
Cristina Portolano








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Cristina Portolano






























© 2019 Centauria srl - Milano
© Cristina Portolano
Publisher
Balthazar Pagani
Testi e illustrazioni
Cristina Portolano
Graphic design
Studio RAM
Proprietà artistica letteraria riservata per tutti i Paesi. Ogni riproduzione, anche parziale, è vietata.
Prima edizione settembre 2019
Isbn 9788869214257
Cristina Portolano
di Cristina Portolano
“Penso che sia davvero difficile parlare di pittura. La pittura è un mondo a sé, è autosufficiente. Quando si parla di pittura nella maggior parte dei casi non si dice mai niente di interessante. C’è sempre qualcosa di superficiale. Che se ne può dire? In fondo penso che non si possa parlare di pittura. Non si può.”
Francis Bacon, La brutalità delle cose. Conversazioni con David Sylvester
Questo è ciò che rispondeva Bacon se gli si chiedeva di parlare del suo lavoro e della sua percezione della pittura.
Francis è stato un artista che ha sempre rifiutato qualsiasi forma di incasellamento, categorizzazione e banale interpretazione del suo lavoro. Non posso dargli torto: ogni artista ha bisogno di sentirsi unico.
Nell’agosto del 2018 ero in vacanza a Dublino, la città dove Bacon è nato, e ho visitato la ricostruzione fedele del suo ultimo studio alla Dublin City Gallery The Hugh Lane. Ho subito il fascino di quel caos di cartacce, pennelli incrostati e lattine di colore accatastate, e inconsciamente ho avuto il desiderio di possedere uno spazio come quello.
Coincidenza, qualche mese dopo mi è stato proposto di scrivere questo libro. Ho accettato subito, trascinata da un’attrazione inspiegabile verso una persona apparentemente così distante da me eppure così vicina.
Più mi immergevo nella vita e nelle opere di Francis, più notavo altre coincidenze,
similitudini che me lo facevano sentire sempre più affine. Mi ha colpita per esempio il progetto della serie di opere Uomo in blu. In una intervista di David Sylvester, Bacon infatti confessò di stare lavorando a una serie di opere sui sogni e sulla vita nelle camere d’albergo e anche io per un periodo sono stata affascinata dalle camere d’hotel, dalla loro atmosfera fugace, misteriosa ed erotica. Le ho disegnate, rappresentate, vi ho ambientato storie e strisce a fumetti. I miei disegni illustravano e narravano ciò che Francis nelle sue opere faceva emergere con la pittura: lo scollamento incolmabile tra l’idea, frutto dell’ispirazione viscerale e istintiva, e l’interpretazione dell’opera finita, una riduzione in parole di un concetto immensamente altro rispetto al linguaggio stesso, frutto di un sistema culturale che per essere tale si è dato regole razionali.
In Francis l’opposizione non era relegata solo alla sua arte: anche nella vita privata è stato un uomo di grandi passioni e forti contrasti, capace contemporaneamente di infinita tenerezza nei confronti di chi amava e di affilata crudeltà verso chi lo seccava. Molti, nel corso della sua vita, gli hanno chiesto le motivazioni di una pittura così violenta, crudele e disperata. Io credo sia frutto di una primigenia tenerezza e di uno sguardo disincantato. Un senso di fascinazione per il corpo e per le cose tangibili che tentava di afferrare e comprendere attraverso la pittura: qualcosa di simile a quello che noi fumettisti cerchiamo di fare con le storie.
Per scrivere questo libro ho volutamente enfatizzato alcuni fatti e ne ho inseriti altri invece poco riscontrabili. Questo però non tradisce la storia, anzi, a volte c’è bisogno di mentire per rendere il senso del reale. Per rendere le cose più vere del vero serve l’artificio narrativo: una riflessione che sarebbe piaciuta a Francis. In generale, per raccontare la storia di Bacon ho fatto riferimento soprattutto a tre libri: Conversazioni con Michel Archimbaud, Una vita dorata nei bassifondi e La brutalità delle cose. Conversazioni con David Sylvester.
Anche le numerose fotografie che si trovano a corredo dei volumi e in rete si sono rivelate materiale prezioso per il mio libro: la maggior parte di esse furono scattate da John Deakin e Daniel Farson, due fotografi che sono citati e rappresentati anche in questo libro.
Sempre per mantenere, quasi in una sorta di formula alchemica, un equilibrio tra il mio segno e quello di Francis, ho deciso di usare i colori che lui utilizzava: il malva, il rosso, il giallo acido e il blu: sono colori della sua palette cromatica che si alternano a delle tonalità più tenui, color pastello. Certo, è difficile collaborare con un artista che non c’è più ma che è come se ci fosse. Tra opposizioni, contrasti e riflessioni, ho già provato su di me in questi mesi una sorta di “gioiosa disperazione”, la stessa che spero di suscitare in voi, la stessa che secondo Francis definiva la sua vita.





