zoalengo di personal computer e stampanti digitali si sostituissero Gabiano, un paio d’anni fa, si sono messi a chiedere le alle vecchie, affascinanti, romantiche, intriganti, camere foto del passato, ad amici e conoscenti non si facevano oscure. Classica la riflessione che viene alla mente: “bei certo di queste storie. Per loro era il piacere di ricordare, tempi” dove ogni foto era realizzata curando ogni partidi rivedere tempi e persone spesso scomparse, un piacere colare, ogni dettaglio, dalla scelta della pellicola: chi si legato all’istinto, al “rimembrare” ossia ridare membra, ricorda gli Asa e i Din indici della sensibilità della pelliridare cioè corpo ai fantasmi che ognuno conserva gelocola, poi lo scatto, diaframma, tempi, luce, profondità di samente nella propria memoria, attraverso una immagine campo, messa a non potendo fare fuoco per non parlaaltrimenti. E’ una re poi della stampa. emozione che ciaCamere oscure, scuno guardando ingranditori, acidi e volti e luoghi noti altri strumenti tutti persi nel passato da regolare in base può provare ma è alle caratteristiche anche altro. In queldi ogni fotogramma. le foto c’è un terriAltri tempi. Quando torio, e mille storie guardate le foto di che possono parlarci allora c’è tutto un di ciò da cui discengrande lavoro, codiamo che ci dicono noscenza, tempo come eravamo e chi dietro ciascuna di eravamo. Grazie a esse, simboleggiate Mario e Carlo nelle da quelle persone , feste e nelle sagre in esse raffigurate possiamo vedere la che vedrete quasi raccolta di quelle, sempre in posa. ormai centinaia, di Non c’era la memofotografie su cui Mondine e braccianti nelle Risaie - 1927 ria elettronica che molti cercano la converte tutto nei “numerini” delle foto digitali sempre persona conosciuta o magari non conosciuta ma parente, uguali a loro stessi anche fra mille anni, ed in grado in amica, compaesana di questo o quell’altro. Per questo ogni momento di moltiplicarsi per mille immagini tutte crediamo che i nostri amici, forse senza saperlo, hanno uguali fra loro come perfetti cloni. Le foto di un tempo dato il via ad una iniziativa importante e ci auguriamo sono “analogiche” direbbero oggi, se le perdi è per semche in ogni paese, in ogni contrada qualcuno faccia come pre, non esiste un file da cui ristamparla. Certo puoi fare loro, diventi una sorta di archeologo della memoria, alla la copia, ma di originale ce n’è uno e basta, la “mamma” ricerca del nostro passato. Siamo certi che in futuro, che l’aveva originata: la pellicola, è probabilmente morta guardando una loro vecchia foto un po’ rovinata ma salda tanto tempo, e quella foto è unica esattamente come le vata dall’oblio, molti li ringrazieranno, senza averli mai persone, come la vita, come gli attimi di tempo che riporconosciuti. Crediamo anche che i comuni o altre associatano e che non torneranno mai più. Quelle foto sono più zioni che hanno a cuore il proprio territorio, la sua storia che navicelle spaziali, sono navicelle temporali che arried i suoi abitanti dovrebbero farsi carico di raccogliere e vano dal passato. Quando le vedete guardatele con attenconservare questi “cimeli” dnans ch’a fassa neuit, ossia zione, maneggiate con cura, rispettatele, non disperdeteprima che il buio della dimenticanza spenga tutto. L’invile, perché sono testimoni di frammenti di storia, la nostra to per coloro che vivono a Gabiano e dintorni è quello di


GABIANO E DINTORNI far avere a Mario e Carlo le proprie vecchie foto, anche in fotocopia, non dimenticando di scrivere due righe di didascalia l’indirizzo è: Mario Vellano Via Cavour 24 Zoalengo di Gabiano (AL) 0142 – 945080.

Carlo Odisio

Mario Vellano

Carabiniere Gino Francesco Roberto - 1918

Famiglia Borione di Mincengo di Gabiano

Inaugurazione della Esposizione Universale di Torino 1911

Carlo Odisio - 1866

Traghetto sul Po a Rocca delle donne - Camino; fu incendiato dai Tedeschi in guerra 2


