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rivista trimestrale, Anno IV - Numero 3

settembre 2013

ArcheomaticA Tecnologie per i Beni Culturali

Rivelazioni per il Restauro con Analisi di Imaging Sistemi GIS per l’archeologia dei paesaggi Tangible Past through Virtual Reconstruction Imaging diagnostico e attribuzione di dipinti Creare occupazione con nuove tecnologie


Art division 36077 Altavilla Vicentina (VI) - Via Vicenza, 232

Trasporto in ALTA SICUREZZA Il rientro di un’opera da un’esposizione non è sempre di pura e semplice gioia per chi di quell’opera ne è responsabile. Il conservatore osserva, le reali condizioni di salute dell’opera prestata, per quanto celate esse siano … Nel trasporto delle opere d’arte è necessario fornire il più corretto e adeguato imballo delle stesse. Grazie ad un approfondito studio scientifico, UNOCAD realizza dei gusci protettivi in EPS per l’imballo di strutture fragili finalizzati al trasporto in alta sicurezza di sculture in gesso, legno, marmo, etc.

INFORMAZIONI

Foto e progetto grafico - Unocad srl

www.unoarte.it info@unocad.it Tel. 0444.340742


EDITORIALE

Dibattito,

impatto e verifiche incrociate.

Archeomatica si è sempre proposta, per realizzare un ponte tra il mondo della ricerca e un pubblico allargato, di comunicare in modi comprensibili le risultanze dell’attività di ricerca che viene realizzata nei laboratori specialistici dedicati, oppure sui cantieri e nei siti dove opera la professionalità di coloro che si dedicano alla protezione e conservazione del patrimonio culturale. L’entusiasmo con cui siamo stati accolti, non solo dalla parte più giovane della nostra comunità, ha premiato i nostri sforzi consentendo alla rivista in quattro anni di accumulare contributi provenienti da un largo spettro di operatori del settore, anche di livello internazionale. Dobbiamo constatare però che le regole che sono state imposte ai nostri ricercatori, per il processo di avanzamento nella loro carriera, hanno reso complessa la nostra attività. Pur concordando sulla necessaria attività di controllo della qualità degli articoli, che si basa su revisioni incrociate tra ricercatori che si confrontano casualmente, esprimendo nella rilettura vicendevole dei testi un’esortazione stimolante all’approfondimento dei risultati, se da altri ritenuti non ovvi o comprovati, dobbiamo pur dire che questa attività esercitata prima della pubblicazione potrebbe escludere un contributo importante quando un articolo non possa essere edito con le caratteristiche di una pubblicazione aperta come la nostra. Per sopperire a questo Archeomatica si divide in due parti, una in cui si possa pubblicare secondo i dettami classici del “blinded peer reviewing”, nelle sezioni Documentazione, Rivelazioni e Restauro, oppure nella modalità classica affidata al semplice coordinamento redazionale per tutte le altre rubriche e sezioni. Il sistema di revisione instauratosi in tal modo rappresenta una parte interessante di un dibattito certificato, la cui documentazione è agli atti del nostro sistema Open Journal System che tiene conto della necessaria riservatezza dei reviewer la cui identità non è rivelata agli autori. A questo sistema fa da contraltare il dibattito classico che cerchiamo di ospitare nelle rubriche dedicate. Abbiamo avuto modo di verificare la bontà del sistema e per questo invitiamo coloro che vogliano partecipare alle revisioni, a registrarsi nella apposita sezione del sito mediageo.it/ojs. In funzione dei loro settori di specializzazione saranno chiamati alla lettura dei contributi che riceveremo prima dell’accettazione per la stampa. Per coloro che invece vorranno continuare ad inviarci nel modo tradizionale commenti, note, segnalazioni, relative sia agli articoli che agli eventi in corso, abbiamo lo spazio dedicato alla discussione nella rubrica FORUM e, infine nel caso l’urgenza della questione sia imperativa, potrà essere utilizzato lo spazio web con tutti i suoi social network, attualmente molto attivi. Un commento deve ulteriormente essere esteso per rispondere a coloro che ci hanno chiesto di conoscere quale sia l’Impact Factor della rivista, un fattore calcolato da alcune istituzioni che, a pagamento, inseriscono nei loro database le riviste scientifiche, rendendo in pratica la valutazione degli autori dipendente dall’investimento economico dell’editore e dell’autore. L’Impact Factor in questione non è sempre uno strumento affidabile, date le sue premesse. Nel novembre 2007 l’Associazione europea degli editori scientifici (EASE ) ha emesso un comunicato ufficiale per raccomandare che i fattori di impatto delle riviste siano utilizzati solo, e con cautela, per misurare e comparare l’influenza di tutte la riviste, ma non per la valutazione di singoli documenti, e non certo per la valutazione dei ricercatori o dei programmi di ricerca. Nel luglio 2008, l’International Council for Science - Committee on Freedom and Responsibility in the Conduct of Science ha emesso una dichiarazione sulle pratiche di pubblicazione e sul ruolo della peer review nella valutazione della ricerca, suggerendo molte possibili soluzioni alternative, chiedendo peraltro di considerare un numero limite di pubblicazioni all’anno da prendere in considerazione per ogni scienziato, o addirittura penalizzare gli scienziati per un numero eccessivo di pubblicazioni all’anno. Nel febbraio 2010, la Deutsche Forschungsgemeinschaft (Fondazione per la Ricerca Tedesca) ha pubblicato le nuove linee guida per valutare solo gli articoli e nessuna informazione bibliometrica sui candidati. In risposta alle crescenti preoccupazioni per l’uso improprio degli Impact Factor nella valutazione dei risultati scientifici e gli stessi, l’American Society for Cell Biology insieme ad un gruppo di redattori e di editori di riviste accademiche hanno creato la San Francisco Declaration on Research Assessment (DORA). Uscita nel maggio del 2013 la DORA ha raccolto il sostegno di migliaia di persone e centinaia di enti che hanno approvato il documento sul sito web. La dichiarazione si propone di fermare la pratica di correlare l’impact factor al merito del contributo specifico dello scienziato. Sempre secondo questa dichiarazione, questa pratica crea distorsioni e imprecisioni in sede di valutazione della ricerca scientifica. Essa afferma inoltre che il fattore di impatto non deve essere usato come sostitutivo nella “misura della qualità degli articoli di ricerca individuali o in assunzione, promozione, o decisioni di finanziamento”. Archeomatica non avendo avuto la possibilità e la volontà di essere inserita in alcuni database “a pagamento”, ha sempre operato nell’ottica di quest’ultima Declaration ora finalmente emergente.

Renzo Carlucci direttore@archeomatica.it


IN QUESTO NUMERO RIVELAZIONI 6 Attribuzione di un ignoto salterio del XVIII secolo - Imaging diagnostico sul salterio dipinto appartenente alla collezione di strumenti musicali del Teatro Massimo di Palermo di

Maria Francesca Alberghina, Fernanda Prestileo,

Giuseppe Salerno, Salvatore Schiavone

DOCUMENTAZIONE 12 La Viewshed Analysis in ArcGis 10.1 I Casi di Populonia e Segesta

Particolare dell'analisi di imaging sulla Deposizione del Cristo di Giorgio Vasari illustrata nell'articolo "I Dialoghi dell'arte: Caravaggio incontra Vasari" (di Ghia, De Ruggeri, Positano, Cardinali, pag.22). Da sinistra a destra: fotografia in luce visibile prima del restauro, riflettografia infrarossa, fluorescenza UV e fotografia in luce visibile dopo il restauro.

di

Giorgia Maria Francesca Di Paola, Valentina Trotta

16 La modellazione 3D applicata ai beni culturali: La pieve di San Giovanni Battista a Cavriglia di Elisa Rizzo

RESTAURO 22 I Dialoghi dell’Arte: Caravaggio incontra Vasari di Giulia Silvia Ghia, Maria Beatrice De Ruggieri, Matteo Positano, Marco Cardinali

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ArcheomaticA

Tecnologie per i Beni Culturali Anno IV, N° 3 - settembre 2013

Archeomatica, trimestrale pubblicata dal 2009, è la prima rivista italiana interamente dedicata alla divulgazione, promozione e interscambio di conoscenze sulle tecnologie per la tutela, la conservazione, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio culturale italiano ed internazionale. Pubblica argomenti su tecnologie per il rilievo e la documentazione, per l'analisi e la diagnosi, per l'intervento di restauro o per la manutenzione e, in ultimo, per la fruizione legata all'indotto dei musei e dei parchi archeologici, senza tralasciare le modalità di fruizione avanzata del web con il suo social networking e le periferiche "smart". Collabora con tutti i riferimenti del settore sia italiani che stranieri, tra i quali professionisti, istituzioni, accademia, enti di ricerca e pubbliche amministrazioni.

Direttore Renzo Carlucci direttore@archeomatica.it Direttore Responsabile Michele Fasolo michele.fasolo@archeomatica.it Comitato scientifico Maurizio Forte, Bernard Frischer Sandro Massa, Maura Medri Mario Micheli, Stefano Monti Francesco Prosperetti Marco Ramazzotti, Antonino Saggio Francesca Salvemini

Redazione

redazione@archeomatica.it

Giovanna Castelli giovanna.castelli@archeomatica.it Elena Latini elena.latini@archeomatica.it Sandra Leonardi sandra.leonardi@archeomatica.it Daniele Pipitone daniele.pipitone@archeomatica.it Domenico Santarsiero domenico.santarsiero@archeomatica.it Luca Papi luca.papi@archeomatica.it


MUSEI & FRUIZIONE 28 Realtà aumentata, Ricostruzioni 3D e ‘Teche parlanti’ svelano i Tesori Etruschi di Cerveteri di Maria Rita Minelli

RUBRICHE 34 AGORÀ Notizie dal mondo delle Tecnologie dei Beni Culturali

42 AZIENDE E

GUEST PAPER

PRODOTTI

36 Experiencing the Tangible Past through Virtual Reconstruction: Cultural Heritage of Buildings and their Environmental Boundaries by Mojtaba Navvab,

Fabio Bisegna, Franco Gugliermetti

48 OPEN SOURCE 50 EVENTI

INTERVISTA 46 Valorizzare il patrimonio storico artistico creando occupazione sociale - Intervista a Diego Visconti, Presidente della Fondazione Italiana Accenture a cura della

Redazione

Marketing e distribuzione Alfonso Quaglione a.quaglione@archeomatica.it

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Diffusione e Amministrazione Tatiana Iasillo diffusione@archeomatica.it

Editore MediaGEO soc. coop. Archeomatica è una testata registrata al Tribunale di Roma con il numero 395/2009 del 19 novembre 2009 ISSN 2037-2485

MediaGEO soc. coop. Via Nomentana, 525 00141 Roma tel. 06.62.27.96.12 fax. 06.62.20.95.10 www.archeomatica.it

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Soluzioni allo Stato dell'Arte

44 FORUM

INSERZIONISTI 3Dflow Artemis Codevintec Ecox Essetech GeCo Geogrà Geotop Gruppo Meta In Pictura NoReal Salone di Ferrara SimeSitem SJM Tech TQ Unocad Virtualgeo

15 25 52 41 49 21 45 51 33 44 11 27 50 20 26 02 48

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RIVELAZIONI

Attribuzione di un ignoto Imaging diagnostico sul salterio dipinto appartenente alla collezione di strumenti musicali del

Teatro Massimo di Palermo

di Maria Francesca Alberghina, Fernanda Prestileo, Giuseppe Salerno, Salvatore Schiavone

In previsione dell’intervento di restauro del Salterio dipinto proveniente dalla ricca collezione di strumenti musicali appartenente al Teatro Massimo di Palermo, è stata condotta una campagna di indagini non invasive di tipo ottico. Le indagini diagnostiche hanno interessato sia la scena dipinta sul fronte dello strumento sia la cassa lignea. Grazie ai risultati ottenuti, in particolare dall’analisi in fluorescenza nel visible indotta da radiazione ultravioletta, è stato possibile riportare alla luce, sul retro del Salterio, la scritta autografa del costruttore dello strumento musicale con il nome, il luogo e l’anno di realizzazione, rendendone così definitiva e certa l’attribuzione e la datazione.

IMAGING MULTISPETTRALE Preliminarmente all’intervento di restauro del Salterio appartenente alla collezione del Teatro Massimo di Palermo è stata condotta un’indagine multispettrale allo scopo di determinare lo stato di conservazione dei materiali pittorici originali e di quelli attribuibili ad un restauro pregresso, procedere ad una prima mappatura degli stessi ed, infine,

verificare la presenza, al di sotto delle ridipinture, di eventuali tracce dello strato originario. Nello specifico sono state effettuate riprese in RGB e analisi in fluorescenza nel visibile indotta da radiazione ultravioletta sul fronte dipinto e sul retro dello strumento musicale nonché analisi in infrarosso in falsi colori e in riflettografia infrarossa sulla sola parte dipinta dello stesso. Per lo svolgimento di tali indagini è stata impiegata una camera digitale multispettrale Artist di Art Innovation: sensore delle immagini a scansione progressiva CCD, 1360 x 1036 pixel; obiettivo da 23 mm F/1.4 e obiettivo da 18-108 mm F/2.5; filtro barriera UV; sistema di posizionamento CPS100; illuminazione con lampada di Wood da 35 W per le riprese in fluorescenza UV; illuminazione con due lampade alogene da 50 W per le riprese nel visibile e nell’infrarosso fino a 1150 nm; geometria standard di illuminazione (Fig. 2) (Cacciatore et al. 2007). Sono state ottenute importanti informazioni sia sullo stato di conservazione sia, in via preliminare, sulla natura dei materiali pittorici impiegati per la realizzazione del Salterio. Osservata in fluorescenza nel visibile indotta da radiazione ultravioletta la superficie dipinta presentava uno strato pittorico non uniforme nel quale le porzioni ridipinte erano facilmente individuabili Fig. 2 - Imaging multispettrale mediante camera Artist con sistema di posizionamento CPS100. per il differente invecchiamento della

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salterio del xviii secolo

Fig. 1 - Salterio dipinto proveniente dalla collezione di strumenti musicali appartenente al Teatro Massimo di Palermo (verosimilmente attribuito fino ad allora al XVIII sec.).

vernice di restauro, fortemente ingiallita e con evidente craquelure rispetto allo strato di vernice protettiva originale. Le riprese in fluorescenza UV hanno dunque confermato la differente natura delle due vernici distinguibili per la diversa fluorescenza riemessa, rendendo immediata l’individuazione delle aree interessate da un precedente intervento di restauro. Lo strato di vernice in corrispondenza delle aree di ridipintura, infatti, restituiva una fluorescenza verde, completamente coprente, a differenza della fluorescenza gialla attribuibile alla vernice originale che, al contrario, lasciava intravedere parzialmente la risposta fluorescente dei pigmenti sottostanti (Fig. 3 a-b).

Fig. 3a - Salterio: ripresa nel visibile.

L’intervento di restauro dello strumento musicale è stato effettuato a cura del già Laboratorio di Restauro dei Manufatti di Origine Inorganica – Gabinetto degli Strumenti Musicali del Centro Regionale per la Progettazione e il Restauro dell’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana della Regione Siciliana - CRPR, Palermo, sotto l’allora direttore Guido Meli; Responsabile del Laboratorio Lorella Pellegrino, restauro diretto da Franco Fazzio (consulente del CRPR). La campagna diagnostica è stata condotta: per l’imaging multispettrale, da Fernanda Prestileo e Giovanni Bruno (già Laboratorio di Fisica ed Ambientalistica degli Interni del CRPR; Responsabile del Laboratorio Ermanno Cacciatore), con la collaborazione di Maria Francesca Alberghina e Salvatore Schiavone; per la tomografia assiale computerizzata, da Giuseppe Salerno (consulente del CRPR), con la collaborazione di Daniela Lo Sasso.

Fig. 3b - Salterio: fluorescenza UV della superficie dipinta (365 nm).


4a

4c

4b

4d

Fig. 4a - Salterio (retro): ripresa nel visibile. Fig. 4b - Salterio (retro): stesso particolare ripreso in fluorescenza UV (365 nm). Fig. 4c - Salterio (retro): particolare in luce visibile, acquisito con obiettivo macro, della zona degradata corrispondente alla prima parola. Fig. 4d - Salterio (retro): stesso particolare in fluorescenza UV (365 nm).

Inoltre, le indagini in fluorescenza UV, effettuate sul retro dello strumento musicale, hanno riportato alla luce l’iscrizione recante la firma dell’autore, la data e il luogo della sua realizzazione: «Giovan Battista Di Paola Organaro Fecit Palermo 1790». L’iscrizione, che non era visibile ad occhio nudo, in particolar modo nella parte maggiormente degradata, in corrispondenza della prima parola, appare chiaramente leggibile se osservata sotto la luce ultravioletta (Fig. 4 a-b-c-d). L’immagine acquisita è stata processata tramite software per migliorare la leggibilità dell’iscrizione così da facilitarne l’interpretazione da parte degli specialisti (l’interpretazione della scritta è stata effettuata in collabora-

zione con l’organologo Giovanni Paolo Di Stefano, docente a contratto di “Storia e tecnologia degli strumenti musicali” presso il Dipartimento di Filosofia, Filologia, Arti, Storia, Critica dei Saperi dell’Università degli Studi di Palermo). Mediante le riprese in infrarosso in falsi colori è stato possibile avanzare delle ipotesi sul riconoscimento, successivamente confermato dalle immagini spettroscopiche, di alcuni pigmenti come nel caso: del manto rosso della figura centrale che restituiva una colorazione arancione compatibile con la risposta spettrale del cinabro (Fig. 5 a-b); del cielo azzurro dello sfondo che appariva di tonalità blu, facendo ipotizzare la sua realizzazione con azzurrite (Fig. 5 a-b); del

Fig. 5a - Salterio, porzione centrale della scena dipinta: ripresa nel visibile.

Fig. 5b - Salterio, porzione centrale della scena dipinta: ripresa in infrarosso falsi colori (FCIR2, 900÷1150 nm).

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Tecnologie per i Beni Culturali

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Fig. 6a - Salterio, porzione superiore sinistra della scena dipinta: ripresa nel visibile.

Fig. 6b - Salterio, porzione superiore sinistra della scena dipinta: riflettografia infrarossa (IR2, 900÷1150 nm).

panneggio della figura femminile nella porzione superiore sinistra della scena dipinta, indistinguibile nel visibile (Fig. 6-a), che si differenziava chiaramente dall’incarnato per la tonalità rossastra assunta in infrarosso falsi colori (Fig. 5-b), permettendo una migliore lettura della figura, il cui profilo veniva perfettamente definito nella riflettografia infrarossa (Fig. 6-b). Grazie alle riflettografie in infrarosso acquisite è stato possibile evidenziare il disegno preparatorio, realizzato a carboncino, e definire più chiaramente i contorni della scena dipinta, soprattutto per le aree particolarmente degradate come, ad esempio, il paesaggio nella porzione inferiore sinistra (Figg. 3-a, 7).

si parla più di Radiologia ma di Diagnostica per Immagini, proprio per sottolineare l’innumerevole serie di indagini oggi a disposizione del radiologo (TC, risonanza magnetica, PET, radiologia digitale, ecografia, ecc.). In medicina questa rivoluzione tecnologica ha profondamente modificato l’operato dei radiologi, consentendo diagnosi una volta impensabili; nella radiologia applicata al settore del restauro queste innovazioni sono, a tutt’oggi, poco disponibili. Lo studio dei manufatti di interesse archeologico e storicoartistico (ceramiche, statue, monete antiche, dipinti, ecc.) è un settore in cui la radiologia garantisce ottimi risultati, sia per l’attribuzione di un’opera sia per la programmazione dell’intervento di restauro (Salerno et al. 2007; Salerno 2010). Benché meno sperimentate siano state le applicazioni dei raggi X nello studio degli strumenti musicali è proprio in questo settore che la diagnostica per immagini, grazie all’impiego dell’imaging digitale e della TCMS (TC multistrato), offre i risultati più entusiasmanti (Hoffman, Salerno 2012). L’introduzione dei sistemi TC multistrato (TCMS) ha permesso di migliorare ulteriormente i risultati della metodica nell’arte ed in paleopatologia, grazie anche alla velocità delle acquisizioni ed alla elevatissima risoluzione spaziale.

IMAGING RADIOLOGICO Successivamente all’imaging multispettrale si è proceduto all’effettuazione dell’imaging radiologico al fine di svelare nei dettagli sia le caratteristiche costruttive dello strumento sia il suo stato di conservazione, con particolare riferimento all’individuazione di eventuali danni prodotti dagli insetti xilofagi o da azioni meccaniche. A tal riguardo, il ruolo della radiologia tra le tecniche d’indagine non invasive applicate allo studio delle opere d’arte è ben conosciuto ma, a dispetto delle sue potenzialità elevatissime, questa metodica non rientra ancora tra quelle applicate di routine nella diagnostica artistica e sono ben poche, a livello nazionale, le istituzioni deputate al restauro o le strutture museali che dispongono di sezioni radiologiche autonome. Probabilmente è questa la causa, unitamente alla mancanza di operatori dedicati, del ritardo tecnologico che oggi si osserva tra radiologia medica e radiologia applicata all’arte. Da alcuni anni in medicina non

Fig. 7 - Salterio, superficie dipinta: ripresa in riflettografia infrarossa (IR2, 900÷1150 nm).

Fig. 8 - Tomografia assiale computerizzata mediante sistema Philips Brilliance 64.


