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Gabiano e dintorni

Il mensile dal Nost MunfrĂ

G&d

Luglio - agosto 2012


Quante cose si potrebbero fare... Il 15 giugno si è tenuto l’incontro presso lo Story Park nel quale sono state presentate insieme agli amici di G&d una serie di proposte finalizzate alla aggregazione ed alla valorizzazione del territorio, presenti fra gli altri gli amici di Villamiroglio fra cui ringraziamo il sindaco Paolo Monchietto, di Moncestino, oltre ai gabianesi fra cui i due “Alessandri” organizzatori con G&d dell’incontro: Bossetto e Coggiola (Pier Garimanno era assente per motivi di salute). Peccato non ci fosse nessun rappresentante della Amministrazione di Gabiano che certamente avrebbe potuto contribuire o raccogliere proposte e suggerimenti per realizzare insieme qualcosa di utile per il territorio, sarà per un’altra volta. Nel frattempo, come la nostra cultura contadina ci ha insegnato, si cammina con le gambe che si hanno; va da sé che maggiore è la partecipazione, maggiori saranno le iniziative che si potranno mettere in campo. Per questo riportiamo alcune delle suggestioni che abbiamo immaginato e che con un po’ di buona volontà si potrebbero attuare. Naturalmente da parte nostra siamo disponibili a collaborare con tutte le realtà che si dimostreranno sensibili a queste od altre analoghe iniziative. Ecco quindi le proposte: Biblioteche: A Gabiano vi sono due “biblioteche” una presso la palestra sotto la piazza del Comune e una presso la Parrocchia di Gabiano. Purtroppo i libri sono accatastati e le strutture sono inagibili. Si tratta di libri anche preziosi e di un patrimonio che si sta perdendo, infatti col tempo polveri, muffe, magari qualche topo finiranno per danneggiare irrimediabilmente queste raccolte, se già non l’hanno fatto. Ci dicono che dopo quella di Casale la biblioteca di Gabiano è la più importante per numero di libri. Da anni giacciono in questi “depositi” e non ci pare si sia fatto

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granché per risolvere il problema, (chissà forse non viene nemmeno considerato un problema) anche se non è certo facile trovare una soluzione. Da parte nostra oltre a chiedere lumi, ricevendo risposte un po’ burocratiche, abbiamo raccolto la disponibilità gratuita di esperti del settore, accreditati presso la Sovrintendenza ai beni archeologici, per coordinare la raccolta, la pulizia, il riordino dei volumi; abbiamo anche la disponibilità di persone che, in forma volontaria, possono dedicare qualche ora alla settimana per iniziare a mettere mano al riordino. Se serve, siamo disponibili anche ad avviare una raccolta fondi come l’attivissimo sindaco Gabriella Paletti di Alfiano Natta ha fatto per ristrutturare il forno di Sanico. Dobbiamo però segnalare che, per ora, ogni nostra proposta in merito ha raccolto sostanzialmente indifferenza da chi di dovere. Sul grande fiume Navigazione sul Po: Il progetto prevede la costituzione di un gruppo di persone che potrebbe associarsi ad un esistente club nautico o formare un club autonomo in grado praticare le discese lungo il Po fra Verrua e Coniolo ma non solo. Attualmente su iniziativa dell’amico Spinoglio sindaco di Coniolo, vengono organizzate nei week-end bellissime discese in raft fra i citati paesi, con “scalo” a Gabiano. Per info: selo1974@hotmail.it Si intende collaborare con gli organizzatori e cogliere l’occasione per “riappropriarci” del nostro grande fiume imparando a usare kajak, canoe, raft in modo che, insieme, quando si ha tempo e voglia, si possa fare una discesa, magari non solo sul Po, ma anche in qualcuno dei tanti bellissimi corsi d’acqua non necessariamente vicini a noi. Un Po di cartone E’ un progetto difficile, ma già realizzato da qualche anno a Cesana dove ha riscosso grande successo


(www.cartonrapidrace.it) Consiste in una manifestazione sul Po nella quale vengono messi a disposizione dei concorrenti cartone, nastro adesivo, forbici, cutter e quant’altro necessario. I concorrenti avranno qualche ora di tempo per costruirsi una imbarcazione di fortuna per scendere un tratto di “randera” del Po. Fra le imbarcazione che non affondano e che arriveranno al traguardo verranno premiate quelle che arrivano prima. Ovviamente i Comuni che si affacciano sul grande fiume e che volessero connotarsi come amici del Po non solo a parole, ma avvicinando residenti e turisti a questa grande risorsa, sono inviatati ad attivarsi. Siamo certi che l’iniziativa costituirebbe un grande richiamo e darebbe grande visibilità mediatica. Musica Festival Karaoke Non si tratta della solita improvvisazione di Karaoke ma di preparare un vero e proprio piccolo festival in cui chiunque, avendo avuto qualche mese per prepararsi, può cimentarsi nel canto di una canzone. Premi e riconoscimenti ai vincitori e una, (o più a seconda dei partecipanti che si iscrivono) serate di musica e spettacolo per tutti. E’ possibile anche articolare l’evento su diversi tipi musicali: ad esempio canzone italiana, straniera e dialettale. Costi minimi, spettacolo garantito, opportunità per i concorrenti di farsi “sentire” e conoscere. Rock: col pretesto della storia Dovrebbe interessare soprattutto i giovani ma non solo: una serata dedicata al Rock, che si potrebbero riproporre con il Blues o il Jazz o il nostro Folk, per unire e udire bella musica e un po’ di conoscenza che non fa mai male. Ovviamente è anche un pretesto per ballare, divertirsi e stare in compagnia davanti ad un boccale di birra. Niente di originale, solo un modo per decidere insieme la musica da ascoltare e i video storici da guardare (per chi è interessato), scoprendo magari che esistono bellissime melodie sconosciute: occasioni perse per il piacere delle

Discesa sulle barche di cartone a Cesana

orecchie e dello spirito. Musica e coro Il progetto proposto da Alessandro Coggiola è già ampiamente sperimentato e prevede un concerto di musiche classiche o popolari con il coro de La Fiaccola di Gabiano, accompagnate dalla spiegazione delle musica e da poesie o brani letterari. L’iniziativa è già stata ampiamente collaudato in precedenti manifestazioni che hanno riscosso un notevole successo. E’ possibile organizzarla anche in altri comuni del circondario. Dalla classica al Rock Pochi sanno che molta musica Rock ha in qualche modo “copiato” certe melodie di musica classica. Cogliamo l’occasione di avere fra i nostri compaesani una professoressa di musica che ha preso casa fra le nostre colline a cui abbiamo “estorto” la disponibilità a parlarci, in una serata dedicata, proprio di questo. Scrivere “ad cà nostra” Storie Monferrine Il nostre colline sono ricchissime di autori che hanno scritto libri in cui raccontano le storie di donne, uomini e terre Monferrine, da qui l’opportunità di farci raccontare vicende, accadimenti, personaggi che hanno vissuto nelle nostre contrade. Citiamo (senza il loro consenso, ma spero non me ne vogliano) solo alcune delle persone che abbiamo conosciuto come G&d e di cui abbiamo anche riportato pezzi tratti dai loro scritti; persone che si sono dimostrate sempre sensibili e disponibili, pensiamo a Don Luigi Calvo di Cantavenna (Gabiano), Silvia Balbo della biblioteca di Serralunga di Crea, Mirko Carzino di Cereseto, Gian Carlo Curti di Casa-

