Un gennaio di molti anni fa, nel Nord dello stato di New York, uno spesso manto di neve copriva il terreno, gravava i rami nudi delle querce, degli aceri e dei faggi, piegava fino a terra quelli verdi e flessibili delle tuie e degli abeti. Sui muretti e nei campi il vento aveva formato grandi onde bianche. Un ragazzino arrancava sulla strada nel bosco, dietro Royal, il fratello maggiore, e le due sorelle, Eliza Jane e Alice. Eliza Jane aveva dodici anni, Alice dieci. Almanzo non ne aveva ancora nove e quello era il suo primo giorno di scuola.
Laura Elizabeth Ingalls Wilder (Pepin, 1867 - Mansfield, 1957) aveva appena quattro anni quando suo padre decise di lasciare il Wisconsin per cominciare una nuova vita nei territori messi a disposizione dei coloni dal governo americano. Fu solo il primo dei numerosi spostamenti che la famiglia dovette affrontare in quegli anni. Studentessa brillante, nonostante i lunghi soggiorni in zone isolate e prive di scuole, Laura riuscì a coronare il sogno di dedicarsi all’insegnamento. Dalle sue memorie sviluppò la saga letteraria Little House, che ebbe un grandissimo successo. Dal terzo dei nove volumi scritti dalla Ingalls, prese avvio l’omonima serie televisiva, che in Italia è andata in onda innumerevoli volte ed è amatissima, come ovunque nel mondo.
“Oggi il lettore italiano sembra chiedere alla letteratura qualcosa di diverso: paesaggi rurali, piccole città e fattorie isolate. È l’altra America, che in Italia arrivò per la prima volta con un telefilm degli anni Settanta decisamente iconico: La casa nella prateria” Vanni Santoni, la Lettura - Corriere della Sera
Mentre Laura Ingalls cresce all’Ovest, Almanzo Wilder vive in una prosperosa azienda agricola nello stato di New York. Qui, insieme al fratello e alle due sorelle, lavora dall’alba al tramonto nei campi e nelle stalle, con qualunque tempo e in ogni periodo dell’anno. Ma di tanto in tanto c’è anche modo di divertirsi…
In primavera la vita della terra ricomincia tutta insieme. I semi di tutte le erbacce dell’universo, cardi e rovi, cespugli e alberi di ogni genere, cercano di riprendersi i campi. Il contadino li combatte con aratro, erpice, zappa. E poi deve piantare subito i semi delle piante buone. Almanzo era un soldatino in quella grande battaglia.
“La Ingalls è perfetta nel raccontare la meraviglia dell’erba che vibra nel vento, la vita spartana in armonia con la natura, le vicissitudini, le battaglie, le malattie, la solidarietà” Bruno Ventavoli, ttL - La Stampa
“Alla fine ogni episodio diventa una magnifica avventura dove sono i valori dell’amicizia, del rispetto e della solidarietà a far superare le difficoltà, e dove prevalgono i gesti semplici e genuini”
La serie completa: 1. La casa nella prateria 2. Sulle rive del Plum Creek 3. Sulle sponde del Silver Lake 4. Il lungo inverno
5. Piccola città del West 6. Gli anni d’oro 7. I primi quattro anni Nei Grandi Boschi del Wisconsin La storia di Almanzo
Francesca De Sanctis, l’Unità
Immagine di copertina: © Mark Owen / Trevillion Images Illustrazioni e lettering: Pemberley Pond Progetto grafico: Camille Barrios / ushadesign
traduzione di
Paola Mazzarelli
Un gennaio di molti anni fa, nel Nord dello stato di New York, uno spesso manto di neve copriva il terreno, gravava i rami nudi delle querce, degli aceri e dei faggi, piegava fino a terra quelli verdi e flessibili delle tuie e degli abeti. Sui muretti e nei campi il vento aveva formato grandi onde bianche. Un ragazzino arrancava sulla strada nel bosco, dietro Royal, il fratello maggiore, e le due sorelle, Eliza Jane e Alice. Eliza Jane aveva dodici anni, Alice dieci. Almanzo non ne aveva ancora nove e quello era il suo primo giorno di scuola.