In particolare, la TCMS consente di effettuare ricostruzioni bi e tri-dimensionali su piani coronali, assiali e sagittali, svelando nei dettagli sia le caratteristiche costruttive che lo stato di conservazione di un manufatto. Unica ma importante limitazione nell’applicazione di questa metodica sono le ridotte dimensioni del gantry. E’ auspicabile la realizzazione di TC “dedicate all’arte” con gantry di maggiore apertura. Nel caso specifico del Salterio, la tomografia assiale computerizzata è stata eseguita mediante impiego di uno strumento Philips Brilliance 64: spirali da 1750 mm e spessori di strato sub-millimetrici; rivelatore basato su fotodiodi retro-illuminati (Back-Illuminated Photodiode – BIP Technology) in grado di acquisire i dati multi-slice; ricostruttore RapidView™ con velocità di ricostruzione pari a 0,03 sec/mm; tubo ceramico MRC “spiral groove”, che elimina il problema del surriscaldamento; nuovo “slip-ring” ottico con capacità di trasferimento dati pari a 5, 3 Gbit/sec (Fig. 8). Grazie all’imaging radiologico, nella tavola armonica in abete del Salterio si è notata una panoplia musicale. La TCMS ha evidenziato: il decorso delle due catene; la presenza di 106 caviglie in ferro infisse nel somiere per la trazione delle corde (Fig. 9); due fratture della cassa ed importanti elementi per la comprensione della tecnica di costruzione (Figg. 10-11). CONCLUSIONI Le analisi multispettrali condotte sul Salterio della collezione del Teatro Massimo di Palermo hanno fornito interessanti informazioni, utili per:

Fig. 9 - Salterio, scanogramma in cui è ben visibile il decorso delle due catene.

Fig. 10 - Salterio, sezioni coronali del piano armonico: nelle TCMS sono ben evidenti due linee di frattura della cassa.

4valutare lo stato di conservazione dello strumento; recuperare la leggibilità dell’iscrizione presente sul retro; 4individuare le aree interessate da ridipinture attribuibili a pregressi interventi di restauro; 4mappare porzioni dipinte caratterizzate dalla stessa risposta spettrale per estendere ad intere aree le informazioni puntuali fornite dalle successive indagini spettroscopiche, condotte per la completa identificazione dei materiali pittorici. Da un primo esame nel visibile, la superficie dipinta del Salterio presentava uno strato pittorico non uniforme, con aree in cui la vernice appariva fortemente ingiallita e crettata.

Fig. 11 - Salterio, ricostruzioni su piani coronali ed assiali: queste hanno consentito lo studio della cassa armonica, del legno e delle caviglie metalliche.

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Tecnologie per i Beni Culturali

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In particolare, la tecnica della fluorescenza nel visibile indotta da radiazione ultravioletta ha permesso di individuare immediatamente le aree di restauro, la cui vernice ha risposto con una differente fluorescenza di colore verde completamente coprente - a differenza della fluorescenza gialla attribuibile alla vernice originale che, al contrario, lasciava intravedere parzialmente la risposta fluorescente dei pigmenti sottostanti. Il risultato più interessante la stessa tecnica lo ha fornito in merito all’attribuzione dello strumento musicale: accanto alla data, solo tratto osservabile nel visibile (1790), è apparsa la scritta completa: «Giovan Battista Di Paola Organaro Fecit Palermo 1790». Ciò ha consentito di identificare il costruttore del Salterio, fino ad oggi catalogato nella collezione del Teatro Massimo come opera di autore ignoto. Lo strumento fu, infatti, realizzato a Palermo nel 1790 da Giovan Battista Di Paola, appartenente ad una famiglia di organari attivi nel capoluogo siciliano proprio nel XVIII secolo. In particolare, Giovan Battista si occupò anche del restauro e della manutenzione del famoso organo dell’abbazia benedettina di S. Martino delle Scale in provincia di Palermo. Bibliografia • Salerno G., Lo Sasso D., Carmicio R. (2007) Altre applicazioni della TC nell’arte, in AA.VV., La Vergine Annunciata. Indagini diagnostiche ed ipotesi di restauro a cura del C.R.P.R. della Regione Siciliana, Palermo: Fondazione Federico II, 27-35. • Cacciatore E., Prestileo F., Bruno G., Schiavone S., Alberghina M. F. (2007) Indagini multispettrali per lo studio dei manufatti di interesse storico-artistico: applicazione a due dipinti di Antonello da Messina, in AA.VV., La Vergine Annunciata. Indagini diagnostiche ed ipotesi di restauro a cura del C.R.P.R. della Regione Siciliana, Palermo: Fondazione Federico II, 39-63. • Salerno G. (2010) La luce dell’invisibile. C.S.I. nell’arte. Mostra sulle applicazioni della diagnostica per immagini nell’arte e nella storia, Palermo: Fondazione Federico II. • Hoffman E., Salerno G (2012) Foto e radiografie, Corde del cuore, corde dell’anima, a cura di A. Gerbino e P. Longo, Palermo: Plumedia Edizioni.

Abstract

Preliminarily to the restoration of the painted Psalter (most likely attributed to XVIIIth century up until then) coming from the rich collection of musical instruments belonging to the Teatro Massimo in Palermo, a non-invasive optical diagnostics was carried out (diagnostics campaign and restoration was both carried out by the Centro Regionale per la Progettazione e il Restauro, Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana della Regione Siciliana). Diagnostic investigations have involved both the painted scene on the front of the instrument and the wooden structure.

Thanks

to the results obtained, in particular the analysis in fluorescence

induced by ultraviolet radiation, it was possible to uncover, on the back of the instrument, the manufacturer’s autograph inscription showing name, place and year of construction of thus making definitive and certain both its attribution and dating.

The

Psalter,

multispectral imaging has provided interesting information: to evaluate the musical instru-

Le indagini in infrarosso falsi colori hanno consentito di effettuare una preliminare mappatura di alcuni pigmenti impiegati nella realizzazione della scena dipinta come nel caso del probabile cinabro del manto rosso della figura centrale e dell’azzurrite del cielo. La riflettografia in infrarosso ha permesso di rilevare il disegno preparatorio, realizzato a carboncino, e di definire più chiaramente i contorni della scena dipinta, soprattutto nelle aree che si presentavano particolarmente degradate. Inoltre, la tecnica ha facilitato l’individuazione delle aree interessate da ridipinture, essendo queste restituite con maggiore trasparenza rispetto alla stesura pittorica originale. Infine l’imaging radiologico, oltre a mettere in evidenza gli elementi fondamentali per la comprensione della tecnica costruttiva, ha permesso di indagare lo stato di conservazione della cassa armonica interessata da due significative fratture. Autori Maria Francesca Alberghina ECOX di M. Alberghina & C, via Dante Alighieri, 51 – 93015 Niscemi (CL) – Italy ecoxdiagnostica@gmail.com - www.ecoxdiagnostica.it Fernanda Prestileo CNR - Istituto per la Conservazione e la Valorizzazione dei Beni Culturali Sezione di Roma "Marcello Paribeni" Area della Ricerca di Roma 1 Via Salaria km 29,300 - C.P. 10 00015 Monterotondo Scalo (Roma) f.prestileo@icvbc.cnr.it - www.icvbc.cnr.it già Laboratorio di Fisica ed Ambientalistica degli Interni, CRPR - Palermo, Regione Siciliana Giuseppe Salerno Casa di Cura Candela, Via Villareale, 54 I - 90139 Palermo gsalerno18@libero.it Salvatore Schiavone S.T.Art-Test di S. Schiavone & C via Stovigliai, 88 – 93015 Niscemi (CL) – Italy info@start-test.it - www.start-test.it

ment state of conservation; to recover the legibility of inscription on its back, the identification of the previous repainting, and a preliminary mapping of some pigments.

The

radiological imaging, as well as highlighting the fundamental elements to understand the

construction technique, allowed us to investigate the state of conservation of the harmonic case affected by two significant fractures.

Parole Chiave

Strumento musicale; imaging multispettrale; TCMS; restauro


DOCUMENTAZIONE

LA VIEWSHED ANALYSIS IN ARCGIS 10.1 I Casi di Populonia e Segesta di Giorgia Maria Francesca Di Paola, Valentina Trotta

L'articolo verte sull'applicazione dei sistemi GIS alla landscape archaeology. In particolar modo vengono analizzate le relazioni esistenti fra morfologia del paesaggio e sistemi insediativi tramite la viewshed analysis nei casi specifici di Populonia e Segesta.

L’

archeologia dei Paesaggi, nota anche come landscape archaeology, è una disciplina che mira a ricostruire i paesaggi del passato e il loro stratificarsi nei diversi comprensori geografici, attraverso il riconoscimento di tutte quelle tracce lasciate dalle innumerevoli trasformazioni impresse dalla natura e dall’uomo nel corso dei millenni (Cambi 2011). L’oggetto della ricerca non è limitato soltanto ai manufatti e allo studio delle relazioni tra gruppi di individui o società, ma si estende anche agli ecofatti e alle relazioni tra queste e l’ambiente, veicolando, quindi, una concezione del paesaggio inteso come un vero e proprio “museo” dell’evoluzione culturale (Volpe 2007). Fatte salve queste premesse, si evince chiaramente che l’archeologia dei paesaggi produca una enorme messe di dati a connotazione spaziale, dal micro al macro, e che, pertanto, possa aver trovato proprio nei sistemi GIS un valido aiuto Fig. 1 - Carta generale del territorio di Populonia in epoca etrusco-romana con in evidenza le fortezze d'altura. per la gestione, l’analisi, il processamennel senso che il raster di output è contraddistinto rispettivato e la visualizzazione delle informazioni di tipo archeologico. In particolare, gli strumenti propri dello mente dal valore “1” che viene attribuito a tutte quelle celle spatial analyst consentono di approntare lo studio delle forme visibili da un determinato punto di osservazione, e dal valore di aggregazione e distribuzione spaziale dei fenomeni, la loro “0” riferito, invece, alle celle non visibili dal suddetto punmanifestazione nello spazio e le reciproche relazioni, interes- to (Wheatley 1995). La definizione dell’orizzonte visibile da sando sia contesti territoriali più o meno ampi (indagini inter- una determinata porzione della superficie terrestre soddisfa pienamente uno degli intenti programmatrici dell’archeologia sito) sia singoli siti (indagini infrasito) (Salzotti 2012). La viewshed analysis afferisce alla più generale categoria del- dei paesaggi, ovvero la complessa ricostruzione delle possibili le analisi spaziali (nello specifico, nel service pack in italiano relazioni tra la morfologia del paesaggio e i sistemi insediativi della release ArcGis 10.1, la viewshed analysis è denomina- (Pecere 2006). L’aspetto di visibilità di un luogo, infatti, è stata “campo di vista”, e si trova all’interno del tool “visibili- to per molto tempo uno degli elementi fondamentali tenuti in tà”, contenuto, a sua volta, all’interno degli strumenti di “3d considerazione dalle comunità antiche nella scelta dei territori analyst” dell’Arctoolbox) e permette l’individuazione delle per l’impianto degli insediamenti: tale aspetto, evidentemenaree visibili a partire da un determinato punto di visuale: nello te, acquistava un’importanza ancora maggiore nella scelta dei specifico, una viewshed identifica, in un raster di input, le luoghi dove si localizzavano i siti fortificati, che prevedevano celle che possono essere viste da uno o più punti di osserva- un controllo del territorio a scopo difensivo (Di Zio, Bernabei zione. Il risultato di questa analisi è sia positivo che negativo, 2009).

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Fig. 2 - Carta della visibilità cumulata da alcune fortezze del territorio di Populonia: in grigio chiaro le porzioni del territorio visibile, in grigio scuro le porzioni del territorio non visibile.

Fig. 3 - Carta della visibilità cumulata dalle fortezze di Castel di Pietra e Montemassi: in grigio chiaro la porzione di territorio visibile, in grigio scuro la porzione di territorio non visibile.

Questa considerazione è alla base della scelta dell’applicazione della viewshed analysis al caso studio di Populonia (Di Paola 2012), città etrusca che a partire dalla fine del IV secolo a.C., di fronte all’avanzata degli eserciti romani, si dota di una serie di piazzeforti e punti di controllo dislocati sull’intera compagine territoriale (le fortezze d’altura del territorio di Populonia sono attualmente oggetto di studio da parte della dott.ssa Giorgia M. F. Di Paola nell’ambito del progetto dottorale “Territori e bacini di approvvigionamento in Etruria al tempo della romanizzazione. Frontiera, ferro e fortezza d’altura nell’ager Populoniensis”, in corso presso l’Università degli Studi di Foggia. Si ringrazia anche la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana per la collaborazione) in modo apparentemente non casuale e rispettando, tra l’altro, la distanza di 10 km l’uno dall’altro (fig.1). Le domande di partenza, a questo punto, sono state le seguenti: 1) Da cosa dipende questa particolare disposizione delle fortezze sul territorio?; 2) Qual era l’orizzonte visivo fruibile dai singoli insediamenti?; 3) Erano o meno intervisibili l’uno con l’altro? Punto di partenza per la realizzazione dell’analisi di visibilità è stata la costruzione di un DEM, realizzato a partire da un modello TIN (Triangulated Irregular Network) generato da curve di livello con passo di 10 metri: i dati digitali dell’orografia del territorio derivano dalla CTR 1:10.000 della Regione Toscana. La scelta del metodo TIN consente di ottenere una descrizione dettagliata del territorio ed è finalizzata, considerando l’ampiezza dell’area in esame, ad ottenere un DEM dettagliato ed affidabile (Pecere 2006). Successivamente, sono state realizzate singole viewsheds a partire da ogni insediamento fortificato, georiferito sottoforma di feature puntuale in coordinate UTM-ED50 mediante palmare GPS Trimble GeoXT. Queste analisi, sovrapposte mediante overlay ad altri layers tematici contenenti informazioni relative alla distribuzione di altri tipologie di insediamenti archeologici di epoca ellenistica, alle ricostruzioni paleoambientali delle lagune antiche (Isola 2006) e ai bacini di approvvigionamento, hanno messo in luce le potenzialità strategiche di ogni sito ed anche i rapporti con gli altri insediamenti fortificati, per la maggior parte intervisibili l’uno con l’altro. In particolare, l’evidenza di uno stretto controllo esercitato da alcuni di questi insediamenti verso le coltivazioni dei minerali di ferro (solfuri misti) delle Colline Metallifere, ha reso necessaria l’applicazione della cumulative viewshed analysis (Wheatley 1995) (fig.2), consistente nel semplice utilizzo delle tecniche della map algebra (Gis dictionary, www.support.esri.com/en/knowledgebase/GisDictionary) per svolgere delle operazioni matematiche sulle viewsheds prodotte da ogni singolo sito.

Il risultato è un’unica mappa di visibilità, sempre contraddistinta dal valore “1” per tutte le celle visibili da un determinato punto di osservazione e dal valore “0” nel caso contrario, che mostra chiaramente come Populonia e le fortezze di Castel di Pietra, Scarlino, Monte Rombolo, Monte Pitti, Poggio Castiglione e Poggio Montioni Vecchio fossero state preposte al controllo dei giacimenti minerari campigliesi in un periodo di diffusa insicurezza ed instabilità quale dovette essere quello compreso tra la fine del IV e il II secolo a.C. L’aumento della pressione romana, infatti, dovette acuire enormemente il problema della difesa dei bacini di approvvigionamento e si tradusse in un’operazione programmatica di pianificazione della difesa del territorio e dei propri confini. In relazione a questi ultimi, poi, i risultati delle viewsheds realizzate da ogni singolo insediamento impongono la necessità di ridiscutere e di ampliare il ragionamento sulla controversia dei confini tra le poleis di Populonia, Vetulonia e Roselle, in quanto emerge chiaramente che le fortezze di Castel di Pietra e Montemassi sarebbero in collegamento ottico reciproco con il Poggio di Moscona (fig.3), accreditato, recentemente, come una fortezza d’altura del territorio di Roselle (Donati 2012). L’abitato di Segesta si trova sulla cima di Monte Barbaro, nella Sicilia occidentale. In base alla documentazione archeologica disponibile, il centro indigeno risalirebbe almeno alla seconda metà del VI sec. a.C. (fig. 4).

Fig. 4 - Carta archeologica di Segesta (Camerata Scovazzo 1996, p. 49).


Fig. 5 - Le viewshed analysises dalle torri e dall'acropoli nord di Segesta.

Le indagini di scavo sistematico condotte nell’area a partire dal 1989 dalla Scuola Normale Superiore di Pisa hanno mostrato come il massiccio del Monte Barbaro sia segnato in tarda età arcaica da una forte antropizzazione con la realizzazione, sulle due acropoli e lungo le pendici, di abitazioni parzialmente scavate nella roccia e collegate tra loro da una viabilità interna formata da sentieri (anche) gradinati, anch’essi ricavati dalla roccia (Camerata Scovazzo 1997). In piena età classica Segesta diviene un vero e proprio sito d’altura fortificato, in quanto il primo sistema difensivo, completato nel corso della prima metà del V secolo a. C., ne difende i lati N, NO e SO con tre accessi, Porta di Valle, Porta di Case Barbaro e Porta Stazzo, e undici torri a pianta quadrata (Camerata Scovazzo 2008). Questa opera costruttiva ha certamente significato: 1. definizione e delimitazione dell’area destinata alla comunità che l’ha costruita e viveva all’interno; 2. creazione di una difesa efficace per l’insediamento; 3. affermazione di una nuova forma aggregativa diversa e distinta da quelle delle comunità circostanti.

Fig. 6 - La viewshed analysis da Segesta verso Entella.

Dal punto di vista fisico, il circuito murario può essere definito come una “integrazione artificiale” di una situazione morfologica già favorevole alla difesa. Dunque trattandosi di una entità spaziale dotata di posizione e ingombro, è possibile misurare con il GIS la sua effettiva capacità di controllo del territorio a scopo difensivo (Pecere 2006). Per questi motivi, è stata realizzata una analisi di intervisibilità (viewshed analysis) a partire da vari punti di osservazione che, nel nostro caso, sono rappresentati dalle torri della cortina difensiva (fig. 5). La base spaziale su cui è stata operata l’analisi è costituita da un modello digitale di elevazione DEM, calcolato su curve di livello ogni 20 m. Il prodotto risultante da tale analisi è un’immagine raster che mostra le porzioni di territorio sottoposte a controllo e a comunicazione visiva. Segesta gode di una diretta intervisibilità con Ponte Bagni ovvero l’area delle Terme Segestane, con il Golfo di Castellammare, dove Strabone colloca l’emporion della città, con i vicini centri di Montagna Grande e Monte Polizzo, e con i siti indigeni d’altura documentati con sicurezza dal VI sec. a.C. (Monte Maranfusa, Monte Triona, Pizzo Nicolosi, Montagna Vecchia di Corleone). Dalla cinta muraria inferiore si vede anche il promontorio di Erice. Lo spazio territoriale visibile da Segesta aumenta considerando la porzione di territorio compresa nel campo visivo calcolato a partire dal punto più alto di Monte Barbaro (quota 422 m s.l.m.). Da qui si controlla l’intero pianoro di Entella (AA.VV. 1999), in particolare Pizzo della Regina e Cozzo Petraro, sul cui versante NO è stata individuata la cinta muraria tardoarcaica e classica con torrioni e una porta urbica (fig. 6). L’occupazione indigena di questi plateau sommitali, tra loro intervisibili, naturalmente difesi e, in alcuni casi, dotati di un circuito murario, caratterizza il paesaggio della Sicilia occidentale tradizionalmente definito “elimo”1(Spatafora 2003 e 2010). L’analisi di visibilità cumulativa che coinvolge tutti questi siti (fig. 7) mostra chiaramente che essi controllano l’intero corso del Belice, mentre Montagna Grande e Monte Polizzo sono volti soprattutto verso la costa occidentale dell’isola compresa tra il promontorio di Erice e la colonia greca di Selinunte. 1 Il territorio compreso nell’attuale confine comunale di Calatafimi-Segesta è oggetto di studio da parte della Dott.ssa Valentina Trotta dell’Università degli Studi di Salerno, nell’ambito del Dottorato in Metodi e metodologie della ricerca archeologica, storico-artistica e dei sistemi territoriali.

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15 Bibliografia

Fig. 7 - La visibilità cumulata dei siti indigeni arcaici nella Sicilia occidentale.

