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rivista trimestrale, Anno IV - Numero 1

marzo 2013

ArcheomaticA Tecnologie per i Beni Culturali

STRUCTURAL HEALTH MONITORING DRONI PER IL RILIEVO ARCHEOLOGICO RECUPERO DI AREE ARCHEOLOGICHE SEMI ABBANDONATE INTERVENTI DEL LABORATORIO DEL MUSテ右 DE LA MUSIQUE PROSSIMI PASSI NEL LINKED HERITAGE

A

VENEZIA


Foto: SGG-Siena

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Data courtesy Kent Schneider and LandAir Survey, Georgia

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pianificazione delle missioni

localizzazione e valutazione aree di scavo

ricerca cavità, oggetti sepolti

indagini non distruttive da 0 a 9 metri

Georadar per applicazioni di valore

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40 2013

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1973

Strumenti per l’Archeologia innovativa

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> studio del sottosuolo con georadar, sismografi, magnetometri

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EDITORIALE

PESARE

LE TECNOLOGIE PER SOSTENERNE IL

“PESO”

Leggendo le cifre relative al Google Art Project, il servizio che permette di visitare virtualmente alcuni importanti musei del mondo, si rimane non poco sorpresi ad apprendere che le opere sono ammirate, sempre statisticamente parlando, più a lungo su internet che dal vivo, con un minuto di osservazione sul web contro i 20 secondi della sosta media del visitatore tipico nei musei. Sembra infatti che la possibilità di visionare le opere in alta risoluzione incoraggi i visitatori a permanere più tempo in osservazione. Il risultato è senza dubbio interessante e denso di possibili riflessioni relative al ruolo dei musei digitalizzati, virtuali o online e delle potenzialità offerte dalle tecnologie per la valorizzazione dell'arte e la diffusione del patrimonio culturale. Trascinati dall’onda delle nuove tecnologie ne subiamo un fascino che spesso però ha l’effetto di un fuoco fatuo, se solo poco dopo ci si rende conto di quali sono i veri vantaggi apportati pesandone l’impatto sul reale corso della storia. Un problema da non sottovalutare se si pensa che ad oggi i sistemi informativi “istituzionali” non hanno ancora costituito un unico repository ove il dato centralizzato sia poi disponibile ai vari livelli di fruizione richiesti. In effetti l’alta definizione che possiamo percepire attraverso una visione digitale delle opere senza dubbio ci dà la stupenda possibilità di osservare l’oggetto da vicino in ogni sua singola parte che sicuramente nei musei non abbiamo. In questa direzione aumenterebbe l’utilità delle attività di documentazione fotografica dei musei nella consapevolezza del progresso delle immagini digitali che possono essere realizzate con vari sistemi per arrivare a costituire un documento atto sia alla catalogazione che all’analisi del degrado o, appunto, per una percezione ad alta definizione. Google ha conquistato il mondo della ricerca dell’informazione su internet prima, andando poi ad espandersi nel mondo dell’informazione geografica ove ha ottenuto il risultato non trascurabile di aver portato utenti comuni ad utilizzare sistemi informativi geografici, prima regno di pochi eletti. E da un paio di anni ha aperto all’arte, con il Google Cultural Institute, ove attualmente il motore proposto è più quello di un web di seconda o terza generazione, tutto social e visual, con molte possibilità di interazione per l’utente. Il progetto di Google partì nel febbraio del 2011 e oggi conta più di 200 musei partecipanti presenti in 43 paesi differenti. Attualmente sono 40.000 le opere digitalizzate presenti nel portale. L'opera più apprezzata dai visitatori sembra essere "La notte stellata" di Van Gogh conservata al Museum of Modern Art (MOMA) di New York, che viene inserita anche nelle gallerie dei singoli utenti per creare e condividere le collezioni personali. Interessante notare anche come i visitatori virtuali consultino maggiormente le “gallerie utenti” rispetto alle pagine dei singoli artisti o dei singoli quadri. A oggi sono state create ben 360.000 gallerie utente, 14.000 delle quali sono state rese pubbliche sul web. Una tecnologia semplice ma efficace che speriamo non ci porti mai a far preferire la visita virtuale a quella reale all’interno del museo, ma che sia di stimolo ad una conoscenza approfondita che partendo dal reale porti al virtuale e viceversa. Probabilmente per la didattica è già una possibile soluzione alternativa per supportare i docenti nell’illustrazione delle opere che vengono usate per la formazione sia in campo storico artistico che tecnico scientifico. Basta osservare un’opera in alta definizione per comprenderne l’utilità se, ad esempio, si potesse disporre della stessa risoluzione sia prima che dopo un intervento conservativo.

RENZO CARLUCCI DIRETTORE @ ARCHEOMATICA . IT


IN QUESTO NUMERO DOCUMENTAZIONE 6 La strumentazione UAV nel rilievo e nella modellazione tridimensionale di un sito archeologico DI

PAOLA PIANI

12 Archeologia e Blogosfera L'attività dei blog di archeologia in Italia DI MARINA LO BLUNDO

Monitoraggio ottico degli affreschi nella Sala dei Battuti del Duomo di Conegliano.

RIVELAZIONI 18 Aree archeologiche semi abbandonate, vuoti urbani e nuove iniziative di recupero DI

DENISE FRANZÈ, ANTONINO SAGGIO

RESTAURO 24 Structural Health Monitoring del patrimonio storico-artistico La Sala dei Battuti del Duomo di Conegliano DI FILIPPO CASARIN, EMMA BECCARO, MATTEO FATTORETTO,

PAOLO GIRARDELLO SEGUICI

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ArcheomaticA Tecnologie per i Beni Culturali Anno IV, N° 1 - marzo 2013

Archeomatica, trimestrale pubblicata dal 2009, è la prima rivista italiana interamente dedicata alla divulgazione, promozione e interscambio di conoscenze sulle tecnologie per la tutela, la conservazione, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio culturale italiano ed internazionale. Pubblica argomenti su tecnologie per il rilievo e la documentazione, per l'analisi e la diagnosi, per l'intervento di restauro o per la manutenzione e, in ultimo, per la fruizione legata all'indotto dei musei e dei parchi archeologici, senza tralasciare le modalità di fruizione avanzata del web con il suo social networking e le periferiche "smart". Collabora con tutti i riferimenti del settore sia italiani che stranieri, tra i quali professionisti, istituzioni, accademia, enti di ricerca e pubbliche amministrazioni.

DIRETTORE RENZO CARLUCCI DIRETTORE@ARCHEOMATICA.IT DIRETTORE RESPONSABILE MICHELE FASOLO MICHELE.FASOLO@ARCHEOMATICA.IT COMITATO SCIENTIFICO MAURIZIO FORTE, BERNARD FRISCHER SANDRO MASSA, MAURA MEDRI MARIO MICHELI, STEFANO MONTI FRANCESCO PROSPERETTI MARCO RAMAZZOTTI, ANTONINO SAGGIO FRANCESCA SALVEMINI

REDAZIONE FULVIO BERNARDINI REDAZIONE@ARCHEOMATICA.IT GIOVANNA CASTELLI GIOVANNA.CASTELLI@ARCHEOMATICA.IT ELENA LATINI ELENA.LATINI@ARCHEOMATICA.IT SANDRA LEONARDI SANDRA.LEONARDI@ARCHEOMATICA.IT DANIELE PIPITONE DANIELE.PIPITONE@ARCHEOMATICA.IT AMALIA RUSSO AMALIA.RUSSO@ARCHEOMATICA.IT DOMENICO SANTARSIERO DOMENICO.SANTARSIERO@ARCHEOMATICA.IT


32 Il progetto Sisma al XX Salone dell'Arte del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali e Ambientali di Ferrara DI

ALFREDO

DE

BIASE

36 Autopsia di un tesoro di guerra: un'orchestra militare ottomana DI

PHILIPPE BRUGUIÈRE, EMANUELE MARCONI

RUBRICHE 30 AGORÀ Notizie dal mondo delle Tecnologie dei Beni Culturali

41 RECENSIONI Uomini e tecnologie per la protezione dei beni culturali

MUSEI 42 Tecnologie Multivisione e quadri parlanti per rivivere i fasti della Tuscia Farnese DI MARIA RITA MINELLI

GUEST PAPER 48 Linked Heritage: Achievements and next steps BY ANTONELLA FRESA

46 AZIENDE E

PRODOTTI Soluzioni allo Stato dell'Arte

50 EVENTI

INSERZIONISTI ARCHEODIGITAL ARTEMIS CODEVINTEC DOMODRY ECOX ESSETECH ETT GEOGRÀ LUBEC NOREAL SJM TECH TOPCON TECHNOLOGIES FOR QUALITY UNOCAD VIRTUALGEO

MARKETING E DISTRIBUZIONE ALFONSO QUAGLIONE A.QUAGLIONE@ARCHEOMATICA.IT

PROGETTO GRAFICO E IMPAGINAZIONE DANIELE CARLUCCI DANIELE@ARCHEOMATICA.IT

DIFFUSIONE E AMMINISTRAZIONE TATIANA IASILLO DIFFUSIONE@ARCHEOMATICA.IT

EDITORE MEDIAGEO SOC. COOP. Archeomatica è una testata registrata al Tribunale di Roma con il numero 395/2009 del 19 novembre 2009 ISSN 2037-2485

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CONDIZIONI DI ABBONAMENTO La quota annuale di abbonamento alla rivista è di € 45,00. Il prezzo di ciascun fascicolo compreso nell’abbonamento è di € 12,00. Il prezzo di ciascun fascicolo arretrato è di € 15,00. I prezzi indicati si intendono Iva inclusa. Per abbonarsi: www.archeomatica.it Gli articoli firmati impegnano solo la responsabilità dell’autore. È vietata la riproduzione anche parziale del contenuto di questo numero della Rivista in qualsiasi forma e con qualsiasi procedimento elettronico o meccanico, ivi inclusi i sistemi di archiviazione e prelievo dati, senza il consenso scritto dell’editore.


DOCUMENTAZIONE

LA

STRUMENTAZIONE

UAV

NEL RILIEVO

E NELLA MODELLAZIONE TRIDIMENSIONALE DI UN

SITO ARCHEOLOGICO di Paola Piani

Il tema della valorizzazione e della conservazione del patrimonio culturale è strettamente connesso con lo sviluppo di processi innovativi di creazione, gestione e fruizione della conoscenza. L’adozione di metodologie di rilievo aereo di prossimità e restituzione fotogrammetrica, basate sull’impiego di piattaforme leggere di tipo UAV (Unmanned Aerial Vehicles), consente di generare, in tempi rapidi e con investimenti ridotti, i dati necessari alla realizzazione di prodotti metrici utilizzabili sia come strumento di conoscenza specialistica che come base per la realizzazione di prodotti multimediali destinati al grande pubblico.

TECNOLOGIE E BENI CULTURALI La continua evoluzione delle tecniche di rilievo basate su sensori e lo sviluppo di sistemi sempre più performanti per la visualizzazione e l’elaborazione di dati digitali, evidenziano il particolare valore aggiunto fornito da queste metodiche anche nell’ambito dei Beni Culturali. In particolare appare sempre più chiaro il contributo attivo che tali tecnologie possono fornire nelle fasi operativa ed interpretativa, nella conservazione e archiviazione dei dati e nella valorizzazione del patrimonio archeologico dove, infatti, la documentazione grafica costituisce un momento essenziale dell’indagine, così come le immagini forniscono una forma di archivio completa e dettagliata sia dell’ attività di scavo sia dei cambiamenti in cui si viene a trovare (Bonora 2003). L’interesse sorto sulle diverse tecniche e metodologie di rilievo digitale e di modellazione tridimensionale (fotogrammetria e laser scanner) in ambito archeologico è evidenziato dalla continua crescita della richiesta, dal loro sempre più frequente impiego, nonché dalla crescente necessità di utilizzare forme di registrazione e di archiviazione digitale a differenti livelli di scala e risoluzione. Questetecniche e tecnologie digitali offrono, infatti, la possibilità di ottenere nuovi risultati non solo dalle attività di rilievo, ma anche nella rappresentazione e nella visualizzazione, con l’effetto di avere una descrizione metrica accurata del territorio, delle strutture, degli edifici e reperti; esse costituiscono così potenti strumenti per l’analisi degli oggetti e per il supporto nelle attività di ricostruzione e restauro (anche virtuale). L’acquisizione ed il processamento dei vari dati devono essere realizzati seguendo appropriate metodologie, prendendo in considerazione le caratteristi-

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Fig. 1 - Il sito di Poggio alla Regina (ripresa a 200m utilizzando il sistema UAV).

che di ogni tecnica sia in termini di capacità intrinseche, come ad esempio precisione, accuratezza e formato dei dati, sia allo scopo della necessaria mutua integrazione, con il fine ultimo di poter inserire tutti i prodotti in un comune database, utile nelle diverse applicazioni quali la divulgazione, la documentazione, gli studi di stabilità delle strutture, etc. LA FOTOGRAMMETRIA DA DRONE La fotogrammetria è, ai giorni nostri, una delle scienze che ha beneficiato maggiormente della ricerca e dello sviluppo di soluzioni tecnologicamente innovative in grado di migliorare non solo le condizioni di rilievo e ripresa ma anche i risultati del successivo processo di analisi e di interpretazione. Da un lato si è assistito ad un miglioramento tecnologico con la nascita di nuovi software (commerciali e non), che permettono un maggiore grado di automazione del processo, nonché di nuove strumentazioni utili a migliorare la qualità e le modalità del rilievo (come ad esempio nuove camere digitali di dimensioni più compatte e a maggiore risoluzione e sistemi GNSS (Global Navigation Satellite System) sempre più performanti. Dall’altro, grazie a nuovi studi e ricerche, sono state sviluppate nuove piattaforme aeree non convenzionali da utilizzarsi nel rilievo fotogrammetrico vero e proprio. Infatti, i sensori e le fotocamere digitali in grado di acquisire immagini per questa tipologia di rilievi sono normalmente utilizzati da terra, oppure montati su piattaforme aeree di diversa tipologia (aeroplani, palloni, aquiloni, elicotteri, aste telescopiche, etc.), oppure satellitari (Ikonos, World-View, Spot, Quickbird, etc.). Ad oggi la fotogrammetria può essere divisa in tre differenti classi, e cioè la fotogrammetria aerea/da satellite, la fo-

ArcheomaticA N°1 marzo 2013


Tecnologie per i Beni Culturali togrammetria terrestre e la più innovativa fotogrammetria con UAV (Unmanned Aerial Vehicle). Questa tecnologia, che si riferisce a una classe di velivoli in grado di volare senza la presenza del pilota a bordo, consente di eseguire riprese aeree programmate come con un normale aeromobile, ma con notevoli vantaggi quali l’elevata velocità di esecuzione del rilievo, il grande dettaglio delle immagini ottenute, dato dalla quota di volo nettamente inferiore rispetto a quella di un aereo, ed il minore impegno logistico di esecuzione. Il successo ottenuto in campo militare ha infatti offerto uno valido stimolo per lo sviluppo di tali sistemi anche nell’uso civile, in particolare nel campo del monitoraggio ambientale, della pubblica sicurezza, oltre che nel vasto campo dei Beni Culturali. Al gruppo degli UAV appartengono diverse tipologie di velivoli (aeroplani, elicotteri, dirigibili) ed ora anche velivoli altamente innovativi quali i piccoli elicotteri multi-rotori (quadri e octorotori) definibili come DRONI automatici o MICRO-UAV (Dipartimento IUAV per la Ricerca 2011). Il ricorso a questa tipologia di apparecchi ha recentemente avuto un forte successo ed incremento sia nel campo archeologico che architettonico, permettendo di acquisire immagini nadirali o oblique ed affidabilità di rilievo elevate, paragonabili a quelle ottenute da laser scanner ma, a costi decisamente più contenuti (Remondino et alii 2011). Questo tipo di fotogrammetria di prossimità, applicato al rilievo di scavi archeologici, permette in particolare di superare due dei maggiori limiti legati ai metodi tradizionali e al rilievo da stazione laser terrestre, quali i tempi di esecuzione molto lunghi e la rappresentazione piana della terza dimensione. Il rilievo da micro-UAV garantisce, per sua caratteristica, la restituzione accurata di superfici e volumi utilizzabile per misurazioni di precisione e per la costruzione di modelli tridimensionali, permettendo di effettuare, grazie alla ripetibilità dei voli con identici parametri, indagini multitemporali in qualsiasi momento. L’APPLICAZIONE PRATICA SU UN SITO ARCHEOLOGICO Il sito oggetto dello studio applicativo è stato quello del castello di Poggio alla Regina posto nel Comune di Pian di Scò (AR) che per ubicazione e stato di conservazione dei ruderi, ha fatto ben emergere i vantaggi e le problematiche legate all’utilizzo della strumentazione UAV. Il sito è oggetto dal 1993 di un progetto di ricerca condotto da un’équipe dell’Università degli Studi di Firenze, sotto la direzione scientifica del Prof. Guido Vannini. Si tratta di un insediamento d’altura di epoca medievale che ben rappresenta uno di quei luoghi dove è ancora possibile leggere archeologicamente il radicarsi sul territorio di un’intera società rurale e di quella che può esserne considerata la sua tradizionale espressione politica: l’aristocrazia feudale. Oggi come in passato, il castello, occupa una posizione strategica di rilevanza fra Valdarno e Casentino sui contrafforti sud-occidentali del massiccio del Pratomagno, in posizione dominante sulla porzione del medio Valdarno, compresa tra Firenze ed Arezzo, perfetta per il controllo sui valichi di crinale e sulle vie d’accesso a questi. La stessa conformazione del Poggio, dal singolare profilo troncoconico (cima isolata abbastanza ampia di 2000 mq e pendici scoscese), ne fa il luogo ideale per un insediamento fortificato. Una sorta di città rurale feudale di montagna, caratterizzata da una cerchia muraria lunga più di 250 m, edifici di notevole livello tecnico ed un’efficiente rete viaria di riferimento che la colloca al centro di un territorio sfruttato razionalmente non solo dal punto di vista difensivo ma anche da quello economico (Vannini 2002).

7 I limiti dell’impianto fortificato corrispondono ai margini dell’intero pianoro lungo i quali si sono parzialmente conservati i resti del circuito murario difensivo, in alcune parti documentato unicamente dai suoi crolli. I dati materiali fino ad oggi raccolti, documentano la sua storia fatta di alterne fasi di vita e abbandono, dalle origini etrusche, con tracce di precedenti frequentazioni preistoriche, passando per le fasi altomedievali e di incastellamento feudale (secoli XI-XIII), fino al definitivo collasso avvenuto nei decenni centrali del XIV secolo in riferimento alla penetrazione della città di Firenze in quest’area del contado (Cimarri 2003). L’area interessata dalle indagini archeologiche, fin qui eseguite, corrisponde all’estensione meridionale del castello (realizzata nella prima metà del XII secolo) e comprende parte della cinta muraria con un accesso sul lato sud, alcuni ambienti di servizio alle mura, parte del cassero con torre, cisterna e pozzo. IL PROGETTO DI RICERCA Obiettivi del progetto erano la realizzazione di una copertura fotografica dell’area di scavo del sito, utile a creare una mappatura di dettaglio ed una contestualizzazione visiva di tipo georeferenziato delle entità presenti al suolo. Inoltre la generazione di modelli stereoscopici e 3D dello scavo archeologico, derivati dall’elaborazione di nuvole di punti in grado di restituire fedelmente le strutture nelle loro componenti plano-altimetriche, sui quali fosse possibile effettuare misurazioni metriche di precisione. Come primo step operativo è stata pianificata, in laboratorio, la campagna di rilievo impostando due differenti piani di volo per il drone (a 35 e 50 m di altezza) al fine di elaborare, nella fase di post-processing, dati ripresi a quote diverse. PARAMETRI DEI VOLI Modalità di volo Autonomo: Quota di volo 20 m 35 m 50 m Overlap 70% Sidelap 50% Ground Sample Distance (mm) 6,35 (20m); 11,10 (35m); 15,86 (50m) Ground coverage per image (m2) 565 (20m); 1730 (35m); 3531 (50m) Scale 1:100 1:200 Modalità di volo manuale: Note Panoramic photos Video footage

Fig. 2 - Realizzazione dei piani di volo a 35m, le crocette numerate indicano la posizione ed il numero degli scatti fotografici.


Fig. 6 Posizionamento marker a terra

Fig.3 - Strumentazione UAV Falcon 8 della ditta tedesca Asc Tec.

In fase di campagna si è prima provveduto al posizionamento su tutta l’area di interesse di un numero sufficiente di marker a terra (fig.6) ed al loro rilievo tramite GPS (Global Positioning System) in modalità stop-and-go con una permanenza di 2 minuti su ciascun punto per l’acquisizione. Sono stati poi effettuati quattro voli, con differenti scopi [le riprese sono state realizzate utilizzando il modello di multirotore AscTec Falcon 8 (www.asctec.de) di proprietà della Società Geographike srl, con fotocamera Sony NEX-5N a ottica fissa 24 mm]. Nel primo volo sono state realizzate le riprese fotografiche precedentemente stabilite a 35 e 50 m; nel secondo le riprese sono state eseguite ad una quota inferiore (20 m). Nel terzo volo sono state eseguite fotografie “panoramiche” dell’intera zona, mentre il quarto è stato dedicato alle riprese video. A seconda della finalità di ciascun volo si è scelto di procedere all’acquisizione delle immagini con differenti modalità , di conseguenza le immagini utili per il rilievo fotogrammetrico sono state acquisite tramite volo automatico preimpostato (piani di volo con tempo di stazionamento sul punto di un secondo), reso possibile grazie al sistema GPS integrato nella strumentazione; mentre le fotografie panoramiche ed i video sono state eseguiti tra-

Fig. 4 - Operazioni di rilievo

Fig. 5 - Creazione della geometria in Agisoft PhotoScan.

