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OSSIER LOMBARDIA L’INTERVENTO..........................................11

ECONOMIA E FINANZA

Guido Carella Carlo Sangalli Giorgio Guerrini Luigi Marino

POLITICA ECONOMICA .....................46 Giorgio Squinzi Francesco Bettoni

PRIMO PIANO

EXPO 2015 .............................................52 Lavori in corso Claudia Sorlini

IN COPERTINA.......................................18 Andrea Ferrari e Michele Melgari POLITICHE ENERGETICHE ..............26 Corrado Clini Giovanni Lelli Valeria Termini Francesco Starace Alessandro Zunino TRA PARENTESI..................................40 Maurizio Lupi IL COMMENTO......................................42 Sergio Travaglia POLITICHE SPORTIVE.......................44 Filippo Grassia

IMPRESA E SVILUPPO......................58 Roberto Snaidero Vittorio Buonaguidi INTERNAZIONALIZZAZIONE...........66 Gabriele Galante Monica, Gisella e Riccardo Colombo EXPORT ...................................................76 Gianfranco Bollini Mario e Barbara Scheggia Umberto Saini Fasanotti Claudio Ceruti Albertino Macchi Giovanni e Paolo Donati Mario Giorgio Prussiani Giuseppe Paredi TECNOLOGIE.........................................92 Gianfranco Silipigni Giovanni Majer Massimiliano Boggetti Angelo Chiesa Giuliano Caldiroli Renato Calamarà Luciano Tonelli Mario Maggioni Roberto Castellani Flavio Ventura Alessandro Imparato Antonio Montanari Luigi Citroni Stefano Bisio Chiara Pavan INNOVAZIONE.....................................124 Corrado Capelli Ugo Citernesi e Kathe Andersen Gianangelo Cattaneo Paolo Maria Rossin Giorgio Ostini Giovanni Lecce

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MODELLI D’IMPRESA ......................136 Massimo Vezzoni Cesare Boffi FBM Paolo Grimaldi Roberto Costa Giovanni Degrà Riccardo Buelli Luigi Salvadè Raniero Rossetti Carlo Allegrini Riccardo Rota Camas Giuseppe Conte Cesare Zanni Marco Miraglia Enzo Lochis Lorenzo Rossi Angelo Gorla


Sommario GESTIONE D’IMPRESA ....................176 Biagio Amorini PRODOTTI ASSICURATIVI..............178 Massimo Lietti CONSULENZA.....................................180 Lucia Trotta BANCHE E IMPRESE ........................182 Fritz Altmann SERVIZI ALLE IMPRESE .................184 Paolo Lucchini e Gianluca Mischeri Carlo Guiglia FOCUS VARESE .................................189 Attilio Fontana Renato Scapolan Giorgio Angelucci Giovanni Brugnoli

POLITICHE AGRICOLE....................202 Mario Catania Mario Guidi GRANDE DISTRIBUZIONE.............208 Giovanni Cobolli Gigli CREDITO & IMPRESE........................211 Francesco Bellotti Claudia Bugno

TERRITORIO EDILIZIA.................................................219 Paolo Savona Luigi Colombo Claudio De Albertis Duccio Campagnoli Massimo Maffezzoli Umberto, Federico e Olivia Piccardo Rocco Giglio Attilio Ferla Marco Brembilla Sergio Furini Demetrio Grassenis Patrick Fassi Rosanna, Sabrina e Dario Castelli IMMOBILIARE ....................................252 Eugenio Filograna STRUTTURE .......................................254 Claudio Cigognetti MATERIALI ..........................................256 Nicola Delbono Eddy Pescini Andrea Manini INTERNI ................................................262 Alessandro Geneloni Alberto Draghi Daniela Mascheroni INFRASTRUTTURE LOMBARDE.........................................268

AMBIENTE RINNOVABILI......................................270 Guido Ghirardi EFFICIENZA ENERGETICA ............272 Gianluigi Redaelli e Lucia De Francesco Paola Ferroli CONSULENZA AMBIENTALE .......276 Ines Bertoli BONIFICHE..........................................280 Andrea Tonella Marino Volpi

GIUSTIZIA USURA ..................................................284 Lino Busà Sonia Stefanizzi

SANITÀ RICERCA SCIENTIFICA....................291 Umberto Veronesi Silvio Garattini COMUNICARE LA SALUTE............294 Luciano Onder Michele Mirabella POLITICHE ANTIDROGA ................299 Giovanni Serpelloni MALPRACTICE ..................................304 Davide Steccanella CHIRURGIA ESTETICA....................306 Enrico Motta ONCOLOGIA.........................................310 Giovanni Lucio Rocca STRUTTURE SANITARIE.................312 Pasquale Intini ODONTOIATRIA .................................316 Egidio Biffi BIOTECNOLOGIE................................318 Leone Cinelli

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L’INTERVENTO

Per superare il gap produttivo di Guido Carella, presidente Manageritalia

roduttività, questa è la parola che ci perseguita. Sono decenni che in Italia la produttività è in discesa e, più di recente, è crollata. Secondo la Commissione Europea, nel secondo trimestre 2012 l’Italia ha registrato la caduta di produttività più forte nella Ue: -2,1 per cento, dopo lo -0,8 per cento nel primo trimestre. Allora che fare? La produttività aumenta se migliorano le capacità dei fattori produttivi e il loro mix. Più istruzione e conoscenza per le persone, innovazione per i macchinari e organizzazione dei processi. Ma non basta, a tutto questo si deve aggiungere un’organizzazione del lavoro e una gestione sempre più manageriale. Ma per mille motivi nel nostro Paese questa indispensabile modernizzazione è rimasta a metà strada. Abbiamo aziende piccolissime (il 90 per cento ha meno di 5 addetti, il 95 meno di 10 e il 99,9 meno di 250) che non fanno ricerca e innovazione, che non hanno dimensione per fare economie di scala e di scopo, che hanno scarsissima o nulla presenza, competenza e gestione manageriale e quindi capacità organizzativa e gestionale. Abbiamo gap vistosi nella formazione, soprattutto nella sua capacità di sfornare persone con conoscenze allineate a quelle richieste dal mercato. Abbiamo un costo del lavoro e del fare impresa altissimo. A questo si aggiunge il fatto che negli ultimi decenni siamo stati incapaci di restare o spostare la nostra economia e le nostre aziende nei business a più alto valore aggiunto, dove la produttività e il successo sono meno legati a meri fattori di costo. L’aumento della produttività e del benessere di persone e aziende passano sicuramente per una ridefinizione dei modelli e delle culture del lavoro, in primis

P

delle relazioni industriali e del ruolo delle cosiddette parti sociali. Per un forte aumento di presenza, competenza e gestione manageriale in gran parte delle imprese italiane. Ma, e ne è una conseguenza, passano soprattutto dalla diffusione di modelli organizzativi e strumenti volti a migliorare la vita dei singoli e delle imprese. Un cambiamento che per la grande maggioranza di manager e lavoratori italiani (intervistati per Manageritalia da AstraRicerche e Duepuntozero Doxa nel 2012) passa per: valutazione delle persone su merito e risultati (per il 96 per cento dei manager; 88 per cento degli italiani), gestione delle persone per obiettivi (93 e 81 per cento), più formazione (93 e 91 per cento), più gestione manageriale (92 e 72 per cento), più collaborazione e meno gerarchia (87 per cento per entrambi), maggior conciliazione tra vita professionale e personale (85 per cento) e introduzione di programmi di welfare aziendale (77 e 81 per cento). Insomma, il lavoro e il mondo del lavoro che ci servono e meritiamo richiedono una profonda rivisitazione, per non dire rottamazione. Merito, gestione per obiettivi, collaborazione, innovazione, conciliazione tra vita privata e professionale, managerialità e formazione continua sono alcune delle parole chiave per ripartire e raggiungere produttività e benessere. LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 11


IN COPERTINA

ENERGIA GIOVANE AL SERVIZIO DELL’IMPRESA È il parco caldaie più grande d’Italia e oggi punta alla conquista di nuovi mercati, investendo in formazione, tecnologie e nuove fonti rinnovabili. Il caso della Melgari e di un modello imprenditoriale “flessibile”. Che porta alla crescita, nonostante la crisi Andrea Moscariello

settore energetico può rappresentare, concretamente, la chiave di volta per l’economia italiana. Una sfida che i nostri imprenditori potranno vincere soltanto a “colpi” di innovazione. La competizione è serrata, le tecnologie si evolvono e, con loro, anche i management. Un discorso apparentemente ovvio, ma in realtà poco consono a un tessuto produttivo, sì, eccellente, ma al tempo stesso farraginoso nel suo ricambio generazionale e troppe volte timido negli investimenti in ricerca. Ma occorre tenere il passo. Un dettame che il gruppo dirigente della Caldaie

Il

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Melgari ha fatto proprio, puntando su un modello di flessibilità gestionale. La società di Pieve Delmona, nel cremonese, negli anni ha acquisito importanti quote sul mercato delle centrali termiche, realizzando numerosi impianti industriali. E oggi si apre a ulteriori opportunità, una su tutte: le nuove fonti energetiche. A cominciare dal Biogas, un ambito che vede l’Italia protagonista sullo scenario europeo, basti pensare che nel nostro Paese la diffusione di impianti di Biogas ha raggiunto nel 2011 il valore che era stato previsto per il 2020. E a riprova di come l’energia, se abbinata all’innovazione, è




Andrea Ferrari e Michele Melgari


IN COPERTINA

 garanzia di sviluppo, sono anche i Andrea Ferrari: «Grazie al con- primis, a salvarvi dalla crisi? risultati ottenuti da questa azienda. A commentarli per la Caldaie Melgari sono Andrea Ferrari, CMO, e Michele Melgari, Engineering Chief. «L’azienda ha saputo bilanciare lo sviluppo dimensionale con il consolidamento della struttura interna - spiega Ferrari -. Un’impresa non da poco. Crescendo così rapidamente, infatti, si rischia spesso di ritrovarsi con “l’abito stretto”. Il nostro, invece, è stato cucito su misura». Come è avvenuto questo bilanciamento?

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trollo di gestione e a un’attenta ripartizione dei compiti all’interno del top management. In questo modo siamo riusciti a indirizzare efficientemente la crescita. È stato un po’ come impedire a un fiume in piena di uscire dal proprio letto, senza però ridurne l’intensità. Il segreto è darsi obiettivi ambiziosi ma al tempo stesso chiari e misurabili, investendo soprattutto nelle attività a maggior valore per il cliente». Dunque, secondo lei, è stato il vostro modello di business, in

«Non ci sono dubbi al riguardo. Siamo nel 2012, non si può più fare impresa come cinquant’anni fa. La vecchia “catena del valore” si è ormai trasformata in network e il successo di un’azienda si misura principalmente nella qualità delle relazioni strette con gli altri attori del mercato. I fornitori diventano partner e il cliente, prima relegato a valle del processo, va ora coinvolto già in fase di progettazione. Il prodotto o servizio deve nascere da lui. Solo così possono svilupparsi risonanza e loyalty tra lui e


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Andrea Ferrari e Michele Melgari



I giovani desiderano mostrare quanto valgono. Dobbiamo dar loro una possibilità. Siamo noi imprenditori a dover essere meno “choosy” l’azienda. Certo, il mercato di oggi presenta diverse criticità, a cominciare dal recupero dei crediti, ma devo dire che se tutti avessero un CFO come il nostro, Sonia Cantarelli, le aziende in crisi di liquidità sarebbero molte meno». Parliamo del vostro settore. Melgari è tra i leader sul mercato delle centrali termiche. Un ambito, però, che registra un trend negativo. A.F.: «Ci si deve rinnovare evitando “miopie” di marketing. Chi si rivolge a noi necessita di calore facilmente trasportabile e le centrali termiche mobili sono a oggi la soluzione migliore. Ma domani



potrebbero essercene altre. Per quanto la nostra dimensione ci protegga dagli attacchi della concorrenza adagiarci sugli allori sarebbe quindi controproducente. Ecco perché, per mantenere il nostro vantaggio competitivo, abbiamo iniziato a investire nello sviluppo di componenti innovative e, soprattutto, nello studio di nuovi combustibili e fonti d’energia». Dunque si parte dalla ricerca? Michele Melgari: «Ovviamente. Non solo in termini economici. Investire in R&D significa impegnare tempo ed energie. I risultati arriveranno e, soprattutto, sono certo si riveleranno brillanti nel medio e

Il gruppo dirigente di Caldaie Melgari. Da sinistra, Andrea Ferrari, Sonia Cantarelli, Gabriele e Michele Melgari

lungo termine. Siamo fervidi sostenitori della green economy». Il biogas è una delle voci maggiormente in crescita. A.F.: «È per questo che gli incentivi saranno ridotti precocemente: essendo stati pensati per stimolare la domanda, ora che abbiamo raggiunto il traguardo, lo Stato inizia a diminuire il proprio intervento lasciando che il mercato si avvii a operare autonomamente. Le aziende che operano nel settore devono lavorare sinergicamente. Il vero obiettivo non è far soldi con gli incentivi, ma raggiungere quella che gli esperti chiamano “grid parity”, ossia il momento in cui  LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 21


 l’energia elettrica prodotta tramite

fonti rinnovabili avrà lo stesso prezzo dell’energia tradizionale di origine fossile». La vostra realtà si distingue anche per l’attenzione rivolta alla formazione interna. Purtroppo, con la crisi, quella formativa è una delle voci più colpite nei bilanci aziendali. Cosa significa, per voi, investire sullo sviluppo delle risorse umane? A.F.: «L’educazione è un investimento a lungo termine. La scuola italiana ha subìto troppe trasformazioni negli ultimi anni, spesso - a mio avviso - deleterie. D’altro canto anche le aziende hanno la loro dose di colpa: la maggior parte degli imprenditori investe quasi nulla in formazione, considerandola per stupidità un costo inutile e vivendo ancora nella convinzione che si possa imparare “rubando con

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Investire in ricerca e sviluppo significa impegnare tempo ed energie. I risultati arriveranno e, soprattutto, sono certo si riveleranno brillanti nel medio e lungo termine

gli occhi”. I tempi sono cambiati, ciò di cui hanno bisogno i giovani è una preparazione specifica e concreta che la scuola non è più in grado di offrire. Questi ragazzi non devono solo imparare a fare le cose nel modo giusto, ma soprattutto devono imparare a fare le cose giuste. Credere e investire in loro significa investire nel futuro. E questo non è opinabile. Riflettendo bene sull’argomento, si arriva purtroppo a capire che la causa del problema è ben più a monte della scuola».



Vale a dire? A.F.: «Il sistema italiano non sa cosa voglia dire meritocrazia. E si potrebbe pensare che gli unici mezzi di crescita professionale siano le raccomandazioni o i compromessi poco etici. Ma non è così. L’Italia è ancora piena di capitani d’impresa che hanno voglia di insegnare il loro mestiere alle giovani promesse. Non è un’utopia, è realtà. Caldaie Melgari già da anni collabora con gli istituti del territorio, dando ai ragazzi la possibilità di toccare con


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Andrea Ferrari e Michele Melgari

Perché il Biogas Il mercato si amplia. Ma calano gli incentivi. In molti si chiedono, giustamente, se converrà ancora farsi costruire un impianto a Biogas. Secondo Andrea Ferrari, della Caldaie Melgari, la risposta è sì, «ma solo per digestori fino a 300kW, soglia oltre la quale l’investimento diventa antieconomico. In realtà gli incentivi, per quanto ribassati, verranno affiancati da premialità aggiuntive per gli impianti più efficienti. Il vero problema sarà invece l’accesso ai contributi: solo chi supererà l’iter di qualifica potrà accedervi. La domanda dovrebbe quindi subire una contrazione a oggi però non ben prevedibile». La società di Cremona, vanta il parco di centrali termiche mobili più grande d'Italia ma, secondo il suo management, ampliarlo ora sarebbe un rischio non giustificato. «A differenza dei competitor che si affidano a terzi, noi assembliamo e certifichiamo i macchinari internamente, sotto l’occhio attento del nostro mentore, Gabriele Melgari. Di conseguenza possiamo costruire le nuove centrali in tempi più ridotti e con una qualità garantita. Quando sarà il momento, - prosegue Ferrari - non ci faremo di certo cogliere di sorpresa. Come faccio a esserne sicuro? Ho degli “informatori” speciali: gli ottimi rapporti instaurati con i clienti si sono infatti tradotti in una collaborazione che ci consente di essere sempre aggiornati sulle novità del settore». www.caldaiemelgari.it

mano la realtà lavorativa, attraverso lezioni pratiche in aula e incontri presso il nostro stabilimento. Abbiamo anche assunto i più meritevoli. I giovani sono assetati di conoscenza e hanno una voglia incredibile di impegnarsi e far vedere quanto valgono. Meritano una possibilità. Siamo noi imprenditori a dover essere meno “choosy”». In futuro prevedete di diversificare ulteriormente la vostra gamma di servizi? A.F.: «Sono in programma nuovi

servizi come ad esempio le manutenzioni programmate, che permetteranno ai nostri clienti di ricevere a costi davvero contenuti interventi periodici ai generatori. Una caldaia, infatti, ha potenzialmente una lunghissima longevità. Per garantire questa durata è però necessario un controllo costante. Bastano 3 check-up all’anno per ridurre al minimo il rischio di guasti e danneggiamenti. Oltre alle manutenzioni abbiamo anche allacciato contatti con alcuni mercati esteri in via di sviluppo che si sono dimostrati molto interessati alle nostre caldaie». Il 2013, però, si apre con un chiaro orientamento verso il potenziamento del mercato interno. A.F.: «David Ogilvy diceva che “Qualunque idiota può fare un’offerta, ma ci vogliono genio, fede e

perseveranza per creare un Brand”. Noi crediamo di essere sulla buona strada. Dai sondaggi condotti, Caldaie Melgari gode oggi di un’ottima awareness nel segmento in cui opera ed è da tutti riconosciuta come sinonimo di qualità ed esperienza. La strategia da qui a tre anni sarà rafforzare la nostra presenza sul territorio italiano, arrivando anche là dove finora abbiamo incontrato qualche resistenza, come ad esempio il Meridione. Gli investimenti di marketing saranno inoltre indirizzati all’incremento della customer retention, con l’obiettivo di generare una forte fidelizzazione. Sono ovviamente in programma nuovi servizi e, soprattutto, un innovativo strumento di gestione a distanza dei generatori che sfrutterà le più moderne tecnologie di clouding e remote control». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 23


Palletways, la soluzione veloce e sicura per spedire in Italia ed Europa Un modello di trasporto che unisce la velocità del corriere espresso con le quantità e la tipologia di merci del distributore tradizionale. Albino Quaglia spiega i vantaggi e le ragioni del successo del pallet network

recento aziende di autotrasporto consorziate. Un Network internazionale che abbraccia undici Paesi Europei e che, lungo lo Stivale, può contare su una rete di 86 Concessioni, distribuite capillarmente su tutto il territorio nazionale e capace di movimentare, in Italia, oltre 5000 pallet al giorno, anche in aree remote, dove è difficile effettuare spedizioni con altri corrieri. Sono i numeri di Palletways, società leader nel trasporto espresso di merce su pallet, nata nel 1994 nel Regno Unito, da un’idea al tempo stesso semplice e rivoluzionaria: trasferire le logiche tipiche delle spedizioni tramite corriere espresso alla movimentazione di merci pesanti, per garantire anche al trasporto di bancali fino a una tonnellata di peso e oltre, i tempi di consegna previsti per un pacco. A costi competitivi. «Dopo il mercato britannico, l’Italia è stata il primo Paese, nel 2001, ad adot-

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tare il nuovo sistema per le spedizioni veloci con ottimi risultati, perché la società continua a crescere, in termini di volumi, a un ritmo del 15/20 per cento l'anno», ricorda Albino Quaglia, amministratore delegato di Palletways Italia al quale abbiamo posto alcune domande. Quali sono i vostri punti di forza, in un mercato così difficile? «Prima di tutto la qualità del servizio, poi la flessibilità. A disposizione dei nostri Clienti mettiamo sei differenti tipologie di bancali: dal Mini Quarter, ideale per piccole spedizioni, con peso inferiore ai 150 Kg; al Full pallet, per merce fino a una tonnellata di peso, passando per quattro bancali di formato intermedio: Quarter, Extra Light, Half e Light. Questo ci permette di offrire tariffe semplici e competitive, calcolate in base al numero e alla tipologia di pallet da spedire, senza passare per la tradizionale con-

Palletways Italia Spa - Via Pradazzo, 7 - 40012 Calderara di Reno (Bologna)


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dei costi avanzate dalle imprese? «La competitività, economica e di servizio, della nostra offerta, la frammentazione dei carichi e il ridimensionamento delle reti captive di distribuzione, aumenta la nostra penetrazione di mercato, creando volumi elevati nel Network; siamo in questi ultimi mesi a +25% / 30% al disopra delle scorso anno. Creando economie di scala, questo modello permette ai Concessionari di ottimizzare i carichi e di garantire tempi di consegna competitivi offrendo un livello di servizio eccellente, il circolo virtuoso è avviato!». Quali altri vantaggi offre il vostro network? «Facciamo parte di un network internazionale e quindi i Clienti possono inviare facilmente le spedizioni anche verso altri Paesi Europei, in particolare Regno Unito, Germania, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Spagna, Danimarca, Portogallo, Irlanda e Lussemburgo. Palletways si diffeversione peso/volume». renzia inoltre per l’innovazione continua: abbiamo reA quali settori merceologici vi rivolgete? centemente esteso il Servizio Garantito anche alle merci «Abbiamo Clienti che provengono da tutti i settori, con il ADR e siamo sempre al lavoro per migliorare i nostri invitivinicolo in pole position con il 30 per cento dei volumi; dicatori di performance». quindi dai materiali per l'edilizia ai prodotti per la casa e la persona, dai casalinghi all’agroalimentare. Il nostro sistema, infatti, ci consente di rispondere a esigenze molto Concessionario per la Lombardia: diverse ma è particolarmente competitivo per spedizioni frazionate verso destinazioni multiple». Messaggerie del Garda MI, MN e BS Quali garanzie offrite sui tempi di spedizione? Trasporti Marchesi BG «I nostri Clienti possono scegliere tra due servizi: Eco- Racchetti Mediotrasporti CR – LO – PC – MI nomy, con consegna entro 48/72/96 ore, a secondo del- So.Log LC – SO – CO l’Hub e del destino, oppure Premium, per spedizioni ur- Pallet Express MI genti, entro 24/48 ore: in questo caso, se si verifica un Vallin Autotrasporti MI e PV ritardo sui tempi di consegna, offriamo la garanzia di rim- Trial MI borso delle spese di spedizione – anche per le merci ADR. Fratelli Boffi CO In Italia, siamo l'unica azienda di trasporto espresso a pro- Luoni Franco & C.VA Logistica Nieddu MI porre standard di servizio così elevato». Come riuscite a proporre un servizio altamente qualita- DINAMIK SCARL MI tivo pur tenendo conto delle esigenze di razionalizzazione

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POLITICHE ENERGETICHE XXXXXXXXXXX

Centotrent’anni di energia pulita Edison è presente su tutta la filiera dell’efficienza e mette la sua competenza a disposizione dei suoi interlocutori nella convinzione che, come sottolinea il direttore commerciale Alessandro Zunino, l’efficienza sia uno strumento di competitività per il Paese Renata Gualtieri

a notte di Santo Stefano del 1883, in occasione dell’affollatissima prima della Gioconda di Ponchielli, fu la centrale Edison di Santa Radegonda a illuminare con luce elettrica la Scala per la prima volta nella storia del teatro. Il 26

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dicembre di quell’anno 2.280 lampadine elettriche diedero una sorprendente e inattesa luce alla rappresentazione scaligera. Proprio quest’energia pulita, che viene tuttora prodotta dagli impianti storici di Bertini, Esterle e Semenza, servirà quest’anno ad azzerare le emis-

sioni del Teatro alla Scala in occasione della prima del Lohengrin di Wagner, l’opera che inaugura la nuova stagione. Dunque le centrali idroelettriche dell’Adda, oggi come allora, porteranno energia e luce pulita a Milano. L’efficienza energetica è uno degli aspetti cruciali


Alessandro Zunino

da affrontare per Edison che, come ricorda il direttore commerciale Alessandro Zunino, «attraverso un’area di business dedicata, affianca i consumatori nel percorso di riduzione dei consumi di energia». In che modo Edison dunque favorisce un’elevata efficienza energetica? «La peculiarità di Edison è di essere presente su tutta la filiera dell’efficienza energetica: dall’audit energetico - con il quale stimiamo il volume di energia che è possibile risparmiare grazie agli interventi di ottimizzazione - alla valutazione della priorità tecnico-economica dei possibili interventi, dalle azioni di efficientamento - siano esse di revisione impiantistica, rinnovamento delle apparecchiature o realizzazione di impianti di autoproduzione con cui il cliente



In soli due anni abbiamo avviato analisi di efficienza energetica per oltre 200 aziende e realizzato diversi progetti

produce autonomamente l’energia di cui ha bisogno - fino alla gestione e manutenzione degli impianti. L’azienda sostiene l’onere dell’investimento necessario a ridurre i consumi, partecipa al risparmio generato e mette la sua competenza a disposizione dei propri interlocutori nella convinzione che l’efficienza possa rappresentare un valido strumento di competitività per il nostro Paese. In soli due anni abbiamo avviato analisi di efficienza energetica per oltre 200 aziende e realizzato diversi progetti che raccontano come intendiamo l’efficienza». Quali gli interventi effettuati



in Lombardia? «Tra gli altri, ricordo l’autoproduzione fotovoltaica sulle coperture industriali di Mapei a Mediglia, l’ottimizzazione energetica avviata presso alcuni alberghi della catena Accor, anche con l’installazione di una cella a combustibile particolarmente efficiente, e l’illuminazione pubblica a led, in collaborazione con Smail e Philips, presso il Comune di Sulbiate, provincia di Monza e Brianza». Solo un milione di lombardi ha sfruttato il mercato libero. Secondo lei perché? E come potrebbero essere sfruttare al meglio le opportunità offerte  LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 37


XXXXXXXXXXX POLITICHE ENERGETICHE

Alessandro Zunino, direttore commerciale di Edison

 dalla liberalizzazione del mer- facile il passaggio da un operatore gare alla gente i benefici della liberacato dell’energia? «I lombardi e gli italiani possono sfruttare meglio la liberalizzazione del mercato informandosi, ad esempio visitando il sito www.edisoncasa.it, e cambiando fornitore: è un’operazione facile, fa risparmiare e non costa nulla. Nel 2008 per primi abbiamo accolto la sfida della liberalizzazione proponendo offerte che sono sempre risultate tra le più economiche sul mercato. Ora, a 5 anni dall’avvio del processo, riconosciamo che è stata fatta tanta strada, ma ci sono ampi spazi di miglioramento. Auspichiamo una forte semplificazione della regolamentazione a favore della qualità del servizio, la realizzazione di un’anagrafica del consumatore che renda più 38 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

all’altro, senza costringere il consumatore a cercare alcuni dati tecnici sulla bolletta, e una disciplina più puntuale nei servizi che i distributori devono erogare ai venditori così da evitare disservizi e ritardi che solitamente impattano sul cliente e sulla sua percezione della qualità del servizio. In ultimo, bisogna lavorare sui tempi: oggi per cambiare fornitore ci vuole circa un mese e mezzo. Noi chiediamo la possibilità di velocizzare l’iter burocratico». Edison ha lanciato il tour del risparmio energetico. Cosa prevede? «Il tour farà tappa in diverse città italiane. Siamo stati a Milano, Torino, Genova, Verona, Bologna, Lucca e saremo a Roma le prime due settimane di dicembre. Vogliamo spie-

lizzazione del mercato dell’energia. Basti pensare che gli ultimi aumenti sulle tariffe per il mercato regolato hanno un peso sulla bolletta di una famiglia italiana “tipo”, per intenderci una famiglia che consuma 2.700 kilowattora all’anno, di 7,6 euro per l’energia elettrica e di 14 euro per il gas. Ma risparmiare è possibile. Con questo tour scendiamo in piazza tra la gente per aiutare le famiglie italiane a contrastare il carobolletta. All’interno di “Casa Edison” i nostri esperti si mettono a disposizione di tutte le persone interessate che vogliono ricevere informazioni più dettagliate e toccare con mano come sia semplice e sicuro passare a Edison. Basta portare con sé una delle ultime bollette».


arzo 2013. Via libera alle elezioni regionali in Lazio, Molise e Lombardia. La strada per il Pdl in Lombardia sembra essere quella di trovare un margine di accordo con la Lega per proporre un candidato che sia espressione di un centrodestra unito. A delineare quali siano effettivamente i margini di una possibile intesa è il deputato Pdl, e vicepresidente della Camera dei Deputati, Maurizio Lupi. Salvini parla di un eventuale dialogo con il Pdl sui programmi, ma non sui nomi. «Condivido ciò che dice Salvini: se vogliamo recuperare il rapporto con il nostro elettorato, l’unico modo è quello di mettere in campo una proposta credibile di governo della Regione. È quello che abbiamo

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OFFRIAMO ALLA LOMBARDIA UN PROGETTO POLITICO CREDIBILE

40 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

fatto in questi anni. Roberto Formigoni è stato, ed è, l’espressione di un’idea di governo fondata sulla sussidiarietà, sulla capacità di valorizzare ciò che esiste e merita, di far crescere chi, dal basso, risponde alle esigenze dei cittadini in modo spesso più efficace di quanto saprebbe fare l’amministrazione pubblica. Libertà contro centralismo. Un modello che - è davanti agli occhi di tutti - funziona e ha prodotto risultati incredibili. Mi sembra difficile negare quanto oggi la Lombardia rappresenti un fiore all’occhiello nel panorama degli enti locali. Può farlo solo chi fa prevalere l’ideologia sulla realtà. Tornando al rapporto con la Lega, posso solo dire che sarebbe un errore disperdere questo patrimonio dividendosi e consegnando, di fatto, la Regione alla sinistra». Se ci fosse, invece, da parte del Carroccio la volontà di insistere su Roberto Maroni, si procederà alle primarie di coalizione? Con quali prospettive, data l’intenzione di Albertini di non candidarsi in caso di primarie? «Non mi piace discutere di formule e alchimie, quasi che il problema potesse essere risolto sedendosi attorno a un tavolino. Le primarie sono sicuramente un grande strumento di democrazia e partecipazione che può rivitalizzare il nostro elettorato. Non a caso, il segretario Angelino Alfano le ha volute e con-


TRA PARENTESI Maurizio Lupi, deputato Pdl e vicepresidente della Camera dei Deputati

tinua volerle a livello nazionale. Le primarie, però, non sono la bacchetta magica con cui si risolvono tutti i problemi. Credo che, anche in Lombardia, occorra partire tutti, nessuno escluso - da una semplice domanda: cosa serve ai cittadini? La difesa di rendite di posizione di questo o quel partito, o un progetto in grado di permettere alla Lombardia di continuare a crescere e a sviluppare le proprie eccellenze? Questo è il punto centrale. I diktat, gli ultimatum, da qualsiasi parte arrivino, non servono. E contribuiscono solo ad aumentare quella sfiducia nei confronti della politica che si testimonia attraverso la scelta dell’astensionismo o la crescita di forze anti-sistema come il Movi-

mento 5 Stelle». Quanto e come inciderà l’asse delle alleanze per le elezioni in Lombardia sul piano nazionale? «Le alleanze non costituiscono il frutto di calcoli. Non si può scegliere un’alleanza in Lombardia solo perché è quella numericamente più convincente. E non lo si può fare nemmeno a livello nazionale. Noi siamo sempre stati chiari su quale sia il nostro orizzonte: unire tutte le forze moderate alternative alla sinistra. Vogliamo farlo sulla base di valori comuni che condividiamo e che possono permetterci di mettere in campo un progetto comune di governo del Paese. Il presidente Silvio Berlusconi ha fatto un passo di lato per favorire questa unificazione e il

Pdl sta lavorando lungo questa strada. Purtroppo c’è chi preferisce muoversi secondo piccoli calcoli di convenienza immediata. Che preferisce vincere nel presente senza pensare al futuro. Per loro vale la famosa distinzione di Alcide De Gasperi: “Un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista alla prossima generazione”. Noi crediamo che l’Italia abbia bisogno di statisti». Quali fattori ed eventi ritiene potranno influire sul voto in Lombardia? Quanto agirà l’impatto dell’antipolitica, come accaduto nelle elezioni siciliane? «I cittadini lombardi sono molto pragmatici. Se hanno voluto che Roberto Formigoni guidasse la Regione dal 1995 a oggi, non è per qualche motivo occulto. Semplicemente hanno riconosciuto il suo buongoverno. Questo è l’elemento che risulterà fondamentale alle prossime elezioni: la capacità di mettere in campo una proposta credibile che non disperda il lavoro svolto e faccia intravedere un futuro migliore. In fondo, è lo stesso elemento, probabilmente l’unico, che può sconfiggere l’antipolitica. Il nostro compito, e in questo nessuno può pensare di avere la coscienza a posto, è dimostrare che la politica è ancora capace di rispondere alle esigenze dei cittadini. Se non ci riusciremo antipolitica e astensionismo risulteranno decisivi. Come è accaduto in Sicilia». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 41


eguendo lo stimolo generato dalla recente, incredibile scoperta che la parola Impresa non compare in Costituzione, si potrebbe approfondire l’analisi dello svarione con qualche audace accostamento, come ad esempio il fatto che lo Stato potrebbe essere paradossalmente inserito nel vasto mondo degli investitori nostrani, come il più grande “azionista” operante nel Paese. Tale ipotesi si basa evidentemente su di una spericolata interpretazione estensiva del concetto di “dividendo” e su un fantasioso accostamento tra l’azionista tradizionale, che rischia i propri soldi per ricavare un dividendo, e lo Stato che, attraverso l’imposizione fiscale, ricava un “simildividendo” gigantesco dai settori produttivi, senza rischiare un euro. Avendo anche la possibilità di modulare, attraverso l’imposizione fiscale, il livello dei propri “dividendi”. Tale situazione privilegiata induce il nostro Stato a qualche eccesso, al punto da collocare l’Italia al vertice dell’esosità mondiale, con un “dividendo fiscale” pari a un prelievo del 68,5 per cento. Non va dimenticato, inoltre, che l’Impresa, con i suoi 17 milioni di

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Lo Stato è “un azionista” delle imprese? Il punto di Sergio Travaglia 42 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

occupati, su un totale nazionale di 23 milioni, offre in preda allo Stato anche la tassazione sui redditi di tutti questi lavoratori e che quindi la massa di risorse finanziarie offerte allo Stato “azionista” dall’Impresa assume proporzioni gigantesche. Tuttavia, mentre qualsiasi azionista normale segue con trepidazione le vicende dell’Impresa alle cui fortune ha affidato la sorte dei suoi risparmi, lo Stato invece, essendo una specie di azionista unilaterale, (riceve ma non dà), ignora cinicamente le nefaste condizioni operative, spesso da lui stesso generate, in cui si dibatte l’Impresa, compromettendone così la produzione di “dividendi”. È impressionante infatti la quantità di norme restrittive e burocraticamente insensate che frenano l’efficienza e la competitività, anche internazionale, delle Imprese italiane, vanificando così, nei fatti, l’agognata “crescita”, da tutti auspicata a parole. E in questo modo lo Stato si dà la zappa sui piedi nei confronti del suo principale tributario. La causa di tale comportamento, che ha toccato il vertice con l’esclusione dell’Impresa dalla Costituzione, risiede nel fatto che i legislatori e i burocrati statali non


IL COMMENTO

hanno capito assolutamente quale sia il ruolo dell’Impresa, anche perché nessun intellettuale italiano si è mai occupato di analizzarlo. Dando così ragione a Churchill quando sostiene: “Molti credono che l’Industria sia una tigre da domare, molti credono che sia una mucca da mungere, pochi sanno che si tratta di un cavallo che tira un carro molto pesante.” L’assenza di motivazioni, anche culturali, genera così una malsana situazione di “fiscofagia” che compromette pesantemente le benefiche potenzialità imprenditoriali. Diceva Reagan: “Un tempo pensavamo di risolvere i nostri problemi ricorrendo allo Stato, finché abbiamo capito che era lo Stato il nostro problema”. E incalzava l’economista Laffer: “Più tassi, meno incassi”. In conclusione i responsabili delle sorti del Paese dovrebbero cercare di sistemarsi nella categoria più lusinghiera fra le quattro identificate dal famoso economista Carlo Cipolla: “I banditi fanno bene a sé e male agli altri, gli sprovveduti fanno male a sé e bene agli altri, gli stupidi fanno male a sé e male agli altri e gli intelligenti fanno bene a sé e bene agli altri.” Sono certo che il nostro meraviglioso Paese merita una scelta sensata, fra una delle quattro opzioni. LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 43


POLITICHE SPORTIVE

Impianti sportivi, la Lombardia deve recuperare L’arretratezza delle strutture italiane è proverbiale e penalizza tutto l’ambito, compresi i grandi club calcistici milanesi. L’assessore allo sport della Regione denuncia la situazione e promette: «Pronti nuovi progetti di rilancio» Renato Ferretti

l ritardo che porta l’Italia nei confronti dei paesi più avanzati, in tema di strutture e infrastrutture, è un serio limite allo sviluppo in molti ambiti e, purtroppo, anche la Lombardia contribuisce ad abbassare la media nazionale. Filippo Grassia, assessore allo Sport e Giovani di regione Lombardia, parla con rammarico di una situazione che ha fatto davvero pochi passi in avanti. «Per dare un’idea della nostra realtà – dice Grassia –, basti pensare che a Milano non esiste una piscina Filippo Grassia, assessore allo Sport e Giovani della regione olimpionica comuLombardia nale e che la situawww.regione.lombardia.it zione tragica che affligge i suoi impianti sportivi impedisce alla nostra città di ospitare eventi di grande livello, con enormi danni economici e di immagine». In attesa della relativa legge, che liberi il paese da questo pantano inammissibile per un paese della Ue, qualcosa per fortuna si è mosso. «Nel suo piccolo – ricorda l’assessore –, la Juventus ha dimostrato che, nonostante la man-

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cata approvazione della legge sugli impianti sportivi (grazie a quei soggetti che vi volevano inserire anche qualche privilegio), è possibile schiodarsi da questa situazione di arretratezza. Sono sempre stato molto sensibile al tema, al punto che già quindici anni fa ho più volte scritto sull’argomento perché ritenevo che le condizioni delle strutture italiane fossero già obsolete e in grande ritardo nei confronti di molte altre nazioni, sia dal punto di vista architettonico, sia gestionale. L’esperienza di Italia90 ha poi fatto emergere e amplificato questa situazione. Emblematico il fatto che si siano ricostruiti gli stadi senza nemmeno riuscire a copiare il Franchi di Firenze, un gioiello di architettura e funzionalità degli anni ‘30, quando in Olanda e Inghilterra esistevano già concept all'avanguardia». Il problema, com’è facile intuire, non è solo di ordine sociale, ma anche economico. E questo vale anche per i grandi club di calcio. «Di questa situazione fanno le spese anche importanti società come Inter e Milan le quali, non potendo contare sui proventi derivanti dallo stadio e dal merchandising, si trovano ad avere fino a 100 milioni di euro in meno in bilancio rispetto agli altri grandi club europei. Quello che ci troviamo ad affrontare non è però solo un problema di carenza di impianti di eccellenza ma, purtroppo, anche di riqualificazione di impianti per lo sport di base». Per avere un’idea più precisa bisogna considerare alcune cifre: dall’analisi del censimento


Filippo Grassia

65%

DEGLI IMPIANTI SPORTIVI CENSITI NELLA REGIONE LOMBARDIA, SU CIRCA 17MILA, RISULTA AVERE PIÙ DI 20 ANNI

fatto in Regione, risultano circa 17mila impianti, di cui il 65 per cento con oltre 20 anni di vita e addirittura il 41 per cento con oltre 30 anni di vita, quindi molto obsoleti. Oltretutto, il 62 per cento degli impianti sono poco fruibili perché privi di copertura o di impianto di illuminazione o dotati di fondo in erba naturale facilmente deteriorabile. Nonostante questo, l’assessorato allo sport lombardo non si è ancora arreso al regime di amministrazione ordinaria nel quale si trova a operare. Qualche segnale positivo c’è e non mancano i progetti che potrebbero migliorare notevolmente le condizioni. «Uno di questi – spiega Grassia – è "Palestre Aperte", che darà la possibilità ad associazioni e società di fruire delle strutture lombarde fino alle 23.30, con

Si sono ricostruiti gli stadi senza nemmeno riuscire a copiare il Franchi di Firenze, che risale agli anni ‘30

un incremento di 15mila ore al giorno oppure, grazie al fondo per riqualificare e integrare impianti esistenti, permettendo di accedere a finanziamenti in conto interessi e, ancora, promuovendo interventi concordati con la Commissione Bilancio alla Camera, le Infrastrutture Lombarde e il Ministero dello Sport». I numeri dietro gli interventi fatti dalla Regione quanto meno testimoniano una volontà di cambiamento, tutt’altro che scontata. «Nel quadriennio che va dal 2007 al 2011 – spiega Grassia – sono pervenute oltre 500 richieste di contributo, relative sia a interventi di riqualificazione del patrimonio esistente (adeguamento alle norme di sicurezza, manutenzione straordinaria, ristrutturazione) sia alla realizzazione di nuovi impianti, e sono stati assegnati circa 35 milioni di euro di contributi in conto interesse sulla base di criteri che premiano i progetti a maggior sostenibilità gestionale: i contributi assegnati permetteranno la realizzazione di quasi 150 milioni di opere a vario titolo di impiantistica sportiva». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 45


POLITICA ECONOMICA

La produttività è il nodo cruciale Temi come quello della produttività e della competitività sono al centro dell’azione di Confindustria e del recente accordo che il governo ha sottoscritto con imprese e parti sociali. Lo spiega il leader degli industriali Giorgio Squinzi Leonardo Testi

realistico parlare di ripresa per l’Italia a partire dal 2015. Altre previsioni potrebbero, infatti, rivelarsi eccessivamente ottimistiche. Lo sostiene il numero uno degli industriali italiani, Giorgio Squinzi, guardando le analisi effettuate dal centro studi di Confindustria, che stimano un calo del Pil pari al 2,4 per cento per il 2012 e un decremento dello 0,6 per il 2013, con i primi segni di un’inversione di tendenza dalla primavera del prossimo anno. «È necessario ripartire dai punti di forza del Paese, uno per tutti l’industria manifatturiera» ha dichiarato Squinzi. «Se è vero che l’innovazione tecnologica è il motore della crescita, è altrettanto vero che l’industria manifatturiera è la sala macchine della crescita, essendo il cuore del sistema innovativo». Per l’Italia, la crescita è oggi la priorità. O il Paese trova le risorse e l’adeguata unione di intenti per cambiare rotta o è condannata a un inesorabile declino. E la crescita dell’Italia deve fare innanzitutto perno su un manifatturiero forte e competitivo. Il numero uno di Viale dell’Astronomia più volte si è soffermato su questo elemento nell’illustrare le misure necessarie per il rilancio. «In Confindustria stiamo lavorando sulla quotidianità, ma anche a un progetto e una visione di lungo periodo su come vorremo l’Italia tra qualche anno per essere al passo con i cambiamenti che, alla velocità della luce, si

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stanno verificando a livello globale» aveva dichiarato Squinzi il 21 settembre scorso all’assemblea annuale di Confindustria Latina, evidenziando i cardini su cui dovrebbe muoversi il Paese per superare quei problemi che già frenavano l’Italia prima della “grande crisi”. «Dobbiamo ragionare in termini di maggiore produttività – ha affermato – ottenuta non tagliando la forza lavoro, ma aumentando la specializzazione e il tasso di innovazione. La mia visione è che più produttività significa più competitività, più retribuzioni reali e, di conseguenza, più consumi». Un pilastro fondamentale per la crescita è rappresentato dall’innovazione che, come ha sottolineato il leader degli industriali, abbraccia ogni campo: dai prodotti ai processi, dai mercati all’organizzazione, dai canali di vendita alle relazioni sindacali. Per innovare, però, occorre fare ricerca. Il problema è che «investiamo troppo poco in ricerca e sviluppo: investe poco lo Stato e anche le imprese. Potremo fare di più», magari con fondi certi per almeno dieci anni e concentrati anziché dispersi in mille rivoli. La “ricetta” di Squinzi prevede, dunque, maggiore produttività e investimento in ricerca e innovazione, guardando al manifatturiero come fonte primaria di una crescita sostenibile e alla presenza sui mercati esteri più dinamici come leva strategica. Ma, ancora una volta, «non dipende solo


Giorgio Squinzi



Dobbiamo ragionare in termini di maggiore produttività, ottenuta non tagliando la forza lavoro, ma aumentando la specializzazione e il tasso di innovazione



da sistemi industriali e manifatturieri – ha rimarcato – ma anche dal contesto esterno fatto da infrastrutture moderne, comprese quelle digitali, una pubblica amministrazione che asseconda e non intralcia e un’istruzione che potenzia il capitale umano. Stimolare l’ingegno e curare la formazione dei giovani deve essere la nostra stella polare e tutta la società deve essere rivolta a valorizzare e premiare il merito». La nuova sfida per Confindustria e l’Italia oggi si chiama accordo sulla produttività, che stabilisce le “Linee programmatiche per la crescita della produttività e della competitività in Italia”, frutto degli incontri che, da settembre, si sono susseguiti tra governo, imprenditori, parti sociali e organizzazioni sindacali. Il provvedimento è stato sottoscritto il 21 novembre

Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria

dall’associazione confindustriale e da Abi (Associazione Bancaria Italiana), Ania (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici), Lega Cooperative, Rete Imprese Italia, Cisl, Uil e Ugl, ma non dalla Cgil. Tra i punti dell’intesa, il rafforzamento della contrattazione di secondo livello, la partecipazione dei lavoratori nell’impresa, la formazione e misure di solidarietà intergenerazionale. Dal governo verranno messi a disposizione 2,1 miliardi nel biennio 2013-2014 per la detassazione dei salari di produttività. Pur esprimendo rammarico per il no della Cgil, Squinzi ha definito l’accordo sulla produttività un «elemento nuovo nelle relazioni industriali, che va nella direzione giusta. L’inizio di nuova fase di sviluppo e occupazione». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 47


XXXXXXXXXXX POLITICA ECONOMICA

Aggregarsi per tornare a competere L’andamento del sistema produttivo lombardo resta negativo, nonostante qualche segnale in controtendenza. Il presidente del sistema camerale della regione, Francesco Bettoni, individua nella dimensione di rete la strada da seguire Francesca Druidi

rena il calo della produzione manifatturiera lombarda nel terzo trimestre del 2012. Si passa, infatti, dal -1,8 per cento dello scorso trimestre all’attuale -1. Meno negativo anche l’andamento del fatturato, mentre si riducono ancora il tasso di utilizzo degli impianti e il portafoglio ordini. Continua a tenere il mercato estero e anche le prospettive degli imprenditori si fanno meno fosche. Ciò che emerge dall’analisi congiunturale relativa alla produzione industriale lombarda nel terzo

F Francesco Bettoni, presidente di Unioncamere Lombardia

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trimestre dell’anno è l’aspettativa di un lieve miglioramento per quanto concerne domanda interna e produzione, sebbene ancora in terreno negativo, e di una crescita per la domanda estera. Continua a lanciare segnali negativi l’occupazione. A tracciare un bilancio della situazione economica attuale, indicando possibili direttrici per la risalita, è il presidente di Unioncamere Lombardia Francesco Bettoni. Si parla di timidi segnali di un’inversione di tendenza, probabilmente non suffragati dalle più opportune condizioni a livello internazionale. Quale prevede sarà l’andamento generale nei prossimi mesi? «Molto dipende davvero dall’evoluzione internazionale e, in particolare, dalle dinamiche che si registreranno in Europa, e nello specifico in Germania, che non solo è la locomotiva europea ma è anche il principale mercato di sbocco delle esportazioni lombarde. I segnali, seppur timidi, comunque ci sono e vengono da un rallentamento della caduta della produzione, dalla tenuta dell’export e dalle aspettative dei nostri imprenditori, che si dimostrano meno pessimisti rispetto ai mesi scorsi. Il nostro modello di previsione risente delle incertezze


Francesco Bettoni

generali e colloca i risultati dell’ultimo trimestre 2012 vicino allo zero. Interrompere la caduta sarebbe già un bel risultato in grado di produrre effetti positivi, anche sui primi mesi del prossimo anno. Per una vera ripresa, si dovrà però attendere la seconda parte del 2013». Su quali fattori si deve puntare per l’exit strategy dalla crisi e soprattutto la rincorsa alla crescita da parte del sistema produttivo lombardo? «I fattori strategici per lo sviluppo non sono evidentemente cambiati in questi mesi. Si chiamano innovazione, internazionalizzazione e capitale umano. In altri termini, con un capitale umano adeguato si può innovare e quindi esportare, sia verso i mercati maturi che ancora rappresentano la quota maggiore del nostro export, sia verso i paesi emergenti

che continuano a crescere a tassi ancora elevati. Altri due fattori si possono aggiungere a seguito della crisi che abbiamo alle spalle: un accesso al credito più facile e consistente e l’aggregazione fra imprese, per consentire alle micro e alle piccole aziende di agganciarsi alla domanda estera e quindi alla ripresa. Non è un caso che, assieme a Regione e ministero dello Sviluppo Economico, il Sistema camerale lombardo abbia investito risorse ingenti sui progetti di aggregazione fra imprese». La quota estera sul fatturato delle aziende lombarde è pari al 37,7% e la reazione delle imprese al clima europeo non favorevole si concretizza nella ricerca di mercati più dinamici ed extra-Ue. Come sostenere ulteriormente l’apertura ai mercati esteri? «Come già accennato, la ripresa parte dalla  LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 49


XXXXXXXXXXX POLITICA ECONOMICA



Le piccole e micro imprese devono unirsi in filiera con altre già internazionalizzate o, assieme, creare massa critica per muoversi sui mercati



 domanda estera e in particolare dai paesi forte diminuzione. E si prevede che il picco emergenti, più difficili e lontani da raggiungere, soprattutto per le micro e piccolo imprese. Per questo serve che si uniscano in filiera con altre imprese già internazionalizzate o che, assieme, creino sufficiente massa critica per sapersi muovere su quei mercati». Quale risultati sta registrando la piattaforma Invest in Lombardy? «Il progetto è ancora al nastro di partenza ma, grazie all’esperienza già maturata negli anni scorsi nel Milanese, può davvero diventare lo strumento efficace per attrarre investitori, contattandoli anche nei loro paesi e, soprattutto, accompagnandoli nei territori lombardi affinché possano concretamente valutare le opportunità insediative e di investimento. Gli investitori vanno poi aiutati direttamente a superare le non poche difficoltà della nostra burocrazia». A preoccupare è l’impatto che la forte contrazione della produzione industriale sta esercitando sul mercato del lavoro, dove il tasso degli ingressi è apparso in

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della disoccupazione si toccherà nel 2013. Intravede delle soluzioni a questa situazione? «È vero che purtroppo sul versante del mercato del lavoro, le difficoltà non sono ancora finite e, anzi, si protrarranno ancora per diversi trimestri: una ripresa lenta e su tassi contenuti rende complesso assumere nuovo personale, per di più stabile. E c’è da riassorbire tutta la quota di mercato in qualche modo “congelata” dagli ammortizzatori sociali. Dal prossimo anno, infine, si cominceranno a sentire anche gli effetti della recente riforma pensionistica: con minori uscite sarà difficile dare risposte positive ai giovani in entrata. Le uniche speranze derivano da una crescente consistenza della ripresa che, con il passare dei mesi, potrebbe essere sostenuta non solo dalla domanda estera, ma anche da quella interna, nelle sue componenti sia pubblica che dei consumi privati. Serve una buona iniezione di ottimismo anche fra i consumatori».


EXPO 2015

Un evento esperienziale e un viaggio dentro l’Italia Expo 2015 taglia il traguardo delle 110 adesioni ufficiali e raggiunge l’obiettivo del 2012 in anticipo. E con la firma da parte della Cina arriva la presentazione del Padiglione Italia, vetrina del Paese e ponte tra le eccellenze del mondo Gloria Martini

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Lavori in corso

stato presentato il concept del Padiglione Italia di Expo Milano 2015 al Palazzo della Triennale di Milano nel corso del workshop “Disegnare l’Italia”. Marco Balich, una delle figure più importanti a livello mondiale nella produzione di grandi eventi e cerimonie olimpiche, svilupperà il concept del Padiglione Italia che dovrà declinare il tema dell’Expo 2015 “Nutrire il Pianeta, Energia per la vita”. Il creativo italiano ha così commentato: «Sono lieto che le idee che ho offerto al mio Paese siano state accettate e che presto diventeranno lo spunto per il lavoro degli architetti per la realizzazione del Padiglione Italia. Ringrazio il commissario Diana Bracco e l’Expo 2015 per la fiducia riposta in me. Sono convinto che l’Expo di Milano rappresenterà su scala internazionale un forte segnale di cambiamento». Il Padiglione Italia dovrà essere un vero e proprio luogo-icona capace di offrire, in ambito internazionale, la magia di un viaggio attraverso la storia, i valori, i prodotti e le eccellenze tecnologiche del nostro Paese, che vanta un tesoro culturale, paesaggistico, enogastronomico fatto di tanti saperi di intelligenze e di tradizioni territoriali che nella loro variegata unicità compongono il ricchissimo mosaico di quell’italian style apprezzato in tutto il mondo. «Per questo – ha sottolineato Diana Bracco – vogliamo che il nostro padiglione, che si svilupperà su tutto il Cardo, sia al tempo stesso una vetrina del “sistema Italia” e un ponte tra le eccellenze italiane e quelle del resto del mondo. I grandi eventi curati da Marco Balich in tanti anni in Italia e all’estero hanno sempre avuto la caratteristica di coniugare valori e contenuti alti con emozioni coinvolgenti per tutti. Ecco perché credo che sia la persona giusta». Intanto è arrivata la firma del contratto di partecipazione da parte della Cina e l’amministratore delegato Giuseppe Sala ha definito questo come un momento molto importante per l’evento milanese. «Questa mattina la Cina ha firmato il contratto di partecipa-

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zione. Ora siamo qui per presentare il Padiglione Italia in cui prende una fisionomia ancora più concreta la volontà del nostro Paese di guidare la sfida lanciata dal tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. Questo duplice appuntamento costituisce una pietra miliare verso il 2015 e consolida i rapporti internazionali con i partecipanti che ci consentiranno di dar vita all’Esposizione universale del terzo millennio. Il padiglione italiano permetterà ai visitatori provenienti da tutto il mondo di toccare con mano i frutti della creatività, della tradizione e della capacità innovativa dell’Italia. Già a Shanghai il nostro Paese ha dato prova di sé riscuotendo un successo straordinario». Expo Milano 2015 però non si ferma e taglia il traguardo delle 110 adesioni ufficiali, raggiungendo così l’obiettivo del 2012 con un mese d’anticipo. L’ultimo Paese ad aver confermato la propria partecipazione è Cuba. Ad annunciarlo è il commissario generale Roberto Formigoni: «Siamo a 110 paesi, Cuba aderisce all’Expo. 110 e lode al nostro Expo. Cresce sempre più l’interesse dei paesi per la sfida lanciata da Expo Milano 2015: l’adesione di Cuba giunge infatti a poche ore da quella del Myanmar. L’Esposizione universale sarà il palcoscenico da cui tutti i partecipanti potranno presentare le soluzioni più innovative per rispondere al tema dell’evento». Il 22 novembre, a Parigi, l’amministratore delegato Giuseppe Sala ha aggiornato i rappresentanti dei paesi aderenti al Bureau international des expositions sullo stato dei lavori. «Sono stati già assegnati undici spazi per i padiglioni nazionali e sei dei Cluster – ha annunciato Giuseppe Sala –. È un risultato estremamente soddisfacente e incoraggiante a questo stadio del processo. Gli spazi assegnati rappresentano il 64 per cento e il 54 per cento del totale». Soddisfatti dell’apprezzamento del Bie, Roberto Formigoni e Giuliano Pisapia. Formigoni, in particolare, ha sottolineato che si sta svolgendo «un importante lavoro con le istituzioni dell’Unione europea, per condividere  LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 53


EXPO 2015

Sotto, in senso orario, Giuseppe Sala, amministratore delegato di Expo, il commissario generale Roberto Formigoni, e Diana Bracco, commissario generale per il Padiglione Italia

 forme e modalità di una significativa parte- il mondo a venire a Milano e in Italia per coincipazione dell’Europa all’Expo di Milano». Formigoni già qualche tempo prima, durante la sua partecipazione al Biztravelforum2012, aveva precisato come l’Expo fosse in linea con i programmi più ambiziosi prefissati. «Una expo come quella di Milano gode del fatto che si svolge nella capitale italiana dell’economia, della moda e dell’editoria e, inoltre, in un Paese che ha un brand forte e riconoscibilissimo nel mondo. Obiettivo comune è quello di attrarre il maggior numero di visitatori possibile, di cui 20 milioni reali e almeno altrettanti sulla rete. Sarà dunque un’expo esperienziale, inviteremo

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volgere i visitatori in un’esperienza unica e irripetibile. Il brand Italia dovrà scatenare tutte le sue eccellenze, proponendo esperienze artistiche, culturali, culinarie o enogastronomiche» ha concluso il governatore lombardo. Giuliano Pisapia ha, invece, dichiarato: «Il Bie ha espresso grande apprezzamento per i progressi compiuti da Milano sulla strada di Expo 2015 e guarda già all’inaugurazione di quello che sarà un evento unico, testimonianza della creatività, dell’innovazione e della determinazione di cui l’Italia è capace. Il convinto sostegno del Bie ci aiuterà a correre verso l’obiettivo finale».


Claudia Sorlini

Milano ha ancora molto da dire Convincere i milanesi che questa è l’occasione per prepararsi a essere sul palcoscenico del mondo e attrarre milioni di visitatori in città. Questo è lo scopo del comitato scientifico internazionale del Comune di Milano per Expo 2015. A coordinarlo c’è Claudia Sorlini Renata Gualtieri

l protocollo d’intesa firmato dai rettori delle sette università milanesi e dal sindaco Giuliano Pisapia ha dato il via all’istituzione del comitato scientifico internazionale del Comune di Milano. «Questa firma è importante perché – spiega la coordinatrice del comitato Claudia Sorlini – è un chiaro segnale dell’interesse del primo cittadino per l’approfondimento e la divulgazione dei contenuti di Expo e dell’impegno di Palazzo Marino perché questa non sia solo una grande operazione legata alla realizzazione di infrastrutture, servizi e tecnologie. Il tema di Expo, “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”, offre l’opportunità di affrontare argomenti di grande importanza per l’umanità». Si va dalla denutrizione al sovrappeso e obesità; dall’esigenza di incrementare la qualità e la quantità della produzione agricola alla necessità di garantire uno sviluppo sostenibile anche sotto il profilo ambientale e sociale. «Coordinerò il comitato in modo aperto ai suggerimenti e alle proposte qualificate che proverranno non solo dall’interno, ma anche dalle istituzioni e dalle reti della società civile – garantisce Claudia Sorlini – , con le quali intendo collaborare nelle iniziative in corso di programmazione». In che modo il comitato scientifico può aiutare Milano a fare un ulteriore salto qualitativo come città internazionale? «Può contribuire a che Milano e la Lombardia divulghino nel mondo la loro parte migliore: una straordinaria agricoltura, aziende modello sia fra

Andrea Scuratti - Comune di Milano

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La coordinatrice del comitato scientifico internazionale del Comune di Milano per Expo 2015, Claudia Sorlini

le grandi imprese agricole sia tra le piccole con produzioni di nicchia, una industria alimentare regolata da una delle normative più rigorose del pianeta, una spiccata capacità imprenditoriale e una forte propensione all’innovazione tecnologica. Il comitato intende inoltre far conoscere e valorizzare la grande concentrazione in Lombardia di organizzazioni non governative che svolgono cooperazione in numerosissimi paesi del mondo; il mondo dell’alta formazione e della ricerca che a Milano vanta, oltre alle 7 università, decine di altri centri e istituzioni dedicati; un



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Andrea Scuratti - Comune di Milano

EXPO 2015



Il comitato scientifico per Expo 2015 può aiutare Milano e la Lombardia a trasmettere nel mondo la loro parte migliore



 “Italian food” di alta qualità e un eccezionale pa- le parti del mondo e circa 10mila docenti di trimonio culturale. Infine contribuirà a diffondere e valorizzare forme minori ma significative di produzione e consumo emergenti sul nostro territorio: l’agricoltura periurbana, gli orti urbani, lo sviluppo dell’agriturismo, gli acquisti alla produzione e l’agricoltura biologica». Qual è il potenziale delle università milanesi e come verrà sfruttato? «Le università milanesi vantano nel loro insieme competenze che coprono quasi tutti i settori della conoscenza e della ricerca. Sono pertanto in grado di contribuire ad approfondire e a divulgare le tematiche di Expo. Possono contare su una massa critica di 180mila studenti di cui diverse migliaia stranieri che provengono da tutte

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ruolo e a contratto. La diffusione dei contenuti e dei valori di Expo all’interno dell’università è un primo mezzo per raggiungere un grande numero di famiglie in Italia e all’estero». Come saranno diffusi i temi della cultura legati ad Expo e in che modo verrà sollecitata la risposta da parte della comunità internazionale? «Anzitutto si intende utilizzare le reti e le collaborazioni internazionali di cui le università milanesi già dispongono: infatti ogni anno migliaia di studenti e di docenti si recano per scambi, soggiorni, congressi, progetti di ricerca e di formazione in un gran numero di paesi del pianeta. È l’occasione per presentare in questi Paesi l’evento universale di Expo con i suoi contenuti e i suoi


Claudia Sorlini



Le università milanesi vantano competenze che coprono quasi tutti i settori della conoscenza e della ricerca

valori e anche per invitare i giovani a visitare l’esposizione nel 2015. Sarà un’occasione in più per aiutare gli studenti milanesi ad accogliere questi giovani stranieri, facendo loro da guida non solo nei percorsi di Expo, ma anche nelle università incrementando l’internazionalizzazione degli atenei milanesi. Inoltre diversi docenti delle università da tempo si sono impegnati a portare a Milano i congressi internazionali delle loro società scientifiche per il 2015». Quali altre iniziative di cooperazione nazionali e internazionali saranno avviate? «Si intende collaborare con le reti nazionali e internazionali di Ong, del settore agro-alimentare, delle donne, dell’ambientalismo, delle fondazioni culturali, oltre che con le istituzioni, af-



frontando da varie angolature i temi dell’Expo. Si sta infatti elaborando un programma di eventi che si terranno anche in altri Paesi del mondo, oltre che a Milano, dove si potrà offrire ai giovani ospitalità a basso costo nei collegi milanesi». Possiamo dire che siamo entrati nella vera fase operativa di Expo 2015 e cosa attende? «La sensazione è che tutte le macchine dell’organizzazione stiano marciando speditamente. Oltre all’intenso ritmo con cui procede la realizzazione dell’area della fiera, sono partite anche iniziative di gemellaggio tra le grandi città d’Italia, con la firma di protocolli bilaterali di collaborazione dei sindaci tra loro e con l’Ad della società Expo. Tali eventi, già realizzati con grande successo di pubblico a Bologna e Napoli, sono accompagnati dalla predisposizione di tavolate planetarie, per le quali le comunità etniche di ogni città preparano e offrono i loro piatti tipici. Il nostro obiettivo è di dare un contributo a che l’Expo da un lato aiuti l’economia a entrare in un percorso virtuoso basato sulla sostenibilità e dall’altro faccia crescere la coscienza che ognuno deve dare il suo sostegno perché tutta la popolazione del mondo veda garantiti i diritti al cibo, alla pace, all’istruzione e alla salute». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 57


Legno Arredo, un richiamo al Governo “distratto” Il crollo dei consumi ha investito anche questo segmento “dimenticato” dalle istituzioni. Ma FederlegnoArredo non ha nessuna intenzione di stare a guardare. E chiama il confronto con Monti: «Faremo la nostra proposta» Renato Ferretti

umeri da settore trainante e fama da made in Italy affermato non bastano. Il legno arredo rimane una sezione dell’economia italiana di cui si parla poco, se non si tengono in considerazione le eccezioni fornite dagli eventi come il Salone Internazionale del Mobile. È quanto denunciano i più importanti attori del comparto, impegnati a far fronte all’emergenza del crollo dei consumi. Uno di questi è la FederlegnoArredo, cui dà voce il Presidente Roberto Snaidero. «Se consideriamo i numeri della filiera legno arredo – dice Snaidero – salta immediatamente al-

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Roberto Snaidero, presidente di FederlegnoArredo www.federlegnoarredo.it

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Roberto Snaidero

Giovanni Anzani, presidente di Assarredo

A SCUOLA DI MADE IN ITALY l prossimo settembre 2013, a Lentate sul Seveso (MB), nascerà il nuovo Polo Formativo per i mestieri del legno arredo, un progetto voluto da FederlegnoArredo per rispondere all’urgente bisogno di collaboratori qualificati e aggiornati dalle imprese del distretto brianzolo. Un investimento sui giovani per il recupero di un’artigianalità che ha determinato l’eccellenza italiana nel mercato di riferimento. «Sono soddisfatto – dice Giovanni Anzani, presidente di Assarredo – che la sfida partita quattro anni fa dalle esigenze delle nostre aziende sia finalmente diventata realtà. Grazie alla scuola riusciremo a mettere insieme il mondo del lavoro e quello educativo, aspetti che rappresentano la base del successo del Made in Italy, ma che devono essere rafforzati per vincere le prossime sfide. Per questo avremo sempre più bisogno di tecnici preparati e di esperti commerciali in grado di andare in giro per il mondo a cogliere le grandi opportunità che il mercato offre».

