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SOMMARIO

L’INTERVENTO ............................................................ 09 Giorgio Peghin, Roberto Luongo, Guido Carella IN COPERTINA .............................................................. 14 Benetton, una storia veneta POLITICA ECONOMICA .............................................. 20 Ferruccio Dardanello, Le cifre del Triveneto, Matteo Zoppas, Luca Zaia DISTRETTI INDUSTRIALI ............................................ 34 Valter Taranzano, Furio Suggi Liverani, Alessandro Calligaris ECONOMIA TRENTINA ................................................ 42 Paolo Mazzalai, Alberto Pacher MERCATO DEL LAVORO ............................................ 50 Debora Serracchiani, Il decreto occupazione ACCESSO AL CREDITO ................................................ 56 Massimo Pavin, Alessandro Vardanega, Luigi Schiavo, La voce delle banche ASSET STRATEGICI ...................................................... 64 Antonio Catricalà, Giorgio Rapari, Antonietta Tomasulo INNOVAZIONE .............................................................. 72 Luigi Cattini, Fabio Nardin, Alfredo e Pietro Fogal, Lorenzo Campaner e Luca Antonello, Gianpiero Spezzotti, Chiara Beraldo, Ronnie Canzian, Vittorino Manfro, Andrea Daldoss

Credito

TECNOLOGIE ................................................................ 94 Stefano Moretto, Patrizia Bertoldi, Massimo Galli, Dario Trentini, Marcello Busetto, Raimondo e Nicola Mattiuzzo, Germano Simonitto, Fabio Varanese, Pietro Zambon, Giuseppe Nicoletti, Maria Grazia Fattori, Matteo Lazzarotto INTERNAZIONALIZZAZIONE ...................................... 122 Pompeo Tria, Enzo Paoli EXPORT ........................................................................ 130 Antonio Billotto, Mario Piuzzi, Carlo Mazzon, Bruno De Pin e Gianbattista Bit, Luciano Pisoni CONSULENZA .............................................................. 138 Franco Varisco e Fulvio Bisiani, Daniela Pizzinini MODELLI D’IMPRESA ................................................ 142 Paolo Bombara, Adriano Giacomuzzi, Giancarlo e Vittorino Ferro, Marco Tiepolo, Gildo e Luca Cappellotto, Remigio Del Col, Renato Gasperotti, Emanuela Degano, Renzo Ribaga, Maurizio Demozzi, Antonio Frescura, Gianluca Berini, Francesco Martinelli POLITICHE AGRICOLE .............................................. 170 Nunzia De Girolamo, Franco Manzato, Sergio Bolzonello, Tiziano Mellarini AGROALIMENTARE .................................................... 176 Alex Maccan, Celestino Gaspari, Alberto Piovan

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Le proposte di Confindustria per affrontare le difficoltà di accesso al credito da parte delle aziende

↑ Pompeo Tria, amministratore unico della Step Impianti Srl di Trieste


RINNOVABILI .............................................................. 182 Giuliano Tomasi, Marco Mazzero, Mario Bresciani, Franz Oberstaller, Marco Ianes GESTIONE RIFIUTI ...................................................... 192 Enzo Tambosi, Bruno Nino, Giancarlo Tomellini GRANDI OPERE ........................................................ 200 Le priorità del governo, Luis Durnwalder, Franco Iacop INFRASTRUTTURE .................................................... 208 Alessandro Dri TRASPORTI .................................................................. 210 Arduino Bortoluzzi, Riccardo Ruaben, Nicoletta, Filippo e Chiara Sabbini LOGISTICA .................................................................... 216 Gianfranco Gherbassi EDILIZIA ...................................................................... 218 Made Expo, Lukas Hofer, Fabio Ferrario, Luca Andermarcher, Giuseppe Gilli, Luca e Nicola Parisi, Giuseppe Martina, Riccardo Frappa, Paolo, Giorgio e Stefano Zanettin, Remo Anzelini, Alessandro Donati

Asset strategici p.64 Aumentano le imprese digitali del 9,3% nel triennio 2009-2012 e producono il 3,9% del Pil italiano

MATERIALI .................................................................. 244 Alessandro Mattivi

TURISMO CULTURALE .............................................. 252 Pier Luigi Celli, Renzo Iorio, Bernabò Bocca, Giovanni Puglisi, Il primato del Nord Est, Marino Zorzato, Cristiana Collu, Gabriella Kropf

INTERNI ...................................................................... 246 Fausto Francescotti, Marvi Zanol, Carlo Bozino

DONNE D’IMPRESA .................................................. 268 Pmi e terziario

Antonio Catricalà, viceministro dello Sviluppo economico

↑ Luca Zaia, presidente della Regione Veneto


L’INTERVENTO FRANCESCO PEGHIN, PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE NORD EST

Ricambio generazionale, passaggioobbligato

È

opinione condivisa che il passaggio generazio-

mia digitale. In tal caso è ipotizzabile anche la coesistenza di

nale sia una fase cruciale della vita di un’im- diverse generazioni trovando spazi e ambiti adeguati per ciapresa, va assolutamente preparato e governato

scuno, in modo da assicurare continuità nella storia azien-

in modo da assicurare continuità e futuro all’at-

dale. A questo proposito però, si allarga il numero di

tività, in particolare se si tratta di un’azienda a

imprenditori che ritiene che non sia indispensabile che il pas-

conduzione familiare.

saggio per la gestione dell’impresa avvenga nell’ambito della

Oggi che la crisi ha messo in luce la necessità di un nuovo famiglia, ovvero che i figli non debbano necessariamente semodello d’impresa, gli imprenditori nordestini stanno po-

guire la stessa strada dei padri.

nendo sempre più attenzione al tema e il passaggio genera- Aumenta infatti la quota degli imprenditori che ritiene che il zionale non è più considerato solamente come un processo processo di ricambio generazionale debba passare attraverso e

l’ingresso o il ricambio direzionale: il 40 per cento circa ri-

d’innovazione nella gestione delle attività aziendali. La mag-

tiene che sia possibile mantenere la proprietà, ma sia neces-

gioranza dei capitani d’azienda del Nordest, oltre il 75 per

sario l’ingresso di manager esterni alla famiglia, mentre uno

inevitabile,

ma

diviene

un’occasione

di

sviluppo

cento, ritiene infatti che i cambiamenti imposti dalla crisi va- su tre pensa che la migliore strategia da adottare, in caso di dano trasformati in opportunità anche quando si tratta del ricambio generazionale, sia quella di fare ricorso a manager passaggio generazionale.

esterni e aprire il capitale a soggetti non appartenenti alla

Cresce, inoltre, la consapevolezza che l’impresa sia un’orga-

cerchia familiare.

nizzazione complessa che può guardare al futuro solo se si

La maggioranza degli imprenditori nordestini ritiene comun-

orienta verso una gestione aziendale con competenze mana- que che la migliore strategia sia l’ibridazione tra il carattere geriali adeguate. In questa fase in cui internazionalizzazione

familiare che ha portato l’impresa a crearsi uno spazio nel

e innovazione, in particolare, sono i fattori chiave per aggan-

mercato, con le competenze manageriali e la professionalità

ciare la ripresa, è necessario che anche le pmi si strutturino aziendale di chi ha gli strumenti per affrontare i cambiamenti per fare fonte a queste nuove esigenze. Se le skills per svi- dei mercati e dell’economia attuale. luppare queste strategie sono presenti in famiglia è oppor- Appare chiaro che non esiste una soluzione uguale per tutti, tuno valorizzare le risorse a disposizione mettendo a frutto le

sicuramente vanno valutati i singoli casi e in base alle pecu-

competenze acquisite dai giovani, che, in alcuni ambiti, pos-

liarità delle diverse realtà si dovrà individuare la strada giusta

sono avere una marcia in più, si pensi ad esempio all’econo-

per potenziare i punti di forza di ogni singola azienda. \\\\\

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L’INTERVENTO GUIDO CARELLA, PRESIDENTE MANAGERITALIA

Il lavoro è creare lavoro

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i affanniamo a pensare, ipotizzare e tentare mento, il successo di un’azienda non dipende solo dalle tutte le strade possibili per creare lavoro. Ma qualità sua e dei suoi lavoratori, ma anche dall’ecosisembra che nessuno sappia più come e per-

stema economico e sociale nel quale è inserita. Questi

ché il lavoro, ma soprattutto la crescita eco-

luoghi diventano uno stimolo e un incubatore ricco di

nomica, si crea e si distrugge. Qualcuno idee e di tutto quanto serve per creare nuove idee e pensa che basti un incentivo. Qualcun altro

nuovi modi di fare impresa.

ritiene che servano leggi su leggi, quasi che crescita e la- Insomma, se guardiamo a quello che stiamo facendo noi voro si creino per decreto. Pensiamo di governare il lavoro, oggi in Italia non possiamo che concludere che non ci cosa mai data in natura, e non sappiamo creare e gover- siamo. Ignoriamo e non presidiamo formazione, ricerca, nare le condizioni che ne sono alla base.

infrastrutture, cultura eccetera. Non creiamo le condi-

Oggi, anche negli Stati Uniti, ci sono città e intere aree zioni per crescere. geografiche che, ancorate a un’economia e un lavoro di Allora gli attori del mondo economico e sociale hanno un decenni fa, sono al collasso (si pensi alla bancarotta di grande ruolo. Fare sindacato e rappresentanza è oggi anDetroit). La manifattura è in calo in ogni dove, soprat-

cora più indispensabile per mettere l’ecosistema nelle con-

tutto quando non sa più fare innovazione, quella che in-

dizioni di preoccuparsi solo di crescere. Manageritalia e

vece l’ha spinta partendo da zero per tanti anni. La Confcommercio hanno appena prorogato la scadenza del finanza è isolata e fine a se stessa, incapace di dare im- contratto dirigenti del terziario di fine 2013, rimandando pulso vitale agli altri settori.

tutto alla fine del 2014. Abbiamo congelato gli aumenti

Qua e là per il mondo, sempre meno in Italia, ci sono

economici e manutenuto welfare e workfare contrattuale,

però intere città e aree geografiche che crescono e

insistendo su programmi di formazione e politiche attive

creano sviluppo, lavoro e ricchezza. La famosa Silicon

a supporto di dirigenti alla ricerca di un nuovo incarico e

Valley continua a essere l’economia più dinamica

aziende che vogliono aumentare la competitività e cogliere

d’America e del mondo. L’ingrediente? Innovazione e co- nuove opportunità. noscenza, veri motori della moderna economia basata

Abbiamo rinunciato ad aumenti contrattuali, ma pun-

non più sulla produzione di beni materiali, ma su tato a creare le condizioni migliori perché aziende e maquella di innovazione e conoscenza. E oggi ancor più di

nager possano continuare a lavorare sinergicamente e in

ieri questa nuova economia vincente tende all’aggrega-

tranquillità.

zione geografica. Città e regioni che si popolano di la-

Insomma, questa è la strada da seguire. E se non sappiamo

voratori qualificati e imprese innovative e ne attirano,

cambiare le logiche che guidano le nostre azioni, sarà im-

come le api sul miele, sempre di più. Perché oggi, ma possibile cambiare il Paese. Forse, al rientro dalle ferie, doanche ieri, pensiamo ai nostri distretti o al Rinasci- vremmo ripartire da qui.

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IN COPERTINA BENETTON, UNA STORIA VENETA

UNA FAMIGLIA CHE VUOLE IL MONDO PIÙ COLORATO

Quella dei Benetton è una storia imprenditoriale iniziata negli anni ‘60 con Luciano e oggi saldamente nelle mani del figlio Alessandro. Simbolo dell’intraprendenza veneta, hanno creato un impero economico che conta 6.500 negozi in 120 Paesi e fattura 2 miliardi di euro

→ Luciano Benetton con il figlio Alessandro

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IN COPERTINA BENETTON, UNA STORIA VENETA

enetton per tutto il mondo vuol dire colore, vuol dire Veneto, ma insieme un impasto di emozioni, facce di bambini, dolori, nascite, fraternità, acque, fiori. Insomma vita. Una vita però con un timbro che richiama Vivaldi, che non è solo dolcezza ma pienezza. Ha anche un sapore, questo nome: il prosecco. Meno male che c’è Benetton, anzi i Benetton. Non sono perfetti, negli anni le loro scelte pubblicitarie, e dunque di comunicazione, hanno diviso, suscitato polemiche, spezzato amicizie. Hanno strumentalizzato la malattia diffondendo immagini impudiche? Forse. Di certo impediscono di acquietarsi nel pensiero unico e burocratizzato, consentono di dire sì o no, non ti fregano con il linguaggio subliminale. Ovvio: ci guadagnano, anche dalle loro iniziative sociali traggono utili, ma intanto ci tengono svegli e più umani. Con questa premessa si capisce perché uno sguardo sul miracolo declinante e rinascente del Nord Est, e sulle speranze che esso ancora rappresenta per l’Italia, non possa che partire da Ponzano, e dalla Villa Manelli, seicentesca e però proiettata nel terzo millennio, antica e rimessa in sesto, conservando e insieme rinnovando la tradizione estetica e culturale del Veneto e insieme dell’Italia. Questa villa è la sede, di più, la sorgente estetica e filoso-

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Foto Antonia Mulas

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fica, il simbolo di un modo di pensare il mondo e il lavoro. Il lavoro è faticoso, duro, contadino, ma per essere umano esige però un sentore di bellezza e il profumo di una memoria buona. Questa villa è stata acquistata dalla famiglia Benetton nel 1969; e Luciano Benetton (il capostipite) ha affidato a due suoi amici architetti, Afra e Tobia Scarpa, il restauro, che non è un rifare, ma è consentire il ritorno alla sorgente della civiltà. Una conservazione che è resurrezione. Non ci hanno messo tre giorni ma quindici anni, il tempo dello sbocciare della giovinezza. Prima di ripercorrere la storia dei Benetton, oggi saldamente in mano alla seconda generazione, capeggiata dal presidente Alessandro, figlio 49enne di Luciano, conviene – anche se tutti crediamo di sapere tutto – elencare cosa è ricoverato sotto il manto di lana non pettinata ma cardata, e tinteggiata di verde, di quel marchio. In 120 Paesi espongono l’insegna del ducato di Ponzano, 6.500 negozi, raggiungendo un fatturato totale che supera i 2 miliardi di euro l’anno. Su Internet il Gruppo si autodefinisce così: “...ha una consolidata identità di stile, colore, moda autentica, qualità a prezzi democratici, passione: valori che si riflettono nella personalità forte e dinamica dei marchi United Colors of Benetton, Undercolors of Benetton, Sisley e Playlife”. Ma non si fermano lì, i Benetton. Ci sono le autostrade per l’Italia, Aeroporto di Roma e, soprattutto, Autogrill. Trascrivo l’ultima notizia importante disponibile. È un lancio Ansa del 5 settembre: “Autogrill va a Est e sbarca in Russia, dove fornirà i servizi di ristorazione nell’aeroporto internazionale di San Pietroburgo, il Pulkovo. Dopo essersi lanciata alla “conquista del West”, anche grazie a grandi operazioni su HmsHost (1999) e Aldeasa (2005), il gruppo punta ora sul mercato russo, con un occhio alle Olimpiadi invernali del prossimo anno e ai mondiali di calcio del 2018. Il debutto a San Pietroburgo verrà realizzato grazie a un’alleanza con due nomi di peso nella ristorazione russa, Novikov Group e Ginza Project, coinvolti come soci di minoranza (al 20% ciascuno) nella neocostituita Autogrill Russia (per il 60% di Autogrill, tramite HmsHost International). L’attesa è che la concessione generi 130 milioni di ricavi tra il 2014 e il 2021. L’offerta sarà un mix locale e internazionale, con, ad esempio, un russian pub anni ‘70 (il Kamchatka), un irish pub e quant’altro serva alla ristorazione dei viaggiatori, inclusi dei “concept” sviluppati internamente (Puro Gusto)”. SETTEMBRE 2013


Sono un fungo strano i Benetton, oppure sono un fiore del giardino industriale e culturale veneto, traendone ispirazione e dando prestigio al tutto? C’è qualcosa di molto tipico. C’è la rivista Colours, una delle più importanti del mondo. Pensata e creata da Oliviero Toscani (con cui Luciano ha lavorato 18 anni, ma “nulla è eterno” ha commentato il fotografo), ora è creata dalla “Fabrica”, con una b sola, come voleva mamma Rosa, dove c’è il vivaio di artisti, cervelli, creativi, artisti, capaci di travasare la follia veneta nella concretezza dei prodotti. C’è uno strano e bellissimo libro scritto da Sergio Saviane, intitolato “Il miliardario” e dedicato al suo amico Luciano. Un libro anche duro con lui. Lo rappresenta silenzioso e muto, folle e insieme concreto, di sincerità assoluta, capace di scegliere collaboratori “canaglie”, come Flavio Briatore e il citato Toscani. Venuto su dalla fame e con una invenzione geniale e semplice. Il padre era un meccanico di biciclette. «Mio papà Leone, benché malato, riusciva a mantenerci vulcanizzando copertoni di bicicletta. Morì proprio

↑ Da sinistra, Carlo, Gilberto, Giuliana e Luciano Benetton ← Gli uffici di Villa Manelli, restaurata da Afra e Tobia Scarpa

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alla fine della guerra, nel 1945» ha raccontato Luciano a Stefano Lorenzetto. All’amico sui banchi di scuola, confidava l’ambizione di diventare ricco, di trovare l’oro in Veneto. “Come pensi di riuscirci?”. Risposta di Luciano: “Non lo so. È quello che sto cercando di capire vendendo camicie e filati nel negozio del signor Dellasiega”. E concludeva: “Ti dice niente la corsa all’oro dei vecchi cercatori in America?”. Vende maglioni in giro, con la bicicletta. La sorella Giuliana tesseva grazie a un telaio a mano comprato coi prestiti. Finché la svolta mentale nel 1960, la sfilata degli atleti a Roma per le Olimpiadi: le tute e le casacche colorate, una festa. Perché invece in giro sono tutti grigi? Nel 1963, quando ha già sviluppato la “Benetton-très jolie”, secondo questa sua idea di maglie e maglioni invece di giacche e cravatte, il colpo geniale, la scoperta della tintoria dei capi già confezionati. A quel punto eravamo in grado di tingere capi finiti solo se erano di lana cardata”. Diventò il marchio della casa. Il resto viene da sé. La decisione successiva di tirare le conseguenze delle radici venete e, in particolare, trevigiane. Acquistando ville palladiane e ridando loro onore e lucentezza. Il fratello Gilberto, nato nel 1939, di quattro anni più giovane, si dedica a tutto ciò che non è il core business in senso stretto. Le ricadute sportive e culturali, il legame con la città di Treviso attraverso la creazione di un centro sportivo dove sono coltivati i talenti del basket e del volSETTEMBRE 2013

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IN COPERTINA BENETTON, UNA STORIA VENETA

ley. La scelta di trasferire il marchio sul muso della Formula Uno, non come semplici sponsor, ma come veri e propri competitor. Briatore, geniaccio del marketing e pieno di idee, e già in forza a Ponzano, viene incaricato del progetto e della sua direzione. Verranno successi clamorosi. Poi, quando il prodotto è maturo e i costi diventano improduttivi, e se ne va la freschezza, i Benetton passano la mano: sia nel basket (dove però continuano a operare nel settore giovanile) sia nell’automobilismo. Resta il rugby. La rudezza leale e cortese dei colori e della forza. Luciano ha creato tutto, coi fratelli, vivendo praticamente in aereo, tosando le pecore in Patagonia e volando poi ad aprire un negozio a Shanghai, ma sempre tornando a casa, andando la sera all’osteria con qualche vecchio amico, parlando e bevendo poco, in quel misto di follia e piedi piantati a terra che è il Veneto, dotato di quella ebrezza produttiva, di quella insofferenza per le noie burocratiche e per i vincoli soffocanti dello Stato, dovute forse ad una ragione antropologico-alimentare: il vino, il fatto che i veneti sono cresciuti a latte e vino. Era questo nettare biblico a portare proteine ai bambini e alle mamme, ai contadini e ai poveri braccianti, i quali tutti trovavano nutrimento solo nella bevanda di Bacco. Non è una leggenda, sostiene Saviane, ma un dato biologico documentabile. Così, anche in chi è astemio, è rimasta quella capacità di vibrare per la voglia di lavorare e di essere sanamente matti che consente di sognare e di amare la propria terra. La locomotiva veneta, e in generale la motrice italiana che è il Nord Est, è oggi frenata dalla crisi e per sovrappiù a una scarsa competitività dovuta a cause esterne alla testa e alla energia imprenditoriale dei veneti. Le tasse, le infrastrutture, la stretta infame al credito, l’inadempienza vergognosa nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione, con guai che dal settore edilizio trapassano a tutte le filiere produttive.

↑↑ Luciano Benetton e Flavio Briatore

↑ Villa Pastega a Catena di Villorba (Tv), sede di Fabrica, centro di ricerca sulla comunicazione del Gruppo Benetton

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Foto Reed Young

Che fare? I Benetton hanno cercato, nei primi anni ‘90, con Luciano, di impegnarsi direttamente in politica: hanno rinunciato delusi. Aspettare che la politica cambi sarebbe deleterio. Si tratta forse allora di guardare allo spirito pionieristico dei Benetton, alle origini, quando si cercava l’oro, e non ci si arrendeva di fronte all’evidenza della povertà. Lo stesso spirito indomito che ti fa correre in Russia, a San Pietroburgo, o chissà dove, sempre con colori e nuove idee, credendo in se stessi. Ecco, sapere che ce la si può fare, e battersi per questo, anche con l’ironia che dimostra quella chioma da “leonesso” di Luciano; tutto questo è lo spirito veneto che non \\\\\ muore neanche se lo ammazzano.

Renato Farina, scrittore

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POLITICA ECONOMICA FERRUCCIO DARDANELLO

LE IMPRESE ITALIANE GUARDANO OLTRE L’EUROPA

Sono ancora ampi i margini di penetrazione dei prodotti italiani nei mercati mondiali. Per questa ragione Unioncamere potenzia gli strumenti per le aziende che vogliono internazionalizzarsi - Francesca Druidi

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↑ Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere ← Una panoramica di Giacarta, capitale dell’Indonesia

ono già stati compiuti importanti passi in avanti per delineare una strategia più efficace sul fronte dell’export e della proiezione internazionale delle imprese italiane, come ad esempio l’avvio della nuova Ice, l’agenzia nazionale per il commercio estero. Ciò però non è ancora sufficiente se, come riportano le stime di Unioncamere, sono oltre 70mila le realtà produttive italiane che non hanno ancora imboccato la strada dell’internazionalizzazione, nonostante i loro prodotti siano di fatto pronti a varcare i confini nazionali. L’introduzione di una rete di oltre cento sportelli per l’internazionalizzazione presso le Camere di commercio italiane mira a fornire un supporto concreto alle imprese, come indica Ferruccio Dardanello, numero uno di Unioncamere. Sotto quali profili le aziende italiane vanno affiancante nella penetrazione dei paesi extra Ue, maggiormente promettenti considerando l’andamento negativo dell’economia dell’Eurozona? «Andare all’estero per un’impresa, tanto più verso paesi lontani e di cultura diversa da quella occidentale, impone non solo alcuni oneri di carattere amministrativo, ma richiede soprattutto competenze e contatti con i diversi mercati. È un processo difficile da affrontare da soli e senza un affiancamento professionale. Per questa ragione, abbiamo messo in campo il progetto World-Pass, la rete degli sportelli fisici e virtuali per

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l’internazionalizzazione: per dare ai nostri imprenditori strumenti adeguati per affrontare la via dell’export attraverso persone in grado di dar loro una mano per orientarsi». Oltre ai Brics, si stanno affacciando sulla scena globale i next generation market, in primis l’Indonesia. In generale, quali sono i mercati maggiormente promettenti e stimolanti per l’export italiano? «L’Indonesia, protagonista in questi ultimi anni di un intenso sviluppo che ha condotto a un miglioramento delle condizioni economiche della popolazione, è sicuramente uno dei mercati più promettenti. In realtà, potenzialmente, molti paesi offrono buone opportunità per le nostre imprese proprio perché in molti di essi il raggiunto benessere economico consente alle popolazioni locali di voler soddisfare alcuni nuovi bisogni (e in quest’ambito il made in Italy è certamente un “marSETTEMBRE 2013

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POLITICA ECONOMICA FERRUCCIO DARDANELLO

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Sportelli Gli sportelli per l’internazionalizzazione attivati nell’ambito del progetto World-Pass presso le Camere di commercio italiane

UN PASSO AVANTI IN CINA, VALE ALMENO SEI O SETTE PASSI FATTI IN BRASILE O RUSSIA chio” che il mondo ci invidia) oppure di poter accedere a know how di elevata qualità, come quelli in possesso di ampi settori della nostra manifattura. Penso ad esempio alla Turchia, dove il “prodotto Italia” registra un ottimo riscontro, incidendo per il 5,6 per cento dell’import locale». Quanto ancora contano i mercati tradizionali - europeo e americano - per l’internazionalizzazione dei prodotti italiani? «Sebbene le nostre imprese, anche in maniera a volte pionieristica, abbiano da tempo avviato un processo di diversificazione dei mercati di sbocco che le ha condotte in territori molto lontani, gli Stati Uniti e, soprattutto, l’Europa restano comunque mercati molto importanti. Certo, la ripresa della domanda estera ha introdotto alcune novità, una delle quali è lo scarso apporto alla domanda proveniente dai paesi europei. L’import di prodotti made in Italy da parte dei paesi Ue è stato deludente nel medio periodo (+7,6 per cento medio annuo) e addirittura negativo nel 2012 (-0,7 per cento). All’opposto, l’export extra-Ue ha galoppato, cre22

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scendo mediamente del 13,4 per cento tra il 2009 e il 2012 e a un tasso comunque più che doppio rispetto a quello medio globale (+9,2 per cento contro il +3,7 nell’anno appena concluso). Gli Usa invece, come la Russia, hanno trainato l’export italiano, grazie a una dinamica pari circa al 16 per cento nel medio periodo. Gli Stati Uniti, peraltro, hanno mantenuto questa dinamica anche nel 2012, mentre la Russia ha rallentato». Primi progressi si stanno registrando in Cina per le aziende italiane. In che modo il margine di scambi commerciali può essere ampliato nel paese del Sol Levante? «Di certo è elevatissimo anche perché la Cina sembra destinata a diventare il primo mercato globale. L’appeal del prodotto italiano al momento è ancora basso, considerando che il nostro export assorbe appena l’1 per cento delle importazioni cinesi. Però è indubbiamente un mercato che non possiamo trascurare. Un passo avanti in Cina, considerando i valori in gioco, vale almeno sei o sette passi fatti in Brasile o Russia e questo è un paragone da tenere sempre a mente». \\\\\ SETTEMBRE 2013


NORD EST AL PIT STOP Un tempo traino dell’economia nazionale, oggi anche le aziende del Triveneto continuano a fare i conti con una crisi che per l’Italia sembra essere più lunga - Teresa Bellemo he la situazione del Paese sia fortemente influenzata dalla crisi, lo sanno tutti. Che la crisi economica piano piano stia lasciando spazio alla ripresa, lo ha iniziato a dire qualcuno. Pochi giorni fa Eurostat ha infatti certificato la prima stima positiva del Pil nell’Eurozona relativa al secondo trimestre 2013: +0,3 per cento rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Il dato positivo di Eurostat, però, non vale per l’Italia, che dovrà invece correggere al ribasso le già poco incoraggianti stime (-1,3 per cento) del proprio Pil. Ma quale sia la situazione, nello specifico, sono in pochi a saperlo. La Fondazione Nordest è tra questi. Un costante e attento monitoraggio che da anni segue da vicino la situazione del territorio dell’Italia nord-orientale, rilevando i suoi cambiamenti, le variazioni, non soltanto economiche ma anche sociali. Sono le sue congiunture, i suoi studi che, più di altri, riescono a dirci come è fatto, davvero, il tessuto del Nord Est. È qui che si trovano gli indicatori da tenere in considerazione, se si vuole avere una

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-1,6%

Produzione Il calo su base tendenziale del Pil delle aziende del Nord Est

+0,3%

Servizi La crescita del settore da inizio 2012, in inversione di tendenza rispetto ad altri comparti

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7.423 mln Export Gli scambi delle aziende del Nord Est con i Paesi della zona Euro

visione d’insieme di questo territorio, per anni considerato la locomotiva d’Italia e molto spesso associato più all’Europa che al resto dello Stivale, proprio per quelle sue caratteristiche di dinamicità e di capacità di dialogo oltre confine che ne hanno determinato i positivi risultati in temine di Pil e sviluppo. Un territorio formato soprattutto da piccole e medie imprese, poi etichettate come modello da seguire ma che oggi, complice la concorrenza globale, faticano ugualmente a uscire dalla morsa della crisi. Il 2013 da questo punto di vista esemplifica in pieno questa difficoltà endemica. Come in apertura d’anno, il secondo trimestre 2013, infatti, conferma i timori di un peggioramento delle condizioni economiche della classe produttiva del Nord Est. Il censimento trimestrale delle imprese attive di Infocamere foto24

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grafa un continuo calo di queste ultime, processo iniziato a fine 2011 (dopo due trimestri di stabilità) e che ancora non trova alcun rallentamento rilevante: la diminuzione dell’1,6 per cento tendenziale rappresenta questo continuo aggravamento e costituisce il settimo segno “meno” consecutivo. A rendere la congiuntura particolarmente negativa, secondo la Fondazione Nord Est, è anche il paragone con il dato nazionale, -1 per cento, che di solito mostrava una situazione opposta. A preoccupare di più è il settore dell’industria, che segna un rallentamento del 2,9 per cento, (-2,7 a inizio 2013), insieme al comparto primario, che segna un’ulteriore perdita record di -3,8 per cento, dal -2 di inizio anno (un andamento consolidato da ormai 5 anni). Prosegue in territorio negativo l’evoluzione del consistente settore del commercio, associato a quello alberghiero e della ristorazione, che a giugno 2013 ha fatto registrare un regresso dello 0,5 per cento. Non può che essere negativo anche il comparto costruzioni e immobiliare, in piena crisi da molto tempo, che oggi segna -2,3 per cento. Ma non sono soltanto segni meno quelli del Nord Est. Se il settore del pubblico e privatizzato segna dal 2010 incrementi a due cifre, arrivando a metà 2013 al +18,6 per cento, crescono anche altri settori, anche se SETTEMBRE 2013


POLITICA ECONOMICA LE CIFRE DEL TRIVENETO

L’EXPORT È FERMO IN PARTICOLARE A CAUSA DELL’AREA EURO, CHE NEL PRIMO TRIMESTRE 2013 HA REGISTRATO UNA CONTRAZIONE DEL 5,3%

a livelli più fisiologici. Il comparto dei sevizi cresce costantemente dello 0,3 per cento da inizio 2012 e torna in positivo anche il settore assicurativo-finanziario, (+1,7 per cento, record dal 2010). Come si diceva, la forza del tessuto produttivo del Nord Est è sempre stata anche nel fitto dialogo che le sue aziende hanno sempre avuto con clienti, competitor e fornitori oltre confine. Anche se oggi la sfida diventa globale, la piccola e media impresa non è mai stata chiusa in se stessa e questo era evidente dai volumi dell’export. Mentre a livello nazionale nel primo trimestre 2013 si registrano esportazioni in leggero calo rispetto all’analogo periodo dello scorso NORD EST SVILUPPO

anno, nel Nord Est il volume dell’interscambio con l’estero è rimasto praticamente invariato: +0,1 per cento. Queste difficoltà sono in parte giustificate dal peggioramento dell’economia internazionale: nell’ultimo bollettino del Fondo monetario la stima della variazione degli scambi di beni e servizi a livello mondiale del 2012 rispetto all’anno precedente è fissata a +2,5 per cento, la crescita più bassa dopo la ripresa post-crisi e quella attesa per il 2013 è in ribasso, attorno al +3,1 per cento. Questo a conferma di quanto il Nord Est sia fortemente connesso con le dinamiche economiche internazionali. Da rilevare che lo stop è dovuto in particolare all’area Euro, che registra una contrazione del 5,3 per cento. In forte aumento risulta, invece, l’export verso i Paesi europei non Ue, fra cui Russia, Serbia e Turchia. Nel resto del mondo prosegue la ripresa della domanda, in particolare nel nord America, dove si registra un incremento del 15,7 per cento, che coincide con una ripresa del 3,8 per cento nel centro e sud America. Ma sono la Cina e tutta l’area est-asiatica che continuano a mostrare le maggiori difficoltà. Nonostante il -2,7 per cento e le continue contrazioni degli ultimi trimestri, però, la Cina continua a mantenere il suo forte peso nella bilancia dell’export delle aziende del Nord Est. \\\\\ SETTEMBRE 2013

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POLITICA ECONOMICA LUCA ZAIA

SANITÀ E MACROREGIONE: LE SFIDE DEL VENETO L’ingresso della Croazia nell’Ue e la sanità sono i due temi che hanno interessato lo scenario regionale nell’estate 2013. Il commento di Luca Zaia - Francesca Druidi

allone d’Achille della governance passata e presente di molte regioni italiane, la sanità è uno dei temi caldi anche in Veneto, dove il governatore Zaia molto si è speso per evidenziare la necessità di introdurre criteri, costi e fabbisogni standard a livello nazionale per ridurre buchi e inefficienze. A livello regionale, è stata avviata la riforma del settore e l’inaugurazione, avvenuta a fine luglio, di un punto di primo soccorso in Piazza San Marco a Venezia ha offerto al governatore l’occasione per ribadire che

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↑ Luca Zaia, presidente della Regione Veneto e il presidente della Carinzia, Gerhard Doerfler

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l’obiettivo della riforma è quello di portare «le cure vicino alla gente, laddove servono di più. Riorganizziamo, eliminiamo i rami secchi e investiamo sulla sanità moderna che, per prima cosa, deve esserci dove serve». Quali i punti maggiormente innovativi del piano socio-sanitario regionale in un’ottica strategica di gestione della sanità? «È una riforma epocale che arriva dopo 17 anni dall’ultimo piano. È un’altra tappa delle riforme che questo governo regionale sta mettendo in campo per il Veneto e per i veneti, in quanto disegna un’organizzazione moderna e capace di essere efficiente per vari anni a venire. Tra i tanti elementi innovativi del piano c’è sicuramente il rafforzamento della sanità territoriale con la nascita degli ospedali di comunità e delle medicine di gruppo integrate per portare le cure più vicine ai cittadini; nessun taglio ai posti letto, ma una diminuzione di quelli per acuti a favore dell’attivazione di letti di comunità (il saldo è +36), con conseguente aumento del SETTEMBRE 2013


IL PIANO SOCIO-SANITARIO È UN’ALTRA TAPPA DELLE RIFORME CHE LA REGIONE STA METTENDO IN CAMPO PER I VENETI numero di primariati, che passa dagli attuali 727 a 754; rafforzamento dell’urgenza-emergenza per dare risposta ai casi gravi entro la proverbiale “golden hour”; mantenimento di tutte le eccellenze presenti negli ospedali per acuti suddivise in hub di riferimento europeo (le Aziende ospedaliere di Padova e Verona), in hub di riferimento provinciali e in nosocomi “di rete”, tarati sull’assistenza di circa 200mila abitanti l’uno. Questi sono alcuni tasselli di una riforma che disegna l’identità del futuro e che vuole mettere al centro il cittadino». A luglio la Croazia è ufficialmente entrata a fa parte dell’Unione europea. Quali sono le positive riNORD EST SVILUPPO

percussioni che si attende? «Sono da sempre favorevole all’ingresso della Croazia nell’Ue e mi sono battuto perché ciò accadesse. L’ho sostenuto con forza anche quando ho assunto la presidenza dell’Euregio, auspicando che la macroregione con la Carinzia si allargasse presto proprio alla Croazia e alla Slovenia. Considero i croati fratelli di sangue. L’Istria croata parla veneto. Adesso il percorso che ci attende è quello che porta al rafforzamento dei legami che uniscono i nostri popoli, cercando di individuare quello che possiamo fare insieme e migliorando costantemente le nostre relazioni commerciali». SETTEMBRE 2013

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POLITICA ECONOMICA LUCA ZAIA

122mila Neet I giovani veneti dai 15 ai 29 anni che non studiano e non lavorano

La richiesta da parte della Regione di frenare la piena attuazione della libera circolazione dei cittadini croati in Italia può però rischiare di innervosire il dialogo tra i due paesi? «Il Veneto conta oggi oltre 150mila disoccupati, il 25 per cento di disoccupazione giovanile e i Neet (termine che indica i giovani inattivi che non studiano né lavorano o si stanno formando sul campo, ndr) sono circa 122mila; in questo difficile contesto, è nostro compito tutelare i lavoratori dei nostri territori. Ho scritto al presidente Letta con l’obiettivo di mettere sul tavolo un problema reale: quello della forza lavoro che potrebbe arrivare dalla Croazia. Sono molti, infatti, i lavoratori croati a basso costo che potrebbero arrivare in Veneto, si tratta di un potenziale fattore di criticità per chi cerca un’occupazione qui 32

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da noi, soprattutto per i nostri giovani che hanno nelle attività stagionali ancora una temporanea alternativa occupazionale. Io continuerò a battermi affinché questa opportunità di lavoro per i nostri ragazzi sia salvaguardata e perché sul versante del nostro mercato occupazionale non si riversi questo ulteriore fattore negativo e destabilizzante. Il primo no giunto dal governo alla libera circolazione, dopo il nostro appello, non ci basta: chiediamo che la moratoria sia estesa anche a stagionali e badanti». La presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, si oppone al progetto della macroregione del Nord, privilegiando l’asse dell’Euregio. Cambia qualcosa nel piano di attuazione? «Rimango convinto che la vera sfida sia quella della macroregione, che non è un’operazione politica. Tale area è riconosciuta come soggetto giuridico sia a livello comunitario che nazionale. Ho sempre manifestato la mia piena disponibilità a dialogare con il Friuli Venezia Giulia. L’Euroregione non è altro che un allargamento della macroregione, che si estende così più a est». \\\\\ SETTEMBRE 2013


DISTRETTI INDUSTRIALI VALTER TARANZANO

DISTRETTI: EXPORT E COMPETITIVITÀ Innovazione e internazionalizzazione sono le armi che i distretti industriali hanno adottato per contrastare la crisi. Lo spiega Valter Taranzano - Nicolò Mulas Marcello

→ Valter Taranzano, presidente della Federazione dei distretti italiani

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VALORIZZARE IL MADE IN ITALY IL DISTRETTO DEL CAFFÈ DI TRIESTE È UNO DEGLI ESEMPI DI COME FARE RETE SERVA SOPRATTUTTO ALLE IMPRESE PIÙ PICCOLE PER CONTRASTARE LA CRISI nche i distretti industriali hanno dovuto studiare nuove strategie e puntare sulle proprie qualità per competere sul piano internazionale. E, grazie al lavoro di squadra, hanno raggiunto importanti risultati. «La cooperazione – sottolinea Valter Taranzano, presidente della Federazione dei distretti italiani – consente alle imprese di arrivare in mercati lontani o, comunque, difficilmente raggiungibili a causa di legislazioni macchinose e complesse. Senza i distretti difficilmente riuscirebbero nell’intento». Come ha reagito il modello distrettuale alla crisi che continua a mordere il tessuto industriale del nostro paese? «Le reazioni hanno avuto contesti, tempistiche e risultati diversi da distretto a distretto perché ci sono settori che soffrono più di altri. Alcuni hanno modificato la propria struttura di business e di governance, altri stanno giocando la carta dell’internazionalizzazione, altri hanno scommesso su progettualità innovative. Questi ultimi sono stati i più coraggiosi, ma anche i più lungimiranti, in quanto l’innovazione è un elemento che fa la differenza. Penso al distretto ceramico di Sassuolo, dove i progetti si sono concentrati sulla sostenibilità ambientale. Il distretto ha promosso una serie di innovazioni tecnologiche e gestionali

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rieste raduna un insieme significativo di imprese appartenenti alla filiera produttiva del caffè. Il distretto è un caso unico nel panorama

nazionale e internazionale in questo settore e, grazie a questa sua caratteristica, riesce a resistere alla crisi economica, seppure non senza difficoltà: «Negli ultimi anni – spiega Furio Suggi Liverani, presidente del distretto – il fatturato è sempre cresciuto, ma è aumentato anche il tasso di indebitamento delle aziende». Possiamo fare un bilancio del distretto dal punto di vista economico? «La posizione geografica di Trieste ha portato la città a essere una sorta di silicon valley del caffè. Trieste detiene il 27 per cento delle importazioni nel nostro paese e il 15 per cento del turnover nazionale di settore. Per quanto riguarda lo stato di salute, ogni anno facciamo stilare una due diligence a una società specializzata e analizzando i bilanci delle società del cluster riusciamo ad avere un quadro generale della situazione confrontandola con quella del settore agrofood regionale. Dal 2008 al 2011 il trend del fatturato è sempre stato in crescita con il 30 per cento di incremento, è cresciuto però anche il tasso di indebitamento delle aziende. Questo abbassa i rating e crea anche preoccupazioni tra gli imprenditori perché se la crisi non dovesse

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+30%

Fatturato L’incremento fatto registrare dal 2008 al 2011dalle aziende del distretto

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Imprese Il numero delle aziende appartenenti al distretto del caffè di Trieste

rientrare in tempi brevi, questa debolezza finanziaria verrebbe evidenziata ancora di più con un conseguente rischio default, soprattutto per quanto riguarda le aziende sottocapitalizzate. Per il 2012 invece non possiamo ancora dif-

tali da trasformare l’emergenza ambientale in opportunità ed elemento caratterizzante del prodotto finito». Quali risultati ha prodotto negli ultimi anni il sistema dei distretti sul piano della competitività? «I risultati sono stati diversi e tutti importanti. Il distretto alimentare veneto ha visto salire le vendite estere del 10% nell’ultimo anno. Per di più in un settore delicato come quello dolciario, dove le aziende devono studiare strategie particolari per l’estero. Le colombe pasquali destinate a Canada e Australia, ad esempio, vanno prodotte con largo anticipo rispetto a quelle destinate al mercato italiano, in quanto bisogna prevedere 45 giorni di nave per arrivare a destinazione. Secondo una recente pubblicazione di Intesa Sanpaolo, inoltre, i distretti del Veneto e del

fondere i dati, ma dovrebbe essere in linea con il 2011». Quanto è importante la valorizzazione del made in Italy in un settore che sta vivendo un boom internazionale anche tra le multinazionali? «Rispetto al tema della valorizzazione del made in Italy come strumento di marketing a livello globale, il settore del caffè si pone il problema come se lo pongono anche altri settori, ma noi ci siamo mossi per tempo. Sull’espresso italiano, in particolare, da venti anni abbiamo raccolto l’eredità di Ernesto Illy, il quale spingeva per una normazione dell’espresso, proposta per ben tre volte e sempre bocciata per piccoli interessi di parte. Non ci diamo per vinti e continuiamo a lottare in questa direzione. Se l’avessimo ottenuta dieci anni fa, le cose attualmente andrebbero in maniera diversa, anche perché aziende americane, e in futuro anche quelle cinesi, potrebbero utilizzare la nostra heritage e il know how italiano in maniera troppo disinvolta». - NMM

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DISTRETTI INDUSTRIALI VALTER TARANZANO

A BENEFICIARE DEL MIGLIORAMENTO DELLA COMPETITIVITÀ SONO SOPRATTUTTO LE PMI Trentino stanno puntando proprio sull’export per rafforzare la competitività a livello internazionale. La vitalità e il miglior posizionamento competitivo di queste realtà sottolineano come gli imprenditori concentrino le proprie forze su attività nevralgiche per oltrepassare la crisi come innovazione, internazionalizzazione e marketing. All’interno di un distretto a beneficiare del miglioramento della competitività sono soprattutto le imprese di piccole dimensioni, in particolare quelle inserite in distretti “storici”». La crisi ha in qualche modo influito sullo sviluppo dei contratti di rete? «Secondo un aggiornamento della Camera di commercio, a marzo erano stati attivati complessivamente 707 contratti di rete, che coinvolgono 100 province e 3.681 imprese. Va

← Il porto di Trieste

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da sé, quindi, che anche i contratti di rete sono uno strumento utilizzato per veicolare progetti sui territori poiché l’aggregazione, soprattutto in piena crisi, rappresenta un’ulteriore possibilità di sviluppo. Il successo dei contratti di rete, però, è dovuta all’urgenza di aumentare la competitività in tempi brevi, che si è tradotta nel mettere “su carta” relazioni già esistenti e consolidate. Dico questo non per banalizzare lo strumento, ma per confermare che gli spazi di crescita nei distretti, soprattutto adesso con la possibilità concreta di diventare “soggettività giuridica” anche con il contratto di rete, sono molti e nei territori sorgono iniziative che incentivano tale strumento». Quali misure occorrono secondo lei da parte del governo? «Tre misure in particolare: defiscalizzazione per chi investe e, soprattutto, per chi sviluppa progetti di filiera coinvolgendo e certificando la propria catena di fornitura. L’attivazione di un canale preferenziale per le agevolazioni destinate alle aziende che si distinguono per la sostenibilità economica, sociale e ambientale. Infine, il sostegno dell’internazionalizzazione, attraverso servizi efficienti ed efficaci, realmente capaci di aumentare la competitività delle nostre pmi». \\\\\ SETTEMBRE 2013

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DISTRETTI INDUSTRIALI ALESSANDRO CALLIGARIS

FAVORIRE LA CULTURA DI RETE Fare squadra, soprattutto oggi, può costituire la svolta decisiva per molte imprese. Alessandro Calligaris spiega perché è ora di collaborare - Nicolò Mulas Marcello

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ome tutte le realtà produttive locali, anche i distretti stanno attraversando un momento di difficoltà. Gli ultimi dati mettono in luce un ulteriore calo (pari a circa il 4%) nelle esportazioni dei distretti regionali, con poche eccezioni positive, come nel settore degli elettrodomestici e del coltello. I distretti della sedia, del mobile, della componentistica e dei vini hanno, invece, registrato negli ultimi tempi un progressivo arretramento economico, legato alla riduzione delle esportazioni su determinati mercati esteri. «Tuttavia – spiega Alessandro Calligaris, presidente di Confindustria Friuli Venezia Giulia – nonostante alcune performance siano parzialmente negative, posso affermare che in generale le realtà distrettuali stanno dimostrando una buona tenuta». Le reti d’impresa sono un modello ancora valido in questa fase dell’economia? «Sì, ritengo che lo siano, soprattutto in questa fase dell’economia. Il lavoro di squadra è fondamentale, a maggior ragione in un momento in cui la competizione globale è molto aggressiva. Non è facile fare un’analisi sintetica del fenomeno dei distretti industriali: ognuno di essi è strutturato in maniera differente. Certo è che l’aggregazione delle imprese, la loro specializzazione e integrazione permettono - soprattutto in regioni come la nostra, in cui le pmi costituiscono il cuore pulsante dell’economia produttiva - di compensare le inefficienze legate alle ridotte dimensioni aziendali, favorendo al tempo stesso la

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↑ Alessandro Calligaris, presidente di Confindustria Friuli Venezia Giulia

diffusione delle conoscenze e incrementando complessivamente le capacità di adattamento». Può fare qualche esempio? «Il distretto della sedia e del complemento d’arredo, con l’aiuto dell’Asdi di Manzano e di Confindustria Udine, sta attuando un progetto di aggregazione “di scopo”, che prevede azioni mirate a sostegno dello sviluppo commerciale e della comunicazione. Così più aziende, anche con marchio meno noto, affrontano insieme mercati internazionali, proponendosi a fiere e clienti esteri, condividendo strategie di penetrazione con creazione di strumenti promozionali unificati e con personale commerciale integrato. Lo scorso maggio, con il progetto “Italian chair district meets Cape Town”, sette aziende note del distretto della sedia hanno realizzato insieme l’esposizione dei propri prodotti promuovendo ancora una volta il made in Italy all’estero e nella località che nel 2014 sarà la prossima capitale mondiale del design». Come è possibile migliorare il sistema delle reti? «Confindustria sostiene da tempo la necessità di favorire la SETTEMBRE 2013

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DISTRETTI INDUSTRIALI ALESSANDRO CALLIGARIS

IL CAMBIAMENTO È LEGATO SÌ ALLA CAPACITÀ DI FARE INNOVAZIONE, MA NON DIPENDE SOLO DALLE IMPRESE cultura di rete. Spesso si dà per scontato che il territorio sia pronto e ricettivo nei confronti di un cambiamento di questo tipo; in realtà è estremamente difficile che le aziende collaborino tra di esse per superare le difficoltà e per innovare. Se è vero che i distretti industriali esistono ormai da molti anni, non è altrettanto scontato che l’idea che sta alla base delle reti d’impresa sia stata assorbita e interiorizzata da tutti gli attori economici. Il distretto non è soltanto un insieme di imprese: prima ancora si tratta di un ambiente sociale e culturale in cui la comunità sperimenta fiducia e coesione e dove si decide consapevolmente di condividere almeno in parte rischi, prospettive e strategie». Cosa fa Confindustria a riguardo?

