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Francesco Comina - Genny Losurdo con

Ágnes Heller Il demone dell’amore La grande filosofa al cospetto di un sentimento che infiamma

con testo inedito di Ágnes Heller ANNA FRANK IN UNA GOCCIA L’OCEANO DI UMANITà I nostri 90 anni: lei sommersa, io salvata


Commento all’immagine di copertina «[...] l’amore tutti ci piega, il dolore ci incurva / più potente. / Non a caso il nostro arco ritorna là di dove viene. / Verso l’alto e verso il basso! [...] Provi l’Uomo ogni cosa, dicono i Celesti, / cosicché egli, vigorosamente nutrito, impari ad esser / grato per tutto, / e comprenda la libertà / di volgere il suo cammino dove egli voglia.» (Friedrich Hölderlin, Corso della vita)

© Il Segno dei Gabrielli editori, 2019 Via Cengia 67 37029 San Pietro in Cariano (Verona) tel. 045 7725543 – fax 045 6858595 info@gabriellieditori.it www.gabriellieditori.it Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta con sistemi elettronici, meccanici o altro senza l’autorizzazione scritta dell’Editore. ISBN 978-88-6099-394-6 Progetto di copertina Gabrielli editori Stampa Grafica Veneta spa, Trebaseleghe (PD), agosto 2019


«L’amore eterno non esiste. Anche la più forte passione ha un tempo di vita. Arriva il suo giorno, si esaurisce, sorge il nuovo amore.» «Ma proprio per questo l’amore è eterno» concluse Joao Fulgencio. «Perché si rinnova. Si esauriscono le passioni, l’amore resta.» Jorge Amado, Gabriella garofano e cannella


Indice

Prefazione di Ágnes Heller 9 Nota introduttiva

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Anteprima AMORE NON TEME OSTACOLI DI PIETRA

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Capitolo primo COME UN TIZZONE ARDENTE Eros: bisogno e desiderio Philia e Agape Amore e morte

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Capitolo secondo PRIMA DI TUTTO IL CUORE 39 Bellezza e misura 39 Le varianti dell’amore 42 Sapienza dell’amore 46 Utopia e realtà 48 Emozioni, passioni, sentimenti 52 Spaesamento 62 Capitolo terzo L’INFINITO BISOGNO Soli nella totalità Un sentiero di cuori Come una religione Verità e illusione Volto e mistero La felicità nell’attimo

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Capitolo quarto CUPIDO CON LA PISTOLA? Quando finisce la poesia Un tempo? Era anche peggio

89 89 98

Conclusione AMA IL PROSSIMO TUO 109 Bontà e odio 109 Amerai lo straniero e il nemico 114 Esistere-per-gli-altri 117 Appendice - di Ágnes Heller ANNA FRANK, IN UNA GOCCIA L’OCEANO DI UMANITà I nostri 90 anni: lei sommersa, io salvata

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BIBLIOGRAFIA 133 Indice dei nomi

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Prefazione

Ogni filosofo, e quindi anch’io, non può fare a meno di riflettere e porsi domande su svariati temi, questioni e argomenti, dei quali però non scriverà mai un libro. Poiché il tempo è limitato, ciascuno deve economizzare e quindi concedere priorità alle proprie esigenze teoretiche più urgenti. Talvolta però le domande poste da altri o la spinta a voler affrontare un certo tema, diventano un’occasione d’oro per poter discutere di fenomeni altrimenti tralasciati, ma non per questo meno significativi. Mi è già accaduto alcune volte, per esempio quando ho assistito a conferenze riguardanti l’infinito, la perfezione, la reciprocità, la scoperta, temi sui quali mi sono soffermata a riflettere molto prima di poter scrivere un saggio che si rispetti. Questa volta non si è trattato di una conferenza, ma del dialogo sul tema dell’amore, intrattenuto per alcuni giorni con Francesco e Genny. Mi hanno posto domande alle quali ho risposto, e sappiamo che la risposta dipende in molti casi da come sono formulate le domande. Alcune le immaginavo, altre sono giunte inaspettate. Francesco e Genny avevano proprie opinioni sull’una o l’altra questione, come del resto accade a tutti noi, ed è stato un piacere trascorrere il tempo a discutere intensamente con loro. L’amore è forse uno dei fenomeni più complessi, perché include diversi tipi di sentimenti, giudizi, azioni e interpretazioni, che non possono essere tutti catalogati. Se qualcuno mi chiedesse «cos’è l’amore» non potrei rispondere. O, più precisamente, posso definire l’amore in questo modo: «Non è un particolare sentimento, ma una disposizione di sentimenti verso qualcosa o qualcuno che ci fa provare piacere, gioia, felicità, delizia, dispiacere, tristezza, rabbia, av9


