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POSTE ITALIANE S.P.A. - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1, COMMA 1, NO/CUNEO - SUPPLEMENTO N.1 AL NUMERO 2-2020 ANNO XXII DI TN TRASPORTONOTIZIE - IN CASO DI MANCATO RECAPITO INVIARE AL CMP/CPO CUNEO PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE PREVIO PAGAMENTO RESI.

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Gente in Movimento


editoriale

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EDITORIALE

Direttore responsabile Secondo Sandiano

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Cari lettori, questo numero di GM GenteinMovimento esce in un periodo particolare. Siamo in piena “fase 2” al momento della redazione e ancora non si conoscono con precisione i termini per la riapertura del Paese. Tutta l’Italia, così come anche il resto del mondo, è stato colpito dal virus del Covid-19 che, nonostante il calo delle vittime e dei contagi, continua a segnare le nostre giornate con bollettini che non si potranno scordare per lungo tempo. Pertanto, questo numero è fortemente influenzato dall’ emergenza sanitaria ancora in corso. I nostri contributori, come sempre personalità di spicco, esperti ed esponenti politici, propongono approfondimenti e argomenti in tema Coronavirus. Nelle pagine seguenti troverete alcune strategie proposte per superare la crisi, le misure previste nei decreti legislativi e dall’Europa per aiutare le aziende in difficoltà, un’analisi critica del nostro modello di sviluppo e la relazione con l’alta diffusione del virus, alcuni suggerimenti e iniziative per favorire la ripartenza del settore turistico, il cosiddetto petrolio dell’Italia e molto altro ancora. Come sempre, non mancheranno le nostre rubriche più leggere, dedicate al tempo libero, alcune delle quali potrebbero aver risentito del lockdown. É il caso, ad esempio, della rubrica dedicata allo sport: nonostante il fermo dei campionati, sapevate che Formula 1 e moto stanno continuando a gareggiare? Scoprite come a pagina 56! In quelli che potrebbero essere gli ultimi giorni di chiusura per molti di noi, possiamo iniziare a immaginare dove andare una volta “liberi”: meglio scegliere mete e attività all’aria aperta. Prima di salutarvi e lasciarvi alla lettura della nostra rivista, volevo ringraziare tutti i contributori di questo numero che, nonostante il periodo difficile e i molti impegni, sono riusciti a ritagliare un po’ tempo per GM. Buona lettura.

DIRETTORE RESPONSABILE Secondo Sandiano

Stampa del Tribunale di Aosta

CONTATTI REDAZIONE DGConsulting s.c. Tel. 0171 412816 redazione@genteinmovimento.com

IN REDAZIONE Fabrizio Civallero, Michela Giuliano, Adriana Pozzo, Gabriella Tomasi.

WEB www.genteinmovimento.com

Iscrizione al ROC n. 24934

AMMINISTRAZIONE Stefania Ricca

STAMPA

PUBBLICITÀ Tel. 0171 412816 redazione@genteinmovimento.com

CONTRIBUTORI Si veda pagina 72

in data 29/09/2014 EDITORE E PROPRIETARIO: DGConsulting s.c.

Tipografia Tipolitoeuropa di Cuneo

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attualità

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Il Coronavirus migliora la Lotta al Covid-19: Italia, un qualità di aria e acqua esempio da seguire

Secondo l’AIE, l’Agenzia Internazionale per l’Energia, la pandemia del Covid-19 dovrebbe portare a un calo dell’8% delle emissioni di CO2. Le politiche di chiusura delle aziende e il fermo della popolazione nelle proprie abitazioni messe in atto nella quasi totalità dei Paesi del mondo, hanno portato a un netto miglioramento della qualità dell’aria e dell’acqua di fiumi, laghi, mari e oceani: per la sola Unione Europea, la riduzione degli inquinanti nell’aria è di circa il 60%. In questi due mesi di chiusura la natura è tornata a farsi viva, con animali selvatici che girano indisturbati per le vie del centro o attraversano le strade quasi deserte, i delfini che giocano nei porti e le acque dei canali di Venezia che tornano a essere limpide e a ospitare pesci e piante marine.

In queste settimane abbiamo sentito dire spesso che l’Italia “è un esempio per il mondo intero”. Ma è davvero questo ciò che si pensa all’estero? Secondo le analisi effettuate da Zwan, agenzia di reputation marketing, e SEMrush, piattaforma per la gestione della visibilità online, la reputazione dell’Italia, tra i suoi cittadini così come tra gli Stati esteri, uscirà rafforzata dall’emergenza sanitaria. Le analisi mostrano che la reputazione italiana è cresciuta in particolar modo in riferimento alla Leadership, apprezzata a livello nazionale ed internazionale. Buoni risultati anche a livello di Governance, per la gestione sociale e politica dell’emergenza, e della Sanità Pubblica, gratuita ed aperta a tutti, vista in contrapposizione a situazioni opposte di altri stati, come gli USA.

#Buooono, il ristobond per Giornata della Terra: la aiutare il settore in crisi lotta per il pianeta continua

Si tratta di un’iniziativa di acquisto e solidarietà per aiutare i ristoratori in difficoltà per via dell’epidemia e delle misure ristrettive imposte. Attraverso la piattaforma web cirivediamopresto.it si potranno acquistare i ristobond del tuo ristorante preferito, da utilizzare dopo la riapertura. I buoni possono essere utilizzati per il pagamento di aperitivi, pranzi e cene che, al momento dell’utilizzo, varranno il 25% in più. Quattro i tagli previsti: 15, 25, 50 e 100 euro, in modo che possano essere fruiti dalla più amplia platea di locali, bar, ristoranti, pizzerie e pub. Le somme versate per l’acquisto dei ristobond andranno direttamente ai ristoratori, divenendo una disponibilità di liquidità immediata per l’azienda. 4

GENTE IN MOVIMENTO

L’emergenza climatica è una realtà tornata sotto i riflettori grazie all’impegno di Greta Thunberg e che, nonostante la pandemia di Coronavirus, è una minaccia molto più incisiva per tutta la popolazione mondiale. Nonostante esista dal 1970, la giornata dedicata all’ambiente e alla salvaguardia del piante è poco conosciuta. Si festeggia in tutto il mondo il 22 aprile, un giorno e un mese dopo l’equinozio di primavera. Quest’importante celebrazione ha festeggiato proprio quest’anno il 50° anniversario con un’edizione tutta digitale, una maratona virtuale con foto, video, eventi e testimonianze di azioni e progetti svolti in favore della Terra e racchiusi sotto l’hashtag #OnePeopleOnePlanet. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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attualità

Il 75° anniversario della Liberazione d’Italia

Esame di maturità 2020: a casa o in classe?

Il 25 aprile 2020 è stata la 75° celebrazione della festa della Liberazione, un evento importante che quest’anno si è svolto in modo alternativo. Molte le commemorazioni presso i monumenti simbolo della Resistenza che si sono tenute con piccole rappresentanze delle autorità in diretta streaming in tutto il Paese. Con l’annullamento di cortei ed eventi pubblici, il 25 aprile quest’anno si è caricato di un nuovo significato, quello della ripartenza, della voglia di libertà e di ritorno alla normalità. Gli italiani però non si sono tirati indietro, e la festa ha fatto riecheggiare per tutto il web i canti simbolo: l’inno di Mameli e “Bella Ciao”, proposta per un canto collettivo in diretta web dall’Anpi, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.

Per la prima volta nella storia del nostro Paese, le scuole hanno dovuto sospendere le lezioni canoniche a fine febbraio. Tutte le classi di ogni ordine e grado hanno dovuto trovare un sistema alternativo per proseguire le lezioni. Maestri e professori si sono improvvisati youtuber e teleconferenzieri per portare avanti il programma scolastico e non far perdere l’annualità ai propri studenti. Tuttavia, nonostante sia assodato ormai che l’anno scolastico terminerà con le classi “a distanza”, resta il nodo sull’esame di maturità: in presenza o a casa? La nuova modalità d’esame prevede il solo colloquio orale, un’interrogazione multidisciplinare con la commissione esterna, che prevede la partecipazione al massimo di 10 persone: i professori, il maturando e un paio di testimoni.

Il 2020 sarà l’anno della web economy

Gli italiani alle prese con lo smart working

Costrette in casa per due mesi, molte persone si sono date alla scoperta del web. Un po’ per necessità, un po’ per curiosità, gli italiani si sono ritrovati a lavorare, intrattenere relazioni e fare acquisti online. Se prima del Coronavirus gli utenti dell’e-commerce erano prevalentemente legati al settore turistico, la quarantena ha spostato l’ago della bilancia verso altri settori, come quello alimentare, l’abbigliamento e l’arredamento, che permettono al commercio elettronico di continuare a crescere, segnando addirittura un +274% negli ultimi due anni (dati AJ-Com.Net). La tendenza, tutt’altro che italiana, porterà il 48% della popolazione mondiale a utilizzare i canali digitali per fare acquisti.

L’adozione dello smart working ha permesso a molte aziende di continuare la propria attività. Ma cosa ne pensano davvero imprenditori e lavoratori? Secondo un’indagine di Infojobs, la maggior parte delle aziende dichiara che i dipendenti hanno apprezzato la possibilità di lavorare da casa. Infatti, il 38% dei lavoratori si ritiene fortunato di poter evitare gli spostamenti, mente il 27% apprezza le possibilità offerte dalla tecnologia. Solo il 7% dice di essere meno produttivo, soprattutto a causa degli impegni famigliari da gestire in contemporanea. Per quanto riguarda il futuro, il 71% dei lavoratori vorrebbe continuare con lo smart working 1 o 2 giorni a settimana, mentre solo il 16% auspica il full time.

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Sviluppare talenti per superare la crisi Dallo smart working allo scollamento dei rapporti fra manager e membri del team: la pandemia minaccia le aziende anche sul fronte delle relazioni. a cura di Alessandro Pantani

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eople3.0, società specializzata nel benessere aziendale e nella felicità sul posto di lavoro ha sviluppato un metodo per trasformare questa crisi generalizzata in un’opportunità di crescita per le imprese e per i loro leader e manager. “Il primo problema di cui le aziende dovrebbero tenere conto, dal punto di vista delle relazioni interne, è quello del cosiddetto scollamento: la pandemia, il lockdown, l’obbligo di smart working senza adeguata preparazione da parte tanto dei dipendenti quanto dei manager hanno creato un terreno fertile dove l’individualismo e l’allontanamento

dai valori aziendali e dal senso di appartenenza possono germogliare molto facilmente. E al momento del rientro, per tante realtà, questo sarà un problema che assumerà dimensioni crescenti”. Non ha dubbi Anna Piacentini, CEO di People3.0, società di consulenza specializzata nel benessere aziendale e nell’ambito della felicità sul posto di lavoro: “Se non si interviene per invertire questa tendenza, al rientro la lezione che le persone avranno imparato sarà che, di fronte a problemi che investono la persona a 360°, ognuno può contare solo su sé stesso e questo finirà con l’impattare non solo sul senso di appartenenza ma NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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anche sul rendimento, sulla disponibilità a quegli sforzi che molti economisti stanno già immaginando come inevitabili, al momento della ripartenza”. Quello che è andato compromettendosi, nel corso di due mesi di allontanamento forzato dal posto di lavoro e di relazione con manager e leader, è il rapporto di fiducia: “Da questa situazione occorre trarre una lezione e un’opportunità” procede Anna “fino al giorno prima della crisi, la maggioranza dei manager indossava la maschera del superuomo inossidabile e privo di debolezze. Oggi quel modello non funziona più e chi ha il coraggio di mostrare le proprie fragilità è come se avesse una marcia in più: dimostra che per quante competenze si possano avere, non si possiedono tutte le risposte e si invita i propri collaboratori a cercarle insieme, senza aspettare una soluzione calata dall’alto e accettata passivamente”. L’opportunità che si presenta quindi ai manager è quella di favorire la crescita umana e professionale dei membri dei propri team: fare un passo indietro per farne due avanti, trasformando un potenziale disastro in un, citando una famosa battuta, passo di cha cha cha. “La sfida dei prossimi mesi per le organizzazioni”, commenta Davide Cortesi, esperto di Empowerment individuale e organizzativo, executive & performance coach “sarà quindi quella di aiutare i leader a gestire le persone in una situazione nuova, ricca di incertezze e di paure. Chi si occupa di risorse umane o di strategia aziendale dovrà aiutare i propri leader o manager ad aiutare i collaboratori, in una catena virtuosa che dia vita a un nuovo mindset e a nuove dinamiche di relazione”. Non più un leader che impone ordini e soluzioni quindi ma una figura di riferimento che comprende le difficoltà, le condivide ed è pronto ad aiutare i membri del proprio team a gestire l’incertezza degli scenari, mercati e dinamiche organizzative che ora nessuno conosce realmente. “Un segnale importante di quanto tutto sia cambiato, rispetto a due NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020

soli mesi fa”, incalza Emmanuele Del Piano, esperto di talent development, performance e facilitatore dei processi di cambiamento “è la vera e propria scomparsa dai canali social dei cosiddetti ‘guru’ pronti a dispensare soluzioni facili per ogni problema. E proprio quando, con un pizzico di ironia, ci sarebbe stato più bisogno delle loro formule magiche. La verità è che la situazione attuale lascia spazio a una grande opportunità di cambiamento: non possiamo fare più le cose come le facevamo prima ma possiamo farle in modo nuovo, dando spazio al team per auto-organizzarsi, stimolando gli aspetti operativi e la capacità di creare valore. E quando riusciremo a uscire da questa situazione difficile potremo contare su collaboratori più coinvolti, attivi e propositivi. E anche se ci trovassimo di fronte a qualcosa da correggere, nell’attuale situazione di caos, potremmo farlo. Tutti insieme”. Per aiutare le aziende ad affrontare questo momento di cambiamento epocale (e non solo) People3.0 ha dato vita a un modello operativo innovativo: “Lavoriamo in primis sui talenti individuali” prosegue Anna “attraverso un assesment che ci permette di creare una vera e propria mappa dei talenti di ogni membro del team, individuandone i punti di forza e le criticità e fornendo ai manager gli strumenti per valorizzare al meglio ogni singola risorsa. Si tratta di un modello che proponevamo già prima dello scoppio della crisi”. “Lo strumento di base si chiama Diamond Approach” spiega Davide “e permette di mappare il tratto prevalente, in gergo il ‘tipo’, della persona con cui interagiamo. Nasce come strumento di autoriconoscimento, per lavorare su noi stessi: quando ho capito chi sono e come funziono, posso utilizzarlo anche per migliorare la qualità dell’interazione, dell’engagement, del rapporto con l’altro. Il Diamond Approach definisce 6 tipi prevalenti, inquadrando i punti di forza e i cosiddetti ‘deragliatori’, i comportamenti automatici limitanti che ognuno attiva in condizioni di stress e tensione. Grazie a questo modello ogni manager o leader può

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identificare e sviluppare al meglio la propria modalità di leadership. Lo step successivo è quello di utilizzarlo per comprendere al meglio anche i propri collaboratori, individuandone le criticità e i punti di forza: una consapevolezza che può trasformare il manager in un gestore di persone capace di farle crescere in base ai singoli potenziali”. Come mettere a frutto uno strumento tanto potente in un momento di crisi come quello attuale? “Occorre, in primis, cambiare il focus della nostra attenzione” spiega Emmanuele. “Non possiamo controllare quello che accade fuori di noi ma possiamo lavorare su ciò che accade dentro di noi, sostituendo ansia e imprevedibilità esterne con controllo e gestione al nostro interno, focalizzandoci sull’ obiettivo da raggiungere. Ma per fare questo è necessario che cambi radicalmente il modo in cui tali obiettivi diventano miei: se sono calati dall’alto, insieme a procedure rigide e dettagliate, finirò con il sentirmi un ingranaggio inutile in una macchina complessa e spersonalizzante o, peggio ancora, con lo sviluppare un profondo risentimento verso obiettivi e metodi. Viceversa, se mi trovo a contatto con un leader che, nell’ambito della relazione sopra descritta, definisce i macro obiettivi ma mi stimola a trovare percorsi per raggiungerli io sarò spronato a dare il massimo, mettendo a frutto i miei punti di forza. In questo contesto il leader è fondamentale: aumenta il controllo sui propri collaboratori ma lo utilizza come strumento per guidarli, non come indicatore di sfiducia. E così, in questo momento di caos dove spesso la sensazione di molti manager è quella di ‘perdere il controllo’ sul proprio team, il risultato sarà quello di averne di più. Ma in una forma nuova, più efficace e che, nel lungo periodo, porterà alla crescita dei singoli membri del team e del gruppo nel suo complesso”. Fiducia profonda, coerenza, consapevolezza e presenza quindi: “È questa la ‘palestra’ che permetterà alle aziende di rientrare in pista dopo questa crisi molto più forti e performanti di prima”, conclude Anna. GENTE IN MOVIMENTO

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DL Liquidità: aiuti alle imprese italiane Il Decreto affronta il problema della mancanza di liquidità per le spese correnti, ma non tiene conto dello scoperto connesso alla perdita di fatturato. a cura di Paolo Ferraris

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ome noto il Decreto Liquidità ha previsto all’art 13 un rafforzamento del Fondo di Garanzia, al fine di estendere al 100% la garanzia sui prestiti fino ad un massimo di 25.000 (25% del fatturato) e al 90%, a cui se ne può aggiungere un’altra del 10% da parte di un confidi, per quelli fino a 800.000 euro per le aziende con un fatturato inferiore a 3,2 milioni di euro. La misura prevista dal Dl 23/2020 è sicuramente efficace perché affronta un problema tipico di queste fasi di crisi: la mancanza di liquidità per far fronte alle spese correnti, in particolare quelle fisse.

Rimane però scoperto il secondo fronte, quello connesso alla perdita del fatturato, che richiederebbe contributi a fondo perduto, difficili da erogare per un Paese già indebitato come il nostro. Questa tipologia di aiuti (finora limitata all’indennità dei 600 euro dell’Inps) dovrebbe essere contenuta nel prossimo Decreto Aprile, ma alla data odierna (26 aprile 2020) è poco probabile sperare in sostanziosi contributi a pioggia come dichiarato dallo stesso Presidente del Consiglio. Peraltro, eventuali contributi a fondo perduto non sarebbero in contrapposizione al “Decreto Liquidità”, semmai ne farebbero parte integrante NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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e rafforzerebbero la “potenza di fuoco. Le imprese hanno, quindi, la possibilità di ottenere un prestito con condizioni vantaggiose, sia in termini di tasso (inferiore al 2%), sia in termini di preammortamento (24 mesi). Questa è una strada da valutare con attenzione, perché se da un lato è necessario dotarsi degli strumenti per garantire liquidità alla propria azienda, nel contempo non vanno sottovalutati i rischi della scelta. La procedura, infatti, esclude la valutazione di merito, limitando ad un controllo formale sulla regolarità dei dati, per i micro finanziamenti, e rende più rapida l’istruttoria per quelli di importo superiore; i prestiti avranno, però, un impatto sul merito creditizio dell’azienda nei prossimi anni. È, quindi, necessario che da subito le aziende apprendano la necessità di analizzare gli aspetti finanziari del proprio bilancio e le conseguenze di un peggioramento del rating. Occorre cioè aver sotto controllo i parametri previsti nella sezione IX del decreto Mise 12 febbraio 2019 che, in base alla tipologia di impresa e società, determinano i drivers per la definizione del rating (da molto alto a basso). Le imprese che già oggi si trovano in situazioni di basso rating non possono limitarsi a prendere a prestito del denaro con la speranza, ovviamente condivisa da tutti, di una decisa ripresa economica e produttiva, ma devono valutare azioni compensative. I budget devono essere predisposti non con uno scenario ottimistico, ma stimando un’evoluzione economica debole, come già paventato dai principali studi. Occorre, altresì, valutare, azioni per garantire nel medio termine la patrimonializzazione della società, come aumenti di capitale proprio, politiche dei dividendi meno generose, eventuali dismissioni di beni o rami aziendali non necessari al business dell’ azienda. Il punto di forza di questi prestito riguarda i due anni di pre-ammorNUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020

tamento, la cui finalità è quella di consentire alla singola impresa o al professionista di trovarsi nella condizione di generare un reddito adeguato per far fronte al pagamento delle rate, limitando agli interessi il cash flow attuale. L’obiettivo di avere un reddito positivo e un discreto cash flow tra due anni è, quindi, essenziale perché in mancanza di esso sarà difficoltoso ottenere nuovi prestiti, peggiorerebbe il rating di affidabilità e nei casi più gravi si aprirebbero le porte a situazioni di insolvenza. Una situazione che allarma sono, infatti, le molte imprese che chiedono la liquidità non per coprire i costi fissi attuali o a quelli necessari per la ripartenza (per i quali esistono anche crediti di imposta come quello per le locazioni o per la sanificazione dei locali), bensì per coprire debiti pregressi di varia natura (commerciale, fiscale). Questo denota che l’azienda era già in crisi di liquidità prima che Covid 19 colpisse la nostra economia e il nuovo prestito è soltanto un palliativo per la situazione esistente e non sicuramente l’antidoto. Molte aziende hanno peraltro già sfruttato la sospensione delle rate sino al 30.09.2020 prevista dal cc.dd decreto Cura Italia, ma questo impone di aggiornare i propri piani di ammortamento, per non rimanere sorpresi dall’accumulazione delle rate. Alcune imprese, senza particolari

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situazioni di crisi di liquidità, possono, al contrario, sfruttare il Dl Liquidità per estinguere debiti pregressi più onerosi in termini di tasso di interesse (per esempio ridurre il fido) ovvero per allungare la durata del debito. Si segnala che il Fondo di Garanzia utilizza un tasso di accantonamento prudenziale del 30%, stimando quindi un’insolvenza di un’azienda su tre, dato che conferma il timore evidenziato poc’anzi. Tra le critiche giunte al decreto c’è stato quello di legare l’ammontare del prestito al fatturato, penalizzando quelle con ricavi più bassi, magari perché nate da poco. Si ritiene che, per quanto effettivamente in alcuni casi è una limitazione eccessiva, la logica del Ministero sia stata quella di voler evitare la richiesta di finanziamenti troppo elevati, alimentati dalla garanzia pubblica e dal rischio di azzardo morale insito in queste operazioni. Aggiungo, infine, che la Regione Piemonte ha previsto, tramite la società FinPiemonte, un bando di prossima pubblicazione (si stima verso la metà di maggio) per coprire le spese e gli oneri finanziari connessi ai finanziamenti chiesti dalle aziende dopo il 17 marzo. Sarà erogato un contributo a fondo perduto, in funzione dell’ammontare del prestito, a coloro che hanno subito un calo di almeno il 30% del fatturato nel bimestre marzo-aprile 2020 rispetto allo scorso anno. GENTE IN MOVIMENTO

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Covid-19: bilanci familiari a rischio Il 47,7% dei lavoratori dipendenti dei settori produttivi “che hanno chiuso”guadagna meno di 1.250 euro mensili, il 24,2% si trova sotto la soglia dei 1.000 euro. a cura di Rosario De Luca

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a sospensione, anche se temporanea, delle attività produttive per fronteggiare l’emergenza sanitaria da Covid-19 ha, fra le altre cose, causato per 3,7 milioni di lavoratori il venir meno dell’unica fonte di reddito familiare. Ad essere più colpite le coppie con figli (1.377 mila, 37%) e genitori “soli” (439 mila, 12%) con il rischio di non riuscire a fronteggiare le spese quotidiane. Un dato preoccupante se si considera che ben il 47,7% dei lavoratori dipendenti dei settori “che hanno chiuso” guadagnava meno di 1.250 euro mensili e il 24,2% si trova addirittura sotto la soglia dei mille

euro. È quanto emerge dall’analisi della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro “COVID-19: aumentano le famiglie in ristrettezza economica”. Ad essere coinvolta, oltre ai ceti più deboli a rischio (o già in) povertà, è anche la vasta platea di lavoratori a reddito medio-basso, per la quale l’assenza di reddito anche per un solo mese può determinare una situazione di grave disagio. Tra i profili sociali in bilico ci sono, poi, i giovani che rischiano di scontare un notevole disagio: stipendi più bassi (oltre il 60% della popolazione 25-29 anni abitualmente non supera i 1.250 euro), dovuti alla minore anzianità lavorativa, vuol dire per gli under NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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L’OCCUPAZIONE AL TEMPO DEL COVID-19 Totale occupati Non lavorano causa blocco attività economiche o crisi

22,4

*

9,5

3,7

(42,2%)

(39%)

milioni

milioni

Coppia con figli

Vivono in famiglie monoreddito

37%

Single

36%

Monogenitore

milioni

12%

Coppia senza figli Altro

10%

5%

*Esclusi i lavoratori domestici

Non lavorano causa blocco attività economiche o crisi

30 anche una inferiore disponibilità di risparmio da poter utilizzare in questa fase emergenziale. Meno critica, in generale, potrebbe sembrare la situazione di altre popolazioni, come ad esempio quella delle donne, più largamente occupate nella Pubblica Amministrazione. Tuttavia, se osserviamo la sub-popolazione degli occupati costretti a casa dall’ emergenza sanitaria, scopriamo che 2,5 milioni di donne (in particolare le addette nelle attività di vendita e le occupate part time) sono per 2/3 (65,8%) al di sotto di uno stipendio di 1.250 euro al mese contro il 36% dei maschi. Da un punto di vista territoriale è al Sud che si ha la maggiore concentrazione di disagio con una incidenza, tra i lavoratori dipendenti temporaneamente senza lavoro, dei monoreddito, pari al 49,6% (contro il 35,2% dei residenti del Centro e il 34,3% del Nord Italia). La situazione appare più critica tra gli autonomi: non solo la quota di quanti non lavorano per effetto delle chiusure da COVID-19 è più alta (55%

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Occupati dipendenti

38,2%

Occupati indipendenti

55%

Occupati dipendenti che non stanno lavorando pur essendo gli unici portatori di reddito in famiglia

34,3%

Nord Centro

di cui vivono in famiglie monoreddito

38%

35,2% Sud

42%

Occupati dipendenti che non stanno lavorando e rispettivo reddito mensile

24,2% 49,6%

Guadagno inferiore a 1.000 euro

47,7%

Guadagno inferiore a 1.250 euro

70,4%

Guadagno inferiore a 1.500 euro

Fonte: Osservatorio Statistico Consulenti del Lavoro su microdati MFR Istat Forze di Lavoro (media annua 2018)

contro il 38,2% dei dipendenti), ma tra questi ultimi è più elevata anche la percentuale di chi vive in famiglie monoreddito (sono il 42% contro il 38% dei dipendenti), e dove pertanto nei mesi in questione viene a mancare l’unica fonte di reddito familiare. “I provvedimenti adottati a tutela della salute pubblica hanno esposto a maggiore rischio proprio i lavoratori meno qualificati e a più basso reddito, che avrebbero invece avuto bisogno di più tutele. Si pensi alla chiusura dei comparti manifatturieri, al lavoro artigiano e operaio, all’ edilizia o al commercio”, ha dichiarato la Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Marina Calderone (in foto). “Al contrario chi ha potuto contare sulla continuità lavorativa tramite

smart working sono stati soprattutto i lavoratori della conoscenza, impiegati e quadri di aziende pubbliche e private, professioni a più alta qualificazione, che vantano titoli di studio e redditi più elevati. In tale ottica, l’emergenza COVID-19 sta avendo a livello occupazionale un vero e proprio effetto divaricante, amplificando il disagio sociale in quei segmenti socio-territoriali che già si trovavano in condizioni economiche molto precarie e mettendo in grande difficoltà anche quella vasta platea di famiglie abituata a gestire con grande oculatezza il proprio bilancio mensile e che non può contare su una riserva di risparmio sufficiente a garantire la copertura da eventuali rischi o emergenze come l’attuale”, ha poi concluso.