Laura Elizabeth Ingalls Wilder (Pepin, 1867 - Mansfield, 1957) aveva appena quattro anni quando suo padre decise di lasciare il Wisconsin per cominciare una nuova vita nei territori messi a disposizione dei coloni dal governo americano. Fu solo il primo dei numerosi spostamenti che la famiglia dovette affrontare in quegli anni. Studentessa brillante, nonostante i lunghi soggiorni in zone isolate e prive di scuole, Laura riuscì a coronare il sogno di dedicarsi all’insegnamento. Dalle sue memorie sviluppò la saga letteraria Little House, che ebbe un grandissimo successo. Dal terzo dei nove volumi scritti dalla Ingalls, prese avvio l’omonima serie televisiva, che in Italia è andata in onda innumerevoli volte ed è amatissima, come ovunque nel mondo.
“Oggi il lettore italiano sembra chiedere alla letteratura qualcosa di diverso: paesaggi rurali, piccole città e fattorie isolate. È l’altra America, che in Italia arrivò per la prima volta con un telefilm degli anni Settanta decisamente iconico: La casa nella prateria” Vanni Santoni, la Lettura - Corriere della Sera
Mentre Laura Ingalls cresce all’Ovest, Almanzo Wilder vive in una prosperosa azienda agricola nello stato di New York. Qui, insieme al fratello e alle due sorelle, lavora dall’alba al tramonto nei campi e nelle stalle, con qualunque tempo e in ogni periodo dell’anno. Ma di tanto in tanto c’è anche modo di divertirsi…
In primavera la vita della terra ricomincia tutta insieme. I semi di tutte le erbacce dell’universo, cardi e rovi, cespugli e alberi di ogni genere, cercano di riprendersi i campi. Il contadino li combatte con aratro, erpice, zappa. E poi deve piantare subito i semi delle piante buone. Almanzo era un soldatino in quella grande battaglia.
“La Ingalls è perfetta nel raccontare la meraviglia dell’erba che vibra nel vento, la vita spartana in armonia con la natura, le vicissitudini, le battaglie, le malattie, la solidarietà” Bruno Ventavoli, ttL - La Stampa
“Alla fine ogni episodio diventa una magnifica avventura dove sono i valori dell’amicizia, del rispetto e della solidarietà a far superare le difficoltà, e dove prevalgono i gesti semplici e genuini”
La serie completa: 1. La casa nella prateria 2. Sulle rive del Plum Creek 3. Sulle sponde del Silver Lake 4. Il lungo inverno
5. Piccola città del West 6. Gli anni d’oro 7. I primi quattro anni Nei Grandi Boschi del Wisconsin La storia di Almanzo
Francesca De Sanctis, l’Unità
Immagine di copertina: © Mark Owen / Trevillion Images Illustrazioni e lettering: Pemberley Pond Progetto grafico: Camille Barrios / ushadesign
traduzione di
Paola Mazzarelli
UAO Universale d’Avventure e d’Osservazioni
Laura Ingalls Wilder La storia di Almanzo traduzione dall’inglese di Paola Mazzarelli ISBN 978-88-3624-111-8 Seconda edizione italiana ottobre 2021 ristampa 8 7 6 5 4 3 2 1 0 anno 2025 2024 2023 2022 2021 © 2019 Carlo Gallucci editore srl - Roma Titolo dell’edizione originale: Farmer Boy testo © 1933, 1961 Little House Heritage Trust La presente edizione è pubblicata in accordo con HarperCollins Publishers - New York, Usa Gallucci e il logo
sono marchi depositati
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Laura Ingalls Wilder
La storia di Almanzo La casa nella prateria
traduzione dall’inglese di Paola Mazzarelli
