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marzo 2011
Agnulot e hamburger Al di là delle varie dizioni utilizzate per descrivere una tipologia di cibi realizzati in base alle tradizioni: genuino, locale, tipico, tradizionale, vernacolare, geografico e simili, questo genere di alimentazione si distingue sempre più da un’altra tavola “globalizzata”, quella per capirci dei fast food, degli “apericena”, dei Junk food, dei McDonald’s e simili che hanno la caratteristica di essere uguali in tutto il mondo, avendo spesso alle spalle, invece che delle cucine, delle fabbriche di preparazione del prodotto finito o semilavorato che verrà inviato alle catene di distribuzione arrivando poi sulle tavole dei “consumatori” (mai termine è stato più proprio). Parliamo dei bastoncini di patate surgelate, piuttosto che le “svizzerine” di carne macinata per hamburger o gli hot dog (il nome in italiano che suonerebbe “cane caldo” la dice lunga sulla cultura alimentare di chi li inventò). Va anche detto che nei citati “globalfood” ossia cibi globazzati vi sono anche alcuni piatti tipici divenuti ormai universali, uno per tutti: la Pizza. La differenza fondamentale fra le due classi di cibi va ben oltre le modalità di preparazione e di presentazione ed investe il legame più o meno stretto con la società ed i territorio. Da una parte abbiamo ristoranti, trattorie, osterie e centri di ristoro nell’ambito di feste o manifestazioni che curano, più o meno bene, il cibo. Acquistano le materie prime, siano esse verdure, pesci, carni o altro, le preparano, le cucinano (secondo le capacità di cuochi più o meno esperti) in cucine, più o meno attrezzate, applicano conoscenze ed esperienze acquisite nel tempo per comporre le ricette più adatte. Dall’altra abbiamo un centro di preparazione delle materie prime che opera su scala di solito grande, in qualche caso addirittura continentale, per via dell’abbattimento dei costi. Predispone i pacchi di tutto il necessario affinché il distributore finale del prodotto nei diversi centri di ristorazione realizzati nei punti strategici del territorio, in pochi minuti e seguendo rigide e di solito banali regole e prescrizioni,
fornisca ai clienti-consumatori il prodotto finito più o meno conforme nell’aspetto e nel contenuto (non sempre) alla pubblicità coordinata che viene fatta. In questo contesto niente cuochi, ma di solito giovani ragazzi (spesso precari) che devono friggere le patatine, grigliare gli hamburger nelle modalità stabilite, spargere quella data, e non altre, salse previste nella ricetta. Ovviamente anche l’arredo ed il servizio nei centri di distribuzione sono frutto di studi e ricerche: dai materiali ai colori di piatti e bicchieri, alle bevande disponibili, sino ai colori sulle pareti: tutto è stabilito dalla S.p.a. o dalla Limited multinazionale titolare del nome che spesso gestisce attraverso il cosiddetto franchising catene di ristoranti in cui tutto è uguale per aspetto, gusto, prezzi, servizio e sostanza, a Casale come a Londra o Pechino. Persino le pizze qui vendute seguono lo stesso destino. Vediamo come è organizzata una di queste società di ristorazione, abbiamo preso in esame il più grande di questi colossi: McDonald’s. In ogni centro di ristorazione sono presenti orientativamente (si varia a seconda delle dimensioni) le seguenti figure; partendo dalla "base" lavorativa: Crew (addetto semplice): svolge mansioni promiscue di cucina, servizio al cliente, sbarazzo sala e rifornimento ai vari livelli; Crew-delivery (addetto alla consegna): svolge le stesse mansioni del crew, ma in più si occupa della gestione del magazzino, provvedendo a rifornimento, rotazione delle merci e controllo delle scadenze; Crew-trainer (addetto istruttore): svolge le medesime mansioni del crew, occupandosi però an(continua in seconda pagina) Sommario di marzo 2011 Agnulot e hamburger pag. 1 - Una pietra nello stagno pag. 4 - Villamiroglio pag. 5 - I porti sul Po - pag. 6 - Incontri ed escursioni nel Monferrato e sul Po pag. 9 - Le ricette della Si.Riusa pag. 10 - La giornata di Lorenzo 1a B pag. 11 - Caffè trattoria del Centro a Camino pag. 12
GABIANO E DINTORNI turalmente). Siamo dalla parte del mangiare geografiche della formazione dei neo-assunti; co, locale, genuino, tradizionale, ecc. ecc. perorato da Hostess e Steward (assistenti): si occupano delle pubtanti nutrizionisti, philosophes de table, vip-gourmet, bliche "relazioni" con i clienti , con particolare riguargiornalisti-gastronauti e da importanti presìdi della do per i bambini, organizzando promozione turistico-locale, dalle Pro Loco agli Ase gestendo feste di compleanno sessorati e Agenzie per il turismo, dai Consorzi di proe varie altre attività ricreative. duzione ai Distretti del gusto. Le motivazioni sono Possono svolgere relazioni etante: di ordine economico, culturale ed ecologico. sterne aziendali, promuovendo 1) il bisogno di tutelare le bio-diversità del territorio, convenzioni con aziende locali. che rischiano altrimenti di sparire sotto la standardizNon hanno funzioni di coordizazione degli alimenti messa in atto dalle multinazionamento dei crew; Capo Honali del cibo, della ristorazione industriale e della stess : svolge le stesse mansioni delle hostess e si ocgrande distribuzione (vedi Slow-food) cupa di coordinare il lavoro delle stesse; Swing Assi2) il bisogno di contribuire alla salute generale del piastant, anche detto Training Manager (dirigente della neta, favorendo la riduzione del monossido di carboformazione): affiancato ad un Manager esperto, si ocnio mediante la riterritorializzazione delle derrate e la cupa di gestire e controllare il personale nel proprio riproposizione di filiere corte capaci di incidere vanturno o nella propria postazione, assegnando le mantaggiosamente sulla dinamica dei prezzi, le cosiddette sioni del turno, curando apertura e chiusura delle casse cucine a "chilometri zero"; e tenendo la contabilità giornaliera; Assistant 3) il bisogno di salvaguardare la propria identità dai Manager (Assistente del dirigente): svolge in autonoprocessi di omologazione che tramia le medesime mansioni del sformano ovunque le persone in Training Manager, occupandosi anconsumatori, vale a dire delle perche della formazione dello stesso. fette macchine digerenti piegate ai Sviluppa il piano degli orari del perdettami dei consigli pubblicitari e sonale (Manager esclusi), evade gli della cucina globalizzata; ordini della merce, sovrintende al4) il bisogno di garantire un sostel'HACCP e definisce il piano delle gno alle autenticità e ai sapori del pulizie del locale. Ha il compito di territorio, esposti all’oblio conseaprire e chiudere il punto vendita e guenza delle trasformazioni sociali ha la responsabilità della contabilità che hanno portato prima alla dissodi cassa; Vice-Direttore: definisce il luzione della civiltà rurale e oggi alpiano degli orari dei Manager, ma la globalizzazione con i fenomeni di si occupa più in generale di coordimetissage (incrocio), meltin pot nare tutte le attività di punto vendi(fusione), jam (marmellata) dei guta, seguendo le indicazioni fornite sti. Contro un simile dilagare dell’dal Direttore, in merito a politiche appiattimento e dell'esotizzazione aziendali e di sviluppo; Direttore : Quadruple bypass burger dei gusti, in Italia, così come nel redefinisce il piano di sviluppo dei sto dell'Occidente post-moderno, "genuino", Manager, presenzia alle ispezioni degli organi istitu"autentico", "casereccio" è un bene che si siano diffuzionali ai vari livelli, si occupa più in generale di coorso negli anni un modo di mangiare coerente con le idinare tutte le attività dei collaboratori del punto venstanze della tradizione e dell'equilibrio tra l'uomo e dita. Non so se si nota, non è prevista la figura del l'ambiente. E’ un bene che prevalga un modo di mancuoco! Inutile in siffatta organizzazione ed anche cogiare, che preferisce una porzione di pizza fatta in lostosa. Per al cronaca il Italia si sono insediati dal 1985 co, una süpa cavalanta o una baanno dell’apertura del primo locale, gna caoda, piuttosto che un Mullicirca 400 ristoranti in 19 regioni. Nel mondo circa mezzo milione sogan's monster, ad un Whatafarm no i suoi dipendenti, 23 miliardi di burger, ad un Quadruple bypass dollari americani il fatturato nel 20burger o ad una qualsiasi altra 08. Pur senza criminalizzare la so"prelibatezza" da Junk food (cibo cietà, come è avvenuto in tante parda consumare in genere fuori pasto, ti del mondo, che nell’immaginario ad alto contenuto calorico ma di collettivo, il posto della Coca Cola scarso valore nutrizionale) di bascome simbolo dell’imperialismo sissima qualità. Un approccio che culinario americano, (Friedman nooltre ad esser più salutare rivaluta tava che non è mai accaduto che l’identità mantenendo vivi sapori e due paesi in cui erano presenti dei cultura nostrane, non solo nel cibo Mulligan's monster McDonald’s si siano fatta la guerma in tutto quello che ci sta attorno, ra), noi sosteniamo la cultura del locale, del territorio, + cucine – centri di impacchettamento e distribuzione della diversità, del pluralismo (e non solo in cucina nadegli alimenti, + cuochi e meno crew. Così forse qual2
GABIANO E DINTORNI che grande multinazionale perderà dei dipendenti più o meno precari a cui il loro lavoro insegna al massimo come confezionare le patatine fritte, pulire le cartacce sui pavimenti sorridendo sempre agli avventori, ma in compenso si apriranno ristoranti, negozi di verdura, macellerie o pescherie, latterie o di fiori o d’altro ancora con cuolchi, coltivatori, commercianti. Ci saranno meno consumatori abituati allo stesso Chicken cips (pollo con patate fritte) fatto a New York piuttosto che Torino o Hong Kong, ma ci saranno più clienti che confrontano gli agnolotti del ristorante l’Orso di Fontanetto con quelli Da Mario a Cantavenna e capiranno che pur essendo buoni entrambe hanno gusti diversi perché hanno storie diverse e magari discuteranno Whatafarm burger sceglieranno e continueranno a vivere, senza accorgersi, in un mondo in cui il bello ed il buono hanno mille sfumature diverse così come il brutto ed il cattivo gusto. Il peggio è l’indifferenziato, l’appiattimento, l’assenza di diversità che è impossibilità di confronto e di scelta e quindi perdita di libertà. L’età ci insegna però che non esistono scelte che abbiano solo effetti positivi, inevitabilmente ad esse si accompagnano anche derive negative che bisogna cercare di contrastare, così anche il territorio spesso porta a qualche distorsione. Parliamo della, sempre in agguato, speculazione. A tavola la nostalgia può essere un potente strumento commerciale che si presta anche ad un uso improprio a fini di arricchimenti indebiti. Basta frequentare gli scaffali delle "botteghe del gusto" o nelle tavole delle hostarie tipiche per vedere pani, formaggi, salse, mostarde e condimenti vari a prezzi che risultando spesso ingiustificati e accessibili a poche categorie di persone, danarose ed affette dalla "nostalgia da tavolino". E’ il frutto di una attenta manipolazione della tradizione - rurale, agro-pastorale, marinaresca, popolare. La storia (non solo alimentare) è ormai una miniera di idee per i pubblicitari come per gli “industriali del gusto”. In determinate classi d'età, si suscitano ricordi o suggestioni per passati conosciuti spesso solo attraverso i media o le esperienze altrui, ma anche come modo per rimarcare che il presente è intrinsecamente effimero se non addirittura “tutto da rifare”. Ben rappresenta questa realtà l’affermazione di un ricercatore di Storia Contemporanea presso l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Simone Cinotto: "Il discorso della nostalgia alimentare e il rinnovato interesse nelle produzioni locali e regionali ha in sé certamente elementi di reazione all'internazionalizzazione della dieta che poggiano sulla narrazione del cibo "di una volta" come cibo semplice, robusto, domestico e familiare. E tuttavia questo cibo genuino ed essenziale finisce per prendere la via soprattutto di ristoranti alla moda o di castelli di campagna riattati a tali. Si produce, in altre parole, l'ennesimo paradosso e l'ennesimo rovesciamento storico della globalizzazio-