“La mia pittura è giudicata spesso orribile, perché è diretta. Essa rivela il sonno della ragione in quelli che la trovano mostruosa, mentre io, al contrario, faccio vedere come il risveglio dei mostri abbia generato una metamorfosi della ragione. Voi non volete quest’altra ragione.
Perché Hitler è potuto divenire, nell’indifferenza passiva quasi generale, un delirante specialista dell’assassinio? Come si spiega che Stalin sia stato un professionista, così applaudito, della falsa testimonianza? Voi potreste saperlo veramente, se non foste ormai dei benpensanti intossicati, ventiquattr’ore su ventiquattro, dalla spettacolarizzazione planetaria dell’orrore.
Ciononostante, io, il pittore, devo esporre la nuda verità del teatro in corso.”
Philippe Sollers, Le passioni di Francis Bacon



























FRANCIS NASCE A DUBLINO IL 28 OTTOBRE 1909 DA GENITORI DI ORIGINE INGLESE.






HA DUE FRATELLI, CHE MUOIONO ENTRAMBI IN GIOVANE ETÀ, E DUE SORELLE. IL PADRE EDWARD, DOPO AVER PRESTATO SERVIZIO NELL’ESERCITO, SI ARRUOLA VOLONTARIO PER IL WAR OFFICE DI LONDRA.
LA FAMIGLIA VIVE NELLA CAPITALE





DURANTE TUTTA LA GRANDE GUERRA.







































I BACON RIENTRANO IN UN’IRLANDA MOLTO CAMBIATA DALLA


SOLLEVAZIONE DI PASQUA DEL 1916, E IL PAESE SI SPACCA ULTERIORMENTE CON LA GUERRA D’INDIPENDENZA DALL’INGHILTERRA (1919-1921) E LA GUERRA CIVILE CHE CONTRAPPONE SOSTENITORI E OPPOSITORI DEL TRATTATO ANGLO-IRLANDESE (1922-1923).



FIN DA PICCOLO FRANCIS CONOSCE LA PAURA E IL PERICOLO, TRA LA MINACCIA DEL SINN








SE STANOTTE DOVESSE VENIRE QUALCUNO TU NON DIRE











































FIN DALLA NASCITA FRANCIS SOFFRE DI ASMA, PEGGIORATA DALLA VICINANZA
CON LE STALLE DOVE IL PADRE TIENE I SUOI CAVALLI.






ABBIAMO PERSO DI NUOVO, EDDIE?













































La storia di FRANCIS BACON è tanto controversa quanto a ascinante. Nato in Irlanda nel 1909, passa la maggior parte della sua vita in viaggio, tra Londra, Parigi, Tangeri, e altre città d’Europa e del mondo. Insieme a pochi altri, Bacon è protagonista di una stagione particolarmente florida della pittura e della scena artistica inglese del dopoguerra e ne è interprete unico e irripetibile. Questo libro ne celebra la vita e le opere, il lascito di un artista sempre alla ricerca disperata di amore e di attenzione verso la sua pittura, per lui unica forma accettabile di realtà.
