le, Mario Ricchetta di Gabiano, Elisa Franceschet di Alfiano Natta, oltre al centro di documentazione dei Sacri Monti di Ponzano, ed altri ancora che ci scuseranno se non li abbiamo citati. Poesie del Monferrato Una serata con i poeti monferrini; siano presenti in carne ed ossa o attraverso la lettura da parte di persone che amano la poesia e che prestano la loro voce e la loro interpretazione in italiano o in dialetto ad autori scomparsi. Nomi che vengono in mente dalla nostra Zanotto della Piagera a Ezio Zanetti di Sanico di Alfiano Natta, la Confraternita di San Giacomo (Toleto di Ponzone), Cesare Vincobrio, Maurizio Romanelli e molti altri ancora. Monferrato da scoprire L’iniziativa ha lo scopo di far conoscere le persone e il territorio. Consiste nella pubblicazione di un certo numero di fotografie di cappelle votive o altri edifici caratteristici su G&d, sul sito e Fb. I concorrenti dovranno scoprire entro una certa data, la loro ubicazione e comunicarla agli organizzatori. E’ anche questo un modo per conoscere il territorio e soprattutto per trovare amici in altri comuni con cui scambiarsi le informazioni visto che spesso conosciamo solo ciò che ci sta vicino, un po’ meno quello che è più lontano, peccato… perché basta fare qualche chilometro per scoprire posti veramente unici ma ignoti a molti. Giornalisti Munfrin Già tanti amici ci stanno aiutando in diversi modi a pubblicare G&d, chi scrivendo articoli, chi dandoci la possibilità di riportare loro scritti, chi inviandoci contributi economici, chi facendo pubblicità, chi sponso-

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rizzando le nostre iniziative ed anche chi, semplicemente, ci informa sulle sue iniziative e magari ci invita. Li ringraziamo tutti di cuore senza, per ora, citarli, ma non mancherà l’occasione in futuro anche per questo. Proprio per migliorare la qualità del nostro mensile ed anche per dare una occasione in più a tutti gli amici di conoscere altri amici oltre che il territorio, G&d offre la possibilità di scrivere, comunicare, informare attraverso i media di cui dispone. Questo è probabilmente il modo migliore per conoscere le nostre colline: chi è interessato potrà scrivere articoli attinenti alla storia, cultura, tradizioni, bellezze, curiosità. Dovrà sapere o scoprire come dove e quando reperire le informazioni, come scriverne e soprattutto trovare contatti in altri comuni con cui scambiarsi le informazioni. Si potrebbe anche pubblicare un numero speciale di G&d con gli scritti più interessanti. Com’eravamo, ossia antologia di… O, se preferite: andar per cimiteri. Lo sappiamo che qualche nostro lettore si sta già toccando per scaramanzia, ma l’iniziativa è invece molto bella e interessante e come G&d ci impegniamo ad attuarla quanto prima. Consiste nella visita in compagnia di anziani del posto dei… cimiteri dove raccogliere con le fotografie delle lapidi, brevi storie, vicende, aneddoti, memorie di persone scomparse da riportare in uno scritto. L’iniziativa può essere svolta anche sulla base di una raccolta di fotografie d’epoca (Mario

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Vellano e Carlo Odisio sono avvisati!). L’idea è venuta dal un famoso libro: Antologia di Spoon River, (poi ripresa in una canzone di De Andrè) in cui attraverso poesie è stata raccolta la storia dei personaggi scomparsi del piccolo paese americano che per questo è diventato famoso. Caminà, pedalà e cavalcà in Munfrà La più semplice e banale delle iniziative già praticata da molti turisti ma poco dai locali, specie se giovani, chissà perché. Non dovrebbe essere difficile trovarsi per fare insieme un giro a piedi, in bici o a cavallo per sterrati e sentieri delle nostre colline magari accompagnati da qualche esperto del territorio (geologo, entomologo… o altro). Chi fra i nostri lettori conosce la differenza fra un Argiope o un “luvertin” ? Non che la cosa sia fondamentale nella vita ma può esser utile. Obiettivo dell’escursione? una grigliata da qualche belvedere… Cieli del Monferrato Abbiamo già scritto in passato dell’osservatorio astronomico di Odalengo Piccolo, vogliamo approfittarne? Anche qui il sindaco Carola Triveri oltre che contribuire alla sua realizzazione ha promosso numerose iniziative per valorizzarlo. La proposta prevede di organizzare una serie di incontri con l’associazione astrofili di Odalengo Piccolo; serate a Gabiano (o in altri comuni che dimostrano il proprio interesse) ma soprattutto alla sede dell’Osservatorio a mirar le stelle ed i pianeti e magari fotografarli. Sono sempre

gli stessi visti da tutti coloro che nei secoli ci hanno preceduto ma a guardarli attraverso un telescopio sono unici, bellissimi e sembra di vederli per la prima volta. Mercatino di Varengo L’idea è venuta all’amico Alessandro Bossetto che segnalava che Varengo è forse l’unica frazione di Gabiano che non si cimenta nelle feste patronali. E visto che d’estate grigliate e liscio imperversano un po’ dovunque, perché non provare una iniziativa invernale?. Si tratterebbe di organizzare per il periodo natalizio uno o due giorni (un sabato e domenica) con mercatino e iniziative varie come distribuzione di Vin Brulè, musica, prodotti tipici ed altro ancora. Allora dumsi n’andi cari amici di Varengo? Noi ci siamo. Tamburello E’ sempre del Bossetto giocatore di Tambass l’idea: poteva mancare fra le nostre proposte qualcosa dedicata al nostro sport “nazionale” ?. Una serata per parlare di tamburello che con il Monferrato è un binomio inscindibile su cui tanto ci sarebbe da dire e raccontare. Storie, vicende, problemi, gioie e dolori dello sport Monferrino per antonomasia. Parlarne con i protagonisti: Ricchetta, Cavallo, Bonando, Bossetto, presidenti di club e giocatori, arbitri, veterani e giovani magari accompagnati da proiezioni di filmati, fotografie, e tanto “reperti” d’epoca. Chissà che da cosa nasca cosa e si riesca anche a supportare meglio le nostre squadre nei tornei. Finiamo qui l’excursus per ora solo fantastico di ciò che si potrebbe fare, la speranza è che qualcuno che ci legge sappia attraversare quel mare che separa il dire dal fare. Noi almeno per qualcuna delle iniziative lo faremo, statene certi. E comunque sarà interessante vedere quanti di coloro che si lamentano che non si fa mai nulla di nuovo per il nostro territorio o fra coloro che dovrebbero sentirsi impegnati a fare per dovere d’ufficio, si daranno davvero da fare, sperando naturalmente che non siano sempre i “soliti noti” a correre... ed altri a criticare.


