Page 1

rivista trimestrale, Anno VI - Numero 3

settembre 2015

ArcheomaticA Tecnologie per i Beni Culturali

L a S tam pa 3D a l s ervi zi o del

P at ri m o n i o

C ultura le

APR

per la documentazione archeologica

Magna Carta Rediscovered Tecnologia Beacon

e

Patrimonio Culturale

Il Visual Computing Lab


PEOPLE AND TECHNOLOGY Il nostro tempo è quello delle novità che ci circondano, il nostro futuro è dialogare con esse. Ogni giorno la storia e la cultura si rinnovano, ogni giorno le persone cercano corrispondenze ed emozioni. Per questo i musei ci appaiono vivi, ci interrogano, ci rispondono. GENOVA

ROMA

MILANO

LONDRA

PESCARA

NEW MEDIA ANCONA

PA L E R M O

ettsolutions.com


EDITORIALE

La

stampante che sta cambiando il mondo

Una coscienza che visualizza e pensa in tre dimensioni. Una condizione per nulla scontata e comune tanto da far dire ad Adolf Loos nel 1913 «sono pochi gli architetti che oggi lo sanno fare». A riguardo la geometria descrittiva rimane essenziale. Le tecnologie di modellazione digitale, gli elaboratori elettronici hanno però supportato, facilitato e rivoluzionato in maniera straordinaria negli ultimi decenni le attività di chi da questo requisito non può assolutamente prescindere perché decisivo per svolgerle nel proprio ambito di studio, di ricerca, di lavoro. Ambiti, per quel che ci riguarda, che vanno dalla progettazione agli studi territoriali e a quelli sul patrimonio culturale. E più in generale attraverso la Real-Time Computer Graphic dell’Entertainment l’interazione con simulazioni informatiche tridimensionali è oggi poi divenuta aspetto consueto dell’esperienza quotidiana di moltissime persone, i giovanissimi innanzitutto. In questa scia nasce e si sviluppa il 3D printing, la replica fisica degli oggetti modellati virtualmente grazie agli elaboratori. Non solo visualizzare e pensare in tre dimensioni in particolare, per quel che ci riguarda, il patrimonio culturale nelle sue modificazioni attraverso il tempo e nei vari palinsesti ambientali ma il poter riprodurlo e contestualizzarlo con estrema precisione. Una tecnologia straordinaria, preziosa, indispensabile in tempi di distruzione accelerata e per più cause del patrimonio culturale. Nel settore del patrimonio culturale il 3D printing non può limitarsi a fornire una replica “fotorealistica” dell’oggetto e del contesto. Se così fosse saremmo di fronte a un simulacro per dirla con Baudrillard. Quello che cerchiamo e ci serve è piuttosto una replica dell’originale con similarità di comportamenti e di prestazioni su cui possano dispiegarsi le nostre attività percettive e concettuali sperimentando ogni possibile variazione nello spettro delle condizioni di osservazione, in una interazione fisica continua tra osservatore e oggetto. La controparte virtuale dell’oggetto permette già di entrare in profondità nel modello ed esplorarlo, la controparte fisica replicata deve consentire di viverlo. Un caso applicativo di grande interesse, risalente a gennaio di quest’anno, di uso della tecnologia della prototipazione rapida unita a ingegneria inversa e realtà virtuale e finalizzato al restauro architettonico e alla valorizzazione del Palazzo Ducale di Mantova è ospitato in questo numero di Archeomatica. Metodologie e approcci consolidati in connessione con le tecnologie innovative di Time Compression hanno consentito nuove modalità di intervento non invasive. Il 3D printing non è però solamente una straordinaria e promettente traiettoria tecnologica avviatasi già oltre mezzo secolo fa. Le macchine CNC esordiscono infatti negli anni cinquanta del secolo scorso, il computer-aided design e l’aided manufacturing a uso industriale due decenni più tardi, l’additive manufacturing a inizio anni ottanta. La forza del suo impatto risiede soprattutto nel manifestarsi, grazie alle possibilità offerte dalla rete, quale movimento socioculturale. E di questo dobbiamo tenere conto quando lo contestualizziamo nel settore delle tecnologie applicate ai beni culturali e ne cerchiamo di pensare le relazioni con le leggi, i regolamenti, la proprietà intellettuale, il problema della certificazione di autenticità, quello di conformità all’originale con le conseguenti incombenti normative restrittive che si annunciano all’orizzonte. Animano il 3D printing infatti realtà come il mondo hacker, le comunità open source, il movimento maker che si riconosce nel motto Do It Yourself. Sono stati proprio gli hacker alla scadenza di alcuni brevetti per le attrezzature per la stampa in 3D a dar luogo a un’esplosione di sperimentazioni che hanno permesso di sviluppare in open source software e hardware user-friendly anche per chi non ha competenze informatiche specifiche superando così i principali ostacoli che si frapponevano allo sviluppo di questa tecnologia: gli alti costi, la mole delle apparecchiature, la complessità dei software necessari al funzionamento. Si tratta di attori che intorno al 3D printing stanno dando vita a quello che Yochai Benkler e Helen Nissenbaum già un decennio orsono definirono la Commons-based peer production, un nuovo sistema produttivo in cui la creatività di una moltitudine di persone si coordina attraverso la rete in progetti estranei a logiche di organizzazione gerarchica e/o a processi di progettazione e di decisione centralizzati. In questo momento il movimento sta sviluppando software e hardware in grado di stampare anche circuiti elettrici e su supporti metallici con una diffusa proliferazione di siti che mettono a disposizione gratuitamente progetti pronti per essere stampati o eventualmente modificati. Alcuni esempi: la rete mondiale dei Fab Lab gestiti da università o da organizzazioni no-profit in adesione ai principi di condivisione del sapere e di libero accesso, il progetto RepRap (Replicating Rapid Prototyper) che si prefigge di produrre una stampante 3D open-source in grado di stampare anche una copia di se stessa e proliferare. Al centro di tutto dunque la cooperazione che genera innovazione e che fa secondo alcuni studiosi del 3D printing un apripista di una terza imminente rivoluzione industriale. Se la prima rivoluzione industriale ha visto le tradizionali forme domestiche e artigianali di manifattura soppiantate dalla più efficiente e standardizzata produzione in fabbrica il sapere degli artigiani, questa volta High-Tech o 2.0, sembra tornare centrale nella filiera produttiva. Non scompare certamente il mercato in cui anzi si prevede raddoppi ogni anno per i prossimi tre il volume delle vendite delle stampanti 3d con un giro di affari che per il 2015 ammonta già a circa 4 miliardi di dollari con la crescita esponenziale anche degli investimenti nella ricerca sulle tecnologie emergenti nel settore di vendor come Hewlett-Packard. Un’economia dunque che cambia rapidamente nell’incontro tra la conoscenza collettiva, la cooperazione e la condivisione dei saperi, la rivoluzione delle ICT con profonde conseguenze sociali.

Michele Fasolo michele.fasolo@archeomatica.it


IN QUESTO NUMERO DOCUMENTAZIONE 6 Caratterizzazione di elementi fittili cavi chiusi utilizzati nella costruzione della Chiesa della Madonnna del Pettoruto a Lattarico in Calabria

di

Caterina Gattuso, Philomène Gattuso,

Ida Massimilla e Valentina Caramazza

14 Aquinum: APR per la documentazione archeologica di Fulvio Bernardini Stampa 3D in negativo e positivo di modanature di una cornice decorativa della Sala di Cristoforo Sorte nel Palazzo dei Gonzaga a Mantova.

3DZ 39 3M ITALIA 52 CODEVINTEC 27 CULTOUR ACTIVE 17 ETT 2 FLYTOP 50 GEOGRÀ 13 GISTAM 2016 51 ICOM 2016 23 I GIOVANI E IL RESTAURO 45 NOREAL 44 TQ 22 SPAR EUROPE & LIDAR 49

ArcheomaticA

Tecnologie per i Beni Culturali Anno VI, N° 3 - settembre 2015

Archeomatica, trimestrale pubblicata dal 2009, è la prima rivista italiana interamente dedicata alla divulgazione, promozione e interscambio di conoscenze sulle tecnologie per la tutela, la conservazione, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio culturale italiano ed internazionale. Pubblica argomenti su tecnologie per il rilievo e la documentazione, per l'analisi e la diagnosi, per l'intervento di restauro o per la manutenzione e, in ultimo, per la fruizione legata all'indotto dei musei e dei parchi archeologici, senza tralasciare le modalità di fruizione avanzata del web con il suo social networking e le periferiche "smart". Collabora con tutti i riferimenti del settore sia italiani che stranieri, tra i quali professionisti, istituzioni, accademia, enti di ricerca e pubbliche amministrazioni.

LABORATORI 18 Visual Computing Lab. 30 anni di grafica 3D in Italia di

Roberto Scopigno e Claudio Montani

MUSEI E FRUIZIONE 24 Magna Carta Rediscovered: 1215-2015. Una mostra itinerante con tecnologie italiane di Valentina Trimani

Direttore Renzo Carlucci dir@archeomatica.it Direttore Responsabile Michele Fasolo michele.fasolo@archeomatica.it Comitato scientifico Maurizio Forte, Bernard Frischer Giovanni Ettore Gigante, Sandro Massa, Maura Medri, Mario Micheli, Francesco Prosperetti, Marco Ramazzotti, Antonino Saggio, Francesca Salvemini

Redazione

redazione@archeomatica.it

Giovanna Castelli giovanna.castelli@archeomatica.it Elena Latini elena.latini@archeomatica.it Valerio Carlucci valerio.carlucci@archeomatica.it Daniele Pipitone daniele.pipitone@archeomatica.it Domenico Santarsiero domenico.santarsiero@archeomatica.it Luca Papi luca.papi@archeomatica.it


RUBRICHE

32 La tecnologia Beacon al servizio del Patrimonio Culturale. Il caso dei Musei di Palazzo Farnese e della città di Piacenza di Francesca Fabbri e Marco Boeri

28 AGORÀ

Notizie dal mondo delle Tecnologie dei Beni Culturali

31 RECENSIONE

36 3D In Corsini. Arte e Fotografia autosteroscopica di Valerio Carlucci e Rémy Verbanaz

46 AZIENDE E

PRODOTTI

Soluzioni allo Stato dell'Arte

50 EVENTI

RESTAURO 40 Restauro e innovazione al Palazzo Ducale di Mantova: la stampa 3D al servizio dei Gonzaga di Giulio Bigliardi, Pietro Dioni, Giovanni Panico, Giovanni Michiara, Lara Ravisi

e

Maria Giovanna

Romano

Seguici

su twitter:

twitter.com/archeomatica

Seguici su facebook Facebook.com/archeomatica

una pubblicazione

Science & Technology Communication

Science & Technology Communication

Marketing e distribuzione Alfonso Quaglione a.quaglione@archeomatica.it

Progetto grafico e impaginazione Daniele Carlucci daniele@archeomatica.it

Diffusione e Amministrazione Tatiana Iasillo diffusione@archeomatica.it

Editore MediaGEO soc. coop. Archeomatica è una testata registrata al Tribunale di Roma con il numero 395/2009 del 19 novembre 2009 ISSN 2037-2485

MediaGEO soc. coop. Via Palestro, 95 00185 Roma tel. 06.62.27.96.12 fax. 06.62.20.95.10 www.archeomatica.it

Stampa SPADAMEDIA S.r.l. Viale del Lavoro 31 - 0043 Ciampino (Roma)

Condizioni di abbonamento La quota annuale di abbonamento alla rivista è di € 45,00. Il prezzo di ciascun fascicolo compreso nell’abbonamento è di € 12,00. Il prezzo di ciascun fascicolo arretrato è di € 15,00. I prezzi indicati si intendono Iva inclusa. Per abbonarsi: www.archeomatica.it Gli articoli firmati impegnano solo la responsabilità dell’autore. È vietata la riproduzione anche parziale del contenuto di questo numero della Rivista in qualsiasi forma e con qualsiasi procedimento elettronico o meccanico, ivi inclusi i sistemi di archiviazione e prelievo dati, senza il consenso scritto dell’editore.


DOCUMENTAZIONE

Caratterizzazione

di elementi fittili cavi chiusi

Chiesa della Lattarico in Calabria

utilizzati nella costruzione della

Madonna

del

Pettoruto

a

di Caterina Gattuso, Philomène Gattuso, Ida Massimilla e Valentina Caramazza

Fig. 1 - Localizzazione del monumento : borgo Casalicchio (a); mappa con contesto territoriale (b).

Si presenta un lavoro di conoscenza circa la tecnica costruttiva della Chiesa dedicata alla Madonna del Pettoruto. L’indagine conoscitiva ha riguardato l’analisi storico-architettonica del bene culturale, per poi concentrarsi sui materiali impiegati per la realizzazione dei cosiddetti “Caruselli”.

L

a Chiesa dedicata alla Madonna del Pettoruto, situata nel Comune di Lattarico (Cs) in Calabria, ridotta ormai allo stato di rudere, si caratterizza per l’aver adottato, durante la sua fase di realizzazione, una peculiare tecnica costruttiva che si basa sull’uso di singolari elementi cilindrici cavi in laterizio noti per le loro caratteristiche di leggerezza e omogeneità, localmente denominati “Caruselli”. In questo contesto viene esaminata tale particolare tecnica costruttiva, attraverso lo sviluppo di un’indagine conoscitiva che partendo da un’analisi storico-architettonica del manufatto, prosegue focalizzando l’attenzione sui materiali impiegati per la realizzazione dei caruselli, mediante l’esecuzione di specifiche analisi di laboratorio condotte su alcuni frammenti di essi e su un frammento della malta di

allettamento utilizzata per il loro assemblaggio, prelevati dalle pareti interne della Chiesa. Pertanto su ciascun campione, sono state effettuate accurate indagini mineralogico-petrografiche, morfologiche e chimiche mediante l’impiego del microscopio ottico polarizzatore e del microscopio elettronico a scansione (SEM-EDS), che hanno permesso di acquisire nuove informazioni sui materiali che costituiscono la tecnica costruttiva in esame. LA CHIESA DELLA MADONNA DEL PETTORUTO La Chiesa della Madonna del Pettoruto, costruita tra la fine del XVII secolo e la prima metà del XVIII secolo, si trova in un piccolo borgo rurale denominato “borgo Casalicchio” (Fig. 1a) che rappresenta il primo nucleo abitativo del cen-

Fig. 2 Chiesa del Pettoruto, Lattarico: vista d’insieme (a); facciata principale (b).

6 ArcheomaticA N°3 settembre 2015


Tecnologie per i Beni Culturali

7

Fig. 3 - Particolari architettonici: architrave (a); capitello (b).

tro storico di Lattarico. Ubicata “extra moenia” rispetto al paese (Fig. 1b), l’edificio, nonostante si presenti ormai ridotto allo stato di rudere, costituisce ancora oggi una delle più importanti testimonianze di architettura tardo-Barocca (Fig. 2a). La Chiesa possiede una pianta rettangolare ad unica navata ed è caratterizzata lateralmente da una serie di finestre. La facciata decorata da quattro lesene, presenta un ampio portale centrale sormontato da un timpano a lunetta, su cui è posto un rosone affiancato da due nicchie (Fig. 2b). All’interno delle nicchie, che fino a pochi anni fa erano vuote, sono state poste due statuette: il Sacro Cuore e San Francesco di Paola. Inoltre in passato, al di sopra del portale era presente un riquadro composto da nove mattonelle in maiolica decorata, che rappresentava San Francesco di Paola mentre attraversava lo Stretto di Messina sul suo mantello (Fig. 3) (1,2)." All’interno rimane parte dell’abside su cui si notano tracce di affreschi e un’iscrizione non decifrabile, mentre sulle pareti laterali sono tuttora visibili affreschi e decori con effetti cromatici dalle tinte giallo-oro e turchese (3). L’edificio ha subito notevoli danni a causa del sisma che interessò la Calabria nei primi anni del ‘900, evidenti in particolar modo sulla facciata che porta il segno di una lunga frattura e nella totale assenza della copertura che in origine era rappresentata da un’unica volta a botte. Una caratteristica peculiare della Chiesa è rappresentata dall’adozione di una particolare tecnica costruttiva, che

si basa sull’utilizzo di elementi in terracotta dalla forma cilindrica chiusi e vuoti all’interno che appartengono alla categoria dei laterizi cavi, i cosiddetti “caruselli”, la cui funzione era quella di alleggerire la struttura muraria (Fig. 4) (4, 5, 6). Tale tecnica costruttiva è presente in particolar modo nell’arco trionfale, nella parete absidale, nel tabernacolo e sulle finestre. I caruselli sono stati utilizzati anche nella realizzazione delle pareti laterali, in quanto oltre a favorire un alleggerimento della struttura, consentivano la formazione di una vera e propria camera d’aria in grado di contrastare gli effetti causati dall’umidità (7, 8, 9, 10). IL CAMPIONAMENTO E LA CARATTERIZZAZIONE DEI MATERIALI Al fine di approfondire ulteriormente lo studio sui caruselli, sono state programmate e svolte alcune indagini diagnostiche specifiche, condotte in laboratorio e finalizzate alla loro caratterizzazione. Pertanto è stato necessario predisporre un piano di campionamento che ha previsto il prelievo in maniera non invasiva di alcuni frammenti di caruselli e della malta di allettamento direttamente dalle pareti interne della Chiesa (11, 12). La caratterizzazione dei materiali campionati è stata eseguita svolgendo delle osservazioni al a microscopio ottico polarizzatore che ha permesso di caratterizzare dal punto di vista mineralogico-petrografico gli aspetti tessiturali dei campioni in esame, appositamente ridotti in sezioni sottili dello spessore di 30 µm. (13,14).

Fig. 4 - Particolari della struttura con caruselli : architrave (a); arco dell’abside (b); abside (c); particolare dell’abside (d).


Fig. 7 - Immagini al microscopio digitale, ingrandimento 60X: ceramica rossa (a); malta di allettamento (b); ceramica con “cuore nero” (c)

INDAGINE MINERALOGICO-PETROGRAFICA La descrizione petrografica dei campioni di laterizio è stata condotta facendo riferimento alla classificazione di Whitbread (1995), che ne consente il riconoscimento fornendo informazioni sulle microstrutture presenti: pori, matrice e scheletro. Per quanto concerne il campione di malta, è stato effettuato uno studio mineralogico-petrografico fornendo informazioni sui costituenti fondamentali (aggregato, legante), sulla porosità e sulle fasi mineralogiche presenti.

Fig. 5 - Esempio di carusello integro.

Ulteriori indagini sono state svolte al microscopio elettronico a scansione (SEM), che ha permesso di ottenere informazioni sulla morfologia e la composizione chimica dei campioni fornendo la quantificazione precisa degli elementi stessi espressa in percentuale (%) in peso (15,16). Seppur i caruselli presenti all’interno della Chiesa abbiano diverse forme e tonalità, in media presentano una forma cilindrica affusolata con una altezza pari a circa 24 cm, uno spessore pari a circa 0,5 cm ed un diametro massimo di 7 cm. La superficie sia interna che esterna si presenta mediamente liscia e solo in rari casi appare ruvida (Fig. 5). Occorre precisare come nella fase di campionamento sia stata prelevata una quantità minima di campione sufficiente per condurre le analisi. In particolare sono stati prelevati alcuni frammenti di caruselli ed un frammento di malta di allettamento impiegata per tenere uniti gli elementi in ceramica, che si presentavano già parzialmente distaccati dalla muratura. Pertanto le indagini sono state condotte su tre piccoli campioni di diversa tipologia: ceramica rossa (campione 1L), malta di allettamento (campione 2L) e ceramica con “cuore nero” (campione 3L) (Fig. 6). Per ciascun campione sono state acquisite preliminarmente alcune immagini al microscopio digitale al fine di esaminare con maggiore dettaglio la loro superficie (Fig. 7).