ne culinaria, per cui solo ai ricchi è concesso di mangiare come i contadini: una nicchia più o meno ampia di consumatori seleziona con cura piccole produzioni d'eccellenza dal percorso tracciabile o le consuma direttamente sul luogo di produzione." Il noto chef Kumalè "I gourmet e gli edonisti del terzo millennio, ovvero coloro che fanno della ricerca del piacere il proprio indirizzo di vita, hanno la loro dispensa colma di prodotti di nicchia e d'eccellenza. Comprano preferibilmente in enoteca e gastronomia, se non direttamente dai produttori, magari consorziandosi tra amici attraverso i siti internet. Conoscono più o meno chiaramente il significato delle diverse sigle che contraddistinguono le denominazioni d'origine, s'informano d'ogni nuovo ristorante e produttore attraverso le guide specialistiche e le riviste dì settore, facendo sfoggio delle conoscenze in occasione di cene e degustazioni luculliane tra amici, giocando ad abbinare i migliori vini con i piatti ed i prodotti dell'enogastronomia. Affollano i saloni e le fiere culinarie, viaggiano con gusto, frequentando le migliori trattorie o i ristoranti stellati. La loro cucina è molto ben attrezzata con pentolame tradizionale o Junk food neo-tecnologico, coltelli di ultima generazione, cavatappi ipermoderni; apprezzano il gusto antico delle cose ma anche il design più innovativo, ripudiano il kitsch e le imitazioni. Amano viaggiare nel confort e se possono permetterselo anche nel lusso tra resort esclusivi e ristoranti di cucina d'autore. Generalmente si tratta di persone di livello culturale e classe sociale medio alta." Beh sotto questo aspetto anche McDonald ha avuto il suo impatto culturale mutando le abitudini dei clienti. Introducendo l'idea di ristorante da pasto veloce, fast food appunto, secondo alcuni studiosi, ha rotto alcuni tabù, come il mangiare mentre si cammina, un'abitudine frequente in Giappone, avrebbe inoltre livellato gli strati sociali durante le cene. Non ci sono più problemi per alcuni clienti che potrebbero essere imbarazzati se qualcun altro ordinasse del cibo più costoso in un ristorante; la differenza di prezzo dei cibi di McDonald's è infatti minima, e non dipendente dal maggiore/minore pregio degli ingredienti, quindi nessuna distinzione di classe. Peccato i risultati di un esperimento fatto negli Stati Uniti da tal Spurlock scrittore e produttore televisivo 33 anni, in salute, magro: 188 cm per 84 kg: dopo un solo mese di Chiken cips dieta fast food documentata con tecniche da Grande Fratello (TV h 24) ingrassò di 13 kg oltre a qualche acciacco al fegato e disfunzioni varie. Conclusione: A l’è tant mei sapà an piat d’agnulot. 3
GABIANO E DINTORNI Per promuovere una specie di Stati Generali del Basso Monferrato
Una pietra lanciata nello stagno Tutti le forze produttive, istituzioni locali, associazioni, cittadini uniti per valorizzare la nostra terra. Opportunità o necessità ? Per parlarne l’appuntamento è allo Story park giovedì 17 marzo alle 20,30. Proposta rivolta ai cittadini, alle associazioni di promozione turistica locale, agli operatori turistici, albergatori, ristoratori ed esercenti di pubblici servizi, alle aziende agricole, alle aziende produttrici di beni di consumo (salumi, vino e quant'altro) legati e caratteristici del territorio dei comuni delle due comunità collinari della Valcerrina e dell'Area turistica collinare del Parco del Po, con richiesta di collaborazione agli amministratori delle Comunità collinari Valcerrina e Colli e castelli del Monferrato, e delle amministrazioni comunali di Alfiano Natta, Camino Monferrato, Castelletto Merli, Cereseto, Cerrina, Coniolo, Gabiano Mombello, Moncestino, Murisengo, Odalengo Grande, Odalengo Piccolo, Ponzano, Serralunga di Crea, Solonghello, Verrua Savoia, Villadeati, Villamiroglio. L'idea di un associazione turistica di promozione del territorio nasce dalla considerazione che i nostri paesi hanno la potenzialità per uno sviluppo economico che ne valorizzi le caratteristiche paesaggistiche e culturali, e che nel contempo possa essere fonte di occupazione per i nostri giovani. L'idea può, deve, concretizzarsi nell'unione di tutti i cittadini che hanno a cuore il territorio, in particolare coloro che già operano nel settore turistico, per offrire ai visitatori una rete di servizi che va dall'ospitalità alberghiera alla ristorazione, dalla vendita di prodotti tipici all'accompagnamento in passeggiate e gite, dall'equitazione al noleggio di biciclette, dall'offerta culturale museale a quella di concerti ( rock, musica classica, leggera etc...), presentazioni di libri , mostre, corsi di formazione etc,
dall'offerta di locali ricreativi a sagre dove l'aggregazione possa esprimersi nel ballo. Perchè il prodotto Valcerrina ed area turistica collinare del Parco Fluviale del Po sia vincente è necessario superare i localismi e l' individualismo dei singoli per coordinare gli sforzi, per evitare di offrire, come purtroppo è accaduto troppo spesso in passato, le stesse iniziative a pochi chilometri di distanza in uno spirito di assurda concorrenza in cui non vi sono vincitori ma solo perdenti. La mia idea è quella di un associazione che coordini il territorio nel rispetto delle singole iniziative per offrire una continuità di interventi tra loro collegati e non contrapposti. L'associazione tra i vari operatori turistici ed i cittadini interessati rappresenterebbe poi un punto di forza nella contrattazione con le istituzioni e con le agenzie pubblicitarie per ottenere migliori trattamenti economici. Sperando che questa pietra nello stagno provochi reazioni positive resto in attesa di suggerimenti, critiche, e quant'altro, disponibile a mettere le energie necessarie alla realizzazione di questo progetto invito tutti gli interessati ad un primo incontro senza pregiudiziali per verificare se l'idea, anzichè essere la mera utopia di un visionario, possa raccogliere le adesioni e l'impegno di coloro che hanno a cuore lo sviluppo del nostro territorio. Propongo come data del primo incontro giovedì 17 marzo alle ore 20,30 presso il Parco Storico del Basso Monferrato Ex asilo di Gabiano Monferrato via San Pietro 27. A vostra disposizione per suggerimenti, critiche e adesioni al progetto : Silvio Bertana tel. 3452327167 e-mail bertanasilvio@libero.it
Auguste Couder: Versailles, 5 maggio 1789, Apertura degli Stati Generali in Francia 4
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Una veduta di Villamiroglio