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Da sinistra il segretario generale Inrl Katia Zaffonato, il Presidente Inrl Ciro Monetta e il Tesoriere dell’istituto Paolo Brescia.

Fase 2: ora tocca alle professioni contabili Se medici e infermieri sono stati i protagonisti dell’emergenza sanitaria, nei prossimi mesi saranno i revisori legali e le professioni contabili a essere in prima linea. a cura di Luca Simeoni

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ostante interlocuzione istituzionale e forte impegno nell’attività di formazione: queste le due linee-guida dell’INRL, Istituto Nazionale Revisori Legali, per la gestione dell’emergenza Covid-19 e soprattutto per la ripartenza che attende il comparto dei professionisti contabili. “Quando, tutti si augurano al più presto, terminerà l’emergenza sanitaria” osserva il Presidente dell’Inrl Ciro Monetta “entrerà nel vivo l’emergenza socio-economica, con migliaia di imprese che dovranno affrontare la difficile fase di una ripresa delle attività, in condizioni finanziarie devastate da tre mesi di blocco. E

allora, se medici e infermieri sono stati i protagonisti della gravissima situazione sanitaria che ha colpito il Paese da febbraio, nei prossimi mesi saranno i revisori legali e tutte le professioni contabili ad essere in prima linea per gestire l’emergenza economico-finanziaria, che si prospetta davvero impegnativa. E noi saremo pronti a fare la nostra parte, ma occorre che il Governo avvii quella ‘politica dell’ascolto’ nei confronti del mondo professionale che ha ben presente la situazione, la realtà nei vari territori. Siamo noi professionisti” aggiunge Monetta “a conoscere a fondo le drammatiche situazioni in cui versano migliaia di imprese e saremo NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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chiamati a svolgere un cruciale ruolo di ‘gestori’ della sanità economica delle imprese.” In una recente lettera aperta al Governo, i vertici dell’INRL hanno ribadito di aver ‘apprezzato, giorno dopo giorno, tutti gli sforzi che, con grande senso di responsabilità e con tanto spirito di sacrificio, l’Esecutivo sta affrontando in questo periodo di emergenza estrema. Ma pur apprezzando sforzi e sacrifici e congratularci per i numerosi problemi affrontati, non possiamo, nostro malgrado, non evidenziare che, leggendo i recenti decreti, si prospetta davvero difficile il percorso di ripartenza della vita sociale ed economica del Paese. A metà dello scorso aprile, prosegue la lettera Inrl, il Governo Conte ha annunciato la istituzione di una ‘task-force’ governativa, o meglio una vera e propria commissione di esperti guidata da Vittorio Colao, con il compito di indirizzare il Paese verso la cosiddetta fase 2 dell’emergenza Covid-19. La predetta commissione sta sviluppando dei nuovi modelli organizzativi e relazionali per le imprese, ma come spesso accade, le commissioni di esperti (sicuramente lodevoli per l’elevatissima professionalità e saggezza dei propri

componenti) non conoscono approfonditamente le problematiche, la burocrazia, le difficoltà, le esigenze e le necessità del tessuto imprenditoriale del Paese, costituito nel 92% dei casi da piccole e medie imprese. E questo perché alcuni autorevoli componenti di questa task force sono abituati ad operare in realtà lavorative completamente distanti dalle PMI. Ma oggi più che mai, indipendentemente da ciò che scaturirà dal lavoro di questa commissione esperti, l’INRL ritiene che sarebbe utile provvedere al reclutamento di ‘professionisti volontari’ su tutto il territorio nazionale, vale a dire professionisti, docenti e manager, in grado di gestire il rilancio delle imprese e della loro produttività nei prossimi due anni. Un gruppo di consulenti da affiancare alla task-force governativa. La lettera propositiva dell’Istituto si conclude con un’altra amara osservazione per voce del Presidente “Il Paese non ripartirà con i 600 o 800 euro alle partite Iva, tra l’altro erogati ancora col contagocce e nemmeno attraverso i provvedimenti del Decreto Liquidità e questo perché è pura utopia pensare che gli imprenditori vadano ad indebitarsi ulteriormente, con il Paese devastato da tre mesi di

Professioni

blocco totale, tanto più che l’erogazione dei mutui, niente affatto a fondo perduto, sarebbe subordinata alla insindacabile valutazione bancaria di solvibilità. La maggior parte degli istituti di credito caldeggia la ristrutturazione del debito, in quanto trasferirebbe il loro rischio per l’80% sulle spalle dello Stato, che in conclusione siamo tutti noi.” In più occasioni, proprio durante questa emergenza lo stesso Presidente Inrl Monetta ha ribadito che “Ora, le banche devono tornare a fare le banche e a non tenere i soldi depositati dai cittadini presso la banca centrale europea, ma li devono investire nel settore produttivo. La crisi del 2008 ha portato molte imprese a essere segnalate in centrale rischi, con preclusione all’accesso dell’ulteriore credito imprese che per forza maggiore non sono riuscite a onorare dei finanziamenti. Ora queste segnalazioni renderebbero problematico l’erogazione di nuovi prestiti ad imprese che precedentemente riuscivano ad autofinanziarsi. Tutto questo impatterà notevolmente sulla ripresa dei consumi. Occorre che il Governo dia una prova di coraggio, un atto straordinario a beneficio delle imprese e della collettività.”

LA FORMAZIONE SPECIALISTICA CON I WEBINAR DELLO ‘SPORTELLO DEL REVISORE” Nella seconda direttrice delle sue strategie e attività per il 2020, anno segnato profondamente dalla crisi del Covid-19, l’INRL ha confermato la gratuità di tutti i corsi di formazione di base per i propri iscritti, al fine dell’acquisizione di 20 crediti formativi richiesti dal Mef e di 10 crediti formativi per la revisione negli enti locali, attivando attraverso lo strumento operativo dello ‘Sportello del Revisore” un ricco programma di seminari frontali ora sono stati trasforUn seminario dello ‘sportello del revisore’ pochi giorni prima dell’inizio dell’emergenza. mati in webinar a pagamento per la formazione specialistica, particolarmente apprezzato dagli iscritti che hanno fatto segnare il ‘sold-out’ per i primi cinque webinar di aprile e maggio, con centinaia di iscrizioni. “Il crescente numero di partecipanti a questi incontri online, che possono ospitare fino ad un massimo di 100 iscritti” sottolinea il Presidente Monetta “conferma l’esattezza del nostro ruolo che non si limita solo a tutelare una categoria professionale, ma si propone di garantire una formazione specialistica di alto spessore che possa permettere ai revisori legali di svolgere attività di monitoraggio contabile ad ampio spettro, consentendo loro anche una prospettiva professionale in altri paesi europei, visto che il titolo di revisore legale è riconosciuto in tutti i Paesi-membri dell’Unione Europea.”

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Innovazione

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Il Coronavirus spezzerà internet? Una breve analisi di ciò che sta succedendo online e le possibili conseguenze. a cura di Stefania Grosso

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l lockdown a cui ci ha costretti l’emergenza coronavirus ha portato, come ben sappiamo, a moltissimi cambiamenti nella nostra vita. Come discusso ampiamente nelle principali testate nazionali, l’emergenza Covid ha portato ad una ristrettezza dei movimenti e ad applicare soluzione innovative e diverse negli ambienti di lavoro. Ad aiutarci in questa situazione c’è la tecnologia e soprattutto internet, il quale riesce a farci connettere con le persone care, a trasmettere informazioni e ci permette di continuare a lavorare. Ma cosa succede quando sempre più persone accedono ad

internet, dalle reti mobili, alla fibra? Si romperà internet? Anche se sembra assurda è una domanda che si sono posti in molti, dopo aver notato l’aumento del 50% delle attività e del traffico internet come riportato da Akamai, società tecnologica che monitora il web. Un aumento che fatto tremare molti, e che ha fatto decidere a due grandi compagnie, come Netflix e Sony, ad abbassare il bitrate dei loro contenuti in streaming (video e giochi) per permettere ai propri utenti di continuare ad utilizzare il servizio ad una qualità inferiore ma senza blocchi. Tim, Wind e tutti i maggiori operatori di rete hanno confermato i dati: TIM NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


Europa

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Biodiversità: un’arma per combattere i virus La pandemia ha mostrato le vulnerabilità del nostro sistema di sviluppo economico: il modello di produzione e consumo attuali contribuiscono alla diffusione dei virus. a cura dell’On. Eleonora Evi

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’attuale crisi sanitaria provocata dalla diffusione pandemica del Covid-19, mostra chiaramente che l’attuale sistema di sviluppo economico non funziona e che crisi come queste potrebbero ripetersi se non eradichiamo la causa prima della diffusione di virus come il Covid-19. La perdita di biodiversità e la distruzione di habitat naturali, causate dal nostro modello di produzione e consumo, contribuiscono infatti alla diffusione delle malattie infettive e in particolare delle zoonosi, cioè delle malattie trasmesse dagli animali all’uomo. La diffusione esponenziale dell’alle-

vamento industriale, ad esempio, erodendo gli habitat naturali della fauna selvatica, ha aumentato le possibilità di contatto tra bestiame e animali selvatici, facendo così esplodere il rischio di trasmissione delle malattie originate da questi ultimi. Se non agiamo al più presto per arrestare la perdita di biodiversità ci condanniamo a continuare a combattere guerre contro virus che abbiamo noi stessi contribuito a diffondere. Il Covid-19 si è anche rivelato particolarmente pericoloso proprio in zone ad alto tasso di inquinamento come nella Pianura Padana. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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Un recente studio scientifico della Società italiana di medicina ambientale (Sima) dimostra la presenza del Covid-19 nel particolato in atmosfera. Seppure il nuovo studio non attesta con certezza che vi sia una terza via di contagio, è importante mantenere basse le emissioni di particolato, per limitare la potenziale diffusione del virus. Non bisogna poi dimenticare che l’inquinamento atmosferico causa ipertensione, diabete e malattie respiratorie, tutte condizioni che aumentano la mortalità del virus. È pertanto fondamentale adottare misure concrete per ridurre le emissioni del trasporto, gli allevamenti intensivi, le attività industriali, gli inceneritori e i riscaldamenti che sono le principali cause dell’ inquinamento atmosferico. L’UE si è impegnata a raggiungere l’obiettivo di emissioni nette pari a zero entro il 2050, e per far ciò è necessario cambiare l’attuale sistema di produzione alimentare per un’ agricoltura biologica, promuovere l’efficienza energetica e delle risorse, adottare una strategia rifiuti zero, transitare verso l’economia circolare e ridurre le emissioni climalteranti prodotte dai trasporti del 90 % entro il 2050. Eppure, c’è chi in questo contesto strumentalizza l’emergenza coronavirus per chiedere di ritardare gli

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impegni per l’ambiente, cercando di continuare a fare i propri interessi a discapito dell’ambiente e della salute dei cittadini. I produttori di plastica vogliono mettere temporaneamente da parte (fino a data da destinarsi) la Direttiva sulla plastica monouso, che però non ha alcuna connessione con l’attuale pandemia, come ha ricordato anche la Commissione europea: questa Direttiva vieta l’utilizzo di prodotti come piatti, posate e cannucce in plastica, non certamente di dispositivi medici. Non manca all’appello Business Europe, l’associazione delle imprese europee, che ha chiesto alla Commissione europea di rimandare tutta la legislazione ambientale “non-essenziale”, come se esistessero regole europee sull’ambiente non importanti! Anche la Federazione delle industrie tedesche ha fatto sentire la sua voce chiedendo di poter ritardare l’applicazione di misure relative a sostanze pericolose, come i composti chimici PFOA, classificati dallo IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) come potenzialmente cancerogeni. Trovo sconcertante poi che l’industria automobilistica chieda di dilazionare gli obiettivi di riduzione delle emissioni delle auto e, già prima della pandemia, il Ministro tedesco

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dell’Economia aveva fatto una tale richiesta, da me denunciata in una lettera alla Commissione Europea, a dimostrazione che il settore non si è mai veramente impegnato a diventare più sostenibile. Ho voluto denunciare questi tentativi di annacquare la legislazione europea sull’ambiente in una recente lettera che ho inviato al Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, insieme ad altri colleghi, in cui ho chiesto di non rallentare il raggiungimento degli obiettivi climatici e di non soccombere alle richieste di quei settori industriali che vogliono approfittare dell’attuale emergenza sanitaria per ritardare quel cambiamento necessario che serve al nostro pianeta e alla nostra società. Non saranno queste pressioni a farci cambiare idea: noi restiamo convinti che non è certo questo il momento di fare un passo indietro, al contrario, un vero piano verde è ciò che serve per la ripresa post Covid-19. Per superare questa crisi abbiamo bisogno non solo di nuovi strumenti di finanziamento europei, come gli Eurobond, con i quali supportare il Green Deal europeo e la transizione verso un’economia circolare ma anche di reindirizzare tutti i fondi europei destinati a progetti che risultano antitetici a questo obiettivo, come quelli legati alle fonti fossili e al TAV.

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Montagna e pianura per un rapporto paritario Le strategie di sviluppo per il post Covid-19 dovranno essere sostenibili sotto tutti i punti di vista e basate su un nuovo approccio etico. a cura dell’On. Alessandro Panza

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er uscire da questa fase di lockdown non posso che vedere, come cittadino italiano e come uomo di montagna, la necessità di un grosso investimento nella cultura, nell’ agricoltura e nel turismo. Le strategie di sviluppo socio-economicheculturali per il post Covid-19 dovranno essere sostenibili sotto tutti i punti di vista e, per attuarle, non potremo prescindere da un nuovo approccio etico che richiederà diverse competenze. L’agricoltura di montagna è un bene prezioso per la vita delle comunità locali e per i frutti che il terreno fa arrivare sulle nostre tavole tutto

l’anno, ma richiede molte attenzioni e pratiche diverse dall’agricoltura realizzata in pianura, credo per tanto che sia vitale, per la rinascita e la crescita, l’attuazione di politiche comunitarie e nazionali studiate per le realtà montane; penso alla necessità di sviluppare reti per integrare le filiere locali e valorizzare le risorse dei nostri territori. Le aree di montagna sono da considerare zone economiche speciali e, come tali, vanno intese per porre un freno allo spopolamento con diverse azioni atte a sostenere la crescita di quelle realtà imprenditoriali che, anche quando sono di piccole di dimensioni, danno un contributo NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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importante, in termini di lavoro e indotto generato, per le aree limitrofe. Per un turismo sostenibile sarà necessario costruire nuovi modelli di ricettività diffusa che veda protagonisti i tanti agriturismi presenti e che dia una nuova funzione agli spazi che troppo spesso sono poco utilizzati, come le seconde case che vivono troppo poco per sostenere l’economia dei paesi montani. Per realizzare tutto ciò occorrerà investire in capitale umano attraverso la formazione e la condivisione di competenze provenienti da diversi settori e da diverse aree geografiche; così potremo gettare le basi per ritornare ad essere competitivi in Europa e nel mondo. Tutti noi saremo chiamati a mettere a disposizione la nostra identità storico-culturale e la creatività che da sempre ci caratterizza al fine di creare nuovi driver per l’impresa del turismo e per il settore culturale. La montagna, infatti, è da sempre uno dei migliori esempi di economia circolare, perché dotata di “capitale naturale” che rappresenta la più grande risorsa a nostra disposizione. Ecco perché è di vitale importanza rafforzare le relazioni montagnapianura. Solo così potremo migliorare le funzioni di prevenzione e protezione del dissesto idrogeologico di cui la nostra Italia è affetta. Ad esempio, abbiamo il dovere di valorizzare le risorse idriche per metterle a disposizione delle comunità locali e di

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Europa

Sarà necessario costruire nuovi modelli di ricettività diffusa che veda protagonisti i tanti agriturismi presenti e che dia una nuova funzione alle seconde case.

sostenere, con l’attuazione di politiche coordinate, la biodiversità e le aree agricole ad alto valore naturale. Per una vera ripartenza non possiamo che sostenere i giovani, ad esempio supportando la nascita di nuove start up integrate sul territorio ed incentivare il loro ritorno nelle zone di montagna, perché solo i giovani possono far nascere aziende innovative per l’agricoltura, la gestione forestale, l’allevamento e, di conseguenza, solo il loro contributo può migliorare la filiera agroalimentare. In generale la politica nazionale ed europea deve fornire strumenti concreti per quelle aziende che mirano alla riduzione dell’impatto ambientale mediante provvedimenti in favore dello sviluppo sostenibile, come l’uso di energie rinnovabili, la riduzione dei consumi, il riciclaggio dei rifiuti. Per fare ciò occorrono conoscenze e competenze che possono essere sostenute da iniziative più efficienti

di accesso al credito e dalla riorganizzazione dell’assetto fondiario per lo sviluppo delle imprese. In questo modo potremo creare nuove reti d’impresa nei settori strategici della montagna e della pianura. Ma dobbiamo essere onesti, per fare anche solo il 10 per cento di quanto qui raccolto, occorre partire dai servizi alle comunità. È quindi necessario ripensare il ruolo del terzo settore, incentivare la cooperazione e la crescita di network tra gli attori sociali ed economici locali, nazionali ed europei. Dobbiamo rendere accessibili i servizi per i cittadini, e per le imprese, passando attraverso le nuove tecnologie, semplificando gli aspetti burocratici e rendendo disponibili i gateway direttamente sugli smartphone e device. Siamo tutti chiamati a ripensare la governance della cosa pubblica, dando più libertà alle amministrazioni locali che, meglio di qualsiasi altra istituzione, conoscono le peculiarità del territorio, delle persone, della cultura e dell’economia dei territori amministrati. Un esempio concreto è quello dalla provincia di Sondrio che rappresenta la prima forma sperimentale di autonomia e di partecipazione diretta alla formazione delle leggi attraverso l’istituzione di un comitato paritetico tra la Provincia e la Regione. La mia riflessione non può che portare alla conclusione che qualunque iniziativa a supporto dell’economia dell’Italia ha necessità di una cooperazione integrata tra regioni con altre regioni, tra regioni e Stato e tra gli stessi Stati europei. GENTE IN MOVIMENTO

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Europa

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La risposta dell’Europa alle imprese L’Europa sta vivendo la più grave crisi sanitaria, sociale ed economica dalla seconda guerra mondiale. a cura dell’On. Brando Benifei

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l 24 Gennaio 2020 un cittadino francese diventava il primo caso diagnosticato di coronavirus in Europa. In quei giorni in pochi potevano immaginare che sarebbe stato l’inizio della più grave crisi sanitaria, sociale ed economica dalla seconda guerra mondiale. Dopo un primo momento, in cui ogni Stato ha reagito in maniera autonoma, anche per la complessità della situazione e la rapidità con cui evolveva, l’Unione Europea ha messo in campo misure mai viste prima, fondamentali per la tenuta del tessuto economico e sociale del nostro Paese. Da subito, si è reso necessario intervenire per salvaguardare imprese, lavoratori e famiglie, per contenere i danni di una pandemia che ha inevitabilmente avuto effetti fortissimi sul nostro tessuto economico e sociale. Per questo, tra le misure prese a livello europeo, ve ne sono alcune specifiche per il mondo del lavoro e delle imprese. La Commissione Europea fin dai primi giorni ha sospeso il Patto di Stabilità e Crescita, per permettere ai Paesi di reperire liquidità per aziende e famiglie. Tra i più importanti strumenti messi in campo c’è invece il piano SURE, il

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quale sosterrà le migliaia di imprese che, a causa dei ricavi fortemente ridotti, incontrano difficoltà nel pagamento dei propri dipendenti. Si tratta di una vera e propria cassa integrazione europea con un fondo da 100 miliardi di euro, che permetterà di fornire sostegno agli Stati membri, contribuendo ai programmi nazionali di cassa integrazione. Le risorse saranno raccolte dall’UE sui mercati tramite l’erogazione di bond tripla A, fondi che saranno poi trasferiti ai Paesi in difficoltà attraverso l’erogazione di prestiti a bassi tassi di interesse e scadenze a lungo termine. Un’azione di questo tipo costituisce un aiuto indispensabile per traghettare le imprese fuori dall’ emergenza in cui ci troviamo. Con il quantitative easing della Banca Centrale Europea, che ha messo in campo interventi per oltre mille miliardi di euro, l’Unione Europea ha aiutato le imprese e le banche ad assorbire lo shock della crisi. A ciò si aggiunge il Corona Investment Initiative della Commissione Europea, il quale mette immediatamente a disposizione degli Stati membri 37 miliardi di euro insieme agli oltre 40 miliardi già mobilitati da parte della Banca Europea degli Investimenti.