Campione 1L - Ceramica rossa A luce naturale il campione analizzato (Fig. 8a) presenta una matrice eterogenea caratterizzata dalla presenza di una struttura a strati. Nello specifico sono stati individuati due strati esterni di colore marrone chiaro che racchiudono uno strato più interno di colore marrone leggermente più scuro e di spessore maggiore (Fig. 8b). A luce polarizzata, l’attenzione è stata focalizzata prevalentemente sulla parte centrale della sezione sottile. In particolare la ceramica è caratterizzata da un’elevata porosità data dalla presenza di vuoti per lo più sotto forma di buchi relativamente larghi e dalla forma irregolare. La matrice risulta omogenea e di colore marrone scuro nella porzione centrale del campione. Lo scheletro all’interno della matrice si presenta ben classato e di piccole dimensioni e come i vuoti non presenta alcuna orientazione preferenziale. Dal punto di vista morfologico, i granuli presentano un’elevata sfericità ed un arrotondamento variabile da angoloso a subangoloso. Lo scheletro risulta in quantità che varia dal 10% al 30% rispetto alla matrice. (Fig. 8c). Campione 2L - Malta di allettamento A luce polarizzata, sulla sezione sottile della malta (Fig. 9a) si rileva una quantità di legante di colore grigio di composizione gessosa e aspetto anisotropo abbondante ed una più scarsa presenza di aggregato. Questo, ben classato, è costituito da frammenti di arenaria grossolana e quarzo, sono presenti addensamenti di ossidi di ferro. La maggior parte dei clasti sono sub-arrotondati, la loro distribuzione è alquanto omogenea, l’addensamento è medio. La porosità è alta, così come la loro sfericità. Dall’osservazione di questa sezione sottile si evince che il campione in questione è una malta ben confezionata.

Fig. 6 - Il materiale campionato: ceramica rossa (a); malta di allettmento (b); ceramica con “cuore nero (c)

8 ArcheomaticA N°3 settembre 2015


Tecnologie per i Beni Culturali

9

Fig. 8 - Campione 1L: Sezione sottile (a), immagine al microscopio ottico a luce naturale (b) e a luce polarizzata (c).

Fig. 9 - Campione 2L: Sezione sottile (a), immagine al microscopio ottico a luce naturale (b) e a luce polarizzata (c).

Il legante possiede a luce naturale un colorazione disomogenea essendo caratterizzato da un colore d’insieme marrone chiaro e da una banda centrale avente una tonalità più chiara e presenta una matrice criptocristallina (Fig. 9b). Inoltre è possibile osservare un’elevata porosità di derivazione primaria rappresentata da pori di forma circolare, alcuni dei quali caratterizzati dai tipici orli di ricristallizzazione dovuti a fenomeni di riprecipitazione del carbonato di calcio che si deposita attorno ai pori stessi (Fig. 9c). Campione 3L - Ceramica con “cuore nero” A luce naturale il campione analizzato (Fig. 10a) presenta una matrice eterogenea caratterizzata dalla presenza di una struttura a strati. Nello specifico sono stati individuati due strati esterni di colore rosso mattone che racchiudono uno strato più interno di colore nero, di spessore maggiore, che viene comunemente definito “cuore nero o nucleo nero”. In particolare è possibile distinguere sull’interfaccia strato esterno - strato scuro per entrambi i lati la presenza di una colorazione più scura rispetto allo strato centrale (Fig. 10b). A luce polarizzata l’indagine è stata svolta sia sulla parte centrale corrispondente al cosiddetto “cuore nero” sia sullo strato più esterno. Per quanto concerne la parte centrale, la ceramica risulta essere caratterizzata da un’elevata porosità data dalla presenza di numerosi buchi dalla forma irregolare ed abbastanza grandi. Lo scheletro è disperso in una matrice di colore marrone scuro tendente al nero ed appare ben classato e di piccole dimensioni. Sia lo scheletro che i vuoti sono distribuiti in maniera disomogenea e non presentano alcuna

orientazione preferenziale. Dal punto di vista morfologico, i granuli presentano un’elevata sfericità ed un arrotondamento variabile da sub-angoloso ad arrotondato. Lo scheletro possiede una frequenza relativa (rispetto alla matrice) abbastanza comune che varia dal 10% al 30% (Fig. 11a). Sullo strato più esterno, la ceramica possiede una porosità molto bassa che si manifesta con la presenza di qualche buco dalla forma irregolare. In questo caso lo scheletro è disperso in una matrice di colore marrone tendente al rosso e si possono distinguere due serie principali: quelli di dimensione maggiore che possiedono una sfericità medio-bassa, poco arrotondati e quelli di dimensione minore caratterizzati da una sfericità medio-alta e sub-arrotondati. Lo scheletro e i vuoti sono distribuiti in maniera disomogenea e non presentano alcuna orientazione preferenziale. Lo scheletro possiede una frequenza relativa (rispetto alla matrice) abbastanza comune che varia dal 10% al 30% (Fig. 11b). La formazione del cuore nero è dovuta ad una cottura difettosa o non completa avvenuta in ambiente fortemente riducente.

Fig. 10 (sopra) - Campione 3L: Sezione sottile (a), immagine al microscopio ottico a luce naturale (b). Fig. 11 (a sx) - Campione 3L: immagine al microscopio ottico a luce polarizzata relativa alla parte centrale, cuore nero (a) e allo strato esterno (b).


Fig. 12 Campione 1L: visione d’insieme, ingrandimento 68X (a); particolare della matrice, ingrandimento 1000X (b).

Fig. 13 Campione 2L: visione d’insieme, ingrandimento 67X (a); particolare della struttura cristallina, ingrandimento 800X (b).

Difatti un rapido innalzamento della temperatura seguito da un raffreddamento molto veloce, impedisce la penetrazione dell’ossigeno verso l’interno, processo questo che è funzione anche dello spessore della ceramica, facendo si che il processo di riossidazione riesca a completarsi soltanto sulla superficie esterna che tende a sua volta a schiarirsi. Nello stesso tempo, lo strato interno assume una colorazione grigio-bruna in alcuni casi molto scura, da cui deriva il nome di “cuore nero” o “nucleo nero”, determinata dalle sostanze organiche presenti che rimangono allo stato di particelle carboniose (17). ANALISI MORFOLOGICA AL MICROSCOPIO ELETTRONICO A SCANSIONE L’indagine effettuata al SEM ha permesso di acquisire alcune immagini mediante le quali è stato possibile condurre un’attenta analisi morfologica dei campioni in esame. Di seguito sono riportate le immagini ottenute e le relative descrizioni per i tre diversi campioni prelevati. Campione 1L - Ceramica rossa Il campione analizzato si presenta nel complesso ben conservato, sebbene sia caratterizzato da un porosità abbastanza elevata con una prevalenza di pori dalla forma irregolare, di origine secondaria in quanto dovuti a processi di dissoluzione (Fig. 12a). L’acquisizione di un’immagine ad ingrandimento maggiore (1000X) ha permesso l’identificazione di una matrice par-

zialmente vetrificata, nella quale sono visibili le lamelle di argilla ed in alcuni punti è stato possibile individuare la presenza di impronte fossili appartenenti a resti di microorganismi (Fig. 12b). Campione 2L - Malta di allettamento Il campione analizzato si trova in un elevato stato di degrado essendo caratterizzato prevalentemente da zone composte da un materiale fortemente disgregato e frantumato e da una micro-porosità diffusa (Fig. 13a). In particolare l’osservazione di alcune zone ad un ingrandimento maggiore (800X) ha permesso non solo di esaminare in dettaglio il materiale che presenta una natura cristallina, ma anche di individuare la presenza di diversi gradi di cristallizzazione (Fig. 13b). Campione 3L - Ceramica con cuore nero Il campione analizzato si presenta costituito da uno strato esterno parzialmente vetrificato e da uno strato interno in cui il processo di vetrificazione è completo (Fig. 14a). L’immagine acquisita sullo strato interno ad ingrandimento maggiore (200X), mette in evidenza una porosità rappresentata nello specifico da pori più grandi dalla forma irregolare e da micro-pori con forma pressoché tondeggiante diffusi su tutta la superficie. Anche in questo caso è stata notata la presenza di resti di strutture appartenenti a microorganismi (Fig. 14b).

10 ArcheomaticA N°3 settembre 2015


Tecnologie per i Beni Culturali

11

Fig. 14 Campione 3L: visione d’insieme, ingrandimento 70X (a); particolare dello strato interno, ingrandimento 200X (b).

ANALISI CHIMICA AL SEM-EDS Al fine di determinare gli elementi chimici costituenti dei campioni considerati, è stata eseguita l’analisi chimica su una zona particolare, associando il microscopio elettronico a scansione alla microsonda EDS. Ciò ha permesso di ottenere lo spettro di fluorescenza di ciascuna porzione esaminata, nel quale ogni picco riconduce ad una determinata specie atomica, permettendo così di ricavare le percentuali in peso degli elementi chimici costituenti e quindi di risalire alla composizione chimica del materiale analizzato (Fig. 15; Tab.1).I risultati ottenuti sul campione 1L hanno permesso di identificare gli elementi chimici costituenti delle argille, ovvero Si e Al e quantità considerevoli di Ca. In quantità notevolmente inferiori sono stati identificati gli elementi: Mg,

a - Campione 1L

c - Campione 3L (strato esterno)

Fig. 15 - Spettri di fluorescenza relativi ai campioni 1L, 2L e 3L.

S, K, Fe (responsabile della colorazione del laterizio) e Na (Fig. 15a). L’analisi chimica condotta sul campione 2L ha messo in evidenza una prevalenza di S e Ca, quindi una composizione corrispondente a quella del gesso. Ciò consente di stabilire che il legante utilizzato nella malta di allettamento è rappresentato da gesso (Fig. 15b). Per quanto riguarda il campione 3L, si è scelto di effettuare l’analisi chimica sia sullo strato esterno che su quello interno. I risultati ottenuti su entrambi gli strati analizzati hanno messo in evidenza una composizione identica rappresentata da una prevalenza di Si, Al e Ca e da minime quantità di Mg, Na, K, Cl, S e Fe (Fig. 15c, d). Nel campione 3L è stata rilevata anche la presenza di sali (NaCl) seppur in quantità minime.

d - Campione 3L (strato interno)

b - Campione 2L


Elementi

Na

Mg

Al

Si

Campione

S

CL

K

Ca

Ti

Fe

tot

Percentuale (%)

1L

2,83

3,79

13,58

39,89

4,61

0

4,54

20,96

0,89

8,91

100

2L

0

0

1,01

2,14

37,99

0

0

58,86

0

0

100

3L (est)

3,07

3,52

15,37

47,53

0,44

0,72

4,89

14,45

0,93

9,08

100

3L (int)

2,97

5,35

14,87

44,78

0,89

1,99

4,84

14,87

1,08

8,36

100

Tab 1 - Valori degli elementi maggiori relativi ai campioni analizzati.

CONCLUSIONI La presenza diffusa di un singolare elemento costruttivo in laterizio cavo, denominato “carusello”, riscontrata in varie parti strutturali della Chiesa del Pettoruto a Lattarico in Calabria, ha spinto a condurre un studio dettagliato sui materiali impiegati per la loro realizzazione e per la loro messa in opera. Ciò è stato reso possibile mediante l’esecuzione di specifiche indagini di laboratorio condotte su alcuni campioni prelevati dalla Chiesa, che hanno permesso la loro caratterizzazione dal punto di vista mineralogico-petrografico, morfologico e chimico. Le informazioni ricavate dall’analisi mineralogicopetrografica condotta mediante il microscopio ottico, relative ad alcuni campioni rappresentativi di ceramica, hanno permesso di identificare una medesima composizione ed una simile struttura a strati. Tuttavia nel campione 3L tale struttura si differenzia per la presenza dello strato più interno di colore nero, di spessore maggiore, comunemente definito “cuore nero o nucleo nero”, formatosi in seguito ad un’errata cottura della ceramica. Per quanto riguarda il campione di malta sono state ricavate informazioni sui suoi componenti principali: aggregato, legante e porosità. Le analisi morfologiche eseguite al microscopio elettronico a scansione hanno portato all’identificazione, nei campioni di ceramica, di un diverso grado di vetrificazione della matrice, che si presenta parziale nel campione 1L; mentre nel campione 3L è stato possibile distinguere uno strato esterno parzialmente vetrificato e uno strato interno completamente vetrificato. Le immagini acquisite al SEM relative al campione di malta hanno messo in evidenza l’elevato stato di degrado e la presenza di una struttura cristallina. Sempre grazie all’utilizzo del SEM, è stato possibile effettuare una caratterizzazione chimica sui due campioni di ceramica che ha portato all’identificazione di una prevalenza di Si, Al e Ca. Per quanto concerne il campione di malta l’analisi chimica ha restituito uno spettro di fluorescenza caratterizzato dalla presenza di picchi elevati di S e Ca, che corrispondono alla composizione chimica tipica del gesso. Di conseguenza è verosimile che il legante utilizzato nella malta di allettamento sia del gesso. Ciò è confermato anche dal fatto che il gesso essendo facilmente deteriorabile all’esterno, viene utilizzato prevalentemente negli ambienti interni, in linea con il campione analizzato che proviene da una delle pareti interne della Chiesa. In definitiva lo studio sui caruselli ha favorito l’acquisizione e l’elaborazione di una serie di dati ed informazioni, che contribuiscono ad aumentare le conoscenze su un singolare elemento usato nelle architetture storiche non solo in Calabria ed in Italia, ma anche in varie località del Mediterraneo, ponendosi come base di riferimento per ulteriori studi ed approfondimenti.

Bibliografia 1) D’Alessandro L., Lo stemma del comune di Lattarico, Cosenza, Pellegrini ed., 1995. 2) Trotta A., Lattarico, Città storica tra arte e cultura, Rose (CS), G&C Pubblicità, 2000. 3)Trotta F., I monumenti storico-artistici nel territorio di Lattarico, Cosenza, 2009. 4) Gattuso C., Lanza S., Panzera G., Repaci G., Sabatino G., Triscari M., “Caroselli”: building elements typical of historic building in Calabria (southern Italy). Chemicalphysical and mineralogical-petrographic characterization and attribution of origin - Periodico di Mineralogia, vol. LXIX, n° 2, Edizioni Nuova Cultura, Roma, 2000. 5) Crisci G. M., Gattuso C. Some characteristics of a singular constructive ceramic element in Magna Greece, IV International Symposium on the Conservation of Monuments in the Mediterranean Basin, Rodi, 1997. 6) Gattuso C., I caruselli - Elemento costruttivo tipico dell’edilizia storica calabrese, Atti del convegno Mibac - Il Forum della Pubblica Amministrazione, Roma, 2012. 7) Gattuso C., Caruselli nell’edilizia storica calabrese. Tecniche compositive e caratteristiche dei materiali, atti del Congresso Annuale IGIIC - Lo stato dell’arte 9, Cosenza, 2011. 8) Gattuso C., Olivito R. S., Codispoti R., Mechanical characterization of fictile elements typical of mediterranean architecture, IVth Convegno Internazionale AIES Conference “Diagnosis, Conservation and Valorization of Cultural Heritage, Napoli, 2013. 9) Marino L., Franchi R., Notizie su alcune strutture leggere apparecchiate con tubi fittili “pignatielli”, Scienza e Beni Culturali. Conoscenze e sviluppi teorici per la conservazione di sistemi costruttivi tradizionali in muratura, Atti del Convegno di Studi Bressanone, Padova, 1987. 10) Rutigliano G., Le bubbole nella costruzione delle volte, Costruire in Laterizio, 1996. 11) Gattuso C., Cozza R., Gattuso P., Villella F., La conoscenza per il restauro e la conservazione, Franco Angeli, Roma, 2012. 12) Gattuso C., Conoscere per restaurare, Publiepa Edizioni, Cosenza, 2001. 13) Mordibelli L., Le rocce e i loro costituenti, Bardi Editori, Roma, 2003. 14) Peccerillo A. Perugini D., Introduzione alla Petrografia ottica, Morlacchi Editore, Perugia, 2007. 15) M. Matteini, A. Moles, Scienza e restauro - Metodi d’indagine, Firenze, Nardini Editore, 2003. 16) Gallone A., Analisi fisiche e conservazione, Franco Angeli, Milano, 1989. 17) Cuomo di Caprio N., La ceramica in archeologia 2 - Antiche tecniche di lavorazione e moderni metodi d’indagine, L”Erma” di Bretschneider, Roma, 2007.

Sitografia

http://www.parks.it/parco.gessi.bolognesi/PDF/mondo-argille.pdf http://www.labroratoriosezioni.it/joomla/ http://www.siailaterizi.it/laterizio.asp

Abstract

The Church dedicated to the Madonna of Pettoruto, located in municipality of Lattiford (Cs) in Calabria, now reduced a state of ruin, is characterized for the fact to have used, during its implementation phase, a special construction technique that is based on 'use of singular hollow cylindrical elements of clay brick known for their characteristics of lightness and homogeneity, locally called "Caruselli". In this context it is examined this specific constructive technique, through the development of a cognitive investigation that starts from an analysis of the historical and architectural artifact and continue focusing the attention on the materials employed for the realization of caruselli, through the execution of specific laboratory tests on some fragments of them and on a fragment of the bedding mortar used for their assembly, taken from the internal walls of the Church. Therefore on each sample were carried out detailed mineralogical and petrographic investigations, morphological and chemical through the use of polarized light microscope and scanning electron microscope (SEM-EDS), which have led to new information about the materials which constitute the technical constructive in question.

Parole

chiave

CARUSELLI; ANALISI STORICO-ARCHITETTONICA; INDAGINE CONOSCITIVA; ANALISI MORFOLOGICA; ANALISI MINERALOGICO-PETROGRAFICA; SEM

Autore

Caterina, Gattuso caterina.gattuso@unical.it

Philomène Gattuso philomene.gattuso@unical.it

DiBEST, Università della Calabria Via P. Bucci, Cubo 12B, 87036 Rende (CS), Italy Ida Massimilla imassimilla@yahoo.it

Valentina Caramazza valecara@gmail.com

12 ArcheomaticA N°3 settembre 2015


Tecnologie per i Beni Culturali

13


DOCUMENTAZIONE

A quinum: APR per la Documentazione A rcheologica

Gli APR si stanno imponendo come potente strumento a supporto delle attività in ambito archeologico Un gruppo composto da archeologi, tecnici e studenti è sceso sul campo allo scopo di documentare il sito archeologico di Aquinum, nel basso Lazio.

di Fulvio Bernardini

A

ll’interno dei territori comunali di Castrocielo e di Aquino (FR), nella media valle del Liri, sorgeva l'antica Aquinum, importante colonia romana più volte citata dalle fonti antiche. Il passaggio della via Latina contribuì al benessere della città che, con i suoi circa 100 ettari di estensione, rappresentava una delle città più importanti del Lazio meridionale. La topografia del sito e l'impianto urbano, di tipo regolare ma non ortogonale costituito da isolati dall'inconsueta forma a parallelogramma, sono stati ricostruiti grazie ad un

Il team di lavoro della Summer School in 'Archeologia aerea e telerilevamento di prossimità con sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto'.

intenso lavoro di fotointerpretazione aerea e ricognizione territoriale condotte dal Laboratorio di Topografia antica e fotogrammetria (LabTAF) dell'Università del Salento e dirette dal prof. Giuseppe Ceraudo. Dal 2009, ripetute campagne di scavo in località San Pietro Vetere di Castrocielo stanno permettendo di portare alla luce un imponente edificio termale di carattere pubblico che occupa un intero isolato tra le cosiddette 'Via delle Terme' e 'Via del Teatro'. Il complesso termale si colloca cronologicamente tra la fine del I sec. a.C. e la fine del I sec. d.C., con successive modifiche datate alla metà del II sec. d.C. I bellissimi mosaici e i diversi ambienti, che ricoprono una superficie di circa 6000 mq, denotano una certa grandiosità dell'edificio. Aquinum è dunque un cantiere a cielo aperto e gli scavi continuano tuttora per individuare nuove tracce archeologiche e per documentare lo stato del sito. Per eseguire questo tipo di rilievi è ormai fondamentale avvalersi di informazioni provenienti da diverse tipologie di strumenti. Per questo, a fianco dei rilievi più tradizionali, sta diventando assai popolare l’impiego di Aeromobili a Pilotaggio Remoto, ovvero i droni. A dimostrazione del fatto che sempre più professionisti richiedono una formazione specificatamente dedicata all’impiego degli APR in ambito archeologico, dal 31 agosto al 6 settembre 2015 il Comune di Castrocielo ha ospitato la Seconda Summer School in ‘Archeologia Aerea e Telerilevamento di prossimità con Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto’.