+18,5%

Contratti di rete La percentuale di incremento degli accordi tra aziende tra la fine del 2012 e marzo 2013

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«L’associazione si adopera da anni e a più livelli per favorire la diffusione del contratto di rete, uno strumento di sviluppo economico che di fatto ha permesso a tante imprese di crescere, incrementare il proprio fatturato ed affacciarsi su nuovi mercati, nonostante la congiunzione decisamente sfavorevole. Questo perché, all’interno di una rete, l’impresa può strutturarsi meglio, accrescere la propria forza contrattuale, dialogare più facilmente con gli istituti di credito, accedere ad appalti e investimenti più consistenti. La difficoltà più grande consiste, tuttavia, nel far vedere e comprendere le potenzialità di uno strumento del genere». Quali interventi si augura che il governo metta in atto per risollevare l’economia? «È difficile fare previsioni in un momento in cui la maggior parte delle aziende naviga a vista. Voglio essere positivo e pensare che di fronte alla crisi verranno fuori la creatività, le idee, il cambiamento. Certo è che il cambiamento è legato sì all’innovazione, alla capacità di internazionalizzarsi e di adattarsi, ma non dipende solo dalla bravura e dalla volontà delle imprese: purtroppo nel corso di questi anni difficili sono venuti a galla tutti i limiti del nostro sistema e oggi la vera sfida consiste nel riformarlo efficacemente. È chiaro che questo arduo compito spetta anche al governo». Quali sono le priorità? «Le emergenze - spiace doverlo ripetere - sono sempre le stesse da troppi anni, a cominciare dall’enorme problema della credibilità dello Stato nel momento in cui i pagamenti della Pa e la giustizia non vengono garantiti. Parliamo poi della necessità di introdurre vere agevolazioni fiscali per le aziende che mantengono i livelli di occupazione e si dimostrano virtuose. Parliamo di adottare provvedimenti che garantiscano la tenuta degli ammortizzatori sociali, che favoriscano l’accesso al credito, che permettano alle piccole imprese di accedere ai fondi di garanzia. Parliamo di ridurre una pressione fiscale che è ormai diventata insostenibile, di ridimensionare le spese inutili, di sburocratizzare la macchina statale, di introdurre misure che attirino investitori». \\\\\ SETTEMBRE 2013


ECONOMIA TRENTINA

CRISI A STATUTO SPECIALE Anche se distante dal modello italiano, il Trentino non riesce ad agganciare la ripresa. Mentre la disoccupazione rimane a livelli di allarme, serve una riorganizzazione industriale - Teresa Bellemo

na volta le chiamavano regioni virtuose, quelle autonome. Enti che, godendo della possibilità di autodeterminarsi di più, potevano ascoltare le esigenze per poi velocizzare e catalizzare molti passaggi, riducendo tempi e distanze tra pubblica amministrazione e cittadini. Complice la dimensione più ridotta della comunità e il bilinguismo, si poteva con maggior facilità guardare fuori dai confini geografici, sentendo tutto sommato mitteleuropei, se non altro per affinità e storia. Una volta. Oggi quello che emerge è che la crisi è molto più democratica di altri fenomeni economici. Affaticando, senza

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troppe distinzioni, i risultati dell’imprenditoria, anche di quella trentina. Che da oltre un anno e mezzo evidenzia variazioni tendenziali del fatturato negative oppure nulle. La fase congiunturale negativa iniziata negli ultimi mesi del 2011, e proseguita con maggiore intensità nel corso del 2012, sembra in fase di stabilizzazione e non evidenzia segnali di inversione di tendenza; nel secondo trimestre 2013 il fatturato complessivo è diminuito dell’1,4 per cento rispetto all’analogo trimestre dello scorso anno. Negli ultimi mesi, questa fase recessiva appare in costante attenuazione, ma i risultati economici delle imprese indagate permangono negativi. Il dato più preoccupante è rappresentato dalla pesante riduzione dell’occupazione, che diminuisce rispetto allo stesso trimestre del 2012 del 2,7 per cento, mentre le ore lavorate si riducono di tre punti percentuali. In particolare la situazione è grave nel settore dei trasporti (-8,4 per cento) e in quello estrattivo (-5,9). A ciò si aggiunge la difficoltà dell’industria, che conta più di 1.500 lavoratori in cassa integrazione ed è ben rappresentata dalla realtà di Whirpool, dove 468 operai SETTEMBRE 2013


6,2%

Disoccupati La quota di inattivi nella provincia di Trento, in aumento tendenziale rispetto alla precedente rilevazione

sono in mobilità. E poi la crisi dell’edilizia, che dal 2008 al 2013 ha visto chiudere più di 250 ditte artigiane e il licenziamento di più di 1.200 lavoratori. «Non nascondiamoci – commenta l’assessore all’Industria, artigianato e commercio della Provincia di Trento, Alessandro Olivi – non siamo un’isoletta felice. C’è in corso una crisi internazionale che ci sta colpendo con forza. Ma non dobbiamo rassegnarci allo sconforto, dobbiamo stare attenti a non lasciare spazio alla retorica anti-industriale. Sappiamo che la struttura manifatturiera sta cambiando e che bisogna rigenerare il nostro comparto NORD EST SVILUPPO

industriale, ma lo faremo solo con una grande alleanza di territorio». Ed è proprio l’industria manifatturiera a risollevarsi, dopo la performance preoccupante del precedente trimestre: il comparto manifatturiero industriale evidenzia sì una variazione tendenziale del fatturato negativa, ma su livelli modesti (-1,4 per cento). L’andamento del settore appare in buona parte correlato all’evoluzione delle esportazioni, che sono tornate debolmente a crescere risollevando il comparto. La domanda estera, che nel primo trimestre si era leggermente contratta dopo un triennio di crescita ininterrotta, sembra invece essere ripartita, seppure a tassi inferiori rispetto a quelli fatti registrare fino alla prima metà del 2012, evidenziando una variazione rispetto allo stesso trimestre del 2012 pari a +2 per cento. In uno scenario internazionale competitivo, è proprio quando sembra che stiano esaurendosi i venti di crisi che si dimostra fondamentale la forza innovativa delle imprese di un territorio. È qui che serve puntare per tornare a crescere. E proprio per rilanciare il tessuto produttivo della provincia di Trento che la Provincia ha messo in campo delle facilitazioni per l’accesso al credito per quelle aziende tagliate fuori dalle erogazioni bancarie. Un fondo di rotazione di 100 milioni di euro, di cui 50 in capo alla Provincia e altrettanti alla Cassa del Trentino e Confidi, a disposizione per l’ammodernamento o l’ampliamento produttivo, la riqualificazione energetica, la ricerca e l’innovazione, l’internazionalizzazione e l’acquisizione di servizi all’esterno dell’azienda. «Nell’attuale situazione il problema per le imprese non è soltanto quello del tasso d’interesse, ma quello della stessa possibilità di ottenere credito. Lo strumento che abbiamo definito viene incontro ad entrambe le esigenze» ha ribadito l’assessore Olivi. E sulla falsariga della “grande alleanza di territorio”, anche il Comune di Trento mostra di voler fare la sua parte. Entro il 2017 la spending review comunale dovrebbe portare a una riduzione del 12 per cento della spesa per il personale, con un risparmio di 1.880.208 euro. È previsto, inoltre, un calo dell’8 per cento sulla spesa per beni e servizi, pari a 2.661.929 euro. A indicarlo è il Piano di miglioramento del Comune di Trento 2013-2017, approvato dalla giunta e presentato dal sindaco, Alessandro Andreatta. \\\\\ SETTEMBRE 2013

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ECONOMIA TRENTINA PAOLO MAZZALAI

DIVERSIFICARE PER AGGREDIRE MEGLIO I MERCATI ESTERI L’economia trentina, dalle costruzioni all’estrattivo, sconta ancora gli effetti recessivi. Paolo Mazzalai indica le possibili strade per uscirne - Giacomo Govoni

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ra l’incudine di un contesto nazionale a corto di risorse e il martello di un modello amministrativo speciale “nel mirino” delle regioni a statuto ordinario, il sistema economico trentino arranca. Il cambio di passo auspicato dopo un difficile 2012 si fa attendere, come mostrano i dati del primo trimestre di quest’anno, partito con un calo del 2,7 per cento del fatturato complessivo e, per la prima volta dal 2009, anche con un lieve arretramento della domanda estera, scesa dell’1,5 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Un quadro preoccupante che il presidente di Confindustria, Paolo Mazzalai, ha messo in luce anche nell’assemblea generale dello scorso giugno, lamentando «l’eccessiva proliferazione di centri decisionali nel sistema amministrativo della nostra provincia, che va in controtendenza rispetto alle drammatiche esigenze di snellimento dettate dall’emergenza economica». Su quali priorità ha richiamato l’attenzione in quella sede? «Oggi più che mai, il sistema produttivo necessita di una

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↗ Paolo Mazzalai, presidente di Confindustria Trento

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LE NOSTRE AZIENDE GUARDANO CON INTERESSE AI MERCATI DEL BRASILE E GOLFO PERSICO pubblica amministrazione che a tutti i livelli, pur mantenendo la legittima funzione di controllo e di autorizzazione, operi a sostegno della competitività delle attività locali. Il Trentino si distingue senz’altro per un sistema burocratico più efficiente e reattivo della media nazionale, come ci testimoniano imprese nostre associate che operano anche in altre regioni. Ciò non toglie che possiamo continuare a semplificare le procedure, ad esempio attraverso le tecnologie digitali. È un processo che deve coinvolgere tutti: pubblico e privati». E da compiere il più rapidamente possibile, visto che per l’economia trentina continua la fase di contrazione. «Certo, nel 2012 ma anche in questa prima metà del 2013, la crisi ha colpito duramente anche il Trentino. L’intero sistema economico ha subìto i contraccolpi di una fase recessiva nazionale e internazionale senza precedenti dal dopoguerra, con riflessi particolarmente pesanti anche sulla nostra industria. Un settore quest’ultimo che, voglio ricordare, produce un quarto della ricchezza prodotta in Trentino, il 95 per cento dell’export, il 40 per cento delle entrate tributarie che il bilancio provinciale ricava dalle SETTEMBRE 2013

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ECONOMIA TRENTINA PAOLO MAZZALAI

-2,7%

Fatturato Il calo del giro d’affari realizzato dalle imprese trentine nel 1° trimestre 2013 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso

-22,6%

Porfido La perdita accusata nel primo trimestre di quest’anno dal settore estrattivo, al centro di una crisi strutturale

attività economiche e che contribuisce per il 25 per cento all’occupazione complessiva». Quali comparti produttivi stanno denunciando le maggiori sofferenze? «La crisi ha colpito in maniera trasversale, anche se alcuni settori stanno soffrendo più di altri. Molto problematica la situazione in cui versa il comparto estrattivo, che per il Trentino significa prevalentemente porfido, e quello dell’edilizia, alle prese con il perdurare di trend negativi che si configurano più strutturali che congiunturali. Diversa si presenta, invece, la situazione nel manifatturiero che, potendo contare su numerose imprese con una sensibile propensione all’export, ha evidenziato una certa resistenza alla crisi, grazie soprattutto al contributo dalla domanda estera che per quasi tutto il 2012 è risultata positiva». Una leva per ripartire, specie in una regione così vicina al resto dell’Europa, può essere proprio l’export. 46

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Come svilupparlo ulteriormente? «Sicuramente la capacità di aumentare la propensione all’esportazione è un fattore cruciale per ripartire, ma anche per la stessa sopravvivenza delle aziende. Per questo motivo Confindustria Trento ha deciso di puntare sull’internazionalizzazione, mettendo a disposizione delle aziende strumenti operativi che permettano di proiettarsi verso nuovi mercati o di difendere le posizioni già acquisite». Verso quali mercati si stanno indirizzando le imprese trentine? «Oltre a coltivare i tradizionali mercati limitrofi, le nostre aziende guardano con interesse ai paesi del nord Africa, Libia in particolare, al Brasile e all’area del Golfo Persico, dove di recente abbiamo organizzato una missione a Doha, nel Qatar. E ancora al sud-est asiatico e ovviamente agli Stati Uniti, che rappresentano il secondo paese di sbocco per l’export trentino, dopo la Germania». Su quali asset di eccellenza può puntare il sistema trentino per guardare a una nuova stagione di ripresa? «Certamente il Trentino può contare su alcuni asset che, se messi a sistema, potrebbero favorire la ripartenza della nostra economia. Mi riferisco in particolare ai centri di ricerca, a una struttura universitaria di riferimento anche per il mondo imprenditoriale e alla presenza di aziende a SETTEMBRE 2013


IL POLO DELLA MECCATRONICA È LA MIGLIOR ESPRESSIONE DI NETWORK CHE COLLEGA RISORSE LOCALI elevato contenuto tecnologico, oltre che alla dotazione di strumenti normativi derivanti dalla nostra speciale Autonomia, a sostegno di politiche di incentivazione agli investimenti. Altro fattore su cui il nostro territorio può contare è rappresentato dai network che collegano tra loro le risorse locali». Quali le esperienze più significative prodotte da questo lavoro di rete? «Un esempio è sicuramente il polo della meccatronica, che offre opportunità di fertilizzazione e sinergia tra formazione, ricerca e sviluppo industriale, orienta capacità e indirizzi formativi del sistema di istruzione, incoraggia e attrae nuovi investimenti con accesso agli incentivi previsti a supporto dell’innovazione tecnologica». Ci sono gap infrastrutturali da colmare? Su quali intervenire in maniera più tempestiva? «Negli ultimi decenni in Trentino abbiamo investito molto nelle infrastrutture. Sul fronte esterno, tra i nodi che riNORD EST SVILUPPO

chiedono interventi urgenti, il principale è sicuramente quello legato al completamento della Valdastico nord e, più in generale, le esigenze viabilistiche della Valsugana. Per quanto riguarda il fronte interno, molti dei progetti di collegamento della rete stradale provinciale sono sospesi per mancanza di risorse. Credo, però, che si debbano coinvolgere in project financing le nostre imprese, con indubbi vantaggi sulla tempistica delle realizzazioni». Anche i collegamenti digitali rappresentano un nodo determinante nella sfida del futuro. A che punto sono le vostre aree produttive su questo fronte? «La connessione con la fibra ottica di tutte le zone industriali del Trentino è un elemento di importanza strategica fondamentale per aumentare la competitività delle nostre aziende. I lavori stanno procedendo e le prime aree industriali sono collegate, ma continueremo a monitorare lo stato di avanzamento affinchè siano completati al più presto». \\\\\ SETTEMBRE 2013

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ECONOMIA TRENTINA ALBERTO PACHER

INTERVENTI SU MISURA Una serie di provvedimenti anticrisi, aggiornati e integrati. Alberto Pacher illustra gli interventi della Provincia di Trento per l’economia - Nicolò Mulas Marcello

→ Alberto Pacher, presidente della Provincia di Trento

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Occupazione I fondi europei di cui il Trentino ha usufruito nel periodo 2007-2013 per il sostegno all’occupazione

l Trentino, al pari dell’Italia e più in generale dell’Europa, risente del momento di difficile congiuntura economica. La possibilità di gestire in maniera autonoma di risorse economiche, grazie allo statuto di autonomia, ha permesso di mettere in campo, in accordo con le parti sociali, interventi a sostegno del sistema aziende e dell’occupazione. «I dati Istat, riferiti al 1° trimestre 2013 – spiega Alberto Pacher, presidente della Provincia di Trento – confermano la tenuta del mercato del lavoro. I tassi di disoccupazione riferiti al Trentino sono di 5,2 punti percentuali inferiori rispetto a quelli nazionali, con un aumento dei senza lavoro, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, molto più contenuto (+0,7 in Trentino; +1,8 in Italia)». I dati trentini sembrano decisamente migliori rispetto a quelli del Nordest. «Maggiore importanza ha il dato del tasso di occupazione che in Trentino, a differenza dell’Italia (ma anche del Nordest e della vicina Bolzano) è in leggera crescita (+0,6). In sostanza, l’occupazione tiene e la maggiore disoccupazione è collegata a un maggiore tasso di attività: più persone entrano nel mercato del lavoro e, quindi, è normale che non vengano tutte immediatamente assorbite. Questa spiega quindi l’aumento contenuto del tasso di disoccupazione. Qui registriamo un aumento del tasso di occupazione femminile (+1,6%), rispetto a quello maschile (-0,2%)». Qual è il bilancio degli interventi adottati dalla giunta provinciale per aiutare la ripresa economica sul territorio? «Tutte le nostre misure hanno l’obiettivo di aumentare o di favorire la competitività delle imprese. Parlo, quindi, di incentivi strutturali, voluti per stimolare l’innovazione e la ricerca, anziché contributi a pioggia che, come abbiamo visto negli scorsi anni, non portano alcun risultato sul medio e lungo periodo. Nello specifico, la giunta ha adottato fin dal 2009, una serie di provvedimenti anticrisi, aggiornati e integrati negli anni, proprio per dare risposte tempestive e adeguate alla crisi economica che, rispetto a quelle passate, ha forme e radici diverse». Nello specifico quali misure sono state adottate? «Tra queste, ricordo il fondo di rotazione di 100 milioni di euro, grazie a un accordo tra Provincia autonoma di

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Trento e banche, a favore delle imprese, e il sistema di incentivi economica affidata ad Apiae, l’Agenzia provinciale per l’incentivazione delle attività economiche, in grado di dare risposte alle imprese in pochi mesi e con misure che riguardano la ricerca, imprenditoria giovanile e femminile, investimenti fissi, progetti di internazionalizzazione, oltre a servizi di consulenza. Per quanto riguarda il sostegno all’occupazione, ricordo i sostegni al reddito integrativi degli ammortizzatori sociale statali per disoccupati e sospesi, il pacchetto di misure per i giovani e l’attuazione del documento degli interventi di politica del lavoro 2011/2013 con 31 interventi di politica attiva e passiva del lavoro». Parliamo di ammortizzatori sociali, qual è la situazione? «Per quanto riguarda quelli in deroga, il Trentino ha dato attuazione alle convenzioni con le parti sociali e con l’Inps per il pagamento di cassa in deroga e mobilità in deroga. La Regione ha anche riconosciuto ai lavoratori a tempo indeterminato, licenziati per motivi di crisi, di età inferiore ai 50 anni un’indennità erogata dalla Provincia di 850 euro al mese per 4 mesi, per portare fin da subito la copertura della disoccupazione dagli 8 mesi di Aspi ai 12 mesi previsti a regime». \\\\\ SETTEMBRE 2013

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MERCATO DEL LAVORO DEBORA SERRACCHIANI

DIALOGARE CON IL GOVERNO

Sostenere il consolidamento delle imprese. Debora Serracchiani illustra nel dettaglio gli interventi messi in atto dal Friuli Venezia Giulia - Nicolò Mulas Marcello econdo le stime Istat relative al secondo trimestre di quest’anno, la percentuale di disoccupati nel Friuli Venezia Giulia si attesta al 6,9%, evidenziando uno 0,4% in più rispetto allo stesso trimestre del 2012. Timidi segnali di ripresa, però, iniziano a farsi sentire soprattutto tra le imprese che hanno investito su asset strategici. «Le politiche regionali nel campo delle attività produttive – spiega Debora Serracchiani, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia – devono essere selettive perché le imprese non sono tutte uguali, ognuna ha esigenze specifiche». Possiamo fare un quadro generale della situazione occupazionale in Friuli Venezia Giulia alla luce della crisi economica? «La priorità in Friuli Venezia Giulia è il lavoro. Nella nostra regione, fino a pochi anni fa, vi era una situazione molto vicina alla piena occupazione. Oggi, dopo cinque anni di difficoltà economiche, la disoccupazione giovanile sfiora il 30 per cento. Pur in presenza di alcuni timidi segnali che fanno sperare in un’inversione di tendenza, siamo consapevoli che il percorso di fuoriuscita dalla crisi non sarà né breve né scontato. La lezione che ci viene da questi anni è che hanno resistito quelle imprese che hanno saputo investire in ricerca, innovazione, internazionalizzazione e competenze per superare la delicata fase di ricambio generazionale. È su queste leve che bisogna agire per consolidare il sistema delle imprese, che è il principale creatore di posti di lavoro». Quali sono le misure messe in atto dalla sua giunta per la ripresa economica?

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↑ Debora Serracchiani, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia

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180mln

Pmi L’ammontare di risorse economiche stanziate per imprese e lavoro dalla Regione FVG

LA REGIONE DEVE ESSERE PRESENTE IN MODO INCISIVO DOVE È IN GRADO DI ACCRESCERE L’ATTRATTIVITÀ DEL TERRITORIO «Nei primi cento giorni, tra i provvedimenti più significativi approvati, c’è già un decreto anticrisi con il quale sono stati stanziati 180 milioni per imprese e lavoro, segnando così una netta discontinuità rispetto al recente passato. Con questo provvedimento, importanti risorse sono state destinate all’accesso al credito delle imprese e una posta consistente è stata accantonata con l’obiettivo di varare in autunno alcune misure di sistema per rilanciare l’economia e l’occupazione, con una specifica attenzione al contrasto della disoccupazione giovanile. Abbiamo poi varato lo Sportello unico per le attività produttive e sbloccato i pagamenti regionali. Al di là dell’emergenza, le strategie regionali puntano ad accompagnare il consolidamento delle imprese: riduzione della burocrazia, sostegno all’internazionalizzazione e all’innovazione, politiche attive del lavoro. La Regione deve essere presente in modo incisivo dove è in grado di accrescere l’attrattività del territorio, per favorire la nascita di nuove imprese che creino posti di lavoro in grado di mantenere attivo il mercato del lavoro». NORD EST SVILUPPO

Per quanto riguarda il dialogo con il governo centrale qual è la situazione? «Fin dalle dichiarazioni programmatiche, ho sottolineato uno dei nodi politico-istituzionali più critici per la nostra Regione: la necessità di riattivare con Roma un’interlocuzione di alto livello. È questo l’unico modo che abbiamo per vedere riconosciuto il nostro ruolo. Dichiarare guerra a Roma non serve a niente: dobbiamo collaborare perché, ad esempio, le infrastrutture utili al Friuli Venezia Giulia sono utili allo sviluppo di tutto il Paese. Per questo motivo ho destinato una parte importante del mio impegno alla continuità dei rapporti con ministri e sottosegretari del governo. Basta scorrere la mia agenda: sono a Roma praticamente ogni settimana e i risultati iniziano a vedersi. Cito solo due partite che siamo riusciti a sbloccare: la terza corsia dell’autostrada A4 Trieste-Venezia è stata inserita tra le opere strategiche del Paese ed è previsto che i primi finanziamenti statali arrivino dal cosiddetto “decreto del fare”; è stato finalmente riaperto il negoziato sul patto di stabilità, con la prospettiva di guadagnare importanti spazi finanziari nel bilancio dei nostri enti locali, attualmente allo stremo». SETTEMBRE 2013

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↑ Da sinistra, Luigi Angeletti, Raffaele Bonanni, Susanna Camusso e Giorgio Squinzi

→ Operai ai cancelli della Fiat di Melfi

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MERCATO DEL LAVORO DECRETO OCCUPAZIONE

UN’AZIONE SU PIÙ FRONTI

La sperimentazione sui contratti a termine è la strada che il governo intende percorrere per risollevare le sorti dell’occupazione. Ma serve una scossa al settore - Nicolò Mulas Marcello l mercato del lavoro italiano lascia vedere pochi segni di ripresa a causa del debole aumento delle esportazioni e del calo della domanda interna. A rivelarlo è l’International institute for labour studies, secondo cui dopo il 2011 e l’inizio del 2012, in cui i livelli di occupazione sono rimasti stabili, nella seconda metà dello scorso anno la perdita di posti di lavoro ha segnato una accelerazione: sono stati persi quasi 100mila posti nei due ultimi trimestri. Nel quarto trimestre del 2012, gli occupati erano diminuiti di oltre 48mila rispetto al trimestre precedente. Inoltre, a partire dal secondo trimestre del 2008, l’economia italiana ha perso circa 600mila posti di lavoro. E, visto che nello stesso periodo la popolazione in età lavorativa è aumentata di circa 1,1 milioni, servono all’Italia circa 1,7 milioni di nuovi posti di lavoro per riportare il tasso di occupazione ai livelli precrisi. Il tasso di disoccupazione è aumentato regolarmente a partire dall’inizio della crisi. Dal 6,1 per cento nel 2007, è salito quasi ininterrottamente per raggiungere l’11,2 per cento nel quarto trimestre 2012. In Italia, la sfida della ricerca di un posto di lavoro è stata particolarmente difficile per i giovani tra 15 e 24 anni: il tasso di disoccupazione di questa fascia di età è salito di 15 punti percentuali e ha raggiunto il 35,2 per cento nel quarto semestre 2012. Un problema che interessa non solo gli aspiranti lavoratori

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ma, come sottolinea Squinzi, presidente di Confindustria, anche gli imprenditori stretti nella morsa della burocrazia e alta fiscalità sul lavoro: «Bisogna ridurre in maniera decisa il costo del lavoro, attraverso misure di defiscalizzazione o decontribuzione. In particolare chiediamo l’eliminazione della componente lavoro dal calcolo della base imponibile Irap, unitamente all’aumento delle detrazioni Irap per i redditi più bassi. Fatto 100 il costo del lavoro, il 53% finisce allo Stato. Non può continuare così: la pressione fiscale sulle imprese e sui lavoratori deve diminuire in modo da stimolare i consumi». In piccola parte la risposta del governo c’è già stata. Il decreto legge sull’occupazione prevede uno stanziamento di 794 milioni nel quadriennio 2013-2016 (500 milioni per le regioni del Mezzogiorno, 294 milioni per le restanti) per incentivare l’assunzione di lavoratori in età compresa tra i 18 e i 29 anni, che godano di determinate condizioni. Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha spiegato che l’intervento vale «circa 1,5 miliardi di euro» e servirà per «aiutare in un arco di tempo di 18 mesi 200mila giovani, con una maggiore intensità nel centro-sud». Sugli sgravi fino a 18 mesi, però, la coperta delle risorse potrebbe essere corta. Sono, infatti, 4 milioni e 385mila i potenziali interessati dagli sgravi per le assunzioni a tempo indeterminato, previsti nel pacchetto Giovannini che ha ottenuto il via libera del Cdm. Lo stima l’Istat (i dati sono stati presentati in occaSETTEMBRE 2013

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MERCATO DEL LAVORO DECRETO OCCUPAZIONE

794mln ↑ Enrico Letta con i ministri Saccomanni e Giovannini

sione di un’audizione alla Camera). Tra questi, 877mila sono i disoccupati. Urgono, quindi, nuove misure che coinvolgano, tra l’altro, non solo i giovani fino a 29 anni, ma anche i trentenni e tutti gli altri disoccupati che hanno perso il lavoro e non riescono a ricollocarsi. Il governo punta pertanto a introdurre maggiore flessibilità nel mercato del lavoro con una “sperimentazione” sui contratti a termine. «Sono favorevole a una sperimentazione – ha spiega Giovannini, ministro del Lavoro – a privilegiare il più possibile i contratti flessibili “buoni”, i contratti a termine, rispetto a quelli “cattivi”, come le false partite Iva, ma non può essere un intervento di deroga generalizzata senza razionalità”. Stiamo lavorando su varie ipotesi, ma concentrare il dibattito solo su come cambiare i tipi di contratto è riduttivo. Ci sono più di due milioni di giovani che non studiano e non lavorano, è una massa di giovani che ci costa ogni anno 25 miliardi di euro di perdita di capitale umano. Possibile pensare – ha concluso – che il loro futuro si giochi solo sulla modifica di questa o quella forma contrattuale per due anni?». Ma passando dai dati nazionali a quelli del Veneto, la musica non cambia. Secondo gli ultimi dati Istat che disegnano lo scenario occupazionale veneto del secondo trimestre del 2013, il tasso di disoccupazione in regione è salito al 7,5%, con 169.000 unità in cerca di lavoro. «Siamo purtroppo alle prese con indicatori tutti negativi – ha chiarito Elena Donazzan, assessore al lavoro della Regione –. Bisogna per forza ragionare in modo diverso: non ci saranno più sussidi o ammortizzatori sociali sufficienti a 54

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Decreto I fondi che il Governo ha stanziato per il periodo 2013-2016, di cui 500 milioni solo per il mezzogiorno

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Youth guarantee L’ammontare della “garanzia giovani” che sosterrà l’impiego di 200mila giovani tra i 18 e i 29 anni

dare nuovi posti di lavoro». Rispetto allo stesso trimestre del 2012, però, il tasso di disoccupazione è cresciuto solo dello 0,5%, questo grazie anche ai grandi gruppi che in Veneto rivestono un ruolo importante per l’economia del territorio. «Per questo – ha spiegato l’assessore – dobbiamo rivolgerci a quelle aziende venete, oggi la Texa di Monastier, Luxottica nel Bellunese, il Gruppo Bresolin a Bassano, ieri la Sech a Refrontolo, che sono modelli per il territorio, perché concordano con i lavoratori servizi alle famiglie, stage, borse di studio per i figli e quant’altro. Insomma, un welfare aziendale che faccia sentire il dipendente appartenente all’impresa. In questa direzione, va ripensato tutto il sistema del mercato del lavoro, a partire dalle più innovative e responsabili esperienze dei nostri migliori imprenditori. Quando la crisi si fa dura dobbiamo usare creatività e responsabilità e insieme si può vincere». \\\\\ SETTEMBRE 2013


ACCESSO AL CREDITO MASSIMO PAVIN

FINANZIARE LE AZIENDE SANE Cuneo fiscale e credito per ripartire e più liquidità alle imprese che puntano a crescere. Così il presidente di Confindustria Padova, Massimo Pavin - Renata Gualtieri a caduta dell’industria padovana ha toccato, forse, il fondo e adesso prova a risalire. La produzione è lontana dai livelli precrisi, ma la discesa rallenta il passo e ordini ed export confermano che la recessione si è attenuata. Germogli di ripresa, ancora fragili e diseguali, da corroborare con il concime del taglio del cuneo fiscale e del credito. Ne è convinto il presidente di Confindustria Padova, Massimo Pavin, che sul credito chiede una svolta: «Per uscire dalla recessione bisogna finanziare le aziende sane che producono, rischiano, innovano». L’ultima indagine congiunturale di Confindustria Padova riporta numeri meno foschi che fanno pensare a un lento recupero. Quali i nodi da sciogliere? «Dopo sei anni di recessione durissima, la decelerazione della caduta e il dinamismo sui mercati extra-Ue

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confermano la vivacità del tessuto produttivo. Perché questo scenario non si riveli effimero e, alla fine della caduta, segua l’inizio della risalita serve stabilità politica e una svolta su cuneo fiscale e credito. Solo così si combattono la bassa competitività e l’esigua crescita, quest’ultima cronicizzatasi, come dimostra la stima Ocse di un Pil italiano sotto dell’1,8 per cento quest’anno. L’economia reale non cresce se non è fi-

↑ Il presidente di Confindustria Padova, Massimo Pavin

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→ Il presidente di Unindustria Treviso Alessandro Vardanega

DIALOGO TRA BANCHE E IMPRESE RISPOSTE CONCRETE ALLE PMI E FIDUCIA NEL TESSUTO IMPRENDITORIALE TREVIGIANO nche se negli ultimi mesi i segnali di migliora-

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mento congiunturale sono più significativi e du-

nanziata. Eppure prosegue la restrizione dei prestiti alle imprese, sia nei volumi che nei tassi. Una spirale negativa da spezzare con uno shock che rilanci la fiducia, uno sforzo straordinario di governo, banche e imprese per far affluire liquidità alle aziende sane». Come giudica il rapporto banche e imprese in regione e quali i principali problemi delle pmi nell’accesso al credito? «Secondo una nostra indagine, il 53,1 per cento delle imprese ritiene il rapporto con le banche peggiorato negli ultimi sei mesi. Per 6 su 10 l’accesso al credito è più difficile, per via di concessione selettiva, costi elevati, riduzione dell’importo, in qualche caso richiesta di rientro. A farne le spese sono soprattutto le piccole aziende. Siamo consapevoli dei vincoli patrimoniali imposti da Basilea 3, che vanno alleggeriti o comunque diluiti nel tempo, ma a giugno i prestiti alle imprese padovane sono diminuiti del 10 per cento, più della media nazionale. Alle banche chiediamo di non chiudere i rubinetti in modo indiscriminato, di non cercare il merito di credito solo nei bilanci, ma di guardare senza pregiudizi idee, mercati, business e asset intangibili, come il capitale umano e i brevetti, oltre a chiarezza e trasparenza nei costi. Chiediamo di sostenere i germogli di ripresa con un credito selettivo ma intelligente». NORD EST SVILUPPO

raturi, il bilancio complessivo del 2013 non è

certo favorevole, anche nel Trevigiano. La situazione economica non è migliorata e le imprese stanno affrontando il quinto anno consecutivo di crisi. «Lo percepiamo bene attraverso il contatto continuo con le imprese associate a Unindustria» spiega il presidente Alessandro Vardanega (nella foto), «dove emerge in particolare l’aggravarsi delle difficoltà di accedere al credito». Quali, tra le imprese associate, incontrano più difficoltà nel ricevere prestiti? «In questa fase vanno meglio le imprese esportatrici e internazionalizzate, che riescono a compensare nei mercati esteri la riduzione dei consumi nel mercato interno. Per contro, le imprese focalizzate sul mercato domestico sono generalmente più penalizzate e ottengono minore disponibilità di credito e a tassi elevati. Sono le cosiddette aziende a “rating marginale”, vulnerabili sul fronte della liquidità e per questo più fragili anche in presenza di ordini e competitività industriale, con inevitabili ricadute negative anche a livello sociale. Sono spesso aziende di piccole e piccolissime dimensioni appartenenti ai comparti manifatturieri del made in Italy. Questo tessuto di pmi è alla base del nostro capitalismo di persone e territori, per questo vanno sostenute anche con forme innovative di finanza d’impresa». Quanto considera fondamentale la collabora-

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53,1%

Imprese Percentuale delle aziende che considerano il rapporto con le banche peggiorato negli ultimi sei mesi

▶ zione tra le organizzazioni di categoria e le banche per migliorare l’accesso al credito e favorire così gli investimenti delle imprese? «L’accesso al credito e la gestione finanziaria sono un elemento strategico per la tenuta e lo sviluppo di un’impresa e per questo Unindustria Treviso ha potenziato fin dal 2008 il servizio dedicato alle imprese, soprattutto le pmi, con una task force per le situazioni di maggiore criticità. Questo ci porta anche a potenziare il dialogo con il sistema bancario rendendolo sempre più mirato alle esigenze e ai progetti delle singole imprese. Per dare un quadro di sintesi, l’area finanza dell’associazione ha tra l’altro realizzato negli ultimi 12 mesi oltre 1.500 consulenze alle imprese, con circa 300 check up finanziari gratuiti, e siglato 13 accordi con istituti di credito per finanziamenti a favore delle imprese associate». È stato siglato il 26 luglio un accordo promosso da Unindustria e Cassa di risparmio del Veneto. Cosa prevede e quali imprese ne beneficeranno? «Si tratta di un accordo innovativo per la messa a disposizione di un plafond pari a 5 milioni di euro, destinato a offrire finanziamenti con spread contenuti alle imprese associate con standing creditizio non primario. Per dare vita all’iniziativa l’associazione ha vincolato un milione di euro del proprio patrimonio presso la Cassa di risparmio del Veneto, ad abbattimento degli interessi corrisposti dalle aziende associate. Con questo accordo si rendono disponibili singoli finanziamenti, per un importo massimo di 50.000 euro per ciascun richiedente, a 6 o 12 mesi a un tasso variabile legato all’Euribor a 1 mese e uno spread ridotto rispetto alle attuali condizioni di mercato». - RG

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Confindustria Padova ha aderito a Neafidi. Cosa prevede l’accordo? «L’intesa completa il processo d’integrazione di tutto il sistema confindustriale veneto in un unico Confidi. Per le pmi ciò si tradurrà in più forza negoziale con le banche e più qualità nella consulenza. Le aziende associate potranno ottenere garanzie su linee di credito a breve e medio termine, per il circolante e gli investimenti, la capitalizzazione, la ricerca e il riequilibrio finanziario». In che modo l’associazione contribuisce ad agevolare l’accesso al credito delle aziende? «Negli ultimi anni abbiamo stretto accordi con i principali istituti di credito del territorio per garantire un dialogo rapido ed efficace, predisposto fascicoli informativi con tutte le notizie utili a far meglio conoscere l’impresa, al di là dei dati patrimoniali e di bilancio». Quali saranno le prossime iniziative? «In autunno partirà un innovativo servizio di check up finanziario per offrire anche alle imprese più piccole un’analisi del bilancio finalizzata a individuare necessità e strumenti utilizzabili. Si tratta di un modo per aiutarle a valutarsi e, quindi, anche a rappresentare meglio il proprio business. A ottobre organizzeremo un evento sui mini-bond, un’alternativa al finanziamento bancario, che auspichiamo possa adattarsi meglio alle pmi, chiamate a una crescita culturale e organizzativa». \\\\\ SETTEMBRE 2013


ACCESSO AL CREDITO LUIGI SCHIAVO

L’EDILIZIA CHIEDE FLESSIBILITÀ La ripresa verrà dal rilancio della domanda interna. E il futuro del Paese, secondo Luigi Schiavo, dalla crescita di consumi e investimenti - Renata Gualtieri l settore delle costruzioni non è certo immune dalla crisi, ma non ci sarà ripresa senza il rilancio di questo comparto. «È ormai un assunto che risponde a un dato di fatto» commenta il presidente Ance Veneto, Luigi Schiavo, facendo il punto della situazione a livello regionale. «Gli Stati Uniti nel piano di rilancio dell’economia hanno dato grande rilevanza agli investimenti in infrastrutture e in opere pubbliche. Ora ne stanno raccogliendo i frutti. Così è stato fatto in molti paesi dell’Ocse all’inizio della crisi. In Italia questo capitolo è stato colpevolmente trascurato, solo di recente sono state assunte dal governo decisioni importanti». Quali a suo avviso? «L’anticipazione del 10 per cento nei lavori pubblici, l’eliminazione dell’Imu sull’invenduto, la conferma dei bonus sulle ristrutturazioni, il piano casa per le giovani coppie. La vera ripresa passerà soltanto dal rilancio della domanda interna. Obiettivo che può essere raggiunto attivandosi nell’immediato su tre importanti fronti: la riformulazione dei vincoli del patto di stabilità, la riduzione delle imposte sul lavoro e un accesso al credito più facile. Senza liquidità è difficile che le imprese possano programmare investimenti e garantire occupazione». Cosa fare per contrastare il credit crunch? «Occorre che le banche diventino più elastiche nella concessione del credito e si decidano a sostenere concretamente il sistema produttivo. Oggi paghiamo lo scotto di un sistema

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↓ Luigi Schiavo, presidente di Ance Veneto

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+5,3%

Nuove case L’incremento dei prezzi per le nuove abitazioni, mentre quelli delle costruzioni esistenti sono diminuiti del 7,5%

che in passato ha concesso credito con troppa facilità». Quale appello si sente di fare agli istituti di credito regionali? «Essere più flessibili e pronti nelle risposte. Si dice di no con troppa facilità, e spesso con poca chiarezza. Le imprese devono imparare ad adeguarsi a maggiori accorgimenti di bilancio, ma gli istituti di credito devono una volta per tutte garantire procedure rapide, certe e chiare. Ci vuole più attenzione verso i giovani e le nuove famiglie che vogliono acquistare casa. I dati ci dicono che la richiesta per la prima abitazione è ancora alta. In passato si è costruito troppo e male da un punto di vista urbanistico, ma non c’è mai stata una bolla speculativa. I criteri di sviluppo devono necessariamente cambiare, e ci sono ampi margini di intervento. Ad esempio, si potrebbe partire dal recupero del parco immobiliare più vecchio, scuole ed edifici pubblici in primis, e dall’adeguamento energetico degli stessi».

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Quali i principali problemi affrontati dalle imprese? «Un problema molto sentito è quello legato ai ritardi di pagamento della pubblica amministrazione. Ancora oggi non si sa quanto il decreto “sblocca crediti”, dopo una prima tranche iniziale, riuscirà effettivamente a mobilitare. I meccanismi di anticipazione del credito da parte delle banche non sono stati fin qui favorevoli alle aziende, costrette a sostenere gli interessi sulle somme anticipate. Più del saldo per i lavori già eseguiti, preoccupa la prospettiva degli investimenti. Senza nuovi lavori le imprese sono comunque destinate a chiudere i battenti». Il sistema dei confidi in che misura può rappresentare uno strumento per combattere il credit crunch? «Il sistema dei confidi ha consentito alle aziende meno strutturate di accedere più facilmente al credito, ma essi svolgono funzioni di garanzia, a dover prestare denaro sono sempre le banche. Ci possono essere altre soluzioni, l’Ance ha proposto l’emissione di specifici bond destinati a pochi e selezionati investitori istituzionali da destinare esclusivamente al finanziamento dei mutui prima casa per le giovani coppie. Per quanto riguarda le imprese guardiamo con attenzione alla recente costituzione di una Sgr unica tra Veneto e Friuli Venezia Giulia che sia in grado di aumentare la capacità di raccolta di risorse con cui sostenere il sistema produttivo del territorio». \\\\\ SETTEMBRE 2013


ACCESSO AL CREDITO LA VOCE DELLE BANCHE

LE BANCHE SOLLECITANO COLLABORAZIONE Continua la stretta del credito. Secondo gli istituti del territorio però la ripresa non va attesa passivamente, ma sollecitata con iniziative concrete - Renata Gualtieri ontinua la stretta del credito. Secondo l’analisi del centro studi di Unimpresa, basata su dati della Banca d’Italia, negli ultimi dodici mesi le banche hanno tagliato piu ` di 50 miliardi di euro a imprese e famiglie. Per le aziende, nell’ultimo anno, sono calati i prestiti a breve termine per 15,4 miliardi (-4,63 per cento), da 332,8 miliardi a 317,4; i prestiti a medio periodo per 8,4 miliardi (-6,29 per cento), da 134,8 miliardi a 126,4; infine, quelli di lungo periodo di 18,9 miliardi (-4,55 per cento), da 415,4 miliardi a 396,5. In totale lo stock di finanziamenti alle imprese e` sceso da 883,2 miliardi a 840,4, con una diminuzione di 42,8 miliardi, -4,85 per cento. Mentre per i cittadini il calo ha raggiunto 8,5 miliardi, -1,3 per cento. Da giugno 2012 a giugno 2013, dunque, la diminuzione dei prestiti al settore privato e` stata di 51,3 miliardi, 3,43 per cento. Nel mese di luglio, secondo i numeri diffusi dalla Banca centrale europea, si e` registrata una nuova diminuzione dei prestiti al settore privato. La contrazione su base

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↗ Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli

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DEVONO ESSERE PREVISTI INTERVENTI PER TUTTE LE IMPRESE CHE POSSONO FAVORIRE LA RIPRESA SETTEMBRE 2013

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ACCESSO AL CREDITO LA VOCE DELLE BANCHE

2,5 mld annuale e` pari a -1,9 per cento, un dato piu ` negativo di quello registrato a giugno (-1,6 per cento) e maggio (- 1,1 per cento). I prestiti alle famiglie, invece, sono saliti dello 0,1 per cento, positivo anche l’andamento dei mutui per l’acquisto della casa (+0,8 per cento), mentre resta negativa la dinamica del credito al consumo (2,7 per cento). Per il credito alle imprese, si registra una contrazione pari al 3,7 per cento, superiore a quella registrata a giugno e maggio. Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha rivolto un invito a famiglie e imprese che hanno liquidità. «Investire in forme di durata elevata aumenta le possibilità di prestare. È una logica distorta pensare che le banche abbiano la fabbrica dei soldi». Insomma, famiglie e imprese devono dare soldi per averne. Chiede, inoltre, «una scossa per dare liquidità alle imprese» e cioè, spiega, «chiediamo che la pubblica amministrazione paghi i debiti con la tempestività con cui esige le tasse. Così si immetterebbero 70 miliardi nell’economia produttiva. Le imprese avrebbero nuova liquidità e le banche la possibilità di ridurre le sofferenze». Il numero uno dell’Associazione bancaria italiana si augura, inoltre, che «in autunno il Parlamento attui misure in grado di rilanciare il sistema economico e produttivo. Di conseguenza, serve un impegno continuo di stabilità delle 62

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Mutui Risorse destinate da Friuladria alle famiglie venete che decidono di accendere un mutuo

istituzioni e non il ritorno indietro con la paralisi che è costato un rallentamento della ripresa economica. Le istituzioni devono essere consapevoli che la stabilità è nell’interesse del Paese». Devono essere previsti interventi a favore di tutte le imprese, «soprattutto di quelle che possono favorire il percorso di ripresa dello sviluppo». La voce delle banche del Nordest Se da più parti arriva l’invito alle banche di allargare i cordoni della borsa, Veneto Banca risponde. L’istituto di credito, che si rivolge soprattutto alle imprese del territorio in cui opera, presenta piani in controtendenza rispetto al credit crunch che sta attanagliando imprese e famiglie in tutta Italia. «Non abbiamo mai fatto mancare il sostegno alle imprese – assicura Mosè Fagiani, condirettore generale dell’istituto di Montebelluna –. Siamo stati, siamo e continueremo a essere in prima linea nei luoghi in cui Veneto Banca è preSETTEMBRE 2013


sente e che, ricordo, rappresentano le aree maggiormente industrializzate del Paese. Dall’inizio dell’anno abbiamo continuato a destinare importanti somme a favore del tessuto imprenditoriale. Tuttavia molti plafond, a distanza di qualche mese dal loro lancio, risultano oggi sottoutilizzati. È la dimostrazione di quanto severa sia la crisi in corso, che sta di fatto bloccando le richieste di finanziamenti per investimenti produttivi. È perciò importante che i nostri imprenditori siano consapevoli del fatto di poter sempre contare su una banca di territorio come la nostra». Dal Veneto al Friuli Venezia Giulia, l’attenzione di Friuladria, banca che fa capo alla francese Credit Agricole, va soprattutto alle pmi dell’agricoltura. In occasione della presentazione del secondo Rapporto sull’agroindustria e l’agricoltura del Nordest, promosso dall’istituto di Pordenone e realizzato da Fondazione Nord Est, il direttore generale, Carlo Crosara, ha dichiarato: «Accanto all’apporto progettuale che ci distingue abbiamo continuato a finanziare il settore primario con importanti risorse: solo nei primi sei mesi del 2013, dei circa 206 milioni erogati al mondo della piccola e media impresa, oltre 100 mi-

↑↑ Carlo Crosara, direttore generale di Friuladria

↑ Mosè Fagiani, condirettore generale di Veneto Banca

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lioni sono stati destinati alle aziende agricole e della trasformazione alimentare». L’istituto di credito ha inoltre lanciato un’iniziativa che prevede il finanziamento di 2,5 miliardi per sostenere le famiglie venete che decidono di accendere un mutuo. «Noi con le famiglie ci viviamo. Siamo una banca di prossimità – ha sottolineato Carlo Crosara – che punta a sostenere le imprese e soprattutto le famiglie del nostro territorio». L’offerta prevede un finanziamento al tasso fisso del 2,5 per cento per i primi due anni. In Veneto, Friuladria, nel corso del 2012 ha stipulato 1.500 mutui e nei primi sei mesi dell’anno, ha raggiunto quota 700. Complessivamente, nel Nordest, al 30 giugno, Friuladria ha già erogato 100 milioni. «Abbiamo deciso di lanciare la nostra campagna mutui in Veneto – ha concluso il direttore generale – perché rappresenta un territorio strategico per il nostro Gruppo, dove imprese e famiglie sono l’asse portante dell’economia». \\\\\ SETTEMBRE 2013

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ASSET STRATEGICI ANTONIO CATRICALÀ

UN MODELLO DIGITALE PER L’ITALIA

«È arrivato il momento di passare dalla legislazione ai fatti per sostenere lo sviluppo». Il punto di Antonio Catricalà sull’agenda digitale italiana - Renata Gualtieri

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Ict ha contribuito negli ultimi 15 anni alla crescita del Pil europeo per oltre il 50 per cento. L’Agenda digitale è uno degli strumenti più efficaci che abbiamo per superare la crisi globale: la tecnologia è, infatti, un volano per lo sviluppo del Paese, garante della sua competitività. Uno sviluppo che, se stabile nel tempo, potrà portare alla creazione di più di 200mila posti di lavoro. «Per fare un esempio - commenta il viceministro Antonio Catricalà - la mancata dematerializzazione dei rapporti con la pubblica amministrazione costa alle imprese 15 miliardi. Se saremo in grado di rispondere a questo problema, otterremo risparmi per le imprese pari a circa il 3 per cento del Pil». La banda larga e i servizi collegati potrebbero rilanciare il nostro Paese. Ha definito l’Agenda digitale «un’occasione da non perdere». Qual è il suo valore? «Se si riuscirà a coniugare la dignità politica dell’Agenda digitale con una grande iniziativa culturale che coinvolga attivamente tutti gli stakeholder allora saremo in grado di definire quello che mi piacerebbe fosse riconosciuto come “modello digitale italiano”, nel quale il pragmatismo si unisce alla capacità di avere una visione di lungo termine nel solco degli indirizzi europei. Il comparto Ict europeo vale circa 660 miliardi di euro all’anno: il 5 per cento del Pil europeo. Il settore delle telecomunicazioni italiano vale il 3,7 per cento del Pil ed è in grado di trainare molti altri settori. In Italia un aumento del 10 per cento nella penetrazione della banda larga, secondo un recente studio della Banca mondiale, equivarrebbe a 1,2 punti del Pil». Quali sono i numeri del digital divide in Italia rispetto agli altri Paesi europei? «Il 37 per cento degli italiani non ha mai usato internet e solo il 53 per cento usa il web almeno una volta a settimana, un anno fa la cifra di chi faceva a meno di Internet era del 39 per cento. Ma il nostro Paese resta comunque

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LE TELECOMUNICAZIONI VALGONO IL 3,7 PER CENTO DEL PIL E SONO IN GRADO DI TRAINARE MOLTI ALTRI SETTORI ben sopra la media europea in quanto ad analfabetismo digitale. Il tutto mentre, pur essendo evidente che le competenze relative al comparto Ict permettono di accedere più facilmente al mercato del lavoro, solo il 38 per cento degli italiani dichiara di possederle. Anche in questo caso si tratta di un dato ben al di sotto della media europea. Per la piena digitalizzazione del Paese oltre all’infrastruttura servono servizi affidabili e convenienti. Parlo di ecommerce e di e-governement». Il mercato unico europeo è una grande aspirazione dalla Commissione europea, qual è la posizione dell’Italia in merito e quali i passi necessari per la sua realizzazione? «Sono in perfetta sintonia con la linea del commissario europeo Neelie Kroes riguardo alla strategia sulla digitalizza-

↑ Antonio Catricalà, viceministro dello Sviluppo economico

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200.000 Posti di lavoro Le nuove opportunità di impiego che si possono creare con lo sviluppo del settore digitale

zione di un mercato unico europeo a un’unica velocità. La carenza di infrastrutture deve essere superata con interventi pubblici e solidi piani nazionali; l’educazione digitale nelle scuole, nelle università, nella Pa e nelle piccole e medie imprese deve diventare una realtà; l’e-commerce deve essere facilitato; gli investimenti degli operatori devono essere incentivati anche attraverso un quadro regolatorio unitario e certo». A che punto è il decreto sugli scavi delle minitrincee per la banda larga? «Il decreto scavi ormai quasi in dirittura d’arrivo, è un testo importante che ci permetterà di accelerare lo sviluppo di reti a banda larga e ultralarga nel Paese riducendo i tempi e i costi di sviluppo. Un testo che darà ordine, uniformità e certezza di diritto agli operatori che investono nelle autostrade del futuro e che dovrà essere affiancato da un progetto a me caro: il catasto del sottosuolo. Si tratta di misure di semplificazione e ottimizzazione coerenti con la proposta di raccomandazione della Commissione europea in fase di discussione volta ad armonizzare criteri e metodologie di costo, non discriminanti, delle reti di accesso al fine di promuovere gli investimenti in banda larga. Un decreto fondamentale sia per il completamento del piano nazionale per la banda larga sia, soprattutto in vista dei prossimi bandi che il Dipartimento per le comunicazioni sta per ema66

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nare, per lo sviluppo della banda ultralarga da 30 a 100 mbps in Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Sicilia e che dal 2014 interesseranno l’intero Paese, a valere sulle risorse della programmazione 2014-2020». È favorevole allo scorporo della rete? «La separazione societaria della rete di accesso non ha precedenti in Europa. L’Italia si appresta a diventare il riferimento europeo relativamente alla forma più avanzata di assetto pro concorrenziale consentita dalla separazione strutturale dell’operatore storico. Ritengo che lo scorporo proposto, volontariamente, da Telecom Italia sia utile, sufficiente, non scontato. Vengono garantiti la neutralità degli input e la parità di accesso in conformità alle direttive europee. La governance della società dovrà essere tale da non suscitare sospetti di parzialità. Il perimetro dello scorporo sembra adeguato perché si tratta di uno spin off di tutta la parte che costituisce monopolio naturale di Telecom che inizia dallo stadio di linea e arriva fino alle abitazioni dei cittadini italiani, ivi compresi i 151 mila armadi stradali, gli 8,8 milioni di pali e i 33,6 milioni di borchie utente, le antenne, la rete primaria e le reti secondarie di rame, il permutatore di rame e il permutatore ottico. Quindi una rete sulla quale potranno lavorare 22mila dei 54 mila dipendenti di Telecom, una rete che ha un suo valore fisico e un valore di avviamento che dipendono in parte anche dalla regolazione tariffaria». \\\\\ SETTEMBRE 2013


ASSET STRATEGICI GIORGIO RAPARI

L’ONDA LUNGA DELLE IMPRESE DIGITALI La nuova impresa digitale può essere paragonata a una long wave: un’onda lunga, inedita, di ampia portata culturale. Ne parla Giorgio Rapari - Renata Gualtieri

ossono diventare un motore dell’innovazione nel Paese, sono giovani pmi sorte nell’86% dei casi dopo il 2000, con oltre il 58% di laureati e il 18% di dottorati, con organizzazioni flessibili. Producono il 3,9% del Pil italiano, pari a 54 miliardi all’anno e crescono nonostante la crisi: come numero d’imprese (+9,3% nel triennio nero 2009/12), come addetti totali (+13,7%)e soprattutto come previsioni di fatturato 2013 (in crescita per il 68%). Oltre un terzo dei lavoratori è volutamente atipico. Criticità? Il costo del lavoro, la burocrazia, l’accesso ai vecchi modelli di credito e, infine, la reperibilità di competenze nelle aree meno digitali dell’Italia, ovvero il 70-80% del territorio nazionale. È la fotografia scattata dal primo rapporto di Assinteldigitale sull’universo della nuova impresa digitale. Secondo la vostra ricerca, quali sono le regioni dove l’economia digitale si sta affermando con più difficoltà? «La mappatura dell’Italia digitale ci restituisce un Paese a macchia di leopardo. Nessuna provincia del Mezzogiorno supera il 3 per cento d’imprese digitali presenti sul proprio territorio, i fanalini di coda sono la parte alta della Puglia, la Campania, il Molise, la Sardegna - con l’esclusione del polo di Cagliari - la parte sud della Sicilia, il ponente ligure, il grossetano, Sondrio, Rovigo e il nord del Lazio. Il dato più

P ↑ Giorgio Rapari, presidente di Assintel, associazione che raggruppa le imprese operanti nell’Ict

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ASSET STRATEGICI GIORGIO RAPARI

LE IMPRESE DIGITALI SONO ORGANIZZAZIONI LIQUIDE, NON STRUTTURATE, IN CUI LE MODALITÀ DI LAVORO SONO MOLTO FLESSIBILI

basso relativo ai digital worker si registra per la provincia di Benevento. L’occupazione è in costante crescita: a fine 2012 erano oltre 620mila gli addetti digitali. Ma il dato più interessante è che a essi si aggiunge oltre un altro terzo di professionisti atipici. Sono soprattutto giovani maschi laureati, o addirittura con master e dottorato. Questo fenomeno è da leggere in chiave positiva: le imprese digitali sono organizzazioni liquide, non strutturate, in cui le modalità di lavoro sono molto flessibili. L’altro lato della medaglia è che le forme contrattuali a oggi esistenti non riflettono le esigenze del nuovo settore, e i costi dello Stato sul lavoro risultano per loro spropositati e insostenibili. Punti su cui stiamo lavorando con Assinteldigitale a vari livelli, in primis quello contrattuale e politico». Come queste imprese innovative possono contribuire all’innalzamento della competitività del nostro Paese? E come occorre valorizzarle? «Il digitale è lo strumento indispensabile per aumentare la competitività di ogni sistema imprenditoriale contemporaneo. Il contesto è quello della “global networked society”, in cui il paradigma sistemico assume un’importanza mai vista: ogni punto della rete è un nodo interconnesso con una moltitudine di altri nodi, per cui non ha più senso pensare l’azienda come sistema chiuso e autosufficiente. Stare sul mercato oggi significa stare sul web e l’onda lunga delle imprese digitali italiane è lo strumento adatto per diffon68

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dere questa cultura nel nostro tessuto imprenditoriale. Spingere l’innovazione laddove manca una consapevolezza precisa significa però avere alle spalle un sistema politico che ne sostenga le basi. Altra cosa è la valorizzazione diretta delle imprese digitali: esse devono essere considerate bandiere dell’Italia migliore verso l’estero. Per fare questo è ancora la politica che deve cominciare a inserirle nei propri piani di posizionamento strategici». Cosa frena la competitività delle imprese del comparto? «Quello che è emerso in modo netto dalla ricerca è che gli imprenditori digitali soffrono per una serie di politiche e regole che non sono adatte al loro tipo d’impresa e di professionalità. Al primo posto, per l’80 per cento di esse, c’è l’organizzazione del lavoro: architetture contrattuali lontane dalle loro esigenze, relazioni sindacali vetuste e ingessate, costo del lavoro non sostenibile. Al secondo posto troviamo le risorse finanziarie e l’accesso al credito per finanziare l’innovazione. Serve perfezionare una legislazione sul crowdfunding (piattaforme online che pubblicano progetti innovativi cercando investitori privati, ndr), e un incremento del sistema di seed fund, piccoli finanziamenti per piccoli progetti altamente innovativi. Infine, mancano competenze tecniche e manageriali al passo con le loro esigenze, il sistema formativo tradizionale è inadeguato per oltre la metà delle imprese». \\\\\ SETTEMBRE 2013


INNOVARE PER ESSERE COMPETITIVI Non bastano gli investimenti per essere innovativi. Per Antonietta Tomasulo, consigliere delegato di Trentino Sviluppo, serve un cambiamento culturale - Renata Gualtieri

→ Antonietta Tomasulo, consigliere delegato sviluppo e innovazione dell’agenzia Trentino Sviluppo

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ASSET STRATEGICI ANTONIETTA TOMASULO

ai come in questo periodo, contrassegnato dalla crisi globale, l’innovazione diventa strumento utile per agganciare la ripresa e creare nuova occupazione. «Il Trentino, che da sempre ha investito moltissimo su questo fronte può dimostrare con i numeri che ha attuato una politica coraggiosa e interessante, anche dal punto di vista degli investimenti» dichiara Antonietta Tomasulo, consigliere per l’innovazione di Trentino Sviluppo, l’agenzia creata dalla Provincia per supportare la crescita dell’imprenditorialità e la capacità di fare innovazione delle imprese locali. Quante risorse vengono, dunque, destinate a questo scopo dalle imprese locali? «Secondo i dati ufficiali del servizio di statistica della Provincia di Trento, che considerano gli stanziamenti provinciali nelle attività di ricerca e sviluppo effettuati dal 2000 al 2008, il confronto con la media italiana e quella europea mostra una performance di investimento migliore da parte del Trentino, con un tasso di crescita del 13,7 per cento, dato ancora oggi in aumento. Ad esempio, il Trentino ha speso 212mila euro per abitante, contro la media italiana di 164mila e i 158mila dell’Europa. Di questi fondi per la ricerca ne beneficiano gli attori locali, cioè i centri di ricerca, le università e le fondazioni con sede fuori regione. Trentino Sviluppo aiuta a fornire e distribuire queste risorse e gestisce la parte brevettuale. Ecco perché una regione piccolissima può dialogare con altre decisa-

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212.000

Euro Somma spesa per abitante, dal 2000 al 2008, in R&S dal Trentino. La media italiana è di 164mila euro, quella europea 158mila