Nota del traduttore Anche in questo volume, come in tutti gli altri della serie, vengono citate alcune canzoni dell’epoca. Qui sono state tradotte per adattarle al contesto. Se vuoi ascoltarle, le trovi su You-Tube digitando i titoli originali elencati qui di seguito. Pag. 106: Yankee Doodle Pag. 107: The Star-Spangled Banner
Giorni di scuola
Un gennaio di molti anni fa, nel Nord dello stato di New York, uno spesso manto di neve copriva il terreno, gravava i rami nudi delle querce, degli aceri e dei faggi, piegava fino a terra quelli verdi e flessibili delle tuie e degli abeti. Sui muretti e nei campi il vento aveva formato grandi onde bianche. Un ragazzino arrancava sulla strada nel bosco, dietro Royal, il fratello maggiore, e le due sorelle, Eliza Jane e Alice. Eliza Jane aveva dodici anni, Alice dieci. Almanzo non ne aveva ancora nove e quello era il suo primo giorno di scuola. Per stare dietro agli altri gli toccava andare quasi di corsa, e oltre tutto doveva portare il secchiello del pranzo. «Dovrebbe tenerlo Royal, perché è lui il più grande» aveva detto. Royal camminava davanti, a lunghe falcate. Era alto quasi come un adulto. Ma Eliza Jane aveva detto: «No, ora tocca a te, perché sei il più piccolo». Eliza Jane era prepotente. Sapeva sempre tutto lei e comandava Alice e Almanzo a bacchetta. Almanzo stava dietro a Royal e Alice dietro a Eliza Jane, nei solchi scavati dai pattini delle slitte. Di qua e di là la neve formava un muro alto e soffice. La strada scendeva un lungo pendio, passava
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La storia di Almanzo
sopra un ponticello e prima di arrivare alla scuola correva ancora per un miglio nel bosco ghiacciato. Il gelo pungeva gli occhi e rendeva insensibile il naso, ma Almanzo era ben coperto e non aveva freddo. Tutto ciò che portava addosso era fatto con la lana delle pecore di suo padre. La biancheria era color bianco crema. La lana per gli altri indumenti, invece, Mamma l’aveva tinta. Il filato da usare per giacca e pantaloni lo aveva colorato con il mallo dei frutti del noce bianco. Poi l’aveva tessuto al telaio e aveva messo a mollo la pezza per farla infeltrire, ottenendo un bel panno spesso. Non c’era vento né freddo né pioggia battente che avessero la meglio sul panno di lana di Mamma. Per la maglia aveva tinto di un bel rosso ciliegia il filato migliore e ne aveva fatto un tessuto soffice e caldo. Alla maglia si abbottonavano con una fila di bottoni d’ottone che girava tutt’attorno alla vita i caldi pantaloni color marrone. La maglia si chiudeva fin sotto il mento e così pure il lungo cappotto di robusto feltro di lana, anch’esso color marrone. Con lo stesso tessuto era fatto anche il berretto, fornito di due caldi paraorecchie che scendevano ad allacciarsi sotto il mento. Le muffole rosse che gli proteggevano le mani erano fissate a una cordicella che passava nelle maniche e dietro la nuca. Così non poteva perderle. Ai piedi portava un paio di spesse calze di lana infilate sopra la gamba dei mutandoni, un secondo paio sopra la gamba dei pantaloni, e mocassini identici a quelli degli indiani. D’inverno le ragazze si proteggevano il viso con uno spesso velo di lana, ma Almanzo era un maschio e anche nel gelo andava a viso scoperto. Aveva le guance rosse come mele e il naso più rosso di una ciliegia, e dopo un buon miglio e mezzo di cammino fu ben contento di vedere finalmente l’edificio della scuola.
