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OSSIER LOMBARDIA L’INTERVENTO.........................................15 Roberto Luongo, Marta Dassù, Guido Carella

PRIMO PIANO IN COPERTINA......................................20 Riccardo Carradori

ECONOMIA E FINANZA POLITICA ECONOMICA .....................26 Ferruccio Dardanello, Francesco Bettoni, Valter Taranzano, Paolo Buzzetti, Luigi Colombo TERMOMETRO DELLA CRISI..........38 Alessandra Ghisleri ACCESSO AL CREDITO.....................40 Carlo Sangalli, I dati di Bankitalia INNOVAZIONE TECNOLOGICA.......46 Antonio Catricalà, Giorgio Rapari, Iris Bilardo e Maria Mazzitelli, Maurizio Brunelli, Lorenzo Gallo, Sergio Levati, Andrea Rottola, Giovanni Grechi e Vincenzo Cassese, Alessandro Soldati, Mariano Bandera e Giancarlo Pesce, Emanuele Mazza OUTSOURCING.....................................74 Denise De Pasquale

12 • DOSSIER • LOMBARDIA 2013

INTERNAZIONALIZZAZIONE...........80 Piero Bonicelli e Abate Ferdinando

IL PUNTO...............................................172 Roberto Maroni

EXPORT...................................................82 Franco Ballabio, Paolo Barera, Glauco Bordoni, Paolo Nocivelli, Fiorenzo e Gianmario Gattoni, Stefano Mardegan, Alberto Donati

APPUNTAMENTI.................................176 Made Expo, Saie

MODELLI D’IMPRESA......................100 Cesare e Samanta Reale, Salvatore Pantano, Matteo Favrin, Ivan Conzatti, Marco Rinaldi, Giovanni Re, Marco Fanton Pedrotti, Silvia ed Elena Erba, Eugenio Alemani e Ignazio Sanfilippo, Mauro Ferrari, Cristina e Lauro Novati, Andrea Casari, Simone Barino

CONSULENZA.....................................190 Vincenzo Messina, Astolfi e Associati, Giorgio Bettinzoli, Gianandrea Toffoloni

POLITICHE AGRICOLE.....................132 Nunzia De Girolamo, Gianni Fava AGROALIMENTARE...........................138 Antonio Carù, Augusto Rampa, Cirillo Contardi, Marisa Sforzini Orlandini, Marco Deghi, Manuela e Antonio Achilli, Vittorio ed Enrico Croci, Marco Comini MERCATO DEL LAVORO.................154 Il piano del governo, Maurizio Sacconi, Marina Calderone, Rosario De Luca DIRITTO DEL LAVORO.....................162 Marco De Bellis, Federico Fedeli

FORMAZIONE......................................184 Giovanni Azzone

RECUPERO CREDITI .......................202 Maria Bertolotti ECONOMIA DELLA CULTURA......204 Giovanni Puglisi, Cristina Cappellini, Gianpiero Bocca, Claudio De Albertis


Sommario AMBIENTE

GIUSTIZIA

SANITÀ

ENERGIA ...............................................214 Feval, Marco Mazzia Maggi

EVASIONE FISCALE.........................252 Sebastiano Galdino

POLITICHE SANITARIE...................264 Il piano di sviluppo lombardo, Silvio Garattini

RINNOVABILI.......................................218 Simone Fedeli, Marco Zibetti, Davide Piccinin

LA LEGGE FALLIMENTARE ..........256 Mariarosa Riva Carlomagno

CHIRURGIA OCULARE ....................268 Anna Altomare

GESTIONE RIFIUTI ...........................226 Andrea Ruggeri

RISTRUTTURAZIONE AZIENDALE .........................................258 Alberto Angeloni

ORTOPEDIA.........................................270 Marisa e Gianfranco Foresti

TERRITORIO

RIFORMA FORENSE........................260 Vittorio Scognamiglio

FISIOTERAPIA....................................274 Sante Pizzigallo

LOGISTICA...........................................228 Daniele Sotti

PROFESSIONE FORENSE .............262 Enzo Rampino

MEDICINA ESTETICA .......................276 Franco Vercesi Delia Colombo

TRASPORTI ........................................232 Fabio e Fulvio Ferrario SPAZI URBANI...................................236 I cantieri milanesi EDILIZIA ...............................................240 Federico Coghi, Livio Ferri INTERNI ................................................244 Alberto Draghi, Davide Ferrari, Claudia Petruzzi Granato TURISMO .............................................250 Enrico Vaccani

FARMACI..............................................282 Paolo Lombardi ODONTOIATRIA.................................284 Gianluca Cicardi, Pietro Mazzola, Alessio Casimiro, Vitaldent, Mauro Malvini ORTODONZIA.....................................296 Achille Farina

RUBRICHE GENIUS LOCI......................................300 Mario Boselli

LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 13


L’INTERVENTO

Al servizio delle imprese italiane all’estero

di Roberto Luongo, direttore generale dell’Ice, Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane

export e la competitività delle imprese sui mercati internazionali sono il volano di sviluppo del sistema produttivo tricolore nella complessa congiuntura economica che sta attraversando il Paese. In questo contesto è auspicio di tutti che nei prossimi mesi il tessuto produttivo lombardo confermi l’innata vocazione di locomotiva del Paese e polo privilegiato di attrazione degli investimenti esteri. Nel 2012 le esportazioni della Lombardia, principale regione esportatrice italiana, sono aumentate del 3,7 per cento per un ammontare complessivo di 108 miliardi di euro che rappresenta quasi il 30 per cento dell’export italiano. Informazioni, consulenze, promozione del prodotto e crescita delle imprese attraverso la formazione, diventano fattori chiave per assicurare il successo sui mercati. Per questo motivo, l’Ice, conclusa la profonda riorganizzazione interna, vuole essere sempre più a fianco delle aziende di cui ascolta quotidianamente le esigenze e le traduce in servizi integrati, per consentirgli di cogliere le opportunità offerte dai mercati e d’interpretarne le dinamiche in rapida evoluzione. L’Ice, è oggi un’agenzia nuova, professionale e rivolta al mondo imprenditoriale: il partner ideale a fianco delle imprese per competere

L’

sul mercato globale. Forniamo attività d’informazione, assistenza, promozione e servizi formativi per l’internazionalizzazione a favore delle imprese e delle istituzioni italiane e operiamo in una logica d’integrazione sinergica con gli interventi previsti in altri ambiti. Una linea di operato che risponde ai principi di coordinamento e programmazione ispiratori della nuova Cabina di regia per l’Italia internazionale che ne ha evidenziato il ruolo di moderna trade promotion agency. Con il nuovo assetto organizzativo, l’Ice mette a disposizione delle aziende italiane 65 unità operative e 14 punti di corrispondenza in 66 Paesi del mondo e oltre 400 esperti di marketing internazionale capaci d’indicare quotidianamente i settori più dinamici nel breve termine, le azioni da intraprendere per battere la concorrenza.

Con il piano di attività promozionali 2013 Ice punterà su progetti di filiera centrando l’attenzione su 3035 mercati di maggiore potenzialità dove svolgere fiere settoriali, incontri b2b tra importatori esteri, promozioni presso la distribuzione organizzata. Per far conoscere poi l’esposizione universale di Milano all’estero e rafforzare la dimensione internazionale che compete all’evento, Ice ed Expo 2015 Spa, sotto l’egida del Ministero dello sviluppo economico, hanno siglato una convenzione operativa per realizzare iniziative comuni e promuovere all’estero un evento che porterà Milano e l’Italia alla ribalta internazionale: nei prossimi anni organizzeremo in tutto il mondo iniziative comunicazione e di promozione commerciale per Expo 2015 in occasione di fiere internazionali, incontri b2b, seminari, borse vini, missioni di operatori e road show. LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 15


L’INTERVENTO

Expo, un’esposizione di idee di Marta Dassù, viceministro degli Esteri

ancano seicento giorni circa all’apertura dell’Esposizione universale di Milano. Sono pochi per ultimare la costruzione del sito: da adesso in poi, sarà una lotta contro il tempo, facilitata da norme più flessibili. Sono tanti perché un grande lavoro è stato già fatto. Quindi niente panico: l’Expo di Milano, l’Expo italiana, l’Expo europea di questo primo quarto di secolo, riuscirà. Sul fronte interno, le difficoltà della fase iniziale sono state superate grazie a un impegno collettivo del governo, degli enti locali, della società Expo. La creazione di una partnership fra pubblico e privato, la nomina di Giuseppe Sala a commissario unico ne hanno rafforzato la struttura economica e di gestione. Sul fronte internazionale, dopo la vittoria del 2008 a Parigi, il Ministero degli esteri si è dedicato alla firma dell’accordo di sede con il Bureau internazionale delle esposizioni e all’adesione dei paesi partecipanti. È chiaro che la prima misura di successo di una esposizione universale dipende dal numero e dalla qualità dei Paesi che decidono di aderirvi. Come Italia, ci eravamo impegnati a garantire 130 adesioni entro il 2013: obiettivo raggiunto e superato. Asia, Africa, Americhe, Europa saranno a Milano con una partecipazione molto rilevante. Nel mese

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di luglio - a seguito di una missione congiunta ExpoMae a Pechino, Tokyo e Seul - abbiamo consolidato la presenza asiatica, governativa e industriale. Quanto all’Africa 32 Paesi hanno già confermato la loro adesione. I Paesi ci sono quindi e hanno aderito a una delle novità di Milano: i cluster tematici della sicurezza alimentare. La seconda misura del successo di Expo 2015 sarà la partecipazione del business globale del settore agroalimentare, a cominciare dai grandi gruppi italiani già “a bordo” e la partecipazione della gente. Quella di Milano è una Expo di nuova generazione e il tema “Nutrire il pianeta” tocca un problema chiave per lo sviluppo globale, su cui l’Italia ha molto da dire. Sicurezza alimentare, nutrizione, acqua, salute, nuove tecnologie: i sei mesi dell’Expo italiana permetteranno un confronto globale su questi problemi. Con un accento specifico sul ruolo delle donne, il commissario generale per l’Italia, Diana Bracco e il ministro degli Esteri, Emma Bonino, stanno costruendo insieme un grande network italiano e internazionale, che permetterà di tracciare dentro Expo un percorso delle donne e per le donne.

Proprio per queste sue caratteristiche - una Expo di nuova generazione, costruita su una partnership virtuosa fra pubblico e privato e su un tema cruciale per lo sviluppo globale - l’evento milanese del 2015 sarà anche un’occasione di rilancio del sistema economico italiano. Non servirà solo ad attirare un consistente flusso di turismo, soprattutto darà visibilità al settore agroalimentare italiano e permetterà di attrarre investimenti. Secondo i calcoli della società Expo, i Paesi partecipanti investiranno nella loro presenza a Milano un miliardo di euro circa. Dalla sola Cina si attendono 60 milioni di investimenti diretti. LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 17


L’INTERVENTO

Il lavoro è creare lavoro di Guido Carella, presidente Manageritalia

i affanniamo a pensare, ipotizzare e tentare tutte le strade possibili per creare lavoro. Ma sembra che nessuno sappia più come e perché il lavoro, ma soprattutto la crescita economica, si crea e si distrugge. Qualcuno pensa che basti un incentivo. Qualcun altro ritiene che servano leggi su leggi, quasi che crescita e lavoro si creino per decreto. Pensiamo di governare il lavoro, cosa mai data in natura, e non sappiamo creare e governare le condizioni che ne sono alla base. Oggi, anche negli Stati Uniti, ci sono città e intere aree geografiche che, ancorate a un’economia e un lavoro di decenni fa, sono al collasso (si pensi alla bancarotta di Detroit). La manifattura è in calo in ogni dove, soprattutto quando non sa più fare innovazione, quella che invece l’ha spinta partendo da zero per tanti anni. La finanza è isolata e fine a se stessa, incapace di dare impulso vitale agli altri settori. Qua e là per il mondo, sempre meno in Italia, ci sono però intere città e aree geografiche che crescono e creano sviluppo, lavoro e ricchezza. La famosa Silicon Valley continua a essere l’economia più dinamica d’America e del mondo. L’ingrediente? Innovazione e conoscenza, veri motori della moderna economia basata non più sulla produzione di beni materiali, ma su quella di innovazione e conoscenza. E oggi ancor più di ieri questa nuova economia vincente tende all’aggregazione geografica. Città e regioni che si popolano di lavoratori qualificati e imprese innovative e ne attirano, come le api sul miele, sempre di più. Perché oggi, ma anche ieri, pensiamo ai nostri distretti o al Rinascimento, il successo di un’azienda non dipende solo dalle qualità sua e dei suoi lavoratori, ma anche dall’ecosistema economico e sociale nel quale è inserita. Questi luoghi diventano uno stimolo e un incubatore ricco di idee e di tutto quanto serve per creare

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nuove idee e nuovi modi di fare impresa. Insomma, se guardiamo a quello che stiamo facendo noi oggi in Italia non possiamo che concludere che non ci siamo. Ignoriamo e non presidiamo formazione, ricerca, infrastrutture, cultura eccetera. Non creiamo le condizioni per crescere. Allora gli attori del mondo economico e sociale hanno un grande ruolo. Fare sindacato e rappresentanza è oggi ancora più indispensabile per mettere l’ecosistema nelle condizioni di preoccuparsi solo di crescere. Manageritalia e Confcommercio hanno appena prorogato la scadenza del contratto dirigenti del terziario di fine 2013, rimandando tutto alla fine del 2014. Abbiamo congelato gli aumenti economici e manutenuto welfare e workfare contrattuale, insistendo su programmi di formazione e politiche attive a supporto di dirigenti alla ricerca di un nuovo incarico e aziende che vogliono aumentare la competitività e cogliere nuove opportunità. Abbiamo rinunciato ad aumenti contrattuali, ma puntato a creare le condizioni migliori perché aziende e manager possano continuare a lavorare sinergicamente e in tranquillità. Insomma, questa è la strada da seguire. E se non sappiamo cambiare le logiche che guidano le nostre azioni, sarà impossibile cambiare il Paese. Forse, al rientro dalle ferie, dovremmo ripartire da qui. LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 19


IN COPERTINA

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Riccardo Carradori

IL MADE IN ITALY “TESSITORE” DI SVILUPPO Un innovativo approccio strategico: creatività e nuovi canali di sviluppo. Il “Rinascimento” della Vincenzo Zucchi parte da qui. A raccontarlo è Riccardo Carradori Andrea Moscariello

ensare in grande, esportando un patrimonio stilistico unico al mondo. Patrimonio che, nonostante il suo valore e la sua storia, rischiava di spegnersi su se stesso, complici una crisi e un modello imprenditoriale non più rispondente alle esigenze del mercato. La parabola della Vincenzo Zucchi Spa negli ultimi mesi si è impregnata di un sapore, quello del riscatto, che conferisce nuove energie a una società simbolo del tessile made in Italy. Energie che derivano dal progetto di espansione del suo nuovo Amministratore delegato, Riccardo Carradori. È stata la sua visione, infatti, a dare l’incipit per un nuovo assetto. Un uomo proveniente dal mondo della finanza che ha trascorso molti anni a ristrutturare aziende industriali mature e poco ha avuto a che fare con il mondo dello stile, ma la cui 

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Riccardo Carradori, dal 2012 è Amministratore delegato della Vincenzo Zucchi Spa. Nel particolare, un antico blocco da stampa del Museo Zucchi a Rescaldina (MI)

LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 21


IN COPERTINA

 idea ha sedotto la famiglia Zucchi e convinto gli azionisti del gruppo, primo fra tutti Gianluigi Buffon, capitano della nazionale italiana di calcio con ambizioni da capitano d’impresa. «La nostra è stata una scelta coraggiosa, abbiamo invertito la rotta di un’azienda domestica che era in sofferenza» spiega Carradori, reduce da una primavera decisiva. A marzo, infatti, la società ha firmato l’accordo di ristrutturazione del debito bancario, che prevede anche un ingente aumento di capitale di 20 milioni di euro in opzione ai soci. Un’operazione gestita tutta internamente, senza coinvolgere advisor esterni, che ha visto Carradori protagonista e “ring master” di un’operazione di concerto che ha convinto, seppur non senza difficoltà, banche, lavoratori e sindacati. La sua strategia va ben oltre il consolidamento finanziario. Da quale intuizione è partito? «Anzitutto ci siamo posti una domanda: come mai, nonostante la serie di ristrutturazioni avvenute negli anni passati, abbiamo continuato ad avere difficoltà di rilievo? L’analisi ci mostra che in Italia questo settore, il tessile casa, è in crisi ormai da 20 anni. Ma soprattutto che tutti i suoi principali attori hanno compiuto fondamentalmente le stesse scelte. Il Dna delle aziende produttrici di biancheria per la casa è lo stesso. Sono tutte realtà tradizionali da sempre concentrate più sul dettagliante che non sul consumatore, più sul mercato domestico che sui mercati internazionali». E sono questi, dunque, i nodi da sciogliere? «Pensiamo solo al tipico punto vendita italiano: si espongono pochi prodotti, ma molte scatole. 22 • DOSSIER • LOMBARDIA 2013

Può sembrare un dettaglio di poco conto, ma quando si vuole attrarre il consumatore con uno stile, il prodotto va mostrato, ha bisogno di spazio, di aria. Un “letto in scatola” ha poco appeal. Inoltre i piccoli dettaglianti hanno una continua fame di varietà. Fattore che, se accostato ai pagamenti sempre più dilazionati, genera un problema rilevante per il cuore di questa azienda: il magazzino». Da qui deriva la sua idea di discontinuità. «Abbiamo ipotizzato un nuovo modello di business. Quando un gruppo è in crisi non ci si può limitare a tagliare i costi. Così abbiamo invertito i termini. Siamo partiti dallo “sviluppo”, dal concentrarci sugli elementi che potevano garantire nuovi canali di espansione. E dalla distinzione, netta, tra le due anime principali del gruppo, quella che vende e quella che produce». Quella che vende, è chiaro, è la Zucchi. L’anima produttrice, invece, è la Mascioni? «Esatto, è la nostra società industriale, che impiega circa 330 persone e genera il 30 per cento del fatturato del gruppo. La sua è un’attività essenzialmente b2b, dunque lavora e vende ad altre aziende leader del settore. Nell’ambito della fi-



Guardiamo al futuro rinnovando le nostre tecnologie. Le stampe dei tessuti avverranno sempre più digitalmente



liera possiamo dire che Mascioni presidia le componenti a più alto valore aggiunto, che sono la stampa e il finissaggio. Ma negli ultimi anni i clienti hanno investito in Mascioni anche per la sua capacità stilistica e gestionale. La nostra è una creatività su cui puntano i principali nomi mondiali dell’arredo casa. Loro ci chiedono di realizzare i disegni, di stampare i tessuti, di confezionare i prodotti e di spedirli ai loro negozi». Dunque Mascioni è una fonte importante di fatturato ma anche un motore tecnologico di prodotto e di processo che può sostenere i progetti di espansione di Zucchi. Ma espandersi come, e dove? «Ci focalizzeremo principalmente sui negozi diretti. Negozi che devono valorizzare il prodotto, la sua storia e l’italian lifestyle nel tessile casa. Ab-


Riccardo Carradori

biamo ridisegnato il concetto del negozio rivolgendoci ad architetti giovani e talentuosi. Trasformando il punto vendita in un’esperienza multisensoriale: abbiamo inserito letti di puro faggio in stile eco-social, impianti di profumazione, pannelli vibranti per diffondere musica, lampade ricoperte da tessuti che richiamano la collezione». Alcuni di questi spazi verranno inaugurati nei prossimi mesi a Mi-

lano, in Cina e in Brasile. A cominciare da quelli Zucchi di Corso Genova e Via Solferino e dal punto vendita Bassetti di Buenos Aires. Al momento l’estero copre solo il 15 per cento del vostro fatturato. Si aspetta un’inversione di tendenza? «Questo è l’obiettivo. Oltreconfine l’area su cui lavoriamo di più è quella tedesca. E non a caso la nostra esperienza in Germania funge da modello e da ispirazione per l’espansione in nuovi Paesi. Proprio sul mercato tedesco abbiamo aperto tre nuovi outlet solo nel secondo semestre 2012. Declinare questo modello per l’Est Europa sarà facile, penso alla Polonia o alla Repubblica Ceca. Più complicato sarà il consolidamento su mercati tradizionali come quello francese. Lì funzionano i prodotti di nicchia, le nostre linee di alta gamma, e solo attraverso un approccio puramente distributivo, che non genera costi fissi». E oltreoceano? «Una grande sfida. A cominciare dal Brasile, protagonista del nostro piano di sviluppo strategico per il triennio 2013- 2015. In questo Paese circa 8 milioni di persone all’anno si arricchiscono e spendono sempre di più per la casa. E poi gli Usa, un mercato da 9 miliardi di dollari, dove però attueremo una strategia diversa. Intendiamo creare una linea, “Zucchi by Mascioni”, perché è proprio questo il brand attraverso cui il mercato statunitense riconosce la nostra qualità. Mascioni, infatti, da oltre 15 anni lavora per marchi come Ralph Lauren, Calvin Klein e Restoration Hardware. Per gli americani è una garan-

zia. Punteremo anche sulla Cina, dove siamo già presenti con la marca Zucchi in 48 department store, ma pensiamo di moltiplicare questo numero per 3, in cinque anni, investendo anche sulla marca Bassetti». Parliamo dell’Italia. Cosa rappresenta questo Paese? «Non ho intenzione di mollare. Non intendo lasciarmi alle spalle il nostro Paese come purtroppo stanno facendo molte imprese italiane. Lo scenario interno è in crisi, ma i nostri brand hanno una tenuta straordinaria, accaparrandosi stabilmente una fetta di mercato pari al 18 per cento. Stiamo compiendo scelte distintive fondamentali. Dobbiamo investire sui canali giusti. Crisi, ricordiamocelo, significa anche opportunità. Ottenere performance positive anche in questo contesto è possibile: si pensi solo alla crisi del mercato immobiliare che facilita e rende meno oneroso l’investimento sui punti vendita diretti, uno dei pilastri del nostro piano di sviluppo». Un ottimismo raro negli ultimi tempi. «Non si tratta di ottimismo, la nostra è una visione propositiva. Questa azienda è piena di valore, occorre trovare il modo di farlo emergere nei mercati internazionali senza dimenticare la realtà domestica. Vogliamo una quota importante in questo Paese, consci che la dimensione dell’investimento è fondamentale. A cominciare dal rinnovamento tecnologico. Le stampe dei tessuti avverranno sempre di più digitalmente. Innovare le nostre tecnologie rappresenta un passo imprescindibile. Dobbiamo guardare al futuro, forti di un passato e di una tradizione che il mondo ci invidia. E che senza l’Italia non avremmo potuto ottenere». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 23


POLITICA ECONOMICA

Meccanica e chimica arrestano la caduta Da fine 2011 allo scorso luglio. Un’attesa di 18 mesi per ritrovare il segno più davanti al dato della produzione industriale lombarda. Ora però, spiega Francesco Bettoni, «serviranno 2 o 3 trimestri positivi» per vederne i riflessi sull’occupazione Giacomo Govoni

orse è ancora presto per far saltare il tappo allo spumante, ma almeno l’emorragia durata un anno e mezzo si è fermata. Tanto è trascorso dall’ultima volta in cui l’attività produttiva dell’industria regionale riportava il segno più, ricomparso a fine luglio grazie soprattutto al traino dei mercati internazionali, che conservano un gradimento inalterato nei confronti delle produzioni di marca lombarda. «Il fattore comune e vincente dell’export delle imprese territoriali è la qualità – sottolinea Francesco Bettoni, presidente di Unioncamere Lombardia – da quella del design o dei tessuti, a quella dei macchinari industriali o dell’agroalimentare». Quali variazioni hanno subìto i livelli produttivi delle imprese lombarde nella prima metà del 2013? «Nei primi tre mesi, un po’ a sorpresa, si è registrata l’ennesima caduta della produzione industriale, scesa del 3,4 per cento rispetto al primo trimestre 2012. Nel secondo si è invece avuto un +0,1 per cento su base annua che non è certo un risultato grandioso, ma è il primo dato positivo dal 2011. Anche il dato congiunturale e destagionalizzato conferma fra il 1° e il 2° tri-

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mestre 2013 una crescita non marginale dell’1,2 per cento. Anche il fatturato (+3,3 per cento nel secondo trimestre) e il periodo di produzione assicurata, passato da 51,5 a 54,7 giornate, confermano l’inversione di tendenza. Crescono dal 25 al 32 per cento le imprese con forte variazione positiva e calano dal 46 al 38 per cento quelle con pesante decremento produttivo». Quali settori perdono terreno nel cammino verso la ripresa? «Indubbiamente il settore in maggiore difficoltà, con una perdita su base annua superiore al 6 per cento, è quello dei minerali non metalliferi come

Francesco Bettoni, presidente di Unioncamere Lombardia


Francesco Bettoni

il cemento che risente della situazione ancora molto critica nel comparto delle costruzioni. Anche l’abbigliamento e il cartario-editoriale soffrono, con un calo rispettivo del 3,4 e dell’1,9 per cento. Sostanzialmente stazionari risultano il tessile, la siderurgia, il legno-mobilio, la gommaplastica e l’alimentare». Da quali invece giungono segnali incoraggianti? «La meccanica, settore strategico per l’industria lombarda, sfiora un rialzo dell’1 per cento; meglio la chimica con un +1,3 per cento e, soprattutto, il +1,9 per cento dei mezzi di trasporto, rappresentati in regione più da aeronautica e altri comparti che dall’automobile. Guardando alla destinazione economica dei beni, a mancare la ripresa sono i beni di investimento, giù dello 0,8 per cento, mentre quelli di consumo e gli intermedi guadagnano lo 0,8 e lo 0,2 per cento». Dal vostro ultimo rapporto emerge anche una leggera flessione sui mercati esteri. «In realtà la leggera flessione, pari allo 0,3 per cento, riguarda i primi tre mesi del 2013, men-



Guardando alla destinazione economica dei beni, quelli di consumo e gli intermedi nel 2° trimestre guadagnano lo 0,8 e lo 0,2 per cento



tre da aprile a giugno gli ordini esteri hanno recuperato l’1,1 per cento su base annua. Al contrario restano significativamente negativi gli ordini interni, -3,7 per cento nel primo trimestre e -2,1 nel secondo, a conferma di come sia essenzialmente la domanda interna a frenare la ripresa. In questi trimestri di crisi l’export lombardo, salito dal 30 al 40 per cento, ha consentito alle imprese di non crollare, riuscendo a mantenere le posizioni sia verso mercati tradizionali - in primis quello tedesco che verso quelli emergenti, in questa fase i veri motori della domanda mondiale». Tra le note più preoccupanti figura l’occupazione. Quali sviluppi ci sono stati negli ultimi mesi e quali si prevedono a brevemedio termine? «L’occupazione resta la variabile più negativa del quadro congiunturale: l’inversione di tendenza nella produzione è ancora troppo limitata per riflettersi positivamente sull’occupazione manifatturiera. Al contempo, la scarsa domanda interna e i bassi consumi rendono critica anche la situazione occupazionale nel settori dei servizi. Per trovare riscontri positivi su tale versante servono sicuramente almeno due o tre trimestri con significativi risultati nella produzione. Un timido cambio di rotta viene dall’aumento delle imprese attive nel secondo trimestre 2013: crescono quelle terziarie, mentre calano ancora quelle manifatturiere e delle costruzioni». Su quali leve occorre agire nei prossimi 6 mesi per restituire fiducia agli imprenditori lombardi e quali provvedimenti possono accelerare questo processo? «Non ci sono ricette semplici. Di sicuro servono stabilità politica e interventi economici che, pur salvaguardando l’equilibrio dei conti pubblici, stimolino lo sviluppo. Ci aspettiamo dunque molto dal governo delle larghe intese nato proprio per creare le condizioni per una possibile ripresa. E fra gli interventi prioritari ci sono quelli per facilitare l’accesso al credito e la circolazione di liquidità. Infine, il massimo di semplificazione possibile nelle procedure amministrative e nei rapporti fra imprese e Pa. Al resto, sanno pensare da sole le imprese». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 29


POLITICA ECONOMICA

Export e competitività per battere la crisi Innovazione, internazionalizzazione e marketing sono le armi dei distretti industriali per contrastare le difficoltà del mercato interno. Valter Taranzano spiega perchè queste scelte sono state vincenti anche per le piccole imprese Nicolò Mulas Marcello er far fronte all’attuale situazione economica anche i distretti industriali hanno dovuto studiare nuove strategie e puntare sulle proprie qualità per competere sul piano internazionale. E, grazie al lavoro di squadra, hanno raggiunto importanti risultati. «La cooperazione – sottolinea Valter Taranzano, presidente della Federazione dei distretti italiani – consente alle imprese di arrivare in mercati lontani o, comunque, difficilmente raggiungibili a causa di legislazioni macchinose e complesse. Senza i distretti difficilmente riuscirebbero nell’intento». Come ha reagito il modello distrettuale alla crisi che continua a mordere il tessuto industriale del nostro paese? «Le reazioni hanno avuto contesti, tempistiche e risultati diversi da distretto a distretto, perché c’erano e ci sono settori che soffrono più di altri. Alcuni hanno modificato e trasformato la propria struttura di business e governance, altri stanno giocando proficuamente la carta dell’internazionalizzazione, ormai un fattore imprescindibile, altri hanno scommesso su progettualità innovative. Questi ultimi sono stati i più coraggiosi, ma anche i più lungimiranti, in quanto l’innovazione in questo momento è un elemento che fa la differenza nella competizione globale. Penso al distretto ceramico di Sassuolo, dove i progetti si sono concentrati sulla sostenibilità ambientale del processo produttivo. Il distretto ha promosso una serie di innovazioni tec-

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Valter Taranzano, presidente della Federazione dei distretti italiani

30 • DOSSIER • LOMBARDIA 2013

nologiche e gestionali tali da trasformare l’emergenza ambientale in opportunità ed elemento caratterizzante del prodotto finito». La crisi ha in qualche modo influito sullo sviluppo dei contratti di rete? «Secondo un aggiornamento della Camera di commercio, a marzo erano stati attivati complessivamente 707 contratti di rete, che coinvolgono 100 province e 3.681 imprese. Va da sé, quindi, che


Valter Taranzano

anche i contratti di rete sono uno strumento utilizzato per veicolare progetti sui territori poiché l’aggregazione, soprattutto in piena crisi, e la condivisione di risorse e strategie rappresentano un’ulteriore possibilità di sviluppo. Il successo dei contratti di rete, però, non è dovuto alla crisi, bensì all’urgenza di aumentare la competitività in tempi

brevi, che si è tradotta nel mettere “su carta” relazioni già esistenti e consolidate. Dico questo non per banalizzare lo strumento, tutt’altro. Lo dico per confermare che gli spazi di crescita nei distretti, soprattutto adesso, con la possibilità concreta di diventare “soggettività giuridica” anche con il contratto di rete, sono molti e nei territori sorgono iniziative che incentivano tale strumento». Quali risultati ha prodotto negli ultimi anni il sistema dei distretti sul piano della competitività? «I risultatati sono stati diversi e tutti importanti. Anche in questo caso porto degli esempi. Il distretto alimentare Veneto ha visto salire le vendite estere del 10% nell’ultimo anno. Per di più in un settore delicato come quello dolciario, dove le aziende devono studiare strategie particolari per l’estero. Le colombe pasquali destinate a Canada e Australia, ad esempio, vanno prodotte con largo anticipo rispetto a quelle destinate al mercato italiano, in quanto bisogna prevedere 45 giorni di nave per arrivare a destinazione. Secondo una recente pubblicazione di Intesa Sanpaolo, inoltre, i distretti del Veneto e del Trentino stanno puntando proprio sull’export per rafforzare la loro competitività. La vitalità di queste realtà e il miglior posizionamento competitivo delle imprese aggregate tra loro sottolineano come gli imprenditori concentrino le proprie forze su attività nevralgiche per oltrepassare la crisi come innovazione, internazionalizzazione e marketing. All’interno di un distretto a beneficiare del miglioramento della competitività sul mercato internazionale sono soprattutto le imprese di piccole dimensioni, in particolare quelle inserite in distretti “storici”». Quali misure occorrono secondo lei da parte del governo? «Tre misure in particolare: defiscalizzazione per chi investe e, soprattutto, per chi sviluppa progetti di filiera coinvolgendo e certificando la propria catena di fornitura. L’attivazione Nel sistema dei distretti di un canale preferenziale per le agevolazioni a beneficiare del miglioramento destinate alle aziende che si distinguono per la sostenibilità economica, sociale e amdella competitività sul mercato bientale. Infine, il sostegno dell’internaziointernazionale sono soprattutto nalizzazione, attraverso servizi efficienti ed le imprese di piccole dimensioni efficaci, realmente capaci di aumentare la competitività delle nostre pmi».





LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 31


POLITICA ECONOMICA

Sbloccare investimenti e compravendite Gli incentivi al sistema delle costruzioni contenuti nel decreto del fare sono stati accolti positivamente da Paolo Buzzetti, che tuttavia ribadisce la necessità di «un grande piano d’investimenti» per rimettere il settore in carreggiata Giacomo Govoni

n’industria da salvare e da riportare in fretta fuori dalle secche della recessione. Il mattone italiano chiama e i primi interventi di soccorso da parte del governo, già inseriti nel cosiddetto “decreto del fare”, cominciano ad arrivare. Segnali confortanti nel lungo cammino della ripresa ma che il presidente di Ance, Paolo Buzzetti, considera solo il preludio a una terapia d’urto invocata a chiare lettere anche nel corso dell’assemblea nazionale dei costruttori tenutasi lo scorso luglio. «Serve un grande piano di investimenti pubblici da 70 miliardi in 5 anni. Una manovra importante e coraggiosa, capace di sostenere la crescita dell’economia e far aumentare in modo significativo l’occupazione». Il piano choc da lei invocato tocca anche il capitolo delle opere pubbliche. Quali misure dovrebbe contenere nel dettaglio? «Il punto fondamentale è invertire quanto abbiamo fatto in questi anni: eccessivo rigore e troppe risorse bruciate per la spesa corrente. Tutto ciò a discapito degli investimenti pubblici maggiormente virtuosi, come quelli in infrastrutture. Abbiamo studiato gli effetti di questo piano con l’aiuto del professor Baldassarri. L’ipotesi è di recuperare progressi-

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Paolo Buzzetti, presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili

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vamente, nel corso dei prossimi 5 anni, il valore degli investimenti in infrastrutture realizzato nel 2004. In estrema sintesi riusciremmo nel 2018 a ottenere una maggiore crescita del Pil del 3 per cento, 423.000 nuovi posti di lavoro, un rapporto deficit/Pil ben al di sotto del 3% e la riduzione del rapporto debito/Pil». Oltre al decreto del fare, ha ottenuto il via libera la stabilizzazione degli eco bonus dal 2014. Che impulso possono dare questi provvedimenti? «Il decreto del fare mostra attenzione nei confronti del nostro settore e comprende alcune norme positive sul fronte del mercato privato. D’altro canto ci auguriamo, come vanno assicurandoci in questi giorni i rappresentanti delle forze politiche, che venga ritirato completamente il Durt, che aggiunge ulteriori oneri burocratici e rischia di bloccare i pagamenti alle imprese, senza aumentare l’efficacia dei controlli. Molto positive


Paolo Buzzetti

pesantemente il blocco delle compravendite. Anche nei lavori pubblici abbiamo assistito a un calo impressionante: dall’inizio della crisi abbiamo perso oltre il 50 per cento degli investimenti. Siamo l’unica nazione che, in questa fase così difficile, anziché immettere risorse nel settore, utilizzandolo come volano anticiclico, le ha sottratte. Il patto di stabilità interno ha fatto il resto, bloccando tutte le opere di manutenzione e messa in sicurezza del territorio da parte degli enti locali». In che modo ha pesato il fattore Imu su questa dinamica involutiva? Bisogna far ripartire il piano «L’Imu è stata la vera patrimodell’housing sociale e delle case niale sulla casa. Ha avuto inpopolari, che potrebbero nanzitutto un effetto psicologico devastante e ha creare migliaia di posti di lavoro comportato un aumento indiscriminato del prelievo patrimoniale. Con l’Imu gli italiani sono invece l’introduzione degli eco bonus e si sono ritrovati a pagare più del doppio di la relativa stabilizzazione, come avviene già tasse sugli immobili rispetto all’Ici: abbiamo in molti paesi europei, e l’estensione degli in- raggiunto la Gran Bretagna in cima alla clascentivi anche alla riqualificazione antisi- sifica dei paesi in cui la casa è maggiormente smica, perché ormai il 70% del nostro tassata. Per non parlare poi dell’Imu sull’inpatrimonio edilizio inizia a essere vecchio e venduto. Non esiste altro settore industriale va assolutamente adeguato. Confidiamo in cui viene tassato il bene destinato alla venquindi che, come annunciato in Parlamento, dita. Su questo punto, proprio nel corso della si arrivi entro il 2014 a una sistematizzazione nostra ultima assemblea, abbiamo trovato la di questi strumenti, utili a promuovere la ri- piena condivisione da parte del ministro qualificazione energetica e la messa in sicu- Lupi. Ma per rilanciare il mercato della casa rezza degli edifici». servono anche altre azioni fondamentali». Nel corso dell’assemblea annuale dell’Ance Quali le prime mosse da compiere? ha dipinto un quadro del settore delle co- «È necessario innanzitutto ridare credito a struzioni molto critico. Dove si registrano le imprese e famiglie per far sì che la casa non maggiori sofferenze? sia più un “sogno proibito”. Con questo «La crisi non ha fatto sconti: sono in grandis- obiettivo abbiamo studiato assieme all’Abi sima sofferenza sia il mercato privato che i la- una proposta di obbligazioni garantite per fivori pubblici. Sul fronte casa si è avuto in nanziare i mutui alle famiglie per l’acquisto pochi anni un vero e proprio crollo dell’ac- di abitazioni ad alta efficienza energetica. E quisto di nuove abitazioni: i rubinetti del cre- poi bisogna far ripartire il grande piano deldito si sono prosciugati e l’Imu ha aggravato l’housing sociale e delle case popolari, come 





LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 33


POLITICA ECONOMICA

12mld LA SOMMA, RELATIVA AL PAGAMENTO DEI DEBITI DELLA PA, CHE SECONDO L’ANCE MANCA ALL’APPELLO PER PAGARE I LAVORI PUBBLICI GIÀ SVOLTI

 fu il Piano Fanfani, che potrebbe creare mi- battendo con forza da oltre un anno, da gliaia di posti di lavoro e soddisfare le esigenze delle fasce più deboli della popolazione». La flessione del settore edilizio sconta una penuria di liquidità a cui i ritardati pagamenti delle Pa concorrono in misura decisiva. In che proporzioni si riflette questo ammanco di risorse sull’operatività delle imprese? «Le conseguenze sono pesantissime. Le imprese non pagate dalla pubblica amministrazione si trovano, a loro volta, nell’impossibilità di pagare i fornitori, i dipendenti, le tasse e purtroppo, sempre più spesso, sono costrette a chiudere i battenti. Dall’inizio della crisi sono fallite 11.200 aziende edili e ce ne sono moltissime purtroppo non in condizioni di reggere un altro anno a causa della mancanza di liquidità. Per questo abbiamo chiesto a gran voce che le imprese siano pagate tutte e subito. È una questione di civiltà. Su questo l’Ance si sta 34 • DOSSIER • LOMBARDIA 2013

quando lanciammo il D-Day per ottenere lo sblocco dei pagamenti a maggio 2012. Una battaglia peraltro sostenuta e riconosciuta dalla Commissione Ue, che ci ha nominati rapporteur a Bruxelles». Alzare la voce è servito a raccogliere qualche frutto? «A distanza di un anno, possiamo dire con soddisfazione che, anche grazie alla nostra azione a fianco dell’Anci e degli enti locali, i primi pagamenti finalmente stanno arrivando. Quello che però non c’è ancora è la garanzia che le imprese vengano pagate anche nel 2014. Mancano all’appello, infatti, 12 miliardi per il settore, per i quali non c’è ancora nessuna soluzione in vista. Anzi, con l’arrivo della nuova direttiva europea sui ritardi nei pagamenti, c’è il rischio che le amministrazioni diano la precedenza ai nuovi, più costosi contratti, lasciando indietro i pagamenti arretrati. Sarebbe una nuova e inaccettabile beffa».


Luigi Colombo

Più liquidità al comparto La lieve apertura del mondo bancario e le misure previste nel decreto del fare sono segnali confortanti per i costruttori lombardi. Ma prima, osserva Luigi Colombo, c’è da frenare la morìa delle imprese Giacomo Govoni

appresenta la voce dei costruttori lombardi dal 2007 e continuerà a promuoverne le istanze fino al 2015. Luigi Colombo, rieletto lo scorso giugno alla guida dell’Ance regionale, è il presidente che ha guidato le imprese edili territoriali nella stagione economica più delicata degli ultimi decenni e che le accompagnerà nel prossimo triennio fino allo storico appuntamento dell’Expo. La grande occasione per un settore che «genera circa un decimo del prodotto interno lordo regionale – ricorda Colombo – occupando circa un quinto della forza lavoro del comparto industriale». Tuttavia la Lombardia esce da un quinquennio in cui, in base ai dati, è andato in fumo quasi un quarto della produzione. Un trend che trova conferma anche nell’attività degli ultimi mesi? «Al momento non ci risulta un significativo cambio di direzione. È pur vero che, in base ad alcune prime rilevazioni, sembrerebbe in atto una timida ripresa sul fronte della concessione di mutui ai privati per investimenti immobiliari, spinta probabilmente dai bassi livelli dei tassi, che potrebbe preludere a una ripresa delle compravendite: ma è un segnale ancora troppo blando se paragonato alla morìa di imprese a cui stiamo assistendo anche in Lombardia negli ultimi mesi. Guardo con molta aspettativa ai provvedimenti inseriti nel “decreto del fare”: dall’eliminazione del vincolo di sagoma nelle sostituzioni edilizie al varo di un nuovo piano casa per rianimare il mercato immobiliare, fino all’abolizione dell’Imu sull’invenduto. Ora è importante non vanificare questi sforzi».

R

Tra i fattori di rallentamento del comparto edilizio spicca la chiusura dei canali del credito. Quali iniziative sollecitate su questo terreno? «Le tensioni che hanno coinvolto il sistema del credito hanno reso più selettivi i criteri di concessione bancaria e la chiusura dei rubinetti ha colpito soprattutto la fascia mediobassa del mercato immobiliare. Per superare questa impasse è necessario introdurre l’ausilio di fondi di garanzia, attivando meccanismi di leva per incrementare la disponibilità di risorse per investimenti nell’acquisto di immobili, a partire dalla prima casa. Occorrono poi iniziative urgenti per i problemi di liquidità generati dal ritardo dei pagamenti da parte della Pa. Un plauso, a questo proposito, va anche alla misura “Credito In Cassa”, varata in luglio da Regione Lombardia, che aiuta le imprese a incassare i crediti scaduti fino al 2018».

Luigi Colombo, presidente di Ance Lombardia



LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 35


POLITICA ECONOMICA

-3,2% LA CONTRAZIONE DEGLI INVESTIMENTI IN COSTRUZIONI STIMATA PER IL 2013 IN LOMBARDIA, DI POCO INFERIORE A QUELLA NAZIONALE, PARI AL 3,8%



L’autunno scorso salutava con ottimismo la regionalizzazione del patto di stabilità. Ha già prodotto riflessi positivi sui costruttori locali? «Su forte impulso dei Comuni, la Regione ha provveduto alla regionalizzazione del patto di stabilità interno, quell’odioso meccanismo che prevede che le amministrazioni locali non investano oppure non paghino per obbligazioni già assunte per investimenti in lavori, servizi e forniture. Anche la nostra associazione ha richiesto a gran voce l’attuazione del patto, avvenuta sia in senso verticale che orizzontale. Questo ha consentito a Comuni e Province di liberare risorse essenziali per dar fiato alle imprese: un passo di certo positivo, anche se è presto per fare bilanci e dubito che le cifre di cui si tratta possano risollevare, con un tratto di penna, una situazione che ormai peggiora da 5 anni». Si avvicina l’Expo 2015. Come sono state coinvolte le imprese edili lombarde finora? E quali opportunità restano da cogliere? «Sul fronte degli investimenti diretti connessi allo svolgimento del grande evento, le pmi faticano a sbaragliare la concorrenza di grosse realtà anche extraregionali, nell’aggiudicazione dei bandi di gara. Tuttavia, l’Expo sta indirettamente dando nuovo slancio agli in-

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vestimenti nell’immobiliare privato e nuove opportunità giungeranno con il completamento del sito e la realizzazione dei padiglioni. Prevediamo che il beneficio per l'intero sistema economico regionale sarà ben superiore al valore delle sole opere essenziali e connesse inserite nel programma infrastrutturale, così come la ricaduta per il settore delle costruzioni. Per questo ci aspettiamo la rapida allocazione delle risorse, accompagnata però da un piano coordinato di opere di minore entità, che offra ossigeno alle imprese affaticate dalla crisi e consenta di qualificare le diverse realtà territoriali». C’è un obiettivo raggiunto nello scorso mandato di cui va fiero e uno che mette in cima all’agenda del prossimo triennio? «Negli ultimi anni abbiamo sviluppato un’interlocuzione costante e trasparente con la Regione, costruendo per la prima volta una “politica di settore”. Non ci siamo limitati alle difficoltà del presente, ma abbiamo guardato anche al di là della crisi, a nuovi mercati e a nuove opportunità raggiungibili solo se le imprese punteranno su qualità e innovazione tecnologica. Mi impegnerò come e più di prima affinché il governo della Lombardia riconosca l’edilizia come il comparto trainante dell’economia del Paese, anche a livello regionale».


TERMOMETRO DELLA CRISI

La paura azzoppa i consumi Fisco, spread e disoccupazione sono parole che creano ancora inquietudine tra gli italiani. Si consolida l’attitudine al risparmio per le esigenze primarie, rileva Alessandra Ghisleri, a costo di «tagliare sulla spesa medica» Giacomo Govoni

a famosa luce in fondo al tunnel, tanto spesso evocata per interpretare con un’immagine la fine di un periodo buio, per gli italiani resta ancora una fiammella sbiadita. Sebbene dall’Europa siano giunti nei giorni scorsi i primi rilievi incoraggianti in termini di fiducia dei consumatori, passata dal -17,4 di luglio a 15,6 ad agosto per la zona Euro, il termometro nazionale continua a registrare umori orientati alla preoccupazione. «Malgrado il lieve incremento di fiducia registrato dalla Commissione europea rispetto agli ultimi mesi – osserva Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research – il quadro resta sempre estremamente negativo e la percezione dei cittadini improntata fortemente allo scetticismo». Come è mutato l’indice di speranza di

L Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research

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uscita dalla crisi in quest’ultimo periodo? «I dati in questa direzione sono allarmanti: il pessimismo dilagante si registra nelle dichiarazioni dei cittadini italiani confrontando la situazione nazionale e quella familiare. Nei nostri dati la fiducia nel sistema economico Italia è passata dal 32,5 per cento del maggio 2011 al 15,4 per cento del giugno 2013, mentre sempre negli stessi periodi la speranza nella propria condizione economica, finanziaria e lavorativa è crollata passando dal 39,2 al 19,5 per cento». Con quali effetti sulla dinamica dei consumi? In quali ambiti si registrano i maggiori tagli alle spese? «Dai risultati emersi dalle nostre ricerche emerge un atteggiamento generale di prudenza e moderazione delle spese. Essendo il risparmio la parola d’ordine delle famiglie italiane - risparmio anche per poter far fronte alle sempre più importanti esigenze del fisco, spesso a sorpresa e retroattive - gli italiani scelgono di “tagliare”: dall’abbigliamento al tempo libero, alle proprie vacanze, gestite ormai in maniera spezzettata, fino addirittura alla spesa medica. Tanto per fare un esempio, si va meno dal dentista. Anche per quanto riguarda il cibo si sceglie con maggiore attenzione e sfruttando le diverse offerte, con il brand che viene messo leggermente da parte. Si prediligono gli alimenti base e a volte si chiude anche un occhio sulla qualità».


Alessandra Ghisleri

15,4% L’INDICE DI FIDUCIA NEL SISTEMA ECONOMICO ITALIANO RILEVATO A GIUGNO DA EUROMEDIA RESEARCH

c

L’incapacità dei governi che si sono succeduti nel nostro Paese rappresenta il maggior handicap per le prospettive delle famiglie italiane

Quali sono le principali paure legate alla crisi che ancora affliggono gli italiani? «Le vere paure che affliggono gli italiani sono legate alla condizione economica familiare. L’incapacità dei diversi governi che si sono succeduti nel nostro Paese nell’offrire dei punti di riferimento stabili rappresenta il più grande handicap per le prospettive delle famiglie italiane. Ad esempio, non esistono certezze o programmazioni per i piani del fisco. Tutto rimane sempre sull’onda del momento per cui nessun cittadino può pianificare il proprio budget quotidiano per garantirsi benessere e sicurezze future». A quando risalgono le prime avvisaglie di questa incertezza diffusa? «Questo clima di “terrore” psicologico si è instaurato dal dicembre 2011 con l’arrivo del governo tecnico di Monti, unitamente al neonato panico generato dallo spread, agli eventi che hanno coinvolto Grecia e Spagna e alla possibile caduta dell’area Euro. A conseguenza di ciò, nel dicembre 2011 il nostro istituto registrava che l’80 per cento degli italiani temeva fortemente

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per i propri risparmi tenuti in banca». Nella gestione dei risparmi, quali nuovi comportamenti emergono da parte delle famiglie italiane? «Una tendenza che si sta diffondendo sempre di più è quella di trattenere i contanti in casa per programmare piani spesa sicuri e accessibili. Tra investimento, consumo e risparmio, l’80% dei nostri intervistati sceglie quest’ultima via proprio per la paura e l’incertezza nel futuro, non tralasciando una percezione diffusa di totale sfiducia nei confronti del sistema bancario italiano». In base al sentimento generale manifestato dagli italiani, quali provvedimenti dal fronte politico potrebbero alimentare un nuovo clima di fiducia? «Diciamo che la disoccupazione, le tasse e la crescita sono le principali preoccupazioni degli italiani. Affrontare con nuove regole e meno burocrazia il tema del lavoro e dei suoi contratti, dando una vera scossa al mercato del lavoro, certamente aiuterebbe a implementare una nuova speranza verso il futuro». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 39


ACCESSO AL CREDITO

Misure urgenti per l’economia reale A essere più penalizzate dal credito bancario sono state le pmi del commercio e dei servizi. Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, traccia le stime per i prossimi mesi e le priorità su cui intervenire per una prospettiva di ripresa Renata Gualtieri

el convegno sul fisco e l’economia sommersa che si è tenuto a luglio, Carlo Sangalli ha riferito che nel primo semestre di quest’anno hanno chiuso i battenti più di 240mila attività. Imprese e famiglie sono stremate dal prolungarsi di una recessione che sembra non finire mai. Per le imprese dei servizi, in particolare, è stato stimato un saldo negativo a fine anno di oltre 80mila unità; i consumi, secondo le previsioni della Confcommercio nazionale, quest’anno faranno segnare un’ulteriore contrazione tra il 2 e il 3 per cento e anche il Pil registrerà un calo dell’1,7 per cento. «Bisogna dare risposte immediate e concrete alle emergenze delle imprese - precisa il presidente Carlo Sangalli - e varare misure in grado di sostenere l’economia reale, l’occupazione e rilanciare la domanda interna». E sono quattro le priorità individuate su cui occorre intervenire: ridurre l’attuale livello di pressione fiscale, incompatibile con qualsiasi prospettiva di ripresa; ridare liquidità alle imprese, riaprendo i rubinetti del credito e pagando i debiti delle pubbliche amministrazioni; rendere più flessibile e meno oneroso l’ingresso nel mercato del

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Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli

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lavoro; semplificare un «barocco sistema fiscale» e ridurre i costi della burocrazia. La recente indagine sul credito bancario della Bce rivela che le politiche per l’offerta dei prestiti alle imprese sono state nel secondo trimestre 2013 lievemente più restrittive. Come commenta quanto emerso e quali cambiamenti si aspetta nel rapporto tra banche e imprese nei prossimi anni? «In quest’ambito, a essere maggiormente penalizzate sono le piccole e medie imprese, in particolare quelle del commercio e dei servizi di mercato. Tali imprese, infatti, nonostante forniscano il maggiore contributo al valore aggiunto e all’occupazione, ricevono proporzionalmente molto meno in termini di credito


Carlo Sangalli

240mila LE IMPRESE CHE NEL PRIMO SEMESTRE DI QUEST’ANNO HANNO CHIUSO I BATTENTI

bancario che, rappresentando spesso l’unica fonte esterna di finanziamento, in molto casi può determinare la loro stessa sopravvivenza. Occorrono, dunque, misure urgenti per garantire adeguati flussi di credito all’economia reale: attivando le fonti di provvista finanziaria disponibili, tra cui in particolare la Banca europea degli investimenti; migliorando il sistema della garanzia pubblica, avendo cura di porre attenzione anche alle esigenze di finanziamento delle imprese di minori dimensioni; rafforzando, infine, nell’ambito delle procedure di valutazione di merito delle pmi, la componente d’informazioni qualitative e ambientali che i sistemi dell’associazionismo imprenditoriale sono in grado di mettere a disposizione del sistema bancario, rivisitando, in termini più qualitativi che quantitativi, i criteri di assegnazione dei rating». Le associazioni regionali lombarde di Casartigiani, Cna, Confartigianato, Con-

fcommercio e Confesercenti hanno deciso di istituire un coordinamento regionale di Rete imprese Italia Lombardia e hanno presentato un manifesto per il rilancio. Quali le proposte sul credito e la filiera della garanzia e i progetti di sostegno all’accesso al credito per le pmi? «Certamente tra le priorità vi è il rafforzamento delle azioni per sostenere l’accesso al credito delle micro e piccole imprese del terziario e dell’artigianato. In quest’ottica, in Lombardia i consorzi fidi espressione del mondo associativo sono la garanzia di un sistema virtuoso, grazie anche alla straordinaria funzione di “cerniera” tra i Confidi stessi, il territorio e le imprese. È infatti attraverso la conoscenza approfondita della storia e dei bisogni delle imprese che è possibile sostenere in modo mirato progetti di investimenti o necessità di capitalizzazione delle imprese, valutare piani di investimento e contenere rischi d’insolvenza o default. Occorre tuttavia rafforzare e razionalizzare la filiera dei Confidi, anche attraverso possibili processi di aggregazione. Con il sostegno di Regione Lombardia è stata avviata un’azione di due diligence finalizzata ad accertare, attraverso una raccolta mirata e analitica di informazioni sui portafogli dei Confidi, le effettive condizioni patrimoniali e finanziarie del sistema della garanzia. Un percorso fondamentale, nel perdurare della congiuntura così negativa, per rafforzare l’erogazione dei finanziamenti alle imprese». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 41


ACCESSO AL CREDITO

Le dinamiche negative influenzano la ripresa È sempre più evidente l’esigenza di riaccendere il rapporto di fiducia che lega le banche ai privati e ridare slancio agli imprenditori che sono chiamati a crescere per non arrestare la competitività del Paese Renata Gualtieri

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Bernard Scholz, presidente della Compagnia delle opere

ontinua la stretta del credito. Secondo l’analisi del centro studi di Unimpresa, basata su dati della Banca d’Italia, negli ultimi dodici mesi le banche hanno tagliato più di 50 miliardi di euro a imprese e famiglie. Per le aziende, nell’ultimo anno, sono calati i prestiti a breve termine per 15,4 miliardi (-4,63 per cento), da 332,8 miliardi a 317,4 miliardi; i prestiti a medio periodo per 8,4 miliardi (-6,29 per cento), da 134,8 miliardi a 126,4 miliardi; infine, quelli di lungo periodo di 18,9 miliardi (-4,55 per cento), da 415,4 miliardi a 396,5 miliardi. In totale lo stock di finanziamenti alle imprese è sceso da 883,2 miliardi a 840,4 miliardi con una diminuzione di 42,8 miliardi, -4,85 per cento. Mentre per i cittadini il calo ha raggiunto 8,5 miliardi, -1,3 per cento. Da giugno 2012 a giugno 2013 dunque la diminuzione dei prestiti bancari al settore pri-

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vato è stata di 51,3 miliardi, -3,43 per cento. Nel mese di luglio, secondo i numeri diffusi dalla Banca centrale europea si è registrata una nuova contrazione dei prestiti delle banche al settore privato. La contrazione su base annuale è pari a -1,9 per cento, un dato più negativo di quello registrato a giugno, -1,6 per cento, e maggio, 1,1 per cento. I prestiti alle famiglie, invece sono saliti dello 0,1 per cento, mentre resta negativa la dinamica del credito al consumo, -2,7 per cento, positivo l’andamento dei mutui per l’acquisto della casa +0,8 per cento. Per il credito alle imprese, si registra una contrazione pari a -3,7 per cento, superiore a quella registrata a giugno e maggio. Ma se gli economisti guardano alla fine della recessione le famiglie, specie quelle del Sud, non sono per nulla ottimiste tanto da rinunciare anche a chiedere un prestito. Secondo uno studio della Cgia di Mestre che incrocia i dati di Federconsumatori, continua la contrazione dell’erogazione del credito alle famiglie e il ricorso all’usura, sempre più pesante dal Sud. Secondo lo studio della Cgia, tra il maggio del 2012 e lo stesso mese di quest’anno, la riduzione ha interessato soprattutto la Calabria, -4,3 per cento, pari a una diminuzione di 374 milioni di euro, la Basilicata, 4,2 per cento, la Sicilia e il Molise, entrambe con -2,7 per cento e la Campania, -2,6 per cento. Dei 5 miliardi di euro in meno che in questo ultimo anno sono stati concessi alle famiglie italiane, quasi 3, pari al 59 per cento del totale, sono stati «tagliati» alle famiglie del Mezzogiorno.