Villamiroglio Sabato 5 marzo 2011: Cantè j’euv - la questua delle uova. Dalle ore 17.00 fino a sera Tradizione e Folclore in piazza. Sabato 5 marzo la piazzetta di Villamiroglio si animerà con il tradizionale Cantè j’euv - la questua delle uova; espressione di un arcaico desiderio di ritrovarsi insieme che accomuna generazioni diverse, avvolti da un’atmosfera di festa per rivivere emozioni tanto antiche quanto troppo spesso dimenticate, in una suggestiva tradizione popolare con cui si saluta il risveglio della natura e della campagna nell’approssimarsi della primavera. Il programma presentato dall’Associazione C’era una volta prevede l’intervento di un gruppo folcloristico che proporrà musiche e canti, animazione e la consegna da parte del Sindaco Paolo Monchietto di un semplice dono ai bimbi che interverranno, come simbolo di festa e buon augurio; un particolare invito a partecipare alla festa è rivolto ai bambini, ai ragazzi e alle loro famiglie perché si possa trascorrere insieme un pomeriggio di sana allegria in cui verrà inoltre predisposto uno spazio dove si distribuirà una gustosa merenda che anticiperà il pasto serale. Infine, alle 19,30 gli organizzatori con la preziosa collaborazione delle cuoche del paese presentano la “Cena della tradizione” con prelibatezze monferrine presso la “Locanda dei Sogni” sede dell’associazione nel cuore dell’antico borgo è d’obbligo la prenotazione e il costo è di 23,00 euro bevande incluse. La manifestazione è resa possibile grazie alla collaborazione con il Comune di Villamiroglio, la Comunità Collinare Valcerrina, la Provincia di Alessandria e la Fondazione CRT, ed è inserita nell’ambito dell’evento “Golosaria in Monferrato” che vedrà la partecipazione di Paolo Massobrio giornalista, ideatore e sostenitore del piccolo borgo monferrino. Info e prenotazioni: Massimo 3453350871 - Cinzia 3483602925
Un po’ di storia
Liti territoriali Villamiroglio si trova implicata, nel corso dell’età moderna, in controversie che sottolineano lo stretto rapporto di complementarietà tra il suo territorio e quello di Moncestino in quanto area di interessi comuni dei diversi rami dei Miroglio, la famiglia di locali signori. Le controversie vedono tipicamente i signori agire di concerto tra loro e con le comunità per garantire prerogative di transito sul Po a fronte dell’opposizione dei signori di Crescentino sulla sponda opposta. Il periodo compreso tra l’ultimo quarto del XVI secolo e la fine del secolo successivo fu endemicamente caratterizzato dai conflitti che opposero i signori Miroglio ai signori di Crescentino e a quelli di Verrua, comunità estesa alla sponda opposta del Po e in territorio sabaudo, a proposito del controllo di quel tratto di fiume e dei terreni rivieraschi. L’accendersi delle dispute fu innescato da uno dei non infrequenti mutamenti di alveo del Po, che secondo la (Continua a pagina 10) 5
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I porti sul Po Non tutti sanno che nel secolo ‘800 sul Po sorgevano una serie di porti utilizzati per i commerci e gli spostamenti delle persone. Da uno studio effettuato dall’Università di Pavia per conto di regione Piemonte e Parco Fluviale del Po abbiamo estratto queste interessanti notizie che fanno luce sull’importanza del Po come via di navigazione. Dallo studio si evince anche che oggi a causa i prelievi d’acqua, in primis quello del Canale Cavour per la sommersione delle risaie, il Po sino la Ticino ha un regime più simile ad un torrente che ad un fiume e la navigazione può esser svolta soltanto con canoe e kajak. In prossimità del centro abitato di Crescentino, al piede della collina circostante, nonché di fronte alla soprastante fortezza di Verrua Savoia, era storicamente presente un attraversamento fluviale, denominato “porto di Crescentino”. Agli inizi dell'800 se ne aggiunse un secondo, denominato “porto delle Ghiacciaie”. Entrambi sono censiti al 1841 e visualizzati nelle cartografie dell’epoca. Sul finire del XIX secolo Cartografie dell’800
precisamente nel 1889, sul prolungamento della direttrice stradale che dal centro abitato punta verso la collina e pertanto in prossimità del “porto di Crescentino”, è stato realizzato un ponte ad archi in muratura che, nonostante alcuni interventi successivi, anche consistenti, di manutenzione straordinaria e di ristrutturazione, ricalca ancora oggi l’immagine originaria. In corrispondenza dell’abitato di Fontanetto Po, erano storicamente presenti due attraversamenti fluviali, denominati “porto di Gabiano” e “porto di Moncestino” di collegamento con i centri abitati omonimi. In corrispondenza dell’abitato di Palazzolo, al piede della collina e di fronte al piccolo nucleo di Rocca delle Donne, era presente un attraversamento fluviale, porto di Rocca delle Donne, censito anch’esso al 1841, di collegamento con l'abitato di Coniolo. In prossimità dell'abitato di Pontestura era presente un attraversamento fluviale “porto” sul Po. Recentemente, in pros6
simità dell’abitato, ma in luogo posto più a valle del suddetto attraversamento, è stato realizzato un ponte stradale connesso ad una direttrice di nuova realizzazione. In corrispondenza dell’abitato di Trino Vercellese, al piede della collina, all’altezza dell'abitato di Camino era presente un attraversamento fluviale, il “porto di Brusaschetto”. Agli inizi dell'800 se ne aggiunse un secondo il “porto di Camino” posto in corrispondenza della grangia di Pobietto e, ovviamente, di collegamento con tali centri abitati. Negli ultimi anni dell’800 (1892-1894), in corrispondenza della direttrice stradale che da Trino va verso il Po, si segnala infine l’avvenuta realizzazione di un ponte ad archi in muratura, Porti di Gabiano e di Moncestino ad uso veicolare, sostituito nella seconda metà del XX secolo da un ponte, sempre ad archi, ma in calcestruzzo armato, che di tale opera riprende le forme, utilizzandone gli appoggi preesistenti. In prossimità dell’abitato di Morano Po, al piedi della collina e di fronte all'abitato di Coniolo, era in passato presente un attraversamento fluviale, porto di Coniolo, di collegamento con tale centro abitato. La città di Casale ha rappresentato nei secoli un punto strategico per il controllo dei trasporti tra il Monferrato, il Milanese, il Genovesato e il Torinese; al 1840 risale la costruzione del ponte di ferro sul Po, in sostituzione del precedente ponte di barche. Nella seconda metà nel 1885, il ponte stradale è stato poi affiancato, a breve distanza, dal ponte della linea ferroviaria, come documentato nelle cartografie. Gli attuali manufatti sono invece frutto di rifacimenti successivi, conseguenti a demolizioni di precedenti. Anche in prossimità dell'abitato di Frassineto Po, era