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Giorni di scuola
Sorgeva isolato nel bosco, ai piedi della collina che si chiamava Hardscrabble Hill. Si vedeva il fumo uscire dal camino e il maestro aveva spalato la neve davanti alla porta. Lì intorno c’erano cinque ragazzi grandi che facevano a botte. Almanzo si spaventò. Royal fingeva di non avere paura, ma era anche lui un po’ intimorito. Quelli erano i ragazzi di Hardscrubble Settlement. Erano dei tipacci e li temevano tutti. Erano capaci di fare a pezzi le slitte dei più piccoli per divertimento e di prendere un bambino, farlo dondolare per i piedi e lasciarlo cadere a testa avanti nella neve fonda. A volte costringevano due più piccoli di loro a fare la lotta, anche se quelli non volevano e li supplicavano di lasciarli andare. Avevano sedici o diciassette anni e frequentavano la scuola solo in pieno inverno. Ma ci andavano soltanto per malmenare il maestro di turno e fare in modo che la scuola chiudesse i battenti. Si vantavano del fatto che nessun maestro poteva portare a termine il trimestre invernale in quella scuola. E infatti, a causa loro, nessuno ci era mai riuscito. Quell’anno il maestro era un giovanotto pallido e magro. Si chiamava signor Corse. Era gentile e paziente e non frustava mai i bambini piccoli, anche se sbagliavano a scrivere le parole. Almanzo era spaventato al pensiero di quello che quei ragazzacci avrebbero potuto fare al povero signor Corse. Ci sarebbe voluto un tipo ben più grosso e robusto per avere la meglio su di loro. Dentro la scuola c’era un gran silenzio. Ma si sentivano i bulli schiamazzare là fuori. Gli altri ragazzini si raccolsero bisbigliando attorno alla stufa, che era sistemata al centro della stanza. Il signor Corse era seduto alla cattedra. Leggeva un libro, con la guancia posata sulla mano magra. Alzò gli occhi e disse con garbo: «Buongiorno».
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La storia di Almanzo
Royal, Eliza Jane e Alice risposero gentilmente al saluto, ma Almanzo non disse nulla. Se ne stava lì accanto alla cattedra, con gli occhi sgranati sul maestro. Lui gli sorrise. «Lo sai che stasera vengo a casa con voi?» disse. Ma Almanzo era troppo intimidito per rispondere. «Proprio così» disse il maestro. «È il turno di tuo padre». Ogni famiglia del distretto offriva vitto e alloggio al maestro per due settimane. Lui passava da una casa all’altra e quando era stato ospitato da tutte le famiglie, era la fine del trimestre. Poi il signor Corse picchiò sulla cattedra col righello. Era ora di cominciare la giornata. Tutti andarono a sedersi al loro posto. Le ragazze occupavano i banchi a sinistra, i maschi quelli a destra. In mezzo c’era la grossa stufa, con la cassetta della legna accanto. I ragazzi più grandi sedevano in fondo, quelli di età media nel mezzo e i più piccoli davanti. I banchi erano tutti delle stesse dimensioni e i ragazzi grandi riuscivano a malapena a infilarci sotto le gambe, mentre i piccoli non arrivavano a toccare il pavimento coi piedi. Almanzo e Miles Lewis erano in prima, perciò andarono a sedersi nella prima fila. Lì c’era solo la panca, senza banco. Perciò dovevano tenere il libro in mano. Poi il signor Corse andò alla finestra e picchiettò sui vetri. I ragazzi grandi si accalcarono all’ingresso ridendo e schiamazzando. Spalancarono la porta con un calcio e vennero dentro facendo un gran baccano. Il loro capo era Bill Ritchie, un tipo grande e grosso quasi quanto il padre di Almanzo, e con pugni altrettanto forti. Picchiò i piedi per far cadere la neve dalle scarpe e andò a sedersi nell’ultima fila, facendo quanto più rumore possibile. Gli altri quattro lo imitarono. Il signor Corse non disse nulla.
