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G ABIANO E DINTORNI Autorizzazione n° 5304 del 3-9-99 del Tribunale di Torino - Direttore Responsabile Enzo GINO - Sede: Fraz. Cantavenna di Gabiano via S. Carpoforo 97 – Per informazioni e pubblicità tel. 335-7782879; fax +391782223696 - www.gabianoedintorni.net – mail: posta@gabianoedintorni.net -

febbraio 2011

Territorio e informazione di Enzo Gino qualche canonica (se prima del 1861) o negli archivi coDa sempre il territorio in tutte le sue diverse munali, in cui si citano i nomi, le firme, le attività ed i declinazioni: agricoltura, ambiente, paesaggio, storia, rapporti famigliari e amichevoli dei nostri avi per capire. cultura ha avuto una importanza essenziale per chi vi abiO leggersi i giornali di fine ‘800 in cui si narra cosa actava. Oggi questa centralità è ancora più evidente in un cadde nel bene e nel male per mano dei nostri avi per scomondo in cui la produzione di taluni beni di consumo si è prire che non siamo solo ciò vediamo guardandoci allo sostanzialmente trasferita, talvolta in terre lontane come i specchio. paesi dell’est o addirittura l’estremo oriente e, come si Attraverso queste modeste pagine cercheremo di rappredice oggi, si è delocalizzata. In questo contesto quali prosentare, per come siamo capaci, a chi ci legge, siano essi spettive quindi per noi abitanti del Piemonte e in particobimbi delle scuole primarie o secondarie, adulti o pensiolare di queste bellissime terre del Monferrato? La risposta nati, l’anima di queste terre e come esse per secoli hanno può esser trovata in una parola: territorio. Il territorio è consentito a intere generazioni di vivere e di arrivare ai unico ed irripetibile, il territorio ha connotati, peculiarità giorni nostri. Crediamo sia importante oggi più che in tipiche uniche simili ma mai uguali da un luogo all’altro. passato rafforzare i legami, le informazioni, fra noi, e fra Il territorio come complessità di storia, cultura, ambiente, noi e la nostra terra, persone, economia è importante fare circoaltro rispetto alla somlare informazioni e ma di ciascun bene di idee di cui l’informaconsumo. Si può reazione di massa attenta lizzare un autoveicolo al quotidiano non si in estremo oriente uinteressa. Qualcuno guale o del tutto simile diceva che chi non ha ad uno realizzato a passato non ha futuro. Mirafiori, si può reaNon sappiamo che è lizzare in India un vero, sappiamo che le “fuset” in tutto e per scelte giuste e evincentutto uguale a quello ti sono sempre la risulche si realizzava in una tante della raccolta di boita del cavanevese tante informazioni e cento anni fa, tutto o della loro intelligente quasi può esser copiaelaborazione. Le inforto, riprodotto e rivenmazioni derivano spesduto, ma l’insieme di so dal passato, sono tutti questi generi, di nei giacimenti culturali questi prodotti, non che ciascuno ha accufanno né faranno mai Tipico paesaggio Monferrino mulato negli anni, la un Territorio che oltre a loro elaborazione serve ad affrontare il futuro. non esser fatto solo di materia ha anche una sua anima Chi vuol partecipare nell’interesse di tutti ma, inevitabilnon materiale non riproducibile, per fortuna. Con una mente, anche proprio, è il benvenuto. iperbole possiamo dire che il Monferrato, come le Langhe e ogni altro luogo non può essere realizzato in Cina e poi rivenduto nel mondo. Il territorio quindi è molto di più di una “fabbrica” con cui lavorare e produrre ricchezza e Sommario di febbraio 2011 benessere per chi vi investe, ma è una componente essenTerritorio; 1894: o qul o nün! - Vocabolario Gaziale della vita dei suoi abitanti. Non è solo terra, acqua, bianese - Turismo a Gabiano e dintorni - Fritto aria, boschi, colture, fabbriche, strade, case, è memoria, misto alla Piemontese come di fa? - Le iniziative storia, cultura, rapporti e relazioni; è il cardine imprescindello Story Park: Che cos’è la kinesiologia - La dibile della Comunità. storia di San Valentino - La Locanda del Borgo Basta leggersi gli atti di nascita, di morte, di matrimonio registrati nei libri ormai corrotti dal tempo depositati in


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1894: o qul o nün! (o quello o nessuno!) Come è potuto accadere che buoni e bravi contadini, timorati di Dio e dediti alla loro parrocchia siano diventati pericolosi sovversivi tanto da richiedere l’intervento delle forze dell’ordine con tanto di arresti processi e condanne ? Forse sul finire dell’800 già si percepivano le forti passioni che nel secolo successivo avrebbero sconvolto il mondo ed inevitabilmente anche le nostre colline. Grazie alla rievocazione fatta da Don Calvo nel suo Libro in cui si appoggia all’archivio storico della diocesi di Casale, ed agli articoli che abbiamo reperito su La Stampa dell’epoca , emerge la vita e la storia di anni che nonostante tutti i cambiamenti e le trasformazioni intervenute in oltre un secolo, sentiamo ancora vicini. In essi le vicende legate a persone che erano delle nostre famiglia e della nostra comunità, storie che meritano di essere diffuse e fatte conoscere perché in esse stanno le nostre radici . per alcuni mesi la parrocchia. Risulta che quest’ultimo conQuando ero piccolo mio nonno mi parlò di un episodio che testò in chiesa, durante una funzioaccadde a Cantavenna quando ne pubblica, la scelta di Don Melanche lui era un bambino. Mi lana. Bastò questo per scatenare le parlò niente di meno che di una contestazioni. Almeno così si scrisommossa. Pare che il parroco ve nei resoconti. Nonostante il incaricato di allora, tal Don Melvescovo abbia provveduto al pronlana, che si sarebbe dovuto inseto trasferimento del contestatore, diare nella parrocchia di Cantada allora e per molto tempo si susvenna, non fosse gradito ai parseguirono atti di contestazione e di rocchiani. aperta rivolta contro le autorità Nel citato scritto scritto di Don ecclesiastiche. Al grido di “o qul o Luigi Calvo (edito dalla Associanün!” (o quello o nessuno) avvenzione Idea Valcerrina) viene finalnero contestazioni in chiesa, occumente raccontata (fra le altre) la pazioni della stessa e della canonistoria di quella agitazione. Ne ca, vennero sequestrate le chiavi di diamo un succinto riassunto riporaccesso alla chiesa, messi cartelli tando anche le cronache estratte La 1 dicembre 1894Riteall’ingresso del paese con al scritta da Stampa La Stampa dell’epoca. Il processo: “In seguito allaabbiasommossa dei cantavennesi “passaggio proibito a tutti i preti nendo di fare cosa gradita contro nuovo parroco don che nello scorso che non siano Don Amisano”. mo poiil riportato sul sito il Mellana, racottobreparlato dovettedella abbandonare Tutti i parroci inviati temporaneaconto vicenda. la parrocchia non appena ne aveva preso possesso coll’aiuto di Dio e dei carabinieri” mente per calmare le acque si troOltre alla interessante e piacevole “…” varono di fronte un muro di conterappresentazione della cultura e stazioni. Lo stesso mons. Barone della vita locale dell’epoca, un che al vescovado ricevette una dato che emerge dalle vicende “ La Stampa 4 dicembre 1894 delegazione di Cantvennesi che descritte da La Stampa è la rapidi… gli imputati. Tra questi uno è assessore e presentavano le loro rimostranze tà con cui si celebravano i processono consiglieri del Comune di Gabiano di cui oltre a lanciar loro invettive li defisi con relativa sentenza: …. tre Cantavenna è frazione “ nì dei “bataru”. Così tutte le giorni. Un anno per il ricorso!. famiglie di Cantavenna (oltre Leggendo le vicende raccontate 200!) sottoscrissero una petizionon sembra che i parrocchiani di ne all’arcivescovo di Vercelli, al Cantavenna avessero particolari Cardinale di Torino ed al Miniostilità contro la Chiesa o le stro dio Giustizia e dei culti. Si gerarchie ecclesiastiche, tant’è susseguirono tentativi da parte che fra il 1855-1857 avevano dei preti di entrare in chiesa e in contribuito all’ampliamento canonica, con fabbri che si rifiudella chiesa autotassandosi e tavano di aprire le serrature, cadedicando centinaia di domenirabinieri che cercavano di farsi che di lavoro nell’opera. Il 1° consegnare le chiavi, e una volta maggio 1893 il vescovo Paolo ottenutele, vedersi assaliti dalla Maria Barone accolto trionfalgente chiamata al suono delle mente, affermò “che la popolacampane armati di falcetto. Alla zione di Cantavenna era la michiesa di sant’Aurelio, una gliore di tutta la diocesi”. Don La Stampa 1 dicembre 1894 frazione vicina, in ci si era rifuRavetti artefice dell’impegnativa “il dibattimento si prevede abbia durate tre giorni” giato Don Mellana, ignoti rupimpresa e parroco originario pero i vetri a sassate. proprio di Cantavenna molto Ci fermiamo qui nel nostro racconto, chi volesse sapere amato dalla maggioranza dei suoi compaesani, fu fatto ogdettagli ed epilogo della vicenda può leggersi il racconto sul getto di lettere anonime al vescovo in cui lo si accusava di citato libro di Don Calvo o, se preferisce sentirselo racconingiurie e malversazioni. A seguito della rinuncia dell’arciprete avvenuta il 1° gennaio 1894 venne incaricato a reggetare direttamente dalla voce di un pronipote di quei conre provvisoriamente la parrocchia in attesa di un sostituto testatori (tal Gino Giovanni) sul sito internet www.gabianoedintorni.net. Per parte nostra riportiamo don Ernesto Amisano. La curia individuò successivamente, l’estratto delle pagine de La Stampa di quei tempi in cui si fra i diversi concorrenti, a ricoprire l’incarico di arciprete di dà conto del processo che si tenne a Casale e che vide nuCantavenna don Pietro Mellana con disappunto di don Amerosi condannati. misano che pure teneva a quell’incarico e che aveva retto 2


