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rivista trimestrale, Anno VII - Numero 2

giugno 2016

ArcheomaticA Tecnologie per i Beni Culturali

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Crowdfunding

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EDITORIALE

SERVIRÀ UN terzo protoCollo DELL'AJA? Due agenzie delle Nazioni Unite hanno firmato un accordo per proteggere i siti del Patrimonio Culturale, utilizzando le più recenti tecnologie geo-spaziali, tra cui applicazioni analitiche di immagini satellitari. Le tecniche satellitari sono da tempo attive in campo militare, con altissime risoluzioni che consentono il rilievo di dettaglio a terra anche in misura inferiore ai 30 cm convenzionali degli attuali satelliti commerciali in onda. Determinano inoltre anche viste che l’occhio umano non può apprezzare, tracciando gamme di frequenza al di fuori della soglia del visibile od utilizzando sensori ad alta precisione quali i radar interferometrici. L’uso militare di tale tecnologia, sviluppata da moltissimi anni, è più mirata ad azioni di difesa svolta dall’intercettazione preventiva di interferenze che alla pura e semplice constatazione di un evento calamitoso. L’Italia stessa dispone da molti anni di satelliti Cosmo Sky-Med, che, costruiti principalmente per scopi difensivi da azioni di belligeranza sul territorio, sono impiegati saltuariamente o marginalmente anche nella protezione e nell’emergenza in campo civile. Il loro raggio di azione è quello del Mediterraneo, dove hanno la capacità di inviare informazioni con monitoraggio in continuo di movimenti anche centimetrici. Il change detection di Cosmo Sky-Med è dichiarato tale da raggiungere uno dei massimi livelli al mondo di percezione, per la sua capacità di registrare e restituire in un arco di brevissimo periodo ogni minima variazione o alterazione di vista e immagine. Probabilmente avrà o avrebbe potuto preallertare con accuratezza non solo l’avvicinamento al complesso, ma anche dettagliare i danni apportati ai siti archeologici colpiti sia siriani che iracheni. Siti archeologici e musei sono stati distrutti durante vere e proprie azioni militari, verso i quali l’attivazione di qualsiasi sistema di difesa dovrebbe aver allertato per primi tali cosiddetti satelliti ‘spia’, che potrebbero aver registrato informazioni e contenuti protetti anche durante gli attacchi delle azioni devastanti, tracciando le traiettorie di spostamento perfino dei materiali. La Costellazione Cosmo Sky-Med è un potenziale strumento progettualmente orientabile alla difesa del Patrimonio dell’Umanità, se programmato preliminarmente alla prevenzione del danno e non solamente finalizzato di supporto alla pura e semplice constatazione ed indagine eventuale. La convenzione per la protezione del Patrimonio Culturale in caso di conflitto armato, adottata a L’Aia in Olanda nel 1954, prevedeva nel Primo Protocollo la proibizione di esportazione di beni culturali da territori occupati. Un Secondo Protocollo, che era stato introdotto successivamente ai conflitti degli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, venne ratificato di conseguenza nel mese di marzo del 1999. Un simbolo, come quello raffigurato, deve segnalare permanentemente in una indeterminata casualità di belligeranza, come un luogo così contrassegnato convenzionalmente corrisponda a zona neutrale e contenente beni culturali di altissimo valore per l’umanità, sia storico-documentale che monumentale, al fine di proibirvi sul campo, su un piano sovranazionale, l’intervento distruttivo avanzato per necessità bellica. L’azione alienante in tempo di pace, di emergenza o di guerra civile dovrebbe avere in comune con la guerra il rispetto di convenzioni internazionali stabilite tra organismi di protezione e salvaguardia mondiale, che si avvalgano degli strumenti più idonei predisposti per la difesa, il soccorso degli inermi e dei profughi e la protezione delle frontiere non solo in caso di conflitto armato dichiarato o silentemente invasivo. Senza che per questo tali mezzi, o malauguratamente un loro uso deviato, possano o debbano avvilire la popolazione civile e la soglia di sopravvivenza di un territorio indiscriminatamente minacciato nella propria cultura e nelle proprie risorse. L’aver investito in tecnologie geospaziali di altissimo livello, con satelliti in grado di monitorare “tutto”, in uso per la difesa della popolazione, non esime dalla loro adeguata applicazione per la protezione di un territorio, di una lingua e la conservazione del patrimonio di creatività cui le sue espressioni e la sua vita quotidiana attingano, anche tenendo nella giusta considerazione storica di previsione la Convenzione dell’Aia e i relativi due protocolli, ai quali è stato fatto cenno. L’Unesco avrebbe potuto anche assecondare, in ordine al Secondo Protocollo, un’azione introduttiva del sistema a largo raggio in paesi come l’Italia, che dispongano di satelliti “spia” dedicati alla difesa del Mediterraneo, la cui entrata in funzione appena pochi minuti dopo la loro attivazione non necessita di complicata burocrazia ed accordi preliminari. Oppure, a sua volta promuovere ancora nuove entità di gestione addirittura per decidere, sul piano del monitoraggio costante delle eccellenze monumentali, l’impiego settoriale dedicato di sedi tecniche, che, tra l’altro, sono ormai altamente sperimentate nei punti di emergenza che qualificano un territorio, come quelli monitorati dalla Difesa. E speriamo che anche per questo non si debba attendere un Terzo Protocollo della Convenzione dell’Aia.

Renzo Carlucci dir@archeomatica.it


IN QUESTO NUMERO DOCUMENTAZIONE 6 La Terza Dimensione in Archeologia Il 3D tra comunicazione e metodo scientifico: semplice attributo spaziale o un nuovo modo di analizzare la cultura materiale? di

stefano Calò

RIVELAZIONI

Scansione 3D del violino "Hellier" (1679) di Antonio Stradivari presso il Laboratorio Arvedi di Diagnostica non Invasiva di Cremona dell'Università di Pavia, ospitato all’interno del Museo del Violino.

12 Crowdfunding per il Patrimonio Culturale nei Centri Storici Minori, La Chiesa di San Michele a Savoca di

3d target Bmta Cultour aCtive digiart ett flytop guardian heritage luBeC muteC noreal profiloColore teChnologyforall tQ

2 19 47 10 51 50 52 31 25 11 33 37 49 24

stefania pasQuale e antonino Cosentino

16 Piceno360 - Un viaggio virtuale alla scoperta del Piceno di

stefano CioCChetti

RESTAURO 20 Metodi analitici non invasivi per lo studio dei materiali degli strumenti musicali antichi di tommaso rovetta, alessandra Chiapparini, pierCarlo dondi, giusj valentina fiChera, Claudia invernizzi, maurizio liCChelli e marCo malagodi

ArcheomaticA

Tecnologie per i Beni Culturali Anno VII, N° 2 - giugno 2016

Archeomatica, trimestrale pubblicata dal 2009, è la prima rivista italiana interamente dedicata alla divulgazione, promozione e interscambio di conoscenze sulle tecnologie per la tutela, la conservazione, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio culturale italiano ed internazionale. Pubblica argomenti su tecnologie per il rilievo e la documentazione, per l'analisi e la diagnosi, per l'intervento di restauro o per la manutenzione e, in ultimo, per la fruizione legata all'indotto dei musei e dei parchi archeologici, senza tralasciare le modalità di fruizione avanzata del web con il suo social networking e le periferiche "smart". Collabora con tutti i riferimenti del settore sia italiani che stranieri, tra i quali professionisti, istituzioni, accademia, enti di ricerca e pubbliche amministrazioni.

direttore Renzo CaRluCCi dir@archeomatica.it direttore responsaBile MiChele Fasolo michele.fasolo@archeomatica.it Comitato sCientifiCo MauRizio FoRte, BeRnaRd FRisCheR Giovanni ettoRe GiGante, sandRo Massa, MauRa MedRi, MaRio MiCheli, steFano Monti, FRanCesCo PRosPeRetti, MaRCo RaMazzotti, antonino saGGio, FRanCesCa salveMini

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RUBRICHE

LABORATORI 26 ICVBCmobile: il laboratorio mobile dell’Istituto per la Conservazione e Valorizzazione dei Beni Culturali - Diagnostica, Monitoraggio, Conservazione e Valorizzazione integrata del patrimonio di Cristiano riminesi, emma Cantisani, Claudia Conti, susanna BraCCi, laura genovese, raChele manganelli del fà, heleni porfyriou, BarBara salvadori, antonio sansonetti, maria perla ColomBini

32 AGORÀ Notizie dal mondo delle Tecnologie dei Beni Culturali

48 AZIENDE E

PRODOTTI Soluzioni allo Stato dell'Arte

50 EVENTI

SCHEDA TECNICA 34 Avatar olografico, Multiproiezione Immersiva, Oggetti Narranti e Tavoli Multitouch: soluzioni modulari e replicabili per contesti espositivi e sedi museali a Cura di spaCe s.p.a

MUSEI E FRUIZIONE 38 Un sistema unico di programmazione multipiattaforma nel nuovo Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria MArRC di

Carmelo malaCrino, rosanna pesCe, giuseppe d'aQuì

seguiCi

e

giuseppe musiCò

44 Tecnologia Beacon e storytelling per i musei - Il progetto Tap the Artwork di

elisaBetta Bruno

e

seguiCi su faCeBook faCeBook.Com/arCheomatiCa

una pubblicazione

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DOCUMENTAZIONE

la terza dimensione il 3d

in

arCheologia

di Stefano Calò

tra ComuniCazione e metodo sCientifiCo:

sempliCe attriButo spaziale o un nuovo modo di analizzare la Cultura materiale? Con l’avvento dell’era digitale e con lo sviluppo delle nuove tecnologie l’archeologia moderna è portata da tempo ormai a confrontarsi con il concetto di terza dimensione. Questo il tema del presente articolo.

Fig. 1 - Processo di elaborazione fotogrammetrica 3D.

I

semplici libri di testo sulla metodologia archeologica tendono ad affermare però, forse anche con un po’ di scontentezza, che la terza dimensione è principalmente un attributo che fa parte dello spazio (Maschner, Chippindale 2005, pp. 408-409). Se tentiamo di uscire al di fuori di questa pragmatica definizione ci accorgiamo che il suo utilizzo, attraverso l’uso delle varie tecniche di acquisizione digitale, dovuto principalmente alla facoltà di compiere rilievi sui manufatti archeologici senza contatto diretto e soprattutto con grande precisione, prevede innanzitutto una necessaria conoscenza da parte dell’ archeologo dei principi fondamentali che regolano il funzionamento dei nuovi strumenti e dei processi di acquisizione dei dati digitali (Russo, Remondino 2012); inoltre i risultati che si possono ottenere potrebbero portare ad una nuova comprensione di ciò che si studia e che ancora, molto spesso, viene analizzato con le tecniche tradizionali. Partendo da questo presupposto la terza dimensione potrebbe essere considerata come un moderno approccio di studio, in quanto da essa è possibile approdare ad un nuovo modo di comprensione non solo dei monumenti e dei manufatti antichi ma anche, pensando su larga scala, del paesaggio nei suoi molteplici aspetti. La terza dimensione quindi potrebbe essere intesa sia come un attributo spaziale e sia come una rinnovata prospettiva di analisi e di comprensione della cultura materiale. La varietà delle tecniche di acquisizione dei dati e degli strumenti che riguardano, sia il metodo del laser scanning che della generazione di modelli 3D, dimostra come la tecnologia sia addirittura, in certe situazioni, più avanti della metodologia, in quanto l’acquisizione dei dati e il loro metodo di processamento varia a seconda del contesto o del singolo elemento a cui essi vengono applicati e quindi, soprattutto per quanto riguarda, ad esempio, i grandi monumenti e i contesti territoriali molto ampi è difficile elaborare delle regole standard da applicare sempre e comunque ed è proprio per questo che, sempre più spesso, si ricorre ad una integrazione tra le diverse tecniche di rilievo digitale per giungere a un grado sempre maggiore di qualità dei risultati.

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ArcheomaticA N°2 giugno 2016


Tecnologie per i Beni Culturali

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Fig. 2 - Gli utensili in ferro rinvenuti nel sito di Supersano (Lecce) e la loro oggettiva replica in 3D; da BANDIERA 2013.

Resta il fatto che l’applicazione di queste tecniche è in grado di realizzare dei prodotti che già presi singolarmente possono offrire una comprensione maggiore ed immediata rispetto, forse, alle tecniche tradizionali. Se ad esempio si parte da un piccolo reperto, rinvenuto in un contesto di scavo oppure conservato in un museo, i metodi di elaborazione di modelli 3D applicabili possono essere differenti e ognuno è in grado di produrre informazioni utilizzabili per diversi scopi. Tra le tecniche esistenti, l’acquisizione di dati fotogrammetrici, ad esempio, è in grado di realizzare un prodotto utilizzabile e spendibile in più campi. Con questo metodo si è in grado di ottenere delle misure accurate da delle fotografie (è il concetto di fotogrammetria) (Mikhail, Bethelb, Mc Glone 2001). Attraverso l’identificazione di vari punti omologhi individuati nelle immagini e attraverso l’utilizzo di opportuni softwares, è possibile determinare informazioni metriche riguardanti dimensioni, forma e posizione dell’oggetto, dalle quali poi è possibile estrapolare un modello 3D foto-realistico del reperto (Russo, Remondino 2012). Si tenga presente però che la fotogrammetria non è l’unico modo per approdare ad un modello 3D, molto efficaci infatti risultano anche le tecniche e gli strumenti che si basano sul laser scanning, da cui è possibile ottenere delle restituzioni virtuali sempre più oggettive dei reperti, senza apportare su di essi nessun tipo di contatto diretto o di azioni che potrebbero essere considerate per certi aspetti invasive. IL 3D COME COMUNICAZIONE Ovviamente, la domanda primaria che riguarda tutto questo processo è: a cosa serve tutto ciò inquadrato nell’ ottica pragmatica della conservazione e tutela dei beni culturali? La prima risposta, che può sembrare quasi ovvia, riguarda la sfera della comunicazione: se si tiene conto del fatto che un modello 3D può portare anche ad una prototipazione materiale dell’oggetto stesso, si comprende come la riproduzione di un reperto, che si trova magari in particolari condizioni di conservazione, può essere realizzata, ad esempio, per creare delle “copie” da rappresentare nei vari contesti museali, aumentando in questo modo sia la fruizione che la conoscenza del reperto in sé nei confronti del pubblico, e può servire anche a scopi un po’ “meno nobili”, ma pur sempre utili, come il merchandising turistico.

Ovviamente la comunicazione finalizzata alla fruizione non è l’unico risvolto a cui l’applicazione di questi metodi può portare, anche se può sembrare proprio che questi nuovi prodotti digitali servano quasi esclusivamente per la divulgazione al grande pubblico (Pujol 2007). Se ci si sposta su un piano prettamente scientifico la creazione di un modello in 3D è importante dal punto di vista soprattutto della ricostruzione. Poniamo il caso di avere un manufatto, una statua, un vaso, frammentato in più punti, oppure in estreme condizioni di degrado. La creazione di un modello virtuale in 3D può contribuire alla ricomposizione dei singoli frammenti per ottenere l’immagine completa dell’oggetto in tutte le sue parti. In questo modo si può avere una versione molto dettagliata del reperto che magari può essere finalizzata, ad esempio, alla pianificazione di un progetto di restauro, oppure di ricostruzione di ciò che è andato definitivamente perduto. Inoltre la facoltà di avere una riproduzione virtuale, che materialmente può essere visualizzata, ruotata, manipolata e volendo anche modificata, può fornire all’archeologo la facoltà non solo di arrivare ad una nuova comprensione del manufatto, ma addirittura di inserirlo in una dimensione ricostruttiva virtuale più ampia, magari di un intero sito, la quale può essere stata realizzata integrando elementi ancora esistenti con informazioni provenienti dalle fonti antiche e documentarie. In questo modo si potrebbe unire la ricostruzione spaziale con la ricostruzione di singoli oggetti in modo tale da avere dei modelli predittivi o dei nuovi scenari di valutazione dei contesti passati (Akca, Remondino, Novak, Hanusch, Schrotter, Gruen 2006). Trasponendo quanto detto in una dimensione puramente pratica possiamo riflettere su un’ ipotetica ricostruzione: Poniamo sempre il caso di avere il mezzo busto di un’erma di età romana rappresentante la testa maschile di una divinità; partiamo dal presupposto che il pezzo si presenti in un discreto stato di conservazione ma è caratterizzato da delle lacune in più punti. Poniamo anche il caso di avere delle ipotetiche informazioni relative al suo contesto di rinvenimento riguardanti la sua collocazione e la sua forma originarie, la sua relazione con altre probabili erme presenti nel luogo di collocazione originario, ecc. Se si volessero applicare queste tecnologie di rilievo 3D, ad esempio, si potrebbe estrapolare un modello che rappresenti l’oggetto nella sua integrità e nel suo stato di conservazione attuale,


IL VIRTUALE COME MEZZO DI CONOSCENZA La creazione di modelli 3D di piccoli reperti rappresenta, quindi, un mezzo efficace ed intuitivo per la conoscenza dei manufatti, utile non solo alla loro musealizzazione; Si tenga bene presente però che i prodotti creati con queste nuove tecniche non devono essere confinati nella semplice definizione di “riproduzioni” ma costituiscono un modo di approfondimento della conoscenza della realtà materiale senza intervenire, ritorno a dire, in maniera invasiva sui beni culturali ottenendo nel contempo delle informazioni che, se interconnesse nella maniera adeguata, possono essere una fonte di conoscenza per l’archeologo che può, in questo modo, lavorare alla ricostruzione del passato in maniera oggettiva e scientifica. Un esempio molto recente riguarda il conteso medievale del sito bizantino Scorpo a Supersano (Le) indagato ormai da anni dall’ Università del Salento sotto la supervisione del prof. Paul Arthur; in una delle recenti campagne di scavo sono stati rivenuti utensili e attrezzi in ferro in stato precario di conservazione. Il loro studio è stato possibile, e continua ancora adesso, grazie alla ricostruzione prima virtuale e poi alla prototipazione di modelli 3D (fig.2) che hanno consentito la creazione di repliche usate per scopi scientifici ma anche divulgativi (Bandiera 2013). Inoltre non bisogna sottovalutare che quando si parla di modellazione 3D ci si riferisce ad un insieme di dati digitali che non sono fini a se stessi, ma possono essere condivisi facilmente, non hanno barriere culturali o linguistiche e possono essere inseriti in opportuni database, dai quali si potrebbe, anche se è raro ma non impossibile, ottenere delle nuove informazioni. Da tutto questo si evince come la modellazione 3D non ha solo lo scopo di comunicare e far fruire servendosi solo dell’impatto estetico che può avere sul pubblico, ma deve essere vista come uno strumento di lettura dal quale ottenere un tipo di informazione da reimpiegare per estrapolare altre informazioni che forse in alcuni casi non si sarebbe in grado di ottenere.

Fig. 3 - Colombaia ipogea oggetto del test di fotomodellazione.

in questa maniera la tecnologia trasporterebbe l’oggetto proprio cosi com’è in uno spazio virtuale. Una volta creata questa “base”, poi, le tecniche di modellazione e ricostruzione 3D permetterebbero la trasposizione delle varie informazioni in possesso fino ad ottenere l’integrazione delle lacune e una possibile ricostruzione completa di quella che doveva essere l’integrità originaria del manufatto. Di conseguenza poi l’elemento cosi ricreato potrebbe essere inserito nel contesto scavato, anch’esso magari ricostruito virtualmente, in modo tale da ottenere una ricostruzione totale del passato solo sulla base di informazioni oggettive, molte delle quali provenienti direttamente dai manufatti e dai contesti. Tutte queste tecniche dimostrano quindi che, sia su piccola che su larga scala, è possibile ottenere un rilievo oggettivo e molto dettagliato del reperto raggiungendo un grado di accuratezza nella rappresentazione che difficilmente sarebbe raggiungibile con le tecniche tradizionali di rilievo che conosciamo e che prevedono principalmente l’utilizzo di foglio, matita, carta millimetrata (anche se, ancora in molti casi, sono metodi molto utili) e ovviamente si fermano alle due dimensioni.

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TEST: LA FOTOMODELLAZIONE IN AMBIENTE IPOGEO L’applicazione della modellazione 3D può avvenire in diversi contesti; sia per quanto riguarda oggetti di dimensioni contenute e definite, come detto pocanzi, e sia per quanto riguarda interi ambienti. Ognuno dei vari contesti di applicazione presenta ovviamente dei limiti, spesso derivanti sia dal contesto di applicazione che dai software o hardware usati. Tuttavia, un’interessante applicazione delle metodologie di ricostruzione 3D può essere quella della fotomodellazione in ambiente ipogeo. Generalmente in contesti rupestri o grottali uno di metodi più diffusi per creare un modello 3D riguarda l’utilizzo del laser scanner, nonostante ciò il metodo fotogrammetrico ha trovato, già da qualche tempo, applicazione anche in questo campo (Polimeni 2012). Chi scrive ha condotto un test di foto modellazione all’ interno di una struttura ipogea di grandi dimensioni. Nella fattispecie si tratta di una colombaia ipogea, ascrivibile al periodo medievale, e facente parte di un villaggio rupestre appartenente grossomodo alla stessa epoca. L’edificio, a due ambienti, ha una conformazione caratterizzata da una pianta ovale (circa 10m x 5m), per l’ambiente principale, con le pareti scandite da centinaia di cellette rettangolari e il soffitto voltato. Questa grande stanza è collegata ad un ambiente di servizio più piccolo, molto angusto, anch’esso con soffitto a volta (Calò 2015). L’intera struttura presenta notevoli problematiche di degrado, come zone di crollo o punti in cui la roccia appare erosa e aggredita da agenti patogeni e vegetazione spontanea, problematiche queste derivanti dall’ incuria e dall’abbandono della stessa.