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Giorni di scuola
A scuola non si poteva parlare, né agitarsi sulla sedia. Si doveva stare seduti composti, senza muoversi, con gli occhi sul libro. Almanzo e Miles tenevano il libro in mano e cercavano di non dondolare le gambe. Ma a stare sempre ferme penzoloni dal bordo della panca, le gambe si stancavano tanto da far male e capitava che una scalciasse da sola, senza che Almanzo riuscisse a impedirlo. Lui allora cercava di far finta di niente, ma si sentiva gli occhi del signor Corse addosso. Nell’ultima fila, i ragazzi grandi bisbigliavano, si tiravano botte, sbattevano i libri. «Un po’ meno chiasso, per cortesia» disse il maestro. Quelli stettero buoni per qualche minuto, poi ricominciarono. Speravano che il maestro decidesse di punirli. Allora gli sarebbero saltati addosso tutti e cinque insieme. Finalmente fu chiamata alla lavagna la prima e Almanzo poté scendere dalla panca e avvicinarsi alla cattedra con Miles. Il maestro prese l’abbecedario e dettò le parole da scrivere. Quando era in prima, era capitato spesso che Royal tornasse a casa con le mani gonfie e indolenzite: il maestro lo aveva picchiato sui palmi con il righello perché non sapeva la lezione. Allora Papà diceva: «Se te le prendi di nuovo a scuola, te ne prenderai tante anche a casa da ricordartelo per tutta la vita». Il signor Corse, invece, non picchiava mai i bambini col righello. Quando Almanzo fece un errore, si limitò a dire: «Oggi resti in classe durante l’intervallo e impari a scrivere giusta quella parola». Quando venne l’ora dell’intervallo, furono lasciate uscire prima le ragazze. Si misero berretto e cappotto e sfilarono fuori. Un quarto d’ora dopo il maestro picchiò sui vetri, le ragazze rientrarono, appesero il cappotto nell’ingresso e tornarono al loro posto. Poi i maschi ebbero il permesso di uscire per un quarto d’ora.
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La storia di Almanzo
Si precipitarono tutti alla porta, urlando. Il primo che arrivò fuori cominciò subito a tirare palle di neve gli altri. Quelli che avevano uno slittino lo trascinarono su per Hardscrabble Hill e vennero giù come fulmini, a pancia sotto e testa avanti. Qualcuno si rovesciava, altri correvano qua e là o facevano la lotta cercando di infilarsi la neve nel collo a vicenda, sempre urlando tutti con quanto fiato avevano in gola. Almanzo si vergognò di dover restare in classe con le ragazze durante l’intervallo. Nell’ora di pranzo ebbero il permesso di alzarsi, muoversi per la classe e chiacchierare, purché facessero con garbo. Eliza Jane aprì il secchiello del pranzo. C’erano fette di pane imburrate, salsiccia, ciambelle, mele e quattro squisiti fagottini, con la crosta croccante e il ripieno di mela profumato di cannella che si scioglieva in bocca. Quando ebbe fatto sparire anche l’ultima briciola del suo fagottino, Almanzo mise berretto, cappotto e muffole e uscì a giocare. Fuori splendeva il sole. La neve era tutto uno scintillio e da Hardscrubble Hill venivano giù le slitte dei taglialegna cariche di tronchi. Gli uomini schioccavano la frusta, incitando i cavalli e quelli scuotevano il collo e facevano tintinnare le campanelle appese ai finimenti. Tutti i ragazzi che possedevano uno slittino corsero ad agganciarlo ai pattini delle slitte, per farsi trascinare per un pezzo; quelli che non l’avevano si arrampicarono sul carico di tronchi. Così passarono davanti alla scuola. Volavano palle di neve dappertutto. Sui tronchi, i ragazzi giocavano alla lotta, cercando di buttarsi a vicenda giù, nella neve. Almanzo e Miles si fecero trascinare, strillando di gioia, sulla slitta di Miles. Parve il tragitto di un minuto, ma ci volle molto di più a tornare indietro. Prima camminarono, poi trottarono, poi si misero a
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Giorni di scuola
correre, affannati. Temevano di arrivare in ritardo. No, ormai erano sicuri di arrivare in ritardo. Il maestro li avrebbe frustati. A scuola tutto taceva. Non avevano nessuna voglia di entrare, ma non potevano certo restare là fuori. Si infilarono dentro zitti zitti. Il signor Corse sedeva alla cattedra, le ragazze erano tutte al loro posto, con gli occhi sul libro. Dalla parte dei maschi non c’era un solo posto occupato. In quel silenzio spaventoso, Almanzo andò a sedersi sulla sua panca e prese il libro, cercando di calmare il respiro e di fare meno rumore possibile. Il maestro non aprì bocca. Bill Ritchie e i ragazzi grandi, invece, non dettero mostra di preoccuparsi minimamente del ritardo. Andarono a sedersi facendo un gran chiasso. Il signor Corse attese che tutti fossero seduti, poi disse: «Siete in ritardo. Per questa volta lascio correre. Ma che non succeda una seconda volta». Ma tutti sapevano che i ragazzi grandi sarebbero arrivati tardi di nuovo. E se il maestro li avesse puniti, loro lo avrebbero preso a botte. Non aspettavano che l’occasione buona.
