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OSSIER VENETO L’INTERVENTO .......................................09 Giancarlo Innocenzi Botti Edoardo Pollastri Guido Carella

PRIMO PIANO IN COPERTINA.......................................14 Matteo Zoppas POLITICA ECONOMICA ......................18 Ferruccio Dardanello Alessandro Bianchi Giulio Pedrollo Giuseppe Bortolussi Massimo Zanon Francesco Peghin RITRATTI.................................................32 Giorgio Napolitano

ECONOMIA E FINANZA AGROALIMENTARE ............................37 Filippo Ferrua Magliani Mario Guidi Giorgio Piazza Franco Manzato PRODOTTI ALIMENTARI...................48 Stefano, Cristina e Stefania Modolo Ivan Geronazzo Vanino Negro Susanna Greguolo Paola Goppion Claudio Bresolin Marco Soave MERCATO DEL LAVORO ..................62 Arturo Maresca Marina Calderone Rosario De Luca Maurizio Sacconi IMPRESA E SVILUPPO ......................70 Renzo Bortoli Lucilla Lanciotti e Gian Piero Abbate FederlegnoArredo EXPORT...................................................80 Paolo Accadia Alberto Castellan

6 • DOSSIER • VENETO 2013

INTERNAZIONALIZZAZIONE...........84 Gabriele Maritan Guido, Omar e Gianmaria Dorigo ICT ............................................................88 Paolo Angelucci Gianni Potti TECNOLOGIE.........................................92 Rossella Zini Giorgio Da Ros Giuseppe Lopresti MODELLI D’IMPRESA........................98 Romano Aleardi Agostino Rossini Antonio Tommasini Enrico e Silvia Trivellato Nico Garbin Massimo Bellotto IL MODELLO VERONA ......................110 Flavio Tosi ECONOMIA DELLA CULTURA........112 Francesco Girondini Paolo Gavazzeni Marino Zorzato Marco Savoia


Sommario FOCUS TREVISO................................122 Giovanni Manildo Alessandro Vardanega Guido Pomini L’ECONOMIA DEL TRIVENETO..................................131 Paolo Collini Lauro Defrancesco Marisa Bano Roncato Gruppo Bertolaso Giorgio Benassi Luciano Dallago Antonio e Federico Pesce Paolo Bertolini Gianni Pozzobon e Antonella Tremonti Walter Cova Tommaso Corradini Sandro Santoni e Fabio De Cecco Eleuterio Arcese Francesca Ferri DIRITTO D’IMPRESA ........................165 Raimondo Rinaldi Paolo Daviddi Patrizio Messina

CONSULENZA .....................................176 Sergio Tommasi

INTERNI .................................................194 Lucia Perenzin

APPUNTAMENTI.................................178 Salone della proprietà industriale

TURISMO ..............................................196 Paolo Bertolini

COMUNICAZIONE .............................180 Claudia Gozzi

GIUSTIZIA

TERRITORIO

CONTRAFFAZIONE ...........................198 Marcello Ravaioli

TRASPORTI..........................................182 Fabrizio Panella

SANITÀ

LOGISTICA............................................184 Marco Cipriani

CORSIE D’ECCELLENZA................202 Luca Coletto Pier Carlo Muzzio Francesco Pietrobon

EDILIZIA ................................................186 Andrea Bonotto Giorgio Rigo Mirco Verno RINNOVABILI.......................................192 Claudio Andreoli

POLITICHE SANITARIE ...................210 Livio Dal Cin Vittorio Zuliani FARMACI...............................................214 Fabrizio Cappelletto

VENETO 2013 • DOSSIER • 7


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Xxxxx cxpknefv L’INTERVENTO

Rendere l’Italia e il Sud più competitivi di Giancarlo Innocenzi Botti, presidente di Invitalia

egli accesi dibattiti sulla crisi economica che ha colpito l’Italia, tutti si preoccupano di indicare adeguate misure per lo sviluppo e la crescita. Una delle strade da percorrere passa dall’attrazione degli investimenti dall’estero, possibilmente a elevato contenuto tecnologico. Per favorirli, l’Italia deve diventare un Paese sempre più accogliente e appetibile, con territori attrezzati, capaci di costituire reti produttive omogenee e distretti competitivi. Quello che ancora manca è, da un lato, la presenza sul territorio di grandi imprese produttive, dall’altro, una nuova cultura, basata sulla semplificazione della pubblica amministrazione, sulla certezza della norma e sull’allentamento del fisco e della burocrazia. Invitalia opera, su mandato del governo, proprio con queste finalità, per accrescere la competitività dei territori, sostenere l’innovazione e la crescita del sistema produttivo. Grazie all’esperienza maturata giorno dopo giorno, abbiamo capito che gli ostacoli e le difficoltà che intralciano l’attrazione di investimenti in Italia, si superano quando si riesce a fare sistema. Ad aiutare il nostro lavoro ci sono gli innegabili punti di forza del Paese: a partire dalla posizione geografica strategica dell’Italia che, trovandosi al centro del Mediterraneo e

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nel cuore dell’Europa, può contare su un mercato complessivo di 800 milioni di consumatori. A questo si aggiunge un modello unico del tessuto imprenditoriale, fatto dalle piccole e medie imprese che sono la struttura portante del nostro Paese, un ampio sistema di ricerca e innovazione e, soprattutto, risorse umane disponibili e altamente qualificate. Sono questi i fattori su cui cerchiamo di attirare l’attenzione degli investitori europei, ma anche dei paesi come la Cina con cui vantiamo relazioni economico commerciali in crescita, ma che ancora si attestano al di sotto delle reali potenzialità. Il gigante asiatico ha inoltre a disposizione uno strumento come il Contratto di sviluppo, che favorisce la realizzazione di progetti d’impresa di rilevanti dimensioni, in particolare nel settore industriale e nelle aree del Mezzogiorno, con incentivi che arrivano fino al 50 per cento dell’investimento

complessivo ammissibile. In questo contesto si inserisce la partnership strategica che Invitalia ha avviato con China development bank, che è stata incaricata dal governo di Pechino di dare attuazione alla “go abroad” policy. La banca di sviluppo cinese intende trasformare la collaborazione avviata con la nostra agenzia, in una più ampia piattaforma di cooperazione, che contribuirà a elevare il volume degli investimenti cinesi in Italia. Così come l’attività continua nei confronti dei Paesi del Golfo, ricchi di risorse e attratti dalla creatività delle nostre imprese. Nondimeno il Giappone, partner privilegiato soprattutto nel settore delle energie rinnovabili in cui l’Italia ha un’innegabile partnership, e con il quale Invitalia, in virtù dell’accordo con la Bank of Tokyo-Mitsubishi, ha favorito l’insediamento di nuove aziende a forte contenuto di innovazione. VENETO 2013 • DOSSIER • 9


L’INTERVENTO

Un incentivo alla managerialità di Guido Carella, presidente Manageritalia

ggi per fare l’impresa servono anche i manager. Non a caso nei giorni scorsi questo assunto è stato fatto proprio anche dal Ministero del Lavoro, che ha proposto attraverso Italia Lavoro, il suo braccio operativo, un finanziamento, quasi 10milioni di euro attinti dal Fondo Sociale Europeo, per favorire innovazione e competitività delle imprese inserendo dirigenti e quadri disoccupati. Una misura fortemente voluta da Manageritalia e Federmanager, le due organizzazioni che rappresentano i dirigenti del settore privato del terziario e dell’industria, che può contribuire a cambiare in meglio la cultura produttiva del nostro Paese. In pratica da oggi e sino alla fine del 2014, le imprese che inseriranno manager, dirigenti o quadri disoccupati, potranno fruire di un incentivo che può arrivare a 28mila euro, a seconda del contratto applicato (contratto da dirigente, ma anche a progetto), delle caratteristiche del manager e dell’azienda. Dunque massima flessibilità e, direi, nessuna scusa, neppure di carattere economico, perché la sinergia tra imprenditori e manager non diventi sempre più realtà. Un vantaggio reale e tangibile per le imprese che possono così aumentare la loro managerialità e competitività. Ma anche per tanti bravi manager disoccupati, che hanno così un aiuto nella ricerca di ricollocazione. E soprattutto per il sistema economico, che ha l’opportunità di crescere e creare occupazione e benessere per tutti. Anche perché, in Italia, le imprese a proprietà familiare sono più dell’80 per cento del totale. E nel 70 per cento dei casi hanno management composto solo da membri della famiglia stessa, contro meno del 30 per cento di quelle francesi e tedesche. Alle imprese e agli imprenditori non resta altro che passare all’azione e, sfruttando questi incentivi, inserire manager in azienda. Manager che grazie a Managerattivo – il servizio di politiche attive nato dal

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Contratto di lavoro dei dirigenti del terziario e affidato da Manageritalia e Confcommercio al Centro Formazione Management del Terziario (CFMT) – si possono trovare pronti a entrare in azienda, forti di una certificazione delle loro competenze e di un percorso di formazione e consulenza che li prepara al meglio per tornare in azione. Un servizio con il quale già da tempo aiutiamo i manager in fase di ricollocazione anche facendoli incontrare con Pmi e imprenditori vogliosi di reagire alla crisi grazie all’aiuto di professionisti della gestione aziendale. Insomma, negli ultimi anni, agendo a livello contrattuale e sviluppando appositi servizi, abbiamo predisposto tutto quanto serve affinché il matrimonio tra imprenditori e manager si compia e sia duraturo e produttivo. A questo punto, grazie anche agli incentivi, sulla base delle competenze e delle esperienze manageriali di cui l’azienda ha bisogno, basta cercare i manager (anche nelle banche dati come quella di Manageritalia). Basta volerlo, crederci e farlo, è così che si riparte. VENETO 2013 • DOSSIER • 13


IN COPERTINA

Matteo Zoppas, presidente di Confindustria Venezia

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Matteo Zoppas

UNITI PER AFFRONTARE LA CRISI «Dobbiamo capire quali possono essere le strategie da sviluppare per far fronte all’emergenza, coinvolgendo tutte le parti interessate». La strada per combattere la crisi secondo Matteo Zoppas è fatta di scelte condivise Nicolò Mulas Marcello

l cambio al vertice di Confindustria Venezia denota un significativo passaggio generazionale. Da qualche giorno la presidenza dell’associazione degli industriali veneziani è passata a Matteo Zoppas, giovane ma con una carriera imprenditoriale già consolidata. L’obiettivo comune e condiviso è affrontare e combattere la crisi. L’intento è quello di stare uniti nell’interesse delle 1.200 imprese associate, senza distinzioni tra grandi e piccole (che rappresentano l’80 per cento) che nel Veneziano lavorano sinergicamente. Per salvare le aziende con maggiori criticità verrà messa in campo anche una task force di esperti esterni al sistema confindustriale. «Sicuramente ciò che ci può aiutare molto è una politica nazionale antirecessiva – spiega Matteo Zoppas – per cui occorrono manovre che aiutino la ripresa del mercato». È possibile fare un quadro generale dello stato di salute delle imprese venete, e in particolare di quelle veneziane, in questa fase della crisi economica?

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«La situazione delle imprese venete e veneziane rispecchia ciò che sta vivendo tutto il resto d’Italia. C’è un calo generale della domanda e per questo le aziende stanno soffrendo molto, anche quelle che sono strutturate per avere una dimensione di offerta maggiore. Come conseguenza



c’è la scarsa disponibilità di liquidità, a cui si aggiungono altri fattori che aggravano la situazione: la recessione, la pressione fiscale molto alta e le banche che in determinate situazioni non possono elargire credito. Anche il costo del lavoro incide, è molto più alto rispetto all’estero, 

In questo momento il bisogno di rappresentanza è più forte che mai



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IN COPERTINA

 dove i concorrenti delle nostre cautela ogni singolo euro. La mag- a creare delle condizioni migliori. In aziende possono permettersi di produrre a costi minori». Come è cambiato l’approccio all’impresa da parte delle aziende veneziane di matrice familiare negli ultimi anni? «Con la matrice familiare si identifica principalmente la piccola e media impresa, vale a dire la maggioranza delle imprese che formano il tessuto veneziano. Queste realtà sono quelle che stanno soffrendo di più e stanno cercando di organizzarsi. L’abitudine al consumo che si è sviluppata in un momento di mercato florido e di maggiore ricchezza deve lasciare spazio a una maggiore attenzione ai costi e alla riorganizzazione aziendale interna. C’è una particolare scrupolosità nella rivisitazione del valore del prodotto cercando di usare con

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gior parte di queste aziende risente anche della lentezza dei pagamenti della pubblica amministrazione, bloccata dal patto di stabilità. Le nostre imprese stanno quindi diventando più attente a trovare forme di finanziamento non per investimenti ma per far fronte ai costi». Su cosa occorre lavorare? «In un momento in cui ci sono persone che arrivano a gesti drammatici per le conseguenze della propria azienda, dobbiamo capire quali possono essere le attività da sviluppare per far fronte all’emergenza, coinvolgendo tutte le parti interessate: i sindacati, la politica, le banche e tutti coloro che hanno la possibilità di darsi regole e strumenti per essere più vicini alle aziende e riuscire

Veneto le imprese si possono aiutare in più modi: trovando attività che possono consentire di aumentare i ricavi, anche se in questo momento non è semplice; indirizzare le aziende verso soluzioni che possano ridurre i costi come, ad esempio, la formazione dell’imprenditore e analisi che possano far capire come migliorare il proprio bilancio (nel caso delle aziende più piccole spesso gli imprenditori non hanno a disposizione questi strumenti); lavorare con le


Matteo Zoppas



Dobbiamo coinvolgere i sindacati, la politica, le banche e tutti coloro che hanno la possibilità di darsi regole e strumenti per essere più vicini alle imprese e creare delle condizioni migliori

banche per trovare soluzioni orientate ad ottenere maggiori finanziamenti; capire, insieme alla politica, se si possa interrompere questa fase estremamente recessiva attraverso particolari manovre». Parliamo del suo mandato, quali sono le priorità di intervento e cosa chiedono gli imprenditori veneziani? «Il mandato di Confindustria si traduce nell’essere il sindacato delle imprese. Noi siamo rappresentati di una associazione di imprese che, in questo periodo storico, sono in grave difficoltà a causa della riduzione della domanda e per le problematicità do-

vute alla gestione di alcuni fattori che riguardano più da vicino la crisi, sia dal punto di vista sindacale che della gestione del credito e della sburocratizzazione. Quello che chiedono gli associati sono risposte immediate. Mentre prima della crisi si pensava a strategie nel lungo periodo, oggi servono interventi a brevissimo termine. I servizi, soprattutto, devono dare un vantaggio immediato ed economicamente quantificabile alle imprese. In questo momento il bisogno di rappresentanza è più forte che mai e Confindustria è al fianco di tutti i suoi associati, soprattutto quelli che sono in crisi».



Quali sono le sue previsioni per il futuro e cosa si sente di dire agli imprenditori del territorio veneziano? «Le previsioni future non sono ancora rosee. Quello che ci può aiutare è una politica nazionale antirecessiva, per cui occorrono manovre che portino alla ripresa del mercato. Nel territorio del Nordest, unico al mondo in termini di capacità imprenditoriale, ci siamo reinventati tante volte e questa deve essere l’ennesima occasione in cui bisogna tenere duro. Dobbiamo ricordarci che siamo a Venezia e il made in Venice è un plus su cui puntare». VENETO 2013 • DOSSIER • 17


POLITICA ECONOMICA

Togliere le ganasce fiscali all’orgoglio veneto Il cambio di passo atteso dalle imprese regionali per recuperare nuova capacità produttiva viaggia con alcuni mesi di ritardo. «Se l’inversione ci sarà, non arriverà prima di fine anno» pronostica Alessandro Bianchi Giacomo Govoni

iciotto mesi di flessione no stop. Neppure il primo trimestre del 2013 allevia lo stato di convalescenza in cui versa il sistema industriale veneto ormai dall’autunno del 2011. I dati, elaborati dall’indagine Veneto Congiuntura su un campione di oltre 2.200 imprese, restituiscono un quadro dell’economia regionale segnato da un trend negativo e da umori previsionali ancora improntati all’incertezza. «Tuttavia – segnala Alessandro Bianchi, presidente di Unioncamere Veneto – le imprese sono meno pessimiste rispetto a fine 2012 e hanno una gran voglia di reagire, specie quelle che operano sui mercati esteri». Quali variazioni dell’ultimo bollettino economico destano le maggiori preoccupazioni? «Il primo trimestre 2013 conferma le tendenze di fine 2012, con la produzione industriale che registra un calo congiunturale destagionalizzato dell’1,4 per cento. Per il Veneto si tratta del sesto trimestre consecutivo

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di flessione dell’indice: una situazione mai registrata, nemmeno durante la grande recessione del 20082009, quando i trimestri consecutivi con segno meno erano stati cinque. La sensazione però è che le imprese, piegate dall’inasprimento fiscale e dalla stretta creditizia, abbiano toccato il fondo e in alcuni settori inizino a sperimentare una ripresa dell’attività economica». Tra i pochi indicatori a salvarsi nel barometro regionale c’è quello sull’export. A quale crescita stanno assistendo le imprese venete sui mercati stranieri, in particolare sulle rotte commerciali extra Ue? «Le esportazioni e gli ordini esteri restano l’unico traino per l’economia regionale. Ma il 2013 non è iniziato bene, come rileva Veneto Congiuntura, che evidenzia una crescita debole sia del fatturato che della domanda estera. Il Veneto però si sta velocemente adeguando ai mutamenti economici, ricercando interlocutori esteri sempre più forieri di sviluppo. Le imprese

Alessandro Bianchi, presidente di Unioncamere Veneto

hanno capito che devono puntare sui mercati internazionali che crescono di più: Turchia, Russia, Messico, Brasile, Indonesia. Ma le ridotte dimensioni aziendali non aiutano. Se l’inversione di tendenza ci sarà, è sicuramente più spostata verso fine anno e comunque legata ad auspicabili politiche per la crescita in ambito europeo». Poche settimane fa Squinzi ha usato toni drammatici rispetto alla situazione economica del Nord. Quali passaggi del suo intervento rilancerebbe? «Squinzi ha puntato il dito sul fisco, definendolo “quanto di peggio si possa immaginare e scoraggia gli investimenti e la crescita”. Sono d’accordo con lui quando dice che oc-


Alessandro Bianchi

-2,7% LA FLESSIONE DEL FATTURATO SU BASE ANNUA FATTA SEGNARE DALLE IMPRESE VENETE NEL PRIMO TRIMESTRE DI QUEST’ANNO



Per tornare a produrre più benessere il Veneto deve far leva sulla sua risorsa più importante: la vocazione industriale

corre eliminare il costo del lavoro dalla base imponibile Irap e tagliare di almeno 11 punti gli oneri sociali che gravano sulle imprese manifatturiere. Per tornare a produrre più benessere il Veneto deve far leva sulla sua risorsa primaria: la vocazione industriale in tutte le sue declinazioni. Bisogna far sì che le politiche economiche e fiscali siano opportunamente differenziate rispetto alla capacità di fare impresa». Da ormai 6 anni, con la Regione, avete istituito l’osservatorio regionale sul federalismo. Quali spunti di riflessione emergono dall’ultimo rapporto? «Negli ultimi mesi il federalismo è stato sacrificato sull’altare dell’emergenza. La riforma del Titolo V non è



stata attuata; la legge delega del 2009 non ha prodotto effetti in quanto molti aspetti non sono ancora entrati in vigore e alcune parti dei decreti sul federalismo sono state “svuotate” dalle manovre dei vari governi. Il nuovo rapporto si sofferma sull’impatto delle manovre correttive e sulla situazione della spesa pubblica italiana, mettendo a confronto i diversi livelli della pubblica amministrazione con quella dei modelli federali europei. In particolare, quella del federalismo “differenziato” (o asimmetrico) rappresenta una grande opportunità e un’innovazione molto importante per le Regioni, con interessanti prospettive sul piano istituzionale e finanziario». Di che si tratta e in che modo

potrebbe favorire la competitività del sistema locale? «Si tratta di un percorso in grado di ridurre la distanza esistente tra l’attuale ventaglio di poteri delle Regioni ordinarie e l’assetto istituzionale di quelle a statuto speciale. Il “federalismo differenziato” consentirebbe infatti alle Regioni che ne facessero richiesta, di gestire ulteriori competenze, senza intaccare la solidarietà verso le altre Regioni italiane, e di avere più risorse per lo sviluppo locale». Quali priorità d’investimenti dovrebbe darsi il Governo per puntare alla crescita? «Innovazione, internazionalizzazione e accesso al credito: sono le nostre priorità e quelle che dovrebbe darsi il Governo. Altrettanto importante è proseguire sula strada delle liberalizzazioni, un passaggio obbligato per rilanciare la crescita. Infine occorre intervenire sulle norme che regolano il mercato del lavoro: più flessibilità in ingresso e nell’età di pensionamento, per favorire il ricambio generazionale». VENETO 2013 • DOSSIER • 21


POLITICA ECONOMICA

Giovani ed export, leve per la crescita Rilancio del concetto di reputazione d’impresa e massima apertura all’innovazione e alle start up. Su questi valori s’incardina la mission di Giulio Pedrollo a tutela del tessuto industriale scaligero Giacomo Govoni uno degli alfieri più rappresentativi della nuova classe dirigente di quarantenni. Giulio Pedrollo, eletto il 13 maggio scorso alla presidenza di Confindustria Verona, succede ad Andrea Bolla e assume la guida dell’associazione per il quadriennio 2013-2017. Ingegnere e amministratore unico di un’azienda operante nel settore dell’energia sostenibile, nel suo mandato il neo leader degli in-

È

Giulio Pedrollo, presidente di Confindustria Verona

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dustriali scaligeri conserverà la stessa cifra che in precedenza aveva contraddistinto la sua presidenza dei giovani imprenditori veronesi. «Sento di poter contare su un contesto forte – spiega – che sicuramente saprà supportarmi al meglio per l’intera durata del mio incarico». Ha rilevato il timone di Confindustria Verona da poco più di un mese. Qual è lo stato di salute del sistema industriale locale, anche rispetto al quadro sia regionale che nazionale? «Il nostro sistema si trova in una situazione difficile, nasconderlo non ha senso. Ma Verona sta sfruttando al meglio i propri punti di forza e ha dimostrato una buona tenuta. Pensiamo ad esempio alla nostra propensione all’internazionalizzazione e allo scambio con l’estero o alla presenza di settori produttivi anticiclici. Sono queste le caratteristiche su cui poggiamo saldamente. Del resto ci sono anche dati confortanti, come il 4,4 per cento di disoccupazione nella nostra provincia, un terzo di quello nazionale. Mi sembra lo specchio migliore della nostra forza. Pur in un contesto difficile gli imprenditori veronesi si sono mostrati capaci non solo di resistere, ma soprattutto di reagire».

Quali saranno i punti chiave della sua agenda? «Ci sono temi urgenti nell’agenda di chiunque si trovi oggi a rappresentare le imprese: il credito, il costo del lavoro e la burocrazia. Ma per caratterizzare i progetti del mio quadriennio ho scelto di concentrarmi su alcune tematiche. Una su tutte è la reputazione d’impresa. Per il mondo imprenditoriale è determinante sia prendere coscienza di quanto le aziende italiane hanno saputo esprimere dal dopoguerra a oggi in tema di innovazione, qualità, dedizione al lavoro e impegno sociale, sia imparare a comunicare questo valore che, a mio avviso, rappresenta un inestimabile fattore di competitività». Lei ha già guidato il gruppo dei giovani imprenditori di Verona. Come spenderà quest’esperienza nell’attenzione alle nuove leve veronesi? «I giovani e le start up sono essenziali, da un lato, per mantenere vivo un tessuto produttivo e, dall’altro, per offrire gli stimoli che mancano alle imprese mature. Nella mia attività di imprenditore ho avuto modo di ospitare in azienda un giovane e aiutarlo a sviluppare la sua idea d’impresa nel settore delle lampade a led. Questa esperienza mi ha dimostrato che per un imprenditore in erba poter avere una sede


Giulio Pedrollo

2,2 mld IL VALORE COMPLESSIVO REGISTRATO DALLE ESPORTAZIONI VERONESI NEL PRIMO TRIMESTRE 2013. PERSO L’1,5% RISPETTO ALL’ANNO PRECEDENTE



L’adozione di start up innovative può essere un’occasione concreta di rilancio per aziende in difficoltà o a rischio sparizione

e dei supporti fisici, come internet, telefono, fax, ma anche un confronto continuo con chi l’impresa già la vive, è una ricchezza che va ben oltre il valore materiale delle cose. Per la mia azienda invece ha rappresentato uno stimolo e un nuovo settore in cui potremmo inserirci e crescere. L’adozione di start up innovative può essere un’occasione concreta di rilancio per molte aziende in difficoltà o a rischio sparizione».



Quali strumenti sta pensando di potenziare o di introdurre per favorire la proiezione internazionale delle aziende scaligere? «Quest’ultima fase della crisi ci dimostra che solo chi internazionalizza resta sul mercato. La domanda interna è ferma, se non in calo, e le prospettive migliori vengono dai Paesi extra Ue. Le imprese veronesi hanno una buona propensione all’internazionalizzazione, ma ci sono ancora delle re-

sistenze, per lo più culturali, soprattutto da parte delle realtà più piccole. Ed è proprio su attività mirate per le pmi che intendo lavorare. Non intendo organizzare missioni imprenditoriali esplorative, ma punterò prevalentemente alla concretezza di incontri d’affari o alla costruzione di reti ed accordi con potenziali partner». Lei attribuisce una grossa responsabilità della crisi al deficit di cultura industriale. Nel vostro territorio, come la incoraggerete? E quali misure si augura in tal senso dal fronte politico? «Purtroppo ce ne rendiamo conto ogni giorno. Il nostro Paese non ha ancora preso coscienza del fatto che solo il sistema produttivo può far rimettere in moto i consumi o far sì che si riduca il debito pubblico. E non perché l’impresa abbia poteri magici, ma perché produce ricchezza, genera lavoro e di conseguenza introiti fiscali. Perciò è essenziale rimettere al centro della politica l’impresa. I temi all’ordine del giorno ormai li conosciamo tutti e li ho trovati anche nelle parole del presidente Letta e del ministro Zanonato all’ultima assemblea di Confindustria. Sono stati entrambi molto concreti e focalizzati sulla questione industriale: ora, però, è il tempo dei fatti e su quelli esprimerò il mio giudizio». VENETO 2013 • DOSSIER • 23


POLITICA ECONOMICA

Aumento dell’Iva, stangata per famiglie e lavoratori Ridurre l’aggravio fiscale, riequilibrare piccola e grande distribuzione, risollevare la domanda interna degli acquisti. Sono le priorità indicate da Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre, per arginare il crollo dei consumi Francesca Druidi

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uarantaquattro euro per una famiglia di 3 membri, 51,5 euro per un nucleo di 4 persone. Sono gli aumenti di spesa calcolati dalla Cgia di Mestre per i restanti sei mesi del 2013, causati dal tanto temuto incremento dell’Iva dal 21 al 22 per cento previsto per luglio. Il costo di questa operazione, sempre stando alle stime della Cgia, graverà sulle tasche dei consumatori per un importo di 2,1 miliardi di euro per il 2013 e di 4,2 miliardi per il 2014. L’aumento dell’aliquota non inciderà sulla spesa dei beni di prima necessità, come gli alimentari, la sanità, l’istruzione, ma si ripercuoterà sul consumo di carburanti, sull’acquisto di capi di abbigliamento, calzature, mobili e oggetti per la casa, e sul ricorso al meccanico o al carrozziere. Con gravi conseguenze per le famiglie, gli artigiani e i commercianti, come commenta Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre. Quali sono le previsioni sull’andamento dei consumi per il resto del 2013? «Difficile prevedere cosa succederà 24 • DOSSIER • VENETO 2013

Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre

nei prossimi mesi. Siamo convinti che qualche timido segnale di ripresa si stia riaffacciando. Tuttavia, dopo che in questi ultimi cinque anni la caduta del Pil, della produzione industriale, dei risparmi, dei consumi interni e degli investimenti è stata rovinosissima, è difficile pensare che ci stiamo per lasciare il peggio alle spalle. Purtroppo, anche se la ripresa magari sta arrivando, ciò che non sembra destinato a diminuire è il numero di quanti sono senza lavoro. Probabilmente, entro la fine dell’anno

prossimo, il tasso di disoccupazione medio nazionale supererà abbondantemente il 13 per cento». Il primo passo per rilanciare i consumi consisterebbe nella riduzione della pressione fiscale. Quali le priorità da attuare a breve termine? «Innanzitutto, bisogna scongiurare l’aumento dell’aliquota ordinaria Iva prevista per il prossimo luglio ed escludere il pagamento dell’Imu sulla prima casa, almeno per le famiglie meno abbienti. Se il governo non riuscirà a fare ciò, le fa-


Giuseppe Bortolussi

2,1 mld IL COSTO, STIMATO DALLA CGIA DI MESTRE PER IL 2013, DELL’OPERAZIONE DELL’AUMENTO DELL’IVA AL 22% PREVISTO DAL 1° LUGLIO



Per molti artigiani e commercianti l’aumento dell’Iva rischia di tramutarsi in un vero e proprio colpo di grazia

miglie subiranno un ulteriore aggravio fiscale che inciderà negativamente sui consumi. L’obiettivo di chi ci governa deve essere quello di rimettere in tasca i soldi ai cittadini - già sfiancati da cinque anni di crisi economica, dove i risparmi si sono ridotti al lumicino - incentivando la spesa. Con il decreto che ha prorogato gli incentivi per la ristrutturazione edilizia e per il risparmio energetico è stato approvato un provvedimento che va nella direzione giusta: ovvero, quella di far ripartire interi settori da sempre collegati con il comparto edilizio». È possibile parlare di margini di intervento per le attività produttive che operano nel commercio



per risollevare la situazione? «Il commercio, come del resto tutti i principali settori economici, sta soffrendo tremendamente gli effetti della crisi. Inoltre, il piccolo commercio ha subito negli ultimi anni un esponenziale aumento della tassazione a livello locale e una fortissima concorrenza da parte della grande distribuzione che hanno provocato un elevato numero di cessazioni. Risultato? Abbiamo interi quartieri, sia nel centro sia nelle periferie delle nostre città, che con la chiusura dei negozi di vicinato si sono impoveriti; è diminuita la qualità della vita e sono aumentati i problemi legati al disagio e al degrado urbano. È evidente che la rivitalizzazione

delle città parte anche da un ripensamento dell’offerta commerciale, che deve trovare un giusto punto di equilibrio con la presenza della grande distribuzione». Quale saranno le conseguenze sulle imprese e sulle famiglie italiane dell’aumento dell’Iva? «Per molti artigiani e commercianti l’aumento dell’Iva rischia di tramutarsi in un vero e proprio colpo di grazia. Queste realtà, nella stragrande maggioranza dei casi, vivono dei consumi del territorio in cui operano. Se l’Iva verrà ritoccata verso l’alto è quasi certo che la spesa delle famiglie subirà un’ulteriore frenata e per molti operatori economici non resterà che ridurre il personale o, peggio ancora, chiudere definitivamente i battenti. Le famiglie, invece, subiranno un rincaro dei prezzi che potrebbe mettere in seria difficoltà chi già oggi si trova in condizioni di indigenza, con il pericolo che il rischio povertà aumenti in maniera considerevole». VENETO 2013 • DOSSIER • 25


POLITICA ECONOMICA

Centri storici a rischio desertificazione Stop alle cementificazioni e alle liberalizzazioni selvagge che, insieme a tasse, credit crunch, burocrazia e calo dei consumi, stanno mettendo a dura prova il commercio in regione. Ne parla Massimo Zanon, presidente di Confcommercio Veneto Francesca Druidi

mbre lunghe sul commercio in Veneto. Nel 2012, il saldo tra natalità e mortalità delle imprese del settore si rivela negativo, con 3.138 attività e una perdita per il commercio al dettaglio di circa 1.600 realtà. Questa fotografia, scattata dalla ricerca sulle imprese del terziario del Nord Est realizzata da Confcommercio-Imprese per l’Italia, mostra un quadro piuttosto critico per gran parte delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Il 54 per cento delle aziende del Nord Est ha, infatti, registrato nei primi mesi del 2013 un peggioramento dell’andamento economico della propria attività rispetto alla fine del 2012; il 40 per cento ha segnalato una situazione stabile della crisi e solo l’1,4 per cento vede un miglioramento. A preoccupare Massimo Zanon, presidente di Confcommercio Veneto, non è solo il previsto incremento dell’Iva, ma anche il lento, quanto progressivo, impoverimento della rete di esercizi di vicinato, con pesanti effetti anche sul tessuto sociale e urbano.

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Qual è la situazione del commercio in Veneto? «La crisi si somma all’eccessiva offerta di tipologie commerciali e il rischio, a breve, è che alla chiusura di moltissime attività mediamente esistenti da molti anni non corrisponda un ammodernamento del settore, ma un disservizio in aree poco abitate o nelle periferie, con conseguenze innanzitutto sul piano sociale: la popolazione che invecchia, oltre al disagio, avrà un incremento di costi anche per i beni di prima necessità». La debolezza strutturale della domanda interna è un nodo cruciale. È possibile pensare di rilanciarla senza fermare il previsto aumento dell’Iva? Quale sarà l’impatto sul comparto di questo provvedimento? «È assurdo e controproducente pensare di risolvere i problemi solo aumentando le imposte. È, invece, urgente un immediato dimagrimento dei costi dello Stato per lasciare alle imprese la speranza e le risorse per ripartire, dando in busta paga da subito più risorse ai lavoratori. L’aumento dell’Iva non farebbe che abbattere ulteriormente i consumi. È questo che vogliamo?».

Accesso al credito, semplificazione burocratica, sostegno all’occupazione. Quali sono le principali istanze delle imprese del commercio, del turismo, e dei servizi del Veneto emerse dal road show di Confcommercio e non solo? «La burocrazia è un cancro ancora non curabile: ogni tentativo di semplificazione messo in campo finora ha peggiorato e aumentato i costi per le imprese. Il pensiero che tutto questo sia stato affidato a “teste” che hanno solo prodotto danni lascia l’amaro in bocca, ed è un miracolo - dettato dal senso di responsabilità della maggior parte degli imprenditori e dei lavoratori - che non si sia arrivati al limite della rivolta civile. Per quanto riguarda la questione del credito, è indubbia la difficoltà di accesso incontrata in questi anni da molte imprese, comprese quelle virtuose, che si vedono negare la possibilità di crescere, così come si dovrebbe fare per ridare impulso all’economia e ai consumi rimettendo in moto l’occupazione. Di fatto, ci viene tolto il diritto di competere in maniera paritaria. Proprio sul piano della concorrenza, le liberalizzazioni han-


Massimo Zanon

Massimo Zanon, presidente Confcommercio Veneto

1.600 PUNTI VENDITA AL DETTAGLIO PERSI NEL 2012 IN VENETO SECONDO LA RICERCA SULLE IMPRESE DEL TERZIARIO DEL NORD EST DI CONFCOMMERCIO-IMPRESE PER L’ITALIA



Le liberalizzazioni hanno gran parte di responsabilità sulla chiusura o sulle difficoltà che le imprese del nostro settore stanno incontrando

no fatto il resto: hanno gran parte di responsabilità sulla chiusura o sulle difficoltà che le imprese del nostro settore stanno incontrando». Quali sono stati gli effetti registrati in regione della liberalizzazione del commercio a circa un anno e mezzo dall’entrata in vigore? «Ancora non troppo evidenti, dato il momento storico, ma ci preoccupa il gran numero di progetti



posti nei cassetti di tanti Comuni; progetti che, se autorizzati, avrebbero l’effetto di una bomba micidiale sugli equilibri già abbondantemente compromessi del nostro sistema distributivo, oltre che urbanistico. Per questo stiamo effettuando una costante pressione sulla Regione, che proprio in questi giorni sta approntando i regolamenti della nuova legge sul commercio e che, tra le norme che go-

vernano il settore e le connessioni con l’aspetto urbanistico, sembra non aver ancora effettuato scelte decise e inequivocabili per fermare questa deriva. Alla Regione diamo atto di aver espresso in via di principio l’intenzione di porre uno stop alla cementificazione del territorio, ma ci sembra ancora un’azione solo enunciata, non seguita da norme di tutela dell’ambiente e delle imprese esistenti». VENETO 2013 • DOSSIER • 27


AGROALIMENTARE

Una rinnovata vocazione agricola Una politica anacronistica contro l’importanza del settore. Giorgio Piazza, presidente di Coldiretti Veneto, sottolinea la contraddizione del Nordest: «Imprese e politici considerano il settore primario come un’attività complementare alle altre attività economiche» Renata Gualtieri

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uando, a gennaio, è avvenuta la sua conferma come presidente dell’assemblea regionale di Coldiretti, Giorgio Piazza, tracciando un bilancio ha denunciato il fatto che la politica sottovaluta il ruolo di primaria importanza dell’agricoltura per il rilancio dell’economia regionale. Il Veneto, infatti, terra di grandi prospettive con 811mila ettari di superficie agricola utilizzata e 120mila aziende, deve fare i conti con un’urbanizzazione spesso sfrenata, con i cambiamenti climatici e con una carenza di regole più che di risorse. «Il sistema politico - commenta il numero uno della Coldiretti regionale - non è in grado di leggere le eccellenze, né di disegnare una strategia per il futuro. Lo

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dimostra il disinteresse quasi totale per un settore che sa reggere in questa fase di crisi che si protrae oramai dal 2008 e la “capacità di risposta” del bilancio regionale, dove l’impegno per il nostro settore si è ridotto allo 0,61 per cento del totale, per la gran parte assorbito dalle agenzie regionali che svolgono funzioni prettamente di carattere amministrativo». Il Veneto dunque ha voltato pagina, la politica ancora no. I numeri parlano di una rinnovata vocazione agricola: oltre 5 miliardi di euro maturati già 2011 di produzione lorda vendibile, un’occupazione positiva in una fase difficile per l’economia regionale e un “tesoretto” di 2.000 giovani agricoltori insediatisi negli ultimi tre anni. Quali le potenzialità e le eccellenze del set-


Giorgio Piazza

120.000 LE AZIENDE CHE FANNO PARTE DEL SETTORE AGROALIMENTARE DELLA REGIONE VENETO

tore da non sottovalutare e le strategie per il futuro dell’agroalimentare in Veneto? «Coldiretti è impegnata a riportare una visione coerente del settore primario, non più come Cenerentola dell’economia ma come settore centrale per la qualità della vita nel nostro Paese. Finalmente riscontriamo alcuni segnali positivi non solo nell’opinione pubblica, ma anche nel mondo della politica sui temi legati al blocco della cementificazione, della gestione dei parchi, dell’abbandono della montagna, delle coltivazioni Ogm free a salvaguardia del nostro agroalimentare, dell’iniziativa antesignana del chilometro zero e della recente discussione per la definizione in normativa dell’agricoltura sociale. Fondamenti ben accolti trasversalmente, ma che stentano a decollare anche a causa di rigidità tecniche che la burocrazia amministrativa applica in modo magistrale». I giovani agricoltori veneti hanno partecipato all’Assemblea nazionale di Coldiretti. Quale messaggio hanno portato e quale sarà il contributo di tanti neoimprenditori per lo sviluppo? «La delegazione veneta ha portato la testimonianza di un’economia reale, quella dei giovani

del Nordest capaci di riprendersi il settore primario grazie all’insediamento, in tre anni, di più di 2.000 neo imprenditori, protagonisti di un ritrovato sviluppo. Sono loro il futuro dell’Italia. Il programma di sviluppo rurale della Regione ha messo a disposizione degli operatori, fino al 2012, ben 277 milioni di euro, che sommati ai 416 investiti direttamente dagli agricoltori, hanno prodotto, nel circuito economico finanziario, quasi 700 milioni di euro tradotti in miglioramenti aziendali, ristrutturazione e ammodernamento delle imprese agricole tra cui spiccano quelle condotte dagli under 40». Come i mercati agricoli a km zero possono mettere al riparo i cittadini da speculazioni su frutta e verdura? «Fare la spesa a km zero nei cento mercatini agricoli dove le regole sono applicate con attenzione rispettando filiera corta che non solo riduce i passaggi dal campo alla tavola, ma soprattutto contrasta le anomalie di mercato è un consiglio che ha doppio valore: oltre alla sicurezza della qualità e tipicità stagionale l’acquisto diretto potrebbe aiutare la fase di recupero delle stesse aziende agricole segnate duramente dalle avversità atmosferiche».

