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NE/TN0027/2008

quadrimestrale di informazione della cooperativa trentina di acquisti alberghi e ristoranti

CONTIENE I.P.

L’estate sorride al Trentino Dati positivi per la stagione 2017


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EDITORIALE GESTOR EWS  [ 1 ]

Sommario 01  Dolomiti patrimonio

dell’umanità

Ma anche laboratorio e modello di strategie per un turismo responsabile 07  L’estate sorride al Trentino Dati positivi per la stagione 2017

Gestor si affaccia al nuovo anno con entusiasmo Nel labirinto degli acquisti la cooperativa ricerca, orienta e semplifica

10  Hotel Vela di Trento “Vi racconto la mia passione per la ristorazione” 14 GestorBar Pranzi Veloci? Sí, ma Gourmet 16  Vino di buona qualitá, ma

produzione leggermente in calo

18  Vacanza in Bed and

Breakfast

In Trentino ci sono quelli di qualità. Ma servono regole più precise 20  Gli albergatori bocciano i

nuovi Voucher

Bertolini (vicepresidente Asat): “Troppi paletti e molto macchinosi. Non sono la risposta per il nostro settore”

In copertina: © Fotolia - ArtFamily

Anno IV – N. 3 agosto 2017 Quadrimestrale della Cooperativa GESTOR via Kufstein, 23 - 38121 Trento (TN) Tel. 0461 826506 – Fax 0461 976068 www.gestor.it – info@gestor.it Direttore Responsabile: Franco Delliguanti Registrazione n. 1358 – 7 maggio 2008 del registro stampa del Tribunale di Trento Realizzazione e stampa: Saturnia - Trento

   

NIVES TISI Direttore

C

ari soci,

il trasferimento della cooperativa nella nuova sede rappresenta un cambiamento non soltanto logistico, ma anche di prospettive. Ci consente di guardare al futuro con rinnovato entusiasmo e con nuovi progetti all’orizzonte. A volte infatti basta semplicemente cambiare il posto dove si è seduti per guardare le cose da un punto di vista diverso. Per noi questo è più che mai vero, e la nuova Casa Gestor ci spinge in una dimensione totalmente nuova: non siamo più in affitto, siamo in una zona che si trova nel cuore di un “quartiere” produttivo e dinamico, abbiamo rifatto completamente i nostri uffici. Tutto questo, ad una persona visionaria quale ritengo di essere, lascia immaginare un futuro ancora più brillante perché siamo in una casa che ci consente di poter aggiungere a quanto già fatto di importante finora, una miriade di novità e servizi. Il cambiamento non mi fa paura, al contrario. Credo che sia motivo di nuove opportunità e nuovo slancio. Per questo posso affermare con convinzione che nel 2018 Casa Gestor diventerà davvero la Casa di ciascuno di voi. Tra le novità più importanti in arrivo, quella che consentirà ai fornitori di presentare attraverso nuovi sistemi tecnologici i loro prodotti ai soci, che potranno essere a loro volta contattati con lo stesso sistema. Questo permetterà un contatto quo-

tidiano che ci avvicinerà ancora di più alle esigenze delle vostre aziende. È quasi tutto pronto per l’inaugurazione della nuova sede che si svolgerà nei prossimi mesi. Confidiamo in quella occasione sulla presenza di tutti voi, soci e fornitori partner. Organizzeremo -una festa suddivisa in tre giornate, proprio perché vorremmo che tutti - soci, fornitori e istituzioni - potessero prendere visione e consapevolezza della nostra cooperativa e di quello che rappresenta per il territorio. La mission e la vision di Gestor sono molto chiare ai nostri collaboratori che sulla base di un confronto interno hanno dato vita ad una “Carta dei Valori” e questo ci rende senza dubbio ancora più forti. Fiducia, professionalità, dinamicità sono soltanto alcune delle caratteristiche riferite a Gestor che sono emerse dalla discussione. Questa Carta dei Valori sarà motivo di riflessione all’interno del Cda e nel prossimo numero del giornale vi porteremo a conoscenza dei suoi contenuti in maniera più approfondita. Ma sono lieta di rilevare come la nuova sede abbia dato ancora più entusiasmo ai collaboratori, sempre molto attenti e attaccati all’azienda. Anche Gestor Market è in continua evoluzione. Il dato più importante è che ha fatto avvicinare alla nostra realtà nuove categorie del turismo che si sono mostrate interessate al progetto. L’estate si chiude con il segno più. Nei mesi estivi il nostro fatturato ha registrato un incremento del 10% e anche a livello turistico il Trentino ha visto, soltanto nel mese di luglio, una crescita degli arrivi pari al 6,3% rispetto allo stesso mese dello scorso anno e le presenze risultano in aumento di circa il 5%. Tutti segnali positivi che ci fanno essere ottimisti e carichi di nuove energie per il nuovo anno. Possiamo pensare e dare vita a nuove idee per tutto il 2018, mantenendo sempre chiara la vision della nostra cooperativa: aiutare i soci ad orientarsi nel labirinto degli acquisti.


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Nuova sede Gestor


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GESTOR EWS 

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Lo Staff Gestor al servizio dei Soci

Gestor, nei suoi quasi 20 anni di attività, si è arricchita in termini di numero di associati (oggi quasi 400) e di fornitori (quasi 200), di proposte commerciali e di figure professionali a disposizione dei soci all’interno dei nuovi uffici. Per quelli che si sono da poco avvicinati al mondo della cooperativa, ecco una fotografia dell’attuale organizzazione il cui obiettivo è quello di assicurare la massima qualità, versatilità e rapidità nei servizi offerti.

Consiglio di Amministrazione: Presidente: Moresco Danilo (Ristorante Da Pino – Trento) Vice Presidenti: Botto Walter (Bar Pasi – Trento), Sartori Sandro (Sartori’s Hotel – Lavis) Consiglieri d'Amministrazione: Bertolini Alberto (Hotel Luise – Riva del Garda), Bettega Matteo (il Caminetto - Transacqua), Cemin Peter Nicola (Cant del Gal – Tonadico), Chiocchetti Gianbattista (Hotel La Serenella – Moena), Dantone Sebastian (Hotel Albolina - Canazei), Dossi Ivano (Locanda D&D Maso Sasso – Nogaredo), Menardi Alberto (Hotel Menardi - Cortina d’Ampezzo), Molignoni Nicola (Ristorante Giardino – Cles), Mottes Fausto (Hotel Paganella – Fai della Paganella), Sembenotti Giorgio (Hotel Everest -Trento), Venco Giorgio (Ristorante San Colombano – Rovereto)

La struttura: Direttore: Tisi Nives Ufficio Amministrazione: Della Pietra Claudio, Trettel Stefania, Parentera Giovanna, Segata Antonella, Covino Silvana Ufficio Commerciale: Adami Alessandro, Vanzo Manuela, Malfatti Martina, Gafsi Jasmin Segreteria di Direzione: Spagnolli Martina


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[ 4 ]  GESTOR EWS INTERVISTA  

© Parco Naturale Puez-Odle foto di Pixcube.it | Fondazione Dolomiti UNESCO

Dolomiti patrimonio dell’umanità Ma anche laboratorio e modello di strategie per un turismo responsabile

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MARCELLA MORANDINI Direttrice Fondazione Dolomiti Unesco

ssere uno dei duecento siti naturali al mondo riconosciuti dall’Unesco non è cosa da poco. Le Dolomiti dal 2009 sono Patrimonio dell’Umanità, riconoscimento che Unesco da a livello mondiale per l’eccezionale valore universale di un luogo. Nel caso delle Dolomiti il riconoscimento è arrivato per due motivi: il valore estetico-paesaggistico e l’importanza per la storia della terra, in particolare per il Triassico. Un fregio ma anche un impegno per le comunità locali e quindi per le amministrazioni di riferimento a fare di tutto per mantenere e preservare questo patrimonio, a favore delle generazioni future. E così capita

che adesso nei rifugi dolomitici si incontrino alpinisti israeliani, canadesi, giapponesi, cinesi, sudafricani, australiani o sudamericani, attratti e incuriositi da questo patrimonio unico al mondo. 142 mila ettari di territorio che formano il Bene Unesco e che adesso è possibile visitare virtualmente grazie alla mappatura dei sentieri realizzata e accessibile su Google Street View attraverso il sito www. visitdolomites.com. “Unesco tra l’altro – sottolinea Marcella Morandini direttrice Fondazione Dolomiti Unesco in questa intervista – guarda con estremo interesse a questo laboratorio. Non a caso a livello internazionale la nostra