ArcheomaticA N°2 giugno 2016


Tecnologie per i Beni Culturali Per la realizzazione del rilievo 3D si è scelto il metodo della fotomodellazione, sia per testare la fattibilità della metodologia in un ambiente particolare come un ipogeo e sia per valutarne la fattibilità in termini di costi, rispetto all’ utilizzo di altri metodi e strumenti per la modellazione virtuale, che di resa del prodotto finale. Inizialmente si è proceduto con l’ identificazione di punti noti, tramite marker, collocati lungo le pareti verticali, per ottenere delle misure reali. Dopo aver misurato la distanza di ogni marker dall’altro, si è proceduto a identificarne le coordinate spaziali (Tale operazione è stata fatta volutamente manualmente per valutarne lo scarto di errore derivante). Successivamente si è proceduto alla campionatura fotografica dalla quale sono derivati più di 260 fotogrammi realizzati sfruttando la presenza della luce naturale all’ interno della struttura che filtra da una grande apertura sul soffitto. Per la fase di structure from motion sono stati usati software differenti (PhotoScan e Meshlab) con la finalità di usare diversi tipi di algoritmi per le varie fasi di post produzione. Il prodotto finale si è dimostrato molto soddisfacente, in quanto il rilevo 3D ottenuto (creato dall’ interpolazione del dato fotografico con il dato metrico delle misurazioni), ha dimostrato di avere, dal punto di vista della misurabilità metrica, uno scarto di errore molto minimo (circa 2 cm). Inoltre, dalla mesh ottenuta, e dalla relativa texture, è stato possibile estrapolare ortofoto, sezioni e viste prospettiche utilizzabili per la creazione di rilievi in 2D (fig.4). C’è da dire però che la qualità del risultato finale è dipesa molto da alcuni fattori, che talvolta possono costituire un limite nell’ utilizzo della fotogrammetria di ambienti chiusi di grandi dimensioni. Innanzitutto c’è da dire che il metodo ha trovato una buona applicabilità nella resa di alcune superfici; se da un lato l’irregolarità dell’ andamento roccioso delle pareti spesso ha portato, in alcuni punti, ad un’ accentuata artificiosità nella creazione della mesh (difetto che è stato attenuato e corretto con diverse procedure di remeshing), dovuta all’ attitudine del software a colmare le lacune spaziali derivanti dalla mancanza del dato fotografico, dall’ altro è stato possibile risolvere il problema dei coni d’ombra, dati sempre dall’ irregolarità e spigolosità rocciosa, che dalla conformazione delle centinaia di cellette che caratterizzano l’intera struttura, fotografando i vari particolari da diverse angolazioni. Il limite più grande, però, è stato dato dall’illuminazione. Come detto pocanzi, la campionatura fotografica è stata effettuata sfruttando la presenza della luce naturale che filtrava all’ interno della struttura. Tale condizione da un lato ha consentito di ottenere delle foto con una luce non troppo artificiosa, dall’altro ha influito sulla rapidità di tale acquisizione in quanto si è cercato di avere fotogrammi che presentassero la stessa esposizione luminosa, inoltre è stato impossibile, a queste condizioni, foto modellare il vano di servizio che era privo di qualsiasi illuminazione. L’intero test in questione ha dimostrato comunque che è possibile ottenere modellazioni virtuali di ambienti di medie e grandi dimensioni caratterizzati da una certa complessità strutturale. Ovviamente se da un lato il metodo della fotomodellazione consente di ottenere prodotti caratterizzati anche da un abbassamento notevole dei costi di produzione, dall’atro è palese come i limiti di tale metodologia possono essere superati con l’associazione di tale metodo con altri quali ad esempio il laser scanner o la stazione totale, strumenti

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Fig. 4 - Sezione del modello 3D della struttura ipogea.

che sarebbero stati utili nella fattispecie, per completare l’acquisizione digitale dell’ ambiente non illuminato ed avere uno scarto d’errore ancora minore per quanto riguarda la misurazione del dato metrico e spaziale. Nonostante ciò è stato comunque possibile ottenere un prodotto, modificabile, misurabile e condivisibile che ha potuto consentire, a chi scrive, di analizzarlo scientificamente in maniera più completa, fornendo gli elementi per effettuare una valutazione sul degrado del monumento stesso, sulla sua conformazione e morfologia senza intervenire invasivamente sulla struttura e fornendo comunque un valido prodotto spendibile anche in termini di fruizione, comunicazione e conoscenza del monumento. CONCLUSIONI Nonostante le promettenti prospettive, questa nuova “dimensione tecnologica” presenta comunque delle limitazioni; oltre ai limiti oggettivi che ogni metodologia può rappresentare (e di cui prima si è fatto accenno ad esempio), spesso l’uso di queste tecniche prevede una conoscenza e una formazione adeguata dell’ operatore che le pratica che forse ancora non sempre è possibile riscontrare, almeno per il panorama italiano, in maniera uniforme. Tuttavia c’è da dire che l’uso di queste tecnologie è sempre più crescente e ciò sembra derivare anche da un’apertura culturale verso questi nuovi approcci; ciò fa si che essi siano ritenuti degli strumenti di conoscenza necessari facendo, in questo modo, dell’ archeologia una disciplina che “usando” il passato altro non fa che guardare al futuro.


BiBliografia Akca D., Remondino F., Novak D., Hanusch T., Schrotter G., Gruen A., Recording and modeling of cultural heritage objects with coded structured light projection systems, in: 2nd International Conference on Remote Sensing in Archaeology, Rome, Italy, December 4-7, 2006, pp. 375-382. Bandiera A.et al. (2013), Replicating degradable artefacts. A project for analysis and exhibition of Early Medieval objects from the Byzantine village at Scorpo (Supersano, Italy), in Proceedings of 2013 Digital Heritage International Congress (DigitalHeritage), 28 Oct – 1 Nov 2013, Marseille, France, Vol. 1, pp. 161-167. Calò S. (2015), Paesaggio di pietra. Gli insediamenti rupestri delle serre salentine, Roma 2015. Mikhail E., Bethelb J., Mc Glone J. (2001) , Introduction to modern photogrammetry, New York. Maschner H., Chippindale C. (2005), Handbook of Archaeological Methods, Lanham.Polimeni B. (2012), Trasformare le immagini in modelli tridimensionali. Il rilievo delle facciate rupestri attraverso la fotomodellazione, in Opera Hipogea. Journal of speleology in artificals cavities 2012, 2, pp. 57-61.Pujol L. (2007) , Does virtual archaeology exist? Layers of perception. Advanced technological means to illuminate our past. Proceedingsof the 35th International Conference on Application and Quantitative Methods in Archaeology, CAAA 2007, Berlin 2-6. 2007. Russo M., Remondino F. (2012), Laser scanning e fotogrammetria: strumenti e metodi di rilevo tridimensionali per l’ archeologia, in APSAT 1, 133-164.

note

1 BERTELLI et Alii 2004, pp.159-188; BERTELLI 2007, pp.93-117; CHIONNA 1975, 48-63; DELL’AQUILA, MESSINA 1998, pp. 154-158 e p. 256; FONSECA 1979, 227-243; 2 FALLA CASTELFRANCHI 1991. 3 DOUGLASS, LIN, CHODORONEK 2015, 136-152; REMONDINO F., HAKIM S., 2006, 269-291 4 LIMONCELLI 2012, 51-106 5 http://www.apple.com/quicktime 6 Il campo visivo umano corrisponde alla porzione di spazio soggetto alla percezione di un occhio fisso in un determinato punto, ed è di circa 130° x 200° (verticale/orizzontale), enormemente superiore all'angolo visualizzabile da una qualunque macchina fotografica.

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With the arrival of the “Digital Age� and new technologies, modern archeology started to deal with the concept of 3-Dimension. Educational text books on archaeological methodology still tend to classify, however, the third dimension primarily as a spatial attribute. But by moving out of this pragmatic definition, we will realize that the use of digital acquisition techniques, which allow to carry out the analysis of archaeological artifacts without tactile contact and with a high degree of detail, call for new skills of digital data acquisition and management. The results that can be obtained may be innovative under several dimensions in comparison with what can be obtained by using traditional techniques.

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3D; ARCHEOLOGIA; FOTOGRAMMETRIA; CULTURA MATERIALE

autore steFano Calò aRCheoloGo CalosteFano@hotMail.it

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Tecnologie per i Beni Culturali

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November 10 – 12, 2016

At MUTEC – lnternational Trade Fair for Museum and Exhibition Technology, museums, libraries and archives get an overview of modern technologies and creative offerings, as well as innovative forms of exhibits that boost their appeal to visitors.

Parallel:

MUTEC and denkmal – Two trade fairs that complement one another welcome you at the exhibition grounds in Leipzig, Germany from November 10 to 12, 2016. - one venue - one date - two trade shows -

www.mutec.de/en


RIVELAZIONI

Crowdfunding per il patrimonio Culturale nei

Centri storiCi minori, la Chiesa di san miChele a savoCa di Stefania Pasquale e Antonino Cosentino

Fig. 1 - Chiesa di San Michele (XIII secolo), Savoca.

L’articolo illustra la campagna di crowdfunding “Save the Soul of Savoca” per finanziare il restauro di un ciclo di dipinti settecenteschi nel piccolo borgo di Savoca (ME). Si presenta questa iniziativa come un modello per la salvaguardia del vasto patrimonio culturale del nostro Paese, distribuito su numerose piccole realtà locali.

I

l finanziamento erogato dallo Stato e dagli enti locali rappresenta la fonte principale per le iniziative che coinvolgono il settore dei beni culturali. Tuttavia, l’attuale congiuntura economica ha favorito la nascita e la diffusione di strumenti e modalità di finanziamento alternativi attraverso i quali poter supportare il restauro, in particolare, nei centri minori. Il crowdfunding è una forma di microfinanziamento dal basso finalizzato alla creazione e al supporto di un processo collaborativo tra singoli soggetti che utilizzano il proprio denaro per sostenere iniziative di singoli individui o di organizzazioni più strutturate. Molteplici sono gli esempi attuali di impiego del crowdfunding, da parte di associazioni e comitati, per il restauro di monumenti di interesse nazionale. Il termine crowdfunding indica una campagna di raccolta fondi spesso gestita attraverso il web in cui si richiedono piccole somme per sostenere progetti di beneficienza, cultura e imprenditoria [1]. La grande diffusione di questa forma di finanziamento è dovuta a fattori estrinseci (nuove dinamiche economiche) e intrinseci [2] (fenomeni sociologici che stimolano l’enjoyment, cioè il piacere di prendere parte

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a un progetto in cui si crede, e l’involvement, il coinvolgimento attivo in un’iniziativa). Ci sono diversi modelli di crowdfunding: donation-based, reward, equity e social lending [3]. Il donation-based si fonda sulla raccolta di denaro via internet erogata per ragioni del tutto liberali, senza alcuna controprestazione. Il modello reward–based consiste nella partecipazione al finanziamento di un progetto a fronte di una controprestazione, spesso solo un compenso simbolico. Il social-lending rappresenta una alternativa vantaggiosa rispetto ai tradizionali canali di finanziamento. Con l’equity crowdfunding gli investitori entrano a far parte del capitale sociale di una società. La ricompensa è rappresentata dal complesso di diritti patrimoniali e amministrativi che derivano dalla partecipazione nell’impresa. Le origini del crowdfunding sono antiche, si pensi al mecenatismo rinascimentale, ma oggi esso si rivolge ad un pubblico planetario di potenziali donatori, grazie alla diffusione via web e alle donazioni con strumenti digitali, carte di credito e Paypal. Se invariato rimane lo spirito che muove la raccolta fondi in qualsiasi epoca, di certo l’evoluzione del

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Fig. 2 - Logo e banner della campagna di crowdfunding “Save the Soul of Savoca”. Fig. 3 - Rewards della campagna di crowdfunding “Save the Soul of Savoca”.

web da contenitore di informazioni (web 1.0) a strumento di interazione e relazione (web 2.0) ha modificato le forme di comunicazione e interazione sociale ponendo in essere le basi per quella che Henry Jenkins definisce cultura partecipativa e comunicazione trans-mediale [4]. L’Italia ha favorito la nascita e la diffusione di questi strumenti di finanziamento alternativi per supportare iniziative di diverso genere con apposite detrazioni fiscali [5] e dal 2005 sono nati numerosi portali per presentare e gestire campagne di crowdfunding [6]. Inizialmente questi portali avevano un approccio generalista ma ora si stanno specializzando su ambiti specifici [7]. In Italia si stanno rapidamente sviluppando tutti i modelli citati. Uno studio condotto nel 2014 [8] su 54 portali ha mostrato che 20 seguono il modello reward-based, 9 l’equity, 7 il donation-based, 3 il social lending, e 15 propongono modelli ibridi. Per quanto riguarda le campagne online gli studi che considerano le più note piattaforme internazionali e prescindono dal tipo di progetto attestano una percentuale di successo fra il 40% e il 50% [9]. Il successo dei social network legati all’arte e all’archeologia [10] ha favorito la crescita di interesse verso il crowdfunding come strumento per stimolare la partecipazione degli utenti a progetti e iniziative in questi settori. In Italia ci sono 10 portali dedicati ad attività culturali (arte contemporanea, restauro, musica, design e produzione editoriale): Bookabook, Be crowdy, For Italy, Innamorati della cultura, Giffoni idea, Microcreditartistique, Musicraiser, We realize, Vizibol, Forward – l’arte dalla tua parte. Le campagne di crowdfunding che riguardano esclusivamente il settore della conservazione e del restauro non sono, al momento, così tante da poter estrapolare dati statistici, tuttavia, da campagne come quelle condotte, ad esempio, a Firenze “#crazyforPazzi e a Bologna “Un passo per san Luca”, appare chiaro che per monumenti di interesse nazionale il crowdfunding risulta essere un efficace metodo alternativo al finanziamento pubblico “dall’alto” [11]. Questo articolo presenta come caso studio di crowdfunding per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale nei piccoli borghi il progetto “Save the Soul of Savoca”, la prima campagna di crowdfunding realizzata in Sicilia nel settore del restauro dei beni culturali. Questo progetto presenta solo parzialmente le peculiarità originarie del crowdfuding in quanto è stato il frutto di una ri-funzionalizzazione mirata a contestualizzare l’iniziativa rispetto alle esigenze e all’ambito di azione. Il contesto in cui si innesta il caso presentato in questo articolo, infatti, è diverso da quelli, dello stesso tipo, noti grazie ai mezzi stampa nazionali. Savoca è nel Club dei Borghi più belli d’Italia dal 2008 e fa parte, insieme ad altri comuni della valle d’Agrò, del Distretto turistico Taormina - Etna. Il paese è noto a livello internazionale per essere stato set del celebre

film di Francis Ford Coppola “The Godfather” (1972). Savoca è un comune di 1.821 abitanti della provincia di Messina in Sicilia che ha una forte vocazione turistica internazionale grazie soprattutto alla crescente attenzione che si sta manifestando verso i piccoli borghi. LA CHIESA DI SAN MICHELE (XIII SECOLO) La chiesa di San Michele, Fig. 1, dichiarata monumento nazionale nel 2002, è stata edificata intorno al XIII secolo per volontà degli archimandriti messinesi che risiedevano, nel periodo estivo, nel castello di Savoca. A causa anche dei numerosi terremoti e conseguenti interventi si è perso all’interno l’aspetto medievale che si caratterizza invece per i raffinati stucchi barocchi ed il ciclo pittorico realizzato secondo fonti documentarie nel 1701 ed attualmente in pessimo stato di conservazione. Il ciclo consiste di 6 scene nel registro superiore, 8 dipinti sulla parete dell’arco del transetto e due dipinti sulla parete dell’abside. I dipinti del registro superiore rappresentano le apparizioni di San Michele Arcangelo in episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento. Sulla parete del transetto quattro medaglioni rappresentano altrettanti padri della chiesa. Un piccolo quadrante tra questi due santi raffigura la Madonna della Lettera, patrona di Messina. A causa di infiltrazioni d’acqua dal soffitto ligneo a capriate del XVIII secolo (restaurato nel 1996), il ciclo pittorico è danneggiato con evidenti problemi di distacco della superficie pittorica dal supporto. LA CAMPAGNA DI CROWDFUNDING A promuovere il crowdfunding è stato un comitato di giovani volontari savocesi nato in seno alla parrocchia e supportato da varie istituzioni e associazioni culturali locali. A causa del suo stato di abbandono, la chiesa di San Michele è stata esclusa dalle attività sociali e religiose di Savoca e dai circuiti turistici. La campagna “Save The Soul of Savoca” si Fig. 4. Video promozionale della campagna di crowfunding “Save the Soul of Savoca”.

propone innanzitutto di sensibilizzare la comunità locale sul valore artistico e culturale del monumento, Conducendo, nella fase iniziale, la campagna di crowdfunding a diretto contatto con il cittadino e con il turista, si è cercato di colmare la distanza esistente tra i privati e il patrimonio culturale e artistico tentando di fare comprendere il concetto di appartenenza collettiva di un bene comune. La campagna, condotta on-line e off-line, ha avuto un approccio multidisciplinare per mettere in sinergia diverse professionalità nel settore della conservazione del patrimonio culturale e per instaurare relazioni complesse e radicate nel territorio. Proprio per il forte legame con le realtà locali, “Save the Soul of Savoca” rappresenta una forma


Fig. 5 - Dipinto della navata lato ovest registro superiore.

di crowdfunding “ibrida” in quanto la divulgazione dell’iniziativa è stata portata avanti su due livelli: uno reale, il territorio, e l’altro virtuale, il web. Il progetto è stato articolato in due fasi. La prima comprendeva la creazione del logo per identificare la campagna di crowdfunding (Fig.2), i rewards per i donatori (contenuti esclusivi e personalizzati che contribuiscono anche alla costruzione dell’immagine del soggetto proponente e del progetto, (Fig. 3), la campagna di studi diagnostici sull’opera e la definizione della narrazione (storytelling) per il coinvolgimento e la partecipazione dei sostenitori (video spot promozionale fruibile tramite codice QR, (Fig. 4). La seconda fase ha riguardato la diffusione dell’iniziativa e il consolidamento del rapporto di fiducia con i donatori, soprattutto sui social networks sfruttando la loro crescente influenza nel campo della valorizzazione del patrimonio culturale. Per andare oltre i contatti “family and friends” che costituiscono comuque la rampa di lancio dell’iniziativa, è stato istituito un sito web (www.savethesoulofsavoca.com) che permette di tenere aggiornati i donatori sugli sviluppi del progetto e sullo stato di avanzamento dei lavori. I fondi raccolti dai primi 900 donatori saranno investiti nel restauro dei primi quattro dipinti. Una ditta riconosciuta dalla Soprintendenza, ha fornito il preventivo di spesa per ogni singolo dipinto e per tutta la chiesa. Il crowdfunding è stato condotto fuori dalla logica del modello “all or nothing” che caratterizza la maggior parte delle piattaforme. I fondi raccolti sono giunti da un ampio e variegato bacino di donatori. In particolare, la tipologia di donatore che ha creduto e investito maggiormente nel progetto è stato quella del “visitatore” italiano e straniero con una percentuale del

14 Fig. 6 - Dipinto della parete lato est del transetto, registro inferiore.

circa 80% sul totale delle donazioni ricevute. Importante si è confermata in questa prima fase della campagna condurre visite guidate all’interno della chiesa attraverso le quali i visitatori hanno potuto, interagendo in prima persona con i volontari e ideatori del progetto, riconoscere il valore del bene da restaurare e apprezzare la bellezza artistica e architettonica della chiesa di San Michele. Il migliore incentivo per i donatori è fare vedere che il progetto avanza e ha buone chance di raggiungere l’obiettivo finale, perché ciò conferisce maggiore rilevanza al contributo di ciascuno. La restante percentuale di donatori è costituita da cittadini di Savoca e delle realtà limitrofe. Finora non si è registrato il contributo delle attività imprenditoriali, nonostante la manifestazione di interesse di alcune di interesse regionale e nazionale. A prescindere dalle donazioni finanziarie, il progetto si è avvalso della collaborazione professionale gratuita di molti professionisti di vari settori che hanno contribuito alla causa sposando totalmente la missione del comitato. Ditte edili specializzate nell’allestimento di ponteggi, start up operanti nel settore dronistico, professionisti in grafica pubblicitaria, giornalismo, riprese e fotografia hanno messo a disposizione le loro competenze per la nascita e lo sviluppo del progetto. LE INDAGINI DIAGNOSTICHE Le indagini diagnostiche e la documentazione tecnica rivestono un ruolo molto importante in una campagna di crowdfunding per il restauro di beni culturali. Le informazioni ricavate dagli studi tecnici permettono di capire quando e con quali procedure questi manufatti sono stati realizzati e permettono di progettare interventi di restauro più qualificati. Fra tutte le metodologie di indagine diagnostica, il Cultural Heritage Science Open Source Studio (CHSOS) promuove quelle low-cost che possono essere realizzate con costi contenuti e quindi sono particolarmente adatte ad un progetto di crowdfunding per opere minori, dove i fondi sono strettamente contenuti e limitati all’effettiva conservazione dell’opera piuttosto che a studi diagnostici e tecnici avanzati. La CHSOS ha documentato i dipinti con fotografia infrarossa con camera digitale modificata per l’infrarosso [12], fotografia in luce radente e fotografia di fluorescenza ultravioletta [13] e ha caratterizzato i pigmenti mediante spettroscopia di riflettanza [14]. La fotografia in luce radente non ha rivelato incisioni per definire le figure e nemmeno

Fig. 7 - Spettri di riflettanza di due dipinti N°2 sulla parete del 2016 transetto, ArcheomaticA giugno registro inferiore.


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NEL PROSSIMO NUMERO:

Fig. 8 - Chiesa di San Michele, Savoca. Conferenza per il lancio della campagna di crowdfunding e pannelli illustrativi della campagna di diagnostica.

giornate. Inoltre la fotografia infrarossa non suggerisce la presenza di un disegno preparatorio. L’artista ha probabilmente impostato la composizione a mano libera utilizzando un’ocra rossa per tracciare la composizione (Fig. 5). La fotografia ad alta risoluzione ha documentato pennellate corpose tipiche della tempera nelle composizioni in basso nella navata che erano più al riparo dalle intemperie. D’altro canto, le 6 composizioni superiori della navata si presentano in buona parte monocrome, Fig. 5, e ciò potrebbe essere attribuito al forte degrado a cui sono state sottoposte nel periodo in cui il tetto era in pessime condizioni. Quello che vediamo oggi potrebbe essere il fondo preparatorio delle figure realizzato a fresco: tecnica molto più resistente che potrebbe aver preservato il colore monocromo della prima stesura. I dipinti dei registri inferiori potrebbero essere stati realizzati solo su una preparazione a gesso, come suggerito dalla loro friabilità e la fotografia ultravioletta mostra chiaramente le pennellate date a tempera (Fig. 6). L’indagine con spettroscopia di riflettanza suggerisce i tradizionali pigmenti del ‘700, ocra rossa, ocra gialla, biacca, verde a base di rame e smalto (Fig. 7). La informazioni raccolte sono state presentate al pubblico durante la conferenza di lancio della campagna di crowdfunding e sono illustrate nei pannelli che fanno parte dell’esibizione permanente all’interno della chiesa (Fig. 8). CONCLUSIONI “Save the Soul of Savoca” ha riscosso un buon successo di critica e di opinione e la campagna di crowdfunding ha messo in luce che la riuscita di un progetto nel settore dei beni culturali non passa solo attraverso il reperimento di fondi ma anche attraverso la formazione di una rete professionale e sociale che supporta in modo multidisciplinare le varie fasi dell’iniziativa. Save the Soul of Savoca è un esempio sia di metodo alternativo al finanziamento statale per il restauro del patrimonio artistico nei centri minori sia di strumento per la valorizzazione dei beni culturali in una terra come quella siciliana che possiede un vasto ma trascurato patrimonio culturale. Il crowdfunding oltre che efficace metodo per il finanziamento può creare un nuovo senso di attaccamento dei cittadini al proprio territorio e ai bisogni connessi. È possibile fare in modo che molti soggetti si sentano responsabili del bene comune, del territorio e dei servizi collegati, creando un più stretto rapporto di responsabilità e riconoscimento tra le istituzioni ed i cittadini.

