Gino Filippini. Uomo per gli altri a cura di Fabrizio Floris

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Gino Filippini Uomo per gli altri a cura di Fabrizio Floris Prefazione di Alex Zanotelli

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Questo piccolo libro è stato pensato per chi non ha avuto modo di conoscere Gino Filippini e una certa idea di cooperazione e volontariato internazionale. Il testo riprende parzialmente quanto pubblicato in Africa, sognare oltre l’emergenza, ma in un’ottica diversa, più centrata sulla visione, sulle motivazioni e sulla spiritualità. La presente pubblicazione è stata realizzata grazie al contributo dell’Associazione NO ONE OUT e dei tanti amici di Gino Filippini.

© Il Segno dei Gabrielli editori 2021 Via Cengia 67 37029 San Pietro in Cariano (Verona) Tel. 045 7725543 - fax 045 6858595 info@gabriellieditori.it www.gabriellieditori.it ISBN 978-88-6099-457-8 Stampa: Grafica Veneta SpA (Trebaseleghe, Padova), Marzo 2021 In copertina: Gino Fillipini.

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Grazie Gino perché, non come noi, hai osato tutto. Jef Vleugels

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indice

PREMESSA 9 Prefazione - Seminatore di speranza Alex Zanotelli

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Introduzione - Partire (senza tornare) Fabrizio Floris

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Anniversario Gino Filippini

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Cambiare il mondo senza prendere il potere: un excursus sulla cooperazione Gino Filippini 29 Euforia 29 Critica e contestazione

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Noi, lo sviluppo

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Dov’è il problema?

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Toccare le cause

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Dove vogliamo arrivare?

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Effetti involontari

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Dove le cause?

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Come progettare?

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La comunità al centro

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Quali bisogni?

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L’animazione 44 Protagonismo e partecipazione

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Intermezzo - 1975: viaggio attraverso l’Africa (dal Rwanda all’Italia) Gabriele Smussi

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Le tappe della vita di Gino Filippini in Africa 55 Burundi (Kiremba) 1967 – Difficile restare 55 Ritorno in Rwanda (Nyabimata) 1977: la lezione di Nyabimata sul perché e il come intervenire

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Obiettivi reali

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Il progetto è della popolazione

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Stare a livello della collina

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Cambiamento radicale

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Camminare insieme

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Rwanda, Zaire, Burundi, Uganda 1984-1992

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Sostenere la creatività della gente

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Credenze locali

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Avanti con fiducia

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Kenya, Korogocho 1995-2008. Pasqua, che sia davvero di risurrezione

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Incertezza 71 Promesse elettorali

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Rafforzare la speranza

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A mo’ di conclusione - La fede di un laico Alex Zanotelli Il viaggio dall’Africa all’Europa I luoghi di Gino

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Biografia di Gino Filippini 80

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Premessa

Un libro è sempre mancante rispetto alla vita: le pagine mostrano, a volte svelano oppure nascondono; questo libro non fa eccezione alla regola, non contiene i quarant’anni che Gino Filippini ha trascorso in Africa, ma ne traccia alcuni passaggi. Quella di Gino è la storia di un ragazzo di 28 anni, un giovane, tra i tanti che partivano in quegli anni (’60). Forse sarà stato il momento (giusto), l’età, il fatto che era già un lavoratore, ma l’esperienza africana per Gino Filippini è dirompente. Tutta la sua prospettiva di vita cambia, ma la sua caratteristica è di assecondare questo cambiamento, metterlo continuamente alla prova, fermarsi, pregare, ascoltare. Un cammino sempre impegnativo, progressivo, fiducioso, anche di fronte a situazioni molto negative. Ma ci sono anche la sua capacità di saper lasciare al momento giusto e in seguito la scelta di non sposarsi, di essere sempre più indipendente, di avere alla fine una sola e vera interfaccia: la gente. La sua è la storia di un ragazzo normale, di provincia, che lentamente acquisisce una profonda conoscenza dei problemi, insieme ad una rara capacità pratica di mettere in pista soluzioni e ad una spiccata attitudine verso le relazioni. Sognatore, ma non esaltato; discreto, ma efficace. Laico, ma non sposato, di grande fede senza essere clericale, volontario, ma indipendente. Un uomo pratico, dava risposte concrete, ma queste passavano attraverso una profonda meditazione. Gino ricorda da vicino l’albero di Iroko e come dal grande albero «raccogliere tutti i semi del mondo, puoi piantarli 9