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mente più importanti». A quali settori appartengono le aziende che mostrano maggiore vitalità? E dove, invece, si registrano difficoltà a innovare? «Il Trentino ha pochi abitanti e un humus industriale piuttosto circoscritto, non ci sono grandi aziende ma molte piccole e medie imprese. C’è ancora molto lavoro da fare per implementare l’attività industriale, storicamente manifatturiera, valorizzando ad esempio l’information technology, settore in cui la regione negli anni si è rivelata un polo di eccellenza. Va sottolineato l’impegno e l’investimento che è stato fatto nella meccatronica da Trentino Sviluppo nella sede di Rovereto, che aprirà a ottobre, nella quale troveranno spazio sia grandi aziende della meccatronica, che faranno da driver, sia acceleratori per creare nuove imprese, sia le scuole post laurea della meccatronica di Verona. Questo è un modo creare collaborazione tra il mondo della formazione e l’industria in modo tale che i ragazzi che escono dalle scuole possano trovare occupazione più facilmente». Il Trentino ha i requisiti per diventare la culla dell’innovazione italiana? «Il Trentino è come un laboratorio, con pochi attori da mettere attorno al tavolo, e questo consente un circuito abbastanza veloce ed efficiente. Va incoraggiato, qui come nel resto d’Italia, un cambiamento di cultura che è lungo e difficile da attuare. L’aggregazione può essere la chiave di svolta del successo. Gli ingredienti per fare innovazione, e cioè la volontà politica, gli incentivi, le eccellenze nel campo della ricerca ci sono, ma occorre liberarsi di alcuni retaggi culturali tipici dell’Italia. Questa è una fase di cambiamento importante per tutto il pianeta e il Trentino ha le competenze giuste per cercare di mettere in moto le risorse già presenti. La crisi può diventare un momento di opportunità e il Trentino ha le carte in regola per migliorare e velocizzare l’entrata del mercato e delle sue regole, a tratti ostacolato dalla presenza importante della Provincia, e implementare l’efficienza delle industrie presenti in regione». \\\\\ SETTEMBRE 2013

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INNOVAZIONE LUIGI CATTINI

PIÙ CAPITALI PER L’INNOVAZIONE

Dall’incontro tra competenza e ricerca sono nati i vetri switchable. È così che un’innovazione made in Italy si sta facendo valere sul mercato internazionale. La parola a Luigi Cattini

fondi Ue 2014-2020 devono essere impiegati per garantire al made in Italy una forte iniezione d’innovazione e ricerca, per aumentarne la competitività e sviluppare nuove produzioni in settori di alta tecnologia». È questa l’idea del ministro della Coesione territoriale Carlo Trigilia per non disperdere i fondi stanziati dall’Ue e per impiegarli in settori di qualità in cui l’Italia si sta facendo valere. Un campo, quello dell’innovazione e ricerca, in cui sta crescendo la Innoptec, nata una diecina di anni fa dall’incontro tra tecnologi esperti nel campo dei polimeri e dei cristalli liquidi e capitali “pazienti e lungimiranti” integrati da contributi alla ricerca tecnologica provenienti dalla Provincia Autonoma di Trento. «La continua ricerca – spiega il presidente Luigi Cattini – ci ha portato a specializzarci nella produzione di film elettroottici. Si tratta di fogli plastici multistrato bianco opalini

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Innoptec si trova a Rovereto (TN) www.innoptec.it

che, sotto impulso elettrico, diventano trasparenti in meno di un secondo». Questi film sono oggi usati per ottenere i cosiddetti “vetri intelligenti” o “vetri switchable” spesso inseriti nella moderna architettura. «Le pareti interne switchable, potendo essere opache o trasparenti a richiesta, permettono di creare aree a privacy controllata, richiesta in sale di edifici sedi di aziende, banche, alberghi, ospedali, grandi navi da crociera e yachts, atelier di moda, negozi e grandi magazzini di prestigio. Questo tipo di pareti trovano applicazione anche in abitazioni di pregio sia moderne che storiche, nei musei, sale di esposizione o come luminosi schermi da retroproiezione per studi televisivi e scene teatrali». Uno sviluppo promosso dal compianto professor Fabio Ferrari, fisico, ex rettore dell’Università di Trento e primo presidente dell’azienda. «Partendo da un nucleo di conoscenze tecnologiche a livello pilota – prosegue Cattini - e avvalendoci di competenze multiSETTEMBRE 2013


LE PARETI INTERNE SWITCHABLE PERMETTONO DI CREARE AREE A PRIVACY CONTROLLATA

disciplinari in campo chimico, ottico ed elettrico il team dell’azienda ha progettato il prodotto, il processo produttivo e l’impianto per produrre il film, operando nel polo roveretano di Trentinosviluppo. Un successo che, grazie a un marketing mirato, è stato significativo anche all’estero. «La proiezione internazionale ha stimolato il perfezionamento del prodotto, potendo così iniziare una proficua attività commerciale oggi estesa a tutta Europa e ad alcuni paesi extraeuropei, che ci ha permesso di confrontarci con corrispondenti prodotti fatti in Estremo Oriente o negli Stati Uniti. In Italia infatti l’osmosi tra alta competenza scientifica e tecnologie applicative sono poco frequenti per il distacco quasi ideologico esistente tra Università e industria. Questo è il fattore che ha permesso a paesi nuovi come la Corea e Taiwan di svilupparsi su prodotti e applicazioni innovative e con esse invadere i mercati mondiali». \\\\\ MT SETTEMBRE 2013

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INNOVAZIONE FABIO NARDIN

TECNOLOGIE INDUSTRIALI Un’innovativa tecnica per la lavorazione dei tubi, che ottimizza costi e tempi di produzione. A presentarla Fabio Nardin della Narnew di Trieste

↖ Particolari della produzione della Narnew Srl di Trieste www.narnew.com

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na precisione tale da ammettere tolleranze di appena pochi decimi di millimetro. È questo il plus ottenuto dalla messa a punto di un nuovo metodo di costruzione dei tubi meccanici di precisione, risultato frutto degli investimenti in ricerca e sviluppo della Narnew Srl, azienda triestina specializzata in questo settore, i cui manufatti trovano applicazione in numerose tecnologie industriali. Come spiega Fabio Nardin, amministratore della società: «La caratteristica fondamentale di questo procedimento risiede nei costi, inferiori rispetto a quelli ottenuti con una tradizionale lavorazione meccanica. Ed è una caratteristica che oggi ci dà un vantaggio competitivo molto importante. Infatti, in alcuni particolari impianti industriali, il tubo non è più trattato come un prodotto di carpenteria, ma diventa un vero e proprio particolare meccanico. Mi riferisco a tutti quei comparti che prevedono processi in cui esiste la necessità di collegare parti di macchine con notevole precisione. Tipicamente è il caso dei grandi motori diesel, tuttavia possiamo estendere il discorso a tutte le macchine che hanno la necessità di trasportare qualsiasi tipo di fluidi – acqua, combustibili liquidi, gas naturale, aria, olio ,– ad alta e anche ad altissima pressione, così come pure è il caso dei tubi a doppia parete – così realizzati per rispettare le stringenti normative di sicurezza». Infatti, nei prodotti di carpenteria metallica in genere, e più marcatamente nei tubi, la saldatura introduce delle deformazioni che modificano la geometria del manufatto, a tal punto da rendere necessaria, per riuscire a ottenere una particolare precisione dimensionale, una successiva e costosa lavorazione meccanica. «Quello che abbiamo raggiunto – prosegue Nardin –, anche grazie a un rapporto di partnership stretto e proficuo con i nostri

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FABBRICHIAMO TUBI COMPLESSI E PRECISI. SENZA LAVORAZIONI MECCANICHE principali clienti, è un metodo che consente di fabbricare tubi estremamente complessi e precisi senza che però sia necessaria alcuna lavorazione meccanica. Per centrare l’obiettivo, negli ultimi anni la nostra società ha investito moltissimo in attrezzature, dotandosi di macchine piegatubi a controllo numerico, di vari sistemi di misurazione 3d, di numerose saldatrici automatiche e semiautomatiche e di un banco di lavorazione a CN da 6mila millimetri utilizzato per la realizzazione di collettori di lunghe dimensioni. Tuttavia il nostro punto di forza resta ancora l’innovativo sistema Cn a posizionamento automatico, progettato e costruito totalmente internamente e che permette l’assemblaggio di qualsiasi tipo di tubo. Proprio questo sistema, insieme alla specifica formazione del personale, ci permette di realizzare tubi delle più svariate tipologie, forme e dimensioni, con assoluta precisione». Ad implementare ulteriormente la qualità dei prodotti sopra descritti, la Narnew ha introdotto recentemente un moderno sistema di radioscopia per il controllo delle saldature. «L’intero processo di controllo radioscopico, validato da LLoyd’s Register, consente di verificare la qualità delle saldature con la stessa efficacia della radiografia, ma con il vantaggio che può essere seguito in real time e durante qualsiasi fase del processo produttivo. Il percorso di qualità certificata viene completato poi con i test di pressatura e di tenuta, entrambi eseguiti in azienda con l’innovativo impianto Elium Detector, un sistema che consente di rilevare anche i più piccoli difetti non rilevabili con nessun altro sistema». \\\\\ LC SETTEMBRE 2013

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INNOVAZIONE FOGAL REFRIGERATION

IL NORD EST E LA FILIERA DEL FREDDO

Tra le eccellenze italiane nel Nord Est spicca il settore della refrigerazione. Grazie a esportazione e mercati in forte sviluppo il comparto sta crescendo nonostante le generali difficoltĂ economiche - Lorenzo Brenna

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guidare il settore della refrigerazione in Italia sono le province di Padova, Rovigo, Vicenza, Treviso, Belluno e Gorizia. Costituiscono questa “filiera del freddo” produttori di grandi impianti e di sistemi per i comparti del condizionamento dell'aria, della refrigerazione commerciale, industriale, domestica e del trasporto refrigerato, ognuno con peculiari livelli di specializzazione. Attualmente la fetta più grossa del mercato è rappresentata ancora dall’Europa. In prospettiva è realistico immaginare una richiesta crescente da parte dei mercati a maggiore crescita. Si riscontra una buona situazione all'Est, i Paesi arabi vanno bene, così come Argentina e Cile, Australia e Filippine. Le prospettive ci sono, ma per la tipologia di prodotti in questione è necessaria anche una crescita consolidata delle aree in questione. «Le migliori risposte arrivano sicuramente dal mercato estero - dichiara Pietro Fogal, responsabile tecnico e vice presidente della Fogal Refrigeration - e da clienti che richiedono un prodotto flessibile, affidabile e qualitativamente ineccepibile. Sono i piccoli, medi e grossi distributori di attrezzature per la refrigerazione alimentare». Per la FogalRefrigeration rappresenta un vantaggio essere collocata nelNord Est,in termini di risorse umane, potenziali partner e rapporti con gli enti territoriali.«Gli aiuti a livello di contributi alla ricerca e innovazione sono buoni in Friuli Venezia Giulia e hanno permesso di realizzare alcuni progetti importanti per la crescita e il consolidamento dell’azienda. La gestione delle risorse umane non è facile ma nel corso degli ultimi anni siamo riusciti a far crescere una buona squadra di collaboratori. Nuove partnership di fornitura sono nate con i vicini paesi della Slovenia e dell’Austria anche se il grosso dell’indotto arriva da pmi del Friuli Venezia Giulia». Per l’azienda investire in ricerca e sviluppo è fondamentale.«Circa il 7 per cento del fatturato annuo è investitoin ricerca e sviluppo – conferma Pietro Fogal - sia di prodotto che di processo. Attualmente stiamo lavorando allo studio

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↑ Alfredo Fogal e Pietro Fogal, titolari della Fogal Refrigeration di Ronchi dei Legionari (GO) www.fogalsrl.com

di nuove soluzioni per l’abbassamento dei consumi energetici e dell’impatto ambientale dei nostri prodotti e al miglioramento dei flussi e cicli produttivi adottando tecniche di lean production». L’innovazione va di pari passo con il risparmio energetico e la tutela ambientale, argomenti che sono ormai fondamentali per qualsiasi azienda. «I prodotti sono tutti conformi alle vigenti normative di sicurezza, di performance e ambientali. La collaborazione con importanti istituti di certificazione italiani e stranieri ci permette di garantire quanto dichiarato sulla carta». Nell’ultimo biennio FogalRefrigeration ha raggiunto ottimi risultati, sia dal punto di vista del fatturato che della crescita.«Il volume d’affari dell’anno 2012 è stato il migliore in assoluto nella storia dell’azienda – conferma il titolare nonché fondatore dell’azienda Alfredo Fogal – il primo semestre 2013 ha visto il fatturato in leggero calo rispetto all’anno precedente ma di solo tre punti percentuali. I principali risultati negli ultimi due anni sono stati mantenere il volume delle vendite nonostante la crisi globale e anzi aumentare il fatturato mantenendo inalterata l’efficienza nonché il portafoglio clienti». L’azienda si sta preparando al futuro ed è orientata alla crescita, non solo dimensionale ma soprattutto organizzativa e culturale, come spiega Pietro Fogal. «La seconda generazione ha già preso parzialmente il comando e, con l’esperienza trasmessa dall’imprenditore fondatore e attraverso una visione manageriale sta riplasmando l’azienda confrontandosi giornalmente con il mercato e ascoltando i bisogni e le necessità dello stesso».\\\\\ SETTEMBRE 2013

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INNOVAZIONE LORENZO CAMPANER E LUCA ANTONELLO

UN PACKAGING SOSTENIBILE Il mondo del packaging si mostra compatto verso obiettivi ben precisi: design accattivante e sostenibilità per l’ambiente. La parola a Lorenzo Campaner

n quale direzione si sta muovendo il packaging? È questa la domanda che gli addetti al settore si stanno facendo per riuscire a ottimizzare il più possibile un prodotto che negli ultimi anni ha avuto una crescita esponenziale sotto vari punti di vista; dal design, ai materiali, fino all’ecosostenibilità. «Il principale obiettivo della ricerca oggi – spiegano Lorenzo Campaner e Luca Antonello, amministratori della Meccanica Italiana - è quello di ridurre il peso dei contenitori senza penalizzare le performance. Tutto ciò viene portato avanti in ogni progetto che diventa in realtà un test o un prototipo. In questo momento stiamo anche lavorando molto sulla conversione dei contenitori del settore della detergenza per farli passare da materiali come Pe e Pp al Pet. Il risultato che si ottiene è quello di realizzare contenitori più economici e leggeri, con un design più accattivante per il consumatore e una maggiore sostenibilità per l’ambiente».

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Meccanica Italiana dal 2009 interpreta le esigenze delle aziende “packaging consumer” offrendo innovazione nel design, nella progettazione e nella produzione di soluzioni per il Pet packaging. «Non esistono più compromessi alle prestazioni che si richiedono al packaging. Dobbiamo porre attenzione sia agli aspetti emozionali caratteristici del design, che a quelli funzionali ed economici come la lavorabilità, il peso, la facilità di trasporto e lo stoccaggio». Una sintesi in cui sta acquistando sempre più importanza la riciclabilità del prodotto. «Noi seguiamo solo progetti orientati al packaging in Pet, di conseguenza tutto ciò che realizziamo può essere facilmente differenziato dal consumatore a totale benefico del successivo riciclaggio. Inoltre le tecnologie per l’utilizzo del Pet riciclato, detto R-Pet, nel settore del packaging stanno portando a un deciso aumento della presenza di questo materiale nei contenitori». La capacità di interpretare le esigenze del mercato ha permesso all’azienda di acquisire nuovi clienti nel corso del SETTEMBRE 2013


30%

Crescita È quanto Meccanica Italiana si aspetta nel 2013. Un dato che evidenzia la capacità strategica di consolidarsi nonostante la crisi

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Meccanica Italiana si trova a Morgano (TV) www.meccanicaitaliana.it

2012. «Così facendo abbiamo raggiunto un incremento del fatturato superiore al 15 per cento. Nuovi investimenti in tecnologie all’avanguardia ci stanno spingendo nel 2013 verso un ulteriore importante obiettivo di fatturato; il trend è di un deciso aumento dell’ordine del 30 per cento. Per sostenere la crescita abbiamo fin dal 2012 investito nella selezione e formazione delle risorse umane anche attraverso la partecipazione a un progetto di “Alternanza Scuola Lavoro”». Dal punto di vista dei volumi, Meccanica Italiana non sembra aver patito conseguenze dovute alla crisi. «Quello che sicuramente è cambiato è il modo di lavorare e i mercati di riferimento. È ormai chiaro a tutti che per sopravvivere non ci si può limitare al mercato nazionale. L’ex Unione Sovietica, i Paesi arabi e quelli africani costituiscono lo sbocco indispensabile per le aziende del settore. Anche la nostra produzione direttamente o indirettamente è destinata quasi totalmente ai Paesi extra Ue». Consolidare la presenza sui mercati esteri rappresenta anche l’obiettivo futuro di Meccanica Italiana. «Nel medio periodo – conclude Campaner - vorremmo inoltre affacciarci a nuovi business, sempre nel campo del packaging, per integrare e differenziare la nostra produzione». \\\\\ MT SETTEMBRE 2013

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INNOVAZIONE GIANPIERO SPEZZOTTI

DALLA RICERCA ALLO SVILUPPO La continua ricerca ha portato Sire Analytical Systems a produrre strumenti per laboratori di analisi chimico-clinica distribuititi in tutto il mondo icerca e innovazione restano il vero motore delle imprese italiane. Soprattutto se queste imprese fanno parte del comparto medicale. Ne è un esempio Sire Analytical Systems che da anni opera nel settore dei dispositivi diagnostici in vitro (IVD) e ha, come scopo principale, la ricerca, la progettazione e la produzione di sistemi che possano automatizzare le procedure manuali in uso nei laboratori di analisi di microbiologia e batteriologia o di ematologia. «Per noi la ricerca è il motore fondamentale dell’azienda – spiega l’amministratore delegato Gianpiero Spezzotti -. Per questo a partire dal 2008 abbiamo creato nell’ambito della struttura aziendale un’area dedicata esclusivamente alla ricerca e sviluppo, dove ad oggi sono impiegate 15 persone». Un personale costantemente impegnato in attività di ri-

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cerca di base, ricerca applicata e sviluppo dei progetti avviati, sviluppo dei prodotti già presenti in commercio al fine di studiarne le possibili evoluzioni e implementarle. «Ci avvaliamo costantemente della collaborazione di Istituti di Ricerca come l’Istituto di Microbiologia dell’Università di Genova, il servizio di Microbiologia e Virologia dell’Università di Padova, la Cattedra di Microbiologia dell’Università di Tor Vergata Roma e il CNR di Padova». Collaborazioni e ricerca che sono fondamentali per i settori di nicchia in cui ha iniziato la sua attività Sire. «Abbiamo iniziato specializzandoci nella batteriuria (microbiologia delle urine) e nella VES (Velocità di Eritrosedimentazione del Sangue) estendendo poi le capacità analitiche dei nostri strumenti per coprire anche altre analisi microbiologiche rapide quali la coltura di liquidi speciali, test di screening da tampone per la rilevazione d’infezioni generate da microorganismi multi resistenti». Le tecniche di misura applicate beneficiano di vari brevetti depositati. «I nostri prodotti – conclude Spezzotti - vengono commercializzati in 90 paesi nel mondo. Un traguardo molto importante per una realtà come la nostra». \\\\\ MG

Sire Analytical Systems fa parte del Gruppo Alifax Holding e si trova a Nimis (Udine) www.alifax.it

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INNOVAZIONE MAURIZIO POLO

LA RICERCA ENOLOGICA ESALTA LA NATURA Utilizzando lieviti in crema o liquidi per la fermentazione di vino e birra si ottengono elevati standard organolettici e di qualità d’insieme - Matteo Grande i sono vari fattori che concorrono alla qualità di un vino. Le uve, le tecniche di raccolta, le condizioni metereologiche e il terreno rappresentano una base fondamentale. Inoltre, non bisogna dimenticare l’importanza che hanno i lieviti, indispensabili per la fermentazione primaria, cioè la trasformazione da mosto a vino. «Il lievito – spiega Maurizio Polo di Bioenologia 2.0 – è fondamentale per esaltare caratteristiche specifiche di ogni singolo vino: dall’esaltazione dei profumi e del bouquet, a un aumento della vigoria. Il tutto in modo naturale, poiché è grazie alla fisiologia del lievito che si possono migliorare le caratteristiche del mosto e, quindi, del vino». L’intento di valorizzare le qualità naturali intrinseche dei lieviti ha portato l’azienda a lavori di ricerca innovativi per il settore. «L’azienda può contare su una ricerca trentennale in ambito enologico, affermata a li-

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vello internazionale. Durante questo percorso ci si è accorti di come i vari ceppi di lievito, disponibili sul mercato, non soddisfacessero la nostra continua ricerca per migliorare ed esaltare le proprietà organolettiche del vino in modo naturale. Numerose prove sperimentali, effettuate confrontando ceppi di lieviti uguali, uno secco e l’altro in fase cremosa o liquida, hanno dimostrato che utilizzando questi ultimi si possono ottenere dei risultati organolettici e qualitativi nel loro complesso notevolmente superiori, sia nei vini, sia nelle birre. È da questa ricerca che nel 2012 è nato Atecnos, l'innovativo brand produttore di lieviti attivi, moltiplicati con metodo naturale». Atecnos produce lieviti personalizzati e naturali al 100 per cento, con un metodo proprietario stabilizzato che ha consentito di estendere la produzione anche all’industria birraria e alimentare. «Il procedimento proprietario, unico al mondo, è stato sviluppato attraverso un processo SETTEMBRE 2013


Bioenologia 2.0 Srl si trova a Oderzo (TV) www.bioenologia.com

di ricerca specifico che sfrutta le potenzialità naturali dei prodotti e consente l'ottenimento di lieviti attivi in crema o allo stato liquido, immediatamente pronti all’uso. La sterilità del processo produttivo garantisce, oltre alla totale assenza di lieviti inquinanti e di batteri lattici, una shelf life che, come evidenziato da diversi studi e valutazioni analitiche, va oltre i 90 giorni previsti. Un ulteriore vantaggio derivante dall’utilizzo di lieviti in crema o liquidi, è quello di essere forti produttori di glutatione, una sostanza antiossidante che prolunga l’integrità organolettica durante lo stoccaggio e la conservazione del vino e della birra». La continua ricerca e le innovazioni apportate hanno consentito all’azienda di Oderzo di chiudere il 2012 in crescendo. «L’anno concluso è stato positivo. L’apertura a nuovi comparti, infatti, ha rappresentato una spinta, fondamentale in questo periodo di generalizzata crisi economica». Le collaborazioni dell’azienda sono oggi

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IL GLUTATIONE PROLUNGA L’INTEGRITÀ ORGANOLETTICA DURANTE LO STOCCAGGIO E LA CONSERVAZIONE DEL VINO E DELLA BIRRA

sia in ambito enologico che birrario. «Riusciamo a collaborare con tutte le fasce di livello di qualità del prodotto. Avendo iniziato con il vino, il comparto della birra rappresenta per noi una novità, ma stiamo ricevendo molte soddisfazioni». La crescita di collaborazioni dell’azienda deriva anche dalle peculiarità specifiche dei prodotti Atecnos. «Tra i nostri maggiori punti di forza – prosegue Polo – c’è la possibilità di personalizzare il lievito, consentendo all'industria enologica, birraria e alimentare la replicazione naturale dei ceppi che possiedono le caratteristiche specifiche richieste dal cliente. E per questa importante caratteristica stiamo ricevendo numerose richieste anche dall’estero. In ogni caso, nella ceppoteca di Atecnos sono già disponibili numerosi ceppi di lieviti. La ricerca e l’individuazione di soluzioni per una nuova enologia continua e continuerà a essere lo scopo fondamentale della crescita della nostra azienda». \\\\\ SETTEMBRE 2013

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INNOVAZIONE FAIRWIND

L’EDILIZIA PUNTI SU APP E DOMOTICA

Innovazioni tecnologiche e domotica stanno diventando il modo migliore per scongiurare la crisi del settore. La parola all’Amministratore delegato di Fairwind, Ronnie Canzian

a crisi del comparto edile sta arrivando a colpire ogni singola parte di questo macrosettore, compreso il wellness legato al bagno. È per questo che molte realtà italiane, potendo contare su un prodotto di qualità made in Italy e su forti innovazioni tecnologiche, hanno optato per l’estero. «Il nostro prodotto – spiega l’amministratore della Fairwind Ronnie Canzian - è legato alle sorti dell’edilizia, in particolare del settore del bagno. Finché tale settore non riparte, soprattutto in Italia, ci troviamo costretti a esportare buona parte della nostra produzione. Siamo presenti su tutta l’Europa continentale, in particolare Slovenia, Spagna e Portogallo e, grazie alla recente sottoscrizione di un importante contratto, già da quest’anno anche la Francia sarà per noi un mercato importante. Al di fuori dell’Europa siamo direttamente presenti solo in Turchia, ma indirettamente raggiungiamo quasi tutto il mondo, in quanto i nostri clienti di riferimento commercializzano i loro prodotti anche dove noi non siamo direttamente presenti».

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↑ I soci di Fairwind, Ronnie Canzian e Marta Nardin. L’azienda si trova a Ponte di Piave (TV) www.fairw.com

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Fairwind nasce nel 2011 dalla volontà di 2 dipendenti della precedente Fairwind Electronics di non perdere know how ed esperienza legata al settore wellness. «Le esperienze acquisite hanno permesso di diversificare l’attività verso il settore dell’illuminazione a LED, con applicazioni sia domestiche che per spazi maggiori e arrivando a proporre anche soluzioni esclusive. Il settore d’applicazione del Lighting sviluppa corpi illuminanti esclusivamente con le ultime tecnologie LED, ottenendo delle ottime performance in termini d’efficienza luminosa e di conseguenza abbattendo il consumo energetico a parità di luce prodotta». Una specializzazione che ha permesso alla giovane realtà di crescere anche nel fatturato. «Nel 2012 abbiamo raggiunto il milione e mezzo di euro, e il primo semestre del 2013 registra un +5 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quindi siamo ottimisti anche per quanto riguarda la chiusura del 2013. Tutto questo nonostante il perdurare dell’attuale crisi economica».

↑ In alto, esempio di illuminazione da interni con la piantana ASSET, prodotto di punta del settore lighting

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IL LIGHTING SVILUPPA CORPI ILLUMINANTI ESCLUSIVAMENTE CON LE ULTIME TECNOLOGIE LED I maggiori risultati per l’azienda sono stati sotto il profilo dell’innovazione tecnologica. «Siamo riusciti a rispondere prontamente alle richieste d’innovazione sollevate dai nostri clienti più strategici, essendo in molti casi gli unici interlocutori possibili nel settore dell’elettronica applicata all’idromassaggio. Le innovazioni riguardano essenzialmente il design delle tastiere legato alle necessità di sicurezza delle attrezzature che si trovano a contatto diretto con l’acqua». Tra i punti di forza dell’azienda, spicca la capacità di adeguarsi alle esigenze più diversificate. «Riusciamo a sviluppare interfacce utente personalizzate sulle esigenze del cliente. Puntiamo su continue evoluzioni a livello di design, estetica delle forme, materiali e grafica. Il prossimo futuro ci vedrà impegnati con l’introduzione d’interfacce utente evolute installate su smartphone e tablet. Il mercato è molto attento e ricettivo verso il mondo delle app per dispositivi mobili. Stiamo pertanto studiando questo campo, avvicinandoci così al mondo della domotica». \\\\\ MT SETTEMBRE 2013

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INNOVAZIONE VITTORINO MANFRO

RICERCA MECCANICA

Vittorino Manfro presenta le scelte strategiche che hanno permesso alla Lmt di Sossano di procedere in controtendenza rispetto alla crisi

↑ → Fasi del processo di produzione della Lmt di Sossano (VI).

↗ A fianco, in alto, l’amministratore Vittorino Manfro www.llmmtt.it

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partire dal 2009 sono state numerose le realtà produttive a risentire, più o meno gravemente, degli effetti della recessione globale. Per quanto riguarda la vicentina Lmt di Sossano, invece, l’exploit della crisi è coinciso con l’inizio di un periodo di crescita, prolungatosi anche sugli anni di esercizio che ci portano a oggi. Quali sono state le scelte strategiche che hanno permesso di viaggiare controcorrente? A rispondere è Vittorino Manfro, amministratore della società specializzata nelle lavorazioni e costruzioni meccaniche per conto terzi, destinate ai settori alimentare, elettromeccanico, eolico e delle trasmissioni. «Ricerca e sviluppo hanno rivestito un ruolo fondamentale. Insieme agli investimenti su nuovi impianti e macchinari, che hanno dato risultati sia in termini di elevata e garantita qualità del prodotto, sia nella riduzione dei costi di lavorazione – che ci ha consentito di incrementare il margine operativo».

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34%

Industria elettromeccanica ed eolica Fatturato del settore di core business. Il resto è diviso fra industria alimentare (24%), industria delle trasmissioni (21%) e meccanica generica (21%)

Sul fronte ricerca e sviluppo, in che direzione vi siete mossi? «L’investimento nell’innovazione occupa un ruolo importantissimo nel nostro settore. Il passo fondamentale per formulare una strategia di innovazione è consistito nel valutare la posizione attuale dell’impresa, delineando i punti di forza e di debolezza e le capacitàchiave da sviluppare per raggiungere obiettivi a lungo termine. Per questo, coerentemente con il nostro piano strategico, in questi anni abbiamo speso ingenti risorse per essere all’avanguardia dal punto di vista tecnologico. E continueremo a investire anche in futuro per proporci sempre al mercato con impianti e macchinari nuovi e soluzioni organizzative e operative adeguate alle sfide che ci attendono. Oggi la qualità delle nostre lavorazioni è garantita dall’utilizzo di un apparato completo di strumenti di misura e controllo, radunati in una sala metrologica dedicata, e inoltre dall’impiego di un sistema di gestione della qualità, certificato in conformità alla norma ISO 9001:2008. Inoltre, per rendere armonica questa crescita, parte degli investimenti è stata destinata alla formazione del personale e per scoprire nuovi talenti e valorizzare i giovani degli istituti tecnici che si trovano nel nostro territorio». SETTEMBRE 2013

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INNOVAZIONE VITTORINO MANFRO

LE CONTROLLATE IN NUMERI

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e due società acquisite da Lmt, la lituana Uab Reversa e la bulgara Vega 03, specializzate, la prima nell’alimentare e la seconda nelle fu-

sioni in ghisa e in bronzo, contribuiscono, rispettivamente, con il 12,72 e il 6,68 per cento al fatturato della società di Sossano, che nonostante il processo di delocalizzazione, genera il 70 per cento del fatturato con prodotti made in Italy. Analogamente, una parte consistente della forza lavoro rimane sul territorio nazionale. Ai 40 dipendenti dello stabilimento vicentino corrispondono 17 risorse in Lituania e 30 in Bulgaria. In più, la specializzazione produttiva assunta dalle diverse componenti del gruppo ha permesso di mantenere in Italia le lavorazioni di grandi dimensioni – su commesse da 1 a 50 pezzi – e di trasferire all’estero le produzioni maggiori – quelle da 20 a 10mila pezzi sono realizzate in Bulgaria. Questo fattore ha reso Lmt più competitiva in funzione delle dimensioni, della quantità e della tipologia di prodotto.

Sul piano commerciale, quali sono stati gli effetti positivi? «Abbiamo fidelizzato maggiormente i nostri partner e abbiamo avuto le risorse per la ricerca di nuove opportunità di business, non solo in Italia ma anche all’estero, attraverso la collaborazione con società specializzate. Inoltre, tornando sulle dinamiche produttive, la scelta di delocalizzare una parte della produzione in paesi con un costo del lavoro inferiore a quello italiano – ma in grado tuttavia di assicurare i nostri standard nelle lavorazioni meccaniche – è stata strategica. E ci ha permesso di diversificare l’apparato produttivo. Oggi, ogni azienda del gruppo è focalizzata su linee produttive specifiche e ognuna esprime un contributo operativo elevato». Dopo il processo di delocalizzazione, qual è oggi la composizione del vostro gruppo? «Abbiamo scelto di acquisire il controllo di due società: la lituana Uab Reversa e la bulgara Vega 03. Queste, forti di un’elevata specializzazione, ci hanno consentito di ottimizzare il processo produttivo, concentrando lavorazioni particolari in siti specifici. Infatti, Uab Reversa è specializzata nel settore alimentare, mentre Vega 03 nelle fusioni in ghisa e bronzo. Oltre all’eccellenza dal punto di vista qualitativo, riusciamo così a offrire prezzi difficilmente sostenibili con i costi produttivi italiani». Sebbene in un contesto di crescita, avete incontrato delle criticità negli anni recenti? «I lead time richiesti dai nostri committenti spesso sono troppo ristretti. A questo cerchiamo di far fronte prestando la massima efficienza nella gestione del flusso SETTEMBRE 2013


operativo aziendale – e invitiamo i nostri fornitori di componentistica a fare altrettanto. Poi, nonostante la costante ricerca di nuove risorse da inserire in azienda, spesso ci scontriamo con un’insufficiente preparazione tecnica dei neodiplomati e neolaureati. Proprio per questo però consideriamo importante fare da stimolo al mondo dell’istruzione attraverso forme di collaborazione fra gli istituti e l’azienda. Da anni proponiamo progetti di stage e periodi di alternanza scuola-lavoro e diamo così la possibilità agli studenti di conoscere la nostra realtà aziendale e favorire la loro futura introduzione nel mondo del lavoro». E per quanto riguarda l’accesso al credito e i pagamenti? «Abbiamo difficoltà nella relazione con le banche, che sono poco disponibili a concedere credito, mentre la nostra necessità sarebbe quella di mantenere un rapporto fiduciario banca-impresa – rapporto che valorizzi i nostri progetti imprenditoriali. A questa criticità si somma l’allungamento dei termini di pagamento dei clienti, con il conseguente aggravio del flusso finanziario a breve ter-

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INVESTIAMO PER VALORIZZARE I GIOVANI DEGLI ISTITUTI TECNICI DEL NOSTRO TERRITORIO

mine e il relativo incremento degli oneri. Questo importante elemento di relazione commerciale è stato stravolto dal mercato in questi anni di crisi e noi che lavoriamo per conto terzi ne siamo maggiormente colpiti. A nostro avviso ci dovrebbe essere un intervento normativo per regolamentare la dilazione di pagamento con un tetto massimo, come di recente è avvenuto per il settore alimentare. Ciò comporterebbe un vantaggio per tutti, anche per il sistema bancario». Guardando al futuro, quali sono prospettive e obiettivi? «Abbiamo definito una precisa strategia di sviluppo aziendale a medio e lungo termine. Questa è volta a consolidare i valori aziendali e a rafforzare i vantaggi competitivi mediante la razionalizzazione del processo produttivo, la continua evoluzione delle capacità per la costruzione e le lavorazioni meccaniche e l’ottimizzazione organizzativa e la valorizzazione del capitale umano».\\\\\ MVM SETTEMBRE 2013

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INNOVAZIONE ANDREA DALDOSS

I MONTACARICHI DEL FUTURO

Con l'introduzione del nuovo Microlift, che aprirà le porte a nuove opportunità di utilizzo, di design e domotica, la Daldoss punta sempre di più alla crescita - Manlio Teodoro ome avvenuto all’inizio della recessione, questo è ancora il momento per le imprese per “guardarsi dentro” e meglio comprendere e valutare le proprie potenzialità». Andrea Daldoss, amministratore delegato e direttore di stabilimento della storica realtà trentina Daldoss, esemplifica così la ricetta che ha permesso all’azienda che dal 1945 progetta e realizza ascensori e montacarichi, di crescere. Una storia che passa attraverso intuizioni, come quella che nel 1966 al Salone Internazionale degli Inventori di Bruxelles ha fatto vincere al fondatore Corrado Daldoss la medaglia d’oro per il primo montacarichi con manovra elettronica. Da più di mezzo secolo Daldoss continua a puntare sulla crescita e innovazione, grazie al successo dato dal Microlift ed alla forte spinta all’internazionalizzazione, motori indispensabili in questi anni di recessione. «La congiuntura economica globale ha colpito anche il nostro settore, a causa della stasi dell’edilizia e delle costruzioni in genere. L’anno in corso sta dando dei segnali di ripresa, soprattutto per quanto riguarda il mercato regionale del Trentino e del Nord Est oltre al mercato estero».

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Da sinistra, Carlo e Andrea Daldoss della Daldoss Elevetronic di Pergine Valsugana (TN) www.daldoss.com

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Installazioni Realizzate da Daldoss nel mondo. Un’eccellenza del made in Italy che raccoglie all’estero oltre il 50 per cento del suo volume d’affari

Una presenza attiva sui 5 continenti con circa 150.000 impianti installati e funzionanti. «Alcuni mercati esteri – spiega il presidente Carlo Daldoss - offrono ancora delle ottime opportunità di sviluppo; si pensi alla Russia o al Medio Oriente. La nostra attitudine all’estero nasce con la visione del fondatore che, già a metà degli anni ’70, prevedeva non fosse possibile pensare allo sviluppo e crescita della sua azienda senza una forte presenza sui mercati mondiali. L’Italia rappresenta comunque più del 40 per cento del nostro volume di vendite anche se risulta essere un mercato molto impegnativo sia per l’elevato numero d’imprese del settore che per l’attuale difficoltà di accesso al credito da parte dei clienti finali». L’azienda, da sempre, è considerata pioniera di molte soluzioni innovative che oggi sono considerate degli standard di settore. «Attualmente stiamo investendo – riprende Andrea Daldoss - sul rinnovamento completo della linea "Cargo", scelta mirata a soddisfare le esigenze di mercato per il trasporto verticale di cose o cose e persone. L'attenNORD EST SVILUPPO

zione e priorità nella ricerca e sviluppo si è focalizzata sul Microlift, ovvero il piccolo montacarichi più conosciuto e venduto, con oltre 100.000 installazioni in tutto il mondo. Il "gioiellino" della Daldoss oggi compie ben 45 anni e si confronta con alcuni concorrenti che, dopo averlo imitato, hanno cercato di dotarlo di piccole innovazioni. La forte volontà della proprietà di dare nuova spinta al marchio aziendale si concretizza attraverso "daldoss design" il nostro laboratorio delle idee che vuole raccogliere e proteggere tutti i progetti innovativi sviluppati dal team di ricerca e sviluppo della società». I prodotti Daldoss sono studiati con particolare attenzione al risparmio energetico e rispetto dell'ambiente. «A tal proposito – commenta Carlo Daldoss - noi ricerchiamo sempre materiali innovativi e idonei alle esigenze del cliente finale oltre che soluzioni specifiche per minimizzare il consumo dell'impianto nel suo reale contesto di utilizzo adottando anche sistemi che possano comunicare e interagire con altre applicazioni moderne e avanzate». \\\\\ SETTEMBRE 2013

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TECNOLOGIE STEFANO MORETTO

SICUREZZA E BUILDING AUTOMATION Innovando e collaborando si possono portare avanti progetti di una certa importanza. Soprattutto nel campo delle tecnologie per la sicurezza. La parola a Stefano Moretto igliorare la percezione della sicurezza e la qualità della vita attraverso lo sviluppo di sistemi e servizi a protezione e tutela del territorio, dei beni e delle persone è senz’altro l’obiettivo primario del settore della sicurezza e delle aziende che in esso operano. Per riuscire a farlo, però, in modo davvero ottimale ed efficace sono necessarie le giuste competenze per analizzare correttamente le criticità di ogni singola commissione, l’attenzione verso un mercato dinamico, e la voglia di innovare i prodotti e i sistemi. Lo sa bene la Italsicurezza, che da vent’anni si occupa della realizzazione, gestione e manutenzione di sistemi integrati di sicurezza e building automation. «Per stare al passo col mercato e soddisfare ogni singola esigenza – spiega Stefano Moretto, titolare dell’impresa – attualmente stiamo concentrando le nostre risorse sull’integrazione di nuove tecnologie, così da far lavorare in sinergia ogni elemento dei sistemi di sicurezza, sulla sicurezza delle città e del territorio in generale, sulla creazione di sistemi in cui gli aspetti di sicurezza e di building automation vengano fortemente integrati, nonché sull’offerta di servizi di assistenza e manutenzione su misura della committenza».

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↑ Stefano Moretto, titolare assieme al fratello Giovanni della Italsicurezza Srl di Verona www.italsicurezza.it

Concentrarvi su questi fattori vi ha premiati negli ultimi anni? «Direi di sì, dato che nel 2012 il nostro fatturato è cresciuto e che anche nel primo semestre del 2013 abbiamo registrato ottimi risultati. Fattori determinanti di tale successo sono il gruppo aziendale, formato da persone SETTEMBRE 2013


accomunate dalla stessa passione, dall’attenzione per il cliente e dalla voglia di raggiungere gli stessi obiettivi; l’evoluzione sia in termini di tecnologia che in termini di metodi di gestione; e l’ottimo rapporto qualitàprezzo delle nostre prestazioni. A tutto ciò, associamo poi la collaborazione con altre aziende tanto del nostro settore quanto di settori affini, quali impiantisti elettrici e meccanici, software house, e aziende specializzate in illuminazione». Quali vantaggi effettivi porta alla Italsicurezza il collaborare con altre realtà imprenditoriali? «La capacità di collaborare con altri ci permette di entrare in progetti in cui l’appalto è rivolto a un main contractor. Ne è un esempio la realizzazione di un edificio direzionale in provincia di Verona e sede di un’importante azienda elettromedicale. A partire dalla progettazione, abbiamo collaborato con il main contractor dell’impiantistica per la produzione di avanzati impianti di building automation e security, tutti gestiti da un unico software. In particolare, ci siamo occupati dell’impianto antintrusione abbinato a un controllo accessi biometrico e a un sistema di videosorveglianza con risoluzione in megapixel». Quali altri progetti ha in cantiere la Italsicurezza? NORD EST SVILUPPO

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Impianti Che la Italsicurezza ha realizzato in 20 anni d’attività per i settori pubblico, industriale, commerciale e residenziale

«Attualmente, stiamo realizzando un sistema integrato per la gestione degli accessi di persone e veicoli in un centro logistico. Si tratta di un sistema interamente progettato da noi in base alle specifiche esigenze del cliente, che ci ha richiesto di gestire gli accessi attraverso delle credenziali – badge e targhe – e permessi sia definitivi che provvisori, senza per questo rallentare i flussi o aumentare i costi del personale. Il sistema va a interagire con gli impianti di videosorveglianza e videocitofonia e permette l’archiviazione in database di qualsiasi tipo di informazione. Siamo riusciti a soddisfare anche la richiesta del conteggio delle persone all’interno del centro, così da poter gestire al meglio l’evecuazione in eventuali situazioni d’emergenza». \\\\\ EC SETTEMBRE 2013

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TECNOLOGIE PATRIZIA BERTOLDI

L’INGEGNERIA DELLA LUCE Un settore ad alta specializzazione e attento sul fronte della sicurezza. Il know how della spettacolarità nelle parole di Patrizia Bertoldi

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ome rendere sostenibile un business legato fortemente alla stagionalità? La risposta della Tecnotek Complements-Christmas Division, specializzata in tecnologia e ingegneria della luce, negli allestimenti decorativi, luminosi e non, principalmente destinati all’illuminazione natalizia, è quella di valorizzare il know how e la competenza commerciale, distinguendosi da realtà improvvisate che periodicamente si affacciano a questo settore. «Il nostro è un mercato molto inflazionato – spiega Patrizia Bertoldi, amministratrice della società di Mezzolombardo, in provincia di Trento –, nel quale diverse aziende si inseriscono attratte dalla possibilità di realizzare facili guadagni. Tuttavia solo un’azienda strutturata e che ha maturato una lunga esperienza può mirare a target collocati oltre i confini del proprio hinterland. Sotto

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UTILIZZIAMO MATERIALI IGNIFUGHI, RICICLABILI E RIDUCIAMO AL MINIMO LE COMPONENTI USA E GETTA questo profilo, la nostra forza è anche dovuta dall’appartenenza a un gruppo – Tecnotek – che da vent’anni opera nel settore degli allestimenti e dello spettacolo e che ha così potuto sviluppare un know how che fa la differenza anche nelle applicazioni più semplici». Operativa su tutto il territorio europeo, ma interessata a entrare nei Paesi Arabi, dove è assai apprezzata la creatività made in Italy, Tecnotek Complements ha consolidato il proprio nome sul mercato realizzando grandi installazioni e gigantografie custom tridimensionali – di cui cura ideazione, progettazione, costruzione fino alla vendita o noleggio e installazione. «Le richieste che dobbiamo soddisfare sono di una sempre maggiore personalizzazione e spettacolarità dell’allestimento, strutture uniche in grado di emozionare. Il primo approccio con i nostri clienti, pertanto, è quello di consulenza, ovvero la valutazione di

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↖ La Tecnotek Complements Srl si trova a Mezzolombardo (TN) www.tecnotek.eu

tutti i parametri, sia di realizzazione sia di resa, in modo da fornire una panoramica completa e reale dell’intervento da effettuare. Per rispondere a queste attese sono fondamentali, ovviamente, la passione e la creatività – basi per operare in questo settore –. Tuttavia, per differenziarsi, servono anche tecnologie e competenze e quindi investimenti costanti. Questo impegno su più fronti ci permette di dare come risultato un allestimento curato nei minimi particolari e collaudato sia per durata sia per sicurezza, eccellenza quest’ultima che ci è riconosciuta sia in fase di costruzione sia in fase di installazione». Infatti, le normative sulla sicurezza sono sempre più restrittive e impongono un aggiornamento continuo per adeguarsi alle disposizioni statali. «Per nostra strategia, spesso, nei nostri allestimenti, applichiamo coefficienti ancora più rigidi rispetto a quanto ci impone la legge. Così garantiamo la sicurezza per i nostri clienti, per i fruitori degli allestimenti, e per noi stessi, riducendo i costi di danni ed eventuali manutenzioni. Altro aspetto sul quale ci siamo concentrati negli ultimi anni è quello della sostenibilità ambientale delle realizzazioni – che sono sempre certificate –, garantendo il risparmio energetico senza penalizzare la luminosità, utilizzando materiali ignifughi, riciclabili e riducendo al minimo le componenti usa e getta». \\\\\ LV SETTEMBRE 2013

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TECNOLOGIE MASSIMO GALLI

INVESTIRE NEL KNOW HOW Investimenti tecnologici e sistemi hardware e software all’avanguardia. Il punto dell'ingegner Massimo Galli sul settore della carpenteria

Realizzazioni della Fratelli Galli Srl di Rovereto (TN) www.gallifratelli.it

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n’esperienza che affonda le radici nel 1968 nel taglio e nella piegatura della lamiera, oltre che nella realizzazione di manufatti di carpenteria metallica e serramenti in alluminio. È questa la cifra che caratterizza La Fratelli Galli di Rovereto, in provincia di Trento. «La cura delle lavorazioni e l’attenzione al particolare – spiega l’ingegner Massimo Galli – è da sempre uno dei plus fondamentali della nostra organizzazione, che negli anni ha raggiunto una sempre maggiore specializzazione, anche grazie all’investimento in macchinari moderni ed efficienti, che garantiscono sempre la massima qualità del prodotto». L’azienda ha recentemente rinnovato l’intero parco macchine, adeguandosi così alle richieste sempre più sofisticate e specifiche imposte dal mercato. «La nostra capacità produttiva è stata potenziata dall’acquisto di impianti di taglio al laser piano e tubo con carico e scarico automatico, quattro piegatrici a controllo numerico, una cesoia a controllo numerico, un impianto di stoccaggio delle lamiere – anche questa a controllo numerico –, un impianto di punzonatura automatica con magazzino di asservimento tipo Finn Power con Night Train, una troncatrice per profili in alluminio Emmegi Twin – Isola, un centro di lavoro per profili in alluminio Emmegi Comet – Isola e i software di corredo per la programmazione e il controllo delle macchine dall’ufficio tecnico». La sinergia fra queste tecnologie e la competenza e il know how dell’ufficio tecnico – dotato di sistemi hardware e software all’avanguardia – permette così alla Fratelli Galli di affrontare e risolvere qualsiasi problematica di realizza-

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CI SIAMO SEMPRE PIÙ SPECIALIZZATI GRAZIE ALL’INVESTIMENTO IN MACCHINE EFFICIENTI E MODERNE zione. «Inoltre, siamo certificati Iso 9001:2008 ed En Iso 3834-3, tramite l’ente Tüv InterCert, nell’attività di “progettazione, fabbricazione e posa in opera di carpenteria metallica strutturale, strutture in alluminio e lavorazione di lamiere”, siamo in possesso dell’attestato di denuncia dell’attività come centro di trasformazione per la produzione di carpenteria metallica a scopo strutturale e l’attestazione Soa categoria Os 6 e Os 18 classe III». Il mercato di riferimento dell’azienda è rappresentato da ditte locali e provenienti dall’ambito regionale, con l'obiettivo, nei prossimi anni, di estendere il mercato anche a livello nazionale e con gli stati esteri limitrofi come Austria e Svizzera. «I fatti dimostrano che lo standard qualitativo dei prodotti ha rappresentato e rappresenta un richiamo per nuovi potenziali partner e la fidelizzazione di quelli esistenti. E l’obiettivo è continuare a crescere, sia a livello tecnologico sia imprenditoriale, per mantenere la nostra competitività».\\\\\ MT SETTEMBRE 2013

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TECNOLOGIE DARIO TRENTINI

VERSO UN EXPORT EUROPEO

L’alta tecnologia delle Pmi italiane ha bisogno di sbocchi fuori dal mercato interno. Dario Trentini parla delle strategie d’espansione che hanno trovato nei mercati storicamente più solidi la loro destinazione

er quanto i mercati emergenti possano essere terreni fertili per molte attività imprenditoriali italiane, riguardo alle tecnologie più complesse l’Europa rimane un mercato di riferimento più solido. Non sono poche le nostre Pmi con un bagaglio di competenze e know how tuttora invidiabile, e che ora puntano decisamente sull’export come reazione alla recessione del mercato interno. L’esperienza di Dario Trentini è indicativa della tendenza. Con la sua Electronic service, fin dal 1991 specializzata nella produzione di schede e apparecchiature elettroniche soprattutto conto terzi, ha investito su un progetto di internazionalizzazione per espandere la propria capacità commerciale, a partire da una valutazione pessimistica della situazione interna. «Nonostante le difficili condizioni – dice Trentini –, sono state mantenute le previsioni di fatturato previste a budget, sono stati raggiunti gli obiettivi di contenimento dei costi e di aumento dei margini di contribuzione. Data la criticità del mercato

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↑ Dario Trentini, titolare dell’Electronic Service srl di Riva del Garda (TN) www.electronicservice.it

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nazionale, è stato avviato già dalla metà del 2012 un importante progetto commerciale rivolto ad ampliare il portafoglio clienti. A tal proposito abbiamo costituito nel 2007 un’unità produttiva in Romania sotto il diretto controllo della casa madre. Il mercato interno non è particolarmente in espansione e, quindi, a fronte della situazione attuale, Electronic Service ha deciso di organizzare una rete commerciale, supportata da un ufficio specifico dedicato all’export, impegnando attenzione, investimenti e risorse verso i mercati esteri di maggior riferimento quali Austria, Germania e i mercati anglosassoni in genere». Trentini non è nuovo a cambiamenti radicali del proprio business: dalle schede elettroniche, infatti, già nel 1999 aveva allestito un’altra struttura operativa per la produzione di connessioni e cavi per cablaggi, da affiancare a quella dedicata alla progettazione di hardware e software, alla produzione e assemblaggio di schede ed apparecchiature elettroniche con tecnologie tradizionali e Smd. «Ora i settori di destinazione dei nostri prodotti

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I NOSTRI INVESTIMENTI VANNO ORA VERSO AUSTRIA, GERMANIA E I MERCATI ANGLOSASSONI IN GENERE – spiega Trentini – sono principalmente Inverter per il settore della saldatura, Inverter per il settore solare, automotive, controlli di temperatura e di processo, controllo motori con particolare riferimento ai motori brushless e automazione in genere. Il settore Inverter sia per la saldatura sia per il solare sta vivendo un periodo di stagnazione, mentre il mercato delle nuove tecnologie di controllo per i motori brushless è in espansione». Ma l’export non esaurisce la strategia aziendale dell’Electronic Service. «Stiamo spostando i nostri obiettivi – racconta il titolare dell’azienda – per passare dai servizi per conto terzi (quindi progettazione, costruzione e fornitura, di schede cavi e cablaggi su richiesta specifica del cliente) a una serie di prodotti nostri, da proporre sul mercato con una rete commerciale. Il tutto per creare un’azienda moderna e flessibile in grado di affrontare le variazioni repentine che i mercati richiedono, e dare risposte tecnologiche e affidabili alle richieste». \\\\\ RM SETTEMBRE 2013

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TECNOLOGIE MARCELLO BUSETTO

LA CARTA DI IDENTITÀ DEI PRODOTTI

L’etichetta può a vari livelli essere considerata “l’abito” di un prodotto. Marcello Busetto spiega come coniugare un approccio sartoriale a una produzione giornaliera di 12 milioni di pezzi 102

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Label it si trova a Santa Maria di Sala (VE) www.labelit.it

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esign ed estetica possono rappresentare la vera chiave per il successo di un prodotto. In quest’ambito, gioca un ruolo fondamentale anche l’etichetta; un particolare che sembra trascurabile ma che diventa la carta d’identità del prodotto stesso, oltre a incidere sulla presentazione stessa. «Il consumatore finale – spiega Marcello Busetto, titolare della Label it - non ha in genere consapevolezza di quanto l’etichetta, il cosiddetto abito di presentazione, incida nell’acquisto di un prodotto. Per questo cerchiamo di concepire le etichette come “abiti sartoriali”, nonostante l’ingente produzione giornaliera di oltre 12 milioni di pezzi». 12 milioni di pezzi che sono il risultato di una tradizione che parte dagli anni 90. «La piccola seppur efficiente tipografia forniva inizialmente le Cantine del Triveneto, per poi passare nel 2000 ad alcune importanti industrie alimentari, chimiche e cosmetiche. Negli ultimi anni si è sviluppato il concetto di etichette di pregio da boutique, per la ricerca costante e mai terminata del prodotto ideale». Oggi Label it fattura oltre 12 milioni di euro all’anno, collocandosi di diritto tra le realtà industriali di settore più importanti. Aziende enologiche e realtà del settore estetico, chimico, igienico e farmaceutico. Marchi industriali alimentari come industrie dolciarie, industrie confetturiere, pastifici e numerose aziende appartenenti

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Fatturato È quanto registrato da Label it nel corso dell’ultimo anno. Un dato che conferma l’azienda tra i leader nel settore delle etichette

alla catena del fresco e del freddo. «I 12 mln di fatturato rappresentano un dato molto positivo anche se stiamo riscontrando delle criticità nel settore della grande distribuzione a causa delle condizioni di pagamento oltre le consuetudini commerciali. Il risultato è stato raggiunto attraverso una maggiore incidenza commerciale nel territorio, che ha interessato tutti i settori merceologici, oltre ad un piano d’investimenti già in via di realizzazione che va ad incidere per oltre il 10 per cento del fatturato. Il bilancio è sostanzialmente positivo, tenendo presente i cambiamenti avvenuti all’interno dell’azienda messi in atto dalla nuova proprietà. Dal 2010 infatti oltre a implementare la rete vendita abbiamo presentato la nostra offerta anche all’estero». Il mercato estero vale oggi il 20 per cento del fatturato globale. «Il dato è stato realizzato grazie alla collaborazione con importanti gruppi industriali, extra Cee, operanti nel settore della grande distribuzione. È nostra intenzione, con l’ampliamento della rete di vendita, aggredire nuovi mercati, privilegiando settori che riconoscano un valore aggiunto a una migliore qualità del prodotto». Per riuscire a portare a termine questo obiettivo è necessario fare affidamento su delle basi altamente tecnologiche. «La nostra azienda – conclude Busetto - è sorretta da un gruppo di persone altamente motivate che hanno trovato un ambiente in grado d’investire sulle novità a livello tecnologico. Basti pensare che solo in quest’ultimo anno sono stati investiti a questo scopo più di un milione e mezzo di euro. Per noi è però importante mantenere tutte le prerogative dell’azienda familiare, pronta al dialogo e all’attenzione per ogni dipendente».\\\\\ MT SETTEMBRE 2013

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TECNOLOGIE RAIMONDO E NICOLA MATTIUZZO

LA STAMPA SUBLIMATICA AMPLIA I SUOI ORIZZONTI Innovazione tecnologica e delle risorse umane, necessità di diversificare e di cercare nuovi mercati. Queste le priorità del settore degli articoli promozionali

l mercato della stampa sublimatica e più in generale della stampa specialistica sta vivendo un periodo di incertezza. Il rapporto con i clienti è condizionato da tempistiche strettissime e da esigenze particolari. Il segreto per rimanere sul mercato è rinnovarsi e diversificare l’offerta. È quello che ha fatto Raxy Line, nata come azienda dedita alla stampa serigrafica, per poi ampliare la propria offerta produttiva alla stampa sublimatica con la produzione di articoli promozionali personalizzati, come lanyards. A differenza dei propri competitors Raxy Line svolge l’intero processo di produzione nei propri stabilimenti in Italia. I target di riferimento della Raxy Line sono agenzie di comunicazione ed enti fieristici: «Sin dall’inizio dell’attività produttiva ci si è concentrati sul business-to-business - spiega Raimondo Mattiuzzo, titolare dell’azienda - la nostra capacità produttiva, la qualità e la versatilità del prodotto si sono dimostrate essere risposte efficaci alle esigenze tipiche per questi enti». Raxy Line punta a crescere e si sta espandendo in tutta

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↗ Raimondo e Nicola Mattiuzzo, titolari della Raxy Line di Spresiano (TV) www.raxyline.com

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Europa, dimostrando la chiara intenzione di investire sul futuro. «In questo semestre è cresciuta la presenza in quei Paesi che riteniamo strategici - spiega Nicola Mattiuzzo - come Francia, Spagna, Norvegia, Finlandia. Gli investimenti affrontati nel 2012 stanno cominciando a dare i loro frutti». La Società veneta è consapevole che non può prescindere dagli investimenti in innovazione e tecnologia. «Siamo consci del fatto che ci troviamo ad operare in un mercato che poggia su di un piano inclinato, ma siamo altresì convinti che solamente continuando ad investire in modo mirato e costante riusciremo a vincere la forza che ci spinge all’indietro. Per il 2013 stiamo investendo su due fronti: sulle infrastrutture e sui processi». Tra gli obiettivi c’è quello di acquistare un nuovo stabilimento che consenta di potenziare il settore logistico e commerciale, ampliando così capacità e offerta produttiva con l’inserimento di macchinari a tecnologia laser di ultima generazione. «Altro punto di forza - continua Nicola Mattiuzzo - è la formazione costante dei nostri collaboratori, con corsi sia interni che esterni. Tutto questo ci consente di mantenere quel valore aggiunto che ci diversifica e ci avvantaggia». Nel 2012 i ricavi dell’azienda sono dimi-

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IN QUESTO SEMESTRE È CRESCIUTA LA NOSTRA PRESENZA IN PAESI STRATEGICI COME FRANCIA, SPAGNA, NORVEGIA, FINLANDIA

nuiti, la causa è riconducibile alla brusca frenata subita dal mercato interno. «Il decremento registrato a partire dalla seconda metà dell’anno è stato causato principalmente dalla forte contrazione del mercato interno, in aggiunta ad una diminuzione delle esportazioni sul versante europeo, quindi per il 2013 ci siamo riproposti lo stesso budget dell’anno precedente». Nonostante il persistere di un negativo scenario macroeconomico, Raxy Line sta cominciando a beneficiare delle strategie organizzative e commerciali avviate nel 2012, soprattutto sul fronte europeo. «Stiamo registrando un andamento di crescita nel primo semestre del 2013, è ancora debole ma infonde fiducia per il futuro». Per il futuro prossimo la parola d’ordine per Raxy Line sarà “efficienza”. «Vogliamo ottimizzare l’intero processo attraverso una riduzione degli sprechi - spiega Raimondo Mattiuzzo - al fine di attuare una riduzione dei costi per presentarci al mercato sempre più competitivi. Stiamo avviando delle politiche aziendali in grado di abbassare i prezzi di vendita elevando al contempo la qualità offerta». \\\\\ LB SETTEMBRE 2013

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TECNOLOGIE GERMANO SIMONITTO

L’INNOVAZIONE VERTICALE Germano Simonitto presenta “Evolux Eco®" l’ascensore che può ricavare l’energia dalla rete di casa o da un pannello solare, in grado di funzionare anche in assenza di energia elettrica

ra i tanti prodotti che possono funzionare a risparmio energetico oggi c’è anche l’ascensore. La società Prm Ascensori, attiva da oltre trent’anni nel settore del trasporto verticale e specializzata nella commercializzazione, installazione e manutenzione di ascensori e montacarichi, monta scale per disabili, piattaforme elevatrici, scale mobili e monta auto, ha lanciato sul nostro mercato “Evolux Eco®". Germano Simonitto, amministratore delegato della Prm Ascensori, spiega che «è un ascensore che necessita di un impegno elettrico di soli 500W con rete di 220 Volt, l’energia utile a farlo funzionare può derivare dalla rete di casa o da un pannello solare. Inoltre, anche se in Italia la classificazione energetica per gli ascensori non esiste, questo prodotto innovativo è stato certificato secondo un protocollo tedesco VDI 4707:2009 dai molteplici parametri di valutazione. “Evolux Eco®", può viaggiare anche in assenza di energia elettrica per 100 inserzioni».