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mite volo a vista e hovering (stazionamento in volo a quote stabilite) senza tempo di scatto preimpostato. Con questa modalità è infatti possibile scattare foto osservando l’inquadratura da terra, in modo da poter avere il controllo reale del ricoprimento e del soggetto inquadrato. Tutte le operazioni di acquisizione sono state condotte nell’arco di una giornata di campagna evidenziando la rapidità di esecuzione ed il ridottissimo impegno logistico di tale strumentazione. La successiva fase di post-processing dei dati ha seguito due filoni concettualmente simili, ma allo stesso tempo molto diversi. Inizialmente è stato eseguito un processo di elaborazione basato su piattaforma software low-cost (Agisoft PhotoScan)(www.agisoft.ru) che ha portato, mediante l’utilizzo di un unico programma, alla creazione di una nuvola di punti georeferenziata e scalata, ad un modello 3D, ad una ortofoto e ad un DEM dell’area di interesse. Il software, infatti, utilizza algoritmi robusti che consentono di orientare i fotogrammi che, nel caso specifico, erano stati ottenuti osservando i principi fotogrammetrici. Le operazioni di processamento sono completamente automatiche e l’operatore deve occuparsi solamente di impostare i parametri legati alla qualità dei prodotti desiderati. In una seconda fase è stato tentato lo stesso percorso tramite l’utilizzo di software open-source quali Pyton Photogrammetry Toolbox (184.106.205.13/arcteam/ppt.php) per l’orientamento dei fotogrammi e la realizzazione della nuvola di punti, Sfm_Georef (www.lancs.ac.uk/staff/jamesm/ software/sfm_georef.htm) per la georeferenziazione e il ridimensionamento della nuvola e Meshlab (meshlab.sourceforge.net/) per la creazione del modello tridimensionale. A conclusione dei due percorsi di elaborazione seguiti, è sembrato doveroso mettere a confronto i diversi risultati ottenuti per accertare l’affidabilità dei dati prodotti e per verificare analogie/differenze tra gli strumenti utilizzati. Per i prodotti Agisoft Photoscan, data l’elevata presenza di GCP utilizzati, è stato possibile determinare lo scarto quadratico medio (RMSE-Root Mean Square Error) tra le misure di precisione effettuate con il GPS e quelle ottenute tramite le elaborazioni del programma che è risultato veramente esiguo, inferiore ai 3cm.

Fig. 7 - RMSE in Agisoft Photoscan; immagini a35 m

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Tecnologie per i Beni Culturali

Fig.8 - Visualizzazione in ArcGIS di: ortofoto Agisoft Photoscan, file dei GCP, geometria Meshlab.

A differenza dei prodotti commerciali precedenti, la verifica di affidabilità dei risultati ottenuti tramite soluzioni open-source è risultata molto più complessa e, in certi casi, impossibile. Per verificare l’avvenuta georeferenziazione del modello si è reso necessario importare il prodotto in ArcGIS. Qui però è stato possibile visualizzare soltanto il file 2D (in formato dxf) esportato da Meshlab, a causa della perdita delle informazioni utili alle misurazioni come il colore ed i dettagli della geometria. Di questo prodotto è stato possibile constatare solamente l’avvenuta georeferenziazione (SfM_georef), della quale non è stato comunque possibile accertare la precisione. Una volta giunti a dover testare i risultati ottenuti tramite il solo utilizzo di programmi open-source, è emerso chiaroamente che non sarebbe stato possibile alcun test a causa del cattivo risultato ottenuto nella creazione della nuvola di punti georeferenziata e scalata con SfM_georef. Non appena la nuvola di punti è stata importata all’interno di Mehlab, si sono infatti notate incongruenze nell’omogeneità della stessa che, una volta creata la mesh, hanno restituito un pessimo risultato visivo, assolutamente inutilizzabile per le misurazioni. Durante la fase di osservazione dei modelli tridimensionali, si è inoltre notato come le riprese effettuate dal Drone, in maniera esclusivamente zenitale, non risultino idonee per la visualizzazione 3D dei prospetti delle murature. Nonostante i potenti algoritmi interni, infatti, i software utilizzati non sono stati in grado di creare una nuvola di punti densa sui prospetti, proprio per l’assenza di immagini oblique e tale mancanza ha reso impossibile la ricostruzione corretta della geometria di questi che, è stata quindi interpolata arbitrariamente.

Fig.10 - Ortofoto creata da Agisoft PhotoScan

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Fig. 9 - Risultato del processo di creazione della mesh su Meshlab.

Fig.11 - DEM creato da Agisoft PhotoScan

Per futuri rilievi di aree archeologiche con tecnologia UAV, si riterrebbe opportuno dotarsi di piani di volo obliqui, dai quali possano essere recuperate le informazioni utili sui prospetti delle murature, oppure, procedere ad un rilievo fotogrammetrico di prossimità delle strutture che, grazie alla presenza di punti di riferimento riconoscibili in tutti i fotogrammi (da drone e da terra), possano sopperire alle lacune prodotte dalle immagini zenitali. CONCLUSIONI Le attuali tecniche di rilievo digitale tridimensionale (fotogrammetria e laser scanner) sono caratterizzate da un livello di complessità decisamente superiore alla maggior parte dei metodi di rilievo diretto attualmente utilizzati nel campo archeologico. Questa difficoltà, legata principalmente all’utilizzo e alla gestione delle informazioni 3D, è però compensata dalla grande potenzialità di queste tecniche che permettono di ottenere informazioni geometriche e colorimetriche molto più complete di quelle accessibili attraverso le tradizionali tecniche di rilievo, con tempistiche decisamente inferiori e con un grado di accuratezza decisamente superiore. Nel caso di studio sul castello di Poggio alla Regina, la possibilità di avvalersi di un sistema di strumentazione UAV ha reso possibile, grazie alla facile trasportabilità della strumentazione, un rilievo di grande dettaglio (di ultima generazione) che altrimenti sarebbe stato estremamente difficile da ottenere. L’esigua logistica ed i ridotti tempi di acquisizione dati hanno consentito di effettuare il rilievo in una sola giornata di campagna, permettendo di eseguire il grosso delle elaborazioni in laboratorio in fase di post-processing. I risultati ottenuti hanno permesso di ottenere una importante documentazione fotografica dello stato di conservazione del sito, ma anche tutta una serie di prodotti (DEM, ortofoto, modello 3D) utilissimi per poter effettuare misurazioni di precisione su tutta l’area, andando così ad integrare le misure ottenute tramite altre tipologie di rilievo.


Le caratteristiche peculiari della tecnica (image based) insieme con quelle strutturali della strumentazione UAV (facile trasportabilità, brevi tempi di acquisizione, costi ridotti, alta precisione dei risultati) hanno in definitiva dimostrato la versatilità e l’affidabilità di questa tipologia di rilievo in ambito archeologico, i cui risultati possono essere oggi come oggi del tutto paragonati a quelli ottenuti tramite laser scanner terrestre, caratterizzato sicuramente da brevi tempi di acquisizione e alto grado di accuratezza, ma anche da costi esorbitanti, difficoltà oggettive nell’effettuare le scansioni, se non in condizioni ottimali, e lunghi tempi di elaborazione dati.

RIFERIMENTI • Bonora V. (2003), Studio per una metodologia di rilievo in campo archeologico con utilizzo di pallone frenato e fotogrammetria digitale, in “Atti delle Quarte Giornate Elime, Erice, 2000”, Pisa, 71-80 • Dipartimento IUAV per la Ricerca, Unità di Ricerca: Nuove tecnologie per la conoscenza del territorio e dell’ambiente (2011), “City Sensing” e “Near Mapping”, 2011, Microdrone IUAV piattaforma area leggera a bassa quota per il monitoraggio città ambiente e territorio, rilievi di parchi, infrastrutture, aree industriali, edifici, aree in dissesto idrogeologico, applicazioni tematiche di protezione civile, pp. 1-63 • Cimarri V. (2003), Reggello, il territorio e la sua storia. Luoghi e percorsi medievali, Poggibonsi, pp. 41-43 • Remondino F., Rizzi A., Agugiaro G., Jimenez B., Menna F.N., Baratti G. (2011), Rilievi e Modellazione 3D, in “Atti 15° Conferenza Nazionale ASITA”, Reggia di Colorno 15-18 Novembre 2011, 1825-1836 • Russo M., Remondino F., Guidi G. (2011), Principali tecniche e strumenti per il rilievo tridimensionale in ambito archeologico, in “Archeologia e Calcolatori 22”, Firenze, 169-198 • Vannini G. (2002), Fortuna e declino di una società feudale valdarnese. Il Poggio della Regina, Firenze

ABSTRACT

Fig. 12 - Particolare del modello tridimensionale realizzato con Agisoft PhotoScan.

RINGRAZIAMENTI I più sinceri ringraziamenti vanno alla Società Geographike di Siena (www.geographike.it) nelle persone dei Dott.i Bocci, Volpi, Vissani e Gadenz per aver reso possibile l’effettuazione dello studio e per la messa a disposizione delle competenze e delle strumentazioni ed al Laboratorio di Geotecnologie per l’Archeologia del Centro di Geotecnologie dell’Università degli Studi di Siena, in particolare nella persona del Dott. Bigliardi per la sua grande disponibilità.

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The technological solutions made today available by the disciplines of the modern Geomatics, offer very interesting opportunities in the field of Cultural Heritage survey. In this study, the archaeological sitesurveyed with UAV photogrammetry is the medieval castle of Poggio alla Regina in the town of Pian di Scò (AR), Italy. The objectives of the research were: (I) the production of a photographic coverage of the excavation, useful to create a detailed mapping and a georeferenced visual contextualization of entities to the ground and (II) the generation of 3d models of the area to realized metric measurements.

PAROLE

CHIAVE

FOTOGRAMMETRIA; UAV;

DOCUMENTAZIONE ARCHEOLOGICA; MODELLO TRIDIMENSIONALE

AUTORI PAOLA PIANI P.PIANI@GEOGRAPHIKE.IT GEOGRAPHIKE SRL

ArcheomaticA N°1 marzo 2013


Tecnologie per i Beni Culturali

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DOCUMENTAZIONE

ARCHEOLOGIA L’ATTIVITÀ

E

BLOGOSFERA

DEI BLOG DI ARCHEOLOGIA IN ITALIA di Marina Lo Blundo

L’articolo propone una panoramica sullo stato attuale dei blog di archeologia in Italia ponendo l’accento sull’intromissione di molti outsider: infatti solo poco più della metà dei blog di archeologia è scritta da archeologi o istituti e associazioni professionali di archeologia. Questo aspetto genera non pochi problemi in fatto di informazione archeologica.

I

l dibattito sulla comunicazione dell’archeologia in Italia si sta interessando ormai da qualche tempo al mondo del web 2.0, seppur con qualche ritardo rispetto all’estero. Se, soprattutto a proposito dell’ambiente anglosassone, si può parlare di una vera e propria blogosfera archeologica, ispirata ai principi della Public Archaeology, che vede nel BLOG

URL

1 ARCHEOBLOG

http://archeoblog.net/

2 ARCHEOLOGIAMEDIEVALE.IT

http://www.archeologiamedievale.it/

3 IL BLOG DEL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI VENEZIA htto://museoarcheologicovenezia.wordpress.com http://hermes-sicily.blogspot.com/ 4 HERMES-BLOG 5 ARCHEOLOGIA SUBACQUEA

http://archeologiasubacquea.blogspot.com/

6 GENERAZIONE DI ARCHEOLOGI

http://generazionediarcheologi.myblog.it/

8 VEJA.IT

http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/ category/diario/ http://www.veja.it/

9 ARCHITETTURA DI PIETRA

http://www.architetturadipietra.it/wp/?p=2054

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7 IL CANTIERE DELLA DOMUS AUREA

10 SEGNI DELL’AUSER

http://segnidellauser.blogspot.com/

11 ARCHEOLESSINIA

http://archeolessinia.blogspot.com/

12 ARCHEOPARMA

http://archeoparma-parma.blogautore.repubblica.it/

13 ASSONET

http://asso-net.blogspot.com/

14 ARCHEOCHIANCIANO

http://archeochianciano.blogspot.com/

15 CORSI EGITTOLOGIA ORIENTALISTICA

http://corsi-egittologia-orientalistica.blogspot.com/

16 PIETRABBONDANTE BLOG

http://pietrabbondanteblog.blogspot.com/

17 A SPASSO NEL PASSATO

http://aspassonelpassato.blogspot.com/

18 PIRAMIDI IN ITALIA

http://piramidiinitalia.myblog.it/

19 ARCHEOSCUBA

http://archeoscuba.blogspot.com/

20 D’ARC BLOG - DIPARTIMENTO ARCHEOLOGIA PADOVA

http://www.archeologia.unipd.it/wp3/darcblog/

21 GIANFRANCO PINTORE BLOG

http://gianfrancopintore.blogspot.com/

22 IL BLOG DI PIERLUIGI MONTALBANO

http://pierluigimontalbano.blogspot.com/

23 MUSEI IN COMUNE ROMA

http://museiincomuneroma.wordpress.com/

24 IOSA

http://www.iosa.it/

25 IL PORTALE DEL MISTERO

http://ilportaledelmistero.blogspot.com/

26 ARCHEOLOGIA DI DECIMOPUTZU

http://dexipuzzus.splinder.com/

27 QUID TUM?

http://www.quidtum.it/blog/

28 ROMANO IMPERO 29 LA MIA PREISTORIA

http://romanoimpero.blogspot.com/2009/09/romanoimpero.html http://lamiapreistoria.blogspot.com/

30 MARTAZZ

http://martazz.wordpress.com/

31 SIMONE GIANOLIO ARCHEOLOGIA BLOG 32 MEHERKLE!

http://www.simonegianolio.info/archeologia-blog/ archeologia-articoli-news http://meherkle.blogspot.com/

33 PASSATO E FUTURO

http://www.passatoefuturo.com/

34 ASTRIDROME

http://astridrome.wordpress.com/

35 ARCHEOLOGHE CHE RESISTONO

http://archeologhecheresistono.wordpress.com/

36 ARCHEOLOGIA IN ROVINA

http://archeologiainrovina.wordpress.com/about/

37 ARCHEOLOGIA 2.0

http://archeologiaduepuntozero.blogspot.com/

38 IL FATTO STORICO

http://ilfattostorico.com/

39 A I BLOG

http://blog.archeologia.com/

40 JOURNALISM AND ARCHAEOLOGICAL COMMUNICATION

http://archaeologicaljournalism.blogspot.com/

41 ARCHEOLOGIA E DINTORNI

http://archeologiaedintorni.blogspot.com/

42 IL MULINO DEL TEMPO

http://ilmulinodeltempo.blogspot.com/

43 FILELLENI

http://filelleni.wordpress.com/

44 STORIA ROMANA

http://storiaromana.blogspot.it/

45 MONETE ANTICHE

http://moneteantiche.blogspot.it/

46 KEMET, LA VOCE DELL’ANTICO EGITTO

http://www.egittoantico.net/

47 UOMINI E COSE A VIGNALE

http://www.uominiecoseavignale.it/blog/

48 CONFEDERAZIONE NAZIONALE ARCHEOLOGI PROFESSIONISTI http://archeologiprofessionisti.wordpress.com/ http://archeologidacampo.com/ 49 ARCHEOLOGI DA CAMPO - BLOG DI MAURIZIO CAMPANELLI 50 ASSOCIAZIONE NAZIONALE ARCHEOLOGI

http://archeologi.wordpress.com/

Fig. 1 - I 50 blog di archeologia interessati dall’indagine: in celeste i blog gestiti da archeologi ed enti/associazioni, in giallo i blog di appassionati, in arancio i blog di cui non è possibile rintracciare l’autore.

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blog uno strumento sia di discussione sul metodo della comunicazione dell’archeologia che di interfaccia con il pubblico degli utenti della rete, lo stesso non si può dire della blogosfera italiana, per quanto negli ultimi anni siano stati fatti poderosi passi avanti nel campo della comunicazione archeologica. Su un’indagine condotta su 50 blog di archeologia in Italia è emerso un quadro abbastanza eloquente, che mostra come solo poco più della metà di essi sia scritta da archeologi o istituti e associazioni professionali di archeologia, mentre gli altri sono curati da semplici appassionati, blogger a vario titolo, quando non addirittura da soggetti che intendono come archeologici temi di pseudoarcheologia, con tutte le conseguenze nefaste in fatto di informazione archeologica che questo può comportare. In Italia si sta appena timidamente affacciando sulla scena una blogosfera archeologica in quanto tale, ma si assiste ancora alla presenza di blog di archeologia che raramente comunicano tra loro. LO STRUMENTO BLOG Prima di parlare dei blog di archeologia in Italia è doveroso dire perché il blog può essere considerato un mezzo di comunicazione archeologica, dunque perché è importante che anche in Italia si formi una blogosfera in grado di dialogare con gli utenti della rete. Se l’attività archeologica ha come fine ultimo quello di rendere pubbliche le ricerche e di valorizzarne i risultati, di divulgare, di parlare ad un pubblico quanto più ampio possibile, il web e, a maggior ragione, il web 2.0 è il luogo ottimale in cui svolgere tale comunicazione. Il blog è uno strumento che ben si presta al servizio della comunicazione archeologica, per tutta una serie di caratteristiche che se da un lato hanno fatto e ne fanno la fortuna, dall’altro offrono il fianco alle critiche più accese da parte dei detrattori del web 2.0. Parlare di web 2.0 vuol dire parlare di contenuti user generated, ossia generati direttamente dagli utenti della rete. Questo ha comportato negli anni, da quando il web 2.0 esiste, un proliferare di contenuti e di autori che si sono andati a porre accanto ai contenuti e agli autori “tradizionali”, in tutte le branche del sapere, del fare e dell’informazione. È nato quello che A. Keen chiama cult of amateur, il culto del dilettante, l’utente della rete che si sente in diritto di poter esprimere la sua opinione, il suo sapere, la sua visione del mondo, accanto a quei soggetti tradizionalmente deputati

ArcheomaticA N°1 marzo 2013


Tecnologie per i Beni Culturali a farlo. Abbiamo così il caso di Wikipedia che si affianca e surclassa, in termini di consultazioni online, le enciclopedie tradizionali, oppure il caso del citizen journalism, che si pone come alternativa al giornalismo tradizionale. In questo clima i blog proliferano in quanto nascono prima di tutto come diari personali dai quali il blogger esprime la propria visione del mondo, la propria opinione su un argomento, la propria versione dei fatti su un dato avvenimento. Questo avviene in ogni campo del sapere, col risultato che il web è invaso da un popolo di dilettanti nobili che si pongono come alternativa agli esperti tradizionali di una data materia o un dato argomento o ai professionisti in un dato settore. Se questo fenomeno, qui banalmente sintetizzato, ha comportato un forte ottimismo nei confronti della rete, tanto da far parlare di democratizzazione dei media, dall’altro ha portato i più critici ad interrogarsi sugli effettivi vantaggi che tale democratizzazione avrebbe comportato, visto che non tutti i dilettanti nobili che immettono contenuti in rete sono degni di una qualche autorevolezza, né tutti i contenuti corrispondono a criteri di veridicità, fondatezza e verifica delle informazioni, dato che ciò che più conta in rete è la popolarità di un contenuto. I BLOG DI ARCHEOLOGIA NELLA BLOGOSFERA ITALIANA La situazione della blogosfera italiana fotografata da Vincenzo Cosenza per la rivista Wired a dicembre 2011 mostra un panorama diversificato che ammonta a 1198 blog: tale è il numero di blog rappresentativi nella rete, ad argomento vario, rinvenuti col sistema del rimando tra link, che collegando un blog a un altro fanno salire la propria presenza nel pagerank di Google. Di questi 1198 blog, solo uno è ad argomento storico/archeologico (il blog de Il Fatto Storico), mentre tutti gli altri non sono così rappresentativi, attivi e collegati tra loro da costituire una presenza importante in rete. Il dato è sconfortante, implica che i blog di archeologia in Italia sono davvero isole sperse nella rete che non fanno network tra loro. Quali sono i motivi di questa scarsa comunicazione, che si trasforma in un inesistente peso nella blogosfera italiana? Innanzitutto occorre ricordare che non tutti i blog di archeologia sono tenuti da archeologi professionisti o di formazione: come vedremo, su un campione di 50 blog, poco meno della metà ha per autori non esperti del settore ma “dilettanti” della rete. E’ ancora embrionale, nella blogosfera archeologica italiana, un dibattito sul metodo, sulla comunicazione, su come utilizzare al meglio il blog per un’efficace comunicazione archeologica. Nel mondo anglosassone il dibattito è già in corso da tempo, i blogger di archeologia discutono di contenuti, di linguaggi e di temi, utilizzano la rete e i social network per lanciare discussioni sui temi della Public Archaeology. In Italia un analogo dibattito su linguaggi e contenuti si riscontra nei blog scientifici, i cui blogger si riconoscono un ruolo di comunicatori oltre che di ricercatori, nell’ottica di portare l’informazione scientifica ad un pubblico quanto più vasto possibile. Allo stesso modo i blogger di archeologia in Italia dovrebbero, prima ancora che fare comunicazione, interrogarsi su come farla: per chi si scrive, con quali finalità, quali temi privilegiare e in quale prospettiva parlarne. I blog di archeologia, per essere efficaci, dunque per avere pubblico e traffico, devono avere i caratteri propri dei blog generico, devono essere cioè allineati con le caratteristiche proprie della blogosfera. Elemento fondamentale e fondante della blogosfera è l’ottica del comunicare per condividere: condivisione di saperi, di esperienze, di opinioni che il singolo blogger mette a disposizione della potenzialmente infinita massa degli utenti che potrebbe trarre vantaggio dall’accesso a tali saperi, esperienze, opinioni. Si può parlare, con le parole di M. Aime, di una vera e propria filosofia

13 del dono applicata al web 2.0: il blogger dona il proprio tempo, innanzitutto, quindi le proprie conoscenze che rende pubbliche a tutto il popolo della rete. La condivisione è la parola chiave del web 2.0, senza la quale il web 2.0 stesso non avrebbe ragione di esistere. Come il blogger generico mette a disposizione dell’utenza della rete le proprie conoscenze su qualsivoglia argomento, a maggior ragione il blogger di archeologia può utilizzare il blog per condividere i propri saperi con un pubblico potenzialmente amplissimo. Ciò è tanto più necessario, dato che l’altro carattere del blog è che chiunque può parlare di qualunque argomento, anche sul quale non è ferrato, solo perché coltiva una passione o un interesse. Diventa importante allora che riesca ad emergere l’archeologo-blogger, ad imporsi come voce autorevole, in grado di fare buona comunicazione e di contrastare così i casi di cattiva informazione che abbondano in rete in materia archeologica. Per fare ciò occorre prestare particolare attenzione al linguaggio da utilizzare, che non può essere né quello specialistico proprio della pubblicazione scientifica, né un linguaggio banale o semplicistico che, invece di fare informazione genera cattiva divulgazione. Occorre innanzitutto che l’archeologo-blogger sappia mediare dal linguaggio scientifico ad un linguaggio più alla portata di tutti: del resto il successo dei blog è dovuto in parte al fatto che, grazie all’utilizzo di un linguaggio opportuno, il messaggio che trasmettono arriva più diretto perché scritto nel linguaggio di chi legge; chi é autore di un post non sale in cattedra, ma si pone allo stesso livello del suo lettore. In secondo luogo è importante la scelta degli argomenti da trattare. Questo in larga parte dipende dal taglio che si vuole dare al blog, ma in linea generale è sempre utile privilegiare notizie di attualità legate al mondo dell’archeologia, che sono quelle che attirano il maggior numero di utenti: secondo uno studio fatto condurre dall’aggregatore Liquida nel 2011 la maggior parte degli utenti della rete lettori di blog frequenta i blog per approfondire principalmente notizie di attualità. Nello specifico, rivela lo studio, l’utente apprende la notizia attraverso il media tradizionale, dopodiché cerca in rete l’approfondimento relativo. Il post sul blog allora non dev’essere un mero copia-e-incolla della notizia così come apparsa sul media tradizionale, ma dev’essere un ampliamento, un approfondimento, un’opinione motivata. Nel caso di una notizia di archeologia, il blogger non dovrebbe riportare il comunicato stampa così come battuto dalle agenzie, ma dovrebbe circostanziarlo, contestualizzarlo, ampliarlo, per dare al lettore una visione d’insieme