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INTERVISTA GESTOR EWS  [ 5 ]

regia di gestione è sempre di più un modello. Ci chiamano spesso anche all’estero per parlarne. Ci hanno chiesto dal Centro Unesco di Parigi di metterci a disposizione come caso studio a livello mondiale per altri siti. Siamo già stati contattati ad esempio per mettere a disposizione la nostra esperienza in Germania e in Cina”. Direttrice, un bilancio della fondazione dal duemilanove ad oggi, visto che tra un paio di anni si festeggiano i dieci anni. “Un bilancio assolutamente positivo, sia a livello locale che internazionale. Parto da quest’ultimo. La Fondazione è stata istituita su specifica richiesta di Unesco nel momento dell’iscrizione delle Dolomiti in quanto è un sito molto complesso, tra i più complessi al mondo, con nove sistemi condivisi da cinque province diverse, Trento, Bolzano, Belluno, Udine e Pordenone, e dalle regioni del Veneto e del Friuli Venezia Giulia. Quindi sono sette soci fondatori della Fondazione, che è di fatto un laboratorio per la gestione di un sito Unesco di questa elevata complessità a cui Unesco stesso guarda con estremo interesse. Tanto più che in questi anni è stata sperimentata e messa in pratica una forma di gestione basata sul concetto di rete. Le reti funzionali sono alla base del funzionamento della Fondazione, sono dei tavoli tematici permanenti coordinati, gestiti e partecipati dalle diverse amministrazioni, che non sono soltanto le regioni e le province ma anche gli enti parco e i soci sostenitori. Sono cinque reti funzionali e ogni provincia ne coordina una o più di una, ad esempio la Provincia Autonoma di Trento ne coordina due, quella del patrimonio geologico e morfologico e quella della formazione e della ricerca scientifica. Bolzano invece ha la rete dello sviluppo socio-economico turismo e mobilità, Belluno ha la promozione del turismo sostenibile, invece la regione del Friuli Venezia Giulia, con le province di Udine e Pordenone, gestisce la rete del patrimonio paesaggistico e delle aree protette. La Fondazione ha una struttura leggera, ci lavorano poche persone, quattro, proprio per favorire il management e la condivisione delle energie e delle risorse presenti sul territorio e per contribuire alla gestione coordinata di un bene così complesso”. Recentemente ci sono state delle polemiche con la Sat, la Società Alpinisti Tridentina, che ha condannato un raduno di quad in alta quota in zona Falcade-Passo San Pellegrino, a cavallo tra le province di Trento e Belluno, e che ha puntato il dito contro la Fondazione accusandola di non intervenire sul caso. Cosa si sente di dire?

“Questi signori saranno sempre delusi perché la Fondazione non ha il compito di impedire o di imporre vincoli. È invece uno strumento che permette ai soggetti che hanno la responsabilità della gestione, in primis le province autonome, i comuni, i parchi e le regioni, di confrontarsi e di farlo in maniera coordinata, però ognuno all’interno del proprio ambito di competenza. Il riconoscimento Unesco non da nessuno strumento operativo, oltre che nessun finanziamento. Questa è una cosa molto complessa perché è inedita, si tratta anche di un processo culturale che vuol dire superare i confini, mettersi insieme, fare insieme. Quello che insieme adesso le Province Autonome di Trento e Bolzano stanno facendo sul Sella (cioè di chiudere il transito alle auto e alle moto una volta in settimana, ndr) anche se al di fuori del bene, è un chiaro segnale di come si lavora insieme per un obiettivo comune, che è quello di spingere verso la frequentazione di alta qualità del nostro territorio che è eccezionale dal punto di vista paesaggisti-

co e geologico, e farlo promuovendo una fruizione divesa, una maggiore sostenibilità che è anche un maggior valore aggiunto per il territorio di cui stiamo parlando. Si favorisce così non un turismo mordi e fuggi, ma un turismo lento, silenzioso, che si pone all’ascolto, che assapora anche i sapori della gastronomia e dell’agricoltura locale. Questi processi sono condivisi all’interno del Tavolo della Fondazione e in quella sede ci si confronta. Poi ognuno ovviamente a casa concretizza il suo pezzo di progetto. Non è che ci sia un’ulteriore forma di governo terza. Chi ha voluto la candidatura prima e poi chi ha permesso di raggiungere questo grande risultato ha dimostrato che le Dolomiti hanno qualcosa di eccezionale, unico al mondo e importante per tutta l’umanità e si impegna a trasmetterlo, a conservarlo e a gestirlo con gli strumenti che erano già in essere prima. Il valore aggiunto è che c’è una regia, un momento di confronto, la condivisione di un progetto che è appunto il Tavolo della Fondazione, e il progetto è la strategia complessiva di gestione che funge da partitura musicale, ma ognuno poi suona il proprio strumento. Quello che possiamo augurarci è che si suoni sempre meglio insieme. Tra l’altro la Sat è tra i sostenitori della Fondazione e queste cose dovrebbero saperle bene. Inoltre il raduno era in un’area non compresa nel bene. L’unica cosa che possiamo fare, piccolissima, come Fondazione, è esprimere un parere, non vincolante, su progetti di pianificazione grossi che interessano il patrimonio tutelato”. A livello internazionale il sito sta ricevendo apprezzamenti e riconoscimenti, come dicevamo all’inizio. E a livello locale? “È un processo culturale che sta dando ottimi risultati. Come riportato dal quotidiano delle Alpi, si parla di ‘effetto Dolomiti Unesco in quota’, arrivano escursionisti da tutto il mondo. Sta cambiando il tipo di turista che frequenta la montagna. Vengono sempre di più certamente anche perchè è un sito Unesco. Ma sono turisti attenti alla sostenibilità, affascinati dal silenzio e dalla lentezza. Anche i rifugisti dichiarano di essere soddisfatti della stagione estiva, questo vuol dire che siamo esattamente nella direzione giusta. Abbiamo un turismo sempre più internazionale anche perchè il riconoscimento Unesco impone di confrontarsi con il mondo”. E quindi anche la promozione di un sistema di mobilità diverso, sostenibile, che viene apprezzato dai visitatori, come ad esempio la sperimentazione che stanno facendo sul Sella di chiudere il passo alle auto una giornata a settimana, può essere un indicatore che la strada intrapresa è quella giusta. “Il senso di questo riconoscimento è impegnarsi per aumentare la qualità della vita dei nostri territori, di chi ci abita come prima cosa, e anche di chi li visita. Non dobbiamo svilire il riconoscimento sbandierandolo come marchio e basta, c’è molto di più dietro. Bisogna che maturi, e questo è un processo lungo, una cultura diversa della gestione dell’ospitalità, di come fare turismo puntando sulla qualità. Viviamo in un posto talmente bello che bisogna fare in modo che anche l’offerta turistica sia all’altezza, evitando che sia invece la replica di un modello preso altrove”. Si parlava di complessità del territorio che racchiude la Fondazione. La complessità esiste anche dal punto di vista linguistico e culturale. Come riuscire a coordinare delle realtà così diverse tra loro? “Sempre attraverso lo strumento del confronto, del dialogo, del sedersi attorno ad un tavolo.