Tradizioni, feste, giochi e svaghi dei Ceresetesi (… e dei Monferrini)

Ultima puntata sulle storie di Cereseto

Sul sito di G&d www.gabianoedintorni.net potrete leggere e, se volete scaricare e stampare, il libro di Mirko Carzino Cereseto Monferrato Dalle origini al XXI secolo da cui sono tratte queste pagine

Carro allegorico “civiltà Contadina” alla sfilata di Casale M. - 2° classificato Carnevale 1988

Il Carnevale Si svolgeva nei giorni di Domenica, Lunedì e Martedì da mattino a sera, con cene e balli; l’organizzazione era diretta da Rocco Porta, Eugenio Piovera ed Alessandro Besso (proprietario di una cavallina di nome Lilly che lo aiutava nei trasporti di formaggio per i mercati). Si svolgeva in Piazza Umberto I e s’imbandivano lauti pranzi. Una specie di teatrino, organizzato dai tre promotori, era quello di fingersi ingegneri e geometri, con tutte le sofisticate attrezzature dell’epoca (si ricorda una “canna metrica” usata per più volte), per calcolare il tragitto di un immaginario tram che doveva portare i ceresetesi al paese di Sala e ritorno (anni 1923– 1925 circa). La Festa Patronale di San Rocco – 16 Agosto Si svolgeva anche ad inizio secolo, come ora, durante la settimana di Ferragosto. Oltre alle solite serate danzanti e gare di ogni tipo, una delle manifestazioni più amate dai ceresetesi era il “tiro al pollo” con il fucile; infatti, dietro al -salone(caseggiato privato in stile liberty e per anni sede della Pro-loco), si doveva colpire un pollo mentre “passeggiava tranquillamente” nei prati sotto la collina Balocca; chi riusciva a colpirlo lo riceveva in

premio, anche se non lo uccideva (molte volte gli organizzatori truffavano i clienti scentrando il mirino del fucile, per rendere più difficile colpire l’ animale). Gli organizzatori della festa patronale erano i cugini Rodolfo e Rocco Porta. In seguito fu proibito sparare all’aperto quindi il gioco, per tradizione, si trasferì nell’attuale campo da bocce; lo scopo era colpire una specie di pendolo con una boccia; chi ci riusciva vinceva un pollo. In seguito, fra il 1960 circa ed il 1990, la festa patronale si svolgeva nella sede della Pro-loco (salone) con cene, serate danzanti, gare a bocce (“baraonda”, “lui e lei”, “lui, lei e l’altro”…), partite di calcio e tamburello “celibi contro ammogliati”; nell’ultimo decennio i festeggiamenti si svolgono nel cortile dell’ex “Asilo Riccardo Gualino”, ora nuova sede della pro-loco e del Municipio. I “Pichinè” Nell’annata del compimento dei 17 anni, il 1° gennaio, i coscritti festeggiavano per la durata dell’intero giorno. Si pranzava e si trascorreva la giornata all’osteria. Questa tradizione è durata fino al 1963 (leva del 1946). I “Soldati di leva” La visita militare, fino ai nati nel 1915, si svolgeva al distretto militare di Moncalvo. Dal 1916 in poi a Casale Monferrato. Per la visita a Moncalvo i giovani partivano da Cereseto, tutti vestiti con la stessa camicia e la bandiera tricolore con lo stemma dei Savoia, accompagnati dalla banda musicale. Alla fine della “giornata di visita” (di solito verso le ore 14:00), sulla strada del ritorno tutti i futuri soldati si fermavano a pranzo in un’osteria ceresetese (nei giorni precedenti si era fatto fare un preventivo per vedere qual’era l’osteria più economica). La sera, nel “salone”, si terminavano i festeggiamenti con una serata danzante; i futuri soldati

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offrivano ai compaesani un rinfresco. Il cinematografo Il luogo di proiezione era sempre il “salone” di Cereseto; solitamente il film veniva proiettato la stessa sera sia a Cereseto che a Ozzano per motivi di risparmio per l’affitto della pellicola; in un paese le proiezioni del primo tempo iniziavano un’ora prima che nell’altro, per permettere ai due “corrieri” di incontrarsi a metà strada (località “due punte”) per lo scambio delle pellicole. Si ricorda d’una sera d’autunno quando con le biciclette (con illuminazione a carburo) ci fu uno scontro tra i due corrieri con relativa perdita di tempo per il ritrovamento delle pellicole finite per terra al buio (si dice anche che una sera fu visto prima il secondo tempo e successivamente il primo…). Il cineasta ceresetese era Porta Rodolfo. Il servizio taxi Anacleto Scagliotti aveva due cavalli ed una meravigliosa carrozza a quattro ruote chiusa, con la possibilità di caricare fino a sei persone; era paragonabile a un attuale servizio di taxi. Edoardo Antonioli in seguito acquistò una Citroen berlina e proseguì il mestiere di Scagliotti; i giovani del tempo, quando potevano permetterselo, si facevano trasportare a Casale per andare ad assistere allo spettacolo definito “varietà”, perché in quel periodo a Cereseto non Il salone in stile Liberty - foto 1999

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vi era alcuna attrazione o passatempo diverso dal solito; una corsa da Cereseto a Casale e ritorno, negli anni 1928–1935 costava trenta soldi a persona; a volte, visto che la macchina per i trasporti era già stata acquistata di seconda (o terza…) mano, bisognava spingerla per farla partire, ma per quei tempi poteva essere quasi un divertimento questo inconsueto fatto. Il “quadrato di Aurì” L e d o n n e s i re c a va n o a l “quadrato” (il lavatoio), che era studiato appositamente per il lavaggio degli indumenti e delle lenzuola; vi era una sorgente da cui, anche durante i periodi di siccità, l’acqua sgorgava sempre. Fino al 1910–1915 è rimasto in funzione; i bambini ne approfittavano per fare il bagno ed per imparare a nuotare. Nel 1997, in seguito a quarant’anni d’abbandono, il “quadrato” è stato ristrutturato e rimesso a nuovo in memoria del periodo di effettivo utilizzo. La vendemmia Fino al 1935-1940 circa, la vendemmia era un avvenimento molto importante per il paese (come per tutti gli altri paesi limitrofi e collinari in genere); gli abitanti del paese che coltivavano i vigneti (praticamente tutti) si ritrovavano in Piazza Umberto I (San Rocco), dove ad attenderli vi erano acquirenti d’uva con i buoi ed i carri (erano presenti anche i trasportato-

ri per conto terzi). Solitamente le famiglie tenevano una parte dell’uva per la vinificazione in proprio, mentre l’eccedenza veniva venduta a commercianti di vino dell’astigiano, privati consumatori e negozi o osterie della pianura da Casale a Mortara, Trino, Lomellina, fino ad arrivare a Milano. Un po’ come capitava per le mondine in pianura per la raccolta del riso, anche in collina molte vendemmiatrici giungevano da paesi relativamente lontani per vendemmiare. Si sentivano canti intonati dai vendemmiatori provenire dalle colline; a volte quando si trovavano a colline vicine, da una parte si cantava e dall’altra si rispondeva. L’uva veniva solitamente prima pigiata e poi caricata in botti sotto forma di mosto. Già a quei tempi vi era una quotazione del giorno per determinare il valore delle uve; si facevano i prezzi di riferimento sia per i commercianti che per i privati. Intorno all’anno 1935 il valore dell’uva era di circa 800 lire al quintale; le uve venivano pesate sul peso pubblico ubicato in Piazza Umberto I e poi trasportate sul luogo di destinazione. Molte volte capitava che i cavalli da tiro fossero due, di cui uno destinato ad aiutare l’altro per affrontare le salite. Il territorio di Cereseto, fra il 1830 e il 1940, era coltivato per il 70% a vigneto. La “battitura” del grano Fino al 1940 il grano, solitamente al mese di Giugno, veniva tagliato e raccolto in “covoni” (mazzette) per attendere la seccatura, poi deposto nei fienili e sui solai. In seguito giungeva la macchina per la battitura (in effetti si trattava di trebbiatura), un macchinario molto pesante che veniva tirato per le vie del paese dai buoi, da un cortile all’altro fino a che tutti i covoni non fossero stati trebbiati. Il proprietario della macchina veniva chiamato “Battista” anche se il suo vero nome non era quello. Oltre al grano, la macchina poteva essere anche utilizzata per la trebbiatura della biada, destinata al