Parole

chiave

Archeologia DEM.

dei

Paesaggi;

AA.VV. (1999), Entella. Relazioni preliminari delle campagne di scavo 1992, 1995, 1997 e delle ricognizioni 1998, Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, S. IV, Pisa, 1, 1-188. CAMBI F. (2011), Manuale di Archeologia dei Paesaggi, Roma. CAMERATA SCOVAZZO R. (1996), Segesta I, la carta archeologica, Palermo. CAMERATA SCOVAZZO R. (2008), Segesta III, il sistema difensivo di Porta di Valle, Mantova. DE VIDO S. (1997), Gli Elimi. Storie di contatti e di rappresentazioni, Pisa. DI PAOLA G., PIANI P., (2012), Confini e fortezze d’altura del territorio di Populonia: indagini preliminari, in F. Cambi (a cura di), Il ruolo degli oppida e la difesa del territorio in Etruria: casi di studio e prospettive di ricerca, in Aristonothos. Scritti per il mediterraneo antico, 5, Trento, 261-297. DI ZIO S., BERNABEI D. (2009), Un modello GIS multicriterio per la costruzione di mappe di plausibilità per la localizzazione di siti archeologici: il caso della costa teramana, in Archeologia e Calcolatori 20, 309-329. DONATI L. (2012), Considerazioni sul Poggio di Moscona (Roselle), in F. Cambi (a cura di), Il ruolo degli oppida e la difesa del territorio in Etruria: casi di studio e prospettive di ricerca, in Aristonothos. Scritti per il mediterraneo antico, 5, Trento, 331-346. ISOLA C. (2006), Le lagune di Populonia dall’antichità alle bonifiche, in C. Mascione, M. Aprosio, Materiali per Populonia 5, Firenze, 469-478. PECERE B. (2006), Viewshed e cost surface analysies per uno studio dei sistemi insediativi antichi: il caso della Daunia tra X e VI secolo a. C., in Archeologia e Calcolatori 17, 173-213. SALZOTTI F. (2012), Carta archeologica della provincia di Siena Volume XI Finalità, metodi, strumenti, Siena. SPATAFORA F. (2003), Monte Maranfusa. Un insediamento nella media valle del Belice, Palermo. SPATAFORA F. (2010), Per un’ « archeologia degli incontri » : Sicani ed Elimi nella Sicilia greca, in GRECS ET INDIGÈNES DE LA CATALOGNE À LA MER NOIRE. Actes des rencontres du programme européen Ramses 2 (2006-2008), Paris. TUSA S. (2005), Fenici, Indigeni ed Elimi alla luce delle nuove scoperte, in Spanò Giammellaro A., Atti del V Congresso Internazionale di Studi Fenici e Punici, Palermo. VOLPE G. (2007), L’archeologia “globale” per ascoltare la “storia totale“ del paesaggio, in SudEst 20, gennaio-febbraio 2007, 20-21 WHEATLEY D. (1995), Cumulative viewshed analysis: A GIS-based method for investigating intervisibility and its archaeological application, in G. Lock, Z. Stancic, Archaeology and GIS: a European Perspective, London 1995, 171-185.

siti d’altura; viewshed analysis; intervisibilità;

Abstract

Autori

Giorgia Maria Francesca Di Paola dottoranda presso l’Università degli Studi di Foggia Dipartimento di Studi Umanistici Scuola di Dottorato in “Storia e archeologia Globale giorgiadipaola@hotmail.com Valentina Trotta Università degli Studi di Salerno, Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale, Dottorato in “Metodi e metodologie della ricerca artistica e dei sistemi territoriali” valentina.trotta.85@gmail.com

Viewshed

analysis, one of the most important spatial analyses in landscape archaeology,

allows us to understand the visibility of a settlement within its surrounding territory. It is here applied to two different cases. hinterland of

dei

Paesaggi”

archeologica, storico-

Populonia

First,

in the case of fortified settlements in the

that arose in the fourth century

BCE,

we can not only highlight

the area immediately visible to each individual site but also comprehend the level of intervisibility among all the sites together.

Second, we can see how in the Classical period Segesta developed into a fortified hilltop site that controlled the surrounding territory. It is possible to observe that Segesta was in direct visual contact with Ponte Bagni, the area on the Gulf of Castellammare, the indigenous hilltop sites of the upper and middle Belice valley dating from the sixth century BCE and with the promontory of Eryx.


DOCUMENTAZIONE

La modellazione 3D

Fig. 1 - La Pieve di San Giovanni Battista (retro).

applicata ai beni culturali: la

Pieve di San Giovanni Battista a Cavriglia di Elisa Rizzo

Sperimentazione ed applicazione integrata di due metodologie di rilievo, il laser scanning terrestre ed i sistemi fotogrammetrici Image-based, al fine di ottenere un modello tridimensionale fotorealistico, utile per l’estrazione di informazioni metriche, l’analisi e la divulgazione di beni architettonici.

Le moderne tecnologie di rilevamento nell’ambito dei Beni Culturali offrono nuove prospettive di applicazione sia per quanto riguarda l’acquisizione del dato metrico, sia per quanto concerne l’elaborazione e la successiva rappresentazione di oggetti di interesse archeologico e storico-artistico. In tale ambito disciplinare il rilevamento costituisce il momento primario e imprescindibile per la conoscenza metrica del bene monumentale, svolgendo altresì un ruolo fondamentale nella lettura, interpretazione e conseguente divulgazione del complesso architettonico. In tal senso un approccio metodologico che preveda l’integrazione di differenti tecniche geomatiche consente l’ottenimento di un prodotto tridimensionale dalle elevate caratteristiche qualitative senza mai compromettere l’accuratezza e l’affidabilità delle misure. Il presente lavoro intende tracciare un percorso di sperimentazione ed integrazione di due metodologie di rilievo, il laser scanning terrestre e la fotomodellazione per applicazioni di reverse engineering nell’ambito dei Beni Culturali. L’intento è quello di definire la mutua comparazione ed i reciproci benefici tra i due diversi sistemi di documentazione tridimensionale. L’integrazione delle due metodologie, in grado di fornire in modo indipendente gli elementi necessari alla modellazione tridimensionale, è stata qui utile a risolvere talune problematiche che si riscontrano nell’utilizzo univoco delle due procedure: nella fattispecie l’impossibilità di acquisire immagini da più punti di vista (soprattutto senza l’ausilio di UAV) per la fotomodellazione e la difficoltosa gestione della strumentazione in spazi angusti o con innumerevoli occlusioni, per il laser scanner medium range

qui impiegato, al fine di registrare quei minuti particolari architettonici altrimenti esclusi, o poco caratterizzati, nelle superfici scansionate. I notevoli progressi legati alla Computer Vision ed in particolare agli algoritmi di Structure From Motion, in virtù dell’economicità degli strumenti e dell’elevato livello di automazione, hanno aperto nuove prospettive nel settore archeologico e storico-artistico. La carica di rinnovamento di siffatto strumento di modellazione tridimensionale infatti si esplicita nello sviluppo di software low cost (come Photoscan) e addirittura open source. Gli algoritmi SfM, tuttavia, non garantiscono l’accuratezza propria dei sistemi di rilevamento strumentale indiretto; cionondimeno le tecniche proiettive della CV, lungi dall’essere unicamente soluzioni push-button, possono essere efficacemente affiancate ad approcci più tradizionali al fine di ottenere, soprattutto nell’ambito dei Beni Culturali, ricostruzioni tridimensionali più che soddisfacenti. La ricerca è stata in particolare condotta su un monumento di notevoli dimensioni e di pregevole fattura architettonica: la Pieve di San Giovanni Battista a Cavriglia (AR), edificata intorno all’XI secolo. Il metodo laser scanner è stato utilizzato per acquisire l’intero corpo di fabbrica della chiesa plebana; si è invece ricorso alla fotomodellazione per la registrazione di particolari minuti o di articolata conformazione. Le fasi di lavoro successive hanno comportato la pulizia delle range maps, l’allineamento delle scansioni, una lunga fase di editing, al fine di rimuovere il gran numero di elementi di disturbo e ricostruire le superfici obliterate, ed infine la fase concernente il texture mapping.

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Tecnologie per i Beni Culturali LA PIEVE DI SAN GIOVANNI BATTISTA A CAVRIGLIA La Pieve di San Giovanni Battista (Fig. 1), ricordata per la prima volta in documenti risalenti all’XI secolo, svolse un ruolo di primo piano nell’organizzazione ecclesiastica medievale valdarnese, detenendo la giurisdizione sul vasto territorio compreso tra la sponda sinistra dell’Arno e i Monti del Chianti (Repetti 1933-46). L’attuale conformazione strutturale della pieve è il risultato di numerosi e radicali rimaneggiamenti avvenuti soprattutto nel 1779. Tracce del primitivo impianto romanico sono ravvisabili solo nelle strutture perimetrali, nei pilastri e nell’abside sul cui paramento murario esterno si alternano fasce di alberese e di arenaria. Recentemente ripristinata, la chiesa presenta un moderno prospetto a doppio spiovente ed un portale coronato da una lunetta, in terracotta policroma e invetriata, riferita a Benedetto Buglioni e raffigurante San Giovannino nel deserto (databile intorno al 1500). Una torre campanaria, di moderna edificazione, è addossata al fianco destro dell’edificio (Moretti-Stopani 1974). La pieve presenta una pianta a tre navate divise da cinque valichi su pilastri a sezione rettangolare, concluse da un’unica abside e coperte da volte a crociera; le trasformazioni apportate internamente tra il 1749 ed il 1815 da Francesco Burzagli da Moncioni denotano un ricco decorativismo di gusto tardo barocco, enfatizzato da stucchi e finti marmi. FASI DI LAVORO Le fasi della pipeline di scansione 3D (Fig. 2), integrate a quelle della tecnica fotogrammetrica, possono essere così sintetizzate: 4Rilievo Laser Scanning 4Rilievo fotografico e fotogrammetrico 4Elaborazione dei dati

Fig. 2 - Le fasi della pipeline di scansione 3D.

RILIEVO LASER SCANNING La campagna di rilievo della Pieve di San Giovanni Battista si è svolta in due giornate di attività sul campo ed è stata effettuata con lo scanner terrestre a tempo di volo ScanStation 1 della Leica Geosystems. Si tratta di uno strumento ad alta velocità con accuratezza di tipo topografico, con un campo di visibilità (FOV- Field of View) di 360° sull’asse orizzontale e 270° sull’asse verticale. La portata massima del dispositivo è di circa 300 m su superfici altamente riflettenti; l’accuratezza strumentale nominale nella determinazione delle coordinate spaziali dei punti rilevati varia, alla distanza di 50 m dall’oggetto, dai 4 ai 6 mm. Tra le prestazioni operative, la Leica Geosystems dichiara una densità massima di scansione pari a 1,2 mm, con la possibilità di selezionare una griglia di scansione definibile in senso orizzontale e verticale, e una frequenza di acquisizione pari a 4000 punti/sec.

17 Le scansioni sono state effettuate da dieci stazioni posizionate intorno all’edificio ad una distanza media di circa 10 m (Fig. 3); la progettazione della campagna di acquisizioni è stata realizzata in funzione del metodo scelto per l’allineamento, l’Iterative Closest Point, un algoritmo iterativo che richiede una parziale sovrapposizione delle nuvole di punti. Le scansioni sono state impostate ad una risoluzione di 5 mm e, laddove la sovrapposizione risultava molto ampia rispetto a quella precedente, si è ritenuta sufficiente una più bassa risoluzione spaziale (1 cm), in modo da ottenere una maglia di informazioni densa ma al contempo facilmente gestibile. In particolare è stata effettuata una postazione frontale nella facciata della pieve (S1), due davanti al muro perimetrale a nord (S3-S4), una scansione dell’angolo tra la facciata e la parete nord (S2), due, ad una distanza di circa 5 m, per meglio cogliere i particolari del’abside (S9-S10) ed una dello spigolo posto tra la parete nord e quella est (S8), ove è ubicato l’attuale Oratorio della Pieve. Si è difatti ritenuto opportuno inglobare nel modello tridimensionale siffatto edificio, benché moderno, al fine di fornire una lettura architettonica più chiara e meglio inserita nel contesto urbano odierno. Le tre scansioni rimanenti (S5-S6-S7) sono invece state eseguite ad una distanza di circa 20 metri in modo da garantire una raccolta quanto più completa dei punti ricadenti sull’intera parete est ed inglobare il piano superiore dell’oratorio, la parte sommitale della chiesa e due lati del campanile. Sfortunatamente non è stato possibile l’ottenimento di una totale mappatura delle superfici, in quanto la visione della facciata dell’edificio risultava ostruita, alla base, da imponenti vasi da fiori, mentre all’abside quasi si addossava un rigoglioso albero di ulivo. Per quanto concerne il campanile poi, l’elevata altezza dello stesso non ha consentito di rilevarne le svariate zone d’ombra, determinate dalle parti aggettanti della costruzione.

Fig. 3 - Pianta delle stazioni laser scanning rispetto al complesso architettonico.

RILIEVO FOTOGRAFICO E FOTOGRAMMETRICO La campagna di rilevamento fotografico ha riguardato sia l’acquisizione di immagini High Dynamic Range, per il texture mapping, sia la registrazione di fotogrammi per l’esecuzione del rilievo fotogrammetrico. Il rilievo fotografico è stato effettuato mediante fotocamera digitale Canon EOS 50D da 15 Megapixel con obiettivi 1740 e 28-135 mm. Per ciascuna delle ventitré postazioni sono state eseguite cinque prese fotografiche a differenti esposizioni al fine di ottenere immagini nitide per ogni singola condizione di luminosità. A tal fine è indispensabile avere a disposizione un treppiede, per evitare che anche piccole vibrazioni compromettano l’acquisizione del fotogramma; risulta inoltre preferibile l’utilizzo di un obiettivo grandangolare che assicuri un’ampia superficie di abbracciamento, in modo da ottenere un numero ridotto di immagini ed agevolare così la fase di post-processing.


In questo frangente è stato difatti adoperato un obiettivo 17-40 mm per la ripresa dell’intero complesso architettonico, mentre per la lunetta raffigurante San Giovannino nel deserto, posta al di sopra del portale dell’edificio, si è ritenuto più vantaggioso l’utilizzo dell’obiettivo 28-135 mm. Il rilievo fotogrammetrico è stato eseguito su taluni particolari della pieve la cui visione risultava ostruita rispetto alla postazione del dispositivo laser o che apparivano scarsamente particolareggiati per la complessa ed articolata conformazione delle superfici. Mi riferisco in particolare alla lunetta la cui acquisizione, a causa della forte riflettività del materiale impiegato (terracotta invetriata) e per i limiti di risoluzione dello strumento che non scendono al di sotto dei 5 mm, risultava affetta da disturbi e quindi poco accurata. Sono stati poi rilevati dettagli riferibili alla facciata, come i lati dei pilastri modanati, e la parte inferiore di entrambe le porte bugnate che scandiscono il prospetto. É stata altresì eseguita l’acquisizione di parte della parete nord, laddove si addossano ,alla chiesa plebana, i locali de “La Cantinetta” e l’Oratorio della Pieve, ove le registrazioni laser scanning sono state effettuate con una accuratezza spaziale di 1 cm in virtù del fatto che si trattava di edifici di moderna edificazione. La fase di acquisizione delle prese è stata condotta con l’ausilio della macchina digitale summenzionata, mantenendo il diaframma con una apertura media in modo da mettere bene a fuoco l’intera scena, evitando gli effetti di diffrazione, ma senza diminuire eccessivamente la profondità di campo. Le superfici di interesse sono state quindi riprese con una serie di fotografie sovrapponibili, ottenute posizionando la camera intorno alla superficie da rilevare. I fotogrammi acquisiti sono stati elaborati con il software di fotomodellazione Agisoft Photoscan (Fig. 4); la procedura prevede le seguenti fasi:

lista definitiva delle coppie, selezionate in base alla loro coerenza con un modello dell’oggetto. Gli elementi puntuali vengono selezionati dai cosiddetti interest operators, mentre quelli lineari dagli edge detectors. Perché la soluzione non sia deviata da false corrispondenze ed outlier, l’ultima fase di elaborazione richiede un algoritmo di calcolo sufficientemente robusto. Agisoft Photoscan utilizza in questo frangente un algoritmo simile al ben noto SIFT, ma che permette di ottenere un orientamento dei fotogrammi lievemente più accurato. Per quanto concerne la risoluzione dei parametri di orientamento interno ed esterno, il software utilizza un algoritmo greedy al fine di definire spazialmente le varie prese fotografiche e affina l’operazione mediante un algoritmo di bundle adjustment (REMONDINO-FRASER 2006). La generazione del modello poligonale infine può avvenire mediante differenti algoritmi di processamento; il metodo più veloce utilizza un approccio multi-view. In maniera analogamente automatica si è passati all’esecuzione delle ultime due fasi della consueta procedura di fotomodellazione: la generazione della mesh e la proiezione della texture.

4Calibrazione della macchina fotografica 4Allineamento dei fotogrammi 4Generazione della mesh 4Proiezione della texture Le strategie per l’orientamento automatico che sfruttano gli applicativi della Computer Vision sono denominate Structure From Motion o Structure And Motion; tali algoritmi consentono di stimare simultaneamente i parametri di orientamento interno ed esterno e le coordinate dei punti oggetto. Per ottenere una ricostruzione ottimale della geometria dell’oggetto, è necessario effettuare una procedura di auto-calibrazione della camera utilizzata mediante un sistema risolvente ai minimi quadrati (bundle adjustment), in cui possono essere inserite informazioni aggiuntive sul blocco (punti di appoggio, interdistanze note, ecc.); taluni software consentono pure l’ esecuzione di una calibrazione on-the-job, ovvero nel corso e nelle condizioni effettive del rilievo. A questo scopo è stato qui utilizzato il reticolo di calibrazione, dalla conformazione a scacchiera, implementato all’interno del software. Agisoft Photoscan, implementa l’algoritmo di Feature Matching in grado di estrarre informazioni invarianti rispetto a rotazioni, variazioni di scala e distorsioni radiometriche. Viene eseguita primariamente una selezione di entità distinte in tutti i fotogrammi (feature detection); si passa poi alla costruzione di una lista preliminare di coppie, corrispondenti sulla base di misure di similarità fra le entità, nella quale è presente una percentuale significativa di accoppiamenti errati; si giunge infine all’elaborazione di una

Fig. 4 - Screenshot del software Agisoft Photoscan.

ELABORAZIONE DEI DATI L’elaborazione delle nuvole di punti acquisite è stata eseguita dapprima su Cyclone 6.0, software proprietario della Leica Geosystems, eliminando il rumore dovuto essenzialmente alla divergenza del fascio laser in presenza di angoli retti; durante la medesima fase è stata effettuata la pulitura di tutti gli elementi spuri o legati a disturbo come vegetazione, cavi elettrici, impianti di illuminazione ecc. Durante la fase successiva si è proceduto all’allineamento delle singole scansioni, mediante il software Polyworks Innovmetric, al fine di ottenere un’unica nuvola di punti (Fig. 5). Tale procedura è stata attuata mediante un algoritmo di surface matching, in particolare l’Iterative Closest Point (ICP), in grado di allineare le parti comuni delle scansioni adiacenti attraverso la minimizzazione delle distanze tra esse. Tale algoritmo, implementato nel modulo IMAlign del software, parte dall’allineamento approssimato di una coppia di scansioni effettuata mediante la rototraslazione per punti omologhi dell’una rispetto all’altra, per poi passare alla stazione successiva. La fusione delle porzioni scansionate è stata poi ottimizzata mediante la compensazione automatica del software attuata dal summenzionato algoritmo iterativo.

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Fig. 5 - Allineamento delle scansioni laser e dei modelli derivanti dal rilievo fotogrammetrico in Polyworks Innovmetric.

L’allineamento dei modelli ottenuti tramite tecnica fotogrammetrica è stato similmente condotto sulle scansioni laser precedentemente orientate. Dopo aver ridotto la sovrapposizione tra le range maps, sono stati impostati i parametri di interpolazione per la generazione della mesh poligonale, concernenti la massima distanza tra due punti da interpolare e la risoluzione. Il risultato prodotto è stata una superficie triangolata ad alta risoluzione che necessitava nondimeno di una accurata fase di editing; il modello ottenuto presentava infatti occlusioni medio-grandi, determinate da svariati elementi di disturbo, e vaste zone d’ombra originate dalla mancata registrazio-

Fig. 6 - Occlusione dei buchi e correzione della mesh.

19 ne, per ovvi motivi logistici, di talune superfici durante le fasi di acquisizione del monumento. Le porzioni lacunose sono state in tal modo ricostruite e corrette mediante i tools di estrusione, riempimento, creazione di nuovi triangoli e suddivisione degli stessi; la procedura ha comportato l’impiego di circa un mese di lavoro (Fig. 6). Contemporaneamente è stata attuata, in modo pressoché automatico, la procedura di fusione dei fotogrammi precedentemente acquisiti con la susseguente creazione di immagini HDR, mediante il software fotografico Photomatix Pro. Per ottenere un modello tridimensionale fotorealistico è stato necessario applicare le immagini ad alta risoluzione, ottenute mediante il merge HDR, ai vari frammenti del modello poligonale. Il processo di texture mapping è stato eseguito attraverso 3DReshaper, un software in grado di riconoscere e conseguentemente associare i punti omologhi presenti sul fotogramma e sul modello tridimensionale. è stato necessario dunque individuare e selezionare almeno quattro punti omologhi, omogeneamente distribuiti, sulla superficie di ciascuno dei blocchi generati. Indispensabile è risultata pure la procedura di bilanciamento dei valori di esposizione dei singoli fotogrammi, a causa delle dissimili condizioni di luminosità durante le riprese. Il problema è risultato infatti ben evidente nella presenza di cuciture delle giunzioni dei singoli sottoinsiemi: la correzione radiometrica è avvenuta mediante l’utilizzo di appositi software grafici, quali Adobe Photoshop, impiegato pure per l’eliminazione sui fotogrammi degli elementi spuri e per la ricostruzione delle porzioni mancanti.


Fig. 7 - Il modello 3D fotorealistico della Pieve di San Giovanni Battista (facciata).

CONCLUSIONI Il lavoro condotto ha consentito l’ottenimento di un modello tridimensionale fotorealistico e notevolmente accurato (Figg. 7-8), utile per l’estrazione di informazioni metriche. L’apporto della fotomodellazione è stato a tal fine soddisfacente, sebbene l’affidabilità di tali applicazioni sia considerata generalmente limitata. E' stato infatti verificato come, alla fine del processo di allineamento, le nuvole di punti ottenute mediante acquisizione laser scanning e rilievo fotogrammetrico siano risultate perfettamente coincidenti. In virtù dei risultati ottenuti è dunque possibile affermare che, nell’ambito dei Beni Culturali, l’impiego delle tecniche di fotomodellazione, a complemento dei sistemi di rilevamento strumentale diretto, offre innumerevoli vantaggi in termini di contenuto informativo della registrazione, rapidità di esecuzione, economicità degli strumenti e finanche di accuratezza della misura. Ringraziamenti

Il progetto è stato svolto presso ATS – Archaeolandscapes Tech & Survey, società spin off dell’Università di Siena. Ringrazio il Prof. Campana per avermi dato la possibilità di svolgere il progetto e per aver messo a disposizione la strumentazione necessaria. Un ringraziamento particolare va al Dott. Matteo Sordini che, con pazienza e dedizione, mi ha sostenuta durante tutto il percorso.

