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NE/TN0027/2008

quadrimestrale di informazione della cooperativa trentina di acquisti alberghi e ristoranti

La nuova “Casa Gestor” è realtà Novità 2017

Turismo su due ruote

CONTIENE I.P.

Il Trentino da scoprire in sella ad una bici


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EDITORIALE GESTOR EWS  [ 1 ]

Sommario 01 Editoriale La nuova “Casa Gestor” è realtà

La nuova “Casa Gestor” è realtà

04 Arriva GestorMarket Il negozio virtuale che fa incontrare soci e fornitori in tempo reale 06 Turismo su due ruote Il Trentino da scoprire in sella ad una bici 17 GestorBar Trento doc, un’eccellenza tutta trentina Trend in crescita: nel 2016 vendute 8 milioni di bottiglie, +10% 23  In vacanza con gli amici a

4 zampe

Parte in Trentino il progetto per poter portare con sé il proprio animale 28 Dormire bene, come? Trascorriamo un terzo della vita (37 anni) a letto, ma lo facciamo male.I consigli di Loris Bonamassa, Sleep Advisor 35 Il mirtillo Un piccolo frutto dalle grandi proprietà 36 La ricetta Il tortino tiepido di mirtilli di Sant’Orsola e grano saraceno accompagnato con salsa vaniglia bourbon del Madagascar e mattonella di gelato alla meringa

In copertina: © fotolia - dolomites-image

Anno IV – N. 2 aprile 2017 Quadrimestrale della Cooperativa GESTOR via Maccani 181/A – Trento Tel. 0461 826506 – Fax 0461 976068 www.gestor.it – info@gestor.it Direttore Responsabile: Franco Delliguanti Registrazione n. 1358 – 7 maggio 2008 del registro stampa del Tribunale di Trento Realizzazione e stampa: Saturnia - Trento

   

NIVES TISI Direttore

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ari soci,

si concretizzano due progetti che avevamo deciso di portare a termine entro questo anno e ai quali teniamo molto: la nuova sede di Gestor e GestorMarket. Siamo arrivati al punto di arrivo per la nuova casa della nostra cooperativa, ma vorrei che questa rappresentasse anche un punto di inizio. Mi piacerebbe che la sede, in via Kufstein a Gardolo, dove ci trasferiremo a breve, fosse vissuta con calore da voi soci, che la sentiste davvero vostra, come un luogo di incontro, di dialogo e di confronto e dove poter conoscere in maniera diretta i fornitori. Prendendo spunto dai considerevoli sforzi e dall’impegno profuso che anche quest’anno abbiamo investito per essere presenti a Expo Riva Hotel - manifestazione che ha visto la nostra presenza premiata con plausi e complimenti da visitatori, fornitori e autorità ma anche con l’interessamento alla nostra realtà da parte di nuovi soci - stiamo ragionando sulla possibilità di concentrare quegli stessi sforzi nella creazione di eventi specifici, workshop di settore, corsi di formazione, momenti specifici per i fornitori, da organizzare nella nostra nuova sede. Avremo infatti a disposizione un’aula che sarà dedicata alla formazione e un’ampia sala riunioni. Siamo convinti che più renderete accogliente e viva la “casa” di Gestor e più avremo soddisfazioni dagli ospiti

che ci faranno visita. Questo investimento che abbiamo portato a termine servirà anche da lancio per la creazione di nuove sinergie con le realtà economiche già presenti nella località dove ci trasferiremo. L’altro progetto a noi molto caro e al quale stiamo lavorando da diversi anni è GestorMarket. Presentato nel corso dell’Assemblea Generale dei Soci, ha riscosso molto interesse anche da parte dell’Assessore Michele Dallapiccola. Siamo convinti che potrà essere una vetrina importante per i fornitori e un e-commerce a disposizione di tutti, a 360 gradi. GestorMarket vedrà la presenza di molti produttori trentini, soci e non, e questo ci consentirà di proseguire il percorso già intrapreso di proporre prodotti sempre più a km zero. Inoltre l’ampio ventaglio di servizi che Gestor riesce a garantire ai soci – dalla telefonia all’energia elettrica, dal noleggio auto alle assicurazioni – viene messo a disposizione anche dei fornitori, che diventano in questo modo anche clienti. Un’iniziativa accolta con grande entusiasmo e che, a vantaggio di tutti, ci consentirà di essere ancora più forti nel sottoscrivere accordi commerciali con le aziende alle quali ci rivolgiamo. Credo che questi siano tutti segnali della solidità e della crescita costante di Gestor, che nell’ultimo anno ha incrementato il fatturato del 6,86 %, nonostante la decisione di dover sospendere alcuni soci perché in ritardo con i pagamenti o in momentanee difficoltà economiche. Condivido pienamente l’invito del Presidente ai soci ad impegnarsi per raddoppiare la compagine sociale di Gestor portando ognuno un collega, uno soltanto. In assemblea si è respirata un’aria di appartenenza e di condivisione. C’è fervore all’interno della cooperativa. Gli appelli degli anni scorsi alla fidelizzazione stanno dando i loro frutti. Più saremo uniti e convinti di quello che Gestor può fare, più riusciremo a portare avanti grandi progetti.


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Gestor, il futuro è arrivato, la storia continua…

La

presentazione di due ambiziosi progetti finalmente realizzati (GestorMarket e la nuova sede), l’illustrazione del bilancio ancora in crescita, la riconferma del Presidente, un consiglio rinnovato: sono i punti salienti dell’Assemblea Ordinaria dei Soci di Gestor che si è riunita giovedì 4 maggio presso la Federazione Provinciale Allevatori Trento. Una location completamente diversa dalle strutture che hanno ospitato negli anni precedenti l’evento e che è stata molto apprezzata. All’Assemblea ha voluto essere presente anche l’Assessore Provinciale Michele Dallapiccola, che ha partecipato ai lavori portando un breve saluto. Nel suo intervento il rappresentante di Piazza Dante si è complimentato

con Gestor, “una cooperativa vivace che – ha detto – può essere da esempio per altre realtà locali”. In particolare, l’assessore ha elogiato il progetto di e–commerce GestorMarket che gli è stato presentato, sottolineando il fatto che si tratti di un’idea nata dall’iniziativa di privati che decidono di mettersi insieme per essere più competitivi e forti, senza dover necessariamente “bussare” alla porta della Provincia per chiedere aiuti. L’Assemblea è stata l’occasione per presentare la nuova “casa” di Gestor, vero fiore all’occhiello dell’ultimo anno. Una nuova sede, aperta a tutti, soci e fornitori. “Dopo diciannove anni – ha affermato con orgoglio il Presidente Danilo Moresco – stiamo mettendo un tetto sopra la nostra cooperativa,


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Pino di San Michele A/A); Botto Walter – Vice Presidente (Bar Pasi di Trento); Sartori Sandro – Vice Presidente (Sartori’s Hotel di Lavis); Bertolini Alberto (Hotel Luise di Luise); Bettega Matteo (Ristorante Caminetto di Transacqua); Cemin Peter Nicola (Hotel Cant del Gal di Tonadico); Chiocchetti Giambattista (Hotel La Serenella di Moena); Dantone Sebastian (Hotel Albolina di Canazei); Dossi Ivano (Locanda D&D Maso Sasso di Nogaredo); Menardi Alberto (Hotel Menardi di Cortina d’Ampezzo); Molignoni Nicola (Ristorante il Giardino di Cles); Mottes Fausto (Hotel Paganella di Fai della Paganella); Sembenotti Giorgio (Hotel Everest di Trento); Venco Giorgio (Ristorante S. Colombano di Rovereto). Sindaci: Cozzio Marco; Demozzi Fausto; Sebastiani Franco; Bort Giovanni (Sindaco supplente; Tomasi Andrea (Sindaco supplente).

creando un patrimonio nuovo e importante tutto nostro”. La situazione finanziaria di Gestor si conferma solida ed equilibrata. Il bilancio 2016 si è chiuso con un fatturato di oltre 33 milioni. “Per i prossimi tre anni – ha ribadito il Presidente – lavoreremo per portare ancora di più la nostra associazione ad una condizione economica sempre migliore, scremando quei soci che non garantiscono solidità e una buona contabilità per la cooperativa, pur nel rispetto dello spirito mutualistico che ci contraddistingue”. Nel corso dell’Assemblea il Presidente ha insistito molto nel suo messaggio ai soci di impegnarsi nel portare all’interno della cooperativa ciascuno un collega, con l’obiettivo di raddoppiare la compagine sociale di Gestor. Guardando al futuro “noi ci siamo, convinti e fiduciosi – ha concluso Moresco – e vorrei che i consiglieri, il Consiglio di Amministrazione e tutti i soci si adoperassero per promuovere la convenienza della nostra cooperativa e le opportunità che essa offre, rendendo sempre più sicuro l’acquisto di materie prime, sia per quanto riguarda la qualità che il prezzo. Questo è possibile grazie anche al lavoro e all’impegno del nostro ufficio commerciale che riesce a concludere sempre dei buoni contratti. È questa la nostra vera forza. La cooperativa – ha ribadito ancora il Presidente – non può intervenire su voci di spesa come il costo del personale o le tasse, e quindi persegue il suo obiettivo principale che è quello di far rispar-

miare negli acquisti e nei servizi”. L’Assemblea Ordinaria dei Soci prevedeva la nomina di 6 consiglieri e 5 sindaci in scadenza di mandato. Sono stati rinominati i seguenti consiglieri: Bettega Matteo (Ristorante Caminetto di Transacqua); Cemin Peter Nicola (Hotel Cant del Gal di Tonadico); Chiocchetti Giambattista (Hotel La Serenella di Moena); Menardi Alberto (Hotel Menardi di Cortina d’Ampezzo); Moresco Danilo (Rist. da Pino di San Michele A/A); Venco Giorgio (Ristorante S. Colombano di Rovereto). Sindaci: Cozzio Marco; Demozzi Fausto; Sebastiani Franco; Bort Giovanni (Sindaco supplente; Tomasi Andrea (Sindaco supplente). Il Consiglio di Amministrazione si vede ora così composto: Moresco Danilo (Rist. da


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Arriva GestorMarket Il negozio virtuale che fa incontrare soci e fornitori in tempo reale

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mondo Gestor a portata di click. Sarà on line tra poco meno di un mese GestorMarket, una vetrina virtuale che permetterà ai fornitori di far conoscere i propri prodotti, offerte e novità, ma anche un punto di incontro per i soci Gestor, che potranno monitorare in tempo reale i loro acquisti e la loro spesa. Un agente in più sul territorio, che raggiunge i soci in modo più rapido e capillare. GestorMarket è a tutti gli effetti un e-commerce e un marketplace evoluto, creato ad hoc per Gestor, che rispetta il modo di lavorare della Cooperativa con le sue caratteristiche e peculiarità, primo su tutti il servizio di rifatturazione.  Creato da un’azienda di Milano che si chiama IoTrust, formata da un team

di ingegneri che collabora tra gli altri anche con il Politecnico di Milano, GestorMarket si compone di due parti: un’area pubblica e una privata. Nella prima tutti i fornitori Gestor potranno essere visibili con il loro assortimento senza prezzo. Si tratta quindi di un’importante vetrina di comunicazione, e chiunque arriverà in GestorMarket avrà la possibilità di vedere tutta la gamma di prodotti dei fornitori. Nella seconda i soci potranno entrare ed effettuare gli ordini dei prodotti in vetrina, potranno crearsi una serie di preferiti per trovare in modo veloce e immediato quello che più interessa, e, ancora, potranno effettuare la duplicazione di un ordine.  Molteplici i vantaggi per i fornitori: potranno pubblicare le novità in tem-

po reale, comunicando con i soci in modo immediato; potranno mostrare a tutti il proprio assortimento; avranno delle statistiche personalizzate per capire come si muove il negozio e a loro volta potranno diventare clienti dei servizi offerti da Gestor. I soci dal canto loro potranno vedere le offerte e le promozioni senza dover aspettare di ricevere la mail dall’azienda o di incontrare l’agente di riferimento; potranno gestire on-line i propri ordini; potranno avere uno storico di tutti gli ordini precedenti e la possibilità di duplicarli; potranno conoscere nuovi fornitori e avere un quadro complessivo di tutti i prodotti che il proprio fornitore di fiducia propone; infine avranno la possibilità di ricercare i prodotti per gruppo merceologico oppure per ricerca testuale.