Il presidente Coldiretti Veneto, Giorgio Piazza

VENETO 2013 • DOSSIER • 43


AGROALIMENTARE

Il Veneto investe nel settore primario Finanziamenti, programmazione continua e interventi mirati per accrescere la concorrenzialità delle imprese agricole venete e un’attenzione particolare ai giovani che rappresentano il futuro del comparto. Il punto dell’assessore regionale all’Agricoltura Franco Manzato Renata Gualtieri

S L’assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, Franco Manzato

commettere sull’agricoltura è un’operazione strategica e intelligente, in quanto il settore primario in Veneto è motore di forte crescita, di sviluppo e innovazione continua. È doveroso evidenziare che le percentuali di insoluto nel comparto agricolo sono quasi inesistenti o comunque di gran lunga inferiori al settore secondario e terziario. «Questo - sottolinea l’assessore regionale all’Agricoltura Franco Manzato - è sintomo di salute di un settore che vede crescere la produzione lorda vendibile di anno in anno e che nel 2012 ha superato i 5 miliardi di euro. Sono centinaia i prodotti tipici e decine quelli certificati a denominazione, con perle nell’enologia, settore che ha raggiunto oltre il 30 per cento del totale export italiano del comparto». Si è riunito il Tavolo verde del Veneto. Di cosa si è discusso e come si rivelerà strumento di supporto all’azione della giunta regionale? «Nell’ultima convocazione del tavolo c’è stato un ampio confronto sul credito e sull’attuazione del programma di sviluppo rurale in scadenza. In concertazione con le associazioni di categoria è stato deciso di procedere con due interventi separati: uno per il sostegno al-

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l’esercizio delle aziende e un altro per l’utilizzo delle somme residue e dei fondi statali dell’ex obiettivo 5a, peraltro attesi per giugno, a compensazione dei danni determinati da eccezionali avversità. Sono state poi discusse le proposte di compensazione e di riassegnazione di finanziamenti. Quanto alla possibilità di assumere provvedimenti per i danni causati da calamità, le stesse organizzazioni professionali hanno evidenziato la necessità di passare dalla logica diseducativa dell’indennizzo a quella della prevenzione con assicurazione multirischio per quelli diretti. Saranno, invece, approfondite le possibilità tecniche d’intervento per i danni indiretti». Alla Festa dell’Europa e festival delle Dop ha ricordato che il Veneto ha il maggiore patrimonio di produzioni agroalimentari a denominazione dell’Unione. Con quali strategie sarà possibile valorizzare i prodotti del territorio? E quali gli effetti positivi per tutta l’economia? «Oltre al più alto numero di produzioni agroalimentari a denominazione dell’Unione, deteniamo anche il primato delle esportazioni enologiche italiane per un valore che, nel 2013, ha superato 1 miliardo e 443 mi-


Franco Manzato



Oltre 2.000 nuovi agricoltori in poco più di tre anni: un record che testimonia che i giovani credono nel settore primario

lioni di euro. Voglio, inoltre, citare i circa 370 prodotti tipici, grazie ai quali siamo secondi solo alla Toscana. Si tratta di una miniera di gusto e di qualità che cercheremo quest’anno di promuovere attraverso programmi mirati d’incoming e mediante rapporti intensificati Italia-Cina. Puntiamo sulla valorizzazione di questo patrimonio perché crea reddito per il territorio e lo esalta, asseconda la nostra cultura agroalimentare e dà respiro a tradizioni che da noi sono autenticamente sentite». Con quale obiettivo è nato il concorso “Ciak! Caccia al falso” indetto dalla Regione? «Questa originale iniziativa, di supporto al lavoro del consolidato modello veneto anticontraffazione, nasce per diffondere nelle giovani generazioni la conoscenza e la coscienza dei diritti e degli interessi dei consumatori e degli utenti, sensibilizzandole sui rischi della contraffazione dovuti a frodi, falsificazioni e



sofisticazioni nella produzione dei beni e servizi. Inoltre, l’iniziativa ha lo scopo di promuovere l’informazione e l’educazione sul rapporto tra consumo, salute, sicurezza e qualità. Il tarocco gioca sull’innocenza del consumatore, sempre più sedotto da messaggi promozionali distorti. La contraffazione dei marchi è uno dei mali più evidenti, un danno enorme a quello straordinario patrimonio economico, di cultura e creatività rappresentato dal made in Italy. Diventa quindi indispensabile avviare una campagna schietta e sincera diretta indistintamente a residenti e turisti». In che modo il sistema agricolo del Veneto preparerà il programma di sviluppo rurale 2014-2020? «Il programma di sviluppo rurale 2014-2020 è lo strumento strategico che orienterà la destinazione dei finanziamenti europei della prossima programmazione comunitaria, sulla base delle  VENETO 2013 • DOSSIER • 45


AGROALIMENTARE

443 mln VALORE DELLE ESPORTAZIONI ENOLOGICHE IN VENETO NEL 2013, È IL PRIMATO TRA QUELLE ITALIANE

 scelte decise dalle diverse articolazioni del pri- successiva alla sua adozione in Consiglio regiomario. Il Veneto non vuole farsi sorprendere dagli eventi e dalle scelte europee ed è da circa un triennio che si sta preparando a questo appuntamento. Tutto ha preso il via con la Conferenza regionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale, realizzata tra settembre del 2010 e febbraio 2011, occasione in cui è stata prodotta l’agenda delle priorità strategiche regionali. Su questa base sono stati attivati il Forum Pac 2020, il Forum giovani Pac 2014-2020, lo strumento d’informazione Rete SR2020, attività e indagini preliminari per le valutazioni e la definizione dei nuovi strumenti e documenti di programmazione». Poi ci sarà il partenariato Feasr/Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale. «Proprio così, e la consultazione proseguirà, dopo il recente vertice informativo, con incontri per presentare i risultati dell’analisi per priorità e stimolare la partecipazione; mediante consultazione online fino al mese di luglio; con riunioni dedicate agli interventi del Psr; con un seminario conclusivo sulla bozza pressoché definitiva del Programma di sviluppo rurale,

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nale e prima della sua approvazione definitiva, prevista entro l’anno corrente così da avviare da subito gli interventi che ci servono». Che effetti produrrà il decreto firmato dal presidente Luca Zaia a favore dei giovani che intendono avviare un’azienda agricola? «Saranno finanziate di fatto tutte le domande in regola presentate in base al bando del programma di sviluppo rurale da giovani che intendono insediarsi come titolari di azienda nel corso di quest’anno: si tratta di oltre 450 under 40, la cui presenza darà un contributo significativo al ricambio generazionale del nostro sistema primario. Arriveremo a oltre 2.000 giovani neo-insediati in poco più di tre anni: un record, che testimonia anche l’entusiasmo e la voglia di mettersi alla prova da parte dei nostri ragazzi e ragazze, che continuano a credere nell’agricoltura investono le loro idee, le loro energie e anche i loro beni nel settore primario. Con il Pacchetto giovani, il Psr del Veneto prevede l’attivazione contemporanea di più misure, coordinate e rese coerenti nel piano aziendale presentato dagli under 40».


PRODOTTI ALIMENTARI

Tra produttore e consumatore? Una filiera cortissima La crisi costringe le famiglie a limitare i consumi, ma stimola positivamente la ricerca mirata negli acquisti. E così si fanno strada la filiera corta e il chilometro zero. Il punto di Stefano, Cristina e Stefania Modolo Lorenzo Brenna

Italia occupa una posizione di prestigio nell’ambito del settore lattiero caseario mondiale. È il Paese che produce più formaggi tipici Dop. Il comparto ha però registrato una flessione, frutto del calo dei consumi di latte, che sembra non essere più la bevanda principale della colazione degli italiani. Qualità, rintracciabilità e freschezza rimangono però dei capisaldi irrinunciabili per i consumatori. È anche la linea sposata dalla Latteria di Roverbasso, nata negli anni Ottanta dalla passione per l’arte casearia di Dino Modolo. Stefano Modolo, tra i titolari Un’azienda competitiva nel mercato locale, della Latteria Roverbasso dotata di ambienti tecnologicamente aldi Codognè (TV) l’avanguardia e magazzini con sistemi di www.latteriadiroverbasso.com

L’

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stagionatura avanzati. La vasta gamma di prodotti fa sì che il mercato di destinazione abbia un ampio ventaglio di clienti diversi. In uno scenario economico critico, con un drastico calo del potere di acquisto da parte delle famiglie, stanno emergendo con forza fenomeni, certamente positivi, come quello del chilometro zero e della filiera corta. «È proprio la fase economica che stiamo attraversando e che costringe le famiglie a limitare i consumi, che stimola positivamente la ricerca più mirata negli acquisti, puntando quindi a realtà che garantiscono una filiera cortissima tra produttore e consumatore – spiega Cristina Modolo - il latte è tutto di raccolta locale e lavorato giornalmente presso la nostra latteria e proposto negli spacci direttamente con un unico passaggio di consegne dal casaro agli addetti alla vendita. Esaudire le aspettative in questo particolare periodo secondo la nostra prospettiva significa garantire una produzione di formaggi completa dal fresco allo stagionato e un prezzo giusto». La Latteria di Roverbasso è contraddistinta dal perfetto connubio tra innovazione tecnologica e mantenimento della matrice artigianale. «Lo


Stefano, Cristina e Stefania Modolo

sviluppo tecnologico e l’innovazione sono fondamentali per essere concorrenziali nel mercato e garantire una produzione nel rispetto di tutte le normative vigenti – afferma Stefano Modolo - è impensabile oggi produrre alimenti con la tecnologia di vent’anni fa, ma è sicuramente fondamentale produrre i formaggi come vent’anni fa con le risorse tecnologiche di cui il nostro stabilimento oggi è dotato, grazie anche ad un costante investimento». La costante formazione del personale e la continua sensibilità ai bisogni e ai gusti dei consumatori rende l’azienda «orgogliosa della sua artigianalità e l’unione con le nuove tecnologie rafforza il rapporto con il consumatore. La presenza della maggior parte del personale da lungo tempo ha creato una squadra efficiente e la supervisione sempre costante in produzione prima di mio padre e ora mia - continua Stefano Modolo - garantisce un controllo completo di tutto il processo produttivo». Tra gli obiettivi dell’azienda c’è quello di crescere ed espandersi aprendo nuovi punti vendita. «Lo sguardo al futuro oggi è impegnativo,

11 mln

20%

LITRI DI LATTE LAVORATI ANNUALMENTE NELLE PRODUZIONI DI NUMEROSE QUALITÀ DI FORMAGGIO

INCREMENTO DI FATTURATO OTTENUTO CON L’INSERIMENTO DI YOGURT E MOZZARELLA NELLA GAMMA

ma abbiamo la convinzione che un prodotto di qualità come il nostro ci permetta di puntare direttamente al consumatore finale. L’apertura di punti di riferimento quali spacci aziendali è una risorsa sia per noi che per i consumatori. Il territorio che ci stuzzica particolarmente è la provincia di Pordenone che si trova non molto lontano da noi e nella quale abbiamo già un punto vendita a Sacile». Nell’ultimo biennio la latteria di Roverbasso ha inizialmente risentito del rallentamento dell’economia ma è riuscita a ripartire. «L’ultimo biennio è sicuramente stato impegnativo per cercare di affrontare un cambiamento radicale nella sfera dei consumi dovuti alla crisi economica – afferma Stefania Modolo - per far fronte alle difficoltà abbiamo cercato in inserire all’interno della nostra gamma di prodotti due novità, gli yogurt freschi di giornata e la mozzarella. Abbiamo sfruttato la scia di queste novità per incrementare la vendita al minuto nei nostri spacci ottenendo buone soddisfazioni con un incremento del fatturato pari al 20 per cento sulla base del 2010». VENETO 2013 • DOSSIER • 49


PRODOTTI ALIMENTARI

Il Veneto del vino Una produzione pluripremiata quella di Ivan Geronazzo, che rappresenta la cultura enologica del Valdobbiadene. I risultati di mercato, l’export e gli obiettivi per incrementare la capacità ricettiva Mauro Terenziano

Ivan Geronazzo, titolare dell’azienda agricola Barichel di Valdobbiadene (TV) geronazzoivan71@libero.it

ra il 23 marzo e il 14 aprile si è svolta la 57esima edizione della Mostra del Valdobbiadene Docg di Col San Martino. Anche quest’anno sono stati incoronati i piccoli produttori e le etichette che meglio rappresentano il patrimonio enologico dei colli trevigiani. Per il maggior punteggio totalizzato con un vino della tradizione e uno spumante, il premio Famiglia Paccanoni è stato assegnato all’azienda agricola Barichel di Ivan Geronazzo, realtà che ha recentemente raggiunto una produzione di quarantamila bottiglie, prodotte su sette ettari vitati che si trovano nei terreni di Valdobbiadene e che Geronazzo cura personalmente. «Oltre a questo premio, abbiamo ricevuto diversi altri riconoscimenti. A questi si somma la soddisfazione per il continuo affinamento della qualità dei nostri vini, che sono il frutto di una particolare attenzione nella conduzione del vigneto: selezioniamo le barbatelle di origini secolari e impieghiamo tecniche tradizionali e non invasive, nel rispetto delle piante e dei grappoli – la stessa vendemmia è eseguita a mano». La crisi ha raggiunto anche i consumi alimentari. Voi avete riscontrato un minore interesse del mercato per i vini? «Per nostra fortuna, finora, possiamo affermare che il settore enologico è ancora trainante, nonostante la crisi generale. Tuttavia, di riflesso anche noi avvertiamo delle difficoltà. In particolare per quello che riguarda le forniture alla ristorazione, settore che soffre di una carenza di liquidità che si riverbera sui tempi dei pagamenti. È per questo motivo che la nostra azienda agricola sta selezionando e diversificando sempre di più la clientela, soprattutto orientandoci all’estero, dove la crisi si sente molto meno che nel nostro paese». A questo proposito, a quali mercati guar-

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Ivan Geronazzo

date con maggiore interesse? «Sicuramente i mercati attualmente più interessanti, fra quelli esteri, sono quelli di paesi come Germania, Stati Uniti e Giappone. Tuttavia, sfruttando le possibilità offerte da Internet – che potenzialmente può permetterci di raggiungere qualsiasi mercato –, uno dei nostri obiettivi è quello di sviluppare maggiormente anche il commercio online». Con quali bottiglie, a livello commerciale, state ottenendo i migliori risultati? «I prodotti che attualmente riscuono maggiore interesse sono il Valdobbiadene Brut Spumante Docg e il vino a fermentazione naturale, una tipologia sulla quale noi crediamo e puntiamo molto, essendo di tradizione. È una versione che non usa il metodo Charmat e per il quale adottiamo una seconda fermentazione in bottiglia che inizia nella settimana santa e che porta questo vino a essere pronto alla degustazione ad appena quattro mesi dall’imbottigliamento». Quali sono invece le caratteristiche distintive della produzione del Valdobbiadene Brut Docg? «Lo si ottiene da uve vendemmiate a mano e sottoposte immediatamente a una pressatura soffice. La decantazione del mosto, che fermenta in contenitori di acciaio per dieci giorni, avviene a freddo. Da qui in poi riposa sui lieviti per ben cinque mesi, ai quali seguono i due mesi della seconda fermentazione in autoclave. Alla fine il risultato è un vino dall’aspetto brillante e invitante, di colore paglierino ricco di bollicine, con un profumo essenzialmente floreale e un sapore cremoso, pieno, equilibrato ed elegante». Quali sono i vostri obiettivi per il futuro dell’azienda agricola? «Oggi siamo già in grado di accogliere gruppi, singoli e comitive organizzate, alle

quali proponiamo visite guidate in cantina, accompagnate dalle degustazioni dei prodotti tipici della nostra terra. Tuttavia intendiamo investire ancora per migliorare l’aspetto ricettivo. Non mancando di perseguire quello che rimane l’obiettivo fondamentale, ovvero la continua ricerca della migliore qualità dei nostri prodotti, potenziando l'aspetto tecnologico del nostro apparato produttivo». VENETO 2013 • DOSSIER • 51


PRODOTTI ALIMENTARI

La promozione internazionale del Piave Le iniziative di valorizzazione dei vini e del territorio veneto. Il lavoro svolto dagli enti locali in collaborazione con la cantina sociale Opitergium Vini di Oderzo. Ne parliamo con il presidente Vanino Negro Valerio Germanico

ntro il prossimo anno sarà ultimata la struttura permanente Casa del Vino, che avrà l’obiettivo di promuovere il territorio del Piave e i suoi prodotti. L’iniziativa nasce dalla collaborazione fra la cantina sociale Opitergium Vini di Oderzo, la Provincia di Treviso e la Regione Veneto. «Non si tratta soltanto di dare visibilità alle realtà aziendali locali – afferma Vanino Negro, presidente della cantina sociale –, bensì anche di promuovere la cultura e i luoghi di questa terra. E riteniamo che un aiuto importante in questo senso potrà venire dal supporto degli enti locali». Se questo è un progetto per il futuro, la cantina sociale Opitergium Vini è già oggi impegnata in altre iniziative, che, per esempio, la vedono socia del consorzio di secondo grado La Marca Vini e Spumanti, che si propone di commercializzare il vino del territorio Piave e Docg Prosecco in tutto il mondo. «Consideriamo questa ulteriore realtà una struttura indispensabile per la valorizzazione dei vini prodotti dalle cantine di primo grado come la nostra e su questi aspetti la nostra azienda ha già lavorato e sta lavorando da oltre un ventennio». Se quindi le ragioni dietro le numerose iniziative di promozione non sono certamente nuove, tuttavia assumono un ruolo ancora più impor-

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tante nel contesto economico attuale. «Nonostante pressoché tutti i settori produttivi oggi si trovino in difficoltà, il nostro continua a mantenere complessivamente una certa tranquillità economica. Questo non vuol dire però che anche il mondo del vino non risenta, anche se in ritardo, della crisi generale. La sfida maggiore che dobbiamo vincere è soprattutto quella di creare un sistema del vino di grandi dimensioni, tale da poter conquistare i mercati internazionali e dare immagine al made in Italy con prodotti tipici e inimitabili, al tempo stesso però proposti a prezzi accessibili. Quindi alla base è necessario portare avanti una politica basata sulla qualità e sul mantenimento delle tradizioni venete, garantendo un sistema vitivinicolo corretto e adeguato all’evoluzione del mercato, nel rispetto e nella tutela delle caratteristiche del territorio». Nei sessant’anni di attività la cantina ha ottenuto risultati significativi, soprattutto in termini di qualità del prodotto riconosciuta, sia a livello locale sia nazionale. «La produzione rispecchia

La cantina sociale Opitergium Vini si trova a Oderzo (TV) www.cantinaoderzo.it


Vanino Negro

la realtà territoriale con un piatto ampelografico estremamente ampio – circa una quindicina di diversi vini prodotti in una superficie complessiva di oltre 800 ettari compresi fra Piave e Livenza, nei comuni del comprensorio di Opitergino-Mottense, la dimensione aziendale di ogni singolo socio è mediamente di circa 2,5 ettari. Nell’ultimo biennio abbiamo visto confermati questi risultati, peraltro riconosciuti dall’andamento del mercato, che finalmente sta premiando anche la qualità dei vini rossi per noi sempre elettiva. Questi successi sono il frutto dell’impegno dell’ultimo decennio. Nel corso degli anni, prima di tutto, abbiamo valorizzato le risorse umane, considerando i vari ruoli aziendali e individuando alcuni aspetti fondamentali che sono il dinamismo operativo connesso con l’innovazione tecnologica». Da sempre attenti all’evolversi del mercato, sia quello rivolto alla vendita all’ingrosso, sia quello della vendita al dettaglio, la cantina continua a investire su se stessa, come dimostrano anche le certificazioni ottenute: Iso 9001:2008, Inter-

155mila

350

QUINTALI D’UVA LAVORATI OGNI ANNO DALLA CANTINA SOCIALE OPITERGIUM VINI DI ODERZO

I SOCI DELLA CANTINA, DISTRIBUITI SU UNA SUPERFICIE DI OLTRE 800 ETTARI FRA PIAVE E LIVENZA

national Food Standard (IFS) e Iso 22005:2008. «In una logica di incremento del dinamismo aziendale, le iniziative future riguardano l’incremento della quota di energia rinnovabile, l’ottimizzazione dell’impiantistica enologica. Infatti, se è vero che il vino nasce in vigneto – e noi come cantina seguiamo i nostri soci con l’opportuna assistenza tecnica –, la qualità viene mantenuta con le operazioni di cantina e presentata al consumatore con l’ultimo e definitivo imbottigliamento». VENETO 2013 • DOSSIER • 53


PRODOTTI ALIMENTARI

Criticità del settore ortofrutticolo Susanna Greguolo fa il punto su un comparto “fragile” della nostra economia. Crisi dei consumi, ma soprattutto crisi delle aziende Laura Vanni

ino al 2011 il comparto della fornitura ortofrutticola per la ristorazione aziendale, scolastica e del settore sanità ha retto rispetto alla situazione del mercato generale. Con una discreta domanda e prezzi di mercato ragionevoli sia in acquisto sia in vendita. A partire dal 2012, però, con l’ampliarsi della crisi, abbiamo registrato una flessione nella domanda. Pur mantenendo il medesimo numero di pasti, anche le mense sanitarie e scolastiche stanno cercando aree di ottimizzazione della spesa». Susanna Greguolo, titolare dell’omonima società di commercio ortofrutticolo all’ingrosso – attiva in tutta l’area del Triveneto –, descrive così l’andamento del settore nell’ultimo biennio. E prosegue: «Nelle scuole, per esempio, il prodotto biologico – che naturalmente ha un costo maggiore rispetto al convenzionale – viene acquistato in misura minore dando spazio al progetto filiera corta. Per quanto riguarda la ristorazione aziendale, invece, il calo è più sensibile a causa di chiusure e delocalizzazioni. Infine, la media ristorazione, che rappresenta una parte minore del nostro fatturato, ha ugualmente un calo di consumi». Al di là del calo generalizzato dei consumi, quali sono le altre problematiche?

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«Da anni, il nostro settore, ma anche quello della produzione ortofrutticola, è catalogato come “fragile”. I problemi maggiori sono legati alle insolvenze, ai ritardi nei pagamenti o peggio ancora ai fallimenti. In realtà è un po’ tutta la filiera che produce il problema, a cominciare dagli enti pubblici – ma non ultime anche le aziende e la media ristorazione. Inoltre gli studi rivelano che molte aziende del settore sono in palese difficoltà, con bilanci in negativo da tempo. Purtroppo queste tentano di rimanere in vita con prezzi sottocosto, mettendo così in difficoltà le aziende sane». Con quale strategia avete reagito a queste criticità? «Nel 2011 abbiamo programmato un piano


Susanna Greguolo

I nostri obiettivi sul medio e lungo periodo sono il consolidamento della clientela attuale e il recupero o l’acquisizione di nuovi contratti in Triveneto

di ristrutturazione che oggi stiamo completando. L’abbiamo affrontato con un piano finanziario studiato autonomamente, utilizzando risorse proprie e finanziamenti in modo equilibrato, dialogando pariteticamente con le banche. Questo a dimostrazione che anche le piccole aziende familiari con applicazione, passione e approfondimento possono crescere e svilupparsi nonostante la moltitudine di norme e regolamenti ostacolino la libera economia basata sull’efficienza». Completato questo piano, quali sono le prospettive e gli obiettivi futuri? «Per quanto riguarda il settore non nascondiamo un certo pessimismo, almeno per il breve e medio termine. Nel medio e lungo

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pensiamo, o meglio speriamo, vivamente in una normalizzazione. La nostra azienda, prima di questa crisi, veniva da un decennio di costante crescita, sia in termini di fatturato, sia in termini di personale impiegato. I nostri obiettivi sul medio e lungo periodo sono il consolidamento della clientela attuale e il recupero o l’acquisizione di nuovi contratti in Triveneto. Infatti non crediamo che questa tipologia di lavoro possa espandersi troppo in termini di copertura geografica. Alcune aziende che operano su scala più vasta si appoggiano su sub appalti, ma noi crediamo che il rapporto diretto con il cliente finale sia migliorativo sotto qualsiasi aspetto. Soprattutto per la qualità del servizio e del prodotto».

Susanna Greguolo, titolare della Greguolo Srl di Mira (VE) www.greguolo.it

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PRODOTTI ALIMENTARI

Come cambia il mercato del caffè Molta concorrenza tra i bar, qualche caffè in più bevuto a casa con i macinati per la moka o le cialde e le capsule per le macchinette apposite. Paola Goppion racconta la sua azienda Emanuela Caruso

l mercato del caffè sta cambiando, così come la modalità di consumo di questa bevanda della tradizione italiana. Complice la crisi, si frequentano di meno i bar e si consumano più caffè in casa, dove in competizione con la moka vi sono le macchinette con capsule e cialde. Paola Goppion, contitolare insieme ai cugini della Goppion Caffè, spiega che è proprio a tali evoluzioni che bisogna adeguarsi. «In quanto torrefattori, cerchiamo di offrire al consumatore la possibilità di preparare e bersi il caffè in casa in qualsiasi modo desideri. Per questo anche la nostra azienda produce capsule e cialde. Ciononostante, la nostra forza rimane, per questo segmento, la produzione di caffè eccellenti macinati da moka e dedicati a un pubblico preparato e gourmet. Farsi il caffè in

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Da sinistra, Paola, Sergio, Silvia e Mario Goppion. La società di torrefazione si trova a Preganziol (TV) www.goppioncaffe.it

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casa rappresenta un rito che, da sempre, contraddistingue l’essere italiani. Parlando, invece, di consumo nei bar, seguiamo la scia del mercato migliorando la prestazione del barista, ovvero di colui che si occupa dell’ultima importante trasformazione del caffè. Diamo al barista un prodotto buonissimo e continuamente testato, non solo, lo invitiamo in azienda anche per incontri di formazione. Il caffè deve essere fatto bene per farsi ricordare da chi l'ha bevuto». Producete anche caffè a marchio equo e solidale? «Si chiama Nativo la nostra linea di caffè provenienti da agricoltura biologica e a marchio equo e solidale. Siamo stati i primi in Italia a lavorare caffè con queste caratteristiche di certificazione, per conto di un importante operatore italiano del segmento, AltroMercato. La nostra collaborazione è nata oltre 25 anni fa quando


Paola Goppion

AltroMercato era ancora una piccola realtà e si affacciava su un target tradizionale con una nuova e consapevole attenzione per l’origine dei prodotti e un maggior riguardo per i diritti dei popoli del Sud del mondo. Questa collaborazione ha portato a un’esperienza e a un prodotto che racconta al consumatore un nuovo modo di lavorare. Nativo ha vinto nel 1999 il Brand Identity al Gran Prix del Design». Da dove proviene il caffè che lavorate e a che tipo di trasformazioni è sottoposto? «Le scelte fatte per l'azienda rispettano il carattere della famiglia. Lavorare bene e in qualità; questo vuole dire scegliere i migliori caffè fin dall'origine e continuare qui in azienda a lavorare con una coscienza produttiva e di attenzione al nostro consumatore. Lavoriamo principalmente caffè di qualità Arabica provenienti dal Centro e Sud America, dalle isole

caraibiche, dall’Etiopia, dall’Honduras e dal Guatemala. In totale circa quindici provenienze diverse. Combinati tra loro, questi caffè danno vita a sei miscele per bar e almeno otto miscele per il consumo a casa. La nostra attenzione viene riversata sulle differenze che ogni caffè presenta a seconda del luogo di provenienza, differenze che esaltiamo attraverso i processi di torrefazione e tostature separate. Lavoriamo caffè che si caratterizzano per composti aromatici naturali di cacao, di fiori, di spezie, di cioccolato e di vaniglia». Il raggio d’azione della Goppion Caffè si estende tanto in Italia quanto all’estero. Nello specifico, in che zone? «Oltre a essere un marchio consolidato nel Triveneto, siamo presenti anche all’estero, dove maturiamo circa il 10 per cento del nostro fatturato totale, percentuale che però siamo sicuri aumenterà. Al momento serviamo l’Europa dell’Est e stiamo entrando negli Emirati Arabi. Anche all’estero siamo continuamente in affiancamento ai nostri distributori con personale esperto che dà loro la fondamentale formazione professionale utile alla loro crescita. In generale il buon lavoro produce buon lavoro e così via. Tutto va voluto, seguito, costruito e condiviso. È importante la scelta delle persone che ci accompagnano, perché la buona energia che ne esce produce ancora buon lavoro per tutti». VENETO 2013 • DOSSIER • 57


MERCATO DEL LAVORO

L’importanza delle professioni «Nell’agenda del governo il lavoro e la gestione delle crisi occupazionali siano una priorità». Interviene così Marina Calderone, presidente Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, che assicura il contributo degli ordini professionali al buon andamento del Paese Renata Gualtieri

ifinanziamento della cassa integrazione, riduzione del costo del lavoro, interventi in favore degli esodati, pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione e riforma della burocrazia rappresentano le azioni che servono a dare le spinta al mondo del lavoro facendo ripartire l’economia, secondo Marina Calderone, assieme a una politica per lo sviluppo che si affianchi a quella del rigore. Lo sviluppo è momento non più rinviabile per le pmi. «Gli ordini professionali sono sin d’ora disponibili a collaborare per dare il loro apporto a una necessaria nuova fase del Paese – continua la presidente dell’Ordine dei consulenti del lavoro –. E la IV edizione del Festival del lavoro può divenire il giusto consesso per discutere ed elaborare nuove riforme». Fisco, tasse, spread, pareggio di bilancio. Sono parole entrate ormai nella quotidianità di tutti i cittadini. Come affiancherete cittadini e imprese nei rapporti con gli enti incaricati al controllo e alla riscossione? «È stato da poco sottoscritto un accordo con Equitalia, mirato ad agevolare cittadini e imprese, che permetterà di realizzare nuove forme di collaborazione locale tra Equitalia e i rappresentanti dei 106 consigli provinciali

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Riteniamo che le società tra professionisti possono essere uno strumento utile soprattutto per le giovani generazioni, ma è necessaria una grande vigilanza 64 • DOSSIER • VENETO 2013




Marina Calderone

15,1% PIL QUOTA RAPPRESENTATA DALLE PROFESSIONI ORDINISTICHE, CHE HANNO ASSUNTO UN RUOLO FONDAMENTALE NEL SISTEMA ECONOMICO E SOCIALE DEL PAESE, SUL DATO NAZIONALE

dei consulenti del lavoro, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo già avviato da anni sul territorio. È prevista anche la condivisione di uno sportello web interattivo dove tutti gli iscritti all’Ordine possono partecipare con le loro riflessioni sull’azione di riscossione a livello locale oltre a un filo diretto con Equitalia per ricevere tutta le informazioni sulle procedure, sulle novità normative e sulle agevolazioni a disposizione dei contribuenti e, in particolare, sulla possibilità di rateizzare le cartelle di pagamento per chi si trovasse in difficoltà a mettersi in regola con il fisco. Si terranno poi in tutte le regioni italiane incontri fra i direttori regionali di Equitalia e gli iscritti all’Ordine dei consulenti del lavoro sulle tematiche di attualità. Bisogna essere al fianco delle istituzioni nella lotta all’evasione, ma anche al fianco dei cittadini che subiscono soprusi da parte dello Stato». Qual è l’importanza degli ordini professionali nel processo di rinnovamento del Paese e i cittadini quanta fiducia hanno nelle professioni? «Le professioni ordinistiche hanno assunto nel tempo un ruolo fondamentale nel sistema economico e sociale del Paese, giungendo a rappresentare una componente importante del Pil italiano, arrivando al 15,1 per cento

del dato nazionale. Dagli ultimi dati pubblicati dall’Agenzia delle Entrate risulta che i contribuenti che dichiarano più di 150.000 euro di reddito sono proprio i lavoratori autonomi, tra cui i liberi professionisti. Le professioni intellettuali rappresentano di sicuro un valore aggiunto per il sistema Italia. Le attività professionali, inoltre, non si rivolgono solo all’utente-cittadino ma sono continui i rapporti dei consigli degli ordini con le istituzioni e la pubblica amministrazione per l’elaborazione e lo sviluppo di politiche attive a favore di tutti i cittadini. I singoli comparti professionali hanno contribuito alla modernizzazione e all’introduzione di criteri di efficienza nell’attività delle pubbliche ammini- In apertura, Marina Calderone, strazioni. La semplificazione amministrativa presidente del Consiglio è uno dei temi su cui gli ordini professionali nazionale dell’Ordine operano da tempo e per il cui raggiungimento dei consulenti del lavoro i singoli iscritti effettuano costantemente ingenti investimenti in termini di allocazione di risorse umane ed economiche, senza percepire alcuna forma di compenso a carico della finanza dello Stato». Da dove passa il rilancio del mondo delle professioni? E cosa si aspetta dalle istituzioni? «La riforma delle professioni ordinistiche italiane ha trovato il suo compimento nella pubblicazione del decreto 137 del 7 agosto 2012.  VENETO 2013 • DOSSIER • 65


MERCATO DEL LAVORO

 Ora attendiamo che si rendano operativi al- bisogno di studiare le nuove disposizioni e cuni dei regolamenti che attueranno le norme inserite nel testo che, nel clima instaurato di piena e fattiva collaborazione, spero vengano discussi e condivisi con gli organi nazionali di rappresentanza delle professioni. Il mondo ordinistico è una parte importante dello Stato e come tale va trattato». Come è andato il debutto delle società tra professionisti? E quali risultati si aspetta per i prossimi mesi della diffusione di questo modello rispetto ad altri modelli societari? «Non ci aspettiamo la corsa alla creazione di nuove società perché i professionisti hanno

metabolizzarle prima di usarle. I primi risultati si vedranno tra un paio di mesi, ma nel frattempo stiamo cercando di risolvere alcune criticità venute fuori dalla pubblicazione del regolamento. Ad esempio, abbiamo evidenziato che le disposizioni non disciplinano in alcun modo il regime fiscale applicabile alle nuove società tra professionisti, né alcun rinvio è stato fatto dalla legge a disposizioni emanate in passato. Si tratta di un punto chiave, perché da quello fiscale dipende anche il regime previdenziale. Inoltre, restano problematiche la vigilanza degli or-

IL RILANCIO DELL’OCCUPAZIONE N el suo ultimo rapporto sulla riduzione del costo del lavoro, l’Ocse conferma quello che i consulenti del lavoro sostengono già da tempo. E cioè che il problema dell’elevato costo del lavoro non si può risolvere senza ridurre la tassazione da lavoro dipendente. Senza un’adeguata riduzione di costi indiretti e un intervento sulla spesa pubblica, aggravata sempre più da sprechi e da costi in esubero, è difficile pensare alla possibilità di accumulare risorse utili a ridurre la pressione fiscale e a rilanciare l’economia. «Chi conosce le problematiche reali, sa che la soluzione sta nel creare un sistema strutturato e costante di regole che vanno nella direzione delle imprese – precisa il presidente della Fondazione studi del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, Rosario De Luca (nella foto) –. Infatti, così come lavoratori e famiglie, le imprese

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non possono attendere ulteriormente l’introduzione di nuove misure utili allo sviluppo». L’Italia deve ripartire dal lavoro, riducendone sensibilmente i costi. Come si può procedere in questa direzione? «La nostra categoria ha avanzato ai decisori politici una serie di proposte volte a risolvere la questione occupazione, optando per un maggiore sviluppo delle pmi e per l’abbassamento del costo del lavoro. Il principio è quello di restituire alle imprese parte delle somme che versano a vario titolo e che sono destinate a finanziare la spesa pubblica. Nel corso del Professional day di febbraio abbiamo presentato un progetto di riduzione del carico fiscale e contributivo dell’8 per cento, distribuito al 50 per cento tra datore di lavoro e lavoratore, per coloro che percepiscono una retribuzione non superiore a 40.000 euro. I fondi per sostenere

questa riduzione delle entrate sono rintracciabili in 4 interventi concreti e realizzabili: una revisione delle tariffe di rischio Inail, una nuova destinazione delle risorse accumulate con il fondo di tesoreria del Tfr, l’utilizzo del 20 per cento delle risorse recuperate dalla lotta all’evasione fiscale e la riduzione di uno dei capitoli della spesa pubblica». L’Ocse invita a muoversi seguendo il modello della Riforma Fornero. Lei è d’accordo? O quali interventi strutturali andrebbero applicati? «La Riforma Fornero non è un modello da seguire per creare sviluppo. Si tratta di un insieme di compromessi che hanno coinvolto la politica e le parti sociali sulla questione licenziamenti a danno delle aziende che, in questo modo, sono chiamate a rispettare una serie di adempimenti inutili e complessi. La legge 92/12, infatti, ha intro-


Marina Calderone



Abbiamo sottoscritto un accordo per nuove forme di collaborazione locale tra Equitalia e i rappresentanti dei 106 consigli provinciali dei consulenti del lavoro

dini sulle società multidisciplinari e il rapporto con le società tra avvocati, che dovranno essere ristrutturate seguendo le indicazioni della riforma forense. Alcune questioni potranno essere chiarite dagli ordini, con circolari interne ma per altre saranno necessari nuovi interventi normativi che, se si faranno attendere, potrebbero mettere a rischio il decollo del nuovo strumento». Quali le opportunità e i limiti delle nuove società? «Toccherà ai professionisti vigilare sulla corretta applicazione della legge. Noi riteniamo che possa essere uno strumento utile so-

dotto troppe rigidità in entrata, creando un’eccesiva burocratizzazione che non semplifica le condizioni del datore di lavoro o del lavoratore dipendente, frapponendo ulteriori ostacoli all’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Sono necessari interventi strutturali sui contenuti della riforma, oltre che su tutto ciò che ostacola i consumi. Una revisione dei metodi di accertamento del fisco, e in particolare del redditometro, non sarebbe sbagliata». Quali i punti più importanti del manifesto “Ripartiamo dal lavoro”, presentato in occasione del 1° maggio, e le ricette dei consulenti per rilanciare l’occupazione? «Ripartiamo dal lavoro è il tema della due giorni organizzata a Palermo che ha visto, tra i suoi numerosi eventi, un momento in cui giovani consulenti del lavoro si sono ritrovati assieme ai vertici della categoria



prattutto per le giovani generazioni. Ma é necessaria una grande vigilanza per evitare che diventino scorciatoie per chi, senza averne le caratteristiche, vuole svolgere abusivamente una libera professione. In quest’ottica, é indispensabile essere molto severi e attenti perché di mezzo ci sono diritti fondamentali dei cittadini che vengono tutelati dalla nostra professionalità. Diritti il cui godimento sarebbe invece messo a serio repentaglio se a fornire la prestazione fossero soggetti senza alcun controllo deontologico o formativo, come avviene invece nel sistema ordinistico».

per discutere del futuro della professione e ritrovare fiducia e sostegno per il loro ingresso nel mercato del lavoro. La ricetta è quella di rivedere la Legge Fornero intervenendo soprattutto sulla flessibilità, l’apprendistato, la cassa integrazione in deroga e i contratti a termine. Ma la priorità

assoluta è quella di favorire lo sviluppo, ridando respiro alle aziende». Quale sarà il contributo che i consulenti del lavoro offriranno al nuovo governo? «Abbiamo molto apprezzato il discorso del premier Enrico Letta, che ha posto al centro del suo programma l’emergenza lavoro e il sociale, prevedendo interventi di modifica alla Riforma Fornero. Ci siamo messi da subito a disposizione del nuovo governo per contribuire alla nascita di una nuova fase del Paese. L’occupazione dovrà essere in cima alle priorità, ma per far questo è indispensabile varare provvedimenti che rafforzino la gestione delle politiche attive del lavoro. Porteremo avanti il nostro ruolo di sussidiarietà allo Stato così come il monitoraggio preventivo delle norme con i tecnici per evitare gli sprechi sulla collettività a posteriori».

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MERCATO DEL LAVORO

Interventi mirati al rilancio del lavoro Occorre un’immediata correzione sperimentale della legge Fornero. Per dare un impulso allo stagnante mercato del lavoro servono, per Maurizio Sacconi, meno regole e tasse e più competenze Nicolò Mulas Marcello a questione lavoro è diventata ormai un’emergenza per il nostro Paese. La riforma Fornero, secondo Maurizio Sacconi, non è scevra di difetti: «La legge ha voluto definire un nuovo equilibrio tra i modi di ingresso e di uscita dal mercato del lavoro. Il risultato tuttavia si è subito rivelato disastroso. La disciplina dei licenziamenti rimane complessa e incerta mentre quella dei contratti non a tempo indeterminato è più rigida, carica di vincoli e adempimenti, fonte di contenzioso. L’esito complessivo è una minore propensione ad assumere o a confermare i contratti nel momento della loro scadenza. In un tempo di aspettative incerte sarebbe stato necessario un approccio opposto». Il costo del lavoro è un problema per tutte le imprese, questo ha causato un irrigidimento

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dei contratti flessibili. Cosa occorre fare? «In Italia il costo indiretto del lavoro è particolarmente elevato e la riforma Fornero lo ha ulteriormente appesantito, come già aveva fatto il Governo Prodi per finanziare le correzioni alla riforma delle pensioni del Governo Berlusconi. Dobbiamo progressivamente ridurlo, a partire dai contributi Inail e dalla eliminazione del fattore lavoro nel calcolo dell’Irap». Quali sono le misure da realizzare subito per favorire le assunzioni? «Semplificando, direi meno regole, meno tasse, più competenze. È necessaria un’immediata


Maurizio Sacconi

TUTTI I NUMERI DELLA CRISI In Italia mancano circa 1,7 milioni di posti di lavoro per ricondurre il tasso di occupazione ai livelli pre-crisi. E in Veneto la situazione rispecchia la media nazionale el primo trimestre del 2013, secondo i dati dell’Istat, si è accentuata la diminuzione su base annua del mercato degli occupati dell’1,8%, pari a 410mila unità. Un dato che purtroppo continua a confermare la tendenza negativa che non accenna ad arrestarsi. La riduzione degli uomini (-2,5%, pari a -329mila unità) si associa a quella delle donne (-0,9%, -81mila unità). Mentre al persistente calo degli occupati più giovani e dei 35-49enni (rispettivamente -421mila e 220mila unità) continua a contrapporsi la crescita degli occupati con almeno 50 anni (+231mila). Per quanto riguarda il Veneto, i dati non si discostano dalla media nazionale. L’anno scorso si sono contate oltre 1.500 crisi aziendali (1.502 precisamente), quattro al giorno, il 41,3 per cento in più rispetto al 2011; sono

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state quasi 500 negli ultimi tre mesi del 2012, con un’escalation dell’80,6 per cento sullo stesso periodo del 2011. Un quadro in costante peggioramento negli ultimi cinque anni, se si pensa che nel 2008 erano state “solo” 335. E questa situazione ha avuto pesanti effetti sull’occupazione. Oltre 36mila lavoratori (36.092) sono stati licenziati l’anno scorso in Veneto, il 4,7 per cento in più rispetto al 2011, quasi 10mila negli ultimi tre mesi del 2012. È grave l’emergenza a Padova, dove le procedure di crisi aziendale aperte sono state 327, il 31,1 per cento in più rispetto al 2011, e oltre 7mila lavoratori (7.222) hanno perso il posto (+14,2%). Gli ultimi dati di Veneto Lavoro fotografano la durezza della crisi. Più che una luce in fondo al tunnel, per adesso si intravede un’ombra ancora lunga che accomuna nella stessa diffi-

coltà imprenditori e lavoratori. Numeri, per il presidente di Confindustria Padova, Massimo Pavin, di «un’economia reale in emergenza dove soffrono sia le imprese che i lavoratori». Entro la fine di quest’anno i possibili nuovi esclusi dal mercato del lavoro potrebbero aumentare, rispetto al 2012, di quasi 520mila unità. A dirlo è la Cgia di Mestre che ha sommato i disoccupati, i cassaintegrati a zero ore e gli scoraggiati in più che, alla fine di quest’anno, avremo rispetto al 2012. Seppur privo di rigore statistico, precisa l’associazione, questo studio permette di dimensionare la mole di persone che a vario titolo non possono contare su un posto di lavoro. Se alla fine del 2012 gli esclusi dal mercato del lavoro erano poco più di 4.886.000, alla fine di quest’anno supereranno di poco 5.405.800 unità.

correzione sperimentale della legge Fornero giustificata anche dalla stagione di preparazione dell’Expo 2015. Una terapia d’urto in favore dell’occupazione giovanile attraverso la detassazione secca per cinque anni dei primi contratti stabili, contando anche sulle risorse del Fondo sociale europeo. Una mobilitazione straordinaria per le competenze attraverso il potenziamento dei servizi di orientamento e collocamento, la selezione delle buone pratiche educative e formative, la semplificazione drastica dei contratti di apprendistato». Squinzi ha parlato ancora una volta di emergenza. Lei condivide i contenuti dell’agenda di Confindustria sul lavoro? «In linea di massima sì, anche se non ipotizzerei la copertura della riduzione del costo del lavoro con l’aumento dell’Iva. E incoraggerei la stessa Confindustria a collegare diffusamente una quota ben maggiore dei salari alla produttività attraverso il superamento degli automatismi e il maggiore rilievo alla contrattazione aziendale».