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La rottura delle pignatte carnevale 1982

nutrimento dei cavalli. Il macchinario, nel trasferirsi da un cortile all’altro, era sempre seguita dai bambini perché per loro era un momento di festa, alla fine dell’anno scolastico. Ad inizio secolo, seguiva la macchina da battere anche un altro enorme macchinario che serviva per dare forza agli ingranaggi della battitrice, una macchina a vapore (chiamata dai ragazzi “macchina a fuoco” o “locomotiva” per via dello stesso funzionamento delle vecchie locomotive a vapore) che funzionava a legna e carbone. La macchina a vapore era talmente pesante che per tirarla era necessario prendere in prestito i buoi più forti del paese (quelli dell’Avvocato Balbo, del Sig. Pio e della tenuta Monvillone). Alcuni clienti preparavano la loro legna per risparmiare sul conto finale. In seguito, al posto della macchina a vapore, arrivarono i primi trattori (Landini “testa calda” e “Oto”); negli ultimi anni d’attività la macchina per la battitura del grano veniva alimentata dall’energia elettrica. Ai tempi la compagnia per l’elettricità (si chiamava OvestTicino) fece mettere in molti incroci di strade urbane e per alcune vie del paese, particolari prese elettriche, appositamente per la trebbiatura del grano. Molti operai seguivano la macchina da battere il grano e ognuno di loro aveva un compito ben preciso: chi alimentava la caldaia o controllava il trattore, chi ispezionava di continuo che le cinghie fossero ben te-

se, chi vicino all’imballatrice, chi alimentava la macchina con le mazzette di grano e chi vuotava i contenitori di ferro chiamati “minùn” (pieni pesavano 50 Kg.) nei sacchi e chi portava sul solaio i sacchi pieni (un lavoro molto faticoso, visto che i sacchi potevano pesare anche 100 kg). I “minùn” erano molto importanti per quanto riguardava il pagamento del servizio di battitura, in quanto avevano un contatore che avanzava di un’unità ogni volta che si capovolgevano per vuotarli. Prima della seconda guerra mondiale, le rese del grano erano soltanto di 20-25 quintali per ettaro ed il pane era ancora l’alimento principale. Il grano battuto restava sul solaio fino a quando non veniva portato al mulino di Frazione Madonnina di Serralunga di Crea per la macina; una parte veniva fatta passare dentro ad un grosso cilindro con piccoli fori per selezionare il grano da semina per la campagna successiva. La farina macinata veniva portata a casa e conservata per fare il pane e la pasta, da mangiare in brodo. Dopo vendemmia si “batteva” il mais con un altro macchinario (molto più piccolo e semplice), di proprietà di un certo Olimpio Ullio, che funzionava a forza di braccia. Il mais veniva coltivato in maniera molto ridotta, soltanto per uso famigliare, per la polenta e per mantenere un po’ di pollame ed i maiali. Le pannocchie erano molto più piccole di quelle attuali ed avevano grani di colore rosso.

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Aurelio: la fantasia al potere...

A Pontestura un collezionista di stufe, scultore del legno e… tessitore d’oro...

Stufa in ghisa della collezione

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Per i meno giovani uno degli slogans scritti sui muri della Sorbona, l’Università parigina da cui scaturirono le prime contestazioni del ‘68 recitava - La fantasia al potere –. Non ci pare che la fantasia allora conquistò il potere, certo non si è persa e si aggira ancora nei luoghi più impensabili. Così come non ci è dato sapere se la fantasia sia un talento innato, o il risultato di una serie di esperienze cui volenti o nolenti la vita sottopone qualcuno. Fatto sta che talvolta si incontrano persone, per così dire, fuori dal comune, spesso liquidate nella vulgata popolare con una battuta semplicistica “foi” ossia matti. Non ci soffermeremo ulteriormente ad indagare sul sottile confine che spesso (non) separa la razionalità dall’istinto fantasioso e che porta ad iscrivere nella categoria dei “foi” persone che semplicemente hanno una fantaLa regina Silvia di Svezia con la borsetta sia scatenata. d’oro bianco tessuta da Aurelio Tutte queste parole per presentare ai nostri lettori un personaggio di Pontestura che lui stesso ha ria cui molti forse, magari senza estrutturato (utilizzando pallet), si splicitarlo, conferirebbero la patenpossono vedere non solo stufe, ma te di matto ma che a noi sembra centinaia di pezzi di antiquariato, semplicemente dotato di fantasia... dai ferri da stiro, alle stadere a geniale. Il riferimento è ad Aurelio; vecchi girarrosto ad ingranaggi ad Storgato di cognome, veneto di antichi attrezzi da lavoro. Montebelluna (TV) dove è nato e Fin qui niente di straordinario, savalenzano, città orafa per eccellenrebbe la storia di un semplice colleza, in cui ha passato buona parte zionista come ce ne sono tanti altri. della sua vita ma da qualche anno Ma c’è altro. Aurelio cerca radici, pontesturese nella casa di famiglia tronchi e rami secchi di vecchi aldella moglie Francesca, padre di beri e li trasforma in… sculture. Ora due figli, e praticante hobbies che scolpire o lavorare il legno è un’arfanno di lui certamente un te tutto sommato abbastanza co“originale”. mune, ma intervenire su una forma Aurelio infatti da trent’anni raccogià “costruita” dalla natura immagiglie vecchie… stufe, le aggiusta, le narne un soggetto ed “estrarlo” recupera e le conserva. ottenendo una scultura bella, piaOggi ne ha circa 200, per lo più di cevole è già più difficile. Per fare medie – piccole dimensioni, alcune bene tutto ciò la fantasia deve esaddirittura in modellini metallici sere certamente assai sviluppata fatti con le sue mani che donava ed allenata oltre che accompagnata agli amici in occasione di feste parda una manualità esperta. ticolari come matrimoni o compleEd i risultati sono lì a dimostrare anni. Nella vecchia stalla della casa che di questi talenti Aurelio abbon-


Un dodo ricavato da un tronco di legno

da. Solo lui può vedere un Dodo (volatile delle Maurituis ormai estinto) in un informe pezzo di legno o un Budda, o un pesce o qualche altro animale, o una capanna natalizia con tanto di sacra famiglia, animali e Re magi. Queste pratiche già alzano l’indice di originalità del personaggio, ma manca ancora qualche tassello per un quadro completo. Abbiamo riportato nella fotografia la regina Silvia di Svezia ma potevamo riportare la principessa Grace di Monaco o di Frank Sinatra o della principessa Diana d’Inghilterra o di tante altre celebrità ancora: tutte hanno un qualcosa in comune con il “nostro” Aurelio. Provate a immaginare cosa prima di leggere il seguito di questo articolo... Cosa poteva fare a Valenza un personaggio del genere se non lavorare l’oro? Ed infatti l’origine della fervente fantasia creativa di Aurelio trae origine proprio da una vita passata a “tessere” letteralmente, oro. E’ infatti un esperto nella lavorazione della trame d’oro, oro giallo, rosso, verde con intrecci di ogni genere. A Valenza per una vita che dal punto di vista lavorativo è iniziata a 13 anni, Aurelio ha lavorato prima come dipendente e poi come socio titolare di una azienda (Curti Mazzetti e Storgato he aveva 18 dipendenti) che “creava” per aziende come Cartier e Bulgari. Ecco svelato il nesso con i Vip internazionali: quelle borsetta che vedete fra le mani della regina di Svezia (costata all’epoca - una trentina d’anni fa 1,2 miliardi delle vecchie lire) l’ha “tessuta” in nostro “folle” Aurelio.