BiBliografia

[1] Danmayr, F 2014, Archetypes of Crowdfunding Platforms, Springer Science & Business Media. [2] Harms, M 2007, What Drives Motivation to Participate Financially in a Crowdfunding Community? Thesis Master in Marketing, VU University Amsterdam. [3] Culicchi, R 2015 ‘Il Civic crowdfunding come strumento alternativo di finanziamento del patrimonio archeologico’ MapPapers, vol. 18, pp. 17-20. [4] Jenkins, H 2007, Cultura convergente, Apogeo. [5] Decreto Legge 31 maggio 2014, n. 83. [6] Vassallo, W 2014, Crowdfunding nell’Era della Conoscenza. Chiunque può realizzare un progetto. Il futuro è oggi, FrancoAngeli, Milano. [7] Martelli, L 2014, Dal Crowdfunding al People raising - Analisi e riflessioni sulle raccolte culturali italiane, Fitzcarraldo Fondazione. [8] Castrataro, D; Pais, I 2014, Analisi delle piattaforme italiane di crowdfunding, available from:<http://www.slideshare.net/ italiancrowdfunding/2014-analisidelle-piattaformeitalianedicrowdfundingcastrataropais> [9] D’Amato, F 2013, Crowdfunding culturale, available from: <http://www.doppiozero.com/materiali/chefare/crowdfunding-culturale> [10] Perry, S; Beale, N 2015 ‘The Social Web and Archaeology’s Restructuring: Impact, Exploitation, Disciplinary Change’ Open Archaeology, vol. 1, no. 1, pp. 153-165. [11] Gaitan, M 2014 ‘Cultural Heritage and Social Media’ e-dialogos - Annual digital journal on research in Conservation and Cultural Heritage, vol. 4, pp. 38-45. [12] Cosentino, A 2014 ‘Identification of pigments by multispectral imaging a flowchart method’ Heritage Science, vol. 2, no. 8. [13] Cosentino, A 2015 ‘Practical notes on ultraviolet technical photography for art examination’ Conservar Património, vol. 21, pp. 53-62. [14] Cosentino, A 2014 ‘FORS spectral database of historical pigments in different binders’ e-conservation Journal, vol. 2, pp. 57–68.

aBstraCt Funding granted by the State and local authorities is the main source for initiatives related to cultural heritage conservation. However, the current economic situation has led to the emergence and spread of tools and alternative financing methods through which to support art conservation, particularly in smaller towns. Crowdfunding is a form of microfinance from the bottom aimed at the creation and support of a collaborative process between individuals who use their money to support initiatives promoted by individuals or organizations. There are many examples of actual use of crowdfunding, by associations and committees, for the restoration of monuments of national interest. This article illustrates the crowdfunding campaign "Save the Soul of Savoca" to fund the restoration of a series of eighteenth-century paintings in the small village of Savoca (ME). We present this initiative as a model for the preservation of the vast cultural heritage of our country, spread over many small villages.

parole

Chiave

CRowdFundinG; FotoGRaFia teCniCa; FotoGRaFia inFRaRossa; FotoGRaFia FluoResCenza ultRavioletta; sPettRosCoPia di RiFlettanza

autore steFania PasQuale steFaniaPasQuale87@GMail.CoM ConseRvatoRe sCientiFiCo indiPendente antonino Cosentino antoninoCose@GMail.CoM diaGnostiCa PeR l’aRte CultuRal heRitaGe sCienCe oPen souRCe


RIVELAZIONI

“S crutare

il mondo

da un aereo

diCeva

s aint -e xupéry – Scopre agli occhi il vero volto della terra ”

di Stefano Ciocchetti

Foto realizzata dall'ultraleggero.

piCeno360 - un

viaggio virtuale

alla sCoperta del Quando si guardano le cose dall’alto,sembrano più piccole, leggere. E si sceglie dove atterrare per esplorare da vicino la bellezza della natura e dell’animo umano. Così è per “Piceno360”, che ci permette di volare sopra i cieli di Ascoli Piceno e con un click atterrare in ognuno dei 33 comuni della provincia ammirandone i tre monumenti-simbolo.

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p iCeno

D

al Giardino delle Palme di San Benedetto ai calanchi di Appignano del Tronto, dal teatro Serpente Aureo di Offida al volto delle Sibille svelato ai piedi del Monte Vettore, “Piceno360” è un tour vir-tuale realizzato con tre panoramiche sferiche terrestri e una aerea per ciascun comune della Provin-cia di Ascoli Piceno. Un totale di 99 panoramiche terrestri e 33 aeree, ottenute scattando 7.620 foto di alta qualità con la tecnica hdr e 28.861 foto aeree. Percorrendo 4.378 chilometri e volando su un ultraleggero per otto ore, con in mano un bastone d’acciaio e una “palla” fatta di sei macchine foto-grafiche sincronizzate per scattare foto a 360°. Prima dell’ultraleggero con cui è stato realizzato questo lavoro ci sono stati altri tentativi di immor-talare il paesaggio dall’alto che la storia ci racconta. Nel 1856 il francese Nadar, pseudonimo del pioniere della fotografia GaspardFélix Tournachon, immortala Parigi da una mongolfiera. Da allora dirigibili, palloni aerostatici e persino aquiloni vengono utilizzati per nuovi prototipi di macchine fotografiche planimetriche.

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Castignano, veduta aerea

Intanto, dall’altra parte dell’oceano, si sta combattendo la guerra di secessione e la fotografia aerea è utilizzata per scopi militari. Nei primi del ‘900 un fotografo europeo sviluppa una piccola fotoca-mera da applicare ai piccioni viaggiatori, fino alla prima guerra mondiale, quando la qualità delle macchine fotografiche migliora in maniera sostanziale: gli apparecchi sono in grado di catturare immagini nitide persino se scattate a mano dal pilota. È soprattutto la Germania ad usare i rilievi fo-tografici aerei, detenendo un record di 4000 foto al giorno e mappando integralmente il sistema di trincee del fronte occidentale. Nel secondo conflitto mondiale, invece, diventano fondamentali i ri-lievi in Normandia per la preparazione dello sbarco, con la nascita della macchina Wild targata Royal Air Force (l’aeronautica militare del Regno Unito): un sistema dotato di due camere ottiche in grado di creare un’immagine tridimensionale del soggetto. In questa occasione viene realizzata una mappa di Berlino in scala 1:12.000 per pianificarne l’invasione. Finito il servizio in guerra, per la fotografia aerea si presenta un’altra sfida: l’altezza. Nel 1946 vie-ne scattata la prima foto dallo spazio e nel 1968 la prima foto della terra vista dalla luna. Il volo pindarico approda ai giorni nostri, in cui abbiamo satelliti con una risoluzione tale da poter inqua-drare una singola persona dallo spazio e droni prét-à-porter in grado di trasportare videocamere ad altissima definizione. Alla scoperta della provincia di Ascoli Piceno dall’alto “Piceno360” è stato un lavoro di circa quattro mesi, da giugno a settembre, dall’alba al tramonto e dal mare alla montagna, percorrendo 3.000 metri di dislivello che ha permesso di raggiungere un risultato probabilmente senza precedenti in Europa. Determinante è stata la fiducia mostrata sin da

Lago di Pilato

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Foto realizzata dall’ultraleggero

subito dalla Provincia che aveva in mente qualcosa di tecnologicamente avanzato per la promozione del territorio, abbattendo ogni campanilismo affinché Palmiano, il paesino più piccolo con 200 abi-tanti, venisse ricordato al pari di Piazza del Popolo di Ascoli Piceno. Il presidente Paolo D’Erasmo ha puntato su un prodotto innovativo. Il lavoro prende spunto da un tour virtuale aereo della splen-dida città di Dubai realizzato dalla società Dubai360, ad oggi il più grande tour virtuale del mondo. METODOLOGIA DI LAVORO Per quanto riguarda le riprese aeree, abbandonata l’idea di usare droni, si è deciso di realizzare le foto direttamente da un aereo ultraleggero. Dopo un attenta esamina dell’attrezzatura da usare in vo-lo, evitando oggetti troppo ingombranti e pesanti, si è deciso di utilizzare monopiede con all’estremità un bundle contenente 6 action cam. Attraverso quindi 6 inquadrature diverse è stato possibile completare una vista sferica, riprendendo le varie scene in maniera contemporanea, quindi dallo stesso punto. La procedura per le riprese aeree è stata molto complicata in quanto l’abitacolo dell’ultraleggero, molto ridotto, non permetteva manovre troppo ingombranti. Una volta partiti in volo e giunti sopra il luogo dove andava effettuata la ripresa allungando il monopiede, debitamente assicurato al velivolo, si è fatto arrivare il sistema di ripresa sotto la pancia dell’aeromobile in modo di evitare, in fase di scatto, che parti dell’aereo si sovrapponessero a parti del terreno. Con l’aiuto di un telecomando si sono effettuate delle fotografie in rapida sequenza facendo scattare in contempo-ranea le macchine.


Offida, Piazza del Popolo

Piceno 360°

In fase di post produzione le immagini sono state unite a formare una panoramica sferica a 360° at-traverso il software di stitching Autopano della Kolor. Una volta ottenute le panoramiche equiret-tangolari si è intervenuti nella fase di ottimizzazione delle foto che ha visto in primo luogo la clona-zione della parte di aereo ripresa sostituendola con la porzione di cielo mancante per simulare nel modo più verosimile l’esperienza del volo. La qualità delle riprese aeree non è avvicinabile a quella della reflex professionale usata per le riprese terrestri ma comunque accettabile per essere visualiz-zata via web. Le panoramiche sferiche sono state aggiunte a quelle terrestri per la realizzazione del tour virtuale vero e proprio. Le panoramiche terrestri sono state realizzate con attrezzatura fotografica professionale. Una reflex Nikon d800E pieno formato collegata ad una testa panoramica a 3 assi. Come ottica si è scelto di usare un fisheye 16mm che ha permesso la “chiusura” dell’angolo di campo di 360° attraverso 7 in-quadrature differenti lasciando inalterata la definizione molto alta grazie alla risoluzione di ogni singola foto (36MP). Ogni foto è stata realizzata usando la tecnica “hdr” unendo 7 esposizioni diffe-renti, riuscendo a bilanciare così, qualsiasi tipo di luminosità della scena. Ciascuna panoramica sfe-rica terrestre è il risultato quindi di 49 scatti. Il totale delle panoramiche aeree e terrestri ammonta a 132 per 6468 scatti. Un tour virtuale a 360° per tutti Una volta terminate le riprese aeree e terrestri sono state unite in un tour virtuale web based con una grafica appositamente studiata che permettesse un facile accesso e fruizione da parte di un pubblico variegato. Il tour realizzato con il software Panotour della Kolor ed è ottimizzato per tutti i disposi-tivi fissi e mobili e comprende, per questi ultimi, anche la funzione giroscopio in modo da cambiare prospettiva al ruotare del dispositivo. Ogni viaggiatore virtuale può decidere liberamente il proprio itinerario, cliccando sulla mappa tro-vandosi a sorvolare la città scelta (con la rispettiva descrizione) e avendo la possibilità di spostarsi in aria con gli elicotterini che contrassegnano i comuni limitrofi o scendere a terra selezionando uno dei tre luoghi più significativi come chiese, piazze e bellezze naturali. Il punto di atterraggio è di so-lito uno spazio esterno ma è possibile muoversi al chiuso e tornare a volare in qualsiasi momento.

Quest’esperienza virtuale permettedi raggiungere i 3.000 metri d’altezza sopra i Sibillini. Tra i pa-norami riprodotti le stupende Gole del Garrafo di Acquasanta Terme, il tramonto in piazza Peretti a Grottammare, con la suggestiva apertura in travertino sull’Adriatico, Arquata del Tronto, l’unico paese europeo all’interno di due parchi Nazionali, il Reliquario di Sisto V protetto nei Musei Sistini di Montalto delle Marche. Sono visibili anche il borgo montano di Meschia, a Roccafluvione, gli affreschi delle Sibille nella chiesetta di Santa Maria in Pantano raggiungibile solamente a piedi e il vicolo più stretto d’Italia a Ripatransone. RINGRAZIAMENTI Il materiale prodotto, comprendente anche i tre tour virtuali integrali dei comuni di Rotella, Monte-dinove e Monsampolo, è stato integrato in un portale web, www.piceno360.com, realizzato dalla società Sistema3 Informatica di Lorenzo Lambertucci, che consente la fruizione anche su dispositivi mobili. La grafica è stata curata da Giovanni Della Ceca, mentre il montaggio del video a 360° da Mauro Pennacchietti (che ha creato anche il video del backstage). È stato realizzato anche del con-tenuto extra grazie alla tecnologia utilizzata per realizzare il tour fotografico: un filmato con un an-golo di campo totale che offre la possibilità al fruitore di cambiare, in ogni momento del filmato, il punto di ripresa muovendosi a 360°. Preziosi sono stati anche Vanja Macovaz per la post produzio-ne delle foto aeree e Claudia Zavaglini, i sindaci e gli assessori dei 33 comuni del Piceno. Qualcuno ha fatto da cicerone accompagnandoci a scoprire i tesori, qualcun altro concedendo per-messi speciali per arrivare in ogni angolo della provincia. Lo stupore provato davanti a ciascuna bellezza non finiva mai ed è stato necessario mostrarlo tutto, a 360 gradi appunto. Perché nella vita, si sa, è tutta una questione di prospettive. BiBliografia Cinalli E., Tecniche di Photo Stitching, Photoactivity, http://www. photoactivity.com/Pagine/Articoli/015%20Stitch%20seconda%20parte/ Tecniche%20di%20 Stitching%20-2p.asp Ciocchetti S., Museo Palazzo Ricci – Virtual Tour, http://www. stefanociocchetti.com/museo-palazzo-ricci/ Fletcher J., 360° Video Fundamentals, http://thefulldomeblog. com/2014/03/06/360-video-fundamentals/

360 holder.

aBstraCt

Piceno360 is a project realized by Stefano Ciocchetti to promote and valorize the province of Ascoli Piceno. Through an air and terrestrial virtual tour the visitor can fly over all the cities of the prov-ince of Ascoli Piceno and decide which one want to visit. He can enjoy three relevant places for each city through a 360° spherical panning shot. This work is published on piceno360.com website and it's possible to visualize it by any mobile device.

parole

Chiave

tour virtuale; virtual tour; panoramiChe immersive; fotografie a 360°

autore

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stefano ciocchetti informatico specializzato in fotografia per i Beni culturali ArcheomaticA stefanociocchetti.com N°2 giugno 2016 info@


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RESTAURO

metodi analitiCi non invasivi per lo studio dei materiali degli strumenti musiCali antiChi

Fig.1 - Lo “Scrigno dei tesori” del Museo del Violino di Cremona.

di Tommaso Rovetta, Alessandra Chiapparini, Piercarlo Dondi, Giusj Valentina Fichera, Claudia Invernizzi, Maurizio Licchelli e Marco Malagodi

A

partire dagli anni ’70 del novecento, nel nostro paese si assiste allo sviluppo di un pensiero e un’attenzione nuova verso la conservazione e il restauro degli strumenti musicali. L’oggetto storico viene considerato non solo in base alle sue proprietà sonore ma anche per il suo valore come “bene tangibile”. Ciò pone le basi per lo studio e l’identificazione di tutte le sue componenti materiche e strutturali come parti integranti di un bene culturale che nasce da una tradizione artigiana di grande importanza, e che nulla ha da invidiare alle principali tradizioni artistiche italiane. Lo strumento musicale è un oggetto del patrimonio culturale che, come tale, va recuperato, restaurato e preservato nel pieno rispetto filologico della sua storia e delle eventuali modificazioni che ha subìto nel tempo. La scienza fornisce oggi avanzate tecniche diagnostiche per lo studio delle opere d’arte, già ampiamente collaudate nei principali interventi conservativi effettuati in Italia. Il Laboratorio Arvedi di Diagnostica non Invasiva di Cremona dell'Università di Pavia, ospitato all’interno del Museo del Violino, rappresenta il punto di congiunzione tra scienza e artigianato artistico, luogo in cui il sapere scientifico si fonde con la tradizione tecnica della liuteria (Fig.1).

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Tutte le parti sono coinvolte nell’obiettivo comune di “svelare” quei segreti di bottega che hanno reso leggendari i grandi liutai del passato. La caratterizzazione dei materiali impiegati per la realizzazione delle vernici, la documentazione delle dimensioni e delle bombature dello strumento storico sono solo alcune delle attività di ricerca i cui risultati sono in grado di offrire al liutaio moderno nuovi spunti di riflessione, nuove sperimentazioni e nuovi metodi di costruzione. Inoltre, la documentazione dello stato di conservazione del manufatto, unito alla virtualizzazione delle sue forme e alla registrazione delle sue caratteristiche acustiche sta lentamente aprendo nuove frontiere per ciò che riguarda la fruizione del bene al di fuori della teca in cui è conservato. Lo strumento musicale, e in particolare lo strumento ad arco, rappresenta quindi un unicum nel panorama dei beni culturali, in quanto è opera statica e dinamica allo stesso tempo, mezzo espressivo della sensibilità estetica del liutaio e contestualmente dell’espressività musicale del musicista, strumento destinato alla produzione di cultura e di arte. Queste caratteristiche hanno reso difficoltosa la formulazione di una vera e propria “etica” del restauro e della conservazione degli strumenti musicali, ancora oggi indefinita, rendendo pertanto necessari inevitabili compromessi nel corso del tempo. Lo studio analitico di questi oggetti ha richiesto la progettazione di un dettagliato piano di sperimentazione scientifica e tecnologica avvalendosi di tecniche non distruttive e non invasive. Il protocollo per l’utilizzo dei dispositivi è stato definito nell’arco di tre anni e le attrezzature sono state funzionalizzate ad hoc per semplificare l’acquisizione del dato analitico. LA DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA E LA SCANSIONE 3D La documentazione fotografica dello stato di conservazione dello strumento musicale, con finalità divulgativa e conservativa sia in ambito commerciale che museale, è una pratica già utilizzata da decenni, e finalizzata all’acquisizione di immagini di alcune inquadrature standard (fronte, retro, lato sinistro, lato destro, macro di dettaglio sulla testa dello strumento in corrispondenza del riccio). Tuttavia, la fase di documentazione ha portato alla luce diverse problematiche, legate al mantenimento della verticale dell’oggetto e alla sua perfetta ortogonalità rispetto all’asse ottico dell’obiettivo fotografico. Per questo motivo nel Laboratorio Arvedi è stato pensato e realizzato un apposito sistema di rotazione automatizzata che prevede l’inserimento di un perno, avente inclinazione regolabile, attraverso il foro inferiore del bottone dello strumento musicale. Oltre a soddisfare le condizioni di verticalità e ortogonalità dello strumento musicale, il sistema di rotazione consente di acquisire non solo le viste standardizzate, ma anche le viste di profilo ad angoli variabili. Le lampade a LED (5400°K) sono posizionate frontalmente all’oggetto, orientate a 45° e leggermente inclinate verso il basso per ridurre i riflessi sulla superficie dello strumento musicale. Un protocollo analogo viene seguito per l’acquisizione delle immagini della fluorescenza ultravioletta (UVIFL) con lampade di Wood (Osram L36W/73, picco di emissione λ ~ 365nm). Il sistema messo a punto consente quindi di applicare separatamente le due tecniche (fotografia in luce visibile e fotografia in luce ultravioletta), mantenendo una precisa sovrapposizione a posteriori fra i due tipi di immagini, essendo noti gli angoli di acquisizione. La macchina fotografica utilizzata è la Nikon D4, che monta l’obiettivo Nikon AF-S NIKKOR 50mm f/1.4G. Ai fini di una documentazione analitica dell’opera,

Fig. 2 - Violino Cremonese (1715) di Antonio Stradivari, foto della fluorescenza indotta da UV (angolo 0° corrispondente alla vista frontale).

è altresì utile caratterizzare i dettagli di superficie più fini (ad es. micro-crettature, macchie di colore ecc.) e ciò è reso possibile attraverso l’acquisizione di una serie di immagini macro, montate a posteriori in un’unica gigapixel image che permette di indagare anche quei particolari che l’occhio non riesce a riconoscere. Questo metodo è tuttora in fase di sperimentazione, ma il risultato potrebbe trovare posto all’interno del percorso museale per una fruizione completa del bene. Sempre a fini divulgativi è stata inoltre realizzata un’apposita interfaccia grafica che permette di visualizzare tutte le foto dello strumento in rotazione e di effettuare, per ogni vista, la transizione fra una foto nel visibile e la sua corrispondente foto UV (Fig.2).

Fig. 3 - Scansione 3D del violino "Hellier" (1679) di Antonio Stradivari.


Alle tradizionali tecniche di acquisizione fotografica si aggiunge la scansione 3D del violino (Fig.3). Per questa operazione viene utilizzato un braccio mobile a 7 gradi di libertà prodotto dalla Hexagon Metrology (Romer Absolute Arm 7-Axis “SI”) equipaggiato con un laser scanner lineare (RS3 Integrated Scanner) che consente di acquisire la superficie dello strumento con una risoluzione di 30µm [1]. La nuvola di punti ottenuta viene successivamente elaborata tramite appositi programmi di modellazione 3D (Polyworks, MeshLab e Blender) per l’ottenimento di una mesh poligonale estremamente dettagliata. A partire dal modello 3D è quindi possibile effettuare diverse operazioni: 4 applicare una serie di texture alla superficie utilizzando le fotografie in luce visibile o UV raccolte durante la campagna fotografica; 4 estrapolare le curve delle bombature dello strumento, cioè dime con le quali il liutaio moderno può ad esempio realizzare una copia; 4 studiare le deformazioni di tavola armonica e fondo, prima e dopo una performance, o prima e dopo la montatura dello strumento; 4 effettuare misurazioni con una precisione comparabile a quella ottenibile utilizzando un calibro digitale sullo strumento reale (Fig.4); 4 realizzare copie con macchine a manifattura sottrattiva o additiva (Fig.5). Alcuni test di replica di piccole porzioni dello strumento musicale sono stati condotti con l’utilizzo della stampante 3D “autoreplicante” REPRAP Prusa Mendel, prototipo lowcost basato su progetto open-access REPRAP [2], in grado di produrre oggetti in FDM (Fused Deposition Modelling), estrudendo un polimero biodegradabile atossico come il polilattato (PLA). La sperimentazione si prefigge lo scopo di valutare se e come è possibile inserire queste nuove tecnologie in un ambiente artigianale tanto tradizionalista quanto moderno [3]. LA CARATTERIZZAZIONE DEI TRATTAMENTI DEL LEGNO E DELLE VERNICI “SEGRETE” Una delle fasi di costruzione dello strumento musicale durante la quale il liutaio moderno ricorre maggiormente alla sperimentazione nell’uso dei materiali è probabilmente il processo di finitura. Questo procedimento, successivo alla costruzione dello strumento, include il trattamento preliminare del legno e la successiva verniciatura ed eventuale

Fig. 4 - Violino "Hellier" (1679) di Antonio Stradivari, modello 3D e relative misurazioni.