I dati di Bankitalia



Devono essere previsti interventi a favore delle imprese, soprattutto quelle che possono favorire il percorso di ripresa dello sviluppo

Banche e imprese sono legate a doppio filo in Italia, specie le pmi. E intanto si deteriora il rapporto degli italiani con le banche. Da un sondaggio che Ipr aveva svolto per il Sole 24 ore emerge che solo il 5 per cento degli italiani dichiara di aver avuto spesso dei problemi con la propria banca, ma il dato più preoccupante è il senso d’impotenza di chi si trova ad avere un problema con il proprio istituto: 6 italiani su 10 non prendono alcun provvedimento per cercare una soluzione. Fedeli alla propria banca, ma molto poco fiduciosi nei confronti del sistema. Il problema che più si riscontra nel rapporto diretto con la banca è l’assenza d’informazione e comunicazione. Il presidente dell’Abi Antonio Patuelli lancia un invito alle famiglie e imprese che hanno liquidità. «Investire in forme di durata elevata aumenta le possibilità di prestare. È una logica distorta pensare che le banche abbiano la fabbrica dei soldi». Insomma, famiglie e imprese devono dare soldi per averne. Chiede, inoltre, «una scossa per dare liquidità alle imprese» e



cioè, spiega, «chiediamo che la pubblica am- Antonio Patuelli, ministrazione paghi i debiti con la tempesti- presidente dell’Associazione vità con cui esige le tasse. Così si immette- bancaria italiana rebbero 70 miliardi nell’economia produttiva. Le imprese avrebbero nuova liquidità e le banche la possibilità di ridurre le sofferenze». Il numero uno dell’Associazione bancaria italiana si augura, inoltre, che in Parlamento «venga utilizzato l’autunno per attuare misure che favoriscano il rilancio economico e produttivo. Di conseguenza, serve un impegno continuo di stabilità delle istituzioni e non il ritorno indietro con la paralisi che è costato un rallentamento della ripresa economica. Le istituzioni devono avere la consapevolezza della stabilità nell’interesse del Paese». Devono essere previsti interventi a favore di tutte le imprese, «soprattutto quelle che possono favorire il percorso di ripresa dello sviluppo. Se non possono sviluppare maggiore ricchezza per tutti, la crisi si avviterà ancora su se stessa». Giunge un appello anche da Confindustria, che auspica l’arrivo di 180 miliardi per crescere: «Circa cento miliardi di liquidità po-  LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 43


ACCESSO AL CREDITO

A fianco, Vincenzo Boccia, presidente nazionale del Comitato piccola industria di Confindustria

51,3 mld TAGLI AI PRESTITI PER IMPRESE E FAMIGLIE EFFETTUATI DALLE BANCHE NEGLI ULTIMI DODICI MESI

 trebbero arrivare dal pagamento immediato dichiarato il presidente della Compagnia delle di tutti i debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese e altri 80 da un’operazione di attrazione d’investimenti nel Mezzogiorno, con bonus fiscali finanziati con i fondi europei». È questa la proposta del vicepresidente di Confindustria e leader del gruppo Piccola industria, Vincenzo Boccia. «Oltre ai cento miliardi di liquidità dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni, è possibile anche un utilizzo dei fondi europei per aumentare la competitività del sistema economico italiano». In occasione del trentaquattresimo Meeting di Comunione e liberazione che si è svolto a Rimini è stato ricordato come la grande sfida per le imprese, oggi, sia approdare a una crescita che crei occupazione e come questo si possa ottenere solo attraverso un cambiamento vero. «Di pari passo con le riforme che la politica deve urgentemente attuare per migliorare le condizioni generali del sistema – ha

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opere, Bernhard Scholz – le imprese stesse sono chiamate a crescere: in competenza gestionale, in conoscenza dei mercati, in capacità innovativa». Tutti i dati dicono che chi intercetta i mercati internazionali riesce a dare una svolta alla propria attività. Lo stesso Scholz, tracciando un bilancio del Meeting, ha poi ricordato: «Gli incontri sull’economia hanno avuto come denominatore comune la conoscenza delle esperienze positive che funzionano. Queste esperienze dimostrano come, in questo momento difficile per l’economia, sia possibile fare impresa, profit e non profit. Dagli esempi positivi impariamo che bisogna lavorare insieme, dentro le imprese e fra imprese, superando individualismi miopi che troppo spesso riducono le possibilità presenti. Parallelamente bisogna formarsi in continuazione, non fermarsi ma essere veramente innovativi, e cogliere in un paragone internazionale tutte le nuove opportunità».


INNOVAZIONE TECNOLOGICA

Un modello digitale per l’Italia «Questa è la fase cruciale nella quale dalle teorie bisogna passare ai fatti, per sostenere lo sviluppo digitale del nostro Paese». E l’agenda digitale diventa elemento trainante per la ripresa. L’analisi del viceministro allo Sviluppo economico, Antonio Catricalà Renata Gualtieri

Antonio Catricalà, viceministro dello Sviluppo economico

Ict ha contribuito negli ultimi 15 anni alla crescita del Pil europeo per oltre il 50 per cento. L’Agenda digitale è uno degli strumenti più efficaci che abbiamo per superare la crisi globale: l’economia digitale è, infatti, un volano per lo sviluppo del Paese, garante della sua competitività. Uno sviluppo che, se stabile nel tempo, potrà portare alla creazione di più di 200mila posti di lavoro. «Per fare un esempio commenta il viceministro Antonio Catricalà la mancata dematerializzazione dei rapporti con la pubblica amministrazione costa alle imprese 15 miliardi. Se saremo in grado di rispondere a questo problema, otterremo risparmi per le imprese pari a circa il 3 per cento del Pil». La banda larga e i servizi collegati potrebbero rilanciare il nostro Paese. Come l’Italia può diventare un hub dell’innovazione partendo dal miglioramento

L’

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delle tecnologie dell’informazione? «I giovani, le tante nuove aziende dell’Ict che sono pronte a partire, gli hub, non attendono di essere stimolati per avere idee innovative, le hanno già. Oltre a una grande riforma digitale è necessario attuare le norme vigenti, varate in ossequio finora solo formale all’agenda digitale europea. È compito di questo governo continuare l’opera di semplificazione e di messa in atto delle premesse per il rilancio dell’economia intrapresa dal Governo Monti. Per un giovane deve essere semplice avviare un’azienda, per un anziano deve diventare facile rapportarsi all’amministrazione pubblica come per un’impresa dialogare con un sistema Paese percepito spesso come fattore di rallentamento». Qual è il divario digitale italiano rispetto agli altri Paesi europei e quali i settori più importanti per la digitalizzazione del Paese? «Il 37 per cento degli italiani non ha mai usato


Antonio Catricalà

53% PERCENTUALE DEGLI ITALIANI CHE DICHIARANO DI UTILIZZARE INTERNET ALMENO UNA VOLTA ALLA SETTIMANA

internet e solo il 53 per cento usa il web almeno una volta alla settimana, un anno fa la cifra di chi faceva a meno di Internet era del 39 per cento. Ma il nostro Paese resta comunque ben sopra la media europea in quanto ad analfabetismo digitale. Il tutto mentre, pur essendo evidente che le competenze relative al comparto Ict permettono di accedere più facilmente al mercato del lavoro, solo il 38 per cento degli italiani dichiarano di possederle. Anche in questo caso si tratta di un dato ben al di sotto della media europea. Per la piena digitalizzazione del Paese oltre all’infrastruttura servono servizi affidabili e convenienti. Parlo di e-commerce e di e-governement». Ha definito l’Agenda digitale «un’occasione da non perdere». Qual è il suo valore e quali i motivi che rendono questo investimento sicuro? «Se si riuscirà a coniugare la dignità politica dell’Agenda digitale con una grande iniziativa culturale che coinvolga attivamente tutti gli stakeholder allora saremo in grado di definire quello che mi piacerebbe fosse riconosciuto come “modello digitale italiano”, nel quale il pragmatismo si unisce alla capacità di avere una visione di lungo termine nel solco degli

indirizzi europei. Il comparto Ict europeo vale circa 660 miliardi di euro all’anno: il 5 per cento del Pil europeo. Il settore delle telecomunicazioni italiano vale il 3,7 per cento del Pil ed è in grado di trainare molti altri settori. In Italia un aumento del 10 per cento nella penetrazione della banda larga, secondo un recente studio della Banca mondiale, equivarrebbe a 1,2 punti del Pil». A che punto è il decreto sugli scavi delle minitrincee per la banda larga? «Il decreto scavi ormai quasi in dirittura d’arrivo, è un testo importante che ci permetterà di accelerare lo sviluppo di reti a banda larga e ultralarga nel Paese riducendo i tempi e i costi di sviluppo. Un testo che darà ordine, uniformità e certezza di diritto agli operatori che investono nelle autostrade del futuro e che dovrà essere affiancato da un progetto a me caro: il catasto del sottosuolo. Si tratta di misure di semplificazione e ottimizzazione coerenti con la proposta di raccomandazione della Commissione europea in fase di discussione volta ad armonizzare criteri e metodologie di costo, non discriminanti, delle reti di accesso al fine di promuovere gli investimenti in banda larga. Un decreto fondamentale sia per  LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 47


INNOVAZIONE TECNOLOGICA

200mila I POSTI DI LAVORO CHE SI POSSONO CREARE CON LO SVILUPPO DEL DIGITALE



Il settore delle telecomunicazioni italiano vale il 3,7 per cento del Pil ed è in grado di trainare molti altri settori 



il completamento del piano nazionale per la banda larga sia, soprattutto in vista dei prossimi bandi che il Dipartimento per le comunicazioni sta per emanare, per lo sviluppo della banda ultralarga da 30 a 100 mbps in Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Sicilia e che dal 2014 interesseranno l’intero Paese, a valere sulle risorse della programmazione 2014-2020». Il mercato unico europeo è una grande aspirazione dalla Commissione europea, qual è la posizione dell’Italia in merito e quali i passi necessari per la sua realizzazione? «Sono in perfetta sintonia con la linea del commissario europeo Neelie Kroes riguardo alla strategia sulla digitalizzazione di un mercato unico europeo a un’unica velocità. La carenza di infrastrutture deve essere superata con interventi pubblici e solidi piani nazionali; l’educazione digitale nelle scuole, nelle università, nella Pa e nelle piccole e medie imprese deve diventare una realtà; l’e-commerce deve essere facilitato; gli investimenti degli operatori devono essere incentivati anche attraverso un quadro regolatorio unitario e certo». È favorevole allo scorporo della rete?

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«La separazione societaria della rete di accesso non ha precedenti in Europa. L’Italia si appresta a diventare il riferimento europeo relativamente alla forma più avanzata di assetto pro concorrenziale consentita dalla separazione strutturale dell’operatore storico. Ritengo che lo scorporo proposto, volontariamente, da Telecom Italia sia utile, sufficiente, non scontato. Vengono garantiti la neutralità degli input e la parità di accesso in conformità alle direttive europee. La governance della società dovrà essere tale da non suscitare sospetti di parzialità. Il perimetro dello scorporo sembra adeguato perché si tratta di uno spin off di tutta la parte che costituisce monopolio naturale di Telecom che inizia dallo stadio di linea e arriva fino alle abitazioni dei cittadini italiani, ivi compresi i 151 mila armadi stradali, gli 8,8 milioni di pali e i 33,6 milioni di borchie utente, le antenne, la rete primaria e le reti secondarie di rame, il permutatore di rame e il permutatore ottico. Quindi una rete sulla quale potranno lavorare 22mila dei 54 mila dipendenti di Telecom, una rete che ha un suo valore fisico e un valore di avviamento che dipendono in parte anche dalla regolazione tariffaria».


Giorgio Rapari

Milano capitale digitale La metafora che rappresenta la nuova impresa digitale è quello della long wave: un’onda lunga, inedita e anomala, di ampia portata culturale. «È un’onda che cresce - commenta il presidente di Assintel, Giorgio Rapari - in controtendenza rispetto alla stagnazione economica di questi anni» Renata Gualtieri

dati della prima ricerca effettuata da Assinteldigitale in Italia sull’universo della nuova impresa digitale sono stati presentati a luglio presso la Camera di commercio del capoluogo lombardo perché la provincia di Milano è la prima in Italia per densità digitale. Sono oltre 40mila infatti le imprese digitali in Lombardia, di cui oltre la metà concentrata a Milano, e il numero di occupati sfiora il 21 per cento sul totale nazionale. «È interessante notare - sottolinea il presidente di Assintel Giorgio Rapari - che i confini fra i settori diventano sempre più fluidi: il digitale diventa il linguaggio e la tecnologia attraverso cui aziende di vario tipo organizzano il loro lavoro e propongono servizi ormai sempre più indissolubilmente digitali». Il territorio milanese ha indubbi vantaggi, a partire da una buona copertura della banda larga, che è ciò che fa la differenza rispetto ai territori ancora poco coperti. Non solo, Milano gode di una stretta e lungimirante sinergia fra le associazioni imprenditoriali e le istituzioni. Quali sono invece le regioni dove l’economia digitale si sta affermando con più difficoltà? E quali sono le previsioni per i prossimi mesi a livello nazionale, specie riguardo all’occupazione del settore? «La mappatura dell’Italia digitale ci restituisce un Paese a macchia di leopardo. Nessuna provincia del Mezzogiorno supera il 3 per cento d’imprese digitali presenti sul proprio territorio, i fanalini di coda sono la parte alta della Puglia, la Campania, il Molise, la Sardegna - con l’esclusione del polo di Cagliari - la parte sud

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della Sicilia, il ponente ligure, il grossetano, Sondrio, Rovigo e il nord del Lazio. Il dato più basso relativo ai digital worker si registra per la provincia di Benevento. L’occupazione è in costante crescita: a fine 2012 sono oltre 620mila gli addetti digitali. Ma il dato più interessante è che a essi si aggiunge oltre un altro terzo di professionisti atipici. Sono soprattutto giovani maschi laureati o addirittura con master e dottorato. Questo fenomeno è da leggere in chiave positiva: le imprese digitali sono organizzazioni liquide, non strutturate, in cui le modalità di lavoro sono molto flessibili. L’altro lato della medaglia è che le forme contrattuali a oggi esistenti non riflettono le esigenze del nuovo settore, e i costi dello Stato sul lavoro risultano per loro spropositati e insostenibili. Punti su cui stiamo lavorando con Assinteldigitale a vari livelli, in primis quello contrattuale e politico».  LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 49


INNOVAZIONE TECNOLOGICA

620mila GLI ADDETTI DIGITALI A FINE 2012, IN CRESCITA DI QUASI 75.000 UNITÀ, +13,7 PER CENTO, RISPETTO ALL’INIZIO DELLA CRISI NEL 2009

40mila LE IMPRESE DIGITALI PRESENTI IN LOMBARDIA, OLTRE LA METÀ DELLE QUALI È CONCENTRATA A MILANO



Quali i dati più incoraggianti emersi dalla ricerca? «Senza dubbio il saldo di imprese che è attivo, +9,3 per cento nel triennio 2009-2012, così come quello degli occupati, +13,7 per cento. Ma sotto questi dati puramente statistici quello che è significativo riguarda il business: l’intera area digitale cuba 54 miliardi di euro l’anno, pari al 3,9 per cento del Pil, e le previsioni di fatturato sono per il 68 per cento delle aziende in crescita». Come queste imprese innovative possono contribuire all’innalzamento della competitività del nostro Paese? E come occorre valorizzarle? «Il digitale è lo strumento indispensabile per aumentare la competitività di ogni ecosistema imprenditoriale contemporaneo. Il contesto è quello della Global networked society, in cui il paradigma sistemico assume un’importanza mai vista: ogni punto della rete è un nodo interconnesso con una moltitudine di altri nodi, per cui non ha più senso pensare l’azienda come sistema chiuso e autosufficiente. Stare sul mercato oggi significa stare sul web e l’onda lunga delle imprese digitali italiane è lo strumento adatto per diffondere questa cultura nel nostro tessuto imprenditoriale. Spingere l’innovazione laddove manca una consapevolezza precisa significa però avere alle

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spalle un sistema politico che ne sostenga le basi. Altra cosa è la valorizzazione diretta delle imprese digitali: esse devono essere considerate bandiere dell’Italia migliore verso l’estero. Per fare questo è ancora la politica che deve cominciare a inserirle nei propri piani di posizionamento strategici». Cosa frena la competitività delle imprese del comparto e quali le maggiori criticità dichiarate dagli imprenditori? «Quello che è emerso in modo netto dalla ricerca è che gli imprenditori digitali soffrono per una serie di politiche e regole che non sono adatte al loro tipo d’impresa e di professionalità. Al primo posto, per l’80 per cento di esse, c’è l’organizzazione del lavoro: architetture contrattuali lontane dalle loro esigenze, relazioni sindacali vetuste e ingessate, costo del lavoro non sostenibile. Al secondo posto troviamo le risorse finanziarie e l’accesso al credito per finanziare l’innovazione. Serve perfezionare una legislazione sul crowdfunding, piattaforme online che pubblicano progetti innovativi cercando investitori, e un incremento del sistema Seed fund, piccoli finanziamenti per piccoli progetti altamente innovativi. Infine, mancano competenze tecniche e manageriali al passo con le loro esigenze, il sistema formativo tradizionale è inadeguato per oltre la metà delle imprese».


L’innovazione, un mercato da proteggere Con Iris Bilardo e Maria Mazzitelli nel mare magnum della proprietà industriale, un universo che va esplorato per accrescere la competitività. Perché «lo sviluppo d’impresa passa anche attraverso la tutela dei beni immateriali» Renato Ferretti

rmai è indiscutibile: i diritti di proprietà industriale e intellettuale costituiscono un elemento di valorizzazione e consolidamento competitivo trasversale a tutti i settori dell’economia. Ma gli aspetti da tenere in considerazione, per avere una visone completa in materia, sono numerosi, spesso di difficile interpretazione da parte della stessa classe dirigente, che non può permettersi di sottovalutarne l’importanza, soprattutto in un periodo di crisi e in un mo-

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mento storico in cui per le aziende italiane risulta decisivo l’export. Come orientarsi all’interno del labirinto giuridico che la proprietà industriale rappresenta? La dottoressa Iris Bilardo, presidente del Cda della Racheli Srl, storico studio di consulenza in Proprietà industriale di Milano, e l’avvocato Maria Mazzitelli, partner dello Studio Legale Associato Bacchini Mazzitelli, nonchè of counsel Racheli Srl, cercano di chiarire quali sono i punti centrali dell’argomento. «Per rispondere alle esigenze e ai gusti sempre più sofisticati dei consumatori – premette Bilardo – e per aumentare il proprio livello di produttività, le imprese devono innovare. Oggi, la concorrenza basata sull’innovazione non è meno importante della concorrenza basata sui prezzi. Il vantaggio competitivo delle imprese è garantito dalla creazione di prodotti e servizi innovativi, di nuovi modi di produrre e commercializzare il proprio prodotto, di presentarlo, di contraddistinguerlo con un marchio. Mentre nel passato la ricerca e l’innovazione erano semplici attività a servizio dei


Iris Bilardo e Maria Mazzitelli

La dottoressa Iris Bilardo, presidente del Cda della Racheli Srl con sede a Milano www.racheli.it

vari settori produttivi, oggi sono fondamentali per i “mercati delle tecnologie” che si basano sui diritti di proprietà industriale e proprietà intellettuale». Cosa intende dire quando parla di proprietà industriale e proprietà intellettuale? IRIS BILARDO: «Proprietà intellettuale o proprietà industriale sono termini comunemente utilizzati per indicare indifferentemente i diritti di brevetto, marchio, modello, design, i diritti d'autore. Se vogliamo essere precisi, la proprietà industriale attiene ai marchi (registrati e non) e ad altri segni quali denominazioni sociali e di origine, ai brevetti, modelli, know how. La proprietà intellettuale tutela le opere dell'ingegno di carattere creativo: letterarie, musicali, artistiche in generale, il software, le banche dati». In Italia, rispetto alla crisi, che ruolo ha la proprietà industriale? MARIA MAZZITELLI: «Proprio nei periodi di crisi economico-finanziaria, la valorizzazione e l’efficace tutela degli asset immateriali costituiscono un plus per le imprese. Il sistema legale di protezione permette ai diritti di proprietà industriale di scindersi dal prodotto o dal servizio cui aggiungono valore. Spesso il prodotto è solo il veicolo o il contenitore di tali diritti, che scissi dai prodotti e dai servizi che contraddistinguono, possono essere condivisi per sviluppare relazioni di business con partner, fornitori, distributori. E non solo, possono essere oggetto di licenza nell’ambito di rapporti tra imprese. Non sono pochi gli esempi in cui i diritti di proprietà industriale hanno consentito alle aziende di svilupparsi anche all’estero, per non parlare poi dei proventi derivati agli azionisti dalle grandi operazioni societarie con cui marchi storici italiani, adeguatamente registrati e protetti hanno varcato i confini nazionali».



Una buona strategia di marketing dovrebbe prevedere modalità di sfruttamento economico delle risorse di proprietà industriale



Quali sono i punti critici e gli aspetti da rivisitare o implementare nella cultura d’impresa italiana rispetto al settore di vostro interesse? M.M.: «La tutela dei beni immateriali oggi non può essere considerata una funzione strettamente “tecnico-legale” separata dalla strategia aziendale, ma è parte integrante di quest’ultima sotto la diretta responsabilità degli imprenditori e dei manager, i quali devono puntare all’organizzazione sinergica di tali asset con tutti gli altri beni e funzioni aziendali, creando valore per l’azienda e facendo degli stessi un fattore strategico di suc- 

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PROPRIETÀ INDUSTRIALE

PROPRIETÀ INDUSTRIALE, QUESTA SCONOSCIUTA n Italia sembra ancora piuttosto sottovalutata la proprietà industriale come volano per la crescita e la competitività. È quanto si conclude dall’analisi che fa la dottoressa Iris Bilardo, presidente del Cda della Racheli Srl, che non a caso si è impegnata, nell’ultimo periodo, in iniziative per accrescere la consapevolezza di questo valore strategico. «Abbiamo già realizzato delle iniziative all’estero, ricorda Bilardo. Recentemente negli Stati Uniti, di concerto con lo studio legale BMLex, abbiamo tenuto un seminario sulla “due diligence” relativa ai diritti di proprietà industriale nell’ambito delle operazioni societarie di acquisizione degli stessi, dal titolo “The Do’s & Don’ts of Acquiring Made in Italy Brands”, che ha suscitato grande interesse. Abbiamo già iniziato a dialogare con vari esponenti di diverse categorie professionali e il riscontro è molto positivo. Per meglio sensibilizzare i nostri clienti all’importanza di un’adeguata strategia di tutela del proprio patrimonio di proprietà industriale, stiamo organizzando un incontro-dibattito a Milano, nell’ambito del quale, dopo aver interagito con i clienti per aver evidenza delle loro esigenze di conoscenza, ci confronteremo sulle questioni ritenute più interessanti. È importante dialogare con i clienti per delineare quali strategie di protezione adottare e come integrarle efficacemente, in ogni fase del ciclo economico, al fine di consentire il raggiungimento di obiettivi di business di lungo periodo».

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cesso. Per imprenditori e manager è decisiva la consapevolezza che acquisire, mantenere e garantire lo sfruttamento e la tutela del patrimonio immateriale è una condicio sine qua non per assicurarsi un elevato margine di competitività sul mercato». Esiste un vademecum che imprenditori e manager dovrebbero seguire per garantirsi la competitività sul mercato?

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«Occorre tener presente che la valorizzazione delle risorse di proprietà industriale passa attraverso la loro corretta individuazione e la tutela efficace in ogni fase del ciclo economico: dalla ricerca di mercato, alla strategia di marketing, allo sviluppo del prodotto o servizio, alla fissazione del relativo prezzo, alla promozione e lancio dello stesso, all’analisi delle vendite alla ricerca di nuovi mercati». In pratica cosa dovrebbero fare i vertici aziendali? M.M.: «Per prima cosa dovrebbero prestare attenzione ai segreti industriali, come liste di clienti o agenti, ma anche al know how inerente ai processi produttivi: tali informazioni sono legalmente protette solo se, e finché, sono tenute segrete. In secondo luogo, dovrebbero accertare la titolarità, l’originalità e la paternità dei diritti di proprietà industriale. Le imprese spesso si affidano a dipendenti o consulenti esterni per sviluppare un prodotto o un processo. Occorre tener conto che, in assenza di specifiche previsioni contrattuali, sono i consulenti esterni o i dipendenti i titolari dei diritti di proprietà intellettuale e possono continuare a sfruttarli anche proponendoli alla concorrenza. È necessario, inoltre, M.M.:


Iris Bilardo e Maria Mazzitelli



I brevetti per invenzione e i brevetti per modelli di utilità consentono di escludere i concorrenti dallo sfruttare gratuitamente la novità e l’originalità

non violare diritti di terzi e procedere alla tutela preventiva dei diritti di proprietà industriale, scegliendo il miglior tipo di protezione. Le varie tipologie di protezione, infatti, rispondono a diverse esigenze e a volte possono sovrapporsi o integrarsi. I brevetti per invenzione e i brevetti per modelli di utilità consentono di escludere i concorrenti dallo sfruttare gratuitamente la novità o l’originalità dei prodotti o dei processi. Ancora, monitorare i diritti di proprietà industriale presenti sul mercato e quindi consultare regolarmente banche dati su marchi, design e brevetti, dovrebbe diventare una regola da seguire soprattutto per verificare gli sviluppi tecnici e tecnologici, nonchè controllare le attività della concorrenza. Comunque, prima di approcciarsi al mercato internazionale, sarebbe opportuno procedere almeno al deposito del marchio e alla registrazione del nome a dominio nel paese di riferimento. È anche importante segnalare con appositi simboli l’esistenza di un diritto registrato e/o concesso ai fini dell’efficacia deter-



rente nei confronti di eventuali contraffattori. Una buona strategia di marketing, infine, dovrebbe prevedere modalità di sfruttamento economico delle risorse di proprietà industriale». Date le premesse, come vedete il ruolo futuro della proprietà intellettuale e industriale nella tutela dell’innovazione? I.B.: «L’invenzione e l’innovazione si basano sulle interazioni tra una pluralità di soggetti: produttori, fornitori anche di servizi professionali, clienti, associazioni, enti e istituzioni locali. La sfida non è tra singole imprese ma tra attori produttivi che competono su scala globale per offrire prodotti e servizi al mercato, tramite un’organizzazione di rete, e noi professionisti possiamo fare tanto, mettendoci insieme, facendo rete con i nostri clienti. Noi siamo la testimonianza vivente di questo modus operandi, in quanto la collaborazione in essere ormai da circa un decennio tra lo studio Racheli e lo studio legale BMLex si è mostrata una formula vincente».

L’avvocato Maria Mazzitelli, partner dello Studio Legale Associato Bacchini Mazzitelli e of counsel Racheli Srl www.bmlex.it

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TECNOLOGIE

Cittadino e Pa, la distanza si accorcia Uno strumento per superare i problemi e le lungaggini fra cittadino e Pubblica amministrazione locale. Migliorando il servizio offerto e semplificando l’invio dei pagamenti. A presentare questa soluzione Ict è Maurizio Brunelli Valerio Germanico

na soluzione che semplifica il sistema dei pagamenti verso la pubblica amministrazione. Permettendo ai cittadini costi di transazione più bassi rispetto ai convenzionali canali di pagamento e di effettuare le transazioni direttamente da casa – tramite Rid, carte di credito e Mav –, evitando inutili code e attese presso gli sportelli di banche e uffici postali. È la soluzione sviluppata dalla Nordcom di Milano,

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system integrator e solution provider che offre consulenza, ingegneria e servizi su infrastrutture tecnologiche, sistemi informativi e integrazione applicativa per il pieno governo di informazioni, processi e conoscenze. «Il nostro sistema – spiega Maurizio Brunelli, amministratore delegato della società –, che abbiamo battezzato CPay, garantisce agli enti una maggiore flessibilità, funzionando come semplice gateway di pagamento oppure come piattaforma integrata con i gestionali utilizzati dall’ente. E in questo modo mettendo a disposizione della Pubblica amministrazione servizi di riconciliazione automatica di pagamenti e incassi, rendicontazione completa e dettagliata». Quali sono i numeri della diffusione in Italia, oggi, di questa tipologia di servizi? «La nostra piattaforma è stata adottata, oltre che da singoli Comuni, anche da istituzioni che raggruppano una molteplicità di enti. Oggi i principali utilizzatori della piattaforma sono la Regione Basilicata, le Provincie di Brescia (200


Maurizio Brunelli

L’ingegner Maurizio Brunelli, amministratore delegato di Nordcom Spa (Milano), società del gruppo Fnm partecipata da Telecom Italia Spa www.nord-com.it

enti) e di Como (90 enti), Infocamere (400 enti), Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco), i Comuni di Pavia, Montemarciano, Paderno Dugnano, Treviglio, Teramo e altri, per un totale di oltre 600 Comuni sul territorio nazionale». In Italia esistono però più di 8mila Comuni. Quali sono gli ostacoli che impediscono un’adozione in larga scala di questi servizi di semplificazione? «Non esistono vincoli tecnologici o normativi a frenare la diffusione generalizzata delle piattaforme di pagamento online. Tuttavia la loro diffusione e il loro utilizzo molto spesso non viene veicolato da campagne di informazione efficaci e mirate a farne conoscere ai cittadini le peculiarità e i vantaggi. Per cercare di avvicinarci alle esigenze di enti e cittadini e mantenerci al passo con l’evoluzione tecnologica, stiamo lavorando a un progetto di ricerca e sviluppo che ha per obiettivo la fruizione della piattaforma sui dispositivi mobile entro la fine del 2013». Quali sono le altre aree di business in cui è impegnata la vostra società? «Nel 2012 la nostra società è stata ingaggiata per sviluppare i sistemi informativi di Trenord, nuovo attore del trasporto pubblico lombardo, nato dalla fusione di LeNord e Trenitalia Lombardia. Tuttavia i principali mercati di riferimento sono rappresentati da Pubblica amministrazione locale e sanità. All’interno di questi le soluzioni che maggiormente caratterizzano la nostra offerta sono i servizi di gestione docu-



Semplificare il sistema dei pagamenti verso la Pubblica amministrazione, con ridotti costi di transazione per evitare inutili code e attese. È l’obiettivo raggiunto dal CPay



mentale e workflow e i servizi di fleet management. Un esempio è il nostro ruolo di service provider accreditato da Lombardia Informatica nel progetto di Regione Lombardia Crs-Siss (Carta Regionale dei Servizi-Sistema Informativo Socio Sanitario), attraverso il quale gestiamo oltre 6.000 postazioni di lavoro del Siss». Alla luce dei risultati nel 2012, con quale atteggiamento guardate ai prossimi mesi? «L’anno scorso il fatturato di Nordcom si è attestato intorno ai 24 milioni di euro, registrando un incremento percentuale del 36 per cento rispetto al 2011. Considerando il perdurare della situazione generalizzata di stagnazione economica, la nostra società punta a consolidare la posizione raggiunta sui mercati attualmente presidiati, senza però perdere di vista eventuali opportunità di sviluppare soluzioni innovative per ambiti diversi da quelli che tradizionalmente ci hanno visti impegnati negli anni scorsi». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 57


TECNOLOGIE

Crescere con l’automazione Il mondo delle piccole e medie imprese deve imparare a dare maggior credito all’automazione, che non solo consente di aumentare la capacità produttiva di un’azienda, ma ne abbatte anche i costi. L’esperienza di Sergio Levati Emanuela Caruso

l valore strategico dell’automazione, ormai riconosciuto e accreditato in moltissimi paesi esteri, fatica ancora a fare breccia in Italia, dove alcuni falsi miti sul suo conto ne rallentano la diffusione. Una delle credenze più distorte in merito a questo tipo di tecnologie ritiene che l’automazione tolga lavoro ai dipendenti. Ma, nella realtà, si riscontra esattamente il contrario. Lo conferma Sergio Levati, titolare della Le Matic, società che produce macchine speciali e specializzata in automazione industriale. «Tutte le imprese che ci hanno richiesto impianti automatici hanno poi assistito a un grande sviluppo della propria attività, sviluppo dovuto al fatto che l’automazione consente di produrre di più e a un minor costo, e quindi dà anche la possibilità di affacciarsi ai mercati esteri con il giusto grado di competitività. Grazie a impianti automatici, i dipendenti prima sacrificati in linee di montaggio hanno potuto compiere un salto di qualità e passare a compiti più importanti, come il controllo e la gestione degli impianti stessi, da operai si sono trasformati in tecnici. In una delle nostre ultime commesse, le operaie addette alle macchine singole con un lavoro noioso e ripetitivo sono diventate dei tecnici formati per la conduzione dei robot di movimentazione, e ora su di una linea produttiva di quattro persone due sono al controllo dell’automazione e due sono passate al controllo qualità, aumentando

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la capacità produttiva ma al contempo abbattendo i costi». La qualità raggiunta dai macchinari realizzati da Le Matic è tale che l’azienda riesce facilmente a soddisfare qualsiasi richiesta dei clienti, i quali, a loro volta, sentendosi fidelizzati all’impresa brianzola la mettono in contatto con possibili nuovi committenti. «Grazie a molti nostri clienti, che hanno trovato per noi società interessate ad automatizzare e a creare attrezzature specifiche per nuove produzioni, e alla qualità elevata dei nostri impianti, siamo riusciti a superare senza troppi problemi la crisi che attanaglia il mercato in questi ultimi anni. In particolar modo, ci ha premiati il fatto di costruire dei macchinari sartoriali, ovvero su misura delle necessità e


Sergio Levati

Le-Matic Snc ha sede a Burago di Molgora (MB) www.le-matic.it

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Grazie agli impianti automatici, i dipendenti prima sacrificati in linee di montaggio hanno fatto un salto di qualità e sono passati a compiti più importanti

quindi diversi gli uni dagli altri. Di solito, il committente si rivolge a noi con l’idea o il progetto di un pezzo da produrre e assemblare e con la quantità oraria o annuale di cui necessita per poter stare sul mercato. È compito nostro soddisfare queste richieste al minor prezzo possibile. Attraverso strategie del genere siamo riusciti a superare i momenti più bui, come il 2010, anno in cui l’azienda ha registrato un meno 25 per cento del fatturato, ma è stato essenziale anche capire che dovevamo renderci più autonomi. Ecco allora che, al contrario delle normali Pmi dove non ci sono reparti di manutenzione o per motivi di costi o perché è diventato difficile reperire aggiustatori meccanici in grado di riparare i vari macchinari, noi abbiamo creato un pic-

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colo banco di lavoro attrezzato con un tornio, una fresa e una mola per affilare gli utensili, una cassettiera completa di ogni tipo di strumento utile alla manutenzione degli impianti che costruiamo. Se necessario, carichiamo questo banco sui nostri furgoni e li portiamo in qualsiasi azienda cliente che abbia bisogno del nostro aiuto». Il bacino d’utenza della Le Matic è piuttosto ampio e i settori di riferimento spaziano dal montaggio alle lavorazioni e alle automazioni più impensate, dalla costruzione di cuscini in automatico alla saldatura dei materiali plastici sia con ultrasuoni che con lama calda, fino ad arrivare alla costruzione di attrezzature di contenimento pezzi che poi dei robot automatici saldano. «In Italia – conclude Sergio Levati – la nostra azienda è presente soprattutto nelle regioni del Nord e nell’ultimo periodo ha registrato un forte e interessante incremento degli affari in Emilia Romagna, in particolar modo nella provincia di Modena». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 61


TECNOLOGIE

Efficienza energetica, infrastrutture e investimenti L’industria dei quadri elettrici di bassa e media tensione rappresenta un settore maturo, sia sul panorama nazionale che internazionale. Il punto di Andrea Rottola, amministratore delegato della Alfaquadri Lorenzo Brenna

el panorama dell’industria elettromeccanica il segmento dei quadri elettrici è espressione di un’eccellenza tecnologica riconosciuta nei principali mercati di riferimento, in Italia e all’estero. Negli ultimi anni le imprese hanno intensificato l’esportazione, puntando su nuovi mercati come Medio Oriente e Asia centrale. Il mercato energetico sta mutando rapidamente, l’evoluzione dell’industria dei quadri elettrici nei prossimi anni mento verso una maggiore flessibilità delle non potrà prescindere dalla diffusione cre- infrastrutture di rete e dagli investimenti nelscente delle fonti rinnovabili, dall’adegua- l’efficienza energetica. In questo panorama Andrea Rottola spiega la funzione della Alfaquadri, dotata di tutte le più moderne attrezzature e con un’esperienza pluridecennale nel campo petrolifero, siderurgico ed energetico. Su quali progetti state lavorando in questo momento? «Mediamente la società investe circa il 5 per cento del fatturato in ricerca e sviluppo. Al momento è in fase di sviluppo il progetto relativo al nuovo quadro di bassa tensione per comando motori a cassetti estraibili. Il progetto tiene conto dei requisiti fondamentali per affrontare i nuovi mercati su cui punta la società. Collegato al nuovo progetto c’è anche l’inserimento in organico di personale, di estrazione elettronica, che permetterà all’azienda di pro-

N Andrea Rottola, amministratore delegato della Alfaquadri Spa di Pantigliate (MI) www.alfaquadri.it

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Andrea Rottola

La scelta di produrre al proprio interno impone, per rimanere nel mercato, un costante adeguamento tecnologico del sistema produttivo

porre un prodotto idoneo a essere inserito in impianti che adottano sistemi di trasmissione dati secondo i protocolli di comunicazione internazionale». Quali sono stati gli ultimi investimenti in innovazione e tecnologia? «La scelta di produrre al proprio interno impone un costante adeguamento tecnologico del sistema produttivo. In tale ottica abbiamo sostituito le macchine operatrici a controllo numerico con equivalenti di nuova generazione. Per il futuro abbiamo pianificato di sostituire altri macchinari, con equivalenti ma che garantiscano un’affidabilità superiore e un consumo inferiore. Al fine di migliorare le prestazioni è stato lanciato un progetto di monitoraggio di tutti i processi per migliorare la gestione delle informazioni all’interno dell’azienda». L’alto livello tecnico-specialistico del vostro personale è sostenuto da attività di

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formazione? «La specializzazione del personale dipende da molteplici fattori. In primo luogo produrre i quadri presso il nostro stabilimento, cioè limitare il più possibile le attività di outsourcing, genera approfondita conoscenza del prodotto e dei requisiti definiti dal cliente. Ciò impone un costante aggiornamento sui componenti proposti dal mercato, con corsi dedicati presso i costruttori di riferimento. Un altro aspetto, che riteniamo fondamentale, è l’affiancamento di personale neo assunto a quello di maggiore esperienza con l’obbiettivo di garantire la continuità di competenze nella realizzazione del prodotto». Quali sono le principali attività di service dedicate? «Da anni seguiamo i committenti in giro per il mondo con attività di assistenza. Principalmente i clienti costruiscono impianti di processo che nel tempo subiscono miglioramenti e modifiche. Alfaquadri, quando richiesto, ha sempre effettuato modifiche e aggiornamenti dei prodotti, sia propri che di altri costruttori. Per fare questo disponiamo di una squadra di tecnici qualificati con opportune certificazioni per operare sia in ambito off-shore che on-shore». Come si colloca la vostra produzione rispetto ai temi del rispetto ambientale? «Il processo di produzione di Alfaquadri non ha impatti ambientali di rilievo. È comunque áá LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 63


TECNOLOGIE

❝ áá sentita la necessità di adottare uno

Oggi il mercato italiano rimane ancora il nostro bacino principale, benché i mercati del Mediterraneo e del Middle East siano per noi in crescita costante

schema di gestione ambientale con obiettivi definiti nel tempo, per questo l’azienda ha deciso, per l’anno prossimo, di intraprendere la strada per acquisire la certificazione Iso 14000». Quali sono oggi gli obiettivi di sviluppo sul prodotto? «La società è nata e si è consolidata sul mercato italiano, mentre ora ci stiamo rivolgendo sempre più a un mercato internazionale, questo comporta un adeguamento degli standard di prodotto. Oltre a un adeguamento prestazionale implica anche una notevole flessibilità di configurazione». In quali mercati state registrando le performance migliori e attraverso quali strategie intendete entrare in nuovi? «Oggi il mercato italiano rimane ancora il nostro bacino principale, benché i mercati del Mediterraneo e del Middle East siano per noi in crescita costante. Prevalentemente ci rivolgiamo a clienti che operano nel settore oil & gas e power. Siamo una piccola impresa, non abbiamo una massa critica tale da poter aprire filiali, questo ci ha portato a individuare in ogni paese di nostro interesse una controparte locale. La quale, in funzione delle necessità, può essere o puramente di sup-

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porto commerciale o un’unità di post vendita e finitura di prodotti in accordo con le esigenze locali». Nell’ultimo anno, qual è stato l’andamento del vostro business? «L’ultimo anno si è chiuso con risultati di fatturato in linea con i precedenti. L’attività commerciale ha conseguito ottimi risultati. Tali risultati ci permettono di ipotizzare un aumento del fatturato dell’anno corrente di circa il 30 per cento. Una delle criticità più evidenti dello scorso anno è stata la forte discontinuità del carico di lavoro. Altro problema, comune a tutti, la dilazione dei pagamenti da parte della clientela». Quali sono le prospettive e gli obiettivi per il medio e lungo periodo? «Puntiamo ad aumentare il fatturato di circa il 20 per cento in modo continuativo, per garantirci la possibilità di investire più risorse sia in termini di sviluppo prodotti che formazione del personale. Riteniamo che le attività commerciali intraprese all’estero ci possano consentire il raggiungimento di questi obiettivi, e anche di spostare il fatturato principalmente su clienti esteri».


TECNOLOGIE

Il futuro dell’Ict L’Italia occupa il 52° posto nella classifica mondiale del settore Ict. Ma c’è chi, puntando su strategie d’innovazione tecnologica e nuovi mercati, è riuscito a crescere anche nel 2012. La parola a Giovanni Grechi e Vincenzo Cassese Matteo Grandi

dati del 2012 inerenti il settore dell’Information e Communication Technology, vedono la situazione italiana molto negativa, essendo l’Italia relegata addirittura al 52° posto della classifica mondiale. Uno scenario che trova le sue cause soprattutto in un problema di tipo culturale che andrebbe affrontato a partire dalle scuole europee. Eppure, ci sono società come Com.Tel, un Ict System Integrator che, grazie alle sue capacità di intercettare le esigenze di una platea variegata di soggetti e utenti, anche nel 2012 è riuscita a crescere, facendo registrare fatturato in ascesa. Dai 46,8 milioni di euro del 2011 si è passati ai 48 milioni di euro

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del 2012. Forte di questa crescita, Com.Tel ha deciso di aprirsi anche a un nuovo mercato di riferimento, ovvero quello dell’energia. Per spiegare le ragioni del successo in controtendenza rispetto agli scenari nazionali dell’Ict intervengono Giovanni Grechi, presidente e amministratore delegato della società, e Vincenzo Cassese, suo direttore generale. A fronte di un settore in difficoltà, qual è stata la leva che ha permesso di proseguire nello sviluppo? GIOVANNI GRECHI: «Alla base della nostra performance continua a giocare il suo ruolo fondamentale la strategia di innovazione tecnologica.


Giovanni Grechi e Vincenzo Cassese

Giovanni Grechi, presidente e amministratore delegato della Com.Tel Spa di Milano, e Vincenzo Cassese, direttore generale www.comtelitalia.it

A questo, nello specifico, si è aggiunto, come determinante fattore di crescita, l’apertura ai mercati internazionali. Infatti, siamo ormai presenti in oltre 100 paesi nel mondo, grazie a un network di system integrator stranieri. Questo significa che Com.Tel, attraverso il proprio sistema tecnico e organizzativo, può fare da focal point per tutte le problematiche tecniche e di sviluppo di soluzioni Ict per qualsiasi azienda italiana presente all’estero con sedi, filiali e uffici». Quali sono stati, in concreto, i prodotti e i servizi che hanno fatto da traino? VINCENZO CASSESE: «L’azienda è cresciuta perché ha saputo specializzarsi nell’offerta di soluzioni che vanno dal cablaggio fisico al networking, dal VoIP ai sistemi di video intelligence, video conference e applicativi. Inoltre, grazie al nostro Network Operation Center (NOC), attivo 24 ore su 24, possiamo affrontare e risolvere in tempo reale qualsiasi problema tecnico che dovesse interessare i sistemi dei nostri clienti. Questi sono rappresentati da piccole, medie e grandi imprese, compresa la pubblica amministrazione. La nostra forza è anche quella di saper rispondere alle esigenze diversificate di una schiera così varia di attori economici». Diversificazione che vi sta portando all’apertura al mercato dell’energia. G.G.: «Esattamente. Stiamo puntando a un nuovo target di riferimento che vediamo come un settore in forte ascesa, ovvero quello della consulenza nel campo della conversione ed alimentazione di energia per sistemi tecnologici. Un comparto che guarda alle energie rinnovabili, ai sistemi per telecomunicazioni, alimentazione

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Siamo presenti in oltre 100 paesi nel mondo, grazie a un network di system integrator stranieri

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per l’industria, batterie, networking e UPS. Tutti gli ambiti legati all’utilizzo dell’energia stanno crescendo molto e il nostro obiettivo è proprio quello di inserirci all’interno di un mercato in ascesa e con grandi potenzialità. Questa scelta fa parte dell’ottica aziendale di non guardare soltanto all’efficienza e all’affidabilità, bensì anche alla capacità di integrarsi con una visione più ampia dei processi di business, che permettano di supportarne nuove strategie, applicativi e servizi. Oltre a rispondere alle attese crescenti di una nuova generazione di utenti». Com’è organizzata internamente Com.Tel? V.C.: «Abbiamo due divisioni: Reti ed Enterprise. La prima è attiva sui mercati carrier, svolge attività di installazione, collaudo e manutenzione di apparati di telecomunicazione per gli operatori Tlc che erogano servizi locali, a lunga distanza o ad alto valore aggiunto. Invece, la divisione Enterprise, con una capillare distribuzione sul territorio nazionale e internazionale, si rivolge a una clientela business, proponendo soluzioni per reti voce, dati e convergenti, in grado di rispondere alle esigenze di sempre maggiore efficienza delle aziende di oggi». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 67


OUTSOURCING

Imprese e outsourcing, l’Italia s’è desta Anche se in ritardo rispetto al contesto imprenditoriale europeo, ora le aziende italiane sembrano aver scoperto l’importanza dell’esternalizzazione dei processi per una maggiore competitività. Il fenomeno raccontato da Denise De Pasquale Renato Ferretti

l corrispettivo in italiano è “esternalizzazione”, un termine vago che mostra il fianco ad accezioni, interpretazioni e, ciò che peggio, a usi e prospettive aziendali diversi. Insomma, c’è una certa confusione sul termine, e con questo forse si spiega anche la diffidenza mostrata dall’imprenditoria italiana finora a riguardo: quindi, cos’è precisamente l’outsourcing e, soprattutto, che possibilità offre alle imprese? La risposta di Denise De Pasquale, presidente di Progetto Lavoro di Milano, restringe il campo andando ben oltre l’approvvigionamento di beni e servizi intermedi da aziende terze. «Bisogna intenderlo – spiega De Pasquale – come un’opportunità per ottimizzare gli effetti di eventuali ristrutturazioni, finalizzate a una gestione dei processi più attenta e redditizia. Mi riferisco, ovviamente, alla situazione economica attuale in cui l’aumento della competitività e il ruolo dell’impresa come soggetto sociale oltre che economico, richiedono da un lato politiche di riduzione dei costi e dall’altro la capacità di gestire processi complessi che riguardano la relazione con tutti gli stakeholder di riferimento: clienti, risorse umane, fornitori, mercati, amministrazioni pubbliche e private. Il ruolo del fornitore di servizi in outsourcing, dunque, non più essere solo esecutore di mansioni, ma vero e proprio partner del management aziendale, cioè un attore fondamentale anche nella definizione di scelte

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Denise De Pasquale, presidente di Progetto Lavoro, con sede a Milano www.progettolavoro.com


Denise De Pasquale

strategiche complessive. In Italia invece soffriamo di un gap rispetto agli altri paesi europei, che fa perdere punti alle nostre imprese in termini di competitività». Come si spiega questa mancanza? «In Italia la cultura dell’outsourcing si sta affermando solo ora: ci sono ancora molte resistenze all’idea di esternalizzare aree o interi processi aziendali e la tendenza più diffusa è quella di mantenere il controllo su ogni singola operazione, senza rendersi conto dei benefici che deriverebbero da scelte più radicali e impegnative, ma estremamente utili per migliorare la produttività e la competitività in modo

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+8%

LA CRESCITA IN ITALIA DEL BUSINESS PROCESS OUTSOURCING: È POSITIVA MA RIDOTTA RISPETTO ALL’ESTERO

L’AUMENTO NEL RESTO DEL MONDO CHE DIMOSTRA L’IMPORTANZA DI QUESTO FENOMENO

strutturale. Questo in parte spiega il ricorso maggiore all’outsourcing per quanto riguarda l’Ict rispetto ai processi organizzativi. Le aziende italiane, infatti, sono culturalmente meno attente ai processi d’ufficio e hanno una mentalità più orientata a rispondere con efficacia alle emergenze contingenti. Questo fa sì che le imprese ricorrano per lo più all’outsourcing come escamotage per risolvere i problemi a breve termine, diversamente da ciò che avviene diffusamente nel contesto europeo, dove invece l’esternalizzazione dei processi aziendali viene attivata come soluzione strategica per lo sviluppo e l’innovazione. Tuttavia, anche le aziende italiane – di fronte all’avvento del digitale oltre che a causa della crisi si stanno trasformando, concentrando le proprie risorse sulle attività “core” del loro business e valutando quindi l’outsourcing come scelta strategica di crescita e competitività». Qual è, più nel dettaglio, il motivo per cui le aziende italiane si focalizzano soprattutto sull’esternalizzazione degli aspetti “informatici” e meno sui processi organizzativi? «Esternalizzare i processi informatici, in parte o completamente, è una scelta impegnativa áá LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 75


OUTSOURCING

áá ma, da un punto di vista prettamente orga- analisi iniziale per poi riorganizzare attraverso nizzativo, anche più semplice: affidare all’esterno le risorse Ict significa, infatti, spostare hardware, infrastrutture e software, ma senza implicazioni rilevanti sui flussi lavorativi. Quando invece si tratta di affidare in outsourcing aree di business o segmenti di processi, la situazione diventa ben più complessa, perché subentra la componente della relazione umana. L’interazione tra soggetti di aziende diverse (il cliente e l’outsourcee), infatti, che lavorano fisicamente in luoghi differenti, determina sia una revisione organizzativa sia l’adeguamento dei meccanismi operativi di funzionamento. Per adottare un progetto di outsourcing in maniera strategica e lungimirante e trarne di conseguenza i migliori vantaggi, è necessario procedere con un’attenta

Le aziende italiane si stanno trasformando, concentrando le risorse sulle attività strategiche e interpretando l’outsourcing in modo corretto

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76 • DOSSIER • LOMBARDIA 2013

un percorso attuativo che richiede tempo e attenzione». Quali sono i settori e i target da cui vi aspettate di più nel prossimo futuro? «Per rispondere a questa domanda, occorre fare una premessa importante: stiamo vivendo un passaggio epocale, caratterizzato dalla trasformazione digitale di tutto il nostro sistema, da ogni punto di vista: economico, relazionale, culturale, legislativo. Anzi, proprio l’istituzione dell’Agenda Digitale da parte del Governo implica necessariamente un adeguamento e un cambiamento radicali del settore produttivo. Le aziende hanno quindi oggi la necessità di un approccio che tenga conto di questa evoluzione, sia quelle che si trovano ad affrontare per la prima volta la sfida della digitalizzazione, sia quelle che hanno già dovuto adeguare i propri servizi allo stato dell’arte della tecnologia. Per esempio, le realtà che hanno un contatto con il pubblico, fra cui il settore dei servizi energetici, le banche, le assicurazioni e la grande distribuzione. Le nostre strategie, dunque, non prevedono tanto una diversificazione dei mercati cui ci rivolgiamo, quanto un’evoluzione del nostro approccio e della nostra metodologia per rispondere nel modo più efficace ai cambiamenti dei clienti. Progetto Lavoro sta, infatti, procedendo verso un percorso di trasformazione interna per acquisire strumenti ancora più efficaci per capire cosa succede e cosa cambia nei settori di riferimento, adeguando i servizi alle necessità emergenti. Dal punto di vista delle strategie di mercato, questo si traduce in un maggiore impegno nella capacità di affiancare le aziende nei passaggi più delicati, individuando insieme le nuove esigenze indotte dalla trasformazione digitale e proponendo risposte targetizzate e performanti per la costruzione di un progetto di innovazione».


Denise De Pasquale

L’organizzazione? È donna Nel 2001 il premio Marisa Bellisario, un riconoscimento che ogni anno premia le donne che si sono distinte nella professione, nel management, nella scienza, nell’economia e nel sociale, è andato a Denise De Pasquale, presidente della milanese Progetto Lavoro, che spiega la chiave del successo nell’imprenditoria al femminile. «Al di là del fatto che è giunto inaspettato – dice De Pasquale –, sono stata estremamente orgogliosa di ricevere un premio attribuito a Progetto Lavoro in quanto “azienda italiana che meglio valorizza e promuove i talenti al femminile”. La flessibilità e l’organizzazione sono tratti distintivi delle donne imprenditrici e lavoratrici in genere, che rendono possibile la conciliazione tra lavoro e famiglia, traguardo cui tutte dovremmo poter arrivare. Una donna imprenditrice spesso capisce cosa comporta il duplice ruolo sperimentandolo di persona. Per questo motivo, rispetto agli imprenditori uomini è più propensa a rendere possibile un’organizzazione del lavoro e l’instaurazione di processi aziendali che tengano conto delle esigenze familiari delle collaboratrici, pur non escludendole da percorsi di carriera che puntano ai vertici».

