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A is Oberaius e a is Priorissas che nei secoli hanno tenuto viva l'opera e la tradizione del Gremio dei Contadini di San Giovanni Battista di Oristano

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Progetto: Associazione culturale Aristiane · Oristano Coordinamento editoriale e scientifico: Maurizio Casu, Francesco Obino Testi di: Maurizio Casu, Sebastiano Fenu, Francesco Obino, Ilaria Urgu Si ringraziano Salvatore Carta, Gianfranco Casu, Cristiana Manconi, Antonio Marchi, Giancarlo Marrosu, Emilio Matta, Manuela Pinna, Mauro Porta, Marcello Rosano, Salvatore Rosano, Adriana Scarpa, Raimondo Zucca Un particolare ringraziamento a Marina Valdès Direttore dell’Archivio di Stato di Oristano per l’attenzione prestata alla presente pubblicazione Il panno del Palio di San Giovanni (fig. 13), fotografato da Gianfranco Casu, è riprodotto su gentile concessione del proprietario Piero Ortu che si ringrazia I documenti riprodotti sono tratti dall’archivio storico del Gremio dei Contadini Fotografie di: Gianfranco Casu 1-2-18-19-27-35-36-39-44-45-46-47 Maurizio Casu 22 Cristiana Manconi 4-7-9-15-16-20-23-24-25-28-30-37 Mauro Porta 6-29-49 Salvatore Rosano 10-17-26-38-48-50 Archivio Gremio dei Contadini 12-21-33-34-40-42-43 Archivio Salvatore Carta 31-32 Archivio Efisio Leoni 14 Archivio Antonio Marchi 3-5-13-41 Archivio Giancarlo Marrosu 8-11 Progetto grafico: ADWM Oristano Impaginazione: Giovanna Zucca Stampa: Tipografia Ghilarzese Finito di stampare: Oristano, agosto 2010

® Vietata la riproduzione anche parziale 4|


Indice

Saluto

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Presentazione

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Dalla obreria de la iglesia rural de San Juan Baptista al gremio dei contadini

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Il gremio dei contadini di San Giovanni Battista di Oristano

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Organizzazione e attività del gremio La chiesa di Santu Giuanni de Froris cappella del gremio Le feste del gremio Il gremio e la Sartiglia Le fasi della corsa

San Giovanni e le sue carte Serie 1. Deliberazioni della società Serie 2. Protocolli della corrispondenza Serie 3. Contratti Serie 4. Atti Serie 5. Quietanze Serie 6. Contabilità Serie 7. Miscellanea

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Documenti dell’archivio del gremio di San Giovanni

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Appendice

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Serie cronologica de is oberaius majoris del gremio dei contadini posto sotto l’invocazione del glorioso San Giovanni Battista Segretari del gremio dei contadini di San Giovanni Battista dal 1864 al 2010 Composizione del gremio dei contadini di San Giovanni Battista nell’annata 2010-2011

Fonti e bibliografia Fonti Bibliografia

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Saluto

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on immenso piacere presentiamo la pubblicazione “Il gremio dei contadini di San Giovanni Battista di Oristano. La sua storia e le sue carte”, resa possibile grazie al prezioso contributo del Comune di Oristano, dell’Amministrazione Provinciale di Oristano e della Fondazione Banco di Sardegna. Pubblicazione che segna, anzitutto, la conclusione di un progetto che ha visto la catalogazione dei documenti custoditi nell’archivio del gremio, attraverso i quali è possibile conoscerne l’organizzazione e l’attività a partire dal XVIII sec. Ma è anche il punto di partenza per proseguire il cammino alla ricerca dell’origine del sodalizio gremiale. Alcuni indizi giungono da documenti seicenteschi e settecenteschi provenienti da altri archivi che delineano un’originaria struttura di “obreria” istituita per custodire e preservare la chiesa rurale di San Giovanni Battista. Nel tempo questa è evoluta nelle forme del gremio per poi, con la legge del 29 maggio 1864 che ha di diritto abolito le associazioni di mestiere, trasformarsi in una società con caratteristiche devozionali e mutualistiche. La ricerca continua nella speranza di rinvenire nuovi documenti che permettano di diradare la nebbia che avvolge le origini del sodalizio, con l’auspicio di ritrovare l’antico statuto che reggeva la corporazione, ma soprattutto con la ferma volontà di salvaguardare e custodire un elemento importante del patrimonio storico e tradizionale della città di Oristano.

Is Oberaius Majoris del Gremio dei Contadini Genesio Passiu e Gianni Obino

Il Presidente dell’Associazione Aristiane Carlo Pau

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La bandiera del gremio davanti alla cattedrale di Oristano.

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Presentazione

Marina Valdès

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el 1961, nel pubblicare gli Statuti inediti di alcuni gremi sardi, Francesco Loddo Canepa constatava che la storiografia sui gremi si era, sino ad allora, limitata allo studio degli Statuti, in mancanza degli atti deliberativi e della documentazione amministrativa e contabile andata dispersa. Si potrebbe dire, parafrasandolo, che studiare una società dai suoi Statuti sarebbe lo stesso che interpretare l’Italia di oggi leggendo la Costituzione. Mancava, secondo Loddo Canepa tutto “il vissuto”, cioè la comprensione di come riflettessero su se stessi e sulla società gli uomini associati e quale peso e ruolo effettivo avessero le corporazioni di mestiere all’interno delle città. Nei 50 anni passati da allora qualcosa di significativo è cambiato. Questo volume ne è la prova più concreta: inventariare è segnalare, offrire, mettere a disposizione il materiale, prezioso per la ricerca, come segnalava il Loddo Canepa, che sembrava perduto. L’ “emersione” dei verbali della Giunta della Società di San Giovanni, la serie che meglio rappresenta il ruolo della classe dirigente del gremio, ci permette finalmente di guardare da vicino, nel suo realizzarsi, la politica della società nei suoi rapporti interni ed esterni. Ma l’inventario dell’archivio del Gremio dei contadini di Oristano è già per se stesso la dimostrazione tangibile di un cambio di passo, il segno della consapevolezza matura del valore culturale di ciò che si conserva e che è patrimonio di tutti. E va dato atto al Gremio dei contadini, che con convinzione e con coraggio ha portato avanti il progetto di inventariazione dell’archivio, di essere attore importante di tale consapevolezza, capace di propagare all’esterno, amplificandola, l’attenzione alla conservazione e alla consultabilità dei documenti gremiali. L’inventario mostra, già nella sua struttura, la rilevanza economica e patrimoniale dell’associazione. I documenti, pur essendo per lo più post-unitari, quindi post-

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corporativi, hanno una continuità strettissima col passato: nel patrimonio della Società ci sono gli stessi beni immobili, i terreni e i fabbricati di proprietà del vecchio gremio corporativo, di cui hanno travalicato la soppressione. Tutta la serie dei contratti, rinnovati periodicamente dal Presidente in carica, ci parla di beni risalenti nel tempo, così come ci parla del loro valore e della loro rendita, anche passata. La grande quantità di censi, nient’altro che prestiti in denaro, erogati a tassi di interesse e con garanzie ipotecarie uguali a quelli che chiedono oggi gli Istituti di credito, rivela chiaramente la funzione di “banchieri” svolta dai maggiorenti del gremio. Non è un caso che il documento più antico, del 1733, sia proprio un atto di censo, perché i gremi, attraverso questi strumenti, muovevano l’economia, accrescendo la ricchezza propria e della città, di cui i gremi erano elementi strutturali e portanti. Tanto che, pur tenendo ben presente l’aspetto devozionale e mutualistico delle corporazioni di mestiere, credo che, se altri fossero stati gli attori economici nell’Oristano del Cinque-Seicento, altri, e non i gremi, sarebbero gli attori della Sartiglia di oggi. L’Archivio di Stato di Oristano conserva un patrimonio documentario di fortissimo interesse per la storiografia sulla città Sette-Ottocentesca ed è forte l’impegno a realizzare gli inventari dei fondi più significativi in tal senso. Convogliare gli sforzi comuni per una ricerca a tappeto sulle migliaia di atti notarili e sui catasti urbani e rurali è un auspicio realizzabile: sono sicura che, alla conclusione, saremo in grado di dare risposte alle domande che ci poniamo con insistenza ogni volta che pensiamo alla Sartiglia: perché una giostra “carnascialesca”? perché la sfida fra contadini e falegnami? E le molte altre domande sulla sua origine o, anche, sul mistero dello Statuto mancante dei contadini. Le ipotesi, certo, non mancano, ma gli archivisti cercano e vogliono prove. Se la ricerca storica è spesso lunga e impegnativa, tuttavia merita di essere intrapresa perché, come sempre, le risposte verranno, tanto più numerose, quanto più forti saranno state le sinergie create. Intanto sulla collaborazione fra l’Archivio di Stato e il Gremio dei contadini si può contare.

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Trasporto della bandiera del gremio – Anni ’50.

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Dalla obreria de la iglesia rural DE San Juan Baptista al gremio dei contadini

Sebastiano Fenu

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Avendo Noi visitato secondo d’obbligo nostro pastorale la chiesa rurale di San Giovanni Battista preculsore, che è al mezzo giorno di Oristano, e che trovasi raccomandata alle cure del Gremio o Società dei Contadini di questa popolazione di Oristano, i quali si congregano sotto il titolo e la invocazione del detto Glorioso Santo, siamo lieti per averla trovata in istato decente e raccomandiamo vivamente al detto gremio che abbia attenzione a mantenerla sempre in buono stato, provvedendo in tempo alle opportune riparazioni sia nei tetti e nelle altre parti esterne sia nell’interno, al pavimento, alle pareti alle suppelletili eccetera»1. Con queste parole monsignor Antonio Soggiu, arcivescovo d’Arborea, apriva il decreto della visita pastorale effettuata il 20 settembre 1875 presso la chiesa di San Giovanni Battista. Molto è stato scritto negli ultimi anni sui gremi, sulla loro storia e su diversi aspetti delle loro attività, ma per la maggior parte tali studi hanno interessato le associazioni di mestiere di Cagliari, mentre meno numerosi sono quelli condotti sulle altre città sarde, tra cui Oristano. Relativamente a quest’ultima città i contributi si sono praticamente limitati alla edizione degli statuti di sei dei sette gremi conosciuti, e solo in pochi casi si è affrontato il tema facendo ricorso ad altre tipologie documentarie2.

Cfr. Archivio Storico Diocesano di Oristano (in seguito ASDO), Visite Pastorali, cartella 4, fasc. 12, Visita pastorale dell’Arcivescovo Mons. Antonio Soggiu in data 20 settembre 1875. 1

Per una bibliografia generale si veda Corporazioni, Gremi e Artigianato tra Sardegna, Spagna e Italia nel medioevo e nell’età moderna (XIV-XIX secolo), a cura di A. Mattone, Cagliari 2000; M. E. Cadeddu, En nom de nostre señor Déu, sia a tots notori... Vite di artigiani e apprendisti oristanesi negli atti di un notaio del xvii secolo, in Sardegna e Spagna. Città e territorio tra medioevo ed età moderna, «Archivio Sardo. Rivista di studi storici e sociali», nuova serie, n. 2, Roma, Carocci Editore, 2001, pp. 143-173.

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Da questi ultimi studi, condotti soprattutto sui registri notarili e sulla documentazione conservata nell’archivio storico del Comune, è emersa la singolarità della realtà corporativa oristanese, in primo luogo per quanto riguarda l’origine religiosa, che si riteneva ormai accertata, dei sodalizi di mestiere. A partire dalla seconda metà del XVI secolo in città è attestata la compresenza di sodalizi di mestiere, probabilmente già regolati da statuti ed istituzionalmente riconosciuti, e di sodalizi di ispirazione religiosa, composti in questo caso da persone che esercitavano professioni diverse. La più antica notizia risale al 16 luglio 1563. In quella data il Consiglio civico di Oristano si riunisce per discutere una proposta, avanzata dal consigliere in capo Giuliano Dessì, sull’opportunità di costituire una confraria di mercanti e negozianti. Nelle intenzioni del proponente alla nuova associazione si sarebbe dovuta affidare la riparazione e manutenzione della chiesa di San Vincenzo, che minacciava di cadere. I beneficiati infatti erano soliti riscuotere le rendite della stessa senza occuparsi poi della sua conservazione. Citando l’esempio di altre confrarias cittadine, le quali avevano in custodia le chiese del Santo Spirito, di San Pietro e della Maddalena3, della Misericordia4 e di Sant’AnPer le tre chiese del Santo Spirito, di San Pietro intra muros e della Maddalena si conoscono le rispettive confraternite devozionali, probabilmente legate all’Ordine francescano della vicina chiesa di San Francesco; agli inizi del ‘600, considerato che «per y entre dites conflaries vertex moltes inconvenienties per raho de portar lo Christo y lletera en temps que un conflare o jermana, moller, marit y fill de aquells va a morir», raggiunsero un accordo per accompagnare, unite, i rispettivi confratelli, consorelle e i loro familiari defunti alla sepoltura. Le tre confraternite erano rappresentate da «Juan Lleonart Pitzanti, prior lo present y corrent añy de la venerable conflaria de la yglesia y parroquia del glorios Espirit Sant de la present ciutat de Oristañy, Antiogangel Casu, sotaprior de dita yglesia y conflaria, Truisco Pira, Jacharias Pitzolo, Nigola Pisu, Barçolu Cabra, Antiogo Sanna, Joan Jacu de Ara, Gaspar Cani, Antiogo de Are, Perdu Meloni, Francisco Pintolino, Joanni Pisanu, Simoni Vacha, Francisco Brothu, Joan Antiogo Onni y Barçolu Corria, tots conflares de dita yglesia y conflaria del dit glorios Espirit Sant, y Joan Correli, prior de la venerable compagnia e iglesia e Santa Maria Magdalena intra muros d’esta ciutat, Hieroni Carboni, sotaprior, Christopholu Ennas, Pauli Peis, Nigola Flori, Perdu Gallita, Antiogo Caddeu, Sebastiá Pisci, Serbestu Sanna y Leonardu Serra, tots conflares de dita compagnia e yglesia de Santa Maria Magdalena, y Antiogo Eeriu, prior de la venerable compagnia e yglesia del glorios Sant Pere etiam intra muros d’esta dita ciutat, Francisco Meli, Salvador Madeddu, Jacu Orrù, Santoru Manca, Antiogo Serra, Barçolu Porxedda, Joanni Porxedda, Francisco Soru, Matheu Mereu, Quirigu Zuddas, Antiogo Pitzalis, Sisinni Massa y Joanni Pisu, tots axibe conflares de dita yglesia y compagnia del dit glorios Sant Pere».

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Nella «iglesia sots invocatio de nostra Señora de Misericordia» aveva sede la «compagnia de la Oratio alias de la Mort» almeno dal 1601. Facevano parte della confraternita «Urbano Murro, Joan Pere Vi-

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tonio, il Consiglio delibera di costituire l’associazione, che avrebbe riunito «tots los mercaders y negociants de la present ciutat, so es que negocian de qualsevol mercaderies, de formages, cuyros, llanes, pellises com encara los que vindran drap, teles, berretes, vels, tiretes y alias»; ciascun associato avrebbe dovuto versare ogni anno, per la ricorrenza della Madonna di Montserrat dell’8 settembre, un contributo di 20 soldi da impiegare nella manutenzione dell’edificio e per la celebrazione di una messa settimanale5. Non è stato possibile accertare se tale associazione sia effettivamente sorta o se il tentativo sia rimasto sulla carta. Certo è che dopo circa mezzo secolo la chiesa «que sta en medio de la ciudad» era nello stesso stato di abbandono in cui si trovava a metà ’500: «le ha caydo todo el tejado y las parets estan abiertas en muchas partes», le sue condizioni erano tali che – asserivano i consiglieri - «verla es llastima»6. A differenza però delle confraternite che amministravano le altre chiese citate dal consigliere in capo, quella costituenda dagli amministratori cittadini sembra somigliare più ad una associazione gremiale che religiosa. Di poco successive sono le prime testimonianze di associazioni gremiali già costituite ed operanti. Da un tariffario del 18 marzo 1567 sembra desumersi che fabbri, calzolai, conciatori, sarti, carrettieri, costruttori di carri e ceramisti si fossero già riuniti in associazione7.

lesclars y Minuta, Gaspar Sanna y Francisco Pira menor de dies, guardians de dita Compagnia, Lleonart Pira cavaller, Juan Antiogo Ponti, Miguel Cabula, Antoni Concu, Antiogo Angel Atçori, Angel Pira, Antiogo Pinna, Damiano Olla, Matheu Pitçolo, Cosme Pira donzell, Nicolau Pira, Francisco Porta, Joan Francisco Vilesclars, Antonio Quirra, Nicolau Scano, mestre Miguel Matçuçi, mestre Joan Pinna y Antonio Francisco Dessì». Cfr. Archivio Storico del Comune di Oristano, Sezione Antica (in seguito ASCO, SA), Llibre de Concelleria n. 274 (1562-1563), c. 70r-70v; il documento, rinvenuto nel 2003 nel corso di un tirocinio promosso dall’Università di Cagliari, è stato in seguito oggetto di studio. Cfr. S. Fenu, La confraria dels mercaders di Oristano. Un gremio inedito?, relazione presentata al convegno Maestri e maestranze in Sardegna, tenutosi ad Oristano il 20 maggio 2005. 5

Cfr. ASCO, SA, Llibre de Concelleria, n. 321 (anno 1620–1621), c. 35v e c. 52r, lettere dei consiglieri al sovrano del 10 marzo e del 21 maggio 1621.