versione, dolore, disperazione, a seconda delle circostanze e della situazione». Questa “definizione” già comprende tutti i casi di amore, che sono appunto differenti l’uno dall’altro, unici. Spesso vengono classificati come: amore paterno, fraterno, romantico, sessuale, l’amore per un’idea, una comunità, l’amore per il Male, per il Bene, l’amore di Dio o altro, ma ancora non abbiamo la risposta a «cosa è l’amore». Tuttavia, a questo ero tenuta a rispondere nella serie di interviste e ho cercato di attingere a tutte le mie fonti: l’arte, la letteratura, la religione, la filosofia. Non si possono contare tutte, perché l’amore è ovunque. Perciò invito il lettore a unirsi in quest’avventura con me, Francesco e Genny per trovare risposte a cosa sia l’amore. Questo non è solo un libro da leggere: tutti i lettori portano con sé non solo le proprie esperienze, ma anche le proprie idee sull’amore, e potranno sentirsi a momenti coinvolti, soddisfatti o contrariati, potranno dire sì oppure no durante la lettura. Saranno partecipi del nostro dialogo. Ágnes Heller Budapest, 2 giugno 2019

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Nota introduttiva

Questo libro nasce dall’amicizia. Oramai da quindici anni vivo la bellezza di poter girare con Ágnes Heller durante le sue incursioni italiane (ma non solo). Abbiamo macinato chilometri, abbiamo promosso incontri, visite a musei, città, castelli, luoghi meravigliosi. Ma abbiamo anche mangiato dell’ottimo pesce sulla spiaggia, bevuto del buon vino godendo lo spettacolo del tramonto sulle Dolomiti o sulle rive di qualche lago e abbiamo fatto camminate nei boschi o nei luoghi dell’arte. Nel 2012 ci siamo ritirati per alcuni giorni nel Monastero del Bene Comune di Sezano e abbiamo lavorato ad un libro sulla vita e il pensiero di Ágnes, che è uscito lo stesso anno col titolo I miei occhi hanno visto.1 Poi, in varie occasioni, abbiamo pensato e progettato di tornare nella meravigliosa cornice di questo monastero immerso nelle colline subito sopra Verona, per aprire un nuovo filone di dialogo sui sentimenti. In occasione di un incontro, che abbiamo tenuto a Martina Franca in Puglia nell’aprile del 2018, abbiamo fissato i giorni di marzo 2019 per un nuovo dialogo che provasse, questa volta, a rileggere il sentimento più incandescente fra tutti i sentimenti, ossia l’amore. E ci siamo trovati puntuali, come si era detto, ritagliando alcuni giorni per questa sorta di “dialogo socratico” dentro una settimana fitta di incontri e conferenze fra Bressanone, Brescia, Verona e Roma. Insieme a Genny Losurdo abbiamo ripercorso lo sviluppo che questo sentimento ha avuto nei secoli dall’antico al moderno cercando di interpretare i volti plurali di Cupido 1 Á. Heller con F. Comina e L. Bizzarri, I miei occhi hanno visto, il Margine, Trento 2012.

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nel pensiero, nell’arte e nella letteratura fino ai nostri giorni. Ma non abbiamo risolto il mistero del fanciullino che se ne va, bendato, a scagliare i suoi dardi a casaccio. Che fine ha fatto eros? È sempre in mezzo a noi, con le sue frecce incandescenti o se n’è scappato lontano, intimorito e raggelato da un mondo che ha fatto dell’amore un’altra etichetta del mercato globale? Nello scrivere il libro ho cercato di mantenere uno stile narrativo che tenesse conto anche del paesaggio che ha accompagnato le giornate passate con la Heller, evidenziando pure le diversità di vedute fra i tre dialoganti, ma anche l’autonomia di lettura su un tema tanto complesso e, infine, il contributo indipendente che ho cercato di portare, nella fase di stesura del libro, su alcuni passaggi storico-letterari. Ringraziamo i frati Stimmatini del monastero per l’accoglienza e la disponibilità a soddisfare alcune nostre piccole esigenze. Ma anche le persone che ci hanno accolto nei vari spostamenti durante le giornate del tour e l’editore Gabrielli per l’opportunità di poter pubblicare e promuovere questo lavoro. Francesco Comina