Fig. 2 - Il percorso di una notizia secondo lo studio condotto da Liquida nel 2011. Fonte: http://magazine.liquida.it/wpcontent/themes/magazinenv/images/Analisi_Informazione_Online_Italia_2011.pdf


più ampia dell’evento (che può essere di qualunque tipo, dall’inaugurazione della mostra al caso di archeologia in degrado, alla nuova scoperta archeologica): non sempre però questa è la prassi seguita e sono molti i blog di archeologia che riportano il mero comunicato stampa senza modificarlo di una virgola, andando a riempire il web di una serie di pagine tutte uguali e quindi tutte ugualmente inutili. Per farsi trovare nella rete, dunque per essere visibile al pagerank di Google, l’autore del blog deve saper utilizzare e scegliere le parole chiave adeguate e deve inserire link e rimandi interni. Se omette queste due pratiche il suo post sarà pressoché invisibile alla maggior parte degli utenti. La scelta delle parole chiave è fondamentale proprio per fare in modo che il blog di archeologia non rimanga oscuro ai lettori che sarebbero interessati ad approfondimenti di carattere archeologico, e deve tener conto del fatto che l’algoritmo di Google che sta alla base del pagerank non sa distinguere tra blog di archeologia e blog di “fantarcheologia”, col rischio che un utente digiuno di formazione archeologica si imbatta in sedicenti blog che trattano di “archeomisteri”. L’insidia che si può nascondere dietro le parole chiave per l’utente è da tenere bene a mente: anche quando si tratta di temi di archeologia, Google infatti riconosce le parole, ma non sa quando sono usate in modo appropriato e quando no; non sa se il primo risultato che mette in lista è il risultato più scientificamente attendibile: Google estrae, a parità di parole chiave, i risultati più cliccati, quelli che sono stati più linkati e che contengono più link all’interno. 50 BLOG DI ARCHEOLOGIA IN ITALIA: GLI AUTORI Un’analisi condotta negli ultimi mesi su 50 blog che trattano di archeologia in Italia ha rivelato interessanti spunti di riflessione sulla funzione del blog come strumento di comunicazione archeologica e sulla mission dell’archeologo-blogger quale comunicatore. Al tempo stesso ha messo in luce il fatto che nel mondo del web 2.0 non esiste distinzione per competenze, per cui chiunque può eventualmente decidere di avere un blog di archeologia dal quale può parlare di temi archeologici senza necessariamente approfondirli o documentarli, col rischio di generare cattiva informazione. La mission dell’archeologo-blogger diventa allora essere una voce attiva, un comunicatore influente nella rete, che fornisca contenuti approfonditi e curati dal punto di vista della correttezza dell’informazione archeologica. L’archeologo-blogger (che distinguiamo dal più generico blogger di archeologia) deve riuscire ad attirare a sé i lettori poco esperti salvandoli dall’imbarazzo di dover scegliere tra le tante voci che Google (o altro motore di ricerca) presenta loro a fronte di una ricerca specifica, nonché dal rischio che possano incappare in pagine che fanno cattiva informazione. L’archeologo-blogger deve essere dunque competitivo e deve, o dovrebbe, riuscire a far parlare di sé anche al di fuori di una blogosfera archeologica, acquisendo più popolarità. L’indagine condotta sui 50 blog prende in considerazione sia archeologi-blogger che blogger di archeologia, comprendendo in questa categoria studenti, appassionati e amanti degli “archeomisteri”. Emerge il fatto che sul totale dei blog presi in considerazione, 34 sono scritti da archeologi, dunque poco più della metà: un dato eloquente, che se da un lato rivela un certo interesse per l’archeologia anche da parte di non addetti ai lavori, dall’altra deve far riflettere sul numero alto di notizie di archeologia che vengono immesse in rete probabilmente non approfondite, non accurate, o magari volutamente stravolte a fini di spettacolarizzazione e mistero. Gli archeologi-blogger si distinguono come in tabella 1.

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Tabella 1

La categoria degli archeologi-blogger comprende sia autori che scrivono a titolo personale che autori espressione di un ente, un istituto o un’associazione. Gli archeologi/professionisti nel ramo dei Beni Culturali sono più liberi per quanto riguarda la scelta dei contenuti, a meno che non decidano di dare un taglio preciso al loro blog: il blog di Archeologia in Rovina, per esempio, tratta solo casi di degrado ai danni di beni archeologici. I blog espressione di un ente o associazione in genere riferiscono delle attività dell’ente o associazione stessa. Tra questi mi piace segnalare il blog del Museo Archeologico Nazionale di Venezia, esempio più unico che raro nel panorama dei musei archeologici italiani, aperto di recente, che spero farà da apripista ad analoghe esperienze. Per quanto riguarda i blogger di archeologia, la situazione è quella riportata in tabella 2.

Tabella 2

I blog di archeologia tenuti da non addetti ai lavori annoverano tra i propri autori studenti, blogger che nel loro spazio virtuale trattano di qualunque argomento, tra cui l’archeologia, senza dunque l’accuratezza che sarebbe necessaria; appassionati di storia e archeologia, che nel loro fervore ed entusiasmo in qualche caso possono incorrere in pericolose ipotesi di ricostruzione storica dove il dato scientifico lascia il passo all’immaginazione o ad una errata interpretazione; appassionati di archeomisteri, che amano argomenti di pseudoarcheologia mettendoli volutamente in contrasto con la cosiddetta “archeologia ufficiale” (sic!).

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Fig. 3 - gli autori dei blog di archeologia in percentuale.

Per aiutare il lettore a capire se il blog sul quale arriva navigando nel web sia un blog di archeologia valido, dunque dai contenuti scientificamente curati, occorre che l’autore si firmi, o che si presenti nell’apposito spazio dedicato che ogni piattaforma blog prevede. Che utilizzi il proprio nome e cognome, oppure un nickname, è importante che l’archeologo-blogger fornisca un profilo più o meno accurato – non necessariamente il curriculum – dal quale emerga la sua preparazione, in modo da rassicurare il lettore sul fatto che si può fidare dei contenuti perché l’autore è un addetto ai lavori. Va rilevato, tra l’altro, che anche gli autori di blog di “fantarcheologia” amano curare i propri profili, per accrescere la propria credibilità. A maggior ragione, allora, vale la pena di dire qualcosa di sé, nell’ottica di instaurare un rapporto di fiducia con il lettore. I BLOG DI ARCHEOLOGIA: LINGUAGGI E CONTENUTI L’archeologo-blogger deve curare, come si è detto, sia i linguaggi che i contenuti del proprio blog. Deve fornire contenuti di qualità, cercando però di tenere conto dei trucchi del mestiere per emergere nel pagerank di Google. A tal fine lo studio delle statistiche del proprio blog, fornite direttamente dalla piattaforma blog, o da servizi esterni come Google Analitics o altri, può dare un’idea del tipo di pubblico che si ha e degli argomenti che interessano di più, sulla base delle parole chiave più cercate.

Fig.4 - I blog di archeologia: le categorie.

In linea di massima si possono classificare i blog sulla base della tipologia che caratterizza la maggioranza dei post: abbiamo così blog di informazione, i cui post sono dedicati per la maggior parte a notizie di attualità dal mondo dell’ar-

15 cheologia; blog di opinione, nei quali la maggioranza dei post prende spunto da notizie di attualità per riflettere sul ruolo dell’archeologia nella società attuale, o sul degrado in archeologia, o sul mestiere dell’archeologo; i blog di ricerca e divulgazione, che prescindendo dalle notizie di attualità pubblicano i risultati di ricerche, studi e scavi, progetti di ricerca. Dall’indagine condotta sui 50 blog di archeologia emerge che la maggior parte dei blogger preferisce riportare e approfondire notizie di cronaca relative a scoperte, studi recenti, aperture di musei e di mostre, ma anche a crolli e a condizioni di degrado archeologico. Come si è visto, la categoria dell’informazione è quella che interessa di più il lettore-tipo di blog; il post in genere riporta comunicati stampa già battuti da agenzie – a meno che non sia l’autore del blog il promotore di iniziative che necessitano di comunicato stampa – che, per essere efficaci, dovrebbero però essere ampliati, circostanziati e contestualizzati, in modo da fornire quei dati in più che al comunicato stampa mancano: emerge l’importanza di completare la notizia, di fornire un quadro più completo al lettore, comunicando quelle informazioni che nell’economia del comunicato stampa non rientrano, ma che sono fondamentali per inquadrare meglio l’argomento e per mettere il lettore in condizioni di capire. I blog di opinione prendono spunto dalle notizie di cronaca o di attualità. Partendo da esse, il blogger esprime se stesso, il suo personale punto di vista su un dato argomento. Il post di opinione è il fondamento dell’esistenza dei blog, dato che i blog nascono come spazio personale, come diario privato eppure pubblico nel quale l’autore può dire ciò che vuole. L’archeologo-blogger che vuole scrivere un post di opinione non deve però perdere di vista il fatto che prima di tutto sta comunicando ad un pubblico potenzialmente ampio di non addetti ai lavori il proprio pensiero, che deve però essere circostanziato e basarsi su informazioni documentate: la notizia che suscita il post di riflessione deve essere richiamata fedelmente, non travisando i fatti. L’archeologoblogger non può e non deve ritenersi sollevato dal riportare le fonti delle notizie, ma al contrario dovrebbe verificarle, senza dar credito ai sentito dire. È questo il corretto atteggiamento nei confronti dei lettori. I blog che pubblicano principalmente post di divulgazione sono i meno diffusi; pubblicano contenuti slegati dalle notizie di attualità, nell’ottica di diffondere una conoscenza più approfondita su un dato argomento e di diventare un punto di riferimento per il pubblico della rete. Personalmente ritengo che però il blog si presti poco ad un’attività di questo tipo. Diverso il caso di chi lo sfrutta come vetrina delle attività di un progetto di ricerca attraverso la quale diffondere i propri progressi e condividere le proprie esperienze: questo è anzi un settore che andrebbe sviluppato di più e nel quale finalmente cominciano a vedersi alcuni esempi interessanti, come il blog di Uomini e cose a Vignale e il recentissimo Il cantiere della Domus Aurea. VERSO UNA COMMUNITY ARCHEOLOGICA…? La realtà dei blog di archeologia in Italia è piuttosto variegata. Manca un discorso sul metodo e sui temi, nonché sul pubblico. In alcuni casi si avverte quasi la sensazione che l’autore scriva più per se stesso che non per essere letto da altri: è evidente che deve ancora formarsi e crescere una consapevolezza del proprio ruolo di blogger comunicatori di archeologia. Le stesse dinamiche di funzionamento del web 2.0 sfuggono a molti archeologi-blogger i quali sono autodidatti per quanto riguarda la comunicazione dell’archeologia, visto che l’università non fornisce i mezzi per poterne apprendere i rudimenti. A maggior ragione, perciò, sarebbe


utile sviluppare una discussione su metodi e linguaggi, perché da tante esperienze diversificate si possa andare in una direzione comune. È auspicabile che nell’immediato futuro i blog di archeologia possano riuscire a fare network tra loro. A tal fine è essenziale l’utilizzo di social media come Facebook e soprattutto Twitter: la comunicazione tra blogger, nella creazione di discussioni, nel rimando tra link e nella trasmissione di notizie risulta molto efficace. La ricerca che tuttora sta conducendo la ricercatrice inglese L. Richardson riguardante l’utilizzo di Twitter da parte degli archeologi – sia persone fisiche che enti/associazioni – ha evidenziato, nel primo rapporto preliminare pubblicato sul blog della ricercatrice e naturalmente ritrasmesso su Twitter, che la piattaforma Twitter è utilizzata da archeologi di tutto il mondo per condividere informazioni, anche nell’ottica di una cooperazione tra addetti ai lavori e per suscitare discussioni. Il dato più importante che rivela questa ricerca, fin dal suo stato iniziale, è un crescente senso di appartenenza ad una ben distinta community archeologica. In Italia Twitter sta effettivamente svolgendo un utile ruolo nella trasmissione e condivisione di notizie e contenuti, quindi nella circolazione di idee e, per quanto riguarda i blog, di post che, magari, di retweet in retweet possono raggiungere anche un pubblico di non addetti ai lavori. Anche in Italia si nota, a livello di archeologi innanzitutto, e di archeologi-blogger in seconda battuta, una comunicazione efficace e puntuale a livello di notizie e di discussione. La creazione di una community archeologica è sicuramente un passo fondamentale ed è il primo gradino verso la formazione di una blogosfera capace e funzionale. Il dibattito in questo momento si sta accendendo e ci sono le premesse perché nell’immediato futuro la blogosfera archeologica italiana diventi un luogo di discussione dove raccogliere e rilanciare esperienze, provocazioni, meditazioni e azioni per un ruolo più consapevole dell’archeologia non solo in rete, ma nella società contemporanea, nell’ottica di un’innovazione che è auspicata da più parti per la nostra disciplina.

NOTA

1 L’indagine è stata condotta prendendo in considerazione i primi 50 blog emersi da un’interrogazione a Google utilizzando le parole chiave “blog archeologia”, “blog preistoria”, “blog archeologi” ecc., quindi verificando i rimandi tra link e infine consultando gli aggregatori di notizie. L’ambiente 2.0 è però piuttosto fluido e soggetto a notevoli variazioni dovute in parte al pagerank di Google, che varia in funzione della popolarità, e in parte all’attività stessa dei singoli blog.

BIBLIOGRAFIA • Aime M., Cossetta F. 2010, Il dono al tempo di Internet, Torino • Antinucci F. 2009, L’algoritmo al potere. Vita quotidiana ai tempi di Google, Roma-Bari • Bianucci P. 2008, Te lo dico con parole tue, Bologna • Carrada L. 2007, Il mestiere di scrivere, Milano • Cosenza V. (agosto-dicembre 2011), La blogosfera italiana 2011, Vincos.it, http://vincos.it/the-italian-blogosphere/ • Human Highway per Liquida (maggio 2011), Analisi dell’evoluzione dell’informazione online in Italia,http://magazine.liquida. it/wpcontent/themes/magazinenv/images/Analisi_Informazione_Online_Italia_2011.pdf • Keen A. 2009, Dilettanti.com, Novara • Lovink G. 2008, Zero Comments, Milano • Maistrello S. 2007, La parte abitata della rete, Milano • Metitieri F. 2009, Il grande inganno del web 2.0, Roma-Bari • Richardson L. (28 maggio 2012), Twitter & Archaeology: an Archaeological Network in 140 Characters or less, Digipubliarch.org, http://digipubarch.org/2012/05/28/twitter-archaeology-2011

ABSTRACT This paper discusses the state of archaeological communication in the Italian blogosphere. Blog could be an important and strong system for communication, sharing and information. The question is if the Italian archaeologist bloggers are able to communicate with efficacy any archaeological information. The results of a survey of 50 blog of archeology in Italy are discussed. The analysis concerns the identification of authors, languages, themes and contents. Furthermore it provides some guidelines in order to offer a good archaeological communication of the blog.

PAROLE BLOG;

CHIAVE

BLOGOSFERA; BLOG DI ARCHEOLOGIA; COMUNICAZIONE ARCHEOLOGICA

AUTORE MARINA LO BLUNDO DOTTORANDA IN STORIA E CONSERVAZIONE DELL’OGGETTO D’ARTE PRESSO UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI ROMA TRE MARINA.LOBLUNDO@BENICULTURALI.IT

E D’ARCHITETTURA

Technology and services for art and environment diagnostics Imaging and Scanning IR reflectography; False Colour IR imaging; UV Fluorescence imaging; IR Termography Digital X-Rays and CT; XRF analysis and mapping; Ultrasonic testing; GPR surveys; Microclimate monitoring

S.T.Art

Diagnostica per Arte, Territorio e Ambienti

Test S.T.ART-TEST DI S. SCHIAVONE & C. S.A.S. info@start-test.it, www. start-test.it 16

ECOX di M. ALBERGHINA & C. S.A.S. ecox@legalmail.it, www.ecoxdiagnostica.it ArcheomaticA N°1 marzo 2013


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RIVELAZIONI

AREE ARCHEOLOGICHE SEMI ABBANDONATE, VUOTI URBANI E NUOVE INIZIATIVE DI RECUPERO di Denise Franzè, Antonino Saggio Un viaggio attraverso il progetto per la valorizzazione del patrimonio archeologico e artistico dell'area "Ad Duas Lauros" a Roma. In Cut: valorizzare il passato attraverso il presente.

P

er inquadrare il proNel ragionamento è getto In Cut che qui implicito un ulteriopresentiamo bisogna re livello che è utile mettere in sequenza alcusottolineare. L’avanni fatti, solo apparentezata della cementifimente scollegati tra loro. cazione crea sempre Il primo è l’abuso di suolo più “brown areas”. agricolo e la cementificaUn fenomeno è infatzione che ha subito il terti collegato all’altro: ritorio italiano. Naturalquanto più la città mente il fenomeno aveva cresce in aree “verdi” cominciato ad allarmare (agricole ed esterne) sin dai primi anni Settanquanto più crescono ta del Novecento e, fila superficie delle nalmente, nel settembre aree “marroni” (ab2012 è stato proposto un bandonate ed interDisegno di legge sulla prone). Aree industriali, tezione del suolo agricolo militari, ferroviarie, visto che “negli ultimi 40 ma anche addirittura anni la superficie agricola interi centri storici, è passata da 18 a 13 micome nel caso del lioni di ettari”(www.goterremoto in Abruzzo verno.it). Il grande arche- Fig. 1 - Chiesa dei SS. Pietro e Marcellino a Roma. per finire con i numeologo e storico dell’arte rosissimi vuoti urbani italiano Salvatore Settis, lasciati abbandonati ha pubblicato un articolo perfetto sulla questione. Si intitola nella città già costruita: benzinai dismessi, lotti con edifici “Ogni secondo il cemento divora 8 metri quadri d’Italia” Set- semi-distrutti o mai edificati, depositi ferroviari e tranviari, tis concludendo scrive: “Interrompere queste pratiche stolte, spazi tra e sotto infrastrutture, interi “borghetti” rimasti insi sente ripetere, è impossibile perché vanno protette la ma- trappolati nella città. nodopera e le imprese. Non è vero. Di lavoro per imprese e Noi chiamiamo queste aree ed edifici abbandonati “Urban operai ve ne sarebbe di più e non di meno se solo si decidesse voids”. Il lavoro della cattedra entro cui nasce il progetto di dare priorità assoluta alla messa in sicurezza del territorio “In Cut” focalizza l’attenzione esattamente su questi vuoti (il recente rapporto congiunto dell’Associazione nazionale urbani (Saggio 2011). costruttori edili e del Cresme-Centro di ricerche economi- La particolarità del progetto “In Cut” è che non solo è ubicache e di mercato dell’edilizia fornisce dati impressionanti su to in un Urban void ma che l’area su cui insiste è di grande necessità e inadempienze in merito). Se si decidesse di dare pregio dal punto di vista archeologico. Lasciarla nello stato di priorità al recupero degli edifici abbandonati, di abbattere semi-abbandono quale è oggi, è non solo un danno al patrigli orrori che assediano le nostre periferie sostituendoli con monio storico, ma anche un danno economico e un danno siuna nuova edilizia di qualità anziché catapultare grattacieli stemico (perché è l’altra faccia della medaglia dell’erosione nel bel mezzo dei centri storici. Se si verificassero i dati sulle di suolo agricolo di cui abbiamo detto). Con l’area “Ad duas proiezioni di crescita demografica prima di autorizzare nuove Lauros” siamo di fronte in definitiva ad una delle tante risoredificazioni. È falso che vi siano da una parte i ‘modernizza- se, enormi, sommerse e inutilizzate, della città di Roma. Essa tori’ che cementificano all’impazzata e dall’altra i ‘conser- si trova inoltre lungo il tracciato della Urban Green Line (un vatori’ che non costruirebbero più una casa e condannereb- anello ecologico ed infrastrutturale di circa tredici chilometri bero alla disoccupazione gli operai. La vera lotta è un’altra: che intende connettere le due aree a scala metropolitana del fra chi vuole uno sviluppo in armonia con il bene pubblico e Parco archeologico della Caffarella e del Parco di Centocelle) la Costituzione, e chi vede nel suolo italiano solo una risorsa e nei pressi della linea metropolitana C che potrebbe colleda saccheggiare a proprio vantaggio (Settis 2010). garla facilmente con l’intera città (Allegrezza 2012).

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Fig. 2 – Vista del Mausoleo di Sant'Elena a Roma.

