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ALTRO CHE POPOLO DI POETI, SANTI E NAVIGATORI: L’ITALIA È STATA FATTA SOPRATTUTTO PILOTI, INDUSTRIALI, ESPLORATORI, CERVELLONI CHE NEPPURE SAPEVANO DI ESSERLO. QUESTO LIBRO RACCONTA 80 IMPRESE DI ITALIANI CHE, TRA IL 1861 E IL 1961, HANNO REALIZZATO

Andrea Valente

DA INVENTORI, MUSICISTI, CORRIDORI, CUOCHI,

Andrea Valente

QUALCOSA DI SPECIALE. PERSONAGGI BACIATI DA UN QUARTO D’ORA DI GLORIA, O ANCHE DI PIÙ,

Da Egidio Brugola a Giobatta Zampironi 80 storie di campioni misconosciuti dell’ingegno, del coraggio e dello sport

LE CUI VITE COMPONGONO UNA GENUINA STORIA DELL’UNITÀ D’ITALIA FATTA

a Andrea Valente è nato nel 1968 tra i monti del Tirolo e vive sui colli dell’Oltrepò. I libri li legge, li scrive, li disegna e in tutti e tre i casi si diverte un sacco. Tra le sue tante passioni c’è la raccolta di vecchie riviste: quando ha tempo le sfoglia alla ricerca di notizie ormai dimenticate. Colleziona anche caffettiere e cravatte, solo che di caffettiere alla fine ne usa solo un paio e di cravatte nessuna. Con Gallucci ha già pubblicato nove libri, tra i quali: Chissà perché, Hai voluto la bicicletta!? e Il libro ficcanaso. Se ne vuoi sapere di più, visita il suo sito andreavalente.it Potrai scrivergli per dire o chiedere quello che vuoi, ma ricordati di dargli subito del tu. ISBN 978-88-6145-187-2

Consigliato dai ai anni

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€ 12,00

Cervelloni d’Italia

DI PICCOLE REALTÀ E GRANDI AVVENTURE.


UAO Universale d’Avventure e d’Osservazioni 41 serie Baby UAO


Andrea Valente

Cervelloni d’Italia


Andrea Valente Cervelloni d’Italia disegni dell’autore

dello stesso autore: Chissà perché Pazza Italia Tirabusciò (AA.VV.) Quando Babbo diventò Natale La fantastica storia della prima Olimpiade Il ritorno della Befana Hai voluto la bicicletta?! Il libro ficcanaso

ISBN 978-88-6145-187-2 Prima edizione ottobre 2010 © 2010 Carlo Gallucci editore srl Roma © Andrea Valente/Caminito sas

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galluccieditore.com Tutti i diritti riservati. Senza il consenso scritto dell’editore nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma e da qualsiasi mezzo, elettronico o meccanico, né fotocopiata, registrata o trattata da sistemi di memorizzazione e recupero delle informazioni.


Cervelloni d’Italia Da Egidio Brugola a Giobatta Zampironi 80 storie di campioni misconosciuti dell’ingegno, del coraggio e dello sport


Ci son cose che un tempo non c’erano affatto e bastava un’idea folleggiante o un lampo di genio per inventarle, le cose che allora non c’erano e adesso ci sono. Dietro un’idea c’è sempre un’avventura, una strana coincidenza o un fortunato evento. E soprattutto dietro un’idea c’è sempre una persona, o anche due: musicisti, sportivi, scienziati, avventurieri di cui l’Italia è piena, anche se a volte nessuno lo sa.


Mestre, 1862: a caccia di mosche e zanzare

GIOVANNI BATTISTA ZAMPIRONI farmacista

he il piretro sia poco gradito a mosche e zanzare, tutti lo sanno. E se non tutti, lo sanno in molti, o per lo meno qualcuno lo sa di sicuro e tra questi ci sono io. Adesso lo sai anche tu e siamo in due. Anzi, per lo meno siamo in tre, perché il Zampironi Giovanni Battista, farmacista in quel di Mestre, lo sapeva pure lui. Conosceva la pianta del crisantemo cinerariifolium fin nei pistilli e ne estraeva, appunto, polvere di piretro dall’inconfondibile color giallo-verde. Con agile intuito, un bel dì pensò di realizzare degli stecchi di polvere compressa, giallo-verdi pure loro, e li curvò in una forma a spirale. Estratto dal taschino un fiammifero zolfanello, diede fuoco al manufatto che, bruciando lentamente, mise in fuga gli insetti più molesti. Presero così il via una serata meritatamente tranquilla e l’era dello zampirone.