Gabiano e dintorni La Stampa 6 dicembre 1894 Il processo: “ Per una Rivoluzione contro il parroco” ossia : “Per aver nell’estate scorsa estigati i Cantavennesi, frazione di Gabiano, gli abitanti ad opporsi con minacce, vie di fatti ed altri reati alla venuta del parroco don Pietro Mellana…”

La Stampa 14 gennaio 1895 Il ricorso: un anno dopo.

Dedicato al bisnonno Giovanni e a tutti gli altri ribelli Ci permettiamo qui un giudizio del tutto personale. Vi sono molti aspetti oscuri nella vicenda per cui non ci è chiaro perché una comunità che tanto diede per la sua chiesa poi si sia ribellata a scelte evidentemente non condivise. Erano altri tempi e nelle persone vivevano altre passioni. Ma al di là della scomposta reazione, ci pare di vedere un senso di appartenenza, di partecipazione, di coinvolgimento non solo nella realizzazione materiale della chiesa ma anche nella sua conduzione che, rispetto alla indifferenza diffusa e all’individualismo imperante tipico dei nostri tempi ci fa apprezzare quei moti e quelle persone, che testimoniano vitalità, solidarietà, partecipazione, valori perenni che restano... al di là delle sentenze spesso figlie dei tempi. La chiesa di Cantavenna all’epoca di fatti

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VOCABOLARIO GABIANESE Continua, in questo numero di febbraio, la pubblicazione di notizie e notiziole storiche sulle definizioni, denominazioni, parole legate ai luoghi, alla storia ed alle abitudini di Gabiano tratte dalla ristampa, pubblicati dal Comune di Gabiano nel 1989 degli "Statuti del Comune di Gabiano Monferrato" a cura di Luigi Calvo. (La prima parte la potrete trovare su www.gabianoedintorni.net) Come si potrà leggere nella lunga elencazioni di ruoli e funzioni istituzionali previste dallo Statuto, l'apparato amministrativo medievale era molto consistente certamente molto maggiore che ai tempi nostri. Ciò è evidentemente legato alla condizione di Libero Comune che faceva assomigliare l'istituzione locale più ad uno stato indipendente che ad un ente decentrato dello Stato come oggi. Nel comune medievale infatti venivano assolte tutte le funzioni non solo amministrative, ma di ordine pubblico, giustizia, di rapporti con altri soggetti esterni al comune stesso esercitate da veri e propri ambasciatori. Si può quindi affermare che rispetto ad oggi esso si "autogestiva" molti più istituti di quanto oggi accade. Non sfugge il fatto che non esistessero elezioni e che quindi il potere locale discendeva sostanzialmente dal Marchese. Dalla lettura dei soggetti costituenti la complessa macchina amministrativa si comprende come le istituzioni Comunali fossero ben articolate senza lasciare nulla al caso e certamente la gestione diretta di tutti gli aspetti della vita comunitaria richiedeva capacità notevoli, maggiori di quelle oggi esercitate. Vien da chiedersi infatti cosa accadrebbe oggi se in ambito comunale si dovessero giudicare, o derimere contenziosi fra compaesani o addirittura con altre comunità, oppure se gran parte dei tributi e tasse dovessere essere emesse localmente.... . In questi anni, anche a seguito delle spinte federaliste, vi è stata una riscoperta del "localismo" ed è ormai entrato a far parte oltre che della mentalità politica anche di numerose leggi: il cosiddetto "principio di sussidiarietà" infatti stabilisce il diritto-dovere dell'istituzione più vicina alla gente di amministrare tutti gli aspetti che la toccano direttamente, solo quando tali aspetti hanno implicazioni che vanno al di là dei confini locali interviene l'istituzione direttamente superiore secondo una gerarchia che parte dal Comune ( o quartiere nelle grandi città) per arrivare attraverso Provincia, Regione e Stato alla Comunità Europea. E' anche compito quindi degli amministratori locali far valere questo principio di sussidiarietà ormai acquisito dalle istituzioni, conquistando ambiti di autonomia sempre maggiori e, soprattutto, saperlo gestire nell'interesse della comunità. Come si pagava Soldo (Solidus), la ventesima parte della lira; semplice moneta di conto, è approssimativamente equivalente al denaro grosso, moneta effettiva. Denaro (Denarius), la dodicesima parte del soldo. Prima del Mille rappresentava l’unità monetaria carolingia ed anche, in argento, l’unica moneta in vigore: il soldo e la lira erano monete immaginarie. In seguito subisce una progressiva svalutazione e la moneta si fa più piccola e bronzea. Oltre a questo denaro, chiamato appunto piccolo o anche imperiale, in età comunale si incominciò a battere un secondo denaro, detto grosso, coniato in buona lega d’argento, di peso superiore a grammi uno: il suo valore si avvicinava al soldo, moneta che per se stessa non divenne mai circolan4