A sinistra, Maurizio Sacconi, presidente della Commissione Lavoro del Senato

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IMPRESA E SVILUPPO

La distribuzione dell’acqua, la sfida del presente e del futuro Fornire tecnologia per realizzare reti e acquedotti nei paesi emergenti; migliorare le strutture esistenti nei paesi industrializzati, una sfida che Renzo Bortoli, alla guida di una società che costruisce saldatrici per plastica, è pronto ad affrontare Valerio Germanico

acqua e la sua distribuzione sono destinate a diventare, nei prossimi anni, punto di convergenza di enormi interessi, economici e non. Interessi che non vedranno sempre stare dalla stessa parte della barricata utenti e società di gestione. Il valore sul mercato di questo bene è destinato a salire. Se questo da una parte costringerà a un ripensamento delle abitudini quotidiane – soprattutto nei paesi occidentali –, imporrà anche un diverso modo di trattare questa “merce” di importanza vitale. Nei paesi in via di sviluppo l’accesso alle risorse idriche potabili è già un problema, al quale però si sta cercando di dare una soluzione, anche con il contributo del know how e della tecnologia made in Italy. A questo proposito, Renzo Bortoli, presidente di Ritmo SpA, società specializzata nella costruzione di saldatrici per plastica, fa un resoconto significativo di un progetto che vede impegnate le proprie macchine, per la creazione di un sistema idrico di prelievo e depurazione, di un bacino di raccolta e di una rete di distribuzione di 9 mila chilometri. «I distretti di Dharmapuri e Krishnagiri nell’India Meridionale, sono un’area con un’alta densità di popolazione in cui l’approvvigionamento di acqua potabile, soprattutto nel periodo estivo, è difficile. La popolazione è costretta ad attingere l’acqua dal

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La sede centrale di Ritmo SpA, società vertice del gruppo Ritmo, si trova a Bresseo di Teolo (PD) www.ritmo.it

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sottosuolo, da falde contaminate da fluoro, il cui consumo prolungato porta a una serie di patologie. A completamento dei lavori, finanziati dal governo del Tamil Nadu, 3,1 milioni di persone avranno l’accesso all’acqua senza rischi per la salute». Le diverse tipologie di saldatrici sviluppate e prodotte da Ritmo – testa a testa, per elettrofusione, per condotte di scarico e in pressione – sono impiegate negli acquedotti e gasdotti, negli impianti di scarico di liquidi civili, idrotermosanitari, per tank statici e torri di abbattimento fumi e nel settore minerario. «Il nostro futuro imprenditoriale sarà legato certamente sempre più al settore della distribuzione idrica


Renzo Bortoli

+11% CRESCITA DEL FATTURATO REGISTRATO DA RITMO SPA NEL CORSO DEL 2012 RISPETTO ALLA CHIUSURA DEL 2011

e soprattutto in una nuova necessità: il recupero dell’acqua. Questo varrà in ogni angolo del pianeta. Se nei paesi emergenti – come dimostra il caso dell’India – ci sarà la necessità di fare da zero le reti di distribuzione, nei paesi industrializzati, oltre a rimodernare le strutture obsolete, crescerà forte l’esigenza di nuove infrastrutture per il recupero delle acque reflue, acque che una volta trattate potranno essere riutilizzate per processi industriali, irrigazione e altri usi». Secondo Bortoli e Rossella Contiero, presidente del Cda, da questo punto di vista, la situazione italiana è paradigmatica. «Nel nostro paese la bolletta dell’acqua è gravata da un costo non leggibile, rappresentato dalle perdite nella rete. Eliminare questo spreco non è solo un servizio per il cittadino, vuol dire preservare una ricchezza. In previsione di questo scenario la nostra azienda intende continuare a migliorare le proprie saldatrici per inserirsi in quella che è sì un’occasione di business, ma anche un servi-

zio per l’intera umanità». Assodate le enormi opportunità di sviluppo per il settore idrico, il presidente di Ritmo disegna la geografia dell’attuale mercato della società, considerando questa volta tutti i settori di riferimento. «Mercati interessanti sono sicuramente l’America e la Russia; tuttavia oggi è riduttivo fermarsi a una lista di nomi, dato che vendiamo i nostri prodotti in tutto il mondo e consideriamo quest’ultimo il nostro mercato di riferimento. Raggiungere questo traguardo è stato possibile grazie ai rapporti stretti con i nostri distributori, ai quali abbiamo dimostrato che quello che proponiamo non è solo un brand, ma un valore di prodotto e servizio post-vendita. E questo si ottiene investendo risorse in ricerca e sviluppo, sulle linee di produzione e sulla formazione. Attualmente stiamo lavorando sul concetto di facilità d’uso delle saldatrici e alla prossima fiera K – la manifestazione di riferimento per il nostro settore –presenteremo delle novità». VENETO 2013 • DOSSIER • 71


IMPRESA E SVILUPPO

La ricerca a misura di Pmi Nuovi strumenti per finanziare progetti di innovazione. Dal credito d’imposta per ricerca e sviluppo a minibond e crowdfunding, Lucilla Lanciotti e Gian Piero Abbate illustrano le opportunità che ora si aprono anche per le non quotate Renato Ferretti

e l’innovazione è la chiave dello sviluppo, allora solo le grandi aziende possono sperare di crescere. In generale, infatti, solo chi ha i mezzi economici adeguati ha la possibilità di fare ricerca in modo efficace. La novità è che ora le eccezioni potrebbero moltiplicarsi, grazie ad alcuni nuovi strumenti in grado di permettere anche alle Pmi di finanziare i progetti di innovazione. Da Milano, ne parlano l’ingegner Lucilla Lanciotti e il dottor Gian Piero Abbate dell’azienda Rq, il cui acronimo non a caso sta per Research Qualification e si occupa di consulenza nello sviluppo di progetti tecnologici e organizzativi. «Sono in fase attuativa – dice l’ingegner Lucilla Lanciotti, Ceo di Rq – i capitoli della legge di stabilità relativi alla concessione del Credito di Imposta alle aziende, che investono in ricerca e sviluppo. Sono inoltre finalmente entrati in fase attuativa anche i nuovi strumenti finanziari costruiti per soddisfare le necessità di capitale delle Pmi grazie all’accesso a nuove fonti di finanziamento, del tutto alternative al credito bancario. Operativamente si possono seguire due strade. Le Pmi non quotate possono già accedere al credito, grazie a nuove forme obbligazionarie, attraverso la creazione dei “mini bond”. Questo strumento consente di indirizzare importanti risorse finanziarie, accumulate grazie al risparmio privato, direttamente verso forme di investimento in attività produttive innovative. Parallelamente

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L’ingegner Lucilla Lanciotti, Ceo di R.Q. Srl e manager di rete di linkinnovazione.net

è stato attivato uno strumento finanziario, che è già fenomeno di diffusione mondiale, il “crowdfunding”, uno strumento di raccolta di capitali diretta, che ha strette connessioni col mondo della rete e dei new social media». La partenza ufficiale è prevista nei primi giorni di maggio, quando diventerà operativo il regolamento recentemente pubblicato dalla Consob contenente le modalità di costruzione e gestione delle piattaforme di Equity based Crowdfunding. Tuttavia rimane difficoltoso riuscire a coniugare il lavoro all’in-


Lucilla Lanciotti e Gian Piero Abbate

terno di un’azienda coordinando le varie fasi dello sviluppo di un progetto innovativo, sul quale magari s’investono non solo tempo e denaro, ma sul quale si punta per rimanere sul mercato. Il ruolo degli specialisti all’interno di RQ è proprio questo. «Per ottenere risultati dall’utilizzo degli strumenti sopra indicati – dice Lanciotti – è necessario un insieme di competenze nuove e trasversali. Si profila in più ambiti a livello internazionale la figura del professionista che identifica programmi e strategie per accelerare i processi d’innovazione, ricerca gli strumenti e li rende disponibili all’azienda fornendo assistenza fino al raggiungimento, anche economico, del risultato». Il professionista in questione è l’Innovation Broker. «È una figura professionale nuova – continua Abbate, Ceo di LinkInnovazione e Manager di rete di IBN - Innovation Broker Network, entrambe legate a RQ –, che necessita di specifici e avanzati strumenti informatici e di comunicazione, di un continuo aggiornamento e formazione, di un ambiente

Sono in fase attuativa nuove fonti di finanziamento per le Pmi, del tutto alternative al credito bancario

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di relazione per condividere esperienze e opportunità professionali. Per dare una risposta a queste necessità, un elevato numero di Innovation Broker si è raggruppato nella rete Ibn (Innovation Broker Network) organizzata da Link Innovazione Business Network. I partner della rete Ibn, senza alcun investimento, possono sfruttare l’esperienza, i prodotti, il know-how e la formazione messi a disposizione da LinkInnovazione.net». Tra le armi che l’Innovation Broker ha ora a disposizione ci sono altre due forme di incentivi. CROWDFUNDING

Il crowdfunding è un processo di finanziamento collaborativo tramite cui tante per- ›› VENETO 2013 • DOSSIER • 73


IMPRESA E SVILUPPO

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sone, in forma indistinta, ripongono la propria fiducia versando somme di denaro, piccole o grandi, per supportare progetti, iniziative o start-up. «Attualmente – ricorda Lanciotti – si presenta come fenomeno internazionale su piattaforme informatiche in rapida diffusione anche in Italia. Il successo americano di questo fenomeno nell’ultimo anno ha portato difatti il crowdfunding alla ribalta, suscitando l’interesse di giornalisti e addetti ai lavori dei settori della nuova economia digitale e del mondo del fund raising, alla ricerca di nuovi strumenti in un’epoca di crisi. Sono tre le principali forme di crowdfunding. Il reward è un finanziamento di progetti di limitata entità, sottoforma di piccola donazione (in media venti euro per investitore) che non prevede ritorni finanziari,

ma piuttosto “emozionali” (riconoscimenti sociali, gadget e altro). Il lending è invece un finanziamento di progetti più cospicui in forma di prestito, ripagato o meno da interessi a seconda che si tratti rispettivamente della forma tradizionale o del social lending. L’equity, infine, è una forma più complessa e discussa di finanziamento in quanto coinvolge progetti di start-up di elevata dimensione e comporta per l’investitore l’ottenimento di quote di partecipazione e relativi ritorni finanziari legati alla gestione». A oggi in Italia si registrano ventuno piattaforme attive e altre due in fase di lancio. Da novembre ad aprile sono nate cinque nuove piattaforme. «Principalmente – precisa Abbate – le piattaforme italiane appartengono al modello reward-based e al modello donazioni. Solo una piattaforma può essere inserita in qualche modo nel modello equity-based e due nel modello Social Lending. I dati mostrano l’esistenza di un terreno fertile per lo sviluppo delle nuove forme di finanziamento descritte». MINIBOND

Un’altra forma opportunità da cogliere sono i minibond. La norma (Il decreto legge 22 giugno 2012) prevede che le Pmi non quotate possano emettere obbligazioni (minibond, appunto) superando i limiti legali previsti dalla precedente normativa. «Si parla, quindi, di una somma non eccedente il doppio del capitale sociale – spiega Laciotti –, e riserve, o Il decreto sviluppo mira a diversificare della sottoscrizione da investitori gli investimenti, massimizzare il rapporto professionali limitatamente alle obrendimento/rischio e limitare l’esposizione bligazioni destinate a essere quotate, al rischio bancario ovvero di obbligazioni partecipative. Dunque, le deroghe al limite prece-

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Lucilla Lanciotti e Gian Piero Abbate

878 Mld LA DISPONIBILITÀ DELLE RISORSE INVESTIBILI IN NUOVE FORME DI FINANZIAMENTO COME IL CROWDFUNDING

dente di due volte il patrimonio netto, sono due: se le obbligazioni sono destinate a essere quotate in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione, oppure se le obbligazioni danno il diritto di acquisire ovvero di sottoscrivere azioni». In termini di trattamento fiscale, il nuovo decreto, per agevolare e stimolare i risparmiatori, ha provveduto a creare un regime fiscale omogeneo per le obbligazioni emesse da società non quotate al pari delle società quo-

Il dottor Gian Piero Abbate, Ceo di Link Srl e manager di rete IBN www.rqsrl.it www.linkinnovazione.com www.eidon-lab.eu

tate. «Nello specifico – interviene Abbate – anche le società non quotate potranno emettere titoli obbligazionari e potranno godere dell’esenzione dall’applicazione della ritenuta sugli interessi e altri proventi corrisposti sulle obbligazioni. Sarà possibile, per le società non quotate, dedurre gli interessi passivi corrisposti sulle obbligazioni secondo le stesse regole previste per le società quotate, ossia nei limiti del 30 per cento del reddito operativo lordo risultante dall’ultimo bilancio approvato, se le obbligazioni sono sottoscritte da investitori qualificati. Il decreto sviluppo, dunque, tramite l’abbattimento dei limiti legali e agevolazioni fiscali notevoli, mira alla creazione di un nuovo mercato che consenta all’investitore di diversificare gli investimenti, massimizzare il rapporto rendimento/rischio, limitare l’esposizione al rischio bancario». Contemporaneamente, secondo Abbate, per le imprese si presenterà una valida alternativa al credito bancario. «Le imprese, difatti, potranno gestire seppur limitatamente costi, tempi e modalità dell’operazione, ottenendo maggiore flessibilità e lasciando inalterata la struttura di proprietà e controllo». VENETO 2013 • DOSSIER • 75


La cucina italiana fa il giro del mondo Obiettivo: promozione a livello globale. È partito da Milano lo scorso aprile il progetto itinerante di comunicazione e marketing promosso da FederlegnoArredo che toccherà Londra, New York, Mosca e Shanghai per approdare a Eurocucina 2014

ederlegnoArredo, in occasione del Salone Internazionale del Mobile 2013 a Milano, ha presentato il progetto “Cucina, Anima, Design: L’Italia che Vive” un piano di marketing e comunicazione articolato, volto a sostenere il comparto della “cucina italiana” come eccellenza del made in Italy nel mondo.

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UN VIAGGIO LUNGO UN ANNO

Immagini della presentazione del progetto “Cucina, Anima, Design: L’Italia che Vive” tenutasi in occasione del Salone Internazionale del Mobile 2013 (Milano) www.italiachevive.it

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Il progetto prevede un viaggio di dodici mesi che ha preso il via da Milano e, dopo aver attraversato l’Europa, gli Stati Uniti, la Russia e la Cina, si concluderà a Eurocucina 2014, il Salone Internazionale biennale dei Mobili per Cucina. Il programma è articolato in diverse fasi: la prima sarà il Kitchen Road, un tour internazionale che toccherà le più importanti città dei diversi continenti, come Londra, New York, Mosca e Shanghai promuovendo l’ingegno, la creatività e l’eccellenza delle aziende italiane ai più importanti professionisti internazionali del set-


FederlegnoArredo

tore. In concomitanza con il road show inizierà la realizzazione di un libro illustrato, il Kitchen Book, che attraverso le immagini racconterà la cucina come teatro dello stile di vita italiano. Per sensibilizzare ulteriormente il pubblico degli addetti ai lavori, FederlegnoArredo ha inoltre pensato a un premio internazionale, il Kitchen Award 2014, con l’obiettivo di riconoscere merito e visibilità a chi lavora per la qualità del prodotto. Infine a Eurocucina 2014 sarà allestito l’Eurocucina Temporary Show, uno spazio concepito per attraversare l’anima, la tradizione e l’evoluzione del solo ambiente domestico che interpreta autenticamente l’italianità. A ospitare l’esclusiva serata di presentazione del progetto, è stato l’ultimo piano dell’esclusiva Diamond Tower, il nuovo diamante architettonico incastonato nel landscape meneghino nei pressi di Porta Nuova. La prossima tappa, invece, si terrà il 2 luglio a Londra presso la City Hall. UNA NUOVA LEADERSHIP

Attraverso questo progetto, FederlegnoArredo vuole sostenere la leadership internazionale dei produttori nostrani di cucine, in un mercato ormai globalizzato e fortemente concorrenziale che obbliga le imprese a rinnovarsi e strutturarsi per essere più competitive. Non basta più concentrare i propri sforzi sul presidio delle competenze tradizionali, ma nasce l’esigenza di

“L’Italia che Vive” esprime un concetto di bellezza di sistema, che trova la sua giustificazione nella percezione di un modo di vivere diverso e positivo

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promuovere nel mondo un concetto di made in Italy che si trasforma e si rinnova nell’idea dell’“Italia che Vive”: una nuova filosofia che posiziona nell’immaginario collettivo internazionale l’Italia dell’arredamento come elemento distintivo, del prodotto di design del Bel Paese. Le nostre aziende, infatti, non creano solo cucine di elevato artigianato, tecnologia e design innovativo: realizzano luoghi che, nell’idea alla base della comunicazione studiata all’interno del progetto, sono il teatro della nostra tradizione. Un’espressione, quindi, delle passioni tipiche del carattere italiano, trasmesse dai nostri maestri, che nei secoli si sono posti come un’avanguardia tecnologica e artistica nel mondo. Tradizione e innovazione, dunque, non possono che andare di pari passo, superando l’apparente paradosso con la manifestazione di un’estetica inconfondibile. Non ›› resta che ricordarlo al resto del mondo. VENETO 2013 • DOSSIER • 77


IMPRESA E SVILUPPO

Ambasciatori di uno stile unico

›› Quello che il progetto si ripropone,

A margine della presentazione del progetto “Cucina, Anima, Design: L’Italia che Vive”, presentato da FederlegnoArredo in occasione del Salone Internazionale del Mobile 2013 lo scorso aprile a Milano, Giovanni Anzani, Vicepresidente di FederlegnoArredo e amministratore delegato di Poliform-Varenna (nella foto), spiega le ragioni di un’azione più incisiva per sostenere l’immagine della produzione italiana all’estero. «In questo momento di grande trasformazione del settore del mobile e dell’arredo – dice Anzani –, dove il design, che fino a oggi rappresentava la determinante di successo delle aziende italiane nel mondo, è diventato una commodity, dobbiamo compiere una riflessione strategica volta a costruire e sostenere l’immagine del made in Italy. Dobbiamo diventare ambasciatori di uno stile unico rappresentativo del modo di vivere italiano, che possa affascinare il pubblico straniero così come è successo nel campo della moda, del cibo e dell’arte. Il comparto cucina è quello che soffre di più della mancanza di questo percepito, dove l’innovazione tecnologica dei competitors mondiali vince sull’artigianalità, la tradizione e la storia dei nostri prodotti».

quindi, è rilanciare i nostri imprenditori che da questa tradizione attingono con slancio per raggiungere nuove soluzioni. Questo rappresenta per le imprese della cucina un’opportunità per sostenere la loro competitività a livello globale: non si vuole rappresentare solo l’indiscussa superiorità manifatturiera, ma mostrare soprattutto il potere evocativo generato dalla filosofia del saper vivere, dell’eccellenza gastronomica, che consentono di distinguersi come il paese della moda, del cinema, dell’auto, dei motor yacht, del design, dell’arte, del vino e del cibo mediterraneo. L’“Italia che Vive” esprime un concetto di bellezza di sistema, che trova la sua giustificazione nella percezione di un modo di vivere diverso e positivo. Vuole richiamare i valori del bello, della gioia e del piacere, tanto da far percepire il singolo prodotto di qualità come

La prossima tappa de “L’Italia che Vive” sarà il 2 luglio a Londra presso la City Hall

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simbolo dell’intero sistema Italia. Roberto Snaidero, Presidente di FederlegnoArredo, Giovanni Anzani presidente di Assoarredo, Claudio Luti Presidente Cosmit e Philippe Daverio, famoso storico dell’arte, hanno preso parte lo scorso aprile a Milano a un’illustre conversazione con Cristina Parodi, sul potere evocativo internazionale del made in Italy. Un’ulteriore testimonianza del valore culturale intrinseco che si può riconoscere anche nelle scelte e nelle competenze della nostra manifattura. I professionisti che lavorano alla “composizione” del cuore domestico, la cucina appunto, danno vita a un’attività che di diritto entra nel novero degli ambiti made in Italy più celebri. Insomma, non si poteva fare a meno di valorizzare come meritano le capacità straordinarie delle nostre imprese di settore: ora si aspettano i frutti dell’“Italia che Vive”, un’operazione di comunicazione resa molto più semplice, data la qualità di cui si fa portavoce.


EXPORT

Un nuovo brevetto per la pulizia industriale Ulteriore ampliamento dell’orizzonte di riferimento, innovazione, ricerca e sviluppo. Questi i cardini della politica portata avanti da Paolo Accadia, presidente di Adiatek Manlio Teodoro

i avvicina il traguardo delle 30mila macchine per la pulizia industriale prodotte e vendute dalla Adiatek di San Giovanni Lupatoto, in provincia di Verona, che il presidente Paolo Accadia prevede sarà raggiunto a settembre 2013. Traguardo che dovrebbe contribuire a centrare l’obiettivo di mantenere il fatturato dell’azienda al di sopra della quota 10 milioni di euro – obiettivo sfiorato nel 2012, con un fatturato di 9,8 milioni, seguito all’ottimo 2011, chiuso a 11,8 milioni grazie a una produzione record di 5.300 macchine in un anno. «Questi risultati e gli obiettivi – spiega Accadia –, nonostante le nostre dimensioni relativamente piccole, sono strettamente legati al posizionamento sul mercato internazionale. Infatti oggi esportiamo in oltre trenta paesi e la percentuale di export rappresenta circa l’83 per cento del nostro fatturato. E continueremo a puntare su nuovi mercati, perché il vero motore nel nostro segmento non potrà che essere l’estero». Quali sono attualmente i vostri mercati più importanti? «Abbiamo ottenuto dei buoni risultati nei maggiori paesi europei e, tra i paesi extra europei, sicuramente ci hanno dato e ci stanno dando delle buone soddisfazioni Stati Uniti, Australia, India, Emirati Arabi Uniti, Singapore, Corea del Sud. In altri, come Cina e Russia, dovremo cercare di arrivare a una maggiore penetrazione, così come dovremo cercare di esplorare e in-

S

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staurare nuove collaborazioni nei principali paesi emergenti – Brasile, Sudafrica, Stati dell’Africa subsahariana e alcuni del Medio Oriente, Indonesia e Indocina –, nonché in quei paesi, come il Giappone, dove ci sono chiari segni di ripresa. Questo verrà fatto attraverso una maggiore e più costante presenza sul campo, in modo da rafforzare la fidelizzazione dei partner e intercettare più rapidamente le esigenze di ogni area». I rapporti con l’estero si limiteranno all’export o avete in progetto di delocalizzare? «Pur avendo sondato la possibilità di delocaliz-

Paolo Accadia, presidente della Adiatek Srl di San Giovanni Lupatoto (VR) www.adiatek.com


Paolo Accadia

zare parti del nostro ciclo aziendale in paesi a basso costo produttivo, abbiamo scelto di restare nel nostro paese. Inoltre, al contrario di molte aziende italiane e anche di nostri competitor, abbiamo scelto di usare solo materiali provenienti da fornitori italiani o europei. Queste scelte hanno determinato sicuramente una diminuzione, anche importante, della marginalità, tuttavia, fino ad ora, attraverso una politica di fidelizzazione dei rapporti con i fornitori italiani, le garanzie di qualità sono state rispettate. Cerchiamo di ottimizzare le risorse agendo in un’altra maniera, ovvero puntando sulla ricerca e sviluppo per ridurre già in fase di progettazione i costi superflui». E l’innovazione? «La nostra società ha sempre investito in ricerca. Purtroppo questa costa moltissimo alle imprese e per contro le tecnologie sviluppate ancora non sono sufficientemente tutelate dalle normative né europee né internazionali e trovare sul mercato copie dei propri brevetti è certamente un disincentivo a investire nell’innovazione. Esiste però un vantaggio indiscutibile: avere ricercato una data soluzione ci consente di implementarla rapidamente e con la garanzia di

9,8 mln

–84%

FATTURATO REGISTRATO DA ADIATEK NEL 2012, CON UNA CRESCITA COSTANTE A 2 CIFRE DAL 2004

RIDUZIONE DELL’INDEBITAMENTO VERSO LE BANCHE A FINE 2012, –100% AL 30 GIUGNO 2013

livelli di qualità più alti rispetto ad altri prodotti che si limitano a imitare o copiare tecnologie sviluppate da altri. Per queste ragioni noi abbiamo comunque investito e già ottenuto quattro brevetti per le nostre macchine e a breve se ne aggiungerà un quinto». Quali sono i tratti caratterizzanti di questo nuovo brevetto? «Si tratta di una macchina con operatore a terra adatta ad ambienti in cui la capacità di lavoro non superi i 1.500 metri quadrati per ora – uffici, negozi, ristoranti – e ad ambienti in cui siano spesso presenti ostacoli che potrebbero impedire la rotazione della macchina. La novità del nostro brevetto è rappresentata proprio da un sistema che consente la rotazione completa del tergipavimento, sia in senso orario sia in senso antiorario, permettendo in questo modo di asciugare anche in retromarcia. Questa rotazione non è il risultato di meccanismi come molle o attuatori meccanici, bensì solo della particolare geometria di costruzione». VENETO 2013 • DOSSIER • 81


EXPORT

Packaging, tra marketing e sostenibilità Nell’industria metalmeccanica l’efficienza tecnica non basta più, servono flessibilità, competenza trasversale e creatività per ideare nuove soluzioni, come conferma Alberto Castellan, delle Officine Meccaniche Meneghin Lorenzo Brenna

l settore dell’imballaggio regge alla negativa congiuntura economica internazionale. In particolare, il packaging made in Italy sembra aver consolidato la ripresa puntando soprattutto sull’export. Le richieste di innovazione per i produttori di imballaggio si concentrano soprattutto sulla riduzione dei costi e sulla sostenibilità, questo implica imballaggi più leggeri, riduzione degli scarti in tutta la filiera produttiva e riciclabilità estesa delle materie Alberto Castellan, responsabile della divisione Demo prime utilizzate per gli imballaggi. Officine della Meneghin srl Meccaniche Meneghin è un’azienda metaldi San Vendemiano (TV) meccanica che tradizionalmente si è occuwww.designandmoulds.com

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pata di lavorazioni meccaniche. Oggi ha concentrato il suo sviluppo e la sua strategia su due settori, i componenti per macchine da caffè professionali e la progettazione e industrializzazione di contenitori in Pet e la realizzazione degli stampi di soffiaggio. L’azienda ha avviato negli ultimi anni una riconversione dell’offerta e delle competenze. Ci racconta l’evoluzione dell’attività Alberto Castellan, responsabile della divisione Demo della Meneghin. Considerati i due fenomeni che dettano oggi le leggi del business, ovvero la progressiva smaterializzazione dei prodotti e la sinergia cliente-fornitore, quali caratteristiche deve avere un’azienda per mantenere la posizione sul mercato? «L’efficienza tecnica non basta più: servono l’attitudine alla flessibilità, la competenza trasversale e la creatività per sintetizzare e governare l’imponderabile e dare vita a combinazioni originali di idee e soluzioni. Per questo abbiamo creato il brand Demo Design and Moulds». Di cosa si occupa Demo Design and Moulds? «Demo, creato nel 2006, si occupa di consulenza, design e industrializzazione di contenitori in PET per il food e non food. Il cliente viene accompagnato in tutte le diverse fasi di industrializzazione di un contenitore conciliando contemporaneamente ragioni di ordine estetico, tecnico-funzionale, economico e ambientale». L’azienda punta sul packaging come ele-


Alberto Castellan

Ogni nuovo contenitore deve soddisfare i parametri di marketing non prescindendo mai da considerazioni di materia prima e di impatto ambientale

mento di marketing, in grado di fare la differenza tra un marchio e l’altro. «In uno scaffale sempre più affollato di prodotti la confezione rappresenta una leva di acquisto importante, per cui l’orientamento di ogni azienda è trovare il modo di distinguersi e di comunicare il valore del contenuto di ogni suo prodotto attraverso una bottiglia in grado di interpretarlo. Demo fa di questo il leitmotiv che guida il suo impegno nell’ideazione dei progetti. Per avviare lo studio di una nuova Pet bottle partiamo dal presupposto che per qualsiasi studio e analisi di packaging sia fondamentale un approccio strategico preciso fondato sull’analisi della marca, del contesto competitivo e degli obiettivi per individuare i valori differenzianti su cui costruire un posizionamento credibile». Dopo aver individuato le componenti comunicative da valorizzare, qual è il percorso per raggiungere il target prefissato e trasformare le proposte in design? «Se le aspettative del cliente sono soddisfatte Demo traduce la soluzione creativa in un progetto tecnico che deve tener conto dei vincoli degli impianti di imbottigliamento o, viceversa, proporre eventuali modifiche di adattamento

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degli impianti stessi, per ottimizzare le performance di soffiaggio sia in termini di tempi che di risultato. In particolare l’ecosostenibilità costituisce un elemento imprescindibile che guida e condiziona la progettazione di ogni contenitore. Ogni nuovo contenitore deve soddisfare i parametri di marketing non prescindendo mai da considerazioni di peso, di riduzione cioè dell’impiego di materia prima e di impatto ambientale. Sulla sensibilità ai temi ambientali e la riduzione dei costi di produzione si giocherà il futuro del Pet packaging. Segue poi la progettazione e la realizzazione meccanica dello stampo di soffiaggio, la campionatura e l’eventuale analisi in laboratorio dei contenitori per la valutazione del rispetto dei parametri di progetto». Quale sfida si pone Demo per il prossimo futuro? «La sfida è rappresentata dall’espansione e dalla crescita nei mercati esteri dove non siamo ancora presenti e dal consolidamento della presenza in quelli attualmente strategici, in particolare nei Paesi di lingua tedesca». VENETO 2013 • DOSSIER • 83


L’export trascina il calzaturiero Per superare il drastico calo di consumi nazionale il comparto punta sull’esportazione e sulla diversificazione della produzione, per conquistare nuovi segmenti di mercato. L’esperienza di Gabriele Maritan Lorenzo Brenna

Italia è il primo produttore di calzature nell'Unione Europea, il decimo produttore di calzature nel mondo e il quarto Paese esportatore a livello mondiale. È considerato leader tra i produttori di calzature di fascia alta e di lusso. Le superiori caratteristiche qualitative del prodotto e la capacità innovativa nei procedimenti di fabbricazione tradizionali conferiscono all’industria calzaturiera italiana una posizione di rilievo nei mercati internazionali. Attualmente però l’indice manifatturiero è in calo nell’Eurozona, a risentirne sono soprattutto le Pmi, specialmente in Italia. La situazione è particolarmente critica, le aziende che sono riuscite a mantenere il proprio livello di af-

L’

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fari sono quelle che operano all’estero e fanno dell’export la risorsa principale, considerando che lo stile italiano è ancora molto apprezzato. La conferma arriva da Gabriele Maritan, titolare del Calzaturificio Maritan. «In percentuale il mercato italiano, nel nostro business totale, rappresenta circa il 20 per cento. Nonostante il momento di ristrettezza economica stiamo comunque mantenendo le quote di mercato, la nostra clientela, ovvero la fascia media, sta rispondendo bene». L’esportazione rappresenta quindi la fonte maggiore di proventi. «Fin dalla fondazione della società ad opera di mio padre l’azienda vanta ottimi rapporti con i mercati esteri sia comunitari che non - racconta Gabriele Maritan - io e mia sorella


Gabriele Maritan

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L’assemblaggio delle scarpe viene svolto manualmente con l’ausilio di componenti meccaniche, come le fustelle per il taglio o le macchine da cucire

abbiamo mantenuto questi contatti. Otteniamo buoni riscontri dal Nord Europa, ad esempio Belgio e Olanda, dall’Inghilterra, dalla Russia, dalla Svezia, dal Giappone e dagli Stati Uniti, siamo diffusi un po’ in tutto il mondo». L’azienda veneta crea scarpe con tecnologie nostrane ma prodotte all’estero. «Noi non produciamo in Italia, ma in Romania e Santo Domingo. Però lo studio e la ricerca dei materiali avviene nel nostro Paese, abbiamo dislocato l’assemblaggio». Il Calzaturificio Maritan investe costantemente in tecnologia e sviluppo. Per rispondere alle mutevoli esigenze del mercato è necessario investire in macchinari e formazione per mantenere standard qualitativi elevati e nei tempi richiesti. «Gli investimenti in tecnologia e sviluppo sono importanti, si tratta di un processo continuo. La nostra calzatura a livello tecnico e di progettazione è adeguata alla produzione moderna, manteniamo però ancora una certa artigianalità nella cura finale della calzatura che viene trattata con creme e prodotti per darle un valore aggiunto. L’assemblaggio delle scarpe viene svolto manualmente con l’ausilio di componenti meccaniche, come le fustelle per il taglio o le macchine da cucire». L’azienda è riuscita mantenere le quote di mercato in Italia a dispetto delle ristrettezze economiche. «La gente non può o non vuole più spendere e questo problema lo affrontiamo tutti i giorni – dichiara il titolare del cal-

zaturificio - non c’è una formula, i fattori determinanti sono credere nel proprio lavoro e mantenere delle commissioni aggiornate e cercare di offrire sempre un prodotto con un rapporto qualità – prezzo adeguato». Determinante per mantenere la posizione è stata anche la diversificazione della produzione, come la recente creazione di scarpe da donna. «Produciamo scarpe da donna esclusivamente per il mercato italiano, sul panorama nazionale rappresentano quasi il 70 per cento del nostro fatturato. In media produciamo un milione di paia di scarpe all’anno. Negli ultimi anni la produzione ha registrato un incremento di circa il 10 per cento all’anno. Nonostante la crisi abbiamo aumentato le vendite grazie alla diversificazione dei lavori e a nuove collaborazioni produttive, come quella recente con un’azienda a Santo Domingo e alla conquista di nuovi mercati». Il 2013 è in linea con gli obiettivi che il Calzaturificio Maritan si era prefissato. «Siamo in linea con le previsioni e gli obiettivi, anzi è previsto un incremento del 10,15 per cento del fatturato. Per il 2014 siamo fiduciosi, senza per questo illuderci che i problemi siano finiti. Veniamo da anni difficili e abbiamo sempre trovato il bandolo della matassa per mantenere costante il volume di affari. Ci sono ovviamente molti elementi che remano contro, sia a livello istituzionale che non, come la difficoltà a reperire le materie prime».

Momenti di lavorazione all’interno del Calzaturificio Maritan di Villafranca di Verona (VR) www.maritan.it

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Si aprono le porte per il design italiano Per affrontare i cambiamenti del mercato le aziende devono cogliere l’opportunità dell’internazionalizzazione e della globalizzazione dei mercati con una precisa strategia

dispetto delle difficoltà in cui versa la nostra economia il marchio del made in Italy ha ancora un grande potere di attrazione, in particolare Lorenzo Brenna nei mercati esteri. Partendo da questo presupposto e riuscendo a coniugare tecnologia, qualità, abilità artigiana e designers di successo, GD Dorigo continua la sua attività e punta ad espandersi e a internazionalizzarsi. continua dei mercati». L’azienda trevigiana rappresenta una delle In linea con le tendenze del mercato, oggi principali realtà industriali nazionali che ha sa- l’azienda veneta esprime anche una forte culputo evolvere la maestria artigiana in processi tura “green” nella scelta delle materie prime e d’industrializzazione avanzati, nell’ambito delle soluzioni energetiche alternative, finadella produzione di porte d’arredo per interni lizzate a contenere l’impatto ambientale e l’ine di porte tecnologiche per il comparto del- quinamento industriale. «Ogni metro quadro l’edilizia professionale come ospedali, alberghi, dell’impresa racconta le scelte imprenditoriali scuole e uffici. «Il cuore pulsante dell’impresa e il percorso evolutivo per certificare un proè evidenziato da quei valori tipici dell’im- dotto di elevato livello funzionale ed estetico. prenditoria italiana che hanno poggiato la cre- Il brand raffigura un’azienda al passo con i scita e lo sviluppo - spiega Gianmaria Do- tempi e un’organizzazione fondata sulla rarigo, titolare dell’azienda insieme a Guido e zionalità del sistema produttivo e sull’espeOmar Dorigo - centrando la propria atten- rienza continuamente alimentata dagli stimoli zione sulle persone quale leva fondamentale dell’innovazione per proiettarsi al futuro con per affrontare con professionalità l’evoluzione forza e determinazione». La GD Dorigo inve-

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Fasi di produzione all’interno della GD Dorigo Spa. L’azienda ha sede a Pieve di Soligo (TV) www.gd-dorigo.com


Guido, Omar e Gianmaria Dorigo

ste particolare attenzione nel design per capitalizzare quella cultura manifatturiera che in uno specifico “laboratorio del made in Italy” dà forma alle nuove idee. «All’interno del laboratorio vengono effettuate sperimentazioni costruttive che si trasformano in porte di successo, come quelle sviluppate ad esempio con il contributo creativo d’importanti designers come Giugiaro». L’azienda di Pieve di Soligo opera anche sul mercato internazionale certa che in questo settore l’eccellenza del made in Italy non lasci indifferenti i consumatori stranieri. «Automazione industriale e sapienza artigiana firmano ogni prodotto che si espande progressivamente non solo nel nostro paese ma in tutte quelle aree emergenti del mondo che ambiscono ad assorbire la nostra cultura e i valori dell’estetica e dell’immagine raccontata attraverso le nostre porte». Per quanto riguarda le aree geografiche più floride la GD Dorigo guarda con particolare attenzione alle aree in forte sviluppo infrastrutturale come il Centro e Sud America, l’Africa, il Medio Oriente e alcune aree dell’Asia. «Rappresentano la nuova

Automazione industriale e sapienza artigiana firmano ogni prodotto che si espande in tutte quelle aree del mondo che ambiscono ad assorbire la nostra cultura

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frontiera con cui il management dell’azienda si sta confrontando per trovare una chiave di accesso a mercati molto attrattivi e con l’obiettivo di trasferire non solo prodotto ma tutta la cultura ad esso collegata, compreso il know how - racconta Gianmaria Dorigo - aspetto che si manifesta in modo esplicito nell’ambito dell’attività pre e post vendita e nei servizi che sono garantiti a chi progetta e a chi costruisce. Sulla base della nostra esperienza e sui nuovi grandi obiettivi di espansione territoriale ci pregiamo di invitare i nostri migliori clienti ad aprire con noi la porta del futuro. Insieme ancora una volta per condividere, come nel passato, un’esperienza unica nel suo genere». VENETO 2013 • DOSSIER • 87


ICT

Investire sul futuro del Nordest Aggregazioni, innovazione e smart city sono le parole d’ordine per la ripresa. Gianni Potti, presidente di Confindustria servizi innovativi del Veneto, presenta un quadro del settore della manifattura digitale, fondamentale nei nuovi scenari del Paese Renata Gualtieri

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Gianni Potti, presidente di Confindustria servizi innovativi Veneto e vicepresidente di Confindustria Padova

n Veneto il settore dei servizi innovativi associato a Confindustria è rappresentato da 1.800 imprese iscritte e rappresenta una grande fetta di un comparto che ha affrontato l’ultimo triennio, caratterizzato dal generale rallentamento dell’economia, con effetti contenuti sul fronte del fatturato: il 44,9 per cento delle imprese ha registrato un fatturato in crescita e il 29,6 per cento un fatturato stabile. «Parliamo di un grande settore dell’economia regionale - ricorda il presidente Gianni Potti - con circa il 15 per cento delle imprese totali e con 250mila occupati. Tra il 2000 e il 2010 ha assunto più della metà dei nuovi occupati in Veneto e produce poco meno del 10 per cento del valore aggiunto totale della regione». Ha iniziato a soffrire dopo l’agosto 2012, fino ad allora era stato solo sfiorato dalla crisi. «Certo che, se l’economia italiana non riparte in fretta - continua Potti - abbiamo di fronte un orizzonte molto basso». Padova ha il primato in Veneto per densità di imprese di Ict e altri servizi innovativi con il 22,9 per cento. In questo contesto con quale obiettivo nasce il progetto Padova soft city e cosa significa oggi operare in un territorio intelligente e sostenibile, con servizi digitali e web? «Dal mio punto di vista, è ben più utile, concreta e stimolante la sfida della smart city che la stucchevole discussione sulle provincie, valida sul piano istituzionale, ma molto meno per le imprese. Dalla smart city nasce il reticolo dei servizi ad alto valore aggiunto, la vera metropoli dell’asse centrale veneta. E da questa premessa

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nasce “Soft city”, la città intelligente delle imprese padovane, fatta di inclusione sociale, nuova urbanistica, bioarchitetture, sostenibilità ambientale ed energetica e nuove tecnologie. E su questo stiamo lavorando. In un mondo interamente connesso, la competizione sarà sempre più tra grandi aree urbane. Saremo necessariamente sempre più connessi tra grandi aree urbane, i nuovi hub della rete. E in Italia solo Milano ha queste caratteristiche. La competizione non è, e non sarà, sui sensori o sulle macchine, ma sui dati e sulla capacità di lettura e gestione del dato. Quindi la vera sfida è quella di infrastrutturare le aree urbane e creare connessioni. Questo è il vero tema del Veneto, specie del Veneto centrale, motore del Nordest».