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lucidatura. La rincorsa alla sperimentazione dei materiali, condotta nel corso dei decenni anche sulla base delle centinaia di ricette contenute nei trattati storici [4], è stata ed è tuttora motivata dalla convinzione, sia della comunità liutaria che di quella scientifica, che gran parte delle peculiarità acustiche e timbriche siano imputabili proprio alle caratteristiche di questo sottilissimo “guscio” (inferiore a 100µm), che protegge lo strumento dall’usura e dall’alterazione. In collaborazione con il Laboratorio di Acustica del Politecnico di Milano tale correlazione è attualmente in corso di studio. Essendo il processo di finitura realizzabile in molti modi diversi (ad esempio preparazione del legno con materiali organici e/o inorganici, verniciatura ad alcol o a olio con miscele più o meno complesse di resine naturali, lucidatura con polish superficiali naturali o sintetici, ecc.), si è rivelato necessario affrontare la caratterizzazione di tutti i materiali organici e inorganici che entrano in gioco. In accordo con il curatore del Museo del Violino e a seguito di un’attenta valutazione della distribuzione dei colori di fluorescenza raccolti con la tecnica fotografica, sono state evidenziate sugli strumenti storici della collezione le superfici alterate e/o restaurate da quelle che potremmo definire “meglio conservate”. Questa valutazione preliminare costituisce il punto di partenza per la selezione delle aree di interesse da investigare con le tecniche analitiche portatili a disposizione presso il laboratorio. Lo strumento musicale è adagiato su un sottile supporto in plexiglass protetto da una guaina siliconica per non rendere scivolosa la superficie di contatto, alla cui base è presente un materasso di gommapiuma rivestito in tessuto. La tecnica di Fluorescenza Portatile a Raggi X (PXRF) utilizza lo spettrometro portatile XGLab Elio con anodo in rodio (Fig.6). La testa mobile lavora a circa 1,5 cm di distanza dalla superficie di analisi, e grazie alla leggerezza del dispositivo, è possibile raggiungere rapidamente e facilmente qualsiasi area dello strumento musicale, lavorando in condizioni di totale sicurezza. L’applicazione di PXRF su uno strumento musicale porta alla luce una serie di problematiche derivanti dall’eterogeneità materica della matrice analizzata, composta in larga parte da sostanze organiche non rivelabili con questa tecnica. Preparazioni del legno e vernici sono infatti composti principalmente da oli, resine, proteine ecc. in cui possono essere dispersi pigmenti organici come le lacche; oltre a questi, possono essere presenti piccole quantità di materiali inorganici, discriminabili tramite fluorescenza a raggi X, come riempitivi (carbonati, solfati, silicati ecc.) per le preparazioni e pigmenti (ossidi di ferro, ossidi di manganese, ossidi e/o carbonati di piombo, solfuri di arsenico ecc.) per la colorazione delle vernici. La presenza di una grande quantità di materiale organico rende necessari tempi di misura lunghi, al fine di migliorare il rapporto segnale/rumore. La campagna analitica fino ad ora condotta con XRF su alcuni strumenti musicali della collezione storica del Museo del Violino sta svelando molte sorprese e aprirà certamente nuovi spazi di discussione tra ricercatori e liutai. La caratterizzazione delle componenti organiche è condotta con la tecnica di spettroscopia infrarossa in totale riflessione, che utilizza lo spettrometro portatile FTIR Alpha-R (Bruker Optics Inc.) equipaggiato con sorgente Globar (intervallo spettrale: 7500-375 cm-1), interferometro RockSolid™ e detector DTGS. La testa è dotata di geometria ottica speculare e lavora a distanza di 1,5 cm, con alcune limitazioni nell’analisi delle aree dello strumento musicale per via dell’ingombro dimensionale (Fig.7). Anche in questo caso le problematiche sono molteplici: oltre alle caratteristiche intrinseche dei livelli di finitura, che possono essere compo-

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sti da due o più sostanze organiche in miscela per le quali può essere molto complessa l’interpretazione spettrale, lo strumento soffre alcune condizioni legate alla morfologia della superficie in analisi. Essendo lo spettrometro progettato per lavorare in riflessione speculare, il dato acquisito può essere infatti interpretato in modo accurato solo se sono soddisfatte determinate condizioni di superficie che rendono tale riflessione predominante (planarità, riflettività, rugosità inferiore al range spettrale incidente). Quando tali condizioni non sono raggiunte, oltre alla componente riflessa specularmente viene acquisita la componente riflessa in modo diffuso; non essendo possibile separare i due tipi di informazioni in fase di trattamento del dato, lo spettro finale può essere molto complesso da interpretare. A questo proposito è stato avviato, ed è tuttora in corso, un progetto sperimentale finalizzato allo studio del comportamento dello spettrometro Alpha-R al variare di alcuni parametri sensibili e pensato specificatamente al caso degli strumenti musicali. Alcuni risultati sono già stati validati e pubblicati sulla rivista Microchemical Journal [5].

Fig. 6 - Lo spettrometro portatile PXRF Elio presso il Laboratorio Arvedi di Diagnostica non Invasiva.

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Fig. 5 - Porzione di riccio di violino, foto in luce visibile (a sinistra) e test di stampa 3D (a destra).

PROSPETTIVE E RICADUTA SUL TERRITORIO DELLE ATTIVITÀ DI RICERCA La possibilità di svolgere attività di ricerca nel campo degli strumenti musicali, grazie al rapporto diretto con il Museo del Violino, consente uno sviluppo scientifico importante, volto a valorizzare l’artigianato artistico italiano. I risultati ad oggi raggiunti rappresentano una significativa base di conoscenza per studi più approfonditi, sia per la definizione di metodi analitici sempre più performanti, che per la creazione di un vasto database di informazioni che potrebbe essere condiviso con un pubblico più o meno esperto per una fruizione più completa del bene culturale. L’approccio di tipo conservativo richiesto nelle fasi diagnostiche riflette la volontà di preservare nel tempo il bene culturale, con la consapevolezza che queste tipologie di manufatti vengono spesso ancora oggi suonati, con un impatto non secondario sui materiali e supporti [6]. La documentazione scientifica di uno stato di fatto può considerarsi il primo passo verso la pianificazione di una conservazione e manutenzione programmata necessarie per valutare le modifiche subite nel tempo dagli strumenti musicali.

Fig. 7 - Lo spettrometro portatile FTIR Alpha-R presso il Laboratorio Arvedi di Diagnostica non Invasiva.


BiBliografia

[1] Hexagon Metrology, http://www.hexagonmetrology.it/ROMERAbsolute-Arm-con-scanner-integrato_1005.htm#.ViSwg37hDuo [2] REPRAP low cost open-access desktop 3d printer, http://reprap. org/wiki/RepRap [3] Rovetta T. Invernizzi C., Licchelli M., Zilioli M., Cacciatori F. and Malagodi M. (2014) 3D printer technology and violin making tradition: an outlook on potential applications and open questions, WAAC - Western Association for Art Conservation 36, 2. [4] Database di ricette di vernici conservate nei trattati storici, http://194.250.19.152/VERNIX/infodoc/ [5] Invernizzi C., Daveri A., Rovetta T., Vagnini M., Licchelli M., Cacciatori F. and Malagodi M. (2016) A multi-analytical non-invasive approach to violin materials: The case of Antonio Stradivari “Hellier” (1679), Microchemical Journal 124, 743-750, http://dx.doi. org/10.1016/j.microc.2015.10.016 [6] Fioravanti M., Goli G. and Carlson B. (2013) Viscoelastic and mechano-sorptive studies applied to the conservation of historical violins: A case study of the Guarneri “del Gesù” violin (1743) known as the “Cannone”, Journal of Cultural Heritage 14, 4, 297-303, http:// dx.doi.org/10.1016/j.culher.2012.08.004

ringraziamenti

Ringraziamo per la collaborazione la “Fondazione Museo del Violino Antonio Stradivari”, in associazione con “Friends of Stradivari” e il “Distretto Culturale di Cremona”. Un ringraziamento particolare va al Maestro Fausto Cacciatori, curatore del Museo del Violino. Le attività sono state supportate economicamente da "Fondazione Cariplo" (progetto di ricerca “Opificio del Suono”), Regione Lombardia (progetto “VIVA MUSICA”) e Fondazione Arvedi-Buschini di Cremona.

aBstraCt

During the last decades many researchers have tried to understand what has most influenced the extraordinary sound and beauty of the masterpieces made by the ancient violin makers, and this still represents a challenge for the coming future. Due to the fact that historical written documents about the making process are scarce, the current knowledge is mainly based on the rediscover of the ancient know-how through scientific analyses performed on the materials. This article focuses on the research activities and the methods developed in the Arvedi Laboratory of Non-Invasive Diagnostic of the University of Pavia. The lab, hosted in the prestigious Museo del Violino in Cremona, has the privilege to get in contact with some of the most important musical instruments of the violin making history. Many admirable works of famous violin makers such as Stradivari, Amati and Guarneri are analyzed through many different non-invasive and non-destructive techniques. The research team uses standardized methods according to an analytical protocol specially developed for this purpose. These activities aim to enrich a basic knowledge focused on Antonio Stradivari and his contemporaries violins’ materials and bring us closer to the enigma surrounding the beauty and the sound of their masterpieces

parole

Chiave

violino;

stRadivaRi;

Museo del violino;

xRF; FtiR

autore toMMaso Rovetta toMMaso.Rovetta@uniPv.it

alessandRa ChiaPPaRini PieRCaRlo dondi Giusj valentina FiCheRa Claudia inveRnizzi laBoRatoRio aRvedi di analisi diaGnostiChe non invasive univeRsità di Pavia, Museo del violino, via Bell’asPa 3 26100 CReMona MauRizio liCChelli diPaRtiMento di ChiMiCa univeRsità di Pavia, via taRaMelli 12 27100 Pavia MaRCo MalaGodi diPaRtiMento di MusiColoGia e Beni CultuRali, univeRsità di Pavia, CoRso GaRiBaldi 178 26100, CReMona

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LABORATORI

iCvBCmoBile: il laBoratorio moBile dell’istituto per Conservazione e valorizzazione dei Beni Culturali diagnostiCa, monitoraggio, Conservazione

e

valorizzazione

la

integrata del patrimonio

di Cristiano Riminesi, Emma Cantisani, Claudia Conti, Susanna Bracci, Laura Genovese, Rachele Manganelli Del Fà, Heleni Porfyriou, Barbara Salvadori, Antonio Sansonetti, Maria Perla Colombini

Fig. 1 - Il frontescena del teatro romano nel sito archeologico di Hierapolis di Frigia in Turchia.

Le facilities del laboratorio mobile di ICVBC sono l’espressione tangibile del trasferimento dei risultati della ricerca verso il mondo della conservazione dei Beni Culturali in ambito archeologico, museale, e del patrimonio architettonico. Tecniche e metodologie innovative si integrano con lo studio del contesto storicoartistico e architettonico in cui è inserito il bene contribuendo sinergicamente alla sua valorizzazione.

P

eculiarità di ICVBC sono la multidisciplinarietà, essenziale per comprendere pienamente le problematiche di conservazione del bene e valorizzarne efficacemente il suo valore intrinseco; la consolidata esperienza, che trova fondamento nei 3 ex-Centri di Studio di Roma, Firenze e Milano sulle “Cause di Deperimento e Metodi di Conservazione delle Opere d’Arte” istituiti nel 1970; e dalla consolidata rete di collaborazioni nazionali e internazionali con altri istituti di ricerca, università ed enti pubblici e privati preposti alla tutela e conservazione del patrimonio. Le attività di ICVBC si articolano su due linee di ricerca fondamentali: lo sviluppo di sistemi e metodologie per la diagnosi e la conservazione, e per la valorizzazione integrata e la fruizione sostenibile del patrimonio culturale materiale e immateriale. Lo sviluppo di tecniche di imaging, mapping, di spettroscopia Raman, di spettroscopia nelle regioni UV-Vis-IR, e di metodi di indagine non-distruttivi ottici ed elettromagnetici si integrano con le tecniche diagnostiche tradizionali non-distruttive e portatili (FORS, colorimetria, FT-IR e Raman, ultra close-range photogrammetry, termografia IR, XRF) e micro-distruttive di laboratorio (XRD, cromatografia ionica, cromatografia interfacciata a spettrometria di massa, FT-IR da banco con tecniche ATR e microscopio). L’approccio multidisciplinare alla conservazione ha permesso di affinare le tecniche d’intervento esistenti e di definirne di nuove, monitorandone l’efficacia e la durabilità. Nell’ambito della valorizzazione del patrimonio, ICVBC persegue approcci di promozione integrata dei siti e monumenti nel loro contesto, di sviluppo sostenibile del turismo attraverso soluzioni che rispettino la qualità della vita e le identità dei luoghi, di sperimentazione di soluzioni per migliorare la fruizione del patrimonio culturale sia tangibile che intangibile.

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ICVBCmobile è il laboratorio mobile dell’Istituto per la Conservazione e la Valorizzazione dei Beni Culturali (ICVBC), mediante il quale l’Istituto può intervenire a supporto di progetti che riguardano i Beni Culturali seguendo diversi percorsi. Diagnostica. La strumentazione portatile in dotazione permette di eseguire campagne diagnostiche in situ combinando tecniche di imaging con quelle single spot. L’attività può essere integrata con l’esecuzione di analisi di laboratorio mediante il prelievo di micro-campioni. Monitoraggio. Il monitoraggio dello stato di conservazione e delle prestazioni dei trattamenti applicati è propedeutico alla manutenzione programmata. Rilievo 3D. Il rilievo 3D è alla base per una corretta interpretazione dei risultati della diagnostica e del monitoraggio finalizzato all’intervento e per fini documentativi finalizzati anche alla valorizzazione stessa del bene.

Di seguito si riportano brevemente alcune recenti attività svolte dal laboratorio mobile di ICVBC. CONOSCENZA MATERICA E CONSERVAZIONE NEI SITI ARCHEOLOGICI La conservazione dei reperti archeologici, delle evidenze architettoniche e del loro contesto non possono prescindere dalla loro conoscenza materica. L’attività di ICVBC in numerosi contesti archeologici, come il sito archeologico di Hierapolis di Frigia in Turchia, il sito archeologico di Pompei, le catacombe dei Santi Marco, Marcelliano e Damaso e delle catacombe di Domitilla, è stata finalizzata alla conoscenza materica, allo studio dei meccanismi chimico-fisici responsabili delle fenomenologie di degrado presenti e alla definizione di protocolli per il restauro conservativo. Il sito archeologico di Hierapolis, caso di studio del progetto FIRB Marmora Phrygiae, è stato spunto per interessanti attività di studio sulla conoscenza materica e sullo studio dei fenomeni di degrado correlati alle condizioni di esposizione legate al particolare ambiente; infatti la città, costruita sopra la faglia sismica di Pamukkale, è tagliata longitudinalmente (da NO a SE) da fratture parallele alle quali sono associati eventi sismici e di risalita di gas aggressivi (CO2 e H2S). Le forti variazioni termiche (giornaliere e stagionali) e l’intensa esposizione alla radiazione solare completano il quadro dei fattori di rischio, insieme alla pressione antropica legata al turismo. Hierapolis è uno dei siti archeologici e naturalistici più frequentati del Mediterraneo, con circa 1,5 milioni di visitatori all’anno. Le maggiori attrazioni turistiche sono rappresentate dalle concrezioni calcaree, dalle calde acque termali che sgorgano in mezzo alle rovine, dal patrimonio architettonico ed archeologico della città antica: il teatro romano (Fig. 1), la necropoli, il Ploutonion e il Martyrion e la chiesa dell’apostolo Filippo, il cui complesso occupa per intero la collina che sovrasta la città. Gran parte di questi monumenti, insieme ai reperti ritrovati durante le campagne di scavo, sono stati oggetto delle indagini da parte di ICVBCmobile che ha operato in stretta collaborazione con la Missione Archeologica Italiana a Hierapolis, diretta dal Prof. F. D’Andria. Per lo studio dei meccanismi chimicofisici responsabili delle fenomenologie di degrado tutte le informazioni inerenti le condizioni termo-igrometriche del sito (i fattori climatici, la composizione delle piogge e il sistema di circolazione delle acque all’interno del sito) sono state valutate. Modelli interpretativi dei fenomeni di degrado in atto sui manufatti sono stati redatti per evidenziare la presenza di situazioni critiche. Sono stati inoltre proposti protocolli di restauro conservativo, articolati attraverso prove di pulitura e consolidamento sui monumenti

Fig. 2. a) Statua di Attis (Museo di Hierapolis), b) dettaglio in luce visibile e fluorescenza UV del mantello sulla spalla destra.

oggetto di indagine. È infatti ampiamente riconosciuto che qualsiasi intervento in ambito conservativo, di pulitura, di consolidamento e/o protettivo, è condizionato dallo stato di conservazione e dal tipo di fenomenologia di degrado in essere. In un sito archeologico in cui sono presenti sistemi geologici particolari quali sorgenti di acque termali e faglie, vi sono ulteriori fattori di cui tenere conto oltre a quelli più “classici” che concorrono all’alterazione dei marmi soggetti a fenomeni di decoesione intergranulare (con conseguente polverizzazione e aumento di porosità) e di formazione di croste, dovuti alla solubilizzazione e alla riprecipitazione della calcite. Il modello chimico-fisico relativo ai processi di degrado non può prescindere da una parametrizzazione dei fenomeni esterni. Tecniche di imaging fotografico sono state impiegate per rilevare direttamente on site tracce di colore presenti sulla statuaria di Hierapolis, dovute a residui di trattamenti eseguiti nel passato sia tracce sopravvissute al trascorrere del tempo. Sulla statua acefala del Teatro (Fig. 1, statua di sinistra) sono state rivelate zone con forte fluorescenza legate a trattamenti conservativi ma sono state anche rivelate, all’interno del mantello, tracce della colorazione blu eseguita con Blu Egizio chiaramente evidenziata dalle riprese con tecnica VIL1. Sulle statue del museo di Hierapolis sono state rinvenute tracce di colore delle quali si era persa traccia, come nel caso della statua cosiddetta Attis (Fig. 2a) che presenta diffuse tracce di lacca di robbia sul mantello e un bordo di colore giallo a base di ocra (Fig. 2b). L’approccio descritto è stato applicato in molti progetti volti tutti allo studio delle tracce di colore su materiali lapidei come ad esempio lo studio dei sarcofagi nelle catacombe di Roma. A titolo di esempio si riportano alcune immagini di un sarcofago (Mem917) datato al IV secolo nel cubicolo chiamato dei Dodici Apostoli nelle catacombe di san Marco, Marcelliano e Damaso del complesso di San Callisto a Roma (Fig. 3).

Fig. 3 - Sarcofago Mem917.

b)


In questo caso sono state rinvenute tracce di pittura eseguite presumibilmente con lacca di robbia (Fig. 5). La lacca è stata utilizzata anche per sottolineare dettagli quali le labbra e l’ombelico dei putti. È stato inoltre identificato il Blu Egizio come pigmento sia utilizzato sullo sfondo che alternato alla lacca sulle piume delle ali2. CONTROLLO E MONITORAGGIO DELL’EFFICACIA E DELLA DURABILITÀ DEGLI INTERVENTI Durante le fasi preliminari di un lavoro di conservazione è utile scegliere una piccola area rappresentativa delle problematiche da affrontare al fine di testare gli interventi che si vogliono effettuare: pulitura, desalinizzazione, applicazione di trattamenti consolidanti e idrorepellenti, stesura di intonaci e di malte per la sigillatura. Il controllo della loro efficacia e di eventuali fenomeni secondari indesiderati è uno dei target del laboratorio: tramite analisi non distruttive e in situ sono valutate le caratteristiche della superficie sotto test prima e dopo l’esecuzione dell’intervento, sia dal punto di vista composizionale, che morfologico. L’efficacia dell’intervento è spesso monitorata anche nel tempo, al fine di verificarne la durabilità, da mettere in relazione con la qualità dell’intervento stesso a tempi brevi. Accanto ai metodi tradizionali - contact sponge test per valutare l’efficacia di prodotti protettivi3; il colorimetro per quantificare oggettivamente le variazioni di colore indotte da trattamenti, fenomeni di degrado, o da alterazioni dei prodotti applicati4; il DRMS (Drilling Resistance Measurement System) per valutare l’incremento alla resistenza alla perforazione apportato dall’applicazione di un prodotto consolidante - sono utilizzati, sempre per test on site, altri sistemi e metodi frutto dell’attività di ricerca svolta nel settore. Il controllo di interventi di risanamento da infiltrazioni di acqua, umidità di risalita, contaminazione salina è effettuato mediante l’impiego del sistema dielettrometrico denominato SUSI che consente di rilevare in modo non distruttivo la quantità di umidità e la presenza di sali fino ad una profondità di 2-3 cm nel supporto5. La tecnica ultra close-range photogrammetry (UCRP) per il controllo della morfologia delle superfici permette di valutare la quantità di materiale rimosso durante una fase di pulitura attraverso la sovrapposizione di modelli acquisiti a tempi diversi (Fig. 5), o la variazione di rugosità6. Particolare interesse è dedicato alla pulitura laser. Negli anni questa è divenuta una interessante alternativa nell’ambito di un intervento di conservazione di manufatti in pie-

L'articolo dal titolo "ICVBCmobile: il laboratorio mobile dell’Istituto per la Conservazione e Valorizzazione dei Beni Culturali Diagnostica, Monitoraggio, Conservazione e Valorizzazione integrata del patrimonio" è il quarto della serie tematica curata da Luca Papi (CNR) dedicata a cinque laboratori del Consiglio Nazionale delle Ricerche, il più grande Ente Pubblico di Ricerca italiano. I direttori dei singoli laboratori sono chiamati a descrivere le competenze, le attività di ricerca, i progetti, le collaborazioni nazionali e internazionali delle strutture di cui sono responsabili. Fig. 5 - Controllo mediante UCRP della superficie dell’affresco staccato dell’Arco della Pesa in Sansepolcro (AR), (XVI secolo), dopo la rimozione di patine di ossalato.

tra, in stucco o in bronzo. Il processo e gli effetti della pulitura laser devono essere valutati mediante un protocollo analitico; tale protocollo comprende sia tecniche utilizzabili in situ, sia prelievi e studi di laboratorio. Nell’ambito del restauro della statua bronzea del Napoleone di Canova (1811), esposta nel cortile dell’Accademia di Brera (Milano) sono state eseguite delle prove di pulitura laser delle patine di corrosione (principalmente brochantite (Cu4(SO4) (OH)6)) e di passati trattamenti (cere e prodotti acrilici). La patina è stata caratterizzata sia con tecniche di laboratorio (XRD, mFT-IR, Raman e la microscopia ottica ed elettronica con analisi elementale) sia con tecniche spettroscopiche portatili (FT-IR e microscopia ottica). L’abbassamento dello strato di brochantite e la rimozione dei trattamenti protettivi è stato ottenuto mediante prove di pulitura laser (Fig. 6), eseguite con una sorgente al Nd:YAG a 1064 nm (El.En. SpA, Combo) utilizzata in modalità Long Q-Switched (LQS) e Short Free Running (SFR) con diametro dello spot di circa 0,9 cm. Gli effetti della pulitura sono stati valutati con un microscopio portatile ed un colorimetro in riflettanza. La rimozione dei prodotti di corrosione e dei trattamenti è stata monitorata mediante FTIR portatile, mentre l’impatto della pulitura laser sulla velocità di corrosione con la spettroscopia di impedenza elettrochimica (EIS).