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Stranieri in Monferrato? Questo periodico si è posto fra i suoi fini quello di valorizzare il territorio, in particolare quello “spicchio” del Basso Monferrato a occidente di Casale e “pizzicato” fra le province di Asti, Torino e Vercelli. Abbiamo scritto di storia, cultura, eventi, persone legati alla nostra terra. Chi visita il nostro sito internet di Gabiano e dintorni vedrà che nella home page sotto il titolo comapare la scritta: - il sito fatto da chi a Gabiano ci vive… da qualche generazione - Qualcuno si è posto la domanda: ma essere di qui rispetto da chi vien da fuori, e magari esserci da qualche generazione dà qualche vantaggio, qualche diritto, qualcosa in più? Che tipo di rapporto ci può essere con gli “extracomunitari”? Termine nato in seguito agli accordi europei di Schengen e che per molti vale quanto il vecchia parola: stranieri o forestieri. Senza fare troppi giri di parole abbiamo iniziato da questo numero a fare delle interviste a coloro che in tempi più o meno recenti si sono insediati nelle “nostre” terre per sapere come siano arrivati qui e poi perché proprio qui ed abbiamo quindi colto l’occasione per esprimere i nostri pensieri. azienda a San Mauro Torinese. Come a molti accade, tutti i La storia di Judith: 30 anni di origini Peruviane arrivata in fine settimana lascia la caotica cintura metropolitana per Italia nel 1998. Là viveva con la famiglia costituita dalla tornarsene alla tranquillità della sua casa fra le colline Monmamma, due sorelle e un fratello oltre agli altri parenti. Juferrine. Dopo alcuni anni di vita sotto lo stesso tetto fra Piedith ha perso il padre poco prima di venire al mondo e la ro e Judith deve essere scattato qualcosa di bello perché in mamma ha dovuto faticare non poco per garantire il necesun afoso giorno di luglio del 2003 si sono sposati ed oggi sario a tutta la famiglia in un Paese dove le opportunità di hanno un figlio: Giacomo di 17 mesi. Judith un lavoro dignitoso non erano certo diffudopo l’italiano ha imparato anche il monferrise, così decise così di venire in Europa in no la “lingua” correntemente parlata nella faparticolare in Italia dove aveva qualche miglia di Piero, ha imparato le nostre ricette, conoscente a cui appoggiarsi lasciando ha acquisito la cittadinanza italiana e ora gestiJudith, che allora aveva 12 anni con gli sce casa e famiglia portando serenità a tutti, altri figlioli in Perù accuditi da nonni e zii. partecipando e contribuendo così a pieno titolo La mamma trovò lavoro in Italia come alla vita collettiva della nostra grande comunibadante, appena possibile fece venire in tà nazionale e locale. Italia lei e i suoi fratelli, là restarono solo i E sin troppo facile pensare che persone così, nonni che non si sarebbero facilmente senza clamori e con grande umiltà hanno fatto adattati a una nuova realtà come la nostra. per l’Italia e per la nostra terra molto di più di Ora tutti lavorano, le sorelle che oggi hantanti altri, non proprio integerrimi, connaziono 22 e 24 anni si sono diplomate in infornali. matica e assistenza sociale, il fratello di 31 Chi come noi vive in queste contrade “da dianni è saldatore presso una azienda. verse generazioni”, e lo afferma con un certo E Judith?, appena arrivata in Italia con Piero e Judith orgoglio, non resta che ringraziare e fare tanti l’aiuto della mamma e come tante sue conauguri a Judith, Piero e a tutti gli altri che sono venuti a terranee ha trovato lavoro come badante presso diverse favivere insieme nella nostra bellissima terra unendosi a noi, miglie, ha imparato l’italiano e le abitudini della sua nuova indigeni monferrini, che a giudicare dai dati demografici terra. In una di queste ha incontrato Piero, la cui famiglia è tutto sommato suma poi nen tanta schass. originaria di Gabiano e che svolge la sua attività presso una

La Storia di Eugen il fotografo : è un 48enne Rumeno di Craiova, è in Italia da quattro anni e mezzo con la moglie Zizi. In patria faceva il fotografo, per 10 anni nel negozio del padre e poi per altri 9 come fotoreporter in diversi giornali. Attualmente entrambe svolgono lavori saltuari, la moglie come badante o presso ristoranti, Eugen fa manutenzione di giardini o lavori manuali presso aziende locali. Hanno due figli: un maschio Laurentiu di 23 anni, laureato in relazioni e comunicazione pubblica ed una femmina Andreea di 25 laureata in Recitazione. Attualmente risiedono in Romania e quando possono vengono a trovare i genitori che abitano a Cantavenna, una frazione d Gabiano. La vita attualmente non è facile ma c’è la speranza che prima o poi possano arrivare tempi migliori. Il sogno di Eugen è quello di poter tornare a fare il fotografo, attività che ama e che lo ha portato anche a fare una mostra dei suoi scatti. Da parte nostra gli auguriamo di riuscirci.

La fortezza di Verrua Savoia 3


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Questa terra è la nostra terra Coniolo e Brusaschetto: due storie di attaccamento alla propria terra nonostante speculazioni e burocrazie, ma anche storie di diritti violati, giustizie negate che nonostante tutto non hanno vinto sui suoi abitanti. tecniche di escavazione sotterranea, incurante delle ordinanRiportiamo due storie di due paesi confinanti fra loro: Coze forse pervenute in ritardo dal governo di Roma, provocaniolo e Camino. Entrambi sedi in passato di cave di marna va il crollo di ottantaquattro case, della chiesa di Sant’Euseper l’industria cementiera, entrambi disastrati dalle frane bio e della villa Fassati, con la perdita irreparabile di antichi causate da queste attività, entrambi destinati a scomparire, edifici vecchi di secoli. ma entrambi ancora lì, caparbiamente, nonostante speculaAl termine di una drammatica sequenza di fatti gli abitanti zioni e burocrazie che certo non sono state di grande aiuto. di Coniolo Basso Antico, dopo aver compreso che per il Ecco le loro storie: Il 18 settembre 2010 è stato inaugurato a loro antico paese non c’era più nulla da fare, si videro così Coniolo il Museo della Miniera di Coniolo che racconta costretti a lasciarlo per spostarsi sulla cosa accadde. L'area museale posta nel palazcollina antistante dove già era ubicato il zo del Comune rievoca la tragica vicenda del resto dell’abitato. Senza perdersi d’animo paese, il cui nucleo storico, Coniolo Basso i coniolesi ampliarono così la vecchia Antico, nel 1910 sprofondò nelle viscere della cappella posta sulla sommità della collina terra a causa del dissennato sfruttamento delle più alta, trasferendo la parrocchiale nel cave di marna, con la costruzione di gallerie luogo dove oggi si trova, ed intorno ad fin sotto il centro abitato che ne determinaroessa avviarono la ricostruzione delle nuono il crollo. ve abitazioni. Per molti aspetti la storia di Coniolo sarebbe E mentre questo terribile dramma si consimile a quella di molti altri piccoli paesi che sumava, l’Italia, entrata in guerra nel priabbarbicati sulle colline del Po, tra Torino e mo conflitto mondiale, chiamava a comCasale Monferrato, si affacciano sulla pianura battere anche i giovani coniolesi i con l’incantevole vista sulla cerchia alpina, se non fosse che per una singolare Sabato 21 e domenica 22 maggio 2011 quali si dovettero arruolare lasciando le proprie famiglie a gestirsi una difserie di fatti quella di Coniolo è una vi- torna la XI edizione di Coniolo fiori ficile ricostruzione. cenda drammatica, meritevole di essere Molti di quei soldati non sarebbero più tornati, ma dopo il scoperta per essere rivissuta e meditata, perché quella di 1918 la vita del paese comunque andrà avanti, con incrediConiolo è… “La Storia del paese che visse due volte”, così bile coraggio. la racconta il sito web. Con i mattoni, i coppi, le porte, i pavimenti recuperati dagli La popolazione di Coniolo, che alla fine dell’ottocento conedifici secolari crollati di Coniolo Basso Antico, si riavviatava oltre mille abitanti, era legata ad una magra economia va così la ricostruzione delle abitazioni andate perdute; le agricola, ma con l’avvento dello sviluppo industriale che case così realizzate apparivano nuove nell’aspetto, ma l’uso stava interessando tutto il mondo occidentale, essa assaporò di quei materiali in ognuna di esse faceva rivivere così l’anil’idea di uno sviluppo industriale legato all’estrazione della ma antica del vecchio paese. marna da cemento, un materiale di cui il sottosuolo conioleEcco perché oggi, Coniolo, è davvero “il paese che visse se era molto ricco. due volte”. Dopo un avvio incoraggiante dell’attività mineraria che L’economia industriale del primo dopo guerra aveva però vedeva molte imprese operare correttamente nelle profondiancora più bisogno di cemento, la collina di Coniolo ne avetà delle colline coniolesi, nei primi del novecento gli abitanva ancora molto da offrire e, paradossalmente, i suoi abitanti si trovarono inaspettatamente a fare i conti con gli effetti ti più che mai, avevano bisogno di lavorare. drammatici ed inarrestabili di una scriteriata attività estrattiEssi furono così costretti a scendere ancora in miniera, denva attuata da un imprenditore senza scrupoli. tro alle colline in riva al Po. Questi, a causa di un’estrazione compiuta a oltre centocinMa quando dopo la metà degli anni venti l’attività estrattiva quanta metri di profondità senza seguire le comuni prudenti