Qual è la lezione più importante da cogliere a questo punto della crisi? «La situazione d’incertezza e transizione che stiamo vivendo spinge senz’altro le imprese a ingegnarsi per cercare nuovi fattori competitivi, individuando soluzioni per la flessibilità, la riorganizzazione del lavoro, l’aumento della produttività. Le aziende devono focalizzarsi sulle attività effettivamente strategiche per il business. La risposta dell’outsourcing va in questa direzione perché, se adottato come scelta strategica, implica un trasferimento sta-

bile della gestione e della responsabilità di un processo di business all’esterno dell’azienda, costituendo un fattore di flessibilità e di corretta condivisione delle competenze. Tuttavia la crisi spinge anche ad atteggiamenti più conservatori e poco rischiosi, inducendo gli imprenditori ad adottare soluzioni di breve termine, che non comportano impegni di lunga durata. E questo ci riporta a quanto dicevamo prima, cioè che in Italia il ricorso all’outsourcing è più immaturo rispetto ad altri Paesi, per ragioni congiunturali oltre che culturali». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 77


INTERNAZIONALIZZAZIONE

Mercati più aperti con l’innovazione La strategia che Piero Bonicelli e Abate Ferdinando hanno messo in campo per internazionalizzare il mercato di riferimento. Scelte che hanno preso le mosse dall’investimento in ricerca e sviluppo Vittoria Divaro

a crisi dell’Eurozona e l’incertezza in cui si trova l’economia nazionale hanno spinto molti produttori a rivedere o a riavviare le attività di espansione sui mercati internazionali. In questa direzione si è orientata anche la Fondermat di Piero Bonicelli – attuale Ceo – e Abate Ferdinando, comproprietari dell’azienda. Dopo essere cresciuta come fornitore di fonderie e raffinerie italiane ed europee – soprattutto in Bulgaria, Romania, Polonia e Repubblica Ceca –, la società di Cellatica, nel bresciano, adesso si sta concentrando verso i mercati extraeuropei. «Abbiamo dimostrato – afferma Bonicelli – che anche una piccola società, nata negli anni Sessanta come semplice commerciale, può trasformarsi in produttore e lanciarsi sul mercato internazionale. La produzione a nostro marchio è iniziata alla fine degli anni Novanta e ci ha permesso di crescere interpretando al meglio le esigenze dei nostri partner con lo sviluppo di nuovi prodotti e accessori specifici per la fusione, il trattamento e la trasformazione dell’alluminio e delle leghe leggere in genere».

L Piero Bonicelli, Ceo e comproprietario con Abate Ferdinando della Fondermat Spa di Cellatica (BS) www.fondermat.it

68 mln

FATTURATO MESSO A BILANCIO DA FONDERMAT SPA NEL 2012, RECUPERANDO IL CALO DETERMINATO DALLA CRISI DEL 2009 80 • DOSSIER • LOMBARDIA 2013

Quali scelte avete messo in campo per fronteggiare l’attuale congiuntura economica? ABATE FERDINANDO: «Per affrontare adeguatamente questa crisi abbiamo individuato due risposte praticabili, specializzazione produttiva e spinta verso nuovi mercati. Questi ultimi sono soprattutto quelli emergenti, ai quali stiamo proponendo soluzioni di manufacturing con prodotti specifici ad alta tecnologia. Oggi siamo già saldamente presenti in Brasile – dove siamo rappresentati anche come realtà produttiva dalla consociata Fondermat do Brasil – in Turchia e in India. Più di recente abbiamo avviato una politica di penetrazione e consolidamento nei mercati dell’Estremo Oriente: Cina, Taiwan, Singapore


Piero Bonicelli e Abate Ferdinando

e Thailandia. Si tratta di collaborazioni ancora in embrione, ma che consideriamo l’obiettivo prioritario già sul breve periodo». Sul fronte della specializzazione, su quali cardini ruota la vostra attività? PIERO BONICELLI: «Negli ultimi anni abbiamo investito molto nella ricerca e sviluppo, con un duplice obiettivo: fornire, da un lato, prodotti innovativi, tecnologicamente avanzati, performanti e il più possibile ecocompatibili; dall’altro, dare un servizio di assistenza tecnica specializzato, capace di elaborare soluzioni rapide e di qualità ai problemi delle fonderie, sia dal punto di vista tecnico sia dell’utilizzo dei prodotti più idonei a un determinato processo – quindi non solo assistenza, ma anche informazione e affiancamento nelle fasi di scelta dei prodotti e dei componenti accessori. In questo modo, attraverso l’attività di ricerca e sviluppo, sono arrivati gli stimoli per una complessiva evoluzione della nostra realtà industriale, che è così riuscita a concretizzare in parte il proprio obiettivo: raggiungere a livello internazionale lo stesso apprezzamento e gli stessi risultati già ottenuti a livello nazionale». Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, in concreto, come vi siete mossi? A. F.: «Innanzitutto, già a partire dal 1997 – quindi ben prima che quello dello sviluppo sostenibile diventasse un mantra per tutte le

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Oggi siamo già saldamente presenti in Brasile e in Turchia. Di recente abbiamo avviato una politica di penetrazione in Estremo Oriente

aziende – abbiamo ottenuto un importante riconoscimento della nostra costante attenzione in ogni fase operativa del processo produttivo, ovvero la certificazione del nostro sistema di qualità secondo lo standard Iso 9001:2000. La ricerca continua di soluzioni migliorative sui materiali e sui processi di fusione e trasformazione, poi, non rappresenta soltanto una spinta verso l’innovazione tecnologica, bensì anche la consapevolezza di doverci fare carico delle problematiche legate all’inquinamento ambientale. La nostra società, per questo, ha adottato diversi accorgimenti per lo sviluppo di soluzioni di prodotto che facilitino il processo di smaltimento dei prodotti – che consentono inoltre un notevole risparmio energetico».

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LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 81


EXPORT

La tecnologia italiana conquista l’Oriente I segreti dell’export verso la Cina, la diffidenza tutta italiana verso le reti d’impresa, il crollo del mercato e il made in Italy ancora forte. Franco Ballabio, nel settore termoformatura, fa la lista di ciò che un imprenditore ora non può ignorare Renato Ferretti

i sono ambiti in cui lo scambio con il colosso cinese è opposto a quanto insegna la storia commerciale dell’ultimo decennio. Il livello tecnologico italiano, infatti, è tale da mantenere alcuni settori ben sotto i livelli di guardia della recessione. A patto che l’export sia la voce più importante a bilancio. L’esempio della termoformatura è uno di quelli che gamasca Comi Spa con Simone Sertori. Balfa ben sperare per l’economia italiana, come labio è uno di quegli imprenditori ottimisti spiega Franco Ballabio, alla guida della ber- che ha visto nella crisi un motivo per fare meglio: così, nel 2009 e cioè quando la crisi si è fatta sentire di più sulla loro azienda, Ballabio e Sertori hanno deciso di investire per rendere le loro macchine di stampaggio plastiche più economiche da un lato e, al tempo stesso, più affidabili e performanti dall’altro. «Poi è esploso il mercato cinese – ricorda Ballabio – e così, nel giro di due anni, invece di soccombere alle conseguenze della flessione abbiamo raggiunto il nostro record di fatturato. Diversificazione, investimenti in ricerca, export sono tutte voci in realtà collegate tra loro. Basti pensare alle acquisizioni che abbiamo fatto negli ultimi anni, che ci hanno permesso di espandere l’attività a più settori correlati, a più target di clientela, aumentando le gamme di qualità e prezzo nelle tipologie di macchine: se a tutto questo si ag-

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A destra, veduta aerea di Pechino. Simone Sertori e Franco Ballabio, titolari della Comi Spa con sede a Ciserano (BG) www.comispa.it

82 • DOSSIER • LOMBARDIA 2013


Franco Ballabio

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L’EXPORT DELLA COMI OCCUPA TUTTO IL SUO BILANCIO: LA METÀ DERIVA DALLA CINA E IL RESTANTE DA 50 PAESI DIVERSI

giunge che il mercato italiano è completamente fermo, è semplice intuire che l’export conclude il quadro come unico sfogo agli sforzi delle imprese italiane». E voi avete trovato il vostro eldorado in Cina. «Le aspettative migliori anche per l’anno a venire sono sulla Cina, soprattutto sul settore del frigorifero, nostro vero core business. Il mercato cinese sta crescendo in modo molto rapido, poi ci sarà una flessione anche lì, forse dopo il 2014. Ma per ora circa il cinquanta per cento del nostro venduto è cinese, in effetti, mentre il resto va in Nord e Sud Africa, Sud America e ovviamente in Europa. Ma non bisogna credere che sia facile sbarcare a Pechino o a Shanghai. All’inizio le differenze culturali possono anche risultare

insormontabili: bisogna essere pronti a cambiare mentalità e avanzare lentamente stando ben attenti. In generale c’è un abisso tra Est e Ovest del mondo». Cosa differisce tanto dal mercato occidentale? «La loro cultura, per fare un esempio, impone dei rapporti per cui rispondere negativamente risulta spesso un’offesa. Spesso si può pensare di essere stati esaustivi avendo dato tutte le informazioni che servono al cliente per poi scoprire che non sono state recepite nella loro totalità. La nostra fortuna è che abbiamo più di trecento impianti in Cina e vendiamo in quel mercato da più di venticinque anni, per cui i nostri prodotti sono ben conosciuti da tutti i produttori di frigoriferi». La preoccupano i tentativi di imitazione da parte delle aziende concorrenti? «Hanno copiato i giapponesi, i tedeschi, noi italiani e continueranno. Ma il nostro livello tecnologico e l’elettronica presente ci permettono di creare le macchine meglio di chi le copia. Per lo meno meglio di quanto viene áá LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 83


EXPORT

áá fatto in Cina. Forse stupidamente non abbiamo mai fatto brevetti, ma in ogni caso sarebbe stato difficile proteggersi, perché le aziende cinesi sono molto tutelate dallo Stato e quindi probabilmente sarebbe inutile tentare di fermare quelle produzioni. Sono più preoccupato di quanto viene prodotto dai Coreani perché si sono mostrati in grado di andare oltre la copia, comprendendo meglio la macchina e quindi rendendola più efficace: la paura è che riescano a raggiungere i nostri livelli di resa». Che risultati avete ottenuto durante lo scorso anno? «In termini di fatturato abbiamo concluso molti ordini nel 2012 e all’inizio del 2013. I nostri agenti sono sparsi in tutto il mondo, quindi tutti i produttori di frigoriferi conoscono i nostri prodotti. Sicuramente questi risultati sono stati possibili grazie ad alcuni investimenti che ci hanno permesso di migliorare la nostra posizione sul mercato. Mi riferisco all’acquisizione della TechMill cnc

84 • DOSSIER • LOMBARDIA 2013

Nel nostro settore siamo i migliori al mondo, per questo preferiamo lavorare con gli italiani e quasi tutti i nostri fornitori sono lombardi

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machining centers srl, azienda che fa centri di lavoro, fresatura di materiali plastici, resine, materiali compositi, dall’alluminio all’acciaio, e sistemi di taglio ad acqua. In seguito abbiamo acquisito aziende, una che produce macchine per lo stampaggio packaging (vaschette, piatti, bicchieri), e una seconda che produce macchine a cnc per metalli tenaci, quali acciaio e titanio, con cui completiamo la linea di fresatura. Adesso siamo in contatto con un’altra azienda di termoformatura e contemporaneamente stiamo cercando di unire le forze per quanto riguarda il settore del packaging. A ottobre abbiamo in progetto di creare un’azienda nuova, dove parteciperemo con la nostra tecnologia e le nostre competenze, che ci permettono di essere competitivi con macchine a basso costo, mentre Amut (l’azienda con cui intendiamo fare la fusione) inserirà le sue macchine di alto livello: così anche in questo campo completiamo l’intera possibilità di gamma». Finora ha citato solo fusioni o acquisizioni. Ha un’opinione negativa delle partnership? «Al contrario, ho tentato più


Franco Ballabio

10%

GLI INVESTIMENTI IN RICERCA volte di coinvolgere altre realtà industriali, soprattutto nel settore del frigorifero. Ma in Italia tutti preferiscono cavarsela da soli, e questo è uno dei grandi problemi della nostra economia. Dovremmo imparare dai tedeschi: umanamente non riusciamo ad arrivare dappertutto da soli, né noi, né i possibili partner che ho tentato di coinvolgere. E invece gli imprenditori italiani vedono la partnership come una possibile “fregatura”. Invece sarebbe utile per tutti». Avete preso in considerazione collaborazioni con aziende estere? «Nel nostro settore gli italiani sono i migliori al mondo, per questo preferiamo lavorare con i nostri connazionali e quasi tutti i nostri fornitori sono lombardi. E proprio da quest’esperienza d’indotto forte e radicalizzato nel territorio, sono convinto che le istituzioni dovrebbero aiutare le aziende a proporsi su mercati esteri, una cosa che culturalmente le Pmi italiane non fanno: eppure difficilmente si trovano aziende in salute che

SUL FATTURATO COMPLESSIVO DELLA COMI PERMETTONO STANDARD DIFFICILI DA COPIARE

lavorano solo sul mercato italiano. Per esempio, dovrebbero aiutarle a proporsi nelle fiere perché costano davvero troppo, se si affrontano nel modo corretto. Un po’ di tempo fa in Cina mi è stato detto: “Le macchine si vendono, a una fiera come quella di Shanghai, se si può toccare il prodotto con mano. Il piccolo stand di rappresentanza, senza il prodotto serve a poco”. Nella fiera, infatti, non è più possibile essere solo presenti: bisogna portare la propria proposta, che ha una credibilità del tutto diversa rispetto alle parole di chi propone. Ma per portare le nostre frese, per fare un esempio, bisogna spendere almeno 150mila euro, un prezzo esorbitante. Se ci fosse un aiuto a livello nazionale, europeo o anche solo regionale, risulterebbe decisivo». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 85


EXPORT

Uomo e macchina, un rapporto più semplice In attesa che le imprese italiane tornino a investire, chi progetta sistemi di automazione industriale punta sull’export. L’ingegner Glauco Bordoni evidenzia però che esistono le prospettive anche per una ripresa nel mercato interno Marco Valerio Messala

imidissimi segnali di ripresa per il mercato domestico dell’automazione industriale. «In Italia, il nostro settore – spiega l’ingegnere Glauco Bordoni, amministratore della Elebor GB di Milano – sta attraversando una fase di sostanziale stagnazione. Sono pochi gli imprenditori lungimiranti che in questo momento stanno decidendo di investire nell’automazione – considerandola uno strumento fondamentale per prepararsi ad affrontare le sfide future. Tuttavia, molti sono estremamente attenti alle novità che in questi anni abbiamo proposto e questo ci fa essere ottimisti per il futuro, anche per quanto riguarda il

T Alcuni sistemi di automazione sviluppati dalla Elebor GB srl di Milano www.elebor.it

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mercato interno». Oggi Elebor GB è concentrata principalmente nello sviluppo di sistemi di controllo per l’industria tessile e alimentare, nella progettazione e produzione di sottosistemi ottici per l’analisi dei gas di scarico dei motori diesel per l’autotrasporto e, inoltre, ha fornito macchinari all’istituto chimico-farmaceutico militare di Firenze. «Data la situazione del mercato interno e dopo un biennio particolarmente duro – prosegue Bordoni –, nel 2012 abbiamo visto concretizzarsi gli investimenti fatti fra il 2009 e il 2011 alla ricerca di nuovi sbocchi commerciali – la ricerca del guadagno immediato non ha mai fatto parte della nostra vision, bensì la proiezione verso il lungo periodo. Così abbiamo raggiunto anche l’estero, dove proponiamo il nostro prodotto di specializzazione fin dalla nascita dell’azienda: i sistemi di automazione per il mercato dei campionari tessili. Quelli esteri sono ormai mercati maturi, in cui il prodotto tessile che va esposto ha raggiunto una qualità tale che l’uso delle nostre macchine diventa necessario per avere una presentazione che ne esalti appieno le caratteristiche». A questi investimenti si sommano quelli in ricerca e sviluppo. «Siamo sempre impegnati a migliorare il prodotto e a renderlo maggiormente ecosostenibile. Tanto che per noi pensare green è ormai una forma mentis. Ogni


Glauco Bordoni

volta che affrontiamo un nuovo problema, l’ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse energetiche è prevista già nei requisiti di base. La disponibilità di tecnologie sempre migliori ci permette di ottenere questi risultati e inoltre pensiamo di avere l’obbligo morale di sfruttare queste nuove tecnologie e di inserirle nei prodotti per renderle disponibili ai partner. Questo ci sta dando anche un vantaggio competitivo, in quanto i nostri concorrenti non seguono questa stessa filosofia di sviluppo, essendo concentrati piuttosto sulla riduzione dei costi di produzione. Il risultato concreto è che in dieci anni i macchinari che realizziamo si sono evoluti tanto da essere solo all’apparenza simili a quelli del decennio scorso, mentre tutti sono almeno per il 25 per cento più efficienti». Una delle altre direzioni verso cui sta inoltre lavorando Elebor GB è quella di rendere sempre più semplice il rapporto fra uomo e macchina. «Per raggiungere questo obiettivo abbiamo introdotto in maniera massiccia touch screen e interfacce utente grafiche user friendly. Inoltre, con un nostro partner, stiamo studiando il modo di migliorare la pianificazione

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Rispetto a dieci anni fa i macchinari che realizziamo si sono evoluti tanto da essere più efficienti del 25 per cento

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produttiva con macchinari capaci di memorizzare autonomamente e direttamente sul campo i dati di produzione. Un server, collegato in rete con i macchinari, raccoglierà i dati per creare una base di dati coerente e sempre aggiornata e permetterà una corretta valutazione dei costi e dei tempi di produzione e un ottimale sfruttamento delle risorse». In conclusione, guardando al futuro, Bordoni afferma: «Negli anni abbiamo visto come la velocità di consegna, in termini di riduzione dei tempi di produzione, e la puntualità, insieme a un livello qualitativo sempre di una spanna superiore a quello atteso dal mercato, siano esigenze sempre più pressanti anche per le realtà extraeuropee. Queste esigenze rendono inevitabile il ricorso all’automazione e quindi aprono nuove prospettive per noi che facciamo macchinari che aiutano a conseguire questi obiettivi». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 89


EXPORT

Climatizzazione, nuove soluzioni ono due le variabili che stanno influenzando in negativo il settore Hvac (Heating, Ventilation and Air Conditioner). Da una parte la crisi dell’edilizia residenziale e commerciale – che ha ridotto gli investimenti nei sistemi di climatizzazione integrata –, dall’altra il crollo dei consumi, che sta interessando anche altre tipologie di elettrodomestici accanto a quelli dedicati alla climatizzazione. Per Paolo Nocivelli, amministratore della Argoclima di Gallarate, specializzata in soluzioni di climatizzazione che sfruttano le energie rinnovabili progettate e prodotte nella sede centrale del gruppo a Gallarate, in provincia di Varese: «La situazione interna è statica e non si vedono segnali di una soluzione della crisi a breve termine. Per questo è fondamentale espandere le attività di distribuzione oltre i mercati storici, intensificare l’attività in quelli in cui la crisi è stata superata o incide meno sui consumi. Uno degli obiettivi fondamentali, per noi, per esempio, è il mercato americano». Perché non guardare anche ai mercati europei? «Fino a oggi abbiamo contenuto il decremento del mercato interno con la crescita nei paesi del Nord Europa, dove le nostre macchine sono utilizzate e apprezzate per la loro capacità di riscaldare sfruttando energie rinnovabili, anche alle bassissime temperature scandinave. Purtroppo però il Centro e il Nord dell’Europa non riescono a compen-

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Paolo Nocivelli, amministratore della Argoclima Spa di Gallarate (VA) www.argoclima.com

47,2 mln FATTURATO REGISTRATO DA ARGOCLIMA SPA NEL 2012. IL PRIMO SEMESTRE 2013 È STATO SEGNATO DA UN DECREMENTO DELL’11% 90 • DOSSIER • LOMBARDIA 2013

Ampliamento degli orizzonti commerciali e continuo investimento in innovazione tecnologica. È questa la strategia elaborata da Paolo Nocivelli, amministratore della Argoclima di Gallarate, per portare la società fuori dai mercati in crisi Valerio Germanico

sare i grandi mercati in recessione nell’Europa Meridionale, Italia inclusa. E i numeri ci dicono che dobbiamo ampliare i nostri orizzonti. Nonostante nel 2012 il bilancio abbia raggiunto quota 47,2 milioni di euro, nel primo semestre del 2013 rileviamo un decremento dell’11 per cento rispetto allo stesso periodo del 2012». Oltre ad ampliare gli orizzonti, quali sono


Paolo Nocivelli

le altre iniziative messe in campo per reagire? «La nostra strategia continua a essere quella di innovare il prodotto, in modo da proporre soluzioni non comuni e sempre più vicine alle esigenze di dotazione di sistemi integrati per le varie unità abitative. In questo senso, l’ultima novità sviluppata dal nostro reparto ricerca e sviluppo è il sistema iSeries, una soluzione a energia rinnovabile multifunzionale, che integra in un unico sistema climatizzazione, riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria. La flessibilità di questo sistema risolve le situazioni tipiche di appartamenti, case unifamiliari, uffici, ristoranti e locali pubblici in genere, offrendo un comfort eccellente a costi di esercizio estremamente competitivi, anche in aree geografiche caratterizzate da temperature invernali molto rigide». Quando è iniziato lo sviluppo di questo sistema? «Abbiamo iniziato a investire sul sistema iSeries alla fine del 2002. Alla base c’era la volontà di restare costruttori, non delocalizzare e sviluppare un nostro know how per continuare a concretizzare le idee in prodotti e soluzioni innovative. Siamo partiti dallo studio dei bisogni degli utilizzatori finali dei nostri sistemi e dopo cinque anni di sviluppo preliminare abbiamo lanciato sul mercato un si-

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iSeries è una soluzione a energia rinnovabile multifunzionale, che integra in un unico sistema climatizzazione, riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria

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stema accompagnato da una piattaforma di controllo e regolazione elettronica che permette di “giocare” con tutti i componenti del sistema per produrre insieme aria fredda e acqua calda, scaldare un impianto a pavimento e contemporaneamente l’aria in mansarda, recuperare i vecchi caloriferi collegandoli insieme alle nuove unità interne di climatizzazione». E queste caratteristiche come rispondono all’esigenza di risparmiare energia? «Il nostro è l’unico sistema che con consumi bassissimi ed efficienza energetica ai più alti livelli richiesti oggi in Europa, con componenti totalmente integrati fra loro e configurazioni miste fra impianti idronici e a espansione diretta, lavorando a temperature esterne che vanno da meno 32 a più 50 °C, può essere istallato in un appartamento come in una villetta, in un piccolo ufficio come in una filiale bancaria, nel ristorante e nell’edificio scolastico». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 91


EXPORT

Cresce l’attenzione al risparmio idrico Durante l’estate la Camera dei Deputati ha introdotto negli incentivi strutturali per ristrutturazioni edili anche il risparmio idrico. Un tema che, tra gli italiani, sta acquistando un’importanza sempre maggiore. La parola ai fratelli Fiorenzo e Gianmario Gattoni Marco Tedeschi

nche l’acqua, al pari dell’energia, è una risorsa scarsa il cui utilizzo efficiente nell’ambito delle abitazioni merita un incentivo. Non temporaneo, ma strutturale, tale da dare risposte alla indispensabile riqualificazione del patrimonio edilizio italiano. È questa la decisione che è stata assunta all’unanimità a fine luglio dalla Camera dei Deputati, su un emendamento che ha visto concordi sia la Commissione che lo stesso Governo e che ha portato all’introduzione del risparmio idrico negli incentivi

A Fiorenzo e Gianmario Gattoni, amministratori della Idro-Bric di Casirate D’Adda (BG) www.idrobric.it

strutturali per le ristrutturazioni edili. Un tema, quello del risparmio dell’acqua, particolarmente sentito anche dalla Idro Bric, che opera da un ventennio nel mercato italiano ed europeo producendo e commercializzando articoli di largo consumo definiti per lo più "prodotti idraulici per la casa". «Negli ultimi anni – spiegano i fratelli Fiorenzo e Gianmario Gattoni, amministratori della Idro Bric - abbiamo sviluppato una linea di prodotti per il risparmio dell'acqua; mi riferisco a riduttori o limitatori di portata ed economizzatori. Il riscontro che abbiamo avuto è molto chiaro; il pubblico sta maturando in misura sempre più crescente una sensibilità rivolta al risparmio d’acqua, una risorsa indispensabile. Le vendite degli economizzatori sono aumentate, così come i riduttori di portata, anche come conseguenza dell’aumento del costo idrico. Gli economizzatori alla fine dell’anno possono infatti portare a un risparmio considerevole». Si tratta di prodotti molto apprezzati all’estero. «In Russia ad esempio rappresentano un business enorme, in quanto la risorsa idrica è preziosa. Riscontriamo inoltre una sensibilità e una visibilità in aumento anche in Germania».


Fiorenzo e Gianmario Gattoni

Un tema, quello del risparmio idrico, sul quale Idro Bric ha un punto di osservazione privilegiato. «Serviamo la grande distribuzione dai piccoli fino alle grandi catene. In questi punti vendita abbiamo una gamma di prodotti scelti e, in base alle metrature messe a disposizione, organizzano il punto vendita, tutto basato sui possibili assortimenti utili per il bagno. Siamo anche distributori di altri marchi provenienti dall’estero, tutti rigorosamente controllati e che rispettano normative severe». Per quanto riguarda l’andamento del mercato generale Idro Bric sembra non aver accusato troppo la crisi. «Nel 2012 abbiamo mantenuto il fatturato del 2011, mentre nel primo semestre del 2013 abbiamo avuto un incremento del fatturato del 20 per cento dei quali un buon 15 per cento all'estero. A fronte di questo bisogna dire però che sono aumentate le vendite promozionali per via della crisi con conseguente calo dei margini e un allungamento dei termini di pagamento». Idro Bric guarda molto all’estero, realizzando il 30 per cento del proprio fatturato fuori dal Paese. «I nostri mercati esteri sono principalmente la Germania, l’Austria, la Francia, la Russia, i Paesi dell’Est Europa, Israele e Grecia. Tutto sempre riferito alla grande distribuzione. Molti Paesi si appoggiano a noi perché ci vedono come un punto di riferimento importante e consolidato. Siamo

Negli ultimi anni abbiamo sviluppato una linea di prodotti per il risparmio dell'acqua: riduttori o limitatori di portata ed economizzatori

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infatti referenziati come distributori internazionali, essendo anche distributori di marchi molto conosciuti nel panorama idrotermosanitario». I prodotti distribuiti dalla Idro Bric hanno sempre una grande attenzione al design. «Nel nostro campo – spiega Gattoni - dobbiamo essere sempre propositivi e dobbiamo tenere presente che siamo un'azienda principalmente di servizio. Per questo contiamo in modo particolare sull’efficienza, la velocità e la disponibilità». Gli investimenti dell’azienda sono indirizzati verso un canale ben preciso. «Investiamo tempo e risorse nel controllo dei prodotti che distribuiamo in modo che si rispettino le garanzie europee sulla sicurezza, nell'utilizzo e nella durata del tempo. In questo modo possiamo sempre più essere identificati come distributori di articoli di qualità». Le prospettive e gli obiettivi per la Idro Bric guardano in grande. «Crediamo in quello che facciamo – conclude Fiorenzo Gattoni - per questo negli ultimi 2 anni, proprio nei momenti di crisi maggiore, abbiamo investito in un impianto per il montaggio di rubinetti e docce ed aumentato la superficie lavorativa di altri 5000 mq».

LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 93


Come cambia il mercato del farmaco er un gruppo che opera tanto su suolo italiano quanto in territorio internazionale su molteplici canali distributivi del settore cosmetico, farmaceutico e dietitico-alimentare è importante saper interpretare le dinamiche e gli alti e bassi di un mercato così vasto e differenziato. Lo sa bene Alberto Donati, presidente e amministratore delegato della società bergamasca Ofi, Officina Farmaceutica Italiana, specializzata da oltre sessant’anni nella creazione e produzione dermo-cosmetica e dietetico-alimentare. «Anche se negli ultimi anni l’andamento del nostro business è rimasto in linea con gli sviluppi del mercato, registrando una buona tenuta nel comparto cosmetico, una crescita in quello degli integratori alimentari e una crescita ancora più elevata nell’ambito dell’export verso i paesi in cui siamo presenti, per esempio l’India, il 2013 è stato e continua a essere protagonista di un periodo di flessione, diversificata a seconda dei vari canali di distribuzione: profumerie, farmacie, Gdo ecc. L’unico fattore che quest’anno continuerà a dare ottimi risultati sarà l’esportazione, ragion per cui stiamo puntando sempre di più sull’internazionalizzazione della nostra azienda attraverso l’apertura di unità locali in paesi ritenuti interessanti, ne sono un esempio la Russia,

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Il settore cosmetico, farmaceutico e dietetico-alimentare sta attraversando un momento di calo. Per superarlo è necessario studiare le dinamiche dei tanti comparti che lo compongono e investire su quello che registra i migliori risultati. Il punto di Alberto Donati Emanuela Caruso

le ex repubbliche sovietiche, l’America Latina, il Medio Oriente e la Cina». Qualità, affidabilità e forte propulsione innovativa sono da sempre i punti di forza della Ofi, che partita come laboratorio per la produzione di specialità medicinali è passata attraverso varie fasi per realizzare prodotti dermo-cosmetici, integratori dietetico-alimentari e dispositivi medici in totale sintonia con le esigenze del mercato, capaci di rispondere ai bisogni espressi e inespressi dei fruitori finali, in un ambito così intimo come lo è la cura della persona, del suo aspetto e del suo benessere. «Fin dagli anni Cinquanta – racconta Alberto Donati – il core business dell’azienda è stato il farmaco industriale, con preparati di diverse tipologie farmaceutiche, prima tra tutte quella dei li-

La Ofi Spa ha sede a Bergamo www.ofilab.com


Alberto Donati

Stiamo ottenendo le migliori performance dagli integratori dietetico-alimentari, ormai diventati di uso quotidiano e percepiti come utili per il benessere della persona

quidi: colliri, lavande, decongestionanti nasali. Poi, pian piano, abbiamo spostato l’attenzione dal farmaco ai preparati parafarmaceutici, ai dietetici e ai cosmetici, andando così incontro a nuove prospettive di sviluppo. Nel 1982 abbiamo allargato il nostro raggio d’azione anche ai presidi medico-chirurgici, a quelli diagnostici e soprattutto alla cosmesi. Infine, agli inizi degli anni Novanta ci siamo buttati nel settore della produzione di preparati dietetico-alimentari. Grazie a questi innumerevoli passaggi e all’esperienza maturata in tanti anni di attività, oggi siamo in grado di seguire il cliente dal momento dell’intuizione imprenditoriale alla formulazione del prodotto, dalla sua fattibilità alla produzione in outsourcing a servizio completo». L’intero cliclo di produzione viene svolto all’interno degli stabilimenti dell’Ofi, la cui area produttiva dispone di un impianto centralizzato di condizionamento e filtrazione, di due camere bianche dotate d’impianto di ultrafiltrazione dell’aria a flusso laminare per eseguire lavorazioni sterili, e di un nuovo

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impianto per la depurazione delle acque, la cui costanza di purezza è garantita dalla presenza di un sistema di emergenza in connessione permanente. «Grazie agli impianti di cui dispongono i nostri stabilimenti, siamo in grado di affettuare tutta la produzione in azienda, sia dell’iter realizzativo che dei relativi processi di controllo chimico-fisico e microbiologico sui semilavorati prima del riempimento e del confezionamento. Oltre a occuparci del confezionamento del prodotto finito, possiamo estendere il nostro servizio anche alla creazione del marchio del prodotto, rendendoci così partecipi anche nelle fasi di marketing strategico, ovvero nome e personalità di marca, packaging e presenza nel punto vendita». Ofi è, infine, molto attenta al conseguimento delle certificazioni di qualità, come per esempio la Uni En Iso 9001:2000 – 14001 – 22716 – Ohsas 18001 – Fda Approved – Halal Approved che evidenzia la capacità della Ofi di produrre e fornire nella quantità richiesta i prodotti ordinati; di mantenere sotto controllo tutti i processi; di individuare e prevenire i rischi per la qualità degli elaborati; e di tendere al miglioramento continuo del servizio e dei prodotti. LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 99


MODELLI D’IMPRESA

L’high-tech italiano “attacca la spina” Cesare e Samanta Reale fanno da guida nel mondo specializzato dei cavi elettrici, in cui l’eccellenza italiana ha saputo ricavarsi uno spazio all’interno del mercato, a dispetto della recessione Remo Monreale

n ambienti subacquei o a temperature altissime, in ambito civile o industriale, sotto la pressione d’interferenze elettromagnetiche o gravose sollecitazioni meccaniche: ogni cavo elettrico cambia a seconda del contesto in cui è necessario. In questo campo, sconosciuto ai più, la specializzazione è elevatissima, e la qualità del prodotto finale è direttamente proporzionale alla delicatezza dell’impiego per cui è progettato. Nei settori trasporti di massa (di superficie e/o metropolitane) come nei luoghi pubblici, per esempio, i cavi dovranno essere in grado di non propagare l’incendio, resistenti al fuoco e a bassa emissione di fumi e gas tossici, mentre i cavi elettrici usati sulle piattaforme petrolifere offshore avranno ulteriori esigenze. Cesare e Samanta Reale sono alla guida di una di quelle family company, la milanese Sami, al servizio dell’eccellenza di vari settori prendendo così le distanze dalle conseguenze della crisi. La produzione dell’azienda milanese spazia dal settore ferroviario e automobilistico all’impiantistica e generazione di energia come ai centri di ricerca nucleare. Ma i loro cavi si trovano anche nel campo dell’illuminazione, con fili miniaturizzati, per alte temperature e lampade alogene, così come trovano applicazioni in fibra ottica. «La scelta strategica, perseguita sin dalla fondazione, di focalizzarsi

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nella produzione di cavi speciali – dice Cesare Reale –, ha portato l’azienda verso un costante sviluppo delle proprie competenze cercando il miglior posizionamento sul mercato con prodotti innovativi di qualità e certificati. La vasta gamma delle linee di produzione consente l’impiego di una grande varietà di materiali così che sia possibile fornire cavi per alte e basse temperature, per posa fissa e posa mobile, adatti a essere installati in ambienti chimicamente aggressivi o per impieghi gravosi. Il nostro impegno nella ricerca ha permesso la messa a punto di materiali a difesa dell’ambiente e delle persone, quindi siamo in grado di produrre cavi sicuri». Come si traduce l’assetto di una family company come la vostra in termini di cultura d’impresa e approccio manageriale? SAMANTA REALE «Determinante e fondamen-

Cesare e Samanta Reale, amministratori di Sami, con sede a Liscate (MI) www.sami.it


Cesare e Samanta Reale

tale (e che contraddistingue la Sami fin dalla fondazione per merito di nostro padre, Federico Reale) è la formazione delle risorse a tutti i livelli: addestramento sulle tecnologie per il lavoro di fabbrica, formazione del personale impiegatizio e corsi manageriali per i dirigenti. Con questo approccio ci siamo presentati sul mercato e agli enti di certificazione, determinanti per la nostra produzione, come un sistema aziendale a forte impronta manageriale. Il nostro modus operandi sarà sempre improntato allo sviluppo dei processi di fabbricazione e dei prodotti, alla ricerca di sinergie con la clientela di eccellenza». Quali risultati avete riscontrato con questa strategia? S.R. «Un bilancio positivo supportato da una crescita di fatturato nell’ordine di due cifre percentuali nel 2011 rispetto al 2010 e un incremento più contenuto nel 2012. Risultati gratificanti nonostante la recessione persistente del mercato, risultati che sono stati possibili grazie a un’intensificazione della presenza sui mercati internazionali e una costante attenzione alle esigenze della clientela. Oltre agli obiettivi di quantità abbiamo raggiunto anche importanti obiettivi qualitativi sia tecnologici sia manageriali, ottenendo un positivo ritorno dagli investimenti effettuati sulla struttura produttiva e sulla formazione del personale». Quanto ha influito l’impegno in ricerca e sviluppo? CESARE REALE «L’attenzione alla ricerca di materiali innovativi in grado di soddisfare le mutate esigenze applicative della clientela e

La grande varietà di materiali permette cavi per alte e basse temperature, per impieghi subacquei e resistenti a ogni tipo di forte sollecitazione

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il conseguente sviluppo di nuove tipologie di produzione, ci ha consentito di essere considerati un’azienda di eccellenza dalla nostra clientela che a sua volta appartiene all’eccellenza dei segmenti applicativi nei quali opera. L’impiego di nuovi materiali richiede naturalmente anche innovazione nei processi e nelle tecnologie produttive e di controllo qualità. Grande importanza è stata data agli investimenti per il controllo della qualità dei materiali in ingresso e delle singole fasi dei processi produttivi che ci consentono di garantire, oltre alle certificazioni richieste, un elevato e costante livello di qualità del prodotto». Quali sono i problemi più diffusi cui dovete rispondere e quali sono le tipologie áá più diffuse di prodotti? LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 101


MODELLI D’IMPRESA

áá

C.R. «In

generale le principali problematiche sono temperatura, flessibilità, dimensioni, peso, resistenza meccanica, disturbi elettromagnetici, resistenza a sostanze e ambienti ostili e aggressivi, assicurazione dell’integrità dei circuiti elettrici o delle trasmissioni in fibra ottica anche in presenza di incendio. Per quanto riguarda i nostri prodotti si va dai cavi unipolari o multipolari ai cavi schermati o armati, con conduttori di rame o leghe speciali, a fibre ottiche per trasmissione di segnali o per illuminazione. Le varietà sono quindi numerose e anche molto com-

Stiamo andando verso un miglioramento dei prodotti miniaturizzati, halogen free, adatti in ambienti critici che vedono sempre più ampie applicazioni

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plesse, ma sicuramente la customizzazione è uno degli aspetti decisivi e per noi vincenti grazie alla competenza e professionalità dei nostri progettisti». Quali gli aspetti più innovativi che vi consentono di mantenervi competitivi sul mercato? C.R. «L’innovazione in questa tipologia di produzione si basa sulla ricerca, sul riconoscimento e prova dei nuovi materiali che si rendono disponibili per produrre cavi speciali sempre più competitivi in termini di costo e qualità, e sempre più performanti verso le specifiche applicazioni della clientela. Sami opera nella ricerca del miglioramento applicativo dei cavi speciali in sinergia con la propria clientela, avendo sviluppato una profonda competenza nella costruzione dei cavi elettrici speciali, competenza costantemente accresciuta che ci ha portati a essere protagonisti nei mercati di riferimento». Da quali settori, target e paesi derivano i migliori riscontri in termini di business? S.R. «I principali settori in cui abbiamo una rilevante quota di mercato, sono le aziende


Cesare e Samanta Reale

costruttrici di grandi impianti per la generazione di energia elettrica, i costruttori di unità ferroviarie rotabili dell’alta velocità, i costruttori di navi e veicoli di terra, le aziende produttrici di sistemi d’illuminazione ad alto contenuto tecnologico e di design industriale. Il nostro target è rappresentato dai più qualificati operatori dei settori citati nei paesi a più elevato sviluppo tecnologico industriale». Quanto ha influito la crisi sulle vostre scelte operative, strategiche e finanziarie? S.R. «Indubbiamente la crisi ha posto un limite alle ipotesi di crescita formulate prima del 2008. Nonostante questo abbiamo mantenuto la nostra strategia di innovazione e sviluppo confermando il piano di investimenti già definito, finanziariamente sostenuto da un buon livello di fatturato e da un buon equilibrio finanziario. I continui investimenti negli impianti di fabbricazione ci consentono flessibilità operativa e capacità di rispondere “just in time” alle richieste della nostra clientela; questo è il plus che ci ha consentito di migliorare la nostra quota di mercato anche a fronte di una situazione generalizzata di crisi economica». Quali i progetti su cui vi focalizzerete in futuro? S.R. «Per quanto riguarda le tecnologie di produzione stiamo andando verso un miglioramento dei prodotti miniaturizzati, halogen free, adatti all’uso in ambienti critici che vedono sempre più ampie applicazioni. Mentre per quanto riguarda gli aspetti gestionali stiamo arricchendo l’It aziendale con sofisticati strumenti previsionali e di analisi economico-finanziarie oltre che di controllo dei costi di produzione, strumenti sempre più necessari in un ambiente altamente instabile». Con quali altri realtà, enti, imprese po-

Export ad alto tasso tecnologico Nel caso di prodotti d’eccellenza tecnologica, alla voce export le mete più probabili esulano dalle economie emergenti stabilendosi laddove è richiesto il massimo standard qualitativo. A dare un esempio di strategie aziendali in ambito internazionale è Cesare Reale, che insieme alla sorella Samanta amministra la milanese Sami, impresa che produce cavi elettrici e a fibre ottiche speciali. «La nostra internazionalizzazione – dice Reale – ha puntato sui mercati di più elevata qualificazione tecnologica come Germania, Francia, Danimarca, Paesi Scandinavi, Stati Uniti D’America . In generale prevediamo un consolidamento sui mercati ove sono in corso investimenti per l’incremento di generazione di energia elettrica, conservazione e distribuzione di gas naturale e anche estrazione e ricerca petrolifera in mare».

trete collaborare in futuro? C.R. «Sami collabora costantemente con gli enti preposti alla certificazione e alla definizione delle specifiche caratteristiche di prodotti destinati a impieghi critici per la sicurezza ambientale e delle persone. In questa collaborazione Sami esercita un ruolo di fornitore di esperienze e ne ricava utili informazioni per migliorare prodotti e tecnologie di fabbricazione». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 103


MODELLI D’IMPRESA

Crisi della meccanica, iniziative di contrasto Riposizionarsi su mercati specifici. Attraverso formule di offerta e di presentazione dell’azienda più adeguate e moderne, ponendo l’accento sulla qualità. È questa la proposta di Matteo Favrin per contrastare le criticità Manlio Teodoro

n 2012 come anno di consolidamento. È questa la valutazione di Matteo Favrin sull’ultima chiusura di bilancio dell’omonimo gruppo con base a Palazzolo Milanese, specializzato nelle lavorazioni meccaniche e nella carpenteria medio-pesante per l’impiantistica, attività di core business alla quale sono state affiancate società commerciali nel campo della meccanica a supporto dell’industria, delle piccole e medie imprese e dell’artigianato locale. «La nostra azienda – spiega Favrin – è riuscita a conservare un volume di ricavi in linea con quello dell’anno precedente e riteniamo che ciò sia un risultato particolarmente positivo. Soprattutto rispetto alla generale situazione di difficoltà del settore. Siamo infatti consapevoli della crisi in cui si trovano molte realtà simili alla nostra – il 2013 finora è stato caratterizzato da un sostanziale immobilismo e mancano i segnali che possano far pensare a un’inversione di tendenza in tempi brevi. Tuttavia, questo stallo del mercato ci ha indotto esclusivamente a una più attenta analisi della gestione dell’azienda. Non abbiamo preso in considerazione misure particolari di contenimento e

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Interni dell’impianto di Palazzolo Milanese (MI) del gruppo Favrin www.favrin.it

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riduzione dei costi di produzione, che per la nostra azienda sono sempre e comunque sotto controllo – ovviamente siamo favoriti da una storica solidità patrimoniale. A nostro parere la scelta di rinunciare agli investimenti non ha alcuna efficacia reale in termini di risultato, al contrario, di fatto, riduce la competitività dell’azienda. Meglio pertanto pensare a un riposizionamento su mercati specifici, sia nazionale sia internazionali, anche attraverso formule di offerta e di presentazione dell’azienda più adeguate e moderne, ponendo l’accento sulla qualità». Gli ultimi investimenti della Favrin sono stati concentrati nell’accompagnare il terzo cambio generazionale, e in particolare rivolti a valo-


Matteo Favrin

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Rinunciare agli investimenti non ha alcuna efficacia reale in termini di risultato, al contrario, di fatto, riduce la competitività dell’azienda

rizzare l’esperienza acquisita e a diversificare le funzioni. «Dal punto di vista materiale, le prossime iniziative dipenderanno dalle scelte della nuova gestione. Attualmente stiamo preparando dei piani di investimento nel campo dell’informatica per la progettazione e il disegno tecnico e l’allestimento di strutture dedicate alle attività di engineering che intendiamo sviluppare. Al di là di ciò, guardando al futuro, è ancora prematuro ipotizzare obiettivi di medio e lungo periodo. Le prospettive oggi non si individuano facilmente. Il nostro cauto ottimismo è dettato più dalla speranza che qualcosa migliori piuttosto che da elementi tangibili. Vediamo sempre più spesso gli imprenditori del nostro settore ricorrere a procedure concorsuali, anche in forma di tutela preventiva concordataria. Per contro non si registrano segnali di

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miglioramento della domanda che dovrebbe essere favorita dalla riduzione di offerta, a dimostrazione che la situazione del settore e del mercato di riferimento è ancora stagnante. Attendiamo quindi di vedere i primi segnali di ripresa, che possono essere, semplicemente e concretamente, un aumento degli ordini, una maggiore disponibilità di credito per le imprese e di conseguenza il ristabilirsi di pagamenti regolari – tutto questo, auspicabilmente dovrebbe essere accompagnato anche da un minor peso degli oneri fiscali sul lavoro e le imprese. Speriamo che i recenti annunci di disponibilità degli istituti di credito a formule di sostegno alle piccole e medie imprese, anche attraverso l’emissione di strumenti di debito specifici e di facile cartolarizzazione, diventino una realtà e possano favorire anche il nostro settore. I benefici e la ripresa sono legati perciò non tanto alla sopravvivenza di pochi, quanto al generale rilancio della dinamicità imprenditoriale». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 107


Carpenteria meccanica, criticità e prospettive er il settore metalmeccanico lombardo, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Inps, nel periodo che va da luglio 2012 allo scorso giugno, sono state erogate 830mila ore di cassa integrazione, pari a 100 milioni di euro. Il ricorso alla cassa integrazione, inoltre, risulta in aumento del 9,22 per cento rispetto allo stesso periodo 20112012, quando erano state erogate 223mila ore e 92 milioni. Nonostante una situazione differenziata fra le diverse province della regione e nonostante in testa si trovi la provincia di Bergamo (con un incremento del 39,5 per cento), per aziende come la Conzatti di Almenno San

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Boom nel ricorso alla cassa integrazione: le difficoltà delle imprese metalmeccaniche lombarde non sono finite. L’esperienza di Ivan Conzatti a quattro anni dall’inizio della crisi Manlio Teodoro

Salvatore, specializzata nelle costruzioni di carpenteria meccanica, il momento di maggiore difficoltà è passato. «Dopo la crisi del 2009 – spiega Ivan Conzatti, titolare della società e figlio del fondatore Michele –, il nostro fatturato ha subito un crollo e di conseguenza abbiamo dovuto razionalizzare le spese interne e rivedere la nostra organizzazione. A partire dal 2011, però, siamo tornati a crescere, anche se non abbiamo ancora recuperato rispetto ai risultati precrisi». A penalizzare la Conzatti sono stati gli effetti della crisi, tuttora in parte persistenti, sulle realtà partner della società. «Non avendo un nostro pro-


Ivan Conzatti

dotto, poiché siamo dei trasformatori, dipendiamo dalle commesse che riceviamo dai partner. I tre principali – di cui due multinazionali, una statunitense e una svedese, che hanno entrambe una divisione nel nostro paese –, nonostante appartenenti a settori eterogenei fra loro, hanno risentito della congiuntura pressoché in eguale misura e tempi. E questo, diversamente che in anni passi, non ci ha permesso di bilanciare le perdite. A ciò si aggiunge il fatto che l’incertezza del mercato ha eliminato dalle logiche produttive il “fare magazzino”, dato che il rischio di accumulare invenduto si è fatto più che concreto. Comunque bisogna ammettere che prima del 2009, spesso

e volentieri, si produceva in surplus e questa è stata la prima criticità per molte imprese, che oggi pertanto producono esclusivamente su commessa». A rendere più difficile il quadro per Conzatti è l’impossibilità di guardare a territori lontani o a mercati esteri. «Realizzando manufatti di grande volume e peso, i costi di trasporto – ancora oggi su gomma in questo settore – diverrebbero insostenibili. Per questo lavoriamo solo con partner che si trovano nella nostra regione e con uno collocato in Emilia Romagna». Impossibile anche avere margine per nuovi investimenti, soprattutto per la mancanza di liquidità, dovuta in primis al carico di imposte, che penalizza l’attività di impresa, e ai ridotti margini di guadagno. «Una maggiore libertà nella gestione delle pratiche burocratiche e un minore peso dell’imposizione fiscale potrebbero certamente contribuire a ridare qualche speranza al settore. Anche perché ci confrontiamo con concorrenti stranieri che possono contare su margini economici molto più alti e su tassazioni di molto ridotte rispetto a noi. Di conseguenza risulta loro più facile investire in innovazione, risorse umane e nuovi impianti. Al contrario, nel nostro paese sembra si sia ancora lontani da un’evoluzione in questo senso e pertanto la sorte delle imprese è interamente affidata alla capacità dei singoli imprenditori di fare le scelte più opportune, considerando anche l’impossibilità di ragionare a medio termine. Non stupisce pertanto che molte aziende abbiano chiuso. Per quanto ci riguarda, invece, abbiamo la certezza di avere commesse garantite fino a tutto il 2013. Segnale che il mercato premia la qualità dei nostri manufatti».

Alcuni reparti carpenteria e lavorazioni meccaniche della Conzatti Srl di Almenno San Salvatore (BG) tecnico@conzattisrl.it

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MODELLI D’IMPRESA

e aspettative sui prodotti, all’interno dei singoli mercati di nicchia, non diminuiscono con l’aggravarsi della crisi. Questo impone alle tante imprese italiane molto specializzate, e che continuano a scommettere sulla qualità dell’offerta, investimenti che contraddicono la cautela con cui comunemente si affrontano periodi di recessione. La Büchi Labortechnik Ag, che si occupa di strumenti per la preparazione e l’analisi di campioni in campo alimentare, ambientale e farmaceutico, è una di queste. In particolare, la Büchi Italia Srl, tra le quattordici filiali sparse per il mondo, si avvale di una rete vendita propria e di una serie di agenzie che la rappresentano, con un servizio di post vendita che si occupa della risoluzione di tutte le problematiche che i clienti possono presentare. «Nel giugno del 2013 – dice Giovanni Re, General Manager della filiale italiana – è stata inaugurata la nuova sede della Büchi Italia, nonostante l’economia del paese non stia attraversando un periodo florido, si è deciso di investire per operare in spazi

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Un laboratorio di investimenti L’esempio imprenditoriale di Giovanni Re, nel campo della produzione e della vendita di prodotti a uso scientifico, un settore in cui ci si aspetta performance di altissimo livello. «Non possiamo che investire, a dispetto della crisi» Renato Ferretti

più funzionali e adatti alle esigenze. Il vero e proprio miglioramento è rappresentato dal nuovo laboratorio, dove sono apprezzabili tutti gli strumenti della gamma Büchi e che viene impiegato come sede dimostrativa, per lo sviluppo di nuovi metodi e per sessioni di formazione al personale interno ed esterno». Che risultati avete raggiunto nello

Giovanni Re, general manager della Büchi Italia Srl con sede a Cornaredo (MI) www.buchi.it


Giovanni Re

supporto alle vendite, della logistica e della contabilità; inoltre, in aggiunta alla rete vendita, abbiamo dei Product Manager che hanno il compito di supportare le vendite e del personale di assistenza post vendita». Quali sono i vostri prodotti principali? «Sebbene sia il prodotto più “maturo”, il Rotavapor è ancora il prodotto più venduto e più conosciuto della nostra Società: Büchi ne produce anche una versione industriale per essere impiegato nella produzione. Abbiamo anche evapoNonostante l’economia del paese non stia ratori multipli come il attraversando un periodo florido, abbiamo Multivapor e il Syncore, strumenti in grado di evaporare sideciso di investire per spazi più funzionali multaneamente fino a novantasei campioni. In questo momento però anche altri setscorso anno? tori stanno crescendo in modo significativo: «Il 2012 si è chiuso con il migliore risultato di per esempio, mettiamo a disposizione dei nostri fatturato dalla nascita della Büchi Italia: questo clienti una linea per l’analisi dell’azoto secondo dato ben definisce la capacità dell’azienda di Kjeldahl, che comprende mineralizzatori e direagire alla crisi. Purtroppo la prima metà del- stillatori. A breve sarà presentato il nuovo mol’anno in corso non è proseguita con lo stesso dello con auto campionatore». andamento, ma le prospettive per la seconda L’attuale processo di sviluppo si appoggia parte sono di un forte miglioramento». a progetti di ricerca specifici? Come siete strutturati per il mercato «Il nostro è un approccio scientifico come diitaliano? mostra l’elevato numero di pubblicazioni ef«Non abbiamo un settore predominante sugli fettuato con i nostri strumenti. La nostra prealtri: i nostri strumenti sono impiegati in modo senza nel settore universitario è da considerarsi trasversale ovunque sia in funzione un labora- strategica per entrare in contatto con gli stutorio d’analisi. Tra i settori che recentemente denti, spesso utenti del futuro, e per ottenere hanno investito maggiormente nelle nostre informazioni e consigli su possibili migliorie strumentazioni, posso ricordare l’industria ali- da applicare. Tra i progetti più significativi mentare e i laboratori privati. La struttura ita- realizzati possiamo ricordare diversi lavori per liana è costituita da personale dedicato al sup- l’identificazione dei formaggi e del prosciutto porto amministrativo che si occupa sia del crudo Dop».