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Una delle novità pensate su misura per Gestor è che potranno accedere all’area privata non solo gli amministratori o i titolari di azienda, ma anche chi gestisce per loro gli ordini, ad esempio il cuoco o i responsabili dei vari settori. I soci dunque potranno avere delle credenziali separate e lasciare una maggiore autonomia ai propri collaboratori. Sono già molti i fornitori che stanno aderendo inserendo i propri prodotti nella vetrina del negozio e l’importante area dei servizi si sta arricchendo sempre di più per coprire tutte le esigenze del socio. GestorMarket sarà anche un’occasione per i piccoli produttori trentini, soci e non, di farsi conoscere e di vendere i propri prodotti a km zero. Un modo per sostenere e incentivare le realtà locali, proseguendo in un percorso che Gestor ha già intrapreso da tempo, il cui obiettivo è rafforzare legami con il territorio anche attraverso la possibilità di collaborare con le aziende che qui vivono e operano.   Iniziativa che ha riscosso molto interesse e che è piaciuta anche all’Assessore Provinciale Michele Dallapiccola il quale, in occasione dell’Assemblea dei Soci, è intervenuto dando il suo sostegno al progetto e apprezzando il fatto che aziende private abbiano deciso di mettersi insieme per creare sinergie ed essere più forti, senza attendere necessariamente l’intervento pubblico. Per accedere a questo nuovo strumento basterà andare sul sito www.gestormarket.it.  Ogni socio avrà gratuitamente le sue credenziali per entrare ed effettuare gli ordini. I fornitori avranno una loro password per gestire la propria parte di back office. GestorMarket arricchisce in questo modo la cooperativa di un ulteriore servizio, dedicato a soci e fornitori, che troveranno in questo luogo virtuale vantaggi concreti ed efficaci.

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© fotolia - Gorilla

© Le Dolomiti di Brenta - Malga Ritort - G. Alberti - Archivio PNAB

Turismo su due ruote Il Trentino da scoprire in sella ad una bici

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rentino patria degli amanti delle due ruote. Sono tantissimi coloro che scelgono di scoprire le bellezze del territorio in sella ad una bici, percorrendo una fitta rete di itinerari ciclabili e di strade forestali, in tutto 400 km di piste che si snodano dal Garda alle Dolomiti. Il turismo in bicicletta porta un indotto annuale alla Provincia di 100 milioni di euro, che diviso per i circa 400 km di piste fa 250mila euro/anno/km. Grazie al monitoraggio continuo e costante dei flussi di pedoni e ciclisti – attraverso i dati registrati da 13 contabici dislocati lungo i percorsi ciclopedonali – è stato possibile recentemente quantificare i passaggi giornalieri e mensili: lungo le piste

attrezzate la percorrenza media del cicloturista è di 30-50 km/giorno e i passaggi totali sono circa 2 milioni l’anno. Le zone più “battute” sono quelle intorno ad Arco, con 420 mila ciclisti. Anche la Vallagarina, però, si difende bene: a Nomi le bici sono 300 mila e a Loppio 160 mila. Anche la Valsugana è meta ogni anno di tantissimi bikers che amano percorrere la pista ciclabile che collega il lago di Caldonazzo con Bassano del Grappa: un percorso di 80 km che costeggia il fiume Brenta e lungo il quale fare una sosta significa scoprire castelli, centri abitati, paesaggi naturali incantevoli. Ma ci sono anche altri road bike che attraversano la Valsugana, e ancora la Val di Fassa, la Val di Fiemme, San Martino di Castrozza Primiero e Vanoi


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da 102 milioni di euro, consiste nel completamento dei percorsi ciclabili e ciclopedonali esistenti sulle sponde del lago di Garda, e permetterà ai ciclisti di percorrere tratti oggi dismessi, con livelli di difficoltà differenti e quindi accessibili a tutti. D’obbligo la domanda a Bertolini: cosa significherebbe per voi? “Io spero davvero che si possa andare avanti con il progetto – sottolinea Bertolini. Tra l’altro – continua – personalmente avevo seguito questo progetto quando avevo un ruolo amministrativo nel comune di Riva, quando si era avviata la possibilità di realizzare il collegamento tra Riva-Limone e Riva-Torbole-Malcesine. Adesso sembra che il progetto sia stato inserito tra quelli di interesse nazionale, e quindi può veramente avere uno sviluppo. Diciamo che la realizzazione del percorso ciclabile attorno al lago di Garda rappresenterebbe una delle maggiori risorse turistiche italiane del futuro. Tenga conto che adesso ci sarà una seconda grandissima ondata rispetto alla bicicletta che è legata alla bici elettrica. Ormai nel mondo germanico si vendono quasi più mountain bike elettriche di quelle tradizionali. Questo significa che c’è un grande interesse e una grande voglia di questo prodotto. In questo modo si amplia così il range degli interessati, in termini anche di età che va oltre i quarant’anni. Di conseguenza avremo bisogno di percorsi che siano meno impegnativi rispetto a quelli che tradizionalmente hanno fatto diventare il Garda trentino la meta più ricercata. Questa è la sfida del prossimo futuro”. Nota dolente, la convivenza tra bikers ed escursionisti. Un rapporto non sempre facile lungo i sentieri. “L’aspetto più delicato – osserva Bertolini – è per chi, nell’ambito delle mountain bike, usa la bici per il downhill per esempio e per queste discipline un po’ più estreme che rappresentano comunque un bacino turistico importante per noi. Questo può essere più pericoloso e più impattante per il territorio. Per il downhill abbiamo già delle piste dedicate e protette in maniera che non vi sia presenza contemporanea di escursionisti e ciclisti. Io penso che il vero grosso lavoro che bisogna fare riguardi la segnaletica, che deve indicare chiaramente dove si può andare con la bicicletta. Si tratta anche una forma di sensibilizzazione. La convivenza può esserci tranquillamente, avendo rispetto l’uno dell’altro e con le informazioni corrette”.

© fotolia - Gorilla

e la Val di Non, e che regalano ai ciclisti scenari mozzafiato. Che il Trentino sia una terra che ha fatto del turismo sulle due ruote una carta vincente lo dimostrano anche le numerose manifestazioni e gare sportive dedicate al ciclismo e alle sue diverse discipline: la leggendaria Charly Gaul, la 3TBike, la Marcialonga Cycling Craft, la Sellaronda Hero MTB – Marathon, la Vecia Ferovia dela Val de Fiemme, solo per citarne alcune. Cross-country, enduro, trial, downhill, fuoristrada: ce n’è davvero per tutti i gusti. Ovviamente sono da sottolineare anche le ricadute positive in termini di riduzione dell’inquinamento e della salvaguardia ambientale, con una bassa produzione di CO2. Una vacanza green nel vero senso della parola, a contatto con la natura, andando alla scoperta dei territori in maniera più semplice e con il vento sulla faccia. Sono almeno trent’anni che la Provincia di Trento dedica attenzione e finanziamenti al cicloturismo, quando nel 1986 nacque il “Progetto speciale per l’occupazione attraverso la valorizzazione delle risorse turistiche, ecologiche e ambientali”. Da allora sono stati approvati diversi provvedimenti legislativi mirati che hanno sostenuto la realizzazione di piste ciclabili che fossero in armonia con la natura e con l’obiettivo di manutenere l’esistente e recuperare aree di particolare interesse ambientale, attraverso lavori di bonifica e risanamenti di zone dissestate, il consolidamento dei sentieri turistici più battuti e la creazione di aree di sosta di qualità. Nel 2015, è stato istituito anche il marchio “Bicigrill” che ha messo nero su bianco le caratteristiche che la struttura collocata lungo i percorsi ciclopedonali deve possedere per “offrire agli utenti degli stessi percorsi un posto di ristoro, informazioni sulla rete ciclabile, approvvigionamento, noleggio bici, servizio di riparazione e assistenza”. Per venire poi incontro alle esigenze dei cicloturisti, è stato rafforzato anche il sistema integrato bici-treno regionale e non solo. Dal 2014 è operativo anche il progetto di bike sharing “Trentino e.motion”, che consente la possibilità di trasportare le bici a bordo di mezzi pubblici come treni, bus e corriere le biciclette pubbliche a pedalata assistita. Per capire quanto conta questo tipo di turismo per gli operatori turistici abbiamo chiacchierato con Alberto Bertolini, titolare dell’hotel Luise di Riva del Garda, nonché ex vicesindaco ed ex assessore al turismo della cittadina lacustre. “Per noi il cicloturismo conta tantissimo. Va fatta una distinzione però. Ci sono le due ruote da strada e quelle da montagna. Questo fenomeno della mountain bike è nato proprio sul Garda trentino. Quest’anno arriviamo alla ventiquattresima edizione del Bike festival, quindi questo significa che oltre venti anni fa, quando ancora non si conosceva questo fenomeno ed era veramente agli albori chi aveva potere decisionale in questo settore aveva scelto il Garda trentino perché questo è il posto dove si può avere il clima mediterraneo e le montagne molto vicine. Per l’ospite tedesco e nordeuropeo questo è un connubio di situazioni che non si trova da altre parti. È qui che ha avuto grande sviluppo e negli anni certamente ha visto una crescita, prima solo di alcuni appassionati, oggi invece è diventato un fenomeno di massa. Tutto questo rappresenta una gran parte delle motivazioni di vacanza sul nostro lago. Qualcuno parla di cifre intorno al quaranta per cento”. Da tempo si parla poi del “Garda by Byke”, un anello ciclabile di 140 km intorno al lago di Garda, da alcuni considerano già tra i più spettacolari d’Europa. Un’opera tanto attesa che andrà realizzata d’intesa con le province di Verona e di Brescia e che, secondo le previsioni, potrebbe essere completata entro il 2021. L’ambizioso progetto,


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Il noleggio a breve e a lungo termine sono servizi che esistono da svariati decenni e in particolare la versione a LUNGO TERMINE viene utilizzata per gestire in Outsourcing le flotte già dagli anni 60. Inizialmente era conveniente solo per flotte strutturate, di migliaia e migliaia di veicoli mentre nel corso degli anni il servizio è diventato sempre più flessibile ed economico, fino ad oggi in cui può essere erogato tranquillamente anche ai privati. Non c’è infatti più il concetto di utilizzo del noleggio solo in caso di possesso di una flotta: oggi anche chi utilizza solamente un autoveicolo può usufruire dei vantaggi di questo servizio. Dal punto di vista economico il noleggio fa risparmiare se si percorrono all’anno minimo tra 15.000 e 20.000 chilometri, a seconda dei modelli di autoveicolo selezionati. Più alta è la percorrenza annuale e maggiore sarà il risparmio ottenibile grazie all’economia di scala che possono fare le multinazionali del noleggio, gestendo contemporaneamente centinaia di migliaia o milioni di autoveicoli in Europa o nel mondo.