Gianni Potti

250.000 LA FORZA LAVORO PRESENTE NELLE IMPRESE ASSOCIATE A CONFINDUSTRIA SERVIZI INNOVATIVI IN VENETO

Al Talent garden Padova si è parlato delle nuove opportunità offerte dalle professioni digitali. Quali sono e quali ambiti di formazione e settori professionali interessano? «Talent garden Padova è uno spazio di co-working di oltre 400 mq aperto 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, che può ospitare fino a 36 talenti, oggi sono 26. Ma è soprattutto un “passion working space”, cioè un ecosistema innovativo anche nell’arredo, dove menti brillanti e creative, possano aiutarsi e competere allo stesso tempo; sfidarsi e collaborare, confrontarsi e contaminarsi in modo “naturale”. All’interno vi sono oggi abitanti che si occupano di web design, ma anche di web marketing; ci sono videomaker, startupper, sviluppatori, giornalisti, grafici digitali e tante altre nuove figure d’impresa innovativa. Ormai con la rete italiana dei Tag sono circa 400 gli abitanti del più grande co-working italiano». Cosa frena la competitività delle imprese del comparto tecnologico? Con quali politiche strategiche occorre intervenire? E cosa si aspetta dal governo? «Ho trovato positivi i capitoli su dati aperti, riuso, accessibilità, comunità intelligenti, sanità e innovazione dei sistemi di trasporto contenuti nel decreto crescita 2.0. Ma dopo

le affermazioni di principio mancano ancora sia i decreti attuativi che le azioni concrete. Vanno introdotti da subito incentivi al commercio elettronico, alla diffusione del wi-fi libero e misure realmente incisive per le startup e i co-working. E a tutto ciò si aggiunge anche la mancanza di piani di finanziamento precisi per la banda larga e ultralarga. Auspichiamo una vera separazione strutturale della rete e la sua gestione da parte di una società che la affitti con parità di accesso a tutti gli operatori interessati». Quante risorse vengono destinate per ricerca e innovazione dalle imprese venete? E come l’Ict può costituire un ambito strategico, alla base dello sviluppo delle economie avanzate? «Solo da una forte alleanza tra il manifatturiero e i servizi innovativi e tecnologici potrà esserci un cambio nella politica industriale di questo Paese e l’opportunità di uscire più in fretta dalla crisi. Noi parliamo non a caso di manifattura digitale, ovvero aziende competitive certamente nella produzione del prodotto, ma internazionalizzate, marketing oriented, dove Ict, digitalizzazione, e-commerce, strategie social siano nel dna dell’imprenditore e dell’impresa». VENETO 2013 • DOSSIER • 91


TECNOLOGIE

Rivoluzioni hi-tech Investire in ricerca e sviluppo e nelle risorse umane. Questa la parola d’ordine di Rossella Zini, Consigliere Delegato della Mht, società che ha sviluppato una nuova tecnologia per l’acquisizione dell’impronta digitale dell’arcata dentaria

l 2008 è stato l’anno di inizio della crisi. Però anche l’anno in cui nei laboratori della Mht (Medical High Technologies) è iniziata l’attività di ricerca e sviluppo di una nuova tecnologia per l’acquisizione dell’impronta digitale dell’arcata dentaria, lo Scan- Luca Càvera ner Tridimensionale Intraorale 3D Progress, del quale nel 2012 è sono state avviate produzione e commercializzazione. Come spiega Rossella Zini, Consigliere Delegato della società di Arbizzano di Negrar, nel veronese, specializzata in tecnologie per il settore dentale: «Il nostro scanner va a sostituire la tradizionale impronta in pasta, permettendo di ottenere un flusso di lavoro completamente digitale nella produzione di protesi tradizionali e su impianti. Lo sviluppo di questa tecnologia, decisamente innovativa rispetto a quelle attuali, ci ha permesso di entrare in un mercato finora dominato esclusivamente dalle multinazionali del dentale». Come si posizionano sul mercato i prodotti di Mht, anche alla luce del recente lancio del vostro scanner? «Ci collochiamo in un mercato definibile di fascia alta. In particolare ci rivolgiamo a dentisti e odontotecnici disposti a investire in nuove tecnologie in grado di fornire un servizio di elevata precisione e qualità estetica. Siamo riusciti a intercettare questo target credendo sempre – e lavorando di conseguenza – che l’elevato contenuto tecnologico sia un ingrediente fondamentale per il successo di un prodotto destinato ad aumentare la soddisfazione del paziente in modo tangibile attraverso un miglioramento della qualità della protesi dentale». Attraverso quali azioni concrete viene messo in pratica questo vostro credo? «La scelta del reparto ricerca e sviluppo è stata quella di investire prima di tutto nella formazione del personale, con un percorso specifico ritagliato sulle specifiche esperienze e compe-

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Rossella Zini

Il nostro scanner va a sostituire la tradizionale impronta in pasta, permettendo un flusso di lavoro completamente digitale nella produzione di protesi

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In apertura, una delicata fase di collimazione. In alto, 3D scanner predisposti per il controllo qualità. Sotto, Rossella Zini, Consigliere Delegato della Mht Spa di Arbizzano di Negrar (VR) www.mht.it

tenze di ciascuno – non a caso abbiamo sempre ritenuto che la formazione continua, attraverso corsi e attività specifiche anche in ambiente lavorativo, fosse da considerarsi un fattore critico di successo. Anche in considerazione del fatto che le competenze necessarie per l’assemblaggio ottico non sono contemplate nei programmi degli istituti professionali dai quali provengono le nostre risorse e quindi abbiamo maturato da subito la convinzione che provvedere alla formazione in maniera autonoma fosse una strategia per costruire il nostro vantaggio competitivo futuro». Quale modello di supply chain usate?

«Lavoriamo in un’ottica di lean production per ridurre progressivamente le fasi che non producono valore e generano anzi esuberi di scorte, sprechi di risorse umane e materie prime. Il trasferimento del reparto produttivo nel nuovo sito in Zai a Verona ha consentito di valutare le singole fasi in modo da ridurre al minimo la complessità produttiva per puntare su una produzione just in time». Quali sono i vostri obiettivi di crescita per i prossimi anni? «Pensiamo di essere in possesso di tutte le potenzialità per crescere anche in mercati diversi da quello dentale. Lo sviluppo delle tecnologie Mht, infatti, con un modesto investimento aggiuntivo, potrebbe essere facilmente adattato ad altri settori, come l’arte, il controllo di produzione, il test di qualità – ambiti in cui abbiamo già avuto riscontri molto positivi. Questo ci consentirebbe una diversificazione della produzione e di procedere con un respiro più ampio in quanto azienda produttrice di tecnologie a tutto tondo». VENETO 2013 • DOSSIER • 93


Il verde rifiorisce con l’hi-tech Il mondo del verde non è tradizionalmente un settore d’avanguardia. Eppure innovazioni come la pinza per il trapianto o l’utilizzo del touch screen sulle macchine agricole sono sempre più apprezzate. Soprattutto all’estero. La parola a Giorgio Da Ros Marco Tedeschi

Nelle immagini, macchine trapiantatrici e Giorgio Da Ros all’opera tramite touch screen. L’azienda Da Ros ha la sede a Sarmede (TV) www.da-ros.com

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l settore del verde sta risentendo molto della crisi dei consumi interni del mercato italiano. Piante, fiori e tutto l’indotto, soffrono della flessione generalizzata dei consumi, aggravati anche dalle condizioni metereologiche che, in molte parti d’Italia, hanno privato della Primavera, stagione fondamentale per questo universo. «Tutto ciò – spiega Giorgio Da Ros, titolare dell’omonima azienda - ha determinato un calo degli ordinativi in Italia, compensati dall’aumento degli ordini provenienti dall’estero, in virtù della continua ricerca di nuovi mercati, soprattutto nell’Europa dell’est, nell’Africa settentrionale, in Asia (Cina su tutti) e negli Stati Uniti. Il mercato internazionale, dove è pur sempre difficile competere e confrontarsi, ci sta premiando». Da Ros è un punto di riferimento nella produzione di macchine per il florovivaismo. L’azienda progetta e realizza nel cuore del Nordest macchine invasatrici, seminatrici, riempitori, etichettatrici e trapiantatrici. L’innova-

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Giorgio Da Ros

zione e la ricerca hanno spinto il marchio Da Ros verso nuove frontiere, come la pinza per il trapianto che oramai è diventata un simbolo e l’utilizzo di tecnologie sempre più all’avanguardia come i display touch screen progettati in esclusiva e montati sulle macchine. «Sebbene restiamo un’azienda artigianale, negli ultimi anni abbiamo investito in ricerca e sviluppo, soprattutto in tecnologia per dotarci di macchinari capaci di migliorare il nostro prodotto e renderlo ancora più competitivo sia in Italia che all’estero. Il mondo del verde non è tradizionalmente un settore d’avanguardia, però le innovazioni che abbiamo introdotto ci dimostrano ogni giorno che questa è la strada giusta». Per questo Da Ros destina ogni anno il 15 per cento del fatturato alla ricerca e sviluppo. «La nuova frontiera su cui stiamo lavorando s’inserisce perfettamente sulla svolta ambientale di molti settori industriali; in particolare stiamo sviluppando macchinari per l’irrigazione capaci di limitare l’utilizzo dell’acqua, evitando sprechi e salvaguardando così questa preziosa risorsa del pianeta». Investimenti che guardano anche alla progettazione continua di nuovi macchinari, curando design ed ergonomia delle macchine per renderle funzionali e semplici da utilizzare. «Investiamo anche in comunicazione partecipando alle più importanti fiere di settore in Italia e all’estero; saremo anche presenti al Flor-

mart di Padova dall’11 al 13 settembre, il Salone Internazionale del Florovivaismo e Giardinaggio. Infine un aspetto al quale teniamo in modo particolare: il rapporto umano, l’assistenza e il valore che riconosciamo ai nostri dipendenti. Per questo non abbiamo mai delocalizzato, producendo interamente in Italia. Abbiamo sempre creduto nel territorio, tant’è che siamo nati a Sarmede, nel cuore del Nordest, e qui ci siamo allargati e quando abbiamo deciso di costruire la nuova sede non abbiamo avuto dubbi, abbiamo scelto la nostra terra e le nostre persone che sono la vera espressione dell’Italia apprezzata nel mondo». Il radicamento nel territorio e l’attenzione alle persone restano il vero obiettivo della Da Ros. «Vorrei essere sempre più capace di valorizzare le nostre maestranze ed esportare il made in Italy nel mondo – conclude Da Ros - valorizzando l’innovazione e le nuove tecnologie, consapevoli dell’importanza del “saper fare” che solo l’esperienza ti insegna». VENETO 2013 • DOSSIER • 95


TECNOLOGIE

Tecnologie a supporto dell'investigazione privata L'attività d'investigazione privata, grazie al Decreto Ministeriale del 2010, è stata regolarizzata. «Un modo per riconoscere la professionalità che deve sempre affiancare il rispetto della privacy». La parola a Giuseppe Lopresti Matteo Grande

on il decreto del Ministero dell'Interno del 1º dicembre 2010 n. 269 è stata riorganizzata la disciplina relativa agli istituiti di investigazione privata. Con questa nuova classificazione vengono separate le figure dell'investigatore privato e dell'informatore commerciale. Quest'ultima si caratterizza per la raccolta di dati relativi alle imprese, concernenti i bilanci, i debitori protestati, i riferimenti anagrafici delle imprese e l’aggregazione dei dati raccolti, indispensabile agli imprenditori nelle decisioni operative. Tramite il decreto tro-

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vano quindi regolarizzazione le investigazioni in ambito privato, quelle in ambito aziendale, le indagini in ambito assicurativo e difensive, le informazioni commerciali, le attività previste da leggi speciali o decreti ministeriali. Assumono particolare rilevanza, all'interno del D.M., le previsioni legislative secondo le quali, non solo le singole attività dell'investigatore privato hanno piena valenza per la tutela di un diritto in sede giudiziale, quanto per il fatto che sono state specificate e autorizzate le singole attività di controllo statico (cosiddetto appostamento), controllo dinamico (cosiddetto pedinamento), fono e video documentazioni, nonché l'utilizzo di localizzatori satellitari (GPS) in ausilio all'attività investigativa di controllo e pedinamento. «Prima del Decreto Ministeriale 2010 – spiega Giuseppe Lopresti, fondatore dell'agenzia d'investigazione privata Lopresti di Treviso - non esistevano regole scritte; tutto dipendeva dalle coscienze individuali e dalla sensibilità delle varie Prefetture. Il decreto ha invece regolarizzato l'intero campo. Inoltre con il decreto possiamo realizzare il lavoro in qualsiasi parte d'Italia, mentre prima avevamo la licenza solo per il nostro ambito provinciale. Sicuramente il decreto ministeriale per noi ha rappresentato un passo avanti significativo, perché ha regolarizzato il settore e ha permesso a noi di al-

A sinistra, Giuseppe Lopresti, fondatore dell'agenzia investigativa Lopresti di Treviso. Sopra, il collaboratore Diego Monego www.investigazionilopresti.com


Giuseppe Lopresti

Il decreto ministeriale ha rappresentato un passo in avanti significativo, perché ha regolarizzato il settore e ci ha permessodi allargare il nostro raggio d'azione

largare il nostro raggio d'azione. Un raggio d'azione che oltre all'ambito familiare si sta espandendo anche al controspionaggio industriale, soprattutto nel periodo che stiamo attraversando». L'agenzia Lopresti da anni si distingue per la precisione delle sue informazioni, la correttezza delle indagini e la tenuta del segreto professionale e della privacy. «Le normative sulla privacy negli anni si sono fatte sempre più restrittive. Dall'altra parte però l'evoluzione della normativa e l'introduzione del decreto hanno permesso di utilizzare strumenti che prima non potevamo sfruttare, ovvero le più moderne attrezzature per il pedinamento. Mi riferisco alle macchine agli infrarossi, ai microfoni da taschino, alle microcamere da posizionare sugli occhiali fino ai registratori. Tramite questi strumenti possiamo seguire le persone tramite computer, grazie alle tracce che lasciano.

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Tutto ciò comporta una diminuzione dei rischi concreti legati alla vecchia idea di pedinamento, problemi che mettevano anche a repentaglio chi si trovava a svolgere le azioni di pedinamento». Servizi di pedinamento che, nella maggior parte dei casi, rientrano nell'ambito dei problemi familiari. «Le richieste in ambito coniugale rappresentano sempre la maggioranza. Ultimamente però – prosegue Lopresti - registriamo l'aumento di richieste di persone che hanno conosciuto un possibile partner su internet e vogliono accertarsi tramite noi che la persona della rete corrisponda anche nella realtà. Inoltre si sono moltiplicate le indagini aziendali circa l’assenteismo, la fedeltà dei dipendenti, la fedeltà dei quadri, il controspionaggio industriale e, infine, sempre per la questione del web, il controllo sui minori contro droga, pedofilia, prostituzione minorile e disagi in genere». Il rapporto con chi richiede un'indagine a livello investigativo resta in ogni caso una delle caratteristiche fondamentali dell'agenzia. «Con i committenti abbiamo stretto sempre un rapporto cordiale e amichevole tanto che anche fuori dalle investigazioni, una moltitudine di persone, private, donne, uomini, esercenti e industriali si avvalgono della nostra collaborazione anche per chiedere consigli e pareri. Questo perché ci avvaliamo sempre di collaboratori altamente specializzati, quasi tutti provenienti dall’arma dei carabinieri e della polizia. I migliori e più sofisticati mezzi tecnici completano l’attività investigativa dell’istituto. La discrezione nelle operazioni rappresentano in questi casi quel valore aggiunto che – conclude Lopresti – va ad affiancare la professionalità e le novità a livello tecnologico che garantiscono il completamento delle operazioni». VENETO 2013 • DOSSIER • 97


MODELLI D’IMPRESA

Un mercato a segno “più” dati Istat sul prodotto interno lordo, fotografano per l'ennesima volta la crisi dell'edilizia, partita nel 2008 e mai terminata. La variazione congiunturale del secondo trimestre 2012 degli investimenti fissi lordi in edilizia è stata del -1,5 per cento, rispetto al calo medio del Pil complessivo dello 0,8; il dato tendenziale (2° trimestre 2012 su 2° trimestre 2011) è invece del -6,3 per cento, contro un Pil a -2,6 per cento. La recessione in edilizia ha eroso in cinque anni – secondo i dati dell'Ufficio studi Ance –, dal 2007 al 2012, il 25,8 per cento degli investimenti in costruzioni (in valori reali). Eppure, dentro questo quadro cupo, ci sono settori che si stanno dimostrando solidi e che hanno visto proprio negli ultimi anni l’ingrandimento delle loro prospettive. «Anche se strettamente collegati al settore dell’edilizia – specifica Romano Aleardi, Managing director di SAF - fortemente in crisi in questo periodo, possiamo fortunatamente affermare che la nostra realtà ha risentito solo marginalmente della crisi del comparto di riferimento. La nostra diversificazione di prodotto, il potenziamento del servizio di consulenza ai nostri clienti e l’alta qualità fornita ci

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Saf Group si trova a Grancona (VI) www.saf-spa.com

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Dentro il quadro cupo del comparto edile ci sono settori che da anni continuano a restare stabili. Merito dei partner esteri e dei continui investimenti in ricerca e sviluppo. Romano Aleardi fa il punto sulle tubazioni per il riscaldamento e la refrigerazione Matteo Grande

hanno permesso di mantenere la quota di mercato acquisita negli anni. Inoltre abbiamo aumentato la partecipazione a fiere ed esposizioni facendoci così conoscere anche in paesi dove prima non eravamo presenti». SAF da anni si occupa della produzione di tubazioni per il riscaldamento e la refrigerazione e della produzione di scambiatori di calore per il riscaldamento. «Considerando la situazione globale non possiamo lamentarci: l’andamento del nostro business si è riconfermato sugli stessi livelli dell’anno precedente, anche in termini di fatturato. Tutto questo solo grazie alla nostra forte presenza in Europa; è in questo modo che


Romano Aleardi

❝ siamo riusciti a sopperire al calo del mercato nazionale». Il mercato internazionale sta offrendo invece a SAF diverse collaborazioni. «I nostri partner sono presenti principalmente in Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Polonia e Repubblica Slovacca; è proprio grazie alla loro collaborazione che siamo riusciti a fronteggiare questa situazione di crisi. Negli ultimi tre anni abbiamo inoltre sondato paesi come la Russia, l’Ucraina e la Turchia riscontrando un positivo interesse. Attualmente stiamo anche monitorando i nuovi mercati di Usa, Brasile e Argentina. L’espansione in queste aree territoriali è tra le prospettive che intendiamo concretizzare nel breve periodo. Intendiamo raggiungere i nuovi mercati menzionati e ampliare la gamma di prodotti e servizi a marchio SAF». La conferma e la crescita a livello di mercato hanno permesso alla SAF di investire in ricerca e sviluppo. «Negli ultimi tre anni abbiamo potenziato sempre quel reparto, tanto da inserirlo come voce nel nostro budget annuale cosa che prima non era stata fatta. Mentre in passato i nostri clienti ci consideravano solo come semplici fornitori di prodotti, ora ci coinvolgono anche durante la loro fase di progettazione per sviluppare e trovare insieme innovazioni e soluzioni ottimali. Un passo avanti significativo, che permetterà all’azienda di crescere ancora».

Robot, macchine automatiche e semi-automatiche di ultima generazione sono fondamentali. Per questo destiniamo parte degli investimenti in ambito produttivo

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Per quanto concerne gli investimenti in innovazione tecnologica l’azienda si è concentrata soprattutto sul reparto produttivo. «Lì si possono trovare robot, macchine automatiche e semi-automatiche di ultima generazione per il nostro settore. Per questo intendiamo destinare parte degli investimenti proprio in ambito produttivo». Nella gestione di tutti i processi, l’azienda ci tiene particolarmente a salvaguardare la sostenibilità ambientale. «Per questo motivo – conclude Aleardi - lo scorso Aprile abbiamo ottenuto la certificazione ambientale Iso 14001. Inoltre dal 2010, assieme all’Assessorato alle politiche del lavoro e dell’Istruzione della Regione Veneto e della Provincia di Vicenza, siamo promotori del progetto “Qualità aziendale a scuola”. Il progetto consiste nel far incontrare scuola e mondo produttivo: attraverso la donazione di 4 macchinari alle scuole professionali del nostro territorio e mettendo a disposizione il nostro personale per l’insegnamento al loro utilizzo, vogliamo infatti contribuire a una formazione scolastica più completa dando la possibilità agli studenti di concretizzare la teoria studiata». VENETO 2013 • DOSSIER • 99


MODELLI D’IMPRESA

Innovare e diversificare l’offerta Contro la crisi del settore abbigliamento è necessario far scendere in campo un’offerta multi brand, l’esperienza, l’assistenza e un servizio di vendita accurato. La parola ad Antonio Tommasini, presidente della Confezioni Tommasini Marco Tedeschi

Antonio Tommasini, presidente della Confezioni Tommasini di Santa Maria di Sala (VE). (photo by G.De Checchi) info@tomtommasini.it

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ncora un indice negativo per l'economia italiana per quanto riguarda i consumi. L'ennesimo segnale preoccupante arriva dal report di Confcommercio sui consumi di aprile, che mostra come l'indice su base mensile sia calato dello 0,1 per cento e quello su base annuale del 3,9 per cento. Considerando inoltre i primi 4 mesi del 2013, l'indice appare in flessione del 4,4 per cento. Come spiega il rapporto, l'ultimo periodo riflette una diminuzione del 2,2 per cento della domanda relativa ai servizi e del 4,6 per cento della spesa per i beni. Tutte le funzioni di consumo hanno evidenziato una diminuzione

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Antonio Tommasini

dei volumi acquistati dalle famiglie, a partire dai beni e servizi per la mobilità, la cui domanda segna una contrazione del 7,5 per cento su base annua, passando per abbigliamento e calzature (6,7 per cento), alimentari, bevande e tabacchi (-6,2 per cento), fino ad arriAbbiamo una sezione del negozio vare ai beni e servizi per le comunicache sperimenta nuovi brand emergenti; zioni. Per questo, le aziende che oramai in questo modo ci apriamo a un tentativo rappresentano la tradizione all’interno d’internazionalizzare la nostra offerta di questi comparti hanno dovuto attingere a tutta la loro esperienza per affrontare tale situazione. Lo sa bene Confezioni Tommasini, dal 1975 un punto di riferimento importante nel settore della ampliata dalle proposte di abbigliamento per vendita al dettaglio di abbigliamento nel trian- bambini e per sportivi, oltre ad un comparto golo compreso tra le città di Padova, Treviso e Ve- della biancheria per la casa. Cerchiamo sempre nezia. Ne abbiamo discusso con il presidente di essere attenti alle esigenze attuali e future. In Antonio Tommasini. quest’ottica abbiamo introdotto una carta feQuanto ha inciso il calo dei consumi sul set- deltà per premiare il consumatore che torna da tore retail? noi. Puntiamo su marchi importanti, alti, che «La crisi sul nostro comparto ha inciso pesante- rappresentano l’eccellenza italiana. Abbiamo però mente. Il settore dell’abbigliamento sta risen- anche una sezione del negozio che sperimenta tendo molto del calo dei consumi. La ripresa ci nuovi brand emergenti; in questo modo ci sembra molto lenta e abbastanza lontana pur- apriamo a un tentativo d’internazionalizzare la troppo. Negli ultimi due anni inoltre la vendita nostra offerta». al dettaglio è stata molto penalizzata dal calo Che progetti intendete realizzare a breve? della domanda. La clientela fortunatamente è va- «I progetti futuri guardano soprattutto a una riegata, ma sempre alla ricerca dell’occasione, riqualificazione dell’immobile sia internameno fedele rispetto al passato. Sono nate nuove mente sia esternamente. La ricerca di novità esigenze; il cliente non cerca più solo la qualità unita al nome Tommasini, sinonimo di tradima la qualità al prezzo accessibile». zione, può rappresentare un binomio vincente. In che modo vi siete adattati? Da alcuni anni investiamo sull’ambiente, con «La concorrenza è agguerrita e noi abbiamo pun- l’uso di pannelli fotovoltaici, per un’attentato su un servizio di vendita molto accurato, con zione anche all’aspetto ecosostenibile. Con personale selezionato, professionale e preparato. l’introduzione in azienda dei miei nipoti inolIl cliente va seguito in ogni esigenza. Abbiamo tre, intendiamo passare da una dimensione inoltre un’ampia gamma di scelta, molti brand e familiare a una dimensione più ampia e semun assortimento profondo. La nostra offerta è pre più manageriale».

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MODELLI D’IMPRESA

Logistica, la svolta della rete innovazione amplia il mercato di riferimento. Un assunto che per il settore logistico rappresenta la base per lo sviluppo di qualsiasi strategia. È la convinzione che anima molti attori presenti sul mercato italiano, alla costante ricerca di soluzioni ancora poco conosciute e più efficienti di quelle tradizionali. Quando, poi, si tratta di prodotti che devono garantire la sicurezza sul lavoro, l’impegno nella ricerca si fa ancora più stringente. Il caso di Enrico e Silvia Trivellato, alla guida dell’omonima azienda che si occupa di chiusure industriali, ben spiega le difficoltà maggiori nel comparto e le ultime possibilità che la tecnologia mette a disposizione. «Il nostro compito – dice Silvia Trivellato, titolare dell’impresa padovana – è progettare, produrre e installare chiusure industriali rapide, automatiche e tutto quanto concerne la logistica di magazzino, come ope-

L’ Enrico e Silvia Trivellato, titolari della Trivellato Srl, con sede a Este (PD). A fianco, in alto, chiusure industriali realizzate dall’azienda www.trivellatosrl.it

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Nel settore, le esigenze da calcolare costituiscono variabili sempre in aumento, con il progresso tecnologico. Enrico e Silvia Trivellato spiegano l’importanza della rete d’impresa per raggiungere il massimo risultato Remo Monreale

razioni di carico, scarico e stoccaggio merci. Tutti i nostri prodotti devono sottostare a severi requisiti di sicurezza e affidabilità. Ma il vero punto di forza sta nella collaborazione di cui ci avvaliamo con numerose aziende partner: questo ci consente un certo livello di diversificazione ed è il fulcro delle nostre strategie d’impresa». Com’è organizzata la vostra rete? ENRICO TRIVELLATO «Per essere tempestivi ci appoggiamo a molte imprese locali, sia per la fornitura di materie prime sia per i servizi correlati all’installazione. Inoltre, l’assistenza rapida anche dopo la vendita ci permette di fidelizzare non solo il cliente, ma anche chi collabora con noi, perciò, in generale, l’intero contesto territoriale. Crediamo che in questa difficile situazione, in cui tutto è al ribasso, una realtà acquisita sia da preservare con tutte le forze: siamo certi che l’impegno paghi in termini di nuovi contratti». Quali sono le ultime novità che avete introdotto? E.T. «Il sistema della porta ra-


Enrico e Silvia Trivellato

Il nostro vero punto di forza sta nella collaborazione con numerose aziende partner, fulcro delle nostre strategie d’impresa

pida è un’innovazione non da molto presente nel mercato. Essa rappresenta il più semplice quanto funzionale sistema di chiusura veloce. Concepite per un uso intensivo, non necessitano di particolari manutenzioni. Sono inoltre personalizzabili e adattabili a qualsiasi esigenza di logistica industriale. Offrono soluzioni efficienti contro i problemi di rumore, polvere e dispersione termica. Costruite a norma Uni En 13241-1:2001». Quali tecnologie caratterizzeranno la vostra proposta in futuro? SILVIA TRIVELLATO «Stiamo sviluppando nuovi progetti che mirano a soddisfare una richiesta sempre maggiore di chiusure innovative

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dando possibilità a determinate aziende di poter contare su prodotti che prima non si trovavano in commercio. Un esempio concreto è dato dal progetto cui stiamo lavorando che consentirà ad aziende con un alto rischio di atmosfere esplosive al loro interno di usufruire di una chiusura funzionale e sicura anche all’interno di queste realtà». Quali sono i risultati che avete raggiunto l’anno trascorso e quali aspettative avete per il prossimo futuro? S.T. «Abbiamo consolidato nei numeri quanto raggiunto negli anni precedenti rimanendo presenti nel mercato nonostante molte realtà nel nostro territorio si trovino in una situazione di “sofferenza” generale. Siamo presenti in tutta Italia nel settore dell’industria e non tralasciamo le richieste anche in ambito privato. Per il futuro, l’estero rappresenta per noi una fonte di nuove possibilità in cui siamo molto fiduciosi, considerate anche le precedenti esperienze, le quali hanno dato sempre esito positivo. Nonostante delocalizzare l’attività sia diventata per molte aziende una fonte di guadagno, noi puntiamo alla collaborazione con le realtà locali». VENETO 2013 • DOSSIER • 105


Palletways, la soluzione veloce e sicura per spedire in Italia ed Europa Un modello di trasporto che unisce la velocità del corriere espresso con le quantità e la tipologia di merci del distributore tradizionale. Albino Quaglia spiega i vantaggi e le ragioni del successo del pallet network recento aziende di autotrasporto consorziate. Un Network internazionale che abbraccia undici Paesi Europei e che, lungo lo Stivale, può contare su una rete di 86 Concessioni, distribuite capillarmente su tutto il territorio nazionale e capace di movimentare, in Italia, oltre 5000 pallet al giorno, anche in aree remote, dove è difficile effettuare spedizioni con altri corrieri. Sono i numeri di Palletways, società leader nel trasporto espresso di merce su pallet, nata nel 1994 nel Regno Unito, da un’idea al tempo stesso semplice e rivoluzionaria: trasferire le logiche tipiche delle spedizioni tramite corriere espresso alla movimentazione di merci pesanti, per garantire anche al trasporto di bancali fino a una tonnellata di peso e oltre, i tempi di consegna previsti per un pacco. A costi competitivi. «Dopo il mercato britannico, l’Italia è stata il primo Paese, nel 2001, ad adottare il nuovo sistema per le spedizioni veloci con ottimi risultati, perché la società continua a crescere, in termini

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di volumi, a un ritmo del 15/20 per cento l'anno», ricorda Albino Quaglia, amministratore delegato di Palletways Italia al quale abbiamo posto alcune domande. Quali sono i vostri punti di forza, in un mercato così difficile? «Prima di tutto la qualità del servizio, poi la flessibilità. A disposizione dei nostri Clienti mettiamo sei differenti tipologie di bancali: dal Mini Quarter, ideale per piccole spedizioni, con peso inferiore ai 150 Kg; al Full pallet, per merce fino a una tonnellata di peso, passando per quattro bancali di formato intermedio: Quarter, Extra Light, Half e Light. Questo ci permette di offrire tariffe semplici e competitive, calcolate in base al numero e alla tipologia di pallet da spedire, senza passare per la tradizionale conversione peso/volume». A quali settori merceologici vi rivolgete? «Abbiamo Clienti che provengono da tutti i settori, con il vitivinicolo in pole position con il 30 per cento dei volumi;

Palletways Italia Spa - Via Pradazzo, 7 - 40012 Calderara di Reno (Bologna)


Informazione pubblicitaria

nostra penetrazione di mercato, creando volumi elevati nel Network; siamo in questi ultimi mesi a +25% / 30% al disopra delle scorso anno. Creando economie di scala, questo modello permette ai Concessionari di ottimizzare i carichi e di garantire tempi di consegna competitivi offrendo un livello di servizio eccellente, il circolo virtuoso è avviato!». Quali altri vantaggi offre il vostro network? «Facciamo parte di un network internazionale e quindi i Clienti possono inviare facilmente le spedizioni anche verso altri Paesi Europei, in particolare Regno Unito, Germania, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Spagna, Danimarca, Portogallo, Irlanda e Lussemburgo. Palletways si differenzia inoltre per l’innovazione continua: abbiamo recentemente esteso il Servizio Garantito anche alle merci ADR e siamo sempre al lavoro per migliorare i nostri indicatori di performance». quindi dai materiali per l'edilizia ai prodotti per la casa e la persona, dai casalinghi all’agroalimentare. Il nostro sistema, infatti, ci consente di rispondere a esigenze molto diverse ma è particolarmente competitivo per spedizioni frazionate verso destinazioni multiple». Quali garanzie offrite sui tempi di spedizione? «I nostri Clienti possono scegliere tra due servizi: Economy, con consegna entro 48/72/96 ore, a secondo dell’Hub e del destino, oppure Premium, per spedizioni urgenti, entro 24/48 ore: in questo caso, se si verifica un ritardo sui tempi di consegna, offriamo la garanzia di rimborso delle spese di spedizione – anche per le merci ADR. In Italia, siamo l'unica azienda di trasporto espresso a proporre standard di servizio così elevato». Come riuscite a proporre un servizio altamente qualitativo pur tenendo conto delle esigenze di razionalizzazione dei costi avanzate dalle imprese? «La competitività, economica e di servizio, della nostra offerta, la frammentazione dei carichi e il ridimensionamento delle reti captive di distribuzione, aumenta la

www.palletways.com

Concessionari per il Veneto: Zanardo VE Samogin Trasporti BL - TV CFT - Consorzio Ferrara Trasporti FE -RO Poletto Girmo Spedizioni & Trasporti PD Pizeta Express VI (alcuniCAP) Savit Spedizioni VI (alcuni CAP) Meneghello Trasporti VR (alcuni CAP) Logiver VR (alcuni CAP)


IL MODELLO VERONA

Azzerare lo spreco di risorse L’ampia gamma di settori in cui il sistema scaligero eccelle mitiga l’impatto della crisi. Ma per la svolta, secondo Flavio Tosi, serve la piena adesione al progetto federalista Giacomo Govoni a burocrazia rappresenta un costo dell’apparato statale che prosciuga le energie delle imprese, limitandone la capacità produttiva e spingendole di fatto fuori mercato. Come intervenire? Quali soluzioni cercare? Una delle più invocate negli ultimi tempi si chiama macroregione del Nord e tra i suoi più convinti sostenitori annovera il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, e il sindaco di Verona, Flavio Tosi. I quali hanno ribadito la comune volontà a sollecitarne la nascita. «È chiaro che il governo nazionale – spiega Tosi – dovrebbe avere attenzione verso la prima macroregione che si può costituire e che rappresenta quasi la metà del Paese in termini di abitanti e i due terzi del suo Pil». Il 2012 è stato un anno buio per l’economia. A quali elementi si è appellata la realtà produttiva veronese per ammortizzarne gli effetti? «A livello congiunturale, non dipendente quindi da particolari scelte strategie ma da elementi radicati nel corso del tempo, la città di Verona gode di una posizione logistica straordinaria. È la quarta città turistica d’Italia e i settori che più la caratterizzano sono quelli legati alla trasformazione dei prodotti alimentari, all’agricoltura e all’enogastronomia. In particolare nel settore enologico il Veneto risulta essere la prima regione d’Italia e Verona la prima provincia del Veneto per produVerona gode di una posizione logistica straordinaria. zione. Dati questi elementi, per quanto la crisi È la quarta città turistica d’Italia e i settori che più la si rifletta in maniera pecaratterizzano sono quelli legati alla trasformazione sante anche qui, a Verona dei prodotti alimentari e all’enogastronomia il manifatturiero, colpito

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Flavio Tosi

Flavio Tosi, sindaco di Verona

più di altri dalla crisi, non è il settore primario per cui la città ha tenuto un po’ meglio rispetto ad altre realtà». In che misura e attraverso quali misure il “modello Verona” è riuscito a contenere la portata della crisi? «L’amministrazione comunale ha fatto il proprio dovere cercando di mantenere competitivo il territorio. Ha sbloccato cantieri, progettualità urbanistiche e investimenti per molte centinaia di milioni di euro, e oggi Verona è più viva e appetibile per gli investitori stranieri o italiani. Negli ultimi anni è stata realizzata una fortissima azione di promozione del territorio dal punto di vista nazionale e internazionale nei settori dell’enogastronomia, del turismo e della cultura e l’immagine della città verso l’esterno ne ha giovato dato che questi sono settori in crescita nonostante la crisi». Si accennava al tema della macroregione. Perché sarebbe così importante compiere questo passo? «Perché consentirebbe efficienza, riduzione degli sprechi, responsabilità di spesa. Tutti i Paesi federali hanno questi meccanismi di gestione più corretta della spesa pubblica e in Italia, invece, ci sono enormi sperequazioni tra le varie realtà regionali poiché il federalismo non ha mai trovato una vera realizzazione. Diversamente c’è una gestione centralizzata di tutte le risorse e della distribuzione delle stesse che ha portato a sprechi ancor oggi enormi. Il per-

corso più idoneo per arrivare a un Paese strutturato in maniera federale - visto che altri sistemi sono stati provati senza successo - è quello della macroregione partendo dal Nord, che è il primo che è pronto a fare questo tipo di ragionamento». A livello generale, che ruolo deve giocare la politica nel superamento della crisi e quali provvedimenti occorre che metta in campo subito? «Da un lato il settore economico produttivo deve essere messo nelle condizioni di ricominciare a crescere e quindi vanno attuate tutte le misure che riducano la pressione fiscale. L’altro filone fondamentale è quello della semplificazione burocratica, perché ci vogliono regole e tempi certi per tutta la pubblica amministrazione, mentre oggi esistono soltanto per il livello locale. Molti Comuni si sono adeguati e ingegnati per riuscire a semplificare le attività di presentazione di idee e di proposte in maniera da sbloccare gli investimenti, mentre ai livelli centrali di governo i tempi certi non esistono. Oltre alla responsabilità della lentezza burocratica, in Italia ogni volta che si legifera su sicurezza sul lavoro, sui controlli sulle modalità di produzione e quant’altro, si fanno leggi che come effetto quasi esclusivo hanno l’aumento della burocrazia e non certo l’aumento dell’efficienza o del miglioramento delle condizioni di lavoro». VENETO 2013 • DOSSIER • 111


Se il canovaccio è sempre più corto La crisi economica persiste e a farne le spese non sono soltanto lavoratori e aziende, ma anche la cultura, alle prese con tagli e riduzioni di fondi. Ma i bilanci della Fondazione Arena di Verona sono positivi Teresa Bellemo

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Francesco Girondini

Da sinistra: una scena dello spettacolo della Traviata; Francesco Girondini, sovrintendente della Fondazione Arena di Verona

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a gestione di un ente culturale è spesso disseminato di tanti ostacoli, anche se l’ente in questione è l’Arena di Verona. Perché quello della cultura è un settore che da sempre deve fare i conti con bilanci difficili da chiudere in positivo e con la ciclica erosione dei fondi pubblici. Dal 2008, l’inizio della crisi economica, la situazione si è complicata ancora di più. In questo scenario il Fondo unico per lo spettacolo, il principale contributo statale per i bilanci delle fondazioni lirico-sinfoniche, si è ulteriormente ridotto, tant’è che negli ultimi dieci anni la sua diminuzione, tra valore nominale e valore reale, è stata di circa il 50 per cento. Questo ha provocato

gravi difficoltà gestionali a tutti i teatri d’opera italiani. La Fondazione Arena, pur avendo chiuso i bilanci in pareggio dal 2008, non è esente dall’avere subito il contraccolpo imposto da questo calo del contributo pubblico. Francesco Girondini, sovrintendente dell’Arena, esprime le maggiori difficoltà nella gestione della Fondazione «oggi tutte legate alla necessità di reperire le risorse che via via negli anni sono venute meno». Per quanto riguarda le soddisfazioni di questo lavoro, invece, «purtroppo sono veramente poche e generalmente legate al successo artistico e di pubblico di alcuni allestimenti d’opera o per delle recite particolarmente riuscite sotto tutti gli aspetti».  VENETO 2013 • DOSSIER • 113


ECONOMIA DELLA CULTURA

PICCOLI MELOMANI CRESCONO La sfida di chi lavora nella lirica oggi è quella di tenere insieme libretti scritti 200 anni fa con una comunicazione che si è fatta sempre più veloce. L’Arena di Verona ha raccolto il guanto gni teatro ha un proprio dna, una propria vocazione. Quella dell’Arena in questi 100 anni è stata quella di riuscire ad avvicinare il grande pubblico alla lirica, per l’esattezza 13mila spettatori a ogni spettacolo. «Credo molto nella capacità dell’opera lirica di arrivare alla gente, la matrice è popolare e un tempo era il pubblico a decretare il successo e la vita di un’opera». A dirlo è Paolo Gavazzeni, direttore artistico della Fondazione Arena di Verona, convinto che la missione fondamentale degli spettacoli lirici oggi sia arrivare a un vasto pubblico, mission di tutti i cartelloni dell’Arena. Per questo scommette sui bambini: «Bisogna educarli. Non dobbiamo sottovalutarli, loro hanno la possibilità di trovare il lato interessante in qualsiasi cosa». L’apertura della stagione quest’anno ha un motivo di emozione in più, i 100 anni dal primo spettacolo lirico nell’anfiteatro. «Un secolo che ha rappresentato per la città di Verona una grande ricchezza, perché si sono fusi storia e

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quotidiano, ecco perché una festa dell’Arena è una festa per la città». Quali saranno le coordinate della nuova stagione artistica dell’Arena di Verona? «Anche quest’anno abbiamo deciso di rendere omaggio a Giuseppe Verdi per il bicentenario della nascita mettendo in scena i suoi due grandi titoli areniani per eccellenza, Aida e Nabucco, affiancati dalla cosiddetta trilogia popolare: Traviata, Rigoletto e Trovatore. Poi c’è il Romeo et Juliette di Gounod al quale siamo molto affezionati, per il contesto drammaturgico, l’ambientazione che tocca da vicino la città e oltretutto è un’opera che piace molto al pubblico». La stagione si è aperta con l’Aida. «Sì, e nel cartellone sono presenti due produzioni. Abbiamo inaugurato con l’Aida della Fura dels Baus, una compagnia catalana celebre in tutto il mondo sia per il teatro che per l’opera lirica. A questa affiancheremo 5 rappresentazioni del-