Fig. 4 - Immagine in luce visibile e fluorescenza UV di un dettaglio dei cupidi del sarcofago. Evidenti tracce di lacca di robbia.

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Tecnologie per i Beni Culturali L’ARTE CONTEMPORANEA: INTEGRAZIONE DEI DATI DIAGNOSTICI E DEL MONITORAGGIO CON IL RILIEVO 3D Nell’affrontare il tema della conservazione di opere d’arte contemporanea installate all’aperto in spazi pubblici e privati, si riscontra una serie di casistiche differenti dovute sia al tipo di materiale che all’invecchiamento imputabile a fattori ambientali e antropici. Sul piano del restauro, per il contemporaneo è più difficile affidarsi a procedure standard come può essere per i manufatti antichi, ma per procedere vale la regola del “caso per caso” in maniera ancor più stringente e tramandare il messaggio artistico preservando l’opera nella sua consistenza materica. A tal scopo, si rendono necessari approcci innovativi mirati non solo a determinare lo stato di conservazione ma anche a individuare le migliori pratiche e linee guida per la manutenzione. ICVBC si occupa di questa problematica sviluppando progetti specifici, fra i quali un caso emblematico è il Progetto di monitoraggio delle opere di arte ambientale che costituiscono la Collezione Gori della Fattoria di Celle (Pistoia). Come caso di studio sono state selezionate quattro opere realizzate in materiali diversi da artisti contemporanei: malta dipinta con colori acrilici (Cabaneéclatéeaux 4 Salles di D. Buren, 2005), bronzo (Servi muti di R. Barni, 1988), pietra (Open Field Vertical Elevations di R. Serra, 1982), materiali misti piombo/carbone su intonaco/carta (La Cetteobscureclarté qui tombe des étoiles di A. Kiefer, 2009) ciascuna con peculiari problematiche di degrado. Per ogni opera, le criticità conservative e i parametri da monitorare sono stati individuati mediante una prima fase di indagini, attraverso l’impiego in situ di tecniche non invasive portatili (Fig. 7), differenziate secondo le peculiarità materiche (XRF, FT-IR, UCRP, termografia IR, microscopio digitale, colorimetria, contact sponge) e integrate, quando necessario, con analisi micro-distruttive in laboratorio. Inoltre, tramite interviste agli autori sono state raccolte informazioni utili per completare il quadro conservativo delle opere (tecniche di realizzazione, cronologia e metodiche dei precedenti interventi). Fra le principali problematiche da monitorare troviamo i processi di corrosione attiva del bronzo, infestazioni biologiche e fessurazioni della pietra, variazioni colorimetriche delle tinteggiature delle malte, fenomeni di risalita capillare e formazione di condensa. I risultati delle indagini sono stati integrati su modelli 3D ottenuti mediante SfM7 (Fig. 8). A seguire è stata pianificata la campagna di monitoraggio con strumentazione portatile e non invasiva finalizzata a valutare, nelle aree individuate come critiche, la progressione del degrado in relazione ai parametri ambientali e l’effettivo rischio per la conservazione8. Il monitoraggio è attualmente in corso, procede con cadenza annuale e consentirà di estrarre dei modelli di previsione dell’avanzamento del degrado, stabilendo così idonee soglie per l’intervento e redigere protocolli di manutenzione programmata specifici per ogni opera. CONSERVAZIONE E VALORIZZAZIONE INTEGRATA La tradizione italiana della conservazione del patrimonio culturale e la relativa normativa si basano sulla catena dei processi di conoscenza (scientifica-storica-artistica, ecc.), conservazione, valorizzazione e fruizione al fine di promuovere interventi ben equilibrati in favore del patrimonio, materiale e immateriale. Grazie alle nuove tecnologie, oggi, è possibile integrare questi processi, rafforzandone il dialogo e favorendo interventi che conducano a risultati più sostenibili e duraturi. Il progetto TeCon@BC-Tecnologie innovative per la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali (finanziato da Regione Toscana, POR-CREO/FESR 20072013), esemplifica l’approccio dell’Istituto per affrontare la sfida ad intervenire in modo integrato in luoghi storici. Il piccolo comune di Sovana, interessato dal progetto, rica-

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Fig. 6 - Tre aree di test di pulitura laser. Le aree sono state scelte in base a differenti problemi conservativi: A1 miscela di prodotti di corrosione e di residui di prodotti conservativi; A2 prevalenza di residui di prodotti conservativi; A3 prevalenza di prodotti di corrosione. Per ciascuna delle aree prescelte i parametri di pulitura sono stati incrementati nei 3 tasselli visibili in figura.

de nel comprensorio fra i comuni di Sorano e Pitigliano (GR) e rappresenta una delle realtà più significative del sistema dei beni ambientali e culturali della Toscana meridionale, sebbene risultasse un’area svantaggiata sotto il profilo dei flussi turistici e dello sviluppo economico. Quest’area, compresa nel Parco Archeologico “Città del Tufo”, vanta testimonianze storiche che datano dall’età del Bronzo (fine III millennio a.C.) e ha fra gli elementi più fortemente caratterizzanti i resti di epoca etrusca, tra cui numerose necropoli rupestri e l’originario sistema di viabilità che le collegava agli antichi abitati. A fronte dello straordinario valore storico-paesaggistico, questi siti presentavano criticità logistiche (limitata accessibilità, messa in sicurezza, protezione) oltre a problemi conservativi (crolli, dissesti, attacchi biologici) che ostacolavano la leggibilità delle emergenze archeologiche, deprimendone l’attrattività e la fruizione. Grazie alla componente multidisciplinare del gruppo di ricerca, della stretta collaborazione con università, istituzioni pubbliche locali e con imprese private, sono stati sviluppati vari interventi sul patrimonio, sperimentando approcci e strumenti integrati di conservazione, valorizzazione e riqualificazione. I risultati del progetto hanno interessato i settori della conservazione e dello sviluppo di apparati innovativi per la diagnostica e il monitoraggio, come pure la realizzazioni di strumenti per la gestione degli interventi di conservazione basata sullo sviluppo di database di dati eterogenei (caratterizzazione dei materiali, stato di conservazione, parametri ambientali, ecc.).

Fig. 7 - Monitoraggio con FT-IR portatile delle patine di corrosione sull’opera in bronzo “Servi muti” di R. Barni.


Fig. 8 Monitoraggio delle fessurazioni mediante UCRP (“Open Field Vertical Elevations” di R. Serra, 1982).

Con particolare riferimento alla valorizzazione, il progetto si è concentrato su tre distinti livelli territoriali di intervento. In primo luogo è stato creato un software, un App, che valorizza uno degli aspetti più spettacolari della necropoli etrusca di Poggio Fleceto e Poggio Prisca, che è il costone tufaceo su cui insistono le tre tombe monumentali di Ildebranda, di Demoni Alati e di Pola, che hanno uno sviluppo sopra e sotto terra e sono caratterizzate da elaborati prospetti architettonici a tempio. L’App (in free download su AppStore) realizzata per i-pad e i-phone, funzionando da guida audio-visiva, consente di esplorare in modo interattivo e coinvolgente l’area archeologica (Fig. 9). Su scala più ampia, allo scopo di promuovere l’intero paesaggio archeologico etrusco orbitante attorno all’abitato di Sovana, è stata sviluppata una mappa geo-referenziata e interattiva, che integrando dati eterogenei (testo e immagini) forniti dalla Soprintendenza, relativi ai monumenti funebri etruschi dell’area, supporterà in futuro la identificazione di itinerari turistico-culturali (Fig. 10) Infine, nell’ottica di una promozione dell’intero comprensorio sovanese è stato messo a punto un software (PlaceMaker) che consente di individuare le risorse culturali e identitarie contemporanee dei luoghi e costruire idee progettuali per la loro tutela, gestione e promozione. L’approccio metodologico e i risultati raggiunti da ICVBC hanno posto le condizioni per la sostenibilità di futuri interventi e per l’incremento di sinergie anche a livello extraterritoriale, così da promuovere attività affini in altri contesti e una lettura integrata del mondo etrusco, che ancora attende di essere svelato al grande pubblico.

Fig. 9 - App “Necropoli Etrusca di Sovana”© (copyright del CNR-ICVBC di Roma e Regione Toscana).

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Fig. 10 - Mappa interattiva del territorio di Sovana, particolare della scheda di dettaglio di una tomba.

SVILUPPI FUTURI DELLA DIAGNOSTICA La metodica qui descritta è di carattere non-distruttivo e attualmente applicabile sia su campioni di laboratorio che su opere di ridotte dimensioni, compatibili con un loro alloggiamento all’interno di un microscopio Raman da banco. La prospettiva per l’applicazione on site è di interesse comune per gli utenti finali e i partner industriali coinvolti. Nell’indagine dei materiali dei manufatti artistici è frequente imbattersi in sistemi stratificati quali stratigrafie pittoriche, in cui interventi di restauro e ridipinture si possono sovrapporre alle stesure originali, o stratigrafie formatesi in seguito a fenomeni di degrado, come nel caso per esempio di croste nere che coprono pellicole ad ossalato in substrati lapidei. La procedura più utilizzata per analizzare queste stratigrafie prevede il prelievo di un micro-frammento dall’opera e l’inglobamento in resina di una sezione trasversale dello stesso da indagare con diverse tecniche come SEM-EDS, micro ATR-FTIR o micro Raman; in molti casi è altamente sconsigliabile, se non impossibile, applicare un metodo così distruttivo. Recentemente l’ICVBC, in collaborazione con il Rutherford Appleton Laboratory (UK), ha sviluppato un nuovo metodo di spettroscopia Raman (micro-SORS9) in grado di ottenere informazioni composizionali sulle porzioni più interne dei materiali in modo non-distruttivo. Il metodo prevede di raccogliere il segnale Raman da zone che sono spostate lateralmente rispetto al punto di incidenza del laser, assumendo che ad ogni diverso spostamento laterale corrisponde uno spettro che porta informazioni di diverse

Fig. 11 - Scultura in terracotta policroma (Sacro Monte di Varese) e rappresentazione degli spettri Raman acquisiti con il metodo defocusing micro-SORS a diverse distanze dalla posizione di fuoco (0 micron). In rosso gli spettri di riferimento dei pigmenti minio (red lead, situato nello strato superficiale) e cinabro (cinnabar, rilevato nello strato più interno).

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Tecnologie per i Beni Culturali profondità (Fig. 11). Ad oggi sono stati ottenuti risultati significativi sia su campioni preparati ad hoc che su casi reali di stratigrafie pittoriche, dove le convenzionali scansioni micro-Raman confocali non hanno fornito nessun risultato a causa del fatto che la maggioranza delle sostanze presenti nei materiali dei Beni Culturali sono altamente diffusive. Il metodo, per ora ottimizzato per strumentazione da banco, è stato testato anche su strumentazione Raman portatile dimostrando le sue elevate potenzialità anche per misure non invasive in-situ. PROGETTI E COLLABORAZIONI SCIENTIFICHE L’istituto è coinvolto in numerose collaborazioni con enti pubblici, centri di restauro, Università e aziende operanti nel settore dei Beni Culturali e non. Ha partecipato a numerosi progetti in ambito regionale, nazionale e internazionale; tra i progetti più recenti, il progetto FIRB “Marmora Phrygiae”, il progetto finanziato dalla Getty Foundation “KeepitModern”, il progetto Italia-Cina (2015-2020) con il World Heritage Institute of Training and Research for the Asia and the Pacific Region under the auspices of UNESCO (WHITRAP Shanghai) riguardante l’attuazione della raccomandazione UNESCO relativa al “Paesaggio Storico Urbano”; ed i progetti infrastrutturali Parthenos e IPERION CH. (link ai siti web dei vari progetti sono pubblicati su http:// www.icvbc.cnr.it) RINGRAZIAMENTI I flash riportati in questo articolo sono frutto del lavoro svolto nell’ambito di attività di ricerca svolte in collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure, il Polo Museale di Firenze, la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, con la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, i Comuni di Firenze, di Milano, di Sorano, con l'Associazione Amici di Brera e con altri istituti del CNR quali IBAM, INO, IFAC, ISMAR e ISTI.

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1 Verri G. (2009). Anal. Bioanal. Chem., 394, 1011-1021 2 R. Iannaccone, et al. (2015). Applied Physics A, 121 (3), 1235-1242. 3P. Tiano, C. Pardini.(2004). Arkos, 5, 30-36. 4P.Letardi, et al.(2016). Microchemical Journal, 125, 151-158. 5R. Olmi, et al. (2006). Measurement Science and Technology, 17, 8, 2281; R. Manganelli Del Fá, et al. (2015). in Emerging Technologies in Non-Destructive Testing VI, Proc. of 6th International Conference on Emerging Technologies in Non-Destructive Testing (Brussels, Belgium, 27-29 May 2015), 457–463. 6 I. Barbetti, et al. (2013). International Journal of Conservation Science, 4 (Special Issue), 525, 534. 7http://www.icvbc.cnr.it/Fattoria_di_Celle/ 8 S. Bracci, et al. (2016). Microchemical Journal, 124, 878-888 9 C. Conti, et al. (2014). Applied Spectroscopy, 68, 6, 686-691(6); C. Conti, et al. (2015). Journal of Raman Spectroscopy, 46, 5, 476-482; C. Conti, et al. (2015) Analytical Chemistry, 87, 11, 5810–5815; M. Realini et al. (2016). Analyst, 141, 3012-3019.

aBstraCt

ICVBC was founded in 2001 and is located in Florence with units in Rome and Milan. The institutional tasks of ICVBC include research, coordination, consultancy and training. ICVBC’s features is its multidisciplinary character, promoting an interdisciplinary approach to research, guaranteed by different professionals, and through the development of an extensive national and international network of cooperation with research institutes, universities and public or private subjects involved in the conservation of Cultural Heritage. In the field of conservation, various issues are addressed: study and development of materials for the conservation of stone, metallic artefacts and painted surfaces; development of diagnostic systems for identification and monitoring of the environmental parameters useful for the characterization of causes and mechanisms of decay; development of protocols for the conservation and scheduled maintenance; integrated enhancement and fruition of works of art and their urban context. Through the ICVBCmobile laboratory, the Institute provides diagnostics services using portable equipment and non-destructive techniques, also offering consulting services for intervention design and restoration projects.

parole

Chiave

diaGnostiCs; MonitoRinG; ConseRvation; CleaninG; aRChaeoloGiCal site; ConteMPoRaRy aRt; inteGRated enhanCeMent

autore CRistiano RiMinesi, eMMa Cantisani, Claudia Conti, susanna BRaCCi, lauRa Genovese, RaChele ManGanelli del Fà, heleni PoRFyRiou, BaRBaRa salvadoRi, antonio sansonetti, MaRia PeRla ColoMBini iCvBC - CnR istituto PeR la ConseRvazione e valoRizzazione dei Beni CultuRali CnR aRea della RiCeRCa di FiRenze via Madonna del Piano, 10 - 50019 sesto FioRentino (Fi) diRettoRe@iCvBC.CnR.it

We're designing the future of cultural heritage Modelli di fruizione per il patrimonio culturale Heritage Content System. Web. Mobile. Virtual Reality.

SMART CULTURAL HERITAGE

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AGORÀ Accordo MiBACT – ENEA per l'efficenza energetica di musei e palazzi storici Lo scorso 7 giugno è stato firmato il protocollo d’intesa da Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT), e da Federico Testa, presidente dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) per la conservazione e gestione dei luoghi storici della cultura. Al centro dell'accordo check-up energetici, diagnostica e restauro laser, protezione antisismica, alta tecnologia per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale. L’accordo - che avrà durata triennale permetterà di avviare progetti per la valutazione dell’impronta energetica degli edifici storici e di individuare adeguati interventi di efficientamento che – secondo le stime ENEA – potrebbero abbattere fino al 30% i consumi per la climatizzazione e tagliare fino al 40% quelli per l’illuminazione grazie all’installazione di lampade a LED e all’impiego di tecnologie di smart lighting. “Il protocollo d’intesa per tagliare la bolletta energetica di musei e palazzi storici stabilizza, inquadra e rende permanente - ha sottolineato il Ministro Dario Franceschini - il rapporto tra ENEA e MiBACT. Penso davvero che ci sia un terreno enorme su cui lavorare per potenziare l’uso delle nuove tecnologie in progetti di tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale. Un primo museo dove sperimentare l’efficacia di questo accordo potrebbe essere la Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma: un luogo stupendo, con ambienti molto ampi, dove la bolletta energetica rappresenta storicamente un costo elevato. Coniugare tutela e ricerca scientifica – ha concluso il Ministro - è la chiave per affermare il primato italiano nel mondo”. “L’accordo siglato con il MiBACT - commenta Federico Testa Presidente dell’ENEA – apre a ricerca e innovazione la tutela del patrimonio culturale italiano, che avrà così a disposizione centri di ricerca altamente qualificati, personale esperto, laboratori, infrastrutture e strumentazioni all’avanguardia. In particolare, collaboreremo per ottimizzare i consumi energetici di musei e palazzi storici come stiamo già facendo a Roma

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per Palazzo Montecitorio. Questo permetterà di liberare risorse economiche da reinvestire nella valorizzazione dei beni culturali”. Tra i settori più energivori della Pubblica Amministrazione, il complesso dei musei nazionali paga ogni anno una bolletta energetica pari a circa 250 milioni di euro, con consumi in salita del 50% rispetto agli anni ’80. A gravare maggiormente sul fabbisogno di energia degli oltre 5 mila luoghi della cultura italiani - tra musei, palazzi storici e aree archeologiche - sono soprattutto illuminazione, climatizzazione, sicurezza e ICT, servizi essenziali che vanno riprogettati per ridurre i consumi e garantire il massimo del comfort ambientale per una migliore conservazione e fruizione delle opere d’arte e delle strutture architettoniche stesse. In campo energetico, l’accordo non riguarda solo interventi di efficienza e sistemi ICT per la gestione energetica dei beni artistici, ma anche la diffusione di tecnologie allo stato dell’arte per l’utilizzo di fonti rinnovabili, come ad esempio il cosiddetto fotovoltaico “invisibile”, una sorta di pellicola integrabile nel complesso architettonico e paesaggistico, che potrebbe sfruttare l’elevato irraggiamento solare negli oltre 1.600 ettari di aree archeologiche, di cui l’80% al centro-sud. Previste inoltre, attività di alta formazione e azioni di sensibilizzazione al risparmio energetico verso i dipendenti e chi usufruisce dei luoghi d’arte, che possono garantire un’ulteriore contrazione dei consumi dell’8%. Sul fronte della protezione antisismica, l’ENEA utilizzerà sistemi non invasivi per valutare la vulnerabilità delle strutture architettoniche e delle opere d’arte, sia in esposizione che nel trasporto. È previsto inoltre l’utilizzo di modelli informatici per la stima dell’impatto sui monumenti dell’inquinamento atmosferico e della variazione climatica. Per cercare di superare uno dei principali ostacoli alla riqualificazione energetica dell’edilizia storica e monumentale, ovvero la scarsità di risorse pubbliche, l’ENEA avrà anche il compito di supportare il MiBACT nell’individuazione delle opportunità di finanziamento e incentivazione, come ad esempio il ricorso a società che effettuano gli interventi di efficienza energetica (ESCo), assumendosi rischio e gestione dell’investimento; forme di Partenariato Pubblico-Privato (PPT); Finanziamento Tramite Terzi; Conto Termico 2.0; Ecobonus del 65%; fondi nazionali e Ue. Fonte: ENEA

Nasce l’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali - Qual è il ruolo dell’innovazione digitale nella filiera Arte e Beni Culturali? Possono le tecnologie contribuire a migliorare la tutela ma anche la valorizzazione del nostro patrimonio? Come far sì che la cultura diventi un asset strategico per l’economia italiana? Per rispondere a queste domande presso il Politecnico di Milano è nato l’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali, che coinvolge un ampio gruppo di ricerca interdisciplinare, guidato da un Comitato Scientifico che include anche Giovanni Azzone, Rettore del Politecnico. L'Osservatorio, supportato da un Advisory Board composto da direttori di importanti musei e teatri e da realtà operanti nel settore, vuole essere un laboratorio di eccellenze in cui definire le azioni prioritarie per l’innovazione digitale nell’ecosistema dei beni e attività culturali, che possano diventare un riferimento per policy maker, imprese e istituzioni culturali. Per prima cosa, l’Osservatorio fornirà una visione sistemica (oggi mancante per l’Italia) dell’innovazione digitale applicata ai processi di gestione, promozione e fruizione del patrimonio artistico-culturale. Analizzerà, inoltre, le tendenze emergenti attraverso uno studio sulle startup nazionali e internazionali e faciliterà il confronto tra gli attori del settore attraverso workshop di condivisione della ricerca ed eventi di divulgazioni dei risultati. Infine, l’Osservatorio intende favorire un upgrading dell’ecosistema culturale e lo sviluppo di quelle economie locali in cui esso è fortemente radicato, anche grazie al forte ruolo propulsivo che ha nei confronti del Turismo. Il prossimo appuntamento pubblico sarà il 6 luglio a Milano in occasione della Conferenza Generale dell’International Council of Museums. In questa occasione sarà presentata una ricerca sull’utilizzo dei social network da parte dei musei italiani e sull’opinione dei visitatori italiani e internazionali. Il primo anno di intensi lavori si concluderà a gennaio 2017 a Milano con un Convegno aperto a tutti. Per essere informati sulle attività dell’Osservatorio è possibile contattare la prof.ssa Michela Arnaboldi (michela.arnaboldi@polimi. it) e la dott.ssa Eleonora Lorenzini (eleonora.lorenzini@polimi.it). Ulteriori informazioni su www.osservatori. net/innovazione-digitale-nei-beni-e-attivitaculturali Fonte: Osservatori Digital Innovation, School of Management - Politecnico di Milano