Plastico di Coniolo vecchio 4


GABIANO E DINTORNI sembrerà dirigersi incredibilmente ancora sotto il nuovo paese da poco ricostruito, i coniolesi si riuniranno coraggiosamente, opponendosi al progetto e richiedendo ancora l’intervento del governo, riuscendo stavolta a salvare il proprio paese. In realtà i minatori continueranno a scendere nelle viscere della collina coniolese lontano dall’abitato fino all’inizio degli anni sessanta, quando anche l’ultima miniera chiuderà definitivamente. Un altro Comune limitrofo patì della stessa sorte di Coniolo: Brusaschetto in quel di Camino Monferrato. Storia simile ma non uguale, vediamola. Fino a qualche mese fa chi avesse percorso la strada che da Trino porta a Brusaschetto svoltando a destra subito dopo il ponte sul Po avrebbe scorto sula sinistra del lungo rettilineo che costituiva anche l’argine del Po (ora demolito) una serie di palazzine fantasma, vuote, fatiscenti, di due piani disposte regolarmente in file ordinate come un quartierino di qualche periferia dormitorio di città: era Brusaschetto Nuovo. Costruita negli anni 60 con in fantasioso intento di trasferirvi la popolazione di Brusaschetto che, secondo gli esperti sarebbe dovuta franare da un momento all'altro. Immaginiamo che i promotori dell'iniziativa si illudessero di convincere i "bifolchi" ad abbandonare le loro pericolanti case rurali con stalle e fienili poste sul cocuzzolo delle colline per andare a vivere in appartamenti costruiti in palazzine che sembrano stampate in serie sulla pianura umida ed esondabile del Po. Il risultato fu che nessuno si trasferì e le palazzine restarono abbandonate sino al 2010 quando sono state abbattute per far posto… a una cava.

Attrezzi impiegati in miniera

Plastico della miniera

Ricostruzione dell’interno di una cava di marna con manichino di bimbo di 9 anni, età minima richiesta per poter lavorare in miniera (Museo di Coniolo) 5


GABIANO E DINTORNI Vediamo come si è arrivata a questa situazione. Il 3 novembre 1948 un non meglio identificabile Ingegnere capo delle miniere presso il Ministero dell'industria e Commercio di Torino redige un rapporto a seguito di sopralluogo su richiesta della Prefettura di Alessandria per accertare le cause di dei danni arrecati a diverse case dell'abitato di Brusaschetto che, secondo indicazione degli abitanti "sono conseguenza delli lavori sotterranei della miniera di marna per cemento denominata "Palazzolo Tagliaferro" della ditta fratelli Buzzi di Casale Monferrato". Già nel 1931 con nota del 24 aprile il dott. Francesco Cassinelli avente casa in Brusaschetto segnalò "i danni notevoli subiti dal cimitero e da molti stabili privati" . L'ufficio Miniere propose al Prefetto una adeguata fascia di rispetto entro cui non dovevano spingersi i lavori di estrazione della marna delle due miniere una denominata "Po" a nord della frazione, l'altra denominata "Palazzolo Tagliaferro" ad est - nord est. L'estrazione delle marne nella zona risale al 1891. In un primo tempo i lavori di escavazione venivano fatti a cielo aperto e successivamente in sotterraneo mediante le cosiddette "baracche" cioè scavi partenti dalla superficie con pozzi o discenderie lungo il banco di marna da cemento fino ai 20-40 metri fino a quando era possibile superare le difficoltà delle acque di infiltrazione e soprattutto lo consentiva la stabilità delle rocce incassanti il banco di marna da cemento. Il relatore conclude che " pur comprendendo l'angoscia dei proprietari delle case lesionate ed in ispecie del sig. Ricci Carlo che ha la casa inabitabile per la caduta della volta del pianterreno, e qualche altro che ha la volta pure del pianterreno puntellata non può asserire in modo certo che la causa di tutti i mali sia stato l'esercizio della min iera di marna "Palazzolo - Tagliaferro" della ditta F.lli Buzzi. Soltanto per il cimitero e per la casa terrena strapiombata di proprietà Brusasca Maddalena è chiaro che il danno è stato provocato dalla ex società Cementi Po, ormai non più esistente. Il tecnico rileva inoltre che la Ditta Buzzi fino all'emissione del decreto del 1931 che stabiliva una adeguata zona di protezione all'abitato di Brusaschetto, aveva rispettato sia la legge sulle cave e torbiere sia successivamente la zona di protezione, salvo un breve addentramento fatto a scopo di transito in una galleria. Stando così le cose 6