La lirica e l’opera sono ormai indissolubilmente legate a Verona e all’Arena. Cosa ha reso possibile questo connubio? «L’anfiteatro Arena offre una straordinaria collocazione per la rappresentazione degli spettacoli d’opera, uno spazio grandioso dove gli elementi del melodramma e la spettacolarità delle scenografie si fondono in un unico evento a cielo aperto. Il festival, che celebra quest’anno il centenario, si è affermato per la sua unicità nel mondo, comunicando una particolare espressione dello spettacolo d’opera indissolubilmente legata all’imponente architettura dell’anfiteatro Arena e alla città di Verona». Quali sono le previsioni per la prossima stagione? «Al momento le vendite stanno andando molto bene, oltre le più rosee aspettative, e speriamo nel bel tempo per massimizzare le presenze turistiche a Verona». Quanto è importante il fund raising in un momento come questo di continui tagli al Fus? «Il fund raising rappresenta per le fondazioni liriche una modalità di finanziamento in via di svi-

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Paolo Gavazzeni, direttore artistico della Fondazione Arena

luppo, spesso utilizzata per la realizzazione di specifici progetti, in un’ottica di innovazione nella gamma dei servizi offerti e di apertura verso le richieste che provengono da un pubblico in continua e rapida evoluzione. È fortemente sentita la necessità di dare un impulso al reperimento di risorse da parte di soggetti privati attraverso un intervento legislativo che introduca la detassazione dei contributi versati a titolo di liberalità, come avviene in molti stati in cui, grazie al vantaggio fiscale conseguibile, il finanziamento attraverso liberalità costituisce un’importante fonte di risorse. Oggi la Fondazione Arena di Verona raggiunge in ambito nazionale i più alti livelli di finanziamento del proprio bilancio attraverso la fonte autonoma rappresentata dalla vendita dei biglietti per gli spettacoli e l’apporto di aziende sponsor». C’è un rischio nella partecipazione di aziende private, e dunque attente all’aspetto commerciale, a eventi di natura culturale? «Il decreto legislativo 367/1996, con il quale sono state istituite le fondazioni lirico-sinfoniche,


Francesco Girondini

l’Aida tradizionale del 1913 a partire proprio dal 10 di agosto, il giorno in cui venne messa in scena per la prima volta. Concettualmente non c’è nulla di nuovo, si tratta di un’attualizzazione dell’antico Egitto e di una rivisitazione dei costumi, nonostante ciò, il pubblico si trova di fronte a uno spettacolo diverso senza la pretesa di riscrivere l’opera. Sono convinto che nella ricerca di un nuovo pubblico e in un teatro che si rinnova sarebbe un errore tralasciare ciò che è venuto prima di noi. Dal teatro tradizionale si impara tutt’oggi ed è una fonte inesauribile per il teatro del futuro». Come sta la lirica italiana? «La ricerca di un nuovo pubblico è necessaria per la sopravvivenza. L’opera lirica sconta un forte divario con le altre forme di spettacolo che si sono evolute, mentre le opere sono ancorate al lessico e ai tempi di narrazione tipici di quando sono state composte. La velocità di questi ultimi anni potrebbe essere un ostacolo,

ma non credo che la lirica sia distante dai giovani per i temi trattati o perché è un genere musicale vecchio. Un duetto verdiano o un’aria di Puccini arriva alla gente oggi come arrivava un tempo, ma uno che va a teatro deve sapere che entra alle 8 ed esce a mezzanotte». Come coinvolgere quindi le nuove generazioni? «I nostri nonni ci raccontano che quando erano giovani si fischiettavano le arie delle opere ma oggi ci sono Laura Pausini e i giovanissimi One Direction. È uno stereotipo quello secondo cui la lirica sia per vecchi: è vero, il teatro incute timore ma affascina. Noi trattiamo un’arte che è quella di 200 anni fa, ma può coinvolgere un bambino molto più di un’opera di teatro concettuale». Un tempo le arie erano la musica pop, però oggi la lirica viene assimilata a un mondo abbastanza elitario. «Se per elitario si intende che assistere a

ha introdotto per questi enti la facoltà di svolgere attività commerciali nel rispetto del vincolo di bilancio. Per le fondazioni vi è la necessità, oltre che l’obbligatorietà, di pervenire a una gestione oculata sia sotto il profilo artistico che economico per assicurare continuità alle proprie attività, le cui finalità culturali producono positive e spesso importanti ricadute per il territorio e per il suo tessuto economico. A causa dell’oggettiva convergenza di interessi tra la componente pubblica delle fondazioni e le realtà economiche private, il rischio potrebbe essere connesso più alla mancanza di una partecipazione privata nelle attività delle fondazioni lirico-sinfoniche, piuttosto che a differenti visioni commerciali». Enrico Letta ha scongiurato, con le sue eventuali dimissioni, i tagli alla cultura. Cosa ne pensa? «Sicuramente la dichiarazione resa dal presidente Letta rappresenta un segnale forte e palesa

un’opera lirica non è abbordabile per tutti, rispondo che sappiamo bene che oggi un giovane non ha ottanta euro da investire per vedere un’opera teatrale, per questo quasi tutti i teatri cercano di inserire serate a prezzi speciali. All’Arena durante l’inverno tutte le opere vengono performate a un prezzo speciale e lo faremo anche quest’estate. Poi si tratta di educare, i teatri non si possono sostituire alla scuola. Le scuole devono compiere un percorso per fare in modo che poi a teatro i ragazzi non si annoino. Quest’anno a Verona 10mila bambini hanno studiato e rappresentato l’Aida, che è stata ricollegata a tutte le materie curriculari fino a riscrivere la Celeste Aida, eseguita con gli xilofoni e cantata dal coro. Sono convinto che questi 10mila bambini ricorderanno per sempre il tema di Celeste Aida e sono sicuro che se per caso incapperanno in un’Aida la riconosceranno e si emozioneranno».

la sensibilità del nostro primo ministro nei confronti della cultura e dell’istruzione. Certamente avrei preferito che avesse parlato di contributi in aumento viste le difficoltà delle fondazioni liriche di cui dicevo sopra, ma auspico che a tentare di reintegrare il Fus 2013 ci pensi il ministro alla cultura Massimo Bray. Ne abbiamo veramente una necessità vitale». VENETO 2013 • DOSSIER • 115


ECONOMIA DELLA CULTURA

La cultura oltre la crisi Se il Veneto è la regione più visitata d’Italia il merito è della sua proposta culturale ed artistica, che fonda sul territorio la ricchezza di una programmazione a tutto tondo Teresa Bellemo

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Marino Zorzato, vicepresidente della Regione e assessore con la delega alla Cultura

i inizia a parlare di Venezia quale Capitale europea della cultura nel 2019. La Regione Veneto intende, infatti, far proseguire il percorso di candidatura e per questo ha dato forza al comitato fondatore, composto dal Comune e dalla Provincia di Venezia, dalle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, e dalle Province autonome di Trento e Bolzano. Il territorio coinvolto dunque è molto ampio: non solo Venezia ma tutto il Nord Est, per questo è necessaria una visione strategica che possa creare nuove reti di collaborazione nella cultura, anche per dare inizio a nuove attività economiche legate al settore. In questo modo aumenterebbe il turismo, ma anche l’occupazione e le iniziative

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culturali potrebbero avere un bacino più ampio. Marino Zorzato, vicepresidente della Regione e assessore con la delega alla cultura, crede in questa candidatura, perché potrebbe rivelarsi fondamentale per avviare un nuovo percorso di crescita in grado di poter coniugare una volta in più cultura e imprese, sviluppo, formazione e lavoro. «Nonostante tutto, la cultura e il turismo d’arte reggono alla crisi, sostenuti da una domanda in costante crescita da diversi anni. Le ricchezza dell’offerta culturale, il paesaggio, l’industria creativa possono davvero essere elementi trainanti». Molti esponenti politici hanno avuto modo di parlare di cultura in modo “aziendale”: ciò che non frutta si deve chiudere, la cultura non


Marino Zorzato

si mangia. Lei cosa ne pensa? «Penso che investire in cultura significhi investire in crescita economica e civile, così come la crescita economica e civile rappresenta una garanzia per continuare a investire nella cultura. Questo è uno dei principali fili conduttori della politica culturale di questa amministrazione, oltre a quello della rete, intesa come un sistema che investe in processi di conservazione e sviluppo della nostra cultura. La Regione Veneto, infatti, continua ad essere la prima regione in Italia per il turismo anche per la sua proposta poliedrica, che con la cultura, l’enogastronomia, l’identità, il paesaggio è in grado di soddisfare nel migliore dei modi ogni richiesta. La scelta del Veneto come destinazione di vacanza da parte di milioni di turisti non viene solo per le nostre spiagge e montagne ma anche e soprattutto per la nostra offerta culturale». Qual è la politica della Regione sul fronte culturale? E quali sono stati i risultati finora ottenuti dalla Giunta Zaia? «Abbiamo cercato di unire il territorio e la cultura, rimanendo consapevoli del particolare periodo socio-economico che stiamo vivendo. L’obiettivo principale è quello di individuare e capire quelle che sono le vocazioni del nostro territorio, saperle cogliere e valorizzarle. E questo è possibile con una logica di rete, un sistema che faccia lavorare insieme e per obiettivi comuni i vari soggetti interessati. A questo proposito cito solo alcuni esempi che evidenziano il lavoro che stiamo realizzando. Il tavolo dello spettacolo avviato con Agis, l’unico tavolo ufficiale a livello nazionale, con il quale siamo riusciti a mettere insieme operatori dello spettacolo e istituzioni per ridisegnare insieme tutte le esigenze del settore. Oltre alle tante iniziative messe in campo con le Camere di commercio del Veneto, abbiamo anche siglato un accordo con Confindustria Veneto per un progetto che vede l’investimento in cultura come risorsa per le aziende e per il territorio, in particolare il mecenatismo d’impresa». Da pochi giorni a Venezia ha aperto la Biennale Arte. Da sempre la Serenissima è crocevia di epoche, culture e stili. Come coniugare la tutela del bene culturale in senso storico con il contemporaneo? «Ben venga questa commissione tra classico e

contemporaneo che deve essere ben coniugata e interpretata. Un esempio è la Gypsoteca del Canova a Possagno, dove l’intervento architettonico di un Carlo Scarpa ha reso questo luogo unico e particolare. Nel nostro territorio esiste una ricchezza di cultura e vivacità creativa alla quale è corretto dare voce anche attraverso nuovi linguaggi che non vanno a essere alternativi ma sono un valore aggiunto alla nostra storia». A questo proposito, cosa ne pensa della sostituzione del “Ragazzo con la rana” con una copia del vecchio lampione a Punta della Dogana? «Sono a conoscenza che da alcuni giorni ha lasciato il posto al vecchio “lampione degli innamorati”. La scultura di Charles Ray se ne va dopo le proteste di buona parte della città che ne ha chiesto la rimozione. Un’opera che probabilmente non ha mai avuto feeling con i veneziani ma che è stata difesa da alcuni esperti. L’arte è anche questo. Confronto e discussione».

Sopra, “Ragazzo con la rana”, la statua di Charles Ray rimossa da Punta della Dogana

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Il gelato dei veronesi e la crisi economica è risultata piuttosto indolore per un settore come quello della gelateria, che vendendo prodotti dai prezzi popolari e molto accessibili ha registrato una piccola flessione solo nella vendita dei dolci d’asporto, non altrettanto indolori sono state le conseguenze portate da una pessima primavera a livello meteorologico. Come spiega Marco Savoia, titolare della storica Gelateria Savoia di Verona, attiva dal 1939: «Contrariamente a quanto si può pensare, la crisi non ci ha quasi toccato e il nostro fatturato è cresciuto del 10 per cento, traguardo che abbiamo potuto raggiungere grazie a una buona primavera e a un bel tempo protrattosi fino all’autunno inoltrato. Proprio una bella primavera è ciò che quest’anno ci è mancato. A causa del cattivo tempo, delle piogge e delle temperature non caldissime, a pochi è venuta voglia di comprare e consumare gelati o dolci di gelateria, e di conseguenza le vendite e i guadagni sono stati scarsi. Ora, confidiamo in un’estate di caldo e bel tempo che riporti da noi moltissimi avventori, per i quali abbiamo creato svariate nuove

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La Gelateria Savoia si trova a Verona savoiama@email.it

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Gelati dai gusti sempre nuovi e unici. Preparazioni artigianali compiute con passione e qualità. Dolci pensati per conquistare qualsiasi palato. A raccontare la sua esperienza è Marco Savoia Emanuela Caruso

proposte di gusti e dolci che speriamo sappiamo conquistare la loro curiosità e il loro appetito». La capacità di innovare i gusti esistenti e di crearne di nuovi è la peculiarità che maggiormente contraddistingue la Gelateria Savoia, che fin dagli albori dell’attività ha sempre stupito i veronesi con prodotti unici. «Oltre alle proposte di gelato artigianale in vaschetta o da asporto, realizzato ogni giorno secondo la tradizione e con grande attenzione ai prodotti di stagione, offriamo prelibatezze divenute ormai un classico, come lo stecco allo yogurt, il Gianduiotto, il Lingotto, il Bombardino, la Matto-


Marco Savoia

nella, il Pinguino, il Semifreddo e lo Spumone al caffè, e nuove creazioni dal sapore irresistibile: la Millefoglie mignon, la Coppa Nocciolata, il Tiramisu, il Miele e Mandorle, e la Coppa Frutta. Inoltre, per far aumentare di nuovo la vendita dei dolci d’asporto, abbiamo iniziato a produrli in modo più accattivante e conveniente, ovvero con forme più piccole e con decorazioni meno costose». Ma quali sono gli stimoli da cui partire per riuscire a sperimentare e innovare l’arte del gelato artigianale? Marco Savoia ci spiega anche questo. «Gli input per rinnovare e dare vita a nuovi gusti e dolci arrivano sempre dalla ricerca di materie prime di altissima qualità, da un certo estro e una certa eleganza nella presentazione, e dal packaging, che attira il cliente e per questo deve essere all’altezza del gusto del prodotto e delle aspettative dell’avventore. Per l’approvvigionamento delle materie prime da sempre ci affidiamo a imprese che conosciamo bene e di cui ci fidiamo, e una volta ottenuti gli ingredienti per i nostri gelati, prima di esporli e proporli al pubblico, li testiamo personalmente. Ogni tipo di lavorazione avviene nel nostro laboratorio». Di qualità e di bontà la gelateria Savoia ne sa sicuramente molto, ha infatti vinto 3 Oscar del gelato alla fiera di Longarone con i gusti crema, fra-

goline di bosco e pistacchio, e a queste caratteristiche ha voluto affiancare anche un certo stile nell’arredamento e nella presentazione del proprio negozio. «Nel 2007 – conclude Marco Savoia – abbiamo rinnovato il locale, che ha subito un restyling complessivo diretto dall’architetto Mario Santini. Le pareti sono state ricoperte da tessuti francesi e boiserie e al centro della gelateria campeggia un lampadario Murano fine 800 identico a quello esposto all’Hermitage di San Pietroburgo». VENETO 2013 • DOSSIER • 119


FOCUS TREVISO Come tutto il Nord Est, anche Treviso sta cercando di imboccare una traiettoria di crescita su binari piÚ competitivi. Un importante segnale di cambiamento viene dall’elezione della nuova amministrazione cittadina


FOCUS TREVISO

CAMBIO DI ROTTA PER TREVISO

+15,2% TURISTI

Percentuale di aumento dei turisti stranieri a Treviso nel 2011 rispetto all’anno precedente. 100mila arrivi in più di turisti stranieri dal 2008 al 2012

I

mponendosi con il 55,5 per cento delle preferenze degli elettori alle ultime elezioni amministrative, l’avvocato Giovanni Manildo ha sconfitto il vicesindaco uscente Giancarlo Gentilini al ballottaggio, diventando il primo cittadino di Treviso. Archiviata la pluriennale esperienza di governo targata Lega, la città ha scelto di intraprendere un percorso di rinnovamento, sospinta da una volontà trasversale alla popolazione e dall’esigenza di stare al passo di un mondo che si muove e si evolve a velocità siderali. È un programma, quello del neo titolare di Ca’ Sugana, improntato al dialogo e alla partecipazione di cittadini e associazioni. Nella visione del primo cittadino si delinea una Treviso più smart, più solidale e attenta alle fasce maggiormente disagiate, aperta a soluzioni che appoggino uno sviluppo urbano sostenibile. «L’idea della smart city è proprio il frutto di questo confronto con le categorie. Ci permetterà di rendere Treviso una città più competitiva, di attrarre nuovi investimenti, di lavorare per lo sviluppo».

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Giovanni Manildo

Dopo vent’anni di governo della Lega, Treviso sceglie di voltare pagina. Sviluppo e solidarietà sono le direttrici del mandato del neo sindaco Giovanni Manildo la cui elezione sembra sbloccare il progetto dell’area metropolitana PaTreVe Leonardo Testi

Nell’attuale scenario recessivo restano, inoltre, prioritari il lavoro e l’obiettivo di ridare forza propulsiva al “sistema Treviso”, rafforzando il ruolo del turismo e della cultura, leve di crescita fino a oggi non sufficientemente valorizzate. In base ai dati della Camera di commercio, dall’inizio della crisi al 31 marzo 2013 l’economia provinciale ha perso oltre 1.100 imprese operanti nell’edilizia e quasi 1.000 nel manifatturiero (di cui oltre il 50 per cento operanti nella meccanica). Un importante segnale positivo viene, invece, dal turismo: dal 2008 al 2012, si sono, infatti, registrati 100mila arrivi in più di turisti stranieri, a fronte di una stazionarietà nei flussi di turisti italiani. Una tendenza da tenere bene in considerazione per definire la futura strategia di sviluppo della città. Altro punto in discussione da anni, frenato dalla mancanza di una maggioranza in consiglio comunale, è la questione della costituzione dell’area metropolitana formata da Treviso, Venezia e Padova. Una delle primissime azioni di Giovanni Ma-

nildo è stata, infatti, quella di invitare - a metà giugno, pochissimi giorni dopo l’avvenuta elezione - i due sindaci, Giorgio Orsoni e Ivo Rossi, per confermare ufficialmente l’intenzione del capoluogo della Marca di entrare a far parte della città metropolitana del Veneto centrale, nota anche come PaTreVe. «Voglio che Treviso sia protagonista in questa rivoluzione amministrativa» ha avuto modo di dichiarare Manildo che, con questo atto formale, ha impresso una significativa accelerazione all’attuazione concreta del procedimento. L’obiettivo è agire in tempi rapidi, mettendo a punto le delibere necessarie alla concretizzazione del progetto e il successivo statuto: si punta a fare massa critica, prima di tutto di risorse e servizi, tra le tre realtà, per ridurre gli sprechi e per contare di più, anche e soprattutto in prospettiva europea. Il tempo dei campanilismi è ormai tramontato e ci si avvia verso una nuova fase di sviluppo che potrà fungere da modello anche per il resto del Veneto.

In apertura, Giovanni Manildo tra il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, e quello di Padova, Ivo Rossi, in occasione dell’intesa per la PaTreVe

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FOCUS TREVISO

UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO Per Alessandro Vardanega, numero uno degli industriali trevigiani, la ripresa passa da un manifatturiero sempre più innovativo, dal recupero dell’edilizia e dalla realizzazione dell’area metropolitana con Padova e Venezia Francesca Druidi

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agli alle tasse, agli sprechi, alla spesa improduttiva, alleggerimento della burocrazia e sostegno al credito. Le esigenze delle imprese sono precise e necessitano di risposte urgenti. La ripartenza economica e sociale della Marca Trevigiana, e di Treviso in particolare, richiede percorsi di innovazione che investono il modo di fare impresa ma anche di concepire la governance del territorio, sempre più improntata all’integrazione. All’inizio dell’anno aveva previsto un periodo in crescita dopo un primo semestre molto critico, come in 124 • DOSSIER • VENETO 2013

+11,7% EXPORT

Percentuale di crescita delle esportazioni trevigiane verso i paesi extra Ue 27 nel primo semestre 2013 rispetto al 2012

effetti si sta rivelando. «Il forte peggioramento verificatosi negli ultimi 18 mesi avrà bisogno ancora di qualche tempo per essere riassorbito. Tutto il 2013 è, pertanto, compromesso e l’auspicio è che il governo, e tutti coloro che hanno responsabilità in materia economica e finanziaria, agiscano subito per non mancare l’occasione del prossimo anno, per il quale il centro studi di Confindustria lascia intravedere un leggero miglioramento. Lo stesso, purtroppo, temo avverrà per l’occupazione. In particolare, il mercato interno è in contrazione costante e le aziende che vi operano non possono che risentirne pesantemente».

Qual è il quadro per quanto riguarda il territorio? «In questo scenario emergono, nel territorio trevigiano, delle differenziazioni: accanto alle imprese che soffrono, ve ne sono altre che restano competitive - anche incrementando i posti di lavoro - e che trovano nuove opportunità quasi sempre all’estero. Vi è sofferenza, quindi, ma nel quadro generale vi sono anche indubbie capacità di tenuta e resistenza di cui, dobbiamo riconoscerlo, sono le imprese e gli imprenditori i primi artefici, anche se questo ruolo - dal valore sociale oltre che economico non viene certo riconosciuto, né di fatto sostenuto. Per questo, oltre agli interventi poli-


Alessandro Vardanega

tico-amministrativi, è importante che via sia una svolta culturale che rimetta al centro l’impresa e il lavoro, perché la ripartenza dell’economia dipende anche da un rinnovato rapporto impresa-società e dalla forza creativa di una moltitudine di persone». Restano in difficoltà il settore del legno-arredo e dell’edilizia. «L’edilizia e tutte le imprese che operano nelle forniture al cosiddetto “sistema casa” sono indubbiamente in sofferenza per la sensibile riduzione dei cantieri, sia da parte del pubblico che dei privati. È un comparto molto importante per la creazione di lavoro e come volano moltiplicatore

dello sviluppo. Il Paese potrà ripartire anche nella misura in cui il settore delle costruzioni, importante sia per l’Italia che nello specifico per il nostro territorio, riceverà risposte adeguate in termini di alleggerimento del carico fiscale sulla casa, interventi in grado di far tornare la liquidità nel settore, una politica che incentivi le demolizioni per la successiva ricostruzione, pensando alle periferie degradate delle città. Sono risorse che certamente rientreranno poi moltiplicate nelle casse dell’erario. Il Piano casa della Regione è un buon esempio, dal significativo successo. È positivo anche l’intervento del Governo Letta per la proroga degli incentivi fiscali

sulle ristrutturazioni e l’innal- Alessandro Vardanega, zamento al 65 per cento del presidente di Unindustria Treviso credito di imposta sulla riqualificazione degli edifici in chiave energetica. Va detto, però, considerati i tempi necessari per maturare la decisione di investimento e i tempi per le pratiche edilizie, che il termine del 31 dicembre 2013 è troppo stretto e andrebbe immediatamente dilazionato». Su quali leve ha senso improntare un possibile modello di sviluppo produttivo per la Marca Trevigiana? «Lo sviluppo futuro del territorio trevigiano non potrà che confermare la centralità della manifattura avanzata, che è la nostra vocazione primaria in uno sviluppo al  VENETO 2013 • DOSSIER • 125


FOCUS TREVISO

 tempo sostenibile e solidale,

dove la centralità dell’impresa nel creare lavoro, coesione e opportunità prefigura anche un modello sociale. È il tema dell’assemblea generale di Unindustria Treviso intitolata “Imprese, lavoro, società”». In base a una recente indagine, Treviso si conferma competitiva sul versante dell’innovazione. Come si declina nel concreto questa caratteristica nella maniera di fare impresa del territorio? «Gli indicatori di innovazione, ad esempio il deposito di nuovi brevetti, che sono positivi per questo territorio, dimostrano che le imprese continuano a investire e a guardare a nuove opportunità, nonostante la grave crisi. È una cultura dell’innovazione diffusa anche nelle imprese mediopiccole, nonostante le difficoltà che si incontrano in molti casi nel rapporto con gli enti di ricerca e le università. L’accesso alle informazioni è oggi indubbiamente favorito da internet e questo porta le aziende anche a investire in nuove competenze da affiancare alle consolidate specializ-

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zazioni manifatturiere. Nasce un nuovo modello di impresa industriale, molto più terziarizzata rispetto al passato e capace di dialogare con molteplici agenti dell’innovazione in Italia e nel mondo. È un indice della vitalità del sistema imprenditoriale trevigiano e la miglior risorsa per la ripartenza quando, speriamo presto, finirà questa pesante crisi». Lei è un convinto sostenitore dell’area metropolitana compresa tra Padova, Treviso e Venezia, contro il parere ad esempio del governatore Zaia. È fiducioso sull’andamento di questo disegno? Qual è la sua personale visione del futuro di Treviso? «Il sostegno all’area metropolitana del Veneto centrale non è

solo di Unindustria Treviso, che ha avuto il merito già diversi anni fa di proporne l’attualità e l’urgenza, ma è ora patrimonio comune di tutte le associazioni imprenditoriali e dei sindacati. A maggio è stato sottoscritto da tutti questi attori un manifesto per il nuovo sviluppo locale che chiede di favorire l’addensamento di competenze, funzioni e servizi in grado di superare la frammentazione e consentire al nostro territorio di competere con le migliori realtà urbane europee. Siamo consapevoli che è un processo al tempo stesso amministrativo e culturale da realizzare senza dirigismi e in maniera condivisa, interpretando un sentire ormai sempre più diffuso dai cittadini».


Guido Pomini

SPAZIO ALLA COMPETITIVITÀ Treviso è chiamata a compiere un salto di qualità nel terziario, uno dei settori trainanti dell’economia locale, e per quanto riguarda l’attrattività del territorio. Lo sottolinea il presidente di Confcommercio, Guido Pomini Francesca Druidi

L

a parola chiave per Treviso in questi primi sei mesi di 2013 sembra essere “cambiamento”. Uno slancio al rinnovamento che non solo si riflette sul risultato delle elezioni amministrative, che hanno visto prevalere il candidato del centrosinistra Giovanni Manildo, ma anche sulle istanze portate avanti dagli attori economici del territorio. A metà maggio è stato presentato il primo rapporto annuale “Il terziario nella provincia di Treviso”, redatto da Confcommercio Treviso ed Ebicom, volto ad approfondire le dinamiche, e soprattutto le prospettive, di sviluppo dei settori del commercio, del turismo e dei ser-

vizi, che già contribuiscono in maniera significativa alla tenuta dell’occupazione e del sistema economico del territorio, con promettenti aspettative per il futuro. È dai valori immateriali concentrati nelle attività del terziario che, secondo il presidente dei commercianti trevigiani, Guido Pomini, parte da una nuova visione strategica per la città, che deve acquisire maggiore attrattività ma anche più coesione interna. Qual è, nello specifico, lo stato di salute del terziario? E quali sfide attendono il comparto? «Il terziario trevigiano è un settore che può fare da traino per la ripresa e lo sviluppo; pur nella complessità del contesto di crisi,

gode di una discreta salute: contribuisce per oltre il 50 per cento alla crescita del Pil, dà lavoro a 205mila persone, conta 83,4 imprenditori ogni 1.000 abitanti, ha un ritmo di crescita che sfiora il 2,5 per cento. Ha però di fronte a sé una grande sfida: per trasformarsi da gregario in capitano, volendo usare una metafora sportiva, deve fare un salto di qualità recuperando efficienza, dotandosi di nuova competitività, e dinamismo. Questa è la grande sfida del terziario che va giocata a tutti i livelli, sia nazionali che territoriali. Iniziando da un rinnovato confronto con la politica». Guido Pomini, Alla fine del 2011, le presidente 54.562 attività del terziario di Confcommercio Treviso operative nella Marca Trevigiana erano distribuite per il 46 per cento nei servizi (25.251), per il 43 per cento nel commercio (23.624) e per l’11 per cento nel turismo (5.687). Tenendo ben presente il ruolo strategico che il settore gioca nell’economia del territorio, quali profili assumerà il comparto nel prossimo futuro, considerando anche i profondi cambia-  VENETO 2013 • DOSSIER • 127


FOCUS TREVISO

54.562 TERZIARIO

Numero di attività che operano nella Marca Trevigiana nel terziario impiegando circa 205mila addetti. Fonte: Rapporto “Il terziario nella provincia di Treviso”

 menti in atto?

«Il terziario trevigiano assumerà profili sempre più evoluti e dinamici, ricchi di valore aggiunto, improntati in particolar modo all’attenzione e alla conoscenza, due connotazioni attraverso le quali sarà possibile creare quella “cultura terziaria” che consentirà di affrontare la coda della crisi e la futura ripresa in maniera innovativa. Il terziario assumerà il profilo di quelle imprese o di quelle professioni che, sapendo intercettare le tendenze del mercato e la domanda latente di consumo, avranno la capacità di trasformare il più semplice prodotto in qualcosa di irrinunciabile». Come si può concretamente migliorare a Treviso l’interconnessione tra dimensione

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culturale, turistica, commerciale ed economica per incrementarne la competitività? «L’interconnessione tra queste dimensioni a Treviso si può migliorare facendo rete tra imprese, avviando sinergie con le istituzioni e i soggetti pubblici, all’interno di una chiara programmazione di medio lungo termine che vada oltre la logica del localismo favorita dai principi di concertazione. I sicuri effetti saranno volti ad aumentare l’attrattività della città con migliori infrastrutture viarie, maggiori investimenti, potenziamento dell’aeroporto, salvaguardia e incentivazione del centro storico». Quali interventi auspica siano realizzati dalla nuova giunta comunale? Quali le

priorità per la città? «Oggi sono difficili da individuare. Treviso sconta 20 anni nei quali è mancata la visione prospettica della città, intesa come luogo di vita, crescita e scambio. Incremento demografico e politiche abitative, rivitalizzazione dei quartieri, pedonalizzazione del centro. Solo per citare i primi tre interventi concreti che mi vengono in mente, ma è chiaro che in una situazione così consolidata è praticamente impossibile stabilire una priorità tra le urgenze. Come non pensare agli spazi per la cultura, alle possibilità di aggregazione dei giovani, alla lotta alla criminalità in alcune zone. La lista potrebbe continuare: più coesione, più sviluppo, più confronto, più vita, più solidarietà. Cambiare è doveroso».


ECONOMIA, FESTIVAL TUTTO L’ANNO Il rilancio del sistema produttivo italiano è dettato da due elementi strategici: innovazione e internazionalizzazione. Binario su cui dovrà viaggiare la politica industriale, ma ancora prima la nostra cultura d’impresa. Emerge, anche dall’ultimo Festival dell’Economia di Trento, un ruolo di

“traino” del sistema economico da parte del Triveneto. Che ora, grazie all’impegno di associazioni di categoria e sistema creditizio, punta alla valorizzazione delle sue startup più innovative. Obiettivo: consolidarsi e mantenere la competitività all’estero, operando seguendo nuove logiche di mercato. VENETO 2013 • DOSSIER • 131


L’ECONOMIA DEL TRIVENETO

Il Triveneto investe in startup e innovazione Dal Festival dell’Economia di Trento un progetto per i nuovi talenti d’impresa. E intanto, un accordo tra banche e confindustrie venete mette sul tavolo 1,3 miliardi di euro in favore dei progetti più innovativi Andrea Moscariello

nnovazione. Questa la parola chiave su cui strutturare i piani di rilancio dell’economia triveneta. Un diktat imprescindibile su cui si baseranno le prossime valutazioni del sistema creditizio, chiamati oggi a finanziare le imprese seguendo un’ottica totalmente rinnovata rispetto al passato. È sull’innovazione, infatti, che le aziende di Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia dovranno puntare per ottenere il miglior rating possibile. Ed è l’unica formula attraverso cui confermare la competitività raggiunta a livello internazionale. Ricordiamo che l’export, nell’ultimo triennio, ha colmato il vistoso gap del mercato interno sui più importanti distretti produttivi del Nord Italia. Il Nord Est continua a confermarsi il motore del progresso industriale per il Bel Paese. Un dato emerso anche nel corso dell’ultimo Festival dell’Economia, tenutosi in una città, Trento, definita dal Primo Ministro Enrico Letta come la “Capitale dell’Innovazione Italiana”. La dichiarazione è avvenuta nel corso della presentazione dell’evento TechPeaks. L’iniziativa si pone come acceleratore internazionale di talenti “made in Trentino”. Obiettivo del progetto è la creazione di 100 startup in un arco temporale di quattro anni. Ed è stato proprio rivolgendosi alle nuove generazioni, in particolare ai 72 giovani talenti iscritti al programma, che il premier ha dichiarato

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Foto: Archivio ufficio stampa Festival dell'economia - Hugo Munoz

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Ancora una volta Trento è capitale dell'innovazione in Italia. Un programma come TechPeaks è un bellissimo stimolo per noi del Governo

Enrico Letta durante il suo intervento tenutosi il 1 giugno nel corso del Festival dell’Economia di Trento

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«anche noi del Governo, in fondo, siamo startupper, abbiamo il vostro stesso entusiasmo e la vostra stessa determinazione». A intervenire è stato anche il presidente della Provincia autonoma di Trento, Alberto Pacher. "Il Trentino punta sulle eccellenze e pone la sua autonomia al servizio del Paese» ha dichiarato. Nel corso della stessa giornata, Letta ha voluto sottolineare la necessità, per l'amministrazione Pubblica, di accelerare e snellire le procedure rivolte al sostegno dell'imprenditoria giovanile. Anche per questo, «l'Agenda Digitale è una missione centrale per Governo», ha dichiarato in conferenza stampa. Alberto Pacher, da parte sua, ha rimarcato l’importanza dell’imprenditoria giovanile per energizzare e

dare nuova linfa al tessuto produttivo locale. «Qui in Trentino puntiamo sull'eccellenza, abbiamo importanti centri di ricerca e di alta formazione - ha dichiarato Pacher - Per questo vogliamo essere parte del processo innovativo nazionale». Secondo Fausto Giunchiglia, presidente di Trento RISE, TechPeaks ha attratto in Trentino talenti da tutto il mondo. «E proprio la diversità e lìinterdisciplinarietà sono le chiavi per generare idee vincenti» ha ricordato Giunchiglia. Ma alle belle parole devono corrispondere i fatti. E i primi, inevitabilmente, devono concretizzarsi sul fronte bancario. Un primo segnale giunge dal protocollo siglato da Gruppo Intesa Sanpaolo, Cariveneto e Carive, insieme alle associazioni territoriali della Piccola Industria delle confindustrie venete. Altro segnale di un atteggiamento reattivo, da parte del sistema Triveneto, alla recessione internazionale. Sul tavolo, un platfond di 1,3 miliardi di euro che, secondo il presidente dei piccoli industriali di Vicenza, Diego Caron, «rappresenta una forte apertura all'accesso al credito agevolato per l'innovazione». Parole condivise anche da Luciano Barana, presidente Piccola Industria di Confindustria Verona, secondo il quale «questo è un accordo che deve rendere più solido il rapporto tra le banche e le imprese, e che soprattutto deve facilitare la nascita delle startup”. Secondo Carlo Messina, direttore generale vicario di Intesa Sanpaolo, attraverso l’accordo verrà offerto un servizio migliore. «Non esiste il credit crunch per la nostra banca, sull’erogazione stiamo accelerando» ha sostenuto, ricordando come le erogazioni creditizie dell'istituto bancario siano cresciute del 20 per cento in Veneto e che, a livello nazionale, nei primi 3 mesi dell’anno il gruppo abbia concesso 5 miliardi di finanziamenti a medio-lungo termine. VENETO 2013 • DOSSIER • 133


L’ECONOMIA DEL TRIVENETO

Da Trento alla società globale Molti spunti nati al Festival dell’Economia di Trento hanno influito sul dibattito nazionale. L’evento rappresenta un appuntamento importante per l’intero paese e, come evidenzia Paolo Collini, «ha l’ambizione di parlare alla società» Eugenia Campo di Costa

ttorno al grande tema delle “Sovranità in conflitto”, si sono costruiti gli interventi e i numerosi spunti che hanno caratterizzato l’ottava edizione del Festival dell’Economia. «Parlando di sovranità in conflitto – afferma Paolo Collini, prorettore vicario dell’Università di Trento –, inevitabilmente uno dei temi principali da affrontare è stato quello relativo al rapporto tra Unione Europea, moneta unica e sovranità nazionale dei paesi e di come questi abbiano perso parte della loro sovranità relativamente alle questioni di politica economica. Tuttavia, attorno al grande tema centrale, si sono sviluppate molte altre riflessioni, estremamente interessanti sul ruolo dell’economia. Riflessioni che trovo abbiano avuto una certa risonanza, considerando che molti spunti nati al Festival hanno inciso, dopo pochi giorni, anche sul dibattito nazionale». Il Festival si conferma quindi un punto di riferimento importante per il Paese. «Il fatto che al Festival si presentino riflessioni e spunti che poi vanno a coincidere con il dibattito sulla vita sociopolitica del paese mi sembra senz’altro un ottimo risultato. Il Festival, tuttavia, non dà soluzioni: propone diversi punti di vista in modo che chi partecipa all’evento possa decidere gli interventi che vuole seguire, selezionare le informazioni e il tipo di conoscenza che desidera ricevere, facendosi

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quindi una propria idea. In questo senso il Festival, diversamente da altri eventi di grande risonanza, ha un’accezione molto democratica. Tutti possono partecipare e il programma è molto aperto: non si vuole dimostrare alcuna tesi, la gente esce dal Festival con le proprie riflessioni». Quali sono stati, a suo parere, i principali spunti di riflessione sollevati dall’ultima edizione? «Molto interessante è stata la riflessione sul ruolo dell’economia nell’attuale società, tema affrontato anche in senso molto critico, vedendo questo ruolo come eccessivo sotto certi punti di vista. Inoltre, di grande importanza è stato il tema del meccanismo inevitabilmente globale dell’economia mondiale, quindi i grandi benefici che si sono avuti, ma anche le conseguenze in termini di perdita di sovranità». Cosa rappresenta per il Triveneto un appuntamento come il Festival dell’Economia e quali ripercussioni ha sul territorio? «Il Festival non è pensato per essere un evento locale, ha l’ambizione di parlare alla società e di farlo in modo molto aperto. Quindi dal punto di vista della riflessione le ripercussioni sono a livello globale. Dal punto di vista più stretta-


Paolo Collini

Il professor Paolo Collini, Prorettore vicario dell'Università di Trento

mente territoriale, il Festival ha un impatto economico importante sul Trentino, dal momento che mobilita tante persone e su tutto l’indotto i risultati sono molto buoni. Credo infine che rappresenti anche la prova della vivacità del Triveneto, che si dimostra un territorio dinamico, capace di porsi al centro di un dibattito economico in maniera innovativa». Durante il Festival si è tenuta la premiazione del concorso “EconoMia”, bandito per tutte le scuole secondarie superiori. Quanto è importante sviluppare una cultura economica negli studenti, fin dagli anni della scuola? «Questo concorso è nato dalla constatazione che molte scuole italiane stavano organizzando la presenza al Festival dei loro allievi. Abbiamo quindi voluto premiare le scuole con questa iniziativa che è andata molto bene, ha visto tanti ragazzi mostrarsi molto preparati. Certamente credo che, senza esagerare, una comprensione dei meccanismi economici di base sia utile per una persona che vuole vivere in modo maturo nella società. Come tutti conosciamo un po’ di educazione stradale, magari pur non guidando la macchina, allo stesso modo può essere utile per tutti avere qualche conoscenza

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Al Festival si presentano riflessioni e spunti che poi vanno a coincidere con il dibattito sulla vita sociopolitica del paese

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minima delle regole e del funzionamento dell’economia, se non altro per farsi consigliare al meglio nel momento in cui si decide di fare qualche investimento». Quali le future iniziative e i progetti dell’Università? «Stiamo già ricominciando a lavorare per fissare il tema del Festival dell’anno prossimo e iniziare a impostare il programma. Credo che questo evento sia un’occasione con cui la nostra Università mostra la sua idea del ruolo dell’Ateneo nella società, che è certamente formativo e di ricerca, ma anche di diffusione della conoscenza in modo anche inusuale, mediante un approccio divulgativo, non confinato ai soli specialisti. Inoltre il Festival ha carattere internazionale e dimostra come l’Università di Trento sia un’università europea, che comunica nel mondo globale». VENETO 2013 • DOSSIER • 135


L’ECONOMIA DEL TRIVENETO

L’artigiano del calore Costruzione su misura di stufe a legna in ceramica, maiolica o pietra, recupero e restauro di esemplari storici. Lauro Defrancesco ha fatto di questa passione un mestiere. Che affronta però più come artigiano e artista che come imprenditore Luca Càvera

ungo l’arco alpino la stufa non è solo un sistema per produrre calore. È una cultura, con alle spalle una lunghissima tradizione. Di questa tradizione continua a farsi interprete Lauro Defrancesco, artigiano del calore ma anche artista, che realizza per una nicchia di mercato ristrettissima, stufe su misura e su design esclusivamente alimentate a legna, oltre a ricercare e restaurare stufe antiche, risalenti anche al Seicento. «La mia passione per questo mestiere è iniziata da ragazzo, dall’osservazione del lavoro dei fumisti di Molina di Fiemme, nell’omonima valle trentina, dove esiste una lunga tradizione di piccole botteghe di ceramiche per stufe. Così, nel 1978, ho iniziato io stesso a realizzare stufe di ceramica e in muratura ad accumulo calorico, cucine a legna e caministufa. Però non mi sono limitato a proseguire il

L Lauro Defrancesco, titolare dell’omonima azienda artigiana di costruzione e restauro di stufe che ha sede a Castello Molina di Fiemme (TN) www.laurodefrancesco.it

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lavoro degli artigiani locali, ho voluto iniziare un lavoro di recupero storico sulla tecnologia del calore nei secoli». Da dove arrivano le domande di restauro di stufe antiche? «Sono gli amanti dell’antiquariato che si rivolgono a noi, acquirenti raffinati e colti che scelgono di arredare una casa moderna con un pezzo originale antico che, restaurato, scalda come una stufa nuova. Alcuni sono già in possesso di stufe di proprietà – solitamente eredità di famiglia –, altri mi chiedono di trovare un certo modello di stufa e di restaurarla. In questo caso alla mia passione per il restauro di questi gioielli si unisce la passione per la ricerca, che mi porta in antiche ville e castelli. Un centinaio di questi esemplari, che ho recuperato in giro per l’Europa, sono esposti nel mio showroom – una collezione unica in Italia. Le più antiche risalgono alla fine del Seicento. Ci sono modelli neobarocchi provenienti dall’Austria e dall’Ungheria, opere Liberty dell’Ottocento, le stufe settecentesche di Molina di Fiemme, le signorili Bormioli di Trento, le classiche Cavosi di Sfruz in Val di Non, le Tomazzoli di Cles e diverse altre splendide Barokofen e stile Impero – gli esemplari più quotati sono quelli dipinti con paesaggi». E per quanto riguarda la produzione ex novo? «I miei due collaboratori e io riusciamo a produrre non più di una stufa a settimana. Questo perché lavoriamo in modo del tutto artigianale e perché costruiamo solo pezzi unici e su misura. Ogni stufa


Lauro Defrancesco

Ogni stufa, pezzo unico, deve adattarsi alla tipologia di arredo dell’ambiente che la ospiterà e al gusto del committente

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deve adattarsi alla tipologia di arredo dell’ambiente che la ospiterà e al gusto del committente. Infatti sono stufe che possono pesare anche 2 o 3 tonnellate e che quindi entrano a far parte della casa, come veri complementi di arredo. Anche per questo bisogna calcolare attentamente la statica e, in più, dobbiamo accertarci che la canna fumaria sia in sicurezza. Per quanto riguarda i materiali, utilizziamo ceramica, ma anche graniti o altre pietre di pregio. In ogni caso curiamo anche la salvaguardia dell’ambiente usando tecniche e materiali innovativi, che consentono una resa media del 75 per cento sulla combustione». Come avviene invece il restauro? «Per essere messa in sicurezza la stufa antica va

smontata e rimontata. I pezzi mancanti si realizzano a crudo con materiali naturali. In base alla struttura esterna della stufa antica e non potendola alterare, bisogna adattarsi alle misure dell’esistente – e ogni volta è una sfida. L’importante è che le uscite dei gas combusti siano adeguate e che i fumi non raggiungano temperature troppo alte, che determinerebbero oltre a una dispersione di calore, anche possibili danni». VENETO 2013 • DOSSIER • 137


IMPRENDITORIA FEMMINILE

Quale futuro per il lavoro? Aidda Veneto Trentino Alto Adige presenta una serie di incontri, per approfondire l’attualità nel mercato del lavoro e offrire una visione del futuro Renato Ferretti

e imprenditrici venete raccolgono il mondo imprenditoriale regionale attorno a un unico quesito fondamentale: che futuro per il lavoro? È questo lo scopo della sezione veneta e trentina di Aidda, Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda nata nel 1961 al fine di sostenere lo sviluppo dell’imprenditoria femminile, con il ciclo di tre incontri dal titolo “L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro”. «Aderendo ad Aidda – spiega la presidente Marisa Bano Roncato – ci siamo impegnate a sviluppare azioni che promuovano il valore etico e culturale della libera iniziativa. Proprio per questo motivo non possiamo ignorare quella che ormai è una vera e propria emergenza del lavoro, minacciata nella sua stessa funzione identitaria della persona e del territorio».