te. Con tale termine i nostri Statuti intendono il denaro imperiale piccolo. Lira (libra), unità monetaria di conto introdotta a seguito della riforma di Carlo Magno. Si divideva in 20 soldi e 240 denari, ma solo questi ultimi erano coniati. Moneta (Moneta), l’unità monetaria in vigore negli Statuti è la Lira con i suoi sottomultipli, il soldo e il denaro. Le prime due sono monete di conto; invece il Denaro, moneta bassa, e il Fiorino, moneta alta, sono effettivamente battuti. Dando inizio alla dinastia paleologa, il marchese Teodoro I aprì una zecca a Chivasso, la quale coniava Fiorini e denari grossi e piccoli, successivamente trasferita a Casale, dopo che essa divenne la capitale dello Stato nel 1435. Non ci è dato di conoscere con precisione il sistema monetario adottato a Gabiano. Le unità di misura Staio (Starium), recipiente cilindrico in legno a doghe cerchiate, che rappresenta l’unità di misura del grano e del vino, anch’esso denominata staio; corrisponde a circa 16 litri circa a Gabiano. Trabucco (trabucus), misura lineare corrispondente a 3 metri circa. Semisse (Semissum), misura lineare, mezzo piede, corrispondente a circa 25 cm. Tavola (Tabula), misura di superficie; a Gabiano corrisponde a metriquadri 38 circa. Piede (pes), misura lineare sottomultipla del trabucco, di cui è la sesta parte, corrisponde a circa 50 cm Coppo (Cupum, copellum), misura di capacità dei cereali, sottomultipla dello staio, di cui è la sedicesima parte. Corrisponde a circa un litro ed era in uso presso i mugnai. Le istituzioni Airali (Airales), zona di uso pubblico a mezzogiorno della Villa o altro abitato, costituita essenzialmente da aie (areae) ed edifici rustici, talora difesi da fortilizi (St. Villadeati); vi si riponevano ed esponevano al sole messi per la trebbiatura, fieno e altri prodotti che non potevano essere collocati all’interno della Villa per la ristrettezza delle sue strade e cortili e anche per il pericolo d’incendio tanto paventato. Ambasciatore (Ambusciato), persona a servizio del Comune e pagata a giornata per ambasciate dentro, ma soprattutto fuori del Comune. Sono così denominati anche i delegati, solitamente in numero di due, designati dal Comune a rappresentario nelle assemblee del Parlamento monferrino, convocato dal Marchese. Camparo (Camparius), guardia ingaggiata annualmente dai Consoli per custodire i beni e i prodotti agricoli: deve investigare e denunziare persone e animali danneggiatori al Clavario, accompagnare i Consoli nell’ispezione dei confini e delle delimitazioni, e risponde dei danni se non si trova il colpevole. A sorveglianza dei campi vengono assoldate anche guardie private. Capofamiglia (Caputdomus), rappresentante e responsabile del nucleo famigliare, deve essere maschio e almeno diciottenne, ha il dovere di partecipare ai lavori stradali e di prestare servizio di guardia alla Villa e ha il diritto di denunciare i danneggiatori di beni agricoli. Castellano (Castellanur), rappresentante del Marchese,


Gabiano e dintorni finchè il feudo di Gabiano è direttamente soggetto al suo potere; poi signore locale della famiglia dei "de Gabiano", imparentata con gli Aleramici, che gli hanno dato in concessione il feudo. Giura fedeltà agli Statuti, approva e presenzia il Consiglio, rispetta gli obblighi degli ordinamenti statutari, sovrintende il movimento degli stranieri, riscuote le spettanze del Marchese, tutela i cittadini contro singoli o enti stranieri. E’ il giudice ordinario nella sua giurisdizione, siede in tribunale osservando un calendario e con l’ausilio di un Notaio amministra la giustizia secondo gli Statuti del Comune, i decreti del Marchese, cui soltanto deve attenersi per furti di grave entità e in rilevante materia penale, e secondo il diritto comune, sia in campo civile. Castello (Castrum), complesso di edifici sul colle di Gabiano, circondato da siepe, fossato e mura, cui si accede me-

23 febbraio 1422 gli Statuti del Borgo di Gabiano ottengono l'approvazione del marchese di Monferrato e signore di Gabiano diante una porta munita di rastrello. Si compone di un mastio o fortezza e di un palazzo, residenza abituale del Castellano, il quale in una sala al pianterreno amministra la giustizia con l’ausilio di un Notaio e di un famiglio e nei sotterranei detiene i carcerati . Un appartamento è riservato al Marchese che talvolta vi soggiorna. Come entità economica, possiede una proprietà fondiaria e come organismo giuridico riscuote ammende e tributi per conto del Marchese. Per la prima volta in un atto datato l’anno 1246 viene nominato il Castello come dimora signorile fortificata a Gabiano. E’ probabile però che la costruzione di un castrum a Gabiano risalga al sec. Xl, inteso tuttavia come semplice centro munito di difese, in un sito a ovest dell’attuale Castello, ancora oggi denominato Castelvere (dal lat. castrum vetus, -castello vecchio-). Ad esso è annessa una Chiesa castellana dedicata a S. Maria. Nel corso del 1400 subisce una decadenza nelle sue strutture, perché passata la signoria dei «de Gabiano» ad altro feudo esso si riduce a sede di un Castellano nominato dal Marchese di Monferrato e di un presidio militare. Clavario (Clavarius) o Notaio, funzionario del Comune a cui sono attribuiti compiti di cancelleria: custodisce una chiave della cassa, interpreta i Capitoli, registra i contratti, inventaria i beni comunali, verbalizza le sedute del Consiglio e le denunce dei Campari, registra le perizie degli Estimatori. Inoltre svolge funzioni di amministrazione finanziaria: risponde delle entrate e delle uscite, aggiorna il registro catastale, riscuote le multe. Infine opera nell’amministrazione giudiziaria: pignora e custodisce i pegni, sostituisce altri ufficiali in alcuni casi di fermo e coartazione, riceve denunce di danneggiamenti. Cognitore (Cognitor), singolare figura insieme di giudice e