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Stampato per conto di Carlo Gallucci editore srl presso Grafica Veneta spa (Trebaseleghe, PD) nel mese di ottobre 2021
Un gennaio di molti anni fa, nel Nord dello stato di New York, uno spesso manto di neve copriva il terreno, gravava i rami nudi delle querce, degli aceri e dei faggi, piegava fino a terra quelli verdi e flessibili delle tuie e degli abeti. Sui muretti e nei campi il vento aveva formato grandi onde bianche. Un ragazzino arrancava sulla strada nel bosco, dietro Royal, il fratello maggiore, e le due sorelle, Eliza Jane e Alice. Eliza Jane aveva dodici anni, Alice dieci. Almanzo non ne aveva ancora nove e quello era il suo primo giorno di scuola.
Laura Elizabeth Ingalls Wilder (Pepin, 1867 - Mansfield, 1957) aveva appena quattro anni quando suo padre decise di lasciare il Wisconsin per cominciare una nuova vita nei territori messi a disposizione dei coloni dal governo americano. Fu solo il primo dei numerosi spostamenti che la famiglia dovette affrontare in quegli anni. Studentessa brillante, nonostante i lunghi soggiorni in zone isolate e prive di scuole, Laura riuscì a coronare il sogno di dedicarsi all’insegnamento. Dalle sue memorie sviluppò la saga letteraria Little House, che ebbe un grandissimo successo. Dal terzo dei nove volumi scritti dalla Ingalls, prese avvio l’omonima serie televisiva, che in Italia è andata in onda innumerevoli volte ed è amatissima, come ovunque nel mondo.
“Oggi il lettore italiano sembra chiedere alla letteratura qualcosa di diverso: paesaggi rurali, piccole città e fattorie isolate. È l’altra America, che in Italia arrivò per la prima volta con un telefilm degli anni Settanta decisamente iconico: La casa nella prateria” Vanni Santoni, la Lettura - Corriere della Sera
Mentre Laura Ingalls cresce all’Ovest, Almanzo Wilder vive in una prosperosa azienda agricola nello stato di New York. Qui, insieme al fratello e alle due sorelle, lavora dall’alba al tramonto nei campi e nelle stalle, con qualunque tempo e in ogni periodo dell’anno. Ma di tanto in tanto c’è anche modo di divertirsi…
In primavera la vita della terra ricomincia tutta insieme. I semi di tutte le erbacce dell’universo, cardi e rovi, cespugli e alberi di ogni genere, cercano di riprendersi i campi. Il contadino li combatte con aratro, erpice, zappa. E poi deve piantare subito i semi delle piante buone. Almanzo era un soldatino in quella grande battaglia.
