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Testi a cura di Text edited by Aldo Colonnello (coordinamento), Fulvio Dall’Agnese, Claudio Lorenzini, Rosanna Paroni Bertoja, Claudio Romanzin, Ilaria Valloppi, Alessandra Zanutto, Federica Zendron, Sergio Zilli Le traduzioni in inglese sono di Edward Smith English translation by Edward Smith Fotolito e stampa a cura di Cierre Grafica, Verona Printed by Cierre Grafica, Verona Copyright © 2007 per le fotografie: Elio e Stefano Ciol, Casarsa della Delizia (PN) per l’edizione: Cierre edizioni, Verona


Elio e Stefano Ciol

Friuli Venezia Giulia Un percorso tra arte, storia e natura An itinerary embracing art, history and nature

Cierre edizioni Circolo culturale Menocchio


Prefazione di Gian Paolo Gri

1. Chi ha visto mai un Friuli come questo di Elio e di Stefano Ciol, liberato dall’invadenza di traffico, capannoni, pubblicità, calca di gente affannata? Non sono molti i fotografi capaci, senza trucchi e manipolazioni, di restituirci un mondo così liberato; immagino i tempi lunghi, il lungo e paziente lavoro di ricerca del punto di vista migliore, dell’equilibrio magico di luci e atmosfere, del giusto momento per lo scatto; e immagino, alla fine e per ognuno dei luoghi presentati, il sofferto lavoro di accantonamento di tante altre belle immagini, per privilegiarne soltanto una, la sola che compare qui. Conosco due modi opposti di utilizzare una fotografia così ripulita dagli ingombri della modernità. Ci sono le immagini accattivanti delle riviste e dei depliant destinati all’occhio del possibile turista da catturare; ed è una pulizia ingannevole, perché la realtà che poi si incontra è sempre deludente rispetto all’immagine che ci ha spinti a cercarla. Sull’altro versante c’è la pulizia motivata, come questa che viene dalla ricerca dell’identità profonda dei luoghi, raggiungibile soltanto per sottrazione del di più. Non si tratta di ingannare, cancellando ciò che disturba; c’è invece una verità sottostante da raggiungere; essa esiste ma velata, perché ha avuto tempi di costruzione più lunghi rispetto a quelli delle trasformazioni ultime di cui siamo stati e siamo parte. Un Friuli come questo esiste, è reale: solo che per ritrovarlo occorre lasciarsi guidare dallo sguardo del fotografo, avere la stessa pazienza e capacità di penetrazione, entrare in sintonia con la sua aspirazione interiore alle armonie, con la conseguente capacità di ritrovarle e restituirle. Se non abbiamo mai visto una regione bella così, è colpa nostra; siamo noi deboli di vista. Ma una volta che siamo stati aiutati a scoprirla, questa diffusa e pacata bellezza ci carica della responsabilità della sua preservazione, ci obbliga a rimediare per quel che possiamo allo scempio ultimo che ne ha colpito la superficie e che qui, nell’insieme di queste immagini, ci viene risparmiato a favore di una rappresentazione in un certo modo rovesciata, con il suo senso profondo riportato in vista. Per me, osservare queste immagini è come rivivere alcune esperienze dell’immediato post-terremoto, quando

accadeva di vedere come sollevarsi la pellicola di superficie: caduta la facciata, ecco messo allo scoperto l’interno della casa con quel che di intimo racchiudeva; caduto l’intonaco, ecco ricomparire l’affresco di cinque secoli prima. Una rappresentazione che sa recuperare la verità sottostante, è anche necessariamente coniugata all’ottativo: un mondo raccontato per come dovrebbe essere, per come sarebbe bene e bello che fosse. Sarà anche vero che la scommessa sul futuro del Friuli Venezia Giulia si gioca nel segno dell’innovazione; ma di certo sarà un futuro amaro, senza la preservazione di ciò che Elio e Stefano Ciol sanno vedere e che ci restituiscono con queste loro immagini. 2. Può essere una buona metafora rappresentarsi le combinazioni storiche di ambienti e culture come costruzioni stratificate, ma solo a patto di immaginarle non fatte di livelli omogenei e sovrapposti; non strati uniformi, ma piuttosto vene di minerale, ora in superficie e poi giù, a correre in orizzontale per poi sprofondare e incunearsi fra altre formazioni geologiche, mai lineari. La ladinità antica di Trieste e Muggia non è scomparsa, è scivolata sotto tante altre identità composite; l’universo slavo è bene in evidenza lungo la fascia slovenofona che accompagna il confine orientale del Friuli Venezia Giulia, mentre è sprofondato, ed è come incapsulato in profondità nel Friuli centrale, così che a suggerirlo restano solo i Belgrado, Gradisca e Gradiscutta, Lestizza e Goricizza della toponomastica. Così per le diverse stratificazioni del mondo germanico, e per quelle maturate invece sulle sponde dell’Adriatico; e così per tutti gli altri strati, preistorici, antichi e moderni, mentre altri elementi si aggiungono ancora – rivoli che non fuoriescono più dalla regione come un tempo, ma giungono ora dai quattro angoli del mondo – a formare combinazioni nuove e diverse. Il Friuli Venezia Giulia è l’esito provvisorio (non il risultato concluso) di un processo storico non lineare, caratterizzato da una singolarissima varietà ambientale che spazia dalla montagna alta al mare attraverso tutto lo spettro del possibile, segnato dalla pluralità dei contesti culturali che si esprimono in prima evidenza nella varietà delle situazioni

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culturali (i modi dell’insediamento, i percorsi, l’uso della pietra, del legno, le coperture, i terrazzamenti, le forme e pieghe dei terreni coltivati, e così via) e nella varietà di sfumature delle parlate. Per una regione senza realtà urbane antiche e rilevanti, senza capitali (in barba alle pretese e ambizioni dei centri maggiori, la cui formazione ha per altro storie diversissime), fatta in larga misura di periferie, margini, minoranze e migrazioni, la varietà è davvero la cifra fondamentale dell’identità; come tale, una cifra più difficile da cogliere, forse, ma obbligatoriamente da salvaguardare e valorizzare. Che preservare la varietà costituisca una prospettiva difficile ma obbligata, emerge come per paradosso anche da queste foto. Penso alle belle immagini di piste innevate nel Tarvisiano, sullo Zoncolan o sul Piancavallo, oppure alle immagini distese delle spiagge di Lignano e Grado. Proprio i contesti un tempo più marginali e perciò più fortemente connotati di specificità – le “civiltà” difficili della montagna alta e della laguna – sono oggi segnati dall’uniformità più clamorosa, con un turismo di massa che preme per la modifica radicale degli assetti tradizionali e magari per la loro riduzione a oggetti di consumo. Non c’è dubbio, vedendo queste immagini, che sarà Grado vecchia a salvare l’anima di Grado nuova; che saranno le piccole chiesette, gli stavoli preservati e le piccole geometrie dei campi e degli orti in pendio a garantire durata alle tante variegate culture della montagna friulana; che saranno le varietà laterali del friulano a irrorare ancora di creatività e poesia la lingua uniformata dei nuovi testi scolastici. 3. Sono molti i debiti che il Friuli Venezia Giulia ha con Elio Ciol. Uno sarà particolarmente difficile da saldare, legato alla fondazione del 1969 a San Vito al Tagliamento – Ciol e pochi amici – della “Associazione per la conservazione di un archivio artistico del Friuli”. Vi è legato il suo impegno nell’illustrazione delle opere d’arte della regione in ogni loro articolazione: campagne sistematiche di rilevamento, collaborazioni di ogni genere, una miriade di fotografie e diapositive che hanno fornito a studiosi e tecnici lo strumento fondamentale, negli ultimi decenni, per l’imponente processo di ricostruzione critica e materiale del patrimonio. Il suo lavoro di fotografo è proceduto così lungo due direzioni, osservando il mondo e osservando contemporaneamente il suo riflesso nella produzione di artisti e artigiani: con pazienza e minuzia, perché entrambi i paesaggi si fanno conoscere solo attraverso un’attenzione quasi ossessiva ai particolari.

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Le due piste si sono inevitabilmente incrociate. Questo volume, affiancando immagini d’ambiente e immagini di opere d’arte, mostra una volta di più la profonda coerenza che Ciol, sostenuto da rigore estetico e intellettuale (e morale, come è stato scritto giustamente di lui) ha saputo ritrovare fra i due ambiti. Vediamo i due paesaggi compenetrati. La bellezza di un luogo è il risultato dell’incrocio fra la secolare costruzione comunitaria dell’ambiente fisico e la contemporanea secolare costruzione di un analogo e coerente ambiente spirituale; su un verso le mani, i saperi e le dinamiche della civiltà contadina, oppure i riflessi materiali dell’orgoglio della città e delle confraternite, sull’altro la testa e le mani di artisti e artigiani che hanno messo la stessa cura nell’affresco dell’abside, nelle statue lignee dell’altare, nella croce astile simbolo del villaggio e negli ori personali che le donne, dopo averli ricevuti in dono, donavano a loro volta alla propria Madonna. Santi e Madonne compagni di vita, garanti di un altrove sospirato. Questa coerenza ordinata fra ambiente umanizzato e mondo spirituale, mediata dal fare paziente di chi è stato guidato al mondo da ragioni non solo funzionali, costituisce l’eredità più alta che il passato ci lascia; un’eredità che Elio e Stefano Ciol colgono e rimandano come meglio non si potrebbe. Una regione, così, non viene solo illustrata; può essere contemplata. Come ha insegnato Folena, è stato Tiziano il primo a dare al termine “paesaggio” il nuovo senso concreto di “quadro di paesaggio”, così che i paesaggi si possono vendere, spedire, appendere, copiare, sfogliare. Dopo e accanto ai pittori, sono venuti anche i fotografi; ma da allora non si dà osservazione d’ambiente che non implichi inquadratura, ritaglio e selezione, interpretazione, gioco di riflessi fra rappresentazioni. Ci sono luoghi del Friuli da cui sono state scattate queste fotografie, che hanno visto posare lì centinaia di piedi di altri fotografi, professionisti e dilettanti, per cogliere la stessa visione, luoghi che hanno ascoltato migliaia di volte il clic di altre macchine fotografiche, sostenute e puntate magari con la stessa pretesa di bellezza. A rendere unici questi “paesaggi” dei Ciol sono le qualità interiori, la profonda conoscenza del meglio che un luogo ha dato sul piano estetico, così da avvertire nel momento della riproduzione l’intero peso di una eredità preziosa, le aspirazioni di pulizia che stanno dietro ai ritagli. È questo il modo di Elio e di Stefano Ciol di rimediare agli scempi.


Preface by Gian Paolo Gri

1. Has anyone ever seen a Friuli like the one shown here by Elio and Stefano Ciol, where there are no congested roads, rows of warehouses, billboards, or teeming crowds? Few photographers have the skill of restoring to us a world freed of all these things, without retouching or manipulation. One can only imagine their long and patient search for just the right viewpoint, for the magical blend of light and atmosphere, for exactly the right instant for the shot. And then the torment of selecting just one of the many versions of any one shot to be the one reproduced here. I know of two opposite motives for creating a photograph that has been purged of all traces of modernity. One is to fill magazines and brochures with views aimed at enticing possible tourists; these “cleaned-up” views are always misleading, because the reality that greets you upon arrival never lives up to the image that convinced you to seek out that particular place. The other motive is a desire to probe the deeper identity of each particular place; and this may be achieved only by eliminating the superficial. There is no intent to deceive by eliminating undesirable elements; there is only a search for an underlying truth. Such a truth exists but is obscured by the length of time that brought it into being, far longer than recent developments in which we have taken and are still taking part. A Friuli such as the one we see here does exist, it is a reality: but in order to find it, we must let ourselves be guided by the artists’ eyes, we must share their patience and capacity for penetration, join them in their inner search for harmonies, and their capacity for finding and restoring them. If we never realised before how beautiful this region is, we have only ourselves to blame; it is our lack of vision which is at fault. But once we have been helped to discover it, the quiet and widespread beauty of the place urges us to take on the responsibility of preserving it; it obliges us to do all we can to rectify the damage that has in recent times been inflicted on the land. In these photos we are spared the sight of this damage: here we see revealed only the deeper significance of each place. Looking at these pictures brings to my mind the aftermath of the last great earthquake, when it seemed that a film had

been torn from the surface of things: façades had fallen, revealing the insides of houses and all their intimate belongings; layers of plaster had crumbled, revealing a fresco painted 500 years before. The Ciols’ photographs, although they do succeed in making visible an underlying reality, are also necessarily somewhat a product of wishful thinking. Here is a world as it should be; and how fine and wonderful if only it were so. It is probably true that the future of Friuli-Venezia Giulia is inevitably linked to innovation; but it is certainly true that such a future will be a grim one if all that Elio and Stefano Ciol see around them and bring before our eyes with these photographs must be sacrificed. 2. It may be a useful to imagine historical combinations of lands and cultures as stratifications, but only if they are thought of as unequal strata, like veins of minerals, running now upon the surface, then down to a deeper layer, penetrating other geological formations, but never merely linear. The ancient Ladino character of Trieste and Muggia has not disappeared: it has merely slipped under many other composite identities; the Slavic world is still in evidence along the Slavic-speaking zone that follows the eastern border of Friuli-Venezia Giulia, while in central Friuli it has been buried deep, and only place names like Belgrado, Gradisca and Gradiscutta, Lestizza and Goricizza remain as reminders of the past. The same may be said of the Germanic world and those cultures which developed along the Adriatic coasts, as well as all the other strata, prehistoric, ancient or modern. Other elements must now be added to these rivulets that no longer flow outwards from the region as before, but which now arrive from the four quarters of the globe, making up new and varied combinations. Friuli-Venezia Giulia is only the temporary result of a non-linear historical process that has been conditioned by a spectacularly varied environment that ranges from high mountains to the sea, with every possible combination in between. This environment has encouraged widely differ-

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ent ways of forming settlements and roads, in the use of stone and wood, in roofing, terracing, forming and cultivating land, and so on. There are also many variations in the pronunciation of Friulian dialect. For a region that has since ancient times lacked any significant urban complexes or capital cities (in spite of the ambitions and pretensions claims of the larger towns whose histories are extremely varied), and is made up of hinterlands, social fringes, minorities and migrations, it is just this variety that really forms a sense of identity. This makes it perhaps is more difficult to understand, but it certainly must be safeguarded and appreciated. Conserving this variety is a difficult but necessary task, one that is supported in a paradoxical way by these photographs. I am thinking here of the beautiful views of snow-covered ski runs in the area of Tarvisio, on the Zoccolan or Piancavallo, or the wide sweep of the beaches at Lignano or Grado. It is just those zones that in the past were more marginal and therefore possessed a stronger identity the difficult way of life of the high mountain and the lagoon – that are today being ruined by a strident uniformity and with mass tourism insisting on a radical transformation of traditional patterns, reducing them to the level of consumer goods. There is no doubt that, As we look at these pictures, it seems clear that it will be the old Grado that will save the soul of the new Grado; it will be the mountain chapels, the surviving stavoli and the miniature geometrical patterns of fields and orchards scattered along the slopes that will preserve the highly varied cultures of the mountains of Friuli; it will be the local varieties of Friulan dialect whose creativity and poetry will yet again enrich the linguistic uniformity of the new school books. 3. Friuli-Venezia Giulia owes a great deal to Elio Ciol. One debt that will be difficult to repay is the foundation he and a few friends created in 1969 at San Vito al Tagliamento: the Association for the Conservation of an Artistic Archive of Friuli. Its purpose is to catalogue all the works of art throughout the entire region. It promotes systematic surveys in collaboration with every sort of institute or person, and has also amassed a myriad of photographs and slides. These have furnished scholars and technical advisors with an important basic tool in the last decades during the massive process of critical and material reconstruction of Friuli’s historical heritage. Ciol’s work as a photographer has thus developed in two directions: observation of the natural world, while at the same time observing its reflection in the production of artists and craftsmen, each with the same patience and attention to detail, for both these objects of study reveal them-

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selves only through an almost obsessive attention to detail. These two paths inevitably cross each other. The present volume, in setting out side by side views of nature and works of art, demonstrates yet again the profound harmony which Ciol’s aesthetic and intellectual rigour (which is also moral, as has been justifiably written about him) has succeeded in finding between these two worlds. We see the two types of landscape interpenetrated. The beauty of a place is thus the result of a cross between the age-old communal shaping of the physical environment and at the same time an age-old creation of an equally coherent spiritual environment. On the one hand, there are the traditional skills and rhythms of peasant life or the material reflection of the pride of a town or a confraternity; on the other, there are the brains and hands of artists and craftsmen who brought the same loving skill to the frescos in the apse, the wooden statues on the altar, or the processional cross, symbol of the village, and the gold adornments of women who, having received them as a gift, offered them to their local Madonna. Saints and Madonnas, companions on life’s journey, guarantors of a longed-for other world. This well-ordered relationship between a humanized landscape and works of the spirit, created by the patient work of those whose lives were guided by objectives that were not merely functional, constitutes the highest heritage that the past has left us. A heritage that Elio and Stefano Ciol have captured and communicate with unsurpassable skill. A region seen with their eyes is not just an illustration: it becomes on object of contemplation. Folena taught us that it was Titian who first gave to the term “landscape” a new, concrete sense of “picture of a landscape”, that is, a landscape that could be sold, shipped, hung, copied, or idly browsed through. Later, painters were joined by photographers. Since that time, all depiction of landscape includes framing, trimming and selection, interpretation, the play of reflections between different shots of the same view. The Ciols’ photographs include places in Friuli which have “posed” for hundreds of other photographers, professionals and amateurs, who have photographed the same views, places that have heard thousands of clicks of other cameras trying to capture the very same moment of beauty. What makes these “landscapes” unique are the artists’ depth of feeling, their profound awareness of the best that a particular place can offer aesthetically, so that when it is reproduced, it will communicate the entire weight of its precious inheritance, and the artist’s need for purity that make his cuttings necessary. This is his what Elio and Stefano Ciol have found as a remedy for degradation and disfiguration.


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friuli venezia giulia

«Siede la patria mia tra ’l monte e ’l mare, quasi theatro c’abbia fatto l’arte non la natura, a’ riguardanti appare, e ’l Tagliamento l’interseca, et parte». «Between the mountains and the sea my homeland lies, a theatre, it seems to the beholder, formed by art, not nature, the Tagliamento crosses it and then flows on». Erasmo da Valvason


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Polcenigo. Alle sorgenti della Livenza inizia la linea delle risorgive del Friuli occidentale che separa l’alta dalla bassa pianura. Qui tornano in superficie le acque dei bacini montani. Presso una delle tre sorgenti del fiume Livenza si trova il santuario della Santissima Trinità . Al suo interno si conserva un altare ligneo, in parte scolpito in parte dipinto, di Domenico da Tolmezzo, che lo realizzò nel 1496.

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Polcenigo. The zone of underground springs of western Friuli that separates the higher from the lower plains begins at the sources of the Livenza River. Here the waters from the mountain lakes resurface. Near one of these three sources is the Sanctuary of the Holy Trinity. It contains a carved and painted wooden altar by Domenico da Tolmezzo, dated 1496.


Polcenigo. Opera di Matteo Lucchesi, il castello fu costruito tra il 1705 e il 1776 sul colle che domina il centro abitato. Del palazzo sorto sulle strutture di un castello medievale dei Polcenigo, resta solamente la facciata mentre sono andate in rovina le stanze, la cappella di San Pietro e la scalinata che collegava il complesso al paese. Il sito è in fase di recupero e valorizzazione.

Polcenigo. The castle was built between 1705 and 1776 by Matteo Lucchesi on the hill above the cluster of houses. The palace was erected upon the ruins of a medieval castle belonging to the Polcenigo family; only the façade remains. The rooms, the chapel of St Peter and the steps that connected the entire complex to the town are in ruins. The site is now in the process of being restored.

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Sacile. Situata nella zona di confine tra Friuli e Veneto, Sacile si presenta come una città nobile, cordiale e accogliente, adagiata sulle rive delle anse del Livenza (anticamente Liquentia), tranquillo fiume di risorgiva. Da sempre zona di scambio e di incontro economico, sociale, culturale e linguistico, per le sue tipologie edilizie e la sua collocazione fu

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definita il “Giardino della Serenissima”. È uno snodo della linea ferroviaria da e per Conegliano, Treviso, Venezia, Pordenone, Udine, Tarvisio e, dopo il primo dopoguerra, di quella pedemontana del Friuli occidentale verso Pinzano, Gemona e la Carnia, che era stata pensata come “ferrovia di guerra” ed è diventata poi “la ferrovia degli emigranti”.


Sacile. Situated on the border of Veneto and Friuli, Sacile is a town of noble and cordial aspect built along the curving banks of the Livenza River (in Latin, Liquentia). Sacile’s attraction for the nobility of Venice was due to clear and quiet springs of its river. One of their favourite summer holiday re-

treats, they called it “The Garden of the Serenissima”. It is an essential hub in the railway lines to and from Conegliano, Treviso, Venice, Pordenone, Udine and Tarvisio, which after the war include the foothills of western Friuli. Conceived as a ‘war-time line’, this has become ‘the emigrants’ line’.

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Sacile. Il duomo di San Nicolò, con il campanile di Giovanni da Pordenone, fu ricostruito da Beltrame e Vittorio Da Como fra 1474 e 1496 su basi del XII secolo. Fu poi completato nel XVI secolo da una facciata in cui sono evidenti i rimandi al linguaggio di Mauro Codussi; in particolare nei semitimpani laterali che, amplificando le terminazioni arcuate dei finestroni, conferiscono morbidezza di raccordo alle scansioni ortogonali del piano di cornici e paraste.

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All’interno, numerose sono le opere d’arte di autori rinascimentali e seicenteschi – da Antonio Zago a Francesco Bassano e Palma il Giovane –, ma grande risalto assumono soprattutto i vasti affreschi absidali di Pino Casarini (1946; a fronte, Resurrezione), che sanno declinare il recupero del classico tipico dei decenni fra le due guerre in raffinato equilibrio fra moderna sintesi della forma e memoria della pittura veneta del Quattrocento e Cinquecento.


Sacile. The cathedral of Sacile, with its bell tower by Giovanni da Pordenone, was rebuilt between 1474 and 1496 by Beltrame and Vittorio da Como on a foundation dating probably from the 12th century. It was finally completed in the 16th century with a façade that clearly echoes the language of Mauro Codussi’s buildings in Venice, particularly in the side timpanum which, by amplifying the arched terminations of the large windows, soften the right angles of the pilasters.