14 ArcheomaticA N°3 settembre 2015


Tecnologie per i Beni Culturali

15

Tra i partner formativi della Summer School figuravano le università del Salento, di Cassino, la Sapienza di Roma, quelle di Sassari, Siena, Ghent (Belgio), Cambridge (Inghilterra), il CNR IBAM, l’Institute for Mediterranean Studies Foundation for Research and Technology Hellas. L’iniziativa si è svolta anche grazie al sostegno della Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’Etruria meridionale e a FlyTop, partner tecnico che ha fornito i suoi APR FlyGeo24Mpx (ala fissa) e FlyNovex (multi-rotore). Il corso è stato pensato per dare l’opportunità a laureati e professionisti operanti all’interno di strutture pubbliche e private di approfondire la conoscenza delle metodologie aerofotografiche nel campo delle prospezioni archeologiche condotte con l’ausilio di APR. Oltre alla parte teorica, il corso ha previsto una serie di test sul campo proprio ad Aquinum, durante i quali è stato possibile sperimentare le potenzialità degli APR ad ala fissa e multi-rotore. Le operazioni Il FlyNovex, APR multi-rotore di FlyTop, in volo sul sito archeologico di Aquinum. di rilievo si inseriscono nell’ambito della campagna di scavi iniziata nel 2009. Il rilievo ha visto coinvolto un team di cinque tecnici, tutti che fungeva da Ground Control Station. Nonostante si tratti dotati dei necessari permessi e di brevetto di pilota: due di di un’operazione abbastanza veloce, la fase di pianificazione essi erano tecnici FlyTop, presenti per sovrintendere alle è fondamentale al fine di ottenere delle informazioni fotofasi di pianificazione e di trasferimento dei dati dall’APR al grafiche corrette: il software permette la gestione di tutte le PC, mentre gli altri tre erano ricercatori di vari enti coinvol- variabili connesse al volo, compresa l’altitudine, la velocità di ti nell’iniziativa. Ad assistere, diciotto studenti della Sum- crociera, il numero di scatti, la cadenza degli stessi, nonché mer School, tutti laureati con un background in archeologia la rotta che l’APR deve seguire, operando le necessarie corree architettura. zioni in funzione del vento. Il decollo del velivolo ad ala fissa L’area archeologica di Aquinum è notevolmente estesa e co- FlyGeo24Mpx è avvenuto tramite rampa; il FlyNovex è invece pre circa un centinaio di ettari di terreno ma solo una parte decollato da terra, normalmente. di essa rientra nel Comune di Castrocielo. Nel caso di un velivolo ad ala fissa la rampa rappresenta un Le caratteristiche dei mezzi impiegati erano funzionali importante strumento in grado di facilitare le operazioni all’ampiezza del terreno che s’intendeva coprire: l’APR ad di decollo, aumentando anche la sicurezza degli operatori. ala fissa FlyGeo24Mpx è infatti leggero (circa 2,6kg al de- Al FlyGeo24Mpx, viste le sue caratteristiche, è stata assecollo), veloce (70 km/h) e possiede una buona autonomia gnata un’area di circa 24 ettari, mentre al FlyNovex è stata di volo (fino a 60 minuti, a seconda del payload): ideale dunque per porzioni ampie di territorio. D’altra parte, l’APR multi-rotore FlyNovex (che pesa circa 7kg al decollo, può volare a 50km/h e ha un’autonomia di circa 20 minuti) è in grado di eseguire dei voli statici o dei passaggi ripetuti all’interno di aree circoscritte, volando anche a quote più basse. Queste caratteristiche non implicano necessariamente l’impiego di uno o dell’altro mezzo ma sono piuttosto complementari a seconda del tipo di rilievo. I due velivoli di FlyTop sono stati entrambi equipaggiati con una fotocamera ad alta risoluzione Sony Alpha6000 a 24Mpx: oltre all’altissima risoluzione, il sensore in questione garantisce un’elevatissima velocità di scatto. Una volta identificato il punto di decollo, il team ha circoscritto l’area da rilevare tramite il software di pianificazione di volo FlyTop Manager e ha inviato le informazioni agli APR. Il tutto è avvenuto direttamente sul campo su un PC portatile I tecnici verificano la posizione dell'APR per assicurare una corretta acquisizione delle immagini.


Il software di elaborazione permette di visualizzare la posizione delle immagini acquisite durante il volo.

assegnata un’area di circa 1 ettaro. I voli si sono svolti in condizioni meteo ottimali; grazie al volo ad ala fissa è stato possibile ottenere informazioni generali sullo stato dei luoghi ed identificare gli elementi archeologici che contornano l’area di scavo. Il velivolo ha seguito automaticamente il piano di volo impostato in precedenza compiendo delle strisciate al di sopra dell’area oggetto del rilievo. Anche l’APR multi-rotore ha seguito automaticamente il piano di volo pre-impostato senza però eseguire delle strisciate ma coprendo l’area da punto a punto, in modo da ottenere informazioni di dettaglio sulla parte dello scavo che anticamente interessava il centro della città di Aquinum. Per ogni immagine acquisita in volo sono stati prodotti dei metadati che, raggruppati all’interno di un file di log, hanno permesso di associare alle immagini le necessarie informazioni spaziali e quelle relative alle condizioni del volo nel momento in cui ogni singola immagine è stata scattata (188 per il FlyGeo e 35 per il FlyNovex). Una volta completata la missione aerofotogrammetrica, entrambi i velivoli sono stati fatti atterrare all’interno dell’a-

rea predefinita e, raccolte le schede di memoria, il team FlyTop si è occupato della fase di trasferimento delle informazioni acquisite e dei file di log dagli APR al PC. Completato questo processo si è passati alla fase di postelaborazione dei dati: le immagini acquisite sono state importate all’interno di specifici software – previa loro georeferenziazione con le coordinate GPS dei punti a terra identificati con strumentazione topografica tradizionale. A scopo didattico, la fase di post-elaborazione è avvenuta adoperando il software, Menci APS. I voli, entrambi durati all’incirca 15 minuti, hanno messo a disposizione dei tecnici delle università e degli studenti della Summer School delle dettagliate ortofoto dell’area archeologica dalle quali è stato poi possibile ottenere i modelli 3D. Dal punto di vista della documentazione dello stato dei luoghi, si è invece ottenuta una precisa topografia dell’impianto urbano dell’antica città romana di Aquinum ed è stato possibile evidenziare ulteriori tracce archeologiche: il tutto servirà come base per le future operazioni di scavo. Secondo il prof. Ceraudo: “l’impiego degli APR nel contesto di un rilievo archeologico ha molti fattori positivi, non ultimo quello della rapidità di impiego. Uno dei vantaggi è quello infatti di poter velocizzare estremamente il flusso di lavoro. Ciò è stato utile durante la Summer School, certo, ma lo sarà anche quando scenderemo sul campo durante il prosieguo della campagna di rilievo”. Dal punto di vista degli studenti della Summer School, essi hanno avuto modo di affiancare alla parte teorica la necessaria fase pratica: il trasporto e l’impiego degli APR nell’area archeologica è stato semplice e, una volta eseguito il rilievo aerofotogrammetrico, i dati sono stati messi a disposizione dei docenti, che hanno così potuto procedere con la fase di restituzione delle informazioni acquisite. Le tecniche di rilievo da drone si integrano perfettamente con le tradizionali tecniche di rilievo topografico tradizionale da terra. Il prof. Ceraudo si dice convinto che l’approccio

Ortofoto ottenuta grazie al volo aerofotogrammetrico dell'APR ad ala fissa FlyGeo24Mpx di FlyTop.

16 ArcheomaticA N°3 settembre 2015


Tecnologie per i Beni Culturali da APR, in ambito archeologico, soppianterà in gran parte i sistemi di acquisizione delle immagini aeree tradizionali: un APR è infatti molto più economico, veloce e permette di gestire meglio il flusso del lavoro. I tecnici, poi, possono oggi far affidamento su immagini acquisite in maniera diretta mentre prima si doveva far affidamento su immagini che erano state acquisite con finalità altre che quella archeologica. Come detto, le operazioni sul sito di Aquinum continueranno anche in futuro. Sono previste infatti ulteriori campagne aerofotogrammetriche da APR con l’obiettivo di coprire tutti i cento ettari dell’area archeologica e mettere così a disposizione degli archeologi dei dati di prima mano, affidabili ed estremamente precisi, che porranno le basi per eventuali rinvenimenti futuri e garantiranno un monitoraggio nel tempo del sito archeologico.

17

Abstract

UAVs are emerging as powerful tools to support the field activities of archeologists. A group made of Cultural Heritage specialists, engineers and students, performed UAV photogrammetric flights in order to document the archeological site of Aquinum, in the Southern part of Lazio region.

Parole APR;

chiave

aerofotografia archeologica;

Aquinum;

summer school;

Fotogrammetria

Autore

Fulvio Bernardini fuberna@gmail.com

NUOVI MODI NUOVE TECNOLOGIE NUOVI LINGUAGGI SPECIAL EFFECTS CREATURES STUDIOS SRL

CREAZIONI E SCENOGRAFIE DI

ARTEESTORIA SIMOSTRANO CON NUOVE EMOZIONI

NEL 2014 MARE NOSTRUM. AUGUSTO E LA POTENZA DI ROMA // OSIRIDE E L’ALTRO EGITTO // EGITTO, IL MISTERO DEI FARAONI // DI LÀ DAL FIUME. HEMINGWAY L’AMERICANO DEL BASSO PIAVE // LE MEMORIE RITROVATE // TASTE THE PAST // PARSJAD AND MUCH MORE // CEMA - CENTRO ESPOSITIVO MULTIMEDIALE DELL’ARCHEOLOGIA // www.cultouractive.com // f cultouractive


LABORATORI

Visual Computing Lab 30 anni di grafica 3D in Italia di Roberto Scopigno e Claudio Montani

In questo numero di Archeomatica, Luca Papi (CNR) presenta la prima serie tematica dedicata alla presentazione di cinque Laboratori del Consiglio Nazionale delle Ricerche, il grande Ente Pubblico di Ricerca in Italia. Per ciascun laboratorio i direttori saranno chiamati a descrivere le competenze, le attività di ricerca, i progetti, le collaborazioni nazionali e internazionali della struttura di cui sono responsabili. Questa serie di articoli si apre con la presentazione del Visual Computing Lab dell'Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione “A. Faedo” (ISTI) di Pisa afferente al Dipartimento di Ingegneria, ICT e Tecnologie per l'Energia e i Trasporti (DIITET) del CNR. Fig. 1 - Alcuni risultati da campagne e progetti di digitalizzazione 3D: gestione e semplificazione dei dati prodotti dal progetto Digital Michelangelo; il viso della Madonna di Pietranico; la Madonna con il bambino di Andrea Pisano del Museo dell’Opera Primaziale Pisana; testa di Tutankhamen (Museo nazionale, Cairo, Egitto; lavoro in collaborazione con ISCR, Roma); una porzione dell’insula di Pompei acquisita nel contest del Swedish Pompei Project.

L

e attività nel settore della computer graphics tridimensionale iniziarono all’istituto IEI del CNR alla fine degli anni ’70 con lo sviluppo dei primi algoritmi per la generazione di mappe tematiche territoriali. I primi anni ottanta videro il consolidarsi della disciplina Computer Graphics ed il suo passare da pura tecnologia di servizio ad una caratterizzazione scientifica autonoma. In tale contesto di sviluppo, in cui il motore era sicuramente statunitense, il CNR si distinse con i primi nuclei di laboratori attivi sul tema in Italia, nuclei inizialmente insediatisi a Genova e Pisa. Il CNR assunse quindi un ruolo nettamente pionieristico a livello nazionale, in un contesto in cui la disciplina stentava ad essere riconosciuta a livello universitario. Nella seconda metà degli anni ‘80, evento anticipatore della fusione che sarebbe avvenuta tra gli istituti pisani del CNR IEI e CNUCE solo molti anni dopo, si formò il gruppo di ricerca Visual Computing Lab che riuniva la componente computer graphics di IEI e quella dell’Istituto CNUCE. Il Visual Computing Lab trovò un terreno molto fertile di lavoro in un settore, le metodologie e tecnologie per la visualizzazione scientifica, che visse una vera e propria stagione d’oro verso la fine degli anni ‘80.

18 ArcheomaticA N°3 settembre 2015


Tecnologie per i Beni Culturali Erano gli anni in cui si diffondevano, sia nel settore medicale che scientifico, strumenti di indagine che producevano risultati in forma di immagini (2D e 3D, questi ultimi detti dati volumetrici) ed iniziava ad emergere con forza il settore della simulazione 3D al computer, i cui risultati richiedevano nuovi strumenti di integrazione e di analisi dei risultati. In tale fertile contesto, il Visual Computing Lab si guadagnò una buona visibilità internazionale mediante lo sviluppo di nuove metodologie di rappresentazione di dati volumetrici (ad esempio TAC o RMN medicali) e di nuovi algoritmi per la loro visualizzazione efficiente e flessibile. Essendo la computer graphics una disciplina nuova e priva di una scuola consolidata a livello nazionale, la fase di creazione di un gruppo che aspirava a divenire un punto di riferimento nazionale ed internazionale fu una azione complessa e rischiosa. I primi anni del laboratorio furono caratterizzati da una notevole difficoltà di reperimento di finanziamenti. Tale problematica era aggravata dal fatto che la computer graphics in quegli anni era una disciplina costosa, in quanto le strumentazioni di calcolo avevano prezzi proibitivi; questa difficoltà diede tuttavia grossi stimoli, anche di tipo scientifico, orientando la ricerca a percorrere strade che andassero verso una ottimizzazione delle risorse da dedicare al processing grafico ed alla ricerca di soluzioni innovative caratterizzate da bassa complessità computazionale e basso costo. A metà degli anni ‘90 una serie di lavori scientifici relativi alle tematiche della semplificazione geometrica e delle tecniche multi-risoluzione assicurarono al laboratorio Visual Computing ottima visibilità internazionale; tali soluzioni furono di fatto figlie di un trend orientato alla riduzione della complessità ed al rendere possibili prestazioni interattive su dataset anche di grande dimensione, appoggiandosi nello stesso tempo a piattaforme economiche di calcolo.

Fig. 2 - Sistemi di visualizzazione sviluppati dal Visual Computing Lab; in ordine orario, dall’immagine in alto a sinistra: integrazione e visualizzazione su web di modelli 3D in un archivio web di dati archeologici (lavoro in collaborazione con ADS, Univ. of York, UK); una presentazione 3DHOP che visualizza su web un elmo Etrusco; statua greca visualizzata su tablet mediante MeshLab on IOS; una applicazione di visita virtuale di un ambiente ipogeo realizzata per piattaforma mobile (tablet o cellulare), realizzata in collaborazione con CNR-IBAM.

19 Il laboratorio Visual Computing, dovendo far di necessità virtù, fu tra i primi a livello internazionale a passare dalle workstation grafiche UNIX alla piattaforma PC Windows. Fu quindi tra i pionieri di un trend che doveva dimostrarsi vincente grazie all’impressionante aumento di potenza di calcolo delle GPU per piattaforma PC cui si è assistito nel corso dell’ultimo decennio, accompagnato da una altrettanto significativa riduzione dei costi. E’ ovvio l’impatto che ciò ha avuto sulla democratizzazione delle tecnologie e sull’impiego del medium tridimensionale nelle applicazioni. E’ importante sottolineare come una scommessa vinta dal gruppo sia stata anche quella di privilegiare l’acquisizione di risorse umane piuttosto che di strumentazione tecnologica: da sempre l’aggiornamento tecnologico - prima workstation 3D e successivamente sistemi di scansione 3D e 3D printers - ha avuto priorità più bassa della possibilità di offrire borse o contratti a termine ai tanti giovani che hanno partecipato con entusiasmo e dedizione alle attività di ricerca del laboratorio. La collaborazione con tanti di questi eccellenti giovani è stato il motore che ha portato ai risultati scientifici ed alla visibilità odierna del laboratorio. Tornando ai risultati scientifici, le attività del laboratorio sono state caratterizzate da una progressiva evoluzione delle tematiche di ricerca, che ha seguito sia i trend internazionali che gli specifici interessi personali dei ricercatori del lab. Dopo un primo periodo orientato alla visualizzazione scientifica e un secondo alla gestione della complessità dei dati, gli ultimi venti anni hanno visto una progressiva focalizzazione sulle tecniche di digitalizzazione 3D (o 3D scanning). In tale contesto il laboratorio ha sviluppato soluzioni algoritmiche innovative per la gestione ed elaborazione dei dati prodotti dai sistemi di scansione 3D, includendo in ciò tutte le fasi algoritmiche del processo di elaborazione geometrica, ma anche la gestione del processo di campio-


namento delle caratteristiche di riflessione delle superfici (in parole povere, il colore degli oggetti scannerizzati) e le tecniche necessarie a garantire una buona mappatura del colore o decoro pittorico sui modelli digitali 3D prodotti. Già dalla fine degli anni ‘90 il settore delle applicazioni ai Beni Culturali fu quello prescelto come settore prioritario di intervento e test delle tecnologie sviluppate. Nonostante le tecnologie 3D abbiano una ampia orizzontalità di potenziale applicazione, le applicazioni al patrimonio culturale racchiudono al loro interno una molteplicità di requisiti e una complessità tale da rendere questo contesto ideale ad attività di sperimentazione tecnologica, validazione e disseminazione. Inoltre è sempre più evidente come il settore dei Beni Culturali stia mutuando metodologie e pratiche dallo spazio della scienza e della tecnologia. L’evoluzione è trainata dalle rivoluzioni del remote sensing in archeologia, delle tecniche non invasive nel restauro e nella archeologia, delle tecnologie di scansione 3D, delle tecnologie di documentazione integrata multimediale per lo studio e la caratterizzazione dell’opera d’arte, delle tecnologie di presentazione virtuale sia nei musei che su web. Questi apporti stanno cambiando radicalmente le modalità di studio, di analisi e di presentazione al pubblico. Il Laboratorio Visual Computing sta contribuendo in modo sostanziale a questo contesto di forte evoluzione, sviluppando tecnologie innovative, mettendole a disposizione del pubblico e degli operatori – il sistema MeshLab, distribuito in open source, totalizza centinaia di migliaia di utenti nel mondo - ed infine collaborando con gli operatori del settore Beni Culturali in specifici progetti di ricerca e di applicazione, come ad esempio nel settore del restauro assistito al computer. In tale contesto da anni l’obiettivo del laboratorio è di consolidare il settore della grafica 3D non come mero produttore di belle immagini, da

usare come riempitivo allettante per documenti o monografie, bensì come fornitore di strumenti digitali che possano espandere le possibilità di analisi dell’operatore - storico dell’arte, archeologo, restauratore, curatore - e generare suo tramite nuova conoscenza. Rispetto ai due ricercatori dei primi anni ’80, oggi il Visual Computing Lab conta oltre 20 ricercatori e numerose linee di ricerca riconducibili a tre temi principali: 4 Interactive Graphics: metodologie per il rendering interattivo e fotorealistico, modelli e metodi per grafica 3D su web e su piattaforme mobile; 43D graphics for Cultural Heritage: metodologie di scansione 3D, applicazioni ai Beni Culturali e di ausilio al restauro ed alla conoscenza; 4Geometric Processing: metodologie di gestione evoluta di modelli geometrici, shape-based reasoning, shape characterization. ATTIVITÀ DI RICERCA CORRENTE Questa sezione ha l’obiettivo di menzionare in modo succinto alcuni temi di ricerca attivi su cui sono stati prodotti recentemente importanti risultati. Digitalizzazione 3D Le tecnologie di acquisizione 3D e di campionamento / mapping del colore o della riflettanza sono oramai abbastanza consolidate. Il laboratorio ha lavorato recentemente su tecniche che permettono di processare e comparare in modo semplice e automatico i risultati di azioni di digitalizzazione che si ripetono nel tempo, a fini di monitoraggio o controllo di contesti critici (ad esempio applicazioni legate alla sicurezza). In tale contesto i kernel messi a punto permettono di individuare quelle componenti della scena che hanno cambiato

Fig. 3 - Esempi di uso di modelli 3D nello studio o restauro di opere d’arte: restauro virtuale di un elmo etrusco; caratterizzazione della deposizione di contaminanti sulla superficie del David; restauro della Madonna di Pietranico, una terracotta rinascimentale ridotta in frammenti nel sisma dell’Aquila.