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© Monte Pelmo dal Lagazuoi foto di S. Bettio e L. Cicutin | Fondazione Dolomiti UNESCO

Non a caso la Fondazione si chiama formalmente Fondazione Dolomiti Dolomiten Dolomites Dolomitis Unesco, perché sono quattro le lingue parlate nella zona, l’italiano, il tedesco, il ladino e il friulano, e anche le targhe nei sessantasei rifugi che sono le uniche strutture ricettive all’interno dell’area riconosciuta dall’Unesco sono in queste lingue. La filosofia di fondo è sempre quella che mettendo insieme i pezzi il risultato è ben superiore alla sommatoria delle singole parti, perché siamo più forti anche nei confronti del mondo globalizzato se riusciamo a presentarci congiuntamente e se possiamo valorizzare le diversità che ci rendono un patrimonio così ricco”. Il riconoscimento Unesco ha portato più turisti sulle montagne dolomitiche? “Qualcuno ha scritto che è come se fossero tornati gli anni

del boom dell’alpinismo. Ci lamentiamo sempre che la gente non va più in montagna, invece c’è questa controtendenza assolutamente positiva che va coltivata”. Abbiamo fatto un bilancio dei primi dieci anni. Nei prossimi dieci a cosa lavorerete? “Lavoreremo tenendo sempre d’occhio i vari livelli. Innanzitutto quello delle comunità locali perché siano consapevoli e orgogliose dell’eccezionale valore che hanno in gestione, poi il livello del vasto territorio delle cinque province e delle due regioni; quello nazionale attraverso i contatti con il Ministero verso il quale abbiamo una responsabilità, e infine quello internazionale con il centro del patrimonio di Parigi che è il centro di coordinamento dei siti di tutto il mondo. Questi livelli devono essere sempre in relazione e in dialogo tra di loro”.


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© Cros del Cuc di Bedollo - A.p.T. Piné Cembra - ph N. Berton

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L’estate sorride al Trentino Dati positivi per la stagione 2017

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MICHELE DALLAPICCOLA Assessore al turismo

iace il Trentino ai turisti, eccome se piace. A dimostrarlo sono i dati diffusi dall’Ispat relativamente ai movimenti turistici a luglio e nella prima metà di agosto, a cui si sommano quelli sull’intero periodo gennaio-luglio. Dati che regalano una stagione estiva da incorniciare per gli operatori del settore, non stante qualche timore iniziale dovuto alle bizze del meteo che negli ultimi anni stanno convincendo i turisti a non programmare con troppo anticipo le proprie vacanze. Una prima istantanea sull’andamento del movimento nei primi 15 giorni di agosto, condotta su 1.052 strutture ricettive, indica una variazione positiva attorno al 4% sia per gli arrivi che per le presenze, confermando il trend

positivo della prima parte dell’estate. La stima relativa al mese di luglio mostra a sua volta risultati decisamente positivi. Gli arrivi si incrementano nell’ordine del 6,3% rispetto allo stesso mese dello scorso anno e le presenze risultano in aumento di circa il 5%. I pernottamenti negli esercizi alberghieri e complementari del mese di luglio rappresentano circa il 33% delle presenze della stagione estiva. In particolare sono gli italiani a fornire un’ottima performance nel mese di luglio crescendo dell’8,4% negli arrivi e del 6,2% nelle presenze. Gli stranieri crescono fortemente in particolare nel settore complementare, principalmente nei campeggi che rappresentano circa il 48% del comparto. L’analisi in serie storica delle presen-


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© Fotolia - katy_89

ze conferma l’eccellente risultato del mese di luglio 2017che è stato preceduto da due stagioni consecutive caratterizzate da variazioni molto positive. Entrambi i comparti (alberghiero e complementare) si presentano in forte crescita e la stima, in valore assoluto, supera i tre milioni di presenze. L’altro dato significativo arriva dal sistema di comparazione Hbenchmark utilizzato da Trentino Marketing e mostra come rispetto all’anno scorso anche i ricavi medi per camera siano aumentati (ad esempio: a fine giugno 2016 era di 121 euro, quest’anno è di 134 euro). L’incremento sul fronte degli arrivi e delle permanenze dunque non è dovuto ad una politica dei prezzi particolarmente «allettante». «Siamo doppiamente soddisfatti di questi primi dati – ha sottolineato l’Assessore al turismo Michele Dal-

lapiccola - da un lato perché sono cresciuti gli arrivi e le presenze ma anche e soprattutto perché è cresciuta la remuneratività, cosa che gli imprenditori del settore auspicavano da tempo. Evidentemente, insomma, la nostra proposta turistica convince a prescindere dal fatto che nella media i prezzi si siano un po’ alzati, quindi in primo luogo della qualità del prodotto che offriamo. Questa è la strada giusta. Ci sono margini di ulteriore miglioramento, non è il caso di riposarsi sugli allori, ma certamente il cammino che stiamo facendo va nella direzione che ci attendevamo» Per quanto riguarda i risultati del settore alberghiero per ambito turistico, ad eccezione dell’ambito Terme di Comano – Dolomiti di Brenta, dove si registra una flessione dell’1,9%, gli incrementi negli arrivi sono gene-

ralizzati, e, in alcuni casi, raggiungono valori a due cifre; in sofferenza la componente straniera nelle zone di Paganella (-6,5%) e di Valsugana e Tesino (-7,3%). Le presenze mostrano andamenti diversificati, da molto positivi, con variazioni percentuali anche a 2 cifre, come in Fiemme (10,1%), San Martino di Castrozza (13,4%), Madonna di Campiglio (10,3%) e Val di Sole (10,1%), a stabili o leggermente negative, come nella zona del Garda (-0,1%) Comano Terme (-0,3%) e Val di Non (-1,3%). Infine nei primi sette mesi dell’anno si sono superati i 10,6 milioni di presenze, con un incremento cumulato nelle presenze pari al 4% sull’anno precedente. Nello stesso periodo gli arrivi mostrano un aumento, su base annua, del 6,2%.


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[ 10 ]  GESTOR EWS IL PERSONAGGIO  

Hotel Vela di Trento “Vi racconto la mia passione per la ristorazione”

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ELIO GUETTI Titolare

stato tra i fondatori della Gestor, il mondo della ristorazione lo conosce come le sue tasche, negli anni lo ha osservato ed è stato capace di stare al passo con i suoi cambiamenti. Elio Guetti, titolare dell’hotel Vela, a due km dal centro storico di Trento, una vita tra i fornelli e ad accogliere, sempre con il sorriso, i clienti del suo albergo. Una storia che ha condiviso con i fratelli Graziano e Alfonso. “Abbiamo iniziato circa cinquanta anni fa in Germania come ristoratori, io e i miei fratelli” – ci racconta. “Poi una quarantina di anni fa abbiamo aperto il ristorante Vela a Trento e poi l’albergo alle Terme di Comano, l’Hotel Posta, oggi gestito da mia nipote Tania. Dopo una venti-

na di anni abbiamo ristrutturato i locali a Trento e abbiamo aperto anche l’albergo”. Oggi l’albergo è una struttura moderna, con 30 camere dotate di tutti i comfort. Dispone anche di una pizzeria e di un ristorante con arredi in legno, nel pieno rispetto dello stile tipico trentino, che offre, ai clienti e non solo, una grande varietà di piatti della cucina Italiana e di quella Trentina. L’hotel fa parte di un circuito culinario importante che è quello delle “osteria tipica trentina”. Da dove nasce questa passione per la ristorazione? “Diciamo che forse ho fatto di necessità virtù, come si dice, perché da giovane ho iniziato a lavorare nei


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IL PERSONAGGIO GESTOR EWS  [ 11 ]

ristoranti e negli alberghi e poi ho deciso di continuare su questa strada. Adesso nell’hotel Vela ci lavorano i miei figli, Fabrizio, Claudia e Riccardo, sono loro che conducono la struttura e se non ci fossero sarebbe un bel problema perché io sono un po’ assente dal lavoro”. C’è stato dunque un passaggio generazionale? “Proprio così”. Come è cambiato il suo lavoro negli anni? “Una volta c’era meno concorrenza a dir la verità, e quindi era tutto un po’ più semplice. Adesso invece bisogna stare più attenti, seguire tutti i minimi particolari dell’azienda. Il cliente è sempre più esigente e quindi bisogna cercare di accontentarlo fin che si può, sia nella ristorazione sia come camere di albergo. Non bisogna mai rilassarsi o fermarsi”. Prima mi diceva che ha avuto un’esperienza lavorativa anche alle Terme di Comano. Che differenza c’è nel fare accoglienza, e quindi turismo, in città e in valle? “È tutta un’altra cosa. Il turista delle terme è diverso. Viene, si ferma una decina di giorni per le cure, di solito sono clienti fissi, stagionali. Invece in città è più diversificato, c’è un ricambio frequente degli ospiti. Negli ultimi anni in centro storico organizzano molte manifestazioni, culturali e sportive, e questo comporta molte più presenze. Una volta Trento era una città più commerciale, adesso pian piano sta diventando una città turistica”. Il vostro ruolo è anche quello di fare promozione del territorio. In chemodo ci riuscite? “Siamo sempre aperti 365 giorni l’anno, non si chiude mai. Questo sempre grazie ai figli che vanno avanti”.