Al Parlamento Europeo abbiamo inoltre recentemente approvato anche una serie di agevolazioni per uno dei settori più colpiti dalla crisi, l’aviazione, semplificando le regole riguardo le bande orarie negli aeroporti e sospendendo parte dei regolamenti in materia di aiuti di stato. In queste settimane, infine, l’UE è al lavoro per istituire un fondo europeo di ripresa, per coordinare in maniera strutturata e solidale il post-crisi. C’è ancora molto da fare, ma le misure già adottate costituiscono dei passi avanti importanti per il superamento di questa emergenza. L’arrivo della Covid-19 ha messo a nudo l’importanza dei rapporti commerciali, culturali e sociali che rendono interdipendenti le nazioni europee. Questa crisi mostra ancora una volta la necessità di rafforzare gli strumenti a disposizione delle istituzioni UE in modo da poter rispondere in maniera più tempestiva ed efficace alle necessità dei lavoratori e delle imprese. Dobbiamo agire in maniera congiunta e più solidale, davanti a una sfida così imponente come quella posta dal coronavirus nessuno Stato membro dell’Unione può salvarsi da solo. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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CuraItalia: responsabilità del debitore Esclusa la responsabilità del debitore in caso di ritardi e omissioni degli adempimenti contrattuali dovuti al Covid-19. a cura di Elisa Fea

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’art. 91, comma 1, del D.L. 17 marzo 2020, n. 18 (cosiddetto “Decreto Cura Italia”) prevede testualmente: “il rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto è sempre valutato ai fini dell’esclusione, ai sensi e per gli effetti degli articoli 1218 e 1223 c.c., della responsabilità del debitore, anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti.” La norma in commento richiama espressamente la disciplina della responsabilità contrattuale contenuta nel Codice Civile, in particolare l’art. 1218, in base al quale “il debitore che

non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile”, e l’art. 1223, secondo cui “il risarcimento del danno per l’inadempimento o per il ritardo deve comprendere così la perdita subita dal creditore come il mancato guadagno, in quanto ne siano conseguenza immediata e diretta”. La ratio dell’art. 91, comma 1, del D.L. 18 del 2020 è quella di escludere la responsabilità del debitore che ometta o ritardi l’adempimento contrattuale a seguito dell’osservanza NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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dei provvedimenti di contenimento del contagio da COVID-19, sottraendo così al creditore il diritto alla risoluzione del contratto ed al risarcimento del danno. La norma di recente introduzione individua, perciò, nell’ esigenza di rispettare le misure restrittive una causa di forza maggiore, come tale non prevedibile dalle parti contrattuali. Peraltro, tale esclusione non deve ritenersi applicabile alle obbligazioni pecuniarie, essendo, in via generale, il pagamento di una somma di denaro considerato sempre possibile (cfr. Cass. civ., Sez. II, 15 novembre 2013, n. 25777). Tanto premesso, appare opportuno coordinare la novella legislativa con le disposizioni del Codice Civile in materia di obbligazioni. In particolare, il debitore dovrà comunque dimostrare di essersi adoperato per ridurre gli effetti negativi dell’omissione o del ritardo per il creditore, utilizzando la diligenza del buon padre di famiglia o, allorché si tratti di obbligazioni inerenti all’ esercizio di un’attività professionale, la diligenza necessaria con riguardo alla natura dell’attività esercitata ex art. 1176 del Codice Civile. Ancora, non può sottacersi come il nostro ordinamento sia ispirato dall’osservanza dei principi di buona fede e correttezza durante le trattative e nell’esecuzione del contratto ai sensi degli artt. 1175 e 1375 del Codice Civile. Pertanto, in ogni caso, il comportamento del debitore dovrà essere valutato secondo l’interpretazione costituzionalmente orientata degli artt. 91, comma 1, del D.L. 18 del 2020 nonché dei sopra citati artt. 1176, 1175 e 1375 del Codice Civile, alla luce dei doveri di solidarietà sociale di cui all’art. 2 della Costituzione e dei criteri di proporzionalità e di adeguatezza. La disciplina recentemente introdotta appare comunque conforme alle regole generali previste dal nostro ordinamento. A tal proposito, coglie particolarmente nel segno l’interpretazione dell’art. 1256 del Codice Civile fornita dalla Corte di Cassazione. La norma da ultimo citata dispone NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020

espressamente: “l’obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore, la prestazione diventa impossibile. Se l’impossibilità è solo temporanea, il debitore finché essa perdura, non è responsabile del ritardo nell’adempimento. Tuttavia, l’obbligazione si estingue se l’impossibilità perdura fino a quando, in relazione al titolo dell’obbligazione o alla natura dell’oggetto, il debitore non può più essere ritenuto obbligato a eseguire la prestazione ovvero il creditore non ha più interesse a conseguirla”. I Giudici di legittimità hanno evidenziato che l’impossibilità sopravvenuta della prestazione si ha non solo nel caso in cui sia divenuta impossibile l’esecuzione della prestazione del debitore ma anche nel caso in cui sia diventata impossibile l’utilizzazione della prestazione della controparte, quando tale impossibilità sia comunque non imputabile al creditore e il suo interesse a riceverla sia venuto meno (Cass. civ., Sez. III, 20 dicembre 2007, n. 26958). Ne consegue l’estinzione dell’obbligazione anche qualora l’adempimento della prestazione da parte del debitore, divenuto impossibile a fronte del rispetto delle misure restrittive, faccia venir meno l’interesse del creditore alla prestazione medesima. L’art. 91, comma 1, del Decreto Cura Italia esclude altresì la responsabilità

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del debitore in ordine all’applicazione della penale, definita all’art. 1382 del Codice Civile come la “clausola, con cui si conviene che, in caso d’inadempimento o di ritardo nell’ adempimento, uno dei contraenti è tenuto a una determinata prestazione.” In base al successivo art. 1384 del Codice Civile, “la penale può essere diminuita equamente dal giudice”. Ebbene, anche con riferimento alla diminuzione della penale, il giudice dovrà valutare attentamente il caso concreto, potendo una penale originariamente equilibrata apparire manifestamente eccessiva a fronte dell’emergenza sanitaria e delle misure restrittive conseguentemente adottate dal legislatore. Si può, dunque, concludere che l’esonero della responsabilità contrattuale introdotto dal D.L. 18 del 2020 sia conforme allo spirito della disciplina generale delle obbligazioni prevista dal Codice Civile. Tuttavia, l’applicazione della recente novella, lungi dal rappresentare una generica sottrazione del debitore ai propri obblighi contrattuali, non potrà prescindere da una scrupolosa valutazione del caso concreto, ispirata da un’interpretazione costituzionalmente orientata della normativa in esame, secondo i principi di solidarietà sociale (art. 2 della Costituzione), nonché di proporzionalità e adeguatezza. GENTE IN MOVIMENTO

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Liguria: aiuto concreto al settore turistico Con i bonus assunzionali di Regione Liguria, 6 milioni di euro per bar, ristoranti, stabilimenti balneari e hotel. a cura di Gianni Berrino

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on l’accordo sottoscritto lo scorso 17 aprile tra Regione Liguria (nello specifico gli assessorati al Turismo e Lavoro, e alla Formazione), associazioni datoriali e sindacati è stata sancita l’erogazione di bonus assunzionali per bar, ristoranti, stabilimenti balneari e hotel. L’accordo prende le mosse dal patto per il turismo e lo rimodula in considerazione dell’attuale emergenza sanitaria da Covid-19 che rende necessario un sostegno straordinario all’occupazione nel settore. Sono a disposizione 6 milioni di euro (6.015.472,00 euro) a valere sul Por - Fse 2014 - 2020, suddivisi in

diverse misure destinate a imprese e lavoratori. Le imprese possono accedere a bonus assunzionali così definiti: - 3.000 euro per assunzione con contratto subordinato a tempo determinato, anche a scopo di somministrazione, di durata non inferiore a 4 mesi; - 4.000 euro per assunzione con contratto subordinato a tempo determinato, anche a scopo di somministrazione, di durata uguale o superiore a 5 mesi; - 6.000 euro per assunzione con contratto subordinato a tempo indeterminato, anche a seguito di trasformazione di precedente NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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contratto a tempo determinato. Per questa misura la dotazione finanziaria è di 2.400.000 euro. Per i lavoratori l’accordo, invece, prevede una linea di intervento denominata “Smart@ttivo”, per chi si trova in stato di disoccupazione e che rischia di non essere avviati al lavoro in tempi rapidi, al fine di dare un supporto in caso di prolungata assenza di lavoro, attraverso due tipologie di percorso: - percorso integrato di politica attiva del lavoro e formazione fruibile a distanza, combinato con misure di sostegno al reddito sotto forma di indennità di partecipazione mensile di 500 euro al mese per un massimo di 5 mesi, con possibilità di richiedere un voucher ICT per acquisto o noleggio di tecnologie informatiche o traffico dati internet necessari per la fruizione dei moduli di formazione a distanza; - percorso di formazione in smarttraining che, in sostituzione della

modalità ordinaria del tirocinio on the job di cui alla DGR 1186/2017, limitatamente al periodo di emergenza e per attività confacenti all’ attuazione in forma “agile”, consenta di avviare esperienze formative con tutoraggio aziendale a distanza e la redazione di progetti formativi individuali (PFI) che prevedano l’utilizzo di adeguate tecnologie messe a disposizione del tirocinante dall’azienda ospitante. Anche questo percorso prevede indennità di partecipazione di 500 euro al mese per un massimo di 5 mesi. “Migliaia di persone fanno del turismo la loro unica fonte di reddito, un patrimonio umano che non va assolutamente disperso fatto di albergatori, ristoratori, balneari e tantissimi altri” afferma l’assessore regionale al Lavoro e Turismo Gianni Berrino. “Fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria sto condividendo con loro la preoccupazione dovuta, oltre al non

aver nessuna certezza su quando la stagione potrà parzialmente incominciare, anche alle regole che verranno messe per permettere le aperture. Come Regione stiamo facendo e faremo il possibile per dare risposte concrete”. “Questi bonus” prosegue Berrino, “sono un primo insieme di forti interventi su un comparto fondamentale per la Liguria in termini di ripresa dell’occupazione nell’immediato, ma anche e soprattutto una scommessa per il futuro con la formazione e il sostegno per chi quest’anno non potrà rientrare al lavoro. Cambierà la finalità del patto per il turismo: se l’anno scorso era stato fatto per prolungare la stagione di apertura delle strutture ricettive e far lavorare per più mesi i lavoratori stagionali, quest’anno lo scopo principale è aiutare le strutture ricettive ad aprire, sia pure per un periodo più breve, e a dare continuità ai rapporti di lavoro”.

VIVERE E LAVORARE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS: UN’ESPERIENZA CHE LASCERÀ IL SEGNO Di Gianni Berrino

Questa situazione di emergenza nazionale, per non dire mondiale, dovuta al diffondersi del Coronavirus è stata ed è ancora un’esperienza nuova che lascerà sicuramente il segno anche in futuro. É scontato dire che ne avrei fatto volentieri a meno in quanto ha messo a dura prova il lato organizzativo e umano del lavoro, soprattutto per quel che concerne le mie deleghe. Notevoli sono le difficoltà che si sono venute a creare nel turismo e nel lavoro che, specie nella nostra regione, sono strettamente connessi. La “macchina” regionale, però, non poteva e non doveva fermarsi, quindi ci siamo dovuti inventare un modo nuovo di lavorare organizzandolo in modalità smart working, non solo per il mio assessorato, ma per tutto l’ente regionale che comprende oltre 1300 dipendenti. Senza dubbio il dover lavorare con i propri collaboratori, anche da distante, è stato un’esperienza completamente nuova e a cui non eravamo preparati, ma agevolata dalla tecnologia dei moderni mezzi di comunicazione; le videoconferenze in fin dei conti si sono rivelate uno strumento utilissimo che hanno permesso di azzerare le distanze. Da questo punto di vista siamo stati fortunati, non oso pensare a come avremmo fatto una ventina di anni fa... Ho continuato ugualmente ad andare in ufficio a Genova, perché ritengo sia sempre necessario e fondamentale il confronto diretto con le persone con cui si lavora. Si è trattata e si tratta di un’organizzazione completamente nuova e devo

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ammettere che fa una certa impressione vedere i luoghi di lavoro venire sanificati più volte al giorno, dover indossare la mascherina, dover fare uso continuamente del gel per le mani, dover fare entrare nel proprio ufficio al massimo due persone alla volta e dover mantenere la distanza di un metro da persone che conosci da molti anni. In questo periodo, ciò che mi ha impegnato e preoccupato maggiormente è stato l’essere il punto di riferimento di un settore molto importante come il turismo che, a causa di questa situazione, si è completamente azzerato e la cui ripresa è ancora incerta. É dura avere a che fare giornalmente con tutti gli aspetti negativi della disoccupazione degli stagionali che non hanno trovato il lavoro, di tutte le problematiche connesse all’applicazione della cassa in deroga e soprattutto è scoraggiante vedere tutti gli sforzi e tutto il lavoro fatti in questi anni quasi vanificati in pochissimo tempo. Le mie intenzioni per i mesi che verranno sono quelle di accrescere ulteriormente la passione e l’impegno che ripongo nel mio lavoro per cercare di fare sempre il meglio possibile. Agli altri spetterà poi giudicare se sono stato all’altezza del mio ruolo e del mio compito oppure no. Avrò anche modo di vedere se è vero che, come si dice, nelle difficoltà si riescono a tirare fuori gli aspetti migliori e quasi nascosti della propria personalità, del proprio carattere e delle proprie capacità, con la speranza di non deludere chi ha riposto in me grande fiducia, e me stesso.

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Politica

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L’incertezza del Governo Tutto ruota intorno all’incertezza: nessun settore può programmare il lavoro senza sapere su quali risorse può contare. a cura dell’On. Giovanni Donzelli

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ino a poco tempo fa nessuno di noi avrebbe potuto immaginare un’emergenza come quella causata dal Coronavirus. Un evento eccezionale che ha cambiato la vita a tutti. Proprio in una situazione così seria è necessario fare tutto ciò che è possibile per limitare i danni, senza cercare alibi. Per la tutela della salute di tutti i cittadini, priorità assoluta in un momento del genere, ma anche per quanto riguarda le pesantissime ripercussioni economiche. Tutti sappiamo che non è una situazione facile, ma questa non può essere una giustificazione. Per questo avremmo voluto che il governo avesse agito con prontezza ed efficacia, soprattutto per andare in soccorso delle famiglie e delle aziende ridotte alla disperazione dalla chiusura totale. Lavoratori, liberi professionisti, imprese, partite Iva, commercianti, artigiani, messi letteralmente in ginocchio e per i quali le risposte sono state scomposte e inadeguate. La parola chiave è stata “incertezza”. Tutto ruota intorno a questo. Nessun settore può programmare il suo lavoro senza sapere su quali risorse può contare, quante tasse deve pagare e fare al tempo stesso i conti con i mutui, il costo del lavoro, le entrate e le uscite. Il governo è apparso incerto e

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incapace di decidere: non è stato in grado di dare indicazioni chiare. Per far vivere le aziende non si può solo rinviare, serviva e serve un intervento massiccio per la sospensione delle imposte, degli adempimenti fiscali, dei versamenti contributivi. Di questo hanno bisogno le aziende. E anche sui mutui si è agito con una sospensione che sa più di regalo alle banche, con il rinvio di rate ed interessi, che di aiuto concreto. Tutto mentre il governo, in piena emergenza, ha erogato decine di milioni di euro in sostegno delle imprese straniere, la cui parte più grande è finita in Tunisia. Anche gli ammortizzatori sociali non sono stati una risposta consistente: cassa integrazione e bonus Inps o non sono ancora arrivati o sono arrivati con ritardi cosmici e dopo una serie infinita e incomprensibile di ostacoli. Avevamo proposto di accreditare alle famiglie bisognose i soldi direttamente sul conto corrente: ci hanno raccontato che non si poteva, salvo poi essere smentiti dal fatto che nel frattempo, nelle altre nazioni europee, lo stavano facendo. Fin dal primo momento ci siamo messi a disposizione in modo responsabile per dare una mano con le nostre proposte. In una situazione così grave, proprio siccome “non c’è un libretto delle istruzioni” come

ama ripetere il nostro Presidente del Consiglio, sarebbe stato prezioso sedersi ad un tavolo e mettere in campo tutti insieme le idee migliori, a prescindere da chi le avesse proposte. Il governo, però, ha mostrato da subito di voler fare da solo, liquidandoci in un paio di incontri formali. Con l’aggravante di scavalcare sistematicamente il Parlamento attraverso l’adozione dei Dpcm. Un fatto che ha tagliato ulteriormente le gambe alle proposte migliori arrivate dai rappresentanti dei cittadini. Sulla scelta delle riaperture poi, oltre ad aver suscitato forti dubbi e critiche da parte dei mondi produttivi e i malumori di quasi tutti i settori, il governo ha discriminato alcuni rispetto ad altri, senza mettere al centro le garanzie per la salute. Perché scegliere sulla base di categorie merceologiche e non di protocolli sanitari? Senza parlare della contraddizione di considerare regioni a “contagio zero” alla stessa stregua di territori in cui il virus è stato molto più diffuso. E anche sui negoziati in Europa c’è tutt’altro che da stare allegri: purtroppo il governo si è posto con il solito atteggiamento di subalternità rispetto a nazioni che non aspettano altro che sciacallare sulla nostra argenteria. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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economia e lavoro

Il nuovo futuro dell’Italia

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’epidemia di Coronavirus con cui il mondo si confronta da mesi ormai è una triste pagina di Storia che rimarrà a lungo nella memoria. Una malattia estremamente contagiosa, diffusasi rapidamente dalla Cina in tutto il globo. Una esperienza durissima che ha stravolto la vita sociale, umana e produttiva di tutti. L’Italia si misura con questa emergenza dal 30 gennaio, con i primi due turisti cinesi ricoverati a Roma. Da lì un tragico susseguirsi di decessi concentrati principalmente nel nord Italia. Il Paese si è fermato con coraggio e misure drastiche per contenere il NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020

contagio, bloccando o limitando ogni comparto, per tutelare la salute dei cittadini. Nonostante scelte risolute e severe, continuiamo a subire ingenti perdite di vite umane, oltre 21.000, e ad avere pazienti ospedalizzati e in terapia intensiva. Le cure usate sono abbastanza efficaci, ma richiedono tempi lunghi che gravano su strutture ospedaliere quasi al limite. Migliaia di scienziati sono incessantemente all’opera per trovare un vaccino e riprendere la vita interrotta. Un obiettivo che certamente sarà raggiunto, ma tra alcuni mesi. Stiamo vivendo dunque settimane di incertezza in cui le Istituzioni hanno il compito di indicare il percorso per

Dobbiamo costruire un futuro fondato sull’occupazione, salvaguardando in maniera immediata soprattutto le PMI, maggiormente esposte. a cura dell’On. Nicola Carè

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supportare il Paese, dando risposte concrete e sostegno economico. Si deve oggi più che mai riflettere sulle tempistiche di provvedimenti, riaperture e, soprattutto, sugli interventi per uscire da questa gravissima crisi umanitaria e finanziaria. Perché l’emergenza italiana Coronavirus convive con una emorragia economica senza precedenti. L’imperativo al momento è, dunque, predisporre un piano generale che ci consenta di convivere in sicurezza con questo virus riprendendo quanto prima le attività. Gli obiettivi immediati sono certamente sanitari, perché abbiamo registrato una mortalità altissima. Si devono perciò avere disponibili oltre 12.000 terapie intensive, che seppur oggi a quota 9.000, potrebbero non bastare. Abbiamo una linea protettiva ottimale costituita di medici, infermieri e ricercatori e introdotto nuovi utili comportamenti come il distanziamento sociale e i DPI, mascherine e guanti, nei luoghi pubblici. Serve supportare al meglio tutto il personale impegnato nei servizi pubblici essenziali, affinché il sistema possa reggere questa lunga battaglia. Questo programma di ripresa riguarda anche tutte le attività istituzionali e gli organi costituzionali. Si deve, infatti, poter convocare il Parlamento in sicurezza per votazioni e discussioni, così come consentire l’ingresso ai cittadini in tutti gli Uffici pubblici. Perché l’Italia deve ripartire e prima possibile. Esiste, infatti, un concreto pericolo recessione. Era atteso un fatturato in crescita dell’1,7% quest’anno e del 2% il prossimo. Stime da rivedere totalmente a causa della situazione attuale. Contingentare le fabbriche, chiuderle in alcuni casi e limitare la produzione di interi comparti imprenditoriali incide per Confindustria sullo 0,75% del PIL: costa più di 10 miliardi a settimana, con una riduzione fino al 0,4%. Fino a maggio le aziende perderanno 275 miliardi di euro, nel biennio ricavi per 641 miliardi, circa 469 nel 2020 e 172 nel 2021. 750 mila imprese in 233 28

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diversi settori produttivi, il 10,4% di queste, rischierebbe il fallimento. Perdite ingenti che potrebbero peggiorare, trascinandosi interi settori economici. Preoccupano in particolare specifici ambiti, tra cui il turismo. Il fatturato degli alberghi potrebbe scendere ai 3,3 miliardi. Confturismo prevede infatti nel trimestre marzomaggio, oltre 31,6 milioni di turisti in meno, per complessivi 7,4 miliardi di euro. Medesima sorte per auto, veicoli industriali e automotive in possibile calo del 45,8%. Senza trascurare, secondo l’International Air Transport Association, il ridotto traffico aereo che ha già danneggiato seriamente molte compagnie del settore. La Crisi Covid19 sta coinvolgendo tutte le nostre regioni, in particolare quelle maggiormente industrializzate: la Lombardia con un calo del fatturato di 182 miliardi, il Lazio di 118, il Piemonte di 60, Veneto ed Emilia Romagna di circa 57. Adesso dobbiamo definire un piano di riapertura, basato su maggiore liquidità per professionisti, autonomi e industrie, un massiccio piano di investimenti per i cantieri e maggiore flessibilità per tassazione e finanziamenti. Dobbiamo costruire un futuro fondato sull’occupazione, salvaguardando in maniera immediata soprattutto le PMI, maggiormente esposte. Lo Stato dovrebbe favorirle anche offrendo garanzie agli istituti Bancari.