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l’occhio l’importanza che questa rappresenta per il Paese e per il suo tessuto sociale: oltre 70mila aziende, 382mila addetti, oltre 32 miliardi di euro di fatturato di cui 12,3 di esportazioni. Cifre che fanno esigere il massimo rispetto e la massima attenzione. Le istituzioni e il mondo della politica, invece, spesso si dimostrano distratti da altri settori produttivi forse più accattivanti mediaticamente, ma sicuramente meno importanti del nostro». In particolare quale andamento sta registrando il settore e quali le criticità maggiori? «Il “Termometro Vendite”, elaborato a settembre dal Centro Studi FederlegnoArredo, ha rilevato per il 2013 un netto miglioramento del clima di fiducia delle imprese, sostenuto soprattutto dall’export. Ma la situazione del mercato interno è decisamente grave, con una perdita superiore al 10 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Fino a quando non saranno adottate misure serie a sostegno dei consumi interni penso che sarà difficile operare con l’efficacia che ha sempre contraddistinto le nostre imprese». Quale valore aggiunto offre la Federa-

zione? «La nostra federazione è forse l’unica al mondo che racchiude in sé tutti gli attori della filiera, dalla foresta al prodotto finito. Questo consente alle imprese associate di tenere sotto controllo le eventuali criticità e, quindi, di risolverle in tempi rapidi e con efficacia. Ultimamente stiamo proferendo grandi sforzi per crescere in numeri. Solo con una federazione sempre più forte, infatti, le aziende potranno sfruttare pienamente le grandi opportunità offerte dalla filiera. A questo proposito, aggiungerei che la federazione è intensamente impegnata a sviluppare reti di impresa efficaci affinché le aziende che vi aderiranno potranno operare con sempre maggiore efficacia sui mercati mondiali. È un progetto sicuramente ambizioso, ma sono certo che ce la faremo». In che modo avete agito finora? «La nostra mission consiste nel sostenere il desiderio di fare impresa e lo sviluppo delle realtà associate. Per renderla concreta ci stiamo muovendo su più fronti, nel tentativo di offrire reali opportunità di business in Italia e all’estero. Per quanto riguarda le politiche interne, recentemente abbiamo siglato un accordo con il Gruppo Autogrill, per pro- ❯❯ LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 59


IMPRESA E SVILUPPO

Claudio Luti, nuovo presidente di Cosmit www.cosmit.it

32 mld

IL FATTURATO COMPLESSIVO DELL’INTERO SETTORE LEGNO ARREDO, CON 70MILA AZIENDE E 382MILA ADDETTI

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SALONI DI MILANO, CAMBIO AL VERTICE il più importante evento fieristico del mondo per il settore casa e arredo. Il Salone Internazionale del Mobile, che si tiene a Milano da cinquantuno anni, è uno di quegli eventi che rende orgoglioso il Bel Paese. Lo scorso ottobre, l’assemblea di Cosmit, società controllata da FederlegnoArredo che organizza il Salone del Mobile, ha nominato nuovo presidente Claudio Luti che succede a Carlo Guglielmi. «La società – dice Luti – negli ultimi anni ha rafforzato il successo dei Saloni in Italia e nel mondo. Le iniziative di comunicazione e le diverse strategie di marketing attuate hanno rafforzato la presenza di operatori specializzati in fiera. Ora a noi, spetta il compito di dare seguito al successo di questi cinquantun anni di storia dei Saloni e adeguare le scelte strategiche di Cosmit alle esigenze delle imprese espositrici, che si trovano a far fronte ad una crisi ancora troppo difficile».

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muovere sul territorio nazionale l’utilizzo di sistemi costruttivi di legno per la realizzazione e ristrutturazione dei propri punti vendita, mentre sull’estero ci stiamo muovendo con grande determinazione sui mercati più promettenti, tra cui Stati Uniti e Russia. Dall’11 al 16 novembre abbiamo organizzato la terza missione negli Usa con incontri B2B tra dodici aziende italiane ed esponenti dei principali studi di architettura degli Stati Uniti: un’iniziativa che ha permesso di confrontarsi con i maggiori operatori americani». Che tipo di interventi chiedete alle istituzioni e quali sono le urgenze su cui adoperarsi? «In questo momento la priorità è sicuramente il rilancio dei consumi interni. Ecco perché in occasione della conferenza stampa di fine anno (11 dicembre presso il Palazzo delle Stelline, ndr) lanceremo una proposta concreta al Governo per includere gli arredi fra le opere ammesse alla detrazione del 50 per cento. Questa misura, che parte dal presupposto che l’arredamento è parte integrante e sostanziale della riqualificazione edilizia e del benessere abitativo delle famiglie, non comporterebbe nessun incremento aggiuntivo dei costi per lo Stato già previsti dal decreto. E stimiamo che genererebbe un incremento dei consumi nazionali d’arredamento valutabile nell’ordine del 20 per cento (circa 1,5 miliardi di euro) consentendo un recupero del crollo registrato nel 2011 da questa importante industria del made in Italy».


IMPRESA E SVILUPPO

Gli effetti del decreto sviluppo Le novità normative riguardano giustizia civile e crisi d’impresa. L’avvocato Vittorio Buonaguidi, che si rapporta quotidianamente con gli imprenditori, spiega in che modo le leggi influiscono sulle aziende Valeria Garuti

L’avvocato Vittorio Buonaguidi dello studio legale e tributario Battagliese Buonaguidi di Milano vittorio.buonaguidi@cbblex.eu

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on il nuovo assetto del decreto sviluppo, l’11 settembre scorso sono entrate in vigore norme che riguardano diversi aspetti della crisi d’impresa, inclusi il concordato preventivo e le tempistiche del processo civile. «Si tratta di un impianto di norme, in parte, a carattere concorsuale per le vicende che riguardano le imprese in crisi - afferma l’avvocato dello studio legale e tributario milanese, Battagliese Buonaguidi, Vittorio Buonaguidi -. In particolare, è una normativa basata sulla revisione e integrazione (sono stati inseriti cinque nuovi articoli) della legge fallimentare per favorire la continuità aziendale incentivando, nel segno della dichiarata crescita del paese, l’utilizzo degli strumenti di composizione negoziale della crisi, alternativi al fallimento». In aggiunta, obiettivo del decreto è limitare le lungaggini processuali, favorendo risposte più celeri da parte del sistema giustizia. Quanto è stato oggettivamente cambiato a livello di tempistica? «È ancora presto per stabilirlo. Le lungaggini dei processi non derivano da una normativa carente, ma da un problema organizzativo del sistema giustizia. Evidentemente il carico di lavoro dei tribunali è importante e non ha visto, sino ad oggi, l’applicazione di un sistema organizzativo capace di reggere l’urto. Fino a quando il vero processo telematico non sarà incrementato a tutti gli effetti, le problematiche relative alla lunghezza del processo non troveranno un’importante soluzione alternativa». Qual è la sua opinione generale in merito alle nuove norme?

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Vittorio Buonaguidi

Le nuove normative del decreto sviluppo

«La considero una normativa tecnicamente valida, dal punto di vista processuale, per conseguire tempistiche più ragionevoli. Sulla riforma fallimentare, invece, la vera sfida sarà dettata dalla circostanza in cui tutti gli operatori, intesi come giudici, imprese e banche (queste ultime rappresentano molto spesso il creditore più importante delle imprese in crisi), si predispongano a tali novità con un approccio fattivamente collaborativo nei confronti di una normativa specifica, a volte frammentaria e di difficile interpretazione». Per il fallimentare, teme si possa rompere qualcosa all’interno di questi nuovi meccanismi di legge? «Rompere non è il termine giusto; parlerei piuttosto di pericolo di un avvio negativo. Il rischio è costituito dal fatto che la notizia dell’avvio della procedura di pre concordato scateni una reazione immediata negativa da parte degli istituti di credito. Questi ultimi, se non adeguatamente informati, potrebbero individuare, come unica prudente soluzione, il blocco dei conti correnti aziendali. Tale situazione comporterebbe un’interruzione dell’attività d’impresa, rendendo inefficaci gli incentivi delle nuove norme. Si assisterebbe a un effetto disgregativo delle imprese, le quali,

Secondo le nuove norme fallimentari entrate in vigore l’11 settembre 2012, le imprese in crisi, presentando richiesta di concordato preventivo “in bianco”, allegando visura camerale storica e bilancio degli ultimi tre esercizi, accedono immediatamente alle protezioni dettate dalla normativa. Si apre una fase di esercizio provvisorio dell’impresa nel quale l’imprenditore può compiere atti di ordinaria amministrazione e, previa autorizzazione del tribunale, atti urgenti di straordinaria amministrazione. Da ricordare il fatto che è lo stesso debitore, ovvero l’azienda, a nominare il professionista (indipendente) che deve attestate la fattibilità del piano di risanamento. Un altro articolo del decreto ha modificato la legge Pinto riguardante la durata ragionevole del processo, che oggi può arrivare al massimo a sei anni; la pena è rappresentata da un indennizzo che va dai 500 ai 1500 euro per ciascun anno che supera la ragionevole durata.

non riuscendo più a operare né a portare avanti il piano industriale, andrebbero in default. Ricordiamoci che la normativa in questione riguarda la crisi di impresa, ma vede come principale categoria tutelata, i creditori della stessa». In un periodo di forte crisi come l’attuale, in che modo è stata rivalutata la figura dell’avvocato nell’intercedere per conto degli imprenditori? «Molte imprese, anche medio-piccole, stanno sviluppando una nuova cultura per comprendere che gli avvocati, intesi come consulenti legali, insieme ad aziendalisti e commercialisti, formano un team capace di fornire all’imprenditore una consulenza qualificata e mirata. Fornendo tutta una serie di specializzazioni sotto il profilo legale, economico e finanziario, diamo la possibilità alle imprese di ridurre al minimo i danni ❯❯ LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 63


IMPRESA E SVILUPPO

❯❯ della crisi e, in molti casi, predisporsi per culla del diritto, che abbia quindi una noruna ripresa». Le capita di seguire azioni legate a partnership con aziende estere? «Gli avvocati dello studio si raffrontano quotidianamente con molte imprese e le affiancano anche durante il processo di internazionalizzazione avvalendosi di un team di consulenti specializzati sulle maggiori piazze del Bric (Brasile, Russia, India e Cina). Disponiamo anche di un ottimo focus sulla Romania». Le leggi italiane sono sufficienti o avverte la necessità di strumenti legislativi ulteriori quando operate con l’estero? «Ritengo che il nostro paese sia ancora la

Il decreto reggerà solo se i giudici, le imprese e gli istituti di credito si predisporranno alle novità con un approccio fattivamente collaborativo

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mativa di altissimo profilo, (anche se il sistema della decretazione d’urgenza ha creato molta frammentazione nella normativa e sarebbe quindi necessario un accorpamento generale), ma al tempo stesso ancora manca una cultura della sanzione rispetto alla violazione della norma. Non mi riferisco alla sanzione meramente punitiva, che è fine a se stessa e crea solo terrore, ma alla necessità di una rivoluzione di mercato. Ad esempio, la prima diversità che si nota rispetto all’estero è che a livello internazionale, il sistema di pagamenti viaggia a velocità tripla rispetto al nostro. Il governo dovrebbe quindi impegnarsi a fare in modo di velocizzare il sistema di pagamento (sia dalle pubbliche amministrazioni sia tra i privati) in modo trasversale, così da evitare quei corto circuiti che gli italiani conoscono bene. Stiamo notando forse un primo segnale da parte di quegli imprenditori che acquistano (oggi forzosamente) a vista. Il fatto di contenere i pagamenti entro i 30, massimo 60 giorni, è la prima spia di una rivoluzione del mercato. Ciò obbligherebbe molti imprenditori a prestare più attenzione alle politiche di gestione finanziaria delle aziende, troppo spesso trascurate». Quali sono gli obiettivi per il 2013 del vostro studio legale? Quali le novità e i progetti in corso? «Il nostro studio si appresta ad entrare nel quarto anno di vita e ad iniziare una fase di consolidamento del fatturato e del team di lavoro. Da tempo ci occupiamo di tre aree funzionanti che offrono servizi all’impresa: operazioni straordinarie della crisi d’impresa, tutela dei patrimoni e trust, e l’area tributaria. Sono le aree che hanno subito un incremento e quelle che ci consentiranno di consolidare il fatturato, che negli ultimi anni ha mantenuto un trend positivo di crescita».


INTERNAZIONALIZZAZIONE

Il futuro della fonderia Una panoramica del mercato internazionale e di come l’imprenditoria italiana vi si relaziona. Gabriele Galante indica la via ideale, tra innovazione, capitale umano e nuove aree d’interesse. «Periodo difficile per chi non esporta» Renato Ferretti

Gabriele Galante, presidente della IMF Srl di Luino (VA). Nella pagina a fianco, una fase dell'installazione che verrà completata entro il 31 dicembre, fonderia Konar, Chelyabinsk (Russia)  www.imf.it

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l mercato ormai è globale. Una banalità? Dovrebbe, eppure non pochi degli attori italiani più importanti sono convinti che il concetto sfugga ancora a molti imprenditori del paese. Si fa confusione tra i verbi “internazionalizzare” e “delocalizzare”, e la voce export, con quanto serve per costruire una rete all’estero, rimane per molte aziende un ideale obiettivo non perseguibile. Lo scenario odierno ha già mostrato il suo lato più critico, proprio con chi ha tentato di mantenere prudentemente le posizioni, restando sul territorio e focalizzandosi su un giro d’affari locale. Eppure il numero di imprese italiane è cresciuto, stando ai dati pubblicati dalle Camere di Commercio relativi al 2011, mostrando così una certa fiducia nonostante la recessione sia tutt’altro che esaurita. Sono 391.310 le imprese nate, contro le 341.081 cessate attività, in pratica ora si calcola un’impresa su dieci abitanti: le 50mila unità di aumento fanno ben sperare. Il rischio per la nostra economia rimane comunque molto alto, come spiega Gabriele Galante, presidente della storica IMF che a Luino (VA) produce macchinari per fonderia, e che quest’anno compie quarant’anni. «Per me – dice Galante – oggi il mondo imprenditoriale è diviso in due, e non parlo di distinzioni come quelle che derivano dalle definizioni di Brics, Mist e Next Eleven. Mi riferisco a due tipologie di attività: la prima si svolge solo nel paese d’origine e, al massimo, nei paesi limitrofi, metaforicamente si potrebbe dire che si svolge “sulla terra”. L’altra attività è quella che invece sta “al di là della concezione territoriale del mercato”, o come amo dire io, “al di là delle nubi”. Un’attività che coinvolge le imprese in grado di agire, nel concreto, a livello globale. Imprese che non conoscono limiti geografici. Se non avessimo compreso, dagli

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Gabriele Galante

100 Mln inizi della nostra attività, il valore strategico di questa visione, oggi IMF non potrebbe celebrare i suoi primi 40 anni di attività da queste solide posizioni». Con quali risultati di bilancio avete brindato? «Negli ultimi due anni il fatturato consolidato ha superato i cento milioni. Abbiamo due siti produttivi in Cina, di cui uno è una join venture mentre l’altro è completamente nostro. Abbiamo un sito importante in Repubblica Ceca e uno piccolo ma efficiente in

FATTURATO REGISTRATO DALLA IMF, AZIENDA CON SEDI IN CINA, INDIA, RUSSIA, USA, BRASILE, E FRANCIA

Brasile. Abbiamo uffici in altri paesi come Russia, India, Usa e anche in Francia, dove facciamo assistenza e piccola produzione». Sembra tutt’altro che un’azienda in crisi. «Questo è avvenuto in quanto ci siamo sempre mossi mantenendo alcuni punti fermi. Prima di tutto internazionalizzare e non delocalizzare, che è una cosa diversa. Abbiamo cercato di adeguare la nostra offerta alle necessità dei vari paesi, questo vuol dire un grande lavoro all’interno delCi sono imprese “sulla terra”, l’azienda perché non si internazionalizza attraverso una o due persone. rimaste nel buio locale, Occorre una mentalità condivisa da e imprese “al di là delle nubi”, tutti quelli che partecipano alla vita inserite nel mercato aziendale. Dal magazziniere alla direinternazionale zione, tutti devono essere consapevoli che non si lavora in un ambito ❯❯

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INTERNAZIONALIZZAZIONE

❯❯ locale. Per questo, per noi, riveste massima importanza il capitale umano, che deve essere tenuto in grande considerazione, sia nella sede italiana che nelle unità estere. Non a caso ci vantiamo di mantenere gli stessi standard nei rapporti con i nostri dipendenti in tutto il mondo». Come vede la differenza tra internazionalizzazione e delocalizzazione? «Ciò che facciamo all’estero ci permette di aumentare la nostra attività in patria, aumentando in numero e in qualità il personale impiegato nell’unità italiana. La differenza con la delocalizzazione, per noi, sta in questo. Abbiamo centralizzato la ricerca e lo sviluppo e gli acquisti. La vera internazionalizzazione, poi, emerge quando la vendita viene effettuata utilizzando personale qualificato direttamente nei paesi nei quali si vuole esportare. Serve, per

parlare con i clienti, un interprete della loro lingua, ma anche della loro forma mentis e delle loro tradizioni, questo è decisivo. Si tratta di un approccio complesso al mercato, tutt’altro che semplice per la piccola impresa, ma che è strettamente necessario per ottenere risultati durevoli». L’altro aspetto che indicava riguarda il capitale umano. Quali sono le linee guida per la sua gestione? «Crediamo da sempre che l’impresa è tanto più solida quanto più valida e credibile è la gente che lavora al suo interno. L’azienda non è fatta di “muli e macchine”, ma della gente che vive al suo interno. Il personale va aiutato a cre-

Il personale deve crescere, e non solo tecnicamente: deve imparare a capire gli altri e anticiparne le richieste


Gabriele Galante

FIERE, ANCORA UNO STRUMENTO VALIDO? Il Presidente della IMF, Gabriele Galante, proprio in quanto grande frequentatore di fiere, non è più convinto che rappresentino il solo veicolo promozionale. «Noi prendiamo parte a molti eventi fieristici – dice Galante – ed è un gran costo, sono convinto che stiano perdendo un po’ del loro valore, anche se non è ancora possibile non esserci: siamo costretti perché l’assenza viene interpretata come un segno di debolezza. La fiera, così com’è intesa tradizionalmente, ha perso valore, perché oggi le possibilità di diffusione di novità tecniche sono in rete e veloci. Se hai una novità la vuoi e la devi mostrare subito». Ci sono tre fiere del settore fonderia e impianti relativi cui, secondo Galante, non si può mancare. «La più importante è la Gifa, in Germania: almeno nel nostro settore il vecchio continente mantiene un ruolo di leader. Poi c’è la Cast Expo, fiera americana che aveva perso un po’ di lustro, ma con le nuove politiche industriali ha ripreso forza. Infine la Metal & Metallurgy, in Cina, un paese strategico per il settore, da cui fuoriesce oltre il 40 per cento della produzione mondiale di parti fuse. L’Italia, essendo il secondo paese al mondo nella produzione di impianti e macchine per fonderia, deve sostenere il proprio evento fieristico, il Metef-Foundeq, orientandolo soprattutto alla promozione della nostra produzione verso i paesi del Mediterraneo e i Balcani».

scere, non semplicemente dal punto di vista tecnico. La formazione deve avvenire a 360 gradi, ogni persona deve sviluppare una capacità di comprensione tale da poter collaborare con gli altri e anticipare le necessità dei clienti e del mercato. Tenendo la mente aperta nei confronti delle diverse culture con cui si confronterà nei paesi lontani in cui dovrà operare. Questo tipo di formazione è alla base dell’innovazione. Va anche detto che il personale deve lavora con passione, affinché l’affermazione dell’impresa sia considerata affermazione personale. Per portare cultura in azienda, a beneficio di tutto il nostro organico, abbiamo fondato un’associazione culturale,

“Frontiera”, che organizza le proprie riunioni e manifestazioni all’interno dello stabilimento. Ciò ha contribuito a far considerare la nostra impresa un bene del territorio per il territorio». Che peso ha sul vostro bilancio la voce innovazione e in che misura incide sul vostro mercato? «Alla fine dell’anno, a bilancio, ricopre una fetta importante. Ma a riguardo ci tengo a spiegare che per noi l’innovazione si fa di volta in volta, impianto per impianto, progetto per progetto e non puramente all’interno di un laboratorio. Un’innovazione che deve essere continua, ottenuta precorrendo le richieste della nostra clientela. Un’innovazione di processo e

Sopra, uno scatto realizzato durante uno dei tanti training effettuati presso la sede centrale ai tecnici di alcuni clienti della Imf

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INTERNAZIONALIZZAZIONE

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Sotto, impianto per la produzione di getti ferroviari installato a Mudanjiang (Cina). La società fa parte del Gruppo QRRS - Qiqihar Railways Rolling Stock, partner nella joint venture IMF dal 1999. Nella pagina a fianco, produzione di macchine spara anime destinate all'automobilistico

di prodotto. Un modo di operare tipico delle aziende italiane. In questo senso abbiamo sempre cercato di essere innovativi, anche sotto il profilo della tutela ambientale e dei luoghi di lavoro. Sia all’interno de nostri stabilimenti che nella progettazione di impianti per i nostri clienti». In che modo il mercato internazionale incide nel vostro settore e quali sono adesso le aree più interessanti? «Da Presidente del CEMAFON, Associazione Europea del nostro settore, ho ideato quindici anni fa l'IFF – International Foundry Forum - che per anni ha permesso incontri tra i consumatori finali di getti prodotti dai nostri clienti, i nostri clienti e i produttori macchinari. Sin dall'inizio la partecipazione è stata a livello mondiale. Questa riunione si è sempre rivelata uno strumento utile per misurare la temperatura del mercato e per fare le previsioni necessarie alla strategia aziendale di tutti i partecipanti: è in questi incontri che si parla più diffusamente delle necessità particolari di ogni mercato e delle opportunità di business che danno le nuove tecnologie. Per quanto riguarda il bilancio della IMF, circa la metà deriva dalla nostra

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azione nei paesi del BRICS e l'altra metà è venduta nelle altre parti del mondo, facendo arrivare le nostre merci e la nostra tecnologia ad almeno altri 30 paesi all’anno. La media di vendita in Italia negli ultimi anni é stata attorno all’8 per cento. Questa condizione è ottenuta grazie all'internazionalizzazione dei nostri apparati di vendita e di assistenza tecnica delle nostre società estere, così vicine alle mentalità di questi paesi. Per quel che concerne l’andamento generale si è registrato un netto calo di richieste, in questo periodo, da parte de BRICS, che va preso in seria considerazione. Infatti, il Pil di questi paesi, a eccezione della Russia, ha subito un importante ribasso che, comunque, non ha minato il ruolo della Cina di importante mercato di riferimento». Dentro i confini nazionali, invece, quale potrebbe essere il ruolo del vostro ambito per il rilancio del territorio, anche in un’ottica più locale? «Nei nostri impianti abbiamo una serie di


Gabriele Galante

competenze necessarie, relative a meccanica, dimensionamento, idraulica, oleodinamica, elettronica e software di automazione. L'insieme di queste conoscenze forma il know-how complessivo aziendale, che però ha bisogno della sub-fornitura di piccole o micro imprese qualificate, presenti nel territorio. Noi sentiamo come un impegno il mantenere i rapporti con queste imprese. Il territorio va sostenuto, è un dovere dal punto di vista politico ed è un dovere dal punto di vista sociale per le aziende che, per il loro successo, hanno bisogno di conoscenze diffuse in quest’area e anche al di fuori del loro ambito aziendale. Cerchiamo di sostenere il territorio con corsi aperti agli studenti, proprio perché la scuola delle piccole imprese artigiane, così importante, sta venendo meno e potrebbe così mancare il capitale umano necessario allo sviluppo delle imprese. Com’è ovvio, la formazione ha un ruolo importantissimo, infatti dai giovani che hanno delle buone doti personali e che accettano di assimilare l’esperienza di chi può insegnare loro, possono nascere idee molto innovative: questo perché spesso è da un so-

gno che le innovazioni prendono vita. Se ci si basa solo sulla conoscenza già acquisita non si fanno progressi, ci vuole quella voglia di nuovo che di solito contraddistingue chi non ha la mia età. Sempre riguardo alla tutela del nostro know how, voglio ricordare che abbiamo acquisito due aziende italiane: in questo modo abbiamo salvato posti di lavoro e abbiamo mantenuto due marchi nazionali importanti e apprezzati in tutto il mondo». A proposito di salvaguardare le nostre imprese, pensa che la politica italiana possa intervenire in modo più efficace? «Non è vero che siamo completamente abbandonati. La politica non ci favorisce, perché il paese non si è mai dato una vera strategia industriale. Al tempo stesso, però, istituzioni come l'ICE, la SACE e la SIMEST, sono rette da personalità competenti, una grande risorsa per ICE, SACE e SIMEST sono istituzioni l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Per questo, statali competenti. Più imprenditori anche i piccoli imprenditori, dovrebbero studiare come usare dovrebbero prendere in conqueste due uffici siderazione la vicinanza con queste istituzioni».

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La trafileria italiana cresce all’estero L’internazionalizzazione è ormai una necessità per le aziende meccaniche, in una situazione di mercato che, negli ultimi mesi, sta replicando quella del 2009, con un crollo di ordini, compensati solo dalla crescita all’estero. Il punto di Monica, Gisella e Riccardo Colombo Roberta De Tomi

n settore export-oriented, che proprio grazie a questa vocazione, “tiene”, pur risentendo delle condizioni del mercato interno, sempre più in stallo. I dati resi noti dalla Federazione delle associazioni nazionali dell’industria meccanica varia e affine di Confindustria lo provano: se nel 2010 la crescita dell’export si è attestata intorno al 2,5 per cento, nel 2011 la quota si è avvicinata al 4 per cento; resta in attesa di conferma il più 2,7 per cento già previsto per il 2012. Tra le aziende che hanno avviato il processo di internazionalizzazione, in tempi non ancora “sospetti”, la Trafileria Colombo è attiva sul mercato da oltre sessant’anni, specializzata nella produzione di piatti e quadri trafilati e di profili trafilati, a spigoli vivi e bordi tondi, crudi o ricotti. Questi articoli sono destinati a diversi ambiti: dai com-

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ponenti per i motori delle automobili, alle guide di precisione per automatismi e per i morsetti per la falegnameria, passando per le griglie dei fornelli, i profili per ascensori, le armi, le applicazioni per l’edilizia e l’agricoltura, le valvole per oleodinamica. A proposito del processo di internazionalizzazione, come spiega Monica Colombo, questo

Monica, Gisella e Riccardo Colombo della Trafileria Colombo Srl di Magnago (MI) www.trafileriacolombo.com


Monica, Gisella e Riccardo Colombo

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IL FATTURATO DELLA TRAFILERIA COLOMBO CHE PROVIENE DA GERMANIA, SVEZIA, AUSTRIA, DANIMARCA, SPAGNA, GRECIA, BRASILE, MESSICO, AUSTRALIA, EGITTO E ISRAELE

ha avuto inizio «negli anni Ottanta, quando con l’intensificarsi della nostra presenza sul mercato italiano si delineò per noi una situazione economica favorevole tale da spingerci all’estero. Così, grazie al contatto creato da un’azienda elvetica, entrammo in Ungheria, dove riuscimmo a concludere una serie di operazioni con un ente statale per l’acquisto di tutto il prodotto siderurgico nell’intero territorio ungherese. Successivamente, complice anche la prossimità geografica, anche la Svizzera si dimostrò un buon mercato per gli acciai trafilati a freddo. In seguito venne costituita una società di trading, che diventò il mezzo principale per la gestione dei mercati francese, belga e olandese. Seguì poi la penetrazione del mercato inglese, mentre, più tardi, si iniziò a valutare l’opportunità di entrare in quello americano».

A oggi l’export ricopre il 70 per cento del business dell’azienda. Oltre a quelli citati, la Trafileria Colombo si è affermata anche in Germania, mercato fondamentale per la società. Seguono paesi come: Svezia, Austria, Danimarca, Spagna, Grecia, Brasile, Messico, Australia, Egitto e Israele. Proprio l’export rappresenta un importante elemento compensatorio, in un momento difficile. «La situazione che si sta delineando per la siderurgia e per altri settori – continua Riccardo – non è certamente delle migliori. Negli ultimi mesi si sta verificando una situazione simile a quella del 2009: tutte le aziende si trovano ancora una volta in gravi difficoltà finanziarie a causa di un forte rallentamento della domanda, con il conseguente calo di acquisizioni degli ordini. Il tutto è aggravato dal mancato supporto dei sistemi bancario e governativo. Accanto al con-

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INTERNAZIONALIZZAZIONE

❯❯ sistente calo degli ordini, si pone anche la questione delle modalità troppo lunghe di pagamento che ci vengono richieste e per i numerosi insoluti ricevuti anche da clienti ritenuti “insospettabili”. Malgrado ciò, dopo il “fatidico” 2009, che aveva visto il crollo del fatturato pari quasi alla metà, e un 2010 all’insegna di una buona, pur se faticosa ripresa, nel 2011 abbiamo registrato un aumento del fatturato pari al 25 per cento rispetto all’anno precedente, percentuale replicata anche per il 2012». Oltre all’internazionalizzazione, la società, che ha visto alcuni avvicendamenti ai vertici, in cui ora è presente la terza generazione della famiglia Colombo, ha come motore mobile anche l’innovazione tecnologica, determinante per l’evoluzione nei processi produttivi del settore. «Quando l’azienda è stata fondata, nel 1948 – afferma Gisella –, era una piccola azienda artigianale di lavorazione dell’acciaio, ovvero di laminazione a freddo dei derivati del ferro, ottenuto grazie a un unico laminatoio dal quale si potevano ottenere applicazioni d’acciaio impiegate in diversi ambiti. Con l’introduzione in Europa delle macchine combinate per la produzione di profili quadri tondi ed esagoni, per la nostra Trafileria sorse l’oppor74 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

La nostra azienda è stata tra le prime a esportare a Est, ampliando la propria attività all’estero

tunità di specializzarsi nella trasformazione di questi semilavorati, ottenendo dei profili piatti con lo stesso sistema produttivo. Con l’acquisto di una nuova macchina per trafilatura da rotolo, si ebbe l’opportunità di rispondere alle esigenze di una domanda in fortissima crescita. L’azienda si è poi ampliata ulteriormente: nel 1979 viene costituita l’attuale Trafileria Colombo, basata oggi su cinque impianti di produzione e trasformazione dell’acciaio. Di recente è stato rinnovato tutto il parco macchine, altro passo che si collega direttamente alla necessità di investire nella ricerca e nello sviluppo, aspetto questo che ci ha permesso di essere riconosciuti in molti paesi europei per la qualità dei nostri acciai». Per quanto riguarda i progetti futuri: «“Un’idea, un concetto, un’idea finché resta un’idea è soltanto un’astrazione… Se potessi mangiare un’idea avrei fatto la mia rivoluzione” – conclude Monica –. Cito Giorgio Gaber, perché come imprenditori siamo portati ad avere centinaia di idee e progetti, che, attualmente restano semplicemente “una canzone”».


EXPORT

Mercati stranieri, il perno della pressofusione ltre il 50 per cento del mercato dell’alluminio pressofuso interessa il settore automotive. La generale flessione del comparto auto inevitabilmente si ripercuote sull’indotto, coinvolgendo anche le fonderie specializzate nella pressofusione. Una scelta strategica per le realtà impegnate in questo tipo di attività, è quella di ampliare la produzione anche ad altri settori industriali e di ottimizzare i processi produttivi, puntando sul risparmio energetico e il rispetto ambientale. Questa è la strada intrapresa, da sempre, dalla Sapre di Gorla Minore (VA), specializzata nella realizzazione, tramite pressofusione, di articoli tecnici destinati a vari settori industriali. Oggi, come spiega l’amministratore unico Gianfranco Bollini, l’azienda punta soprattutto sull’ottimizzazione dei processi produttivi, attraverso investimenti mirati. Le fonderie che lavorano solo con l’auto-

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Gianfranco Bollini, amministratore unico dalla Sapre Srl di Gorla Minore (VA). Nella pagina accanto, un articolo tecnico in alluminio pressofuso www.sapre-srl.com

76 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

Ampia gamma produttiva, risparmio energetico e ottimizzazione dei processi. Queste le linee che le fonderie specializzate nella pressofusione devono seguire per imporsi sul mercato globalizzato. L’esperienza di Gianfranco Bollini Carlo Gherardini

motive, in questo momento, soffrono particolarmente. Qual è la vostra scelta in questo senso? «Abbiamo scelto dall’inizio dell’attività di non investire solo sull’automotive. Il nostro core business è relativo infatti ad articoli tecnici destinati a varie produzioni industriali: dall’elettroventilazione che abbraccia svariati settori produttivi all’edilizia, con particolare riferimento alla regolazione delle acque per antincendio, riscaldamento, condizionamento che trova collocazione dei prodotti sul mercato internazionale. Tuttavia, se è innegabile la forte crisi dell’automotive, è altrettanto vero che anche in quel comparto resistono delle nicchie di elevatissima tecnologia dove il settore della pressofusione sviluppa delle eccellenze: basti pensare che un tempo molte parti delle auto venivano realizzate in lamiera stampata e oggi invece sono in alluminio pressofuso». Qual è l’attuale situazione della pressofusione sullo scenario nazionale? «Purtroppo, anche se la pressofusione è nata in Italia, molte eccellenze si stanno concentrando all’estero, in


Gianfranco Bollini

90% FATTURATO DELLA SAPRE CHE DERIVA DALL’EXPORT, IN PARTICOLARE GERMANIA E SVIZZERA

paesi come la Germania. Credo che una delle pecche peggiori del nostro paese sia la mancanza di quelle scuole di formazione professionali e di ricerca che altrove hanno invece sviluppato, permettendo così di ottenere elevate professionalità in settori specifici ad esempio come il nostro per il quale non esiste, in Italia, alcuna struttura di insegnamento». Visto il contesto, a quali mercati sta guardando soprattutto Sapre? «Il 90 per cento del nostro fatturato deriva dai mercati tedesco e svizzero con prodotti esportati nel mondo. Puntando sugli scenari stranieri e su articoli tecnici rivolti ad altri settori, soffriamo meno rispetto a quelle realtà, specializzate in pressofusione, che si concentrano sull’automotive e sul mercato nazionale. L’esigenza è comunque quella di rimanere sul mercato con il top della tecnologia, sviluppando efficienza e investimenti». Quali investimenti state attuando a questo scopo? «Abbiamo un programma preciso di investimenti, iniziato cinque anni fa, che per il prossimo anno prevede la sostituzione di una parte

importante del nostro processo produttivo: inseriremo un forno fusorio a torre di ultima generazione e dei forni di attesa a bordo macchina che permetteranno di ottenere un risparmio energetico quasi del 40 per cento, e un minore impatto ambientale. Inoltre, recupereremo il calore del forno e, attraverso un impianto di cogenerazione, riutilizzeremo quel calore nel processo produttivo, per l’asciugatura e la burattatura, ma anche per il preriscaldo del metallo che nessuno fa e, degli stampi, cosa che oggi effettuiamo con impiego di energia aggiuntiva». Quali dunque le prospettive dell’azienda per il prossimo futuro? «Tutti gli investimenti che faremo nei prossimi anni saranno orientati al recupero dell’energia che si crea nel processo produttivo e che oggi si disperde. Credo che la scommessa del futuro, in un mercato globalizzato e altamente concorrenziale, sia sviluppare l’eccellenza, razionalizzare ed ottimizzare il processo produttivo. Oggi l’utile si determina con il risparmio che si riesce a ottenere a parità di produttività ed i nostri investimenti futuri saranno tutti in questa direzione. Sono convinto che il vero risparmio energetico e la vera lotta all’inquinamento debbano partire dalla severa analisi del proprio processo produttivo puntando lì gli investimenti, prima di destinarli a soluzioni “in voga” dagli improbabili e scarsi risultati che dovrebbero essere adottate solo in seconda battuta e che allo stato attuale producono un solo effetto: un discreto margine sull’investimento a seguito di sovvenzioni statali. (fotovoltaico)». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 77


EXPORT

La rotta dell’export? Cina e Russia Dalla provincia marchigiana al centro di Milano. E ora l’idea è raggiungere la Cina e la Russia. Lavorazione artigianale e grande attenzione per i dettagli sono i fattori su cui puntare per l’espansione a Est. L’esperienza di Mario e Barbara Scheggia Daniele Sabbi

Italia, primo produttore di calzature nell’Unione Europea e quarto Paese esportatore a livello mondiale, è da sempre leader indiscusso tra i produttori di fascia alta. Con oltre 5.600 aziende e più di 80.000 addetti, il calzaturiero è uno dei pilastri dell’artigianato made in Italy, sfruttando quelle che sono le caratteristiche del sistema economico italiano: tradizione, know how e una struttura di piccole aziende capaci di organizzarsi in filiera produttiva. Un esempio di successo arriva dalle Marche, re-

L’

In alto, il negozio Mario Bruni nel cuore di Milano. Nelle altre immagini, alcune fasi di produzione delle calzature www.mariobruni.it

gione nota per l’industria pellettiera, vinicola e mobiliera: imprenditori dalle idee chiare e forte cultura artigianale. «La crisi economica si combatte con la qualità dei prodotti e con il made in Italy, quello vero». L’ennesimo slogan? Non proprio. Perché a teorizzarlo sono due imprenditori che in questa formula hanno creduto fin dalle origini: parliamo della famiglia Scheggia, titolare del marchio calzaturiero Mario Bruni. Un’avventura che nasce nel 1935 a Montegranaro, nel Sul della regione del Conero, dove viene fondato il calzaturificio F.lli Scheggia con una produzione artigianale giornaliera di circa trenta paia. Sulla scia del grande sviluppo economico che ha interessato l’Italia negli anni 60 e 70 l’azienda ha cominciato ad espandersi sempre più, trasformandosi nell’attuale calzaturificio Spring. Dalla combinazione dei nomi dei primi titolari Mario e Bruno Scheggia nasce Mario Bruni, marchio ormai affermato a livello internazionale. Per tenere fede al cognome, invece, i due bruciano le tappe a grandi falcate: «Attualmente, con circa 80 dipendenti, la produzione ha raggiunto le 600 paia giornaliere e nonostante negli ultimi anni il processo produttivo sia stato gra-


Mario e Barbara Scheggia

dualmente meccanizzato, non sono mai stati completamente abbandonati i vecchi metodi artigianali», spiega Barbara. Il settore del lusso è stato meno colpito dalla crisi rispetto ad altri, ma la concorrenza straniera, soprattutto cinese (che Barbara definisce “concorrenza sleale”) si è fatta sentire anche qui, in un settore, quello calzaturiero, fiore all'occhiello della produzione artigianale italiana. «In Italia il costo del lavoro è uno dei fattori più critici per le imprese, fattore che compromette seriamente la nostra competitività internazionale. L’unico punto di forza, a nostro avviso, è il rafforzamento del made in Italy, l’unico valore aggiunto che ci permette di non perdere quote di mercato e di provare ad “aggredire” nuovi mercati – spiega Mario – il nostro fatturato è in aumento perché vendiamo il 70 per cento all'estero, dal Medio Oriente all’America. Il prossimo obiettivo è la Cina». Del resto, interviene Barbara «La nostra scarpa è un prodotto interamente made in Italy, con tutte le fasi di lavorazione svolte all’interno della fabbrica marchigiana di Montegranaro». L’altissima qualità del prodotto è il risultato della fusione tra materiali pregiatissimi e l’espe-

L’altissima qualità del prodotto è il risultato della fusione tra materiali pregiatissimi e l’esperienza decennale delle maestranze

rienza decennale delle maestranze. Nella realizzazione si parte dal taglio manuale dei pellami e delle fodere (basti considerare che ogni paio di scarpe è composto in media da 40/50 pezzi diversi); questi pezzi passano al reparto giunteria, dove vanno cuciti insieme per ottenere la tomaia; alla forma rivestita vengono applicati il sottopiede, il contrafforte, il puntale: qui il vero “calzolaio”, prima di mettere i semilavorati nella macchina, deve lavorare con martello e chiodini; successivamente vengono applicate le suole e i tacchi. «Anche le suole in cuoio sono realizzate all’interno della nostra fabbrica – spiega Mario con un certo orgoglio – Il lavoro è su base stagionale, a Marzo si presentano le collezioni invernali e a Settembre quelle estive. Ogni sei mesi, la prima fase prevede la ricerca di nuove tendenze e nuovi materiali per la realizzazione di nuovi campionari. Poi vengono realizzati i prototipi da presentare alle fiere di settore come Milano, Mosca, New York». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 79


Un primato tutto italiano on il termine gascromatografia si intende una tecnica di chimica analitica piuttosto diffusa, che si basa sulla ripartizione della miscela da analizzare tra una fase stazionaria e una fase mobile, in funzione della diversa affinità di ogni sostanza della miscela con le fasi. Come funziona un apparecchio che realizza analisi gascromatografiche e in quali ambiti e per quali applicazioni è utilizzato? Lo spiega Umberto Saini Fasanotti, titolare della DANI Instruments, l’unica società Europea attiva nella progettazione, produzione e commercializzazione di strumenti scientifici per l’analisi gascromatografica. «La nostra azienda da sempre persegue una ricerca costante all’insegna dell’innovazione volta alla produzione e commercializzazione di strumenti avanzati per le analisi chimiche. Il primo gas cromatografo risale al 1975 e il primo “campionatore spazio di testa” al 1977. Da allora la gamma di strumentazione offerta si è nel tempo ampliata arrivando a comprendere ga-

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Il laboratorio della Dani Instruments di Cologno Monzese (MI) www.danispa.it

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Nel campo delle analisi gascromatografiche l’Italia è all’avanguardia ed esporta la sua tecnologia in tutto il mondo. Umberto Saini Fasanotti spiega come si sta evolvendo il settore Lorenzo Brenna

scromatografi ad alta tecnologia adatti a operare in Fast GC. Recentemente abbiamo creato la gamma Total Solution. Si tratta di soluzioni in grado di fornire non solo l’hardware e il software, ma anche tutte le informazioni che vanno dalla corretta preparazione del campione, all’efficace svolgimento dell’analisi fino alla reportistica, al fine di ottimizzare, velocizzare e migliorare la produttività del cliente. È così possibile risparmiare il tempo dedicato allo start-up, alla messa a punto analitica e allo sviluppo del metodo per una maggiore redditività in termini quantitativi e qualitativi. La gamma delle Total So-


Umberto Saini Fasanotti

❝ ❞

Lo sviluppo di nuove piattaforme ha l’obiettivo di creare strumenti che permettano di miniaturizzare sempre più la tecnologia utilizzata

lution è in continua espansione e al momento comprende soluzioni gascromatografiche e spettrometriche che spaziano dalla separazione, identificazione e quantificazione dei pesticidi alla caratterizzazione del profilo aromatico di fragranze e alimenti, dal campo dell’ambientale all’l’industria chimica toccando tutti i principali settori di applicazione fino ad arrivare a una completa serie di analizzatori per l’industria petrolchimica e il biodiesel». Considerando il settore scientifico in cui l’azienda opera, ricerca e sviluppo rappresentano attività fondamentali. «Il costante investimento che l’azienda effettua nella ricerca è la ragione principale che ci ha permesso di superare ogni difficoltà anche nei momenti di crisi. Siamo consapevoli che l’innovazione del passato è la tradizione del presente, così come l’innovazione di oggi costituirà la tradizione di domani in un continuo cammino verso il futuro. La conciliazione di tradizione e innovazione permette all’azienda di proporre soluzioni basate sulle reali esigenze che nascono quotidianamente dalla costante evoluzione del mercato senza correre il rischio di rimanere ancorati a posizioni tradizionaliste. Lo sviluppo di nuove tecnologie ha anche il costante obiettivo di creare strumenti rivoluzionari che permettano di mi-

niaturizzare sempre più la tecnologia utilizzata. Queste innovazioni consentono la trasportabilità dei sistemi, l’ottenimento di risposte analitiche in tempi prossimi allo zero, grande compatibilità dei sistemi hardware e software per una comunicazione e condivisione in tempo reale di dati in tutto il pianeta e tra tutte le piattaforme strumentali». DANI Instruments fa dell’export il proprio cavallo di battaglia, distribuendo i suoi prodotti in tutto il globo. «Attualmente siamo presenti in oltre settanta Paesi attraverso una capillare rete di distribuzione e di assistenza tecnica. L’azienda ha inoltre investito nella creazione di filiali commerciali in alcune aree strategiche per il proprio mercato quali la Francia e l’India. A breve apriremo nuove filiali anche negli Stati Uniti e a Singapore». DANI Instrument non si pone limiti e continua a guardare al futuro. «Il nostro obiettivo può essere riassunto in una crescita continua degli investimenti in tecnologia – assicura Umberto Saini Fasanotti – negli ultimi anni, nonostante le contingenze economiche non certamente favorevoli a livello mondiale. L’azienda è infatti molto cresciuta triplicando fatturato e personale negli ultimi sette anni e le sue prospettive sono per un’ulteriore espansione a livelli esponenziali, con la previsione di ulteriormente triplicare personale e fatturato nei prossimi cinque anni». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 81


L’export sostiene la trafileria La crisi economica ha portato nuove difficoltà per le trafilerie. Ma c’è un vantaggio. Oltre al prezzo, oggi il mercato estero guarda soprattutto alle performance di prodotto. La parola a Claudio Ceruti Valeria Garuti

n questo periodo le aziende che si occupano di lavorazioni su ferro e acciaio sembrano avvertire più di altre l’incertezza economica e la caduta della domanda. È difficile parlare di numeri in quanto i trafilieri lavorano su segmenti limitati che tra loro possono avere andamenti diversi. Per far fronte a questa situazione difficile, le imprese si sono specializzate su nicchie di mercato e prodotto, con una clientela abbastanza stabile. Per le aziende che mettono al primo posto la qualità, l’export rappresenta la voce di bilancio più importante. Su un fatturato stabile che si aggira intorno ai 37 milioni di euro, quest’anno l’export rappresenta poco più del 75 per cento per l’azienda milanese Trafileria Ceruti Spa, da 50 anni produttrice di tubi di acciaio saldati e senza saldatura, trafilati a freddo di pre-

I In alto, reparto produttivo di Trafileria Ceruti Spa di Corbetta (MI). Nella pagina accanto, macchinari dell’azienda milanese per la trafilatura dei tubi www.ceruti.it

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cisione. «Il nostro mercato di riferimento è quello europeo - afferma il titolare Claudio Ceruti - ma esportiamo anche in Nord e Sud America, Africa, Asia e Australia. Le materie prime vengono acquistate, mantenendo uno standard qualitativo elevato, principalmente sul mercato europeo. I nostri fornitori sono rappresentati dalle maggiori acciaierie italiane ed europee». Al fine di offrire prodotti di qualità e restare competitiva sul mercato, Trafileria Ceruti Spa investe costantemente in macchinari moderni e sofisticati. Questo offre anche la possibilità all’azienda di fornire maggior sicurezza al personale. «Per la nostra impresa - continua Ceruti - il livello di qualità è fondamentale. Grazie a questo fattore, siamo riusciti a mantenere una posizione importante sul mercato, nonostante il contesto di criticità che riguarda anche il nostro


Claudio Ceruti

75%

QUOTA DI FATTURATO CHE LA TRAFILERIA CERUTI settore. Le grandi aziende italiane ed estere si affidano a noi da sempre. Sono diventate sempre più esigenti, ma ci hanno spinto a un profondo rinnovamento del nostro assetto produttivo e organizzativo avviato nel corso del 2012, con l’obiettivo di raggiungere standard qualitativi ancora più elevati e una maggiore competitività. A questo proposito, disponiamo di un laboratorio prove preposto all’emissione di certificati di qualità, e a controlli non distruttivi eseguibili in linea. In più, tramite un network informatico interfacciato al comparto produttivo, monitoriamo ogni impianto e passaggio del ciclo produttivo, seguendo il nostro prodotto in ogni fase, dalla lavorazione iniziale fino alla spedizione finale». Il differenziale competitivo di Trafileria Ceruti è rappresentato anche dalla capacità di garantire il soddisfacimento della clientela attraverso soluzioni produttive flessibili e personalizzate. Dall’automotive, all’idraulica, comprendendo la meccanica, l’area d’azione si diversifica in un sempre maggiore numero di settori. Un altro investimento importante per l’azienda milanese è sicuramente rappre-

RICAVA DALL’EXPORT. 37 MILIONI DI EURO È LA CIFRA A CUI SI AGGIRA IL BILANCIO TOTALE RELATIVO AL 2012

sentato dalla possibilità di aumentare la sostenibilità ambientale. «L’anno scorso - aggiunge l’imprenditore - abbiamo inaugurato un impianto fotovoltaico da 701,5 Kwp per la produzione di energia elettrica ad impatto zero. Questa soluzione ci consente di coprire buona parte del nostro fabbisogno energetico. In progetto abbiamo diversi interventi volti a migliorare l’efficienza tramite la riduzione e il controllo dei consumi». Ultimo, ma non è per importanza, è il capitale umano, fondamentale in ogni azienda produttrice di articoli di alta qualità. Da anni la realtà di Corbetta (MI) investe sulla formazione al fine di incrementare le capacità individuali dei suoi dipendenti. «Nei prossimi anni - conclude Ceruti - la sfida sarà quella di consolidare e rafforzare i rapporti con i nostri attuali clienti. Punteremo molto anche sulla ricerca di nuovi acquirenti, soprattutto nei mercati esteri in via di sviluppo». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 83


EXPORT

Automazione industriale, il motore è l’export Il settore degli impianti di trasporto e automazione industriale non ha rallentato la sua crescita e si è rivolto ai mercati esteri, soprattutto all’Asia e al Sud America. Albertino Macchi illustra la situazione Lorenzo Brenna

Eraldo Macchi, fratello di Albertino, titolare della Bimac Srl di Gallarate (VA) www.bimac-gallarate.it

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i sono settori così altamente specializzati che rappresentano vere e proprie isole felici nel panorama economico. Uno di questi è il mercato relativo agli impianti di trasporto e automazione industriale. Trattandosi di automazioni sembra un paradosso, ma questo settore prevede un alto tasso di “artigianalità”. I macchinari, infatti, vengono solitamente costruiti su misura, in base alle indicazioni e alle necessità dei committenti. La flessibilità rappresenta il perno attorno al quale verte il lavoro. «Se non si è flessibili non si sopravvive al mercato – conferma Albertino Macchi, titolare di Bimac - oggi, purtroppo o per fortuna, bisogna specializzarsi. Costruire un impianto speciale per la prima volta può presentare dei rischi, però ci sono dei margini differenti rispetto alla produzione in serie che comporta molta più concorrenza. Noi costruiamo impianti su misura, ogni soluzione ha dei pro e dei contro. Se l’impianto è completamente automatizzato ha costi elevati. Automatizzazione è una parola che adesso è di moda, però occorre una giusta valutazione. Più l’impianto è automatizzato più parti potrebbero essere soggette a interventi». Una volta il mercato era prettamente italiano, ora invece a trainare il settore sono soprattutto Sud America, Sud Est asiatico e Cina. Il titolare di Bimac spiega che «siamo diventati fornitori privilegiati di grosse aziende italiane il cui business è però all’estero, esportano infatti quasi il novanta per cento della produzione». La crisi economica non ha quindi intaccato in maniera rilevante questo particolare settore. «Ovviamente anche noi negli ultimi anni abbiamo risentito della crisi, i mercati esteri

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Albertino Macchi

❝ hanno un po’ rallentato. Però il nostro settore ha subito meno di altri il rallentamento economico. L’importante comunque è razionalizzare, dato che oggi vendiamo impianti agli stessi prezzi di quattro, cinque anni fa abbiamo abbassato il costo di produzione e alzato la produttività». Investire in ricerca e sviluppo è fondamentale per rispondere prontamente alle esigenze del mercato. «Essere costantemente aggiornati è fondamentale e lo si fa attraverso fiere, riviste specializzate e seguendo gli sviluppi delle aziende più grandi della nostra che possono permettersi di investire cifre importanti nella ricerca. I cambiamenti che mettiamo in atto vengono sempre fatti su piccola scala all’inizio, se poi portano ai risultati sperati vengono estesi ai grossi impianti». Innovazione tecnologica dunque, ma non solo. «L’aspetto più importante è l’informazione e la comunicazione fra azienda e cliente, per procedere tutti nella stessa direzione e ottenere il miglior risultato possibile». Il mercato è mutevole. «In passato ci siamo rivolti un po’ a tutti i settori, oggi ci siamo specializzati nei settori della meccanica, della chimica, della gomma e della plastica». Bimac realizza impianti di movimentazione e trasporto, volti a ottimizzare la tempistica e la resa del ciclo produttivo.

L’importante è razionalizzare, dato che vendiamo impianti agli stessi prezzi di sei anni fa abbiamo alzato la produttività

L’azienda costruisce sia piccoli allestimenti che impianti complessi. «Il tutto dipende dalle richieste del cliente – prosegue Albertino Macchi –. A livello economico l’impianto più grande che abbiamo costruito è costato circa 500.000 euro. L’impianto medio si aggira sui 30-40.000 euro. A livello di dimensione un impianto medio si sviluppa su un’area di quindici metri di lunghezza e quattro metri di larghezza. Gli impianti più grossi, invece, occupano aree lunghe cento metri e larghe cinquanta. Lo scorso anno abbiamo realizzato in Inghilterra, in una grossa acciaieria, un impianto davvero mastodontico». Abbiamo chiesto ad Albertino Macchi quali sono le prospettive per il 2013. «L’obiettivo è quello di aumentare la produzione degli impianti e di conseguenza del fatturato. Credo che nel 2013 dovremmo riuscire a mantenere la nostra posizione, anche se purtroppo dipendiamo dai mercati stranieri vista la staticità di quello italiano. Bisogna riposizionarsi alla ricerca di mercati attivi». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 85


EXPORT

Gli investimenti creano solidità o scenario mondiale di questi ultimi anni racconta un mercato in forte concorrenza, talvolta spietata, alla ricerca del prezzo più basso a tutti i costi, purtroppo anche a discapito della qualità del prodotto. Nel contesto odierno la personalità, la conoscenza del mercato di riferimento e le competenze tecniche possono fare la differenza. Questa è l’idea dei due fratelli Giovanni e Paolo Donati titolari della Donati Spa, un’azienda di riferimento nel mercato dello stampaggio a caldo e della lavorazione meccanica di componenti e particolari in ottone, nata nel 1946. I fratelli Donati sostengono che la capacità imprenditoriale acquisita da anni di esperienza sul campo, nonché le scelte prese in momenti di difficoltà, rappresentano oggi il valore aggiunto dell’azienda. «Donati Spa è riuscita a consolidare

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Giovanni e Paolo Donati, titolari della Donati Spa di Lumezzane (BS) www.donati-group.com

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Investire in nuove tecnologie, ricercando sul mercato la risposta alle proprie esigenze e a quelle, talvolta difficili e complesse, dei clienti. Giovanni e Paolo Donati fanno il punto sul settore dello stampaggio a caldo e della lavorazione meccanica Serena Tudisco

la clientela puntando sulla qualità del servizio offerto, che si riscontra nella capacità di essere propositivi e collaborativi in fase di progettazione, di supporto nella fase pre-vendita, di tempestività e reattività nei tempi di consegna e nella fidelizzazione del cliente nella fase post-vendita. La qualità del servizio e la capacità di mantenere nel tempo gli impegni presi con i clienti sono elementi che hanno decretato il nostro successo e questo lo dimostrano alcuni clienti che, dopo aver provato a comprare in paesi lontani, sono tornati da noi». Un miglioramento continuo, una produzione efficiente a costi competitivi che non abbandona la qualità e la serietà del servizio, seguire la direzione del mercato e stare al passo coi tempi sono le mosse giuste per sopravvivere in un contesto difficile e burrascoso. Nonostante quindi questo periodo di contrazione del settore, per cui i margini di profitto si stanno riducendo in maniera considerevole, è possibile sopravvivere e crescere. A detta dei fratelli Donati «l’azienda registra un incremento del 13 per cento della liquidità e una riduzione del 10 per cento dell’indebitamento negli ultimi tre anni e sta incrementando il fatturato ed esportando


Giovanni e Paolo Donati

+45% LA CRESCITA DEL FATTURATO ESTERO REGISTRATA DALLA DONATI SPA, CHE SI DISTINGUE PER SOLIDITÀ FINANZIARIA E SCARSA DIPENDENZA DAL SISTEMA BANCARIO

L’azienda non ha mai smesso di investire in nuove tecnologie. Forti investimenti sono stati attuati nel settore del marketing, innovato tramite il digitale

più del 50 per cento della produzione. Questo ha permesso all’azienda di non dover far ricorso alla cassa integrazione, anzi di crescere come organico, assumendo negli ultimi due anni sette nuovi dipendenti». L’impegno e la passione per il lavoro vivono all’interno di un mercato dinamico che non può restare fermo e che deve necessariamente investire sulle nuove tecnologie. Essere competitivi e sempre all’avanguardia puntando sull’innovazione e sulla tecnologia è un’ulteriore conferma della qualità del prodotto. «L’azienda – continuano i fratelli Donati – non ha mai smesso di investire in nuove tecnologie, ricercando sul mercato la risposta alle proprie esigenze e a quelle, talvolta difficili e complesse, dei clienti. Per soddisfare al meglio queste esigenze l’azienda ha acquistato di recente un nuovo macchinario con elevate potenzialità produttive in grado di personalizzare il prodotto, tanto da renderlo “unico” per ciascun cliente, di ridurre i tempi di attrezzaggio e, a parità di tempo, aumentare le quantità prodotte.