di avvocato di appello, cui gli Statuti di Gabiano accennano semplicemente. In Statuti di Casale è un avvocato del collegio cittadino il quale a richiesta e spese di una delle parti riesamina la controversia e assumendo una funzione giurisdizionale emana una sentenza alla quale il giudice ordinario non può opporsi. Collettore (Collector), esattore ausiliare delle imposte. Colombo (Columbus), l’inviolabilità dei colombi addomesticati si spiega con il loro utilizzo per recapitare messaggi da parte del Signore. Venivano allevati nelle cascine di sua proprietà in zone vicine al Castello, ancora oggi denominate Colombaro e Monte Colombo. Comune (Commune): dal senso originario di comproprietà e cointeresse di un gruppo di privati consorti che giurano un patto comune, il termine è passato a denotare un’intera comunità riconosciuta esplicitamente dal Signore, il quale le accorda immunità e esenzioni da tasse e prestazioni arbitrarie, garantendo per iscritto. Ne consegue che quello di Gabiano, della cui esistenza si ha notizia per la prima volta in un documento del 1287, non si configurò come libero Comune, venendosi a trovare in una posizione di vassallaggio feudale. Al principio della loro carica infatti il Castellano, mandatario del Signore, e i Consoli, rappresentanti del Comune, devono giurare reciprocamente lealtà alle franchigie della Comunità e sottomissione al feudatario. Anche la caccia, vietata ai Gabianesi e riservata al Signore - proibizione insolita negli altri Statuti della zona - è una conferma di questa condizione di soggezione del Comune. I tributi che abitualmente il Comune preleva ai Gabianesi possessori di immobili sono la taglia (Talea), il fodro, il prestito praestitum), e altre imposte non specificate. Inoltre dai capifamiglia si esigono corvé di lavoro e di guardia. Ancora al Comune i rei giudicati devono corrispondere alcune pene pecuniarie, quali la multa (Bannum) e l’ammenda (emenda). Un terzo di tutti gli introiti comunali è devoluto al Marchese. Consiglio (Consilium), organo collegiale del Comune. I suoi membri, in numero di venticinque nell’anno della promulgazione degli Statuti, sono in parte rinnovati semestralmente o annualmente dai Consoli , i quali li prescelgono tra i capifamiglia residenti a Gabiano almeno da 10 anni. A loro volta quattro consiglieri estratti a sorte eleggono i due consoli. Questi convocano l'assemblea, ottenuta la licenza dal Castellano. I Consiglieri devono rispettare l'ordine del giorno precedentemente comunicato e passare alle votazioni solo su proposte avanzate dal Castellano o dai Consoli. Il Consiglio approva nuovi capitoli o emendamenti ai precedenti, vendite di beni comunali, ma può anche attribuirsi poteri esecutivi, infligge multe e concede l'autorizzazione ad adire ad altri tribunali. I consiglieri falsari sono deposti. Console (Consui), qualsiasi Uomo di Gabiano scelto da alcuni Consiglieri ogni anno o semestre. Abbinato ad un collega, nomina a sua volta nuovi membri del Consiglio e tutti i funzionari del Comune; convoca e modera il Consiglio stesso. Ineleggibile per il bienno seguente, esercita essenzialmente un potere esecutivo: tutela gli interessi degli Uomini di fronte al Marchese, coordina la difesa della Villa, ispeziona il territorio, sovrintende a opere di pubblica utilità, verifica i pesi e le misure e vigila i pubblici esercizi, eleva contravvenzioni per danni, cura le entrate e le uscite del Comune, dirime controversie di passaggi. Credenza (Credentia), sinonimo di Consiglio del Comune nella maggior parte dei Capitoli, in altri si affianca al termine Consiglio, con cui può essere più o meno sintatticamente connesso (Consilium seu / et Credentia). In un caso se ne distingue: in 11 infatti si dà facoltà ai Consoli di convocare 5


Gabiano e dintorni congiuntamente Consiglio e Credenza. Sembrano qui evidenziarsi due ordini di assemblea: una più allargata, il Consiglio propriamente detto, l’altra più ristretta e segreta, la Credenza appunto, come il termine effettivamente significava nell’alto Medioevo. In un caso la parola denota l’edificio dove si tengono le assemblee. Discernitore (Dircernitor), ufficiale collaboratore del Massario nel sovrintendere all’opera di deviazione, riparazione e rintracciamento di strade secondarie e campestri. Ne sono eletti ogni anno due per parrocchia. Loro compito è anche di vigilare i terreni comunali. Esattore (extractor), riscotitore dei tributi comunali. Estimatore (Extimator o existimator), ufficiale eletto dai consoli on il compito di eseguire perizie collegiali di beni mobili e immobili, valutare danni e offrire consulenze ai consoli per la determinazione del prezzo delle carni. Libro (Liber), libro su cui si trascrivono le delibere dei Consigli; libro su cui si annotano le denunce, le multe, le entrate ed uscite del Comune. Manuale (Manuale), inventario in forma sintetica dei beni immobili a scopo di imposizione fiscale. Massario (Massarius), pubblico amministratore della massa o grande proprietà fondiaria, appartenente in epoca comunale per gran parte ai consorti. In particolare egli cura l’agibilità delle strade secondarie e campestri. Nunzio (Nuntius), ufficiale del Comune cui sono sostanzialmente attribuiti i compiti di trasmettere ai Consiglieri l’avviso di convocazione in assemblea, di proclamare bandi di ogni genere nelle varie località, di coordinare i turni di guardia alla Villa, di ingiungere agli accusati di presentarsi al giudice, di eseguire i pignoramenti e di affiancare i Consoli nei loro interventi sul territorio. In 131 è prefigurato anche un nunzio privato che si sostituisce alla parte in causa nel compimento dell’attività giudiziaria. Notaio (Notarius), con questo termine sono configurati il Notaio del Comune, quello del Castellano e il notaio pubblico. Il primo si identifica con il Clavario nelle funzioni di cancelliere o comunale talora coadiuvato da un collega, o giudiziario. Il Notaio del Castellano interviene soltanto per recepire una mallevadoria. Infine i notai pubblici, con compiti analoghi a quelli odierni. Stazzatore (Stantiator, Stantiariur), ufficiale eletto dai Consoli che insieme al Verificatore controlla stai, misure e pesi riferendoli a campioni in suo possesso. Suo ufficio specifico è di commisurare i recipienti di liquidi mediante un’asticella graduata chiamata stazza. Terreni Comunali (Communia), appezzamenti collinari indivisi a disposizione della Comunità per pascolarvi bestiame o raccogliervi legna. Successivamente in seguito alla divisione del podere tra i consorti si ridussero di quantità e qualità. Tuttavia ancora nel sec. XVIII i catasti comunali ne annotano alcuni, specialmente nel territorio di Cantavenna: pascoli in Paramantia e al Castellazzo, boschi a Roncarolo, Bertinotta e Bosco Calvaro. Ne furono pure concessi temporaneamente dal Comune in uso a privati per facilitare passaggi, per piantagioni o canalizzazioni. Inoltre si devono intendere anche le terre alluvionali di pianura confinanti a nord con il primitivo corso del Po, a ovest con il territorio di Moncestino e a est con quello di Rocca delle Donne, riscattate a spese della Comunità dal Signore del luogo, alle quali sembra alludere il 34. Dopo secolari controversie con il comune di Fontanetto e con il monastero di Rocca delle Donne tale area, seppure non integralmente, appartiene an6