The interior contains a number of works by Renaissance and 17th century artists – including Antonio Zago, Francesco Bassano and Palma Giovane – but the most striking are the enormous frescos in the apse by Pino Casarini (1946; about, The Resurrection). They belong to the revival of the classical style typical of the decades between the two world wars, a synthesis of modern form with Venetian painting of the Quattrocento and Cinquecento.

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Sacile. La Sagra dei Osei (Sagra degli uccelli) è una delle più vecchie sagre italiane e, quasi certamente, la più antica del suo genere. La prima notizia storica risale al 1274, in occasione dell’arrivo in Friuli del patriarca Raimondo della Torre. Alle prime luci dell’alba, migliaia di uccelli fanno sentire i loro canti in una competizione che attira curiosi e appassionati di ogni età.

Sacile. The Sagra dei Osei (Bird Fair) is one of Italy’s oldest fairs, and is certainly the oldest of its kind. It was first mentioned in 1274, on the occasion of the arrival in Friuli of the Patriarch Raimondo della Torre. At the first light of dawn, thousands of birds begin to sing, in a competition that draws bird-fanciers of all ages even from great distances.

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Porcia. Al centro dell’area piÚ industrializzata della provincia di Pordenone, si conserva una interessante ed eloquente testimonianza della presenza delle famiglie patrizie veneziane nel Settecento in Terraferma: la villa Correr Dolfin

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a Rorai Piccolo di Porcia. La villa fu costruita tra 1680 e 1685. In origine era a due piani: fu rialzata dopo l’incendio del 1762. Sono parte del complesso padronale anche i due fabbricati adiacenti.


Porcia. In the midst of the most highly industrialised zone of the province of Pordenone, there is an interesting and eloquent witness to the presence of noble Venetian families during the 18th century on terra ferma. This is the Villa Cor-

rer Dolfin at Rorai Piccolo, Porcia, built between 1680 and 1685. Originally it had only two storeys, but another was added after a fire in 1762. The two adjacent buildings also belong to the villa.

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Pordenone. Fra le due quinte delle montagne, sullo sfondo, e degli alberi, in primo piano, che accompagnano lo scorrere del fiume Noncello – causa del nascere della città medievale, come già prima dell’insediamento romano di Torre –, Pordenone estende il proprio centro urbano alternando oggi agli emblemi dell’identità antica – la mole del duomo di San Marco con la sua torre trecentesca, il campanile di San Giorgio – i segni del contraddittorio sviluppo che ne ha segnato gli ultimi sessant’anni di vita. Al centro di tutto, anche nell’odierna percezione della città,

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rimane la scenografica conclusione dell’asse stradale della Contrada maggiore, ovvero il Palazzo Comunale (a fronte), un edificio del XIV secolo che nell’inserzione cinquecentesca della torre centrale custodisce memoria del tardivo avvento del controllo politico di Venezia sul Portus Naonis, fino al 1508 rimasto corpus separatum sotto l’egida degli Asburgo. Che già per molti aspetti veneta fosse la cultura della città è peraltro espresso dalle ritmiche aperture di facciata dell’adiacente Palazzo Ricchieri e dalle civiche collezioni d’arte in esso contenute.


Pordenone. Pordenone extends between the distant mountain range and the trees in the foreground that follow the course of the Noncello River. Profiting from this water supply, the medieval city, like the Roman settlement of Torre, grew up here, and its ancient emblems may still be seen in the massive cathedral of San Marco with its 14th century tower and the campanile of San Giorgio – as well as signs of more problematical recent growth during the last 60 years. Even in the present-day aspect of the town, everything fo-

cuses on the picturesque street of the Contrada Maggiore leading to the 14th century Palazzo Comunale (town hall). The central tower was added in the 16th century when Venice finally took control of the Portus Naonis, which until 1508 was a corpus separatum under the Hapsburgs. That the city’s culture was already Venetian in many aspects may be seen in the regular openings of the façade of the adjacent palazzo Ricchieri and by works in the civic art collection that has been installed there.

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Pordenone. Il duomo di San Marco venne eretto fra XIII e XIV secolo, ma si presenta oggi in una forma segnata da interventi di rimaneggiamento risalenti al Settecento per l’interno e al XIX secolo per la facciata, su cui una fatale incompiutezza isola il portale scolpito da G.A. Pilacorte nel 1511, con un metamorfico inseguirsi di simboli zodiacali che pare zampillare dalle scene della Creazione scolpite nei plinti di base.

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Fra le opere all’interno (a fronte), alcuni dipinti del Pordenone (Madonna della Misericordia, 1515-16; San Rocco, 1515-18 ca.) propongono ventosi paesaggi di veneta pastosità e personaggi che ombre inquiete esaltano nella loro fisicità, destinati a costituire modello per tutta la pittura friulana del Cinquecento, come testimoniano gli affreschi del Calderari nella Cappella Mantica (1554-55).


Pordenone. The cathedral of St Mark was erected in the 13th and 14th centuries, but its present form is the product of 18th century interventions in the interior and 19th century changes to the façade. The latter, unfortunately never completed, creates a blank space around the portal carved by G. A. Pilacorte in 1511. Among the works inside the church are paintings

by Pordenone (Madonna of Mercy, 1515-16, and St Roch, c. 1515-18) with wind-tossed landscapes of the Veneto and figures modelled by intense shadows emphasizing their physical presence – paintings destined to become models for all of 16th century Friuli’s painters, as may be seen in the frescos of Calderari in the Mantica Chapel (1554-55).

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Pordenone. La nuova sede della Provincia si trova nel ristrutturato Palazzo Pera. Nel 1968, sulla spinta della forte crescita industriale e demografica della cittĂ , il territorio fra Livenza e Tagliamento fu separato dalla provincia di Udine e aggregato nella nuova provincia di Pordenone,

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a riconoscimento anche di una sua specifica e variegata identitĂ culturale di frontiera tra Friuli e Veneto: Friuli occidentale, Destra Tagliamento, Friuli concordiese, Pordenonese, sono le denominazioni che di volta in volta gli vengono attribuite.


Pordenone. In 1968, riding the wave of the sudden growth both industrial and demographical of the city, the land between the Livenza and the Tagliamento was separated from the province of Udine and given to the new province of Porde-

none, in recognition of its specific and varied cultural identity on the border of Friuli and Veneto. The area is known by a variety of names: Western Friuli, Right of the Taglamento, Friuli-Concordia or Pordenonese.

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Pordenone. Ha avviato il suo sviluppo economico grazie anche all’iniziativa di alcune importanti famiglie industriali. Piazza XX Settembre è il cuore della città: vi si può cogliere la compresenza di elementi del passato e del presente, tra sviluppo economico e sviluppo culturale. Il palazzo

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Cossetti (a fronte), ora sede di una importante banca, sta proprio di fronte all’edificio dell’ex tribunale, futura prestigiosa sede della Biblioteca civica. Poco discosto, accanto a un moderno albergo, il nuovo Teatro Verdi (sopra) ospita e organizza spettacoli ed iniziative di alto respiro culturale.


Pordenone. Pordenone developed economically thanks the enterprise of a number of important industrial families. Piazza XX Settembre represents the heart of the city: here past and present exist side by side in their economic and cultural development. Palazzo Cossetti (above), now the seat of an

important bank, is situated directly across from the former courthouse, which will eventually become the municipal library. Nearby, next to a modern hotel, is the new Teatro Verdi (facing page), which offers a rich array of theatrical productions of a high cultural level.

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Sesto al Reghena. Al complesso abbaziale benedettino di Santa Maria in Sylvis, di fondazione longobarda, si accede attraverso un torrione che nelle sue attuali forme e decorazioni quattro-cinquecentesche è ostentato testimone della fase in cui abati commendatari di Sesto furono gli

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esponenti delle principali casate veneziane (sopra il portale campeggia lo stemma Grimani). Varcata la cinta muraria, la facciata della chiesa (a fronte) appare in un’articolazione di piani e strati di intonaci affrescati (XIII-XV secolo) che introduce al vero e proprio palinsesto degli interni.


Sesto al Reghena. The Benedictine abbey of Santa Maria in Sylvis, originating in the Lombard era, is reached through a tower which in its present form and pictorial decoration dates to the 15th and 16th centuries. It is a concrete symbol of the times in which commendatory abbots of Sesto were chosen from the principal noble Venetian

families (shown by the Grimani coat of arms placed in a commanding position above the portal). Inside the walls the faรงade of the church (above) appears, articulated in different levels and layers of frescoed plaster (13th-15th centuries); this leads into in the interior, a true palimpsest of styles and epochs.

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Sesto al Reghena. Nel vestibolo della chiesa abbaziale si dispiega una panoramica illustrazione dell’Inferno e del Paradiso (inizi XVI secolo). Gli inferi aggrediscono visivamente con crepitio di fiamme e olezzo di carne abbrustolita; il mondo dei Beati offre invece schiere di Santi le cui figure hanno la fissa evidenza di carte da gioco scoperte e paiono serbare in certe cadenze compositive e di colore echi di cultura centroitalica riconducibili al nome del pro-

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babile autore, Antonio da Firenze. È però nell’abside e nel transetto che gli intrecci con l’arte toscana si fanno decisivi, con gli affreschi eseguiti – entro il terzo decennio del XIV secolo – da maestri legati al cantiere giottesco di Padova. Il loro linguaggio, fondato su volumetrici chiaroscuri ed empiriche ma spesso efficaci prospettive, dona spessore emotivo di realistica narrazione alle Storie della Vergine e dei Santi Pietro, Giovanni e Benedetto.


Sesto al Reghena. The vestibule of the abbey church is covered with a panoramic view of Heaven and Hell (early 16th century). Fire seems to consume the sinners with crackling flames and the stench of burning flesh; the world of the saved is formed of ranks of saints with the fixed expressions of a hand of playing cards. Certain methods of composition and colour typical of Central Italy point to the probable artist,

Antonio da Firenze. It is however in the frescos in the apse and transept that links to Tuscan art become evident; these were painted shortly before the 1330s by artists connected to the Giotto workshop in Padua. Their language, based on volumetric chiaroscuro and empirical but often telling perspective, gives emotional intensity to the realistic narration of the stories of the Virgin and SS Peter, John and Benedict.

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Sesto al Reghena. La cripta, che secondo schema romanico si sviluppa inferiormente al presbiterio, è frutto di un ripristino di primo Novecento. Con un Vesperbild del Quattrocento e una vigorosa Annunciazione marmorea del XIII-XIV secolo, vi si conserva l’Urna di Sant’Anastasia (a fronte): principale testimonianza superstite in loco dell’arte longobarda, con la sua stilizzazione dei motivi naturalistici nell’horror vacui di un simbolismo che pervade ossessivamente la superficie, venne probabilmente ricavata da un sarcofago di età romana e usata in veste di ambone o leggìo nella chiesa dell’VIII-IX secolo.

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Sesto al Reghena. The crypt, following Romanesque practice, lies under the presbytery; it was restored in the early 20th century. It contains a 15th century Vesperbild and a vigorous marble Annunciation of the 13th-14th century, as well as the Urn of St Anastasia (following page), the most important Lombard work surviving in situ, decorated with stylised naturalistic motifs which cover the surface in an obsessive horror vacui. It was probably taken from a sarcophagus of the Roman era and then used as an ambo or desk in the church in the 8th-9th centuries.


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Cordovado. Il nome (Cordovât in friulano) porta con sé un po’ di storia del luogo: fu una curtis a controllo del guado (vât) su un antico ramo scomparso del Tagliamento. Il borgo, forse sorto su un castelliere protostorico, conserva tuttora l’impianto medievale, con le mura risalenti al XIII secolo, le torri d’ingresso, e la memoria del fossato esterno. Feudo di abitanza dei vescovi di Concordia, venne affidato in gestione ad un gastaldo, carica che divenne nel tempo appannaggio dei Ridolfi. Ippolito Nievo nelle Confessioni d’un Italiano, con penna leggera e maliziosamente sorridente, scrive di Cordovado come di una «pittoresca terricciola» vicina alla fontana di Venchiaredo: «intorno a quella fontana, le vaghe fanciulle di Cordovado, di Venchiaredo e perfino di Teglio, di Fratta, di Morsano, di Cintello e di Bagnarola, e d’altri villaggi circonvicini, costumavano adunarsi da tempo immemorabile le sere festive. E vi stanno a lungo in canti in risa in conversari in merende finché la mamma l’amante e la luna le riconducano a casa. Non ho nemmeno voluto dirvi che colle fanciulle vi concorrono anche i giovinotti, perché già era cosa da immaginarsi».

Cordovado. The name (Cordovât in Friulian) reflects some of the history of the place. It was a curtis that controlled the ford (vât) of an ancient branch, now disappeared, of the Tagliamento. The village, perhaps built upon a prehistoric fortified settlement, still conserves its medieval shape, with walls dating to the 13th century, towers flanking the entrance and traces of an outer ditch. A fief of the bishops of Concordia, it was given over to a steward, a duty which later became a prerogative of the Ridolfis. Ippolito Nievo in his autobiographical novel Confessioni d’un Italiano, describes Cordovado with his characteristic touch of light sarcasm, as a «picturesque plot of land» near the spring of Venchiaredo: «all round that spring, the pretty maidens of Cordovado, Venchiaredo, and those of Teglio, Fratta, Morsano, Cintello, Bagnarola and other villages in the area, were in the habit of gathering there on holiday evenings since time immemorial. And they tarried there with songs and laughter, in conversation and eating snacks until their mothers, their boyfriends and the moon took them home. I didn’t feel it was necessary to mention that where there are girls there are always boys, since that’s only to be expected».

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San Vito al Tagliamento. La vasta piazza centrale si sviluppa longitudinalmente in un cono prospettico che dalla Torre Raimonda, varco nell’antica muratura difensiva, vede convergere loggiati e facciate dipinte – come quella di Palazzo Altan-Fancello, che alla fine del XV secolo Andrea Bellunello affrescò quasi vi srotolasse pezze di stoffa a motivo vegetale – verso il punto di fuga del duomo col suo quattrocentesco campanile. Alla tiepida luce dell’interno (a fronte), la chiesa manifesta nell’ordinata concrezione di stucchi,

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marmi – veri o dipinti – e nella sonora rocaille delle cornici le proprie origini settecentesche. E la macchina decorativa non fatica a innestare nei suoi meccanismi opere d’arte più antiche, dal trittico su tavola del Bellunello (1488) ai dipinti dell’Amalteo (su tutti la tela del 1533 con San Sebastiano e i Santi Rocco, Cosma e Damiano, Apollonia, impegnati a porre in scena gesti e pose sinuose di una fluida adesione al linguaggio manierista), fino ad una pala d’altare del Padovanino (Madonna di Loreto e Santi, 1640 circa).


San Vito al Tagliamento. The great main square forms a long perspective beginning at the Raimonda Tower at the opening of the ancient defence walls, and continuing in a series of loggias and decorated facades. Outstanding among these are the late 16th century frescos by Andrea Bellunello on the Palazzo Altan-Fancello, like a cascade of textiles in a foliate design. At the end, the cathedral with its 15th century bell tower acts as a vanishing point. In the warm light of the interior (above), the church proclaims its rational 18th century structure in a

succession of stuccos, marble – real or painted – and sumptuous rocaille frames. The decorative scheme easily accommodates earlier works of art within its framework. These include a triptych on wood panels by Bellunello (1488), paintings by Amalteo (most notably the canvas of SS Sebastian, Roch, Cosma and Damian and Apollonia of 1533, in which the figures’ gestures and sinuous poses demonstrate the artist’s fluid mastery of the language of Mannerism) and Padovanino’s altarpiece The Madonna of Loreto with Saints (c. 1640).

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San Vito al Tagliamento. Il complesso dell’Ospedale dei Battuti, sorto a partire dal XIV secolo e oggi adibito a sede espositiva, comprende una chiesa quattrocentesca il cui coro venne affrescato con Storie della vita di Maria (1535-46) da Pomponio Amalteo. Sulla volta l’artista impaginò un’Assunzione della Vergine (a fronte) che porta la composizione sottostante a concludersi in un mulinello di Angeli, Santi e Profeti, con esplicita ripresa dei più ventosi ed omogenei vortici inscenati dal Pordenone nel ciclo di Cortemaggiore.

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San Vito al Tagliamento. The Ospedale dei Battuti, built in the 14th century and now used as an exhibition space, includes a 15th century church with frescos in the choir by Pomponio Amalteo depicting the Life of the Virgin (1535-46). On the vault, the artist represented the Assumption of the Virgin (following page) which includes the paintings beneath in a whirl of angels, saints and prophets, with explicit reference to the turbulent and homogeneous works of Pordenone in his cycle at Cortemaggiore.


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Casarsa della Delizia. Vari momenti della storia di Casarsa (casam arsam, casa bruciata) sono legati al passaggio del Tagliamento: in epoca antica, nella ritirata di Caporetto, durante i bombardamenti aerei del ponte nella seconda guerra mondiale. La nuova chiesa parrocchiale è dedicata a Santa Croce (come la precedente) e al Santo Rosario. Ăˆ stata ultimata tra 1877 e 1880.

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Casarsa della Delizia. There are many instances in the history of Casarsa (casam arsam, burnt-down house) in which crossing the Tagliamento was of prime importance: in ancient times, or during the retreat from Caporetto, or when the bridge was bombed in the Second World War. The parish church, dedicated to the Holy Cross (as was the preceding one) and to the Holy Rosary, was built between 1877 and 1889.


Versutta. È una frazione di Casarsa legata in particolare a Pier Paolo Pasolini e alla Academiuta di lenga furlana. Dedica. Fontana di aga dal me paìs. / A no è aga pì fres-cia che tal me paìs. / Fontana di rustic amòur (Dedica. Fontana d’acqua del mio paese. Non c’è acqua più fresca che nel mio paese. Fontana di rustico amore). Sono i versi che introducono Poesie a Casarsa (1941-43) di Pasolini, che nel 1974 in La seconda forma de “La meglio gioventù” li riscrive: Dedica. Fontana di aga di un paìs no me. / A no è aga pì vecia che ta chel paìs. / Fontana di amòur par nissùn (Dedica. Fontana d’acqua di un paese non mio. Non c’è acqua più vecchia che in quel paese. Fontana di amore per nessuno).

Versutta. This hamlet in the district of Casarsa is linked to the writer Pier Paolo Pasolini and to the Academiuta de lenga furlana. «Dedication (in Friulian dialect). Spring waters of my homeland. There is no fresher water than in my homeland. Spring of rustic love». These are the opening lines of Pasolini’s Poesie a Casarsa (1941-43) He changed these lines in 1972 in La seconda forma de “La meglio gioventù” to «Dedication. Spring waters of a town that is not my own. There is no older water than in that town. Spring of love for no one».

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Valvasone. La veduta dall’alto (a fronte) evidenzia la struttura di borgo medievale del paese, posto nella media pianura del Friuli occidentale in prossimità di uno degli attraversamenti del Tagliamento. L’interno del Duomo è dominato dal grande, prezioso organo (sopra), costruito nella bottega di Vincenzo Colombo a Venezia (1532-1538) e decorato dal Pordenone – cui si può riferire l’impostazione dei dipinti delle portelle – e a partire dal 1549 da Pomponio Amalteo.

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All’esterno dell’edificio neogotico, la città antica mostra di stringersi intorno al nucleo della vita spirituale con la complicità di portici e murature che spesso serbano frammentaria memoria della propria originaria facies affrescata, mentre il castello – di origine medievale ma oggi apprezzabile nell’aspetto acquisito nel XVI secolo – pare rimanere austeramente isolato dal borgo, cui oppone la convessa sequenza dei propri volumi architettonici.


Valvasone. The aerial view shows the shape of the town’s medieval quarter, situated in the central plain of western Friuli near one of the crossings of the Tagliamento River. The interior of the cathedral is dominated by a monumental organ of inestimable value (see facing page), built by the workshop of Vincenzo Colombo in Venice (1532-1538); the organ doors were painted by Pordenone and, beginning in 1549, by Pomponio Amalteo.

Outside the neo-Gothic building, the ancient city seems encouraged to cling to a nucleus of spirituality by the porticoes and walls that often retain fragmentary memories of their original frescoed facies, while the castle, whose pleasing Cinquecento appearance hides its medieval origins, seems to remain aloof from the town, challenging it with the convex sequence of its own architectural volumes.

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Arzenutto. La chiesa dei Santi Filippo e Giacomo emerge con il candore di una ceramica cubista dal verde della campagna. Sugli intonaci interni una nutrita antologia di brani pittorici compresi fra XIV e XVI secolo. Ne fanno parte una Madonna col Bambino tra i Santi Rocco e Sebastiano e Angeli cerofori di Andrea Bellunello (1480 ca., particolare in basso a destra) e il ciclo ad affresco di Giovan Pietro da San Vito (1515) che decora pareti e volta del coro con Evangelisti e Padri della Chiesa, Storie dei Santi eponimi e un Giudizio Universale costruito come un planisfero dell’aldilà .

Arzenutto. The church of SS Filippo e Giacomo emerges like a cubist ceramic from the greenness of the countryside. The interior contains an abundance of frescoes from the 14th to the 16th centuries. These include a Madonna and Child between SS Roch and Sebastian with angels carrying candles by Andrea Bellunello, c.1480, (detail, lower right); and a fresco cycle by Giovan Pietro da San Vito (1515) on the walls and vault of the choir, with Evangelists and Fathers of the Church, stories of SS Philip and James and a Last Judgement conceived as a sort of planisphere of the afterlife.

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Provesano. Gli affreschi di Gianfrancesco Tolmezzo (1496) nel coro della Chiesa di San Leonardo, costituiscono il vertice del Quattrocento pittorico nel Friuli occidentale. La vasta Crocifissione presenta una delle piĂš organiche impaginazioni prospettiche del maestro carnico, nel contesto di una consapevole ripresa del modello mantegnesco.

Provesano. The frescos of Gianfrancesco Tolmezzo (1496) in the choir of the church of San Leonardo represent the high point in 15th century painting in western Friuli. The vast Crucifixion is one of the most organically conceived and realized works by this master from Carnia, who consciously took Mantegna as his model.