Forti investimenti sono stati attuati nel settore del marketing, innovato tramite il digitale». Questo è uno dei principali requisiti che permettono a una realtà imprenditoriale di essere vincente. Un altro punto di forza è la solidità finanziaria e la bassa dipendenza dal sistema bancario che garantisce all’azienda di perdurare in modo continuo e autonomo nel tempo. Guardare al futuro con serenità e positività è uno degli elementi fondamentali per la riuscita dei propri obiettivi e per una costante crescita anche in territorio internazionale. «Il fatturato estero è aumentato del 45 per cento negli ultimi tre anni con l’obiettivo di raggiungere il 70 per cento nei prossimi due. Per il futuro sono incoraggianti le previsioni sui mercati esteri, ampliando ulteriormente gli orizzonti e consolidando i rapporti di partnership, ma il motto che ci spinge a fare sempre meglio è “non esistono problemi, esistono soluzioni” – spiegano i fratelli Donati». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 87


Da Bergamo alla Mecca, il percorso del made in Italy econdo il rapporto dell’Istat relativo al 2012 sulla specializzazione dell’Italia rispetto al commercio mondiale, appare rafforzata la competenza delle aziende produttrici di macchinari e apparecchiature meccaniche. A trainare la domanda estera sono soprattutto i mercati extra unione europea, su cui riescono ad imporsi le imprese di maggiori dimensioni, mentre su quelli europei sono le piccole e medie imprese ad avere le migliori performance. A confermarlo, il caso di un’azienda bergamasca a cui sarà affidata la lavorazione di capitelli, cornicioni, bassorilievi e intarsi destinati all’ampliamento della grande moschea della Mecca. Si tratta della Prussiani Engineering di Al-

S Sopra, la prima fresatrice al mondo per il taglio di lastre in marmo e granito completamente automatica (brevetto Europeo) Nella pagina accanto, centro di lavoro a tre assi interpolati e un particolare di lavorazione marmorea www.prussiani.com

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Macchinari made in Italy saranno utilizzati per l’ampliamento della grande moschea in Arabia Saudita e per la costruzione del più alto grattacielo del mondo. Ne parla Mario Giorgio Prussiani Valeria Garuti

bano Sant’Alessandro, operativa da 20 anni e specializzata nella progettazione e costruzione di macchine a controllo numerico per la lavorazione di marmi, graniti e altre pietre. I macchinari Prussiani saranno utilizzati dall’impresa di costruzione Araba Mgi anche per la costruzione di marmi e graniti destinati a quello che sarà il più alto grattacielo


Mario Giorgio Prussiani

7 mln FATTURATO CONSEGUITO DA PRUSSIANI NEL 2012, CON UN INCREMENTO DEL 10 PER CENTO RISPETTO ALL’ANNO PRECEDENTE. L’85 PER CENTO È RAPPRESENTATO DALL’EXPORT

al mondo: una torre di oltre mille metri, in costruzione nella città di Jeddah, in Arabia Saudita. Sarà duecento metri più alta della torre Burj Khalifa di Dubai. «Le importanti commesse relative alla moschea della Mecca e al grattacielo di Jeddah - spiega Mario Giorgio Prussiani, amministratore delegato della Prussiani Engineering - confermano la vocazione all’export della nostra azienda. Offrono inoltre l’opportunità di acquisire nuovi clienti in Medio Oriente, mercato a noi nuovo, che merita attenzione in quanto si dimostra sempre più vivace e recettivo». È stata la qualità dei macchinari che ha convinto questi importanti committenti ad acquistare ad un prezzo un po’ più elevato per ottenere prodotti efficienti, sicuri e che non perdono valore nel tempo. La garanzia totale di tre anni e la rapidità nel servizio di assistenza post vendita hanno fatto il resto. È infatti risaputo che il servizio di assistenza post vendita, pur di fondamentale importanza per la buona riuscita di un investimento, è un aspetto che non sempre viene tenuto nella dovuta considerazione quando ci si appresta ad acquistare un macchinario. A tale proposito il servizio “Help me” di Prussiani

permette alla ditta di risolvere le problematiche dei clienti in tutto il mondo tramite teleassistenza. In termini di fatturato, il bilancio di Prussiani nel corso del 2012 ha raggiunto i 7 milioni di euro, con un incremento del 10 per cento rispetto all’anno precedente. Ottime sono le premesse per un 2013 in forte crescita. Quest’anno è stato dunque considerato uno spartiacque tra la stagnazione che ha segnato gli anni precedenti e la ripresa di quelli futuri. «A livello commerciale - continua il titolare - siamo già presenti con uffici di assistenza post vendita in Europa, America e nei paesi in espansione tra cui Cina e Russia. In futuro, oltre al Medio Oriente, punteremo sui mercati del Brasile e Nord America. La nostra forza competitiva, all’estero come in Italia, è rappresentata dalla robustezza e dall’ampia gamma dei nostri macchinari. Inoltre i clienti vengono seguiti nel periodo di rodaggio, necessario per l’apprendimento dell’utilizzo dei nostri prodotti». La partecipazione a eventi fieristici e l’inserimento di figure professionali come gli area ❯❯ LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 89


EXPORT

❯❯ manager rappresentano i princi-

A destra, particolare di fresatrice Sotto, dettaglio di lavorazione su marmo

pali investimenti effettuati da Prussiani nell’ambito dell’internazionalizzazione. Questo permetterà all’azienda di far conoscere ancor più da vicino le soluzioni offerte e far sì che i clienti apprezzino in maniera tangibile la qualità dei macchinari. In particolare, nel corso del 2013 la partecipazione a fiere del settore da parte dell’azienda bergamasca sarà notevole. L’azienda parteciperà infatti a quattro tra le più importanti mostre settoriali in Cina, Regno Unito, Brasile e Stati Uniti. Per ciò che riguarda l’Italia, la quota di mercato di Prussiani è stabile intorno al 15 per cento del fatturato e, secondo la direzione, nel corso del prossimo anno non si allontanerà da tale percentuale. Questo è dovuto soprattutto alla carenza di ottimismo riscontrata dall’azienda nei confronti dei potenziali clienti italiani.

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Il 3 per cento del fatturato viene investito in ricerca e sviluppo. Attualmente l’impresa è in fase di progettazione di nuove macchine fresatrici a ponte, sia “entry level” sia di alta gamma. In queste ultime verrà inserita un’innovazione mondiale. Il software “cadcam” è un altro sistema innovativo introdotto recentemente: si tratta di un programma specifico per il disegno e la lavorazione di qualsiasi pezzo in marmo, granito e pietra. Un moderno software tridimensionale in grado di calcolare i tempi e i costi di lavorazione. «In futuro prevediamo di diversificare ulteriormente la nostra attività - conclude Prussiani - impegnandoci nello di studio di nuove macchine a getto d’acqua destinate al taglio della lamiera e di tubi in acciaio. L’obiettivo che contiamo di raggiungere nel 2013 rappresenta la creazione di un servizio di assistenza post vendita in Cina e Stati Uniti, in modo da rispondere tempestivamente alle richieste di tutti i nostri clienti».


Giuseppe Paredi

Meccanica tecnologica Investire in hi-tech è importante per mantenere alta la competitività nel settore della meccanica, in particolare della tranciatura e delle minuterie, dove stare al passo con i tempi è fondamentale, come rivela Giuseppe Paredi Anastasia Martini

icerca e innovazione costituiscono lo scheletro portante nella meccanica di precisione, in particolare se la produzione riguarda le minuterie, destinate a diversi ambiti e applicazioni. Soltanto un continuo aggiornamento dei processi produttivi può consentire lavorazioni a regola d’arte, effettuate, ovviamente da personale altamente qualificato. Da ciò la necessità di investimenti mirati al continuo aggiornamento dei cicli produttivi, attraverso l’introduzione di macchinari sempre più sofisticati; investimenti che il trend positivo del settore, grazie all’export (che nel 2011 ha registrato più 4 per cento circa, mentre è da confermare il più 2,7 per cento previsto per quest’anno) rende possibili. E proprio sugli investimenti in macchinari e sull’export punta la Eredi Paredi Antonio Srl, società che opera in questo ambito da oltre trent’anni. «Nella prospettiva di una crescita che intendiamo realizzare in futuro – spiega il titolare, Giuseppe Paredi – intendiamo investire in macchinari all’avanguardia, per poter essere al passo con i tempi e per riuscire soddisfare le esigenze, sia dei nostri attuali clienti, che dei potenziali». La storia dell’azienda, costituita nel 1980 per iniziativa Antonio Paredi, s’iscrive nel solco di una tradizione artigianale tutta italiana, che la vede attiva nella costruzione di stampi trancia per lo stampaggio a freddo della lamiera. Con il tempo l’azienda consolida la propria attività e le competenze relative; ciò la porta al cambiamento della ragione sociale, diventando

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Paredi Antonio & C. Snc e alla produzione di articoli e minuterie per serramenti e maniglie in alluminio, ottone, ferro e inox. La società dispone di un parco macchine ad alta tecnologia. «Oltre al reparto tranciatura di cui possediamo dieci trance “cotelli” per effettuare questo tipo di lavorazione a freddo della lamiera, – afferma – l’azienda è “attrezzata” per elaborare stampi trancia per lo sviluppo di nuovi articoli». La Eredi Paredi Antonio Srl è presente da qualche anno all’estero ed esporta in Austria, Germania, Svizzera e Marocco. Oltre agli investimenti nell’innovazione tecnologica, per sostenere una concorrenza in aumento, il titolare rivela che un’altra strategia messa in campo è la «ricerca della migliore materia prima, certificata, per garantire un prodotto di qualità, che ci consenta di distinguerci sul mercato, andando incontro alle specifiche del cliente».

La Eredi Paredi Antonio Srl ha sede a Vestone (BS) erediparedisrl@libero.it

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Nuove soluzioni per l’automazione Il tessuto imprenditoriale italiano si scontra continuamente con la volontà di modernizzarsi nell’automazione del material handling e della logistica. Ma l’Italia è in grave ritardo rispetto ad altre realtà europee. Il punto di Gianfranco Silipigni Marco Tedeschi

Italia, sia sul fronte dei servizi che su quello delle automazioni, paga lo scotto di essersi attivata troppo in ritardo rispetto ad altri paesi europei. È questa la realtà con cui s’interfacciano le società che operano da integratori di sistemi e che si propongono per la fornitura d’impianti di movimentazione e stoccaggio automatici. «La nostra attività – spiega Gianfranco Silipigni, amministratore delegato della LCS - si raffronta continuamente con il desiderio, da parte del tessuto imprenditoriale, di modernizzarsi. L’Italia paga, sotto questo profilo, un forte ritardo se confrontata con il resto d’Europa. Il mercato italiano è caratterizzato da piccole e medie aziende che purtroppo, fatto salvo alcuni esempi di eccellenza,

L’

Gianfranco Silipigni è amministratore delegato della LCS Srl di Usmate Velate (MI) www.lcssrl.it

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non sono all’avanguardia nell’innovazione e nell’automazione del material handling e della logistica. Rispetto ad altri paesi della comunità europea, i mancati investimenti nel settore industriale si traducono in diminuzione di produttività e di conseguente competitività: ad esempio negli ultimi dieci anni la produttività per ora lavorata in Italia è cresciuta dell’1,4 per cento appena, contro una media UE dell’11,4 e un dato tedesco del 13,6 per cento». LCS da più di vent’anni offre soluzioni per l’automazione e la supply chain industriale. Nelle sedi di Usmate Velate e Orbassano l’azienda progetta sistemi di automazione del Material Handling e sviluppa software per la gestione del magazzino e della produzione. Perché l’Italia si trova in questa situazione


Gianfranco Silipigni

+10% L’AUMENTO DI FATTURATO FATTO REGISTRARE DA LCS NELL’ULTIMO ANNO GRAZIE A NUOVE COMMESSE AEROPORTUALI

sfavorevole rispetto ad altri Paesi? «Le cause sono da ricercare innanzitutto nella frammentazione del sistema produttivo, con una moltitudine di piccole imprese non sempre in grado di assumersi l’onere economico di un processo di modernizzazione. Il piccolo imprenditore inoltre è spesso restio all’innovazione (in particolare organizzativa e gestionale) e molto spesso si riscontra anche la carenza di capitale umano, soprattutto nelle funzioni manageriali , di ricerca e di risorse finanziarie». In che modo affiancate i vostri committenti? «La volontà è quella di diventare “partner” dei nostri clienti offrendo loro le nostre competenze di progettazione e di realizzazione, aiutandoli nel-

l’impostare progetti su “misura” per rispondere alle esigenze attuali e future. Stiamo poi cercando di affiancare alle soluzioni tecnologiche anche attività di “project financing” a volte critiche per la realizzazione stessa dei progetti». Come sta andando il 2012? «Nel 2012 la domanda interna è rimasta ancora debole e le aziende continuano a rinviare le decisioni di spesa/investimento. Pur in questo quadro la nostra azienda si è mossa con la massima flessibilità al fine di cogliere tutte le opportunità che il mercato ci ha proposto. In termini economici comunque l’esercizio si chiuderà con un lieve incremento dei ricavi e con un risultato positivo». Quali i risultati e gli obiettivi raggiunti più significativi? «Quest’anno supereremo il 10 per cento d’incremento del fatturato consolidato anche per l’apporto di nuove commesse estere nell’area degli aeroporti e dell’automation. In Italia nel settore “magazzini automatici” abbiamo acquisito buoni ❯❯ LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 93


TECNOLOGIE

❯❯ ordini anche se con margini molto risicati; gli investimenti fatti negli esercizi precedenti ci hanno consentito tuttavia di proporci “più completi e competitivi” con livelli di offerta correlati alla domanda». Quali sono state le criticità maggiori riscontrate sul mercato? «In presenza di un mercato poco dinamico dove le poche opportunità di business trovano la risposta di molti competitors, la nostra azienda ha proseguito nell’azione interna di riorganizzazione e di messa a punto dei processi di lavoro, ed esterna sui nostri clienti, cogliendo tutte le innovazioni che il mercato ci propone per migliorare e innovare la gamma delle soluzioni. Attraverso un costante impegno nella formazione delle nostre risorse umane, cerchiamo quindi di mantenere alta l’attenzione nel valutare le nuove idee che il mercato offre al fine di arricchire l’offerta delle nostre soluzioni». Come si sviluppa concretamente il vostro operato? «Il nostro compito è quello d’integrare il software di proprietà con i prodotti meccanici standard dei partner. Offriamo in esclusiva per il mercato italiano trasloelevatori e trasportatori per pallet prodotti da Kardex Mlog GmbH (Neuenstadt – D) e sistemi di smistamento veloce di colli prodotti da Vanriet B.V. (Houten – NL). La nostra attenzione è sempre massima e concentrata sul mercato. Allo stesso modo resterà elevato il nostro impegno sulle opportunità che il mercato ci concederà in futuro anche in ambito internazionale». Da quali settori e da quali target derivano le prospettive di business più rilevanti? «LCS opera in diversi settori. In Italia le maggiori aspettative sono legate alla ripresa del settore manifatturiero e dell’automotive mentre all’estero contiamo sul settore del material handling aeroportuale». Come supportate nello specifico il comparto aeroportuale? 94 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

È fondamentale investire in sistemi di automazione del material handling. In questo modo le aziende otterrebbero la razionalizzazione dei costi di gestione per la logistica


Gianfranco Silipigni

«Ottimizziamo la logistica aeroportuale garantendo che il bagaglio arrivi allo scalo di destinazione assieme al passeggero. Il processo di gestione dei bagagli viene migliorato eliminando eventuali colli di bottiglia e riducendo di fatto il numero di bagagli “persi”. Secondo stime della Commissione Europea infatti ogni 7 secondi un passeggero europeo perde la propria valigia per un totale di 10 mila bagagli al giorno. Detto in altre parole è una borsa ogni 64 viaggiatori, dieci dei quali non riavranno più nulla se non un rimborso che sarà al massimo di 1.100 euro. È su questo che intendiamo lavorare migliorando la situazione». Quali situazioni economiche riscontrate nel vostro territorio di competenza? «Il nostro gruppo ha strutture operative in Lombardia e in Piemonte. Auspichiamo di vedere presto segnali di ripresa in entrambe le regioni. Noi saremo pronti per cogliere tutte quelle opportunità che il mercato ci vorrà offrire. Speriamo ritorni la fiducia a investire e che il sistema metta a disposizione delle aziende le risorse finanziarie necessarie. Quello che chiediamo come protagonisti del settore sono inoltre nuove regole meno burocratiche al fine di gestire in modo più veloce ed efficace i progetti di investimento che si presenteranno». Su cosa, le imprese del comparto e le istituzioni, devono fare leva affinché il vostro settore possa ricominciare a crescere?

«Risulta fondamentale investire in sistemi di automazione del material handling. In questo modo le aziende otterrebbero la razionalizzazione dei costi di gestione per la logistica. Strategica rimane comunque la leva finanziaria di sostegno agli investimenti tecnologici». Dove concentrerete i vostri prossimi investimenti? «La nostra attenzione è rivolta alle opportunità che il mercato ci offrirà per completare e integrare la nostra offerta con nuovi prodotti e soluzioni innovative. Cureremo con molta attenzione il livello di competenze ed esperienze del nostro personale per assicurare sempre prestazioni di avanguardia». Quali sono le sfide maggiori che LCS dovrà affrontare nel corso del 2013? «Purtroppo lo scenario economico 2013 prevede ancora un andamento negativo dell’economia italiana. Continueremo a presidiare il mercato per cogliere tutte le opportunità di business. Se, come si afferma, nel secondo semestre 2013 si inizieranno a vedere i primi segnali di ripresa noi saremo pronti a supportare le aziende italiane che vorranno investire». Con quali nuovi progetti vi presenterete sui mercati? «Continueremo nella progettazione di sistemi che consentano accanto ad una modernizzazione degli impianti un veloce rientro dell’investimento». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 95


Un’alleata per abbattere i costi produttivi A Nel processo di industrializzazione, l’automazione ha avuto un ruolo centrale per le aziende di diversi settori. Con la crisi ha assunto una valenza ancora più strategica, come nota Giovanni Majer Anastasia Martini

Alcuni momenti di lavorazione all’interno della Conveyors Nord Spa, che ha sede a Inzago (MI) www.conveyors.it

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bbattere i costi di produzione, mantenendo la resa qualitativa e quantitativa, è una strategia adottata da molte aziende, afflitte dalla situazione del mercato. Nella concretizzazione di questo obiettivo, l’automazione diventa una preziosa alleata, come sottolinea anche Giovanni Majer, amministratore di Conveyors Nord, che, nell’ambito specifico, realizza convogliatori destinati a diversi settori industriali, dal trattamento delle superfici al tessile, passando per l’automotive e l’elettrodomestico. «La crisi di questi ultimi anni – spiega – è figlia di un’elevatissima potenzialità produttiva in qualsiasi settore; o meglio, per i produttori europei oggi il problema non è più incrementare la produzione, ma ridurre i costi di una produzione. D’altro canto, la presenza di nuovi mercati appetibili sta provocando lo spostamento delle attività produttive dall’Europa, con conseguente abbattimento dei costi, a parità di una qualità che resta pressoché inalterata». La Conveyors, attiva da oltre cinquant’anni, sia a livello nazionale che internazionale, ha partecipato attivamente ai processi di industrializzazione che hanno caratterizzato l’Italia degli anni 60, dando un contributo consistente all’evoluzione dell’automazione. «Da un punto di vista meccanico – chiarisce l’ingegner Majer – a un occhio non esperto, può


Giovanni Majer

65%

sembrare che gli impianti di trent’anni fa siano uguali a quelli di oggi: questo è in parte vero, in quanto il filo conduttore che ci anima nell’evoluzione dei nostri prodotti è quello di mantenere, per quanto possibile, l’intercambiabilità con i precedenti. Ci sono però differenze che, pur non stravolgendo il concetto di funzionamento del convogliatore nel suo insieme, comportano migliorie, per esempio, riguardo durata e riduzione degli interventi di manutenzione e la loro facilità di esecuzione. A questo proposito, le tecnologie adottate riguardano, per esempio, il particolare trattamento superficiale di taluni componenti soggetti a usura. I mutamenti più consistenti hanno interessato la parte elettronica, che sovrintende alla gestione degli impianti: si è passati infatti da impianti singoli che si occupavano soltanto del trasporto di pezzi, a impianti integrati in un sistema produttivo complesso che colloquiano con sistemi superiori di controllo. Infine, l’introduzione di internet ha permesso l’assistenza da remoto, cosa che fino a dieci anni fa non era pensabile, almeno per impianti di piccole e medie dimensioni. Tutto questo si traduce, per il cliente, in un’aumentata affidabilità e durata e in una semplificazione nella gestione dell’impianto». Un’evoluzione di tecnologie e competenze, che ha permesso alla Conveyors, che si articola in Conveyors Nord in Lombardia e Movin in Friuli

FATTURATO REALIZZATO ALL’ESTERO, CON IMPIANTI DI AUTOMAZIONE INDUSTRIALE INSTALLATI IN SUDAMERICA, NORDAFRICA, TURCHIA E PORTOGALLO

Venezia Giulia, di mettere in campo le strategie adeguate per sostenere la contrazione del business. «La presenza in diversi settori industriali, – continua Majer – l’ampia gamma produttiva, le manutenzioni di impianti realizzati nel passato e una riorganizzazione interna, ci hanno consentito di limitare i danni derivanti dalla diminuzione di fatturato di questi ultimi due anni. Inoltre l’estero è per noi sempre più strategico: fin dal 1966 abbiamo esportato trasportatori in paesi europei, con particolare riferimento al mercato tedesco, dove dal 1980 è attiva, a Stoccarda, la Csf ; inoltre quasi il 65 per cento del nostro fatturato è realizzato con impianti installati in Sud America, Nord Africa, Turchia e Portogallo. Ritengo che, alla luce delle attuali condizioni nazionali e a causa di chi continua a difendere diritti che vanno a danno delle nostre aziende, lo spostamento all’estero sarà il trend anche per i prossimi anni». E oltre all’internazionalizzazione, per il futuro la società ripone l’attenzione alle novità del mercato, all’ottimizzazione dei costi e, come nota, l’amministratore «a sbocchi per i nostri prodotti in settori diversi da quelli canonici: si tratta di una sfida importante che spero possa già dare qualche risultato dal prossimo anno». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 97


TECNOLOGIE

Il “Progetto Hepburn”, per l’elettroforesi i chiama “Progetto Hepburn” ed è la carta giocata da Sebia, multinazionale francese operante nell’ambito dell’elettroforesi. Il progetto persegue l’eccellenza aziendale coinvolgendo i clienti nella riorganizzazione dei processi, malgrado un contesto generale sempre più intricato. Da una parte, la difficile congiuntura economica; dall’altra i mutamenti in atto all’interno della sanità – diagnostica di laboratorio inclusa –, cui si aggiunge l’annoso problema dei prolungati tempi di pagamento. Forte delle ottime performance del 2011, questa realtà guarda al futuro a testa alta per concretizzare la vision, citata da Massimiliano Boggetti, direttore generale di Sebia Italia: «Innovare per fare dell’elettroforesi la

S Massimiliano Boggetti, direttore generale di Sebia Italia, società con sede a Bagno a Ripoli (FI) www.sebia.com

Bilancio 2011 positivo per Sebia Italia, che non si adagia sugli allori e affronta un mercato in crisi, mettendo in campo un progetto rivoluzionario, di cui ci parla il direttore generale, Massimiliano Boggetti Roberta De Tomi

tecnica di scelta del laboratorio di diagnostica per la separazione e l’identificazione di biomarcatori proteici». In cosa consiste il “Progetto Hepburn” e come viene attuato? «Abbiamo avviato questo progetto che vuole migliorare l’organizzazione aziendale, ripensandola in maniera prospettica e innovativa. Tale iniziativa vede coinvolti, da una parte i colleghi con le loro proposte innovative, dall’altra un gruppo di lavoro composto dai nostri manager e da un numero selezionato di clienti, ciascuno rappresentativo del segmento di mercato che serviamo e coordinato da due consulenti di organizzazione aziendale. Il “Progetto Hepburn” è uno strumento per dare voce ai clienti, affinché possano essere sempre di più soddisfatti di noi». Come si esprime la vostra azienda in numeri? «Nell’ambito di riferimento abbiamo un ruolo di leadership mondiale, con oltre 80 distributori e 8 filiali. In particolare quella italiana, in cui lavorano un gruppo di persone che hanno una lunga storia, sono motivate e fortemente orientate alla soddisfazione del cliente, si conferma da molti anni il partner scelto dalla maggior parte dei clienti pubblici e privati nazionali. Qui, infatti, le nostre tecnologie sono


Massimiliano Boggetti

impiegate da oltre il 90 per cento dei laboratori di patologia clinica». Con quale finalità e quali prodotti vi proponete sul mercato? «Sin dalla nascita Sebia ha ideato, costruito e commercializzato sistemi di analisi all’avanguardia tecnologica, utilizzati per la diagnosi di patologie quali le discrasie plasmacellulari (la più nota è il mieloma, un tumore del midollo osseo), la sclerosi multipla, l’abuso alcolico cronico, le talassemie, le emoglobinopatie e infine per il diabete, test lanciato proprio quest’anno». A proposito di Italia: in che contesto state lavorando e come vi rapportate a esso? «In questi anni il mondo della Salute sta attraversando un periodo critico, sia per la recessione economica, sia per il Governo che, a fatica, sta attuando un cambiamento delle regole del mercato che consenta di garantire ai cittadini una salute sostenibile, senza compromettere la qualità dei servizi. Spesso questi provvedimenti si abbattono sulle sole aziende del settore già gravate da margini ridotti dalla forte competitività e ingiustamente indebolite da tempi di pagamenti lunghissimi. Malgrado tutto, a dimostrazione della sua solidità e buona gestione, nel 2011 Sebia Italia ha realizzato il risultato di profitto mi-

Il mondo della salute sta attraversando un periodo critico. Malgrado tutto, nel 2011 Sebia Italia ha realizzato il risultato di profitto migliore della sua storia

gliore della sua storia». Quali altri riconoscimenti avete ottenuto e cosa rappresentano per voi? «L’Abi (Associazione Bancaria Italiana) ci ha segnalato fra le aziende più solide in Toscana dell’anno precedente e la Camera di commercio di Firenze in collaborazione con l’Università di Firenze ci ha attribuito il giudizio di merito creditizio “Eccellente”, nel rispetto dei parametri di Basilea III. Per noi queste sono ulteriori conferme, che ci stimolano a migliorare». Eccellenza, come si traduce in obiettivi concreti? «Sebia, facendo leva sulla sua lunga tradizione di ideazione, produzione e commercializzazione di sistemi diagnostici basati sulla tecnica elettroforetica, vuole continuare a essere il fornitore di riferimento grazie a un servizio di eccellenza e all’introduzione nel mercato di prodotti innovativi». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 99


TECNOLOGIE

Nuovi impieghi per le tecnologie militari Nuove soluzioni tecnologicamente avanzate si sviluppano per cross-over in ambito industriale, per implementare le performance del trattamento delle acque e per la realizzazione di macchinari “no-plug”, energeticamente indipendenti. Il punto di Angelo Chiesa Anastasia Martini

uove tecnologie negli ambiti delle acque e dell’energia elettrica, sono in fase di elaborazione in “casa Italveco”, società che nasce per il trattamento delle acque primarie e per la depurazione di quelle di scarico, prodotte sia da utenze industriali e pubbliche, che da civili. Negli anni l’azienda si è ampliata, attuando una politica di espansione del proprio raggio di attività. L’ultima, nell’ordine, è la Joint Venture con una società

N Angelo Chiesa, presidente della società Italveco, con sede a Milano www.italveco.com

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svizzera, una collaborazione che consentirà l’utilizzo civile di tecnologie prima appannaggio di altri ambiti. Tra questi, sono annoverati sistemi di potabilizzazione dell’acqua, da introdurre nell’Africa Centrale, uno dei mercati cui la società si sta rivolgendo con particolare attenzione, come spiega anche il presidente, Angelo Chiesa. A quali categorie e settori industriali si rivolge la vostra attività? «Operiamo per tutti i settori in cui l’acqua viene usata nei processi di lavorazione: dall’alimentare agli impianti di depurazione e potabilizzazione, passando per il power, il chimico, il petrolchimico, il tessile, la metallurgia». Un vostro obiettivo è quello di rendere alcune tecnologie avanzate disponibili ad un uso civile: i prezzi sono accessibili o restano appannaggio di pochi? «Ci siamo sempre rivolti al mercato delle tecnologie avanzate che adottiamo, in quanto solo in questo modo abbiamo la pos-


Angelo Chiesa

d’investimento e di gestione rispetto gli impianti attualmente in uso, riducendo o azzerando la produzione dei fanghi prodotti attualmente dagli impianti in uso». Nella vostra attività la ricerca e lo svisibilità di operare con clienti di grande ri- luppo hanno un peso considerevole. Quali lievo sul mercato, concorrendo con compe- saranno i prossimi passi? titors di livello internazionale. La Italveco dal «Sino ad ora tutta la ricerca svolta in Italveco 2003 al 2009 ha fornito all’esercito ameri- è stata finanziata con i propri fondi. Lo cano degli impianti di potabilizzazione per le scorso settembre abbiamo partecipato a basi in Iraq e in Afghanistan. Nell’ottobre un’iniziativa della Ue per ottenere un con2012 abbiamo sottoscritto un accordo con tributo consistente, che ci sarà erogato nel un’azienda svizzera, la KSI, con cui avremo 2013, tra i mesi di maggio e giugno». la possibilità di trasformare avanzate tecnoA che punto siete nel vostro progetto di logie militari per destinarle al mercato civile internazionalizzazione e a quali mercati industriale. Le nuove tecnologie che adotte- state puntando, in particolare? remo permetteranno la riduzione dei costi «Abbiamo iniziato a commercializzare impianti nel 1994, partendo da Bogotà e da allora abbiamo fornito i nostri prodotti in 24 paesi, ma riteniamo che ci si È in programma l’utilizzo civile possa ampliare anche ad altri di tecnologie prima appannaggio mercati, con particolare riferidi altri ambiti. Tra queste, sistemi mento a quello dell’ Africa centrale, dove in questo momento di potabilizzazione dell’acqua, stiamo costruendo un imda introdurre in Africa Centrale pianto di potabilizzazione in Nigeria». ❯❯

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TECNOLOGIE

Kem, Hds e Sky Source, le novità della Italveco ❯❯ Quali acquisizioni e nuove società hanno permesso di accrescere la vostra realtà? «L’ultima acquisizione risale allo scorso 15 Dicembre 2011: ha riguardato la Sodai Italia Spa, ceduta dal Gruppo Erg. In questo modo il nostro gruppo è diventato uno dei principali partner di Trenitalia nel settore del trattamento delle acque, consentendoci di ampliare il business in questo settore. Italveco è a capo di un gruppo che conta più di 70 addetti e comprende oltre alla già citata Sodai Italia, anche l’immobiliare Maral Investment Srl e la Titan Overseas Srl, che opera nel mercato africano e medio orientale. La Italveco Srl ha inoltre branch in Perù, Colombia e Bulgaria». Quale trend ha seguito il vostro fatturato negli anni e che previsioni si possono fare per la chiusura del 2012? «La nostra società si è sempre assestata intorno ai 5-6 milioni di euro di fatturato annuo, ma le previsioni per l’esercizio 2012 e il 2013, grazie all’arrivo di un’importante commessa, sono più rosee. Per entrambi gli esercizi ci dovremmo attestare intorno ai 910 milioni di euro». Come si concretizza la vostra politica ambientale? 102 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

Il primo impianto hi-tech nato dalla Joint-Venture con KSI è KEM (K Energy Maker), un kino-dispositivo per la generazione elettrica, basato sulla repulsione magnetica controllata e destinato all’alimentazione dei macchinari e degli impianti della Italveco. HDS (Hydro Dynamic System) è un dispositivo integrato a vasto spettro che tratta le acque durante il loro transito, esercitando un’azione selettiva degli elementi disciolti. Il terzo dispositivo è Sky Source, che consente la generazione di acqua, estraendola dall’umidità contenuta in atmosfera. In accoppiata con il KEM, consente di produrre acqua potabile di qualità sfruttando l’escursione termica giorno-notte, senza costi energetici. Sky Source nasce dalla collaborazione tra la Italveco, la KSI e una consociata monegasca; è in grado di produrre acqua potabile in contesti difficili, senza necessità di infrastrutture, prelievo o trattamento preventivo.

«Un impianto di punta della Italveco, prodotto dagli anni Novanta, è un modello containerizzato, destinato ai paesi esteri. Attualmente stiamo progettando e testando impianti che possono essere alimentati da energia pulita, a emissione zero». Cosa vi proponete di realizzare in futuro, nel medio e lungo periodo? «Sicuramente una continua crescita all’estero, senza però trascurare l’Italia. Tale incremento verrà realizzato grazie alle nuove tecnologie che utilizzeremo dal febbraio 2013».


Giuliano Caldiroli

Il potenziale della comunicazione video La nostra vita è scandita da monitor e schermi. Giuliano Caldiroli della C-Team ci spiega come utilizzarli per promuovere le attività commerciali Lorenzo Brenna

ggi la vita è condizionata dai monitor. La necessità di reperire o fornire informazioni scandisce i tempi giornalieri e tutto quello che ieri era riportato per iscritto oggi viene fornito attraverso l’informazione digitale. I giornali si leggono su tablet o pc, i libri si leggono su e-book, i messaggi pubblicitari vengono guardati su cartelloni digitali che sorgono all’angolo di ogni strada. Anche i negozianti hanno iniziato ad inserire monitor nelle loro attività, perché sentono la necessità di fornire comunicazione visiva ai clienti. Questa idea prende forma già negli anni Ottanta, quando con un semplice monitor e un pc, dalle vetrine, il pubblico poteva trovare informazioni di qualsiasi tipo. L’esplosione di internet e dei sistemi di telecomunicazione e il conseguente calo dei prezzi della tecnologia, consente oggi di sfrut-

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Giuliano Caldiroli della C-Team Srl di Milano www.c-team.it

tare al meglio tali strumenti. «È questo il momento adatto per promuovere con forza questa idea – conferma Giuliano Caldiroli della C-Team – fornendo un servizio a ogni attività che deve trovare soluzioni innovative in momenti di crisi e recessione». C-team svolge l’attività di marketing e di promozione commerciale per prodotti e servizi nel settore dell’ingegneria integrata e dell’ICT. In particolare la divisione denominata Vetroattivo è dedicata alla comunicazione video. «Il nostro obiettivo è regolarizzare l’informazione dei negozi distribuendo l’informazione visiva in maniera integrata e funzionale a seconda delle esigenze», dichiara Giuliano Caldiroli. Una delle categorie che meglio si adatta a questa pianificazione è quella della ristorazione e dei bar. «Con la locandina multimediale – prosegue Caldiroli – C-team intende creare un “butta dentro” innovativo che sfrutti nuove tecnologie per dare una sferzata ai gestori dei locali per incrementare le vendite. Il principale motivo di acquisto, in questo momento economico di perdita generale di fatturato, risulta proprio la sua principale funzione: quella di attirare clienti in maniera accattivante. Inoltre offriamo una possibilità di acquisizione non eccessivamente onerosa per il commerciante, attraverso la formula del noleggio operativo». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 103


Impianti industriali, il futuro è la ricerca Nella progettazione e costruzione di impianti industriali, «la ricerca e lo sviluppo sono fondamentali per anticipare le esigenze del mercato». Renato Calamarà fa il punto sulle nuove tecnologie Viviana Dasara

on il 36 per cento del mercato mondiale, l’Europa è il maggiore produttore ed esportatore di macchinari. Non vi è dubbio che un’industria europea più forte possa contribuire alla crescita e alla ripresa economica, incrementando la competitività del nostro Paese e porre le basi della reindustrializzazione del Vecchio Continente. Il raggiungimento degli obiettivi Europa 2020, infatti, permetterà di portare dall’attuale 16 per cento circa al 20 per cento la quota dell’industria nel Pil. Secondo gli obiettivi fissati dalla Commissione europea, tra le priorità devono rientrare la promozione, la tutela e lo sviluppo del mercato, il sostegno all’innovazione del prodotto e alla qualità dei materiali, l’efficienza energetica di macchine, attrezzature e impianti. Fondamentale risulterà la disponibilità di capitali per effettuare gli investimenti necessari, per adottare nuove tecnologie e attrezzature in grado di accrescere la

C La SBS Steel Belt Systems Srl, ha sede a Venegono Inferiore (VA) www.steelbeltsystems.com

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competitività. Le condizioni economico finanziarie del settore e l’andamento della produzione per il mercato interno e per l’esportazione risultano però ancora deboli dal momento che, come rileva l’indagine (Financial integration report) realizzata ad aprile di quest’anno dalla Banca centrale europea sull’accesso delle Piccole medie imprese ai canali di finanziamento, il tasso di rifiuto alle domande di prestito è salito dal 10 per cento al 13 per cento. Anche Renato Calamarà, amministratore delegato della SBS Steel Belt Systems Srl, azienda specializzata nella progettazione, costruzione e servizio post vendita di impianti industriali, sostiene che «la ricerca e lo sviluppo sono fondamentali per poter anticipare le esigenze del mercato». Investimenti costosi e rischiosi in progetti di sperimentazione e a sostegno dell’innovazione richiedono competenze scientifiche e tecnologiche adeguate. La SBS Steel Belt Systems Srl che opera


Renato Calamarà

Un nuovo outer shell nel settore dal 1984 annovera più Le società del gruppo SBS Steel Belt Systems (Italia, USA, Germania) sono state di cinquecento installazioni in tutto pioniere sin dai primi anni Ottanta nello sviluppo di un prodotto innovativo che il mondo e, nello specifico, maccomporta risparmi notevoli sia per quanto riguarda i costi operativi che i costi di investimento. Un nuovo pastigliatore con un innovativo design della foratura dei chinari di processo continui, equitubi ed un alto spessore (tre volte maggiore di quelli comunemente usati nel paggiati con nastri in acciaio inosmercato) è stato sviluppato per l’industria dello zolfo. L’evoluzione di Accudrop® sidabili per una vasta gamma di per rispondere all’aumento di capacità produttiva ha ridotto la sensibilità del applicazioni in processi industriali, sistema durante il processo di solidificazione di prodotti chimici fusi, con l’aumento nei settori della chimica, petrolchidella resa di pastigliazione superiore al 30 per cento, rispetto al design precedente, mica, alimentare e della plastica. evitando fermate extra e necessità di sistemi di controllo della temperatura altamente sofisticati. Inoltre, nella gamma di macchinari prodotti anche per il settore delle vernici in polvere, ha avuto l’onore di fornire tutti i maggiori produttori ita- prese e limitano gli investimenti. Tuttavia, lo liani, europei ed extra europei. «Le caratteristiche scambio di buone pratiche potrebbe promuovere dei macchinari che realizziamo – spiega Cala- e incoraggiare l’imprenditorialità. «Il nostro inmarà – devono corrispondere prima di tutto a vestimento per ricerca e sviluppo rappresenta il criteri di affidabilità e sicurezza. Ma in un mer- 4,5 per cento del fatturato. Nell’ultimo biennio, cato sempre più difficile, la nostra società ha abbiamo registrato un incremento del fatturato sentito l’esigenza di sviluppare nuove idee. Così pari al 77 per cento, nonostante le attuali critiabbiamo pensato di offrire un servizio integra- cità dovute alla concorrenza dei prodotti a basso tivo, rigenerando i sottoprodotti derivanti dalla prezzo provenienti soprattutto dall’Asia, Cina in normale produzione e che sono difficili da rein- testa». Le strategie messe in campo dalla SBS serire nel ciclo produttivo. Abbiamo reso, così, al- Steel Belt Systems Srl annunciano per il futuro cuni vantaggi, sia sotto l’aspetto economico che dell’azienda l’internazionalizzazione produttiva sotto quello ecologico, per gli operatori del set- verso Medio Oriente, Cina e Brasile e l’offerta tore oltre che per la comunità». innovativa che include know how di processo e Purtroppo, le incertezze sull’evoluzione futura dei sistemi di ingegneria integrati ad elevato valore nuovi mercati spesso minano la fiducia delle im- aggiunto. LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 105


Misure di livello, entra in gioco il radar «La misura di livello che si basa sulla tecnologia radar è estremamente precisa e non condizionata dai parametri del processo». Luciano Tonelli, fa il punto sull’innovazione tecnologica e sull’andamento del mercato nazionale Viviana Vignola

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Luciano Tonelli

e difficoltà legate alla crisi economica, e la tendenza del mercato industriale a divenire sempre più globale e competivo, richiedono all’imprenditoria italiana di sviluppare caratteristiche peculiari e innovative. Ne è convinto Luciano Tonelli, Amministratore Delegato di Vega Italia, filiale italiana di Vega Grieshaber KG, società che si occupa della produzione di misure di livello e che nel corso del tempo si è ulteriormente specializzata in misure di livello con tecnologia radar. Quali sono le peculiarità di questa tecnologia? «La misura del livello che si basa sulla tecnologia radar è estremamente precisa e non condizionata dai parametri del processo (rumore, temperatura e vapore). Rappresenta quindi la soluzione “principe” per moltissimi processi industriali». Quanto investe Vega in innovazione tecnologica? «Una consistente fetta del fatturato viene investito ogni anno nel reparto R&D, dove lavorano circa 70 ingegneri». Quali sono, secondo la vostra esperienza, le peculiarità dell’attuale mercato nazionale? «Nel mercato italiano convivono eccellenze di valore assoluto che fanno dell’Italia uno dei leader manifatturieri globali ed inefficienze organizzative-industriali che ci accomunano a paesi del terzo mondo. In questo bipolo industriale sta tutta la capacità e le competenze che una società come la nostra deve sviluppare. Attenzione massima ai clienti strategici e nel contempo attenzione altrettanto strategica per le piccole imprese». Qual è stato l’andamento del fatturato nell’ultimo biennio? «Il 2009 è stato un anno critico per tutti; tuttavia, sia Vega Italia che la casa madre hanno saputo far fronte al momento difficile e hanno continuato nel processo di investimenti (in tecnologie e in personale) per affrontare meglio il

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futuro. Nel 2010 c’è stata un crescita di circa il 3 per cento in termini di fatturato rispetto all’anno precedente e nel 2011 una crescita di circa il 6 per cento rispetto al 2010. Il 2012 è previsto ancora in crescita e con risultati attesi assolutamente positivi». Vega e Vega Italia devono far fronte alla concorrenza di “colossi” come Endress+ Hauser, ABB, Siemens, Emerson. Quali strategie adottate per distinguervi sul mercato ed essere competitivi? «Il gap dal punto di vista delle dimensioni e della gamma di prodotti rispetto ai maggior competitori è tale che difficilmente sarà compensato da sviluppi ed espansioni future da parte di Vega. Ecco quindi che in questa differenza sta l’essenza della nostra peculiarità. Vega è un’azienda a conduzione privata-familiare, dove le decisioni sono prese in tempo reale e dove operano degli imprenditori che hanno a cuore lo sviluppo dell’azienda ancora prima dei risultati di bilancio. La cura della qualità, accompagnata da un approccio attento al cliente, fanno sì che Vega trovi gli spazi che le competono e sappia destreggiarsi nel mercato globale». Relativamente al futuro, quali sono i vostri obiettivi? Ci può illustrare progetti che intendete lanciare o sviluppare? «Oggi Vega Italia è concentrata soprattutto in termini di presenza diretta sul territorio nelle regioni settentrionali. In un contesto di crescita verrà valutata la possibilità di coprire meglio e in maniera più capillare le regioni italiane proprio perché stando “vicini” al cliente si possono comprendere meglio le sue richieste e necessità».

Luciano Tonelli, Amministratore Delegato di Vega Italia di Milano www.vega.com

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TECNOLOGIE

Packaging, l’innovazione paga L’imballaggio flessibile è un settore in discreta salute, soprattutto per chi esporta. L’importante è investire nella ricerca tecnologica. L’analisi di Mario Maggioni Olivia Carli

industria dell’imballaggio flessibile gode di un discreto andamento, con una crescita intorno al 4 per cento. La contrazione dei consumi sul territorio nazionale è più che compensata dal mercato europeo ed extraeuropeo, valvola di sfogo della forte capacità produttiva italiana. È in questo quadro che si inserisce la scelta di Icr Spa di Origgio (VA), fornitore di cilindri incisi per la stampa rotocalco: «All’inizio dell’anno abbiamo siglato un’alleanza strategica con Janoschka, azienda multinazionale leader nel settore grafico con sede centrale in Germania. Si tratta di una collaborazione nata per condividere tematiche tecniche-produttive e per soddisfare le esigenze dei clienti internazionali e delle multinazionali presenti in Italia» spiega Mario Maggioni, presidente di Icr. Già, perché in questo comparto una delle sfide maggiori è la ricerca dell’eccellenza. Come? Investendo nello sviluppo. «Noi prestiamo grande attenzione all’evoluzione tecnologica e manteniamo tutto il complesso produttivo costantemente aggiornato. Lo scorso anno abbiamo anche compiuto un importante investimento installando la linea AutoCon per la produzione completamente automatica di cilindri rotocalco». Questa linea permette l’esecuzione di tutte le fasi di lavorazione del cilindro: preparazione delle superfici d’acciaio, ramatura, lisciatura, incisione, cromatura finale. E si è pronti per la prova

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Gli stabilimenti della Icr Spa si trovano a Origgio (VA) www.icr.it

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stampa. Un’altra tecnologia di cui Icr va fiera è l’incisione autotipica elettrolitica. Dieci anni fa, dall’esposizione analogica è passata al digitale e cioè all’esposizione diretta dell’immagine sul cilindro (Ctc). «Adesso disponiamo di due linee produttive che utilizzano questa tecnologia e che permettono di incidere sia cilindri tradizionali che cilindri speciali per le applicazioni più svariate, con e senza retinatura e con profondità molto elevate». Sulla base di un’esperienza di oltre 35 anni, l’azienda ha messo a punto una nuova metodologia di lavoro per rendere più alta la qualità delle immagini stampate: il Color Management System (Cms), che, attraverso la standardizzazione di ogni fase di lavorazione, garantisce l’ottima corrispondenza tra la prova fotografica e il risultato di stampa in rotativa. «Abbiamo lavorato molto per mettere a punto questo sistema e lo manteniamo costantemente ottimizzato grazie alla stretta collaborazione tra il reparto fotografico e i reparti produttivi. Grazie al Cms, siamo in grado di monitorare completamente il processo produttivo,


Mario Maggioni

+8% INCREMENTO DI FATTURATO RISPETTO AL 2010 DELLA ICR SPA CHE NEL 2012 HA REGISTRATO ANCORA UN LIEVE AUMENTO

e questo ci consente di trovare soluzioni altamente tecniche e qualitative alle diverse esigenze della stampa rotocalco in tutte le sue applicazioni». L’azienda si distingue per la forte connotazione tecnica, a partire dal gruppo dirigente: Giancarlo Gandolfini, socio fondatore e responsabile di produzione, Stefano Beghini, responsabile pre-press, Mario Maggioni, ex converter, presidente e R&d. Il servizio tecnico è fondamentale per poter assistere il cliente in tutte le fasi del processo rotocalco, dalla definizione del lavoro grafico, allo studio di soluzioni legate a inchiostri e materiali, alla fase di stampa in rotativa, passando per l’ottimizzazione dei processi con il Cms. Al

cliente finale però non si offre solo la tecnologia più avanzata «infatti abbiamo scelto di far convivere tradizione e innovazione per poter garantire un servizio a 360 gradi, affiancando AutoCon ai macchinari già presenti in azienda e permettendo così una maggiore reattività nella gestione delle consegne, senza sacrificare la gamma di soluzioni tecnologiche e il livello qualitativo offerto». Da sola la tecnologia non basta, si sa. A Origgio si punta molto sulla qualità: «Nei reparti produttivi manteniamo costantemente ottimizzato il nostro flusso di lavoro per essere in grado di accrescere la capacità di servizio in termini di produttività e cercando di mantenere la qualità». Un flusso che non a caso è certificato Iso 9001:2008, la norma che definisce i requisiti di un sistema di gestione per la qualità di un’organizzazione. «Così si spiegano i nostri risultati: il nostro fatturato è in lieve aumento rispetto al 2011, dopo l’incremento dell’8 per cento registrato rispetto al 2010». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 109


TECNOLOGIE

La rivoluzione dei software 3D attuale recessione, unita a una competizione giocata su scala globale, induce le aziende manifatturiere a individuare gli strumenti e le occasioni d’investimento più appropriati per incrementare le performance in termini di qualità dei prodotti ed efficienza dei processi. Oggi competere mantenendo la produzione in un paese occidentale significa assicurare un assoluto controllo dei costi e, soprattutto, creare un valore aggiunto in grado di compensare agli occhi del cliente il divario di prezzo. In questo contesto i software di simulazione sono alleati preziosi, a supporto del conseguimento degli obiettivi aziendali». Il dottor Roberto Castellani, amministratore delegato della TTS, società specializzata nello sviluppo di soluzioni software avanzate a supporto del manifatturiero, fa un punto sul mercato dei software di simulazione e sul loro utilizzo in ambito industriale. Numerose sono le declinazioni di queste applicazioni hi-tech. «Tra i software vi è quello che consente la creazione di ambienti virtuali bi- o tri-dimensionali utilizzati per la progettazione di impianti produttivi con il fine di ponderare ex ante le performance di interi sistemi manifatturieri o

«L’

In questa e nella pagina successiva: momenti di simulazione di processi aziendali, con i software in 3D realizzati dalla TTS Srl, che ha sede a Milano www.ttsnetwork.net

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Ottimizzazione dei cicli produttivi, valorizzazione del personale, realizzazione di prototipi a fini commerciali: sono le applicazioni più importanti dei software di simulazione in 3D, veri e propri alleati per le aziende. Il punto di Roberto Castellani Anastasia Martini

di singole macchine prima della loro effettiva realizzazione o acquisizione. Il complemento con i knowledge-based system può supportare realtà imprenditoriali di qualunque dimensione nella formalizzazione della conoscenza, vero e proprio asset distintivo delle aziende europee, e nella formazione del personale. Sfruttando le medesime librerie software è poi possibile realizzare prototipi virtuali in tre dimensioni per rappresentare fedelmente il portafoglio prodotti dell’azienda e testarne l’indice di gradimento. Applicazioni proficue anche per TTS che «nonostante la crisi è riuscita nell’ultimo esercizio a incrementare il proprio fatturato. Tali risultati derivano dai forti investimenti fatti negli ultimi anni in attività di ricerca, che si stanno traducendo in prodotti e servizi ad altissimo valore aggiunto, rivolti ad aziende italiane ed europee». Da queste ricerche, nasce l’ambiente integrato IceCube, immesso di recente sul mercato. Si tratta di una piattaforma innovativa artico-


Roberto Castellani

Cube Builder possono essere condivise tra più utenti grazie all’applet IceCube WebView, inserita all’interno di una pagina web di un qualsiasi sito. DDD MachineNC è invece dedicato al contesto produttivo automatizzato, si interfaccia con la maggior parte dei controlli numerici e sfrutta i medesimi modelli realizzati con IceCube Builder per le animazioni 3D. Attraverso la connessione con il controllo numerico è possibile Tra i software vi è quello che consente verificare le collisioni e ottenere in la creazione di ambienti virtuali virtuale i pezzi secondo le lavorabi o tri-dimensionali utilizzati per zioni programmate. Infine è allo la progettazione di impianti produttivi studio IceCube Collaborate che già in fase prototipale permette la creazione e la modifica cooperativa e simultanea del layout di una lata in diversi moduli, integrabili per garantire linea di produzione da parte di utenti diversi la massima flessibilità e personalizzazione. «Un in luoghi diversi». primo applicativo è IceCube Builder, per E alla luce di trend sociali e di mercato che creare efficaci presentazioni 3D importando danno una sempre maggiore importanza al oggetti modellati con qualsiasi sistema CAD, concetto di sostenibilità, i prossimi obiettivi tali realizzazioni possono essere arricchite da della TTS prevedono «lo sviluppo di piattaimmagini e oggetti bidimensionali. Poi ab- forme in grado di incorporare strumenti di asbiamo IceCube Player, che consente di visua- sessment e advisoring delle prestazioni econolizzare su PC le presentazioni sviluppate con il miche, sociali e ambientali delle macchine e Builder. Grazie a un set di librerie, gesture e in- degli impianti produttivi simulati, così da guiterfacce grafiche, studiate ad hoc per innova- dare le aziende del futuro verso la progettativi dispositivi multitouch, il livello di intera- zione e la realizzazione di prodotti che garanzione che si ottiene è estremamente elevato e tiscano un elevato livello di sostenibilità lungo realistico. Le presentazioni realizzate con Ice- l’intero ciclo di vita».

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TECNOLOGIE

Nuove applicazioni Open Source Il mondo dell’Open Source, cui molte imprese dell’IT e della comunicazione si stanno rivolgendo, apre nuove e importanti frontiere di applicazione aziendale. Resta però ancora un ambito da conoscere, illustrato da Flavio Ventura Roberta De Tomi

La Logika Snc ha sede a Milano www.logika.com www.melasupport.it

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www.freeandopen.it

l mondo delle soluzioni Open Source ha vissuto una lenta trasformazione nel corso degli ultimi anni, passando da un iniziale ambito “universitario”, al mondo delle imprese. Oggi sono disponibili soluzioni in grado di rispondere a esigenze “Enterprise”, capaci di affiancare agli storici vantaggi in termini di “costi” e possibilità di sviluppo, anche robustezza, affidabilità e continuità operativa. Il software Open rappresenta quindi una valida alternativa per le aziende ai tradizionali sistemi “Proprietari”, sia per realizzare infrastrutture ICT che per implementare applicazioni di business. Diverse realtà del settore informatico si stanno orientando a soluzioni “Free”, anche per le applicazioni aziendali. È il caso di Logika, realtà che da quindici anni opera nell’IT e nella comunicazione, sia fornendo soluzioni informatiche per processi aziendali, sia sviluppando progetti on demand. Logika si colloca nel mondo FOSS (Free and Open Source Software), di cui viene fornito un quadro puntuale, ben oltre i luoghi comuni. «In primo luogo – afferma Flavio Ventura, socio amministratore di Logika – occorre sfatare un mito: Open Source e Free Software non sono sinonimi di Linux. Anzi, molto spesso le soluzioni Open e Free sono multi-piattaforma, oppure esistono software diversi che assolvono la stessa funzione su piattaforme diverse. Gli ambiti sono i più disparati: dalla formazione al fotoritocco, dalla sicurezza alla tutela

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Flavio Ventura

della privacy, dallo sviluppo di portali e siti web alla creazione di negozi e-commerce, così come sistemi operativi, web server, database server, wiki, forum, blog, office-automation. Si tratta di un ventaglio di soluzioni possibili, accessibili a tutti, su diversi sistemi operativi, utilizzabili nel Cloud o nella propria rete». «Qualsiasi soluzione software – continua Ventura – ,sia essa Investiamo nella formazione del personale proprietaria o Open, richiede know-how nell’implementache userà il software, e nella consulenza zione e nell’utilizzo. Partendo per l’integrazione e la personalizzazione, da questo principio, l’idea è anzichè nell’acquisto di licenze di investire nella formazione del personale, che utilizzerà il software, e nella consulenza per l’integrazione e la personalizzazione, anzichè nell’acquisto delle li- presentano ostacoli e perdite di tempo, percenze, che non porta alcun beneficio. Risul- mettendo loro di concentrarsi sulle proprie tato: a parità di investimento si ottiene un attività. software “su misura” e personale qualificato Oltre ai servizi di assistenza tecnica e consuche lo usa al meglio». lenza in ambienti Microsoft e Apple, anche Le applicazioni in questione si rivolgono a integrati, alla rivendita, installazione e conutenze di ogni tipologia, poiché «Il mondo figurazione di strumenti e applicazioni, alla del Freeware – evidenzia Flavio Ventura – connettività e alla telefonia, l’azienda si ocsenza per questo scartare soluzioni a costi cupa anche di ricerca e sviluppo di soluzioni contenuti, consente anche a microimprese e software Open Source e ad hoc su tecnologia professionisti di sfruttare tutto quello che la web. Una rosa di attività che attinge alle nutecnologia offre per migliorare efficienza e merose possibilità offerte dalla tecnologia e competitività, investendo il minimo e con- che Logika intende mettere a disposizione centrando le energie nel proprio business. come strumenti per il business. Spesso, infatti, non sappiamo che certe cose «Con l’obiettivo di far conoscere e comsi possono fare con poco, a volte già con prendere meglio il mondo Open Source – quello che abbiamo». prosegue Ventura – Logika ha realizzato un Da questi presupposti, nasce la filosofia di sito internet che affronta e approfondisce i Logika, che si impegna ad avere la massima vari aspetti di un argomento dalle imporcura per le esigenze dei clienti, liberandoli dai tanti implicazioni per il presente e per il problemi di tipo informatico, che spesso rap- futuro».

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TECNOLOGIE

Uno strumento anti-spreco Climagest Energy Gold è una soluzione intelligente che consente la contabilizzazione del calore in “remoto”, per una gestione sicura e votata al risparmio energetico. Alessandro Imparato ne illustra funzioni e applicazioni Anastasia Martini

econdo il rapporto Bloomberg il nostro paese nel 2011 si è aggiudicato il primo posto per l’impiego del fotovoltaico, con una crescita del 9 per cento rispetto al 2010; e sempre più persone mirano a un utilizzo razionale dell’energia, grazie anche ad alcune soluzioni offerte da società operanti nel settore dei servizi energetici integrati. È il caso della Climagest, realtà di recente fondazione, la cui attività si basa sul-

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Alessandro Imparato, amministratore della Climagest Srl di Varese, Rivoli (TO) e Milano www.climagest.it

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l’esperienza consolidata di professionisti del settore e sul connubio tra avanguardia tecnologica ed eco-sostenibilità. Da questo connubio, nasce una “soluzione intelligente”, Climagest Energy Gold, che come spiega l’amministratore dell’azienda, Alessandro Imparato «consiste in un sistema di termoregolazione e contabilizzazione individuale del calore che permette ai singoli condomini di regolare la propria temperatura di comfort in maniera indipendente. La produzione di calore viene monitorata dalla nostra azienda attraverso tre tipologie di apparecchi: il contatore collocato sui radiatori di ogni appartamento, le antenne nel vano scale e la centralina dotata di modem gsm sempre all’interno dell’edificio. Il rilevamento della produzione effettiva di calore, viene effettuato in remoto ogni mese, al fine sia di evidenziare in maniera tempestiva eventuali anomalie sia di calcolare la ripartizione dei consumi individuali ». Una “smart solution” che rientra nella rosa dei servizi proposti dalla società: dalla consulenza, con grande attenzione alle specifiche del cliente e alla tipologia di ambiente, alle convenzioni per gli amministratori, passando per i servizi di gestione e di assistenza tecnica degli impianti, fino all’assunzione del ruolo di “terzo responsabile”, in accordo alla normativa vigente. Lo sviluppo di un sistema come Climagest Energy Gold, rappresenta un passo avanti per una società che mette a disposizione dei consumatori un vero e proprio strumento anti-spreco.


Alessandro Imparato

Attraverso applicazioni, gli amministratori e gli utenti possono visualizzare informazioni, riguardanti i consumi, sia per singolo impianto, che per tutti i condomini

«Il sistema per la contabilizzazione in remoto da noi adottato – continua l’amministratore – è “aperto”, ovvero, è disponibile anche per altri gestori, pertanto il condominio non ha alcun obbligo nei nostri confronti. Insomma, un segnale di correttezza, aspetto che vogliamo sempre garantire. La soluzione prevede una visione unificata di informazioni: dai consumi rilevati per gli utenti e per l’intero condominio, alle rilevazioni e ai sopralluoghi per i preventivi e gli impianti. Attraverso applicazioni per smartphones e un sito web, gli amministratori e gli utenti possono visualizzare informazioni sui consumi, sia per singolo impianto, che per tutti i condomini gestiti da Climagest. Climagest conta su un moderno sistema di apps in cloud che consentono la verifica dei dati raccolti sul campo, la consultazione dei report di tutti i monitoraggi effettuati, il censimento, le estrazioni di tutti i componenti e i materiali per una gestione ottimizzata del rapporto con i clienti e i fornitori». Climagest Energy Gold è uno strumento che si pone in linea con le esigenze degli utenti, di indipendenza termica, economica e di sicurezza. L’informatica applicata ai servizi in-

tegrati, apre strade importanti, con sviluppi negli ambiti produttivi, cui Climagest si sta rivolgendo particolarmente. «Un business cresce – conclude Imparato – insieme alle risorse disponibili e l’energia rappresenta un’importante voce di spesa. Noi aiutiamo gli imprenditori a scoprire le potenzialità della propria impresa. Ridurre gli sprechi genera nuove opportunità e consente di valorizzare al meglio le performance produttive». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 115


TECNOLOGIE

Migliorare la gestione degli spazi “alimentari” Ottimizzare produzione, distribuzione e commercializzazione del “prodotto pasto” secondo i principi della nuova scienza gastronomica e delle nuove conquiste tecnologiche. Ovvero buono, pulito e giusto. Ne parliamo con l’architetto Antonio Montanari Marco Tedeschi

a tecnologia e lo studio degli spazi dovranno sempre di più porsi al servizio dell’intero sistema alimentare contribuendo a determinare la stabilità, la bontà e l’equilibrio del processo alimentare. Oggi sono questi i veri temi da affrontare nell’ottica di quanto sta delineandosi e che verrà dibattuto nell’ambito dell’evento Expo 2015 per cercare di mettere in evidenza chiari elementi di orientamento che indichino una precisa rotta per l’attuale e futuro intero sistema gastronomico. È quanto intende fare lo Studio Montanari & Partners, società di progettazione che sviluppa servizi nell’ambito del settore specialistico della ristorazione collettiva, commerciale, impianti alimentari e turistico-alberghiero. «Il nostro intento – spiega l’architetto Antonio Montanari, amministratore Unico e direttore tecnico – è quello di elaborare e

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Lo Studio Montanari & partners si trova a Milano www.smp.mi.it

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ottimizzare la produzione, distribuzione e commercializzazione del prodotto pasto alimentare secondo i principi della nuova scienza gastronomica ovvero buono, pulito e giusto». I servizi offerti dallo studio di Milano sono pertanto negli ambiti della ristorazione commerciale e in particolare di quella collettiva. «Un settore, che prevede il servizio di pasto a scuole, ospedali, enti e altri soggetti pubblici. Le società di ristorazione, per la maggior parte fino ad oggi, si sono limitate a sviluppare un servizio di gestione puro, cioè produrre un pasto in strutture non di proprietà, ma da condurre per fornire il servizio richiesto. Già da tempo e stante la carenza finanziaria degli enti pubblici si è diffuso l’appalto cosiddetto “misto” cioè, a fronte del servizio, l’azienda deve offrire anche la ristrutturazione o la costruzione del nuovo centro cottura. Tutto ciò impone una vera e propria riorganizzazione e un ripensamento totale del sistema di produzione del pasto che in sé è ancora di tipo artigianale, ma può essere da un lato razionalizzato e dall’altro rinnovato con tecniche e logiche nuove». Ed è proprio sulla ricerca tecnologica che si basano la maggior parte delle sfide, anche sotto il punto di vista progettuale. «Per una vera qualità – specifica l’architetto Monta-


Antonio Montanari

È necessario un ripensamento totale del sistema di produzione del pasto che in sé è ancora di tipo artigianale, ma può essere da un lato razionalizzato e dall’altro rinnovato nell’ottica di una sostenibilità globale

nari – è necessario che tutto il settore e tutta la filiera dal prodotto base, alla produzione, al consumo siano oggetto di un avanzamento. Tutto ciò potrebbe trovare certamente attenzione nell’Expo 2015 se tutti ci lavorano con logica e coerenza, ma è necessario che la questione sia affrontata con professionalità e cultura tecnica che oggi in Italia è carente. La sicurezza e sostenibilità del prodotto pasto finale è il risultato di un processo sistemico in cui tutti gli elementi devono trovare il loro equilibrio evitando squilibri o il prevalere di alcuni fattori rispetto ad altri».