si ritiene che l'eventuale controversia fra i proprietari delle case e la ditta F.lli Buzzi a cui si vuol attribuire la causa dei danneggiamenti dovrà essere risolta dall'autorità giudiziaria. La situazione appare in verità paradossale: le case di Brusaschetto risalenti all' 800, attorno alla fine del secolo danno segni di cedimento (1931) a distanza di pochi dall'avvio dell' attività estrattiva (1891), da qui il contenzioso fra i danneggiati di Brusaschetto e la ditta Buzzi. Nel 1948 tuttavia non viene riconosciuta la responsabilità alle miniere per quei crolli, ma qualche anno dopo come riporta un giornale del 1956 una commissione di tecnici conclude le sue indagini attribuendo principalmente alla natura geologica del terreno l'origine delle frane. In base a questo responso il Ministero progetta il trasferimento della popolazione in altre località. Il ministro Romita, per rendere sollecita la costruzione di 23 case a due piani per gli abitanti di Brusaschetto (oltre a 2 alloggi per alla periferia di Casale per le famiglie delle cascine Frati) ha deliberato il contributo di 100 milioni. Dall’anno scorso sia le palazzine che la strada sono state demolite e sono diventate inerti per edilizia, la nuova strada rifatta a ridosso della collina con criteri alquanto discutibili, fiancheggia un laghetto artificiale formatosi a seguito delle migliaia di metricubi di inerti scavati nell’alveo del Po, la zona infatti è una cava. Infine, giusto per infierire, ricordiamo che proprio lì sull’altra sponda del Po fu costruita sempre nei “mitici anni sessanta una delle prime centrali atomiche italiane la E. Fermi e poco più in là alla intersezione della strada comunale con la provinciale che porta al ponte di Trino sonnecchia da trent’anni una discarica abusiva di rifiuti industriali che uno studio commissionato dalla Regione di diversi anni fa dichiarò pericolosa. In passato i cartelli piazzati sui recinti indicavano essere di proprietà ENEL e, quasi ironicamente, la Provincia di Alessandria ci aveva messo a sua volta un cartello con scritto Natura Protetta. Comunque Brusaschetto (alto) vive e i suoi pochi abitanti mantengono memoria di quelle storie che un giorno qualcuno dovrebbero raccogliere come ha fatto Coniolo “a futura memoria” per raccontare alle generazioni future che la “nostra” terra va sempre difesa.


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Alpini e società Nella ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia e nel mese del raduno nazionale degli Alpini che si terrà a Torino il 6-7-8 maggio non possiamo fare a meno di gettare lo sguardo sull’istituzione che più di ogni altra è stata ed è ancora oggi protagonista di questi eventi: i militari. Vi furono anni nel recente passato in cui molti consideravano militari ed esercito la peggiore delle istituzioni, una entità da distruggere causa di tutti i mali in primis le guerre. C’era chi credeva (e non sono purtroppo pochi a crederlo anche oggi) che abolendo lo strumento venisse meno la causa delle guerre. Ci pare invece che proprio questa istituzione, più di tante altre, sia riuscita in questi anni a svolgere una funzione di coesione sociale sia a livello nazionale che transnazionale. Ai fini della Immagini del museo stopace e del benessere monrico delle truppe alpine di diale pare oggi più credibiCantavenna le perseguire la coalizzare di tutti gli eserciti del mondo magari sotto un’egida internazionale più che perseguirne non si capisce come la loro abolizione. Questi istituti da sempre sono stati concentrati i valori e principi etici caratteristici delle società e dei tempi . Basta leggersi i regolamenti di fine ‘800 quelli in vigore dopo l’Unità d’Italia mediati dal regno SardoPiemontese: "L'Esercito è istituito per sorreggere il Trono, tutelare le leggi e le istituzioni, far guerra ovunque venga ordinato dal Sovrano, difendere sino all'estremo l'onore e l'indipendenza della Patria ". Le cose nel tempo, fortunatamente, sono cambiate, nel 1978 i principi sono diventati altri: "Le Forze armate sono al servizio della Repubblica; il loro ordinamento e la loro attività si informano ai principi costituzionali. Compito dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica è assicurare, in conformità al giuramento prestato ed in obbedienza agli ordini ricevuti, la difesa della Patria e concorrere alla salvaguardia delle libere istituzioni e al bene della collettività nazionale nei casi di pubbliche calamità." Un bel salto di qualità, ma ciò che ha sempre caratterizzato i militari dagli Opliti dell’antica Grecia alle forze armate di oggi, crediamo sia lo spirito di corpo. E’ proprio da chi per compito istituzionale è chiamato ad affrontare il pericolo, e se necessario, mettendo in gioco

anche la propria vita, che viene l’esigenza della solidarietà, del legame, con l’amico, il compagno o il camerata con cui condividere non tanto il pericolo, non tanto l’onere militare ma… la vita. Nei secoli scorsi l’etica militare del dovere di assistenza, di condivisione “del pane e del piombo”, si fermava ai compagni d’arme per diventare esattamente l’opposto rispetto ai nemici ed ai popoli con cui si era in guerra: per costoro nessuna pietà era ammessa. Oggi anche questo confine è in corso di superamento. Basta vedere gli Alpini in Afghanistan o l’esercito a Gaza dove buona parte delle attività militari servono a garantire la sicurezza a popolazioni civili vessate spesso proprio da loro connazionali di fazioni avverse, Gli stessi nemici catturati hanno diritti sanciti internazionalmente che non devono (o non dovrebbero) essere violati. Non abbiamo mai creduto che bastasse abolire gli eserciti per abolire le guerre sarebbe troppo bello e troppo facile. Così come ci pare ingenuo pensare che basti mantenerlo chiusi nei propri confini pronto a respingere un ipotetico invasore, per contribuire alla pace ed al progresso sociale nazionale e mondiale. Crediamo invece che gli eserciti possano giocare un ruolo importante nella salvaguardia della pace, ed anche nella diffusione di quei principi etici in cui molti civili e persino molti obiettori di coscienza si riconoscono. Il rischio di un uso della forza militare funzionale ad “interessi di bottega” è sempre presente ma non è con le paure di sbagliare che si costruisce un mondo migliore. Terremoti, alluvioni, sicurezza sociale, persino lo smaltimento dei rifiuti ha richiesto e richiede spesso l’intervento di militari. Vien da chiedersi perché? le istituzioni civili, la società civile forse non dispone, o ha visto sbiadire, quei valori di leale collaborazione, di rispetto del dovere, di solidarietà? Gli alpini, probabilmente, più di altri corpi militari hanno cercato di trasferire nella vita civile taluni valori militari, non a caso li abbiamo potuti vedere impegnati in operazioni che di militaresco non avevano nulla ma dello spirito di servizio dei militare molto, assistenza alle vittime di catastrofi natu(Continua a pagina 10) 7