cora oggi al Comune e in piccola parte al Castello. Parrocchia (Parochia), le parrocchie situate nell’ambito del Comune non sono nominate, tranne quella di 5. Aurelio. Tuttavia anche le altre tre, S. Pietro di Gabiano, S. Eusebio di Varengo e S. Carpoforo di Cantavenna, sono citate nei più antichi estimi della Diocesi di Vercelli, risalenti agli anni 1298-9. L’amministrazione del Comune se ne serve come di suddivisioni territoriali: i loro Uomini affiancano i Consoli per ispezionare strade e ponti, appianare controversie su passaggi,. Sono dotate di fondi distinti dal podere del Comune e ricevono le decime. Stazzatore (Stantiator, Stantiariur), ufficiale eletto dai Consoli che insieme al Verificatore controlla stai, misure e pesi riferendoli a campioni in suo possesso. Suo ufficio specifico è di commisurare i recipienti di liquidi mediante un’asticella graduata chiamata stazza. Servente (Serviens), fino alla metà del sec. XIV, quando il servizio militare era prestato dai vassalli e dai popolari, il termine indicava il fante che componeva il piccolo contingente fornito dal Comune per "servire" nell’esercito dello Stato. Quando poi invalse l’uso nei Comuni di comperare l’esenzione dal servizio militare e di convertire l’antico dovere nel pagamento degli stipendi agli assoldati, esso passò a significare un semplice messo comunale. Sapiente (Sapiens), come esplicitamente definito in 103, è un giurista che esplica la sua attività di consulenza legale nella fase di elaborazione degli Statuti, oppure assistendo i probiviri nel loro giudizio o i Consoli nel loro contenzioso con il Castellano; può assumere anche la funzione di giudice d’appello. Manca invece la configurazione di organo collegiale che i Sapienti assumono in altri Statuti della zona. La sua partecipazione alla sistemazione normativa procede dal rinato interesse per gli studi giuridici, a cui si assiste nel periodo comunale. Probiviri (Boni viri), giudici conciliatori collegialmente competenti in controversie civili per somme o beni eccedenti Lire 10. La lacuna del corpo del 103 non permette di definire meglio questi magistrati, chiamati dagli altri statuti "persone" o "amici" dei contendenti, generalmente in numero di due. Registro (Registrum), catasto fondiario. Rettore (Rector), generalmente colui che surroga il Castellano nella funzione giudiziale. Sostituisce i Consoli in mansioni esecutive. Revisore dei conti (auditor rationum), ufficiale di nomina consolare incaricato di sottoporre a controllo le gestioni finanziarie dei Consoli, Clavario, Esattori. In altrio statuti sono più frequentemente detti Sindaci. Uomini (Homines), maggiorenti del Comune in generale odi una singola parrocchia odi una località minore. Non godono di diritti in quantità superiore agli altri, ma sono formalmente distinti dai comuni cittadini. E’ difficile risalire all’origine storica o sociale ditale differenza. Gli Uomini potrebbero derivare dagli antichi colonizzatori di contro ai nuovi immigrati, oppure dai liberi villani in opposizione ai servi della vicinia. Ma potrebbero anche cosi denominarsi i proprietari terrieri, contrapposti ai non possidenti. Verificatore (Araxonarius, Rationator), ufficiale addetto a visionare tutti i pesi e le misure del Comune, commisurandoli ai campioni e autenticandoli con bollatura. In altri Statuti ricevono anche l’incombenza di misurare superfici e di aggiornare il registro catastale.


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Gabiano Ca’ Villa Club Agriturismo via Santo Stefano 19 - Loc. Mincengo - 15020 Gabiano (AL), tel. 0142 945126 ca-villa@agtr.org - www.ca-villa.it (Aperto su prenotaz.) Locanda del Borgo via Santo Stefano 17 - Loc. Mincengo - 15020 Gabiano (AL), tel. 0142 955782 (Lun. chiuso, Mart. e Merc. prenot.) Locanda del Rubino via San Carpoforo, 144 - Loc. Cantavenna - 15020 Gabiano (AL), tel/fax 0142 945037 Cucina tipica monferrina - Chiuso martedì e mercoledì non festivi Locanda Ristorante del Commercio di Enrico, Giorgio e Irmo Coggiola via San Pietro 22 - 15020 Gabiano (Al) tel. 0142 945020 - fax 0142 94581242 - cell. 333 1086737 www.locandadelcommercio.it; Piatti tipici: cucina monferrina, cacciagione, cinghiale e dolci rustici e vini monferrini - Chiuso mercoledì pomeriggio e venerdì mattina Ristorante Da Mario via San Carpoforo 51 - Loc. Cantavenna 15020 Gabiano (AL), tel. 0142 945032 cell. 340 3112568. Specialità monferrine Chiuso martedì e mercoledì non festivi Trattoria dei Cacciatori Via Po, 4 - Loc. Piagera - 15020 Gabiano (AL), Tel. 0142 945173 Attività: Trattoria Tipica Monferrina (aperto solo per pranzo, tutti i giorni) Note: Mercoledì "Panisa", venerdì "Busecca". E' consigliato prenotare. Trattoria Stamberga del Drago piazza Garibaldi 8 - Loc.Varengo - 15020 Gabiano (AL), tel. 0142 943346 (chiuso Lunedì) Story Park A Gabiano via Torino - Merende sinoire il venerdì. Pranzi e cene su prenotazione. Tel. 3452327167-3477405508 Castelletto Merli "Marere" equitazione di campagna e B&B Via Case Sparse n° 15 – Castelletto Merli - Orario dalle 7 alle 23 Serralunga di Crea Agriturismo Tenuta Guazzaura Via Guazzaura n° 9 - Serralunga di Crea Tel. 0142-940289 info@guazzaura.it; www.guazzaura.it Alloggio agrituristico. Affitto mono e bilocali in rustici di antica tenuta. Periodo di chiusura dal 20/12 al 31/01 Ristorante di Crea P.zza Santuario n° 7 - Serralunga di Crea Tel. 0142-940108 www.ristorantedicrea.it, info@ristorantedicrea.it Ristorante, cucina tipica del Monferrato e vini locali Aperto a pranzo. A cena solo su prenotazione Pizzeria "La foglia d'oro" Viale Madonnina n° 3 - Serralunga di Crea Tel. 0142940170 Pizzeria

Villamiroglio Azienda agricola "Molino del conte" Via Molino del conte n° 3 - Villamiroglio tel. 0142947207, e-mail: info@molinodelconte.it, www.molinodelconte.it, Produzione ortaggi e frutta, trasformazione, agriturismo Break Fast Ca’ di Rei Via Re n. 10 - 15020 Villamiroglio (Al) Tel. 0142 947315 - E-mail: fuchs1@virgilio.it Bad & Breakfast "La Locanda degli Asinelli" camere situate in messo al verde dei boschi L’Ultima cascina del Borgo - Agriturismo Via Curto, 18 - Villamiroglio, Tel. 0142.937314 Odalengo Piccolo Bed & Breafast Manzotti Via Palmaro n° 14, Odalengo Piccolo, Tel. 0141-919183, Pernottamento e prima colazione Cascina Barbara Via Pessine n° 14, Odalengo Piccolo, 0141-919169, Agriturismo con appartamenti Il Ristorante "Serra" Via Serra n° 9/B, Odalengo Piccolo, 0141919155, Ristorante - Bar - Il locale è dotato di sala microfonata per riunioni e conferenze. Inoltre si presta per cerimonie quali Battesimi Comunioni Cresime Matrimoni. Ampio parcheggio auto attinente al locale. Ristorante "Tuais" Via Pessine n° 29, Odalengo Piccolo 0141-919196 Ristorante bar “Da Andrea” Via Vicinato n° 22, Odalengo Piccolo, 0141919218 Valle Cerrina Bed & Breakfast "Cascina Gaminella" fraz. Valle Cerrina Celtik Oak Vineria, Ristorante e Pub, frazione Valle Cerrina Pizzeria New Smile fraz. Valle Cerrina Ristorante “Universo” - fraz. Montaldo Ristorante albergo “Italia” fraz. Valle Cerrina Ponzano Monferrato Cascina Zenevrea B&B Via E. Fossati n° 1 - Ponzano Monferrato Tel. 0141-927270, zenevrea@libero.it, Bed & Breakfast. Pernottamento e prima colazione Ristorante Boccadoro Via Cavallero n° 16, Ponzano Monferrato, Tel. 0141927112 Tenuta La Gaveita Via delle Fontane n° 5 - Ponzano Monferrato, Tel. 0142927227, tenutegaveita@libero.it, Produttore vitivinicolo. Produzione e vendita di vini doc del Monferrato casalese Orario 8 - 12 / 14 - 18 Moncestino Fuori mano Via Ganoia n° 15 - Moncestino, Tel: 0142-945472 Chiuso il martedì Il Noccioleto - Bed & Breakfast Via Brusa 5 - Moncestino, tel./fax 0142.945292 7