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La Prm Ascensori Srl ha sede a Udine www.prmascensori.it

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La crescita imprenditoriale di Prm Ascensori la si deve a seguito dell’avvio della partnership con CEAM, una delle principali industrie italiane nel settore del trasporto verticale. Germano Simonitto racconta che «collaborare con una multinazionale del genere ha permesso all’azienda di intraprendere un percorso formativo altrimenti impossibile. Essere una piccola azienda che opera seguendo una filosofia da grande società ci ha portati a ottimizzare il nostro modo di pensare e agire, adattandoci alle specifiche necessità del territorio su cui operiamo. Grazie a queste linee guida e ai valori che da sempre ci contraddistinguono, codice etico, trasparenza e rispetto dell’ambiente e delle procedure di sicurezza, oggi possiamo offrire un servizio completo e ricco di innovazioni, come il servizio di notifica, che evidenzia in tempo reale le attività che i nostri tecnici stanno svolgendo su ascensori pubblici o privati. La nostra organizzazione centrale ci permette, infine, di manutentare ascensori di qualsiasi marca e di godere di un servizio interno di consulenti tecnici, commerciali e legali». SETTEMBRE 2013


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Risparmio energetico È quanto la Prm riuscirà a garantire attuando un’opera di ammodernamento dei suoi ascensori, proponendo anche nuovi prodotti e servizi

Gli innumerevoli punti di forza di Prm Ascensori sono riusciti a farle comunque tenere il mercato anche in momenti di forte recessione, che hanno visto la diminuzione di nuove costruzioni. «A causa della caduta dei volumi di nuove installazioni e ammodernamenti del vecchio parco impianti, l’avvio del 2012, in base alle nostre previsioni, non è stato dei migliori, ma con il recupero nel secondo semestre siamo riusciti a fatturare circa 2 milioni di euro. Il primo semestre del 2013 è partito sotto tono, rispetto a quello che tutti si aspettavano, ora stiamo registrando un moderato cambio di tendenza. Le maggiori problematiche del mercato ascensoristico in Italia sono: il crollo del settore edile, che riduce di conseguenza anche il nostro mercato, l’interesse per il solo prezzo e non più per i livelli qualitativi dei prodotti e dei servizi e la scarsa propensione al rinnovamento. La concorrenza non sempre trasparente di certo non aiuta, la riduzione dei volumi e dei margini sia per i nuovi impianti che per gli ammodernamenti e i servizi si sente, ma a dispetto della situazione generale, Prm Ascensori sta crescendo, siamo in grado di fare acquisizioni di piccole aziende e l’obiettivo futuro è ben chiaro, chiudere l’anno con profitti di tutto rispetto e iniziare l’anno 2014 con il lancio di nuovi prodotti per gli ammodernamenti ad alta efficienza energetica». \\\\\ EC NORD EST SVILUPPO

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TECNOLOGIE V.I.S.

CRESCE IL BISOGNO DI SICUREZZA

Aumentano le aziende che necessitano dell’intervento di professionisti per cercare soggetti debitori o monitare collaboratori infedeli. Il commento di Fabio Varanese - Emanuela Caruso

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l giorno d’oggi, un’azienda deve coordinare una serie di fattori che se gestiti in modo inadeguato possono trasformarsi in elementi di grande disagio. Tra questi le incertezze legate alla solvibilità di potenziali clienti, i dubbi sull’affidabilità dei collaboratori e la divulgazione di dati riservati. Saper reagire efficacemente di fronte a situazioni inaspettate è essenziale, ma è necessario farlo con strumenti idonei e soprattutto attraverso un supporto professionale adeguato. È il compito della società trevigiana V.I.S., attiva da quasi vent’anni nel settore vigilanza, investigazioni e security. «Negli ultimi anni – spiega Fabio Varanese, amministratore– le emergenze sicurezza sono esplose soprattutto a causa del difficile periodo che il nostro Paese sta affrontando. Prima le aziende si affidavano a noi per risolvere piccoli problemi interni o per capire il “peso” di un’impresa con cui erano in atto alcuni investimenti. Oggi, invece, molti schemi sono saltati, c’è meno consapevolezza di ciò che si fa e, di conseguenza, molti imprenditori non analizzano correttamente la propria situazione, ma agiscono e ci chiamano solo in caso di problemi. Manca insomma la prevenzione. Il nostro business, in questo periodo di crisi, non ha sofferto, al contrario è cresciuto. Basti pensare che la richiesta di protezione è aumentata tra i privati di pari passo all’aumento dei furti». La V.I.S. ha suddiviso la propria attività in 3 comparti,

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La V.I.S. Srl ha sede a Montebelluna (TV) www.vis-srl.eu

ognuno dei quali conta clienti specifici e metodologie d’intervento particolari. «I servizi che offriamo al bacino d’utenza – continua Varanese – riguardano la vigilanza, le investigazioni e la security. Per quanto riguarda la vigilanza, i nostri committenti sono aziende, enti e privati per i quali prepariamo progetti di fattibilità completi in ogni aspetto, su misura; nel caso delle investigazioni, invece, i maggiori clienti sono spesso aziende a cui è stato portato via del denaro ingiustamente oppure alle prese con agenti e collaboratori infedeli. Infine, rivolgiamo i nostri servizi di sicurezza a due o tre clienti fissi per cui lavoriamo quando ne hanno la necessità. Per esempio, siamo intervenuti durante l’ultimo evento a Jesolo di Del Piero e del Sidney FC». Rispetto della riservatezza e innovazione rappresentano due tra gli aspetti più interessanti e sensibili dell’attività dell’impresa trevigiana. «L’innovazione tecnologica è fondamentale, ragion per cui investiamo ogni anno in nuove tecnologie volte a rafforzare la centrale operativa funzionante ventiquattro ore su ventiquattro. Così facendo riusciamo a essere sempre aggiornati e performanti. Crediamo fortemente in un progetto di “vigilanza innovativa” dove la tecnologia fa da padrona, con sistemi all’avanguardia oggi possiamo vedere il fatto in tempo reale, se non addirittura prevenirlo. In questo senso, una delle tecnologie più interessanti è sicuramente l’esclusivo servizio “Guardiano Virtuale”, che consente una guardia permanente da remoto». \\\\\ EC SETTEMBRE 2013

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TECNOLOGIE PIETRO ZAMBON

IL VALORE DEL MADE IN ITALY

Stampaggio a iniezione e assemblaggio di particolari plastici e in acciaio inox. Un settore in cui la produzione italiana è ancora una garanzia che, secondo Pietro Zambon, va sostenuta e promossa con ottimismo - Emanuela Caruso

l made in Italy ha sicuramente conosciuto tempi migliori. Negli ultimi anni, infatti, l’appeal dei prodotti italiani è stato danneggiato dalla spietata concorrenza dei Paesi asiatici. Una concorrenza, potremmo dire, essenzialmente di prezzo, che ha tolto importanti quote di mercato interno e internazio- al nale alle nostre imprese e sminuito il valore aggiunto implicito dei marchi italiani. Nonostante un quadro generale poco edificante, però, la produzione italiana riesce ancora a identificarsi in concetti quali stile, creatività, innovazione, classe e qualità, e quindi a tutelare se stessa dalla concorrenza sleale. È per questo motivo che credere nel made in Italy e continuare a diffonderlo rappresenta un fattore essenziale per le aziende italiane. Ne è convinta anche la società Eps, specializzata nella progettazione e costruzione stampi in acciaio, nello stampaggio a iniezione e nell’assemblaggio di particolari plastici e in acciaio inox. «Sin dall’inizio della nostra attività – spiega Pietro Zambon, titolare della Eps – abbiamo deciso di puntare su un prodotto interamente italiano, in quanto desideriamo proporre ai clienti articoli di qualità, personalizzati a seconda delle esigenze, e affiancati a un servizio di fornitura rapido ed efficiente. Questa logica di orientamento

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Fatturato Attualmente, il mercato principale a cui si rivolge la Eps Srl è l’Ho.Re.Ca. e ricopre il 20 per cento del fatturato annuo

cliente è per noi strategica e riteniamo la si possa perseguire attraverso i vantaggi competitivi tipici del made in Italy, quali: supporto durante la fase di progettazione, qualità di processo, puntualità nel servizio, e flessibilità produttiva». Eps mette in pratica questa filosofia di gestione in ogni singolo settore in cui opera, dall’automotive al vending, dal meccanotessile al riscaldamento, fino all’arredamento e all’agricolo. «Tra tutti i mercati in cui siamo presenti, quello sul quale puntiamo maggiormente in questo momento è l’Ho.Re.Ca (Hotellerie-RestaurantCafé), che ricopre circa il 20 per cento del nostro fatturato complessivo. La linea di prodotti destinata a questo mercato comprende piedini livellatori, gambe per scaffali, gambe per tavoli e accessori di molteplici tipologie. Si tratta di un mercato che ha raggiunto i suoi livelli di maggiore espansione intorno al 2000, interessando tutta l’Europa, e che ha registrato una lieve contrazione

La Eps Srl ha sede a Villotta di Chions (PN) www.ats-eps.it

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a partire dal 2008. Attualmente il nostro export interessa il mercato mondiale e poiché nei Paesi emergenti questo settore è in crescita, è su questi ultimi che ci stiamo concentrando. I risultati ottenuti finora sono buoni ed è nostro obiettivo continuare a incrementare il portafoglio clienti esteri, per adempiere tempestivamente alle richieste di mercato su scala internazionale». Per essere certa di proporre prodotti sempre più innovativi, la Eps investe parte del fatturato in ricerca e sviluppo. «Ci rivolgiamo a strutture deputate alla ricerca, come l’Università di Udine e il Polo Tecnologico di Pordenone al fine di collaborare allo sviluppo di progetti innovativi e metterci in contatto con figure specializzate in R&D. Internamente all’azienda, invece, stiamo lavorando su alcuni progetti per poter immettere nel mercato una gamma di articoli che vogliono essere la combinazione perfetta tra innovazione tecnica e design». \\\\\ SETTEMBRE 2013

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TECNOLOGIE GIUSEPPE NICOLETTI

CRESCE IL SETTORE DELLA PIETRA A SPACCO

Se la domanda di macchinari per lo spacco della pietra non cresce in Italia, lo fa invece all’estero. L’esperienza di Giuseppe Nicoletti La MEC Srl ha sede a Scurelle (TN) www.mecs.it

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nell’ultimo decennio che il settore della pietra a spacco, una nicchia del più vasto settore lapideo, è cresciuto, trasformando la pietra spaccata da cubetto di materiale a prodotto estetico impiegato in svariati ambiti. Di conseguenza, è aumentato anche il bisogno di tecnologia appropriata e di persone specializzate e competenti nella realizzazione di macchinari per lo spacco della pietra. Un connubio che si ritrova all’interno della MEC, società impegnata da quasi vent’anni nella progettazione e produzione di macchine e impianti per la lavorazione a spacco della pietra e del calcestruzzo. «La competenza delle persone che lavoCrescita rano in MEC è il risultato di tanta formazione, ambito Quest’anno, la MEC sta registrando in cui crediamo fermamente e su cui puntiamo molto, un più 15 per cento di fatturato rispetto al 2012, e di impegno, costanza e passione» spiega il presidente anno di leggero calo per l’azienda responsabile commerciale Giuseppe Nicoletti. Ecco come MEC riesce a realizzare internamente quasi tutte le fasi di produzione, lasciando a fidati fornitori esterni, tutti presenti nel Nord Est d’Italia, solo alcune lavorazioni specifiche, come i trattamenti termici. L’organizzazione di tutte le fasi produttive, dall’attività nica e commerciale post-vendita, è regolata dal ridi consulenza iniziale e dalla progettazione, alla realiz- spetto degli standard Iso 9001, la normativa internaziozazione della macchina o impianto e all’assistenza tec- nale per la qualità. «Questo ci aiuta, nonostante le nostre piccole dimensioni, a interfacciarci con i mercati esteri e a garantire un servizio rapido e preciso ai clienti in tutto il mondo. Servizio basato anche e soprattutto su una rete commerciale di agenti e collaboratori costruita negli anni, con pazienza e perseveranza». E infatti, a oggi, le macchine realizzate dalla MEC sono presenti in oltre 60 Paesi in tutto il mondo. «Il nostro mercato – spiega ancora Giuseppe Nicoletti – è molto vasto, perché oltre all’Italia comprende anche l’Europa, soprattutto il Nord Europa, la Russia e gli Stati Uniti. La scelta di ampliare il raggio d’azione della società portando le nostre tecnologie all’estero è stata dettata dalla grande richiesta di un mercato molto consapevole della qualità delle produzioni italiane. Ogni impianto o macchinario che produciamo ed esportiamo è una macchina a sé stante, diversa da tutte le altre, questo

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TECNOLOGIE GIUSEPPE NICOLETTI

perché ogni prodotto deve rispondere a dei requisiti fondamentali che variano a seconda delle necessità di produzione del cliente che ci commissiona la macchina. I fattori in questione sono tre: il materiale che dovrà essere lavorato, e nello specifico le dimensioni, il tipo di pietra e il prodotto finito che si desidera ottenere; il mercato di riferimento; e l’investimento indicato da ogni cliente. Per riuscire a soddisfare qualsiasi richiesta provenga dai committenti, ogni anno destiniamo più del 5 per cento del fatturato alla ricerca e allo sviluppo di soluzioni e automazioni innovative e interessanti per il mercato». Ma, in definitiva, perché un operatore del settore lapideo dovrebbe decidere di specializzarsi “nella pietra spaccata”? «I vantaggi derivanti dallo spaccare la pietra sono davvero tanti – continua Giuseppe Nicoletti. Primi tra tutti la possibilità di riconvertire grandi quantità di materiale lapideo considerato scarto e la possibilità di produrre direttamente in cava, risparmiando così i costi di trasporto. Inoltre, le tecnologie impiegate per spaccare la pietra non rilasciano fumi, gas, vibrazioni o sostanze nocive; e quelle prodotte da noi funzionano a secco, senza il consumo di acqua o la presenza di im-

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IL NOSTRO MERCATO ESTERO SI ESPANDE VERSO IL NORD E L’EST EUROPA E GLI STATI UNITI pianti per lo smaltimento dei fanghi. Altri vantaggi, poi, riguardano la vasta gamma di prodotti che si possono ottenere dalla pietra spaccata: dal piccolo cubetto o listello ai grandi blocchi da scogliera, dai cordoli ai sassi da muro e piastre per pavimentazione, senza dimenticare lo spacco di sagome di cemento. Infine, le nostre tecnologie da spacco consentono di lavorare sulla stessa macchina tipi diversi di pietre – per esempio granito e marmo – senza dover cambiare l’equipaggiamento, al contrario di quanto fanno altre tecnologie, e sono facilmente posizionabili sia in laboratori di trasformazione che in cave». Grazie a un mercato vasto e ricettivo e a una profonda consapevolezza del proprio lavoro e delle proprie competenze, la MEC ha in mente obiettivi chiari per il medio-lungo periodo, come chiarisce, concludendo, Giuseppe Nicoletti: «Tra i traguardi che vogliamo raggiungere al più presto ci sono quelli di entrare nei mercati arabi, da sempre molto interessanti, di sviluppare macchinari che riescano a ridurre sempre più lo sforzo fisico dell’operatore e continuare, in questo senso, in ricerca e sviluppo». \\\\\ EC SETTEMBRE 2013


TECNOLOGIE MARIA GRAZIA FATTORI

UN NUOVO MODO DI FARE INFORMATICA

Sbarazzarsi degli attuali Pc, ingombranti e avidi di energia, per passare a mini dispositivi efficienti e affidabili è il futuro dell’Ict. Ne parla Maria Grazia Fattori el mondo dei software e degli hardware informatici, gli investimenti mirati alla ricerca non necessitano soltanto di fondi e nuove tecnologie, ma devono basarsi anche su una profonda conoscenza del mondo reale. Proprio come conseguenza di questa conoscenza profonda, sta prendendo forma un nuovo dispositivo client ideato per rispondere alle esigenze di un moderno utente informatico. A sviluppare questo muovo mini Pc compatto con microprocessore Arm è la Cimtech, società che progetta, produce e commercializza software, hardware e servizi informatici integrati, di controllo e di gestione. «Il mini Pc che stiamo sviluppando – commenta Maria Grazia Fattori, amministratore dell’azienda – è un sistema hardware efficiente e affidabile, spesso solo 2,5 cm e con una superficie di 13x10 cm. Si basa su un’infrastruttura distribuita che utilizza il browser come punto di accesso alle applicazioni; non richiede manutenzione software né protezione antivirus; non ha parti mobili; è silenzioso, in quanto privo di ventola, e consuma meno di 8 watt». Quali sono le caratteristiche più innovative di questo dispositivo?

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8 Watt «Certamente, l’ottimo rapporto qualità-prezzo, ma anche la sicurezza nella gestione dei dati aziendali. Inoltre, insieme al dispositivo, siamo in grado di fornire ai clienti una piattaforma di virtualizzazione autocontenuta che avvia una propria infrastruttura di cloud privato, in modo da consentire la massimizzazione degli investimenti in It con il più alto livello di standard competitivi attualmente esistenti sul mercato». In questo periodo, state realizzando anche una App Web per il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico. Di che cosa si tratta? «È un lavoro che stiamo portando a termine in collaborazione con un’importante multinazionale dell’Fvg. L’architettura di questa App Web per il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico consente al sistema di monitoraggio ambientale, costituito da moderne centraline dotate di specifici sensori, di acquisire informazioni

← Maria Grazia Fattori, amministratore della Cimtech Srl di Reana del Rojale (UD) www.cimtech.it

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Consumo Il dato è relativo all’innovativo mini Pc che la Cimtech Srl sta sviluppando e che rappresenta un nuovo modo di fare informatica

su parametri ambientali e di trasmetterli a un centro di raccolta ed elaborazione dati per l’attività di controllo, monitoraggio e previsione». Qual è stato l’andamento del business della Cimtech negli ultimi due anni e quali gli obiettivi per il medio-lungo periodo? «Nel 2012, l’andamento del nostro business è stato positivo, perché oltre a vedere consolidata l’attività di sistem integrator, la Cimtech ha migliorato e aumentato lo sviluppo di applicativi Web, che trovano ampio riscontro anche nelle richieste del 2013. Per il futuro, dato il notevole impatto che l’Ict ha sullo sviluppo di un Paese, auspichiamo che l’impegno profuso per diffondere la conoscenza dei nostri nuovi prodotti porti i principali attori politici e territoriali a impiegare le tecnologie digitali per favorire la crescita economica e rendere di nuovo competitivo il nostro Paese».\\\\\ EC SETTEMBRE 2013

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TECNOLOGIE MATTEO LAZZAROTTO

IL SOMMELIER 2.0 Dall’unione tra cultura del vino e informatica è nata iWineTastingRoom. Un’app che permetterà di effettuare una degustazione e condividerne la valutazione

l sommelier diventerà 2.0. Anzi, 3.0. È questa l’intuizione che ha spinto Matteo Lazzarotto, delle Cantine Lazzarotto, a creare l’applicazione iWineTastingRoom. «L’App – spiega Lazzarotto - nasce dall’osservazione degli strumenti utilizzati dai professionisti delle degustazioni; mi riferisco ai commissari d’esame nei concorsi enologici, a giornalisti enogastronomici, enologi e sommelier. Oggi i professionisti della degustazione utilizzano diversi strumenti nella valutazione di un vino; c’è chi ama annotare in un libricino le proprie impressioni, chi valuta usando schede di degustazione di varia provenienza e chi utilizza strumenti informatici muniti di applicazioni fai da te». L’applicazione è studiata per i professionisti del settore e appassionati. «L’uso di iWineTastingRoom permette a chiunque fosse interessato di effettuare correttamente una degustazione utilizzando la dettagliata guida alla degustazione on-line. L’imminente creazione di un ambiente 3.0 per professionisti e amanti del vino creerà le premesse per condividere le proprie valutazioni sui vini assaggiati e valutati». Sebbene l’app non sia ancora disponibile per il download il feedback è stato positivo. «Il progetto è nato un anno fa. Prima dello sviluppo è stato

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proposto a sommelier professionisti, enologi e commissari d’esame di alcune prestigiose guide enologiche. Gli aspetti che hanno rilevato maggiore interesse sono la semplicità nell’uso dell’App e la possibilità di organizzare panel di degustazione attraverso l’interconnessione automatica di più apparecchi iPhone e iPad, il tutto come avviene nelle ufficiali commissioni di esame. Tra qualche giorno l’App sarà disponibile nella versione gratuita e Pro; l’uso in vasta scala ci darà un feedback ancora più preciso». L’applicazione è soprattutto il frutto dell’interconnessione tra informatica e cultura del vino. Dal 1945 Cantine Lazzarotto produce infatti vini in Friuli nei territori a cavallo tra le grave e il Lison Pramaggiore. «La cultura enologica che ci caratterizza ha trovato una forte alleanza con il mondo dell’informatica e con il giovanissimo team di lavoro che attraverso questo progetto mira a diventare un interessante strumento d’innovazione. L’idea diffusa che Cantine Lazzarotto si trova a Pordenone www.lazzarotto.it www.iwinetasting.net

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L’USO DELL’APP FORNIRÀ VALUTAZIONI EFFETTUATE SIA DA PROFESSIONISTI CHE DA PERSONE MENO ESPERTE

il vino buono sia solamente quello che compare nelle guide enologiche è un limite che vorrei venisse presto a abattuto. Ci piace pensare che l’uso delle tecnologie informatiche applicate nella App, possano aiutare il consumatore a scegliere un vino sulla base di valutazioni effettuate sia da professionisti che da persone meno esperte e con iWineTastingRoom tutto questo diventa realtà». Una realtà che può contare anche sull’esperienza diretta di vignaioli delle Cantine Lazzarotto, che annovera tra i vini di punta della cantina, la linea “Finis Terrae”. «Nella linea sono presenti due bianchi e due rossi in puro stile “Borgogna”. Oltre ai Top di gamma, produciamo quattro Cru molto interessanti e con un ottimo rapporto qualità prezzo. Da questa oramai prossima vendemmia abbiamo buone attese – conclude Lazzarotto - soprattutto dai rossi Merlot e Cabernet Franc, bel tempo permettendo». \\\\\ NB SETTEMBRE 2013

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INTERNAZIONALIZZAZIONE POMPEO TRIA

CON LO SGUARDO VERSO I BALCANI Pompeo Tria del gruppo Step Impianti presenta la strategia per il prossimo triennio. Tre parole chiave: internazionalizzazione, innovazione e diversificazione → Pompeo Tria, amministratore unico della Step Impianti Srl di Trieste.

↑ Sopra, una veduta di Belgrado www.stepimpianti.it

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rieste porta dell’Est. È all’area balcanica e ai mercati dell’Europa Orientale che la Step Impianti di Pompeo Tria guarda per concretizzare gli obiettivi, fra i quali quello di raddoppiare il fatturato in tre anni, portandolo a quota 20 milioni di euro. A fondamento della sua azione strategica, l’amministratore unico della società, specializzata nella risoluzione di tutte le problematiche che ruotano intorno alla fornitura di impianti industriali chiavi in mano, ha posto l’idea che: «È l’innovazione che garantisce la competitività e che permette di fare la differenza sul mercato. Anche in Italia» Includere l’Italia in questa prospettiva di sviluppo è indispensabile secondo Tria, dato che riscontra un’attenzione diversa, fra estero e mercato interno, intorno alle tematiche dell’innovazione. «Per il nostro gruppo, l’Est è un bacino di crescita di grande importanza e in questo siamo avvantaggiati dal fatto di trovarci in una posizione geografica privilegiata per l’accesso a questi mercati. Oggi i nostri interessi si concentrano in particolare in Serbia, dove siamo già presenti con delle iniziative e dove stiamo lavorando per entrare in appalti a capitale pubblico e per realizzare

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↑ Sopra, realizzazione di assemblati elettrici e di automazione per motori diesel

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Fatturato Quota raggiunta nel 2012 dal gruppo Step Impianti. L’obiettivo per il prossimo triennio è quello di raggiungere quota 20 milioni di euro

delle acquisizioni, soprattutto per quel che riguarda il settore elettrico e del risparmio energetico». Quali sono i punti di forza che fanno di questi mercati un obiettivo assolutamente strategico? «Le imprese di questi paesi hanno un grosso potenziale, che però, per potersi esprimere pienamente, ha la necessità di ricevere un impulso economico esterno, che noi riteniamo di poter dare. E, sotto questo profilo, va sottolineato che l’imprenditoria balcanica è molto aperta e favorevole alla collaborazione e alla partnership con l’impresa italiana, che viene vista come un propulsore indispensabile alla loro economia per sviluppare i temi della diversificazione e dell’innovazione in generale. C’è da dire che pure in Italia esistono imprese con i requisiti – dal punto di vista tecnologico e del know how – per portare avanti questo tipo di investimenti; tuttavia troppo spesso queste si trovano già SETTEMBRE 2013

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INTERNAZIONALIZZAZIONE POMPEO TRIA

IL GRUPPO E I SETTORI DI RIFERIMENTO

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tep Impianti è una società costituita a Trieste

nel 1995 da Pompeo Tria e dai suoi figli Anna e Paolo, affiancati da un team di professionisti del

campo dei montaggi industriali. Con un percorso continuo di crescita e di allargamento delle competenze e delle attività, oggi il gruppo è in grado di progettare e fornire componenti, impianti elettrici e meccanici chiavi in mano e servizi nella quasi totalità dei settori industriali (petrolifero, chimico, siderurgico, cementifero, alimentare, cartario, farmaceutico, produzione e trasformazione di energia elettrica, magazzini automatici) e nel settore civile. Per integrare al meglio il campo di attività del gruppo, in continuo ampliamento, nel 2002 è stata costituita Digital Impianti, società specializzata nelle attività di progettazione, montaggio e manutenzione nei settori dell’automazione civile e industriale, dei sistemi di sicurezza, della meccanica di sollevamento e dei trasporti delle merci. In seguito, nel 2006, è stata costituita la società SDS per completare le attività di chiavi in mano nel campo civile. Un ulteriore percorso di sviluppo strategico è la valorizzazione del business logistico, sia per i trasporti via mare con scambi intermodali, sia via ferro e gomma. Inoltre, Step Impianti si pone come partner per supportare le aziende operanti in ambito portuale e ferroviario e nel futuro sarà sempre maggiormente coinvolta nell’offrire know how a supporto anche attraverso l’applicazione delle migliori tecnologie ICT (Information and Communication Technology).

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in tali difficoltà finanziarie da apparire irrecuperabili. E dunque è quasi inevitabile, per noi, guardare alle opportunità disponibili oltreconfine». Come avete reagito alla crisi economica, soprattutto del mercato nazionale? «Il nostro gruppo ha compreso, prima di tante altre aziende, che la crisi era alle porte. Pertanto era indispensabile cambiare, per non rischiare di soccombere. Si è quindi ritenuto opportuno, all’inizio, non senza alcune resistenze, dare un’inversione di rotta, puntando moltissimo sulle nuove strategie e sull’innovazione. Questo ha chiaramente comportato un ripensamento delle scelte aziendali e delle tipologie di investimento conseguentemente programmate, puntando in modo particolare su una frammentazione delle attività svolte fino ad allora e diversificando i relativi programmi industriali. I risultati sono stati evidenti fin da subito, determinando un significativo aumento dei clienti, del fatturato e del livello qualitativo delle attività, creando in questo modo anche crescita occupazionale. Oggi è addirittura difficile identificare il core business del gruppo, tanta è la diversificazione delle attività nei vari settori industriali, dove la fanno da padrone la flessibilità e l’applicazione delle nuove strategie tecnologiche». Conferma così che le parole chiave del vostro sviluppo siano internazionalizzazione, innovazione e diversificazione. «I mercati si sviluppano solo con l’innovazione. È questa che fa la differenza, non solamente all’estero, ma anche in Italia. Senza una politica di investimenti in questa direzione non può esserci crescita. La migliore dimostrazione è fornita da quanto sta accadendo sul fronte dell’edilizia, settore fortemente in crisi che però tuttora ha grandissime potenzialità. La ricetta deve essere quindi quella di proporre soluzioni diverse rispetto al passato, che sfruttino materiali e tecnologie innovative sotto il profilo economico e della resa energetica. Per quanto riguarda la strategia di diversificazione, questa si basa su un’analisi costante SETTEMBRE 2013


delle nuove attività, che in maniera sinergica si intrecciano con le attività già esistenti e che insieme possono evolversi in operazioni di grande importanza per tutto il gruppo. Negli ultimi anni, infatti, sono entrate a far parte della nostra squadra alcune aziende dal grande potenziale economico e professionale, che oltretutto ci hanno portato importanti clienti, ampliando il nostro raggio di azione». Tornando sull’internazionalizzazione, questa, per voi, fa rima solo con Balcani? «Non esclusivamente. Fin dall’inizio dell’attività, l’internazionalizzazione ha costituito uno dei capisaldi della nostra strategia di business, che ha percorso tenden-

I MERCATI SI SVILUPPANO SOLO CON L’INNOVAZIONE. È QUESTA A FARE LA DIFFERENZA NORD EST SVILUPPO

↑ Sopra, una gru multipurpose da 35 t in fase di trasferimento.

↙ Nella pagina a fianco, filtri di armonica su linea elettrica in media tensione

zialmente due strade. Da una parte con l’ampliamento dei mercati raggiungibili, investendo in paesi esteri ad alta potenzialità di sviluppo. Dall’altra con un apporto di professionalità in paesi interessanti dal punto di vista industriale, dedicando molto impegno e attenzione alla formazione continua non solo del nostro personale, bensì, spesso, anche di quello del partner. Con questa doppia azione, abbiamo ottenuto ottimi risultati, soprattutto nei paesi comunitari, compresi quelli dell’Est europeo, e nei Bric (Brasile, Russia, India, Cina) in ambito extraeuropeo. Questi ultimi sono quelli nei quali abbiamo conseguito i maggiori successi tecnici e commerciali e le cui prospettive di crescita del Pil promettono le migliori performance anche per i prossimi anni; pertanto concentreremo qui buona parte dei nostri investimenti. Esclusivamente per attività formative, infine, abbiamo collaborato anche con Corea del Sud e Filippine». In quale direzione si sta muovendo la spinta verso l’innovazione produttiva? «Siamo fortemente concentrati sulle attività di ricerca e di innovazione tecnologica, dei materiali e di proSETTEMBRE 2013

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INTERNAZIONALIZZAZIONE POMPEO TRIA

↑ L’imprenditore Pompeo Tria con i figli Anna

cesso. E abbiamo sempre portato avanti questa politica sforzandoci di mantenerci al passo con l’evoluzione tecnologica specifica dei settori di riferimento: energia, portuale, petrolchimico, siderurgico. Negli ultimi anni, poi, la nostra volontà di diversificare ci ha spinto anche ad accostarci a nuovi settori, come quello ferroviario (che ci vedrà protagonisti anche in futuro in varie regioni dell’Italia del Nord), dell’automazione (per questo settore in particolare, abbiamo creato una società dedicata: Digital Impianti), della meccanica di precisione e dell’edilizia». In concreto, quali sono gli sforzi da compiere per non perdere il passo rispetto ai partner?

L’IMPRENDITORIA BALCANICA È MOLTO APERTA ALLA COLLABORAZIONE CON LE IMPRESE ITALIANE 126

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e Paolo, rispettivamente direttore generale e responsabile amministrativa. ↗ Nella pagina a fianco, una fase di montaggio di quadri

«Uno degli obiettivi è quello dell’innovazione di processo, per potenziare il chiavi in mano, che per il nostro business è decisivo. Vogliamo migliorare la nostra capacità di accompagnare il cliente per l’intero corso del progetto, provvedendo quindi in piena autonomia a ogni fase della commessa: progettazione, realizzazione, gestione e montaggio, fino all’avviamento finale, collaudo e assistenza in esercizio. È questa autonomia funzionale, del resto, che permette di studiare soluzioni personalizzate e concordate con il committente, ottimizzando il rapporto fra costi e benefici e riducendo i tempi di esecuzione delle commesse, indipendentemente dalla loro dimensione. In questo contesto risulta determinante la formazione, non solo teorica ma anche pratica, che segue di pari passo l’innovazione tecnologica e di processo, con l’applicazione di nuove tecnologie e materiali. Poiché l’unica via praticabile è quella della qualità e dell’eccellenza, è necessario investire risorse estremamente qualificate nella ricerca, come pure su macchine produttive dalle elevate capacità tecnologiche – con particolare riguardo alla lavorazione dei materiali ferrosi». A questo proposito, il Nord Est rappresenta per voi un bacino di risorse umane adeguato rispetto SETTEMBRE 2013


3 mln alle vostre necessità? «Non facciamo fatica a trovare queste professionalità di alto livello nel nostro territorio, ma non ci limitiamo a questa area geografica. Spesso i nostri ingegneri provengono da esperienze consolidate nei colossi del ferroviario, della meccanica e dell’elettronica. Quindi, se non è difficile individuare queste professionalità, non è scontato riuscire ad attrarle in assenza di una proposta competitiva che renda interessante l’ingresso in un’impresa che non ha certo le dimensioni di una grande società. Tuttavia finora abbiamo sempre investito con successo in nuove risorse e siamo riusciti a farle entrare nella nostra squadra senza grandi difficoltà». Se esistono delle difficoltà, di altro ordine, quali sono? «Le istituzioni dovrebbero rendere più appetibili le aree da reindustrializzare. Quindi un’azione di semplificazione, come per esempio un rilascio più facile delle concessioni e in generale una riduzione della burocrazia nel processo di sviluppo industriale. Trieste in questo si distingue per essere particolarmente rigida. In questa città l’industrializzazione è stata ri-

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Investimenti Risorse che Step Impianti destinerà nel prossimo triennio alle attività di ricerca e sviluppo, all’innovazione e alla diversificazione

dotta ai minimi termini: si sta parlando ovviamente di creazione di posti di lavoro e della capacità di far girare l’economia». Quindi il problema principale sta nella mancanza di intervento da parte delle istituzioni pubbliche? «Non so se sia il primo dei problemi per un’azienda triestina, ma è certamente un punto di debolezza per il territorio. Le istituzioni centrali e locali dovrebbero considerare le possibilità offerte da quegli imprenditori capaci di fare gruppo, che esprimono una sinergia in grado di sfruttare al meglio l’area logistica e industriale locale. Ma il problema dell’assenza istituzionale va ben oltre l’ambito regionale. Il sistema Italia non funziona in questo senso. Noi avremmo bisogno del supporto non solo delle banche, ma di un insieme che ci renda credibili all’estero. Le aziende estere sono sempre accompagnate da una rappresentanza autorevole – istituti di credito, camere di commercio, associazioni e addirittura ministeri. Le nostre istituzioni invece non ci affiancano». \\\\\ LC SETTEMBRE 2013

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INTERNAZIONALIZZAZIONE ENZO PAOLI

LA CINA, UN AMPIO MERCATO PER IL TESSILE

Le sfide dell’industria meccano-tessile europea. Enzo Paoli spiega quali sono i fattori chiave per restare agganciati ai mercati asiatici

n appena un decennio l’industria tessile europea ha perso di rilevanza a vantaggio all’Asia. A questo è corrisposto un forte incremento della produzione che ha portato a decuplicare il fatturato di quelle aziende che sono state in grado di agganciare il nuovo assetto globale del settore. Come testimonia Enzo Paoli, titolare della Karl Mayer Rotal di Mezzolombardo, in provincia di Trento, che produce macchine per il settore tessile: «Oggi l’Europa, in questo settore, sta diventando sempre meno rilevante, mentre altri mercati che si pensava potessero crescere – come l’Est europeo e il Sud America – sono, per quanto riguarda il tessile, veramente marginali. Noi, dopo anni di dipendenza dal mercato europeo, attualmente sviluppiamo l’80 per cento del fatturato, nell’ordine di importanza, in Cina, India e Turchia. Che per il tessile sono anche i tre mercati più importanti a livello mondiale». Non a caso, dopo una prima fase in cui l’approvvigionamento tecnologico dipendeva esclusivamente dai paesi occidentali, adesso sta emergendo, soprattutto in Cina, la concorrenza dei produttori locali di macchine. «Su questi manteniamo ancora un certo vantaggio tecnologico, però dobbiamo fare in modo che non si riduca. Inoltre, per contrastare il vantaggio che

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30 mln hanno questi produttori di trovarsi in loco, abbiamo scelto di installare una produzione in Cina. Questa nostra controllata produce delle macchine a basso contenuto tecnologico. Questa è stata una scelta che ha permesso di competere all’interno del mercato delle produzioni locali – la Cina ha un vero mercato tessile interno –, infatti le macchine destinate alle produzioni per l’export sono di fascia più alta e tutte prodotte in Italia. Queste ultime sono anche le macchine che commercializziamo in India e Turchia, dove si produce quasi esclusivamente per esportare. In particolare, la Turchia ha attratto tutti i grandi produttori di denim – che una volta si affidavano alle imprese italiane –, che poi rivendono il prodotto finito ai diversi marchi, anche italiani». Se lo spostamento del tessile dall’Europa all’Asia ha permesso una crescita sostenuta a imprese come Karl Mayer

↑ In alto, interno dello stabilimento in cui si producono le macchine della Karl Mayer Rotal Srl di Mezzolombardo (TN) www.karlmayer.com

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Fatturato 2012 Della Karl Mayer Rotal, sviluppato per l’80% in Cina, India e Turchia. La previsione per il 2013 è di un incremento del 50%

Rotal, ha pure posto nuovi problemi. «Innanzitutto c’è il problema del gap tecnologico, che noi stiamo cercando di colmare investendo molto in ricerca e sviluppo. In particolare concependo macchine che permettano processi a basso consumo energetico e basso impatto ambientale – tematiche che anche in Cina stanno iniziando ad assumere un ruolo. Altro problema è il destino definitivo del tessile europeo e italiano. Nel nostro paese restano infatti ancora delle importantissime produzioni di nicchia – per esempio, Biella per la lana, Como per la seta. Per noi la collaborazione con queste aziende, che alla grande competenza uniscono la vicinanza territoriale, sono strategiche per lo sviluppo e sperimentazione di nuove macchine». Infine, Paoli sottolinea che, a fronte di un 2013 e di un 2014 con ottime e buone prospettive, per il futuro bisognerà capire come si evolveranno le economie cinese e indiana. \\\\\ LC SETTEMBRE 2013

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EXPORT ANTONIO BILLOTTO

QUALE DIREZIONE PER IL COMPARTO ARREDO?

Le imprese del comparto arredo sanno che puntare all’estero è inevitabile. Europa Centrale, Russia e Bric diventano l’obiettivo. La parola ad Antonio Billotto

a crisi ha colpito duramente il settore del mobile e della componentistica d’arredo. Il fatturato 2012 si è fermato a 18,1 miliardi, pari al 10 per cento in meno rispetto al 2011 e quasi il 30 per cento in meno dal 2008. Tuttavia lo scenario è reso meno cupo dai dati sull'export, la cui quota sulla produzione è salita, negli stessi anni, dal 48 per cento al 58 per cento. In termini assoluti questo dato si traduce ancora in una perdita (di 1,6 miliardi) perché, come spiega il presidente di Assarredo Giovanni Anzani, sta soffrendo un po' tutta l'Europa, che rimane lo sbocco principale dell'arredo made in Italy. Ma i mercati internazionali rappresentano l'unica prospettiva di crescita per le aziende. Sebbene rinfrancate dalla recente decisione del Governo di estendere ai mobili gli sgravi fiscali per ristrutturazione edilizia, le imprese sanno che andare all'estero è inevitabile. «Si tratta di dati – spiega Antonio Billotto, amministratore della Volpato Industrie – che rispecchiano in pieno la situazione che stiamo vivendo. In Italia sviluppiamo meno della metà del fatturato aziendale, mentre nei mercati esteri riusciamo a

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proporci presentando con forza il nostro brand, la sua storia e la garanzia di qualità che lo stesso rappresenta, approcciando ogni singolo mercato con partner locali accuratamente selezionati. Attualmente esportiamo in oltre 40 paesi. Particolare sviluppo è stato conseguito nei mercati dell’ex blocco sovietico e dell’Europa centrale. Recenti attività di marketing e branding stanno inoltre garantendo all’azienda una posizione da soddisfacente a rilevante nei Bric». Questa scelta ha permesso a Volpato Industrie, specializzata nei segmenti delle cucine componibili, dei mobili per il bagno e della grande distribuzione organizzata, di mantenere nel 2012 un fatturato in linea con gli anni precedenti. «Nel 2013 puntiamo a una crescita pari al 6 per cento. Tutto ciò sarà possibile grazie a un incremento dell’efficienza produttiva e all’implementazione sistematica di migliorie di processo e di programmazione della produzione che hanno portato a conseguenze virtuose nel contenimento dei costi di produzione. Stiamo però riscontrando delle criticità nella pianificazione del lavoro; questo perché la clientela con cui ci interfacciamo è sempre più esigente in termini di tempi di consegna».

Volpato Industrie si trova a Spresiano (TV) www.volpatoindustrie.it

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-30%

Fatturato È il calo registrato nel 2012 da parte del comparto arredo italiano rispetto al 2008. Un dato che evidenzia l’impatto della crisi

I risultati positivi raggiunti derivano dalla decennale esperienza dell’azienda che dal 1974 si occupa di lavorazione delle materie plastiche con le quali produce elementi strutturali, estetici e funzionali sfruttando il proprio know-how nelle tecnologie di estrusione e stampaggio e nella continua ricerca. «Attualmente stiamo lavorando molto nella sperimentazione di nuovi materiali con la volontà di incrementare le nostre performance produttive per servire in toto le nuove esigenze dei clienti. Affianco alla ricerca vengono messi in primo piano gli investimenti atti alla sostenibilità ambientale. L’azienda nell’esercizio corrente ha investito ingenti risorse in un impianto di trigenerazione che ha la finalità di migliorare l’efficienza energetica della nostra struttura industriale e di ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera. Già da anni Volpato Industrie – conclude Antonio Billotto - ha intrapreso inoltre la strada obbligata verso la riduzione del suo impatto ambientale». \\\\\ MG SETTEMBRE 2013

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EXPORT MARIO PIUZZI

DIRETTIVE, INVESTIMENTI E CERTIFICAZIONI

Oggi è necessario investire e certificarsi per garantire la qualità richiesta dal mercato. Mario Piuzzi fa il punto sulle componenti per il settore della refrigerazione e del condizionamento

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rivolta a chi produce apparecchi a pressione la Direttiva 97/23/CE, anche detta Ped, emanata dall’Unione Europea che prevede la conformità a requisiti essenziali di sicurezza di tutti gli impianti e le attrezzature che operano a una pressione massima ammissibile superiore a 0,5 bar relativi. Come tutti i fabbricanti di apparecchi a pressione, anche la società Cfi, che dal 1988 produce componenti per il settore della refrigerazione e del condizionamento, ha dovuto ottemperare ai limiti imposti da questa legge. «In conformità alla normativa – spiega Mario Piuzzi, direttore generale dell’impresa – abbiamo investito sull’acquisizione di un impianto automatico per la realizzazione di cartelle per tubazioni in rame. Questa nuova lavorazione andrà a sostituire le comuni cartelle in Aisi, garantendo ottimi coefficienti meccanici dell’assieme e diminuendo in maniera significativa il rischio legato alle lavorazioni di collegamento parti. In altre parole, lo sviluppo di questo nuovo processo di cartellatura ci permetterà di ottenere valori superiori agli standard qualitativi richiesti». Su quali altri aspetti fondamentali sta investendo attualmente la Cfi? «Gli investimenti che stiamo portando avanti riguardano più fronti. Da un lato, stiamo strutturando un flusso di rintracciabilità e tracciabilità di materiali, operatori e spedizioni che ci garantisce la più completa conformità alle normative richieste dalla Comunità Europea per la commercializzazione di recipienti in pressione. Dall’altro, stiamo investendo su forti verticalizzazioni del nostro sistema informatico, così da assicurare risposte sempre più performanti alle richie-

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← Mario Piuzzi, direttore generale della Cfi Srl di Alonte (VI) www.cfi-refrigerazione.it

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25%

Export Quota del fatturato che deriva dall’export e tra gli obiettivi futuri c’è anche quello di incrementare questa percentuale

ste dei nostri clienti. Infine, investiamo in maniera costante su cicli produttivi e impianti che siano rispondenti alla necessità di ridurre l’impatto che il ciclo di lavorazione ha sull’ambiente. La tutela dell’ambiente è un argomento che ci sta molto a cuore». Quanto esporta la Cfi? «Il nostro fatturato estero diretto, oggi, è pari a circa il 25 per cento del fatturato totale, e non ancora del tutto soddisfatti, stiamo implementando il nostro settore commerciale per riuscire a penetrare maggiormente in quei Paesi che potrebbero rappresentare un traino fondamentale per i prodotti della Cfi. Per il futuro, inoltre, abbiamo in previsione l’ampliamento produttivo della nostra fabbrica nella Repubblica Ceca, al fine di formare una testa di ponte strategica per i mercati dell’Est Europa». Quanto è importante per un’azienda come la vostra dimostrare di essere certificati su più fronti? «È essenziale per permettere gli standard qualitativi e di servizio ai livelli richiesti dal mercato, ragion per cui non soltanto vantiamo varie certificazioni, ma in base a esse formiamo costantemente il nostro personale. Attualmente, abbiamo ottenuto le certificazioni Uni En Iso 9001/200, En Iso 14001:2009 e Bs Ohsas, e stiamo concludendo il processo di stesura del modello organizzativo 231. Senza contare che, ovviamente, tutti i nostri operatori sono forniti di certificazioni di saldobrasatura in ottemperanza alle richieste della Direttiva 97/23/CE».\\\\\ EC SETTEMBRE 2013

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EXPORT CARLO MAZZON, BRUNO DE PIN E GIANBATTISTA BIT

LA CARPENTERIA PESANTE SI SPOSTA ALL’ESTERO Non riscontrando terreno fertile in Italia, il comparto delle grandi strutture metalliche si sta spostando sempre più all’estero. Ne parlano Carlo Mazzon, Bruno De Pin e Gianbattista Bit ipresa lontana per le costruzioni. Il settore si avvia, dopo l’estate, ad affrontare l’ultimo scampolo del 2013 con poche prospettive rosee per il futuro. Sebbene il Governo continui a pronosticare un primo accenno di ripartenza per la fine dell’anno, l’edilizia continua ad arrancare. Lo dicono dati congiunturali dell’Ance, dei produttori di cemento dell’Aitec, dei laterizi di Andil, delle macchine per il movimento terra di Unacea e i bilanci delle grandi aziende del settore. Resta a galla, ovunque, solo chi lavora all’estero. Ed è proprio questa la strada che hanno deciso di percorrere Carlo Mazzon, Bruno De Pin e Gianbattista Bit a capo della C.m.t., azienda di riferimento nel comparto della carpenteria pesante. «Nel corso del 2012 – spiegano i tre titolari – si è verificato per la nostra azienda un sensibile aumento di lavoro e una conseguente crescita del fatturato. Nel 2013 contiamo di chiudere con un’ulteriore crescita del 20 per cento rispetto al 2012. La chiave della svolta sta tutta nell’aver saputo cogliere e sfruttare i canali commerciali esteri. Siamo infatti attualmente molto presenti in Europa Centrale e in Africa e questo ha portato le esportazioni dell’azienda al 95 per cento della produzione».