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Tecnologie per i Beni Culturali

www.noreal.it info@noreal.it via Ugo Foscolo 4 - 10126 Torino

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Tel. 011 5786823 Skype: NoReal.it

Diagnostica su dipinti italiani conservati presso il North Carolina Museum of Aerofotografia archeologica, telerilevamento satellitare, ricostruzioni 3D, classificazione Art a Releigh - I ricercatori dei materiali lapidei: il contributo del Cnr per Palmira - La recente riconquista dell’antica dell’ Istituto per la Consercittà di Palmira, danneggiata nel corso del conflitto siriano, sta richiamando l’interesse e la vazione e la Valorizzazione responsabilità dei ricercatori affinché si possano recuperare siti distrutti o compromessi in dei Beni Culturali - ICVBC contesti di guerra. All’appello non mancano alcuni istituti del Cnr che hanno maturato una in collaborazione con Gweforte specializzazione nel settore. Tra questi, l’Istituto per i beni archeologici e monumentali nelle Kavich (Smithsonian (Ibam – Cnr) che già da tempo opera in contesti mediorientali (Turchia, Iraq e Siria) e fornirà Institution MCI), Adele de un supporto ai Caschi Blu per la cultura, la task force Unit4Heritage, istituita a seguito dell’acCruz (Department of Biology cordo siglato tra il Governo italiano e l’Unesco per la salvaguardia del patrimonio dell’antica and Chemistry, Duke Univercittà siriana. Tra le metodologie che saranno applicate dall’Ibam - Cnr: l’aerofotografia archesity), Bill Brown (North Caologica e il telerilevamento da satellite per la ricostruzione storico-archeologica del sito e per rolina Museum of Art), Nick il monitoraggio multitemporale delle evidenze antiche, allo scopo di valutare l’entità dei danni Barbi (XGLab) hanno iniziato che queste hanno subito nel corso del conflitto. L’esame della cartografia storica e della doun’attività di diagnostica di cumentazione fotografica precedente gli eventi fornirà una documentazione unica dello stato dipinti italiani conservati del sito e dei monumenti prima della loro distruzione. presso il North Carolina MuNell’ultimo decennio i Paesi del Vicino Oriente sono stati oggetto di indagine da parte di archeseum of Art, Raleigh, USA, ologi, topografi e informatici dell’Ibam nell’ambito di missioni archeologiche internazionali. utilizzando diversi strumenti Le attività di ricerca si sono focalizzate sul recupero, lo studio e l’interpretazione di un ricco portatili tra cui il nuovo XRF dataset di dati telerilevati da piattaforma aerea e satellitare, che comprendono le fotografie della XGLab. aeree scattate negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso dai «pionieri» dell’archeologia aerea AnIl North Carolina Museum of toine Poidebard e Marc Aurel Stein (recuperate presso archivi storici), le fotografie cosmiche Art ospita stabilmente una scattate dai satelliti spia USA negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso (recuperate dagli archivi collezione di dipinti italiaNASA) e, infine, le immagini satellitari ottiche ad alta risoluzione acquisite dai recenti satelliti ni dal XIV al XVII secolo. L’ per uso civile (in particolare Ikonos-2, QuickBird-2, GeoEye- 1, WorldView-2, WorldView-3). ICVBC ha effettuato la camIl risultato di queste ricerche, abbinato alle competenze nel rilievo 3D da laser scanner e nel pagna diagnostica su 12 dei telerilevamento da drone permetterà di realizzare la necessaria base documentaria per le dipinti appartenenti a tale attività di restauro e per proporre così uno studio ricostruttivo 3D dei monumenti utile a ricomcollezione. La collaboraporre l’aspetto originario della città. “La quasi ventennale esperienza maturata dall’Ibam Cnr zione con il North Carolina - dichiara Daniele Malfitana, direttore dell’Istituto - nel campo delle ricerche multidisciplinari Museum of Art nasce dalla applicate al patrimonio culturale soggetto a rischi, potrà così essere messa a disposizione della necessità di definire lo stato comunità scientifica internazionale”. di conservazione dei dipinti La classificazione dei materiali lapidei impiegati nell’architettura palmirena e l’identificazione e la conoscenza dei materiadelle cave di provenienza di tali materiali è invece il campo di indagine dell’Istituto per la conli costitutivi degli stessi. servazione e la valorizzazione dei beni culturali (Icvbc-Cnr) che ha partecipato al ‘Progetto PalLo studio ha previsto inimira’ dell’Università di Milano, in collaborazione con le competenti autorità siriane, prima che zialmente una campagna di l’occupazione e la guerra civile, iniziata nel marzo 2011, interrompessero gli studi sull’area. imaging (Vis, UV, IR, IRfc) Spiega il direttore Maria Perla Colombini: “Le indagini hanno evidenziato l’impiego di due che ha permesso di evidenrocce carbonatiche: un calcare nodulare e una dolomia massiccia. Il primo è stato adoperato ziare il disegno preparatoMultimedia, Realtà Realtà per ifino Beni come Virtuale pietra da taglioeper elementi Aumentata monolitici (fusti di colonne a 6,8Culturali. metri di lunghezza) rio, la presenza di ritocchi o e decorativi finemente lavorati (capitelli, trabeazioni), ma anche per conci di muratura e per restauri recenti e, in alcuni pavimentazioni. La dolomia massiccia è stata invece utilizzata in grandi blocchi squadrati per casi di identificare i pigmenle fondazioni degli edifici e per la costruzione delle altissime tombe a torre, caratteristica peti impiegati. La comparazioculiare dell’architettura della città. I diversi sopralluoghi e le indagini petrografiche effettuate ne dei risultati ha guidato hanno confermato la provenienza dei calcari nodulari da alcune cave a nord-est della città la scelta dei punti di misura romana, mentre la dolomia massiccia proviene da numerosi piccoli affioramenti a occidente per le indagini non invasive della città, in prossimità della Valle delle Tombe”. Il ‘Progetto Palmira’ si propone di effettuare (FORS, XRF, TR-FTIR) e per il scavi nel settore occidentale della città romana, in cui affiorano solo pochi resti. micro-campionamento.

NoReal.it

Fonte: ICVBC

Fonte: CNR

Il Portale degli acquisti della Pubblica Amministrazione


SCHEDA TECNICA

avatar olografiCo, multiproiezione immersiva, oggetti narranti e tavoli multitouCh: soluzioni modulari e repliCaBili per Contesti espositivi e sedi museali

le proposte di spaCe s.p.a. per Coniugare narrazione, interazione e immersività

A cura di Space S.p.A

L'allestimento degli spazi culturali e turistici richiede oggi una progettazione di spazi fruitivi che sappia integrare apparati didascalici tradizionali con sistemi espositivi immersivi ed ambienti intelligenti; soluzioni interattive con applicazioni di welcome e approfondimento, superfici touch, proiezioni 3D, videowall, audio-video, guide e app per smartphone.

U

n vantaggio per le strutture espositive è l’integrazione delle più moderne tecnologie in exhibit modulari, che possono adattarsi a contesti allestitivi diversi, valorizzando le vere unicità che ogni progetto culturale possiede, rendendolo prezioso e capace di emozionare. Ecco una selezione di alcuni di questi prodotti replicabili, idee cui viene facile ispirarsi, proposte oggi anche sul Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione. L’AVATAR OLOGRAFICO Un’apparizione impalpabile, una presenza a metà tra realtà e illusione: è l’avatar olografico, la proiezione di un personaggio tridimensionale a dimensioni reali che narra la propria storia intrecciata alle vicende del luogo.

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Un exhibit multimediale particolarmente indicato in ambienti di comunicazione museale, di divulgazione scientifica o turistica. L’avatar può essere l’antico signore abitante del castello, un personaggio dell’antichità, un archeologo contemporaneo o un prigioniero rinchiuso all’interno di una cella: un attore dà vita al personaggio, ideato completo di costume e accessori. Vengono effettuate riprese video per creare l’avatar, poi retroproiettato su schermo olografico, inserito lungo il percorso di visita per suggerire approfondimenti o raccontare storie legate al luogo visitato. La proiezione si attiva grazie ad un elemento scenografico posto lungo il percorso di visita, come un pulsante inserito all’interno di un oggetto, oppure in maniera passiva attraverso un sensore di presenza.

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Tecnologie per i Beni Culturali

35 La soluzione espositiva è visitabile presso: Castello dei Vicari di Lari (PI): l’avatar del Vicario racconta la storia del vicariato in Toscana; l’avatar dell’archeologo narra le origini etrusche da una nicchia nascosta nei sotterranei del Castello; l’avatar del carcerato, rinchiuso dentro la cella e osservabile da una finestrella, racconta la storia della sua prigionia; l’avatar dell’Avvocato contemporaneo, racconta le differenze nell’amministrazione della Legge dal Vicariato ad oggi (Fig.1). Mostra itinerante “Majella: Domus Christi, Domus Naturae”, attualmente in riallestimento nella sede del Parco Nazionale della Majella: l’avatar di un monaco racconta la vita quotidiana di una comunità monastica all’interno di un eremo. Museo Archeologico della città di Vercelli: l’avatar di Apollo narra i tempi in cui veniva venerato nell’antica Vercellae abitata dai Romani.

MULTIPROIEZIONE IMMERSIVA Di grande impatto emotivo, la multiproiezione video è un elemento centrale all’interno di un percorso di visita multimediale: musica, suoni, effetti speciali e animazioni trasportano lo spettatore in una realtà immersiva. L’effetto emozionale risulta particolarmente efficace per coinvolgere nel racconto o nelle evocazioni della storia di un luogo con un potenziale di attrattività turistica. Concepito come uno spettacolo video-sonoro, lo spazio ideale per queste proiezioni è un’arena circolare, dove il pubblico si sente avvolto e trasportato in un viaggio nel tempo e nello spazio. Il video immersivo racconta la storia di un luogo sin dalle sue origini, mostrandone i cambiamenti e le trasformazioni in epoche passate; può utilizzare un personaggio giuda – una figura simbolo, un testimonial, un personaggio immaginario – che accompagnerà la narrazione citando episodi o aneddoti. L’arena ideale è quella con una proiezione a 180° su superficie semicircolare, con un software che consente l’allineamento e la sincronizzazione delle immagini trasmesse da più videoproiettori contemporaneamente. Un impianto audio multicanale si adegua allo spazio per una resa del suono ottimale.

La soluzione espositiva è visitabile presso: Museo del Carnevale di Sciacca (AG): una multiproiezione su superficie semicircolare a 180° evoca l’euforia della preparazione, dei cortei e delle sfilate dello storico carnevale siciliano. Spazio multimediale “Nel Cerchio dell’Arte”, presso Centro Culturale Trevi (Bolzano): una multiproiezione a 360° avvolge il pubblico e lo trasporta in un viaggio a ritroso nella storia dell’arte attraverso due videoanimazioni, una per gli over 15 anni ed una per i più piccoli, dove Baba, un avatar bambina dell’età preistorica, accompagna il viaggio. Centro visitatori del Parco Archeologico di Classe, Ravenna: multiproiezione su 15 metri di parete e a pavimento che ripercorre la storia di Classe. Su una colonna è proiettato l’avatar di Aureliano, figlio di mercanti e abitante di Classe, che fa rivivere ai visitatori i principali eventi storici dell’epoca, che fecero di Classe uno strategico porto commerciale (Fig.2). Museo A Come Ambiente, Torino: l’ascensore degli abissi rappresenta una multiproiezione su una superficie cilindrica, un viaggio emozionale nelle profondità marine del nostro pianeta, fino agli abissi degli oceani.


La soluzione espositiva è visitabile presso: Museo della Memoria Locale di Cerreto Guidi (FI): gli oggetti narranti sono alcuni simboli che rievocano la tradizione contadina e artigiana del luogo, come la “nassa”, il “cappellotto” (rivestimento superiore intrecciato della damigiana), gli “stampi” (ricostruzioni di uccelli acquatici che venivano fatte per attirare gli animali del padule e farli posare in un determinato punto). (Fig. 3). Port Center di Livorno: una grande multiproiezione a parete viene attivata da oggetti che rappresentano le diverse categorie merceologiche che possono essere trasportate via mare, trasmettendo video descrittivi diversi (Fig.3). Mostra itinerante “Majella: Domus Christi, Domus Naturae”, attualmente in riallestimento nella sede del Parco Nazionale della Majella: collocando gli oggetti simbolici della campana, della candela e della bibbia, sul lettore, è possibile avviare delle video proiezioni tematiche sulla vita eremitica.

TAVOLO MULTITOUCH Un ampio schermo multitouch trasforma un tavolo in un’esperienza interattiva: al tocco si aprono contributi multimediali come giochi, video, schede di approfondimento, materiale didattico e di divulgazione. Sui tavoli interattivi multitouch sono accessibili diverse applicazioni: si possono scegliere nell’area didattica giochi, puzzle, indovinelli, quiz, e in quella di approfondimento, schede su reperti museali, gallerie di immagini, timeline per conoscere la storia del luogo attraverso i secoli. I contenuti possono essere attivati anche da più utenti contemporaneamente, disposti anche ai lati opposti del tavolo, con l’apertura simultanea di varie schede.

OGGETTI NARRANTI Gli oggetti narranti sono simboli o manufatti della collezione museale che raccontano la propria storia, attivando suggestivi contributi multimediali. Grazie all’interazione con questi oggetti, si possono approfondire tematismi specifici. Vengono ideate, disegnate e realizzate alcune riproduzioni di oggetti in materiali leggeri (legno o resine) con cui l’utente interagisce: libri, cartoline raffiguranti località o argomenti relativi ad un tematismo museale o scientifico da approfondire. L’oggetto è dotato di un tag rfid: una volta appoggiato su un’apposita superficie sensorizzata (che integra un lettore di tag), si attiva un contributo audiovideo su un monitor o una videoproeizione. In ambito museale, le ricostruzioni simboliche di reperti o di oggetti, legati al tema da raccontare, semplificano l’intermediazione tra il visitatore e l’applicativo informatico.

La soluzione espositiva è visitabile presso: Museo Archeologico sull’isola di Torcello (VE): il tavolo interattivo multitouch di Torcello ha una particolare funzione didattica, e consente di interagire simultaneamente ed accedere ai contenuti di tre percorsi tematici: le tecniche artistiche, il culto religioso, guardare il museo. Luci e audio variano in base ai contenuti selezionati. Port Center di Livorno: dall’ortofoto del Porto di Livorno (una grande immagine fotografica dall’alto), è possibile navigare su hotspot interattivi puntuali, che aprono schede descrittive della specifica area del porto (Fig.4). Castello dei Vicari di Lari (PI): il tavolo multitouch consente l’esplorazione della linea del tempo, alla scoperta della storia del Castello dei Vicari e delle colline pisane dalla Preistoria all’Età Romana, si passa, interagendo con le tante postazioni multimediali, attraverso il Medioevo, il Rinascimento e l’Unità d’Italia, fino ad arrivare all’età Moderna e Contemporanea.

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parole

Chiave

Musei; allestiMenti; teCnoloGie iMMeRsive

autore a CuRa di sPaCe s.P.a. via toRelli, 24 59100 PRato www.sPaCesPa.it

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倀爀漀昀椀氀漀挀漀氀漀爀攀 䰀漀 猀琀愀琀漀 搀攀氀氀ᤠ䄀爀琀攀

Tecnologie per i Beni Culturali

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Hypercolorimetric Multispectral Imaging (HMI) 950 nm 850 nm

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MUSEI E FRUIZIONE

un

sistema uniCo di programmazione multipiattaforma nel nuovo

museo arCheologiCo nazionale

di

reggio CalaBria marrC

di Carmelo Malacrino, Rosanna Pesce, Giuseppe D'Aquì e Giuseppe Musicò

Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria (MArRC) - che è dedicato alla storia della Magna Grecia e la cultura della sua gente - è uno dei venti grandi musei italiani - ha recentemente subito un importante intervento di restauro sia a livello architettonico che espositivo. Fig. 1 -L'inserimento del monitor touch screen all'interno dell'isola espositiva.

IL MARRC. UN MUSEO RINNOVATO Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria è oggi uno dei venti musei più importanti d’Italia. Non solo perché ospita i celebri Bronzi di Riace, ma anche perché offre ai suoi visitatori la più ricca collezione di reperti archeologici calabresi. Il museo, eretto negli anni ’30 del secolo scorso su progetto del grande architetto Marcello Piacentini, è stato oggetto di un intervento di ristrutturazione integrale che ha interessato la struttura architettonica, la ripartizione interna degli spazi e l’allestimento. Il visitatore viene accolto nella grande corte coperta, intitolata “Piazza Paolo Orsi” non solo per ricordare l’archeologo che tanta energia spese per la nascita del museo, ma anche per connotare questo spazio di un carattere “urbano”: cuore dell’edificio, ospita l’opera dell'artista Alfredo Pirri. Fig. 2 - Il monitor touch con l'applicativo interattivo sui Pinakes accanto alle vetrine espositive con gli originali.

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Tecnologie per i Beni Culturali Il percorso museale dell’esposizione permanente si svolge dall’alto verso il basso, con quattro livelli e circa duecento vetrine. I visitatori sono invitati a ripercorrere e riscoprire tutta la storia dell’antichità calabrese, a partire dalle età più antiche. L’allestimento, caratterizzato da un’essenzialità e un minimalismo nei quali la scelta del bianco è funzionale a far risaltare i reperti esposti, crea una narrazione continua, evocando suggestioni che possano coinvolgere ogni tipo di visitatore. L’uso delle nuove tecnologie, inoltre, avvicina anche i più giovani, con modalità interattive e perfino con giochi incentrati sulla policromia dei reperti. Lo stesso vale per i dispositivi che abbattono le barriere linguistiche, come i tablet in lingua LIS distribuiti gratuitamente in biglietteria. La visita ha inizio dal livello A, “Prima della Magna Grecia”, che ospita la più ricca selezione di reperti calabresi di età preistorica e protostorica. Tra gli oggetti più rilevanti spiccano alcuni ciottoli dipinti scoperti nella Grotta della Madonna a Praia a Mare (CS), esempi ad oggi privi di confronti e testimonianze di un precoce gusto artistico, nonché comunicativo, della cultura di età Mesolitica in Calabria. L’attenzione prestata, in fase di allestimento, all’apparato didattico è evidente nei pannelli, accuratamente illustrati. Il visitatore potrà acquisire una maggiore consapevolezza dell’evoluzione delle prime tecniche di manifattura ceramica e dei sistemi decorativi. Ricchissima la sezione dedicata alle età del Bronzo e del Ferro, comprendente armi e gioielli, alcuni realizzati anche in oro o con ambra. Spicca fra tutti la piccola statua in avorio di importazione minoica scoperta a Punta Zambrone (VV), che non trova paragoni in tutto il Mediterraneo occidentale. Il livello B è dedicato a “Città e santuari della Magna Grecia": questo settore, il più vasto del museo, raccoglie e racconta la storia e gli aspetti di culto delle principali città della Magna Grecia in Calabria. I reperti ceramici esposti al livello C, “Aspetti di vita quotidiana nelle città della Magna Grecia”, testimoniano l’elevata raffinatezza delle produzioni e dei corredi funerari delle città greche fra l’età arcaica e quella ellenistica. Il percorso di visita giunge quindi al livello D, interamente dedicato alla città di Reggio: se ne ripercorrono tutte le fasi storiche, dall’età preistorica al tardo antico. Un’area è dedicata allo splendido kouros in marmo bianco databile alla fine del VI secolo a.C., molto noto per la sua elaborata acconciatura dipinta di rosso. È da qui che si accede agli ambienti destinati all’esposizione dei celebri Bronzi di Riace. Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria dispone anche di ampi spazi per le mostre temporanee, indispensabili per rendere sempre nuova e dinamica l’offerta espositiva. Fiore all’occhiello del nuovo allestimento è, infine, l’apertura al pubblico - per la prima volta - di ciò che rimane della vasta necropoli ellenistica scoperta al momento della costruzione del Museo, allestita con un sapiente gioco di luci e riflessi che permette al visitatore di apprezzare le diverse caratteristiche delle tipologie funerarie. Carmelo G. Malacrino Il nuovo allestimento è dotato di un sistema multimediale interattivo comprendente ricostruzioni tridimensionali e ad effetto olografico e applicativi ludico-didattici. È inclusa anche una sezione dedicata ai sordi in L.I.S., per il miglioramento dell’accessibilità e della loro autonomia nella visita al Museo. In questo articolo sono descritti i sistemi multimediali adottati e verrà approfondito il processo di Content Design di organizzazione dei contenuti e di Application Design messo in pratica durante lo svolgimento del progetto.

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Fig. 3 - Uno dei video con l'ipotesi ricostruttiva in 3D del Tempio dorico dedicato a Hera Lacinia a Capo Colonna (Crotone).