Si renderebbero così gli Istituti finanziari certo più disponibili a sostenere le imprese in carenza di liquidità, finanziando ad esempio prestiti compresi tra il 20 e il 25% del fatturato dell’anno precedente con una loro restituzione senza interessi in più mensilità da gennaio 2022. Puro ossigeno per artigiani e professionisti. Si potrebbero inoltre ammodernare strade e scuole, coinvolgendo le istituzioni locali, come Anci e Ance, contenendo il crollo del PIL e le fasce economiche più deboli. È però indispensabile liberarci da una burocrazia lenta e complessa. Solo così infrastrutture, opere pubbliche e reti tecnologiche potranno guidare la ripresa. Solo così si potrà trasformare questa emergenza in una insperata opportunità. Sarà un futuro diverso quello che avevamo previsto. Un tempo in cui l’Italia potrà però assumere un ruolo centrale, se sarà abile nel sfruttare le sue eccellenti risorse. Esistono, infatti, settori in crescita su cui costruire la ripresa: la grande distribuzione alimentare, il commercio nel campo farmaceutico e medicale e quello online, includendo anche la digitalizzazione, essenziale per produttività e smart working. L’Italia oggi è a casa, sospesa, ma non ferma. Progetta, idea e costruisce il suo nuovo futuro, trasformando ostacoli e difficoltà in incredibili possibilità. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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TakeAstay: il portale alberghiero autogestito

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n piena emergenza coronavirus, gli albergatori si son chiesti come poter contrastare il monopolio dominante dei portali-colossi delle prenotazioni alberghiere online e non sottostare più alle loro esose commissioni imposte unilateralmente. La soluzione è stata trovata in pochi giorni: creare un portale autogestito. Da questo ‘uovo di Colombo’ è nata l’idea di TakeAStay, la prima piattaforma online indipendente realizzata da Hotelnerds by Easyconsulting, un team di informatici che da anni lavora nell’hotellerie, per conto dei singoli albergatori e subito avallata da Federalberghi Lazio presieduta da Walter NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020

Pecoraro. La storia di questa operazione ha inizio nel febbraio, quando la crisi devastante causata dall’emergenza Covid-19, ha azzerato le prenotazioni (-92%) e di conseguenza le vendite di camere d’albergo in Italia nel periodo marzo-maggio. Inizialmente TakeAStay era stato pensato come un ‘bond alberghiero’ per assicurare liquidità agli albergatori, in poche settimane questa intuizione, quella che voleva essere uno strumento gratuito per l’hotellerie, è diventata un vero e proprio portale indipendente degli albergatori per contrastare lo strapotere delle OTA, Online Travel Agency come Expedia e Booking. com. Grazie alla adesione di oltre 350

La prima piattaforma online di prenotazioni alberghiere, indipendente e autogestita dagli stessi albergatori. a cura di Andrea Lovelock

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albergatori italiani, raggiunta in sole due settimane, TakeAStay, ha dato vita ad uno dei primi esperimenti, in Italia, di portale alternativo in grado di disintermediare ed assicurare il contatto diretto tra albergatori e consumatori, ma anche tra albergatori ed operatori turistici, con bond alberghieri, voucher, buoni-regalo e offerte promo rivolte direttamente alla clientela, senza dover più sottostare alle esose commissioni dei colossi online che talvolta arrivano anche al 35%. Di fatto il primo sistema di vendita flessibile dove l’albergatore vende le sue offerte senza commissioni. “Appena raggiunti i 1000 aderenti” spiega Fabrizio Zezza, Ceo di Hotelnerdes by Easyconsulting, ideatore del progetto insieme a Walter Pecoraro, Presidente di Federalberghi Lazio, “daremo vita ad un modello di marketing ‘contributivo’, ovvero una strategia di diffusione alimentata dal contributo di contenuti di ogni singolo albergatore e verrà avviata una massiccia azione promozionale su tutti i canali social, in una sorta di networking molecolare, che si autoalimenterà e crescerà grazie alla dinamicità di tutti gli albergatori che lo utilizzeranno per le loro promozioni e vendite.” TakeAstay conterrà, quindi, ogni tipologìa di offerta che il singolo albergatore intende veicolare con questo strumento, dal vouchering al ticket, dai buoni-spesa (bond), fino alla vendita diretta, senza intermediazione e, se vuole, direzionando sempre il cliente solo al sito ufficiale dell’albergo prescelto. “Non stiamo parlando di un’operazione commerciale” conclude Zezza “bensì di uno strumento altamente democratico, un portale di disintermediazione che verrà costantemente monitorato da un ‘organismo di vigilanza’ composto da professionisti super partes e rappresentanti della categoria, che avrà il compito di scongiurare azioni scorrette a danno degli albergatori che partecipano a TakeAStay e moltiplicare opportunità di vendita delle camere.” Per i pagamenti diretti di bond alberghieri, voucher o acquisti-buoni, 30

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Uno dei primi esperimenti, in Italia, di portale alternativo in grado di assicurare il contatto diretto tra albergatori e consumatori, ma anche tra albergatori e operatori turistici.

TakeAStay si avvale dell’interfaccia PayPal al quale, presto, si affiancheranno altre società di servizi di pagamento digitale per agevolare gli acquisti. Ma c’è di più: nelle intenzioni del team informatico e degli stessi albergatori, TakeAStay vuol diventare un valido ‘alleato’ nella collaborazione operativa tra albergatori ed operatori turistici italiani che, oggi più che mai, sono orientati a realizzare pacchetti di viaggi e soggiorni in Italia, dal momento che, con la crisi derivante dall’emergenza coronavirus, il mercato estero rimarrà bloccato per diversi mesi. L’interazione del portale con le proposte dei tour operator potrebbe diventare una delle soluzioni più efficaci per rilanciare il turismo italiano. Del resto, già prima dell’ emergenza covid-19, le strutture alberghiere italiane potevano contare su un buon 45% di clientela italiana. Si tratta dunque di mirare l’offerta e compensare in parte la perdita di oltre 85 milioni di pernottamenti andati in fumo nel primo semestre dell’anno. Con l’evoluzione e lo sviluppo operativo di TakeAStay, è possibile che la drammatica crisi che ha colpito gli albergatori italiani, come tutti gli altri soggetti della filiera turistica del nostro Paese, diventi meno pesante. “Si tratta di un’opportunità davvero unica” spiega Walter Pecoraro, albergatore romano da oltre 25 anni

“per contrastare il ‘cartello’ dei colossi internazionali della prenotazione online, o comunque di una efficace alternativa, che di fatto può creare un mercato ‘parallelo’ nel quale gli albergatori, soprattutto le piccole e medie strutture, potranno finalmente riconquistare un rapporto diretto con la clientela e magari fidelizzarla con operazioni promozionali ad hoc. La forza di TakeAStay sarà direttamente proporzionata alla quantità e qualità di offerte che ogni singolo albergatore potrà e vorrà caricare nel sito web. In pratica il sistema si autoalimenterà con le proposte inserite dagli stessi ‘soci’ del portale. Ovviamente più saremo in questo nuovo canale e più forza avremo sul mercato.” E proprio la stagione estiva 2020, in buona parte compromessa dall’ emergenza coronavirus, potrà essere un valido ‘banco di prova’ per capire quanto e come TakeAStay sarà in grado di giocare un ruolo strategicamente positivo per l’hotellerie italiana. Una chance innovativa per rilanciare l’ospitalità organizzata del nostro Paese, che si avvale di un’offerta complessiva di 32mila strutture alberghiere da una a cinque stelle, con un sistema indipendente e autosufficiente, dai costi limitati (il canone mensile è di poche decine di euro) e da capacità di crescita legate esclusivamente alla creatività e produttività dei singoli albergatori. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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economia e lavoro

Smart working: welfare, flessibilità e Coronavirus

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alito alla ribalta in questo periodo di emergenza, lo “Smart Working” (o come viene definito in italiano “lavoro agile”) è uno strumento di flessibilità e di Welfare nato alcuni anni fa e che ha trovato con la Legge n. 81/2017 per la prima volta un quadro normativo ad hoc. Lo Smart Working è uno strumento dell’organizzazione del lavoro in cui le esigenze aziendali e quelle individuali dei lavoratori si incontrano, fornendo nuova vitalità ai processi aziendali e un rinato equilibrio tra lavoro e vita privata. Come strumento di Welfare aziendale, NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020

inserito all’interno di una politica organizzativa estesa alla generalità dei dipendenti, laddove possibile, o utile per completare un accordo individuale (ad esempio al posto di benefit convenzionali), vediamo quali sono le caratteristiche di questa nuova modalità di lavorare. A livello normativo, il lavoro agile è inquadrato all’interno di un rapporto di lavoro subordinato come modalità di svolgimento della prestazione lavorativa, con riferimento in particolar modo alla flessibilità dell’orario e del luogo di lavoro. Vengono meno, dunque, i vincoli di orario di lavoro, nel rispetto dei limiti

Un modello in cui le esigenze aziendali e quelle dei lavoratori si incontrano, fornendo nuova vitalità e un rinato equilibrio tra lavoro e vita privata. a cura di Gianluca Cerqueti

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di durata massima previsti dal contratto, così come il luogo di lavoro, che perde la sua concezione tradizionale di postazione fissa nei locali aziendali per ampliare i suoi orizzonti (anche in caffetteria!). Le parti del rapporto, mediante accordo scritto che deve essere inviato telematicamente al Ministero del Lavoro, regolamentano i dettagli dello Smart Working: la durata, che può avere termine prestabilito o indeterminato ed essere cessato previo preavviso di almeno 30 giorni (90 per i disabili), a meno che non sussista un giustificato motivo; le modalità di esecuzione della prestazione lavorativa al di fuori dei locali aziendali, con particolare riguardo alle eventuali dotazioni tecnologiche e al diritto alla disconnessione, tempo di riposo, in cui il lavoratore non è reperibile per l’azienda; poteri di controllo e disciplinare, nei limiti imposti dalla Legge (Statuto dei lavoratori). Ovviamente, lo smart worker ha diritto allo stesso trattamento economico e normativo dei colleghi lavoratori tradizionali. Anche per quanto riguarda la salute e sicurezza, il datore di lavoro deve garantire ogni tutela, individuando i rischi generali e specifici, connessi alla particolare modalità di esecu-

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zione della prestazione. Il datore di lavoro rimane responsabile della sicurezza e del buon funzionamento degli strumenti tecnologici assegnati al lavoratore, pur essendo tenuto quest’ultimo all’utilizzo degli stessi con i dovuti accorgimenti e a cooperare all’attuazione delle misure di prevenzione predisposte dal datore di lavoro per fronteggiare i rischi connessi all’esecuzione della prestazione al di fuori dei locali aziendali. In caso di infortunio sul lavoro, il lavoratore rimane assicurato presso l’INAIL, con le stesse caratteristiche previste per le tradizionali modalità. Con il venir meno della modalità di lavoro agile, il rapporto di lavoro ritorna a svolgersi con le modalità ordinariamente previste dal contratto in essere. In questo particolare momento, durante l’emergenza internazionale dovuta alla pandemia per Covid_19, il Presidente del Consiglio nei vari testi normativi che si sono susseguiti, ha più volte raccomandato che venisse attuato il massimo utilizzo da parte delle imprese di modalità di lavoro agile. Pertanto, è stata semplificata la procedura di accesso al lavoro agile e, limitatamente al periodo di durata dell’emergenza, è possibile collocare i lavoratori in smart working senza

l’accordo tra le parti, comunicando semplicemente, con un modulo dedicato, i dati dei lavoratori. La precedenza è data ai lavoratori disabili o che abbiano all’interno del nucleo familiare una persona con disabilità. In conclusione, la possibilità di lavorare da casa o comunque al di fuori dei confini aziendali, è stata sdoganata dalla necessità di distanziamento sociale, di limitazione delle presenze all’interno dei luoghi di lavoro per salvaguardare la salute dei lavoratori. Lo smart working, dunque, si è fatto conoscere anche da chi non ne aveva mai sentito parlare o non lo aveva mai utilizzato, o voluto utilizzare, magari anche per una certa diffidenza nel lasciare lavorare da casa i propri dipendenti. Tale strumento, invece, si è dimostrato ampiamente utile per conciliare i tempi di lavoro con quelli di vita privata: pensiamo a un genitore, che può gestire le proprie scadenze e garantire i propri obiettivi di lavoro, senza far mancare una carezza ai figli. Senza considerare, come evidenziato da recenti studi, l’innalzamento della produttività individuale, a dimostrazione del fatto che se un lavoratore è più sereno e rilassato, è anche più motivato e lavora meglio. Ovviamente, sta nel buon senso del singolo dipendente non approfittare della fiducia concessa dal datore di lavoro, poiché le conseguenze disciplinari sono dietro l’angolo. Lo Smart Working può essere uno strumento efficace per consentire di vivere meglio il proprio lavoro e di aumentare la produttività aziendale. Consente di estendere la propria presenza in famiglia o comunque di gestire meglio la propria vita privata, ma deve essere ben concepito, con dotazioni tecnologiche adeguate, informative capillari e un monitoraggio che non deve tradursi in un mero controllo a distanza. Un reciproco rapporto di fiducia tra datore e lavoratore che, risponde alle esigenze delle persone e delle organizzazioni. Sarà il nuovo modo di concepire il lavoro in futuro? NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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Covid-19 e terza età: capire per non sbagliare Il Covid-19 ha messo a nudo le criticità del sistema di assistenza socio-sanitaria; ora che lo conosciamo è certo che influirà per anni sulla gestione dei ricoveri per anziani. a cura di Mary Lin Bolis

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os’è successo negli ultimi due mesi è tristemente noto e può essere riassunto in pochissime battute. Per via di un virus mai visto prima, è scoppiata un’emergenza sanitaria che ha raggiunto la maggior parte dei Paesi nel mondo. La massiccia e rapida diffusione del contagio ha portato alla constatazione che si tratta di una pandemia, ovvero di una malattia diffusa a livello globale. Dopo alcune settimane, sono iniziate le analisi circa il numero dei soggetti colpiti ed è stato possibile confermare che il virus ha coinvolto maggiormente alcune fasce di età. La terza età è stata quella maggiormente colpita: i morti al di sopra dei 60 anni sono il

95%del totale, quelli al di sopra dei 70 anni l’82%. Si tratta di una conferma del fatto che i più anziani sono anche i soggetti più deboli, sovente perché il morbo si accanisce su di un fisico spesso già provato da altre patologie. I dati oggettivi riferiti alle comunità di anziani, in particolar modo alla Residenze Sanitarie Assistenziali per anziani, generalmente note come RSA o case di riposo, hanno dato un’ empirica comprova pressoché ovunque. Già, non ovunque. Accanto alle fotografie di comunità con bare accatastate, si moltiplicano sulla stampa notizie relative a case di riposo che sono riuscite a passare indenni il contagio da coronavirus; sono la concreta dimostrazione che si potevano evitare, o NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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quantomeno contenere, le stragi delle quali la stampa ci informa puntualmente. A due mesi dall’inizio del problema, circa l’accaduto sono sorti e restano numerosi dubbi, tutti inerenti le cause e la mancanza di soluzioni. Restano in particolare alcuni quesiti. I decessi di questi giorni, nelle case di riposo, sono avvenuti a causa del Covid-19 o sono addebitabili, in tutto o in parte, ad altri fattori? Se non è possibile stabilirlo, per quale motivo non si dispone di questo fondamentale dato clinico? Quali esami, clinici o diagnostici, sono stati eseguiti sugli assistiti o, dopo la loro morte, sulla salma per accertare le cause del decesso? Sapere che al tempo della pandemia, nel mondo, sono morti molti anziani e che molte case di riposo anno avuto fra i loro assistiti, a fattor comune, una percentuale significativa di decessi non è una spiegazione sufficiente per chiarire quel che è accaduto ad ogni singola persona. La necessità di un’ analisi di posizioni individuali diviene ancora più evidente se si considera che si ha notizia non solo di ospizi interi rimasti immuni dal contagio ma anche di ultracentenari curati con successo. Per quanto attiene alla pandemia in corso si deve ricordare che lo stato di emergenza è stato dichiarato con delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020, con ogni conseguenza giuridica del caso. Chiunque vi era tenuto, nelle settimane successive, ha avuto il tempo di agire per i preparativi necessari. Allo stesso modo, gli operatori del mondo sanitario, compresi le realtà dell’assistenza agli anziani, non potevano ignorare lo specifico rischio, che nulla esimeva dall’adoperarsi per prevenirne le conseguenze, in particolare acquistando i presidi medici necessari. Il tragico numero di vittime fra gli anziani all’interno delle strutture comunitarie cui erano affidati ha comportato molte polemiche in ordine alla mancata verifica circa la patologia che ha portato al decesso. La decisione di non provvedere alla raccolta di campioni da analizzare per verificare la presenza del virus NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020

Covid-19 comporterà, per chi l’ha adottata e mantenuta pur di fronte agli innumerevoli decessi, ineludibili considerazioni per la valutazione dei profili di responsabilità penale e civile. Allo stesso modo, una volta appurata la circostanza che persone positive al virus, pertanto infettive, sono state accettate nelle strutture destinate agli anziani, sia quali degenti sia quali operatori sanitari, comporterà una verifica dell’adozione di ogni cautela per impedire il diffondersi del contagio. Per la struttura ospite non è eludibile la richiesta di fornire i chiarimenti richiesti. Quali presidi medici sono stati adottati? Sono state distribuite mascherine a sufficienza? È stato istruito il personale in servizio sulle peculiarità della malattia? È stato possibile osservare il distanziamento sociale? Quali precauzioni sono state adottate con gli avventori, specie se degli stessi era nota la positività al virus? Ma soprattutto, ove possibile, è stata proposta ai parenti la possibilità di una dimissione con assistenza domiciliare? Di fronte alla peculiarità della patologia era chiaro che si sarebbero dovute osservare scelte non convenzionali, prima fra tutte la rinuncia all’assistenza se non si potevano garantire degenze sicure. Per certo non poter certificare la presenza di un’infezione da Covid-19, nemmeno a mezzo di campioni prelevati per un’analisi postuma per i casi in cui si sia proceduto ad una cremazione delle salme, comporterà per gli affidatari una valutazione di carattere ordinario di ogni singolo decesso. Per ogni paziente, infatti, in mancanza di documenti che comprovino una infezione da Covid-19, dovrà svolgersi un attento esame dell’accaduto per appurare che non vi siano accadimenti imputabili ad imprudenza, imperizia o negligenza. D’altra parte, di fronte a un decesso si impongono valutazioni minime, da parte della struttura sanitaria prima che da parenti ed amici. Quali erano i sintomi? Sono stati attivati degli specialisti? È stata valutata l’ospedalizzazione? Come è stato curato? È stato contattato il pronto soccorso? Si ritiene infatti che, anche in assenza

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di disponibilità presso i presidi ospedalieri, l’aver omesso di richiedere la disponibilità al ricovero di ogni singolo paziente, in fondo, non ha messo le strutture ospitanti nella condizione di valutare effettivamente le esigenze sanitarie complessive, ed i decisori politici nella condizione di non apprezzare la concreta situazione di fatto e la dimensione del contagio, per assumere, di conseguenza, le decisioni opportune. Nei giorni scorsi si è avanzata la possibilità di modifiche di legge intese ad immaginare “scudi” di vario tipo, per limitare sanzioni e risarcimenti ai casi di dolo o colpa grave. Ebbene, la limitazione di pene e risarcimenti non potrà mai essere assoluta. La ricerca della verità, peraltro, appare doverosa anche alla luce delle severe critiche mosse dai giuristi, fra i quali un esimio ex giudice costituzionale, alla sola possibilità che, nell’indisponibilità di cure per tutti i malati, si sia scelto di curare solo taluni provvedendo per altri a soli trattamenti palliativi. Resta, peraltro, da valutare anche la responsabilità delle realtà di coordinamento dei servizi sanitari a livello centrale. Ormai da mesi è nota l’esistenza del virus denominato Covid-19, ma tuttora non è incluso nell’elenco delle malattie infettive sottoposte a denuncia obbligatoria e per la sua repressione si è preferito adottare un peculiare sistema di decretazione d’urgenza, con l’adozione di norme speciali senza l’applicazione di quelle esistenti. Per quale motivo non è stata consentita l’applicazione del testo unico delle leggi sanitarie, approvato con Regio Decreto 27 luglio 1934 n. 1265? Basta l’inserimento del Covid-19 nell’elenco delle malattie infettive sottoposte a denuncia obbligatoria con un semplice decreto del Ministero della Sanità: in tal caso verrebbero applicate in automatico le specifiche norme approvate per impedire la diffusione delle malattie infettive con specifici obblighi di denunzia della stessa per consentirne un completo censimento sul territorio nazionale ed il tempestivo allestimento delle misure di contrasto sia di carattere medico che amministrativo. GENTE IN MOVIMENTO

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Come il Covid-19 cambierà i trasporti Alcuni aspetti riguardanti gli spostamenti, molto probabilmente, non torneranno più come prima mentre altri dovranno cambiare. a cura dell’On. Emanuele Scagliusi

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l Covid-19 è entrato nella quotidianità di ognuno di noi, stravolgendo le nostre vite. Ivi inclusi gli spostamenti, ridotti drasticamente a quelli di comprovata necessità. Il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti ha subito agito, in maniera attiva, seguendo passo dopo passo l’evoluzione della diffusione del virus sul nostro territorio. Sin dall’11 marzo sono state prorogate le validità della carta di qualificazione del conducente e dei certificati di formazione professionale per il trasporto delle merci pericolose e quella del permesso provvisorio di guida, posticipando al 30 giugno la possibilità di prenotazione

per gli esami per il conseguimento delle patenti di guida. Mentre quelle in scadenza rimarranno valide sino al 31 agosto ed è permessa, sino al 31 ottobre, la circolazione dei veicoli che devono essere sottoposti a revisione entro il 31 luglio. Si è proceduto, poi, alla razionalizzazione del servizio aereo, dei servizi automobilistici interregionali (persone su autobus non di linea) e alla riprogrammazione dell’offerta di trasporto ferroviario passeggeri, in considerazione della limitata mobilità sul territorio nazionale. È stata estesa a tutto il settore la cassa integrazione per tutelare le imprese e i lavoratori. Sospesi sino al 30 aprile i versamenti delle ritenute, NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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dei contributi previdenziali e assistenziali, insieme agli adempimenti tributari con scadenza compresa tra l’8 marzo e il 31 maggio. Molte Regioni hanno optato per la sospensione del bollo auto. È stato previsto, infine, un contributo di 2 milioni di euro destinato ai taxi e alle imprese di noleggio con conducente affinché si possano dotare di divisori da installare negli abitacoli tra l’autista e i passeggeri mentre sono stati adottati protocolli di sicurezza per i mezzi pubblici. Misure che hanno tentato e stanno cercando tuttora di tamponare gli effetti devastanti del COVID-19 sul comparto trasporti. Alcuni aspetti che riguardano gli spostamenti, molto probabilmente, non torneranno più come prima mentre altri, diversi per quantità e tipologia, dovranno necessariamente cambiare per adattarsi alla nuova realtà che ci vedrà convivere con il virus in attesa di un vaccino, si spera, risolutivo. Trascorso un po’ di tempo dall’inizio del lockdown, pertanto, diviene opportuno iniziare a pensare alla ripartenza che coinvolgerà inevitabilmente i trasporti e gli spostamenti delle persone. Innanzitutto per motivi professionali e, successivamente, ci si augura anche per aspetti legati al turismo o al semplice piacere. Il tragitto casa-luogo di lavoro andrà completamente ripensato, tenendo conto delle norme di contrasto alla diffusione del Coronavirus che impongono il distanziamento sociale e dell’abbassamento dei flussi che, in maniera indotta o naturale, si avrà sulle strade urbane ed extraurbane. Sta già accadendo in comparti che non si sono per nulla fermati, in quanto imprescindibili, come quello agricolo dove i trasporti si sono riorganizzati per permettere agli operai di raggiungere i campi in maniera sicura, riducendo le presenze sui pullman e i furgoncini. Se da un lato gli scenari propendono per un maggiore utilizzo dello smart working e del lavoro agile, ovviamente laddove possibile, dall’altro si ipotizzano sempre più incentivi per NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020

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Governo e Parlamento dovranno svolgere un ruolo cruciale per ridisegnare il futuro dei trasporti nell’era del Covid-19, non dimenticando le problematiche del passato.

mezzi di trasporto alternativi all’auto privata. Difficilmente in questo settore le cose torneranno rapidamente a quella che consideravamo normalità prima dell’arrivo del Covid19. Alla perdita di passeggeri del trasporto pubblico, dovuta sia al timore degli stessi cittadini a frequentare luoghi affollati sia all’inevitabile contingentamento degli accessi, si dovranno adottare tutti i necessari provvedimenti per evitare che queste quote si riversino sul traffico automobilistico privato, vanificando anni di sforzi per incentivare il trasporto pubblico e la smart mobility in ottica green. Oggi che si stava ridisegnando in maniera condivisa e convinta un futuro differente e più propenso alla tutela dell’ambiente, proprio ad iniziare dagli spostamenti di merci e persone, ci si è imbattuti in questo potente virus che potrebbe costringere larghe fette della popolazione a tornare ad abitudini deleterie per la qualità dell’aria e per il congestionamento viario delle città. Questi timori sono largamente sostenuti da più parti e, nonostante l’auspicato ricorso intenso al lavoro agile o allo smart working per quelle figure professionali che potranno effettuarlo, è inevitabile iniziare a costruire una visione di mobilità che permetta di coniugare accessibilità, sostenibilità e resilienza. Dovremo rimodellare tutto in funzione delle storture da Covid-19, senza perdere di mira gli obiettivi che solo pochi

mesi fa ci prefiggevamo e rimanendo su quelle direttrici che hanno portato una netta evoluzione nel trasporto pubblico e privato negli ultimi anni. I primi confronti si stanno indirizzando su scenari che prevedano, anche attraverso rapidi interventi infrastrutturali, la promozione e l’incentivazione della cosiddetta mobilità attiva, sostenendo l’utilizzo di monopattini o di biciclette elettriche, rafforzando le politiche territoriali diffusesi negli ultimi anni. Garantire la sostenibilità dei trasporti privati sarà decisivo. In questo senso, visto che il contenimento della crescita del numero di autovetture circolanti sarà comunque limitato da differenti insuperabili fattori, si dovrà pigiare sull’acceleratore del processo di decarbonizzazione del settore automotive, puntando alla riconversione del parco veicolare italiano verso emissioni zero grazie ad alimentazioni meno inquinanti. Governo e Parlamento dovranno svolgere un ruolo cruciale per ridisegnare il futuro dei trasporti nell’era del Covid-19, non dimenticando le problematiche del passato e scenari che paradossalmente possono tornare comuni nonostante le politiche green e di sostenibilità su cui si è puntato molto. E che saranno conditio sine qua non per il prossimo futuro affinché si addivenga a soluzioni valide per il medio-lungo periodo. GENTE IN MOVIMENTO