E d anche se da qualche anno è in pensione qualche lavoretto lo fa ancora per i suoi vecchi amici orafi di Valenza, tipo un portapresentativi (così gli è stato

commissionato) d’oro… o un tappeto sempre d’oro s’intende. C’è chi può... Siamo quasi alla conclusione, ma diamo ancora un paio di informazioni utili: le indicazioni verso la casa museo, particolari come i tamponamenti in legno della stalla fienile e la porta di ingresso lignea scolpita, sono fatte sempre la lui, che conferma il detto tipico del veneti del “faso tuto mi” e bene che lo fa. Chi vuole visitare il museo e conoscere il personaggio può contattarlo al 338-3784726 o allo 0142-466423; ma attenzione la fantasia e l’originalità coinvolge anche altri aspetti del carattere del nostro Aurelio e se non gli andate a genio non ci penserà due volte a dirvelo chiaramente, siete avvisati. Per quanto ci riguarda chiudiamo con una riflessioneproposta. C’è qualcuno, privato o istituzione pubblica che dispone di locali adeguati per rendere pubblica la raccolta di stufe ed anche di opera d’arte lignee di Storgato? Riteniamo che il materiale sia assolutamente interessante e degno di un vero museo che certamente potrebbe tornare utile alle nostre colline; una attrazione in più per attrarre turisti e visitatori facendo conoscere fra l’altro altri pezzi della nostra storia Monferrina e della sua fantasia creativa.

Aurelio fra le sue stufe

Sopra : altre stufe del museo Sotto: modellini di stufe

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Bonet: Il dolce piemontese per eccellenza di Damiano Gasparetto

Se pensiamo ad un cuoco, pensiamo subito ad un ristora n t e, una trattoria, qualcosa dove lo stesso esprime nell’ambito di una più o meno organizzata cucina la propria arte e creatività. ma non è sempre coì, talvolta la cucina potrebbe essere… la vostra. Damiano Gasparetto ha un sito che chiarisce l’arcano: www.cuoco-adomicilio.com Invitiamo i nostri lettori a visitarlo e intanto visto che collaborerà con G&d leggiamoci cosa ci scrive: E’ importante parlare della storia culinaria e delle ricette che son alla base dei nostri luoghi. Vorrei questa volta parlarvi di un dolce la cui paternità non è prettamente alessandrina nè tanto meno monferrina, bensì langarola; ma molto conosciuto ed apprezzato in tutto il Piemonte. Il Bunet appartiene (per il metodo di cottura) alla famiglia delle “creme-caramel “ diffuse in tutta Europa e fra cui possiamo trovare ad esempio la famosissima Crema Catalana. Ci troviamo aimè di fronte ad un piatto in estinzione, "detronizzato" dai praticissimi budini per i quali basta versare una busta di polvere aggiungere latte e dopo qualche minuto senza alcuna fatica si può mettere in frigo. Alcuni documenti piemontesi ne documentano l'esistenza già nei banchetti del XIII secolo. In piemontese il termine Bonèt, che si pronuncia bunèt, significa cappello o berretto tondeggiante e più propriamente, nell'antichità,

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voleva dire berretto da notte. Esistono varie ipotesi sulle origini del nome e tra queste le più accreditate sono due. La prima lega il nome del Bonèt proprio alla forma dello stampo nel quale viene cotto, originariamente uno stampo di rame stagnato chiamato appunto bonèt, ovvero cappello da cucina o berretto del cuoco. Questa è l'interpretazione data dal vocabolario piemontese/italiano di Vittorio Sant'Albino del 1859. La seconda ipotesi, ritenuta la più veritiera soprattutto nelle langhe, e sicuramente la più curiosa, lascia intendere che il dolce sia stato chiamato in questo modo perché, abitualmente, veniva servito alla fine di ogni pasto, come cappello a tutto ciò che si era mangiato fino ad allora. Infatti, prima di uscire di casa o da un qualsiasi locale, come ultimo indumento si indossava il bonèt, ovvero il cappello. Bisogna però dire che sostanzialmente esistono due versioni di Bonèt: una versione tradizionale detta alla monferrina, sicuramente più antica e meno conosciuta, senza la presenza del cacao o del cioccolato, ma solo di latte, zucchero, uova e amaretti; un'altra, giunta successivamente, con la comparsa di cucine più complesse e l'ingresso nel territorio piemontese di nuovi ingredienti provenienti dalle colonie sudamericane come per esempio il cacao, il rhum ecc.; con essa il dolce acquisisce le caratteristiche con le quali oggi lo conosciamo. Vi propongo ora la ricetta in voga in questi ultimi anni, quella per intenderci con rum ed amaretti certo di farvi cosa gradita. Ingredienti e dosi per 4 persone: 1 litro di latte, 5 uova, 200 g. amaretti, 250 g. zucchero, 150 g. cacao amaro, una tazzina di caffè (+ poco rhum facoltativo), una bustina di vanillina, caramello o 150g. di zucchero per farlo.

Preparazione: Mettere il latte con dentro gli amaretti ed il caffè sul fuoco e spegnerlo dopo che ha bollito. Nel frattempo lavorare in un contenitore capiente le uova con gli altri ingredienti meno il caramello. Unire il latte bollito (gli amaretti si saranno sfatti) al resto e mescolare, quindi versare nello stampo da budino dopo aver steso uno strato sottile di caramello sul fondo. Questo stampo andrà messo in una teglia (con sul fondo un foglio di giornale o simile), riempita d'acqua non oltre i 3/4 d'altezza dello stampo; il tutto cuocerà in forno a circa 160 gradi per mezz'ora circa. Per essere sicuri che sia cotto immergere al centro del budino la lama di un coltello, se estratta risulterà asciutta il vostro fantastico bonet è pronto. Passate una lama lungo i lati dello stampo per staccarlo e giratelo in un vassoio o piatto, se avete dei problemi immergete il fondo dello stampo, per qualche secondo, in acqua calda e si staccherà facilmente. Se dovete fare il caramello: mettete lo zucchero in una padella con una goccia d'acqua e portate su fuoco forte, non girate con un cucchiaio o simile, ma con lievi movimenti della padella. Quando inizierà a scurire sarà pronto (se scurisce troppo diviene amaro), e bisognerà versarlo subito nello stampo, prima che raffreddi e solidifichi. Attenzione a non toccare mai il caramello caldo, provoca ustioni simili o peggiori all'olio caldo. Per lavare la padella in cui avrete fatto il caramello, riempitela d'acqua e ponetela nuovamente sul fuoco a bollire; scioglierete così il caramello residuo. Non mi resta che auguravi buon appetito e darvi appuntamento al prossimo mese, vi ricordo che potete trovare questa ed altre ricette sul mio sito.