Apertura all’erogazione del servizio anche ai privati: riflessi positivi anche per gli imprenditori e risparmio fiscale

L’apertura ai privati (persone fisiche anziché persone giuridiche) oltre a provocare una impennata nel numero di veicoli immatricolati a noleggio anziché in proprietà o in leasing, riporta un vantaggio fiscale importante anche agli imprenditori. Infatti un amministratore di società o titolare o socio d’impresa che opera per la impresa stessa, può mettere in detrazione al 100% i rimborsi chilometrici pagati dalla ditta per i suoi chilometri percorsi e data l’entità del rimborso approvato dall’Agenzia delle Entrate (appunto dalle tabelle ACI nominate in Gazzetta Ufficiale) coprono tranquillamente il costo del noleggio e del carburante, rendendo nel caso l'azienda faccia utili, il veicolo completamente dedotto fiscalmente. Anziché al 20% come prevede l’ultima normativa fiscale

IMMATRICOLAZIONI Autoveicoli 2016: il 37% è a noleggio Perché? vigente (o al massimo aumentata dai superammortamenti che porta tale deduzione fiscale al 28% dei costi sostenuti). Oltre al vantaggio economico ci sono altri vantaggi fondamentali che possono essere così riassunti:

denti, atti vandalici, eventi atmosferici, furto ecc. In questo modo si ha la certezza del costo durante tutta la durata del servizio (vita del veicolo). Si eliminano i rischi e si semplifica la pianificazione dei costi.

Vantaggi finanziari e fiscali:

Vantaggi per la gestione dei servizi di manutenzione ordinaria e straordinaria:

Nessun pagamento anticipato (tranne se richiesto), nessun impegno di capitale, nessun utilizzo di linee di credito in banca o con società finanziarie, nessun costo per le imposte o per la gestione dei veicoli. Il noleggio a lungo termine non ha controindicazioni e in quasi tutti i casi produce vantaggi con risparmio fiscale.

Vantaggi contro spese impreviste:

Con la fornitura di un servizio “all inclusive” ad un prezzo fisso mensile si eliminano i rischi di spese impreviste di qualsiasi genere: guasti e riparazioni fuori garanzia, inci-

Tutti i detti servizi sono compresi nel canone mensile e non devono essere gestiti con scadenze, registrazioni di fatture specifiche, trattative e discussioni con fornitori e organizzazione degli stessi Oramai circa 1/3 dei veicoli che vengono messi in strada in Italia sono a noleggio e negli altri paesi d’Europa la percentuale è ancora maggiore. Ulteriori informazioni ed esempi pratici della deduzione fiscale con rimborso chilometrico potranno essere reperiti contattando la sede Gestor.


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Dario Polli, una vita da imprenditore Dal padre “moleta” al successo in Val Rendena

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DARIO POLLI Titolare

agli Stati Uniti alla Val Rendena, dove è diventato uno degli imprenditori del settore alberghiero e della ristorazione più conosciuti e importanti ma anche tra i più attivi. Una storia che da oltreoceano torna in Trentino, da dove ebbe inizio, per ritrovare il filo della narrazione. La Val Rendena è stata a lungo una terra di emigrati. Furono tantissimi coloro che andarono a cercare fortuna in paesi come la Svizzera, la Germania, ma anche in America e in Canada. Ma molti furono anche quelli che tornarono nei loro paesi di origine. I rendeneri all’estero svolgevano soprattutto il lavoro di arrotino, “moleta” in dialetto. E proprio un “moleta” era Aldo Zaccaria, il padre di Dario Polli, che decise

di partire, insieme alla moglie Maria, per Chicago per poi tornare nel 1974 – quando Dario aveva 11 anni - a Carisolo dove acquistò un’antica segheria dismessa del XVI secolo lungo il fiume Sarca, per farne, grazie all’intuito della mamma, una pizzeria, che diventò la prima di tutta la valle. La strada di Dario sembrava in qualche modo già segnata, anche se inizialmente i suoi progetti erano altri. “Pur non volendo fare la scuola alberghiera perché il mio desiderio era studiare per diventare interprete, dietro l’insistenza dei miei genitori ma spinto anche dalla responsabilità di cui ero investito, mi sono sentito in obbligo, e l’ho fatto ben volentieri, di proseguire nella loro attività. Così nel settantotto ho frequentato l’istituto alberghiero di


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IL PERSONAGGIO GESTOR EWS  [ 11 ]

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Varone, quando era ancora diretto dal preside Toller ed era una delle scuole più rinomate e importanti di Italia”. Quello delle scuole alberghiere - ha insegnato per 2 anni a quella di Tione - è un tema che sta molto a cuore a Polli. “Io ho avuto la fortuna di avere degli ottimi insegnanti – racconta – e oggi queste scuole devono essere valorizzate di più, anche dalla Provincia. Non devono essere considerate come un luogo dove parcheggiare chi non ha voglia di studiare. Bisogna dare la giusta importanza alla formazione. L’ottanta per cento dei ragazzi che frequenta questa scuola dopo un po’ abbandona il lavoro perché richiede molti sacrifici, si lavora il sabato e la domenica, ha orari diversi...”. Una volta diplomato, Dario Polli non si è più fermato. La sua intraprendenza e il suo fiuto lo hanno portato ad aprire, nell’86, il ristorante La Civetta a Massimeno. Ricorda quel periodo con orgoglio. “E’ stata una scommessa per me, perché allora era l’unico ristorante della zona. Avevo tutti contro ma fortunatamente è stato un grande successo”. E poi ancora nel ‘97 a Madonna di Campiglio ha acquisito l’Hotel Garnì St. Hubertus; due anni fa la stessa operazione con un’ex casa vacanze vicino all’Antica Segheria, l’Holidays Dolomiti, un complesso turistico con venti appartamenti gestito dalla sorella Antonietta; infine a Massimeno, paese natìo del papà, ha preso in gestione una trentina di case, tra appartamenti e villette, che vengono affittate per le vacanze e delle quali si occupa la moglie Sandra. Una vita dunque interamente dedicata al settore della ristorazione, a quello alberghiero e a quello turistico, “a volte a scapito della vita personale e familiare” ammette, “perché il lavoro purtroppo – aggiunge Polli – viene prima di ogni altra cosa se lo si vuole gestire direttamente. Questo perché

credo che le gestioni familiari siano ancora le più sane e funzionano”. Ma cosa vuol dire oggi fare questo lavoro? “Essere albergatore e ristoratore deve piacere, altrimenti è inutile farlo. Essendo nato a Chicago e avendo la mentalità americana che è molto aperta, io faccio un po’ fatica a stare in Val Rendena – confessa – e allora mi butto a capofitto nel lavoro. Questo mi da la possibilità di essere a contatto con tante persone e questa è la cosa più bella che ci sia nel nostro lavoro. I clienti diventano poi di famiglia e sono una parte importante della nostra attività. Bisogna saper trasmettere emozioni, dare una bella accoglienza”. Ma l’esperienza in America ha influenzato il suo modo di essere? “Forse il punto di domanda è come sarebbe stata la mia vita se fossi rimasto a Chicago. Probabilmente l’imprenditore negli Stati Uniti o comunque all’estero, per quella poca esperienza che ho, viene rispettato di più mentre in Italia chi lavora è oppresso dal sistema fiscale e amministrativo”. Un percorso professionale ricco di successi, ma non senza qualche incidente di percorso e difficoltà. “Mio padre mi ha insegnato il senso del sacrificio, il rispetto per il lavoro e soprattutto a non mollare mai”, dice. E proprio con questo spirito ha affrontato la vicenda giudiziaria – della quale si è scritto e parlato già tanto - che lo ha visto coinvolto nel 2008. Si definisce una persona umile e riservata, ma Dario Polli è soprattutto un uomo del fare, amante della sua terra. Proprio per questo era desideroso di far conoscere le bellezze della sua valle anche fuori. E si sa, a star fermi non si rischia mai nulla, ma si guarda la vita passare. Polli invece

non ha mai amato stare alla finestra a guardare, e così nel tentativo di fare qualcosa per la sua terra, di darle a suo modo visibilità, è rimasto coinvolto in una truffa, e per questo ha pagato in prima persona. Una storia che ha sentito il bisogno di raccontare in un libro, dal titolo “Sono stato nominato”: una vicenda personale fatta di malintesi e forse anche un po’ di ingenuità. E se è vero, come è vero,che tutto accade per una ragione, oggi Dario Polli si sente più forte di prima. E adesso, dopo che il conto con la giustizia è stato saldato, si dedica completamente al lavoro e alla famiglia. Ha tre figli, Oscar che si sta laureando a Londra in Relazioni Internazionali e poi Giacomo e Michele. La Val Rendena la conosce bene. E quindi sa cosa offre e su cosa invece occorrerebbe investire di più. “Io credo che lo sviluppo della valle dipenda molto da chi la amministra. Ad esempio in un paese turistico come Carisolo era difficile pensare di realizzare un biodigestore (impianto che non si farà più, ndr). Forse ci vorrebbero più imprenditori, con la loro esperienza e creatività, a fare gli amministratori, ma non riescono a muoversi in quel sistema di cui parlavamo prima”. Polli fa parte di Gestor da tempo. E’ un socio convinto.”Gestor è una realtà molto interessante. Più persone unite sono certamente più forti. La forza contrattuale nell’ottenere un prezzo migliore è maggiore, e poi è un modo per far sì che ci sia anche un confronto con altri operatori, non solo dal punto di vista economico ma anche intellettuale. Dovremmo pensare più spesso che siamo tutti colleghi e non concorrenti. Soltanto in questo modo si può crescere”.

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Biancheria:

l’evoluzione del mercato

Nell’ultimo decennio siamo stati testimoni dell’esplosione del fenomeno Bed & Breakfast. Tutto ciò ha portato gli operatori del settore a una profonda riflessione sul motivo di tale successo e sulle azioni da intraprendere per poterlo replicare anche in strutture tradizionali. È vero infatti che la scelta dell’utente non è determinata tanto dal fattore costo, quanto dalla ricerca di un’ospitalità più “avvolgente”, che possa davvero mettere l’ospite in contatto con il territorio che sta visitando e che lo “coccoli” facendolo sentire a casa propria. Da un punto di vista dalla ristorazione è possibile notare anche nei ristoranti delle strutture alberghiere una maggiore ricerca dei sapori del territorio e della riscoperta di antiche ricette e tradizioni culinarie locali. Anche nella camera d’albergo, che è a tutti gli effetti il luogo in cui l’ospite trascorre la maggior parte del tempo durante la sua permanenza in un hotel, si può notare una maggiore ricerca di stili tradizionali e soprattutto una tendenza a voler offrire il miglior comfort possibile a letto. Questo non è determinato solo dalla scelta di un buon materasso o guanciale, che possiamo considerare come l’hardware della camera, ma anche e soprattutto dalla qualità della biancheria, il software, che da sola può annullare o esaltare l’investimento effettuato dall’albergatore nell’hardware. Ecco quindi che il prodotto di importazione, standardizzato e massificato, sta lasciando nuovi spazi alla ricerca di tessuti più pregiati, ad una personalizzazione delle finiture, soluzioni che pur essendo idonee ad un utilizzo professionale riportino al cliente la sensazione di essere coccolato anche in albergo.