IL PATRIMONIO STORICO L’area compresa tra la via Prenestina a Nord e la via Latina a Sud era un tempo caratterizzata dalla presenza di ville extraurbane facente parte del suburbium dell’antica Roma. Verso il I secolo d.C., a causa della crisi agricola, l’area divenne un vasto latifondo di proprietà imperiale (Strappa 2012). Questo latifondo è passato alla storia con il toponimo “Ad duas lauros”, e si estendeva dalla chiesa di S. Croce in Gerusalemme fino al pianoro di Centocelle, dove venne costituita la famosa cittadella militare. Risale infatti al II secolo d.C. circa il sepolcreto destinato alla guardia a cavallo dell’imperatore, gli equites singulares, ubicato presso il III miglio dell’antica via Labicana, all’interno dello stesso fundus, probabilmente perché, tra i vari privilegi concessi alla guardia, era compresa anche la sepoltura gratuita nella proprietà imperiale. Nella seconda metà del III sec. d.C., al di sotto dell’area occupata dal sepolcreto degli equites, venne scavata una catacomba dedicata ai SS. Pietro e Marcellino, martirizzati nel 304 sotto il principato di Diocleziano. Col tempo le catacombe si estesero sia in lunghezza che in profondità fino a coprire un’area di circa 18.000 metri quadrati con una fitta rete di cunicoli su più livelli. In epoca costantiniana, intorno al 320 d.C., presso il nucleo originario delle catacombe fu realizzata una basilica funeraria ad impianto circiforme in onore dei due martiri Pietro e Marcellino. Risale invece al 330 il famoso mausoleo dedicato alla madre di Costantino, Elena, di cui ancora oggi sono visibili i resti. Di impianto rotondo e costituito da due corpi cilindrici, venne addossato al lato est della basilica con la quale condivideva il nartece (Soveria-Mannelli 2004). Sebbene le catacombe costituiscano già di per sé un’importante testimonianza storica, le catacombe dei SS. Pietro e Marcellino conservano al loro interno una vera e propria collezione di pitture paleocristiane, che costituisce una preziosa fonte di ricerca sulle tecniche pittoriche del III secolo d.C. L’area è ritenuta da storici e studiosi di incommensurabile valore in quanto testimonianza tangibile di un “passaggio epocale” tra le persecuzioni cristiane e il riconoscimento della religione cristiana come religione ufficiale dell’impero. Le preesistenze giunte fino a noi sono veicoli in grado di trasmettere la storia e costruire la memoria e, in particolare, nel caso di studio, ci invitano ad ascoltare la natura spirituale che ha permeato le azioni degli uomini che hanno attraversato, vissuto e partecipato alla costituzione di quest’area. Oggi, una parte dell’antico fundus costantiniano è occupato dal parco pubblico di villa de Sanctis, a nord del quale campeggia in solitudine l’antico rudere del mausoleo di Elena.

19 I lavori per il restauro ed il riuso del Mausoleo di Sant’Elena a Roma come Antiquarium delle catacombe dei SS. Pietro e Marcellino sono iniziati già negli anni Novanta del Novecento in previsione del Giubileo del 2000 e prevedevano la sistemazione degli spazi esterni, degli accessi, del giardino archeologico. All’interno del Mausoleo è stata realizzata una struttura con ballatoi (ancorati alla semi capriata del nuovo tetto) e un lucernaio prismatico in sommità che presentano innesti contemporanei in un interessante contrasto con la spazialità originaria della rotonda. Il progetto architettonico è stato a cura di Roberto Secchi e Maria Grazia Filetici in collaborazione con Claudio De Angelis mentre le indagini archeologiche sono state dirette da Laura Vendittelli che ha pubblicato il volume Laura Vendittelli, Il mausoleo di Sant'Elena. Gli scavi, Milano, Mondadori Electa, 2012. Il progetto e alcune foto della realizzazione, ad oggi ancora non ancora completata né aperta al pubblico, sono state anche pubblicate in diverse riviste (“AR bimestrale dell'Ordine degli architetti di Roma e Provincia” 69/07 , “Ecclesiae urbis”, 2,1345-1360 “Costruire in Laterizio” n. 78.). Rilievi completi e dettagliati anche delle catacombe sono in Jean Guyon, Le cimetiere aux deux lauriers, École française de Rome, Roma 1987

Intorno, il quartiere di Torpignattara, è caratterizzato da un tessuto edilizio frammentato ed eterogeneo, nel quale risultano carenti gli spazi pubblici ad eccezione di alcune aree verdi con valore archeologico, tra le quali la stessa Villa de Sanctis. Sebbene quest’ultima, dopo una fase di degrado e di semi abbandono durata quasi 50 anni, sia stata oggetto di un importante intervento di riqualificazione, una grande parte di area verde a nord si trova tutt’ora in stato di abbandono, configurandosi come un vero e proprio vuoto urbano recintato da barriere vegetali che lo nascondono agli occhi del quartiere. Eppure, sotto lo strato incolto di erba che riveste diversi ettari di terreno, si estende un mondo sotterraneo, quello delle catacombe, della cui importanza si è già discusso. Nella realtà dei fatti le tracce storiche sommerse nella terra sono sconosciute e rimangono tesoro di pochi: l’ingresso è consentito una sola volta l’anno. Storia e spiritualità intrise in questo luogo e nei resti di un mondo che è stato, sono investite dalla forza disgregatrice dell’oblio, che tutto cancella velando le imprese, i fatti, la storia. In che misura la storia impressa nelle pietre che configurano lo spazio di una città può incidere sulla costruzione di una identità di un intero quartiere? La radice storica appare oggi sfocata, se ne percepisce la presenza ma non si indagano le cause, non ne sono chiare le ragioni, le passioni che l’hanno investita. Un grande buco nero si apre allora nella memoria collettiva di un quartiere, laddove ancora più grande sarebbe la necessità di scoprire un’identità perduta tra frammenti casuali di città. STRATEGIE FUNZIONALI Il mausoleo, il sistema delle catacombe e la storia intrecciata nelle pieghe sedimentate dello spazio, costituiscono un patrimonio inestimabile, nei confronti del quale ogni strategia progettuale deve essere rivolta al conferimento del giusto valore e alla restituzione dello stesso ai legittimi eredi: i cittadini. A questo proposito, ecco cosa sostiene Alberto Clementi, nel suo libro Il senso delle memorie : « […] È attraverso il progetto che si può cercare di conferire un senso riconoscibile alla città, manipolando con sapienza i complessi rapporti tra interpretazione e invenzione, tra memorie del passato e prefigurazione del futuro […] I segni della memoria, definiti beni culturali e storici nel linguaggio della burocrazia, non


Fig. 3 - Villa de Sanctis dall’alto e sistema delle catacombe.

dovranno essere trattati […] come ricostruzioni oggettivate di una storia che non ci appartiene più. Dovranno invece tornare a parlare una lingua […] capace di raccontare le molte vite dei luoghi e degli edifici, […] comprensibile al mondo delle memorie collettive, […] in questa prospettiva l’”ambiente insediativo” dovrà diventare una matrice di scene e di racconti».

Fig. 4 - Proiezione in superficie e crack.

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Questo processo trova una propria forma all’interno della strategia progettuale che ha guidato l’intervento di valorizzazione del patrimonio archeologico e artistico dell’area Ad Duas Lauros. Il progetto si configura come un nuovo polo di servizi tra il tessuto urbano e il parco, atto a promuovere la conoscenza del territorio, a convogliare flussi di utenza su più fronti, attivare una concreta rigenerazione del quartiere e promuovere la costituzione di una fertile identità collettiva. Gli edifici che si ergono al centro del complesso, rispondono a un programma di mixitè funzionale, che consente di qualificare il progetto e sostenerne la fusione sinergica all’interno del contesto urbano. Il progetto inietta in questa area funzioni di natura prettamente culturale che possono creare e determinare non solo la valorizzazione delle risorse storiche, ma anche lo sviluppo economico e dell’occupazione. Accanto a funzioni destinate alla valorizzazione, trasmissione e conservazione delle preesistenze storiche, (quali il sistema museale con accesso diretto alle catacombe e l’istituto di ricerca per la formazione di figure competenti nel campo del restauro), si innestano sistemi di ricezione turistica e attività sportive di supporto al quartiere. La funzione conservativa ed educativa del museo ha l’obiettivo di riconnettere il presente con la storia del territorio e restituire al quartiere e alla stessa città un importante frammento di memoria collettiva. La grande sala espositiva al livello ipogeo introduce al mondo sommerso e prepara alla scoperta delle catacombe. L’inserimento di funzioni legate all’attività ricettiva e sportiva nonché lo stesso museo, permettono il coinvolgimento di flussi di utenza diversificati (turisti, abitanti del quartiere, studenti, ecc.), e costituiscono allo stesso tempo delle connessioni con il quartiere, le sue preesistenze, il parco e l’intero contesto urbano di appartenenza. SVILUPPO MORFOLOGICO Dal punto di vista morfologico “In Cut” propone un contatto diretto con la materia storica. “In Cut si sviluppa al di sopra dell’area catacombale dei SS. Pietro e Marcellino, e in comunicazione visiva con il Mausoleo di Sant’Elena.

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Fig. 5 - Planimetria dell’ intervento.

“In Cut” vuol dire “Nel taglio” ed è veramente la parola chiave dell’intera operazione architettonica. Il progetto infatti porta in superficie i tracciati catacombali sotterranei che diventano le linee guida di un nuovo paesaggio emerso. E’ un paesaggio tridimensionale, simile ad una incrostazione orografica, che articola colline e crepacci per farne edifici, strade, percorsi, slarghi e piazze. All’interno di questo disegno emergono i vari corpi edificati che si organizzano attorno ad una piazza centrale che ramifica i suoi percorsi e che lega organicamente come tanti solchi lavici, i flussi dalla piazza al parco, al mausoleo e al tessuto esistente e che articola canali anche verticali per rendere fruibile visivamente e funzionalmente il livello archeologico nel sottosuolo. Il progetto pertanto da una parte echeggia un processo formativo vulcanico dall’altra rivela una sua dimensione fortemente “sezionale” perché mette in comunicazione visiva spaziale e funzionale gli accessi al mondo sotterraneo e le diverse quote degli edifici sino alle stesse coperture praticabili. Fig. 6 - Sezione 1.

Fig. 7 - Sezione 2.

La ricerca del contatto tra il nuovo e la materia storica avviene seguendo due modalità operative. La prima strategia riguarda la frattura, il crack: il nuovo paesaggio emerso è soggetto alle tensioni provenienti dal sottosuolo che ne causano la frattura. La frattura apre un grande varco centrale per poi diramarsi in percorsi pedonali che conducono verso i punti strategici del contesto urbano: il quartiere, il parco, il mausoleo. La seconda strategia è quella che collabora e avvalora la frattura, è la strategia del taglio, finalizzata al disvelamento del maestoso impianto sotterraneo e alla configurazione delle connessioni fra i tre livelli del progetto: la quota zero, con la piazza centrale e il sistema del costruito che le gravita intorno „ la quota ipogea, con lo sviluppo della grande sala museale e i laboratori dell’istituto di ricerca sul restauro „ la quota delle catacombe paleocristiane. „


Fig. 8 – Hall del Museo.

Fig. 9 – Sala espositiva sotteranea.

Di fatto i tagli, ovvero le aperture che schiudono l’impianto catacombale al di sotto del progetto, sono applicati sui solai, sia esterni che interni, in corrispondenza dei percorsi sotterranei delle catacombe. L’operazione si pone dunque quale atto di integrazione tra il nuovo e la preesistenza, al fine di permettere a quest’ultima di affiorare nello spazio e nella memoria della collettività. Nel complesso il progetto è uno spazio da percorrere e scoprire, che offre continui e mutevoli punti di vista e connessioni visive con l’intorno. Ogni passo verso il nucleo centrale propone scenari e dialoghi nuovi che inquadrano sempre parti diverse di città. Nei materiali, l’intensa forza espressiva del corten viene coniugata alle forme scheggiate delle superfici per evocare la potenza rocciosa di rosse calanche, mentre al vetro è riservato il compito di svelare le antiche tracce sommerse.

Fig. 10 - Gli edifici e il mausoleo.

Fig. 11 - Il museo dall’esterno.

RIFERIMENTI • Clementi A., Il senso delle memorie in architettura e urbanistica, Laterza, Roma 1990 p. 27 • In Cut: Progetto di tesi di laurea in Architettura, di Denise Franzè Università la Sapienza di Roma, prof. Antonino Saggio relatore. • Saggio A., URBANVOIDS™ TERRITORI METROPOLITANI, Per Roma. La sinistra e il governo della capitale: idee per un progetto possibile, a cura di Paolo Allegrezza, Scriptaweb, Napoli 2011 e diversi cataloghi con i progetti. • Saggio A., URBAN GREEN LINE. AN ECOLOGIC INFRASTRUCTURE BETWEEN PAST AND FUTURE l’Arca, n. 278, Marzo/ March 2012 • Settis S., “Paesaggio Costituzione cemento,” Einaudi, Torino 2010, recensito in: “La Repubblica” 8 febbraio 2013 • Soveria-Mannelli, Centocelle I: Roma S.D.O. Le indagini archeologiche, a cura di P. Gioia P. e R. Volpe, Rubettino, Roma 2004, pp. 105-106 • Strappa G., Studi sulla periferia est di Roma, Milano, Franco Angeli, Milano 2012 p. 55 • http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/difesa_suolo/index. html

ABSTRACT Fig. 12 - Visione notturna del complesso.

The project "In the Cut" concerns the exploitation of land and abandoned buildings also called "Urban Voids". The project, focusing on these urban voids, also located on archaeological sites and especially on the "Ad duas Lauros" promote the use of such areas by purely cultural functions that can create and determine not only the value historic resources, but also economic development and employment.

PAROLE CHIAVE Patrimonio artistico; valorizzazione; progetto In Cut

AUTORI DENISE FRANZÈ ANTONINO SAGGIO ANTONINO.SAGGIO@UNIROMA1.IT DIPARTIMENTO ARCHITETTURA E PROGETTO DIAP LA SAPIENZA UNIVERSITÀ DI ROMA

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Tecnologie T Te ecn cnol olog log gie ep per er i B Beni eni Cu en C Culturali ult ult ltur u al a i

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Mobile Mapping IP-S2

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Sistema dinamico di posizionamento e raccolta dati

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RESTAURO

S TRUCTURAL HEALTH M ONITORING DEL P ATRIMONIO STORICO - ARTISTICO LA S ALA

DEI

B ATTUTI

DEL

DUOMO

DI

C ONEGLIANO

Fig. 1 - Controllo ottico della lesione sugli affreschi

di Filippo Casarin, Emma Beccaro, Matteo Fattoretto, Paolo Girardello Il monitoraggio strutturale è’ una pratica sempre più applicata nell’ottica della conservazione e dello studio dei beni culturali. In questo lavoro viene presentato l’utilizzo di una nuova metodologia contactless di controllo delle lesioni strutturali adatta all’applicazione in contesti di superfici di particolare pregio: nel caso specifico il ciclo di affreschi della splendida Sala dei Battuti del Duomo di Conegliano.

I

l monitoraggio strutturale (SHM, Structural Health Monitoring) è sempre più considerato, anche nell’ambito della conservazione dei beni culturali, come un’attività di primaria importanza nella definizione del reale funzionamento di una struttura, consentendo quindi di esprimere giudizi su di essa (ad esempio stato di salute, aggravamento o stazionarietà del quadro di danno, necessità o meno di intervento di consolidamento...) continuamente confortati dalle evidenze sperimentali. Nel caso degli edifici soggetti a tutela risulta infatti estremamente importante conoscere le caratteristiche originarie della fabbrica, le modifiche intercorse nel tempo dovute ai fenomeni di danneggiamento derivanti dalle trasformazioni antropiche, all’invecchiamento dei materiali e agli eventi calamitosi. Spesso tuttavia si riscontrano delle difficoltà connesse con la conoscenza, anche in relazione alle risorse disponibili e all’invasività delle indagini da eseguire e risulta, quindi, necessario un confronto con modelli interpretativi a posteriori, basati sull’osservazione e sull’accertamento del funzionamento manifestato dalla costruzione.

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25 Fig. 2 - Schematizzazione del funzionamento di un sistema di monitoraggio strutturale.

Le Linee Guida per la Valutazione e Riduzione del Rischio Sismico del Patrimonio Culturale (2007), documento tecnico di riferimento nello studio del comportamento delle strutture storiche in Italia, consigliano quindi di elaborare un programma di monitoraggio dello stato di conservazione di tali edifici e monumenti, sulla base delle informazioni acquisite nelle diverse fasi di conoscenza. Il monitoraggio strutturale risulta dunque attività fondamentale per la comprensione del comportamento dei manufatti storici in quanto è l’unica metodologia di controllo continuamente in grado di fornire dati conoscitivi effettivamente emergenti dal reale funzionamento degli stessi. La finalità della conoscenza è la conservazione che viene garantita, in questo caso, attraverso un controllo periodico della costruzione che consente di programmare la manutenzione ed attuare in tempo, quando realmente necessari, gli interventi di riparazione in caso di danno strutturale, e di consolidamento finalizzato alla prevenzione. Al monitoraggio visivo, inteso come controllo periodico dell’insorgenza di stati fessurativi, segue il monitoraggio strumentale di alcuni parametri ritenuti significativi come il movimento delle lesioni, gli spostamenti assoluti o relativi di punti della costruzione, la rotazione di pareti o altri elementi. Un altro parametro importante in relazione al funzionamento locale o globale della struttura è costituito dalle vibrazioni, dalla cui analisi si ottengono le caratteristiche dinamiche della struttura. Il monitoraggio strutturale può quindi, in alcuni casi e subordinatamente alla comprensione dei fenomeni di dissesto presenti nell’edificio, porsi come valida alternativa all’intervento di consolidamento. Inoltre, in seguito all’applicazione di eventuali interventi di consolidamento strutturale ritenuti necessari, il monitoraggio offre la possibilità di procedere seguendo il metodo osservazionale, ovvero consentendo di controllare in tempo reale l’efficacia delle tecniche di consolidamento poste in essere, dando così la possibilità di confermare le scelte eseguite, oppure di indicare la necessità di modificare la strategia di intervento. In seguito ad un evento sismico di rilevante entità con danneggiamento grave e diffuso in un ampio numero di edifici il monitoraggio strutturale può dimostrare ulteriormente la propria utilità nel determinare quantitativamente la stazionarietà del danno accertato o l’eventuale peggioramento, in maniera tale da poter intervenire con cognizione di causa qualora si manifestasse un definito aggravio delle condizioni strutturali dei manufatti controllati, ad esempio predisponendo o integrando gli eventuali interventi di messa in sicurezza, oppure non intervenendo qualora i parametri monitorati presentassero caratteristiche di stazionarietà.

Un sistema di monitoraggio strutturale tipo è composto dai sensori e da un sistema di acquisizione e trasmissione dei dati ove è installato un software specifico per l’effettiva raccolta degli stessi ed eventualmente la diagnosi strutturale onboard (Figura 2). Nei paragrafi seguenti viene illustrato un esempio di applicazione di sistema di monitoraggio installato presso la Sala dei Battuti del Duomo di Conegliano (TV), con particolare riferimento all’utilizzo di una videocamera ad alta definizione per il controllo delle lesioni senza interferire con la superficie affrescata. IL DUOMO DI CONEGLIANO E LA SALA DEI BATTUTI Il Duomo di Conegliano, un mirabile esempio di edificio rinascimentale, domina il centro storico della città estendendosi dietro una serie di nove arcate che caratterizzano l’elegante facciata della Scuola dei Battuti, ornata dalle preziose trifore romaniche che sono intervallate dalle raffigurazioni bibliche realizzate da Ludovico Toeput Pozzoserrato (Figura 3). Sotto il gran porticato, si trova il portale dell’antica chiesa di Santa Maria dei Battuti, oggi Duomo della città. Le sovrapposizioni architettoniche che si sono succedute nel corso dei secoli hanno prodotto uno stile architettonico eterogeneo. Appoggiata alla facciata del Duomo e sospesa sul porticato sorge la Sala dei Battuti, sede delle antiche adunanze della Confraternita. Arrivati a Conegliano dopo la metà del Duecento, i Battuti iniziarono la costruzione della loro chiesa nel 1345 incor-

Fig. 3 - Duomo di Conegliano con la splendida Sala dei Battuti.


Fig. 4 Monitoraggio mediante trasduttori di spostamento e sezione di dettaglio del posizionamento.

porandovi, qualche decennio dopo, la Sala delle adunanze. Inizialmente piccola e semplice, la chiesa fu ingrandita e abbellita verso la fine del XV secolo con la costruzione del presbiterio e l’ampliamento delle due cappelle laterali dell’Addolorata e di San Giovanni. I lavori si completarono nel 1497, con la torre campanaria. Le continue pestilenze che si susseguirono a Conegliano tra il XVI e il XVII secolo portarono la Repubblica a coprire le decorazioni a fresco e a manomettere le strutture architettoniche della chiesa come sistema di disinfezione. Il Duomo fu riportato all’originaria bellezza dall’arciprete Francesco Sartor che, nel 1953, per far sì che esso potesse accogliere un maggior numero di fedeli, decise di avviare un restauro generale ed un ampliamento dell’abside. La Sala dei Battuti, dalle considerevoli dimensioni di circa quarantuno per sette metri, presenta tutte le pareti suddivise in riquadri con affrescate scene a carattere religioso, dovute al genio di diversi artisti appartenenti alla scuola veneta e lombarda del Cinquecento e un soffitto in legno cassettonato. La sala presenta attualmente numerose lesioni, anche di notevoli dimensioni, presumibilmente ascrivibili a più concause tra cui la forma irregolare del complesso, dovuta alle modificazioni occorse nei secoli, con il campanile intercluso nell’edificato. IL MONITORAGGIO STRUTTURALE DELLA SALA DEI BATTUTI Al fine di valutare le condizioni di sicurezza strutturale, si è proceduto con il rilievo completo del quadro fessurativo delle murature e per il controllo delle lesioni maggiormente significative è stato predisposto un sistema di monitoraggio statico, realizzato da parte della società Expin S.r.l., Advanced Structural Control di Padova su incarico del Ministero per i Beni e la Attività Culturali, Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto. Il monitoraggio statico, volto alla misurazione di parametri che variano gradualmente e lentamente in un periodo di tempo sufficientemente lungo (ad esempio apertura di fessure, insorgenza di deformazioni negli elementi strutturali), si differenzia dal monitoraggio dinamico, il cui scopo è l’identificazione di fenomeni in rapida evoluzione durante un breve intervallo temporale (ad esempio vibrazioni della struttura indotte dal traffico, da fenomeni atmosferici, da eventi sismici anche di ridotta entità). Il monitoraggio statico richiede la misurazione ad intervalli di tempo regolari di ridotte variazioni in un lungo periodo di osservazione (es. alcuni anni). Per tale tipo di monitoraggio non vi è la necessità di acquisire dati con una elevata frequenza di campionamento, essendo sufficiente la registrazione di dati ad intervalli di tempo che possono variare dall’ora alla settimana o al mese, per registrare possibi-

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li variazioni causate da cambiamenti termo-igrometrici o dall’evoluzione dei fenomeni di danno. Il sistema di monitoraggio selezionato per la Sala dei Battuti è composto da una rete di trasduttori di spostamento, integrati da un sensore di temperatura ed umidità relativa, volti a monitorare eventuali movimenti delle pareti fessurate in modo evidente e da tempo in alcuni punti. Tali sensori sono stati installati a livello del sottotetto per non interferire con la superficie dipinta (Figura 4). In aggiunta a tali sensori, a controllo del comportamento della lesione maggiormente visibile nell’affresco e che prosegue con una profonda fessurazione anche nella pavimentazione, è stata installata una videocamera ottica ad alta definizione. Lo strumento rileva lo spostamento relativo di quattro piccoli target ottici posti ai due lati della fessura, applicati mediante collante completamente removibile. Si tratta di una metodologia innovativa, che non interferisce con la superficie e che permette di ottenere una precisione paragonabile e con risultati perfettamente in linea rispetto a quelli ottenuti con i “classici” trasduttori potenziometrici di spostamento (Figura 5). Sia i trasduttori di spostamento che la videocamera sono collegati via cavo ad un box provvisto di schede di acquisizione a sua volta collegato ad un computer dove avviene la registrazione locale dei dati. Mediante trasmissione in remoto, questi vengono automaticamente inoltrati, con cadenza giornaliera alla sede operativa di Expin S.r.l., Advanced Structural Control, permettendo così di eseguire le relative analisi ed elaborazioni in un breve lasso di tempo. Il sistema, installato nel febbraio 2012, continua a garantire un controllo efficace del quadro fessurativo e ha permes-

Fig. 5 - Dettaglio della videocamera all’interno della Sala dei Battuti.