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Fritto misto alla Piemontese come si fa? Nei nostri viaggi gastronomici ci è capitato spesso di chiedere il fritto misto, ed abbiamo potuto constatare grandi differenze nella sua preparazione da un luogo all’altro. Abbiamo allora cercato di capire su diversi libri e ricettari di cucina come andrebbe fatto e di risalire alla ricetta “originale” del fritto misto alla Piemontese. Impresa non facile, anche se alla fine un certo risultato lo abbiamo ottenuto. Vediamo insieme le ricerche svolte: Siamo partiti da Wikipedia l’enciclopedia di internet ecco cosa ci racconta: Il fritto misto alla piemontese è un piatto di antica tradizione popolare, quando ancora gli animali venivano macellati a casa e per sprecare il meno possibile, si cucinavano le frattaglie. Gli animali di grossa taglia come l'agnello, il maiale o il vitello, dopo la macellazione, venivano suddivisi all'interno della famiglia allora patriarcale e le animelle, i rognoni, i filoni, la cervella, il fegato e i testicoli venivano impanati nel pan grattato e fritti in olio. Venivano poi serviti con i sanguinacci nel giorno festivo successivo alla macellazione. Nel corso degli anni la preparazione ha subito importanti aggiunte e data la facilità con la quale ormai si possono acquistare svariati tipi di carne, si può considerare e servire come piatto unico. Resta comunque un piatto del "dì di festa", e abbinando il dolce con il salato, è stata aggiunta la mela e l'amaretto (prodotti comunque piemontesi), oltreché carni miste e diverse verdure. Ci viene data anche la composizione degli ingredienti tradizionali: fegato (fricassà nèira), polmone (fricassà bianca), rognone, salsiccia, cervella, animelle, amaretto, filoni, testicolo, carré di agnello, petto di pollo, melanzana, punta di cavolfiore, semolino dolce (polenta dossa, friciulìn), il tutto servito con carote al burro E la composizione attuale: è consuetudine poi trovare il fritto misto alla piemontese “integrato” con fettine di vitello, polpettine di carne mista, cosce di rana fritte, finocchi, carciofi, mele, amaretto, sempre servito con carote al burro. E alcuni inseguendo mode e fantasie sono arrivati ad aggiungere: uva, ananas, albicocche essiccate, pera, coppia di pavesini con all'interno marmellata o crema al cioccolato, quadrucci di polenta gialla fritta nel sugo di arrosto. Ci consideriamo persone liberali e pertanto non criticheremo le scelte di chi fa queste cose, ci limitiamo a dire che questi componenti hanno ben poco a che spartire con le ricette storiche, originali del fritto Misto alla Piemontese anche se non abbiamo trovato ricette scritte su “tavole dei comandamenti”. Uno dei primo libri di cucina scritti in Italia che ha fama di esser fra i più letti (viene dopo Pinocchio e i Promessi sposi), stiamo parlando de La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene scritto da Pellegrino Artusi. Non si cita il Fritto misto alla Piemontese ma citando il fritto di cervello, animelle, schienali e testicola ecc. fa riferimento alla pastella. Artusi da Folimpopoli probabilmente di Piemontese non 8

conosceva molto, ma molti ristoranti comunque passano tutto nella pastella prima di friggere. Noi assolutamente no! Siamo andati a veder sul Codice della Cucina Piemontese edito da La Stampa e, orrore, non si fa cenno al fritto misto alla Piemontese! Ma come è possibile? Il Ricettario Carli prevede 2 fette di fegato, 4 cotolettine di agnelli – 4 fettine di vitello – 200 g. di filone o cervella – 300 g di zucchine – 1 melanzana – 2 funghi porcini. Si prevede poi di passare nel pan grattato dopo aver bagnato con uovo i componenti. Altro libro: Cucina Piemontese, editore Demetra prevede: 4 costine di agnello, 4 fettine di fegato, 100 gr. di cervello, 100 gr. di animelle, 100 gr. di lacetto, 100 gr. di salsiccia, zucchini, finocchi, carciofi, melanzane, funghi porcini, semolini, amaretti prugne secche, mela. In questo caso si propone di scottare in acqua bollente salata le cervella, le animelle, il lacetto, il carciofo, il finocchio. Poi infarinarli, passarli nell’uovo sbattuto e impanarli. Salvo la bollitura, stessa sorte anche per gli altri componenti (le prugne secche ecc.) solo gli amaretti andrebbero passati nella pastella. Tutto fritto in olio salvo il fegato e la salciccia che andrebbero fritti nel burro… E passiamo a: Ricette di osterie e ristoranti del Monferrato editore di prestigio: Slow Food. Ingredienti: 4 bistecche di vitello, 4 bistecche di pollo, 4 polpettine di carne macinata, un lacetto (animella) di vitello, 2 etti di filoni (schienali) di vitello, mezza cervella, 4 fettine di fegato, 6 pezzetti di salsiccia, amaretti, oltre ai friciulin di semola. Si aggiungono, in stagione: 8 cotolette di capretto e 2 funghi. Anche loro sbollentano cervella, filoni e lacetto. Poi amaretti infarinati e passati nell’uovo sbattuto e pan grattatole mentre le carni solo in uovo e pan grattato ed il fegato solo infarinato, la salsiccia niente. Tutto fritto in olio extravergine, prima i dolci poi i salati. Il libro dà anche tre regole auree: ogni pezzo deve esser cotto in padella di ferro, con olio extravergine d’oliva cambiato di frequente e servito immediatamente, caldissimo. Altro libro: Casale e il basso Monferrato edito da Bonechi scrive di Fritto misto alla Casalese. Ingredienti: fettine di vitello, 4 costolette di’agnello o di capretto, salsicce di maiale crude 4 fettine di fegato di vitello o di maiale, animelle e filoni di vitello, coratelle (frattaglie d’agnello bianche e nere). Fra le verdure si indicano le cappelle di fungo porcino, melanzane, zucchino, e mela poi i soliti amaretti e semolini. Anche qui: vitello, agnello, funghi, semolino e amaretti prima infarinati, poi passati nell’uovo e impanati. Invece salciccia, rognone, filone animelle e fegato solo infarinate. Infine mele, zucchini, fiori di zucchini e melanzana impastellate e, si aggiunge, se preferite anche impanate. Qui si scrive di friggere in olio semplice a 150°. Interessanti le varianti: per un fritto più gonfio aumentare uova e latte e montare a neve gli albumi per l’impanatura. Per avere pezzi più croccanti aggiungere un po’ di vino bianco o acqua. Per dare più sapore si scrive di aggiungere all’olio, burro, strutto o grasso di rognone che però rende il tutto un po’ più