20 ArcheomaticA N°3 settembre 2015


Tecnologie per i Beni Culturali

21

Fig. 4 - Esperienze di 3D printing e tecnologie relative; dall’immagine in basso a destra: esempio illustrativo di un gargoyle, del modello digitale 3D e della sua riproduzione ottenuta mediante stampa 3D in materiale plastico; una riproduzione in marmo di una porzione del fregio dell’Ara Pacis (Roma) realizzata mediante fresatura computerizzata; modello di una mano, realizzata con la nostra tecnica di riproduzione per mezzo di strisce assemblabili; infine, il processo di montaggio dei pezzi prodotti dalla nostra tecnica che permette di superare le limitazioni del campo di lavoro delle comuni stampanti 3D (decomposizione del modello in porzioni successivamente montabili ad incastro).

posizione nel tempo, o le porzioni di scena che non sono state acquisiti nelle azioni precedenti (ai fini di completare la digitalizzazione) o infine quelle porzioni che sono sparite nelle seguenti digitalizzazioni. Riguardo alle tecniche di base di digitalizzazione, un settore di interesse sono le tecnologie di ricostruzione 3D da fotografie e l’uso di droni. CNR-ISTI ha costituito un gruppo di lavoro inter-laboratori sul tema della progettazione ed uso di droni. Una recente applicazione di queste ultime metodologie è stata realizzata a Pompei, per il rilievo combinato via laser scanner e drone/fotogrammetria di un’intera insula (nel contesto dello Swedish Pompei Project). Ma il mondo non è solo 3D: siamo attivi anche sul tema della digitalizzazione 2D mediante immagini panoramiche e immagini re-illuminabili (Reflection Trasnformation Images, RTI, o Polynomial Texture Maps) . Visualizzazione interattiva La presentazione dei dati 3D deve oggi poter essere gestita sia su piattaforma web che su sistemi mobili. Il primo problema ha portato alla progettazione e sviluppo della piattaforma 3DHOP (http://3dhop.net/), che supporta l’integrazione all’interno di pagine internet di modelli 3D ad alta risoluzione. 3DHOP gestisce la complessità dei dati in ingresso mediante una struttura di rappresentazione ed un motore di rendering multirisoluzione; pertanto, è in grado di trasmettere in modo progressivo ed efficiente anche mo-

delli 3D di grandi dimensioni. 3DHOP fornisce una serie di template pronti all’uso per la presentazione di modelli CH, collegando la visualizzazione 3D con il resto della pagina Web e rendendo possibile la creazione di presentazioni integrate (3D ed altri contenuti multimediali). Il laboratorio ha anche sviluppato tecnologia per la visualizzazione di immagini RTI, sia in ambiente desktop che su web; un esempio di realizzazione sviluppata per un museo pisano è disponibile all’URL http://vcg.isti.cnr.it/PalazzoBlu/ Le esperienze in corso sugli strumenti di visualizzazione per piattaforma mobile (tablet o cellulari) includono sia strumenti di visualizzazione 3D classici (MeshLab su iOS), che sistemi per la navigazione virtuale assistita (http://vcg.isti. cnr.it/virtualtour/) che di Augmented Reality (http://vcg. isti.cnr.it/LecceAR/). Stampa 3D Un settore di forte interesse è quello delle tecnologie di stampa 3D. Le nostre prime esperienze di riproduzione materica diretta da modelli 3D risalgono a più di dieci anni fa. Più recentemente abbiamo utilizzato queste tecnologie in supporto al restauro, ad esempio nel lavoro riguardante il progetto di ricomposizione della Madonna di Pietranico (https://www.youtube.com/watch?v=2dquqRwkpqk). Metodologie innovative sono state proposte per la creazione di rappresentazioni di tipo ludico (riproduzione di modelli 3D mediante sezioni tagliate su materiali a basso costo, come


cartone o legno, da montare a cura dell’utente, come riportato nel paper Siggraph http://vcg.isti.cnr.it/Publications/2014/CPMS14/). La limitazione in spazio di riproduzione delle tecnologie 3D print è stata il punto di partenza per un lavoro riguardante la decomposizione in porzioni di oggetti a media o grande scala, da stampare ognuna per suo conto e facilmente rimontabili grazie agli incastri prodotti in modo automatico nelle porzioni stampate (http:// vcg.isti.cnr.it/Publications/2014/ACPPS14/). Infine, stiamo studiando nuove metodiche per la produzione di oggetti deformabili (un contributo SIGGRAPH 2015 http:// vcg.isti.cnr.it/Publications/2015/PZMPCZ15/) o per la produzione automatica di stampi da modelli digitali 3D, che permettano di usare le comuni tecnologie di riproduzione per tirature a larga scala. PROGETTI E COLLABORAZIONI SCIENTIFICHE Il laboratorio ha partecipato a più di 15 progetti europei; tra i progetti correnti, sul tema tecnologie ICT e BBCC sono in corso il progetto EC FET “HARVEST4D” ed i progetti infrastrutturali EC INFRA “ARIADNE” e EC “PARTENOS” (link ai siti web dei vari progetti sono pubblicati su http:// vcg.isti.cnr.it/projects.php). Il laboratorio ha molte collaborazioni attive con musei italiani e internazionali, con numerose soprintendenze, centri di restauro (ISCR, OPD), ed infine con storici dell’arte e archeologi. PREMI Il laboratorio ed alcuni suoi membri hanno ricevuto numerosi premi, dimostrazione della visibilità raggiunta e dell’impatto dei risultati scientifici (http://vcg.isti.cnr.it/ Publications/). Tra questi il “Best Digitization & Geometry Processing Team Award” assegnato da Digital Heritage 2013 International Congress & Autodesk Inc., ed i riconoscimenti conseguiti da Paolo Cignoni (Eurographics 2004 “Young Researcher Award”), Marco Tarini (Eurographics 2006 “Young Researcher Award”) e Roberto Scopigno (Eurographics 2014 “Distinguished Career Award”, Eurographics 2008 “Outstanding Technical Contributions Award”, “Tartessos 2011 Award” assegnato dalla Spanish Society on Virtual Archeology).

Abstract

The Visual Computing Lab of CNR-ISTI (an Institute of the Italian national Research Council) is active on several computer graphics topics, including 3D acquisition, sampled 3D data processing, geometry processing, efficient visualization, web- and mobile-based 3D data presentation, RTI images, 3D printing. The main application domains are nowadays the Cultural Heritage and Digital Humanities sectors. The Visual Computing Lab has a very solid international visibility, gained by means of an excellent scientific production and the work done by designing and maintaining open source resources. We are also serving the community by organizing scientific events, conferences, summer schools and contributing to the management of international journals. Awards have been assigned to several Visual Computing Lab members (P. Cignoni, R. Scopigno, M. Tarini). We have a solid experience with EC projects and collaborations with a number of CH institutions in Italy and abroad.

Parole Visual

chiave

computing

Lab; 3D;

interactive graphics;

CNR- ISTI

Autore

Roberto Scopigno r.scopigno@isti.cnr.it Claudio Montani claudio.montani@isti.cnr.it CNR-ISTI, Pisa

22 ArcheomaticA N°3 settembre 2015


Tecnologie per i Beni Culturali

23

MUSEI E PAESAGGI CULTURALI 3 - 9 LUGLIO 2016

www.milano2016.icom.museum Credit: Roberto Mascaroni


MUSEI E FRUIZIONE

Magna Carta Rediscovered: 1215—2015 Una

mostra itinerante con tecnologie italiane di Valentina Trimani

La mostra Magna Carta Rediscovered celebra con un percorso itinerante lungo il verde Giardino d'Inghilterra l’edizione trecentesca del documento recentemente messa in mostra nella città di Faversham, Kent. L’evento celebra la stesura del primo documento storico per la limitazione della volontà sovrana e la concessione di diritti ai sudditi che il re dell’Inghilterra Giovanni Senza Terra firmò nel 1215.

IL KENT SVELA IL SUO SEGRETO NASCOSTO Commissionata da Visit Kent e Faversham Town Hall con Heritage Lottery Fund, Magna Carta 800th e SouthEastern Railways, la mostra Magna Carta Rediscovered si inserisce in un contesto celebrativo di rilevanza internazionale e presenta, per la prima volta al pubblico, lo straordinario documento recentemente riportato alla luce dagli archivi nella città di Faversham. Il lungo viaggio della mostra, articolato in sei tappe strategiche attraverso Kent — Faversham, Canterbury, Maidstone, Dover, Sandwich e Rochester, ha preso avvio il 26 maggio e si concluderà il 6 dicembre di quest’anno, attraendo, sin dalle sue prime tappe, un numero di visitatori internazionali superiore alle aspettative. 100% DESIGN ITALIANO ETT Solutions Ltd, estensione britannica della genovese ETT S.p.A., ha concorso all’importante bando, in competizione con le più avanzate aziende locali ed europee, proponendo al settore museale inglese soluzioni originali e innovative, ottenendo lo scorso anno il prestigioso incarico per la realizzazione della mostra nella sua interezza. Curata dall’inglese Laura Samuels, la mostra Magna Carta Rediscovered è stata realizzata secondo una formula che prevede il coinvolgimento di un unico contractor responsabile per l’intero progetto, soluzione che si addice certamente ad ETT, che predilige coinvolgere il pubblico attraverso una direzione creativa distintiva e un design tipicamente italiano, garantendo una solida coerenza all’intero allestimento e mantenendo uno stile visibile e ben identificabile in ogni dettaglio. Un orientamento alla progettazione che si basa sull’integrazione di saperi diversi, tecnologici e umanistici, generando uno storytelling fortemente caratterizzato

24 ArcheomaticA N°3 settembre 2015


Tecnologie per i Beni Culturali

25

“La combinazione tra aspetto storico e rilevanza contemporanea è ciò che rende unica questa mostra, e questo è reso possibile da un uso giudizioso e innovativo delle tecnologie a nostra disposizione.” Niccolò Caderni, Chairman ETT Solutions Ltd

dall’interattività e dall’impatto visivo. Un orientamento che è risultato subito apprezzato dai visitatori: soltanto nel primo mese, nella piccola città di Faversham, Magna Carta Rediscovered è stata visitata da oltre quattordici mila persone. LA SFIDA DEL PROGETTO “La Magna Carta è un patrimonio dell’umanità intera e marca un punto chiave della nostra storia. Non è un documento che sancisce diritti universali, ma l’inizio di un percorso verso tali diritti che, in certe parti del mondo, deve ancora concludersi - e che comunque assume traguardi e significati diversi col passare del tempo” - spiega Niccolò Caderni, Chairman di ETT Solutions Ltd. “La sfida per il museologo non è tanto quella di mostrare una teca con una pergamena scritta in latino medioevale, ma quanto di coinvolgere il visitatore nel profondo significato di quello che sta vedendo, mettendo in evidenza sia il fatto storico, sia la sua continua rilevanza”. La comune ambizione della commissione inglese e del team ETT è stata dunque proprio questa — di pensare e progettare una mostra in grado di emozionare il pubblico, di coinvolgerlo e legarlo al territorio; una mostra che parlasse a studiosi, turisti e scuole — al centro la Magna Carta e intorno una narrazione tutta da costruire, unica e nuova. Ed un progetto architettonico modulare capace di adattarsi alle sei splendide location, tra cui edifici storici, musei e cattedrali sparsi per la ricca provincia del Kent in Inghilterra. Ormai alla sua sesta e ultima tappa, la mostra prende forma in spazi luminosi all’interno di biblioteche, in gallerie, in case-museo — sempre diversa eppure sempre se stessa, dialogando con il pubblico internazionale e convincendo studiosi,

curiosi, bambini e turisti. Dalla manifattura artigianale dei suggestivi exhibit metallici alle eleganti animazioni che popolano gli schermi interattivi, dal progetto grafico a tutta la comunicazione online, ETT consegna una qualità costante ed affascinante, orchestrando il lavoro di architetti, designer, developer, tecnici, fino ad arrivare alla progettazione del bookshop. La collezione merchandise, allineata all’alto standard britannico, offre prodotti dedicati alla casa, al viaggio e al gioco del bambino e permette a ciascun visitatore di portare a casa un souvenir speciale del suo viaggio in Inghilterra. QUANDO LE TECNOLOGIE SERVONO ETT fluidifica il multimedia dentro all’antico racconto, ed è un spettacolo pieno di fascino. Anno 1215, anno 2015: ottocento anni di vicende umane sono passati. Ciò che rende Magna Carta Rediscovered diversa dalle altre celebrazioni attorno all’ottocentenario è un progetto curatoriale che non si limita a presentarci l’evidenza storica di una data, di un’incoronazione o una lettera illuminata, ma che ci invita a immedesimarci nei protagonisti storici, nei diversi punti di vista ed interessi in gioco, a riflettere sui punti di contatto tra la nostra contemporaneità e vicende storiche lontane di cui celebriamo, oggi, il grande anniversario. E’ questo contrasto tra contenuto antico - immagini, storie e manoscritti del medioevo britannico - e linguaggio contemporaneo - ricostruzioni multimediali, digitalizzazioni, tipografie semplici e leggerissime - che maggiormente ci affascina e ci sorprende.


Nello spazio fortemente evocativo, di manifattura tutta italiana, è inscritta una narrazione a diversi livelli di approfondimento ed interazione, che accompagna il visitatore passo dopo passo alla scoperta dei segreti del grande manoscritto tra incisioni storiche, grafiche modernissime, postazioni interattive e, ovviamente, la Magna Carta. Antiche immagini di papi, arcivescovi e pergamene brillano di luce propria, sospese su schermi retroilluminati; massicce pannellature in corten invecchiato, sapientemente realizzate in Italia, accolgono schermi interattivi dedicati alla storia del documento. Attraversando la mostra, il visitatore sperimenta in ordine libero le diverse postazioni, ora navigando mappe interattive, ora giocando a impersonare Re Giovanni o William Marshall, ora esaminando trascrizioni latine e commentarii alle clau-

sole più eclatanti, ora riflettendo su una Magna Carta per il futuro. Al Tavolo della Negoziazione (schermo touch 65 pollici circondato da massicci troni in corten) i bambini imparano il valore del dialogo e del compromesso, impersonando le quattro figure storiche che giunsero al famoso accordo nel 1215. Singolarmente o a gruppi, i bambini discutono le clausole più importanti cercando di rispecchiare il punto di vista del personaggio storico che rappresentano. Il gioco interattivo, sviluppato da un team di game developer, designer e curatori, insegna sì la storia, ma soprattutto educa il bambino al confronto con l’altro e alla ricerca del compromesso. Nella postazione dedicata alla tecnica calligrafica del tempo – dove impariamo tutto su come pergamene e pennini venissero realizzati – l’antica grafia della Magna Carta è ricostruita lettera per lettera: il visitatore può usarla per comporre un proprio messaggio e vederlo comparire su una pergamena

26 ArcheomaticA N°3 settembre 2015


Tecnologie per i Beni Culturali

27

digitale copia esatta di quella della Magna Carta del 1300. Connessa alla rete, la App permette al visitatore di inviare a se stesso o ad un amico il proprio messaggio in stile Magna Carta - souvenir unico, e gratuito!, a ricordo dell’esperienza della mostra. Indagando l’impatto della Magna Carta nel mondo, il visitatore esplora un mappamondo dove ritrova tutte le riedizioni della Magna Carta e gli edifici storici che le accolgono e le influenze del documento sulle legislature mondiali. Per chi invece volesse approfondire gli aspetti più tecnici, una App dedicata permette di navigare le clausole affiancando testo originale, trascrizione latina, traduzione in inglese e testo di spiegazione. L’exhibit di chiusura attraverso questionari digitali aiuta infine il visitatore a riflettere su futuro e giustizia e sul ruolo chiave del territorio del Kent. Dobbiamo, ad esempio, limitare oggi il potere di chi sa tutto su di noi, così come la Magna Carta nel 1215 ha limitato il potere assoluto del Monarca? Che significato ha la Magna Carta oggi?

Sito web della mostra: www.magnacartarediscovered.co.uk Il grand tour della Magna Carta attraverso il Kent: 23 maggio 2015 / 28 giugno 2015 The Alexander Centre, Faversham 2 luglio 2015 / 19 luglio 2015 The Beaney House of Art and Knowledge, Canterbury 26 luglio 2015 / 6 settembre 2015 The Kent History and Library Centre, Maidstone 10 settembre 2015 / 19 settembre 2015 Maison Dieu, Dover 24 settembre 2015 / 6 ottobre 2015 Jury Room, Guildhall, Sandwich 10 ottobre 2015 / 6 dicembre 2015 Lady Chapel, Rochester Cathedral

Abstract

This year is the eight hundredth anniversary of Magna Carta Libertatum, the first document in English history to place limits on the power of the crown and to grant rights to his subjects. John, King of England, placed his seal on the manuscript in 1215, marking a historic event that eventually led to the recognition of citizens’ universal rights. To celebrate this anniversary, Magna Carta Rediscovered, a travelling exhibition visiting six locations in Kent, the Garden of England, is showing the fourteenth-century Faversham edition of this document.

Parole

chiave

Autore

Magna Carta; installazioni multimediali; ETT; musei

Valentina Trimani, ETT Solutions Ltd www.ettsolutions.com

Sai cosa c’è sotto?