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Tredozio: riferimento per cultura, arti e sport Per chi ha scelto di vivere la montagna, questo ritmo ‘slow’ dettato dalla pandemia non è una novità, ma un valore prezioso da far conoscere e difendere. Intervista all’On. Simona Vietina, a cura della Redazione

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redozio, il luogo in cui ho scelto di vivere e che per ben due mandati mi ha onorato della sua fiducia scegliendomi come sindaco, è un piccolo paradiso”. Non ha dubbi Simona Vietina, toscana di origine ma ormai stabilmente “adottata” dal piccolo comune nell’appennino romagnolo che guida insieme a una squadra di concittadini appassionati e dedicati al benessere e allo sviluppo del paese. “Siamo una comunità molto coesa e anche in questa situazione le dimostrazioni non sono mancate: la pandemia ci ha costretto a rivedere i nostri ritmi e le nostre priorità. Abbiamo fatto tutti necessariamente

un passo indietro e la natura che ci circonda ha riconquistato spazi: lo dimostrano i delfini che si sono visti nuotare nel porto di Ravenna o gli animali selvatici sempre più spesso oggetto di avvistamento nelle città e nei paesi. Per chi, come me, ha scelto di vivere la montagna, impegnandosi per difenderla in tutte le sedi possibili, questo ritmo ‘slow’, maggiormente a misura d’uomo, non è una novità ma un valore prezioso da far conoscere e da difendere. I territori montani hanno tantissimo da offrire sia a chi ci vive sia a chi vorrà, non appena sarà possibile muoversi in libertà e in sicurezza, venire a scoprirli. Penso proprio alla natura che ci circonda ma non solo”. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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Già perché quando si pensa a Tredozio, 1200 anime arroccate nell’appennino, l’immaginario corre a panorami bucolici, foreste e monti, sapori e profumi delle tradizioni contadine: tutto vero, senza dubbio, ma da qualche anno tutta l’amministrazione comunale guidata da Simona Vietina (che è anche parlamentare di Forza Italia impegnata a Roma sui temi delle comunità periferiche, tanto da essere conosciuta come la “paladina della montagna”) ha messo in campo un impegno non comune per trasformare Tredozio in un punto di riferimento per la cultura, le arti e lo sport. “La politica che porto avanti è quella del contatto costante e del confronto con il territorio, partendo dall’ascolto, dagli stimoli che arrivano dai concittadini, dalle attività produttive, e da chi, come me, ha scelto di abbracciare la sfida della montagna” spiega Vietina: “una politica che mi pare incontri l’apprezzamento del territorio e delle persone che vedo ogni giorno sempre più coinvolte e attive nella gestione del nostro paese e delle diverse iniziative a cui abbiamo dato vita in questi anni”. Fra queste spicca sicuramente il festival di poesia “Tres Dotes” che lo scorso anno con la seconda edizione ha animato per un intero weekend tutto il paese con dieci case editrici da tutta Italia, laboratori di poesia, incontri con gli autori, performance musicali e concorsi letterari. “Il festival è stata l’occasione ideale per riscoprire e valorizzare Maria Virginia Fabroni, la Saffo tredoziese, come la definì nel 1925 il giornalista Eugenio Cappelli. Non nascondo di nutrire una certa simpatia e affinità con questa figura femminile che, in pieno 1800, lottava per l’affermazione del diritto di scegliere chi amare per tutte le donne. Come primo sindaco donna di Tredozio sono lieto di averle dedicato un festival che, l’anno scorso, ha visto arrivare ben 700 componimenti inediti e originali”. Un nuovo polo culturale in appennino, dunque? “Questo è indubbiamente uno degli obiettivi della mia amministrazione” commenta Vietina: “l’anno scorso siamo riusciti a ospitare anche NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020

una delle tappe di Emilia Romagna Festival, con il conferimento del premio alla carriera al Maestro Uto Ughi, violinista di calibro internazionale. La pandemia ha ‘congelato’ un po’ tutte le iniziative ma non vediamo l’ora di ripartire”. Una cultura che passa anche dal recupero delle tradizioni antiche, incarnate nell’ormai immancabile appuntamento con il Palio dell’uovo: una storica disfida fra i rioni cittadini a colpi, ovviamente, di uova. “Si tratta di una tradizione ormai nel cuore dei tredoziesi e di tanti turisti che, anno dopo anno, ci raggiungono sempre più numerosi a Pasqua e Pasquetta” spiega il sindaco, “e che coinvolge tutta la comunità fra eventi, sfide, concorsi e sfilate in costume storico. L’edizione 2020, ovviamente, non si è potuta tenere nel formato tradizionale ma abbiamo scelto di mantenere alcuni momenti iconici: il ‘mattarello d’oro’ e, naturalmente, la gara dei mangiatori di uova. Le nuove tecnologie ci hanno aiutato: ognuno ha potuto partecipare all’iniziativa #ioPalioaCasa e la giuria della Pro loco riunita via social è riuscita a stilare la classifica delle sfogline e dei mangiatori di uova sode. Lo spirito che muove le persone che abitano la montagna” spiega Vietina, “è indomabile: occorre solo garantire gli strumenti necessari in termini di servizi e connettività e anche in una situazione difficile come quella di questi mesi riusciranno a stupire per intraprendenza e voglia di rilancio”. Ed è proprio l’intraprendenza del sindaco e di alcuni appassionati che ha permesso la realizzazione di un altro piccolo “miracolo”: Tredozio, lo scorso anno, è diventata per un weekend la capitale nazionale del softair. “Ospitare le finali nazionali del campionato della Federazione Italiana Pattuglie Softair è stato un onore” commenta il sindaco “e rappresenta un ulteriore tassello che dimostra come il nostro territorio, se adeguatamente valorizzato, sia una risorsa inestimabile. Il successo della manifestazione, con ben 12 team provenienti da Liguria, Emilia Romagna e Piemonte e tanti curiosi e appassionati

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presenti, ha dimostrato come pianificazione, impegno e volontà portino a risultati soddisfacenti. La speranza” prosegue Vietina “è che superata l’emergenza anche questo evento diventi una presenza ricorrente nel nostro comune e che possa attirare verso il nostro territorio sempre più appassionati e curiosi”. La sfida per lo sviluppo e il rilancio del territorio è in corso: “Il mio doppio ruolo di sindaco e di parlamentare mi dona una prospettiva privilegiata di analisi” commenta Vietina “ma soprattutto mi permette di vivere in prima persona le esigenze delle comunità come quelle di Tredozio e di toccare con mano il desiderio di crescita economica, culturale e morale che queste comunità hanno al proprio interno. Si tratta di un feedback importante che mi permette di portare avanti tante battaglie giuste e necessarie in aula affinché i comuni montani siano non solo meno ‘bistrattati’ come fatto in passato ma, anzi, vengano valorizzati e sia possibile farne fiorire le potenzialità. In questo senso la pandemia potrebbe rivelarsi un’occasione di rilancio ulteriore: il turismo avrà bisogno di nuovi paradigmi e quello della montagna, con ampi spazi, panorami sconfinati e possibilità di immergersi nel paesaggio anche per attività culturali o sportive, potrebbe rappresentare un’opportunità per tanti operatori”. GENTE IN MOVIMENTO

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Cosa fanno a casa gli italiani in quarantena? Scopriamolo, analizzando cosa cercano gli italiani online: a marzo grande incremento per le piattaforme di streaming online, le visite virtuali ai musei e gli allenamenti casalinghi. a cura della Redazione

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tando a quanto si vede dai post e dalle storie condivise sui social, gli italiani passano la quarantena in cucina, sfornando manicaretti degni di chef stellati. In queste settimane, in cui è in vigore, su tutto il territorio nazionale, il divieto di uscire di casa, se non per reali necessità, internet, per molte persone, è diventata una finestra sul mondo. SEMrush, quindi, ha deciso di analizzare le ricerche online degli utenti in Italia nei primi mesi del 2020, per vedere come stiano realmente passando il tempo, realizzando che la cucina non è l’unico passatempo in questi giorni di lontananza da amici, parenti, colleghi e hobby. Dallo studio emergono interessi molto variegati, che spaziano dal guardare film e serie TV su piattaforme in streaming, allenarsi in casa e usufruire della possibilità di fare visite virtuali nei più bei musei del mondo. Grande interesse anche per la possibilità di fare la spesa online, evitando le file e i rischi di contagio. Per quanto riguarda le piattaforme di streaming, a febbraio quelle che registravano i picchi di traffico più alto erano Sky (42.616.109 accessi), Rai Play (27.238.248) e Mediaset Play (18.518.767). Con l’introduzione delle restrizioni che hanno fortemente

limitato la possibilità di uscire di casa, le preferenze degli utenti sono leggermente mutate. Il più alto tasso di crescita è stato registrato da Rakuten Tv (+144%), seguita da Infinity TV (+133%) e Amazon Prime Video (+120%). In controtendenza, invece, Rai 1, che perde il 15% di traffico. Non solo film e serie Tv, gli utenti in Italia cercano anche l’arte. Sono moltissimi i musei che, per rendere più piacevole la quarantena dei cittadini, hanno reso disponibili online delle visite virtuali tra le proprie opere d’arte: dalla Pinacoteca di Brera, agli Uffizi, al Louvre. Sebbene molte strutture fornissero già da tempo questo servizio, è durante la quarantena che c’è stato un forte aumento di interesse, con una strepitosa crescita delle ricerche “museo virtuale” (+1.275%) e “museo online” (+327%). In Italia, i musei più cercati sono stati gli Uffizi (894.500 accessi), il Museo Egizio di Torino (837.450 accessi) e la Pinacoteca di Brera (143.500 accessi). In terza posizione troviamo le ricerche per fare esercizio fisico. A quanto pare, i nostri connazionali stanno prendendo sul serio l’invito di OMS e Ministero della Salute a praticare un po’ di movimento in casa, indispensabile per mantenersi (o ritornare) in salute. In una manciata di settimane, c’è stato un boom di ricerche come “allenamento a casa” (+1.011%), “fare esercizi a casa” (+900%) e “fare sport a casa” (+743%). Complice un po’ la sedentarietà e la maggior disponibilità di tempo per cucinare, ai vertici della classifica troviamo gli esercizi dimagranti (159.650 ricerche), l’allenamento dei glutei (118.100 ricerche), programmi completi da salotto (112.550 ricerche) e lo yoga (105.050 ricerche). NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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Bocciata in appello l’addizionale sulla benzina

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n distributore di prodotti petroliferi ha impugnato un accertamento relativo all’ imposta regionale sulla benzina da autotrazione, meglio conosciuta come IRBA: a tutti gli effetti una addizionale sulle accise. Il tributo, pari a 2,6 centesimi di euro per ogni litro di prodotto erogato, grava formalmente sui distributori ma è evidente come venga traslato sui consumatori finali. Calcolato sul prodotto erogato da ogni impianto, questo tributo viene liquidato con cadenza mensile e versato direttamente alla Regione. La sentenza dello scorso gennaio è destinata avere seguito: gli atti tributari impugnati sono stati annullati non per vizi dello specifico procedimento di accertamento ma per un difetto di legittimità dell’ imposta regionale. In particolare la sentenza rileva che nel caso di specie la legge regionale istitutiva dell’imposta non rispetta le finalità specifiche previste dall’art. 1 paragrafo 2 della Direttiva 2008/118/CE. L’imposta, introdotta dalla Regione Piemonte con Legge Regionale n. 47 del 1993, sarebbe genericamente destinata al “finanziamento degli interventi necessari a fronteggiare gli eventi calamitosi verificatesi sul territorio regionale”. Nelle proprie motivazioni, peraltro, la sentenza ricorda che con riferimento alla stessa imposta la Commissione Europea ha avviato una procedura di infrazione contro lo Stato italiano. Sono quindi due i fronti di attacco: alla via giudiziaria nazionale, valida per il ricorso in esame ma destinata a costituire un precedente per ricorsi analoghi, si affianca infatti la formale procedura di infrazione comunitaria. Quello della Regione Piemonte, fra l’altro, potrebbe essere il primo di una serie di ricorsi identici, riferibili non NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020

solo alla Regione Piemonte ma anche alle altre regioni che hanno deciso di istituire la medesima addizionale. Analogo problema, infatti, oltre che per i distributori della Regione Piemonte, potrebbe porsi per i distributori di benzina per automazione della Regione Liguria che, con la Legge Regionale n.2 del 2006, ha previsto l’istituzione della medesima addizionale per una generica “prioritaria destinazione alle esigenze del settore sanitario regionale”. Pur se l’imposta in argomento può sembrare poca cosa, si rileva che per i bilanci delle regioni coinvolte potrebbero esservi dei problemi derivanti dalla conferma della non conformità con il diritto dell’Unione Europea. Basti pensare che, per la sola Regione Piemonte per l’anno 2019 questa imposta ha comportato introiti per circa 16 milioni di euro. In vista della conferma della illegittimità del tributo, le regioni interessate dovranno da una parte provvedere alla ricerca di altre entrate per importi analoghi e, dall’altra, prepararsi a gestire le richieste di rimborso. La sentenza in argomento sarà probabilmente oggetto di ricorso per Cassazione e può essere oggetto di ricorso pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea: non è quindi detta l’ultima parola. La fine dell’I.R.B.A., tuttavia, sembra segnata: il percorso giudiziario, pur se non definitivo, è tracciato con sufficiente chiarezza. Per i distributori vi è all’ orizzonte non solo l’abolizione dell’imposta. Nel frattempo, tuttavia, si rileva l’opportunità che i distributori, quantomeno per gli anni di imposta che nel frattempo rischiano di cadere in prescrizione, provvedano a valutare con un legale l’opportunità di formulare un’istanza di rimborso.

Una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Piemonte ha confermato la decisione della Commissione Tributaria Provinciale di Torino, ribadendo che l’imposta addizionale regionale sulla benzina è un tributo non conforme al diritto comunitario. a cura di Mary Lin Bolis

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consumatore

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I diritti del viaggiatore al tempo del Coronavirus Cosa fare se si è costretti ad annullare la vacanza? E se la compagnia cancella il volo? L’albergo potrà riservare la prenotazione? a cura del Centro Europeo Consumatori Italia

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provvedimenti adottati per il contenimento e la gestione dell’ emergenza sanitaria in corso, sia nel panorama nazionale che internazionale, hanno prodotto notevoli conseguenze nel settore del turismo; nello specifico, i decreti progressivamente adottati dal Governo italiano hanno vietato gli spostamenti per mere finalità turistiche. Tali previsioni hanno costretto molti viaggiatori a rinunciare alle proprie vacanze, e se tale circostanza è tristemente nota ai più, non tutti i consumatori coinvolti dalle misure adottate sono a conoscenza dei loro diritti: “cosa fare se si è costretti ad annullare la vacanza? E se la compagnia aerea ha cancellato il volo? L’albergo potrà riservare la mia prenotazione per i mesi

successivi”? Su tutte le perplessità, una prevale incontrastata: cosa ne sarà dei soldi versati? Posso richiedere il rimborso in denaro o sono costretto ad accettare un voucher? La dibattuta questione è stata risolta in via definitiva dalla conversione in legge del decreto Cura Italia, il quale ha adottato specifiche norme per il rimborso di viaggi e vacanze e ha, di fatto, reso obbligatoria l’accettazione del voucher sia laddove il viaggiatore sia costretto a rinunciare al viaggio a causa di un’impossibilità sopravvenuta, determinata da provvedimenti emanati dall’autorità, sia nel caso in cui siano la compagnia aera (o il vettore in generale), la struttura ricettiva o il tour operator a recedere dal contratto a causa dell’epidemia di Covid-19. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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Prima del 30 aprile 2020, data di entrata in vigore della citata legge di conversione (legge n. 27 del 24 aprile 2020), vi era una chiara distinzione fra le due ipotesi: la rinuncia per impossibilità sopravvenuta da parte del viaggiatore che legittimava la controparte contrattuale ad emettere un voucher e l’ipotesi in cui fosse stata la compagnia aerea a cancellare il volo o il tour operator a recedere dal pacchetto turistico, nel qual caso trovavano applicazione le normative “ordinarie” che conferiscono il diritto ad ottenere la restituzione del prezzo pagato tramite rimborso in denaro. La legge n. 27, dichiarata norma di applicazione necessaria, prevede espressamente che il voucher assolve agli obblighi di rimborso e che non è soggetto ad accettazione da parte del viaggiatore nei cui confronti è emesso; ciò determina un’inaccettabile compressione dei diritti dei viaggiatori, di norma tutelati dalla normativa a tutela dei passeggeri e viaggiatori che nel corso degli anni è stata implementata a livello europeo con l’adozione di regolamenti e direttive. Proprio la Commissione europea è recentemente

intervenuta a garanzia di questo saldo complesso di regole con delle raccomandazioni nei confronti di quegli stati membri che, come l’Italia, hanno emanato norme “emergenziali” foriere di non trascurabili limitazioni dei diritti dei viaggiatori europei. In una situazione quale quella attuale, in cui il settore del turismo ha registrato gravissime perdite, sicuramente una soluzione di compromesso, che realizzi un bilanciamento degli interessi di tutti i soggetti coinvolti è auspicabile, ma costringere i consumatori ad accettare un voucher dalla validità temporalmente limitata, senza avere certezza di come e quando il voucher stesso potrà essere utilizzato, non è parsa la scelta più opportuna. Prevedere uno strumento sostitutivo del denaro può certamente realizzare il compromesso ideale, ma a tal fine è necessario che sia dotato di alcune caratteristiche: in primo luogo, dovrebbe essere mantenuta la possibilità, per il viaggiatore, di scegliere il rimborso. Il voucher dovrebbe poi essere dotato di flessibilità e cioè dovrebbe poter essere trasferibile ad altri soggetti senza costi aggiuntivi e non dovrebbe

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essere vincolato alla medesima meta o al medesimo vettore/tour operator per il quale il viaggio era stato originariamente acquistato. Inoltre, raccomanda la Commissione, per rendere più appetibile il voucher sarebbe opportuno che alla scadenza dello stesso, questo sia convertibile automaticamente in denaro. Così facendo si potrebbe consentire alle imprese del settore turistico di non dover procedere all’immediato esborso di ingente liquidità, e al consumatore/ viaggiatore di poter ottenere un rimborso monetario se non è stato possibile utilizzare il voucher. Certamente la situazione attuale è complessa e in continua evoluzione e sono molti i diritti e gli interessi da tutelare; le previsioni attuali sacrificano non poco i diritti dei consumatori ma dato il rapido e continuo susseguirsi di provvedimenti e le posizioni adottate dalle istituzioni europee, non è escluso che le sorti dei viaggiatori possano cambiare; l’invito dell’Europa a rendere il voucher appetibile per i viaggiatori sarà accolto o ignorato? Ai posteri l’ardua sentenza.

SERVIZI E CONSULENZE IN TUTTA ITALIA L’Agenzia Sandiano di Sanremo (IM) è a disposizione delle Associazioni e degli autotrasportatori, in collaborazione con le Agenzie convenzionate sul territorio, per la soluzione delle problematiche del trasporto: iscrizioni e variazioni con o senza limiti presso l’Albo degli Autotrasportatori e l’Albo degli Smaltitori rifiuti; immatricolazioni e passaggi di proprietà dei veicoli in conto terzi e/o in conto proprio; acquisizione aziende di autotrasporto o con requisiti; revisioni e collaudi sia presso sedi Ministero dei Trasporti sia presso officine autorizzate; consulenza specializzata in materia di merci pericolose ADR, merci deperibili ATP, ecc; autorizzazioni internazionali (CEE ed extra-CEE di ogni tipo); apertura sedi all’estero; quesiti e ricorsi presso Ministero dei Trasporti e altri Enti.

Via Fiume 34, 18038 SANREMO (IM) Tel: 0184 501560 - Email: agenzia@sandiano.com - Web: sandiano.com L’Agenzia Sandiano offre consulenza presso le ditte e assistenza presso gli uffici pubblici in tutta Italia

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sicurezza

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App Immuni: salute e libertà sotto controllo L’emergenza del Covid-19 ha comportato il lockdown e il distanziamento sociale: ora si profila l’idea del controllo di massa. a cura di Davide Calvi

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tiamo vivendo un periodo di responsabile autocostrizione domiciliare, più persuasi dal timore del contagio che convinti dalle sanzioni dei divieti imposti dalle autorità di governo. In giorni dove sembra che la pandemia debba condizionare tutti gli aspetti della vita presente e futura, sembra che ora potremmo essere costretti a scegliere fra sicurezza e libertà, come se si trattasse di due valori incompatibili fra di loro. In un solo colpo dovremmo credere superati quelli che fino ad ora erano considerati diritti quantomeno di rango costituzionale. Tutto è accaduto velocemente: dapprima sono

venute meno la riserva di legge e di giurisdizione, poi si è iniziato a dire che sono questioni di carattere sanitario che coinvolgono l’intero Paese. Le limitazioni che prima potevano essere assunte da un giudice solamente in presenza di una espressa previsione di legge, con motivazioni riferite a ciascuna persona coinvolta dai provvedimenti adottati ora saranno assunte nei confronti di una percentuale significativa della popolazione del italiana. Subito sono poi state effettuate delle precisazioni che appaiono toppe più piccole del rammendo necessario: non ci saranno conseguenza per chi NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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decide di non scaricare la “App Immuni”. Chissà se, di fronte all’ inverosimile contesto che stiamo vivendo, è possibile stare tranquilli di fronte ad una precisazione che anche solo un paio di mesi fa non sarebbe stata neppure necessaria. Proviamo a partire dall’inizio. L’esigenza è quella di contenere il più possibile il diffondersi di una malattia che è mortale solamente se non viene curata con le giuste procedure. Se non si ferma il contagio non ci saranno posti per tutti i contagiati: sulla base di questo assunto, dopo alcune limitazioni di carattere locale, è stato fermato pressoché tutto il Paese. I provvedimenti assunti sono di carattere analitico ed incompleti al tempo stesso: le norme non son più generali ed astratte. Legiferando per singole categorie dettagliate lavoratori ed operatori economici, il risultato immediato è quello di non riuscire a disciplinare tutti i casi possibili e di tradire l’orizzonte culturale di chi adotta i provvedimenti. Sembra che le attività sportive abbiano più peso dell’industria, che i codici delle singole imprese ne condizionino l’esistenza anche se adottati su criteri dell’attività prevalente, che intere famiglie prive di reddito debbano vivere solamente con importi inferiori a quelli riconosciuti ad altri cittadini come reddito di cittadinanza. D’altra parte le autorità di governo, che dovrebbero aver provveduto per tempo, sono le prima a richiedere ed incentivare donazioni da destinare ad iniziative vitali: come se fosse serio definire indispensabile la raccolta di cifre non sufficienti alla bisogna, per l’acquisto di materiali che non si riesce né ad acquistare né a requisire, ma che sono largamente disponibili sul mercato al dettaglio, a prezzi molto più elevati rispetto a quelli di mercato di soli due mesi fa. D’altra parte è comparsa anche la categoria delle attività non indispensabili: sul punto non è dato sapere come l’attuale gestione politica consideri se stessa. Nel marasma, mentre tutti contestano NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020

i dati diffusi, con un caos pari a quello del blocco, si inizia a voler riprogettare una ripartenza, non perché siano venute meno le condizioni del blocco generale ma solamente perché non ce lo possiamo permettere per un tempo così lungo. Così, dopo aver fatto strame di pressoché tutti i diritti costituzionali, ora si sente dire che si potrà ripartire solamente se la maggior parte della popolazione si sottoporrà al giogo del controllo di massa, complice la tecnologia. In fondo, dopo aver coinvolto e condizionato la libertà di voto e la libertà religiosa, l’idea di attuare un controllo di massa per condizionare anche la libertà di movimento non dovrebbe stupire. Chi lo vuole utilizzare per risolvere il problema della pandemia dice che in fondo si tratta solamente di una “app”, un programma da installare su di un cellulare alla pari di tanti altri, con la sola differenza che memorizza dati relativi non solo a chi la scarica ma anche a chi gli sta intorno. Dall’ elaborazione di questi dati dipenderà poi la riuscita del programma di sanità pubblica, secondo modalità che potrebbero essere spiegate in modo più chiaro. Chi gestirà i dati raccolti dalla applicazione sanitaria avrà modo di sapere più cose di quanto sia nelle intenzioni dichiarate: certa la possibilità di distinguere le tifoserie calcistiche sulla base delle partite, i nuclei di soggetti che lavorano presso la stessa sede, le aggregazioni di persone sulla base dei giorni di preghiera delle rispettive religioni. Una volta raccolti, i dati avranno certo una vita propria, che sarà difficile controllare appieno. Già i demoni di Bulgakov insegnavano che gli scritti non bruciano: da quando i dati sono digitali verrebbe da dire che le cose sono andate addirittura peggiorando. L’effetto pratico sarà la creazione di una enorme mole di dati digitali con i quali viene tracciata l’intera esistenza di una nazione. Con buona pace delle intenzioni dichiarate, nulla garantisce che l’app, apparentemente indispensabile per la difesa della salute pubblica, possa

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essere impiegata per finalità non previste dagli ideatori. Fra le tante: una possibile richiesta di acquisizione dei medesimi dati da parte dell’ Autorità Giudiziaria per finalità di giustizia, alla pari di quanto accade per molti altri dati sanitari. D’altra parte gli istituti giuridici comparabili presenti nel nostro ordinamento sono adottati su base individuale, nei casi strettamente previsti dalla legge ed in base ad un provvedimento motivato dell’Autorità Giudiziaria. Il tracciamento o pedinamento elettronico, a mezzo di analisi dei dati degli apparati telefonici in uso può essere disposto dal Pubblico Ministero nella fase delle indagini preliminari. Il braccialetto elettronico, utilizzabile quale modalità alternativa alla detenzione in carcere. Nessuno avrebbe potuto mai immaginare un controllo di massa, pur su base volontaria, organizzato su disposizione del potere esecutivo o di commissari straordinari da questo delegati. In queste condizioni l’attesa di una dichiarazione di incostituzionalità pronunciata in via incidentale non pare una soluzione: la pronuncia giungerebbe tardiva, probabilmente quando verranno impugnati innanzi all’Autorità Giudiziaria i provvedimenti di irrogazione delle sanzioni amministrative emessi dalla prefetture. D’altra parte le condotte per le quali era inizialmente prevista una sanzione di carattere penale sono state degradate ad illeciti amministrativi e potrebbero comportare problemi di uguaglianza di trattamento per condotte analoghe in settori diversi. In fondo tutti i provvedimenti in materia di libertà personale sono riservati in via esclusiva all’Autorità Giudiziaria: il fatto che l’inedita attività normativa stia invadendo un settore che la costituzione riserva ad un altro potere dello Stato potrebbe forse recare con sé la soluzione al problema. In fondo ogni ufficio giudiziario potrebbe sollevare il conflitto di attribuzioni fra poteri dello Stato, possibilità che, in fondo, ha più fondamento di quanto abbiamo visto accadere fino ad ora. GENTE IN MOVIMENTO

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Crediti foto: Commissario Ricostruzione Genova.