GABIANO E DINTORNI presente un attraversamento fluviale e porto sul Po. Le condizioni per la navigazione Nel tratto compreso tra Crescentino e l’opera di presa del Canale Lanza che sorge nel territorio di Casale, le condizioni morfologiche dell’alveo mostrano diffuse presenza di bassi fondali, rocce, massi affioranti ecc. Va evidenziato il fatto che in questo tratto il corso d’acqua presenta sponde relativamente più stabili rispetto alle zone di valle, avvalorando l’ipotesi che vede l’alveo fortemente condizionato dalle strutture collinari del Monferrato. I principali fenomeni di erosione delle sponde sono localizzate in sponda destra, nei pressi di Rocca delle Donne e di Cornale, ovvero nel tratto in cui le correnti idriche, erodendo al piede il versante settentrionale della Collina del Monferrato, destabilizzano i versanti e innescano numerose frane. L’intero segmento sino alla sezione di Coniolo, in corrispondenza della quale si manifesta il rigurgito indotto dallo sbarramento del Canale Lanza, è caratterizzato da diffusi affioramenti di rocce in posto, di cui si riconoscono frequentemente le posizioni degli strati che, formando vere e proprie “lame” nella direzione del flusso idrico o piccole “traverse” ad essa perpendicolari, ne condizionano lo sviluppo, accentuando almeno in parte forme e depositi. E’ evidente che l’energia del corso d’acqua, responsabile dei fenomeni erosivi che altrove si manifestano sulle sponde, in questo tratto provoca l’incisione e l’incessante fenomeno di modellamento della forma del fondo dell’alveo. Tale situazione contribuisce a conferire a questo tratto di fiume un aspetto tipicamente torrentizio, in cui la corrente alterna tratti con velocità elevata ad altri di relativa tranquillità. Si tratta di un tratto decisamente poco adatto alla navigazione, se non con imbarcazioni estremamente leggere e maneggevoli, del tipo tradizionalmente utilizzato sui corsi d’acqua a carattere torrentizio, canoe, kayak, ecc.; per tale tipologia di imbarcazione esistono già tre attracchi progettati, realizzati e gestiti dal Parco Fluviale del Po. Per ritrovare le prime testimonianze di imbarcazioni di dimensioni leggermente superiori, tipo “barcè”, generalmente manovrate a remi, si deve giungere nei pressi di Pontestura. Si tratta comunque di un utilizzo finalizzato esclusivamente alla pesca in zone di ridotta corrente e all’interno di un tratto di lunghezza alquanto limitata. In corrispondenza della sezione di Coniolo si segnalano i resti in alveo delle fondazioni di una vecchia tele-
ferica, utilizzata in passato per trasportare le marne da cemento dalla collina all’altezza di Morano (in sponda destra) agli opifici in sponda sinistra. Per un tratto di circa 2 km a monte del Canale Lanza, la corrente subisce un netto rallentamento per effetto dello sbarramento dell’opera di presa: se da un lato l’invaso idrico ivi formatosi per il rigurgito ha favorito la navigazione sportiva tanto che in quel tratto sono sorte alcune società motonautiche, dall’altro il rallentamento della corrente ha provocato un progressivo interramento del bacino, soprattutto ora che non vengono più eseguiti gli interventi di sezionamento un tempo finalizzati a mantenere le condizioni necessarie alla navigazione sportiva. Questo fattore, unitamente alla presenza di un’isola in centro alveo, ha provocato la nascita di un nuovo ramo (diversione fluviale) durante la piena del 2000, formando un ampio bacino idrico, successivamente isolato da importanti interventi idraulici, che ha acquisito particolare valenza ambientale. Il tratto compreso tra l’opera di presa del Canale Lanza e il ponte ferroviario di Casale Monferrato rappresenta un breve segmento del corso d’acqua di circa 2 km in cui i problemi di natura geomorfologica, idraulica e di navigabilità sono molteplici. Verso monte, ossia verso lo sbarramento del Lanza, si sviluppano per alcune centinaia di metri bassi fondali e depositi affioranti seguiti, sino alle porte di Casale Monferrato, da numerosi affioramenti del sottostante strato roccioso. Quest’ultimi rendono pericolosa la navigazione del corso d’acqua e, di fatto, la limitano a un solo tratto di poche centinaia di metri nei pressi della Città, ove il fiume presenta medi fondali e acque più tranquille, anche per effetto della soglia di fondo realizzata subito a valle del ponte ferroviario. Tuttavia, anche qui come a monte dello sbarramento del Canale Lanza, si osserva il progressivo deposito di materiale pietroso e vegetale per effetto del rallentamento della corrente idrica. La potenzialità del turismo fluviale sembra destinata ad accrescersi sia con l’aumentare del bisogno di evasione dagli agglomerati urbani, sia con la riscoperta di valori tradizionali dell’artigianato, dell’enologia e della cucina, come dimostra il proliferare della formula dell’agriturismo. In questo quadro si colloca il livello di successo che può incontrare l’apertura alla fruizione turistica di una idrovia in seno al territorio circostante. A sua volta, il territorio circostante, e in particolar modo se di rilevante interesse e sensibilità naturale (quale la Zona di Protezione Speciale del Po), potrebbe beneficiare di una idrovia in cui la navigazione è regolamentata e non lasciata al caso. Contrariamente a quan7
GABIANO E DINTORNI to accade oggi in cui è opportuno limitare gli accessi alle aree naturalisticamente meno delicate, si potrebbero realizzare in corrispondenza degli attracchi punti
informativi che dettino regole e comportamentali nei confronti dell’avifauna, a limitare la fruizione dell’idrovia durante le stagioni di riproduzione, a regolamentare la navigazione contenendo entro certi limiti la velocità di transito dei natanti e le potenze dei motori di propulsione nelle aree più sensibili. Da uno studio dell’Associazione Nazionale Nautica da Diporto “Il ruolo della nautica da diporto su acque interne nello sviluppo territoriale” del 2004 si evince come l’utilizzo della navigazione su acque interne da parte di privati diportisti, che interessa a livello nazionale oltre 200.000 mila barche, è oggi legata all’attività della pesca sportiva, 76% dei natanti. Ne deriva che gran parte delle barche che vengono utilizzate su acque interne sono di dimensioni modeste, il 93% è compreso tra 3 e 6 m, e che la loro propulsione è costituita per il 71,8% da fuoribordo a benzina; segue poi la propulsione a soli remi, 24,6%, quella con motori diesel entrobordo o fuoribordo, complessivamente di poco superiore al 3% e la propulsione a fuoribordo elettrico 0,3%. Circa le tipologie di imbarcazione in uso per l’offerta di turismo nautico su acque interne, escludendo a priori la navigazione di linea per la quale si utilizzano navi e battelli potentemente motorizzati, si pensi ai 8