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Fig. 6 - Analisi dei dati del monitoraggio strutturale.

so di verificare il comportamento delle lesioni in occasione delle scosse telluriche emiliane dei mesi di maggio e giugno 2012, che l’edificio ha percepito debolmente. I dati reperiti fino a quasi tutto febbraio 2013, corrispondenti ad oltre un anno di registrazione, vengono riportati in Figura 6. Le letture eseguite indicano la periodica apertura/ contrazione delle fessure, dovuta alle variazioni quotidiane e stagionali della temperatura. I risultati raccolti nel primo anno di monitoraggio non evidenziano preoccupanti tendenze deformative del quadro lesivo monitorato, potendo quindi escludere un rapido peggioramento delle condizioni accertate.

In Figura 7 si può apprezzare come le letture di spostamento provenienti dalla videocamera (in blu e rosa, nel grafico), rilevate nella lesione presente negli affreschi della Sala dei Battuti, sono perfettamente in linea con la corrispondente lettura potenziometrica (P1, in verde), eseguita in corrispondenza della medesima lesione presente nel sottotetto, ad una quota di circa un metro superiore. Nei mesi estivi e invernali, si riscontra una leggera variazione tra le letture, dovuta presumibilmente alle differenti condizioni termoigrometriche tra i due ambienti, essendo il sottotetto più rapidamente esposto alle variazioni dei parametri ambientali. Al fine di completare il quadro conoscitivo, a breve è previsto inoltre un monitoraggio delle vibrazioni indotte dal moto delle campane sul supporto murario degli affreschi, con lo scopo di valutare l’influenza degli effetti dinamici delle campane sul quadro fessurativo presente.

Fig. 7 – Confronto dati telecamera e rispettivo potenziometro.

CONCLUSIONI Il monitoraggio strutturale sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nell’ambito delle strutture storiche e più in generale dei Beni Culturali, nell’ottica di ottenere importanti informazioni circa il reale funzionamento di tali tipologie strutturali. Per esse infatti ottenere


adeguati modelli comportamentali di riferimento risulta decisamente oneroso se non impossibile in assenza del conforto di dati sperimentali che validino le ipotesi assunte. Il principale documento tecnico di riferimento in Italia possono essere considerate le “Linee Guida per la valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale”, nelle quali viene esplicitamente richiamata l’importanza del monitoraggio all’interno del processo conoscitivo delle strutture storiche. Il monitoraggio strutturale può infatti dimostrare la propria utilità nel determinare quantitativamente la stabilità del danno accertato o l’eventuale peggioramento, in maniera tale da consentire un consapevole approccio progettuale, la cui necessità viene o meno richiesta appunto dall’osservazione in tempo reale del comportamento dei parametri dell’edificio monitorato. In tale contesto, nel caso di una struttura emblematica e di particolare pregio, la Sala dei Battuti del Duomo di Conegliano Veneto (TV), si è applicata e validata una metodologia innovativa di monitoraggio completamente non invasivo, ovvero il monitoraggio delle lesioni a distanza con l’utilizzo di una videocamera ottica ad alta definizione. Con tale metodologia è stato possibile controllare con alta precisione – in analogia a quanto risulta possibile fare con trasduttori di spostamento potenziometrici “tradizionali” – gli spostamenti relativi dei lembi di una lesione particolarmente ampia presente all’interno del ciclo di affreschi. In particolare, l’analisi comparativa dei dati provenienti dalla videocamera e da un trasduttore posto nelle vicinanze a monitorare la stessa lesione, indicavano la sostanziale equivalenza dei due metodi, validando così la metodologia ottica innovativa. Tale sistema di controllo si pone così come di notevole interesse nei casi in cui vi sia la necessità di monitorare delle lesioni in contesti “contactless” ovvero con superfici di particolare pregio quali appunti affreschi, mosaici ecc. ABSTRACT Structural health monitoring (SHM) is increasingly being considered in the field of conservation of cultural heritage buildings, as an activity of primary importance in the definition of the actual structural response of historical buildings or monuments, allowing to express judgments about their health conditions, e.g. worsening or stability of the observed damage pattern...). The paper shows the results obtained by the Structural Health Monitoring system installed in the Hall of Flagellants in the Conegliano Cathedral (TV), which presents a serious crack pattern. The system, which develops an innovative contactless technology relying on an optical video camera, designed in order to avoid any damage to the frescoed surface, has ensured and continues to ensure an effective control of the structure, validating the proposed technology.

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BIBLIOGRAFIA

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PAROLE

CHIAVE

STRUCTURAL HEALTH MONITORING; MONITORAGGIO STRUTTURALE; EDIFICI RELIGIOSI; CONTROLLO OTTICO; QUADRO FESSURATIVO

AUTORI FILIPPO CASARIN EMMA BECCARO MATTEO FATTORETTO PAOLO GIRARDELLO EXPIN

SRL, VIA DELLA

CROCE ROSSA 112, 35129, PADOVA

INFO@EXPIN.IT

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AGORÀ

Humus, un network per la valorizzazione dei beni culturali - E' stata presentata a Siena la nuova rete di imprese dedicate alla valorizzazione dei beni culturali. Si chiama HUMUS-Humanities@ USiena, ed è stato progettato dall’Università degli Studi di Siena per essere un vero e proprio network per lo sviluppo e la valorizzazione dei beni culturali e dell’industria creativa con lo scopo di creare sinergia "tra le diverse strutture dell’Università e del territorio, garantire un efficiente sistema di comunicazione interno ed esterno per rendere note le attività svolte nel periodo di piano, sviluppare una maggiore connessione tra attività locale e prospettiva internazionale." Il network Humus vuote quindi sviluppare alcune attività formative e di ricerca, ma anche "condividere infrastrutture e attrezzature, rafforzare i processi di trasferimento tecnologico, favorire la valorizzazione anche ma non solo economica del patrimonio storico-artistico, sviluppare la nascita di nuova imprenditorialità nel settore dell’industria creativa e dei beni culturali dal maggiore spessore innovativo, ad oggi principalmente legata al settore del turismo ed eno-grastronomico". La creazione della nuova rete di imprese e istituzioni è stata annunciata durante il primo incontro operativo svoltosi il 17 aprile presso il Rettorato dell'Università. già in passato l'Università di Siena aveva avviato Nesso, un network dedicato alla ricerca e altre iniziative per la sostenibilità e lo sviluppo. E' attualmente aperto il sito www.humus.unisi.it che permetterà l'interazione tra gli utenti del network e con i cittadini stessi in modo da tenere informati circa i progetti e le attività in corso. Fonte: Unisi

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Il Museo Archeologico di Cerveteri si dota di Teche tecnologiche - Sono ‘teche parlanti’ uniche al mondo: con un semplice tocco sul reperto, le vetrine si trasformano in autentici touch screen e diventano multimediali e interattive grazie a realtà aumentata, video e divulgazioni d’autore a cura di Piero Angela e Paco Lanciano. Si chiama ‘Touch on glass’ ed è la tecnologia che ha fatto il suo esordio lunedì 16 maggio al Museo Nazionale Archeologico di Cerveteri con ‘Museo Vivo’, le ultime installazioni nell’ambito del DiV stretto Tecnologico per i beni e le attività Culturali (Dtc), gestito dalla Finanziaria Laziale di Sviluppo per conto della Regione Lazio. L’iniziativa – allestita da Mizar e noideaLab e realizzata in accordo con la Soprintendenza dell’Etruria Meridionale - è stata presentata a Cerveteri dal Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, dalla Soprintendente per i beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, Alfonsina Russo Tagliente, dal Sindaco di Cerveteri, Alessio Pascucci, dal Presidente Filas, Michele Pasca Raymondo e dal giornalista e divulgatore Piero Angela. Grazie a ‘Museo Vivo’ i millenari reperti archeologici riprendono vita per raccontare storia, curiosità e segreti sull’affascinante mondo degli Etruschi. ‘Touch on glass’ funziona come uno smartphone: sfiorando il vetro in corrispondenza dell’oggetto, le speciali teche museali si animano e generano realtà aumentata su buccheri etruschi, anfore per l’olio e bicchieri per il vino, con l’ausilio di spettacoli di luce, effetti sonori, ricostruzioni 3D e proiezioni audiovisive. Al tocco le luci della teca si spengono per dare risalto al reperto prescelto; si attiva poi un breve video che ne descrive usi e costumi e lo riporta virtualmente nel luogo in cui è stato ritrovvato. Il tutto è accompagnato dalle divulgazioni di Piero Angela. Oltre alle installazioni nelle teche, il museo mette a disposizione anche il filmato introduttivo con Piero Angela a grandezza naturale che accoglie e accompagna il visitatore durante tutta l’esposizione. Cerveteri diventa così l’area archeologica, patrimonio dell’umanità, più hi-tech al mondo. ‘Museo

Vivo’ si aggiunge infatti agli allestimenti multimediali realizzati in otto tombe della Necropoli della Banditaccia, sito Unesco. Tali interventi sono stati realizzati nell’ambito delle azioni del Dtc, il sistema integrato per valorizzare il patrimonio culturale del territorio attraverso le tecnologie digitali. Grazie ad avanzate tecniche di spettacolarizzazione, proiezioni audiovisive in sei lingue, ricostruzioni virtuali e effetti sonori, le installazioni mostrano ‘dal vivo’ nelle tombe stesse come queste erano più di duemila anni fa, riproducendo le atmosfere del tempo e i loro tesori con assoluto rigore scientifico e rispetto per la sacralità dei luoghi. Ad arricchire la visita, anche un’applicazione mobile che funge da guida interattiva: la App gratuita Cerveteri mostra la mappa della Necropoli su cui sono dislocati i vari punti di interesse corredati da immagini, file audio e schede descrittive. Museo Vivo, realizzato da Filas per conto della Regione Lazio, rappresenta un’ulteriore leva per il rilancio dell’economia del territorio, a cominciare dal turismo. Basti pensare che nel 2012 grazie alle installazioni del Dtc, la Necropoli di Cerveteri ha registrato una crescita di afflussi di circa il 10% sul 2011 in controtendenza con il dato nazionale (-9% Dati MIBAC) e invertendo una tendenza in costante declino che ha visto dimezzare i visitatori delle necropoli negli ultimi 10 anni. Un comparto, quello dei beni culturali, strategico per il Lazio (regione con la più alta concentrazione di musei, monumenti e aree archeologiche statali), dove l’innovazione e la tecnologia possono portare un ritorno economico importante. Obiettivo del Dtc è infatti creare una rete fra imprese hi-tech, industrie creative (7mila con 250mila addetti solo a Roma), aziende nella filiera per i beni culturali (1.800) e del turismo culturale (30mila), incentivando l’innovazione e l’indotto sul territorio. Tutte le informazioni sul progetto Cerveteri e gli Etruschi sono presenti sul portale Futouring. Fonte: Futouring

Nuove applicazioni della fotografia RTI - Recenti impieghi della tecnica fotografica RTI (Reflectance Transformation Imaging, trasformazione di immagini in riflettanza) su tre dipinti del celebre artista cretese Domenikos Theotocopoulos, conosciuto a livello internazionale come El Greco sono state effettuate da Nikolas Bakirtzis e Ropertos Georgiou del Centro di Scienza e Tecnologia in Archeologia e Ricerca (STARC) del Cyprus Institute. I due ricercatori sono stati invitati a presentare i risultati ad Atene. Il Museo Benaki, titolare di uno dei dipinti, l'Adorazione dei Magi (1565-1567), ha recentemente organizzato uno speciale workshop con il lavoro del Centro di Imaging per l'Archeologia e i Beni Culturali (ICACH) con la partecipazione dei curatori del Museo, fotografi, restauratori e storici dell'arte. I partecipanti al workshop hanno riconosciuto il valore del lavoro dell'ICACH nell'analisi visiva dell'arte di El Greco e hanno esortato la preparazione di un progetto sistematico per la documentazione di tutti i primi dipinti di El Greco, in particolare il suo lavoro prima del suo arrivo in Spagna nel 1577. Le immagini RTI hanno offerto un'analisi preziosa e dettagliata della superficie delle opere d'arte di El Greco. I partecipanti hanno infatti potuto apprezzare la tecnica di stesura delle pennellate dell'artista, il suo uso dei pigmenti, la stratificazione degli interventi postumi, i deterioramenti sulla superficie dei dipinti e altri dettagli. Questa avanzata tecnologia fotograficapuò fornire un'esperienza interattiva all'utente, in quanto egli può controllare la direzione dell'angolo di incidenza della luce per illuminare virtualmente ogni dettaglio in rilievo sulla superficie dell'oggetto fotografato. Un ulteriore approfondimento di questi risultati contribuirà ad acquisire nuove conoscenze sull'attività dell'artista. I ricercatori del Cyprus Institute sono stati invitati a fare dei piani immediati per fotografare tutte le opere di El Greco in Grecia (Atene e Creta) e preparare un corpus digitale di immagini RTI. L'attività sarà incluso negli eventi organizzati per il 2014, che è stato scelto come anno internazionale dedicato ad El Greco. Fonte: Cyprus Institute

ArcheomaticAN° N°1 ArcheomaticA 1 marzo 2013


Tecnologie per i Beni Culturali

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Proseguono le attività di ricerca di ENEA per la valorizzazione dell'antica città sommersa di Sinuessa - ENEA comunica che ha avviato una collaborazione con il Comune di Sessa Aurunca per la valorizzazione del patrimonio geoarcheologico e naturalistico sommerso dell’antica città romana di Sinuessa, risalente al II secolo a.C. Tra gli obiettivi vi è la raccolta di dati per la realizzazione di percorsi subacquei in grado di rendere fruibile l’interessante area archeologica marina prospiciente il litorale comunale. Proprio in questi giorni l’ENEA ha avviato in questi giorni una campagna di studi geologici, rilievi geomorfologici ed ispezioni subacquee con l’obiettivo di analizzare ed appurare le probabili cause del fenomeno di sprofondamento delle strutture dell’antica colonia romana, che si trovano attualmente alla profondità di circa dieci metri. Per l’ENEA si tratta della seconda campagna di geoarcheologia subacquea in quest’area: vi partecipano i ricercatori del Laboratorio di Chimica Ambientale del Centro di Ricerca ENEA di Portici, Alfredo Trocciola, Raffaele Pica e Carmine Minopoli. Il geologo del comune, Pasquale Sarao, affiancherà il team di ricercatori dell’ENEA e come per la prima campagna di studio, svolta lo scorso anno nel periodo estivo, si approfondiranno gli aspetti geomorfologici e naturalistici di quest’area costiera. Poiché le acque in cui si trovano le rovine di Sinuessa tendono ad essere spesso torbide a causa dei sedimenti, l’ENEA prevede l’utilizzo di una tecnologia sonar innovativa per investigare i fondali in 3D, tecnologie GPS ad alta precisione e strumentazione di misura dedicata all’ambiente marino. Le indagini hanno posto l’attenzione sugli antichi tracciati viari partendo da una strada selciata che si insabbia in prossimità della spiaggia di Baia Azzurra, da cui ha preso avvio la campagna di georeferenziazione dei manufatti antropici sommersi e delle formazioni di pregio naturalistico. Tra i reperti identificati ci sono 24 enormi blocchi (pilae), tracce di una antica strada e altre strutture di origine antropica che erano probabilmente emerse in epoca romana e che confermano la presenza delle antiche strutture sprofondate. Il Comune di Sessa Aurunca intende utilizzare i risultati degli studi dell’ENEA per connotare e delimitare un’area di interesse geo-archeologico e naturalistico, da inserire nel vasto e ricco panorama archeologico della Regione Campania. In progetto vi è un polo attrezzato per percorsi subacquei ed escursioni in barca. Si tratta di un’iniziativa in linea con la Convenzione del 2001 dell’UNESCO, che stabilisce che i beni archeologici sommersi debbano preferenzialmente essere lasciati nei siti di ritrovamento favorendone la fruizione in loco, vale a dire in fondo al mare. Per avviare un dibattito tra storici, geologi ed archeologi, si è tenuto oggi, presso il Museo Civico di Sessa Aurunca (in provincia di Caserta), il convegno: “Valorizzazione del patrimonio sommerso di Sinuessa”, con la partecipazione di ricercatori ENEA di Portici, del Sindaco di Sessa Aurunca, Luigi Tommasino, di Adele Campanelli, Soprintendente ai Beni Archeologici di Salerno, Avellino, Caserta e Benevento e di esponenti di altri enti di ricerca.

Il Simposio ICOMOS a Firenze nel 2014 - Grazie ad un accordo di collaborazione scientifica firmato lo scorso marzo tra l'Università di Firenze e ICOMOS Italia (International Council On Monuments and Sites - Consiglio nazionale italiano dei monumenti e dei siti) sono state avviate le attività scientifiche per la realizzazione del Simposio triennale di ICOMOS Internazionale nel quadro della XVIII Assemblea Generale di ICOMOS Internazionale, e agli Anniversari del 50° della Carta di Venezia e del 21° del documento di Nara sull’Autenticità, che saranno svolti tutti a Firenze dal 7 al 15 novembre 2014. Nell'occasione della stipula dell'accordo "il Rettore prof. Alberto Tesi e il Presidente di ICOMOS Italia prof. Maurizio Di Stefano hanno convenuto sull'importanza per le due istituzioni e per il territorio di un confronto sui temi generali della conservazione e valorizzazione dei patrimoni culturali". L’accordo prevede che, per l'Università di Firenze, CsaVRI (Centro di servizi di ateneo per la valorizzazione dei risultati della ricerca e la gestione dell’incubatore universitario) sia struttura di riferimento del supporto organizzativo. CsaVRI potrà avvalersi dei contributi scientifici di altre strutture dell’Università e dei membri delle stesse. E' anche prevista la collaborazione della Fondazione per la Ricerca e l’Innovazione, in quanto capofila di POLIS, Polo regionale dell’innovazione della città sostenibile, collegato al Distretto toscano delle tecnologie dei beni culturali e della città sostenibile.

Fonte: ENEA

Fonte: Redazionale

Il titolo del Simposio è “Heritage, Landscape as Human Right” con cinque sottotemi: a) Sharing and experiencing the identity of communities through tourism and interpretation; b) Environment as cultural habitat; c) Sustainability through traditional knowledge; d) Community-driven conservation and local empowerment; e) Emerging tool for conservation practice. Per ulteriori informazioni è attiva la casella ICOMOS2014@csavri.unifi.it. Fonte: Polis Toscana (www.polis-toscana.it)

Un Progetto Europeo per diffondere le tecnologie ICT per i Beni Culturali - Secondo il 'Rapporto sulla competitività europea 2010' le industrie culturali e creative in Europa sono uno dei settori più dinamici, che rappresentano il 3,3% del PIL dell'Unione Europea e il 3% dell'occupazione. Inoltre, dato l'immenso patrimonio culturale concentrato in Europa, i settori creativi e culturali sono il veicolo di significativi cambiamenti di stili di vita e del progresso, tra cui lo sviluppo di nuovi posti di lavoro, modi innovativi per avvicinarsi ai capolavori del patrimonio culturale e l'instaurarsi di dialoghi intergenerazionali e interculturali. Per questo nel 2011-12, la Commissione europea ha investito ca. 100 M € l'anno in tecnologie per contenuti digitali e il patrimonio culturale. Il sostegno va alla ricerca e all'innovazione in strumenti per la creazione di contenuti, l'accesso e la conservazione. In questa luce, il progetto eCultValue che è iniziato il 1 febbraio 2013 vuole sostenere e incoraggiare l'uso delle nuove tecnologie che hanno il potenziale di rivoluzionare nuovi modi per accedere ai beni culturali e le esperienze offerte dalle risorse culturali in ambienti reali e virtuali o un mix di entrambi . eCultValue gode della collaborazione delle principali stakeholders nel settore ICT e nel campo cultura-arte e usufruisce di un consorzio veramente internazionale dei principali paesi europei che contano la maggior parte del Patrimonio culturale mondiale patrimonio. Il eCultValue è composta dal Research and Innovation Centre in Information, Communication and Knowledge Technologies ATHENA, Grecia, European Forum o e-Excellence, Regno Unito, Association for Culture and Education Kibla, Slovenia, The European Museum Forum, Regno Unito, Cultural Heritage on-line , Francia, e ESOCE, Italia (coordinatore). Tra le altre attività, eCultValue organizzerà una serie di eventi coinvolgenti e interattive, come le "Giornate del Dialogo eCult" che riunirà le parti interessate, i progetti e le iniziative condotte e gli utenti finali per discutere di come beneficiare delle nuove tecnologie ICT per render l'arte e il patrimonio più accessibile al pubblico. Stage estivi formeranno divulgatori eCult sulle tecnologie disponibili e sugli scenari nei quali saranno meglio utilizzate. All'interno del progetto è stato creato l'Osservatorio eCult, una piattaforma on-line, che agirà come un "one-stop-shop" per il patrimonio culturale, le nuove tecnologie e lo scambio di conoscenze. Per ulteriori informazioni visitare il sito www.ecultvalue.eu.


RESTAURO

IL PROGETTO SISMA AL XX SALONE DELL'ARTE DEL RESTAURO E DELLA CONSERVAZIONE DEI BENI CULTURALI E AMBIENTALI DI FERRARA di Alfredo de Biase La presenza dell'Associazione Alternativa Arte al XX Salone dell'Arte del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali e Ambientali di Ferrara ha oltrepassato le più rosee aspettative, inserendosi come evento importante nel variegato e attraente panorama degli eventi organizzati al Salone.