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Intolleranza al glutine e celiachia In aumento i casi, ma convivere con loro si può

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ggi con l’intolleranza al glutine si può convivere senza grossi problemi. Grazie anche ad una vastissima gamma di prodotti che sono sul mercato, la vita di chi presenta sensibilità verso questa proteina è di molto migliorata. Ma si fa ancora un po’ di confusione con la celiachia. Per cercare di fare un po’ di chiarezza e capire anche se l’intolleranza al glutine sia realmente in aumento o semplicemente è in aumento il numero di consumatori che segue una dieta gluten-free forse perché si pensa che siano più sane come dimostra un’indagine pubblicata su JAMA Internal Medicine e condotta dal National Health and Nutrition Examination Survey, abbiamo intervistato Umberto De Dato, Presidente e

Amministratore Delegato di IGF - Italian Gluten Free che da anni produce e distribuisce alimenti senza glutine. Dottor De Dato, come si riconosce l’intolleranza al glutine? Che sintomi ha e cosa provoca all’organismo? Esistono diversi tipi di disturbi alimentari legati al glutine definito come la “frazione proteica” alcol solubile del grano (estesa anche a segale e orzo) riconoscibili entrambi attraverso i disturbi di base del gonfiore addominale e stanchezza cronica. I principali sono la Celiachia o malattia Celiaca (non è classificabile come una allergia) e l’intolleranza o sensibilità. La loro origine e la diagnosi di entrambe le tipologie è differente e i sintomi si


In cosa si differenziano dalle allergie alimentari? Innanzitutto la Celiachia e l’intolleranza al Glutine non sono allergie, quindi rispetto alle stesse, un soggetto che assume glutine non corre il rischio di shock anafilattico come in molte allergie alimentari, ma subisce una reazione specifica e complessa sul sistema immunitario di natura permanente. La celiachia si può presentare con quadri clinici di diversa gravità e può interessare diversi organi ed apparati. Ma indipendentemente dalla severità clinica di presentazione della patologia, il danno è sempre presente se si assume glutine. Sono in aumento i soggetti intolleranti al glutine? E in Trentino? Secondo la relazione annuale al parlamento italiano sulla celiaca (dati al 31/12/2015), è stato calcolato che nella popolazione italiana il numero teorico di celiaci si aggiri intorno ai 600.000 contro i quasi 183.000 ad oggi diagnosticati. Riprendendo i dati dei celiaci diagnosticati, dei 182.858 (quasi 11.000 in più rispetto al 2014) le Regioni che hanno il maggior numero di celiaci sono la Lombardia con 32.400 e il Lazio e la Campania con 17.700. Per quanto riguarda il Trentino, si calcola che nella Provincia di Trento ci siano 2.000 celiaci e nella Provincia di Bolzano 1.370, con un incremento di 190 unità se consideriamo entrambe le provincie, rispetto al 2014. Nel 2016 i dati che ci si aspetta di ottenere, dovrebbero prevedere un ulteriore aumento del 4%. È possibile prevenire questa intolleranza o comunque capire che un soggetto è predisposto? Non esistono evidenze definitive che supportino una strategia di screening sulla popolazione generale, pertanto il primo step per la diagnosi di celiachia è il sospetto clinico

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estendono in funzione delle caratteristiche specifiche. La Celiachia è un’enteropatia infiammatoria permanente provocata dall’ingestione di glutine da parte di soggetti geneticamente predisposti. Ne esistono diverse forme. Tra queste quella classica si manifesta all’esordio nei primi anni di vita con diarrea, vomito, addome globoso, ipotonia ed atrofia muscolare e scarso accrescimento. La celiachia può però esordire in qualsiasi età e una volta manifestatasi non regredisce. Pertanto anche la dieta senza glutine va seguita per tutta la vita. L’assunzione di glutine da parte di un celiaco ha una reazione immunitaria: il sistema immunitario riconosce il glutine giunto nell’intestino come qualcosa di pericoloso, al pari di un virus o un batterio. Se un celiaco ingerisce glutine non muore ma può stare molto male, anche se mangia glutine per sbaglio una sola volta. Basta molto meno di un morso, di un cucchiaino, o poche briciole per scatenare reazioni molto gravi. L’intolleranza meglio intesa come Sensibilità al glutine è invece una sindrome caratterizzata dalla presenza, in rapporto all’ingestione di alimenti contenenti glutine, di sintomi intestinali ed extra intestinali in pazienti in cui celiachia ed allergia alle proteine del frumento siano già state escluse. Pazienti con tali caratteristiche sono noti da anni ma è bene precisare che, nonostante un numero crescente di essi riferisca quadri di questo tipo, l’esistenza stessa della sindrome è ancora messa in dubbio da numerosi esperti. Più in particolare, il fatto che i disturbi migliorino all’esclusione del glutine e peggiorino alla sua reintroduzione viene considerato come legato al ben noto effetto placebo e nocebo delle diete da eliminazione e provocazione. Sul piano clinico è importante un consulto medico specifico per considerare un soggetto intollerante al glutine.

posto dal medico curante in seguito al riscontro di segni e sintomi, mediante la strategia di case-finding. Esiste di sicuro una prevalenza maggiore in alcuni gruppi di popolazione cosiddetti “a rischio”, cioè i familiari di I grado (genitori, fratelli/sorelle, figli/ie) di soggetti celiaci, coloro che sono affetti da patologie auto-immuni, sindrome di Down, sindrome di Turner e sindrome di Williams. In questi gruppi, in cui la prevalenza della celiachia può anche superare il 10%, è opportuno eseguire uno screening periodico della celiachia mediante dosaggio degli anticorpi anti-transglutaminasi nel sangue periferico. L’intolleranza al glutine è riconosciuta come malattia dal sistema sanitario nazionale? È la celiachia ad essere stata riconosciuta come malattia cronica dal ministro della salute Beatrice Lorenzin. Nel suo decreto del dicembre 2014, l’ha inserita nei LEA cioè nei servizi che il sistema sanitario nazionale deve garantire ai suoi cittadini. I prodotti alimentari gluten free come sono realizzati? La produzione di alimenti senza glutine, è soggetta ad una vasta serie di accorgimenti che investono l’intero processo di produzione, che va dalla preparazione vera e propria dell’alimento, al trasporto e allo stoccaggio, il tutto per garantire una tutela massima sulla contaminazione alimentare. Si pensi che è sufficiente il contatto del prodotto senza glutine con una superficie sulla quale in precedenza si è preparato un alimento con glutine, e non si sia proceduto con le relative misure di sanificazione, per contaminare l’alimento privo di glutine. In tema di preparazione dell’alimento, ognuna delle materie prime utilizzate deve essere inserita nel prontuario dei prodotti consentiti dell’AIC (associazione italiana celiachia), pena di esclusione. Per la realizzazione di prodotti gluten free si utilizzano prodotti naturalmente senza glutine come cereali ( riso, mais, grano saraceno, patate, quinoa), frutta (fresca, secca, essiccata, sciroppata), verdura (fresca, congelata, surgelata, etc) anche conservata (sott’olio, sott’aceto), legumi (fagioli, piselli, lenticchie, ceci, lupini, fave, soia), latte, yogurt, formaggi, panna, carne, pesce, uova, grassi da condimento, zuccheri e dolciumi vari, il tutto facendo attenzione alle contaminazioni alimentari, garantendo nel processo produttivo un ambiente sicuro e protetto e delle materie prime di qualità che contengano nutrienti e che esaltino il sapore delle materie prime. È possibile convivere oggi con l’intolleranza al glutine? Secondo noi di IGF - Italian Gluten Free, Si. Aziende come la nostra lavorano per ridurre a zero il disagio del consumatore celiaco o intollerante per fargli vivere la malattia senza difficoltà e senza venir meno al gusto e alla qualità.


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Trento DOC, un’eccellenza tutta trentina Trend in crescita: nel 2016 vendute 8 milioni di bottiglie, +10%

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bollicine non sono tutte uguali, e quelle di montagna piacciono sempre di più. Il Trentodoc, tra i protagonisti indiscussi all’ultima edizione del Vinitaly, e tra i migliori spumanti italiani metodo classico, è il prodotto leader delle vendite trentine di vino e bollicine, un prodotto che non ha concorrenti. Lo spumante “made in Trentino” è conosciuto ormai in tutto il mondo, eccellenza della viticoltura trentina, capace secondo gli esperti di esprimere l’identità del territorio. Dentro ogni bottiglia sono racchiuse la storia, la bellezza, le tradizioni delle terre e degli uomini di montagna. Basti considerare che la vendemmia avviene

ancora oggi esclusivamente a mano, con l’impiego di cassette di piccole dimensioni che servono a tutelare e a mantenere sani e integri i chicchi d’uva che, una volta raccolti, vengono trasportati velocemente in cantina e messi subito in lavorazione. Il Trentino è particolarmente vocato a questa coltura, grazie al clima con escursioni termiche tra giorno e notte (tipiche dell’ambiente alpino) e man mano che la temperatura media si alza la coltivazione della vite va sempre più in alto garantendo così un perfetto equilibrio fra acidità e grado zuccherino, condizioni fondamentali per ottenere una base spumante di alta qualità. Chardonnay,


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Pinot Nero, Pinot Bianco e Meunier sono i quattro vitigni base che costituiscono la miscela di uve del Trentodoc, ma i primi due hanno il ruolo di veri protagonisti, donando allo spumante trentino carica aromatica, corposità, struttura. Secondo i dati dell’Istituto Trento Doc, l’ente nato nel 1984 per tutelare la qualità del metodo classico del Trentino, al quale aderiscono 45 case spumantistiche, Trentodoc rappresenta oggi circa il 35% della produzione nazionale di base spumante. L’intera superficie vitata del Trentino è pari a circa 10.000 ettari, e la percentuale di uva base spumante dedicata alla produzione di metodo classico è dell’8%. L’uva viene allevata a pergola, modalità tipica del Trentino, che avviene su terreni in pendenza. Un sistema che garantisce alle vigne un’adeguata esposizione al sole. Per quanto riguarda gli aspetti commerciali, l’ultimo anno va in archivio con ottime performance. L’anno scorso le bottiglie vendute hanno superato gli 8 milioni, con una crescita del 10% rispetto al 2015, per un valore di 88 milioni di euro, il 13% in più dell’anno precedente. L’80% dei ricavi è stato ottenuto in Italia, segno che il metodo classico trentino viene apprezzato sempre di più; il 20% invece proviene dal mercato estero, in aumento negli Stati Uniti, in leggera flessione in Asia

e Europa. A fare la parte del leone sono state le tipologie più pregiate, i Millesimati e le Riserve, che hanno fatto registrare +16,6%. Un viaggio selezionato con uve provenienti esclusivamente dal Trentino, rifermentazione in bottiglia e contatto con lieviti molto prolungato sono le caratteristiche che distinguono lo spumante metodo classico Trentodoc dalle altre bollicine. Con la rifermentazione in bottiglia il vino acquisisce la tradizionale pressione

(visibile tramite le bollicine) garantita dall’anidride carbonica prodotta dalla seconda fermentazione che resta intrappolata nel liquido. Dopo un periodo di riposo avviene la fase del remuage, cioè le bottiglie vengono scosse con una continua rotazione durante la maturazione. Maturazione che, secondo il disciplinare, prevede dai 15 mesi minimi per il Brut, ai 24 mesi di permanenza sui lieviti per la versione millesimata, fino ai 36 mesi per ottenere una riserva. Scorrendo i


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10 articoli che compongono il disciplinare del Trentodoc si può comprendere il profondo legame che uno spumante come questo conserva con il territorio e in questo legame trova la sua forza. All’interno sono elencati meticolosamente i 74 comuni di produzione delle uve destinate all’elaborazione dei vini spumanti a denominazione di origine controllata “Trento”, da Ala fino a Zambana. Sono indicate le norme da seguire per la viticoltura che devono tenere conto del rispetto dell’ambiente e della vocazione del

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territorio vocato alla produzione, bandendo ogni pratica di forzatura. Un ciclo di produzione che nasce, si sviluppa e si chiude in Provincia di Trento, dalle operazioni di vinificazione delle uve base spumante, di spumantizzazione e di confezionamento. A questo punto la bottiglia è pronta per lasciare la zona di vinificazione ed essere commercializzata, diventando di fatto testimonial del Trentino, portavoce di valori e tradizioni. Per un brindisi dal sapore unico ed elegante.