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[ 12 ]  GESTOR EWS IL PERSONAGGIO  

Molti esercenti del centro si lamentano per la chiusura del casello autostradale Trento centro. Voi ne avete risentito? “Quello è stato un po’ un problema, soprattutto per alberghi ed esercizi commerciali limitrofi all’uscita. D’altro canto bisogna andare avanti. Se per il Comune e l’Autostrada era un investimento più opportuno avere le due uscite a nord e a sud, non c’era niente da fare. C’è da dire anche che la clientela oggi non è più come una volta, che vedeva il cartello all’uscita dell’autostrada. Adesso con internet e le mappe on line, anche con le biciclette sanno già dove andare, in che albergo alloggiare e in quale ristorante mangiare. Tutto questo dieci-quindici anni fa non era possibile. Adesso la gente sta molto attenta anche alle recensioni. Sono quelle che fanno la differenza”. Lei è stato tra i fondatori della Gestor. In questi anni come è cambiata la cooperativa? “Certo è migliorata. Si è aperta a molti servizi per i soci che all’inizio non forniva, dalla telefonia alle auto, soltanto per dirne alcuni, ha tutto quello che può essere utile ai ristoranti e agli alberghi”. Perché conviene farne parte? Cosa direbbe ad altri colleghi per convincerli ad entrare? “È conveniente innanzitutto perché dà l’opportunità di essere già al corrente dei prezzi dei vari prodotti. E poi perché ha tutto quello che serve per chi fa il nostro lavoro”.

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Pranzi Veloci? Sí, ma Gourmet

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iornate scandite da ritmi frenetici, tempo a disposizione sempre meno, pause pranzo sempre più corte, e allora cosa si mangia? Un panino? No, grazie! Oggi, nonostante la premessa fatta, il “fast food”, inteso come pranzo veloce, è diventato più sano. Addio dunque ad hamburger, junk food, patatine fritte, salse e condimenti contenenti grassi. Le esigenze salutistiche, il fattore tempo, i costi e la qualità delle proposte indicano che sta cambiando il pranzo fuori casa. Ecco allora il fiorire dei “Fast Gourmet” e degli “Street Food”. Il compromesso raggiunto si basa sul connubio di cibo genuino, ingredienti di qualità, tempi rapidi di preparazione dei piatti. A contribuire a tutto que-

sto, anche le nuove tendenze in fatto di alimentazione: oggi una semplice insalata diventa un tripudio di sapori grazie ad ingredienti come la frutta, fresca o secca, pezzetti di formaggio, salumi triturati, semi e salse dal gusto leggero e saporito. Anche perché oggi quella delle calorie è diventata una cosa seria, e allora si dà sempre un occhio ai grassi contenuti nei piatti. Ne è dimostrazione il fatto che anche famose catene di fast food, soprattutto americane, oggi propongono nei loro menù panini e piatti più leggeri, vegetariani o vegani, con o senza glutine, con prodotti bio o a km zero per non scontentare nessuno, con in bella mostra la tabella con i valori nutrizionali, calorie e grassi compresi. Senza dimenticare la grande varietà di zuppe, smoothie e centrifugati, di cui sono pieni oggi i bar e i locali che


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GESTOR AR 

i tempi del servizio, che soprattutto a pranzo sono cruciali. Piatti veloci sì, ma anche gourmet. Oggi anche il panino più banale può diventare degno di uno chef stellato, grazie ad abbinamenti sempre più coraggiosi, a volte anche bizzarri e curiosi, ma nella maggior parte dei casi riusciti e apprezzati, con ingredienti selezionati e di qualità, meglio se a km zero, e frutta e verdura di stagione. Piatti consumati velocemente sì, ma sempre di qualità. La filosofia rimane la stessa, offrire pasti alternativi, ma con un occhio di riguardo alla qualità di ciò che viene servito. Perché se la frenesia degli impegni lavorativi impone pause ristrette, di certo non riesce a togliere il piacere e la voglia di poter gustare qualcosa di buono e genuino.

© Fotolia - pinkomelet

propongono pranzi veloci. Dunque i baristi si sono adeguati alle esigenze dei consumatori, anche in pausa pranzo. Dai piatti vegetariani al menu fisso, dai centrifugati di frutta e verdura ai piatti caldi, fino a panini di ogni genere, con un’attenzione anche alle intolleranze alimentari. Nonostante la concorrenza in questa fascia della giornata sia sempre maggiore, il fatturato del bar nel momento della pausa pranzo dal 2013 è aumentato del 1,5%. Il 10% dei gestori stessi, secondo una ricerca del 2015 di Tradelab sui bar, dichiara un aumento della vendita di prodotti food. Sempre secondo la stessa ricerca, tra il 2013 e il 2016, è aumentato del 7% il numero di bar con cucina, indicatore di una volontà di avere un’offerta di gastronomia calda. Ultimo dato, ma non meno importante, dal 2007 al 2016 la spesa media del consumatore dedicata alla pausa pranzo nel Bar è aumentata del 16,4%, attestandosi sui 6,23€. A fare da contraltare però, ci sono i dati della Federconsumatori secondo cui un lavoratore su due ormai si porta il pasto in ufficio da casa. Per i costi aumentati negli ultimi anni, secondo l’associazione. Ma anche per esigenze salutistiche, perché si vuole mangiare sano e leggero ed essere sicuri della provenienza degli ingredienti. Poi c’è il fattore tempo: molti non vogliono o non possono più dedicare un’intera ora alla pausa pranzo. Anche uno studio di Formind, società di ricerche di mercato specializzata nel fuori casa, conferma che sono sempre meno gli italiani che trascorrono la pausa pranzo al bar (18%); a causa della crisi e della scarsa qualità dei servizi e dei menu offerti, il 50% dei lavoratori sceglie di portarsi il cibo da casa. Il cliente inoltre oggi è sempre più esigente e informato. Come conquistarlo? Variando l’offerta, proponendo una qualità costante al giusto prezzo, velocizzando

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SALUTO DEL PRESIDENTE ?????????????

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PROGETTO BOTTEGHE DEL CAFFÈ

MICHELE DALLAPICCOLA MUSEO del Caffè DERSUT Assessore all’Agricoltura, Turismo, Foreste, Caccia e Pesca

turismo, come la maggior parte dei mercati, sta assistendo ad un cambiamento radicale nei contenuti. I prodotti di grande traino del passato, a livello trentino, stanno cambiando in ragione di una richiesta che si è modellata e riorganizzata a causa del momento storico difficile dal punto di vista economico nonché di una composizione sociale e di uno stile di vita molto diversi dal passato. è compito nostro rispondere ai nuovi scenari, costruendo un’offerta turistica che sappia considerare i cambiamenti in atto, riformulando con creatività i prodotti classici del turismo trentino, investendo maggiormente

a livello internazionale e sulle diverse fasce sociali. Il Trentino vanta una complessità territoriale, tipica del contesto alpino, con elementi di grande attrazione che devono essere colti e proposti in modo organico e funzionale ad un target turistico variegato e destagionalizzato. Buon lavoro a tutti Voi!