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A destra, Marisa Bano Roncato, presidente di Aidda Veneto e Trentino Alto Adige. L’associazione ha sede a Campodarsego (PD) aiddavet@gmail.com

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Il primo incontro, tenutosi il 6 giugno a Vicenza, ha visto protagonisti il Presidente Confindustria Veneto Roberto Zuccato, il presidente Unione Italiana Vini Domenico Zonin, e infine il presidente Federturismo Veneto Antonello De’ Medici. «Zuccato – spiega la presidente di Aidda veneto – ha indicato una strada maestra, il “back to manufacturing” già intrapreso da Obama. Un ottimismo e uno sguardo alle potenzialità condiviso anche da Zonin e Dè Medici per il futuro dell’agricoltura, turismo e green economy. Sono stati numerosi gli spunti di riflessione evidenziati, per consolidare un serio percorso di ripresa, tra cui la costruzione di reti di relazioni, la necessità di coniugare le diversità di genere e generazionali, il manifatturiero digitale, l’unione tra tradizione e innovazione, l’importanza della formazione e della flessibilità». I prossimi due incontri promossi da Aidda sono in programma per l’autunno. «Con le socie responsabili dell’evento Luisa Pellegrini e Roberta Gallana – spiega Roncato –, stiamo organizzando i prossimi appuntamenti, con le istituzioni, il mondo formativo e con esponenti dell’imprenditoria giovanile ed innovativa per continuare a stimolare il dibattito e suggerire al territorio una visione di analisi e delle proposte per un cambiamento».


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L’innovazione a ciclo continuo arla italiano la tecnologia che sta dietro all’imbottigliamento del vino. Una tecnologia che viene riconosciuta e apprezzata nel Paese e all’estero e che ogni anno, da quasi due secoli, si rinnova. «Il 2012 – spiega Luigino Bertolaso, oggi a capo del Gruppo Bertolaso affiancato dalle figlie Cristina e Antonietta - é stato caratterizzato dalla realizzazione di importanti e avanzate soluzioni impiantistiche, totalmente automatiche, per il conseguimento di elevate velocità produttive; fra queste si segnala un impianto automatico, estremamente flessibile, installato al Giv di Pastrengo per una velocità di produzione di circa 18.000 bottiglie per ora, oppure l’installazione di una linea capace di riempire formati da 0,187 a 3 litri e di alternare prodotti fermentati in autoclave con quelli destinati alla fermentazione in bottiglia, presso la Cavit in Trento. Per l’attività di ricerca e per l’approccio innovativo applicato ai nuovi impianti, siamo stati insigniti dall’Unione Italiana Vini del “Premio all’innovazione viticola ed enologica”. In Germania, poi, abbiamo realizzato un im-

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Impianti automatici del Gruppo Bertolaso di Zimella (VR) www.bertolaso.com

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Il mercato delle macchine di grandi dimensioni e a elevato contenuto tecnologico, sembra aver risentito molto di meno della situazione macro economica di crisi. Merito soprattutto del know how tecnologico made in Italy. Il caso del Gruppo Bertolaso Matteo Grande

pianto estremamente flessibile per 20.000 bottiglie per ora di vino tranquillo e vino frizzante e siamo orgogliosi che la nostra tecnologia, tutta italiana, sia stata preferita a quella dei nostri competitors tedeschi». Il Gruppo Bertolaso si conferma ai vertici nel mercato della produzione di macchine riempitrici, sciacquatrici, tappatrici, sigillatrici e capsulatrici, e di impianti automatici di imbottigliamento di vini, distillati e succhi di frutta. «L’ultimo biennio per la nostra azienda è stato, nonostante la crisi, positivo. Il 2012 si è presentato in buona crescita rispetto al 2011 e al 2010, anni che sono stati comunque positivi per il gruppo. Il mercato italiano, continua a essere quello di riferimento, anche se l'export rappresenta oltre l'80 per cento del fatturato. Sembra quasi, che il mercato delle macchine di grandi dimensioni e a elevato contenuto tecnologico, non abbia risentito della situazione macro economica di crisi, e che si


Gruppo Bertolaso

85% QUOTA DI FATTURATO RAPPRESENTATA DALL’EXPORT. IL GRUPPO BERTOLASO È PRESENTE IN TUTTI I CINQUE CONTINENTI

stia assistendo a una politica d’investimenti da parte dei grandi produttori. Noi puntiamo molto sulla flessibilità, ovvero sulla capacità della macchina di utilizzare bottiglie, tappi e prodotti diversi, divenuta imperativo categorico della nostra azienda, che consente all’imbottigliatore di reagire in modo rapido, preciso ed efficiente alle richieste provenienti dal mercato globale». Un mercato che per il gruppo veneto guarda a tutti i cinque continenti. «Oltre a lavorare con gli Stati Europei e la Russia, vendiamo i nostri prodotti anche in Sudamerica, negli Usa, nell’Estremo Oriente, in Sudafrica, in Australia e in Nuova Zelanda. Siamo approdati

in Cina nel 1994, quando ancora non aveva conosciuto il boom economico. Non abbiamo delocalizzato in quel Paese, abbiamo scelto di tenere qui a Zimella la totalità della produzione, una scelta che nel tempo si è rivelata corretta, anche se più difficile da perseguire». Con questi presupposti lo storico gruppo guarda in maniera positiva al futuro. «Siamo comunque consapevoli che i buoni risultati non si possono improvvisare. Il nostro ottimismo deriva, anche, dal fatto che sono state acquisite recentemente importanti commesse per impianti di elevato contenuto tecnologico destinati a “Amaro Montenegro”, “Cevico”, “La Delizia” e “Togni”». Realtà importanti che si sono affidate al Gruppo Bertolaso per la notevole esperienza e per l’impegno nella ricerca che ha sempre dimostrato. «I nostri prodotti – interviene Cristina Bertolaso – si sono sempre distinti per una forte carica innovativa e un’importante attività brevettuale, con la quale Bertolaso tutela e difende le caratteristiche dei suoi prodotti. Flessibilità, velocità, durata, automazione e integrazione identificano la nuova filosofia di progettazione meccanica e software delle macchine: i monoblocchi sono strutture completamente integrate tra di loro, con un’automazione spinta che permette una supervisione generale dell’intera linea, oltre che dei singoli componenti della linea stessa». L’attenzione del Gruppo in questo periodo non si rivolge solo alle prestazioni degli impianti. «Il servizio e il supporto consulenziale – spiega Antonietta Bertolaso – oltre all’attività di post-vendita stanno diventando sempre di più parte integrante di ogni trattativa». VENETO 2013 • DOSSIER • 141


L’ECONOMIA DEL TRIVENETO

Condurre la ristrutturazione aziendale

In alcuni casi riorganizzare le dinamiche aziendali è il modo migliore per mandare un chiaro messaggio al mercato. Il punto di Giorgio Benassi sulla vendita di impianti di aria compressa Emanuela Caruso

a crisi si sente e nessuno ne è esente. Le imprese hanno perso fiducia e slancio e il raffreddamento delle dinamiche commerciali si percepisce nella nostra come in tutte le altre regioni italiane. Le sfavorevoli condizioni finanziarie hanno indebolito gli investimenti e di conseguenza si fatica a mantenere la propria fetta di mercato attraverso i soli prodotti, specialmente se si tratta di beni duraturi come i nostri». È il quadro generale che emerge dalle parole di Giorgio Benassi, titolare dell’omonima azienda specializzata nella vendita e manutenzione di impianti di aria compressa e concessionaria di macchine utensili, che si è vi-

«L Al centro, Giorgio Benassi, titolare della Benassi Srl di Trento www.gruppobenassi.com

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sto costretto ad attuare una serie di mosse strategiche per lanciare un segnale forte al mercato. «Abbiamo deciso di far sentire la nostra presenza “ristrutturando” l’azienda. Già dall’inizio del 2012, infatti, il mercato richiedeva nuova professionalità e maggiori competenze nei vari settori del business aziendale. Inoltre si prospettava la necessità di trovare un partner commerciale con le capacità necessarie per supportarci sul mercato, con prodotti e servizi che fino ad ora non erano mai stati offerti. Questa innovazione ha richiesto una rivisitazione del sistema organizzativo e l’inserimento di nuove risorse umane, neolaureate ma con esperienza nei settori di competenza dell’azienda, da perfezionare


Giorgio Benassi

Abbiamo costruito un nuovo team di giovani neolaureati con esperienza nei loro campi d’azione, che sono poi stati formati in ogni nostro specifico ambito d’interesse

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presso le nostre case madri attraverso corsi di specializzazione relativi a ogni settore d’azione della Benassi. Ora possiamo concentrarci su servizi, manutenzioni, su chiamata o programmate secondo le necessità del cliente, assistenza e noleggio, grazie alla nuova joint venture con un’azienda veronese leader sul mercato italiano da 40 anni». Quali vantaggi ha portato questa collaborazione e quali altre strategie avete

messo in atto durante la ristrutturazione della Benassi? «Questa collaborazione ci ha permesso non solo di ampliare la gamma dei prodotti offerti, ma anche di personalizzare i pagamenti e di rafforzare i servizi di noleggio e post vendita. Abbiamo stipulato un accordo di partnership formando di fatto un forte gruppo di acquisto presso la casa madre rappresentata da entrambe le realtà, con prospettive positive sia per soddisfare la multinazionale di cui siamo concessionari sia per collocarci in una fascia di acquisto più competitiva. Altre strategie sono state quelle di organizzare frequenti incontri del personale, così da facilitare il brain storming e la proattività dello staff, e di formare i giovani in tutti i campi inerenti l’aria compressa e i servizi di progettazione e consulenza, garantendo la massima competenza non solo in merito agli aspetti tecnici, ma anche in merito a quelli legislativi, quali le verifiche dei serbatoi e il trattamento dell’acqua di scarico delle condense». Avete adottato anche nuove tecnologie? «Sì, uno dei nostri ingegneri meccanici è stato dotato di modernissimi vibrometri áá VENETO 2013 • DOSSIER • 143


L’ECONOMIA DEL TRIVENETO

áá computerizzati, termocamere e altri stru- comparto che ci contraddistingue dal resto

Nella pagina accanto, impianto ad aria compressa realizzato dalla Benassi Srl

menti sofisticati per registrare e trasmettere la regolarità del funzionamento delle macchine a un personal computer. In questo modo possiamo analizzare ed elaborare i dati proponendo strategie e soluzioni personalizzate e innovative in ogni situazione». Oltre agli impianti di distribuzione dell’aria compressa e di sollevamento, di quali altri prodotti si occupa la Benassi? «Trattiamo anche utensili elettrici e pneumatici destinati a lavorazioni in serie, articoli che prevedono l’impiego di apparecchiature elettroniche per il controllo di coppia dei serraggi, oggi richiesto per qualsiasi macchinario soggetto a certificazione. Completiamo poi la gamma di prodotti con speciali motori destinati alla robotizzazione di manipolatori,

della concorrenza, che vende prodotti similari di consumo. Infine, commerciamo macchine utensili tradizionali per la lavorazione del ferro, e in particolare macchine per il taglio e la deformazione della lamiera e l’asportazione del truciolo, e forniamo utensileria delle migliori marche». Qual è il vostro mercato di riferimento e che tipo di servizio offrite alla clientela? «La nostra area d’azione è sempre stata regionale e non cambierà, in quanto i concessionari hanno zone rigidamente delimitate dalle case madri dei prodotti. Fin dall’inizio dell’attività, abbiamo puntato a offrire al bacino d’utenza un servizio di elevata qualità, un servizio che oltre alla semplice vendita comprendesse la ricerca della soluzione più adatta a ogni singolo problema del cliente. Che il nostro interlocutore sia l’industria manifatturiera o alimentare, la cartiera o la cantina, o addirittura il piccolo artigiano, ci rechiamo in loco per un sopralluogo e, indipendentemente dall’impianto, ci adoperiamo per proporre la miglior soluzione possibile, anche personalizzando le macchine con progetti mirati fatti su misura per le speciali esigenze del cliente. Attualmente, per esempio, stiamo sviluppando un progetto di spostamento carichi su cuscini d’aria per un’impresa che produce parti di motori, e siamo in fase di realizzazione di un impianto disegnato lo scorso anno per un consorzio di viticoltori. A tutto questo si va ad aggiungere il servizio di noleggio di macchine sia sul breve che sul medio-lungo periodo». Come si sviluppa la politica aziendale che sta alla base della vostra attività? «Il nostro scopo prioritario è quello di soddisfare e anticipare i bisogni dei clienti, ragion per cui la filosofia trainante prevede che il cliente raggiunga il 100 per cento delle prestazioni con lo 0 per cento di fermo apparecchiature. Per raggiungere questo risul-


Giorgio Benassi

Il servizio che offriamo alla clientela prevede vendita, noleggio, consulenza, progettazione, sopralluoghi e personalizzazione su misura

tato, la politica aziendale della Benassi poggia su 5 punti base: il controllo e il miglioramento continuo dei processi e dei prodotti; la piena collaborazione con clienti e fornitori; la misura delle prestazioni mediante indicatori mirati; il coinvolgimento e la motivazione del personale attraverso la formazione; e la promozione e diffusione della cultura del miglioramento continuo». La Benassi è da sempre attenta alle questioni di impatto ambientale e di risparmio energetico. In che modo? «Innanzitutto, i nostri impianti di aria compressa minimizzano gli sprechi d’energia. E in secondo luogo, abbiamo avviato un innovativo progetto di teleassistenza che ci permette di controllare in remoto i compressori, dialogando a distanza con le macchine. E per finire da settembre 2012, è entrato in produzione l’impianto fotovoltaico montato sul tetto del capannone aziendale. È composto da 167 pannelli fotovoltaici, per una superficie complessiva di 284 mq e una potenza di 40,08 KWp. Questo impianto ci consente una totale indipendenza energetica». Quali obiettivi intende raggiungere la

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Benassi nel prossimo futuro? «I nostri obiettivi primari sono mantenere invariati i posti di lavoro e sviluppare un progetto di formazione permanente del personale per le lavorazioni specifiche, tra cui il serraggio di bulloni con certificato di controllo, capace di rendere il prodotto competitivo in termini di tempo di lavorazione. Proprio questo rappresenta un importante passo nel piano di sviluppo previsto per il prossimo biennio, e lo stiamo vedendo supportato dai risultati che via via andiamo ottenendo». VENETO 2013 • DOSSIER • 145


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Meccanica, strategie per un futuro di crescita Luciano Dallago porta l’esempio di una guida imprenditoriale votata all’accentramento dei processi produttivi, dove i vantaggi sono innumerevoli anche in un contesto di forte internazionalizzazione. «L’obiettivo deve rimanere l’eccellenza del prodotto» Remo Monreale

Luciano Dallago, amministratore delegato del gruppo Dalmec Spa, con sede a Cles (TN). Nella pagina a fianco, manipolatori industriali pneumatici www.dalmec.com

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oncentrare la produzione in un’unica sede è una scelta che offre i vantaggi di realizzare economie di scala, di controllare e razionalizzare i cicli produttivi, di centralizzare i processi d’innovazione dei prodotti e delle soluzioni di movimentazione». Una strategia è forse solo il primo passo e non garantisce l’eccellenza. Ma nelle parole di Luciano Dallago, amministratore delegato della Dalmec, ci sono tutti gli elementi per intuire le possibilità operative e più concrete della realtà imprenditoriale da lui guidata. L’azienda trentina produce manipolatori industriali pneumatici, che permettono la movimentazione ergonomica di oggetti con varie forme e consistenza, dai dodici fino ai novecento chilogrammi di peso. «Contiamo 50mila manipolatori installati – dice Dallago – nelle industrie dei cinque continenti. Ogni attività, dalla progettazione alla produzione e al collaudo, è svolta esclusivamente dal nostro personale: tutta la produzione è concentrata nella nostra sede di Cles». Dunque siete molto legati al vostro territorio. «Eppure siamo molto impegnati in un processo d’internazionalizzazione. Bisogna considerare che il nostro prodotto è applicabile in tutti i settori industriali e che la nostra clientela spazia sui cinque continenti. Per questo tutte le nostre strutture di vendita Italia-estero sono collegate alla casa madre di Cles in stretto contatto e in sinergia con il nostro apparato tecnico e produttivo, al fine di fornire ai rispettivi clienti il massimo dello standard». Quali sono i risultati che avete ricavato dalla vostra azione d’impresa? «Nonostante la situazione recessiva del mercato globale, nel corso del 2012 la nostra società è riuscita a incrementare il fatturato e consolidare ul-

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Luciano Dallago

teriormente la sua presenza in tutte le aree di competenza, con un segnale preciso e costante di crescita di tutto il nostro gruppo. Penso che questo sia dovuto alla qualità e all’affidabilità del nostro prodotto, riconosciuteci dalla nostra clientela, che ci motiva e sprona a perseguire anche in futuro in questa direzione». In cosa consiste il vostro punto di forza? «Per ottenere questi risultati, tutto il personale della nostra organizzazione estera, circa 150 persone, sono in continua formazione presso la nostra sede di Cles e nel frattempo seguite metodicamente, dovunque si trovino, dal nostro personale tecnico, per aggiornamenti innovativi e di know-how dei nostri prodotti». In cosa si traduce la rincorsa al progresso costante? «Nella soddisfazione delle richieste dei clienti. Il nostro prodotto trova applicazione in tutti i settori del panorama industriale e i nostri uffici Italia-Estero sono in continua evoluzione. In definitiva siamo stimolati a un progresso continuo, che rappresenta una buona parte dei nostri fatturati e che rende la nostra proposta competitiva, per un giusto rapporto qualità-prezzo». Si deduce uno sforzo economico considerevole in ricerca e sviluppo. «La nostra società, in cinquantacinque anni di attività, ha investito in questa direzione. E continuerà a farlo. Il tentativo che ci anima è di rispondere in base alle richieste periodiche dei clienti con una grande attenzione ai capitolati

normativi di fornitura degli stessi, che in gran parte sono dettati dagli ambienti e dalle norme di sicurezza vigenti nelle varie aree geografiche. Di conseguenza, parallelamente alle problematiche appena descritte, il nostro apparato produttivo è continuamente aggiornato, con strumenti di lavorazioni e formazioni continue. Inoltre questi aggiornamenti e formazioni proseguono anche per tutti i nostri collaboratori tecnici e commerciali esteri. Per fare un esempio del nostro impegno in ricerca e sviluppo, proprio in questi giorni la sede operativa di Cles è stata dotata di una “testing area” finalizzata esclusivamente alle fasi di test e collaudi finali dei nostri prodotti, test che avvengono anche in presenza dei clienti». VENETO 2013 • DOSSIER • 147


L’ECONOMIA DEL TRIVENETO

Packaging e innovazione Senza investimenti e diversificazione non c’è futuro. Questa la filosofia di Antonio e Federico Pesce di Ondulkart. Che ci spiegano le azioni messe in campo per mantenere una posizione di rilievo in un mercato in crisi Valerio Germanico

engono i volumi, che confermano un fatturato di quasi 40 milioni di euro, nonostante una generale contrazione dei consumi nei mercati di riferimento. Questo il positivo bilancio 2012 per lo scatolificio Ondulkart di Cessalto, in provincia di Treviso, società che dispone di quindici linee produttive e quattro stabilimenti, specializzata nella produzione di cartone ondulato per packaging e da alcuni anni entrata nel settore della cartotecnica e della stampa digitale. A dirigere l’azienda sono i fratelli Antonio e Federico Pesce, rispettivamente presidente e amministratore delegato, che

T Antonio e Federico Pesce, presidente e amministratore delegato dello scatolificio Ondulkart Spa di Cessalto (TV) www.ondulkart.com

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hanno scelto di dare alla loro strategia tre guide fondamentali: investire, innovare, diversificare. E che inoltre stanno puntando alla partnership con altre imprese del settore, in maniera tale da incrementare la massa critica, avere maggiori risorse e poter avviare anche un ampliamento del raggio d’azione, che oggi è limitato a 200 chilometri, a causa di costi di trasporto che rendono difficilmente sostenibili lunghi viaggi per consegnare la merce. Quali sono le conseguenze dell’essere costretti in un territorio di dimensioni limitate? ANTONIO PESCE «Devi essere protagonista in primis nel tuo territorio. Il contesto di mercato è chiaramente complicato. Non solo per un oggettivo calo della produzione in tutto il tessuto industriale, ma anche per le difficoltà nei pagamenti. Inoltre oggi ci rivolgiamo a un numero inferiore di aziende – alcune hanno chiuso, altre sono insolventi –, e questo ha fatto crescere la concorrenza. Il nostro obiettivo era quello di mantenere i volumi – che in parte sono anche cresciuti e a questo obiettivo abbiamo sacrificato parte della redditività aziendale. Non abbiamo mai


Antonio e Federico Pesce

fatto ricorso alla cassa integrazione. Nonostante tutto stiamo guardando a nuovi investimenti per ridurre i costi interni oltre che per ampliare il numero di partner, andando anche all’estero. Puntiamo per esempio a crescere in Europa, nei paesi confinanti e in Italia, uscendo dal NordEst, nostra storica area di riferimento». Come sta cambiando il vostro target a livello di settori produttivi? FEDERICO PESCE «Ci rivolgiamo a tutti i settori. Quelli che ci hanno penalizzato maggiormente negli ultimi anni sono stati la metalmeccanica e l’arredamento, a causa della crisi che ha colpito i distretti di Pordenone e Treviso. Per quanto riguarda il mobile, soprattutto, il settore ha risentito della concorrenza dei grandi distriStiamo guardando a nuovi butori internazionali. Abbiamo quindi investimenti per ridurre i costi cercato di diversificare e specializzarci su nuovi prodotti e servizi. Così, auinterni oltre che per ampliare mentando la nostra qualità sulla stampa il numero di partner, andando e restando sempre nel nostro territoanche all’estero rio, siamo entrati in contatto con aziende vinicole, alimentari e con quelle

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L’ECONOMIA DEL TRIVENETO

áá dell’elettronica e dell’occhialeria. In più

Lo staff all’interno dello showroom Ondulkart

abbiamo raccolto una nuova sfida: quella del cartone per comunicare, investendo su uomini e attrezzature per specializzarci in packaging litografato, prodotti Pop, stampa digitale e visual merchandising. Siamo convinti che qui siano i maggiori margini di crescita e per questo ci stiamo proponendo anche in fiere di settore e partiremo a breve con l’e-commerce dal nostro sito ondulkart.com». Quali investimenti sono stati necessari per compiere questa evoluzione? A.P. «Da una parte ci sono stati quelli tecnologici, con l’acquisto di un fustellatore rotativo Goepfert, che ci ha dato accesso al mondo dell’alta definizione – una tecnologia flexografica che permette di stampare fino a sei colori, sia su supporto lucido sia opaco, con altissimi standard qualitativi – e di una macchina per la stampa digitale per le piccolissime tirature e la stampa su grande formato. Dall’altra, l’ottimizzazione dei nostri cicli prodottivi. In particolare stiamo ancora portando avanti un importante investi-

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Abbiamo raccolto una nuova sfida: per specializzarci in packaging litografato, prodotti Pop, stampa digitale e visual merchandising

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mento per la formazione, anche attraverso una ristrutturazione della metodologia di lavoro. Abbiamo così avviato una collaborazione con una società europea di consulenza. Questa ha elaborato un programma biennale (2012-2013) per snellire alcuni processi di produzione e riorganizzare la supply chain – per rendere più veloce, efficienti e organiche le fasi di ordine, produzione e consegna. Il coinvolgimento del personale in queste attività è parte integrante del processo di miglioramento, dato che si tratta fondamentalmente di una fase di acquisizione di un know how». Il programma non è ancora concluso. Avete però già visto dei cambiamenti? F.P. «All’inizio non è stato facile, anche per via dell’impegno che ci richiede – sei giornate complete di formazione al mese per la durata di due anni –, però oggi sappiamo che questo è stato davvero un ottimo investimento. Oltre alle competenze ci sta aiutando ad acquisire una diversa mentalità nella conduzione dell’impresa e nel modo di produrre, più razionale e organizzato. Indubbiamente i cambiamenti sono già visibili e, soprattutto, ne stanno beneficiando in primis i nostri operatori e dipendenti, che devono essere i veri attori protagonisti del cambiamento».


L’ECONOMIA DEL TRIVENETO

Importatori di masterbatch La diversificazione settoriale come strategia di trading e come punto di osservazione privilegiato sulle performance delle imprese italiane. Paolo Bertolini fa il punto sull’andamento dell’economia nazionale analizzando la domanda di materie plastiche Valerio Germanico

on vendite concentrate per l’80 per cento nel mercato italiano e una presenza trasversale a moltissimi settori produttivi, Paolo Bertolini, socio e amministratore della Eurochrome di Trento, azienda specializzata nel trading di materie plastiche – fra cui masterbatch e conductive compound –, è in grado di rappresentare un quadro assai preciso dell’andamento dell’impresa italiana, industriale e non. «Se prendiamo a termine di paragone gli anni in cui si riusciva a lavorare bene, oggi non è possibile individuare un settore che si contraddistingua per particolare brillantezza. Tuttavia, alcuni distretti produttivi stanno andando meglio di altri e in testa si collocano certamente le imprese che sono state capaci di investire nella creazione di prodotti forti, spendibili all’estero. Diversamente stanno andando male automotive, edilizia e tutti quei settori e quelle imprese che non hanno investito su loro stesse e sull’innovazione – spesso per un problema di mentalità, impiegando magari risorse importanti al di fuori del loro core business con finalità solo speculative». Eurochrome nasce da una stretta collaborazione con Cabot Corporation, colosso dell’industria chimica americana per il quale fa da agente e distributore. «Gestiamo per Cabot sia le attività di agenzia che di distribuzione ma acquistiamo e rivendiamo altri

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Paolo Bertolini, amministratore della Eurochrome Srl di Trento www.eurochrome.it

prodotti che reperiamo sui mercati dei polimeri. Molti materiali vengono importati dall’estero e la quota che non va al mercato italiano si distribuisce fra quello austriaco, sloveno e ungherese – recentemente abbiamo iniziato anche ad importare dei materiali dal Far East, non presenti da noi, da destinare al mercato italiano, in modo da poter proporre una gamma di prodotti più completa». Nonostante sia lo stesso Bertolini a indicare il momento difficile attualmente attraversato dal mercato italiano, il bilancio di Eurochrome è tuttora in attivo. «Il nostro vantaggio è la diversificazione settoriale. Essendo presenti in più comparti riusciamo a compensare le perdite dell’uno con i risultati positivi dell’altro. Naturalmente, rispetto al passato, sono cambiate completamente le performance numeriche, tuttavia offrendo un servizio di alto livello e un prodotto di qualità molto costante nel tempo, riusciamo ancora a esprimere buoni risultati. È anche vero che negli ultimi anni la concorrenza si è fatta più aggressiva e spesso spregiudicata ma la serietà della nostra azienda ed i rapporti costruiti in trent’anni di storia, ci permettono di fare ancora la differenza». VENETO 2013 • DOSSIER • 151


L’ECONOMIA DEL TRIVENETO

Una saldatura più sostenibile l settore saldatura e taglio ha subito un rallentamento, le cause sono molteplici, dal costo delle materie prime, all’andamento dei settori industriali. Il mercato segue l'andamento del resto dell'industria e anche dei comparti professionale e hobbistico. Gli effetti della crisi sono una diminuzione significativa della domanda, un problema con i pagamenti dei clienti e la scarsità di credito. L’attuale situazione di mercato impone di investire in maniera crescente in ricerca e sviluppo. Per rilanciarsi il settore deve anche puntare su un’immagine più ecologica. Il settore ha vissuto negli ultimi anni un’enorme evoluzione tecnologica che tiene conto anche delle esigenze ambientali ed energetiche. Gli obiettivi principali da questo punto di vista sono la riduzione di dimensioni e peso, che significa risparmi nei trasporti, l'utilizzo dell'elettronica per la costruzione dei generatori, che implica una grande diminuzione di consumi di energia elettrica e la creazione di prodotti che riducano le emissioni di fumi nell'ambiente. Ascoltiamo l’esperienza di Antonella Tremonti e Gianni Pozzobon, amministratori della Tremonti, azienda pioniera nella commercializzazione dei gas industriali e materiale per saldatura nel Veneto. L’azienda è contraddistinta dalla continuità generazionale e dalla conduzione familiare, è stata infatti fondata dal padre di Antonella Tremonti alla fine degli anni Cinquanta. La tutela dell’ambiente e la produzione biocompatibile stanno diventando plus a cui le aziende non possono rinunciare per rimanere competitive. Tremonti ha deciso di partecipare alla formazione e allo sviluppo, in tutta la filiera agroalimentare, dell’utilizzazione di trattamenti fitofarmaci sperimentali biocompatibili. «Abbiamo sempre pensato

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Antonella Tremonti e Gianni Pozzobon, amministratori della Tremonti Snc di Montebelluna (TV) www.tremonti.com

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Il comune denominatore per far fronte alla sfavorevole congiuntura economica per le aziende del settore della saldatura è rappresentato dalla ricerca di nuovi prodotti, dall’utilizzo delle più recenti tecnologie e dalla sostenibilità ambientale Lorenzo Brenna

che la natura sia un bene che dobbiamo restituire ai nostri figli con il massimo rispetto – afferma Antonella Tremonti, uno degli amministratori dell’azienda – sono stati fatti tanti danni al pianeta ed è ora che le cose cambino. Noi, nel nostro piccolo ci stiamo mettendo il massimo impegno. Nella filiera agroalimentare è sempre più richiesta un’at-


Gianni Pozzobon e Antonella Tremonti

tenzione alla sterilizzazione degli imballaggi, degli ambienti di lavoro e nella conservazione degli alimenti. I futuri investimenti saranno impiegati nella ricerca e sperimentazione sul campo dei prodotti disponibili, che già stanno dando ottimi risultati in alcune applicazioni e che invece sono in campo di sperimentazione in altri. Ci vorranno dei perfezionamenti nelle tecniche di applicazione dei prodotti ma siamo ottimisti per il futuro». La storia della Tremonti è segnata dalla diversificazione dei servizi e dei prodotti offerti, oltre che dalla grande attenzione all’assistenza al cliente e all’ambito della postvendita. «La specializzazione nel nostro settore è stata per noi importante - spiega Gianni Pozzobon, amministratore della Tremonti - ma non ha impedito di continuare a testare sia in azienda, che presso la clientela, nuovi impianti, diverse miscele nella saldatura e prodotti nuovi da affiancare ai gas alimentari nella filiera agroalimentare». Tale flessibilità ha consentito alla società di affrontare la congiuntura economica negativa e mantenere la propria posizione sul mercato. «La crisi ha si-

Continuiamo a testare nuovi impianti, diverse miscele nella saldatura e prodotti nuovi da affiancare ai gas alimentari

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curamente influito, ma essere riusciti a mantenere e incrementare la clientela ci sembra un risultato positivo. La nostra strategia commerciale è stata abbastanza semplice: con pazienza ci siamo sostituiti a chi, nel momento del problema del cliente, non si è fatto vedere». L’azienda veneta è riuscita a raggiungere nell’ultimo biennio i risultati che si era prefissa, mantenendo il fatturato, continuando ad acquisire nuovi clienti. «Aver raggiunto tale obiettivo è per noi più che positivo - afferma Antonella Tremonti - questo ci fa anche capire che il tipo di prodotto e servizio offerto viene apprezzato dalla clientela». Il futuro di Tremonti sarà all’insegna della continuità generazionale, per mantenere quella passione e quella matrice artigianale che la contraddistinguono. «La nostra speranza è che anche la terza generazione possa continuare a credere nelle scelte fatte e continui a svilupparle».

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Il contract green Materiali e lavorazioni ecosostenibili per sottolineare il profondo legame tra prodotti e territorio. Walter Cova presenta un nuovo concetto di cucina Emanuela Caruso

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nche quelle aziende che in questi anni di crisi economica sono riuscite a registrare buoni risultati sono state costrette, per farlo, ad allargare il raggio d’azione e a scovare e insinuarsi in nuovi target di mercato. Quello che maggiormente ha rappresentato un buon investimento per le imprese si è dimostrato il settore del Contract. A confermarlo è Walter Cova, titolare della Cova Cucine, società specializzata nella produzione di arredamento per cucine che vanta oltre 190 anni di storia d’impresa e che per questo è iscritta nel registro nazionale delle imprese storiche. «Essendo un’azienda tecnologicamente all’avanguardia sia come sistema di produzione che nell’organizzazione aziendale, anche in questi ultimi anni siamo riusciti a produrre e lavorare con grande flessibilità, incrementando per-

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Walter Cova

Costruire cucine significa impegnarsi in modo concreto per creare un valore estetico e di design, ma anche un prodotto durevole e sostenibile

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fino il fatturato. Tale traguardo, però, è stato possibile solo in virtù del fatto che abbiamo cominciato a sviluppare operazioni di Contract, con il quale siamo riusciti a tamponare il calo pari al 50 per cento del mercato italiano, mercato relativo alle commesse e alle vendite da parte di quei mobilifici o negozi in Trentino, Veneto e Lombardia che da sempre propongono i nostri campionari e prodotti. La loro sofferenza in tempo di crisi è stata anche la nostra sofferenza, e il Contract ci ha permesso di rimanere competitivi». Recentemente, la Cova Cucine ha portato avanti alcune grosse operazioni di Contract in Austria, Sardegna e Nigeria, e proprio ora è impegnata nella realizzazione di un interessante progetto in Toscana. «In questo momento stiamo completando un’importante operazione per conto di una società che ha da poco acquisito un ex club toscano. Questa impresa si è rivolta a noi e a un’altra azienda trentina specializzata nella realizzazione di case in legno per realizzare un progetto di bioarchitettura, ovvero 500 casette arredate all’interno della Pineta di Donoratico». E proprio alle

questioni riguardanti l’impatto ambientale e l’ecosostenibilità la Cova Cucine pone da sempre grande attenzione. «Le cucine che proponiamo al bacino d’utenza – spiega Walter Cova – non si distinguono solo per l’elevata qualità del prodotto, il prezzo accessibile, un servizio pre e post vendita puntuale, efficiente e flessibile, e la possibilità di personalizzare ogni singolo pezzo in base alle specifiche esigenze del cliente, ma spiccano anche per il profondo legame che mantengono col territorio. Per ogni nostro pezzo di design utilizziamo materiali e lavorazioni che nonostante la grande portata tecnologica hanno un basso impatto sull’ambiente. “Cento per Cento ecologico” non è per noi solo uno slogan, ma rappresenta ciò che sono i pannelli marchiati Cova Cucine, che impiegano solo materiale proveniente da legno recuperato e riciclato. I pannelli utilizzati per la realizzazione delle nostre cucine hanno ottenuto la certificazione Fsc “100% Recycled”. Lo stesso tipo di attenzione è rivolto anche alle finiture, realizzate con materiali biocompatibili e con la consapevolezza che costruire cucine significa impegnarsi in modo concreto per creare un valore estetico e di design, ma anche un prodotto durevole e sostenibile».