A

ll’interno del Salone Alternativa Arte ha allestito una mostra fotografica dal titolo “Emilia Romagna - Sisma 2012” con scatti realizzati direttamente dal sottoscritto presidente dell’Associazione, arch. Alfredo de Biase, durante i lavori di messa in sicurezza dei beni culturali colpiti dal sisma nelle zone del modenese. Considerato che quest’anno il Salone verteva principalmente sull’evento calamitoso che ha colpito i beni culturali dell’Emilia Romagna, è comprensibile come le foto di de Biase abbiano fatto da sfondo all’intera manifestazione, tanto da essere state inserite nel logo ufficiale dell’evento. All’interno dello spazio espositivo l’interesse dei visitatori e delle varie testate televisive si orientava, oltre alla visione delle foto, alla proiezione del video, realizzato dal

Fig. 3 - La mostra fotografica “Emilia Romagna - Sisma 2012”.

videomaker Sergio Grillo per il Ce.Se.Vo.Ca. (Centro Servizi Volontariato di Capitanata), riguardante le attività svolte da Alternativa Arte ed in particolare quelle inerenti il Progetto Sisma. Sabato 23 marzo, a chiusura del Salone, l’Associazione ha organizzato il convegno dal titolo “Progetto Sisma - quale momento di sensibilizzazione e formazione verso le nuove generazioni sulle attività di volontariato di protezione civile dei beni culturali” che ha visto la partecipazione di associazioni e di professionisti provenienti da varie parti d’Italia, di un nutrito numero di studenti dell’Istituto Tecnico “Eugenio Masi”, giunti per l’occasione da Foggia, e una folta delegazione di studenti dell’Istituto Tecnico per Geometri di Ferrara guidati dalla Preside prof.ssa Volpe.

Fig. 4 - Ingresso alla sala del convegno al salone di Ferrara.

Fig. 5 - Momenti del "Progetto Sisma" ripresi a Foggia (da sinistra: Sindaco di Foggia - Sede Comunale - Studenti e associati).

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Fig. 1 - Intervista al presidente Alfredo de Biase.

Fig. 2 - Riprese della RAI all'esposizione di Alternativa Arte.

Il “Progetto Sisma”, coordinato dall’Associazione Alternativa Arte con il Comune di Foggia, La Fondazione Banca del Monte Domenico Siniscalco Ceci e l’Istituto Tecnico per Geometri “E. Masi”, nasce con l’obiettivo di infondere nella cultura delle nuove generazioni l’importanza del volontariato e della protezione civile in un’ottica di salvaguardia dei beni culturali. Tra i relatori del convegno che hanno esposto la loro esperienza nell’ambito del Progetto Sisma vi erano il presidente dell’associazione, Alfredo de Biase, l’assessore alla protezione civile del Comune di Foggia, Alfredo Ferrandino, il responsabile del progetto per l’Istituto Tecnico per Geometri “E. Masi”,

Pietro Ventrella, il tesoriere dell’Ordine degli Architetti, Dario Zingarelli, il Funzionario del Ministero dei Beni e Attività Culturali, Isabella Di Cicco, il Museologo Pasquale Bloise, lo strutturista Pietro Vocale e il geometra Gianfranco Forcucci di Sismas S.r.l. sponsor dell’evento. Il Presidente Alfredo de Biase, moderatore del convegno, ha tracciato il percorso intrapreso dall’Associazione dal momento in cui è partita l’opera di sensibilizzazione verso le istituzioni locali, attraverso il convegno dal titolo “Protezione civile, una nuova sensibilità per i beni culturali”(Foggia - 2012), sino a giungere alla definizione del protocollo d’intesa che ha dato se-


L'Associazione Alternativa Arte è un'organizzazione di volontariato di protezione civile della Regione Puglia che si occupa della salvaguardia dei beni culturali a rischio di calamità naturali. Tra i primi obiettivi che l'Associazione si prefigge di perseguire rientra il voler sensibilizzare la popolazione e i rappresentanti dei vari enti pubblici verso una cultura della emergenza con particolare attenzione alla salvaguardia dei beni storico-artistici e paesaggistici. L'Organizzazione cerca di far comprendere quanto la perdita di questi beni, dovuta in particolare alle calamità naturali, possa causare un'irrimediabile perdita di valori e di identità nazionale per il nostro Paese. Ulteriore impegno per l'Associazione è quello di far crescere nelle giovani generazioni l'amore per la cultura del proprio Paese e la passione nel difenderla, attivando azioni di informazione, oltre a quelle di formazione verso i tecnici e propri iscritti. L’associazione tratta argomenti di interesse e valore che coinvolgono l'intera collettività. Associazione Alternativa Arte Via Felice Figliolia, 14 71121 Foggia Tel. 0881.775911Cell. 345.7064892- 345.7064969 Fax 0881.775911

www.alternativaarte.it

ass.alternativarte@libero.it

Fig. 6 - I relatori del Convegno, da sinistra: Dario Zingarelli, Alfredo Ferrandino, Alfredo de Biase, Pietro Ventrella, Pietro Vocale, Pasquale Bloise.

Fig. 8 - Il Convegno "Protezione civile, una nuova sensibilità per i beni culturali" organizzato a Foggia nel 2012.

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Fig. 7 - Rilievo centro storico di Foggia con lasers scanner 3D.

guito al Progetto Sisma. Il protocollo è stato così accolto dagli enti precedentemente coinvolti ed è stato firmato dal Comune di Foggia, dalla Fondazione Banca del Monte, dall’Istituto Tecnico per Geometri “E. Masi” e dalla promotrice Associazione Alternativa Arte. Successivamente, sempre il presidente, al fine di far visionare tutte le fasi del lavoro svolto nel Progetto Sisma, collegandosi al sito internet www.alternativaarte.it, ha presentato il video dell’Associazione, accuratamente realizzato dal videomaker Sergio Grillo per il Ce.Se.Vo.Ca. Nel secondo intervento, l’ing. Alfredo Ferrandino ha sottolineato che “La necessità di approfondire le conoscenze nell’ambito dello studio di previsione e prevenzione dei rischi del Piano Comunale di Protezione Civile ha indotto l’Amministrazione Comunale a favorire tutte le iniziative tese a migliorare gli studi avviati e, soprattutto, a coinvolgere la cittadinanza nel processo di pianificazione e gestione dell’emergenza. In questa ottica il Comune di Foggia ha promosso con entusiasmo il protocollo d’intesa con l’Associazione Alternativa Arte, l’Istituto Tecnico Masi e La Fondazione Banca del Monte per l’attuazione del Progetto Sisma”. Nel terzo intervento il prof. Pietro Ventrella ha spiegato l’approccio che gli studenti hanno avuto nella lettura della scheda di rilievo danni ed ha illustrato l’organizzazione del lavoro che l’associazione ha dovuto affrontare ponendo l’attenzione sui seguenti sette punti:1- Suddivisione degli allievi in cinque gruppi di lavoro per i rilievi esterni; 2 - Assegnazione dei dati rilevati ai 5 gruppi-classe a scuola per la restituzione; 3 - Individuazione degli edifici oggetto di studio nel centro storico ;4 - Rilievo delle facciate con l’uso del Laser-scanner, macchina fotografica, Termocamera;5 - Caratteristiche dell’ involucro opaco e tipologie dei serramenti; 6 - Compilazione di schede per la manutenzione degli edifici;7 - Elaborazione grafica dei risultati raggiunti con l’utilizzo di opportuno software. Successivamente gli altri relatori, in qualità di esperti del settore, hanno riportato le loro personali e mirate esperienze. Infine, il presidente ha concluso ringraziando tutti partecipanti, il dott. Federico Uccelli della Leica Geosytems per aver messo a disposizione la strumentazione laser scanner, lo sponsor nella persona del geom. Gianfranco Forcucci di Sismas S.r.l., e tutti i relatori ed i soci architetti Roberto de Biase ed Arturo Girardi per aver fornito un valido contributo all’organizzazione dell’intero evento. Al convegno hanno fatto seguito gli interventi della prof.ssa Volpe dell’Istituto Tecnico per Geometri di Ferrara che, tra l’altro, auspicava la collaborazione tra gli istituti scolastici e l’Associazione, e di alcuni rappresentanti delle organizzazioni di volontariato e di protezione civile presenti in sala, i quali hanno mostrato vivo interesse all’iniziativa chiedendo di allargare l’esperienza maturata a Foggia all’intera Penisola. A chiusura del Salone è stata evidente la soddisfazione del presidente dell’Associazione che ha riferito: “per noi è un motivo

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Tecnologie per i Beni Culturali

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Fig. 9 - Logo del XX Salone internazionale del Restauro di Ferrara realizzato con l’utilizzo di una foto dell’Associazione Alternativa Arte.

Fig. 10 - Fotografia utilizzata per comporre il logo del Salone di Ferrara 2013.

ABSTRACT

di orgoglio vedere la Puglia e la Città di Foggia salire positivamente alla ribalta delle cronache nazionali per le iniziative da noi intraprese viste come modelli da seguire. Come Associazione siamo rientrati tra gli eventi meritevoli di eccellenza curati dall’organizzazione del Salone. A sottolineare l’importanza del progetto presentato da Alternativa Arte è rilevante costatare che tale lavoro sia stato inserito tra gli interventi presentati da personaggi dal calibro di Salvatore Settis e Pierluigi Cervellati. Inoltre, siamo stati contattati dal Ministero della Cultura della Regione Castilla y Leon (Spagna) con il quale stiamo instaurando proficui contatti finalizzati ad instaurare rapporti di reciproca collaborazione. Infine, è da sottolineare come il XX Salone internazionale del Restauro di Ferrara sia stato favorevolmente caratterizzato dalla nostra presenza, tanto da far comporre la “R” del logo ufficiale di quest’anno con alcune foto realizzate e presentate dalla nostra associazione.

The presence of the Association Alternative Art in XX Fair Art of Restoration and Conservation of Cultural and Environmental Heritage has exceeded all expectations, fitting as cult event in the diverse and attractive view of events on the cultural heritage present in the exhibition. The Association of Alternative Art in the show has set up a photo exhibition entitled "Emilia Romagna - Earthquake 2012" with photos taken directly from the president, arch. Alfredo de Biase, during the work of securing the cultural heritage affected by the earthquake in the areas of Modena. Given that this year's Salone was principally concerned with calamitous event that has affected the cultural heritage of Emilia Romagna, is understandable as photos of de Biase have been the backdrop to the whole event, so that they were included in the official logo of the 'event.Within the exhibition space the interest of visitors and various newspapers television is directing it, as well as view the pictures, the screening of the video, produced by filmmaker Sergio Grillo for Ce.Se.Vo.Ca., covering activities by Alternative Arts and in particular those relating to the Project Earthquake (Progetto Sisma).

PAROLE

CHIAVE

Beni culturali; sisma; formazione; salvaguardia; laser scanner

AUTORE ALFREDO DE BIASE SOPRINTENDENZA PER I BENI ARCHITETTONICI E PAESAGGISTICI PER LE PROVINCE DI BARI, BAT E FOGGIA MINISTERO PER I BENI E ATTIVITÀ CULTURALI - DIRETTORE COORDINATORE UFFICIO DI FOGGIA ALFREDO.DEBIASE@BENICULTURALI.IT


RESTAURO

AUTOPSIA DI UN TESORO DI GUERRA: UN’ORCHESTRA MILITARE OTTOMANA di Philippe Bruguière, Emanuele Marconi

Il laboratorio di ricerca del Musée de la Musique, attivo fin dall’apertura del museo nel 1998, intraprende, da molti anni, una fitta rete di collaborazioni, in Francia ed oltreconfine, con istituzioni ed enti di ricerca. Gli obiettivi sono molteplici, dal semplice utilizzo di strumentazioni, a progetti di ricerca innovativi, sperimentazioni di nuove tecniche d’indagine e studi sulla conservazione preventiva degli oggetti e delle collezioni. Il laboratorio del Musée de la Musique

1. IL LABORATOIRE DE RECHERCHE ET DE RESTAURATION DEL MUSÉE DE LA MUSIQUE Il laboratorio collabora con le principali istituzioni museali francesi e con centri di ricerca di eccellenza e partecipa anche a progetti nazionali del Ministero della Cultura (PNRC) e dell’Agenzia Nazionale della Ricerca (ANR) e partecipa al progetto COST (European Cooperation in Science and Technology), una struttura europea per il supporto e la cooperazione dei ricercatori europei, che permette al laboratorio di finanziare ricerche specifiche e di accogliere studenti, dottoranti e ricercatori. 2. LA COLLABORAZIONE CON IL MiBAC Nel corso del 2011, il Musée de la Musique ha stipulato una collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Lombardia), nell’ambito di una campagna di studi sulla collezione di strumenti musicali conservati presso il Museo Correr di Venezia, della quale lo scrivente era il responsabile scientifico. Il Museo Correr conserva una piccola collezione di strumenti musicali (69 oggetti), di grande valore storico: scopo principale della collaborazione è stato approfondire le ricerche su un nucleo di oltre 30 strumenti di provenienza ottomana, sia da un punto di vista storico-organologico che della caratterizzazione dei materiali e del loro stato di conservazione. Gli strumenti, a fiato e a percussione, che hanno identica origine (arrivarono a fine ‘600 come bottino di guerra del doge Francesco Morosini), erano parte dello strumentario del Mehter, la banda musicale dei giannizzeri, il corpo d’élite dell’esercito ottomano (Figura 1): rappresentano un’importante testimonianza di una pratica musicale avrà anche grande influenza sulla musica colta europea (a partire dal ‘700) e che darà luogo alle note turcherie. La caratteristica peculiare consiste nel fatto che sia il più grande gruppo organico di strumenti ottomani e se ne conosca con certezza la data di arrivo nella città, che

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permette di stabilire un termine ante quem per la collocazione temporale, caso rarissimo per questa tipologia di oggetti, assai difficili da datare.

Figura 1 - “Surname-ı-Vehbi”, Levni, 1720, Museo Topkapi, Istanbul

Le notizie esistenti sulla collezione erano piuttosto ridotte e un primo sopralluogo a Venezia ha permesso di sviluppare un progetto organico di ricerca che consisteva - dopo aver confermato origine e datazione presunte degli strumenti nell’approfondirne gli studi sulle tecniche di fabbricazione e sui materiali impiegati, nonché sulle caratteristiche costruttive di alcuni di essi, particolarmente interessanti. Inoltre, l’analisi delle informazioni raccolte e il fatto che strumenti simili siano conservati presso lo stesso Musée e in molti altri in Europa, rendeva la collezione veneziana un riferimento assoluto. Il corpus della collezione è costituito da 6 grandi timpani (Kös), di dimensioni analoghe ai moderni timpani d’orchestra, 13 Tablbâz e 10 Nakkara (piccoli membranofoni dal corpo in metallo), una coppia di Zil (cimbali o piccoli piatti), due zurna (oboe) e due padiglioni di oboe barocco.

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Camillo Tonini, responsabile delle collezioni storiche della Fondazione Musei Civici di Venezia, si era dimostrato molto interessato in un proseguimento delle attività scientifiche, tanto da acconsentire all’invio, per alcuni mesi, di alcuni strumenti a Parigi, per effettuare ulteriori serie di analisi. 3. LE ATTIVITÀ DI STUDIO DELLA COLLEZIONE CORRER La ricerca delle tracce storiche, attraverso lo studio e la trascrizione dell’inventario della collezione di armi di Francesco Morosini, redatto poco dopo la sua morte, avvenuta nel 1694, in cui sono elencati 3 strumenti musicali ottomani, ha permesso di identificarne almeno uno con certezza, grazie alla corrispondenza tra la descrizione (timpaneti [...] uno dorato) e le analisi in situ (spettrometria della fluorescenza x) (Figura 2 a, b). Inoltre, le analisi preliminari effettuate sugli strumenti a percussione, (kös, nakkāra, tablbāz e zīl) (Figure 3, 4, 5, 6) hanno permesso di individuare 7 grandi gruppi di leghe metalliche (tutte a base Figura 2a - Tablbāz, n. inv 62c. La di rame) e di ripartire gli superficie è dorata. strumenti in base alla loro diversa composizione. L’analisi comparata dei metalli e della tecnica di fabbricazione (lavorazione a martello, tornitura, incisione, etc), ha consentito di tracciare una più approfondita descrizione delle caratteristiche degli strumenti in base alla loro diversa composizione: i Figura 2b - Spettrometria della Kös ad esempio sono tutti fluorescenza X sul timbale 62c in rame, con delle piccole quantità di piombo e stagno. Lo stato di conservazione, ottimo da un punto di vista strutturale, rivelava alcune problematiche sulle superfici, a causa dell’interazione fra i diversi materiali costitutivi, l’ambiente e alcune sostanze sovrammesse nel corso degli anni (Figura 7). Gli strumenti in legno ponevano problematiche differenti: se da un punto di vista conservativo le condizioni erano mi-

Figura 3 - Kös, n. inv. 60a

Numero inventario strumento

Lega

Caratteristiche

Tipo 1

Quasi esclusivamente 60a, 60c, 60d, 62a, 62b, Cu (minime quantità 62f, 62q, 62s, 62t, 62x, di Pb, Sn) 62zb

Tipo 1bis

Tipo 2

Tipo 3

Tipo 4

Quantità leggermente maggiore di Pb o Sn che nel tipo 1 Cu con presenza di Zn. Minime quantità di Pb e Sn, ma mai nulle Cu, senza Zn, presenza importante di Sn e Pb, a volte Ag o Sb Cu e Sn (il segnale Sn è il più forte di tutte le tipologie esaminate)

60b, 61a, 61b, 6l

62i, 62m, 62w, 62y

62e, 62g, 62h, 62p, 62r, 62u, 62v, 62z

59

Tipo 5

Ottone (Cu, Zn) dorato 62c (Au) in superficie

Tipo 6

Fe

62d

Figura 6 : Zīl, n. inv. 59

gliori (erano stati oggetto di un consolidamento negli anni ‘90), da un punto di vista storico e organologico sollevavano una prima questione: perché si trovavano due padiglioni d’oboe europeo in un’orchestra di giannizzeri? Chi era il costruttore? (Figura 8). Per quanto riguarda le zurna, la presenza di un meccanismo “a forchetta” (Figure 9 a, b) sollevava alcuni interrogativi, poiché secondo la letteratura esistente questo non sembrava essere originale. Si trattava di un punto fondamentale, che ha suggerito di effettuare il riconoscimento del legno (per valutare se i materiali impiegati corrispondessero a quelli descritti in letteratura) e di effettuare la datazione con il metodo del radiocarbonio.

Figura 4 - Naqqāra, n. inv. 62x

Figura 5 - Tablbāz, n. inv 62w


Figura 7 - corrosione del metallo e ossidazione. Kös, n. inv. 61a Figura 9b - meccanismo a “forchetta”, n. inv. 50

I risultati delle analisi hanno confermato tutte le ipotesi di partenza, ovvero che si trattasse di uno strumento in legno di albicocco (il meccanismo a forchetta è in bosso), costruito prima della fine del 1600. Non era inoltre chiaro il ruolo musicale del meccanismo nella parte superiore dello strumento, detto “a forchetta”, dato che le informazioni reperite erano scarse e non erano noti studi di acustica. Gli strumenti sono stati radiografati ed è stato così possibile avere maggiori informazioni sullo stato di conservazione e sulla costruzione interna (Figura 10). Nel corso degli studi inoltre, si sono ritrovati dei marchi sui due padiglioni di oboe, che grazie alla collaborazione con Rob Van Acht, hanno portato all’identificazione del costruttore come Jan Jurriansz van Heerde, attivo ad Amsterdam nella seconda metà del ‘600. Dello stesso costruttore, capostipite dei costruttori di strumenti a fiato fiamminghi, si conosce un solo altro strumento. Per quanto riguarda invece gli Zil (piatti o cimbali), l’interesse era di valutare quale tipo di procedimento e di materiali fossero stati utilizzati nella costruzione, dato che la Turchia è portatrice ancora oggi di una lunga tradizione di costruzione di questa tipologia di strumenti e che i due esemplari sono con ogni probabilità i due esemplari noti più antichi (la scoperta delle qualità sonore della lega rame-stagno risale agli inizi del 1600 ed è ascrivibile all’alchimista armeno Avedis Zildjian). Figura 8 - padiglione dell’oboe J.J. van Heerde

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Figura 9a - Zurna, n. inv. 50

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Tecnologie per i Beni Culturali 4. LA GIORNATA DI STUDI L’insieme delle attività, che ha richiesto numerose collaborazioni con istituzioni (ad esempio L’Institut de Chimie et des Matériaux de Paris-Est – ICMPE) e ricercatori, appunto per la molteplicità di approcci richiesti da questa eterogenea collezione (dal punto di vista dei materiali e delle tecniche), ha avuto come risultato l’organizzazione di una giornata di studio, che ha mantenuto il duplice approccio storico-scientifico che ha caratterizzato i mesi di ricerca. Il 12 aprile, presso il Musée de la Musique, come conclusione di una prima fase di attività scientifiche, si è tenuta la giornata Dans la Venise musicale du XVIIe siècle. Autopsie d’un trésor de guerre: un orchestre militaire ottoman. Al mattino la sessione denominata Histoire et Contextes, ha cercato di delineare il quadro storico dei rapporti tra Venezia e il mondo ottoFigura 10 - Zurna, radiografia, n. inv. 50 mano e la figura di Francesco Morosini, attraverso le relazione dello storico Jean-Claude Hocquet (Échanges et relations entre Venise et le monde ottoman à l’époque moderne) e del responsabile delle collezioni storiche della Fondazione Musei Civici, Camillo Tonini (Francesco Morosini, Capitano da mar e Doge). Un quadro di relazioni in cui emergono i rapporti culturali, fra i due mondi, simbolicamente sottolineati dal dipinto di Gentile Bellini Ritratto del sultano Maometto II del 1480, mondi non sempre in contrapposizione, ma spesso terreno di fervidi scambi culturali. Al contrario, il rapporto tra Venezia e il mondo ottomano visibile ancora nell’architettura veneziana, ha una declinazione molto più bellicosa: sono ancora visibili trofei di

39 guerra (i leoni alle porte dell’arsenale portati da Morosini) o rappresentazioni di Venezia vittoriosa sui turchi. Morosini, che di questi rapporti guerreschi è protagonista alla fine del ’600, viene rappresentato con un busto bronzeo, caso unico nella storia veneziana, mentre è ancora vivente (si legge nella targa: Francesco Morosini Peloponnesiaco adhuc viventi Senatus ). L’epopea di Morosini è ben rappresentata da un punto di vista pittorico, tanto che Alessandro Piazza dipinge divere opere che hanno come soggetto il grande ammiraglio e doge. Tra queste ritroviamo la rappresentazione del suo arrivo a Venezia (Il ritorno di Francesco Morosini dal Levante) nel 1690, (Figura 11) vittorioso di ritorno dalle guerre contro la Morea. Questo quadro è simbolicamente assai importante perché è proprio in quell’occasione che Morosini riporterà come bottino di guerra - oltre a molte armi - anche gli strumenti della banda dei giannizzeri. Inoltre, un dipinto eseguito da Giovanni Carboncino, mostra il condottiero in armatura e cappello dogale; il dipinto, conservato al Museo Correr, è contornato da una cornice di gesso dove sono visibili, assieme alle armi, due strumenti musicali (un padiglione di uno strumento a fiato e un tamburo dell’esercito veneziano). Il prosieguo della mattinata si è sviluppato focalizzando l’attenzione sulle raffigurazioni iconografiche di ensemble musicali in ambito militare, grazie al contributo dello storico David Nicolle (The role of military music within the Islamic world, culminating in the Ottoman Mehter) e del conservatore Philippe Bruguiére, che ha descritto le relazioni tra India e mondo turco e le molte affinità da un punto di vista delle bande militari (Mehter et Naubat: orchestres impériaux, emblèmes du pouvoir). La composizione dell’orchestra reale Naubat e del Mehter, nonché il ruolo cerimoniale e sul campo di battaglia, avevano molti punti in comune: le stesse rappresentazioni iconografiche mostrano una fortissima somiglianza nella struttura orchestrale. Gli strumenti utilizzati, (percussioni e strumenti a fiato) sono gli stessi, con qualche minima variante geografica e di denominazione (se infatti il Mehter utilizza la zurna, il Naubat impiega la shehnai, che sono lo stesso tipo di strumento ad ancia doppia). Gli ultimi interventi del mattino sono stati dell’etnomusicologa Giovanna Iacovazzi (La musique? Ça sert d’abord à faire la guerre) che ha analizzato il ruolo della musica

Figura 11 - Alessandro Piazza, Il ritorno di Francesco Morosini dal Levante, olio su tela, post 1690


come pratica bellica e di Rob Van Acht, musicologo, che ha analizzato criticamente i due padiglioni di oboe (Dutch schalmey by J.J. van Heerde and R. Haka in relation with the Ottoman military band in the Correr collection), identificandoli come di origine europea e non ottomana e individuandone l’autore. La sessione del pomeriggio, intitolata Analyses et Caractérisations si è dedicata invece ad illustrare i risultati degli studi e delle analisi sui materiali e sulla collezione.