Gabiano e dintorni pesante per lo stomaco. Concludiamo questo escursus sul fritto misto con quanto si scrive su: Le strade del gusto, edito da La Stampa. Qui con le solite 4 bistecchine , il lacetto, o animelle, di vitello, 2 etti di filoni di vitello, mezza cervella, 4 fette di fegato, 6 pezzi di salsiccia, si prevedono anche 4 polpettine di carne macinata, oltre ai soliti amaretti e semolini. I pezzi dolci, amaretti e semolini si passano nella farina poi nell’uovo sbattuto e infine nel pangrattato, mentre le carni, polpette comprese,

Gabiano Io qui - sbattuto e travolto dall’onda tumultuosa del vivere urbano – penso talor con nostalgia profonda ai tuoi colli quieti - erma Gabiano. Ascolto allor la cantica errabonda dei ricordi che giungon di lontano e in fantasia piu’ dolce e più gioconda questa mia fronte corrugata spiano. Dolce paese! Fra le vigne e i grani e i fieni ondati in morbidezze strane sorger ti vedo garrulo e festoso.

ma non il fegato, solo nell’uovo e nel pangrattato. A parte il fegato solo infarinato e le salsicce cotte senza panatura né farinatura. Olio per frittura: extravergine di oliva. Anche qui si cita la pentola di ferro. In conclusione direi che questa ultima ricetta è quella che si avvicina di più a come, per come ricordo, faceva la mia vecchia nonna e noi facciamo. Uniche differenze: niente polpette, uso di olio di oliva, mele fritte a dischetti, amaretti fritti, semolini e tanti dischetti di carotine, fritte per conto loro naturalmente.

E dai colli vicini e dai lontani giungono lenti canti di campane che van suadendo l’anima al riposo. Nino Costa (1886 – 1945)

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Le iniziative di Febbraio 2011 al Parco storico del Basso Monferrato Riportiamo le iniziative che vengono proposte mensilmente nel territorio. Per le comunicazioni inviare mail o fax a - Gabiano e dintorni - tenendo presente che l’impaginazione del periodico verrà chiusa entro l’ultimo giorno di ogni mese.

Che cos’è la kinesiologia Da febbraio ogni giovedì alle ore 20,30 si terranno presso la struttura serate dedicate alla Kinesiologia. Forse pochi nelle nostre colline hanno sentito parlare di questa pratica Gabiano e dintorni inizia a spiegarvi cos’è lasciando ai nostri lettori poi il piacere di partecipare. Le serate sono aperte a tutti e gratuite. La kinesiologia applicata da non confondersi con la chinesiologia, anche scritta come Kinesiologia o come cinesiologia e che concerne lo studio scientifico del movimento corporeo, è una terapia alternativa, non avallata dalla scienza medica, che si fonda su modalità di comunicazione con il sistema corporeo rivolta ad una valutazione e ad un miglioramento dello stato di benessere individuale. Essa si fonda sull'utilizzo del cosiddetto test muscolare kinesiologico (o più semplicemente test kinesiologico, da non confondersi con il test muscolare), che per i sostenitori consente di valutare la risposta del sistema nervoso della persona a fronte di differenti fattori di tipo strutturale, biochimico, emozionale ed energetico. Attilio Negri che terrà i corsi allo Story park così la spiega: La Kinesiologia combina tecniche orientali e occidentali che sono state integrate in maniera efficace e innovativa. Questo metodo, diffuso in tutto il mondo, utilizza il test muscolare kinesiologico di precisione per rivelare i blocchi energetici (strutturali, nutrizionali, emotivi e mentali) di una persona e per individuare la tecnica più adatta a riequilibrarli. In questo modo non si va per tentativi, piuttosto si interroga il sistema integrato e globale della persona per sapere esattamente di cosa ha bisogno per allenare il suo organismo al massimo benessere sotto tutti gli aspetti. La Kinesiologia agisce contemporaneamente da diversi punti di vista: emotivo, mentale e nutrizionale-strutturale, con il cosiddetto “triangolo della salute”, secondo un principio olistico. Inoltre si tratta di tecniche molto delicate che affrontano i problemi senza “contraccolpi”, perché nel riequilibrio si segue l’ordine prioritario richiesto dal soggetto tramite il test muscolare. Perciò vengono applicate solo le tecniche richieste dall’organismo, nell’ordine richiesto dall’organismo stesso! Il metodo kinesiologico si può paragonare a una guida in un labirinto. Se abbiamo una guida che ci conduce a fare 10

ogni volta il giusto passo, usciamo dal labirinto in fretta e bene. Se invece procediamo a tentoni, rischiamo di non uscire mai! All’inizio, a beneficiare di questo metodo sono stati soprattutto gli atleti: si è scoperto che le tecniche kinesiologiche permettevano di migliorare i risultati sportivi. Per questo motivo sempre più atleti si rivolgono ai Kinesiologi per scoprire come ottimizzare le proprie prestazioni durante le gare, scoprendo spesso che il miglioramento da effettuare non è solo a livello di efficienza fisica, bensì anche di coordinazione mentale e gestione degli stati d'animo durante la gara! Fu il dott. George Goodheart, negli anni ‘60, a scoprire che nel nostro corpo esistono dei punti e meccanismi riflessi che se opportunamente attivati ricaricano i muscoli risultanti scarichi al test muscolare kinesiologico. Un Kinesiologo non usa macchine per effettuare il test muscolare: legge attraverso il test che si esegue con una leggera pressione/forza in punti precisi del nostro corpo. L’invito a provare quindi con l'associazione "la Si-riusa" di Gabiano che giovedì sta per organizzare una giornata a porte aperte (gratuita), dove presenteremo le tecniche della kinesiologia e la sua applicazione, e la comunicazione non verbale con la sua lettura. Per partecipare e prenotare: 347-745508; 345-2327167

La versione cartacea di Gabiano e dintorni febbraio 2011 è stata stampata da:


Gabiano e dintorni Le iniziative di Febbraio 2011 al Parco storico del Basso Monferrato Durante la serata verrà data lettura di poesie d’amore famose e meno famose. Chi lo desidera può recitare una poesia alla/al propria/o amata/o… o semplicemente per il pubblico.