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Le erbe della nostra terra di Maura Vitali Circolo Arci "La Si.riusa" Iniziamo con questo numero una serie di articoli sulle piante spontanee che da sempre sono state utilizzate sia per uso medicinale che per uso alimentare, abbiamo scelto di parlare soprattutto di quelle piante che vengono spesso definite erbacce o che crescono comunque spontanee o sono di facile reperibilità sul nostro territorio, perché ogni elemento vegetale che ci circonda può sembrare indistinto senza un nome, se invece lentamente si impara a distinguere, a riconoscere e ad apprezzare le diversità può esser di grande aiuto Iniziamo con una delle piante più generose e conosciute: Menta (Mentha piperita L.) Famiglia: Labiatae Nomi volgari italiani: Menta pepe, Menta piperita, Menta pierina, Menta viperina Nome volgare francese: Menthe Nome volgare inglese: Peppermint Nomi volgari tedeschi: Pfefferminze, Pfefferminzsaft, Grune Minz Nomi volgari spagnoli: Menta, Mienta, Hierbabuena. Le origini del termine Mentha si perdono nel tempo; la pianta invece sappiamo che era conosciuta già dagli Egizi, dai Greci e dagli antichi Romani. Il genere Mentha è uno dei più complessi del regno vegetale data l'estrema variabilità della specie. I botanici sono arrivati a descriverne oltre un centinaio, nel territorio italiano si conoscono un centinaio di specie diverse che sono perlopiù forme ibride delle cinque principali Mente europee. Tutte le specie del genere Mentha sono piante erbacee perenni, stolonifere, fortemente aromatiche con fusto quadrangolare, foglie semplici, opposte, picciolate, con la base arrotondata, oblunghe, a margine dentato o crenulato, da glabre a quasi vellutate. I fiori sono piccolissimi, di colore variabile dall'azzurro chiaro, al rosato, al rossastro ed anche bianchi riuniti in infiorescenze a spiga terminali o ascellari. Il frutto è una tetrachenio che contiene da 1 a 4 semi. La menta cresce in modo massiccio in tutta Europa, in Asia e in Africa e predilige sia le posizioni in pieno sole che la mezza ombra. La fioritura avviene in piena estate e prosegue fino all'autunno. Parti usate: foglie scelte e sommità fiorite raccolte da giugno a settembre Viene usata sotto forma di: infuso, olio essenziale, impacchi, estratto alcolico, pomate e polveri al mentolo, sciroppo, estratto fluido Proprietà: la menta ha proprietà stimolanti del fegato, limita la formazione e soprattutto il ristagno di gas a livello gastro-intestinale, è leggermente anestetica; è considerata un buon digestivo, stimolante delle funzioni gastriche, antisettico ed antispasmodico, tonificante; ha una attività decongestionante e balsamica, fluidifica le secrezioni dell’apparato respiratorio. Per uso esterno il mentolo applicato sulla pelle esercita una leggera azione antisettica utile per le scottature, come antisettico del cavo orale, nell'herpex zoster; l'estratto alcolico ha un'azione antipruriginosa; l'oleolito è ottimo per massaggi tonificanti. In cosmesi la menta è rinfrescante, purifica e tonifica la pelle, entra nelle composizioni di shampoo, detergenti intimi e pediluvi Controindicazioni della menta: l'uso sell'olio essenziale, ad alte dosi può avere proprietà analoghe agli stupefacenti provocando prima agitazione, tremiti, convulsioni e quindi 8

una forte depressione, va dato con cautela nelle persone affette da gastralgie e ulcere in quanto può provocare un aumento della secresione gastrica e non va somministrato alee donne che allattano e ai bambini. L'uso prolungato della menta può indurre insonnia e per finire ecco alcune ricette dagli antichi erbari del '500: "fa pestare la Mentha et pigli el sugho, mescolato col vino di melagrane: restrigne il ventre et leva il singhiozzo. Et chi fa impiastro di Menta et mettecelo in sulle poppe che sono enfiate, per abbondanza di lacte, le fa disenfiare" "per avere alito buono: prendi dell'ottima menta, fa bollire con aceto forte per mezz'ora, poi lavati la bocca assieme con la menta più volte." "per mali di madre (doglie): recipe mele nostrano lib. 1, noce moscata numero una, canella fina pesta subito once 2; bettonica secca all'ombra dinari 5. Del tutto si facci polvere sottile e poi s'icorpori con detto mele e mentegrella, e se ne foprmi elettuariodel quale se ne piglia una cucchiaiata la sera quando si va a dormire et una la mattina all'alba del giorno, e così facendo si libererà subito" Per trasformare i nemici in amici (!) "se alcuno havesse qualche grande nimico e volesse far seco amicitia vera e leale: prenda una calamita, l'avvolga in una pezza di tela sottile e la metta sotto il braccio sinistro e destro, si affatighi sicchè si aprino li pori della carne e mandino fuori qualche essalatione, all'hora la magnete tirarà a sé gli spiriti del cuore, per qualità simpatica, senza lesione. Fatto questo piglia la detta calamita e mescolala con un poco di terra buona e grassa, dentro un pignattino e seminavi sementa d'erba appropriata al cuore come menta, o melissa e simili... e cresciuta che sarà l'erba alla sua proportione, procura che la mangi il tuo nimico... che succederà l'effetto desiderato" Miti leggende etimologie "Come può morire" si chiedevano i Latini "un uomo che ha la menta nel suo giardino?" Già come poteva morire chi conosceva e sfruttava le virtù straordinarie di questa panacea di tutti i mali, le cui qualità erano così indiscusse da passare in proverbio? La menta era ben nota a Plinio che ne sottolineava, fra le altre, le proprietà analgesiche, e in Grecia a Galeno Dioscoride e Ippocrate che ce ne tramanda in primo luogo i poteri afrodisiaci. Questi sono tanto universalmente noti che in ogni parte del mondo antico ed in ogni cultura la menta è stata ritenuta capace di risvegliare gli ardori sopiti degli amanti, tanto che in Arabia, dove il tè di menta è molto diffuso ed appezzato, un semplice rametto di questa pianta mandato in dono è messaggio di amore e di passione. Più in generale la Menta era considerata "uno dei mezzi migliori per ridestare lo spirito vitale" e a questo preciso scopo la usavano gli Egizi, come risulta dal papiro di Ebers