Abstract

This paper aims to trace a path of experimentation and integration of two survey methods, terrestrial laser scanning and photo-modeling in the field of Cultural Heritage. The aim is to define the mutual comparison and reciprocal benefits between the two different systems of three-dimensional documentation. The research was carried out on the church of San Giovanni Battista in Cavriglia (AR), built around the XI century. The laser scanning method was used to scan the entirebody of the building of the church; photo-modeling has been used instead for recording of small parts or articulated shape.

Parole

chiave

Beni architettonici; laser scanning terrestre; sistemi fotogrammetrici Image-based

Autore Fig. 8 - Particolare del modello 3D texturizzato (lunetta raffigurante San Giovannino nel deserto).

Elisa Rizzo -

elisa.rizzo@alice.it

- ATS – Università

degli studi di

Siena

Bibliografia

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3D Technologies & Multimedia

Soluzioni 3D per la valorizzazione dei Beni Culturali Trattamento dati cartografici e laser scanner Modellazione 3D fotorealistica Visualizzazione 3D real-time, tour virtuali Sviluppo applicazioni 3D interattive multipiattaforma

20 ArcheomaticA N°3 settembre 2013 www.sjmtech3d.com | info@sjmtech3d.com


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RESTAURO

I Dialoghi dell’arte: Caravaggio incontra Vasari di Giulia Silvia Ghia, Maria Beatrice De Ruggieri, Matteo Positano, Marco Cardinali

Fig. 1 – Caravaggio, La Maddalena Penitente, totale all'ultravioletto.

VERDERAME progetto cultura, un’associazione no profit al servizio dei Beni Culturali, con il suo organico di professionisti affermati nei diversi settori dei beni culturali e in particolare nel settore della conservazione, del restauro e della diagnostica ha ultimamente terminato il primo di una serie di progetti dal titolo I Dialoghi dell’Arte. L’intento è quello di offrire un punto di vista diverso per considerare i temi dell’intervento conservativo e delle ricerche tecniche, allargando lo sguardo ai diversi contenuti culturali rispecchiati dalle opere. Attraverso il coinvolgimento di studiosi in un ciclo di conferenze e del pubblico tramite incontri tecnici, il dialogo tra i dipinti coinvolti nel progetto Caravaggio incontra Vasari ha lasciato emergere quelle pluralità di prospettive e molteplicità di voci che hanno permesso di ricondurre l’opera d’arte al centro di un contesto culturale ampio.

I

l Dialogo, che è stato ospitato nella prestigiosa cornice della Galleria Doria Pamphilj si è intessuto sui contrasti tra un capolavoro di Caravaggio, genio così acclamato nella nostra epoca, e un’opera somma, ma non conosciuta, di Giorgio Vasari. La Maddalena penitente, che è uno dei principali capolavori della Galleria Doria Pamphilj e necessitava di manutenzione, ha così anche fatto da traino per poter intervenire con fondi di privati su una situazione conservativa ben più complessa, quella della grande tavola del maestro aretino raffigurante la Deposizione. Il dialogo più nascosto e sottile è corso invece sul filo della storiografia artistica e di ciò che questa ha significato per il giudizio critico dei secoli passati: Caravaggio pittore ‘senza disegno’ è, nelle parole di Giovanni Baglione, come Giorgione in quelle di Vasari. Presso la stessa Galleria Doria di Roma è stato realizzato un cantiere “a porte aperte” dove il pubblico ha potuto seguire le fasi dei lavori attraverso una porta trasparente. Durante lo svolgimento dei lavori di restauro sono stati organizzati, oltre a degli incontri tecnici all’interno dell’area di cantiere, anche un ciclo di conferenze, in corso di pubblicazione, affidate ad studiosi di diverse discipline quali tra gli altri Maria Clelia Galassi, Giulia Ceriani, Lorenzo Pericolo, Andrea Damiani, Giovanni Bietti e Salvatore Settis, i quali hanno potuto, dalle specifiche prospettive disciplinari, allargare l’orizzonte oltre i temi più strettamente storico-artistici.

L’intervento conservativo realizzato sulle due opere protagoniste del progetto è stato preceduto e accompagnato da una campagna diagnostica che ha avuto il duplice scopo di approfondire la conoscenza della tecnica esecutiva utilizzata dagli artisti ma anche di definire i materiali costitutivi dei manufatti in modo da guidare nel miglior modo possibile l’intervento di restauro. Mentre la grande tavola del Vasari (297x188 cm) riposava all’interno di un sacco per 40 giorni, privata dell’ossigeno per il trattamento anossico antitarlo, i lavori iniziavano sulla Maddalena con le indagini preliminari. Il problema fondamentale di quest’opera era un forte ingiallimento superficiale dovuto all’alterazione degli strati di vernici. L’osservazione in luce ultravioletta (Fig. 1 ) e la comparazione con le stratigrafie su sezione lucida avevano mostrato che la pellicola pittorica era infatti offuscata da almeno due strati di vernici stese in modo disomogeneo, di cui quella più a contatto con la pittura poteva riferirsi all’ultimo intervento noto sull’opera e risalente al 1927; di questo intervento non è certa la reale entità, ma è ipotizzabile che in tale momento sia stata effettuata anche una verniciatura superficiale. E’ molto plausibile che in seguito, viste anche le numerose esposizioni a cui il dipinto ha preso parte, l’opera sia stata verniciata almeno un’altra volta. A riprova erano evidenti segni di sgocciolature ben visibili sulle parti bianche del dipinto (Fig. 2).

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Fig. 2 - Caravaggio, La Maddalena Penitente, dettaglio della manica con tracce di vernice.

Gli esami radiografici e riflettografici hanno permesso di documentare il discreto stato di conservazione, mettendo in evidenza delle piccole cadute di pellicola pittorica, stuccate in precedenti restauri. Il procedimento esecutivo si avvale della definizione della figura mediante un disegno soggiacente sottile e di contorno, evidenziato in più parti ed eseguito su una mestica di colore bruno chiaro. L’assetto della figura viene precisato in corso d’opera mediante sovrapposizioni, ampliamenti e aggiustamenti, evidenti principalmente sulla veste. L’intervento di assottigliamento e asportazione delle vernici alterate ha preso avvio dall’esecuzione del test di solubilità del materiale filmogeno di Wolbers-Cremonesi, condotto con miscele di ligroina (idrocarburo alifatico de aromatizzato), etanolo e acetone a concentrazione e polarità note. La prima miscela che ha mostrato sufficiente efficacia nel solubilizzare lo strato di vernice è stata la miscela LE 4 composta di ligroina e etanolo in rapporto 60%-40% con parametro di solubilità Fd 73. Sulla base di questi parametri è stato realizzato un solvent gel composto di ligroina e isopropanolo. La pulitura della pellicola pittorica è stata condotta in maniera differenziata graduale con l’ausilio dell’ultravioletto e del video-miscroscopio, che hanno permesso di documentare le diverse fasi di assottigliamento delle vernici. Mentre sulle campiture gialla e grigio-azzurra delle vesti della Maddalena è stato operato un assottigliamento quasi totale della vernice, così come sul pavimento e sul fondo, differentemente sulla camicia si è deciso di non arrivare alla rimozione totale. L’innovativa analisi MaXRF, condotta dal prof Koen Janssens e da Geert Van der Snickt dell’Università di Anversa, ha permesso, infatti, di determinare in maniera inequivocabile, la presenza di un antica aggiunta nella parte alta della camicia. Tra i pigmenti che compongono il merletto con cui termina la camicia è presente il giallo di Napoli (antimoniato di piom-

Fig. 3 - MaXRF immagine della distribuzione dell'antimonio, elemento caratteristico dell'antimoniato di piombo

bo) (Fig.3), che conferisce al bianco un tono decisamente più caldo. Nelle rimanenti parti dell’indumento questo pigmento è assente e la cromia risulta di un tono decisamente più freddo. E’ dunque molto probabile che l’aggiunta del merletto sia stata eseguita quando il bianco delle maniche originali risultava già leggermente ingiallito. A seguito di quanto emerso l’assottigliamento della vernice stesa sulla camicia si è potuto spingere, dunque, fino a creare un accordo cromatico tra i due bianchi. Al termine della pulitura sono emerse molte piccole perdite di film pittorico corrispondenti ad abrasioni sulla parte aggettante del filato della tela, degrado stabile che non ha richiesto un intervento di consolidamento e, in corrispondenza della testa della Maddalena, una stesura pittorica originale di colore nerastro, probabilmente un “ombra riportata” che, emersa in precedenti ed empirici restauri, era stata ricoperta. La lettura dell’insieme è stata ripristinata con un lavoro a punta di pennello, prima ad acquerello poi con colori per il restauro Gamblin, che ha completato l’intervento. Assai differente per problematiche rilevate e impegno professionale è stato l’intervento sulla tavola del Vasari. Al termine dell’anossia la tavola è stata sottoposta alla radiografia che ha evidenziato l’ottimo stato di conservazione delle nove assi che compongono il supporto ligneo.


Fig. 4 –Caravaggio, La Maddalena Penitente, dopo il restauro.

Fig. 5 - Giorgio Vasari, Deposizione, dettaglio della Maddalena prima della fase del ritocco.

Dai raggi X risultavano infatti scarse le tracce di danni causati dagli insetti xilofagi ai diversi elementi costituenti la tavola. Inoltre la lettura radiografica ha permesso di comprendere la tecnica di assemblaggio del manufatto, eseguito mediante l’inserimento di numerose ranghette e con incollaggio a giunti vivi, e quindi di individuare esattamente i punti di criticità che potevano rivelarsi sulla superficie dipinta. Al contrario la pellicola pittorica e gli strati estetico-protettivi finali testimoniavano, già solo all’osservazione diretta, il pessimo stato conservativo in cui l’opera è a noi giunta. Il manufatto era compromesso da ampie zone affette da microcadute del film pittorico, macchie brune e una cospicua patinatura superficiale; numerosi ritocchi localizzati e ripassature ad olio e vernice, con evidenti e frequenti alterazioni, completavano un quadro alquanto drammatico. La pellicola pittorica era così interrotta da miriadi di micro cadute di varia forma, localizzate in modo disomogeneo sulla superficie del dipinto ma più concentrate nelle campiture scure (Fig. 5). A contatto con la pellicola pittorica si trovavano anche una grande quantità di piccole macchie brune, molto dure da rimuovere meccanicamente e di difficile solubilizzazione, saldamente aggrappate all’olio. Anche queste macchie erano maggiormente concentrate nelle campiture scure, nel cielo e in generale nelle aree periferiche del dipinto. Non è chiaro se la causa di tale degrado sia da imputare a un difetto costitutivo o a influenze di passati interventi di restauro sull’opera. Sono presenti infatti alcune tipologie di cretto che lasciano ipotizzare l’azione di solventi aggressivi responsabili di aver consumato strati superficiali della pittura, principalmente i “mezzi toni”, o di aver abraso e reso più trasparenti campiture già molto delicate; è il caso della veste violetta della dolente di destra o del manto rosso del san Giovanni. Tuttavia, accanto ad aree degradate, ve ne erano altre quasi perfettamente conservate.

Certamente si è trattato di fenomenologie che si sono manifestate nel tempo, dal momento che a contatto con la pellicola pittorica è stata applicata sull’intera superficie, in tempi non precisabili ma comunque non recenti, una patina bruno grigiastra talvolta molto spessa. Le analisi in spettroscopia infrarossa eseguite in situ con tecnica di riflettenza hanno indicato tracce di materiale proteico, suggerendo l’impiego di una colla animale. La patina, sensibile alle variazioni di pH, aveva lo scopo di consolidare e saturare dei difetti di adesione già ampiamente manifestatisi. Infatti, per integrare l’immagine pittorica fortemente interrotta da lacune e macchie, in passato l’opera è stata ritoccata a più riprese. I ritocchi più antichi, a contatto con la materia originale, risultavano ad olio e, poco estesi, si trovavano in corrispondenza di lacune vistose ma molto difficili da rimuovere meccanicamente e al contempo poco solubili. Vi era poi un’ampia quantità di ritocchi e ripassature realizzati con colori a vernice, alterati cromaticamente o erroneamente intonati. Il tutto era letteralmente ricoperto e offuscato da due strati con differente resa in fluorescenza ulSCHEDA TECNICA Date: gennaio – settembre 2013 Restauro: Giulia Silvia Ghia, Paolo Roma, con la collaborazione di Emanuela Comito, Grazia Del Giudice, Fiorella Pezzotti, Claudia Berlini Indagini diagnostiche: Emmebi diagnostica artistica (Marco Cardinali, M. Beatrice De Ruggieri, Matteo Positano), con la collaborazione di Stefano Ridolfi (Ars Mensurae) e di Koen Jannsens e Geert Van der Snickt (Dipartimento di Chimica, Università di Anversa) Indagini eseguite: Macrofotografia, microfotografia, fluorescenza UV, riflettografia IR (1700nm), radiografia digitale, stratigrafia su sezione lucida, microanalisi al microscopio elettronico a scansione (SEM-EDS), spettrofotometria infrarossa in riflettanza (FT-IR), fluorescenza dei raggi X (XRF), macro-XRF (Ma-XRF) Un ringraziamento particolare va ai principi, al personale della Galleria e di Arti Doria e agli sponsor che hanno sostenuto la realizzazione del progetto.

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Tecnologie per i Beni Culturali travioletta, ma per ambedue riconducibile a quella delle vernici terpeniche alterate, ben visibili nelle sezioni stratigrafiche eseguite, che davano una risultante giallo ambrato- brunastro a tutta la superficie. La pulitura è proseguita per gradi. In una prima fase è stato eliminato lo sporco grasso dalla superficie effettuando quindi una “pulitura della vernice” condotta con una miscela detergente di citrato di ammonio in concentrazione 3% a pH 7. Questo passaggio ha garantito un primo livello di leggibilità dell’opera sufficiente per progettare le successive fasi di intervento. Successivamente è stata valutata la solubilità del film di vernici mediante test di solubilità del materiale filmogeno di Wolbers-Cremonesi, come per la Maddalena. La miscela che ha dimostrato un’efficacia maggiore nel solubilizzare lo strato di vernice è stata la miscela LE 6 composta di ligroina e etanolo in rapporto 40%-60% con parametro di solubilità Fd 60 e sulla base di questi parametri è stato realizzato un solvent gel composto di ligroina e isopropanolo. Ha preso avvio, quindi, la pulitura della pellicola pittorica dalle patine e dalle macchie. Ambedue gli elementi spuri hanno dimostrato sensibilità alle variazioni del pH in senso alcalino, sono quindi stati formulati dei gel basici di isopropanolo a pH 7 - 7,5 - 8 - 8,5, per calibrare l’azione nelle singole aree in base allo spessore e alla consistenza dello sporco da rimuovere. Laddove la materia estranea alla pellicola pittorica era particolarmente tenace si è operato con gel basico di isopropanolo e benzolo a pH 8 e 8,5, riducendo al massimo l’applicazione di tali prodotti solventi. Proseguendo nella pulitura, diverse tracce esecutive sono emerse. Estremamente rilevante in merito è stata la ripresa all’infrarosso che ha mostrato un esteso disegno soggiacente che definisce i profili delle figure e che probabilmente è l’esito congiunto del riporto da cartone e di integrazioni a mano libera. La com-

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Fig. 6 – Giorgio Vasari, Deposizione, dettaglio della figura della Maddalena dopo il restauro.


posizione presenta numerose modifiche e aggiustamenti, rivelando che la prima idea di progetto è stata arricchita in corso d’opera, sia nel passaggio dal momento disegnativo a quello della stesura pittorica, sia durante l’esecuzione pittorica stessa. L’ultima parte del restauro ha riguardato la presentazione estetica. Con l’ausilio di lenti è stato “ricucito” lo strato pittorico a punta di pennello con colori ad acquerello (Fig. 6). Dopo una prima stesura di vernice il lavoro certosino è proseguito coprendo le piccole macchie brune e accompagnando l’insieme con velature eseguite con colori per il restauro Gamblin.

Abstract

VERDERAME project culture, a non-profit organization at the service of Cultural Heritage, with its staff of experienced professionals in the various fields of cultural heritage and in particular in the field of conservation, restoration and diagnostics has recently completed the first of a series of projects with the title

The Art

dialogues.

The

intent is to offer a different point of view

to consider the issues of the conservation and technical research, widening the gaze to the different cultural contents reflected in the works. between the paintings involved in the project

Caravaggio

meets

The dialogue Vasari has left

out the plurality of perspectives and multiplicity of voices that have allowed us to bring back the artwork at the center of a broad cultural context.

Parole

chiave

BENI CULTURALI; CONSERVAZIONE; RESTAURO; DIAGNOSTICA; CARAVAGGIO; VASARI

Autori

Giulia Silvia Ghia, Maria Beatrice De Ruggieri, Matteo Positano, Marco Cardinali gs.ghia@verderameprogettocultura.it www.verderameprogettocultura.it

Fig. 7 – Giorgio Vasari, Deposizione prima del restauro.

Fig. 8 – La Deposizione della Croce dopo il restauro.

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MUSEI E FRUIZIONE

Realtà A umentata , R icostruzioni 3D e i

‘T eche P arlanti ’

svelano

T esori E truschi Di C erveteri

La Necropoli della Banditaccia. Il sito Unesco che grazie alle

Fig. 1 - Mappa della Necropoli (da OpenStreetMap.org)

installazioni multimediali del Distretto Tecnologico per i beni e le attività Culturali gestito da Filas per conto della Regione Lazio, riporta il visitatore nell’affascinante mondo degli Etruschi, in un viaggio tra mondo reale e virtuale. Un percorso che parte dalla Necropoli per arrivare al Museo Nazionale Archeologico di Cerveteri, il ‘Museo Vivo’ dove, l’ultimo degli interventi realizzati permette ai millenari reperti archeologici di riprendere vita attraverso “teche parlanti”.

di Maria Rita Minelli

A

vanzate tecniche di spettacolarizzazione per mostrare ‘dal vivo’ ai visitatori come erano le tombe etrusche e i loro tesori più di duemila anni fa, ma anche ‘teche parlanti’ all’interno del museo sono gli allestimenti multimediali del progetto ‘Cerveteri e gli Etruschi’, posti rispettivamente nella Necropoli della Banditaccia e al Museo Nazionale Archeologico di Cerveteri. Gli interventi di valorizzazione del sito arricchiscono i tradizionali percorsi di visita, coniugando archeologia e strumenti hi-tech. Tali interventi rientrano nell’ambito delle azioni del Distretto Tecnologico per i beni e le attività Culturali del Lazio (DTC) - il sistema integrato per valorizzare il patrimonio culturale del territorio attraverso le tecnologie digitali - gestito dalla Finanziaria Laziale di Sviluppo per conto della Regione Lazio e sono stati realizzati dalla società Mizar grazie anche alla dedizione e collaborazione della Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale.

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Tecnologie per i Beni Culturali

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Fig. 3 - Tomba dei Vasi Greci.

GLI ALLESTIMENTI MULTIMEDIALI NELLA NECROPOLI DI CERVETERI La Necropoli della Banditaccia - la più estesa necropoli antica di tutta l’area mediterranea e patrimonio Unesco - è uno dei più rappresentativi luoghi legati agli etruschi nell’Alto Lazio, la cui visita è un’esperienza di grande suggestione, grazie all’originalità e qualità dei reperti e al loro ottimo stato di conservazione. Attraverso tecniche di spettacolarizzazione e ricostruzione virtuale, le installazioni presenti nelle tombe accolgono il visitatore con un’illuminazione suggestiva della struttura, mentre la voce narrante lo aiuta a scoprire le diverse caratteristiche architettoniche, così importanti in questa Necropoli. Poi, lentamente, inizia la proiezione delle ricostruzioni che immergono il visitatore in un’atmosfera magica accompagnata da un commento che non è solo un racconto, ma che cerca di evocare suggestioni ed emozioni, dando significato alle immagini. L’attenzione è sempre su ciò che si vede, ma è quello che si dice che guida il percorso mentale dello spettatore, immergendolo in un mondo di sensazioni sonore e visive che si stimolano a vicenda. Tra gli obiettivi di ‘Cerveteri e gli Etruschi’, c’è anche quello di riportare in modo virtuale alla Necropoli gli oggetti in essa ritrovati e ‘ricollocarli’ nel loro luogo di origine. Gli oggetti che oggi sono per ragioni di sicurezza custoditi all’interno di musei, ritornano quindi, virtualmente al loro posto e possono essere ammirati in tutto il loro splendore grazie a un’esperienza coinvolgente e spettacolare oltreché istruttiva. INTRODUZIONE NELLA SALA MENGARELLI Ad aprire il viaggio nel mondo etrusco, il filmato introduttivo realizzato da Piero Angela: uno speciale documentario con effetti grafici e ricostruzioni, che costituisce un’essenziale contestualizzazione non solo delle tombe e degli arredi che il pubblico vedrà durante la visita, ma anche

dell’ambiente storico e culturale che ha segnato la nascita e lo splendore della civiltà etrusca. Un grande plastico animato racconta la storia geologica e morfologica dell’area. I visitatori potranno inoltre apprendere le modalità di scavo e costruzione dei grandi tumuli della Necropoli, attraverso un modello in scala dinamico ed interattivo (vedi fig. 2 Plastico di un tumulo). Segue la proiezione di un filmato 3D: è possibile ammirare in tre dimensioni, sospesi nella sala, i reperti provenienti dalla Necropoli di Cerveteri ed oggi custoditi nei musei. La forza comunicativa di questa tecnologia, applicata alla didattica, rende particolarmente attraente la descrizione dei reperti, aiuta a metterne in evidenza i dettagli più interessanti, a contestualizzarli e a raccontarne la funzione nella vita degli Etruschi. Si tratta di un’esperienza di grande potenzialità divul- Fig. 2 - Plastico di un Tumulo gativa e unica nel suo genere in Italia. LA VISITA DELLA NECROPOLI Un sistema di nuovi allestimenti originali e coinvolgenti all’interno della Necropoli della Banditaccia di Cerveteri permette una migliore comprensione del patrimonio archeologico etrusco e diviene un elemento di attrazione finalizzato ad incrementare il flusso turistico. Il sistema si fonda su un’originale modalità di fruizione la cui caratteristica è quella di miscelare il mondo reale e quello virtuale all’interno delle tombe della Necropoli per far “parlare le pietre” e narrare le storie nascoste di questi ambienti straordinari che sono arrivati sino a noi dopo essere rimasti sepolti per oltre due millenni.