Un giorno arriverò Un romanzo sul e del Monferrato Casalese di Silvana Mossano

Il romanzo di Silvana Mossano Un giorno arriverò - Salani editore - è l’avvincente saga di una famiglia monferrina. Dal solco dei grandi avvenimenti che plasmarono il Novecento, emerge la storia di una vita contadina semplice e dura, raccontata con straordinaria passione e verosimiglianza. E’ il ritratto di una famiglia del Monferrato, una famiglia come tante: madre e padre, fratelli e sorelle, figli e nipoti, zii, cognati e poi vicini di casa e conoscenti, gente per bene e farabutti. Abitano in una contrada della pianura casalese circondata dalle colline, immersa nella nebbia o nell’afa, a seconda delle stagioni. Il romanzo è una successione avvincente di episodi e aneddoti che abbracciano un lungo ampio arco di tempo, dagli anni Dieci del Novecento fin quasi alla fine del secolo. Tutta la storia gira attorno al desiderio di Anita, il personaggio principale, di lasciare quel mondo semplice e duro, per trovare un’altra occasione in America, precisamente a Buenos Aires in Argentina. La Merica (la chiamano proprio così) è un mito dal quale Anita non può staccarsi, forse perché tanti anni prima quella terra lontana si è portata via la sorella maggiore, lasciandole un vuoto nell’anima. Il suo desiderio di andare al di là dell’oceano è tenace, fermo e determinato come un progetto da realizzare, ma al tempo stesso evanescente, nebuloso e vago come un sogno che non si trasforma in realtà. Poco a poco, nell’intreccio della trama prende forma un’altra storia, altrettanto viva e pulsante. Una storia fatta di quelle piccole cose che si nutrono coi ricordi e la memoria. Si delinea così l’immagine nitida di un mondo contadino ricco e variegato, di una cultura materia-

le fatta di cose semplici e autentiche, col lavoro degli uomini nei campi o nelle manifatture, la fatica silenziosa delle donne nelle faccende di casa, dietro ai figli, nell’orto o nel cortile. Soprattutto l’universo femminile è rappresentato con vivido realismo. Per pudore, paura o vergogna, molti pensieri delle donne non arrivano mai in bocca, si seccano in gola prima di diventare parole e trangugiati a forza fanno crescere rabbia e risentimento. Le espressioni in dialetto, sono poche ma efficaci, messe sempre nei punti giusti per rafforzare un gesto o dare più intensità a una frase. A volte la routine quotidiana è intervallata dai suoni dell’armonica, dai canti in coro, dai passi strisciati sul ballo al palchetto. E c’è anche l’aria festosa delle grandi occasioni che mescola antichi saperi e sapori, lunghe tavolate con cibi gustosi e genuini, vino e salami fatti in casa, per non parlare del senso di devozione popolare alla Madonna di Crea e di quel miracolo artistico che è la cappella Paradiso sulla cima del Sacro Monte… Una sequenza giocata su armonie e contrasti, circostanze e sentimenti sempre diversi, morti improvvise e colpi di scena che cambiano il corso degli eventi, atmosfere poetiche e sfumature di un mondo descritto con grande slancio e partecipazione. La carta vincente che imprime al romanzo una straordinaria autenticità sta proprio nel forte attaccamento ai luoghi delle origini della scrittrice che si autodefinisce “una figlia autentica e innamorata della città di Casale e della terra di

Monferrato che la culla”. Già autrice del libro-inchiesta sulle vicende dell’Eternit Malapolvere, Silvana Mossano è una giornalista de La Stampa - redazione di Alessandria, che ammette “sono nata e vissuta in una città di provincia, con un’importante impronta industriale, ma fusa a un’intensa e diffusa presenza rurale di pianura e di collina tutto intorno. In questa campagna circostante, ho trascorso parecchie ore della mia infanzia e adolescenza. Ho visto, toccato, annusato quel mondo, mi hanno affascinato le storie raccontate da quelle genti, ho amato (e condiviso) la loro vita dura, ma semplice, cadenzata dalla luce del sole e dal suono delle campane. Associo a quegli anni la spensieratezza pura della mia vita, di cui non ho mai assaporato l’eguale. Dai ricordi vividi e dalle sensazioni che ho trattenuto è scaturito Un giorno arriverò”. Enrico Massone

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Tamburello di giugno di Riky Bonando

3a, 4a e 5a giornata del campionato di tambass, il resoconto del nostro corrispondente dagli sferisteri monferrini

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Tamburello Serie C e D interprovinciale Proseguono senza intoppi i campionati interprovinciali di tamburello di serie C e D, giunti oramai nella fase di ritorno. SERIE C Prima giornata di ritorno. Tutto facile per il Gabiano B che va ad espugnare il campo di Mombello Torinese. Troppo significativo il divario tecnico fra le due compagini, anche su uno sferisterio non facile da interpretare. Risultato finale di 13 a 6 per i monferrini in circa due ore di gioco. Gabiano A – Alfiano Natta rinviata. Seconda giornata di ritorno. Partita dalle mille emozioni a Gabiano fra la seconda e la terza in classifica, ovvero Gabiano B e Viarigi. Gabiano senza il prezioso contributo del fondocampista Raschio, sostituito dal giovane Riva proveniente dalla formazione di serie D. Inizio equilibrato caratterizzato da un fastidioso vento. Il Gabiano prova a premere sull’acceleratore esprimendo un gioco d’attacco ma non riuscendo a scardinare la formazione viarigina, si ritrova in svantaggio con i punteggio di 10 a 5. Cambio nelle file gabianesi, esce Riva, entra Mazzola al centro con arretramento di Gamarino al fianco di Musso. La mossa sembra funzionare accorciando le distanze di un solo game (11-10). Ultimo trampolino decisivo, con ottimi scambi e grande tifo del pubblico, ma Viarigi più determinato, capace di chiudere l’incontro sul punteggio di 13.10. Gabiano A – Cinaglio rinviata Terza giornata di ritorno. Ennesimo derby della Valcerrina fra Gabiano B e Alfiano Natta. Gabiano ancora senza il fondocampista Raschio, gioca la carta Mazzola al centro, con conseguente arretramento di Gamarino a fondocampo. Da una parte l’Alfiano che senza entusiasmare nel gioco risulta molto regolare e attento, dall’altra un Gabiano troppo nervoso e poco

preciso. Partita lunga e condotta per buona parte dalla formazione Alfianese che si porta addirittura a 12 giochi contro i 9 degli avversari, ma non riesce a concludere. Il Gabiano con un colpo di coda, agguanta il pareggio e in un tesissimo tie-break fa sua la posta, imponendosi per 11 a 9. Il Gabiano A tenta di raccogliere i cocci con una formazione rimaneggiata, stante l’assenza di Gamarino al centro (al suo posto Cornaglia) e di un Ulla in campo, ma ancora alle prese con il mal di schiena. Lo sferisterio di Camerano non sembra proprio il campo adatto per far punti, ancor più con una formazione d’emergenza. Partita veloce che lascia i gabianesi a soli 4 giochi, mentre gli astigiani con questa vittoria agganciano la terza posizione. CLASSIFICA: Classifica: Grillano 31, Gabiano B 28, Viarigi e Camerano 23, Rilate 22, Cinaglio 16, Gabiano A e Alfiano Natta 13, Cerro Tanaro 4, Mombello Torinese 1. SERIE D – Girone A Terza giornata di ritorno. Ancora una sconfitta per i giovani del Gabiano A. Sul campo amico, Ganora & C., non possono nulla contro il maggior tasso tecnico del Torino, nelle cui file milita anche Alberto Uva, ex di lusso. Partita veloce e con pochi scambi, archiviata con un secco 13 a 2 in favore dei torinesi. Solonghello – Cocconato rinviata. Real Cerrina riposava. Quarta giornata di ritorno. Real Cerrina in trasferta nella tana del Settime. Campo difficile e ottimi avversari costringono gli uomini del presidente Chiappino a soli 6 giochi. Il Gabiano ospitava il Callianetto A. Partita tra giovani formazioni con tutto il futuro davanti. Callianetto meno falloso e più costante. A metà dell’incontro, esordio nelle file gabianesi del veterano Claudio Bruno (campione d’Italia di serie D nel