GSSI presenta il nuovo georadar SIR-4000 ad alte prestazioni, per una veloce visualizzazione del sottosuolo già in campo. Il nuovo georadar per rilievi 3D in tempo reale La nuova centralina SIR-4000 permette una nuova elaborazione dei dati già in campo. Quindi immediata interpretazione, visualizzazione 3D in tempo reale, maggiore velocità di rilievo, interfaccia robusta, facilitata dal touchscreen…

Photo: Le Matériel de Sondage

Ideale per le applicazioni in campo, sfrutta sia le nuove antenne digitali che le analogiche già sul mercato: > > > >

Codevintec Italiana via Labus 13 - Milano tel. +39 02 4830.2175 info@codevintec.it www.codevintec.it

Archeologia Indagini prescavo Ricerca cavità e oggetti interrati Analisi di muri e strutture

CODEVINTEC Tecnologie per le Scienze della Terra


AGORÀ I Giovani e il Restauro. L’arte nel tempo: significato, trasformazione e conservazione- I Giovani e il Restauro è un convegno nazionale ed internazionale per i giovani laureati nelle discipline inerenti la conservazione ed il restauro, in modo particolare per le figure professionali del restauratore e dell’esperto scientifico. L’oggetto del convegno concerne la presentazione delle migliori tesi di laurea afferenti al campo della Conservazione e del Restauro dei Beni Culturali. Tutte le tesi che parteciperanno al convegno saranno pubblicate negli atti del convegno e le più meritevoli premiate con borse di studio. Il convegno si terrà a Roma, presso la sede Centrale del CNR (Aula Convegni - Ingresso Via dei Marrucini) nei giorni 9-10-11 dicembre 2015. L’evento è stato ideato dell’associazione Lumen, curato dalla dott.ssa Cinzia Giorgi e dalla sig. Paola Zoroaster e valorizzato dai suggerimenti del prof. Ulderico Santamaria (docente presso l’Università della Tuscia e Direttore dei Laboratori Scientifici dei Musei Vaticani). L’iniziativa si avvale della collaborazione di un Comitato Scientifico e del prezioso aiuto di vari professionisti del settore. L’evento è promosso dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area archeologica di Roma con l’associazione Lumen e organizzato in collaborazione con altre illustri istituzioni e associazioni che si occupano di Restauro e Conservazione dei Beni Culturali: Università Degli Studi di Palermo, Università Degli Studi Della Tuscia, Università Degli Studi Suor Orsola Benincasa Napoli, Accademia di Belle Arti di Napoli, Accademia di Belle Arti di Verona, ISTEC-CNR di Faenza, Associazione AISCOM. La manifestazione è stata patrocinata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MIBACT) e da altri prestigiosi enti e associazioni: Università degli Studi di Tor Vergata Roma, Università degli Studi Cà Foscari di Venezia, Comitato Nazionale per le Lauree Magistrali a Ciclo Unico in Conservazione e Restauro, CNR-ISMN, Enea, Ordine Nazionale dei biologi, Associazione Italiana di Archeometria, Assorestauro, Italian Association of Conservation Scientists, Forum Italiano Calce. Per organizzare al meglio il convegno sono stati contattati vari esponenti delle Istituzioni e delle Università italiane che si occupano di conservazione ed restauro, i quali hanno accolto positivamente il progetto e si sono mostrati favorevoli all’idea di focalizzare l’attenzione sui giovani. I professionisti interpellati ritengono necessario, infatti, trasmettere un’immagine positiva del nostro paese, capace di formare giovani professionisti di alto livello, perché dotato di valide istituzioni formative, ognuna con la propria qualifica, su tutto il territorio nazionale. La proficua collaborazione tra le varie istituzioni permetterà ai

partecipanti al convegno di avere a disposizione un attento uditorio, composto da specialisti di diversi settori, in grado di valutare con attenzione e serietà il loro lavoro di tesi. Nel convegno sarà dato spazio anche ai giovani conservatori e restauratori nel mondo, affinché ci sia possibilità di confronto anche con chi opera in realtà molto diverse dalle nostre. Questo permetterà ai giovani italiani di confrontarsi con gli istituti formativi più prestigiosi a livello internazionale, tramite i loro studenti e docenti presenti in sala. Saranno infatti invitati a partecipare anche esponenti delle università, accademie, istituti nazionali e internazionali, imprese di restauro, fornitori di materiali di restauro, associazioni, vari professionisti e funzionari pubblici e privati. Il convegno prevedrà anche uno spazio per un dibattito sul concetto di “etica del lavoro”, al fine di spiegare ai giovani che è proprio nel lavoro che si devono esprimere i principali valori civili. Spesso, infatti, l'idea di competitività che abbiamo oggi nella nostra società non porta ad una visione corretta del lavoro, ne ci fa capire il significato del nostro operato per la collettività. Pertanto, riteniamo giusto riportare l’attenzione sul valore etico della nostra attività lavorativa, in modo che possa essere da esempio a chi si è affacciato da poco in questo mondo. Uno spazio sarà riservato anche ai materiali eco-sostenibili e alle metodologie d’intervento attente all’ambiente, al fine di indirizzare la scelta dei futuri professionisti verso materiali che non siano nocivi all’uomo e al nostro eco-sistema. Inoltre, è stato predisposto nel sito uno spazio per delle brevi interviste: la sezione “Intervista ai Beni Culturali” permetterà di raccogliere le opinioni delle personalità più autorevoli che hanno, con il loro lavoro, migliorato e arricchito il campo della conservazione e del restauro in Italia. Verranno messe a confronto diverse opinioni di alcuni esperti afferenti al settore fra cui artisti, galleristi, funzionari pubblici ed editori. In questi colloqui sarà dato uno spazio significativo all’arte contemporanea, tematica molto importante e

particolarmente sentita nell’ambito della conservazione e del restauro, questo ultimo aspetto sarà curato dal critico d’arte Roberto Savi. Tramite queste conversazioni, cercheremo di far risaltare l’importanza del nostro patrimonio artistico, mezzo fondamentale per la trasmissione dei valori della bellezza e della civiltà. La conservazione dei beni culturali assume quindi un significato fondamentale e in questa ottica, le figure del restauratore, conservatore-diagnosta, si arricchiscono di significato e utilità. Sono infatti coloro che permettono la trasmissione del messaggio dell'oggetto artistico nel tempo, alimentando nei cuori dei cittadini coscienza, coraggio e altruismo e che pertanto, sostengono e trasmettono la vita, alla pari di altri attività umane considerate necessarie. L’evento non avrà fini di lucro, ovvero nessuno dei partecipanti dovrà pagare alcuna quota d’iscrizione, differentemente da quello che solitamente accade nei convegni, perché il messaggio che si vuole trasmettere è la libera circolazione delle idee. In conclusione, il fine del convegno è pertanto di organizzare una manifestazione nazionale per i giovani e per il nostro patrimonio artistico, bene eccelso della nostra collettività, in grado di raccogliere intorno a se diverse figure professionali. E’ innegabile che la Conservazione e il Restauro dei Beni Culturali siano discipline all’avanguardia nel nostro paese. Pertanto, i nostri giovani devono essere la testimonianza di un messaggio nuovo di apertura, di confronto e di competitività. Dare a loro la parola significa anche trasmettere una nuova idea d’incontro, in cui i giovani laureati abbiano la reale opportunità di presentarsi al mondo del lavoro, di relazionarsi con i tecnici e gli specialisti del settore, di conoscersi e di confrontarsi quali professionisti del futuro. Sito web: www.igiovanieilrestauro.org

28 ArcheomaticA N°3 settembre 2015 28 ArcheomaticA N° 3 settembre 2015


Culturali Tecnologie per i Beni Culturali

A Milano la Conferenza Generale di ICOM 2016 - Ogni tre anni, la Conferenza Generale di ICOM (International Council of Museums) riunisce la comunità museale internazionale su un tema scelto dai professionisti museali. In una settimana di incontri, i circa 4.000 partecipanti discutono, si scambiano idee e riflessioni su molteplici questioni relative al mondo museale. È un grande evento che dà vita a incontri scientifici e tecnici, organizzati dai diversi Comitati dell’ICOM, a forum dedicati alle principali tematiche che i musei si trovano a dover affrontare nella realtà contemporanea, a sessioni plenarie con keynote speakers di alto rilevo internazionale, a sessioni in cui vengono definite le strategie dell´organizzazione per il successivo triennio. Nel 2016, la ventiquattresima Conferenza Generale di ICOM si terrà a Milano dal 3 al 9 luglio. Sono molte le professioni rappresentate alla Conferenza Generale: conservatori, curatori, archeologi, architetti, urbanisti, economisti della cultura, amministratori e membri di consigli di amministrazione dei musei, esponenti e funzionari governativi, fornitori e consulenti di beni e servizi museali e molte altre. Il tema della Conferenza: musei e paesaggi culturali Nell’invitare i colleghi di tutto il mondo alla 24a Conferenza generale di ICOM Milano 2016, ICOM Italia ha loro proposto di affrontare un tema caro alla museologia italiana: il rapporto tra musei e paesaggi culturali. Una questione centrale per l’Italia, ma anche una prospettiva strategica per i musei del Terzo Millennio in tutto il mondo. Un’occasione e una sfida per il rilancio e il rinnovamento della loro missione e per il rafforzamento del loro ruolo culturale e sociale. Sito web di ICOM Milano 2016: www.milan2016.icom.museum Pagina Facebook: https://www.facebook. com/ICOMGeneralConference

29

Master in Metodi, Materiali e Tecnologie per i Beni Culturali -Il Master Internazionale di secondo livello in Metodi, Materiali e Tecnologie per i Beni Culturali (Methods, Materials and Technologies for Cultural Heritages) nasce quale progetto didattico elaborato dal Dipartimento di: Scienze in collaborazione con il Gabinetto Scientifico dei Musei Vaticani (SCV). L'Italia è sede di un notevole patrimonio culturale. Le sue le sue città storiche, con le loro variegate e tipiche architetture, i siti archeologici, i musei, le biblioteche, ecc., sono ambienti che attirano milioni di turisti ogni anno. Tuttavia, nonostante questa ricchezza, non è stato pienamente realizzato il dovere di prendersi cura a sufficienza dei manufatti storico artistici, sia all'interno, nei musei e nelle biblioteche, che all'esterno nei centri storici delle città e nei siti archeologici. Lo scopo del master sarà lo studio dei metodi scientifici e della strumentazione per il restauro, la conservazione, la valorizzazione, la garanzia dell'accesso ai beni culturali, anche tenendo in debito conto dell'ambiente nel quale sono allocati. La complessità della sfida nella Fase di Restauro del reperto artistico appena scoperto, sta prima di tutto nell'identificarlo come tale, evitando di trovarsi di fronte ad una falsificazione, e si deve, poi, ottemperare alla necessità di recuperarne il suo messaggio culturale e la sua storia, stabilizzandolo rispetto al nuovo ambiente nel quale verrà conservato per la sua fruibilità. Nel restauro si ricorre a tutto ciò che la ricerca scientifica ha messo a disposizione dei fisici, chimici, ingegneri e architetti in termini di metodologie e strumenti, per rimuove dal Bene Culturale, tutto ciò che nel tempo ha agito su di esso nel senso dell'offuscamento del suo messaggio. Soprattutto sono di particolare rilevanza le tecniche analitiche innovative di analisi avanzata e gli approcci di campionamento che permettono di avanzare e superare i limiti dell'attuale analisi dei materiali. La strumentazione utilizzata per i Beni Culturali non è semplicemente quella utilizzata a livello produttivo, ma deve essere elaborata per adeguarla a standard qualitativi particolarmente alti e richiede adattamenti avanzati per poter applicare metodi innovativi e desueti che sono all'avanguardia nel campo della diminuzione entropia informativa del modello scientifico del reperto. Nella conservazione del patrimonio storico artistico si devono considerare i più recenti progressi della ricerca sugli elementi materici, sui fenomeni di degrado, sulle strategie di conservazione. Ciò rende possibile affrontare in modo efficace ed efficiente (anche sotto il profilo prettamente economico) i problemi di diagnosi e l'applicazione dei trattamenti da mettere in atto per la conservazione e fruizione. In particolare, i cambiamenti ambientali, amplificati dai cambiamenti climatici, sono una significativa minaccia per la sostenibilità del patrimonio culturale italiano. La fase di Conservazione richiede una grande attenzione all'ambiente nel quale il Bene Culturale si trova, o viene introdotto per la sua fruizione. Lo scopo è quello di tramandarlo alle future generazioni e di adeguare l'ambiente in cui risiede, agli standard conservativi adeguati al suo modello scientifico. Questo impone il problema del controllo ambientale che comporta sensoristica, elettronica, sviluppo di codici informatici sia di data mining che di gestione automatizzata (neuronale, fuzzy logic, artificial intelligence, etc.). Ulteriori informazioni su: www.masterbcroma3.com

Nuova luce per gli affreschi di Giotto e Cimabue ad Assisi - La valorizzazione di un grande patrimonio artistico, un comfort visivo più alto, un elevato risparmio energetico che garantisce anche il rispetto dell'ambiente. Sono questi i punti di forza del nuovo progetto di illuminazione, realizzato dalla Fabertechnica con la collaborazione dell'ufficio tecnico del Sacro Convento, per la Basilica di San Francesco d'Assisi, presentato ufficialmente lo scorso 17 ottobre nella Basilica superiore. "L'intervento e' stato studiato e realizzato - sottolinea una nota della Sala stampa del Sacro convento di Assisi - partendo dall'importanza che ha oggi la cura e la salvaguardia del patrimonio artistico e culturale. La scelta dei progettisti e' ricaduta sulla tecnologia Led, che presenta il vantaggio di emettere onde elettromagnetiche completamente prive di raggi ultravioletti e infrarossi pericolosi per la conservazione dei beni culturali". "Si tratta - continua la nota della Sala Stampa - di un tipo di illuminazione attivabile e programmabile, anche tramite un'applicazione su smartphone, in base al tipo di luce naturale presente all'interno della Basilica, inferiore e superiore, e che muta nel corso della giornata. "E' la luce, l'illuminazione che Giotto e Cimabue avrebbero sicuramente apprezzato - ha osservato il direttore della Sala del Sacro convento, padre Enzo Fortunato - perché l'intervento rende più spessi e avvolgenti i colori degli affreschi, ne esalta i dettagli, ne rende migliore la lettura e dà più profondità al messaggio spirituale di quella che da sempre viene chiamata la Bibbia dei poveri". Fonte: MiBACT


AGORÀ L'Unesco ha detto sì ai caschi blu della cultura -In un riunione del Consiglio esecutivo Unesco è stata approvata la proposta italiana di istituire meccanismi per l'impiego dei 'caschi blu della cultura' e di proseguire a lavorare in sede Onu per includere la componente culturale nelle missioni di pace come richiesto dal Presidente Renzi nel suo recente intervento all’Assemblea Onu. La risoluzione italiana, cofirmata da 53 paesi e sostenuta dai membri permanenti del Consiglio di sicurezza, è stata votata per acclamazione dopo un dibattito molto intenso e articolato che ha coinvolto la maggioranza delle delegazioni presenti a Parigi. "Un successo internazionale del nostro paese, dopo quello ottenuto a Milano con l'approvazione di 83 Paesi della Dichiarazione sulla Protezione del Patrimonio Culturale. L'Italia si conferma come guida nella diplomazia culturale" commenta il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini che aggiunge: "bisogna adesso definire subito gli aspetti operativi di questa task force internazionale che dovrà intervenire laddove il patrimonio dell’umanità è messo a rischio da catastrofi naturali o da attacchi terroristici". Fonte: MiBACT

LoveItaly! Nuova iniziativa per il crowfunding a favore del patrimonio culturale italiano - Creare una comunità globale che partecipi attivamente alla salvaguardia del patrimonio culturale italiano attraverso la potente energia del crowdfunding e con il faro della totale trasparenza e tracciabilità dei fondi raccolti. É questo l’ambizioso progetto di LoveItaly!, l’associazione non profit presentata a Roma, martedì 20 ottobre, presso l’Associazione della Stampa Estera in Italia. LoveItaly! intende creare movimento internazionale che, partendo dal basso, dalle donazioni della gente, raccolga intorno all’obiettivo di restituire centralità al nostro patrimonio culturale tutti gli attori interessati: Istituzioni, università, musei, istituti di belle arti, stampa internazionale e aziende sensibili al tema della valorizzazione della cultura italiana. Con il lancio alla stampa, LoveItaly! ha ufficialmente aperto le prime due campagne di crowdfunding: la prima riguarda il restauro del Cubicolo 3 della Domus del Centauro a Pompei, una stanza del II secolo a.C. ricca di decorazioni in I stile pittorico. Il secondo progetto è il restauro, ad opera dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, di uno straordinario sarcofago di età imperiale custodito nella Galleria Corsini di Roma. Sulla nuova sinergia tra pubblico e privato che sta nascendo, nell’ambito delle risorse finanziarie destinate ai beni culturali, è intervenuto Fabio Galeandro, funzionario archeologo della Soprintendenza Speciale per Pompei, Ercolano e Stabia: “Con il Grande Progetto Pompei – ha affermato Galeandro – è in atto un importante intervento finanziato dalla Comunità Europea. Questa iniziativa, tuttavia, sta volgendo al termine e per Pompei una formula come quella di LoveItaly! è interessante in quanto istituisce una relazione nuova con i monumenti, in cui la nostra competenza specialistica incontra l’emozione degli appassionati”. A sottolineare che l’Italia, con circa 48 milioni di turisti all’anno e il maggior numero di siti Unesco al mondo, sia chiamata a rivedere le scelte in tema di cultura è stato Richard Hodges, Presidente di LoveItaly! : “Petrolio, – ha dichiarato Hodges – è questa la parola giusta per descrivere il nostro patrimonio culturale: abbiamo il petrolio ma finora l’abbiamo gestito male. Nel 2012 Roma è stata la 12esima città più visitata al mondo, ma i visitatori vengono per due giorni e scappano. Dobbiamo imparare a farli restare, a non visitare solo il Colosseo o il Foro Romano, e ciò è possibile solo se introduciamo innovazione e

investiamo sui giovani, la carta su cui puntare per il futuro dei beni culturali”. Luigi Capello, Amministratore Delegato di LVenture Group, la holding di partecipazioni che opera in Venture Capital e investe in startup digitali, ha invece illustrato com’è nata l’idea di LoveItaly!: “Sono molto emozionato per il lancio di LoveItaly!. Questo progetto è nato un anno fa dall’incontro con Tracy Roberts, che ci ha fatto capire quanto per gli americani sia importante il concetto di “give back”, il dare qualcosa alla società. Ci siamo anche resi conto di quanto la comunità internazionale abbia a cuore il patrimonio culturale italiano, per questo ci siamo attivati mettendo in campo le nostre competenze in ambito digitale. Ora ci impegneremo nel creare contatti con il nostro network di investitori e, con la potenza del crowdfunding e dei social media, cercheremo di raggiungere milioni di persone”. Un nuovo entusiasmante viaggio per la tutela del patrimonio culturale italiano è dunque iniziato. Ora serve l’aiuto di tutti, in tutto il mondo: #BEpArtofHistory. Vai al sito: www.loveitaly.org

30 ArcheomaticA N°3 settembre 2015


Tecnologie per i Beni Culturali

31

RECENSIONE

Tecnologie

digitali e catalogazione del patrimonio culturale Metodologie buone prassi e casi di studio per la valorizzazione del territorio

AUTORE: RENATA SALVARANI EDIZIONE: VITA E PENSIERO PAGINE: 160 PREZZO: 18 EURO ISBN: 9788834326190

I

l testo proposto da Renata Salvarani offre una panoramica sul rapporto tra tecnologie informatiche, catalogazione del patrimonio culturale e sul ruolo del digitale nella creazione di nuovi spazi di conoscenza, fruizione e interazione con nuovi destinatari definiti dalle moderne modalità di accesso ai beni culturali. Una nuova categoria di individui che risultano non più conoscitori passivi del patrimonio culturale bensì attori interattivi; una conoscenza che passa attraverso le molteplici potenzialità della rete e della moltitudine di persone che vi navigano ogni giorno al suo interno, creando connessioni che potrebbero valorizzare incessantemente i beni culturali ed il territorio attraverso la digitalizzazione tout court. Strumenti, metodologie e buone prassi vengono qui proposti per la conoscenza, la preservazione, la trasmissione e la valorizzazione del territorio. L’estrapolazione del bene culturale dal suo contesto originario può distorcere la percezione sia del soggetto che dell’oggetto interessato, una decontestualizzazione che può determinare “la perdita del senso di luogo da parte del soggetto e una perdita del senso proprio dell’identità culturale”.