grandi laghi, oppure ai canali di Venezia: i limitati battenti idrici e le caratteristiche morfologiche del corso d’acqua, infatti, non consentono il transito di suddette imbarcazioni, che, al contrario, dovranno essere limitate a pochi metri di lunghezza per risultare compatibili con le caratteristiche locali dell’idrovia. Analogamente alle motonavi turistiche, si esclude l’uso di “Peniche Hotel”, cioè chiatte e rimorchiatori riadattati per l’ospitalità di un ristretto numero di passeggeri, mentre potrebbe divenire interessante l’ipotesi di motoscafi o motobarche di dimensioni più modeste, potenzialmente utilizzabili per minicrociere giornaliere a vari scopi e, tra questi, in particolare, quello didattico e di osservazione naturalistico-ambientale: ad esempio sono stati recentemente studiati mezzi specifici che utilizzano la tecnologia del catamarano, uno scafo che richiede un pescaggio limitato e una potenza di esercizio modesta e particolarmente adatto all’uso di motori superecologici (come i fuoribordo a gas o i motori elettrici). La presenza di rocce all’interno dell’alveo attivo e gli affioramenti si concentrano soprattutto nel tratto Crescentino- Casale Monferrato. Le rocce costituiscono un elemento caratteristico del corso d’acqua e sono uno dei più importanti vincoli allo sviluppo della navigazione, la quale potrà limitarsi, allo stato attuale, ossia in assenza di risezionamenti di alveo, i citati natanti dotati di estrema maneggevolezza e ridotto pescaggio. Per lo sbarramento di derivazione del Canale Lanza che ci interessa è già previsto uno scivolo per imbarcazioni all’interno delle opere di compensazione del nuovo impianto idroelettrico di ID.E.A. S.p.A..
GABIANO E DINTORNI
Domenica 27 marzo: passeggiata tra le colline del Monferrato La Si.riusa organizza la prima uscita di primavera nelle splendide campagne Monferrine con visita alle architetture sacre, aperitivo pranzo e soprattutto con tanti amici con cui condividere queste belle esperienze. escluse. Possibilità di tesserarsi al momento dell'iscriRaduno ed iscrizione alle ore 8,30 al circolo “la zione. Menù: Polenta e salciccia, Polenta e fagioli, Si.riusa” presso lo Parco storico del Basso Monferrato frutta o dolce, in alternativa per chi non ama la polenex Asilo infantile di Gabiano; alle ore 9 partenza delta, pasta con sugo da definire, fagioli, salciccia con l'escursione. Itinerario: discesa a lambire il laghetto contorno di patate. Dopo il pranzo è possibile visitare irriguo del castello fino alla strada di fondovalle si il Parco multimediale del Basso Monferrato. Per presvolta a sinistra imboccando una lunga strada inghiaianotazioni: Raffaella 3477405508; ta in piano che ridiventa asfaltata alla Cascina VentoliSilvio 3452327167. na; nei pressi di un muro in cemento si prende lo sterrato a sinistra che gira intorno al Bric Castello dove sorgeva l’antico maniero dei Miroglio, signori del luogo, fino a giungere al sentiero che porta a Varengo lambendo il cimitero, dove si fa tappa per la visita del borgo di Varengo, dell'Ostello comunale “la Sosta” e della chiesa di Sant'Eusebio splendido esempio di architettura tardo barocca piemontese su progetto del casalese Franco Ottavio Magnocavalli conte di Varengo recentemente restaurata. Dopo l'eventuale aperitivo presso la trattoria “Stamberga del drago” si lascia Varengo per Casaletto dove si incontra la Cappella S. Maria della Neve con la sua graziosa facciata in mattoni; nel timpano è disegnato il profilo di un cuore. Si prosegue quindi fino a Mincengo dove incontriamo la cappella di Santo Stefano poi proseguendo lungo la strada provinciale arriviamo a Zoalengo dove si visiterà la chiesa di Sant'Aurelio ricostruita con facciata neoclassica a due ordini di lesene, con timpano triangolare; scalinata; pianta a navata unica con cappelle. Campanile: tre campane Gattinara e orologio Trebino. Inoltre nella frazione si può ammirare il panorama delle rocche ed i dirupati versanti boscosi che si stringono verso il Po, e contemplare le varie cappelle votive. La passeggiata si conclude con l'arriModalità di iscrizione : e-mail: Parco Fluviale del Po e dell’Orba vo al parco storico del Basso raffaella.amelotti@parcodelpo-vcal.it Viale Lungo Po Gramsci, 10 – Monferrato dove su prenotaNumero Verde 800-269052 15033 Casale Monferrato (AL) zione per i soci Arci sarà possifax 0142/448196 bile pranzare al costo di € 12 acqua inclusa altre bevande 9
GABIANO E DINTORNI
Villamiroglio: le liti
Le ricette della Si.Riusa
(da pagina 5)
Ha inizio con questo numero la rubrica sulle ricette tradizionali, tipiche o riscoperte da Raffaella De Riu cuoca che cogestisce il Parco Storico del Basso Monferrato. L’idea nasce dall’esigenza di una ricerca e di una conoscenza delle ricette che fanno parte della tradizione del Monferrato, della tradizione del nostro territorio, una rubrica scritta da donne e uomini che abitano il nostro territorio da sempre o da meno tempo, donne e uomini arrivati da altri paesi, vicini e lontani, uomini e donne che hanno abitudini, cibi e gusti a noi non conosciuti. Sarebbe molto interessante conoscere e capire com’è stata la loro integrazione anche per ciò che riguarda la preparazione del cibo come donne e uomini quindi che hanno qualcosa da condividere sull’ “arte del cibo”. Se avete ricette già sperimentate, ancora da sperimentare, consigli, curiosità o domande l’indirizzo è: Circolo Culturale “La Si.Riusa” c/o Parco Storico (ex asilo infantile) via San Pietro, 27 – 15020 Gabiano (Al) o a: raffaella.deriu.9e9z@alice.it o ancora cell 3477405508 Ecco per iniziare la ricetta della TORTA DI PANE. Ci sono mille modi per preparare questa torta, io la faccio così: 1 litro circa di latte; 2 uova intere; 1 hg. di zucchero di canna; 3 o 4 hg. di pane raffermo; Una manciata di amaretti; Una manciatina di uvetta passita; 4 Cucchiai di cacao amaro; 1 pizzico di sale; La scorza grattugiata di un limone non trattato. Unire tutti gli ingredienti, impastare e far cuocere in forno a 160° 170° per circa 40 minuti, fino a quando la torta risulterà asciutta ma morbida al tatto.