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Anteprima

AMORE NON TEME OSTACOLI DI PIETRA

Non per gli occhi Amore guarda il mondo, ma per sua propria rappresentazione ed è per ciò che l’alato Cupido viene dipinto col volto bendato. William Shakespeare, Sogno di una notte di mezza estate Non c’è posto migliore al mondo per parlare di amore che dalle stanze di un monastero. A Sezano, sulle colline della Valpantena, gli Stimmatini hanno spalancato le porte al mondo. L’amor sacro e l’amor profano hanno trovato rifugio fra le vecchie mura di un eremo conosciuto da tutti come il “monastero per il bene comune”. Qui si realizza il sogno di Isaia: le spade si trasformano in vomeri e le lance diventano falci. La pace regna sovrana nel prato verde davanti al chiostro o fra i sentieri che portano ai filari del vigneto. Sotto questo orizzonte utopico si è appena tenuta la prima Agorà degli abitanti della Terra, una riunione mondiale con lo scopo di dare avvio a una costituente dell’umanità per aprire un discorso nuovo sul diritto cittadinanza non più esclusivo, nazionalista, sovranista ma inclusivo, universale, per ogni abitante della terra. Una dedizione per l’uomo che sovrasta la dicotomia materia e spirito e svela il daimon di questi luoghi a pochi passi da Verona: l’amore. Shakespeare ce l’ha raccontato nella maniera più tragica possibile, con la morte di Giulietta e Romeo, figli disperati della categoria del politico, vittime sacrificali dell’odio fra le famiglie in lotta per il potere. Perché non ci può essere amore nella dialettica politica – come ci ricorda Carl Sch13


mitt – ma soltanto un darsi addosso, un delegittimarsi vicendevolmente, un contendersi verità arbitrarie con la furia di un conflitto permanente fra amico e nemico: «Vieni a veder Montecchi e Cappelletti / Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura: / color già tristi, e questi con sospetti!» denunciava già Dante, nel VI canto del Purgatorio, la sudicia guerra fra le famiglie dei due giovani innamorati in una invettiva contro l’Italia. Ágnes Heller ama questo luogo, ci sta bene. Al mattino arriva nel refettorio alle 7 puntuali, ancora prima che i frati abbiano finito le lodi. Poi gira nel vigneto in cerca di silenzio. Si è portata dietro il Doktor Faust di Thomas Mann, mille pagine da finire tassativamente entro la settimana: «Ogni volta che lo rileggo – dice – scopro un mondo nuovo». Le giornate sono intense. Ágnes si gode la bellezza dei paesaggi di un Paese, l’Italia, che ha sempre amato fin dalle sue prime incursioni negli anni Sessanta quando riusciva, per brevi periodi, ad uscire da Budapest e respirare un po’ di libertà. Allora c’era un regime chiuso, che impediva al libero pensiero di poter esprimere la novità di un marxismo che rispondesse ai bisogni radicali dell’uomo. Oggi l’Ungheria vive sotto la cappa oscurantista di una “democrazia illiberale”, centro di proliferazione di quel virus pauroso che assume il nome di etnonazionalismo, una malattia epidemica che potrebbe portare ad una balcanizzazione dell’Europa e a una situazione simile al 1914. Scrive la Heller: «Chi poteva immaginare, anche nei suoi incubi peggiori, che sarebbe scoppiata una guerra europea nel maggio del 1914? Chi poteva immaginare, anche nei suoi incubi peggiori, l’autodistruzione dell’Ue all’inizio del nuovo millennio?».2 continua.... 2 Á. Heller, Orbanismo. Il caso dell’Ungheria dalla democrazia liberale alla tirannia, Castelvecchi, Roma 2019, p. 9.