La trasposizione dal reale al virtuale, che non può sostituire l’esperienza diretta e la percezione della materialità, permette ai più di fruire in modo libero di ciò che altresì risulta inaccessibile, dovrebbe essere letta in virtù delle nuove possibilità di comunicazione offerte dalle tecnologie informatiche. In questo contesto si dovrebbe valutare con attenzione “come fare il miglior uso possibile di questi strumenti in una prospettiva che mantenga l’integrità dei manufatti e dei siti, che conservi un senso della distanza e della differenza fra il passato e il presente, fra l’originale e la ricostruzione, fra l’oggetto e la sua interpretazione”. Una serie di casi applicativi sono in questa sede esaminati per delineare problemi e potenzialità della catalogazione per la valorizzazione del territorio, fra cui spicca il caso del Distretto culturale le “Regge dei Gonzaga” che si inserisce nel più ampio progetto Distretti culturali della Fondazione Cariplo. A cura della Redazione


MUSEI E FRUIZIONE

La Tecnologia Beacon al Servizio del Patrimonio Culturale Il

caso dei

Musei

di

Palazzo Farnese

e della città di

Piacenza

di Francesca Fabbri e Marco Boeri

Applicazioni di tecnologia di prossimità e multimedialità per la valorizzazione dei beni culturali. Alcuni esempi applicativi della piattaforma tecnologica IMApp sia nei musei Civici di Palazzo Farnese che lungo le strade del comune piacentino.

C

amminare per le sale di un museo insieme a una guida, che sia fisica, cartacea o virtuale, è da sempre il modo migliore per godersi pienamente l’esperienza di visita in uno spazio, di cui, per la maggioranza dei casi, poco è conosciuto della storia del luogo o degli oggetti che vi sono custoditi all’interno. Se fino a qualche anno fa le guide cartacee erano state sostituite dalle più tecnologiche audioguide, ora il trend che si sta affermando nell’ambito museale e turistico è l’utilizzo di applicazioni per dispositivi mobili, e nello specifico di sistemi che uniscano anche funzionalità legate alla prossimità. I Musei Civici di Palazzo Farnese di Piacenza sono stati il primo museo italiano e uno dei primi cinque in Europa a dotarsi di un'applicazione, disponibile sugli store, che utilizzasse tecnologie legate alla prossimità e uno dei primi a livello mondiale a tradurla anche su sistema Android. Dopo aver testato la piattaforma tecnologica IMApp su una sezione dei Musei, Ultraviolet App, creatrice dell’applicativo, ha esteso la rete di beacon a tutta la città di Piacenza; ora, passeggiando tra le vie del centro cittadino con il proprio smartphone o tablet, il visitatore non avrà più la spiacevole sensazione di smarrimento, e di dover sfogliare pagine e pagine per sapere cosa sia quel mo-

32 ArcheomaticA N°3 settembre 2015


Tecnologie per i Beni Culturali

33

numento, chiesa, palazzo o piazza che ha catturato la sua attenzione, perché, automaticamente, troverà tutto ciò che voleva conoscere della città e delle sue bellezze artistiche, storiche, architettoniche sul proprio dispositivo mobile, senza muovere un dito, il tutto grazie a un piccolo beacon. IBEACON: UNA RIVOLUZIONE TECNOLOGICA A FAVORE DEI MUSEI E DELLA CULTURA Con il lancio della versione 7 del sistema operativo iOS di Apple si è cominciato a parlare di beacon, iBeacon è infatti il nome con cui l’azienda di Cupertino ha denominato la propria tecnologia di microlocalizzazione. I beacon sono piccoli emettitori bluetooth, in grado di interagire in un raggio d’azione che va da pochi centimetri a 70 metri, e capaci di interfacciarsi con smartphone e tablet nelle vicinanze, inviando un codice univoco che il dispositivo è in grado di interpretare e associare automaticamente a una vasta serie di informazioni. La tecnologia dei beacon consente ai dispositivi di funzionare anche come navigatori satellitari al coperto, in quanto sono in grado di localizzarsi conoscendo la posizione del beacon che stanno captando. La tecnologia utilizza il protocollo Bluetooth Low Energy, gli emettitori infatti trasmettono informazioni via radio, consumando poca energia, senza la necessità, quindi, di sostituzione frequente delle batterie. Sebbene il sistema sia nato in casa Apple, anche Android (che ha recentemente lanciato una sua tecnologia simile chiamata Eddystone) si è subito adeguata implementando i propri sistemi di questa tecnologia. La piattaforma IMApp consente di abbinare ad ogni beacon, tramite un pannello di controllo web di semplice utilizzo, contenuti testuali, video, audio o immagini; ciò permette di modificare, eliminare o aggiungere informazioni in tem-

po reale, inviare notifiche push e conoscere le metriche di utilizzo e funzionamento delle app. Come i beacon abbiano rivoluzionato il modo di interagire con gli spazi museali è presto detto, questi piccoli emettitori, abilitando la fruibilità di contenuti testuali, multimediali, foto, informazioni e approfondimenti sulle opere del museo o sull’ambiente entro cui ci si muove, garantiscono una visita integrata ed immersiva, possono guidare il visitatore tra le sale di un museo, quadro per quadro, o per le vie di una città secondo criteri tematici, a seconda delle preferenze impostate, trasformando il proprio smartphone sia in un navigatore che in un’audioguida allo stesso tempo. Uno dei motivi più interessanti del perché la tecnologia di prossimità sia meglio di altri sistemi risiede nella possibilità di estendere l’esperienza: scaricando l’applicazione prima, per esempio, l’utente può pianificare la visita, inserire nei preferiti le opere che si vogliono assolutamente vedere, calcolare i percorsi da un’opera a un’altra, ma anche dopo la visita si


può tornare a guardare immagini, leggere testi o ascoltare e vedere file multimediali. Differentemente da un’audioguida, quindi, è utilizzabile anche lontano dal museo, e non essendoci hardware non si deve riconsegnare nulla all’uscita dal museo, i contenuti messi a disposizione sono fruibili sui propri dispositivi sempre e ovunque. Anche l’utente che non è particolarmente esperto di tecnologia può utilizzare la strumentazione con facilità, perché quello che sta adoperando non è uno strumento sconosciuto, ma il proprio smartphone. Nel migliorare un allestimento i direttori e il personale dei Musei hanno tra gli intenti quello di rendere più “confortevole” l’esperienza di visita al luogo museale o allo spazio culturale; più il visitatore proverà un senso di piacevolezza e una sensazione positiva, maggiori sono le possibilità che questo inizi un rapporto continuativo con quella realtà culturale. Se fino ad oggi l’indice di gradimento della visita era valutabile con questionari facoltativi, forniti ai visitatori al termine della propria esperienza, i beacon diventano fondamentali per migliorare l’indagine anche di questo aspetto. Con questi emettitori è possibile infatti monitorare e controllare quante persone si trovano all’interno degli spazi espositivi e quanti nell’area attorno a un beacon, e per quanto tempo hanno stazionato in una precisa posizione; in questo modo la tecnologia, oltre a migliorare l’interattività tra utente e opera, permette di conoscere l’attività dei visitatori con una precisione senza precedenti, dando ai gestori un feedback sulle opere più viste, sull’efficacia dell’allestimento, e altre utili informazioni. Per il museo inoltre non dover sostenere le spese d’acquisto di audioguide, e quelle di gestione e manutenzione dei dispositivi, diventa un altro utile punto a favore dei beacon, questi infatti hanno batterie molto durevoli nel tempo, e una volta calibrati per il loro corretto raggio d’azione, tutti i contenuti sono direttamente, e in tempo reale, modificabili dai gestori, senza ricorrere ai tecnici, rendendo tale scelta estremamente agile e versatile anche per il soggetto museo. IL CASO DEI MUSEI DI PALAZZO FARNESE E DELLA CITTÀ DI PIACENZA L’applicazione dei Musei Civici di Palazzo Farnese, che è valsa all’istituzione il riconoscimento di essere tra i primi musei a livello mondiale a dotarsi della tecnologia di indoor proximity, è stata realizzata dalla start-up piacentina Ultraviolet App, vincitrice della sezione piacentina della StartCup Emilia Romagna nel 2013. L’app è stata rilasciata negli store nel settembre 2014, inizialmente questa era stata prevista solo per il piano che ospita la pinacoteca dei Musei, essendo l’intera realtà museale uno spazio molto composito e articolato, per il quale il lavoro doveva essere calibrato e adeguatamente testato. L’app era essenziale nei contenuti e nella grafica, ogni opera aveva una scheda contenente testo, immagine, e un contenuto audio che permetteva di ascoltare il commento all’opera.

Tutte le opere presenti in pinacoteca erano collegate a un beacon che inviava le informazioni al dispositivo posto in prossimità del dipinto. L’utente poteva inoltre avviare un percorso che gli permettesse di muoversi tra un’opera e un’altra di proprio interesse, effettuare una ricerca per autore o titolo dei quadri e vedere la loro dislocazione nello spazio all’interno della mappa del museo. Uno dei possibili problemi di questa tecnologia è la calibratura del segnale bluetooth, ma qui è stato compiuto un ottimo lavoro, se nelle sale museali di grandi dimensioni non vi erano particolari problematiche, nelle salette piccole si è deciso di raggruppare alcune opere, simili per tipologie, collezioni, o autori. Al fine di fare scelte oculate, e non dettate solo dalla tecnologia, ma che rispondessero a precise funzionalità espositive e concettuali, è stato fondamentale il lavorare insieme, tecnici informatici ed esperti museali hanno sempre collaborato, arrivando a scelte condivise, che hanno poi decretato il successo dell’applicazione. L’app consentiva inoltre di rimanere sempre aggiornati sulle ultime iniziative del museo, grazie a una sezione news, all’interno della quale si potevano trovare varie informazioni utili, quali cenni storici sul palazzo sede dei Musei, modalità di contatto e link ai social network. L’esperienza dei Musei Civici è stata talmente positiva che l’Amministrazione del Comune di Piacenza ha deciso di estendere questa tecnologia all’intera città, creando l’app “Piacenza”, sempre realizzata da Ultraviolet App e rilasciata negli store a maggio 2015, proprio in concomitanza con l’apertura di Expo Milano 2015. “Piacenza” si caratterizza per essere una guida turistica innovativa e uno strumento per vivere al meglio la città utilizzando il proprio smartphone o tablet. Duplice è l’utente per il quale l’app è stata ideata: per il turista, che vuole scoprire e conoscere i tesori artistici, storici e architettonici di Piacenza; e per il cittadino, che vuole rimanere informato su ciò che succede intorno a lui. Su una mappa interattiva della città l'utente può vedere i principali punti d'interesse storico e artistico, scegliere quale raggiungere e l'applicazione farà da navigatore guidandolo attraverso le strade cittadine; ogni punto d'interesse è corredato da un'esauriente descrizione e da svaria-

34 ArcheomaticA N°3 settembre 2015


Tecnologie per i Beni Culturali

zo; inoltre si sta ampliando l’app anche per gli spazi interni della Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi e della Galleria Alberoni. “Piacenza” è anche in grado di interagire con i più recenti smartwatch per avvisare l’utente quando si trova in prossimità di un punto d’interesse. I RISVOLTI INASPETTATI Come ogni nuova tecnologia, vi sono sempre aspetti trascurati o non inizialmente considerati, e anche iBeacon non ha fatto eccezione. Al momento del rilascio sugli store della prima app, quella dei Musei di Palazzo Farnese, né i tecnici, né gli operatori museali avevano considerato quanto questa tecnologia abbracciasse un pubblico solitamente meno “accolto” nei musei di arte visiva. Gli ipovedenti si trovano in difficoltà in un museo visivo, e possono entrare in relazione con le opere attraverso percorsi multisensoriali appositamente studiati e creati. I contenuti multimediali caricati nella app invece, essendo tutti file audio che riproducono il testo scritto relativo a ogni singola opera, sono ascoltabili anche da ipovedenti, senza doversi dotare di una app specifica, garantendo così una “normale” fruibilità delle opere e un’esperienza appagante, nonostante le difficoltà visive. Se lo scopo dei musei è quello di far aprire le proprie porte a tutti, senza barriere, questa tecnologia aiuta sicuramente nell’intento.

Abstract

The Civic Museums of Palazzo Farnese in Piacenza are the first Italian museum and one of the first five in Europe to achieve an application based on advanced technologies related to proximity (beacon) and one of the first in the world to adapt it on Android system. After testing the technology platform I.M.APP on a section of the Museums, Ultraviolet App, creator of the application, extended the network of beacons to the entire city of Piacenza. Now, walking through the streets of town centre with own smartphone or tablet, the visitor will not have the unpleasant feeling of loss, and having to browse through pages and pages to find out what is that monument, church, building or square that captured his attention, because, automatically, will find everything hi wanted to know the city and its artistic, historical, architectural beauty, on their mobile device, without move a finger, thanks to a small beacon.

Parole

chiave

Tecnologia Beacon; I.M.App; ultraviolet App; Palazzo Farnese; Piacenza

l l l La v

lll l ll

lllllllll ll ll

CEO di Ultraviolet App

l

Marco Boeri m.boeri@ultravioletapp.it

ntato al Tec hn ese

r All 2015 l

Storica dell’arte Musei Civici di Palazzo Farnese, omune di Piacenza

pr

y fo og ol

Francesca Fabbri francesca.fabbri@comune.piacenza.it

or o

Autore

ll

ti contenuti multimediali, che possono essere salvati in una personale sezione preferiti, ai quali accedere facilmente in ogni momento. Le funzioni di ricerca e condivisione sui social network rendono più immediata e appagante l'esperienza di visita, mentre vari percorsi tematici mostrano al visitatore gli aspetti più significativi della storia e della cultura di Piacenza. Grazie alla tecnologia iBeacon, l'app non si ferma alla porte degli edifici, ma è in grado di accompagnare l'utente anche all'interno di un museo o di una galleria d'arte, e mostrare in base alla posizione del visitatore le informazioni relative alle opere esposte, infatti i Musei di Palazzo Farnese hanno ampliato il proprio servizio anche ai piani che non erano stati considerati nella precedente app, permettendo oggi un’esperienza di visita completa. Una sezione specifica dedicata a news ed eventi consente a chiunque utilizzi l'app di essere costantemente aggiornato sulla vita cittadina, e gli utenti possono ricevere notifiche riguardo ai temi che ritengono più interessanti. Attualmente i contenuti sono sempre in aggiornamento con nuove informazioni, contenuti audio e video e inserimento di traduzioni in altre lingue, oltre a italiano e inglese, per permettere anche ai turisti stranieri un più semplice utiliz-

35


MUSEI E FRUIZIONE

3D

Arte

e

in

Corsini

Fotografia

autostereoscopica

di Valerio Carlucci e RĂŠmy Verbanaz

Alcune sperimentazioni di fotografia autostereoscopica per la rappresentazione del gruppo scultoreo di Palazzo Corsini. Una sinergia tra arte e fotografia che pone lo spettatore in condizione di osservare il bene culturale attraverso nuovi canali percettivi.

36 ArcheomaticA N°3 settembre 2015


Tecnologie per i Beni Culturali

L

a realizzazione della mostra è stata effettuata su alcune opere presenti in Palazzo Corsini: la Coppa Corsini,  kantharos in argento del I secolo a.C.; il Trono Corsini, esemplare unico in marmo del I secolo d.C.; la Danzatrice con il dito al mento di Luigi Bienaimé (1830); il Genio della Caccia e il  Genio della Pesca  di  Pietro Tenerani (1831) ed infine Psiche portata dagli Zefiri di John Gibson (1837). Le opere d’arte sono state riprodotte con 22 fotografie tridimensionali retro-illuminate e con un video 3D autostereoscopico. I Più avanzati strumenti a disposizione nel settore del digitale sono stati utilizzati in maniera del tutto innovativa: la particolarità di questa tecnica concerne nell’offrire al visitatore un effetto di grande realismo, proprio come se ci si trovasse dinanzi all’opera stessa. Insomma, una tridimensionalità che viene “sperimentata” dall’osservatore attraverso la fotografia autosterescopica. IL PROGETTO Il progetto nasce da una richiesta avanzata dalla ThreeDMakers al Mibact per effettuare un servizio fotografico all’interno di Palazzo Corsini inizialmente per fare delle prove. Queste, rivelatesi molto interessanti, hanno attirato l’attenzione del direttore della Galleria Giorgio Leone, il quale ha proposto alla ThreeD Makers di realizzare una mostra fotografica delle più importanti opere presenti nella Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo  Corsini. Nel corso dell’allestimento sono state incontrate alcune difficoltà, circa lo spazio e l’impossibilità di allestire sulla parete del Museo, risolte attraverso la creazione di “totem” autoportanti retro-illuminati, posizionati al centro delle sale per offrire una visuale combinata sia delle opere reali che delle rappresentazioni fotografiche. L’obiettivo di questo progetto-pilota riguarda la creazione di punti di incontro fra istituzione pubblica e privati, mediante un’interdisciplinarità che favorisca la promozione dell’arte sia in ambito italiano che europeo. Un lavoro volto a rendere accessibile, promuovere ed esaltare il patrimonio culturale internazionale.

37


ThreeD Makers Per la realizzazione di questo ambizioso progetto sono stati utilizzati i più evoluti sistemi tecnologici presenti sul mercato, come l’ausilio di fotocamere ad altissima risoluzione e sistemi di elaborazione digitale di ultima generazione, stampanti digitali ad alta risoluzione e monitor 3D autostereoscopici. In circostanze di “emergenza”, quando la tecnologia esistente non poteva essere di ausilio per gli obiettivi prefissati, sono state progettate attrezzature di completamento per adeguare gli strumenti utilizzati. Inoltre l’azienda dispone di un personale altamente qualificato e ricorre alla continua formazione, specializzazione e al costante aggiornamento del personale per migliorare il flusso di lavoro, garantendo qualità ed eccellenza nei risultati. La mostra è stata curata da Daniela Porro (Direttore del Segretariato Regionale per il Lazio del Mibact), Giorgio Leone (Direttore della Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Corsini) e Lorenzo Bella (Direttore del Quality Lab). ThreeD Makers è un’agenzia creativa specializzata nella realizzazione di foto, grafica e video 3D auto- stereoscopici. Nata dall’unione tra 2 aziende,  Quality Lab e Lover, con esperienza trentennale nel campo dell’immagine e della comunicazione, hanno deciso di cogliere una nuova sfida nel settore della ricerca di sistemi visivi all’avanguardia. L'azienda, al quinto anno di sperimentazione, è specializzata nella realizzazione di: 4 Fotografie e Grafiche 3D volumetriche, senza l’ausilio di occhiali; 4 Realizzazione di Video 3D, anch’essi fruibili senza occhiali; 4 Realizzazione di particolari video 2D da foto 3D a risoluzione fino a 8K; 4 Produzione di immagini, video e grafiche Stock

LA FOTOGRAFIA AUTOSTEREOSCOPICA L’autostereoscopia è un metodo usato per osservare immagini tridimensionali, fisse o in movimento, senza l’uso di occhiali per la visualizzazione stereografica, cioè la possibilità per lo spettatore di percepire l’asse Z non come una prospettiva, bensì come profondità ed estrusione. In questo lavoro è stato utilizzato un sensore Hasseblad H5D posizionato su un robot programmato per scattare più volte mentre scorre su un binario lungo 1,20 m. Per ogni scatto è stata calcolata la base stereoscopica col fine di ottenere il migliore rilievo possibile. Una volta realizzati gli scatti estremi e verificata la correttezza della parallasse, sono state realizzate le foto. La fase di post-produzione concerne un lavoro di montaggio, ritocco e, soprattutto, l’interlacciamento. Il “mixaggio” degli scatti richiede grande precisione dall’inizio alla fine del processo, considerando che il formato delle foto arriva a 1,80 m e la tolleranza di allineamento tra carta e supporto ottico è di appena 1/10 di millimetro. Realizzato il master le fotografie sono stampate con una risoluzione a 2880 dpi. Il montaggio finale tra carta e lastra lenticolare è stato effettuato con un calandra per “saldare” i 2 supporti.