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A sinistra: un pupo siciliano. A destra: zampirone


Parigi, 1911: il furto della Gioconda

VINCENZO PERUGGIA ladro

erto che il mestiere di ladro non ha molto a che fare con il patriottismo, ma il Peruggia Vincenzo ladro lo divenne a modo suo, non per lucro, né per professione. Avrebbe altrimenti più facilmente scippato qualche passante o rapinato una banca. Invece… Invece la notte del 20 di agosto del lontano 1911 entrò nei locali del parigino museo del Louvre ben dopo l’orario di chiusura. E, no: non lo fece per godersi in pace le opere senza scucire i soldi del biglietto. Passando davanti ai Goya e ai Rembrandt senza troppo curarsi di loro, proseguì con decisione fino al Salon Carré, dove si fermò, estasiato, dinnanzi alla Gioconda. La Monna Lisa in carne e ossa, o in olio e tela, che è meglio! Mi sarei fermato anch’io e giù il cappello! La sua estasi, però, durò poco: con rapido gesto scorniciò il capolavoro, lo arrotolò

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in fretta e lo infilò sotto il braccio prendendo senza indugio la via dell’uscita. E chi si è visto si è visto. Non ti dico il caos l’indomani, con un chiodo solitario a far mostra di sé sulla parete al posto dell’ambiguo sorriso. Cos’hai fatto, Vincenzo, perché? L’intenzione del nostro piccolo Robin Hood della storia dell’arte era di portare il quadro trafugato fin nella terra di Leonardo e lì lasciarlo, dietro assicurazione solenne che sarebbe stato conservato con cura all’interno degli italici confini. Se non è patriottismo questo! Infatti fu mite la pena, quando il Peruggia venne pizzicato con il dipinto sotto il materasso. Certo, dovette promettere che non lo avrebbe fatto più. E la Gioconda se ne tornò bel bella, con quel sorriso integro e ambiguo, nella sua Parigi. Nel 1516 Leonardo in persona, in visita al re Francesco I di Francia, vendette al sovrano quello che sarebbe diventato il dipinto più famoso al mondo, intascando qualche migliaio di ducati d’oro. Il quadro appartiene quindi legittimamente allo stato francese… Ma questo forse il Peruggia non lo sapeva. A sinistra: la Gioconda di Leonardo. Sopra: foto segnaletica di Peruggia

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Lissone, 1926: la concorrenza al cacciavite

EGIDIO BRUGOLA industriale

i martelli, viti e bulloni l’Egidio aveva, è il caso di dirlo, il chiodo fisso. Ma certo non aveva idea, il Brugola, che il mondo si sarebbe riempito di mobili componibili, impacchettati sul portapacchi, pronti per essere montati senza troppi problemi. Non lo sapeva, né poteva immaginarlo, nemmeno con la più sfrenata fantasia, perché nel 1926 se ti serviva un comò andavi dal falegname a fartelo fare. E un comò era un acquisto raro, mica usa e getta come oggidì. Non ti dico un letto o un divano! Anche perché di mettersi lì a montare un letto ben pochi avevano la voglia. Tra questi, forse, proprio l’Egidio, con il suo chiodo sempre fisso per l’utensileria. Un tal dì, assemblando non so cosa, forse aveva smarrito il cacciavite. Gli balzò allora in testa l’idea di

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un pezzo di metallo piegato a elle, con sezione esagonale, da far combaciare con un foro, esagonale pure lui, praticato sulla testa della vite, per poi girarla verso destra o verso sinistra, a seconda che si intendesse fissarla o mollarla. Bravo! Aveva inventato la vite a brugola, che però ancora brugola non si chiamava, mentre lui, il Brugola, era Brugola sin dalla nascita. E forse non sapeva nemmeno, l’Egidio, che il suo cognome sarebbe passato alla storia come un pezzo di utensileria ottimo per montare i mobili, ma anche per fissare le ruote delle biciclette. E chissà se in qualche parte del mondo è mai vissuto Peppino Cacciavite… Oppure Jean-François Tournevis, Franz Schraubendreher, Jimmy Screwdriver… Non credo, mentre il Brugola Egidio, insieme al suo chiodo fisso, è esistito per davvero! A sinistra: una vite a brugola. Sopra: set di chiavi a brugola

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Biella, 1945: la Vespa ronzante

CORRADINO D’ASCANIO inventore

ra appassionato di aeronautica, il Corradino, e di tutto ciò che volasse e, visto che i cieli di inizio Novecento erano molto meno trafficati di quelli di oggidì, non gli restava che la fantasia per immaginare aggeggi volanti di ogni tipo. Fantasia, sì, ma con una notevole dose di tecnologia, che lo portò ben presto alla inevitabile laurea. Sentirsi chiamare ingegnere non rallentò la sua inventiva, anzi… Tra una guerra e l’altra, nel 1930 mise insieme viti e bulloni per far funzionare un vero e proprio elicottero. Era un marchingegno piuttosto traballante, per la verità, e chi lo collaudò rischiò sul serio l’osso del collo, ma otto minuti di volo per un tragitto di più di mille metri rappresentavano un successo innegabile.