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Capitolo primo

COME UN TIZZONE ARDENTE

Fratelli, a un tempo stesso, Amore e Morte ingenerò la sorte. Cose quaggiù sì belle altre il mondo non ha, non han le stelle. Giacomo Leopardi, Canti, Amore e morte

Eros: bisogno e desiderio La Heller avvia subito il discorso: «Prima di definire cos’è l’amore dobbiamo iniziare a scandagliare il tema del bisogno umano che sta alla base di una relazione fra due o più persone. Il neonato non può vivere da solo, ha un bisogno vitale di stare con la madre, di sentire il calore del padre. Ogni gratificazione deriva dalla presenza della madre che risponde a tutti i bisogni: la richiesta di cibo, di protezione, di fiducia. Le necessità basilari del neonato dipendono da questa relazione con la madre, che non è solo vita ma anche la rappresentazione di un intero mondo nel quale il piccolo prenderà a misurare se stesso e l’ambiente vitale che lo alleva. Il bambino quando si sente accolto, protetto, difeso, riconosciuto nei suoi bisogni essenziali, comincerà a trovare fiducia in sé stesso. Al contrario, se verrà rifiutato, emarginato, non accolto, vivrà disturbato il suo rapporto con la realtà intorno. La soddisfazione di cibo, di liquido, di calore svolge un ruolo fondamentale in ogni produzione umana. La società produce per soddisfare i bisogni umani fondamentali. Questa sete di alterità, questa funzione esistenziale della relazione umana rappresenta una costante dei tempi, segna il cammino dell’uomo. Ma ciò non significa che ci amia19


mo gli uni con gli altri. C’è un bisogno ontologico, per così dire, una necessità di sopravvivenza nel rapporto fra gli esseri umani. L’altro ci scalda, ci sta vicino nello svolgere le funzioni del vivere sulla terra: ci aiuta a cacciare, a pescare, a proteggerci dagli animali o dalle avversità della natura. Proviamo calore umano nel vivere insieme, avvertiamo un senso di fiducia, di sicurezza, di tranquillità, di serenità, di pace con noi stessi e con l’ambiente intorno. Tutti i sentimenti di fratellanza o di vicinanza rafforzano la comunione fra le persone. Se l’altro che amiamo muore ci sentiamo orfani, diventiamo tristi, perché un pezzo della nostra vita relazionale si stacca e vien meno. Questo sentimento di affetto5 e di connessione con l’altro possiamo anche definirlo con il termine di empatia. Ma l’empatia non è amore, è un sentimento, come altri sentimenti che nutrono la vita dell’uomo. Tanto che noi possiamo provare empatia a teatro, per esempio, per Amleto o per Giulietta o per qualche altro eroe o eroina classica. L’empatia può trasformarsi in amore ma può anche rimanere tale o vanificarsi. Così come l’odio, che è l’altro sentimento basilare che accompagna l’evolversi dello stare insieme fra gli umani. Se noi proviamo un bisogno di calore per coloro che condividono con noi certe azioni, che ci aiutano nello sbrigare le faccende del vivere ordinario, proviamo pure un sentimento di Unfreundlichkeit (scortesia), di avversione o di indifferenza verso coloro che ci minacciano, che ci opprimono. Insomma, mostriamo freddezza, distacco, antipatia. Misuriamo il nostro odio perché ci sentiamo rifiutati, intimoriti, spaventati dalla presenza di un altro che raggela il nostro animo, ci provoca e ci sconvolge. Da una persona che si prende cura di noi impariamo fin da bambini come si vive, di cosa ci vergogniamo e cosa è giusto o non è giusto fare. Lo impariamo nella nostra vita 5 Per un approfondimento del tema degli affetti e dei sentimenti più in generale v. Á. Heller, Teoria dei sentimenti, cit.

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o all’interno dello spazio dove ci muoviamo, ce lo insegna la società che si è organizzata per garantire l’evolversi della vita e la convivialità fra le persone. Quindi c’è un bisogno fondamentale dell’uomo, che è quello di crescere in una famiglia allargata, non necessariamente la famiglia classica formata da un padre o una madre, perché qui parliamo di un senso di appartenenza: la “mia” società a cui appartengo, l’essere a contatto con qualcosa che mi fa stare bene, un ambiente dove sento il calore familiare». continua....

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Il demone dell'amore di Francesco Comina e Genny Losurdo con AGNES HELLER  

La grande filosofa al cospetto di un sentimento che infiamma. In un intenso dialogo con Francesco Comina e Genny Losurdo, Ágnes Heller, la g...

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