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7 Cfr. ASCO, SA, Llibre de Concelleria, n. 277 (anno 1566–1567), cc. 23v-31v. Il tariffario, rinvenuto dallo scrivente, è ora pubblicato in W. Tomasi, Mestieri, manufatti, salari e tariffari nella Oristano del XVI secolo, in «Bollettino dell'Archivio Storico del Comune di Oristano», anno II, n. 2 (agosto 2008), pp. 53-58. L’origine dei gremi oristanesi, i loro rapporti con l’amministrazione civica e con i gremi della città di Cagliari saranno oggetto di un prossimo lavoro.

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Componenti del gremio dei contadini nei primi anni ’50. 16|Dalla obreria de la iglesia rural de San Juan Baptista al gremio dei contadinI


I più tardi statuti dei falegnami e dei fabbri suggeriscono l’esistenza di uno stretto legame con i corrispettivi gremi della città di Cagliari, tanto che i primi utilizzarono gli statuti cagliaritani almeno fino al 1693, mentre i secondi si dotarono di uno statuto che «colpisce fin dalla sua prima lettura per la sua strana composizione (…) una pittoresca miscellanea di capitoli disparati, nei quali tuttavia s’intravede qua e là qualche serie relativamente ordinata di norme»8. Una raccolta eterogenea dunque, che sembra composta da parti diverse (un «artificioso accostamento di organi dissezionati», per usare le parole della Zanetti) assemblate in un secondo momento, e che nel capitolo 35 svelano l’origine cagliaritana del documento, che venne redatto infatti nel borgo di Villa Nueva de Caller. In questo panorama così avaro di notizie e di studi, il gremio dei contadini è sfuggente. Fatta eccezione per alcune pubblicazioni di carattere divulgativo relative alla Sartiglia, su di esso poco o nulla è stato scritto, restando tra tutti quello meno studiato e meno conosciuto e, a tutt’oggi, l’unico gremio sardo attestato di cui ignoriamo lo statuto. Il Lippi non lo cita nel suo saggio del 19069; allo stesso modo non ne parla il Barbieri nel suo articolo sugli statuti di gremi relativi all’agricoltura10; il Loddo Canepa, segnalando l’omissione del Lippi, afferma di aver avuto informazioni dell’esistenza dello statuto in quanto, ricevuto incarico da parte del Prefetto di Cagliari di reperire delle informazioni sul gremio, gli venne risposto che «l’associazione non intendeva comunicarl[e] a causa di una lite in corso»11. Notizie incerte e contrastanti dà Cfr. G. Zanetti, Alcuni statuti inediti di corporazioni artigiane di Sassari e Oristano (contributo alla storia del diritto del lavoro), estratto da «Studi Sassaresi», vol. XXIX - fasc. I-II – 1960, pp. 18-19. 8

Cfr. S. Lippi, Statuti delle corporazioni d’arti e mestieri della Sardegna, Cagliari, Tip. dell’Unione Sarda, 1906, estratto dal «Bullettino bibliografico con notizie bibliografiche di letteratura italiana contemporanea», vol. 4, fascc. 46-48 e vol. 5, fascc. 49-51; l’autore per la città arborense cita solo 6 gremi, cioè: figoli (statuto del 26 maggio 1692), sarti (3 giugno 1708), falegnami (18 gennaio 1693), muratori (16 dicembre 1615), ferrari (13 agosto 1624) e scarpari (18 maggio 1721).

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Cfr. G. Barbieri, Alcuni statuti di gremi sardi relativi all’agricoltura, in Testi e documenti per la storia del diritto agrario in Sardegna, a cura di A. Era, Sassari 1938, pp. 437-486.

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Cfr. F. Loddo Canepa, Statuti inediti di alcuni gremi sardi, Padova 1961.

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infine lo Spanu, secondo il quale l’associazione avrebbe avuto la propria sede presso la chiesa della SS. Trinità, un’affermazione che però non viene supportata da alcun riscontro documentario12. Le più antiche attestazioni documentarie di un’associazione avente sede presso la chiesa rurale di San Giovanni Battista, datano alla metà del XVII secolo. Nel 1650 è attestata la donazione di un carro di sale in favore della chiesa, versato all’obriere Giovanni Virdis13; da un atto di cancellazione di un censo del 13 luglio 1653, si evince che la chiesa era amministrata da un obrer e posta sotto la direzione di un sacerdote almeno dal 1638, anno in cui Antiogo de Casas costituì il censo in favore della chiesa14. La chiesa, come spesso accadeva, veniva beneficiata con donazioni di beni e denari. Così Benita Porru, vedova di Moriscu Orrù, dettando il suo testamento nel 1641, Cfr. L. Spanu, Storia e stauti dei gremi di Oristano. Vita sociale ed economica nel ’600, Oristano 1997, p. 56. 12

Cfr. Archivio di Stato di Cagliari (in seguito ASCA), Antico Archivio Regio, vol. BQ8, citato in D. Satta, Organizzazione amministrativa e gestione commerciale delle saline oristanesi alla metà del XVII secolo (1647-1650), in «Archivio Oristanese», a cura di M. G. Farris, Mogoro 2003, pp. 89-115. 13

14 Cfr. ASCA, Atti notarili sciolti di Oristano, notaio Sebastiano Mocci, vol. 457 (1653), cc. 238r.-239v.; «Dicto die [1653 luglio 13], Oristany. Sit omnibus notum com Francisco Flori, massayo d’esta ciutat de Oristany, y obrer lo present ayn de la iglesia del glorios precurssor Sant Juan Baptista extra muros d’esta ciutat, fent estes coses de expresso consentiment, voluntat y en presentia del reverent Joseph Serra, prevere jurat de aquella, en dit nom de son grat y certa sciencia confessa y en veritat regonex a Salvador Orju, massaio del Burgo d’esta dita ciutat, jendre y curador, segons asserex, del quondam Antiogo de Casas, a estes coses present et cetera, que de aquell en dines conptants en presentia dels notari y testimonis infrascrits confessa haver hagudes y rebudes la quantitat de vint y sinch lliures moneda corrent en Oristany; e son per lluitio, redemptio y quitament de la quarta part de tot aquell sençal de || [c. 239r] preu y proprietat sent lliures, pentio annua vuit lliures a la soluptio, paga y responçio del qual es tingut y obligat fer y tots ayns respondre dit quondam Antiogo de Casas de dit burgo a la dita iglesia, ab acte per lo discret Juan Agusti Correli notari publich d’esta dita ciutat a 18 del mes de jener del ayn 1638, Oristany, al qual se hatgia rellaçio (…) que per haverlli fet graçia de lluir dit sençal en quatre iguals pagues se son aceptades des 25 lliuras restant empero en sa força y valor lo dit e prechalendat acte de sençal per raho dels || restants setanta sinch lliures com també per raho de la prioritat del temps y milloria en dret y obligations per dit quondam Casas en dit acte de sençal fetes y fermades. Declarant que lo dit Salvador Orju té pagades dites vint y sinch lliures de dines de dit Casas son sogre predit, prosehits de en carro y un juo de bous domats que segons asserex té venut. E per ço renuntiant et cetera. En testimoni de les quals coses ne li fa y ferma la present apocha de paga segons axi ho ferma llargament. A les quals coses lo dit reverent Serra, com dit es, present ad aquelles, consent y sos consensso y assensso presta. Axi ho ferma llargament. Actum et cetera.»

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dopo aver chiesto di essere sepolta nella chiesa di San Sebastiano e di essere accompagnata alla sepoltura dalle confraternite del Rosario e dell’Annunziata, lasciò in dono alla chiesa due quadri, raffiguranti uno la Madonna e il secondo Gesù15; il contadino Juan Angel Pillitto lasciò alla obra della chiesa rurale di San Giovanni Battista extra muros 20 soldi16. Questi documenti inducono a pensare che l’amministrazione della chiesa fosse demandata non a un’associazione di mestiere né a una confraternita di tipo devozionale, quanto piuttosto ad un soggetto strutturato secondo il sistema dell’obreria o fabbriceria. Le fabbricerie17 (obrerias in ambito sardo) erano enti ecclesiastici che provvedevano all’amministrazione di quella parte del patrimonio di una chiesa destinato alla manutenzione della stessa (fabrica ecclesiae) e alle spese per il culto. Traevano origine dalla istituzione della cosiddetta portio o quarta fabricae diffusa nell’amministrazione della Chiesa già a partire dal V secolo. Rappresentavano una parte delle rendite ecclesiastiche che, dietro disposizione dei papi Simplicio e Gelasio, vennero ripartite in quattro: una di pertinenza del vescovo (la quarta episcopi), una spettante al clero della diocesi (la quarta cleri), una destinata ai poveri (la quarta pauperum) e infine la quarta fabricae che veniva impiegata per la manutenzione dell’edificio sacro (sacra tecta) e per l’esercizio del culto. Il propagarsi della fede e il conseguente Cfr. ASCA, Atti notarili sciolti di Oristano, notaio Antonio Pintolino, vol. 616 (1641-1647), cc. sciolte non numerate, 1641, Oristano. Testamento di Benita Porru, vedova di Moriscu Orrù: «ittem dexe a la iglesia del glorios Sant Joan Baptista extra muros d’esta ciutat dos quadros ço es hu de nostra Señora y altre de Jesus que seguit meu obit le sien dats». I due quadri non sono più esistenti.

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16 Cfr. ASCA, Atti notarili sciolti di Oristano, notaio Giovanni Agostino Correli, vol. 148 (1650), cc. sciolte non numerate: 1650 aprile 22, Oristano. Testamento di Giovanni Angelo Pillitto del burgo extra muros: «item dexe a la obra de la iglesia rural del glorios preculsor Sanct Juan Baptista extra muros d’esta ciutat» 20 soldi.

Cfr. A. Bertola, Fabbrica e Fabbriceria, in Enciclopedia Cattolica, V, Città del Vaticano 1950, coll. 936-938; M. Moresco, Fabbriceria, in Novissimo Digesto italiano, VI, Torino 1960, pp. 1110-1115; Opera. Carattere e ruolo delle fabbriche cittadine fino all’inizio dell’Età Moderna, atti della tavola rotonda, Villa I Tatti, Firenze, 3 aprile 1991, a cura di M. Haines - L. Ricetti, Firenze 1996. Per quanto riguarda la Sardegna: G. Fois, Samugheo laica e religiosa attraverso i documenti archivistici dell’epoca moderna, in San Basilio e la Sardegna tra culti, storia e tradizioni, a cura di G. Fois, Cagliari 2006, pp. 167-318, in particolare il paragrafo 3 Le obrerìe, pp. 241-269; I. Bussa, L’Opera di Santa Maria de Sauccu (Màrghine) nel Seicento, in «Quaderni Bolotanesi», n. 24 (1998), pp. 269-302; Idem, Il libro dell’Opera di Santa Maria de Sauccu: 1606-1691, Bolotana 2003. 17

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moltiplicarsi delle chiese locali, unitamente alla sempre maggiore carenza di persone che potessero avere un diretto interesse ad impiegare la portio per il suo scopo originario, portò ad un profondo mutamento nell’amministrazione del patrimonio ecclesiastico, con la marginalizzazione dell’amministrazione centrale del vescovo e la creazione di un nuovo sistema fondato sulla indipendenza economica delle singole chiese, la cui gestione gravava sull’investito del beneficium della chiesa stessa. La portio divenne così un onus fabricae (onere finanziario della fabbriceria). Se l’onus fabricae ricadeva sul beneficiato, cioè se «le rendite erano assegnate indivisibilmente alla sua remunerazione e alle finalità della manutenzione e ufficiatura della chiesa», si aveva l’istituto del beneficium indistinctum. Più spesso si vennero però a costituire due masse di beni autonome, una delle quali spettava al beneficiato, l’altra - detta patrimonium fabricae - doveva essere usata per la conservazione della chiesa. Tale istituto venne chiamato beneficium distinctum. Questa parte di beni derivava in gran parte dalle offerte dei fedeli o di enti pubblici, e per questo motivo incorse da subito in una ingerenza dei laici, maggiore o minore a seconda dei luoghi, desiderosi di averne la gestione o per lo meno il controllo. Sorsero pertanto amministrazioni in cui era preponderante il diretto intervento del laicato nella gestione di tali beni seppur con l’intervento di un religioso; in caso poi dell’istituzione di una persona giuridica, essa aveva la soggettività del patrimonio, che veniva gestito da un consiglio di amministrazione. Le fabbricerie ad amministrazione laica vennero via via incoraggiate dai singoli Stati e così si creò una legislazione statuale, sorta parallelamente a quella della Chiesa18. Quest’ultima dopo una iniziale avversione verso l’intervento laico, decise di disciplinarlo nel Concilio di Trento19. Si veda a riguardo il caso dell’Opera della Primaziale pisana, la cui amministrazione venne gestita dai laici già a partire dal XII secolo. Cfr. P. Pecchiai, L’Opera della Primaziale Pisana. Notizie storiche e documenti, elenco degli operai, regesto dei diplomi a tutto il dodicesimo secolo, Pisa 1906; M. Ronzani, Dall’edificatio ecclesiae all’“opera di S. Maria”: nascita e primi sviluppi di un’istituzione nella Pisa dei secoli XI e XII, in Opera. Carattere e ruolo delle fabbriche cittadine, cit.; F. Artizzu, L’Opera di Santa Maria di Pisa e la Sardegna, Padova 1974; B. Fadda, Le pergamene relative alla Sardegna nel Diplomatico della Primaziale dell’Archivio di Stato di Pisa, in «Archivio Storico Sardo», XLI (2001), pp. 7-354. 18

In Sacri Concilii Tridentini, Sessio XXII, De Reformatione can. 9, in Conciliorum Oecumenicorum Decreta, curantibus J. Alberigo, P. P. Joannou, C. Leonardi, P. Prodi, consultante H. Jedin, Basileae-Barcinonae-Friburgi-Romae-Vindobonae, 1962, p. 716, con cui si ordinava agli amminstratori delle fabbricerie, ecclesiastici o secolari, di rendere conto ogni anno della loro amministrazione al presule Ordinario. Qual19

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Nella documentazione settecentesca consultata si rinvengono ulteriori indizi che inducono a ritenere che l’amministrazione della chiesa di San Giovanni ricadesse nell’ambito delle fabbricerie, per quanto sotto vari aspetti si presenti già strutturata secondo le forme delle confraternite laicali o devozionali. Aveva come guida un sacerdote, definito «capellán de la obreria», che presenziava alle riunioni del sodalizio20; in occasione della festività di San Giovanni Battista, il 24 giugno, venivano nominati due obrers che restavano in carica un anno; aveva un segretario, la cui carica era assegnata a un notaio pubblico, al quale era demandato il compito della compilazione dei registri21; disponeva di un oratorio, o casa delle riunioni, all’interno delle mura cittadine, situato tra la Calle Nueva e la calle di San Saturnino22, siasi norma o usanza contraria doveva essere considerata nulla, a meno che non fosse prevista nell’atto di fondazione della fabbriceria. Inoltre, se per usanza o antico privilegio era previsto rendere conto ad altre persone, doveva comunque essere presente l’Ordinario. Cfr. ASCA, Atti notarili sciolti di Oristano, notaio Giuseppe Antonio Meloni, vol. 436 (1728-1729), c. non numerata, cucita tra la c. 234v e la c. 235r: 1728 luglio 26, Oristano. «El venerable Diego Ojano, capellan de la obreria de San Juan». 20

Negli anni ‘20-’30 del Settecento ricopriva questa carica il notaio Giuseppe Antonio Meloni, i cui atti, conservati presso l’Archivio di Stato di Cagliari, sono stati oggetto del presente studio. 21

22 I dati relativi all’ubicazione dell’oratorio della chiesa si ricavano dai seguenti atti notarili: ASCA, Atti notarili sciolti di Oristano, notaio Giuseppe Antonio Meloni, vol. 441 (1738-1739), cc. 81r-84r; 1738 marzo 11, Oristano. Il sarto Antonio Pala vende al bottaio Antonio Angel Sequi, «todas aquellas casas terrenas que consisten en sinco aposentos con la casa del orno y un sostre, que dicho venedor por sus legitimos titulos possehe por vias de compra hecha de los Reverendos Padres del Real Hospital de San Juan de Dios d’esta dicha ciudad, segun auto recebido por el notario Salvador Atzey en los *** del mes de henero del año 1737, a lo que se tenga la devida relassion, situadas y puestas dentro d’esta dicha ciudad y en la Calle Nueva vulgarmente dicha, con sus entradas y salidas et cetera, segun afrontan cara a camino y a guturu, despaldas a las reales murallas, de un lado a casas de Anna Tuvery, y de otro lado al oratorio se exguarda a la iglesia rural de San Juan Baptista extramuros d’esta dicha ciudad». Il 26 marzo dello stesso anno, quando il Sequi, su richiesta del Pala, rinuncia all’acquisto delle case, il locale viene definito come «oratorio del glorios San Juan Baptista extra muros d’esta ciudad». Un secondo atto notarile attesta che dall’altro lato l’oratorio confinava con «todas aquellas casas que eran de la dicha quondam Damiana Melas y Eriu, çitas dentro d’esta dicha ciudad y en la calle dicha San Saturnino que consisten en seis aposentos con el corral a las espaldas, con sus entradas y salidas et cetera, segun que afrontan cara a casas terrenas que eran de la quondam Maria Angela Orrù que hoy las possehe Joseph Pinna assì bien ciudadano, de espaldas a las reales muralles, de un lado a casas de la heredad del quondam Gregorio Melas, padre de dichos Salvador y Joseph, y de otro lado al oratorio del Gremio de dicha iglesia del glorios San Juan Baptista». Cfr. ASCA, Atti notarili sciolti di Oristano, notaio Giuseppe Antonio Meloni, vol. 441 (1738-1739), cc. 120r-127v. 1738 maggio 4, Oristano. Per l’identificazione della Calle Nueva e Calle San Saturnino cfr. M.G. Mele, Oristano giudicale. Topografia e insediamento, Cagliari 1999, pp. 142-154.