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+20%

Fatturato L’aumento con cui Cmt conta di chiudere il 2013 grazie alle commesse estere, soprattutto in Europa Centrale e in Africa

Una scelta, quella di rivolgersi all’estero, che deriva dalla forte contrazione del mercato interno. «Per anni – spiega Mazzon – siamo stati partner di grandi aziende nell’esecuzione di commesse complesse. Negli ultimi tempi abbiamo avvertito la necessità di specializzarci ulteriormente per rimanere al passo con il ritmo imposto dal mercato e per riuscire a puntare ai mercati extra-nazionali». Dalla spinta data da nuove sfide e nuovi progetti sono nate anche le più grandi innovazioni a livello industriale. «Oggi – prosegue De Pin - siamo all’avanguardia nella realizzazione di tralicci per l’alta tensione, di strutture metalliche per impianti eolici e di strutture per gli impianti di risalita come funivie e cabinovie. In quest’ultimo ambito, alcune opere realizzate sono la Corvatsch-St.Moritz e l’impianto di risalita Sella Nevea. In ambito civile, abbiamo invece partecipato ai lavori di ricostruzione dell’Aquila e alla realizzazione della Torre Aquileia a Jesolo». Naturalmente nelle

C.m.t si trova ad Aviano (PN) www.cmtaviano.it

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grandi strutture metalliche destinate al comparto edile e delle infrastrutture non si può prescindere da un elevato livello qualitativo dei materiali. «Inoltre – aggiunge Bit –, uno scrupoloso monitoraggio, in tempo reale, dello stato della commessa, dagli acquisti alle fasi progettuali ai diversi iter produttivi e relativi all’aspetto logistico, hanno reso possibile il rispetto della tempistica e delle specifiche contrattuali. Un altro accorgimento che permette di ottimizzare i costi e le procedure è rappresentato dalla parcellizzazione della struttura in pezzi elemento pronti da montare». Particolare cura è stata rivolta anche allo svolgimento delle mansioni legate all’operatività di cantiere, nell’ambito della quale è sempre stata posta in primo piano la sicurezza. «Per questo ci affidiamo a squadre esperte e fidelizzate da un rapporto ormai decennale, con le quali i meccanismi e le sinergie sono ormai consolidati, a tutto vantaggio dell’affidabilità». Per quanto riguarda il futuro i tre imprenditori intendono sfruttare sempre di più le possibilità che possono crearsi dai mercati emergenti. «Le infrastrutture viarie dei paesi emergenti offrono attualmente interessanti opportunità che intendiamo cogliere per riuscire a mantenere il trend positivo intrapreso dall’anno scorso». \\\\\ MT SETTEMBRE 2013

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EXPORT LUCIANO PISONI

L’EXPORT SALVA LA MUSICA

Nel Belpaese si vendono sempre meno strumenti musicali, crisi e musica digitale hanno rallentato il mercato. Esportazione e specializzazione sono le parole chiave per risollevarsi

l fatturato della vendita di strumenti musicali in Italia lo scorso anno è calato del 13,5 per cento. Le cause sono da ricercare essenzialmente nella crisi e nella crescita del digitale, grazie al quale ci si può improvvisare musicisti dietro a un computer. Gli addetti ai lavori indicano come fondamentale per la ripresa il ruolo della scuola. La cultura musicale dovrebbe essere considerata una materia curriculare come le altre, sarebbe un'azione che darebbe uno stimolo alla ripresa di tutto il comparto. Negli ultimi anni nel nostro Paese si sono avvicendate diverse riforme dell’istruzione, non si è fatto forse abbastanza per stimolare l’interesse verso la musica. «Si poteva e si doveva fare di più - afferma Luciano Pisoni, fondatore di Music Center - una certa cultura musicale è quasi estinta. Oggi solo le bande, e in minor numero i conservatori, tengono alto il vessillo della musica, mentre nella scuola tradizionale è sparita. Studiare musica in Italia non è facile, è un percorso elitario che richiede grandi sacrifici in termini sia economici che di tempo». Music Center è una realtà aziendale che affianca all’attività produttiva la commercializzazione al dettaglio e all’in-

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95%

Export Percentuale di prodotti che Music Center esporta nel mondo. Il motivo principale è che tutte le fabbriche importanti sono all’estero

grosso di strumenti musicali. L’azienda, situata a Trento e radicata nel territorio è inserita in una particolare nicchia del settore musicale, essendo il principale produttore al mondo di cuscinetti e accessori per la costruzione e la manutenzione di strumenti a fiato. Essendo l’azienda inserita in una nicchia di mercato non ha risentito in maniera evidente delle diffuse ristrettezze economiche. «Il nostro business è abbastanza allineato con gli anni precedenti - conferma Luciano Pisoni - esportiamo oltre il 95 per cento della produzione non abbiamo quindi registrato grandi variazioni. Lavoriamo in tutto il mondo, quando uno stato cala un po’ ce n’è un altro che compensa. Per quanto riguarda la vendita al dettaglio siamo una realtà un po’ anomala, abbiamo avuto segni positivi negli ultimi due anni, mentre a livello generale si parla di un meno 10 – 15 per cento. Come tutte le attività al dettaglio anche la venMusic Center Spa ha sede a Trento-Gardolo (TN) www.musiccenter.it

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dita di strumenti musicali risente della crisi». L’azienda di trentina fa quindi dell’export il suo cavallo di battaglia. «Il motivo principale è che tutte le fabbriche importanti sono all’estero - spiega il titolare - in Italia è rimasto pochissimo, quattro o cinque aziende di stampo artigianale con produzioni molto limitate. La nostra azienda è l’unica italiana a produrre questo tipo di strumenti e siamo leader mondiali, per questo esportiamo gran parte della produzione. La nostra non è una scelta, dobbiamo vendere all’estero, i nostri clienti sono tutti molto lontani». Nonostante il calo delle vendite l’Italia è ancora un Paese innamorato della musica. «Parlando di interesse ed uso degli strumenti musicali, rispetto ad altri paesi, siamo a un buon livello, forse davanti a noi si possono collocare Germania e Paesi Scandinavi. Ovviamente complice la crisi negli ultimi anni in certe zone, in particolar modo nel Sud Italia, ci sono state forti diminuzioni delle vendite. Adesso piuttosto che comprare uno strumento lo si noleggia, oppure anziché sostituirlo quando è usurato lo si ripara. Questo trend riguarda soprattutto gli strumenti a fiato». \\\\\ LB SETTEMBRE 2013

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CONSULENZA FRANCO VARISCO E FULVIO BISIANI

SBROGLIARE LE NORMATIVE Le problematiche all’interno dei settori ambiente e industria aumentano con l’aumentare delle nuove normative. Ne parlano Franco Varisco e Fulvio Bisiani

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a complessità delle normative che in Italia regolano il settore ambientale è così elevata che solamente gli “specialisti” del comparto riescono a venirne a capo, e spesso non senza qualche dubbio o incertezza. Se poi si considera che le inottemperanze a tali leggi hanno sempre valenza penale, allora diventa evidente l’obbligo di un’azienda impegnata attivamente nel ramo ambientale di fornire al bacino d’utenza un supporto tecnico e normativo qualificato, in grado di indirizzare le scelte operative. Per offrire un servizio efficiente, puntuale e chiaro, la Multiproject, società di servizi e ingegneria nel settore ambientale e industriale, ha attivato una specifica sezione di assistenza tecnico-giuridica. Come spiega il dottor Franco Varisco, chimico e amministratore dell’impresa dal 2000: «Mettiamo a disposizione sia tecnici specialisti del settore, sia legali con specializzazione ambientale capaci di fornire risposte globali a qualsiasi necessità. In questo modo riusciamo a sbrogliare le complessità presentate da certe normative, come per esempio quelle sui rifiuti e sulla gestione

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↑ Franco Varisco e Fulvio Bisiani, amministratori e direttori tecnici della Multiproject Srl di Gorizia (Foto di Simone Ferraro) www.multiproject.go.it

delle terre e rocce da scavo, recentemente rivisitate dal legislatore. Altro punto critico su cui il nostro supporto si rivela utile, è rappresentato dall’ottenimento delle autorizzazioni su scarichi, emissioni e gestione dei rifiuti a livello di stabilimento. Ottenimento, questo, che regge su un iter in costante evoluzione. I nostri specialisti, inoltre supportano nelle pratiche relative all’Autorizzazione Integrata Ambientale e dell’Aua, l’Autorizzazione Unica Ambientale». Fin dalla fondazione della società, avvenuta nel 1995, obiettivo della Multiproject è sempre stato quello di fornire ai clienti un servizio così completo da risolvere in pieno qualsiasi problema. «Uno dei nostri più grandi punti di forza – commenta Fulvio Bisiani, geologo e amministratore insieme a Varisco dell’azienda – sta proprio nella possibilità di proporre a chi si rivolge a noi un servizio globale, in cui attività analitiche, di progettazione, di controllo di processo e di controllo amministrativo-giuridico si fondano e si completino a vicenda. Essere organizzati in tal modo, nel corso degli anni ha significato assumere una posizione di leadership tra le aziende del Triveneto che operano nel nostro stesso settore e raggiungere un generale equilibrio finanziario. Per mantenere tale equilibrio, abbiamo intenzione di portare le nostre competenze anche all’estero, dove da sempre la professionalità italiana viene apprezzata e dove sono assenti le criticità tipiche del nostro Paese, ovvero pagamenti tardivi da parte delle pubbliche amministrazioni e scarso sostegno alle aziende private dal sistema creditizio delle banche». \\\\\ EC SETTEMBRE 2013

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CONSULENZA DANIELA PIZZININI

L’IMPORTANZA DEI SISTEMI DI GESTIONE Migliorare i processi e poterne comunicare i risultati all’esterno in maniera efficace. Daniela Pizzinini spiega perché adottare le norme Iso prescindere dall’ambito di applicazione di un sistema di gestione, lo scopo è quello di rendere un’organizzazione cosciente dei propri obiettivi e dei modi in cui opera, formalizzando procedure e istruzioni operative che descrivono il modo corretto di operare. Questa modalità di rendere esplicita la condotta ideale può investire tanto la qualità che l’ambiente e la sicurezza». È così che si configura un sistema di gestione nelle parole di Daniela Pizzinini, amministratore unico di Progetto Salute di Trento. La società è nata alla fine degli anni Ottanta dall’intuizione di due medici – Azelio De Santa, specialista in medicina del lavoro, e Michele Pizzinini, specialista in scienza dell’alimentazione, diabetologia e malattie del ricambio – che iniziarono a proporsi come punto di riferimento per la medicina del lavoro, la sicurezza, la formazione, l’igiene alimentare (Haccp) e le indagini ambientali sia all’interno che all’esterno degli ambienti di lavoro. Fra i vari servizi proposti, Progetto salute oggi punta alla consulenza alle aziende per lo sviluppo e il mantenimento di sistemi di gestione per qualità, per ambiente e sicurezza e salute sul lavoro. Cosa spinge, solitamente, un’organizzazione ad adottare un sistema di gestione?

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«L’adozione di un sistema di gestione è volontaria. E quindi è una scelta dell’azienda, che individua nel compiere questo passo un vantaggio, che può essere di interesse esclusivamente interno – tenere sotto controllo i propri processi e le proprie attività –, oppure può rappresentare anche un plus per l’immagine dell’azienda all’esterno. Il sistema di gestione, infatti, costituisce un biglietto da visita per un potenziale partner, cliente o fornitore – in alcuni settori è quasi indispensabile. Per questo esistono diverse tipologie di sistemi di gestione e a ciascuno si applica una precisa norma internazionale – come quelle della serie ISO (International Standard Organization) –, che definisce le regole cui il sistema di gestione deve rispondere». Come funziona, in concreto, l’adozione del sistema? «Periodicamente si individuano gli obiettivi, specifici per ciascuna funzione aziendale, e altrettanto periodicamente viene esaminato il loro raggiungimento attraverso degli indicatori. In seguito si fissano nuovi obiettivi per il periodo successivo. Tutto ciò deve essere sostenuto da registrazioni in modo che sia possibile dimostrare a terzi che l’azienda soddisfa i requisiti della norma». Quanto è importante, oggi, l’adozione di un sistema di gestione della sicurezza e dell’ambiente? «E’ fondamentale per un’azienda moderna. Inoltre, offre le basi per l’adozione del modello organizzativo previsto dal

← Daniela Pizzinini, amministratore unico di Progetto Salute Srl, che ha sede a Trento www.prosalute.net

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UN SISTEMA DI GESTIONE DELLA SICUREZZA NEL LAVORO CONSENTE UN RISPARMIO IMMEDIATO SUI PREMI INAIL decreto legislativo 231 del 2001 in materia di responsabilità amministrativa dell’impresa. In particolare per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro, in caso di infortunio o malattia professionale per mancato rispetto della normativa vigente, alla responsabilità penale dei singoli si aggiunge quella amministrativa che prevede pesanti sanzioni pecuniarie e interdittive a carico dell’azienda, se dalla commissione dell’illecito è dimostrabile che la stessa abbia tratto un vantaggio. Oltre a ciò, un sistema di gestione per la sicurezza e salute sul lavoro consente una riduzione dei costi connessi ai premi assicurativi INAIL perché le aziende certificate possono accedere direttamente agli sconti assicurativi senza dover dimostrare di aver intrapreso alcuni specifici interventi di miglioramento proposti dall’ente assicurativo stesso. Per offrire una consulenza completa, disponiamo di un gruppo di professionisti in grado di assistere le aziende nella vigilanza sul funzionamento e sull’osservanza del modello organizzativo (Organismo di Vigilanza) per prevenire i reati connessi alle violazioni delle norme ambientali e di sicurezza e salute sul lavoro». \\\\\ MT SETTEMBRE 2013

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MODELLI D’IMPRESA PAOLO BOMBARA

PNEUMATICI? UN’ECCELLENZA TRENTINA Il caso della LeCont, una piccola azienda trentina che ha scalato le vette tecnologiche più alte nel mondo degli pneumatici per karting colossi nipponici come Bridgestone e Dunlop la fanno da padroni in quasi tutti i campi d’applicazione. Eppure, nella produzione di pneumatici, una piccola azienda trentina s’è ritagliata il suo spazio nel mondo del karting, fino a potersi definire una delle quattro maggiori forze industriali. A livello mondiale. Si tratta della LeCont, che dal 2011 a oggi, ha più che raddoppiato la sua presenza nel settore, di nicchia ma altamente competitivo e tecnologico. Infatti, se pure si può definire una disciplina motoristica per certi versi in miniatura, il karting è sempre stata la “palestra” formativa degli assi della F1 di domani. Non solo per quello che concerne i piloti: spesso svolge anche il ruolo di vero centro d’innovazione tecnologica. «In ogni caso, la LeCont può essere citata ad esempio, più unico che raro, in materia di

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↑ Fase di partenza in notturna di una manche del Campionato del mondo 2012, disputata nello scorso dicembre sul circuito di Sakhir in Bahrain. La LeCont ha sede a Rovereto (TN)

sviluppo di mercato, posizionamento commerciale e strategia aggressiva in quest’ultimo triennio». A vent’anni esatti dalla sua creazione, l’azienda trentina ha un peso sempre maggiore negli equilibri mondiali. «Non a caso – dice il direttore commerciale Paolo Bombara – la LeCont è in procinto di muoversi dall’attuale sede per traslocare di pochi chilometri, nei sobborghi di Rovereto (Trento), in un nuovo stabilimento produttivo, di superficie più che doppia rispetto a quello attuale, anche per dare SETTEMBRE 2013


INNOVAZIONE KARTING. MADE IN ITALY

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na delle novità assolute in fatto di pneumatici da competizione è la tecnologia Rfid. Nonostante siano le aziende giapponesi a

dominare il mercato, è stata la trentina LeCont ad introdurla per la prima volta (e a utilizzarla in esclusiva, finora, nel mondo degli sport meccanici), in una gara di karting nel 2012. «Si tratta di un’etichetta elettronica identificativa integrata agli pneumatici,

spazio a una nuova produzione di pneumatici da competizione per auto, in particolare prototipi e monoposto, che andrà ad affiancare l’attività karting». Come sempre avviene nel mondo dello sport, la crescita della LeCont è avvenuta per tappe. «Nei primi anni d’attività, la nostra presenza era limitata al mercato nazionale – ricorda Bombara – e focalizzata principalmente sulle categorie amatoriali. Poi, col raggiungimento della necessaria esperienza e affinamento d’una vera tecnologia di punta, abbiamo deciso, nel 2011, di dare una svolta alla nostra presenza nel panorama mondiale. Lo abbiamo fatto conquistando subito la fiducia della Federazione internazionale (FIA) che, sulla base d’una gara d’appalto, ha assegnato alla LeCont, nel 2011 e 2012, la fornitura esclusiva degli pneumatici del Campionato del mondo U18 e dell’Academy Trophy». Al contempo, la LeCont ha allargato la sua strategia

↑ In alto, il britannico Matthew Graham, il primo pilota della storia del karting a laurearsi, nel 2011, Campione del mondo utilizzando pneumatici LeCont. Un altro britannico, Henry Easthope, ha trionfato nel 2012, sempre “calzato” LeCont.

↗ A destra, Graham in azione

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inaugurata da noi in gara in occasione della finale del Campionato del Mondo U18, in Bahrain. Come ha detto Kees van de Grint, vice-presidente della Commissione Karting della FIA, il sistema Rfid offre vantaggi enormi in termini di risparmio di tempo e personale, con controlli fortemente semplificati ed accelerati. Il futuro è questo». La Formula 1 guarda da tempo e con vivo interesse a questa tecnologia. La LeCont è già pronta.

d’espansione a tutti i mercati internazionali più ricettivi. «All’inizio del 2012, abbiamo ottenuto dalle nostre autorità nazionali, l’Aci e la Csai, l’assegnazione per un biennio della fornitura di tutte le categorie nazionali italiane, mentre sul fronte internazionale forniamo ormai in esclusiva tutte le categorie in Svezia, Lituania e Romania e siamo presenti anche sui mercati di Gran Bretagna, Francia, Belgio e Messico. Molto soddisfatta dai primi due anni di fornitura del mondiale U18, la FIA ci ha assegnato dal 2013 la fornitura esclusiva dell’importante classe Kfj, per quanto concerne il Campionato mondiale, ma anche quello europeo e quello Asia-Pacifico». Jean Todt, presidente della FIA, ha quindi scelto l’"italianissima" LeCont per equipaggiare i kart anche del più importante campionato asiatico.\\\\\ RF SETTEMBRE 2013

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MODELLI D’IMPRESA ADRIANO GIACOMUZZI

IL LEGNO, UNA GESTIONE SOSTENIBILE

Una missione al 100 per cento ecosostenibile ha portato alla realizzazione di Thermowood, un trattamento che migliora la qualità e la durata del legno. La parola ad Adriano Giacomuzzi 144

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l tema dell’ecosostenibilità è per noi molto sentito. Ci siamo infatti impegnati in una green mission, ricavnado il 100 per cento del nostro fabbisogno energetico mediante l'utilizzo di fonti rinnovabili, biomassa e solare fotovoltaico». È questo il punto di Adriano Giacomuzzi, titolare della Valfiemme Legnami, società che da oltre 60 anni opera nel settore del legno, fornendo tavolame, travatura, perlinati e semilavorati lamellari per infissi. «Si tratta di prodotti la cui qualità deriva dal costante monitoraggio interno delle fasi produttive e dall'utilizzo di legname proveniente dai patrimoni forestali della Val di Fiemme. Oltre alla sicurezza della provenienza del legname e alla qualità riusciamo a mantenere dei prezzi altamente competitivi grazie a processi produttivi automatizzati e al nostro continuo impegno nell'adeguare i prodotti offerti alle richieste del mercato». Per quanto riguarda i prodotti Valfiemme Legnami offre una tipologia basata sulle richieste del mercato. «Abbiamo una vasta gamma di porte, portoncini e profili lamellari per serramenti oltre al listellare per porte e portoncini. La produzione dei listellari avviene di norma seguendo i principali standard europei per dimensioni e specifiche costruttive. Tuttavia siamo in grado di realizzare innumerevoli varianti e prodotti su misura per ogni tipo d’infisso. Realizziamo anche specchiature per porte e portoncini. Per porte e portoncini viene realizzata una serie di prodotti coiben-

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Valfiemme Legnami si trova a Ziano di Fiemme (TN) www.valfiemmelegnami.it

tati al sughero o al purenit con struttura a cinque lame che garantisce stabilità e prezzo contenuto del prodotto». Tra i prodotti più innovativi c’è sicuramente Thermowood. «Thermowood è il risultato di un processo di trattamento termico brevettato. Il trattamento termico ha un effetto durevole e permanente sulle proprietà tecniche del materiale. In Thermowood la durata e la stabilità del legno vengono aumentati riscaldando il legno fino al raggiungimento di temperature altissime e ciò avviene col solo utilizzo del calore e del vapore acqueo. Durante questo processo diverse proprietà fisiche e chimiche del legno cambiano in modo permanente, soprattutto a causa del degrado termico dell'emicellulosa. Un trattamento che permette al legno di avere migliori prestazioni in termini di durata, stabilità, mantenimento e colore». Thermowood è anche molto attento all’ambiente e s’inserisce pertanto nell’ottica green dell’azienda. «II processo di trattamento termico – conclude Giacomuzzi - non richiede additivi chimici. Questa performance è ottenuta semplicemente controllando l'applicazione di calore e vapore. L'energia necessaria al processo e richiede un consumo di energia pari a quello usato nell'essicazione dei segati. Il lamellare termotrattato come tutti i nostri prodotti è certificato Pefc e ciò garantisce la provenienza della materia prima da foreste a gestione sostenibile». \\\\\ MT SETTEMBRE 2013

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MODELLI D’IMPRESA GIANCARLO E VITTORINO FERRO

SERRAMENTI, INNOVAZIONI IN CORSO Brevetti, attenzione al risparmio energetico e una continua voglia di sperimentare. Così si affronta un mercato in crisi come quello dei serramenti. Il punto di Giancarlo e Vittorino Ferro - Emanuela Caruso nel 1971 che nasce l’idea di proteggere il serramento in legno coprendo la parte esterna con l’alluminio. Il brevetto si chiamava Sistem Serr e a presentarlo sul mercato fu Giancarlo Ferro, dopo aver ereditato l’attività del padre che tuttora gestisce insieme al fratello Vittorino. «La voglia di crescere come impresa e di sperimentare nuove idee – spiega Giancarlo Ferro – non ci ha mai abbandonati, ed è proprio da questa intraprendenza che è nato il marchio Alulen. Ogni serramentista vorrebbe produrre i propri serramenti, per cui con Alulen, oggi, progettiamo un sistema, ma lasciamo che siano i serramentisti italiani o esteri a produrre». Ma l’innovazione non è mai abbastanza per i fratelli Ferro, che hanno colto l’importanza di affiancare al prodotto un’officina modello. «Quella di un’officina di facile gestione dove si possa lavorare con precisione e rispettando le tempistiche – spiega Vittorino Ferro – è stata un’idea vincente sotto ogni punto di vista e ci ha permesso di innovare ancor più i prodotti e di portare avanti collaborazioni davvero interessanti». In che modo è organizzato oggi il gruppo? Giancarlo Ferro «Nonostante la gestione da sempre familiare, siamo andati avanti con soddisfazione grazie a un cambio di mentalità, oggi improntata sul controllo di gestione. Ciò ci ha permesso di capire le potenzialità del-

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l’azienda, monitorandola costantemente e fidelizzando i nostri dipendenti. Oggi il gruppo è formato da un’azienda Holding, la Ferro Group che ha sotto di sé due controllate: Ferro System che progetta e vende profili Alulen® per serramenti alluminio/legno, Ferro Serramenti che produce serramenti finiti alluminio/legno per il Friuli Venezia Giulia e due consociate: Sial in Puglia che produce serramenti finiti a marchio Alulen® per la Puglia e produce l’innovativo kit di montaggio Alulen Kit e la Sima in Spagna». SETTEMBRE 2013


Giancarlo Ferro e Vittorino Ferro www.alulen.it

Come siete riusciti a mantenere il fatturato stabile nonostante la crisi del settore? G.F. «Abbiamo ridotto i costi fissi e inserito nuovi agenti sul territorio. Ma, soprattutto, abbiamo basato la gestione dei clienti sulla loro conoscenza e fidelizzazione. Dal 2011 il settore in Italia è in grossa difficoltà, tuttavia continuiamo a puntare sul mercato interno e, nonostante il calo generale, stiamo cercando di stabilizzarlo. All’estero siamo presenti in Spagna e Francia. In Spagna abbiamo saputo NORD EST SVILUPPO

riavviare il mercato con politiche commerciali nuove e abbiamo fiducia che il nostro prodotto possa ottenere ancora ottimi riscontri. Sul mercato francese, invece, avvieremo un nuovo piano commerciale nel 2014». Quali soluzioni propone la Ferro System in termini di risparmio energetico? Vittorino Ferro «Dal 2003 ci siamo occupati di risparmio energetico e abbiamo realizzato un prodotto che permetteva di migliorare le performance termiche, oggi stiamo progettando sistemi che evitano dispersioni termiche e che rendono il serramento in grado di creare energia una volta affiancato a celle fotovoltaiche. Inoltre, il nostro prodotto di punta, Alulen Superplus, può essere riciclato al 100 per cento, e infine utilizziamo solo legno di foreste secondarie in cui gli alberi vengono reimpiantati». Quali sono le prospettive e gli obiettivi per il medio e lungo periodo? G.F. «L’obiettivo è crescere, ma in modo sano, mantenendo margini e liquidità sotto stretto controllo. Nel lungo periodo puntiamo a diventare un riferimento per il mercato europeo, forti di quella filosofia che ci ha permesso di raggiungere traguardi importanti e che ci fa guardare al futuro con ottimismo: continuare a reinventarsi, creare, progettare, a credere nelle proprie idee e ad avere il coraggio di portarle avanti». \\\\\ SETTEMBRE 2013

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MODELLI D’IMPRESA MARCO TIEPOLO

PMI, L’INIZIATIVA NEGATA Con Marco Tiepolo, il punto sul lavoro e sull’economia dell’Italia Nord Orientale, le cui Pmi rimangono un esempio nonostante la miopia istituzionale

l di là della riduzione dei consumi e dei risultati che ciò evidentemente comporta, risulta consolidato uno strano disegno di demolizione dell’iniziativa delle piccole aziende industriali private». Marco Tiepolo, titolare dell’omonima impresa di impiantistica, spiega così l’estrema difficoltà con cui il tessuto economico del Nord Est sta reagendo al periodo di recessione. Nelle parole dell’imprenditore triestino, la piccola e media impresa di questa parte d’Italia non può che continuare a puntare sulla qualità del proprio lavoro, pur non dimenticando la diversificazione come aspetto essenziale, date le richieste del mercato. L’idea alla base delle strategie che Tiepolo ha sviluppato per la sua azienda, sta proprio in questa ricerca, che l’ha portato ad allargare la propria azione a settori come quello idrotecnico o alimentare. Su quali innovazioni state scommettendo? «Concentrarsi sullo sviluppo di nuove applicazioni permette un servizio impiantistico “globale” che può essere

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↗ Marco Tiepolo, amministratore della Tiepolo Srl di Trieste www.tiepolosrl.it

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un valore aggiunto nell’affidamento di commesse. In via di principio bisogna “snellire” i desideri del cliente, con il minor numero possibile di interlocutori operanti, al fine del raggiungimento dell’obiettivo e del mantenimento dello stesso. Seguendo questo presupposto abbiamo deciso di concentrarci ancora di più sul nostro reparto idrotecnico. Stiamo quindi aggiornando la formazione del personale nel tentativo di essere pronti a offrire competenza al mercato sulla base di quelle che speriamo essere le future richieste». In che fase si trova ora il progetto legato all’industria alimentare? «In questa fase di economia in recessione siamo stati costretti a fermarci. Il progetto alimentare era basato su una visione salutistica e migliorativa della qualità di vita.

ABBIAMO DECISO DI CONCENTRARCI ANCORA DI PIÙ SUL NOSTRO REPARTO IDROTECNICO I dati tendenziali nazionali rivelano che abbiamo, oltre a una spaventosa riduzione dei consumi, anche una riduzione di qualità degli stessi. Purtroppo l’aspetto salutistico a lungo termine, in momenti di crisi, viene abbandonato per sopperire a bisogni più contingenti. Ne stiamo tenendo conto e quindi rimaniamo in attesa di tempi migliori». Dunque che bilancio può trarre dall’inizio del 2013? «Abbiamo continuato nelle realizzazioni impiantistiche tradizionali nel settore del nostro core business, ossia l’impiantistica elettrica industriale, volta all’aspetto manutentivo. Ovviamente la crisi si fa sentire ora più che mai in tutti i campi e alcuni nostri settori di attività non possono esserne immuni. Per ora siamo riusciti a contenere la contrazione in un valore dal sette al nove per cento, certamente di tutto rispetto considerato il trend oltremodo negativo degli impiantisti operatori di settore. Va da sè che non è cosa facile tentare di combattere questa strana tendenza a inibire gli investimenti degli imprenditori, che si vedono oppressi da una burocrazia sconvolgente frenante ogni iniziativa oltre che da un’oppressione fiscale eccessiva: così si blocca ogni tentativo di sviluppo e investimento». \\\\\ RF SETTEMBRE 2013

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MODELLI D’IMPRESA GILDO E LUCA CAPPELLOTTO

L’IMPIANTISTICA ITALIANA AL SORPASSO

Gildo e Luca Cappellotto rivelano la grande novità tecnologica nel mercato italiano dei sistemi radianti, e quindi delle riqualificazioni

e è vero che le grandi aziende hanno certamente più risorse da investire in ricerca e sviluppo, è altrettanto vero che le Pmi italiane non sembrano affatto scoraggiate e continuano a puntare su nuovi prodotti. Il mercato sembra tutt’altro che indifferente. Gildo e Luca Cappellotto, dell’omonima azienda impiantistica, illustrano le ultime novità in fatto di riscaldamento a pavimento. L’impresa pordenonese commercia sistemi radianti, impianti a pavimento, a soffitto o a parete, su tutto il territorio nazionale: alle spalle dei Cappellotto due aziende produttrici che garantiscono alti standard qualitativi. «Abbiamo l’esclusiva italiana – spiega Luca Cappellotto – per la Henco, società belga tubazioni, e per la veneziana Rexpol, che produce prodotti e sistemi per l’isolamento termico e l’impermeabilizzazione di costruzioni. Da settembre, siamo pronti per la commercializzazione di un nuovo pannello, che per i lavori di riqualificazione degli edifici, il campo più promettente, ci darà un notevole vantaggio». Di cosa si tratta esattamente? Luca Cappellotto «Si chiama spider panel ed è un brevetto della Rexpol. È un pannello adatto per le ristruttu-

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8%

Crescita È questo l'incremento di fatturato registrato dalla Cappellotto Srl nel primo semestre del 2013

razioni, poichè il pavimento esistente su cui agiamo ci lascia poco spazio di intervento e gli impianti hanno bisogno di un rialzo di circa sette centimetri: con questo nuovo pannello riusciamo a fare l’impianto completo radiante a pavimento con due centimetri e mezzo di rialzo. La “nocca” dello spider è vuota e presenta dei fori al lato: quando si pone il massetto, la nocca si riempie. Di conseguenza, usando un autolivellante particolare, si ha la resistenza meccanica con risparmio di cinque centimetri totali, in media. Oltre allo spazio, la risposta del riscaldamento diventa ovviamente più veloce, perché con meno massetto da scaldare la temperatura salirà più velocemente». Quindi, un vantaggio molteplice in vista di un mercato in cui gli edifici nuovi saranno molti di meno rispetto al passato.

↗ Doretta Lucchese, Gildo e Luca Cappellotto, titolari della Cappellotto Srl con sede a Pordenone cappellottosrl.com henco.be rexpolgroup.com

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Gildo Cappellotto «Sugli edifici nuovi c’è il calo maggiore, mentre tutta l’edilizia soffre in un modo senza precedenti: si parla del trenta per cento, ma forse è una stima ottimistica. Noi ci aspettiamo di lavorare con la riqualificazione, però, perché ci sono 40mila appartamenti da ristrutturare (soprattutto nelle grandi città), senza contare l’importanza attuale della riqualificazione energetica. Inoltre, siamo i primi in Italia ad avere un prodotto del genere. All’estero c’è già qualcuno che ne usa uno simile, ma il nostro prezzo è molto più competitivo, con circa il cinquanta per cento in meno». Qual è la grande difficoltà di un’impresa come la vostra? G.C. «Una delle maggiori consiste nella velocità di esecuzione. Il nostro plus forse sta proprio qui: la nostra struttura è molto snella e quindi riusciamo in breve tempo a dare risposta alle richieste: in un giorno lavorativo consegniamo i preventivi, mentre lo schema di posa viene fatto in massimo 5-6 giorni. Penso che la nostra rapidità sia dovuta all’indole commerciale, che ci impone di migliorare il servizio il più possibile, oltre ai meriti di un personale preparatissimo con decenni di esperienza». \\\\\ RF SETTEMBRE 2013

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MODELLI D’IMPRESA REMIGIO DEL COL

In un Paese che ha perso molte imprese, investire e guardare all’estero rimane l’unico modo per essere competitivi. Ne parla Remigio Del Col

IL METALMECCANICO REAGISCE ome ogni altro settore del mercato italiano, quello metalmeccanico ha dovuto affrontare il duro periodo di stagnazione economica. Parlando, in particolare, del Nord Est dell’Italia, molte aziende non sono sopravvissute, mentre altre, nonostante la gestione e la produzione di lotti sempre più piccoli e tempi produttivi assai limitati, sono state in grado di registrare risultati interessanti e di rimanere competitive. È il caso della Officine Gsp, che da quasi trent’anni è specializzata nella lavorazione del laminato e del tubolare in Fe e Inox. «Nel 2012 – spiega Remigio Del Col, titolare dell’impresa – l’andamento del nostro business è stato pari a quello del 2011, mentre nel 2013 abbiamo registrato un incremento del fatturato pari al 14 percento. Questo traguardo è dovuto soprattutto agli investimenti mirati effettuati l’anno scorso, di cui i più recenti hanno riguardato l’inserimento nel nostro parco macchine di un impianto laser tubo con sorgente a fibra e a basso consumo energetico, e l’installazione di un impianto fotovoltaico sulla copertura del nostro stabile, che ci permette di risparmiare notevolmente sul costo energetico. Si ricordi che in Italia, il costo dell’energia è media-

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mente più costoso del 40 percento rispetto al resto dell’Europa. Per migliorare la gestione aziendale e per rimanere competitivi sul mercato, in futuro abbiamo intenzione di acquisire nuovi spazi produttivi». Grazie agli aiuti ricevuti dagli enti territoriali e volti a internazionalizzare il business dell’attività, la Officine Gsp può vantare un discreto bacino d’utenza anche all’estero. «Il nostro mercato estero più importante – commenta ancora Remigio Del Col – è quello della Germania, ma abbiamo iniziato a essere presenti anche in Svizzera, Austria e Belgio. Proprio quello di spingere sui mercati stranieri, che offrono maggiori possibilità di programmazione sulla produzione e maggior sicurezza sui pagamenti, è uno degli obiettivi che speriamo di raggiungere nel medio periodo, cercando di mantenere consolidato il fatturato». \\\\\ EC

La Officine Gsp Srl si trova a Fiume Veneto (PN) www.officine-gsp.it SETTEMBRE 2013


MODELLI D’IMPRESA RENATO GASPEROTTI

PORTE BLINDATE, SICUREZZA E SOSTENIBILITÀ La ricerca del risparmio energetico e della tutela ambientale coinvolge anche il settore delle porte blindate. Ne parla Renato Gasperotti n tempi caratterizzati dalla costante riduzione delle riserve di petrolio e gas e dall’inarrestabile inquinamento degli ecosistemi mondiali, realizzare edifici e prodotti ecosostenibili e ad alto risparmio energetico è quantomai essenziale, così come lo è disporre delle certificazioni che attestino il proprio impegno in tal senso. Lo conferma Renato Gasperotti, titolare insieme ai fratelli Riccardo e

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Gianmario dell’impresa Gasperotti, specializzata nella produzione di porte blindate, portoncini e sistemi speciali di sicurezza. «Abbiamo ottenuto il sigillo “Porta Qualità CasaClima” rilasciato dall’agenzia CasaClima, che si occupa della certificazione energetica e ambientale di edifici e prodotti inerenti. A essere premiate sono state le Klima A-He, una serie di porte blindate capaci di garantire un alto grado di isolamento termico,


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Porte Realizzate annualmente dalla Gasperotti, grazie a uno staff composto da 35 dipendenti

ermeticità e assenza di ponti termici. Sono costruite con materiali ecocompatibili e riciclabili, e una volta posizionate devono superare specifici test che assicurino il mantenimento delle prestazioni energetiche dei materiali impiegati». In fatto di certificazioni, la Gasperotti è da sempre molto attenta ed è infatti stata una delle prime società a introdurre la marcatura Ce sui portoncini blindati per esterni – ora obbligatoria in Italia ed Europa – attestando prestazioni d’eccellenza assoluta per i propri manufatti. «Grazie alle certificazioni e ai nostri articoli innovativi – spiega Renato Gasperotti – disponiamo di una filiale in Francia, la Gasperotti France, e siamo conosciuti anche in Germania, Bulgaria, Svizzera, Nigeria, Brasile, Cina e Russia». A ognuno di questi mercati la Gasperotti propone tre linee di prodotti: Interior, Exterior e Tech. «La prima comprende porte e portoncini per interni ad alta efficienza energetica e certificati per sicurezza antieffrazione, isolazione acustica, trasmit-

La Gasperotti Srl ha sede a Rovereto (TN) www.gasperotti.com

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tanza termica, isolazione all’aria, all’acqua, al vento e al fuoco. Nella gamma Exterior ci sono porte e portoncini blindati da esterno, tra cui anche le porte Klima; mentre nella linea Tech sono compresi prodotti che utilizzano tecnologie d’avanguardia, come le porte blindate dotate di applicazioni domotiche, di sistemi automatizzati per disabili e anziani e di biometria applicata». Prima di essere immessi sul mercato, i prodotti vengono sottoposti a specifici test all’interno del laboratorio aziendale. «Abbiamo ideato e costruito – conclude Renato Gasperotti – macchinari e cabine di prova per lo svolgimento dei test acustici e di tenuta all’aria, e per le verifiche di trasmittanza termica e di resistenza meccanica. Tutto ciò perché la porta blindata è parte integrante della struttura stessa di un edificio e contribuisce a proteggere il benessere di chi lo abita e a migliorarne la qualità della vita. Alcuni dei nostri macchinari sottopongono la porta a una serie continua di cicli di apertura e chiusura, così da garantire che la porta possa far durare le sue funzionalità per più di 25 anni». \\\\\ EC SETTEMBRE 2013

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MODELLI D’IMPRESA RENZO RIBAGA

I BOSCHI, UNA RISORSA DA RAZIONALIZZARE Il comparto del legno rappresenta oggi il 6 per cento del Pil della Provincia di Trento. Un settore con potenzialità crescenti. Ne parliamo con Renzo Ribaga - Manlio Teodoro 158

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urante l’estate Adriano Dalpez, presidente della Camera di Commercio di Trento, ha ricordato in un incontro promosso dall’Osservatorio del legno, il valore strategico dell’intero settore e le sue potenzialità di sviluppo. Potenzialità rappresentate soprattutto da un maggior consolidamento della filiera foresta-legno nella direzione di una più razionale utilizzazione delle risorse boschive provinciali. Un pensiero condiviso anche da tutto il comparto che continua a resistere, rappresentando il 6 per cento del Pil provinciale. «Nonostante la crisi economica – spiega Renzo Ribaga, titolare della 2r legnami - nel 2012 abbiamo ottenuto risultati soddisfacenti, riuscendo a far fronte al calo lavorativo subito dai nostri clienti. Nel primo semestre del 2013 siamo riusciti a incrementare il volume d’affari. Tutto questo nonostante l’aumento dei prezzi d’acquisto dovuto alla carenza di legname che ha reso ancora più difficile l’aumento dei prezzi di vendita. Altro aspetto da non sottovalutare è il costante incremento della concorrenza, sia nazionale che estera». Il prodotto della 2r legnami si rivolge a una clientela piuttosto diversificata. «Spaziamo dal settore industriale siderurgico a quello chimico, meccanico, tessile, elettrico, edile, idraulico, cartario e alimentare. Produciamo sia pallet standard che, su richiesta, pallet speciali per lamiere (fino ai 6 m di lunghezza), casse, selle e morali in

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↑ 2r legnami si trova a Ledro (TN) www.2rlegnami.it

legno. Un mercato che si è sviluppato totalmente in Italia, concentrato per gran parte in Lombardia e il restante nel centro-nord». 2r legnami pone grande importanza alla provenienza del legno e alla sostenibilità ambientale, caratteristiche indispensabili per un’azienda che si occupa di lavorare il legno, prodotto naturale per eccellenza. «Il legname che utilizziamo durante il nostro processo produttivo proviene prevalentemente dai boschi di qualità del Trentino e dalle foreste di Austria e Germania. La certificazione Pefc del materiale, ne garantisce la provenienza da foreste gestite in maniera sostenibile e regolarmente controllate. Sempre in merito allo sviluppo sostenibile cerchiamo di incentivare l’utilizzo degli scarti derivanti dalla lavorazione per la produzione di calore ed energia. Recentemente abbiamo anche installato un impianto fotovoltaico che ci permette di essere quasi indipendenti nell’utilizzo di energia elettrica». Ulteriori investimenti sono inoltre stati effettuati per aumentare la competitività aziendale. «Abbiamo ampliato il magazzino di stoccaggio della materia prima e del prodotto finito e acquistato dei nuovi macchinari automatizzati che ci consentono di incrementare la produzione mantenendo alta la qualità dei prodotti. In linea con la nostra politica aziendale di “Green Energy” e salvaguardia dell’ambiente, è in fase di progettazione un impianto di cogenerazione che ci permetterebbe di produrre energia elettrica e calore termico mediante l’utilizzo dei nostri scarti di lavorazione, e che verrebbe utilizzato – conclude Ribaga - anche per riscaldare i siti lavorativi e i forni per l’essicazione della materia prima». \\\\\ MT SETTEMBRE 2013

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MODELLI D’IMPRESA TECNODUE

RICAMBI AUTO, LE DINAMICHE DEL SETTORE Anche la ricambistica risente della crisi. Maurizio Demozzi fa il punto sulla situazione nel territorio di Trento onostante una flessione del fatturato rispetto al 2011, lo scorso è stato un anno di svolta per la Tecnodue, azienda di ricambi e accessori auto fondata da Paolo Demozzi e Umberto Sbaffo ed esclusivista per le officine “A posto” per le zone di Trento, Val di Fiemme e Fassa, Val di Non e piana Rotaliana e Valsugana. «Nel 2012 il nostro fatturato si è ridotto del 25 per cento, tuttavia non abbiamo smesso di investire e, ottimizzando una delle nostre due sedi, siamo riusciti comunque ad arrivare a fine anno e raggiungere i nostri obiettivi». A parlare è Maurizio Demozzi, socio e responsabile gestione acquisti della società, che ha sede a Trento, una filiale a Predazzo e un punto vendita collegato a Pergine. «Per quanto riguarda il primo semestre 2013, poi, a causa della crisi del mercato automotive, la mole di lavoro si è mantenuta in linea a quella 2012, confermando pur-

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↑ Maurizio Demozzi, socio e responsabile gestione acquisti della Tecnodue Srl, con sedi a Trento e Predazzo (TN) www.tecnodue.com

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troppo anche il problema dell’incasso». In che modo il 2012 ha rappresentato una svolta per la società? «In primo luogo abbiamo rinnovato il gestionale e questo, dal primo gennaio 2012, ci ha permesso di avere un maggiore controllo e una migliore gestione del magazzino della sede di Trento. Abbiamo codificato circa 10mila articoli – praticamente l’intero magazzino – e oggi lavoriamo con penne ottiche che riducono l’errore al minimo e permettono un controllo più preciso su scarichi e carichi di magazzino. È stato inoltre un momento anche di crescita umana, dato che in principio l’adattamento al nuovo sistema non è stato immediato. Però con l’impegno della dirigenza e del personale dipendente disposto a seguirci nelle novità siamo riusciti a compiere questo salto di qualità». Quale vantaggio competitivo rappresenta il vostro rapporto di esclusivisti con le officine A posto? «È certamente un plus per noi, dato che A posto è una rete di oltre 1.900 officine e carrozzerie multimarca presenti su tutto il territorio nazionale. Effettuano inter-

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ABBIAMO CODIFICATO 10MILA ARTICOLI E USIAMO PENNE OTTICHE CHE RIDUCONO L’ERRORE AL MINIMO

venti di riparazione e manutenzione sulle vetture di qualsiasi marca, configurandosi così come valida alternativa alle officine delle case automobilistiche. Ai punti di assistenza presenti nel nostro territorio, forniamo un’ampia gamma di ricambi non originali di qualsiasi marca nazionale e straniera comprese le giapponesi e le coreane. Le officine A posto effettuano inoltre tagliandi di manutenzione alle auto nuove durante il periodo di garanzia, preservando la garanzia del costruttore grazie all’utilizzo di ricambi originali e dei piani di manutenzione ufficiali». La vostra è un’azienda a conduzione familiare. Come influisce questo sulla vostra cultura d’impresa e qual è il modello tipico del Nord Est che avete implementato nella vostra realtà? «La conduzione familiare è il nostro punto di forza. Ci conosciamo da sempre e anche al di fuori del lavoro la famiglia è unita. Intendiamoci, non sono sempre rose SETTEMBRE 2013

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MODELLI D’IMPRESA TECNODUE

e fiori: discussioni e incomprensioni ce ne sono, ma con un buon mediatore e dialogo costruttivo si risolve sempre (o quasi) tutto. Il modello al quale ci siamo ispirati è quello elaborato trentun anni fa da Paolo Demozzi e da Umberto Sbaffo, quando hanno fondato l’azienda. A questa impostazione, che vede i componenti dell’attuale generazione – oggi rappresentata da Karen (responsabile amministrativo) e Thomas (responsabile commerciale), figli di Paolo Demozzi, e da Rolando (responsabile filiale Predazzo) e me, suoi fratelli – naturalmente si sono aggiunte nel tempo le innovazioni tecnologiche, ora i Ddt e le fatture non vengono più scritte a mano ma stampate in automatico da un Pc collegato a una stampante». Quali sono stati gli altri recenti investimenti e quali quelli che avete programmato per il prossimo futuro? «Se a livello tecnologico non si è al passo coi tempi rischiamo di restare indietro nella competizione con i nostri concorrenti. Internet, banche dati aggiornate, una rete logistica ben organizzata – che significa il massimo servizio al minore costo possibile sono dei buoni punti di partenza. Inoltre, fra il 2011 e il 2012 ab-

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LA CONDUZIONE FAMILIARE È IL PUNTO DI FORZA, SECONDO IL MODELLO ELABORATO DAI FONDATORI

biamo riassestato il magazzino e ristabilito il commerciale. Per il prossimo triennio, se la crisi lo permetterà, l’obiettivo è quello di riassestare l’azienda anche da un punto di vista finanziario». Guardando nel breve periodo, quali sono le vostre prospettive e gli altri obiettivi da raggiungere entro la chiusura del bilancio 2013? «Per il 2013 le prospettive sono quelle di mantenere la linea del 2012 e di rinnovare anche la gestione del magazzino di Predazzo, come abbiamo già fatto per la sede di Trento. In linea di massima credo non sarà difficile, tuttavia manteniamo alta l’attenzione perché la concorrenza, sia in provincia sia fuori, è sempre pronta ad approfittare di eventuali momenti di disattenzione. E poi mettiamo anche in conto che la crisi è ormai una costante, come hanno dimostrato gli ultimi 5-6 anni. Riteniamo che in ogni caso questi obiettivi non siano impossibili da raggiungere. Stiamo lavorando per fidelizzare la nostra clientela, cercando di mantenere in piedi una realtà che garantisca le dieci famiglie che da essa dipendono». \\\\\ MT SETTEMBRE 2013


MODELLI D’IMPRESA ANTONIO FRESCURA

IL DISTRETTO DELL’OCCHIALE Il successo nel mondo dell’occhialeria deriva da una perfetta combinazione tra qualità dei materiali, design e artigianalità. L’esperienza di Antonio Frescura

on sempre le innovazioni tecnologiche rappresentano l’obiettivo per un’azienda. C’è chi, sfruttando la maestria artigianale, è riuscito negli anni a crescere, combinando perfettamente capacità di realizzare pezzi unici e novità. Anche in un ambito come quello dell'occhialeria, fortemente caratterizzato dalle innovazioni tecniche e dalla loro applicazione sui prodotti, il retaggio artigianale può costituire un valore aggiunto in un mercato che, da cinquant'anni a questa parte, ha subìto un'impressionante evoluzione in termini espansivi. La zona del Cadore vanta una prestigiosa tradizione di artigianato dell'occhiale. È qui che si è sviluppata l’azienda Kador, attiva dal 1962 nel settore ottico. «La nostra azienda – spiega il titolare Antonio Frescura - ha costruito la sua fortuna sulla produzione artigianale a mano delle montature in carapace di tartaruga, molto rinomate in tutto il mondo. Adesso, naturalmente, è un materiale il cui utilizzo è vietato da severe normative, così ci siamo orientati verso l'uso di acetato, che generalmente preferiamo al metallo, da un lato per la sua maggiore idoneità alla lavorazione, dall'altro per la varietà di colori e stili che concede». Per quanto riguarda l’estetica, anche nell’ottica la moda ha molto influenzato il design del prodotto. «Noi, tutta-

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via, siamo sempre rimasti fedeli a un design piuttosto classico, caratteristica che è sempre stata apprezzata dai nostri clienti. Questo ci ha portato a estendere la gamma di prodotti a disposizione dagli occhiali classici da vista e da sole a occhiali professionali per dentisti e chirurghi». In questo modo l’azienda è riuscita a rimanere competitiva, senza però accantonare l’anima iniziale. «Il successo commerciale nel campo dell'occhialeria deriva da fattori che non dipendono tanto dalle potenzialità produttive in termini quantitativi, ma dalla qualità della produzione stessa, sia in termini di materiali, sia in termini di design. La nostra azienda ha meccanizzato la produzione, ma non ha fatto il passaggio deciso di altre ditte verso la dimensione industriale. La nostra lavorazione – conclude Frescura - è ancora molto accurata e preserva quelle caratteristiche tipiche dell'artigianato, come, per esempio, le piccole differenze fra un pezzo e l'altro che rendono ogni prodotto unico». \\\\\ MG

L’occhialeria Kador si trova a Calalzo di Cadore (BL) www.kador.it

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MODELLI D’IMPRESA GIANLUCA BERINI

INVESTIRE IN ITALIA

Le Pmi che restano in Italia hanno come imperativo la continua specializzazione, l’utilizzo di tecnologie innovative e la qualità del prodotto. Il caso della Vopachel

l ministro del Lavoro Enrico Giovannini è recentemente intervenuto su un tema caldo che riguarda molte industrie e Pmi italiane, ovvero la possibilità di continuare a investire in Italia. «Ci sono molte imprese che in queste condizioni stanno continuando a investire, a crescere, a creare profitto e posti di lavoro. Questo nonostante le indubbie difficoltà». Indubbie difficoltà che emergono soprattutto per quelle aziende che devono contare su tecnologie innovative e know-how specifico. Eppure, malgrado le problematiche, il made in Italy registra un tessuto di Pmi tenaci che, puntando sulla competitività e la qualità del prodotto, è riuscito a crescere restando in Italia. È il caso della Vopachel, azienda produttrice di film in politene per l’imballaggio industriale destinato allo Human Food, al Pet Food e al packaging industriale. Una tenacia che ha però ripagato in termini di fatturato. «Il risultato degli ul-

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SONO NATE COLLABORAZIONI CON AZIENDE ESTERE PER LO SVILUPPO DI NUOVI PRODOTTI timi 18 mesi – spiega Gianluca Berini, amministratore delegato - è stato buono e in linea con le aspettative. L’anno 2012 ha mantenuto la piena saturazione degli impianti mettendoci, anzi, spesso in difficoltà nel rispettare i quantitativi ordinati dai clienti; per tale motivo i primi mesi del 2013 sono stati caratterizzati da un investimento in potenziamento del nostro impianto di punta per la produzione di film tecnico per accoppiamento destinato soprattutto al mercato del pet food». Uno standard positivo registratosi malgrado la situazione difficile del mercato interno. «Effettivamente ci troviamo in una situazione di bassissima competitività rispetto a molti stati esteri. I nostri mercati di riferimento sono il mercato del Pet Food che sta seguendo un trend di crescita mondiale forte e continuo, quello dello Human Food, ove il packaging plastico è sempre più presente e quello storico del sacco industriale. Sin dagli inizi ci siamo contraddistinti sul mercato per la qualità dei prodotti e dei servizi e a tale scopo abbiamo implementato, parallelamente al sistema produttivo, varie certificazioni qualitative riconosciute a livello mondiale e un sistema di sicurezza interno a oggi al 100 per cento allineato con le leggi vigenti. Questo è ciò che ci ha consentito di restare competitivi malgrado le difficoltà registrate nel mercato

← Gianluca Berini all’interno della Vopachel di Villesse (GO) www.vopachel.it

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interno». Un mercato che sta riscontrando delle problematiche simili in tutta Italia. «Noi ci troviamo nel Nord Est, da sempre uno dei motori economici della nazione intera, grazie alle molteplici piccole medie industrie che, grazie alle loro capacità, hanno spesso nascosto molti dei problemi italiani. A oggi, purtroppo, anche per il Nord Est la situazione è drammatica, le difficoltà invece di diminuire crescono e gli imprenditori si stanno sempre più spostando in altri luoghi. In particolare paesi dell’Est Europa o nazioni quali l’Austria dove l’industria continua a essere molto valorizzata». Per riuscire a crescere in questo scenario difficile, Vopachel ha deciso di continuare a investire sulla ricerca e sullo sviluppo di nuovi materiali e prodotti. «Ultimamente – conclude Berini - sono nate nuove collaborazioni con aziende estere per le quali stiamo sviluppando interessanti prodotti. Oltre a ciò, in collaborazione con dei nostri fornitori, stiamo spingendo su prodotti innovativi per nuove applicazioni, in modo da non rimanere obsoleti ma con la possibilità di rivolgerci in maniera sempre più specifica a mercati con alto valore aggiunto. Per questo cerchiamo di contare su un team giovane, capace e motivato, avvalendoci allo stesso tempo di tecnologie innovative e know-how specifico».\\\\\ MT SETTEMBRE 2013

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MODELLI D’IMPRESA FRANCESCO MARTINELLI

LA DISTRIBUZIONE ALIMENTARE Efficienza, freschezza l settore alimentare ha sempre rappresentato un fiore all’occhiello per l’Italia, patria della buona cucina. Negli ultimi anni però i consumi hanno subito flessioni elevate e per il 2014 si prevede che il trend non migliorerà. Per invertire la tendenza è necessario che l’industria e la distribuzione italiane lavorino insieme per sostenere la ripresa. La crisi dei consumi ha colpito anche i distributori all’ingrosso e ha influito sulla quantità di prodotto distribuito. «Nel 2012 c’è stato un calo di fatturato dovuto al momento di crisi che sta colpendo la nostra nazione e al cambiamento nel modo di distribuire e acquistare i prodotti - conferma Francesco Martinelli della Pal - infatti le famiglie ormai acquistano preferibilmente nei grandi supermercati o al discount preferendoli al classico negozio sotto casa. Si aggiunge poi il fenomeno della centralizzazione per cui i prodotti vengono consegnati direttamente dalle aziende produttrici alle piattaforme che distribuiscono agli associati e ai negozi di proprietà, in questo modo il nostro lavoro diventa sempre più difficile ma nonostante queste difficoltà ci impegniamo con passione nella ricerca di nuovi prodotti di alta qualità capaci di fare la differenza». L’azienda Pal è specializzata nella distribuzione di prodotti freschi tra cui latticini, salumi, dolci, pasta fresca, gastronomia e piatti pronti confezionati. Con l’evolversi della società e la necessità di far fronte a ritmi di vita sempre più sostenuti anche le abitudini del pasto fuori casa negli ultimi anni sono cambiate. «Per quanto riguarda le abitudini, soprattutto nelle grandi città, sono tanti coloro che si fermano al bar per gustare un pasto veloce con una spesa non troppo alta». Abbiamo chiesto a Francesco Martinelli un bilancio dell’ultimo anno e quali sono i canali di vendita che hanno retto meglio. «Non avendo ancora dati alla mano, ma in base alla quantità di merce che è uscita dal magazzino, direi che nella stagione estiva 2013 i consumi nelle località di villeggiatura e nei negozi hanno tenuto, nella ristorazione invece dal mio punto di vista c’è stata una lieve flessione». \\\\\ LB

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dei prodotti, controllo dei prezzi, rispetto dell’ambiente. Il comparto alimentare si rialza puntando sulla qualità. Il caso della Pal

Francesco Martinelli della Pal Srl di Lavis (TN) www.palsrl.net

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POLITICHE AGRICOLE NUNZIA DE GIROLAMO

LA VERA PARTITA SI GIOCA IN EUROPA Giovani, made in Italy ed Expo 2015. Il ministro dell’agricoltura, Nunzia De Girolamo, individua le priorità per il settore primario - Francesca Druidi

52mld

Pac Ammontare dei contributi della nuova Politica agricola comune destinati tra il 2014 e il 2020 al sostegno dell’agricoltura italiana

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Italia registra il numero di certificazioni di qualità dei prodotti agroalimentari più elevato a livello comunitario e anche l’export del comparto mantiene quote significative. Il 2013, già dall’inizio, ha registrato un aumento del 7 per cento delle esportazioni, come segnala un’indagine di Coldiretti su dati Istat relativi a maggio. «Il settore agroalimentare è storicamente al centro dell’economia italiana – evidenzia il ministro De Girolamo – ed è anche uno dei pochi, in questo scenario globale di recessione e di contrazione dei consumi, a mantenersi vitale e in trend positivo. Credo sia fondamentale, per il rilancio dell’intera economia nazionale, fare in modo che venga valorizzato e incentivato». Un obiettivo che parte da basi importanti, individuate dalle risorse previste dalla nuova Pac varata a fine giugno dall’Ue. Quali sono i programmi a breve e lungo termine volti a sostenere il comparto agroalimentare? «Il Governo Letta ha già dato alcuni segnali positivi in tal senso: l’abolizione dell’Imu, l’approvazione del disegno di legge per il contenimento del consumo di suolo e l’inserimento di due importanti interventi nel “decreto del fare”. Adesso bisogna agire per rilanciare il comparto, favorendo soprattutto il ricambio generazionale. Dobbiamo motivare i giovani a tornare in agricoltura, far capire loro che è un settore forte e su cui vale la pena investire. Per questo, mi sto impegnando con misure concrete che incentivino il loro ingresso nel comparto, come

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↑ Nunzia De Girolamo, ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali

↙ La commissione Agricoltura dell’Unione europea

la maggiorazione del 25 per cento degli aiuti diretti che abbiamo reso obbligatoria, e facilitino l’accesso al credito e alla terra. Sul piano interno, una partita strategica è sicuramente quella della semplificazione burocratica, un carico troppo pesante per le nostre imprese. Infine, ho intenzione di agire in difesa del made in Italy, aiutandolo a crescere sui mercati internazionali». Per quanto riguarda il settore ittico? «Importanti passi avanti sono stati fatti con la riforma della Politica comune della pesca (Pcp), che entrerà in vigore già dal prossimo gennaio. Tuttavia, la chiusura dell’accordo sulla riforma della Pcp non esaurisce il mio impegno a livello comunitario e ho intenzione di proseguire il dialogo nell’ottica di dare nuovo ossigeno a un comparto molto importante per l’Italia. Il vero punto chiave sarà riuscire a trovare un equilibrio tra la necessità di far respirare le risorse marine e le esigenze di chi di pesca vive, affinché le misure a tutela degli stock ittici siano sempre contemperate alle esigenze sociali dei territori su cui impattano». Quali traguardi l’Italia è riuscita a raggiungere a SETTEMBRE 2013

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POLITICHE AGRICOLE NUNZIA DE GIROLAMO

Bruxelles con l’approvazione della Politica agricola comune 2014-2020? «È stato fatto un buon lavoro e l’esito delle trattative lo dimostra. Penso, ad esempio, all’esclusione delle coltivazioni arboree e del riso dagli obblighi previsti dal greening, al miglioramento della convergenza interna, alla maggiorazione del 25 per cento degli aiuti per le imprese condotte da giovani che abbiamo reso obbligatoria nei primi 5 anni di attività. Nell’ambito dello sviluppo rurale sono state previste anche agevolazioni per le start up e sono stati creati dei sottoprogrammi tematici per l’imprenditoria femminile». Sul fronte dell’Organizzazione comune di mercato quali risultati sono stati ottenuti? «Siamo riusciti a tutelare il settore del vino con un sistema di autorizzazioni che sarà in vigore fino al 2030, così come abbiamo fatto ammettere a intervento il frumento duro. Altra novità rilevantissima è la programma-

DOBBIAMO FAR CAPIRE AI GIOVANI CHE QUELLO AGRICOLO È UN SETTORE FORTE SU CUI INVESTIRE

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zione produttiva per i prosciutti a denominazione d’origine. In ogni caso, inizia ora una partita tutta italiana: dobbiamo riuscire a impiegare i 52 miliardi di euro per rilanciare la nostra agricoltura e dar vita a una vera politica agricola nazionale». Come favorire e accompagnare le imprese agricole nei sempre più necessari processi di internazionalizzazione? «Con i ministri Bonino, Bray e Zanonato abbiamo già previsto la creazione di una cabina di regia “per l’Italia internazionale”, dove abbiamo inserito anche le organizzazioni di categoria dell’agricoltura, per avviare una grande operazione di rilancio della nostra immagine all’estero. L’Expo 2015 sarà il nostro banco di prova. Si tratta di un’occasione di promozione dei prodotti italiani che non possiamo perdere e che servirà a raddoppiare le nostre esportazioni e a rafforzare la nostra presenza sui mercati internazionali. Nel frattempo, dobbiamo continuare a comunicare, a far conoscere i nostri prodotti ai consumatori stranieri, attraverso la piena sinergia con la rete delle ambasciate italiane e dell’Ice. Il mondo cerca i nostri prodotti perché sono i migliori. Con questa consapevolezza, allora, dobbiamo lavorare duramente, per assicurare che il made in Italy sia riconosciuto e riconoscibile e trovi il posto che merita nello scenario globale». Un tema cruciale anche per l’agroalimentare è rappresentato dall’illegalità. È possibile intervenire in maniera più efficace su questo versante e con quali strategie si può contrastare l’agropirateria? «Voglio sottolineare il ruolo di tutti gli uomini e le donne degli organismi di controllo che ogni giorno s’impegnano a contrastare questi fenomeni: sono certa che, grazie a loro e a controlli sempre più efficaci, riusciremo a raggiungere l’obiettivo che non si senta mai più parlare di Gomorra nei campi o in mare. A livello internazionale, invece, a minacciarci sono problemi come la contraffazione e l’italian sounding. Siamo produttori di eccellenza e, in quanto tali, tutti cercano di imitare i nostri prodotti. Un fenomeno che ci danneggia a livello economico, con una perdita di circa 60 miliardi di euro, ma non solo. Si tratta di una vera e propria gabbia che ci impedisce di crescere, di creare occupazione, di dare riconoscimenti ai produttori che ogni giorno s’impegnano a lavorare bene e legalmente. Per questo, intendo fare in modo che qualità, affidabilità delle etichette e tracciabilità dei passaggi di filiera verso i mercati finali, sia nazionali che internazionali, diventino strumenti di trasparenza e controllo a tutela dei produttori italiani onesti e di tutti i consumatori». \\\\\ SETTEMBRE 2013


POLITICHE AGRICOLE IL VINO TRASCINA L’EXPORT

IL VENTO FAVOREVOLE DEL MERCATO La produzione è in ribasso, ma le vendite rinnovano il gradimento dall’estero per il prodotto di qualità made in Nordest. Così il Triveneto resiste alla crisi - Giacomo Govoni

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Fatturato La percentuale delle aziende del Nord Est che hanno chiuso il 2012 con una crescita del fatturato

anto più il sistema agroalimentare del Nord Est saprà sganciarsi dai pochi alti e molti bassi che contrassegnano oggi l’andamento del mercato domestico, quanto più la ricaduta sulle performance delle imprese sarà morbida e improntata al rilancio. A leggere il rapporto 2013 presentato a inizio agosto a Udine dalla Fondazione Nord Est, uno dei primi dati a catturare l’attenzione riguarda l’attitudine delle aziende locali a vendere all’estero: quasi 9 prodotti su 10 finiscono nel circuito commerciale italiano e ben il 54,5 per cento delle aziende dichiara di non esportare.