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Responsabile Trentino Alto Adige: De Monte Giuliano 348.4523979 Agenti Alto Adige: Cicconi Sandro 335.7907484 Dal Magro Luca 338.5679870 - Panetta Pasquale 338.9991903 Agente Trentino: Fedrigoni Dario 349.5377348 - Padovani Oscar 340.3309407 Agente Cortina d’Ampezzo: Paier Rolando 340.5210373 Agente Trento/Lago di Garda: Sparano Tiziano 349.4241835


Spumante Trentodoc Lo “spumante metodo classico Trentodoc” è tra le migliori espressioni del territorio Trentino che pur in un’estensione limitata racchiude una grandissima varietà di terreni, altitudini e microclini. In particolare le levate altitudini su cui è prodotto Trentodoc contribuiscono a renderlo unico, tra i migliori spumanti italiani: lo “spumante di montagna”. Le sue origini risalgono all’intuizione di Giulio Ferrari che in seguito ad alcuni viaggi in Francia, avendo individuato una certa similarità tra fra il Trentino e la Champagne, decise di produrre uno “spumante trentino”, dando così il via a una lunga tradizione. Il riconoscimento della D.O.C. è arrivato nel 1993, il primo in Italia per un metodo classico. Trentodoc è uno spumante pregiato anche grazie all’affascinante metodo di produzione del “metodo classico” che necessità di bravura, passione e lunghi tempi d’attesa: Dalla raccolta di uve esclusivamente di Chardonnay, Pinot nero, Pinot bianco o Pinot menieur si ottiene il vino fermo base al quale, una volta imbottigliato, vengono aggiunti lieviti e zuccheri. Il riposo in bottiglia e l’opera dei lieviti danno il via alla “seconda fermentazione”, la “rifermentazione in bottiglia” o “presa di spuma”, processo attraverso cui si sviluppa l’anidride carbonica ossia il perlage che ritroviamo nel calice. Questo periodo di maturazione sui lieviti varia da un minimo di 15 mesi per un “brut”, 24 mesi per un “millesimato”, 36 mesi per una “riserva”. Nella fase successiva del “remuage”, le bottiglie vengono disposte su speciali cavalletti in legno, chiamati pupitres, per essere scosse e ruotate quotidianamente con molta cura, facilitando così il deposito dei lieviti esausti verso il collo della bottiglia. Terminata questa fase, si procede alla “sboccatura”, ossia all’eliminazione dei lieviti esausti depositati nel collo della bottiglia, gelando il collo stesso e facendo saltare il tappo. L’ultimo ritocco prima della chiusura definitiva con il tappo in sughero, è dato dal rabbocco con vino di pregio e zuccheri, ricetta segreta di ogni casa spumantistica.


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Voucher addio. E adesso?

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governo a metà marzo ha approvato il decreto che abolisce i voucher. Una notizia accolta con favore dai sindacati, secondo cui i buoni lavoro avevano finito per sostituire i contratti di lavoro senza garanzie per i lavoratori. Le sigle sindacali avevano lanciato anche un referendum abrogativo dei buoni lavoro, ma Palazzo Chigi ha giocato d’anticipo. In Trentino i voucher venduti nel 2016 sono stati 2 milioni, 400 mila in più rispetto al 2015, pari ad aumento del 30%. In tutta la regione quelli venduti lo scorso anno sono stati 5,57 milioni, con un incremento del 20,7%. Secondo i dati dell’Inps relativi al 2016 e diffusi dalla Uil, il Trentino è la 19esima provincia italiana (su 110) per numero di voucher utilizzati, mentre Bolzano è al sesto posto con 3,51 milioni di buoni lavoro staccati (in testa alla classifica c’è la Lombardia, in coda il

Molise). I settori che anche in Trentino hanno più utilizzato i voucher sono, in ordine di grandezza, turismo, servizi, commercio, manifestazioni sportive e culturali, giardinaggio e pulizia, agricoltura e lavori domestici. Resta il nodo del lavoro occasionale, che va senza dubbio regolamentato. I voucher erano stati pensati in un primo momento infatti per i lavoratori stagionali, ma poi – questa l’accusa dei sindacati – c’è stato un abuso nel loro utilizzo. Da qui la battaglia referendaria. Adesso però molte aziende, soprattutto del settore del turismo e dell’agricoltura, si ritrovano a non avere più un sistema per gestire la flessibilità dei lavoratori. Abbiamo parlato di questo con Marco Battisti, titolare di una società di selezione del personale. “Al momento non c’è alcuna alternativa per le aziende. Il governo ha promesso un ampliamento e una semplificazione del lavoro a


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chiamata. Ma questo tipo di contratto ha dei costi notevoli per il datore di lavoro, costi che i voucher non avevano e che sono equiparati a quelli di un contratto a tempo indeterminato. In più la sua applicazione è limitata solo a persone che hanno meno di ventiquattro anni e più di cinquantacinque, a meno che non ci sia un’eccezione prevista dal contratto collettivo. In mancanza di questa, si fa riferimento, pensi un po’, ad un regio decreto del millenovecentoventitre che normava i contratti temporanei. La problematica che può nascere, anche ad esempio per un albergatore, è che il contratto a chiamata deve essere discontinuo e non coincidere mai con lo stesso giorno della settimana, altrimenti viene contestato e diventa un contratto a tempo determinato. In tre anni il lavoratore può essere chiamato complessivamente quattrocento giorni”. Quindi se da una parte si voleva limitare il lavoro precario, dall’altra si mette anche in seria difficoltà un’azienda che ha bisogno di personale. Questo discorso è senza dubbio legato anche alla questione sicurezza sul lavoro e alla conoscenza delle norme vigenti in merito, sia da parte del datore di lavoro che del lavoratore stesso. “I contratti atipici – spiega ancora BatADV DUALCLEAN E 230x165.pdf 1 l’azienda 24/11/16 18:43 tisti - stanno in piedi solo se

è in regola sul fronte della sicurezza. Nel caso in cui infatti ci fosse un’ispezione e l’azienda dovesse risultare non conforme a quanto previsto dalla legge 81 sulla sicurezza, una delle sanzioni accessorie sarebbe l’obbligatorietà della trasformazione del contratto atipico in contratto a tempo indeterminato e full time. Quindi se un lavoratore a chiamata non è formato sulla sicurezza e questo viene scoperto dall’ ispettorato, il suo datore è costretto ad assumerlo. Ma in Trentino da questo punto di vista la situazione è positiva - sottolinea ancora Battisti - le aziende si stanno adeguando alla normativa entrata in vigore nel duemilaotto. È stata fatta molta formazione e c’è consapevolezza dell’importanza di mettersi in regola. Anche l’imprenditore più piccolo sta investendo molto in questo”. A questo punto la selezione del personale e l’incontro tra domanda e offerta di lavoro come avvengono? “Purtroppo oggi questi sono due mondi che non si parlano tra loro. Da una parte l’ambito delle risorse umane va verso una formazione sempre più alta e accademica. Dall’altra le aziende cercano sì persone laureate ma che abbiano anche un’esperienza sul campo, un’alta professionalità quindi legata sia al titolo di studio che alla pratica”.

“In Trentino è abbastanza difficile trovare profili con una certa professionalità. Al momento ad esempio la nostra società di selezione è alla ricerca di circa ottanta profili e riscontriamo che ci sono poche persone con approfondite competenze, soltanto alcune con un’alta professionalità che nella maggior parte dei casi sono state espulse dal mondo del lavoro perché erano dei dirigenti e con la crisi costavano troppo, e infine ci sono i giovani che non riescono ad entrare per la mancanza di preparazione e di esperienza”. Con la riforma della scuola che ha introdotto il sistema duale, l’alternanza cioè scuola-lavoro, questo gap potrebbe essere attenuato, ma se sarà così lo si vedrà soltanto tra qualche anno. “Una prospettiva positiva – aggiunge Battisti - può essere trovata proprio nella buona formazione scolastica abbinata alla pratica, una formazione che sia in grado di dare la chiave di accesso al mondo del lavoro. Le scuole professionali stanno riscuotendo successo anche per questo motivo. Chi frequenta ad esempio la scuola per cuochi, appena diplomato o a volte anche prima, trova già un’occupazione. L’auspicio è quindi quello di un maggior coinvolgimento della scuola nel mondo del lavoro”.

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In vacanza con gli amici a 4 zampe Parte in Trentino il progetto per poter portare con sé il proprio animale

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ndare in ferie con Fido da qualche anno a questa parte ormai non è più un problema. Grazie anche a numerosi siti internet specializzati che indicano in quali strutture i nostri amici a quattro zampe o piumati vengono ben accolti. Secondo un’indagine di Hoteltonight, in Italia oggi gli alberghi, ma anche spiagge e locali dove è possibile andare con il proprio animale superano il 50%, e spesso senza tariffe aggiuntive. Insomma, abbandonare il proprio animale prima di partire per un viaggio, soprattutto adesso, è ancora più in-

giustificato e crudele. Trentino Marketing ha lanciato il progetto “Vacanze Pet Friendly” sul sito www.visittrentino.it. Cercando un alloggio da prenotare per poter trascorrere le proprie vacanze, si può selezionare la voce “Pet Friendly” che riporta fino a 1600 strutture alberghiere sul territorio provinciale che accolgono gli amici a quattro zampe, ma anche altri animali. Come ha spiegato durante la conferenza stampa di presentazione l’assessore provinciale al turismo, Michele Dallapiccola, «sotto la categoria di ‘pet’, oltre a cani e gatti, sono compresi canarini, tartarughe, furetti e, per chi le ama in


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casa, persino le iguane». L’obiettivo è quello di ampliare l’offerta turistica ai visitatori con animali al seguito. Oltre agli alberghi, in Trentino si trovano ‘bau beach’, le spiagge accessibili ai cani, in particolare sul lago di Garda e in Val di Ledro. Ma anche altrove le strutture si attrezzano come possono per far trascorrere un periodo di relax meritato anche agli amici pelosi. A Comano Terme ad esempio c’è un servizio di noleggio bici per le escursioni con carrellino per animali al seguito. L’Apt della Valsugana ha fissato criteri precisi che distinguono fra gli alberghi ‘Pet Friendly’, che accolgono i cani fino a 25 chilogrammi di peso, e i ‘dog plus’, per quelli oltre questa stazza. Tra i servizi offerti, oltre al dog sitting per poter visitare musei e castelli, sciare e fare escursioni in montagna, ci sono i veterinari provinciali disponibili 24 ore su 24. Ma trascorrere una vacanza in Trentino con il proprio animale in alcuni alberghi era già possibile da tempo. Non sono pochi infatti quelli che da anni ormai hanno fatto la scelta precisa di accogliere anche animali. Tra questi, l’Hotel America, che si trova nel cuore di Trento. Maria Teresa Lanzinger è la titolare. “Noi siamo da sempre hotel Pet Friendly, prima anche dell’avvento del web. Abbiamo sempre accolto gli animali con entusiasmo e non abbiamo mai avuto problemi particolari, anzi a volte li abbiamo con le persone e non con loro! Oggi è diventato un fenomeno comune mentre un tempo non lo era. Adesso invece è più frequente, così come andare in spiaggia con il proprio cane. È sicuramente cambiata la percezione del portarsi il proprio animale in vacanza, non è più un qualcosa che crea disturbo ma resta tutta la piacevolezza della compagnia e dei benefici che un animale comporta, basti pensare al discorso della pet therapy”.

Che tipo di animali accogliete e cosa vi ha spinto a fare questa scelta? “Solitamente arrivano i cani, ma anche qualche gatto o qualche furetto. Dalla nostra esperienza, abbiamo notato che se si viaggia con un animale il più delle volte è perché questo è abituato, e quindi c’è anche un rapporto padrone-cane positivo, perché sappiamo che non sempre è così, a volte i cani vengono tenuti più per diletto e poi abbandonati. Chi viaggia con loro di solito sa che il proprio animale è educato, sa come comportarsi, e quindi questo ci dà anche il piacere di conoscere belle persone con le quali avere un dialogo, anche prima quando ci avvisano del loro arrivo in modo tale che anche per fare le pulizie non ci siano problemi. Si tratta semplicemente di capire che comunque un animale ha i suoi diritti e i suoi doveri, e questo veramente non ci ha mai causato problemi, neanche con gli altri ospiti, perché bisogna tener presente che non tutti amano gli animali. Certo stiamo attenti anche noi. Ad esempio quando capita, raramente, che alcuni ospiti scendono per la colazione con il proprio cane, noi riserviamo loro dei posti per fare in modo che il cane possa stare tranquillo al proprio posto senza dare fastidio agli altri”.