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Rauscedo (San Giorgio della Richinvelda). L’economia delle comunità di quest’area del Friuli occidentale, compresa tra il Meduna e il Tagliamento, ruota attorno alla vite (alle pagine precedenti). Rauscedo è uno dei punti

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di riferimento a livello mondiale per la produzione delle barbatelle. I cloni scientificamente selezionati costituiscono la gran parte delle vigne italiane e sono diffusi anche al di fuori dell’Europa.


R auscedo (San Giorgio della Richinvelda). In this area of western Friuli, bounded by the Meduna and Tagliamento Rivers, the economy revolves around viticulture (preceding pages).

Rauscedo is of world importance in the production of root stocks. Its scientifically selected clones make up the major part of Italian vines and are widely distributed outside Europe as well.

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Piancavallo (Aviano). Gli impianti sciistici di Piancavallo sorgono a 1280 metri s.l.m. Fino al secondo dopoguerra, non esisteva una vera e propria strada di accesso e le malghe, i pascoli e il rifugio Policreti, costruito nel 1925 in località Busa di Villotta e distrutto durante la seconda guerra mondiale, erano raggiungibili solo attraverso mulattiere. Le prime strutture di risalita furono introdotte negli anni Sessanta, e da allora lo sviluppo turistico è proseguito costantemente.

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Piancavallo. The ski resort of Pancavallo, in the township of Aviano, is situated at 1,280 m. Prior to World War II there were no proper roads here, and the malghe (sheds for livestock), the high pastures and the Policreti refuge, built in 1925 at Busa di Villotta (but destroyed during the war) were accessible only by mule-track. The earliest facilities of any importance were introduced in the 1960s, and since that time, the area’s tourist activities have continued to develop.


Piancavallo. Nell’area di Piancavallo le attività turistiche, invernali ed estive, costituiscono il principale momento produttivo della zona. Le malghe e i pascoli si sono ritirati davanti ai condomini e alle piste. La cima che sovrasta l’area, il Cimon del Cavallo (2251 m) è la vetta che chiude, a occidente, la corona delle Alpi friulane visibile dalla pianura e dalla costa fino a Trieste (alle pagine successive).

Piancavallo. Summer and winter tourism represent the principal commercial activity in this area. The former grazing ground and pastures have been usurped by condominiums and ski runs. The peak that towers over the area, Cimon del Cavallo (2,251 m) closes off the crown of the Friulian Alps to the west, and is visible from the coastal plain as far away as Trieste (following pages).

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Spilimbergo. Adagiato fra il castello e la città, antico e solenne, e con quei sette occhi in facciata che parlano di Apocalisse, il duomo di Santa Maria Maggiore (XIII-XIV secolo) inizia a far emergere dal portale laterale – di Zenone da Campione, 1376 – la propria ricca dotazione di scultura lapidea, che all’interno vede imporsi soprattutto il nome di Giovanni Antonio Pilacorte, autore alla fine del Quattrocento del fonte battesimale, degli amboni e del

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complesso decorativo (balaustra, arcone ed altare) della cappella del Carmine. L’opera d’arte che maggiormente connota l’edificio è tuttavia il grande organo (a fronte), intagliato dalla bottega veneziana del Venturin (1514-1516) e dipinto dal Pordenone (1524), che ad ante aperte domina la navata con due composizioni (Caduta di Simon mago e Conversione di Saulo) in grado di raggiungere il coinvolgimento emozionale dello spettatore.


Spilimbergo. Lying between the castle and the town, ancient and solemn, with its seven openings in the façade that refer to the Apocalypse, the cathedral of Santa Maria Maggiore (13th-14th centuries) slowly discloses its rich sculptural treasure, beginning with the side portal by Zenone da Campione (1376). The interior contains late 15th century works by G. A. Pilacorte: the baptismal fount and pulpits, and the

balustrade, arch and altar of the Cappella del Carmine. But the church’s principle treasure is the large organ, with a case carved by the Venetian workshop of Venturin (1514-16) and painted by Pordenone (1524). The doors, when open, dominate the nave with the two compositions The Fall of Simon Magus and the Conversion of St Paul. They create an emotional involvement with the viewer.

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Spilimbergo. La facciata del castello che prospetta sulla corte interna venne affrescata da Andrea Bellunello e dalla sua bottega intorno al 1480-1490, su probabile commissione di Alvise da Spilimbergo. Dall’alto, ritratti virili e stemmi nobiliari, le Virtù cardinali, figure femminili con strumenti musicali e paggi che tengono al morso cavalli impennati costruiscono – in una trama architettonica della consistenza di un arazzo – un vasto speculum nel quale il committente poteva contemplare i riflessi di esaltazione araldica, culturale e politica della propria casata. Spilimbergo. The façade of the castle’s interior courtyard was frescoed by Andrea Bellunello and his workshop around 1480-90, probably commissioned by Alvise da Spilimbergo. Above are men’s portraits and coats of arms, the cardinal virtues, female figures with musical instruments and pages holding rearing horses. The architectural setting is conceived as a tapestry, a vast mirror in which the buyer could feel exalted in contemplating the reflection of the heraldic, cultural and political glory of his family.

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Spilimbergo. Il Palazzo di Sopra, ora sede del Municipio, ospitò fino al 1920 la famiglia feudale dei conti di Spilimbergo, gli Spengenberch, che diedero il nome all’abitato e la cui presenza in Friuli è documentata per la prima volta nel 1244. Fu costruito dopo il 1320, anno in cui il feudo fu suddiviso con il ramo detto “di Sopra” della famiglia. Nel XVI secolo fu sede dell’Accademia Parteniana, ideata da Bernardino Parte-

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nio e sostenuta da Adriano di Spilimbergo. L’aspetto attuale del Palazzo è il risultato dei rimaneggiamenti, soprattutto del XVI e XVII secolo, e degli interventi recenti di recupero funzionale e di restauro per l’adeguamento dell’edificio a sede municipale. Gli affreschi che abbelliscono e decorano l’esterno rappresentano scene mitologiche e storiche completate da motivi a trompe-d’oeil e floreali.


Spilimbergo. The Palazzo di Sopra (Upper Palace), now the town hall, belonged to the counts of Spengenberch until 1920. The town takes its name from this feudal family, first documented in 1244. The palace was built sometime after 1320, the year in which the possession was divided, half of it going to the branch of the family called “di Sopra”. During the 16th century it was the seat of the Accademia Pateniana,

founded by Bernardino Partenio and supported by Adriano di Spilimbergo. The present aspect of the Palazzo di Sopra is the result of interventions mostly of the 16th and 17th centuries, and also recent restructuring to make it a functional venue for town government. The frescoes on the exterior depict mythological and historical scenes framed in trompel’œil and floral designs.

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Spilimbergo. È la “città del mosaico”. La Scuola Mosaicisti fondata nel 1922 ospita e prepara giovani provenienti da tutte le parti del mondo. In mosaico si creano opere d’arte ed elementi decorativi e funzionali da impiegare nell’edilizia privata e in quella pubblica (chiese, moschee, aeroporti, sedi di rappresentanza...), nell’arredamento di interni,

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nell’arredo urbano ecc. Le tecniche, che richiedono intelligente e raffinata manualità, vanno da quella più tradizionale di imitazione degli antichi mosaici aquileiesi o ravennati a quella attenta anche all’evoluzione dell’arte moderna, e all’uso creativo di un’ampia varietà di materiali.


Spilimbergo. This is the “city of mosaics�. The School of Mosaic Workers, founded in 1922, houses and trains young mosaic artists from all over the world. Artistic and decorative or functional works are created in mosaic for private and public buildings (churches, mosques, airports, state apartments, etc.) and for interior decoration and urban beautifica-

tion. Mosaic-making requires intelligence and taste as well as skill. Artists work in a variety of styles, from imitations of the ancient mosaics of Aquileia or Ravenna to later evolutions in art up to modern times, and creative use is made of a wide variety of materials.

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Sequals. Oltre che luogo dal quale prese avvio l’attività e la conseguente qualificata emigrazione di mestiere di terrazzai e di mosaicisti, Sequals è il paese natale di Primo Carnera, campione mondiale dei pesi massimi nel 1933. La realtà e il mito del “gigante buono”, alimentato e usato anche dalla ideologia nazionalista, fu per gli italiani d’America simbolo di riscatto sociale e, in Italia e in Friuli, orgoglio patriottico condiviso. Villa Carnera è oggi sede del museo a lui dedicato.

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Sequals. The arts of mosaics and terrazzo flooring flourished here, before most of the town’s specialists emigrated. Sequals is also the birthplace of Primo Carnera, who became heavyweight world champion in 1933. The reality and myth of the “gentle giant”, exploited as nationalistic propaganda, became a symbol of social revendication; and patriotic pride united Friuli and the rest of Italy. Villa Carnera is now a museum dedicated to the boxer.


Magredi (alle pagine successive). La coltivazione del girasole è uno dei tentativi recenti di messa a coltura dei magredi, un tempo prati per la fienagione e per il pascolo transumante. La flora spontanea presenta specie rare come la crambe tataria e una notevole varietà di orchidee. Particolarmente varia è anche l’avifauna. I magredi del Dandolo tra Cellina e Meduna sono un unicum ambientale da tutelare e da valorizzare e da non stravolgere con utilizzi impropri.

Magredi (following pages). The cultivation of sunflowers is one of the recent attempts to exploit the magredi (alluvial topsoil typical of Friuli) for cultivation. Formerly, the land served for hay and transhumant pasturage. Wild vegetation includes such rare species as the crambe tataria and an impressive variety of orchids. The magredi zone between Cellina and Meduna forms a unique environment that should be preserved and protected from improper use.

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Maniago. Il duomo di Maniago è un pregevole esempio superstite di architettura tardogotica in Friuli. A navata unica, fu costruito nel 1488. È dedicato a San Mauro martire, vescovo di Parenzo, in Istria. Rosone e portale aggiungono preziosa leggerezza alla semplicità della facciata. Tre bassorilievi databili all’VIII secolo (un motivo a intreccio, un pavone e cinque altri uccelli, un cervo) murati nella facciata, sono traccia residua di una precedente chiesa. Le piramidi e i due portoni in pietra, che risalgono al Settecento, delimitavano l’accesso al cimitero posto intorno alla chiesa.

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Maniago. The cathedral of Maniaco is an admirable example of Late Gothic architecture in Friuli. Built in 1488, it has only a single nave. It is dedicated to St Mauro Martyr, bishop of Parenzo, in Istria. The rose window and portal add a pleasing lightness to the simplicity of the façade. Three bas-reliefs of the 8th century (a braided motif, a peacock and five other birds and a crow), let into the façade, survive from the earlier church. The 18th century pyramids and two stone gates gave access to the cemetery which encircled the church.


Maniago. Nel 1588 Pomponio Amalteo dipinse, per la cappella di San Giovanni Battista, la pala con in alto l’Ascesa del Redentore contornato da angeli e in primo piano San Giovanni Evangelista, San Giuseppe, San Giovanni Battista, San Pietro e San Giacomo. Sullo sfondo il castello e il duomo di Maniago.

Maniago. Pomponio Amalteo painted the altarpiece for the chapel of St John the Baptist in 1588. Depicted are, above, the Ascension of the Redeemer surrounded by angels and, in the foreground, SS John the Evangelist, Joseph, John the Baptist, Peter and James The castle and cathedral of Maniago appear In the background.

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Montereale Valcellina e Maniagolibero. Alle pendici delle Prealpi Carniche, il corso del Cellina separa Montereale Valcellina (l’antica “città” di Caelina nominata da Plinio il Vecchio) da Maniagolibero, rispettivamente in riva destra e sinistra del fiume-torrente. Per gran parte

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dell’anno la zona tra le due sponde assume l’aspetto di un bianco ghiaieto asciutto (la grava). L’acqua scompare nello spesso manto ghiaioso del conoide alluvionale. Ricompare, una ventina di chilometri più a sud, nella zona delle risorgive.


Montereale Valcellina and Maniagolibero. On the slopes of the Carnine Pre-alps, the Cellina River separates Montereale Valcellina (the ancient Caelina mentioned by Pliny the Elder) from Maniagolibero, which occupy respectively its right

and left banks. For most of the year, the area between the two banks appears as a white dry gravel deposit (grava). The river disappears under the thick mantle of alluvial cone, only to reappear some 20 km. to the south in the resurgence zone.

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Montereale Valcellina. Nella chiesa di San Rocco la pittura di Giovanni Maria Zaffoni, detto il Calderari, dispiega sugli intonaci un repertorio d’immagini e scelte di stile tipico della devozione popolare del tempo e della “maniera” pordenoniana (1560). Così, mentre in alto dita angeliche carezzano le corde e fanno risuonare gli strumenti musicali dell’epoca in un’aggraziata torsione d’ali, più vicino a terra i santi pregati dal popolo esibiscono con

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realistica immediatezza i segni dell’auspicata intercessione. Nella sacrestia di questa chiesa, allora pieve di Santa Maria, fu interrogato per la prima volta nel 1584 il mugnaio Domenico Scandella detto Menocchio che sarà bruciato a Portogruaro nel 1599, perché eretico recidivo. A Montereale è vissuto anche Marziano Ciotti, che partecipò alla spedizione dei Mille e seguì Garibaldi in tutte le sue avventurose imprese.


Montereale Valcellina. In the church of San Rocco the frescos of G. M. Zaffoni, called Il Calderari (1560), were inspired both by the era’s popular religious fervour and the mannerism of Pordenone. High above, angelic fingers caress the strings and play musical instruments of the period in a graceful swirl of wings; nearer earth, saints are prayed to by supplicants, and seem to respond in a realistic way with signs of intercession.

In the sacristy of the church, which at the time (1584) was the Pieve di Santa Maria, took place the first interrogation of the miller Domenico Scandella, called Menocchio, who in 1599 would be burned at the stake in Portugruaro as a relapsed heretic. Another inhabitant of Montereale was Marziano Ciotti, who participated in the expedition of Garibaldi’s Thousand and followed his hero in all his adventurous exploits.

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Travesio. Il Fonte battesimale della chiesa di San Pietro, scolpito da G.A. Pilacorte (1490 ca.) introduce con la sua spigolosa musicalitĂ al ciclo di affreschi del coro, eseguito dal Pordenone tra il 1516 (volta, pennacchi e lunette) e il 1525-26 (pareti e sottarco). In un decennio vi giunge a piena maturazione il coinvolgente dinamismo delle composizioni, ben testimoniato nel Cristo trionfante (a fronte), sfiorato da panneggi profondi come addensamenti di un cielo di tuono.

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Travesio. The baptismal fount in the church of San Pietro, carved by G. A. Pilacorte around 1490 (above) succeeds in being both angular and graceful. The eye is led to the fresco cycle in the choir, executed by Pordenone between 1516 (vault, pendentives and lunettes) and 1525-26 (walls and soffit). In the span of a decade, he reached full maturity in the all-embracing dynamism of his compositions, already well-developed in the triumphant Christ (following page), enveloped by deep draperies like thickening clouds in a thundering sky.


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Il Tagliamento a Cornino. Per un tratto il Tagliamento, dopo essere uscito dalla montagna, non riesce a staccarsi dalle sue pendici meridionali. All’altezza di Cornino (fra-

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zione di Forgaria), viene attraversato dal ponte della ferrovia Sacile-Gemona: il suo corso è delimitato dal monte di Ragogna (512 m), passato il quale si apre la piana del Friuli.


The Tagliamento at Cornino. The Tagliamento River, after issuing from the mountain, runs along its southern slopes for a stretch. At the height of Cornino (township of Forgaria) it is

crossed by the railway bridge on the Sacile-Gemona line. Its course is bounded by Mt Ragogna (512 m), and it eventually reaches the plain of Friuli.

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Meduno. È il centro che apre alla pianura del Friuli occidentale la via che scende dalla Carnia, supera il passo di monte Rest e segue il corso del torrente Meduna. Il suo nome antico (Mediodunum) rimanda anche echi prelatini, probabilmente celtici. Indica un rilievo, o un abitato che sta “in mezzo ai monti”, oppure un’acqua che scorre “tra i monti”.

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Meduno. This town stands at the head of the road that opens out to western Friuli, descending from the Carnia, over the pass in Mount Rest and following the stream Meduna. Its ancient name, Mediodunum, carries pre-Latin overtones, possibly Celtic, and means an outcropping or village “in the middle of the mountains”, or perhaps a river running “between the mountains”.


Meduno. La pala della Madonna con bambino che appare ai santi Urbano, Gottardo, Filippo e Giacomo minore fu dipinta nel 1744 da Giambattista Piazzetta, «tutta di sua mano» e senza l’intervento di alcuno dei numerosi collaboratori della sua bottega.

Meduno. The altarpiece of the Madonna and Child Appearing to SS Urban, Gothard, Philip and James the Less was painted in 1744 by Giambattista Piazzetta, entirely «by his own hand», without the usual interventions of his many collaborators.

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Lago di Tramonti. L’orografia della val Tramontina ha favorito la progettazione e la costruzione di bacini artificiali per lo sfruttamento idroelettrico e irriguo delle acque. I laghi di Selva, del Ciul e di Tramonti (o di Redona) hanno riempito parte dell’antichissimo fondovalle lacustre. Quando il livello delle acque viene abbassato per la manutenzione periodica, riemergono i resti delle vecchie case di Redona.

Lake of Tramonti. The distribution of mountain ranges in the Val Tramontina has favoured the building of dams, hydroelectric plants and irrigation systems. The Selva, Ciul and Tramonti (or Redona) lakes occupy parts of the very ancient valley floor. Whenever the water level is lowered for maintenance, the old houses of Redona emerge from the waters.

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Frisanco. La val Còlvera racchiude le comunità di Frisanco, Poffabro e Casasola e le ha mantenute a lungo appartate. Nel 1888, una strada (e di recente una galleria) le ha raccordate più agevolmente a Maniago. Tale condizione ha contribuito al mantenimento di un’architettura con caratteristiche proprie, rispetto a quella del resto della montagna friulana. Il “Bus di Colvera”, la forra del torrente Colvera, è uno dei luoghi nei quali si sono, si può dire naturalmente, radicate le leggende delle Agane, divinità femminili delle acque, ora benefiche ora malvagie.

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Frisanco and Poffabro. The towns of Frisanco, Poffabro and Casasola are enclosed by the Val Còlvera, and remained isolated for centuries. Since 1888, a road (and, more recently, a tunnel) has brought them into closer contact with Maniago. Their long isolation is reflected in their architecture, which differs in many ways from other mountain communities. The Bus di Colvera, a gorge in the Colvera stream, inevitably conjures up the legendary female water sprites called Agane who can be both benevolent and malevolent.


Andreis. Il paese sorge su un breve pianoro, esposto a solatìo, tra i monti Fara, Raut e Resettùm, in una breve valle laterale della val Cellina, formata dall’avanzare e dal retrocedere del ghiacciaio. L’ambito è di straordinario interesse geologico, naturalistico, architettonico, antropologico e linguistico. Il nome (Andreès) deriva, secondo una non fantasiosa etimologia popolare, da landres, àndres, grotte.

Andreis. This village nestles on a small plateau facing south, surrounded by three mountains, Fara, Raut and Resettùm, in a short lateral valley of the Val Cellina, formed by the spreading and shrinking of a glacier. The site is of extraordinary interest for its geological, naturalistic, architectural, anthropological and linguistic aspects. The name (Andreès), according to local tradition, derives from landres – àndres, meaning grottoes.

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Lago di Barcis. Nel 1954 la diga di Ponte Antoi sbarra il corso del torrente Cellina, già fermato agli inizi del secolo da un’altra diga piÚ a valle, la Vecchia diga, come parte del progetto di sfruttamento delle acque della montagna in favore delle industrie della pianura.

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Il bacino artificiale subisce un progressivo inghiaiamento provocato dalle forti portate del Cellina. Barcis, con il lago e le valli laterali, sta assumendo una sua particolare attrattiva turistica, di carattere sportivo, ricreativo, naturalistico e culturale.


Lake Barcis. In 1954 the dike of the Antoi Bridge was built to cut off the course of the mountain stream Cellina, which had already been blocked at the beginning of the century by a dike further downstream, known as the Old Dike. This formed part of a project to utilize the mountain water in the industries of

the plain. The dam gradually filled with gravel because of the strong current of the Cellina. Barcis, together with the lake and the lateral valleys, continues to develop its tourist attractions, offering sport, recreation, nature walks and cultural events. In 1944 the town was burnt down by the Nazis.

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Barcis, Casa Centi. L’edificio risale al XVII secolo. Il doppio loggiato, ad arco ribassato al pianoterra, ad archi a tutto sesto nel piano superiore, e l’uso di pietra non intonacata ne evidenziano l’autonomia rispetto alla casa ad archi carnica.

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Vi si svolge la cerimonia di consegna del premio internazionale di poesia in lingua italiana e nelle lingue minoritarie “Giuseppe Malattia della Vallata”, il cantore della Valcellina, nato a Barcis nel 1875, morto a Venezia nel 1948.


Barcis, Casa Centi. The palace dates from the 17th century. The double portico with depressed arches on the ground floor and round arches on the upper storey, and the use of unplastered stone emphasizes its distinctness from the main body of the

house with its Carnian arches. In this palace are held the ceremonies of the prize for poetry in Italian and in dialect, named for Giuseppe Malattia della Vallata, the poet of the Valcellina. He was born in Barcis in 1875, and died in Venice in 1948.

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Erto. Le abitazioni di Erto vecchia e della nuova Erto sono poste su un pendio ben esposto al sole sul versante destro della valle scavata dal ghiacciaio e dal torrente Vajont che confluisce nel Piave. La comunità convive con l’immagine dell’enorme frana del monte Toc, che provocò la tragedia del 1963. Tra Longarone e Erto le vittime furono duemila.

Erto. The houses of Old and New Erto are built on a sunny slope on the right of the valley, carved out by a glacier and the Vajont stream which flows into the Piave. The enormous gap in Mont Toc is a constant reminder to local inhabitants of the landslide that caused the terrible tragedy of Vajont in 1964. In the area between Longarone and Erto there were 2,000 victims.

Cimolais. Il paese si trova allo sbocco della val Cimoliana, alla quota di 650 metri, circondato dalle vette più importanti delle Dolomiti orientali o di sinistra Piave, come la Cima dei Preti (2706 m). La strada che si addentra nella valle verso nord si ferma al rifugio Pordenone, tappa privilegiata da chi vuole salire al Campanile di Val Montanaia (2173 m, a fronte), meta d’obbligo per gli alpinisti. Come Erto e Claut gravita verso la valle del Piave, il Longaronese e il Bellunese.