Tutto ciò deve comportare anche una base di ricerca sotto il punto di vista della distribuzione. «Per me il termine distribuzione significa come produrre e distribuire un pasto: al tavolo, al selfservice, con un free flow, o con altri sistemi. È ciò che il progetto innovativo deve studiare particolarmente. Oggi il pasto è una componente del “mangiare fuori”. Tutti mangiamo fuori, quindi anche il bar, il ristorante, il centro commerciale, e altre forme come i chioschi, contribuiscono e devono essere pensate per tale processo. Parlare quindi di ricerche nel settore della distribuzione per me significa trovare nuove forme di offrire un pasto. Tali ricerche sono in atto soprattutto per legare l’ambito della produzione agroalimentare con l’ambito della produzione del pasto ovvero i tempi e i modi della sostenibilità e della filiera corta». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 117


TECNOLOGIE

Serve una spinta innovativa Se confrontata con gli altri Stati europei l’Italia si dimostra, secondo un rapporto della Commissione Europea, in forte ritardo nella capacità d’innovare in campo tecnologico. Tra le regioni italiane più sensibili alla necessità dell’aggiornamento tecnologico, spicca la Lombardia. L’esperienza di Luigi Citroni Marco Tedeschi

e regioni europee stanno facendo visibili progressi nel migliorare la propria capacità di innovare in campo tecnologico. Secondo una ricerca pubblicata dalla Commissione è aumentato negli ultimi cinque anni il numero di regioni che nell’innovazione sono leader. Tuttavia, lo studio mette l’accento ancora una volta sul ritardo delle regioni italiane in questo particolare settore, in linea peraltro con il ritardo del Paese nel suo complesso. Il rapporto entra poi nel dettaglio delle singole performance. Ad esempio, per quanto riguarda

L Tecno Futura si trova a Valle Salimbene, PV www.tecnofutura.eu www.tecnofuturasrl.com

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le piccole e medie imprese che effettuano ricerca in casa, a raggiungere il livello più alto (0,64 in una scala da o a 1) sono Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino. «Il quadro di valutazione dell’innovazione regionale - spiega il commissario all’Industria e vice presidente della Commissione Antonio Tajani - indica che occorre intensificare le azioni volte a creare condizioni più favorevoli per gli investimenti, non solo a livello europeo e nazionale ma anche creando forti incentivi per le regioni e le comunità locali, affinché possano sfruttare appieno il loro potenziale d’innovazione e imprenditorialità». In linea con quest’idea di sfruttare al meglio il potenziale d’innovazione tecnologica sembra essere Tecno Futura di Valle Salimbene, in provincia di Pavia, officina meccanica nata nel 1990, svolge la sua attività in un moderno capannone di 3.000 mq ed è specializzata nella lavorazione di precisione di tutti i tipi di lamiera ferrosa e non ferrosa, acciaio inox, rame, ottone, alluminio. «Negli ultimi anni – spiega l’amministratore unico, l’ingegnere Luigi Citroni - per aumentare il livello del nostro servizio, abbiamo inserito nel panorama delle nostre attività un moderno ufficio tecnico in grado di gestire sia l’area Cad (disegno tecnico tridimensionale, progettazione e sviluppo delle lavorazioni) che l’area Cam (applicazione delle tecnologie di lavoro). Le nostre tecnologie sono tutte supportate dal Software di disegno 3-D Solid Work». Le tecnologie per l’azienda di Valle Salimbene non si fermano qui. «All’interno del nostro stabilimento disponiamo di un moderno cen-


Luigi Citroni

Abbiamo inserito nel panorama delle nostre attività un moderno ufficio tecnico in grado di gestire sia l’area Cad che l’area Cam. Le tecnologie sono tutte supportate dal Software di disegno 3-D Solid Work

tro di taglio laser Bystronic Btl 3015 con impianto di carico/scarico, in grado di lavorare 24 ore su 24, eseguendo lavorazioni su lastre di ferro con spessori da 0,5 a 15mm, acciaio inox con spessori da 0,5 a 12mm, alluminio con spessori da 1 a 5mm e lamiere sendzimir con spessori da 1 a 3mm nei formati 1500x3000, 1250x2500, 1000x2000. In alternativa, per le lavorazioni di taglio e punzonatura, abbiamo due punzonatrici Rainer Cnc 2000 e 2500 e una punzonatrice Euromac, corredate da innumerevoli stampi che ci permettono di eseguire lavorazioni su lastre di ferro, inox, ottone, rame e sendzimir. Abbiamo poi otto piegatrici idrauliche, con una vasta gamma di lame e stampi, che ci permettono di eseguire svariate tipologie di pieghe su tutti i tipi di materiale. Per potenziare maggiormente il reparto di piegatura, abbiamo recentemente acquistato una pannellatrice ‘Performer’ della Salvagnini. Certo, in questo momento, la difficoltà nel reperire finanziamenti a basso costo, ci obbliga a tenere a freno la nostra innata voglia di migliorare il livello qualitativo dei nostri macchinari. Le idee ci sarebbero, il lavoro

pure, ma per prudenza e scarsa fiducia nel sistema bancario in genere, ci siamo fermati a livello di investimenti» aggiunge l’amministratore. La fornitura di un servizio completo rappresenta uno dei punti di forza dell’azienda lombarda, che ha in questo modo consolidato la sua posizione sul mercato. «Abbiamo un numero di clienti abbastanza ristretto, vogliamo essere dei partner, non dei semplici fornitori, non ci interessa un freddo rapporto cliente-fornitore. All’interno dello stabilimento – specifica Citroni – sono presenti altri reparti quali l’attrezzeria, la saldatura e la cesoiatura. Oltre alle lavorazioni su lastra, siamo attrezzati per lavorare barre laminate in rame e alluminio. Se richiesto eseguiamo trattamenti superficiali di zincatura e stagnatura presso nostri fornitori di fiducia con i quali abbiamo instaurato un rapporto di collaborazione che dura da tempo. L’ultimo investimento strategico risale al 2009, abbiamo ampliato il nostro stabilimento, inserendo un moderno impianto di verniciatura a polvere». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 119


TECNOLOGIE

L’Europa, un polo per l’elettronica Sviluppare high tech in Europa anziché in Estremo Oriente comporta vantaggi per i clienti in termini di time to market. Stefano Bisio spiega come contribuire alla ripresa del Vecchio continente Valeria Garuti

Stefano Bisio, general manager di Data Modul Italia di Milano Nella pagina accanto, laboratorio produttivo dei display LCD www.data-modul.com

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nvestire in personale specializzato, macchinari, strutture e spazi adeguati al fine di produrre alta tecnologia in Europa anziché in Cina e Giappone. Questo comporta notevoli benefici per gli acquirenti in termini di rapidità di risposte, qualità assicurata e supporto in tempo reale. «Diminuisce notevolmente il tempo che intercorre dell’ideazione di un prodotto alla sua effettiva commercializzazione», afferma Stefano Bisio, general manager dell’azienda milanese nata nel 2007, specializzata in soluzioni di visualizzazione, soluzioni integrate embedded e nella produzione di display LCD, Data Modul Italia. A quali progetti state lavorando in questo momento? «Il completo ciclo produttivo collocato in Germania assicura un’elevata qualità e risposte rapide, a prezzi interessanti. Una combinazione che si sta rivelando vincente. Il controllo diretto in Europa, rispetto alla gestione di filiali in Asia, garantisce un supporto tecnico migliore e tempi più rapidi. A questo proposito gli spazi delle nostre tre fabbriche a nord della Baviera sono stati riorganizzati per consentirci di gestire al meglio la produzione di nuovi metodi di visualizzazione. Mi riferisco ai touch screen chiamati “multitouch”, già noti per il notevole impiego nei Tablet e smart phone. Oggi questi particolari schermi sono sempre più richiesti per impieghi professionali e industriali. Vengono utilizzati per esempio nei pannelli operatori uomo-macchina e anche nei pannelli comandi dei forni per le cucine di nuova generazione. La nostra azienda è tra i primi produttori mondiali di schermi industriali di questo genere impiegati in aziende Europee». Quanto investite in termini di innovazione e ricerca e sviluppo?

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Stefano Bisio

+30% L’AUMENTO DEL FATTURATO DI DATA MODUL NEL 2012 RISPETTO ALL’ANNO PRECEDENTE. NEI PROSSIMI TRE ANNI SI PROSPETTA UN’ULTERIORE CRESCITA

«Operiamo nell’ambito dell’elettronica per l’industria, uno dei settori che necessita di costante innovazione. Gli investimenti in ricerca e sviluppo sono stati possibili grazie a personale specializzato nella chimica applicata ai processi produttivi. Per ciò che concerne gli investimenti sulla formazione, il 10 per cento della nostra forza lavoro è composta da persone giovani che stanno effettuando il passaggio dal mondo dell’università a quello dell’industria. Molti dipendenti lavorano con noi da tanti anni e dopo aver concluso uno stage in Data Modul sono stati confermati con contratto a tempo indeterminato. Il fattore umano è decisamente un aspetto rappresentativo della nostra crescita aziendale». Quali sono oggi le categorie e i settori che si rivolgono al vostro prodotto? «Offriamo dal componente alla soluzione completa per settori quali l’automazione industriale e l’automotive, che rappresentano oggi circa il 60 per cento del fatturato. Inoltre stiamo crescendo negli ambiti del settore medicale, della strumentazione in genere e nel settore degli elettrodomestici». Qual è stato l’andamento del vostro business nel 2012? Quali i principali risultati raggiunti e quali le maggiori criticità? «Il 2012 è stato un anno positivo per la nostra azienda. Abbiamo ripetuto lo stesso risultato dello scorso anno, che per noi si è rivelato molto buono (eravamo cresciuti del 30 per cento rispetto al 2010). L’acquisizione di un maggior numero di progetti ci porterà ad una sostanziale crescita nel triennio 2013-2015».

Il controllo diretto in Europa, rispetto alla gestione di filiali in Asia, garantisce un supporto tecnico migliore e più rapido. Ecco perché abbiamo spostato il ciclo produttivo in Germania

Qual è la vostra situazione sul mercato estero e su quello italiano? «Il Gruppo tedesco Data Modul, operativo da 40 anni, ha raggiunto una posizione di leadership sul mercato tedesco, nel nord Europa e negli Stati uniti per quanto riguarda la fornitura di display e delle soluzioni embedded, ovvero quelle apparecchiature integrate nel sistema con funzioni di controllo, in grado di gestirne le funzionalità richieste. In Italia stiamo crescendo molto bene grazie ai nuovi progetti acquisiti. Da buoni italiani non ci manca la volontà né l’iniziativa imprenditoriale per avviare nuove opportunità all’estero. In certi paesi, specialmente quelli dell’Est Europa, la nostra mentalità italiana viene premiata dai clienti perché risultiamo più flessibili». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 121


INNOVAZIONE

Innovazione e sicurezza contro le produzioni asiatiche Corrado Capelli traccia un quadro del settore due ruote che non lascia dubbi: è emergenza, e la politica rimane assente. Ma il presidente di Confindustria Ancma indica con certezza quali sono le cause e le possibili risposte. «La nostra è un’eccellenza da esportare» Renato Ferretti

Corrado Capelli, presidente di Confindustria Ancma e titolare della Caberg con sede a Bergamo www.caberg-helm.com

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ssistiamo da circa quattro anni a un calo costante delle vendite di motocicli in tutto il mondo». Corrado Capelli, titolare della bergamasca Caberg, riassume così l’andamento del mercato interno che per il comparto mostra cifre preoccupanti: il due ruote infatti si abbassa con un meno 36,3 per cento, con i cinquantini che raggiungono un segno negativo del 46,3 per cento. Inutile dire che il settore dei caschi, in cui l’azienda di Capelli si è più volte distinta con vari riconoscimenti internazionali, non può che seguire, con una diminuzione del 25 per cento negli ultimi due anni. «Questo calo – dice Capelli –, purtroppo, al momento è solo parzialmente compensato dalla crescita dei mercati emergenti, soprattutto per la bassa capacità di acquisto dei prodotti italiani, spesso penalizzati da dazi doganali eccessivi (fino al 40 per cento in Cina). Il costante aumento delle quote di produzione a favore delle aziende asiatiche, poi, affossa le aziende di componentistica». Lei è anche presidente di Confindustria Ancma (associazione nazionale ciclo motociclo e accessori). Quali contromisure avete adottato? «Confindustria Ancma, dall’inizio della crisi globale, ha intensificato le azioni volte a mitigarne le conseguenze, così aspre per il nostro settore. Le nostre richieste per una qualche forma di concessione di crediti al consumo, di mitigazione delle tariffe assicurative e degli ultimi balzelli, hanno trovato scarsa attenzione dei governi succedutisi nel periodo considerato. Fa eccezione il ministero dello sviluppo economico che si è reso disponibile mettendo a disposizione un importante contributo per lo sviluppo di iniziative all’estero». Quali sono stati invece i risultati ottenuti

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Corrado Capelli

Lo Sharp test, che prova presso il proprio laboratorio i caschi presenti sul mercato Britannico, ha dato 5 stelle al nostro Duke

come imprenditore? «Caberg è stata la prima azienda italiana ad aver prodotto e commercializzato il casco apribile, prima ad aver introdotto una gamma completa dotata di visiera parasole. Attraverso il nostro laboratorio interno, oltre a monitorare severamente il soddisfacimento dei test di conformità richiesti dalle varie normative, sperimentiamo soluzioni in più ambiti sia di sicurezza attiva che passiva. Recentemente il test Sharp del dipartimento dei trasporti inglese, che regolarmente prova in laboratorio i principali caschi presenti sul mercato britannico, ha premiato il nostro modello Duke con il massimo dei voti (5 stelle). L’ottimo risultato ottenuto dal Duke si va ad aggiungere a quello ottenuto da altri nostri cinque modelli. Al recente salone di Milano Eicma, abbiamo presentato il nostro nuovo casco apribile Modus, con un inedito sistema di rotazione e aggancio della mentoniera che garantisce la massima sicurezza viaggiando anche con mentoniera sollevata. Riguardo, invece, ai nostri mercati di riferimento, i più importanti rimangono ancora quelli europei, ma stiamo sempre più investendo nei nuovi mercati emergenti compresi Cina, Brasile e Russia».

Qual è il fattore decisivo cui attribuirebbe questi riconoscimenti? «L’attività di ricerca e sviluppo è vitale, purtroppo la costante diminuzione dei profitti rende difficile trovare le risorse da dedicare a questa attività. Eppure Caberg, vi dedica praticamente la quasi totale disponibilità. L’obiettivo è la realizzazione di caschi sempre più sicuri e innovativi, studiati per le necessità dei vari utenti: un conto è produrre un modello per il moto turista, un altro sviluppare un modello per un uso prevalentemente urbano. Le svariate tipologie di moto sono molto diverse e i caschi devono essere progettati tenendo ben presente queste tipologie d’uso». Quali sono le prospettive per il futuro di Caberg? «Oltre alla costante progettazione di modelli sempre più sicuri, comodi, silenziosi, e con il design made in Italy, ci dedicheremo sempre più a modelli di alta gamma per prendere decisamente le distanze dalle produzioni asiatiche. Queste, in molti casi, presentano omologazioni ottenute in paesi “compiacenti”, qualità estetiche e di sicurezza insoddisfacenti, con materiali interni che talvolta possono essere nocivi». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 125


INNOVAZIONE

La ricerca innova la cosmesi Nel quadro di una ricerca sempre più penalizzata da logiche di mercato rivolte a prodotti già noti per un guadagno immediato, ci sono realtà che riescono a sviluppare prodotti altamente innovativi, come spiegano Ugo Citernesi e Kathe Andersen Anastasia Martini

Ugo Citernersi e Kathe Andersen, rispettivamente direttore scientifico e amministratore unico dell’Ira, Istituto di Ricerche Applicate Srl, che ha sede a Usmate Velate (MB) www.iralab.it

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na sostanza che, grazie alla sua particolare conformazione e alle sue proprietà, consente ampi margini di applicazione: è l’acido ialuronico reticolato, “uscito” di recente dai laboratori dell’Ira (Istituto ricerche applicate), società che opera da trent’anni nei settori della cosmesi e del farmaceutico. Il prodotto ha una strutturazione tale da consentire l’introduzione di diversi principi attivi ad elevata azione farmacologica che, una volta entrati in circolo, sortiscono il proprio effetto in maniera graduale, a beneficio del paziente. Una soluzione innovativa, che la società è riuscita a mettere a punto, nel quadro di una ricerca scientifica sempre più in affanno, come notano Ugo Citernesi, direttore scientifico, e Kathe Andersen, amministratore unico della società. Quali criticità rilevate nell’implementazione della ricerca scientifica e come cercate di superarle? UGO CITERNESI «Attualmente, purtroppo, alla ricerca scientifica non viene riconosciuto il valore che merita, sia per il momento di ristrettezza economica che stiamo vivendo, che per un errato concetto di interesse economico che contempla solo l’investimento in azioni con rendita immediata (quindi in pro-

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Ugo Citernesi e Kathe Andersen

I prodotti messi a punto dall’Ira La continua attenzione alla ricerca ha permesso all’Ira di mettere a punto diverse soluzioni, molte delle quali dotate di brevetto. Tra queste: materie prime e principi attivi veicolati con fosfolipidi e ciclodestrine come il Liposystem complex® e il Cyclosystem complex®; l’Acido Ialuronico (Ha) come rilascio controllato (slow-release) di principi attivi cosmetici (Hyalu Cage System®); estratti vegetali standardizzati idroglicolici od oleosi. Tra gli enzimi ad alta funzionalità cosmetica, di origine biotecnologica, c’è lo Zymo line.

dotti spesso già conosciuti) e in cui la fattibilità è solo basata sul contenimento dei costi e non sull’innovazione. Il nostro lavoro è sempre stato improntato sulla ricerca e lo sviluppo di prodotti innovativi, al fine di raggiungere nuovi mercati, mostrando di essere sempre un passo avanti rispetto ai nostri competitor, sia per innovazione che per qualità. Proprio il concetto di ricerca scientifica applicato alla nostra filosofia aziendale, ha aumentato il valore intrinseco e tecnologico della società, consentendole di realizzare l’obiettivo prefissato». Su cosa avete puntato per realizzare gli obiettivi citati? KATHE ANDERSEN «Oltre che nella ricerca, l’Ira ha provveduto a una lunga formazione mirata su giovani neolaureati e non, per creare figure specializzate e competenti nel settore.

Per questo abbiamo sviluppato alcune collaborazioni con diversi istituti scolastici ed enti pubblici locali. Inoltre, nonostante il periodo di crisi, abbiamo continuato a investire anche su macchinari sempre più specializzati, per raffinare la produzione, sulla base delle specifiche di mercato. Infine, fondamentale per noi è la partnership commerciale con la Bioformula, azienda operante nella cosmeceutica e nella medicina estetica, che ci ha sempre fornito tutte le indicazioni di mercato utili allo sviluppo dei nuovi dispositivi medici». Siete specializzati nella produzione di dispositivi medici e di cosmetici. Ci può deIl concetto di ricerca scientifica scrivere i prodotti di punta dell’Ira? applicato alla nostra filosofia U.C. «Durante l’ultimo triennio aziendale, ha aumentato il valore abbiamo messo a punto la prointrinseco e tecnologico della duzione e la purificazione di società, sostenendone la crescita acido ialuronico reticolato (cross linked), con cui stiamo realizzando dispositivi medici ❯❯

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INNOVAZIONE

❯❯ iniettabili altamente innovativi. Questo prodotto si distingue per diversi fattori, quali la concentrazione e la durata, che sono nettamente superiori rispetto ad altre soluzioni analoghe presenti sul mercato. La reticolazione dell’acido ialuronico permette applicazioni nell’ambito farmaceutico, in quanto in essa è possibile introdurre principi attivi ad alto livello farmacologico, che una volta somministrati ed entrati in circolo, permettono un lento e progressivo rilascio dello stesso con un effetto farmacologico prolungato. Si parla infatti di nanotecnologie e di drug delivery system, tutto questo è applicabile sia nella cosmetica che nella farmaceutica più avanzata». Cosa distingue i vostri prodotti e quali “nuovi” sono in fase di sviluppo? K.A. «Per quanto concerne i prodotti dell’area cosmetica, questi si caratterizzano per l’elevato contenuto tecnologico, reso possibile dalla ricerca portata avanti con altre aziende, nazionali e internazionali, ma soprattutto con enti universitari e istituti del Cnr, da cui proviene anche il nostro responsabile scientifico della società, il dottor Ugo Citernesi. Per quanto ci riguarda si prevedono anche altri sistemi di veicolazione transdermica, brevettati, quali specifici complessi nanosomiali con fosfolipidi e inclusioni molecolari in ciclodestrine». A quali risultati siete pervenuti? U.C. «Da diversi anni abbiamo iniziato una crescita notevole, che ci ha portati ad ampliare la nostra sede: nel 2009 è stato inaugurato lo stabilimento di oltre 4.000 metri quadri, che ha visto l’allargamento della divisione del medical device. Ci stiamo sempre più indirizzando al farmaceutico applicativo, che sarà anche il futuro della nostra ricerca». 128 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

Nell’ottica della crescita, ci stiamo indirizzando al farmaceutico applicativo, che sarà il futuro della nostra ricerca

Quali altri obiettivi vi ponete per il futuro? K.A. «In primo luogo, tendiamo a incrementare la nostra quota di mercato nel settore dell’applicazione dell’acido ialuronico reticolato, sia nell’ambito estetico, che in quello ortopedico e veterinario. Inoltre vogliamo proporre sempre nuove applicazioni abbinabili ai trattamenti estetici e, sottolineo, malgrado la situazione interna non agevolante, continuare a mantenere la ricerca e la produzione in Italia».


Gianangelo Cattaneo

Il packaging italiano parla di innovazione a ancora senso parlare di ingegno italiano, o dobbiamo rassegnarci a considerarlo un vanto del passato? Il secondo dopoguerra ha visto molte aziende nostrane imporsi grazie a intuizioni imprenditoriali innovative. Tuttora non mancano le eccellenze, la cui produzione resiste alla prova del tempo grazie a un continuo rinnovamento della produzione, che rispondono positivamente al quesito iniziale. La bergamasca Plastik, gruppo di cui fanno parte tre società, è un modello d’innovazione che porta il segno del talento e della creatività con cui il Bel Paese è conosciuto all’estero. Gianangelo Cattaneo, presidente del gruppo Plastik, indica gli aspetti fondamentali che hanno permesso alla sua azienda di crescere. «In primis – dice Cattaneo – bisogna considerare i grandi investimenti fatti nel corso degli anni, che ci hanno permesso di passare dalla produzione di bottoni in plastica fino ad arrivare a un livello altissimo di competenza tecnica sull’estrusione e alla vera e propria eccellenza nella stampa flexografica. Se si mettono al

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Gianangelo Cattaneo, presidente del gruppo Plastik con sede ad Albano Sant’Alessandro (BG), con le figlie Laura, Anna e Sara www.plastik.it

«Se si mettono al primo posto la ricerca e lo sviluppo le possibilità di rimanere competitivi si moltiplicano». Gianangelo Cattaneo porta l’esempio di un’impresa votata al progresso Renato Ferretti

primo posto la ricerca e lo sviluppo le possibilità di rimanere competitivi si moltiplicano». La Plastik lavora soprattutto nel campo della produzione di film e sacchetti per il settore igienico sanitario e film tecnici per settori specifici. La sua politica aziendale l’ha portata a lavorare con marchi prestigiosi e internazionali, oltre a primati non indifferenti. «È il reparto ricerca e sviluppo – continua il presidente – a mantenere competitiva l’azienda. Per dare un esempio di come lavoriamo: alcune delle nostre tecnologie di produzione all’avanguardia sono sviluppate in collaborazione con aziende produttrici degli impianti. Nascono così soluzioni innovative come la co-estrusione che permette di proporre nuovi prodotti più competitivi secondo le esigenze del mercato: l’esclusivo film traspirante che Plastik Textile ha prodotto per prima in Europa è il frutto di questo lavoro». Ma a dispetto dei pregiudizi che circondano l’uso della plastica, il gruppo di Cattaneo è particolarmente sensibile al tema del rispetto ambientale. «La politica ambientale ci ha condotto verso investimenti consistenti fin dai primi anni 80: da allora verifichiamo periodicamente la sostenibilità in termini d’impatto ambientale di ogni scelta aziendale». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 129


INNOVAZIONE

Una nuova generazione di materiali nvestire su materiali che garantiscano la qualità del prodotto finale, una scelta che nel medio e lungo termine premia. Così a fronte delle prospettive negative annunciate dall’Istat per il 2013, con un calo del Pil previsto, dello 0,5 per cento, la Indutex, azienda specializzata nella realizzazione e commercializzazione di articoli monouso ad alta tecnologia protettiva, va in controtendenza, laddove le aziende si rivolgono al low cost per abbattere i costi di produzione. «Abbiamo deciso – spiega il procuratore speciale, Paolo Maria Rossin – di non importare merci a basso valore aggiunto da paesi come Cina e India. Nel medio e lungo periodo, questa scelta, per molti aspetti coraggiosa, ci ha garantito importanti vantaggi sulla qualità del prodotto, difficilmente ripetibile dalla concorrenza, soprattutto in quei segmenti di mercato dove la protezione della persona è prioritaria rispetto al

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La Indutex Spa ha sede a Corbetta (MI) www.indutexspa.com

Garantire la sicurezza nell’ambiente di lavoro, specie nel caso di rischi di contaminazione, si accompagna alla ricerca di soluzioni sempre più sicure e innovative nel campo degli articoli monouso ad alta tecnologia. Il caso della Indutex Anastasia Martini

risparmio economico. I materiali che utilizziamo, provengono da produttori europei e americani, mentre l’assemblaggio avviene in Italia e nelle nostre due filiali in Tunisia e Romania. La scelta di delocalizzare parte della produzione, nasce dalla necessità di contenere i costi, mantenendo al contempo la qualità del prodotto». La qualità è dunque il comun denominatore delle scelte operate dalla Indutex, che esporta in Europa e America e tra gli acquirenti ha la Boeing e la Cia. L’azienda fornisce capi, sia a uso civile, destinati all’industria chimica, farmaceutica, petrolchimica, nucleare e aerospaziale, che a uso militare, rivolti alle Forze armate italiane e dalla Protezione civile. In oltre trent’anni di attività, la produzione si è evoluta costantemente, ampliandosi e rivolgendosi ad ambiti diversi: dagli articoli a marchio Topguard, finalizzati alla protezione chimica, passando per quelli realizzati con la seconda generazione di tessuti non tessuti che garantiscono


Paolo Maria Rossin

la protezione Nucleare, biologica e chimica (Nbc), l’azienda è approdata alla protezione Nucleare biologica chimica radiologica (Nbcr) e alla linea dedicata ai cosiddetti Chemical Warfare Agents, indumenti che proteggono dalla contaminazione degli agenti utilizzati nella guerra chimica. Ma la ricerca di soluzioni sempre più sicure e innovative, non si ferma. Dopo il lancio sul mercato di un tape protettivo adesivo: «Stiamo continuando il lavoro, – spiega il procuratore speciale – iniziato da alcuni mesi, per sviluppare una nuova generazione di materiali ancora più polifunzionali e protettivi, adattabili alle esigenze dei committenti. L’attività di ricerca portata avanti dal nostro reparto R&S si avvale della collaborazione di enti specializzati e laboratori di analisi, che sottopongono i nostri prodotti a test e prove finalizzati alla certificazione dei materiali e delle proprietà dei nostri indumenti. Per quanto riguarda il budget, non ne abbiamo uno fisso. Questo perché la ricerca costante di nuove soluzioni da proporre al mercato rappresenta il perno attorno al quale verte la nostra attività. Lo sviluppo dei materiali e la progettazione, sono, infatti, strettamente connessi alla nostra produzione. L’elaborazione del materiale è per la maggior parte a nostro appannaggio: si tratta di un

impegno considerevole ed è la giusta combinazione di vari polimeri che fa sì che si ottenga un effetto barriera ai diversi agenti nocivi». Un altro investimento, ha riguardato l’impianto fotovoltaico di cui l’azienda si è dotata per produrre energia green. Tale strategia si allinea alla logica su cui la Indutex basa la propria attività; una logica che, malgrado le prospettive, consente alla società di guardare con fiducia al 2013. «Quello che ci prefiggiamo – afferma Rossin – è cercare di mantenere il trend positivo, in linea per quest’anno a quello del 2011 in cui, dopo anni difficili, abbiamo registrato un aumento di fatturato. Per il 2013, intendiamo consolidare tale andamento e le nostre quote di mercato. Inoltre, stiamo riponendo molta attenzione ai paesi emergenti, in quanto potrebbero fornirci importanti occasioni per implementare il nostro business». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 131


INNOVAZIONE

L’innovazione non è alla portata delle Pmi n sistema istituzionale che non supporta adeguatamente le Pmi, frenando lo sviluppo di soluzioni tecnologie innovative che potrebbero fare da volano all’economia italiana. Giorgio Ostini, titolare dell’Innovaterm, azienda operante nella termotecnica da quarant’anni, fa notare come i requisiti per l’accesso ai finanziamenti, prevedano un tetto minimo di fatturato “non alla portata” delle Pmi. La società, che produce postcombustori, combustori e ossidatori termici, di recente ha sviluppato e brevettato Combi-Turtle, impianto che combina scrubber e combustore termico; malgrado l’unicità che lo contraddistingue, riconosciuto dalle stesse istituzioni, non ha ottenuto alcun finanziamento. Che cosa fa di Combi-Turtle un prodotto unico nel suo genere? «Combi-Turtle nasce dall’idea di trattare le correnti gassose non soltanto con aromatici, alifatici, ma con sostanze alogenate. In tutti gli impianti precedenti,

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Giorgio Ostini, titolare dell’Innovaterm Srl con sede a Saronno (VA) www.innovaterm.com

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Un prodotto innovativo, non supportato dalle istituzioni, a causa di criteri di selezione non adeguati. Giorgio Ostini lamenta il fatto che le Pmi attente alla ricerca e allo sviluppo, siano abbandonate a se stesse Anastasia Martini

strutturati da una serie di macchine, il problema principale per queste correnti era la corrosione. Il Combi- Turtle racchiude in una sola macchina tutte queste funzioni, risolvendo il problema dell’erosione. Dotato di brevetto, si tratta di un impianto strettamente necessario ai settori dove vengono utilizzati dei solventi, ovvero il farmaceutico e il chimico-farmaceutici». Quali difficoltà avete riscontrato nell’accesso ai finanziamenti a supporto del vostro progetto? «Devo dire che purtroppo le istituzioni italiane, pur avendo riconosciuto l’unicità di questo impianto, non hanno dato alcun sostegno all’iniziativa di diffusione all’estero che avevamo avanzato. Questo perché per accedere ai finanziamenti, l’azienda deve avere un fatturato minimo di 5 milioni di euro, impossibile per una realtà delle nostre dimensioni. Non è certamente questo il modo per supportare le Pmi e con loro, il mercato italiano, soprattutto in questa fase».


Giorgio Ostini

Come vi state muovendo, per questo progetto? «In circa due anni abbiamo impegnato oltre un milione di euro per realizzare questo progetto. Si tratta di risorse che abbiamo tolto dai nostri possibili investimenti per la divulgazione di CombiTurtle sia in Italia che all’estero. Ora, se non dovessimo riuscire più a farcela con le nostre forze saremo costretti a vendere il nostro brevetto a qualche altra nazione. Ma l’impianto non sarà di certo un fiore all’occhiello per l’Italia. Per quanto riguarda la ricerca e lo sviluppo, cerchiamo sempre di perfezionare i nostri prodotti, in tutti i loro aspetti e in maniera continuativa». Quali aspetti curate nella progettazione e realizzazione di impianti combustori? «Operiamo per realizzare prodotti che coniughino sia l’aspetto ecologico che quello economico. Requisito fondamentale per il nostro lavoro è la valutazione relativa al tipo di impianto da realizzare, sulla base dello specifico, considerando che negli anni ci siamo concentrati sul trattamento di correnti su cui si basa CombiTurtle e sul trattamento della produzione di di energia elettrica con biogas» In termini di fatturato, a quali esiti siete pervenuti, operando le strategie sopra citate? «Dal 2002 al 2010, a causa della grave crisi mondiale, il nostro fatturato ha registrato una

Per accedere ai finanziamenti, l’azienda deve avere un fatturato minimo di 5 milioni di euro, cosa difficile per una Pmi

flessione. Tuttavia nell’ultimo anno, grazie a nuove commesse, è cresciuto di circa il 60 per cento rispetto all’anno precedente. Attualmente l’analisi di mercato ci porta a pensare il futuro in modo positivo». In quali aree geografiche siete presenti con la vostra attività? «Per l’85-90 per cento la nostra produzione è rivolta al mercato interno, tuttavia abbiamo realizzato impianti anche in Germania, Belgio, Spagna, Romania, Polonia e Turchia». Su cosa puntate, per crescere ulteriormente? «Sicuramente sulla diffusione dell’innovazione tecnologica da noi brevettata unita alla valorizzazione dei giovani, in grado di dare capacità ricreativa, forza e dinamicità a un mercato ormai privo di vitalità. Ecco perché di recente abbiamo inserito nuovi elementi nell’organico, tra cui uno dei miei figli, Andrea. Persone qualificate e motivate, in grado di dare continuità nel futuro alla nostra attività». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 133


INNOVAZIONE

La patria degli inventori derubati li inventori e gli innovatori nati in Italia ormai non si contano più. Il paese di Leonardo da Vinci, Meucci e Fermi è ancora oggi una fucina di nuove idee e rappresenta una delle economie occidentali con le più elevate potenzialità innovative. In un mercato aggressivo e al tempo stesso depresso come quello attuale risulta chiara, anche per gli osservatori meno attenti, quanto possa essere decisiva la tutela dei prodotti dell’ingegno. «È un aspetto incredibilmente sottovalutato. Conoscenze più precise e maggiore possibilità d’informazione attenuerebbero in modo significativo i problemi connessi con l’apertura al mercato di grandi paesi come la Cina o l’India». A parlare è l’avvocato Giovanni Lecce, il cui studio ha sede a Milano, Brescia e Crema, che aggiunge un dato impressionante. «Basti pensare che il danno economico dovuto alla contraffazione equivale a

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L’avvocato Giovanni Lecce, il cui studio ha sedi a Milano, Brescia e Crema www.brevetti-lecce.it

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Il problema della contraffazione in Italia è gravissimo, eppure passa quasi sotto silenzio. L’avvocato Giovanni Lecce denuncia l’enorme danno subito, dall’intera collettività, per il furto del nostro patrimonio dell’ingegno Renato Ferretti

circa il 5 per cento del Pil nazionale». Proviamo a riassumere i motivi per cui è consigliabile brevettare. «L’ordinamento concede all’inventore, quale premio al suo apporto alle tecniche e alle scienze, il diritto di esclusiva limitato nel tempo. Tale diritto è però condizionato a determinate regole al fine di salvaguardare l’invenzione per la collettività. Pertanto il brevetto giova sia all’inventore sia a quanti possono fruire dell’invenzione una volta terminato il periodo di esclusiva. In sostanza è una garanzia di acquisizione di diritti, in assenza della quale, da un lato, l’inventore correrebbe il rischio di vedere vanificato il proprio sforzo creativo. Dall’altro, la collettività correrebbe quello di perdere, o trovare attenuate o imprecise, le caratteristiche genuine dell’invenzione. Per l’inventore il brevetto è un diritto di proprietà limitato nel tempo, mentre per la collettività è un’aspettativa di incremento del progresso tecnico e in definitiva di migliori condizioni di vita». Può fornire qualche dato sulla quantità e sui settori industriali dei brevetti italiani? «Dal 1999 al 2010 i brevetti italiani depositati all’Ufficio Europeo dei Brevetti sono stati quasi 7.000. La Lombardia ha dato l’apporto maggiore, seguita da Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana e Lazio. Quanto ai settori, per la Lombardia vanno citati il settore calzaturiero,


Giovanni Lecce

5% DEL PIL È L’EQUIVALENTE DEL DANNO ECONOMICO CHE SI REGISTRA PER LA CONTRAFFAZIONE IN ITALIA

comprensivo dei processi produttivi, quello dell’abbigliamento dai gioielli al vestiario, il tessile, il metallurgico, il settore del mobile. Attualmente, per quanto riguarda i brevetti di soggetti italiani depositati presso l’Epo (ufficio europeo dei brevetti a Monaco di Baviera) l’Italia occupa il quinto posto tra i Paesi più industrializzati». Da parecchio tempo si parla di un brevetto comunitario. «Si tratta di un sistema unico europeo di brevettazione, che si aggiunge al brevetto europeo (Ep) e al brevetto cosiddetto mondiale (Pct) e trae origine dalla Convenzione di Lussemburgo sul brevetto comunitario sottoscritta dagli stati membri della Ce nel 1975. Dopo aver affrontato e risolto, sia pure faticosamente, complicati problemi di giurisdizione, la Convenzione ha trovato ostacolo nel problema delle lingue. Questo finché, nello scorso mese di luglio, il Consiglio europeo ha definito la sede esecutiva e degli uffici amministra-

tivi del Tribunale comunitario dei brevetti collocandola a Parigi, tuttavia con spartizione degli uffici tra Parigi, Londra e Monaco, a seconda delle materie delle cause. Italia e Spagna, respinte nella richiesta di un brevetto a cinque lingue (inglese, francese, tedesco, italiano e spagnolo) a tutela economica delle piccole e medie imprese, hanno scelto di non aderire al sistema del brevetto unico, che entrerà in funzione nel 2014». Quali sono, invece, le ultime novità in materia di proprietà intellettuale? «Segnalo l’introduzione nella normativa italiana, a partire dal 1° luglio 2011, dell’opposizione amministrativa contro la registrazione di marchi in conflitto con un marchio o altro diritto anteriore e anche contro la registrazione di marchi internazionali designanti l’Italia. Il termine entro il quale l’opposizione va presentata è di tre mesi dalla data di pubblicazione della domanda di marchio sul Bollettino ufficiale dei marchi. L’oggetto dell’opposizione è il rifiuto totale o parziale della registrazione del marchio opposto. Il rimedio Il brevetto è per la collettività dell’opposizione è un’alternativa un’aspettativa di incremento al procedimento giudiziale ordidel progresso tecnico e di migliori nario, a costi e tempi notevolmente inferiori rispetto a quecondizioni di vita st’ultimo».

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Diversificare, l’imperativo anti-crisi Come affrontare le innumerevoli possibilità offerte dal mercato? Per Massimo Vezzoni la soluzione è coglierle, seguendo l’intuito, senza paura di sostenere le buone idee. «Per uscire dall’empasse della crisi è necessario investire. Anzi, obbligatorio» Renato Ferretti

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uno dei criteri a cui sempre più spesso l’imprenditoria ricorre per formulare le proprie strategie. Ma anche per la diversificazione, com’è ovvio, non basta la parola. Per ottenere i risultati sperati serve intuito, più idee in cui credere e il coraggio di investire su alcune di queste con tutte le proprie risorse. Com’è facile immaginare, non sono tanti gli esempi di aziende in grado di soddisfare queste condizioni e imporsi con più prodotti su mercati e settori diversi. Massimo Vezzoni, presidente della cremonese Distram, ha fatto proprio il concetto, lasciando libero sfogo a tutte le idee che riteneva vincenti. Dal building supply, all’elettronica di consumo, fino al campo delle tecnologie di comunicazione per imprese e hospitality: Distram è riuscita negli anni a inserirsi in tutti i settori in cui vedeva opportunità concrete, sostenendo il peso che ogni iniziativa richiede. «Gli investimenti per crescere sono necessari o addirittura obbligatori – dice Vezzoni –, volti ad agevolare l’uscita dalla situazione di empasse, nella quale il sistema economico

È


Massimo Vezzoni

Lanceremo in esclusiva Arcadie, un dispositivo che permette di trasformare un iPhone o un iPod touch in una console per videogiochi

ciò ha condizionato le nostre scelte. Abbiamo quindi deciso di investire ulteriormente in personale, tecnologia, formazione e marketing per dare una forte spinta al nostro business, destinato quindi per i prossimi cinque anni a ulteriori e importanti crescite». Dunque l’innovazione al primo posto. «La nostra offerta commerciale si basa sulla continua innovazione tecnologica abbinata a stile e design in ogni branch e attività implementata. Ma non basta: organizzazione e controllo sono fondamentali per un’attività. In apertura, In più bisogna sempre considerare che oltre Massimo Vezzoni, confine le opportunità sono molteplici e presidente della Distram con sede a Campagnola vanno assolutamente colte per approdare a Cremasca (CR) nuovi e potenziali mercati. Quelli relativi ai www.distram.it paesi emergenti che possono portare a risultati gratificanti e significativi. Ovviamente la difficoltà operativa richiede un forte impegno sotto tutti gli aspetti, da quello economico a quello strutturale e organizzativo». Quali sono le novità che avete in programma per il 2013? «Le novità saranno moltissime, però sicuramente segnalerei il lancio in esclusiva di Arcadie, un dispositivo che permette di trasformare un iPhone o un iPod touch in una console per videogiochi, molto simile a ❯❯

italiano si sta tuttora trovando. Fortunatamente il gruppo Distram possiede uno spirito eclettico e positivo che permette di trovare le soluzioni ai problemi. Non ci lasciamo influenzare dalle negatività che il mercato, la politica e l’economia continuano a sottolineare attraverso i media. La differenziazione del business, in generale, è strategica per gli equilibri delle Business Unit ed anche nelle scelte di bilanciamento degli investimenti». Come avete affrontato la flessione che ha colpito così duramente anche alcuni dei vostri campi d’azione? «Dal nostro punto di vista le crisi sono opportunità preziose, in quanto sono momenti per mettersi in discussione trasformare l’ostacolo a vantaggio del business. Con quest’ottica abbiamo sempre affrontato i vari momenti difficili che si sono presentati negli anni, ottenendo in questo modo grandi risultati. Attualmente i settori nei quali operiamo sono sicuramente toccati dalla crisi e

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MODELLI D’IMPRESA

❯❯ quelli presenti nelle sale giochi negli anni avete creduto molto. Che risultati ha ’80 e ’90, ma ovviamente di dimensioni ridotte. È un prodotto su cui puntiamo molto e per il quale abbiamo grandi aspettative di richiesta nel 2013. Nella business unit Consumer Electronic siamo diventati distributori dei telefoni cellulari Smartphone dell’azienda Acer, già fortemente inserita nel mercato dell’informatica. Nel settore contract e dell’hospitality oggi siamo l’unica realtà a offrire una soluzione chiavi in mano che tocchi tutte le aree dell’hotel attraverso un unico interlocutore, che si occupa di arredare completamente l’albergo, dalle camere, alla reception, al ristorante, alla sala congressi fino alla Spa». A proposito di Spa, nel settore benessere

MOLTI SETTORI, PIÙ OPPORTUNITÀ Perché porsi limiti se si intuiscono potenziali affari? Spesso per forza d’inerzia l’imprenditore è portato a curarsi “solo” di quanto ha già faticosamente conquistato. Non è così per la Distram di Massimo Vezzoni, che negli anni ha modellato un’impresa in grado di occuparsi di più settori anche molto distanti tra loro. «In estrema sintesi – spiega Vezzoni – possiamo dire che progettiamo e produciamo finiture interne per l’edilizia, forniamo tecnologie di comunicazione e intrattenimento per imprese e hospitality, distribuiamo elettronica di consumo nella Gdo e Gds del mercato italiano. Questi settori sono seguiti dai tre relativi marchi del gruppo Distram». Vezzoni ha bene in mente quali saranno i prossimi passi per ognuno degli ambiti. «In particolare – riassume – sarà di sicuro positivo l’ingresso di nuovi marchi in distribuzione per la Consumer Electronic Branch, che ci consentiranno di aumentare, oltre al fatturato, anche la marginalità media. La Building Supply Branch renderà concreti alcuni grossi contratti all’estero con un impegno che implicherà l’inserimento di nuove persone. Infine la Contract e Spa in capo alla partecipata Blew Sa svilupperà il lancio di un franchising nel settore Spa, di linee di cosmesi e di Spa da realizzarsi in Italia e all’estero».

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dato? «I dati sono più che confortanti e continuano a crescere, così come le nostre ambizioni. In questo ambito abbiamo continuato a investire e il prossimo anno lanceremo due novità che prevediamo decisive per conquistare nuove fette di mercato. La prima sarà la nostra Spa Room, in uscita ad aprile 2013. Si tratta di una speciale stanza di nove metri quadrati, ideata e realizzata interamente da Spa Suisse: consente di ricreare un vero e proprio percorso benessere, in grado di soddisfare le aspettative più esigenti, anche all’interno di uno spazio dalle dimensioni contenute. Il tutto ad un prezzo estremamente competitivo».


Massimo Vezzoni

Nel dettaglio, cosa propone questo prodotto per vincere la concorrenza? «Per noi Spa Suisse Room è un’oasi di benessere e relax, che rimane in linea con le più sofisticate tecnologie che, attraverso vapori, profumi e giochi di luce, ricrea atmosfere piacevoli e rilassanti. Così dona ai suoi utenti tutti i benefici di una grande Spa in continua trasformazione. All’interno, infatti, grazie a un programma appositamente studiato, è possibile ricreare con semplicità quattro diverse ambientazioni: il bagno turco, la stanza del sale, la sauna a infrarossi, e l’immersione di benessere. Quest’ultimo in particolare consiste in un percorso sensoriale di quarantacinque minuti circa, in cui, stando comodamente sdraiato sul lettino della Spa Suisse Room, si passa dal vaporoso tepore del bagno turco alla rinfrescante pioggerella della doccia tropicale, per poi essere riscaldati dai raggi della sauna ad infrarossi e terminare avvolti dal profumo del mare». Quali saranno le prossime mosse per la Distram? «Abbiamo in previsione investimenti im-

portanti in tema di comunicazione web, con l’introduzione di un nuovo sistema gestionale informatizzato e globale che tramite il cloud computing servirà a tutto il gruppo come piattaforma di lavoro in qualsiasi parte del mondo i miei collaboratori, clienti e fornitori si troveranno. Altre risorse saranno destinate alla pubblicità e a eventi itineranti sul field, al fine di avere nuovi sbocchi di comunicazione e marketing, e all’apertura di nuovi uffici all’estero per una presenza puntuale e locale nei mercati emergenti». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 139


Qualità, la formula contro la crisi Nel settore delle segatrici a nastro il fenomeno del ribasso dei prezzi è ricorrente, soprattutto a causa della massiccia importazione di macchine di bassa qualità provenienti dal mercato asiatico. Per evitarlo non si può far altro che puntare sulla qualità. L’analisi di Massimo Magoni Roberta De Tomi

In alto: il reparto della FMB in cui si producono le segatrici. Nell’altra pagina, da sinistra: la foratrice monopunta Explorer e lo stand della FMB alla Bimu di Milano, tenutasi dal 2 al 6 ottobre 2012. La FMB Srl ha sede a Dalmine (BG) www.fmb.it

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ari elementi ci fanno supporre che il 2013 non sarà l’anno della ripresa che molti si aspettavano, almeno a livello nazionale. Malgrado ciò, la nostra realtà è fermamente intenzionata a confermare e consolidare la sua posizione di mercato». Lo rileva Massimo Magoni, amministratore della FMB, società specializzata nella produzione di segatrici a nastro per il taglio di metalli. «Negli ultimi anni – spiega Magoni – mentre buona parte dei nostri concorrenti si è rivolta sempre più al mercato asiatico per soddisfare la maggiore richiesta di prezzi bassi, noi ci siamo discostati da questa filosofia, a nostro avviso poco lungimirante, focalizzandoci sulla qualità. A sostegno di ciò, i risultati ottenuti: per il secondo anno consecutivo chiuderemo l’anno fiscale con un utile di esercizio apprezzabile, in controtendenza rispetto a molti nostri concorrenti». Risultati positivi, visti anche i cambiamenti

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FMB

Un ottimo rapporto qualità prezzo Presentata in anteprima nazionale alla scorsa Bimu di Milano, la foratrice monopunta per metallo Explorer 1 creata dalla FMB Srl è il primo modello di una famiglia di foratrici che vedranno la luce nel corso del 2013 e negli anni a seguire. La peculiarità del prodotto è quella di offrire un ottimo rapporto qualità/prezzo, avendo una capacità di 420x300mm e un costo abbordabile, e garantendo nel contempo ottime performance grazie al software sviluppato al suo interno e alla semplicità di utilizzo da parte dell’operatore finale.

che hanno interessato la FMB. In primo luogo, il cambio generazionale, realizzato due anni fa e che l’amministratore ha definito «indolore, in quanto i nuovi dirigenti hanno maturato un’esperienza lavorativa nell’azienda più che decennale. Questo passaggio interno è stato evidenziato con il cambio dello storico logo, creato nel 1982, anno di nascita dell’azienda». Altri cambiamenti hanno riguardato lo sviluppo delle tecnologie informatiche per l’implementazione della logistica aziendale e per la progettazione avanzata. L’attenzione alla ricerca e lo sviluppo su cui nell’ultimo triennio la FMB ha investito fortemente rappresenta da sempre una priorità per FMB. «Di recente – chiarisce Magoni – abbiamo presentato una gamma di prodotti, inedita per la nostra società: si tratta di foratrici monopunta per metallo, che in futuro verranno abbinate anche alle nostre segatrici a nastro. In particolare, tra gli articoli spicca Explorer 1, che abbiamo presentato quest’anno, in anteprima nazionale, alla Bimu (Fiera delle macchine utensili, robot e automazioni) di Milano. Le foratrici da noi sviluppate hanno una capacità di 420x300 mm che a nostro avviso è una capacità in grado di soddisfare le esigenza della stragrande maggioranza delle

carpenterie. Una grandissima attenzione è stata riposta nello sviluppo del SW che è il cuore della macchina ed è studiato per un uso il più possibile agevole da parte dell’operatore finale». Il mercato estero rappresenta da sempre una quota di mercato fondamentale per FMB, grazie anche all’alto grado di fidelizzazione ottenuto nel corso degli anni con i diversi rivenditori. Rispetto ai mercati esteri, l’amministratore afferma che: «Quelli russo e statunitense ci stanno regalando grosse soddisfazioni, mentre il mercato europeo in questo momento è un po’ in affanno. I mercati dell’est Europa e asiatici, attenti soprattutto al prezzo più basso, sono invece le piazze in cui attualmente siamo poco presenti, anche a causa della nostra filosofia costruttiva, attenta sì al prezzo, ma anche e soprattutto alla qualità». Rispetto ai progetti futuri la FMB: «continuerà ad ampliare la gamma di foratrici che ha iniziato a sviluppare, proponendo prodotti tecnologicamente più avanzati nel corso della metà del prossimo anno. Inoltre intendiamo penetrare in maniera più efficace sul mercato tedesco, presentandoci direttamente agli utilizzatori finali, partecipando alla prossima fiera di Essen dal 16 a 21 di settembre 2013». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 143


MODELLI D’IMPRESA

Ricerca e sostenibilità trainano il mercato dei metalli Coniugare ricerca, tutela dell’ambiente e produttività. Paolo Grimaldi, direttore generale di Argos, descrive soluzioni sostenibili per affrontare le continue fluttuazioni registrate dal mercato dei metalli Lorenzo Brenna

ell’arco del 2011 il settore dei metalli ha subito un deciso rallentamento. Nonostante i buoni risultati raggiunti nei primi mesi dell’anno, si è assistito ad una continua discesa delle quotazioni fino al mese di settembre. Con il nuovo anno il comparto sembrava essersi ripreso e il 2012 ha debuttato con quotazioni in risalita per tutti i metalli, anche se già a febbraio si sono affievolite. Le quotazioni registrate al London Metal Exchange hanno confermato il forte calo per tutti metalli non ferrosi, in particolar modo il nickel. Sulle continue fluttuazioni subite da questo metallo, oltre alle preoccupazioni per la situazione economica europea, ha pesato la concorrenza dei produttori di ghisa, impiegata come sostituto del nickel nella produzione di acciaio, in particolare in Cina. Nonostante questo trend negativo Argos, società specializzata nei trattamenti superficiali dei metalli con stabilimenti in Lombardia e in Emilia Romagna, è riuscita a rimanere competitiva grazie al costante rinnovamento. Proprio la ricerca e la volontà di evolversi consentono all’azienda di guardare al domani con fiducia. Argos è anche impegnata sul fronte della sostenibilità ambientale: in tal senso, oltre al rispetto delle normative europee è dotata di certificazioni interne che riguardano ogni fase

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Paolo Grimaldi, direttore generale della Argos Spa www.argosspa.it

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produttiva ed è alla continua ricerca di soluzioni per l’ottimizzazione della produzione, come l’utilizzo di impianti per la depurazione delle acque e il ricorso alle energie alternative. Tecnologie all’avanguardia e valorizzazione delle risorse umane. «Negli ultimi anni – afferma il direttore generale Paolo Grimaldi – stiamo investendo in uno scrupoloso processo di formazione, coinvolgimento e sviluppo del senso di appartenenza che permetta di ottenere quel plus per affrontare il momento epocale in cui ci troviamo». Ricerca, sostenibilità e formazione, queste sono le parole d’ordine. Quali sono le novità tecnologiche introdotte in azienda? «Tra gli obiettivi principali dell’azienda figurano ricerca e miglioramento tecnologico, per questo da anni non lesiniamo sforzi per il conseguimento di questi ambiziosi traguardi. Tra le più importanti innovazioni tecnologiche vi sono gli impianti di depurazione delle acque che determinano una riduzione dell’utilizzo delle risorse idriche accompagnata da una miglior qualità delle acque stesse, con enorme impatto anche sul prodotto finale.


Paolo Grimaldi

Inoltre grazie all’introduzione di sistemi informatici all’avanguardia nelle linee produttive, le abbiamo rese più efficienti anche dal punto di vista della gestione e dei controlli. Questo aspetto interessa tutti i reparti produttivi dotati oggi di codice barre grazie al quale per ogni componente che attraversa la produzione, in qualsiasi momento, Argos è in grado di conoscere e fornire lo stato d’avanzamento di ogni singolo pezzo». Com’è possibile coniugare la logica produttiva di un’azienda con la tutela dell’ambiente? «La nostra società già da anni è certificata con sistemi di qualità e ambiente tra i più severi. Siamo orgogliosi dei nostri sistemi di protezione e sicurezza per il personale e l’ambiente, e siamo costantemente alla ricerca di soluzioni alternative, quali ad esempio le energie rinnovabili. Le cosiddette energie pulite offrono analoghe prestazioni a costi ridotti e certamente a impatti ambientali irrisori rispetto alle risorse tradizionali. Inoltre, secondo recenti statistiche, le compagnie che si sono maggiormente impegnate in termini di

Per quel che riguarda l’industria meccanica le migliori risposte vengono dal Centro-Nord

sostenibilità hanno anche raggiunto i migliori risultati in termini di profitto». Qual è la caratteristica che ha consentito ad Argos di competere con le più grandi aziende europee? «Il nostro fatturato annuale è di circa nove milioni di euro. Una somma considerevole se si considera che è ottenuta attraverso la lavorazione di componenti il cui prezzo varia da meno di un euro a un massimo di ventimila e che lo stesso è quindi composto da un numero elevatissimo di pezzi che vengono singolarmente lavorati nei vari reparti come fossero ognuno di essi il primo e l’unico. Questo enorme sforzo è il nostro vero punto di forza: non trascurare alcun dettaglio nel tentativo di offrire il prodotto migliore». Dal punto di vista territoriale, da quali mercati stanno derivando le migliori risposte in termini commerciali? ❯❯ LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 145


MODELLI D’IMPRESA

Tra le più importanti innovazioni tecnologiche vi sono gli impianti di depurazione delle acque che determinano una riduzione dell’utilizzo delle risorse idriche

❯❯ «Per quel che riguarda l’industria meccanica le migliori risposte vengono dal Centro Nord. Se dovessimo stilare una classifica al primo posto ci sarebbe la Lombardia, seguita da Emilia Romagna, Veneto e Piemonte anche se negli ultimi anni anche le Marche hanno vissuto uno sviluppo industriale rilevante». Quali mercati rappresentano la percentuale maggiore del vostro core business? «Uno dei punti di forza per Argos è proprio l’aver costruito negli anni una frammentazione del mercato tale da non aver un settore predominante. Si consideri che i clienti più importanti per Argos costituiscono meno del cinque per cento del fatturato complessivo dell'azienda». Quali nuovi mercati potreste conquistare in futuro? «In questo momento l’obiettivo è quello di consolidare i mercati attuali, caratterizzati da contenuti tecnologici all’avanguardia. Ovviamente desideriamo anche crescere ulteriormente e far parte di progetti relativi a infrastrutture e grandi opere». 146 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

Avete risentito di qualche flessione in seguito alla crisi? «Fatta eccezione per il 2009, anno in cui l’economia ha generalmente subito una brusca frenata, la serie di azioni intraprese ha permesso ad Argos di mantenere costanti i risultati di crescita annua nella misura variabile dal cinque al dieci per cento». Quali sono le prospettive dell’azienda per il 2013? Quali obiettivi e sfide attendono la Argos nel futuro? «Siamo fiduciosi che i mercati ritrovino l’entusiasmo del passato. Noi la sfida l’abbiamo avviata da tempo. Siamo convinti che solo attraverso l’innovazione e il rinnovamento si possano trovare stimoli ed energie giuste per raggiungere i traguardi più importanti».

In alto, una fase di controllo della lavorazione. Sotto, carrelli pronti per il trattamento


Roberto Costa

Il sostegno che manca alle Pmi Dalla diversificazione all’export, dall’altissima qualità a servizi sempre più completi. Le mille strategie per rimanere competitivi sul mercato spesso non bastano alle piccole imprese. Il punto di Roberto Costa Renato Ferretti

ssoluta mancanza di tutela per le piccole e medie imprese. Non è semplicemente un nodo attorno a cui si è scritto e detto molto negli ultimi anni. Anche i titolari delle aziende più virtuose o intraprendenti, che nonostante tutto hanno trovato una via di fuga tra le maglie della depressione, puntano il dito su quella che, a sentir loro, è una vera e propria piaga dell’economia. Un esempio significativo di tutto questo è nelle parole di Roberto Costa, titolare della bresciana Fcpm. «Negli anni passati – ricorda Roberto Costa – era più semplice far fronte alle esigenze della clientela. Bastava cercare di agevolare il più possibile le loro richieste – questo era possibile grazie a costi aziendali più contenuti e a una forte richiesta di mercato. Ora tutto questo risulta più difficile, la crisi ci ha colpito duramente sul lato dei pagamenti: i sempre più frequenti insoluti che mensilmente subiamo ci hanno inevitabilmente costretti a rivedere le nostre strategie di mercato». Nell’ultimo periodo, per la produzione di sifoni e pilette di cui la Fcpm si occupa da trent’anni, si è resa pressante l’esigenza di un piano per ottenere un rapporto qualità prezzo ancora più vantaggioso. «Per far fronte ai continui mancati incassi – spiega Costa – abbiamo dovuto agire con una completa riorganizzazione

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aziendale che è partita da una ricerca molto selettiva dei fornitori e soprattutto dei clienti. Per i clienti siamo stati costretti a eliminare tutti quelli che inevitabilmente ci stavano portando nel loro baratro d’insolvenze. Invece, sul fronte fornitori, abbiamo lavorato per ricercare aziende in grado di garantirci la qualità a fronte di prezzi più contenuti, in modo tale da non farci regredire sulla qualità del prodotto, ma ottenendo maggiore competitività sul prezzo finale». Ma sicuramente allargare i propri orizzonti rimane una necessità imprescindibile. «Il mercato italiano, nel nostro settore, è in una fase di stallo. Quindi ci stiamo organizzando per ampliare il nostro mercato agli stati emergenti, che in questo momento sono molto più affidabili e ricchi di richieste. Altrettanto importanti sono stati i nostri investimenti in tecnologie robotiche per le lavorazioni più complesse che ci permettono di avere maggiore produzione con qualità sempre certa e verificata. Per il futuro abbiamo intenzione di predisporre l’azienda in modo da effettuare all’interno tutta la produzione: questo ci darà la totale flessibilità con la nostra clientela».