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Vino di buona qualitá, ma produzione leggermente in calo

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FIORENTINO SANDRI Titolare dell’Azienda Agricola Pojer e Sandri

tempi cambiano, le stagioni anche. Questo è ancora più vero quando si parla di viticoltura. Fino a pochi anni fa il mese di settembre era sinonimo di vendemmia. Oggi, con gli stravolgimenti climatici, anche tra i vigneti si deve fare i conti con nuovi sistemi di coltivazione e di raccolta per affrontare le avversità che il meteo può a volte regalare. La conferma, se mai ce ne fosse bisogno, arriva dalla vendemmia di quest’anno, anticipata di un bel po’ rispetto a settembre. Se le abbondanti precipitazioni di fine giugno e inizio luglio unite ad un importante calo delle temperature, hanno da un lato attenuato i problemi di siccità e ritardato la maturazione dell’uva, dall’altro sembra che le grandina-

te di agosto fortunatamente non hanno messo in crisi la vendemmia, che per il Trentino sarà molto buona. Questo soprattutto per quanto riguarda la qualità, mentre la quantità è calata un po’ ovunque per le forti gelate primaverili, che hanno interessato il 10% delle superfici, come ha confermato il Consorzio vini, vale a dire circa un migliaio dei 10.600 ettari a vigneto, di cui 5-600 in modo grave. Si presume quindi di aver perso il 10% della produzione. A soffrire maggiormente a causa di queste ultime gelate sono state la varietà Marzemino e la coltivazione del Pinot Grigio. Le zone più colpite sono state quelle a nord e a sud di Rovereto da Aldeno a Santa Margherita di Ala, Loppio, parte della valle di Cavedine, Bleggio, Lomaso,


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Storo, la Valsugana e qualche vigneto allevato con il sistema di allevamento a Guyot. I danni maggiori della grandine di agosto invece si sono registrati in Rotaliana, dove chicchi grandi come palline da tennis hanno colpito una produzione molto buona e ormai prossima alla maturazione. L’epicentro è stato nella zona classica del Teroldego. Ma anche in alcune aree della Valle di Cembra, sul Muller Thurgau in particolare, si contano i danni. La Provincia si è mossa con tempestività e con una delibera ha dichiarato lo stato di calamità ai fini dell’attivazione del Fondo di solidarietà nazionale. Ma l’assessore all’agricoltura Michele Dallapiccola ha precisato che “deve essere chiaro che simili nefasti eventi naturali sono destinati a non rimanere episodi isolati, ma a ripetersi anche in futuro: per questo – ha aggiunto - dovremo cercare degli spazi di miglioramento e di potenziamento del sistema, peraltro già efficiente di gestione del rischio”. Dunque i viticoltori dovranno sempre di più fare i conti con l’imprevedibilità del clima che può giocare davvero brutti scherzi. Il calendario della vendemmia, a causa di queste “bizze” del tempo, è stato così anticipato e subito dopo Ferragosto è iniziata la vendemmia delle basi spumante (Chardonnay e Pinot Nero). Meno quantità dunque, ma qualità di primo ordine, come conferma anche Fiorentino Sandri – titolare insieme a Mario Pojer dell’Azienda Agricola Pojer e Sandri sulla collina di Faedo. “La qualità quest’anno è molto buona, ma la quantità sarà leggermente inferiore all’anno scorso perché c’è stato qualche problemino, in particolare in val di Cembra, questa primavera, quando ha fatto freddo dopo che le viti erano già partite con il germoglio. In termini percentuali quindi avremo un meno dieci per cento”.

A Sandri abbiamo chiesto anche dal punto di vista della varietà che annata sarà. “Sia le uve bianche che le rosse si presentano tutte molto bene. Credo che sarà un’annata molto buona. Quello che rende intenso l’aroma dei nostri vini è la forte escursione termica, data dagli sbalzi di temperatura che si alternano tra la notte e il giorno e che è alla base dei nostri vini trentini”. Il caldo del giorno e le temperature più fresche della notte, oltre al clima ventilato, consentono infatti una maturazione più lenta e l’acidità resta buona, donando freschezza e intensità. Secondo gli esperti il calo della produzione quest’anno si aggirerà intorno al 10%, con grappoli e acini un po’ più piccoli per una resa leggermente inferiore alla media, ma come detto, ci sono forti aspettative per la qualità in termini di aromi e profumi.

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Vacanza in Bed and Breakfast In Trentino ci sono quelli di qualità. Ma servono regole più precise

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STEFANIA ANGELI Presidente

aumento degli arrivi nei Bed and Breakfast del Trentino è stato del 10% nell’ultima stagione invernale, secondo i dati della Provincia. Un mercato sempre più in espansione dunque. Ma non è tutto oro quello che luccica. Accanto ai b&b che offrono servizi di qualità e accoglienza curata e professionale, si assiste ad un prolificare di strutture improvvisate, offerte a prezzi stracciati sui portali on line, che rischiano di rovinare l’immagine del turismo, non solo in Trentino. Esiste infatti una forte deregolamentazione per chi offre stanze sul web e questo porta ad una concorrenza sleale. In Trentino ad oggi si contano oltre 400 bed and breakfast, 93 fanno par-

te dell’associazione BnB di qualità in Trentino, nata nel 2005 con il supporto della Provincia. Case, piccoli presidi turistici dedicati ai turisti, dove è possibile ricevere tanti consigli per vivere al meglio la vacanza in Trentino. “Sentirsi ospiti, non clienti. Vivere l’accoglienza vera delle famiglie trentine e sperimentare la qualità dei servizi offerti”: questa la filosofia dell’associazione. Molti gestori sono in lista di attesa per poter entrare a far parte di questo marchio. Prima però le strutture devono essere ispezionate. Ispezioni che servono per verificare che ci siano le condizioni per poter aderire all’associazione. Dopo il sopralluogo, la struttura passa al vaglio del direttivo che la valuta e decide l’entrata o meno nel club. I requisiti richiesti per


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poter ottenere il marchio si rifanno alla Carta dell’Ospitalità Familiare, un documento in cui è spiegata la filosofia dell’associazione e sono indicati i criteri minimi, organizzativi, strutturali e metodologici, da adottare in ogni struttura. L’Associazione offre formazione ai suoi associati a 360 gradi, dall’ospitalità all’alimentazione alla gestione finanziaria. In cambio chiede agli associati di mantenere alto lo standard di qualità a garanzia del comparto e degli ospiti. Tra i requisiti richiesti ci sono: avere una casa accogliente, offrire a colazione prodotti preferibilmente del territorio (“i nostri aderenti – ci spiega Stefania Angeli, la Presidente del club - hanno avuto la deroga anche per poter proporre dolci preparati in casa previo corso HACCP”); per i nuovi associati è richiesta la frequenza di un corso di formazione organizzato dall’associazione stessa che serve per conoscere ad esempio gli adempimenti fiscali, le regole per la cucina e la preparazione dei dolci, vengono forniti consigli sulla comunicazione social, si organizzano corsi di aggiornamento (“lo scorso anno ad esempio – racconta la Presidente – ne abbiamo organizzato uno a palazzo Roccabruna con una nutrizionista, oppure un altro sulle tre nuove tendenze per la colazione, energetica, relax e vegana”). Le strutture vengono comunque sempre monitorate per verificare l’adeguatezza della ricezione; si tengono d’occhio le recensioni per verificare il gradimento degli ospiti. “Se vengono a mancare le caratteristiche richieste per far parte dell’associazione o se cala la qualità del servizio, si cerca insieme di recuperare altrimenti si viene esclusi dall’associazione”. Quindi avete un vostro marchio di riconoscimento? “Si, il marchio ‘BnB di qualità in Trentino’ è stato creato dalla Provincia nel 2005 insieme ad alcune socie fondatrici. Per i primi anni è stato finanziato dalla provincia stessa, adesso invece il brand è sostenuto economicamente solo dalle quote di noi associati”.