GABIANO E DINTORNI del XVII sec. a. C., la Menta era sacra al dio Thot, l'Hermes egizio, ed era risevata ai sacerdoti e agli iniziati, che con essa preparavano un unguento, il Kifi, che oltre a matenere il processo vitale ai suoi massimi livelli nel metabolismo cellulare era anche un potente stimolatore della mente. Per quanto riguarda invece l'origine del nome Menta, la mitologia greca la fa risalire a Mintha, una ninfa di preziosa bellezza protagonista di due diversi racconti: in uno Mintha con la sua bellezza e la sua grazia fa innamorare perdutamente il cupo Plutone, dio degli inferi, che per lei trascura la sua consorte, Proserpina, la quale tradita e offesa trasformerà la ninfa in una pianta che da allora in poi potrà solo far danzare il suo profumo, sottile come le sue forme e inebriante come la sua bellezza. L'altra tradizione mette invece in scena Giove, il signore degli dei, che viene ammaliato dalla bellezza degli occhi di Mintha. Ma la ninfa rimane fredda alle lusinghe e agli agguati del dio. Quando Giove, offeso la trasformerà, poco sportivamente in pianta, ella continuerà a sfuggirgli, cambiando forma, luogo, aspetto e dando vita a quella verde moltitudine che sono tutte le varie specie di Menta nei bosche e nei prati. Dal punto di vista strettamente etimologico, invece, ci troviamo di fronte ad una voce antichissima addirittura preindoeuropea. Mentha o Mintha appartiene infatti ad una lingua ricostruita che gli studiosi definiscono "pelasgica" di cui si trovano tracce e tratti comuni in tutta l'area mediterranea e che fa risalire l'origine del termine addirittura a millenni fa. La menta in cucina L'uso della menta in cucina, è molto diffuso in Italia, Spagna, India, Medio Oriente ed in Nord Africa. Per il suo sapore molto intenso, in cucina deve essere impiegata con molta moderazione, e si abbina molto bene a tutte le carni con sapore molto deciso come agnello, anatra e montone. Il suo aroma fresco fa si che si accosti bene alle verdure estive: pomodori, cetrioli, patate novelle, melanzane e zucchini, ed è un'ottima aggiunta alle preparazioni a base di frutta come macedonie e dolci vari. Essiccata, viene usata anche per tisane e per aromatizzare the e altre bevande, ed è anche usata nella preparazione di caramelle, gomme da masticare, sciroppi e molti liquori. Usata anche nei cocktail come il mojto, dove viene pestata con lo zucchero e accompagnata da ghiaccio e rum. La menta nella tradizione culinaria piemontese Crema di piselli alla menta Ingredienti per 4 persone: 300 g di piselli sgranati; 1 ciuffetto di menta; 1 scalogno; 200 g di patate; 40 g di burro; 1 cucchiaio di farina; 1,5 l di brodo vegetale; 2 tuorli; 1 dl di panna fresca; grana padano grattugiato Sale; pepe. Preparazione: Mondate lo scalogno privandolo della buccia,

Riso e Rose in Monferrato :

quindi tritatelo finemente. Pelate le patate dopo averle lavate e tagliatele a tocchetti. Mondate la menta, lavatela velocemente e asciugatela tamponando con carta assorbente da cucina. Fate sciogliere il burro in una casseruola, unite lo scalogno e fatelo appassire, quindi versate i piselli sciacquati e i dadini di patata; salate, mescolate e fate insaporire nel condimento per 5 minuti. Aggiungete la farina per addensare, quindi incorporate poco alla volta il brodo caldo. Portate a ebollizione mescolando continuamente, poi abbassate la fiamma, regolate di sale e fate sobbollire per circa 20 minuti, mescolando di tanto in tanto. Togliete dal fuoco e frullate con il frullatore a immersione, quindi rimettete sul fuoco e proseguite la cottura per altri 10 minuti. In una ciotolina sbattete i tuorli con la panna, 2 cucchiai di grana, sale e pepe; incorporate questo composto alla crema e mescolate bene per un minuto prima di spegnere il fuoco. Distribuite la crema nelle ciotoline individuali, profumate con qualche fogliolina di menta e servite. Budino di cioccolato al liquore con menta piperita Ingredienti per 4 persone: - Per il budino: 100 gr. di zucchero; 75 gr. di farina; 50 gr. di cioccolato fondente; 25 gr. di cacao amaro; 25 gr. di burro; 2 tuorli d'uovo; mezzo litro di latte; 1 cucchiaio di liquore di Menta. - Per la crema Piperita: 100 gr. di zucchero; 200 ml di latte (un bicchiere colmo); 1 mazzetto di foglie di menta Piperita fresca (20gr.); 2 tuorli d'uovo - Preparazione del budino: Scaldare il latte; grattugiare il cioccolato fondente; amalgamare con una frusta i tuorli d'uovo con lo zucchero, e battere energicamente fino ad ottenere una crema spumosa; versare nella crema il cioccolato fondente grattugiato, la farina, la polvere di cacao amaro, il latte caldo e amalgamare con la frusta aggiungere in ultimo il burro fuso e un cucchiaio di liquore di Menta. Mescolando mettere sul fuoco portando il tutto ad ebollizione; imburrare uno stampo per budino, versare il composto e lasciar raffreddare a temperatura ambiente, poi tenere in frigo fino al momento di servirlo. - Preparare ora la crema Piperita: Far bollire il latte con le foglioline di menta per circa 30 minuti, quindi frullare per qualche istante; montare le uova con lo zucchero, unire il frullato, rimettere sul fuoco e cuocere a fuoco lento, sempre mescolando, per pochi minuti. Rovesciare su un largo piatto di portata il budino, versare alla sua base una parte della crema, in ultimo guarnire il piatto con foglioline di menta fresche. La rimanente crema può presentarsi a parte, da aggiungere sulle fette di budino tagliate e in procinto di essere servite. Fonti utilizzate: "Secondo natura erbe". - Vignale (MI): Ceratti. - n. 38 (ottobre 1988)