Roberto Costa, titolare della Fcpm con sede a Sabbio Chiese (BS) www.fcpm.it

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Meccanica, guerra a scarti e sprechi Da tempo si sente parlare di “lean production”, sistema di produzione che aiuta le aziende a ridurre il superfluo migliorando tutte le fasi di lavorazione. L’ingegner Giovanni Degrà ne illustra i benefici e ne inquadra le nuove condizioni nel settore meccanico Renato Ferretti

ttimizzazione. Per un’azienda italiana, che fa della qualità l’arma con cui aggredire il mercato, non c’è altra soluzione. In piena recessione economica non si può che puntare sull’abbattimento dei costi e l’eliminazione degli sprechi, molto più numerosi di quanto normalmente si è disposti a credere. Via allora alla “lean production” (in italiano: produzione snella) sul modello del Toyota Production System, che mira a eliminare il superfluo e ogni tipo di dispersione indesiderata all’interno di un’impresa. L’ingegner Giovanni Degrà, amministratore delegato e direttore generale della Cpm di Nova Milanese (MB) che opera nel settore meccanico, è sicuramente uno dei convinti sostenitori del sistema «ma la sola lean production non potrebbe for-

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L’ingegner Giovanni Degrà, amministratore delegato e direttore generale della Cpm di Nova Milanese (MB) www.cpmbearings.com

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mare un piano di espansione. Nel nostro caso, per esempio, l’export rappresenta un altro aspetto di crescita ineludibile». Qual è la situazione che si è delineata negli ultimi anni e che si prevede per l’immediato futuro, nella meccanica di precisione? «Per quanto ci riguarda i settori di mercato sono diversi: dalle trasmissioni di potenza, o la robotica, al tessile, l’elettromedicale, l’automotive, ma anche l’alimentare, il siderurgico e la lista potrebbe continuare. In particolare il nostro prodotto rientra nella tipologia della meccanica di precisione destinata a un utilizzo di nicchia, perché trattasi di cuscinetti speciali appositamente progettati e realizzati in partnership con il cliente specificatamente all’utilizzo. È una premessa fondamentale se si vogliono interpretare nel modo


Giovanni Degrà

+30% È L’OBIETTIVO DEL PIANO DI SVILUPPO PER IL BUSINESS DELLA CPM, IN UN PERIODO DI MEDIO TERMINE

più corretto i dati della Cpm. Per oltre un decennio e sino al 2008 lo sviluppo dell’Azienda in termini di fatturato è risultato superiore al 10 per cento, mentre l’anno 2009 ha segnato una profonda crisi nazionale ed internazionale che ha interessato anche la nostra società. Nei due anni successivi abbiamo ripreso a salire arrivando a un incremento del 36 per cento nel 2011 rispetto al 2010. Nell’ultimo quarter di quest’anno si è rilevato un sensibile calo che si presume possa protrarsi anche nei primi mesi del 2013; si confida poi in una graduale ascesa anche dovuta a nuovi importanti clienti, oltre alla diversificazione dei prodotti». Dunque, tra alti e bassi avete comunque ben retto alla crisi. Quale pensa sia stato l’elemento determinante che ha fatto la differenza? «Il servizio e la qualità sono il “nostro fiore all’occhiello”: è il segreto con cui l’azienda è cresciuta fin da quando è stata fondata 45 anni fa, passando da un capannone di 700 metri quadrati a un complesso che ne occupa ora circa 18mila. Nel corso di tale sviluppo l’azienda si è profondamente rinnovata, però ha difeso, anche in anni difficili, il made in Italy. Questo ci porta a selezionare le tipologie merceologiche di nicchia e la clientela, non mettendo in primo piano l’esasperazione del fatturato legato alle grosse quantità. Alcune volte ci siamo trovati ad affrontare una concorrenza proveniente da Paesi dove i costi sono inferiori, però siamo sempre

stati premiati dai clienti che, a conti fatti, hanno riscontrato nel nostro prodotto maggiori performances. In ultima analisi, l’obiettivo è il miglioramento costante». Il che vi ha portato ad adottare la lean production. «In tre anni di applicazione gradualmente abbiamo migliorato la produttività e l’efficienza dell’Azienda, con un contenimento delle scorte e un miglioramento dei flussi di cassa, a parità di fatturato. Attualmente siamo impegnati in un particolare progetto mirato all’analisi e all’abbattimento dei costi, a cominciare dagli scarti e dalle rilavorazioni. Il supporto di un controllo dei processi strumentato, Spc, avrà l’obiettivo di prevenire gli scarti durante le lavorazioni». Per quanto riguarda più da vicino il mercato, invece, cosa riserva il futuro? «Le prossime sfide di mercato vengono tracciate da un piano di sviluppo industriale che punta ad acquisire mercati in nuove aree geografiche e definisce nuovi investimenti strumentali, con nuovi obiettivi di contenimento dei costi. Nel medio termine l’obiettivo è di crescere di oltre il 30 per cento e di raggiungere la parità tra export e fatturato nazionale. Il mercato estero rappresenta il vero punto di forza per lo sviluppo futuro della società, che al momento rappresenta il 35 per cento del nostro fatturato. La futura CPM sarà una società rivolta alla vendita dei prodotti in un mercato internazionale». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 149


Il tessile reagisce Flessibilità, ricerca tecnologica e attenzione all’ambiente si rivelano una strategia lungimirante in settori come quelli del tessile e della moda, che annaspano tra la carenza di liquidità e lotti di produzione in continua flessione. Parola di Riccardo Buelli Olivia Carli

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Riccardo Buelli

l calo di fatturato e le previsioni poco ottimistiche non spezzano i reni a tutti. Lo dimostra la manifattura Satta & Bottelli Spa di Nerviano che affronta i tempi e investe nel futuro con una sola parola d’ordine: flessibilità. L’azienda milanese, tra le più affermate nella nobilitazione di tessuti per arredamento e biancheria per la casa, continua ad investire sulla tecnologia, sulla qualità e sull’ambiente. Cosa non semplice in uno scenario economico in profonda crisi come quello del mercato tessile sia italiano che internazionale; che secondo le stime Smi chiuderà il 2012 in ulteriore riduzione. A gravare pesantemente sul settore è stata «la globalizzazione dei mercati. Nell’ultimo decennio ha portato ad una delocalizzazione delle produzioni per contenerne i costi», spiega Riccardo Buelli, consigliere delegato della Manifattura Satta & Bottelli Spa. E le conseguenze? «Tutte a discapito della qualità del prodotto e soprattutto del servizio». Eppure la situazione odierna non giustifica più la delocalizzazione in quanto «la crisi profonda del settore è legata principalmente ad una diminuzione dei volumi e alla carenza di liquidità. Stiamo assistendo al

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ritorno in Italia di alcune produzioni in quanto i diminuiti quantitativi e la mancanza di possibilità di programmazione non giustificano più la delocalizzazione da qui la possibilità delle aziende italiane di sopperire alle mancate efficienze dell’importazione». La società di Nerviano ha registrato un calo di fatturato e di marginalità dovuti principalmente alla diminuzione dei volumi della singola commessa e alla lievitazione dei costi legati alla frammentazione della produzione. Le difficoltà legate alla riduzione del Nelle immagini, alcune di nobilitazione lotto medio, la complessità dei cicli di lavo- fasi di tessuti all’interno razione, i tempi ristretti e l’esasperazione della Satta & Bottelli della qualità attesa hanno invece originato di Nerviano (MI) www.sattaebottelli.it qualcosa di buono. «Gli sforzi profusi volti al soddisfacimento di questi requisiti e le azioni commerciali intraprese – commenta Buelli hanno portato ad un consistente aumento numerico della clientela». Più clienti però significa avere anche più esigenze da soddisfare, con tutta una serie di complicazioni legate al cambio continuo del mix produttivo. «Esiste la necessità di rispondere al mercato in tempi sempre più stretti cercando di soddisfare la continua ri- ❯❯

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MODELLI D’IMPRESA

❯❯ chiesta di novità da parte del mercato, ma

anche di rispondere a sempre più severe esigenze di riproducibilità e rispetto degli standard; la personalizzazione del servizio è sempre più esasperata in ordine alla nobilitazione dei propri prodotti nei tempi, nei modi e nelle quantità desiderate. Il nostro approccio è assolutamente market oriented, le nostre lavorazioni sono personalizzate, sono il frutto di una stretta collaborazione con il nostro cliente, il quale viene identificato dal mercato grazie a precise caratteristiche del prodotto da lui realizzato». La clientela di riferimento della Manifattura Satta & Bottelli Spa è costituita dai più prestigiosi brand del mercato nazionale ed estero della biancheria e arredo casa. La Satta & Bottelli può vantare un ottimo investimento sulla tecnologia; «nel biennio 2010 - 2011 abbiamo investito sull’innovazione tecnologica circa il 10 per cento del fatturato e pianificato per il prossimo biennio investimenti di pari entità. Negli ultimi anni ne è stato coinvolto sia il processo produttivo che l’impianto di depurazione, spese che si sono rese necessarie da un lato per sopperire ad un deperimento qualitativo

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Abbiamo investito sull'innovazione tecnologica circa il 10 per cento del fatturato, cosa che faremo anche il prossimo biennio

dei tessuti importati dai nostri clienti dall’altro dalla necessità di rispettare le più severe norme per la tutela ambientale, quindi anche un costante e continuo aggiornamento dell'impianto di depurazione quale manifestazione di grande sensibilità per la tutela del territorio». «Il tutto è costantemente monitorato non solo da noi ma soprattutto dagli organi competenti», sottolinea Buelli. L’impegno e la sensibilità in tema di ecologia hanno portato nel 2011 la Satta & Bottelli ad essere la prima azienda di nobilitazione tessile a certificare l’intero processo produttivo per la lavorazione del cotone biologico ottenendo la certificazione ICEA che ne attesta il comportamento etico secondo le prescrizioni del Global Organic Textile Standard (GOTS).


Luigi Salvadè

Il tessile “solidale” La Salvadè for Africa onlus nasce dall’assunzione di un’importante responsabilità sociale da parte di un’azienda operante nel tessile, che agli obiettivi produttivi, coniuga quelli umanitari, improntati sulla crescita, come illustra Luigi Salvadè Anastasia Martini

uando la responsabilità economica incontra quella sociale, un’impresa può percorrere la strada di una crescita voluta e cercata, per sostenere anche gravi situazioni di disagio umano. Avviene per la Salvadè, realtà che, dalla produzione di macchinari tessili – dai vaporizzaggi, agli asciugatoi, passando per i tumbler, calandre feltro e macchine speciali – approda anche al settore umanitario, con la Salvadè for Africa onlus. Uno sguardo internazionale, conscio degli effetti della crisi, ma che agli obiettivi produttivi, accosta quelli legati alla solidarietà. «Il 2012 è stato un anno difficile – spiega Luigi Salvadé, presidente dell’azienda e della onlus – e per il 2013 la prospettiva non appare migliore. Perciò vogliamo essere cauti, ma al contempo innovativi, poiché siamo convinti

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Un momento di lavorazione presso la Salvadè Srl ha sede a Grandate (CO), mentre la Salvadè for Africa Onlus ha sede a Montano Lucino (CO) www.salvade.com www.salvadeforafrica.com

che senza cambiamenti, nulla migliora». «È passato poco più di un anno dall’Itma, la fiera internazionale di macchine tessili, – prosegue – dove il nostro lavoro ha ottenuto ottimi riscontri. Successivamente abbiamo attuato nuove strategie per mantenere la nostra competitività: nel 2011 abbiamo investito in comunicazione e pubblicità, oltre che in nuove macchine e nuovi progetti; a oggi contiamo ancora un buon numero di ordini, che ci consentiranno di chiudere il 2012 con un notevole aumento del fatturato». «La crisi ha falcidiato molte aziende – continua Salvadè – e proprio per questo motivo, sulla scia delle evoluzioni del mercato, occorre mettersi in gioco, allargando i propri orizzonti. Tra gli aspetti salienti della nostra azienda, vi è anche quello umanitario: dopo vent’anni di frequentazioni e aiuti alle popolazioni africane bisognose, la mia famiglia ha fondato l’associazione Salvadè for Africa, con la quale sostiene le popolazioni di nove villaggi in Togo occupandosi, tra le altre cose, della costruzione di scuole e del servizio sanitario. Solo quest’anno i nostri medici hanno operato 480 persone e visitato 1.500 persone». Il presidente sottolinea il rapporto tra l’andamento dell’attività e la missione umanitaria «Se saremo sorretti da un andamento positivo del lavoro o da aiuti esterni, anche questa iniziativa sarà incrementata. L’economia è l’ingranaggio che movimenta la crescita, ma credo sia importante oliarla con un po’ di amore verso chi ha bisogno». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 153


Innovazione made in Italy La continua ricerca stilistica per far valere il marchio di garanzia del made in Italy e lo sviluppo tecnologico rappresentano l’unico metodo per realizzare prodotti innovativi e performanti. Ne parla Raniero Rossetti Viviana Dasara

ul settore tessile arredamento, negli ultimi anni, sembra essere calato il sipario a livello istituzionale e le imprese sono minacciate dalla concorrenza estera che viene molto incentivata nei paesi di origine. Inoltre, la decisione della Commissione europea riguardante lo stralcio del regolamento sull’etichettatura obbligatoria per i prodotti provenienti da stati extraeuropei, ha ulteriormente deluso i protagonisti dell’industria tessile. Tuttavia, ci sono aziende nei comparti del made in Italy che resistono e che continuano ad investire in ricerca, sia per quanto riguarda lo stile che l’innovazione tecnologica. La crisi e la concorrenza agguerrita dei paesi a

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La Clerion Spa ha sede a Mariano Comense (CO) www.clerion.it

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basso costo non rende certo facile il lavoro nel tessile. Eppure, Raniero Rossetti, titolare di Clerion Spa, azienda specializzata nello sviluppo di arredi tessili, ha messo in campo strategie e cambiamenti per riuscire a mantenere alta la competitività italiana sul mercato. «Le strategie da attuare – afferma – sono principalmente la continua ricerca stilistica per far valere il marchio di garanzia del made in Italy senza tralasciare lo sviluppo tecnologico e quindi presentare prodotti innovativi e performanti. Naturalmente è necessario anche puntare sul servizio, quindi consegne veloci, minimi d’acquisto bassi, buona assistenza pre e post vendita e in caso di problematiche. E infine, la ricerca di nuovi mercati che siano in


Raniero Rossetti

Occorrono reali aiuti alla ricerca con finanziamenti alle imprese che investono in innovazione tecnologica

grado di apprezzare la qualità italiana anche se spesso più costosa». Tutte queste strategie, purtroppo, hanno un elevato costo che le aziende italiane non riescono più a sostenere. A livello istituzionale, quindi, per favorire la ripresa delle industrie tessili del nostro Paese «servono – prosegue – migliori accordi tra i paesi per le condizioni di import/export che siano in grado di garantire l’esportazione a condizioni più favorevoli. Occorrono anche reali aiuti alla ricerca, con finanziamenti alle imprese che investono in innovazione tecnologica e risparmio energetico, maggiore accessibilità ai bandi e incentivi all’esportazione, quali contributi per la partecipazione alle fiere internazionali, come per i nostri concorrenti turchi. Inoltre, servirebbe un migliore accesso al credito, fondamentale per chi produce e che, in questo momento, è fortemente penalizzato dal sistema bancario». In un contesto di globalizzazione, il made in Italy può di certo continuare a rappresentare un marchio distintivo giacché resta un’ottima opportunità e offre un valore aggiunto ai prodotti italiani in termini di qualità e inventiva. Purtroppo, non c’è progresso senza assumersi dei rischi e mantenere certi standard qualitativi e stilistici ha un costo particolarmente elevato. «Paradossalmente – continua Rossetti – siamo più apprezzati tanto più ci allontaniamo dal nostro Paese e dall’Europa». E come scrisse Voltaire “gli inglesi e noi francesi veniamo soltanto dopo gli italiani, che in tutto ci sono maestri”. «Il maggior investimento tecnologico è stato l’acquisto di una linea produttiva, pratica-

mente una fabbrica di tessuti speciali, che ci ha consentito di entrare nel mercato dei tessuti tecnici per schermatura, protezione solare e tendaggi oscuranti e di sviluppare una serie di prodotti innovativi che stiamo lanciando sul mercato mondiale. Per il nuovo anno proporremo nuovi prodotti, quali tendaggi e tessuti per decorare la casa o le camere di albergo, e stiamo programmando partecipazioni a fiere internazionali, con lo scopo di aumentare sempre più il flusso di vendite in esportazione. La sfida è diventare un punto di riferimento nel mondo, specialmente nel settore delle tende oscuranti, dove abbiamo fatto i maggiori investimenti». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 155


MODELLI D’IMPRESA

Il tessile lombardo non smette di investire n trend negativo con punte del quattro per cento in meno. Il calo del tessile, uno dei comparti in cui l’Italia continua ad avere un ruolo decisivo a livello mondiale, non mostra segni d’arresto. Tutt’altro. A rendere la situazione ancora più allarmante, è arrivata da poco la notizia del dietrofront per la regolamentazione del “made in” da parte della Ue. Un segnale che di certo non aiuta il mercato a un’inversione di rotta, così le previsioni per il prossimo anno rimangono negative. Tutto questo genera massima prudenza negli operatori economici, instaurando così il circolo vizioso che porta alla paralisi. Ma non sono poche le aziende a seguire il consiglio dei molti analisti che incitano verso nuovi investimenti, soprattutto in Lombardia. La Stamperia Valeri Spa di Olgiate Olona (VA), è una società che non si è lasciata impressionare e ha continuato a rinno-

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La Stamperia Valeri ha sede a Olgiate Olona (VA) stamperiavaleri@tin.it

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Il made in Italy soffre e le ultime notizie dal mondo politico peggiorano la situazione. La Stamperia Valeri Spa porta l’esempio di un’imprenditoria coraggiosa, che non si rassegna alla prudenza e cerca comunque il massimo livello di qualità Renato Ferretti

vare l’attività, lo prova il fatto di aver effettuato ultimamente più di un investimento, cruciali per il completamento del servizio proposto ai loro clienti. La Valeri, da più di un ventennio sotto la spinta del suo fondatore Signor Carlo Zibetti, coadiuvato oggi dai suoi figli, si occupa di stampare e tingere i tessuti per conto terzi. Processo produttivo che si sviluppa dall’articolo grezzo o semilavorato, al prodotto finito pronto per la confezione. «Quest’anno avremo una piccola contrazione – ammette il direttore Carlo Allegrini – per l’aumento dei costi, soprattutto quelli energetici. Inoltre il fatturato, che nel 2011 si aggirava intorno ai dodici/tredici milioni, si abbasserà un po’ alla fine del 2012. Comunque capendo perfettamente il periodo, per noi era indispensabile seguire l’innovazione tecnologica». Il settore tessile è sempre stato “scomodo”, se si tiene conto della forte stagionalità, che determina picchi secondo i periodi. «Specialmente noi che facciamo pronto moda – dice Allegrini –, lavoriamo molto meno all’inizio della stagione. Adesso, per esempio, stiamo facendo tutti i campionari per la prossima primavera-estate e partiremo a con il regime produttivo da gennaio fino a maggio. Questo è un momento abbastanza


Carlo Allegrini

❝ stagnante, prima di tutto, perché siamo all’inizio della stagione e il mercato vuole capire la moda, quindi le linee guida su cui impostare il lavoro: anche se c’è già un’idea di massima, si parte a fine anno con un’idea più precisa. Le previsioni nel nostro settore sono davvero molto difficili». Sulle condizioni attuali il direttore della Valeri non ha dubbi. «La contrazione è dovuta alla mancanza di liquidità, che causa la mancanza di consumi, insomma è tutto legato ai soliti problemi. Se il consumo frena, chi produce cerca di fare l’essenziale e a volte rischia il meno possibile e cerca di andare sul sicuro e magari aspetta l’ultimo momento per capire dove sta andando la moda, perché arrischiarsi di mettere sul mercato una certa linea moda che poi non si rivela quella giusta può portare a un “bagno di sangue”. Una volta si osava di più». Ciò nonostante la Stamperia Valeri è riuscita a distinguersi. «Noi siamo contoterzisti: se i nostri clienti non hanno un buon mercato o le ditte chiudono, noi automaticamente perdiamo, siamo legati a doppio filo al destino commerciale dei clienti. Nonostante il calo del periodo, in questi ultimi due anni abbiamo fatto dei disegni abbastanza particolari con stampa tradizionale

Nell’ultimo periodo abbiamo realizzato disegni particolari, da stampa digitale, con il metodo tradizionale: abbassando i costi e aumentando la velocità

rotativa, creando dei disegni fatti di solito con la stampa digitale. Realizzandoli tradizionalmente i costi si sono abbassati rispetto allo standard della stampa digitale, che ha possibilità notevolmente superiori, ma difetta per costi e velocità di produzione». Ma le possibilità offerte dalla nuova tecnologia, per quanto più dispendiosa in termini di prezzi e tempo, hanno comunque interessato l’azienda. «Stiamo facendo degli investimenti per avere un settore anche per la stampa digitale: a breve ci consegneranno due nuove macchine. In più quest’anno siamo partiti investendo sulla tintoria jet per i poliesteri, quindi abbiamo ampliato la nostra tintoria con due nuove macchine. L’anno prossimo, infine, dovremmo installare un impianto di cogenerazione a gas metano per il risparmio energetico, in modo da generare autonomamente l’energia elettrica e termica, sperando di risparmiare, un 20 per cento, ma l’ammortamento dell’investimento si avrà solo dopo circa sei anni». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 157


MODELLI D’IMPRESA

La cancelleria punta sull’innovazione N

Idee innovative, diversificazione produttiva, eco-sostenibilità. Questo è oggi il mercato della cancelleria. Riccardo Rota racconta traguardi e obiettivi della sua impresa, compreso un progetto dedicato alle scuole Anastasia Martini

A sinistra, Andrea Rota Amministratore, a destra Riccardo Rota Amministratore della Sei Rota di Liscate (MI) www.seirota.it

158 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

ovità “colorate” e originali, nate da idee che trascendono le mode e si fondano sui criteri di qualità e su materiali e processi produttivi eco compatibili. A fronte di un mercato in cui il low cost standardizzato prolifera, distinguersi con proposte personalizzate diventa fondamentale per essere competitivi. Come sottolinea l’amministratore delegato Riccardo Rota, le idee rappresentano la linfa vitale della Sei Rota, società che realizza articoli di cancelleria, destinati sia alle cartolerie che ai fornituristi per l’ufficio, curandone il design. Idee che vengono stimolate anche a scuola con il progetto “Un’idea che cambia il mondo”. Come nasce il progetto “Un’idea che cambia il mondo” e quali obiettivi vi ponete con esso? «“Un’idea che cambia il mondo” è un percorso didattico rivolto alle scuole secondarie di primo grado che per tutto il 2013 porterà sui banchi la forza di un’idea, da concretizzare, proprio come noi facciamo da sessant’anni con un intento di


Riccardo Rota

continua innovazione. A noi le idee hanno cambiato la vita: grazie a intuizioni come le prime “buste con foratura” Ercole e Atla, per esempio. E così crediamo sia importante valorizzare la creatività dei ragazzi. A sostegno di ciò, accoglieremo in azienda le classi per le visite didattiche e, al termine del progetto, premieremo i migliori elaborati con strumenti utili all’apprendimento, proprio in un momento in cui la scuola non gode di molte risorse». A proposito di idee: come vi collocate all’interno del settore in cui operate? «Oggi più che mai in questo settore è necessario modernizzare i flussi di business. Per questo stiamo investendo molto sulla comunicazione e puntiamo sull’innovazione e sulla creatività, anche nel modo di presentare e promuovere i nostri prodotti. Abbiamo già da tempo informatizzato tutti i passaggi: a partire dalla logistica fino ad arrivare alla produzione, è tutto interfacciato e comunicante in maniera completamente dinamica. Dalla logistica parte l'ordine a cascata in tutti i settori della lavorazione: richiesta semilavorati, impegni macchina, richieste di produzione, fino ad arrivare all'approvvigionamento della materia prima. Tutto completamente automatico». In che modo riuscite a mantenere costante l’innovazione dei vostri prodotti e quali sono gli articoli più richiesti? «A partire dalle idee creiamo un prodotto e poi studiamo internamente la macchina giusta per produrlo. Il nostro core-business è l’archiviazione e le nostre soluzioni sono pensate per poter semplificare queste operazioni. Fra gli articoli più gettonati vi è la nostra Big, la scatola portaprogetti in materiale colpan (cartone rivestito in Pvc), unica per diversi motivi: capienza, portata, resistenza e comodamente trasportabile grazie alla sua maniglia. Molto richiesti sono anche i portalistini e i raccoglitori ad anelli, come altri prodotti per la scuola, articoli che coniugano funzionalità ed estetica. Prodotti realizzati in Italia, con macchinari costruiti all’interno della no-

Oltre a utilizzare solo materiali sicuri come il polipropilene, siamo facciamo uso nei prodotti in Pcv, di componenti chimici a tossicità nulla

stra azienda, dove sviluppiamo direttamente le tecnologie». In che modo operate in ambito ecosostenibile? «Da quasi tre anni ci avvaliamo di un impianto fotovoltaico con cui soddisfiamo il 70 per cento del nostro fabbisogno energetico, mentre da anni abbiamo azzerato le emissioni atmosferiche. Inoltre facciamo uso di materiali biocompatibili, generando prodotti in gran parte riciclabili. Ogni scarto di produzione in Pvc, polipropilene, carta, cartone e parti metalliche viene interamente riciclato per la produzione di manufatti per l’agricoltura, l’edilizia e l’industria. Oltre a utilizzare solo materiali sicuri come il polipropilene, siamo il primo brand del settore a fare uso, nei suoi prodotti in Pcv, di componenti chimici a tossicità nulla, in linea con la Reach. Infine ancora prima che le normative stabilissero parametri e termini per lo smaltimento dell’amianto, i tetti dei nostri stabilimenti sono stati bonificati con l’utilizzo di materiali tecnologicamente avanzati». Quali obiettivi avete per il futuro? «Per una scelta interna, i nostri mercati di riferimento sono quelli tradizionali, ma ora intendiamo espanderci alla grande distribuzione e ampliare la rete vendita all’estero». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 159


MODELLI D’IMPRESA

Innovare diversificando n un comparto come quello della produzione di macchine speciali per l’assemblaggio e il collaudo, non è detto che specializzarsi soltanto secondo l’attività del committente o secondo il tipo di impianti da costruire rappresenti la mossa strategica più giusta per riuscire a proporre il sistema di assemblaggio che meglio risponde alle reali esigenze dell’utente». Così l’ingegnere Morando Perini riassume il caposaldo della filosofia aziendale alla base della società di cui è responsabile commerciale, la Camas, impegnata da venticinque anni nella realizzazione di impianti automatici e semiautomatici per assemblaggio e collaudo. «La nostra azienda ha scelto di non puntare sulla specializzazione in un particolare e definito settore, ma di operare in più ambiti, mettendo a frutto l’esperienza maturata durante ogni lavoro per trasferire soluzioni innovative anche in altri campi. Gli specialisti non riescono a svincolarsi da soluzioni abituali e standard, noi invece proponiamo idee nuove, che possano dimostrarsi utili e funzionali anche in altri settori». Per riu-

«I

La Camas Spa ha sede a Rovato (BS) www.camasonline.it

Non puntare sulla specializzazione in un settore definito, ma operare in più ambiti, trasferendo soluzioni innovative in diversi campi, senza essere vincolati a soluzioni abituali e standard. Il metodo Camas Emanuela Caruso

scire in questo ambizioso intento, la Camas ha organizzato il suo staff in gruppi di tecnici progettisti con specifiche conoscenze e competenze in svariati campi di applicazione. «È proprio dallo scambio di idee ed esperienze fra i tecnici che nascono i progetti più interessanti. Non è vero che serve sempre una specializzazione per fornire un impianto efficiente e produttivo, quello che è davvero importante è essere capaci di adattare soluzioni provenienti da altri comparti a quel particolare macchinario, così da risolverne le problematiche e migliorarne la produttività. Per esempio, i nostri studi sull’avvitatura controllata in copia eseguiti per gli interruttori elettrici si


Camas

sono dimostrati utili anche nel campo della rubinetteria». Grazie a questa filosofia e all’interesse di Camas per i più disparati ambiti di applicazione, oggi la società è in grado di destinare i propri impianti e macchinari a qualsiasi settore. Tra i molteplici campi di interesse ce ne sono sicuramente un certo numero per cui Camas ha realizzato decine di impianti di assemblaggio, controllo e taratura. Rubinetteria e valvole per acqua e gas; componenti elettromeccanici come relè, termostati e interruttori; componenti per l’automotive quali raccordi per tubi flessibili dell’impianto frenante e gruppi di tenuta per pompe di raffreddamento sono solo alcuni di essi. E proprio l’ampiezza della proposta di impianti e attrezzature è ciò che contraddistingue la Camas da tutte le aziende competitor sul mercato. Un’ampiezza di applicazioni tale che la società ha deciso di dividerla in famiglie di impianti costruiti. La classificazione è composta da pochi gruppi: transfer multistazione a tavola rotante da quattro a ventiquattro divisioni; transfer multistazione a sviluppo lineare; macchine semiautomatiche a postazioni fisse; e isole ad asservimento con robot, cartesiano o antropomorfo. Ognuna di queste famiglie è poi stata suddivisa

in sottogruppi, i quali rappresentano specifiche risposte a problematiche differenti riguardanti la produttività, il costo dell’impianto, la flessibilità, l’ingombro e la possibilità di implementazioni successive. Operando da sempre in un’ottica di innovazione e sperimentazione continua, diventa fondamentale il reparto di ricerca e sviluppo, dove le nuove soluzioni studiate e messe a punto dai tecnici Camas riguardano tanto la manipolazione degli oggetti quanto il controllo di ogni pezzo, macchinario e impianto. «Poter contare su un nostro pacchetto di applicazione nei controlli con sistemi di visione, installare unità di avvitatura elettrica sviluppate al nostro interno e garantire l’affidabilità delle unità di prova tenuta sono caratteristiche che dimostrano che Camas ha la volontà di creare un personale know-how da mettere al servizio dell’utente». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 161


Le fiere, una vetrina tecnologica l periodo di recessione che stiamo attraversando ha fatto emergere alcuni gap italiani, sul fronte della promozione e della comunicazione. Questo ha spinto gran parte delle aziende a ridurre o addirittura a rinunciare all’aspetto promozionale «dimenticando però – specifica Giuseppe Conte, titolare della Conall di Bolgare - che la pubblicità risulta nonostante tutto essere sempre l’anima del commercio». Conall da circa vent’anni si occupa di organizzazione fieristica. Sia in Italia che all’estero. «Anche il settore fieristico sta seguendo questa scia negativa. Ciò nonostante stiamo collaborando con aziende leader del mercato che hanno compreso che questo è proprio il momento in cui si deve più spingere l’acceleratore sulla parte promozionale». Il 2012 si sta dimostrando un anno particolarmente difficile per il comparto. «Le continue variazioni del mondo del lavoro e in particolare

I Giuseppe Conte è titolare della Con.All. di Bolgare (BG) www.conall.it

162 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

Il budget che le aziende stanno dedicando all’allestimento fieristico è molto diminuito. Ma l’evento fieristico è ancora da considerarsi la miglior vetrina per poter incontrare la clientela. Il punto di Giuseppe Conte Marco Tedeschi

nel nostro settore riconducibile al comparto pubblicitario ci hanno portato a riordinare il servizio in funzione delle esigenze sempre più particolareggiate. Il bilancio in termini di fatturato ci ha comunque premiato portandoci ai primissimi posti nelle scelte della clientela. Da sempre il nostro obiettivo è quello di dare un ottimo prodotto con una particolare attenzione ai costi di realizzo; questo ci permette oggi di


Giuseppe Conte

La tecnologia ha fatto il suo ingresso nella creazione e nella preparazione dello stand

avere una selezione di clienti esigenti con massima fiducia nel nostro operato. Il nostro approccio è stato quello di ridurre la quantità di lavoro a favore di un livello qualitativo più alto e in linea con le richieste del mercato». Un mercato che comunque ha ridotto notevolmente gli investimenti. «In effetti il budget dedicato dalle aziende all’allestimento – prose-

gue Conte - è molto diminuito e questo ha costretto le ditte allestitrici a modificare il prodotto e il servizio con la finalità di razionalizzazione dei costi. Questo rappresenta proprio il nostro punto di forza. La gestione e la produzione interna del 90 per cento del materiale richiesto per allestire uno stand permette una forte riduzione dei costi. Progettazione interna con tecnici specializzati, falegnameria con centro di lavoro, cabina di verniciatura interna, progettazione e produzione di grafica, parco mezzi di proprietà. Il tutto con la garanzia di risposte veloci e professionalmente sempre valide. La progettazione con professionisti al nostro interno riteniamo sia il servizio che meglio aiuta la clientela a un’attenzione ai costi. Conall da sempre basa la propria forza e la propria competitività sul mercato grazie alla formula dell’affitto. Il nostro magazzino risulta ampliamente fornito di materiali di diverse forme e diverse misure. La formula dell’affitto permette al cliente di risparmiare su tutto quello che è la realizzazione su misura garantendo in questo modo ottimi risparmi ma senza rinunciare alla ❯❯ LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 163


MODELLI D’IMPRESA

❯❯ resa estetica degli stand. La fantasia e la competenza dei nostri architetti conducono le scelte del cliente in una direzione mirata alla soddisfazione sia in termini estetici che in termini economici». LE FIERE IN ITALIA L’evoluzione fieristica soprattutto in Italia negli ultimi anni ha avuto uno sviluppo più in linea con l’interesse degli enti fieristici che per chi ne usufruiva. «Questo purtroppo ha in parte allontanato molto i clienti che si ritrovavano a fare i conti con costi elevatissimi a fronte di scarsi risultati in termini di affluenza. Per questo disponiamo di un servizio di consulenza; è molto importante oggi individuare in relazione al proprio prodotto e al proprio target quali fiere possano meglio corrispondere agli obiettivi previsti per meglio indirizzare i budget. L’evento fieristico è ancora da considerarsi la miglior vetrina per poter incontrare la clientela che si sta cercando».

È molto importante individuare quali fiere possano corrispondere agli obiettivi previsti per meglio indirizzare i budget

Una vetrina che può contare anche su un forte apporto tecnologico. «La tecnologia – specifica Conte – ha fatto il suo ingresso nella creazione e nella preparazione dello stand. Le nostre progettazioni interne vengono realizzate con moderni sistemi di renderizzazioni per meglio rappresentare al cliente con disegni in tre dimensioni quali possano essere i risultati finali dello stand. Video wall, lcd tablet e altri sistemi audiovisivi vengono poi sempre più usati nell’allestimento per meglio coinvolgere i potenziali clienti. Le tecnologie risultano ottimi me-


Giuseppe Conte

todi per coinvolgere i visitatori. Un sapiente uso di questi apparati può spesso fare la differenza tra uno stand mediocre e uno stand di forte impatto visivo. Le fiere di oggi per ovvi motivi di sicurezza impongono standard qualitativi e certificazioni su ogni dettaglio che costituisce uno stand e solo un’azienda con esperienza può districarsi in questo complicato iter di lavoro. Progettazioni, materiali e montaggio devono essere tutti realizzati con severi criteri dettati dalle normative vigenti». Per questo è necessario un servizio a 360° che copra tutte le fasi di preparazione di uno stand. «Contatto, progettazione, preventizzazione seguite da compilazione documenti e certificati richiesti dai vari enti fieristici fino alla consegna dello stand chiavi in mano è il servizio che proponiamo». I SETTORI MERCEOLOGICI Il settore fieristico è un mondo che tocca tutti i settori merceologici. «Per questo motivo risulta un comparto molto vario e permette di trovare sempre ambiti trainanti dell’economia mondiale sui quali orientarsi. Non esistono al momento settori che rispetto ad altri risultino particolarmente trainanti ma reputiamo che settori come la moda, moto, tecnologie, energie alternative e artigianato che hanno da sempre spinto le economie del mondo e in particolare nel nostro paese, avranno in futuro largo spazio con ottimi risultati». INTERNAZIONALIZZAZIONE Tra i progetti su cui Conall si sta impegnando c’è la promozione in ambito internazionale.

«Abbiamo sviluppato un ufficio commerciale mirato alla ricerca di clientela estera per poter proporre sia in Italia che nei paesi più importanti d’Europa un servizio con tutta la qualità del design e della professionalità made in Italy. Siamo fortemente convinti delle qualità e della competitività che il mercato estero ci sta riconoscendo. La nostra presenza nelle principali fiere internazionali ci ha permesso di mettere in vetrina stand di grandissimo pregio e di essere conosciuti a livello internazionale per la qualità del nostro prodotto». Questo ha portato l’azienda a lavorare molto sia in Italia che all’estero. «Operiamo al 50 per cento in Italia e al 50 per cento all’estero vantando presenze di nostri clienti in tutte le maggiori fiere italiane ed europee. Abbiamo una fortissima potenzialità stimata nell’ordine di circa 50 mila metri quadrati di allestimenti realizzati all’anno che garantiscono al cliente esperienza e competitività. Questo – conclude Conte - ci permette di ipotizzare i nostri prossimi investimenti soprattutto sulla crescita professionale del personale. Reputiamo che la maggiore differenza tra le diverse aziende sia nelle persone e nel valore che in esse si ripone. Cortesia e professionalità sono il nostro vivere quotidiano, puntiamo in alto per poter garantire risultati d’eccellenza». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 165


MODELLI D’IMPRESA

Comunicazione globale, vantaggi e prospettive Traduzioni, transcreation, desktop publishing. Conoscere e adattarsi al complesso mondo della comunicazione può essere la chiave per il successo nel mercato contemporaneo. Il punto di Cesare Zanni, numero uno di Omnia Group Federico Pianzola

untare sulla comunicazione può offrire ottime possibilità di crescita per le aziende. Il successo, però, è legato alla capacità, da parte degli esperti del settore, di saper cogliere le esigenze comunicative delle aziende sui vari mercati. È il caso dell’Omnia, azienda di servizi linguistici con sede centrale a Sassuolo. «Attualmente, la nostra azienda – afferma l’amministratore unico Cesare Zanni - grazie all'offerta di servizi di comunicazione globali integrati, è una delle due società di traduzione in crescita nel Sud Europa, a fronte di una recessione molto forte in tutta l’area mediterranea». Quale bilancio può trarre dall’attività del Gruppo Omnia relativamente all’ultimo biennio? Quali sono stati i risultati più significativi? «In questi ultimi due anni abbiamo consolidato la nostra leadership tra le più grandi aziende del settore dei servizi linguistici. Proprio recentemente siamo stati collocati al 57° posto nella classifica mondiale “The Top 100 Language Service Providers”, stilata dall’autorevole Common Sense Advisory e relativa alle prime cento società di traduzione per volume d’affari. Un risultato apprezzabile se si considera che sono state esaminate su scala internazionale circa 30 mila aziende del nostro settore». Una crescita media annuale del 35 per cento circa è decisamente in controten-

P

166 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

denza rispetto all’andamento generale del mercato. Su quali aspetti ha puntato il Gruppo per ottenere questi risultati? «Oltre ad aumentare i fatturati, siamo stati tra i pochi che hanno continuato ad assumere e ad aprire nuove filiali. Sono risultati che abbiamo potuto raggiungere grazie a un approccio basato su competenza, innovazione e trasparenza. Chi viene da noi può contare su traduzioni fatte da professionisti esperti che si avvalgono di supporti tecnologici all’avanguardia. Inoltre, i clienti possono monitorare costantemente in tempo reale l’andamento finanziario e produttivo dei loro progetti, at-

Cesare Zanni, amministratore unico di Omnia Group www.omnia-group.com


Cesare Zanni

I traduttori sono integrati grazie alla nostra piattaforma online in continua evoluzione che collega centinaia di utenti simultaneamente

traverso applicativi di business intelligence. Oltre all’Italia, dove operiamo da circa trent’anni, una buona parte del nostro fatturato deriva dai paesi anglosassoni e scandinavi. Sono mercati difficili e maturi, ma attenti alla qualità». Negli ultimi anni il gruppo si è ampliato, aprendo nuove sedi all’estero (UK, Francia, Germania, Norvegia e recentemente Usa). Quali sono le scelte strategiche alla base della decisione di aprire filiali proprio in questi Paesi? Avete in previsione di espandervi ulteriormente? «Al momento intendiamo soprattutto consolidarci nei mercati dove abbiamo aperto le nostre sedi. Si tratta di paesi altamente sviluppati dove vi è una massiccia presenza di aziende che esportano i loro prodotti e che, quindi, necessitano maggiormente dei nostri servizi. Abbiamo privilegiato soprattutto città caratterizzate dalla forte presenza di poli tec-

nologici, distretti finanziari e grandi gruppi industriali, come il caso di Detroit, cuore dell’industria automobilistica americana». Un aspetto fondamentale per la vostra attività è quello tecnologico. Vi avvalete non solo di tecnologie esistenti in commercio, ma anche di strumentazioni da voi sviluppate. Quali sono, nello specifico, queste ultime? «I traduttori sono integrati grazie alla nostra piattaforma online in continua evoluzione che collega centinaia di utenti simultaneamente, sia per lavorare individualmente che come gruppi di lavoro virtuali, garantendo massima coerenza e produttività. Inoltre, sviluppiamo software per la gestione delle pubblicazioni tecniche, e software che, basandosi sull’uso dei linguaggi controllati, migliorano la comprensione dei testi tecnici creati dai redattori, eliminando ambiguità e riducendo all’essenziale i contenuti». Quali sono le prospettive dell’azienda per il 2013? Quali obiettivi e sfide attendono il Gruppo Omnia nel breve periodo? «Il nostro obiettivo principale per il 2013 è di mantenere l’attuale trend di crescita, magari con un incremento del business nei mercati oltreoceano. Ciò sarà realizzabile solo se saremo in piena sintonia con le necessità delle aziende, facendoci accettare come un partner propositivo ed efficiente che supporta il cliente nelle scelte strategiche di spesa». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 167


MODELLI D’IMPRESA

Al via le strategie anti-crisi ttimizzazione delle risorse, investimenti per ampliare la gamma di prodotti, rafforzamento della rete commerciale. Sono i tre passi “anticrisi” compiuti dalla COIL, società specializzata nella produzione di porte automatiche industriali. Se per il 2013, i dati Istat prevedono una lieve ripresa economica (più 0,5 per cento), a fronte di un 2012 chiuso in calo dell’1,5 per cento, per quanto riguarda il settore delle chiusure tecniche, il primo rapporto annuale congiunturale e previsionale nazionale del 2010, stilato dal Cresme (Centro Ricerche Economiche, Sociologiche e di Mercato) su commissione dell’Ucct (Unione Costruttori Chiusure Tecniche) e del Saiecet (Salone delle Chiusure Tecniche), il futuro non sembra dare adito a molte

O Operai in fase di montaggio di una porta realizzata dalla Coil Srl, azienda che ha sede Baranzate (MI) www.coil.it

168 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

Non è un momento roseo per il settore delle chiusure tecniche: lo rileva il primo rapporto congiunturale e previsionale di settore. Tuttavia, strategie aziendali e scelte operative mirate, consentono di contenere la crisi, come spiega Marco Miraglia Roberta De Tomi

speranze. «L’indagine – spiega Marco Miraglia, titolare della COIL – ha analizzato l’andamento di cinque tipologie di chiusure tecniche (porte tagliafuoco, porte blindate, portoni da garage, porte industriali e porte pedonali automatiche), nel periodo 2002-2009 ed elaborando le previsioni 20102012. Nel 2009 il mercato in questione ha sfiorato 1 milione 600mila porte, per un fatturato complessivo di 1,3 miliardi di euro, di cui le porte industriali, di nostro interesse, rappresentano una quota dell’11 per cento». «Nel rapporto – continua – nel 2009 si registra un calo del fatturato del 13 per cento, dopo la flessione del 4,5 per cento del 2008 e i segnali di rallentamento della domanda del 2007. Per il triennio 2010-2012 sono invece da confermare le previsioni dell’indagine: il meno 10 per cento del 2010, legato a un calo importante del settore non residenziale, a discapito soprattutto dei portoni automatici, e l’assestamento della caduta (più un per


Marco Miraglia

cento) nel 2011, dovuta al livello di produzione raggiunto e a un atteso assestamento del ciclo. In attesa di conferma per il 2011-2012 è anche l’andamento della ripresa, che si prospetta essere penalizzata dal perdurare della crisi, confermata di recente dai numeri, del settore immobiliare industriale». Il settore delle porte automatiche è composto da un elevato numero di fornitori, principalmente artigiani, e da poche industrie effettivamente strutturate. La COIL si colloca in una posizione importante, forte di un knowhow maturato in oltre cinquant’anni d’esperienza. Competenze che dalle porte a battenti e chiusure a strisce in Pvc “degli inizi”, si sono orientate alle “porte automatiche”, per la produzione delle quali, la COIL è stata la seconda azienda a costituirsi in Italia, per poi affermarsi, anche a livello europeo. E nell’attuale contesto congiunturale, mostra flessibilità e una forte propensione al problem solving. Forti difficoltà di accesso al credito e una concorrenza sempre più invasiva, sono le “spine nel fianco” dell’azienda. Per “toglierle” «Abbiamo adottato – rileva Miraglia – tre linee di azioni: un attento monitoraggio dei costi aziendali, per ottimizzare i cicli produttivi, ricorrendo anche alla riduzione del personale; l’investimento sui prodotti complementari e

L’acquisizione dello stabilimento di Trento ci ha permesso di entrare in una nicchia di mercato specialistica

sulla specializzazione del prodotto tradizionale porta rapida. Infine, abbiamo puntato al potenziamento della rete commerciale. E sempre a proposito di investimenti: l’acquisizione dello stabilimento di Trento adibito alla produzione di coperture fisse e mobili e di carpenterie metalliche e meccaniche, ci ha permesso di entrare in una nicchia di mercato specialistica, per realizzare un fatturato aggiuntivo; inoltre ci permette di produrre “in proprio” la carpenteria necessaria per i portoni, lavorazione che precedentemente veniva affidata all’esterno, con la conseguente riduzione dei costi». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 169


MODELLI D’IMPRESA

Percorsi locali e internazionali La ricerca di un miglioramento e lo sviluppo di nuove soluzioni per una maggiore competitività sia economica che tecnica sono requisiti indispensabili ormai richiesti a tutte le aziende che concorrono sul mercato internazionale. Il punto di Enzo Lochis Viviana Dasara

a conoscenza è alla base della capacità innovativa di ogni azienda, e per incentivare gli investimenti e sostenere modelli di innovazione e best practices servono scelte coraggiose. L’Europa punta sull’economia della conoscenza, perciò ripartire dalle piccole e medie imprese, dai processi di internazionalizzazione e dal loro attuale posizionamento rappresenta un valido sostegno allo sviluppo delle economie locali ma anche un nuovo riassetto degli equilibri geoeconomici. Le Pmi hanno inoltre rappresentato uno dei più importanti motori anti-crisi degli ultimi due anni. Solo nel 2012, hanno assicurato il 67 per cento dell’occupazione totale e il 58 per cento del cosiddetto “gross

L

La Lopigom Srl ha sede a Credaro (BG) www.lopigom.com

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value added” ovvero il valore aggiunto lordo per occupato prodotto in Europa. Tra le eccellenze imprenditoriali che hanno abbracciato nuove iniziative, stretto solidi contatti con nuovi partner e creato occupazione sul territorio spicca Lopigom, una realtà virtuosa e consolidata che, grazie alle scelte strategiche del direttore commerciale, Enzo Lochis, e del direttore produttivo Loris Carlo Lochis, nonché del presidente Delfino Lochis è presente sul mercato delle guarnizioni industriali, spaziando dalla produzione di articoli in elastomeri a termoplastici e plastica. Nella maggior parte dei settori industriali l’attività di esportazione rappresenta il modus operandi privilegiato da parte delle piccole e medie imprese italiane. «Il nostro principale mercato di riferimento – spiega Enzo Lochis – è rappresentato dal settore automobilistico per il quale l’industria tedesca è la locomotiva della nostra espansione, infatti in Germania esportiamo più del 70 per cento della produzione. Oltre a quello europeo Lopigom è in espansione sul mercato asiatico ma anche in Africa e Stati Uniti. Stiamo monitornado anche nuovi mercati in forte crescita come Cina, India, Brasile e Messico che riteniamo


Enzo Lochis

Il nostro principale mercato di riferimento è quello automobilistico per il quale l’industria tedesca è la locomotiva della nostra espansione

sbocchi molto importanti per la nostra produttività». La crescente complessità che caratterizza la competizione sui mercati internazionali spinge le imprese a fare ricorso contemporaneamente, e sempre più spesso, a diverse strategie di internazionalizzazione. Oggi la competitività punta sulla differenzianzione e, infatti, numerose aziende cercano di caratterizzare le rispettive produzioni puntando sulla valorizzazione di nuovi segmenti del mercato interno. Lopigom, che vanta un reparto ingenieristico sempre attento a nuovi sviluppi di materiali competitivi e tecnologicamente all’avanguardia, ha allargato lo sguardo anche in altri settori come quello aerospaziale e medicale, mercati altamente difficili dove viene richiesta la massima precisione e materiali con particolari performance. «Seguono – prosegue Lochis – il settore idraulico e sanitario con l’impiego di prodotti certificati dai più importanti laboratori mondiali per l’utilizzo di acqua e gas. Il settore bianco è un altro ramo di forte espansione grazie all’acquisizione di nuovi partner, leader mondiali nella

produzione di elettrodomestici, in particolare lavatrici, asciugatrici, lavastoglie. Ogni anno superiamo 1 milione di euro in nuovi investimenti che consistono principalmente in macchinari con maggiore capacità produttiva e qualitativa oltre a strumentazioni riservate a lavorazioni specifiche dei prodotti. Sul piano della qualità abbiamo introdotto certificazioni di sistema Iso, migliorando così il nostro market share e l’alto livello qualitativo». La stabilità finanziaria ottenuta da Lopigom negli ultimi anni ha permesso inoltre di migliorare tutti gli ambiti aziendali così da prevedere per gli anni futuri un’ulteriore crescita. Queste nuove prospettive si accompagnano a risultati significativi come l’inizio di progetti importanti con i leader nei settori di riferimento: automobilistico, sanitario ed elettromestico. «Il 2013 sarà un anno sicuramente difficile – prosegue – dove non mancheranno sfide sia a livello tecnico che di competitività economica ma che affronteremo con gli strumenti sviluppati in anni di esperienza». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 171


Laser, ultima frontiera del taglio In un settore come la carpenteria, l’evoluzione del mercato impone i massimi livelli d’innovazione per soddisfare al meglio le richieste. Lorenzo Rossi illustra le ultime novità tecnologiche. «Dal plasma al taglio ad acqua, fino al più moderno laser e ai tradizionali ossitagli» Renato Ferretti

ato un mercato il cui calo di consumi stenta a riprendersi, il servizio offerto non può che divenire impeccabile: il poco lavoro rimasto andrà a finire nelle mani del migliore sulla piazza. Con questa convinzione Lorenzo Rossi ha modellato la sua Ense, azienda con esperienza ventennale nel settore della carpenteria, con l’obiettivo di soddisfare qualsiasi esigenza. «Poiché – dice Rossi– sempre più spesso il cliente richiede un supporto fatto di competenza e rapidità e precisione. Il periodo di recessione non ha impedito all’azienda bresciana di portare a termine nuovi investimenti. «Oltre al servizio taglio (plasma e ossitaglio) – spiega il titolare –

D La Ense Srl ha sede a Castelmella (BS) www.ensesrl.com

172 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

abbiamo introdotto nel nostro parco macchine un sofisticato impianto laser di ultima generazione. Un potente laser, insieme a un rapido comando della potenza consente un taglio ad alta velocità tanto su lamiere sottili quanto su spessori maggiori, come l’acciaio da 25mm, con una potenza massima garantita tra i 5000 e i 6000 W e una velocità massima per assi paralleli di 200 m/min e simultanea 300 m/min. Le misure del pezzo da tagliare sono di 6 metri per lunghezza, 2 per larghezza, 11,5 cm di altezza per un totale massimo di peso di 2800 kg». Ma la ricchezza di macchinari ad alto livello di innovazione tecnologica non si ferma qui. «Abbiamo anche due impianti di taglio al plasma – continua Rossi– con generatori ad


Lorenzo Rossi

Abbiamo introdotto nel nostro parco macchine un impianto laser di ultima generazione, che consente un taglio anche su spessori da 25 mm

alta definizione e campi di lavoro di 3 per 15 metri, che permettono di tagliare lamiere in acciaio da costruzione, inox alluminio, rame, ottone. I due impianti dotati di teste al plasma con torce da 200 a 400 Amp in alta definizione con possibilità di marcatura dei pezzi per un facile riconoscimento, teste automatiche per eseguire cianfrini». Un capitolo a parte merita la tecnologia del taglio ad acqua. «Questo – rivela l’imprenditore – è una tecnologia che permette di lavorare ogni tipo materiale a freddo, ad alte velocità e con un taglio “pulito” in modo da non alterare le caratteristiche strutturali del materiale. I tempi di esecuzione sono particolarmente veloci e possono essere tagliati materiali con spessore fino a 150mm. Il taglio è programmato per sfruttare al massimo il materiale da tagliare e vengono quindi mi-

nimizzati gli sfridi con evidenti benefici sui costi di lavorazione. La macchina per il taglio all’acqua ha trovato nel settore della meccanica uno dei maggiori estimatori grazie alla flessibilità, alla precisione di taglio, all’assenza di alterazioni o incrinature e quindi alla qualità eliminando in molti casi, gli interventi di finitura a fine taglio. Il taglio ad acqua è impiegato nell’industria aerospaziale per lavorare materiali compositi (quali il Kevlar), strutture a nido d’ape, leghe di alluminio, acciaio e titanio. È usato nell’industria energetica per tagli sagomati di particolari in tungsteno e materiali speciali, ma anche nell’industria plastica per il taglio di plastiche e materiali compositi, o per il taglio di qualsiasi tipo di materiale da guarnizione. Trova spazio anche nell’edilizia e nell’architettura per la creazione di intarsi, scale, bordure, elementi strutturali di arredo in marmo, granito, ceramica, acciaio ed altri materiali. Infine per la realizzazione di prototipi». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 173


GESTIONE D’IMPRESA

Risk management e sistemi di gestione integrati l risk management è una metodologia che consente all’imprenditore di identificare i rischi, analizzarli e prendere decisioni consapevoli, in termini di costi-benefici. I rischi legati all’attività d’impresa, infatti, sono molteplici e riguardano tutti i processi al proprio interno: rischi strategici, finanziari, connessi al mercato interno o estero in cui si opera, alla sicurezza e salute dei lavoratori, all’ambiente. I sistemi di gestione integrati devono dunque poter fornire all’impresa metodologie e strumenti adeguati per controllare i pericoli connessi all’attività e dare risposte efficaci; l’obiettivo della competitività, d’altra parte, spinge a migliorare, rendendoli più efficienti, organizzazioni e modi di lavorare.

I Biagio Amorini, titolare dello Studio Amorini Sas con sede a Darfo Boario Terme (BS) www.studioamorini.it

I sistemi di gestione come strumento per il risk management e la competitività, ampiamente diffusi anche in Italia, mirano ad ottimizzare l’organizzazione delle imprese, migliorandone la possibilità di accesso a nuovi mercati. Il punto di Biagio Amorini Viviana Dasara

Studio Amorini Sas, guidato da Biagio Amorini, si distingue nella progettazione e realizzazione di sistemi di gestione certificabili e modelli organizzativi nei più svariati settori. «Con il termine compliance – spiega Amorini – si intende la conformità dell’impresa a determinate leggi, norme, regole o standard. Quello di “compliance audit” è senz’altro uno dei servizi più innovativi e richiesti in quanto rappresenta uno strumento indispensabile per poter competere sul mercato e prevenire il rischio di non conformità o sanzioni». Quale ruolo devono avere i sistemi di gestione integrati? Come si realizza l’integrazione in maniera ottimale, quali le criticità poste in essere e quali strategie elaborate per affrontarle? «Progettare sistemi di gestione integrati per la qualità Iso 9001, l’ambiente Iso 14001 e la sicurezza Ohsas 18001, significa introdurre in azienda strumenti di misurazione dell’efficacia dei processi, di valutazione dei rischi legati alla sicurezza delle persone e di tutela dell’ambiente. Serve un’analisi accurata delle attività aziendali e le procedure devono essere


Biagio Amorini

La situazione economica impone alle imprese di migliorare la competitività e l’immagine sociale attraverso l’adozione di sistemi di gestione integrati certificati

realizzate ad hoc, in modo semplice e comprensibile. Il valore aggiunto si realizza con la collaborazione dei responsabili e la condivisione del personale, così da ridurre sprechi e inefficienze, tutelare la sicurezza dei lavoratori e quella dell’ambiente. L’attuale situazione economica impone alle imprese che intendono proporsi in nuovi mercati di realizzare sistemi di gestione integrati certificati, per migliorare la loro competitività e l’immagine sociale anche verso gli enti di controllo». Quali sono le finalità del modello organizzativo 231 e qual è la correlazione coi sistemi di gestione? «Il decreto legislativo 231 del 2001 ha introdotto la responsabilità amministrativa delle società relativamente alla commissione di alcuni reati: ovvero una forma di esonero dalla responsabilità se la società dimostra di aver adottato ed efficacemente attuato modelli di organizzazione e controllo idonei a prevenire la realizzazione dei reati. Inoltre è prevista l’istituzione di un organismo di vigilanza, competente e autonomo, e di un sistema sanzionatorio. Tra il modello 231 e i sistemi di gestione alcuni rischi di reato, quali truffa aggravata ai danni dello Stato, reati in tema di

erogazioni pubbliche, concussione e corruzione, interessano i processi dei sistemi per la qualità Iso 9001: approvvigionamento, commerciale e risorse umane; analogamente i rischi di reato per l’ambiente e per la sicurezza dei lavoratori interessano i processi tipici dei sistemi Iso 14001 e Ohsas 18001». Nell’ottica di investimenti in tempo di crisi quali motivazioni spingono l’adozione di un sistema di gestione della qualità in termini di responsabilità sociale d’impresa? «Investire nella responsabilità sociale d’impresa o corporate social responsibility significa contribuire al progresso della società e alla tutela dell’ambiente, integrando preoccupazioni sociali ed ecologiche nelle attività aziendali e nelle interazioni con gli stakeholders. In tempo di crisi equivale a preservare la riuscita economica e trarre vantaggi commerciali, migliorando la reputazione e il successo dell’azienda nel lungo periodo. Si realizza efficacemente attraverso lo sviluppo di sistemi di gestione integrati, soddisfacendo i requisiti di norme riconosciute a livello internazionale. La norma Iso 26000 fornisce per l’appunto le linee guida alle imprese che decidono di affrontare la tematica». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 177


PRODOTTI ASSICURATIVI

Assicurazioni, serve un linguaggio più trasparente Il mercato italiano delle assicurazioni vive un periodo instabile e delicato nel quale non mancano responsabilità e obblighi morali. L’analisi di Massimo Lietti

l mercato italiano delle assicurazioni dovrà fronteggiare nei prossimi anni diverse sfide, tra cui la nuova direttiva europea sull’intermediazione assicurativa (Imd2) attesa per il 2013, le cui novità di maggior rilievo rispetto al testo della Imd1 riguardano l’estensione del suo campo di applicazione. Secondo la proposta, la Imd2 verrà implementata sia per le attività di vendita dei prodotti assicurativi sia per le attività del postvendita. Inoltre altre direttive dell’Ue interverranno, direttamente e indirettamente, sul tema dell’intermediazione di prodotti assicurativi e finanziari, come ad esempio quelle su e-commerce e vendita a distanza, con le conseguenti modifiche legislative, oltre agli effetti dell’attuale crisi dell’eurozona. Massimo Lietti, presidente della Ferbrokers Spa di Milano, racconta come l’atteggiamento odierno delle assicurazioni verso i clienti sia formale e distante come lo era trent’anni fa. Occorre orientarsi verso un ruolo strategico, offrire nuovi servizi e gestire nuovi rapporti di fiducia con gli assicurati, lasciarsi alle spalle il linguaggio burocratico, le postille in carattere microscopico, i pregiudizi, e imparare ad affrontare con trasparenza e nuovi occhi il mercato. Qual è l’andamento attuale del settore assicurativo in Italia?