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Non sufficiente, però, tant’è che l’industria abbandonò il suo progetto. Ma il D’Ascanio non si perse certo d’animo. Trovò impiego presso la Piaggio e, tra eliche e ingranaggi, lasciò che anche la Seconda Guerra Mondiale arrivasse alla fine. E nel ’45, chiacchierando col signor Piaggio in persona, gli balenò l’idea delle idee: un trabiccolo come piaceva a lui, ma meno svolazzante, ancorché agile, comodo e maneggevole: la Vespa! Di volatile quella motocicletta aveva solamente il nome, ma era sufficiente perché il Corradino cominciasse a progettare. Ne venne fuori un disegno accattivante e moderno, che quasi pareva uscito da un fumetto. Non a caso al prototipo della Vespa fu dato il simpatico nome di Paperino, accompagnato dalla sigla MP5. Ma al signor Piaggio pareva piuttosto una vespa… e, infine, Vespa si chiamò. Concorrente, o collega, della Vespa fu la Lambretta, altro mitico scooter disegnato nel 1947 dall’ingegner Pierluigi Torre. A sinistra: pubblicità d’epoca della Vespa. Sopra: prototipo di scooter

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Romualdo Marenco Gaetano Greco Giovanni Battista Zampironi Luigi Sailer Ettore Fenderl Mariano Dallapè Giovanni Martini Alessandro Cruto Giuseppe Mercalli Edoardo Bianchi Raffaele Esposito Luigi Vittorio Bertarelli Scipione Riva Rocci Rinaldo Barbetti Giovanni Capurro ed Edoardo Di Capua Giuseppe Bezzera Italo Marchionni Giuseppe Pino Vittorio Sella Ettore “Etonie” Bellini Ettore Guizzardi Paola Lombroso Carrara Dorando Pietri Emma Strada

pagina 8 9 10 12 14 16 18 20 22 24 26 28 30 31 32 34 35 36 38 40 42 44 46 48


Giovanni Rossignoli Pietro Lana Vincenzo Peruggia Ulisse Stacchini Giovanni Rappazzo Bartolomeo Pagano Giuseppe “Peppino” Garibaldi Quirino Cristiani Elena Scavini Arturo Ferrarin Teresa Ferrero Andrea Ferretto Ugo Frigerio Tina Modotti Pietro Bordino Luisa Spagnoli Luigi Emanueli Alfonsina Morini Maria Luisa Boncompagni Piero Puricelli Egidio Brugola Aldo Balma Fernando Minoia e Giuseppe Morandi Giuseppe Biagi Nazareno Ferrari Oreste Lardone Giorgio Sisini Alfonso Bialetti Davide Caremoli Francesco Tarabotto Carina Negrone Umberto Sanguinetti Trebisonda “Ondina” Valla Gino Peressutti

50 52 54 56 58 60 62 64 66 68 70 72 74 76 78 80 82 84 86 88 90 92 94 96 98 100 102 104 106 108 110 112 114 116


Vitale Bramani Mario Pezzi Pippo Barzizza e Cinico Angelini Isabella Verney Biagio Cavanna Renato Gualandi Corradino D’Ascanio Ada Natali Luigi Gussalli Luisa Grossi Agostino Straulino Enzo Staiola Pietro Vassena Nino e Toni Pagot Teresina Bruno Marcello Nizzoli Nunzio Filogamo Fulvia Colombo Edy Campagnoli Spartaco D’Itri Giancarlo Peris Renato Mura

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ALTRO CHE POPOLO DI POETI, SANTI E NAVIGATORI: L’ITALIA È STATA FATTA SOPRATTUTTO PILOTI, INDUSTRIALI, ESPLORATORI, CERVELLONI CHE NEPPURE SAPEVANO DI ESSERLO. QUESTO LIBRO RACCONTA 80 IMPRESE DI ITALIANI CHE, TRA IL 1861 E IL 1961, HANNO REALIZZATO

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a Andrea Valente è nato nel 1968 tra i monti del Tirolo e vive sui colli dell’Oltrepò. I libri li legge, li scrive, li disegna e in tutti e tre i casi si diverte un sacco. Tra le sue tante passioni c’è la raccolta di vecchie riviste: quando ha tempo le sfoglia alla ricerca di notizie ormai dimenticate. Colleziona anche caffettiere e cravatte, solo che di caffettiere alla fine ne usa solo un paio e di cravatte nessuna. Con Gallucci ha già pubblicato nove libri, tra i quali: Chissà perché, Hai voluto la bicicletta!? e Il libro ficcanaso. Se ne vuoi sapere di più, visita il suo sito andreavalente.it Potrai scrivergli per dire o chiedere quello che vuoi, ma ricordati di dargli subito del tu. ISBN 978-88-6145-187-2

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Altro che popolo di poeti, santi e navigatori: l'Italia è stata fatta soprattutto da inventori, musicisti, corridori, cuochi, piloti, indust...

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