Cimolais The village is situated at the mouth of the Val Cimoliana, at 650 m, surrounded by the highest peaks of the eastern Dolomites or left of the Piave, such as the Cima dei Preti (2,706). The road leading north into the valley ends at the Pordenone refuge, used by those on their way to the Campanile in the Val Montanaia (2,173 m, following page), a mandatory goal for all mountain climbers. Like Erto and Claut, it gravitates towards the areas of Longarone and Belluno.


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Dal monte di Ragogna (o Muris). Da qui è possibile ammirare il Tagliamento nel momento in cui esce dalle Prealpi e si allarga nel vasto letto che occupa solamente in occasione delle piene.

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In riva destra sono visibili l’altopiano di monte Prât, Forgaria e le sue frazioni, sullo sfondo le propaggini occidentali dei Musi, coi monti Plauris (1958 m) e Cjampon (1709 m), alla cui base si allarga Gemona.


Tagliamento. From Mount Ragogna (or Muris), the Tagliamento may be first seen as it emerges from the Pre-alps before widening out into the large bed that it fills only when it is in flood. The plateau of Mount Prât can be seen on the right

bank, with Forgaria and its adjoining hamlets; in the background are the western ridges of the Musi Mountains, with Mount Plauris (1958 m) and Mount Cjampon (1709 m), with Gemona spreading out at its base.

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Forte di Osoppo. Fin da epoca protostorica è stato luogo strategico di controllo del transito tra nord e sud. Fu oggetto di lunghe contese tra i signori di Osoppo, Gemona e il patriarca di Aquileia, che nel 1328 lo assegnò in feudo di abitanza alla famiglia Savorgnan che ne mantenne il dominio per quattro secoli. Fu anche teatro di gesta eroiche, fra le quali la più nota è la resistenza italiana nel 1848, sotto il comando di Leonardo Andervolti, conclusasi con

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la resa agli austriaci e l’onore delle armi agli assediati. Nel 1945 le fortificazioni del colle di Osoppo (310 m) – e per errore anche il paese – furono prese di mira da un bombardamento aereo alleato per colpire il comando tedesco lì asserragliato. È sede del Museo della Fortezza. Il rilievo precede la prima cintura delle colline moreniche, sulle quali sorgono diversi castelli, come quello di Susans, in comune di Majano.


Fortress of Osoppo. Since prehistoric times this has always been a strategic point in north-south transit. It was the object of long and drawn-out contention between the lords of Osoppo, Gemono and the Patriarch of Aquileia. In 1328 the Patriarch gave it as a fief to the Savorgan family, who ruled it for 400 years. It was also the setting for heroic deeds. The most renowned of these was the Italian rebellion of 1848, under the command of Leonardo Andervolti, which

ended with surrender to the Austrians and honours of war granted to the besieged forces. In 1945 the fortifications of the Osoppo hill (310 m) – and by mistake the town as well – were targeted by an Allied aerial bombardment with the objective of destroying a German command entrenched there. It now houses the Fortress Museum. Behind, the Morenic hills are dotted with a number of castles including Susans, in the township of Majano.

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Dal monte Brancot. Il rilievo di Osoppo, qui visto dal monte Brancot, si distingue nel territorio in riva sinistra del Tagliamento ed evidenzia la minor altezza delle colline mo-

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reniche. La centralità della sua posizione è sottolineata dalla presenza del ponte di Braulins, che ha sostituito l’antico passo di barca, e da quello più recente dell’autostrada A28.


From Mount Brancot. The outcrop of Osoppo, here seen from Mount Brancot, stands out on the left bank of the Tagliamento and reveals the lower altitude of the Morenic hills.

Its central position is accentuated by the Braulins bridge, which replaced the old boat ferry, and which has been replaced in turn by the motorway A28.

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Invillino. Fa parte del comune di Villa Santina (sullo sfondo). Ăˆ indicato come la possibile sede del castello di Ibligine, ricordato da Paolo Diacono, e comprende nel suo territorio diversi edifici di particolare interesse storico, come la pieve di Santa Maria Maddalena, la cui origine si fa risalire

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al VI-VII secolo, posta sulla sommità del colle Santino, e la basilica paleocristiana (IV-V secolo) sul Colle di Zuca (375 m). Fu in uso fino all’anno Mille. La decoravano mosaici pavimentali policromi con motivi geometrici che richiamano quelli aquileiesi.


Invillino. Included in the township of Villa Santina (seen in the background, facing page), this may be the site of the castle of Ibligine mentioned by Paul the Deacon. It includes in its territory several buildings of historical interest, such as the church of St Mary Magdalene originating

in the VI-VII century, on top of Santino Hill, and the IV or V century basilica on the Colle di Zuca (375 m). In use up until the year 1,000, it was decorated with polychrome mosaic floors with geometric patterns that recall those at Aquileia.

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Invillino. La pieve di Santa Maria Maddalena è uno degli edifici di culto più importanti della Carnia. Viene nominata a partire dall’XI secolo, ma le sue origini risalgono al VI-VII secolo. L’edificio attuale è del XV secolo, con rimaneggiamenti successivi. Pare sia opera di Stefano fu Simone da Mena. Di particolare pregio è il polittico ligneo a due ripiani del 1488, opera della prima maturità di Domenico da Tolmezzo. Le cinque nicchie inferiori contengono le figure di San Rocco, San Giovanni Battista, Maria Maddalena, San Pantaleone e San Lorenzo.

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Invillino. St Mary Magdalene is one of the most important churches in all of Carnia. It was mentioned as early as the 11th century, but its origins go back to the 6th or 7th centuries. The present structure dates from the 15th century, with later interventions. It is said to be the work of Stefano fu Simone da Mena. Of special importance is the wooden altarpiece on two levels by Domenico da Tolmezzo (1488), an early work from the artist’s mature period. The five lower niches contain the figures of SS Roch, John the Baptist, Mary Magdalene, Pantaleon and Lawrence.


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Buttea. Frazione di Lauco; è un piccolo paese carnico a circa 900 m s.l.m. La sua disposizione evidenzia come le comunità della Carnia abbiano strappato al bosco l’area più favorevole per la costruzione dell’abitato preservando, con un uso continuo del territorio, gli spazi occupati dalla riconquista della vegetazione.

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Buttea. In the township of Lauco, this tiny Carnian village lies at nearly 900 m. Its position demonstrates how the inhabitants in this region chose the most favourable sites for clearing the woods and building their houses. They preserved the occupied spaces through continuous use of the land, preventing the re-growth of vegetation.


Maiaso (alle pagine successive). La località (505 m s.l.m.) rientra nel territorio comunale di Enemonzo e sorge in prossimità dello sperone che sovrasta la confluenza tra il torrente Degano e il Tagliamento, ovvero l’inizio della conca che raccoglie Villa Santina, in secondo piano sulla sinistra, e Tolmezzo, sullo sfondo, ai piedi del monte Amariana (1905 m).

Maiaso (following pages). This hamlet (505 m) in the territory of Enemonzo lies near the spur looming above the confluence of the Degano mountain stream and the Tagliamento, at the beginning of the basin that includes Villa Santina, in the near background on the left, and Tolmezzo, in the distance, at the foot of Mount Amariana (1905 m).

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Socchieve. La chiesetta di San Martino, semplice e proporzionata, si colloca nel contesto paesaggistico con la grazia necessaria di un elemento di natura. Al suo interno, il ciclo di affreschi firmato nel proprio paese d’origine da Gianfrancesco da Tolmezzo (1493) dà pienamente conto dello stile del pittore, basato su un saldo impianto grafico che gli consente di calare in spazialità compiutamente ri-

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nascimentali visioni del sacro ancora permeate – a tratti – di una sensibilità gotica per l’esubero ornamentale. Sugli intonaci absidali prende così forma – tra preziosismi e scelte di scabra semplicità narrativa – la ritualità delle immagini devozionali, con Dottori della Chiesa e Apostoli, che rimane tuttavia fortemente legata, nella sua realistica concretezza, ai problemi della vita quotidiana dei fedeli.


Socchieve. The small church of San Martino, simple and well-proportioned, blends into the surrounding landscape with the grace of a product of nature. It contains a fresco cycle by Gianfranco da Tolmezzo (1493), which gives a good idea of his style. This is based on a solid composition which allows him to create visions of sacred events in fully-realized Renais-

sance space. At times his vision is still permeated by a Gothic sensitivity in his generous use of ornament. The frescoes in the apse combine touches of preciosity with unadorned simplicity of narration and the ritual quality of devotional images of Doctors of the Church and the Apostles. Their concrete realism is closely tied to the everyday problems of the faithful.

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Socchieve Nella chiesa di San Martino, il Polittico di San Martino (1511-13) è la più importante creazione superstite su tavola di Gianfrancesco da Tolmezzo, incompiuta opera conclusiva della sua carriera. Nella fascia inferiore San Sebastiano, Elemosina di San Martino, San Rocco, e superiormente la Madonna col Bambino fra i Santi Michele Arcangelo e Lorenzo. In questa pagina, particolari dell’Angelo, di San Matteo Evangelista e di un Profeta, affrescati sulla volta, e di Bambin Gesù e Vergine nella Natività della parete di fondo.

Socchieve. In the church of San Martino, the Polyptych of St Martin (1511-13) is the most important surviving panel painting of Gianfranco da Tolmezzo, which was left uncompleted at his death. In the lower register is St Sebastian, St Martin and the Beggar and St Roch. Above are the Madonna and Child with St Michael the Archangel and St Lawrence. On this page, details of the angel, St Matthew and a prophet on the vault, and the Holy Child and Virgin from the Nativity on the rear wall.

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Il Lumiei. Il corso del torrente Lumiei ha scavato una forra che divide l’area su cui sorge Ampezzo dalle pendici meridionali del Col Gentile. Il tentativo di dare risposta alla crisi della centralità della montagna ha avuto un primo esempio durante la Resistenza, con la creazione della Zona libera della Carnia, e ha percorso, in tempi più recenti, altre strade, quali l’introduzione di una struttura manifatturiera industriale di dimensioni non modeste.

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The Lumiei. The course of the mountain stream Lumiel has carved a gorge that separates the area where Ampezzo stands from the southern slopes of the Col Gentile. Attempts at counteracting the mountain’s diminishing importance go back as far as the Resistance, with the creation of a Free Zone of the Carnia. Newer solutions have been attempted in more recent times, such as the creation of a large industrial complex.


Ampezzo. La diffusa permanenza di edifici storici nei centri della Carnia consente di evidenziare come questa parte della montagna friulana non fosse un luogo di perenne miseria, ma ospitasse famiglie in grado di costruirsi case di ragguardevoli dimensioni e di adornarne le facciate di affreschi.

Ampezzo. The many historical buildings surviving in the towns throughout Carnia serve to show that this part of the mountains of Friuli was not a place of eternal poverty. Many wealthy families were able to build houses of considerable size with frescoed facades.

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Forni di Sopra. La parte alta della valle del Tagliamento appartiene, dal punto di vista amministrativo, al comune di Forni di Sopra, sovrastato, sul versante sudoccidentale, dalle vette dei Monfalconi, le cui cime superano i 2500 metri di quota. All’interno dell’area che circonda i centri abitati ed i prati, sono distribuiti gli stavoli, dimore di mezza stagione, tappe intermedie per uomini e animali nel passaggio da e per le malghe estive nel periodo in cui tali lavori erano ancora vitali e diffusi.

Forni di Sopra. The higher part of the Tagliamento Valley lies within the administrative territory of the town of Forni di Sopra, overlooked to the southwest by the peaks of the Monfalconi mountains, more than 2500 m high. This area that surrounds the habitations and meadows are dotted with stavoli, intermediate shelters used in spring and autumn by men and livestock on their way to and from the summer pastures in the period in which that activity was still widespread and vital.

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Cella (Forni di Sopra). Il Polittico di San Floriano, eseguito da Andrea Bellunello nel 1480, per la chiesa di San Floriano, manifesta i caratteri di un Rinascimento che si lascia osservare attraverso la delicata filigrana di percorsi lineari ancora trecenteschi e di goticheggianti trine vegetali della cornice.

Cella (Forni di Sopra). The altarpiece of San Floriano, painted by Andrea Bellunello in 1480 for the church of San Floriano, displays characteristics of the Renaissance half hidden by the delicate filigree of the linear configurations still in 14th century style, and by the frame’s Gothic-like foliate motifs.

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Sauris. La comunità di Sauris (Zahre, in dialetto saurano), anche grazie al suo limitato collegamento con le zone circumvicine, è riuscita a mantenere diverse peculiarità, an-

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che linguistiche, derivanti dall’originaria colonizzazione, ad opera di alcuni nuclei provenienti nel XIII secolo da un’area compresa tra l’alta Pusteria, il Sillian e l’alta Lesachtal.


Sauris The village of Sauris (or Zahre, as it is called locally), because of its limited access to the surrounding area, has been able to preserve several peculiar aspects, including lan-

guage, deriving from the original settlers who arrived in the 13th century from an area enclosed by upper Pusteria, Sillian and upper Lesachtal.

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Sauris. Il santuario di Sauris di Sotto è dedicato a sant’Osvaldo di Northumberland che viene invocato contro la pestilenza, ma è noto in particolare come il santo dei valichi alpini e prealpini. Nel santuario di Sauris, vi è un Flugelaltar (altare a portelle) opera di Nicolò da Brunico (1524) che, insieme al concittadino Michele Parth, fu molto attivo in Carnia. Colori e doratura sono ancora quelli originali, tuttavia rimane ben poco delle guglie che lo completavano; anche la predella è stata alterata. Nella parte centrale le statue dei santi Pietro, Osvaldo e Paolo. All’interno sono scolpite in bassorilievo, e visibili a portelle aperte, l’Annunciazione, la Visitazione, la Natività e la Fuga in Egitto. Altre piccole statue completano la cimasa e delimitano, in forma di colonna, la parte centrale dell’altare.

Sauris. The Sanctuary of Sauris di Sotto is dedicated to St Oswald of Northumberland, who was invoked against the plague, but he is especially known as the saint of the Alpine and Pre-alpine passes. The sanctuary preserves a relic of the saint’s thumb, and a Flugelaltar (winged altarpiece) by Nicolò da Brunico (1524) who, together with his fellow-countryman Michele Parth, was very active throughout Carnia. The colours and gilding are in their original state, but little remains of the original spires that completed it; even the predella has been altered. In the centre are statues of SS Peter, Oswald and Paul. Visible when the panels are opened are low reliefs of the Annunciation , the Visitation, the Nativity and the Flight into Egypt. Additional small statues complete the upper register acting as a column that defines the central part of the altarpiece.

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Sauris. La peculiarità delle origini saurane si evidenzia anche nell’uso del legno nelle costruzioni. La metodologia del blockbau, l’incastro preciso di tronchi squadrati per le pareti perimetrali degli edifici, trova qui – nel caso specifico a Sauris di Sopra – l’unico esempio all’interno della montagna friulana.

Sauris. The special qualities of the origins of Sauris may be seen in the use of wood construction. Blockbau, the precise fitting of sawed tree trunks in for the outside walls of buildings, is found here in the only surviving example of this technique in the Friuli mountains.

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Osais. L’uso di tegole colorate (planelas) identifica, con una croce verde, il tetto della canonica. Le abitazioni hanno in genere finestre di dimensioni ridotte, per disperdere il minor calore possibile.

Osais. The use of coloured tiles (planelas) makes it easy to identify the roof of the parsonage with its green cross. The houses generally have small windows, so as to lose as little heat as possible.

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Osais. Eseguiti da Pietro Fuluto nel 1506, gli affreschi della chiesa di San Leonardo mettono in scena nei lunettoni Storie di San Leonardo (a fianco, particolare della Fondazione del monastero), collocate a metà strada fra gli Apostoli e Sante martiri della fascia inferiore e il caleidoscopio di Profeti, Padri della Chiesa, Evangelisti, Angeli e Santi frammentato tra le nervature tardogotiche della volta, su di un fondo azzurro inusualmente conservato e di una densità da smalto. I personaggi, costruiti per piani spezzati e stratificazioni come un paesaggio geologico mantegnesco, parlano un linguaggio che – seppur semplificato – si dimostra affine a quello di Gianfrancesco da Tolmezzo, di cui Fuluto dovette condividere per anni, in subordine, le sorti di bottega. Del Tolmezzino mancano la finezza grafica e la consapevolezza spaziale, ma Fuluto sa caricare ogni oggetto e figura di una luminosa, fresca evidenza narrativa in grado di riscattare le ingenuità prospettiche o le approssimazioni della sua cultura visiva.

Osais. Executed by Pietro Fuluto in 1506, the frescos in the church of San Leonardo depict the Story of St Leonard (left, detail of the Founding of the Monastery), in lunettes which divide the lower and upper registers. Beneath are shown Apostles and Holy Martyrs; above is a kaleidoscopic mixture of prophets, church fathers, Evangelists, angels and saints disposed among the late Gothic ribbing of the vault, against an enamel-like blue background that is unusually well-preserved. The figures, placed before broken planes and stratifications like the rocky landscapes by Mantegna, reveal an affinity with the style of Gianfranco da Tolmezzo, whose workshop Fuluto had to share for years as a subordinate. He lacked Gianfranco’s draughtsmanship and skill in defining space, but succeeded in relating each person and object to his narration with a luminous, fresh and telling touch. This makes up for his awkward treatment of perspective and his limited visual sense.

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Pesariis. L’ultimo paese della valle salendo verso Forcella Lavardet (1542 m), da cui si accede al Cadore, conserva diversi esemplari di case carniche, tutte restaurate dopo i sismi del 1976. Nel centro è aperto il Museo dell’orologeria, testimo-

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nianza della locale produzione che, a partire dall’Ottocento, riforniva abitazioni private e strutture pubbliche (campanili e palazzi) di tutta la regione e che ancora oggi prosegue le proprie attività, anche se in luoghi e modi diversi.


Pesariis. The last village in the valley on the way up to Forcella Lavardet (1542 m) from which Cadore may be reached, contains several examples of Carnian houses, all of which were restored after the 1976 earthquakes. In the centre of town is the clock museum displaying examples

of local production. Beginning in the 19th century, Pesariis furnished clocks to private and public buildings (clock towers and palaces) throughout the entire region. Activity continues still today, although places and methods have changed.

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Forni Avoltri. Il territorio del comune di Forni Avoltri, all’estremità nordoccidentale del Friuli Venezia Giulia, confina con Sappada, che a fine Ottocento era nelle pertinenze della provincia del Friuli. La strada che lo attraversa e che porta al centro sappadino ha oggi un importante ruolo di raccordo con le strutture turistiche del Cadore e del Sudtirolo, mentre nei secoli scorsi i tentativi di costruire lungo lo stesso percorso una carrabile fallirono per la difficile morfologia della zona.

Forni Avoltri. The region of the town of Forni Avoltri occupies the extreme northwest corner of Friuli-Venezia Giulia. It borders on Sappada, which at the end of the 19th century was still in the province of Friuli. The road running through it and leading to the centre of Sappada today has an important role as connector to the tourist facilities of Cadore and the South Tyrol, but in previous centuries, the rough terrain defeated all attempts to build a road along this route.

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Collina di Forni Avoltri. Dopo Sauris di Sopra è il centro, abitato permanentemente, più elevato della montagna friulana (1240 m). Lo sovrasta il monte Coglians (in tedesco Hohe Warte, 2780 m), la vetta più alta delle Alpi Carniche. al quale da sud si accede preferibilmente dal

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rifugio Giovanni e Olinto Marinelli (a fronte). I Marinelli, padre e figlio, furono tra i maggiori geografi italiani e furono entrambi presidenti della Società Alpina Friulana. Il rifugio, posto a quota 2120 m, venne costruito dalla medesima società nel 1901.


Collina di Forni Avoltri. After Sauris di Sopra, this is the highest permanently inhabited town in the Friuli mountains (1240 m). Mount Coglians (Hohe Warte in German) towers above it at 2780 m, the highest peak in the Carnic Alps. From the south,

access is from the Giovanni e Olinto Marinelli refuge, named for the father and son who were presidents of the Friulian Alpine Society and were among the leading Italian geographers. The refuge, at 2120 m, was built by this society in 1901.

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Santa Maria di Gorto. Sorge su uno sperone che domina l’intera valle e il villaggio di Cella, nel territorio del comune di Ovaro. Questo edificio sacro venne edificato sulla base di strutture preesistenti che costituivano una antica rete di postazioni di avvistamento e di controllo, raccordate le une alle altre, dalle sorgenti del Degano fino all’uscita in pianura.

Santa Maria di Gorto. The church surmounts a spur that overlooks the entire valley and the village of Cella, in the territory of Ovaro. Like most of the valley’s sacred buildings, this one was erected upon a pre-existing structure, part of a network of observation posts linked to each other along the Degano from its source to its arrival in the plain.

Rigolato (a fronte). La piazza di Rigolato, situato nella parte alta della val di Gorto (795 m), è dominata dalla settecentesca parrocchiale. Il paese si sviluppa lungo la strada statale 355, su un terrazzo che sovrasta in riva destra il corso del Degano.

Rigolato (facing page). The town square, Rigolato, in the upper Val di Gorto (795 m), is dominated by its 18th century parish church. The town spreads out along present 355 motorway, on a plateau overlooking the right bank of the Degano.


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Ovaro. Ăˆ il centro principale (525 m) del Canal di Gorto, la cui comunità è distribuita in una dozzina di paesi, su entram-

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be le sponde del torrente. La strada che dalla sede comunale porta a Lenzone separa la chiesa dal campanile.


Ovaro. This is the main village of the Canal di Gorto, whose territory includes a dozen or so hamlets disposes on both banks

of the stream. The road to Lenzone separates the church from its bell-tower.

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Ravascletto. La Valcalda unisce le valli del Degano e del But e ha il suo centro principale in Ravascletto. La sua posizione, ad una quota di 950 m, compresa tra il monte Zon-

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colan (1750 m) a sud e il monte Crostis (2250 m) a nord, e la relativa facilità d’accesso, ne hanno favorito l’evoluzione in località turistica.


Ravascletto. The Valcalda unites the Degabo and But Valleys; its principal town is Ravascletto. Its position at 950 m, between Mount Zoncolan (1750 m) to the south

and Mount Crostis (2250 m) to the north, and its relatively easy access have favoured its development as a tourist centre.