I

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© Giuseppe Macor

Serena Tudisco

«In un contesto nazionale nel quale lo Stato fa da balia, manca una cultura della prevenzione e purtroppo l’illegalità è quanto mai diffusa. Rispetto a questo quadro le compagnie di assicurazione hanno prevalentemente un approccio difensivo, ricercando la profittabilità di bilancio quasi esclusivamente nel ramo RC Auto obbligatorio per legge. Ciò pone il nostro Paese all’ultimo posto in Europa nello sviluppo delle altre polizze Danni. Il rischio è di un avvitamento, perché la debolezza dell’economia italiana continuerà a tradursi in una contrazione delle spese private e in tagli della spesa pubblica e conseguente taglio delle disponibilità del mercato a investire in prevenzione e assicurazione». Quali previsioni per il prossimo futuro? «Le imprese di assicurazione devono superare la competizione nell’ambito dell’Rc auto e approcciare altri settori, ad esempio: calamità naturali, ambiente, rischi agricoli, risk mana-

Massimo Lietti, presidente della Ferbrokers Spa di Milano www.ferbrokers.it


© Giuseppe Macor

Massimo Lietti

Le imprese di assicurazione devono approcciare nuovi settori: calamità naturali, ambiente, rischi agricoli sanità e previdenza

gement, sanità, previdenza, terza età e servizi alla clientela. Con il divario che cresce sempre di più tra danni assicurati e perdite economiche legate alle catastrofi naturali dello scorso anno vi è un potenziale significativo per il nostro settore e per le soluzioni che offriamo». Quali i rischi? «Recenti prese di posizione, stanno agitando sul mercato lo spettro della standardizzazione. Il diffondersi grazie a internet, alla grande distribuzione e alla facile replicabilità dei testi di polizza porta il futuro mercato dell’intermediazione alla sopravvivenza di due modelli: coloro che sapranno offrire un alto valore aggiunto, e le “fabbriche dell’intermediazione” che si limiteranno a controllare il prodotto elettronico elaborato dai loro terminali. Le risorse umane giocano un ruolo importante: servono più persone capaci di assumere professioni socialmente utili e il broker è una di queste». La Ferbrokers Spa ha compiuto 25 anni. Come è cambiato da allora l’approccio al mercato? «Oggi è necessario più che mai essere degli specialisti per riuscire a competere con le grandi strutture nei settori di nicchia. Vogliamo aprire il mercato a nuove opportunità di specializza-

zione stiamo lavorando per creare nuovi settori in cui sia possibile operare. Viviamo in un tempo in cui le coperture sui rischi sono di importanza fondamentale e dobbiamo tutti acquisirne la consapevolezza. Sono, inoltre, fondamentali: una conoscenza approfondita dei contenuti proposti, una grande abilità comparativa con le offerte del mercato e una conoscenza approfondita del cliente cui si aggiunge il valore del servizio offerto dal broker». Dal suo punto di vista di cosa necessita il mercato assicurativo? «Per quanto riguarda i rischi d’impresa c’è molto da fare, visto il livello di soddisfazione delle imprese italiane per i prodotti assicurativi, emerso da un’indagine Ferma (Federation of European Risk Management Associations). Se a livello europeo l’offerta di prodotti tailor made è migliorabile per il 48 per cento degli intervistati, per le imprese italiane tale percentuale sale al 91 per cento. Occorre un sistema di regole adeguato, investire in innovazioni di prodotto che vadano incontro alle richieste dell’utente, un maggior dialogo tra settore assicurativo e mondo dell’università. In definitiva una condivisione di idee, conoscenze e ricerche capaci di indagare un settore». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 179


CONSULENZA

Un supporto alla semplificazione Semplificare è la parola d’ordine che il Governo Monti sta diffondendo da ormai un anno. Ed è proprio nella sfera legale che l’iter burocratico si rivela lungo e complesso. Seguire il disbrigo delle pratiche diventa pertanto indispensabile. Ne parliamo con Lucia Trotta Marco Tedeschi

emplificazione. È questa la parola d’ordine che sentiamo oramai da un un anno dai portavoce del Governo Monti. I tentativi del Governo di tagliare i costi della burocrazia sono stati molteplici: dal decreto sulle semplificazioni alla legge sul Fisco semplice. Sono state attuate le norme sull’uso del contante e l’invio telematico dei dati, che si affiancano ad altre immediatamente operative come spesometro e black list. Risultano, però, ancora in fase di attuazione la tassa di scopo agganciata all’Imu, la verifica su correttezza e validità delle partite Iva, i rimborsi

S

L’Agenzia Trotta si trova a Milano www.agenziatrotta.it

Irap deducibili da Irpef o Ires per la parte relativa al costo del lavoro. Per quanto riguarda poi la sfera legale la semplificazione sembra, in alcuni casi, necessaria, proprio per il grande iter burocratico a cui si è costretti nel nostro Paese. Ecco allora che diventano necessari servizi da parte di agenzie esterne. Ne è un esempio eccellente l’agenzia Trotta di Milano. «Noi – racconta Lucia Trotta - nasciamo come agenzia di supporto agli studi legali. Ben conoscendo infatti l’iter burocratico di qualsiasi pratica legale ci occupiamo di seguire, dal deposito alla emissione del provvedimento, ogni tipologia di pra-


Lucia Trotta

DA UNA SEMPLICE INTUIZIONE L’Agenzia Trotta nasce quasi per caso. «Nel 1974 mia sorella Rosaria – spiega Lucia Trotta - decide di iscriversi alla facoltà di giurisprudenza; per non pesare sulla famiglia, mi chiede, lavorando io come dipendente statale presso il Palazzo di Giustizia di Milano, di poter fare qualche lavoretto presso uno studio legale. Mi venne quindi l’idea di chiedere agli avvocati, che frequentavano il mio ufficio, se avessero avuto necessità di una collaborazione esterna per il disbrigo delle sole pratiche in Tribunale; ero infatti testimone delle tante loro lamentele per le ore di coda a cui erano costretti nei vari uffici del Palazzo. L’idea ebbe un tale successo che cominciarono a richiedere la collaborazione altri studi. È da lì che io e le altre quattro sorelle ci unimmo fondando l’agenzia Trotta. Un’intuizione che negli anni si è rivelata un successo».

tica. Oltre a questo svolgiamo attività per le aziende come l’invio telematico di pratiche e bilanci al Registro Imprese, rilascio di certificati di ogni genere presso tutti gli uffici pubblici. Altri servizi telematici riguardano inoltre la Pec e l’emissione di firme digitali (smart-card). Possiamo contare su un’esperienza ultra trentennale nelle attività di disbrigo pratiche legali presso tutti gli Uffici Giudiziari di Milano e Monza (Tribunale, Giudice di Pace, T.A.R., Commissioni Tributarie, Uffici del Territorio), oltre a soddisfare tutte le esigenze di uno Studio Legale, di uno studio Notarile e dei Commercialisti. Ci occupiamo inoltre delle attività ipotecarie su tutto il Territorio Nazionale garantendo, oltre alle visure ipotecarie e catastali, la redazione dei dischetti per la trascrizione o iscrizione di atti giudiziari e deposito presso tutte le Agenzie del Territorio». La clientela a cui si rivolge l’agenzia Trotta è pertanto variegata. «Questo ha fatto sì che sentissimo meno degli altri il periodo di crisi che il paese sta attraversando. Anzi, proprio dalla crisi, aumentano le esigenze degli studi di recuperare i crediti dei loro clienti per cui prevediamo una crescita anche seppur minima. Per quanto riguarda le tecnologie, queste sono una parte fondamentale dell’attività. «La nostra

società offre una vasta gamma di servizi camerali telematici; provvediamo all’invio telematico di pratiche al Registro Imprese. Il servizio non si limita in ogni caso al solo invio della pratica, ma seguiamo correttamente l’iter successivo della protocollazione e dell’evasione, dandone notizia via e-mail ai clienti in ogni singola fase. Utilizziamo pertanto sistemi informatici all’avanguardia e sempre aggiornati per garantire la massima celerità e affidabilità degli strumenti necessari per l’inoltro delle pratiche telematiche. Il nostro investimento sotto questo punto di vista è costante». Le prospettive per l’agenzia Trotta restano quelle di continuare ad allargarsi in un campo che ricopre un numero completo di servizi. «Tutti servizi - conclude Lucia Trotta – che sono in ogni caso riconducibili all’ambito legale/societario. Un’attività nata per caso, ma che ha saputo avere un occhio al futuro. Il tutto in un settore veramente delicato come quello inerente la sfera legale». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 181


SERVIZI ALLE IMPRESE

Gli uffici temporanei, nuovi strumenti per l’impresa Pare che alle imprese italiane e straniere piaccia utilizzare uffici arredati e attrezzati. La tendenza all’impiego dell’ufficio temporaneo sta infatti prendendo sempre più piede. E così chi lavora nel settore ben spera per il 2013. Il commento di Carlo Guiglia Emanuela Caruso

e in passato l’ufficio temporaneo aveva ricevuto aspre critiche, dovute in particolare alla facilità con cui truffatori vari riuscivano ad aprire e chiudere uffici e ad approfittarsi degli ignari clienti, oggi l’affitto di uffici e servizi correlati rappresenta uno strumento strategico per favorire lo sviluppo di qualsiasi attività aziendale. E a scegliere questa soluzione sono soprattutto multinazionali estere, il cui obiettivo è creare

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nuove sedi in Italia, e professionisti italiani, che preferiscono insediarsi in uffici già predisposti ad accogliere un’impresa piuttosto che investire denaro nel rinnovo di un locale vuoto. Tutto ciò è ben risaputo dalla società milanese Office Point, organizzazione che ormai da tempo mette a disposizione delle aziende eleganti uffici arredati. Come racconta il titolare Carlo Guiglia: «Il 50 per cento della nostra attività si rivolge a società straniere che vogliono aprire sul territorio italiano uffici operativi o di rappresentanza; l’altro 50 per cento, invece, si rivolge a società italiane che necessitano di più spazio per il proprio lavoro e quindi usufruiscono dei nostri uffici per lunghi periodi e ad aziende che impiegano i nostri locali per far partire le proprie start up e poi si trasferiscono altrove dopo un anno o un anno e mezzo». Nel corso degli ultimi anni, complice la crisi, molte dinamiche relative all’attività della Office Point sono cambiate, ma nonostante tutto l’impresa è riuscita a mantenere la propria posizione di mercato e la propria competitività. «Il biennio 2009-2010 – spiega Carlo Guiglia – ha rappresentato un periodo critico per noi, tanto che abbiamo assistito a un notevole recesso del nostro lavoro. Per affrontare la situazione abbiamo deciso di chiudere le sedi che avevamo a Bologna, Roma, per mantenere solo quelle di Milano, una città dove crisi o non crisi un’azienda riesce sempre a sopravvivere. A causa delle leggi italiane, abbiamo vi-


Carlo Guiglia

Il servizio prevede l’affitto dell’ufficio e delle attrezzature, la corrispondenza, il collegamento alla Camera di Commercio e la domiciliazione legale

sto cambiare la tipologia dei contratti; se prima le aziende straniere affittavano uffici per i loro dipendenti, adesso preferiscono far aprire il contratto unico, comprensivo di tutti i servizi, ai dipendenti locali. I cambiamenti avvenuti sono stati molti, ma fortunatamente la nostra realtà si è ripresa e l’ultimo biennio è stato positivo». Gran parte del successo maturato negli anni dalla Office Point è merito della completezza del servizio offerto al bacino d’utenza, un servizio che per mantenersi a un livello tra i più elevati prevede costanti investimenti. Carlo Guiglia specifica infatti che «la società propone il servizio ufficio, con cui affitta uffici, attrezzature informatiche e telefoniche, stampanti e fotocopiatrici, uffici virtuali, sale riunioni e domiciliazione; ma anche un servizio di segretariato postale, telefonico, fax ed email, e un servizio affari che consente di consultare via in-

ternet gli archivi della Camera di Commercio. In questo modo la Office Point si pone come vero e proprio punto di riferimento per tutto ciò che riguarda le attività aziendali, i materiali e la strumentazione necessari, e i recapiti societari. Considerata la portata di ciò che facciamo, è indispensabile disporre di locali e apparecchiature sempre in perfetto stato e all’avanguardia. Ecco perché ogni tre anni rinnoviamo tutte le attrezzature – pc, stampanti, fotocopiatrici, fax. Rappresentano dei costi fissi le spese riguardanti la pulizia e la manutenzione degli spazi adibiti a ufficio». Per l’anno che sta per cominciare, il 2013, le prospettive sembrano buone, tanto che come riporta il titolare della Office Point Carlo Guiglia: «abbiamo già ricevuto molte richieste da parte di società serie e consolidate, e alcuni uffici sono già stati prenotati per gennaio. Cerchiamo di essere ottimisti e speriamo che l’inizio anno sia davvero buono. È certo, però, che per avere un primo quadro dell’andamento dell’attività per il 2013 dovremo far passare almeno il mese di gennaio».

La Office Point Srl ha sede a Milano www.office-point.com

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FOCUS VARESE L’export ha trainato l’economia varesina nei primi sei mesi del 2012 ma il deterioramento delle performance aziendali nel terzo trimestre, soprattutto nel tessile-abbigliamento, ha rallentato il sistema. Che oggi punta su rilancio dei consumi e formazione


FOCUS VARESE

NESSUN BILANCIO DI PREVISIONE 14 mln 31% INVESTIMENTI

AZIENDE

La somma che negli ultimi due anni il Comune di Varese ha depositato presso la tesoreria unica a Roma

Il numero di imprenditori varesini intervistati che attende un incremento della produzione entro la fine dell’anno

190 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012


Attilio Fontana

«I Comuni italiani versano in una situazione grave e assurda, circostanza che questo governo non vuole vedere né tantomeno affrontare». Il commento di Attilio Fontana sui tagli previsti dal patto di stabilità Elisa Fiocchi

2 mld EURO I tagli ai trasferimenti verso i comuni previsti dal Patto di stabilità

indaci e amministratori lombardi sono già scesi in piazza per manifestare contro i tagli agli enti locali, la perdita delle risorse derivanti dal gettito Imu e l’assoggettamento dei piccoli Comuni alle regole del patto di stabilità. In particolare, Attilio Fontana, sindaco di Varese e al vertice di Anci Lombardia, punta il dito sui tagli da due miliardi di euro ai trasferimenti statali che rischiano di affossare la capacità d’azione degli enti locali sul proprio territorio. «Dal 1 gennaio prossimo – dichiara – il patto di stabilità sarà esteso anche ai piccoli Comuni tra i mille e 5mila abitanti, che non saranno dunque più in grado di asfaltare nemmeno un marciapiede». E c’è anche la questione dell’accorpamento delle province, la cui realizzazione presenta alcuni elementi di criticità, ad esempio per quanto riguarda le competenze delegate. «Bisognerà capire come verranno assegnate. E se i Comuni fossero costretti a svolgere ulteriori attività senza avere

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le risorse e il personale per farlo allora si creerebbe una situazione inaccettabile». Assieme ad altri sindaci che hanno partecipato alla manifestazione indetta a Piazza della Scala a Milano, Fontana ha anche annunciato la volontà di possibili dimissioni di massa se nulla sarà fatto contro i tagli imposti dal governo. «Se non riusciamo a ottenere qualcosa oggi, il futuro dei comuni è segnato perché – spiega – la sensazione è che vogliano toglierci quel poco di autonomia che c’è rimasta e allora dobbiamo dimetterci tutti per poi dare al governo venti giorni di tempo per trattare». Quali risposte i Comuni chiedono al governo in questa particolare fase politica ed economica? «Da mesi cerchiamo di far presente le nostre ragioni a questo governo, ma finora l’Esecutivo si è dimostrato insensibile a ogni nostra richiesta, anche a livello di risposte formali. Partiamo da un presupposto: se il patto di sta-

Attilio Fontana, sindaco di Varese e presidente di Anci Lombardia



LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 191


FOCUS VARESE

 bilità è inaccettabile per i Comuni mediograndi è assolutamente insostenibile per quelli medio-piccoli, per i quali entrerà presto in vigore. Il rischio è di ingessare in modo completamente irrimediabile ogni possibilità di intervento da parte degli enti locali. E ci lamentiamo anche del fatto che tutto il sistema è destinato a bloccarsi quando il patto di stabilità andrà a incrociarsi con il provvedimento dell’Unione europea che impone il pagamento delle attività e dei debiti per le opere a favore dei Comuni entro trenta giorni. Il patto di stabilità pone dei limiti diametralmente opposti a quelli della normativa europea con il risultato che non saremo più in grado di svolgere alcun intervento di opera pubblica. Il motivo è molto semplice: al via di un cantiere non avremo alcuna certezza delle future risorse per pagare l’opera». Quali tagli sono previsti per i Comuni? «Ne subiremo per due milioni di euro. Ciò significa non essere nelle condizioni, in questo 192 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

momento, di disporre di un bilancio di previsione perchè l’entità dei tagli ci costringe a ridurre pesantemente i servizi o ad aumentare in maniera inaccettabile l’imposizione fiscale. Poi ci sono altre questioni come quella della tesoreria unica, del controllo della Corte di Conti, che ancora non si sa se ci sarà, dell’obbligo delle dismissioni delle nostre società che svolgono servizi pubblici locali. Tutto ciò sta mettendo i Comuni nelle condizioni di non poter svolgere il proprio ruolo e di vivere una sorta di commissariamento: se questo è ciò che il governo vuole basta mandare in ogni Comune i prefetti». Parlando di Varese, quali progetti rischiano di essere compromessi dai tagli alla spesa? «La verità è che non è possibile programmare nulla perché è tutto bloccato. Negli ultimi due anni abbiamo dovuto accantonare nel bilancio legato agli investimenti ben 14 milioni di euro che adesso sono depositati presso la tesoreria unica di Roma. Si tratta di soldi che avremmo invece potuto spendere sul nostro territorio in opere pubbliche, interventi di viabilità, nel miglioramento delle scuole e in tutti quegli ambiti in cui avevamo già una programmazione pronta. Per fare cassa quest’anno, ad esempio, stiamo cercando di vendere immobili e partecipazioni azionarie ma, considerata la svalutazione dei prezzi per via della crisi, ciò non va a nostro vantaggio». Attraverso quali politiche il Comune può arginare i rischi di una flessione economica? «L’unico piccolo aiuto che possiamo fornire è quello di mantenere il più basso possibile l’importo dell’Imu. Tra la prima e la seconda casa applichiamo i parametri più bassi per incentivare il mantenimento delle nostre attività sul territorio. Ma le politiche di ampia portata le può programmare solo il governo che però non sta facendo nulla e se osserviamo i dati macroeconomici, mi chiedo dove siano questi risultati importanti ottenuti dal Governo Monti».


Giorgio Angelucci

MAGGIORE LIQUIDITÀ PER I CONSUMATORI Il governo deve favorire la circolazione del denaro nelle tasche degli italiani. Solo così, secondo Giorgio Angelucci, si intensificano i consumi interni. «Oggi i commercianti varesini sperano di mantenere i livelli di vendita già bassi del dicembre 2011» Elisa Fiocchi

econdo una ricerca condotta da Sistema Moda Italia, il settore tessilemoda lombardo chiuderà il 2012 con un fatturato in calo del 4,4 per cento, a 50,5 miliardi di euro. Stesso andamento per i dati varesini rilevati nel terzo trimestre del 2012, in linea con le proiezioni regionali che indicano un crollo dell’artigianato e una maggiore resistenza del commercio estero. I trasporti (+7,4 per cento), l’alimentare (+6,8 per cento) e Il comparto legno (+4,2 per cento) si mantengono allo stato attuale veri motori dell’economia locale, mentre sono apparsi in calo il settore siderurgico e quello tessile. Quest’ultimo, in particolare, ha pagato più di altri il prezzo del-

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la crisi economica internazionale con una contrazione nei flussi di export pari al 3,3 per cento e delle importazioni del 18,1. «Il provvedimento più importante per aumentare i consumi lo ha a disposizione il governo, detassando le tredicesime e quindi mettendo in tasca degli italiani più soldi» sostiene Giorgio Angelucci, presidente di Uniascom Varese. «Ma so benissimo che questo non avverrà». Entro la fine dell’anno, tuttavia, le previsioni degli imprenditori migliorano leggermente rispetto alle dichiarazioni del precedente trimestre: il 42 per cento degli intervistati stima ancora una flessione dei livelli produttivi, il 31 per cento attende un incremento e il 27 una stabilizzazione.

Quali sono i fattori scatenanti della crisi varesina che stanno intaccando le abitudini di spesa della fascia media? «Sono principalmente due gli elementi che creano l’attuale crisi dei consumi. Il primo è da individuare nella reale riduzione del reddito pro capite delle famiglie del ceto medio; il secondo fattore è certamente il clima negativo percepito per quella parte di pubblico che realmente ha mantenuto invariati i livelli di reddito ma che è diventato estremamente prudente». Come giudica il calo delle vendite nel settore tessile e quali provvedimenti mirati si rendono ora necessari? «Il settore tessile è quello che forse sta pagando più di tutti 

Giorgio Angelucci, presidente di Uniascom Varese

LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 193


FOCUS VARESE



42% IMPRESE

Le aziende varesine del tessileabbigliamento che prevedono, entro la fine del 2012, una flessione dei livelli produttivi

194 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

questa recessione negativa, soprattutto perché il ceto medio è ancora in grado di sopperire a una riduzione della capacità di spesa con ampie scorte di abbigliamento che trova nei propri armadi e facendo il logico calcolo delle priorità di spesa. Quella per l’abbigliamento è la più semplice da rinviare. Pertanto risulta difficile cercare e trovare rimedi che possano in questo settore aumentare i consumi se non quello di creare un’attrattività maggiore per i clienti stranieri che apprezzano il made in Italy». Quali altri settori commerciali hanno subito un crollo dei consumi? «Gran parte dei settori commerciali per così dire tradizionali hanno subito il calo dei consumi, a esclusione della telefonia, dell’elettronica di consumo e dell’informatica. Ovviamente ci sono dei comparti tradizionali che registrano diminuzioni molto limitate e che per lo più sono da indentificare nell’area del lusso o dei prodotti di nicchia». In vista del Natale, quali iniziative stanno organizzando i commercianti per rilanciare i consumi locali? «I commercianti hanno una di-

sponibilità molto limitata per rendere il clima natalizio più “festoso” e per favorire i consumi. Già negli ultimi anni la tendenza agli acquisti nelle festività natalizie ha subito significativi ridimensionamenti e francamente la speranza per tutti è quella di mantenere i livelli di vendita già bassi del dicembre 2011». E dal punto di vista internazionale, che opportunità economica rappresenta l’Expo 2015? «Francamente fino a ora non abbiamo percepito alcuna opportunità positiva che potrà coincidere con l’Expo 2015. Stiamo aspettando». Nel 2012 le aziende prevedono una stabilizzazione grazie al ritorno a una crescita più sostenuta del commercio mondiale: qual è lo stato d’animo dei commercianti varesini? «Le notizie sull’argomento che abbiamo sono estremamente contraddittorie. L’inversione di tendenza dovrà corrispondere al miglioramento di tutta la filiera economica, a cominciare da quella produttiva e finanziaria. È questo l’unico modo per comprendere che così facendo anche i consumi potranno risalire».


VOCAZIONE AL FARE IMPRESA Un’area ad alta densità imprenditoriale che prova a contrastare la flessione produttiva e occupazionale con il commercio estero e la formazione. Ne parla Renato Scapolan, a capo della Camera di Commercio di Varese Elisa Fiocchi

l difficile panorama europeo e la recessione a livello nazionale hanno avuto ripercussioni anche sull’economia varesina. I segnali più evidenti di questo peggioramento congiunturale sono visibili nella rilevazione sull’andamento della produzione che, dopo i primi due trimestri dell’anno orientati alla stabilità, ha registrato un terzo trimestre caratterizzato dalla flessione dei livelli produttivi. Il 70 per cento delle imprese intervistate nell’indagine congiunturale dell’Unione degli industriali segnala un peggioramento nella produzione rispetto al secondo trimestre dell’anno contro un 24 per cento che registra stabilità e soltanto un 6 per cento

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23 mld FATTURATO Il giro d’affari annuo generato dall’intera provincia di Varese

che dichiara crescita. Renato Scapolan, presidente della Camera di Commercio della provincia, è però convinto che la solidità della struttura economica di un’area ad alta densità imprenditoriale, che vanta ben 65mila imprese attive con una densità media di 54 unità per chilometro quadrato, possa essere una carta vincente anche in un contesto di grande turbolenza: «Varese vuol dire impresa» afferma riferendosi non soltanto ai numeri rilevanti che si registrano sul territorio. «È la storia ma anche il presente del nostro territorio, fatto di una fitta rete di aziende di piccole e medie dimensioni che tesse una struttura comunque ben solida, capace di confrontarsi con i mercati di tutto il

mondo». E proprio dalla capillarità della distribuzione dei distretti, punto di forza del territorio varesino, si può operare al potenziamento delle reti d’impresa, anche quelle del commercio, settore strategico per l’intera area. Se i livelli produttivi scendono, da gennaio a giugno 2012 si è registrato un incremento dell’export dell’8,1%, in gran parte attribuibile alle buone performance del settore metalmeccanico, rispetto allo stesso periodo del 2011. Come giudica l’andamento degli scambi? «Siamo vicini ai massimi di sempre, con 5 miliardi di euro frutto delle esportazioni fra il mese di gennaio e quello di giugno. È il segno che i pro-


Renato Scapolan

-25%

PRODUZIONE Il calo del fatturato del comparto abbigliamento varesino

dotti ad alta qualità che il nostro sistema economico genera continuamente conservano una forte attrattività. L’export conta per noi, come per tutti, in un’economia ormai globalizzata. Nell’arco degli anni le imprese varesine hanno aumentato la quota del loro fatturato generata all’estero. Una quota che adesso supera il 35 per cento di un giro d’affari complessivo superiore ai 23 miliardi di euro all’anno per l’intero sistema provinciale». La crisi sta colpendo il settore tessile-moda italiano, che chiuderà il 2012 con un fatturato in calo del 4,4 per cento a 50,5 miliardi di euro. A Varese la flessione è del 15,9 per cento e nell’abbigliamento del 25 per cento. La

Camera di Commercio quale profilo d’impresa sostiene maggiormente in questa fase di congiuntura? «Soprattutto le aziende che, per dimensioni, hanno necessità di contare su chi possa loro aiutarle in molteplici aspetti dell’attività economica e visti i tempi, dobbiamo ancora di più offrire risposte ispirate a massimizzare efficienza, snellezza e semplificazione nei servizi a favore delle imprese e, più in generale, dell’economia del territorio». Quali progetti sono stati realizzati a sostegno della formazione d’impresa? «Abbiamo intensificato i rapporti con il mondo della scuola. Di recente, infatti, grazie al nostro intervento, è

diventato operativo il progetto di dotare di un “ufficio placement”, tredici istituti della provincia di Varese. E questo è stato fatto per rispondere alle sollecitazioni delle aziende che sono particolarmente interessate a nuovo personale con competenze tecniche qualificate. Dal canto loro, grazie a questi uffici, i ragazzi avranno l’opportunità, sin dal termine del percorso di formazione a livello superiore, di farsi conoscere dalle imprese. Sono convinto che da una formazione di qualità non possa che derivare un modello economico di successo, capace di garantire occasione di crescita e di sviluppo sociale agli abitanti di un territorio».

Renato Scapolan, presidente della Camera di Commercio di Varese

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FOCUS VARESE

NUOVE MANOVRE PER RILANCIARE L’INDUSTRIA Secondo Giovanni Brugnoli, l’intervento sulla pressione fiscale è ormai improcrastinabile: «Chiunque vada alla guida dell’esecutivo dopo le elezioni dovrà porsi il problema dei livelli di tassazione a cui sono sottoposti imprese e lavoratori» Elisa Fiocchi

40% EXPORT Il valore aggiunto esportato nella produzione economica varesina

all’indagine congiunturale dell’ufficio studi dell’Unione degli industriali e relativa al terzo trimestre del 2012 il sistema manifatturiero varesino mostra alcuni segnali di sofferenza, a conferma di un rallentamento produttivo che persiste da almeno quattro anni sul territorio. «Non parlerei neppure più di crisi» sottolinea Giovanni Brugnoli «ma di una strutturale trasformazione dei paradigmi che hanno retto fino a oggi il nostro modo di fare impresa». Il numero uno degli industriali di Varese intende affrontare il cambiamento in atto puntando soprattutto sui mercati esteri, in aree come l’Africa, il Medio Oriente, l’America latina e

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Giovanni Brugnoli

l’Asia, in cui già in passato le realtà produttive del territorio hanno messo a segno importanti performance. «Proprio negli ultimi mesi, tuttavia, questi trend postivi hanno rallentato la loro corsa a causa della frenata del commercio mondiale». Da qui deriva la nuova sofferenza registrata tra le imprese varesine nel terzo trimestre di quest’anno. Entro la fine del 2012, però, le aziende prevedono una stabilizzazione grazie al ritorno a una crescita più sostenuta del commercio mondiale. Ritiene possibile un’inversione di tendenza? E attraverso quali strumenti ad hoc destinati alle imprese varesine? «Sicuramente ci attendiamo

che l’export varesino torni a crescere ai ritmi dei primi mesi dell’anno, quelli che avevano garantito una stabilità dei livelli produttivi. L’export è il nostro ossigeno. Sia perché l’economia varesina è altamente internazionalizzata, con un valore aggiunto esportato pari al 40% di quello prodotto, sia perché di fronte ai consumi interni del tutto fermi solo la conquista di clienti stranieri può garantire crescita, competitività e posti di lavoro. E su questo fronte le imprese varesine hanno saputo far bene». E i consumi interni? «È proprio lì che bisogna agire per assistere a una netta inversione di tendenza. I livelli attuali di export, nonostante l’ultimo rallentamento, sono

ormai tornati a quelli pre-crisi In apertura, del 2008. Intendiamoci, però, Giovanni Brugnoli, presidente dell’Unione non possiamo vivere di sole degli industriali della esportazioni e l’economia vare- provincia di Varese sina, così come quella nazionale, non cresce e non crescerà finché non tornerà a correre la domanda interna». La prospettiva di mancanza di redditività per le imprese e la pressione fiscale come stanno ulteriormente bloccando gli investimenti delle imprese sul territorio? «La capacità delle imprese di investire in nuovi macchinari, in acquisizioni, in progetti immateriali, in ricerca e sviluppo è bloccata dalla mancanza di risorse, ma anche da una situazione di difficile accesso al credito delle imprese. Una recente indagine tra le nostre imprese  LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 199


FOCUS VARESE

 associate pone bene in luce que- «Proprio in un’ottica di facilita- euro. È poi per noi centrale l’agste problematiche: su un campione di cento aziende, più della metà denunciano difficoltà a farsi finanziare dalle banche. Negazione di nuovi affidamenti, riduzione dei fidi in essere, vere e proprie richieste di rientro, sono questi i fenomeni denunciati dalle nostre aziende a cui bisogna aggiungere un aumento dei tassi d’interesse richiesti e delle commissioni praticate. Tutto ciò rende difficile qualsiasi capacità di pensare a progetti di sviluppo. Se non si riparte da qui, dalla capacità di dialogo e di rapporto tra banche e imprese, difficilmente si potrà far ripartire la macchina degli investimenti. È questa una delle priorità del nostro territorio e della nostra economia locale». Quali progetti, l’Unione degli industriali di Varese intende portare avanti per finanziare le imprese, anche quelle di piccole e medie dimensioni?

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zione all’accesso al credito delle pmi stiamo affrontando un intenso confronto con le banche che sta portando a risultati concreti tramite accordi che mettono a disposizione plafond specifici per le aziende e i loro progetti di sviluppo. Negli ultimi anni abbiamo firmato intese innovative, penso agli accordi stretti con la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate e la Banca popolare di Bergamo del Gruppo Ubi, con cui abbiamo rispolverato, innovandola, la formula del “bond di distretto”, attraverso la raccolta tra gli imprenditori di risorse da mettere a disposizione degli investimenti di altri imprenditori. Va in questa direzione anche la holding di partecipazione, Varese Investimenti, realizzata insieme a Intesa Sanpaolo, con cui abbiamo recente firmato un accordo che mette a disposizione delle imprese a noi associate uno stanziamento di cento milioni di

gregazione delle aziende intorno a progetti comuni, come nel caso del Distretto aerospaziale lombardo o del Lombardy energy cluster». E quali politiche chiede al governo per rilanciare la produzione? «Bisogna dare respiro per far riprendere i consumi interni, senza i quali il Paese non può tornare a crescere. Così com’è necessario realizzare riforme di semplificazione della pubblica amministrazione e in grado di creare un contesto più favorevole all’attività d’impresa. Poi ci aspettiamo una più convinta politica di sostegno e promozione dell’industria italiana sui mercati. Come unione Industriali, però, sul fronte dell’internazionalizzazione ci stiamo già muovendo da soli con un progetto volto a far scoprire alle pmi le possibilità offerte da mercati come Brasile, Russia, Cina, Turchia, India».


CREDITO & IMPRESE

IL CREDITO ALLE IMPRESE LOMBARDE I prestiti alle imprese, ancora in crescita nel 2011 dello 0,2 per cento, sono diminuiti nella prima parte del 2012 del 3 per cento a marzo. Tale andamento ha interessato in misura più accentuata i finanziamenti alle piccole aziende, che hanno registrato un calo del 3,4 per cento nel 2011, intensificatosi nell’anno in corso (-5,15 a marzo). Il credito alle famiglie consumatrici ha rallentato al 2,8 per cento nel 2011, dal 3,8 dell’anno precedente, pur fornendo un sostegno alla dinamica comples-

siva. La decelerazione è proseguita nei primi mesi dell’anno, registrando a marzo l’ 1,8 per cento. Hanno influito sull’andamento degli aggregati creditizi fattori sia di domanda sia di offerta. A fronte di una riduzione delle richieste di finanziamenti a scadenza protratta, legati alla copertura degli investimenti delle imprese e all’acquisto di beni immobili da parte delle famiglie, le condizioni di offerta si sono progressivamente inasprite nella seconda parte dell’anno. LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 211


CREDITO & IMPRESE

REGOLE CHIARE PER TUTTE LE IMPRESE Partendo da una norma voluta dal governo nel decreto “salva Italia” è stata avviata una riforma tecnica del Fondo di garanzia per le pmi che prevede, tra l’altro, anche interventi ad hoc per alcune categorie di imprese. Claudia Bugno spiega di cosa si tratta Nicolò Mulas Marcello

l Fondo di garanzia per le pmi si rivela in questo periodo di crisi come uno strumento indispensabile per il tessuto imprenditoriale italiano. I dati rilevati dall’Osservatorio istituito presso il comitato di gestione mettono in luce la crescita esponenziale dell’operatività negli ultimi anni. «Dalle 1.200 operazioni registrate nel 2000 – spiega Claudia Bugno, presidente del comitato di gestione del fondo – si è passati alle circa 55.200 operazioni nell’anno 2011; nei primi 10 mesi del 2012 sono già oltre 51.700 le domande ammesse alla garanzia del fondo e, con un garantito di 3,4 miliardi di euro, sono stati attivati finanziamenti a favore delle imprese per circa 6,9 miliardi di euro». È possibile fare un breve quadro generale del Fondo di garanzia per le pmi? Di cosa si tratta innanzitutto? «Il fondo è uno strumento pubblico nazionale istituito nel 1996 con un preciso obiettivo: agevolare l’accesso al credito delle piccole e medio

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imprese attraverso la concessione della garanzia dello Stato sui finanziamenti richiesti dalle pmi agli operatori finanziari, purché si tratti di imprese “sane” con difficoltà di accesso al credito. Rivolgendosi al fondo, dunque, l’impresa non ha un contributo in denaro, ma la concreta possibilità di ottenere finanziamenti senza garanzie aggiuntive (solo lo 0,5 per cento circa delle operazioni ammesse alla garanzia del fondo è assistito da garanzie reali) e con un maggiore potere contrattuale nei confronti dell’intermediario creditizio (banca, confidi, finanziarie regionali). I numeri ne dimostrano l’efficacia. Dal 2008 a oggi, con il manifestarsi della crisi, quando il fenomeno del “credit crunch”, accompagnato ad altri fattori, ha acuito la debolezza del sistema imprenditoriale, il fondo ha dimostrato una crescente capacità di affiancare le imprese». Come possono ottenere questa garanzia le pmi e quali passi devono seguire? «Le imprese possono accedere allo strumento ri-


Claudia Bugno, presidente del comitato di gestione del Fondo centrale di garanzia per le pmi



È stato avviato un lavoro per attivare, sul piano nazionale, una rete di collegamento tra i finanziamenti destinati alla garanzia sul credito delle pmi

volgendosi alle banche che possono richiedere la garanzia diretta (che nei primi dieci mesi del 2012 rappresenta circa il 31,9 per cento dell’operatività) e ad altri intermediari finanziari come i confidi o le finanziarie regionali, che possono, a loro volta, attivare la controgaranzia, che rappresenta il 68 per cento delle operazioni. Tecnicamente, sono, quindi, gli operatori a presentare la domanda di accesso e a inviare tutta la modulistica al gestore dello strumento, che è rappresentato da un soggetto formato da un pool di banche che si occupa dell’istruttoria e di verificare che sussistano i requisiti per l’ammissione. Dal momento che gli utilizzatori dello strumento sono soprattutto imprese di piccolissime dimen-



sioni - nei primi dieci mesi del 2012 il 60,9 per cento delle operazioni è relativo a microimprese -, molte delle quali artigiane, che potrebbero sentirsi scoraggiate all’idea di presentare una domanda attraverso gli intermediari, da alcuni anni siamo intervenuti in un’ottica di semplificazione al fine di trasformare il fondo in uno strumento pratico, veloce, semplice ed efficace». Ci sono novità? «Il fondo è stato interessato da un’importante riforma, che sarà a regime proprio in questi giorni, finalizzata a rendere ancor più diffusi ed efficaci i suoi interventi a favore delle pmi italiane. Partendo da una norma voluta dal governo nel “salva Italia” è stata avviata una riforma tecnica  LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 213


CREDITO & IMPRESE

 che è intervenuta su aspetti concreti, tra cui le getto che, attraverso il cofinanziamento, andrà percentuali di copertura, costi, importo massimo garantito, modulando interventi ad hoc per categorie di imprese, ad esempio imprese femminili, del Mezzogiorno, e prevedendo anche garanzie per operazioni sul capitale di rischio e garanzie sui crediti certificati vantati dalle imprese nei confronti della pubblica amministrazione, un tema che ci sta molto a cuore. Non posso dimenticare poi che sono state poste le basi per la creazione di “un’infrastruttura” nazionale che ha come perno la garanzia dello Stato conferita dal fondo centrale: la normativa rende possibile il cofinanziamento del Fondo centrale di garanzia da parte di banche, regioni e altri enti. È stato, quindi, avviato un lavoro per attivare, sul piano nazionale, una rete di collegamento tra i finanziamenti destinati alla garanzia sul credito delle pmi. Possiamo dire che con le Camere di Commercio si è alle fasi conclusive di un pro-

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ad agire su una leva strategica per la competitività delle imprese: l’internazionalizzazione». Cosa prevede e si augura per il futuro? «Per il futuro ci auguriamo che questo strumento continui a rappresentare un “salvagente” per le piccole e medie imprese che faticano ad accedere al credito o che si vedono proporre delle condizioni proibitive. Anche per assicurare che ciò avvenga, stiamo lavorando a un tema che ci sta molto a cuore: la trasparenza. Attraverso una regolamentazione apposita, intendiamo garantire alle imprese che si rivolgono al Fondo centrale un’informazione corretta, chiara ed esauriente. Che le agevoli nella comprensione delle caratteristiche dello strumento e delle modalità di accesso e che assicuri un reale trasferimento all’impresa (in termini di minori costi) del beneficio che la ponderazione zero, che si applica alla garanzia di ultima istanza dello Stato, comporta».


CREDITO & IMPRESE

OCCORRE RIDEFINIRE LE REGOLE DI BASILEA 3 In uno scenario di incertezza economica come quello che stiamo vivendo, il ruolo dei confidi si dimostra ancora più importante. Francesco Bellotti illustra lo scenario che si presenterà l’anno prossimo e gli impegni di Assoconfidi Nicolò Mulas Marcello

on l’imminente introduzione delle regole di Basilea 3 e l’attuale congiuntura economica, il rischio per le pmi è quello di avere ancora più difficoltà nell’accesso al credito: «Occorre verificare – sottolinea Francesco Bellotti, presidente di Assoconfidi – se e perché il sistema bancario non riconosce alle imprese, a livello di minor pricing, i benefici per i minori accantonamenti, siano essi frutto della controgaranzia dei confidi che dell’accesso diretto alla garanzia del fondo centrale per le piccole e medie imprese». Possiamo fare un quadro generale dell’intermediazione finanziaria in Italia alla luce della crisi economica? «È noto a tutti che gli impieghi del sistema bancario sono diminuiti e che il sistema dei confidi ha svolto un ruolo determinante in tale contesto. A partire dal 2008 i confidi hanno sostenuto in pieno le pmi per agevolarne l’accesso al credito. Basti pensare che Assoconfidi sostiene 1,2 milioni di imprese italiane che oggi hanno un volume complessivo di garanzie per 22 miliardi di euro. Questo a testimoniare lo sforzo di vigilanza che hanno fatto i confidi in surroga rispetto a una mi-

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nore disponibilità del sistema bancario a finanziare le imprese. Il quadro si sta complicando, l’operatività dei confidi non ha più i tassi di crescita registrati nel 2008 e 2009, in considerazione del fatto che il sistema bancario riduce maggiormente gli affidamenti e spesso quelli che concede sono a tassi così onerosi da non renderli sostenibili da parte delle imprese». Come è cambiato lo scenario dell’accesso al credito negli ultimi anni? «È una situazione di grande preoccupazione ed è risaputo che il sistema bancario italiano è deficitario nel rapporto tra raccolta e impieghi. Oggi è venuta meno la fiducia tra gli istituti stessi e questo impone una riflessione che passa attraverso la riduzione degli affidamenti. A rimetterci, in questa situazione, sono le imprese piccole che spesso non hanno potere contrattuale; a causa della crisi economica che stiamo vivendo si è entrati in una spirale negativa per cui si ha questo effetto pro ciclico con maggiore onerosità, minore redditività, riduzione degli affidamenti». Con l’entrata in vigore di Basilea3 nel 2013 c’è chi sostiene che l’accesso al credito sarà


Francesco Bellotti, presidente di Assoconfidi



Se non si riuscirà a modificare l’introduzione di Basilea 3 questo implicherà una maggior restrizione per l’accesso al credito

ancora più difficile. Cosa ne pensa? «Bisognerebbe fare una premessa, sicuramente tutti siamo a conoscenza dei problemi legati alla finanza speculativa che hanno influito anche sulla finanza commerciale. Tutto questo ha avuto origine dagli Stati Uniti. Oggi gli Usa e la Cina, che sono sicuramente due competitor aggressivi sullo scenario mondiale, disattendono le regole di Basilea3. Forse si impone per noi una riflessione riguardo la necessità di essere così virtuosi al limite del masochismo. Se non si riuscirà a ritardare o modificare l’introduzione di queste regole si avrà una maggior restrizione dell’accesso al credito e sicuramente i rating delle imprese peggioreranno; quindi ci troveremo di fronte a maggiori costi e minore disponibilità. A livello europeo Assoconfidi sta lavorando affinché nella ridefinizione delle



regole ci sia il riconoscimento di un coefficiente di ponderazione più favorevole alla garanzia e alla controgaranzia offerta dai confidi». Lo scorso aprile Assoconfidi ha stipulato un’alleanza con Unioncamere proprio per arginare il credit crunch. Si sono già potuti registrare dei risultati? «Il sistema dei confidi è stato sempre vicino e continua a sostenere il credito per le pmi e ha bisogno di un quadro di riferimento in cui ci sia un corretto utilizzo di risorse pubbliche. In questo ambito era sicuramente necessario e doveroso che Assoconfidi delineasse insieme a Unioncamere una serie di linee guida che tenessero conto di alcuni principi cardine per carpire la presenza di un sistema così radicato come quello dei nostri confidi». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 217


Riaccendere il motore dell’edilizia Politiche nazionali che stimolino gli investimenti nel mattone e una Bce che ricalchi le orme della Fed americana. È l’appello dell’economista Paolo Savona, che invoca «una terapia shock sul debito pubblico» e un allentamento della morsa tributaria sugli immobili Giacomo Govoni

ante ombre e un lumicino. Situato in fondo al tunnel di una crisi che per il settore edilizio si dipanerà ancora lungo tutto il 2013. La fotografia annuale sull’industria delle costruzioni scattata dal Cresme, e resa pubblica a inizio novembre, è impietosa. Stando al rapporto, infatti, a un 2012

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segnato da un calo dell’11,1 per cento di nuove costruzioni e del 4,5 per cento di ristrutturazioni, seguirà un 2013 atteso a un’ulteriore caduta del 2,2%. I primi spiragli di ripresa si vedranno solo nel 2014, con una lieve risalita dello 0,7 per cento. Uno scenario che preoccupa Paolo Savona, presidente del Fondo interbancario di tutela dei de-

positi, soprattutto alla luce di un decreto di stabilità che appare poco incisivo. «Non vi è nessun provvedimento di riavvio del motore delle costruzioni – sostiene Savona – e la crescita è affidata alle speranze e non all’attivazione di efficaci strumenti». Come giudica in generale l’operato del governo nel sostegno al sistema edilizio na-


Paolo Savona

Paolo Savona, presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi

zionale? E in quali punti andrebbe rivisto? «Il decreto di stabilità doveva essere un decreto per la crescita, invece ha ribadito che l’obiettivo del governo è il pareggio di bilancio da ottenere prevalentemente attraverso la tassazione. Non che manchino cose utili, ma esso non rovescia l’impostazione deflazionistica della sua politica in stile europeo. Manca una terapia shock sul debito pubblico che svincoli il bilancio dello Stato dall’assillo del rinnovo e dai costi dello spread, come avverrebbe con un consolidamento dei tempi di rimborso del debito reso vantaggioso dall’attribuzione di un

warrant sul patrimonio pubblico e un premio sulla crescita ottenibile con il risparmio sugli oneri finanziari». Il comparto edilizio è un traino storico dell’economia italiana. Su quali punti di forza può ancora far leva per attrarre nuovi investimenti? «Insisto da tempo che la spinta alla nostra crescita viene dalle esportazioni e dalle costruzioni. Le prime sono entrate in difficoltà per la concorrenza estera a basso costo e per il cambio dell’euro sopravvalutato. La politica del governo è tutta tesa a ripristinare le esportazioni e trascura le costruzioni. Anzi, su queste ultime si è abbattuta, per le

opere pubbliche, la scure del fiscal compact e, per l’edilizia, la riforma dell’Ici con il bel risultato di scoraggiare gli investimenti in abitazioni». L’abbiamo sentita esortare la Bce a un cambio di passo sul versante dei finanziamenti all’edilizia. Cosa invoca a livello europeo? «Suggerisco al governo di chiedere con fermezza alla Bce di praticare la politica della Fed americana e di acquistare direttamente titoli rappresentativi dell’acquisto di abitazioni, che negli Usa ha consentito la ripresa del settore, aumentato l’occupazione e migliorato la redditività delle banche, contribuendo tra l’al-  LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 221


EDILIZIA



La politica economica del governo è tutta tesa a ripristinare le esportazioni e trascura le costruzioni



 tro alla rielezione di Obama. devono avere proprio capi- attivare su questo terreno? In Italia comincerei dal finanziare la prima casa di giovani coppie. Calcoli fatti dall’Ance indicano la necessità di immettere circa 6 miliardi di euro, mezzo punto di Pil. Se funzionasse come negli Usa, si potrebbe spingere oltre l’operazione. Se la Bce si rifiutasse, si potrebbe passare dall’intermediazione della Cassa depositi e prestiti, ma i mutui costerebbero di più. Esiste in Parlamento un emendamento di questo tipo, scartato dalle scelte del decreto di stabilità». Quale contributo possono dare le banche all’apertura di una nuova stagione di ripresa edilizia? «Come presidente del Fondo di tutela depositi sostengo solo che le banche devono preoccuparsi dei rischi che si prendono, a fronte dei quali

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tale, oggi costoso e difficile da raccogliere dato il basso rendimento che promette; gli incagli e le perdite sui crediti sono già troppo elevati e la raccolta con scadenze pari alle necessità dei mutui edilizi scarseggia. Non è mai accaduta una compresenza di tanti fattori ostativi. Perciò suggerisco il ricorso a una politica come quella della Fed, a cui aggiungerei l’estensione, inizialmente biennale, delle garanzie per la disoccupazione al rimborso delle rate di mutuo per chi perde il lavoro e la cessazione di una politica tributaria, fatta anche di annunci, che scoraggi l’acquisto di abitazioni». Sulla crisi delle costruzioni pesa il prolungato languore del mercato immobiliare. Quali strumenti sarebbe bene

«Si può riattivare la detrazione per le opere di manutenzione e di miglioramento, soprattutto per ridurre l’uso di energia e migliorare l’ambiente. Si perderebbe un’entrata tributaria per i lavori comunque svolti, ma si otterrebbe molto di più se la detrazione fosse finalizzata a questo risultato. Inoltre il trattamento fiscale dei portafogli familiari e d’impresa dovrebbe essere neutrale nell’allocare i risparmi tra attività reali e finanziarie, disparità che oggi tende ad aggravarsi con l’Imu e la patrimoniale minacciata. Questa politica attenuerebbe l’effetto negativo economico e sociale del passaggio dal metodo pensionistico per ripartizione a quello per accumulazione, consentendo il formarsi di un piano di risparmio integrativo che favorirebbe l’edilizia».


EDILIZIA

Tenere il passo di un mercato in evoluzione Per l’industria edile lombarda, indebolita dai colpi della recessione, le risorse liberate dalla regionalizzazione del patto di stabilità possono rivelarsi una prima tappa di rilancio. «Un buon inizio, ma non la soluzione» avverte Luigi Colombo Giacomo Govoni

n giro d’affari in ribasso del 4,6 per cento nel 2011 e un valore complessivo di settore sceso di un quarto negli ultimi 5 anni. Sono segnali di forte affanno quelli che il sistema delle costruzioni lombardo lancia all’intera economia regionale. Non così drammatici da scalfirne il primato di principale piazza immobiliare d’Italia, ma abbastanza per salutare con sollievo il via libera alla regionalizzazione del patto di stabilità, formalizzata un paio mesi fa. «Questa iniziativa – osserva Luigi Colombo, presidente di Ance Lombardia – costituisce senz’altro una boccata d’ossigeno per quanti operano nel mercato dei lavori pubblici e che a fronte di ritardi indecenti nei paga-

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menti, sono ormai sull’orlo del fallimento. Non la considero la soluzione a tutti i mali, ma è certamente un inizio». Quali nuove prospettive offre questo provvedimento ai costruttori lombardi? «Nell’ambito della regionalizzazione del patto di stabilità interno, che quest’anno ha liberato risorse per 210 milioni di euro, la Regione Lombardia, con una delibera della fine di ottobre, ha provveduto a ripartire definitivamente gli spazi di spesa tra i Comuni lombardi. Con tale

provvedimento gli enti locali beneficeranno, sulla base delle disponibilità finanziarie della Regione, di un plafond - integrato con ulteriori somme rese disponibili sulla base di una revisione di spesa del governo - che dovrebbe velocizzare i pagamenti delle pubbliche amministrazioni immettendo liquidità nel sistema economico lombardo». Nella dinamica ristagnante degli ultimi anni, come s’inserisce questa fase del comparto edile lombardo? «In questi ultimi anni abbiamo


Luigi Colombo



Luigi Colombo, presidente di Ance Lombardia

Negli ultimi mesi in Lombardia stanno nascendo aggregazioni stabili di imprese, dalla ricerca tecnologica, ai beni culturali, ai servizi

assistito al progressivo deterioramento dei ritmi di crescita del settore immobiliare sia a livello nazionale che regionale, e al successivo ingresso dell’industria delle costruzioni in una drammatica fase recessiva. A un fisiologico rallentamento dopo il boom dei primi anni Duemila, si sono sovrapposti gli effetti dello scoppio della grande crisi dei mercati internazionali. Fattori esogeni e incontrollabili si sono abbattuti sull’economia reale andando a intaccare la già debole domanda immobiliare e la tenuta



stessa di una base imprenditoriale, quella dell’edilizia, fortemente frammentata ed esposta alla concorrenza. Due dati su tutti: dal 2008 al 2012, il settore delle costruzioni a livello regionale avrà perso il 22,1 per cento in termini di investimenti e, dal punto di vista occupazionale, in Regione Lombardia, tra il 2008 e l’inizio del 2012 le costruzioni hanno perso 44.500 occupati». Una delle carte a disposizione delle imprese per non perdere competitività è l’aggregazione. Come vi state

muovendo su questo fronte? «La “polverizzazione” del settore rappresenta un serio freno alla competitività: le aziende dovranno necessariamente ripensare al loro modo di porsi sul mercato, puntando sulle alleanze orizzontali e verticali all’interno della filiera, indispensabili per realizzare un prodotto nuovo e sempre più orientato all'integrazione dell’offerta. Da subito ci siamo attivati per approfondire le opportunità del contratto di rete e per assistere le imprese nella costitu-  LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 225


EDILIZIA

 zione di aggregazioni, colla-

borando all’ideazione del primo bando sperimentale sul tema attivato in Lombardia». E come è stata recepita finora questa opportunità dal sistema delle costruzioni lombardo? «In tutta la Regione stanno nascendo, negli ultimi mesi, aggregazioni stabili di imprese, con le missioni più disparate, dalla ricerca tecnologica ai beni culturali, dall'internazionalizzazione alla condivisione di servizi. La stessa associazione ha deciso di promuovere il ricorso allo strumento del contratto di rete per dare vita a un network dedicato al tema della responsabilità sociale in edilizia: l’iniziativa “Responsible building” nasce dalla necessità di tradurre il concetto di qualità in un fattore di differenziazione all’interno del mercato delle costruzioni, fortemente concorrenziale, che tra qualche anno - a crisi rientrata - sarà inevitabilmente molto diverso da quello attuale». Stando ai dati Cresme, la tradizione in edilizia viene dipinta come un concetto da svecchiare in favore della diversificazione e dell’innova-

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44.500 IL NUMERO DI OCCUPATI NEL SETTORE DELLE COSTRUZIONI PERSI IN LOMBARDIA DAL 2008 AD OGGI

zione: come si stanno declinando queste strategie a livello lombardo? «L’edilizia, al momento, sta cercando di fornire nuove risposte alle nuove domande che la società sta ponendo: penso a come si è evoluto il concetto di famiglia o alle istanze derivanti dal risparmio energetico. Se si continuassero a realizzare edifici con le stesse caratteristiche con cui si vendeva fino a ieri, ci si troverebbe fuori dal mercato. Le imprese lombarde, per prime, hanno risposto alla sfida

dell’efficienza energetica, complice anche la disciplina regionale sul risparmio energetico che ha anticipato di due anni i limiti posti a livello nazionale: ora costruire nuovi edifici non a elevate prestazioni energetiche è impensabile. Con riferimento alla diversificazione, complice la crisi del mercato privato, anche le imprese più “tradizionali” si sono spinte verso tipologie diverse, quali ad esempio l’edilizia sociale o l’edilizia ad alto livello tecnologico realizzativo».


Claudio De Albertis

Tassazione più leggera per i costruttori Negli ultimi cinque anni, il ramo edilizio milanese ha perso oltre un quarto degli addetti. Il Piano città potrebbe aiutare a voltar pagina. Purché, osserva Claudio De Albertis, sistema bancario e fisco operino a sostegno del sistema edilizio Giacomo Govoni

l divario tra i fondi necessari per passare alla fase attuativa e quelli realmente disponibili, a oggi, è ancora importante. Ma se nelle prossime settimane il progetto dei “piani città” dovesse sbocciare definitivamente, gli addetti al comparto edilizio potrebbero tornare a sorridere. In tutta Italia, dove si aprirebbe una favorevole stagione di cantieri, e tanto più a Milano, che vanta uno dei piani città più ambiziosi su scala nazionale. Fermo restando i mali cronici da aggredire quanto prima e che De Albertis individua principalmente nel «sistema creditizio che deve tornare a investire nelle costruzioni» e, altro aspetto chiave in un’ottica di ripresa, nella fiscalità immobiliare «da rivedere completamente». Da rivedere in che senso? «Nel senso che l’attuale tassazione è fuori da ogni logica: non è pensabile che un’impresa edile paghi una tassa come l’Imu alle aliquote massime solo perché ha un’area o immobile che per lei costituisce materia prima e sarà oggetto di trasformazione. L’altro paradosso è che quando alla fine del processo

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Claudio De Albertis, presidente di Assimpredil Ance Milano

produttivo ottengo appartamenti e uffici e non riesco a venderli, io costruttore pago l’Imu ai massimi come fosse seconda casa. Se la Fiat non riesce a vendere le proprie auto non ci paga sopra una tassa». Come si riflettono queste difficoltà sullo stato di salute dell’edilizia milanese, in primis a livello occupazionale? «La fase recessiva in corso ormai da un quinquennio in questi ultimi mesi si è acuita. In provincia di Milano, dal 2008 a oggi, abbiamo perso 10mila addetti, pari al 27 per cento del totale. Le ore di cassa integrazione sono aumentate del 56 per cento. Numeri pesanti aggravati dai riscontri del primo semestre del 2012 che segnano un aumento della disoccupazione di un ulteriore 2% ri-  LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 227


EDILIZIA

10,4 mld L’ATTUALE FATTURATO IMMOBILIARE DI MILANO E PROVINCIA: PIÙ CHE DIMEZZATO RISPETTO AL 2006, QUANDO AMMONTAVA A 22 MILIARDI

 spetto al primo semestre 2011. Uno scenario

davvero preoccupante». Torniamo al Piano città. Quali opportunità potrà aprire per i costruttori locali? «Il Piano città è uno strumento che da un lato cerca di mobilitare le amministrazioni comunali nel presentare proposte riqualificanti. Fattore positivo in quanto alimenta la creatività progettuale e la capacità imprenditoriale anche pubblica. Dall’altro, però, mette sul tappeto risorse che a stento coprono i costi della progettazione o, nel caso di Milano, quelle di bonifica dei terreni. Per cui io non credo che queste risorse siano sufficienti a far decollare iniziative come quelle previste alla Bovisa, a Porto di Mare e a Rho».

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È la scarsa disponibilità economica, dunque, a ostacolare una ripartenza decisa del settore? «Diciamo che sotto questo profilo il quadro è critico. Si pensi che nel 2012 il solo Comune di Milano restituirà agli imprenditori circa 17-18 milioni di euro. Perché anche in presenza di procedimenti conclusi, dove addirittura c’è stata la proroga del permesso di costruire, l’operatore rinuncia. Questo testimonia la difficoltà del momento, pure in una città che risente della crisi immobiliare meno che in altre parti. Per dare un’idea, nel 2006 il giro d’affari immobiliare di Milano e provincia era di 22 miliardi. Oggi è di 10,4. E le compravendite nel primo semestre di quest’anno sono calate del 20% rispetto allo stesso periodo del 2011. Resta il fatto che, fermandoci alle transazioni del mercato residenziale, nella provincia ci sono pur sempre 34mila compravendite. Numeri ancora buoni, ma scesi ai valori pre-boom». Si avvicina a piccoli passi il traguardo dell’Expo 2015. Qual è il grado di coinvolgimento delle imprese costruttrici territoriali nei lavori legati a questo grande appuntamento? «Le imprese locali hanno al momento scarso spazio. Detto questo, io sono comunque convinto che l’Expo sarà di grande richiamo internazionale e lascerà un segno profondo. Forse non ci sarà una ricaduta sul settore locale, ma spero ci sia per lo meno sulla città. Perché se Milano diventa migliore, più vivibile e più moderna, è evidente che i manufatti che noi faremo ne guadagneranno. Se, sulla scorta dell’Expo, il capoluogo lombardo diventerà veramente una smart city, con i sistemi della conoscenza e comunicazione riorganizzati attraverso reti intelligenti, sarà già un successo clamoroso di cui godrà anche il nostro comparto».


Ricostruire l’Italia Le novità legate all’antisismica e all’edilizia sostenibile hanno oggi un unico obiettivo: ricostruire l’Italia, attraverso il confronto tra specialisti del settore Anastasia Martini

icostr uire l’Italia” attraverso il confronto e l’introduzione di inedite soluzioni edili tecnologicamente avanzate, messe a punto in diversi ambiti, primi fra tutti, l’antisismica e il green, i due grandi temi di Saie 2012. A fare da volano alle nuove idee, gli eventi sismici che hanno stravolto l’Emilia Romagna e parte della Lombardia e la riqualificazione del patrimonio edilizio italiano, in un quadro congiunturale che

“R

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sembra non offrire aperture. Per questo l’innovazione, oltre a essere oggetto di esposizione, lo è stata anche di discussione all’interno del forum “Ricostruiamo l’Italia”, che ha calamitato l’attenzione degli addetti ai lavori, impegnati in un

confronto. «“Ricostruiamo l’Italia” – ha evidenziato il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi – è indice della gravità della situazione in cui ci troviamo. I numeri che stiamo riscontrando in questo pe-

Nella foto, da sinistra: l’ingegner Antonio Armeni, il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi e il presidente di BolognaFiere, Duccio Campagnoli. Nelle altre pagine: alcuni momenti di Saie 2012 www.saie.bolognafiere.it


Duccio Campagnoli

30.000

PROFESSIONISTI HANNO PARTECIPATO AL FORUM “RICOSTRUIAMO L’ITALIA”, PER CONFRONTARSI SUI TEMI CALDI DELL’EDILIZIA SOSTENIBILE E PER APPRENDERE LE NOVITÀ DEL SETTORE

riodo, relativi all’edilizia, sono talmente negativi che credo basti solo un po’ più di attenzione per far ripartire questo settore, attraverso cui passa la ripresa del paese». Due gli eventi-perno per Saie 2012: il forum e le novità dell’area espositiva, con oltre duecento proposte anti-sismiche. A inaugurare l’evento i sindaci dei comuni colpiti dalla calamità e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Antonio Catricalà che, con la sua presenza, ha voluto assicurare l’attenzione delle istituzioni agli importanti temi sviluppati da Saie. «Qui a Bologna – ha dichiarato il sottosegretario – ho visto un’Italia più sicura che ci fa ben sperare per il futuro, un’industria che ha puntato sulla tecnologia esposta al Saie per fare delle proposte di ricostruzione innovative e rassicuranti. Ho avuto la possibilità di vedere e toccare con mano delle soluzioni tecnologiche che anche se non ci aiuteranno a prevenire i terremoti, sicuramente contribuiranno a limitarne i danni».

Oltre alle proposte dell’antisismica, molti apprezzamenti sono stati rilevati per le novità presentate presso l’area espositiva Saie Green Habitat, dedicata alla sicurezza, all’energia e all’ambiente. Qui è stata offerta agli operatori una panoramica, coordinata dall’esperto Norbert Lantschner, fondatore di Casaclima e oggi, presidente della Fondazione ClimAbita, sulle tecnologie e sulle best practices dell’edilizia sicura e sostenibile. Inoltre, per la prima volta nella storia di Saie, all’interno di Green Habitat, è stato dedicato uno spazio al-

l’impiantistica sportiva. Grazie all’incontro tra BolognaFiere e la Lega nazionale dilettanti della Figc è infatti nato il nuovo padiglione Saie Sport & Technologies dedicato alle strutture, ai sistemi e ai materiali innovativi utilizzati negli impianti sportivi. Grande interesse hanno suscitato l’area Progetto e Software, riservata ai software e alla tecnologia per la progettazione anche in chiave antisismica e l’area cantiere ed edilizia rivolta al mondo dei produttori di attrezzature e macchinari da ❯❯ cantiere. LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 231


EDILIZIA

Dal forum al blog Il Forum promosso da BolognaFiere, insieme a Regione Emilia-Romagna, Aster, la Piattaforma Costruzioni della Rete Alta Tecnologia e con il contributo scientifico delle università e lanciato nei mesi precedenti allo svolgimento della manifestazione da un manifesto a cui hanno aderito oltre 50 tra università, associazioni professionali centri di ricerca e istituzioni, ha visto lo svolgimento di oltre 100 convegni in cui circa 400 relatori, tra i principali esperti del mondo dell’edilizia hanno animato le sale della fiera. Circa 30.000 sono stati i professionisti partecipanti ai convegni, riuniti sotto il cappello del Forum che si sono confrontati sui temi più caldi dell’edilizia sostenibile e che si sono formati e informati sui nuovi modi di progettare, nuovi modelli di edifici produttivi, abitativi e pubblici, la riqualificazione dei centri storici e del patrimonio architettonico e nuove regole di certificazione ambientale e per la sicurezza sismica. Il forum prosegue on line, sul sito www.thebuildingblog.it.

❯❯ Per quanto riguarda “l’altro presidenti nazionali del- appello condiviso da tutta l’ingrande perno” di Saie 2012, ovvero il Forum “Ricostruiamo l’Italia”, aperto giovedì 18 ottobre e coordinato da Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera, l’appello è stato raccolto per rifondare l’industria edilizia italiana è stato raccolto da più parti e condiviso dal sottosegretario Catricalà; dai

l’Ance, Paolo Buzzetti, dal Consiglio nazionale degli architetti Leopoldo Freyrie, dal Consiglio nazionale degli ingegneri Armando Zambrano. Un’esperienza che continua su internet. «Con quest’edizione di Saie – ha affermato il presidente di BolognaFiere, Duccio Campagnoli – abbiamo lanciato un

Abbiamo deciso di trasformare il Forum in una “piazza di discussione” permanente che rimarrà aperta al confronto sul web

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dustria edile per richiamare l’attenzione sulla necessità di dare una svolta al nostro paese, al modo di costruire e ricostruire, monitorando costantemente quello che avviene e avverrà per la salvaguardia del nostro territorio e dell’industria italiana di riferimento. Anche per questo abbiamo deciso di trasformare il Forum in una “piazza di discussione” permanente che rimarrà aperta al confronto sul web da parte delle associazioni degli esperti che hanno appoggiato il nostro appello e dei tanti professionisti che hanno visitato la manifestazione».