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corrispondenti alle attuali via Angioi e via San Saturnino, nella quale si tenevano le riunioni e dove, probabilmente, erano custodite sia la cassa a tre chiavi, nella quale venivano conservate le rendite della chiesa e i relativi documenti, sia gli oggetti destinati al culto23. Fino alla terza decade del secolo si nota che in tutti gli interventi nei quali si procedeva alla vendita o acquisto di beni, o in generale alla movimentazione di denaro, la decisione non veniva presa dagli amministratori della chiesa, bensì dall’Arcivescovo arborense o dal suo vicario generale. La procedura, comune a tutti gli enti ecclesiastici, prevedeva che chi volesse prendere soldi a censo, acquistare o cedere un bene, doveva inoltrare una supplica all’autorità ecclesiastica indicando i motivi per cui voleva cedere il bene, e nel caso della richiesta di un prestito, indicare i beni che avrebbe ipotecato a garanzia del regolare pagamento delle pensioni annuali. L’arcivescovo o il suo vicario generale, inoltravano quindi tale supplica al cappellano della chiesa chiedendogli di nominare cinque persone di fiducia, le quali, dopo aver prestato giuramento, dovevano certificare il valore dei beni indicati; quindi lo stesso cappellano notificava al suo superiore le dichiarazioni giurate. Esclusivamente sulla base di queste ultime l’Ordinario concedeva o negava il suo assenso alla richiesta, dando disposizioni affinché venisse accettato il bene e che venisse aperta la cassa a tre chiavi per prelevare o versare il denaro a seconda del caso. Così il 26 luglio del 1728 Sebastià Corona, un contadino dei borghi extra muros di Oristano, inoltrata una supplica al vicario generale di Arborea nella quale esponeva di avere avuto necessità di una somma di denaro, chiedeva di poter prendere a censo la somma di 6 scudi, corrispondenti a 15 lire, dalla chiesa di San Giovanni Battista; dichiarava che avrebbe ipotecato a garanzia del pagamento due appezzamenti di terra di sua proprietà siti in località Bau Fenary e Pardu Accas; e poiché «dicho dinero no se puede extraher sin lissencia de vuestra Paternidad muy reverenda», supplicava gli venisse concessa tale licenza24. Facendo seguito a tale richiesta, il vicaI documenti parlano generalmente di “oratorio” oppure di “loqutori” per indicare un locale dove si tenevano le riunioni, ma a volte viene utilizzato come sinonimo anche «casa de congregassio de dita capella hont per estes y semblants negossis se solen juntar y congregar». 23

Cfr. ASCA, Atti notarili sciolti di Oristano, notaio Giuseppe Antonio Meloni, vol. 436 (1728-1729), c. non numerata, cucita tra la c. 234v e la c. 235r. «Muy reverent señor Vicari General de Arborea y Sancta Justa. Sebestián Corona, massayo d’estos burgos dize a vuestra Paternidad que se le necessita por sus justos 24

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rio arborense ordinava al cappellano della chiesa e agli obrers di assumere informazioni, tramite dichiarazione giurata di cinque periti, sui beni ipotecati, per sapere se le rendite fossero sufficienti per garantire il versamento delle pensioni annue25; infine, ricevuto il nulla osta da parte dei periti26, accolse la supplica e diede ordine di prelevare la somma dalla cassa a tre chiavi della chiesa e di redigere l’atto presso un notaio27. La stessa procedura venne seguita per effettuare uno scambio di terreni tra la obreria e la nobile Mariangela Deroma Atzori. Gli obrers in carica, infatti, consapevoli fines tomar a senso la partida de seis escudos que valen quinze libras a la iglesia de San Juan hipotecando por seguridad de dicho senso la porcion de la tierra leha cabido en el serrado puesto en lugar dicho Bau Fenary y otro serradito de sementera estarel y medio de trigo puesto en lugar dicho Pardu Acas que resta collado al serrado de Guilarzy vulgo dicho. Y como dicho dinero no se puede extraher sin lissencia de vuestra Paternidad muy reverenda suplica se sirva recebir informacion de la idoneidad de dichas hippotecas, y constando como entiende constará concederle dicha lissensia a qualesquiera nottario publico la pueda recebir sin encurso de pena que a mas de ser justo ho espera conceguir de la gran rectitud y christiano zelo de V.P.M.R. Que Dios guarde et cetera. Se declara que en dicha porcion de serrado de Bau Fanary hay a senso otros seis escudos que se corresponde la pension a la dicha iglesia de San Juan». Ivi: «Oristan y juliol 26 de 1728. El venerable Diego Ojano, capellan de la obreria de San Juan, y los obreros de dicha iglesia mediante sinco honbres peritos que prestarán juramento en manos del dicho venerable Ojano, nos informen si las hypotecas que el suplicante offresse son apropriadas y si darán el fruto todos los años tanto d’este nuevo censo que entiende tomar como del otro cargado de per antes sobre estas mismas hypotecas para que a vistas del informe se pueda dar providencia. De Castro vicarius generalis». 25

Ivi: «Oristan y julio 26 de 1728. Haviendo passado a poner en execucion lo que vuestra Paternidad muy reverenda me manda en el atrás escrito decreto tengo aplegado a las perçonas de Pedro Pala, Antonino Moy, Juan Antiogo Orrù grande, Antonio Mula y Juan Sanna Marras, massayos peritos y fide dignos de los Burgos, a quienes haviendoles diferido el solito juramento, segun lo han prestado en manos de mi infrascrito Delegado, y haviendoles leydo el tenor de dicho decreto, dicen unanimes y concordes que las hippotecas que ofrece dicho Corona por el censso toma de 1589 de la iglesia de San Juan dicen que solamente el pedaço a la tierra del lugar dicho Bau Fenary podrá valer treynta y sinco escudos y que es seguro y hasporta bastante por dichos doze escudos que hay en todo. Y esto lo dicen justo sus conciencias y por el juramento que han prestado y por que conste lo firmo de mi mano de quibus et cetera. Diego Orgiana delegado». 26

Ivi: «Oristan y julio 26 de 1728. Atento con el informe consta de la seguridad y capacidad de las hyppotecas que el suplicante ofresse damos lisencia que se pueda abrir la arca de la dicha iglesia para sacar y cargar el referido censo de seis escudos con assistencia de dicho venerable Ojano y de los obreros; y a qualquier nottario que pueda resebir el auto y que este se encaxe en el arca de dicha iglesia haziendose todo conforme a lo acostumbrado. De Castro vicario general». L’atto notarile verrà redatto il giorno successivo, 27 luglio, dal notaio Meloni. Cfr. ASCA, Atti notarili sciolti di Oristano, notaio Giuseppe Antonio Meloni, vol. 436 (1728), cc. 232r-240v. 27

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che il terreno di proprietà della chiesa sito in Su bau de sa corcoriga non era più produttivo come un tempo, in quanto era spesso soggetto ad inondazioni, proposero di procedere ad una permuta con un terreno ubicato in località Sa Nieddosa di proprietà della citata Deroma, la quale offriva inoltre come conguaglio la somma di 36 scudi. Anche in questo caso, considerato il vantaggio dello scambio, il vicario generale non negò il suo assenso, disponendo che la somma venisse presto investita in censi28. Una volta conclusa la transazione si procedette a diffondere la voce, ve-

Cfr. ASCA, Atti sciolti di Oristano, notaio Giuseppe Antonio Meloni, vol. 436 (1728-1729), cc. 423r431v, più 4 cc. allegate non numerate. «[1728 novembre 10, Oristan]. Muy reverendo senor Vicario General de Arborea y Santa Justa. Antonio Medda y Juan Antiogo Tracy, massayos d’esta ciudad y burgos, dizen a V.S. En el nombre que representan de obreros mayores de la iglesia rural de San Juan Baptista extramuros de dicha ciudad, con el concentimento de sus prohombres que el presente año la goviernan, que possehen una iscla puesta en saltos de dicha ciudad, y en lugar dicho Su Bau de sa corcoriga, que podrá valer de veynte y sinco a treinta escudos ad sumum, y com la dicha iscla dende quando la possehe la dicha iglesia hasta hoy, mas va perdiendo que ganando, por hallarse aquella costado al riu que por las varias inondaciones del dicho riu, vendrá aquitarsela, lo que es en grande daño de dicha iglesia. Y conociendo dichos obreros y prohombres dicho daño que le redunda, han determinado concambiarla con otra perçona que dé otra tierra mas fructifera por la esclavitut y daño que haze el rio todos los años en dicha iscla, lo que es patente y notorio a todos y haun que le redunda util a dicha iglesia en hazer dicha concambia no pueden passar por ello sin || que antes se reciba informacion de la dicha utilidad que redunda a dicha iglesia en hazer dicha concambia, y constando de aquella, como entienden constará concederle la referida lissencia y a qualquier notario publico que pueda recebir y estipular los auctos necessarios, que a mas de ser de justicia lo esperan conceguir de la gran rectitut y christiano zelo de V.S. Que Dios guarde». «Oristan, y novembre a 12 de 1728. El venerable Sisinnio Matta de esta ciudad aga estimar dicha iscla mediante sinco personas peritas a quienes dará juramento y continuado su valor y estime nos informe. De Castro vicario general». «Oristan, y novembre 13 de 1728. En execucion del ante escrito decreto de Vostra Señoria muy reverenda tengo aplegado las personas de Antonio Diego Fais, Antiogo Tola, Joseph Dessì, Salvador Carta y Felip Piga, todos massayos peritos, a quienes he dado juramento mediante el qual disessen verdad sobre el avaloramento que tienen hecho de la iscal que tiene y possehe la iglesia rural del glorioso San Juan Bautista extra muros d’esta ciudad en lugar dicho Su Bau de sa Corcoriga, y de la tierra que quiere dar otra persona en concanvia de la dicha iscla, que és la persona del magnifico Angel Deroma, cavallero d’esta ciudad, quales personas adiuramentadas dizen unanimes y conformes en sus conciencias y juramento que han prestado que la iscla la avaloran en treinta escudos y la tierra que quiere dar el dicho magnifico Deroma la avaloran en quarenta sinco escudos y en buena parte fructifera y que no tiene cuidad que se la tome el rio como queda con el peligro la dicha iscla de San Juan y juntamente dizen que le es demas util a la referida iglesia tener esta tierra que la referida iscla. Y esto lo dizen por conoscer una y otra tierra y en descargo de sus conciancias de que doi fe. Sisinnio Matta delegado». «Oristan, y novembre a 15 de 1728. Attento el informe se nos ha hecho de que dicha iscla no vale mas de treinta escudos y la otra tierra que se concambia vale mucho mas por que dicho don Angel De Roma a mas de dicha tierra ofrece y de la partida de treynta sis escudos segun aboca nos ha dicho, damos lissencia para que se aga dicha 28

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rosimilmente con il sistema del passaparola, che la chiesa disponeva di denaro da cedere a censo e a reinvestire la somma introitata29. Fino agli inizi del 1730 il consenso dell’autorità religiosa era indispensabile anche per procedere all’estinzione dei prestiti. La cancellazione poteva essere registrata solo quando il debitore aveva provveduto alla restituzione della somma concessagli e al pagamento di tutte le eventuali pensioni arretrate30. Nel periodo immediatamente successivo la documentazione d’archivio mette in luce un importante mutamento nella gestione delle rendite e dei beni della chiesa. Negli atti rogati dai notai a partire dal dicembre del 1731, infatti, non viene più citato l’intervento dell’arcivescovo o del suo vicario generale31. Da questo momento tutte le decisioni vengono prese «en virtut de la resolusio de una junta y congregassio per lo infrascrit effecte obtinguda per los officials y prohomes de aquella, que concambia y que dicho dinero se incaje y se assegure a censo a favor de dicha iglesia y estipulen los autos necessarios y se encajen. De Castro vicario general». Questo dato si riscontra frequentemente nella documentazione consultata; solo per citare qualche esempio, il contadino Juan Andres Cadau, avendo necessità di 3 lire, afferma che «ha tenido noticia que en la iglesia rural de Sant Juan Baptista hay dinero destinado para cargar a censo»; ugualmente Joseph Fais e Salvador Marongiu alias Seniguesu; Cosme Arca, di Donigala, inoltra richiesta per la somma di 27 lire, 1 soldo e 8 denari «sabiendo que en la arca de la iglesia de San Juan Bauptista extra muros está esta partida»; negli atti citati viene detto che la somma di cui la chiesa dispone è parte delle 36 lire versate dalla nobile Mariangela Deroma Atzori. 29

Il 29 gennaio 1730 Antonio Flory e Phelipe Tocu, obrers mayors, comunicando all’arcivescovo Antonio Nin che il fabbro Antiogo Marras, curatore testamentario del calzolaio Ignazio Mely, vuole estinguere un censo costituito dal Mely il 1 aprile 1716 per un valore di 21 lire e 7 soldi, dichiarano che «esta luhicion no se puede hazer sin permisso de Vostra Señoria illustrissima, por tanto suplica en dicho nombre se sirva decretar y a los obreros y oficiales de dicha iglesia mandar en que admitan dicha lluhission con sus acessorios cancelandose los autos». Il Nin risponde nel seguente modo: «Oristan, y henero 29 de 1730. Los obreros de dicha iglesia con assistencia del capellan y demas que deven concurrir admitan la luycion que se nos representa encaxandose en la arca de tres llaves la propriedad. Antonio arzobispo de Oristan». 30

Significativo al riguardo l’atto notarile rogato il 7 dicembre 1733, nel quale il richiamo alla decisione del vicario generale, inizialmente inserita nel rogito, è stata in un secondo tempo cancellata. Cfr. ASCA, Atti notarili sciolti di Oristano, notaio Giuseppe Antonio Meloni, vol. 438 (1732-1733), cc. 582v-591v: la frase espunta è la seguente: «fent empero les infrascrites coses ab thenor, auctoritat y decret del molt reverent Vicari General Arborense d’esta dita ciudad per les infrascrites coses obtingut de la datta en aquell als *** del present mes de xmbre del axibe corrent ayn que resta cusit en la prisia del notari infrascrit y es del tenor seguent: Inseratur». Probabilmente il notaio dopo aver redatto l’atto secondo il consueto formulario, lasciando in bianco la parte relativa alla data del decreto del vicario, accortosi dell’errore, ha cancellato la parte ritenuta superflua. 31

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en semblants actes dehuen concurrir», cioè i due obrers, i cinque prohombres e il cappellano della chiesa, che però sembra non avere alcun ruolo decisionale. Il 6 gennaio del 1732, l’organo collegiale deve deliberare se accettare le case composte da quattro stanze e cortile, ubicate «en lo carrer dit vulgarment de Putzu Comas», che Catharina Carrus, vedova di Filinu Trogu, intendeva cedere alla chiesa in cambio della cancellazione di un censo gravante sulle stesse. La vedova non era più in grado di pagare le pensioni annuali per «trobarse ab pochs medis e impossibilitada (…) per la suma pobresa en que vui actualment se troba, sens thenir meins que menjar ni beure» e concludeva che «estant amenerant (sic!) les dites cases tots los dias ruyna». Gli obrers vagliarono attentamente la richiesta dopo averla discussa insieme ai prohombres, deliberarono che era più vantaggioso cancellare il debito della Carrus ed acquisire le case, per le quali fra l’altro era già stato trovato un acquirente, il falegname Vicente Pisanu32. L’ipotesi di una raggiunta autonomia decisionale degli amministratori, che a datare da questi anni potremmo quindi definire gremio, e che l’autorità religiosa avesse perso o ceduto i diritti decisionali, trova conferma in un atto dell’11 gennaio 1735. La risoluzione della giunta, presa ad unanimità, è allegata in copia autentica all’atto notarile. Cfr. ASCA, Atti notarili sciolti di Oristano, notaio Giuseppe Antonio Meloni, vol. 438 (1732-1733), cc. non numerate. «Die 27 mensis decembris anno a nativitate Domini millesimo septingentesimo trigesimo primo, intus locutorium ecclesiae Joannis Baptistae presentis civitatis Oristanei. Sit omnibus notum como haviendose juntado y congregado dentro la casa del oratorio de la iglesia rural de San Juan Baptista extra muros d’esta ciudad de Oristan los honorables Sisinnio Mereu y Pedro Pablo Mochy, massayos y el presente año obreros mayores de aquella, Antonio Mula, Antonio Flory, Antonio Medda, Philipe Tocu, assibien massayos y prohombres de dicha iglesia el dicho año, los quales siendo assì juntados y congregados more solito dentro dicho oratorio, donde por estas y semejantes cosas se suelen juntar y congregar, la mayor parte de aquellos representando, a fin y efeto de tratar cosas concernientes y utilosas bien y util a dicha iglesia y en particular les tienen propuesto a dicha Junta que las casas que havia renunciado Catharina Carrus viuda d’esta dicha ciudad, las quiere comprar mestre Vincente Pisanu, carpintero d’esta, en precio de treynta escudos a censo, pagando la pencion todos los años a dicha iglesia, y que será bueno venderlas || antes que cayesse alguna pared, que en tal caso seria ocasionar mas gasto a dicha iglesia. A la qual propuesta dichos prohombres resolvieron unanimes y conformes que se vendiessen dichas casas en dicho precio de 30 escudos assì a senso reservativo que con esso se evitaria qualquier daño y ruina que en ellas se podrá sobrevenir, y esto es lo que responden unanimes y concordes. Y para que de dicha resolucion conste en todo tiempo, instan se continue el presente auto, de quibus et cetera. Y lo ferma el secretario bajo escrito et cetera, de quibus et cetera. Concuerda con su original, y consta del acomodato donde se lee 27 decembris 1731. Ita est. Joseph Antonio Meloni notarius». La risoluzione presa veniva verbalizzata in uno dei registri della chiesa, come indicato nell’atto: «segons mes largament es de veure en lo libre de dita iglesia, continuat per lo notari infrascrit». 32

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S'oberaiu majori esce dalla chiesa con la bandiera.