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Zoncolan. Fino agli anni Sessanta del secolo scorso, il monte Zoncolan veniva salito solamente per l’alpeggio. L’introduzione di strutture sciistiche, porta oggi, durante la stagione invernale, migliaia di persone fino alla vetta. Tale scelta ha avuto

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come conseguenza una profonda modifica del territorio, segnato dalle piste che arrivano a Ravascletto, dagli impianti di servizio agli sciatori e dall’ampio nastro asfaltato che sale da Sutrio o da Ovaro.


Zoncolan. Until the 1960s, Mount Zoncolan was used only for mountain pastures. The instalment of ski facilities now attracts thousands of skiers during the winter season. This has

had a profound effect on the territory, with ski trails that go as far as Ravascetto, ski centres and a wide metalled road running up from Sutrio and Ovaro.

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Paularo (anche alle pagine precedenti). La parte più occidentale della Carnia corrisponde alla val Chiarsò, o Canale d’Incarojo. Il centro abitato principale è Paularo (650 m). I nuclei abitati di Paularo e Villafuori sono diffusi a ventaglio nella parte alta della valle per meglio sfruttare l’irradiazione solare, anche a servizio delle scarse e ristrette aree coltivate.

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Paularo (see also preceding pages). The western part of Carnia is delimited by the Val Chiarsò, also known as Canale d’Incarojo. Its largest town is Paularo (650 m). The hamlets of Paularo and Villafuori spread out in a fanshape in the high part of the valleys so as to capture the maximum amount of sunlight; this also benefits the few small cultivated areas.


Paularo. Lungo la sezione finale del Canale d’Incarojo, prima della confluenza nella valle del But all’altezza di Cedarchis, gli spazi abitati si concentrano sulla riva destra del torrente Chiarsò. Ad una quota inferiore le aree coltivate coprono superfici più estese che nelle altre aree alpine, ma ancora lontane dalle estensioni della pianura.

Paularo. Along the last section of the Incarojo Canal, before it reaches the But valley at the height of Cedrarchis, the villages are concentrated on the Chiarsò stream’s right bank. Farther down, cultivated areas are more widespread than in other mountain zones, but still far less than on the plain.

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Zuglio. Lungo la valle del But corre la strada che, attraverso il passo di Monte Croce Carnico, a quota 1360, congiungeva Aquileia al Norico. Punto nodale di questa arteria era Zuglio, Iulium Carnicum. La sua importanza, mercantile e militare, nel corso della romanizzazione del territorio friulano, è testi-

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moniata dai resti archeologici (Foro, tempio, basilica, terme e case decorate con pregevoli mosaici pavimentali), in parte messi in luce nel corso di varie campagne di scavo avviate nel Novecento, riprese in anni recenti e tuttora in corso, e dai materiali esposti con cura nel museo archeologico.


Zuglio. Along the But valley a road which connected Aquilea and Norico runs through the Monte Croce Carnico pass at 1360 m. A key point in this artery was Zuglio, the Roman Iulium Carnicum. Both its mercantile and military importance, in the course of the Romanization of Friuli, may

be seen from the archaeological remains (forum, temple, basilica, baths and houses decorated with fine mosaic floors) recovered in part by successive excavations begun in the last century and continuing up to the present, and from the material on display in the archaeological museum.

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San Pietro di Carnia. La valle è sovrastata dalla Pieve di San Pietro di Carnia, la pieve matrice più importante dell’intera Carnia, ricordata per la prima volta nell’808, le cui forme odierne risalgono al 1312. Ogni anno, in occasione della festa dell’Ascensione, le croci delle chiese del Canale, ma anche del resto della Carnia, adornate con nastri colorati, convergono qui per incontrare quella della pieve, e renderle omaggio, a riconferma della loro secolare dipendenza da essa.

San Pietro di Carnia. Overlooking the valley is the parish church of San Pietro di Carnia, the most important in the entire region. First mentioned in 808, it reached its present form in 1312. Each year on Ascension Day, the crosses in all the churches along the canal and throughout Carnia are hung with coloured ribbons and carried to San Pietro in homage to its cross, as a sign of centuries-long dependence.

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Piano d’Arta. Si trova nella parte centrale della valle del But, a poco più di 400 metri s.l.m. Il centro abitato si sviluppa quasi interamente sul versante sinistro, più esposto ai

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raggi del sole, tranne il nucleo che accoglie il centro termale, costruito attorno alla sorgente solforosa chiamata Acqua Pudia. Ospite di Arta Terme fu anche Giosuè Carducci.


Piano d’Arta. Situated in the central part of the But valley at a little more than 400 m, most of the village occupies the left slope, which is more exposed to sunlight, except for the

part near the thermal baths. These are built round a sulphur spring called Acqua Pudia. One of the visitors to the baths of Arta was the poet GiosuĂŠ Carducci.

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Cabia (Arta). La frazione di Cabia si erge su uno sperone a cavallo tra le valli del But e del Chiarsò, a una quota di 750 metri. La posizione le garantisce una esposizione conti-

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nua alla luce, che nemmeno l’imponente massa del Monte Sernio (2187 m), che divide il Canale d’Incaroio dalla val Aupa, riesce ad ostacolare.


Cabia (Arta). The hamlet of Cabia rises on a spur at 750 m between the But and Chiarsò valleys. Its position guarantees continuous exposure to sunlight. Not even the im-

posing mass of Mount Sernio (2,187 m), which divides the Incaroio Canal from the Val Aupa, succeeds in blocking the light.

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Tolmezzo. La confluenza tra il Tagliamento e il But è lo spazio in cui sorge il centro principale della Carnia, Tolmezzo. I limiti meridionali dell’area sono segnati, da est verso ovest, dai monti Plauris (1958 m), San Simeone (1505 m), Piombada (1744 m) e Verzegnis (1914 m). Il contrasto tra la dimensione dei corsi d’acqua e lo spazio occupato dai rispettivi letti indica con evidenza la portata raggiunta nelle fasi di piena.

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Tolmezzo. The confluence of the Tagliamento and the But is the site of Carnia’s principal town, Tolmezzo. Its southern borders are formed , from east to west, by Mount Plauris (1958 m), Mount San Simeone (1505 m) , Piobada (1744 m) and Verzegnis (1914 m). The contrast between the small volume of water and the size of the riverbeds indicates the amount of water that fills them when the rivers are in flood.


Tolmezzo (alle pagine successive). Il Museo carnico delle tradizioni popolari “Michele Gortani” ha preso il nome dal suo promotore, il quale fin dal primo dopoguerra iniziò la raccolta delle testimonianze della vita e del lavoro in Carnia. Tra queste un ruolo importante ha il materiale relativo all’impresa di Iacopo Linussio, che nel Settecento avviò un sistema di produzione e di vendita di tessuti che coinvolgeva gran parte della montagna carnica.

Tolmezzo (following pages). The Michele Gortani Museum of Carnian Folk Traditions at Tolmezzo was established soon after the end of the last war, when Gortani began his collection of objects illustrating life and occupations in Carnia. An important part of the collection comes from the factory of Iacopo Linussio, which in the 18th century employed a great part of the population of the Carnic Alps in the production of textiles.

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Amaro. Qui, in corrispondenza della confluenza delle acque del Tagliamento e di quelle del Fella, si incontrano Carnia e Canal del Ferro e le vie che giungono dal Cadore e dalla Carinzia. Non è un caso che l’area oggi coincida con l’unico casello autostradale aperto nelle Alpi e nelle Prealpi Carniche.

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Amaro. Situated close to the confluence of the Tagliamento and the Fella are Varnia and Canal del Ferro and the roads coming from Cadore and Carinthia. It is no coincidence that today the area coincides with the only tollgate open in the Alps and Carnian Pre-alps.


Amaro (alle pagine successive). Il guado nei pressi di Amaro ha sempre evitato un doppio attraversamento dell’acqua. Per gli uomini sono stati costruiti i ponti, ma per le greggi di pecore transumanti, che dalla pianura salgono alla montagna, la via “classica” rimane ancora quella dei greti dei corsi d’acqua.

Amaro (following pages). The ford near Amaro has always been a way of avoiding a double crossing of the stream. Bridges have been built for human use, but the flocks of sheep going up to high pasture must follow the old established way along the pebbly banks of the mountain steams.

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Moggio. La risalita del Canal del Ferro incontra il primo nucleo abitato in corrispondenza della val Aupa, dove sorge Moggio. Il colle, abitato già in epoca romana, divenne sede a partire dal Mille di un’abbazia dipendente dall’abbazia di San Gallo. Fu fortemente danneggiata dai terremoti del 1348 e del 1511. Il complesso attuale, con chiesa, cortili e chiostri, risale al Settecento. È stato nuovamente danneggiato dal terremoto del 1976. Dal 1987 è sede di un convento di clausura. La chiesa ha al suo interno, tra le altre opere, una serie di affreschi del 1893 di Leonardo Rigo che ricordano la visita di Carlo Borromeo, che nel Seicento fu abate commendatario dell’abbazia. Per alcuni secoli, oltre a controllare i traffici lungo il Canale, colle e abbazia furono al centro di un grande e importante feudo.

Moggio. The Canal del Ferro encounters its first group of houses near the Val Aupa, where Moggio is situated. In the year 1000 the hill, inhabited since Roman times, became the site of an abbey dependent on that of St Gall. It was seriously damaged by earthquakes in 1348 and 1511. The present complex including the church, courtyards and cloisters, dates from the 18th century. It was damaged yet again in the 1976 earthquake. Since 1987 it has been a cloistered convent. Works of art in the church include frescos (1893) by Leonardo Rigo, representing the visit of San Carlo Borromeo, who in the 17th century was commendatory abbot here. For a number of centuries, the hill and abbey constituted the central part of a large and important fief which kept the traffic along the canal under surveillance.

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Pontebba/Pontafel. Racchiude al suo interno il confine storico tra il Friuli e la Carinzia. Fino alla prima guerra mondiale sulle sponde del Pontebbana, affluente del Fella, si fronteggiavano la Pontebba veneta e la Pontafel asburgica. L’annessione del 1920 ha progressivamente diluito il carattere tedesco della parte carinziana, di cui rimangono testimonianze nell’architettura e negli arredi sacri, quali l’altare ligneo della parrocchiale, scolpito da Volfango Haller di Villaco e datato 1517.

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Pontebba/Pontafel. This was once the ancient border between Friuli and Carinthia. Up until World War I on the banks of the Pontebbana, tributary of the Fella, Pontebba in the Veneto and Pontafel in the Hapsburg Empire faced each other. The annexation of 1920 has progressively diminished the Germanic character of the Carinthian zone, which however remains in the architecture and sacred objects of the parish church, such as the wooden altar carved by Wolfgang Haller of Villach and dated 1517.


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Camporosso/Saifnitz. Ăˆ oggi generalmente conosciuta come il punto di partenza per la funivia che porta alle piste da sci sul monte Lussari. La sella omonima (800 m) coincide con il punto di separazione tra i bacini dell’Adriatico e del mar Nero.

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Camporosso/Saifnitz. This is now widely known as the starting point of the cableway serving the ski-runs on Mount Lussari. The ridge of the same name (800 m) coincides with the point of separation of the Adriatic and Black Sea basins.


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Ugovizza/Uggowitz (Malborghetto Valbruna). Si sviluppa lungo il corso del Fella a 770 m s.l.m. ed è dominata, a sudest, dal Monte Lussari (1766 m). La vetta di quest’ultimo ospita, oltre agli impianti sciistici, uno dei più importanti santuari dell’area – oggi all’incrocio tra Italia, Austria e Slovenia – frequentato fin dal XIV secolo.

Ugovizza/Uggowitz (Malborghetto Valbruna). The hamlet is built along the Fella stream at 770 m and is dominated by Mount Lussar to the southeast (1766 m). On the peak of this mountain are ski facilities and also one of the most important sanctuaries of the area – now at the crossroads of Italy, Austria and Slovenia – which has been frequented since the 14th century.

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Fusine. Sotto il versante nord del Mangart (2677 m) si aprono, alla quota rispettivamente di 929 e 924 m s.l.m., i due laghi di Fusine, circondati dal 1971 da un’area protetta. Da generazioni i friulani - ora ascoltando la rassegna delle temperature - identificano Fusine come il luogo più freddo della regione.

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Fusine. Under the north slope of the Mangart Mountains lie the two lakes of Fusine at respectively 929 and 924 m. The surrounding area has been declared a protected zone since 1971. For generations, Friuli’s inhabitants – who now receive the weather report via radio – have considered this the coldest place in the entire region.


Val Saisera. La Seisseratal si raggiunge dopo aver risalito verso sud la strada che parte da Valbruna (Wolfsbach). Il villaggio è stato la base privilegiata di Julius Kugy, alpinista triestino del primo Novecento, per le sue molteplici salite sulle Alpi Giulie. Tra queste quelle del gruppo del Jof Fuart (2666 m) e del Jof di Montasio (2753 m).

Val Saisera. The Seisseratal is reached going south up the road starting at Valbruna (Wolfsbach). In the early 20th century, the village was the favourite base of Julius Kugy, a mountain climber from Trieste, for his many climbs in the Julian Alps. Among these were the Jof Fuart range (2666 m) and the Montasio Jof (2753 m).

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Sella Nevea. Il momento più intenso della “valorizzazione della montagna” friulana, ovvero del suo sfruttamento a fini turistici, è rappresentato da Sella Nevea, centro sorto nel punto di raccordo tra la val Raccolana e la valle del Rio del Lago, a quota

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1160. Fino al 1964 le uniche costruzioni presenti erano i rifugi Divisione Julia, costruito nel 1908 come Ricovero Nevea, oggi al centro del villaggio, e Celso Gilberti, eretto per la prima volta nel 1934 a quota 1840, entrambi ad opera della SAF.


Sella Nevea. The most ambitious effort so far of “putting the mountains to use”, or in other words, exploiting their resources for the tourist industry, has been realised at Sella Nevea, a village situated at the junction of the Raccolana and Rio del Lago

valleys at 1160 m. Until 1964 the only buildings here were the Julia Division’s refuges at 1160 m, built in 1908 as Ricovero Nevea (now in the village centre), and Celso Gilberti, at first erected at 1840 m in 1934, both built by the Società Alpina Friulana.

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Sella Nevea. La principale pista da sci di Sella Nevea scende lungo il versante settentrionale del monte Canin (2587 m), nei pressi del rifugio Gilberti. In questa pagina, cascata di ghiaccio in val Raccolana.

Sella Nevea. The main ski run of Sella Nivea descends along the northern slope of Mount Canin (2587 m), near the Gilberti refuge. This page, a frozen falls in the Val Raccolana.

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Venzone. All’uscita dall’area alpina del Friuli si incontra, lungo il Tagliamento, il centro di Venzone, in posizione strategica per il controllo del transito tra nord e sud. Città fortificata, sede di un fortilizio in epoca romana, proprietà imperiale, nel 923 fu concessa al vescovo di Belluno. Fu assediata a più riprese dai conti di Gorizia, dal patriarca di Aquileia, dal duca di Carinzia. La cerchia muraria, con tre porte, fu edificata nel XIII secolo. Quella attuale è il risultato del restauro dopo il devastante terremoto del 1976. Furono seguiti lungimiranti criteri filologici, numerando e ricollocando al loro posto le pietre crollate.

Venzone. At the edge of the mountainous zone of Friuli, along the Tagliamento, lies the town of Venzone, in a strategic position for controlling north-south traffic. In ancient times it was a fortified town, and then a Roman fortress. As an imperial possession, it was conceded in 923 to the bishop of Belluno. It was attacked more than once by the counts of Gorizia, the patriarch of Aquileia and the Duke of Carinthia. The encircling walls with three gates were raised in the 13th century. They were rebuilt with great care after the devastating 1976 earthquake, each stone being numbered and replaced in its former position.

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Venzone. Il duomo di Venzone, ricostruito, è ora uno dei simboli del Friuli del dopo terremoto in cui passato e presente possano entrare in dialogo per aprire spazi al futuro.

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The cathedral of Venzone, carefully rebuilt, is today one of the symbols of Friuli’s resurgence after the last earthquakes. Here, past and present create a dialogue that opens out into the future.


Venzone. Il Compianto sul Cristo morto del Duomo di Venzone, è formato da otto statue in legno dipinto e dorato. Il gruppo è databile al 1530 circa. Volti, capigliatura e panneggi rimandano alla scuola transalpina di Ulma, anche se si avvertono alcune risonanze della scultura padana in terracotta del XV secolo. Dal 1973 era conservato nel Battistero. Danneggiato dal terremoto del 1976, è stato restaurato e ricollocato a cura della Soprintendenza.

Venzone. The Beweinung Christi (Lamentation over the Dead Christ) in the cathedral of Venzone is composed of eight wooden statues, painted and gilded, and can be dated to around 1530. Faces, hair and draperies point to the transalpine school of Ulm, even though there are also some echoes of 15th century Paduan terracotta sculpture. The work has been kept in the baptistery since 1973. Damaged in the 1976 earthquake, it was restored by the Arts Council and is once again on display.

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Venzone. Distrutta da un bombardamento durante la seconda guerra mondiale, Venzone è stata quasi completamente rasa al suolo dai terremoti del 1976. A questi ha resistito il palazzo comunale, rifatto nel secondo dopoguerra secondo l’impianto originario, risalente al XIV-XV secolo. Risale al XIV-XV secolo anche l’affresco (sotto) staccato nel 1953 dalla casa “Binfar” e collocato nella sala consiliare. Rappresenta il protettore dei fabbri, dei maniscalchi e degli orefici (Sant’Eligio) e due cavalieri giostranti. È stato gravemente danneggiato dal terremoto del 1976.

Venzone. Destroyed by bombs in World War II, Venzone was almost completely razed to the ground by earthquakes in 1979. One of the few surviving buildings is the Town Hall, rebuilt after the war according to its original form of the 14th15th centuries. Also dating from the 14th-15th centuries is the fresco detached in 1953 from the “Bifar” house and placed in the council’s meeting-room. It represents the protector of blacksmiths and goldsmiths, St Eligius, with two jousting knights. It was seriously damaged in the 1976 earthquake.

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Gemona. Il conoide di deiezione compreso tra la base dei monti Chiampon (1709 m) e Glemina (942 m) ospita la cittadina di Gemona, lungo l’antica via che raccorda la pianura friulana alle regioni dell’Europa centrale. La sua posizione e le sue origini antiche ne avevano favorito lo sviluppo e la dotazione di importanti architetture pubbliche e private, in buona parte atterrate dal sisma del 1976.

Gemona. Within the alluvial cone between the base of Mount Chiampon (1709 m) and Mount. Glemina (942 m) lies the town of Gemona, spreading out along the ancient road that connects the Friulian plain to central Europe. Its position and its ancient origins favoured the development and creation of important public and private buildings, which were largely destroyed by the 1976 earthquake.

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Gemona. Il duomo fu iniziato nel 1290 ampliando la chiesa di Santa Maria della Pieve, della quale rimane memoria in un diploma del 1190. Venne consacrato nel giorno di Pentecoste del 1337 dal vescovo di Parenzo, Giovanni, delegato dal patriarca Bertrando. Nel corso dei secoli successivi fu ampliato e riadattato piĂš volte. I terremoti del 6 maggio e 11-15 settembre 1976 ne distrussero il campanile e la navata destra. Ăˆ stato ricostruito tra il 1981 ed il 1987, rimettendo al loro posto le pietre originali e integrando quelle distrutte.

Gemona. The cathedral was built in 1290 as an enlargement of the earlier church of Santa Maria della Pieve, mentioned in a diploma of 1190. The new church was consecrated on Whit Sunday of 1337 by Giovanni, Bbishop of Parenzo, a delegate of the Patriarch Bernarno. In the course of succeeding centuries, it was enlarged and readapted more than once. The earthquakes of 6 May and 11-15 September 1976 destroyed the bell-tower and the right aisle. The church was rebuilt between 1981 and 1987, utilizing the original stones and replacing those that were missing.

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Gemona. La Galleria dell’Epifania (Palafreniere con tre cavalli, i tre Re Magi con i doni, la Madonna con il Bambino, San Giuseppe, i tre Re Magi dormienti e l’Angelo che appare in sogno ai Re Magi avvertendoli di non ripassare da Erode) è della prima metà del XIV secolo e viene attribuita al maestro Giovanni Griglio, architetto e scultore. In origine era policroma. Di Giovanni Griglio è anche il San Cristoforo, alto sette metri. Il rosone centrale è opera del maestro Buzeta (1334-1336).

Gemona. The “Epiphany Gallery” (Groom with Three Horses, the Three Magi Offering Gifts, the Virgin and Child, St Joseph, the Sleeping Magi and the Angel Appearing to the Magi in a Dream) belongs to the first half of the 14th century. Attributed to the architect and sculptor Giovanni Griglio, it was originally polychrome. The seven-metre high St Christopher is also by this artist. The central rose window is the work of Maestro Buzeta (1334-1336).

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Artegna. Il castello di Artegna, ricostruito dopo gli ingenti danni subiti a causa dei terremoti del 1976, venne innalzato su un colle per controllare la via di transito sottostante. L’edificio costituisce una piccola parte di un complesso molto più vasto, prelongobardo, che domina l’abitato odierno al cui interno spicca l’ottocentesca parrocchiale. La chiesa di Santa Maria Nascente venne costruita tra il 1824 e il 1829 su progetto di Pietro Schiavi. È stata danneggiata dal sisma del 1976. L’antica chiesa, dedicata a San Martino, risale all’anno Mille.

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Artegna. The castle of Artegna, rebuilt after being seriously damaged in the 1976 earthquake, was constructed on a hill so as to control the transit road at its base. The castle is a small part of a far bigger complex, dating from before the Lombards. It looms over the present town which includes the 19th century parish church of Santa Maria Nascente. Built in 1824-29 to a plan by Pietro Schiavi, it was also damaged in the same earthquake. The church of San Martino dates to the year 1000.


Tarcento. A lungo Tarcento è stata una delle tappe principali lungo la strada pedemontana fra Gemona e Cividale. Nel corso del primo Novecento ha ospitato l’area industriale piÚ a nord della provincia udinese, testimoniata anche dalla permanenza di residenze borghesi, come villa Moretti.

Tarcento. For centuries Tarcento was one of the main stops along the road that follows the foothills connecting Gemona and Cividale. During the early 1900s, it was the site of an industrial development to the north of Udine, which left in its wake a number of mansions such as Villa Moretti.