“La Ingalls è perfetta nel raccontare la meraviglia dell’erba che vibra nel vento, la vita spartana in armonia con la natura, le vicissitudini, le battaglie, le malattie, la solidarietà” Bruno Ventavoli, ttL - La Stampa
“Alla fine ogni episodio diventa una magnifica avventura dove sono i valori dell’amicizia, del rispetto e della solidarietà a far superare le difficoltà, e dove prevalgono i gesti semplici e genuini”
La serie completa: 1. La casa nella prateria 2. Sulle rive del Plum Creek 3. Sulle sponde del Silver Lake 4. Il lungo inverno
5. Piccola città del West 6. Gli anni d’oro 7. I primi quattro anni Nei Grandi Boschi del Wisconsin La storia di Almanzo
Francesca De Sanctis, l’Unità
Immagine di copertina: © Mark Owen / Trevillion Images Illustrazioni e lettering: Pemberley Pond Progetto grafico: Camille Barrios / ushadesign
traduzione di
Paola Mazzarelli
Un gennaio di molti anni fa, nel Nord dello stato di New York, uno spesso manto di neve copriva il terreno, gravava i rami nudi delle querce, degli aceri e dei faggi, piegava fino a terra quelli verdi e flessibili delle tuie e degli abeti. Sui muretti e nei campi il vento aveva formato grandi onde bianche. Un ragazzino arrancava sulla strada nel bosco, dietro Royal, il fratello maggiore, e le due sorelle, Eliza Jane e Alice. Eliza Jane aveva dodici anni, Alice dieci. Almanzo non ne aveva ancora nove e quello era il suo primo giorno di scuola.
Laura Elizabeth Ingalls Wilder (Pepin, 1867 - Mansfield, 1957) aveva appena quattro anni quando suo padre decise di lasciare il Wisconsin per cominciare una nuova vita nei territori messi a disposizione dei coloni dal governo americano. Fu solo il primo dei numerosi spostamenti che la famiglia dovette affrontare in quegli anni. Studentessa brillante, nonostante i lunghi soggiorni in zone isolate e prive di scuole, Laura riuscì a coronare il sogno di dedicarsi all’insegnamento. Dalle sue memorie sviluppò la saga letteraria Little House, che ebbe un grandissimo successo. Dal terzo dei nove volumi scritti dalla Ingalls, prese avvio l’omonima serie televisiva, che in Italia è andata in onda innumerevoli volte ed è amatissima, come ovunque nel mondo.
“Oggi il lettore italiano sembra chiedere alla letteratura qualcosa di diverso: paesaggi rurali, piccole città e fattorie isolate. È l’altra America, che in Italia arrivò per la prima volta con un telefilm degli anni Settanta decisamente iconico: La casa nella prateria” Vanni Santoni, la Lettura - Corriere della Sera
Mentre Laura Ingalls cresce all’Ovest, Almanzo Wilder vive in una prosperosa azienda agricola nello stato di New York. Qui, insieme al fratello e alle due sorelle, lavora dall’alba al tramonto nei campi e nelle stalle, con qualunque tempo e in ogni periodo dell’anno. Ma di tanto in tanto c’è anche modo di divertirsi…
In primavera la vita della terra ricomincia tutta insieme. I semi di tutte le erbacce dell’universo, cardi e rovi, cespugli e alberi di ogni genere, cercano di riprendersi i campi. Il contadino li combatte con aratro, erpice, zappa. E poi deve piantare subito i semi delle piante buone. Almanzo era un soldatino in quella grande battaglia.
“La Ingalls è perfetta nel raccontare la meraviglia dell’erba che vibra nel vento, la vita spartana in armonia con la natura, le vicissitudini, le battaglie, le malattie, la solidarietà” Bruno Ventavoli, ttL - La Stampa
“Alla fine ogni episodio diventa una magnifica avventura dove sono i valori dell’amicizia, del rispetto e della solidarietà a far superare le difficoltà, e dove prevalgono i gesti semplici e genuini”
La serie completa: 1. La casa nella prateria 2. Sulle rive del Plum Creek 3. Sulle sponde del Silver Lake 4. Il lungo inverno
5. Piccola città del West 6. Gli anni d’oro 7. I primi quattro anni Nei Grandi Boschi del Wisconsin La storia di Almanzo
Francesca De Sanctis, l’Unità
Immagine di copertina: © Mark Owen / Trevillion Images Illustrazioni e lettering: Pemberley Pond Progetto grafico: Camille Barrios / ushadesign
traduzione di
Paola Mazzarelli