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MODELLI D’IMPRESA

Un nuovo modo di fare impresa Una proposta di Marco Fanton Pedrotti per rilanciare le piccole e medie imprese italiane. Senza rinunciare agli investimenti né cedere al ribasso dei prezzi, che penalizza qualità e mercato Manlio Teodoro

n 2012 in leggera flessione dopo un fatturato 2011 da record per la Redic di Saronno, nel varesotto. «Nonostante il calo sia stato contenuto entro pochi punti percentuali, abbiamo registrato un crollo esponenziale delle marginalità. Questo a causa sia della crescita dei costi delle materie prime, sia per la politica di austerity intrapresa da molti partner. Tuttavia, questo non ci ha impedito di continuare a investire e proseguire con la nostra politica. Non cedere alle difficoltà ci ha permesso di ottenere nel mese di giugno 2013 un bilancio a segno più e pensiamo di chiudere l’anno con un fatturato superiore ai valori raggiunti nel 2011». Questa, dati alla mano, l’analisi di Marco Fanton Pedrotti, che insieme ai soci Davide Gianetti e Roberto Caschili, gestisce la Redic, società specializzata nella produzione di resistenze elettriche corazzate, a fascia e a cartuccia, destinate prevalentemente all’industria e customizzate in base alle esigenze di applicazione. Anche se siete riusciti a riportare in attivo il fatturato, la situazione resta critica. «Guardando al mercato italiano, che è il nostro riferimento fondamentale, attualmente, oltre a essere molto complicato aggiudicarsi le commesse, risulta difficile riuscire a ottenere una marginalità sostenibile. Il mercato è sempre alla ricerca del ribasso e per

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un’azienda che non intende abbassare gli standard qualitativi, la lotta con i concorrenti si fa ancora più aspra. Inoltre, il recente rinnovo dei contratti collettivi e l’elevatissima pressione fiscale sul lavoro dipendente rendono sempre più complesso chiudere i bilanci in attivo». Qual è la strategia che avete adottato per far fronte a queste difficoltà? «Crediamo molto nel rapporto trasparente e corretto sia con i fornitori sia con i partner. Questa è la leva che ci sta permettendo di contenere i costi elaborando strategie di acquisto che mettano in condizione i fornitori di fare programmazione e quindi acquistare le materie prime in quantità maggiori e di conseguenza a un prezzo più basso. Accanto a questo, siamo riusciti a costruire una stretta collaborazione con i partner, ai quali forniamo l’adeguato supporto per la progettazione delle resistenze da inserire nei loro macchinari e applicazioni. Un’ulteriore iniziativa è stata quella di iniziare la distribu-


Marco Fanton Pedrotti

In apertura, Marco Fanton Pedrotti, socio della Redic Srl (Resistenze Elettriche Corazzate) di Saronno (VA) www.redic.it

zione di componentistica specifica inerente alle resistenze. Non si tratta di mera commercializzazione però, dato che testiamo tutti gli articoli internamente per oltre dodici mesi, sottoponendoli a prove distruttive molto efficaci». È stato semplice costruire questi rapporti? «Non è stato facile trovare aziende disposte a scommettere su queste soluzioni. Però a distanza di un anno posso affermare che quelle realtà che ci hanno dato fiducia hanno trovato nei numeri la conferma di aver intrapreso una scelta corretta. Infatti, i fornitori hanno visto crescere il loro fatturato e sono riusciti a incrementare la qualità e, dall’altra, i partner, sono stati sgravati dalla ricerca dei materiali e dalla verifica di questi». A suo avviso questa vostra esperienza è applicabile anche ad altre realtà, anche in settori diversi? «Assolutamente sì. Noi piccole e medie imprese dobbiamo cambiare modo di fare impresa. Bisogna rinunciare alla ricerca al prezzo più basso o a portare avanti operazioni di concorrenza sleale pur di ottenere un contratto. Al contrario, dobbiamo stringere i rapporti con le aziende che hanno scelto di

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Crediamo molto nel rapporto trasparente e corretto sia con i fornitori sia con i partner. Questa è la leva che ci sta permettendo di contenere i costi

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agire correttamente. È facile cadere nella tentazione di acquistare materiale a basso prezzo da aziende che per vendere sotto costo si ritrovano poi, spesso, costrette a interrompere l’attività, lasciando un vuoto nel mercato e mettendo in difficoltà i partner che si trovano di punto in bianco senza punti di riferimento». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 115


MODELLI D’IMPRESA

La crescita è investimento e specializzazione Ferma la quota raggiunta nel mercato della floricoltura professionale, la Erba si è lanciata sull’hobbystica e sull’arredamento interno, presentando una nuova linea di prodotti di design. Il punto di Silvia ed Elena Erba Emanuela Caruso

he reperire risorse finanziarie sia uno dei problemi più grandi che l’Italia sta vivendo non è una novità. Tanto che riuscire a investire aggirando questa problematica è diventata la vera sfida del mercato odierno, che sta nuovamente cominciando a premiare chi in questi anni non si è lasciato abbattere dalla congiuntura negativa, ma ha continuato a offrire prodotti innovativi e interessanti. Proprio come è successo alla società Erba, nata oltre quarant’anni fa come produttrice di stampi a iniezione conto terzi e traformatasi poi in azienda specializzata nella progettazione e realizzazione di vasi in plastica per floricoltura e per arredo giardino. «A dispetto della stretta creditizia che consente solo alle grandi imprese di ottenere finanziamenti, prestiti o aiuti finanziari – spiegano Silvia ed Elena Erba, amministratrici della società – negli ultimi anni abbiamo deciso di rivoluzionare l’attività e di investire sia in

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La Erba Srl ha sede a Bussero (MI) www.erbasrl.it

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termini di clienti che in termini di mercato. Ciò significa che pur mantenendo ferma la quota raggiunta nel mercato della floricoltura professionale, ci siamo interessati anche all’hobbystica e all’arredamento interno, presentando una nuova linea di prodotti di design. Le spese sostenute per realizzare questa


Silvia ed Elena Erba

nuova collezione sono state finanziate prevalentemente con le nostre disponibilità, senza chiedere aiuti finanziari, mentre per l’inserimento di nuovi macchinari di ultimissima generazione a risparmio energetico abbiamo chiesto supporto agli istituti di credito, riuscendo a ottenerlo». E il coraggio della Erba è stato premiato, poiché sia il 2012 che il 2013 si sono rivelati anni molto buoni, come conferma Silvia Erba. «Nel 2012 il fatturato ha registrato un più 4 percento rispetto al 2011, anche se dobbiamo dire che ci sono state delle variazioni notevoli del prezzo di acquisto della materia prima che hanno giocato a nostro sfavore. Inoltre, il mercato estero è cresciuto con maggior forza rispetto a quello italiano. Nel primo semestre 2013 il fatturato ha continuato su un trend positivo, ma con livelli leggermente inferiori al 2012 a causa del maltempo verificatosi in Europa: la pioggia è uno dei fattori che influenza maggiormente le vendite del settore. Nello specifico, però, è stato proprio l’inserimento della nuova linea di prodotti di design per interno a permetterci di espandere la nostra gamma di articoli, di inserirci in canali di distribuzione ancora da sperimentare e di rivolgerci a una clientela diversa da quella standard». Per soddisfare le esigenze dei vecchi come dei nuovi clienti, la società Erba punta da sempre sull’innovazione costante e sullo studio scrupoloso di ogni fase di progettazione e realizzazione. «Il filo conduttore e il punto di forza che ci ha contraddistinti negli ultimi anni – continua Elena Erba – ha sempre messo al primo posto la qualità e la resistenza dei nostri prodotti, ragion per cui in fase di analisi, studiamo le soluzioni migliori non solo in fatto di design e colore, ma anche in fatto di mate-

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Per la realizzazione di nuovi prodotti ci siamo autofinanziati, mentre per l’acquisto di macchinari d’avanguardia siamo riusciti a ottenere aiuti

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riali, in modo da garantire l’ottenimento di ottimi risultati in termini di resistenza, durata e ampiezza della gamma offerta. Il principio della qualità assoluta ci ha tenuti fuori dalla Gdo e dalla produzione in grandi numeri, ma ci ha permesso di diventare fornitore dei punti vendita specializzati, come garden center e vivai. Per il futuro, abbiamo in progetto di ingrandire ulteriormente la gamma di prodotti proposti, sia nella linea da interno che nella linea professionale. Già entro l’ultimo trimestre del 2013 verranno messi in produzione nuovi articoli, poi ulteriori prodotti saranno presentati al mercato a metà 2014. Con questa strategia miriamo a incrementare il fatturato, a migliorare l’immagine dell’azienda, e a far crescere la quota di mercato nel settore di prodotti home decor». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 117


Il packaging alimentare è sostenibile Il comparto degli alimenti freschi si sta dimostrando sempre più attento alla salvaguardia dell’ambiente e all’igiene. È da questi bisogni che è nato Big Paper Green. Ne parliamo con Mauro Ferrari, amministratore del Gruppo Adigecarta

opo anni di staticità il mercato dell’imballaggio flessibile alimentare sembra essersi risvegliato, con continue richieste di nuovi articoli. «Il settore degli alimenti freschi – spiega Mauro Ferrari, amministratore della Adige Commercialcarta – ha ripreso impor- Marco Tedeschi tanza. Il rapporto alimenti e igiene è sempre più sentito, la salvaguardia dell’ambiente è Adige Commercialcarta si trova a Pescantina (VR) sempre in primo piano, e tutti questi ele- www.adigecarta.it menti stimolano la ricerca».

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120 • DOSSIER • LOMBARDIA 2013


Mauro Ferrari

Big Paper Green permette, mantenendo integre le caratteristiche d’igienicità e praticità, la tutela e la salvaguardia dell’ambiente essendo composto da carta riciclata al 100% e da film bio

Il Gruppo Adigecarta nasce dall’unione sinergica e complementare di tre aziende specializzate nella produzione d’imballaggi alimentari in carta. Sacchetti in carta, carta per imballo, carte accoppiate e politenate, oltre all’esclusiva linea Big Paper Green, un prodotto completamente bio che ha fatto conquistare all’azienda un premio all’oscar dell’Imballaggio. «Big Paper Green permette, mantenendo integre le caratteristiche d’igienicità e praticità, anche la tutela e la salvaguardia dell’ambiente essendo composto da carta riciclata al 100 per cento e da film bio. Dopo l’utilizzo il prodotto può essere smaltito indifferentemente sia nel compost che separato e inviato al riciclo. Una novità che ha fatto vedere i suoi effetti positivi sul fatturato del gruppo durante l’anno 2012 e nei primi mesi del 2013, dove si è verificata una sostanziale tenuta, anche se il comparto ha sofferto e sta ancora soffrendo parecchio. I nostri committenti hanno accolto positivamente la cura maggiore che mettiamo nel servizio, ma soprattutto la dedizione assidua alla ricerca e sviluppo di nuovi prodotti e metodologie d’imballaggio». Il gruppo, costituito da tre aziende produttive e da una commerciale, ha esperienza polivalente in tutti i settori. «Questo ci consente di mirare alla ricerca del prodotto più idoneo alle specifiche esigenze. Si tratta di punti di forza che vengono recepiti maggiormente in questo periodo di crisi, nel quale si cerca principalmente la riduzione esasperata dei costi. È stata quest’attenzione al mercato che ci ha premiato con l’assegnazione dell’Oscar dell’Imballaggio 2013 per il prodotto “Big Paper Green”». Nel nuovo prodotto si concretizza l’essenza della produzione del gruppo. «Produrre per noi non significa soltanto creare, ma anche e soprattutto tu-

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telare l’interesse del consumatore e salvaguardare più possibile l’ambiente nel quale operiamo. Per questo motivo tutti i nostri processi produttivi, unitamente agli ambienti in cui operiamo, sono certificati e rispettano le più rigide regole igieniche e sanitarie. Avere consapevolezza del mercato e un rapporto diretto con il cliente sono elementi fondamentali per ottenere il meglio. Ecco perché sempre più attuale è l’esigenza di avere una filiera corta ed essere a stretto contatto con l’utilizzatore dei nostri prodotti. Per questi motivi abbiamo diversificato al massimo la clientela e, grazie alla completezza della nostra gamma prodotti, siamo in grado di servire sia il rivenditore che il cliente finale, sia esso parte della grande distribuzione che un piccolo negozio tradizionale. Avendo tre aziende produttive con determinate esperienze, siamo concentrati per creare nuovi prodotti prendendo spunto da esigenze di mercato al passo con i tempi». Una clientela sensibile a delle tematiche ben precise. «Le maggiori richieste – conclude Ferrari – oltre al contenimento dei costi, sono proprio rivolte alla tutela della salute del consumatore e al rispetto dell’ambiente. Il riconoscimento del premio ottenuto, ma soprattutto il confronto quotidiano con la clientela ci sprona a continuare la ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti innovativi proprio su questi ambiti. Per questo stiamo investendo parecchio sia in termini tecnologici che di formazione, coinvolgendo collaboratori e fornitori di materia prima, il tutto finalizzato alla creazione di prodotti personalizzati». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 121


Quanto conta il made in Italy Uno sguardo sul settore abbigliamento, in cui le imprese italiane sono ancora forti. Ma la garanzia del made in Italy non basta. «Prima regola: realizzare prodotti sempre diversi». Il punto di Cristina e Lauro Novati Renato Ferretti

he si indossi solo in casa è un dato irrilevante: il pigiama può essere considerato a tutti gli effetti un elemento importante dell’abbigliamento. Lo dimostra la richiesta considerevole di made in Italy in questo settore, a testimonianza che il vestire con gusto non si applica al solo capo da mostrare in pubblico. «Abbiamo notato che il prodotto e il servizio made in Italy rimane molto apprezzato e che i clienti si lasciano tentare dalle novità da noi proposte in collezione: questo è un indice del bisogno di prodotti nuovi e diversi». È la testimonianza di Cristina Novati, insieme al padre Lauro alla guida di Creazioni Bip Bip, impresa che da quasi quarant’anni si occupa di “sleepwear”. La scelta dei materiali e la cura nella produzione per ottenere capi di alta qualità non bastano a

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122 • DOSSIER • LOMBARDIA 2013

Cristina e Lauro Novati, titolari della Creazioni Bip Bip Srl, con sede a Besnate (VA) creazionibipbip.com


Cristina e Lauro Novati

Quello digitale è uno sbocco interessante per le relazioni: Facebook, per esempio, è uno strumento importante che ci avvicina ai clienti

riassumere gli aspetti centrali dell’attuale attività nella ditta varesina: dormire sugli allori del made in Italy è un errore che Novati non vuole commettere. La diversificazione e la ricerca di modelli sempre nuovi, sono alla base della sua strategia aziendale. «Il 2012 è stato un anno difficile – spiega Cristina Novati –, in cui il trend di riduzione dei pezzi venduti e del fatturato si è aggravato. Per fare fronte a questo abbiamo cominciato già nel 2011 ad ampliare l’offerta non solo in termini di design ma anche di contenuti: quindi oltre ai pigiami in maglia, di cui siamo esperti fin dall’inizio dell’attività abbiamo inserito prodotti nuovi nel mondo dell’intimo uomo, come parei e vestaglie kimono, che ci hanno permesso di limitare in parte le quantità perse sui prodotti tradizionali e di approcciare il mercato del lusso». Quali sono i vostri prodotti di punta e che target hanno? CRISTINA NOVATI «La nostra azienda produce più linee di prodotto. I brand di proprietà con cui oggi vendiamo in Italia e nel mondo sono cinque e si differenziano per la tipologia di prodotto proposto e per canale distributivo a cui sono destinati. Kids Party è un marchio registrato riservato a progetti creativi per bambini da tre a dieci anni, nato dall’idea di dare al pigiama qualche cosa che lo rendesse unico, proponendo disegni da colorare direttamente sul capo. Conquista è il marchio della collezione uomo, classica ed essenziale: con questo presentiamo capi funzionali, estremamente confortevoli. Ambizione è, invece, il brand dedicato alla più vasta collezione uomo completa di temi classici e sportivi presentata in varie tipo-

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logie di tessuti. Novati, infine, è il marchio dedicato alla collezione luxury, quindi al dettaglio di nicchia, all’interno della quale vengono riservati alcuni capi per personalizzazioni esclusive». Che origine hanno i materiali scelti da voi? LAURO NOVATI «Dal 1974 Bip Bip crea e realizza esclusivamente in Italia, controllando attentamente tutte le fasi di produzione, avvalendosi di fornitori italiani e turchi per il filato e alcuni tessuti stampati. La fabbricazione homemade rende ogni collezione difficilmente imitabile e garantisce alti standard qualitativi, sia nelle tecniche di produzione sia nella selezione delle materie prime. In più, grazie all’impostazione aziendale che ci caratterizza fin dalla nascita, i problemi e potenziali difetti sono intercettati nei vari stadi produttivi». Per mantenere questi standard qualitativi, áá LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 123


MODELLI D’IMPRESA

0,2% áá siete portati a investimenti costanti in termini di ricerca e sviluppo. L.N. «La prima regola per uno sviluppo costante e un apprezzamento maggiore da parte dei clienti è la realizzazione di prodotti sempre diversi. Lavoriamo sullo sviluppo del modello, sul peso e la struttura del tessuto, sul volume del capo e il packaging, ripensandone quando necessario l’intero processo produttivo: insomma cambiare la sostanza e non solo l’aspetto. Per il futuro stiamo mettendo a punto una linea di prodotti benessere, tra cui intimo e pigiami, con effetti curativi di alcune patologie della pelle. Inoltre, abbiamo brevettato un articolo dedicato all’incontinenza maschile per il quale cerchiamo una partnership che abbia una rete commerciale già presente e apprezzata dal mercato». Come si presenta la vostra struttura commerciale? C.N. «Si basa essenzialmente su reti di agenti diretti, attraverso i quali gestiamo i diversi canali di vendita e le differenti linee di prodotto e 124 • DOSSIER • LOMBARDIA 2013

LA MEDIA DI PRODOTTO DIFETTATO REGISTRATA DA CREAZIONI BIP BIP SU UN TOTALE DI 300MILA CAPI VENDUTI: I POTENZIALI DIFETTI VENGONO INTERCETTATI NEI VARI STADI PRODUTTIVI

brand, per un totale di trecento clienti attivi. In Italia la distribuzione tradizionale e i grandi dettagli sono serviti da tredici agenti con pertinenza regionale ed esclusiva di prodotto. I clienti hanno natura e caratteristiche diverse, tra questi il sessanta per cento sono distributori, il restante quaranta si divide tra grandi negozi e negozi a insegna propria con più punti vendita di target alto. Un altro aspetto importante è la coordinazione dell’immagine integrata sul canale digitale, uno sbocco interessante sia per le relazioni istituzionali che commerciali. Lavoriamo per un’attenta gestione e pubblicazione di notizie sul sito aziendale, unita alla gestione dei profili social (Linkedin, Twitter e Facebook). Ci preoccupiamo di creare contenuti diversi in funzione del network usato: Facebook è tra questi lo strumento che più ci vede vicini al consumatore finale, che cerchiamo di fidelizzare dimostrando attenzione e sensibilità nel produrre contenuti d’interesse comune».


MODELLI D’IMPRESA

Verso la smart factory automazione, oggi, ha un impatto fondamentale su molteplici aspetti del processo produttivo: dall’incremento della produzione e della competitività, alla riduzione dei consumi energetici e delle difettosità dei prodotti. Secondo Andrea Casari, direttore generale di Sinta: «È proprio in un momento di grandi cambiamenti come questo che non si può rinunciare a investire sul futuro. Nonostante comporti alcuni rischi a causa della generale instabilità del mercato, è necessario un cambio di percezione: bisogna capire che robotica e automazione dei processi sono fra gli elementi fondanti di una strategia di crescita dei processi produttivi». Da oltre vent’anni, la società milanese distribuisce sul mercato italiano soluzioni smart factory sviluppate dai colossi nipponici Iai ed Epson, che producono assi lineari, robot cartesiani, da tavolo, scara e antropomorfi di piccola taglia. «A nostro avviso, nonostante le difficoltà dell’in-

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Nella pagina successiva, alcuni dei robot commercializzati dalla Sinta Srl di Milano www.sinta.it

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Minimizzare il consumo energetico, massimizzando l’efficienza dei processi industriali. Da Andrea Casari, alcune proposte per l’automazione di fabbrica Arianna Lesure

dustria italiana, le imprese stanno investendo per far evolvere il proprio assetto produttivo. Infatti, dal nostro punto di osservazione del mercato, l’indice di sviluppo oggettivo è l’incremento del fatturato, cresciuto sia nel 2012 che nel primo semestre del 2013». Nel motivare questo consolidamento Casari sottolinea, da una parte, una lunga presenza sul mercato e l’esperienza acquisita nello studio delle soluzioni ottimali (definendo di volta in volta il dimensionamento, i tempi di lavoro e la logica di comando più idonei) e, dall’altra, la partnership con due marchi che da sempre fanno innovazione e investono nella ricerca. I sistemi sviluppati trovano impiego nella produzione per l’assemblaggio di prodotti che hanno sbocco in moltissimi settori industriali, tra cui automotive, meccanico, elettrodomestici, medicale, alimentare. «Siamo molto conosciuti nell’ambito dei costruttori di macchine industriali, che si rivolgono a noi per realizzare impianti automatizzati – prosegue Casari –. Valutando insieme i dettagli del progetto, scegliamo così la soluzione che presenta il miglior rapporto prestazioni-prezzo». Considerando più nel dettaglio le peculiarità dei due marchi Sinta, il vero punto di forza di Iai è la ric-


Andrea Casari

Robotica e automazione dei processi sono gli elementi fondanti per una strategia di crescita

chezza della gamma offerta, insieme alla centralità della filosofia della green automation, che ha l’obiettivo di minimizzare il consumo energetico e aumentare l’efficienza e la qualità dei processi produttivi. Proprio da quest’idea sono nati i RoboCylinder, sistemi elettrici alternativi a quelli pneumatici, facili da installare, modulari, flessibili e aperti nella programmazione ed economicamente convenienti, sia in fase di acquisto che di esercizio. Passando al brand Epson, grazie all’esperienza acquisita nello sviluppo di manipolatori Scara e a 6 assi, Sinta vanta l’essere stata fra le prime aziende ad aver intuito che il mercato dell’assemblaggio ha sì necessità di prodotti efficienti e affidabili, ma allo stesso tempo di soluzioni attraenti e low cost, so-

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prattutto per quei processi dove non sono necessarie le prestazioni della serie G, top di gamma e cavallo di battaglia di Epson. È così che nascono i nuovi Scara Ls dotati di un’unità di controllo che offre performance spinte di sicurezza e funzionamento. Inoltre, già in fase in progettazione, grazie a un simulatore integrato nell’ambiente di sviluppo, è possibile stimare il tempo di ciclo e ottimizzare il layout della cella, consentendo di effettuare uno studio di fattibilità prima ancora dell’installazione e di progettare eventuali modifiche successive senza necessità di fermare la macchina. «Grazie ai nuovi robot Ls – osserva infine Casari –, tante aziende hanno potuto finalmente realizzare soluzioni che fino a ieri erano precluse basicamente per una questione di costo». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 127


MODELLI D’IMPRESA

Cresce il settore delle valvole industriali uoni risultati e ottime prospettive. È questa la sintesi che Simone Barino, titolare e presidente della Eurovalve di Opera, nel milanese, fa dell’andamento del business nel periodo compreso fra gennaio 2012 e giugno 2013. «L’anno scorso abbiamo raggiunto risultati soddisfacenti e a fine anno abbiamo messo a bilancio un fatturato di circa 9 milioni di euro. A confermare, poi, che malgrado il periodo di crisi economica le nostre prospettive siano positive, è stato il primo semestre di quest’anno, che in base all’ottimo andamento ci permette di prevedere una chiusura di bilancio con un fatturato superiore ai 12 milioni di euro». Eurovalve è un produttore di valvole – con una linea a farfalla triplo eccentrica a tenuta metallica di alta qualità –, progettate principalmente per le applicazioni nel petrolifero e nell’energia, ma utilizzate anche in altri settori industriali. Inoltre, la

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Diciotto mesi a segno più per Eurovalve. Con un secondo semestre 2013 che promette un incremento di performance. Simone Barino presenta una società snella a confronto con le multinazionali Vittoria Divaro

Simone Barino, titolare e presidente della Eurovalve Srl di Opera (MI) www.eurovalve.it


Simone Barino

società rappresenta in Italia il brand tedesco Argus, produttore di valvole a sfera. Quali sono i fattori che vi porteranno a chiudere il 2013 in crescita rispetto allo scorso anno? «Nel primo semestre abbiamo siglato numerosi contratti importanti con i nostri partner abituali, che sono società di ingegneria Italiane che prevalentemente appaltano con colossi licenziatari stranieri. Inoltre, stiamo lavorando molto con i nostri partner storici – Ansaldo Energia (Finmeccanica Group) e Nuovo Pignone (General Electric) –, fornendo materiali e servizi per progetti attualmente in corso in Egitto, in Giordania e in Australia». Non registrate nessuna criticità? «Le criticità attuali sono quelle legate alle tempistiche serrate che ci impongono i nostri partner con le richieste più diverse – che possono essere di carattere tecnico-economico o di diverso tipo. Tuttavia questa è una criticità in senso lato. Rappresenta piuttosto una sfida che una vera difficoltà, uno stimolo fondamentale a cercare di migliorare le performance di una società di servizio come la nostra. Al di là di questo aspetto, infatti, la produzione di valvole di processo ha tenuto. Anzi, la domanda di determinate categorie di prodotto è cresciuta negli

La produzione di valvole di processo ha tenuto. Anzi, la domanda di determinate categorie di prodotto è cresciuta negli ultimi anni

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ultimi anni. È il caso, per esempio, delle valvole a farfalla di tipo triplo eccentrico a tenuta metallica con classe VI di tenuta. Un prodotto di altissima qualità che ha trovato un ottimo riscontro sul mercato sia nazionale che internazionale». Qual è la relazione che vi lega al brand tedesco Argus? «La nostra società è nata dall’unione di un gruppo di persone che avevano già una consolidata esperienza nella produzione, nell’assemblaggio e nella commercializzazione di valvole di processo. Questo background è stato ciò che ci ha permesso di avviare fin da subito rapporti con i principali produttori mondiali. E fra questi Argus. La partnership è iniziata negli anni Novanta e per noi rappresenta un impegno importantissimo, che ci consente di dare ai committenti un prodotto che risponde ai più elevati áá LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 129


MODELLI D’IMPRESA

Siamo concentrati sullo sviluppo e aggiornamento di tutti i parametri relativi alla qualità e alla sicurezza. Anche ambientale

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áá standard qualitativi. Il nostro core business in- ciale e i nostri agenti che operano su tutto il terfatti si identifica proprio con le valvole a sfera di produzione tedesca e che rappresentano il non plus ultra in fatto di qualità e affidabilità per processi gravosi e in condizioni di impianto critiche». Cosa contraddistingue Eurovalve rispetto ai partner con i quale collabora? «Queste aziende, di rilevanza internazionale, hanno tutte una strutturazione adeguata a offrire una produzione di qualità, tuttavia, date le loro dimensioni, questa strutturazione le rende inevitabilmente rigide in termini di progettualità e realizzazione. La nostra società, invece, è riuscita a distinguersi puntando sempre sulla qualità, ma ponendosi anche come una struttura flessibile e snella, in grado di rappresentare un plus competitivo rispetto alle altre aziende del settore». E, invece, qual è la composizione del vostro bacino commerciale di riferimento? «Abbiamo rapporti con circa 1.500 partner, distribuiti fra l’industria petrolifera, quella chimica, quella della lavorazione della carta e della cellulosa, le acciaierie e il settore termoelettrico. Fra questi i nostri clienti, i più importanti sono il gruppo Eni, Finmeccanica e la General Electric. Poi seguiamo direttamente tutto il mercato nazionale attraverso il nostro reparto commer130 • DOSSIER • LOMBARDIA 2013

ritorio italiano». Su quali aspetti si focalizza la vostra attività di ricerca e sviluppo? «Siamo concentrati sullo sviluppo e aggiornamento di tutti i parametri relativi alla qualità e alla sicurezza. In particolare, negli anni siamo giunti alla definizione di soluzioni tailor made adeguate alle diverse esigenze degli utilizzatori, con particolare cura per il servizio di intercettazione dei combustibili liquidi e gassosi nei bruciatori delle caldaie industriali. Per questa applicazione è stato creato un sistema integrato, Valvither, che ha permesso all’utilizzatore un’installazione semplificata, un miglioramento funzionale e una maggiore affidabilità nel tempo». Quando parla di sicurezza, include anche quella ambientale? «Assolutamente. Le nostre valvole di controllo e di intercettazione trovano un utilizzo ideale in tutte quelle applicazioni industriali nelle quali, oltre alla soluzione tecnica ottimale in funzione del processo da svolgere, è costantemente tenuta in massima rilevanza la garanzia della sicurezza umana e ambientale. A riprova di ciò, i nostri prodotti sono tutti realizzati in accordo alle sezioni applicabili dei principali standard internazionali, come Iso, Ansi, Din, Api e Asme».


POLITICHE AGRICOLE

La vera partita si gioca in Europa Avvicinare i giovani all’agricoltura. Tutelare i prodotti made in Italy. Superare le criticità cogliendo le occasioni, come l’Expo 2015. Il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, individua le priorità per il settore primario Francesca Druidi

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L’

Italia registra il numero di certificazioni di qualità dei prodotti agroalimentari più elevato a livello di Unione europea e anche l’export del comparto mantiene quote significative. Il 2013, già dall’inizio, ha registrato un aumento del 7 per cento delle esportazioni, come segnala un’indagine di Coldiretti su dati Istat relativi a maggio. «Il settore agroalimentare è storicamente al centro dell’economia italiana – evidenzia il ministro De Girolamo – ed è anche uno dei pochi, in questo scenario globale di recessione e di contrazione dei consumi, a dare occupazione. È fondamentale, per il rilancio dell’intera economia nazionale, fare in modo che venga valorizzato e incentivato». Un obiettivo che parte da basi importanti, individuate dalle risorse previste dalla nuova Pac varata a fine giugno dall’Ue. Quali sono i programmi a breve e lungo termine volti a sostenere il comparto agroalimentare? «Il Governo Letta ha già dato alcuni segnali positivi in tal senso, cancellando l’Imu sui terreni e fabbricati rurali. Una vittoria per tutto il comparto che libera circa 700 milioni di euro per gli investimenti degli imprenditori agricoli. Inoltre, c’è stata l’approvazione del disegno di legge per il contenimento del consumo di suolo e l’inserimento di due importanti interventi nel “decreto del fare”. Adesso bisogna agire per rilanciare il comparto, favorendo soprattutto il ricambio generazionale. Dobbiamo motivare i giovani a tornare in agricoltura, far capire loro che è un settore forte e su cui vale la pena investire. Per questo, mi sto impegnando con misure concrete che incentivino il loro ingresso nel comparto, come la maggiorazione del 25 per cento degli aiuti diretti che abbiamo reso obbligatoria nella riforma della Pac dell’Unione europea, e facilitino l’accesso al cre-


Nunzia De Girolamo

dito e alla terra. Sul piano interno, una partita strategica è sicuramente quella delle semplificazioni. La burocrazia rappresenta oggi un carico troppo pesante per le nostre imprese, rendendole anche per questo meno competitive. Infine, ho intenzione di agire in difesa dei nostri prodotti: il made in Italy è la nostra forza e dobbiamo impegnarci per proteggerlo e aiutarlo a crescere sui mercati internazionali». Per quanto riguarda il settore ittico? «Importanti passi avanti sono stati fatti con la riforma della Politica comune della pesca (Pcp), che entrerà in vigore già dal prossimo gennaio. Nella fase di negoziazione sono stati chiesti e ottenuti alcuni adeguamenti che meglio si adattano alle realtà particolari della nostra flotta da pesca operativa nel Mediterraneo e al nostro contesto ambientale e socioeconomico. Tuttavia, la chiusura dell’accordo sulla riforma della Pcp non esaurisce il mio impegno a livello comunitario e ho intenzione di proseguire il dialogo nell’ottica di dare nuovo ossigeno a un comparto impor-



L’Expo di Milano 2015 sarà il nostro banco di prova. Si tratta di un’occasione di promozione dei prodotti italiani che non possiamo perdere



tante per l’Italia. Il vero punto chiave sarà riu- In apertura, scire a trovare un equilibrio virtuoso tra la ne- Nunzia De Girolamo, ministro delle Politiche cessità di far respirare le risorse marine e le agricole alimentari esigenze di chi di pesca vive, affinché le mi- e forestali. sure a tutela degli stock ittici siano sempre Sopra, il tavolo di lavoro del forum contemperate alle esigenze sociali dei territori Regioni-Expo 2015 su cui impattano». Quali traguardi l’Italia è riuscita a raggiungere a Bruxelles con l’approvazione della nuova Pac? «Per la riforma della Politica agricola comune 2014-2020 è stato fatto un buon lavoro e l’esito delle trattative lo dimostra. Penso, ad esempio, all’esclusione delle coltivazioni arboree e del riso dagli obblighi previsti dal greening e al miglioramento della convergenza interna. Nell’ambito dello sviluppo rurale sono state previste anche age-  LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 133


POLITICHE AGRICOLE



volazioni per le start up e sono stati creati dei sottoprogrammi tematici per l’imprenditoria femminile. In ogni caso, inizia ora una partita tutta italiana. Dobbiamo riuscire a impiegare i 52 miliardi di euro per rilanciare la nostra agricoltura e dar vita a una vera politica agricola nazionale». Sul fronte dell’Organizzazione comune di mercato quali risultati sono stati ottenuti? «Siamo riusciti a tutelare il settore del vino, con un sistema di autorizzazioni dei nuovi impianti vinicoli che sarà in vigore fino al 2030, così come abbiamo fatto ammettere a intervento il frumento duro. Altra novità rilevantissima è la programmazione produttiva per i prosciutti a denominazione d’origine. Posso affermare, quindi, che l’Italia, ottenendo la maggior parte delle sue richieste, ha raggiunto un’intesa fortemente migliorativa della sua posizione sul tavolo della riforma». Come favorire e accompagnare le imprese agricole nei sempre più necessari processi di 134 • DOSSIER • LOMBARDIA 2013

52mld PAC L’ AMMONTARE DEI CONTRIBUTI DELLA NUOVA POLITICA AGRICOLA COMUNE DESTINATI TRA IL 2014 E IL 2020 ALL’AGRICOLTURA ITALIANA

internazionalizzazione? «Uno dei principali impegni di questo governo sarà affiancare gli imprenditori che hanno dimostrato le proprie capacità con un alto fatturato sull’export nel loro ingresso sui mercati europei e mondiali. Con i ministri Bonino, Bray e Zanonato abbiamo inserito all’interno della Cabina di Regia per l’Italia Internazionale anche le organizzazioni di categoria, per avviare una grande operazione di rilancio della nostra immagine all’estero. L’Expo di Milano 2015 sarà il nostro banco di prova. Si tratta di un’occasione di promozione dei prodotti italiani che non possiamo perdere e che servirà a raddoppiare le nostre


Nunzia De Girolamo

esportazioni e a rafforzare la nostra presenza sui mercati internazionali. Nel frattempo, dobbiamo continuare a comunicare, a far conoscere i nostri prodotti ai consumatori stranieri, attraverso la piena sinergia con la rete delle ambasciate italiane e dell’Ice, e, come già detto, dobbiamo proteggere il nostro marchio. Il mondo cerca i nostri prodotti, perché sono i migliori. Con questa consapevolezza, allora, dobbiamo lavorare duramente, per assicurare che il made in Italy sia riconosciuto e riconoscibile e perché trovi il posto che merita nello scenario globale». Un tema cruciale anche per l’agroalimentare è rappresentato dall’illegalità. È possibile intervenire in maniera più efficace su questo versante e con quali strategie si può contrastare l’agropirateria? «Purtroppo anche per l’agroalimentare abbiamo assistito spesso a episodi di illegalità che danneggiano il settore e abbassano il livello di fiducia dei consumatori. Voglio sottolineare il ruolo di tutti gli uomini e le donne degli orga-

nismi di controllo che ogni giorno s’impegnano a contrastare questi fenomeni: sono certa che, grazie a loro e a controlli sempre più efficaci, riusciremo a raggiungere l’obiettivo che non si senta mai più parlare di Gomorra nei campi o in mare. A livello internazionale a minacciarci sono problemi come la contraffazione e l’italian sounding. Siamo produttori di eccellenza e, in quanto tali, tutti cercano di imitare i nostri prodotti. Un fenomeno che ci danneggia a livello economico, con una perdita di circa 60 miliardi di euro, ma non solo. Si tratta, infatti, di una vera e propria gabbia che ci impedisce di crescere, di creare occupazione, di dare riconoscimenti ai produttori che ogni giorno s’impegnano a lavorare bene e legalmente. Per questo, intendo fare in modo che qualità, affidabilità delle etichette e tracciabilità dei passaggi di filiera verso i mercati finali diventino strumenti di trasparenza e controllo per una concreta tutela, sia sul fronte nazionale che internazionale, dei produttori italiani onesti e di tutti i consumatori». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 135


POLITICHE AGRICOLE

Risolleviamo l’agricoltura lombarda I Tra crisi e maltempo, il settore agricolo per risollevarsi si affida a misure che favoriscano la liquidità delle imprese, il ricambio generazionale e la promozione dei prodotti tipici. Ne parla l’assessore regionale Gianni Fava Francesca Druidi

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ntervenire a sostegno della vocazione agricola della Lombardia è una delle prime direttrici indicate dal presidente Maroni per il rilancio economico della regione. Le priorità del settore primario sul lungo periodo sono legate, per l’assessore lombardo all’Agricoltura, Gianni Fava, all’aumento della produzione. «Bisognerà produrre di più e meglio, riducendo gli sprechi e rispettando le risorse idriche. L’obiettivo mio e della giunta è quello di salvaguardare le oltre 50mila imprese agricole lombarde. Dovremo fronteggiare le emergenze e valorizzare le nostre produzioni tipiche». Su quali elementi è necessario intervenire? «Dovremo favorire il ricambio generazionale, visto che solo il 3 per cento delle imprese è guidato da giovani e oltre il 45 per cento ha un capo azienda sopra i 65 anni di età. Dovremo sostenere la diffusione di internet, introdurre nuove formule di tutela del reddito, a fronte di una Pac che ha decurtato le risorse destinate all’Italia, a causa dello scarso peso politico del ministro in fase di negoziato comunitario». Sono già state improntate misure di supporto all’agricoltura lombarda. Metterete in campo ulteriori provvedimenti? «Il problema dei ritardi dello Stato nei pagamenti alle imprese è uno dei principali fattori


Gianni Fava

che ha penalizzato la competitività delle aziende lombarde. Questa purtroppo è la fotografia impietosa che scatta la Commissione europea nel suo rapporto triennale “Indice 2013”. La Lombardia cerca di sopperire alle carenze dello Stato anticipando alle 54mila aziende agricole il 70 per cento della Pac; una percentuale che arriva al 90 per cento nelle aree del Mantovano colpite dal sisma del 20 e del 29 maggio 2012. La Lombardia è intervenuta anche per sostenere le associazioni provinciali degli allevatori, che svolgono importanti funzioni sul piano del progresso zootecnico e dei controlli sulla qualità delle produzioni animali. In assenza di segnali dallo Stato, abbiamo portato da 6 a 8,4 milioni di euro i fondi per le Apa. Ma non possiamo fare i salti mortali per via dei paletti troppo rigidi imposti dal patto di stabilità. Tutto ciò dovrebbe far riflettere il governo, sollecitando un repentino cambio di rotta, prima che le imprese muoiano per assenza di ossigeno». Quali le linee guida sul fronte delle produzioni di qualità? «Ci muoveremo con un piano articolato e integrato, rivolto sia al sostegno delle imprese agricole direttamente coinvolte nella filiera dei prodotti tipici che verso la promozione per i consumatori, stanziando ulteriori risorse. Vanno in questa direzione sia la campagna informativa, condotta dall’assessorato lombardo, dal titolo “L’agricoltura cambia faccia alla tua vita”, che l’accordo recentemente sottoscritto con Simply, realtà del gruppo Auchan, che dedicherà ai prodotti lombardi appositi spazi di vendita all’interno dei propri 120 punti in regione. Parallelamente, sosterremo azioni mirate e coordinate per la promozione all’estero. Non dimentichiamo che le esportazioni agroalimentari lombarde hanno superato i 5 miliardi di euro nel 2012 e che la strada dell’export rappresenta una soluzione interessante a fronte di una flessione dei consumi interni».

Per quanto riguarda i tavoli europei, quali sono le istanze che serve porre in rilievo? «La Lombardia è la prima regione italiana per valore, produzione ed export in termini di agroalimentare. Il valore della produzione agroindustriale regionale supera i 12,2 miliardi di euro (dato 2011), pari al 16,1 per cento del totale nazionale. Tuttavia, abbiamo bisogno di maggiore attenzione da parte di Bruxelles e del governo per sviluppare ancora questi numeri, perché le potenzialità ci sono. Purtroppo l’Italia ha perso 1,5 miliardi di euro nel budget complessivo della Pac fino al 2020, un taglio che investirà tutte le regioni italiane. Chiediamo al Ministero e all’Ue che la Lombardia, la regione che in questi anni ha saputo investire al meglio tutti i fondi concessi a livello comunitario, non debba subire tagli penalizzanti. Anche perché recentemente abbiamo visto con quale scarsa trasparenza alcune realtà dell’Italia meridionale abbiano gestito le risorse Ue. Chiediamo, inoltre, di chiudere definitivamente la questione relativa ai nitrati, concedendo una deroga in via definitiva sulla base di documentazioni scientifiche che accertano l’impatto relativo della zootecnia sull’eutrofizzazione delle acque del mare Adriatico. Scaricare la colpa sul mondo agricolo è un atteggiamento irresponsabile, prima ancora che semplicistico. Su questo punto ci batteremo senza sconti».

Gianni Fava, assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia

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AGROALIMENTARE

La tracciabilità contro la crisi dei consumi Antonio Carù fa il punto sull’andamento del mercato delle carni bovine, spiegando i motivi della recessione del settore e le previsioni riguardo ai prossimi mesi. «Ma l’equilibrio necessario tra gli alti volumi di produzione e la qualità del servizio è ancora possibile» Remo Monreale

eanche il 2013 si apre con auspici di ripresa. Il mercato della carne bovina registra un andamento negativo, del 4 per cento circa nei primi due trimestri dell’anno, che conferma il trend del 2012 e non lascia ben sperare per i prossimi mesi. Le aziende italiane, quindi, continuano a soffrire a causa della debolezza della domanda,che coinvolge tutte le filiere produttive e di trasformazione. Come stanno reagendo gli imprenditori del settore e quali alternative di sviluppo sono ancora percorribili, è il quesito che poniamo ad Antonio Carù, amministratore della varesina Rama Carni, una delle poche realtà dell’ambito, con oltre 60 anni di esperienza alle spalle, che mantengono alti livelli di produzione e fatturato. In particolare, Carù pone l’accento su uno dei motivi che abbattono la domanda di carni bovine. «La crisi dei consumi – spiega – si è inasprita nell’anno in corso penalizzando in particolar modo le carni bovine a favore delle carni suine, avicole che risultano più economiche e vendute con prodotti a marchio». Eppure Rama Carni ha risposto in modo positivo, dato il contesto. «RamaCarni – continua l’amministratore – è un’azienda stabile. Nel

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La RamaCarni Srl ha sede a Oggiona con Santo Stefano (VA) info@ramacarni.it

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primo semestre dell’anno in corso pur mantenendo il portafoglio clienti dell’anno precedente, ha subito una flessione nei chilogrammi venduti mantenendo comunque il volume del fatturato. Questi due dati sono indicatori di calo dei consumi nel settore delle carni bovine e nel contempo aumento del costo della materia prima, dovuto al sensibile aumento di cereali, latte e energia elettrica». Se le previsioni parlano di ulteriori cali, non si può non pensare a una crisi nella crisi. «Non dimentichiamo la recessione in corso che morde pesantemente tutti i settori. Per questo, nel medio e lungo periodo non è ipotizzabile un aumento di consumi. Resta inteso che il nostro sforzo è concentrato nel cercare di aumentare le vendite puntando


Antonio Carù

soprattutto sulle carni nazionali di filiera: sono fiducioso che qualità e soddisfazione del consumatore premino i nostri sforzi». RamaCarni punta su canali distributivi e strategie di vendita ben definiti. «Per quanto riguarda i nostri canali di vendita – dice Carù –, il settanta per cento è sviluppato con la Gd e Gdo, il restante è suddiviso tra normal trade, macellerie, industrie di trasformazione e aziende di catering. Il settore delle carni chiede di razionalizzare l’attività in funzione di alti volumi senza perdere di vista il servizio. È una condizione ben nota che noi abbiamo realizzato. Con il nostro progetto, da un lato abbiamo centralizzato la macellazione in impianti industriali in grado di processare una grande quantità di capi, dall’altro abbiamo convertito l’impianto in provincia di Varese, portando la capacità produttiva superiore alle trenta tonnellate al giorno di carni disossate e confezionate e dieci tonnellate di carni macinate e porzionate in Atp. Il

tutto supportato da una logistica efficiente e capillare». La provenienza del bestiame è un altro nodo decisivo per la gestione aziendale e per capire cause e conseguenze del mercato. «Fatta la doverosa premessa – rileva Carù – che l’Italia da sempre è deficitaria di bovini da carne per cui è inevitabile l’importazione di carni da paesi esteri, noi attingiamo una grossa fetta delle carni dagli allevamenti in filiera con Unipeg socia in Rama Carni, prima azienda cooperativa in Italia nell’approvvigionamento dei bovini e nella macellazione e che costituisce circa il sessanta percento di tutta la carne processata». Tra gli strumenti più importanti sicuramente la garanzia della qualità del prodotto occupa una posizione decisiva. «Le carni provenienti da allevamenti in filiera e associati sono garantite dai rigidi controlli di produzione sottoscritti, che includono quelli sanitari sui bovini, sui mangimi utilizzati oltre che sugli ambienti di lavoro, sia allevamenti che stabilimenti di lavorazione, nonché sul rispetto del benessere animale. Tracciabilità delle carni bovine quale ulteriore garanzia del prodotto, presentazione e soddisfazione del cliente fanno il resto». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 139


Latte, il modello “coop” della Valtellina Nonostante le condizioni siano molto diverse, le cooperative agroalimentari rispondono ancora all’esigenza di “rete” cui i piccoli produttori non possono più sottrarsi. L’esperienza di Marco Deghi Remo Monreale

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e la rete d’impresa rimane la risposta auspicabile all’evoluzione del mercato, la cooperativa ne è una delle declinazioni finora più efficaci. A dispetto delle profonde e numerose trasformazioni che il tessuto produttivo ha subito in decenni di storia di modello cooperativistico, questo risulta tuttora una soluzione alle esigenze attuali, soprattutto nel settore agroalimentare del Nord Italia. Il territorio della provincia di Sondrio offre un chiaro esempio delle possibilità organizzative che le cooperative agricole hanno permesso in passato e possono progettare nell’immediato futuro. Marco Deghi, alla guida della cooperativa Latteria Sociale Valtellina, spiega i passaggi fondamentali alla base della scelta. «Raccogliendo l’eredità delle piccole latterie sociali di paese – dice Deghi – che, per le loro dimensioni e per la loro modesta struttura, si stavano rivelando incapaci di affrontare il nuovo mercato, la Latteria Sociale Valtellina ha consentito di specializzare il lavoro separando l’attività di produzione del latte dalle fasi di raccolta, trasformazione, stagionatura e commercializzazione dei prodotti caseari. Così abbiamo specializzato le prime fasi della filiera adottando tecnologie di lavorazione sempre più evolute per un elevato standard qualitativo».

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Marco Deghi

90% DEL LATTE FRESCO RACCOLTO DAL GRUPPO COOPERATIVO NELLA PROVINCIA DI SONDRIO. A CONFERMA DEL LEGAME CON IL TERRITORIO

Il gruppo cooperativo provinciale raccoglie e trasforma il latte vaccino e caprino delle aziende agricole socie (oltre 1.500 q.li giornalieri) e da altre aziende del territorio della Bassa Valtellina e della Valchiavenna, con presenze in Media Valle e Alto Lario, dove è ormai l’unico referente per i produttori di latte. «Tutti gli investimenti fatti negli ultimi anni – continua Deghi –, tra cui l’impianto fotovoltaico di 92Kw installato nel magazzino di stagionatura del formaggio Valtellina Casera DOP, sono stati finalizzati ad ottenere la migliore qualità del prodotto e salvaguardare il nostro territorio di origine. Prima di tutto quella del latte, che si ottiene provvedendo nel modo migliore all’alimentazione e alle condizioni di benessere generale delle bovine. La qualità dei prodotti, poi, è un altro obiettivo, per cui provvediamo alla costante evoluzione dei processi produttivi, tipici della tradizione lattiero-casearia della Valtellina, e il coordinamento tra il mondo accademico e quello rurale. Infine la qualità del servizio, per cui la verifica della corretta applicazione di tutte le attività è seguita costantemente da istituzioni ed enti di controllo». Oltre al latte fresco, non è breve l’elenco dei formaggi tipici della zona prodotti dalla coopera-

tiva. «Il repertorio caseario del nostro territorio – spiega Deghi – è piuttosto vasto: il Valtellina Casera DOP, la Pizzoccheraia, il Latteria Delebio, il “Crotto Ombra”, il Piattone, il Tronchetto di capra e lo stagionato San Tumas, e il più conosciuto dei formaggi Dop valtellinesi, cioè il Bitto, prodotto esclusivamente in alpeggio nel periodo estivo come vuole l’antica tradizione». Nel corso del 2010 la capofila Latteria Sociale Valtellina e altre due cooperative agricole, hanno dato vita al progetto di integrazione del comparto lattiero caseario della provincia di Sondrio. Il progetto – ricorda Deghi – nasce dalla volontà di oltre centotrenta imprenditori agricoli di Valtellina e Valchiavenna. Questi rappresentano gran parte delle migliori aziende agricole del territorio, che hanno contribuito all’affermazione di uno dei migliori modelli di cooperazione agricola a livello nazionale, per presenza sul mercato e per remunerazione della materia prima. Le cooperative agricole promotrici del progetto, hanno deciso di mettere da parte le divisioni del passato e di avviare un percorso destinato a riunire la parte più rilevante del settore lattiero-caseario della provincia e dei territori contigui».

La Latteria Sociale Valtellina ha sede a Delebio (SO) www.latteriavaltellina.it

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MERCATO DEL LAVORO

Un’azione su più fronti La sperimentazione sui contratti a termine è la strada che il governo intende percorrere per risollevare le sorti dell’occupazione, ma gli interventi per raggiungere un risultato significativo dovranno interessare diversi temi Nicolò Mulas Marcello l mercato del lavoro italiano lascia vedere pochi segni di ripresa a causa del debole aumento delle esportazioni e del calo della domanda interna. A rivelarlo è l’International institute for labour studies secondo cui dopo il 2011 e l’inizio del 2012, in cui i livelli di occupazione sono rimasti stabili, nella seconda metà dello scorso anno la perdita di posti di lavoro ha segnato un’accelerazione: sono stati persi quasi 100mila posti nei due ultimi trimestri. Nel quarto trimestre del 2012, gli occupati erano diminuiti di oltre 48mila rispetto al trimestre precedente. Inoltre, a partire dal secondo trimestre del 2008, l’economia italiana ha perso circa 600mila posti di lavoro. E visto che nello stesso periodo la popolazione in età lavorativa è aumentata di circa 1,1 milioni, servono all’Italia circa 1,7 milioni di nuovi posti di lavoro per riportare il tasso di occupazione ai livelli pre-crisi. Il tasso di disoccupazione è aumentato regolarmente a partire dall’inizio della crisi. Dal 6,1 per cento del 2007 è salito quasi ininterrotta-

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mente per raggiungere l’11,2 per cento nel quarto trimestre 2012. In Italia, la ricerca di un posto di lavoro è stata particolarmente difficile per i giovani tra 15 e 24 anni: il tasso di disoccupazione di questa fascia di età è salito di 15 punti percentuali e ha raggiunto il 35,2 per cento nel quarto semestre 2012. Un problema che interessa non solo gli aspiranti lavoratori ma, come sottolinea Squinzi, presidente di Confindustria, anche gli imprenditori stretti nella morsa della burocrazia e alta fiscalità sul lavoro: «Bisogna ridurre in maniera decisa il costo del lavoro, attraverso misure di defiscalizzazione o decontribuzione. In particolare chiediamo l’eliminazione della componente lavoro dal calcolo della base imponibile Irap, unitamente all’aumento delle detrazioni Irap per i redditi più bassi. Fatto 100 il costo del lavoro, il 53 per cento finisce allo Stato. Non può continuare così: la pressione fiscale sulle imprese e sui lavoratori deve diminuire in modo da stimolare i consumi». In piccola parte la risposta del governo c’è già stata. Il cosiddetto decreto legge sull’occupazione prevede uno stanziamento di 794 milioni per gli anni 2013-2016 (500 milioni per le regioni del Mezzogiorno, 294 milioni per il resto d’Italia) per incentivare l'assunzione di lavoratori in età compresa tra i 18 e i 29 anni che godano di determinate condizioni. Il presidente Letta ha spiegato che l’intervento vale «circa 1,5 miliardi di euro» e servirà per «aiutare in un arco di tempo di 18 mesi 200mila giovani, con una maggiore intensità nel centrosud». Sugli sgravi fino a 18 mesi, però, la coperta delle risorse potrebbe essere corta. Sono, infatti, 4 milioni e 385mila i potenziali interessati dagli sgravi di 18 mesi per le assun-


Il piano del governo

zioni a tempo indeterminato, previsti nel pacchetto Giovannini che ha ottenuto il via libera del Cdm. Lo stima l’Istat (i dati sono stati presentati in occasione di un’audizione alla Camera). Tra questi, 877mila sono i disoccupati. Urgono quindi nuove misure che coinvolgano tra l’altro non solo i giovani fino ai 29 anni ma anche tutti gli altri disoccupati che hanno perso il lavoro e che data l’età non riescono a ritrovare una collocazione. ll governo punta pertanto a introdurre maggiore flessibilità con una “sperimentazione” sui contratti a termine. «Sono favorevole a privilegiare il più possibile i contratti flessibili “buoni”, i contratti a termine, rispetto a quelli “cattivi”, come le false partite Iva – ha spiegato Giovannini, ministro del Lavoro – ma non può essere un intervento di deroga generalizzata senza razionalità. Stiamo lavorando su varie ipotesi aggiunge il ministro - ma concentrare il dibattito solo su come cambiare i tipi di contratto è riduttivo. Ci sono più di due milioni di giovani che non studiano e non lavorano, è una massa di giovani che ci costa ogni anno 25 miliardi di euro di perdita di capitale umano. Possibile pensare - conclude - che il loro futuro si giochi solo sulla modifica di questa o quella forma contrattuale per due anni?».



Ci sono più di due milioni di giovani che non studiano e non lavorano, è una massa che ci costa ogni anno 25 miliardi di euro



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MERCATO DEL LAVORO

Partite Iva, valore aggiunto per l’Italia

«Il lavoro e la gestione delle crisi occupazionali siano una priorità nell’agenda del governo». Interviene così Marina Calderone, presidente Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, che assicura il contributo degli ordini professionali al buon andamento del Paese Renata Gualtieri

iduzione del costo del lavoro, interventi in favore degli esodati, occupazione giovanile e femminile, pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione e riforma della burocrazia rappresentano le azioni che servono a dare le spinta al mondo del lavoro facendo ripartire l’economia, secondo Marina Calderone, assieme a una politica per lo sviluppo che si affianchi a quella del rigore. Lo sviluppo è momento non più rinviabile per le pmi. «Gli ordini professionali sono sin d’ora disponibili a collaborare per dare il loro apporto a una necessaria nuova fase del Paese» continua la presidente dell’Ordine dei consulenti del lavoro.

R Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro

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Qual è l’importanza degli ordini professionali nel processo di rinnovamento del Paese e i cittadini quanta fiducia hanno nelle professioni? «Le professioni ordinistiche hanno assunto nel tempo un ruolo fondamentale nel sistema economico e sociale del Paese, giungendo a rappresentare una componente importante del Pil italiano: il 15,1 per cento del dato nazionale. Da recenti dati pubblicati dall’Agenzia delle Entrate risulta che i contribuenti che dichiarano più di 150mila euro di reddito sono proprio i lavoratori autonomi, tra cui i liberi professionisti. Le professioni intellettuali rappresentano di sicuro un valore aggiunto per il sistema Italia. Le attività professionali, inoltre, non si rivolgono solo all’utente-cittadino ma sono continui i rapporti dei consigli degli ordini con le istituzioni e la pubblica amministrazione per l’elaborazione e lo sviluppo di politiche attive a favore di tutti i cittadini. I singoli comparti professionali hanno contribuito alla modernizzazione e all’introduzione di criteri di efficienza nell’attività delle pubbliche amministrazioni. La semplificazione amministrativa è uno dei temi su cui gli ordini professionali operano da tempo e per il cui raggiungimento i singoli iscritti effettuano costantemente ingenti investimenti in termini di allocazione di risorse umane ed economiche, senza percepire alcuna forma di compenso a carico della finanza dello Stato».