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Segnacco. La chiesa di Santa Eufemia, con il caratteristico ingresso porticato e il campanile a vela a bifora, venne edificata nel Trecento. Custodisce copia della più nota delle sculture lignee friulane del Trecento: opera di un artista locale, ma di chiara ispirazione veneziana e d’Oltralpe, la statua, dipinta e dorata, rappresenta Santa Eufemia martire. L’originale si trova nel Museo Diocesano presso il Palazzo Patriarcale, ora Arcivescovile, di Udine.

Segnacco. The church of Sant’Eufemia with its characteristic porticoed entrance and ribbed belfry with double openings, was built in the 14th century. It contains a copy of the most famous 14th century wooden sculpture of Friuli. The work of a local artist clearly influenced by Venetian and northern models, the polychrome and gilt statue depicts the martyr St Eufemia. The original is kept in the Diocesan Museum in the Patriarchs’ (now Bishop’s) Palace in Udine.

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Ramandolo. Ăˆ una frazione del comune di Nimis, che si innalza sulla valle del Cornappo ad una altitudine di oltre 360 m s.l.m. La sua posizione ha favorito lo sviluppo di una coltura dominante, quella della vite, giustificandone l’inse-

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rimento nella zona doc dei Colli orientali del Friuli. Particolarmente ricercato è il verduzzo di Ramandolo, il quale ha caratteristiche che lo differenziano da quelli prodotti nel resto della regione.


Ramandolo. This village is in the district of Nimis, situated above the Cornappo valley at some 360 m. Its position has favoured the planting of vineyards, now its main source of

income. It is a classified DOC region, the Colli Orientali del Friuli. Ramandola’s Verduzzo is especially prized for its characteristics that set it apart from other wines of the zone.

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Cassacco. Uno dei diversi castelli eretti sulle colline moreniche si trova a Cassacco. La struttura, di notevoli dimensioni con al centro due grandi torri a base quadrata, unite

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da un corpo di collegamento con portico sul cortile, assunse le forme attuali, dopo il ripristino conseguente al terremoto, nel 1480. Fu a lungo possedimento dei Montegnacco.


Cassacco. Here is one of the many castles erected on the Morainic Hills. Its impressive bulk includes two square towers in the centre, joined to the main body with a gate giving

on to a courtyard. Its present form, rebuilt after an earthquake, dates from 1480. For a long time it belonged to the Montegnacco family.

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Reana del Roiale. La campagna intorno alla chiesa di San Giacomo in Tavella (in friulano taviele significa campo, campagna). Siamo già nella pianura. Lo spazio, poco distante dal letto spesso asciutto del torrente Torre, è coperto da campi coltivati, prevalentemente a mais, anche se la polenta non è più la componente principale della alimentazione dei friulani. Reana del Roiale. The landscape surrounding the church of San Giacomo in Tavella (In Friulian, taviele means field or land.). The town is situated in the plain, and surrounded by cultivated fields. It is not far from the Torre stream, whose bed is nearly always dry. Corn is the main crop here, even though polenta is no longer the principal ingredient in the diet of Friuli’s inhabitants.

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Tricesimo. Il toponimo conserva traccia della sua origine romana: ad tricesimum lapidem, cioè a trenta miglia da Aquileia. Sulla collina che domina il paese si erge il complesso del castello cinquecentesco con cappella gentilizia e cinta muraria munita di torri. Occupazioni e assedi comportarono modifiche ed adattamenti. Nel corso degli anni il castel-

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lo si è trasformato in una dimora signorile. Dal 1627 ne fu proprietaria la famiglia Valentinis che nel 1943 lo cedette all’Azione Cattolica Udinese. Oggi Tricesimo si distingue come tappa finale del corridoio di capannoni e grandi magazzini che parte da Udine e contrassegna in modo forte (e a volte disturbante) il paesaggio lungo la statale 13.


Tricesimo. The name is of Roman origin, ad tricesimum lapidem, (i.e., 30 miles from Aquileia). On the hill which overlooks the town rises the 16th century castle with its royal chapel and towered walls. Occupations and sieges have wrought changes to its structure. In the course of time the castle was transformed

into a noble dwelling. From 1627 to 1943 it was the property of the Valentinis family, who then ceded it to Azione Cattolica Udinese. Today, Tricesimo represents the end of the long procession of industrial sheds and warehouses that stretches from Udine and spoils the landscape along the A-13.

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Colloredo di Monte Albano.Il castello di Colloredo è uno dei più imponenti tra quelli dislocati sulle colline moreniche. La posizione ne evidenzia la funzione di controllo sul territorio circostante e sulla strada. Appartenne ai

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Colloredo Mels. Distrutto quasi completamente dal sisma del 1976, è ora in restauro. Ospitò Ippolito Nievo, «scappato in campagna per lavorare» (1858) alle Confessioni d’un Italiano.


Colloredo di Monte Albano. The Colloredo Castle is one of the most impressive of those scattered over the Morainic Hills. Its position reveals its function as a point of surveillance over the surrounding countryside and the road. It once belonged

to the Colloredo Meis family. Almost entirely destroyed in the 1976 earthquake, it is now in the process of restoration. Ippolito Nievo was a guest here in 1858 when he escaped to the country to work on his novel Confessioni d’un Italiano.

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San Daniele del Friuli. Tra i codici della Biblioteca Guarneriana di San Daniele il manoscritto 139 contiene il Canzoniere e i Trionfi di Francesco Petrarca. Fu acquistato dalla Comunità di San Daniele nel 1749. Era appartenuto al pordenonese Bartolomio Amalteo. Le pagine dei Trionfi sono abbellite da otto miniature. Vi si riconosce la mano dello scriptor e miniator Bartolomeo Sanvito ritenuto «uno dei promotori più attivi della miniatura classicheggiante propria dell’area veneto-padovana del secondo Quattrocento».

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San Daniele del Friuli. Among the codexes owned by the Biblioteca Guarneriana of San Daniele is Ms 139, which contains the Canzoniere and the Trionfi of Petrarch. It was acquired by the town of San Daniele in 1749. Its previous owner was Bartolomeo Amalteo of Pordenone. The pages of the Trionfi are decorated with eight miniatures. There is clear evidence in these pages of the hand of the scriptor and miniator Bartolomeo Sanvito, considered «one of the most active promoters of classicising miniature painting in the PaduaVeneto area during the second half of the Quattrocento».


San Daniele del Friuli. La fama di San Daniele oggi è legata alla produzione del prosciutto crudo, celebrata annualmente in una affollatissima festa. Del suo importante passato culturale, sono testimonianza, tra l’altro, il duomo, ristrutturato agli inizi del Settecento, e la biblioteca Guarneriana, sorta nel XV secolo ad opera di Guarnerio d’Artegna.

San Daniele del Friuli. The present fame of San Daniele is owed to its production of prosciutto, celebrated each year with a festival that attracts large numbers of food-lovers. The town’s illustrious past is evoked by the cathedral, rebuilt in the early 18th century, and the Guarneriana Library, built in the 16th century by Guarnerio d’Artegna.

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San Daniele. Al centro della facciata rinascimentale (1441-1470) della chiesa di Sant’Antonio abate è confitto un rosone gotico, che illumina l’aula altrettanto connotata da stacchi cronologici e virate di stile nella decorazione pittorica.

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San Daniele. The Renaissance façade (1441-70) of the church of Sant’Antonio Abate contains a rose window in pure Gothic style, which illuminates an interior whose pictorial decoration is also a mixture of different periods and styles.


San Daniele. Gli affreschi della parete sinistra della chiesa (Storie dell’infanzia di Cristo, inizi del XV secolo) hanno ancora sapore trecentesco cortese, mentre nella zona presbiteriale si sviluppa con linguaggio rinascimentale il più articolato ciclo a fresco di Pellegrino da San Daniele (Storie di Cristo e di Sant’Antonio abate), eseguito in distinte fasi comprese tra il 1497 e il 1522. Nei sottarchi e negli spicchi absidali l’artista denuncia il legame con la lezione veneta del Quattrocento, mentre nella più tarda maestosa Crocifissione o nella Discesa al Limbo il disegno si sfalda e cede il compito di evocare il reale a un colore intriso d’aria e strutturante il chiaroscuro.

San Daniele. The frescos on the left wall of the church (Childhood of Christ, early 16th century) retain a courtly Trecento flavour, while those in the presbytery belong fully to the Renaissance. This is the largest and most ambitious fresco cycle by Pellegrino da San Daniele (Scenes from the Life of Christ and of St Anthony Abbot), realized in different phases between 1497 and 1522. In the soffits and vaults of the apse the artist reveals his ties to Quattrocento graphic models of the Veneto, while in the later majestic Crucifixion and the Descent into Limbo, drawing gradually yields to an airy colouring and structural chiaroscuro that renounces any attempt to evoke the real.

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Rive d’Arcano. Il castello di Rive d’Arcano è posto sulla cintura morenica più esterna. La sua esistenza è documentata dal 1161. La forma della cinta muraria conserva memoria di una funzione difensiva, ormai esaurita. Anche

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se ha subito nel corso dei secoli, e fino al XVI secolo, diversi interventi di modifica, per aspetto e dimensioni è tra i castelli meglio conservati del Friuli. Nella pagina a fronte, una veduta del paese.


Rive d’Arcano. The castle of Rive d’Arcano is situated in the outer morainic hills, and was first documented in 1161. Its outer walls served a defensive purpose, now no longer

necessary. Although it underwent a number of modifications up until the 16th century, it is one of the best-preserved castles in Friuli. This page, view of the town.

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Fagagna. Della costruzione fortificata posta sul colle di Fagagna rimangono poche tracce: una cinta muraria e un torrione quadrato. Sulla spianata del castello, balcone sulla pianura,

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sorge la chiesa di San Michele in Castello. La sua esistenza è antecedente al 1386. Il massiccio torrione che funge da campanile era parte della cinta muraria.


Fagagna. Only a few traces remain of the fortifications on the hill of Fagagna: a walled enclosure and a square tower. On the esplanade of the castle, which looks over the plain,

is the church of San Michele in Castello. Its existence dates to before 1386. The massive bell tower was once part of the defence walls.

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Coderno. Casa natale di padre David Maria Turoldo a Coderno di Sedegliano, dopo gli interventi di recupero a centro per iniziative culturali. Della casa della sua infanzia padre Davide ha scritto: «(...) E la pioggia batteva sul tetto / batteva con migliaia di mani / batteva con dita di vetro / e

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con occhi di vetro / spiava dalle crepe del vecchio solaio. // Nelle lunghe notti d’inverno / il vento lacerava i vetri di cartone / alle finestre come un bandito. / E il freddo lacerava le mani / uguali a rose rosse di sangue. / [...]; tuttavia “Il friulano [...] sta bene solamente a casa sua, comunque sia”».


Coderno. Birthplace of the poet Father David Maria Turoldo at Coderno di Sedegliano, after being restored and adapted as a cultural centre. Turoldo wrote of his childhood home, «(…) And rain pattered on the roof, clapping with a thousand hands, with fingers of glass, and with eyes of glass

it peered through the cracks of the old attic. During the long winter nights the wind tore at the cardboard-covered windows like a bandit. And the cold lacerated my hands like blood-red roses (…)». And yet «a Friulian (…) is content only in his own home, however poor it is».

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Passariano. La villa Manin di Passariano, inserita nel verde della campagna friulana, manifesta con voluta fastosità il prestigio della famiglia Manin. Fu anche residenza dell’ultimo doge veneziano, Ludovico Manin. Pare che l’inizio della costruzione sia da porre verso il 1650. Su di essa Elio Bartolini ha incentrato il suo Chi abita la villa, operazione letteraria più che romanzo: in un «labirintico e fatiscente microcosmo zeppo di oggetti reali e simbolici, una anziana contessina vive i suoi giorni maniacalmente immersa in un tempo sospeso tra passato e presente, tra storia e leggenda, tra una psicologia fantasticamente regredita e la quotidianità spesso insulsa dei casati in decadenza» (C. Toscani). Restaurata e portata a nuovo splendore è ora proprietà della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ed è sede del Centro regionale per i Beni culturali. Promuove e ospita anche mostre e iniziative di grande respiro culturale e di forte stimolo innovativo.

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Passariano. The Villa Manin at Passariano, sey among the green fields of Friuli, displays the lordly magnificence and selfglorification of the Manin family. It was also the residence of the last Doge of Venice, Lodovico Manin. It seems that construction of the villa began in around 1650. Elio Bartolini set his Chi abita in villa here, perhaps more of a literary exercise than a novel. In a «labyrinthine and dilapidated microcosm full of real and symbolic objects, an old countess lives out her days maniacally immersed in a time suspended between past and present, history and legend, between regressive fantasies and the often vapid daily round of the decadent nobility» (C. Toscani). Restored and brought back to its original splendour, the villa is now the property of the Autonomous Region of Friuli-Veneto Giulia, and seat of the Regional Centre for Cultural Heritage. It organises exhibitions and projects of great cultural value coupled with stimulating innovations.


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Passariano. Verso il 1708 il parigino Ludovico Dorigny (1654-1742), che subentra in Friuli al Quaglio e precede il Tiepolo, collabora con l’architetto Domenico Rossi alla ornamentazione della monumentale e fastosa villa dei conti Manin a Passariano. Scrive Aldo Rizzi (1967): «Nel soffitto egli crea un grande occhio, contornato da quattro ovati minori, e lo anima con motivi tratti dal simbolismo caro alla tradizione veneta»: primavera, amore, gloria, ricchezza, abbondanza.

Passariano. Around the year 1708, the Parisian Louis Dorigny (1654-1742), began his collaboration with the architect Domenico Rossi in the decorative programme of the monumental and sumptuous villa of the Counts Manin at Passariano. Aldo Rizzi wrote in 1967, «On the ceiling he placed a great oculus, encircled by four smaller circles, filling them with symbols dear to Venetian tradition: spring, love, glory, riches and abundance».

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Passariano. La cappella di villa Manin è addossata alla barchessa orientale e, sul retro, si affaccia sulla strada pubblica. Pur rimanendo probabilmente incompiuta «la cappella è un autentico gioiello, perché architettura, scultura ed elementi decorativi procedono di pari passo, in sintonia assoluta», così Aldo Rizzi (1971). Di G. Torretti è il bassorilievo con Un miracolo di Sant’Antonio, di F. Fontebasso Adamo e Eva tentati dal demonio.

Passariano. The chapel of Villa Manin, connected to the eastern wing with its back facing the public road, is, according to Aldo Rizzi (1971), «an authentic jewel, for architecture, sculpture and decorative elements are all on the same qualitative plane, in perfect agreement». The marble relief is by Giuseppe Torretti (1664-1743) showing A Miracle of St Anthony; Francesco Fontebasso is the author of Adam and Eve Tempted by the Devil.

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Udine. Il duomo fu oggetto di numerosi rimaneggiamenti e ampliamenti a partire dal 1335, quando fu ingrandito e dedicato alla Vergine, e di una profonda trasformazione in chiave barocca nel corso del Settecento. Sulla facciata trecentesca, rimessa in luce dai restauri del primo Novecento, si possono ammirare i bassorilievi del Portale della Redenzione, forse opera di uno scultore locale ispiratosi a modelli nordici.

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Udine. The cathedral was subjected to numerous changes and additions beginning in 1335, when the building was enlarged and dedicated to the Virgin Mary. This was followed by a radical transformation in Baroque style during the 18th century. On the 14th century faรงade, uncovered during restoration carried out in the early 20th century, can now be seen the low reliefs of the Portal of the Redemption, perhaps a work by a local sculpture influenced by Nordic models.


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Udine. Nel Museo del duomo si conserva un vessillo ricamato (61 x 65,5 cm) databile tra XIV e XVI secolo, di manifattura italiana. Analogo vessillo (forse l’altra parte) è cucito nel camice del beato Bertrando conservato nella stessa sede.

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udine.

In the cathedral museum is preserved an embroidered banner (61 x 65.5 cm) datable to between the 14th-15th centuries, of Italian manufacture. A similar piece (perhaps belonging to this banner) is sewn into the robe of the Blessed Bertrand, also conserved in the museum.


Udine. Nel Museo del duomo si possono vedere tre dipinti a tempera su tavola del XV secolo. Raccontano alcuni momenti emblematici della vita e la morte del beato Bertrando di Saint-Geniès: mentre prega nella sua stanza; mentre distribuisce il pane ai poveri, soccorre ammalati e pellegrini; quando viene assassinato in un agguato nella prateria nei pressi di San Giorgio della Richinvelda (Pordenone) il 6 giugno 1350. Bertrando di Sant-Geniès, docente di diritto dell’università di Tolosa, anche se già assai avanti negli anni, nel 1334 era stato inviato da Avignone in Friuli dal pontefice, quale patriarca di Aquileia, in un momento di diffusi contrasti tra i feudatari friulani e le comunità. Aveva tentato di ristabilire la legalità sia usando la persuasione, sia con le armi. Per il suo forte impegno pastorale, per il suo energico attivismo e, soprattutto, per la sua ferma politica di rivendicazione dei privilegi acquisiti della Chiesa aquileiese si era attirato l’ostilità di una fazione dei feudatari del Friuli. Fu sepolto nel duomo di Udine e fu subito venerato, in particolare dagli udinesi.

Udine. There are three 15th-century paintings in tempera on wood in the cathedral museum which depict significant moments in the life of the Blessed Bertrand of SaintGeniès: Bertrand at prayer in his room; distributing bread to the poor and aiding pilgrims and the sick; and being killed in ambush in a field near San Giorgio della Richinvelda (Pordenone) in 6 June 1350. Although already at an advanced age, in 1334 he had been sent from Avignon to Friuli by the pope, as patriarch of Aquileia, in a moment of widespread tension between the feudal landowners and the religious communities. He had tried to re-establish legality both through persuasion and the use of arms. For his strong efforts as a priest and his energetic activism and above all, his firm policy of claiming the privileges acquired by the Church of Aquileia, he attracted the hostility of a faction of the feudal lords of Friuli. He was buried in the cathedral of Udine and immediately became an object of veneration.

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Udine. Sorti sopra l’antica chiesa di San Giovanni, il porticato e la cappella di San Giovanni, ora tempietto dei Caduti, furono progettati nel 1533 da Bernardino da Morcote che integrò nel nuovo edificio la torre dell’Orologio. Quest’ultima fu costruita su progetto di Giovanni da Udine nel 1527 e venne ornata nel 1850 con i due mori.

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Udine. Built upon the ancient church of St John, the arcade and chapel of St John, now the Tempietto dei caduti (shrine of the war dead), were designed un 1553 by Bernardino da Morcote, who integrated into the new building the clock tower. This was built from a design by Giovanni da Udine in 1527 and was decorated with the two Moors in 1850.


Udine. La piazza della Libertà, già piazza del Comune, piazza del Vino, piazza Contarena, piazza Vittorio, assunse l’aspetto l’attuale nella prima metà del Cinquecento. Le fanno da cornice eleganti edifici in stile veneziano (Palazzo del Comune e Porticato di San Giovanni), la completano statue (Caco e Ercole, Leone di San Marco, Giustizia e Pace), colonne e una fontana attribuita a Giovanni da Udine (1542).

Udine. The Piazza della Libertà (formerly Piazza del Comune), Piazza del Vino, Piazza Contarena and Piazza Vittorio, achieved their present-day aspect by the first half of the 16th century. They are enclosed by elegant buildings in Venetian style (Palazzo del Comune and the Portico di San Giovanni), completed by statues (Cacus and Hercules, the Lion of St Mark, Justice and Peace), columns and a fountain attributed to Giovanni da Udine (1542).

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Udine. Dal 1278 Forum novum (piazza nuova), poi piazza San Giacomo o piazza delle Erbe. Dal dopoguerra è intitolata a Giacomo Matteotti. La abbelliscono le facciate del 1525 e del 1774 della trecentesca chiesa di San Giacomo, voluta dalla Confraternita dei Pellicciai, e dell’oratorio della Madonna del Suffragio o cappella delle Anime. Dal balcone della chiesa veniva celebrata il sabato la mes-

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sa per i mercanti che lavoravano nella sottostante piazza. Sede di manifestazioni culturali e del mercato, la piazza è circondata su tre lati da case porticate tra le quali casa Giacomelli con affreschi del XV-XVI secolo. La completano il pozzo a pianta poligonale e la fontana progettata nel 1543 da Giovanni da Udine. La colonna votiva della Madonna è del 1486.


Udine. The piazza, renamed after the war in honour of Giacomo Matteotti (called Forum novum in the middle ages; later Piazza San Giacomo or Piazza delle Erbe) is enhanced by facades dating from 1525 (the 14th century church of San Giacomo erected by the Furriers’ Confraternity) and 1774 (Oratory of the Madonna of Intercession, or Cappella delle Anime).

A venue for cultural events as well as market-place, the square is surrounded on three sides by houses with porticoes, among which is Casa Giacomelli with frescos of the 15th and 16th centuries. The space is completed by a polygonal-shaped well and the fountain designed by Giovanni da Udine in 1543. The votive column of the Madonna was erected in 1486.

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Udine. L’edificio del Monte di Pietà fu ideato da Francesco Floreani tra il 1556 e il 1567, il palazzo fu ampliato e rivisto nel suo progetto originario da Bartolomeo Rova a partire dal 1663. Al centro dell’edificio è incorporata la cappella affrescata da Giulio Quaglio nel 1694 e decorata da bassorilievi e dal gruppo marmoreo della Pietà, tema quest’ultimo ripetuto agli angoli del palazzo.

Udine. The Monte di Pietà (pawnbroker’s) was designed by Francesco Floreali between 1556 and 1567, and then changed and enlarged following the original plan by Bartolomeo Rova beginning in 1663. Inserted into the centre part of the building is the chapel, frescoed by Giulio Quaglio in 1694 and decorated with bas reliefs and a marble sculptural group of the Pietà, a theme repeated at the corners of the building.

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Udine. Il colle fu frequentato fin da età preistorica. Una leggenda vuole sia stato costruito dai soldati di Attila accumulando la terra, affinché Attila potesse godersi dall’alto lo spettacolo dell’incendio di Aquileia. La leggenda sottintende, probabilmente, la volontà della città di Udine, in quanto nuova Aquileia, di assumere il ruolo di centro di riferimento in una regione tradizionalmente policentrica. Il colle del castello divenne sede dei patriarchi nel 1222.