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Quello dei bed and breakfast è un mercato in espansione. Ha la percezione che questo avvenga anche in Trentino? “Confermo. Rispetto a dieci anni fa, quando sono nati i primi bed and breakfast, è cambiato radicalmente il concetto del b&b. Allora il turista sceglieva il bed and breakfast per spendere fondamentalmente poco. Oggi invece c’è stato un passaggio sostanziale, si sceglie il b&b per fare un’esperienza, per sentirsi coccolato, un po’ come a casa. Credo che ciò sia dovuto anche al cambio di vita che c’è stato. Oggi, anche se sei un manager, sei un numero per il mondo del lavoro e anche nella società, e quindi quando si va in vacanza si ha il bisogno di sentirsi accolto, avvolto in un ambiente familiare. Il cliente ora più di prima ricono-

sce e vuole il b&b di qualità, cerca il marchio, perché sa che in quella casa ci sono una certa filosofia e una certa professionalità. Il problema forse è che stanno proliferando troppi bed and breakfast”. In merito alle polemiche che stanno sorgendo in questi ultimi anni nei confronti di un colosso come AirBnb che offre servizi di pernottamento e prima colazione o di affitti di appartamenti con regole meno rigide rispetto a chi gestisce una vera e propria attività di b&b, Angeli dice: “Se uno è in regola con la normativa di settore può tranquillamente stare sul mercato. Alla fine AirBnb è un portale di prenotazioni come Booking ad esempio. L’unica cosa è che si è scoperto che con AirBnb basta avere una camera libera per poterla affittare. Nel resto del mondo non so come funzioni, ma noi in Italia abbiamo comunque delle leggi precise, e anche in Trentino. Per i bed and breakfast io mi rifaccio alla nostra legge provinciale che dice che è un’attività saltuaria, che chi la gestisce deve comunicare al commissariato della Polizia di Stato i propri ospiti. Noi come associazione abbiamo un disciplinare al quale dobbiamo sottostare”. Chi sceglie di trascorrere una vacanza in b&b ricerca forse un contatto con il territorio diverso, più ravvicinato. Questo grazie al fatto che conosce più da vicino chi vive in quel luogo. “Non a caso abbiamo stretto una partnership con la Strada del Vino e dei Sapori, anche perché in questo modo i nostri associati possono conoscere meglio le aziende che hanno intorno. I nostri ospiti arrivano, dormono, fanno una colazione curata e preparata in casa con i prodotti del territorio. Le colazioni sono il nostro fiore all’occhiello. Le prepariamo con passione, scegliendo con cura i migliori prodotti della nostra terra nel rispetto della rigorosa normativa: pane appena sfornato, torte, strudel fatto in casa, marmellate e confetture. Molto spesso gli ospiti ci chiedono anche dove possono acquistare quel determinato prodotto che hanno mangiato. Inoltre diamo loro le informazioni sui luoghi che vogliono visitare, indichiamo i posti dove poter mangiare prodotti e piatti tipici, illustriamo le iniziative che ci sono. I gestori dei B&B di Qualità vivono nei piccoli centri di arte e cultura, nei borghi rurali, nelle nostre vallate di montagna, e possono aiutare i visitatori a godere del nostro territorio, indicando le passeggiate nei boschi e prati, a piedi o in bicicletta, o dando informazioni su mostre e musei. Noi abbiamo veramente il tempo da dedicare agli ospiti, per coccolarli. Anche perché abbiamo non più di quattro camere. Si crea un rapporto umano vero. Oggi si ha bisogno di ritrovare calore umano, una casa accogliente, una famiglia e da noi questo è possibile”.

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Gli albergatori bocciano i nuovi Voucher Bertolini (vicepresidente Asat): “Troppi paletti e molto macchinosi. Non sono la risposta per il nostro settore”

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ALBERTO BERTOLINI

chiamano “Presto”, ma a conti fatti, non è poi così immediato il loro utilizzo, e neanche così diffuso. Il nuovo contratto di prestazione occasionale messo a punto dal governo che, per evitare un doloroso referendum, ha abolito pochi mesi fa i voucher tanto contestati dai sindacati, non sembra riscuotere il successo sperato, anzi. Molti denunciano la burocratizzazione di uno strumento pensato per lavori occasionali e appunto, veloci. Non solo. Per poter usufruire del nuovo strumento di lavoro, bisogna giostrarsi tra una serie di vincoli e divieti a tal punto che si preferisce rinunciarvi. Lo dimostrano i

dati. Secondo l’Inps a fine 2017 si avrà un crollo dell’80% rispetto al ricorso ai buoni-lavoro dello scorso anno. Le intenzioni del nuovo strumento sono senza dubbio buone: i nuovi vincoli sono stati inseriti per tutelare di più il lavoratore, per evitare l’abuso dei voucher utilizzati al pari di un vero e proprio contratto di lavoro. Certamente positivo il fatto che con i nuovi buoni è previsto il versamento del contributo previdenziale. Il limite economico fissato dalla legge è di 5.000 euro l’anno per lavoratore e per datore di lavoro, con un ulteriore limite di 2.500 euro per le prestazioni rese ad un singolo datore. Il compenso giornaliero non può essere inferiore a 36


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“Sicuramente dal punto di vista dell’utilizzo c’è stato un assoluto calo” evidenzia Alberto Bertolini, vicepresidente Asat. “Come associazione si contano sul palmo di una mano le aziende che hanno utilizzato i nuovi voucher per questa stagione estiva. Le motivazioni possono essere più di una. Oltre a quella ovviamente delle troppe limitazioni che sono state date per l’utilizzo di questo nuovo strumento, c’è anche il fatto che sono molto più macchinosi. Anche dal punto di vista del prestatore d’opera ci sono degli adempimenti in più, e altra cosa importante è che se prima con i voucher chi lavorava il giorno dopo andava a riscuotere il compenso, adesso la paga passa tramite Inps e arriva il mese dopo. Questa è una delle cose che va a togliere quell’utilizzo diretto che in altre parti del mondo è una consuetudine, nel senso che io presto un’opera e vengo remunerato per questo e i miei soldi li ricevo subito e posso spenderli immediatamente. Non c’è altrove un ente intermedio che mi da quello che mi spetta il mese successivo rispetto a quando io ho lavorato”.

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Andavano meglio quindi i voucher che c’erano prima? O questi nuovi buoni sono uno strumento che può essere rivisto in qualche modo? “Il successo dell’utilizzo dei vecchi buoni-lavoro è sicuramente indice del fatto che avevano dei lati positivi perché hanno consentito l’emergere di modalità lavorative che non erano altrimenti possibili. Ricordiamo per esempio che le prestazioni occasionali avvenivano anche in periodi fuori stagione, in cui il lavoratore aveva il diritto a sussidi di disoccupazione, e rinunciava spesso anche a delle opportunità di lavoro perché avrebbe dovuto interrompere quella che era la sua protezione, diciamo così. Invece con il voucher riusciva ad avere una forma più semplificata e più rapida nell’utilizzo. Diciamo che ultimamente erano stati resi anche quelli abbastanza complessi e c’era stata una serie di lacci che li aveva imbrigliati nella gestione, però comunque era uno strumento che ormai le aziende avevano imparato ad utilizzare”. Però ci sono stati anche degli abusi... “Possono esserci stati degli abusi. Però non è stata la soluzione cancellarli, mettendo in pista un sistema che non sta dando le risposte, come dicono i dati dell’Inps che parlano di un calo dell’ottanta per cento nell’utilizzo di questo strumento. Vogliamo dire che metà non doveva essere utilizzata in quel modo? Va bene. Ma l’altra metà l’abbiamo persa. Oggi magari qualcuno ha regolarizzato dei rapporti di lavoro, e questo è un fatto positivo perché vuol dire che c’è stato un utilizzo dei normali contratti di lavoro in più situazioni. Dall’altra parte forse non si è riusciti a dare le risposte adeguate e si rischia magari di ritornare in una situazione non controllata, come era in precedenza. Secondo me l’atteggiamento un po’ ideologico che ha portato alla cancellazione dei voucher non ha tenuto conto © Shutterstock - Melpomene / tomertu

euro. Quello orario deve esser di almeno 9 euro netti e 12,37 lordi per le imprese. Il vecchio regime prevedeva cifre inferiori:7,5 euro e 10 euro. C’è anche un limite di durata: non si potranno superare le 280 ore nell’anno. Altrimenti scatta la trasformazione in contratto a tempo indeterminato. Altra soglia importante, il contratto di prestazione occasionale vale per imprese con un massimo di 5 dipendenti. Per usufruire di “Presto” occorre registrarsi su una piattaforma digitale dell’Inps e comunicare, attraverso una serie abbastanza lunga di passaggi, la prestazione lavorativa di volta in volta per ottenere poi il compenso il 15 del mese successivo. Un percorso più lungo e tortuoso dunque rispetto a quello per i vecchi voucher, acquistabili dal tabaccaio e facilmente utilizzabili.