Verso l’efficienza costruttiva Soluzioni personalizzate e ottimizzazione delle risorse. CosÏ Doka vuole risalire il mercato delle costruzioni che stenta ad uscire dalla fase recessiva. La parola al direttore commerciale, Massimo Maffezzoli Lorenzo Brenna


Massimo Maffezzoli

li investimenti in opere infrastrutturali nel 2011 ammontavano a circa 37,5 miliardi di euro. Una quantità notevolmente ridimensionata rispetto ai 45,5 miliardi del 2007, ultimo anno di crescita del settore. Nel 2012 il bilancio resta negativo a causa del persistere della crisi degli investimenti, in particolare di comuni e province. Per il 2013 non si attende alcun sostanziale cambiamento. Una lenta ripresa dovrebbe manifestarsi a partire dalla seconda metà del 2014. Abbiamo chiesto un quadro della situazione, con relative criticità e strategie, a Massimo Maffezzoli, direttore commerciale di Doka Italia. «La nostra azienda è attiva in tutti i segmenti del settore, dall’edilizia civile alle infrastrutture, senza dimenticare quello degli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili (in particolare le biomasse). Collabora con le imprese e gli studi di progettazione, ai quali offre prodotti di alta qualità e un servizio di supporto in tutte le fasi del processo costruttivo, talvolta fino al progetto chiavi in mano. Le tecnologie Doka contribuiscono al miglioramento dell’efficienza costruttiva, influenzando positivamente tempi e costi di realizzazione delle opere, sicurezza degli operatori e qualità dei manufatti. Le principali criticità del settore, escludendo quelle meramente economiche, sono rappresentate da un lato

G

dalla richiesta di know-how specifico ed esperienza e dall’altro dalla necessità di mantenere gli standard di sicurezza. Doka si propone come partner per l’impresa e lo studio di progettazione. Offriamo un knowhow altamente specialistico in opere complesse e un convinto orientamento alla sicurezza. La formula del semplice fornitore di attrezzature oggi non è più sufficiente. Il mercato richiede un partner affidabile in grado di supportare impresa e progettisti». L’azienda propone numerosi servizi, per accompagnare il cliente dalle prime fasi di concezione del lavoro al completamento dell’opera. «Gli strumenti messi in campo, oltre all’ampia gamma di sistemi – spiega Massimo Maffezzoli – sono i servizi standard e quelli mirati, fra i quali i più apprezzati sono la progettazione, l’assistenza in cantiere e la figura del project manager. Il servizio di progettazione consente al cliente di ottimizzare i costi di gestione. Il project manager è un referente tecnico esperto nella gestione delle casseforme che s’interfaccia con tutti i protagonisti del cantiere». Doka ha collaborato alla creazione di strutture importanti. «Fra i principali cantieri realizzati citiamo Palazzo Lombardia a Milano e il sistema Mose a Venezia. Delle molte infrastrutture ricordiamo il Viadotto Valtellina sulla strada dello Stelvio, alcune stazioni della metropolitana milanese e romana e la gal-

leria del Gottardo fra Italia e Svizzera». Il lavoro più complesso «è stato il Sistema Mose, siamo partner per la progettazione e fornitura delle soluzioni costruttive impiegate nei cantieri. Lo studio delle soluzioni costruttive è stato affinato con un lungo percorso che è partito dalla fase di progettazione preliminare e si è concluso con la fase di realizzazione in cantiere». Maffezzoli conferma infine la crisi che ha colpito il settore. «L’ultimo biennio è stato caratterizzato da una riduzione del fatturato pari al 25 per cento e un’erosione del credito». L’azienda è però fiduciosa in una ripresa imminente e cerca di favorirla migliorando la consulenza al cliente e potenziando i servizi. «Per il futuro l’obiettivo è quello di mantenere l’attuale posizione di partner qualificato ed affidabile per il cantiere, l’impresa e il progettista, offrendo soluzioni personalizzate, sviluppate sulle esigenze del cliente con l’obiettivo di ottimizzare le sue risorse e il processo costruttivo».

Massimo Maffezzoli, direttore commerciale di Doka Italia Spa, Colturano (MI) www.doka.it

LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 235


EDILIZIA

Il 2015 dell’Expo e delle nuove opportunità La diversificazione produttiva e le possibilità di sviluppo portate dalla preparazione dell’Expo 2015 potrebbero rappresentare nuova linfa per il comparto edile e immobiliare italiano. A parlarne sono Umberto, Federico e Olivia Piccardo Emanuela Caruso

Expo 2015 di Milano rappresenta un’eccezionale occasione per la ripresa economica. Di certo l’Italia non rimarrà passiva in attesa di questo evento, ma coglierà al volo l’opportunità di riprogettare il Paese». Questo il messaggio lanciato dal premier Mario Monti in merito alle possibilità di sviluppo che l’approssimarsi dell’Expo 2015 porterà non solo in Lombardia, ma in tutta la nazione. Possibilità che dovranno essere colte dai vari settori produttivi del mercato italiano, e in particolare da quello edile e immobiliare, uno dei più provati dal difficile periodo storico. A intravedere nell’Expo 2015 di Milano delle reali opportunità di business è la società immobiliare Astore Spa, nata a Genova ma operante nella provincia milanese da oltre 40 anni. Come spiega il dottor Umberto Piccardo, amministratore unico alla guida dell’impresa insieme ai figli Federico e a Olivia: «Anche in previsione dell’Expo, Milano

«L’

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rimane la zona cruciale su cui andrà a confluire l’attività del mercato attuale e quindi su cui concentrare il proprio operato. Per la nostra azienda, questo grande evento atteso per il 2015 potrà rappresentare un trampolino di lancio per un ulteriore sviluppo e, soprattutto, per un’ulteriore diversificazione dell’attività. Infatti, con la realizzazione della Brebemi e della TEEM, vengono valorizzati maggiormente numerosi nostri immobili industriali posizionati immediatamente sulle uscite autostradali di Melzo, Liscate e Melegnano permettendo, ai nostri inquilini e clienti, di aver un maggior beneficio in termini di costi e tempi di percorrenza». È proprio l’attenzione sulla scelta di zone strategiche che da sempre spinge la società Astore Spa a costruire e locare magazzini industriali per attività produttive, logistiche e di trasporti. «Nata agli inizi degli anni 70 – commenta l’ingegner Federico Piccardo – la nostra impresa immobiliare si è distinta nel tempo per la qualità del prodotto sia in

fatto di costruzione che di locazione di magazzini e capannoni realizzati prevalentemente nella provincia di Milano. I nostri immobili industriali, tutti dotati di palazzine uffici con impianti di riscaldamento e condizionamento, hanno superfici che variano da una metratura minima di 800 mq. fino a metrature superiori ai 10.000 mq. cadauno con ampi piazzali di manovra adatti, quindi, sia per produzione sia per trasporti sia per logistica, con altezze sottotrave che variano da un minimo di 6 fino a 11 metri. Inoltre diversi magazzini sono dotati di un


Umberto, Federico e Olivia Piccardo

Il dottor Umberto Piccardo della Astore Spa di Genova - www.astorespa.it

fronte o di un doppio fronte di ribalta con pedane mobili, che permettono una movimentazione più veloce della merce e un’ottimizzazione dello spazio, oltre che impianti sprinkler che garantiscono una maggior sicurezza allo stoccaggio delle merci. Siamo sempre presenti in loco con nostri collaboratori qualificati in grado di intervenire tempestivamente per venire incontro alle esigenze di ogni singola azienda. Per dare avvio a un processo di diversificazione, dal 2010, grazie agli incentivi del secondo conto energia, abbiamo iniziato a costruire impianti fo-

tovoltaici sui nostri magazzini, e oggi possiamo vantare la realizzazione di 13 impianti per una potenza complessiva di 2MW, avendo smaltito anche l’eternit presente sulle coperture di ogni singolo capannone». È così facendo che la Astore Spa ha potuto registrare nel corso del 2011 una crescita di fatturato del 30 per cento grazie alla parte energetica e, nel corso del 2012, un andamento positivo del proprio trend di crescita superiore al 10 per cento. «Seguendo quest’idea che stiamo sviluppando ormai da qualche anno,- precisa l’amministratore Umberto

Piccardo - vorremmo dedicarci anche allo studio e alla realizzazione di ulteriori impianti in differenti campi energetici». Oltre a questo nuovo interesse per le energie rinnovabili, la Astore Spa è sempre attenta alla qualità del prodotto, anche in merito alla sicurezza. «Per riuscire a distinguersi e raggiungere una buona posizione sul mercato – conclude Olivia Piccardo – è necessario eccellere nella qualità. Ecco perché già da vari anni adottiamo anche accorgimenti sismici nella progettazione e costruzione dei capannoni e magazzini; ci preoccupiamo di ottenere le migliori e più avanguardistiche certificazioni, anche quelle non obbligatorie ma che possono rappresentare un vantaggio per coloro che useranno i nostri fabbricati – è il caso della certificazione per lo stoccaggio di merce particolare». L’innovazione va a braccetto con la sicurezza garantendo all’impresa un importante feedback in termini di competitività e ampliamento dei mercati. LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 237


Il nuovo volto delle cooperative Per tornare competitive le cooperative edili necessitano di un ripensamento. Diventa indispensabile pertanto allargare la quantità e, soprattutto, la qualità, dei servizi offerti. Il caso della Cooperativa Artigiana Giglio Marco Tedeschi

a crisi economica ha finito per travolgere anche il mondo della cooperazione, intaccando la tenuta di uno dei capisaldi del modello di sviluppo economico lombardo, quello delle cooperative edili che hanno fatto storia rispondendo dal secondo dopoguerra a oggi al bisogno abitativo di centinaia di famiglie. La conferma viene dal presidente di Con-

L

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fcooperative, Marco Menni, secondo cui «è ora giunto il momento di ripensare uno strumento che ormai da qualche anno appare superato». Ed è quanto sta facendo la Manuten Casa, Cooperativa Artigiana Giglio, che ha deciso di ampliare l’offerta proponendosi come partner unico per ristrutturazioni, manutenzioni immobiliari e servizi generici, sia per il privato, che per le

aziende. «Attraverso il nostro numero verde (800 700 823), offriamo completa disponibilità – spiega Rocco Giglio direttore tecnico della Manuten Casa – a tutti i privati che necessitano di manutenzioni: dall’imbiancatura di una stanza, alla completa ristrutturazione di una casa; oppure, collaboratori altamente specializzati in opere murarie, elettriche, idrauliche, sanitari. Servizi che in

Rocco Giglio è direttore tecnico della Manuten Casa, Cooperativa Artigiana Giglio di Milano info@manutencasa.it www.manutencasa.it


Rocco Giglio

ogni caso non vengono rivolti solo ai privati. Grazie alla nostra esperienza più che decennale nel campo e a un team continuamente sottoposto ad aggiornamenti, possiamo operare con tutte le figure professionali dei vari settori». Il tutto proprio in un periodo in cui l’edilizia è profondamente colpita dalla crisi. «Per questo abbiamo puntato ancora di più sulla qualità del servizio. Possiamo tranquillamente affermare che ogni settore è stato attaccato da questa recessione globale; ma la qualità di ogni lavoro che eseguiamo e la cura con cui lo seguiamo, ci hanno portato negli anni a essere una valida realtà aziendale anche in tempo di crisi. Il mercato del lusso, come ben sappiamo, è l’unica forma che non risente di problematiche legate a questi tempi difficili; pertanto una buona soluzione è quella di concentrarsi sulla qualità di ciò che si offre. Un aiuto ovviamente deriverebbe anche da una facilità nell’accesso al credito, l’unica soluzione a questa crisi devastante. Le banche non agevolano ormai da tempo le piccole-medio imprese; questo porta ad un incatenamento di problemi tra vari settori e varie classi societarie». In tempi di crisi una risorsa importante per il comparto edile sembra provenire inoltre dalla riqualificazione. «La riqualifi-

La riqualificazione urbanistica è importante per un paese così obsoleto dal punto di vista tecnologico come il nostro

cazione urbanistica è importante per un paese così obsoleto dal punto di vista tecnologico come il nostro. Noi operiamo da tempo con le migliori tecnologie, i migliori specialisti e iniziamo a lavorare solo dopo un’approfondita analisi energetica e dopo aver ricevuto regolare attestato energetico. Ad esempio realizziamo coibentazioni di pareti interne ed esterne, posa in opera di pannelli solari e installazioni di essi tramite elettricisti specializzati, il tutto seguito da un nostro team d’ingegneri consulenti in materia. Cerchiamo innanzitutto di evitare qualsiasi tipo di disagio o ritardo. Una volta preso l’accordo con il cliente, tocca a noi risolvere ogni tipo di problema, cosa che possiamo garantire offrendo i servizi di una squadra “mista”: la profes-

sionalità è il nostro punto di forza». La Cooperativa Giglio lavora principalmente su tutto il territorio lombardo, con base operativa a Milano. «Nel corso della nostra cronologia aziendale abbiamo inoltre accettato più volte lavori anche medio/grandi in tutto il territorio del nord Italia. Possiamo affermarci come una delle solide aziende, su cui alcune delle realtà europee più grandi fanno affidamento, specialmente nel territorio lombardo. Ultimamente abbiamo eseguito varie opere murarie di rifinitura per la nuova sede centrale Cofely GDF Suez di Milano, un lavoro di cui andiamo particolarmente fieri. Abbiamo anche realizzato delle villette a Cinisello Balsamo, in provincia di Milano». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 239


EDILIZIA

L’immobiliare punta sui servizi In previsione di un mercato che resterà confuso e oscillante anche nei prossimi anni, le aziende più lungimiranti hanno cambiato modo di operare, offrendo prodotti e servizi innovativi. L’esperienza di Attilio Ferla, presidente del gruppo Mediocasa Costruzioni Emanuela Caruso

ntraprendere una politica aziendale prudente». Questo il diktat che Attilio Ferla, presidente e fondatore del gruppo Mediocasa Costruzioni, la società di Crema attiva da oltre 20 anni nel settore immobiliare, ha seguito negli ultimi anni. Una strategia che ha permesso al gruppo di mantenersi competitivo nonostante il difficile andamento economico del mercato. Quando ha compreso di dover intraprendere una strada più “prudente”? «Alla fine del 2008, in vista della crisi economica incom-

«I

Attilio Ferla presidente del Gruppo Mediocasa Costruzioni, Crema www.mediocasaonline.it

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bente, i vertici aziendali decisero di creare liquidità, vendendo gli ultimi immobili già costruiti e sospendendo qualsiasi nuova iniziativa, in attesa di conoscere e monitorare il mercato immobiliare. Proceduto a una attenta analisi del settore, si è lavorato per trovare e pianificare nuove soluzioni per combattere il momento difficile. Nel 2010 siamo ripartiti a costruire grazie anche alla credibilità acquisita nel tempo dal gruppo Mediocasa Costruzioni. L’azienda si è sempre distinta per una buona gestione finanziaria e per il buon lavoro di

squadra. Il nostro gruppo è formato da persone fedeli, impegnate al conseguimento di buoni risultati nell’interesse generale, ma soprattutto dei clienti. La capacità di mettersi continuamente in discussione, la cura dei dettagli, la ricerca della funzionalità e il grande lavoro offerto nel post vendita, unita ad una serie di servizi unici e innovativi, sono le vere armi che ci hanno consentito di affrontare la crisi che negli ultimi anni ha sconvolto gli scenari mondiali». In che cosa consistono i vostri servizi, li può descrivere brevemente? «Grande vanto del gruppo Mediocasa Costruzioni è il libretto garanzia e tagliandi. Siamo stati noi infatti per primi a introdurlo sul mercato già alla fine degli anni 90. Il libretto viene fornito al cliente all’atto di consegna dell’immobile acquistato, a garanzia dello stesso. Il servizio prevede tre visite programmate e gratuite nel corso del primo anno di proprietà. Nostri incaricati si recheranno a casa dell’acquirente, per accertare la buona funzionalità dell’immobile, e intervenire in caso di


Attilio Ferla

necessità. I vantaggi sono evidenti, tanto che il successo di questo servizio ha contribuito a fornire più serenità alla clientela e credibilità al nostro gruppo. Un altro servizio che vuol essere di aiuto ai clienti in difficoltà finanziarie è “Progetto Sostegno”. Un’operazione tramite cui il cliente può entrare in possesso da subito della sua abitazione, con un minimo anticipo. Nei tre anni successivi verserà delle rate concordate, a interessi zero, a titolo di acconto sul prezzo, che andranno a diminuire il saldo finale fino a risultare il 75 per cento del valore dell’immobile. Questa operazione permetterà all’acquirente di ottenere l’accollo di mutuo con una rata più bassa e un risparmio delle spese complessive negli anni di investimento pari o superiore al 15 per cento». Chi acquista un immobile oggi è più informato e attento ad aspetti che fino a qualche anno fa erano considerati di relativa importanza? «L’acquirente odierno è molto più attento, anche se inizialmente si muove quasi esclusivamente spinto dalla logica del risparmio. Le molte informazioni inesatte acquisite attraverso gli organi di informazione piuttosto che da social network lo rendono insicuro e diffidente. Il nostro obiettivo è

Un’oculata gestione delle risorse ci ha consentito di rimanere competitivi nonostante la crisi

quello di dimostrare la serietà della nostra azienda informando i clienti sulla bontà dei nostri servizi, tranquillizzandoli con la trasparenza che ci contraddistingue. Oggigiorno, dal primo appuntamento alla conclusione di una trattativa, passano mediamente 4/6 mesi e in questo lasso di tempo lavoriamo in simbiosi col cliente per chiarire tutti quegli aspetti che l’utente deve avere ben presenti prima di procedere con l’acquisto». La vostra società si è impegnata anche sul fronte di operazioni in grado di reinvestire gli utili in maniera intelligente. «Abbiamo costituito delle società di capitali per offrire la

possibilità anche ai nostri clienti e partner di investire insieme a noi. Gli investitori versano una somma che potranno ritirare al termine di ogni singola operazione immobiliare insieme agli utili prodotti. Evitando il ricorso a finanziamento di Terzi il vantaggio è reciproco, se in parte ci dimezza i guadagni che andranno divisi con i soci, dall’altra grazie alla liquidità rende l’operatività meno rischiosa consentendoci di rimanere produttivi e allo stesso modo tranquilli, anche in questa situazione di mercato, garantendo allo stesso tempo più sicurezza al compratore e migliori garanzie agli istituti di credito». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 241


EDILIZIA

La riqualificazione può “ristrutturare” il comparto Le imprese del settore edile chiedono misure di semplificazione per far ripartire il comparto. Una possibile chiave di svolta? Riqualificare energeticamente gli edifici dei centri storici dei piccoli paesi. Ne parliamo con Marco Brembilla Marco Tedeschi

edilizia rappresenta un comparto chiave per la ripresa del Paese, non a caso abbiamo focalizzato molte delle misure di semplificazione in questo settore». È quanto sottolineato dal ministro per la Pubblica amministrazione e Semplificazione Filippo Patroni Griffi. Un intervento che il comparto richiede prontamente, visto l’andamento generale del settore. «Dal 2010 –

«L’ Fabio Locatelli, Marco Brembilla e Manuel Bonomi della Bonate Costruzioni di Bergamo www.bonatecostruzioni.it

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spiega Marco Brembilla, titolare della Bonate Costruzioni di Bergamo – si è invertito il trend fortemente positivo consolidato del triennio precedente, ed è iniziato un periodo di decremento del fatturato a due cifre percentuali l’anno. Una situazione decisamente negativa». Un quadro di estrema difficoltà, ancora più accentuato in alcune zone. «Noi tentiamo di resistere sul nostro mercato, principalmente rappresentato dalla Pro-

vincia di Milano e Provincia di Bergamo, che versa in una crisi economica mai vista in precedenza. Nonostante la progressiva perdita di fatturato sul piano finanziario siamo riusciti a mantenere il controllo dei conti e naturalmente rispettare i pagamenti nei confronti dei nostri fornitori. Chiaramente visto il progressivo diminuire dei guadagni generati dalle nostre commesse, l’approccio al futuro si basa sul mantenimento e non sulla crescita». La contrazione del mercato ha portato la Bonate Costruzioni a orientarsi verso interventi sempre più piccoli. «Si tratta di interventi più dispersivi dal punto di vista logistico/organizzativo e con minore margine operativo dal punto di vista economico ma, aumentando la platea dei nostri committenti, di riflesso si diversifica il rischio di insolvenza. Chiaramente possiamo affrontare anche piccole commesse perché la nostra struttura è dinamica (nel senso dell’operatività) e snella dal punto


Marco Brembilla

di vista dei costi d’esercizio». Tra le specializzazioni dell’impresa bergamasca c’è la riqualificazione energetica degli edifici. Una possibile direzione da imboccare per superare lo stallo dell’edilizia. «Noi la riteniamo fondamentale per superare il momento e rilanciare il settore. Il patrimonio immobiliare esistente, soprattutto quello dei centri storici dei piccoli paesi (che generalmente non è paragonabile a quello delle grandi città dal punto di vista dell’appetibilità immobiliare), spesso versa in uno stato di semi-abbandono. La riqualificazione del suddetto patrimonio, contribuirà a migliorare la qualità della vita di chi ci abita, ridurre il dispendio energetico (per cui economico) per il proprio funzionamento. La sistemazione del “vecchio”, oltre che a impedire che venga ulteriormente “consumato” altro territorio agricolo, produrrà anche una maggiore in-

tegrazione della popolazione sia sotto il profilo dell’immigrazione che intergenerazionale. Oltre a consumare territorio “verde”, l’edificazione in zone esterne al centro abitato comporta anche la realizzazione di nuove infrastrutture (strade, fognature, parcheggi, impianti) che nei centri storici esistono già. Inoltre, in mancanza di accesso al credito per acquisto di nuove case, le persone si orientano verso la sistemazione e/o miglioramento dell’efficienza della propria abitazione». Tutto ciò potrà realizzarsi solo con un intervento decisivo dei Comuni. «L’organizzazione e la pianificazione delle nostre città del futuro non può essere demandato alla buona volontà (o alla fortuna) degli operatori del settore, ma deve passare per regole chiare che semplifichino l’acquisizione d’immobili pluri-frazionati, la riqualificazione dal punto di vista ener-

getico e strutturale (secondo noi bisogna puntare su costruzioni antisismiche) dei nostri centri storici, anche dal punto di vista burocratico». L’impresa bergamasca ha ben chiari gli obiettivi per questo 2012 di difficoltà. «Gli investimenti programmati nel breve-medio periodo – conclude Brembilla – sono condizionati dall’acquisizione di nuove commesse. Il nostro obiettivo è quello di mantenere il più possibile quote di mercato in previsione di una ripresa che, anche se adesso appare lontana, deve essere “agganciata” al momento opportuno». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 243


EDILIZIA

Meno vincoli per l’accesso al credito Le maggiori difficoltà attese riguardano il mercato delle vendite di appartamenti, ma anche i rapporti con le banche che continuano a limitare l’accesso al credito. Sergio Furini fa un quadro del settore edile Anastasia Martini La Cile Spa ha sede a Milano www.cilemilano.it

a situazione generale del mercato è pessima; se teniamo conto che la Lombardia è l’area più produttiva dell’Italia e che la stessa avrebbe dovuto essere influenzata in modo assai positivo dai lavori relativi all’Expo 2015, ci si domanda cosa starà succedendo nel resto del

«L

paese». Il quesito, formulato da Sergio Furini, amministratore della Cile, impresa di costruzioni attiva sul mercato da oltre sessant’anni, trova una parziale e non troppo incoraggiante risposta «Molte aziende – continua Furini – acquisiscono lavori nella nostra zona; nel fatto in sé, non ci sarebbe nulla di male, in quanto si tratta sempre di Italia, e il mercato dell’edilizia non è più un mercato ad alta tecnologia che permette, in virtù di un importante valore aggiunto, di pagare personale in trasferta; i lavori però vengono acquisiti a prezzi di dumping e poi magari abbandonati. In questo grigio panorama, si punta a lavori di nicchia; ma anche queste opere sono sempre più rare, a fronte di una fortissima concorrenza». La società, che è specializzata nella realizzazione di edifici commerciali, monumentali e destinati ad uffici e servizi, sulla base di richieste crescenti del mercato di riferimento si è dovuta rivolgere all’ambito delle residenze. Le difficoltà connesse al momento storico, però sono lampanti per Furini «In generale, il nostro business continua a decrescere; dai nostri momenti migliori, nel 2008,


Sergio Furini

siamo arrivati a un calo del 40 per cento, e per il 2012 prevediamo un’ulteriore flessione del 15 per cento, arrivando quindi complessivamente al meno 50 per cento». Un andamento in linea con imprese del settore di analoghe dimensioni e che, malgrado la sua sostanziale negatività, non ha portato la Cile a effettuare tagli dell’organico: a parte un breve periodo di cassa integrazione parziale in alcuni uffici e la mancata sostituzione di figure professionali giunte al pensionamento, non sono stati effettuati licenziamenti; anzi, di recente sono state fatte assunzioni mirate in posizioni tecniche e produttive. Inoltre, nel quadro sfavorevole, la società è riuscita a mantenere il conto economico in attivo e una situazione finanziaria equilibrata. Non mancano però altre difficoltà, prospettate per il futuro. «Le maggiori che ci attendiamo – afferma Furini – riguardano il mercato delle vendite di appartamenti; queste difficoltà ci affliggono sia direttamente, per gli immobili da noi realizzati e destinati alla vendita, sia indirettamente, per gli immobili realizzati da nostri clienti, che non vendendo gli edifici, non

pagano, creando un blocco nel ciclo produttivo. Ma di tutti, il rischio più grande è quello legato all’accesso, o al mantenimento del credito; le grandi banche vedono con sospetto il nostro settore e, a parte lodevoli eccezioni, non vedono l’ora di defilarsi. Si può anche comprendere tali scelte, ma il rallentamento del credito spingerà un numero crescente di aziende verso il default». Dal punto di vista della committenza, Furini rileva un calo in quelle pubbliche, cui fanno da contraltare iniziative in cui la Cile si propone come attrice e promotrice. «Le gare al massimo ribasso – afferma l’amministratore – comportano rischi enormi, e non è più neanche vero che i soldi alla scadenza sono garantiti: anche lo Stato non paga e gli interessi moratori non sono più remunerativi. D’altro canto tali procedimenti sono troppo affollati e non consentono ad aziende strutturate di fare prezzi competitivi. Sul fronte di iniziative aziendali collettive, invece, abbiamo partecipato a Greenway Srl e a Greenway costruzioni Srl; la prima ha ormai completato la realizzazione dell’immobile in via Lomazzo, la

cui partecipazione più importante riguarda Cascina Merlata, proprietaria di un’area su cui insiste un PII di quasi 400.000 metri quadri di strutture con varie destinazioni; il piano è iniziato a decollare e contiamo di realizzare importanti appalti nei prossimi mesi. La seconda, in partecipazione con uno dei maggiori player immobiliari italiani, prevede un investimento principale su immobili a varie destinazioni, in particolare non residenziali, in alcune aree milanesi; il decollo dell’iniziativa sembra prossimo ma per prudenza, intendiamo trovare dei locatori o conduttori degli immobili in fase di costruzione». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 245


Costruzioni a misura di ambiente C

Realizzazione di impianti fotovoltaici, bonifica e smaltimento di amianto ed eternit. Il settore dell’edilizia punta su queste due attività per rilanciare il mercato e contribuire alla salvaguardia dell’ambiente. Ne parla Demetrio Grassenis Emanuela Caruso

Nelle immagini, alcune realizzazioni della Duesse Coperture Srl di Ponte Nossa (BG) www.duessecoperture.com

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on l’entrata in vigore del Quinto Conto Energia sono finalmente chiare ai futuri consumatori di energie alternative le nuove direttive sul tema degli incentivi. L’ultimo Conto presentato, infatti, stipula che maggiori privilegi spetteranno alle piccole realtà, mentre per la costruzione di impianti e strutture più rilevanti, l’acquirente avrà a che fare con finanziamenti più bassi rispetto al passato. A fronte di tali modifiche, quindi, il settore andrà incontro ad alcuni cambiamenti importanti, cambiamenti però che non dovrebbero variare il flusso di richiesta che caratterizza attualmente il mercato. A confermare questa prospettiva sono le ricerche fatte dalla società Duesse Coperture, azienda specializzata da oltre

vent’anni nella produzione di coperture industriali e civili. «Parallelamente alla riduzione degli incentivi, abbiamo assistito anche a una diminuzione dei costi di installazione degli impianti fotovoltaici – spiega Demetrio Grassenis, legale rappresentante dell’impresa –, ragion per cui il mercato continua a chiedere a gran voce prodotti a basso impatto ambientale, tecnologie sempre più sofisticate per l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili e nuovi impianti fotovoltaici». E capire l’interesse del mercato per strutture capaci di sfruttare energie dalla durata illimitata non è così complicato, perché come spiega Demetrio Grassenis «il fotovoltaico è un sistema che presenta innumerevoli vantaggi sia ambientali che economici. Le aziende che decidono di installare impianti di questo


Demetrio Grassenis

genere sui tetti degli stabilimenti possono produrre energia elettrica utile all’esecuzione delle lavorazioni e risparmiare i costi che invece deriverebbero dall’impiego di energia fossile tradizionale». Sempre attenta alla cura dell’ambiente e alla salute di chi vi abita, la Duesse Coperture si è specializzata anche nella rimozione e bonifica di amianto ed eternit, attività che per essere svolta al meglio deve seguire in modo scrupoloso le normative vigenti. «Sempre più spesso – continua ancora Demetrio Grassenis – gli interventi di cui dobbiamo occuparci prevedono la rimozione di amianto e la conseguente bonifica delle coperture di capannoni industriali. Il trattamento per eliminare l’amianto e l’eternit parte con una stabilizzazione delle fibre di amianto, così da impedire la dispersione delle polveri altamente nocive per l’ambiente e le persone, e continua con l’incapsulamento delle lastre attraverso sostanze sintetiche, la bonifica delle coperture e lo smaltimento delle scorie di amianto ed eternit. Rispetto al passato, relativamente a questo ramo della nostra attività, abbiamo notato un cambiamento importante: se prima, eliminato l’amianto, montavamo un pannello di 4 centimetri d’altezza, oggi sta crescendo il numero di clienti che richiedono pannelli coibentati

Attualmente, una volta rimosso l’amianto, ricopriamo i tetti con pannelli coibentati di 10 centimetri d’altezza

di almeno 10 centimetri, composti da due lastre di lamiera con in mezzo il poliuretano. Questa scelta non viene fatta solo da grandi o piccole aziende, ma anche dai privati che desiderano ristrutturare le coperture della propria abitazione». L’elevata qualità di queste lavorazioni e degli altri servizi messi a disposizione del cliente dalla Duesse Coperture, quali installazione di lattonerie, interventi di impermeabilizzazione e coibentazione civili e industriali e realizzazione di sistemi anticaduta, hanno permesso alla società di affrontare con grinta il momento di crisi vissuto dal comparto edile e di registrare una costante crescita del proprio volume d’affari. «Partiti con un fatturato 2009 pari a 6 milioni di euro – conclude Demetrio Grassenis – siamo riusciti a raddoppiarlo in appena

tre anni, passando per un 2010 che ha fatto segnare un fatturato di 9,5 milioni e giungendo a fine 2011 con un volume d’affari di circa 11 milioni di euro. La strategia che più di ogni altra ha consentito tale risultato è stata senza dubbio quella di investire sull’azienda, in particolare sulla formazione del personale, che ha un’età media di trent’anni. Importantissimi sono poi stati gli investimenti dedicati al potenziamento delle capacità tecniche e all’aggiornamento dei mezzi e degli strumenti fondamentali per il nostro lavoro». Per l’immediato futuro, la Duesse Coperture si augura di migliorare ulteriormente i traguardi finora raggiunti e di partecipare in modo più costante alle gare di appalto pubbliche, che a oggi rappresentano per l’azienda solo l’1 per cento del fatturato. LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 247


EDILIZIA

20 anni d’esperienza nelle pavimentazioni e stime dell’Ance prevedono la fine della recessione nel 2013, ma non è l’unica luce in fondo al tunnel. Ci sono imprese edili che continuano a puntare sulla qualità dei prodotti e ancora di più sull’affidabilità, costruita in anni di esperienza. Ad affermarlo, non senza un certo orgoglio, è il signor Fassi che con la sua Laston Pavitel Group resiste alla crisi seguendo un rigido piano d’azione. «Nell’ultimo anno – dice Fassi – l’andamento è calato in modo abbastanza rilevante. Il nostro vangelo grazie al know-how maturato in anni di esperienza dei nostri operatoti è il servizio di assistenza tecnica abbinato alla puntualità, perché la qualità dei prodotti, l’espe-

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Laston Pavitel group Srl www.lastonpavitel.it

I dati non sono certo positivi e le previsioni poco migliorano: per l’edilizia l’orizzonte è sempre nero. Ma certi imperativi, se ben interpretati, aiutano anche in questo settore. Con Fassi parliamo di diversificazione, qualità e affidabilità Renato Ferretti

rienza e la professionalità maturate non bastano a definire l’affidabilità. Le aziende impegnate in questo settore con feedback negativi, per quanto riguarda tempi e modi di consegna, non sono poche. NUOVE TENDENZE Nello specifico Fassi sottolinea una certa tendenza nel mercato di riferimento. «Stiamo notando che l’attenzione della clientela si sta dirigendo sempre più spesso nella rivalutazione di

prodotti poveri di riempimento e qualitativamente più performanti. La mole di lavoro anche se non in modo rilevante è in continuo aumento avendo ricevuto importanti conferme, avendo concluso accordi con importanti produttori e importatori che hanno voluto Laston Pavitel Group all’interno del loro team per essere sempre vincenti anche nei momenti meno semplici. L’analisi del titolare di Laston Pavitel Group si allinea alle descrizioni del mercato interno nazionale, che predilige lavori di ottima qualità oltre che a quelli “quantitativi”. «Un’altra caratteristica – afferma – è l’aumento delle commesse da parte di privati, che si affidano a noi per soddisfare esigenze molto specifiche anche su casistiche inerenti all’acustica o alla termica. Per quanto riguarda invece le grandi aziende, abbiamo lavorato per imprese che avevano bisogno di interventi in tempi strettissimi o lavorazioni che po-


Fassi

chi avrebbero potuto eseguire in quanto è richiesta una notevole preparazione tecnica e una manodopera molto specializzata, dunque per far ricadere la scelta sul nome della propria azienda devi certificare una certa affidabilità. IL PROBLEMA INSOLVENZA Fassi è ben consapevole del momento meno positivo e di crisi del suo comparto e spiega nel dettaglio ciò che secondo lui è alla base del problema in Italia. «Noi non siamo immuni alla crisi – confessa –, ma abbiamo avuto modo di reagire correttamente, con gli investimenti giusti. Il problema che permea di incertezza tutto il settore edilizio è legato alla solvibilità e alla facilità con cui le committenze e gli enti pubblici non rispettano le scadenze stabilite. Ormai non si contano più le imprese fallite a causa di questo fenomeno diffuso. Per l’imprenditoria italiana è una vera e propria piaga». DIVERSIFICAZIONE E INVESTIMENTI «Noi – dice Fassi – abbiamo investito in nuove tecnologie e mezzi automatizzati. Una strategia che ci ha permesso di realizzare un certo grado di diversificazione e aumentare di conseguenza la nostra competitività e qualità. Una certa attenzione l’abbiamo data anche ai

OPERE RECENTI A Milano Laston Pavitel Group ha lavorato per lo stadio Giuseppe Meazza “San Siro”, il centro residenziale abitare Milano 1, l’istituto dei tumori, il parcheggio multipiano e la biblioteca di Magenta, il centro residenziale a Corbetta, il terminal 2 di Malpensa, la Città delle culture, l’ospedale Fate bene fratelli, la stazione Atm, l’ospedale Sacco, il nuovo polo fieristico di Pero, il centro commerciale Vulcano a Sesto San Giovanni, il centro commerciale Carrefour a Limbiate e il centro residenziale a Corbetta, la sede del Sole 24 ore e infine l’Itis Feltrinelli. Sempre in Lombardia l’azienda vanta la collaborazione per i progetti della Banca d’Italia e dell’accademia Carrara a Bergamo, e in provincia un centro commerciale a Seriate e un altro a Sarnico. Nel resto d’Italia si contano le varie Esselunga.

materiali premiscelati, che garantiscono una qualità maggiore rispetto al classico seppur automatizzato sottofondo in sabbia e cemento. La nostra azienda adesso non è catalogata solo come esecutrice in opera ma come riferimento per qualsiasi consulenza gratuita sulle più svariate questioni in materia, grazie al team di consulenza pre e post cantiere». Oltre alle lavorazioni con cui Laston Pavitel Group è nata ovvero sottofondi alleggeriti di cemento cellulare, massetti in sabbia-cemento, pavimenti industriali al quarzo, rampe antiscivolo, trattamenti in resina, posa di autobloccanti e pavi-

menti in pietra naturale. «Gli obiettivi del breve e medio termine – spiega Fassi – consistono nel dare ai nostri clienti un servizio più ampio mettendo a loro disposizione, oltre ai porfiroidi e pietre naturali, altre lavorazioni integrative ed è per questo che negli ultimi anni grazie alla collaborazione con le più importanti aziende produttrici d’Italia possiamo certificare i nostri massetti con schede tecniche specifiche per ogni cantiere. L’obiettivo primario è la diffusione in modo capillare nei mercati esteri e regioni del Sud Italia, isole comprese, dove già quest’anno si sono potuti eseguire cantieri rilevanti. LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 249


IMMOBILIARE

L’alternativa al mutuo Un accesso ai mutui bancari sempre più faticoso, va di pari passo alla difficile situazione del mercato italiano. Da Brugherio, il caso di Eugenio Filograna, senatore e imprenditore nel settore immobiliare, e della sua formula alternativa per acquistare una casa senza mutuo Anastasia Martini

acquisto di una casa sembra sempre più un’utopia per gli italiani, in particolare per i giovani. Secondo un recente studio di Bankitalia, nel 2009 il 59 per cento di persone tra i 18 e i 34 anni vive ancora con i genitori, mentre nel 1983 erano il 49 per cento. Le motivazioni di questo trend sono indicate prevalentemente dalle ristrettezze economiche, esplicitate dal 40 per cento degli interpellati. L’indagine rivela inoltre come un aumento delle quotazioni immobiliari di circa 700 euro al metro quadro riduca la probabilità di lasciare la famiglia di origine di circa mezzo punto percentuale per gli uomini (al 3,7 per cento, dal 4,1 per cento) e di oltre un punto percentuale per le donne (al 4 per cento, dal 5,2 per cento). La situazione si colloca nel quadro di un mercato sempre più intricato, anche per l’accesso al mutuo. Per superare l’impasse, l’onorevole e senatore Eugenio Filograna, titolare del Centro Studi Ameco, che offre consulenze ad aziende e privati per la risoluzione di problemi di carattere legale, fiscale, lavoristico, amministrativo e contabile, ha ideato un sistema, applicato alla sua attività in campo immobiliare, che permette l’acquisto di una casa anche a coloro che non riescono ad acce-

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Il senatore Eugenio Filograna è anche imprenditore e titolare del Centro Studi Ameco Srl, che ha sede a Milano e a Brugherio. Nelle altre foto: esempi di un bilocale arredo "Miami Style” www.ameco.it


Eugenio Filograna

Con questa formula, vengono concessi fino a trent’anni di dilazione dei pagamenti, applicando interessi inferiori a quelli di una banca

dere ai mutui bancari, attraverso il versamento di rate mensili, con una formula vicina al pagamento di un affitto. Da quando si occupa anche del settore immobiliare? «In realtà da molti anni, ma per me ha sempre rappresentato un settore minoritario delle attività che ho sempre gestito in modo tradizionale, (vendita o affitto). La crisi che ha coinvolto anche il nostro paese e la conseguente difficoltà – soprattutto per le giovani coppie – di ottenere un mutuo bancario, mi ha fatto comprendere quanto fosse impellente uno strumento alternativo. Con un’equipe di professionisti (avvocati, commercialisti e notai) abbiamo quindi individuato quella che penso sia un’ottima soluzione e l’abbiamo anche sottoposta all’Agenzia delle Entrate». Di cosa si tratta? «Si tratta di una vendita con riserva di proprietà che effettua Ameco. In pratica la casa viene venduta con atto notarile, senza incasso del prezzo. L’acquirente si impegna a effettuare il pagamento entro un certo numero di anni, in rate mensili. Vengono concessi fino a trent’anni di dilazione, applicando inte-

ressi inferiori a quelli di una banca. Relativamente agli accorgimenti seguiti prima di concretizzare il prestito verifico prima che la persona non sia protestata e chiedo un minimo di acconto». Attualmente dove sta facendo queste operazioni? «Per ora solo a Brugherio (vicino a Milano), perché è in fase di valutazione il gradimento della formula». In caso di morosità dell’acquirente, che cosa succede? «Dopo sei mesi di morosità, la casa rientra nella proprietà del venditore». Quindi i soldi precedentemente versati vengono persi? «È come se fosse stato pagato l’affitto. Quando una banca eroga un mutuo e l’acquirente non riesce a pagare, la banca che ha l’ipoteca sulla casa- la vende e l’acquirente perde tutti gli importi versati sino a quel momento. Con la mia formula, se l’acquirente moroso ha versato in passato una somma superiore a quanto avrebbe pagato per un affitto, gli restituisco la differenza». Una formula con un’utilità anche sociale. «Ritengo che sia una soluzione cui possono ricorrere coloro che

hanno una solidità patrimoniale a beneficio di chi ha problemi ad acquistare una casa. Credo che sia fondamentale coniugare il proprio vantaggio economico con l’utilità sociale e il bene e benessere altrui». Quindi chi compra da lei deve solo avere i soldi per arredare? «In realtà, vendo case completamente arredate e, anzi, l’arredo è il mio cavallo di battaglia. Nella mia équipe ci sono stilisti di interni; ogni appartamento è diverso dall’altro, realizzato secondo tre stili principali: Miami Style (molto moderno e di alto design); Shabby Chic (provenzale e romantico) e Classico (per i più tradizionali). Tengo molto che i miei prodotti siano di alta qualità, esclusivi e raffinati e con un eccezionale rapporto qualità-prezzo». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 253


Architettura tessile, conoscere la normativa Scarseggia la normativa italiana sulla costruzione di strutture tessili, perché troppo spesso collegata all’edilizia tradizionale. Claudio Cigognetti illustra le soluzioni presenti oggi Valeria Garuti

ono costruzioni destinate allo sport, allo spettacolo, all’industria e all’esercito: si tratta delle tensostrutture. Di piccole o grandi dimensioni poco importa, ciò che recentemente ha fatto discutere i costruttori è la presenza di una normativa italiana troppo spesso carente e confusa quando si tratta della realizzazione, installazione e conduzione di questo tipo di strutture. «Mentre per gli articoli a definizione tecnica sussistono norme e criteri di realizzazione e applicazione - afferma Cigognetti, direttore della Pm Engineering, azienda milanese che si occupa anche di realizza-

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zioni di questo tipo -, nel campo dell’architettura tessile si evidenzia una certa confusione normativa». In che modo la regolamentazione italiana delle tensostrutture viene definita carente? «Esiste già da tempo una norma italiana, la quale pone alcune raccomandazioni sull’utilizzo delle strutture pressostatiche ma poco o nulla si dice su quelle legate all’architettura tessile, facendole ricadere nell’edilizia convenzionale. A tale proposito, qualche anno fa un’associazione di costruttori ha abbozzato, con grandi sforzi ed energie, una normativa più pre-

In alto, processo di saldatura ad alta frequenza. Sopra, Claudio e Vittorio Cigognetti, titolari della PM Engineering di Senago (MI). Nella pagina accanto, una pressostruttura sportiva e un’apparecchiatura per il recupero marino www.pmflextech.com

cisa. Purtroppo, per motivi di burocrazia e costi conseguenti non è stato completato l’iter, ma la bozza è stata comunque depositata e come tale rappresenta una traccia molto importante, se non unica, per la corretta costruzione, installazione e conduzione di questo genere di strutture». Quali sono i prodotti che


Claudio Cigognetti

più caratterizzano la vostra società? «Produciamo tre linee di prodotti, tra cui architettura tessile, articoli tecnici e articoli promozionali adatti al settore dell’ambiente, dell’industria e dell’esercito. Se i prodotti promozionali hanno risentito, nel corso degli ultimi anni, di una concorrenza cinese sempre più forte, gli altri mantengono invece una discreta posizione nel mercato italiano ed estero. Negli ultimi 50 anni abbiamo installato i nostri prodotti in tutto il mondo, senza tralasciare lavori in Sud Africa, Siberia e Australia. Il mercato in cui riscontriamo maggiore successo resta comunque quello europeo.L’architettura tessile è il nostro core business e compone oltre il 70 per cento del fatturato annuo. È indubbio che le attuali flessioni avute sul fatturato totale nel 2012 rispetto all’anno precedente (circa il 20 per cento) sono state generate proprio dal settore principale. Ciò non to-

glie che questo momento di difficoltà sia solo riconducibile ad uno stato di crisi generale del settore sportivo. Stiamo cercando di sviluppare nuovi progetti atti a migliorare la nostra presenza proponendo articoli tecnici che vanno dalle tende pneumatiche ai serbatoi flessibili, dalle barriere anti inquinamento ai sistemi di recupero marino, fino ad arrivare a contenitori stagni e liners per protezione di vasche a cielo aperto». Quanto investite in ricerca e sviluppo? Su quali progetti state lavorando in questo momento?

«Investiamo in R&D il 2 per cento del fatturato, sia per miglioramenti di processo sia di prodotto. Al momento stiamo effettuando ricerche per una struttura pneumatica autoportante di grandi dimensioni». Quali sono le prospettive e gli obiettivi per il medio e lungo periodo? «Nonostante la situazione critica che ruota attorno all’economia delle Pmi, noi perseveriamo nella convinzione che si possano conseguire nuovi successi e risultati anche nei prossimi anni purché il governo attuale metta in atto misure tali da aiutare le imprese». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 255


Perché scegliere il cartongesso Più pratico, economico ed “ecologico” della muratura, questo materiale è meno impattante sull’ambiente rispetto all’edilizia residenziale classica, dove la muratura va smaltita come maceria. Nicola Delbono spiega le qualità del cartongesso Anastasia Martini

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Nicola Delbono

na realtà fortemente parcellizzata è quella che vede diverse imprese, anche micro, offrire alla committenza interventi d’isolamento termo-acustico, di cartongesso e di tinteggiatura, con il risultato di una concorrenza che porta a margini di utile risicati. «Nel quadro di questo momento storico – spiega Nicola Delbono, titolare dell’attività iniziata dal padre e dallo zio –, il principale problema che devo affrontare, è legato all’aspetto economico: per ottenere una commissione devo scontare i preventivi, azione che poi mi obbliga a cercare nuove soluzioni pratiche per abbattere i costi delle prestazioni. A costringermi a questa scelta è la fortissima concorrenza, determinata anche dal fatto che molte persone seguono dei corsi organizzati, per poi improvvisarsi nel settore». Per far fronte ai competitors, Delbono ha cercato di diversificare le strategie, con un servizio completo, che prevede la collaborazione di artigiani da lui coordinati. «Eseguiamo diverse opere – spiega il titolare – dalla tinteggiatura interna ed esterna, anche personalizzata, all’isolamento termico esterno a cappotto, passando per la lavorazione con finta pietra de-

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corativa. I lavori in cartongesso sono il nostro core-business: controsoffitti o le compartimentazioni dove vengono inseriti i vari impianti presenti all’interno di un edificio, sia esso a uso civile, che industriale. Inoltre alle aziende proponiamo lavori full-contract: un servizio completo di interventi con piccoli lavori edili e di finitura personalizzati sulla base delle specifiche». Un tipo di servizio che ha permesso all’azienda, che opera nel bresciano, di mantenere il proprio ruolo all’interno del mercato, tanto che nel 2012 ha registrato un incremento dell’utile del 30 per cento. «Oltre alla qualità dei servizi – rileva Delbono – abbiamo puntato alla promozione dell’immagine aziendale, allestendo uno show room nella nostra sede in via Europa a Monticelli Brusati, dove il cliente può toccare con mano le diverse campionature e tipologie del nostro lavoro». A dare un ulteriore impulso,

la maggior richiesta del cartongesso, più pratico, economico, artistico ed “ecologico” della muratura: «Questo materiale – afferma il geometra – è meno impattante sull’ambiente rispetto all’edilizia residenziale classica, dove la muratura va smaltita come maceria. Al contrario il cartongesso può essere recuperato e riutilizzato; possono essere recuperati come rottame anche i profili in ferro di scarto». Infine, nota distintiva dell’azienda è il monitoraggio costante delle novità del settore, di cui le più recenti sono le lastre isolanti certificate per la termo-acustica, che sostituiscono le isolanti tradizionali applicate come contropareti e materiali come la lana vetro e la lana roccia minerale, anche queste anti-rumore. La situazione lavorativa si sta facendo sempre più precaria, malgrado i trend positivi. «Anche se è difficile, vorrei lavorare in Svizzera, dove le possibilità sono maggiori rispetto all’Italia, che è un mercato ormai saturo».

Nicola Delbono esercita la professione a Monticelli Brusati (BS) www.geocolore.com

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MATERIALI

Tra funzione e design Trovare il giusto connubio tra prestazioni tecniche e profilo estetico. L’Amministratore delegato della Vetraria Pescini, Eddy Pescini, spiega perché è importante rivalutare la ricerca dell’eccellenza Valeria Garuti resce l’enfasi sul valore dell’eccellenza e si sta ormai consolidando l’idea che puntare sulla qualità di prodotti e servizi sia la più rivoluzionaria delle strategie di marketing. Ciò che definisce l’eccellenza è il riuscire a combinare un insieme di valori, tra cui efficienza, qualità, diversificazione ed estetica, permettendo alle aziende che li applicano di trasformarsi in meglio. Questa è la filosofia adottata dall’AD della Vetraria Pescini, che dal 1972 opera nel campo delle lavorazioni del vetro

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Sotto, linea di produzione e magazzino della Vetraria Pescini. Nella pagina a fianco, stoccaggio cellule strutturali a sinistra e momenti di lavoro in azienda sulla destra www.vetrariapescini.it

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piano. «Da diverso tempo afferma Pescini - poniamo un particolare interesse nel miglioramento delle procedure di lavorazione del vetrocamera tradizionale e nelle facciate strutturali, cercando il giusto connubio tra design e prestazioni tecniche. La continua ricerca d’eccellenza ha inoltre spinto la nostra azienda ad inserire nelle proprie linee di produzione, già automatizzate, nuovi impianti e macchinari tecnologicamente all’avanguardia, che consentono di ottimizzare i processi produttivi elevando ulteriormente lo standard qualitativo

e consegnare i prodotti in tempi veloci». La Vetraria Pescini opera a contatto con serramentisti, progettisti, operatori del comparto edile e privati. Per far fronte alla crisi economica e finanziaria, che porta alla difficoltà della clientela di onorare i pagamenti, l’azienda specializzata nel settore edile ha dovuto rivedere drasticamente il consueto modus operandi, acquisendo la capacità di imporsi su nuovi mercati diversificando i servizi offerti. La versatilità che caratterizza la realtà di Orzinuovi ha portato quest’ultima a realizza-


Eddy Pescini

zioni di ogni genere in diversi ambienti, tra cui ospedali, uffici, hotel, abitazioni private e centri commerciali. Tra gli interventi più noti appaiono quelli al Teatro La Scala, al Politecnico di Milano e ai nuovi uffici della BNL. «Nel corso del 2012 - continua il presidente -, a fronte di nuovi e sostanziali innesti in termini di risorse umane, abbiamo potenziato la nostra rete commerciale arricchendola di un’alta componente tecnica che ha portato un lieve ma significativo aumento di fatturato, grazie anche a realizzazioni molto importanti, come il museo del violino di Cremona». Oggi l’azienda vede il proprio core business nella vetrata isolante e parallelamente si sta organizzando attraverso corsi di formazione per sviluppare e

Le potenzialità del Glass Project, sono infinite, in quanto limitate solo dalla fantasia della progettazione

arricchire la divisione orientata al vetro design, il Glass Project. È stato infatti allestito uno show room dedicato completamente a questa sezione, dalla quale è possibile trarre idee innovative per porte, parapetti, scale e pareti divisorie, tutte completamente in vetro. «Le potenzialità del Glass Project - aggiunge Pescini - sono infinite, in quanto limitate solo dalla fantasia della progettazione. I primi marchi di qualità tecnica ci hanno portato a diventare parte del “Faraone Expert”, gruppo selezionato di produttori e installatori, creato con lo scopo di pro-

porre qualità e soluzioni innovative». Tale progetto ha sviluppato l’interesse di creare una struttura commerciale indipendente sull’intero territorio nazionale, con apertura ai mercati europei. Inoltre Vetraria Pescini ha in progetto di ottimizzare i processi industriali, arricchirsi tecnicamente e rendere fruibile la preparazione tecnica del suo staff ai propri clienti, al fine di crescere insieme e creare una forte sinergia che porti a tutti i soggetti coinvolti una crescita economica ed una possibilità di superare insieme il difficile periodo di crisi. LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 259


Quando lo spazio si fa luogo Una boutique studio unconventional, che permette di far vivere il momento dell’acquisto come un’esperienza. Questo è quello che fa di TAF House Design Philosophy non uno showroom, ma un laboratorio di idee Marco Tedeschi

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n punto vendita che sia capace di far vivere il momento dell’acquisto come un’esperienza, o meglio una shopping experience; non soddisfazione di un bisogno “materiale”, ma qualcosa di diverso. «È proprio questa la scelta di orientamento dello spazio vendita di TAF House Design Philosophy a Milano, che vuole esprimere il valore del prodotto attraverso una formula decisamente nuova in Italia: una boutique-studio unconventional – spiega Alessandro Geneloni, Interior Decorator –. Un punto che presenta solo prodotti made in Italy che

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permettono grande libertà di forma e di espressione per soluzioni estetiche nuove che esaltano i sensi attraverso texture e colori vibranti. Questo è ciò che fa di uno spazio un luogo, che rende accogliente una casa o piacevole il proprio posto di lavoro. Particolari che possono ingenuamente sembrare di minima importanza ma che in realtà rappresentano un autentico valore. La qualità non nasce dall'improvvisazione». Tra gli interlocutori principali di Taf House Design Philosophy, ci sono Architetti e Interior Designer. «Dagli spazi living privati ai grandi lounge di hotel e resort,


Alessandro Geneloni

Particolari che possono sembrare di minima importanza in realtà rappresentano un autentico valore. La qualità non nasce dall’improvvisazione

dalle zone wellness-spa agli spazi affacciati verso l’esterno su giardini, terrazze e piscine, per finire con executive office e yacht interior. Siamo attivi sia in Italia che all’estero, con particolare riferimento al Medio Oriente». Scegliere con attenzione i pavimenti e i rivestimenti risulta di particolare importanza per la trasformazione da spazio, in luogo. «Da loro dipenderà molto del risultato finale di de-

sign, insieme agli arredi e ai complementi». La scelta portata avanti dal Interior Decorator è tutta a misura del cliente visitatore. «Ho deciso di rompere gli schemi di un negozio tradizionale, scoprendo così il piacere di accogliere il cliente in “salotto”, senza vetrine, lontano dagli occhi della città. Si tratta di un’atmosfera che irrompe nel mondo di oggi proponendo un approccio confidenziale e caldo, lontano dai rapporti freddi e distaccati che spesso si creano. Per fare design ci vuole infatti comunicazione tra le persone, un dialogo fatto di parole, colori e decori per creare complicità e sintonia creativa. La nostra Brand Identity è di essere, prima di tutto, Interior Decorator specializzati nello sviluppare concept design di materiali personalizzati. Per questo offriamo la nostra consulenza all’acquisizione dei prodotti mettendo a disposizione anche il nostro background tecnico, dando assistenza in fase progettuale e in fase esecutiva. Se ci viene richiesto coordiniamo e supervisioniamo direttamente la

scelta dei materiali, la fornitura, la spedizione su Italia ed estero, la posa in opera e l’assistenza post-vendita attraverso nostri collaboratori professionisti e artigiani. In questo possiamo contare anche sulla professionalità dei brand che lavorano con noi: Mutina Ceramiche, Ceramiche brix, Lea ceramiche, Ceramiche Ragno, Ceramiche Etruria Design, CE.SI. Ceramiche, Besana Moquette, Pixel-fp, Lithos Mosaico, Madam-fp, Unikolegno, Florian, Old Floor, Foglie D'Oro, Giò Speedy, Listotech, Studio Art e Cotto del Mediterraneo. Oggi – conclude Geneloni – non ci si accontenta di abitare uno spazio come semplice contenitore. In tutto ciò la natura, con le sue infinite forme e materie, ci spinge a conferire agli spazi un carattere, un’identità che ci rappresenti».

In questa pagina, Ceramiche Mutina e Brix Ceramiche di TAF Housedesign di Milano www.tafhousedesign.com

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INTERNI

Habitat lavorativi Progettazione puntuale, manodopera qualificata, rispetto delle tempistiche, fidelizzazione dei partner e della clientela. Sono i requisiti richiesti nel settore della progettazione e realizzazione chiavi in mano di ambienti lavorativi. Ne parla Alberto Draghi Valeria Garuti

on la definisce crisi, il periodo di forte contrazione economica che ormai da tempo caratterizza il nostro paese: «Questo è il nuovo mercato...». Per creare le condizioni necessarie al fine di restare al passo con i tempi è necessario fidelizzare i clienti e i fornitori. È questo l’obiettivo di Alberto Draghi, amministratore di Officenter srl, azienda di Gallarate (VA), che si occupa di progettazione e realizzazione di ambienti lavorativi. A fronte di un incarico come si sviluppa la vostra attività? «Il primo passo riguarda la minuziosa interpretazione del progetto originale, l’identificazione e l’acquisto in toto dei componenti che ne rispettino esattamente le caratteristiche e le qualità richieste. Questo tenendo sempre presente i budget definiti con il cliente in fase contrattuale. L’altro aspetto fondamentale è rappresentato dalla puntualità dei servizi e soprattutto dalla qualità di una manodopera esperta e collaudata. Solo in questo modo, con umiltà ma con una grande organizzazione, si può portare a termine positivamente un incarico e soprattutto nelle date stabilite. Il rispetto dei tempi è un valore da tenere in massima considerazione, la dilatazione della tem-

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Alberto Draghi

Operiamo in Italia per il 70 per cento e all’estero per il restante 30, in particolare in tutta Europa e Usa

pistica può creare danni enormi. Nello svolgimento delle attività si rischiano sempre contrattempi, varianti, errori e ritardi che solo una struttura preparata e flessibile può affrontare, gestire in tempo reale e superare brillantemente». A quali segmenti di mercato vi rivolgete? «Con un pacchetto di 1200 clienti, realizziamo spazi di lavoro per ogni settore. Non ci limitiamo ai soli uffici, spaziamo dagli ospedali agli show-room. Progettiamo e mettiamo a punto la totalità degli allestimenti interni. Il settore medicale e quello bancario rappresentano gli ambiti dai quali riceviamo le migliori risposte. Nel nostro carnet ci onoriamo di annoverare la clinica “Mater Domini” di Castellanza, da noi seguita alcuni anni fa nella quasi totalità della realizzazione. Operiamo in Italia per il 70 per cento e all’estero per il restante

30, in particolare in tutta Europa e Usa. In questo momento ci stiamo occupando della realizzazione dei nuovi uffici della Lavazza a New York». Attualmente quali sono i numeri nel settore del contractor uffici? «L’anno in corso si è rivelato abbastanza deludente. L’aspetto più grave è rappresentato dalla diminuzione dei prezzi delle nostre realizzazioni con la conseguente riduzione dei ricavi . Produciamo un servizio di qualità e per restare sul mercato abbiamo dovuto apportare sconti. Fortunatamente l’esperienza pluriennale nel settore non ci ha fatto cambiare pelle e ci ha permesso di autofinanziarci senza problemi anche in questo periodo difficile». A questo proposito, quali strategie commerciali avete messo in atto? «Cerchiamo prima di tutto clienti affidabili. Inoltre ci

stiamo organizzando in modo da allargare ulteriormente il nostro raggio d’azione. Pur rimanendo sempre nell’ambito del contractor, ci proponiamo con partners selezionati anche come realizzatori di impianti, includendo nuove attività. La costante mancanza di tempo da parte dei clienti li porta spesso a rivolgersi a quelle imprese che forniscono un’ampia gamma di servizi in modo da non doverli richiedere a ditte diverse ma a un unico interlocutore» . In che modo vi concentrate sulla fidelizzazione? «I 30 anni di esperienza ci hanno portati a concentrare le nostre forze sulla clientela. Il 70 per cento del nostro fatturato è composto da clienti che continuano a rivolgersi a noi perché soddisfatti. I nuovi compratori rappresentano il 30 per cento. Oggi giungere alla firma dell’accordo commerciale è diventata una sfida. Il contratto è una promessa nei confronti del cliente, che ripone in noi la sua fiducia. La fidelizzazione coinvolge anche il fornitore, rappresentato nel nostro caso da produttori leader di settore e tecnici specializzati che abbiamo collaudato e selezionato nel tempo».