Quindi la convivenza civile è possibile, anche con le altre persone che un animale non ce l’hanno? “Certo. Il tutto però nel limite della possibilità. Può anche essere che ci sia qualche animale che per un motivo qualsiasi non sta bene o ha difficoltà di vario genere, anche se di solito non succede, per cui secondo me è giusto dare anche a loro la possibilità di stare sereni. Noi poi stiamo

attenti nella pulizia, a non lasciare peli, a disinfettare per eliminare qualsiasi odore, abbiamo tolto da tempo la moquette dalle camere per avere maggiore igiene, quando l’ospite ci avverte che ha un cane gli riserviamo la camera con il terrazzino per fare in modo che la gestione dell’animale sia più comoda. Insomma ci si attrezza per mantenere una buona accoglienza”.

Sono in tanti a richiedere questo servizio? “Va a periodi. Nella stagione invernale ce ne sono di meno. Nel periodo estivo invece tendenzialmente si fa di più la vacanza con gli animali”.

Tra gli albergatori trentini, sulla base della sua esperienza, c’è sensibilità verso questo tipo di servizio che è poi anche un’esigenza dell’ospite? “La situazione sta cambiando nella misura in cui ci sono anche i siti specializzati. Questa è una cosa che se vogliamo crea un effetto a catena e serve a farsi anche un po’ di pubblicità. L’albergatore è sollecitato ad appartenere a questi gruppi come può essere ‘amico della bicicletta’ o ‘delle moto’ o altro, e anche questa degli animali sta diventando una nicchia. Ma dipende molto anche dalla struttura che ci si ritrova, se si ha la disponibilità per esempio di stanze con balconi, se si hanno spazi verdi intorno e via dicendo”.

Cosa pensa di questo progetto della Provincia di Trento “Vacanze Pet Friendly”? “È sintomatico che anche la nostra Provincia segua quelle che sono le nuove tendenze, è un buon segno. È un segnale di maturità e di rispetto verso tutti quelli, e sono sempre di più, che hanno un animale e lo curano. Non è più una ricerca specialistica ma fa parte del nostro mondo, è una maniera per essere a contatto in qualche modo con la natura. Il rapporto con gli animali è molto forte, avvincente. Meritano attenzione. Si è visto poi ad esempio come nei terremoti i cani possono essere di aiuto nella ricerca delle persone, o ancora si pensi alla pet therapy per la cura di determinate malattie e che si sta diffondendo sempre di più. Da questo si vede come l’associazione uomo-animale che esiste da millenni funziona ancora oggi, con un aiuto addirittura da parte dell’animale verso l’uomo”.

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Speck

Trentino

Lo speck, la specialità trentina per eccellenza, oggi si presenta al pubblico appassionato di gastronomia. Conosciuto per il suo carattere rustico e affumicato, la storia dello speck affonda le sue radici nel mondo contadino, già a partire dal XVIII secolo. Per i contadini, lo speck era considerato un’importante fonte di energia durante i lavori nei campi e, grazie alla sua produzione, era possibile conservare tutto l’anno la carne dei maiali, tradizionalmente uccisi durante il periodo natalizio. Ancora oggi, lo speck vive grazie all’esperienza dei contadini trentini e alla loro passione per il proprio prodotto: alla base di questo cibo prelibato vi è un segreto gelosamente custodito, una ricetta che nella storia del Trentino si tramanda di generazione in generazione. Lo speck ricetta trentina nasce dall’unione dei

due metodi per la conservazione della carne: la stagionatura, usata di solito nell’area mediterranea e l’affumicatura, tipica del Nord-Europa. Così è stato creato un prodotto tipico, inconfondibile nella produzione e nel gusto, creato secondo la tradizionale regola “poco sale, poco fumo e tanta aria”. Per la produzione dello speck Segata vengono utilizzate unicamente cosce di suino selezionate: il prodotto è il risultato di un particolare processo eseguito sulla coscia disossata di maiale cruda, la quale viene trattata ed affumicata per permetterne la conservazione nel tempo. A seconda della ricetta lo speck può essere servito con o senza crosta di spezie, e tagliato a cubetti, listarelle o fette spesse. Nelle montagne trentine, lo speck viene servito tagliato a pezzetti. Per saperne di più, visitate www.segata.com


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[ 26 ]  GESTOR EWS RESOCONTO EXPO RIVA HOTEL  

Sempre un grande successo Ancora una volta Gestor ha registrato un ottimo successo in occasione di Expo Riva Hotel

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ono stati oltre ventimila i visitatori che hanno partecipato alla 41^ edizione di Expo Riva Hotel, 26.037 secondo i dati dell’'Ente Fiera, e cioè l'’11% in più del 2016. Oltre 80 associati si sono accreditati presso il desk di accoglienza Gestor per incontrarsi con i colleghi e per concludere affari con gli espositori dello Stand. Sono stati offerti circa 200 coperti ogni giorno presso il ristorante di Gestor e più di 80 operatori del settore turistico hanno approfittato dell’'occasione per avvicinarsi

alla realtà della Cooperativa e per raccogliere quante più informazioni possibili. Nello stand di oltre 1.000mq hanno trovato spazio 40 aziende fornitrici qualificate, il welcome bar riservato agli ospiti dello stand, il ristorante e l’area tecnologica dove i visitatori hanno potuto conoscere dal vivo il nuovo progetto GestorMarket. L’apprezzatissima area gastronomica ha servito, nei giorni di manifestazione, squisiti piatti preparati dall’Executive Chef Giorgio Nardelli della Federazione Italiana Cuochi che rin-

graziamo nuovamente per la splendida collaborazione. L’organizzazione che opera dietro alle quinte per la realizzazione di un progetto di tali dimensioni è notevole. L'’investimento in termini di tempo e di risorse umane è importante ma la più grande soddisfazione è arrivata dai numerosi messaggi di complimenti e dalle importanti visite che abbiamo ricevuto. Siamo certi che la fiera farà da premessa ad un 2017 ricco di soddisfazioni!


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Ringraziamo per la preziosa collaborazione: ACQUATEC DI ANTONIAZZI STEFANO Servizio di lavaggio e noleggio biancheria per ristoranti, alberghi, hotel e comunità AUTOINDUSTRIALE SRL Concessionaria Ufficiale Mercedes-Benz e Smart per il Trentino AZIENDA AGRICOLA COPPINI ARTE OLEARIA Condimenti olio extravergine di oliva ed oli di semi vari

DISTILLERIA MARZADRO SPA Distilleria Trentina DIVERSEY SRL Soluzioni per l’igiene e la pulizia professionali ECCEL PROFESSIONAL Prodotti tessili ELECTRICYCLE SRL Biciclette a pedalata assistita - noleggio e vendita

MONOPOLI SRL GRUPPO ECOOPERA Consulenza ambientale, gestione e smaltimento rifiuti NAUTEX Idee e tecnologie innovative PARTESA TRENTINO SRL Azienda distribuzione bevande PI&ESSE CONSULTING SAS Igiene e sicurezza alimentare, prevenzione legionella

ELI POWER SRLS Consulenza, istallazione e assistenza impianti a fonti rinnovabili

PLANET BEVANDE SRL Azienda distribuzione bevande

ENTERPRISE SRL Azienda distribuzione bevande

POMPADOUR TE’ SRL Produttore di tè sfuso in bustine

CAPITANI SAS Prodotti tessili

FERRUZZI SERVIZI SRL Soluzioni professionali per l’igiene e per la pulizia

PRIMA SRL Agenzia di comunicazione

CASSA DI RISPARMIO DI BOLZANO SPA Istituto bancario

GBSAPRI SPA Broker assicurativo

PRIME CONSULTING SRL Marketing e management per il turismo

AZIENDA AGRICOLA PEDROTTI ANDREA Azienda agricola BONORA ORTOFRUTTA Commercio di prodotti ortofrutticoli

CERCASÌ SAS Ricerca e Selezione del Personale, Sicurezza sul Lavoro, Formazione Finanziata e Professionalizzante CHS GROUP SRL Vendita hotellerie e forniture alberghiere CRC GROUP SRL Arredo esterno CRISTOFORETTI PETROLI SPA Prodotti petroliferi e gasolio per il riscaldamento DERSUT CAFFE’ SPA Caffè, cioccolata Dersut e crim DIRETE SOCIETA’ COOPERATIVA Videosorveglianza, sicurezza informatica, wireless, partner ufficiale Eolo

IGF GROUP Prodotti specifici per intolleranze alimentari LA SFERA SCS - ONLUS Servizi di pulizia, realizzazione e manutenzione aree verdi LINEAVERDE SOC. COOP. A RESPONSABILITÀ LIMITATA Decorazioni e composizioni floreali M&P CONSULTING SAS DI PASCON MICHELE & C. Soluzioni e Servizi Tecnologici per Hotel, Agenzia Mediaset Premium Hotel / Club MAXENTIA Distillatori Artigiani e Vignaioli MIKO SRL A SOCIO UNICO Forniture alberghiere

PROPOSTA VINI SAS DI GIRARDI GIANPAOLO &C. Azienda specializzata nella commercializzazione di vini, spumanti, distillati, oli ROBAT SALUMI Carni, salumi SEGATA SPA Carni, salumi e specialità gastronomiche SIEBENFŐRCHER G.U.T. & CO.OHG/SNC Carni e salumi TRENTINO RENT-HERTZ TRENTO Broker per il noleggio auto a breve, medio e lungo termine


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Dormire bene, come? Trascorriamo un terzo della vita (37 anni) a letto, ma lo facciamo male.I consigli di Loris Bonamassa, Sleep Advisor

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LORIS BONAMASSA Sleep Advisor

ottovalutato da molti, il dormire bene ha importanti ricadute invece sul benessere quotidiano, sociale e professionale di ciascuno di noi. Oggi secondo l’Associazione Italiana di medicina del sonno i disturbi del sonno colpiscono 12 milioni di italiani mentre 4 milioni sono quelli affetti da insonnia cronica. Complici lo stress, l’ansia, uno stile di vita frenetico e una società che chiede sempre di più, le ore di sonno nel tempo sono diminuite ma questo non vuol dire che il nostro organismo si sia abituato. E a volte la “pennichella” pomeridiana non basta a recuperare. Ecco perché questa fondamentale attività umana è sempre più studiata

dai ricercatori, ma c’è ancora molto da esplorare per garantire a tutti quello che gli specialisti definiscono “un sonno di qualità”. Noi ne abbiamo parlato con Loris Bonamassa, autore del libro “Dormire bene per vivere meglio” edito da Mind. L’autore da oltre 25 anni si occupa di riposo e oggi è Sleep Advisor. Perché è importante il buon sonno? “Partiamo dalla motivazione più semplice, e cioè che un terzo della vita la si passa dormendo e quindi è determinante dormire non bene ma benissimo. Gli altri due terzi invece


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sono influenzati da come si è dormito. Nella maggior parte dei casi, come dimostrato da molti studi scientifici condotti dall’Associazione Italiana di medicina del sonno e quella internazionale, praticamente i tre quarti della popolazione ha problemi con il sonno, siano essi problemi di postura e quindi di schiena, di collo o di spalle, oppure legati proprio all’addormentarsi, allo svegliarsi con frequenza di notte o prima della sveglia del mattino. Il dato preoccupante è che questa cosa riguarda qualsiasi categoria e qualsiasi età. Oggi il sonno è molto disturbato anche nei bambini e nei ragazzini, perché ci sono un sacco di stimoli, che vengono soprattutto dai social network, o dagli smartphone che molto spesso restano accesi anche di notte sul comodino. C’è poi un discorso legato all’elettromagnetismo e al numero elevatissimo di reti Wi-Fi aperte che ci circondano, il che significa che continuiamo anche di notte ad avere un’attività cerebrale elevata, cosa che non dovrebbe accadere perché di notte dovremmo avere una riduzione del battito cardiaco e del ritmo respiratorio, un abbassamento della temperatura e anche un calo dell’attività cerebrale, questo per avere un sonno alternato, da quello iniziale fino alle fasi rem del sonno profondo, che si ripetono più volte nella notte. Nella realtà queste fasi rem iniziano ad essere poco frequenti perché siamo troppo attivi e il sonno è spesso disturbato, con la conseguenza che al mattino si è più stanchi di quando si è andati a dormire”.