Infrastrutture e sicurezza: a che punto siamo? Nonostante l’emergenza sanitaria in corso, il Ponte di Genova continua a crescere, ma questo esempio virtuoso non deve restare un caso isolato. a cura della Redazione

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el bel mezzo dell’emergenza sanitaria per il Coronavirus, il cantiere del ponte di Genova continua la sua corsa per completare l’opera. Domenica 22 marzo 2020 si è concluso l’innalzamento del terzo impalcato da 100 metri, portando così la quota di ponte completata a 750 metri (circa l’80% del totale). Nonostante l’emergenza sanitaria in corso, i lavori presso il cantiere del Ponte di Genova continuano con l’obiettivo di rispettare la scadenza prevista di fine primavera. Come per le due campate precedenti, per l’innalzamento della trave da 1.800 tonnellate a circa 40 metri di

altezza sono stati impiegati gli strand jack, i martinetti idraulici già utilizzati durante la fase di demolizione del ponte. All’operazione ha partecipato una squadra di circa 50 persone che, al termine dell’impresa, ha festeggiato sotto il laser tricolore, un fascio di luce verde, bianco e rosso voluto dalla Salini Impregilo, che rimarrà acceso fino al termine dell’emergenza per il Coronavirus. Successivamente, martedì 28 aprile 2020, quasi due anni dopo il crollo, l’ultimo impalcato in acciaio lungo 50 metri è stato innalzato, mostrando così il percorso del viadotto nella sua interezza, riunificando così la ferita della città. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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Nel frattempo, si sta pianificando l’operazione per la preparazione della soletta del ponte: 8.000 metri cubi di cemento che verranno portati in quota, dalle estremità al centro del viadotto, tramite un getto continuo, 24 ore su 24, che dovrebbe durare per circa 7-8 giorni. “Visto dal basso, il nuovo ponte sembra terminato. Il cantiere per la ricostruzione, avviato poco più di un anno fa, sta compiendo un lavoro straordinario per completare l’opera in tempi record rispetto alla normalità del nostro Paese” commenta Secondo Sandiano, Presidente Nazionale di Assotrasporti e Vicepresidente vicario di Eumove. E se da una parte si procede a vele spiegate, viene da chiedersi a che punto sia il controllo e la manutenzione delle restanti opere italiane. Il crollo del Viadotto Morandi ha spalancato una finestra su un problema di vecchia data. Purtroppo, in Italia, i ponti avevano già iniziato a cadere ben prima del 14 agosto 2018. Ricordiamo: il ponte della tangenziale di Fossano (CN) nell’ aprile del 2017, il collasso del viadotto sulla A14 vicino ad Ancona a marzo dello stesso anno e il cedimento del cavalcavia sulla Milano-Lecco dell’ ottobre 2016. Dopo l’ultimo grave cedimento di un viadotto verificatosi sull’A6 TorinoSavona a novembre 2019 a causa del maltempo, e l’ennesima emergenza avvenuta sulle autostrade liguri (il crollo di parte del soffitto della

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galleria Bertè sulla A26 in direzione Genova del 30 dicembre 2019), Assotrasporti ed Eumove avevano avanzato al Governo la richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza per far fronte al problema della precarietà delle infrastrutture viarie e ferroviare. Tuttavia, con lo scoppio dell’epidemia del Coronavirus il problema, così come molte altre questioni irrisolte, è passato in secondo piano: il Paese si è dovuto fermare, la gente è rimasta chiusa in casa e il traffico stradale è calato vertiginosamente. In questo scenario surreale non sembrava possibile che accadesse ancora. Invece, mercoledì 8 aprile 2020, il ponte di Albiano ad Aulla (MS) sul fiume Magra è completamente collassato. Ancora non si conoscono le cause, ma grazie al lockdown per il contrasto al Covid-19, sono stati coinvolti solo due veicoli e i rispettivi autisti, i quali non hanno riportato gravi conseguenze. Se, al contrario, il ponte fosse crollato in un giorno di traffico ordinario cosa sarebbe successo? Per indagare sull’accaduto, chiarire la dinamica e accertare le responsabilità il MIT ha istituito una Commissione ispettiva. Presieduta da Fabio Croccolo, Direttore di Ansfisa, l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali, la Commissione vede la partecipazione di Walter Salvatore, professore ordinario di tecnica delle costruzioni dell’

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Università di Pisa e componente effettivo del Consiglio Superiore dei lavori Pubblici, e di Sergio Lagomarsino, professore ordinario del Dipartimento di ingegneria civile chimica e ambientale dell’Università di Genova, esperto senza diritto di voto del Consiglio superiore dei Lavori pubblici. Nel frattempo, viene da chiedersi perché il Governo, così come le Regioni, le Province, i Comuni e tutti gli enti gestori di strade e autostrade, non stia approfittando di questo periodo di traffico così ridotto per effettuare il censimento delle opere infrastrutturali italiane e i dovuti interventi di manutenzione e ammodernamento per mettere in sicurezza l’intero sistema. L’emergenza sanitaria ha creato una situazione senza precedenti e non si può aspettare che le strade tornino ad essere affollate per intervenire. “Ora è il momento giusto per agire. In questo modo si risolverà il problema delle infrastrutture viarie e ferroviarie italiane e si darà uno storico lancio all’economia del Paese, consentendo alle imprese di recuperare i danni economici causati dal Coronavirus” aggiunge Fabrizio Civallero, Segretario Nazionale di Assotrasporti. Le associazioni sostenitrici della proposta “Salva Vite” invitano tutti i cittadini a partecipare attivamente alla campagna e dare il proprio contributo iscrivendosi al gruppo Facebook “Stato emergenza strade e ferrovie per prevenire crolli e morti”.

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Siepi e strade La maggior parte degli urti contro ostacoli si riferisce ad alberature: sono svariate decine i sinistri mortali che si verificano ogni anno. a cura di Davide Calvi

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a presenza di siepi ed alberi a ridosso delle strade è un dato pacifico, come, purtroppo, è esperienza comune quali danni ne possano derivare alla circolazione. Pur in assenza di dati statistici certi, sembra opportuno fare un punto di situazione sulle responsabilità per sinistri occorsi a causa di incidenti contro gli alberi presenti in terreni privati ai margini delle strade. La Corte di Cassazione IV Sezione penale, con la sentenza n.10850 del 15 gennaio 2019, ha stabilito un fondamentale principio relativo a un fenomeno che sfugge alle statistiche ufficiali. Anche se nessuno sa con certezza quanti siano le percentuali precise, la maggior parte di urti contro ostacoli si riferisce ad alberature: complessivamente si tratta di svariate decine di sinistri mortali ogni anno e centinaia di sinistri con dei feriti. La dinamica di ciascun sinistro risulta, in concreto, sempre peculiare e complessa. Il caso esaminato dalla Suprema Corte si riferiva ad un albero di alto fusto a circa 2 metri dal confine stradale, all’interno di una proprietà privata il cui titolare è stato indagato per omicidio colposo. In seguito ad una fuoriuscita di strada ed alla collisione fra l’autovettura e l’albero, un automobilista ha perso la vita. Il giudice di primo grado aveva assolto il proprietario. La Corte d’Appello

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tuttavia, riformando la sentenza di primo grado, lo ha ritenuto colpevole condannandolo penalmente (con sospensione condizionale della pena) e stabilendo a suo carico il risarcimento dei danni in favore della parte civile (pur nella misura del 25 per cento). Il proprietario dell’albero è stato, infatti, ritenuto titolare di una posizione di garanzia e gli è stato, in particolare, contestato di non averlo rimosso, “essendo prescritto che gli alberi ad alto fusto siano a distanza non inferiore a sei metri dal confine della strada”. Il Codice della strada prevede, all’art. 16, co. 1 lett. c), il divieto, per i proprietari o aventi diritto sui fondi confinanti con le stradali fuori dei centri abitati, di coltivare alberi ai lati delle strade, sia che si tratti di siepi, piantagioni ovvero recinzioni. Detto divieto viene meglio particolareggiato dall’art. 26 co. 6 del regolamento di attuazione del Codice della strada, nel quale si dispone che “la distanza dal confine stradale, fuori dai centri abitati, da rispettare per impiantare alberi lateralmente alla strada, non può essere inferiore alla massima altezza raggiungibile per ciascun tipo di essenza a completamento del ciclo vegetativo e comunque non inferiore a 6 metri”. La Corte di Cassazione conferma quanto già specificato dalla Corte d’Appello, ovvero dell’esistenza dell’ obbligo di delimitare la sede stradale

ed in particolare, per il caso di specie, di proteggere l’albero con un guardrail, come disciplinato dall’art. 3 del D.M. n.223 del 1992. La progettazione e l’omologazione delle strade, anche per tale motivo, prevede l’impiego delle barriere di sicurezza stradale ed individua le fasce da proteggere. Proprio circa l’esistenza di questo obbligo di protezione, la Suprema Corte precisa che deve essere “posto a carico dell’ente proprietario della strada e non certo del proprietario del fondo contiguo alla sede stradale”. In particolare la Corte di Cassazione ha stabilito che il proprietario del terreno non era obbligato a rimuovere o proteggere l’albero, peraltro preesistente rispetto all’entrata in vigore del Codice della Strada. Per il caso di specie è stata riconosciuta la responsabilità dell’ente proprietario della strada, aprendo la possibilità ad un’azione nei suoi confronti per il risarcimento del danno. Su criterio di ubicazione dell’albero, si potrebbe chiosare, ha prevalso il criterio di delimitazione della sede stradale e di rigorosa applicazione delle precauzioni, anche con riferimento alla natura dei fondi confinanti. A carico dell’ente proprietario della strada sono quindi stati riconosciuti sia l’obbligo di messa in sicurezza della strada sia l’obbligo di risarcimento dei danni occorsi a cose e persone. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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Seggiolini antiabbandono Tra ritardi e incongruenze, ecco l’ennesimo caso di legiferazione emotiva. a cura di Mary Lin Bolis e Davide Calvi

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uella dei seggiolini antiabbandono è l’ennesimo caso di legiferazione emotiva, nella quale, in seguito a toccanti fatti di cronaca, sono state approvate norme di dubbia adeguatezza, che evidenziano poi prevedibili difficoltà. La norma è ormai datata ma, dopo varie proroghe, non si applica ancora; comunque non si applicherà a tutti. Il testo dell’art. 172 comma 1-bis del D.Lgs. 285 del 1992 è chiaro: per determinate categorie di veicoli (M1, N1, N2 e N3) immatricolati in Italia, o immatricolati all’estero e condotti da residenti in Italia, il conducente, quando trasporta un bambino di età inferiore a quattro anni assicurato al sedile, ha l’obbligo di utilizzare apposito dispositivo di allarme volto a prevenire l’abbandono del bambino. Le caratteristiche tecnico-costruttive e funzionali del seggiolino sono stabilite con il decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti del 2 ottobre 2019, n.122. Per i trasgressori, dal 6 marzo, è prevista una sanzione amministrativa da 83 a 333 euro oltre alla decurtazione di 5 punti patente. Un dubbio riguarda i soggetti destinatari della norma. Il DM ha evidenziato che la disciplina non pregiudica la normativa di armonizzazione dell’ Unione, che continua ad applicarsi NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020

quando i dispositivi contemplati dalle norme nazionali sono in contrasto con la disciplina comunitaria. È questo il motivo che ha portato a considerare questo provvedimento non un obbligo di dotazione dei veicoli in circolazione ma una norma di comportamento. Considerare il dispositivo una dotazione del veicolo avrebbe comportato l’impossibilità di contestare la violazione ai conducenti di auto immatricolate all’estero. In astratto, infatti, per le regole di comportamento non servono componenti aggiuntivi a bordo. La soluzione adottata, tuttavia, non appare ottimale atteso che a prescindere dalla nazionalità, per i veicoli immatricolati in Italia, a tutti i coduttori, residenti in Italia o all’estero e, per i veicoli immatricolati all’estero, ai soli conduttori residenti in Italia. Per motivi affatto logici si è introdotta in tema di circolazione una norma di comportamento che non si applica ai soggetti residenti all’estero che circolano sul territorio italiano a bordo di autovetture immatricolate all’estero. Ed ora non resta che verificare quale sarà il caso di contestazione di questa singolare ipotesi di discriminazione inversa che penalizza i conducenti di veicoli residenti in Italia ed i veicoli immatricolati in Italia. Certo non è stato valutato a sufficienza

un fattore determinante: richiedere questo comportamento ai residenti in Italia a bordo di auto straniera vuol dire mettere in difficoltà i soggetti che, anche se non formalmente iscritti all’AIRE, di fatto lavorano all’estero e verranno in Italia con le auto immatricolate nel Paese ove vivono. Paesi nei quali, si presume, non sarà semplice trovare dispositivi che rispondono alle norme italiane. Detto per inciso, sono svantaggiati i connazionali che hanno deciso di pagare le imposte in Italia. Al tempo stesso, non si rinviene la ragione che ha portato ad esentare dall’applicazione i soggetti stranieri alla guida di auto immatricolate all’ estero, anche se la loro presenza sul suolo nazionale può essere tutt’altro che temporanea. D’altra parte è innegabile che una norma di comportamento si dovrebbe applicare a tutti i soggetti che circolano sul territorio nazionale, a prescindere dalla loro residenza. È altrettanto logico, tuttavia, rilevare che per tenere un certo comportamento il veicolo in uso deve possedere particolari dotazioni di bordo, ed il rischio di contrasto con le norme comunitarie è concreto. Ed ecco per quale motivo è nato il pasticcio sui destinatari della norma, ovvero la definizione di norma di comportamento che non si esige da tutti i conducenti di veicoli. GENTE IN MOVIMENTO

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Revisioni e documenti: scadenze prorogate Per venire in contro all’impossibilità dei cittadini di rispettare le scadenze normalmente previste, il Governo ha predisposto la proroga di alcuni adempimenti. a cura di Adriana Pozzo

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n questo momento difficile il Governo ha affrontato le problematiche derivanti dall’impossibilità, per i cittadini, di effettuare alcuni rinnovi entro le scadenze, pertanto con il Decreto legge n. 18 del 17 marzo 2020, emanato per far fronte all’emergenza per il Covid-19, ha comunicato proroghe sulle scadenze di atti amministrativi e autorizzazioni. La legge 24 aprile 2020, n. 27 (in vigore dal 30 aprile 2020), in sede di conversione, ha introdotto delle modifiche a quanto era stato disposto il 17 marzo con il suddetto decreto legge. Ed ecco di seguito le principali scadenze slittate utili a tutti. Revisione veicoli: per tutti i veicoli con

revisione scaduta al 17 marzo 2020 o con scadenza entro il 31 luglio 2020, è consentita la circolazione fino al 31 ottobre 2020 senza aver effettuato la visita di revisione. Patenti di Guida: la validità delle patenti di guida italiane scadute dal 31 gennaio 2020 (circolare M.I.T. nr. 0009209 del 19.3.2020) o in scadenza fino al 31 agosto 2020, è stata prorogata fino al 31 agosto 2020. La proroga si applica anche a quelle rilasciate da uno Stato dell’Unione Europea il cui titolare ha acquisito la residenza in Italia. La disposizione si estende anche al certificato di idoneità alla guida (CIG) per ciclomotori. Assicurazione auto: per le polizze in NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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L’ospedale temporaneo realizzato alle Officine Grandi Riparazioni di Torino.

Padiglioni expo e fiere diventano ospedali In Lombardia i padiglioni dell’Expo 2015 ospitano un reparto di terapia intensiva, mentre in Piemonte gli spazi OGR diventano un ospedale temporaneo. a cura della Redazione

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opo l’incredibile esempio di gestione dell’emergenza Coronavirus con un ospedale costruito da zero in 10 giorni a Wuhan, in Cina, alcune nostre regioni hanno tentato di replicare un’impresa simile, riadattando alcuni spazi espositivi a reparti di terapia intensiva. È il caso, ad esempio, dell’ospedale dedicato ai pazienti Covid-19 costruito all’interno dei padiglioni 1 e 2 del Portello a Fieramilanocity, il polo fieristico dove si è tenuta l’Expo 2015. Il 31 marzo 2020, alla presenza di Attilio Fontana, Presidente di Regione Lombardia, di Enrico Pazzali, Presidente di Fondazione Fiera Milano, di

Gerardo Solaro del Borgo Delegato di Guido Bertolaso, e del Direttore Generale del Policlinico di Milano, Ezio Belleri, è stata presentata la struttura e i primi quattro moduli, realizzati in soli dieci giorni. Composti da due unità di degenza e un’unità di servizi sanitari, queste stanze ospitate nel padiglione 2 possono accogliere fino a 53 persone. Nel frattempo, sono proseguiti i lavori per il riadattamento del padiglione 1 e la realizzazione di ulteriori 104 posti letto. La struttura, un’opera fortemente voluta dalla Regione Lombardia, è stata donata al Policlinico di Milano, diventando il nuovo dipartimento di terapia intensiva dell’ospedale. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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Dotato delle più recenti tecnologie di comunicazione, per permettere al personale sanitario di rimanere in stretto contatto con la sede, l’infrastruttura permette ai sanitari di vedere in tempo reale i dati dei sistemi di monitoraggio presenti al letto di ciascun paziente. Non da meno, la Regione Piemonte che, il 19 aprile 2020 dopo 12 giorni di lavoro 24 ore su 24 con una squadra di oltre 100 persone, guidate dal Genio Infrastrutture dell’Aeronautica militare con l’Unità di crisi e la Protezione civile, ha trasformato una parte delle storiche OGR, Officine Grandi Riparazioni di Torino, in un ospedale temporaneo dedicato ai pazienti Covid. In tutto, sono state realizzate 12 stanze per un totale di 90 posti dedicati ai pazienti in via di guarigione: 56 posti letto di degenza, 30 di terapia subintensiva e 4 di terapia intensiva potenziabili fino a 12 in caso di necessità. In particolare, 2 dei posti di terapia

intensiva si trovano nel primo prototipo del modulo CURA: il container/ unità di terapia intensiva mobile realizzato in 4 settimane da una task force internazionale che include, tra gli altri, i designer di Carlo Ratti Associati con Italo Rota e gli ingegneri di Jacobs, con le tecnologie medicali Philips. Il tutto è monitorato da una sala di controllo sopraelevata, che si affaccia sull’intera area sanitaria. La gestione è affidata ad ASL Città di Torino. Le prime squadre di lavoro sono entrate il 6 aprile, il giorno successivo sono iniziati i lavori portati avanti dal Genio dell’Aeronautica. Sono circa 100 gli operatori sanitari in forze alle OGR, di cui circa 40 medici e 60 infermieri e personale sanitario. Tra loro anche i 38 medici e infermieri della Brigada cubana Henry Reeve specializzata in emergenze (dall’ uragano Katrina al terremoto di Haiti, alle strutture sanitarie per l’Ebola in Africa). La squadra è atterrata a Caselle

a Pasquetta grazie al supporto dell’Ambasciata della Repubblica di Cuba in Italia, Aicec l’Agenzia di Interscambio Culturale ed Economico con Cuba, oltre a Fondazione Specchio dei Tempi e Lavazza che hanno sostenuto i costi del volo in un momento in cui nessun aereo lascia L’Avana per l’Europa. Progettato per essere completamente riutilizzato una volta finita l’emergenza, l’ospedale è stato costruito grazie al supporto di un team di 16 specialisti del settore impiantistico dell’Aeronautica militare provenienti dalle unità operative dei tre Reparti Genio, esperti nella progettazione e realizzazione di opere in condizioni di criticità. Tra gli interventi realizzati in pochissimi giorni tutti gli impianti elettrici e idrico-sanitari a servizio dell’intera struttura, pensati e realizzati nel rispetto delle restrittive norme per le strutture ospedaliere di questa tipologia.

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Lago di Limides, Dolomiti.

Europa: i migliori luoghi all’aperto Viaggiare dopo l’emergenza sanitaria: alcune delle migliori destinazioni con paesaggi naturalistici suggestivi, da visitare in sicurezza. a cura della Redazione

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’emergenza del Coronavirus ha sconvolto il mondo intero, costringendoci a cambiare le nostre abitudini, restando chiusi in casa. Forse, tra le tipologie di persone più colpite ci sono i viaggiatori abituali, i quali si sentono ancora più “stretti” a dover rispettare le regole del lockdown. Passata la crisi, ci auguriamo si possa recuperare il tempo perduto e tornare a viaggiare liberamente. In vista di questo, il motore di ricerca di voli e hotel jetcost.it ha chiesto ai suoi utenti europei dove vorrebbero andare una volta finita la pandemia: i risultati del sondaggio sono davvero interessanti.