Figura 12 - ingrandimento 5x della sezione tangenziale della Zurna, n. inv. 50

Marie-Anne Loeper-Attia, restauratrice esperta di metalli, ha analizzato lo stato di conservazione degli strumenti in metallo, fornendo un quadro generale delle condizioni di salute della collezioni e proponendo alcuni interventi a medio e lungo termine per una corretta conservazione. La maggioranza degli strumenti mostra un’ossidazione diffusa delle parti metalliche, a volte anche della corrosione, spesso sono visibili efflorescenze verdastre dovute alla formazione di carbonati causati dall’interazione fra i sali di rame e l’anidride carbonica. Emanuele Marconi ha proseguito illustrando le condizioni delle zurna e descrivendo le analisi microscopiche e il prelievo di microcampioni che hanno permesso rispettivamente il riconoscimento delle specie legnose (Figura 12) delle diverse parti dello strumento e la loro datazione attraverso l’impiego del metodo del C14. Si è soffermato sull’analisi del funzionamento del meccanismo “a forchetta” e sulle ipotesi correnti sul ruolo di quest’ultimo nello strumento, sottolineando che si tratti dei due esemplari di area ottomana più antichi conosciuti. Sandie Le Conte, ingénieur de recherche, (La zurna et les cymbales du musée Correr: une étude acoustique comparée) ha presentato le analisi comparate effettuate sulla zurna e sui cimbali, fornendo le prime interpretazioni del loro comportamento acustico. Jean Philippe Echard, conservation scientist, (Métallurgie des cymbales: une spécificité ottomane?) ha sintetizzato i risultati sulle analisi (esame della fluorescenza X e lo studio della microstruttura metallurgica), dei cimbali, che sono risultati essere in bronzo (con una percentuale di stagno compresa tra il 21% e il 24%. Ha comparato questi risultati a quelli ottenuti su un corpus di cimbali del Musée de la Musique, di tradizione ottomana e realizzati in estremo oriente. La tavola rotonda finale ha permesso inoltre di affrontare la questione di una realizzazione di un fac-simile della zurna, che permetterà di effettuare delle registrazioni nella camera anecoica con dei musicisti, per effettuare delle misure acustiche non realizzabili sullo strumento origina-

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le. Anche un ridotto tempo di esecuzione potrebbe infatti provocare danni allo strumento originale, a causa dell’altissima umidità provocata dall’immissione del fiato del musicista all’interno della cameratura lignea. 5. RISULTATI E PROSPETTIVE I risultati assai interessanti, raggiunti attraverso il lavoro di un’equipe multidisciplinare, vanno dall’individuazione delle prime tracce archivistiche di questi strumenti (inventario alla morte di Francesco Morosini), alla certezza della datazione delle zurna e del loro meccanismo “a forchetta” (per proprietà transitiva anche del resto del corpus) e di come costituiscano dunque un riferimento per la datazione e lo studio di strumenti simili. Per quanto riguarda gli strumenti a percussione, si ha ora la possibilità di categorizzarli a seconda della tecnica di fabbricazione o a seconda della composizione metallica, e se ne conoscono bene le condizioni di degrado, nonché i possibili rimedi e medio e lungo termine. Lo studio dei cimbali ha permesso di comprendere quanto la laminazione e la lavorazione a martello, unitamente alla geometria, siano cruciali nella realizzazione di questi strumenti e di come la composizione della lega metallica debba mantenersi entro certi stretti parametri per avere le necessarie caratteristiche acustico-musicali. Il convegno chiude idealmente una prima parte di studi e caratterizzazioni, facendo un riassunto organico di quelle che sono state le attività di studio avvenute del 2012, ma rilancia anche alcune tematiche di ricerca che potrebbero in un prossimo futuro migliorare in modo importante le conoscenze sul comportamento degli strumenti a fiato ad ancia doppia non europei e sulle modalità di lavorazione dei metalli in ambito ottomano. CREDITI IMMAGINI Immagine 1, 3, 11, 13: © Cité de la musique Immagine 10b: © Emanuele Marconi Immagine 12: © Fondazione Musei Civici di Venezia - Museo Correr Immagini 3a, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10a, per gentile concessione di: Emanuele Marconi Fondazione Musei Civici di Venezia - Museo Correr Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Lombardia

ABSTRACT The Musée de la Musique organized the 12th of April 2013 a study-day entitled: Dans la Venise Musicale du XVIIe siècle. Autopsie d'un trésor de guerre: un orchestre militaire, to discuss the historical context and the scientific analyses carried out on some instruments of the Correr Museum collection. The 39 musical instruments, belonged to a military band (Mehter also called Janissary) that was brought as war chest in Venice in 1690 by the admiral Francesco Morosini. The study day was the result of a one-year research that took place in 2012, in collaboration with the Correr Museum and the Italian Ministry of Cultural Heritage.

PAROLE

CHIAVE

MEHTER; JANISSARY MUSIC; X-RAY FLUORESCENCE; RADIOGRAPHY; BRONZE.

AUTORE PHILIPPE BRUGUIÉRE, PBRUGUIERE@CITE-MUSIQUE.FR EMANUELE MARCONI MUSÉE DE LA MUSIQUE 221 AVENUE JEAN JAURÈS 75019 PARIS TEL 01 44 84 46 12 LABO@CITE-MUSIQUE.FR

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Tecnologie per i Beni Culturali

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RECENSIONI

UOMINI E TECNOLOGIE PER LA PROTEZIONE DEI BENI CULTURALI AUTORE: PAOLA GUIDI EDIZIONE: FONDAZIONE ENZO HRUBY PAGINE: 341 PREZZO: VOLUME NON IN VENDITA (WWW.FONDAZIONEHRUBY.IT) ISBN: 978-88-904448-3

I

l volume “UOMINI E TECNOLOGIE PER LA PROTEZIONE DEI BENI CULTURALI” pubblicato dalla Fondazione Enzo Hruby – Fondazione nazionale per la protezione e la sicurezza dei beni storici, artistici, monumentali e architettonici, riconosciuta con personalità giuridica ai sensi del D.P.R. 10/02/2000 n.361, rappresenta uno studio completo ed approfondito sulla sicurezza del patrimonio culturale italiano mettendo in evidenza le professionalità e le tecnologie in uso per la protezione dei beni culturali. Come afferma l’autrice, Paola Guidi, l’idea del volume risale al 2009 “addirittura già con il titolo con il quale è stato editato, in occasione di un evento nel corso del quale avevo avuto modo di conoscere in modo approfondito l'attività del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale del Triveneto, guidato dal capitano Salvatore Di Stefano. Quello che mi aveva stupito sin da allora era il fatto che oltre 40 anni di meritorie attività del Comando CCTPC fossero poco o per niente conosciuti e che meritassero di venire adeguatamente valorizzati, se non altro per gli straordinari risultati raggiunti”. Il tema portante del volume si concentra attorno alle tecnologie avanzate di sicurezza (sistemi antintrusione, sistemi di videosorveglianza con elaborazione delle immagini, protezioni perimetrali con barriere a microonde, a raggi infrarossi o a doppia tecnologia, fino ai più recenti rivelatori accelerometrici) applicate alla gestione dei musei e dell’immenso parco archeologico italiano compreso quello subacqueo e quello non estratto. Nel libro si afferma che le migliori tecnologie utilizzate sono quelle che possono essere in qualsiasi momento aggiornate e implementate senza difficoltà, sempre in linea con l’evoluzione tecnologica. Le soluzioni di sicurezza e le misure di prevenzione e deterrenza adottate riflettono le proprie “epoche” tecnologiche ed a volte anche le “mode” del momento. I musei e i siti d’arte costruiti negli ultimi anni hanno tutti sistemi altamente integrati di building automation. L’autrice illustra in modo dettagliato la complessità della tematica partendo da “Che cosa è il patrimonio culturale italiano”, mettendo in risalto la notevole quantità dei beni e la sua capillare presenza sul territorio nazionale, l’evoluzione normativa italiana, la divulgazione della cultura come motore di ricchezza e del marchio Italia, l’importanza della catalogazione, le tecnologie oggi disponibili per la protezione dei musei, per la sicurezza delle aree archeologiche, delle chiese e dei siti religiosi. Di particolare interesse sono i capitoli 2 e 3 rispettivamente sui beni archeologici e sui beni ecclesiastici. Nel capitolo 2, dopo aver analizzato i numeri, ossia la consistenza dei beni archeologici e preistorici, si mette in risalto il modo innovativo che l’Associazione Internazionale di Archeologia Classica (AIAC) ha sviluppato per registrare e diffondere i risultati delle indagini archeologiche recenti, attraverso il sito www.fastionline.org, che fornisce i dati riguardanti gli scavi archeologici e i restauri nei paesi partecipanti, ricercabili sia in inglese sia nelle lingue dei paesi coinvolti.

Nello specifico il capitolo 3 evidenzia che il 70-80% del patrimonio culturale italiano è costituito da beni ecclesiastici la cui tutela nei secoli è stata regolamentata dallo Stato Vaticano. Dall’analisi effettuata emerge che, oltre al gran numero dei beni immobili, esiste un numero consistente di beni mobili artistici e storici (dipinti, sculture, suppellettili, paramenti, etc) delle 226 diocesi italiane situate in 16 regioni ecclesiastiche oggetto di possibili furti e al riguardo il capitolo si conclude con una sintesi sulle raccomandazioni di come prevenire i furti nelle chiese. Nel libro si sottolinea con forza che un aspetto molto importante ai fini della protezione del patrimonio culturale, attraverso le tecnologie, è sicuramente la catalogazione. Come chiaramente descritto nel capitolo 4, “catologare è già proteggere”. La protezione di un bene culturale è possibile solo se di questo bene si conoscono l’identità, il contesto, l’attribuzione e se tale catalogazione è avvenuta secondo determinati parametri condivisi e omogenei che, in caso di smarrimento e furto, consentano di rintracciarne il percorso fino al suo recupero. Nei capitoli finali, il volume raccoglie, poi, le esperienze e l’attività in Italia e all’estero del Comando Carabinieri TPC e del Gruppo della Guardia di Finanza nella loro azione di tutela del patrimonio storico e artistico evidenziandone l’eccellenza nello svolgimento delle operazione di recupero. Si evidenzia, inoltre, la più grande Banca Dati del Comando Carabinieri TPC sugli oggetti d’arte rubati. Grazie all’utilizzo di una sofisticata tecnologia informatica ed alle numerose informazioni in essa contenute costituisce un punto di riferimento per tutti i Reparti dell’Arma dei Carabinieri e per le altre Forze di Polizia italiane ed estere. Nel capitolo sul Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico della Guardia di Finanza il Comandante Maggiore Massimo Rossi mette in rilievo che il danno derivante dal “falso” non si limita alla semplice truffa, ma compromette gravemente tanto la conoscenza del periodo storico quanto la produzione e l’attività artistica di ogni singolo autore. Si precisa che per identificare il falso appare fondamentale l’esame autoptico ed il parere dell’esperto, sebbene utili – e a volte determinanti – siano anche il ricorso a strumenti scientifici come, ad esempio, la termoluminescenza, i raggi ultravioletti, i raggi X, gli infrarossi, le prove chimiche e le sollecitazioni fisiche e manuali. Il libro, originale ed affascinante, oltre ad appassionare il lettore, costituisce un riferimento utile per esperti e neofiti, poiché la vivace e dettagliata operazione culturale espressa in uno studio di altissimo profilo traccia un percorso di crescente accostamento ad una tematica molto delicata e complessa. Recensione a cura di Luca PAPI Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) luca.papi@cnr.it


MUSEI

TECNOLOGIE

MULTIVISIONE E QUADRI PARLANTI PER

RIVIVERE I FASTI DELLA

TUSCIA FARNESE

di Maria Rita Minelli

Al Palazzo Farnese di Caprarola un museo dell’impossibile tra suggestioni, proiezioni e applicazioni interattive rende ancora più emozionante e spettacolare la visita grazie alle installazioni multimediali del Distretto Tecnologico per i beni e le attività Culturali del Lazio (DTC), gestito da Filas. Il progetto è curato da Unicity, Giunti Editore e Fondazione Rosselli.

S

i chiama “La Tuscia Farnese” ed è l’allestimento multimediale che arricchisce il tradizionale percorso di visita di Palazzo Farnese a Caprarola per riscoprire la storia e i fasti della famiglia Farnese attraverso le tecnologie digitali. Un museo dell’impossibile, animato da sistemi multivisione, ricostruzioni in 3D, quadri parlanti e libri virtuali, realizzato nell’ambito delle azioni del Distretto Tecnologico per i beni e le attività Culturali del Lazio (DTC), gestito da Filas per conto della Regione Lazio. Il progetto - curato da Unicity, Giunti Editore e Fondazione Rosselli e con il contributo di Aldo di Russo - è frutto di un’importante attività di raccolta e digitalizzazione di disegni originali e volumi antichi, campagne fotografiche sul territorio di riferimento abbinata alle più avanzate tecnologie digitali, sotto la supervisione del professor Francesco Antinucci, direttore della sezione Processi Cognitivi e Nuove Tecnologie dell’Istituto di Psicologia del CNR. GLI ALLESTIMENTI MULTIMEDIALI Il progetto del Distretto Tecnologico per i beni e le attività Culturali del Lazio (DTC) “La Tuscia Farnese” evidenzia il ruolo centrale che la famiglia Farnese ha svolto nello sviluppo del territorio fino alla sua attuale identità. Sede

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dell’intervento è il Palazzo Farnese di Caprarola, luogo di avvenimenti che hanno segnato la vita e condizionato la storia del periodo Farnese e dell’Alto Lazio. Grazie alle nuove tecnologie introdotte dal progetto de “La Tuscia Farnese”, al percorso di visita ‘tradizionale’ si è aggiunto quello multimediale nelle stanze dei sotterranei, un tempo vuote: l’excursus sovrappone reale e immaginario giocando su proiezioni immersive e olografiche che raccontano la vita di corte e dei personaggi chiave che hanno abitato nella residenza. LA PRIMA SALA DI INGRESSO è dedicata agli approfondimenti multimediali attraverso tre postazioni touchscreen interattive. La libreria virtuale consente - con il sistema turning page - di sfogliare una preziosa e antica collezione di 17 libri dedicati alla storia della famiglia, altrimenti inaccessibili. I volumi, copie uniche e spesso non disponibili per gli studiosi e storici, sono stati digitalizzati in una campagna d’acquisizione che ha interessato biblioteche pubbliche e collezioni private di tutta Italia. C’è poi la timeline del periodo farnesiano: un viaggio di 200 anni tra i più importanti eventi storici, urbanistici e sociali della Tuscia. La timeline offre anche una panoramica sui personaggi principali dell’epoca, tra cui la famosa Giulia, amante di Alessandro VI Borgia, e Alessandro, futuro papa Paolo III. Infine c’è anche la ricostruzione in 3D del Ducato di Castro di cui oggi non rimangono che poche rovine. Grazie alla tecnologia virtuale e ad un avatar è possibile perdersi nelle

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Fig. 4 – Sala d’ingresso.

strade del feudo retto dai Farnese e camminare per le vie dell’antica città fortificata, raggiungendo la grande Piazza dei Bandi e rivedere, dopo più di 350 anni, l’imponenza del palazzo dell’Hostaria e le raffinate linee della Zecca di Castro. La ricostruzione virtuale della città di Castro è stata possibile grazie all’uso di sofisticate tecniche di modellazione tridimensionale sviluppate con Unity (piattaforma per lo sviluppo di videogiochi) e alla declinazione di questi modelli all’interno di un universo virtuale, completamente navigabile e interattivo. Il lavoro svolto per ricostruirne la struttura e i palazzi è iniziato da una grande e approfondita ricerca storiografica che ha visto protagonisti esperti di architettura e di storia dell’arte. La ricostruzione ad esempio si basa interamente sui disegni originali di Antonio da Sangallo, l’architetto che rese la città il gioiello architettonico del dominio Farnese. Anche i materiali utilizzati e visualizzati sono storicamente attendibili: la ricerca si è spinta fino ai particolari di costruzione di ciascuno dei palazzi di maggiore importanza del borgo. LA VISITA PROSEGUE NELLA SALA DEL FUNGO per un’esperienza immersiva nel passato. Un’occasione per vedere scorrere ‘dal vivo’ davanti a sé due secoli di storia farnesiana, raccontata dai suoi stessi protagonisti in 12 tappe. Lo spettatore viene infatti catapultato all’interno di una proiezione circolare di 60 metri caratterizzata da proiezioni olografiche da 15 apparecchi, tecniche di montaggio cinematografico e una regia centralizzata. Il tutto in una dimensione di racconto che non rispetta la consueta forma cronologica ma coinvolge emotivamente lo spettatore in un’atmosfera onirica, dove gli elementi storici vengono trasportati sulla parete come il flusso della corrente di un fiume. Il materiale utilizzato è frutto di una rielaborazione dei dipinti dell’epoca e di video-riprese originali. NEL CORRIDOIO DEI QUADRI PARLANTI sono i ritratti stessi a narrare la loro storia. All’approssimarsi del visitatore i quadri prendono vita, rivelando con racconti, immagini e sug-

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gestioni audiovisive i momenti salienti che hanno inciso per sempre nella storia della famiglia e del territorio. In alcuni casi, come quello di Ranuccio, il ritratto esce dalla cornice per condurre gli spettatori verso l’ultima sala, quella del teatro virtuale, dove due servitori di palazzo (gli attori Valeria Ciangottini e Cosimo Cinieri) raccontano il ‘lato nascosto’ della storia della famiglia, la vita quotidiana e i pettegolezzi della servitù. Il tutto sullo sfondo di un telo olografico centrale e sulle pareti adiacenti, attraverso tecniche di proiezione e animazione. Tra gli strumenti messi a disposizione dal progetto per eventi d’eccezione, anche uno speciale spettacolo serale basato sul 3D mapping projection e dedicato alla storia Farnese con luci, suoni e maxi proiezioni sulla facciata del palazzo. Grazie a potenti sistemi di proiezione e multivisione a registro, gli elementi architettonici del prospetto sono stati utilizzati per evidenziare i particolari del racconto e ospitare il Genius Loci (il genio del palazzo), impersonato da Massimo Foschi, esperto della storia della famiglia. Il video ripercorre

Fig. 7 – Teatro virtuale Ranuccio.

Fig. 8 – Teatro virtuale.

Fig. 5 – Sala del Fungo.

Fig. 6 – Sala del Fungo.

Fig. 9 – Timeline.

Ricostruzione virtuale dell’eruzione del Vesuvio


le idee, la politica, la storia delle donne, le lotte e le vittorie dei Farnese, rievocate durante un sontuoso ricevimento di palazzo. Il genio, ospite e cicerone della narrazione, introduce le personalità del mondo della cultura e dell’arte che gravitavano intorno alla famiglia, tra cui ad esempio Michelangelo, Ariosto e Guicciardini. Ospiti d’onore, Giulia Farnese, rappresentante delle donne della famiglia, e Pasquino, voce del popolo romano. Schede, foto e percorsi tematici sono consultabili anche attraverso l’applicazione mobile iFarnese per iPhone e iPad, disponibile su App Store: una guida lungo il percorso di visita tradizionale al Palazzo, ai Giardini ed museo multimediale. Sala dopo sala, il dispositivo permette l’approfondimento attraverso contenuti testuali e iconografici. Per ogni soggetto d’interesse è infatti disponibile una scheda multimediale corredata da immagini fotografiche. L’applicazione permette anche il riconoscimento automatico attraverso la lettura di un codice QRcode posizionato nelle prossimità del soggetto stesso, basta utilizzare la videocamera del device iPad, iPhone e iPod. Il sistema di lettura QRcode è integrato nella app e permette di navigare automaticamente nella scheda relativa, ma è utilizzabile anche senza QRCode per la consultazione al di fuori del museo. Sul portale futouring.com sono disponibili Punti d’Interesse (POI), mappe, itinerari, percorsi tematici e prodotti multimediali, come ad esempio le immagini in giga pixel di alcune pareti delle sale del Palazzo, la timeline dei cambiamenti urbanistici del periodo farnesiano e i 17 virtual book (in particolare, il libro ‘Illustri Fatti Farnesiani coloriti nel Real Palazzo di Caprarola’ permette di ammirare le illustrazioni delle pitture dei fratelli Zuccari della Sala dei Fasti Farnesiani o dell’Anticamera del Concilio di Palazzo Farnese con incisioni di Georg Caspar von Prenner).