Marina Calderone

Da dove passa il rilancio del mondo delle professioni? E cosa si aspetta dalle istituzioni? «La riforma delle professioni ordinistiche italiane ha trovato il suo compimento nella pubblicazione del decreto 137 del 7 agosto 2012. Ora attendiamo che si rendano operativi alcuni dei regolamenti che attueranno le norme inserite nel testo che, nel clima instaurato di piena e fattiva collaborazione, spero vengano discussi e condivisi con gli organi nazionali di 

15,1% PIL QUOTA RAPPRESENTATA DALLE PROFESSIONI ORDINISTICHE, CHE HANNO ASSUNTO UN RUOLO FONDAMENTALE NEL SISTEMA ECONOMICO E SOCIALE DEL PAESE, SUL DATO NAZIONALE



Le società tra professionisti possono essere uno strumento utile soprattutto per le giovani generazioni, ma è necessaria grande vigilanza



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MERCATO DEL LAVORO

IL RILANCIO DELL’OCCUPAZIONE n un recente rapporto sulla riduzione del costo del lavoro, l’Ocse conferma quello che i consulenti del lavoro sostengono già da tempo. E cioè che il problema dell’elevato costo del lavoro non si può risolvere senza ridurre la tassazione da lavoro dipendente. Senza un’adeguata riduzione di costi indiretti e un intervento sulla spesa pubblica, aggravata sempre più da sprechi e da costi in esubero, è difficile pensare alla possibilità di accumulare risorse utili a ridurre la pressione fiscale e a rilanciare l’economia. «Chi conosce le problematiche reali, sa che la soluzione sta nel creare un sistema strutturato e costante di regole che vanno nella direzione delle imprese – precisa il presidente della Fondazione studi del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, Rosario De Luca (nella foto) –. Infatti, così come lavoratori e famiglie, le imprese non possono attendere ulteriormente l’introduzione di nuove misure utili allo sviluppo». L’Italia deve ripartire dal lavoro, riducendone sensibilmente i costi. Come si può procedere in questa direzione? «La nostra categoria ha avanzato una serie di proposte che prevedono un maggiore sviluppo delle pmi e l’abbassamento del costo del lavoro. Il principio è quello di restituire alle imprese parte delle somme che versano a vario titolo e destinate a finanziare la spesa pubblica. Nel corso del Professional day di febbraio abbiamo presentato un progetto di riduzione

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del carico fiscale e contributivo dell’8 per cento, distribuito al 50 per cento tra datore di lavoro e lavoratore, per coloro che percepiscono una retribuzione non superiore a 40mila euro. I fondi per sostenere questa riduzione delle entrate sono rintracciabili in 4 interventi concreti e realizzabili: una revisione delle tariffe di rischio Inail, una nuova destinazione delle risorse accumulate con il fondo di tesoreria del Tfr, l’utilizzo del 20 per cento delle risorse recuperate dalla lotta all’evasione fiscale e la riduzione di uno dei capitoli della spesa pubblica». L’Ocse invita a muoversi seguendo il modello della Riforma Fornero. Lei è d’accordo? «La Riforma Fornero non è un modello da seguire per creare sviluppo. Si tratta di un insieme di compromessi che hanno coinvolto la politica e le parti sociali sulla questione licenziamenti a danno delle aziende che, in questo modo, sono chiamate a rispettare una serie di adempimenti inutili e complessi. La legge, infatti, ha introdotto troppe rigidità in entrata, creando un’eccesiva burocratizzazione che non semplifica le condizioni del datore di lavoro o del lavoratore dipendente, frapponendo ulteriori ostacoli all’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro». Quali, allora, le ricette dei consulenti per rilanciare l’occupazione? «Bisogna rivedere la Legge Fornero intervenendo soprattutto sulla flessibilità, l’apprendistato, la cassa integrazione in deroga e i contratti a termine».

 rappresentanza delle professioni. Il mondo ordinistico è una parte importante dello Stato e come tale va trattato». Come è andato il debutto delle società tra professionisti? E quali risultati si aspetta per i prossimi mesi della diffusione di questo modello rispetto ad altri? «Non ci aspettiamo la corsa alla creazione di nuove società perché i professionisti hanno bisogno di studiare le nuove disposizioni e metabolizzarle prima di usarle. Nel frattempo stiamo cercando di risolvere alcune criticità venute fuori dalla pubblicazione del regolamento. Ad esempio, abbiamo evidenziato che le disposizioni non disciplinano in alcun modo il regime fiscale applicabile alle nuove società tra professionisti, né alcun rinvio è stato fatto dalla legge a disposizioni emanate in passato. Si tratta di un punto chiave, perché da quello fiscale dipende anche il regime previdenziale. Inoltre, restano problematiche la vigilanza degli ordini sulle società multidisciplinari e il rapporto con le società tra avvocati, che dovranno essere ristrutturate seguendo le indicazioni della riforma forense». Quali le opportunità e i limiti delle nuove società? «Toccherà ai professionisti vigilare sulla corretta applicazione della legge. Noi riteniamo che possa essere uno strumento utile soprattutto per le giovani generazioni. Ma é necessaria una grande vigilanza per evitare che diventino scorciatoie per chi, senza averne le caratteristiche, vuole svolgere abusivamente una libera professione. In quest’ottica, é indispensabile essere molto severi e attenti perché di mezzo ci sono diritti fondamentali dei cittadini che vengono tutelati dalla nostra professionalità. Diritti il cui godimento sarebbe invece messo a serio repentaglio se a fornire la prestazione fossero soggetti senza alcun controllo deontologico o formativo, come avviene invece nel sistema ordinistico».


DIRITTO DEL LAVORO

Legge Fornero: com’è cambiato il lavoro? e ultime riforme hanno innescato quella che si potrebbe definire una piccola rivoluzione, eppure sembra ancora lontana la soluzione ai problemi che dovevano risolvere. Il contesto del diritto del lavoro, soprattutto dopo la legge Fornero, è cambiato, preoccupando non poco gli analisti e i principali attori del settore. L’analisi dell’avvocato giuslavorista milanese Marco De Bellis identifica nelle categorie a rischio, come i giovani, le vittime che rimangono tali nonostante gli interventi legislativi che avrebbero dovuto salvarle. «I maggiori problemi nell’attuale situazione giuridica – dice De Bellis – sono in ambito di diritto positivo e in ambito di diritto processuale. I primi sono i più importanti perché

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L’avvocato Marco De Bellis, dello studio Marco De Bellis & Partners con sede a Milano www.debellis.it

La riforma che ha suscitato polemiche e dure reazioni nell’ambito del diritto del lavoro, sotto la lente d’ingrandimento dell’avvocato Marco De Bellis. «Bisognava agevolare l’iniziativa: le categorie a rischio così sono tagliate fuori» Remo Monreale

hanno un impatto diretto sull’occupazione. Nel diritto positivo – tra l’altro – la legge Fornero ha posto ulteriori “lacci” e “laccioli” alle “assunzioni”, sia nel rapporto di lavoro subordinato, sia per chi vuole intraprendere un’attività di tipo autonomo». Come si presenta, quindi, il nuovo assetto? «Mentre sul rapporto subordinato sono prossime delle novità “correttive”, soprattutto sul contratto a termine, ci si è dimenticati del lavoro autonomo, che è – o meglio era – fonte di occupazione per milioni di persone. Prima, c’erano le cosiddette “collaborazioni coordinate e continuative”, abbastanza elastiche, poi, con il contratto a progetto, l’elasticità è stata ristretta; ora, è stato ulteriormente “ristretto il campo” e, in un periodo di crisi, è stata quantomeno una scelta inopportuna. Le leggi a tutela del lavoro subordinato esistono almeno dai primi anni settanta, efficaci e rigorose: chi avesse intrapreso un rapporto di lavoro subordinato sotto le mentite spoglie del lavoro autonomo avrebbe, comunque, avuto tutele, indipendentemente dalla legge Fornero. per


Marco De Bellis

Dopo la legge Fornero, molti rapporti “precari” sono rimasti incompiuti e i precari sono rimasti disoccupati

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far accertare dal giudice la natura subordinata del rapporto». Quali sono le conseguenze dirette della legge Fornero? «Questa legge ha creato inutili e “cervellotici” vincoli che, posti nella fase genetica del rapporto, servono soltanto a scoraggiare nuove collaborazioni. Molti rapporti che prima sarebbero stati considerati “precari” oggi non sorgono nemmeno e i precari restano disoccupati. In sostanza, la cura è stata peggiore della malattia. In un momento di crisi, sarebbe stato opportuno consentire qualsiasi iniziativa “decorosa”, che permettesse ai giovani e ad altre “categorie a rischio”, come gli anziani o gli “over cinquanta”, di “restare collegati” al mondo del lavoro. Invece, in questo modo, sono stati tagliati fuori». Inoltre, in questi giorni si sono registrate molte rimostranze, perché la cassa integrazione non è ponderata.

«La cosiddetta “Cassa Integrazione in deroga”, pur perfettibile, rappresenta uno sforzo nella giusta direzione di ridurre il differenziale dei diritti tra i dipendenti delle grandi e delle piccole imprese. Concentrarsi sulla cassa, tuttavia, rappresenta un’operazione di retroguardia: l’unica vera sfida è rappresentata dalla creazione di nuovi posti di lavoro». Nel 2011 c’erano già scenari critici: com’è cambiata nel biennio la dialettica tra avvocato, imprese e lavoratori? «Le imprese sceglievano un professionista perché si fidavano ed esigevano il meglio in termini di assistenza. Adesso gli avvocati sono sempre più spesso scelti dagli uffici acquisti, che puntano al mero risparmio, con un drastico calo della qualità. È una “perversione” del momento, dettata dalla crisi di liquidità, ma ci sarà una selezione e chi ha puntato solo sul risparmio potrebbe avere conseguenze negative». Quali aziende si rivolgono a studi low cost? «Sono le grandi imprese che hanno come áá LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 163


DIRITTO DEL LAVORO

Questa legge ha creato inutili vincoli che, posti nella fase genetica del rapporto, scoraggiano nuove collaborazioni

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áá principale obiettivo il taglio dei costi; vice- toscritti all’estero dalla Casa Madre con studi versa, le piccole imprese cercano più la qualità, hanno bisogno di sentirsi seguite e l’avvocato ha un contatto diretto con l’imprenditore. Anche il dirigente licenziato sceglie direttamente il professionista e pretende che lo segua personalmente». Parlando di multinazionali, come si riflette l’internazionalizzazione sul suo operato? «Purtroppo le imprese nazionali vengono sempre più spesso acquistate da società straniere. A volte, i responsabili legali stranieri non hanno specifica competenza nelle leggi italiane. In tali casi, bisogna rapportarsi con i clienti con pazienza e fermezza». Quali altri problemi sorgono con il cliente straniero? «Il cliente straniero preparato riguardo alla cultura di questo Paese sa che in Italia ci sono normative diverse dalle normative anglosassoni, per esempio. Purtroppo, la scelta dell’avvocato è spesso vincolata da contratti sot164 • DOSSIER • LOMBARDIA 2013

internazionali e, in Italia, tali clienti finiscono necessariamente per rivolgersi alla dipendenza italiana dello studio internazionale scelto dalla Casa Madre. Quando non ci sono contratti all’estero e si ha a che fare con un direttore del personale italiano che conosce il mercato, tuttavia, le cose cambiano». Lei ha una certa esperienza come relatore: ha in programma nuovi convegni o iniziative nei prossimi mesi? «Io faccio l’avvocato e per farlo bene bisogna dedicarcisi tanto: non so come facciano certi miei colleghi che tutte le sere sono ospiti in tv, tengono convegni e magari sono anche docenti universitari. La mia attività di relatore è limitata a due o tre convegni al mese perché debbo dare la precedenza alla professione e ai miei clienti. Nell’immediato futuro, ho in preparazione alcune iniziative con il Consiglio Nazionale Forense e con il “Centro Studio Lavoro e Previdenza”».


DIRITTO DEL LAVORO

Gli effetti della legge sui licenziamenti individuali a legge 92 del 2012, conosciuta ai più come riforma Fornero, ha radicalmente mutato la disciplina dei licenziamenti individuali. Nell’intenzione del legislatore l’obiettivo, condivisibile, era quello di limitare l’applicazione della tutela cosiddetta “reintegratoria” nel posto di lavoro, in favore di una tutela esclusivamente o prevalentemente economica. A poco più di anno dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale, al di là dei propositi, quali sono stati gli effetti nella prassi? Risponde a questa e ad altre domande sul tema l’avvocato Federico Fedeli, titolare dell’omonimo studio milanese, che si occupa prevalentemente di diritto del lavoro. «Purtroppo il risultato non è stato conforme alle intenzioni che muovevano la riforma. Invece che una semplificazione, si è assistito a un eccesso di tipizzazioni delle diverse tipologie di licenziamento, che ha peggiorato ancora di più una tematica già complessa. Senza contare l’introduzione del nuovo processo che ha complicato ancor di più le cose. Vi sono prassi diverse in ogni tribunale ed è stata introdotta una prima fase che so-

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Lo studio legale dell’avvocato Federico Fedeli ha sede a Milano www.fflex.it

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Contenuta nella riforma Fornero, la normativa si proponeva di semplificare. L’effetto è stato l’opposto. L’avvocato Federico Fedeli affronta i punti salienti della questione che interessa lavoratori e imprese. Con il supporto di esempi concreti Luca Càvera

stanzialmente amplia a quattro i gradi di giudizio. Insomma si è creata un’incertezza del diritto sostanziale e processuale che solo la collaborazione tra giudici e avvocati sta lentamente colmando». I PRO E I CONTRO PER IL LAVORATORE

La legge ha ridisegnato completamente l’istituto, con una graduazione del sistema sanzionatorio relativa alla modalità di licenziamento e delle ragioni poste a fondamento dello stesso. «Ritengo che probabilmente e per quanto riguarda il lavoratore – prosegue l’avvocato Fedeli – l’aspetto al contempo favorevole e sfavorevole sia legato al licenziamento per giustificato motivo oggettivo. In questo caso, salvo che la ragione posta a fondamento della risoluzione non sia manifestamente infondata, il licenziamento ritenuto illegittimo comporterà una sanzione economica che, a discrezione del giudice andrà da dodici a ventiquattro mensilità della retribuzione globale di fatto. Da un lato, quindi, vi è la perdita del posto di lavoro, ma dall’altro la possi-


Federico Fedeli

❝ bilità di un risarcimento che è predeterminato nella sua misura minima e massima». Tuttavia, per evidenziarle come la questione sia stata complicata invece che semplificata, Fedeli propone un esempio concreto, che evidenzia inoltre quale sia la discrezionalità di ogni singolo giudice. «Nel caso di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo per soppressione della posizione, il tribunale di Milano ha riconosciuto l’effettività della soppressione dichiarando quindi risolto il rapporto, salvo poi verificare che la società non aveva provato l’impossibilità di reimpiegare il lavoratore in altra posizione. Dunque la società è stata condannata a un risarcimento quantificato in venti mensilità, ovvero quasi il massimo previsto dalla legge». PER IL DATORE DI LAVORO

Come mostra il caso appena citato, per l’imprenditore, le novità in negativo sono

Il legislatore ha operato con eccessiva fretta e senza un preventivo e costruttivo confronto con gli operatori del settore

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legate all’eccessiva regolamentazione delle diverse ipotesi di licenziamento e, soprattutto, alle relative conseguenze sanzionatorie. «Per quanto riguarda i pro, credo che l’aspetto più interessante riguardi la limitazione del risarcimento nel caso di licenziamento illegittimo con tutela reintegratoria. Infatti, mentre in passato questo era commisurato alle retribuzioni maturate dalla data del licenziamento a quella dell’effettiva reintegra con un minimo di cinque mensilità, oggi il limite massimo è di dodici, salvo in caso di licenziamento discriminatorio o nullo, per il quale rimane in vigore la precedente disciplina». Per quanto riguarda le forme contrattuali interessate dalla riforma, áá LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 167


DIRITTO DEL LAVORO

áá questa si applica integralmente alle aziende intimato per presunto superamento del peche occupano più di quindici dipendenti e ai lavoratori con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. «Ove si tratti di licenziamento discriminatorio o nullo – per esempio per violazione delle norme sulla tutela della maternità e/o paternità o perché intimato oralmente – la tutela reintegratoria si applica indipendentemente dal numero di dipendenti e anche ai dirigenti. Peraltro, e a riprova dell’errata ed eccessiva parcellizzazione dei diversi regimi sanzionatori, la legge non disciplina le conseguenze del licenziamento illegittimo

Si è assistito a un eccesso di tipizzazioni delle diverse tipologie di licenziamento, che ha peggiorato una tematica già complessa

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168 • DOSSIER • LOMBARDIA 2013

riodo di comporto, cioè quel periodo di malattia che garantisce al dipendente la conservazione del posto di lavoro – qui l’interpretazione è rimessa alla magistratura, anche se presumibilmente la tutela dovrebbe essere quella reintegratoria». CASI FREQUENTI DOPO LA RIFORMA

Si registra un aumento dei contenziosi in conseguenza dei licenziamenti intimati per ragioni disciplinari, ossia per giusta causa o giustificato motivo soggettivo. «Anche in tale caso, a mio parere, il legislatore ha operato con eccessiva fretta e senza un preventivo e costruttivo confronto con gli operatori del settore, ovvero i giudici del lavoro e gli avvocati specializzati. Si consideri, infatti, che in tale ipotesi, la legge prevede la tutela reintegratoria ove non sussistano i fatti oggetto di contestazione disciplinare, oppure ove il fatto contestato, secondo le previsioni del contratto collettivo applicato, comporti una mera sanzione conservativa. Se non fosse da aggiungere che la maggioranza dei contratti, per non dire tutti quelli collettivi, tipizzano le mancanze in via esemplificativa e non esclusiva. Ancora una volta sarà compito del giudice quello di individuare se il fatto addebitato rientri nelle ipotesi che consentono la risoluzione del rapporto o una semplice sanzione che ne consenta la prosecuzione. La prima ordinanza in tal senso, poi seguita da altre pronunce, è stata del tribunale di Bologna, che ha disposto la reintegrazione del lavoratore poiché, secondo l’interpretazione del giudice, il fatto contestato rientrava nell’ambito delle tipologie che il contratto collettivo tutelava con una mera sanzione conservativa. Tuttavia, non si può non ricordare che la ri-


Federico Fedeli

soluzione del rapporto per giusta causa, cioè quel motivo che non consente la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto, è prevista dall’articolo 2119 del codice civile. Ovviamente senza alcuna tipizzazione dei fatti che la possono determinare e quindi, a parer mio, consentendo solo un giudizio di mera idoneità del fatto a ledere quel vincolo e non anche se esso sia o meno previsto dal contratto collettivo». EFFETTI SU ECONOMIA E OCCUPAZIONE

In conclusione, l’avvocato Fedeli, riflette su quali conseguenze ha avuto e avrà questa riforma sulla situazione occupazionale e sulla vita delle imprese. «Nel momento difficile per l’economia e con una disoccupazione elevata, soprattutto giovanile, queste modifiche hanno sicuramente peggiorato il quadro. Si è ridotta la flessibilità,

soprattutto con un inspiegabile intervento sulle forme contrattuali che la garantivano. La rigidità introdotta nella disciplina dei contratti di lavoro a progetto e in quelli di lavoro autonomo, inoltre, ha avuto e ha un impatto negativo su tutto il mercato del lavoro. Si pensi alle società che lavorano in forza di contratti di appalto, come per esempio nel settore dell’informatica, e dove i margini di guadagno sono ridottissimi. Se si impedisce a queste imprese di utilizzare questi contratti, il rischio è quello di incrementare ancora la disoccupazione, anziché porvi argine – timore che la realtà, finora, ha puntualmente confermato». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 169


IL PUNTO

Al centro di una nuova Europa Expo 2015 e il progetto della macroregione del Nord. Misure per favorire occupazione, credito, detassazione, start-up e infrastrutture. Su queste priorità la Lombardia sta costruendo il suo percorso di sviluppo. Lo spiega il governatore Roberto Maroni Francesca Druidi

È

Sopra, Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia

stato avviato in Lombardia il rinnovamento del sistema della Dote unica lavoro, strumento di promozione dell’occupazione, per la quale la Regione ha stanziato 48 milioni di euro. Coinvolgendo circa 38mila persone, tra cui disoccupati e quanti si affacciano per la prima volta al mercato del lavoro, gli interventi del sistema - in partenza da settembre - terranno conto delle differenti esigenze dei cittadini, misurate in base alla distanza dal mercato del lavoro, all’età, al genere e al titolo di studio. L’impegno del governo regionale si concentra naturalmente sul tema urgente del lavoro, ma non solo. Il presidente Roberto Maroni illustra le prospettive per il futuro della Lombardia che, anche attraverso l’opportunità dell’Esposizione universale, mira a rafforzare e incrementare la propria posizione in Italia e oltre confine. Su quali leve il territorio deve puntare per agganciare la ripresa e conquistare maggiore competitività? «La Lombardia è la regione più dinamica del Paese, la locomotiva storica della produzione. Ed è su questa nostra specificità, un’eccellenza da tutti riconosciuta, che dobbiamo continuare a puntare. Per questo al centro del

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mio programma ho messo il lavoro e il sostegno al nostro tessuto produttivo, incluso ovviamente quello agricolo. In questi primi mesi di governo regionale, abbiamo già assunto importanti provvedimenti per le nostre imprese, su tutti “Credito in cassa” con cui abbiamo reso disponibile un miliardo per le nostre imprese. Un primo passo. Cui ne seguiranno altri. Infatti uno degli impegni che ho assunto in campagna elettorale - e che intendo mantenere - è quello di trattenere qui il 75 per cento delle tasse pagate dai nostri cittadini. Soldi nostri. Per ora siamo fermi al 66 per cento: stimiamo che altri 9 punti percentuali aggiungano altri 16 miliardi alle risorse a nostra disposizione. Soldi che use-


Roberto Maroni

remmo per sostenere il nostro tessuto produttivo». A quali interventi sta pensando nello specifico? «Per esempio azzerare l’Irap, dare incentivi per le start-up o per creare una no tax area per chi assume o investe in ricerca o internazionalizzazione. Migliorando la competitività delle nostre imprese, abolendo la burocrazia e potenziando il nostro sistema infrastrutturale, possiamo liberare le energie e i talenti di cui la Lombardia dispone e agganciare la ripresa». Come immagina, o come vorrebbe che fosse, la Lombardia alla fine della sua legislatura sotto il profilo istituzionale, politico, economico-sociale e culturale? Migliorando la competitività delle nostre «Al centro del programma con imprese e azzerando la burocrazia, possiamo cui mi sono presentato ai cittaliberare le energie e i talenti di cui dini che mi hanno votato c’è il grande progetto della realizzala Lombardia dispone e agganciare la ripresa zione della macroregione del Nord, una macroregione europea che sia protagonista della nuova Europa dei e impatto economico, rappresenterebbe una territori verso cui la storia ci sta portando. delle principali realtà europee». Parliamo di una realtà che andrebbe dal PieE che avrebbe al suo centro proprio monte al Veneto, con quasi 20 milioni di la Lombardia. abitanti e con un Pil che varrebbe da solo più «Questo è quello che immagino: una Lomdi quello di stati come il Belgio e la Svezia bardia al centro della nuova Europa dei termessi insieme: si tratterebbe pertanto di ritori, che trattenga sul proprio territorio il un’area macro regionale che, per dimensioni 75 per cento del proprio gettito fiscale e 





LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 173


IL PUNTO

 che, in questo modo, disponga delle risorse Expo tour, alla Villa Reale di Monza, ho

Da sinistra, Giuseppe Sala, Enrico Letta, Roberto Maroni e Giuliano Pisapia al convegno “Verso Expo 2015”, del 7 luglio scorso

per garantire e migliorare ulteriormente le proprie eccellenze, in ogni settore della nostra vita: da quello produttivo a quello sociale, da quello infrastrutturale a quello ambientale. La Lombardia ha le qualità economiche e di leadership per imporsi come la Regione guida dell’Italia e dell’Europa. Abbiamo una grande occasione per far sì che questo accada: si chiama Expo 2015. In questi primi nostri mesi di guida del governo regionale, abbiamo fatto ripartire la macchina organizzativa e stiamo lavorando duramente per far sì che tutto sia pronto per il 1° maggio 2015, data di inaugurazione dell’evento». Quali sono le sfide per Milano, che in questi anni sta vivendo una fase di cambiamento anche dal punto di vista urbanistico e architettonico? «Nel corso dell’evento di lancio del World

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chiaramente indicato un obiettivo ambizioso a cui puntare: fare di Milano, nel 2015, la capitale d’Europa. Expo è un evento che attirerà milioni di visitatori da tutto il mondo: questa per noi è una straordinaria occasione, una vetrina mondiale per le nostre imprese e un’occasione per valorizzare i nostri territori e il nostro patrimonio, paesaggistico e culturale. E Milano sarà la ribalta principale di questo evento per cui la città dovrà essere pronta, in primis da un punto di vista infrastrutturale, per poter accogliere milioni di visitatori. Ma come ho già detto e continuo a ripetere, questa manifestazione universale dovrà essere un’opportunità per tutta la Lombardia ed è in questa direzione che stiamo lavorando. L’Esposizione universale è una straordinaria opportunità per tutti per riavviare il motore della nostra economia in un’ottica di crescita e sviluppo».


«Da qui riparte l’edilizia» Il due ottobre prossimo ritorna il più grande evento fieristico internazionale in Italia, per l’edilizia e l’architettura. E per tutti gli stakeholders del settore non è solo una fiera: è un’occasione per il rilancio dell’intero comparto Renato Ferretti

e aspettative sono altissime. Ma più che aspettative o previsioni, quelle su Made Expo 2013, l’evento fieristico per l’edilizia e l’architettura più atteso in Italia, sembrano certezze che aspettano solo l’apertura dei lavori il due ottobre prossimo, a Milano. È questa l’impressione che si ha ascoltando tutti i maggiori attori coinvolti nella quattro giorni (2-5 ottobre) della kermesse internazionale. Fin dalla presentazione dell’evento, lo scorso maggio, è stata chiara quale sia l’importanza attribuita a Made: lo stesso Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, intervenuto tra gli altri alla presentazione, crede «che Made Expo possa dare un forte contributo al rilancio delle costruzioni e dell’edilizia nel nostro Paese. Made è una fiera vetrina e sono molto contento anche come espositore: la direzione dell’internazionalizzazione è quella giusta». Nelle parole del presidente di Made, Andrea Negri, l’accento è posto sul concetto di cultura come “fondamenta” delle costruzioni e punto focale su cui far convergere le diverse posizioni.

L

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«Made – dice Negri – è la prima manifestazione che offre ampio spazio alla cultura delle costruzioni. Dai settanta convegni dell’anno scorso, passiamo quest’anno a quota ottantasei, sempre nello spirito dei Saloni, di cui Made è la fiera specializzata in architettura ed edilizia. Un programma fittissimo che vede molti percorsi trasversali: dalla sicurezza sul lavoro all’energia, passando per l’ambiente. Un’attività di promozione incredibile all’estero, ben tre volte maggiore rispetto all’anno scorso. L’intento è di dare un impulso forte agli espositori in termini di business in-

Andrea Negri, presidente di Made Eventi Srl, con sede a Milano www.madeexpo.it


Made Expo

L’impegno antisismico ternazionale. Il nostro team ha partecipato durante l’anno agli eventi di settore in tutto il mondo, ottenendo così una lista di ben 460mila contatti, ai quali sono stati indirizzati gli inviti nominali per partecipare a Made. Per quanto riguarda gli eventi, quest’anno ci sarà una forte presenza di studenti che sono stati chiamati a partecipare al concorso Instanthouse per realizzare la casa di ospitalità in occasione dell’Expo 2015. E poi ancora Toy Building, un edificio realizzato all’esterno dello spazio fieristico, un omaggio al centenario del Futurismo. Infine, un convegno sull’inserimento del bene culturale nella città del futuro. Insomma l’aspetto culturale non è per nulla “coreografico”, ma è il leitmotiv dell’evento. In definitiva penso che con l’organizzazione di Made si sia fatto tanto, in termini economici, per risollevare il Pil del Paese». Quest’anno Made Expo sarà articolata in sei Saloni verticali, costituiti da settori merceologici omogenei, caratterizzati una specifica comunicazione: costruzioni e cantiere, involucro e serramenti, interni e finiture, energia e impianti, software e hardware, città e paesaggio. Sulla comunicazione, in particolare, sono stati fatti i maggiori investimenti. L'obiettivo di rendere Made una piattaforma di rilancio del mercato interno e internazionale è stato supportato, infatti, con un ampio budget dedicato alla sola promozione internazionale: un investimento in pubblicità, road

In primo piano nella prossima edizione di Made Expo ci sarà l’impegno per la prevenzione antisismica. L’intenzione degli organizzatori dell’evento fieristico internazionale è far emergere le ultime frontiere scientifiche e tecnologiche a servizio della protezione del territorio e della sicurezza strutturale degli edifici sottoposti all’azione sismica. «In questo modo – dice il presidente di FederlegnoArredo Roberto Snaidero – si permette l’informazione di professionisti e imprese, nonché la sensibilizzare delle istituzioni sulla prevenzione sismica e l’adeguamento antisismico dell’enorme patrimonio edilizio e infrastrutturale esistente, attraverso nuovi metodi di intervento e nuove norme tecniche sulle costruzioni. Made expo accende quindi i riflettori sul tema dell’antisismica, alla quale verrà dedicato ampio spazio in fiera con dibattiti, incontri e approfondimenti».

show, selezione e inviti alle delegazioni e ospitalità ai clienti esteri degli espositori, per garantire occasioni qualificate di business agli espositori. Il presidente di FederlegnoArredo, Roberto Snaidero, è altrettanto certo del riverbero positivo dell’evento sull’economia reale del paese, spiegando così i finanziamenti finora operati. «In questo momento particolare bisogna essere vicino alle imprese – dice Snaidero –, proprio per la difficoltà nel mercato interno. La federazione sta lavorando sia sul mercato interno che estero, per presentare i nostri prodotti sul mercato internazionale: facciamo road show sia in Europa che in Medio Oriente con le figure professionali di Federlegno Arredo. Da Made, le aziende che espongono si possono aspettare la stessa cura áá LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 177


APPUNTAMENTI

Bonus casa, una boccata d’ossigeno La decisione del Consiglio dei Ministri del 31 maggio ha confermato la centralità del settore edilizio nell’attività del Governo. Il presidente di Made Expo, Andrea Negri, ha accolto la notizia come un importante segnale positivo. «I bonus casa rappresentano un grande risultato per Made expo e per tutto il mondo delle costruzioni e aprono nuovi importanti scenari alle aziende, che potrebbero ritrovare da questi incentivi un importante stimolo sul mercato interno, da anni ormai stagnante. Questi importanti risultati premiano anni di sforzi di tutto il settore, che Made Expo ha raccolto dando voce alle istanze delle imprese anche con spazi e momenti dedicati e tessendo un intenso dialogo con le istituzioni». In sintesi, la decisione ha prorogato l’incentivo del cinquanta per cento per le ristrutturazioni fino al 31 dicembre 2013, mentre l’ecobonus è stato aumentato al sessantacinque per cento con proroga sempre al 31 dicembre. L’ecobonus sugli edifici condominiali è stato prorogato fino al 30 giugno 2014, con l’incentivazione degli interventi per l’efficientamento energetico.

áá e lo stesso impegno, che si traducono in una Sono molte le iniziative interne alla manife-

Roberto Snaidero, presidente di FederlegnoArredo www.federlegnoarredo.it

presentazione considerevole. Che cosa può permettere anche oggi, davanti alla crisi, di ricominciare? Noi, le persone, il nostro desiderio di ripartire, di ricostruire, di riprovare sempre, nonostante tutto, rimettendoci in azione senza aspettare che gli altri e lo Stato risolvano i problemi, seppur auspicando il necessario aiuto».

stazione rivolte allo sviluppo e alla ricerca nel settore. Instant House, per esempio, è un concorso finalizzato alla selezione di progetti che propongano nuove modalità dell'abitare e della socialità urbana: il concorso è rivolto a studenti e a neolaureati delle Facoltà di Architettura, Ingegneria e Industrial Design, sia italiane che straniere. Un altro esempio è dato dal Forum Tecnologie Costruzioni, uno degli eventi di punta del Salone Costruzioni e Cantiere: secondo gli organizzatori il Forum Tecnologie Costruzioni vuole essere un approfondimento sulle più avanzate tecnologie costruttive e sui materiali più innovativi, nell’ambito della costruzione di edifici antisismici. Tra le altre Made ospiterà l'associazione internazionale interior designer Iida, nella sede di Foro Buonaparte, al fine di rafforzare le relazioni con progettisti stranieri. Infine, sono stati stipulati accordi vantaggiosi con l'associazione degli allestitori fieristici e linee di credito per sostenere le spese della partecipazione in fiera per le imprese da parte di Unicredit.


APPUNTAMENTI

Costruire città sostenibili Questo il tema principale del Salone Internazionale dell’Edilizia 2013. Secondo l’ingegnere Andrea Dari, direttore tecnico del Saie, occorre una visione sociale per il rilancio del settore delle costruzioni. Orientata verso la realizzazione della smart city Luca Càvera

er far uscire il settore delle costruzioni dalla crisi è necessario avviare un generale cambio di visione. Sono 446mila i posti di lavoro persi dall’inizio della crisi, che diventano quasi 700mila se si considerano anche i comparti collegati. Il numero di concessioni edili è ormai un quarto di quelle del 2008, le compravendite sono dimezzate, l’anno in corso è iniziato male, con un –18,6 per cento delle ore lavorate e i livelli di produzione sono regrediti a quelli di 40 anni fa». L’ingegnere Andrea Dari, direttore tecnico del Saie (Salone Internazionale dell’Edilizia), che si svolgerà presso Bologna Fiere dal 16 al 19 ottobre, esordisce con i dati, che descrivono un’edilizia che ha cambiato volto. «A mutare sono stati i valori di riferimento del mondo immobiliare. Un tempo l’immobile era considerato un investimento sicuro, una sorta di “bene rifugio”. Questo di fatto influenzava anche le caratteristiche del mercato e spesso l’unico vero valore considerato era quello della posizione degli immobili acquistati, rispetto alla qualità intrinseca del “prodotto casa”. L’attenzione era concentrata solo su posizione, tempi di realizzazione e finiture interne. Su questi principi ruotava tutto il mercato. Chi comprava una casa aveva la certezza della sua rivalutazione nel tempo e la possibilità, rivendendola, di potersi permettere l’acquisto di un immobile di maggiore pregio rispetto al pre-

«P

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cedente. Oggi, questo meccanismo si è inceppato e la svalutazione degli immobili è una nuova realtà a cui la nostra società non è ancora stata capace di guardare con occhi nuovi». Se la crisi ha avuto almeno un elemento positivo, questo è l’introduzione di nuove variabili nella valutazione di un immobile: come si è costruito, quale efficienza energetica avrà l’edificio, in quale contesto rispetto ad alcuni servizi di base – e si presume che presto ne verrà introdotta una nuova: la classe di sicurezza. «Nuove priorità

Il Saie 2013 (Salone Internazionale dell’Edilizia) si svolgerà a Bologna Fiere dal 16 al 19 ottobre www.saie.bolognafiere.it


Andrea Dari

L’approccio al mercato di tipo meramente speculativo deve diventare finalizzato all’investimento. Non più costruire in fretta, ma costruire bene

quindi – prosegue Dari –: efficienza e costi minori. E tutto ciò diventa possibile perché l’innovazione tecnologica applicata ai materiali, la domotica, l’efficienza energetica stanno portando allo scardinamento del tradizionale sistema edilizio basato sulla realizzazione dell’immobile da parte di imprese che perseguono la logica del “costruire in fretta per vendere in fretta” – logica che ancora condiziona il mercato con un’enorme quantità di invenduto. Il nuovo corso dell’edilizia dovrà prima di tutto trasformare un approccio al mercato di tipo meramente speculativo a uno finalizzato all’investimento, dove ciò che conta è “costruire bene”. E in quartieri intelligenti, quindi immobili di qualità immersi in un contesto urbano fatto di servizi alla persona: scuole, parchi, orti urbani, mezzi di trasporto, reti wireless per gestire anche a distanza le funzioni della casa. In una formula: smart city». Dunque, la soluzione alla crisi può nascere solo da una rivoluzione sociale e tecnologica. Costruire bene deve essere un obiettivo in un’ottica di investimento e realizzazione della smart city. E proprio questo sarà il tema portante della 49a edizione del Saie: “Better Building e Smart City”, un concetto di edilizia realmente nuovo. «Saie – ha sottolineato il Presidente di BolognaFiere,

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Duccio Campagnoli, in occasione della Conferenza Stampa tenutasi a Roma il 26 Giugno presso la sede Ance – vuole porre il tema del rilancio di una nuova grande politica per l’edilizia come parte fondamentale di una politica economica e industriale di sviluppo del Paese» Il forum permanente Saie, prevede un ricco programma di general meeting con i rappresentanti di istituzioni, mondo industriale, professioni e ricerca. A questo si affiancano le 25 lessons & workshop, un sistema coordinato di seminari per la formazione dei tecnici e degli addetti ai lavori. «I general meeting saranno dedicati alle tematiche strategiche per il rilancio dell’edilizia e vedranno la partecipazione dei principali riferimenti istituzionali, imprenditoriali, tecnici e universitari. Fra questi il convegno “Rigenerazione urbana e qualificazione del costruito” organizzato in collaborazione col Cnappc (Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori) per venerdì 18 ottobre alle ore 10.00, al termine del quale verranno consegnati i premi del concorso Riuso 2. Oltre al forum, si svolgeranno altre iniziative organizzate dagli ordini professionali e dalle associazioni industriali e culturali (il programma completo è consultabile sul sito www.saie.bolognafiere.it, Ndr). Fra questi segnalo i convegni organizzati in collaborazione con i consigli nazionali di architetti, geologi e ingegneri». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 181


FORMAZIONE

La ricerca italiana d’eccellenza Secondo la classifica QS World university rankings, su diecimila università, il Politecnico di Milano è nelle prime 50 posizioni nell’area dell’ingegneria e della tecnologia. Il rettore Giovanni Azzone illustra le conquiste dell’ateneo sul terreno della ricerca Renata Gualtieri

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elecom Italia e Politecnico di Milano hanno inaugurato il 23 luglio scorso Joint open lab s-cube. Ospitato nella sede di via Golgi 42, presso la sede dell’ateneo milanese, si tratta di uno degli innovativi poli di ricerca attivati da Telecom nel nostro Paese in partnership con i più qualificati atenei italiani, «con l’obiettivo di rilanciare e trasformare i rapporti fra il mondo dell’industria e quello della ricerca e didattica nel campo dell’innovazione tecnologica». Il rettore Giovanni Azzone anticipa le iniziative in programma per mantenere alta la qualità della ricerca all’interno del Politecnico. Con quale obiettivo nasce questo centro e come si uniranno conoscenza accademica ed esperienza industriale? «Attraverso i Joint open lab il Politecnico vuole fornire il proprio contributo alla crescita della competitività del sistema industriale nazionale, competitività che oggi può basarsi solo sull’innovazione. Insieme a Telecom abbiamo costruito un centro di competenze in cui ricercatori universitari e delle imprese lavorano insieme, nello stesso luogo, su temi che possano avere una forte ricaduta industriale. Il progetto ha un orizzonte di riferimento triennale, ma con l’obiettivo di generare già entro un anno soluzioni innovative e commercializzabili». Con quali altre iniziative il Politecnico mira ad avvicinare industria e ricerca? Quali i pro-

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200 I BREVETTI CHE I RICERCATORI DEL POLITECNICO HANNO SVILUPPATO NEGLI ULTIMI ANNI INSIEME ALLE IMPRESE


Giovanni Azzone

Giovanni Azzone e Cesare Sironi, Responsabile Innovazione di Telecom Italia, inaugurano la sede del laboratorio S-Cube



Ogni anno il Politecnico acquisisce fondi per la ricerca pari a circa 95 milioni di euro, che diventano 150 se si considerano anche le strutture consortili partecipate

getti più interessanti in corso? «Dalla sua fondazione (150 anni fa) a oggi, il rapporto con le imprese è parte integrante del dna del Politecnico. Stiamo agendo prevalentemente in due direzioni. Innanzitutto, attraverso lo sviluppo di centri di competenza congiunti, sul modello del Joint open lab di Telecom; dall’avvio, nel 2008, di una prima iniziativa con Eni



siamo arrivati a una dozzina di Joint lab attivi, con quasi tutte le grandi imprese industriali e di servizi operanti in Italia. In secondo luogo, stiamo contribuendo allo sviluppo di nuove realtà imprenditoriali, cercando di stimolare la creazione di startup. I temi specifici, tuttavia, non possono essere divulgati perché sono coperti da accordi di riservatezza, proprio per tutelare le  LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 185


FORMAZIONE

La pagella dell’università italiana opo due anni di lavoro, che ha coinvolto 450 esperti organizzati in 14 gruppi, impegnati a valutare 184.878 prodotti di ricerca, è stato presentato a luglio il rapporto dell’Anvur, l’Agenzia nazionale per la valutazione dell’università e della ricerca, che delinea un quadro completo del mondo della ricerca italiana, divulgando i dati relativi al periodo 2004-2010. Sono state valutate 133 strutture all’interno delle 14 aree scientifiche definite dal Consiglio universitario nazionale e giudicate nello specifico 95 università, 12 enti di ricerca vigilati dal Ministero per l’istruzione, l’università e la ricerca e 26 enti “volontari”. Per ogni struttura sono stati calcolati sette indicatori di area legati alla qualità della ricerca e dei processi di reclutamento, alla capacità di attrarre risorse esterne e di creare collegamenti internazionali, alla propensione alla formazione per la ricerca e all’utilizzo di fondi propri per finanziarla e al miglioramento della performance scientifica. In aggiunta, sono stati individuati altri otto indicatori legati alla “terza missione”, per valutare il grado di apertura al contesto socio-economico con attività di valorizzazione e trasferimento delle conoscenze sia a vocazione tecnologica, come l’attività di consulenza conto terzi e i brevetti, che riferibili alle scienze umane, come gli scavi archeologici o la gestione dei poli museali. Sommando le eccellenze all’interno delle singole aree tematiche valutate, emerge che tra le grandi università la più virtuosa è quella di Padova, seguita da Milano Bicocca, Verona, Bologna e Pavia. Fra le università di medie dimensioni la prima è Trento, Bolzano, poi Ferrara, il San Raffaele di Milano, Piemonte Orientale e Ca’Foscari di Venezia. Le piccole università che eccellono nelle 14 aree sono la Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, la Normale di Pisa, la Luiss di Roma, la Sissa di Trieste e il Campus biomedico di Roma. Mettendo a confronto la produttività di ogni università con le sue dimensioni, emerge fra le grandi università il primato di Siena seguita da Verona, Milano Bicocca, Padova e dal Politecnico di Milano. Tra le università di medie dimensioni al primo posto per capacità innovativa risulta l’Istituto San Raffaele di Milano e tra le piccole lo Iuss di Pavia. Fra i grandi enti pubblici di ricerca, nel confronto tra dimensione e qualità delle strutture, viene data una valutazione positiva all’Istituto nazionale di geofisica e

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vulcanologia e all’Istituto nazionale di fisica nucleare e una negativa all’Istituto nazionale di astrofisica e il Consiglio nazionale delle ricerche. Nella classifica delle discipline il primato spetta alla fisica con il 67,8 per cento di prodotti eccellenti, seguita dalla chimica, con il 56,88 per cento, e dall’ingegneria industriale e dell’informazione (53,82 per cento). Bene nella fisica le università di Padova, Torino e la Sapienza di Roma. Seguono poi l’architettura, con il 42,03 per cento, le scienze matematiche e informatiche (41,94 per cento), le scienze biologiche con il 40,06 per cento, quelle della terra (34,7 per cento), le scienze mediche (33,96 per cento) e le scienze psicologiche con il 33,91 per cento. Gli ultimi posti della graduatoria delle eccellenze vanno alle scienze economiche e statistiche e a quelle sociali e politiche.

 possibilità di sfruttamento economico delle innovazioni». Quali i fondi utilizzati dall’ateneo nell’ultimo anno in ricerca e quali le risorse necessarie per continuare a finanziare nuovi progetti? «Annualmente, il Politecnico acquisisce fondi di ricerca - dalle imprese o, insieme alle imprese, su bandi comunitari - per circa 95 mi-


Giovanni Azzone

lioni di euro, che diventano 150 se si considerano anche le strutture consortili partecipate dall’ateneo. È per noi necessario mantenere questa capacità di acquisizione delle risorse per continuare a mantenere alta la qualità della nostra ricerca». Qual è il ritorno delle idee innovative sul sistema socio-economico del territorio? «Credo siano l’unica speranza per un Paese privo di materie prime e con costi di produzione elevati come l’Italia. È difficile fornire una stima quantitativa, ma negli ultimi anni i ricercatori del Politecnico hanno sviluppato insieme alle imprese oltre 200 brevetti, la cui valorizzazione è affidata proprio ai nostri partner industriali per creare sviluppo economico». Quali gli interventi necessari per rendere competitivi gli atenei italiani e le strategie per migliorare l’organizzazione dell’atti-

vità di ricerca? «Diverse università milanesi hanno posizioni di eccellenza a livello internazionale. A titolo di esempio, su 10mila università al mondo, il Politecnico di Milano è nelle prime 50 posizioni nell’area dell’ingegneria e della tecnologia, secondo la classifica QS-top universities, la più rilevante a livello internazionale. I nostri punti di debolezza in queste classifiche sono sostanzialmente due: la scarsa presenza di docenti stranieri e il numero troppo limitato di docenti. Per risolvere questi problemi sarebbe necessario aumentare la libertà degli atenei di assumere docenti internazionali, liberalizzandone anche le politiche retributive e assicurare che, a livello nazionale, i finanziamenti alla ricerca siano diretti alle realtà più produttive, in modo analogo a quanto hanno recentemente fatto Inghilterra, Francia e Germania». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 187


CONSULENZA

Impresa: il credito, i giovani e gli sgravi fiscali e difficoltà economiche hanno contribuito ad aggravare le condizioni patrimoniali delle imprese, che spesso subiscono l’inadempimento da parte dei clienti e non sono in grado di far fronte con interventi finanziari propri o di terzi al risanamento e alla ristrutturazione aziendale nel breve e medio periodo. «È importante pertanto, per l’impresa, attraverso le collaborazioni con i consulenti, riuscire a intraprendere quei percorsi che le consentano di riorganizzarsi – anche dal punto di vista dell’inquadramento contrattuale dei collaboratori. Questi interventi devono riguardare sia il contenimento degli inadempimenti e dei costi, sia la valutazione appropriata degli investimenti e delle risorse economiche finanziarie disponibili». È questo il consiglio dell’avvocato Vincenzo Messina, dell’omonimo studio di Milano che si occupa di diritto di impresa. Uno dei problemi principali per le aziende, in questo momento, è quello dei pagamenti. Quali possibilità esistono per l’imprenditore che intenda avviare una pratica legale? «Nel nostro ordinamento la tutela del credito è inadeguata alle esigenze concrete. Quindi, laddove è difficoltoso recuperare il credito, si cerca

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L’avvocato Vincenzo Messina dirige l’omonimo studio legale di Milano www.studiolegalemessina.it

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La via legale al recupero dei crediti e le novità in materia di assunzioni di giovani e donne. L’avvocato Vincenzo Messina del foro di Milano approfondisce questi temi con particolare riferimento alla recente riforma del lavoro Vittoria Divaro

di conciliare il costo per le attività da compiere con la valutazione della qualità del credito, valutando anche le ipotesi previste dall’articolo 2495 del codice civile sulla liquidazione e cessazione delle imprese. La norma consente infatti di ottenere il recupero dei propri crediti entro l’anno dalla cessazione dell’attività di


Vincenzo Messina

una impresa anche nei confronti dei soci, nell’ambito di quanto gli stessi abbiano percepito nell’ambito della liquidazione finale risultante dal bilancio di chiusura della società, o nei confronti dei liquidatori laddove vi sia una loro personale responsabilità. Come ultima remota ipotesi, le istanze di fallimento eventualmente proposte entro l’anno non hanno valore “prenotativo” ai fini della decorrenza dell’annualità dalla cancellazione della società dal registro delle imprese eventualmente trascorsa e l’eventuale sentenza di fallimento dovrà essere emessa quindi entro l’anno dalla cancellazione dell’impresa dal relativo registro». Parlando di riorganizzazione aziendale, esistono dei vantaggi per le imprese che vogliano assumere e che magari sono scoraggiate dal cuneo fiscale? «Grazie alla recente riforma del lavoro, le aziende possono assumere i giovani a tempo indeterminato a condizioni agevolate. La normativa introdotta con il decreto legge 76 del 28 giugno 2013 prevede per le aziende la possibilità di assumere a condizioni agevolate i giovani fino a 29 anni che siano privi di impiego da almeno sei mesi o che siano privi di un diploma di scuola media superiore o che vivano soli o con una o più persone a carico. Tali condizioni sono alternative tra loro e consentono di rispettare anche le direttive comunitarie a favore dei lavoratori svantaggiati. I datori di lavori che possono usufruire di tali assunzioni sono gli esercenti arti e professioni, gli imprenditori commerciali e agricoli, le società e gli enti di ogni tipo con o senza persona giuridica e gli enti pubblici o privati non commerciali». In concreto, quali sono le condizioni agevolate per l’impresa? «Lo sgravio che verrà concesso è pari a un terzo della retribuzione mensile lorda attual-



Assumere una donna priva di impiego da 24 mesi consente all’impresa una riduzione dell’aliquota contributiva del 50 per cento



mente prevista fino a un massimo di 650 euro mensile fino a 18 mensilità – sgravio che verrà corrisposto solo e unicamente mediante conguaglio nelle denunce contributive mensili relative al periodo di riferimento. Tali possibilità sono applicabili anche ai lavoratori in cassa integrazione ordinaria o disoccupati da 24 mesi, ai lavoratori in mobilità, ai lavoratori in cassa integrazione straordinaria da tre mesi o nelle sostituzioni di lavoratrici in maternità. Un’altra novità, per tutti i datori di lavoro, è l’assunzione di donne di qualsiasi età prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, con un beneficio pari alla riduzione dell’aliquota contributiva del 50 per cento». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 191


CONSULENZA

Tuteliamo il fare impresa Ristrutturazioni aziendali, internazionalizzazione, tutela del made in Italy. Con un approfondimento sul settore farmaceutico. Parlano gli esperti dello studio legale Astolfi e Associati di Milano Luca Càvera

fronte di un panorama istituzionale spesso ispirato a logiche ormai superate, le piccole e medie imprese italiane appaiono sempre più il vero motore del paese. E, paradossalmente, proprio la recente crisi economica ha reso oltremodo evidente la necessità sia di adottare logiche meritocratiche – attraverso la costante ricerca di rapporti proficui con collaboratori qualificati –, sia di trovare sbocchi nei mercati emergenti. Tuttavia, spesso, le competenze per raggiungere questi obiettivi non sono bagaglio dell’esperienza delle Pmi, che però possono trovare una soluzione alle loro esigenze affidandosi alla consulenza di professionisti specializzati. Un plus, sotto questo profilo, è quello offerto dagli studi legali, che abbracciano un range ampio delle problematiche significative per le imprese. Come afferma infatti l’avvocato Sonia Selletti, dello studio legale Astolfi e Associati di Milano, che, fra le altre, ha una preparazione specifica per le questioni che riguardano il settore farmaceutico: «L’aiuto che le imprese ci chiedono ha per oggetto sia l’ambito interno sia quello esterno. Se, infatti, la competitività non può prescindere da una costante innovazione dei prodotti e dei servizi attraverso l’integrazione di competenze diverse ma complementari, la predisposizione di reti di collaborazione commerciale nei paesi emergenti, attraverso sinergie con imprese estere, agenti e distributori, è un’esigenza sempre più avvertita». Con lei, anche gli avvocati Patrizio Melpignano, Lorenzo Marangoni e Alberto Astolfi.