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Il mercato riscatta la produzione Un peccato se si pensa che del complessivo 29,6 per cento delle realtà agroindustriali che hanno chiuso il 2012 con una crescita dei ricavi, il 70,8 per cento ha realizzato un fatturato estero compreso fra il 30 e il 50%. A tenere la filiera del settore primario del Nord Est sopra il pelo della crisi degli ultimi anni è stata, dunque, la capacità di guadagnare quote sulla scena internazionale. Dote che, in un contesto italiano reduce da un biennio (2010-2012) trascorso in costante arretramento, ha permesso ad esempio all’area triveneta di chiudere il 2011 in crescita, “rimandando” di un anno la stagione recessiva. Questo non significa SETTEMBRE 2013

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LA STAGIONE SICCITOSA HA COLPITO MOLTI PRODOTTI, SU TUTTI IL MAIS, IN CALO DEL 35 PER CENTO che anche in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige non siano soffiati venti di crisi, con relativa contrazione dei consumi, ma che a fronte di una riduzione della quantità di cibi e bevande ricavate dalle coltivazioni, il valore della produzione non solo ha tenuto, ma talvolta è persino cresciuto. VENETO È il caso di una delle punte di diamante della produzione agroalimentare veneta: il vino. Sebbene la vendemmia 2012 abbia registrato un calo del 4,6 per cento dell’uva raccolta e del 7,1 del vino prodotto rispetto all’annata precedente, il prezzo medio delle uve da vino in Veneto è complessivamente aumentato del 10,5%. «Un segmento – sottolinea l’assessore regionale Franco Manzato – arrivato a coprire quasi il 32 per cento delle esportazioni italiane di vini e mosti. Il solo Prosecco Doc ha aumentato le esportazioni del 14 per cento». Non un successo isolato, ma uno scatto di valore nel passaggio dalla terra al mercato, che ha interessato 174

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anche altri prodotti, compensando gli effetti di una stagione metereologica che aveva influito sui volumi produttivi. «La stagione siccitosa ha colpito molte produzioni in termini di quantità, primo fra tutti il mais, in calo del 35 per cento. Tuttavia, la forza dell’agricoltura veneta sta nel fatto che è collegata fortemente alle industrie di trasformazione, sia cooperativistiche che private. Penso ad esempio alla trasformazione in prodotti pregiati delle carni venete e dei formaggi Dop come Grana Padano, Asiago, Casatella. O allo stesso mais, principale coltura veneta con 308 mila ettari e una produzione nel 2012 di 1,6 milioni di tonnellate». FRIULI VENEZIA GIULIA Fatturato in salita anche per le aziende vitivinicole friulane orientate all’export, che nel primo trimestre del 2013 l’osservatorio regionale di Unioncamere vede in crescita dell’1,7%, contro la perdita dell’1,6% delle imprese che operano sul mercato interno. Una dinamica che fa sì che il comparto agricolo, nonostante un’ulSETTEMBRE 2013


POLITICHE AGRICOLE IL VINO TRASCINA L’EXPORT

tima annata in cui siccità e aflatossine hanno penalizzato in particolare il settore maidicolo, trovi ancora posto nel ristretto novero dei settori anticiclici. «L’agroalimentare – fanno sapere dalla Cisl – resta un punto di forza per l’economia regionale, pesando sul Pil attorno al 15%. Ora è fondamentale scommettere di più sulle nostre filiere ricche, come quella del latte, che già oggi vale al Friuli Venezia Giulia il 7° posto a livello di produzione regionale». In questo senso si conta molto sull’efficacia delle prossime politiche regionali, fondate su quattro grandi pilastri: innovazione, competitività, sostenibilità, sistema. «Stando agli indicatori complessivi – afferma l’assessore regionale alle risorse agricole, Sergio Bolzonello – l’agroalimentare, in particolare le componenti legate alle produzioni di qualità, mostra

una capacità di tenuta superiore agli altri settori. Per questo, in un’ottica di qualificazione del settore, avvieremo un’azione trasversale tesa ad aumentare il livello di formazione professionale degli imprenditori e degli altri attori del sistema». TRENTINO Anche in Trentino il fattore export ha rappresentato un paracadute determinante per mitigare la contrazione produttiva delle aziende del primario. Secondo il rapporto del servizio studi di Intesa Sanpaolo sui distretti produttivi del Triveneto, nel primo trimestre di quest’anno è stato proprio il comparto agroalimentare, in crescita dell’8 per cento, a vestire i panni della locomotiva. Con la voce bevande, trainata dai «vini rossi e bollicine di Trento», a guidare la classifica delle vendite sui mercati esteri nel periodo gennaio-marzo, con quasi 7 milioni in più dei 76 del primo trimestre 2012 e gli Usa quale destinazione più importante. Anche alla luce di questi risultati, «l’agricoltura – commenta l’assessore provinciale Tiziano Mellarini – sta tornando a rivestire un ruolo importantissimo nel tessuto sociale ed economico del nostro territorio, a tal punto da rappresentare un'opportunità lavorativa per molti giovani con ricadute anche nel settore turistico». Tra i prodotti che migliorano le vendite oltreconfine si segnalano anche la frutta e le mele, salite da 20 a 23 milioni. Addirittura triplicate in Algeria, principale mercato di sbocco con 3,5 milioni di esportazioni trentine. \\\\\

+87,6%

Export L’aumento della quota di aziende del Nord Est che nel periodo 2002-2012 ha migliorato il loro dato sull’export

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AGROALIMENTARE CELESTINO GASPARI

IL MERCATO ENOLOGICO, TRA ALTI E BASSI Cala il consumo di vino, ma aumenta la qualità. Il settore enologico si destreggia tra le condizioni del mercato e una stagione particolare. Ne parla Celestino Gaspari

iuscire a spiegare la situazione e le dinamiche attuali del mercato enologico italiano non è di certo una cosa semplice. Infatti, se nell’ultimo periodo si è registrata una contrazione dei consumi, determinata non solo dalla crisi ma anche dai limiti normativi riguardanti la tutela del lavoratore e del guidatore, allo stesso tempo si è verificata una maggiore certificazione qualitativa del vino come bevanda. Come chiarisce Celestino Gaspari, titolare dell’Azienda Agricola Zýmē, situata nel cuore della Valpolicella classica, ciò significa che «nonostante la crisi economica, è cresciuto il numero di produttori che imbottigliano e vendono direttamente il proprio vino. Quindi, quello odierno è un mercato caratterizzato dalla diminuzione dei consumi, ma anche dalla comparsa di nuovi sbocchi commerciali che hanno riequilibrato tanto il settore quanto il fatturato globale». Date le particolari condizioni meteorologiche che hanno caratterizzato il periodo primavera-estate di quest’anno, quali sono le previsioni per l’annata 2013 della Zýmè?

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↑ Celestino Gaspari, titolare della Zýmē di San Pietro in Cariano (VR) www.zyme.it

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Export A tanto ammontano le esportazioni dell’Azienda Agricola Zýmē in Europa, Asia, Stati Uniti, Canada e Svizzera

«Certamente, la vendemmia di quest’anno sarà all’insegna di una produzione minore rispetto allo standard. Questo calo è riconducibile a una primavera che ha avuto temperature basse e parecchie precipitazioni durante le fasi pre e post fioritura dei grappoli, e a un’estate atipica con alternanze sia nelle temperature che nell’aspetto idrico. Le grandi escursioni termiche verificatesi favoriranno la produzione di vini bianchi, seppur in quantità minori; mentre per i vini rossi saranno le condizioni del mese di settembre a determinare il livello qualitativo». Quali sono i vini di punta della Zýmè? «Proponiamo due linee di prodotti. La prima è a denominazione di origine protetta Valpolicella sia nella versione giovane che in quella superiore a metodo ripasso, e com-

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prende l’Amarone classico, un vino rosso secco che nelle migliori annate si aggiudica addirittura la dicitura di “Riserva” per il livello qualitativo raggiunto. Questa linea ha come principio guida la capacità centenaria di riflettere esperienze e principi inseparabili tra vigneto e uomo. La seconda linea di prodotti, a indicazione di origine protetta, si propone invece come laboratorio di ricerca e sperimentazione, partendo dalla mutazione genetica naturale “albina” del vitigno Rondinella, passando attraverso il recupero di vecchi vitigni come l’Oseleta, e concludendo poi con dei Blend a 15 vitigni che grazie alla conoscenza genetica e alla sensibilità del rapporto con il proprio territorio vantano un equilibrio perfetto e duttile». In che modo conservate i vostri vini? «Disponiamo di due cantine: in una, ricavata da un’antica cava di arenaria, i vini si affinano per anni fino alla bottiglia e la simbiosi tra elementi vivi come il vino e la roccia madre forma un perfetto equilibrio di energie; l’altra cantina è ricavata da una normale struttura e permette una gestione ottimale di tutto il processo di trasformazione. In cantina si utilizzano tecnologie semplici, rispettose dell’integrità delle uve, dei mosti e quindi dei vini stessi». Su che area geografica vengono distribuiti i vini della Zýmè? «Il mercato è mondiale, e anche se i nostri vini vorrebbero essere per tutti, come per ogni cosa sono molteplici i fattori che ne determinano il successo o meno. Attualmente, l’export si aggiudica oltre l’80 percento del fatturato, con esportazioni soprattutto in Canada, Svizzera e Stati Uniti, ma anche in Europa e Asia».\\\\\ EC SETTEMBRE 2013

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AGROALIMENTARE ALBERTO PIOVAN

L’ANNATA FRIULANA Alberto Piovan racconta l’ultima vendemmia. Inferiore per quantità alla precedente, promette comunque l’imbottigliamento di bianchi di ottima qualità

ui colli orientali del Friuli, la vendemmia 2013 è stata caratterizzata da una produzione in calo del 30 per cento rispetto all’annata scorsa. Questo però, secondo Alberto Piovan, andrà a tutto vantaggio della qualità, soprattutto per i bianchi. «È stato un anno di gran secco – racconta il titolare dell’azienda agricola La viarte (in friulano “primavera”) di Prepotto, in provincia di Udine –. È stato molto caldo di giorno con una marcata escursione termica nelle ore notturne. Per queste ragioni prevedo che i vini avranno dei buoni profumi e saranno molto freschi. In particolare, il Sauvignon sarà molto buono, come anche la Ribolla e il Pinot. E ci aspettiamo un’ottima annata anche per il Friulano, che è l’etichetta di cui produciamo più bottiglie». Questo ha un giallo paglierino vivace e brillante, profumo ampio e armonico dal ricco bouquet, gusto secco all’ingresso e nel finale, ben strutturato, tuttavia morbido, e con un carattere spiccato. Ottimo da aperitivo e antipasti magri, perfetto col San Daniele, con orzo e fagioli, frittata di erbe, minestre in brodo e asciutte, piatti a base di uova, lumache e pesce. «La varietà Friulano dalla quale si ottiene questo vino, come suggerisce il nome, è da secoli tipica della nostra regione e ben si adatta al clima e al suolo, tanto da regalare vini dal carattere decisamente territoriale a ogni annata». La qualità dei vini La viarte ha permesso l’affermazione della cantina, che si è dotata anche di una piccola strut-

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tura per l’accoglienza. «Oggi le nostre bottiglie per il 75 per cento restano entro i confini nazionali, però stiamo lavorando per sviluppare maggiormente l’export. L’attuale quota di esportazione è concentrata soprattutto in Stati Uniti e Germania. Insieme a quest’ultima, i mercati che stiamo cercando di rafforzare sono quelli di Austria e Svizzera. Inoltre saremo presenti a una fiera a Hong Kong, che ci permetterà di assumere una presenza più significativa nell’importantissimo mercato cinese». \\\\\ LC

Cantina dell’azienda agricola La viarte di Prepotto (UD) www.laviarte.it

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RINNOVABILI GIULIANO TOMASI

IL FUTURO DELLE RINNOVABILI

Venute meno le sovvenzioni del conto energia, il fotovoltaico ha frenato. Meno operatori, ma più specializzati. La parola a Giuliano Tomasi

opo il primo semestre 2012, lo stop delle contribuzioni statali per l’installazione di impianti fotovoltaici ha portato a una caduta verticale della domanda. Tuttavia la riduzione dei competitor, insieme all’abbinamento del fotovoltaico con altre energie rinnovabili complementari – come le pompe di calore –, e la possibilità di portare in detrazione la spesa, stanno sostenendo il mercato. Come spiega Giuliano Tomasi, titolare della Fratelli Tomasi, impresa di installazione nel settore elettrico e nelle manutenzioni termiche: «Sicuramente la dimensione media degli impianti si è notevolmente ridotta, ma offre comunque buone opportunità. L’integrazione fra solare fotovoltaico e solare termico, nell’ottica di un’ottimizzazione impiantistica con inserimento di pompe di calore – sia per la produzione di acqua sanitaria sia per il riscaldamento – ha generato più richiesta da parte dei privati. Inoltre, la contrazione numerica degli operatori sta lentamente portando alla luce numerosi impianti non più seguiti dal punto di vista manutentivo. E questo ci ha già permesso di controbilanciare la mancata domanda di installazioni fotovoltaiche ex novo con un incremento significativo

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L’INTEGRAZIONE FRA SOLARE FOTOVOLTAICO E SOLARE TERMICO GENERA GRANDE INTERESSE

delle attività di manutenzione. Questo sicuramente sarà un aspetto importante da considerare in futuro, anche alla luce del fatto che, contrattualmente, chi possiede un impianto fotovoltaico si è impegnato a produrre energia per i prossimi anni». In questa prospettiva, Tomasi, che opera nella manutenzione da oltre trent’anni, ha investito per una proposta a 360 gradi: utenze civili, commerciali e industriali, impianti termici, di riscaldamento e condizionamento, energie rinnovabili e impianti elettrici e di regolazione. «La continua evoluzione dei prodotti e la specifica richiesta energetica del mercato ci hanno spinti a impegnarci nel settore delle energie rinnovabili – solare termico, biomassa, geotermia – e come naturale conseguenza nel settore fotovoltaico, dove la conoscenza, la ricerca di nuovi materiali e l’innovazione tecnologica ci hanno permesso una crescita notevole. In particolare, nel settore termotecnico – per il quale siamo riconosciuti come cen-

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Team della Tomasi Srl di Ala (TN) che lavora su degli impianti fotovoltaici www.tomasisrl.com

tro assistenza autorizzato Riello e Acv –, operiamo con una divisione specifica e autonoma per le manutenzioni di caldaie e apparecchi di riscaldamento in genere, e nel settore della climatizzazione con un servizio di manutenzione e installazione di apparecchiature per il comfort ambientale». Riferendosi alle tecnologie per il risparmio energetico che si affermeranno nei prossimi anni, Tomasi conclude che: «Si dovranno considerare le opportunità offerte dalla gestione integrata dei sistemi di illuminazione, il crescente interesse agli impianti di produzione di biogas, alla costruzione di impianti a biomasse legnose e agli impianti di gassificazione. In questi settori stiamo già operando da qualche anno, con progetti di attuazione sia per il biogas sia per la gassificazione e, da ultimo, nel teleriscaldamento a biomasse legnose». \\\\\ MVM SETTEMBRE 2013

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RINNOVABILI MARCO MAZZERO

IL BIOGAS, INVESTIMENTI E OPPORTUNITÀ Il biogas rappresenta sempre di più un investimento per le aziende agricole e un’opportunità per migliorare l’ambiente. Ne parla Marco Mazzero - Manlio Teodoro una grande opportunità per risollevare gli agricoltori e gli allevatori in un contesto per loro così critico». Si tratta del biogas, e a parlarne è Marco Mazzero, executive director di IesBiogas, l’azienda che ha installato il maggior numero d’impianti biogas in Italia negli ultimi due anni. Questa miscela di gas, prodotta dalla digestione anaerobica di biomasse agricole e deiezioni animali, permette la produzione di energia elettrica e termica. «Ma non solo – specifica Mazzero –, può migliorare le condizioni igienico-sanitarie della stalla, limitare gli odori e offrire un flusso economico costante che serve a creare stabilità all’azienda. Insomma, può risultare un valore aggiunto per tutta l’impresa». Come funziona esattamente un impianto biogas? «Vari substrati (biomasse agricole e deiezioni animali), vengono convogliati all’interno di un apposito contenitore,il fermentatore, paragonabile a un grosso rumine artificiale. Qui, in assenza di ossigeno e ad una temperatura controllata di circa 40°, batteri dedicati degradano la sostanza organica. L’energia racchiusa nei legami chimici di proteine, grassi e carboidrati è rilasciata e immagazzinata principalmente nelle molecole di me-

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tano (CH4) che, assieme all’anidride carbonica (CO2) sono i principali costituenti del biogas. Il biogas che possiede un alto potere calorifico viene convertito in energia elettrica e calore attraverso l’utilizzo di un cogeneratore. L’energia elettrica prodotta viene ceduta alla rete pubblica, l’energia termica viene utilizzata in parte per il processo di termostatazione, in parte per il teleriscaldamento di stalle, uffici, abitazioni etc. L’impianto biogas s’inserisce in un cerchio, il ciclo produttivo dell’azienda agricola, di cui valorizza le risorse». Che riscontro ha avuto la vostra attività nel settore agricolo? «Negli ultimi tre anni è stato assolutamente positivo. Sappiamo quello che possiamo fare per il comparto e con i nuovi incentivi probabilmente riusciremo a fare molto di più. Per riuscire a sfruttare questa risorsa in tutte le sue potenzialità, però, serve un biogas di qualità: questo è un concetto a cui teniamo particolarmente e che abbiamo sempre portato avanti insieme al Consorzio Biogas italiano. Il biogas fatto bene dipende ovviamente dal giusto dimensionamento dell’impianto, dalla progettazione accurata che riesca ad assicurare all’impianto l’elasticità e la versatilità consone allo sfruttamento previsto dall’azienda. In Ies Biogas siamo molto attenti a questa fase ed è un impegno che è stato ampiamente ripagato: in pochi anni siamo passati, infatti, da un fatturato di trecentomila euro a più di cento milioni». Che ruolo ricopre la ricerca per voi? ««Decisivo. Basti pensare alla creazione di Ies Biogas Academy, che nasce con l’intento di incontrare gli altri Ies Biogas si trova a Pordenone. Foto: ©IesBiogas www.iesbiogas.it

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IL BIOGAS S’INSERISCE IN UN CERCHIO, IN UN CICLO PRODUTTIVO DELL’AZIENDA AGRICOLA, DI CUI VALORIZZA TUTTE LE RISORSE protagonisti del settore e interfacciarsi con le università e gli istituti di ricerca. Avendo realizzato più di cento impianti abbiamo un bagaglio di conoscenze e un’esperienza molto utile proprio per queste realtà. Le novità che si prospettano per il futuro del biogas sono moltissime, perché siamo ancora in una fase primordiale nello studio e nell’uso». Il futuro, quindi, sarà delle fonti energetiche green. «L’idea è di riuscire a produrre sempre di più energia da fonti rinnovabili e il biogas s’inserisce all’interno di questa tematica. Proprio per questo abbiamo creato il marchio Ies BioUp, un progetto che permetterà di ricavare del metano, purificando il Biogas, che potrà poi essere sfruttato in molteplici situazioni. Dobbiamo però auspicare un sostegno sempre maggiore del sistema creditizio perché senza il supporto delle banche non ci sarà crescita per questo settore così importante per l’agricoltura. Più che convenienza, infatti, dobbiamo parlare di opportunità. Un investimento per tutta l’azienda agricola e tutto l’allevamento, un impianto virtuoso che rende le aziende efficienti e sempre più autosufficienti». \\\\\ SETTEMBRE 2013

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RINNOVABILI MARIO BRESCIANI

INVESTIRE NEL RISPARMIO

Molti edifici in Italia sprecano la maggior parte dell’energia. Per questo l’idea di risparmiare sui consumi energetici sta diventando sempre più diffusa. Ne parliamo con Mario Bresciani

e indecisioni o i cambiamenti repentini dei governi gettano per mesi dubbi e confusione sui cittadini, ma fortunatamente non ne abbiamo risentito troppo». È questa la considerazione di Mario Bresciani, amministratore della M.B., azienda che si è consolidata e si è ricavata una buona posizione nel campo delle energie rinnovabili. Un campo altamente penalizzato dalle incertezze legate agli incentivi statali e all’eccessiva burocrazia. «In alcune province ci vogliono 105 giorni per ottenere un parere per l’installazione di un impianto fotovoltaico da 3 kw su un tetto di una casa recente ma sotto tutela perché si trova in prossimità di una zona particolare. 105 giorni che poi diventano 130 prima di poter operare. Dobbiamo anche considerare l’incremento dei costi per le pratiche. Finito l’impianto altra odissea con il fornitore di energia che spesso impiega 90 giorni per allacciare l’impianto alla rete. La cosa che sconcerta è che magari in una provincia vicina la stessa procedura richiede al massimo 60 giorni». Accanto alle difficoltà burocratiche, la riduzione degli in-

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centivi statali per le energie rinnovabili ha rappresentato un altro ostacolo. «Fortunatamente a causa della riduzione degli incentivi abbiamo registrato solo una lieve flessione, nella maggior parte dei casi un impianto fotovoltaico si rivela ancora un ottimo investimento con rientri spesso inferiori a 6 anni. La detrazione IRPEF del 50 per cento fa sì che comunque ci sia un rientro costante, e il costo sempre più elevato dell’energia si rivela un otSETTEMBRE 2013


50%

Detrazione È quella relativa all’Irpef applicabile anche all’installazione di impianti fotovoltaici. Un’opportunità per le rinnovabili

timo motivo per adottare sistemi che ci permettano di acquistarne meno». Un’idea inoltre che si sta sempre più diffondendo è quella di “investimento in risparmio”. «Si tratta di una spinta fondamentale. Il denaro che viene risparmiato nel giro di 5 anni e le detrazioni Irpef pagheranno l’investimento iniziale». Un investimento che si rivela particolarmente appropriato soprattutto a causa della condizione degli edifici italiani. «La maggioranza degli edifici in Italia sono “energivori”, cioè sprecano la maggior parte dell’energia con costi esorbitanti per i proprietari. Un semplice esempio, un impianto di riscaldamento tradizionale spreca il 48 per cento di energia. In Trentino sia per la vicinanza ad Austria e Germania in termini di mentalità e conoscenza delle tecnologie, che per le politiche provinciali, possiamo affermare di essere un po’ più attenti allo spreco energetico. C’è comunque molto da fare. Direi che il risparmio e la riqualificazione

M.B. si trova ad Ala (TN) www.mb-tn.it

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energetica potranno e dovranno essere il volano dell’economia edilizia dei prossimi anni». Un volano economico che si sposa con una mentalità che guarda sempre di più al rispetto dell’ambiente. «Non è difficile – conclude Bresciani - spiegare alle famiglie che con i dovuti interventi si passerà da bollette che incidono per il 10 per cento sul bilancio familiare, a un 4 per cento. La cosa difficoltosa è accedere al credito bancario e chi ci riesce si trova davanti dei tassi dell’8/9 per cento che vanificano ogni tipo di investimento in risparmio. L’Italia ha una grande occasione e le capacità per sfruttarla, basterebbe un po’ di volontà politica. Basterebbe sburocratizzare il settore anche solo per un anno, distinguere tra case d’interesse storico e case vecchie, rendere strutturali e permanenti le detrazioni per almeno 5 anni magari solo il 50 per cento a costo zero. Siamo fiduciosi e positivi, è difficile ma non impossibile». \\\\\ MG SETTEMBRE 2013

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RINNOVABILI FRANZ OBERSTALLER

ALTO ADIGE, OBIETTIVO KLIMALAND

Entro il 2015 il 75 per cento del fabbisogno energetico altoatesino sarà coperto con energia prodotta da fonti rinnovabili. Il punto della situazione con Franz Oberstaller

→ Franz Oberstaller, amministratore delegato della OET srl di Vipiteno (BZ), insieme al suo staff www.oet.bz.it

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no dei temi principali della politica altoatesina negli ultimi cinque anni è l'energia. L’obiettivo, come ha recentemente spiegato Luis Durnwalder, presidente della Provincia autonoma di Bolzano, è quello di trasformare l’Alto Adige in un vero e proprio ''Klimaland''. «Il risparmio energetico e l’uso intelligente dell’energia è la via da perseguire. Per questo motivo – spiega Franz Oberstaller, amministratore delegato della OET di Vipiteno - ci siamo accreditati come Esco (Energy Service Company) in modo da poter offrire tutti i vantaggi dell’efficientamento energetico». OET da anni è presente sul mercato delle energie rinnovabili offrendo innovativi impianti fotovoltaici Sunpower, riscaldamenti infrarossi Redwell pompe di calore ad aria e sistemi di ventilazione con recupero di calore. La riduzione degli incentivi statali per le energie rinnovabili che conseguenze ha avuto sul vostro business? «Mentre il 2012 è stato ottimo, nell’anno in corso anche noi dobbiamo constatare un forte calo di richieste per quanto riguarda gli impianti di nuova costruzione. Fino all’anno scorso il nostro core business era il fotovoltaico; questo è ancora un pilastro, ma oggi lo si deve vedere sotto un altro aspetto. Mentre con gli incentivi, il fotovoltaico era un investimento finanziario, che permetteva di guadagnare denaro, oggi il fotovoltaico è un investimento che permette di risparmiare. Con “switch to efficiency” vogliamo invitare

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CON “SWITCH TO EFFICIENCY” INVITIAMO AD AGIRE PER MIGLIORARE LA SITUAZIONE ENERGETICA ogni proprietario di una casa o di un'azienda ad agire attivamente per migliorare la sua situazione energetica. La prima fonte rinnovabile è il risparmio energetico. Noi aiutiamo i clienti a risparmiare energia e quindi anche denaro. Questo è possibile attraverso vari interventi; riscaldamento con pompe di calore oppure a raggi infrarossi, ventilazione controllata con recupero di calore, illuminazione a LED e altro». Vi occupate anche di Casa Clima? «Certamente, la nostra casa ideale è interamente alimentata da fonti rinnovabili. A partire da una casa clima di classe “B” siamo in grado di coprire l’intero fabbisogno energetico della casa con un impianto fotovoltaico. Nelle nuove costruzioni il riscaldamento avviene tramite panelli radianti a raggi infrarossi, una pompa di calore ad aria genera l’acqua calda e la ventilazione controllata area i locali in modo ottimale. Il bello di questo sistema è che costa quanto o meno di un impianto tradizionale, ma elimina i costi di esercizio come gas o petrolio. Tutta l’energia viene prodotta dalla casa stessa che diventa pertanto autonoma». Che riscontro avete avuto su questi progetti? «Abbiamo realizzato molte opere di questo tipo e nessuno dei clienti ritornerebbe ad un sistema tradizionale. Chiaramente anche la nostra sede è al 100 per cento alimentata da fonte rinnovabile. Essa dispone di un impianto fotovoltaico di 100 kWp e di due pale eoliche di ca. 4 kWp. Il riscaldamento è realizzato con panelli radianti a raggi infrarossi installati nel controsoffitto, la climatizzazione avviene tramite un sistema di ventilazione controllata con recupero di calore. Per completare il tutto la sede dispone anche di due stazioni di ricarica per macchine elettriche». \\\\\ MT SETTEMBRE 2013

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RINNOVABILI MARCO IANES

EDUCARE ALLA SOSTENIBILITÀ ntorno al tema dell’ecosostenibilità si è sviluppato negli anni un comparto dal potenziale enorme che, nella maggior parte dei casi, non è completamente sfruttato. «Avviando il motore che sta dietro al corretto sfruttamento delle energie rinnovabili si aprirebbero prospettive enormi a livello occupazionale e d’investimenti nel settore dell’edilizia, in forte crisi». A presentare la situazione è Marco Ianes, titolare dello Studio Tecnico Omega, che da anni ha sviluppato una grande competenza in consulenza e progettazione nel campo dell’energia elettrica da fonti rinnovabili. «Il 2012 ha rappresentato l’anno peggiore per l’attività dello studio. Forti di questo momento negativo, abbiamo investito in approfondimenti tecnici e il 2013 ha aperto nuove vie con la formazione e gli aggiornamenti professionali che forniamo alle imprese del settore energia ed edilizia ecosostenibile, attraverso corsi di formazione». Le consulenze in tema di formazione e sviluppo di sistemi domotici e di predisposizione degli interventi di ristrutturazione impiantistica rappresentano il settore di maggior sviluppo del momento. «Il tema dell’energia e del contenimento dei relativi costi sta prendendo sempre più piede nella gestione delle imprese e anche delle pubbliche amministrazioni; proprio con le amministrazioni pubbliche ci stiamo proponendo per la predisposizione dei Paes, piani di azione per l’energia sostenibile. Si tratta d’interventi quasi interamente coperti da contributi pubblici della comunità europea e molte amministrazioni comunali non sanno nemmeno che possono cogliere l’occasione di contenere i loro costi elevatissimi in ambito energetico». La situazione politica italiana in tutto ciò non aiuta. «Il caos politico attuale – conclude Ianes - non permette di

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Le potenzialità dei settori green e blue economy sono enormi e si auspicano riforme strutturali reali nell’edilizia ecosostenibile e nell’uso delle nuove fonti di energia avere la stabilità necessaria che servirebbe per aprire una nuova stagione di riforme strutturali vere e reali nel campo dell’edilizia ecosostenibile. Sarebbe necessario avviare un percorso informativo prima e attuativo poi, per favorire percorsi di sviluppo innovativo nel settore impiantistico ed edilizio». \\\\\ MG

Marco Ianes, titolare dello Studio Omega di Trento www.studioomega.net

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GESTIONE RIFIUTI ENZO TAMBOSI

RIFIUTI, UN COMPARTO ALTALENANTE

Le sempre più severe normative in materia, la concorrenza di enti pubblici e le difficoltà legate alla crisi stanno mettendo a dura prova anche il comparto del recupero rifiuti. Che punta tutto sugli investimenti. La parola a Enzo Tambosi

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l riciclo da raccolta differenziata aumenta, ma la crisi erode le quantità di rifiuti raccolti. È quanto emerso dai dati del Conai, il Consorzio Nazionale per il recupero degli imballaggi. Una situazione che gli addetti al settore hanno oramai registrato da alcuni anni. «I materiali da noi trattati – spiega Enzo Tambosi, responsabile della Ralacarta - sono sempre stati suscettibili a forti variazioni: sono crollati con l’inizio della crisi dopodiché sono rimasti più o meno invariati con periodi altalenanti. Per questo è difficile fare previsioni». Ralacarta è presente dal 1980 sul mercato, occupandosi di raccolta, trasporto, stoccaggio, selezione e cernita, recupero e smaltimento di rifiuti quali carta, cartone, rottami ferrosi, rottami metallici, legno e plastica di vario genere. «I rifiuti da noi selezionati per categorie vengono pressati e trasformati in materia prima seconda e da qui direttamente inviati alle industrie di trasformazione quali cartiere e acciaierie». Una filiera indispensabile, che negli ultimi anni ha visto però l’alternanza di momenti positivi e negativi. «Nel 2012 abbiamo registrato una situazione negativa, con una riduzione del fatturato di circa il 20 per cento. Nel primo semestre 2013 invece è stato mantenuto il fatturato 2012. L’andamento del business è stato quasi costante anche se il reperimento di materiali è sempre più difficoltoso per motivi legati all’aumento del numero d’impianti di recupero e per la concorrenza di quelli esistenti. Inoltre, non da meno, è la concorrenza rappresentata dall’ente pubblico il quale s’inserisce in sistemi di recupero già consolidati gestiti da privati con forti ribassi dei prezzi. Altra nota negativa è rappresentata dalla sempre più complicata riscossione dei crediti. Ciò nonostante l’azienda non ha variato il numero del personale mantenendo i livelli d’inquadramento grazie a un voluto aumento di lavoro dovuto a cernite più selettive del materiale cartaceo, ferroso e non ferroso acquistato dai

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Ralacarta ha sede a Riva del Garda (TN) www.ralacarta.com

vari fornitori. Abbiamo inoltre concluso l’ampliamento del capannone per una superficie di circa 2000 mq e realizzato l’impianto antincendio sprinkler sulla superficie totale del capannone». Ralacarta ha inoltre effettuato diversi investimenti. «Investimenti in macchinari, come ad esempio l’impianto granulazione cavi elettrici e la cesoia idraulica per la lavorazione dei metalli». Investimenti necessari, soprattutto se ci si ritrova all’interno di un settore delicato come quello della gestione dei rifiuti che risulta infatti complesso per normative di adeguamento Cee e provinciali. Nel settentrione il settore della gestione dei rifiuti è sottoposto a continue verifiche e severi controlli mentre in altre zone, come denunciato in alcuni programmi televisivi, rammarica vedere situazioni fuori controllo e pericolose per la salute pubblica e ambientale». Malgrado le difficoltà Ralacarta può però contare sulle varie destinazioni dei materiali recuperati facendo riferimento quando possibile ad aziende selezionate «Cartiere, fonderie, impianti di riciclaggio della plastica e impianti di trasformazione del legno». Una varietà di destinazioni che molto spesso è indirizzata a dei Paesi in particolare. «Si tratta di Paesi – conclude Tambosi - che in questi anni hanno visto uno sviluppo del settore secondario, per esempio la Cina. Per quanto riguarda gli sviluppi futuri, visto infatti il periodo burrascoso che stiamo vivendo da ormai qualche anno, oltre alla burocrazia sempre meno favorevole alle aziende e altre restrizioni, sostenere nuovi investimenti risulta sempre più rischioso». \\\\\ MG SETTEMBRE 2013

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GESTIONE RIFIUTI BRUNO NINO

UN ESEMPIO DA ESPORTARE

Il Veneto si conferma un modello virtuoso nello smaltimento dei rifiuti. Merito anche di realtà che ne hanno fatto un valore industriale. La parola a Bruno Nino l Veneto è la Regione più riciclona d’Italia, seguita dal Trentino. Lo attestano i dati del Rapporto annuale dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. «È un risultato positivo dovuto anche a una normativa che ha attivato da anni meccanismi che premiano i Comuni più virtuosi – ha sottolineato l’assessore regionale all’ambiente Maurizio Conte – con una Legge veneta che in questo settore prevede un regime tributario che favorisce le amministrazioni comunali che più si impegnano nella raccolta differenziata». Una situazione, quella del Veneto, in cui sono fiorite realtà virtuose come Nuova Amit. «Il nostro Gruppo – spiega Bruno Nino, amministratore e socio di maggioranza - è impegnato nel recupero e valorizzazione dei rifiuti organici, nello smaltimento dei rifiuti industriali, nel trattamento e depurazione di reflui industriali, nel recupero e valorizzazione dei limi di marmo, nelle bonifiche ambientali e decomissioning industriali e nelle bonifiche da amianto». Veneto e Triveneto rappresentano in Italia un’avanguardia per quanto riguarda il trattamento e il recupero dei rifiuti. A suo avviso, il merito principale di questo record a quali soggetti va attribuito? «La virtuosità della Regione Veneto a nostro avviso deriva principalmente dalla pianificazione politica che ha trovato ampia collaborazione nel settore privato. Senz’al-

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Nuova Amit ha la sede a Marghera (VE) www.amit.it commerciale@amit.it

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18 mln tro il modello Veneto potrebbe essere esportato e in tal senso il nostro gruppo sta avviando delle collaborazioni extra regionali e internazionali mettendo a disposizione il proprio know how e riscontrando grande interesse a tutti i livelli». Come vedete il posizionamento del vostro settore nel contesto europeo? «L’adozione delle normative comunitarie ha comportato un cambio di rotta sempre più finalizzato alla valorizzazione del rifiuto come risorsa. Ciò comporterà un sempre maggiore investimento in nuove tecnologie che esporranno le aziende a grandi investimenti sui quali le istitu-

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Volume d’affari annuo È quanto, in euro, si è generato a seguito dell’attività dal Gruppo Amit dopo 30 anni di attività sul territorio veneto

zioni e il sistema bancario dovranno tornare a dare il loro supporto affinché non si interrompa questo percorso. Purtroppo infatti dobbiamo riscontrare che il costo energetico, la lentezza burocratica, il costo del lavoro e la sempre più elevata tassazione rendono poco competitive le nostre aziende nel contesto europeo». Il vostro gruppo comprende più società, tutte impegnate nei servizi ambientali. Quali sono stati i risultati nell’ultimo biennio di attività? «Il Gruppo Amit opera attraverso tre società in diversi settori, tutti inerenti ai servizi ambientali, nello specifico: ricondizionamento di fanghi biologici, trattamento forsu, trattamento di rifiuti liquidi e solidi industriali e bonifiche ambientali, attraverso i propri impianti e la propria rete commerciale. Dopo 30 anni di attività il gruppo ha raggiunto una posizione di leadership con un volume d’affari complessivo annuo di oltre 18 milioni di euro che si è consolidato nell’ultimo biennio, di cui oltre il 70 per cento deriva dalla gestione diretta dei propri impianti». Alla luce della vostra diversificazione dei servizi, quali saranno a suo avviso, nei prossimi anni, le attività di business più importanti? «Considerando l’andamento del mercato ci siamo orientati verso una scelta ben precisa. Il gruppo sta puntando sempre di più sulla valorizzazione del rifiuto come materia prima seconda e come produzione di energia elettrica SETTEMBRE 2013

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GESTIONE RIFIUTI BRUNO NINO

ESPERIENZA IN CAMPO AMBIENTALE

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servizi offerti dal Gruppo Amit sono molteplici e in piena conformità normativa. «La nostra società – spiega Nino - offre un servizio completo che va

dalla consulenza ambientale fino al trasporto e smaltimento di tutte le tipologie di rifiuto». Negli oltre 30 anni di attività il Gruppo Amit ha sviluppato, consulenza ambientale/normativa; ; demolizioni industriali, bonifiche di siti contaminati e asporto amianto; trasporto di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, sia liquidi che solidi; trasporto di rifiuti in ADR; fornitura di cassoni scarrabili; smaltimento e recupero di rifiuti sia pericolosi che non pericolosi, di origine organica o inorganica; disidratazione di fanghi pompabili con ausilio di filtropresse e/o centrifughe; recupero di fanghi di cartiera e smaltimento percolati di discarica. «Si tratta di servizi complessi ma indispensabili, frutto della nostra esperienza nel campo ambientale».

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e termica. Attività che si integrano con le specificità produttive locali. L’integrazione con il territorio di riferimento è una componente essenziale per soddisfare le esigenze di efficienza, nella riduzione dei costi e degli impatti ambientali del trasporto, oltre che a rendere un servizio “customizzato” sulle esigenze della comunità». Esiste ancora una quantità importante di amianto sul territorio italiano, che molto lentamente si sta provvedendo a smaltire. Qual è la situazione nel territorio sul quale siete attivi? «Molto è stato fatto nell’ultimo decennio per lo smaltimento dell’amianto, soprattutto nei decommissioning industriali. Eppure c’è ancora molto da fare soprattutto perché a causa della crisi, si è assistito a un forte rallentamento di questo processo che ha di fatto influito negativamente sul virtuoso percorso di bonifica dall’amianto». A suo avviso è possibile trasferire in altre aree italiane il modello di gestione dei rifiuti veneto? «Senz’altro. Per far ciò è indispensabile un intervento istituzionale che possa facilitare l’avvio di politiche ambientali con la collaborazione del privato, ovvero di imprese come la nostra che si sono mosse autonomamente. In questo modo è possibile lavorare in territori che finora hanno mostrato scarsa capacità di gestire i rifiuti». Come è iniziata la gestione dei rifiuti che ha portato alla nascita del modello veneto? «A metà degli anni ‘90 la Regione Veneto ha avviato un programma per attuare il Piano Regionale di gestione dei rifiuti urbani, finalizzata anche al recupero della frazione organica, che non poteva prescindere dalla costruzione di impianti di compostaggio. Noi abbiamo accolto con entusiasmo l’invito a partecipare a un’azione che si è rivelata efficace per collocare il Veneto su livelli di eccellenza in ambito nazionale». \\\\\ MT SETTEMBRE 2013


GESTIONE RIFIUTI LAMAFER

Smaltimento, riciclo e generazione di nuovi materiali. E una collaborazione diretta per agevolare le piccole imprese locali. Giancarlo Tomellini e la nuova gestione dei rifiuti

UN MERCATO SEMPLIFICATO perimentare e sviluppare nuovi servizi è una mossa strategica che sta cominciando a premiare quelle aziende che hanno avuto il coraggio di metterla in atto. Tra queste c’è la Lamafer, società operante da trent’anni nel settore del riciclaggio. «Abbiamo deciso – spiega Giancarlo Tomellini, titolare dell’impresa – di non accontentarci di proporre al nostro bacino d’utenza un semplice servizio di smaltimento, riciclo e generazione di nuovi materiali, e ci siamo impegnati a promuovere e a offrire anche una collaborazione diretta con il cliente o con il fornitore. Questa gamma di nuovi servizi comprende: la fornitura di inerti presso il nostro impianto o direttamente in cantiere, così da agevolare le imprese che si recano da noi per scaricare macerie offrendo l’opportunità di approvvigionarsi del materiale nello stesso sito in unico viaggio. Un'altra novità è la fornitura di attrezzature da cantiere, quali per esempio recinzioni e scivoli, e il nolo di macchine operatrici a caldo per lavori di demolizione, riduzione volumetrica, taglio e carico». Una serie di servizi, quelli offerti da Lamafer, che non hanno solo l’obiettivo di aiutare le piccole imprese lo-

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cali, ma anche le grandi aziende che si trovano a dover temporaneamente operare sul territorio altoatesino. «Sono molte le grandi società della Lombardia e dell’Emilia Romagna, che vincendo appalti vengono nella nostra zona per costruire. Per loro, la nostra azienda ben insediata e benvista nel contesto imprenditoriale altoatesino, diventa un concreto punto di riferimento». Lamafer vanta inoltre un eccellente forza nel commercio di rottami ferrosi e metallici, offrendo ottimi prezzi d’acquisto garantiti dal diretto dialogo con le maggiori acciaierie e fonderie italiane. «I nostri punti di forza e il costante impegno nello sviluppo e nella ricerca di nuovi servizi e soluzioni – conclude Giancarlo Tomellini – vogliono permetterci di mantenere in crescita il nostro business. E di sostenere il mondo edile nell’attuale situazione di stasi e difficoltà scaturita dal panorama economico odierno». \\\\\ EC

La Lamafer Srl ha sede a Bolzano www.lamafer.com

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SBLOCCARE I CANTIERI Con il decreto del fare, il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi mira a velocizzare i lavori e gli interventi necessari al Paese - Leonardo Testi

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GRANDI OPERE LE PRIORITÀ DEL GOVERNO

l tema degli investimenti in infrastrutture rappresenta un’opportunità per lo sviluppo e la competitività del Paese. È su questo punto che insiste il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Maurizio Lupi, che fin dall’inizio del suo incarico ha posto l’accento sull’esigenza di passare dalle parole ai fatti, lavorando sulle storture che impediscono alle opere di essere fattivamente realizzate, anche una volta che le risorse sono state stanziate. Per questo, la legge approvata in estate, a partire dal decreto del fare, ha predisposto alcune misure rivolte alle infrastrutture, con interventi per 3,2 miliardi di euro destinati a grandi, medie e piccole opere. Si prevede lo sblocco di alcuni importanti cantieri entro la fine del 2013, il completamento di linee ferroviarie dell’alta velocità, di metropolitane e di importanti arterie autostradali, ma anche la manutenzione ordinaria e straordinaria della rete stradale e ferroviaria. Una parte delle risorse sarà indirizzata all’edilizia scolastica, nello specifico alla messa in sicurezza delle strutture, e al programma “6000 campanili”, finalizzato a sostenere 200 interventi nei Comuni sotto i cinquemila abitanti, con la partecipazione attiva delle piccole imprese. Nella mappa delle opere approvate compaiono, innanzitutto, le infrastrutture strategiche in chiave Expo 2015: la quarta linea della metropolitana milanese (M4), il terzo lotto RhoMonza del collegamento Milano-Venezia e la tangenziale esterna est di Milano (Tem), concepita come un’autostrada di raccordo e di connessione del territorio provinciale. Per quanto riguarda il resto del nord Italia, sono previsti il collegamento ferroviario tra il Piemonte e la Valle d’Aosta e gli assi autostradali della Pedemontana Veneta. A inizio agosto, poi, Lupi ha visitato il cantiere del tunnel di base del Brennero (Bbt) a Mules, in provincia di

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3,2 mld

Opere Risorse mobilitate dal Governo Letta con il decreto del fare per grandi, medie e piccole opere infrastrutturali

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↙ Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti

Bolzano, e ha fatto il punto sullo stato di avanzamento della linea ferroviaria per la quale è stato stanziato un finanziamento di 120 milioni l’anno - dal 2015 al 2024 - per la tratta d’accesso sud Fortezza-Verona del tunnel. Il completamento del Bbt è previsto per il 2025, mentre l’entrata in funzione sarà nel 2026. «Questa è un’opera che coniuga lo sviluppo con il rispetto dell’ambiente» ha rimarcato il ministro che ha identificato nel metodo seguito per il tunnel del Brennero - coinvolgimento dei Comuni e della popolazione, qualità del progetto e collaborazione tra istituzioni - un modello per il rilancio infrastrutturale di tutto il Paese. Sul fronte del rinnovo della concessione della A22, il ministro ha dichiarato che il governo dovrà tenere in conto l’obbligo di indire gare europee per l’individuazione dei nuovi gestori. Si attendono, dalla metà di settembre, novità da parte di Autobrennero, dopo la richiesta del Ministero di mettere a disposizione del tunnel i 550 milioni di euro di utili accantonati allo scopo dall’A22. Per il centro Italia, invece, c’è la tratta Colosseo-Piazza Venezia della metropolitana C di Roma, l’asse viario quadrilatero Umbria-Marche e lo sblocco di alcuni vincoli per il corridoio tirrenico meridionale A12-Appia e la bretella autostradale Cisterna Valmontone. Per quanto riguarda il Mezzogiorno, le priorità sono la linea 1 della metropolitana di Napoli, l’asse autostradale RagusaCatania e la tratta Cancello-Frasso Telesino della linea dell’alta velocità Napoli-Bari. Il decreto del fare non ha dimenticato un settore trainante per l’economia italiana come la nautica. Il provvedimento ha, infatti, abolito la tassa sulle piccole imbarcazioni e semplificato il noleggio occasionale di imbarcazioni da diporto, nella direzione di rilanciare il sistema portuale italiano. Gli obiettivi dichiarati dal ministro Lupi in questo senso sono proprio quelli di facilitare le procedure per i dragaggi e di ri-modulare le tasse portuali, implementando l’autonomia finanziaria dei porti per la manutenzione e la sicurezza. \\\\\ SETTEMBRE 2013

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GRANDI OPERE LUIS DURNWALDER

IL TUNNEL DEL SECOLO

Alla realizzazione del Brenner Basistunnel si lega la mobilità territoriale futura. Luis Durnwalder illustra l’assetto più europeo dell’Alto Adige - Giacomo Govoni

