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marzo 2011
Agnulot e hamburger Al di là delle varie dizioni utilizzate per descrivere una tipologia di cibi realizzati in base alle tradizioni: genuino, locale, tipico, tradizionale, vernacolare, geografico e simili, questo genere di alimentazione si distingue sempre più da un’altra tavola “globalizzata”, quella per capirci dei fast food, degli “apericena”, dei Junk food, dei McDonald’s e simili che hanno la caratteristica di essere uguali in tutto il mondo, avendo spesso alle spalle, invece che delle cucine, delle fabbriche di preparazione del prodotto finito o semilavorato che verrà inviato alle catene di distribuzione arrivando poi sulle tavole dei “consumatori” (mai termine è stato più proprio). Parliamo dei bastoncini di patate surgelate, piuttosto che le “svizzerine” di carne macinata per hamburger o gli hot dog (il nome in italiano che suonerebbe “cane caldo” la dice lunga sulla cultura alimentare di chi li inventò). Va anche detto che nei citati “globalfood” ossia cibi globazzati vi sono anche alcuni piatti tipici divenuti ormai universali, uno per tutti: la Pizza. La differenza fondamentale fra le due classi di cibi va ben oltre le modalità di preparazione e di presentazione ed investe il legame più o meno stretto con la società ed i territorio. Da una parte abbiamo ristoranti, trattorie, osterie e centri di ristoro nell’ambito di feste o manifestazioni che curano, più o meno bene, il cibo. Acquistano le materie prime, siano esse verdure, pesci, carni o altro, le preparano, le cucinano (secondo le capacità di cuochi più o meno esperti) in cucine, più o meno attrezzate, applicano conoscenze ed esperienze acquisite nel tempo per comporre le ricette più adatte. Dall’altra abbiamo un centro di preparazione delle materie prime che opera su scala di solito grande, in qualche caso addirittura continentale, per via dell’abbattimento dei costi. Predispone i pacchi di tutto il necessario affinché il distributore finale del prodotto nei diversi centri di ristorazione realizzati nei punti strategici del territorio, in pochi minuti e seguendo rigide e di solito banali regole e prescrizioni,
fornisca ai clienti-consumatori il prodotto finito più o meno conforme nell’aspetto e nel contenuto (non sempre) alla pubblicità coordinata che viene fatta. In questo contesto niente cuochi, ma di solito giovani ragazzi (spesso precari) che devono friggere le patatine, grigliare gli hamburger nelle modalità stabilite, spargere quella data, e non altre, salse previste nella ricetta. Ovviamente anche l’arredo ed il servizio nei centri di distribuzione sono frutto di studi e ricerche: dai materiali ai colori di piatti e bicchieri, alle bevande disponibili, sino ai colori sulle pareti: tutto è stabilito dalla S.p.a. o dalla Limited multinazionale titolare del nome che spesso gestisce attraverso il cosiddetto franchising catene di ristoranti in cui tutto è uguale per aspetto, gusto, prezzi, servizio e sostanza, a Casale come a Londra o Pechino. Persino le pizze qui vendute seguono lo stesso destino. Vediamo come è organizzata una di queste società di ristorazione, abbiamo preso in esame il più grande di questi colossi: McDonald’s. In ogni centro di ristorazione sono presenti orientativamente (si varia a seconda delle dimensioni) le seguenti figure; partendo dalla "base" lavorativa: Crew (addetto semplice): svolge mansioni promiscue di cucina, servizio al cliente, sbarazzo sala e rifornimento ai vari livelli; Crew-delivery (addetto alla consegna): svolge le stesse mansioni del crew, ma in più si occupa della gestione del magazzino, provvedendo a rifornimento, rotazione delle merci e controllo delle scadenze; Crew-trainer (addetto istruttore): svolge le medesime mansioni del crew, occupandosi però an(continua in seconda pagina) Sommario di marzo 2011 Agnulot e hamburger pag. 1 - Una pietra nello stagno pag. 4 - Villamiroglio pag. 5 - I porti sul Po - pag. 6 - Incontri ed escursioni nel Monferrato e sul Po pag. 9 - Le ricette della Si.Riusa pag. 10 - La giornata di Lorenzo 1a B pag. 11 - Caffè trattoria del Centro a Camino pag. 12