Udine. The hill has been inhabited since prehistoric times. According to legend, the hill was erected by Attila’s troops, piling up the earth so that Attila could watch the spectacle of Aquileia burning. This legend probably represents the desire of Udine, as the new Aquileia, to assume the leading role as dominant power in a region that had traditionally been polycentric. The castle hill became the seat of the Patriarchs in 1222.

Udine. Danneggiato dal terremoto del 1348, il castello venne definitivamente distrutto dal sisma del 1511. Il progetto originario di Giovanni Fontana, a cui fu affidata la ricostruzione, venne ripreso nel 1547 da Giovanni da Udine che conferì all’edificio l’aspetto attuale. Fu luogo di residenza e di rappresentanza del luogotenente veneziano della Patria del Friuli. Dopo la caduta della Serenissima divenne una caserma con prigione. Vi hanno ora sede i Civici Musei e le Gallerie di Storia e Arte. Vi si accede anche attraverso il porticato voluto dal luogotenente Lippomano nel 1487.

Udine. Damaged by the earthquake of 1348, the castle was definitively destroyed in that of 1511. The original design by Giovanni Fontana, who assumed the task of rebuilding, was taken up again in 1547 by Givanni da Udine, who conferred its present form on the structure. It was the residence and state rooms of the Venetian representative of the Patria del Friuli. After the fall of the Serenissima, it was turned into a barracks with a prison. It now houses the Municipal Museum and the Galleries of History and Art. The entrance is through the portico erected by command of the Venetian representative Lippomano in 1487.


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Udine. Il Salone del Parlamento della Patria del Friuli nel castello di Udine è stato definito «un equivalente in minore della Sala del Maggior Consiglio del Palazzo dei Dogi a Venezia» e «un’antologia significativa della pittura friulana dalla seconda metà del Cinquecento a tutto il Settecento». Il soffitto è formato da 21 riquadri. Ognuno di essi contiene un dipinto su tela ed è contornato da una fascia lignea decorata con motivi a fogliame. Il “disegno” è probabilmente dovuto a Francesco Floreani che nel 1566 risulta impegnato nei lavori del Salone. La parte lignea fu completata nel 1583 e l’intero lavoro tra 1610 e 1625.

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Udine . The Hall of Parliament has been called «an equivalent on a smaller scale of the Sala del Maggior Consiglio in the Doges’ Palace, Venice», and «a significant anthology of painting in Friuli from the second half of the Cinqucento through the entire Settecento». The ceiling of the Salone del Parlamento della Patria del Friuli, to give it its full name, is made up of 21 panels, each containing a painting on canvas framed by a wooden strip decorated with foliate motifs. The octagonal central panel was installed in 1583. The entire work was completed between 1610 and 1625.


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Udine. Sede del Museo Diocesano, il Palazzo Arcivescovile fu residenza dei patriarchi a partire dal XVI secolo. Ampliato tra 1708 e 1785 per volere di Daniele Delfino su progetto di Domenico Rossi, venne affrescato dal Tiepolo. Il primo atto dell’intervento di G.B. Tiepolo nel Palazzo Patriarcale è la decorazione dello scalone d’onore, alla cui sommità il giovane artista veneziano affresca la Cacciata degli angeli ribelli (1726). Sfruttando il vortice prospettico delle rampe, Tiepolo inscena una vertiginosa caduta – del corpo e dello spirito – la cui efficacia realistica viene amplificata dall’illusionistico debordare della figura di Lucifero dalla cornice del soffitto.

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Udine. The Palazzo Arcivescovile, which now houses the Diocesan Museum, was formerly the Patriarchs’ residence, beginning in the 16th century. It was enlarged between 1708 and 1785, by order of Daniele Delfino, to a design by Domenico Rossi, and then frescoed by Giovanni Battista Tiepolo. The young Venetian artist began his work in the palace at the head of the grand staircase, with The Expulsion of the Rebel Angels (1726). Making the most of the grand sweep of the ramps, he created a dizzying fall, both physical and spiritual, whose realistic effect is intensified by the figure of Lucifer jutting out from the border of the ceiling.


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Udine. Nella Galleria degli ospiti (1727-28) del Palazzo Patriarcale, gli episodi affrescati da G.B. Tiepolo entro le quadrature architettoniche di G. Mengozzi Colonna, relativi ai patriarchi biblici Abramo, Isacco e Giacobbe (sopra, Labano incontra Rachele e Giacobbe) vedono amplificate le ridotte dimensioni dell’ambiente attraverso artifici di prospettiva e grande maestria nella costruzione delle luci, fruscianti e diffuse; effetti questi ancor più essenziali a garantire degno sviluppo di pathos al Giudizio di Salomone (alle pagine successive) affrescato sulla volta della contigua Sala rossa.

Udine. Tiepolo’s frescos in the Galleria degli Ospiti of the Patriarchal Palace are set in an architectural framework by G. Mengozzi Collona. They depict the biblical patriarchs Abraham, Isaac and Jacob (above, Laban’s Encounter with Rachel and Jacob). The room’s limited space is cleverly amplified by means of illusionistic perspective and the artist’s great skill in creating a diffused swirl of light. These effects are even more striking in the pathos of the Judgement of Solomon (following pages) on the ceiling of the adjoining Sala Rossa.

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Udine. La cappella Manin è impreziosita dalle sculture e dagli altorilievi di Giuseppe Torretti che opera in sintonia con l’architetto Domenico Rossi anche nel duomo di Udine e nella cappella della villa Manin di Passariano. Per la cappella Manin il Torretti realizza quattro grandi scene: la Visitazione, la Nascita di Maria, la Presentazione di Maria al Tempio e la Presentazione di Gesù al Tempio. Per la

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prima volta il Torretti trasforma la scultura in elemento decorativo che imita l’affresco o l’arazzo. I Manin ebbero dimora stabile in Udine a partire dal 1270. Furono una delle famiglie più ricche e potenti della città. Ludovico Manin fu l’ultimo doge di Venezia fino alla caduta della Repubblica, sancita dal trattato di Campoformido firmato nella Villa Manin di Passariano nel 1797.


Udine. The Manin Chapel is decorated with statues and high reliefs by Giuseppe Torretti, who worked together with the architect Domenico Rossi in the cathdral od Udine as well, and also in the chapel of Villa Manin at Passariano. For the Manin Chapel Totterri created four large scenes: The Visitation, The Birth of Mary, The Presentation of Mary in the Temple and The Presentation of Jesus in the Temple. For

the first time, Torretti transformed sculpture into a decorative element imitating fresco or tapestry. The Manin’s permanent residence was at Udine, where they had lived since 1270; they were one of the city’s richest and most powerful families. Ludovico Manin was the last Doge of Venice until the fall of the Republic, formalised by the Treaty of Campoformio, which was signed in Villa Manin at Passariano in 1797.

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Cividale. Ponte del Diavolo. L’accesso alla pianura dall’alto Isonzo lungo la valle del Natisone passa attraverso Cividale, la romana Forum Iulii fondata ai tempi di Giulio Cesare. La città conserva ancora le testimonianze della sua importanza in età medievale. Le due sponde del Natisone erano unite almeno dal Duecento da un passaggio di legno che fu sostituito da un ponte in pietra progettato da Jacopo Paguro da Bissone nel 1442. Ha subito vari rifacimenti: ad esempio,

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nel 1918 ad opera degli austriaci, dopo che l’esercito italiano lo aveva fatto saltare durante la ritirata di Caporetto e nel 1945 dai tedeschi che ne mantennero la struttura originaria, a due arcate diseguali, come già dal XV secolo. Uno dei piloni del ponte è posto su un’enorme pietra in mezzo al letto del fiume. Una leggenda vuole che il masso sia stato trasportato dalla madre del Diavolo che avrebbe preteso in cambio l’anima di chi sarebbe transitato per primo sul ponte.


Cividale. Ponte del Diavolo. The road to the plain from upper Isonzo along the Natisone valley passes through Cividale, the ancient Roman Forum Iuli, founded in the reign of Julius Caesar. The town conserves important relics of its history in the Middle Ages. By at least the 13th century, the banks of the Natisone were united by a wooden structure that was later replaced by a stone bridge designed by Jacopo Paguro of Bissone in 1442. The bridge has been rebuilt a number of

times: in 1918 by the Austrians, after the Italian army blew it up during the retreat from Caporetto, and again in 1945 by the Germans, who conserved the original 16th century structure of two unequal arches. One of the bridge’s pylons rests on an enormous rock in the middle of the river. According to legend, this stone was carried there by the Devil’s mother, who demanded as recompense the soul of the first person to cross the bridge.

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Cividale. Il Museo Cristiano del duomo di Cividale è stato sistemato nel 1946 in un ambiente aperto nella navata a destra della chiesa. Vi sono conservate pregevoli testimonianze dell’arte figurativa d’epoca longobarda e romanica quali l’altare (o ara) di Ratchis e il battistero di Callisto. L’ara,

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dedicata al duca longobardo, il cui nome compare inciso sulla facciata principale, fu realizzata probabilmente tra il IV e il V decennio del VII secolo d.C. Composta da quattro lastre decorate a bassorilievo, in origine era rivestita da smalti policromi.


Cividale. The Museo Cristiano of the cathedral of Cividale was created in 1946 in an open space in the right aisle of the church. Here are conserved valuable works of religeous art from the Lombard and Romanesque periods, including the altar (ara) of Ratchis and the baptistery of Callisto. The al-

tar, dedicated to the Lombard duke whose name is inscribed on the main panel, probably dates to between the 4th and 5th decades of the VII century BC. Composed of four slabs decorated in low relief, it was originally covered with polychrome enamelling.

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Cividale. La pala dell’altare maggiore è opera tra le più preziose del medioevo, seconda per nobiltà, materia e bellezza solo alla celeberrima Pala d’oro della basilica di San Marco. L’autore è ignoto. Il donatore è Pellegrino II primo patriarca italiano dal 1195 al 1204. La pala, tutta sbalza-

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ta con lamine d’argento, ornata a motivi di punzone nelle cornici e con filigrane e gemme nelle aureole principali, dorata a fuoco, rappresenta un trittico con al centro la Vergine e il Bambino, gli arcangeli Michele e Gabriele ai lati, attorno 25 santi.


Cividale. The altarpiece above the high altar is one of the most precious of the Middle Ages, second only for its nobility, material and beauty to the world-famous Pala d’oro of St Mark’s. The artist is unknown. The donor was Pellegrino II, the first Italian patriarch from 1195 to 1204. The altarpiece

is entirely covered with embossed silver foil, decorated with punched motifs in the frames and with filigree and gems in the most important halos, and fire-gilt. It is in the form of a tryptich, with the Virgin and Child flanked by the archangels Michael and Gabriel and 25 saints.

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Cividale. La tavoletta d’avorio commissionata dal duca Orso che la donò al Capitolo del duomo di Cividale fu in origine usata come copertura di un codice evangeliario. Il Salterio fu commissionato da Egberto, intorno al 980, al monaco Ruodprecht del convento di Reichenau. Il Salterio di Santa Elisabetta fu eseguito tra il 1201 e il 1208 nel monastero di Reinhardsbrunn in Turingia. Giunse a Cividale nel 1229 attraverso Bertoldo di Andechs patriarca di Aquileia. È uno dei primi esempi di scrittura gotica in Germania.

Cividale. The ivory tablet was commissioned by Duke Orso, who gave it to the Chapter of the cathedral of Cividale; it was originally used as a cover of a gospel codex. The Psaltery of Egbert was commissioned by the same duke in around 980 from the monk Ruodprecht of the convent of Reichenau. The Psaltery of St Elizabeth was made between 1201 and 1208 in the monastery of Reinhardsbrunn in Thuringia. It is one of the earliest examples of Gothic script in Germany.

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Cividale. Il Tempietto longobardo, la cui costruzione è datata al 760 d.C., è composto da un corpo principale a base quadrata dal quale s’irradia a oriente un’ala suddivisa in tre brevi navate con copertura a botte. La decorazione a stucco fa da elegante cornice alle sei slanciatissime figure di sante.

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Cividale. The Tempietto Longobardo (little Lombard temple) of 760 AD is composed of a central body on a square base from which a wing extends eastward, subdivided into three short naves with barrel vaulting. On the entrance wall the stucco decoration of vine tendrils serves as an elegant framework for the six slender and elegant figures of female saints.


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Castelmonte. Su un colle di 618 m, a una decina di chilometri da Cividale, nei pressi del confine internazionale, si è sviluppato il santuario fortificato della Madonna di Castelmonte. La sua fondazione risale agli anni subito dopo il

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Mille ed è tuttora uno dei luoghi di culto più frequentati del Friuli. L’aspetto di borgo fortificato ne svela la funzione originaria. Il panorama è limitato, a levante, dal Monte Nero (Krn in sloveno, 2244 m) che sovrasta la valle dell’Isonzo.


Castelmonte. On a hill 618 m high, some ten kilometres from Cividale, near the border, is the fortified sanctuary of the Madonna of Castelmont. It is one of the most visited religious sites in Friuli. It was founded soon after the year

1000. Its fortress-like aspect betrays its original purpose. The panoramic view is closed to the east by Mount Nero (Krn, in Slovenian) at 2244 m, which looms over the valley of the Isonzo.

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Rosazzo. L’abbazia di Rosazzo, nel comune di Manzano, nasce in epoca medievale come complesso fortificato a guardia della pianura orientale, ma perde tale funzione agli inizi del XVI secolo. Oggi è circondata dalle vigne della zona a denominazione di origine controllata Colli orientali del Friuli.

Rosazzo. The abbey of Rosazzo at Marzano originated in the Middle Ages as a fortress controlling the eastern plains, but lost this function by the early 16th century. Today it is surrounded by vineyards classified DOC, Colli orientali del Friuli.

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Rosazzo. I colli di Buttrio e Manzano si trovano in prossimità della confluenza tra il torrente Torre e il fiume Natisone. La vicinanza con il mare e la particolare esposizione al sole li rendono particolarmente adatti alla coltura della vite. Per questo motivo negli ultimi secoli hanno rappresentato un’area di investimento fondiario da parte di ricche famiglie, prima nobili, poi borghesi. Nel corso degli anni le proprietà sono spesso passate di mano. A testimonianza, sono rimaste le imponenti dimore padronali.

Rosazzo. The low hills of Bittrio and Manzano are near the confluence of the Torre stream and the Natisone River. The proximity of the sea and degree of exposure to sunlight make the area particularly suited to vineyards. For this reason, in recent centuries it has been invested in by wealthy families, first noble and then middle class. Land has frequently changed hands during the years, and has left many imposing mansions built by these rich land owners.

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Palmanova. All’indomani della perdita di Gradisca, Venezia si trovò nella necessità di disporre di un nuovo baluardo a difesa della piana dalle incursioni, da levante, da parte degli arciducali e dei turchi. A fine Cinquecento venne decisa la trasformazione di Palmada, piccolo villaggio al centro della bassa pianura, in struttura militare, punto centrale del sistema difensivo all’interno della Patria del Friuli. Da allora Palmanova ha assunto l’aspetto di una stella a nove punte, ma la fortezza non è mai stata coinvolta in eventi bellici di rilievo.

Palmanova. After the loss of Gradisca, Venice found it necessary to create a new defence structure as protection against invasions from the east by imperial forces and the Turks. In the late 16th century it was decided to transform Palmanova, a small village on the plain, into a military structure, the central axis of a defence system within Friuli. Palmanova was transformed into the shape of a nine-pointed star, but the fortress never actually engaged in any serious combat.

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Marano Lagunare. Centro abitato già in età romana, Marano ha perso nel corso dell’Ottocento la sua caratteristica cerchia muraria risalente all’epoca del patriarca Popone. Conserva invece la Torre Patriarcale del XV secolo con, murati sulle sue facciate, una lunga serie di stemmi e busti seicenteschi di provveditori veneti che testimoniano la sua dipendenza dalla Serenissima, a partire dal 1543.

Marano Lagunare. Marano was inhabited as far back as Roman times. During the 19th century it lost its characteristic encircling walls that dated to the epoch of Patriarch Popone, but the 16th century Patriarch’s Tower is still in place. Immured in its wall is a series of 17th century coats of arms and busts of Venetian superintendents, a reminder of its dependence on the Serenissima beginning in 1543.

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Marano Lagunare. All’interno della laguna, Marano ha rappresentato per secoli il porto principale. Nel Cinquecento passò sotto il controllo di Venezia, che ne fece un importante sito militare, punto di collegamento tra i sistemi difensivi di terra e di mare. La cinta muraria venne abbattuta alla fine del XIX secolo, e da allora il porto è cresciuto, diventando il principale centro della pesca sulla costa del Friuli Venezia Giulia.

Marano Lagunare. Inside the Lagoon, Marano for centuries represented its main port. In the 16th century, it came under the control of Venice, and was then transformed into an important military site, a point of coordination for land and sea defence systems. The protective walls were demolished at the end of the 19th century. From that time on, the port has grown to become the principal fishing centre on the coast of Friuli-Venezia Giulia.

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Lignano. È attualmente il principale polo del turismo estivo del Friuli Venezia Giulia e, sotto questo aspetto, è un’invenzione dell’ultimo cinquantennio. Fino al 1959 rientrava nel territorio di Latisana e da allora, diventato

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comune autonomo, ha visto ampliare progressivamente le proprie capacità recettive, in misura proporzionale all’incremento dell’uso, a fini balneari e turistici, del suo ambiente.


Lignano. This is now the main centre of summer tourism in Friuli-Venezia Giulia, developed during the last fifty years. Up until 1959 it was part of the territory of Latisana; since

then it has been an independent township, and has gradually had to adapt to the needs of a constantly growing number of seaside tourists.

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Ausa-Corno. La pesca in laguna ha sempre previsto, al di fuori dei pochi centri abitati, la presenza diffusa di dimore permanenti, i casoni, coperte con canne palustri. Sono oggi

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mantenuti in attività per consuetudini familiari, anche se la loro funzione originaria, nella gran parte dei casi, è andata perduta.


Ausa-Corno. In addition to the few towns, fishermen’s caneroofed houses called casoni were widespread around the

lagoon. They continue to be used as family dwellings, even though their original purpose serves no longer.

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Aquileia. Bassorilievo marmoreo col tracciato del solco primigenio a segnare la cinta della cittĂ , fondata nel 181 a.C. Ăˆ collocato su di un resto di trabeazione appartenente

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a un monumento del I secolo a.C., che celebrava l’elevazione del municipium di Aquileia a colonia romana.


Aquileia. Marble relief showing the tracing of the original track indicating the boundaries of the city founded in 181 BC. It rests upon the remains of an entablature from a monu-

ment of the 1st century BC that celebrated the promotion of the municipium of Aquileia to a Roman colonia.

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Aquileia. Situato al centro della città dal 169 a.C., il Foro ha forma allungata come i fori delle primitive città italiche romane: consisteva in una platea circondata da portici sui quali si affacciavano gli uffici pubblici e le botteghe. Fu scavato nel 1934. La sistemazione delle colonne è del 1936. Il Porto si trovava sul lato orientale della città dove scorreva il fiume Natissa. Gli scavi dell’area furono effettuati solo parzialmente alla fine dell’Ottocento. Negli anni ’30 Giovanni Battista Brusin provvide alla loro sistemazione. La banchina del porto, in pietra di Aurisina, è lunga 300 metri ed è provvista di grossi anelli d’ormeggio. Sul retro si aprivano i magazzini.

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Aquileia. Situated in the town centre from 169 BC, the Forum had the oblong shape of the early Italic Roman cities. It was formed of a platea surrounded by porticos onto which gave administrative offices and shops. It was excavated in 1934, and the columns were re-erected in 1936. The ancient port was on the east side of town where the Naissa River flowed. Excavations in the area were carried out only partially in the late 19th century. In the 1930s, Giovanni Battista Brusin was in charge of their arrangement and display. The wharf, made of Aurusina stone, is 300 m long and furnished with large mooring rings. At the back were the entrances.


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Aquileia. L’ara romana, del IV-V secolo d.C., reca su un fianco una vite con grappoli ai quali sono accostati due pesci: i cristiani, rappresentati dai pesci, devono nutrirsi di Cristo, ovvero la vite. Il bassorilievo (a fronte) che decora l’urna cineraria del I secolo d.C. rappresenta la scena di un convito: uomini e donne assistono all’esecuzione di canti di malaugurio da parte di uno dei convitati, esprimendo scongiuri rituali.

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Aquileia. The Roman altar of the IV-V century BC bears on one side a carving of a vine with bunches of grapes and two fish: Christians, symbolized by the fish, find nurture in Christ the vine. The low relief (following page) that decorates the cinerary urn of the I century AD represents a banqueting scene: men and women listen to songs of ill omen sung by one of the group, in a ritual exorcism.


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Aquileia. La basilica fu eretta su un edificio del IV secolo d.C. ampliato piÚ volte nei secoli successivi. Il patriarca Popone nel 1031 intervenne nella struttura, nello stile, nella statica e negli arredi liturgici. I mosaici paleocristiani, per i quali sono state proposte di recente nuove autorevoli interpretazioni, risalgono al IV secolo d.C. e costituiscono una tappa fondamentale nella storia dell’arte italiana.

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Aquileia. The cathedral was constructed over an edifice of the IV century AD, and enlarged several times during the succeeding centuries. The Patriarch Popone intervened in 1031, altering the structure, decorative style, stability of the edifice and even liturgical vestments and vessels. The early Christian mosaics, which have recently been the object of new, authoritative interpretations, are of the IV century, and represent a fundamental stage in the history of Italian art.


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Aquileia. Il mosaico pavimentale della basilica è il più esteso nel mondo occidentale. Misura 750 metri quadrati. Intravisto sin dal 1896, fu interamente scoperto nel 1909 e scavato negli anni successivi. La storia è quella di Giona narrata nell’Antico Testamento: simbolo di Cristo che muore e risorge gloriosamente. Nel mare è inserito il clipeo del vescovo Teodoro.

Aquileia. The floor mosaic of the cathedral is the largest in western Europe, measuring 750 square metres. Only partially visible before 1896, it was uncovered entirely in 1909 and excavated in the following years. The subject is Jonah, as narrated in the Old Testament, symbol of Christ who died and was reborn in glory. The clypeus of Bishop Teodoro may be seen in the midst of the sea.

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Aquileia. La cripta della basilica ha una grande importanza per gli affreschi che ne decorano le pareti. Narrano la Passione dei santi Ermacora e Fortunato (la leggenda pone qui la loro prigione) e le scene salienti della Passione di Cristo e della Dormizione della Vergine. Anteriori a Giotto e Cimabue, contengono e ripetono schemi e richiami bizantini, con rimandi al mondo benedettino.