2000), che porta alla giovane formazione una ventata di qualità e sicurezza nel ricaccio. Partita che finisce con la vittoria del Callianetto, ma buone sensazioni per il Gabiano capace di raggiungere dopo tanti patimenti i fatidici otto giochi. Solonghello riposava. Quinta giornata di ritorno. Passo indietro per il Gabiano A, che non riesce a ripetere l’ottima prestazione della settimana precedente. In casa del Real Cerrina i giovani gabianesi racimolano soli 4 giochi. Solonghello riposava. CLASSIFICA: Torino 29, Cocconato 26, Chiusano 23, Pro loco Settime

22, Real Cerrina 16, Solonghello 9, Callianetto A 7, Gabiano A 0. SERIE D – Girone B Terza giornata di ritorno. Derby senza storia a Mombello, dove la capolista Gabiano B si impone con un secco 13 a 2. Troppo netto il divario fra le due formazioni. Quarta giornata di ritorno. Gabiano B che soffre ma alla fine ottiene la posta piena. Ospiti sullo sferisterio gabianese, la non irresistibile formazione dell’Ovada. Nei locali, pesante l’assenza per infortunio di Mazzola, registra di centrocampo. Molte imprecisioni e poco spettacolo ma importante vittoria

Il giocatore in primo piano è Alessandro Rodella alle sue spalle i fratelli Gamarino

Gabiano aperto nuovo esercizio bar

perto il bar Bellavista, per la bellissima panoramica che si può godere dalla sua terrazza.

Anche davanti la Comune di Gabiano, proprio su piazza Europa è stato finalmente ria-

E si può anche mangiare e in certi fine settimana anche sentire ottima musica.

per 13 a 10. Mombellese ancora sconfitta sull’ostico terreno del Camerano. Quinta giornata di ritorno. Torna alla vittoria la Mombellese di Vito De Luca. A farne le spese, la formazione astigiana del Cerro Tanaro. Sul campo di casa i giovani monferrini, sono riusciti ad aver la meglio, lottando su ogni palla. Risultato finale di 13 a 8. Gabiano B riposava. Classifica: Gabiano B 34, Azzano 30, l'Alegra Settime e Camerano 23, Viarigi 19, Callianetto B e Mombellese 8, Ovada 6, Cerro Tanaro 2.

Le iniziative di Luglio allo Story Park di Gabiano Venerdì 13 Luglio Ore 21,30 Concerto di musica dal vivo con i CROSSTOWN TRAFFIC - Rock Blues Sabato 14 Luglio Ore 18/20,00 Sala Multimediale Una conferenza al mese, NATURA E MITO passeggiata virtuale nel mondo delle erbe e piante spontanee tra scienza e mito con merenda sinoira dalle 20,00 in poi Prenotazione obbligatoria, costo € 10,00 Domenica 15 Luglio Dalle ore 9,00 alle 21,00 Maxi Gonfiabili Week end del 20/21/22 Luglio Venerdì 20 Luglio Ore 21,30 Concerto di musica dal vivo Sabato 21 Luglio Ore 21,30 Uno spettacolo al mese Spettacolo teatrale a cura del Laboratorio della Fabula Domenica 22 Luglio Dalle ore 18,00 Sala Multimediale - FOREST MEDICINE Proiezione di documentari su medicine naturali in Africa, Asia e Sud America. Week end del 27/28/29 Luglio Venerdì 27 Luglio Ore 21,30 Concerto di musica dal vivo con i ZONA ROCK - rock e non solo Sabato 28 Luglio Ore 21,30 Musiche ed arie del passato - Concerto di musica da camera e lirica Domenica 29 Luglio Dalle ore 9,00 alle 21,00 Maxi Gonfiabili Tutte le iniziative sono gratuite tranne dove specificato Info: direzionecooperativa@libero.it 011-6984390; cell. 392.9390181

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Labar da Messina a Villadeati di Enzo Gino Che Villadeati costituisse un richiamo per personaggi noti, è noto a tutti. Basta pensare al celeberrimo castello in cui i Feltrinelli dell’editoria sono venuti da insediarsi, proprio qui. E’ un piccolo paese arroccato sulle ripide colline in cui il paesaggio, più che altrove, acquista splendide profondità, con i tetti in primo piano, colli, valli e chiese alle loro spalle e le montagne sullo sfondo; sembra fatto apposta per conquistare i cuori di chi, non essendovi nato o cresciuto, non ha fatto l’abitudine a cotanta bellezza. Tante quindi le persone che, sentendo il richiamo delle nostre colline fra esse sono venute, magari andando ad abitare antiche dimore nei borghi o sparse su crinali o pendii. Di costoro vogliamo scrivere ora, ma scriveremo ancora nei prossimi numeri di G&d, perché sono tanti e perché proprio loro sono gli ambasciatori, sono le prove provate degli effetti che queste terre sanno esercitare anche nei tempi della

Incisione : Casaforte di Cerrina

Logo di Labar

Incisione: Filare di Alberi

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Incisione

Cappella

globalizzazione, sugli spiriti più attenti e sensibili. E fra i tanti estimatori dei nostri colli chi più degli artisti, sempre alla ricerca di modi per esprimere questa sensibilità, possono apprezzare la stimolante atmosfera mista che sa di naif, vintage, retrò, che come la bagna cauda o le feste popolari, il vino o i tartufi, sono rimasti gli stessi, immutati nel tempo. Perché qui il tempo, del

Paradiso

se non si è fermato, certo ha rallentato la sua corsa lasciando così spazio per vivere il presente, non più ossessionato dall’impegno di ciò che s’ha da fare dopo o domani o più in là ancora. Tutti coloro che hanno deciso di venire a vivere sulle nostre colline hanno i loro mille motivi per spiegare la loro scelta, e noi siamo andati a chiederli ad un pittore, scultore, artista noto il cui pseudonimo Labar che richiama qualcosa di esotico, ma che pare legare con le assonanze monferrine non foss’altro per quel richiamo alLA BARbera da cui l’alias deriva. Ed effettivamente lo pseudonimo è in verità l’acronimo del cognome La Barbiera, Pietro di nome, che nella più classica delle denominazioni stradali, Via Roma al civico 33 di Villadeati è venuto a vivere in un ex albergo di cui si intravvede ancora la scritta sulla facciata, su ciò che resta dell’intonaco che negli anni ha lasciato riemergere le schiere di mattoni rossi e pietre da cantoni che costituivano un tempo l’ossatura portante di edifici che al cemento concedevano poco spazio. Labar, classe 44, messinese di nascita, laurea in… matematica a 26 anni consegue il primo riconoscimento artistico nella sua città natale per trasferirsi l’anno successivo al nord presso Milano. Da allora è un susseguirsi di mostre, gallerie, concorsi, premi, citazioni su giornali, quotidiani, libri e riviste di arte. Oltre che a Milano e Roma le sue opere sono state esposte a Metz, Osaka, Tokyo, Stoccarda e, grazie all’Associazione Idea Valcerrina, nel 2000 anche a Mombello presso la tenuta Gambarello. Ma quali sono le opere di Labar? Nato artisticamente come pittore ad olio, incisore su legno e scultore, successivamente si dedica all’incisione. Nella sua casa dispone di una bellissima collezione di torchi da incisione dell’800 che negli anni ha raccolto e conservato insieme a numerose