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IL TUNNEL SARÀ ULTIMATO NEL 2025 E MESSO IN ESERCIZIO NEL 2026

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uando sarà chiuso il cantiere e l’opera entrerà in funzione, il Trentino Alto Adige si troverà a ospitare il traforo ferroviario più lungo del mondo. Snodo centrale del corridoio 1 BerlinoPalermo e in cima alla lista dei progetti prioritari Trans-European Networks redatta dall’Ue, la galleria di base del Brennero (o Brenner Basistunnel) è un’infrastruttura chiave non solo per la competitività territoriale, ma per l’intero futuro della mobilità europea. Di identico avviso è anche il ministro Maurizio Lupi, arrivato sul posto a inizio agosto per seguire da vicino i progressi del tunnel e un metodo di lavoro che il titolare del dicastero delle infrastrutture ha definito «un modello per coinvolgimento del territorio e trasparenza degli appalti». Ad accompagnarlo in quell’occasione c’era il presidente della provincia autonoma di Bolzano, Luis Durnwalder, soddisfatto per l’attenzione riservata a un’opera che in futuro accoglierà sia treni merci (anche con trasporto intermodale e autostrade viaggianti) che treni passeggeri. «Il ministro ha ribadito che il governo ritiene il Bbt prioritario – spiega Durnwalder – e per questo sta intervenendo concretamente attraverso le delibere Cipe e intende accelerare i lavori di realizzazione». Su quali altri obiettivi infrastrutturali ha ricevuto le assicurazioni sperate? «Oltre all’impegno sulla galleria, si è parlato della A22

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↑ Luis Durnwalder, presidente della Provincia autonoma di Bolzano

del Brennero. Sul versante della concessione si è constatato che la strada sempre più probabile, verificato che sono poco praticabili le opzioni legate a una proroga al concessionario uscente, resta quella del bando di gara europeo nel 2014». Torniamo al Bbt, destinato a segnare una svolta nella mobilità altoatesina. Qual è lo stato dell’arte e su quante risorse può contare quest’opera? «Lo stato di avanzamento dei lavori è notevole: sono già stati realizzati 28 km di gallerie, ci sono 300 lavoratori nei vari cantieri sui due versanti del Brennero, a regime nel 2019 saranno almeno mille. Il tunnel sarà ultimato nel 2025 e messo in esercizio nel 2026. Sul piano delle risorse, il governo italiano ha definito i costi in 4,865 miliardi di euro, di cui 780 milioni già impegnati. Se consideriamo i 550 milioni di utili accantonati del fondo ferrovia di A22, che gli enti locali possono a loro volta conferire, si arriva a un finanziamento per questa fase equivalente a quello destinato dall’Austria. In aggiunta l’Ue ha garantito il 50% di cofinanziamento alla fase progettuale, il 27% all’attuale fase costruttiva e conta di arrivare al 40% con i fondi Ten 2014-2020». SETTEMBRE 2013

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GRANDI OPERE LUIS DURNWALDER

28 km

Bbt La porzione di galleria per il trasporto ferroviario già realizzata sui 64 totali previsti dall’opera che andrà da Fortezza a Innsbruck

780 mln

Risorse I soldi già investiti per la costruzione della Galleria di Base del Brennero, il cui costo complessivo ammonta a 4,8 miliardi di euro

Negli ultimi mesi ha denunciato la progressiva perdita di autonomia della sua provincia, a causa dei tagli. Come si ripercuote sulla programmazione dei vostri investimenti? «L’ultimo bilancio provinciale è stato impostato sul contenimento della spesa corrente, sostegno a welfare e famiglie, promozione di istruzione e ricerca e incentivazione selettiva a economia e innovazione, senza contributi a pioggia. Alla luce di un’inevitabile riduzione di risorse, abbiamo preferito non effettuare tagli orizzontali, ma fissare priorità. Questo vale anche per le opere infrastrutturali, settore dove cerchiamo però di intraprendere strade di finanziamento innovative, come le realizzazioni in partenariato pubblico privato e il project financing. L’esempio più recente è il bando di gara per la realizzazione del nuovo carcere di Bolzano, che coinvolge Ministero della giustizia, Provincia di Bolzano e imprenditoria privata». Per misurarsi con l’economia e la società del nord Europa servono anche infrastrutture immateriali all’altezza. Quali i recenti passi compiuti sul versante dello sviluppo delle reti tecnologiche e quali progetti prevedete nei prossimi mesi? «Stiamo completando la rete della banda larga su tutto il 204

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territorio altoatesino. Obiettivo della Provincia è realizzare un collegamento in fibra ottica a disposizione di ogni Comune entro la fine del 2013. I lavori, non semplici vista la conformazione orografica dell’Alto Adige, sono iniziati nel 2009. A tutt’oggi abbiamo posato circa 650 km di tubazioni e 560 km di fibra ottica, rispettando la tabella di marcia. La seconda fase prevede la distribuzione capillare della fibra fino all’utente finale, privati e aziende, per garantire internet veloce e un miglioramento dei servizi della Pa». Tre anni fa la riapertura del nodo ferroviario verso Mosca venne salutata come un momento quasi storico. Alla luce dell’ingresso della Croazia nell’Ue, sono previsti interventi di collegamento con l’est Europa nel medio termine? «Attualmente l’attenzione è concentrata sul potenziamento dei collegamenti ferroviari con il Tirolo dell’est: il progetto prevede l’introduzione nel 2015 di treni diretti ogni ora tra l’Alto Adige e l’austriaca Lienz, attraverso la val Pusteria. Inoltre, sul piano della mobilità, prosegue la collaborazione transfrontaliera con la Carinzia per il completamento della rete ciclabile lungo il fiume Drava, che dall'Alto Adige porta fino alla Slovenia». \\\\\ SETTEMBRE 2013


GRANDI OPERE FRANCO IACOP

ALLACCIARSI AL BARICENTRO EUROPEO Il Friuli Venezia Giulia vanta già un buon apparato infrastrutturale lungo i corridoi che lo attraversano. «Ora vogliamo rafforzarci sull’asse est-ovest» annuncia Franco Iacop - Giacomo Govoni

ei percorsi di attuazione delle politiche comunitarie, specie quando interessano la dimensione territoriale come nel caso delle opere infrastrutturali, la governance regionale è uno strumento da spendere al meglio in chiave decisionale. Ne è convinto Franco Iacop, presidente del consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, che dal 1° luglio ha assunto la presidenza semestrale del Regleg, organismo che raggruppa le regioni europee con poteri legislativi. «La cooperazione interregionale, le relazioni transfrontaliere, i progetti comuni – spiega Iacop – costruiscono quella rete di istituzioni locali più prossime al cittadino e più in grado di operare in modo cogente sui bisogni dei territori». In qualità di regione capofila, su quali punti

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↗ Franco Iacop, presidente della Regleg, che riunisce le regioni europee con poteri legislativi

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chiave richiamerete l’azione politica europea in questo semestre? «Sicuramente sottolineeremo l’importanza di un approccio regionale nella trattazione delle tematiche politiche europee. Il valore del regionalismo, offuscato dalla necessità di accentramento dettata dalla crisi, è SETTEMBRE 2013

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GRANDI OPERE FRANCO IACOP

INTENDIAMO DAR VITA A PROGETTI OPERATIVI ANCHE NELLE CONTEE DELL’ISTRIA CROATA

invece determinante ai fini di una della delocalizzazione delle decisioni e costituisce il vero motore di una politica di coesione». Una materia in cui la partnership europea gioca un ruolo decisivo è legata allo sviluppo infrastrutturale. Quali interventi ritiene prioritari per rilanciare la competitività regionale? «Il tema infrastrutturale, proprio in un’ottica di politiche comuni, è centrale. Su questo terreno il Friuli Venezia Giulia è orientato al completamento dei collegamenti transfrontalieri, ovvero delle interconnessioni a livello europeo. Ricordo che stiamo per utilizzare alcuni programmi che valgono circa 10 milioni, per realizzare i collegamenti ferroviari Italia-Slovenia e anche per collegare il sistema autostradale sloveno con l’Italia in prossimità di Gorizia». A quante ulteriori risorse continentali si può attingere in questo senso? «Al di là di quelle citate, c’è l’utilizzo delle risorse ex Ten-T, legate ai grandi corridoi europei che focalizzano le loro finalità nel finanziamento dei tratti transfrontalieri. Si tratta di circa 70 miliardi di euro, ovviamente legati a tutti i corridoi: noi riteniamo di poterne utilizzare una parte per definire i collegamenti che diano 206

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continuità al corridoio Mediterraneo e poi ai nuovi corridoi trans-europei che si stanno programmando». Il corridoio Baltico-Adriatico è stato riconosciuto prioritario dalla Commissione Ue. Quali prospettive possono aprirsi lungo questo asse? «Noi siamo protagonisti sull’asse Barcellona-Kiev e su questo nuovo corridoio che acquista una centralità rispetto all’allargamento avvenuto nel 2004 dell’Europa verso est, con uno spostamento del baricentro europeo da un asse teorico Parigi-Genova a Berlino-Trieste. Noi già oggi siamo cruciali, perché gestiamo gli assi autostradali principali, ovvero la A4 Venezia-Trieste e l’interconnessione con la A23, Palmanova-Tarvisio fino al confine con l’Austria». Come vi state muovendo a livello di collegamenti infrastrutturali per difendere la centralità friulana su queste direttrici? «Se su quello nord-sud siamo già strutturalmente avanti, sull’asse est-ovest la Regione si è accollata uno sforzo finanziario importante per il completamento e allargamento alla terza corsia dell’asse Venezia-Trieste, con interconnessione col sistema viario sloveno sulla direttrice Lubiana-Budapest-Kiev. Poi abbiamo già l’asse ferroviario attrezzato ad alta capacità Villacco-Udine ed SETTEMBRE 2013


è allo studio l’asse Udine-Cervignano-Interporto di Cervignano e per l’incrocio con la direttrice ferroviaria Venezia-Trieste-Lubiana». Si è celebrato da poco l’ingresso nell’Ue della Croazia. Quali sono gli attuali rapporti economici e commerciali con questo Paese? E attraverso quali opere intendete intensificarli? «La Croazia è uno dei principali partner commerciali del Friuli Venezia Giulia. Per anni è stato il fornitore di materie prime e di manodopera per il nostro sistema industriale. Oggi diventa un Paese in cui si insediano imprese, dove si effettuano semilavorati, si collabora tra reti e in prospettiva, un luogo in cui portare lavoro e rafforzare i rapporti esistenti. La nostra attenzione è alta e mira a intensificare le progettualità, come quelle previste dal Gruppo europeo di cooperazione territoriale già in essere con Veneto e Carinzia, che intendiamo estendere anche alle contee dell’Istria croata, per dar vita a progetti operativi a sostegno delle imprese nostre che operano in quei territori». Avvicinarsi al cuore dell’Europa significa anche sviluppare infrastrutture immateriali, ovvero adottare strategie di innovazione tecnologica. Su NORD EST SVILUPPO

10 mln

Infrastrutture La cifra stanziata dal Friuli Venezia Giulia per i collegamenti ferroviari e il sistema autostradale che collega la Slovenia con l’Italia

questo terreno, quali partite vi attendono nei prossimi mesi? «Qui devo purtroppo segnalare un ritardo accumulato negli ultimi anni rispetto ai progetti di infrastrutturazione del territorio regionale, soprattutto per la rete tecnologica a banda larga. Adesso stiamo recuperando il ritardo con un progetto regionale, fermo restando che la nostra è un’area con zone a basso insediamento e con zone montane che per gli attori commerciali riveste scarso interesse. Noi stiamo portando la fibra ottica in tutti i centri per recuperare il gap con i paesi esteri, in un’ottica di creazione di una rete unitaria e con lo stesso livello di connettività. Voglio, comunque, ricordare che sul nostro territorio operano distretti tecnologici avanzati, che stanno spingendo in questo settore». \\\\\ SETTEMBRE 2013

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INFRASTRUTTURE ALESSANDRO DRI

QUALE APPROCCIO ALLE INFRASTRUTTURE?

Più informazioni sul processo produttivo per riuscire a “costruire bene”. L’idea di Alessandro Dri. Che non trascura la visione etica

↑ In apertura, il cantiere di Marina Azzurra a Lignano Sabbiadoro.

↗ A fianco, lavori nello Stadio Friuli di Udine, realizzati dalla Adriacos Srl di Latisana (UD) www.adriacos.it

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n un periodo congiunturale non certo favorevole per l’edilizia – fra crisi generale del settore, patto di stabilità, calo drastico degli investimenti pubblici, aggravio degli oneri burocratici e fiscali e forte concorrenza – è fondamentale garantire che l’esecuzione dell’appalto avvenga nel pieno rispetto dei tempi e delle modalità previste dal contratto. Inoltre, questo, per noi, include un atteggiamento che si ispira al principio del “costruire bene” e alla volontà di rendere fruibile a tutti – compresi i nostri figli – il bene realizzato». È questa la filosofia dell’impresa di costruzioni generali Adriacos Srl di Latisana, in provincia di Udine – città per la quale ha curato i lavori dello Stadio Friuli – di cui si fa portavoce l’ingegnere Alessandro Dri, responsabile amministrativo. «Per riuscire a concretizzare questi obiettivi vitali per la sostenibilità dell’azienda, ci accostiamo a ogni lavoro (i nostri principali committenti sono gli enti pubblici) con un’attenta e scrupolosa analisi dei requisiti progettuali e cogenti, sforzandoci di coinvolgere tutto il nostro organico, che oggi conta quasi una cinquantina di persone». La società è specializzata nel settore dell’edilizia stradale e, in particolare, nella costruzione di strade, marciapiedi, fognature, acquedotti, sistemazioni idrauliche, dragaggi, arredi urbani e verde, impianti e reti tecnologiche. «Con l’impegno della direzione, ci siamo focalizzati – prosegue Dri, spiegando in che modo viene monitorata tutta la realizzazione dell’opera – sull’importanza strategica del budget di commessa, sul suo controllo e aggiornamento. Oltre che sul tentativo di

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accrescere le informazioni di ritorno (feedback) dal cantiere all’ufficio – attualmente non ottimali. Per fare ciò abbiamo cercato di accrescere la consapevolezza del personale tecnico sull’importanza di registrare e condividere con l’ufficio tutti quegli eventi, positivi e negativi, che possono avere un impatto significativo sull’andamento dei lavori in termini di qualità, efficienza, economicità, redditività, tutela della sicurezza e dell’ambiente. Mi riferisco in particolare alla gestione di reclami, varianti, non conformità, rilavorazioni, incidenti e quasi incidenti, fermi macchina e accordi tecnici con il committente. Crediamo che garantendo un sempre maggiore flusso aggiornato di informazioni fra le parti coinvolte nel processo produttivo sia possibile migliorare le performance aziendali». E questo naturalmente non va solo a vantaggio della redditività. «Ci permette di soddisfare maggiormente il committente e di ottenerne la fidelizzazione, riducendo inoltre i reclami e gli interventi successivi per eventuali non conformità. E tutto questo contribuisce anche a migliorare la nostra immagine aziendale». Prossimo obiettivo della Adriacos è quello di ottimizzare il processo di valutazione delle prestazioni. «Siamo infatti consapevoli del diritto/dovere di ciascuno – lavoratore e fornitore – di essere valutato in base al suo contributo attivo e personale al perseguimento dei risultati operativi programmati e di bilancio – economici e finanziari. E crediamo che sia un obiettivo utile in termini di redditività, solidità, liquidità e potenziale di sviluppo e crescita. Una sfida che la direzione vuole vincere assieme alla sua squadra di lavoro». \\\\\ LV SETTEMBRE 2013

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TRASPORTI RICCARDO RUABEN

TRASPORTI, LOTTA AI PREZZI RIBASSATI Riccardo Ruaben sulla logistica in Italia, tra competizione sleale, aumento dei costi e normative asfissianti

a analizzare è certamente uno dei settori più articolati. Quello dei trasporti è un ambito che ai fini dell’economia nazionale risulta volano per lo sviluppo e forse proprio per la sua importanza strategica sono tanti gli aspetti che compongono il quadro complessivo da tenere in considerazione. È l’impressione che dà la sintesi di Riccardo Ruaben, titolare dell’omonima impresa d’autotrasporti trentina, che premette: «Il trasporto e la consegna delle merci, per quanto si parli ormai da anni di alternative quali ad esempio la ferrovia, verrà sempre effettuato con i mezzi su gomma. Quindi, nonostante i costi in costante aumento per assicurazioni, gomme, gasolio e autostrade, penso che i trasportatori dovrebbero semplicemente valorizzare maggiormente il proprio lavoro, facendosi pagare adeguatamente i viaggi». Dunque la competizione al ribasso è una delle minacce maggiori all’intero settore. «Le istituzioni dovrebbero prendere coscienza dell’importanza che abbiamo come categoria – incalza Ruaben –, invece di sminuire un set-

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L’Autotrasporti Ruaben ha sede a Cavedine (TN) autotrasportiruaben@alice.it

tore importante e che richiede molti sacrifici come il nostro, che a volte è costretto ad abbattere i prezzi, in alcuni casi in maniera vergognosa». Un altro dei temi scottanti riguarda il problema degli autisti interinali provenienti dai paesi dell’Est. «Non penso si possa fermare il processo di “europeizzazione” – dice Ruaben –, quindi non si può limitare la possibilità di lavorare in altri paesi europei: bisognerebbe però fare in modo che le normative fossero rispettate. La normativa europea concede la collaborazione di autisti interinali per un totale non oltre il quindici per cento». Pare invece che diverse aziende non rispettino tale percentuale: una concorrenza sleale nei confronti di chi assume forza lavoro in Italia. «Tale concorrenza si aggiunge a quella operata da parte dei vettori stranieri che hanno un costo del carburante e una tassazione inferiori alle nostre, dai vettori che non rispettano i divieti di cabotaggio e da alcuni colleghi italiani, che non rispettano i tempi di guida e di riposo». Il 2012, quindi, è stato un anno positivo per la Ruaben. «Siamo riusciti a tenere il fatturato sui livelli degli anni

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LA NORMATIVA EUROPEA CONCEDE LA COLLABORAZIONE DI AUTISTI INTERINALI PER NON OLTRE IL 15 % precedenti – spiega il titolare – e anche le commesse a noi assegnate sono rimaste invariate. I costi elevati hanno portato a rivedere la logistica, migliorando carichi, tratte e riducendo così i chilometri dei mezzi e le ore dei dipendenti. Per questo ho attivato, per esempio, un controllo satellitare della posizione dei mezzi o il corso per i nostri autisti per migliorare la guida. Inoltre da alcuni mesi abbiamo attivato un servizio grazie al quale i nostri dipendenti vengono monitorati direttamente dai trainers Italscania e contattati settimanalmente per analizzare le loro prestazioni durante la guida: i risultati sono veramente interessanti. I nostri mezzi trattandosi di frigoriferi, sono tutti dotati di un sistema di controllo temperatura da remoto che ci consente di controllare la posizione e la temperatura della merce in ogni momento». \\\\\ RM SETTEMBRE 2013

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TRASPORTI NICOLETTA, FILIPPO E CHIARA SABBINI

TRASPORTI, LA SITUAZIONE ATTUALE

Posizione strategica sul territorio, clienti fidelizzati e nuovi valori aggiunti. Così si affronta il periodo di crisi. Ne parlano Nicoletta, Filippo e Chiara Sabbini

n tempi di crisi, un’azienda deve puntare sul valore aggiunto. La F.lli Sabbini, impegnata dagli anni 50 nel settore del trasporto conto terzi di merci deperibili – alimentari, prodotti farmaceutici e merci industriali –, ha fatto proprio questo. «Se nonostante la crisi del mercato – spiega Nicoletta Sabbini, che dirige l’azienda coi fratelli Filippo e Chiara – siamo riusciti ad assumere e sviluppare i servizi, superando i 3 milioni di fatturato nel 2012 e mantenendo la crescita anche nel primo semestre 2013, lo dobbiamo all’ampliamento dei servizi con attività di logistica e deposito merci. Questo è stato il nostro valore aggiunto. Abbiamo dato non un semplice servizio di trasporto, ma anche la possibilità di depositare le merci presso le nostre sedi, e questo sia in regime nazionale che doganale – presto sarà possibile anche in regime fiscale. Disponiamo di semirimorchi con pianale roolling-floor in grado di effettuare le operazioni di carico-scarico autonomamente, di semirimorchi isotermici “tutto porte” con un lato completamente apribile, semirimorchi a doppio ripiano, frigoriferi muniti di termoregistratore e stampante per tracciare le temperature durante e dopo il viaggio, te-

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3 mln

Fatturato Nel 2012, la F.lli Sabbini è riuscita a vincere la crisi e ad aumentare il fatturato, superando i 3 milioni di euro

lonati, motrici, piccoli furgoni, sponde idrauliche e parattie – tutti mezzi dotati di sistema di rilevamento satellitare antirapina. Lavoriamo secondo le norme Haccp e con un sistema di gestione per la qualità (Uni En Iso 9001:2008), autorizzazione al trasporto e stoccaggio di rifiuti non pericolosi e autorizzazione del deposito doganale e di custodia temporanea». È proprio una politica aziendale che crea con il cliente un rapporto di collaborazione che ha permesso alla F.lli Sabbini di barcamenarsi in questi anni di stagnazione. «Il settore del trasporto – continua ancora Filippo Sabbini – è in crisi e fra le cause

Mezzi della F.lli Sabbini Srl di Cittadella (PD) www.trasportisabbini.com

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ci sono l’aumento dei costi di gestione, del gasolio e dei pedaggi, il mancato rispetto dei costi minimi e dei tempi di pagamento. Però, la nostra società ha affrontato il periodo in modo più che soddisfacente, e parte di questo merito va ai clienti nuovi e storici, che ci hanno seguiti senza timori, mantenendo, come noi, un giusto posizionamento sul mercato e la voglia di crescere». Va detto che essere nel Nord Est è un fattore di non poco conto. «Da ottobre 2011 – conclude Chiara Sabbini – ci siamo trasferiti nella nuova sede di Cittadella, dove, accanto agli uffici, è situato un magazzino di 2mila mq e a 500 m, disponiamo di un altro magazzino di 3mila mq con annesse celle a media e bassa temperatura. Siamo a 15 km dall’uscita Valdastico-Vicenza Nord e a 20 km dall’uscita A4 Padova Ovest. In più siamo al centro di poli nevralgici, come il porto di Venezia e l’hinterland milanese, e a pochi km dai due corridoi multimodali: ovvero il Berlino-Palermo e il Lisbona-Kiev, che assegnano al Nord Est un ruolo strategico, in grado di connettere i quadranti europei occidentale e centrale, l’Europa dell’Est e il bacino mediterraneo». \\\\\ EC SETTEMBRE 2013

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LOGISTICA GIANFRANCO GHERBASSI

Dal progetto del corridoio 5 alla riduzione del traffico commerciale verso i paesi balcanici. Il punto di Gianfranco Gherbassi sui cambiamenti di logistica e spedizioni

LOGISTICA, NUOVE SFIDE n corridoio plurimodale ovest-est che partendo da Lisbona raggiungerà Kiev e un corridoio nord-sud che collegherà il Baltico all'Adriatico. È il corridoio 5, un progetto in essere da circa un ventennio, che negli anni ha subito non poche contestazioni e modifiche della percorribilità. «Il corridoio 5 nella sua logica dovrebbe ridurre i tempi di percorrenza sull’asse Lisbona-Kiev e decongestionare il traffico della rete stradale, sviluppando quello ferroviario» afferma Gianfranco Gherbassi, titolare della Interland Srl, azienda specializzata in spedizioni e servizi doganali, le cui sedi sorgono strategicamente lungo il confine italo–sloveno. «In questo ambito, particolarmente rilevante è il progetto portuale di Trieste che si prefigge il potenziamento strutturale, tecnologico, dei servizi e il banchinamento per un’area complessiva di 247mila mq. Noi siamo posizionati esattamente al centro di questo crocevia, lungo le direttrici Nord-Sud ed Est-Ovest dell’Europa, per soddisfare le diverse esigenze commerciali». L’Interland Srl effettua spedizioni merci, consolidamento groupages, trasporti diretti e a carico completo nazionali e internazionali, oltre a servizi doganali e logistici. «Di certo la nostra attività di servizi risulta strettamente

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collegata all’andamento dei traffici nella sua globalità e la crisi condiziona la nostra struttura soprattutto verso i paesi dell’Est. Inoltre l’entrata della Croazia nella Comunità Europea ha determinato una riduzione del traffico commerciale con i paesi balcanici». Lo spostamento della linea di confine sempre più a Est richiede una notevole flessibilità aziendale e commerciale. «L’obiettivo da raggiungere ora è il mantenimento della clientela per il traffico in essere e un’apertura commerciale verso transiti diversi da quelli meramente camionistici. Nonostante le previsioni di realizzazione del corridoio 5 non siano ottimistiche, la nostra società, considerata l’ubicazione, potrebbe ottenere comunque dei vantaggi nel rapporto con trasportatori transitari. Le nostre prospettive quindi guardano proprio a una maggior presenza sulla direttiva Est-Europa». \\\\\ CG

La sede principale della Interland Srl si trova a Trieste www.interlandsrl.com

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EDILIZIA MADE EXPO

«DA QUI RIPARTE L’EDILIZIA» Il due ottobre prossimo ritorna il più grande evento fieristico internazionale in Italia,per l’edilizia e l’architettura. E per tutti gli stakeholders del settore non è solo una fiera: è un’occasione per il rilancio dell’intero comparto - Renato Ferretti e aspettative sono altissime. Ma più che aspettative o previsioni, quelle su Made Expo 2013, l’evento fieristico per l’edilizia e l’architettura più atteso in Italia, sembrano certezze che aspettano solo l’apertura dei lavori il due ottobre prossimo, a Milano. È questa l’impressione che si ha ascoltando tutti i maggiori attori coinvolti nella quattro giorni (2-5 ottobre) della kermesse internazionale. Fin dalla presentazione dell’evento, lo scorso maggio, è stata chiara quale sia l’importanza attribuita a Made: lo stesso Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, intervenuto tra gli altri alla presentazione, crede «che Made Expo possa dare un forte contributo al rilancio delle costruzioni e dell’edilizia nel nostro Paese. Made è una fiera vetrina e sono molto contento anche come espositore: la direzione dell’internazionalizzazione è quella giusta». Nelle parole del presidente di Made, Andrea Negri, l’ac-

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L’IMPEGNO ANTISISMICO

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n primo piano nella prossima edizione di Made Expo ci sarà l’impegno per la prevenzione antisismica. L’intenzione degli organizzatori dell’evento

fieristico internazionale è far emergere le ultime

cento è posto sul concetto di cultura come “fondamenta” delle costruzioni e punto focale su cui far convergere le diverse posizioni. «Made – dice Negri – è la prima manifestazione che offre ampio spazio alla cultura delle costruzioni. Dai settanta convegni dell’anno scorso, passiamo quest’anno a quota ottantasei, sempre nello spirito dei Saloni, di cui Made è la fiera specializzata in architettura ed edilizia. Un programma fittissimo che vede molti percorsi trasversali: dalla sicurezza sul lavoro all’energia, passando per l’ambiente. Un’attività di promozione incredibile all’estero, ben tre volte maggiore rispetto all’anno scorso. L’intento è di dare un impulso forte agli espositori in termini di business internazionale. Il nostro team ha partecipato durante l’anno agli eventi di settore in tutto il mondo, ottenendo così una lista di ben 460mila contatti, ai quali sono stati indirizzati gli inviti nominali per partecipare a Made. Per quanto riguarda gli eventi, quest’anno ci sarà una forte presenza di studenti che sono stati chiamati a partecipare al concorso Instanthouse per realizzare la casa di ospitalità in occasione dell’Expo 2015. E poi ancora Toy Building, un edificio realizzato all’esterno dello spazio fieristico, un omaggio al centenario del Futurismo. Infine, un convegno sull’inserimento del bene culturale nella città del futuro. Insomma l’aspetto culturale non è per nulla “coreografico”, ma è il leitmotiv dell’evento. In de-

← Andrea Negri, presidente di Made Eventi Srl, con sede a Milano www.madeexpo.it

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frontiere scientifiche e tecnologiche a servizio della protezione del territorio e della sicurezza strutturale degli edifici sottoposti all’azione sismica. «In questo modo – dice il presidente di FederlegnoArredo Roberto Snaidero – si permette l’informazione di professionisti e imprese, nonché la sensibilizzare delle istituzioni sulla prevenzione sismica e l’adeguamento antisismico dell’enorme patrimonio edilizio e infrastrutturale esistente, attraverso nuovi metodi di intervento e nuove norme tecniche sulle costruzioni. Made expo accende quindi i riflettori sul tema dell’antisismica, alla quale verrà dedicato ampio spazio in fiera con dibattiti, incontri e approfondimenti».

finitiva penso che con l’organizzazione di Made si sia fatto tanto, in termini economici, per risollevare il Pil del Paese». Quest’anno Made Expo sarà articolata in sei Saloni verticali, costituiti da settori merceologici omogenei, caratterizzati una specifica comunicazione: costruzioni e cantiere, involucro e serramenti, interni e finiture, energia e impianti, software e hardware, città e paesaggio. Sulla comunicazione, in particolare, sono stati fatti i maggiori investimenti. L'obiettivo di rendere Made una piattaforma di rilancio del mercato interno e internazionale è stato supportato, infatti, con un ampio budget dedicato alla sola promozione internazionale: un investimento in pubblicità, road show, selezione e inviti alle delegazioni e ospitalità ai clienti esteri degli espositori, per garantire SETTEMBRE 2013

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EDILIZIA MADE EXPO

BONUS CASA, UNA BOCCATA D’OSSIGENO

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a decisione del Consiglio dei Ministri del 31 maggio ha confermato la centralità del settore edilizio nell’attività del Governo. Il presidente di Made Expo, Andrea Negri, ha accolto la notizia come un importante segnale positivo. «I bonus casa rappresentano un grande risultato per Made expo e per tutto il mondo delle costru-

zioni e aprono nuovi importanti scenari alle aziende, che potrebbero ritrovare da questi incentivi un importante stimolo sul mercato interno, da anni ormai stagnante. Questi importanti risultati premiano anni di sforzi di tutto il settore, che Made Expo ha raccolto dando voce alle istanze delle imprese anche con spazi e momenti dedicati e tessendo un intenso dialogo con le istituzioni». In sintesi, la decisione ha prorogato l’incentivo del cinquanta per cento per le ristrutturazioni fino al 31 dicembre 2013, mentre l’ecobonus è stato aumentato al sessantacinque per cento con proroga sempre al 31 dicembre. L’ecobonus sugli edifici condominiali è stato prorogato fino al 30 giugno 2014, con l’incentivazione degli interventi per l’efficientamento energetico.

occasioni qualificate di business agli espositori. Il presidente di FederlegnoArredo, Roberto Snaidero, è altrettanto certo del riverbero positivo dell’evento sull’economia reale del paese, spiegando così i finanziamenti finora operati. «In questo momento particolare bisogna essere vicino alle imprese – dice Snaidero –, proprio per la difficoltà nel mercato interno. La federazione sta lavorando sia sul mercato interno che estero, per presentare i nostri prodotti sul mercato internazionale: facciamo road show sia in Europa che in Medio Oriente con le figure professio-

↓ Roberto Snaidero, presidente di FederlegnoArredo www.federlegnoarredo.it

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nali di Federlegno Arredo. Da Made, le aziende che espongono si possono aspettare la stessa cura e lo stesso impegno, che si traducono in una presentazione considerevole. Che cosa può permettere anche oggi, davanti alla crisi, di ricominciare? Noi, le persone, il nostro desiderio di ripartire, di ricostruire, di riprovare sempre, nonostante tutto, rimettendoci in azione senza aspettare che gli altri e lo Stato risolvano i problemi, seppur auspicando il necessario aiuto». Sono molte le iniziative interne alla manifestazione rivolte allo sviluppo e alla ricerca nel settore. Instant House, per esempio, è un concorso finalizzato alla selezione di progetti che propongano nuove modalità dell'abitare e della socialità urbana: il concorso è rivolto a studenti e a neolaureati delle Facoltà di Architettura, Ingegneria e Industrial Design, sia italiane che straniere. Un altro esempio è dato dal Forum Tecnologie Costruzioni, uno degli eventi di punta del Salone Costruzioni e Cantiere: secondo gli organizzatori il Forum Tecnologie Costruzioni vuole essere un approfondimento sulle più avanzate tecnologie costruttive e sui materiali più innovativi, nell’ambito della costruzione di edifici antisismici. Tra le altre Made ospiterà l'associazione internazionale interior designer Iida, nella sede di Foro Buonaparte, al fine di rafforzare le relazioni con progettisti stranieri. Infine, sono stati stipulati accordi vantaggiosi con l'associazione degli allestitori fieristici e linee di credito per sostenere le spese della partecipazione in fiera per le imprese da parte di Unicredit. \\\\\ SETTEMBRE 2013


EDILIZIA LUKAS HOFER

REINTERPRETARE L’EDILIZIA Vero protagonista del mercato odierno, il cambiamento deve essere la mission di qualsiasi impresa edile. Il punto di Lukas Hofer

→ Lukas Hofer, socio della Südtirolhaus di Nova Ponente (BZ) www.suedtirolhaus.it

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l mercato dell’edilizia, di per sé già molto dinamico e mutevole, sta sfidando le aziende del comparto con nuovi cambiamenti. Quelle a cui chiede di rispondere sono le richieste di un bacino d’utenza sempre più aggiornato, informato ed esigente, che non si accontenta di un prodotto qualsiasi, ma vuole edifici realizzati a regola d’arte e pretende di essere il vero obiettivo del servizio offerto dall’impresa. Una delle società che è riuscita a interpretare l’evoluzione del mercato immobiliare è la Südtirolhaus, specializzata da quarant’anni nella consulenza, progettazione e costruzione di strutture in legno. «Attraverso analisi e studi approfonditi di marketing strategico – spiega Lukas Hofer, titolare dell’impresa, giunta ormai alla terza generazione imprenditoriale – abbiamo capito di dover ridefinire i nostri mercati di riferimento, la nostra missione e la visione aziendale. Per prima cosa, però, abbiamo migliorato il tipo di offerta proposta ai clienti, i quali ora possono contare su soluzioni di progettazione e realizzazione di edifici in legno con formula chiavi in mano. Grazie all’esperienza maturata sul campo, siamo riusciti a ottimizzare il processo realizzativo in ogni sua fase, così da rispettare preventivi e tempi di consegna». Come si sono evolute, quindi, missione e visione aziendale della Südtirolhaus? «Attualmente, la nostra missione è quella di individuare soluzioni all’avanguardia capaci di valorizzare innovazione e studio di nuovi materiali e tecnologie in modo

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da realizzare per i clienti edifici armonici, in grado di interpretare al meglio desideri ed esigenze specifiche. La nostra visione, invece, vuole renderci il punto di riferimento e di ispirazione per tutti coloro che sono alla ricerca di soluzioni abitative uniche e durevoli, che danno nuovo valore ai concetti di bellezza, design, performance e sostenibilità». A fronte di tali cambiamenti, qual è stato l’andamento del vostro business nell’ultimo anno? «Nell’ultimo periodo ci siamo confrontati a viso aperto con il mercato, convinti delle peculiarità del nostro servizio e della qualità raggiunta in quarant’anni di attività. L’obiettivo della Südtirolhaus era quello di analizzare il mercato riposizionandovi il proprio marchio e l’azienda. Così facendo, siamo riusciti a dare ai potenziali clienti la possibilità di individuare un partner affidabile e di grande esperienza, in grado di dar vita alle loro più alte aspettative». Quali sono le prospettive della Südtirolhaus per il medio-lungo periodo? «Considerati i continui cambiamenti del mercato, per i prossimi tre anni vogliamo cercare di mantenere un tasso di crescita molto sostenuto e di modulare un sistema di comunicazione capace di supportarci in questa fase. Inoltre, vogliamo far capire agli utenti che Südtirolhaus non è solo un marchio, ma soprattutto una filosofia che consente di costruire opere architettoniche che coniugano storia, tradizione e innovazione». \\\\\ EC SETTEMBRE 2013

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EDILIZIA ARMALAM/ARMALAB

UN NUOVO MODO DI COSTRUIRE Attraverso l’introduzione della Passivhaus nel mercato italiano sono riusciti a scongiurare la crisi edilizia e a divulgare un nuovo concetto di sostenibilità e comfort abitativo. La parola all’ingegner Fabio Ferrario econdo la Direttiva 2010/31/UE del Parlamento Europeo (nota come Direttiva 20-20-20) i Paesi membri dell’Unione Europea dovranno attuare una serie di misure vincolanti e fissare l'obiettivo nazionale di efficienza energetica da raggiungere entro il 2020. È facendo leva su questa direttiva che si è sviluppata Armalab, società/laboratorio in grado di garantire la consegna chiavi in mano di edifici in legno a energia quasi zero; inglobando quindi in un unico interlocutore per la committenza gli aspetti di progettazione, costruzione e monitoraggio. Armalab

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nasce dall’incontro di Armalam, dinamica realtà trentina d’ingegneria strutturale, con alle spalle una decennale esperienza nell’ambito della progettazione e realizzazione di costruzioni in legno, e Mirko Taglietti, titolare di Nexlogic, azienda attiva nel settore della costruzione di edifici a basso consumo in legno. «Armalab – spiega l’ingegner Fabio Ferrario – è nata per sviluppare ancora di più il ramo facente capo alla sostenibilità nell’edilizia; attraverso l'approfondita conoscenza dei protocolli internazionali di sostenibilità Armalab ha concretizzato il concetto di Progettazione Integrata». La soSETTEMBRE 2013


+30% stenibilità e l’utilizzo del legno hanno sempre caratterizzato il gruppo di lavoro di Armalam, che nasce nel 2003 dalla collaborazione di ricerca tra i due soci fondatori, gli ingegneri Claudio Cattich e Luca Gottardi, a cui si aggiunge nel corso dell'anno 2010, come terzo socio, l’ingegner Fabio Ferrario, già consulente progettuale per Armalam dal 2003. «Armalam svolge attività di progettazione strutturale, infrastrutturale e architettonica e si occupa d’ingegneria gestionale del legno. Può anche vantare un brevetto importante, ovvero la trave in legno armata Armalam®. Un metodo di produzione industriale di serie che assicura, mediante l’accoppiamento tra legno e acciaio, l’ottenimento di travi di legno con un comportamento in esercizio analogo a quello del cemento armato». Armalam, per la parte di progettazione e ingegneria delle

Armalam e Armalab si trovano a Pergine Valsugana (TN) www.armalam.it www.armalab.it

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Edifici A tanto ammonta l’incremento di abitazioni Passivhaus fatte registrare in Italia grazie all’opera di Armalab

strutture, ha partecipato a grossi interventi. «Siamo intervenuti nella progettazione e realizzazione dell’Acquaworld di Milano, il più grande parco acquatico coperto d’Italia. A Trento ci siamo occupati nel 2012 della sede del centro polifunzionale dello studentato di proprietà dell’Opera Universitaria mentre nel 2010 abbiamo progettato il Ponte del Mare di Pescara. Per quanto riguarda invece Armalab, ovvero la progettazione di edifici passivi, abbiamo avuto il merito di incrementare del 30 per cento la presenza, seppur limitata, di edifici Passivhaus sul territorio italiano. Lo scorso maggio, abbiamo consegnato a Torbole (TN) il primo albergo italiano Passivhaus, il secondo nel mondo». Anche grazie alla nicchia di mercato ricavata attraverso la realizzazione di edifici Passivhaus, la crisi edilizia si è fatta sentire in maniera minore per il gruppo trentino. «Creare un comparto che prima in Italia era inesistente è stato il nostro modo per rispondere alla crisi. Le prospettive inoltre sono molto buone. Nel Passivhaus abbiamo avuto tre conferme di edifici, appartenenti all’edilizia privata. Il mercato trentino e del Triveneto sta rispondendo in maniera molto positiva all’apertura verso questo nuovo modo di costruire». Armalab inoltre è partner fondatore di ARCA, primo sistema di certificazione per edifici in legno ad alta efficienza. Per diffondere sempre di più la conoscenza del Passivhaus, dal 2011 Armalab collabora alla fondazione di Zephir, Zero Energy and Passivhaus Institute for Research. «Zephir - conclude Ferrario - si pone come obiettivo primario la divulgazione scientifica del concetto Passivhaus in Italia e nei Paesi mediterranei conciliando lo standard mitteleuropeo con i climi caldi, nei quali diventa sempre più importante tener conto degli aspetti del raffrescamento passivo». \\\\\ MT SETTEMBRE 2013

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EDILIZIA LUCA ANDERMARCHER

DIFFONDIAMO LA CULTURA DEL LEGNO

Le case in legno sono sempre più richieste. Ma occorre eliminare gli ultimi pregiudizi su questo materiale. Ne parla Luca Andermarcher

ll’interno di uno scenario in cui l’edilizia tradizionale sta vivendo un periodo di grande stallo, il mercato delle case in legno fa registrare invece risultati piuttosto buoni. Lo conferma Luca Andermarcher, esperto di costruzioni in legno e amministratore della società Nordhaus. «Negli ultimi tre anni, la nostra impresa è riuscita a incrementare il fatturato senza dover tralasciare gli aspetti qualitativi. Potendo poi operare in un mercato in controtendenza rispetto a quello generale, abbiamo anche scelto di prenderci il tempo necessario a una formazione professionale e mirata del personale. Rimane comunque il fatto che, nonostante una situazione abbastanza rosea, ci siano alcune criticità, quali per esempio i tempi burocratici per il rilascio delle autorizzazioni alla costruzione e la contrazione del credito nei confronti dei committenti che vorrebbero costruire ma che necessitano dell’accesso a mutui e finanziamenti». Quello delle case in legno è un successo dovuto in particolar modo agli innumerevoli vantaggi che l’utilizzo di questo materiale comporta tanto per la costruzione

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↗ A destra, una casa plurifamiliare realizzata con pannelli X-Lam a Mezzolombardo dalla Nordhaus Srl, che ha sede a Malosco (TN) www.nordhaus.it

in sé quanto per l’ottimizzazione degli investimenti degli acquirenti. «Innanzitutto – spiega Luca Andermarcher – il legno garantisce un’elevata resistenza al sisma, un comfort abitativo maggiore rispetto a una casa in muratura, e una certa leggerezza strutturale, importantissima in caso si desideri sopraelevare edifici esistenti. Altrettanto importanti sono anche i vantaggi derivanti da questo tipo di tecnologia costruttiva: velocità di costruzione, circa un quarto in confronto all’edilizia tradizionale, e possibilità di relazionarsi con un unico interlocutore, riducendo così al minimo i malintesi e i conseguenti extra costi. A tal proposito, gli edifici della Nordhaus vengono progettati con un sistema cad-cam e curati in ogni dettaglio, in modo da ridurre gli imprevisti di cantiere e i SETTEMBRE 2013


STIAMO STUDIANDO ALCUNE INNOVAZIONI PER RENDERE PIÙ PERFORMANTI GLI EDIFICI IN LEGNO

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costi non preventivati. E la certezza dei costi è forse l’elemento legato alle case in legno di maggior rilevanza, dato un mercato odierno che si caratterizza per una forte contrazione dei margini operativi delle aziende e per redditi in sostanziale calo per i privati». Nonostante il successo e i vantaggi delle abitazioni in legno, alcuni pregiudizi su questo modo di costruire resistono ancora, ed è possibile eliminarli soltanto diffondendo la giusta cultura del legno. «I pregiudizi che ancora oggi arrivano alle nostre orecchie sono dovuti alla mancanza di conoscenza, ragion per cui ci impegniamo in prima linea nella promozione di una corretta cultura del legno. Nel corso del 2013, infatti, siamo già intervenuti in dodici seminari presso gli ordini professionali di diverse città di Toscana, Emilia Romagna e Lombardia. Inoltre, con la crescita della domanda di case in legno, si corre il rischio dell’aumento di aziende non specializzate ma interessate dalla possibilità di business. Ecco perché siamo tra i soci fondatori del sistema di certificazione Arca, che attesta la qualità costruttiva globale, la provenienza dei materiali e una corretta progettazione, fondamentale per la durabilità degli edifici». \\\\\ EC SETTEMBRE 2013

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EDILIZIA GIUSEPPE GILLI

IL FUTURO GREEN DELL’EDILIZIA Il ritorno al legno: una tendenza sempre più diffusa e trasversale. Giuseppe Gilli illustra le nuove tecnologie e le nuove prospettive imprenditoriali

La Rasom Wood Technology ha sede a Pozza di Fassa (TN) www.rasom.it

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l rispetto per l’ambiente, il risparmio energetico, il benessere e la sicurezza data da materiali naturali hanno determinato il ritorno al legno per le costruzioni. Un interesse che non fa notizia: ormai da qualche anno, infatti, la tendenza sembra aver preso piede in modo piuttosto trasversale, abbracciando anche altre categorie di costruzioni, oltre alle case indipendenti di privati. Un’altra attenzione, però, che si sta mostrando sempre più condivisa, è quella per le alte prestazioni dei materiali. Come si coniuga con il ritorno al legno? «Oggi abbiamo la tecnologia che permette di costruire in legno in modo antisismico, antincendio e senza nessuna sostanza potenzialmente tossica. Tutto questo non solo grazie alla leggerezza del legno, che ti permette trasporti più veloci e di resistere alle sollecitazioni anche più intense, ma anche per la ricerca che continua ad aprire verso nuove possibilità d’impiego». A parlare è Giuseppe Gilli, direttore commerciale di Rasom Wood Technology, azienda specializzata nel settore delle costruzioni in legno con sede in Trentino, dove le costruzioni in legno vantano una lunghissima tradizione. «I pannelli x-lam – spiega Gilli – sono l’avanguardia in questo campo e permettono qualsiasi tipo di struttura e di progetto in esperte. Il legno multistrato a strati incro-

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Spessore La stratigrafia proposta. Abbinando la parete in legno x-lam a isolanti naturali, è paragonabile a un muro spesso oltre 60 cm

ciati è prodotto con tavole essiccate artificialmente, sovrapposte a strati incrociati e incollate. L’incollaggio incrociato sotto forte pressione permette di ridurre al minimo i fenomeni di movimento del legno, divenendone di fatto un elemento strutturale unico». Tradizione della Val di Fiemme e della Val di Fassa La tradizione trentina delle case di legno è centenaria e garantisce mani esperte in grado di soddisfare tutte le esigenze nel campo. «Faccio l’esempio della nostra realtà aziendale – dice il direttore commerciale della Rasom Wood Technology –. Abbiamo un sistema costruttivo che riesce a trasporre perfettamente, dalla carta alla realtà, l’idea dell’architetto. Il tutto con un materiale eccezionale come il legno. Contiamo, inoltre, su una struttura aziendale che garantisce il rispetto dei tempi e la perfetta esecuzione dei lavori. Infatti, il servizio più richiesto è quello del pacchetto “chiavi in mano”, che toglie al committente il pensiero della gestione del cantiere e gli evita, in caso di problemi, il classico rimpallo di responsabilità tra le diverse figure professionali che hanno lavorato nel cantiere. SETTEMBRE 2013

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EDILIZIA GIUSEPPE GILLI

Una situazione purtroppo molto frequente, che ha come conseguenza un forte stress e costi elevati. La nostra attività nasce in un luogo, la Val di Fiemme e Fassa, dove il rispetto per l’ambiente circostante, l’amore per la natura e il benessere della persona vengono prima di tutto. Non è un caso, infatti, che proprio qui esistano aziende con prodotti di nicchia eccezionali, penso a La Sportiva, il pastificio Felicetti, Fiemme 3000, conosciuti in tutto il mondo. Ognuna di queste realtà ha saputo cogliere il meglio degli insegnamenti e delle tradizioni del nostro meraviglioso territorio trovando il proprio business senza dimenti-

care il giusto approccio etico al mercato. Dunque, per noi è stata una scelta spontanea». Il benessere del legno Per Gilli, quello che indirizza una scelta sulla casa non si può fermare al progetto sterile su carta, né tantomeno esclusivamente sulla convenienza. «Noi – continua Gilli – partiamo dal presupposto che ciò che viene percepito dai nostri sensi farà parte del vissuto quotidiano e lo condizionerà: per questo amiamo il legno. Appaga l’olfatto, grazie al suo profumo intenso e avvolgente. Riesce a trasmettere calore al tatto. Coinvolge l’udito, perché rimane “vivo” anche dopo essere stato tagliato. E, infine, il legno si presenta alla vista con la bellezza delle sue sfumature e dei suoi disegni naturali, nessuno uguale all’altro. Ognuno di noi sa esattamente quali sono le caratteristiche necessarie per rendere confortevole la propria abitazione e Rasom ha l’esperienza e le capacità giuste per realizzare qualunque progetto: case, ma anche complessi residenziali e alberghieri, scuole, strutture sportive, e altro». L’evoluzione del target Negli anni, i clienti sono cambiati, insieme alle competenze e le nuove tecnologie a disposizione. «Si è certamente alzato il livello delle nostre realizzazioni –

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ammette Gilli –, con richieste di progetti davvero significativi. Incontriamo invece delle difficoltà nella fascia di clientela media, quella che in questo momento storico del nostro paese, non riesce ad avere accesso al credito. Allo stesso tempo si è evoluto anche il cliente, che non punta più solo alla location prestigiosa o al design, ma cerca un ambiente che gli garantisca il giusto benessere e tiene monitorati i costi di mantenimento. L’introduzione della certificazione energetica obbligatoria ha favorito una maggiore trasparenza del mercato immobiliare in questo senso, stabilendo in maniera univoca il valore dell’acquisto. È sbagliato il principio per cui si paragona ciò che costa poco a ciò che costa tanto. Esistono prodotti di qualità e quindi di valore, che si contrappongono ad altri di

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LA CERTIFICAZIONE ENERGETICA OBBLIGATORIA HA FAVORITO LA MAGGIORE TRASPARENZA DEL MERCATO IMMOBILIARE scarsa fattura e quindi a basso costo. Anche se non è sempre detto, perché c’è anche chi si fa pagare una qualità che non offre. Chi vuole un’abitazione ad alte prestazioni, con finiture di un certo tipo e qualitativamente di livello elevato viene da noi senza tentennamenti. Da qualche anno, poi, riceviamo molte richieste da regioni in cui si è verificato un netto cambio di mentalità rispetto alle costruzioni in legno, come la Toscana e Marche, dove si registra una crescente attenzione alla qualità del vivere e alla salubrità degli ambienti. Segnali positivi arrivano anche dal Sud, ma anche dall’estero, grazie a progetti significativi in cui veniamo considerati più che costruttori, partner veri e propri. Infine, per il futuro, stiamo avviando un progetto di didattica nelle scuole professionali. Vogliamo portare la nostra esperienza e la concezione diversa del costruire, anche con borse di studio per i meritevoli. Prima di essere imprenditori, siamo genitori e consideriamo fondamentale aiutare i giovani a crearsi un futuro». \\\\\ RF SETTEMBRE 2013

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EDILIZIA FALEGNAMERIA PARISI

LA CULTURA DELLA CASA La sostenibilità e gli incentivi regionali e nazionali sulla prima casa, fanno decollare l’edilizia trentina. In netta controtendenza con quella nazionale. La parola a Luca e Nicola Parisi ncora una volta il Trentino si è confermato la capitale italiana del legno. L’università di Trento è stata scelta infatti come sede della conferenza internazionale Shatis 2013, (Structural Health Assessment of Timber Structures), un appuntamento importante per gli operatori del settore delle costruzioni in legno, i progettisti e i ricercatori. L’edilizia in legno è infatti un campo che ha potuto godere di una rapida espansione in concomitanza con la crescente attenzione a temi come il risparmio economico ed energetico, la tutela dell'ambiente e la conservazione del patrimonio architetto-

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nico. In tutto ciò la scelta della location trentina è tutt'altro che casuale. «In Trentino – spiega Luca Parisi, amministratore della Falegnameria Parisi - la spinta verso la sostenibilità in edilizia sta prendendo molto campo». Attiva dal lontano 1905 la Falegnameria Parisi nasce come attività familiare artigianale e crescendo è stata in grado di affacciarsi a un mercato variegato ed esigente. «In quest’ottica sono stati introdotti recentemente nuovi modelli di finestra che rispondono alle esigenze sempre crescenti in tema di risparmio energetico. Oggi, nelle nuove costruzioni e nei risanamenti degli edifici, l’aspetto termico ha assunto un’importanza molto elevata. Per questo le noSETTEMBRE 2013


+30%

Fatturato Crescita registrata durante quest’anno dalla Falegnameria Parisi grazie alla certificazione Casa Clima

stre finestre possono essere utilizzate in edifici passivi e Casa Clima. In questo modo garantiamo alte prestazioni di comfort abitativo». L’aprirsi al mercato della sostenibilità in edilizia ha rappresentato una spinta importante per l’attività della storica falegnameria. «Grazie alla scelta di rivolgerci principalmente alle abitazioni private e non più al settore “immobiliare”, che negli ultimi anni ha subìto un crollo considerevole, possiamo dire che il 2013 sta andando molto bene. Grazie ai forti incentivi, l’edilizia in Trentino continua a essere salvaguardata e sembra in netta controtendenza rispetto al resto dell’Italia. Quest’anno abbiamo registrato un +30 per cento rispetto all’ultimo fatturato. Un risultato positivo dovuto anche alla certificazione “Qualità CasaClima” sui nostri serramenti e al lavoro conto terzi che svolgiamo per molte piccole imprese di falegnami, che si appoggiano a noi per garantire prodotti certificati». Oltre alle certificazioni, Falegnameria Parisi si è dotata di tecnologie all’avanguardia. «Lo scorso anno abbiamo

Falegnameria Parisi si trova a Comano Terme – Frazione Cares (TN) www.falegnameriaparisi.it

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investito su un pantografo particolare, necessario per le lavorazioni speciali. Ora possiamo ritenerci tecnologicamente avanzati». Tecnologie richieste per un settore che, in controtendenza con l’Italia, è in piena fase ascendente. «Il fatto di lavorare in Trentino rappresenta sicuramente un valore aggiunto. Qui gli incentivi per la prima casa e per le ristrutturazioni edilizie sono ancora molto elevati. Possiamo pertanto ritenerci molto fortunati, anche perché possiamo riscontrare una mentalità assai diversa; da noi è ancora solida l’idea di investire molto sulla prima casa. La cultura della casa molto forte – conclude Parisi è quello che ci sta permettendo di lavorare e crescere sempre di più». \\\\\ MT SETTEMBRE 2013

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EDILIZIA GIUSEPPE MARTINA

Una stretta collaborazione tra impresa di costruzione, enti pubblici e istituti privati per rilanciare l’edilizia nel Nord Est. La parola a Giuseppe Martina