Figg. 4, 5, 6, 7 - Tomba dei Vasi Greci.

Qui i corpi dei defunti venivano portati per il loro viaggio verso l’aldilà; la Necropoli era il luogo di congiunzione tra la terra e il cielo e nelle tombe venivano collocati oggetti appartenuti al defunto per accompagnarlo nel lungo viaggio verso una nuova vita. Oggi questi oggetti non ci sono più, per la maggior parte trasferiti nei musei. Ma grazie alle tecnologie è possibile rivedere le tombe come erano al tempo degli Etruschi, con i loro spettacolari corredi, e rivivere alcune suggestioni del rito funebre. Per fare questo sono stati fusi elementi diversi in un insieme armonico: gli effetti luminosi, quelli sonori, la ricostruzione degli oggetti e delle strutture mancanti, la narrazione audio. Entrando in una tomba dove è stato installato un allestimento, il visitatore si rende subito conto che si tratta di interventi non invasivi che rispettano una precisa gerarchia: la funzione primaria è affidata alla realtà, che possiede la forza insostituibile dell’autenticità, mentre tecnologia e virtualità svolgono la funzione di supporto e arricchimento. All’interno delle tombe il visitatore è accolto da un’illuminazione suggestiva della struttura mentre la voce narrante lo aiuta a scoprire le diverse caratteristiche architettoniche, così importanti in questa Necropoli.

Poi, lentamente, inizia la proiezione delle ricostruzioni che immergono il visitatore in un’atmosfera magica accompagnata da un commento che non è solo un racconto, ma che cerca con discrezione di evocare suggestioni ed emozioni, dando significato alle immagini. L’attenzione è sempre su ciò che si vede, ma è quello che si dice che guida il percorso mentale dello spettatore, immergendolo in un mondo di sensazioni sonore e visive che si stimolano a vicenda. Il visitatore ha così l’impressione di “entrare” nel mondo etrusco attraverso un racconto stimolante, in cui si fondano rigore scientifico e chiarezza divulgativa. Parole e immagini che si incontrano “in situ” e non ”altrove”, in un ambiente unico al mondo, patrimonio dell’umanità, ricchissimo di reperti e connotato da un paesaggio suggestivo. L’allestimento nella Necropoli ha riguardato otto tombe scelte tra le più rappresentative dell’area, valorizzandone quattro con effetti luminosi e sonori, e quattro anche con filmati e proiezioni (tutti gli audio sono disponibili in sei lingue). Le tombe dotate di avanzate tecniche di spettacolarizzazione, attraverso proiezioni audiovisive, ricostruzioni virtuali e effetti sonori mostrano ‘dal vivo’ come queste erano più di duemila anni fa, riproducendo le atmosfere del tempo, la concezione della vita e della morte di questa civiltà.

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Tecnologie per i Beni Culturali Corredi, ampolle e arredi vengono ricostruiti nelle tombe con assoluto rigore scientifico e rispetto per la sacralità dei luoghi. Caratteristica principale delle applicazioni è infatti il mix non invasivo tra mondo reale e virtuale: la priorità è data all’autenticità del reperto archeologico, per il quale la tecnologia è solo un arricchimento. Le proiezioni, gli effetti luminosi e sonori riportano al loro posto gli oggetti che un tempo realmente ornavano la tomba e che oggi sono custoditi nei musei. Oggetti che raccontano attraverso la voce di Piero Angela, usanze e riti funebri propri dell’epoca. 1.Tomba del Pilastro (fig. 8) Grazie alla ricostruzione virtuale realizzata all’interno della tomba, il visitatore è coinvolto dalle suggestioni di un rito funebre, in un ambiente corredato anche dalla proiezione di alcuni affreschi delle tombe di Tarquinia. La Tomba del Pilastro appartiene alla fase costruttiva più recente della Necropoli della Banditaccia. La sistemazione esterna della tomba si limita a pochi gradini che fanno scendere nella camera sepolcrale: stazionando nel piccolo pianerottolo ricavato tra le due porte, quella più esterna e quella della camera funeraria, e alzando lo sguardo si può notare un’apertura denominata caditoia che, probabilmente, consentiva di calare delle offerte dall’alto; secondo alcuni studiosi, la caditoia serviva ai fossori, che potevano così entrare rapidamente nella camera funeraria, senza rimuovere i sigilli in tufo dell’ingresso principale. 2.Tomba dei Vasi Greci (fig. 3) La tomba dei Vasi Greci è uno dei monumenti funerari realizzati all’interno del tumulo della Capanna che, complessivamente, accoglie quattro tombe. Si tratta di un fenomeno ben documentato nei grandi tumuli di Cerveteri, ma non si conosce con certezza la natura dei rapporti esistenti tra il committente della tomba più antica e i proprietari di quelle successive: si può infatti ipotizzare un rapporto di parentela o una compravendita tra i discendenti del primo proprietario ed acquirenti più facoltosi, desiderosi di possedere un tumulo di grandi dimensioni. La tomba dei Vasi Greci deve il suo nome al ricco corredo composto da 86 vasi attici, alcuni dei quali recanti la firma del ceramista e del pittore: la tomba è stata utilizzata a partire dai decenni finali del VI secolo a. C. fino a quelli iniziali del IV a. C. In questa tomba il visitatore rivive il momento della scoperta dei vasi greci nel 1928 da parte di Raniero Mengarelli rimasti nascosti sotto la terra per millenni. 3.Tomba della Casetta (fig. 9) Questa tomba, completamente scavata in un grande banco tufaceo, è stata denominata dagli archeologi “Tomba della

Fig. 8 - Tomba del Pilastro.

31 Casetta” perche’ presenta una pianta molto complessa ed è articolata come una vera casetta con sei ambienti separati da porte e finestrelle sormontate da un finto archetto (VI secolo a.C.). 4.Tomba della Cornice Questa tomba prende il nome da un cornicione che corre lungo tutte le pareti, e dà il nome alla via funeraria sulla quale si affaccia: esternamente si presenta come un tumulo di medie dimensioni, con evidenti interventi moderni di restauro. Percorrendo il breve corridoio si può osservare il sistema di copertura del corridoio, realizzato con una serie di blocchi aggettanti che formano una volta ad ogiva. In fondo al corridoio si affacciano tre porte: quella di sinistra e quella di destra introducono in due camere funerarie che ospitano una coppia di letti ciascuna. Attraverso la porta che si apre sul fondo del dromos, si accede alla tomba della Cornice propriamente detta, tipico esempio di architettura della prima metà del VI secolo a. C. ben attestato a Cerveteri. Con la multiproiezione realizzata all’interno della tomba della Cornice, il visitatore può rivedere una tomba come era al tempo degli Etruschi, con spettacolari corredi, e la loro parziale rottura durante un piccolo terremoto. 5.Tomba dei Capitelli La voce di Piero Angela guida il visitatore alla scoperta della tomba, il cui interno è arricchito da due colonne sormontate da capitelli in stile cosiddetto eolico, molto rari. 6.Tomba della Capanna La voce di Piero Angela guida il visitatore alla scoperta della tomba, considerata molto interessante dagli archeologi perché è una delle più antiche sepolture della Necropoli di Cerveteri (inizio VII secolo). Ha la forma di una capanna, con il tetto a spiovente che arriva fin quasi a terra. 7.Tomba dei Dolii e degli Alari La voce di Piero Angela racconta come gli archeologi vi hanno trovato dei grandi contenitori, i dolii, e ancora anfore per il vino e per l’olio dalla Grecia, oltre ad alari e spiedi per la carne, parte del ricco corredo appartenuto a una donna di rango. 8.Tomba dei Letti Funebri La voce di Piero Angela descrive la tomba, caratterizzata da due monumentali letti, forse di due matrone etrusche, vicino a due letti di piccole dimensioni, destinati evidentemente a due bambini.

Fig. 9 - Tomba della Casetta


Fig. 10 - App Cerveteri.

L’applicazione mostra una mappa della necropoli su cui sono dislocati i vari punti di interesse segnalati da un marker. Una freccia in basso (che appare solo se il visitatore si trova sul luogo) indica la direzione da seguire nel percorso guidato. Durante la visita un alert acustico segnala la prossimità di un punto di interesse e chiede al visitatore di ascoltare il contributo audio di spiegazione. Nella scheda relativa al punto di interesse è possibile leggere il testo che si sta ascoltando e aprire una galleria di immagini. Dall’icona a destra della barra di navigazione in alto, infine, è possibile visualizzare l’elenco completo degli approfondimenti multimediali e la descrizione testuale di alcune tombe che ricadono fuori dall’area recintata. Cerveteri è una app per iPhone e iPod Touch compatibile con le versioni di iOS 4.3 e successive. Richiede la funzionalità GPS per i servizi di geolocalizzazione sulle mappe. Al primo avvio, il sistema chiede di accettare la procedura di download dei contenuti multimediali (approfondimenti audio e immagini) dal server di sistema.

APP ‘CERVETERI’ Cerveteri è la app gratuita che consente di compiere una visita guidata alla scoperta della Necropoli Etrusca della Banditaccia di Cerveteri accompagnato da una guida virtuale che indica anche la direzione in cui muoversi sul posto.

GLI ALLESTIMENTI MULTIMEDIALI NEL MUSEO Nel Museo Archeologico di Cerveteri i visitatori sono coinvolti in un allestimento altamente innovativo, realizzato per la prima volta in Italia, che permette loro di interagire direttamente con i reperti esposti semplicemente “toccando” il vetro delle teche, trasformate in autentici “touch screen”

Fig. 11 - Vetrina dei buccheri.

Fig. 13 - Vetrina dei Vasi Greci.

Fig. 12 - Vetrina dei Vasi Greci.

Fig. 14 - Vetrina dei Buccheri.

32 ArcheomaticA N°3 settembre 2013


Tecnologie per i Beni Culturali trasparenti, non più elemento di separazione ma sorprendenti strumenti di comunicazione e di coinvolgimento degli utenti. Piero Angela guida il visitatore attraverso il Museo, dapprima in un filmato introduttivo e poi narrando con brevi filmati la storia dei singoli reperti “selezionati” dai visitatori nelle vetrine interattive (vetrina dei buccheri, vetrina del biconico, vetrina dei vasi greci e vetrina della toletta). Alcune teche del museo permettono, con un semplice tocco sul vetro in corrispondenza dell’oggetto di interesse, di attivare diversi elementi che rispondono alla richiesta di informazioni: si spengono le luci della vetrina e si illumina l’oggetto prescelto con una luce che lo rende scenograficamente più spettacolare, quindi si attiva un breve video che sembra “avvolgere” il reperto. Nel video si descrive l’oggetto nei suoi dettagli, contestualizzato con altri oggetti o ricollocato nella tomba nel quale è stato ritrovato. Nel filmato introduttivo, proiettato su grande schermo, appare Piero Angela, a grandezza naturale, che accompagna il visitatore nel mondo dei reperti Etruschi, illustrando i criteri di esposizione e anche le singole storie dei reperti più significativi. Inoltre, introduce lo spettatore al particolare utilizzo delle tecnologie nelle vetrine “interattive” in cui è installato il sistema “touch screen”. Il progetto “Cerveteri e gli Etruschi” rende disponibili online sul sito www.futouring.com tutte le informazioni sul circuito culturale: itinerari, punti di interesse, foto, video e schede informative.

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Riferimenti

www.filas.it, www.futouring.com (portale del

DTC) Per accedere ai contenuti del progetto ‘Cerveteri e gli Etruschi’ dal portale futouring. com, cliccare su ‘Turismo culturale’ (http://www.futouring.com/web/filas/lottocerveteri?activetab=0) Tutti i video del progetto ‘Cerveteri e gli Etruschi’ sono disponibili sul canale Youtube ‘Futouring Lazio’ (http://www.youtube.com/watch?v=OzsR38wPT3c&list=PLFTbf6Z 5oojRvX8VEQIs45OjKKhgjHwJK)

Parole

chiave

Beni Culturali; DTC; allestimenti multimediali; Necropoli della Banditaccia

Autore

Maria Rita Minelli minelli@filas.it

Responsabile Distretto Tecnologico (DTC) del Lazio – Filas

per i

Beni

e le

Attività Culturali

Abstract

The Necropolis of Banditaccia. The UNESCO site thanks to the multi-media installations of the District Technology for Cultural Heritage and Activities of Lazio (DTC), managed by Filas, takes the visitor into the fascinating world of the Etruscans, in a journey through real and virtual world. A route from the Necropolis to get to the National Archaeological Museum of Cerveteri, the 'Living Museum', where the last of interventions allows millennial archaeological finds come back to life through "showcases speakers."

Fig. 15 – Scrittoi della conoscenza (presso la Commenda di Prè)


AGORÀ

500 monumenti saranno digitalizzati col laser scanner 3D - L'obiettivo è grande: scannerizzare 500 monumenti di tutto il mondo per averne una copia digitale fedele per una loro conservazione, studio e valorizzazione. E' Cyber Archive (CyArk) il progetto di conservazione internazionale presentato recentemente. In cinque anni CyArk vuole scannerizzare 500 edifici antichi mediante la tecnologia laser 3D in modo da conservare questi digitalmente nel caso di catastrofi naturali, guerre o altri danni accidentali che potrebbero degradarli o distruggerli per sempre. Cy-Ark è un'organizzazione no profit che usa proprio i laser scanner per creare accurate copie digitali dei monumenti a scopi di tutela, di educazione e valorizzazione turistica. E' possibile partecipare al progetto con donazioni, servizi volontari, servizi scontati, donazioni di hardware o software e supporto tecnico. "La nostra missione - ha dichiarato Ben Kacyra, cofondatore di CyArk, è di digitalizzare i più importanti siti culturali di tutto il mondo. Anche se non c'è abbastanza tempo e fondi per salvarli tutti concretamente, la tecnologia ci aiuta a conservarli digitalmente. In questo modo faremo sì che questi tesori siano disponibili per lo studio e la conoscenza negli anni a venire. Non è una scelta, ma la nostra responsabilità, altrimenti perderemmo la nostra storia comune e un pezzo importante della nostra identità culturale". I monumenti italiani inseriti in lista e in parte già studiati sono l'Antica Stabia, l'Hangar di Augusta in Sicilia, l'Ipogeo etrusco dei Volumni vicino a Perugia, Piazza del Duomo a Pisa e il sito archeologico di Pompei. I primi dati acquisiti sono già disponibili sul sito dedicato con immagini e video. I dati saranno conservati in un archivio di dati di un bunker in Pennsylvania gestito da Iron Mountain e già dedicato alla conservazione di importanti documenti appartenenti agli Universal Studios e a cantanti come Frank Sinatra ed Elvis Presley. Il progetto è sostenuto da numerosi enti internazionali per la tutela e conservazione del patrimonio culturale ed aziende leader nella geomatica applicata. Ulteriori informazioni sul sito: http://archive.cyark.org/c500 Fonte: CyAr

Archeoblog, il primo incontro nazionale di archeoblogger alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum - Si è svolto all’interno della BMTA2013 il primo incontro di Archeoblogger d’Italia. “Archeoblog” ha visto riunire intorno a un tavolo i principali blogger di archeologia e alcune voci del web 2.0 che prestano particolare attenzione al tema della comunicazione culturale. Fortemente voluto da Cinzia Dal Maso, blogger di Filelleni, l’incontro voleva riunire insieme le realtà principali e le buone pratiche in materia di blogging archeologico in Italia. Per questo sono intervenuti Marina Lo Blundo, blogger per il Museo Archeologico Nazionale di Venezia e per la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, Francesco Ripanti, che ha creato il blog del Museo Archeologico Nazionale delle Marche e che si occupa di video archeologici dal suo blog Archeovideo, Giuliano De Felice, ricercatore all’Università di Foggia e autore del critico blog Passato&Futuro, dal quale si interroga sui temi della formazione/professione dell’archeologo, Stefano Costa, autore di Iosa, attento al ruolo della figura “etica” del blogger (può un blogger, notoriamente opinionista, prestare la sua voce ad un’istituzione? In che toni?), Astrid D’eredità, blogger, social media manager dell’Associazione Nazionale Archeologi, attenta ai social network e sempre alla ricerca di buone pratiche in rete anche in campo internazionale, Michele Stefanile che scrive di Archeologia Subacquea e che mette in guardia dalla cattiva informazione, e tra i non archeologi Fabrizio Todisco, ideatore delle Invasioni Digitali, che ha illustrato questo grande movimento nato lo scorso anno per promuovere “dal basso” il nostro patrimonio culturale, Andrea Maulini, esperto di social

media per la cultura con una grande esperienza nel campo dei teatri e dei festival, e infine Domenico Pacifico di KissfromtheWorld che vuole aprire sul suo portale una categoria “Archeopost” Molti gli spunti di riflessione e i temi caldi: innanzitutto la necessità di fare del blogger (e del social media manager) culturale una professione di cui si avverta la necessità da parte delle istituzioni culturali. Non bisogna lasciare la comunicazione social e 2.0 della cultura (nello specifico dell’archeologia) a figure non formate in questo settore, occorre che siano archeologi a scrivere di archeologia, non altri. Si parla di metodo: occorre diversificare i linguaggi sui blog e sui social network per andare incontro ai diversi tipi di pubblico. Comunicare non è un mestiere facile: bisogna conoscere l’argomento e saper avere la padronanza dei linguaggi, bisogna saper guardare con lo sguardo del pubblico e farsi spazio in mezzo alla tanta cattiva informazione che circola in rete. Citando le parole conclusive dell’incontro, “L’informazione archeologica è qualcosa che potrebbe essere di dominio pubblico ma non lo è; può tornarlo però grazie alla rete”. Col lavoro, che auspichiamo per molti diventi una professione, degli archeoblogger. Marina Lo Blundo

GoogleGlass4Lis in sperimentazione al Museo egizio di Torino - E' stato presentato lunedì 11 novembre 2013 in anteprima mondiale il progetto GoogleGlass4Lis applicazione tecnologica per la fruizione museale made in Google. La nuova tecnologia sarà disponibile per i sordi in visita al museo in modo da rendere disponibili le informazioni sui reperti del museo tramite un avatar che guiderà i visitatori in tempo reale nella Lingua dei Segni Italiana (LIS). L’iniziativa nasce da un progetto di ricerca in cui collaborano il Politecnico di Torino e due società del progetto Google Glass Explorer. La prima sperimentazione è inizia dal monumento simbolo del Museo Egizio di Torino, la statua di Ramses II. Gli occhiali Google funzionano come un tablet o uno smartphone: attraverso la voce o toccando l'asticella del device si possono selezionare le diverse applicazioni che arricchiscono la visita al museo. I Google Glass non impediscono la visuale e nella versione "4Lis" si immaginano sviluppi, poiché in Italia sono 60 mila i sordi. Quella del Museo Egizio è la prima sperimentazione "Made in Italy" dei Google Glass a livello mondiale. E' stato realizzato da Rokivo, un'azienda italo-torinese fondata da Valerio Saffirio, che ha collaborato con la società milanese Vidiemme Consulting di Giulio Caperdoni e l'Ente Nazionale Sordi. Il progetto si basa sui risultati di ricerca del Progetto Atlas, coordinato dal professor Paolo Prinetto del Politecnico di Torino con il supporto dell'Università degli Studi Torinesi e Carlo Geraci dell'Istituto Jean-Nicod di Parigi. Fonte: LaStampa.it, TMNews

ArcheomaticAN° N°3 34 ArcheomaticA 3 settembre 2013


Culturali Tecnologie per i Beni Culturali

Corso in conservazione e restauro della fotografia 2013 - La Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia e l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze organizzano in collaborazione una nuova edizione del Corso in conservazione e restauro della fotografia. L’edizione 2014 del corso intende affrontare le problematiche legate alla conservazione e al restauro dei materiali fotografici dalle prime tecniche dagherrotipiche alle tecniche di stampa del XIX-XX secolo, dalle tecniche di negativo (calotipo, collodio, gelatina bromuro d’argento) ai supporti della fotografia contemporanea. Il corso, diviso in 160 ore di lezioni complessive, è articolato in cinque settimane, distribuite tra febbraio e giugno 2014. Esperti del laboratorio di restauro Alinari e dei laboratori dell’Opificio delle Pietre Dure esporranno le diverse metodologie di intervento idonee ad una corretta manipolazione e conservazione sia dei materiali fotografici che dei cosiddetti elementi aggiuntivi, come gli album fotografici e i montaggi particolari, in cui il supporto cartaceo è particolarmente importante, con approfondimenti mirati al riconoscimento delle tecniche, all’archiviazione, alla catalogazione e all’esposizione. Particolare attenzione verrà riservata all’identificazione delle tecniche fotografiche e alla pratica in laboratorio per la conservazione e il restauro dei materiali fotografici. Allo stesso tempo, ampio spazio verrà dato alla preparazione storico-fotografica necessaria per decodificare i valori intrinsechi all’oggetto fotografico di cui sarà possibile consultare tutte le tipologie in originale, dal calotipo all’autocromia, dall’album fotografico ai negativi al collodio, etc. conservate nelle Raccolte Museali Alinari. Le lezioni saranno quindi sia teoriche che pratiche, coadiuvate con esperienze dirette nei laboratori di restauro dell’Opificio delle Pietre Dure e della Fratelli Alinari. Tutte le informazioni, le indicazioni sulle materie per la parte teorica e pratica, obiettivi e destinatari, struttura e orario, modalità di iscrizione, quote di partecipazione, docenti, sedi sono contenute nel file PDF disponibile sul sito dell'OPD (http:// www.opificiodellepietredure.beniculturali.it). Le domande dovranno essere inviate alla Fratelli Alinari. Fondazione per la Storia della Fotografia entro e non oltre la scadenza del 7 gennaio 2014. Fonte: Opificio delle Pietre Dure