versione sostenuta dai feudatari di Crescentino ne aveva spostato il corso verso nord, dunque più addentro al loro territorio, in modo tale che entro i confini di quest’ultimo sarebbe ormai rimasta certamente compresa la sponda sinistra del fiume, sulla quale esisteva l’approdo settentrionale del «porto» di Moncestino, di proprietà dei Miroglio. A riprova delle loro rivendicazioni il conte di Crescentino poteva produrre la licenza concessa nel 1577 dal podestà del luogo in suo nome e della comunità al «portonaio» di Moncestino di «piantar la napola» del suo traghetto nei terreni («pascoli») della riva sinistra. E nel 1583 il giudice di Crescentino citava in giudizio il concessionario del porto per il mancato pagamento dei fitti dovuti per l’approdo al conte di Crescentino. Negli anni immediatamente successivi, la contesa locale diede origine, a causa dei suoi riflessi sulla definizione del confine di stato, a trattative fra delegati del duca di Savoia e di quello del Monferrato, scelti rispettivamente tra i senatori di Torino e di Casale. Questo intervento sfociò nel 1586 in una sentenza emessa dagli stessi delegati che dichiarò il confine tra i due territori contendenti al rio Poetto, assegnando quindi la riva sinistra del Po nel tratto interessato dalla disputa al territorio di Crescentino e dichiarando illecito l’approdo che vi tenevano i signori di Moncestino. Lungi dallo spegnersi, la contesa, per iniziativa soprattutto della parte sconfitta, si estendeva nel 1592 sui terreni della contrada della Nosetta, nella giurisdizione del feudo di Verrua, con un succedersi di atti possessori e rappresaglie sul bestiame al pascolo compiute dagli agenti dei feudatari delle due terre e di quella di Villamiroglio. Ancora fra il 1621 e il 1632, i Miroglio tornavano ad accusare di fronte alle magistrature monferrine i signori della riva sinistra di aver distrutto diversi termini di confine e approfittato dell’opera di corrosione del fiume per allargare indebitamente i propri territori in direzione di Moncestino. Nel corso degli anni Cinquanta del secolo, il conflitto si spostò sul controllo della navigazione fluviale e culminò con l’arresto operato dagli uomini dei conti di Moncestino a danno di barcaioli piemontesi diretti con sale e altre mercanzie al presidio di Trino. Non si spense però la contesa sui terreni alluvionali, se ancora nel 1688 i Miroglio si facevano promotori di incursioni nelle «ghiare» di Crescentino. L’estensione del dominio sabaudo alla riva destra del Po in seguito all’annessione del ducato di Monferrato realizzatasi all’inizio del secolo seguente congelò in parte questi conflitti o quantomeno ne smorzò le manifestazioni più aggressive, ma non pose termine alle liti che insorgevano per il possesso delle «ghiare». Infine nel 1690 una controversia con Odalengo Grande riguardò il bosco di Sant’Anna. 10
La vecchia banda di Villamiroglio
GABIANO E DINTORNI
La giornata di Lorenzo della 1a B alle scuole medie di Cerrina La mia giornata inizia alle 6:45 quando mi sveglio e mi preparo per andare a scuola. Alle 7:15 vado a San Grato di Cantavenna, dove mi aspetta lo scuola-bus. Porto con me lo zaino con i libri che pesano 13 kg (io peso 33 kg!). Alla stessa fermata sale anche il Ricky che è in classe con me. Il bus ci impiega 45 minuti per arrivare alla scuola media di Cerrina dove io frequento la classe 1a B. Si ferma a Zoalengo, a Gabiano alta dove sale la Fatima e Maria, poi si ferma davanti all’oratorio di Gabiano per andare in frazione Sessana. Da lì va direttamente alla scuola. Alle 7:50 entriamo in classe siamo in 15: Daniele, Marco, Andrea, Nicolae, Asja, Simone, Anna, Francesca, Riccardo, Michael, Fatima, Michela, Maria, Francesco ed io. La giornata più pesante è il venerdì perché facciamo sei materie in sei ore: Grammatica con la professoressa Sgarlata, Storia con il professor Balzola, Scienze con la professoressa Chiesa. Dopo l’intervallo
delle ore 10:25, ci sono le lezioni di inglese con la professoressa Infante, di musica con il professor Biano e per ultimo Francese con la professoressa Imarisio. Il venerdì usciamo alle 13:05 poi lo scuolabus ci porta a casa. La materia che preferisco è la Ginnastica che facciamo due ore alla settimana. Si gioca a tamburello oppure a rugby, io preferisco il tamburello, il Marco, il Michael ed io ce la caviamo bene. Adesso finalmente arriva la primavera e spero che usciremo un po’ più spesso per andare a fare qualche partita di calcio all’oratorio di Gabiano al termine delle ore di scuola. Pare che Don Carlo, che è il parroco di Gabiano ci lascerà, forse per andare a Cavagnolo. Speriamo di no perché ci troviamo bene con lui, non ci sgrida mai anche quando facciamo qualche marachella, tipo mettere in moto il trattorino per tagliare l’erba, o suonare le campane con le corde. Approfitto di queste pagine per far sapere che io e alcuni compagni di scuola facciamo la raccolta delle figurine Panini del calcio e abbiamo un sacco di doppioni da scambiare, chi è interessato può mettersi in contatto con noi anche scrivendo o mandando una mail alla redazione del giornale. Ciao a tutti da Lorenzo Ubertalli Scuola media Opezzo di Cerrina (e Forza Roma!) Informazione pubblicitaria
Correggiamo gli errori Alcuni lettori ci hanno segnalato errori e refusi nel numero di Febbraio 2011. Li ringraziamo per l’attenzione e per le segnalazioni e ci scusiamo con tutti i nostri lettori. L.M. ci scrive: Se mi permette una osservazione fatta in tutta amicizia, suggerisco di prestare attenzione alla correzione delle bozze: nella seconda colonna della prima pagina ho trovato i seguenti errori: ... rapporti famigliari e .... Non sappiamo che (se) è vero, sappiamo che le scelte giuste e evincenti .... Auguri di pieno successo. Ci risulta che famigliari si possa scrivere in entrambe le modalità, con e senza la g. La cosa ci rincuora in quanto sarebbe stato un grave errore di ortografia. Viceversa le altre due osservazioni sono corrette, si tratta evidentemente di refusi che, per fortuna, non alterano il senso della frase.