Molto spesso i segnali di queste difficoltà ci sono tutti, ma non si mettono in relazione alla qualità del sonno. “È proprio così. Il problema è che ci si ricorda del dormire solo quando si va a dormire e fino alla sera successiva ce se ne dimentica. In Italia c’è poca cultura del riposo, anche se la sensibilità sta cambiando”.

Quindi nonostante si riconosca l’importanza del sonno e ci siano anche degli studi proprio su questo, e anche dal punto di vista tecnologico siano stati fatti progressi, potremmo dire che oggi si dorme peggio di ieri. È un po’ paradossale. “Si. Tra l’altro con l’avvento della corrente elettrica si va a letto tardissimo e si dormono meno ore di un tempo. Questa cosa comporta che la giornata sia affaticata, che ci si stanchi molto e che compaiano dolori, quindi che ci siano delle ricadute negative, con delle insonnie notturne e una maggiore irritazione e suscettibilità durante il giorno, con rapporti meno distesi e performance personali, professionali e sociali poco gratificanti”.

Quanto conta la scelta del materasso e del cuscino nella qualità del riposo? E come sceglierli, visto che è una scelta molto soggettiva? “Il sistema letto è lo strumento, dal quale non si può prescindere. È il quarto passo da compiere verso un buon sonno. Con il sistema letto si agevola il buon dormire. A livello personale è molto importante poterne avere una gamma tra cui scegliere perché c’è la persona alta o bassa, magra o robusta, sana o allettata. Questo discorso vale ancora di più se pensiamo alle strutture alberghiere dove non si può conoscere l’ospite che arriva e le sue esigenze. Allora è molto utile provarli, ma è ancora più importante avvalersi di persone che si occupano e preoccupano del sistema letto. Tornando all’hotel è

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determinante scegliere dei prodotti che in superficie siano ergonomici, che seguano cioè le forme del corpo. Ad esempio la donna è molto sensibile nella zona lombare che è molto più arcuata rispetto all’uomo e mediamente dorme a pancia in giù o in su, quindi bisogna far accogliere questa zona lombare e riempirla, sostenendo la parte bassa del bacino. Per l’uomo invece la zona più sensibile e soggetta a problematiche è quella delle spalle che solitamente sono più larghe, dorme spesso sul fianco e per questo è molto importante che in superficie il materasso accolga queste forme consentendo alla spina dorsale un naturale accoglimento e quindi un allineamento testa - spalle – bacino – gambe. Poi però deve sostenere il sistema letto. Quindi il materasso, sotto, a distanza di cinque-sette centimetri dal corpo, deve poter sostenere il peso della persona, tanto di un americano che può pesare centocinquanta chili quanto di un cinese che ne può pesare cinquanta. La base, oggi ce ne sono anche di regolabili, deve essere un supporto che sostenga il materasso adeguatamente. Anche il cuscino fa parte del sistema letto e quindi deve essere adeguato al tipo di materasso”.


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Se il sistema letto è al quarto posto della scala per dormire bene, quali sono gli altri? “Lavorando con le persone, con i professionisti, con i consumatori, mi sono reso conto che la gente non dorme bene perché non capisce perché deve dormire e a cosa serva il sonno. E allora al primo posto dei cinque passi del buon dormire c’è proprio il capire il sonno. Si deve comprendere che il sonno serve a recuperare le energie, a rigenerare le cellule e il nostro cervello, serve ad incasellare le tantissime informazioni che riceviamo di giorno e che proprio grazie al sonno e ai sogni mettiamo in ordine. Il secondo passo riguarda la parte fisica. Anche in questo caso si tende a pensare che un sistema letto vale l’altro, e così dormiamo male. Questo non è vero, perché c’è un’enorme differenza tra essere alto o magro, uomo o donna, grasso o magro. Il terzo passo è inerente alle abitudini e ai comportamenti. Il modo in cui una persona conduce la propria esistenza infatti ha ripercussioni anche sul sonno. Se io ad esempio faccio il turnista, ho un sacco di pensieri, sono una casalinga o un precario, se lavoro molte ore in piedi o da seduto, cambia totalmente il modo di dormire. L’ultimo passo interessa infine l’ambiente, e cioè la camera da letto: rumorosità, luminosità, temperatura ed elettromagnetismo influenzano tantissimo il sonno”. Per quanto riguarda l’ambiente a cosa dobbiamo prestare attenzione? “L’ideale è avere un ambiente buio, perché la luminosità è determinante. La stanza dovrebbe essere buia completamente perché il buio favorisce sia la melatonina che il sonno. Per quanto riguarda la rumorosità la stanza dovrebbe essere totalmente silenziosa. La temperatura dovrebbe essere mantenuta sui diciassette-diciotto gradi. E poi c’è tutto il discorso che riguarda la corrente elettrostatica ed elettromagnetica. Il cervello funziona con impulsi elettrici e quindi di notte bisognerebbe che questi

impulsi calassero. Nella realtà dei fatti però, tra la corrente elettrica nella camera, lo smartphone sul comodino, le reti Wi-Fi aperte, ho potuto appurare con dei bio-architetti e degli strumenti di misurazione che frequentemente queste attività rimangono molto elevate nelle stanze. Tra gli accorgimenti da utilizzare uno in particolare è molto utile: si mettono dei filamenti d’argento nei pressi del letto, sia sul cuscino che sul materasso, questi fanno in modo che non si risolva la corrente elettromagnetica in eccesso, ma che il posto letto diventi neutro e che le onde vengano catturate e allontanate dal corpo”. E l’igiene del posto letto quanto conta? “Tantissimo. È importante sapere che la durata igienica di un materasso è di sette-otto anni, anche se la durata meccanica raggiunge i dieci anni e oltre. Con i centri del sonno è stato calcolato che in media in cinque anni il materasso aumenta il suo peso del venticinque per cento. Un dato mostruoso se consideriamo di che cosa aumenta questo peso, e cioè di squame e pelle morta, peli e acari. Molte allergie si sviluppano proprio durante il sonno, a letto”. Un’ultima domanda: prima di andare a dormire quali sono le buone pratiche da seguire, come una sorta di rito, che ci accompagnino verso un buon sonno? “L’esempio più semplice che mi viene in mente è quello di ricordarci di quando eravamo bambini e seguivamo il rito dell’addormentamento, e cioè ci si lavavano le manine e i denti, si prendeva la copertina, si sfogliava un libro. Questo rituale dell’addormentamento, riportato ai giorni nostri, vuol dire staccare tutto ciò che è digitale mezz’ora prima di andare a dormire, fermarsi qualche minuto, respirare, meditare, riflettere sulla giornata. Bisogna tornare a delle abitudini che ci fanno stare bene e che ci aiutino a ritrovare il nostro equilibrio fisico e psichico”.

chsgroup.it


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Minacce informatiche, ecco come difendersi

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Da dove cominciare? Risponde Massimo Pasquali, consulente di sicurezza informatica. “Una prima misura contro le intrusioni informatiche è rappresentata dai firewall, barriere informatiche di tipo hardware o software il cui compito è controllare e fermare il traffico dati potenzialmente dannoso, proveniente dall’esterno ma anche inviato all’esterno, sulla base di una serie di criteri di protezione stabiliti a priori dall’azienda assieme ad un responsabile o consulente IT. Una seconda misura è l’adozione di una serie di prodotti o servizi atti a controllare l’attività informatica in corso in ogni personal computer/ server per rintracciare bloccare ed eliminare minacce informatiche di varia natura”. Una terza misura è rappresentata dal salvataggio (backup) periodico e costante dei dati e dei programmi gestionali e di sistema, indispensabili per il corretto funzionamento del sistema informatico aziendale di cui il patrimonio documentale dell’azienda è fondamentale. Da non trascurare e da considerare parte integrante di questa fase sono le prove periodiche di verifica e recupero dati dal salvataggio. L’adozione combinata di queste misure di prevenzione possiamo dire che genera un ambiente di sicurezza idoneo a garantire “sonni tranquilli” ad ogni azienda “informatizzata”.

© fotolia - YB

impiego sempre più massivo e diffuso di strumenti informatici quali personal computer, server, laptop, tablet, ormai indispensabili per la propria attività, comporta la necessità e la responsabilità di tutelare e proteggere il proprio patrimonio informativo dal rischio di intrusioni e minacce informatiche, che potrebbero comportare il furto e/o la perdita di dati che sono di estrema importanza per la nostra azienda. Pertanto è sicuramente opportuno e necessario dotarsi di strumenti atti a prevenire possibili “danni informatici”.

Da dove provengono queste minacce? “Da software non sicuri scaricati da internet, da messaggi e allegati di posta elettronica, da una navigazione su siti web non affidabili, ma anche dalla mancanza di programmi antivirus, antispam, filtri web, aggiornamenti di sistema”. Può indicarci qualche buona pratica ancora da seguire? Tra le misure citate è sicuramente molto importante effettuare il salvataggio (backup) dei dati con una storicizzazione di almeno trenta giorni e, spazio permettendo, un’archiviazione mensile per i 12 mesi dell’anno. Questo permetterà di recuperare non solo l’ultima versione del file salvato ma anche le versioni storiche recuperando le varie modifiche fatte nel tempo, compreso eventuali eliminazioni dei file anche involontarie. A chi rivolgersi per rendere il proprio sistema informatico il più sicuro possibile? “Gli strumenti e le modalità da adottare per ottenere un ambiente di si-

curezza idoneo per la propria realtà devono essere ricercati e valutati da ogni azienda con l’ausilio di un responsabile e/o consulente informatico (IT) anche in funzione di una corretta valutazione di costi e benefici. Considerato che il mercato attualmente oggi offre svariate soluzioni per la protezione di un sistema informatico, di cui gli elementi di base sono sempre firewall, antivirus e backup, gestiti con apparecchiature e software più o meno sofisticati e costosi, quello che potrebbe fare la differenza è un sistema basato su servizi, delegato all’esterno, che si faccia carico dell’attivazione, monitoraggio e adozione di contromisure per la protezione di personal computer, server e database di un azienda. In altri termini l’azienda sceglierà quali servizi di sicurezza avere (antivirus, backup ecc.) per ogni postazione di lavoro, server, database ecc. e questi saranno gestiti da un provider esterno che si occuperà della loro attivazione, manutenzione, monitoraggio, adozione di contromisure se necessarie, reportistica periodica dell’attività svolta”.