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S'oberaiu majori benedice i fedeli radunati davanti alla chiesa.

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In quella data Juan, Jayme e Clara Fadda, figli ed eredi del negoziante Juan Fadda, avendo necessità di prendere a censo 40 scudi, corrispondenti a 100 lire, dalla chiesa di San Giovanni, fecero istanza all’arcivescovo Nin33, segnalandogli i beni sui quali accendere l’ipoteca34. Il prelato, seguendo la prassi in uso nel decennio precedente, nell’inoltrare la richiesta al canonico Antonio Senis chiese se «los que goviernan dicha iglesia del glorios San Juan Bautista tienen el dinero, (...) y si gustan de darle a la suplicante». Il 14 gennaio il Senis rispose che in effetti «en la iglesia de San Juan està la referida partida para cargar a senço, y que los que la goviernan dicha iglesia la quieren dar». La gestione in autonomia dei beni della chiesa venne in seguito giudicata deplorevole. Gli arcivescovi Sisternes e Bua accusarono il gremio di impiegare le offerte dei fedeli per «usi profani ed illeciti contro la ben regolata intenzione dei più offerenti», riferendosi in particolare alle ingenti spese che si facevano per feste e divertimenti, per la Sartiglia e per il «zampognere», rimarcando come «conviene avere davanti agli occhi che i nostri tempi non sono punto migliori dei tempi andati (…), che anzi lo sdegno di Dio si manifesta di presente in modo più sensibile, sottraendo la beCfr. ASCA, Atti notarili sciolti di Oristano, notaio Giuseppe Antonio Meloni, vol. 439 (1734-1735), cc. 31v-40v. «Illustrissimo Señor, Juan, Jayme y Clara Fadda, hermanos, hija y herederos del quondam Juan Fadda, negociante era d’esta ciudad, representan a vuestra Señoria illustrissima que para poderles entregar los pocos bienes que actualmente existen en poder del curador, mestre Antonio Angel Falquy d’estos burgos, necessitan prontamente tomar a censo sobre dichos bienes la partida de quarenta escudos para pagar de su salario al dicho curador Falquy, omprehendiendo en aquellos gastos de decreto y salario de auto, y como han tenido noticia que en la iglesia rural de San Juan Baptista extra muros d’esta dicha ciudad hay dinero destinado para cargar a censo, han determinado tomar assì a censo la referida partida hipotecando para ella las casas, vigna y tierras segun van expressados en la lista que produze a vuestra Señoria illustrissima et cose. Y como esto no se puede effectuar sin expressa lissencia de vuestra Señoria illustrissima portanto suplican se sirva decretar y mandar delegando una perçona bien vista a vuestra Señoria illustrissima para que reciba enformacion de la idoneidad de las dichas hipotecas y constando de aquellas concederles la referida lissencia de hazer dicho cargamento de la dicha partida y a qualquier notario publico que pueda recebir y estipular los autos necessarios. Gracia y justa que esperan conçeguir de la gran rectitud y christiano zelo de vuestra Señoria illustrissima, que Dios guarde». 33

34 Ivi: «Lista de las hypotecas que ofrecien los dichos herederos: primeramente las casas estimadas en quinientos escudos; mes la viña qu’está en iures de Donnigala que se compone de sietemil sepas y corenta y sinco arboles de olivo entre grandes y chicos, con su bagantino que entrará de estarel de trigo, estimada en dossientos sincuanta pesos; mes un serrado de sementera tres estareles de trigo puesto en territorios del Benaxy de Nuraxinieddu, que vale veinte y sinco escudos».

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nedizione alle fatiche degli agricoltori più assai che non faceva per l’adietro, cioché deve attribuirsi ai pubblici peccati e segnatamente al mal’uso e dissipazione che si fa delle pie aziende». Il Bua arrivava persino a minacciare un intervento diretto «per provvedere alla indennità di questa chiesa, senzaché sia più schiava di un Gremio che non vuol essere soggetto a regola, intento solo a far conviti»35. Tale mutamento nei rapporti tra il gremio e la curia arcivescovile potrebbe essere l’esito di una causa presentata presso la curia sulla delicata questione della precedenza dello stendardo nelle processioni. Il problema dell’ordine in cui le associazioni religiose e di mestiere sfilavano durante le processioni solenni è stato sempre molto sentito: dalla posizione occupata si poteva desumere a colpo d’occhio la loro maggiore o minore antichità, la loro importanza e il prestigio di cui godevano in ambito cittadino36. In Sardegna tale questione fu sempre molto sentita. Già nel giugno del 1580 a Cagliari l’arcivescovo Gaspare Vincenzo Novella, per evitare indecorosi incidenti e liti, aveva stabilito l’ordine in cui le associazioni avrebbero dovuto sfilare in occasione della festività del Corpus Domini37. Ancora nel Settecento la precedenza era causa di accesi litigi. L’animosità al riguardo era tale che, nel 1732, per dirimere la controversia che opponeva i giudici della Reale Udienza agli ecclesiastici cagliaritani sull’etichetta da seguire per accompagnare il viceré al Duomo, dovette intervenire la Corte. Questa fece proprie le soluzioni già proposte dal conte Filippo Domenico Beraudo di Pralormo38, il quale aveva avanzato tre possibili soluzioni: la prima che i canonici avrebbero aspettato il viceré nel presbiterio e lì si sarebbero uniti ai Giudici della Reale Udienza, senza seguire un ordine prestabilito una volta entrati 35 Cfr. ASDO, Visite Pastorali, cartella 4, fasc.7/8, Visita pastorale dell’Arcivescovo Mons. Giovanni Maria Bua in data 22 giugno 1832. Le visite pastorali conservate presso l’Archivio diocesano di Oristano sono state oggetto di studio insieme all’amico Stefano Castello. Sulle visite pastorali si veda N. Coulet, Les visites pastorales, Turnhout 1977; un primo esame delle visite pastorali in Sardegna è stato presentato in S. Sitzia, Le visite pastorali in Sardegna tra Medioevo ed Età Moderna, in «Paraulas. Rivista di economia, storia, lingua e cultura sarda», Anno VIII (2006), pp. 3-24.

Cfr. A. I. Pini, Le arti in processione. Professioni, prestigio e potere nelle città-stato dell’Italia padana medievale, in Città, comuni e corporazioni nel Medioevo italiano, Bologna 1986, pp. 259-291.

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Cfr. G. Usai, L’associazionismo religioso in Sardegna nei secoli XV-XVI, in Corporazioni, Gremi e Artigianato, cit., p. 191.

37

Cfr. E. Mura, Diario di Sardegna del conte Filippo Domenico Beraudo di Pralormo (1730-1734), Cagliari 2009, in particolare le pp. 86-88.

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in chiesa; la seconda prevedeva che si procedesse in due file, i giudici a destra e i canonici a sinistra, per entrare insieme nella chiesa e poi prendere posto secondo l’ordine d’ingresso; la terza che i giudici, disposti in fila per due, precedessero il viceré lungo il corteo, arrestandosi per farlo passare e poi seguirlo giunti alla cattedrale. Di queste tre soluzioni si faceva presente che le prime due difficilmente sarebbero state accettate dagli ecclesiastici (la prima) e dai giudici (la seconda), quindi la terza sarebbe stata l’unica praticabile39. Un problema simile, come abbiamo visto, era motivo di contrasto anche tra i gremi oristanesi. Il 10 agosto 1727, gli obrers mayors dei contadini, Felip Piga e Juan Corria, nominarono loro procuratore il contadino Sisinnio Mereu, affinché si recasse presso il viceré e la Reale Udienza per ottenere delle salvaguardie reali che mantenessero la «congregassion de massayos» nel diritto di «sacar el estendarte» prima di tutti gli altri gremi della città, dichiarando di godere di tale diritto e che

Cfr. E. Mura, Diario di Sardegna, cit., III, pp. 155-156 [martedì 17 giugno 1732]; «Son passato da sua eccellenza per sapere le novità. Mi ha comunicato il real spaccio in cui vi sono molte determinazioni specialmente nella contesa di precedenza tra la Reale Udienza et il capitolo. Dicesi questa non esser questione di precedenza perché in questa non vi è proporzione tra la Reale Udienza, la quale uscita col viceré rappresenta il sovrano, ma bensì d’accompagnamento in occasione del quale resta necessario che li canonici si trovin vicini alla persona del viceré et così vadino ma non facciano corpo camminando non bini et bini ma bensì in turba.» Per le soluzioni che il Beraudo aveva prospettato Cfr. Diario di Sardegna, II, pp. 114-115. «Gli ho detto che il giudice Cadello mi ha rimessa per leggere la scrittura che ha disteso per risposta a quella del capitolo nella controversia corrente con la Reale Udienza circa l’accompagnamento del viceré nella chiesa metropolitana. Che sopra di questo, come dette scritture si devono transmetter alla corte a fin che sua maestà determini cosa debba eseguirsi, io son di sentimento di formare un progetto di tre mezzi che potrebbero praticarsi o l’uno o l’altro secondo che meglio pareva alla corte. Il primo che si accompagni il viceré precedendolo tanto il capitolo che li ministri della Reale Udienza in due file, una di canonici l’altra delli ministri, col prendersi la dritta da quello da due corpi che sua maestà stimerà. Secondo, che li ministri della Reale Udienza vadano secondo il solito avanti il viceré sino alla porta della metropolitana et ivi giunti, stando per di fuori, si aprano lasciando che il viceré entri. Entrato che egli è, li canonici defilano per cobre avanti il viceré et gli ministri gli anderanno dietro a due a due osservando che, invece che andando avanti, precedendo sempre li più moderni, così andando dietro precedano li più anziani, dovendo questi esser sempre li più vicini al viceré come che tal posto è il più onorifico. Terzo, che si vada ordine rinfuso et meschiati li canonici et i ministri assieme senza badare al posto. Sua eccellenza ha approvato che faccia tali proposizioni». Le disposizioni inviate da Torino sono conservate in Archivio di Stato di Torino, Paesi, Sardegna, Politico, Ceriminiale, titoli e trattamenti, Cat. V, fasc. 26, «Memorie concernenti la controversia tra i ministri della Reale Udienza e li canonici di Cagliari sull’accompagnamento del viceré quando si porta al duomo in cerimonia, con un parere relativo», citato in E. Mura, Diari, cit. p. 88.

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in questo modo si era soliti procedere da tempo immemoriale40. La precedenza pretesa dai contadini non venne di fatto riconosciuta dal gremio dei fabbri. Sappiamo infatti che nel 1728 era in corso una causa civile contro questi ultimi presso la Curia arcivescovile41. Il ritrovamento della causa potrebbe aiutare a far luce su vari aspetti Non è stato possibile rinvenire la salvaguardia reale richiesta dal procuratore. L’atto di nomina del Mereu è conservata in ASCA, Atti notarili sciolti di Oristano, notaio Giuseppe Antonio Meloni, vol. 435 (1727), cc. 234r-236v. «In Dei nomine. Amen. Sepan quantos esta publica carta de poderes veyeren, leyeren y hoyeren de como hoy que contamos diez dias del mes de agosto año del nacimento del Señor mill siete sientos veynte y siete, en la çiudad de Oristan, Reyno de Sardeña, Felip Piga y Juan Corria, massayos, y el presente año obreros mayores de la iglesia rural de San Juan Baptista extramuros d’esta ciudad de Oristan, al notario y testigos bajo escriptos coñocidos, por quanto a las infrascriptas cosas perçonalmente adsistir no pueden per la distancia del lugar, y fiados de la legalidad suficiencia y bondad del infrascripto Sisinnio Mereu, massayo de dicha ciudad, gratis et cetera hazen, constituhyen, deputan, crean, y solemnamente ordenan su legitimo y verdadero procurador cierto y especial y por las cosas bajo escriptas general, assi que ni por el contrario al dicho Sisinnio Mereu a estas cosas presente et cetera, para que en nombre y por parte de dichos obtorgantes en el sobre dicho nombre que representan pueda, deva, licito y permitido le sea hazer, sacar y despachar salvas guardias Reales a favor de dichos obtorgantes, manteniendoles la congregassion de massayos en la possession en que actualmente se hallan de sacar el estendarte de aquellos sin que ningun otro gremio haya sacado estendarte || antes de aquellos como siempre se ha praticado hasta aqui por immemorial costumbre; y por esto caso menester sea pueda pareçer dicho procurador ante su Excelencia y Real Consejo o de otros qualesquier ministros de justicia, assì eclesiasticos como seglares, y delante de aquellos en sus curias y tribunales deduzir y alegar de los derechos, titulos y rasones de dichos obtorgantes en dicho nombre, assì verbalmente como por escriptos largamente et cetera, con todo el cursso necessario por las referidas cosas en amplissima forma largamente et cetera. Conferiendole a dicho procurador todoel poder necessario a mas del conferido si opus fuerit para que pueda hazer todo y quanto dichos obtorgantes en dicho lur nombre hazer podian si a dichas cosas presentes y perçonalmente se hallassen, et cum posse substituhendi et cetera. Et denique et cetera. Promitentes habere ratum, firmum adque validum et non revocare ac rellevare segun que assì en dicho nombre lo fermaron y juraron largamente et cetera. Actum et cetera. Y por no saber escrivir no firman, y por ellos firma el dicho infrascrito notario. Joseph Antonio Meloni notarius publicus. Testigos presentes hallados fueron Salvador Vacca, Phelipe Tocu y Pedro Delogu, massayos todos d’esta ciudad presentes hallados que no saben escrivir et cetera. Joseph Antonio Meloni notarius publicus».

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Non è stata rinvenuta la causa, ma solo l’atto con cui i contadini, che si definiscono per la prima volta gremio, nominano un loro procuratore. Cfr. ASCA, Atti notarili sciolti di Oristano, notaio Giuseppe Antonio Meloni, vol. 436 (1728), c. 139r-140v. «In Dei nomine, amen. Sepan quantos esta publica carta de poderes veyeren, leyeren y hoyeren de como oy que contamos diez y ocho doas del mes de abril año del nacimiento del Señor mill sietecientos veynte y ocho, en la ciudad de Oristany Reyno de Sardeña, Felip Piga y Juan Corria, massayos d’esta ciudad y Burgos de aquella respective, y el presente año obreros mayores de la iglesia rural de San Juan Baptista extra muros d’esta dicha ciudad, al notario y testigos bajo escriptos conocidos. Por quanto a las cosas bajo escriptas perçonalmente adsistir no pueden, por ende gratis et cetera hazen, constituhyen, crean y solemnamente ordenan su legitimo y verdadero procurador cierto y especial y por las cosas bajo escriptas general assi que la especialidad a la generalidad no derogue, 41

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dell’associazione gremiale ed illuminarci su quali furono i fattori che portarono alla sua trasformazione da ente religioso in corporazione di mestiere. Facendo un parallelo con la realtà algherese, si potrebbe avanzare l’ipotesi che una delle cause, se non la principale, che portò ad accentuare l’aspetto di associazione di mestiere sia dovuto all’importanza assunta dai contadini nelle annate di carestia susseguitesi nei primi decenni del secolo. Nella città catalana il gremio riuscì ad avere una propria cappella solo nel 1715, avendo trovato verosimilmente fino ad allora ospitalità in quella degli ortolani, fondata presso la chiesa della Pietà extra muros42. Il 2 gennaio 1715, un consistente numero di contadini43, riunitisi «per los molt miracles que se ha esperimentat en esta ciutad en benefici de las llaureras mediant la invocassio del glorios Sant Narcis, resolgueren eregir confraternitad secular à honor de dit glorios Sant, y juntament fer bandera per assistir à las procesions, conforme los demes gremis de maestranza y mariners de esta dicha ciutad». E desiderando dani por el contrario a Juan Burlino, escrivente de dicha ciudad a estas cosas presente et cetera para que en nombre y por parte de dichos obtorgantes y sus proprias perçonas representando, pueda, deva, licito y permitido le sea comenzar, proseguir y al devido effecto llevar todas y qualesquier dependencias o pleitos, assì civiles como criminales, movidos o de mover, entre dichos obtorgantes en el nombre que rapresentan, et signanter sobre la dependencia civil que oy vierte entre dichos obtorgantes de una parte y el gremio de los herreros d’esta dicha ciudad de la otra, sobre quien tocare la precedencia de los estendartes de dichos respective gremios. Y en rason de las referidas cosas pueda dicho procurador pareçer en juhissio verbal delante del illustrissimo señor don Antonio Nin, arzobispo d’esta dicha ciudad de Oristany, o delante qualquier juez y ministros de justitia, assì eclesiasticos como seglares, y delante de aquellos en sus curias y tribunales deduzir y alegar de los derechos, titulos y rasons de dichos obtorgantes en dicho nombre, assì verbalmente como por escriptos, conferiendole a dicho procurador en el referido nombre que representa || todo el poder necessario por estas y semeyantes cosas se les puede ofreçer, amas de lo conferido, si opus fuerit, en amplissima forma llargamente et cetera. Et denique et cetera. Promitens habere firmum atque validum et non revocare ac relevare et cetera, segun que assì lo firmaron en dicho nombre llargamente et cetera. Actum et cetera, siendo presentes por testigos Nicolas Atzory alias Murranca, y Francisco Ola, massayos d’esta ciudad que no saben escrivir. Joseph Antonio Meloni notarius». Cfr. A. Budruni, Gremi e artigianato ad Alghero (XVI-XVIII secolo), in Corporazioni, Gremi e Artigianato, cit., p. 409. 42

I contadini riuniti per la stipula dell’atto erano: «Salvador Masia, Juan Maria Niolu, Juan Carbia, Antiogu Ferrichioni, Gavì Espanedda, Jusepi Mocho, Antoni Sanna, Salvador Detori, Baingiu Espanedda, Gavì Ballula, Antoni Melis, Juan Agustì Melis, Salvador Tedde, Antoni Pons, Barthomeu Dessi, Miquel Tedde, Antoni Caria, Juan Baptista Sanna, Baingiu Masia, Joseph Meloni, Francisco Santulino, Andria Ferrichioni, Antoni Deriu, Juan Maria Espanedda, Baquis Angel Guilleri, Bartomeo Pinna, Francisquito Fois, Juan Maria Manno, Antoni Muralles, Joseph Meloni menor, Juan Porcu, Antoni Orgulesu, Gioseph Pira, Baquis Nieddu, Bantine Bellone, Juan Baptista Calvo, Domingo Detori». 43

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re fondamento all’istituzione «y no podent esser aquesta sens tenir capella especial ab lo titol del jus patronato laycal y jus sepelliendi», chiesero al Capitolo di concedere loro quanto richiesto. Ricevuto il parere favorevole dal Capitolo, che metteva a loro disposizione la cappella intitolata a San Dionigi, nella quale era ormai estinto il giuspatronato del canonico Sureda, con atto rogato dal notaio Michael Angelus Spano il 6 agosto dello stesso anno si ratificò la fondazione del gremio. Anche Oristano nella seconda metà degli anni Venti del Settecento incorse in una serie di cattive annate che portarono alla carestia. La forte carenza di grano creò non pochi problemi al consiglio civico che ebbe notevoli difficoltà ad assicurare l’approvigionamento delle derrate per il fabbisogno cittadino44. A nostro giudizio questa potrebbe essere stata una delle cause che spinse i contadini a trasformarsi in gremio.