Cantina del Rubino a Cantavenna di Gabiano (AL) P.zza Libertà 10 - tel 0142-945031 I Produttori Cantavennesi hanno superato il punteggio di ottantasette su cento ottenuto dalla media aritmetica più alta fra i vini in concorso al Torchio d’oro 2010, con due eccellenze nelle diverse tipologie: Grignolino del Monferrato Casalese D.O.C. 2009 Rubino di Cantavenna D.O.C. 2008 L’azienda ha così meritato il premio speciale “Oscar Torchio d’Oro 2010”
————— Un altro lettore, Carlo Odisio di Zoalengo (Gabiano) ci segnala che nella poesia del Monti a pagina 9 i fieni sono ondanti e non ondati come scritto. E conclude :”Vi ringrazio per quel che fate per il nostro territorio”. Pochi leggendo una poesia avrebbero rilevato un simile errore. Il sig. Odisio ha ragione! Ci complimentiamo per l’attenzione.
Dal 20 marzo prossimo il Parco Storico del Monferrato a Gabiano via San Pietro 27 - tel. 347-7405508 - riprenderà a servire tutte le domeniche la Marenda Sinoira. Tutti venerdì e sabato, su prenotazione, sarà disponibile il servizio ristorante. 11
GABIANO E DINTORNI Caffè Trattoria del Centro: Castel San Pietro frazione di Camino (AL) tel. 0142.46.91.13 chiuso il martedì Se vi piacciono i piatti elaborati, ricchi di salse e condimenti vari, questo posto non fa per voi, se invece amate la tradizionale cucina Monferrina, quella fatta in casa, direi quasi in famiglia allora è il caso di farci una visita. Il titolare Calvo Giovanni gestisce da sempre questa trattoria con la moglie Maria Silvia e la figlia Elisa che sono le cuoche. Uomo di poche parole, all’antica; non troverete traccia di questo locale su internet e nemmeno sulle guide turistiche. Prima
Una foto della trattoria del 1915
… ed oggi.
di lui il padre e il nonno e il bisnonno e, probabilmente, anche il trisnonno, gestivano sempre lì, sempre la stessa trattoria dal ….1835! E’ probabilmente il locale di ristorazione fra i più antichi del Monferrato. Certo ora non appare più come nelle fotografie d’epoca, ha subito ristrutturazioni e adeguamenti ma il luogo è sempre quello: sulla piazzetta della frazione che è poco più che uno slargo lungo la strada che da Trino porta a Camino. L’ambiente è semplice, popolare tranquillo, i coperti sono circa 80. Il 26 febbraio abbiamo cenato alla Trattoria. I piatti sono quelli tipici locali: salumi misti, carne cruda appena condita che ciascuno poi può adeguare ai propri gusti; peperoni, con lieve e piacevole (per me che amo l’aceto) sentore d’aceto dove evidentemente sono stati conservati dopo la raccolta, ed una bagna calda gustosa (personalmente la apprezzo più abbondante), che conserva il sapore degli ingredienti essenziali aglio e acciughe, non coperti dal gusto del latte o della panna. Il Fritto misto è il piatto forte: animelle, fegato, polpette, polmone, cervella, bistecchine e salsiccia accompagnati da amaretti, semolini, fettine di mele e cremini al cioccolato. Tutto passato in pastella e fritto a puntino. Poi, agnolotti al sugo. Per dessert Bunet e Tirami su. Come vino abbiamo scelto una Bonarda del 2009, leggermente frizzante, di 12,5° prodotta nell’astigiano (VinchioVaglioSerra) per finire una grappa morbida prodotta con vinacce di Moscato. Il prezzo si aggira attorno ai 35 €, vini a parte. Ciò che più di tutto si apprezza è che tutte le portate sono fatte in cucina, niente è acquistato pronto. 12
Lo si nota oltre che dal gusto dalla consistenza degli alimenti come ad esempio i friciulin di semola, particolarmente morbido, anche dalle forme degli agnolotti che, come avviene quando si fanno in casa, capita che qualcuno si apra, e non sono tutti perfettamente uguali come soldatini in parata. Anche l’impastellamento lieve e sottile dei componenti del fritto misto che lascia intravvedere il contenuto e non appiattisce il sapore sul fritto ci racconta come lavorano i cuochi. Da altre parti invece mi è capitato di vederne strati spessi che avvolgono carni e contorni nascondendone oltre che le forme anche il sapore. Alla fine della cena la sensazione è quella di esser stati a casa di amici o conoscenti, che senza ricercatezze e con semplicità vi hanno offerto quello che avrebbero preparato per un cena in famiglia, a questa sensazione hanno certamente contribuito i clienti presenti, cinque dei sei gruppi erano famiglie con bambini. Al di là della genuinità e della freschezza dei cibi qui si può scoprire quanto la semplicità dei modi, dell’ambiente, del servizio, oltre che dei piatti serviti sia diventata una rarità.