E per una visita completa alla scoperta del territorio, della cultura e della storia della Tuscia basta scaricare l’applicazione mobile iTuscia, la guida virtuale lungo un percorso - da Caprarola a Viterbo e poi ancora, Bolsena, Montefiascone, Nepi, Ronciglione - che con l’ausilio delle mappe accompagna il visitatore verso gli itinerari, i luoghi e i Punti di Interesse (POI) consigliati e scelti. Il tutto corredato da schede descrittive con numerose foto. E per ciascun itinerario, luogo, POI e tappa sono inoltre consultabili approfondimenti sulle informazioni multimediali (testuali, audio, video) grazie al collegamento al portale Futouring. iTuscia è un applicazione per iPhone, iPod Touch e iPad compatibile con le ultime versioni iOS. ABSTRACT It's called "La Tuscia Farnese" and is the multimedia installation that enriches the traditional guided tour of the Palazzo Farnese in Caprarola to rediscover the history and splendor of the Farnese family through digital technologies. A museum of the impossible, led by multi-vision systems, 3D reconstructions, paintings speakers and virtual books, made under the actions of District Technology for Cultural Heritage and Activities of Lazio (DTC), managed by Filas on behalf of the Region Lazio. The project - run by Unicity, Giunti Editore and Fondazione Rosselli and with the contribution of Aldo di Russo - is the result of an important collection and digitization of original drawings and ancient books, photographic campaigns in the reference area combined with the most advanced digital technologies, under the supervision of Professor Francesco Antinucci, director of the Cognitive Processes and New Technologies of the Institute of Psychology of the CNR.

PAROLE

CHUAVE

BENI CULTURALI; INSTALLAZIONI MULTIMEDIALI; DTC;

AUTORE MARIA RITA MINELLI MINELLI@FILAS.IT RESPONSABILE DISTRETTO TECNOLOGICO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI (DTC) DEL LAZIO – FILAS WWW.FUTOURING.COM

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AZIENDE E PRODOTTI LE SOLUZIONI BIOTECNOLOGICHE DI MICRO4YOU PER IL RESTAURO Micro4yoU, spin-off dell'Università degli studi di Milano, ha lo scopo di sviluppare produrre e commercializzare prodotti a base di microrganismi per il settore ambientale ed agroalimentare. Tra i progetti in sviluppo c’è Micro4Art: Microrganismi per il Restauro di superfici lapidee d’interesse artistico. L’impiego di cellule microbiche quali agenti di biopulitura, rappresenta una tecnica originale, innovativa ed eco-sostenibile, sviluppata e brevettata da un team di ricercatori italiani e da essi sperimentata con successo su importanti monumenti ed opere d’arte. Micro4yoU, acquisendo in licenza esclusiva tale brevetto, sta lavorando alla realizzazione di una linea di prodotti biologici, efficaci, rispettosi dell’opera, dell’operatore e dell’ambiente. Con questo progetto Micro4yoU ha partecipato al “Premio G. Marzotto” vincendo il primo premio. Il primo prodotto in pipeline è MICRO4ART-solfati (MICRO4ART-s), dedicato alla rimozione di alterazioni solfatiche da statue e monumenti di natura litoide. Micro4yoU, con i sui prodotti, si rivolge ai professionisti del settore e alla committenza privata. MICRO4ART-s è stato recemente impiegato nel restauro del monumento funebre della scrittrice Anna Zuccati in arte Neera, sepolta nel famedio del Cimitero Monumentale di Milano (foto). Parallelamente Micro4yoU propone attività di diagnostica per lo studio e l'identificazione dei principali agenti biodeteriogeni nelle diverse tipologie di opere d'arte, e test in vitro sull'attività di biocidi, fornendo una consulenza nella fase attuativa dei progetti di restauro.

fenomeno “umidità capillare”, verrà spiegato come la tecnologia “a neutralizzazione di carica” vada ad agire in modo scientifico sulle cause che lo innescano, riuscendo a neutralizzarlo totalmente e in via definitiva. Verranno quindi illustrate le sostanziali differenze che caratterizzano questa innovativa tecnologia rispetto a precedenti tecniche di tipo elettro-osmotico, elettromagnetico o elettrofisico, ancor oggi in uso ma ormai superate. Sono altresì previsti momenti di confronto e dibattito, tra relatori e partecipanti, su importanti casi studio di interventi effettuati in tutta Italia con l’applicazione della tecnologia a neutralizzazione di carica Domodry. Tra i principali relatori, il Direttore tecnico del Gruppo Leonardo Solutions & Domodry, Ing. Michele Rossetto, uno dei massimi esperti in Italia sui sistemi di deumidificazione delle murature, nonché “padre” della tecnologia a neutralizzazione di carica Domodry. Per prendere visione del calendario degli eventi in corso di programmazione visitare il sito di Domodry. Fonte: Domodry (www.domodry.it)

UNOCAD REALIZZA LA COPIA DEL GIOVANE DI MOZIA

Fonte: Micro4you (www.micro4you.eu)

WORKSHOP ITALIA 2013, UN CICLO DI SEMINARI TECNCI PER CONOSCERE LA TECNOLOGIA DOMODRY Con il Convegno di apertura, che si è tenuto al Salone del Restauro di Ferrara il prossimo 22 marzo, prenderà il via il ciclo di seminari tecnicoformativi (30 eventi itineranti) di Domodry indirizzati a tutte le categorie tecniche e professionali operanti nel settore edile e dei Beni Culturali. Tale iniziativa è stata voluta e promossa dalle principali Associazioni italiane preposte alla conservazione e valorizzazione del patrimonio edilizio costruito, tra le quali Assorestauro, ARI - Associazione Restauratori d’Italia, Consulta dei Beni Culturali dell’Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e Provincia che, insieme ad altri importanti Enti e Associazioni professionali, figurano tra i soggetti patrocinatori del ciclo di eventi. I seminari tecnici (a partecipazione gratuita) hanno lo scopo di fornire ai partecipanti un indispensabile aggiornamento sull’avanzamento scientifico e tecnologico attualmente raggiunto nella diagnosi e risoluzione delle patologie da umidità capillare negli edifici, anche allo scopo di dirimere i dubbi e le incertezze ancor oggi diffuse, tra gli addetti ai lavori, sulle varie tecniche attualmente in uso. In quest’ottica, verrà presentato e discusso l’innovativo sistema “a neutralizzazione di carica” sviluppato da Leonardo Solutions e Domodry, tecnologia che ha ufficialmente conseguito il riconoscimento di “metodo scientifico” per la definitiva risoluzione delle problematiche da umidità capillare nell'ambito degli edifici storici e dell'ambiente costruito in genere. Analizzando dal punto di vista elettrico e fisico l’origine del

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E' stata realizzata da UnoCad una replica in resina stereolitografica, della celebrata statua greca raffigurante il Giovane Mozia. L'Efebo di Mozia è una statua in marmo conservata al Museo Whitaker di Mozia e raffigura un personaggio maschile, molto probabilmente un auriga. Il clone perfetto è stato realizzato in scala 1:1 e prenderà il posto dell'opera orginale al Museo di Mozia fino al rientro dell’opera originale, ora negli USA. Per la stampa in 3D della statua è stata impiegata la tecnologia e prototipazione rapida della divisione arte della Unocad di Altavilla Vicentina, ed è il primo clone del genere in Italia. Già in passato UnoCad aveva riprodotto a scopo didattico, sulla base del modello virtuale ottenuto da una scansione in 3D sull’opera originale, una prima e unica replica in gesso dell’Auriga per la gipsoteca dell’Università La Sapienza di Roma. Il nuovo replicante del “Giovane di Mozia” è vuoto all’interno, presenta uno spessore della superficie riprodotta di appena 2,3 millimetri e di peso inferiore ai 6 kg ed è stato creato con l’utilizzo della più grande macchina di prototipazione rapida esistente al mondo, brevettata come Mammoth Stererolithography. Ivano Ambrosini di UnoCad ha dichiarato come si intenda "spronare quel processo che dovrebbe assicurare i nostri capolavori ai musei proprietari e garantire contestualmente il prestito di cloni assolutamente fedeli, senza rischi, con bassi costi nei trasporti e nelle assicurazioni dell’opera.” Il “Giovane di Mozia” può quindi vantare di avere una sua "controfigura" in resina, che può reagire più facilmente alle sollecitazioni e allo stress dei viaggi in giro per il mondo e "permettendo al suo gemello originale, più anziano di quasi 2500 anni, di rimanere protetto e di godersi in pianta stabile la meritata ammirazione di turisti, studiosi e appassionati nell’isola dove è stato ritrovato, e che gli ha dato il nome".

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Tecnologie per per ii Beni Beni Culturali Culturali Tecnologie

La nuova replica è stata presentata a Palermo giovedì 23 maggio alle ore 17.00 presso la Villa Malfitano in via Dante 167 in un incontro organizzato dalla Fondazione Giuseppe Whitaker. Durante il pomeriggio è intervenuto il Prof. Lorenzo Nigro, direttore della Missione archeologica a Mozia dell'Università di Roma La Sapienza che ha illustrato la nuova replica laser della statua del Giovane di Mozia. Il Prof. Marcello Barbanera dell'Università di Roma La Sapienza ha tenuto una conferenza dal titolo "L’errore di Benjamin - La riproducibilità tecnica crea il bello". Fonte: UnoCad (www.unocad.it)

DYAQUA ENERGY, IL FOTOVOLTAICO INVISIBILE Dyaqua Energy Srl è una giovane startup che negli ultimi anni ha sviluppato degli innovativi moduli fotovoltaici invisibili, che permettono il massimo livello di integrazione architettonica, ideale per l'installazione nei centri storici e in aree di particolare pregio architettonico e paesaggistico. Uguali in tutto e per tutto ai normali elementi edilizi, sono invece i primi moduli fotovoltaici che finalmente raggiungono la perfetta integrazione architettonica. Inventati ed ottimizzati da Dyaqua Art Studio con risultati confermati dai test ENEA, i moduli fotovoltaici invisibili sono frutto di un innovativo processo di lavorazione che consente di integrare e nascondere le celle di silicio cristallino nell'elemento architettonico. Ottenuto con un composto polimerico atossico e completamente riciclabile, il modulo assume l'aspetto di un qualsiasi oggetto edilizio che si voglia riprodurre come per esempio coppi, tegole e pietre di ogni forma e dimensione, diventando indistinguibile dall'elemento architettonico originale. Grazie alla speciale composizione che caratterizza il Fotovoltaico Invisibile, i raggi solari riescono a filtrare all'interno della superficie del modulo come se fosse trasparente fino a raggiungere le celle fotovoltaiche. Tra i tanti esempi possibili, a dimostrazione della versatilità dell'invenzione, sono stati realizzati i prototipi secondo le forme delle quattro categorie principali di oggetti edilizi: coppo, pietra, piastrella ed assi di legno. I moduli Dyaqua Energy vanno oltre l'integrazione architettonica e sono:

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LA RISERVA NATURALE DELL'ISOLA DI GALLINARA SI DOTA DI UN CENTRO MULTIMEDIALE E' stato inaugurato il 13 maggio 2013 ad Albenga presso il Fortino cinquecentesco di Piazza Europa, in presenza di Rosy Guarnieri - Sindaco di Albenga, Angelo Berlangieri - Assessore al Turismo, Cultura e Spettacolo della Regione Liguria, il Centro Multimediale della Riserva Naturale Regionale Isola Gallinara. Sono intervenuti il Dott. Roberto Frasca, Responsabile New Media ETT, su “Centro Multimediale: aspetti tecnici e di realizzazione”, il Dott. Andrea Molinari, biologo marino, su “La biodiversità dei fondali dell’Isola Gallinara”, la Dott.ssa Monica Previati, biologo marino, su “L’Isola Gallinara: laboratorio subacqueo per l’Università” e gli studenti della Classe VB dell’Istituto di Agraria “Aicardi”, su “Viaggio dei ragazzi per i ragazzi”. Attraverso le nuove tecnologie, il nuovo museo consente di conoscere e avvicinarsi a uno degli ambienti naturali ancora poco accessibili, ma sicuramente più affascinanti della Riviera Ligure, e diventa un luogo di ricerca storica e didattica per le scuole e un importante volano per lo sviluppo del turismo culturale a Albenga e in tutto il comprensorio. L’approccio seguito nel Centro Multimediale è “Edutainment”: educare intrattenendo o meglio educare divertendo, rendendo il visitatore VISIT-ATTORE, ovvero protagonista del messaggio comunicativo. Per tale motivo tutte le postazioni interattive e multimediali, realizzate e installate da ETT nel Centro Multimediale della Riserva Naturale Regionale Isola Gallinara, hanno l'obiettivo di creare spazi educativi e ricreativi che permettono ai visitatori di intraprendere percorsi di navigazione virtuale e scoprire gli itinerari più suggestivi dell’isola in modo dinamico e attivo. Tutto secondo la logica di compiere il percorso in un museo all’insegna del “fare” e non soltanto dell’osservare. Il progetto Multimediale si compone di quattro postazioni tecnologiche e una proiezione: Postazione Blu – I Fondali dell’Isola Gallinara: Pavimento Interattivo Postazione Bianca - Discovery the Island: Video Wall Postazione Verde – Flora e Fauna: RFID (Radio Frequency Identification) Postazione Marrone – Archeologia: Realtà Aumentata Alla scoperta delle specie marine: Proiezione Fonte: ETT (www.ettsolutions.com)

Dyaqua Energy ha partecipato al XX Salone del Restauro di Ferrara organizzando un incontro tecnico dal titolo “Fotovoltaico Invisibile: la soluzione per beni architettonici e paesaggistici” durante il quale ha presentato e lanciato ufficialmente sul mercato S-Tile, il primo coppo fotovoltaico caratterizzato dall'integrazione architettonica perfetta.

NUOVA VERSIONE DI APS, SOFTWARE PER LA GESTIONE DI IMMAGINI DA DRONI UAV E' disponibile una nuova versione del software APS (Aerial Photo Survey), sviluppato da Menci Software, specializzato per il rilievo fotogrammetrico in applicazioni territoriali. APS è utilizzato per la generazione di bundle adjustment, dtm, dsm, curve di livello e ortofoto da immagini provenienti da droni UAV con gps a bordo. Il software APS è una stazione di elaborazione fotogrammetrica automatizzata di ultima generazione per immagini da drone UAV planante. Disponibile anche una versione trail gratuita. La release 4.2.0, disponibile in italiano, aggiunge al consolidato workflow automatizzato per la produzione di dati cartografici, la possibilità di editare le seamlines in modo semplice ed intuitivo e l'esportazione delle ortofoto in Google Earth mediante Google Earth Tiler.

Fonte: Dyaqua Energy (www.dyaqua-energy.com)

Fonte: Menci (www.menci.com)

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realizzati con materiali atossici, sia naturali che riciclabili; autopulenti e disinquinanti, attraverso specifici trattamenti al biossido di titanio; calpestabili e carrabili: il particolare composto polimerico conferisce caratteristiche di resistenza meccanica molto superiore a quella degli elementi architettonici tradizionali.


GUEST PAPER

LINKED HERITAGE: ACHIEVEMENTS AND NEXT STEPS by Antonella Fresa Linked Heritage is a Best Practice Network which includes ministries, responsible government agencies, content providers and aggregators, leading research centres, publishers and SMEs from 20 EU countries, together with Israel and Russia. The activities are delivered through the work of 7 Work Packages, led by different partners, with the support of 4 European Thematic Working Groups as well as a number of Interdisciplinary National Working Groups.

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inked Heritage www.linkedheritage.eu is a Best Practice Network which includes ministries, responsible government agencies, content providers and aggregators, leading research centres, publishers and SMEs from 20 EU countries, together with Israel and Russia. Its main focus is on the one hand the provision of large quantities of new content (3 million) to Europeana www.europeana.eu, from both the public and private sectors, and on the other hand the enhancement of the quality of both new and existing Europeana content, in terms of its metadata richness, its re-use potential and its uniqueness. The activities are delivered through the work of 7 Work Packages, led by different partners, with the support of 4 European Thematic Working Groups as well as a number of Interdisciplinary National Working Groups, which address the following issues: 1. The use of linked data to support more expressive semantic processing within Europeana, as well as making Europeana information available to third parties. 2. Persistent identifiers and their use for preventing duplicate records and broken links 3. Metadata and standards to improve the richness of content and the alignment with the Europeana data models (particularly from non-library sources) 4. Multilingual and cross-domain combination of terminologies to improve semantic-web-based-access and retrieval of cultural objects within Europeana. 5. Engagement with the private sector (especially publishers) and remediation of their metadata via Europeana. During the first half of the project, which ended with a very successful review by the European Commission, the following main results were achieved.

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The state of the art in linked data, its applications and potential was explored through the publication of a Best practice report on cultural heritage linked data and metadata standards, that identifies the most appropriate models, processes and technologies for the deployment of cultural heritage information repositories as linked data; this work constitutes the basis for the experimentation on open data in the Europeana context that can be performed through a demonstrator that has been developed in the scope of the project. The identification of the most appropriate approach to persistent identification of digital resources that has been analysed too, and the results of this analysis have been published in a State of the art report on persistent identifier standards and management tools. A Terminology Management Platform has been developed to demonstrate how it is possible to create and update a network

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49 tool and an advertising showcase with a uniquely sharp focus on a very selected and high-profile audience. This showcase aims at supporting the dissemination activities of the project and enhances the web traffic towards the official Linked Heritage website. The portal is becoming quite known among the community of digital cultural heritage: the visibility that the portal offers to Linked Heritage towards a selected and interested audience is an added value in terms of dissemination and advertising.

of multilingual cross-domain thesauri and controlled vocabularies in a collaborative way. It hereby aims to reduce the large gap between the actual state of terminology management in cultural institutions, and the skills and means necessary to deliver these vocabularies in a standardised format. The results of the work on Terminologies & Multilingualism have been published in a Booklet which contains recommendations for the design and management of terminologies to help people working in European museums, experts or nonexperts in Information Engineering and/or Linguistics, to improve the future retrievability of their digital collections online. The work carried out by the Working Group on Public Private Partnerships (PPP) focused on the exploration of metadata management practices in the private sector, including the analysis of the metadata models in use across multiple media sectors (books, music, photography, film), identity management, controlled vocabularies and IPR related issues. The results have been published in a Best Practice Report on PPP. All these topics and even more are part of the comprehensive training programme designed and implemented by the University of Padua. The learning objects are tailored for an entry-level target audience and are made available through a Virtual Library Environment which was recently presented at the Linked Heritage Training and Dissemination Event (held in Padova on March 6th-8th, 2013). Final important appointment of the project is the conference in Dublin, on 17th June 2013 under the aegis of the Irish Presidency of the European Union. To enhance dissemination and web-presence, Linked Heritage has a dedicated showcase inside the communication and cooperation platform www.digitalmeetsculture.net. The showcase presents the project with general information, link to each partner’s website, contacts, useful links and files to download, auto-refreshing news via RSS that rebound the news appeared in the Linked Heritage website, and related articles with focus on the project’s progress and achievements. Digitalmeetsculture.net is an interactive online magazine where digital technology and culture collide. Articles, information and events about the projects and initiatives in the field of digital cultural heritage, on a truly global scale, make digitalmeetsculture. net both a valuable information

ABSTRACT

Linked Heritage è una rete di buone pratiche che comprende ministeri, responsabili di agenzie governative, fornitori di contenuti e aggregatori, importanti centri ricerca, editori e PMI provenienti da 20 paesi dell'Unione europea, insieme con Israele e Russia. Il suo scopo principale è da un lato la fornitura di grandi quantità di nuovi contenuti a Europeana, del settore pubblico e privato, e dall'altro il miglioramento della qualità dei contenuti esistenti di Europeana, in termini di ricchezza di metadati, il suo potenziale riutilizzo e la sua unicità.

KEYWORDS

LINKED DATA; METADATA; EUROPEANA; LINKED HERITAGE

REFERENCES

PROGETTO LINKED HERITAGE MIBAC, ICCU PROJECT COORDINATOR: ROSSELLA CAFFO

AUTHORS

ANTONELLA FRESA FRESA@PROMOTER.IT PROMOTER S.R.L.


EVENTI 13 - 15 GIUGNO 2013 Pisa Opening the Past - Archaeology of the Future Web: mappaproject.arch.unipi.it 18 -19 GIUGNO 2013 Catania ArcheoFOSS 2013 Web: www.archeofoss.org 20 - 21 GIUGNO 2013 Pisa Monitoraggio ambientale dei beni culturali. Dalla ricerca all'applicazione Web: www.associazioneaiar.com 25 - 26 GIUGNO 2013 Torun New techniques for the non-invasive invesƟgaƟon of the surface and subsurface structure of heritage objects Web: www.fizyka.umk.pl/~oct4art/CHAR_2013/ 9 - 12 LUGLIO 2013 Bressanone XXIX Convegno Scienza e Beni Culturali Web: www.scienzaebeniculturali.it 10 - 13 LUGLIO 2013 Evora InART'13 1st InternaƟonal Conference on InnovaƟon in Art Research and Technology Web: www.inart2013conference.uevora.pt

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2 - 5 SETTEMBRE 2013 Lisbona 10th InternaƟonal Conference on PreservaƟon of Digital Objects iPRES2013 Web: hƩp://ipres2013.ist.utl.pt/index.html 2 - 6 SETTEMBRE 2013 Ljubljana 7th InternaƟonal Congress on the ApplicaƟon of Raman Spectroscopy in Art and Archaeology (RAA 2013) Web: hƩp://raa13.zvkds.si/ 2 - 6 SETTEMBRE 2013 Strasburgo CIPA 2013 Symposium: Recording, DocumentaƟon and CooperaƟon for Cultural Heritage Web: www.cipa2013.org/

10 -12 OTTOBRE 2013 Bologna Lo Stato dell'arte 11 - Congresso annuale IGIIC Web: www.igiic.org 18 - 20 OTTOBRE 2013 Lucca Lu.Be.C. Lucca Beni Culturali 2013 Web: www.lubec.it 28 OTTOBRE - 1 NOVEMBRE 2013 Marsiglia Digital Heritage 2013 Web: www.digitalheritage2013.org

8 - 13 SETTEMBRE 2013 Namur Ecaart - 11th European Conference on Accelerators in Applied Research and Technology Web: www.ecaart-11.be 23 - 27 SETTEMBRE 2013 Amsterdam Technart 2013 Web: www.rijksmuseum.nl/technart-2013 25 - 28 SETTEMBRE 2013 Delphi Virtual Archaeology Web: hƩp://vamct13.syros.aegean.gr

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Tecnologie per i Beni Culturali

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