APPLICAZIONE IN AMBITO SCIENTIFICO Questa tecnica ha attirato l’attenzione di vari direttori museali e storici dell’arte ed è stata accolta con grande entusiasmo data la sua natura non invasiva che esalta le caratteristiche dell’opera d’arte. Ogni specialista, a secondo del suo background culturale, ha trovato interesse e diverse soluzioni applicative. La qualità fotografica, la resa tridimensionale volumetrica e gli ingrandimenti di alcuni dettagli consentono una fruizione sia a carattere didattico che scientifico. In Primis il Professore Louis Godart, (Archeologo e filologo miceneo che detiene la cattedra di Filologia Micenea all’Università “Federico II” di Napoli) che ha tenuto una lezione sulla Coppa Corsini, kantharos in argento del I secolo a.C, ove vi sono rappresentate diverse scene con 6 personaggi in basso rilievo di grandissima fattura, ha esaltato le possibili applicazioni di questa tecnica in ambito scientifico. Ad esempio, la Coppa Corsini è un reperto che misura circa 13 cm, esposto in una teca dove non si riesce a vedere il retro ed è molto difficile osservarla nella sua totalità. In questo caso particolare sono state realizzato 6 foto di 1,10x1,10m ognuna delle quali centrava un personaggio.

38 ArcheomaticA N°3 settembre 2015


Tecnologie per i Beni Culturali Le foto effettuate rappresentano il bene culturale nella sua completezza, permettendo al fruitore una visione ingrandita dell’oggetto che mette in luce le caratteristiche fisiche dell’oggetto in esse rappresentato. Le possibili applicazioni di questa tecnologia al mondo dei Beni Culturali potrebbero essere molteplici, anche se non se ne conoscono ancora tutte le potenzialità. Una cosa è certa, grazie alla foto tridimensionale volumetrica è possibile esporre e far viaggiare senza rischio tutte le opere, anche quelle non accessibili al grande pubblico. Un “nuovo” modo di comunicare, insegnare e dimostrare con grande realismo e pathos.

3DZ

39

STAMPANTI E SCANNER 3D AUTHORIZED RESELLER

3D SYSTEMS Abstract

Experimentations of autostereoscopic photography for representation of the sculptural group of Palazzo Corsini. A synergy between art and photography that puts the viewer in a state that appreciate the cultural heritage through different channels of perception.

Parole

chiave

Stereoscopia; interlacciamento; fotografia tridimensionale; Palazzo Corsini

Autore

Valerio Carlucci Valerio.carlucci@gmail.com Rémy Verbanaz www.threedmakers.com rv@threedmakers.com

www.3dz.it www.3dz.com.mt


RESTAURO

la

Restauro e innovazione al Palazzo Ducale di Mantova: stampa 3D al servizio dei Gonzaga

di Giulio Bigliardi, Pietro Dioni, Giovanni Panico, Giovanni Michiara, Lara Ravasi e Maria Giovanna Romano

In quest’articolo vengono presentate alcune applicazioni di Time Compression Technologies per il restauro, la conservazione e la valorizzazione del Palazzo Ducale di Mantova. In particolare si vuole dar luce a metodologie di restauro non invasive che utilizzano ingegneria inversa, realtà virtuale e prototipazione rapida.

C

onservazione e valorizzazione del patrimonio culturale sono ambiti che hanno ottenuto molti benefici dai progressi recenti delle tecnologie digitali, sperimentando e applicando sempre più spesso soluzioni mutuate da discipline di altri settori scientifici. Nel contesto delle tecnologie applicate ai Beni Culturali è attualmente rivolta grande attenzione per le tecnologie di Time Compression (TCT – Time Compression Technologies), quali ingegneria inversa, realtà virtuale e prototipazione rapida. La ingegneria inversa è una metodologia che consente, partendo da un oggetto reale, di ottenere il corrispondente modello 3D digitale attraverso sistemi di scansione tridimensionale. Per realtà virtuale si intende un ambiente tridimensionale generato dal computer, in cui un utente può interagire in tempo reale con i modelli 3D digitali. Infine, la prototipazione rapida abbraccia una serie di tecnologie che sono in grado di riprodurre fisicamente un oggetto per addizione di materiale layer by layer, a partire da un modello 3D digitale e utilizzando processi altamente automatizzati. Le tecnologie di Time Compression si sono da tempo imposte nell’ambito della progettazione industriale per sostenere l’innovazione di prodotto e migliorare la competitività, ma, grazie alla loro trasversalità e flessibilità, possono essere applicate anche nel campo dei Beni Culturali per progettare nuove modalità di intervento.

40 ArcheomaticA N°3 settembre 2015


Tecnologie per i Beni Culturali

41

Fig. 1 - La Sala di Cristoforo Sorte con alcuni particolari delle lacune presenti nella cornice.

Negli ultimi anni si sono moltiplicate le esperienze interdisciplinari di trasferimento tecnologico finalizzate alla diffusione di tali tecnologie dall’ambito dell’ingegneria industriale a quello della conservazione e valorizzazione dei Beni Culturali. In questo contesto il trasferimento tecnologico va inteso non tanto in senso verticale tra centri di ricerca e aziende, quanto in senso orizzontale, cioè tra campi di ricerca afferenti a discipline diverse. Queste esperienze hanno mostrato la necessità di introdurre nuove figure professionali a supporto di quelle tradizionali dell’archeologo, dell’architetto, del restauratore e del conservatore: tra queste professionalità figurano gli esperti di modellazione 3D, di ingegneria inversa e di prototipazione rapida. Ne consegue la necessità di coordinare tra loro professionisti afferenti a settori disciplinari diversi, valorizzandone le specifiche competenze e al tempo stesso favorendone l’integrazione. La ricerca di nuove metodologie di lavoro non può, infatti, prescindere dal confronto con l’approccio tradizionale, rispetto al quale strumenti e metodi dell’ingegneria industriale possono porsi non in maniera alternativa, ma complementare. Il presente articolo vuole mostrare un esempio concreto dell’applicazione di tali tecnologie nell’ambito del restauro architettonico, realizzato da un team interdisciplinare formato dalla restauratrice Maria Giovanna Romano, 3D ArcheoLab, ON/OFF FabLab Parma e Geofaber Parma. Il lavoro è stato realizzato nel mese di Gennaio 2015 a Palazzo Ducale di Mantova, in occasione del recupero della Sala detta di Cristoforo Sorte. La Sala si trova nel cuore di Palazzo Ducale, affacciata sul sottoportico del Cortile della Cavallerizza, ed è uno degli ambienti della Rustica, l’appartamento progettato da Giulio Romano per Federico II Gonzaga. La sala, decorata intorno alla prima metà del XVI sec., ha una volta completamente dipinta con colonne tortili, un pergolato con foglie di vite e grappoli che scendono dal soffitto, un’apertura rettangolare sul cielo con putti che si rincorrono nei girali, in un insieme di elementi di tipico stile giuliesco. All’altezza del piano di imposta della volta è presente una cornice decorata da una doppia fascia: la fascia inferiore presenta una decorazione costituita da elementi di forma a ovulo, circondati su tre lati da un “guscio” incurvato e separati da “freccette” (kyma ionico), mentre la fascia superiore è caratterizzata da un motivo costituito da “archetti” che contengono un elemento interno lanceolato (kyma lesbio continuo).

All’avvio dei lavori di restauro la cornice si presentava molto danneggiata, con numerose e ampie lacune, e proprio sulla ricostruzione di tale elemento si è concentrato il lavoro qui esposto (fig. 1). L’obiettivo era di integrare le lacune affiancando la metodologia di restauro tradizionale con le tecnologie dell’ingegneria inversa e della prototipazione rapida. Attraverso queste si sono sperimentati due approcci differenti: ricreare le parti mancanti in stampa 3D e applicarle all’interno delle lacune; creare in stampa 3D le controforme della cornice da poter utilizzare come stampi su una base di malta per riprodurre la decorazione. Da un punto di vista operativo si è proceduto in tre fasi distinte: 1.rilievo 3D della cornice e creazione dei modelli 3D digitali; 2.riproduzione fisica in stampa 3D dei modelli digitali; 3.integrazione delle lacune attraverso l’utilizzo delle riproduzioni. FASE 1: CREAZIONE DEI MODELLI 3D DIGITALI Il primo passo è stato eseguire il rilievo tridimensionale di una porzione ben conservata della cornice, sia della fascia superiore, sia di quella inferiore. La cornice si trova a circa 3 metri da terra ed era raggiungibile in modo non agevole solo attraverso i ponteggi allestiti all’interno del cantiere di restauro. Per questo motivo si è optato per una soluzione di rilievo agile e speditiva basata sull’acquisizione e l’elaborazione di immagini digitali attraverso tecniche di ricostruzione Structure-from-Motion (SfM) e Multi-View Stereo (MVS). Il modello 3D così ottenuto è stato elaborato con un software di sculpting digitale in modo tale che fosse correttamente riproducibile in stampa 3D. In particolare, sono stati elaborati due modelli digitali differenti: • il modello 3D vero e proprio, quale riproduzione digitale fedele di una porzione della cornice originale, che d’ora in avanti chiameremo positivo; • il negativo del modello 3D della cornice originale, che non è altro che il risultato del ribaltamento della superficie originale; vedremo in seguito per quale motivo esso è stato creato (fig. 2).


Fig. 2 - I modelli 3D digitali: negativi (a sinistra) e positivi (a destra).

I modelli sono stati ottimizzati per essere riprodotti in stampa 3D e salvati nel formato STL (STereo Lithography interface format o Standard Triangulation Language) un formato di file che rappresenta lo standard di dialogo tra modelli digitali e tecnologie di stampa 3D. FASE 2 : RIPRODUZIONE IN STAMPA 3D La stampa è stata realizzata con una stampante 3D a Fabbricazione di Filamento Fuso o FFF (dall’inglese Fused Filament Fabrication), una tecnologia di produzione additiva che lavora rilasciando il materiale su strati sovrapposti. Tale stampante fonde ed estrude un filamento di termoplastica per disegnare tutte le linee che formano gli elementi di un oggetto tridimensionale. La scelta della termoplastica da utilizzare è ricaduta sul PLA o acido polilattico, un biopolimero derivato da amido di mais, tapioca o zucchero di canna. Si tratta di uno dei materiali più diffusi per le stampanti 3D FFF, uno dei più economici e quello che presenta le difficoltà minori in fase di stampa. Rispetto alla termoplastica ABS (acrilonitrile butadiene stirene) possiede meno resistenza meccanica e alle alte temperature, ma considerato l’ambito applicativo in un ambiente interno, quindi non sottoposto a fonti o sbalzi di calore né a sollecitazioni meccaniche, si è ritenuto il PLA adeguato all’obiettivo. E’ necessario sottolineare come i materiali disponibili oggi per le stampanti 3D non siamo mai stati analizzati dal pun-

Fig. 3 - Una delle riproduzioni in stampa 3D dei modelli digitali.

to di vista del restauro, per saggiarne le caratteristiche in termini di reversibilità, compatibilità, durata nel tempo, e in generale per comprovarne l’adeguatezza all’impiego in interventi di restauro. Ad oggi in letteratura sono note pochissime esperienze di applicazione della stampa 3D al restauro integrativo e in ogni caso noto è evidente che la scelta del materiale è stata dettata più che altro dalle possibilità offerte di volta in volta dalle stampanti 3D a disposizione del team di lavoro. Quello dei materiali per la stampa 3D è un campo in continuo sviluppo, ma purtroppo per ora più orientato a ricerche e produzioni destinate all’ambito meccanico, che a quello storico-artistico. Per quest’ultimo ambito, le migliori novità sembrano essere quelle relative alla possibilità di stampare in argilla o impasti ceramici di differenti tipologie, nonché alla possibilità di utilizzare materiali ibridi, che a una base termoplastica integrano polveri di materiali di vario tipo: come legno, marmo o metalli. In generale il processo di prototipazione rapida può essere suddiviso in tre fasi principali. Il primo passo è la generazione di un modello in formato STL dell’oggetto che si vuole ricreare. Il modello viene quindi sottoposto alla fase di slicing, ovvero di scomposizione in sezioni orizzontali o layers. Ultimate queste operazioni preliminari, l’oggetto viene generato dalla stampante 3D seguendo le impostazioni di stampa definite nella fase di slicing. In questo caso, entrambi i modelli 3D digitali, il positivo e il negativo (fig. 3), sono stati stampati con i seguenti parametri di stampa: layer height 0.2 mm, shell thickness 1.2 mm, bottom/top thickness 1 mm, fill Density 10% (grid). FASE 3: INTEGRAZIONE DELLE LACUNE Si è deciso di procedere nell’integrazione della cornice seguendo due strade differenti; da un lato si è proceduto in maniera più vicina alle tecniche tradizionali utilizzando il negativo come stampo, mentre nel secondo caso si è optato per una soluzione sperimentale, proposta e applicata per la prima volta in un cantiere di restauro di questo tipo, che ha comportato il posizionamento di due positivi all’interno delle lacune. Il modello 3D digitale che abbiamo definito come negativo non è altro che la versione digitale di un calco tradizionale. Diversamente dalle tecniche di calco che prevedono l’utilizzo di una materia duttile applicata direttamente sulla superficie originale, come gesso, gomma siliconica o resine sintetiche, in questo caso l’acquisizione della morfologia è

42 ArcheomaticA N°3 settembre 2015


Tecnologie per i Beni Culturali

43

Fig. 4 - Fasi di lavoro dell’integrazione della lacuna con l’utilizzo a stampo della riproduzione in stampa 3D del negativo.

avvenuta senza alcun contatto fisico con l’oggetto, azzerando di conseguenza il rischio di alterazioni o di accidentali danneggiamenti. Attraverso la riproduzione in stampa 3D del negativo, si è così ottenuta una controforma che è stata utilizzata secondo una tecnica tradizionale: su uno strato di malta morbida a base di calce e inerti è stato applicato a pressione per ricreare a stampo la decorazione della cornice (fig. 4). Un campione della cornice era stato in precedenza analizzato per caratterizzarne la composizione materica. L’approccio metodologico è stato canonico, procedendo con l’analisi di una sezione sottile al microscopio ottico polarizzato a luce trasmessa (MOLP) e al microscopio elettronico a scansione corredato di microsonda elettronica di dispersione di energia (SEM+EDS). Il campione analizzato era composto di tre tipologie di miscele differenti di cui la prima, quella basale,

a base prevalente di calce mentre le due finali composte in prevalenza di gesso. E’ stato così possibile integrare le lacune utilizzando materiali affini a quelli della cornice originale. Nel secondo caso si è proceduto stampando il modello 3D “positivo” e applicandolo in situ all’interno di una lacuna, sulla solita preparazione di malta a base di calce. La superifcie del positivo è stata infine resa omogenea alla superficie originale conservata, grazie all’applicazione di uno scialbo di calce e velatura ad acquerello. In virtù delle considerazioni sulla reale adeguatezza delle termoplastiche agli interventi di restauro, abbiamo limitato questo tipo di intervento a un solo tassello di 10 cm per ogni fascia decorata; tale tassello è sottoposto a verifiche autoptiche regolari per verificare la presenza di eventuali traccie di alterazione (fig. 5). Per capire se la finitura superficiale della cornice fosse riproducibile sui positivi, sono stati in precedenza compiuti test

Fig. 5 - Risultato dell’applicazione di un positivo realizzato in stampa 3D all’interno di una delle lacune; a destra come appare la cornice dopo la velatura a acquerello.


in laboratorio. Sono state testate finiture sia in gesso che in calce, mescolate con inerte carbonatico fine e stese sopra ad un provino realizzato in PLA per verificare l’adesione nel tempo. Alcuni test sono stati eseguiti mescolando al legante inorganico anche una percentuale di acrilico per verificare la reazione con il materiale plastico ed una eventuale sua penetrazione all’interno dello stesso. Per quanto la sperimentazione dovrebbe essere condotta su casistica più ampia e con tempi decisamente molto più lunghi di quelli che si avevano in questo caso a disposizione, i risultati ottenuti hanno mostrato una buona compatibilità tra i materiali utilizzati, senza evidenziare particolari controindicazioni. CONCLUSIONI, IL PUNTO DI VISTA DEL RESTAURATORE Un restauratore non vorrebbe mai abdicare al suo ruolo primario nella conservazione di un’opera d’arte, non vorrebbe mai che l‘occhio meccanico della macchina fotografica e la mano meccanica della stampante 3D si sostituissero ai suoi occhi e alla sue mani. Tuttavia, se si ha a cuore la conservazione e il futuro, inteso come miglioramento tecnologico e scientifico, non si può non iniziare un percorso con le nuove tecnologie. La metodologia qui descritta ha permesso di eseguire con velocità e precisione calchi di superfici, senza in alcun modo interagire fisicamente con gli originali. Bibliografia

Antlej, K., Eric, M., Šavnik, M., Županek, B., Slabe, J., & Battestin, B. (2011). Combining 3D technologies in the field of cultural heritage: three case studies. In VAST Conference 2011, International Symposium on Virtual Reality, Archaeology and Cultural Heritage, Short and Project Paper Proceedings, 1-4. Antlej, K., Celec K., Sinani M., Miritič E., Ljubič D., Slabe J., Lemajič G., Kos M. (2011) Restora-

tion of a Fruit Bowl with a Leg using 3D technologies. The Sixth SEEDI Conference Digitization of Cultural and Scientific Heritage, 41-43. Arbace, L., Sonnino, E., Callieri, M., Dellepiane, M., Fabbri, M., Idelson, A. I., & Scopigno, R. (2013). Innovative uses of 3D digital technologies to assist the restoration of a fragmented terracotta statue. Journal of Cultural Heritage, 14(4), 332-345. Riva F. (2014). Superficie inAttesa. Processi di

Abstract

Time Compression Technologies are widely used in the design industry to support product innovation and improve competitiveness. Thanks to their transversal characteristics and flexibility, they can be applied with sucess in the field of Cultural Heritage for planning new methods, in particular the technology of 3D scanning and 3D printing. This paper wants to show a concrete example of the application of these technologies in a restoration works in Palazzo Ducale in Mantova, for the reconstruction of an architectural frame of the sixteenth century.

Parole

Un calco tradizionale prevede l’utilizzo di una materia duttile da porre direttamente sull’opera originale, previo trattamento con una sostanza distaccante. Per quante precauzioni si possano adottare, la sostanza distaccante lascerà tracce, più o meno importanti, sulle preziose superfici, in qualche caso alterandole. Inoltre, il distacco della controforma dal suo originale risulta sempre un’operazione traumatica per ogni superficie storica di pregio. Per questo motivo, l’utilizzo di una tecnologia che possa saltare i passaggi più rischiosi dell’esecuzione di un calco, non può che essere un grande passo in avanti nella metodologia di un restauro conservativo corretto, soprattutto per oggetti difficilmente raggiungibili o particolarmente delicati. Inoltre, la ricerca sui termopolimeri da utilizzare con stampanti 3D è in rapidissima e continua evoluzione, certamente in breve tempo le riproduzioni si avvicineranno sempre di più all’originale, non solo dal punto di vista morfologico, ma anche da quello materico, risolvendo il problema della compatibilità dei materiali. Infine, attraverso la metodologia qui esposta i tempi e i costi potranno, da parte del restauratore, essere sensibilmente abbattuti, liberando risorse da destinare ad altri settori dell’intervento di restauro.

chiave

Restauro; stampa 3D; ingegneria inversa; prototipazione rapida

finitura superficiale per stampa 3D FDM. Tesi di Laurea, Politecnico di Milano. Scopigno, R., Cignoni, P., Pietroni, N., Callieri, M., & Dellepiane, M. (2014). Digital Fabrication Technologies for Cultural Heritage (STAR). In Eurographics Workshop on Graphics and Cultural Heritage, 75-85.