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La stagione come è andata? Questo nuovo strumento ha messo in difficoltà gli albergatori? “Sicuramente sì. Intanto, come tutti gli strumenti nuovi, c’è bisogno di tempo per conoscerli e nel pieno della stagione non c’è stata data la possibilità di fare questo tipo di test. Diciamo che normalmente interventi di questo tipo sul mercato del lavoro dovrebbero avere delle modalità di ingresso molto meno nervose rispetto a come è avvenuto. L’azienda ha bisogno di imparare, di capire come utilizzare i nuovi sistemi, di potersi adeguare, e quindi ha bisogno normalmente di un tempo. C’è da dire anche che magari qualcuno si era già astenuto dall’utilizzare i voucher in questa stagione estiva visto che i vecchi buoni già acquistati sono utilizzabili fino a fine anno, quindi probabilmente siamo in una fase di transizione. Però i numeri del nuovo sistema sono veramente molto molto bassi e di sicuro non danno una riposta alle necessità dei picchi dei lavori occasionali nel settore turistico”. Come categoria avete qualche suggerimento o proposta da avanzare al governo che potrebbe aggiustare, diciamo così, la situazione? “A livello nazionale si sta operando per cercare di rendere più ampia la possibilità di ricorrere a strumenti di altro tipo. Si sta lavorando perché questi difetti del nuovo sistema non ne pregiudichino poi l’utilizzo. Federalberghi, con cui siamo in costante contatto, si sta muovendo proprio in questa direzione, cercando di evidenziare, come viene fatto di continuo, la tipicità del lavoro turistico. Nel

© Fotolia - Andrey Popov

degli aspetti positivi che con quelli comunque c’erano. Si può, come con tutti gli strumenti, migliorarne l’utilizzo ma è stato un peccato cancellarli in toto”.

nostro settore ci sono dei lavori che possono essere gestiti con istituti contrattuali in essere, e va detto che il contratto di lavoro è anche molto evoluto, è stato concordato con delle innovazioni notevoli. Però per alcune situazioni uno strumento rapido e semplice come potevano essere i voucher sicuramente dava delle risposte adeguate che oggi non abbiamo più. Si è persa poi quella modalità che rendeva semplice l’approccio con il lavoro per i giovani, per gli studenti, per l’utilizzo di figure che potevano avvicinarsi e fare delle piccole esperienze nel settore turistico. Erano degli strumenti molto agili. E secondo me, a parte gli abusi ovviamente, nell’utilizzo normale del sistema c’era un gradimento molto alto anche da parte del lavoratore, non solo dell’azienda. Piaceva ad entrambi”.

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Cryptolocker

Fenomeno Ransomware sempre più diffuso e redditizio

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Il metodo è molto semplice, spiega Massimo Pasquali consulente di sicurezza informatica, penetrare nel computer attraverso internet, la posta elettronica o falle del sistema operativo Windows, avviare un programma che scansiona il disco del computer, e anche degli altri pc se collegati in rete, e criptare i file che trova, in particolare tutti i documenti Word, Excel, Pdf. Criptare significa apporre sui file una chiave di protezione senza la quale il file non potrà essere successivamente riaperto. Se i file sono numerosi il processo può richiede diverso tempo. Come accorgersi? Purtroppo è molto difficile, quindi occorre poter contare su un buon antivirus aggiornato, anche se l’antivirus non sempre può essere risolutivo, infatti, può capitare di subire un attacco da parte di un virus non ancora noto o per il quale non sono state ancora trovate le necessarie contromisure. Chi non ha un antivirus regolarmente aggiornato o ha una “versione gratuita” rischia ovviamente molto di più. Il Cryptolocker, quando ha finito il “suo lavoro” ti avvisa con un messaggio video: se vuoi aprire i tuoi file devi pagare una certa cifra in Bitcoin (moneta elettronica, che non consente il tracciamento). Se paghi potrai sbloc-

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arlando di minacce informatiche, una categoria molto insidiosa e sempre più diffusa è rappresentata dai Ransomware (malware a riscatto) che sono una tipologia di Malware (software malintenzionato) la cui caratteristica è di penetrare nel computer/server e bloccarne il suo utilizzo oppure, nella versione più recente e redditizia, di criptare i file rendendoli inaccessibili.

care i file decriptandoli ripristinando la lettura/scrittura, però il risultato non è sempre garantito. Stiamo trattando con un interlocutore “inaffidabile” e non identificabile che ci ha ingannato e vuole fare soldi illegalmente. Basandosi su informazioni relative alle transazioni su Bitcoin, nel dicembre 2013 gli “operatori” di CryptoLocker avrebbero incassato circa 27 milioni di dollari. Venerdì 12 maggio 2017 si è diffusa in tutto il mondo un’ondata di ransomware che ha infettato oltre 230.000 computer in 150 paesi, con richieste di riscatto in BitCoin in 28 lingue differenti. Europol lo ha definito come il più grande attacco ransomware di sempre. L’attacco denominato WannaCry si è diffuso sfruttando un exploit (falla) di Windows. Cosa fare quando un computer è stato infettato? Facciamo immediatamente un salvataggio dei dati che sono ancora recu-

perabili. Tentiamo una pulizia con un antivirus efficace ed aggiornato, se fallisce ripristiniamo il computer allo stato inziale, reinstallando tutti i programmi e ripristinando i dati salvati. Per coloro che possono contare su un salvataggio dati recente e precedente al fatto, basterà ripristinare gli stessi per “godersi la quiete dopo la tempesta”. Come possiamo prevenire questi “attacchi”? Innanzitutto facendo i salvataggi periodici su dischi esterni e se possibile in cloud. Avere un buon antivirus aggiornato. Non aprire messaggi o allegati di posta sospetti, non aprire link (collegamenti) a siti internet o a promozioni sospette proposti sui siti web o da email. Ovviamente è facile a dirsi ma quando siamo davanti al computer come ad un cellulare, a volte la tentazione è forte…. ma alle volte i risultati della curiosità possono costare cari, quindi attenzione!


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Rilevanza fiscale del noleggio degli autoveicoli alle imprese

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A CURA DI Claudio Della Pietra

imprese utilizzano sempre più spesso, per l’acquisto di beni strumentali, il contratto di noleggio; può essere il caso delle stampanti, delle fotocopiatrici ma anche dei veicoli utilizzati dall’impresa (vedi i pulmini per accompagnare i clienti sulle piste da sci o nelle escursioni estive). Per l’acquisizione dei veicoli aziendali è utilizzato il cosiddetto noleggio full service (noleggio tutto compreso) quale alternativa all’acquisto o all’acquisizione in leasing. Il contratto di noleggio a lungo termine di durata variabile, di solito fra 1 e 5 anni, si caratterizza per fornire all’imprenditore un ulteriore serie di servizi quali l’assicurazione, le manutenzioni periodiche, il cambio gomme, il ser-

vizio di auto sostitutiva oltre, ovviamente, al veicolo stesso. Il canone di noleggio è rapportato alla durata, al chilometraggio e ai servizi accessori inclusi nel contratto. Dal punto di vista fiscale, analogamente al costo delle autovetture in proprietà o in leasing anche per quelle a noleggio si applicano specifiche percentuali di deducibilità in funzione dell’attività esercitata: 20% per imprese e professionisti, 70% per i veicoli in uso promiscuo al dipendente, 80% per agenti e rappresentanti. Al fine di rendere equivalente il trattamento fiscale con i veicoli in proprietà oltre ai limiti in percentuale è previsto un tetto massimo di rilevanza fiscale del canone annuo di noleggio.