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[ 32 ]  GESTOR EWS ANGOLO FISCALE  

Accertamento Il criterio del consumo di vino (cd. vinometro)

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A CURA DI Claudio Della Pietra

tovagliometro, il bottigliometro e, per ultimo, il “vinometro” sono i criteri utilizzati dagli Uffici finanziari per calcolare i ricavi conseguiti da un ristorante. Ricordiamo che l’Agenzia delle Entrate può validamente utilizzare i criteri sopra descritti per ricostruire indirettamente, con accertamento analitico - induttivo (l’accertamento analitico-induttivo consiste nella contestazione dell’evasione fiscale con il ricorso a presunzioni qualificate  ovvero  gravi, precise e concordanti), i ricavi conseguiti da un ristoratore, ma il principio sancito dalla Corte Suprema di Cassazione con sentenza del 18 gennaio 2017, n. 1103 afferma che tale criterio deve

tenere conto, a pena di inutilizzabilità dei dati risultanti, di una “metodologia non confliggente con le possibilità teoriche di consumo di vino e di servizio” dell’esercizio commerciale. La vicenda prende avvio dalla notifica ad un esercente l’attività di ristorazione di un avviso di accertamento ex articolo 39, comma 1, lettera d), D.P.R. 600/1973, con cui l’Agenzia delle Entrate accertava un maggior reddito, ai fini Irpef, Irap e Iva, con riferimento ai numeri dei coperti previsti in un anno, come stabilito da una propria nota metodologica, sulla base del consumo di vino, quantificato in 33 cl pro capite. Il ristoratore depositava il ricorso contro l’avviso di accertamento dinanzi


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ANGOLO FISCALE GESTOR EWS  [ 33 ]

alla competente Commissione Tributaria Provinciale la quale lo accoglieva, non condividendo l’operato dell’Agenzia delle Entrate in relazione alla metodologia praticata, poiché la “quantità di consumo di vino per pasto appariva un dato aleatorio, essendo variabile in relazione ai gusti e alle abitudini di ciascun cliente”. L’Agenzia delle Entrate proponeva ricorso in appello, che veniva rigettato dalla Commissione Tributaria Regionale delle Marche e, pertanto, proponeva ricorso per cassazione. Nella pronuncia la Suprema Corte ha affermato che, pur essendo validamente “utilizzabile il criterio del consumo di vino” per la ricostruzione induttiva dei ricavi conseguiti nell’esercizio dell’attività di ristorazione, è tuttavia necessario che venga adottato un “metodo non confliggente con le possibilità teoriche di consumo di vino e di servizio” dell’esercizio commerciale. In altri termini, i Giudici hanno sancito che il criterio del consumo di vino (cd. vinometro) può essere adottato purché i dati risultanti: i) non portino a presupporre un notevole aumento del possibile numero di pasti somministrati; ii) considerino che il vino sfuso conservato in taniche tende a rovinarsi se non consumato nelle 36 ore successive all’apertura; iii) valutino il vino residuante in bottiglia ai tavoli dopo i pasti e anche l’acquisto da asporto di bottiglie di vino locale.

Riportiamo i MOTIVI DELLA DECISIONE così come risultano dalla sentenza: Omissis… “È principio assodato che l’apprezzamento della sussistenza del requisito della gravità precisione e concordanza degli indizi posti a fondamento dell’accertamento attiene alla valutazione dei mezzi di prova, rimessa in via esclusiva al giudice del merito, salvo lo scrutinio riguardo alla congruità della relativa motivazione (v. Cass. n. 1715 del 2007). Nella specie, non è in discussione la validità teorica dell’utilizzo del criterio del consumo di vino, o del numero dei tovaglioli, ma è ovvio che se l’esito del metodo adottato confligge con le possibilità teoriche (come evidenziate nella motivazione della sentenza di primo

grado, fatta propria dalla sentenza oggi impugnata con puntuale risposta alle censure mosse) di consumo di vino e di servizio dell’esercizio commerciale, viene meno la attendibilità nel suo complesso della metodologia di accertamento, e ciò attiene alla prova a carico dell’Ufficio, in quanto solo a seguito della valutazione di sufficienza della medesima l’onere di prova contraria si trasferisce sul contribuente. Nel caso in questione, la Commissione, con valutazione di merito non censurata in sé dall’Ufficio sotto il profilo della correttezza e congruità, ha constatato che l’esito dell’accertamento, portava a presupporre un aumento notevole delle possibilità teoriche di somministrazione pasti, attraverso l’uso del vino da parte dell’esercizio considerato e che tale fatto da solo rendeva inattendibile il calcolo dell’Ufficio. Ha inoltre osservato che occorreva fare riferimento alla media ponderata e non aritmetica sulla base del rilievo, in sé non illogico, che la Trattoria (OMISSIS) serve anche vino sfuso conservato in taniche, che tende a rovinarsi se non consumato nelle 36 ore successive all’apertura e, per questo motivo, la trattoria si era dotata nel 2005 di un impianto di refrigerazione all’azoto per conservare più a lungo il vino sfuso. Inoltre, la CTR considera che: a) è documentato dalle fatture di acquisto che l’incidenza delle bottiglie da 0,375 rispetto agli acquisti totali è al di sotto del 6%, ne consegue che il vino che residua al tavolo dopo i pasti è di quantità considerevole; b) talvolta i clienti chiedono di poter acquistare i vini locali difficili da reperire fuori dai circuiti specializzati. Il tutto fa logicamente ritenere che la quantità di vino esitata non corrisponda al numero dei clienti del ristorante in sede di legittimità. Sono tutte queste valutazioni, non illogiche, per altro afferenti a dati oggettivi, con cui la C.T.R., correttamente, ha ritenuto l’accertamento impugnato non congruo.” Lo strumento di accertamento sopra descritto si aggiunge al “tovagliometro” attraverso il quale l’Agenzia delle Entrate ricostruisce indirettamente i ricavi conseguiti dal contribuente sulla base del presupposto secondo cui ad ogni cliente e, quindi, ad ogni pasto somministrato corrisponda almeno un tovagliolo, nonché al più recente “bottigliometro” che prende in considerazione invece le bottiglie di acqua acquistate da un ristorante, in quanto ingrediente essenziale di ogni pasto, al pari del tovagliolo. In sintesi gli strumenti di accertamento sopra riportati rappresentano valide metodologie di controllo, ma è necessario che l’accertamento analitico - induttivo dei ricavi si fondi su una presunzione qualificata e venga condotta con una metodologia attendibile, a pena di inutilizzabilità dei dati risultanti.

Riferimenti normativi

• Corte Suprema di Cassazione – sezione Tributaria, sentenza del 18 gennaio 2017, n. 1103 • Articolo 39, comma 1, lettera d), D.P.R. 600/1973 (accertamento induttivo) Siti di interesse

• http://www.ledaritacorrado.it/cass-sez-trib-18-gennaio-2017-n-1103-testo/ • http://www.espertorisponde.ilsole24ore.com/Documenti/ProblemaDellaSettimana/2009/072009/20090706/ LEGGE/Art_39_dpr_600_1973.pdf • http://def.finanze.it/DocTribFrontend/decodeurn?urn=urn:doctrib::DPR:1973;600_art39-com1-letd • http://www.altalex.com/documents/news/2009/01/26/contribuente-soggetto-ad-accertamento-analitico-non-puo-invocare-quello-induttivo


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IL PRODOTTO GESTOR EWS  [ 35 ]  

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Il mirtillo Un piccolo frutto dalle grandi proprietà

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uando tutta la bontà e il sapore sono racchiusi in un frutto piccolo e prezioso. È il caso del mirtillo, pianta che popola le montagne e i boschi del Trentino e che è diventata un prodotto caratteristico del territorio. Appartenenti alla famiglia delle Ericacee, i mirtilli generalmente si trovano nelle zone montane (sulle Alpi e gli Appennini). In Trentino crescono spontanei nelle radure e nelle zone d’alpeggio, ad altitudini variabili fra i 1.000 e i 1.800 metri in alta Val dei Mocheni e su tutte le pendici del Lagorai, a Bosentino, in Val di Cembra, e in tutta la zona ai piedi dell’Adamello (Val di Borzago, Val di Genova e Valle di Daone). Queste zone hanno un suolo che ben si presta alla coltivazione del mirtillo che ha bisogno di terreni acidi, privi di calcare e dotati di una buona quantità di sostanza organica. La pianta fiorisce in primavera e la rac-

colta dei frutti avviene, ancora oggi rigorosamente a mano data la loro delicatezza, nel periodo compreso tra luglio ed ottobre. Si distinguono in tre differenti specie: mirtillo blu, rosso e nero. La varietà più utilizzata in Trentino Alto Adige è quella rossa. La loro coltura richiede una particolare attenzione per la preparazione del terreno (che deve essere sempre mantenuto piuttosto acido), per le condizioni climatiche (le grandinate e le piogge eccessivamente forti sono pericolose perché danneggerebbero il frutto) e anche la raccolta deve essere fatta a mano e in tempi rapidi per evitare che il frutto maturi troppo sulla pianta. Questo piccolo frutto è anche ricco di sostanze antiossidanti in grado di curare diverse patologie cardiovascolari, proteggere dai tumori e addirittura ritardare il naturale processo di invecchiamento cellulare. In particolare il

mirtillo nero contiene in acido citrico, acido folico e le antocianine, conosciute per le loro proprietà antiossidanti. Il mirtillo rosso invece è ricco di ferro e fibre, ha frutti molto saporiti e il succo è utilizzato soprattutto per alleviare le infezioni delle vie urinarie. In campo cosmetico sono un ottimo alleato per chi soffre di couperose. Oltre all’uso alimentare, quindi, il frutto viene adoperato anche in erboristeria, omeopatia e cosmetica, poiché è ricco di proprietà benefiche. Dall’aroma intenso e il sapore deciso, il mirtillo viene consumato fresco, con aggiunta di zucchero e limone per guarnire yogurt, gelati o creme al cucchiaio, come nel caso della panna cotta al mirtillo, oppure può essere trasformato in marmellate, grappe e sciroppi, e ancora può insaporire piatti tipici a base di carne ed essere tra gli ingredienti principe di dolci e dessert.


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[ 36 ]  GESTOR EWS LA RICETTA  

INGREDIENTI PER 6 COMMENSALI

Ingredienti per tortino:

STEFANO GOLLER Executive Chef

La ricetta Il tortino tiepido di mirtilli di Sant’Orsola e grano saraceno accompagnato con salsa vaniglia Bourbon del Madagascar e mattonella di gelato alla meringa

• 120 gr burro ammorbidito • 100 gr mirtilli di Sant’Orsola • 70 gr farina di grano saraceno • 60 gr albumi d’uovo • 70 gr zucchero semolato • 40 gr tuorlo d’uovo • 60 gr uova intere • 40 gr farina di nocciole • 10 gr miele di acacia • 2 gr scorza di limone grattugiata

Altri ingredienti:

• 90 gr salsa alla vaniglia Bourbon • n° 6 mattonelle di gelato alla meringa • 60 gr mirtilli di Sant’Orsola • Zucchero a velo q.b.

Procedimento: Mettere in una bastardella il burro a pomata con 20 gr. di tuorlo e lavorarlo energicamente con la frusta così da renderlo spumoso. In un altro contenitore porre i 40 gr. di tuorli e i 60 gr. di uova intere con il miele di acacia e montare il tutto. A questo punto unire le due masse, rimestando dal basso verso l’alto molto delicatamente. Aggiungere la farina di grano saraceno e quella di nocciole, mescolando sempre delicatamente. Montare gli albumi d’uovo con lo zucchero semolato e poi unirli alla massa precedentemente preparata con l’aggiunta della buccia di limone grattugiata. Per ultimo aggiungere i mirtilli di Sant’Orsola e dividere la massa negli stampini precedentemente imburrati e infarinati con farina di nocciole. Cuocere a forno preriscaldato a 175° gradi per circa 17/20 minuti. A cottura ultimata togliere dal forno e servire i tortini tiepidi nei piatti prescelti accompagnati con la salsa vaniglia del Madagascar e la mattonella di gelato alla meringa. Guarnire con qualche mirtillo e dello zucchero a velo.


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Aprile 2017  
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