In molti hanno dichiarato di voler tornare a visitare le vivaci strade delle principali città europee (18%), tanti altri invece si vedono già a prendere il sole su una spiaggia qualsiasi (35%); alcuni poi, non si preoccupano nemmeno della destinazione, purché abbiano a disposizione un hotel all inclusive dove rilassarsi senza limitazioni per cibo e bevande (10%); infine, c’è un numero considerevole, circa il 27%, che sente il desiderio di andare alla ricerca di spazi all’aperto, immersi nella natura più pura, paesaggi sconfinati che facciano subito dimenticare le strette pareti di casa. Una scelta dettata sicuramente anche dal voler evitare le folle e i gruppi di NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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persone già schivate per settimane a causa del virus. A quest’ultimo gruppo di viaggiatori si è rivolto ancora Jetcost.it, domandando quali sarebbero i luoghi all’ aperto più belli che vorrebbero visitare. Molti di quelli scelti sono parchi naturali, alcuni sono Patrimonio dell’Umanità e due tra i preferiti si trovano in Italia! Il primo è l’Etna, in Sicilia. Secoli e secoli di eruzioni hanno modificato il paesaggio circostante, trasformando la flora e la fauna tipiche della Sicilia mediterranea in un ambiente suggestivo, quasi lunare, che ha dato vita al Parco Naturale dell’Etna. Sia il parco che il vulcano possono essere visitati grazie a numerosi percorsi naturalistici, aperti a tutti. Un paesaggio vasto e variegato che spazia dalla fascia costiera affacciata sulle acque dello Ionio, ai vasti campi coltivati con agrumi e vigneti, dai fitti boschi di castagni e querce, alla natura più brulla e quasi deserta vicino alla cima dell’ Etna, dalla quale si gode un panorama incredibile su tutta la Sicilia, fino all’ isola di Malta. Di notte, quando il vulcano erutta, la vista dell’Etna è uno spettacolo: l’imponente fiume di lava che scorre lento lungo le pareti della montagna e i lapilli che schizzano in aria e illuminano il cielo, sono un qualcosa di unico e indimenticabile. La seconda meta italiana sono le Dolomiti: le montagne rosa. Le Corbusier, uno degli architetti più famosi del XX secolo, le ha definite “l’opera architettonica più bella del mondo”. Le Dolomiti, spesso chiamate anche i “Monti pallidi” offrono dei panorami mozzafiato tra pareti rocciose, ghiacciai, parchi naturali, torri che svettano imponenti ed ampie vallate. Patrimonio dell’Umanità, queste montagne, scolpite dagli agenti atmosferici, prendono il nome dal naturalista francese Dieudonné Dolomieu, il primo a studiare le proprietà della dolomia, una roccia calcarea ricca del minerale dolomite che conferisce alle rocce questo colore particolare e unico al mondo. All’alba e soprattutto al tramonto le montagne cambiano volto e assumono dei toni spettacolari che vanno dal rosa al NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020

rosso fuoco. Un fenomeno particolarissimo che si spiega analizzando la storia di questi monti: 250 milioni di anni fa erano solo un accumulo di conchiglie, coralli e alghe sommerse nel mare. Passiamo ora all’estero, in Spagna a Timanfaya, Lanzarote. Se non fosse per il blu intenso del cielo che ci riporta con i piedi per terra, a prima vista Timanfaya, con la sua gamma di sfumature che vanno dalla cenere rossa, al marrone e persino a quella nera, potrebbe dare l’idea di un paesaggio marziano. Qui si percepisce un senso di assoluta solitudine. I vulcani e i campi di lava di questo parco nazionale di 5.000 ettari situato sulla costa occidentale dell’isola di Lanzarote sono uno degli spettacoli più pittoreschi delle Isole Canarie. Un luogo incontaminato, dove né la vegetazione né il clima hanno avuto il tempo di alterare la bellezza pura e immacolata di questa terra rossa e nera che fa parte di una Riserva della Biosfera dell’Unesco. Poco lontano, si trova l’arcipelago delle Azzorre, nove isole che offrono diversi paesaggi. Che siate amanti delle passeggiate tranquille o in cerca di adrenalina, le Azzorre offrono oltre 60 sentieri attrezzati per passeggiare in tutta sicurezza, andando alla scoperta di scenari unici, grazie a sentieri totalmente immersi nella natura. Suddivisi in tre livelli di difficoltà, gli itinerari sono adatti per tutte le età e i diversi livelli di preparazione fisica. Molti dei sentieri tracciati ricalcano quelli che gli abitanti di queste isole hanno utilizzato per secoli per i loro spostamenti quotidiani, per il trasporto di merci o per il transito del bestiame. Oggi i turisti approfittano di questo bagaglio ancestrale di esperienze per perdersi in scorciatoie e accorciare le distanze andando a scoprire gli angoli nascosti e i tesori paesaggistici dell’arcipelago. Questi sentieri, infatti, collegano quasi tutti gli angoli di ciascuna delle isole, sia a livello del mare che in quota. Tornando nell’Europa continentale troviamo una meta per escursionisti e scalatori: la Svizzera Sassone. Ha un nome elvetico, ma si trova al confine

ceco-tedesco. Sulle rive dell’Elba, tra imponenti altipiani e formazioni rocciose variegate, il Parco Nazionale Svizzero Sassone offre una vista spettacolare: si dice che regali ai suoi visitatori una delle più belle albe d’Europa. Le sue rocce scoscese sono una sfida non da tutti: in effetti, è un paradiso per gli scalatori di tutti i livelli con 1.106 cime di arenaria esposte alle intemperie. Ma ci sono tante alternative per i meno temerari ed esperti, la maggior parte dei visitatori fa escursioni a piedi e molti sentieri nella regione del parco nazionale sono percorribili anche da persone con mobilità ridotta. Ci spostiamo ora a Plitvice, in Croazia. La leggenda vuole che i Laghi di Plitvice si siano formati dopo una tremenda siccità, grazie alla misericordia della Regina Nera. Quando gli abitanti, gli animali e le piante cominciarono ad essere stremati, la Regina, vedendo il popolo soffrire, mostrò la sua misericordia e inviò una tempesta che si abbatté per giorni e notti fino a quando il livello dell’acqua si alzò a sufficienza per formare dei laghi. Oggi Plitvice è prima di tutto una lussureggiante foresta di faggi, abeti e pini attraversata da laghi, sorgenti e cascate dalle sfumature che vanno dal verde all’azzurro. Il parco è costituito da 16 laghi situati a diverse altezze e collegati tra loro da cascate che cambiano colore a seconda della composizione dell’acqua e del riflesso della luce del giorno. Infine, ci spostiamo in Islanda, nel Parco Nazionale di Vatnajökull, una rara combinazione di fiumi, ghiacciai e attività vulcanica e geotermica. Con i suoi 14.100 km quadrati di paesaggi di una sorprendente ricchezza, è uno dei principali tesori naturali dell’Islanda e il più grande ghiacciaio d’Europa. L’accesso alla pianura e al nord del parco è facile. Le cose si complicano quando si accede al ghiacciaio e alle zone di alta montagna. Il Vatnajökull è molto di più di un impressionante mondo sotto zero, come si potrebbe immaginare. In questa varietà di paesaggi e di pittoresche formazioni, due si stagliano su tutte le altre: le lagune e le grotte glaciali. GENTE IN MOVIMENTO

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sport

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F1 e Moto virtual GP Come si allenano i piloti della Formula 1 e del motomondiale costretti ai box dal Coronavirus? Sfidandosi in un campionato virtuale. a cura della Redazione

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causa dell’emergenza per la pandemia del Coronovirus, le gare dei due campionati motori più seguito al mondo sono state posticipate. Tra rinvii e annullamenti, ancora non è chiaro se e quando partiranno le competizioni. Per il momento sembra che i campioni della Formula 1 potranno scendere in pista a luglio, in Austria, mentre i colleghi della Moto GP potrebbe prendere il via già a maggio, ma nulla è ancora certo. Per il momento, gli unici a salire in sella sono stati i centauri della Moto 2 e Moto 3 che si trovavano già in Qatar per la prima gara dell’anno prima che fosse annunciato il blocco. Il campionato di Moto GP, invece, non ha potuto prendere il via poiché il 60% del personale (piloti, tecnici, meccanici e componenti dei team) proviene da Italia e Giappone e, se si fosse recato in Qatar, avrebbe dovuto sottoporsi a quarantena. Così il Coronavirus ha fermato tutte le gare, facendo rientrare a casa i piloti, in attesa di conoscere il destino di questo mondiale 2020. Nel frattempo, non potendosi allenare, come passano il tempo i campioni del mondo? Alcune aziende specializzate in e-sport, la versione elettronica degli sport, hanno pensato di lanciare la sfida ai piloti, organizzando veri e propri Grand Prix virtuali, con partecipazione da 56

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remoto. La prima tappa del Virtual Gran Prix, disputato con il videogioco ufficiale F1 2019, si è tenuto domenica 22 marzo sul circuito di Sakhir, Bahrain, ovvero la prima tappa ufficiale dell’ anno, che avrebbe dovuto dare il via al campionato. Tra i partecipanti, ci sono stati alcuni piloti ufficiali della F1, Lando Norris, Nic Hamilton e Nicholas Latifi, ed ex-piloti come Haas Esteban Gutierrez, Dino Beganovic e Robert Shwartzman. Al loro fianco è sceso in pista anche il pilota di Formula E Stoffel Vandoorne e personaggi famosi come il golfista Ian Poulter, l’atleta olimpico Sir Chris Hoy e l’ex One Direction Liam Payne. La gara è stata trasmessa in diretta sui canali ufficiali di YouTube, Facebook e Twitch della Formula 1 e ha visto il trionfo di Guanyu Zhou, tester Renault, seguito da Stoffel Vandoorne (Mercedes) e Philip Eng (Red Bull). I campioni delle due ruote potevano forse rimanere ai box a guardare i colleghi sfidarsi in diretta mondiale? Armati di joystick, sono scesi in pista anche loro sul circuito del Mugello. Tra i campioni della Moto Gp hanno partecipato Marc Marquez, Fabio Quartararo e Maverick Viñales. Il campione del mondo in carica però, è stato battuto dal fratello Alex. Sul podio anche Pecco Bagnaia, unico italiano in pista, e Maverick Viñales. 5° posto per il nr. 93, Marc Marquez. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


Food & Wine

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Parmigiana di asparagi Un secondo piatto facile e gustoso che porta in tavola una rivisitazione delle celebre parmigiana, a base di asparagi verdi. a cura di Gabriella Tomasi

INGREDIENTI PER 6 PERSONE 1 kg asparagi verdi 400 gr passata di pomodoro 200 gr mozzarella 50 gr parmigiano qualche foglia di basilico olio sale

COME SI PREPARANO Per prima cosa pulite gli asparagi, sciacquandoli sotto l’acqua corrente. Eliminate la parte finale del gambo, quella più bianca e dura, e pelate delicatamente lo stelo da circa metà della lunghezza e fino al fondo. Dopo aver legato il mazzetto con lo spago da cucina, lessateli in una pentola alta, riempendola di acqua per circa 2/3. Portare a bollore e cuocete per 10 minuti circa. Nel frattempo, preparate il sugo in una casseruola: versate dell’olio e aggiungete la passata di pomodoro, salate a piacere e lasciate cuocere. Aggiungere le foglie di basilico a fine cottura. Oliate una pirofila e adagiate uno strato di asparagi. Ricopriteli di salsa al pomodoro, parte della mozzarella tagliata a cubetti e un po’ di grana. Ripetete l’operazione per formare gli altri strati. Una volta terminati gli ingredienti, condite con un filo d’olio e cuocete per 20 minuti in forno già caldo a 180° C.

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Benessere e Bellezza

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Il Counseling in quarantena Imparare a conoscersi, capire chi siamo e cosa vogliamo, per recuperare stima e amor proprio e trovare la felicità vera. a cura di Gaia Smoquina

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l Counseling è una professione rivolta al benessere delle persone. Attraverso un percorso basato sull’ascolto e sull’osservazione, si porta la persona a conoscere se stessa e a recuperare stima e amor proprio. Di solito si lavora per obiettivi andando ad esplorare vari ambiti: emotivo, lavorativo, intimo, ecc. Sono una Counselor olistica, laureata a Roma, mia città Natale, nel 2012 e da allora ho avuto la grande fortuna di svolgere la mia professione sia individualmente che nei gruppi e nelle scuole elementari. Dopo i tre anni di corso, ho deciso sin da subito di ampliare le mie conoscenze per mettere a disposizione di chi si

rivolge a me più strumenti possibili. Perché sono convinta che, soprattutto nel mio lavoro oltre che nella vita di tutti i giorni, ognuno di noi è diverso e quindi per poter arrivare a tutti bisogna avere un bagaglio ben fornito. Nel counseling la parola chiave è relazione, tutto il lavoro si basa su questo termine. La prima relazione che si cerca da subito di mettere in evidenza è quella con se stessi. Attraverso gli incontri si cerca di far comprendere l’importanza di un dialogo il più possibile sincero e non giudicante nei propri confronti. La base più potente per imparare a comprendere chi siamo e cosa vogliamo parte proprio dall’interno. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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Viviamo in una società che continua inesorabilmente a portarci fuori, a guardare all’esterno affinché io possa trovare una felicità apparente e illusoria. Lo sapevano bene già i primi “counselor” ovvero i grandi filosofi che le risposte in realtà sono dentro di noi. É il fulcro centrale della professione cercare di far arrivare un messaggio che per millenni è girato, ma che, ahimé, sembriamo proprio aver dimenticato. Tutto ciò che accade è la risposta alle proprie credenze, per poter apportare dei cambiamenti duraturi nel tempo, è necessario che si conoscano tali credenze e si comprenda in modo naturale che tutto ciò che fino ad un momento fa si pensava e si credeva, può essere modificato. Il counselor è colui che porta la persona a tale cambiamento, rispettando i tempi e, soprattutto, facendo in modo che sia la persona ad attuare tale trasformazione. La cosa fondamentale è capire che nessuno può cambiare qualcuno. Studiare la mente umana per poter fornire delle spiegazioni mi ha sempre affascinato, motivo che nel corso degli anni mi ha portato qui. Oggi più che mai l’osservazione è indispensabile per riuscire a restare centrati e, soprattutto, a non perdere di vista che nonostante tutto, ciò di cui possiamo avere certezza, è che solo facendo un’introspezione approfondita di noi possiamo scegliere ciò che ci fa star bene. Da quando si è fermato tutto, abbiamo avuto in realtà una grande opportunità: guardarci dentro, sviscerare finalmente ciò che siamo. Mi dispiace da professionista e soprattutto da cittadina del mondo notare sempre di più che si continua a cercare al di fuori ciò che invece è dentro di noi. Se avessimo speso questo tempo di fermo, per prenderci una pausa da tutto ciò che ci circonda per andare in profondità credo che tanto mal contento e tanta frustrazione sarebbero scemate. Il counseling in questo momento a mio parere può essere una delle risposte, poiché può supportare le persone in questa “pandemia”. Soprattutto per coloro che si sono ritrovati soli, o a dover fronteggiare un NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020

lutto, una perdita improvvisa, o per coloro che immagino si siano trovati a dover rimanere in quattro mura con persone non gradite. Mi piacerebbe pensare che le persone capiscano l’importanza di volersi bene. Solo quando si inizia ad amare se stessi si capisce cosa vuol dire effettivamente amare. La risposta come hanno detto anche famosi scienziati è l’amore. Un’energia potente tanto da muovere il mondo. Siamo portati in modo erroneo a credere che conoscere se stessi sia cosa riservata solo a chi ha seri problemi o, per dirla in modo colloquiale, ai matti. In realtà il mondo anglosassone utilizza i supporti psicologici tra cui anche i counselor per prevenire la malattia. Questo non perché gli anglosassoni siano illuminati o abbiano effettivamente a cuore la salute dell’individuo, ma semplicemente perché si basano sul dato certo che una persona in salute è più produttiva di una malata e costa molto meno allo Stato. Da un punto di vista più etico ciò non mi trova d’accordo con il mondo anglosassone, allo stesso tempo trovo molto appropriato ciò che offrono: danno la possibilità alla persona di non portarsi per anni pesi che possono essere lasciati subito. Il counseling permette di affrontare ciò che sta accadendo sotto un’aspetto estremamente positivo, perché si basa sul fatto che qualsiasi cosa porta la persona è tanto importante quanto

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la persona stessa. Si restituisce alla persona il suo valore e porta finalmente a sentirsi responsabili della propria vita. Ciò che differenzia questo approccio è proprio l’opportunità di agire nel presente, nel solo tempo che abbiamo veramente a disposizione per fare la differenza. Nel mio percorso di crescita professionale, ho trovato molto utile la Mindfullness questa tecnica meditativa il cui esponente e fondatore è Jon Kabat-Zinn. Poter far comprendere che lo strumento più potente che abbiamo a disposizione è la consapevolezza di tutto ciò che sta accadendo in questo preciso momento è veramente catartico. É chiaro che in un periodo estremamente delicato come questo bisognerebbe poter basare il lavoro sulla relazione vera, quella fatta da due persone in carne ossa e senza mascherine, guanti e distanza di sicurezza. Allo stesso tempo, una caratteristica di questa professione è anche la flessibilità, l’accoglienza e la morbidezza. Perciò andiamo incontro a questa situazione e ci adeguiamo per il tempo che servirà ad offrire il nostro supporto anche attraverso un monitor. Prendiamo l’aspetto positivo della tecnologia e lo utilizziamo per portare benessere a tutti. Per chiunque voglia mi può trovare alla pagina Facebook Counselor olistico Gaia Smoquina e può leggere altri articoli sulla rivista del benessere on-line www.unicowellness.it. GENTE IN MOVIMENTO

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moda

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Mascherine fai da te, colore e fantasia Quasi introvabili nella prima fase dell’epidemia, indossare le mascherine sta diventando obbligatorio quasi dappertutto. a cura della Redazione

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e nelle prime settimane dell’ epidemia la scarsità delle mascherine per il personale sanitario, gli organi di polizia e tutti coloro che hanno continuato a recarsi al lavoro per garantire i servizi minimi al Paese ha spinto le aziende a convertire la produzione per realizzare questi dispositivi di sicurezza, con l’avvio della fase 2 si sta delineando un altro problema: come garantire l’approvvigionamento di mascherine alla popolazione, obbligata ad indossarle nei luoghi chiusi, e come smaltirle regolarmente, onde evitare nuovi contagi? Le mascherine usa e getta, per quanto comode, diventano rifiuti non riciclabili e, al momento, si stima che ne serviranno un miliardo al mese. Così, facendo di necessità virtù, moltissimi blogger, fashion designer e appassionati del fai da te, hanno realizzato video tutorial e modelli .pdf per realizzare di proprio pugno le mascherine che, grazie a un pizzico di fantasia e un tocco di originalità, posso divenire un vero e proprio accessorio alla moda. Nel DPCM del 26 aprile, il Governo

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ha confermato la possibilità per la popolazione di indossare mascherine lavabili e auto-prodotte “in materiali multistrato idonei a fornire un’ adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso”. Realizzabili con praticamente qualsiasi materiale già presente in casa, lenzuola, strofinacci, calzini, foulard e via dicendo, resta da capire quale sia l’efficacia di questi dispositivi casalinghi. In USA alcuni laboratori stanno misurando il potere filtrante di diversi materiali: stoffe e filtri per il caffè (americano) in primis. Secondo i risultati riportati sul New York Times, molti tessuti sono efficaci nel fermare le droplet, le particelle più grandi, ma poco efficaci nel caso degli aerosol, le particelle più piccole. Le fibre naturali poi, battono i tessuti sintetici, ma è sempre meglio utilizzare più strati di stoffa. Tra le più efficaci, troviamo le mascherine a due strati di flanella e cotone, con prestazioni al pari delle mascherine chirurgiche. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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Color4Action: street artist contro il Covid-19 Dall’Italia agli USA, dal Perù all’Australia, dalla Cina all’Inghilterra, dal Brasile all’India, oltre 40 street artist si sono uniti contro il Covid-19. a cura di Redazione

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talia, Spagna, USA, Perù, Australia, Inghilterra, Brasile: dopo aver dato vita a una serie di murales per raccontare l’emergenza globale, una nuova mobilitazione internazionale contro il coronavirus arriva dagli street artists di tutto il mondo, uniti da “Yourban2030”, no profit fondata in Italia da Veronica De Angelis e ora approdata negli USA con Frank Ferrante della Ferrante Law Firm, che lancia la campagna artistica COLOR4ACTION. Prestigioso partner di progetto è la Dorothy Circus Gallery, un’istituzione nel mondo dell’arte contemporanea pop/surrealista, impegnata sin dalla sua nascita nella valorizzazione e

nella promozione della street art: Ron English, Miss Van, Millo, Seth e Saner sono solo alcuni dei nomi che sono riusciti a far esporre, e che hanno donato alcuni dei più bei muri di street art che si possono trovare in Italia. Obiettivo? Raccogliere fondi da destinare non solo alle strutture mediche, ma anche a tutti quegli enti no profit impegnati ad affrontare le emergenze post-Covid, a sostegno delle fasce più vulnerabili della popolazione, segnalate dagli stessi street artists coinvolti: come la Ong “Word save World” proposta dall’artista Max Papeschi e altri artisti brasiliani impegnata a distribuire kit di NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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emergenza con alimenti e generi di prima necessità all’interno della favelas Cidade de Deus di Rio De Janero; la Ong Nashulai in supporto al popolo Masai in Kenya segnalata dall’artista londinese Louis Masai; la Scuola Bronx Arts Ensemble proposta dall’artista Gio Ro Mo; gli Ospedali Sacco di Milano e San Gavino Monreale in Sardegna segnalati dagli artisti italiani Iena Cruz e Giorgio Casu residenti a New York. COLOR4ACTION è la prima mobilitazione su scala internazionale che porta l’arte di strada nelle case delle persone costrette in quarantena, mettendo a disposizione 40 disegni di grandi artisti da colorare, un modo per mettersi in gioco, per rilassarsi e scoprirsi abili coloristi. Le opere in bianco e nero sono scaricabili sul sito yourban2030.org previo versamento libero a una delle strutture inserite nella lista. Una volta colorati potranno essere spediti alla mail send@yourban2030.org ed essere selezionati dagli artisti stessi per entrare a far parte del primo Colouring Book mondiale della Street Art, un libro unico nel suo genere che testimonierà come l’arte possa curare lo spirito e dar vita a dei percorsi di solidarietà internazionale. “In un momento storico in cui siamo chiamati a restare a casa per arginare la diffusione del virus” ha dichiarato la presidente di Yourban2030, Veronica De Angelis “abbiamo riflet-

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tuto sul potere terapeutico del colore e abbiamo voluto regalare uno strumento semplice che aiutasse le persone ad allontanarsi dalle tensioni quotidiane, a guidare la mente attraverso universi pieni di fantasia e favorire momenti di riflessione, meditazione e connessione con il nostro io più profondo. Il tema della salute e dell’accesso alle cure per tutti è, in questo momento , prioritario, e richiede un forte impegno collettivo, perché fare comunità e creare percorsi di solidarietà è l’unico modo in cui noi possiamo dare il nostro contributo a questa emergenza sanitaria globale”. “Il Covid-19 ha profondamente segnato le vite di tutti e ci stiamo affacciando ad un’emergenza senza precedenti, per la quale non eravamo totalmente preparati” ha spiegato Alexandra Mazzanti, direttrice e curatrice della Dorothy Circus Gallery. “Questa situazione mi ha portato ad una lunga riflessione riguardo a cosa potessi fare per aiutare: quando Veronica ed il team di Yourban2030 vennero da me per propormi una partnership nella campagna Color4Action, ho sentito di avere finalmente la chance di poter fare qualcosa di concreto per aiutare chi ne ha più bisogno. Gli ospedali e le ONG che riceveranno le donazioni saranno in grado di affrontare l’emergenza nel migliore dei modi possibili, e le persone che decide-

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ranno di partecipare trarranno beneficio spirituale dal loro aiuto, nonché poter creare delle meravigliose opere d’arte assieme ai loro street artists preferiti. Credo fermamente che questo sia ciò di cui c’era bisogno: l’arte e la gentilezza salveranno il mondo”. “Negli Stati Uniti si sente molto il bisogno di azioni come queste, internazionali, creative, etiche e solidali” ha dichiarato Frank Ferrante della Ferrante Law Firm “ auspicando delle iniziative sostenibili e green attraverso l’Arte”. Hanno già aderito: Ahoy, Amlrumdame, Anahu, Andrea Wan, Athalia Lewartowski, Car-los Atoche, Damien Mitchell, Danielle Mastrion, Diamond, Dulk, Ellena Lourens, Fabio Petani, Gio Ro Mo, Gomez, Heberth Sobral, Hugo Salazar Chuquimango, Idro51, Iena Cruz, Ironmould, Jason Naylor, Jorghe, Keya Tama, Krayon, Louis Masai, Maupal, Max Papeschi, Memi Guilherme, Messy Desk, Mosa, Mrkas, Nielesh, Quinho, Okuda, Omer, Ozmo, Pantonio, Saicus, Solo, Tal Shetach, Violetta Carpino, Waone. La lista degli artisti è in continuo aggiornamento e Yourban2030 vuole fare uno speciale ringraziamento a tutti coloro che in varie parti del mondo stanno contribuendo a rendere questa campagna internazionale e partecipata: Sara Di Gangi, Tal Holander, Fabrizio del Prete, Manuela Parrino. GENTE IN MOVIMENTO

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eventi e spettacoli

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Che la bellezza sopravviva La lettera aperta di 300 lavoratori dello spettacolo pugliesi, indirizzata alla Regione e alla sua giunta.