La storia di San Valentino La storia narra che il santo sia riuscito ad ispirare amore a due giovani che stavano litigando, facendo volare intorno a loro numerose coppie di piccioni che si scambiavano dolci effusioni di affetto; da questo episodio si crede possa derivare anche la diffusione dell'espressione piccioncini riferita agli innamorati. San Valentino detto anche san Valentino da Terni o san Valentino da Interamna (Interamna Nahars, ca. 176 – Roma, 14 febbraio 273) fu un vescovo e un martire cristiano. Venerato come santo dalla Chiesa cattolica, da quella ortodossa e successivamente dalla Chiesa anglicana, è considerato patrono degli innamorati. La più antica notizia di S.Valentino è in un documento ufficiale della Chiesa dei secc.V-VI dove compare il suo anniversario di morte. Ancora nel sec. VIII un altro documento ci narra alcuni particolari del martirio: la tortura, la decapitazione notturna, la sepoltura ad opera dei discepoli Proculo, Efebo e Apollonio, successivo martirio di questi e loro sepoltura. Di famiglia patrizia e fu convertito al Cristianesimo ed ordinato vescovo di Terni nel 197 a soli 25 anni. Nell'anno 270 Valentino si trovava a Roma, giunto su invito dell'oratore greco e latino Cratone, per predicare il Vangelo e convertire i pagani. Invitato dall'imperatore Claudio II il Gotico a sospendere la celebrazione religiosa e ad abiurare la propria fede, rifiutò di farlo, tentando anzi di convertire l'imperatore al Cristianesimo. Claudio II lo graziò dall'esecuzione capitale affidandolo ad una nobile famiglia. Valentino venne arrestato una seconda volta sotto Aureliano, succeduto a Claudio II. L'impero proseguiva nelle sue persecuzioni contro i cristiani e, poiché la popolarità di Valentino stava crescendo, i soldati romani lo catturarono e lo portarono fuori città lungo la via Flaminia per flagellarlo, temendo che la popolazione potesse insorgere in sua difesa. Subì il martirio

e la decapitazione il 14 febbraio 273, a 98 anni, per mano del soldato romano Furius Placidus, agli ordini dell'imperatore Aureliano. Sono molte le storie entrate a far parte della cultura popolare, su episodi riguardanti la vita di san Valentino: Una storia narra che Valentino, graziato ed "affidato" ad una nobile famiglia, compie il miracolo di ridare la vista alla figlia cieca del suo "carceriere", Asterius: Valentino, quando stava per essere decapitato, teneramente legato alla giovane, la salutò con un messaggio d'addio che si chiudeva con le parole: dal tuo Valentino.... Un'altra narra come un giorno il vescovo, passeggiando, vide due giovani che stavano litigando ed andò loro incontro porgendo una rosa e invitandoli a tenerla unita nelle loro mani: i giovani si allontanarono riconciliati. Un'altra versione di questa storia narra che il santo sia riuscito ad ispirare amore ai due giovani facendo volare intorno a loro numerose coppie di piccioni che si scambiavano dolci effusioni di affetto; da questo episodio si crede possa derivare anche la diffusione dell'espressione piccioncini. Secondo un altro racconto, Valentino, già vescovo di Terni, unì in matrimonio la giovane cristiana Serapia, gravemente malata, e il centurione romano Sabino; l'unione era ostacolata dai genitori di lei ma, chiamato dal centurione al capezzale della giovane morente, Valentino battezzò dapprima il giovane soldato e quindi lo unì in matrimonio alla sua amata, prima che entrambi cadessero in un sonno profondo. 11


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La Locanda del Borgo Iniziamo da questo numero a raccontarvi i ristoranti di Gabiano e dintorni. Invitiamo i nostri lettori a provarli ed a comunicarci le impressioni ricevute. Partiamo dalla Locanda del Borgo in via Santo Stefano 17 - Località Mincengo 15020 Gabiano (AL), tel. 0142 955782. Lunedì e martedì chiuso. Percorrendo la strada panoramica che collega il centro storico di Gabiano alla maggiore frazione del comune, Cantavenna, si supera un bivio che porta a Mincengo, altra piccola frazione storica, rurale del Comune. E’ lì proprio al centro dell’agglomerato. La famiglia Rampone, Renzo il padre, Ermizia la madre e Filippo il figlio hanno ristrutturato la vecchia cascina dei genitori di Renzo nativi del posto per aprire, nel 2006, la Locanda del Borgo. Nella loro vita i coniugi Rampone hanno lavorato in tutt’altra attività: l’informatica, ma ad un certo punto hanno deciso di lasciare la vecchia attività per dedicarsi a quello per cui si sentivano portati, soprattutto il figlio Filippo che, dovendo quotidianamente preparare il pranzo ai genitori impegnati al lavoro ha imparato “sul campo” l’arte della cucina. A questo aggiungiamo che papà Rampone si dedica alla preparazione di liquori come quello al Lauro o il cosiddetto pusa bucun realizzato con frutta sottograppa oltre al classico bicerin di Cavouraiana memoria. La cucina naturalmente non poteva che essere quella classica Monferrina, con piatti realizzati rigorosamente all’istante e se ne volete una prova, basta presentarsi senza prenotazione. Dovrete attendere il tempo necessario alla preparazione dei piatti ordinati. Per questo consigliamo fortemente di fare una telefonata di prenotazione. Lavoreranno meglio in cucina e voi non dovrete attendere troppo. Le specialità: ottimi i friciulin vert ed il fritto misto alla piemontese, agnolotti e brasato alle nocciole: analogo a quello classico ma cotto su un letto di nocciole diventate ormai un tipico prodotto locale. L’ambiente pranzo è arredato con gusto e stile tipico rurale. E’ stato ricavato nella Renzo, Ermizia e Filippo Rampone vecchia stalla dell’edificio colonico. Vicino all’ingresso della sala un vecchio juke-box anni 60 perfettamente funzionante. Vi suggeriamo di chiedere a Renzo di darvi una vecchia moneta da 500 Lire per riascoltare le vecchie glorie degli anni 60 e 70: i 24mila baci di Celentano, la Bambola di Pravo, the Brick in the wall dei mitici eterni Pink Floyd e tanti altri. L’abbiamo provato per Voi: Venerdì 14 gennaio 2011 abbiamo cenato alla Locanda del Borgo con prenotazione nel pomeriggio. Antipasti: bocconi di polenta calda, leggermente arrostita con sopra una fettina di lardo di Arnad, salamino fresco di produzione locale, carne cruda macinata ben condita e pepata (personalmente la amo più agliata, ma credo di essere l’unico viste le conseguenze per l’alito) e non potevano mancare naturalmente i peperoni arrosto in bagna calda delicata. Tut12

to ben servito da Renzo che ama dialogare con i suoi clienti. Come primo abbiamo assaggiato qualche agnolotto al sugo d’arrosto, e qualcun altro con burro e salvia. Buoni, fatti con il giusto equilibrio di carni bianche e rosse, ed anche la sfoglia che li conteneva era del giusto spessore. Come secondo abbiamo optato per uno stinco arrosto con patate al forno. Patate coltivate nel loro orto, come spesso accade con le verdure e gli aromi impiegati in cucina. Può accadere solo in questi piccoli ristoranti che con una quarantina di coperti L’ingresso della locanda a fanno il tutto esaurito. Abbiamo innaffiato il Mincengo di Gabiano tutto con un Rubino di Cantavenna, l’acqua minerale anche se richiesta e servita è rimasta però intatta. Infine ci siamo concessi un tris di dolci composto da un pezzetto di Bunet, un pezzetto di magnifica e tipica torta nera a base di mele e panna cotta ai frutti di bosco. Per concludere un assaggino di Vin Chinà e caffè. Totale, vini compresi, 35 €.

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febbraio 2011 Autorizzazione n° 5304 del 3-9-99 del Tribunale di Torino - Direttore Responsabile Enzo GINO - Sede: Fraz. Cantavenna di Gabia...

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febbraio 2011 Autorizzazione n° 5304 del 3-9-99 del Tribunale di Torino - Direttore Responsabile Enzo GINO - Sede: Fraz. Cantavenna di Gabia...

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