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ANGOLO FISCALE GESTOR EWS  [ 25 ]

Per evitare che il tetto massimo di rilevanza fiscale si applichi anche ai servizi accessori, le società di noleggio evidenziano, separatamente in fattura, tali servizi considerando che l’amministrazione finanziaria ha precisato che ai servizi accessori si applica soltanto il limite percentuale: inoltre, per i soggetti in contabilità ordinaria l’imputazione del costo avviene per competenza mentre per i soggetti in contabilità semplificata, dal 2017, l’imputazione avviene secondo il pagamento o la data di registrazione della fattura. In presenza di un’autovettura a deducibilità limitata (inclusi pertanto i falsi autocarri) per il noleggio si applicano le seguenti limitazioni (consideriamo solo il caso delle imprese ad esempio imprenditori albergatori o ristoratori): Autovetture € 3.615,20 (limite di rilevanza fiscale su base annua con percentuale di deducibilità del 20%) Motocicli € 775,69 (limite di rilevanza fiscale su base annua con percentuale di deducibilità del 20%) Ciclomotori €

413,17 (limite di rilevanza fiscale su base annua con percentuale di deducibilità del 20%) Per i servizi accessori non ci sono limiti di rilevanza fiscale ma viene applicata solo la percentuale di deducibilità pari al 20%. Ricordiamo che per quanto riguarda l’IVA opera sempre la percentuale di detraibilità pari al 40%, sia per i canoni di noleggio che per i servizi accessori. Nel caso di veicoli utilizzati per i servizi navetta ricordiamo che il MEF (Ministero dell’Economia e della Finanza) ha affermato che: “i veicoli utilizzati dall’albergatore per il servizio di navetta non possono fruire dell’integrale deducibilità dei costi poiché non sono beni senza i quali l’albergatore non può esercitare l’attività propria dell’impresa”. Tale posizione si estende anche nel caso in cui i veicoli siano acquisiti con la formula del noleggio a lungo termine.

(quota deducibile da ragguagliare ai giorni di durata contrattuale);

servizi accessori deducibili € 1.200 x 20% = € 240 In sintesi la scelta di acquistare o noleggiare un autoveicolo deve tenere conto dei massimali fiscali e dei servizi accessori che possono essere distinti in fattura dal puro canone di noleggio. Normativa di riferimento • art. 164 T.U.I.R. (limiti di deducibilità); • circolare n. 48/E/98 paragrafo 2.1.3.4 (servizi accessori); • circolare n. 7/E/08 quesito 2.8 e) (contribuenti minimi e forfetari); • interrogazione parlamentare 3.8.2016 n. 5-09338 (servizi navetta) Siti di interesse • www.agenziaentrate.gov.it

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Riportiamo un esempio di calcolo della deducibilità fiscale dei canoni di noleggio: un albergatore stipula un contratto di noleggio a lungo termine per un furgone uso navetta con decorrenza 1.1.2016 e scadenza 31.12.2018. Il pagamento del canone di noleggio è mensile: a) canone di noleggio € 500 + IVA (22%) b) servizi accessori € 100 + IVA (22%) Totale fattura € 600 + IVA (22%) Per semplicità consideriamo solo la parte imponibile, non tenendo conto della quota di IVA indetraibile che deve essere sommata all’imponibile: a) canone di noleggio € 500 x 12 mesi = € 6.000 b) servizi accessori € 100 x 12 mesi = € 1.200 L’ammontare dei canoni annui supera il massimale fiscale, pertanto la percentuale del 20% verrà applicata al tetto rilevante ai fini fiscali, pari a € 3.615,20, mentre per i servizi accessori non esiste il tetto fiscale ma si applica solo la percentuale di deducibilità del 20%, ovvero: canone di noleggio deducibile € 3.615,20 x 20% = € 723

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L’uva Emblema del Trentino: elegante da gustare come vino, preziosa per arricchire i piatti

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ilari di viti arroccati su dolci colline, ordinate e rigogliose, attorcigliati lungo le tradizionali pergole, il sistema di coltivazione per l’uva più diffuso, con grappoli dorati e ambrati e color rubino che si godono i raggi di sole e che rendono unico il paesaggio. È questa l’immagine del paesaggio trentino per eccellenza, un territorio da secoli vocato alla viticoltura, che risale a circa 3000 anni fa e che si sviluppa soprattutto nelle valli dell’Adige e di Cembra e del Sarca e con l’80% di coltivazioni secondo i dettami Doc. Se l’Italia è il primo produttore al mondo di uva da tavola, il Trentino è senza dubbio tra le regioni del Bel Paese che contribuisce di più a questo primato. Basti considerare che qui, quasi 9200 ettari vengono coltivati a vigneto con una produzione annuale di circa 1 milione di quintali. Attualmente più del 50 per cento sono uve bianche e si producono circa 50 milioni di bottiglie, quasi tutte a denominazione di origine controllata. Un territorio, quello trentino, che grazie alle condizioni climatiche particolari - caratterizzate da forti escursioni termiche favorevoli ai vini – e alla sua posizione geografica, si presta

alla coltivazione di numerose varietà di uve pregiate: tra i vini bianchi spiccano lo Chardonnay Trentino Doc, le cui uve sono impiegate anche per la preparazione dello Spumante Trento D.O.C. metodo classico, il Trentino D.O.C. Műller Thurgau, che trova massima espressione in alta collina e il Trentino D.O.C. Vino Santo, ottenuto dall’appassimento dell’uva Nosiola. Altri vini da dessert sono il Moscato Giallo ed il Moscato Rosa Trentino Doc. Per quanto riguarda i vini rossi vi è il Trentino D.O.C. Marzemino e il Teroldego rotaliano D.O.C. (principe dei vini trentini), due vini simbolo del territorio ottenuti dalle uve delle omonime varietà, di origine autoctona. La varietà a frutto rosso però più coltivata è sicuramente la Schiava, un’uva che dà origine ad un vino da tavola leggero e particolare, vinificata spesso in rosato. Merlot e Cabernet sono due varietà introdotte in provincia di Trento verso la fine del secolo scorso. Nel Trentino quasi tutti i tipi di vino portano il nome della varietà da cui sono ottenuti. La mappa dei vini trentini si sviluppa in questo modo: il Muller Thurgau per la zona che va da S. Michele all’Adige, Lavis, Cem-

bra, zone in cui si producino però anche Nosiola, Lagrein e Chardonnay; il Teroldego Rotaliano prodotto esclusivamente nella piana Rotaliana; il marzemino il cui vitigno nasce in Vallagarina; il Nosiola e il pregiato Vin Santo prodotti lungo la valle che dalle Sarche scende fino a Riva del Garda. L’uva si divide generalmente in due categorie: la vitis vinifera dalla quale derivano tutti i vitigni destinati alla produzione di uva da vino e di uva da tavola, e la vitis labrusca, di importanza molto ridotta e destinata marginalmente alla produzione di uva da tavola, ma essendo immune dalla fillossera che aggredisce le radici della vitis vinifera, è utilizzata come porta-innesto per la prima o per produrre ulteriori vitigni ibridi, più resistenti. Non solo da gustare in calici di vino, l’uva viene utilizzata per svariate preparazioni, sia fresca che appassita; dagli antipasti ai primi piatti (risotti, insalate di riso e pasta), ai secondi di carne e di pesce con abbinamenti molto interessanti per gusto e sapore. Viene inoltre impiegata nelle preparazioni di moltissime ricette di focacce dolci, torte, biscotti, dessert, macedonie e marmellate.


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[ 28 ]  GESTOR EWS  

Ingredienti per 4 persone: • 150gr filetto di salmerino grosso di montagna • 150gr trota • 100 grammi code di gambero pelate e ripulita dalle interiora, verdure per la decorazione • 1 carota • 1 zucchina • mezzo peperone rosso • mezzo peperone giallo IVANO DOSSI Consigliere Gestor

La ricetta TERRINA DI SALMERINO, TROTAORO E CODE DI GAMBERO CON CHICCHI D’UVA E CAPUCCIO DELLA VAL DI GRESTA CONDITO OLIO DI ACINI D’UVA E ACETO BALSAMICO DI MELA

• erbe aromatiche - sale q.b • 50 gr. uva bianca e nera

Procedimento: Tagliare i filetti di pesce a pezzettini e striscioline. Condirli ed aggiungere erbe aromatiche e Zimolo. Predisporli nella terrina intercalati e finire con le code di gambero e le verdurine a striscioline. Mettere sotto vuoto e cuocere a bagnomaria a bassa temperatura 65° per 1 ora. Quindi raffreddare con l’abbattitore, togliere dallo stampo porzionarlo e servirlo con gli altri ingredienti.


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Gestornews agosto 2017  

Quadrimestrale Gestor

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