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L’avvocato e professore Andrea Astolfi e l’avvocato Sonia Selletti dello studio legale Astolfi e associati di Milano www.studiolegaleastolfi.it

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Astolfi e Associati

Innanzitutto, quali sono gli aspetti giuridici più sottovalutati da parte degli imprenditori? Quelli, per intenderci, su cui occorrerebbe fare maggiore informazione? SONIA SELLETTI: «Gli imprenditori italiani sono più informati e consapevoli di quanto si voglia far credere. Ciò nondimeno la scarsa dimestichezza con il panorama giuridico internazionale può giocare brutti scherzi. Per questa ragione una consulenza legale continuativa fondata su un rapporto di fiducia e di costante confronto diventa, anziché un costo, un vero e proprio investimento per il futuro». Considerando l’attualità della crisi economica, registra un incremento della richiesta di assistenza nelle ristrutturazioni aziendali? PATRIZIO MELPIGNANO: «Noi abbiamo la fortuna di collaborare con imprese fortemente impegnate in attività di sviluppo e innovazione, ed è evidente come l’attuale difficoltà a ottenere finanziamenti e le incertezze sul futuro del nostro paese rendano problematico investire nella ricerca. La ristrutturazione aziendale diviene così, in molti casi, una necessità e talvolta la via più agevole per conservare l’esistente in attesa di tempi migliori. Da ciò il taglio del personale e la delocalizzazione dell’azienda appaiono, spesso – ma a torto –, le uniche soluzioni. La nostra attività si incentra soprattutto nella predisposizione di soluzioni alternative, attraverso accordi di collaborazione tra imprese dalle diverse competenze e la selezione di fornitori di servizi finanziari e logistici efficienti, ancorché si sia frequentemente impegnati anche su piani di ristrutturazione aziendale e percorsi concordatari». Un problema molto sentito da parte delle imprese che si affacciano all’estero è quello della contraffazione. A questo proposito con quali strumenti garantite le aziende



Le farmacie sono state interessate dalla riforma di liberalizzazione Monti che ha dato luogo all’istituzione di circa 5mila nuove sedi farmaceutiche



per quanto riguarda la proprietà industriale? LORENZO MARANGONI: «La lotta alla contraffazione, vera e propria piaga che provoca danni ingenti alla produzione made in Italy, viene esercitata innanzi tutto a livello istituzionale attraverso l’azione coordinata di diverse autorità, quali l’Alto commissariato per la lotta alla contraffazione, l’Istituto nazionale per il Commercio Estero (ICE), il Nucleo speciale tutela mercati della Guardia di Finanza, l’Agenzia delle dogane e l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM). La tutela giudiziale si esplica attraverso l’esercizio da parte dei titolari di marchi o brevetti dell’“azione di contraffazione” nei confronti del produttore o del mero rivenditore dei beni contraffatti, 

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CONSULENZA

reato, risulta più efficace l’esercizio dell’azione penale, ossia la denuncia dei contraffattori alla procura della repubblica competente per violazione degli articoli 473 e 474 del codice penale. Il punto di forza per le aziende restano comunque le protezioni preventive apposte con la brevettazione e la registrazione dei marchi. È evidente che si tratta di sostenere dei costi per ata oltre quarant’anni lo studio Astolfi ha una specializzazione per l’assistenza al settore tuare queste procedure, ma farmaceutico, sia per il comparto industriale, sia per le farmacie. E inoltre lo studio cura è altrettanto evidente che gli interessi di chi commercializza e distribuisce. Focus dell’attività di consulenza è ciò dà forza alle idee, all’atl’adeguamento degli assetti contrattuali, tema questo particolarmente delicato, soprattutto tività dell’impresa e ai suoi per quel che riguarda la ripartizione delle responsabilità. Infatti, soprattutto in ambito investimenti e permette di farmaceutico – ma ora anche cosmetico, alla luce del nuovo regolamento Ue –, il soggetto responsabile dell’immissione in commercio risponde innanzi ai terzi. Il contratto, quindi, è uno tutelare la propria attività strumento essenziale di tutela per le aziende. Altro polo di interesse è quello delle questioni in maniera certamente più stragiudiziali e giudiziali che possono sorgere nei rapporti fra settore farmaceutico e pubblica efficace». amministrazione. Per l’istituzione e gestione delle farmacie, lo studio Astolfi si relaziona con Sarebbero quindi necesAsl e Comuni, mentre ha per interlocutori ministero della Salute e Agenzia del farmaco quel sari ulteriori strumenti – a che riguarda il settore industriale, fornendo consulenza e assistenza giudiziale anche nelle livello italiano e/o eurosituazioni che abbiano rilevanza penale. Inoltre, lo studio è impegnato in materia di peo – per garantire l’origiresponsabilità medica nei casi di malpractice e su questo fronte assiste diverse strutture nalità delle creazioni itasanitarie e singoli professionisti, oltre a imprese farmaceutiche e cosmetiche nel caso di responsabilità per difetti nei prodotti. Lo Studio pubblica da oltre quarant’anni la “Rassegna di liane? diritto Farmaceutico”, una rivista giuridica dedicata al mondo della produzione e distribuzione ALBERTO ASTOLFI: «Il nostro dei medicinali e prodotti salutistici in generale. ordinamento contiene disposizioni specifiche a garanzia dell’originalità delle davanti alle sezioni specializzate in materia di creazioni italiane. La dicitura made in Italy,  proprietà industriale costituite presso i tri- infatti, può essere apposta unicamente sulle bunali civili delle principali città italiane». confezioni di prodotti originari dell’Italia ai Questa ampia platea di soggetti riesce a sensi della normativa europea sull’origine, tutelare le imprese e, soprattutto, a essere quindi di prodotti “ottenuti” interamente in puntuale nella propria azione? Italia, che hanno subito l’ultima lavorazione L.M.: «Talvolta. Tuttavia, i tempi del procedi- sostanziale nel nostro paese. Sono anche premento civile sono piuttosto lunghi e le stesse viste sanzioni, sino a 250mila euro, in caso di azioni cautelari poco incisive. Cosicché, dal utilizzo improprio del marchio made in Italy momento che la contraffazione è anche un o simili per contraddistinguere prodotti non

SPECIALIZZAZIONE FARMACEUTICA

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Astolfi e Associati

originari del nostro paese. Ma tale deterrente non sempre funziona a causa della difficoltà dei controlli, che richiederebbero un maggiore coordinamento delle diverse autorità preposte o destinatarie delle segnalazioni, dagli uffici doganali ai militari dei corpi speciali della guardia di finanza. Purtroppo è più facile colpire il piccolo commercio ambulante dei prodotti contraffatti che coloro che li fabbricano». Uno dei vostri settori di specializzazione, quello farmaceutico, è stato investito negli ultimi mesi da diverse novità normative. Cos’è cambiato per gli operatori di questo settore? S.S.: «Abbiamo assistito a una produzione normativa eccezionale, che ha impegnato a fondo gli interpreti e tutti gli operatori del settore. Le farmacie sono state interessate dalla riforma di liberalizzazione Monti che – tra le altre novità – ha dato luogo all’istituzione di circa 5mila nuove sedi farmaceutiche – e quindi di altrettante imprese – da assegnare a seguito di concorsi straordinari. A questi è stato possibile partecipare con una formula assolutamente innovativa: l’associazione tra più farmacisti per sommare i titoli e ottenere migliori posizioni nel concorso, con il vincolo di rimanere associati per i successivi dieci anni nella gestione della farma-



Dal momento che la contraffazione è un reato, risulta più efficace l’esercizio dell’azione penale



cia vinta a concorso. Nelle prossime settimane saranno avviati gli interpelli con i vincitori, anche se bisogna evidenziare che l’assoluta novità della procedura ha dato luogo a infinite e complesse problematiche legali». E per quanto riguarda invece la parte produttiva di questo settore? S.S.: «Nel comparto industriale le modifiche più significative sono senz’altro quelle apportate con il cosiddetto decreto Balduzzi, che ha toccato vari profili. Fra questi quali meritano un cenno le misure di ottimizzazione della spesa sanitaria attraverso la revisione straordinaria del prontuario farmaceutico nazionale – in corso di completamento proprio in queste settimane. Sono poi in cantiere altre modifiche nel settore, in parte previste nel decreto “del fare”, appena convertito in legge, e in parte nel decreto Omnibus. Anche nel prossimo futuro vi saranno quindi occasioni per un’attenta valutazione dello scenario da parte delle imprese e, prima ancora, da parte di chi le assiste».

Sopra, da sinistra, gli avvocati Sonia Selletti, Andrea Astolfi e Patrizio Melpignano

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CONSULENZA

Il ruolo dell’informazione commerciale Giorgio Bettinzoli presenta gli strumenti per l’accertamento della solidità finanziaria di potenziali partner e fornitori: da una parte i dati ufficiali, dall’altra quelli ufficiosi. Anche nella prospettiva dell’attività di recupero crediti Vittoria Divaro

resce la prudenza fra le aziende. Sempre più spesso la firma di un nuovo contratto è preceduta da un’attenta fase di valutazione della solidità finanziaria dei potenziali fornitori o partner. I dati a disposizione per questi accertamenti si dividono in due categorie: ufficiali e ufficiosi. Fattore, quest’ultimo, da non sottovalutare. Giorgio Bettinzoli, amministratore unico della Omnitalia - società che quest’anno celebra il sessantesimo anniversario dalla fondazione e che ha come core business la raccolta di informazioni commerciali -, ne spiega le specificità, differenze e il livello funzionale. Omnitalia, a differenza di molti altri attori del settore, non si limita, infatti, all’utilizzo delle banche dati. «Queste, specie nel mercato odierno, non sono più sufficienti - spiega Bettinzoli -. I dati ufficiali comprendono visure camerali, bilanci, elenco dei soci, cointeressenze e partecipazioni in altre attività, protesti, pregiudizievoli, conservatorie e catasti nazionali, motorizzazione e Pra (Pubblico Registro Automobilistico), oltre a notizie provenienti dai principali quotidiani nazionali. A queste si sommano poi i dati ufficiosi, che sono informazioni raccolte sulla piazza tramite corrispondenti, canali bancari e le esperienze di altri fornitori. Questi ultimi permettono di verificare modalità, tempistiche di evasione e correttezza nel rispetto dei pagamenti». Bettinzoli sottolinea come i dati di maggiore qualità siano rappresentati dalle informazioni

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Omnitalia Srl ha sede a Brescia www.omnitalia.it

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raccolte di volta in volta e non dai dati d’archivio, utili semmai come riferimento storico per la verifica delle evoluzioni intervenute fra un accertamento e l’altro. «Sono importanti soprattutto i report dei corrispondenti che, sul posto accertano anzitutto l’esistenza del nominativo e la veridicità dei dati ufficiali, implementandoli con notizie di prima mano. Infatti la banca dati dà l’evidenza di un problema solamente quando questo è già accaduto. Però questo non è sufficiente, soprattutto in questo momento di difficoltà del mercato. Un cattivo pagatore non necessariamente è già protestato. Magari non paga i fornitori da oltre un anno o gli stipendi da sei mesi, oppure ultimamente viene visto in zona


Giorgio Bettinzoli

SESSANT’ANNI SUL MERCATO mnitalia nasce nel lontano 1953, come piccola attività familiare specializzata nella

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raccolta di informazioni sulla solvibilità aziendale. In pochi anni si trasforma in aprire solo saltuariamente o un’azienda con tre divisioni: informazioni commerciali, recupero e cessione crediti, ricerca avere comportamenti anomali. personale e di mercato. L’elevato standard qualitativo è stato l’obiettivo di questi Queste notizie non sono ovviasessant’anni e grazie al continuo potenziamento operativo, all’innovazione tecnologica e mente rilevabili dalla banca dati, all’integrazione con diverse banche dati – la società ha un collegamento diretto alle ma possono essere apprese per camere di commercio a livello nazionale – e alla consolidata rete di corrispondenti, oggi via ufficiosa e, a mio avviso, rapl’operatività è svolta sia a livello nazionale sia estero nei più disparati settori: aziende, presentano la parte fondamenbanche, finanziarie, assicurazioni e professionisti. tale dell’informazione, soprattutto se questa vuole essere utilizzata come strumento di prevenzione e non semplicemente come pezza lamentato in via provvigionale solo sull’effettiva giustificativa da allegare a una pratica». somma recuperata. Dunque, se vogliamo trarre Omnitalia ha registrato un incremento anche un guadagno dalla nostra attività, ciò ci costringe nell’attività di recupero crediti, indice di una a raggiungere sempre un risultato positivo, olmaggiore problematicità relativa ai contenziosi. tretutto alle migliori condizioni possibili, te«La percentuale di incremento, negli ultimi anni, nendo comunque presente che il tempo limite è sensibilmente lievitata. Questo sia per quanto fissato per la gestione di una pratica è di novanta riguarda le informazioni per il recupero sia per giorni. Al termine di questo periodo, in caso di l’effettiva attività di recupero crediti – possiamo esito negativo, viene inoltrata una relazione che parlare di circa un più 20 per cento. Di contro a motiva le ragioni del mancato recupero, inforquesto aumento della richiesta, da parte nostra mando così il cliente degli eventuali presupposti non possiamo fornire alcuna garanzia sui risultati per l’avvio di un’azione legale. Al tempo stesso, di recupero. Tuttavia questo, effettuato in via però, avvisiamo il cliente qualora non valga la stragiudiziale, ha un presupposto fondamentale pena di “giocare la partita” evitando inutili perrispetto all’azione legale: il corrispettivo è rego- dite di tempo e denaro».

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CONSULENZA

Imprese e commercialisti, la soluzione è “in rete” La forte recessione che ha colpito i professionisti delle materie giuridiche ed economiche, vista da uno dei protagonisti della scena milanese. Gianandrea Toffoloni introduce le nuove proposte possibili per superare l’impasse Remo Monreale

dando sfogo alla creatività che bisogna cercare nuove possibilità di sviluppo, sia approfondendo materie utili anche se poco note, sia sviluppando nuove idee». Gianandrea Toffoloni, titolare di uno degli studi commercialisti più longevi di Milano, risponde così a chi gli chiede come reagire alla profonda crisi abbattutasi sul suo settore. La forte riduzione di fatturato, dovuta, come spiega lo stesso Toffoloni, sia alla drastica riduzione della richiesta di consulenze professionali da parte delle imprese, sia alle difficoltà finanziarie nelle quali si sono trovati molti clienti che hanno rallentato il pagamento dei compensi professionali, non è un ostacolo insormontabile. «Nonostante i cinquant’anni di attività – spiega Toffoloni – anch’io ho subito negli ultimi anni la crisi nella professione, situazione in cui si sono trovati molti colleghi e legali d’impresa. Anziché subirla, rassegnandomi agli eventi, ho fatto tesoro di un famoso scritto del lontano 1931 di Albert Einstein: “È nella crisi che nasce l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato”». Come ha risposto alla situazione? «Fondamentale è il concetto di “rete”. Per questo motivo, nel 2010 abbiamo snellito la forma giuridica dell’Associazione Eurodefi, professional club of tax legal & financial consulting, portandola da Geie a Club. In questo modo abbiamo permesso una maggiore efficacia al nostro net-

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work, di cui sono Vice Presidente, che ha come principali obiettivi una stretta collaborazione fra colleghi nello svolgimento di pratiche professionali, la creazione di validi contatti con paesi stranieri e in particolare con quelli in via di sviluppo, per favorire l’esternalizzazione dell'attività dei nostri clienti, in Italia fortemente penalizzata da burocrazia, fisco e caotica legislazione. Inoltre il network realizza un doveroso scambio, non solo di esperienze professionali con l’orga-


Gianandrea Toffoloni

Gianandrea Toffoloni, vice presidente dell’Associazione Eurodefi e presidente dell’Istituto Fiduciario Ambrosiano, il cui studio commercialista ha sede a Milano www.studiotoffoloni.com

nizzazione di convegni e seminari anche aperti al pubblico, ma anche di idee di business. Una volta al mese, via Webinar (seminario on line, ndr), vengono organizzati dei cosiddetti “In House business forum”, in cui ciascuno degli aderenti sottopone agli altri associati le proposte di business nell'ambito della propria attività professionale». In cosa si traduce esattamente lo scambio sinergico che l’Eurodefi porta avanti? «Bisogna fare una premessa: le professioni economiche e giuridiche richiedono da tempo una forte specializzazione nei più svariati settori dell’economia. Infatti, si sono sviluppati, da un lato, gli studi associati con specialisti nelle più differenti discipline e, dall’altro, gli studi individuali caratterizzati quasi esclusivamente da particolari specializzazioni. L’associazione di cui faccio parte si pone in una via di mezzo fra le due tipologie sopra indicate, in quanto, pur consentendo ai singoli associati di mantenere la propria autonomia, ne favorisce l’aggregazione su singole pratiche, per cui la collaborazione fra colleghi si realizza pianificando l'attività professionale mediante la formazione di volta in volta di un’equipe, promossa da chi ha ricevuto l’incarico, che coinvolge i colleghi particolarmente esperti nelle varie specializzazioni per le quali è richiesto l’intervento». Come riassumerebbe l’azione dell’Eurodefi?

«Noi cerchiamo di fornire soluzioni a problemi complessi. Ricerchiamo nuove opportunità per sviluppare il business professionale, quindi svolgiamo attività dirette all’approfondimento delle competenze professionali degli aderenti al Club e promuoviamo l’organizzazione di convegni e di attività di formazione per accrescere le loro qualità tecniche e le loro attività economiche. Un altro punto sta nel tentativo di rendere visibili e chiare le nuove opportunità che il mercato offre, come le occasioni di vendita di Pmi e le possibilità di avviare o intensificare i rapporti commerciali con l’estero. Infine, lavoriamo per stipulare una serie di accordi tra Eurodefi e sog-  LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 199


CONSULENZA



Bisogna favorire una stretta collaborazione fra colleghi, contatti con i paesi stranieri e l’esternalizzazione delle imprese



 getti terzi per fornire agli associati nuovi e utili

strumenti di lavoro (collegamenti con istituzioni finanziarie, convenzioni con società di revisione contabile e fiduciarie, pubblicazioni, software, riviste in abbonamento gratuito e altro ancora)». E per quanto riguarda invece il vostro impegno sul fronte dell’internazionalizzazione? «Per la creazione di contatti con i Paesi stranieri il nostro club professionale ha individuato Enti specializzati, con l’ausilio dei quali vengono organizzati workshop che possano favorire - non solo sotto il profilo teorico, ma soprattutto sotto

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il profilo pratico - la realizzazione di joint venture, o l'insediamento di filiali di società italiane all'estero, ovvero, la creazione di nuove strutture autonome, in particolare nei paesi dove è più facile sviluppare business: in questi paesi sono state individuate serie e ben note strutture che possano favorire l’introduzione delle imprese che là vogliono operare». Quali sono i risultati più recenti ottenuti dall’Eurodefi? «In questi ultimi mesi il nostro Club si è affermato anche come opinion leader, suggerendo in un convegno organizzato presso Assolombarda, soluzioni pratiche per lo sviluppo dell’equity crowdfunding, cioè di quella forma di finanziamento dai privati a beneficio di chiunque abbia idee innovative di business, in sostituzione dei canali finanziari tradizionali. Altre analoghe iniziative sono programmate per i prossimi mesi. La nostra Associazione ha mutuato l’idea rotariana con il motto “Lo spirito di “servizio” verso i colleghi è il collante che unisce i professionisti di “Eurodefi Professional Club”. Anche attraverso questo ideale rotariano numerosi colleghi del nostro club hanno vissuto senza traumi la crisi. Infine, in stretta connessione con lo sviluppo dell’attività professionale e con il Club Eurodefi, ho sviluppato altri canali rispetto all’attività fiduciaria statica, nella quale opera la storica società nata nel 1960, l’Istituto Fiduciario Ambrosiano di cui sono presidente, attraverso accordi con importanti realtà finanziarie che considerano la fiduciaria partner istituzionale».


ECONOMIA DELLA CULTURA

Un patrimonio da valorizzare La promozione del territorio è alla base dell’impegno politico della Giunta Maroni. L’assessore alla cultura, Cristina Cappellini, illustra le iniziative messe in campo e quelle in programma in vista di Expo 2015 Nicolò Mulas Marcello

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a cultura al centro dell’attenzione. Sembra essere questo il motto del mandato di Cristina Cappellini da assessore alle culture, identità e autonomie. L’obiettivo è quello di trasformare il turismo in vantaggio economico per il territorio. Il ruolo strategico delle bellezze architettoniche e culturali della regione deve essere un volano per l’economia e i settori che ruotano attorno a questo ambito possono costituire un ottimo indotto. Expo 2015 è dietro l’angolo e tutte le realtà locali della Lombardia si candidano a essere teatro di eventi e manifestazioni collegate all’evento. «In un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, ribadisco che la cultura può essere un ottimo strumento per creare un indotto economico e turistico – sottolinea l’assessore –. Dobbiamo lavorare in stretta sinergia con i territori affinché la Lombardia arrivi pronta al 2015». Quali sono i progetti di valorizzazione del patrimonio culturale lombardo messi in campo dalla Regione attualmente? «Proprio recentemente abbiamo potuto firmare il bando tanto atteso sulla Legge 9, che è lo strumento più importante per il territorio perché quest’anno siamo riusciti ad avere più del doppio delle risorse dello scorso anno. Abbiamo infatti stanziato 850.000 euro per la promozione degli eventi culturali di interesse regionale e locale. Ho voluto inserire quest’ultima categoria per valorizzare gli eventi culturali di dimensione locale accanto a quelli più grandi che di solito ogni anno finanziamo. Ci stiamo muovendo su vari altri filoni, come quello delle tradizioni e

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della valorizzazione del patrimonio orale, quindi anche le lingue locali e tutto ciò che è patrimonio immateriale, etnografico. Inoltre, anche sul fronte dell’innovazione stiamo investendo molto sulle imprese culturali creative, sul settore dell’audiovisivo e tutti quegli ambiti nei quali si può creare occupazione soprattutto per i giovani». La Lombardia è terra di numerosi siti Unesco, sono secondo lei giustamente valorizzati? «Abbiamo da poco pubblicato un bando che va proprio in questa direzione, abbiamo infatti stanziato 1,5 milioni di euro per i siti archeolo-

Cristina Cappellini, assessore alle Culture, identità e autonomie della Regione Lombardia


Cristina Cappellini

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Con Creative Camp abbiamo messo a confronto giovani e imprese del design, della moda, dell’audiovisivo. Sono questi i settori su cui puntare

gici e i siti Unesco. Anche in vista di Expo vogliamo valorizzare ancora di più questi siti che sono un vanto della nostra regione». Restando sull’Expo, come si sta preparando la Lombardia dal punto di vista culturale? «Vedo molto fermento e molte proposte da parte del territorio. Io stessa, attraverso il progetto di assessorato itinerante “Culture in cammino”, vado a scoprire sul territorio quali sono le realtà e i beni culturali meno noti e che meritano una valorizzazione o interventi specifici da parte della Regione. Ascoltiamo le comunità locali e incontriamo molte realtà che fanno attività a livello comunale. In un momento come questo, in cui vengono meno le risorse per gli enti locali, siamo noi che ci troviamo a interloquire con queste piccole realtà. Per Expo, il nostro compito sarà quello di una mappatura di queste realtà culturali per spalmare l’offerta su

tutta la regione, decentrandolo dalla sola Milano. Si parla di milioni di visitatori pertanto vorremmo riuscire a mettere in rete tutte le specificità lombarde». Cultura, giovani e lavoro, come si possono coniugare questi tre aspetti? «Non è vero che con la cultura non si mangia, noi vogliamo invece investire nella cultura. Sia io che il presidente Maroni abbiamo espresso il desiderio di investire in questo settore come volano per l’economia dei territori e tutte le iniziative che abbiamo messo in campo vanno in questa direzione. Recentemente abbiamo ospitato in Lombardia una bella iniziativa che si chiama Creative Camp, nella quale abbiamo messo a confronto giovani e imprese di vari settori, dal design alla moda, all’audiovisivo. Sono questi gli ambiti sui quali si deve puntare, soprattutto per il futuro, in quanto costituiscono un buon indotto».

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Sopra, l’ultima edizione del Palio di Legnano, in provincia di Milano

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ECONOMIA DELLA CULTURA

Cultura, motore di sviluppo Dare nuova vita ai beni storici e culturali del territorio attraverso il restauro e una diversa destinazione d’uso. È questa una delle tante finalità del Distretto culturale evoluto di Monza e Brianza. Gianpiero Bocca ne illustra i progetti Nicolò Mulas Marcello

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el febbraio 2007 la Fondazione Cariplo ha lanciato un bando intitolato “Distretti culturali, volano economico per il territorio”, con l’intento di promuovere nuove forme di sviluppo territoriale attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale. La Provincia di Monza e Brianza ha colto questa opportunità e, a seguito dell’aggiudicazione del bando nel 2008, ha costituito un team di esperti per l’avvio dello studio di fattibilità. «L’obiettivo – spiega Gianpiero Bocca, project manager del distretto – era la realizzazione, nei confini territoriali della nuova provincia, di un distretto culturale evoluto, modello elaborato da Pier Luigi Sacco, professore di economia della cultura presso l’Università Iulm di Milano, a cui venne affidata la direzione scientifica del progetto di fattibilità». Il Distretto culturale evoluto di Monza e Brianza

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Il distretto può essere lo strumento per ritrovare lo spirito creativo che abbiamo saputo esprimere in passato

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è uno dei 6 co-finanziati da Fondazione Cariplo, i principali pilastri di azione sono tre: cultura, industria e territorio. La cultura e la sua valorizzazione si integrano con le filiere produttive locali, con le imprese culturali e le industrie creative per creare valore ed economia, abbandonando la logica delle azioni spot con finanziamenti a pioggia. La vocazione imprenditoriale del territorio, basata su un sistema di valori e know how, dialoga con il settore culturale, per organizzare una migliore gestione dei beni culturali in un’ottica di più ampio sviluppo economico, ma anche per introdurre innovazione nei processi produttivi, sollecitati dalla creatività. «Nel nostro territorio – spiega Bocca – si sono sviluppate negli anni passati eccellenti imprese di design del mobile, con professionisti importanti: ora quelle aziende hanno grandi nomi e competono nel mondo. Il di-


Gianpiero Bocca

stretto può essere lo strumento per ritrovare lo spirito creativo che abbiamo saputo esprimere in passato». Il tema della riconversione è una priorità del distretto, sia come recupero e valorizzazione dei beni culturali, sia come ri-destinazione d’uso di edifici di archeologia industriale. Centrale è la programmazione sostenibile su lungo periodo, ma soprattutto la sinergia fra il contenuto (il sistema dei valori) e il contenitore (il bene culturale). «Da gennaio 2011 a oggi – sottolinea il project manager – la progettazione e l’implementazione delle attività del distretto ha portato i partner a lavorare insieme su alcuni progetti specifici e conseguentemente le azioni a convergere in macroazioni afferenti a 2 aree di intervento strategiche, la prima riguarda il binomio innovazione e impresa, finalizzata al sostegno di start-up imprenditoriali orientate all’innovazione di processo e di prodotto con particolare predilezione per i settori dell’imprenditoria creativa e culturale e dell’artigiano artistico, innovativo e di qualità. L’altra area di intervento riguarda il patrimonio ed è finalizzata all’erogazione - in modalità integrata e sovralocale - di servizi e attività volte alla conservazione, valorizzazione, promozione del beni storico-artistici del territorio con particolare attenzione agli aspetti inerenti la strategia della conservazione preventiva e programmata, la formazione, la didattica e l’educazione al patrimonio». Il distretto ha individuato, quindi, a fronte di numerose candidature, 4 beni da restaurare grazie alle risorse della Fondazione Cariplo e delle 4 amministrazioni comunali proprietarie. L’intervento dei partner permette l’ideazione e l’avvio all’interno degli edifici di attività di diversa natura: il Castello da Corte di Bellusco, destinato ad attività di didattica per bambini

sul tema del patrimonio. Palazzo Arese Borromeo di Cesano Maderno, destinato ad attività di alta formazione per la pubblica amministrazione, operatori culturali e professionisti del restauro. Ca’ dei Bossi, a Biassono, ospiterà spazi di co-working e servizi di incubazione per aspiranti imprenditori nel settore delle industrie culturali e creative. L’ex filanda di Sulbiate sarà destinata a spazi di formazione e laboratori per attività di artigianato artistico, innovativo e di qualità, e cantiere scuola sulla sostenibilità energetica. Gli interventi di restauro sono nella loro fase di cantiere (per quanto riguarda il Comune di Bellusco) o di progettazione esecutiva (relativamente ai restanti Comuni). «L’investimento economico relativo a tale ruolo e impegnato sul triennio di start up da parte della Provincia – conclude Bocca – è di circa 850.000 euro (a cui si aggiunge il cofinanziamento pari a 1/3 da parte della Fondazione Cariplo). Le altre risorse necessarie a garantire il finanziamento complessivo di 3 milioni e 600mila euro sono stanziate dai soggetti partner del progetto».

Palazzo Arese Borromeo a Cesano Maderno, in provincia di Milano

LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 209


ENERGIA

Le potenzialità del comparto energetico hi fa parte del comparto energetico negli ultimi anni ha potuto assistere a cambiamenti importanti. Dall’avvento delle energie rinnovabili, alla domotica, alla nascita di sistemi altamente tecnologici da inserire nelle abitazioni. Riuscire a restare al passo con un mercato in continuo movimento impone una grande capacità di adattamento. È quanto sta facendo Feval, azienda fondata da Franco Del Dosso, tutt’oggi colonna portante del-

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Franco Del Dosso, fondatore della Feval, azienda con sede a Chiuro (SO) www.feval.it

214 • DOSSIER • LOMBARDIA 2013

Il mercato energetico negli ultimi anni ha sviluppato nuove esigenze, aprendo così possibilità di crescita. Resta fondamentale però riuscire ad adattarsi ai cambiamenti in corso. Il caso della Feval Matteo Grandi

l’impresa, impegnata dagli anni 80 nella vendita al dettaglio di materiale elettrico. «Vedo tre esigenze da coltivare per riuscire a mantenerci competitivi sul mercato – spiega l’ingegnere Gabriele Fornera, socio -. La prima riguarda senza dubbio le nuove necessità legate al mercato del risparmio e dell’efficienza energetica. Basti pensare al forte sviluppo che hanno avuto in questi anni le tecnologie d’illuminazione a led, che porteranno sempre più tutte le entità a valutare i forti risparmi a fronte di un re-lamping con apparecchi led. La seconda riguarda il mondo della sicurezza, dove per sicurezza intendo lo sviluppo dei sistemi di antintrusione e di prevenzione incendi sui quali la sensibilità pubblica e le

normative stanno dando un forte impulso. La terza, ma non ultima per importanza, è legata alla creazione d’impianti domotici. È sempre più forte infatti l’esigenza di realizzare impianti tecnologicamente avanzati, per la gestione coordinata, integrata e computerizzata degli impianti di climatizzazione, distribuzione energia e gestione d’impianti di sicurezza». Le capacità di adattamento al mercato per Feval si sono rivelate indispensabili. «L’ultimo biennio è stato un periodo contrassegnato da forti alternanze. Il nostro settore ha visto crescere in modo particolare alcuni settori innovativi, come quello legato al mercato del fotovoltaico a fronte di un netto calo del mercato standard, legato al mondo dell’edilizia sia pubblica che privata. Nel complesso possiamo comunque dire che il momento di forte contrazione del mercato fino


Feval

al 2012 non ha frenato la crescita della nostra azienda, mentre nel 2013, con il quasi definitivo stop imposto dal governo all’incentivazione del mercato energetico e il sempre più accentuarsi della crisi dell’edilizia, si fatica a tenere il passo degli anni scorsi». Per questo diventa sempre più importante riuscire a captare prontamente le esigenze dell’utilizzatore finale. «Sicuramente tra i bisogni del cliente c’è quello di avere pochi interlocutori sempre più specializzati, pertanto le leve su cui puntare sono legate all’ampliamento del servizio. Spesso l’installatore lascia ad altri professionisti l’installazione e la vendita di nuove tecnologie. In un mercato in evoluzione come quello elettrico questo non può accadere». L’azienda di Sondrio sta pertanto continuando a guardare avanti, aprendosi a novità im-

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Lavorando con fornitori che sempre più stanno diventando dei colossi multinazionali, l’unione tra piccoli è importantissima

portanti, come quella di essere entrata a far parte del Gruppo Findea, nato nel 1978 come entità unica e centralizzata per gli acquisti di materiale elettrico. «Una delle decisioni più importanti della nostra storia imprenditoriale. Collaborare con aziende con le tue stesse problematiche è fondamentale per la crescita del singolo. Inoltre lavorando con fornitori che sempre più stanno diventando dei colossi multinazionali, l’unione tra piccoli per far sentire la propria voce è importantissima». Una collaborazione indirizzata anche alla volontà di espansione. «Nell’immediato stiamo cercando di ampliare il nostro raggio d’azione anche

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al di fuori della provincia di Sondrio. Abbiamo allargato la nostra presenza fuori dalla Valtellina con l’acquisizione di un’azienda storica di Lecco, la Mear Elettroforniture; in questo modo siamo presenti su una piazza importante come quella di Lecco». Come per tutti coloro che fanno impresa, l’auspicio è quello di continuare a crescere. «Crescere e migliorare sotto tutti i punti di vista: fatturato, qualità del servizio, redditività, ambiente di lavoro e organizzazione. Il settore è complesso – conclude Fornera - e il momento è difficile ma, come dimostra l’acquisizione della Mear, noi non staremo certo a guardare». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 215


ENERGIA

Tecnologia a led, la luce del futuro Le Pmi italiane continuano a scommettere sull’energia pulita e sulle nuove tecnologie, nonostante i “sali e scendi” del mercato. L’esperienza di Marco Mazzia Maggi Renato Ferretti

on è solo una questione di economia, per noi entra in gioco anche l’etica, la responsabilità di pensare al domani, la sensibilità, il tentativo di fare qualcosa di buono per la comunità». Per questo oggi si sceglie il solare ed è per questo che molte imprese continuano a credere nelle potenzialità dietro all’energia pulita: non è solo una questione di opportunità d’impresa. Marco Mazzia Maggi, titolare della bergamasca Avantgarde Italia, è uno dei professionisti attenti alle nuove potenzialità del campo. Ora una delle frontiere del risparmio energetico è nella tecnologia al Led, e Maggi non può che guardare a questa nuova risorsa con interesse. «Avantgarde nasce nel 2007 – ricorda Maggi – come azienda specializzata esclusivamente in tecnologie solari, termiche e fotovoltaiche. Ora stiamo per avviare un’importante iniziativa nel settore dell’illuminazione a

«N

216 • DOSSIER • LOMBARDIA 2013

Led sia per le imprese sia per i privati. La tecnologia a Led consente risparmi straordinari ma ancora sconosciuti alla stragrande maggioranza delle famiglie e delle imprese». In cosa consiste il progetto che avete in mente a riguardo? «Da una parte, ci proponiamo di offrire alle imprese con importanti consumi d’illuminazione (stabilimenti prodotti, logistiche) un prodotto che preveda nuovi corpi illuminanti e servizio di manutenzione allinclusive, a fronte di un canone mensile inferiore al risparmio generato. Un esempio: l’azienda spende “cento” in energia elettrica per l’illuminazione, con i

nuovi corpi illuminanti spenderà quaranta. Il nostro canone sarà inferiore al risparmio ottenuto di “sessanta” lasciando così liquidità all’impresa. Per quanto riguarda il settore residenziale, abbiamo instaurato una collaborazione con Ora-Led.it: questa iniziativa ha lo scopo fare toccare con mano la qualità e l’oggettiva convenienza delle lampade a Led (prodotte da un primario costruttore italiano) direttamente a casa del cliente per comprendere quale sia la migliore soluzione per ogni ambiente». La vostra azienda ha una struttura decisamente non convenzionale.


Marco Mazzia Maggi

Marco Mazzia Maggi, amministratore unico di Avantgarde Italia Srl con sede a Treviglio (BG) www.avantgarde-italia.com www.avantgarde.it

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La tecnologia a Led consente risparmi straordinari ma ancora sconosciuti alla maggioranza delle famiglie e delle imprese

«Avantgarde ha un’organizzazione particolare, di tipo stellare. Un gruppo di lavoro “centrale” e una serie di collaborazioni specializzate e continuative che vanno a coprire tutto lo spettro di competenze necessarie a fornire un servizio di qualità. Si tratta di un team di lavoro coordinato internamente da un referente che, in ogni fase di lavorazione, s’interfaccia poi con il cliente. Una struttura di questo genere è molto flessibile ed è espandibile all’occorrenza, ma soprattutto ci permette di dare un servizio a trecentosessanta gradi, impossibile a strutture di altro genere».

Che tipo di risultati sta dando questo approccio? «Direi che sta avendo successo. Il più grande timore del cliente è di essere lasciato da solo e di non controllare tutti gli aspetti della situazione. Quello che facciamo noi è proprio seguire tutto l’iter tecnico e burocratico per suo conto, fornendo un’analisi completa del progetto. Questo servizio è costruito di volta in volta sulle specifiche situazioni: interveniamo nel residenziale, nel commerciale e nell’industriale progettando impianti su misura». Il vostro impegno nel solare continua. Investire oggi nel solare è veramente redditizio? «Sì, specialmente per le famiglie e per le imprese con con-

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sumi importanti. La situazione specifica di ogni cliente va esaminata con cura per trovare con lui la tipologia d’impianto e d’investimento migliore. È certo che, nell’ambito della produzione di energia da fonte rinnovabile, il solare offre, anche in termici economici, ritorni per l’investitore di assoluto rilievo a un rischio molto basso. Un impianto fotovoltaico consente di prodursi energia ad un costo certo e contenuto, non soggetto ai continui aumenti di prezzo a cui il mercato ci ha abituato. Ricordo sempre, e non è retorica, il valore etico di un investimento in energie rinnovabili. Risparmiare salvaguardando l’unico pianeta che abbiamo a disposizione credo sia una scelta di grande lungimiranza». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 217


RINNOVABILI

Un dispositivo per ridurre le emissioni nocive Affrontare l’attuale congiuntura economica investendo nella ricerca costante e nell’innovazione. Secondo Simone Fedeli chi ha visione e capacità di gestione può crescere

er la nostra società, la crisi, a partire dal credit crunch del Luca Càvera 2009 fino alla situazione attuale, è stata una fonte di opportunità e crescita». Parte da nella competizione e non ritequesta affermazione apparen- niamo necessario il sostegno temente paradossale l’inge- pubblico al settore. Chi vive la gnere Simone Fedeli, direttore crisi con la capacità di visione commerciale di Vesta, per de- e gestione, sopravvive e cresce. scrivere le performance della Chi non è in grado di farlo sua società specializzata nel set- inevitabilmente esce dal mertore delle fonti rinnovabili, del cato. I settori drogati dall’indecentramento energetico e tervento pubblico hanno amdell’efficienza. «Lavoriamo e piamente dimostrato i loro crediamo nel libero mercato e limiti – basti citare il fotovoltaico. Gli aiuti di Stato sono Da sinistra, Daniele Colombelli, Simone Fedeli e Luigi Sesana. serviti soltanto a supportare Vesta Srl ha la propria sede legale a Ornago (MB) e due sedi operative: scelte imprenditoriali di breve una a Bellusco (MB) e una ad Ancona www.vesta-energie.com periodo, non programmate e

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spesso miopi. Per quello che ci riguarda, sarebbe sufficiente una minore pressione delle amministrazioni in termini di burocrazia e certezza del diritto privato». Realtà flessibile, con risorse umane giovani e reattive, veloce nel riposizionarsi e nel seguire le evoluzioni normative, Vesta ha dimostrato in questi anni una forte capacità di intercettare nuovi business e ripensare i modelli di business, trasformando le idee in azioni operative e risultati. «Dopo una breve esperienza come liberi professionisti e consulenti per le tematiche energetiche per Confcooperative Lombardia, Fondazione Cariplo, Cna Ravenna, abbiamo iniziato a lavorare nel settore fotovoltaico. Poi, a metà 2012, abbiamo dato vita a una nuova divisione per la commercializzazione di Droptek, un dispositivo che incrementa l’efficienza della combustione nei motori diesel e consente la riduzione delle emissioni nocive


Simone Fedeli

e soprattutto dei consumi». Il lancio del prodotto è stato preceduto da un’analisi delle performance curata dal CNR di Ancona, che ne riscontra gli ottimi risultati e individua nel settore nautico e del trasporto merci su gomma i principali mercati. «Il settore nautico ci sta dando molta fiducia, anche grazie alla politica di certificazione e validazione delle prestazioni del prodotto. La partnership con il CNR – che pubblicherà a breve un paper scientifico sul tema – ci ha consentito di dimostrare l’efficacia del dispositivo. Il resto è stato merito del passaparola prima ancora di una prudente azione commerciale». La collaborazione di Vesta con il mondo della ricerca non si limita però a questa esperienza. «Abbiamo commissionato uno studio al gruppo Energy & Strategy del Politecnico di Milano. Vogliamo rispondere a un’esigenza trasversale a settori e dimensioni su quel che riguarda il costo degli sprechi energetici, che impatta in modo significativo e crescente su ebit sempre più risicati. Il nostro target resta comunque la Pmi manifatturiera. Il primo dei mercati obiettivo per noi è necessariamente l’Italia per l’offerta dei servizi, al secondo posto, anche grazie alla differenziazione con la vendita di Droptek, si collocano Ue e ba-

Dal 2012 commercializziamo un dispositivo che incrementa l’efficienza della combustione nei motori diesel, riducendone le emissioni nocive

cino mediterraneo e poi, se avremo le risorse, vorremmo proiettarci a livello globale nei Paesi con normative ambientali avanzate. La criticità resta quella di sostenere la velocità di crescita, troppo alta rispetto alle possibilità di autofinanziamento delle attività. Finora siamo cresciuti meno dei nuovi mercati della “green economy”, però siamo sopravvissuti al rapido avvicendamento di questi mercati grazie alla programmazione e all’equilibrio finanziario. All’uso in modo sconsiderato della leva finanziaria o al ricorso a presunti business angel che esigono un controllo che paralizzerebbe le attività, preferiamo il nostro ritmo lento, ma di crescita costante». Nel medio periodo, Vesta sarà sempre più caratterizzata da una netta distinzione fra la di-

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visione che eroga i servizi professionali, quella che commercializza Droptek che a breve sarà oggetto di spin-off, e un’altra che si occuperà di un nuovo progetto. «L’adesione al distretto Green & High Tech di Monza e Brianza, la collaborazione con il gruppo Energy & Strategy del Politecnico di Milano, la formazione continua di eccellenza presso questo ateneo e la Bocconi, unito al costante assorbimento di risorse umane dal master Ridef, ci hanno consentito una programmata e prudente crescita aziendale, che porterà a novembre 2013 al lancio di un nuovo e innovativo progetto nel settore del 3d printing: una vera rivoluzione sulla quale l’azienda intende giocare un ruolo di primo piano, con l’ambizione di aprirsi al mercato europeo e del Far East». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 219


RINNOVABILI

Green energy, un driver per la ripresa In assenza di una strategia nazionale sulle rinnovabili che assicuri continuità al settore, Marco Zibetti spiega i piani con i quali Ba Energie affronterà il futuro prossimo. «Punteremo sulla cogenerazione da biogas e sul fotovoltaico» Luca Càvera

clamoroso che in Italia non esista ancora una politica energetica di lungo periodo. E che al contrario si sia sempre in attesa di proroghe e cambiamenti». È l’opinione di Marco Zibetti, amministratore di BA Energie, società del gruppo Castiglioni, fondata nel 2007 da un gruppo di imprenditori della provincia di Varese caratterizzato da un approccio etico al business e che supporta la libera associazione Articolo Uno. Mission della società è sviluppare, realizzare e gestire impianti innovativi per la produzione di energia elettrica e calore alimentati da fonti rinnovabili. «Gli operatori del settore – prosegue Zibetti –, in questi anni, pur di sopravvivere, sono stati costretti non solo a

«È

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controllare la spesa, ma anche a ridurre gli investimenti al minimo. Infatti, l’estrema variabilità legislativa ha generato nel nostro paese una grande incertezza, con la conseguente fuga degli investitori esteri. Ma non solo. Molte aziende italiane hanno preferito non investire e la congiuntura recessiva ha fatto il resto, affossando un settore che invece poteva essere un importante driver per la ripresa economica. Dunque l’auspicio è che

soggetti competenti possano definire delle linee guida per il lungo periodo, che permettano uno sviluppo delle rinnovabili in modo sostenibile». Nonostante queste oggettive difficoltà, grazie a un approccio conservativo nell’ambito finanziario ed estremamente innovativo nelle tecnologie adottate, BA Energie ha chiuso il 2012 con un incremento di fatturato. «Ci siamo concentrati su commesse ad alto valore aggiunto, cercando di evi-


Marco Zibetti

La BA Energie Srl ha sede a Busto Arsizio (VA). Nelle immagini, una copertura fotovoltaica e un impianto per l’energia generata dalle biomasse www.baenergie.it

tare contratti di appalto capestro, che in molti casi hanno messo in difficoltà i nostri concorrenti. Guardando all’anno in corso, sarà di transizione. Permetterà solo alle società sane e più affidabili di restare sul mercato. Certamente non è semplice elaborare una strategia di ampio respiro, tuttavia ritengo che i grossi utenti industriali dovranno per forza investire per essere più efficienti e in questo senso la cogenerazione e il fotovoltaico saranno

due elementi importantissimi per la competitività delle imprese». Sul fronte biomasse e cogenerazione, dopo un periodo di collaborazione con altri operatori per l’acquisizione del know how – in particolare con alcune società del gruppo Castiglioni, con le quali ha realizzato una centrale a biomassa da 1 MWe –, BA Energie, in partnership con un primario produttore di motori nazionale ha sviluppato una soluzione ad hoc per impianti di cogenerazione da 50 a 300 kW alimentati a biogas – fonte rinnovabile che garantisce un’alta resa economica. «Questa tecnologia è stata progettata guardando soprattutto alle esigenze delle aziende agricole che allevano bovini – e che sono attualmente il nostro target principale – e che intendono sfruttare il letame e i liquami per la produzione di biogas e quindi energia». Inoltre, la società di Busto Arsizio ha mantenuto

+20% INCREMENTO DI FATTURATO REGISTRATO NEL 2012 DA BA ENERGIE, CHE HA CHIUSO L’ANNO CON OLTRE 5 MILIONI DI EURO

elevata la quota di fatturato destinata all’innovazione, di prodotto e di processo. E oltre a investire è costantemente alla ricerca di partner per incrementare la propria capacità di progettazione e sviluppo. «Siamo stati il primo operatore nazionale ad aver costruito e messo in esercizio impianti fotovoltaici con meccanismo Seu (Sistemi Efficienti di Utenza), che permette di ridurre notevolmente i costi energetici delle aziende. Le prime implementazioni risalgono al 2009 ed essendo stati i primi, naturalmente, abbiamo incontrato numerosi ostacoli burocratici – che com’è noto rappresentano uno dei maggiori freni allo sviluppo del nostro paese. Tutta- UU LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 221


RINNOVABILI

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Il sistema Seu (Sistemi Efficienti di Utenza) sarà l’unica soluzione per realizzare impianti di grandi dimensioni in Italia

UU via, oggi ci collochiamo fra i

pochissimi ad aver acquisito le competenze per gestire questo genere di operazioni. Riteniamo che ciò ci assicuri un vantaggio competitivo per i prossimi anni, dato che a nostro avviso il sistema Seu sarà l’unica soluzione per realizzare impianti di grandi dimensioni in Italia. Infatti questo è importantissimo per quelle società che non dispongono di capitali sufficienti a investire, per esempio, nel fotovoltaico. In questo caso possono intervenire soggetti terzi che, a

222 • DOSSIER • LOMBARDIA 2013

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fronte di un diritto di superficie sulla copertura, possono fornire il servizio di energia elettrica a prezzi vantaggiosi per l’utente sottostante. Questi contratti possono prevedere anche il diritto di riacquisto da parte dell’utente sottostante. Inoltre, nei casi in cui l’energia prodotta dal fotovoltaico non sia sufficiente a soddisfare i consumi dell’utente, il soggetto investitore può fornirgli energia elettrica dalla rete a prezzi scontati di oltre il 10 per cento». In conclusione, Zibetti presenta i nuovi progetti in

agenda. «Nei prossimi mesi costituiremo una società con altri partner italiani per ottenere l’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio di una centrale a cogenerazione a biomassa da 1 MWe, il cui calore verrà interamente utilizzato da utenti industriali presenti nell’area in cui sorgerà la centrale stessa. Il progetto rientra nella politica aziendale volta a individuare soluzioni di investimento per partner istituzionali che abbiano un importante risvolto sociale e una sostenibilità intrinseca nel medio-lungo periodo. Infatti l’intervento permetterà alle aziende fruitrici del calore di ottenere ampi risparmi sui processi produttivi, permettendo alle stesse di essere più competitive e quindi conservare posti di lavoro».


RINNOVABILI

Non solo fotovoltaico Dalla ricerca al mercato. L’ingegner Davide Piccinin indica alcune tecnologie per diversificare il settore delle rinnovabili ed espandersi verso mercati in attesa di soluzioni alle differenti esigenze energetiche Valerio Germanico

l boom delle rinnovabili degli ultimi anni è stato strettamente legato a una sola tecnologia: quella fotovoltaica. Accanto a questa esistono però altre tecnologie – come la cogenerazione e i sistemi ibridi di generazione e accumulo –, che per diverse ragioni sono rimaste in ambiti di nicchia. Dopo un’esperienza di oltre un decennio in attività di ricerca e sviluppo in ambito universitario e internazionale, l’ingegner Davide Piccinin ha

I

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deciso di scommettere sulla proposta di una rosa più ampia di soluzioni ecosostenibili. Così è nata Renerit, società milanese specializzata nella progettazione e realizzazione di impianti per la produzione e la gestione di energia da fonti rinnovabili. «Non potendo certamente ignorare la domanda proveniente dal mercato in questi anni, il fotovoltaico è stata la prima tecnologia che abbiamo adottato, nelle sue più svariate declinazioni tecnologiche a seconda delle necessità di ottimizzazione dei siti oggetto degli interventi. Manteniamo tuttavia un’attenzione continua verso nuove tecnologie, anche allo stadio pre-industriale, con l’obiettivo di espanderci e consolidarci in

mercati molto esigenti offrendo soluzioni innovative, e soprattutto affidabili, alle problematiche energetiche. Tra le innovazioni che abbiamo identificato e sulle quali puntiamo per il prossimo biennio le più interessanti sono la piccola cogenerazione da gassificazione del cippato (<200 kW) e i sistemi ibridi mobili di produzione, accumulo e gestione dell’energia elettrica». La strategia di Renerit non è quella di inventare nuovi prodotti, ma proporre e realizzare impianti e soluzioni energetiche innovative utilizzando tecnologie a un adeguato livello di maturità, ma non sufficientemente valorizzate e conosciute dal mercato. «Per questo seguiamo con attenzione le atti-


Davide Piccinin

Da sinistra, un sistema ibrido mobile di generazione e accumulo energia, una copertura fotovoltaica e vegetale, un impianto di cogenerazione da cippato. L’azienda Renerit ha sede a Milano www.renerit.com

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Per il prossimo biennio puntiamo sulla piccola cogenerazione da gassificazione di cippato e sui sistemi ibridi mobili di produzione, accumulo e gestione di energia elettrica

vità di ricerca e sviluppo che si svolgono a livello internazionale, in modo da essere pronti a utilizzarne i risultati, trasformandoli in applicazioni di successo per il mercato dell’energia. Sviluppare internamente nuovi prodotti, in questo momento non è semplice, perché a causa della forte contrazione degli utili, non possiamo investire in ricerca e sviluppo quanto vorremmo. Riusciamo però a controbilanciare questa difficoltà con la creazione ed il mantenimento di strette interrelazioni con enti di ricerca e aziende animate dalla nostra stessa spinta verso l’innovazione. Per esempio, per quanto riguarda le tecnologie sulle quali intendiamo concentrarci nei prossimi anni, stiamo valu-

tando i risultati di uno dei più importanti centri di ricerca sui trasporti a livello europeo che ha da tempo esteso le proprie attività anche all’energia e, grazie a 10 anni di ricerca e sviluppo, ha messo a punto piccoli impianti per la cogenerazione (energia elettrica e calore/freddo) da materia lignocellulosica estremamente performanti e affidabili – un prodotto che stiamo portando sul mercato italiano. Tali sistemi potranno dare ulteriore spinta alla valorizzazione delle enormi potenzialità boschive in molte aree del nostro paese, come già avvenuto, grazie all’industria del pellet, in paesi come Austria e Finlandia». In ambito nazionale, invece, Renerit ha sottoscritto un con-

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tratto di rete, Innovel Rete. «Stiamo lavorando con alcune imprese dell’hinterland milanese per la realizzazione di una nuova generazione di sistemi di produzione ibrida – fotovoltaico più eolico –, accumulo e gestione dell’energia per la ricarica dei veicoli elettrici sia in ambito pubblico, che privato. Stiamo sviluppando alcune soluzioni di ricarica senza cavo e trasportabili, in modo da ovviare ad alcune delle problematiche che limitano la diffusione di tale soluzione di mobilità. Tale tecnologia è inoltre adatta alla fornitura trasportabile di energia in aree non connesse alla rete – pensiamo in particolare a villaggi, scuole, comunità del continente africano, ma non solo».

LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 225


LOGISTICA

Immobili green per la logistica attraverso la divisione italiana di un colosso mondiale dello sviluppo e gestione di immobili per la logistica che nel nostro paese sono sorti due dei primi esempi di struttura distributiva a carattere green. Questi si trovano ad Anagni (Fr) e a Settimo Torinese (To) e sono stati sviluppati dalla Prologis, società appartenente alla statunitense Prologis Inc., principale sviluppatore, investitore e gestore in immobili per la logistica distributiva a livello glo-

È

Daniele Sotti, market director per l’Italia di Prologis, analizza il settore real estate per la logistica e le prospettive dettate dalle nuove tendenze. Da una parte il dominio dei grandi retailer, dall’altra la crescita dell’e-commerce come stimolo all’approvvigionamento per il retail tradizionale. E vince il modello green Luca Càvera

bale. A presentare il nuovo corso e a fornire un quadro del settore è Daniele Sotti, market director per l’Italia della divisione con base a Milano: «Queste due strutture hanno rappre-

sentato l’avvio di una nuova filosofia di costruzione degli immobili per la logistica, filosofia che vede il nostro gruppo già permanentemente impegnato nella ricerca delle soluzioni più innovative ed ecosostenibili. Oggi, a livello globale, disponiamo di oltre 3,6 milioni di metri quadrati certificati Leed (America), Breem (Europa) e Casbee (Giappone), certificazioni ottenute, tra l’altro, grazie all’uso di materiali di costruzione riciclati, al recupero e all’utilizzo delle acque piovane, alle membrane dei tetti a basso effetto serra e all’illuminazione interna a Led». Cosa vi ha spinto a dare questa impronta green ai due siti di Anagni e Settimo Torinese? «L’ecosostenibilità degli immobili nel nostro settore sta diventando, da elemento in più o ‘nice to have’, un elemento essenziale, che viene, da una

Daniele Sotti, market director per l’Italia della Prologis di Milano, società appartenente alla statunitense Prologis Inc. www.prologis.com


Daniele Sotti

I discount retailer rappresentano una tipologia ideale di cliente: sono solidi e alla ricerca di grandi superfici

parte, richiesto con sempre maggiore frequenza dai clienti, dall’altra, premiato da chi valuta gli asset, che considera questo come un fattore di vantaggio competitivo. E basta un dato per rappresentare la portata ‘verde’ di questo tipo di realizzazioni: nel 2012, i pannelli fotovoltaici installati sui tetti dei nostri immobili hanno permesso di generare una quantità di energia elettrica pari al fabbisogno annuo di circa 45mila famiglie». A livello più strettamente di mercato, quali sono le tendenze che oggi caratterizzano il settore logistico? «Assistiamo a diversi fenomeni. Se analizziamo il primo seme-

stre 2013, vediamo che il trend si è mantenuto sulla scia del secondo semestre 2012, caratterizzato dunque da un forte rallentamento dei progetti di sviluppo di nuovi immobili per la logistica e da una riduzione del leasing take-up. Si tratta dunque di uno scenario generale di contrazione dei consumi, un elemento che non sorprende, perché in linea con la congiuntura economica europea che stiamo attraversando. All’interno di questo scenario assistiamo, tuttavia, a un forte ritorno all’attività da parte dei grandi retailer, sia alimentari che non, alla crescita dell’ecommerce, e a una concentrazione-consolidamento sempre

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maggiore del mercato, per cui i piccoli operatori avranno un accesso sempre minore ai grandi magazzini moderni (la cosiddetta classe A)». Quali vantaggi individuate nella nuova crescita dei grandi retailer? «Al contrario degli operatori logistici, che di questi tempi restano piuttosto in attesa di maggiore visibilità sulle strategie future dei propri clienti e delle piccole società di logistica e trasporto, in grossa sofferenza anche a causa delle difficoltà di accesso al credito, i grandi retailer, e in particolare i discount, sono in una fase di forte attività e cambiamento della propria supply chain. I retailers di- áá LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 229


LOGISTICA

❝ áá scount, alimentari in partico-

lare, hanno infatti sensibilmente aumentato le loro quote di mercato a discapito dei retailer tradizionali, sviluppandosi rapidamente sul territorio e creando di riflesso nuovi bisogni logistici e di stoccaggio. Questi retailer sono generalmente gruppi finanziariamente molto solidi, alla ricerca di grandi superfici per la logistica, tipicamente fra i 20mila e i 30mila metri quadrati. Questa domanda riveste per noi un grandissimo interesse. I discount retailer, infatti, rappresentano una tipologia ideale di conduttore: sono solidi e hanno la forza per affittare un immobile intero – una soluzione ottimale che semplifica anche le procedure e le regolamentazioni a cui si va incontro affittando un immobile a operatori più piccoli comparto per comparto». Per questa tipologia di conduttori avete di recente acquisito nuovi partner? «Nel primo semestre di quest’anno abbiamo registrato diverse manifestazioni di interesse

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L’ecosostenibilità degli immobili per la logistica sta diventando, da elemento in più o nice to have, un elemento essenziale

per le nostre strutture di Milano, Bologna e Roma e abbiamo concluso un importantissimo accordo di locazione pluriennale con il principale operatore del discount alimentare in Italia. Inoltre, questa tendenza, che nell’ambito dei retailer alimentari vede primeggiare e muoversi più attivamente appunto i discount, si riscontra anche da un paio di anni a livello europeo, pur con le specificità di ogni mercato nazionale e regionale». Cosa si muove il settore dell’e-commerce? «Parallelamente a quanto detto, e sia a livello europeo che italiano, assistiamo a una crescita indiscussa dell’e-commerce, che è già un concorrente di primo livello per i classici grandi retailer tradizionali. Per essere competitivi rispetto all’e-commerce, infatti, questi cercano di avere un numero sempre maggiore di referenze disponibili sul punto

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vendita, proprio perché online è possibile acquistare di tutto con consegne molto veloci. Essere competitivi significa dunque, per loro, avere un numero maggiore di articoli sul punto vendita, una strategia che incide necessariamente sulla logistica: devono infatti poter consegnare i prodotti nel punto vendita con una maggiore frequenza e disporre di un numero maggiore di referenze in magazzino. Anche questa è una condizione per noi favorevole, perché sebbene non si traduca necessariamente nella creazione di nuovi magazzini, porta molto spesso a un fenomeno di consolidamento di quelli esistenti in strutture molto più grandi e situate in locations strategiche, che sono il nostro punto di forza». A quale futuro stanno per andare incontro, invece, i piccoli operatori? «È in atto un’inesorabile tendenza che vedrà i piccoli opera-


Daniele Sotti

tori logistici che riusciranno a resistere – dunque che non chiuderanno o che non saranno acquisiti dai grandi gruppi – a rimanere in magazzini di classe B e C (con caratteristiche operative quindi meno efficienti). Al contrario, quelli di classe A saranno sempre più oggetto di interesse da parte dei grandi operatori di logistica e dei grandi retailer, costantemente alla ricerca di grandi superfici nelle migliori locations. Anche questo è un fenomeno che gioca a nostro favore, in quanto i piccoli operatori non potranno più permettersi le grandi strutture logistiche e anche i proprietari delle grandi strutture vorranno sempre più affidarle in locazione a grandi operatori, in grado di offrire maggiore affidabilità e visibilità di business. Una segmentazione che tenderà a favorire le nostre attività soprattutto sul mercato italiano, storicamente legato a realtà locali». Quali sono, a suo avviso, i possibili sviluppi da qui a un anno per il settore? «Il real estate è un settore che interagisce con tantissimi altri comparti. Questi, nel momento in cui i consumi o la semplice fiducia e propensione al consumo si riducono, amplificano e moltiplicano gli effetti negativi di una flessione che altrimenti poteva essere solo

46 mld

DOLLARI VALORE DEI 3MILA IMMOBILI CHE PROLOGIS INC. POSSIEDE E GESTISCE IN 21 PAESI FRA NORD E SUD AMERICA, EUROPA E ASIA, PER UN TOTALE DI 52 MLN DI METRI QUADRI

isolata e temporanea. Ciò detto, dobbiamo sempre pensare in maniera strategica e guardare a quello che accade negli altri paesi: il trend a livello globale, per quanto riguarda le nuove costruzioni e le richieste di spazi logistici moderni, è positivo e promettente». E per l’Italia, colpita in maniera significativa dalla crisi dei consumi e da una diffusa sfiducia? «Direi che siamo nel punto più basso della curva e tutto lascia pensare che un qualche miglioramento ci sarà già a partire dalla fine di questo anno. A prescindere da ciò, comunque, l’Italia è e sempre resterà un mercato su cui investire e scommettere per quanto riguarda la logistica immobiliare. Abbiamo ancora oggi un deficit di immobili moderni per la logistica

rispetto ai vicini europei, pur avendo livelli di consumo e ricchezza pro capite simili – l’Europa resta comunque molto lontana dai metri quadri per abitante di logistica moderna degli Stati Uniti. È questo deficit che ci rende fiduciosi sul fatto che l’Italia possa tornare a essere, anche molto rapidamente, un mercato immobiliare dove anche gli operatori esteri vogliano essere presenti e investire. In sostanza, l’Italia dispone di fondamentali economici ancora molto buoni se comparati alla media degli altri paesi europei e sta cominciando a mettere nuova luce su un’economia generale che ha senz’altro bisogno di essere rivitalizzata e riorganizzata, ma che dispone anche di tante risorse che andrebbero unicamente utilizzate e ottimizzate». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 231


TRASPORTI

Trasporto su gomma, ecco le prospettive dati del centro studi Confetra disegnano un 2013 in negativo per il settore del trasporto merci. Nonostante il trend a segno meno, però, il calo di traffico risulta contenuto rispetto a quello registrato lo scorso anno su autostrade, valichi, porti e aeroporti. Come nota positiva si rivela una battuta di arresto nel processo di assottigliamento dei margini – fenomeno che ha penalizzato il settore negli ultimi anni. Di contro, i dati Confetra (Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica) rivelano che sono cresciute le insolvenze, passate dall’1,2 per cento del 2011 al 6,1 per

I

Sotto, Fabio Ferrario e, nell’altra pagina, il fratello Fulvio, titolari della Autotrasporti Ferrario Srl di Inveruno (MI) info@autotrasportiferrario.it

232 • DOSSIER • LOMBARDIA 2013

La marginalità è stabile però cresce l’insolvenza. Come pure il costo del lavoro e la concorrenza dei vettori dell’Est. Fabio e Fulvio Ferrario presentano un quadro delle criticità che interessano il settore dell’autotrasporto Manlio Teodoro

cento. A fronte di questa situazione, alcune realtà sono riuscite però a confermare i risultati del 2011. Una di queste è la Autotrasporti Ferrario con base a Inveruno, nel milanese, che ha chiuso il 2012 con un fatturato di 4,5 milioni di euro e questo seppure a fronte della perdita di business importanti e consolidati, causata dall’ingresso dei vettori a basso dell’Est

Europa. «Dall’inizio del 2013 – afferma Fabio Ferrario, che gestice con il fratello Fulvio l’azienda fondata dal padre Roberto nel 1972 e che oggi è attiva su tutto il territorio nazione e comunitario con una specializzazione nel gran volume – abbiamo registrato un aumento di fatturato del 5 per cento. Ciò non toglie che oggi ci confrontiamo con più criticità che procedono in parallelo. Innanzitutto il costo del lavoro, che ha raggiunto un livello insostenibile. In secondo luogo, la concorrenza dell’Est Europa, che offre servizi a costi inferiori del 20 per cento. E naturalmente a questo si somma il prezzo dei carburanti. Tuttavia, la nostra competitività oggi riesce ancora a fare la differenza grazie all’organizzazione e alle polivalenze che la nostra struttura ha sviluppato nel corso degli anni. Un esem-


Fabio e Fulvio Ferrario

Per aziende delle nostre dimensioni, è indispensabile sforzarsi di operare oltre che sul territorio nazionale anche su quello internazionale

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pio è rappresentato dalla scelta, nel 2007, di ampliare la gamma dei servizi, introducendo la logistica attraverso la creazione di una nuova società dedicata, la STM Logistica. Questa ha iniziato l’attività offrendo esclusivamente un servizio di stoccaggio del materiale. E con la collaborazione dei partner con i quali avevamo già rapporti consolidati e investendo su una politica di crescita professionale, oggi STM è in grado di stoccare, gestire spedizioni, preparare il materiale e gestire magazzini di soggetti terzi. Questo fa sì che le aziende con le quali lavoriamo non ci considerino dei semplici fornitori, bensì dei veri e propri partner, perfettamente integrati nella fi-

liera loro produttiva». Se le rotte più importanti sono certamente quelle verso e dai mercati emergenti, tuttavia queste restano ancora appannaggio delle strutture più grandi e organizzate. Però, come spiega Fulvio Ferrario: «In ogni caso oggi, anche per aziende delle nostre dimensioni, è indispensabile sforzarsi di operare oltre che sul territorio nazionale anche su quello internazionale, in modo tale da riuscire a ottimizzare le tratte e i volumi. Farlo non è semplice, anche per via del momento di difficoltà, ma noi crediamo nel nostro operato e cerchiamo di investire tutte le risorse disponibili nelle due società per dare un supporto sempre più forte sia a livello strutturale

che professionale ai committenti. Per esempio, il nostro odierno parco veicoli è composto solo da mezzi di nuova generazione, classificati euro 4 ed euro 5. Ma prossimamente ci adegueremo all’euro 6 e inoltre stiamo valutando di inserire degli automezzi bifuell, cioè alimentati sia a metano sia a gasolio». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 233


SPAZI URBANI

Una nuova Milano Il capoluogo lombardo si ridisegna attraverso ambiziosi progetti di riqualificazione urbana, capaci di coinvolgere i nomi di punta dell’architettura mondiale. Da Hadid a Isozaki allo studio di Herzog & De Meuron. In prospettiva dell’Expo, ma non solo Leonardo Testi

A

ttorno a Expo 2015 non convergono solamente gli auspici affinché l’evento costituisca un reale volano economico e promozionale per Milano e l’Italia intera, ma si condensano anche progetti architettonici e di riqualificazione urbanistica che ambiscono a mutare il profilo e lo skyline del capoluogo lombardo. È stata di recente sbloccata la procedura per la costruzione del Padiglione Italia, una delle poche strutture dell’Expo che resterà alla città anche dopo la fine della manifestazione, pronta a entrare nella fase esecutiva. Il progetto vincitore è quello di Nemesi & Partners, Proger e Bms Progetti, tre studi italiani che hanno unito le forze presentando un sistema di volumi e spazi che prevede quattro blocchi principali, organizzati intorno ad una piazza centrale chiamata a simboleggiare il senso di comunità e i temi della connessione e della

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condivisione. All’interno dei blocchi, collegati tra loro da elementi-ponte, saranno dispiegate le macro funzioni principali: area espositiva, auditorium, uffici e sale riunioni. Il Padiglione Italia rappresenterà la vetrina del nostro Paese, un vero e proprio flagship store delle eccellenze nostrane. Un fondo immobiliare di social housing è previsto per l’operazione della società Cascina Merlata, che dovrebbe portare alla costruzione di 684 alloggi in un’area di 540mila mq in prossimità del polo fieristico di Rho-Pero. Una parte degli edifici sarà pronta per il 2015, diventando sede del Villaggio Expo, mentre la restante parte verrà eretta entro il 2017. Sempre sul fronte del social housing, sta prendendo forma il grande e innovativo quartiere residenziale ecosostenibile in via Cenni: si tratta di 124 alloggi in legno certificati in classe energetica A e distribuiti su quattro edifici.

Al di là dell’Expo 2015, è una Milano in costante evoluzione quella che emerge dai cantieri che costellano la metropoli lombarda. Un progetto di cui si è particolarmente discusso è quello di CityLife, teso alla qualificazione dell’area urbana dove sorgeva il polo fieristico milanese prima che fosse trasferito a Rho-Pero. È ufficialmente sfumato il Museo d’arte contemporanea progettato da Daniel Libeskind che sarebbe dovuto sorgere nel quartiere, il quale andrà a includere spazi verdi e immobili di prestigio rivolti al residenziale e al business. Dato il nuovo assetto, il Comune ha ridistribuito le risorse, destinandole alla riqualificazione e al rilancio dello storico ex velodromo cittadino, il Vigorelli, e del Palazzo delle Scintille, nell’ottica di restituire alla città due spazi polifunzionali per l’aggregazione sociale e sportiva e per eventi culturali o legati alla moda. Nonostante i ritardi nei la-


I cantieri milanesi

Sotto, l’architetto Zaha Hadid e alcune residenze progettate per il complesso City Life

vori, la società CityLife ha recentemente confermato il progetto che riguarda la costruzione delle tre famose torri ideate da Zaha Hadid, Arata Isozaki e Daniel Libeskind: se il grattacielo di Isozaki è in piena fase realizzativa, solo recentemente è stato assicurato il proseguimento dell’iter che porterà all’attuazione delle torri progettate da Zaha Hadid e da Libeskind. L’intervento su Porta Nuova identifica uno dei più ambiziosi piani di riqualificazione urbana a livello europeo, con un valore di mercato superiore ai 2 miliardi di euro. Attraverso la ricomposizione dei  LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 237


SPAZI URBANI

Progetto dello studio Herzog & De Meuron della nuova sede della Fondazione Feltrinelli a Porta Volta

 tre progetti relativi ai tre

quartieri di Garibaldi, Varesine e Isola, il progetto si estende complessivamente per oltre 290mila metri quadrati in una delle zone nevralgiche di Milano, coinvolgendo molteplici studi di architettura e progettazione. All’interno delle tre aree distinte, si alternano residenze, uffici, aree verdi e pedonali, spazi commerciali e aggregativi. Potrebbe presto assurgere a simbolo della città l’Unicredit Tower, progettata dall’architetto argentino César

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Pelli. Ai suoi piedi si trova la piazza di Porta Nuova Garibaldi, inaugurata a novembre e intitolata lo scorso marzo all’architetto e designer Gae Aulenti, che si arricchirà presto di nuovi punti commerciali (un supermarket ma anche uno showroom di stilisti). Un progetto che ha destato molto clamore è quello ideato dallo studio Boeri per la zona Isola: si tratta del “Bosco verticale”, due avveniristiche torri, alte rispettivamente 80 e 112 metri, a carattere residenziale e dallo spirito fortemente green. Tra gli interventi più interessanti rientra la valorizzazione dell’area Porta Volta, con il progetto Feltrinelli studiato da Herzog & de Meuron che dovrebbe essere terminato nel 2015, dopo la posa della prima pietra avvenuta lo scorso novembre. Non solo è prevista la realizzazione della nuova sede della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli - tra

i maggiori centri italiani di studio, documentazione e ricerca sulle società contemporanee e le trasformazioni istituzionali, politiche ed economiche - ma si attuerà un più generale ripensamento dell’area, partendo dall’identità e dalla storia del luogo. La peculiarità del progetto è, infatti, rappresentato dalla sua localizzazione lungo il tracciato delle “mura spagnole”, le antiche mura risalenti al Quindicesimo secolo che costituivano i confini della città. La posizione della Fondazione Feltrinelli lungo viale Pasubio e quella dell’edificio del Comune di Milano tra viale Montello e Porta Volta (edifici lunghi e stretti, dove il tetto inclinato diventa tutt’uno con la facciata) enfatizzano la presenza della porta, rispettando la tradizione milanese degli edifici gemelli e in generale le linee e lo stile dell’architettura milanese, in particolare del maestro Aldo Rossi.


INTERNI

Allestire gli spazi di lavoro Gli arredi, l’organizzazione dello spazio e le possibilità di interazione sono fattori determinanti nel rendimento di un team. Alberto Draghi presenta le linee guida per l’interior design dell’azienda moderna Arianna Lesure

ell’era dell’interconnessione ininterrotta, in cui le tecnologie hanno reso molto più diretta la comunicazione anche a grandi distanze, la comunicazione più efficiente ed efficace è ancora quella faccia a faccia. Soprattutto negli ambienti di lavoro è dimostrato che, nelle realtà operative in team, è solo il continuo scambio di informazioni trasversale che può fare crescere la qualità delle prestazioni e il rendimento. «Il colloquio diretto consente

N Alcune realizzazioni di uffici suggerite dalla Officenter Srl di Gallarate (VA) www.officenter.it

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feedback immediati e il superamento di ostacoli e incomprensioni sul nascere. Se poi queste attività vengono svolte in un ambiente adatto, stimolante anche sul piano emotivo, capace di convogliare le doti di sperimentazione e analisi, ogni questione genererà riflessioni che diventeranno nuove idee per una maggiore forza competitiva». È questa la tesi portata avanti da Alberto Draghi, amministratore di Officenter, società di Gallarate con trent’anni di esperienza nella progettazione e

realizzazione di ambienti di lavoro – sensibile alle tematiche green e attenta al benessere dei lavoratori, l’azienda è in linea con la normativa europea e propone progetti in regime Leed (Leadership in Energy and Environmental Design). «Bisogna poi tenere conto – prosegue Draghi – che all’interno di un’azienda moderna, la comunicazione può avvenire in diversi contesti – sale riunioni, sale training, open space, break area, mensa –, tutti importanti anche se in misura diversa in relazione alla loro funzione . Per questo ogni spazio va studiato con attenzione: dal nostro team di architetti – con gli eventuali professionisti proposti dal committente – vengono curate in modo particolare le varie fasi di progettazione e precollaudo. Venendo ai casi concreti, la sala riunioni, oltre che ospitare i più sofisticati sistemi di telecomunicazione, deve essere spaziosa, con allestimenti di ottima qualità, versatili, multifunzionali. Tutto questo per ri-


Alberto Draghi

spondere alla sua funzione fondamentale che è quella di rappresentanza per le riunioni direzionali, di immagine per accogliere i clienti importanti, ma deve anche essere adatta per accogliere riunioni interaziendali in vista del lancio di nuovi progetti o per riorganizzazioni interne». La massima flessibilità deve guidare l’organizzazione dello spazio delle sale training, in modo che queste possano coinvolgere piccoli o grandi gruppi di persone con diversi gradi di interattività. In questo caso l’arredo deve essere intelligente e creare le condizioni ideali per l’apprendimento e la concentrazione. «Un ambiente di complessa organizzazione è certamente

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Un ambiente di lavoro stimolante anche sul piano emotivo genera nuove idee per una maggiore forza competitiva

l’open space, che deve sia consentire la privacy reciproca sia favorire il team nel lavoro quotidiano di gruppo. Non meno importanti, poi, sono gli allestimenti di break area e mensa. Nelle riunioni casuali e spontanee durante una pausa, infatti, si parla di tutto, ma soprattutto di fatti aziendali. Così le nuove conoscenze di ognuno circolano informalmente, creando all’interno di un’azienda dinamica vantaggi inestimabili sul piano dei legami sociali, sul piano della creatività e so-

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prattutto nel processo di identificazione del personale con l’azienda stessa. Se però la break area può limitarsi a essere confortevole e rilassante, aperta all’interazione anche occasionale, la mensa è un luogo speciale e deve garantire un distacco totale: un luogo e un intervallo in cui ognuno possa trovare le abitudini personali. Dunque allestimenti sobri, dal sapore domestico sono i più indicati per creare un clima sereno e conviviale – condizione ideali per socializzare». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 245


EVASIONE FISCALE

Le strategie operative sul territorio lombardo I miglioramenti nelle tecniche investigative hanno permesso alla Guardia di Finanza di raggiungere importanti risultati negli ultimi anni nel contrasto all’evasione e nella lotta alla contraffazione. A illustrare le operazioni il comandante regionale Sebastiano Galdino Renata Gualtieri

I Il generale Sebastiano Galdino, comandante regionale della Guardia di Finanza

l mercato delle contraffazioni in Lombardia non conosce la crisi. I dati in possesso della Guardia di Finanza regionale evidenziano anzi che il fenomeno è in continua espansione. I prodotti sequestrati nel primo semestre, in Lombardia, infatti, hanno già superato del 100 per cento quelli effettuati nello stesso periodo del 2012. «L’industria del falso non si è fatta cogliere impreparata - spiega il generale Sebastiano Galdino - ha approfittato della crisi che ha colpito in nostro Paese e si è insinuata nel tessuto sano dell’economia orientandosi sulla realizzazione e sulla vendita in massa di beni di largo consumo». Ma è la lotta all’evasione fiscale che costituisce da sempre la prioritaria missione istituzionale delle Fiamme Gialle, anche se, negli ultimi anni è cambiato il contesto in cui questa funzione viene esercitata. «La crescente interazione dei mercati - chiarisce il comandante regionale - ha progressivamente ampliato il divario tra dimensione economica, ormai globalizzata, e sovranità impositiva degli Stati, per sua natura esercitabile sul territorio nazionale. Questa

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asimmetria ha generato un deficit di tutela, a causa della ridotta efficacia delle misure adottate a livello domestico sulle dinamiche del mercato globale, che viene sfruttato dalla criminalità per gestire i traffici illeciti a livello internazionale e utilizzare i paradisi fiscali. In questa dimensione, gli stessi illeciti tributari sono spesso funzionali al perseguimento di altri scopi criminali». Qual è stata dunque la vostra risposta? «Abbiamo rimodulato l’azione ispettiva, puntando alla concretezza e alla flessibilità del dispositivo di tutela delle entrate erariali allo scopo d’incrementare ulteriormente la qualità dell’attività di contrasto all’evasione. La nostra azione ha come elementi caratterizzanti una maggiore concentrazione sui fenomeni di evasione, frode e d’illegalità economico-finanziaria più pericolosi e maggiormente lesivi per il bilancio pubblico; un approccio trasversale, in modo da individuare e sequestrare i capitali illecitamente accumulati attraverso l’evasione fiscale, i traffici illeciti e il riciclaggio; l’utilizzo sistematico delle metodologie investigative proprie di una forza di polizia, con maggiore ricorso alle attività d’intelligence, di analisi di rischio e di controllo economico del territorio, ai fini della selezione dei soggetti da sottoporre ad attività investigativa; la ricerca di concreti e immediati recuperi di risorse finanziarie». A quali risultati hanno portato le opera-


Sebastiano Galdino

4.985 I CONTROLLI FISCALI CONCLUSI DALLA GUARDIA DI FINANZA LOMBARDA NEI PRIMI 6 MESI DELL’ANNO

zioni di contrasto all’evasione fiscale dell’ultimo anno? «Nel 2012 sono stati eseguiti 12.500 controlli fiscali, con la scoperta di basi imponibili sottratte a tassazione ai fini delle imposte sui redditi per oltre 20 miliardi di euro e violazioni all’Iva per circa 870 milioni. Nello stesso periodo sono stati scoperti mille evasori totali che, da soli, occultavano 13,3 miliardi di operazioni imponibili; mentre 1.044 soggetti si sono avvalsi dell’istituto dell’adesione al processo verbale di constatazione, i cui rilievi avevano evidenziato materia imponibile sottratta a tassazione per quasi 2 miliardi di euro. Attraverso la solidità dell’impianto probatorio e l’adozione degli strumenti cautelari, di natura reale, in

campo fiscale sono stati sequestrati beni - a carattere cautelativo - per oltre 353 milioni. Nei primi 6 mesi dell’anno in corso sono stati conclusi 4.985 controlli fiscali, con la scoperta di basi imponibili sottratte a tassazione ai fini delle imposte sui redditi per quasi 10 miliardi di euro e violazioni all’Iva per circa 450 milioni, mentre gli evasori totali scoperti che hanno occultato al fisco basi imponibili per 6,8 miliardi sono stati 456. I contribuenti che si avvalsi dell’istituto dell’adesione al processo verbale di constatazione sono stati 309 i cui rilievi hanno evidenziato materia imponibile sottratta a tassazione per circa 65 milioni di euro ed effettuato sequestri cautelativi ai fini fiscali per circa 800 milioni di euro». Quali sono le forme di evasione più ricorrenti e quelle più difficile da contrastare? «Oggi l’evasione è un fenomeno complesso, numerosi sono i comportamenti che consentono di sottrarsi agli obblighi impositivi; sono differenti tanto i gradi di sofisticazione quanto i livelli di gravità delle condotte. Da un lato, infatti, esiste la cosiddetta evasione diffusa o di massa, realizzata dall’ampia platea di medie e piccole imprese nonché di la-  LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 253


EVASIONE FISCALE

 voratori autonomi che, operando a diretto contraffatti provenienti dai paesi extracocontatto con i consumatori finali, possono evadere attraverso comportamenti elementari, quali l’omessa certificazione dei corrispettivi. Dall’altro lato, esistono forme di evasione molto sofisticate, normalmente realizzate da strutture imprenditoriali complesse, che ricorrono a pratiche particolarmente insidiose basate su un’artificiosa rappresentazione della realtà dei fatti gestionali. Proprio nell’azione di contrasto all’evasione più perniciosa e sofisticata il Corpo concentra le più qualificate risorse e i maggiori sforzi operativi, al fine di contrastare i fenomeni evasivi che procurano maggiore pregiudizio per il fisco e che sono in grado di ledere le regole di una leale concorrenza». Come avviene invece l’attività di controllo e prevenzione sul territorio regionale per il reato di contraffazione e quali i risultati sin qui ottenuti? «In Lombardia i reparti operano per impedire l’introduzione nel territorio di prodotti

254 • DOSSIER • LOMBARDIA 2013

munitari con indagini aventi lo scopo di disarticolare l’intero network criminale dedito alla commercializzazione del “falso” attraverso l’aggressione dei patrimoni illeciti costituenti il profitto o il reimpiego dell’industria del “tarocco”, l’intercettazione dei canali finanziari utilizzati per veicolare i proventi derivanti da tale attività e la sistematica mappatura della rete internet. Dall’inizio dell’anno a oggi su tutto il territorio regionale sono stati sequestrati oltre 6,3 milioni di prodotti contraffatti o non sicuri, in gran parte provenienti dai paesi asiatici, beni per oltre 17 milioni di euro e denunciati all’Autorità giudiziaria 207 soggetti che a vario titolo contribuivano all’importazione, fabbricazione e commercializzazione. I prodotti e le categorie di merce più oggetto di contraffazione interessano il settore dell’abbigliamento, 37 per cento, l’elettronica, 32 per cento, e i giocattoli, 11 per cento».


LA LEGGE FALLIMENTARE

Gestire la crisi d’impresa La riforma 2012 della legge fallimentare ha reso più accessibili gli accordi di ristrutturazione dei debiti e il concordato preventivo. Mariarosa Riva Carlomagno spiega gli strumenti a disposizione delle imprese in crisi Manlio Teodoro

a stretta del credito da parte delle banche, l’elevato costo del denaro, il mancato incasso dei crediti e l’eccessivo indebitamento sono le principali cause che hanno portato, negli ultimi anni, a un aumento dei fallimenti. «Per fronteggiare questo stato e sostenere le imprese in difficoltà – ricorda l’avvocato Mariarosa Riva Carlomagno –, nel 2012 è stata riformata la legge fallimentare, rendendo maggiormente fruibili alcune procedure concorsuali». Lo studio Riva Carlomagno, con sede a Monza, è specializzato da oltre venticinque anni nel diritto civile, del lavoro, societario e falli-

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L’avvocato Mariarosa Riva Carlomagno dell’omonimo studio di Monza www.rivacarlomagno.it

256 • DOSSIER • LOMBARDIA 2013

mentare». «La riforma delle legge fallimentare – prosegue l’avvocato – ha reso più accessibili gli accordi di ristrutturazione dei debiti e il concordato preventivo, che può essere liquidatorio o con continuità aziendale, con lo scopo di inibire con successo il default dell’impresa. Inoltre, denunciando per tempo la situazione di crisi, si possono esplorare percorsi di risanamento e procedere alla riorganizzazione dell’impresa, onde evitare la dichiarazione di fallimento e salvaguardare i posti di lavoro e il know how». A quali condizioni un’azienda può essere ammessa al concordato preventivo?


Mariarosa Riva Carlomagno

«Questa deve predisporre un piano con le modalità e i tempi di soddisfazione dei creditori, accompagnato dalla relazione di un professionista indipendente che attesti la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano. Ciò ha il vantaggio dell’inibizione di azioni esecutive e cautelari, dell’inefficacia di ipoteche giudiziali iscritte nei novanta giorni precedenti e la possibilità di sciogliersi dai contratti in corso di esecuzione. Il giudice ha il dovere di esercitare il controllo di legittimità sul giudizio di fattibilità della proposta di concordato, mentre resta riservata ai creditori la valutazione in ordine al merito del detto giudizio, che ha per oggetto la probabilità di successo economico del piano e i rischi inerenti». Cosa prevede il controllo di legittimità? «Il giudice verifica l’effettiva realizzabilità della causa concreta della procedura di concordato. Quest’ultima è da intendere come obiettivo specifico perseguito dal procedimento, che non ha contenuto fisso e predeterminabile, essendo dipendente dal tipo di proposta formulata e finalizzata al superamento della situazione di crisi imprenditoriale, da un lato, e all’assicurazione di un soddisfacimento, sia pur ipoteticamente modesto e parziale, dei creditori, dall’altro». In quali responsabilità incorrono gli amministratori se l’azienda va in crisi? «Le responsabilità sono di tre tipi: la responsabilità per aver cagionato o aggravato la crisi, la responsabilità per non averne tempestivamente colto i sintomi e non avervi prontamente reagito, la responsabilità per avere impropriamente adoperato gli strumenti giuridici che oggi l’ordinamento pone a disposizione dell’imprenditore, per fronteggiare la crisi nel modo migliore e per limitarne gli effetti dannosi». Al di là delle situazioni di crisi, quale ruolo svolge l’avvocato nell’assistere l’impresa?

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Denunciando per tempo la situazione, si possono esplorare percorsi di risanamento e riorganizzazione aziendale

«Per le imprese è importante poter contare su un professionista che sappia entrare nelle dinamiche aziendali, personalizzando le metodiche operative specifiche tese a favorire la loro crescita in termini di razionalizzazione e per garantire continuità e redditività. La consulenza concerne la redazione di contratti, accordi, piani strategici o di riassetto, nell’ottica di evidenziare le variabili negative delle scelte e le cautele che è bene adottare. E ancora nella gestione della forza lavoro, del dissenso tra i soci, nei rapporti con le banche e i pagamenti in genere». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 257


RISTRUTTURAZIONE AZIENDALE

Stop ai concordati, si torna allo stragiudiziale Riformato dal decreto “del fare”, oggi il concordato preventivo può rappresentare un boomerang. E secondo Alberto Angeloni sarà sempre più trascurato a favore dei piani attestati di risanamento e degli accordi di ristrutturazione dei debiti Luca Càvera

on le modifiche introdotte dal cosiddetto decreto “del fare”, recentemente entrato in vigore nella sua forma definitiva, si ridurrà drasticamente il ricorso alla procedura di concordato preventivo. «Il legislatore non ha saputo risolvere i difetti strutturali del diritto delle imprese in crisi e ha nascosto un po’ di polvere sotto il tappeto. Il risultato sarà che il sistema reagirà tornando alle procedure para-fallimentari».

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L’avvocato Alberto Angeloni, fallimentarista dello studio DLA Piper Italy per le sedi di Milano e Roma alberto.angeloni@dlapiper.com www.italianbankruptcylaw.org

Queste le conseguenze delle nuove norme secondo l’avvocato Alberto Angeloni. LL.M. in business reorganization presso la University of Pennsylvania Law School e fellow di Insol International, fondatore e curatore del blog Italian Bankruptcy Law, nel quale affronta temi sul diritto delle imprese in difficoltà; come fallimentarista dello studio Dla Piper Italy, Angeloni segue, a cavallo fra le sedi di Milano e Roma, casi di diritto fallimentare nazionale, internazionale e comunitario, contenzioso e stragiudiziale. Assiste inoltre debitori e creditori in tutte le operazioni di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale nel contesto degli strumenti para-concorsuali previsti dalla legge fallimentare. Per quali ragioni giudica peggiorative le modifiche introdotte dal decreto “del fare”? «Intanto, a prescindere dalle novità del decreto, il diritto concorsuale italiano non risponde più da tempo alle esigenze del sistema: è vecchio ed esasperatamente punitivo. Il tanto celebrato concordato preventivo, per esempio, solo raramente è in grado di risolvere le crisi aziendali e restituire al sistema imprese nuovamente profittevoli. Con la recente riforma, poi, che vede la possibilità per il tribunale di nominare da subito il commissario giudiziale, la procedura può dirsi quasi archiviata nei manuali universitari, dove ha in realtà già dormito per tanti anni». Quindi, a suo avviso, il concordato preventivo, benché ancora previsto dalla legge


Alberto Angeloni

fallimentare, è destinato a un’“abrogazione nella prassi”? «Senza dubbio vi si ricorrerà sempre meno. Il concordato preventivo, per come si presenta oggi, può rappresentare un boomerang. Scontenta le banche – senza il cui impegno non si può fare impresa, in questo paese – e allarma le procure. Di conseguenza si sta tornando alle procedure stragiudiziali, ai piani attestati di risanamento (ex articolo 67 della legge fallimentare in primis) e agli accordi di ristrutturazione dei debiti (ex articolo 182 bis della legge fallimentare), procedure che, se ben implementate, possono garantire ottimi risultati. D’altronde, in assenza di un accordo con le banche, non si può pensare di avviare un’azione di ristrutturazione societaria». In che modo le imprese potranno trovare questo accordo indispensabile? «Le nuove ristrutturazioni dovranno essere più radicali e schiette. Le grandi banche come Unicredit, Intesa San Paolo, Mps e Bnl hanno da tempo implementato uffici specifici per la gestione delle pratiche di restructuring. Questi sono gestiti da funzionari altamente qualificati e oggi, dopo la ventata dei concordati preventivi dello scorso anno, sembra aprirsi una nuova era di ristrutturazioni negoziate tra le parti e al di fuori delle aule del tribunale».

Le grandi banche come Unicredit, Intesa San Paolo, Mps e Bnl hanno da tempo implementato uffici specifici per la gestione delle pratiche di restructuring

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In base alla sua esperienza, in che senso andrebbe riformata la legge fallimentare per andare nella direzione più adatta alle esigenze degli attori in gioco? «Prima di tutto andrebbero aboliti i privilegi del fisco. Il fisco è privilegiato rispetto agli altri creditori nelle distribuzioni concorsuali e, per farla semplice, se non si paga in pieno quanto richiesto dallo Stato, non si possono pagare gli altri creditori chirografari. Questo spesso complica o rende impossibili le ristrutturazioni, generando un danno per tutti e, paradossalmente, anche per il fisco. Se può aver senso garantire un privilegio nella distribuzione ai lavoratori, non ha sicuramente più senso privilegiare l’erario a danno dei fornitori e degli altri chirografi. In secondo luogo, andrebbe rivisto e ammodernato il sistema penale fallimentare».

LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 259


RIFORMA FORENSE

Processi troppo lunghi, la parola agli avvocati on la crisi economica che attanaglia il mondo occidentale, soprattutto nel vecchio continente e, più in particolare, in Italia, il tema della giustizia, dell’effettività dei diritti e del ruolo dell’avvocato ha assunto una centralità via via maggiore. A partire dalla recente legge di riforma della professione forense – legge 247 del 31 dicembre 2012, entrata in vigore il 2 febbraio 2013 –, approfondiamo questi argomenti con Vittorio Scognamiglio, avvocato cassazionista del foro di Milano, che opera nel campo del diritto societario, bancario, finanziario e concorsuale. Fra gli aspetti più importanti della riforma, Scognamiglio sottolinea, per la prima volta nella storia dell’avvocatura, una disciplina anche per la consulenza, che, quando connessa all’attività giurisdizionale, è di competenza degli avvocati (art. 2 c. 6). Cosa rappresenta la normativa sulla consulenza? «Rappresenta la tutela dell’interesse pubblico, che, come la legge riserva agli avvocati l’attività difensiva dinanzi agli organi giurisdizionali e nei procedimenti arbitrali, così riserva agli avvocati l’attività connessa a quella giurisdizionale. E non si tratta di una norma corporativa o anticoncorrenziale. Bensì precisa il modo in cui deve svolgersi l’attività diretta ad accertare l’esistenza e le forme di protezione dei diritti, le modalità con cui si possono tutelare, in giudizio e fuori dal giudizio, diritti e interessi. Questa attività prevede la redazione di pareri, l’assistenza nella redazione e nella conclusione dei contratti e di altri atti, anche unilaterali, che dispongano di diritti e interessi, nell’attività lavorativa, nell’attività d’impresa, nella vita familiare e sociale».

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I problemi e i tempi della giustizia italiana in attesa di una riforma del sistema che ancora tarda ad arrivare. Alcune riflessioni di Vittorio Scognamiglio sull’effettività dei diritti, alla luce della legge di riforma della professione forense Arianna Lesure

Vittorio Scognamiglio, avvocato cassazionista del foro di Milano avvocato@vittorioscognamiglio.it

La riforma dell’avvocatura ha introdotto elementi che contribuiscono a ridurre l’arretrato dei procedimenti pendenti? «La nuova legge prevede l’istituzione di camere arbitrali e di conciliazione presso gli ordini forensi – alcuni ordini vi avevano già provveduto, altri le stanno istituendo. Indubbiamente, la


Vittorio Scognamiglio

La giustizia arbitrale è uno dei rimedi all’accumulo dei procedimenti pendenti in giudizio e per la loro celebrazione dinanzi a giudici non togati

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giustizia arbitrale costituisce uno dei rimedi all’accumulo dei procedimenti pendenti in giudizio e per la loro celebrazione dinanzi a giudici non togati. Si potrebbe ancora concedere la possibilità di trasferire – insieme a tutti gli atti processuali –, a domanda congiunta, l’intero procedimento dal giudice ordinario a un arbitro, a un collegio arbitrale o a una camera arbitrale. In questo modo, il nuovo giudice – non oppresso da un carico eccessivo di lavoro – potrebbe riprendere l’iter e concluderlo in tempi rapidi». A ottobre la corte costituzionale ha bocciato la conciliazione obbligatoria, reintrodotta poi a luglio – come conciliazione obbligatoria preventiva – nel “decreto del fare”. Qual è la sua opinione su questa modalità di soluzione delle controversie? «È opportuno evidenziare che la prevenzione delle liti è ormai una prassi usuale nella difesa degli interessi del cliente. È lo stesso cliente che lo richiede, sia per i lunghissimi tempi prospettabili di una causa, sia per i suoi costi. L’avvocato dunque è naturalmente propenso a trovare una

soluzione non conflittuale con la controparte. Ma la conciliazione obbligatoria costituisce una barriera all’accesso alla giustizia anziché farsene promotrice. Perché è una fase pregiudiziale costosa e, dal punto di vista della sua resa, non ha sortito e non sortisce gli effetti sperati. Gli avvocati hanno già proposto la negoziazione assistita, sia per semplificare le formalità di conclusione di operazioni economiche o di accordi familiari, sia per dare efficacia ad accordi transattivi ottenuti sulla base della conciliazione volontaria. Pertanto, a mio avviso occorre lavorare per individuare un’ampia riforma della giustizia». Quali potrebbero essere alcune delle misure? «Innanzitutto, bisogna partire dalla consapevolezza che la causa principale della malattia del sistema non è nel regime ordinario – i dati rivelano che il numero dei procedimenti dal 2008 non è aumentato –, bensì è un’“eredità” del passato. Un passato che ha fatto accumulare più di un milione e mezzo di procedimenti civili che devono ancora essere portati a compimento – e non “smaltiti” o “eliminati”, perché l’accesso alla giustizia non può essere differenziato a seconda dei tempi in cui è stata proposta la causa e dalle peripezie della stessa. Per portarli a compimento nell’interesse di chi si rivolge alla giustizia, occorre pensare a misure costituzionalmente legittime: tali non appaiono, per esempio, la recente nuova disciplina del giudizio di appello – introdotta all’improvviso e senza meditazioni –, la strage di legittime iniziative giudiziarie che deriva da pronunce di inammissibilità dei ricorsi motivata da una quasi ossessiva osservanza di presunte uniformità interpretative o di aspetti formali, l’aumento sconsiderato delle spese per la giustizia». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 261


PROFESSIONE FORENSE

Lo studio associato cambia struttura di Enzo Rampino, dello studio Rampino & Associati di Milano www.rampinoassociati.it

el XXI secolo la professione di avvocato ha subito una drastica trasformazione. Ciò è avvenuto, da un lato, perché è stato consentito a un numero sempre più ampio di giovani di iscriversi all’albo professionale e, dall’altro, perché la crisi economica mondiale sta obbligando tutte le aziende – sia quelle grandi che quelle piccole – a un necessario contenimento dei costi, primi fra tutti quelli relativi alle consulenze professionali preventive fornite proprio da studi legali che invece da tempo avevano cercato di realizzare il vecchio proverbio “è meglio prevenire che curare”. In tale ottica, è evidente come negli ultimi anni i grandi studi professionali associati, sia italiani sia stranieri, per un verso abbiano ridotto notevolmente le loro dimensioni – o risolvendo rapporti interni di collaborazione o licenziando personale subordinato – e, per altro verso, in previsione di quella ripresa economica che tutti si augurano possa avvenire dal 2014 in

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avanti, stiano sperimentando una nuova struttura societaria dello studio associato: non più organizzata su un piano orizzontale, bensì impostata su una forma piramidale, al cui interno vi sono strutture di comando ben definite e ben organizzate. Tale struttura piramidale dovrebbe consentire ai grandi studi legali di consolidare il rapporto fra l’associazione professionale, rappresentata dal suo amministratore, e il cliente, il quale non avrà più, come proprio unico interlocutore, un solo associato, ma disporrà, oltre che del rapporto con l’amministratore, dell’intera struttura e potrà essere seguito, di volta in volta, dagli associati che gli verranno assegnati per le sue varie esigenze legali. In tale contesto di rinnovamento e di difficoltà socio-economica, inoltre, un campo sempre più esteso è quello degli studi associati di piccole dimensioni: i giovani professionisti, sia per scelta consapevole, che per necessità di contenimento dei costi, preferiscono iniziare la

professione quasi sempre in forma associata. In questo scenario i piccoli studi associati già esistenti hanno dovuto sopravvivere coltivando o delle specializzazioni di nicchia o la capacità di offrire un servizio in diversi settori dell’attività professionale, che sia però altamente qualificato e ricercato, nonché ritagliato sulle peculiari e personalizzate esigenze del cliente. Questi ha così la possibilità di godere di un rapporto costante e stretto, anche sotto il profilo umano, con i singoli componenti dello studio. Proprio in questa direzione si è orientata anche la scelta operata dallo studio legale Rampino & Associati, che presta attività di consulenza e assistenza legale, a due passi dal palazzo di giustizia di Milano, sia nel contenzioso giudiziario sia nell’attività stragiudiziale, operando da alcuni decenni in diversi settori del diritto civile e, in particolare, in materia di responsabilità professionale, diritto delle assicurazioni, successioni, diritto di famiglia e diritto societario.


POLITICHE SANITARIE

Un modello ancora più efficiente L'attuazione del piano regionale prevede significativi interventi di riqualificazione e di sviluppo del sistema sanitario lombardo, che si compiranno anche attraverso un riordino della rete di offerta di Paolo Biondi

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tra i quattro migliori in Italia e uno dei migliori in Europa, ma i vertici della Regione hanno deciso che il sistema socio-sanitario lombardo va riformato. Il sistema non è perfetto. Gli operatori privati non profit (si pensi ai casi Maugeri e San Raffaele Fondazione Monte Tabor) hanno sofferto gestioni con scarsa trasparenza, ma nonostante ciò il “modello lombardo” resta all’avanguardia. La Lom-

bardia accoglie pazienti da tutto il Paese e su questo conta soprattutto la qualità percepita delle cure, che è elevata, in una regione che continua a formare medici eccellenti e che dovrebbe imparare a fare della salute un punto d’attrazione, anche nel 264 • DOSSIER • LOMBARDIA 2013

più vasto contesto europeo. «Vogliamo garantire a tutti i cittadini – afferma l’assessore alla sanità, Mario Mantovani – di poter fruire delle cure di alta specialità con adeguata appropriatezza ed efficacia. Le strutture che perderanno attività specialistica potranno svolgere altre attività assistenziali più rispondenti al bisogno del sistema sanitario. Si potranno potenziare le cure intermedie o ridurre le liste di attesa per ricoveri e per attività ambulatoriali». Un altro aspetto virtuoso del sistema lombardo è anche nel rimborso delle prestazioni sulla base di un tariffario predeterminato, mentre le funzioni non tariffate riguardano fondi che la Regione assegna ad Asl e ospedali per finanziare, ad esempio, la ricerca, la didattica universitaria, la riabilitazione e le prestazioni di emergenza-urgenza. Ma a fronte di queste qualità, anche in Lombardia la questione pagamento dei fornitori da parte della Pubblica amministrazione rappresenta il tallone d’Achille del settore. «Abbiamo eseguito una verifica presso tutte le Asl per quantificare e provvedere al pagamento di tutti i debiti scaduti al 31 dicembre 2012 – ha sottolineato Mario Mantovani –, ciò al fine di far fronte ai pa-


Il piano di sviluppo lombardo



Le strutture che perderanno prestazioni specialistiche potranno svolgere altre attività assistenziali più rispondenti al bisogno del sistema sanitario

gamenti nel termine dei 60 giorni. Sempre a proposito di Asl, abbiamo attivato una procedura per avere la massima trasparenza sui costi. Ad esempio qual è il costo in ogni Asl di una determinata protesi». Oltre a queste prime risposte, sono stati forniti i dati dei primi tre mesi di lavoro dell’assessorato, che mettono in primo piano altri 160 milioni di euro destinati all’edilizia sanitaria, 420 milioni di euro gli investimenti attualmente in corso sul fronte della salute e 1.443 assunzioni nelle aziende ospedaliere e nelle Asl. «Per quanto riguarda lo sblocco dei primari – la spiegato Mantovani – abbiamo dettato le linee di indirizzo per lanciare i nuovi concorsi e



coprire i posti di primario ancora liberi in Lombardia. Il secondo provvedimento ci fa fare un passo avanti sul percorso di certificazione dei bilanci delle Asl e delle aziende ospedaliere. Bilanci che dovranno essere gradualmente certificati da enti esterni». E proprio per scovare queste imperfezioni del sistema sanitario regionale negli scorsi giorni s’è insediata una commissione di dodici saggi che dovrebbe aiutare la nuova giunta a ripensare la sanità, valorizzarne i punti di forza e limare le imperfezioni. Lo vuole soprattutto il governatore leghista Roberto Maroni, che ha presentato con grande enfasi la nuova commissione “per lo sviluppo della sanità”, che è presieduta dall’oncologo ed ex ministro Umberto Vero-  LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 265


POLITICHE SANITARIE

Meno privato, più ricerca Ecco quali sono i punti di forza e di debolezza della sanità lombarda per Silvio Garattini, che suggerisce un diverso sistema che ruota attorno ai medici sul territorio e alla ricerca a presenza di attività private all’interno dell’ospedale, per Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano, e membro della nuova commissione per lo sviluppo della sanità lombarda, tende a dividere i cittadini: «Quelli che possono pagare hanno accesso immediato ai servizi, mentre gli altri devono fare lunghe liste d’attesa».

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Quali sono secondo lei i punti di forza del sistema sanitario lombardo?

«I punti di forza sono rappresentati soprattutto dalla buona qualità delle sue strutture: ospedali e istituzioni scientifiche, nonché la rete dei medici di medicina generale sul territorio. Si tratta di una rete capillare che ha una grande potenzialità. I punti di debolezza risiedono prevalentemente nella forte presenza di attività private e, per contro, nell’eccesso di regole a cui viene invece sottoposto l’insieme delle attività pubbliche».

Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano

Cosa occorre fare per migliorare il settore?

«Vi sono molte cose da fare con diversi tipi di priorità. In rapporto alla popolazione abbiamo troppi piccoli ospedali, troppi punti nascita, troppe cardiochirurgie e neurochirurgie, troppe apparecchiature di risonanza nucleare magnetica e Pet. Occorre una migliore ridistribuzione dei servizi e anche una semplificazione. Il personale eventualmente eccedente potrà essere utilizzato nella realizzazione delle “case della salute” aperte 24 ore al giorno e gestite dai medici di medicina generale. È anche molto importante coinvolgere sempre di più i medici del territorio nelle attività di prevenzione primaria. Sono solo alcune delle molte cose che permetteranno un miglioramento del sistema». Nel suo ambito, quello della ricerca, qual è la situazione?

«La situazione è disastrosa perché mancano non solo le risorse economiche, ma anche un reale interesse per la ricerca scientifica che viene percepita dai politici più come una spesa che un necessario investimento. Così abbiamo perso tutti gli insediamenti di ricerca stranieri e stiamo perdendo molti dei nostri migliori cervelli». Cosa auspica per il futuro in questo ambito?

«Poiché abbiamo in Lombardia molti buoni centri di ricerca, universitari, non-profit e industriali, è necessario stabilire una rete ben organizzata capace di impostare e realizzare progetti di ricerca essenziali per il servizio sanitario nazionale e per lo sviluppo industriale. A questo scopo, per la ricerca biomedica basterebbe spendere lo 0,3-0,5 per cento della spesa sanitaria. Se ne avrebbe probabilmente un ritorno molto maggiore in termini di risparmi».

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nesi. Tra i membri della commissione, anche un altro ex ministro della Sanità, Girolamo Sirchia, il farmacologo Silvio Garattini e Alberto Zangrillo, primario di anestesia e rianimazione dell’ospedale San Raffaele. «Vogliamo avere un giudizio indipendente sull’efficienza del sistema» ha sottolineato Maroni. Ma l’obiettivo finale è quello di una riforma al passo con i tempi, anche attraverso quei suggerimenti che arriveranno dai 12 esperti scelti. La commissione resterà in carica 5 anni, la durata della legislatura. E «a titolo gratuito», ha tenuto a dire il presidente, che però non ha scoperto le carte sulle modifiche che intenderà adottare. Resta confermato l’obiettivo di cancellare i ticket entro la fine della legislatura, ma se ci saranno le risorse per farlo. «Sappiamo che il nostro è un buon sistema sanitario – ha ribadito l’assessore alla salute – ma dobbiamo raccogliere anche le nuove sfide legate alla crisi economica e al taglio dei trasferimenti».


CHIRURGIA OCULARE

Laser a femtosecondi, l’evoluzione high-tech A Milano una clinica diagnostica e chirurgica all’avanguardia in ambito oculistico. Anna Altomare, amministratore di Blue Eye, illustra le nuove possibilità scaturite da apparecchiature come il laser a femtosecondi, una vera conquista tecnologica nel campo Remo Monreale

l suo nome è laser a femtosecondi e sta cambiando gli approcci chirurgici in diversi campi dell’oculistica, dalla chirurgia refrattiva ai trapianti di cornea, alla chirurgia della cataratta. Il progresso tecnologico in materia prosegue la sua avanzata ampliando sempre più rapidamente le possibilità d’intervento e migliorando il trattamento più in generale. Con questo obiettivo Blue Eye continua a investire in tecnologie che assicurino agli oculisti quanto di meglio offre il mercato ed ai pazienti interventi sempre più sicuri e mininvasivi. Parliamo dei vantaggi offerti dalla nuova apparecchiatura, con Anna Altomare alla guida dal 1998 di Blue Eye, struttura privata di riferimento nella prevenzione e cura delle differenti patologie oculari. «Per correggere in modo estremamente preciso i principali difetti visivi quali miopia, ipermetropia e astigmatismo – spiega Altomare –, al laser a eccimeri di quinta generazione Perfect Vision z100PTA, abbiamo affiancato il laser a fem-

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La Blue Eye Srl è a Milano www.blueeye.it

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tosecondi Victus Combo, che costituisce oggi la strumentazione più avanzata per la chirurgia della cornea e per la chirurgia della cataratta. La principale applicazione del laser a femtosecondi è la chirurgia refrattiva, in cui sostituisce il microcheratomo nella creazione del lembo corneale. Questa procedura è chiamata anche Bladless Lasik, per indicare che il flap corneale superficiale non viene creato con un sistema meccanico (la lama del microcheratomo), ma attraverso micro impulsi che provocano una foto-separazione all’interno dello spessore corneale. Ne consegue un trattamento molto preciso, indolore, di massima sicurezza, con minimo tessuto ablato e dall’altissima riproduttività dei risultati». «Il laser a femtosecondi – continua l’amministratore di Blue Eye – oggi è abbinato al laser a eccimeri anche per la riduzione della


Anna Altomare

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Attraverso micro impulsi che provocano una foto separazione nella cornea, si ha un trattamento preciso, indolore e di massima sicurezza

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presbiopia. Grazie all’unico programma che ha ottenuto il marchio CE e che ha il nome di “Supracor”, si ottiene il rimodellamento della curvatura corneale, creando una piccola multifocalità sulla superficie corneale centrale che permette la messa a fuoco durante la lettura senza dover usare gli occhiali per vicino. Ma attenzione, non tutti i candidati all’intervento risultano idonei. Attraverso molteplici esami diagnostici che danno una valutazione accurata delle caratteristiche anatomiche dell’occhio,il chirurgo effettua una severa e rigorosa selezione dei pazienti». Come si accennava, il laser a femtosecondi sta rivoluzionando anche la chirurgia della cataratta. «Nei casi in cui il chirurgo ritenga idoneo adottare la femto-cataratta, le prime fasi dell’intervento vengono da lui programmate al computer ed effettuate dal laser in pochi secondi senza utilizzo di bisturi e pinze. Tutti i passaggi sono monitorati in tempo reale attraverso la tomografia a coerenza ottica (Oct), che esegue un controllo tridimensionale delle strutture da operare, guidando l’azione del laser». Blue Eye si può quindi definire una “clinica dell’occhio”. «Il paziente e lo specialista – sottolinea Altomare – possono contare su una struttura di 800 mq. realizzata secondo le normative più aggiornate, improntata a criteri di flessibilità e adattabilità che consentono di adeguarsi alle nuove esigenze e alla continua evoluzione scientifica, ma so-

prattutto su un team di lavoro, con una competenza consolidata negli anni, che ha ormai instaurato un rapporto di sinergia e collaborazione con ogni chirurgo». Nel prossimo futuro Anna Altomare si aspetta di consolidare e implementare i risultati fino a oggi raggiunti continuando a rispondere alle diverse richieste degli specialisti. «Gli oltre seimila interventi effettuati nell’ultimo anno nelle diverse divisioni di Refrattiva, Retina medica e Chirurgia del segmento anteriore e posteriore, non sarebbero stati realizzabili senza la preziosa collaborazione degli oculisti che utilizzano la struttura e che in questi anni hanno continuato a darci la loro fiducia e la loro esperienza professionale». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 269


ORTOPEDIA

Tecnologie per l’ortopedia L’investimento tecnologico di Marisa e Gianfranco Foresti per ausili, tutori, plantari, calzature e protesi su misura. In contrasto con la concorrenza dei prodotti ortopedici di importazione e garantendo al paziente minori disagi e maggiore precisione Mauro Terenziano

onostante, di solito, si ricorra al prodotto ortopedico solo nei casi di stringente necessità, questo non ha evitato agli operatori del settore di risentire della crisi economica e dalla minore disponibilità di spesa dei cittadini italiani. «A dimostrarlo è il fatto che chi si è improvvisato in questo mercato, senza una preparazione specifica e attratto dall’idea di un business sicuro, oggi sta faticando. Noi abbiamo invece puntato sulla specializzazione e su una base solida di competenze per affrontare il prodotto su mi-

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L’ortopedia Foresti ha tre punti vendita: Brescia, Iseo (BS) e Gardone Val Trompia (BS) www.ortopediaforesti.it

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sura. E questo perché se esiste un mercato che non risente della concorrenza dei prodotti di importazione è proprio quello dell’ortopedia su misura». Ad affermarlo è Marisa Foresti, che insieme al marito Gianfranco, gestisce l’ortopedia omonima, che accanto all’attività di sanitaria distribuita su tre punti vendita nel territorio bresciano – Brescia, Iseo e Gardone Val Trompia – realizza ausili per scoliosi, tutori per arti inferiori e superiori, plantari e calzature su misura, protesi e sistemi di postura. «La nostra propensione a investire su noi stessi e su nuove tecnologie di produzione – aggiunge Gianfranco Foresti – ci ha permesso di compiere numerosi passi avanti, sia per quanto riguarda l’offerta di soluzioni per il paziente che per quanto riguarda il nostro posizionamento sul mercato. Fin dagli anni Novanta realizziamo plantari correttivi su misura grazie all’impiego di unità computerizzate che sfruttano la tecnologia Cad-Cam. Tuttavia attualmente l’innovazione più importante e recente è stata l’introduzione di un sistema di rilevamento metrico, che rappresenta per noi un vero e proprio investimento per il futuro. La tecnica classica del confezionamento di tutori e corsetti, infatti, prevedeva il rilievo delle misure del paziente mediante calco in gesso, con tutti i disagi che questo comporta – per esempio, lunghi tempi di posa delle bende gessate, con il rischio di ottenere alla fine un rilievo imperfetto e difficilmente modificabile con inter-


Marisa e Gianfranco Foresti

venti successivi. Ci siamo dotati quindi di un’unità robotizzata Cad-Cam per la realizzazione di tutori del tronco e degli arti. Si tratta di un sistema di rilievo delle misure tramite pistola laser, che consente di scansionare in pochi secondi la parte interessata e trasmetterla così direttamente al computer. In seguito, tramite l’impiego di programmi specifici, l’immagine tridimensionale viene elaborata, modificata e se necessario corretta, in maniera tale da essere perfettamente adatta alle esigenze terapeutiche del paziente». Un’unica soluzione risolve quindi due problemi: elimina i disagi per il paziente e allo stesso elimina la possibilità di avere imperfezioni come nel calco in gesso classico. «Infatti – prosegue Gianfranco Foresti – la pistola laser trasmette al computer una riproduzione della parte anatomica con una precisione al decimo di millimetro. Il file 3d ottenuto dall’elaborazione software viene poi inviato a un braccio robotizzato a sei gradi di libertà – altro recente investimento – e qui, una volta impostato il programma, il braccio lavora dei blocchi di poliuretano che si trasformano nella riproduzione perfetta del tronco o dell’arto del paziente, su cui poi costruiamo il prodotto su misura». La strategia dei Foresti è quindi quella di distinguersi per dotazione tecnologica. «Distinguersi e offrire un valore aggiunto – sostiene Gianfranco – è il concetto chiave della nostra attività imprenditoriale ed è l’unico modo per competere in un’economia che

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L’utilizzo di strumenti ad altissima tecnologia sarebbe inutile se non associato a una corretta elaborazione artigianale dell’apparecchio ortopedico

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sta cambiando notevolmente e in modo molto rapido. Soprattutto è l’unica strategia praticabile per un’azienda che non produce prodotti di serie. Il risparmio in termini di tempo in alcune fasi di lavorazione è una necessità basilare, che tuttavia non può non andare di pari passo con una competenza elevata: l’utilizzo di questi strumenti ad altissima tecnologia sarebbe inutile se non associato a una corretta seconda fase di elaborazione dell’apparecchio ortopedico. Tecnologia sì, quindi, ma sempre associata a doti artigianali e passione per le cose ben fatte». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 271


FISIOTERAPIA

Nuove tecnologie per la terapia fisica Alcune soluzioni per la cura delle patologie muscolo-scheletriche, dell’artrosi e delle malattie degenerative. Sante Pizzigallo ne illustra l’applicazione anche nelle riabilitazioni e nel trattamento dell’obesità Arianna Lesure

e costanti ricerche nell’ambito dell’ingegneria, della fisica e della biochimica hanno portato allo sviluppo di nuove tecnologie per la terapia fisica. Fra le nuove terapie, le onde acustiche ad alta potenza (onde d’urto), le correnti di Lorenz, l’Horizontal Therapy e l’innovativa New Health 9000 trovano applicazione in numerose patologie muscolo-scheletriche, in particolare nella cura dell’artrosi e nelle riabilitazioni postraumatiche e postoperatorie. «Queste tecnologie – spiega il dottor Sante Pizzigallo, direttore sanitario del Centro Ginnico Fisioterapico di Milano –, stimolano l’attività cellulare e inducono la produzione di citochine e leuchine, antinfiammatori naturali dell’organismo umano e di endorfine che contrastano il dolore. Grazie agli effetti che hanno sulle cellule e sui tessuti vengono ampiamente adoperate in ortopedia, dermatologia e negli ultimi anni per il trattamento di cellulite e adipe». Il dottor Pizzigallo, che utilizza nella pratica clinica queste e altre tecnologie, ne presenta i vantaggi e la loro applicazione terapeutica.