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ICOM Italia cerca partner per la formazione - ICOM Italia ha lanciato una call per la ricerca di un partner per l’organizzazione e la promozione di in iniziative e percorsi di formazione e di aggiornamento professionale. Come specificato nello statuto dell'associazione infatti, il Comitato Nazionale Italiano di ICOM è sempre alla ricerca di percorsi educativi e formativi in campo museale, con l'obiettivo di favorire competenze professionali. In particolare la presente call è aperta a tutti i soggetti pubblici e privati che si occupano di formazione e aggiornamento professionale nei settori della museologia, della museografia e delle discipline inerenti la gestione, l’organizzazione e la valorizzazione dei beni e delle attività culturali. Oggetto della call è l’affiancamento in partenariato di ICOM Italia nella realizzazione di un percorso sistematico e organico di formazione e di aggiornamento professionale, sviluppato nell’arco di tre anni, rivolto ai professionisti e agli operatori del settore museale attraverso un ventaglio di offerte che sia coerente con le caratteristiche dettagliate nel bando. La presentazione delle proposte dovrà avvenire entro le ore 17.00 del 31 gennaio 2014, all’indirizzo di posta elettronica: segreteria@icom-italia.org. Fonte: ICOM Italia Geoarcheologia per il patrimonio culturale subacqueo in Campania - L’ENEA e l’Associazione Marenostrum di Archeoclub d’Italia hanno firmato un accordo di collaborazione triennale per l’analisi di siti di interesse geo-archeologico e per ricerche sul patrimonio culturale subacqueo della regione Campania. In particolare sarà realizzato nella primavera 2014 il primo “Spring Lab Geoarcheology” della regione che riguarderà l’area archeologica protetta della Gaiola sulla costa di Posillipo, area con notevoli potenzialità dal punto di vista turistico e naturalistico, e nella quale sono state individuate antiche opere marittime sommerse a ridosso dell’attuale linea di costa. Si tratta di un laboratorio all’aperto di geoarcheologia costiera che consentirà all’ENEA di applicare innovative tecniche di ricerca e rilievo subacqueo, basato anche sull’utilizzo di brevetti specifici. L’attenzione sarà focalizzata su un probabile ormeggio di epoca romana che attualmente presenta strutture sommerse o semisommerse in erosione. Con la collaborazione degli archeologi sarà possibile connotare i manufatti antropici come indicatori per la lettura della dinamica dei fenomeni geologici costieri. Queste indagini geoarcheologiche potranno contribuire alle ipotesi sulla variazione del livello del mare dall’epoca romana ad oggi. Le aree di studio si estenderanno successivamente ai principali golfi della Campania. Tra le finalità di questa collaborazione vi è anche lo studio per la fruizione in loco dei beni culturali sommersi della Campania attraverso la creazione di percorsi subacquei a tema. Questo accordo rappresenta il frutto più recente di una proficua collaborazione interdisciplinare (ingegneria, geologia, archeologia) fra un gruppo di ricercatori del Laboratorio di Chimica Ambientale del centro di ricerca ENEA di Portici, ed il mondo dei Beni Culturali della Regione Campania: le Sovrintendenze, università, associazioni. Infatti, già in passato il centro di Portici, situato in prossimità delle principali aree archeologiche campane, si è occupato di alcune problematiche riguardanti il parco archeologico dell’antica Stabiae (Castellammare di Stabia) come pure della valorizzazione delle aree archeologiche sommerse dell’antica colonia romana di Sinuessa (Sessa Aurunca). Fonte: ENEA Street View tra i canali di Venezia - Google ha recentemente comunicato di aver incluso su Street View anche i canali e le calle della città di Venezia. Per riuscire nell'impresa di digitalizzazione i tecnici di Big G hanno caricato il loro trekker su una barca e navigato tra le famose gondole veneziane. Da oggi è quindi possibile "navigare" tra Piazza San Marco, Palazzo Ducale, la Basilica di San Marco, la Biblioteca Marciana e la Torre dell’Orologio direttamente sul famoso portale. Sono stati percorsi circa 430 km a piedi e 185 km in barca fotografando non solo i monumenti più famosi e visitati ma anche quelli meno conosciuti come la Sinagoga del primo Ghetto Ebraico, il Ponte del Diavolo nell’isola di Torcello, un maschera per spaventare il diavolo fuori dalla chiesa di Santa Maria Formosa o il luogo in cui il tipografo Manuzio ha ideato il carattere corsivo. Street View permette inoltre di esplorare le strade della città attuale, ripercorrere la bellezza del suo passato immergendosi nelle opere d'arte del Museo Correr che, insieme al Museo del Vetro e alla Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Ca 'Pesaro, fa parte del "Google Cultural Institute". Inoltre, un minisito (http://www.google.com/maps/about/behind-the-scenes/streetview/treks/venice/) mette a confronto la Venezia di oggi con i dipinti di Carpaccio e Cesare Vercellio che raffigurano gli stessi luoghi o di scuriosare nella storia mediante una mappa del 1838. Fonte: Google Italia Blog


GUEST PAPER

Experiencing the Tangible Past through Virtual Reconstruction: Cultural Heritage of Buildings and their Environmental Boundaries by Mojtaba Navvab, Fabio Bisegna, Franco Gugliermetti This paper present the latest techniques associated with reconstructing archaeological and heritage sites on computer. It is important to note that the degree of accuracy needs to meet not only the criteria on the technical aspect of their reconstructions but accurate historical and cultural heritage records as to how the past inhabitant used their living and working environment during that era.

H

ow to capture sound and light signature of the building or space that significantly represents the characteristics of all architectural elements with their contributions to the space within a period of history toward their architecture historical and cultural heritage [1] preservation?

The following sections are attempts to answer the above questions and to demonstrate the ability to visualize and auralize real and simulated conditions within selected cultural heritage sites or buildings. The results present new research approaches in virtual reconstruction utilizing auralization and visualization techiniques that are evolving continuously.

How to visualize the ancient lighting and auralize the audible sounds that show the impact of the architectural elements, and represent the past acoustic and lighting conditions within a virtual environment for their use by cultural heritage specialist [2] or to share their interpretation with general public to experience?

LIGHT Given the dynamic range that our eyes experience under realistic conditions, the human eyes tolerate wide range of intensities through their ability for adaptation and accommodation as required for luminance adaptation while being responsive to high dynamic range of illumination. The virtual immersive environment allows seeing in dark and light given the display high dynamic capabilities in simulating the range of luminous environment and colors. New method of eye adaptation based on physiological data that is integrated into the exiting rendering algorithms allows realistic simulation in tone mapping of ancient surface and texture under specific lighting conditions within a period of history using known spectral power distribution of the available light sources [6].

The simulation results should be presented from a given perspective and interpretation also through realistic perception of brightness and loudness of the human audio and visual system at the time. The results presented in this article are based on the number of projects involving cultural heritage reconstruction of selected buildings. The criteria for their selection are based on the unique evident in extreme lighting and acoustic conditions; such as light and dark lighting condition that are experienced in a very unique art museum (Saint Rocco Museum) and room acoustic condition in a small theater (Ostia Theater) relative to a large arena like Roman Coliseum for its crowd noise generated during an event [3, 4]. These new immersive virtual reconstruction techniques in sound and light provide a unique paradigm shift for archaeological interpretation given the accuracy that is available within the modeling algorithm for our audio and visual system as being presented through the latest display technology as being used in CAVEs (Computer Aided Virtual Environments) or latest head mounted display technology [5]. This is a new unique paradigm shift for archaeological interpretation [11-15].

VIRTUAL REALITY as VISUALIZATION TECHNIQUES The VR is the simultaneous simulation and perception of physical attributes of reality in an interactive, virtual, computer-generated environment in real-time. VR applications in architecture, music, computation, mechanical engineering and medicine have proven to be most beneficial to designers and researchers. The focus of these applications is mostly on the visual and aural aspect of the simulated scenes. In the case of lighting as an example; the major spatial attributes such as surface colors and the lighting system spectral characteristic and its luminance distribution within a virtual environment are simulated and measured while the

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Tecnologie per i Beni Culturali Cultural Heritage reconstruction must utilize an integrated approach in its execution of various functions toward preserving the past; yet sensitive and careful enough not to impact the fragile architectural elements that have lasted for centuries. The contemporary features of architectural resilience toward environment are known to professional builders for a long time. The oldest human structures demonstrate or present their resilience everywhere given the current recorded conditions of these historical buildings by archeologists; however their unique engineering solutions to a long lasting life are hidden in dynamics of cultural heritage characteristics as discovered during their recovery and or recent attempts using virtual reconstruction methods. There are serious challenges to our well-developed building design resilience with respect to architectural construction techniques as compared to our current real and or virtual reconstruction practices. There is a need to retool and examine our abilities and skills in recreation of the past and collective sense of resilience to scale our expectations toward preserving the tangible cultural heritage given the past decades of natural calamities such as earthquake, hurricane, tsunami and nuclear disasters. Cultural heritage in a given country is unique and irreplaceable. This places the responsibility of preservation on the current generation in that region. The availability of state of the art techniques and expertise in a given field of science is not uniform throughout the world [1]. As of 2012, there are 936 World Heritage Sites in 153 countries throughout the world: 725 cultural, 183 natural, and 28 mixed properties. Each of these sites is considered important to the international community. To transfer the responsibility to a new generation requires the provision of an innovative learning environment. The definitions which apply to cultural heritage are stated below in articles 1 and 2 established by the Venice Charter, 1964 1 [2]. Art. 1: The concept of an historic monument embraces not only the single architectural work but also the urban or rural setting in which is found the evidence of a particular civilization, a significant development or a historic event. This applies not only to great works of art but also to more modest works of the past which have acquired cultural significance with the passing of time. Art. 2: The conservation and restoration of monuments must have recourse to all the sciences and techniques which can contribute to the study and safeguarding of the architectural heritage. The scale of environmental impacts on earth life system, the compelling scientific evidence of dynamic changes in local climates and international directives as relates to sustainable developments and stringent local, state and national legislative or building code requirements (e.g. International Green Building Council (IGBC) and Leadership in Energy Efficiency Design (LEED) for commercial building rating system recognizes that much of a building's in general impact on the environment comes from where it is located and how it fits into its community, etc.) have all contributed to the acknowledgement that education at both pre and post professional levels has a significant role to play addressing these new challenges for Cultural Heritage institutions.

user is experiencing the space, and the perceived brightness of the light sources within the current limitation of the computing power within real time constraints. The post processed and analyzed lighting are displayed in various visualization modes for parametric studies. The data acquisition system allows for the simultaneous recording of the virtual environment and visual response of the users such as their pupil size change due to the lighting intensity and or spectral changes within a scene. The real time measuring capabilities using portable spectrometers allow one not only to record and analyze the conditions with users' reactions, but also to view the spectral characteristics of the light and associated colors reaching the users’ eyes. Virtual reality (VR) technique also serves as a tangible, sensible metaphor for structures and phenomena that normally evade the senses due to scale or abstraction. Here the emphasis is on symbolism, clarity, consistency, and strategy in allocating the dimensions of stimulus to the parameters of the structure and its surface or phenomenon [3-6]. The motivation is to develop a cognitive model as a basis for exploration and discovery. Whatever the motivation, the means is sensory stimulation. Progress in virtual reality is measured in terms of the system’s capabilities to produce content-rich multi-modal stimuli in real time in response to intuitive (or at least easily mastered) user actions.

37 The digital environment through computer simulation using on site measured data provides new opportunities and new processes for sustainability and virtual exploration of the building and exchange among researchers in each field. With these opportunities there are also challenges. The research outcome will provide an opportunity for the cultural heritage community to understand these new challenges and shape the future of heritage research. Current techniques on lighting simulation for building science are based on two decades of computer algorithm developments toward accurately representing common lighting simulation needs [7]. Some of these new techniques are making good progress to provide not only recreation of reality but also reproduction of stimuli within a virtual luminous environment [8- 10]. Simulating complex scenes demand high accuracy for its simulation of colors and spectral characteristics of materials for psychophysics applications. Typically the outcome of such simulations is used as stimuli or alternative to physical simulation with better accuracy when combining freely available and commonly used software by lighting designers. The interior lighting conditions of the Saint Rocco Museum were measured and photographed using a calibrated digital camera for conversion to RGB and spectral reflectance data. The measured spectral power distribution of the source and surface reflectance provided the path to obtain the RGB signal levels for each of the interior surface characteristic. The illuminance and luminance distribution in horizontal and vertical planes were measured using illuminance, luminance, chorma meters, spectrophotometer and spectroradiometers for both night and daytimes along with a digital camera as a luminance meter [3, 5, 6]. The jugular software was used to create the colors and light sources in a given scene [3, 8-10]. The daylight as a source within simulation software differed only in its atmospheric condition settings. To establish the color of the illuminants, the measured color signals of the WHITE scene for each source were used. All images were rendered with the default values of software except for the number of light bounces, which was set to one within Jugular. The objects or materials in the simulated scenes had lambertian surface properties; material type with specular surface to simulate reflective surfaces such as floor were also used for the complex illumination scenes though the application of Macbeth Color Checker sample because only one point in these scenes was measured at the site at the surface normal. The simulation of the simple Macbeth Color Checker allowed us to estimate and calibrate the RGB differences between measured and simulated scenes [3, 6]. The simulation results should be presented through the perception of brightness and loudness of the human audio and visual system at the time. For a consistent and accurate analysis, it is necessary to keep the input quantities within a realistic range of real conditions. It is imperative that the input to the rendering models is clearly defined given the limits for each software rending engine and their required input variable, and that the possible range of predicted illuminance and or luminance levels along with associated RGB for a given scene is identified. Simple surfaces with known RGB are simulated as part of the calibration of the VRL projected light or scene passing through the back screen projection using diffuse translucent surfaces. See Figure 1 Left. Some lighting applications require accurate levels of surface luminance to be simulated as the background in an image and not in the texture of the surface only. The images in Figure 2 show the real lighting conditions as viewed under the museum lighting condition and Figure 3 show the real time spectral reflection of the scenes as viewed by the viewers.


SOUND The art of room acoustic design is to control the sound propagation through absorption, reflection and transmittance.

Fig.1 - Real and schematic views of the CAVE's projectors, and output example.

An effective design solution requires the ability to localize the surfaces that create excessive reflection and the main ones that maintain reflected sound energy. Slopped seating reduces audience attenuation and provides good sight lines; which usually means good hearing conditions given that the sound level outdoors falls off only with distance.

Fig. 2 - Panoramic view of interior.

Fig. 3 - Simulated scenes as shown in a wide angle view of interior spaces created by the software using the average RGB combined with realistic textures and projected for measuring its SPD as viewed in the VR enclosure in real time.

In the real world, the human audio perception experience audio signals in a log scale, a method to visualize and localize the sound that is simulated within a virtual environment using beamforming is presented. The use of an acoustic camera along with noise image software as a short introduction to beamforming method is demonstrated. Furthermore, the transition from the three-dimensional sound recording to the three-dimensional virtual acoustic mapping, visualization and sound perception for its directionality by real subjects within the virtual environment is used to provide realist experience within the historical building such as Rome coliseum. Prerequisite for this is a 3D-model which can be created quickly within this computer aided virtual environment. Experimental results show that the subjects were able to navigate and locate a real and virtual sound source in a dynamic virtual acoustic environment [20]. The findings from these simulations, auditory navigation experiments via visualization technique within this virtual environment demonstrate the beamforming method combined with human subject data provide opportunities to study sound localization within cultural heritage selected sites and fine tune the current Head Related Transfer Function (HRTF) for various room acoustic design applications. Figure 4 shows the path toward virtual reconstruction utilizing auralization techniques.

FIELD MEASUREMENT: ACOUSTIC CAMERA BASED ON BEAMFORMING The Acoustic Camera combined with the Noise Image software is an integrated data acquisition system with a unique ability to calculate the sound's position in space. The system provides visualization in 2D and or 3D graphic format of the time and frequency domain measured data utilizing Delay and Sum Beamforming in the time domain using the spherical wave concept. This ability provides an insight to examine and view the frequency and time domain data for Room Acoustic applications. These real time data computation, analysis and visualization capabilities allow the audio engineer and architectural acoustic designers to evaluate and explore the performances of their existing designs or newly constructed projects and or virtual reconstruction of the past [17-20]. Application of immersive Virtual Environment (VE) technology for sound perception is achieved through auditory stimuli based on the results of simulated, auralized, and reproduced sounds within computer-simulated spaces of the existing conditions within cultural heritage site. This immersion capability allows stimulation of all human sensory subsystems in a natural way within this immersive environment. The subject uses special viewing glass and headphones (for best realistic sensation utilizing Head Related Transfer Function (HRTF) with a head-tracking device to listen to the auditory event of a simulated space in real-time while accurate and realistic visual cue are stimulating the user audio and visual systems. COMPUTER SIMULATION The hybrid model is the method used in EASEaura, the main computer-simulation software in this research. Briefly, this model can be described as running a specular or reflected ray tracing process which finds a receiver hit by a ray of sound. As the result, the corresponding image source must be audible. The software capability allows historical architectural elements to be investigated for their room acoustic absorption; reflection and transmittance characteristic. See Figure 5 left. Measured results of crowd noise at the site are mapped over the surface seating areas of the Roman Coliseum and are shown in Figure 5 right. The measurement procedure universally adopted provides an analysis of the impulse response of the environment according to directives given by the reference standard. In this study, the International Team for Acoustics in Cultural Heritage and Archaeology, ITACA, offers an innovative approach that makes use of 3D beamforming for acoustic characterization of ancient theatrical outdoor environments [4, 16]. The use of systems that use this technology in metrology noise is greatly increased, and the computing power

Fig. 4 - shows the path toward virtual reconstruction utilizing auralization techniques.

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Tecnologie per i Beni Culturali

Fig. 5 - Simulated and measured crowd noise propagated within the Roman Coliseum by the utilization of beamforming techniques within real and virtual environment. Red = high, Blue = low sound pressure levels in dBA.

available today allows the transition from acoustic mapping 2D to 3D complex acoustic models [13]. The experimental results concerning the characterization of the noise of the Roman theater of Ostia Antica demonstrate (see Figure 6). The effectiveness of this new experimental approach, which despite some weakness starts to be an alternative to more traditional methods. The amphitheater prototype bridges theater with learning and experiencing the environment in ancient times.

Fig. 6 - Ostia Theater site sound distribution and auralization in a virtual environment.

Acceptable sight lines toward the center of arena within the Roman Coliseum and the stage within the Ostia Theater are provided for viewers to experience the space in a VR environment. The symbolic frontal stage design and seating areas as part of the historical settings allow for the careful examination of the acoustic characteristics as auralized and recreated virtually within these sites for an audience. Various acoustic conditions can be listened to without the distraction of elaborate, full mock ups of architectural sets at the site which accommodate the comfort of tourists and casual viewers. The interactive possibilities within VR environment as reconstructed for various cultural heritage sites offers opportunity to experience objects and key historical and architectural elements (e.g.; digital rendering of physical objects surrounded with rich sets of contextual information that can inform, suggest analogies from other experiences, and stimulate thinking on related topics such as color of paintings, sound of crowd (see Figure 7) or a musical instrument or event). RESULTS The basic principles of acoustics of ancient theaters are well known but are not as easy to use them as part of an architectural and functional recovery, because of the different states of preservation and found changes that these structures may have suffered over the centuries. The evaluation of acoustic quality can be made with different methods [4]; physical Fig. 7 - Simulated sounds propagated within the Roman Coliseum, for representation of the historical records on shading system and their impact on crowd noise within the reconstructed virtual environment. Red = Original design without the crowd noise and Green = shows the impact of the shading system on reverberation and noise reuction. and auralization in a virtual environment.

39 acoustics, physical scale models, diagnostic tools and numerical models. The standard approach involves analysis of the impulse response of the environment, obtained experimentally or numerically. Richer educational experiences are possible with multisensory input (visual, auditory, avatar movement of curtain, daylight and an accurate change of colors due to inter-reflection and interaction with the object) to help foster a sense of place within a synthetic historical context. The onsite measured surface luminance, chromaticity and spectral data were used as input to an established real-time indirect illumination and a physically based algorithms to produce the best approximation for RGB to be used as an input to generate the image of the objects. Conversion of RGB to and from spectra has been a major undertaking in order to match the infinite number of spectra to create the same colors that were defined by RGB in the program [6]. See Figure 8. The Rector's Palace - Sponza Palace in Dubrovnik atrium space simulated space conveys an interior space with or without daylight, which suggests a disciplined perspective with the placement of room artifacts and attention to its building historical elements in detail.

Fig. 8 Dynamic movement of a red curtain simulated (left) while measuring SPD in real time (center) and luminance distribution changes due to interreflection of light on the wall is shown at right. The blue and red lines within SPD plot shows closed and open curtain setting with peak contribution in red part of the spectrum.

Fig. 9 - Reconstruction of the Rector's Palace - Sponza Palace in Dubrovnik atrium space as simulated within the CAVE and real time measured SPD and luminance distribution of blue reflected light within the animated scene with Curtin’s movement.

Fig. 10 - Reconstruction of the Sponza Palace room interior artifacts such as sculpture.

A higher information or stimuli load is considered with the current geometry of these elements and the incoming daylight through the atrium space. The space also suggests an environmental psychology principle of how viewers can be situated in a space for viewing the light and dark areas of artworks (e.g., hung fabric materials) under different lighting conditions while being considered for its preservation.