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a cura di Redazione

a Puglia è una delle Regioni più belle d’Italia, uno dei luoghi più affascinanti al mondo, ce lo dicono da anni tantissimi turisti, ce lo dice il New York Times, i programmi tv, le gigantografie nelle stazioni di tutto il mondo, ma ancora di più ce lo dicono quei pugliesi che ogni giorno scelgono di restare in Puglia, lavorando con la fatica doppia (e la felicità tripla) che si fa rimanendo a Sud, nonostante difficoltà oggettive. Sono quei cittadini a scrivere oggi, una parte di essi, quella che si occupa di spettacolo dal vivo, quei cittadini che credono che il teatro, la musica e la danza, possano essere un mestiere, anche a Sud, anche in Puglia. Quei cittadini che hanno fatto della formazione artistica uno strumento pedagogico e un valore sociale insostituibile. Quei cittadini che hanno imparato a fare impresa e che delle imprese hanno tutti gli obblighi contribuitivi, amministrativi e fiscali, ma che spesso continuano a essere considerati come improvvisatori di eventi [...]. E accanto alle imprese ci sono i lavoratori: qualcuno fisso delle imprese, qualcuno che collabora con alcune di esse, qualcuno che ha scelto di lavorare in autonomia e che da quelle imprese oggi aspetta i corrispettivi dei cachet o delle collaborazioni. Siamo tra quei cittadini a cui spetterà il compito prezioso e difficile di contribuire a ricreare la comunità, non solo

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artistica ma prima di tutto civile, quando questa emergenza sarà passata e arriverà il momento di ridisegnare il mondo così come non lo abbiamo mai immaginato. E non sappiamo se, quando quel momento verrà, noi saremo ancora in piedi, come imprese e come lavoratori, per poter fare la nostra parte. Si stanno sbloccando in questi giorni in Regione i saldi del 2017 e del 2018, naturalmente sono buone notizie per le imprese e per chi dalle imprese aspetta di essere pagato, perché la liquidità è uno dei nodi non di questa pandemia, ma di questa Regione ormai dal 2016. Forse fra un paio di mesi [...] qualche impresa più fortunata riuscirà a chiedere l’acconto per il 2019. Ma il calendario ci dice che siamo nel 2020 e non è stato ancora possibile presentare progetti per l’annualità in corso (cominciato due mesi prima dello scoppio di questa grave emergenza sanitaria). Il Ministero sta lavorando nell’ottica del ristoro e del riavvio delle imprese, ponendosi anche la questione del futuro; le stesse linee guida sono state fatte proprie dalle Regioni Emilia Romagna, Lombardia, Campania, Toscana e Sicilia. La Regione Puglia, invece, sta puntando sulla proroga delle attività (prolungando i tempi di realizzazione e quindi di liquidazione); sta puntando all’istituzione di un fondo di rotazione che dia accesso al credito (che sicuramente è utile, ma che propone come unica possibilità alle imprese quella di inde-

bitarsi); sta puntando su nuovi bandi, che usciranno in piena pandemia e che prevedono un’anticipazione immediata agli assegnatari (dietro richiesta di polizza fideiussoria [...]. Le differenze sono evidenti e molto dipende dal fatto che i Fondi su cui lavora la Regione Puglia per la Cultura e lo Spettacolo non provengono dal bilancio ordinario [...], ma da fondi strutturali europei, che portano con sé una serie di vincoli, ma a questo punto restano in piedi tre domande. La prima: l’utilizzo di questi fondi non è ancora stato sciolto dai mille vincoli da Europa e Ministero in un momento di piena emergenza? La seconda: perché la Regione Puglia sceglie che l’investimento su cultura e spettacolo [...] sia quasi completamente su fondi speciali e non garantiti da un bilancio ordinario? La terza: l’illustrazione della tipologia dei fondi può essere considerata da parte della Regione una risposta esaustiva da fornire alle imprese e ai lavoratori dello spettacolo? Facciamo appello al comune buon senso e al comune senso del pudore chiedendo che la Regione Puglia si uniformi alle linee guida seguite dal Ministero e dalle Regioni più virtuose; che allo spettacolo dal vivo venga riconosciuto tanto lo stato di crisi attuale quanto il ruolo di traghettatore di futuro che gli spetterà tra (speriamo) pochi mesi, al fianco delle principali agenzie formative del Paese”. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


eventi e spettacoli

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Cinema e libri

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Oscar 2021: candidati anche i film in streaming Per la prima volta nella storia, l’Academy permetterà la candidatura anche dei film usciti sulle piattaforme di streaming. a cura della Redazione

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on la chiusura dei cinema e l’impossibilità di riprodurre le pellicole sul grande schermo, anche gli Oscar hanno dovuto adattarsi alle conseguenze della pandemia. Il Coronavirus ha portato cambiamenti in moltissimi aspetti della nostra vita, creando una crisi anche nel settore cinematografico. Se l’ultimo film di Scorsese, The Irishman, prodotto e distribuito da Netflix, è dovuto comparire nelle sale per poter essere candidabile agli Oscar, adesso l’Academy ha dovuto cambiare rotta. Con la chiusura dei cinema a tempo indeterminato, la maggior parte dei film in palinsesto previsti per il 2020 sarebbe stato incandidabile. Così, per la prima volta nella storia, la notte degli Oscar 2021 sarà aperta anche ai film distribuiti sulle piattaforme digitali on demand. Secondo quanto dichiarato dall’Academy, l’eccezione è valida solamente per quest’anno. Decade quindi, per il

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momento, la regola secondo la quale un film, per essere candidato, deve essere distribuito nella contea di Los Angeles e proiettato al cinema per almeno sette giorni consecutivi. Tuttavia, è stato comunque imposto un criterio di eleggibilità: oltre allo streaming, per il film dovrà essere prevista almeno un’uscita cinematografica e dovrà essere disponibile nel servizio di streaming dell’Academy entro 60 giorni dall’uscita on demand. Molti film, infatti, non avevano previsto un’uscita sulle piattaforme on demand, almeno non per ora, ma hanno dovuto ripiegare su questa soluzione onde evitare di perdere completamente gli incassi del mancato botteghino. Nonostante le dichiarazioni dell’ Academy, dopo anni di diatribe tra l’industria cinematografica e i giganti dello streaming, viene da chiedersi se si tratti solo di un’eccezione o gli Oscar 2021 possono rappresentare l’inizio di una nuova candidatura? NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


Cinema e libri

IL MAGAZINE DELL’IMPRENDITORE, DEL PROFESSIONISTA E DELLA FAMIGLIA

Il premio speciale Lattes Grinzane La somma in denaro del premio letterario quest’anno sarà devoluta alla Protezione Civile italiana impegnata nella lotta al Covid-19. a cura della Redazione

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In foto: Elif Shafak, Valeria Parrella e Giorgio Fontana.

iorgio Fontana con Prima di noi (Sellerio), Daniel Kehlmann (Germania) con Il re, il cuoco e il buffone (traduzione di Monica Pesetti; Feltrinelli), Eshkol Nevo (Israele) con L’ultima intervista (traduzione di Raffaella Scardi; Neri Pozza), Valeria Parrella con Almarina (Einaudi) ed Elif Shafak (Turchia) con I miei ultimi 10 minuti e 38 secondi in questo strano mondo (traduzione di Daniele A. Gewurz e Isabella Zani; Rizzoli) sono i finalisti del Premio Lattes Grinzane 2020, riconoscimento internazionale giunto alla decima edizione, che fa concorrere insieme autori italiani e stranieri ed è dedicato ai migliori libri di narrativa pubblicati nell’ultimo anno. Il Premio Speciale Lattes Grinzane, da sempre dedicato a un’autrice o un autore internazionale che nel corso del tempo abbia riscosso condivisi apprezzamenti di critica e di pubblico, in questo anno drammatico che vede il pianeta duramente colpito dalla NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020

diffusione del contagio da Covid-19, viene riconosciuto alla Protezione Civile italiana. La somma di 10.000 euro, di consueto destinata a un autore internazionale, sarà devoluta all’ente impegnato nell’emergenza sanitaria Covid-19. I cinque romanzi finalisti sono stati scelti dalla Giuria Tecnica: il presidente Gian Luigi Beccaria (linguista, critico letterario e saggista), Valter Boggione (docente), Vittorio Coletti (linguista e consigliere dell’Accademia della Crusca), Giulio Ferroni (critico letterario e studioso della letteratura italiana), Loredana Lipperini (scrittrice, giornalista, conduttrice radiofonica), Bruno Luverà (giornalista), Alessandro Mari (scrittore ed editor), Romano Montroni (presidente del Centro per il libro e la lettura), Laura Pariani (scrittrice), Lara Ricci (giornalista culturale) e Bruno Ventavoli (giornalista, critico letterario). La premiazione è prevista per venerdì 9 e sabato 10 ottobre 2020 nelle Langhe. GENTE IN MOVIMENTO

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Comics & Games

IL MAGAZINE DELL’IMPRENDITORE, DEL PROFESSIONISTA E DELLA FAMIGLIA

The Last of Us parte II L’attesissimo videogioco della Naughty Dog uscirà in ritardo: colpa del Coronavirus o del crunch? a cura della Redazione

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l secondo capitolo di The Last of Us, capolavoro videoludico della Naughty Dog, uscirà in ritardo. Come tutte le imprese del settore, anche i “cagnacci” stanno subendo le conseguenze di un’emergenza sanitaria pandemica. Ma sarà solo questa la ragione del ritardo? Sul sito ufficiale, il 2 aprile l’azienda ha pubblicato un comunicato dispiacendosi per l’accaduto, facendo sapere che comunque l’opera è quasi compiuta e che stanno correggendo gli ultimi bug. Il post continua dicendo che in questo momento ci sono rallentamenti legati alla logistica e che, desiderosi di distribuire il gioco in contemporanea in tutto il mondo, onde evitare di rovinare l’esperienza a parte del loro pubblico, sono stati costretti a ritardarne l’uscita. Circa un mese più tardi, la Naughty Dog ha annunciato la nuova data ufficiale, il 19 giugno 2020, insieme al rilascio del primo trailer ufficiale. Tuttavia, a marzo il noto giornalista di Kotaku, Jason Schreier, ha pubblicato un articolo accusando la Naughty Dog dell’eccessivo ricorso al crunch per terminare entro le scadenze i propri software. L’industria videoludica americana, infatti, soffre di una carenza normativa, assenza di sindacati e garanzia dei

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GENTE IN MOVIMENTO

diritti di base dei lavoratori che porta le software house a imporre orari di lavoro disumani, con un impegno orario tra le 60 e 100 ore settimanali in prossimità della data di lancio. Come se non bastasse, una volta raggiunta “la meta”, normalmente gran parte degli sviluppatori viene licenziato, fino ad arrivare, in alcuni casi, alla chiusura completa della divisione da parte della casa madre. In questo caso, il crunch sarebbe stato confermato da alcuni dipendenti ed ex lavoratori dell’azienda, che hanno offerto la propria testimonianza contro l’azienda. Ed è forse questo il motivo che ha spinto qualcuno all’ interno dell’azienda a diffondere anticipazioni sulla trama, scatenando il web videoludico. Chi vuole conoscere le informazioni rubate è libero di farlo, ma il materiale è stato pubblicato anche all’interno di post e articoli che con The Last of Us non avevano nulla a che fare, una sorta di spoiler obbligato per danneggiare l’azienda. Alla marea di insulti rivolta alla Naughty Dog per le accuse di sfruttamento, peraltro già ricevute in passato, si è aggiunta una campagna di boicottaggio lanciata sotto l’hashtag #CrunchNoMore che chiede ai videogiocatori di non acquistare il secondo capitolo della serie. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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Comics & Games

Rebibbia quarantine Il progetto di animazione firmato Zerocalcare per raccontare la quarantena in quel di Rebibbia. a cura della Redazione

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ichele Rech, in arte Zerocalcare, attualmente è il fumettista più venduto in Italia. Nato a Cortona, cresce prima in Francia, Paese di origine della madre, per poi trasferirsi a Roma, nel quartiere di Rebibbia. Appassionato di fumetti fin dalla giovane età, nei suoi primi lavori racconta le giornate del G8 di Genova del 2001. Inizia a ritagliarsi una fetta di pubblico grazie alle prime strisce fumettistiche pubblicate sul proprio blog. Esordisce in libreria con “La profezia dell’ armadillo” una raccolta di storie brevi a fumetti, seguita dall’opera autobiografica “Un polpo alla gola”. Diventa famoso con il libro “Dimentica il mio nome” pubblicato nel 2014. Personaggio iconico, dalla caratteristica parlata romana, abbiamo avuto la possibilità di conoscerlo un po’ meglio grazie alla sua partecipazione alla trasmissione televisiva “Propaganda Live” durante la fase 1 della quarantena. Ed è proprio in questa occasione che presenta “Rebibbia quarantine” la mini serie animata, realizzata interamente dall’autore, che mostra la capacità interpretativa e di raccontare la vita con semplicità, ironia e un pizzico di sarcasmo. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020

I “cartoncini”, come li chiama l’autore, sono caratterizzati da una parlantina svelta e incalzante, dovuta a esigenze di realizzazione del video “più veloci parli e meno devi disegnare”, dichiara Michele in un’intervista. Iniziata quasi per scherzo, perché Michele non voleva presentarsi a mani vuote all’invito del programma di Diego Bianchi, la mini serie ci ha tenuto compagnia in tutta la fase 1. Con l’immancabile tuta da ginnastica, ne ha indossata una diversa per ogni puntata, Zerocalcare è diventato uno degli ospiti fissi del salotto del venerdì di La7, raccontandoci, oltre i momenti di vita del suo quartiere, anche parte della sua vita e del suo vissuto, sempre nel massimo riserbo della sua privacy. La serie ha subito avuto un grande successo: attraverso il racconto del protagonista, rappresentazione iconica di sé stesso, è riuscito a trasmettere il disagio, l’ansia e i sentimenti condivisi da milioni di persone costrette a casa per contrastare la diffusione del virus. Sulla scia di quanto raccontato nei suoi fumetti che lo hanno reso celebre, Michele è riuscito a rappresentare con semplicità l’incertezza della società moderna e la precarietà di questi giorni, dove tutto è cambiato e nulla sembra più essere certo. GENTE IN MOVIMENTO

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musica

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Ridere: il video casalingo Costretti alla quarantena, i Pinguini Tattici Nucleari hanno chiesto aiuto ai loro fan per “girare” il videoclip dell’ultimo singolo. a cura della Redazione

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idere, è questo il titolo dell’ ultimo singolo dei Pinguini Tattici Nucleari che si contraddistingue per un videoclip davvero insolito. Costretti alla quarantena, ognuno a casa propria in quel di Bergamo, i componenti della band che si è conquistata il terzo posto a Sanremo 2020, si sono appellati ai fan affinché gli inviassero dei video casalinghi divertenti da inserire nel videoclip della canzone. In breve tempo i Pinguini hanno ricevuto oltre 3000 messaggi di risposta e decine e decine di video con balli improvvisati, travestimenti comici e interpretazioni umoristiche della canzone, che sono diventati il fulcro del video. Il risultato è un vero e proprio collage di sorrisi e momenti felici, con fan di tutte le età, desiderosi di aiutare i propri idoli a creare un videoclip unico nel suo genere. “In questi tempi difficili, fatti di isolamento e a tratti di alienazione, abbiamo deciso di lasciare parlare i fan. Spesso dopo i concerti noi Pinguini ci fermiamo a parlare con

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GENTE IN MOVIMENTO

loro, a notte fonda, e capita che alcuni ci dicano che le nostre canzoni hanno significato molto per loro, aiutandoli a superare momenti difficili o tristi. Con questo video sono loro ad aiutare noi: ci ricordano che ci sono tante persone là fuori, in tutta Italia, che ci vogliono bene e ci aspettano. Quando a febbraio venne rimandato il nostro tour ci facemmo prendere dallo sconforto, ma il nostro pubblico, in qualche modo, ci ha subito consolato. In questo video i protagonisti sono loro, per dimostrarci e dimostrare a tutti che esiste una vita oltre la quarantena” racconta Riccardo Zanotti, cantante della band. Uscito il 28 aprile in “diretta social”, il video è diventato immediatamente virale. Nel frattempo, i fan dei Pinguini hanno ricevuto un’altra buona notizia. Dopo la sospensione del tour nei palazzetti a causa del Coronavirus, le date dei live sono state riprogrammate a ottobre e i biglietti sono già disponibili in prevendita. “In questi giorni grigi vogliamo, a modo nostro, riaccendere un po’ di speranza” leggiamo sulla loro pagina Facebook. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


Musica

IL MAGAZINE DELL’IMPRENDITORE, DEL PROFESSIONISTA E DELLA FAMIGLIA

Live con #iosuonodacasa Molti artisti italiani e internazionali, costretti alla quarantena, hanno deciso di esibirsi dal vivo, dal salotto di casa, con dirette social. a cura della Redazione

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iunitisi sotto l’hashtag #iosuonodacasa, molti artisti italiani hanno deciso di esibirsi dal vivo con dirette Facebook, Instagram e Youtube. Nonostante la quarantena, la musica non si ferma e i nostri beniamini continuano a farci compagnia, anche a distanza. L’iniziativa musicale si unisce alla raccolta di donazioni dell’Associazione Nazionale Italiana Cantanti tramite la donazione di 2 euro con sms al numero 45527 per aumentare i posti in rianimazione (acquistando letti, respiratori, pompe infusionali, monitor) disponibili per l’emergenza Covid all’ospedale Niguarda di Milano. Il calendario è davvero ricchissimo e si aggiorna giorno dopo giorno con nuove proposte. Tra gli artisti che si sono già esibiti nei concerti casalinghi, e per i quali è possibili rivedere il video sul profilo social dell’autore, troviamo: Gianna Nannini, Gigi D’Alessio, Alex Britti, Ermal Meta, Francesco Renga, Marco Masini, Zucchero, Emma, Piero Pelù e molti altri ancora, per un totale di 350 eventi in appena 50 giorni. E questa non è stata l’unica iniziativa NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020

musicale a distanza. Dopo mesi di chiusura, la Fondazione Orchestra Sifonica Siciliana ha deciso di “alzare il sipario” e proporre un appuntamento settimanale su SinfonicaTv, piattaforma online raggiungibile attraverso il sito della fondazione. A partire dal 9 maggio, e per 7 sabati consecutivi, le note dell’Orchestra Sinfonica Siciliana torneranno per farci compagnia, in questo periodo difficile, nell’auspicio che presto possa tornare a esibirsi dal vivo con il pubblico in sala. La stagione di concerti “live at home” è una realtà tutta italiana che si è ben presto allargata nel mondo, coinvolgendo molte star, alcune delle quali hanno proposto veri live casalinghi, mentre altre hanno reso disponibili le registrazioni di alcuni concerti iconici del passato. Sotto l’hashtag #TogetherAtHome si sono esibiti autori come Pink, Chris Martin dei Coldplay, John Legend, Niall Horan (l’ex One Direction) e molti altri ancora, talvolta proponendo delle versioni “karaoke” dove i fan, collegati in chat, hanno potuto chiedere il loro brano preferito. GENTE IN MOVIMENTO

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contributori

IL MAGAZINE DELL’IMPRENDITORE, DEL PROFESSIONISTA E DELLA FAMIGLIA

HANNO CONTRIBUITO ALLA REALIZZAZIONE DI QUESTO NUMERO

ANDREA Lovelock Addetto Stampa dell’Istituto Nazionale Revisori Legali. Giornalista, è collaboratore del gruppo Class Editori.

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ROSARIO De Luca

MARINA Calderone

BRANDO Benifei

Consulente del lavoro, avvocato e giornalista. Ricopre la carica di Presidente della Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro.

Presidente del Comitato Unitario Permanente degli Ordini e Collegi Professionali (C.U.P.) e Presidente Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro.

Eurodeputato PD/S&D dal 2014, è stato relatore della proposta di risoluzione del PE sull’inclusione dei rifugiati nel mercato del lavoro.

EMANUELE Scagliusi

GIANNI Berrino

SIMONA Vietina

Deputato membro della III Commissione Affari Esteri e Vicepresidente del Comitato Permanente per i diritti umani.

Assessore della Regione Liguria al Lavoro e Politiche attive dell’occupazione, Trasporti, Rapporti con le organizzazioni sindacali, Promozione turistica e Marketing territoria-

Politica e insegnante, già sindaco di Tredozio, alle elezioni politiche del 2018 viene eletta alla Camera dei Deputati tra le fila di Forza Italia.

NICOLA Carè

ELEONORA Evi

MARY LIN Bolis

Nicola Carè, Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, è stato CEO e Segretario Generale della Camera di Commercio e Industria Italiana in Australia.

Portavoce M5S al Parlamento Europeo e membro della Commissione Ambiente, Sanità e Salute Pubblica del Parlamento UE.

Avvocato con studio in Cuneo ed in Padova, lavora prevalentemente nel settore delle assicurazioni e del risarcimento danni alla persona.

GAIA Smoquina

FLAMINIA Santilli

GIOVANNI Donzelli

Counselor olistica, laureata e diplomata nel 2012 presso l’Aspic per la scuola di Roma. Esercita la professione attraverso colloqui individuali, di coppia e di gruppo.

Legal Advisor del Centro Europeo Consumatori Italia, punto di contatto nazionale della rete ECC Net, istituita dalla Commissione Europea per consulenza e assistenza gratuita ai consumatori.

Giovanni Donzelli, 44 anni, è deputato e responsabile nazionale organizzazione di Fratelli d’Italia

ELISA Fea

Laureata in Giurisprudenza nell’anno 2014 presso l’Università degli Studi di Torino, esercita in Cuneo la professione di Avvocato dall’anno 2018 in materia civile e penale.

PAOLO Ferraris

GIANLUCA Cerqueti

DAVIDE Calvi

ALESSANDRO Pantani

Commercialista in Asti e insegnante di economia aziendale nella scuola secondaria.

Consulente del Lavoro in Sanremo, collabora dal 2009 con lo Studio Farina & Cerqueti e dal 2016 con lo Studio Bracco & Cerqueti Stp. Delegato di Fondazione Consulenti per il Lavoro.

Avvocato dal 2002, è stato consulente per il Ministro delle Riforme Istituzionali. Dal 2008 al 2011 è stato consulente per il Ministro della Semplificazione Normativa.

Giornalista e consulente di comunicazione, speaker radiofonico per passione, si occupa di agroalimentare, politica e di tutto ciò che stimola la sua curiosità.

STEFANIA Grosso

ALESSANDRO Panza

ADRIANA Pozzo

GABRIELLA Tomasi

Laureata in lingue e ora content writer e outreach specaialist per diverse agenzie web e aziende tech.

Laureato in scienze politiche, dal 2018 è resposabile organizzativo nazionale della Lega, eletto eurodeputato nel 2019.

Classe 1966, appassionata di viaggi, fotografia, religioni e misticismo, esercita la professione di impiegata amministrativa da circa 35 anni.​v

È intermediario assicurativo. Appassionata di cucina, animali e montagna.

GENTE IN MOVIMENTO

NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2020


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GM Gente in Movimento 2-2020  

In questo numero, redatto durante la "fase 2" dell'emergenza sanitaria, i contenuti delle rubriche approfondiscono le argomentazioni propost...

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