Si vedano a riguardo i registri di consiglieria conservati presso l’archivio civico relativi agli anni 17271730, da cui si evince che la maggiore preoccupazione degli amministratori era proprio la penuria delle derrate alimentari in città. Cfr. ASCO, SA, Llibre de Concelleria n. 417 (1727-1729) e n. 418 (17291730). 44

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Il gremio dei contadini nei primi del '900.

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Il gremio dei contadini di San Giovanni Battista di Oristano

Maurizio Casu – Francesco Obino

A

d Oristano fino alla prima metà del XIX secolo operavano ben sette gremi: muratori, calzolai, fabbri, falegnami, figoli, sarti e contadini. Ancora oggi operano in città il gremio dei muratori di Santa Lucia, quello dei falegnami di San Giuseppe e quello dei contadini di San Giovanni Batti­sta. Tali associazioni, nate durante la dominazione aragonese e in origine chiamate con il nome di “maestranza”, oppure “offici” o “confraria” o anche “germanidad”, solo a partire dal XVIII secolo sono attestate con il nome “gremio” derivante dall’espressione “in gremio”, che indica il mettersi “in grembo”, ossia sotto la protezione di uno o più santi patroni. È innegabile che i gremi sardi siano nati ad imitazione di quelli catalani dei quali rispecchiano le caratteristiche fondamentali adattate alla realtà locale. L’attività di ogni gremio era interamente regolata dai capitoli del proprio statuto; questi potevano essere modificati con decisione unanime dell’assemblea degli associati, che solitamente si teneva nella cappella o nell’oratorio della chiesa dedicata al santo patrono. Ogni associato era tenuto a rispettare determinati impegni religiosi; il Di Tucci cita quelli principali1: conservazione del carattere confessionale del gremio, partecipazione alle celebrazioni liturgiche, specialmente nel giorno della festa del santo patrono, partecipazione alle esequie e alle messe in suffragio dei soci defunti, rispetto per le solennità e le feste della Chiesa con l’astensione dal lavoro e con l’abbigliarsi in maniera elegante. L’associato doveva, inoltre, rispettare particolari impegni morali e sociali, ad esempio: condotta di vita retta, tolleranza e solidaR. Di Tucci, Le Corporazioni Artigiane della Sardegna in “Archivio Storico Sardo” XVI (1926), p. 41. 1

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rietà tra i membri del sodalizio, rispetto per i superiori e i soci anziani, composizione rapida di ogni controversia ed infine il mutuo soccorso e l’assistenza verso i soci che si trovavano in difficoltà. Tali istituzioni gremiali si estinsero, di diritto, a partire dalla seconda metà del XIX secolo in seguito alla legge n. 1797 del 29 maggio 1864 che abolì tutte le corporazioni. I gremi, che di fatto sopravvissero a tale legge, si trasformarono in società di mutuo soccorso che, mantenendo i caratteri religiosi e perdendo quelli professionali, si avvicinarono per tipologia e attività alle confraternite devozionali. Ritornando ai gremi oristanesi, e in particolare al gremio dei contadini, attualmente non si conoscono i documenti relativi alla sua origine, né si conosce il suo antico statuto ma, le ricerche più recenti e lo studio dei documenti conservati nel suo archivio hanno offerto preziose informazioni circa la storia di questa antica istituzione. Importanti notizie, inoltre, provengono da alcuni documenti custoditi presso l’Archivio di Stato di Cagliari e l’Archivio Storico del Comune di Oristano che ne documentano l’attività nel Seicento. Gli atti che il gremio custodisce nel suo archivio attestano la sua realtà nel Settecento, e tra questi spiccano i registri di deliberazioni riguardanti la nomina de is oberaius majoris, ovvero le massime autorità del gremio, a datare dalla seconda metà del 1800. Pur non facendo riferimento diretto all’istituzione gremiale, si trova un interessante richiamo ai “massayus de Oristany” in un documento del 1597, pervenuto in copia del 16212, custodito presso l’Archivio Storico del Comune di Oristano. Si tratta di un tariffario che riporta i prezzi della manodopera e della realizzazione di prodotti ad opera di diverse categorie artigiane3. In particolare sono già definite “maestrances” quella dei picapedrers e quella dei mestres de carros, con l’importante differenziazione dei compensi per i lavori eseguiti dai maestri e dagli apprendisti. Nello stesso documento sono inoltre indicate le tariffe per il trasporto di differenti materiali eseguiti, su carri a buoi, dai caradors massayus. Risulta infine di notevole interesse un documento proveniente dal suddetto archivio comunale riguardante i festeggiamenti avvenuti nel 1722 per celebrare le nozze

2

ASCO, SA, Disciplina delle arti e dei mestieri, n. 1342.

3

W. Tomasi, Taxació d’oficis de maestrances. Oristano 1597-1621, Cagliari 2005.

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tra Carlo Emanuele di Savoia e Cristina del Palatinato-Sulzbach4. Tali festeggiamenti, organizzati come di consuetudine dall’Autorità Civica, vedono la partecipazione dei gremi cittadini tra i quali los labradores chiamati a “correr à la estrella”. Questo dato risulta, attualmente, la più antica attestazione della corsa alla stella ad Oristano ed il suo legame con il gremio dei contadini.

Documento in fase di studio e di prossima pubblicazione da parte dell’archivista paleografa Ilaria Urgu.

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S'oberaiu majori esce dalla chiesa con la bandiera. 38|Il gremio dei contadini di San Giovanni Battista di Oristano


Organizzazione e attività del gremio Per conoscere e comprendere appieno l’organizzazione del gremio, la sua evoluzione e i dinamismi che ne regolano l’attività, è d’obbligo percorrere due strade: una che prenda in esame lo statuto e l’altra che, attraverso l’analisi di verbali, delibere, cause, contratti, conti e ricevute mostri la vita reale e il modo in cui esso si relaziona con l’esterno. La prima via risulta impervia visto che, attualmente, non si ha notizia dell’antico statuto benché alcune fonti facciano ritenere che in città se ne conservi ancora copia. Si può presumere che questo al pari degli statuti degli altri gremi oristanesi5 sia stato redatto tra il XVII e il XVIII secolo per regolare la vita dell’istituzione che, secondo le ultime acquisizioni documentarie, potrebbe essere l’evoluzione della obreria della chiesa rurale di San Giovanni Battista. Per sopperire a tale mancanza il gremio nel 1951 si è dato un regolamento che si limita a dettare alcune norme sulla gestione amministrativa. Regolamento che è stato modificato nel 1974 con l’integrazione di norme riguardanti l’elezione della giunta. Dato interessante è il fatto che esse non corrispondono alla prassi fino ad allora adottata nel gremio e che, a dispetto del nuovo regolamento, continuerà ad essere utilizzata. Nel 2001 il gremio decide, sulla scorta delle proprie tradizioni e prassi, di scrivere un nuovo statuto che, tralasciando le norme elettive introdotte con il regolamento del 1974, ritorna alle procedure tradizionali confermate dai verbali annuali di nomina. Infine lo statuto viene modificato nel 2008 per esplicitare ulteriormente alcuni passaggi e adeguarlo alle consuetudini che all’interno del sodalizio si tramandano nel tempo. Proprio secondo questa tradizione, facevano parte del gremio i contadini di Oristano che dovevano avere quali requisiti fondamentali la residenza in città, l’esser sposati con matrimonio cattolico e possedere il carro a buoi. Attualmente l’ingresso nel gremio avviene su invito da parte della giunta e rimangono i requisiti della residenza, del matrimonio cattolico e dell’attinenza con il mondo dell’agricoltura. Questi gli anni di redazione degli statuti dei gremi oristanesi: Muratori 1615, Fabbri 1624, Figoli 1692, falegnami 1693, Sarti 1708, Calzolai 1721 (riforma del precedente del 1629). Per ulteriori approfondimenti cfr. Di Tucci, Le Corporazioni Artigiane della Sardegna, in “Archivio Storico Sardo” XVI (1926); Loddo Canepa, Statuti inediti di alcuni gremi sardi, in “Archivio Storico Sardo XXVII” (1961); Spanu, Storia e Statuti dei Gremi di Oristano, Oristano 1997.

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Il gremio dei contadini si prepara a partecipare alla processione del Corpus Domini nel 1940. 40|Il gremio dei contadini di San Giovanni Battista di Oristano


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Alla giunta è affidato il governo del gremio, essa è composta da sei componenti: due oberaius majoris, due probi uomini primi e due probi uomini secondi. Prendono il nome di oberaius majoris: s’oberaiu de bandera cui è affidata la custodia della bandiera del gremio e s’oberaiu de cascia che in passato si occupava della tenuta dei conti. Ad essi, la cui carica è annuale e di norma non rinnovabile, spetta il compito di dirigere il sodalizio, vigilare sulla sua attività e in particolare, come risulta dai registri, convocare e presiedere la giunta e l’assemblea. Sono chiamati probi uomini primi i due componenti del gremio che hanno prestato servizio come oberaius majoris nell’anno precedente e probi uomini secondi i due componenti che presteranno servizio nell’anno successivo. Ad essi il compito di assistere e coadiuvare is oberaiu majoris nell’amministrazione del gremio. La nomina della nuova giunta avviene in occasione della festa della Natività di San Giovanni Battista nei locali attigui alla chiesa intitolata al santo precursore. Le modalità per la sua composizione, a differenza degli altri sodalizi gremiali che utilizzavano l’insaccolazione o l’elezione, prevedono la cooptazione dei nuovi componenti da parte della giunta uscente. Alcuni mesi prima della festa is oberaius majoris e i probi uomini primi designano coloro che nella nuova giunta assumeranno la qualità di probi uomini secondi. A questa designazione non partecipano i Probi Uomini Secondi in carica al fine di evitare una loro influenza nella scelta di chi li dovrà succedere nella veste di oberaius majoris. Oltre alla giunta vi è un’assemblea generale che raduna tutti i componenti del sodalizio. Tale organo, istituito nella seconda metà del XX secolo, ha sostituito la giunta maggiore. Dagli atti e documenti risulta che il gremio veniva amministrato dalla sola giunta e non esisteva un’assemblea plenaria. Nel caso la giunta si fosse trovata nella necessità di assumere decisioni straordinarie, per tradizione veniva convocata la giunta maggiore composta da tutti coloro che negli anni avevano prestato servizio come oberaius majoris del gremio. Il mutare delle leggi e delle esigenze hanno portato a definire nello specifico la composizione del gremio e la nascita di un’assemblea composta da tutti i componenti. All’assemblea spetta il compito di determinare l’orientamento generale dell’attività del gremio, approvarne i bilanci, deliberare l’acquisto o la alienazione di beni e più in generale assumere tutti gli atti di natura straordinaria.

42|Il gremio dei contadini di San Giovanni Battista di Oristano


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Il gremio dei contadini negli anni ’40.

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Il gremio dei contadini negli anni ’60 a Santu Giuanni de Froris.

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Infine è bene ricordare la figura del segretario che, quantunque non sia componente del gremio, all’interno di esso ha un ruolo importante. In passato questo ruolo era svolto da un notaio che possedeva una preparazione appropriata sia dal punto di vista contabile che amministrativo. Requisito necessario poiché tra i suoi compiti vi era quello di annotare tutte le entrate e le uscite della gremio, coadiuvare is oberaius majoris nella predisposizione dei conti dell’annata, dell’inventario e sfogliare tutti i libri dell’amministrazione e certificarne di suo pugno nell’ultima pagina il numero. In cambio dei suoi servigi riceveva un compenso annuo. In tempi più recenti tale ruolo non è più stato affidato ad un notaio ma a persona comunque competente al fine di fornire un valido supporto nell’amministrazione del sodalizio. In passato vi era anche un delegato ecclesiastico che era nominato dall’arcivescovo e aveva il compito di vigilare sull’amministrazione informandolo sul suo andamento, verificava i conti e partecipava a tutte le sedute della giunta. Altre figure minori che nel corso della vita del gremio sono documentate risultano essere quelle del presidente che a differenza degli obrieri durava in carica per più anni e quella del direttore che si occupavano della gestione dei beni. Vi erano inoltre degli operai minori: is oberaieddus, una sorta di “apprendisti” che avevano il compito di supportare is oberaius majoris nel loro compito. Ruolo di fondamentale importanza, sebbene non codificato, è quello della donna all’interno del gremio. In particolare is priorissas, mogli degli oberaius majoris, assolvono compiti specifici senza i quali non potrebbe svolgersi la vita del sodalizio. Oltre ad essere discrete consigliere per i mariti chiamati al governo del gremio, sovrintendono all’organizzazione e allo svolgimento delle feste e assicurano che tutto sia pronto per il loro svolgimento. Anche la preparazione delle fasi cerimoniali della Sartiglia non può prescindere dalle donne: sa priorissa, sa massaia manna e is massaieddas, di norma tutte legate alle famiglie del gremio, svolgono compiti ben precisi nel rispetto della tradizione. Il gremio conserva ancora oggi l’antica cassa a tre chiavi, l’arca a tre serrature, ciascuna delle quali con chiave diversa, affidate a tre differenti persone aventi importanti responsabilità all’interno del sodalizio, nella quale venivano custoditi valori e documenti importanti. Simbolo del gremio è la bandiera, costituita da un’asta in legno a cui è legato un ampio drappo di broccato rosso. All’asta, sormontata da una croce di spighe che 44|Il gremio dei contadini di San Giovanni Battista di Oristano


racchiude l’effigie di San Giovanni bambino, sono appesi numerosi nastri colorati che recano, ricamati, i nomi delle autorità che si sono avvicendate nella guida del sodalizio e, in particolare, si leggono i nomi de is oberaius de bandera, ovvero degli obrieri maggiori a cui è affidata la custodia della bandiera nel corso degli anni, e delle priorissas, loro rispettive consorti. La bandiera accompagna il gremio in tutte le uscite ufficiali, ovvero in occasione dei festeggiamenti della Natività di San Giovanni Bat­tista, per le processioni del Corpus Domini e di Sant’Efisio Martire, per la Sartiglia e infine per accompagnare alla sepoltura is oberaius majoris e is priorissas defunti; in questa circostanza, i nastri colo­rati sono sostituiti da un unico nastro nero. Attraverso l’analisi dei documenti custoditi nell’archivio del gremio e di quelli conservati negli altri archivi consultati, si possono registrare le numerose attività portate avanti dallo stesso, di quelle che hanno caratterizzato l’istituzione sin dalle sue origini e di quelle tramandate sino ai nostri giorni. Tali attività possono essere così riassunte: gestione delle rendite e delle proprietà, conduzione del monte granatico, opere di mutuo soccorso e solidarietà, celebrazione delle feste dei santi patroni, organizzazione delle feste tradizionali ovvero la Sartiglia e i palii di San Giovanni e Sant’Isidoro. Per quel che riguarda i doveri legati all’amministrazione delle proprietà e dei beni, i più antichi documenti dimostrano che intensa era l’attività volta all’amministrazione delle rendite e degli affitti di case e terreni. Dalla documentazione si evince che una particolare rilevanza rivestiva inoltre la cessione di denaro a censo. Infatti numerose risultano le richieste alla cassa del gremio di somme di denaro che servivano a privati cittadini, quindi non solo agli appartenenti alla corporazione, per l’acquisto di case o terreni. La concessione dei prestiti prevedeva sistematicamente l’accensione di un’ipoteca su altre proprietà del richiedente tali che garantissero la regolarità del pagamento delle pensioni che in genere erano annue. Altra importante attività era la gestione del monte granatico, attraverso la quale il gremio concedeva in prestito semenze ai soci e ad altri coltivatori che venivano restituite in occasione della successiva raccolta. Tutte queste attività nel corso dei secoli hanno consentito al gremio di rinvestire gli utili prevalentemente con l’acquisto di terreni che, ancora oggi, si preoccupa di amministrare direttamente.

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S'oberaiu majori benedice con la bandiera.

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Trasporto della bandiera verso la chiesa. 46|Il gremio dei contadini di San Giovanni Battista di Oristano


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Il gremio dei contadini di Sassari in occasione del loro bicentenario.