Nelle immagini, alcuni modelli e una fase di lavoro della Cova Cucine Srl con sede a Denno (TN) www.covacucine.it

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L’ECONOMIA DEL TRIVENETO

L’innovazione cosmetica I risultati e le strategie di Bioline per continuare a crescere in Italia e nel mondo. Senza dimenticare le radici trentine e affrontando il mercato con un approccio glocal. La parola a Tommaso Corradini Manlio Teodoro

el primo trimestre del 2013 Bioline ha realizzato una crescita di fatturato del 17 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Questo dato conferma la forza e il trend positivo di un’azienda leader di mercato nel suo settore di riferimento, cioè dei beauty center, che impegna oltre la metà del proprio business sui mercati internazionali. Significativi anche gli investimenti annuali nella ricerca e sviluppo - fondamentali per la formulazione di prodotti innovativi dedicati al viso e al corpo e la proposta di un servizio di qualità - e nella formazione. Come spiega il direttore generale Tommaso Corradini – rappresentante della seconda generazione e figlio dei fondatori di Bioline, Clara Macchiella Corradini e Marco Corradini –: «Sia in Italia sia all’estero abbiamo sviluppato partnership strategiche con distributori e importatori che garantiscono ai centri estetici un’assistenza costante, così come

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Da sinistra, Jacopo, Clara, Marco e Tommaso Corradini. L’azienda cosmetica Bioline Srl ha la propria sede a Trento www.bioline-jato.com

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un’adeguata formazione che, grazie alla sua specificità, rappresenta un fondamentale strumento per l’accrescimento della professionalità dell’estetista. Importante nella nostra strategia di approccio alle diverse realtà commerciali è l’impostazione G-local: le nostre linee guida generali vengono declinate e adattate ai diversi piani marketing, sviluppati localmente dai distributori». Non a caso l’avvio dell’azienda affonda le radici in una scuola di formazione nata negli anni Settanta: la SEA «Questa scuola nasce con l’obiettivo di riqualificare la figura dell’estetista, dando così vita a professioniste specializzate in grado di offrire un servizio personalizzato e una consulenza mirata per le più diverse esigenze di bellezza e benessere. Ed è proprio grazie a questa esperienza che si è sentito il bisogno di trovare dei prodotti che potessero coadiuvare e ottimizzare l’efficacia di trattamenti professionali – referenze da utilizzare


Bioline

65%

QUOTA DI FATTURATO CHE BIOLINE REALIZZA ALL’ESTERO GRAZIE AL SUPPORTO DI UNA RETE DI DISTRIBUZIONE CHE PRESIDIA

nei centri estetici (prodotti professionali), e OLTRE 40 PAESI NEL MONDO CON DISTRIBUTORI ESCLUSIVI prodotti domiciliari (da utilizzare a casa) per il mantenimento dei benefici raggiunti». Inoltre, l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia per lo sviluppo di cosmetici sicuri ed prevenire i segni dell’invecchiamento cutaneo efficaci e la costante collaborazione con pro- causati dall’esposizione al sole – ha arricchito fessionisti quali cosmetologi, dermatologi, fi- la nostra proposta. E il prossimo settembre sioterapisti e biologi, contribuiscono alla rea- lanceremo un’ulteriore linea esclusiva dedilizzazione di prodotti innovativi dedicati al cata al viso con un concept rivoluzionario». viso e al corpo - distribuiti attraverso i centri Una filosofia aziendale molto legata anche alla estetici di tutto il mondo, in grado di rispon- tradizione e al territorio: il Trentino Alto Adige dere a ogni esigenza e di soddisfare qualsiasi e la sua natura incontaminata sono infatti da tipo di pelle. Corradini presenta dunque le ul- sempre fonte di ispirazione continua. time novità proposte al mercato italiano e in- Bioline ha saputo costruire nel tempo un ternazionale: «A settembre 2012 abbiamo lan- know how unico nel settore della bellezza, e ciato una linea viso – lifting code - a effetto continua a crescere in Italia e nel mondo, cosmetico lifting riempitivo e ad azione este- forte della competenza e della dedizione della tica multilivello, supportata, a livello profes- famiglia Corradini, interamente impegnata sionale, da un innovativo trattamento e da un nella gestione dei diversi settori aziendali: massaggio specifico (lift up). A marzo di que- Clara Macchiella Corradini, fondatrice e prost’anno, poi, una nuova linea sole – con pro- duct developer, il marito Marco Corradini, dotti dedicati a viso e corpo per la difesa della amministratore unico e l’altro figlio, Jacopo, pelle dall’aggressione dei radicali liberi e per al marketing. VENETO 2013 • DOSSIER • 157


L’ECONOMIA DEL TRIVENETO

Il vetro si riflette su nuovi mercati Tutt’altro che “fragile”, nonostante sia un settore satellite della tartassata edilizia: le vetrerie sperimentano soluzioni, aprendo così nuovi orizzonti di mercato. La riflessione di Sandro Santoni e Fabio De Cecco. «Innovazione, prima di tutto» Renato Ferretti

hi investe andrebbe premiato. In ogni caso». È emblematico che a dirlo siano imprenditori attivi in uno dei settori satelliti dell’edilizia, tra i più tormentati dalle conseguenze della recessione. Sandro Santoni e Fabio De Cecco, titolari della vetreria Sametec di Arco (TN), sono convinti dell’importanza del coraggio in fatto d’impresa. Motivo per cui la loro produzione si è finora basata su un modus operandi che mette al primo posto l’innovazione e l’attenzione al progresso tecnologico. «Per quanto riguarda la ricerca e lo sviluppo – spiega Santoni – cerchiamo sempre di sperimentare nuovi prodotti che incontriamo sul mercato testando la qualità, la resistenza, la sicurezza, ma ci scontriamo con la difficoltà di recuperare le risorse per proseguire, rimanendo sempre attenti alle novità». In questo modo la Sametec è riuscita a ottenere risultati decisamente in controtendenza, considerando il pessimo periodo per il settore di riferimento. «Negli ultimi due anni – continua De Cecco– si può trarre un bilancio in parte positivo, visto l’andamento del comparto dell’edilizia e dell’arredamento, cui ci rivolgiamo. Ci possiamo ritenere, quindi, soddisfatti per l’apprezzamento da parte di chi richiede il nostro prodotto, che per la qualità e la finitura stessa è considerato

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La Sametec ha sede ad Arco (TN) www.sametec.it

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di prestigio. Nonostante la Sametec sia un’azienda molto giovane, è riuscita in pochi anni a crearsi un mercato grazie alla continua evoluzione dei materiali, che ha permesso all'azienda di essere all'avanguardia in termini tecnologici». I riconoscimenti così ottenuti dalla clientela hanno permesso performance rassicuranti negli ultimi due anni. «La commitenza – spiega De Cecco – è costituita soprattutto da rivenditori, ovvero vetrerie, serramentisti, arredatori, industrie che non hanno un impianto di laminazione e che spaziano in tutto il Nord Italia. Come fatturato, negli ultimi due anni siamo stati in crescita rispetto ai due anni precedenti, ma in concomitanza


Sandro Santoni e Fabio De Cecco

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L’aumento dei costi, come quelli di gestione, di energie o di imposte ci porta ad allargare il raggio d’azione oltre il Nord Italia

sono aumentati i costi, come quelli di gestione, di energie o di imposte. E questo ci porta ad allargare il raggio d’azione e cercare nuova clientela». Ma la vera via d’uscita dall’impasse rimane nella produzione. «Per quanto riguarda il quotidiano – dice il titolare della Sametec – siamo sempre attenti ai lavori di una certa importanza sia nella tipologia sia nella quantità, senza mai tralasciare la qualità. Attraverso una linea di stratifica di ultima generazione e a un’esperienza pluriennale siamo in grado di proporre sempre soluzioni nuove per la realizzazione di opere importanti poiché realizziamo non solo vetri stratificati antisfondamento, antiproiettile, anticaduta e

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antinfortunistica, ma anche parapetti, scale, pedonabili, facciate, box doccia di ultima tecnologia, vetri a cristalli liquidi e vetro applicato a marmo. Un'altra nostra peculiarità è la stratifica con inserti metallici (pannelli in acciaio, reti metalliche), decorativi (tessuto in fibra), cartacei (giornali, foto, disegni) e naturali (foglie, legno)». Come per ogni azienda che cerchi il massimo risultato, anche la Sametec si è ritagliata col tempo un’area di specializzazione. «Siamo specializzati nella stratifica di vetri temperati – precisa Santoni –, induriti e normali (chiari o extra chiari) rettangolari ma anche sagomati e forati a richiesta, con la possibilità di eseguire accoppiamenti tra più lastre fino a un limite massimo di 2.600 millimetri x 4.500 millimetri in 80 millimetri di spessore. Oltre alla stratifica in linea abbiamo raggiunto con gli anni un’esperienza tale da essere unici nella stratifica sottovuoto, che viene eseguita su richiesta espressa del cliente e per lastre particolarmente pregiate (o vetri curvi). La stratifica è eseguita con pvb (polivinilbutirrale) di ottima qualità, prodotto dalle maggiori case di plastici al mondo che ci offrono la possibilità di variare fra infinite gradazioni di colore o con film Eva. Inoltre possiamo fornire vetri stratificati su misura anti-uragano con sentry glass plus». VENETO 2013 • DOSSIER • 159


Fluttuazioni fra import ed export Nelle ultime settimane le esportazioni dall’Italia sono tornate a crescere. Per Eleuterio Arcese, alla luce dei frequenti e repentini mutamenti del mercato dei trasporti europei e internazionali, si tratta di una tendenza potenzialmente effimera

opo un inizio di 2013 segnato da una maggiore spinta nelle esportazioni, il mercato italiano torna a importare. È questo il dato che emerge dall’analisi che Eleuterio Arcese, presidente del Gruppo Arcese, fa del- Luca Càvera l’attuale situazione del trasporto di merci da e per l’Italia. Il Gruppo Arcese comprende tre subholding: Arcese Trasporti, Arcese Immobiliare e Ventana Serra. «Ci distinguiamo nel panorama italiano per essere un operatore multimodale – afferma il presidente –: il lavoro fatto negli ultimi anni è stato quello di sviluppare un portafoglio di prodotti più completo possibile nell’ambito del trasporto e delle spedizioni». Infatti, la prima subholding segue il trasporto terrestre – stradale e intermodale –, le spedizioni e la logistica per magazzini di approvEleuterio Arcese, presidente vigionamento inbound e outbound. L’Imdel gruppo Arcese Spa di Arco (TN) www.arcese.com mobiliare, invece, sviluppa le piattaforme logistiche strumentali alle attività di Arcese

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Eleuterio Arcese

Trasporti, individuando i siti e realizzando direttamente le piattaforme, allocandole sia alla nostra società sia ad altre società. «Infine, il marchio Ventana Serra si occupa di tutta la parte overseas e quindi di trasporti aerei e marittimi». Qual è stata la strategia che ha portato a questa strutturazione del gruppo? «Abbiamo deciso di sviluppare una gamma completa di prodotti per evitare di posizionarci sul mercato in modo verticale – cioè specializzati in un unico prodotto. Abbiamo, al contrario, puntato a dotarci di un’ampia gamma di prodotti e servizi, in maniera tale da poter assistere i nostri partner sia nelle importazioni dai loro siti produttivi esteri, sia nello stoccaggio sul territorio nazionale e infine nell’attività di distribuzione nelle diverse aree europee». Come spiega la recente inversione di tendenza con la rimonta dell’import? «Rispetto a un passato decisamente più costante, negli ultimi tempi abbiamo registrato importanti, frequenti e repentini mutamenti del mercato. Oggi possiamo affermare che l’Italia sta esportando meno e importando di più, tuttavia solo fino a qualche settimana fa la situazione era invertita. Questo si spiega, a mio avviso, con le conseguenze della crisi economica, che ha accentuato la schizofrenia del sistema e reso il settore dei trasporti sem-

556 mln

FATTURATO IN EURO CARATTERISTICO PER

ATTIVITÀ DI TRASPORTI, SPEDIZIONI E LOGISTICA

pre più soggetto alle variazioni dei trend quantitativi delle merci con un sensibile incremento della complessità gestionale. Dunque non mi aspetto che questo sia l’ultimo cambiamento: in base alle caratteristiche di assorbimento dei mercati, l’ago tornerà ancora a spostarsi fra import ed export». Quali sono in questo momento le direttrici più importanti per il vostro business? «Siamo concentrati sul corridoio centrale europeo – Germania, Francia, Belgio, Olanda e Regno Unito –, che come volumi rappresenta la quota più importante, ma ci muoviamo anche sulla penisola Iberica e l’Europa dell’Est. Per quanto riguarda il resto del mondo, curato da Ventana Serra – negli ultimi anni abbiamo fatto un grande lavoro di sviluppo internazionale e oggi siamo presenti direttamente in 35 paesi –, in ordine di volumi, le aree più importanti sono Sud e Nord America e Far East. Considerando i volumi di esportazione totale che gestiamo come Ventana Serra, attualmente siamo il sesto spedizioniere italiano». VENETO 2013 • DOSSIER • 161


L’ECONOMIA DEL TRIVENETO

L’era della psico-cosmesi Dalla fitofarmacologia all’estrazione della melatonina dalle piante alimentari. La cosmesi può travalicare il solo livello estetico «con un principio attivo modulatore anche dell’umore». L’esperienza scientifica di Francesca Ferri Remo Monreale

el 1996 presentarono una metodica estrattiva unica al mondo, con la quale si otteneva melatonina vegetale. Ancora oggi la dottoressa Francesca Ferri detiene l’esclusiva sul processo d’estrazione di questo principio attivo, che oggi affascina diversi mercati internazionali, per la sua azione non solo di dermocosmesi. Infatti, la dottoressa Ferri, titolare della trentina Effegi Lab, non teme di definire la fitomelatonina il precursore di una nuova definizione di cosmesi. «Possiamo chiamarla psico-cosmesi – spiega Ferri – perché ha un effetto modulatore su numerosi cicli biologici, fondamentali per l’equilibrio di tutti i sistemi del nostro organismo, come il ciclo del sonno, della riproduzione o dell’umore». La grande differenza dalla melatonina chimica che si trova in commercio sta nella purezza ricercata dall’Effegi Lab. «Estraendo il principio attivo da piante alimentari – dice Ferri – come la salvia, l’achillea o le ciliegie, anche nel caso di un prodotto meno puro è impossibile la presenza di sostanze tossiche, cosa che invece non è garantita dalla melatonina chimica. Ma l’aspetto interessante è la possibilità di usare la sostanza per le funzioni più diverse. Noi con questo estratto facciamo molti prodotti dermocosmetici, con un’azione lenitiva o più cosmetica e rivitalizzante, ma anche integratori che inci-

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Momenti di lavoro nella Effegi Lab, con sede a Lavis (TN) www.effegilab.com

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dono sul benessere e la salute sotto punti di vista anche molto lontani». La differenza di pensiero e realizzazione ha portato quindi alla nascita dell’impresa trentina. «Cinque anni fa – ricorda la titolare – abbiamo dato vita al nostro progetto imprenditoriale, la cui matrice innovativa ci ha portato a una crescita costante. Solo quest’anno abbiamo avuto una piccola battuta d’arresto, ma la nostra filosofia per cui realizziamo solo prodotti d’altissima qualità con un’elevatissima efficacia ci premierà: rispettiamo l’essere umano e l’ambiente con prodotti puliti, esenti da coloranti e conservanti tradizionali, paraffine, vaselline, petrolati, Les e allergeni dei profumi. L’impiego di questo metodo produttivo rivolge la sua attenzione agli utenti finali e agli operatori del settore professionale che espongono la propria pelle a prolungati contatti con i cosmetici». In un settore come quello cosmetico, in cui


Francesca Ferri

La bellezza è tale perché specchio del benessere psicofisico, per questo si può parlare di cosmesi salutare

la crisi sembra aver colpito meno duramente, la proposta dell’Effegi Lab ha riscosso un notevole interesse non solo in Italia, soprattutto considerando il suo target. «La burocrazia – dice Ferri – ci porta via molte risorse non solo economiche e la crisi alla fine ha colpito anche noi, soprattutto per i mancati pagamenti. Questo ci ha portato a guardare ad altri mercati, siamo riusciti a entrare nel mercato russo piuttosto agevolmente, e per il momento siamo presenti in Ungheria, in Polonia, in Svizzera. Ora il nostro progetto d’espansione prevede l’Austria e la Germania, paesi evoluti che conoscono i nostri prodotti. L’ultimo che abbiamo in programma sarà il Giappone». Ma la fitomelatonina non è l’unico prodotto. «Abbiamo creato Tiralgar – continua Ferri –, un integratore alimentare naturale di iodio, in tavolette. Non si tratta di un semplice integratore di iodio, bensì una forma complessa di tale elemento incorpo-

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rata in una precisa struttura biologica che amplifica la biodisponibilità dello iodio, garantendo un costante assorbimento». E ancora, un altro progetto molto importante è la linea dermatologica dedicata ai celiaci. «Stiamo lavorando insieme a numerosi atenei a un prodotto pensato per i celiaci, dalla detergenza alla cosmesi, ma passando anche per una funzione curativa delle dermatiti erpetiformi dei celiaci». Il concetto di bellezza per la dottoressa Ferri va declinato in tutte le sue accezioni. «La nostra bellezza è tale perché specchio del nostro benessere psicofisico, per questo in Effegilab ci piace definire il risultato del nostro lavoro “cosmesi salutare”. Il Trentino gioca allora un ruolo fondamentale vista l'enorme e variegata ricchezza e unicità delle specie presenti nel territorio. L'alta qualità delle materie prime utilizzate da Effegilab provengono da qui, come l'olio biologico del Lago di Garda». VENETO 2013 • DOSSIER • 163


CONSULENZA

Sicurezza e ambiente, manca l’approccio culturale L’interesse per le tematiche di sicurezza e ambiente è calato a causa della crisi, ma i consulenti del settore combattono per far capire alle imprese quanto siano importanti e indispensabili. L’esperienza di Sergio Tommasi Emanuela Caruso

Momenti di verifica e controllo sicurezza con i tecnici della Porto 626 Snc di Sant’Anna d’Alfaedo (VR) www.porto626.it

a crisi economica che continua a imperversare sul mercato italiano non si è limitata a rivoluzionare le dinamiche economiche e imprenditoriali delle nostre realtà aziendali, ma è andata anche a incidere sul livello di attenzione posto sulla sicurezza sui luoghi di lavoro e sul rispetto dell’ambiente. In alcuni settori, quelli più in difficoltà, e stiamo parlando dell’attività estrattiva e dell’edilizia privata e pubblica, la stagnazione ha causato una forte regressione, anche culturale, rispetto alle problematiche legate alla sicurezza e all’ambiente, surclassate dal bisogno disperato di sopravvivere. In altri settori, invece,

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Sergio Tommasi

molte aziende hanno reagito positivamente, ottenendo importanti certificazioni ambientali e migliorando gli standard di sicurezza. A dover fare i conti con una tale evoluzione nell’approccio delle aziende verso queste tematiche sono le società di consulenza come la Porto 626, società che fornisce consulenza tecnica e assistenza a imprese private ed enti pubblici nei settori della tutela ambientale e della sicurezza e salute negli ambienti di lavoro. «Il nostro approccio – spiega Sergio Tommasi, amministratore della Porto 626 – si sta trasformando da pura erogazione di servizi a consulenza strategica in grado di toccare i tasti più significativi per lo sviluppo e l’innovazione tecnologica e organizzativa dell’attività. La nostra figura di consulenti sta diventando sempre più un punto di riferimento per uscire da questa crisi, ragion per cui i sistemi di gestione che utilizziamo rappresentano un utile strumento per innovare l’organizzazione aziendale e un’occasione per provare ad accedere a finanziamenti pubblici». La proposta della Porto 626 si pone quindi l’obiettivo di implementare in maniera attiva un sistema di gestione della sicurezza conforme alle normative Uni-Inail e alle direttive imposte dalla Regione Veneto. «Il nostro servizio comprende un sistema basato su una piattaforma multimediale e un controllo e un aggiornamento in tempo reale dello studio, così da garantire all’impresa cliente una gestione precisa e puntuale di tutti gli adempimenti e, nelle piccole realtà, un forte miglioramento dell’organizzazione della qualità della gestione». E sono proprio le piccole e micro aziende quelle a riscontrare maggiori problematiche e sulle quali gravano gli oneri più pesanti. Con realtà di questo tipo, Sergio Tommasi specifica che «ci si trova a dover intervenire su aspetti quali l’assoluta mancanza di documentazione e di formazione del personale, lacune che a loro volta ci obbligano a implementare dal nulla tutta la documentazione, a pianificare gli interventi formativi e a

50%

I TECNICI CON ETÀ INFERIORE AI TRENT’ANNI CHE LAVORANO ALL’INTERNO DELLA PORTO 626 SNC

procedere a un duro lavoro di sensibilizzazione sulle problematiche analizzate». Per aiutare nel loro operato i consulenti della Porto 626 servirebbero alcune modifiche a livello di legislazione, modifiche che però tardano ad arrivare. «Al contrario della procedura per la redazione del Documento Standardizzato di Valutazione dei Rischi e delle linee guida proposte dalla Regione Veneto, ci sono ancora troppe direttive che non facilitano il nostro lavoro, ma che lo rendono macchinoso, lento e a volte inefficace, ne sono un esempio gli Accordi Stato Regioni sulla formazione recentemente emanati». Per il prossimo futuro, la Porto 626 ha obiettivi ben chiari: consolidare il parco clienti attraverso l’innalzamento dello standard degli stessi in ambito di sicurezza e ambiente, e far crescere la professionalità dello staff. «Più del 50 per cento dei nostri tecnici – conclude Sergio Tommasi – ha un’età inferiore ai trent’anni, questo perché la sfida più grande per noi aziende italiane è quella di valorizzare i giovani, fonte di idee e innovazione». VENETO 2013 • DOSSIER • 177


Proprietà industriale, un patrimonio sotto tutela

Un’opportunità di incontro dedicata alle imprese per trovare risposte ai problemi legati alla costruzione e alla protezione efficace di marchi, brevetti e design in ottica nazionale e internazionale. Ne parla Cesare Galli Mauro Terenziano

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Salone della proprietà industriale

l prossimo 30 settembre, al Palacassa di Fiere di Parma, si terrà la seconda edizione del Salone della proprietà industriale. Sulla base dei buoni risultati raggiunti l’anno passato e della costante richiesta proveniente dal mondo delle imprese, anche per il 2013 Senaf organizzerà un’intera giornata di incontro con i migliori professionisti per una consulenza specifica in materia di marchi e brevetti, offrendo anche importanti opportunità di formazione, convegni e seminari di aggiornamento sui problemi più attuali e concreti per gli operatori economici. Dalla scelta degli strumenti più opportuni per affrontare, e prima ancora per prevenire, la contraffazione, ai finanziamenti che si possono ottenere per registrare e implementare marchi, brevetti e design. Fino all’opportunità di sviluppare e allargare la propria attività avvalendosi di questi diritti. Come spiega l’avvocato Cesare Galli, presidente del comitato scientifico del Salone e fra i principali esperti internazionali in tema di proprietà industriale: «È un evento che vuole dare alle imprese la possibilità di ritrovarsi assieme a professionisti e istituzioni per confrontarsi in merito a come costruire, utilizzare, valorizzare e tutelare al meglio la proprietà industriale. Questo è un vero e proprio patrimonio per le imprese, che spesso non sono neanche consapevoli di possederlo e di poterne ricavare utili e protezione per il proprio business e che per questo purtroppo viene spesso sottovalutato». Il Salone della proprietà industriale occuperà

un’intera giornata fra convegni e seminari di base, tra cui il primo Ip Summit & Forum italiano, con la possibilità di ascoltare e interrogare direttamente i più grandi esperti sui temi di maggior interesse e attualità per le imprese. «Oggi più che mai – prosegue Galli – a fare la differenza in termini di competitività sul mercato sono il patrimonio delle idee di cui un’impresa è proprietaria e la sua capacità di proteggerlo, impedendo che sia saccheggiato da chi sfrutta parassitariamente i frutti del lavoro altrui. Gli strumenti per difendersi sono brevetti, modelli, marchi, segreti industriali, denominazioni di origine. E funzionano, purché li si utilizzi con determinazione e professionalità, evitando il fai da te e facendosi assistere da veri esperti». Gli imprenditori che sceglieranno di partecipare avranno risposte chiare e gratuite a precisi interrogativi: perché e come devo proteggere il mio marchio e/o depositare il mio brevetto? La mia idea è brevettabile? Come tutelare l’idea prima del brevetto? Hanno copiato il mio brevetto, cosa fare? Come la concorrenza può aggirare il mio brevetto? Che valore hanno il mio marchio o il mio brevetto? Se un dipendente inventa, di chi è l’idea? Come posso proteggere lo stile e la forma dei miei prodotti? Come posso usare marchi, design e brevetti per sostenere il mio business nei paesi emergenti? «Inoltre, saranno presenti decine di espositori di tutti i servizi che riguardano la costruzione, la protezione e la gestione di un portafoglio efficace di privative industriali: dagli studi in grado di seguirne la registrazione in tutto il mondo ai legali specializzati per difenderli e gestire la relativa contrattualistica, ai consulenti che posOggi più che mai a fare sono assisterli nell’ottenimento di finanziamenti per la brevettazione e per la differenza in termini la successiva attuazione industriale e la di competitività è il patrimonio valorizzazione di questi titoli. Accanto delle idee di cui un’impresa a questi esporranno anche i referenti è proprietaria e la sua capacità di aziende che sulla proprietà industriale hanno costruito il loro successo di proteggerlo imprenditoriale».

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In apertura la prima edizione del Salone della proprietà industriale www.senaf.it

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Le “bollette doganali” a sempre sottovalutata e poco conosciuta, la figura del doganalista riveste un ruolo fondamentale e indispensabile per il corretto svolgersi delle procedure burocratiche relative allo scambio di merci nel mondo. E questo vale soprattutto oggi che l’import e l’export costituiscono la maggior parte dell’economia e della ricchezza di un Paese. Come ci ricorda Fabrizio Panella, socio fondatore della Sp Trans, impresa di spedizioni internazionali: «Di solito si tende a dimenticarsi che tutto ciò che concerne l’import e l’export delle merci è composto da aspetti merceologici, tributari,

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Tra documentazione doganale per l’import-export, calcoli dei contributi erariali da versare agli Stati percorsi dalle merci e complicate dinamiche tributarie e fiscali, il ruolo del doganalista sta acquisendo sempre più importanza. La parola a Fabrizio Panella Emanuela Caruso fiscali e di valuta importantissimi e che lo svolgimento scorretto o superficiale di tutte le formalità può avere conseguenze disastrose per le aziende coinvolte. Per fare un esempio concreto, se le società di import-export subiscono ritardi o peggio sequestri delle merci per una scarsa o errata compilazione della documentazione doganale, saranno costrette a dover sopperire a un ammanco economico che senza dubbio

influirà in maniera negativa sui bilanci annuali. Ecco perché il nostro lavoro deve essere svolto con professionalità e serietà». Due doti che, considerata la mole di importanti documenti da compilare e preparare, si distinguono come essenziali, almeno per le aziende che come la Sp Trans hanno deciso di basare la propria attività sulla qualità del servizio. «Sia lo scambio internazionale di merci che le realtà economiche mondiali si

La Sp Trans Srl ha sede a Verona www.sptrans.it


Fabrizio Panella

basano su scambi finanziari e di merce. Ogni merce circolante ha una sua precisa contropartita in denaro e proprio su questa cifra gli operatori dei Paesi che fanno entrare o uscire le merci devono corrispondere agli Stati che vengono percorsi l’esatto valore del contributo erariale. Affinché questo avvenga nel modo corretto, devono essere predisposti dei documenti che indichino nello specifico la classe di appartenenza delle merci e il mezzo sul quale esse circolano – autotreno, nave, aereo, treno merci. Compilare tali documenti significa compilare le “bollette doganali”. Proprio per la complessità di ogni passaggio burocratico, il nostro lavoro può essere svolto solo da professionisti esperti e qualificati». E qualificata la Sp Trans lo è, dato che nel 2010 ha ottenuto la Certificazione AEO, che come spiega Fabrizio Panella «è un attestato rilasciato soltanto quando vengono riscontrati, tramite rigidi parametri imposti dallo Stato, tutti gli attributi di correttezza e affidabilità richiesti. Con il termine

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La Sp Trans ha scelto un’ubicazione particolarmente strategica; ha sede infatti nel Centro Direzionale del Quadrante Europa di Verona

AEO si intende “operatore economico autorizzato” ed è un operatore residente nell’Unione Europea che, tramite un audit da parte delle Dogane, consegue un certificato rinnovato annualmente solo in caso di mantenimento delle caratteristiche richieste. Tale certificato attribuisce una sorta di “patente di affidabilità e di solvibilità” all’operatore doganale e rappresenta una garanzia sia per tutte le imprese che si rivolgono all’operatore doganale sia per lo Stato, che può quindi ritenersi sicuro in merito alla precisione e legalità del doganalista». Grazie alla caratteristiche che da sempre la contraddistinguono, la Sp Trans sta diventando un cuscinetto sempre più importante ed essenziale tra gli operatori e l’ufficio delle Dogane, ai quali offre un servizio completo e comprendente an-

che azioni di problem solving. «I nostri doganalisti – continua Fabrizio Panella – sono in grado di far fronte a qualsiasi difficoltà, sanno indirizzare nel miglior modo possibile gli operatori economici sia in caso di problema sorto durante l’import-export sia in caso di intoppi nelle procedure di immagazzinamento e spedizione». Perseguendo l’obiettivo della qualità, la Sp Trans ha scelto un’ubicazione particolarmente strategica; ha sede infatti nel Centro Direzionale del Quadrante Europa di Verona, complesso posto all’incrocio delle autostrade del Brennero e della Serenissima e delle corrispondenti linee ferroviarie, dove sorgono il Centro Spedizionieri, la Dogana, i Magazzini generali, il Terminal Ferroviario Intermodale, e il Centro Agroalimentare. VENETO 2013 • DOSSIER • 183


LOGISTICA

Una logistica organizzata e condivisa La logistica italiana si trova ancora in una situazione di deficit rispetto ai competitor stranieri. Soprattutto quelli dei Paesi europei emergenti. «Dobbiamo superare l’approccio individualistico. L’offerta è troppo frammentata». La parola a Marco Cipriani Marco Tedeschi

Marco Cipriani presidente della società Sti di Nogara (VR) www.stispa.it operativo.nogara@stispa.it

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l sistema logistico italiano, nel suo insieme, soffre ancora molto, soprattutto se si mette a confronto con i Paesi europei emergenti che offrono servizi di trasporto a prezzi irraggiungibili per l’imprenditore italiano. «Tra i deficit principali – spiega Marco Cipriani, presidente della Sti di Nogara – c’è anche la frammentazione, ancora molto elevata, dell’offerta. Un’offerta che richiede, per essere superata, non solo incentivi ma una chiara volontà, da

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parte dell’imprenditoria, di cercare strade nuove per aggregarsi e superare, quindi, un approccio culturale ancora troppo individualistico». Sti nasce nel 1975 a seguito dell’entrata in funzione di un’importante unità produttiva di una grande multinazionale che necessitava di un partner per i trasporti. L’attività si è poi evoluta variando l’offerta dei servizi. «Ci siamo sempre mantenuti in ogni caso nell’alveo del più vasto campo della logistica. Nel tempo ha assunto però sempre più importanza la logistica di magazzino rispetto alla pura attività di deposito e l’attività di trasporto a “groupage” e a “pallets” rispetto a quella di trasporto a carico completo». Scelte e ramificazioni nel grande comparto della logistica che hanno ripagato l’attività dell’azienda di Nogara. «Il bilancio dell’ultimo biennio, che possiamo già, peraltro, valutare anche in relazione all’andamento dei primi mesi del 2013, si sta presentando in maniera positiva. La nostra posizione all’interno del mercato della logistica si sta consolidando. Abbiamo registrato, nel 2012, un aumento del fatturato del 16 per


Marco Cipriani

Nel tempo ha assunto sempre più importanza la logistica di magazzino rispetto alla pura attività di deposito e l’attività di trasporto a “groupage” e a “pallets”

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cento incrementato, poi, nei primi mesi del 2013 di un ulteriore 2 per cento. L’espansione del fatturato sembra quindi a portata di mano anche se sarà necessario un ulteriore impegno per raggiungere obiettivi dimensionali più coerenti con la razionalizzazione e la sostenibilità economica dei servizi offerti. Tale finalità che significa, in ultima analisi, servizi migliori a prezzi più competitivi, si sposa con l’altro obiettivo di fondo che è quello di fornire, in maniera professionalmente evoluta, una gamma sempre più completa di servizi logistici in senso lato. Crediamo che questo sia quello che chiede il nostro mercato di riferimento che, in massima parte è legato al set-

tore alimentare, ed è senz’altro in questa direzione che si stanno concentrando i nostri investimenti». La posizione geografica della Sti inoltre rappresenta sicuramente un valore aggiunto. «La nostra zona è caratterizzata da una bassissima rischiosità ambientale. Ci troviamo inoltre vicino a un importante svincolo ferroviario (Verona-Bologna) ed è prossima la realizzazione dell’autostrada Nogara-Mare. Tale opera comporta una posizione cruciale per i traffici su automezzo che, al momento, risultano essere ancora l’unico mezzo rilevante dal punto di vista dello spostamento delle merci e, presumibilmente, lo sarà ancora per molto tempo. La nostra zona

ha inoltre un’elevata concentrazione industriale e di attività terziarie». Oltre alla location strategica tra i punti di forza dell’attività spicca sicuramente la competenza acquisita. «La professionalità acquisita nel tempo – conclude Cipriani - ci permette non solo di gestire circa 100.000 mq di magazzini per il secco e più di 10.000 mq di magazzini del freddo oltre ad offrire un parco automezzi (fra diretti ed indiretti) di circa 150 unità, ma anche di elaborare progetti complessi di logistica per venire incontro ad esigenze sempre più presenti nella clientela per la gestione e riorganizzazione di questo particolare segmento di attività». VENETO 2013 • DOSSIER • 185


EDILIZIA

Le grandi opere, criticità e prospettive Per far fronte alle difficoltà del settore edile è importante un’elevata specializzazione. Inoltre investire in attrezzature sempre più qualificate consente di elevarsi rispetto la concorrenza Lorenzo Brenna

e imprese edili italiane mostrano segni di sofferenza maggiori rispetto ad altri comparti. Bisogna però fare delle distinzioni. Da un lato c'è la crisi che colpisce tutti i settori e che negli ultimi anni ha influito pesantemente sul mercato residenziale, dall'altro ci sono aziende specializzate e che operano nel settore dei lavori pubblici, che hanno la-

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Palancole infisse dalla Bonotto srl di Salgareda (TV) www.palancolati.com

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voro ma si trovano a dover sostenere il peso dei ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione, ritardi che arrivano mediamente a otto mesi oltre ad una burocrazia farraginosa che spesso ostacola anziché favorire. «Il lavoro non manca - conferma Andrea Bonotto della Bonotto - il problema è rappresentato dal ritardo dei pagamenti da parte dello Stato, le imprese non

vengono pagate e noi di conseguenza». La società Bonotto è stata costituita nel 1998 e ha iniziato a operare nell’ambito della posa, noleggio e cessione di palancole. Le condizioni favorevoli del mercato italiano hanno permesso una costante espansione e rafforzamento delle quote di mercato acquisite. Proprio grazie alla sua specializzazione l’azienda veneta è riuscita a diventare leader nelle opere di protezione agli scavi e di presidio. «Non ci occupiamo di scavi generici - spiega Andrea Bonotto - il nostro lavoro consiste nell’infiggere palancole nel terreno, servono per deviare i corsi d’acqua, rafforzare scarpate o argini, oppure come misura di sicurezza nelle buche al cui interno lavorano uomini». Bonotto opera all’interno di un settore specialistico delle grandi opere che non risente particolarmente della carenza di richiesta di altri comparti. «Il nostro comparto è diverso rispetto al settore “casa”, quindi non risentiamo della


Andrea Bonotto

crisi di quel tipo di mercato». Bonotto si sta espandendo anche sul mercato estero, nel 2004 ha costituito un’azienda satellite in Slovenia per permettere una prima politica di espansione internazionale. «Attualmente i paesi esteri in cui lavoriamo maggiormente sono Albania e Francia, nei quali abbiamo cantieri operativi». Per quel che concerne il mercato nazionale la società è presente in numerosi cantieri, tra cui spiccano opere e lavori di grande rilievo. «Tra i principali c’è sicuramente la nuova autostrada Bergamo Brescia – Milano, oppure la nuova tangenziale legata all’Expo 2015. Il nostro ruolo è stato quello di effettuare il riconsolidamento del terreno in maniera tale da consentire gli scavi. Tra gli altri lavori abbiamo provveduto alla messa in opera di un palancolato per la deviazione di

Il lavoro non manca, il problema è rappresentato dal ritardo dei pagamenti da parte dello Stato, le imprese non vengono pagate e noi di conseguenza

un corso d’acqua nel milanese per realizzare una centrale elettrica. Un’altra opera importante in fase di realizzazione è l’alta velocità nel bresciano». L’ultimo biennio è stato ricco di soddisfazioni per Bonotto, i buoni risultati del 2012, in controtendenza rispetto all’andamento dell’economia generale, fanno ben sperare anche per il 2013. «L’ultimo biennio è stato positivo, in quanto le commesse sono cresciute. Lavoriamo in associazione a opere pubbliche e con grandi imprese. Dove ci sono le grandi opere noi seguiamo i cantieri per svolgere quel lavoro specifico. Il palancolato è un ottimo strumento nel momento in cui si debba af-

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frontare un corso d’acqua, una scarpata o del terreno cedevole. È in questo contesto che interveniamo per svolgere un lavoro di supporto alle grandi imprese. Dato che ci sono molte strade in fase di realizzazione per noi il lavoro negli ultimi due anni è cresciuto». Le previsioni per il lungo periodo sono ottimiste. «Tutti gli allargamenti, rifacimenti o costruzione di nuove tangenziali o autostrade, o comunque le grandi opere, ci vedranno partecipi - conclude Andrea Bonotto - per quanto riguarda il futuro più che ottimisti siamo consapevoli di essere un’azienda che realizza un lavoro specifico a supporto delle grandi aziende». VENETO 2013 • DOSSIER • 187


EDILIZIA

Svilupparsi in un mercato saturo La scelta di concentrarsi sulla costruzione di unità mono o bifamiliari di pregio. Una strategia che ha portato l’azienda di Giorgio Rigo a crescere mentre l’intero settore dell’edilizia è in profonda crisi Manlio Teodoro

l boom di progetti realizzati fra il 2000 e il 2007 ha portato alla costituzione di moltissime nuove imprese di costruzioni. Con il risultato che il mercato si è presto saturato e l’inizio della crisi dell’edilizia ha così avuto effetti devastanti, amplificati da un surplus di realtà che inevitabilmente si sono trovate in fortissima competizione». È questa l’opinione di Giorgio Rigo, rappresentante della terza generazione di una famiglia di imprenditori edili e

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titolare dell’omonima impresa di costruzioni di Treviso, specializzata in nuova edilizia residenziale e con un 20 per cento del fatturato derivante da restauri e interventi conservativi su edifici storici di pregio – gli ultimi lavori sono stati eseguiti a Venezia e Treviso. «Adesso il mercato è stagnante e si costruisce pochissimo. Le imprese che riusciranno a sopravvivere a questo momento, però, non saranno solo le migliori, bensì quelle che sono riuscite a non esporsi eccessivamente. Per quanto riguarda noi la spe-

cializzazione nella costruzione di ville è stata strategica – dato che ci rivolgiamo a un target che ha mantenuto invariate le buone condizioni economiche. Un tempo realizzavamo anche edifici da quaranta appartamenti, ma gradualmente abbiamo scelto di ridurre il numero delle unità per edificio e oggi costruiamo prevalentemente abitazioni singole o bifamiliari, a volte raggruppate in villaggi – in tutti i casi puntiamo all’alta qualità e dotiamo ogni costruzione di numerosi comfort e di tecnologie per il risparmio energetico (fotovoltaico, pannelli solari, pompe di calore, geotermia e materiali isolanti ad altissimo rendimento). Insomma, negli ultimi anni abbiamo puntato più sulla qualità del lavoro finito che sulla quantità. Ovviamente questo ha portato con sé un aumento dei costi, difficile da affrontare in un periodo di riduzione dell’utile, però non impossibile. Considero questa fase come un investimento per il futuro. E in ogni caso,


Giorgio Rigo Costruzioni

+30% PREVISIONE DI CRESCITA DEL FATTURATO DELLA GIORGIO RIGO COSTRUZIONI NEL CORSO DEL 2013 CON LA REALIZZAZIONE DI NUOVI IMMOBILI

anche grazie a queste scelte, prevediamo di riuscire a chiudere il 2013 con un incremento di fatturato a doppia cifra». Per quanto riguarda le nuove costruzioni, Rigo si occupa di tutte le fasi a partire dall’acquisto del terreno, la costruzione del grezzo, gestendo anche la fase di vendita dell’immobile. «Seguire le finiture e gli interventi dell’idraulico, del falegname, del piastrellista, dell’elettricista, dell’intonacatore e tutte le altre figure è la fase più delicata della realizzazione dell’opera. Tuttavia abbiamo fiducia nei nostri collaboratori. Infatti, negli anni abbiamo specializzato tutti i nostri dipendenti, siamo diventati un’équipe che raccoglie una decina di imprese e l’affiatamento e la cura per il dettaglio che ci uniscono sono i fattori che ci permettono di fare la differenza sul mercato». Dato importante, in tempi di

credit cruch, è la scelta di Rigo di non fare affidamento sugli istituti di credito. «Ricorriamo pochissimo al credito bancario e non chiediamo mutui né per la realizzazione dei cantieri né per l’acquisto dei terreni. Questo certamente ci impone di poter realizzare progetti in tono minore rispetto a quello che si potrebbe fare con il finanziamento di una banca, tuttavia ci dà il vantaggio di non doverci indebitare. E inoltre è una condotta che viene apprezzata dagli acquirenti, che preferiscono un cantiere sul quale non pendono ipoteche sui terreni. La casa, infatti, è ancora un bene importante per gli italiani ed è sinonimo di solidità e durata nel tempo. Costituisce uno degli acquisti più importanti nella vita di una persona, quindi scegliere bene a chi affidare la realizzazione, il frutto di anni di energie, è fondamentale per garantirsi

In alto, opera di restauro (Venezia) eseguita dalla Giorgio Rigo Costruzioni Srl con sede a Treviso e Zero Branco www.rigocostruzioni.com

un futuro sereno, nella consapevolezza di aver effettuato un investimento che dovrà rivalutare il suo valore negli anni. Noi siamo consapevoli dell’importanza di questo incarico e continuiamo a offrire ai nostri acquirenti l’esperienza e la competenza di una famiglia che nel corso delle generazioni ha costruito spazi abitativi di ogni genere, mantenendo inalterata la passione e la qualità di un tempo». VENETO 2013 • DOSSIER • 189


Riqualificare l’edilizia Per rivitalizzare il settore non si può prescindere dalla riqualificazione degli immobili. Recuperare immobili significa incrementarne l’efficienza energetica, ottenendo la riduzione dell’inquinamento e il recupero di aree degradate Lorenzo Brenna

Verno Costruzioni Srl ha sede a Oderzo (TV) www.vernocostruzioni.com

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l comparto edile, tra i principali del nostro paese, è quello che sta risentendo maggiormente della crisi, a causa del crollo degli investimenti pubblici, della compravendita e della produzione. Uno dei fattori che potrebbero rilanciare il settore dell’edilizia potrebbe essere la riqualificazione degli immobili e delle aree edificate in genere. «Le operazioni immobiliari a carattere speculativo sono praticamente ferme da tempo - spiega Mirco Verno, presidente della Verno Costruzioni - anche le vendite di appartamenti sono stagnanti. Abbiamo rilevato invece un notevole interesse verso la riqualificazione di edifici esistenti, per lo più a destinazione alberghiera, nei

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quali il proprietario investe capitali nell’ampliamento degli immobili, nel loro aggiornamento tecnologico ed impiantistico». Questo scenario impone spesso interventi impegnativi, sia sotto il profilo strutturale che organizzativo e costruttivo. «Il know-how, le maestranze e le attrezzature indispensabili per affrontare demolizioni selettive, operare ricostruzioni con tecniche innovative, garantire velocità di esecuzione costituiscono la nostra offerta». Fra gli altri progetti a cui la società sta lavorando c’è il recupero di un’area commerciale dismessa. «L’area è proprio nel centro di Oderzo, la nostra città, oggi sono in corso i lavori di bonifica archeologica che consen-


Mirco Verno

Le operazioni immobiliari a carattere speculativo sono praticamente ferme da tempo e anche le vendite di appartamenti sono stagnanti

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tiranno di realizzare un’autorimessa. L’intervento prevede la realizzazione di unità abitative di pregio e unità direzionali e commerciali, in un’area del centro ove non vi è più spazio per la nuova edificazione». La sostenibilità ambientale e il rispetto delle normative europee hanno imposto al settore lo studio di soluzioni per migliorare gli edifici dal punto di vista energetico e del comfort abitativo. «Oggi il mercato offre un panorama di materiali, tecnologie e progetti che consentono di realizzare edifici teoricamente “perfetti”, spesso però a costi improponibili dichiara il presidente della Verno Costruzioni - noi pensiamo che il vero comfort e la

vera efficienza di un immobile siano il giusto punto di incontro tra le istanze del cliente e il sapiente utilizzo di tecniche costruttive e materiali adeguati». Per le operazioni di recupero del patrimonio immobiliare esistente servirebbero sgravi fiscali e incentivi da parte del governo. «Recuperare immobili obsoleti o inadeguati significa innanzitutto incrementarne la qualità e l’efficienza energetica, ottenendo come risultato la riduzione dell’inquinamento e il recupero di aree spesso degradate. In questo le amministrazioni hanno un ruolo fondamentale: rendere conveniente o appetibile un’operazione immobiliare che preveda la riqualifica-

zione di un’area applicando, ad esempio, una tassazione ridotta rispetto a costruzioni su aree non edificate potrebbe dirottare interessi verso aree altrimenti abbandonate». Nell’ultimo anno la Verno Costruzioni ha raggiunto il suo principale obiettivo mantenendo alto il livello di occupazione delle maestranze, senza ricorso a cassa integrazione o altri strumenti di riduzione del personale. Sebbene le prospettive non siano positive, gli obiettivi della società veneta rimangono il consolidamento e lo sviluppo del’attività. «Puntiamo ad aprirci sempre più anche ai lavori di ristrutturazione e riqualifica di immobili esistenti - conclude Mirco Verno - all’impiego di tecniche costruttive e materiali all’avanguardia e alla collaborazione di personale specializzato e non ultima l’apertura a nuovi mercati». VENETO 2013 • DOSSIER • 191


CONTRAFFAZIONE

Il mercato del falso non conosce crisi La lotta alla contraffazione, connessa a diverse forme d’illegalità economico-finanziaria, è una delle priorità operative della Guardia di finanza. Il comandante regionale Marcello Ravaioli illustra l’attività svolta per contrastare questo reato Renata Gualtieri

U Il generale di brigata Marcello Ravaioli, comandante della Guardia di Finanza del Veneto

n mercato, quello del falso, che non conosce crisi: quasi 25 milioni di prodotti contraffatti e pericolosi sono stati sequestrati nel 2012 dalle Fiamme gialle del Veneto. In oltre 940 interventi condotti nel 2012, i finanzieri hanno denunciato alle procure della Repubblica 386 soggetti dediti alla contraffazione e alla pirateria; sono i numeri “dell’esercito” che alimenta un sistema produttivo illegale, parallelo, sempre in cerca di profitti illeciti da riciclare nell’economia legale o per finanziare altre attività delinquenziali. Tra le merci sequestrate nel 2012 non solo abbigliamento e moda, (1,6 milioni di pezzi), ma beni di consumo (oltre 13 milioni), come articoli per la casa e per la scuola, cosmetici, farmaci, pezzi di ricambio, giocattoli (oltre 9 milioni) e hi-tech (più di 670 mila articoli). «Nessun prodotto è immune dal rischio di contraffazione - commenta il comandante della Guardia di finanza del Veneto Marcello Ravaioli - dai biglietti ferroviari alle figurine dei calciatori, dagli smartphone di ultima generazione alle lampade per la cosmesi, il mercato del falso offre di tutto e di più».