Dipinto: Presenza

Dipinto: L’Ultimo Giorno

“lastre” di pietra, utilizzate per le litografie, o in legno, per le meno note xilografie. Dovendo ingabbiare in schemi stilistici le sue opere pittoriche ci vengono in mente talvolta la metafisica specie nei dipinti dei primi anni ’70 come Desiderio d’eternità o Memento Homo. Il richiamo ai sogni del surrealismo di Magritte come - La voce dei venti – interpretata con sfere, soggetto ricorrente anche nei dipinti del pittore villadeatino di adozione: Monumento alla Sfera, L’invasione, La notte, Sfere rosse nella pietraia. La precisione, la cura del dettaglio ci riporta alle rappresentazioni fotografiche dell’iperrealismo, anche se altri critici, certamente più qualificati di noi, l’escludono a priori nei dipinti di Labar. Soggetti che sono comunque prevalentemente naturali, spesso marini pescati nella memoria e negli sguardi della sua Sicilia. Chi ha l’opportunità di visitare il sui sito (www.labar.it), che ci è piaciuto molto, ha modo di percorrere la sua evoluzione artistica. Negli anni ‘70 possiamo vedere una serie di opere che cercano di raccontare qualcosa che sta oltre l’immagine, come il già citato Desiderio di eternità, o il Ritratto di pietra, Cerco sempre la luce; questo filone è quello che più ci è piaciuto. Segue un periodo in cui i sassi, che secondo qualcuno vanno ben distinti dalle pietre anche nelle implicazioni artistiche, vengono rappresentati nei loro infiniti multiformi aspetti e trasposizioni come ne l’Ultimo Giorno in cui

Scultura: Nascita del male

un Gesù divino, risorto sgretola le pietre, forse della tomba che imprigionava il suo esangue corpo umano. Ci balza agli occhi poi una apparente conflitto fra i dipinti e le sculture dell’artista. Se le prime risultano in prevalenza serene, nitide, lineari chiaramente definite tanto da sembrare fotografie di realtà immaginarie, le sculture in particolare quelle del secolo scorso, sono invece complesse, sofferte, bastano i titoli a raccontarle: Morte di un Gabbiano, Garbuglio, Nascita del male, Guscio da rompere, Cammino difficile. Notiamo ancora che negli anni del nuovo millennio, forse per l’influenza del nuovo contesto ambientale in cui si è insediato l’artista,

diventano più frequenti i dipinti senza il ricorrente mare, anche se l’azzurro, il colore che più di ogni altro lo rappresenta, resta dominante, iniziano a comparire come soggetti le foglie: Foglie e rami su tela, Verso la Luce e Luce tra le foglie, Fantasia d’autunno, Foglie verdi, Luce a colori, per arrivare al deciso Foglie del bosco (tutti del 2004). Chissà poi se vorrà significare qualcosa se nel 2002 Attesa rappresentava un gabbiano appollaiato su un palo nel mare e nel 2012, un analogo soggetto prende il titolo de Il gabbiano solitario ? Discorso a parte meritano le incisioni: a partire dalle iniziati linoleografie per le successive acqueforti, litografie, xilografie. Qui il mare, soggetto forse meno adatto a queste tecniche di rappresentazione, lascia il posto prevalentemente alle architetture e ci fa piacere vedere che fra le opere recenti figurino delle belle rappresentazioni del nostro territorio dalla Cappella del Paradiso nel Parco di Crea, al Torrione del Castello di Moncalvo sino a alla Casaforte di Cerrina (vedi foto ella pagina precedente). E chissà ancora se in futuro l’osmosi fra la terra d’adozione e la tecnica, la sensibilità e diciamolo la bravura, sviluppata dal nostro artista siciliano non sapranno creare una nuova originale rappresentazione della realtà e dello spirito Monferrino? Siamo certi che ne scaturirebbe un gran bel vedere.

Labar mostra un torchio tipografico a contrappeso del 1800

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Palazzo Labar Secondo alcuni la differenza fra l’essere e il fare risiede in quella continuità in quel tutt’uno coerente che amalgama ogni momento della vita quotidiana, anche al di fuori dei tempi dedicati alle attività principali che, per scelta o per necessità, assorbono buona parte della nostra vita. Così si può notare come l’essere artista diversamente dal fare l’artista implica una sensibilità ed una attenzione al bello, al piacere estetico che va al di là della mera attività produttiva investendo tutti gli aspetti del vivere quotidiano. Il perseguimento del piacere estetico espresso nel dipingere, nello scolpire o nell’incidere continua ad esprimersi nelle modalità di restauro del palazzo, piuttosto che la scelta dell’abbigliamento o del contesto ambientale e territoriale in cui sceglier di vivere, ma anche nelle movenze, nel linguaggio e siam sicuri anche il piacere del gusto a tavola. E’ quello che molti chiamano “stile” fatto di tanti momenti che si tengono per mano, non litigano mai fra loro, non sono mai incoerenti o peggio contraddittori. Uno stile che si è espresso anche nel

recupero di quello che oggi è palazzo Labar già casa Rossi Miroglio risalente alla fine del ‘600, poi diventata sede per gli ufficiali francesi e spagnoli nota come fortezza Feltrinelli, poi rasa la suolo e ricostruita come villa e trasformata successivamente in albergo, ma che oggi è stata riportata all’origine dall’artista che qui espone permanentemente le sue oltre 200 opere ma non solo. Periodicamente l’artista organizza incontri, per la presentazione di saggi, o per serate dedicate ai temi preferiti: dalla musica barocca, ai geroglifici. Serate in cui i relatori e gli artisti hanno l’opportunità di dialogare, confrontarsi conoscersi con il selezionato pubblico che viene invitato. Per questi momenti Labar ha previsto di realizzare nel restauro del suo palazzo una teatro multimediale con una 50 di posti (foto in alto), luogo

ideale per queste serate. Ma la parte più intrigante deve ancora venire, è la raccolta di sei torchi da stampa dell’800 fra cui un Karl Krause di Lipsia (Foto in basso a sinistra), un torchio litografico Nebiolo & c. di Torino (foto al centro) ed una macchina tipografica “Pedalina” (foto a destra). Ancora un’ultima notazione, la casa fa parte dei circuito 2012 dei Castelli aperti ed è visitabile da tutti (15 e 22 luglio, 9 e 23 settembre ed anche nei mesi successivi o su prenotazione) con visite guidate anche in inglese e francese. Costo della visita € 7). Contatti: plb.labar@labar.it - tel 0141-902121

Per informazioni e prenotazioni: tel. 0141.922370 cell. 333.2796444 osteriavineriamunfra@hotmail.it

Gdluglio12  

Quante cose si potrebbero fare Tradizioni, feste, giochi e svaghi dei Ceresetesi (... e dei Monferrini) Aurelio: la fantasia al potere... Bo...

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