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L’attività di solidarietà, nonché di mutuo soccorso, che caratterizza tutte le confraternite cittadine e non solo, rappresenta una delle iniziative principali del gremio. Sono infatti documentate le attestazioni di sostegno economico riservate alle persone che ne facevano esplicita richiesta per particolari condizioni di necessità e indigenza. Giunge sino ai giorni nostri l’intensa opera di solidarietà e sostegno che perdura tra i gremianti che non mancano di supportare i propri confratelli sia nell’attività agricola con l’ausilio e il prestito di attrezzature, sia con il sostegno morale nei momenti di necessità, rappresentando in questo senso un vero esempio nel nostro tempo di fratellanza e unione. Risultano momenti culminanti della vita del gremio la santificazione delle feste e i doveri legati all’accompagnamento funebre dei soci e delle loro consorti defunti. Tali aspetti che, a norma di statuto impegnavano da sempre tutti i componenti dei gremi, ieri come oggi rappresentano degli appuntamenti imprescindibili per una partecipazione attiva alla vita della corporazione. Sino a pochi decenni fa il gremio celebrava nella sua chiesa anche le novene in preparazione alla festa di San Giovanni e a quella di Sant’Isidoro, inoltre sono documentate numerose messe in suffragio di oberajus e priorissas defunti nonché le spese relative alle palme che in occasione della Domenica delle Palme il gremio, dopo la benedizione, distribuiva a tutti i suoi componenti. Altre attività importanti erano infine l’organizzazione delle corse a cavallo, della Sartiglia dell’ultima domenica di carnevale e i palii di San Giovanni e Sant’Isidoro. Questi ultimi sono documentati sino ai primi decenni del Novecento mentre ancora oggi, come da antica tradizione il gremio non solo tramanda l’evento equestre di carnevale ma è membro fondatore della Fondazione Sa Sartiglia, l’istituzione deputata all’organizzazione, gestione, valorizzazione e promozione della giostra. Dal punto di vista culturale, in questi ultimi anni, oltre alle attività suddette, il gremio ha volto la sua attenzione verso la salvaguardia e valorizzazione del proprio patrimonio storico, artistico e tradizionale. In particolare nel 1997 ha dato vita al progetto culturale “Is Messaius” portato avanti dalla sua commissione cultura, che ha operato fino al 2005. Nell’ambito del progetto si ricordano la mostra fotografica e documentaria sulla storia del gremio e i due convegni sulla realtà gremiale nella città di Oristano e in Sardegna, svoltisi nell'ottobre 1997 e nel maggio 1999. In tali occasioni la presenza dei rappresentanti dell’Intergremio “Città di Sassari” e di 48|Il gremio dei contadini di San Giovanni Battista di Oristano


alcuni sodalizi gremiali operanti nel capoluogo turritano, hanno dato vita ad una fattiva e proficua collaborazione. In particolare nel 2003, in occasione del bicentenario dell’istituzione del gremio dei contadini di Sassari, il sodalizio oristanese ha partecipato alle celebrazioni confermando il particolare rapporto che lega le due corporazione poste sotto l’invocazione di San Giovanni Battista. Particolare attenzione è dedicata alla tutela e salvaguardia della chiesa di San Giovanni Battista. Nel corso dei secoli il gremio più volte è intervenuto per garantire la stabilità e il decoro della sua cappella e negli ultimi decenni si è impegnato particolarmente in vista di un restauro complessivo dell’intera struttura. Nel 2001, grazie al contributo dell’Amministrazione Provinciale di Oristano, si è potuto realizzare il restauro delle statue lignee custodite nella chiesa, sotto la direzione della prof.ssa Lucia Siddi della Soprintendenza ai Beni Artistici delle Province di Cagliari e Oristano. Alla stessa amministrazione si deve, nel 2005, il contributo che ha reso possibile il restauro della tela settecentesca raffigurante il martirio di San Giovanni. A questi interventi si aggiunge la volontà del gremio di rendere fruibile sempre più la chiesa e l’intera area che la circonda. Per questo nel 2003 si è voluto ampliare il parco con la messa a dimora di circa 200 piante, attività che ha visto coinvolte alcune scolaresche cittadine. L’anno seguente, nell’ambito del progetto nazionale “Adotta un Monumento”, l’Istituto d’Arte “Carlo Contini” di Oristano ha adottato la chiesa, realizzando interessanti lavori di ricerca, progettazione e riqualificazione dell’intera area. Progetto che si è concluso con una mostra e la realizzazione di una pubblicazione cartacea e multimediale. Attualmente l’area, curata dai componenti del gremio quotidianamente, ospita numerose manifestazioni sportive e culturali mentre è in corso lo studio di un importante progetto di consolidamento e restauro dell’edificio chiesastico che unito alla valorizzazione del parco permetterà di poter fruire anche da un punto di vista turistico e culturale dell’intero complesso.

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S'oberaiu majori benedice con la bandiera del gremio. 50|Il gremio dei contadini di San Giovanni Battista di Oristano


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S’oberaiu majori con la bandiera davanti alla chiesa.

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La chiesa di Santu Giuanni de Froris cappella del gremio Sin dal XVII secolo la chiesa di San Giovanni Battista o di Santu Giuanni de Froris è la cappella del gremio dei contadini di Oristano. Tale antico edificio, situato a sud-ovest della chiesa di San Martino, si trova a circa un chilometro dal centro della città e a duecento metri dal cimitero di San Pietro. Le forme semplici di chiesa campestre sono visibili nella struttura a pianta quadrata ripartita da quattro pilastri delimitanti una navata centrale coperta con un tetto poggiante su capriate. All’esterno l’edificio si presenta con un piccolo campanile a vela recante una campana bronzea dei primi del 1800 e offre su due lati un porticato poggiante su pilastrini in arenaria che sostengono una copertura a canne protetta da tegole; sul lato destro si dispongono la sagrestia e alcune piccole stanze. L’odierna struttura architettonica può essere riferita all’epoca spagnola, più esattamente al XVI secolo, ad essa rimandano l'ingresso principale tuttora in uso, la porta murata alla sinistra dello stesso e un frammento di pilastro capitellato in trachite di gusto gotico-aragonese incluso nella muratura. Tuttavia la chiesa ebbe origini giudicali, testimoniate dall'ingresso murato posto alla destra di quello principale sormontato da tre bacini ceramici riferibili all'epoca romanica e da vari documenti, i più antichi dei quali sono il testamento del 1301 del mercante catalano Guillem Lloret6 residente in Oristano e quello del 1335 del Giudice arborense Ugone II de Bas–Serra7. In entrambi i documenti si stabilivano lasciti a favore della chiesa denominata di “Sancti Johannis de Venis”, alludendo verosimilmente all’antica località in cui si erge l’edificio nota per le presenza di acque risorgive, che ha offerto testimonianze di culto a partire dall’età nuragica. Oggi la chiesa, immersa in un parco alberato, viene aperta in occasione della celebrazione delle feste del gremio e per eventi straordinari. All’interno si trova l’altare maggiore dedicato al patrono San Giovanni Battista, la cui statua, riferibile a bottega locale di scuola sardo-catalana del XVII secolo, presenta negli indumenti indossati dal Santo la tecnica decorativa dell’“Estofado de oro”, utilizzato per risaltare C. Battle, Noticias sobre los negocios de mercaderes de Barcelona en Cerdeña hacia 1300, in Aa.Vv., La Sardegna nel mondo mediterraneo, I, Sassari 1981, p. 287.

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P. Tola, Codex diplomaticus Sardiniae, I, Torino 1861, p. 702.

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la sacralità delle statue venerate nelle chiese sarde. Nelle cappelle laterali si trovano rispettivamente: sulla sinistra la nicchia che custodisce la statua del Santo Precursore, presumibilmente di scuola napoletana, che durante la ricorrenza della Natività viene vestito a festa, e sul lato destro la statua di Sant’Isidoro Agricoltore, di scuola locale, protettore dei contadini, entrambe riferibili al XVII secolo. Un’altra interessante testimonianza artistica è la tela, recentemente restaurata e sistemata, guardando l’altare, sulla parete destra della chiesa raffigurante il martirio di San Giovanni Battista. Il dipinto recante il nome del suo autore, Pasquale Duracci, attivo nella città di Cagliari sul finire del Settecento, oltre alla sua valenza artistica rappresenta un importante documento per la storia del gremio in quanto in esso sono riportati i nomi dei gremianti che commissionarono l’opera.

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La chiesa di Santu Giuanni de Froris.

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La facciata principale della chiesa.

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La campana ottocentesca.

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La chiesa e il parco di San Giovanni.

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L’altare maggiore.

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San Giovanni Battista.

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Sant’Isidoro agricoltore.

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Tela settecentesca raffigurante il martirio di San Giovanni Battista.

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Le feste del gremio La chiesa di San Giovanni, che si trova fuori dal circuito murario dell’antica città medievale di Oristano, e per questo motivo talvolta definita di Santu Giuanni de foras, è più propriamente ricordata con il titolo di Santu Giuanni de Froris, in quanto i festeggiamenti principali che vi si svolgono, rimandano alla giornata del 24 giugno, occasione che ricorda la natività di San Giovanni Battista. Tale importante ricorrenza, riferita propriamente al Santu Giuanni de Froris citata in numerosi documenti sardi medievali, e festeggiata presso importanti città come il San Giovanni in Fiore di Firenze, rappresenta l’avvenimento principale della vita del gremio. Oltre alle celebrazioni religiose, il sodalizio in tale occasione, è tenuto a norma di statuto, al rinnovo delle cariche sociali. La sera del 23 giugno si aprono i festeggiamenti con il trasporto della bandiera dalla casa de s’oberaiu majori alla chiesa di Santu Giuanni de Froris. La bandiera lascia la sala principale della casa dove ha troneggiato durante l’anno di presidenza, adorna di due nuovi nastri legati sotto la corona di spighe di grano che circonda l’immagine di San Giovanni bambino nei quali spiccano i nomi de s’oberaiu majori e de sa priorissa e l’anno del mandato appena concluso. La bandiera viene posta su un carro a buoi mentre i componenti del gremio si sistemano su un apposito carrello che, decorato a festa, segue il carro. Un corteo di trattori addobbati e cavalieri a cavallo accompagna quindi il gremio e la bandiera verso la chiesa dove si celebra la messa della vigilia, conclusa la quale, si cantano is goccius in onore di San Giovanni, al termine segue il tradizionale invito di amaretti e vernaccia a tutti i presenti. Nella stessa serata era tradizione accendere, presso la chiesa e in numerose strade della città, i fuochi in onore del santo e stringere il legame di comparatico di San Giovanni. Tale legame veniva sancito dal salto del fuoco, dalla recita di antiche formule e dall’annodamento e scioglimento di un fazzoletto compiuto dai compari o dalle comari che così creavano il vincolo. Il 24 giugno, giorno della festa, la prima messa all’alba annuncia una giornata densa ma gioiosa che trascorrerà scandita dalla celebrazione delle messe e dai banchetti fino a tarda notte. Il 25 giugno, nella mattina, si tiene la messa in suffragio dei soci defunti; nella serata i componenti del gremio, durante una riunione a porte chiuse, che si tiene nei locali attigui alla chiesa, nominano ufficialmente la nuova giunta. Finita la riunione le porte della chiesa si aprono e la bandiera viene portata fuori e 60|Il gremio dei contadini di San Giovanni Battista di Oristano


tra manciate di grano e fiori viene posta sul carro a buoi. I componenti del gremio prendono posto sul carrello di trattore e insieme al corteo dei cavalieri si dirigono verso la casa del nuovo oberaiu majori, a cui sarà affidata la custodia della bandiera. Giunti presso la sua abitazione, la consegna dalle mani de s’oberaiu uscente a quello entrante darà inizio al nuovo mandato di presidenza mentre tutti i convenuti festeggeranno durante un fastoso banchetto. Altro importante appuntamento nella vita del gremio è la celebrazione, con la santa messa nella giornata del 29 agosto, del Martirio di San Giovanni Battista. Il 2 febbraio, festa della Candelora, segna un’altra data importante nel calendario del gremio. In quell’occasione, di primo mattino durante la santa messa vengono benedette le candele che i componenti del gremio consegneranno nella mattinata a tutti i soci, alle vedove dei soci defunti e ai collaboratori del gremio. Tra le candele benedette, spiccano per la loro bellezza e per gli eleganti nastri rossi, le candele che verranno consegnate a su componidori e ai suoi compagni di pariglia, segnando l’investitura ufficiale di coloro che guideranno l’imminente Sartiglia della domenica di carnevale. Infine il sabato più vicino al 15 maggio il gremio festeggia Sant’Isidoro agricoltore. Tra i più interessanti documenti custoditi nell’archivio del gremio figurano le numerose testimonianze dei festeggiamenti organizzati in occasione di questi importanti appuntamenti. In particolare le feste della Natività di San Giovanni Battista e di Sant’Isidoro erano segnate dalle corse di cavalli. I numerosi riferimenti ai festeggiamenti in onore di Sant’Isidoro ricordano le tradizionali corse di cavalli berberi, ovvero, verosimilmente, corse al galoppo di cavalli di razza anglo araba sarda. Mentre in occasione dei festeggiamenti in onore di San Giovanni Battista i documenti riportano le spese relative al palio di San Giovanni disputatosi sino ai primi decenni del Novecento. Raccogliendo le testimonianze di alcuni fantini che hanno partecipato a tale corsa si segnala che il tracciato di tale percorso prevedeva la partenza dei cavalieri dalla strada posta sul prolungamento dell’attuale via Ozieri, oltre il passaggio a livello, percorreva poi le vie Palmas Arborea, Arborea, Aristana, Gialeto, attraversava la via Cagliari verso la via Michele Pira e raggiunto il piazzale antistante la chiesa di San Martino, proseguiva verso la chiesa di San Giovanni, terminando sul sagrato. In particolare sono registrate le spese relative all’acquisto del prezioso “panno”, ovvero del broccato, che il gremio concedeva al vincitore della corsa, dopo averlo già precedentemente portato nella Processione del Corpus Domini.

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Oberaiu e priorissas a Santu Giuanni de Froris negli anni ’30.

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Carri addobbati per la festa di San Giovanni – Anni ’50. 62|Il gremio dei contadini di San Giovanni Battista di Oristano


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Momenti di festa a Santu Giuanni de Froris.

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Trasporto della bandiera verso la chiesa.

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Il gremio sul carrello durante la sfilata. 64|Il gremio dei contadini di San Giovanni Battista di Oristano


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Benedizione davanti alla sede del gremio in via Aristana.

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Benedizione davanti alla chiesa di Santu Giuanni de Froris.

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Passaggio della bandiera da s'oberaiu de bandera uscente a quello entrante. 66|Il gremio dei contadini di San Giovanni Battista di Oristano


Il gremio e la Sartiglia Nella ricostruzione della storia della Sartiglia di Oristano, preziosi elementi sono stati offerti recentemente dallo studio di alcuni documenti custoditi presso l’Archivio Storico Diocesano e l’Archivio Storico della nostra città. Infatti, grazie alle ricerche realizzate da Ilaria Urgu, Walter Tomasi e Sebastiano Fenu, nuove tessere si aggiungono nella ricostruzione del prezioso mosaico volto alla conoscenza delle origini della tradizionale corsa oristanese e i suoi più antichi legami con i gremi cittadini. Sono ormai numerose le attestazioni della Sartiglia, svoltasi a partire dal XVI secolo nella Città Regia di Oristano e organizzata dalle autorità civiche. Risulta inoltre ampiamente documentato per quei secoli il teatro della corsa, ovvero la Piazza di Città, corrispondente all’attuale Piazza Eleonora, esattamente di fronte al palazzo che ospita oggi l’ufficio tecnico comunale e che a partire dal Cinquecento rappresentava il Palazzo di Città. Attualmente, la testimonianza più antica, custodita nell’Archivio Storico del Comune di Oristano, rinvenuta nel giugno del 2008 da Ilaria Urgu in un registro di consiglieria datato 1546-1547, riferisce di una Sortilla organizzata nel 15478. Come attestato già nello studio di numerosi documenti oristanesi del XVI e del XVII secolo da Walter Tomasi, ancora una volta si tratta dell’organizzazione della corsa per celebrare un evento straordinario. Infatti anche nella città di Oristano9, così come documentato per le città di Sassari10, Cagliari11 ed Iglesias12, la Sartiglia rappreI. Urgu, Hàgase una fiesta de mucho primor, in «Bollettino dell’Archivio Storico del Comune di Oristano», a cura di A. Casula, Anno III n. 4 (2009), pp. 29-31.

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Cfr. W. Tomasi, Documenti inediti sulle manifestazioni equestri nella Oristano dei secoli XVI-XVII, Cagliari 2006.

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Cfr. S. Bullegas, L’effimero barocco. Festa e spettacolo nella Sardegna del XVII secolo, Cagliari 1995; e M. Atzori, Cavalli e feste. Tradizioni equestri della Sardegna, Sassari 1988. 10

Cfr. J. Arce, Feste cavalleresche e vita sociale nella Cagliari del ‘600, in «Nuovo Bollettino Bibliografico Sardo», II, n. 7, Cagliari 1956. 11

Cfr. G. Mele, La ‘Passio’ medioevale di Sant’Antioco e la cinquecentesca ‘Vida y miracles del Benaventurat Sant’Anthiogo’ fra tradizione manoscritta, oralità e origini della stampa in Sardegna, in «Teologica & Historica. Annali della Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna», VI, Cagliari, (1997) pp. 122-123 e G. Villani, Un manoscritto iglesiente del 1615: Sortilla – Carri allegorici- Gare equestri, Iglesias 2008.