Aquileia. The crypt of the cathedral is of great importance for its wall frescos. The subjects are the Passion of SS Hermacore and Fortunus (according to legend, their prison was on this spot), the Passion of Christ and the Dormition of the Virgin. Predating Giotto and Cimabue, these paintings are Byzantine in structure and style, with references to the world of the Benedictines.

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Grado. È un’isola nella laguna collegata con la terraferma da due ponti. Questa peculiarità ne ha condizionato la vita, sin dai tempi in cui fungeva da primo attracco alla Aquileia romana, distinguendo i suoi abitanti da quelli del Friuli. Alla sua parlata è stata data alta dignità letteraria dal poeta Biagio Marin.

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La pesca e le attività ad essa connesse costituiscono ancora oggi a Grado un momento dell’economia locale, anche se in progressiva riduzione. Il porto cittadino, che penetra all’interno della città, è ancora popolato dalle imbarcazioni dei pescatori, che convivono con quelle dei villeggianti.


Grado. This island in the lagoon is connected to the mainland by two bridges. This peculiarity has influenced the islanders’ lives, from the time when it served as the first dock for Roman Aquileia, and distinguished its inhabitants

from those of Friuli. Grado’s dialect has been given literary dignity by its poet Biagio Marin. The town’s close relationship to Venice is clearly shown by the architecture in the old town centre.

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Grado. Fu il patriarca Elia a ristrutturare completamente una modesta aula ecclesiale risalente al IV-V secolo d.C. e a consacrarla il 3 novembre 579 in onore alla martire Eufemia. In seguito la basilica di Santa Eufemia fu dedicata ai protomartiri Ermacora e Fortunato. L’edificio ha al suo interno una bellissima pavimentazione in mosaico suddivisa da due file di colonne. A sud della chiesa si trova il Diaconicum- Saltatorium di Elia, un luogo nel quale il patriarca riceveva i fedeli; il pavimento musivo policromo con una cornice a treccia consta di due campate; una ha cerchi in un quadrato, mentre l’altra alterna i quadrati ai cerchi (in quest’ultima è possibile ammirare il monogramma del patriarca Elia).

Grado. The Patriarch Elia completely rebuilt a modest ecclesiastical structure dating from the IV-V century and consecrated it on 3 November 579 in honour of the martyr Euphemia. The cathedral was later dedicated to the early martyrs Hermacore and Fortunus. Inside there is a very beautiful mosaic floor divided by two rows of columns. To the south of the church is the Diaconicum-Saltatorium of Elias, a place where the patriarch received the faithful. The polychrome mosaic floor with a braided frame consists of two bays: one with in circles enclosed in a square, the other with circles and squares in alternation. The latter section contains Patriarch Elias’s monogram.

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Grado. La Chiesa paleocristiana di Santa Maria delle Grazie, sorta tra il V e il VI secolo d.C., presenta pavimenti musivi su due livelli, strutture d’arredo (plutei, seggio presbiteriale e cattedra) assieme a pregevoli sculture altomedievali ( frammenti di due cibori databili al I ventennio del IX secolo d.C.).

Grado. The early Christian church of Santa Maria delle Grazie, erected in the V and VI centuries, contains two levels of mosaic floors, furniture including a pluteus, a presbyterial chair and a pulpit, as well as admirable late medieval sculptures (fragments of two ciboria that can be dated to the first two decades of the IX century).

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Grado. La trasformazione di Grado in luogo di soggiorno e centro balneare inizia a fine Ottocento, con l’introduzione di strutture di cura climatico-balneari ed alberghiere, quan-

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do l’area apparteneva ancora alla corona asburgica.Soltanto nel secondo dopoguerra l’afflusso turistico, finalizzato all’uso delle spiagge, assume l’aspetto di fenomeno di massa.


Grado. The transformation of Grado into a holiday and beach resort began in the late 19th century when the area was still under the Hapsburg Empire, with the opening of spas

and hotels that promoted the healthy climate. It was only after World War II that tourists began to be attracted by the beaches, which has lead to the mass tourism of today.

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Santuario di Barbana. Il santuario della Madonna di Barbana sorge su un’isola nei pressi di Grado, all’interno della laguna. Le sue origini vengono fatte risalire al 582, ma l’edificio odierno è degli inizi del Novecento. Ogni anno, dal XII secolo, una processione di barche da pesca tirate a lustro la raggiunge da Grado nella prima domenica di luglio.

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Barbana Sanctuary. The sanctuary of the Madonna of Barbana is situated on an island in the lagoon near Grado,. Its origins are said to date from 582, but the present construction is early 20th century. Each year, since the 13th century, a procession of freshly-painted fishing boats arrives from Grado on the first Sunday in July.


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Cormons. Ăˆ il punto centrale del Collio, la zona che si erge dalla pianura del Friuli orientale fino alla periferia di Gorizia, area per secoli compresa nei possedimenti dei conti goriziani, prima, e degli Asburgo, poi. Nel paesaggio predomina la coltura della vite, dalla quale vengono tratti, secondo un’opinione diffusa, alcuni tra i migliori vini bianchi

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d’Italia, tra i quali la ribolla gialla e il traminer (alle pagine successive). Il confine internazionale, introdotto nel 1947, ha suddiviso questo ambiente naturale omogeneo. Dopo la nascita della Repubblica di Slovenia, anche nella parte slovena, denominata Brda, le produzioni vinicole hanno raggiunto il primato nazionale.


Cormons. This is the central point of the Collio, a zone that rises above the eastern Friuli plain towards the outskirts of Gorizia, lands that for centuries belonged to the counts of Gorizia and later to the Hapsburgs. Vineyards form the dominant theme of the landscape, where, according to many, some of the best white wines of Italy

are produced, among which are the Ribolla Gialla and Traminer (following pages). The international border created in 1947 now divides this naturally homogeneous zone. Since the creation of the Slovenian Republic, wine production has gained national pre-eminence in the part called Brda.

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Gorizia. La città si è sviluppata negli spazi compresi tra il colle del castello e l’Isonzo, fermato in questa posizione dal colle del Calvario, che da ovest la sovrasta. In questi luoghi

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l’Isonzo esce dalle Prealpi ed entra nella pianura friulana, anticipando la confluenza nello stesso del fiume Vipacco, proveniente da levante, dove sorgeva il ponte romano.


Gorizia. The town grew in the zone enclosed by the castle hill and the Isonzo river, blocked by the hill of Calvario to the west. In this zone the Izonzo emerges from the foothills of the

Alps and enters the Friuli plain, anticipating its confluence with the tributary Vipacco from the east, where the Roman bridge once stood.

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Gorizia. Il Palazzo Attems Petzenstein voluto da Gianfrancesco di Attems mostra il fasto e la ricchezza di una delle famiglie che contribuirono a fare del Settecento il “secolo d’oro” di Gorizia. Qui hanno sede i Musei Provinciali. La Pinacoteca raccoglie oltre 500 dipinti: di particolare rilievo quelli di alcuni grandi maestri del Settecento veneto. L’opera

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di Giuseppe Tominz (1790-1865), qui sopra in un autoritratto con il fratello, si segnala nella serie dei ritratti ottocenteschi. Nella pagina a fronte la pala Madonna col bambino e santi di Gianantonio Guardi (1699-1760), opera “di respiro europeo” dipinta attorno al 1750, proviente dalla Chiesa parrocchiale di Belvedere di Aquileia.


Gorizia. The Palazzo Attems Petzenstein, built to the order of Gianfrancesco di Attems, displays the pomp and riches of one of the families that contributed to making the 18th Century Gorizia’s ‘Golden Century’. The palace now houses the Provincial Museums. The painting gallery contains more

than 500 works; of particular note are several of the great 18th century masters of the Veneto. The work of Giuseppe Tominz (1790-1865), shown on the facing page in a selfportrait with his brother, is outstanding in the series of 19th century portraits.

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Gorizia. Il castello di Gorizia, situato in posizione dominante, ha le sue origini nel XII secolo. L’aspetto odierno risale agli anni Trenta del secolo scorso, quando si pose rimedio ai danni subiti durante la prima guerra mondiale. A questo periodo risale l’inserimento del leone di San Marco sulla porta d’accesso, attestazione di una falsa paternità storica, per celare la lunga sudditanza asburgica.

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Gorizia. The castle of Gorizia, placed in a commanding position, originated in the 12th century. Its present form dates from the 1930s when it was restored after damage suffered in World War I. It was then that the lion of St Mark was placed above the main gate, in a misguided attempt to cancel the memory of the long domination of the Hapsburg Empire.


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Gradisca d’Isonzo. Sulla riva destra dell’Isonzo, pochi chilometri a valle di Gorizia, sorge la città di Gradisca, eretta su uno dei due soli speroni calcarei presenti per chilometri nella pianura friulana. Questa condizione favorì la costruzione, nel 1473 di una fortezza da parte dei Veneziani, che però passò agli arciducali nel 1509. Le mura e i bastioni sul lato occidentale vennero abbattuti nella seconda metà dell’Ottocento, mentre le restanti strutture difensive ancora oggi la cingono.

Gradisca d’Isonzo. On the right bank of the Isonzo, a few kilometres downstream from Gorizia, stands the town of Gradisca, built on one of the only two calcareous spurs in the Friuli plain. This position favoured the construction of a fortress by the Venetians in 1473, which however was taken over by the Archdukes of Austria in 1509. The walls and ramparts on the west side were pulled down in the second half of the 19th century, but the remaining defensive structure is still intact.

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Redipuglia. Il sacrario di Redipuglia (cioè ”in mezzo ai campi”) venne edificato nel 1938 raccogliendo le salme di oltre centomila soldati italiani, circa un terzo di quelli morti sul fronte orientale tra il 1915 e il 1917. In questa zona la guerra fu di posizione per più di due anni. Ha lasciato tra le pietraie morti e trincee scavate dalle truppe di entrambi gli eserciti.

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Redipuglia. The war memorial of Redipuglia (“in the fields”) was built in 1938 to house the remains of more than 100,000 Italian soldiers, about a third of the total number who died on the eastern front between 1915 and 1917. In this zone trench warfare continued for more than two years. This stony ground is riddled with trenches and graves dug by the troops of both sides.


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Ronchi dei Legionari. L’aeroporto di Ronchi dei Legionari è la struttura regionale di riferimento per il traffico aereo del Friuli Venezia Giulia. Prima della sua costruzione, nella pri-

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ma metà degli anni Sessanta, veniva utilizzato quello in erba di Merna, alla periferia di Gorizia, a pochi metri dal confine con l’allora Jugoslavia.


Ronchi dei Legionari. The airport of Ronchi dei Legionari is the most important in Friuli-Venezia Giulia. Before it was built, in the early 1960s, the Merna airport with its grass run-

ways was used. It is situated on the outskirts of Gorizia, only a few metres from the border of ex-Yugoslavia.

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Monfalcone. La panoramica su Monfalcone e il suo golfo mette in evidenza il rapporto tra la cittĂ , quinta nella regione per numero di abitanti, e la storia delle sue strutture industria-

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li. Il cantiere navale, sorto agli inizi del Novecento, è stato a partire dal secolo scorso punto di riferimento, e non soltanto lavorativo, per le comunità dell’area monfalconese.


Monfalcone. The panorama from Monfalcone and its gulf emphasizes the relationship between the town, the region’s fifth in population, and its industrial structures. The shipyard

has been a frame of reference for the population of the Monfalcone area since it was built in the early 20th century.

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Duino. In corrispondenza con il castello di Duino, menzionato per la prima volta nel 1363, la costa dell’alto Adriatico passa da sabbiosa a rocciosa. La vegetazione della sottile fascia che domina questo tratto di mare, sovrastato da alte falesie, indica il limite settentrionale del clima mediterraneo.

Duino. The castle of Duino was first mentioned in 1363. Here the upper Adriatic coast changes from sand to rocks. The narrow strip that dominates this part of the sea, overhung by high cliffs, has a vegetation that marks the northern limit of the Mediterranean climate.

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Miramare. A pochi chilometri da Trieste, su un basso sperone in riva al mare, l’arciduca Massimiliano d’Austria fece costruire, tra il 1856 e il 1860, il castello di Miramare che però non poté mai abitare perché morì in Messico, dove venne fucilato come imperatore nel 1864. L’edificio, museo statale aperto al pubblico, è circondato da un vasto giardino al cui interno sono raccolti alberi provenienti da tutto il mondo.

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Miramare. A few kilometres from Trieste, on a low spur on the sea coast, the Austrian Archduke Maximilian had the castle of Miramare built between 1856 and 1860. Sadly, he was never able to inhabit it, for as emperor he was executed in Mexico in 1864. The building, now a state museum open to the public, is surrounded by vast gardens which include examples of trees from all over the world.


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Miramare. Il castello, costruito su progetto di Carlo Junker, è museo dal 1955. L’arredamento delle stanze, a volte piuttosto stravagante, ne rispecchia la storia. La Saletta Novara riproduce il quadrato di poppa della omonima nave austriaca, lo stu-

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dio del duca d’Aosta è arredato con mobili tipici del ventennio fascista, la Sala Cesare Dell’Acqua è dedicata al pittore istriano (1821-1905) che in numerosi dipinti raccontò i fatti significativi di Miramare.


Miramare. The castle, built to a plan by Carlo Junker, has been a museum since 1955. The decoration of the rooms, at times rather extravagant, evokes the structure’s history. The Saletta Novara reproduces the after-cabin of the Austrian ship

of that name; the study of the Duke of Aosta displays furniture typical of the Facist era. The Cesare Dell’Acqua room contains numerous works by this Istrian painter (1821-1905) who depicted significant moments in the history of Miramare.

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Muggia. È questa l’unica parte dell’Istria ad essere compresa nel territorio italiano. Il rapporto stretto con la repubblica di Venezia durò per secoli e si intravede nell’organizzazione

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urbana del centro storico. II duomo, che sorge nella piazza centrale accanto al municipio, ex palazzo dei rettori veneziani, risale al 1263.


Muggia. This is the only part of Istria that is still part of Italy. Its close connection to Venice lasted for centuries, as is evidenced in the layout of the old town centre. The ca-

thedral, dating from 1263, is situated in the main square next to the town hall, the former palace of the Venetian governors.

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Muggia. Il duomo di Muggia è stato costruito su una chiesetta precedente risalente al XII-XIII secolo. Ha una elegante e dinamica facciata gotica databile tra il 1410 ed il 1467-69. Nell’insieme e nei dettagli si coglie l’influenza

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veneziana. È di gradevole effetto luminoso il rosone, quasi un ricamo. Il bassorilievo della lunetta, anch’esso di buona mano, rappresenta la Trinità adorata dai Santi Giovanni e Paolo.


Muggia. The cathedral of Muggia was built on the foundations of a small church of the 12th-13th century. It has an elegant and dynamic faรงade that can be dated to between 1410 and 1467-69. Venetian influence is notable both in its gen-

eral layout and in its details. The rose window is especially notable for its lacy luminosity. The low relief in the lunette, of equally high quality, depicts the Trinity adored by SS John and Paul.

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Trieste. La sua parte urbana si distende e concentra nell’area compresa tra i rilievi e il golfo, negli spazi che oggi raccordano le rive al colle di San Giusto. La periferia si allarga a poca distanza dal mare sul Carso, che si innalza fino a oltre 300 metri, un’altezza pari a quella di Tolmezzo in Carnia.

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Trieste. The city occupies the area between the range of hills and the gulf, which now connects the shore to the hill of San Giusto. The suburbs spread out from near the sea to the Carso, which rises to more than 300 m, a height equal to that of Mount Tolmezzo in Carnia.


Trieste. Il teatro romano di Trieste (alle pagine successive) fu costruito tra il I e il II secolo d.C. per volere di Quinto Petronio Modesto. Si trovava in origine in riva al mare. Durante gli scavi, e l’imponente ristrutturazione urbanistica degli anni Trenta, furono rinvenute dieci statue che ornavano probabilmente il proscenio. Si trovano ora presso il Civico Museo di Trieste.

Trieste (following pages). The Roman theatre of Trieste was built between the 1st and 2nd centuries AD at the command of Quintus Petronius Modestus. It was first located on the sea shore. During excavations and the massive urban renewal carried out in the 1930s, ten statues that most likely decorated the stage were discovered. They are now on display in the city museum of Trieste.

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Trieste. La basilica di San Giusto sorge sul colle omonimo già sede in epoca protostorica di un castelliere. Nel V secolo d.C. venne costruita la chiesa paleocristiana, mentre nel Trecento si diede inizio ai lavori per la costruzione dell’attuale edificio nato

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dall’unione della chiesa di Santa Maria Assunta al Sacello di San Giusto. La basilica costituita da cinque navate ha una facciata assai semplice e asimmetrica, dominata dall’elegante trina di un rosone gotico.


Trieste. The Cathedral of San Giusto rises upon he hill of the same name which in proto-historical times was already a fortified village. The church was built there in the fifth century; in 1300 the present edifice was begun, which united

the church of Santa Maria Assunta and the chapel of San Giusto. The cathedral has a nave with double side aisles and a rather simple and asymmetric faรงade, dominated by an elegantly lacy Gothic rose window.

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Trieste. Nella basilica l’abside e parte delle pareti sono decorate da mosaici raffiguranti la Vergine in trono tra gli arcangeli Michele e Gabriele e i dodici apostoli: opera probabilmente di maestranze veneto-ravennati del XII secolo d.C.

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Trieste. The cathedral’s apse and part of its walls are decorated in mosaics depicting the Virgin enthroned between the archangels Michael and Gabriel and the twelve apostles. These are attributed to Veneto-Ravenna workshops of the 12th century.


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Trieste. Piazza Unità d’Italia è il luogo privilegiato degli incontri triestini. Il suo aspetto odierno risale agli ultimi due secoli. Il palazzo della prefettura, quello comunale e quello

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del Lloyd triestino, ora sede della Giunta regionale, costituiscono gli elementi principali delle quinte di una delle più grandi piazze aperte sul mare.


Trieste Piazza Unità d’Italia is the favourite meeting place for the townspeople of Trieste. Its present appearance dates from the last two centuries. The prefecture, the town hall and

Lloyd’s Triestino, now seat of the regional government, are the principal buildings which enclose one of country’s largest city squares open to the sea.

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Trieste. Il golfo di Trieste ha naturalmente incoraggiato lo sviluppo degli sport acquatici. Alto è il numero delle società veliche presenti in città, che trovano il loro momento di mas-

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simo rilievo nella Barcolana, regata velica che da decenni si svolge la seconda domenica di ottobre nel tratto di mare che fronteggia la cittĂ , coinvolgendo migliaia di barche a vela.


Trieste. The gulf of Trieste has naturally encouraged the growth of water sports. There are a great number of sailing clubs in the city, whose moment of glory comes with the Barcolana, a sail-

boat regatta which for decades has taken place on the second Sunday in October in the stretch of sea directly in front of the town, with the participation of thousands of sailboats.

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Indice dei luoghi rappresentati Index of places featured

Amaro, 160-163 Ampezzo, 114, 115 Andreis, 89 Aquileia, 268-279 Artegna, 190 Arzenutto (San Martino al Taglia– mento), 50, 51 Ausa-Corno, 266, 267

Gemona, 184-189 Gorizia, 294-299 Gradisca d’Isonzo, 300, 301 Grado, 280-287

Barbana, santuario di (Grado), 288, 289 Barcis , 90-93 Buttea, 106, 107

Maiaso, (Enemonzo), 108, 109 Maniago, 74, 75 Maniagolibero, 76, 77 Marano Lagunare, 260-263 Meduno, 84, 85 Miramare, castello di, 310-313 Moggio, 164, 165 Monfalcone, 306, 307 Montereale Valcellina, 76-79 Muggia, 314-317

Cabia (Arta Terme), 154, 155 Camporosso/Saifnitz, 168, 169 Casarza della Delizia, 46 Cassacco, 196, 197 Castelmonte, 252, 253 Cella (Forni di Sopra), 118, 119 Cimolais, 95 Cividale, 242-251 Coderno di Sedegliano, 212, 213 Collina di Forni Avoltri, 134, 135 Colloredo di Monte Albano, 202, 203 Cordovado, 40, 41 Cormons, 290, 293 Cornino, 82, 83 Dandolo, 72, 73 Duino, castello di (Trieste), 308, 309 Erto, 94 Fagagna, 210, 211 Forni Avoltri, 132, 133 Forni di Sopra, 116-117 Frisanco, 88 Fusine, 172

Invillino (Villa Santina), 102-105 Lignano, 264-265

Osais, 126-129 Osoppo, 98-101 Ovaro, 138, 139 Palmanova, 258, 259 Passariano, 214, 219 Paularo, 144-147 Pesariis, 130, 131 Piancavallo, 58-61 Piano d’Arta, 152, 153 Polcenigo, 16, 17 Pontebba/Pontafel, 166, 167 Porcia, 24, 25 Pordenone, 26-33 Provesano, 52, 53 Ragogna (o Muris), monte di, 96, 97 Ramandolo, 194, 195 Rauscedo (San Giorgio della Richin– velda), 54-57

Ravascletto, 140, 141 Reana del Roiale, 198, 199 Redipuglia, 302, 303 Rigolato, 137 Rive D’Arcano, 208, 209 Ronchi dei Legionari, 304, 305 Rosazzo, abbazia di (Manzano), 254-257 Sacile, 18-23 San Daniele del Friuli, 204-207 San Pietro di Carnia, 150, 151 San Vito al Tagliamento, 42-45 Santa Maria di Gorto, 136 Sauris, 120-125 Segnacco, 192, 193 Sella Nevea, 174-177 Sequals, 70, 71 Sesto al Reghena, 34-39 Socchieve, 110, 113 Spilimbergo, 62-69 Tarcento, 191 Tolmezzo, 156-159 Tramonti, lago di, 86, 87 Travesio, 80, 81 Tricesimo, 200, 201 Trieste, 318-331 Udine, 220-241 Ugovizza/Uggowitz, 170, 171 Val Saisera, 173 Valvasone, 48, 49 Venzone, 178-183 Versutta , 47 Zoncolan, monte, 142, 143 Zuglio, 148, 149

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Friuli Venezia Giulia - Elio e Stefano Ciol  

Un percoso tra arte, storia e natura - an itinerary embracing art, history and nature fotografie di Elio e Stefano Ciol Cierre Edizioni test...

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