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Messi in sicurezza anche milioni di prodotti, il 48 per cento del totale, non conformi agli standard comunitari. Non solo container. I falsi viaggiano anche in rete: i negozi virtuali in internet sono sempre più il veicolo per smerciare prodotti offerti spesso a prezzi vantaggiosi e spacciati come provenienti da mercati paralleli, truffando clienti inconsapevoli e convinti di aver concluso un buon affare. Come avviene l’attività di controllo e prevenzione sul territorio regionale da parte della Guardia di finanza in merito al reato di contraffazione? «L’azione di contrasto in materia di prodotti contraffatti e della tutela del made in Italy è stata, nel corso degli ultimi anni, sempre più intensificata. La legge 99/2009, che ha modificato e integrato la normativa penale e processuale penale, ha consentito un decisivo miglioramento del dispositivo di contrasto attraverso un sensibile inasprimento delle pene previste per i reati di contraffazione e ha previsto la possibilità di combattere il fenomeno con strumenti investigativi più incisivi, propri del contrasto di polizia alla


Marcello Ravaioli

LA REGIONE DÀ LA CACCIA AL FALSO stato presentato lo scorso settembre in occasione della 69 Mostra del Cinema di Venezia il concorso “Ciak caccia al falso”, rivolto a tutti gli istituti scolastici del Veneto e a tutti i residenti della regione, dai 18 ai 35 anni. L’iniziativa prevede la realizzazione di un videoclip sul tema dei diritti dei consumatori e degli utenti e sulle conseguenze della contraffazione. «Con questa iniziativa - ha affermato l’assessore regionale all’agricoltura e tutela del consumatore Franco Manzato - vogliamo diffondere nelle giovani generazioni la conoscenza e la coscienza dei diritti e degli interessi dei consumatori e degli utenti, sensibilizzando inoltre i giovani sui rischi derivati dalla contraffazione, dovute a frodi, falsificazioni e sofisticazioni nella produzione dei beni e nell’erogazione dei servizi e promuovendo l’informazione e l’educazione sul rapporto tra consumo, salute, sicurezza e qualità». Il tema dei prodotti contraffatti ha una grande rilievo per l’economia veneta e nazionale perché si alimenta in un mercato illegale: «Sia dal punto di vista delle garanzie sulle caratteristiche della merce, e spesso con possibili conseguenze negative sotto il profilo sanitario, salutistico e della sicurezza, sia perché crea anomalie e concorrenza sleale rispetto agli operatori onesti».

È

criminalità organizzata, come le cosiddette consegne controllate, le operazioni sotto copertura e le misure di sequestro e confisca dei patrimoni illecitamente conseguiti. Si tratta di fenomeni criminali che determinano gravi conseguenze sul mercato e sui cittadini consumatori». Il fenomeno va analizzato avendo riguardo delle peculiarità della circoscrizione territoriale. «La provincia di Venezia, ad esempio, oltre al centro storico lagunare, è caratterizzata da una fascia costiera a forte vocazione turistica e con importanti località balneari, meta di turisti provenienti da tutto il mondo, dalla presenza di un importante porto commerciale e passeggeri, e da uno scalo aero internazionale. Per dare un forte impulso all’attività di controllo, viene sviluppata un’attività investigativa e d’intelligence attraverso l’esame dei sequestri operati nel tempo nelle varie zone, avendo riguardo anche alla tipologia dei prodotti rinvenuti, nonché at-

traverso l’analisi delle dinamiche dei potenziali flussi di merce contraffatta o irregolare sotto il profilo della sicurezza. L’attività di controllo da parte dei diversi reparti dipendenti viene sviluppata su tutto il territorio: non solo nelle città, ma anche nell’ambito degli spazi doganali e dei magazzini merci all’interno degli stessi esistenti, al fine d’intercettare i flussi di ingresso di merci contraffatte, prive dei prescritti requisiti di sicurezza, provenienti dall’estero». A quali risultati hanno portato le ultime operazioni della Gdf in questo ambito? «Nel corso dei primi 5 mesi del 2013, i reparti hanno sequestrato oltre 2,5 milioni di oggetti contraffatti o non sicuri, soprattutto nel settore della moda e degli accessori. Nel corso dei 300 interventi effettuati, sono state denunciate oltre 200 persone all’autorità giudiziaria. Il servizio dei baschi verdi del I Gruppo di Venezia, nel corso del Carnevale 2013, ha effettuato un mirato controllo a due esercizi commerciali ubicati nel centro storico lagunare, meta di un notevole flusso di turisti. Nel corso dell’attività sono stati sequestrati oltre 450.000 prodotti, tra maschere, articoli carnevaleschi e di bigiotteria. Un’altra operazione di particolare importanza è stata eseguita nella zona di Portogruaro nei confronti un’attività gestita da cittadini cinesi. Nell’ambito della costante attività di controllo sul territorio, i finanzieri avevano notato in un grande magazzino diversi articoli di cancelleria, prodotti per la cura della persona, bigiotteria, casalinghi, acces-  VENETO 2013 • DOSSIER • 199


CONTRAFFAZIONE

2,5 mln LA MERCE CONTRAFFATTA E NON SICURA SEQUESTRATA NEI PRIMI 5 MESI DEL 2013 DALLA GUARDIA DI FINANZA DEL VENETO

 sori di telefonia, in totale oltre 100.000 pezzi, sottraggono alla collettività importanti risorse». venduti in violazione della vigente normativa». Quanta attenzione viene prestata ai problemi derivanti dalla contraffazione, in termini di vendita di oggetti falsificati con rischi notevoli per la salute dei consumatori? E quali riflessi ha sul piano economico e sociale? «La lotta alla contraffazione e alla pirateria continua a essere una delle priorità operative della Guardia di finanza. Il “mercato del falso”, oltre a costituire un grave turbamento, viene sempre più percepito come un fattore di rischio da una larga fetta della popolazione, in quanto i prodotti contraffatti immessi sul mercato sono molto spesso anche pericolosi per la salute. Infatti, molte delle merci falsificate intercettate dai reparti della Guardia di finanza del Veneto sono risultate anche non conformi alle specifiche normative internazionali e agli standard costruttivi comunitari che tutelano i cittadini consumatori dall’acquisto di prodotti che possono mettere a rischio la loro salute. L’esperienza operativa ha infine confermato che l’industria del falso è intimamente connessa a diverse forme di illegalità economico-finanziaria che inquinano il mercato - l’evasione fiscale, il lavoro nero o irregolare, il riciclaggio e il reimpiego dei proventi illeciti - e

200 • DOSSIER • VENETO 2013

Come giudica la collaborazione tra istituzioni, associazioni di categoria, aziende e Gdf? Quale strumento rappresenta nell’azione di prevenzione alla contraffazione? «La collaborazione con istituzioni ed enti privati costituisce uno degli strumenti messi in campo nell’azione di prevenzione e contrasto. “Uniti nella lotta alla contraffazione” è anche lo slogan della Guardia di finanza del Veneto che coinvolge tutti gli operatori pubblici e privati. Le Fiamme gialle sono al centro di quest’azione di enforcement, utilizzando un modello organizzativo e operativo che anche a livello europeo è stato indicato quale riferimento per l’azione di contrasto. Ciò consente di omogeneizzare le buone pratiche in materia già realizzate da varie amministrazioni ed enti, nonché i progetti futuri o in corso di realizzazione. Sui consumatori e soprattutto sui giovani, infine, l’opera di informazione e di educazione deve essere continua, non solo per renderli più accorti e consapevoli dei danni della contraffazione, ma anche per recuperare quella mancanza di conoscenza del significato e del ruolo della proprietà intellettuale».


CORSIE D’ECCELLENZA

Qualità d’avanguardia per ogni patologia

A

Luca Coletto, assessore alla sanità della Regione Veneto

pprovato poco più di un anno fa, il piano socio-sanitario veneto si prepara alla fase applicativa. Un piano che punterà a riorganizzare i presidi territoriali e l’attività medica extra ospedaliera, cercando di spostare l’asse assistenziale dalla struttura clinica al territorio. «Prestigiosi studi internazionali – osserva l’assessore regionale Luca Coletto – dimostrano ormai che avere molti posti letto negli ospedali non è sinonimo di una sanità di qualità». L’importante è casomai preservare e valorizzare «le eccellenze diffuse che qualificano il sistema sanitario veneto». Quali sono le punte di diamante, pubbliche e private, dell’offerta sanitaria veneta? «Le aziende ospedaliere universitarie di Padova e Verona sono poli d’attrazione nazionali per la qualità delle cure, delle tecnologie disponibili, per il livello professionale degli operatori. Ma gli ospedali sul territorio, a cominciare da quelli capoluogo di provincia, non sono da meno. In realtà i pazienti veneti possono trovare nella loro regione il meglio possibile per la loro specifica patologia. Faccio l’esempio dell’ospedale di San Donà di Piave a Venezia, dove con un intervento chirurgico per molti aspetti eccezionale è stato recentemente asportato a una paziente un tumore di 37 chili». In quali servizi medici e ospedalieri primeggia la sanità regionale? «Tra le eccellenze di sistema sottolineo l’efficienza dell’urgenza-emergenza; l’area trasfusionale in cui abbiamo piena autosufficienza e doniamo sangue ad altre regioni che ne hanno bisogno; l’organizzazione dei trapianti che ci vede al top

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La rete socio-sanitaria veneta è al centro di un processo di modernizzazione. Secondo Luca Coletto occorre valorizzare la medicina territoriale, nel solco virtuoso di aziende ospedaliere che sono «poli d’attrazione nazionali» Giacomo Govoni

sia come donazioni che come organi trapiantati; l’operatività delle reti tra ospedali per la cura, ad esempio, dell’infarto e dell’ictus; l’informatizzazione della sanità grazie al lavoro del consorzio Arsenàl.it tra le Ulss venete, che già oggi consente di scaricare i referti medici sul computer di casa dei cittadini veneti con un risparmio annuo di 120 milioni per gli utenti. Stiamo, inoltre, realizzando il fascicolo sanitario digitale e la messa in rete dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta». Sul versante della ricerca, rispetto allo studio di quali patologie il sistema veneto rappresenta una realtà d’avanguardia? «La ricerca è un fattore essenziale per sviluppare nuove forme di lotta alla malattia. Pur-


Luca Coletto



Il nuovo piano socio-sanitario, di imminente applicazione, prevede un incremento dei servizi di day hospital e day surgery

troppo il settore sconta più di altri la carenza di risorse nazionali. Come Regione ogni anno stanziamo tutto il possibile - quest’anno circa 3 milioni - per sostenere direttamente i cosiddetti progetti di “ricerca finalizzata”. Le aziende ospedaliere di Padova e Verona fanno un lavoro eccellente, ma non sono le uniche. Anche sul territorio ci sono peculiarità importanti come la ricerca sulle patologie del pancreas, sulla fibrosi cistica, sulle malattie rare e quella sui marcatori biologici di tumore». Tra gli obiettivi cardine del piano sanitario regionale c’è il completamento del processo di deospedalizzazione. A che punto siete e come sta incidendo sul contenimento della spesa sanitaria? «Il nuovo piano socio-sanitario prevede un forte incremento dei servizi di day hospital e day surgery, capaci di trattare molte piccole patologie con dimissione in serata. Così si ottimizza la spesa, si consente al paziente di evitare in tutta sicurezza un ricovero e si libera la disponibilità di posti letto chirurgici per molti versi “inutili”, da riconvertire al servizio delle post acuzie e della riabilitazione. La filosofia è far rimanere il paziente nelle strutture per acuti per il tempo strettamente necessario, per poi accompagnarlo con servizi di ricovero a minore intensità verso la dimissione e il ritorno a casa



in piena efficienza. A questo sarà dedicata una specifica rete di ospedali a indirizzo riabilitativo e di ospedali di comunità». Il Veneto è ai primi posti anche in tema di mobilità interregionale. Quale trend emerge dagli ultimi saldi? «Gli ultimi dati disponibili indicano una mobilità attiva verso il Veneto pari a circa 90 milioni di euro. È un trend in calo per via dei tagli nazionali e dei piani di rientro regionali, che induce le Regioni con mobilità passiva a evitare quanto più possibile il trasferimento dei loro pazienti fuori regione. L’offerta del Veneto è estremamente qualitativa e ci stiamo attrezzando per farla fruttare anche in vista della libera mobilità dei pazienti nell’Unione europea che scatterà nel 2014». Quali strategie state portando avanti per incrementare ancora la ricettività delle strutture venete? «Lavoriamo su due obiettivi: attrarre pazienti da altri Stati e trattenere in Veneto i nostri, perché la ratio della normativa europea dice che un tedesco può venire a curarsi liberamente in Veneto, ma anche che un veneziano può rivolgersi a un ospedale a Berlino. Ci conforta il fatto che l’ultimo studio di Agenas sulla qualità degli ospedali italiani ci pone in posizioni di assoluta avanguardia». VENETO 2013 • DOSSIER • 203


CORSIE D’ECCELLENZA

Genetica del cancro sotto la lente Nel campo della ricerca sanitaria è il primo destinatario regionale del 5 per mille. Un premio agli sforzi di assistenza e ricerca sulle neoplasie che l’Istituto oncologico veneto compie avvalendosi di strumentazioni d’avanguardia. Ne parla Pier Carlo Muzzio Giacomo Govoni

U

na lotta quotidiana contro la malattia del secolo condotta con riguardo agli aspetti organizzativi e di umana accoglienza del paziente oncologico, dalla diagnosi alla cura, senza dimenticare la terapia palliativa. È la filosofia che ispira il lavoro dell’Istituto oncologico veneto, Ircss che in conformità con gli obiettivi della programmazione sanitaria regionale, dal 2006 fornisce l’assistenza più avanzata ai malati neoplastici e in parallelo svolge ricerca biomedica, essenziale per il trasferimento ai pazienti delle cure più innovative. Sono state oltre 400mila le prestazioni ambulatoriali eseguite nel 2012, con 25mila visite oncologiche e l’incremento di circa il 30 per cento dell’attività chirurgica in regime di day hospital. «Ma le discipline in cui l’istituto riconosce elementi e numeri di eccellenza – precisa il direttore generale Pier Carlo Muzzio – sono la chirurgia senologica, con oltre 2mila interventi l’anno, la Breast unit, l’unità melanomi che rappresenta un centro di riferimento regionale e nazionale, e la radiologia interventistica. Quest’anno si è raggiunto circa il 18 per cento di pazienti provenienti da altre regioni». Lo Iov è un’eccellenza anche in termini di ricerca farmacologica e terapeutica. Di quale struttura si avvale? «Nel corso del 2012 abbiamo avuto attivi 105 trial clinici di fase II e III, condotti per la maggior parte di queste dai reparti di oncologia medica 1 e 2. I dati attuali ci lasciano pensare che nel 2013 lo Iov farà uno scatto in avanti particolarmente significativo nel nu-

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mero di sperimentazioni. Il fiore all’occhiello del 2013 è l’avvio delle sperimentazioni di fase I di un vaccino contro il cancro. Per migliorare la nostra efficienza in questo campo abbiamo riorganizzato e potenziato l’unità operativa dedicata alle varie fasi della sperimentazione clinica, dal disegno della sperimentazione stessa fino alla raccolta ed elaborazione dei dati». Di quali apparecchiature di avanguardia disponete? «Oltre alla diagnostica Pet-Ct, l’istituto dispone di una radiodiagnostica oncologica completamente digitalizzata, con Tac e risonanza magnetica di ultima generazione; di un’endoscopia diagnostica e operativa ad alta tecnologia, la prima in Italia a riunire nella stessa sede tutte le apparecchiature più sofisticate per la diagnosi e la terapia delle malattie dell’apparato digerente; di un gruppo operatorio per chirurgia ad alta specializzazione idoneo per tutte le specialità chirurgiche oncologiche e in particolare per la chirurgia mininvasiva. Abbiamo una radioterapia intraoperatoria, che permette di effettuare un’irradiazione con dose singola ed elevata di radiazioni nel corso dell’intervento chirurgico. Strumentazioni importanti, per le quali dobbiamo ringraziare il sostegno del ministero e della Regione, ma anche di istituti e fondazioni pubbliche e private, e dei cittadini, che ogni anno più numerosi partecipano allo sforzo dello Iov con il 5 per 1.000». Altri dispositivi di rilievo? «Lo Iov è dotato di una piattaforma per la ricerca di cellule tumorali circolanti, utile nel


Pier Carlo Muzzio



Il fiore all’occhiello del 2013 è l’avvio della sperimentazioni di fase I di un vaccino contro il cancro



monitoraggio della terapia in pazienti con tumore metastatico; di strumenti per la caratterizzazione molecolare delle cellule tumorali e per la ricerca di marcatori che contribuiscono alla valutazione del rischio di sviluppo di neoplasia, ad esempio nella ricerca papillomavirus umano, nello screening per il carcinoma della cervice uterina, analisi geni Brca per i carcinomi eredo-familiari della mammella e dell'ovaio. Inoltre, disponiamo di citofluorimetri di ultima generazione e Tac per l’analisi in vivo di piccoli animali vengono inoltre utilizzati per studiare i meccanismi di formazione dei tumori e della risposta immunitaria dell’ospite». Ultimamente state compiendo progressi anche sul versante organizzativo e gestionale, come ad esempio la sala operatoria mobile. «La chirurgia oncologica dello Iov è molto cresciuta in pochi anni, sia per numero di pazienti che per complessità dei casi trattati, e la

Pier Carlo Muzzio, direttore generale dell’Istituto oncologico veneto

crescente richiesta di prestazioni chirurgiche rischia oggi di allungare le liste di attesa che, in campo oncologico, devono tassativamente essere mantenute sotto i 30 giorni. Grazie all’esperienza maturata a livello internazionale da Carlo Castoro, presidente dell’International association for ambulatory surgery e responsabile della chirurgia oncologica dello Iov, abbiamo deciso di avviare, primi in Italia, una sperimentazione sulle sale operatorie mobili ad alta tecnologia, già testate con successo in Inghilterra e nel Regno Unito». Quali miglioramenti apporterà sia sul piano logistico che di prestazioni sanitarie? «Questa soluzione ci consente di aumentare la nostra capacità operatoria senza modificare il  VENETO 2013 • DOSSIER • 205


CORSIE D’ECCELLENZA

2.000 GLI INTERVENTI DI CHIRURGIA SENOLOGICA CHE LO IOV ESEGUE OGNI ANNO, CON DIVERSI PAZIENTI PROVENIENTI DA FUORI REGIONE

 lavoro delle altre sale operatorie in uso dal- del melanoma, dei tumori del surrene e della l’istituto. La sperimentazione durerà 4 mesi, al termine della quale sarà avviata una gara europea per l'eventuale acquisizione di una sala mobile, dedicata agli interventi in regime di day surgery, secondo le linee guida cliniche valide per oltre il 70 per cento degli interventi chirurgici. Si faranno interventi per neoplasie del seno, compresa la ricostruzione post-mastectomia, per melanoma e per il posizionamento di accessi venosi per chemioterapia come i port». Lo Iov fa parte di un pool di centri di ricerca che sta mettendo a punto una mappa genetica. Come procedono gli studi e come potrà migliorare i metodi di diagnosi delle neoplasie? «Lo Iov investe da anni sulla genetica del cancro. Sia per quanto riguarda il rischio ereditario che la caratterizzazione molecolare dei tumori sporadici. Come testimoniano le numerose pubblicazioni in merito, i gruppi del dottor Montagna (tumori ereditari della mammella e dell'ovaio) e del professor Opocher (tumori ereditari endocrini) prendono parte a consorzi internazionali dedicati allo studio di geni responsabili di questi tumori,

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tiroide. Questi studi hanno portato alla scoperta, tra l’altro, di due nuovi geni responsabili di alcuni tumori ereditari del surrene, il gene Tmem127 e il gene Max, la cui scoperta ha riscosso grande riconoscimento scientifico a livello internazionale». Verso lo studio di quali tumori in particolare investirete risorse nel prossimo futuro? «Oltre che sul rischio genetico di tumore, l’istituto sta investendo una significativa quantità delle sue risorse nello studio dell’assetto genetico-molecolare dei tumori. Con il finanziamento del 5 per mille di quest’anno abbiamo lanciato un programma di oncologia traslazionale che si prefigge di fornire al paziente, al momento della prima vista oncologica, la carta d’identità molecolare del tumore. Questo servirà a guidare la scelta di un trattamento personalizzato nel cancro della mammella, del colon retto, del polmone, del rene, del melanoma e in alcuni tumori endocrini. A tal fine, alla strumentazione già disponibile in istituto verrà presto affiancata la piastra per Ngs, next generation sequencing».


Francesco Pietrobon

Il tempio della neuroscienza applicata

È un polo di riferimento nel trattamento riabilitativo di patologie come ictus, Parkinson e sclerosi laterale amiotrofica. Francesco Pietrobon descrive l’attività dall’alto profilo scientifico svolta dal San Camillo Giacomo Govoni

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ella graduatoria dei progetti di ricerca finalizzata ammessi l’anno scorso al finanziamento ministeriale, ben tre portano la firma dell’Ircss Fondazione ospedale San Camillo. Punta di diamante nel campo delle patologie relative alle neuroscienze, l’istituto veneziano è considerato una struttura d’eccellenza nel panorama sanitario regionale, con un valore dell’attività scientifica riconosciuto su scala internazionale. «Il nostro ospedale – spiega il direttore generale, Francesco Pietrobon – è noto per l’attività molto specifica che svolge in ambito neuroriabilitativo. Prendiamo in carico i casi più complessi esaminandoli sotto il profilo fisico, motorio, neuropsicologico, logopedico e occupazionale, pensando al rientro a domicilio dei pazienti. L’approccio globale alla persona è il nostro punto di forza». In virtù di quali servizi al paziente il vostro istituto si è guadagnato questa fama? «Noi abbiamo circa 600 ricoveri l’anno per circa 35mila giornate di degenza. Come previsto dalla norma, garantiamo almeno tre ore al giorno di esercizi individuali riabilitativi, grazie a un’equipe di logopedisti, fisioterapisti, psicologi, infermieri, terapisti occupazionali e personale esperto nell’ippoterapia. Altro nostro vanto è che come Ircss svolgiamo per legge ricerca traslazionale, per cui i nostri ospiti beneficiano subito dei risultati delle ricerche. Da ultimo disponiamo di una serie di apparecchiature all’avanguardia, tra

cui quella per l’analisi del passo e dispositivi Francesco Pietrobon, per la realtà virtuale, per consentire al pa- direttore generale della Fondazione ziente un recupero in diverse situazioni che ospedale San Camillo Irccs ritroverà nella vita normale». Al San Camillo sviluppate una notevole attività di ricerca scientifica. Quali sono le aree d’intervento? «Una prima area è quella della realtà virtuale, utilizzata come esperienza speculativa. Siamo stati i primi in Europa ad adottare queste metodiche per il recupero del sistema motorio, oggi di uso corrente. Poi la robotica, ovvero l’uso sistematico di sistemi robotici che progettiamo e costruiamo insieme alla facoltà di ingegneria dell’università di Padova e che poi impieghiamo sui pazienti per la riabilitazione. Svolgiamo ricerche sulle stimolazioni corticali attraverso campi elettrici e magnetici, per indurre al recupero le cellule cerebrali lese».  VENETO 2013 • DOSSIER • 207


CORSIE D’ECCELLENZA



Disponiamo di più apparecchiature all’avanguardia, tra cui quella per l’analisi del passo e dispositivi per la realtà virtuale



Altri studi prossimi all’applicazione clinica? «Due su tutti: la tele riabilitazione intensiva, testata in collaborazione con l’Asl di Venezia, che tramite un pc con webcam e una serie di sensori, mette il fisioterapista in condizione di seguire un paziente nella riabilitazione domiciliare dalla nostra sede e di monitorarne le reazioni dell’organismo. Il secondo è la Brain computer interface, un sistema che tramite elettrodi applicati al cervello, riceve comandi dall’attività cerebrale. In questo modo anche un paziente immobilizzato noi lo utilizziamo per i malati di sclerosi laterale amiotrofica - può utilizzare un pc o altre apparecchiature semplicemente usando il proprio cervello. Uno studio invece su cui non abbiamo ancora evidenze pubbliche riguarda il funzionamento del sistema motorio, settore con ampi margini di inesplorabilità». Torniamo ai bandi del Ministero della salute che vi siete aggiudicati l’anno scorso. Di che si tratta e che sviluppi stanno avendo? «Il primo progetto in cui il San Camillo è risultato vincitore riguarda l’utilizzo di uno strumento robotico realizzato nei nostri laboratori per favorire il recupero della mobilità delle singole dita della mano nei pazienti colpiti da ictus. Il secondo prevede lo studio di nuovi farmaci per ridurre i danni cerebrali derivanti da ischemia. Infine l’ultimo, che mira a differenziare l’invecchiamento normale da quello pa-

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tologico, punta all’identificazione di un marcatore biologico di malattia per la diagnosi preclinica del morbo di Alzheimer, prima ancora che si sviluppi la demenza». Il vostro istituto si avvale del supporto della fondazione. A sostegno di quali progetti sta orientando la sua missione in questo periodo? «Abbiamo cercato di convogliare le risorse della onlus in particolare su due progetti: il primo è uno studio sull’Alzheimer e il secondo indaga le possibilità che uno specifico biomarcatore possa essere indicatore della potenzialità di recupero dell’attività cerebrale. Entrambi sono in larga misura sostenuti dalla fondazione». Nei mesi scorsi si è parlato di un possibile trasferimento di parte della struttura a Noale. Ci sono novità e cosa cambierebbe se tale riassetto logistico avvenisse? «Se ne è parlato molto l’anno scorso. Ammetto che ci sono stati contatti con la Regione e con il Comune di Noale, ma a oggi non c’è nulla di concreto. A breve usciranno le schede di programmazione che definiranno qualcosa di più preciso, ma credo che la nostra sede resterà quella attuale. Tengo a precisare che nessuno ci ha forzato a cambiar sede: è una possibilità che ci era stata ventilata, ma senza costrizione».


POLITICHE SANITARIE

Sanità un esempio virtuoso uella sanitaria è da sempre tra le voci di bilancio più colpite dai tagli alla spesa pubblica. Eppure, nonostante le evidenti difficoltà in termini di risorse e le normative sempre più complesse che regolano gli acquisti, non mancano esempi di attività vincenti, che contribuiscono a un saldo positivo tra ricavi e costi. È tra queste aziende virtuose che si colloca l’Ulss 7, che negli ultimi dieci anni è riuscita a chiudere in attivo il bilancio, permettendo così una serie d’investimenti in nuove strutture edilizie, servizi e attrezzature. Il dottor Livio Dal Cin, provveditore dell’Ulss, parla in particolare del proprio lavoro: «La nostra attività – spiega Dal Cin – riguarda l’approvvigionamento della gran parte dei beni e servizi che sono utilizzati dall’azienda. È in questo ambito che si è sviluppata l’esperienza di acquisto dei beni e servizi necessari alla ristrutturazione del servizio di ricondizionamento dei Dispositivi Medici Riutilizzabili (Dmr) unico aziendale». Quali furono i presupposti alla base delle scelte per la ristrutturazione del servizio? «A seguito della realizzazione del nuovo polo chirurgico del presidio ospedaliero di Conegliano era necessario realizzare un impianto per sterilizzare lo strumentario chirurgico ivi utilizzato. Vi erano sostanzialmente tre possibilità: realizzare un impianto dedicato al presidio di Conegliano, ampliare e ristrutturare l’impianto esistente presso il presidio di Vittorio Veneto per farlo diventare la Centrale Unica di Sterilizzazione Aziendale o esternalizzare il servizio. Una valutazione meramente economica, decisamente in contro-

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Il dottor Livio Dal Cin, provveditore della Ulss 7 del Veneto, con sede a Pieve di Soligo (TV) www.ulss7.it

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Quello dell’Ulss 7 di Pieve di Soligo è un modello di gestione in grado di chiudere in attivo il bilancio degli ultimi dieci anni. L’Azienda Sanitaria presenta il processo di ricondizionamento dei dispositivi medici riutilizzabili: altissima qualità a costi contenuti Renato Ferretti

tendenza all’epoca, ci portò a scegliere di ristrutturare l’impianto esistente per realizzare una Centrale Unica presso cui far lavare, disinfettare e sterilizzare, annualmente, circa 4.500.000 strumenti chirurgici che dovevano poi essere smistati alle sale operatorie e ai reparti utilizzatori. Si valutò che questa soluzione avrebbe permesso di ottimizzare i processi di sterilizzazione e, al contempo, ridurre i costi».


Livio Dal Cin

4,5 mln STRUMENTI CHIRURGICI VENGONO TRATTATI OGNI ANNO NELLA CENTRALE DI STERILIZZAZIONE DELLA ULSS 7

Quali obiettivi si era data la Ulss 7 nella ristrutturazione del servizio? «L’intervento doveva coniugare l’ottimizzazione dei costi delle procedure di sterilizzazione con un significativo miglioramento della sicurezza dei pazienti nelle procedure chirurgiche. La nuova Centrale Unica doveva essere realizzata sulla superficie esistente, di circa 650 mq, ubicata al piano interrato del Presidio di Vittorio Veneto. Vi avrebbero dovuto lavorare 13 persone dedicate al lavaggio, disinfezione e sterilizzazione di oltre 4.500.000 di “ferri” l’anno suddivisi in circa 8.000 tipi di articoli trattati, per un valore complessivo di circa 4 milioni di euro. Il nuovo assetto doveva garantire l’introduzione di alcune migliorie organizzative e qualitative: un maggior controllo dei sottoprocessi relativi al ricondizionamento, il mantenimento dell’efficienza tecnica e del valore economico del parco strumentario, l’ottimizzazione dell’uso dello strumentario chirurgico e la sua tracciabilità dopo l’inventariazione, l’integrazione del Sistema Gestione Qualità con la norma Iso 13485».

Che risultati si sono ottenuti? «L’azienda Ulss 7 ha ristrutturato il processo di ricondizionamento dei Dmr portandolo ai massimi livelli qualitativi, con ridotta influenza da rischi esterni, gestione diretta delle responsabilità, aumento della consapevolezza e sensibilità nei riguardi del processo e ottenendo al contempo l’ottimizzazione dell’organizzazione e dei costi di gestione. Sono stati raggiunti notevoli livelli qualitativi e di sicurezza dal punto di vista medico-legale ed è stata inoltre ottenuta una riduzione dei costi mediamente superiore al 40 per cento rispetto ai prezzi sul mercato di riferimento di una esternalizzazione del servizio». Quali i segreti di questo successo? «A mio parere le chiavi della performance sono state: il forte commitment della direzione aziendale, la scelta di una gestione interna del servizio di ricondizionamento, la piena motivazione di tutto il personale, il supporto prezioso di esperti esterni e la buona partnership con i fornitori di beni e servizi». VENETO 2013 • DOSSIER • 211


Una nuova gestione della sterilizzazione a sterilizzazione degli strumenti chirurgici è una pratica fondamentale che nel corso degli anni ha subìto molti cambiamenti. Negli ultimi cinquant'anni la sterilizzazione si è infatti trasformata in una delle attività più delicate e critiche esistenti in una struttura che eroga prestazioni sanitarie. «In questi L’ingegner Vittorio Zuliani è amministratore unico ultimi anni – precisa l’indella Hospital Engineering di S. Vito al Tagliamento (PN) www.hospitalengineering.it gegner Vittorio Zuliani, amministratore della Hospital Engineering - è aumentata sempre di più la consapevolezza che nel processo di ricondizionamento dello strumentario chirurgico, e più in generale dei dispositivi medici riutilizzabili (DMR), si intersecano problematiche di natura igienica, sanitaria, di risk management, tecnologica, normativa e legale, organizzativa, manageriale e di gestione delle risorse umane». Hospital Engi-

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212 • DOSSIER • VENETO 2013

Gestire il processo di ricondizionamento dei dispositivi medici riutilizzabili richiede specifiche competenze. Vittorio Zuliani presenta la terza generazione del Service in sterilizzazione Matteo Grande

neering occupa una posizione primaria nel campo della fornitura di servizi consulenziali di progettazione, realizzazione, start up, formazione e certificazione di processi e impianti di ricondizionamento di strumentario chirurgico e di servizi di gestione del parco di strumentario chirurgico. Le prime due generazioni di Service del processo di sterilizzazione avevano delle criticità. Quali? «La prima generazione si basava tutta sull’esternalizzazione del processo. Si comprese presto che la responsabilità del processo di ricondizionamento, che si pensava di aver delegato totalmente al fornitore del servizio, rimaneva invece comunque in capo alla direzione del servizio sanitario che ne rispondeva sia in ambito civile che penale. Il modello aveva molte criticità e così nacque la seconda generazione del Service di


Vittorio Zuliani

Con la terza generazione del Service in sterilizzazione la qualità ha toccato i suoi livelli massimi

sterilizzazione: si chiese al mercato di fornire dispositivi medici sterili marcati Ce in modo da poter demandare agli organismi notificati l'onere del necessario controllo. Per poter adottare tale soluzione si comprese che, per un requisito di legge, era necessario cedere al fornitore del servizio la proprietà di tutto lo strumentario chirurgico che si voleva ricevere in kit sterili marcati Ce. Le ristrettezze economiche caratteristiche di questo momento storico, la conseguente necessità di risparmiare sulla spesa sanitaria e la paura di perdere ulteriormente il controllo sul processo e sul proprio parco di strumentario chirurgico stanno mettendo in discussione anche questo modello di Service». Come è nata la terza generazione del Service di ricondizionamento dei Dmr? «Dalla stretta collaborazione fra la Ulss 7 del Veneto (Pieve di Soligo) e la nostra realtà. Il modello si basa su una regola basilare: si deve costituire una squadra nella quale ognuno deve apportare i suoi talenti specifici. Un attore super partes deve apportare il know how per la progettazione del processo e del relativo impianto, per poi gestire la realizzazione e l'avvio degli stessi. Deve poi supportare la direzione della struttura sanitaria nella gestione, monitoraggio e controllo nel tempo dei processi e per la fornitura e la regia di una formazione che garantisca l'ag-

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giornamento continuo sullo stato dell'arte». E per quanto riguarda i ruoli della struttura sanitaria? «L’ospedale deve occuparsi, con operatori qualificati ed esperti, della gestione diretta dell’operatività. Un soggetto terzo deve occuparsi di fornire, anche in Service se necessario, tutti i servizi di natura tecnica, tecnologica e organizzativa: la gestione del parco di strumentario chirurgico, la gestione delle manutenzioni di tutti i dispositivi medici presenti in centrale, la formazione, il follow-up del sistema qualità. Così facendo si è constatato come la qualità ha toccato i suoi livelli massimi; questo perché ognuno apporta ciò che ha nel suo patrimonio culturale. I costi inoltre sono scesi drasticamente e l'ospedale non deve occuparsi da solo di controllare un processo molto critico». Quindi i costi rispetto a una gestione esternalizzata diminuiscono? «Decisamente. Gli extracosti complessivi per una gestione esternalizzata, a parità di performance del processo, possono tranquillamente superare il 40 per cento dei costi che si sosterrebbero con questo nuovo modello di approccio. In conclusione questo modello di gestione ha innalzato la qualità, ha garantito una reale economicità e ha massimizzato la sicurezza per gli utenti e per gli operatori». VENETO 2013 • DOSSIER • 213


FARMACI

Naturale o convenzionale? La medicina in sinergia a medicina naturale potrà contribuire sempre di più agli sviluppi di quella convenzionale». È questo il pensiero di Fabrizio Cappelletto, titolare di Atena, azienda di Treviso che realizza i prodotti Flowers of life. «I prodotti sono il frutto di anni di studio tra naturopati, erboristi, farmacisti, pranoterapeuti, radioestesisti e ricercatori per il benessere della persona, che hanno deciso di dedicare i loro studi alla divulgazione della cura naturale». Esaminando le singole situazioni, nel 97 per cento dei casi ci sono dei benefici a 360° sul fisico del paziente. «Quello che non possiamo fare `e illudere le persone con delle alternative che non possono essere efficaci. Tutte le volte però che medicina naturale e medicina convenzionale hanno abbattuto i loro pregiudizi e hanno cooperato per il bene del paziente i risultati ri-

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Atena si trova a Postioma (TV) www.flowersoflife.it

L'azione combinata di medicina naturale e convenzionale ha fatto registrare risultati notevoli. Riducendo il rischio di controindicazioni ed effetti collaterali. Fabrizio Cappelletto descrive i nuovi farmaci, ad esempio contro le allergie Marco Tedeschi

scontrati sono stati incredibili. Quello che io auspico `e una collaborazione sempre piu ` profonda tra medicina convenzionale e medicina naturale, per raggiungere il massimo obiettivo che `e quello della guarigione del paziente». I vantaggi della medicina naturale rispetto a quella tradizionale sono comunque molteplici. «Vantaggi che riguardano la mancanza di con-


Fabrizio Cappelletto

L'Atena Plus genera l’humus idoneo perche´ si ristabilisca l’equilibrio enzimatico, batteriologico e virale del nostro intestino

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troindicazioni ed effetti collaterali. Se ad esempio una persona assume tre volte la dose di zeolite consigliata il suo fisico non ha alcun effetto collaterale». La medicina naturale può risolvere molti disturbi e molte malattie se affiancata con le terapie tradizionali. «I prodotti hanno un’azione sinergica e non antagonista alla terapia tradizionale. In alcuni studi fatti in Germania `e stato riscontrato che l’utilizzo di zeolite attivata o Clinoptilolite abbinata ai trattamenti oncologici fa in modo che le percentuali di guarigione possano toccare dei livelli del 97 per cento. Lo stesso vale con gli altri farmaci. Atena ha realizzato anche un prodotto in grado di contrastare le allergie, sempre piu ` dilaganti. Non `e un prodotto specifico, ma diversi prodotti che possono agire in modo sinergico per riequilibrare la disbiosi intestinale e una volta che abbiamo riequilibrato la disbiosi intestinale, tutte le patologie legate a questo stato fisico spariscono. Tutto infatti dipende dal nostro intestino e quando questo `e sottoposto a stress reagisce creando uno stato di disbiosi che puo` essere di diverso livello». Per questo motivo l'azienda di Treviso ha pensato di abbinare principalmente 2 prodotti che servono e riequilibrare questo stato. «Si tratta della zeolite, registrata al Ministero della Salute come dispositivo Medico Ce, definita "lo spazzino dell'organismo". Capta per scambio ionico tutti i metalli pesanti, tutti gli ioni ammonio, tutti i radicali liberi e li porta fuori con sé tramite

le feci. L’altro prodotto è l'Atena Plus, un brevetto Atena che genera l’humus idoneo perche´ si ristabilisca l’equilibrio enzimatico, batteriologico e virale del nostro intestino». I principi attivi, presenti nei composti, devono essere misurabili e quantificabili. «Nel momento in cui abbiamo un principio attivo identificato e quantificabile possiamo dosarlo a seconda delle necessita` della patologia». Un effetto, quello della medicina naturale, che sta riscuotendo sempre più consensi. «L'impatto sulle coscienze collettive è molto forte, perche´ si tratta di una medicina che dà le basi per prevenire tutta una serie di problematiche fisiche. Basti pensare l’effetto positivo di prevenzione che hanno i bagni derivativi sul nostro fisico, e l’effetto curativo che hanno gia` studiato da Kune nel 1850». Prodotti innovativi che nascono dagli investimenti che ogni anno l'azienda porta avanti. «Nel 2012 abbiamo investito circa 300.000 euro in ricerca e sviluppo e pensiamo di proseguire su questo livello anche per il futuro». Investimenti che pagano nei risultati ottenuti. «Negli ultimi 3 anni il fatturato si `e quintuplicato di anno in anno, l’utile `e stato triplicato e per il 2013 pensiamo di chiudere con un fatturato che si aggira attorno ai due milioni cinquecento mila euro. Questo – conclude Fabrizio Cappelletto - mi sembra un buon obiettivo per una piccola azienda come la nostra che `e considerata leader di mercato per alcuni prodotti». VENETO 2013 • DOSSIER • 215


Dveneto062013