L’allestimento multimediale è stato concepito tenendo in considerazione le esigenze degli archeologi, delle diverse fasce di utenti che visitano il Museo e quelle degli allestitori delle isole espositive. Il nuovo allestimento del Museo prevede l’esposizione dei reperti per aree d’argomento in Isole. Ogni Isola ha uno o più monitor interattivi (“kiosk”) che illustrano, con testi, immagini e video, le informazioni principali sui reperti esposti. Oltre ai sistemi interattivi delle Isole, l’apparato multimediale del Museo comprende anche diverse realizzazioni noninterattive integrate nel percorso espositivo che si snoda su

Fig. 4 - I puzzle e le ricoloriture.


quattro piani: al piano A con le tematiche sulla Preistoria, alcuni reperti risultavano di difficile comprensione, per cui sono stati ricostruiti digitalmente in una serie di video. Al piano B con argomento le città della Magna Grecia, per far meglio apprezzare la maestosità delle strutture che si ergevano in passato, sono stati realizzati video con le ipotesi ricostruttive in 3D dettagliate nei particolari costruttivi di due templi (fig. 3).Alla già esaustiva esposizione di reperti monetali è stata aggiunta un’esposizione digitale con didascalie accurate e, per gli esemplari più significativi, video contenenti scansioni 3D per migliorarne la visibilità e dare l’opportunità di cogliere particolari decorativi che spesso passano inosservati. In più un applicativo ludico-didattico, pensato in particolare per le fasce di utenza più piccole d’età, che riguarda i Pinakes di Locri (tavolette votive in terracotta con raffigurazioni in bassorilievo dipinte, prodotte generalmente per devozione alla dea Persefone;): l'applicativo (fig. 4), composto da puzzle, ricoloritura e approfondimenti ludico-didattici, permette di giocare con tali tavolette votive e, allo stesso tempo, offre spunti per approfondire le conoscenze sugli usi ed i significati di queste opere.Infine sono state realizzate una serie di ricostruzioni 3D (figg. 5, 6 e 7) finalizzate a comprendere alcuni aspetti della vita quotidiana nell’antichità: una sala da banchetto della Casa del mosaico del Drago di Monasterace, una casa trovata nel territorio di Taureana di Palmi (con un bellissimo mosaico ricostruito ed integrato digitalmente) ed una fornace appartenente al quartiere artigiano di Centocamere a Locri (fig. 8). Tutti i particolari inseriti fanno capire le tecniche costruttive architettoniche, rendono comprensibili gli usi e i costumi dell’epoca e, nel caso della fornace, fanno capire come veniva realizzato il vasellame di pregio e di uso quotidiano nell’antichità. La digitalizzazione dei reperti dà la possibilità di mostrarne l’utilizzo pratico, così come è stato fatto per la ricostruzione 3D della Coppa di Varapodio che si può ammirare in un video animato ed in un video della scansione 3D (fig. 9).

Fig. 5 - Ricostruzione 3D della Casa di Taureana di Palmi (RC). Particolari costruttivi dell'architettura.

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Fig. 6 - Vista dall'alto della ricostruzione 3D della Casa di Taureana di Palmi (RC). Particolari dell'interno con il mosaico della Caccia all'orso.

Fig. 7 - Ricostruzione 3D di una sezione del Quartiere artigiano di Centocamere a Locri (RC).

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Tecnologie per i Beni Culturali

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Fig. 9. Ricostruzione 3D della Coppa di varapodio (https://www.youtube.com/ watch?v=W_Hgd8KKKL4)

Fig. 10 - Ipotesi ricostruttiva del "Filosofo di Porticello" su pannello olografico.

SISTEMI MULTIMEDIALI INTERATTIVI Gli approcci ad un tipico progetto “kiosk multimediale” sono molteplici, e in genere ricadono in queste due categorie: l Il sistema digitale viene realizzato come se fosse un libro Fig. 8 - Ricostruzione digitale di una fornace.

Al piano terra, le necessità organizzative di gestione dell’affluenza del pubblico alla Sala dei grandi Bronzi prevedono l’esistenza di una sala d’attesa e di una predisposta per la depurazione dagli agenti di degrado. Per rendere gradevole l’attesa è stato ideato un video documentario sulla storia dei Bronzi di Riace, sull’ultimo restauro e sulle tecnologie di tutela e conservazione. Oltre al video, si è realizzato un sistema videowall basato sui single board computer che smistano un unico segnale multimediale su più monitor. La sala dei grandi Bronzi ospita la proiezione ad effetto olografico di un’ipotesi ricostruttiva del cosiddetto Filosofo di Porticello (fig. 10). Al piano terra inoltre, sono stati realizzati, oltre all’applicativo presente su ciascun monitor, i video di ipotesi ricostruttive tridimensionali per due matrici in terracotta, per la Lastra Griso-Laboccetta e due ipotesi ricostruttive del Kouros di Reggio, uno dei tanti capolavori custoditi dal Museo di Reggio Calabria.

o una pubblicazione, aggiungendo (opzionalmente) una tabella dei contenuti cliccabile: chiameremo questa soluzione “Libro Cliccabile”; l Il sistema viene realizzato con un Content Management System pensato per l’interattività e la multimedialità: chiameremo questa soluzione “CMS interattivo”. L’ approccio al design di sistemi interattivi è stato guidato da un principio: in una comunicazione efficace ci sono due soggetti “chi comunica” e “chi riceve” con le loro specifiche esigenze. Nel nostro caso “chi comunica” è l’istituzione Museo (i suoi studiosi, archeologi, paleontologi, che definiremo “autori” nel proseguimento) e “chi riceve” la comunicazione è il visitatore del Museo. IL LIBRO CLICCABILE Il primo caso è il più semplice da realizzare per chi possiede già i contenuti: un tipo di organizzazione che molti sanno affrontare; ma è un tipo di organizzazione dei contenuti che mal si adatta al kiosk interattivo. Un libro ha


una struttura lineare: ha un principio, un termine e una disposizione degli argomenti che l’autore e l’editore ritengono ideale comunicare le informazioni. L’ambiente ideale per la fruizione del libro è un luogo dove si può rimanere concentrati per un lungo periodo di tempo. La trasposizione tipica di questa organizzazione è il “flipbook” o libro digitale sfogliabile. Dal punto di vista del visitatore, il libro cliccabile è una scelta poco raccomandabile. L’ambiente in cui è sistemato un kiosk interattivo è in genere scomodo (la lettura si effettua stando in piedi) e non si può restare concentrati per lungo tempo, perché altri visitatori avranno sicuramente necessità di utilizzarlo. Inoltre il sistema stesso, essendo strutturato in modo lineare, non supporta una lettura “ad accesso casuale” perché i concetti base vengono illustrati una volta sola (in genere all’inizio del libro) e poi solo citati; il lettore distratto che decidesse di saltare al capitolo 10 si potrebbe imbattere in un concetto che non conosce, magari già esposto in uno dei nove capitoli precedenti, e trovarsi in difficoltà. In conclusione il Libro Cliccabile è molto comodo per gli autori, ma poco fruibile per i visitatori. IL CMS INTERATTIVO CMS (Content Management System, “Sistema per la Gestione dei Contenuti”) rappresenta un software dedicato all’organizzazione dei contenuti. Ne esistono di tantissimi tipi e con tantissimi obiettivi, ma per la nostra trattazione considereremo il tipico CMS che: ● Organizza i contenuti in “slide” che possono contenere testi, immagini o video; ● Tramite eventi interattivi, come click/touch o scorrimento, permette di modificare qualcosa sulla slide (la posizione del testo, l’esecuzione del video) o cambiare pagina. Software come Microsoft PowerPoint o Adobe Flash sono stati i pionieri dei “software per presentare le informazioni in modo efficace” e tutti gli altri CMS più recenti si ispirano ai concetti da essi delineati. Questo tipo di approccio è il più favorevole al visitatore: spinge a pensare alla “slide” come fosse una pagina autoesplicativa, che non necessita cioè di altri concetti presenti altrove; questo vuol dire che supporta la lettura non lineare. Inoltre dà maggiore importanza al contenuto non testuale e sappiamo bene che “un’immagine vale più di mille parole, e un video vale più di mille immagini”. D’altro canto l’approccio richiede molte più energie da parte di chi possiede i contenuti; sia perché tutti gli studi e le pubblicazioni (il contenuto di partenza) se-

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guono un approccio lineare, sia perché il tipico CMS mescola la semantica della presentazione, ovvero la gerarchia di importanza dei contenuti, con il suo aspetto visuale. L’ APPROCCIO La prima cosa fatta è stata separare la semantica dei contenuti dalla rappresentazione visuale, in modo tale da permettere al team di autori e al team di designer di lavorare in modo indipendente. È stata definita una struttura dati gerarchica chiamata Albero Astratto dei Contenuti per la disposizione dei contenuti ad albero (ogni nodo può avere più “figli” ma un solo “genitore”). COSTRUZIONE DELL’ALBERO Per costruire tale albero si è partiti dalle singole sezioni pensate come singole pagine o slide e le abbiamo raggruppate in argomenti seguendo l’approccio denominato Bottom-Up (ovvero “partire dagli elementi concreti e generalizzare”) che è opposto all’approccio Top-Down (“partire dal concetto più astratto e separarlo in sottoconcetti fino ad arrivare agli elementi concreti”) che si utilizza per i media “lineari” come i libri. L’approccio Bottom-Up è molto utile anche quando si ha a che fare con materiale di partenza ampiamente eterogeneo. LE SEZIONI E I LORO “TIPI” Ogni sezione può essere di un “tipo” particolare, ad esempio Testo, Video, Galleria Immagini, Testo con Galleria, eccetera. Il “tipo della sezione” è uno dei concetti operativi che ha permesso di disaccoppiare il lavoro degli autori dal lavoro del team di design. I due gruppi di lavoro hanno potuto costruire un dizionario in comune da usare nelle discussioni, il che ha permesso di poter svolgere riunioni organizzative anche online e a distanza. Una volta che gli autori hanno stabilito che il tipo “Testo con galleria” prevede un testo, una serie di immagini e una serie di didascalie, si sono preparati i contenuti secondo questa struttura astratta; i designer a loro volta sapevano che il loro lavoro, per il tipo “Testo con galleria”, consisteva nel dover “impaginare” un testo, una serie di immagini e una didascalia per ogni immagine; se, durante una riunione, uno degli autori annunciava che secondo lui la sezione X sarebbe dovuta essere un “Testo con galleria” allora tutti quanti potevano farsi un’idea di quale sarebbe stato il risultato. Le prime riunioni hanno definito quanti e quali tipi di sezione sarebbero state a disposizione, di quali componenti sarebbero state composte e quale sarebbe stato il loro aspetto finale. Definiti i tipi di sezione, i designer ne hanno definito l’aspetto, producendo delle bozze grafiche; gli sviluppatori, contemporaneamente, hanno potuto testare la piattaforma sui dispositivi hardware finali e comprenderne i limiti in

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Tecnologie per i Beni Culturali base alla quantità di contenuto (quanti video possono essere presenti contemporaneamente su un player embedded a memoria limitata). LA TRADUZIONE FINALE L’Albero Astratto dei Contenuti è stato tradotto dal CMS in schermate cliccabili, menu e pulsanti per passare da una pagina all’altra: prendendo come riferimento la figura 1, cliccando su “Italiano” verrà presentata la scelta tra “Argomento 1” e “Argomento 2”, e cliccando su “Argomento 2” verrà presentata una scelta tra “Sezione 2-1” “Sezione 2-2” e “Sezione 2-3”. La presenza dell’albero astratto permette di spostare le sezioni da un argomento all’altro con facilità. IL PARADOSSO DELLA SCELTA Una problematica di molti CMS è che il risultato soffre di quello che nella psicologia sociale prende il nome di “Paradosso della Scelta”: nonostante gli utenti/lettori desiderino la maggiore libertà di scelta possibile, maggiori sono le possibilità di scegliere e maggiore è l’insoddisfazione per la scelta fatta. L’approccio Bottom-Up permette di limitare fortemente questa problematica: le sezioni tematiche possono essere redistribuite in modo tale che il visitatore non abbia mai, a schermo, un numero elevato di possibilità di scelta. Si noti che questo risultato è impossibile da ottenere con l’approccio Top-Down perché lo stesso richiede di definire delle astrazioni a cui i contenuti dovranno giocoforza adattarsi. LA TECNOLOGIA Il CMS realizzato denominato “digiArt-CMS” è basato sulle moderne tecnologie del web: per la definizione della struttura grafica (e semantica) è stato utilizzato HTML5, per gli stili grafici CSS3 e infine, per l’interazione utente, Javascript. CONVERSIONE AUTOMATICA DEI DOCUMENTI INIZIALI I documenti originali ricevuti in diversi formati Word, PDF, JPG, vengono “tradotti” dal CMS nell’Albero dei Contenuti in automatico. Uno dei vantaggi di avere un “proprio” CMS è che si può adattare per semplificare il workflow aziendale: i testi sono stati convertiti in un formato testuale semplificato chiamato Markdown, molto utilizzato per la documentazione tecnica e ispirato al formato usato da Wikipedia per i propri testi. Il digiArt-CMS è in grado di impaginare in automatico i testi, i titoli delle sezioni e le didascalie delle immagini: basta definire la cartella che contiene tutti i documenti di origine e attendere la “compilazione” del pacchetto pronto da installare. Questo ha consentito di fare modifiche “al volo” e testare il risultato finale anche per chi era solo esperto del settore e con poche conoscenze di informatica. INSTALLAZIONE Le specifiche del progetto prevedevano che il prodotto finale (la “App Kiosk”) potesse essere “installato” su piattaforme diverse: Digital Signage “embedded” come il BrightSign, sistemi “mini PC” con Windows 10 e un server Web per la fruizione via internet. La presenza dell’Albero Astratto dei Contenuti ha permesso di fare il lavoro di Content De-

43 sign una sola volta, per poi cambiare il template HTML adattandolo alle caratteristiche del sistema finale. I designer hanno prodotto un template per l’uso kiosk (a risoluzione fissa Full HD) e un template “HTML Responsive”, a risoluzione adattativa, per l’uso mobile. Il kiosk in ambiente Windows 10 è stato realizzato sfruttando NW.js: una tecnologia open source (sponsorizzata da Intel) che permette di trasformare una applicazione Web in una applicazione Desktop per l’ambiente Windows, Mac OS X e Linux. CONCLUSIONI Il CMS della digi.Art ha consentito di uniformare le diverse piattaforme hardware e software del MArRC, in un unico sistema. Con il CMS gli aggiornamenti e l’interfaccia grafica non vengono influenzati dall’hardware consentendo costi di progettazione e di gestione inferiori, la compatibilità a preesistenti hardware, la conversione in sistemi mobile ed una migliore comprensione degli argomenti trattati.

aBstraCt The National Archeological Museum of Reggio Calabria (MArRC) – which is dedicated to the history of the Magna Graecia and the culture of its people - is one of the twenty big italian museums - has recently undergone a major renovation; this renovation included non-interactive 3D digital restorations of several items, and thirty interactive multimedia systems in the form of Kiosks. Two solutions are typically chosen whenever someone need to start the design of an interactive Kiosk: the “digital flip book”, skeumorphism that mimics the physical book, and the “Content Management System”, mostly following a “What You See Is What You Get” approach. Both solutions have shortcomings, as the “flipbook” is out of place when the visitor is standing up in a potentially busy public area, and commercial Content Management Systems need too much work to support tens of non-networked kiosks. We' briefly describe the current exhibition and its multimedia systems, how we managed to organize all the original content in a hierarchical Abstract Content Tree, and how we used that data structure to generate installable App Kiosk packages.

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Chiave

Musei; CMs; allestiMenti Museali; videoGuida lis

autore CaRMelo MalaCRino diRettoRe del Museo nazionale aRCheoloGiCo Rosanna PesCe GiusePPe d'aQuì GiusePPe MusiCò diGi.aRt inFo@diGi-aRt.it via del toRRione, 36 89125 - ReGGio CalaBRia www.diGi-aRt.it

di

ReGGio CalaBRia


MUSEI E FRUIZIONE

teCnologia BeaCon

e

storytelling

il progetto tap

per i

the

musei

artwork

di Elisabetta Bruno e Pietro Tosco Nell’articolo viene presentato TAP THE ARTWORK (ARTAP), un progetto di Heritage srl, una startup con base a Torino che lavora nell’ambito delle tecnologie per i Beni culturali. TAP THE ARTWORK è un’esperienza immersiva fondata sulla tecnologia Beacon. Veri e propri percorsi di visita museale guidati che integrano una dimensione narrativa e una modalità “immersiva” di esplorazione interattiva delle opere.

C

he l’era digitale abbia cambiato radicalmente le abitudini e i comportamenti dell’intera società umana, è un concetto evidente ormai entrato nella coscienza comune. Nell’ambito dei Beni Culturali il cambiamento si sta attestando in un progressivo incremento dell’applicazione delle nuove tecnologie a tutti gli ambiti tradizionali della conservazione, della documentazione e della valorizzazione del patrimonio culturale, indipendentemente dal dominio di riferimento (archeologico, museale, bibliotecario o archivistico, ecc.) e dal livello di innovazione tecnologica raggiunto. Il motivo è semplice: oggi non si può più trattare e presentare il patrimonio come se si fosse nel XX secolo e la tecnologia può permettere un accesso più diretto, più interessante e più completo. La tecnologia, tuttavia, non può essere considerata solo uno strumento, perché è molto di più: è una manifestazione umana, cioè un’espressione di conoscenza. È parte integrante del “gesto” con cui l’uomo conosce il mondo1. Il passaggio al digitale sta provocando effetti evidenti sulle identità e sulle culture, trasformando radicalmente la forma stessa della conoscenza. Velocità, semplicità, immediatezza visiva e percettiva sono diventati i principi guida non solo del mercato, ma anche della conoscenza stessa e della sua rappresentazione, perché quello che sta cambiando è l’approccio “culturale”, inteso in senso ampio, delle persone alla realtà. La sfida che si apre è dunque recepire il cambiamento negli ambiti tradizionali della rappresentazione della cultura, e in particolare nell’ideazione di nuove strategie di valorizzazione del patrimonio culturale e nella progettazione di nuovi modelli di fruizione per i Beni Culturali. Cioè adeguare la progettazione e lo sviluppo dei modelli alla crescente voglia di condividere le risorse culturali a livello locale e globale, personale e collettivo, insieme alla necessità di generare da esse benefici sociali ed economici. È questa la vision di Heritage Srl, startup innovativa a vocazione sociale nata a Torino nel 2013, che sta sviluppando un’intensa attività di ricerca e sviluppo nel campo dello Smart Cultural Heritage, all’incrocio tra ricerca tecnologica, dimensione filosofica e marketing culturale.

1 G. Maddalena, “La tecnologia non corrompe né disumanizza, quando lo capiremo?”, Il Foglio, 16/03/2016 http://www.ilfoglio.it/ tecnologia/2016/03/16/scuola-tecnologia-non-corrompe-ne-disumanizza-quando-lo-capiremo___1-v-139472-rubriche_c356.htm

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Tecnologie per i Beni Culturali

TAP THE ARTWORK (ARTAP) è uno degli ultimi progetti realizzati, finanziato dal Polo Innovazione ICT piemontese grazie a fondi regionali nell’ambito del cluster tecnologico nazionale Smart Community Tech. Il progetto è nato dall’idea di sviluppare un modello articolato e replicabile per musei e siti culturali sulla base della prima App sviluppata dalla startup torinese, Beato Angelico (ancora oggi scaricabile gratuitamente dagli store), lanciata nel 2015 in occasione dell’Ostensione della Santa Sindone e dell’esposizione straordinaria del celebre quadro del Beato Angelico “Compianto sul Cristo Morto” al Museo Diocesano di Torino, in prestito straordinario dal Museo di San Marco di Firenze. In quell’occasione Heritage aveva lanciato un’App mobile per iOs e Android che offrisse ai visitatori provenienti da tutto il mondo un’esperienza di visita innovativa, sfruttando per iOs la tecnologia iBeacon, tra i primi in Italia in ambito museale, offrendo una modalità interattiva di esplorazione dell’opera, per avvicinare gli utenti ai significati del quadro e alla figura dell’artista. Inoltre, nell’App era integrata un’audioguida con la quale il curatore dell’esposizione, Timothy Verdon, uno dei più importanti studiosi di arte sacra in Italia e direttore del Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, dava in meno di due minuti una visione sintetica dell’opera e delle sue relazioni con il telo Sindonico. In poco tempo il sistema Beacon si è diffuso in grande scala oltre i confini della casa di Cupertino (Apple ha lanciato iBeacon con iOs 7) e anche Android con Eddystone ha sviluppato il suo protocollo rendendolo disponibile agli sviluppatori. Ad oggi è ormai compatibile con la maggior parte degli smartphone, quelli che supportano il BLE (Bluetooth Low Energy, chiamato anche Bluetooth Smart). Il BLE è una tecnologia che mette in comunicazione dispositivi o sensori, ha una grande precisione negli spazi indoor, e consuma meno energia rispetto al classic bluetooth. I Beacon, al di là di chi li produce, sono piccoli dispositivi che, attraverso il BLE sono in grado di trasmettere informazioni a smartphone e tablet con un raggio di azione regolabile che va dai 10cm ai 70m. A partire da questa prima esperienza, Heritage ha deciso di continuare a lavorare sui Beacon costruendo veri e propri percorsi di visita museale guidata. Lavorando simultaneamente non solo sulla geolocalizzazione, ma soprattutto sul modello di rappresentazione, integrando tecnologia, dimensione narrativa e modalità “immersiva” di esplorazione interattiva delle opere.

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ARTAP è tutto questo, uno studio innovativo che costituisce uno dei framework di Heritage: progettazione dei contenuti, creazione di interfacce grafiche e integrazione con la tecnologia mobile specificatamente per la fruizione culturale. Il focus, infatti, è l’elaborazione di un format mobile, replicabile e implementabile, basato su un’idea di fruizione delle opere d’arte e delle risorse documentali di musei e siti culturali che abbia al centro l’esperienza dell’utente e la sua interazione con gli ambienti e gli oggetti sia sul piano fisico (accessibilità funzionale e geolocalizzazione indoor) sia su quello intellettuale (accessibilità ai contenuti e interpretazione dei significati). Il risultato è un prodotto e un servizio insieme, che Heritage ha iniziato a proporre per una commercializzazione customizzata sulle esigenze delle realtà interessate. Si tratta di un’App mobile per fruitori di musei e di siti culturali, focalizzata sulla User Experience e progettata con una User Interface specifica. Il servizio è lo studio di valorizzazione dei contenuti del museo, in un’ottica di restituzione delle informazioni adattata all’esperienza di visita e all’engagement del visitatore, in una modalità narrativa ancorata ai principi del Digital Storytelling. Nella progettazione di contenuti digitali, infatti, la dimensione narrativa è fondamentale, perché è forse la manifestazione più interessante del significativo e profondo cambiamento di concezione del patrimonio culturale. Il passaggio cioè dalla concezione classica del Cultural Heritage, focalizzata sulla documentazione e salvaguardia, alla considerazione del Cultural Heritage come fonte della creazione di nuova conoscenza. Il bene o l’oggetto culturale, infatti, non sono più intesi unicamente come bene in sé da conservare o valorizzare, ma come fonte di informazione multipla, integrata, relazionata e relazionabile.