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sentava una forma di divertimento e di intrattenimento ma soprattutto di solenne celebrazione in occasione di nascite di principi, ascese al trono, matrimoni e visite reali. In particolare l’antico documento riferisce della spesa registrata nei conti del clavario della Città Regia di Oristano di 1 lira e 4 soldi a favore di Nicolao Pinna per la fornitura di un drappo di tessuto nero per la Sortilla organizzata per festeggiare le gesta dell’Imperatore Carlo V, fortemente impegnato in quegli anni nella lotta contro la minaccia turca e la rivolta dei protestanti. Al rinvenimento di documenti settecenteschi, ad opera della stessa studiosa Ilaria Urgu, dobbiamo invece i primi riferimenti relativi al coinvolgimento dei gremi cittadini nell’organizzazione di importanti eventi e celebrazioni in città. Ancora una volta si tratta dell’organizzazione curata dall’autorità civica per festeggiare matrimoni principeschi, in questo caso con un ricco programma che vede coinvolti tutti i gremi cittadini per la gioia di numerosi spettatori. Due le straordinarie novità anticipate dalla studiosa. In una delle giornate di festa il gremio dei contadini è impegnato nella corsa alla stella, inoltre appare, da una prima analisi del documento, che in tutte le manifestazioni gli stessi gremianti sono i protagonisti degli intrattenimenti, le cui autorità talvolta rivestono il ruolo di mantenedor, ovvero sono alla guida delle gare e delle corse a cavallo. La prima indicazione risulta di notevole importanza in quanto attualmente rappresenta la più antica attestazione della corsa alla stella in Oristano, ovvero della Sartiglia intesa come corsa all’anello nella sua variante della stella che caratterizza la giostra oristanese nel variegato mondo di giostre e tornei equestri di origine medievale che ancora oggi si corrono in area mediterranea. L’altra informazione è altrettanto eccezionale in quanto non si possedeva, neanche nella tradizione orale, il riferimento storico della partecipazione degli stessi gremianti alla corsa. Questo importante richiamo sottolinea quanto fosse forte il rapporto tra il gremio e la Sartiglia e allo stesso tempo ci dimostra quanto ancora oggi sia radicato. Un rapporto giustificato e dimostrato dalla storia più recente della correlazione tra il gremio e la giostra oristanese. Infatti, attualmente, pur non rivestendo direttamente il ruolo di cavalieri della Sartiglia della domenica di carnevale, è riservata per antica tradizione esclusivamente ai componenti del gremio, ed in particolare alle massime autorità della corporazione, la nomina della figura del componidori, ovvero del capo indiscusso della corsa. A tal riguardo risulta importante segnalare come la stessa investitura del componidori 68|Il gremio dei contadini di San Giovanni Battista di Oristano


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Vestizione de su componidori nel 1967.

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avviene ufficialmente il 2 di febbraio, giorno della Candelora, ovvero nel giorno in cui is oberaiu majoris e tutti i componenti del gremio riservano la speciale visita per la consegna delle candele con l’effigie del santo protettore della corporazione, alle persone più vicine allo stesso sodalizio e in particolare a tutti i componenti e alle vedove dei soci defunti. Pertanto, dietro tale investitura, potrebbe celarsi questo antico legame che rimanda al ruolo giocato in origine nella corsa da attori protagonisti dall’istituzione gremiale e dagli stessi gremianti. A corroborare tale ipotesi sembrano giungere inoltre gli stessi documenti conservati presso l’Archivio del gremio dei contadini. Infatti dalle numerosissime pezze giustificative relative alla Sartiglia, si evince che, sino agli anni sessanta del Novecento, era un preciso impegno di spesa da parte del gremio il costo della biada, il rimborso per colui che ne curava il mantenimento nonché l’acquisto dei nastri per la bardatura del cavallo de su componidori13. Il gremio si preoccupava quindi completamente del cavallo del “suo” componidori, a testimonianza che quel capocorsa era designato per la guida della “sua” Sartiglia. Alcuni cavalieri hanno documentato nelle loro testimonianze come, di fronte ad incidenti anche mortali per il cavallo de su componidori, il gremio sia intervenuto nel rimborsare il proprietario del cavallo, attingendo totalmente dalle proprie casse. Tali attestazioni dimostrerebbero quindi l’ancestrale legame tra il gremio dei contadini e la corsa della Sartiglia. I documenti finora conosciuti testimoniano pertanto il ruolo dei gremi, ed in particolare del gremio dei contadini, svolto in occasione di festeggiamenti organizzati da altre istituzioni e relativi a celebrazioni pubbliche che rimandano ad occasioni straordinarie. A oggi non è dato sapere in quale momento storico si arriva alla istituzionalizzazione della Sartiglia, ovvero come tale divertimento divenga un “appuntamento fisso” ed in particolare quando inizierà a segnare, con l’intervento del gremio dei contadini e quello dei falegnami, le manifestazioni del carnevale oristanese. Un elemento appare comunque accertato: la Sartiglia venne definitivamente legata al gremio dei contadini di San Giovanni. A testimoniare tale legame, oltre alle notizie riferite dalla tradizione ottocentesca14 e allo studio offerto dallo storico 13

Archivio gremio contadini di Oristano, Serie 5 – Quietanze, Unità 1-53.

V. Angius, in G. Casalis, Dizionario geografico storico, statistico, commerciale degli stati di S. M. il Re di Sardegna, XIII, Torino 1845, s.v. Oristano, pp. 263-264; G. M. Carta, Brevi notizie storiche sulla città di Oristano, Torino 1869, pp. 32-34; F. Corona, Guida dell’isola di Sardegna, Bergamo 1896, pp. 212-213; G. Voltan, Lo sport in Sardegna, Napoli 1899, pp. 63-64. 14

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Raimondo Zucca15, giungono parzialmente in soccorso numerose attestazioni della tradizione orale. In particolare l’analisi delle fonti di Raimondo Zucca rimanda alla volontà di un canonico della Cattedrale Arborense il quale avrebbe donato in perpetuo al gremio un fondo rustico con il preciso impegno, da parte del sodalizio, di utilizzare i proventi realizzati dalla lavorazione del fondo per affrontare le spese relative all’organizzazione della corsa. Se solo per un anno non si fosse provveduto all’organizzazione della Sartiglia, il gremio avrebbe perso i suoi diritti sul terreno concesso. In questo senso, ancora oggi, l’obbligo e la responsabilità dell’organizzazione della Sartiglia della domenica di quinquagesima, rappresenta uno dei compiti e dei doveri del gremio. Inoltre, un importante dato che confermerebbe, almeno in parte, questa tradizione vede il gremio proprietario di un terreno sito in località Perda Fitta in agro di Oristano che i componenti del sodalizio chiamano “Cungiau de Sa Sartiglia” o “Cungiau de sa lassa”16. Circa il periodo storico e la figura del canonico arborense che avrebbe concesso tali rendite, istituzionalizzando di fatto la corsa, secondo l’attenta analisi effettuata da Raimondo Zucca17, si tratterebbe di Giovanni Dessì, esponente di una delle famiglie più illustri e potenti della Oristano del Cinquecento. Se si considera quindi il prezioso intervento del Canonico Giovanni Dessì, in un periodo riferibile al 1543, come data indicativa per una istituzionalizzazione della Sartiglia, siamo portati ad ipotizzare che tale impegno dell’organizzazione della corsa da parte del gremio, così come da legato, possa essere rappresentato dall’appuntamento della corsa in occasione del carnevale, giacché, come abbiamo già segnalato, preziosi documenti settecenteschi, recentemente rinvenuti, riferiscono dell’intervento dei gremi, ancora nel XVIII secolo, nella partecipazione ad eventi, compresa la corsa alla stella, organizzati dall’autorità civica, per celebrare importanti avvenimenti durante il corso dell’anno, fuori dalle date del carnevale. Allo studio di Sebastiano Fenu, di un prezioso documento custodito presso l’Archivio Diocesano di Oristano, dobbiamo appunto la più antica attestazione della Sar-

15 M. Falchi, R. Zucca, Storia della Sartiglia di Oristano, Oristano 1994; degli stessi autori l’Introduzione alla ristampa di F. Alziator, La Sartiglia, Sestu 2007. 16

Chiuso (terreno) della Sartiglia o chiuso del lascito.

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M. Falchi, R. Zucca, op. cit., pp. 99-107, 193ss.

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Su componidori insieme a is oberaius majoris e is priorissas nel 1951. 72|Il gremio dei contadini di San Giovanni Battista di Oristano


tiglia corsa in occasione dei festeggiamenti del carnevale18. Come si può osservare, il documento risulta oltremodo prezioso in quanto il riferimento al mancato adeguamento da parte del gremio alle osservazioni già fatte dal precedente arcivescovo in occasione della sua visita pastorale del 1807, ci consentono di affermare che non solo dal 1832 ma già dal 1807 la Sartiglia organizzata dal gremio dei contadini di San Giovanni Battista era legata ai festeggiamenti del carnevale. Tale testimonianCfr. Archivio Storico Diocesano di Oristano, Visite Pastorali, cartella 4, fasc. 7/8. Si tratta della visita pastorale dell’arcivescovo mons. Giovanni Maria Bua datata 22 giugno 1832 e il riferimento compare nella relazione fatta in seguito alla visita presso la chiesa rurale di San Giovanni Battista, cappella del gremio dei contadini. Nella trascrizione di Sebastiano Fenu si legge: “Noi Don Giovanni Maria Bua per la grazia di Dio e della S. Sede Arcivescovo d’Oristano (…) Avendo visitato il presente libro ed i due precedenti dell’amministrazione dei redditi spettanti alla chiesa rurale di San Gio. battista di questa città abbiamo rilevato con gran nostro dispiacere che i savissimi provvedimenti dati dal nostro predecessore monsignor Sisternes di felice ricordanza in occasione dell’ultima Visita Pastorale fatta nel 22 giugno 1807, sono stati per la maggior parte messi in non cale. E in primo luogo abbiamo trovato che veruno dell’amministratori dichiarati debitori con due decreti in questa visita nei due precedenti libri siasi curato estinguere il suo debito, o pagare a conto cos’alcuna eccetto Salvatore Eriu (…) ed il notaio Domenico Vincenzo Siga (…), come non abbiam trovato che siano stati i morosi compelliti cogli stili giuridici. Inoltre troviamo senza essere stato finora eseguito ciò che fu ordinato per gli anni 1795-96 e 96-97, dei quali mancavano affatto i conti; vale a dire che si verificasse chi fossero stati obrieri in detti anni e che si prendessero i conti a’ medesimi. (…) In vista di che vogliamo e ordiniamo che i detti due decreti s’intendano qui rinnovati, come se fossero inscritti de verbo ad verbum nella parte che contiene l’esame e la risulta dei conti di quelli amministratori (...) del che incarichiamo specialmente il molto reverendo canonico Delegato per questa chiesa il quale farà costringere in giudizio i debitori renitenti o i loro eredi, ove provveda poter essere ciò utile ed efficace (…). Per ciò che riguarda le amministrazioni posteriori a quella visita troviamo che sebbene nel decreto copiato nel libro degli obrieri in progresso di detta visita fosse preferito che un solo sarebbe l’amministratore di tutti i redditi di questa chiesa, comprese anche le pensioni dei censi, ciò non ostante il gremio dei contadini, ai quali è raccomandata la stessa chiesa, si è fatto lecito di propria autorità, a quello che apparisce, stabilì un Procuratore particolare per l’esazione di dette pensioni negli anni 1817-18-19-20-21-22 il quale Procuratore non apparisce aver dati mai conti di siffatta Procurazione. (…) Sebbene fosse prescritto il modo particolare di eleggere il suddetto amministratore sotto il nome di clavario, mediante opportuna terna, ciò non ostante non si vede questo mai praticato eccetto alcuni anni immediatamente dopo la detta visita. Sebbene fosse preferito che non si bonificassero altro che scudi cinque, ossieno £. 12.10 per rinfresco agli impiegati del gremio per tutte le feste dell’anno come ivi si legge, con espressa proibizione eziandio di far la benché menoma spesa per la cosiddetta Sortiglia del carnevale, e per la corsa dei cavalli, ciò non ostante si sono talmente disprezzati codesti savissimi provvedimenti, che crescendo ogni anno più le spese di rinfresco, si veggono portate da molti anni a questa parte fino a una centinaia di lire per anno, e qualche volta più, e da molti anni si sono spese e buonificate, come per dritto già stabilito, le lire trenta e più per il Carnovale del gremio, oltre la esorbitante spesa di altre lire trenta per cera e di altre lire trenta per palma da distribuirsi ogni anno, e di lire 12.10 e anche 15 annuali al suonatore di zampogne per suonare nelle poche feste che occorrono in questa chiesa. E così di varie altre provvidenze contenute nel presente decreto (…)”.

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za, oltre a fornici l’essenziale informazione, risulta preziosa anche per le ulteriori notizie sul gremio. In particolare risulta interessante il riferimento allo “zampognere”, il suonatore di launeddas che interveniva in tutte le occasioni di festa del gremio, «per la festa del 24 giugno e sua ottava, per il giorno della Decollazione di San Giovanni, per quella di Sant’Isidoro e per accompagnare lo stendardo del gremio alle due sole processioni solenni della cattedrale, di Corpus Domini e dell’Assunta». Tale riferimento risulta importante per ricordare la solenne festa dell’Assunta che veniva celebrata presso la cattedrale di Oristano alla quale era legata la corsa del palio, ampiamente documentato nelle carte analizzate ancora una volta dagli studiosi Ilaria Urgu e Walter Tomasi19. Ancora, nella visita pastorale del 1832, ritroviamo un prezioso riferimento al palio organizzato dal gremio dei contadini in occasione della festa di San Giovanni. In questo documento si tiene a precisare ai componenti del gremio che è proibito «espressamente che ad alcuna processione si porti, oltre lo stendardo suddetto, il panno che serve di premio alla corsa dei cavalli, il quale non dovrà neppure esporsi al pubblico dentro la chiesa, non dovendosi soffrire il mescolamento delle cose sacre colle profane. Proibiamo inoltre che nell’inventario delle robe ed utensili della chiesa si farà menzione alcuna delle robe ed arnesi del carnevale, come abbiamo veduto essersi fatto negli anni scorsi con nostro dispiacere». Come già affermato, questa relazione della visita pastorale dell’arcivescovo Giovanni Maria Bua, che con dovizia di particolari riferisce circa le “spese in rinfreschi, in pranzi ed in spettacoli carnevaleschi” ed in particolare ai “giochi di carnevale”, rappresenta la prima testimonianza della Sartiglia organizzata dal gremio, corsa in occasione del carnevale, considerando che presso i suoi archivi e in quello dei falegnami di San Giuseppe i documenti relativi all’organizzazione della Sartiglia sono tutti riferibili ai festeggiamenti del carnevale relativi alla seconda metà dell’Ottocento. Occorre infine ricordare che anche dopo il 1807, così come nei secoli passati e come ampiamente dimostrato negli studi sopra citati, la corsa della Sartiglia ha segnato momenti di festa e cerimonie straordinarie celebrate nella nostra città ma non solo. Infatti, oltre alla nota documentazione relativa all’organizzazione della corsa nell’aprile del 1829, in occasione della visita in Oristano di Carlo Alberto di Savo-

Cfr. W. Tomasi, “Sortilles”, palii e altri spettacoli equestri nella Città Regia di Oristano, in Testimonianze inedite di Storia arborense, a cura di W. Tomasi, Mogoro 2008, pp. 109-135. 19

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ia20, Principe di Carignano, futuro Re di Sardegna, è documentata presso l’Archivio Storico Comunale di Oristano la corsa di cavalli, in questo caso una corsa a pariglie, svoltasi nel maggio del 1881 nell’allora via San Sebastiano, attuale via Mazzini, in occasione delle celebrazioni organizzate per l’inaugurazione in città del monumento dedicato ad Eleonora d’Arborea. In quell’occasione vinse la gara delle evoluzioni una pariglia che indossava l’antico costume dei figoli oristanesi. Infine, in tempi molto più recenti, alcuni filmati e fotografie dell’epoca, ancora una volta segnalano l’eccezionale presenza de su componidori e di altri cavalieri, come nella sfilata della Cavalcata Sarda di Sassari del 1955, in quel caso con la storica presenza del gremio dei contadini di Oristano e de su componidori Giulio Sinis e nella sfilata oristanese che dalla stazione ferroviaria si snodava sino alla piazza di città in occasione dei grandiosi festeggiamenti legati all'annuncio dell'approvazione in un ramo del Parlamento dell’istituzione della Provincia di Oristano nel 1957, poi rientrata.

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R. Zucca, La Sartiglia al tempo del Re, Cagliari 1997.

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Terminata la vestizione su componidori esce dalla finestra della casa de s’oberaiu majori nel 1968.

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Corteo della Sartiglia negli anni ’60. 76|Il gremio dei contadini di San Giovanni Battista di Oristano


Le fasi della corsa La Sartiglia che, come si è detto, si corre l’ultima domenica di carnevale sotto la direzione del gremio dei contadini e il martedì successivo sotto la direzione del gremio dei falegnami, è uno degli ultimi tornei equestri di origine medievale che ancora si svolgono in area mediterranea. La peculiarità della manifestazione oristanese, a differenza di numerose giostre e tornei che si svolgono in Italia ed in Europa, sta nel fatto che non rappresenta una rievocazione storica di un antico evento, ma costituisce un fenomeno storico e culturale che, come dimostrato dai numerosissimi documenti, vanta una storia antica ed una continuità nel corso dei secoli, grazie anche al ruolo fondamentale svolto dai gremi che ne hanno assicurato e perpetuato la tradizione. Le corse delle due giornate nelle loro fasi salienti sono identiche. Differiscono in particolare per alcuni dettagli dell’abito utilizzato da su componidori ovvero il capo della corsa. Quello scelto dal gremio dei contadini veste un pantalone di pelle, un coietto anch’esso di pelle stretto sul petto da lacci di cuoio, porta una maschera lignea color terra e al candido velo ricamato, sormontato dal cilindro, viene cucita una camelia rossa, come rossi sono i fiocchi che tengono gli sbuffi nelle maniche della camicia. Un coietto chiuso sul petto da borchie d’argento, nastri rosa e celeste, la maschera color cera e la camelia rosa caratterizzano invece il capocorsa che guida la Sartiglia del martedi di carnevale, organizzata dal gremio dei falegnami di San Giuseppe. Il giorno del­la Sartiglia della domeni­ca, così come nella giornata del martedì, si comincia da presto con il Bando: un araldo a cavallo accompagnato da alfieri, tamburini e trombettieri percorre le vie della città e si ferma nelle piazze principali per leggere l’avviso della corsa che si terrà nel pomeriggio. Su componidori dopo aver consumato un pasto fruga­le a casa de s’oberaiu de bandera, si dirige verso la sede del gremio dove avverrà la sua vestizione. Il lungo corteo vede la presenza dei componenti del gremio, de is massaieddas, le giovani ra­gazze vestite con il costume tradizionale oristanese, de sa massaia man­na, che guiderà l’intero rito della vestizione, e dai tamburini e trombettieri che aprono la sfilata. La sede è addobbata per l’occasione a festa e come nella sala principale di una vecchia casa contadina oristanese, trionfano nelle pareti antiche corbule e bisacce. Tale ri-

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Benedizione delle candele.