L’EDILIZIA NEL NORD EST el secondo trimestre 2013 i numeri riguardanti l’edilizia nel Nord Est d’Italia attestano una situazione ancora critica, con un calo del 5,8 per cento. Un andamento negativo a cui le aziende radicate nel territorio rispondono offrendo servizi sempre più di qualità. È il caso della storica impresa Martina, attiva dal 1910. «La qualità resta una caratteristica primaria in un comparto in continua trasformazione. Il settore delle costruzioni – spiega Giuseppe Martina - ha subìto, come tutte le attività produttive, notevoli evoluzioni. Negli ultimi anni si è verificato un appesantimento degli iter burocratici, il più delle volte inutili e onerosi per le imprese. Contemporaneamente è accresciuta l’attenzione nei confronti della sicurezza sul lavoro. Questo anche all’interno della nostra impresa, dove è aumentata la sensibilità in materia». Un’attività che lavora sia con enti pubblici che con società private. «Negli anni quest’ultime sono progressivamente aumentate con realizzazioni di edilizia industriale e delle infrastrutture». Tra queste il centro commerciale Bergamin di Istrana, gli stabilimenti ECO di Palazzolo dello Stella e RHOSS di Codroipo. «Tutti questi progetti sono stati firmati dall’architetto Gino Valle, il cui apprezzamento nei miei confronti, anche oggi a distanza di dieci anni dalla sua scomparsa, continua a essere per me motivo di orgoglio». Tra le realizzazioni più attuali spicca la nuova sede di Snam Rete Gas a Codroipo. «Si tratta di un edificio progettato e

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costruito in collaborazione costante con il cliente finale, al quale è stato fornito il prodotto desiderato “chiavi in mano” in anticipo rispetto ai tempi prestabiliti. L’opera, costituita da una zona uffici e una zona magazzino, è caratterizzata da funzionalità, flessibilità ed elevate prestazioni energetiche». Un risultato importante realizzato nel territorio di appartenenza dell’azienda. «Un territorio – conclude Martina - in cui desideriamo continuare a lavorare e investire. L’obiettivo fondamentale resta la collaborazione con enti pubblici e gruppi privati attenti alla valorizzazione del Nord Est». \\\\\ MG

Giuseppe Martina è legale rappresentante della Martina di Codroipo (UD) www.impresamartina.it

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EDILIZIA RICCARDO FRAPPA

COSTRUIRE SOSTENIBILE mpatto zero ed ecosostenibilità: queste sono le nuove sfide dell’edilizia. Sfide ambiziose e stimolanti che necessitano di politiche lungimiranti e di avanguardia. Sfide raccolte con successo dalla società friulana Frappa Edilizia che in pochi anni ha saputo rivestire un ruolo di guida nel campo delle costruzioni tecnologicamente avanzate per ridurre a zero le emissioni di anidride carbonica e abbattere il consumo energetico degli edifici. Tanto da aggiudicarsi importanti appalti in cui è general contractor sia parziale che globale – ovvero sia con partecipazioni strutturali sia come fornitore totale dei vari progetti – raggiungendo oltre 15 milioni di euro di fatturato. Partendo dal settore edilizio tradizionale e dall’impegno nelle energie rinnovabili, la mission aziendale è diventata quella di essere partner di riferimento per la progettazione e la realizzazione delle costruzioni, e, soprattutto, garante della qualità dei risultati e della soddisfazione degli utilizzatori finali: «La qualità delle nostre costruzioni – spiega Riccardo Frappa, titolare dell’azienda – è strettamente connessa all’ambiente in cui l’edificio si inserisce e all’impatto zero con cui l’opera viene concepita e realizzata. Da semplice impresa edile, abbiamo allargato il nostro campo d’azione diventando punto di riferimento a livello nazionale per la realizzazione di zone industriali ed edifici privati e pubblici dai più alti standard contemporanei di risparmio energetico». Grazie alle costanti innovazioni e alla qualità strutturale, fonte di be-

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Soluzioni innovative a impatto zero e qualità strutturale massima. Così si vincono le sfide del mercato edile. L’esperienza di Riccardo Frappa nessere per l’utilizzatore, oggi la Frappa Edilizia conta su un mercato di riferimento molto vasto, che va dall’edilizia pubblica a quella commerciale e industriale. «Lavorare con cura, precisione, impegno e responsabilità – conclude il titolare Riccardo Frappa – ci ha permesso di diventare a tutti gli effetti un riferimento sicuro per i nostri partners e per il cliente finale». Infine, la Frappa Edilizia provvede in prima persona alla commercializzazione delle opere che realizza grazie alle società immobiliari di proprietà. \\\\\ EC

Nella foto, Palmanova Outlet Village - oltre 90 negozi su un’area complessiva di 150.000 m2 realizzato in soli 13 mesi dalla Frappa Edilizia Srl di Camino al Tagliamento (UD) www.frappaedilizia.com SETTEMBRE 2013


EDILIZIA PAOLO, GIORGIO E STEFANO ZANETTIN

L’evoluzione delle gabbie di contenimento delle murature stradali come struttura di decoro urbano, di interni e giardini. La parola agli artefici: Paolo, Giorgio e Stefano Zanettin

ARCHITETTURE INNOVATIVE er le piccole medie imprese, soprattutto in un momento di crisi come quello che sta attraversando l’economia italiana, non è semplice dedicare tempo e risorse all’innovazione. Tuttavia questa resta l’unica strada per lo sviluppo. È così che dopo due anni di studi e di preparazione degli impianti, l’azienda fondata da Gino e Riccardo Zanettin a Cembra, in provincia di Trento e oggi amministrata dalla nuova generazione Zanettin, rappresentata da Paolo, Giorgio e Stefano, ha introdotto nel proprio business la realizzazione di strutture in acciaio inox “steel cage” per l’architettura e l’arredo, attività che si è aggiunta al core business tradizionale: l’estrazione e lavorazione di inerti per l’edilizia, in particolare pietre, porfidi e ciottoli naturali. «Queste strutture – spiega Stefano Zanettin – sono un’evoluzione delle gabbie per il contenimento che venivano usate per la realizzazione delle murature lungo le strade. La grossa novità che abbiamo introdotto riguarda il metodo di produzione, che consente di realizzare le forme e dimensioni più diverse, sempre personalizzate. Questo ci ha aperto nuovi mercati: arredo di interni, di giardini, arredo urbano, rivestimento di pareti, verde verticale, barriere fo-

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noassorbenti. Lo studio portato avanti in questi due anni di sperimentazione unisce diversi vantaggi: flessibilità nelle forme e dimensioni, design, eleganza dell’acciaio inox, assenza di spigoli vivi, garanzie strutturali, facilità di montaggio, riutilizzo e riciclo del prodotto a fine vita». Al fianco di questo nuovo business sono ancora vive le attività tradizionali, che però hanno subito un rinnovamento tecnologico. «Abbiamo nuovi impianti di selezione e frantumazione – aggiunge Paolo –. E abbiamo aggiunto nuove produzioni, contribuendo a ridurre i quantitativi di materia prima estratta e aumentare il valore aggiunto del prodotto finale. Inoltre, siamo la prima azienda del settore a essersi dotata di un impianto di selezione dei ciottoli – per misura, colore e forma – con sistemi di visione artificiale, attivo 24 ore su 24 e progettato e costruito interamente da noi». \\\\\ AL

Una delle realizzazioni in acciaio inox e ciottoli della Zanettin Srl di Cembra (TN) www.zanettin.it

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EDILIZIA REMO ANZELINI

Se un tempo la casa in legno era un lusso per pochi, oggi è sempre più diffusa. Ecco perché si cerca di migliorarne le tecniche costruttive. Ne parla Remo Anzelini

LA X-BLOCKHAUS ino a poco tempo fa, la tipologia costruttiva più utilizzata per realizzare case in legno era la Blockhaus, ovvero l’impiego di pareti costituite da travi in legno sovrapposte in orizzontale che in principio erano realizzate in legno massiccio ma in seguito, con l’avvento della tecnologia di incollaggio, sono state sostituite dal semillamellare che offriva maggiore stabilità e l’irrigidimento dell’intera struttura, eliminando così parzialmente le problematiche tipiche del legno massiccio da costruzione. Oggi, però, grazie a un brevetto della Anzelini Manufatti e Perlinati in legno, società costruttrice di case in legno da più di quarant’anni, è possibile realizzare edifici con una nuova tipologia costruttiva: la X-blockhaus. Come spiega Remo Anzelini, titolare dell’impresa: «Questo sistema costruttivo prevede l’utilizzo delle travi a strati incrociati X-block, di nostra produzione, e va a sostituire la Blockhaus tradizionale. Ne mantiene le caratteristiche estetiche e costruttive principali, ma potenzia notevolmente quelle strutturali, rendendo la casa, la scuola o l’albergo indeformabile». Una novità, questa, davvero interessante per il settore degli edifici in legno, soprattutto se si considerano gli innumerevoli vantaggi che essa comporta. «Una soluzione come quella che abbiamo messo a punto permette di

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sfruttare la struttura per l’applicazione di qualsiasi rivestimento, senza dover impiegare guide di scorrimento o altri sistemi volti a compensare le oscillazioni naturali del legno. Indeformabilità, versatilità, estetica naturale a vista, trasporto e posa semplici sono le caratteristiche fondamentali del nostro sistema X-blockhaus. Nonostante la produzione sia completa, visto che costruiamo anche nei sistemi a telaio e a pannello X-Lam, il nostro desiderio di migliorare e l’esperienza ci hanno spinto a reinventare e perfezionare questo sistema costruttivo che può essere applicato, ove necessario, anche in sostituzione degli altri». \\\\\ EC

La Anzelini Srl ha sede a Fondo (TN) www.anzelini.it

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EDILIZIA DONATI SERRAMENTI

IL NUOVO MERCATO DEI SERRAMENTI Alessandro Donati fa il punto sul settore, che per quanto sia legato all’edilizia non ne condivide pienamente il destino recessivo

on gli incentivi statali non sono poche le attività che hanno trovato nuovi spazi d’intervento. Le nuove costruzioni sono ai minimi storici e le ristrutturazioni rappresentano una boccata d’ossigeno per tutti i settori legati all’edilizia. I serramenti, in particolare, rivestono un ruolo centrale per le riqualificazioni energetiche. La tecnologia, infatti, ha permesso standard qualitativi molto più alti, in termini di isolamento termico e tenuta all’aria dei serramenti: indipendentemente dal materiale scelto per il telaio, gli attuali serramenti hanno una trasmittanza termica molto inferiore rispetto ai loro predecessori. Ma l’im-

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portanza di questo campo non si ferma alla sua funzionalità rinnovata negli ultimi anni. Per Alessandro Donati, titolare della Donati Serramenti s.r.l. ditta udinese che produce e installa serramenti, è fondamentale nell’architettura di una costruzione. «Spesso cerchiamo di far capire ai nostri clienti – dice Donati – che il serramento non è solamente un oggetto che deve costare il meno possibile per chiudere un foro nel muro, ma è ormai divenuto parte dell’arredamento dell’abitazione: un serramento di scarsa qualità può vanificare la scelta di un ricco arredamento interno». Dunque l’aspetto più “creativo” ha acquisito un nuovo significato per un serramentista, che deve saper cogliere il desiderio del committente e tradurlo in un oggetto di qualità superiore. «Forse in questo possiamo dire di distinguerci – continua Donati –. Siamo in grado di assecondare la creatività degli acquirenti cercando di realizzare quello che immaginano, elaborando delle volte SETTEMBRE 2013


dei disegni fatti da loro stessi, e questo ci consente di proporre un prodotto su misura, personalizzato». Lavorare su misura richiede una struttura veloce, flessibile, oltre che un personale esperto. «Bisogna trattare il serramento come un abito – spiega Donati –, scegliere l’infisso più adatto considerando gli aspetti tecnici e architettonici dell’abitazione, senza tralasciare le possibilità economiche delle persone. E senza fermarsi alla sola richiesta del prezzo». Centrale nel lavoro della Donati serramenti, la fase di montaggio. «Abbiamo scelto di curarla personalmente, perché un serramento installato in modo non adeguato (senza utilizzo di schiume o spugne isolanti acustiche e termiche, e senza tutti gli accorgimenti necessari) vanifica tutte le sue buone qualità. Si dedica molta cura anche alla protezione dell’arredamento e dei pavimenti delle abitazioni stesse e ogni singolo montaggio viene concordato con il cliente. In più, avendo un nostro laboratorio, riusciamo anche a risolvere in tempi brevi eventuali ulteriori esigenze che il cliente ci richiede in fase di posa. È molto imLa Donati Serramenti Srl si trova a Sedegliano (UD) donatiserramenti.it

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portante per noi seguire ogni minimo dettaglio, tutti i nostri prodotti sono marcati Ce e viene dedicata molta cura nel redigere i relativi certificati. In breve tempo, probabilmente entro fine anno, otterremo l’attestato di PosaClima visto che stiamo seguendo dei corsi mirati al riguardo». Tutto questo ha portato i suoi frutti. «In controtendenza con l’attuale crisi economica, siamo riusciti a mantenere o addirittura aumentare il nostro fatturato, mantenendo inalterato il numero del personale e collaborando con artigiani esterni che ci aiutano sia nella realizzazione dell’infisso sia nella posa in opera». \\\\\ RM SETTEMBRE 2013

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MATERIALI ALESSANDRO MATTIVI

UN’ARTE DIFFICILE, CHE NON TEME IL TEMPO Una lavorazione che ha fatto la storia dell’architettura italiana. Alessandro Mattivi racconta il presente di un’arte che ha resistito nel tempo

← Uno scatto della cava del 1926. Seduto al centro, il fondatore della Mattivi Marmi, Pietro Mattivi, classe 1875

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arte e i particolari di pregio costruiti in marmo e pietra, non sono appannaggio esclusivo di un glorioso passato. La tradizione e il sapere dei maestri italiani non sono stati cancellati del tutto dal tempo. La famiglia Mattivi, con quasi due secoli di esperienza, è la dimostrazione che ancora oggi si possono ottenere oggetti marmorei di valore. Alessandro Mattivi, insieme ai due figli, porta avanti la tradizione lavorando con utensili forgiati più di centocinquanta anni fa, aggiungendo però la tecnologia e l’innovazione attuale per giungere a un prodotto che si avvale dell’integrazione di varie tecniche. «La nostra famiglia – dice Mattivi – è profondamente legata alla storia più illustre del marmo e della pietra, qui a Trento». Tecnologia a parte, in che modo il vostro lavoro è cambiato dal tempo degli scalpellini da cui discendete? «Ancora oggi offriamo la lavorazione artistica del marmo, del granito e della pietra. Ma abbiamo operato una forte diversificazione che ci permette più lavorazioni. Ci occupiamo, quindi, anche di arredamento con l'esecuzione su misura di top bagno, ripiani cucina e ripiani per bar o negozi, mensole e lavelli monolitici in pietra rossa o altro materiale, scale esterne ed interne, pavimenti, contorni di finestre, porte e soglie. La lunga tradizione artigiana della lavorazione del marmo ha permesso alla ditta di affermarsi anche nella creazione di monumenti funerari, targhe commemorative, altari in pietra e statue».

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ABBIAMO OPERATO UNA FORTE DIVERSIFICAZIONE CHE CI PERMETTE PIÙ LAVORAZIONI NORD EST SVILUPPO

↑ Alessandro Mattivi, titolare della Mattivi Marmi con sede a Trento, al lavoro www.mattivimarmi.it

Quanto ha influito quest’aspetto contro la crisi? «La forte crisi economica che sta colpendo l’Italia in questi anni ha cominciato a farsi sentire, per quanto ci riguarda, verso la fine del 2011, con una diminuzione della domanda in tutti i campi in cui si concentra la nostra offerta. L’edilizia, l’arte funeraria e sacra, ma soprattutto l’arredamento, hanno risentito della recessione. Ma non basandoci solo su una di queste categorie siamo riusciti a reagire, rispondendo alle diverse richieste. Ultimamente stiamo lavorando anche all’estero, specialmente in Austria, con non poche difficoltà: il nostro lavoro, infatti, è sempre su misura, quindi dobbiamo controllare più volte il proseguimento dei lavori». Quali sono le vostre principali attività? «L’arte sacra è sicuramente una di queste. I nostri marmisti, in collaborazione con gli artigiani dell’azienda, sono in grado di realizzare opere di arte sacra ed elementi di arte funeraria su misura e disegno della committenza. Cerchiamo di soddisfare, con proposte ogni volta diverse, le esigenze personali del cliente: monumenti funerari, lapidi, targhe, sono esempi di quanto produciamo. Un’altra tipologia di lavori riguarda l'arredo per interni come bagni, cucine ed esterni con fontane di varie dimensioni, assemblate o monolitiche, lavorate a mano o levigate, panche, fioriere e dissuasori. Inoltre, realizziamo archi e pilastri in marmo e pietra naturale, occupandoci personalmente della progettazione e del disegno: questi elementi possono adornare l’entrata di palazzi storici, abbellirne gli interni e vengono utilizzati per la realizzazione di porticati e di chiostri». \\\\\ RF SETTEMBRE 2013

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INTERNI FAUSTO FRANCESCOTTI

UNA RISORSA PER IL TRENTINO l legno è una delle grandi risorse che il Trentino deve custodire e valorizzare per il proprio sviluppo economico e turistico». Sono queste le parole che Bruno Dorigatti, presidente del Consiglio provinciale di Trento, ha riservato nei confronti di questo materiale, così importante per molti comparti provinciali. Lo sa bene Fausto Francescotti, che è riuscito a conciliare il lavoro e la sua passione per il legno costituendo Alfa Pavimenti, ditta specializzata nella fornitura e posa di pavimenti in legno. «Il nostro – spiega Francescotti – è un lavoro artigianale che deve unire competenze specifiche a una grande dose di precisione, pazienza e passione». Alfa Pavimenti si occupa da oltre quindici anni anche di rivestimento di scale interne, posa battiscopa, rivestimento pareti con finitura in legno, inserti e lavorazioni di precisione nell’interfaccia con altri materiali quali ceramiche, pietra, metallo, e muri in sassi. «Grazie a una professionalità mirata e crescente il 2012 si è chiuso in maniera positiva e il 2013 ci sta dando grandi soddisfazioni. L’attività si divide tra interventi di nuova costruzione e interventi di risanamento, ristrutturazione e manutenzione di edifici esistenti, spaziando dal residenziale a strutture ricettive e spazi commerciali che richiedono elevati standard di prodotto». Il legno lavorato da Alfa Pavimenti è certificato nella provenienza e nella qualità. «La nostra clientela è diventata sempre più esigente e preparata: per questo prestiamo particolare cura nella ricerca dei prodotti e delle soluzioni tecniche che meglio soddisfano le diverse richieste. La scelta di fornitori di comprovata affidabilità insieme alla competenza nella messa in opera, ci permettono di garantire risultati di altissima qualità». Qualità che viene mantenuta grazie a un completo programma di post-vendita. «Puntiamo a instaurare un rapporto di fiducia con i nostri clienti proponendo anche prodotti per la manutenzione del legno e un puntuale servizio di assistenza. Oltre a questo – conclude Francescotti – cerchiamo sempre di trasmettere la nostra passione per il legno, materiale unico che permette di creare ambienti esclusivi e accoglienti, in grado ogni volta di emozionarci». \\\\\ MT

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Lavorare il legno richiede competenze specifiche, precisione, pazienza e passione. L’esperienza di Fausto Francescotti

Sopra, alcuni lavori realizzati da Alfa Pavimenti di Tione di Trento (TN) adriano.francescotti@hotmail.it

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PH. MAURIZIO MARCATO – III MILLENNIUM

INTERNI MARVI ZANOL

PARQUET, L’ITALIA DOCET alla distribuzione, come grossista, alla produzione e commercializzazione con un proprio marchio. Con questo passaggio la trentina Parkemo, che si occupa di pavimenti in legno dal 1968, ha operato una verticalizzazione tutt’altro che semplice. Marvi Zanol, alla guida dell’azienda insieme al padre e fondatore Ciro, spiega i motivi che hanno portato Parkemo a dotarsi delle strutture e delle tecnologie necessarie per avviare il proprio marchio. «Fino al 2004 – dice Zanol – eravamo grossisti e commercializzavamo solo prodotti di terzi. In quel momento il mercato ha iniziato a essere sempre più difficile. Conoscevamo il motivo: i nostri fornitori seguivano delle tendenze di massima che potessero soddisfare la richiesta in tutta Europa, senza valutare le grandi differenze fra i vari mercati, ad esempio fra quello italiano e quello tedesco». Gli Zanol iniziano quindi a lavorare sull’aspetto del parquet a tre strati: parte così la produzione Parkemo. «Abbiamo acquistato gli impianti – spiega Zanol – per trasformare un prodotto grezzo in un prodotto finito, pronto per essere posato. Il tavolame viene così modulato da noi a seconda delle specifiche richieste del cliente, sempre più particolari ed esclusive. Abbiamo orientato la nostra attenzione alle tinte, infatti la prima grande differenza sta proprio nel colore: il Nord Europa predilige ancora tinte naturali, chiare, mentre in Italia la tendenza è verso colori più decisi o, al contrario, a basso impatto di colore, come le tinte neutre che stanno oggigiorno prendendo sempre più piede sul mercato . Gli architetti italiani determinano, con largo anticipo rispetto

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Marvi Zanol sulla supremazia italiana nel design, anche in un settore di nicchia come i pavimenti in legno. «Siamo sempre un passo avanti» al resto d’Europa, le tendenze in campo edilizio. Il ruolo del nostro paese in fatto di design è noto e lo stesso succede nel nostro settore. Il buon gusto italiano è unico al mondo e Parkemo cerca, ogni giorno, di rappresentarlo sul mercato con tutti i suoi prodotti». Il prodotto targato Parkemo, esposto al Fuori Salone del Mobile di Milano, si è affermato in Italia. «Copriamo il territorio nazionale in modo capillare fino a Roma – continua Zanol – e poco alla volta, in modo accorto ma costante, stiamo ampliando le aree di vendita. Operare in modo prudenziale è senza dubbio uno dei motivi per cui continuiamo a resistere a questo periodo di recessione e una delle ragioni principali per cui i nostri clienti continuano a scegliere il marchio Parkemo per i loro pavimenti in legno».\\\\\ RM

La Parkemo si trova a Cavalese (TN) www.parkemo.it SETTEMBRE 2013


→ Pier Luigi Celli, presidente di Enit

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TURISMO CULTURALE PIER LUIGI CELLI

VARIA E SOCIAL

Così deve proporsi l’offerta turistica italiana secondo Pier Luigi Celli, presidente dell’Enit, per incrementare l’appeal turistico internazionale del Bel Paese - Francesca Druidi

n uno scenario turistico dal profilo sempre più competitivo che mette a confronto destinazioni situate ai cinque angoli del globo, l’Italia è chiamata a imprimere un cambiamento di marcia significativo, che tenga conto dell’espansione della domanda estera e sia pronta a superare i deficit strutturali che il paese si porta dietro ormai da anni. Per il numero uno dell’Enit, Pier Luigi Celli, occorre consolidare lo sforzo sul fronte della promozione, puntando su strategie web più efficaci, semplificazione della politica dei visti e su un’offerta turistica maggiormente integrata e articolata. Il piano strategico per lo sviluppo del turismo in Italia, fortemente voluto dall’ex ministro Gnudi, include un rafforzamento del ruolo svolto dall’Enit. Come si articolerà l’impegno dell’agenzia nel prossimo biennio? Quali i principali obiettivi? «Quattro obiettivi, indicati anche nel piano dell’ex ministro Gnudi, sono alla base di un programma d’impegno biennale per Enit: sviluppare innanzitutto una “fabbrica di prodotto”, interna all’agenzia, che aiuti le Regioni nella progettazione, costruzione e promo-

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zione dei prodotti turistici prioritari, possibilmente multi-regionali. Occorre, inoltre, improntare una nuova presenza - e relativa strategia - digitale, anche in previsione dell’eventuale affidamento a Enit del portale Italia.it. Altri punti fondamentali sono rappresentati dalla comunicazione e promo-commercializzazione di Expo 2015 come prodotto turistico nazionale e dal rafforzamento e promozione di un calendario eventi italiano». Quali restano i principali nodi critici che frenano l’appeal turistico dell’Italia a livello internazionale e sui quali occorre intervenire? «L’offerta di prodotti, la dimensione media delle strutture ricettive, i trasporti e le infrastrutture, anche interni. Inoltre, la formazione e le competenze di settore e, infine, la politica dei visti». Il ministro Bray ha sottolineato l’importanza di una stretta interconnessione tra turismo e cultura. Cosa serve per compiere il fatidico salto di qualità in questo senso? «Metter fine alle rendite di posizione, a cui peraltro sta SETTEMBRE 2013

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OCCORRE CONSOLIDARE LO SFORZO SUL FRONTE DELLA PROMOZIONE provvedendo la crescente domanda turistica internazionale, che caratterizzano anche il mondo turistico, privilegiando approcci innovativi e spirito imprenditoriale. L’esperienza in Treccani del ministro Bray è un buon paradigma di una corretta integrazione di due esigenze, potenzialmente confliggenti, quella della conservazione e quella della valorizzazione del patrimonio culturale, che è poi uno dei prodotti di eccellenza della nostra offerta turistica». Su quale tipologia di turismo il nostro Paese deve potenziarsi a suo avviso? Quali le aree del mondo più promettenti sotto il profilo dei potenziali flussi turistici? «La forza dell’offerta turistica italiana è la sua varietà,

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che richiede un’intelligente combinazione nella sua costruzione: incrociando la richiesta di sostenibilità nei soggiorni lunghi e quella di un corretto rapporto tra qualità e prezzo nei viaggi di corto raggio. Le previsioni confermano che la crescita della spesa turistica dei prossimi decenni verrà in larga parte dalle nuove geografie emergenti, pur non dovendosi trascurare il peso, almeno per l’Italia, dei mercati più tradizionali come quello europeo e statunitense». Oggi si sta affermando una logica maggiormente associativa nelle politiche turistiche italiane. Quanto è importante riuscire a raggiungere un efficace coordinamento nello sforzo di promozione? «Decisivo, soprattutto in un contesto di generale spending review che l’Italia sembra ancora essere destinata a vivere. All’interno dell’Enit questa logica di “cooperazione competitiva” la si è sperimentata, con successo, nei rapporti con le Regioni e le associazioni, con cui si sono costituiti tavoli tecnici di coordinamento, e con le altre amministrazioni dello Stato chiamate a promuovere il nostro Paese nel mondo, come testimoniato dalla positiva collaborazione con il ministero degli Affari esteri in tema di visti».\\\\\ SETTEMBRE 2013


TURISMO CULTURALE RENZO IORIO

UNA RISORSA FONDAMENTALE Occorre valorizzare il nostro patrimonio storico e artistico e metterne a frutto le potenzialità. Renzo Iorio illustra le strategie da mettere in campo - Nicolò Mulas Marcello l patrimonio di cui l’Italia dispone potrebbe essere un’occasione di crescita, ma spesso il rilancio è frenato dall’assenza di un coordinamento tra i vari soggetti coinvolti. «Il fatto che altri paesi come la Spagna – spiega Renzo Iorio, presidente di Federturismo – mettano il turismo al centro dei piani di crescita è la dimostrazione che all’estero il turismo è considerato un asset strategico dei governi su cui investire risorse ingenti». Cosa occorre fare dunque in Italia? «Il nostro Paese ha il più ampio patrimonio culturale al mondo, con oltre 3.400 musei, circa 2.000 aree e parchi archeologici, ed è dotato di un grande patrimonio naturale che conta 800 parchi. Un patrimonio ricco come il nostro impone risorse e competenze forti in grado di corrispondere alle sue necessità e potenzialità. Il problema è che la gestione secondo logiche rigorose di valorizzazione economica urta contro il disordine amministrativo in cui operano gli operatori coinvolti. Per esempio, la logica del distretto e del coordinamento degli interventi contrasta con la diversità degli enti e delle amministrazioni che sovrintendono a diversi monumenti, anche nella

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↓ Renzo Iorio, presidente di Federturismo

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TURISMO CULTURALE RENZO IORIO

I NUMERI DEL TURISMO DI BERNABÒ BOCCA PRESIDENTE DI FEDERALBERGHI el 2012 al buon risultato della clientela straniera, che ha continuato a scegliere l’Italia quale meta ideale per trascorrere un periodo di vacanza mettendo a segno un lieve ma significativo incremento dell’1 per cento, si è contrapposto il marcato calo della clientela interna (-5,4 per cento) che ha rispecchiato fedelmente la grave crisi economica in atto. La stessa tendenza la registriamo quest’anno. Nel corso dei primi 5 mesi, oltre a un altalenante andamento di arrivi e presenze, con gli italiani a -4,7 per cento e gli stranieri a +3,1 per cento, è l’emergenza lavoro il primo tema all’ordine del giorno. Il crollo di quasi il 5 per cento di lavoratori, tra occupati a tempo indeterminato e determinato rilevato dal nostro centro studi, rappresenta un danno incalcolabile per i lavoratori e le loro famiglie, alle quali viene meno oltre al lavoro un’indispensabile fonte di reddito; una situazione che si rovescia sull’economia nazionale con un conseguente calo dei consumi. Quali, invece, le prospettive per il 2014? È quasi matematico che a un periodo di flessione succeda un periodo di ripresa. Ma, in questi anni, stiamo vivendo una crisi epocale che va ben oltre la ciclicità di fenomeni del genere. La recessione mondiale nella quale i principali paesi industrializzati si trovano non ha analogie con la crisi del 1929. Allora la crisi colpì un mondo condizionato da una povertà diffusa e da un’economia maggioritariamente contadina, mentre oggi il sistema economico globale è caratterizzato da una ricchezza diffusa, con una industrializzazione esasperata e un terziario in costante avanzamento, che permette all’Unione europea di non cadere in deflazione e al sistema produttivo di perdere parecchie imprese ma non crollare del tutto. Questa differenza sostanziale del quadro di riferimento rispetto al ‘29, con due valute forti quali dollaro ed euro, costituisce a mio parere la base sulla quale fissare nuove regole in grado di stabilizzare i mercati e ridare slancio a imprese e famiglie. Pertanto, se questo scenario prenderà forma e la condivisione delle emergenze prevarrà su interessi nazionalistici, è facile ipotizzare che il 2014 sarà l’anno della ripresa. Di una ripresa che si avvarrà dell’esperienza pregressa maturata in tutti questi anni di recessione.

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stessa area. Per non parlare della necessità di coordinare l’intervento delle Regioni. Per stabilire un rapporto proficuo fra beni paesaggistico-culturali e turismo occorre seguire logiche di distretto e soprattutto puntare su un modello di sviluppo del paese che includa la dimensione del paesaggio, della cultura e del turismo tra gli assi portanti». Come è cambiato negli ultimi anni il turismo straniero in Italia e quali tipi di promozione vanno attuati? «Nonostante l’Italia sia tra le prime destinazioni turistiche nei desideri dei viaggiatori internazionali cattura quote sempre minori di flussi. È evidente che una parte rilevante di tale deficit competitivo è da

↑ Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi

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L’ITALIA HA IL PIÙ AMPIO PATRIMONIO CULTURALE AL MONDO, CON OLTRE 3.400 MUSEI, CIRCA 2.000 AREE E PARCHI ARCHEOLOGICI

imputarsi alla scarsa efficacia delle politiche di promozione e attrazione del Paese e alla mancanza di coordinamento tra le iniziative degli enti e gli operatori turistici. Occorre quindi ripensare le azioni promozionali in termini di efficacia ed efficienza. Dobbiamo, tra l’altro, risolvere al più presto la scarsa percezione del prodotto-destinazione che è il vero male che attanaglia il turismo italiano: segmentando i mercati, innovando la metodologia del linguaggio on line, rafforzando il brand e impostando una comunicazione coerente e integrata». Cosa dovrebbe imparare secondo lei l’Italia dagli altri Paesi in termini di gestione del turismo? «È fondamentale elaborare un masterplan nazionale del turismo dotato di risorse adeguate che ci consenta di competere con tutti i maggiori Paesi concorrenti e accompagnare lo sviluppo del settore con una serie di investimenti pubblici e privati adeguati. Tra le priorità assolute c’è l’ammodernamento delle strutture e delle infrastrutture legate al turismo, con interventi in linea con i criteri di sostenibilità ambientale e articolati attorno al senso e alla cultura dei territori. Per competere sui mercati internazionali, gli operatori italiani devono compiere un salto tecnologico e poter offrire prodotti e servizi secondo le modalità richieste dal mercato». \\\\\ NORD EST SVILUPPO

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TURISMO CULTURALE IL PRIMATO DEL NORD EST

CULTURA, INVESTIMENTO VINCENTE

Il settore culturale è oggi più che mai proficuo, come indica l’ultimo rapporto di Unioncamere e Symbola. Uno sguardo alle regioni del Nord Est - Francesca Druidi industria culturale italiana è un importante viatico per incrementare il benessere dei territori. Come evidenzia il Rapporto 2013 di Fondazione Symbola e Unioncamere, “Io sono cultura. L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”, il sistema culturale italiano rappresenta il 5,8 per cento della ricchezza prodotta nel nostro Paese, pari a circa 80,8 miliardi di euro (si include l’apporto del pubblico e del no-profit); un valore aggiunto che cresce al 15,3 per cento se si considera l’intera filiera, comprensiva anche del resto dell’economia attivata dalla cultura (il turismo, il commercio, i trasporti, ecc). In questo contesto, il Nord Est si dimostra competitivo. E il progetto di candidatura di Venezia, insieme al Nord Est, a capitale europea della cultura nel 2019 dovrebbe rafforzare la logica di rete tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, nell’ottica di valorizzare i territori attraverso la cultura.

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↗ Il Museo Correr, sede della Fondazione dei Musei Civici di Venezia

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VENETO Scorrendo la classifica delle regioni stilata in base all’incidenza del valore aggiunto della cultura sul complesso dell’economia, il Veneto si piazza al terzo posto con il 6,3 per cento insieme alla Lombardia, dietro a Lazio e Marche, mentre raggiunge la vetta (con quota 7,1 per cento) per l’incidenza dell’occupazione delle industrie culturali. L’analisi di Symbola e Unioncamere si concenSETTEMBRE 2013


tra anche sulla capacità moltiplicativa del sistema produttivo culturale: il Veneto è la seconda regione in Italia per ricaduta sull’economia locale della produzione di cultura e mostra - con la Lombardia - la maggiore propensione all’export (circa 9 miliardi di euro per entrambi). L’indagine segnala poi la Fondazione Musei Civici di Venezia (fondazione di partecipazione con un unico socio fondatore, il Comune di Venezia) come esempio virtuoso di gestione autonoma della cultura. Ma non c’è solo Venezia in primo piano. Nelle prime dieci posizioni della graduatoria delle province italiane che mostrano le migliori performance culturali, compaiono tre province venete: Vicenza (quinta), Treviso (sesta) e Verona (decima). FRIULI VENEZIA GIULIA Tra le realtà più dotate di imprese culturali c’è il Friuli Venezia Giulia, la regione che meglio riesce a rendere proficuo il patrimonio di cui dispone e uno dei primi territori in cui la spesa turistica viene attivata dall’industria culturale. Per quanto riguarda l’incidenza del valore aggiunto della cultura sul complesso dell’economia, la regione registra un ragguardevole 5,8 per cento nel 2012, al pari del Piemonte, grazie soprattutto all’apporto delle industrie creative (architettura, artigianato e design). Nonostante un calo rispetto al 2009, il Friuli NORD EST SVILUPPO

Venezia Giulia si conferma una delle regioni a più elevata propensione all’export culturale. Molto utilizzato, da parte delle aziende del settore, è il contratto di rete. Tra le province, a fare la parte del Leone è Pordenone, seconda solo ad Arezzo in termini di incidenza del valore aggiunto culturale sul totale, con una percentuale pari all’8,2 per cento. TRENTINO ALTO ADIGE Prendendo in esame l’incidenza del valore aggiunto della cultura sul complesso dell’economia, la regione presenta un buon 5 per cento nel 2012 sul totale dell’economia (quasi 1.549 milioni di euro di valore aggiunto) e un 5,4 per cento sul fronte dell’occupazione delle industrie culturali. A contribuire al dato sono soprattutto il segmento dei videogiochi e software, presenti in particolare a Trento, e attività creative quali architettura, artigianato e design. Sia Trento che Bolzano mostrano un crescente orientamento all’export culturale e registrano un incoraggiante contributo da parte dell’imprenditoria giovanile in questa specifica filiera. La spesa attivata dal settore corrisponde al 26 per cento della spesa turistica in regione: è dunque ancora la componente paesaggistica e naturale, piuttosto che la componente culturale, a richiamare il flusso di turisti e visitatori. \\\\\ SETTEMBRE 2013

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TURISMO CULTURALE MARINO ZORZATO

UN APPROCCIO DI SISTEMA Il Veneto è una delle regioni che meglio sa capitalizzare il proprio patrimonio culturale. Ne parla il vicepresidente della Regione, Marino Zorzato - Francesca Druidi l Veneto è la seconda regione in Italia per ricaduta della produzione di cultura sull’economia e sull’occupazione locali. Non è merito solo del patrimonio culturale e paesaggistico, ma anche della «capacità di creare opportunità», afferma Marino Zorzato, vicepresidente della Regione con delega alla cultura. Cultura e crescita rappresentano un binomio che funziona in Veneto. «Sì, lo dimostrano i dati. I turisti stranieri in Veneto, che hanno come motivazioni principali la visita culturale e la visita alle città d’arte, occupano uno spazio pari al 37,4 per cento delle presenze, rispetto a un 26,8 del settore balneare, 21,3 del lago e 3,6 per cento della montagna. Complessivamente, nel 2012 la spesa degli stranieri in vacanza in Veneto per motivi culturali è pari a circa 1,9 miliardi di euro, il 52,6 per cento della spesa totale dei turisti stranieri». Qual è l’approccio operativo della giunta regionale? «Abbiamo ascoltato il territorio, insieme alle amministrazioni locali, e creato un sistema per la cultura. Lo strumento della concertazione si è rilevato strategico,

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sia per quanto riguarda la valorizzazione del patrimonio culturale che per quanto concerne l’opera di sensibilizzazione verso i cittadini, che acquisiscono consapevolezza del patrimonio presente nel territorio». Qual è stata la risposta del territorio? «Si è creato un vero e proprio network, in grado di aumentare il numero delle manifestazioni e il coinvolgimento delle associazioni e delle amministrazioni pubbliche. Nel 2011 sono state presentate oltre 3.500 manifestazioni e oltre 800 enti sono stati coinvolti nella programmazione. Numeri in aumento nel 2012, con oltre 4.000 eventi e più di 900 realtà coinvolte. Per il 2013 abbiamo riconfermato il progetto con un ulteriore stanziamento». Quali ulteriori iniziative avete improntato? «Nel settore del cinema, abbiamo firmato un protocollo d’intesa con le Camere di commercio del Veneto e Unioncamere per la condivisione di un programma di iniziative finalizzato a incentivare la realizzazione di produzioni cinematografiche, televisive e audiovisive sul territorio. Altro punto importante è l’accordo con Confindustria Veneto per la valorizzazione del patrimonio culturale delle SETTEMBRE 2013


1,9 mld

Spesa La somma che i turisti stranieri hanno speso nel 2012 per le vacanze culturali in Veneto

imprese e la promozione della cultura d’impresa». In che cosa consiste? «Si tratta di un accordo che conferisce sistematicità a un’operazione regionale di studio di forme innovative di partecipazione delle imprese a progetti culturali e di ricerca di forme di partnership culturali tra i settori pubblico e privato. Tra i risultati ottenuti vi sono il censimento delle imprese che investono in cultura, approfondimenti sulla fiscalità per favorire gli investimenti, il portale www.progettoindustriaecultura.it e la nascita di una rete dei musei d’impresa». A livello nazionale, ritiene il decreto legge sulla valorizzazione del patrimonio artistico varato dal Go-

↑ Marino Zorzato, vicepresidente della Regione Veneto con delega alla cultura

↗ Il Teatro La Fenice di Venezia

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verno Letta sufficiente per incrementare l’economia della cultura? «Proprio sull’esempio e sull’esperienza veneta, invito il governo a guardare alla cultura in modo sinergico e trasversale, tenendo in considerazione le diversità e le eccellenze dei territori. Prendo come esempio il salvataggio delle fondazioni lirico-sinfoniche, che prevede la creazione di un fondo da 75 milioni di euro, che sarà gestito da un commissario straordinario e servirà a risanare le situazioni debitorie. Vorrei che si passasse da un approccio assistenzialista a uno meritocratico. Il Veneto è l’unica regione d’Italia ad avere due fondazioni liriche di livello internazionale, Arena di Verona e Teatro La Fenice. Si tratta di due realtà, di cui la Regione è socio fondatore, che catalizzano interessi e pubblico a livello mondiale, traino per il turismo e la cultura. Ma c’è un altro punto importante». Quale? «Il governo dovrebbe intervenire sulla fiscalità. Le imprese che desiderano investire in cultura devono trovare un vantaggio fiscale. Su questo punto noi abbiamo già i protocolli firmati, ma manca lo Stato». \\\\\ SETTEMBRE 2013

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TURISMO CULTURALE CRISTIANA COLLU

MART, SI RIPARTE DA ANTONELLO

La dimensione virtuale, la programmazione, il rapporto con il territorio e con le altre strutture museali. Da qui passa la sfida del Mart di Trento e Rovereto - Francesca Druidi l calo dei visitatori nel 2012 e dell’investimento della Provincia per il prossimo biennio non scoraggia la direttrice del Mart, Cristiana Collu, che indica con realismo le prossime mosse del Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. Come il Mart si appresta ad affrontare questo periodo di crisi? «Sono sempre restìa a parlare di crisi. Vedo dei cambiamenti e percepisco la complessità della situazione attuale. Il Mart deve saperla leggere e avere la capacità di riadattarsi, facendo leva su un istinto di sopravvivenza che permetta di trovare le soluzioni. Occorre essere “up to date”, velocissimi nel comprendere come si delinea lo scenario oggi e reagire di conseguenza. Se c’è una sollecitazione che farei al museo è proprio quella di restare vigile, cogliere i processi in corso e reinventare le modalità del lavoro». Nello specifico, su quali aspetti è importante concentrarsi? «Innanzitutto, il posizionamento nel web, è un argomento che stiamo esplorando in maniera molto decisa. E poi ci sono altre questioni sul tavolo: come riuscire a non far perdere al potenziale visitatore il contatto con l’esperienza di uscire di casa e, quindi, naturalmente di recarsi al museo; quale deve essere l’offerta del Mart, cosa dobbiamo raccontare e in che modo. Esiste una dinamica reciproca tra ciò che chiede il pubblico e la nostra volontà di non somministrare esclusivamente diversione, indivi-

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© Gianluca Vassallo

↑ Cristiana Collu, direttrice del Mart

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→ “Ritratto d’uomo” di Antonello da Messina, protagonista della mostra che inaugurerà a ottobre al Mart ↓ La mostra “La magnifica ossessione”

© Fernando Guerra

duando forme di racconto che possano incuriosire. Il programma e la dimensione della rete sono, quindi, due fattori fondamentali. Senza dimenticare l’azione sul fronte gestionale, che va rimodulata e ripensata. Le inferiori risorse a disposizione non devono essere di ostacolo alla creatività. Si possono organizzare progetti che hanno ordini di grandezza economici più accessibili o progetti più grandi ma che - come nel caso di Antonello da Messina - sono in grado di attirare delle partnership». Quali risultati si attende dalla mostra dedicata al ritratto nell’arte contemporanea (L’altro ritratto) e soprattutto da quella su Antonello da Messina, che inaugureranno il 5 ottobre? «Ci auguriamo che il pubblico apprezzi l’approccio della nostra programmazione e sia curioso di scoprire come abbiamo risolto le questioni messe in campo dal punto di vista del linguaggio espositivo, di quello dell’allestimento e del racconto». Come si risolve il nodo rappresentato dallo sponsorship? «Abbiamo avuto due partnership diverse sotto tutti i punti di vista, che si sono rivelate entrambe efficaci. La mostra “Progetto Cibo. La forma del gusto”, che ha raccolto quest’anno straordinari risultati, ha fatto riferimento a una miriade di soggetti che hanno voluto conNORD EST SVILUPPO

tribuire anche dal punto di vista economico alle diverse iniziative, permettendoci di stabilire dei legami con il territorio. In questo caso, è stato un elevato numero di sponsorizzazioni a creare massa critica. Nel caso dell’allestimento di Antonello, è, invece, un solo partner forte a condivide oneri e onori, contribuendo in larga parte all’investimento sulla mostra». Come si delinea il rapporto del Mart con il territorio, anche alla luce dell’apertura del Muse? «Il rapporto con il territorio è in grandissima crescita, i legami sono molti solidi. Il museo è aperto alle iniziative del territorio e delle sue istituzioni, offrendo spazi per condividere e produrre eventi significativi, come ad esempio le iniziative del 70esimo anniversario della giornata dell’8 settembre 1943 organizzate con diversi soggetti, tra cui il Laboratorio di storia di Rovereto, l’Accademia roveretana degli agiati e il Museo storico italiano della guerra di Rovereto. Il rapporto tra i musei provinciali è un legame sentito da tutti, percepito come virtuoso, centrale e imprescindibile. Svilupperemo ulteriormente il dialogo con il Muse e sono già in fase di studio delle strategie volte a favorire lo scambio di visitatori e la promozione degli stessi musei provinciali all’interno di un’offerta turistica competitiva come quella del Trentino». \\\\\ SETTEMBRE 2013

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TURISMO GABRIELLA KROPF

La crisi costringe a viaggiare meno. Gabriella Kropf spiega come, proprio in questo periodo, soprattutto il business travel vada programmato con professionisti «che permettono un vero risparmio»

VIAGGIARE DURANTE LA CRISI stata una stagione che non ha equivalenti negli anni passati». In realtà l’estate non è ancora finita e quindi è ancora troppo presto per parlare di risultati in cifre. Ma Gabriella Kropf, titolare dell’agenzia di viaggi KeyTre di Trieste, non ha dubbi: le condizioni economiche e sociali attuali si sono riflesse in modo anomalo e inaspettato. Quest’anno, il comune denominatore dall’ azienda alla famiglia è stato il viaggio organizzato all’ultimo minuto: «La grande novità di quest’anno – spiega Kropf – è stata l’organizzazione “dell’ultimo minuto”. La crisi non ha determinato solo un calo delle richieste, infatti, ma anche un senso di precarietà in chi non ha rinunciato a viaggiare, che così ha programmato tutto nel giro di qualche giorno. Per il nostro lavoro, questo ha significato pochissimo tempo per trovare le migliori condizioni al singolo viaggio. Ma l’elasticità è fondamentale in questo campo, dunque ci siamo adattati, imparando ad agire anche in modalità “last minute”». La situazione economica stagnante ha imposto di cercare modi alternativi per allargare il bacino dei clienti e rinnovare l’attenzione alle proprie iniziative. «I social network – dice Kropf – si sono rivelati una delle risorse più efficaci, in questo senso. Facebook in particolare si è dimostrato un veicolo ca-

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pace di far riscuotere immediato interesse sulle nostre proposte». La recessione ha inciso in modo trasversale, dalle famiglie alle aziende che investono sempre meno. «Anche per quanto riguarda il business travel, che costituisce uno dei nostri punti di forza, abbiamo registrato la stessa tendenza: calo delle richieste e organizzazione frettolosa. Eppure, proprio in periodi di crisi, appoggiarsi ad un’agenzia come la nostra può risultare molto utile, non solo in termini economici ma anche in termini di tempo: non solo garantiamo la prenotazione della miglior tariffa presente sul mercato, ma il nostro intervento permette una visione a 360 gradi che si traduce nell’individuare il tragitto più rapido alle condizioni migliori. Inoltre l’essere affiliati a Uvet american express, l’agenzia a livello italiano più importante per il business travel, ci facilita nella contrattazione con le compagnie aeree. Quindi, affidarsi a chi ha esperienza in questo settore può tradursi in viaggi più veloci, più economici e soprattutto rispondenti alle precise esigenze di ogni cliente». \\\\\ RF

La KeyTre Viaggi ha sede a Trieste keytreviaggi.it

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DONNE D’IMPRESA PMI E TERZIARIO

LA FORZA È ROSA Quando si parla di disoccupazione le donne hanno sempre il ruolo di categoria fragile. Ma come imprenditrici possono fare la parte del leone - Teresa Bellemo

abilità di un buon stratega si deduce sì dalla sua capacità di pianificare le mosse, ma anche, o forse soprattutto, dalla prontezza di cambiare gioco e programma quando muta lo scenario. La forza dell’imprenditoria femminile, oggi, si basa anche su questo. Nell’attuale situazione di crisi economica, infatti, la nascita di nuova imprenditorialità, in particolare fra i soggetti e i settori economici maggiormente colpiti, può significare non solo nuova occupazione, ma anche stimolo e traino per l’intero settore delle pmi. Inoltre, le cosiddette “imprese rosa” hanno dimostrato spesso di saper reagire meglio di quelle a conduzione prettamente maschile ai momenti

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di difficile congiuntura economica. Quella dell’imprenditrice rappresenta oggi una figura chiave nel mondo dell’imprenditoria, femminile e non. Un fenomeno che meriterebbe di essere approfondito non solo dal punto di vista sociale ma anche economico, a livello tanto italiano quanto europeo e globale, proprio perché l’evoluzione del ruolo della donna nel mondo del lavoro ha non solo delle chiare implicazioni nell’occupazione ma anche in quel contesto culturale che vincola le scelte lavorative e private delle donne. Alla fine del primo trimestre di quest’anno, le aziende guidate da donne iscritte al Registro delle imprese delle Camere di commercio sono 1.424.798, il 23,5 per cento del totale delle imprese. Più interessante, però, è conSETTEMBRE 2013


CDA, SPAZIO ALLE DONNE SE L’IMPRESA SI TINGE DI ROSA PER NATURALE PREDISPOSIZIONE, I CDA DELLE AZIENDE QUOTATE SI ADEGUANO ALLE NORMATIVE

a legge sulle presenze femminili nei consigli di amministrazione inizia a produrre i suoi effetti. Secondo i dati della Commissione Ue, le donne nei Cda delle società italiane quotate sono passate dal 4,9 per cento del gennaio 2012 all’11,1 di ottobre scorso. Valori che comunque classificano l’Italia ancora al di sotto della media europea, pari al 15,8 per cento, ma che dimostrano l’efficacia di una legge che va in questa direzione. Secondo le rilevazioni di maggio 2013, inoltre, il 16,3 per cento degli incarichi di amministratore è esercitato da una donna, percentuale più che raddoppiata rispetto alla fine del 2011; infine, i consigli di amministrazione in cui è rappresentato il solo genere maschile sono minoritari del mercato: soltanto il 20 per cento. La legge 120, meglio nota come Golfo-Mosca, varata nel 2011 ed entrata in vigore nell’estate del 2012, prevede che un terzo dei consigli direttivi e di sorveglianza debba, entro il 2015, essere femminile, con una soglia intermedia di un quinto nel 2013. Quello sin qui descritto appare un cambiamento che ha sì risentito della legge, ma che in realtà sembra attecchire anche a prescindere da essa. Non tutti gli organi societari si sono rinnovati, ma i valori si attestano comunque attorno alla quota di genere di un quinto fissata per il 2013. Lella Golfo sottolinea: «Con questa legge abbiamo aperto un dibattito importante nel Paese e abbiamo rotto un tabù come quello della partecipazione femminile alla gestione del potere economico». Come si è visto, non si tratta solo di applicare una legge, ma di un vero e proprio cambio di prospettiva. «Alle ultime elezioni molte liste avevano, tra i punti salienti, la presenza del 50 per cento di donne – continua Golfo – e anche nel settore economico si sta procedendo nel rispetto del principio della parità di accesso agli organi di amministrazione delle società quotate a prescindere dal rinnovo dei Cda; sono certa vi sarà un effetto a cascata in tutti gli ordini professionali. Siamo tutte pronte a scommettere sulle potenzialità femminili nella convinzione che parità significa meritocrazia, progresso e crescita per il Paese». TB

L

frontare la loro performance rispetto alla media dell’intero tessuto imprenditoriale italiano. Quest’ultimo, infatti, nel periodo considerato, è avanzato appena dello 0,2 per cento, mentre l’esercito delle imprese al femminile ha mantenuto un passo più che triplo: +0,7. Tanto che le 10.231 nuove imprese femminili nate, costituiscono quasi i tre quarti di tutto il saldo realizzato dal sistema delle imprese (pari a +13.762 imprese). Nel Nord Est, secondo le rilevazioni di marzo 2013, la disoccupazione femminile ha una distribuzione disomogenea. Se in Veneto supera il dieci per cento (10,4), in Friuli Venezia Giulia e in trentino Alto Adige non supera i sei punti percentuali. È anche per far fronte all’inoccupazione, dunque, che le donne diventano imprenditrici, iniettando il tessuto produttivo di nuova linfa. È questo che traspare dai dati di marzo 2013: mentre la disoccupazione e la crisi economica imperversano, le donne cambiano gioco e accettano la sfida

↑ Lella Golfo, prima firmataria della legge Golfo-Mosca e presidente della Fondazione Bellisario NORD EST SVILUPPO

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DONNE D’IMPRESA PMI E TERZIARIO

+5,6%

Società di capitali L’incremento tendenziale, tra marzo 2012 e lo stesso mese del 2013, delle imprenditrici che hanno scelto questa ragione sociale

d’impresa. In Veneto il numero totale delle imprese cala di 2.723 unità, ma il saldo (marzo 2012-marzo 2013) è attivo: +799 unità. Un discorso che in parte vale per le altre due regioni che compongono il territorio del Nord Est: Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Per quanto riguarda la prima, l’imprenditoria femminile perde 137 realtà, in linea con l’andamento dell’intero comparto delle aziende, che perde 744 unità. In Trentino, invece, il saldo torna a essere positivo: a marzo 2013, sono state create +243 aziende rosa rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Le aziende femminili hanno tratti comuni, di norma più piccole rispetto a quelle portate avanti da titolari maschi. Inoltre, i settori su cui si concentrano maggiormente sono l’agricoltura, gli alberghi e ristoranti, il commercio e i servizi, come acconciatori e istituti di bellezza. Per questo ha colpito molto il recente cambio di tipologia: un vero boom delle società di capitali amministrate da donne, che a marzo 2013 sono aumentate del 5,6 per cento su base nazionale. Il 72 per cento di esse, però, ha un capitale molto più fragile di quelle ma270

NORD EST SVILUPPO

schili: meno di diecimila euro. Ferruccio Dardanello, presidente nazionale di Unioncamere, commenta così questi risultati: «È un segnale di fiducia nelle possibilità del mercato e dell’impresa per uscire da questo lungo tunnel. Questa voglia d’impresa in rosa va sostenuta con politiche che semplifichino il momento dello start-up, che consentano un accesso di favore al credito, anche nelle forme più innovative come venture capital, microcredito, crowd funding e, poi, con azioni di formazione e informazione sui territori». Una scommessa che vale la pena cogliere, visto che le aziende rosa registrano a livello nazionale anche un saldo positivo tra un tasso di mortalità del 2,7 per cento e quello di natalità che tocca quota 11,2. Quelle maschili, invece, hanno una mortalità piuttosto elevata, che raggiunge il 18,6 per cento, mentre le nuove imprese sono il 13,6. Infine, ecco i fattori che garantiscono le performance positive: l’abilità a lavorare in team e una vincente capacità organizzativa e di gestione dell’azienda; non da meno, la determinazione nel perseguire il sogno e la realizzazione personale. \\\\\ SETTEMBRE 2013


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