Tipicità, Arte e Natura, Cultura, Semplicità, Laboratori, Musica e Danza, Folclore,

Tradizione, la Festa...

un INVITO a Villamiroglio (AL) dove le zolle della nostra terra si mescolano al cielo…

Sabato 21 maggio - Domenica 22 maggio "Vivere la Tradizione e... Pois" 9


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Alpini e società (continuazione da pagina sette) rali piuttosto che pulizia di boschi, raccolta fondi per buone cause. Così come non ci pare un caso che più di altri corpi enfatizzino e si riconoscono nei piaceri dell’enogastronomia tipica dei territori che formano la nostra Italia. Nell’antica Roma ai legionari veterani al termine delle lunghe campagne militari venivano affidate gli appezzamenti delle terre conquistate, dove portavano una sorta di stile Romano di vita, così nascevano paesi, città, e si diffondeva la civiltà, la nostra civiltà quella che oggi chiamiamo occidentale, quella che dall’impero di Giulio Cesare è arrivata attraverso le pagine spesso dolorose del colonialismo nel mondo. Oggi ovviamente di questo non c’è più bisogno, ma della diffusione di certi valori di civiltà sì, in Italia come nel mondo. Nell’anno della Unità d’Italia e del raduno degli alpini vogliamo dare anche noi il nostro (modesto) contributo di informazione scrivendo in queste pagine del Museo storico delle truppe Alpine che ben rappresenta quei valori e le vicende di tanti che in nome di quei valori hanno combattuto e sono morti. Il Museo si trova a Cantavenna in frazione di Gabiano in via San Carpo10

foro 31 - Il museo che gode del patrocinio del Comune di Gabiano sorge nei pressi del Belvedere di Cantavenna sulla strada panoramica del Monferrato. E’ stato fondato da Carlo Monti classe 1931, alpino nel 1953 al “Susa”, che ha raccolto e documentato le vicende del Corpo degli Alpini dalla sua nascita (1872) fino alla seconda Guerra Mondiale. Il Museo nasce dall’esigenza di non dimenticare, di diffondere e di preservare il loro ricordo. l materiale, esposto nelle varie sale, comprende le divise dei Militari italiani dal 1872 al 1945, cappelli, elmetti (tragici quelli bucati da pallottole), mazze, fucili, pistole, una mitragliatrice, buffetteria, brande, barelle, basti per muli, apparati radio, molto rari e telefonici e di particolare interesse, le slitte usate nella Campagna di Russia. Tutto il materiale è corredato da un’ampia documentazione fotografica e da una collezione di antiche cartoline di tutti i Reggimenti alpini. Una mostra che da sola vale una visita a Cantavenna. Per chi intendesse visitarlo basta mettersi in contatto al seguente recapito telefonico 0142 945557, l’ingresso è gratuito su appuntamento.


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Apprendisti o esperti giornalisti, persone di cultura o assetati di conoscenza ma, comunque di buona volontà, cercasi... Cari lettori di Gabiano e dintorni, stiamo costituendo un ma lascino una traccia, un segno, un ricordo per le generaComitato di Redazione del giornale, ci rivolgiamo quindi a zioni future, sarà certamente una bella eredità che troverà, tutti coloro che possono essere interessati e disponibili ad ne siamo convinti, molti estimatori. Per il presente invece è una collaborazione volontaria nella redazione del periodico. probabilmente il modo più efficace per spiegare ai giovani Nell’epoca degli sms, di internet e dei telefonini, in cui gli realtà che per motivi anagrafici essi non hanno conosciuto scritti sono lunghi poche righe se non poche parole e racma che costituiscano inevitabilmente le radici della realtà contano questioni personali, quotidiana e futura. scrivere per un giornale divenUn invito quindi alle persone ta particolarmente importante e di buona volontà disponibili a interessante. Ai giovani può sottrarre qualche ora ai loro insegnare, oltre che a scrivere impegni per incontrarsi e per correttamente, a raccogliere scrivere per la comunità attrainformazioni, notizie, comverso questo bellissimo struprenderne il significato e la mento che è la carta stampata. portata, elaborarne i contenuti, Un invito speciale a chi già fa e rappresentarli in scritti che parte di Pro-loco, associazioni, passeranno attraverso il vaglio amministrazioni pubbliche, dei lettori spesso attenti e giusocietà sportive, o è titolare di stamente critici. Una bell’eseraziende e attività: Gabiano e cizio di cultura e di conoscendintorni può essere un amplifiImpaginazione al computer di Gabiano e dintorni za che certamente contribuisce catore delle iniziative che si a formare la personalità, la capacità di osservare, analizzare, andranno a svolgere, può dare una marcia in più e soprattutrappresentare, di confrontarsi ed anche di criticare; sono to accrescere la conoscenza del nostro territorio, di chi lo aspetti oggi non proprio diffusi nell’era degli spot pubbliciabita, ci lavora o lo frequenta magari anche solo per un gita. tari e dei proclami e slogans spesso assiomatici e privi di fondamenta. Ma creare un giornale dalla raccolta delle inPer chi fosse interessato è sufficiente mandare una formazioni, alla loro traduzione in articoli, alla impaginamail a posta@gabianoedintorni.net o chiamare il zione sino alla stampa in tipografia ed alla diffusione parte335.7782879 o semplicemente venire al Circolo ANcipando a tutta la filiera organizzativa e realizzativa può COL di Cantavenna frazione di Gabiano costituire anche una bella esperienza di lavoro che nella vita (adiacente alla Chiesa parrocchiale) venerdì 20 può tornare sempre utile. Per i meno giovani scrivere su maggio alle ore 20,30 per conoscerci, scambiarci le Gabiano e dintorni significa mettere a disposizione della idee ed iniziare a preparare l’edizione di giugno di collettività l’esperienza, la storia, le conoscenze accumulate Gabiano e dintorni. nella miniera della memoria, in modo che non vadano perse,