dove vuoi, fare una buca, ma sarà inutile», scrive Chinua Achebe «è il grande albero a decidere dove crescere, e noi lo troviamo lì. Lo stesso succede per la grandezza degli uomini» che hanno fatto il sessantotto, tutta la vita per cambiare il mondo senza prendere il potere. Di lui un funzionario dell’Onu, esprimendo tutta la sua tristezza per la malattia che lo aveva colpito, ha spiegato alla sorella Angela: «Ha fatto molto di più Gino per Korogocho, che le Nazioni Unite». È la conseguenza di una sequela, di un ragazzo che ha concepito la vita come servizio di volontariato: questo desiderava e ci è riuscito. Fabrizio Floris

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Prefazione

Seminatore di speranza Alex Zanotelli

Gino Filippini ha dedicato tutta la sua vita a Dio e all’Africa: 40 anni sulle polverose strade del continente nero. Fedeltà che ha pagato con la vita. Gino era rientrato in tutta fretta nella sua casa di Rezzato alla fine del 2008 dalla baraccopoli di Korogocho (Nairobi), perché i dottori gli avevano diagnosticato un tumore pleurico polmonare, il mesotelioma: una malattia professionale che viene dalla polvere mortale dell’amianto. Gino deve essersela beccata proprio nella discarica di Nairobi, situata a fianco di Korogocho dove lui operava. Una malattia questa mortale e velocissima. Nel giro di due mesi ha distrutto la forte fibra di Gino. Varie volte sono stato a trovarlo a Brescia. L’ultima volta, il 19 novembre, alla Domus Salutis di Brescia. Gino era già devastato dal male. Con grande sforzo, espresse quello che desiderava di più per il suo programma Education for Life, che aveva iniziato nella baraccopoli. Lo spingeva una passione per la vita, anche davanti alla morte. Celebrammo poi l’ultima sua Eucaristia insieme agli amici intimi e alle sorelle. Spezzammo insieme quel Pane che ci aveva dato la forza di camminare sulle strade dei poveri. Il male lo stroncò il 28 novembre 2008. Il 30 novembre ritornai a Brescia, per il suo funerale. Con tanti amici abbiamo celebrato l’Eucaristia nella sua chiesa di Rezzato. Ho detto a tutti che eravamo lì per celebrare la vita! Un uomo che è stato capace, come Gino, di “perdere” la sua vita, come Gesù, non 11


può che essere vivo! Sulla nuda bara, coperta dalla bandiera della Pace, Suor Marta Citterio, che aveva lavorato per tanti anni con Gino, ha deposto un crocifisso deturpato di Korogocho e un amico vi mise una croce del Rwanda, dicendo singhiozzando: “Gino, tu hai camminato con i crocifissi della storia…”. Sulla bara anche i due libri che amava di più: il Vangelo e i Salmi di Turoldo, ambedue consunti dall’uso. L’assemblea è esplosa cantando il Gloria come ringraziamento per il dono grande di Gino. Dopo l’ascolto del Vangelo e partendo da esso, ho tentato di rileggere la vita donata di quest’uomo straordinario. Gino, fin dall’inizio del suo lavoro in Africa, aveva posto il Vangelo alla base della sua vita. La sua è stata una costante sequela di quel povero Gesù di Nazareth. Ho sentito così presente, in quel momento, intorno a Gino tutti i baraccati di Korogocho, dove ha speso ben 15 anni della sua vita. All’offertorio, gli amici hanno portato all’altare i segni più significativi di Gino: la bandiera della pace firmata da tutti gli amici, nonché le bandiere dei sei paesi africani dove aveva lavorato, i sandali, il pane spezzato e la maglietta con il programma Education for Life. In quel gesto dello “Spezzare il pane” in cui Gesù espresse il dono totale della sua vita, abbiamo compreso come Gino era stato pane per tutti, soprattutto per i più poveri. Lo abbiamo sentito così vivo, così presente in mezzo a noi che non ci restò che cantare insieme: «L’anima mia magnifica il Signore…» il cantico di quella povera donna di Nazareth, il cantico di Gino al termine della sua vita. Continua... 12