La stessa dinamicità insita per natura nel bene culturale costituisce la possibilità stessa di valorizzazione e fruizione integrata da parte di utenze sempre più differenziate ed esigenti. L’intuizione di Heritage nasce proprio qui, sulla base dell’esperienza ventennale dei soci fondatori nel settore della documentazione e valorizzazione del patrimonio culturale, attraverso importanti progetti di catalogazione, digitalizzazione, indicizzazione di patrimoni bibliotecari, archivistici e museali a livello nazionale e internazionale, per rispondere alla necessità di progettare solidi modelli di fruizione a partire dalla rivoluzione in atto. Una rivoluzione che, come si è detto, non è solo tecnologica, ma cognitiva. L’accesso ai contenuti e la comprensione stessa sono anche una visione e la visione è un’esperienza, una partecipazione. Progettare modelli per i musei significa perciò lavorare sulla continuità tra significato ed espressione, tra dato e comunicazione del dato, tra comprensione (conoscenza) e modalità di rappresentazione. La dimensione narrativa, perciò, è uno strumento di rappresentazione che deve essere sviluppato in sintonia con la strumento tecnologico che la supporta. ARTAP è pensato fornendo dati di contesto, ambientazioni, personalizzazioni, approfondimenti, esplorazioni, attraverso l’utilizzo e l’integrazione di diverse tecnologie (Beacon, tecnologia Touch mobile, Content Management System, Virtual Reality) e nuove forme di comunicazione (storytelling, User Experience & User Interface). Il visitatore è guidato nella visita attraverso una narrazione che gli fa “vedere” i significati, partendo da una visione sintetica di alcuni punti di valore, e da lì può esplorare gli spazi e le opere liberamente, entrando man mano in una comprensione più approfondita degli oggetti esposti. Interessante è l’approccio, atto a considerare l’opera d’arte nel suo contesto, al fine di scoprirne i significati profondi e lasciare all’utente la personalizzazione della sua visita museale. Inoltre, è particolarmente efficace l’integrazione con la Virtual Reality in punti particolari, per permettere sia di vedere alcuni oggetti nel loro contesto originale, sia per rivedere in momenti successivi alla visita gli ambienti conosciuti. È molto significativo osservare come la dimensione narrativa non implichi solo il racconto orale (l’audioguida), ma anche l’esplorazione tattile e visiva (data dall’interattività delle schermate al “tap” del dito) e la stessa geolocalizzazione nello spazio. Ognuno di questi fattori, infatti, contribuisce al tempo da raccontare. L’attività di ricerca e sviluppo di Heritage che sta alla base di ARTAP è dunque volta a esplorare come attraverso applicazio-

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ni innovative si possa concretizzare quella sinergia tra racconto orale, visivo e spaziale e come tale sinergia sia destinata non solo a evidenziare forme collaborative interessanti ma propriamente a generare nuove forme di conoscenza integrando differenti campi di elaborazione culturale. Un modello dunque che faccia della fruizione di un’opera d’arte un vero e proprio evento, digitale e accessibile, disegnato sull’esperienza dell’utente e basato sulla sua interazione con essa. Un evento, infine, che ha come punto di partenza la visita al sito museale ma non si esaurisce in essa, dando la possibilità di ritornare sui contenuti e di interagire con essi in fasi successive, in modalità compatibili con lo sharing offerto dai principali Social Network. Un modello progettato per offrire un’esperienza in cui il visitatore è al centro ed è introdotto nell’evento della fruizione attraverso una narrazione integrata, che fornisce informazioni, spunti e input specifici. Un interessante contributo di riflessione che conferma la validità di TAP THE ARTWORK ci viene dai risultati del progetto Athena Plus: Access to cultural heritage networks for Europeana, in particolare per quel che concerne la natura e l’utilizzo del digital storytelling, moderna espressione dell’antica arte del narrare. Non sembra inutile riportare qui alcune interessanti definizioni provenienti dall’Associazione Digital Storytelling: “Troughout history, storytelling has been used share knowledge, wisdom and values. Stories have taken many different forms. Stories have been adapted to each successive medium that has emerged from the circle of the silver screen, and now the computer screen”. “Digital storytelling is the practice of combining narrative with digital content, including images, sound, and video, to create a short movie, typically with a strong emotional component”. Le raccomandazioni presenti nel documento di riferimento del progetto possono essere considerate un importante punto di riferimento da cui partire come linee guida e come confronto per la ricerca e l’attuazione di nuove forme di fruizione del patrimonio culturale. Athena Plus cita, a titolo esemplificativo, come nuove forme di mediazione basate sul potenziale del digital storytelling: promuovere il patrimonio culturale nel quotidiano; creare uno spazio di visita arricchito, come nuovo ambiente di apprendimento; supportare il visitatore prima, durante e dopo la visita; rendere le storie interattive e consentire all’utente di interagire con il contenuto della storia; combinare dispositivi diversi per sviluppare un universo narrative trans mediale; rafforzare la storia creando un’esperienza immersiva.

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Tecnologie per i Beni Culturali

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Da qui i nuovi sviluppi su cui Heritage intende lavorare a partire dalle prossime applicazioni di ARTAP: l’analisi e lo studio dei dati che vengono catturati attraverso la partecipazione dell’utente. In particolare in ambito culturale è grande la sfida che ci si aspetta affrontando in maniera consapevole il grande tema dei Big data. I documenti, le opere, i luoghi o i prodotti filmici e sonori, schedati, indicizzati e fruibili digitalmente sono infatti presenti in enormi e articolate banche dati fruibili via web. Tuttavia tali dati possono rimanere sepolti e mai più ritrovati quasi più che i documenti o i libri fisici destinati a impolverarsi sugli scaffali. Eppure il web è lo strumento oggi più diffuso e utilizzato, a disposizione di tutti e apparente soluzione a ogni tipo di ricerca. Ma che cosa permette l’accesso ai dati, il ritrovamento di quello che c’è, dei big data? Cosa impedisce che rimangano nascosti e inaccessibili? La scommessa che Heritage vuole lanciare è questa: occorre un punto di interesse, potremmo dire un punto di contatto tra i dati di interesse presente e i dati testimoni del passato (passato che può essere costituito anche dal giorno immediatamente precedente ad oggi). È così che affaccia un altro mondo di cosiddetti “Big data”, quello più comune, ricercato, analizzato e selezionato dal tanti ambiti e settori produttivi e merceologici: il mondo dei dati personali, dei gusti, delle preferenze, dei dati statistici, etc. Uno sviluppo possibile è quindi il rilevamento di dati finalizzato all’analisi statistica dei fruitori del patrimonio culturale, attraverso una tecnologia innovativa che in modo semplice e intuitivo catturi preferenze, gusti, abitudini.

BiBliografia

Giovanni M., 2014, Conoscere e rappresentare. Appunti di filosofia per la comunicazione, Heritage Club, Torino Guerrini M, Possemato T., 2015, Linked data per biblioteche, archivi e musei, Editrice Bibliografica, Milano. Antinucci F., 2014, Comunicare nel museo, Laterza, Bari-Roma.

aBstraCt In this article we explain TAP THE ARTWORK (ARTAP), a project by Heritage Srl, an innovative startup based in Turin that works in the field of Smart Cultural Heritage. In a museum context, Heritage aims to make cultural fruition into an “event” and make the experience of fruition easy, “smart”, and appealing. ARTAP is an innovative framework of mobile Apps for museums, designed and created by providing contextual information, scenarios, personalization, indepth analyses and full-immersion fruition, through the use and integration of innovative technology and new forms of communication (Storytelling, User experience & User interface).

parole

Chiave

Musei; FRuizione; MoBile; teCnoloGia BeaCon, stoRytellinG; Guida inteRattiva; sMaRt CultuRal heRitaGe

autore elisaBetta BRuno elisaBetta.BRuno@heRitaGe-sRl.it

Ceo & FoundeR

di

heRitaGe sRl

PietRo tosCo PietRo.tosCo@heRitaGe-sRl.it

diGital Content ManaGeR

di

heRitaGe sRl

www.heRitaGe-sRl.it

MOSTRA EVENTO

13 MARZO - 25 SETTEMBRE ESTE ADRIA

(PD) MUSEO NAZIONALE ATESTINO (RO) MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE VENEZIA MUSEO D’ARTE ORIENTALE CA’ PESARO

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AZIENDE E PRODOTTI NUOVO SCANNER 3D AD ALTA RISOLUZIONE PER REVERSE ENGINEERING E APPLICAZIONI DI PROGETTAZIONE BASATE SU CAD CAM2, filiale italiana del gruppo Faro ha annunciato il lancio del CAM2 Design ScanArm, una soluzione di scansione 3D portatile ideale per modellazione 3D, reverse engineering e applicazioni di progettazione basate su CAD nel processo di gestione del ciclo di vita dei prodotti (Product Lifecycle Management, PLM). CAM2 Design ScanArm verrà offerto in promozione limitata insieme al software 3D Systems di Geomagic® a un prezzo di lancio ridotto. Le opzioni di software disponibili prevedono una gamma che va dai software di meshing automatico, che offrono file pronti da utilizzare senza alcuna necessità di post-elaborazione, fino a software completi di reverse engineering che uniscono dati CAD su base storica con quelli di scansione 3D per creare solidi modelli editabili compatibili con tutte le principali piattaforme CAD. "CAM2 Design ScanArm è stato ideato proprio per soddisfare le esigenze del mercato del Product Design", ha affermato Simon Raab, Presidente e CEO di FARO. "Unendo la migliore tecnologia di scansione 3D di CAM2 con il software 3D Systems di Geomagic®, Design ScanArm è una soluzione chiavi in mano che consente agli utenti di digitalizzare rapidamente qualsiasi parte o oggetto, disegnare o modificare facilmente modelli sottoposti a reverse engineering, creare modelli CAD pronti per la produzione e verificare i prodotti prototipo". CAM2 Design ScanArm offre una tecnologia a laser blu, otticamente superiore, con elevata velocità di scansione per fornire dati su nuvole di punti ad alta risoluzione ed è in grado di scansionare in modo continuo materiali complessi senza la necessità di spray o target. Il dispositivo, leggero e maneggevole, può essere comodamente montato su un tavolo in uno studio di progettazione o laboratorio di ingegneria. Design ScanArm presenta un'interfaccia utente semplificata, che facilita l'utilizzo del dispositivo indipendentemente dal livello di abilità o dall'esperienza nell’ambito delle scansioni 3D. Raab ha aggiunto: "Grazie alla profonda comprensione dei flussi di lavoro dei nostri clienti possiamo fare in modo che le soluzioni CAM2 siano ottimizzate per rispondere alla richiesta di specifiche applicazioni. In questo modo i nostri clienti non sono obbligati a pagare per funzionalità che non offrono alcun valore aggiunto ai loro processi. È questa filosofia ingegneristica che permette di offrire il nuovo Design ScanArm a un prezzo competitivo garantendo un ritorno sull'investimento in tempi brevi, senza sacrificare alcuna capacità tecnica necessaria". CAM2 Design ScanArm è la soluzione di scansione 3D ideale per tutte le aziende che hanno necessità di produrre pezzi senza modelli CAD esistenti, sviluppare prodotti after-market che devono adeguarsi ai prodotti esistenti, effettuare il reverse engineering di pezzi legacy per modifiche di design o sostituzione, creare librerie digitali per diminuire i costi dell'inventario e del magazzino, progettare superfici a forma libera o fare leva sul potere della prototipazione rapida.

TECNOLOGIA E INNOVAZIONE PER IL MUSEO LAMBORGHINI Un nuovo allestimento più innovativo ed emozionale per il Museo Lamborghini grazie alle competenze tecnologiche e creative di ETT S.p.A. che ha arricchito il progetto con il proprio stile e know-how, frutto di una lunga esperienza nel settore della valorizzazione museale. Da oggi sarà infatti disponibile un nuovo percorso che attraverso video emozionali, sistemi di interazione naturale e ambientazioni virtuali, guida il visitatore a ripercorrere una panoramica completa della storia della Lamborghini e del suo mito. Dal videowall che accoglie il visitatore con il veloce passaggio, in una ambientazione tipicamente emiliana, di una Aventador ed una Huracán immergendolo nella sonorità inconfondibile delle vetture Lamborghini si passa infatti all’”Albero Genealogico”, un grande art wall, dalla grafica suggestiva, che ricostruisce la storia del brand attraverso tutti i modelli realizzati in oltre 50 anni. Quattro monitor permettono infatti di scoprire, una per una, le auto del marchio del Toro, anche in funzione delle loro caratteristiche tecniche e costruttive. Al primo piano del Museo ETT si è occupata del riallestimento dell'area Squadra Corse di Lamborghini, arricchendola di numerose esperienze multimediali, quali monitor per l’accesso al sito web di Squadra Corse, due postazioni di realtà virtuale con Samsung Gear VR per provare l’emozione di un giro di pista a bordo di una Lamborghini Super Trofeo stando seduti sul sedile originale della Huracán e un video wall che trasporta il visitatore nella realtà del Super Trofeo con i filmati delle gare più recenti. Sempre a cura di ETT, la vetrina interattiva con l’esposizione di due modelli delle Huracán dei campionati internazionali Gran Turismo e del Super Trofeo e i relativi volanti, che consentono agli appassionati di sperimentare le funzionalità messe a disposizione dei piloti in gara. Per gli allestimenti ETT si è avvalsa della consulenza dello Studio di Architettura Go-Up di Genova e della collaborazione di ABS Group che ha prodotto undici pareti luminose, lunghe fino a 27 metri, realizzate con profili in alluminio, rivestimenti in tessuto e sistema di illuminazione a LED. Tutti gli elementi che compongono le pareti sono stati studiati e ingegnerizzati dall'azienda, compreso il sistema di retroilluminazione, che esalta e valorizza i colori e le grafiche stampate sui teli. Portare la tecnologia all’interno dei musei per accrescere l’esperienza dei visitatori è un elemento caratterizzante della creatività di ETT, un approccio dove l’ampio ricorso alle soluzioni più innovative è sempre volto a migliorare l’esperienza di visita per tutte le tipologie di pubblico, a facilitare l’accesso ai contenuti e a favorire la scelta di percorsi personalizzati, cercando di rendere la visita del museo un’esperienza ricca e indimenticabile.

Fonte: CAM2 (http://www.faro.com/it-it)

Fonte: ETT S.p.A. (www.ettsolutions.com)

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Tecnologie per per ii Beni Beni Culturali Culturali Tecnologie

Fonte: Geogrà (http://geogra.it)

COMET L3D 2: SCANSIONE 3D FACILE E VELOCE Presentato quest’anno alla fiera Mecspe di Parma da QFP esenta per la prima volta in Italia il nuovo sistema COMET L3D 2. Il nuovo sensore della Zeiss Optotechnik offre flessibilità, ottima qualità dei dati e risultati di misura ancora più precisi per i progetti di scansione. La dimensione del sensore, quasi la metà della versione precedente, permette una migliore maneggevolezza, trasporto facile e messa in funzione veloce. Il COMET L3D 2 è dotato di sensori che sono in grado di intercettare eventuali vibrazioni e modificare automaticamente i valori di esposizione. E’ dotato inoltre di un sistema di gestione della temperatura automatico che riduce il tempo di warm- up a 30 minuti. Grazie alla riduzione della distanza focale, il sensore può lavorare a minore distanza dal pezzo mantenendo compatta la scena di misura. Punti di forza del COMET L3D 2: • Tempi d’acquisizione rapidissimi- per ottenere risultati di misura ottimali in modo semplice e veloce in meno di un secondo, mantenendo elevata la qualità dei dati acquisiti • Massima precisione- per fornire risultati di misura accurati anche in condizioni difficili e con superfici di diversa natura • Massima flessibilità per tante applicazioni- avendo a disposizione un’ampia gamma di campi di misura (45- 75- 100250- 500), intercambiabili in modo rapido e semplice. Ulteriori informazioni su www.qfp-service.it Fonte: ZEISS, QFP

INDAGINI CONOSCITIVE PER IL RESTAURO DI PALAZZO CONTRARI BONCOMPAGNI A VIGNOLA Un elegante palazzo rinascimentale quasi del tutto integro nella sua morfologia, costruito negli anni 1560-67 circa, su ordine di Ercole Contrari il Vecchio (feudatario di Vignola), dal “magistro/muratore” Bartolomeo Tristano di Ferrara su progetto del grande architetto vignolese Jacopo Barozzi detto il Vignola; per questo motivo il palazzo è conosciuto anche come Palazzo Barozzi. Successori dei Contrari nel marchesato vignolese furono i Boncompagni che restarono proprietari del palazzo fino al 1949, allorchè venne acquistato dalla Parrocchia di Vignola. Nel corso del 2015 è stato siglato un accordo di collaborazione tra la Parrocchia di Vignola e la Fondazione di Vignola per la manutenzione e la valorizzazione del Palazzo, la quale consentirà alla Fondazione di portare avanti un

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progetto complessivo di promozione del centro storico e in particolare dell’area degli edifici che affacciano su Piazza dei Contrari. In questo quadro di attenzione verso il centro storico di Vignola un team di progettisti, tra cui l’architetto Vincenzo Vandelli e l’ingegner Roberto Luppi hanno collaborato per il Piano di Recupero e Valorizzazione ambientale e architettonica di cinque punti qualificanti, di cui il primo è proprio il Palazzo Contrari Boncompagni ed il suo Progetto definitivo di Restauro e Rifunzionalizzazione. A supporto di alcune scelte progettuali SOING è stata incaricata di eseguire una campagna diagnostica mirata ad approfondire aspetti geometrici e strutturali sulle volte del piano nobile e del piano sottotetto. L’approccio utilizzato è quello del minor impatto e minor invasività per cui, grazie ad una accurata indagine non invasiva eseguita con georadar ad alta frequenza e termografia, sono stati eseguiti solo due saggi diretti a verifica di quanto interpretato con la prima fase. Al piano nobile eseguito solo con foro e videoendoscopia digitale, al piano sottotetto con demolizione di una sola piastrella e del sottofondo pavimentale. È stato inoltre studiato lo stato di conservazione delle strutture lignee di copertura, secondo il metodo indicato dalla UNI 11119:2004. Fonte: SOING (www.soing.eu) HEXAGON ACQUISISCE AICON 3D SYSTEMS, LPER FORNIRE TECNOLOGIE PER LA MISURA OTTICA TRIDIMENSIONALE Hexagon AB, leader globale nella fornitura di tecnologie informatiche che incrementano la produttività e la qualità nelle applicazioni geospaziali e industriali, ha annunciato l’acquisizione di AICON 3D Systems, leader nella fornitura di sistemi di misura 3D non contatto ottici e portatili per la produzione. Fondata nel 1990 e con sede a Braunschweig in Germania, AICON soddisfa da oltre 25 anni le esigenze di misura di prestigiosi costruttori automobilistici e aziende nei settori aeronautico e aerospaziale, cantieristica, energie rinnovabili e ingegneria meccanica. Il suo portfolio di tecnologie comprende macchine di misura a coordinate portatili per applicazioni universali e sistemi di misura 3D che consentono monitoraggio, assicurazione qualità e controllo in produzione efficienti e di elevata precisione. Con oltre 140 dipendenti, AICON ha una presenza diretta in Germania, filiali in Cina, Corea, Giappone e USA, nonchè una rete di rivenditori nel mondo, supportate da risorse per il supporto locale. “AICON è un marchio riconosciuto con una forte core competence tecnica in tutti i suoi team di sviluppo, e la sua gamma di scanner rappresenta una complementarità strategica,” afferma Ola Rollén, Presidente e CEO di Hexagon. “Vediamo opportunità anche per l’espansione internazionale del più ampio portfolio di AICON, grazie ala presenza globale di Hexagon.” I CEO di AICON 3D Systems, Carl-Thomas Schneider e Werner Bösemann, hanno inoltre commentato: “Entrare a far parte di Hexagon è una grande opportunità che ci permette di portare i nostri prodotti di scansione AICON a un’ampia platea di clienti in tutto il mondo.”


EVENTI

15 – 21 MAGGIO 2016 Kalamata, Grecia 41st International Symposium on Archaeometry Web: isa2016.uop.gr/ 15 – 21 MAGGIO 2016 Viterbo European Symposium on Religious Art. Restoration and Conservation ESRARC2016 Web: http://omicron.ch.tuiasi.ro/esrarc/ index.html 15 - 18 GIUGNO 2016 Otranto, Lecce 3rd International Conference on Augmented Reality, virtual Reality and Computer Graphics (SALENTO AVR 2016) Web: www.salentoavr.it

12 – 19 LUGLIO 2016 Praga 23rd International Society for Photogrammetry and Remote Sensing (ISPRS) Congress Web: www.isprs2016-prague.com 5 – 7 SETTEMBRE 2016 Valencia ARQUEOLÓGICA 2.0 - 8th International Congress on Archaeology, Computer Graphics, Cultural Heritage and Innovation Web: http://arqueologica8.webs.upv.es/ 19 – 23 SETTEMBRE 2016 Cracovia LACONA XI - Lasers in Conservation of Artworks Web: lacona11.org

21 GIUGNO 2016 Manchester Museum Tech 2016: a digital Festival for Museums Web: www.museumsassociation.org/findan-event/museum-tech-2016

21 – 23 SETTEMBRE 2016 Madrid, Spagna 5th International Conference YOuth in COnservation ofCUltural Heritage YOCOCU 2016 Web: www.yococu2016.com

28 GIUGNO – 1 LUGLIO 2016 Bressanone 32° Convegno Scienza e Beni Culturali Web: www.scienzaebeniculturali.it/ convegno.html

3 -6 OTTOBRE 2016 Berna 13th International Conference on Digital Preservation (iPRES 2016) Web: ipr16.organizers-congress.org

3 - 9 LUGLIO 2016 Milano Conferenza Generale ICOM Web: network.icom.museum/icommilan-2016/

4 -6 OTTOBRE 2016 Roma Forum TECHNOLOGYforALL 2016 Web: www.technologyforall.it

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5 – 7 OTTOBRE 2016 Genova 14° Workshop EUROGRAPHICS on Graphics and Cultural Heritage (GCH 2016) Web: http://gch2016.ge.imati.cnr.it/ 7 - 9 OTTOBRE 2016 Cagliari ArcheoFOSS 2016 - XI Workshop Free/Libre and Open Source Software e Open Format nei processi di ricerca archeologica e territoriale Web: www.archeofoss.org/archeofoss-2016/ 10 -12 NOVEMBRE 2016 Firenze Salone dell’Arte e del Restauro di Firenze Web: www.salonerestaurofirenze.com 21 - 23 NOVEMBRE 2016 Vienna 21th International Conference on Cultural Heritage and New Technologies (CHNT) Web: www.chnt.at 15 E 16 DICEMBRE 2016 Napoli Settimo Convegno Diagnosi, Conservazione e Valorizzazione del Patrimonio Culturale Web: http://diagnosisculturalheritage.com/

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Tecnologie per i Beni Culturali

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PEOPLE AND TECHNOLOGY Il nostro tempo è quello delle novità che ci circondano, il nostro futuro è dialogare con esse. Ogni giorno la storia e la cultura si rinnovano, ogni giorno le persone cercano corrispondenze ed emozioni. Per questo i musei ci appaiono vivi, ci interrogano, ci rispondono. GENOVA

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