E’ disponibile la mostra itinerante sui parchi del Piemonte predisposta dalla Regione Piemonte. Chi fosse interessato ad una esposizione può contattare la redazione di Gabiano e dintorni

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Ristorante il mistero del porto vecchio a Coniolo (AL) via Fratelli Bandiera 11 - telefono 0142-408150 Per i nostri lettori il 29 aprile siamo andati a cena in un ristorante dal nome assai strano: “Ristorante il mistero del porto vecchio” che si trova a Coniolo, ultimo paese confinante con la grande città del Monferrato che spesso si fregia del titolo di sua capitale: Casale Monferrato. Proprio lungo la strada panoramica che attraversa il paese al bivio che porta alla frazione di Coniolo ed al porto vecchio sorge un bar con bocciofila che costituisce un tutt’uno anche nella gestione con il Ristorante. Il titolare del ristorante da circa sei anni è Maurizio Tessarolo che è anche il cuoco, con lui Rodolfo che oltre a servire in sala con Sara, è anche il pasticcere. La caratteristica del locale è che qui si possono apprezzare piatti che esulano dalla diffusa cucina Monferrina, basta leggersi il menù per capire che la fantasia culinaria di Maurizio ha confini ampi in grado di proporre ricette classiche come gnocchi al Castelmagno o i Tortelli di ricotta e spinaci sino ad una più sofisticata ricetta di - Faraona alla cacciatora bianca su lattuga brasata e salsa al vino rosso-. Ma prima di addentrarci nella descrizione della cena segnaliamo che per i clienti sono disponibili tre tipologie di menù: il menù turistico a 23 €, il menù degustazione a 28 ed il menù a la carte. Bevande sempre a parte. Da sinistra Maurizio, Sara e Rodolfo Per gli amanti del nettare di Bacco è disponibile una ricca carta dei vini con etichette prodotte nelle diverse regioni italiane. Da parte nostra, in vista di un menù ricco di sughi e di sapori intensi, ci siamo orientati su un Cabernet Sauvignon del 2009 prodotta a San Giovanni al Natisone di 12,5 gradi altrettanto “potente” ed in grado di reggere la forza dei sapori che ci apprestavano ad apprezzare. E adesso tutti in tavola. Per antipasto abbiamo evitato i salumi, per assaggiare un classico: il Carpaccio di Fassone con rucola e grana, e due ricette più ricercate e meno diffuse, almeno dalle nostre parti: Tomino allo speck su pomodoro al Timo e miele seguito da un Rustico di pasta sfoglia al Taleggio con insalata di asparagi e uova di quaglia. Tutto veramente ottimo. Gli amanti del formaggio non si lascino sfuggire il Tomino allo speck. Il formaggio viene scaldato per ammorbidirne la consistenza esaltando il sapore, poi inserito fra una fetta di pomodoro e una fetta di speck appena abbrustolite il tutto bagnato da una aromatica salsina al miele, buono anche il 12

rustico di pasta sfoglia al Taleggio o meglio dire Taleggio in pasta sfoglia. Sui primi, già citati, anch’essi buoni, sia nel gusto e ben presentati non ci soffermiamo, per dar meglio l’idea riportiamo invece la fotografia dei Tagliolini al prosciutto crudo e porri. Fra i diversi secondi disponibili ci siamo orientati sulla già citata Faraona: tre bei pezzi carnosi accompagnati da una salsina bianca invitante e “ingustosita”, con panna (ci pare) ed un sughetto a base di vino altrettanto piacevole che ben legava il tutto. Infine abbiamo chiuso con i dolci del Rodolfo, una mousse di cioccolato e meringhe, ma riteniamo molto migliore (ma è una questione di gusti), il tortino di Krumiri con mousse di zabaione al torroncino per l’occasione accompagnati da un bicchierino di Passito di Pantelleria. Ci siamo fermati qui, e ci siamo sentiti soddisfatti tutti e tre, anche Lorenzo, di 12 anni, implacabile voce della verità che ancora non conosce l’arte della finzione, soprattutto a tavola. Totale 80 €. Il servizio della simpatica signorina Sara è stato preciso e non ha offerto il fianco a lamentele di sorta; il locale, ordinato, accogliente, raccolto, (40-50 coperti al massimo) con ampia esposizione di vini e piacevole musica di sottofondo. Possibile anche cenare in veranda o balcone con vista sulla pianura vercellese. A proposto pare che il nome “Ristorante il mistero del porto vecchio” derivi da fatto che in passato due viandanti abbiano chiesto proprio qui, informazioni sull’ubicazione del porto vecchio sul Po. Ricevuta l’informazione gli stranieri si sono recati alla meta indicata senza però riuscire a trovare il porto. Indicazione sbagliata?, errore dei viandanti? porto inesistente? Mah, resta un mistero… appunto. Comunque a Coniolo, come in tanti altri comuni sul Po il porto c’era!

Tagliolini al prosciutto crudo e porri


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