A sinistra, cantiere di una struttura lavorativa. Nella pagina precedente, dettaglio di ufficio realizzato per la De Tomi srl di Varese e l’amministratore di Officenter di Gallarate (VA), Alberto Draghi www.officenter.it

LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 265


Cresce la rete infrastrutturale della regione I BreBeMi, Pedemontana Lombarda e Tangenziale Est Esterna di Milano. Tre arterie fondamentali per lo sviluppo territoriale. Il ruolo di primo piano di Infrastrutture Lombarde Spa. Anche nella prospettiva dell’Esposizione Universale del 2015 Carlo Rossi

Infrastrutture Lombarde Spa ha sede a Milano www.ilspa.it

268 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

nfrastrutture Lombarde, società interamente partecipata da Regione Lombardia, è stata costituita nel 2003 per coordinare la realizzazione dei nuovi progetti infrastrutturali sul territorio regionale ed è attualmente impegnata nella realizzazione di numerosi interventi di fondamentale rilevanza anche in vista dello svolgimento dell’Esposizione Universale del 2015. Per quanto concerne lo sviluppo della rete infrastrutturale viaria, Infrastrutture Lombarde è impegnata, in qualità di stazione appaltante, nella realizzazione di due importanti direttrici regionali: la Cremona-Mantova e la Broni-Pavia-Mortara. Inoltre, nell’ambito del completamento del corridoio EstOvest che attraversa l’intero ba-

cino padano, la società svolge attraverso la partecipata Concessioni Autostradali Lombarde Spa (Cal), il ruolo di ente concedente per la realizzazione delle tre principali autostrade nazionali del territorio lombardo: BreBeMi, Pedemontana Lombarda e Tangenziale Est Esterna di Milano. La BreBeMi si sviluppa su un asse di 62 km, che attraversa la pianura Padana da Milano a Brescia, interessando le province di Brescia, Bergamo e Milano e, parzialmente, quella di Lodi. Partiti nel luglio 2009, i lavori per la realizzazione della BreBeMi hanno raggiunto a oggi un avanzamento pari a oltre la metà dell’asse autostradale. Tale avanzamento è in linea con il cronoprogramma, che prevede il termine dei lavori dell’asse au-


Infrastrutture Lombarde

A inizio 2010 si è tenuta la cerimonia di avvio dei lavori della Pedemontana, che verranno conclusi entro la fine del 2013

tostradale e delle opere complementari per dicembre 2013. La Pedemontana Lombarda è composta da tre tratte autostradali: la tangenziale di Varese, la tangenziale di Como e l’asse trasversale principale, che corre dall’interconnessione con l’autostrada A8 Milano-Varese nel comune di Cassano Magnago (VA) fino a quella con l’autostrada A4 Milano-Bergamo nel comune di Osio Sotto (BG). L’opera interessa nel complesso cinque province (Bergamo, Como, Milano, MonzaBrianza e Varese) e un totale di 87 comuni. Lo sviluppo complessivo della Pedemontana Lombarda è di poco superiore a 85 km, quattro dei quali costituiti da viadotti e trentuno da gallerie. La realizzazione dell’autostrada prevede opere per circa 50 ulteriori km, tra cui la variante alla ex ss Varesina da Tradate a Uboldo, la variante alle sp 31 e 133 da Bregnano a Ceriano Laghetto, la variante

alla sp 6 da Sovico a Vedano al Lambro, la tangenziale di Arcore, il collegamento Bernareggio-Bellusco e la dorsale dell’Isola Bergamasca da Terno d’Isola a Filago. Il 6 febbraio 2010 si è tenuta la cerimonia di avvio lavori, che verranno conclusi entro il 31 dicembre 2013. La Tangenziale Est Esterna di Milano (Teem) collega invece l’autostrada A4 Milano-Brescia all’altezza di Agrate Brianza con l’A1 Milano-Bologna all’altezza di Melegnano, per uno sviluppo complessivo dell’opera di 31,8 chilometri e corre per 25 km nel territorio della provincia di Milano, interessando 20 comuni e quello della Provincia di Lodi per circa 7 chilometri. I lavori per la realizzazione della Teem sono partiti l’11 giugno 2012, dopo che Cal e TE avevano condiviso un programma dei lavori che fissava entro dicembre 2013 la conclusione dei lavori relativi all’Arco Teem, in modo da consentire l’entrata in

esercizio della BreBeMi, e quella dell’intera opera entro maggio 2015, in tempo per l’avvio di Expo 2015. Per questi ultimi progetti Cal ha recentemente proposto la sperimentazione, attraverso un’apposita area di test da collocare nella zona nord e nordest di Milano, del sistema di pedaggiamento “free flow” al fine di valutarne la fattibilità e i benefici derivanti dall’applicazione di questo innovativo sistema, che prevede l’eliminazione delle barriere di accesso all’infrastruttura (caselli autostradali), come già accade in diversi Paesi europei. Un sistema che si è già rivelato efficace soprattutto se applicato alle opere realizzate mediante il ricorso allo strumento del project financing, che fondano la propria bancabilità sulla certezza dei ricavi provenienti dai pedaggi e di cui le autostrade BreBeMi, Pedemontana e Teem sono un esempio. LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 269


RINNOVABILI

Efficienza energetica e nuove tecnologie Nuovi orizzonti per l’efficienza energetica e le rinnovabili, tra cui spicca la cogenerazione. Guido Ghirardi fa il punto su tutte le novità green e sulla funzione della Energy Service Company Roberta De Tomi

nergia prodotta per cogenerazione, qualcosa su cui puntare. Come rileva la Relazione 2011, pubblicata sul sito del Dipartimento per l’Energia del Ministero dello Sviluppo Economico e afferente al periodo 2004-2010, rispetto alla corrispondente produzione separata, quella legata alla cogenerazione ha permesso per ogni anno in-

E

Guido Ghirardi, titolare dell’Evolve Srl che ha sede a Milano www.evolvesrl.com

270 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

dicato un risparmio del 2728 per cento, pari a circa 4,5 milioni di tonnellate equivalenti in petrolio. Ed è questo uno degli ambiti cui Evolve, società che offre servizi energetici integrati, si sta rivolgendo, mostrandosi sempre attenta a captare le novità tecnologiche, come spiega il titolare, Guido Ghirardi. Nel settore in cui operate, quali sono le principali criticità e quali invece i punti di forza su cui puntare per sostenere l’attuale congiuntura? «Attualmente i servizi forniti da Evolve, ovvero ingegneria, gestione, progettazione, costruzione e riqualificazione di centrali termiche e impianti, presentano alcune criticità sul mercato, ma la prospettiva si apre grazie alla funzione di Esco (Energy Service Company ). Con essa ci si pone sul mercato con l’obiettivo di reperire le risorse finanziarie necessarie ad avviare processi di riduzione dei costi attraverso l’introdu-

zione di tecnologie e interventi ad hoc». Come riuscite a realizzare il connubio tra risparmio energetico e sostenibilità economica? «Riducendo i costi dell’energia primaria si liberano delle risorse economiche e finanziarie che possono essere investite in tecnologie e interventi». Quali attività avete sviluppato rispetto all’elaborazione di progetti legati alle energie sostenibili? «Abbiamo puntato sulle rinnovabili all’inizio del 2000, e nel frattempo ci siamo focalizzati su altre attività legate ai servizi energia, in particolare nel settore residenziale; tali attività sono state condotte in parallelo, anche se il


Guido Ghirardi

quadro normativo degli ultimi anni ha creato un rallentamento nello sviluppo delle rinnovabili, che ci ha portato alla diversificazione dell’attività». Nella vostra azienda, convergono ambiti i cui know-how sono molto diversi. Secondo quali strategie realizzate tale convergenza? «Al nostro interno esistono diverse competenze tecniche e operative, pertanto abbiamo le risorse necessarie per affrontare sia le richieste tecnologiche, sia quelle a carattere più strategico nell’ambito delle forniture di energia tout court. Ovviamente tutte le attività sono finalizzate alla riduzione dei costi».

Dalla vostra esperienza, è nata la società di vendita di gas “Padana Energia e Servizi”. Quali sono i territori in cui opera e con quali modalità? «Padana Energia è una società al 100 per cento partecipata da Evolve e rifornisce gas su tutto il territorio nazionale. I suoi punti di forza sono una fatturazione e un’offerta chiara e trasparente. La società si pone come partner accanto ai clienti finali, supportandoli nella valutazione dell’offerta e nella comprensione delle diverse componenti e variabili tipiche del mercato gas metano». Quali sono i vostri prossimi obiettivi? «Per il futuro prevediamo

uno sviluppo nell’area dei progetti con grandi impieghi tecnologici nell’ambito della cogenerazione e degli efficientamenti energetici come ad esempio la riqualificazione energetica e la gestione di 98 edifici pubblici, in prevalenza scuole, di proprietà di 16 Comuni dell’hinterland milanese; gara vinta in Ati con altre tre Esco e indetta dalla Provincia di Milano. Il progetto prevede un risparmio annuale di oltre 1,3 milioni di euro, pari a circa il 35 per cento rispetto ai costi attuali, dei quali il 5 per cento resterà fin dal primo anno di concessione nelle disponibilità dei comuni». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 271


EFFICIENZA ENERGETICA

L’energia più pulita è quella che non consumiamo Le Energy Service Company sono al servizio di privati ed enti pubblici al fine di ridurre i consumi di energia. Gianluigi Redaelli e Lucia De Francesco illustrano le soluzioni disponibili oggi Valeria Garuti

aumento dei prezzi del combustibile e in particolar modo la crescita della tassazione su energia elettrica e gas registrata dall’inizio del 2012, ha reso le aziende particolarmente sensibili al tema energetico, soprattutto nel caso in cui queste ultime si trovino a dover competere sui mercati internazionali, con concorrenti per i quali l’incidenza dei costi dell’energia sul prodotto finito è decisamente più bassa. Tale situazione ha comportato un aumento della richiesta di supporto specialistico in tema di efficienza e risparmio, generando una considerevole crescita di competitor. Spesso si tratta di professionisti tecnici non specializzati in soluzioni di efficienza energetica, che propongono soluzioni verticali e non valutano congiuntamente involucro, impianti, macchinari e processi. È dunque necessario un intervento all-inclusive per evitare inutili sprechi di energia. «Stiamo affrontando questo pe-

L’

Newen Srl si trova a Milano www.newen.eu

272 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

riodo di contrazione economica - afferma Redaelli, Amministratore dell’azienda di servizi per il risparmio energetico NewEn di Monza, consolidando la nostra presenza presso clienti già acquisiti e allargando il portfolio con nuove opportunità grazie all’approccio sistemico proposto e alla capacità della nostra Azienda di condurre tutte le attività necessarie per ridurre i costi energetici, dalla diagnosi e progettazione fino alla realizzazione e gestione degli interventi migliorativi. Ci occupiamo anche del reperimento e della gestione delle risorse finanziarie necessarie al finanziamento degli impianti energetici e, in

quanto Esco, curiamo anche le pratiche relative ai Titoli di Efficienza Energetica». NewEn fornisce servizi principalmente ad aziende private fortemente energivore, ad enti pubblici, ed a strutture del terziario come alberghi, ospedali e supermercati. Questo è possibile grazie alla diversificazione dell’offerta che comprende consulenza tecnica e gestionale, progettazione, fornitura e realizzazione di interventi di efficienza, formazione e affiancamento professionale. «La richiesta che riceviamo più di frequente - continua il direttore marketing di NewEn, Lucia De Francesco - è quella di


Gianluigi Redaelli e Lucia De Francesco

Riteniamo che le politiche sulle fonti di energia rinnovabile vadano riviste a livello globale e che non sia opportuno focalizzare l’attenzione solo sul fotovoltaico

abbassare i costi energetici sui differenti vettori utilizzati, rappresentati in prevalenza da energia elettrica e gas naturale. A tale richiesta rispondiamo proponendo due percorsi paralleli: il primo riguarda la spesa economica sostenuta dall’azienda, il secondo comprende il quantitativo di energia consumato dalla stessa. In altri termini, interveniamo sui contratti energetici e sugli aspetti tecnici e gestionali mirati a ridurre la quantità di energia consumata». Quest’estate il Ministro dello sviluppo economico, Corrado Passera e il Ministro dell'ambiente, Corrado Clini, hanno firmato il decreto riguardante il quinto conto energia, che propone nuove iniziative a favore del fotovoltaico. A questo proposito Redaelli afferma: «Riteniamo che le politiche sulle Fer

(fonti di energia rinnovabile) vadano riviste a livello globale e che non sia opportuno focalizzare l’attenzione su una sola tecnologia (in questo caso il fotovoltaico), a discapito di altre che spesso risultano anche più efficaci. Auspichiamo che i legislatori affrontino in modo organico e sistemico il tema delle energie rinnovabili, integrandone i futuri sviluppi in una politica energetica nazionale di visione globale, in cui le Fer vadano di pari passo con efficaci politiche di promozione e incentivazione dell’efficienza energetica. Non dimentichiamoci che l’energia più pulita è quella che non consumiamo, ma che guadagniamo razionalizzando i consumi ed eliminando gli sprechi». L’azienda, avente sede legale a Monza, ma uffici operativi in centro a Milano, sta attual-

mente investendo nella finalizzazione di un softwaredi Business Intelligence da utilizzare come strumento per le decisioni strategiche di riduzione dei consumi energetici: Race (Reduce Actual Costs of Energy). Il sistema, testato internamente già da parecchi anni è oggi sufficientemente maturo per poter essere proposto sul mercato come prodotto innovativo. «Questo tool - continua Lucia De Francesco - integra aspetti tecnici legati ai consumi ed elementi economici, per una completa gestione dell’energia in azienda da parte dei differenti profili coinvolti». NewEn opera su tutto il territorio nazionale, anche se parte dei clienti è posizionata nel centro e nord Italia. Dal 2011 l’azienda è coinvolta in progetti di portata internazionale che coinvolgono India e Russia e in futuro potrebbero interessare anche i paesi dell’Europa dell’Est e il Nord Africa. LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 273


EFFICIENZA ENERGETICA

Nuove risorse nel settore energia e stime adottate dal Piano di azione nazionale per le fonti rinnovabili dell’Italia indicano una sostanziale stabilizzazione nel miglioramento dell’efficienza, con un tasso di crescita dello 0,37 per cento annuo (registrato già a partire dal 2010), relativamente agli usi finali di energia, quali ad esempio quelli nei sistemi di distribuzione e stoccaggio del calore ed efficienza negli involucri degli edifici. Nei consumi per riscaldamento e raffreddamento sono prevalentemente le decisioni dei singoli attori della domanda, ovvero famiglie e im-

L Paola Ferroli, consigliere di amministrazione e direttore marketing del Gruppo Ferroli con sede a San Bonifacio (VR) www.ferroli.it

Impiego di nuove tecnologie e di fonti rinnovabili termiche nel rispetto delle politiche di efficienza energetica indicate per il 2020. Il punto di Paola Ferroli sul mercato dell’energia Viviana Dasara

prese, a determinare la penetrazione delle fonti energetiche rinnovabili termiche, a differenza dei consumi energetici nel settore elettrico e dei trasporti. L’impiego delle fonti energetiche rinnovabili è dunque collegato ad interventi realizzati dal lato dell’offerta. In questa direzione il Gruppo Ferroli, fondato dall’attuale presidente e Cavaliere del Lavoro Dante Ferroli, sostiene lo sviluppo dell’industria termotecnica e lo sforzo per il risparmio energetico con una gamma di prodotti per uso civile e un’offerta di sistemi alimentati con le più svariate fonti di energia: gas, gasolio ma anche solare, biomasse ed elettricità. «La nostra – afferma Paola Ferroli, consigliere di amministrazione e direttore marketing strategico –, è un’azienda leader nel settore del riscaldamento, del condizionamento e delle energie alternative, in grado di offrire una vasta gamma di prodotti tecnologicamente evoluti e affidabili, garantiti da un sistema di qualità

certificata». La storia del gruppo inizia subito dopo la prima metà degli anni Cinquanta, con la produzione di caldaie a basamento, per poi estendere l’offerta ai radiatori, quindi alle caldaie murali, agli impianti di climatizzazione, alle caldaie industriali e alle caldaie centralizzate con sistemi di contabilizzazione autonoma, fino ai sistemi solari termici per la produzione di acqua calda. In questo contesto, come avviene lo sviluppo del prodotto? «Concentriamo la nostra produzione su sistemi integrati di riscaldamento civile e professionale preconfigurati, flessibili, integrabili con le fonti di energia più convenienti localmente, in funzione dei vari mercati e della richiesta. Inoltre, la maggior parte di queste produzioni, oltre che la progettazione, è realizzata in Italia, a differenza di molti competitors che acquistano intere gamme di prodotto finito o affidano a sub-fornitori la gran parte delle realizzazioni


Paola Ferroli

514 mln intermedie, anche dei componenti più tecnologici e di pregio. Secondo la nostra filosofia deve essere sempre garantita l’affidabilità, la semplicità di gestione e di esercizio, la flessibilità e la velocità di installazione». Quanta attenzione ponete, e quanto si investe, in ricerca, innovazione e sviluppo? «Negli ultimi due anni ci stiamo concentrando principalmente sui prodotti a condensazione in acciaio per unità mono/pluri abitative legate a

impianti ad energie rinnovabili. Al momento, la nostra azienda è molto impegnata nella promozione delle migliori e più efficienti tecnologie: solare termico, pompe di calore, caldaie a condensazione. Anche i progettisti sono seguiti da un team dedicato di consulenti professionisti e da strumenti informatici a loro dedicati». Quali prospettive per il 2013? Quali nuovi settori, target e mercati potreste conquistare in futuro? «Per la nostra società l’aper-

Concentriamo la nostra produzione su sistemi integrati con le fonti di energia più convenienti localmente

FATTURATO REGISTRATO DAL GRUPPO FERROLI NEL CORSO DEL 2011. LA CHIUSURA DEL 2012 SI PREVEDE SARÀ INFLUENZATA POSITIVAMENTE

tura verso i mercati esteri si realizza attraverso importanti partnership commerciali e acquisizioni di storici marchi di produzione, consolidando negli anni la strategica posizione del gruppo a livello internazionale. Il gruppo si è sempre distinto impegnando le proprie risorse anche sui mercati esteri emergenti, prima nell’Europa Occidentale per arrivare oggi a coprire, anche con produzioni “domestiche”, mercati importanti come Cina, Vietnam e Corea, non per delocalizzare, ma per conquistare nuovi mercati locali». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 275


CONSULENZA AMBIENTALE

Per una gestione più semplice, dei rifiuti L’Italia rientra tra i 12 paesi dell’Unione Europea che registrano basse performance di gestione dei rifiuti. Questo perché nel sistema normativo italiano, permane una radicata incertezza su numerose questioni operative. Ne parliamo con Ines Bertoli Nicoletta Bucciarelli

Al centro Ines Bertoli, Socio e Responsabile dello Studio Amb di Bergamo www.studioamb.it

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a gestione dei rifiuti in Italia presenta grandi criticità, nonostante il Rapporto Banca dati sulla raccolta differenziata 2011, registri come dato positivo un calo del 1,88 per cento dei rifiuti prodotti rispetto al 2010. La percentuale di raccolta differenziata, secondo i dati del rapporto, è passata infatti dal 33,26 per cento del 2010 al 35,5 per cento del 2011, ma in Europa occupiamo solo il 20° posto su 27 Stati membri e rientriamo tra i 12 paesi della classifica che hanno basse perfor-

L

mance di gestione dei rifiuti. Questo a causa di politiche deboli o inesistenti di prevenzione dei rifiuti e per le difficoltà esistenti nella gestione generale. «Le imprese che operano nel campo della gestione dei rifiuti – spiega Ines Bertoli, Socio e Responsabile dello Studio Amb di Bergamo – si trovano spesso a doversi districare tra le operazioni necessarie sia dal punto di vista amministrativo che pratico». Lo Studio Amb nasce nel 1992 dall’intuizione che nel futuro le tematiche ambientali avrebbero assunto un ruolo


Ines Bertoli

Le disposizioni di legge per la gestione dei rifiuti si sono spesso presentate come frammentate, complesse, farraginose e ambigue

sempre più importante. Da allora si occupa del mondo dei rifiuti a 360 gradi. Perché, fra i tanti temi ambientali, avete scelto di specializzarvi in questo settore? «La normativa in materia di rifiuti ha un’origine relativamente recente. Solo con l’emanazione del cosiddetto “Decreto Ronchi” del 1997, la materia “rifiuti” ha trovato una sua regolamentazione organica in linea con le direttive europee. La disciplina dei rifiuti è stata oggetto, in questi ultimi anni, di profondi interventi da parte del legislatore comunitario e nazionale. Sull’onda di una più matura e diffusa consapevolezza ambientale e a seguito del con-

vincimento che la gestione dei rifiuti rappresenta un’attività di pubblico interesse nella quale concorrono i diritti fondamentali alla salute e alla protezione dell’ambiente, si sono prospettate azioni basate su logiche di riduzione, recupero, riutilizzo e riciclo, considerando le azioni di smaltimento finale, fasi residuali». Questa è la situazione dal punto di vista teorico. Ma qual è la situazione reale in Italia? «Nonostante tali presupposti, sicuramente condivisibili, a tutt’oggi, nel sistema normativo italiano, permane una radicata incertezza su numerose questioni operative di importanza solo apparentemente marginale. Le disposizioni di

legge si sono spesso presentate come frammentate, complesse, farraginose e ambigue. Tutto ciò ha causato un profondo disorientamento tra gli operatori del settore. Per questo motivo, proprio per venire incontro alle esigenze di chi iniziava a intraprendere sfide economiche nel mondo dei rifiuti (trasporto, recupero e smaltimento), lo Studio Amb ha iniziato a svolgere la propria attività di consulente, ❯❯ LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 277


CONSULENZA AMBIENTALE

❯❯ all’inizio solo dal punto di vi-

sta amministrativo, poi sempre più tecnico. Oggi la nostra squadra è composta da architetti, geologi, biologi, ingegneri, ma anche laureati in scienze giuridiche». A chi vi rivolgete prevalentemente? «I nostri clienti sono i gestori d’impianti di recupero e smaltimento, i trasportatori e gli intermediari/commercianti di rifiuti, i produttori (grande distribuzione, istituti di credito, attività manifatturiere), gli enti pubblici e le società a partecipazione pubblica». Che tipo di servizi offrite? «I servizi sono molteplici e spaziano da tutte le pratiche che abilitano alle attività di gestione dei rifiuti, alle certificazioni di qualità, ambiente e sicurezza, fino alla formazione e all’addestramento del personale delle aziende. Inoltre, grazie all’esperienza maturata come società di consulenza in campo ambientale con parti-

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TuttoRifiuti avvicina le aziende alla legislazione ambientale, fornendo gli strumenti necessari per capire a quali obblighi di legge sono soggette e le istruzioni complete su come assolverli

colare riguardo al settore rifiuti, abbiamo ampliato, negli ultimi anni, la gamma dei servizi offerti, creando un portale di consulenza on line, TuttoRifiuti». Perché è nato il portale TuttoRifiuti? «Perché siamo consapevoli delle necessità e delle problematiche che ogni giorno le aziende del settore devono affrontare. Per questo, attraverso un percorso semplice, TuttoRifiuti avvicina le aziende alla legislazione ambientale, ma soprattutto fornisce gli strumenti necessari per capire a quali obblighi di legge sono soggette e le istruzioni complete su come assolverli. Si tratta pertanto di uno strumento di consultazione indispensabile per tutte le aziende profondamente convinte dell’importanza di un atteggiamento pro-attivo verso l’ambiente». Oltre a uno strumento di consultazione fornite anche

un apporto concreto? «Certamente. Se ad esempio siamo chiamati per un consulto da un ente o un’azienda che deve realizzare degli impianti di smaltimento e recupero di rifiuti, e impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili con l’impiego di rifiuti e biomasse innanzitutto valutiamo la fattibilità e i requisiti necessari. Poi vengono predisposti i progetti e le istanze tese ad ottenere l’autorizzazione alla realizzazione. Vengono poi predisposte le Comunicazioni per l’esercizio dell’attività di messa in riserva e recupero di rifiuti in regime semplificato. Si organizzano le istanze per l’ottenimento di ogni altra autorizzazione, verifiche di Via e Via Regionali relative agli impianti di cui sopra. Ci occupiamo inoltre delle istanze di rinnovo, di ampliamento e varianti degli impianti e forniamo consulenza in caso di trasformazioni societarie, cessioni d’azienda, scissioni, fusioni predisponendo le relative istanze di voltura o variazione».


BONIFICHE

L’amianto, un pericolo ancora da annientare In Italia l’amianto miete ancora migliaia di vittime. La Regione Lombardia, supportata da una nuova legge approvata nel luglio 2012, sta lottando per debellare il fenomeno, sostenendo le segnalazioni dei siti e la bonifica delle aree contaminate. Il punto di Andrea Tonella Lorenzo Brenna

i calcola che l’amianto uccida in Italia 3mila persone all’anno. È accertato il rapporto causale col tumore maligno della pleura, ma fino agli anni 90 questo materiale era presente soprattutto nelle coperture degli edifici. Nel 1992 è stato messo al bando, ma sono ancora molti i siti contaminati. A rischio non sono solo le persone che lavoravano nelle fabbriche che producevano questa fibra, ma anche la popolazione che vive dove sorgevano i centri industriali. La Lombardia è tra le regioni più attive nella lotta all’amianto. Nel 2012, in base alle segnalazioni, si stima che in Lombardia siano presenti materiali contenenti amianto

S

Attività di bonifica svolte dalla AT Srl di Rogno (BG) www.at-srl.com

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per un volume complessivo di 1,3 mln di metri cubi. E una mappatura a telerilevamento aereo ha permesso di stimare, per le sole coperture dei tetti in lastre di cementoamianto, un volume di almeno 2,5 mln di metri cubi. Esclusi i materiali friabili e in interni che non è possibile censire. La Regione rilancia la sua politica in materia di risanamento ambientale, bonifica e smaltimento dell’amianto con la legge regionale n. 14 del 31 luglio 2012. Grazie a questa riceve nuovo impulso anche il cosiddetto “censimento amianto”, con l’introduzione di una sanzione nel caso di mancata segnalazione.

L’iniziativa ha lo scopo di censire la presenza di amianto in Lombardia ed è rivolta a enti pubblici, aziende e cittadini. La Regione prevede inoltre specifiche azioni volte a favorire la bonifica: incentiva la rimozione di coperture costituite da lastre di cemento amianto e la loro sostituzione con pannelli fotovoltaici, sostiene l’autosufficienza regionale in materia di smaltimento, ovvero la creazione di discariche o di impianti di trattamento ad alta tecnologia e promuove la bonifica di siti particolarmente a rischio. AT è un’azienda che opera nell’ambito della realizzazione e manutenzione di coperture civili e industriali.


Andrea Tonella

In base alle segnalazioni, si stima che in Lombardia siano presenti materiali contenenti amianto per un volume di 1,3 milioni di metri cubi

«Una delle nostre primarie aree di intervento è quella relativa alla bonifica e smaltimento delle coperture in amianto cemento», ha dichiarato Andrea Tonella, titolare dell’azienda. Inoltre AT realizza rivestimenti metallici e impianti fotovoltaici. «Ottimizzare il rapporto che esiste tra gli edifici e i contesti nei quali si trovano è un obiettivo comune da perseguire, per salvaguardare l’ecosistema e migliorare la qualità della vita. Predisponendo una situazione di benessere della quale andranno a godere soprattutto le generazioni future. Una strada nuova che abbiamo sposato appieno, rispettando le esigenze dell’ambiente e delle persone». Abbiamo chiesto a Tonella di spiegare come si effettua una bonifica. «AT è iscritta all’Albo Gestori Ambientali, vanta un’esperienza ultradecennale nel settore delle bonifiche attraverso personale altamente qualificato, e per l’esecuzione di tali lavorazioni

opera secondo le procedure idonee alla tipologia specifica di intervento e attraverso attrezzature e strumenti in regola con i sistemi previsti dalla legislazione corrente. Il processo di bonifica e smaltimento delle coperture contenenti amianto prevede in prima battuta un sopralluogo sull’area interessata, per rilevare eventuali criticità e studiare la soluzione che comporta il minor rischio ambientale e di sicurezza personale dei propri operatori. Dopo aver verificato la presenza di fibre di amianto si provvede al contatto diretto

con gli enti sanitari competenti per territorio, ai quali è necessario sottoporre le modalità operative dell’intervento per ottenere l’autorizzazione per l’esecuzione. Dopodiché procediamo manipolando la copertura ed evitando accuratamente pericoli di caduta o di frantumazione. Una volta ultimata la rimozione, si procede all’invio del materiale alla discarica autorizzata allo stoccaggio e smaltimento. La procedura si conclude dando comunicazione all’ASL competente dell’avvento smaltimento». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 281


USURA

L’usura non è una questione privata L’usura è sempre più diffusa. Protagoniste sono innanzitutto le difficoltà degli imprenditori, ma crescono le richieste di aiuto da parte di privati cittadini che non sanno più come affrontare le rate delle finanziarie o i debiti di gioco Teresa Bellemo

a crisi economica e il credit crunch fanno da humus all’usura. Più si fatica ad accedere al credito per vie legali, più prende forza il mondo sommerso del prestito illegale. L’associazione Sos Impresa è nata per fare luce su questa realtà, per aiutare le vittime a denunciare il loro debitori e a ripartire sul piano sociale ed economico. Nata a Palermo nel 1991 attorno alla denuncia prima e all’assassinio poi di Libero Grassi, oggi è ramificata in tutto il territorio nazionale anche grazie al numero verde che raccoglie le richieste di aiuto provenienti da ogni parte d’Italia. Ma la lotta più importante viene fatta ogni giorno contro la tendenza culturale che reputa l’usura un problema personale tra un malcapitato che se l’è andata a cercare e un altro, più o meno per bene, che presta denaro, però “a strozzo”. Lino Busà, presidente di Sos Impresa, la pensa diversamente: «L’usura è un problema che riguarda l’intera comunità perché è un canale di riciclaggio di denaro sporco, permette alla criminalità organizzata di entrare nel tessuto economico e di stravolgerlo. È, inoltre, crocevia di altri reati economici come truffe, bancarotta e reati fiscali». Quali sono i motivi principali che spingono commercianti e imprenditori a rivolgersi agli strozzini? «Il motivo principale è quasi sempre un’emer-

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genza finanziaria: arriva una cartella di Equitalia per qualcosa di non pagato. Se non si paga, si rischia di entrare nella lista dei cattivi pagatori; se ciò avviene, si determina un sistema informativo per cui vengono chiusi i conti del soggetto in questione che, nel caso abbia un’attività, ha finito di fare l’imprenditore. La stessa cosa può capitare con la banca. L’usura è un reato sommerso ma gli usurai sono personaggi pubblici: so che nel mio territorio, tra i negozianti c’è chi può prestare, seppure a strozzo. Inizia così il meccanismo: mi faccio fare un prestito per pagare la cartella esattoriale e rientrare così nel fido o per pagare un fornitore. Si va dall’usuraio per piccole somme che poi crescono con il tempo». Oggi non solo i titolari di attività in difficoltà, ma anche i pensionati iniziano a essere vittime dell’usura. Come mai questa evoluzione? «La stragrande maggioranza di chi si rivolge a noi è rappresentata dai piccoli imprendi-


Lino Busà

Nella foto, Lino Busà, presidente dell’associazione Sos Impresa

tori. C’è anche una fascia di lavoratori dipendenti ma in questi casi i motivi sono di disordine economico, come il gioco. Non parliamo di gioco d’azzardo o di bische clandestine, ma di “gratta e vinci”, lotto, videopoker, slot-machine. Tra le nostre richieste di aiuto riscontriamo, inoltre, livelli di consumo non appropriati alle proprie condizioni lavorative. Per comperare un oggetto ci si rivolge alle finanziarie, il prezzo diventa piccolo, ma poi le rate si sommano e magari si arriva a dover pagare 700 euro al mese per le rate della macchina, del televisore o della vacanza. Non si può generalizzare in modo assoluto, ma quando si tratta di imprenditori l’imprevisto è finanziario, quando si tratta di impiegati e pensionati ci sono disfunzioni nei consumi». In questi ultimi anni ci sono molte finanziarie private che si rivolgono di solito ai pensionati per finanziamenti anche senza garanzie. Come inquadrare questo fenomeno?

«Uno degli aspetti che affrontiamo è cercare di mettere ordine in tutto questo mondo. Infatti, non è esatto chiamare queste strutture “finanziarie”, si tratta invece di imprese di servizi finanziari o di mediazione creditizia che in Italia hanno superato le 130mila unità. Non sono loro che erogano il prestito ma fanno da tramite tra chi si rivolge a loro e chi può erogare, quindi banche o finanziarie certificate che in tutta Italia sono una cinquantina e sono autorizzate dalla Banca d’Italia. In molti casi si tratta di vere e proprie truffe: quando una persona che ha bisogno di denaro entra in una di queste società la sola procedura per aprire una pratica di finanziamento a suo nome costa 600-700 euro, anche se l’esito non dovesse essere positivo. In una situazione come quella di oggi è improbabile che persone senza garanzie o addirittura protestate possano ottenere credito, invece queste società spesso lo assicurano. Queste società invece adottano due strategie: una semplicemente  LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 285


USURA



Tra coloro che si rivolgono a noi c’è anche una fascia di lavoratori dipendenti ma in questi casi i motivi sono di disordine economico, come il gioco



 truffaldina, che lucra sulle spese di istruttoria è pari a circa 6mila euro». e poi nega il finanziamento; l’altra che indirizza verso canali di prestito clandestino a strozzo, con tassi e condizioni molto dure». Come fare quindi per evitare queste truffe? «È necessario un impegno di vigilanza più forte da parte della Banca d’Italia. Occorrerebbe una seria campagna di informazione e la regolamentazione di questo settore. Non tutti i cittadini distinguono bene tra società finanziarie e di mediazione finanziaria poiché quest’ultima tra i costi ha anche quelli della mediazione stessa. Quindi quando si chiedono 10mila euro, in verità, spuntando il tasso di interesse che in questi casi è sempre molto alto (appena sotto il tasso soglia), le spese d’istruttoria della pratica e un’assicurazione obbligatoria, alla fine dei conti la somma che si ottiene

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Cosa possono fare le istituzioni per arginare il fenomeno dell’usura? «Le istituzioni e il governo, attraverso il Comitato e il Fondo di solidarietà, dovrebbero fare in modo che gli aiuti alle vittime arrivino nel più breve tempo possibile; la magistratura dovrebbe collaborare velocizzando i processi di usura in modo da non renderla un reato ai fatti depenalizzato. Gli enti locali dovrebbero mettere a disposizione delle associazioni degli sportelli, fare campagne informative di sensibilizzazione. Infine, le associazioni come la nostra dovrebbero stare vicine alle vittime, accompagnarle nella denuncia e non farle sentire isolate. È chiaro che deve essere messo in campo un ampio complesso di forze se si vuole davvero combattere questo reato».


Sonia Stefanizzi

Il trasformismo degli strozzini L’usura si coniuga in varie tipologie per avvicinarsi ai modelli commerciali del territorio così da rispondere alle esigenze dei tanti imprenditori e cittadini che non riescono ad accedere al credito legale Teresa Bellemo

entro degli scambi finanziari e importante snodo commerciale europeo, Milano mostra come in un momento così complesso per l’economia il fenomeno dell’usura penetri in maniera capillare su gran parte del tessuto produttivo. Lo studio di Sonia Stefanizzi e Rosario Spina “L’usura. Un servizio illegale da una città legale” si concentra proprio su questo contesto milanese. L’ipotesi è che ci siano due mercati paralleli e collegati tra loro: da una parte, quello legale, legittimato dal punto di vista giuridico; dall’altra, uno normato da altre regole, fuori dai codici. Questi due mercati non sono solo collegati, ma si sorreggono a vicenda grazie a un rapporto di mutua dipendenza. Linee di credito illegali sono, infatti, sostenute da lavoratori regolari che versano i propri guadagni per pagare gli interessi di un prestito a strozzo e mutui legalmente accesi vengono sospinti da introiti non dichiarati o illegali. La realtà usuraia è in ogni caso estremamente variegata, ma a Milano la categoria più rilevante è quella attinente al piccolo commercio.

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La sua diffusione dipende essenzialmente dalla rigidità del sistema di credito legale che costringe, complice la situazione di males- Sonia Stefanizzi, sere economico, a rivolgersi a una struttura il- sociologa e autrice, insieme a Rosario Spina, legale, alimentandola. Questo rapporto di dello studio “L’usura. scambio e di reciprocità determina legami di Un servizio illegale tale interdipendenza che la denuncia risulta da una città legale” poi difficile. Sonia Stefanizzi ricorda come spesso un errore passato condizioni la possibilità di business futuri: «Persone implicate in reati non troppo gravi dal punto di vista economico poi non possono che ricorrere all’usura per ottenere credito». Come interagisce l’usura con l’economia sana? «In vari modi. In questo studio abbiamo allargato il significato del concetto di usura con lo scopo di guardare tutte quelle condizioni di vulnerabilità e isolamento sociale presenti nella popolazione milanese - lavoratori migranti, precari, ma anche i tanti imprenditori in fase di start up - ipotizzando che proprio queste siano un fattore attrattivo per il mercato illegale. A Milano l’usura quasi sempre caratte-  LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 287


USURA



La forte organizzazione gerarchica dei gruppi usurai fa pensare a una comparsa dell’usura legata alla criminalità organizzata a Milano



 rizza i piccoli imprenditori, e la relazione tra rapporto corre su canali informali: gli usurai quegli imprenditori che hanno compiuto reati di natura economica e usura provoca che ci sia un bacino stabile di utenti che alimentano questo mercato. È dunque possibile immaginare che gli attori illegali del credito possano trovare ampi spazi di proliferazione». Qual è l’identikit dell’usurato e qual è la natura del rapporto con il proprio usuraio? «Innanzitutto ci sono gli artigiani e i lavoratori in proprio. Qui l’usura si presenta nella sua forma più pura perché il prestito ha lo scopo di riciclare denaro proveniente da altre attività, realizzare profitti immediati o di impadronirsi dei beni della vittima. In questo caso la pratica usuraia è fortemente organizzata, ramificata e gode della copertura di studi commerciali e imprese legali. Nonostante alcuni magistrati ritengano che a Milano l’usura non sia legata alla criminalità organizzata, nell’ultimo periodo invece si inizia a vedere la comparsa di questa tipologia, proprio per la forte organizzazione gerarchica. C’è poi un’usura porta a porta, portata avanti dai cosiddetti “angeli di quartiere”, tipica del piccolo commercio. Qui il 288 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

sono piccoli boss di zona non realmente malavitosi che hanno una buona rete di conoscenze, stabilità economica e con il loro prestito danno una vera boccata di ossigeno a chi è in difficoltà, per questo vengono denominati angeli e per questo si crea addirittura una relazione di affettività». Esiste un’usura dei bassifondi, degli emarginati? «Sì, ma non è molto diffusa. È praticata soprattutto da persone già dedite ad un’altra attività illegale. Si tratta di organizzatori di giochi clandestini, gestori di case di appuntamento che in questo modo riescono ad appropriarsi dell’attività illecita della vittima. Nonostante si tratti quasi sempre di somme minime, si crea un vero circolo perverso in cui gli interessi aumentano esponenzialmente. In molti casi succede anche che il debito debba essere rimborsato non soltanto con il denaro ma con dei beni, come gioielli, o anche con dei servizi, come i lavori domestici. Ecco quindi che, anche se non si parla di violenza o minacce, la dipendenza è forte perché innesca una sorta schiavitù delle vittime».


CHIRURGIA ESTETICA

Un nuovo polo per la chirurgia estetica Etica, tecniche e confronto scientifico all’interno di una delle più discusse branche della chirurgia. Enrico Motta fa luce sui vecchi pregiudizi e illustra possibilità e prospettive attuali. «Centinaia di apparenti novità, poche vere evoluzioni» Renato Ferretti

uale ruolo rivestono le strutture private nella ricerca e nell’evoluzione delle tecniche chirurgiche? In Italia gli enti istituzionali mantengono un indubbio potere legato all’importanza della certificazione. Enrico Motta, che si occupa da tempo di chirurgia estetica in varie sedi in Italia, è convinto che spesso a quest’importanza non sia legato un concreto valore didattico. «Nel nostro specifico settore – dice Motta – la vera ricerca si svolge quasi esclusivamente nell’ambito di strutture private per tenacia e passione di illuminati professionisti o per investimenti con finalità commerciali da parte di aziende». Da questa convinzione è nata l’idea di un nuovo istituto chirurgico. «Questo alimenta le speranze per il prossimo futuro. Il 2013 ci vedrà attivamente partecipi alla nascita di un polo chirurgico super-specialistico destinato ad ospitare eccellenze in tema di medicina estetica, chirurgia plastica e chirurgia odontoiatrica». Cosa vi aspettate oggi da un istituto clinico specialistico di eccellenza come quello che avete in mente? «Il progetto nasce dall’amicizia e dalla necessità condivisa con un noto chirurgo odontoiatrico, Michele Jacotti, di creare una struttura super-specialistica in grado di ospitare e integrare perfettamente tutta l’attività clinica

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Il dottor Enrico Motta, chirurgo plastico i cui studi hanno sede a Brescia, Torino, Treviso, Roma e Mestre www.enricomotta.com

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Enrico Motta

La vera ricerca si svolge nell’ambito di strutture private per passione di illuminati professionisti o per investimenti di aziende del settore

dei reciproci studi partendo dalle prestazioni semplici alla chirurgia complessa nobilitando nel contempo ricerca e didattica. Un palazzo d’epoca nel cuore di Brescia diverrà la cornice di una struttura sanitaria altamente tecnologica. Il termine dei lavori in corso è previsto nel secondo semestre del 2013». Che afflusso di pazienti avete avuto nell’ultimo periodo? «A causa della recessione c’è stata un’evidente riduzione di richiesta di chirurgia estetica sul territorio nazionale. Contrariamente alle previsioni, però, il nostro studio ha generato un

sensibile e inaspettato incremento complessivo dell’attività. Se dovessimo fare una previsione per il 2013 si potrebbe parlare di un aumento». Quali sono i principi etici che dovrebbero guidare l’attività del chirurgo plastico e che prassi medica ne deriva? «La verità è che tra i chirurghi plastici si annoverano medici privi di etica esattamente come ne esistono in altre discipline o professioni. Indubbiamente si tratta di prestazioni sanitarie in regime di solvenza che muovono un interesse economico tale da indurre il me- ❯❯

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CHIRURGIA ESTETICA

Lo studio

❯❯ dico meno responsabile a scelte professionali

spregiudicate a discapito del paziente. I principi etici che devono guidare ogni medico sono ben enunciati nel giuramento professionale a cui siamo legati». Nell’ultimo periodo avete costruito una partnership con realtà analoghe: che tipo di sinergie avete scelto e che vantaggi avete riscontrato? «Da sempre abbiamo creduto nella creazione di partnership con attività affini alla nostra per prestazioni e intenti in altre regioni, convinti dell’utilità di una differenziazione territoriale e del bisogno di un costante confronto scientifico. A Treviso coltiviamo un prezioso rapporto con lo studio del dottor Ottavian con il quale peraltro condivido una piccola nicchia di attività ospedaliera di chirurgia plastica ricostruttiva convenzionata. A Torino la partnership con lo studio di Maria Luisa Pozzuoli ha promosso in tempi recenti in Piemonte una solida realtà in costante espansione. Titolari, associati e collaboratori interni ed esterni di questi studi condividono inoltre l’attività a Milano, Roma e Miami». Quali sono gli interventi più richiesti? «La nostra offerta comprende ogni possibile

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L’organigramma dello studio è strutturato in questo modo: accanto ad una segreteria amministrativa centralizzata gestita da Silvia Guerra ruotano differenti specialisti che coprono in toto la disciplina. Enrico Motta si occupa di chirurgia estetica e in parte di medicina estetica nonché del servizio di didattica. Doriano Ottavian è il partner cardine della nostra equipe e si occupa all’interno dello studio dei settori più nobili della chirurgia ricostruttiva e oncologica. Alberto Ferraglio gestisce in medicina estetica le terapie basate sull’impiego di tecnologia complessa come i laser, la luce pulsata o la radiofrequenza mentre Salvatore Protopapa si occupa del più delicato ambito della dietologia. Le consulenze anestesiologiche necessarie per la programmazione dell’attività chirurgica sono affidate a Giorgio Marini e Aldo Manzato.

ambito della chirurgia estetica partendo dagli interventi tradizionali e più comuni sino a quelli più esclusivi. I più richiesti, in perfetta sintonia con i dati nazionali e internazionali, sono gli interventi di mastoplastica e quelli di lipoaspirazione per la ridefinizione della silhouette corporea. Assistiamo anche ad un costante incremento nella richiesta di procedure meno popolari che coinvolgono ogni distretto anatomico: ridefinizione dei polpacci, chirurgia estetica e funzionale dei genitali, profiloplastiche con armonizzazione strutturale dello scheletro, gluteoplastiche e gluteopessi solo per citarne alcuni. Il target femminile è assolutamente eterogeneo differentemente da quello maschile che occupa indicativamente il 20 per cento della nostra attività e si orienta a un’utenza di fascia socioculturale elevata».


Enrico Motta

Il 2013 vedrà la nascita di un polo chirurgico super-specialistico destinato a ospitare eccellenze in tema di medicina estetica, chirurgia plastica e odontoiatrica

In che modo aiutate a crescere le nuove generazioni di medici interessati al vostro settore e quali sono gli aspetti più importanti da tramandare? «L’offerta didattica in ambito privato è legata prevalentemente alla richiesta di major del settore che determinano l’organizzazione di corsi di formazione base ed avanzati per colleghi che si avvicinano a questa disciplina o che desiderano implementare la propria professionalità. Senza alcun dubbio gli aspetti che ritengo più importanti da tramandare sono quelli legati alla relazione medico-paziente». Quali sono le novità più significative per quanto riguarda tecniche e tecnologie nel

campo della medicina estetica? «La medicina estetica è un variopinto laboratorio nel quale si generano centinaia di apparenti novità nel contesto delle quali spiccano poche ma significative evoluzioni. In anni recenti il fronte di ricerca di maggior rilievo riguarda i biomateriali, la tecnologia laser e lo sviluppo di protocolli clinici». A proposito di tecnologie e innovazione, quanto pesano queste voci? «La presunzione di offrire un servizio professionale di rilievo ci obbliga ad un costante investimento su diversi fronti. Innovazione e sviluppo prevedono tempo ed energia dedicati all’aggiornamento e alla ricerca. Da tempo riteniamo poco utili e dispersive a tal fine le realtà congressuali nazionali ed estere, ragion per cui convogliamo gli sforzi a una disamina della letteratura scientifica in uscita con visite mirate presso i centri super-specialistici di maggior interesse sulla scena mondiale».

Nella pagina accanto i dottori S. Protopapa, G. Marini, A. Ferraglio ed E. Motta. A fianco il dottor Michele Jacotti, chirurgo odontoiatrico con cui Motta ha creato il progetto del polo super-specialistico

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ONCOLOGIA

La terapia biologica dei tumori L’ipertermia clinica. Un trattamento innovativo che affronta con efficacia la terapia oncologica, riducendo al minimo gli effetti collaterali. La parola a Giovanni Lucio Rocca Mauro Terenziano

lleviare la sofferenza dell’uomo è un atto medico che non può avvenire a discapito dell’integrità fisica e psichica del paziente. Quindi ogni nostro sforzo per raggiungere questo scopo non ha prezzo e limite di fronte alla vita della persona». È questa la filosofia alla base dell’impegno clinico del dottor Giovanni Lucio Rocca, direttore sanitario del centro di medicina polispecialistico Manara 31 di Monza, che ha messo a disposizione la sua esperienza nel campo della medicina non invasiva per la prevenzione e la terapia biologica dei tumori. Fra le terapie proposte il centro Manara 31 è specializzato nell’ipertermia clinica capacitiva. «Questa – come spiega il dottor Rocca – consiste nell’utilizzo di fonti di calore allo scopo di ottenere un aumento di temperatura degli organi e dei tessuti. Il fine è quello di incrementare la sensibilità delle cellule cancerogene ai trattamenti antineoplastici». Quali sono le possibilità offerte dall’ipertermia clinica nel trattamento dei tumori? «La stimolazione biomolecolare, ottenuta attraverso il calore, permette di raggiungere quattro obiettivi terapeutici fondamentali: una febbre artificiale (di 39-40 gradi), con aumento quantitativo e qualitativo della linea cellulare immunocompetente contro il tumore; un incremento

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Il dottor Giovanni Lucio Rocca, direttore sanitario del centro di medicina polispecialistico Manara 31 di Monza www.studiomedicomanara31.com

significativo delle endorfine circolanti (a 40-41 gradi) con una migliore gestione clinica del dolore – il cosiddetto effetto antalgico; l’induzione dell’apoptosi cellulare (42-43 gradi) per le linee cellulari cancerogene. Infine, un sensibile potenziamento dell’effetto dei trattamenti farmacologici e radioterapici previsti, con possibile riduzione dei dosaggi e una minore tossicità relativa». In che modo viene stimolato il riscaldamento? «Il riscaldamento può essere indotto in tutto l’organismo o soltanto in alcune parti di esso – in quest’ultimo caso si parla di ipertermia locoregionale. Nella pratica clinica, l’ipertermia locoregionale, mirata su alcuni organi e tessuti, si è dimostrata più efficace per la sua versatilità e sicurezza di applicazione. Il razionale scientifico su cui poggia l’ipertermia clinica ci dimostra che il target biomolecolare del calore, alle temperature suddette, è la molecola del Dna. In particolare nel suo momento replicativo, quando subisce un processo di de naturalizzazione che


Giovanni Lucio Rocca

L’ipertermia è una valida tecnica complementare di potenziamento dell’attività di tutte le altre terapie del cancro

esita nella morte cellulare. Alla luce delle recenti scoperte scientifiche in particolare in campo oncologico e infettivologico, questi risultati clinici hanno sensibilmente aumentato l’interesse per questa metodologia terapeutica innovativa». Quali sono stati i risultati principali? «È stato dimostrato che con l’ipertermia molte molecole farmacologiche usate nella terapia dei tumori (cisplatino, oxaliplatino, gemcitabina, ciclofosfamide) aumentano sino a quattro-cinque volte di efficacia a parità di dose; una reale possibilità di protrarre le terapie, su dati clinici evidenti, per periodi più lunghi, a bassi dosaggi e con minor tossicità; un sensibile miglioramento della qualità di vita e un aumento della longevità del paziente oncologico. L’ipertermia, quindi, è una valida tecnica complementare di potenziamento dell’attività di tutte le altre terapie del cancro, consentendo in alcuni casi la regressione del tumore, in altri, numerosi, l’arresto della malattia per periodi più o meno lunghi». Quali sono le patologie nelle quali è possi-

bile applicare l’ipertermia clinica? «Questa terapia può essere applicata sia ai tumori superficiali – melanomi, epiteliomi, sarcomi delle parti molli, tumori connettivali, pacchetti linfonodali –, sia a quelli profondi – pancreas, fegato e vie biliari, polmone, stomaco, colon retto, reni, prostata, vescica, larnge, faringe e lingua, tessuto osseo, pelvi, organi genitali femminili, cervello». Qual è il sistema diagnostico più avanzato che utilizzate nel centro? «Per l’individuazione del tumore della mammella utilizziamo l’esame ottico del seno Dobi Comfortscan. È un sistema non invasivo, che non emette radiazioni pericolose e che permette di ottenere un’immagine ottica e dinamica della mammella. Le immagini innovative del sistema danno al medico nuove informazioni fisiologiche che, associate all’attività neonagiogenetica, aiutano a rilevare la dinamica, la tendenza e lo sviluppo dei tumori mammari. E poiché migliora, in modo sensibile, le attuali immagini diagnostiche convenzionali soprattutto in termini di precisione, velocità, comfort, sicurezza e facilità d’uso, l’impiego della metodica ComfortScan è consigliato in supporto alla mammografia, all’ecografia e all’esame obiettivo». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 311


STRUTTURE SANITARIE

La salute non è solo assenza di malattia Comprendere i bisogni sanitari delle persone e trovare soluzioni adeguate. Per arrivare a un completo benessere fisico, psichico e sociale. Questo è quanto intende fare la struttura Politerapica, attraverso programmi specifici e un approccio multidisciplinare. Ne parliamo con Pasquale Intini Marco Tedeschi

econdo l’Organizzazione Mondiale della Sanità la salute comprende diversi ambiti. «Salute – sottolinea l’Oms - non è solo assenza di malattia, ma stato di completo benessere fisico, psichico e sociale». Politerapica – Terapie della Salute basa il suo approccio interamente sull’adesione alla definizione di Salute enunciata dall’Oms. «I pazienti che si rivolgono a Politerapica – spiega Pasquale Intini, responsabile della struttura bergamasca vengono considerati nella loro globalità fisica, psichica ed emozionale di persona nel senso più pieno». Ne consegue che la struttura sanitaria eroga terapie, fornisce servizi e svolge attività rivolte a singoli individui e gruppi, mirati alla prevenzione, al trattamento e al mantenimento dello stato di benessere con un approccio finalizzato a considerare la persona nella sua interezza, non solo curando ma anche attraverso attività di informazione, sensibilizzazione e promozione di comportamenti sani e orientati al benessere. Di cosa si occupa prevalentemente la struttura? «Le attività svolte a Politerapica sono molteplici. Ci occupiamo di riabilitazione dell’apparato locomotore - muscoli, ossa, articolazioni con fisioterapia, massaggio terapeutico e terapie

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Pasquale Intini è il responsabile di Politerapica – Terapie della salute di Bergamo www.politerapica.it

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fisiche con laser, tecar, ultrasuoni. Trattiamo le scoliosi in età evolutiva che sono molto più diffuse di quanto si immagini tra bambini e adolescenti. Ci dedichiamo alla riabilitazione del pavimento pelvico, maschile, femminile e pediatrica per diversi disturbi quali l’incontinenza, la ritenzione, i prolassi, la dispaurenia (che sono i dolori durante i rapporti sessuali). Siamo particolarmente attivi in attività rivolte al bambino durante la crescita, quali logopedia, psicomotricità, fisioterapia pediatrica e trattamento dell’enuresi notturna». L’attenzione alla cura del bambino è per voi fondamentale. In cosa consiste a tal proposito Eìnai? «“Eìnai - per il Bambino e la famiglia, nello sviluppo e nella crescita” è un nuovo programma integrato, comprensivo di molti servizi e prestazioni, che pone al centro il bambino e la sua famiglia con l’obiettivo di fornire loro un sostegno qualificato durante il percorso di sviluppo e di crescita del figlio, dal momento del concepimento fino al completamento della fase evolutiva. Εἶναι, dal greco antico, Essere, Esserci, che noi abbiamo voluto interpretare nel senso di presenza, di partecipazione, di condivisione. Il


Pasquale Intini

Siamo radicati sul territorio attraverso la relazione con le strutture sanitarie e sociali che vi sono presenti

programma prevede molteplici attività che coinvolgono sempre la famiglia e il mondo della scuola e comprendono logopedia, psicomotricità, fisioterapia pediatrica, riabilitazione dell’incontinenza urinaria e dell’enuresi. Queste attività sono integrate, quando necessario, con programmi di sostegno in area psicologica, condotti da psicoterapeute dell’età evolutiva, psicoterapeuti della famiglia e psicoterapeuti per l’adulto». Il vostro può essere quindi definito un approccio multidisciplinare? «Ci basiamo su un metodo integrato di terapisti e specialisti, assicurando così valutazioni e interventi sinergici per soluzioni rivolte alla salute del bambino nel senso più ampio; ogni intervento deve sempre basarsi su un approccio globale». Oltre alla salute del bambino mettete in primo piano anche quella dell’anziano. «Esattamente, con il progetto “Semnòs - per la vita dell’Anziano”. Σεμνός, dal greco antico, ve-

nerando, magnifico, onorabile, dignitoso, nel senso dell’importanza della persona anziana e del valore che rappresenta. Anziano come risorsa preziosa da preservare e mettere a frutto per il benessere della società e delle generazioni più giovani. Al centro di Semnòs c’è l’anziano con i suoi disturbi e i suoi eventuali problemi e, intorno a lui, i servizi di fisioterapia, massofisioterapia, massaggio terapeutico, linfodrenaggio, terapie fisiche, riabilitazione dell’apparato locomotore, ginnastica antalgica, posturale, di allungamento e di mobilizzazione articolare, prevenzione e riabilitazione pelvi-perineale maschile e femminile. Anche per Semnòs ci basiamo sul lavoro multidisciplinare e integrato tra terapisti e specialisti di riferimento, assicurando così valutazioni e interventi sinergici per soluzioni rivolte alla salute nel senso più ampio». Quali sono i problemi che richiedono maggiore attenzione nell’anziano? ❯❯ LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 313


STRUTTURE SANITARIE

❯❯ «Sono diversi e non è facile elencarli. Per quanto specifici obiettivi. Intervenire sulla scoliosi, soConvegno: “È nato e ora si torna a casa - Mamma e bambino una vita nuova” - Bergamo, Centro Culturale San Bartolomeo - 18.10.2012

riguarda ossa, muscoli e articolazioni, tutti quelli che derivano dall’“usura” della macchina: mal di schiena, artrosi, infiammazioni articolari, difficoltà di movimento. Non meno importante è il problema dell’incontinenza urinaria che è considerato uno dei tre giganti dell’invecchiamento, insieme alla confusione mentale e alle cadute per inadeguato controllo posturale, anch’esso trattato nel nostro centro». Ci sono altri programmi particolari che portate avanti? «Si, il programma “Scoliosi - Attività integrata di gruppo”. Questo programma permette al paziente di sostenere un impegno prolungato nel tempo, insieme all’assicurazione di una costante attenzione individuale alle sue necessità e ai suoi

Eìnai è un programma che pone al centro il bambino e la sua famiglia con l’obiettivo di fornire un sostegno qualificato durante il percorso di sviluppo e di crescita

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prattutto nell’età dello sviluppo, per ridurre l’evoluzione della patologia e i suoi diversi effetti, è fondamentale. Tutto ciò deve avvenire in modo corretto, con programmi di lavoro adeguati e necessariamente disegnati su ogni singolo caso. Si tratta di percorsi riabilitativi a volte lunghi, che spesso richiedeno impegno e determinazione. Per seguire con efficacia e nel modo più indicato queste terapie, noi proponiamo un approccio integrato che comprende ginnastica di gruppo, di lungo termine, specifica per la scoliosi, alternata a sedute individuali, nell’ambito di un progetto definito per ogni singolo paziente». Come siete presenti sul territorio? «Attraverso la relazione sinergica con le strutture sanitarie e sociali che vi sono presenti, cercando di avvicinare quanto più possibile la gente comune e parlando dei suoi bisogni. Anche per questo organizziamo convegni e attività divulgative. I convegni sono sempre monotematici; si tratta di argomenti che vengono scelti per la loro particolare delicatezza, per la grande rilevanza sociale e per la scarsa o scorretta conoscenza che se ne ha. Il pubblico cui sono rivolti comprende enti pubblici e privati, istituzioni, operatori socio-sanitari, associazioni, mondo universitario e dell’informazione, addetti ai lavori e, soprattutto, gente comune».


ODONTOIATRIA

Estetica e salute dei denti Anche nei casi più complessi, attraverso la terapia odontoiatrica, il paziente può ritrovare un corretto allineamento dei denti e un’armoniosa estetica del viso. Il punto del dottor Egidio Biffi Elisa Fiocchi

on sono poche le variabili da considerare nel campo della cura dentale. Se è vero, infatti, che l’ortodonzia permette di trattare le anomalie dell’apparato stomatognatico, riportando i denti e il profilo facciale nella posizione più corretta, è altrettanto vero che ci sono distinzioni necessarie tra paziente e paziente. A differenza del bambino, per esempio, nell'adulto è possibile intervenire solo con movimenti dentali e non scheletrici. Il dottor Egidio Biffi, che esercita presso l’Ambulatorio Odontoiatrico Biffi di Carvico (BG), illustra come sia possibile intervenire nell'adulto nei casi di seconde e terze classi scheletriche. «Questi casi – spiega – sono delicati e complessi: la causa è genetica e porta a conseguenze serie per la salute del cavo orale». Quali sono i principali rischi per il paziente? «Queste patologie possono causare la perdita di denti dovuta a mal occlusione, problemi respiratori, compromissione della fonetica, problemi all'articolazione temporo-mandibolare e, non per ultimo, l’interazione tra l’apparato stomatognatico e il corpo "postura". Un altro fattore importante è l’estetica del volto, che risulta danneggiata dal difetto osseo». Come intervenire con terapie mirate? «Con i miei collaboratori ci occupiamo da molti anni di questi casi complessi con una casistica talmente ampia da diventare il nostro punto di forza. La risoluzione di questi problemi comporta una lunga terapia e il coinvolgimento del paziente con varie figure professionali. Il risul-

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316 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

tato delle terapie complesse dipende Egidio Biffi, odontoiatra e protesista dentale presso l’ambulatorio odontoiatrico Biffi dal team odontoiatrico altamente di Carvico (BG). Nella pagina accanto, qualificato che è coinvolto per inprima e dopo la terapia www.ambulatorioodontoiatricobiffi.it teragire con il paziente e che svolge una doppia funzione: da un lato educativa, per motivarlo all’igiene orale e a fargli comprendere l’importanza dei controlli, dall’altra terapeutica con un percorso personalizzato». Qual è il ruolo dell’odontoiatra e dell’ortodonzista? «Il primo ha il compito di recuperare gli elementi dentali compromessi e, dove necessario, con terapie parodontali riportare un’adeguata situazione di salute del cavo orale, e preparare il campo all’ortodontista. Questo è chiamato a


Egidio Biffi

Lo specialista odontoiatra avvalendosi di manufatti protesici, come corone e faccette in ceramica, ridarà al paziente la funzione occlusale ottimale

riallineare i denti e a ristabilire nuovi piani occlusali per consentire allo specialista maxillo facciale di riportare la parte scheletrica in posizione adeguata per la risoluzione del caso. Infine, lo specialista odontoiatra avvalendosi di manufatti protesici, come ad esempio corone e faccette in ceramica, ridarà al paziente la funzione occlusale ottimale e finalmente un nuovo sorriso. È importante sottolineare, inoltre, come

dopo la terapia, grazie ad una nuova estetica del viso, il paziente acquisisca maggior sicurezza e autostima influenzandone positivamente le relazioni sociali». Si tratta di terapie molto costose? «Sono terapie costose perché lunghe e complesse, non è possibile offrire determinati risultati con le cifre “low cost” che oggi si sentono sul mercato. Il mio obiettivo è di puntare alla miglior soluzione funzionale ed estetica». Tra i pazienti, quali sono i casi d’intervento più diffusi? «Il nostro ambulatorio si occupa di tutto, dalla conservativa al parodonto, dalle terapie per i bambini all’implantologia. Seguiamo con grande interesse la parte estetica perché riteniamo sia importante e manteniamo strette collaborazioni con la maxillo che spaziano oltre l’odontoiatria». Quali sono le novità in campo odontoiatrico? «C’è stata un’evoluzione nel campo degli impianti con l’utilizzo di impianti zigomatici, da prima utilizzati esclusivamente su pazienti oncologici ora anche per persone che hanno particolari carenze d’osso. Sono interventi che richiedono un ricovero e l’utilizzo di una sala operatoria presso strutture adeguate, si ottengono ottimi risultati». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 317


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