Figures 9-12 show that the banner surface reflects light in the blue regions of the spectrum as measured with spectrometers including the simulated color distortion due to reflected component impacting color of banners and their walls detail textures. ANALYSIS AND DISCUSSION The use of computer generated images within CAVE could be an alternative to the use of real or full mocked up space during the design concept or historical building evaluation. In the Figures 8, a red curtain was illuminated by sunlight being simulated as a point source spotlights at 30 degree elevation or not perpendicular to the wall. The light bouncing off the red curtain while being animated within the VR scene created a red gradient on the white walls. The color signal of the bouncing red curtain was measured. This particular capability was also simulated in scenes (Figure 9-12) utilizing an algorithm for visualization, including realtime shadows and massive lighting, a rendering engine that implements algorithms published by Anton Kaplanyan [21] and others developed in-house, taking advantage of modern graphics hardware with GLSL shader programs [22]. VR is no longer being viewed as an entertainment system but now is being used in scientific investigation for its visualization capabilities. Although, there are unique applications in which the design objectives demand high accuracy in simulated results, this method may not require absolute accuracy, in order to accelerate the decision making process. The information provided by these results and analysis could outline a set of future guidelines or requirements for simulation requiring high accuracy within a given dynamic range of spectrum [8-10]. The viewing and exploring of cultural heritage buildings is examined through the application of an immersive virtual reality environment that is proving to be a well suited platform for scientific and educational experimentation, exploration, evaluation and propositional test and evaluation trials. The examples presented in this article describe the use of the 3D virtual reality laboratory. This highly innovative and interactive technology offers users across many disciplines opportunities to enhance traditional instructional methodologies. The technology provides a close fit between immersive virtual worlds. This takes advantage of how users prefer to learn and interact within and across areas of science associated to preservation of cultural heritage buildings. Immersive virtual reality learning environments can be designed to be experiential and intuitive. They provide learners with control over time, scale, and physics for a shared experience and information supporting interactive simulations, concept visualization, and observation from many perspectives. Examples of immersive virtual reality constructed for these selected sites are used for assessing their building environmental boundary conditions such as the impact of sound and light on the interiors of buildings and their sites [23-25]. CONCLUSIONS Application of virtual reality technology for sound and color perception is achieved through auralization and visualization of interior as well as exterior of historical buildings. The real time recording, monitoring and simulation procedures used for these spaces’ existing conditions could be applied to evaluate real or virtual settings of historical buildings. Results of 3D digital scanning devices combined with accurate measured color and spectral reflectance of real surface materials allow conversion of reality into digital form in a cost and effective way to be presented and used for public engagement and educating future generation of

Fig. 11 - Reconstruction of Sponza fabrics with specific interior fabric with texture.

Fig. 12 - Interior Sponza surfaces as simulated for color distortion due to reflected components http://www.dubrovnikcity.com/dubrovnik/attractions/rectors_palace.htm

preservationist as cultural heritage certified accredited professionals. This immersion capability allows stimulation of all human sensory subsystems in a natural way within this virtual environment. Representation of historical buildings in form of realistic computer reconstructions allows general public engagement and discussion with specialist regarding the true perception of the past environment and interpretations of theoretical issues associated with the use of spaces in a given historical period. Immersive virtual environments for audio and visual sensation provide much richer and perceptually realistic methods of exploration and investigation for cultural heritage building. The application of such methods allows various scenes in combination with wide-spread real-time rendering techniques for light and sound to be utilized for viewing and experiencing historical heritage types of buildings under investigation. The collected results are used as archival records and might be a promising research direction. Future wireless physiological/neurological monitoring in the CAVE offers a great opportunity for unobtrusively quantifying of human response and interactions (conscious or subconsciously) in a simulated environment to a precisely controlled and readily modulated virtual environment representation various interpretation of past living or working environments. ACKNOWLEDGEMENT These projects were made possible through the support from Digital Media, a service Michigan Library system for use of the UM 3D-LAB. Special thanks to the research team USA (Theodore W. Hall, Sean Petty, and Eric Maslowski) and PhD students from U of Sapienza DIAEE, Roma, Italy for their full support. Special thanks to Gfai, a company based in Berlin Germany for acoustic measurements in Italy. Thanks to Prof. F. Posocco, A. Baroncini, and, D. Sonaglioni for access to the museum. Thanks to Ministry official representative Rossella Rea for the access to the Rome Coliseum.

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Tecnologie per i Beni Culturali Abstract

Nell’articolo

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vengono presentate attraverso tecniche di visualizzazione ed aura-

lizzazione in ambiente virtuale accurate ricostruzioni e rappresentazioni virtuali di edifici del patrimonio culturale.

Considerato lo stato dell'arte della computer gra-

fica che permette di soddisfare richieste derivanti dai molteplici settori di studio del patrimonio culturale, è possibile ricostruire e sperimentare le condizioni visive ed acustiche del passato con un alto grado di realismo e condividere la comprensione del nostro patrimonio culturale attraverso l'interpretazione da parte di esperti, e ottenere una prospettiva individuale in cui gli edifici del passato e i siti selezionati o designati dall'UNESCO furono vissuti dalle precedenti generazioni.

Keywords

Archaeology; Global Illumination; Visual Perception; Beamforming; acoustic mapping; visualization; sound localization; Auditory Navigation; Virtual Acoustics; Spatial Hearing; Dynamic Auralization;

Authors

Mojtaba Navvab Tuabman College of Architecture and Urban Planning The University of Michigan, 2000 Bonisteel Blvd. Ann Arbor, MI, USA, 2000 Bonisteel Boulevard, , Ann Arbor MI, (USA) 48109-2069 Voice: (734)936-0228, Fax: (734)647-3212 moji@umich.edu Fabio Bisegna Department of Astronautical, Electrical and Energetic Engineering, the University of Sapienza Via Eudossiana, 18 - 00184 Roma Italy Tel. ++39.06.44585432, Fax: ++39.06.4880120, fabio.bisegna@uniroma1.it Franco Gugliermetti Department of Astronautical, Electrical and Energetic Engineering, the University of Sapienza Via Eudossiana, 18 - 00184 Roma Italy Tel. ++39.06.44585432, Fax: ++39.06.4880120, Franco Gugliermetti@uniroma1.it

S.T.Art

Diagnostica per Arte, Territorio e Ambienti

Test

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Technology and services for art and environment diagnostics

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AZIENDE E PRODOTTI

NUOVA LINEA DI DATALOGGER CONSULTABILI DA INTERNET Capetti Elettronica ha recentemente presentato una nuova linea di Datalogger Wireless interrogabili tramite una porta USB. Una volta “scaricati” i dati su un PC gli stessi possono essere inviati al Centro Servizi Winecap e resi disponibili e consultabili da qualsiasi browser internet.I nuovi Datalogger per la misurazione di Temperatura e Umidità proposti da Capetti Elettronica sono tutti certificabili ACCREDIA con una precisione di 0,2 °C in tutto il range da 0 a 50 °C e una risoluzione di 0.01 °C. Dotati di una batteria interna al litio di tipo AA garantiscono un'autonomia tipica di 5 anni con campionamenti ogni 10 minuti. Ideali anche per tutte le applicazioni HVAC non necessitano di alcuna installazione e di nessun software aggiuntivo. La nuova linea si affianca alla linea di Datalogger Wireless già proposti dall'azienda. Informazioni: info@capetti.it Fonte: Capetti Elettronica (www.capetti.it)

HIROX PRESENTA IL NUOVO MICROSCOPIO KH-8700 E' stato presentato alla Conferenza Internazionale "Heritage wood: research & conservation in the 21st century" svoltasi dal 28 al 30 ottobre 2013 al Museo Nazionale di Varsavia il nuovo microscopio HIROX 3D KH-8700. Il microscopio si propone come uno dei più avanzati sistema di studio e misura per il restauro e la conservazione di opere d'arte. Il microscopio permette di acquisire immagini microscopiche in alta definizione di opere pittoriche, grazie ad una macchina fotografica digitale interna, una fonte di luce, un monitor LCD, computer e software, tutti integrati in unica unità. Il nuovo KH-8700 permette l'osservazione ad alte prestazioni, la misurazione, l'analisi, la registrazione, la gestione e la produzione di dati immagini. In particolare il sistema Genex Graphics permette alla camera CCD di catturare 24 fps con una risoluzione continua di alta qualità di 1200x1600 pixel. Hirox acquisisce infatti immagini con auto focus molto rapidamente. Un monitor LCD 21.5 HD (1920x1080) è integrato nel microscopio KH-8700 e permette il massimo della qualità nella riproduzione dell'intensità dei pixel. Un LED ad alta intensità costituisce la sorgente luminosa e fornisce una temperatura di 5700K, avvicinandosi alla temperatura di colore diurna (5460K) fornendo così una reale immagine del campione.Il tempo di vita media è di 30.000 ore, equivalenti a oltre 10 anni di utilizzo. Hirox KH-8700 permette altresì di realizzare misure 2D (lunghezza, aree) in tempo reale sul campione oggetto di studio semplicemente utilizzando il mouse sullo schermo. E' altresì possibile produrre immagini 3D grazie ad un sistema di illuminazione digitale; anche in questo caso è possibile realizzare misure in tempo reale. Un software avanzato consente il conteggio di particelle, la loro grandezza e numerosità. Video delle misure possono essere registrati facilmente. Il microscopio è anche dotato di un sistema anti-vibrazioni che permette utilizzo in condizioni di instabilità. In Europa il microscopio è già stato impiegato in attività di ricerca presso il Museo del Louvre, l'Heritage Museum e il Rijksmuseum e il Kunst Historisches Museum. Fonte: Hirox (www.hirox-europe.com)

VR IN-A-BOX, LE TECNOLOGIE IN UN UNICA APPLICAZIONE VR in-a-box è un sistema stereoscopico "chiavi in mano" facile da trasportare, installare ed usare. Il sistema è composto da un PC, un proiettore 3D con occhiali ed emeitter, sistema audio, device utente, motore 3D realtime, un'applicazione di Realtà Virtuale, Realtà Aumentata e QR-codes. La Moschea di Roma in «3D+VR+AR+QR» è la prima applicazione dimostrativa sviluppata per il sistema «VR in-a-box». L'applicazione offre all'utente l'esplorazione interattiva degli spazi 3D stereoscopico, usando il joypad e, prossimamente, sistemi di gesture recognition e natural interaction. Alcuni totem multimediali sono posizionati nello spazio virtuale e propongono, all'utente che si avvicina, contributi multimediali trasmessi attraverso vari canali su tablet e smartphones: 4stuart e hostess virtuali compaiono a grandezza reale; 4QR-Codes conducono a pagine web e social networks; 4AR-Codes pubblicano panorami a 360° e modelli 3D; La multicanalità permette di configurare modalità diverse di fruizione, da quella singola e contemplativa a quella di gruppo e fortemente interattiva. "VR in-a-box" è un sistema pensato per musei medio-piccoli, Enti ed aziende che possono usare la Realtà Virtuale come supporto alla formazione ed alla didattica. E' un progetto di Davide Borrra realizzato dalle aziende del 3D Company Network, la filiera MIMOS dedicata al Virtual Cultural Heritage e composta da Noreal.it, CADLand, Kairos3D, G-MAPS. L'innovativa applicazione è stata presentata al Convegno Internazionale Digital Heritage 2013 tenutosi a Marsiglia. Fonte: Noreal.it ANIMUS, ANCORAGGI INIETTATI IN MURATURE STORICHE I terremoti in Italia così come in molti altri paesi europei e nel mondo sono periodicamente causa della perdita di vite umane sotto il collasso di strutture e della distruzione di manufatti appartenenti all’edilizia tradizionale e al patrimonio architettonico, spesso di significativa valenza monumentale. Gli edifici storici, costituiti da organismi strutturali fragili quali le murature di mattoni o pietra, sono generalmente più sensibili agli eventi sismici. La riduzione della vulnerabilità sismica del costruito storico, in particolare di quello monumentale, esige delle riflessioni profonde sul modus operandi anche in relazione alle normative vigenti. Il problema della salvaguardia dei beni monumentali e della loro messa in sicurezza in relazione alle recenti disposizioni normative in tema di prevenzione del rischio sismico, ha fornito nuovi spunti di ricerca e di applicazione sia di tecnologie che di prodotti. Per queste ragioni nasce ANIMUS, ANcoraggi Iniettati in MUrature Storiche, progetto di ricerca finanziato dal Programma POR-FESR 2007-2013 con una previsione di spesa di circa 930 mila euro, co-finanziati per circa 610 mila euro e una durata di 2 anni. Tra le finalità del progetto: 4Approfondire le conoscenze scientifiche necessarie per uno sviluppo delle tecniche di ancoraggio su beni monumentali 4Sviluppare lo stato normativo attuale dando vita a standard che possano essere di riferimento in generale per applicazioni in muratura e, in particolare, in campo sismico. 4Produrre report contenenti la documentazione sulla realizzazione degli ancoraggi, sulle fasi di installazione, sull’esecuzione di test e di studi parametrici sugli effetti dei vari materiali di base, sulla modellazione condotta, sui parametri base per una corretta progettazione. Fonte: Diamantech (http://www.animus-fesr.it/)

42 ArcheomaticA settembre 2013 2013 42 ArcheomaticA N° N°33 settembre


Tecnologie per per ii Beni Beni Culturali Culturali Tecnologie

INAUGURATO IL MUSEO PASSATEMPO, DOVE OGGETTI DI USO COMUNE DIVENTANO “PEZZI DA MUSEO” E’ stato inaugurato recentemente il nuovo allestimento del Museo PassaTempo di Rossiglione, alla presenza del Presidente della Regione Liguria Claudio Burlando, del Commissario Straordinario della Provincia di Genova Giuseppe Piero Fossati, accompagnati dal significativo intervento del Critico d’Arte e Giornalista Philippe Daverio, che entusiasta del Museo, si è complimentato con la Regione Liguria, capace di riportare parte dei Fondi Europei per creare luoghi che coltivano la memoria e la coscienza allo stesso tempo, con un valore inestimabile. L’inaugurazione ha richiamato un gran numero di persone, non soltanto chi già conosceva la Casa-Museo dei coniugi Minetti, dalla cui passione è nata l’incredibile collezione di moto, biciclette e oggetti d’epoca, presentata da ora anche in una veste nuova, arricchita con strumenti multimediali, proiezioni, video e suoni, realizzati da ETT Spa, che accompagnano il visitatore in un viaggio virtuale attraverso la storia di un secolo, il ‘900, con un percorso espositivo suddiviso in sale tematiche, ove ogni oggetto esposto rivendica un suo piccolo ruolo nella storia della società italiana, e dove ogni visitatore potrà ritrovare ricordi della propria infanzia o della propria famiglia. Un Museo dal “sapore nuovo”, come sottolineato dal professor Philippe Daverio nel suo raffinato e ironico discorso, che eleva oggetti di uso comune alla dignità di “pezzi da museo”, ricostruendo la storia e i costumi di un paese, valorizza l’intera comunità, grazie alla sua singolarità e al suo valore antropologico e culturale. Fonte: ETT Spa (www.ettsolutions.com)

3DF ZEPHYR PRO, NUOVO SOFTWARE PER L'ELABORAZIONE DI IMMAGINI IN MODELLI 3D Dopo tre anni di studio è stata rilasciato 3DF Zephyr Pro, nuovo software per trasformare fotografie in modelli 3D. Tale processo è completamente automatico e non sono necessari editing manuali o strumenti speciali. L'interfaccia è user friendly e permette di gestire facilmente le fotografie appena acqusite. Il software può essere utilizzato per la gestione di fotografie acquisite su beni culturali di diversa natura. 3DF Zephyr Pro è già stato impiegato con successo in una vasta gamma di applicazioni, quali: 4UAV e mappatura aerea per la creazione di ortofoto 4Modellazione architettonica 4Close Range Fotogrammetria e Archeologia 4Analisi Vehicle Analysis 4Commercio Innovativo e soluzioni di marketing 4Modellazione 3D per l'industria del gioco 4Ricostruzione dentale 3D 4Protesi sanitarie e di ricostruzione del volto Fonte: 3D Flow (www.3dflow.it)

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NUOVE TECNOLOGIE PER I MUSEI DI STRADA NUOVA I Musei di Strada Nuova saranno presto dotati di una rete di sensori per il monitoraggio dei parametri microlimatici per la conservazione dei beni storico-artistici. Si chiama Art-Keep (custode dell’arte) il sistema di monitoraggio sviluppato da Montalbano Technology e già installato un anno fa nelle sale di Palazzo Rosso, che verrà esteso a livello applicativo anche alle altre sedi del polo museale di Via Garibaldi: Palazzo Bianco e Palazzo Tursi. Il progetto è stato presentato giovedì 31 ottobre 2013 a Palazzo Rosso nel corso della conferenza “Arte e Tecnologia. Racconto di una partnership pubblico-privata per la valorizzazione del patrimonio culturale”, all’interno del programma del Festival della Scienza. Hanno partecipato Carla Sibilla (assessore alla cultura e turismo del Comune di Genova), Maria Cristina Cedrini (Fondazione Bracco), Alfonso Fuggetta (Politecnico Milano), Guido Gandinoe Rinaldo Sironi (Comune di Genova)eFrancesco Lertora (Montalbano Technology). L’assessore Carla Sibilla ha dichiarato che si tratta di un progetto "capace di coniugare l’arte e la tecnologia in maniera virtuosa e che rappresenta un ottimo esempio di sinergia pubblico-privato per la salvaguardia e la valorizzazione dei beni artistici”. Maria Cristina Cedrini della Fondazione Bracco ha ribadito che “Dobbiamo, con equilibrio e rispetto dei ruoli di ognuno dare buoni esempi di collaborazione: questo lo è”. Il progetto nato dall'Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Genova nel 2012 per la valorizzazione delle residenze nobiliari dei Musei di Strada Nuova di Genova e sostenuto da Fondazione Bracco, prosegue l'obiettivo di garantire un’adeguata conservazione delle opere d’arte esposte ai fattori ambientali, tramite le nuove tecnologie, e di trasformare il museo da luogo di contemplazione a organismo sensibile che trova nell’interazione del visitatore la sua missione più evidente. Una serie di sensori wireless per il rilevamento della temperatura e dell’umidità sono posizionati in sale al momento sprovviste di qualsiasi tipo di monitoraggio ambientale. Questi dispositivi inviano in tempo reale i dati a una centrale in grado di attivare automaticamente allarmi via sms e via e-mail e di renderli consultabili attraverso la rete web. Questo sistema offre la possibilità di dotare il Museo anche di una copertura WiFi: l’accesso a internet rappresenta una rivoluzione nell’esperienza museale che diviene attiva e partecipata. Il visitatore può infatti essere guidato nella fruizione del patrimonio artistico, vivere le opere, vederne i particolari, ma anche diffonderle tramite i social networks. Con la soluzione Art-Keep, i Musei di Strada Nuova (Palazzo Rosso, Palazzo Bianco e Palazzo Tursi) si collocano tra i più importanti complessi museali italiani ad essere dotati di un sistema per il monitoraggio del microclima, un fattore di assoluta rilevanza per la conservazione ottimale dei beni artistici collocati nelle grandi sale. Un primo passo verso un monitoraggio più ampio e completo. Art-Keep è in grado di monitorare anche altri parametri critici, quali ad esempio la situazione strutturale di costruzioni storiche e di palazzi artistici, che abbiano subito lesioni da eventi violenti come terremoti e altro. L'iniziativa sarà portata alla definitiva ultimazione nel 2014/2015. Fonte: Comune di Genova