Autore

Giulio Bigliardi, bigliardi@3d-archeolab.it 3D ArcheoLab Pietro Dioni pietro@fablabparma.org Giovanni Panico giov.panico@libero.it

Giovanni Michiara, michiara@geofaber.it Geofaber Parma Maria Giovanna Romano m.giovanna.romano@ virgilio.it Restauro Beni Artistici, Porto Mantovano (MN)

Lara Ravasi, lara.ravasi12@gmail.com On/Off FabLab Parma

44 ArcheomaticA N°3 settembre 2015


Tecnologie per i Beni Culturali

45

ROMA 9/11 dicembre 2015 Aula Convegni - CNR Sede Centrale - Ingresso Via dei Marrucini Il convegno presenterà le migliori tesi di laurea afferenti al campo della Conservazione e del Restauro dei Beni Culturali, in modo particolare è rivolto alle figure professionali del restauratore e dell’esperto scientifico. Tutte le tesi che parteciperanno al convegno, selezionate da una commissioni esaminatrice, saranno pubblicate negli atti del convegno e le più meritevoli premiate con delle borse di studio.

INFO:

lumen.istruzione.onlus@gmail.com www.igiovanieilrestauro.org

L’evento è promosso dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area archeologica di Roma, con l’associazione Lumen

Sponsorizzato da: ed organizzato in collaborazione con altre prestigiose istituzioni e associazioni:

Patrocinato da:

Rassegna stampa:


AZIENDE E PRODOTTI SCAN IN A BOX: NUOVO SCANNER A LUCE STRUTTURATA, VERSATILE E FACILE DA UTILIZZARE

sto specifico hardware, grazie al quale, con un semplice click di avvio, la scansione 3D ha inizio! PERFORMANTE veloce/preciso Scan in a Box cattura l'immagine 3D in meno di 4secs garantendo un flusso di lavoro pulito e rapido. Inoltre è in grado di raggiungere alti livelli di precisione e risoluzione, generando un modello digitale utilizzabile in moltissimi campi applicativi. SEMPLICITA' E COMPLETEZZA Con Scan in a Box è semplice compiere un flusso completo di lavoro: acquisizione, allineamento, generazione mesh. IDEA the Software raccoglie tutti gli strumenti necessari per il post processing, utili per generare un file esportabile per la stampa 3D diretta o il 3D sculpting.

Scan in a Box è un nuovo scanner 3D a luce strutturata ideato in Italia e pensato per essere alla portata di tutti. Con un assetto mobile e adattabile, permette rapide acquisizioni ad alta risoluzione per ottenere modelli 3D a 360°. Si tratta di un kit facile da assemblare e calibrare che permette di creare scansioni 3D in pochi secondi di qualsiasi soggetto, dal più grande al più piccolo. Scan in a Box sfrutta la rivoluzionaria tecnologia a Luce Strutturata ed utilizza componentistica di prima scelta. Accuratamente studiato nei dettagli, offre la massima professionalità ad un costo concorrenziale. La nuova tecnologia è stata messa a punto da Open Techonlogies Srl, società nata nel 2001, la cui attività è dedicata a progettazione e produzione di Scanner 3D a Luce Strutturata e dei software di accompagnamento. Questa nuova tecnologia vuole essere accessibile a tutti mantenendo le caratteristiche di efficienza ed esclusività. Caratteristiche Tutto il necessario... in una scatola! Scan in a Box permette in pochi e semplici passi di acquisire scansioni sequenziali dell'oggetto desiderato, lasciando a IDEA the Software il compito di combinare le immagini sino a creare una perfetta copia 3D del modello, con il quale si possono servire innumerevoli applicazioni digitali innovative. Unico limite, la tua immaginazione! STARTER / PRO Scan in a Box è l'ideale punto di partenza per soddisfare una vasta gamma di esigenze nel settore delle Scansioni 3D. E' indicato per chi muove i primi passi nel mondo del 3D, con attenzione particolare ai campi didattici ed educativi, ed è inoltre una valida garanzia per l'utilizzatore esperto alla ricerca di risultati professionali. RICONFIGURABILE Scan in a Box è il primo Scanner al mondo nel suo settore con un'impostazione del campo di lavoro riconfigurabile e basato sulla tecnologia a Luce Strutturata in Stereo. Questo permette di scegliere diverse dimensioni dell'area inquadrata per incrementarne la versatilità e l'efficacia. SOFTWARE DEDICATO Il pacchetto di Scan in a Box include IDEA the Software, il programma appositamente studiato e dedicato per que-

ACQUISIZIONE COLORE La tecnologia di Scan in a Box permette di catturare tutte le informazioni di colore del modello, oltre che a rilevare i più piccoli dettagli della sua superficie in modo eccellente. Composizione Scan in a Box è un prodotto modulare e versatile. Si compone di una barra in alluminio, incisa con le posizioni predefinite per le telecamere, che fa da sostegno ai tre supporti: quello centrale del proiettore, da fissare in modo stabile, e i due laterali delle telecamere, regolabili in ampiezza per la scelta dell'area di scansione. Il tutto è montato su un treppiedi regolabile, con testa a joystick ergonomica. Le connessioni tramite cavi scendono sul retro dello strumento e sono raccolte in una fascia inclusa nel kit. Sono compresi inoltre tutti gli attrezzi indispensabili per il corretto montaggio e relativo manuale d'istruzioni. Tecnologia La tecnologia della Luce Strutturata con Stereo Visione attiva è un metodo di scansione dell'oggetto fisico di tipo ottico: un proiettore riproduce sulla scena dei pattern di luce che sezionano l'oggetto; due telecamere in stereo memorizzano queste immagini della parte scansionata, le elaborano per produrre due immagini stereo di codifica della luce attraverso la quali, per triangolazione, si ottiene un'immagine di profondità. L'immagine di profondità è un'immagine nella quale sono memorizzate le coordinate 3D della superficie dell'oggetto. Packaging Il nome stesso di Scan in a Box è uno dei punti di forza del prodotto. La scatola è concepita per essere una parte fondamentale di ciò che Scan in a Box rappresenta: lo scanner viene consegnato in un imballaggio che oltre ad avere una veste grafica accattivante, permette un comodo spostamento nel caso in cui si dovessero effettuare delle scansioni al di fuori della normale postazione di lavoro. La scatola è ideale quindi per il trasporto e per lo stoccaggio, una volta terminato l'utilizzo. All'interno di essa si colloca tutto il necessario per adempiere tutte le fasi, dal montaggio dello scanner sino alla prima scansione con esso! Sito web: www.scaninabox.com

46 ArcheomaticA settembre 2015 2015 46 ArcheomaticA N° N°33 settembre


Tecnologie per per ii Beni Beni Culturali Culturali Tecnologie

TUTTA ITALIANA LA NUOVA STAMPANTE 3D SUPER VELOCE Si chiama Poetry Infinity, è tutta italiana ed è la nuova nata in casa Ira3D, la stampante 3D a filamento fuso, multimateriale e dalle prestazioni eccezionali. Poetry Infinity è la sorella maggiore del precedente modello Poetry2, di cui mantiene le caratteristiche di precisione, affidabilità e grande volume di stampa (250x250x300 mm) ma con notevoli miglioramenti delle sue performance, soprattutto per velocità e accelerazione. Con la nuova tecnologia FLD (Fast Layer Deposition) il nuovo modello raggiunge infatti i 400 mm/s, oltre il doppio rispetto alla versione precedente (che raggiungeva i 180 mm/s), con una riduzione sui tempi di stampa stimata dell'80%. Il segreto di Poetry Infinity sta nella capacità di gestire accelerazioni elevatissime (9000 mm/s2, contro i 3000 mm/ s2 del modello precedente), consentendo alla macchina di sfruttare al massimo il potenziale della sua velocità, pur conservando un'ottima precisione di stampa. E parlando di precisione, con il nuovo modello Ira3D è riuscita ad incrementare anche la risoluzione di stampa: Poetry Infinity raggiunge una risoluzione sull'asse Z di addirittura 15 micron (0,015 mm), garantendo così la massima accuratezza dell'oggetto finito. Altra novità che contraddistingue la nuova stampante è il doppio estrusore, rinnovato e realizzato interamente in metallo e in grado di raggiungere una temperatura superiore (280 °C), adatto quindi anche alla stampa di materiali particolari, come il policarbonato e il grafene. E grazie al Soluble Support System è possibile stampare oggetti complessi con strutture di supporto solubili in acqua e in limonene. Altre innovazioni introdotte con Poetry Infinity sono il sistema Sidekick, che consente di continuare a stampare in caso di sospensione dell'alimentazione, ed il Phoenix System, che permette di riprendere la stampa in caso di interruzione forzata del processo di costruzione, ad esempio durante un black out elettrico che si protrae per diverse ore.

47 47

SALVAGUARDARE I BENI CARTACEI: ANALISI DEI RISCHI E PREVENZIONE CON ARCHIVIO SICURO DI PRODOC La prevenzione è l’arma più potente per tutelare i beni e i nostri documenti e proteggerli da calamità naturali (sempre più frequenti) ed eventi accidentali causati dall’uomo. Da oggi, in pochi minuti, grazie ad Archivio Sicuro, è possibile avere una consapevolezza del livello rischio al quale è esposto un archivio, ed adottare le giuste misure per ridurlo drasticamente. Il test di verifica (http://www.archiviosicuro.it/checkup-archivio-sicuro/), viene offerto a titolo gratuito dalla PRODOC S.r.l. per introdurre il concetto che lavorando semplicemente sulla prevenzione a costo zero, è possibile trovare soluzioni efficaci finalizzate ad aumentare la sicurezza a vantaggio delle diverse aree operative coinvolte. Stipulando un contratto Archivio Sicuro, disponibile in pacchetto Basic o Premium, è possibile ricevere il kit di “pronto soccorso in archivio”, pensato per rispondere all’emergenza nell’immediato, mentre si aspetta l’intervento degli specialisti. I vantaggi per gli archivi storici e culturali · Protezione del valore storico e culturale delle collezioni, della memoria · Protezione dai pericoli e dai danni che possono colpire l’archivio e le persone · Salvaguardia della memoria, garanzia di un servizio pubblico continuo e sicurezza per i visitatori I vantaggi per le aziende · Protezione del valore aziendale e dai rischi sugli obiettivi strategici · Protezione dai pericoli per gli investimenti a medio termine; · Garanzia e sviluppo dei piani di continuità; riduzione dei potenziali pericoli · Supporto all’implementazione ISO 9001-14001 modello 231; riduzione degli infortuni.

"Con Poetry Infinity", spiega Alessandro Padrin, CEO di Ira3D, "abbiamo voluto spingere al massimo su due elementi fondamentali per chi utilizza queste macchine: velocità e accuratezza di stampa. Grazie al nostro profondo impegno siamo riusciti a coniugare questi due aspetti, aggiungendo in Poetry Infinity una serie di accorgimenti tecnici che rendono la stampante unica in questo segmento di mercato, unica per prestazioni e per costo davvero contenuto". Poetry Infinity costa infatti € 2389, ulteriori informazioni al sito www.ira3d.com

I danni in archivio mettono a repentaglio anni di lavoro e quantità inestimabili di documenti e libri. Archivio Sicuro viene incontro alle necessità di chi vuole tutelare il proprio lavoro, iniziando da un piano di prevenzione. PRODOC è un’azienda certificata UNI EN ISO 9001:2008 e 14001:2004, specializzata nel settore recupero e salvataggio di archivi e biblioteche ed opera ottemperando alle linee guida del MiBACT e agli standard qualitativi e di sicurezza.

Visite virtuali da mobile: una nuova soluzione

Fonte: Prodoc (www.prodoc.it)


AZIENDE E PRODOTTI 3DZ E FLYTOP INSIEME PER LA STAMPA 3D DELLE COMPONENTI DEI DRONI La società Flytop, sempre più affermata nel settore dei droni ad ala fissa e multi-rotore per il rilievo del territorio, il monitoraggio, la difesa e la gestione delle emergenze ha recentemente avviato una partnership con 3DZ, società che promuove le recenti tecnologie di stampa 3D. La stampa 3D si è rivelata per Flytop un alleato importante visto che può ora realizzare componenti ad elevata resistenza meccanica velocizzando significativamente i processi di progettazione e di produzione. La maggior parte dei particolari sono realizzati in ABS o PLA mediante deposito di filo, mentre per i particolari più minuti o metallici si utilizzano le tecnologie Multijet o SLM di 3DZ Group. “Abbiamo contattato la sede 3DZ di Roma circa un anno fa” ci racconta Gabriele Santiccioli, titolare dell’azienda. “Il Sig. Niro ci ha seguito costantemente nel percorso di conoscenza dei materiali e delle tecnologie. Una volta raccolte tutte le informazioni utili, abbiamo scelto la stampante CubePro. Da tempo seguivamo i progressi della stampa 3D e quando abbiamo intuito la possibilità di dotarci di una stampante affidabile ad un prezzo contenuto, la nostra scelta è virata decisamente sulla CubePro (http://www.3dz.it/prodotti/cube-pro-3dsystems/). Fin da subito abbiamo intuito le possibilità della stampante 3D ed iniziato a realizzare direttamente i particolari dei nostri droni senza doverci affidare a professionisti esterni”. Che cosa è cambiato? I vantaggi per Flytop sono stati fin da subito evidenti. Continua Santiccioli: “La CubePro ci ha aperto orizzonti impensabili fino a qualche mese fa. La stampante 3D ci permette di customizzare il prodotto seguendo dettagliatamente le indicazioni del cliente. La nostra attività ha ricevuto inoltre notevoli vantaggi economici derivanti dalla drastica riduzione del time to market dei prodotti”. Più recente l’introduzione del nuovo materiale di supporto idrosolubile Infinity: “Lo abbiamo testato con una certa curiosità ed ora non riusciamo più a farne a meno. Il nuovo materiale di supporto idrosolubile implementa le capacità realizzative della CubePro fino a comprendere geometrie complesse e frastagliate. La rimozione è molto più semplice rispetto ai materiali tradizionali ed anche le superfici a contatto con il supporto si mantengono lisce”. L’acquisto del modellatore 3D a deposito di filo rappresenta soltanto l’inizio della partnership tra 3DZ e Flytop, che ha portato anche alla partecipazione congiunta alla fiera Roma Drone 2015. Secondo Santiccioli, la stampa 3D rappresenta il futuro dei processi manifatturieri e la strategia societaria prevede l’acquisizione a breve di una stampante professional. “La CubePro ci ha aperto nuovi orizzonti, ma ci siamo resi conto che la stampa 3D merita di essere utilizzata al massimo delle possibilità per aumentare la qualità e

la quantità dei pezzi realizzati, includendo particolari soggetti ad usura o alle alte temperature. Abbiamo individuato nella Projet 3510 la stampante che fa per noi e non le nascondo che uno dei nostri obiettivi a breve termine consiste nella realizzazione di un drone interamente stampato in 3D, coadiuvando le due stampanti in nostro possesso”. Un grande grazie quindi a Flytop che con la sua vocazione per l’innovazione, ha contribuito ad assottigliare ulteriormente il già ridotto divario tra l’idea del progettista e la sua concreta realizzazione. Fonte: 3DZ (www.3dz.it) VISITE VIRTUALI DA MOBILE: UNA NUOVA SOLUZIONE

LoIMMAGINI.com è una giovane società della provincia di Ascoli Piceno che ha recentemente messo a punto un sistema per fruizione mediante la visita virtuale di ambienti e oggetti tramite dispositivi mobile quali smartphone e tablet e tecnologie indossabili come visori VR. La tecnologia si basa sull'impego della modellazione 3D e render fotorealistici, virtual tour stereoscopici di progetti o realtà esistenti. L’immersione totale consente all’utente di interagire con l’ambiente ricostruito in 3D permettendo la sua conoscenza a 360°. La tecnologia è applicabile in diversi campi ed è possibile avere pagine web dedicate mobile friendly che permettono la visualizzazione anche su smartphone e tablet senza necessità di scaricare applicazioni. Le tipologie di visualizzazione possono essere: 4 statiche: restituzione attraverso un'immagine foto-realistica di qualsiasi ambiente ricostruito virtualmente. 4 immersive: sono una o più immagini digitali (tour) a 360° visualizzabili su dispositivi desktop o mobile con giroscopi implementato. 4 oggetti: possibilità di visualizzare l'oggetto in tutte le sue parti ruotandolo digitalmente 4 stereoscopiche: attraverso l'uso di occhiali anaglifici si percepisce la profondità della scena simulando l'effetto prospettico. 4 realtà virtuale: indossando il visore si ha la sensazione di immersione totale all'interno della scienza navigabile spostandosi con essa. 4 orbita 360°: visualizzazione di edifici a 360° in tutte le sue parti tramite il tocco sul disposito Fonte: LOimmagini (Loimmagini.com)

48 ArcheomaticA settembre 2015 2015 48 ArcheomaticA N° N°33 settembre


Tecnologie per i Beni Culturali Capturing Reality Forum

23 - 25 November Salzburg, Austria

@CRealityForum #capturingreality

3D, laser scanning & LiDAR technologies

Image: Topcon Positioning Great Britain

Image: Infoterra Ltd

49

forum

Image: Digital Survey

Register online at www.CapturingRealityForum.com Incorporating the very best of SPAR Europe and ELMF to deliver one unique event focused on the technologies of laser scanning, LiDAR and 3D data capture and modelling.

Organised by:

ONE EVENT COMBINING


EVENTI

2 – 4 NOVEMBRE 2015 Vienna Conference on Cultural Heritage and New Technologies 2015 - CHNT 20 Web: www.chnt.at 12 -13 NOVEMBRE 2015 Frascati Remote Sensing for Cultural Heritage - V EARSeL Workshop Web: http://congrexprojects.com/2015events/15m38/introduction 13 – 14 NOVEMBRE 2015 Milano VII Congresso Colore e Conservazione Web: www.coloreeconservazione2015.com 23 – 25 NOVEMBRE 2015 Salzburg, Austria Capturing Reality Forum Web: www.capturingrealityforum.com 26 – 27 NOVEMBRE 2015 Praga DIGI 2015 International Conference – Use of digital technology in heritage preservation Web: www.digi2015.cz

9 -11 DICEMBRE 2015 Roma I giovani e il restauro Web: www.igiovanieilrestauro.org 10 – 11 DICEMBRE 2015 Napoli VI Convegno Internazionale Diagnosi, Conservazione e Valorizzazione del Patrimonio Culturale Web: www.diagnosisculturalheritage.com 17 – 19 DICEMBRE 2015 Torino Digital Humanities e beni culturali: quale futur? Quarto convegno annuale dell’AIUCD Web: http://aiucd2015.unito.it/

3 – 5 FEBBRAIO 2016 Roma 2° Convegno Internazionale di Archeologia Aerea Web: www.archeologia-aerea.it 6 – 9 APRILE 2016 Ferrara XXII Salone dell’Arte del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali e Ambientali Web: www.salonedelrestauro.com 18 -19 MAGGIO 2016 Roma Forum TECHNOLOGYforALL 2016 Web: www.technologyforall.it

11 – 12 GENNAIO 2016 Roma Sustainability in Cultural Heritage (SICH) Web: www1.dcci.unipi.it/sichprin/

50 ArcheomaticA N°3 settembre 2015


Tecnologie per i Beni Culturali

51


Archeomatica 3 2015  

Archeomatica - Tecnologie per i Beni Culturali

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you