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Il dottor Sante Pizzigallo, direttore sanitario del Centro Ginnico Fisioterapico di Milano www.centroginnicofisioterapico.it

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Qual è la peculiarità della tecnologia New Health 9000? «È uno strumento che aumenta l’ossigenazione e quindi il consumo calorico. Questo risultato viene ottenuto generando un campo elettrostatico pulsato che va a ripristinare un corretto pH ematico. Infatti, quando il pH del sangue non è ottimale, per cause dovute a


Sante Pizzigallo

errati stili di vita o come conseguenza di allenamenti intensi e prolungati o di patologie varie, si verifica un fenomeno di aggregazione dei globuli rossi. In pratica questi si uniscono l’uno all’altro rendendo difficoltoso lo scambio di ossigeno. Ripristinando il pH ematico i globuli rossi si disaggregano, aumentando così la superficie di scambio e l’ossigenazione, migliorando quindi il metabolismo basale con conseguente incremento del dispendio calorico giornaliero e con miglioramento della funzionalità di tutte le cellule dell'organismo». In quali situazioni si utilizza? «È indicata sia per la prevenzione di numerose patologie che nella loro cura, per esempio per tutte quelle a carico del sistema cardiovascolare. Inoltre, grazie alla sua azione di riattivazione cellulare, è di grande supporto nella cura di patologie neurologiche e degenerative, come il Parkinson, l’Alzheimer e la sclerosi multipla. E ancora per le patologie muscolo-scheletriche, anche in ambito sportivo. È utile nelle malattie metaboliche e degli organi interni (diabete, epatiti, nefriti) e, aumentando il metabolismo basale, viene associata e utilizzata nella cura di obesità e sovrappeso». In quali casi suggerisce ai pazienti di sottoporsi a un trattamento con le correnti di Lorenz? «Queste correnti a frequenza modulata agiscono sul microcircolo e sulla trasmissione nervosa, favorendo il rapido recupero in casi postoperatori e postraumatici. Inoltre hanno grande utilità nella cura di neuropatie, radicolopatie e sull’ipotonia muscolare derivante da esse, che possono insorgere con malattie come il diabete, l’artrosi e le ernie discali e nelle patologie vascolari (per esempio, ulcere e varici)». E per quanto riguarda le altre terapie, come l’Horizontal Therapy? «Questa è caratterizzata da correnti di intensità costante e frequenza variabile. La tecnica permette l’attivazione della cellula dal punto

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Il campo elettrostatico pulsato della New Health 9000 ripristina il pH ematico, migliorando l’ossigenazione e il metabolismo basale

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di vista metabolico, migliorandone la permeabilità. Questo sistema, oltre ad accelerare la guarigione, permette di evitare o di ritardare di anni numerose tipologie di interventi chirurgici, rallentando notevolmente la degenerazione dell’artrosi – in molti casi gravi ritarda la necessità di intervenire anche con delle protesi». A queste cure possono sottoporsi tutte le categorie di pazienti o esistono delle controindicazioni? «Ogni terapia presenta svariate indicazioni e, anche se le nuove tecnologie tendono a essere sempre più perfezionate e di ampia applicabilità, mantengono delle controindicazioni. È compito del fisiatra, dopo un attento esame clinico del paziente e delle sue problematiche, formulare un programma completo e ottimale, nel quale lavorano in sinergia la terapia riabilitativa, fisica e farmacologica». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 275


MEDICINA ESTETICA

Tecniche innovative e risultati naturali «Una soluzione all’avanguardia in campo estetico non prevede che il chirurgo segua una tendenza, o che imponga un suo gusto». Franco Vercesi spiega il suo concetto di estetica: una ricerca dell'armonia e della naturalezza Remo Monreale

n Italia esistono ottimi reparti ospedalieri di chirurgia plastica ricostruttiva, ma allo stesso tempo poche strutture interamente dedicate in modo completo e organico alla componente estetica». A parlare è il dottor Franco Vercesi, che, verso la fine del 2009, dopo quasi vent'anni di esperienza ospedaliera nel campo della chirurgia plastica ha deciso di fondare il Centro Medico Galeno, un poliambulatorio medico dedicato prevalentemente all'estetica, alle problematiche cutanee e adipose. «La mia intenzione era di perseguire un modello di estetica volto alla ricerca della personalizzazione del risultato e al benessere dell'individuo nel suo insieme. Per fare questo bisogna costituire una squadra al cui interno si possano trovare competenze diverse. Spesso, infatti, chirurghi estetici, medici estetici, laseristi e le altre figure professionali del settore non operano all’interno di una vera e propria equipe coordinata». Come si compone la vostra squadra? «Vi sono tre medici specialisti in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica, tre specialisti in dermatologia, un medico estetico di comprovato valore professionale, uno specialista in ginecologia, uno specialista in ortopedia, un flebologo, due nutrizioniste e altro personale esperto in trattamenti anticellulite o fisioterapici. Tutto il perso-

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Il dottor Franco Vercesi, direttore sanitario presso il Centro Medico Galeno con sede a Milano www.galenomilano.com www.francovercesi.it

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Franco Vercesi

La foto-termolisi selettiva libera i lipidi contenuti nel tessuto adiposo e ne permette la rimozione mediante una leggera aspirazione del grasso liquefatto

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nale è stato selezionato dal direttore sanitario stesso su base di qualifiche professionali, oltre che umane, e per questo lavoriamo come una vera equipe». Qual è l’aspetto del vostro intervento cui pensa di dover dare maggiore importanza? «Il fattore umano è senza dubbio uno dei nostri fiori all'occhiello ma di non minore importanza è la possibilità di trovare apparecchiature sanitarie di primissimo livello come laser di ultima generazione, che permettono di risolvere gran parte dei problemi di natura estetica e non solo. Infatti, i chirurghi plastici possono fare un naso più bello ma anche asportare un tumore col laser, i dermatologi curano la caduta dei capelli come le altre patologie cutanee, il ginecologo si occupa di patologia vulvare come di incontinenza, l'ortopedico tratta la deformità estetica di un alluce valgo ma permette anche di camminare nel modo più corretto, il flebologo toglie col laser i capillari delle gambe e cura anche l'insufficienza venosa, le nutrizioniste favoriscono il dimagrimento, ma so-

prattutto una salute migliore dovuta a diete più sane». Quali sono gli interventi più frequenti? «I nostri laser fanno interventi chirurgici, cu- Rimozione del grasso rano i capillari del volto e delle gambe, tol- e lifting di volto e collo in modo mini-invasivo gono le macchie, eliminano i peli, riducono grazie alla tecnica le rughe, curano le cicatrici da acne, da Slim-Lipo ustione e chirurgiche, rimuovono i tatuaggi. Poiché presso il Centro Medico Galeno siamo leader anche nell'utilizzo dei fattori di crescita (Plasma Ricco in Piastrine) e in quello del grasso ricco di cellule staminali, da noi trovano soluzione le patologie legate alla caduta dei capelli e all'invecchiamento cutaneo secondo i nuovi dettami della chirurgia rigenerativa». Il giudizio estetico, spesso imposto da mode più o meno passeggere, che tipo di problematiche vi impone? «Una soluzione all’avanguardia in campo estetico non prevede che il chirurgo segua una tendenza, o che imponga un suo gusto o peggio ancora proponga solo quello che sa fare bene. L'estetica è davvero una ricerca áá LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 277


MEDICINA ESTETICA

áá dell'armonia e della naturalezza, il piacere di assolutamente non valide». farsi qualcosa su misura e non un Prêt-à-Porter imposto da chissà quale moda più o meno collettiva. Chi esegue una qualsiasi prestazione da noi si deve sentire a proprio agio e sicuro della propria eleganza a prescindere dagli altri. La grande abilità dei professionisti del settore sta tutta nel riuscire a fornire la miglior soluzione personalizzata possibile per il problema del singolo individuo. Non a caso la parola più usata nel nostro centro è “no”. Infatti, spesso, anche se sempre meno grazie a un'evoluzione positiva della cultura della gente, dobbiamo rifiutarci di cedere a richieste irrealistiche o paradossali ma anche a quelle che portano alla creazione di cloni o all'esecuzione di procedure scientificamente

Quali sono le tecniche adottate su cui puntate maggiormente? «Il nostro fiore all'occhiello è la liposuzione laser-assistita con tecnica Slim. Siamo tra le prime tre realtà europee a operare con questa tecnica, che consiste nella rimozione delle adiposità localizzate e della cellulite in modo più sicuro e meno traumatico rispetto alla tradizionale liposcultura con risultati esteticamente superiori. La lipolaser con tecnica SlimLipo è una metodica mini-invasiva che permette la rimozione delle adiposità localizzate con uno scioglimento selettivo del grasso indotto dal laser. La SlimLipo crea energia laser sia a 924nm e a 975nm sia come lunghezza d’onda doppia a 924/975nm che vengono assorbite rispettivamente dal tessuto adiposo e dal derma. La foto-termolisi selettiva libera i lipidi contenuti nel tessuto adiposo e ne La parola più usata nel nostro centro è no. permette la rimozione mediante una No alle richieste paradossali, leggera aspirazione del grasso liqueai cloni e alle procedure non scientifiche fatto. La minor invasività di questa procedura comporta una significativa riduzione del trauma pur ottenendo una completa rimozione dell’adipe localizzata. Il riscaldamento del derma invece crea una contrazione postoperatoria con conseguente rassodamento cutaneo ed effetto lifting che in alcune aree del corpo come il volto e il collo può portare addirittura a risultati ottenibili in passato solo con la chirurgia tradizionale, valida ma molto più invasiva. L’effetto di rimozione del grasso si vede già dopo il primo mese e nei cinque mesi successivi si manifesta progressivamente ma in modo evidente l’effetto di rassodamento e lifting cutaneo. Con Slim-

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Franco Vercesi

Lipo possiamo operare pazienti di ogni età a prescindere dalla lassità cutanea entrando in una nuova era della rimozione delle adiposità localizzate e del rassodamento cutaneo dove sarà il laser a rimuovere il grasso e a fare il lifting delle braccia, del collo e del volto. Ma questa non è certamente la sola tecnica all’avanguardia con cui operiamo». Può fare qualche altro esempio? «Tra le altre soluzioni che abbiamo adottato è il Prp, cioè “plasma ricco di piastrine”: è un liquido biologico ottenuto dalla centrifugazione del proprio sangue; il plasma contiene piastrine che a loro volta contengono numerosi e importanti fattori di crescita che promuovono la neoangiogenesi e la sintesi di collagene, fibroblasti e acido ialuronico. Il Prp è un ottimo ritrovato per donare maggiore elasticità, lucentezza e turgore a viso, mani e collo. Un altro esempio è costituito dalla tecnologia Fractional Lux 1540, uno dei metodi più innovativi per il miglioramento e il rinnovamento della pelle con sistemi frazionati. Fractional Lux 1540 viene utilizzato per trattare le rughe del volto, le ru-

ghe del collo, il decolleté, le cicatrici e gli esiti cicatriziali da acne. È in grado anche di ridurre i melasmi, di ridurre i pori dilatati, di migliorare la texture cutanea e di avere un effetto lifting. Questa tecnologia permette di trattare in maniera ottimale e definitiva le smagliature (certificato dall’Fda americano). La sorgente laser del Fractional è un erbium glass a 1540 nm che, grazie a un sofisticato sistema di lenti, crea dei micro fasci di forellini sulla cute determinando molteplici micro danni termici canalicolari per foto termolisi. Si assiste a una formazione generale di tessuto nuovo che perfeziona l’intero aspetto della pelle che comunque rimane sempre integra. Tra le novità ci sono i nuovi fili Silhouette Soft con i quali oggi è possibile effettuare un vero e proprio lifting in pochissimo tempo con poche gocce di anestesia locale e senza tagli o punti di sutura, senza lunghe convalescenze e potendo immediatamente riprendere le proprie attività. Questi fili sono una novità assoluta: consentono di migliorare e spesso di risolvere definitivamente il rilassamento cutaneo del viso e del collo con una procedura mininvasiva». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 279


MEDICINA ESTETICA

Fili riassorbibili, il lifting naturale n Italia è appena arrivato. Nonostante i nostri ricercatori e specialisti più attenti ne fossero ben al corrente, i fili riassorbibili usati all’estero da circa cinque anni per la dermatologia estetica sono ora disponibili anche nel nostro paese. La dottoressa Delia Colombo, specialista in dermatologia clinica ed estetica, nonché farmacologia clinica, è tra i primi ad aver adottato questa tecnica che permette un lifting del tutto naturale e con un impatto traumatico molto inferiore. «Si tratta di fili, biostimolanti – spiega Colombo –, fatti di una sostanza chiamata polydioxanone: è un materiale biodegradabile e biocompatibile con il nostro tessuto umano, usato per produrre fili di sutura soprattutto per la cardiochirurgia pediatrica. L’effetto del lifting è ottenuto attraverso un trattamento iniettivo, con un impianto di fili percutanei a livello dermico. Certamente tutti i trattamenti medici possono avere effetti collaterali, ma con il materiale in questione è molto meno probabile. Non è un caso, infatti, che la stessa sostanza sia usata per le suture interne». Come agiscono questi fili? «Lo scopo di questo trattamento si basa sulla biostimolazione dermica che porta alla sintesi di neo collagene, alla formazione di nuovi vasi, con un miglioramento della vascolarizzazione, e al so-

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La dottoressa Delia Colombo, il cui ambulatorio si trova a Milano www.deliacolombo.it

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Biodegradabile, biocompatibile, biostimolante. È il polydioxanone, un materiale finora usato per le suture degli organi interni e ora piegato alle esigenze estetiche. Delia Colombo ne spiega i vantaggi Renato Ferretti

stegno meccanico del derma. L’intervento ha una prima azione fisica per l’introduzione dell’ago, che già tira i tessuti, quindi un primo stimolo. Successivamente, produce uno stimolo chimico inducendo la produzione di collagene. Il tutto è quindi molto naturale». Quando sono visibili i primi risultati? «I primi effetti sono immediati, in alcuni casi già molto soddisfacenti. Dopo circa un mese si ottiene l’effetto completo dovuto alla sintesi di nuovo derma. Se opero in senso ortogonale rispetto la linea di tensione dei muscoli ottengo un effetto lifting, se invece seguo la ruga ottengo un effetto di riempimento». Quali sono i vantaggi del trattamento, a parità di risultati desiderati? «Prima di tutto non è traumatizzante, gli aghi usati per introdurre i fili sono molto sottili, non si creano ematomi perché i fili stessi sono morbidi, quindi non tagliano i vasi sanguigni. Il trattamento è piuttosto veloce, da un minimo di 15 minuti a tempi maggiori se devo lavorare sul corpo. Infatti, la cosa interessante è che con questa tecnica si può agire su tutto il corpo, anche in parti delicate come il collo o la mammella, data la


Delia Colombo

sua biocompatibilità». Esiste una categoria di pazienti che più frequentemente si rivolgono a lei per questi interventi? «È un’operazione che risulta efficace per molti pazienti, non c’è un target preciso. Per fare un esempio, ho operato diversi uomini, soprattutto per quanto concerne le rughe della fronte, problema che in alcuni casi non si risolve nemmeno con il botulino. L’effetto di lifting dura anche un anno e mezzo. I fili permettono una biostimolazione continuativa, ritardando così di circa un anno e mezzo il naturale effetto dell’invecchiamento. In più, anche il costo rimane piuttosto economico». Lei, oltre che dermatologa, è anche ricercatrice presso la casa farmaceutica Novartis. Quale pensa che sarà il futuro della medicina anti-aging? «Le tecnologie future saranno legate agli sviluppi degli studi sui telomeri. Questi si po-

I fili permettono una biostimolazione che agisce in modo continuativo, ritardando così di circa un anno e mezzo l’effetto dell’invecchiamento

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trebbero definire come dei “pezzettini” di Dna che sono sui nostri cromosomi: i telomeri sono i responsabili dell’invecchiamento, della morte e dell’apoptosi cellulare. Da questo punto di vista si sta preparando una vera e propria rivoluzione, in fatto di medicina anti-aging per contrastare la loro azione. Alcuni farmaci sono già in commercio negli Stati Uniti: hanno già brevettato una sostanza che può ritardare la distruzione di questi telomeri, ma siamo ancora in fase sperimentale». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 281


FARMACI

Il rilancio del know how chimico-biotecnologico L’eredità del distretto farmaceutico lombardo, all’avanguardia fino a tutti gli anni Ottanta. A raccoglierla Paolo Lombardi, che sulla base dell’esperienza nell’allora Farmitalia ha fondato Naxospharma. Che oggi fa ricerca sui farmaci oncologici Valerio Germanico

el nostro paese non è mai stata compresa l’importanza strategica di un modello di sviluppo economico e sociale basato sulla scienza e le sue applicazioni». È questa la considerazione di Paolo Lombardi, fondatore della Naxospharma di Novate Milanese, scienziato-imprenditore che ha alle spalle una lunga esperienza in Farmitalia, un tempo società farmaceutica lombarda del gruppo industriale chimico Montedison, che, insieme alla Lepetit, dai primi decenni del dopoguerra agli anni Ottanta, rappresentò una realtà di spessore

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multinazionale nel settore dei farmaci biotecnologici e nella ricerca su farmaci salvavita, come gli antinfettivi e gli antitumorali. «All’epoca la Lombardia era all’avanguardia per la scoperta e commercializzazione di antibiotici antitubercolari come la rifamicina, e antibiotici antitumorali come la doxorubicina, rappresentando una delle locomotive trainanti del nascente comparto industriale delle scienze della vita a livello internazionale». Cosa determinò la fine di questa importante esperienza e il complessivo declino dell’industria lombarda in questo settore? «La lenta ma drastica riduzione degli investimenti. Questa portò a progressivo decadimento della rilevanza mondiale della regione e di conseguenza anche dell’Italia, fino all’annullamento definitivo di un know how che ci vedeva in competizione con i grandi gruppi multinazionali. Naturalmente la riduzione degli investimenti nel settore non fu un processo senza responsabili, che al contrario io individuo nella parallela affermazione di una classe politica inadeguata e ripetente, battitacchista e novantagradista nei confronti dei vincoli di sudditanza che, di volta in volta, venivano pretesi dalla comunità internazionale e che imponevano al nostro paese di perseguire un modello di sviluppo basato sulla scarsità di innovazione e ricerca scientifica e tecnologica, sfortunatamente accettato da una grande fetta dell'opinione pubblica».


Paolo Lombardi

Sotto, I giovani ricercatori di Naxospharma con Ei-chi Negishi, Premio Nobel per la Chimica 2010 A destra, Paolo Lombardi, fondatore della Naxospharma Srl di Novate Milanese (MI) www.naxospharma.eu

Lei ha cercato di evitare che andasse perduto il know how accumulato in circa quarant’anni. Oggi cosa rappresenta Naxospharma? «Ho fondato Naxospharma come una chemobiotech company. Una piccola biotech ha il doppio vantaggio di esprimere una ricerca più mirata e immediata sia di un gruppo accademico che di una farmaceutica tradizionale. Facciamo ricerca nella chimica terapeutica per l’individuazione di candidati farmaci da cedere in licenza per l’ulteriore sviluppo, dopo averne ottenuto la protezione brevettuale e la caratterizzazione preclinica. Al di là degli obiettivi scientifici e industriali, la nostra motivazione nasce dalla volontà di proporre soluzioni concrete per la rinascita di questo made in Italy di notevole valore intrinseco aggiunto ed elevato spessore strategico». Parlando dei risultati ottenuti in ambito di ricerca, quali sono oggi le vostre punte più avanzate? «Siamo fortemente impegnati in progetti di ricerca biomedica per lo sviluppo preclinico avanzato di potenziali farmaci innovativi in campo oncologico. Grazie alle incentivazioni finanziarie concesse dalla Regione Lombardia

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I nostri progetti di chimica esplorativa per la ricerca biomedica in campo oncologico, implicano lo sviluppo preclinico di potenziali farmaci innovativi

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o dal Ministero dello Sviluppo Economico e in collaborazione con partner storici – come l’Istituto Nazionale Tumori e altri rinomati gruppi di ricerca sia in Italia sia nel mondo – , i prodotti sui quali stiamo lavorando attualmente sono derivati semisintetici strutturalmente relati alla berberina, un alcaloide di origine naturale usato da secoli nella medicina cinese e ayurvedica. Questo composto presenta diversi effetti farmacologici e biochimici, e ha dimostrato di possedere un notevole potenziale curativo in un ampio spettro di applicazioni cliniche, tuttavia non diretto verso una terapia specifica. I derivati che noi abbiamo disegnato e preparato, però, si sono dimostrati significativamente attivi su modelli di tumori – come, per esempio, i mesoteliomi, il cancro ovarico, il cancro del colon, il tumore mammario e alcuni tumori infantili – considerati abbastanza refrattari ai farmaci in questo momento in uso». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 283


ODONTOIATRIA

Superiorità tecnologica in 3D È più veloce, economica e sicura. La precisione del calcolo computerizzato non ha pari. Gianluca Cicardi spiega come la nuova tecnologia abbia cambiato la professione odontoiatrica in protesi e in chirurgia Renato Ferretti

ome per tutte le grandi innovazioni tecnologiche bisognerà aspettare prima che si diffonda in modo capillare. Per il momento, a scegliere questa tecnologia sono l’1,5 per cento dei dentisti italiani. L’investimento richiesto è, come si può immaginare, piuttosto alto. Cerec Omnicam è il più innovativo apparecchio, dopo il Cerec Red e il Cerec Blu Cam, che esegue scansioni a colori di tutte le superfici intraorali senza la necessità di opacizzarle e le esperienze cliniche lasciano pen-

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sare di essere entrati in un mondo dal quale non si potrà più tornare indietro, se vogliamo qualità e sicurezza per i pazienti, con un gap sempre più ampio tra chi usa e chi non usa la tecnologia. Il dottor Cicardi, chirurgo odontoiatria e titolare del High Tech Dental Implant – Cad Cam Center, è stato il primo in Italia a dotarsi del nuovo sistema. Per Cicardi, le caratteristiche del Cerec Omnicam rivoluzionano il lavoro degli odontoiatri. «Oltre a realizzare, con una semplice foto, delle impronte digitali per poi costruire


Gianluca Cicardi

In apertura, Il dottor Gianluca Cicardi, medico chirurgo odontoiatra e titolare dell’ High Tech Dental Implant – Cad Cam Center con sede a Erba (CO) www. studiodentisticocicardi.it

direttamente al computer i manufatti protesici (corone, intarsi, faccette e ponti in ceramica integrale) lo stesso apparecchio viene utilizzato insieme a un’altra nuova tecnologica apparecchiatura radiologica, la Cone Beam 3D (cbct) - spiega il dottore -che esegue immagini radiologiche in 3D, per poi effettuare, tramite un sistema totalmente computerizzato, l’implantologia computer guidata virtuale. Quest’ultima innovazione permette, al clinico, di eseguire la chirurgia implantare progettata interamente al computer. Offrendo al paziente sicurezza e soprattutto comfort, infatti gli interventi vengono eseguiti senza tagli alla gengiva, senza gonfiore e dolore e in modo nettamente più veloce e preciso». Eppure ci sono alcuni dentisti convinti che il metodo tradizionale sia tuttora più preciso. «Il paragone – dice Cicardi – non sussiste. La tecnica tradizionale dell’impronta espone tutta l’operazione a molti passaggi, all’aumentare dei quali aumentano anche le possibilità di errori. Invece, con la nuova tecnica il passaggio è unico: una foto in bocca. Se le condizioni in cui avviene la foto sono ottimali allora si avrà un dente perfetto, perché nella modellazione dello stesso il computer non sbaglia». Quali sono le caratteristiche principali dell’apparecchio? «L’uso dell’apparecchio è facile e intuitivo. La funzione di ripresa e il formato della telecamera sono all’insegna dell’ergonomia. Con grande semplicità il dentista può effettuare



Il paragone con il sistema tradizionale non sussiste: ora operiamo in unico passaggio azzerando le possibilità di errore



una ripresa precisa dell’arcata completa in tempi brevissimi. A sorprendere sono state soprattutto tre caratteristiche della nuova telecamera: Cerec Omnicam può riprendere immagini della bocca, digitalizza le superfici dei denti con i suoi colori naturali ed esegue la scansione senza alcun bisogno di applicare polvere opacizzante come invece si faceva con gli altri Cerec». Tutto questo a che vantaggi porta riguardo alle possibilità operatorie? «Nel mondo dentale il Cerec ha segnato la storia e ha introdotto la tecnologia digitale nelle impronte del cavo orale e nella realizzazione di ponti, corone, intarsi e faccette in ceramica integrale con sistemi Cad Cam. Grazie a questa rappresentazione realistica del modello virtuale, è possibile distinguere senza difficoltà i diversi materiali come smalto, dentina, gengiva, metallo o composito, nonché il rilievo del palato. Ciò non solo consente di orientarsi in maniera intui-  LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 285


ODONTOIATRIA

DENTISTI “SPERIMENTATORI” o studio High Tech Dental Implant – Cad Cam Center, è avvezzo alla sperimentazione di nuovi sistemi e apparecchiature high tech. Oltre ad adottare il Cerec Omnicam, è stato il primo studio italiano anche per l’Implantologia Computer Guidata, totalmente virtuale. «Cerec meets Galileos 3D – spiega il dottor Cicardi, che offre al clinico la possibilità di eseguire un’implantologia innovativa tutta virtuale. Il nostro studio è dotato di tutte le tecnologie presenti oggi nel mercato odontoiatrico, tra cui anche Radiologia digitale 3D Cbct a bassissima dose di radiazioni, elettromiografia Dental Contact Analyzer Tm Joint, per la costruzione di bite individualizzati e bite sportivi che incrementano le prestazioni fisiche, laserterapia, prevenzioni tumori cavo orale a luce fluorescente, sbiancamenti al plasma, sedazione cosciente, ultrasono terapia a cavitazione e piezochirurgia. Infine, per quanto riguarda l’implantologia, la novità è l’impianto Blu, che con speciali trattamenti si assicura un’osteintegrazione di migliore qualità e con tempi ridotti».

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 tiva all’interno della bocca del paziente, ma

serve in particolare a definire con sicurezza il margine della preparazione, persino nella regione sub gengivale ed epi gengivale. Si possono realizzare manufatti protesici senza metallo altamente estetici, indistinguibili dai denti naturali, con resina, ceramiche felspatiche e al disilicato di litio e zirconio. La testa di piccole dimensioni consente di eseguire agevolmente scansioni anche nelle aree di difficile accesso, evitando così al paziente le fastidiose impronte». In che modo è migliorata la vostra pratica clinica con l’adozione delle tecnologie

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Cerec, più in generale? «È aumentata la velocità di esecuzione, è cambiato il tipo di trattamento utilizzato, i materiali ora sono “metal free”. È migliorato il comfort del paziente che non riceve più le impronte: si fa tutto in digitale. Adesso quindi è possibile ricostruire un dente in un’ora, quando prima ci volevano tre sedute, anche se personalmente preferisco suddividere l’operazione in due sedute in modo da velocizzare il lavoro e non lasciare il paziente ad attendere». Che riscontri avete ottenuto da parte dei vostri pazienti e quali sono gli aspetti che hanno apprezzato di più? «In particolare, molti pazienti si dicono sollevati nell’evitare lo stress dell’impronta con la pasta. Questo ha creato un passaparola che ha aumentato di gran lunga il numero dei pazienti, a testimonianza di quanto fosse considerato fastidioso il vecchio sistema. L’estetica dei nuovi materiali è notevolmente


Gianluca Cicardi



Abbiamo abbassato il prezzo dell’intervento: il costo dei materiali e del manufatto protesico, infatti, sono notevolmente inferiori

superiore rispetto alle tecniche tradizionali. L’implantologia computer guidata viene molto apprezzata dalle persone ansiose con paura del dentista per la sua velocità di esecuzione, senza tagli e suture alla gengiva e senza dolore e gonfiore. Anche i pazienti con problemi di coagulazione possono affrontare l’intervento. Le apparecchiature altamente tecnologiche, più in generale, sono considerate una garanzia, danno un’impressione di qualità del servizio superiore. In realtà bisogna saperle usare, come è ovvio, ma sicuramente la precisione che si ottiene è incomparabilmente maggiore». L’impiego di queste tecnologie e l’elevata qualità delle prestazioni hanno per contraltare un elevato costo delle cure? «Il costo dovrebbe essere maggiore dato l’investimento iniziale piuttosto gravoso per queste macchine. Per ammortizzare la spesa si dovrebbe aumentare il prezzo. Ma così facendo si lavorerebbe molto meno, data la



crisi. Invece, al contrario, noi abbiamo addirittura abbassato il prezzo dell’intervento: è vero che il costo per la macchina è stato piuttosto alto, ma il costo dei materiali e del laboratorio, quindi del manufatto protesico, sono inferiori rispetto alla tecnica tradizionale, in quanto il tecnico impiega meno tempo e mezzi per realizzare il suo lavoro». Come giudica l’attuale situazione di mercato in cui sono emerse molte offerte low cost? «Gli studi low cost sono organizzati con operazioni di marketing per ridurre i loro costi di gestione. Diversi pazienti che si sono rivolti a noi, dopo essere stati in uno studio low cost, mi hanno detto di essere stati trattati come numeri e non come persone, rimbalzati da più operatori. Hanno avuto l’impressione che venga a mancare il rapporto umano e di fiducia con il dentista. Per di più i prezzi erano molto vicini ai miei. In realtà, quindi, per quanto mi riguarda, non offrono una vera e propria concorrenza. Grazie all’uso di queste nuove tecnologie sono riuscito ad aumentare i pazienti, distinguendomi da altri studi, aumentando il numero proprio in virtù della velocità maggiore di esecuzione: mi sono potuto occupare di più pazienti a parità di tempo pur incrementando la qualità del servizio». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 287


ODONTOIATRIA

Criticità nel settore ondontoiatrico Le criticità che coinvolgono i fornitori di materiali e tecnologie, ma anche servizi, a studi dentistici e laboratori odontotecnici. Pietro Mazzola punta il dito contro perdita di marginalità evidente e ritardi negli incassi Marco Valerio Messala

uardando al 2012 e al primo semestre 2013, il fatturato del settore odontoiatrico risulta in linea con quelli degli anni precedenti. Tuttavia, come sottolinea Pietro Mazzola, titolare della milanese Mazzola Odontoservice, società specializzata nella fornitura di prodotti, tecnologie e formazione a studi dentistici e laboratori odontotecnici: «Al di là del mero dato numerico, diversi fattori indicano come il comparto stia soffrendo, rispecchiando così l’andamento economico complessivo. Il fenomeno va soprattutto a danno dell’indotto, a causa del fatto che, in parte, sono stati compromessi gli investimenti, anche quelli che i professionisti considerano Diversi fattori indicano strategici». Ma quali sono, secondo l’especome il comparto stia rienza di Mazzola, questi fattori di criticità? soffrendo, rispecchiando «Sono principalmente due. Prima di tutto, la perdita di marginalità evidente, dettata dal così l’andamento dover fare fatturato e da operatori secondari economico complessivo che non hanno bisogno di mantenere margini adeguati. Gli incassi sono il secondo fattore di criticità, specialmente per i materiali di consumo, con pagamenti ritardati e ricevute inSul fronte della fornitura di servizi imsolute anche per cifre irrisorie, che però, som- materiali, che importanza hanno, oggi, nel mandosi, costringono i fornitori a esposizioni vostro business, la consulenza e la progetbancarie». tazione? «Queste attività incidono per circa il 40 per cento del fatturato globale della società. Raggiungere questa percentuale è stato possibile Pietro Mazzola, titolare della Mazzola Odontoservice di Milano grazie a un impegno costante negli investiwww.mazzola-odontoservice.it menti per mantenerci all’avanguardia sulle

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Pietro Mazzola

DESIGN E HI-TECH o sviluppo dei sistemi di imaging avanzati e di radiologia digitale ha inizio alla fine degli anni Novanta. L’attuale gamma di prodotti innovativi è stata creata appositamente per l’odontoiatria e ideata per rispondere alle esigenze dei professionisti del settore in termini di comodità di utilizzo e prestazioni. Fra i principali produttori del settore si colloca Myray, marchio che appartiene al gruppo Stern Weber Cefla, leader nella produzione di apparecchiature odontoiatriche. Myray sfrutta le più innovative tecnologie per fornire soluzioni, comodamente alla portata di ogni professionista, che facilitano il flusso di lavoro all’interno dello studio. Fra gli ultimi prodotti lanciati sul mercato, c’è il sistema Hyperion X9, risposta globale alle principali esigenze di radiologia diagnostica e prodotto che ha ottenuto il Red Dot Design Award.

L tecnologie disponibili sul mercato, a un servizio post vendita e a un’assistenza tecnica dedicata che hanno sempre trovato riscontro nelle attese dei nostri partner». Quali sono stati i vostri ultimi investimenti? «Quest’anno il principale investimento è stato quello di entrare a far parte del consorzio Onda. Questo ci ha permesso di centralizzare la logistica – la copertura punta a raggiungere tutto il territorio italiano con un consorziato per regione – e i servizi di marketing con un magazzino di oltre 4mila metri quadrati e un sistema di gestione che permette anche agli agenti di dare risposte in tempo reale sulla disponibilità e consegna dei materiali, oltre a fornire innumerevoli strumenti di marketing. Questo investimento ha consentito di ridurre il magazzino interno e acquistare a prezzi migliori». Sul fronte delle forniture di materiali e tecnologiche, quali sono i vostri plus? «Sicuramente la collaborazione con due aziende punto di riferimento nel settore – come la Stern Weber e la Myray, per le quali siamo concessionari distributori ufficiali da 40 anni – ha contribuito a far espandere il nostro business e ha innescato un passaparola che ci ha consentito di registrare ottimi risultati. La Stern Weber da oltre mezzo secolo produce riuniti dentali di altissima qualità, proponendo apparecchiature con soluzioni innovative progettate in considerazione delle esigenze dell’odontoiatra. Oggi Stern Weber continua lungo la strada dell’innovazione offrendo, oltre ai riuniti, un’ampia selezione di strumenti e accessori fabbricati nei propri stabilimenti, che comprendono sistemi di imaging integrati e di radiologia digitale». Su quale area insiste attualmente il vostro business? «A partire dalla fondazione, che risale al 1940, operiamo soprattutto nel Nord della

Lombardia, dove abbiamo conquistato la fiducia di clienti prevalentemente nelle provincie di Milano, Como, Varese e Sondrio. Abbiamo però in progetto di ampliare il nostro territorio di riferimento, andando a coprire tutte le provincie della Lombardia, essendo esclusivisti per questa regione. Questo progetto implica un grande investimento in uomini capaci di monitorare il territorio di competenza». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 289


ODONTOIATRIA

Bambini sulla poltrona del dentista ell’immaginario collettivo, le cure odontoiatriche sono spesso considerate una piccola tortura. Quando, poi, i pazienti sono bambini, la “paura del dentista” generalmente aumenta. Eppure, la cura della salute orale nel bambino è decisiva per prevenire problemi più gravi in età adulta. Il dottor Alessio Casimiro, ortodonzista e pedodonzista presso la Dental University di Milano, indica quali sono le problematiche odontostomatologiche che più frequentemente si possono riscontrare nei bambini e negli adolescenti, con un occhio di riguardo alle malocclusioni e ai protocolli di prevenzione dentali. «La corretta igiene orale e il precoce intercettamento dei quadri disgnatici – spiega il dottor Casimiro – rappresentano i cardini della salute del cavo orale, ma non solo. Il benessere in generale del bambino è di fondamentale importanza e rappresenta lo scopo delle terapie ortodontiche e pedodontiche che svolgo». La prima visita è un momento molto importante nel quale si deve instaurare una stretta interazione

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Alessio Casimiro spiega l’importanza di intervenire per tempo per risolvere i problemi nella salute orale dei bambini e dei preadolescenti. «In alcuni casi intervenire dopo una certa fase di crescita può essere troppo tardi» Renato Ferretti

fra il curante, i genitori e il bambino stesso. «Di solito avviene intorno ai cinque anni – precisa Casimiro –, per ottenere un inquadramento diagnostico e per intercettare i quadri malocclusivi che hanno bisogno di correzione ortodontica o le problematiche di natura pedodontica (come carie, alterazioni dentarie di numero e di forma, baby bottle syndrome e altre). Ogni medico sa che la cura di un bambino non è semplice: comprendere il mondo infantile richiede sensibilità, tecnica e tempo. Inoltre la paura dell’esperienza “nuova”, quale quella odontoiatrica, dipende da molti fattori (culturali, ambientali e psicologici) che vanno affrontati e controllati già durante la

Il dottor Alessio Casimiro è odontoiatra e specialista in ortognatodonzia. Collabora con la Dental University di Milano dentaluniversity@libero.it


Alessio Casimiro

Il corretto approccio psicologico alla visita è indispensabile per la conquista della fiducia e per la realizzazione della terapia

prima seduta per attuare in futuro una terapia ottimale». Psicologicamente, quindi, è importante relazionarsi correttamente con i più piccoli e organizzare nel migliore dei modi la seduta dallo specialista. «Il corretto approccio psicologico – continua Casimiro – con il quale il genitore prepara il proprio bambino ad affrontare la visita odontoiatrica, è indispensabile per la conquista della fiducia e per la realizzazione della terapia. L’applicazione attenta e rigorosa di protocolli terapeutici di prevenzione (come l’assunzione di fluoro o la sigillatura dei solchi dei primi molari) e la cura precoce delle lesioni cariose, permettono di rispettare l’armonia delle arcate e di mantenere la funzione masticatoria: requisito fondamentale per garantire un corretto sviluppo delle arcate dentarie e limitare così le problematiche indotte dalla perdita precoce dei denti da latte». La prevenzione e la terapia precoce sono gli unici mezzi che permettono di eliminare le problematiche e i disturbi malocclusivi più gravi che si manifestano in età più adulta, per questo i problemi malocclusivi vanno affrontati durante lo sviluppo del giovane paziente. «Per esempio – dice Casimiro –, nella fase di crescita intorno ai cinque anni, il problema malocclusivo che più

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frequentemente si riscontra è il morso inverso sia nei settori latero-posteriori sia frontali della bocca. Il trattamento ortopedico, con dispositivi fissi o rimovibili, permetterà una rapida e permanente risoluzione, con il ripristino delle condizioni per uno sviluppo armonico. Un altro esempio è dato dal picco di crescita adolescenziale delle femmine e dei maschi, che spesso si verifica in età evolutive diverse nei due sessi. Nel giro di due o tre anni, infatti, lo sviluppo fisico e ormonale sarà completo: è in questa fase che bisogna correggere qualsiasi discrepanza scheletrica, poiché alla fine di questo periodo di crescita accelerata, ogni tentativo di modificare l’apparato stomatognatico risulterà poco efficace». Nell’ultimo periodo, il calo di richieste di cure odontoiatriche si è fatto più preoccupante. «Per fortuna – dice Casimiro – la fascia infantile e adolescenziale è meno soggetta al fenomeno. Sono inoltre convinto che, solo mantenendo un approccio qualitativamente alto, mediante corretti processi diagnostici e strategie di trattamento che siano le migliori in ogni situazione clinica, si possa ottenere la fiducia e il consenso da parte dei propri pazienti». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 291


ODONTOIATRIA

Più vicini al paziente Come evitare che, in tempi di difficoltà economiche, l’accesso alle cure mediche, e in particolare dentistiche, si trasformi in un privilegio per pochi. La filosofia Vitaldent: un nuovo approccio al lettino del dentista Mauro Terenziano

a contrazione della possibilità di spesa delle famiglie ha avuto ricadute anche su aspetti che non andrebbero trascurati, come quello della salute e in particolare della salute orale. Poiché le difficoltà economiche non dovrebbero far passare in secondo piano l’importanza della prevenzione e delle cure, in assenza di iniziative istituzionali in grado di ridare respiro alle famiglie, dovrebbe essere responsabilità di medici e professionisti far sì che l’accesso alle cure non si trasformi in un privilegio per pochi. Per promuovere questo senso di responsabilità e non interrompere il rapporto fiduciario fra paziente e professionista, Vitaldent Italia, che fa

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parte di un network internazionale di centri odontoiatrici, ha avviato una campagna per far affermare un nuovo approccio al lettino del dentista, rendendo quest’ultima una figura sempre più vicina alle esigenze delle famiglie. Così, attraverso i propri programmi di terapia, Vitaldent consente l’accesso alle cure indipendentemente dalle disponibilità economiche e senza rinunciare alla qualità, grazie a pagamenti dilazionati senza costi per il paziente e piani di cura personalizzati. Infatti, la squadra Vitaldent raggruppa circa 580 odontoiatri, tutti formatisi nelle università italiane. Gli stessi standard qualitativi che sorvegliano l’accesso dei professionisti all’organizzazione valgono per gli


Vitaldent

Uno degli 80 centri Vitaldent in Italia www.vitaldent.com

strumenti e i materiali utilizzati, costantemente sottoposti a controlli di qualità. Inoltre, per facilitare l’accesso del pubblico, tutti i centri Vitaldent sono posizionati in punti nevralgici delle città, in strutture senza barriere architettoniche e con orari di apertura che permettono anche a chi ha problemi di tempo di curare la propria bocca, grazie all’apertura del sabato. Se questi sono i vantaggi per il paziente, quali sono quelli per il professionista? Ogni team Vitaldent è composto da più figure specializzate in diverse branche – conservativa, ortodonzia, implantologia – e di diversa seniority, alle quali si aggiungono assistenti alla poltrona e igienisti dentali. Tutte queste figure sono coordinate da direttori sanitari e management per ogni sede. E grazie alla presenza di tutte queste professionalità, i centri Vitaldent rappresentano un’opportunità di sicura crescita professionale per un odontoiatra, favorendo lo scambio di conoscenze e di esperienze e un permanente arricchimento personale e umano. Infatti l’odontoiatra riceve una formazione continua. Vitaldent dedica grande attenzione a questo aspetto e ha investito in un dipartimento di formazione interno (Cesvit, Centro Studi Vitaldent Italia) che si occupa della formazione del personale dei centri con percorsi specifici per ogni ruolo attivo nell’organizzazione – medico e non. Il training riguarda competenze sia tecniche sia trasversali. Entrando in Vitaldent ogni persona è inserita in un percorso di formazione che continuerà per tutta la sua permanenza nell’organizzazione e ha inizio con un corso di inserimento specifico per il suo ruolo. Anche al personale non medico sono offerte diverse opportunità formative, per lo sviluppo professionale di ogni ruolo. Vitaldent investe costantemente nella formazione del proprio staff perché crede che la soddisfazione del paziente passi innanzitutto

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Le difficoltà economiche non dovrebbero far passare in secondo piano l’importanza della salute della bocca

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dalla professionalità e preparazione di ogni singolo collaboratore. Nel solo 2012 sono state erogate circa 450 giornate di formazione in tutta Italia, che hanno coinvolto più di 800 partecipanti, alle quali si sono aggiunte le partecipazioni a corsi come La metodica All-OnFour, La strumentazione in chirurgia implantare, Basic life support defibrillation, La comunicazione efficace in odontoiatria e l’orientamento al paziente. Infine, essendo Vitaldent una realtà che in Europa ha già compiuto vent’anni, farne parte significa per i professionisti italiani fare tesoro di una lunga esperienza di successo. Essere parte di un network, inoltre, dà un accesso privilegiato alla concretizzazione di partnership e collaborazioni su progetti di avanguardia, finalizzati alla condivisione di best practice, innovazioni, nuove metodiche e tecnologie. LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 293


ODONTOIATRIA

La TC Cone Beam in odontoiatria Il dottor Mauro Malvini spiega i vantaggi della Tomografia Computerizzata volumetrica Cone Beam. Una tecnologia che consente di monitorare nell’immediato l’esito dell’intervento chirurgico Renato Ferretti

ell’ambito dell’odontoiatria si sta assistendo al passaggio, graduale ma costante, dall’utilizzo delle radiografie proiettive alla Tomografia Computerizzata Cone Beam (Tccb). Con questa sigla si indica una tecnica radiologica di scansione tomografica, attraverso la quale è possibile acquisire dati e immagini di uno specifico volume del massiccio facciale o del cranio: la procedura è usata in particolar modo nell’implantologia e nella chirurgia orale. L’ausilio di software specifici (Dentascan) permette di avere immagini diagnostiche tridimensionali, consentendo di effettuare misurazioni precise non ottenibili con le tradizionali immagini proiettive bidimensionali (panoramiche e radiografie endorali). Per il dottor Mauro Malvini, chirurgo orale, implantologo e direttore sanitario dello studio Ars Medica Dentistica di Monza, la diagnosi e la pianificazione delle cure odontoiatriche tramite Dentascan offre opportunità altrimenti irraggiungibili. «I vantaggi di una diagnosi radiologica 3D Cone Beam – spiega Malvini – si possono individuare nella rappresentazione reale del distretto anatomico analizzato e di effettuare misurazioni, con

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una conseguente diagnosi precisa ed esaustiva. Tutto ciò si ottiene impiegando una bassa dose di radiazioni, comparabile con l’esecuzione di radiografie proiettive. Le possibilità diagnostiche della Tc Cone Beam offrono al paziente e al medico la sicurezza di poter programmare interventi anche molto complessi, riducendo nettamente il rischio di incidenti intra-operatori». È importante eseguire gli interventi di chirurgia orale, in particolare estrazione dei denti del giudizio in inclusione ossea, asportazione di cisti e granulomi, di rigenerazione ossea e rialzo dei seni mascellari, nonché gli interventi di implantologia, in centri dotati di questa tecnologia, che permettono di monitorare anche l’intraoperatorio. Ciò consente,


Mauro Malvini

Il dottor Mauro Malvini, direttore sanitario di Ars Medica Dentistica, centro di Microchirurgia Orale e Implantologica, Monza www.arsmedicadentistica.it

tra l'altro, di verificare in itinere il buon esito dell'intervento. Ma i vantaggi sono anche di natura pratica. La Tc Cone Beam di ultima generazione è, infatti, un’apparecchiatura che evita altri problemi collaterali tipici delle Tac tradizionali. «La macchina di cui parliamo – spiega il direttore sanitario di Ars Medica Dentistica – è verticale e aperta. L’esame, quindi, viene eseguito con il paziente seduto, senza stress, evitando così eventuali sensazioni claustrofobiche o addirittura attacchi di panico, come potrebbe accadere sottoponendosi a una Tac convenzionale. Il brevissimo tempo di esposizione (da 8,9 a 23 secondi) e la comparsa delle immagini tridimensionali (sezioni T.C., OPT e ricostruzione 3D) sul monitor collegato all'apparecchiatura, permettono allo specialista di valutare il trattamento, illustrando al paziente l'intervento da effettuare». In conclusione, per il dottor Malvini è evidente il beneficio che l’imaging 3D porta alla sua attività di chirurgo e implantologo. «Nella pianificazione implantoprotesica e in tutti i casi dove l’intervento chirurgico è da eseguirsi in prossimità di strutture anatomiche particolarmente sensibili, una corretta diagnosi diviene un requisito irrinunciabile per la riuscita del trattamento e per la

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Le nostre TC sono in rete locale, visualizzabili in alta definizione e 3D in ogni sala operativa, per avere sempre in primo piano la regione da trattare

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sicurezza del paziente. È opportuno sottolineare come sia di fondamentale importanza, nell’odontoiatria moderna, ma in generale nella medicina tutta, poter valutare in maniera assolutamente dettagliata, precisa e senza margine di errore le strutture anatomiche che sono interessate da patologie, soprattutto quando queste richiedono di essere trattate chirurgicamente. Nel nostro studio, le T.C. sono in una rete locale, pertanto visualizzabili in ciascuna sala operativa: ciò consente di avere sempre le immagini in primo piano con la regione da trattare, aiutandoci così a ottenere quella qualità e sicurezza che sono i cardini dell’odontoiatria moderna». LOMBARDIA 2013 • DOSSIER • 295


ORTODONZIA

Nuove sinergie tra ortodonzia ed estetica

L’ultima frontiera è oltre gli steccati delle specializzazioni, verso una visione dell’estetica del paziente nel suo complesso. Achille Farina parla della sinergia tra ortodontisti e medici estetici e delle nuove possibilità terapeutiche Renato Ferretti

egli Stati Uniti è una tendenza sempre più diffusa e ora anche in Europa sembra affermarsi. Gli odontoiatri guardano alle nuove possibilità che competenze diverse danno al loro campo d’intervento: nasce così la sinergia con i medici estetici e i chirurghi plastici. L’idea di base è che la bocca nel suo complesso costituisca un organo la cui funzione ed estetica ottimali possono essere ripristinate in un modo più articolato, grazie a tecniche, materiali e tecnologie adesso disponibili. Che la bocca abbia un’importanza estetica, e quindi sociale, molto importante è fuori discussione. A spiegare l’ultima frontiera della cura dentale, che così diventa multidisciplinare, è il dottor Achille Farina, il cui studio è a Brescia, ma che collabora quale professore a contratto con l’Università di Ferrara, dove si occupa proprio delle possibili coniugazioni tra ortodonzia e medicina estetica. «Nonostante la diffidenza che ancora resiste nei confronti di questa branca medica – dice Farina – sono sempre di più i pazienti che richiedono prestazioni più complete riguardo la salute della bocca, soprattutto riguardo le tecniche antiaging. Inoltre non si tratta di intervenire solo su inestetismi di per sé innocui, ma del perfezionamento di un organo importante». In che modo la scuola di ortodonzia dell’Università di Ferrara si avvale della sua collaborazione? «È da circa tre anni che lavoriamo allo sviluppo di una metodica organizzata che coniughi l’or-

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Il dottor Achille Farina esercita a Brescia www.dottorfarina.it


Achille Farina

todonzia alla medicina estetica. Io per primo mi avvalgo nel mio studio della collaborazione di un medico estetico: in questo modo, se ritengo di dover accorciare o allungare un labbro, ad esempio, o rendere meno evidenti delle rughe, col suo aiuto possiamo intervenire efficacemente. Purtroppo, invece, oggi non sono pochi i dentisti “fai da te” che si offrono di operare in campi fuori dalla propria competenza, mentre, paradossalmente, diventa sempre più difficile rimanere aggiornati anche su una singola area dell’odontoiatria». Tra queste, quella ortodontica appare tra le più complesse. «È il motivo per cui in Italia l’ortodonzia, la branca odontoiatrica che si occupa di correggere la posizione di denti e ossa del cranio, è l’unica per la quale è prevista un’apposita scuola di specializzazione, con durata di tre anni, dopo gli studi odontoiatrici tradizionali. Siamo convinti che oggi questi specialisti dovrebbero rivolgere la propria attenzione al “sorriso” come a un quadro la cui cornice, intesa come labbra e zona peri-orale, è altrettanto importante». Quali sono le nuove opportunità date dalle moderne tecniche d’intervento? «Ce ne sono più d’una, come il riallineamento dei denti con moderne tecniche invisibili. Tempo fa la soluzione era una sola: smettere di sorridere per un po’, visto che l’apparecchio per curare i difetti dentali era non solo visibile, ma anche scomodo e spesso doloroso. Oggi

Gli specialisti dovrebbero rivolgere la loro attenzione al “sorriso” come a un quadro la cui cornice, labbra e zona periorale, è altrettanto importante

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con le moderne tecniche tridimensionali computerizzate è possibile costruire allineatori perfettamente lisci e trasparenti. In tal modo tutto può essere curato senza che sia visibile e con il massimo confort. Un altro esempio può essere la correzione di alterazioni del colore o della forma dei denti mediante faccette in ceramica che sono cementate sulla superficie esterna (labiale) dei denti anteriori. Sono traslucenti e quindi permettono il passaggio e la diffusione della luce attraverso il dente, così come avviene in natura attraverso lo smalto, ed è per questo motivo che il risultato estetico è sorprendentemente naturale». Quali sono i pericoli maggiori causati dall’incuria a livello orale? «Si pregiudica non solo l’estetica, ma anche la funzione masticatoria in generale. La tendenza negativa che porta le famiglie italiane a curare meno la propria bocca porta solo a una procrastinazione del problema: l’incuria danneggia i denti e ne può causare la perdita e dopo un po’ di tempo, se si vuol continuare a masticare, ci vorranno le protesi».

Con le moderne tecniche tridimensionali computerizzate è possibile allineare i denti con mascherine perfettamente lisce e trasparenti. Massimo confort ed estetica ottimale

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Dossier Lombardia 09/2013