FORUM L’AUGUSTO DI PRIMA PORTA ALLE SCUDERIE Francesca Salvemini “Fa col tenor dei tuoi vivaci carmi/ ch’io non habbia a invidiar bronzi né marmi” era la chiosa in ottave di Giovanni Andrea Dell’Anguillara alle Metamorfosi di Ovidio (Ov., Met., Libro XV, Venezia 1587). Non sarebbe sorprendente immaginare la postilla di Dell’Anguillara pertinente alla lucida anteposizione di Ovidio della poesia alle gesta, alla lex e all’eloquenza auletica imperiale, che sarebbe culminata nella comminazione al poeta del confino. Ovidio ha appena finito di narrare come sia ascesa l’imago di Cesare alla sua stella nell’aurora del cielo di Roma e di intessere nell’apoteosi la leggenda di Ottaviano Augusto, che l’empireo della sua stessa fortuna appare, in rapporto alla fama illimitata evocata dalla pace al Pontifex Maximus, un’autentica professione di fede nella propria arte. Vitruvio aveva dedicato ad Ottaviano il De Architectura, ed era Ovidio ad aver esteso nel Libro Quindicesimo l’apologetica della lorìca dell’Augusto di Prima Porta ai Musei Vaticani, ora in mostra alle Scuderie del Quirinale (AA.VV., Augusto, cat. della mostra cur. E. La Rocca), enumerata dalle Res Gestae: il suo modello statuario il bronzo alla sommità del Mausoleo di Augusto descritto da Strabone. L’aura della statua di Prima Porta apparve dipinta nei colori dell’arcobaleno nel 1863, quando, lo stiacciato dell’eroica frammentario e smussato, la scultura venne portata in superficie, dall’accesso sotterraneo all’ipogèo boschereccio della villa di Livia, dal conte Francesco Senni nella tenuta del Capitolo di S. Maria in via Lata nella contrada Giustiniana, al nono miglio della Via Flaminia, e, restaurata da Pietro Tenerani, donata ai Musei Vaticani da Pio IX. Un orto botanico gli affreschi staccati del giardino trionfale al Museo di Palazzo Massimo alle Terme, che Onorio Longhi e Flaminio Ponzio ricrearono al vivo all’inizio del Seicento nella villa Borghese appartenuta al linceo Giovanni Angelo Altemps al Pincio. Scandagliata dalla metà del Cinquecento la zona nella cartografia della campagna romana di Giovanni Battista Cingolani nel 1692, Ridolfino Venuti ed Antonio Nibby individueranno a loro volta la visitata topografia della Villa di Livia limitrofa al fosso dell’Acqua Traversa, tra l’antica via Cassia e la via Flaminia, sullo stesso versante del Tevere non molto distante dagli “Orti di Ovidio”. Taciuto il simulacro scultoreo nella sua effigie perenne, l’antìfona del poeta sottintendeva come fosse in realtà l’aura di Augusto l’imago nella lorìca esaltata nell’immaginazione popolare, commuovendo l’acme ideologico del poema nell’invocazione rivolta all’uomo (Ov., Met., XV, 869). Sarà Svetonio ad alludere alla corazza indossata in senato dall’imperatore durante la sua opera di riforma, che né il biografo né l’Epitome diranno sbalzata. Spaziato il duplice aspetto della fama di Roma (Ov., Met., XV, 431) nella stella di Cesare, il tutto tondo di Eros a cavallo del delfino ai piedi nudi di Augusto rappresenterebbe la dea Venere vinta nel suo elemento proteiforme (Ov., Met., XV, 851): il ‘ponentino’ romano che sospinge Augusto al triforme regno di Saturno e la mutevolezza del vento nel colore effimero del camaleonte (Ov., Met., XV, 411-12; 853-860). Nelle Imagines dei sigilli romani di Philips Galle, edite nel 1586, era incisa tra le personificazioni acquatiche una raffigurazione di Portuno, mentre Arion a cavallo del delfino era raffigurato a Castel S. Angelo nel fregio marino di Perseo della Sala di Adriano, la favola che era sempre Ovidio ad alternare, nel Secondo Libro dei Fasti, all’apologia di Augusto, come l’argomento della corazza, in quattro ambienti, sarà dispiegato nel Casino Boncompagni nei pressi di via Veneto a Roma da Guercino. Il raffinato commentario di numismatica e glittica augustea dell’Historia Augusta di Francesco Angeloni ha dimostrato alla modernità la fisionomia dell’imperatore, accanto a quella storicizzata dei suoi familiari più intimi. Sostenuti dalle Ore il fòsforo e l’urna, nel pettorale brilla sugli elementi il trionfo della pace augustea nelle province e la resa delle insegne in mano ai Parti alla personificazione del potere di Roma, ai quattro poli la Terra, il velo del tempo retto da Titone (Ov., Met., XV, 817) e in Ovidio le Parche (Ov., Met., XV, 781). Sarebbero gli accenni a Romolo del poeta e alla ‘radice nova’ dell’adozione di Tiberio, nel 4 d. C. (Ov., Met., XV, 563), i gemelli all’inguine della scultura, a restituirvi una lettura iconologica dell’avvento del puer e del vate virgiliani, con le figurine in arcioni di Citaredo e Diana ai lati dell’ombelico dell’armatura sfuggente a tergo. ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------LA MADDALENA GIUSTINIANI DELLA PINACOTHECA DI GIOVANNI MICHELE SILOS Francesca Salvemini Cesare Brandi nel 1971 redigeva nella scheda di lavoro relativa alla Maddalena Doria Pamphilj, tra gli esiti radiografici sviluppati su Caravaggio dall’Istituto Centrale di Restauro, l’osservazione di un’incoerenza nella ripresa delle pieghe degli sbuffi delle maniche e nella scollatura, resa più analitica nell’intervento diagnostico dei mesi scorsi, per zone di pigmentazione, mediante l’attuale impiego di tecnologia a scansione digitale propria alla microfotografia e alla radio miniatura, che hanno indotto l’intervento senza asportazione delle verniciature sulla camicia, e parziale rimozione con l’ausilio del microscopio della pellicola ingiallita della veste, descritto nell’articolo pubblicato in questo numero dal titolo I Dialoghi dell’arte: Caravaggio incontra Vasari. Tra le risultanze del precedente rilievo del dipinto emergeva la tecnica di campitura a riempitivo del damascato nel lembo di tessuto della gonna della santa: un ductus veloce, cioè, tutt’altro che a mano libera. Nel corpo della scheda, Brandi, al confronto con la Maddalena Giustiniani nell’inventario del cardinale Benedetto del 1621, incisa nel catalogo redatto a cura di Charles Paul Landon nel 1812, e a Berlino, sollecitava una fruizione ambigua del dipinto Doria da parte di questo secondo soggetto, raffigurato al sepolcro, con la dicitura a lettere capitali ‘tulerunt dominum meum’, anche supposto provenire da Malta nella propensione, altrettanto perennemente oscillata tra Cinquecento e Seicento, all’accuratezza miniaturistica della resa dei tessuti e del fogliame proprio alla tecnica incisoria, connessa ad un esordio romano di Gerard Ter Borcht (Mc Neil Kettering 1995) o di Nicolas Regnier, od alla trasposizione pittorica dell’originale da un bulino. L’incontro di Caravaggio con Vasari stimolato dagli autori nello studio tecnico dei due dipinti da loro illustrati, oltre alla Maddalena Doria, la Sepoltura firmata da Vasari ‘Georgio Aretin Faciebat’ (Sestieri 1942) sempre della Galleria Doria Pamphilj di Roma, sul piano filologico sarebbe dirompente dall’iconologia ad essi pertinente nell’autobiografia vasariana, per la Deposizione testimoniata da numerose repliche, che nella ricezione di Caravaggio diventa così flagrantemente innovativa da suscitare l’enigmaticità interpretata da Giovan Pietro Bellori. Vasari parla della tavola di un “Cristo deposto di croce” da lui dipinta nel 1544 (Venturi 1933) nella cappella del mercante fiorentino Galeotto da Girone in Sant’Agostino a Roma non più esistente in loco (Milanesi 1881), da Ettore Sestieri (De Marchi 1996) leggendovi la firma di Vasari, collegata al dipinto nel 1686 nell’inventario di Giovanni Battista Pamphilj (Garms 1972).

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Tecnologie per i Beni Culturali

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INTERVISTA

Valorizzare Intervista

il patrimonio storico artistico creando occupazione sociale

a

Diego Visconti, Presidente

della

Fondazione Italiana Accenture a cura della Redazione

Quest'anno la Fondazione Italiana Accenture ha organizzato il concorso "ARS - Arte che realizza occupazione sociale", un'opportunità per promuovere iniziative volte alla valorizzazione del patrimonio storico artistico italiano sfruttando la creatività e le tecnologie made in Italy allo scopo di creare maggiori opportunità lavorative. Il bando, aperto ad aziende, associazioni ed enti, ha offerto un milione di euro alla migliore idea di valorizzazione del patrimonio culturale. Il progetto vincente è stato "Trame di Lunigiana” dedicato alla valorizzazione dei castelli del territorio toscano, ideato da un team guidato da Promo PA Fondazione con Francesca Velani e Gaetano Scognamiglio, e composto dall’Associazione Lo Spino Bianco, l’Associazione Radio Papesse, Bone Wells Urbecon, Geographike, Florencetown, GlobalBase e l’Istituto di Valorizzazione dei Castelli.

Archeomatica: Presidente, la Fondazione Italiana Accenture ha intrapreso un'iniziativa che si pone due chiari obiettivi: rispondere a due principali necessità del paese in questo periodo di crisi, la valorizzazione del patrimonio culturale e l'emergenza occupazione. Ci spiega com’è nato ARS? Diego Visconti (DV): Così come Accenture Spa porta innovazione nelle imprese per renderle più competitive, la Fondazione Italiana Accenture si pone l’ambizioso obiettivo di portare innovazione nel terzo settore per aiutarlo a meglio esprimere il proprio potenziale contributo allo sviluppo del paese. Lo facciamo soprattutto, anche se non solo, attraverso concorsi per idee, banditi su www. ideaTRE60.it, che premiano le idee migliori in questa direzione. Per il concorso più importante abbiamo scelto l’arte perché è uno dei principali vantaggi competitivi del nostro Paese, ci è riconosciuto a livello mondiale ed è un patrimonio molto distribuito su tutto il territorio nazionale. A: Oggi mancano fondi strutturali che sostengono il mondo della cultura: dal restauro, ai musei, il teatro e allo spettacolo, tutte le diverse realtà culturali del nostro paese soffrono questo periodo nonostante diverse personalità aprano continui dibattiti su come la cultura ed il turismo siano proprio il "petrolio" del nostro paese su cui investire per rilanciare il rilancio economico. Che cosa manca al sistema della cultura italiana per valorizzare al 100% il patrimonio culturale, sfruttando le competenze? E' possibile generare occupazione nel settore dei beni culturali? DV: Mancano molte cose ben note: competenze gestionali, tecnologie, capacità di fare sistema, un quadro normativo più avanzato e chiaro, una più sistematica collaborazione tra pubblico, privato e terzo settore. Ma soprattutto manca una nuova mentalità: considerare i fondi come veri e propri investimenti di impresa con chiari obiettivi di ritorno dell’investimento, pur salvaguardando rigorosamente la natura culturale delle attività in questione e la loro capacità di generare un ‘valore’ che non è solo quello del profitto in senso stretto. Questa, a nostro avviso, è la madre di tutti i cambiamenti necessari.

A: A tal riguardo come dovrà essere curato il rapporto pubblicoprivato nel prossimo futuro? C’è la possibilità di intraprendere delle strade che non finiscano in un semplice mecenatismo o nel sostegno ad iniziative fine a sé stesso? DV: Certo che la strada esiste. E perché sia una strada che ci porti lontano, uscendo dal mecenatismo, è necessario appunto che le iniziative che nascono dalla collaborazione pubblico-privato ottimizzino anche (e sottolineo la parola ‘anche’) il ritorno economico. Non si tratta, come molti estremizzano, di ‘fare soldi mercificando l’arte’ ma di valorizzare il valore culturale dei nostri beni adottando criteri gestionali che massimizzino (anche laddove il pareggio non fosse raggiungibile) l’auto sostenibilità economica. E il valore che si può generare grazie all’attrattività del nostro patrimonio culturale può avere ricadute molto positive su diverse filiere come quella del turismo, dell’agroalimentare, del vitivinicolo, e soprattutto del più vero e qualificato ‘made in Italy’. A: L' Italia è il paese con il maggior numero di siti dichiarati patrimonio dell'umanità UNESCO; un'altra ricchezza è quella delle tecnologie scientifiche sviluppate per il restauro e la conservazione e la fruizione interattiva dei beni culturali. Sempre più la valorizzazione del patrimonio culturale è intesa come valorizzazione mediante le tecnologie. Qual è secondo lei il ruolo che le nuove tecnologie multimediali di comunicazione e di divulgazione museale e turistica hanno nelle iniziative di promozione della cultura e del territorio? DV: Le nuove tecnologie possono essere applicate con maggiore intensità e con grandi vantaggi in tutte le fasi dal restauro alla fruizione, dallo studio alla classificazione, passando per la vera e propria gestione dei processi operativi di un museo o di qualsiasi altro ente. Credo però che il terreno più fertile, dove le aree di miglioramento sono maggiori e dove i risultati potrebbero essere enormi sia quello di consentire una fruizione dei beni artistici e culturali in parte svincolata dalla loro accessibilità fisica. Vedere fisicamente la Maestà di Duccio rimarrà sempre un’esperienza insostituibile, ma le tecnologie possono aiutarci a studiarla, capirla, collocarla nel contesto storico, sociale economico, religioso, tecnico della sua epoca con modalità divulgative molto efficaci. E chissà che poi non aumentino anche i visitatori fisici!

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Tecnologie per i Beni Culturali

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La premiazione

A: Dal suo punto di vista quali sono i risultati di ARS e che cosa l'ha più colpita dei risultati di quest'iniziativa?

A: Visto il successo dell'iniziativa prevedete di promuovere il concorso anche l'anno prossimo? Quali sono gli sviluppi di ARS?

Il dato più eclatante sono le oltre 1300 persone, aggregate in gruppi spontanei o organizzazioni già esistenti, che hanno proposto oltre 500 idee molto articolate. Una banca dati di proposte che nell’insieme, almeno sulla carta, creerebbero circa 7000 posti di lavoro sostenibili economicamente. E’ necessario dare a questa energia una direzione, forti aiuti gestionali e tecnologici, ma si tratta di un motore potente che può contribuire a risollevare le sorti del nostro Paese. Barca senza vento non governa. E qui abbiamo un vento molto buono.

DV: Il primo sviluppo sarà quello di trasformare l’idea che ha vinto da progetto a realtà di successo. Il secondo sarà quello di aiutare il numero maggiore possibile di altre idee a trovare partner interessati a contribuire per la loro realizzazione. Il terzo, non per importanza, sarà quello di affermare questa dinamica come componente qualificata di un nuovo modello di sviluppo per il Sistema Italia.

A: Il 28 ottobre 2013 la Fondazione Italiana Accenture ha premiato il progetto “Trame di Lunigiana”. Quali sono i punti di forza di questo progetto? DV: Valorizza una rete di beni artistici, i Castelli della Lunigiana, che hanno un alto potenziale di attrattività, in buona parte non espresso. Il progetto ricollega poi questa attrattività artistica dei Castelli, con una serie di turismi culturali e ambientali che coinvolgono l’intero territorio. Elemento centrale della valorizzazione culturale e turistica sarà una rete tecnologica che utilizza soluzioni innovative, ma già disponibili, rendendo possibile pensare ad una facile scalabilità e replicabilità in altre realtà, con costi accettabili. I proponenti hanno inoltre dimostrato una forte determinazione ed una buona capacità nel ‘fare rete’, cooptando nella proposta stessa una serie di realtà istituzionali del terzo settore che possono dare un contributo concreto al suo successo. Inoltre sono già stati integrati, fin dalla fase di disegno, gli aspetti tecnologici, gestionali e culturali creando un terreno particolarmente fertile sul quale innestare le competenze pro bono di Accenture. La giuria ha quindi ritenuto che questa proposta fosse quella che meglio coniugava la quantità e qualità di occupazione sociale economicamente sostenibile che si vuole creare con le reali possibilità di successo sia nello specifico, sia per la creazione di un modello di riferimento.

Riferimenti

www.fondazioneaccenture.it www.ideatre60.it

Abstract

This year the Accenture Italian Foundation has organized the competition "ARS - Art that creates social employment", an opportunity to promote initiatives aimed at enhancing the historical and artistic heritage Italian harnessing the creativity and technology made in ​​ Italy, in order to create more job opportunities. The call opened to companies, associations and institutions, has offered a million of Euros to the best idea for the valorization of the cultural heritage.

Parole Chiave

Valorizzazione; beniculturali; occupazione; tecnologie

Autori Intervista

a cura della

Redazione

di

Archeomatica


OPEN SOURCE

I

dati più recenti sullo stato di salute del settore culturale (Io sono cultura, Fond. Symbola-Unioncamere, 2013) dipingono un quadro particolarmente vivo e in controtendenza rispetto al resto dell'economia nazionale, capace di sfidare la crisi creando ricchezza (75,5 mld di euro) e occupazione (14.590 nuove imprese). I dati sul turismo mostrano inoltre un aumento costante del numero di visitatori nelle nostre città d'arte: nel 2011 sono stati ben 37 milioni. Tuttavia, se allarghiamo lo sguardo all'orizzonte europeo notiamo che il nostro paese è ancora agli ultimi posti della classifica per investimenti e occupazione nel settore culturale; basti pensare che nessun nostro museo o grande mostra entra nella top 10 mondiale per numero di visitori. Questo significa che, se anche il settore sembra andare a vele spiegate, si può, anzi si deve fare di più nel campo della fruizione del nostro patrimonio, che per quantità e qualità offre opportunità quasi infinite. Fig. 1 – Esempio di rilievo 3D di una scultra a partire da immagini digitali con tecniche di Image-Based Modeling: il leone di Flaminio Vacca (FI) (rilievo di C. Giancristofaro)

Fig. 2 – Una schermata del WebGIS RAPTOR (fonte: Arc-Team Open Research)

Quando si parla oggi di fruizione non si può non pensare ai servizi web e mobile, alla divulgazione online e multimediale, e a tutto ciò che in generale accresce l'esperienza dell'utente, esperienza intesa non solo come svago o divertimento, ma anche come informazione e apprendimento. Tutto ciò porta però alla luce due questioni fondamentali: il costo delle moderne tecnologie, inteso in termini di software, hardware e apprendimento; il gap tecnologico di coloro che lavorano nel settore culturale, i quali solitamente possiedono una formazione umanistica tradizionale. In tal senso l'Open Source (qui inteso in senso lato come software e hardware libero e

gratuito) sta aprendo nuovi scenari per chi opera nel settore dei Beni Culturali, e si sta affermando, sempre più, come una preziosa risorsa in tutte le attività di ricerca, tutela, valorizzazione e divulgazione del nostro patrimonio. Utilizzando un approccio Open Source possiamo provare a risolvere il gap tecnologico: sono infatti oggi disponibili tante soluzioni gratuite o low-cost di altissimo livello, e inoltre, grazie alla cultura di collaborazione che caratterizza il movimento Open Source, anche la formazione diventa molto più semplice e accessibile. Chi investe nell'Open Source crede infatti profondamente in tre valori: trasparenza, partecipazione e collaborazione.

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Tecnologie per i Beni Culturali

Fig. 3 - Una schermata di pyArchInit (fonte: L. Mandolesi) L'Open Source è soprattutto una rete di persone che si scambiano informazioni, idee e progetti, beni e servizi, una sorta di “intelligenza collettiva” che lavorando in maniera aperta è in grado di creare e mettere a disposizione soluzioni altrimenti difficilmente realizzabili. L'Open Source mette gli strumenti - per la ricerca, per il lavoro, per la formazione – nelle mani di chiunque voglia usarli, indipendentemente che si trovi in un laboratorio universitario o in uno spazio di coworking, e in questo modo conferisce potere alle persone, poiché grazie all'Open Source diventa più facile realizzare prodotti di diverso tipo: non solo realizzare un sito web o un applicativo, ma

come vedremo persino produrre un oggetto fisico. Se la tecnologia diventa sempre più facile da usare e sempre meno costosa, allora non è più un ostacolo ma una risorsa. La scelta tra una soluzione Open Source o una proprietaria, sia hardware che software, deve essere ovviamente frutto di una decisione accurata, basata sull'analisi delle esigenze progettuali e delle risorse disponibili: così come la prima non dovrebbe essere preferita esclusivamente per ragioni di principio etico o economico, la seconda non dovrebbe essere automaticamente considerata più affidabile solo perché concessa in licenza ad un prezzo superiore o perché più user-friendly.

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OPEN SOURCE

L'analisi costo/beneficio deve sempre essere condotta sulla base degli obiettivi da raggiungere e delle risorse a disposizione, privilegiando la scelta che consente la migliore ottimizzazione. I settori in cui l'Open Source offre soluzioni paragonabili a quelle proprietarie sono ormai molti: GIS e webGIS, rilievo e modellazione 3D, realtà virtuale, sviluppo web e App, database e geodatabase. Tra i più recenti progetti nazionali nei quali è stato adottato un approccio Open Source ricordiamo: il progetto Taung, un esempio di rilievo e stampa tridimensionale di un reperto archeologico; il tour virtuale e interattivo nel parco archeologico delle Acquae Patavinae; RAPTOR, il WebGIS per la gestione dei dati d'archivio elaborato dalla Soprintendenza del Friuli-Venezia Giulia e ora adottato in diverse regioni italiane; pyArchInit, un plugin di Quantum GIS sviluppato appositamente per la gestione della documentazione di uno scavo archeologico; il portale web e il MOD – Mappa Open Data del Progetto MAPPA, un raro esempio di raccolta e divulgazione di dati archeologici in formato aperto. Seguiranno aggiornamenti nei prossimi numeri di Archeomatica. a cura di G. Bigliardi, S. Cappelli (Progetto Open Téchne)

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EVENTI 1 - 3 DICEMBRE 2013 Stoccolma Nodem 2013 - Network of Design and Digital Heritage Web: www.nodem.org/conferences/ stockholm-2013

5 -7 FEBBRAIO 2014 Bologna VIII Congresso Nazionale di Archeometria Web: www.associazioneaiar.com/cms/ content/viii-congresso-nazionale-diarcheometria

12 - 13 DICEMBRE 2013 Napoli IV Convegno Internazionale Diagnosis of Cultural Heritage HERITAGE Web: www.diagnosisculturalheritage.com

12 - 13 FEBBRAIO 2014 Llandudno Digital Past 2014 Web: www.rcahmw.gov.uk/HI/ENG/ Our+Services/Outreach+/

16 - 18 GENNAIO 2014 Salisburgo Monumento 2014 Web: www.monumento-salzburg.at

19 - 21 FEBBRAIO 2014 Firenze Museums and the Web Florence – MWF2014 Web: http://mwf2014. museumsandtheweb.com/

28 - 30 GENNAIO 2014 Parigi Sime Sitem 2014 - Salon International des Musées et des Lieux de Culture Web: www.simesitem.fr 30 GENNAIO 2014 Padova 10th Italian Research Conference on Digital Libraries - IRCDL 2014 web: http://ircdl2014.dei.unipd.it/

24 FEBBRAIO 2014 Haifa 7th International Workshop on Personalized Access to Cultural Heritage (PATCH 2014) Web: patch2014.wordpress.com 26 - 29 MARZO 2014 Ferrara XXI Salone dell'Arte del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali e Ambientali Web: www.salonedelrestauro.com

20 - 21 FEBBRAIO 2014 Washington DC The Non-Invasive Analysis of Painted Surfaces: Scientific Impact and Conservation Practice Web: http://www.conservation-us.org/ 24 febbraio 2014

VALORISATION DES LIEUX DE CULTURE

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Tecnologie per i Beni Culturali

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CODEVINTEC Tecnologie per le Scienze della Terra

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