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S'oberaiu majori consegna il cero a su componidori. 78|Il gremio dei contadini di San Giovanni Battista di Oristano


proposizione scenica rimanda infatti al luogo dove sino a pochi decenni fa avveniva la vestizione ovvero dentro l’abitazione de s’oberaiu majori. Il cavaliere prende posto su una sedia posta sopra un tavolo, sa mesitta, dietro di lui troneggia la bandiera del gremio. Da quel momento sino al termine dell’intera giornata della corsa e sino alla cerimonia della svestizione non potrà più toccare terra. Gli squil­li delle trombe e i rulli dei tamburi sottolineano tutti i passaggi della vestizione compiuti con abilità da is massaieddas. Prima della posa della maschera, is oberaius majoris, chiedendo al Santo la protezione per il cavaliere, fanno l’ultimo brindisi con l’uomo che sta per diventare componidori di San Giovanni: in quel momento è tripudio di trombe, tamburi e applausi dei presenti. Is massaieddas posano la maschera sul viso e la assicurano con dei lacci. Quindi è la volta del velo e del cilindro a cui segue la posa di una camelia rossa sul petto all’altezza del cuore. La vestizione è ormai terminata, un artiere porta all’interno della sala, ormai in religioso silenzio, il cavallo che, avvicinato a sa mesitta, consente a su componidori di salire in groppa. Subito gli viene consegnata, da s'oberaiu majori, sa pippia de maiu, lo scettro floreale composto da un doppio mazzo di violette mammole, con il quale, prima di uscire dalla sala, benedice is oberaius, tutto il gremio, sa massaia manna, is massaieddas e tutti i presenti ed esce dalla sala riverso sul cavallo. Tale posizione particolare assunta da su componidori è stata diversamente commentata ed interpretata. Probabilmente la postura del cavaliere riverso all’indietro sul cavallo e benedicente, rimanda all’atto di totale abbandono del capo corsa al santo patrono al quale è demandata la sorte dell’intera giornata di corsa. Ma occorre segnalare che quando su componidori veniva vestito all’interno dell’abitazione de s’oberaiu majori, spesso l’uscita dalla casa in groppa al cavallo comportava serie difficoltà pertanto risultava necessario riversarsi all'indietro per passare attraverso la porta. A tal proposito, alcune significative immagini, documentano come su componidori, ancora negli anni Sessanta, per non violare il tabù della terra, veniva accompagnato di peso fuori dalla porta e quindi issato sul cavallo, oppure montava sul cavallo passando dalla finestra dell’abitazione. All’uscita della vestizione, sono pronti ad attenderlo su segundu e su terzu cumponi, i suoi due aiutanti di campo, e tutti gli altri cavalieri. Da qui il solenne corteo si dirige verso la via della Cattedrale teatro della corsa alla stella. Apre la corsa su componidori con su segundu cumponi eseguendo tre incroci di spada sotto la stella appesa ad un nastro verde. Sarà lui per primo, poi i suoi secondi che si cimenteranno in una discesa sfrenata al galoppo cercando di cogliere la stella con una spada.

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Sarà appannaggio de is oberaius majoris del gremio, la premiazione con una piccola stella d’argento, della discesa del primo cavaliere che coglie la stella. Sarà poi la volta di tutti quei cavalieri che avranno l’onore della spada concesso dal capo corsa. Solo a su componidori e ai suoi aiutanti sarà riservata una seconda discesa con su stoccu, una lancia di legno con la quale tentare ancora una volta la sorte. Con­cluse le discese su componidori riceve sa pippia de maiu e si porta con passo elegan­te verso la piazza Manno. Giunto davanti a quello che un tempo era il palazzo giudica­le, a gran galoppo e riverso all’indietro sul cavallo, benedice la folla: è questa sa remada, massima prova di abilità e coraggio che finisce la galoppata dopo la curva di San Francesco. Si chiude così la corsa in Cattedrale, il corteo si trasferisce nella via Mazzini dove le pariglie si cimenteranno in veloci e spericolate acrobazie. Apre la corsa la pariglia de su componidori la quale percorre a gran galoppo la strada senza particolari evoluzioni, lui il capo della corsa non ha bisogno di dimostrare il suo coraggio e la sua abilità. Seguono quindi via via tutte le pariglie le cui partenze sono segnalate dagli squilli di tromba e dai rulli di tamburo. Finite le pariglie chiude la corsa su componidori che al galoppo, ac­compagnato dai suoi aiutanti ripercorre la strada riverso sul cavallo benedicendo la folla con sa pippia de maiu. Quindi il corteo si diri­ge verso la via Aristana in cui si trova la sede del gremio dove avverrà la svestizione compiuta da is massaieddas e al termine della quale su componidori riceve le congratulazio­ni e gli auguri da tutti i presenti che con ansia hanno pregato San Giovanni affinché tutto andasse bene. Intanto messaius e massaias offrono a tutti vernaccia e amaretti. La giornata si chiude con uno festoso banchetto of­ferto dal gremio a tutti i partecipanti alla corsa in onore de su componidori.

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La vestizione de su componidori.

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Su componidori prende la stella con su stoccu. 82|Il gremio dei contadini di San Giovanni Battista di Oristano


San Giovanni e le sue carte

Ilaria Urgu

L

’intervento di riordino e inventariazione delle carte del gremio di San Giovanni è stato realizzato su iniziativa dell’Associazione Culturale “Aristiane” nell’anno 2009. Grazie ad essa, alla disponibilità e sensibilità dello stesso gremio, alla partecipazione del Comune di Oristano, dell’Amministrazione Provinciale di Oristano e della Fondazione Banco di Sardegna è stato possibile valorizzare la memoria di una delle maestranze operanti in città già a partire dal XVII sec., quando i contadini, al pari di altre corporazioni, rappresentavano un’istituzione radicata nella società oristanese. All’avvio dell’intervento, gli atti erano accuratamente conservati presso la sede del gremio, all’interno di un armadio e adeguatamente custoditi in scatole di cartone, ma totalmente privi di un ordine scientifico che permettesse lo studio dell’istituzione che li ha prodotti. L’intervento ha avuto inizio con un sopralluogo e un sommario censimento delle carte da cui è emersa subito una grave lacuna nel complesso documentario e la totale mancanza di atti precedenti al 1864, anno della soppressione delle corporazioni, avvenuta con legge n. 1797 del 29 maggio, con la successiva trasformazione in società di mutuo soccorso. L’incuria del passato ha preservato un atto del 1733 relativo alla costituzione di un censo. Il lavoro è proseguito con la schedatura degli atti, individuando per ogni unità archivistica i dati sostanziali quali serie di appartenenza, titolo, estremi cronologici, contenuto, tipologia e note. Il successivo riavvicinamento delle schede ha tenuto conto della struttura del gremio e delle sue attività rispettando l’ordine dato alle carte dagli stessi amministratori nel corso del tempo. Questa fase del lavoro ha portato alla realizzazione di una collocazione logica degli atti nel complesso archivistico e alla creazione di sette raggruppamenti o serie.

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Si è proceduto all’ordinamento cronologico e alla numerazione progressiva dei fascicoli all’interno delle stesse serie, allo stesso modo sono state ordinate le carte all’interno del fascicolo e numerate. La conclusione dell’intervento ha portato alla realizzazione dell’inventario, risultato logico del riordino archivistico che permette la fruibilità delle carte. Il Fondo documentario del gremio di San Giovanni o dei contadini, come detto, conserva la documentazione prodotta dalla società artigiana dei contadini a partire dal 1733 fino alla sua soppressione avvenuta nel 1864. Si conservano inoltre i documenti prodotti da questa istituzione che a partire da tale data, senza soluzione di continuità, ha assunto caratteristiche prevalentemente mutualistiche sotto la denominazione di società di San Giovanni. In fase di inventariazione, si è preferito non tenere conto di tale cesura istituzionale in quanto sono molto esigui gli atti precedenti alla soppressione. L’intervento archivistico ha visto la schedatura di n. 90 unità archivistiche per un totale di 0.70 metri lineari di fascicoli, registri e singoli atti a partire dal 1733 fino al 2005. Il complesso documentario è ordinato in sette serie: 1. Deliberazioni della Giunta (1865 – 2005). 2. Protocolli della corrispondenza ( 1974 – 1979). 3. Contratti (1926 – 1958). 4. Atti (1733 – 1928). 5. Quietanze (1869 – 1976). 6. Contabilità (1865 – 1935). 7. Miscellanea (1907 – 1955). Gli atti sono tutti in lingua italiana, ad eccezione dell’unità n. 1 della serie Atti che è stata redatta in lingua spagnola. L’archivio è conservato presso i locali di via Aristana n. 64, sede del gremio. È possibile la consultazione degli atti previo appuntamento.

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L’antica cassa a tre chiavi del gremio. 86|san giovanni e le sue carte


Serie 1 Deliberazioni della societĂ

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Serie 1. Deliberazioni della società Estremi cronologici: 1865 – 2005 Unità Archivistiche: 7 La serie è costituita dai registri contenenti i provvedimenti adottati dalla Giunta della società. Oltre alle delibere, le unità contengono gli inventari degli oggetti appartenenti al gremio che ogni anno la giunta uscente consegnava a quella entrante e in qualche registro è presente un articolo del quotidiano “L’Unione Sarda” inerente lo svolgimento della Sartiglia e i suoi protagonisti. I registri conservano delibere di più anni e quello relativo all’anno 1951-1984 (unità n. 3) è stato utilizzato anche per registrare le entrate e le uscite sostenute dal gremio. Le unità sono ordinate cronologicamente secondo la data finale e numerati all’interno della serie. La serie è purtroppo molto lacunosa e risulta gravosa per l’analisi delle attività della società l’assenza delle delibere degli anni 1930 – 1950. 1. “Registro delle Deliberazioni e consegna oggetti”. 1865 giugno 24 – 1927 agosto 29 Registro, cartaceo, cc 122 num. orig.; cc bianche nn 87; mm 300x210x23; stato di conservazione: buono; danni: macchie; coperta in cartoncino con legatura in pergamena; originale 2. Deliberazioni 1929 febbraio 14 – 1929 aprile 28 Verbali delle adunanze della società. Frammento, cartaceo, cc 2 num. rec; cc bianche nn 1; mm 305x205; stato di conservazione: buono; danni; alla legatura; originale

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3. “Giornale” 1951 settembre 9-1984 agosto, Oristano Verbali delle adunanze della società. Entrate e uscite della società. Registro, cartaceo, cc 396 num. rec; cc bianche nn 71; mm 370x240x30; stato di conservazione: ottimo; originale Note: l’unità contiene alcuni articoli del quotidiano “L’Unione Sarda” relativi alla manifestazione Sa Sartiglia. 4. “Verbali società dei contadini S. Giovanni – Oristano”. 1974 luglio 22 - 1979 luglio 12 Verbali delle adunanze della società. Registro, cartaceo, cc 105 num. rec; cc bianche nn 47; mm 305x210x15; stato di conservazione: ottimo; originale 5. “gremio dei contadini S. Giovanni Oristano. Verbali delle assemblee dal 25.6.1988 al 18.5.1994” 1988 giugno 25 – 1994 maggio 18, Oristano Registro, cartaceo, cc 96 num. orig.; cc bianche nn. 4; mm 310x245x8; stato di conservazione: ottimo; originale 6. “Registro delle assemblee, gremio dei contadini S. Giovanni. Oristano.” 1994 giugno 25 – 2000 settembre 6 Registro, cartaceo, cc 185 num. orig.; mm 305x205x15; stato di conservazione: ottimo; originale 7. “ gremio dei contadini, Oristano. Registro verbali.” 2000 ottobre 19 – 2005 giugno 25 Registro, cartaceo, cc 191 num. orig.; mm 305x240x10; stato di conservazione: ottimo; originale

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Serie 2 protocolli della corrispondenza

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Serie 2. Protocolli della corrispondenza Estremi cronologici: 1974-1979 Unità Archivistiche: 1 La serie è costituita dal registro contenente la registrazione della corrispondenza in arrivo e in partenza; l’utilizzo dei protocolli è limitata ai soli anni 1974-1979 poi è stato abbandonato. 1. “Lettere in arrivo e partenza; società dei contadini S. Giovanni – Oristano” 1974 febbraio 22 – 1979 gennaio 22 Registrazione della corrispondenza, dal n. 1 al n. del 22 febbraio 1974 al n. 1 del 22 gennaio 1979. Registro, cartaceo, cc 59 num. rec; cc bianche nn 52; mm 305x210x10; stato di conservazione: ottimo; originale. Note: contiene l’elenco dei soci.

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Serie 3 contratti

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Serie 3. Contratti Estremi cronologici: 1926-1958 Unità Archivistiche: 28 La serie è costituita dalle buste contenenti gli atti contrattuali d’affitto dei terreni e dei fabbricati di proprietà del gremio; il contratto veniva stipulato tra s'oberaiu majori in carica e il locatario e aveva la durata o di un anno o di tre anni. Per quanto riguarda i fabbricati, sono presenti i contratti delle abitazioni di via Aristana, via Othoca e via Sassari mentre quelli relativi ai terreni sono più numerosi in quanto la società possedeva cospicue proprietà: dall’oliveto sito in agro di Donigala Fenughedu, a diversi poderi in Bennaxi e Gregori. I documenti inerenti questa serie appaiono particolarmente curiosi perché offrono elementi utili allo studio e analisi dei toponimi del mondo rurale. All’interno dell’unità non è stato utilizzato sempre lo stesso metodo di raccolta: infatti in molte cartelle sono presenti le due tipologie di contratti e in altre o solamente i contratti dei terreni o solamente quelli degli stabili. All’interno della busta le unità sono ordinate cronologicamente secondo la data finale e le singole carte numerate all’interno del fascicolo. La serie è di modesta entità anche se lacunosa in quanto mancanti i contratti di molte annualità. Gli atti degli anni 1945-1957 erano contenuti in cartelline realizzati con fogli di quotidiani locali degli anni 1948, 1951 e 1959 quali L’Avvenire d’Italia, Ai Rurali, e L’Unione Sarda rimosse durante l’intervento di inventariazione. 1. “San Giovanni. Atti contrattuali 1926 – 1929” 1926 gennaio 15 – 1926 ottobre 5 Contratti di affitto dei fabbricati e dei terreni stipulati dagli oberaius majoris Giuseppe Serra e Giovanni Sanna per le annate 1926-1929. Fascicolo, cartaceo, cc 20 num. rec; cc bianche 10; mm 310x210; stato di conservazione: buono; danni: roditori, strappi. Originale

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2. Contratti 1931 gennaio 14 – 1931 ottobre 6 Contratti di affitto dei fabbricati stipulati da s'oberaiu majori Giuseppe Serra per l’annata 1930-1931. Fascicolo, cartaceo, cc 4 num rec; mm 320x215; stato di conservazione: cattivo; danni: fragilità del supporto, strappi, macchie. Originale 3. “Contratti anno 1932 - 35. Operaio Falchi Giovannico” 1932 settembre 11 – 1932 settembre 18 Contratti di affitto dei terreni stipulati da s'oberaiu majori Giovanni Falchi per gli anni 1932–1935. Note: contiene avviso relativa all’asta per l’assegnazioni dei terreni. Fascicolo, cartaceo, cc 14 num. rec; cc bianche 6; mm 320x215; stato di conservazione: buono; danni: macchie. 4. Contratti 1935 settembre 14 Contratti di affitto dei fabbricati stipulati da s'oberaiu majori Salvatore Solinas. Note: i contratti riportano la dicitura “anticipato e non utilizzato”. Fascicolo, cartaceo, cc 2 num. rec; mm 320,50x445; stato di conservazione: buono; danni: strappi. 5. Contratti 1936 gennaio 13 Contratti di affitto dei terreni e dei fabbricati stipulati da s'oberaiu majori Salvatore Solinas. Fascicolo, cartaceo, cc 3 num rec; mm 330x230; stato di conservazione: discreto; danni: strappi. 6. Contratti 1937 gennaio 25 – 1937 giugno 14

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Contratti di affitto dei fabbricati stipulati da s'oberaiu majori Giuseppe Fais per l’annata 1936-1937. Fascicolo, cartaceo, cc 10 num. rec; mm 330x225; stato di conservazione: buono; danni: strappi, pieghe. 7. Contratti 1937 settembre 30 – 1938 novembre 18, Oristano Contratti di affitto dei terreni e dei fabbricati stipulati da s'oberaiu majori Giuseppe Raimondo Piscedda per l’annata 1937-1938. Note: il fascicolo contiene minute di contratti Fascicolo, cartaceo, cc 15 num. rec; mm 340x230; stato di conservazione: cattivo; danni: strappi. 8. Contratti 1938 novembre 5 Contratti di affitto dei fabbricati e dei terreni stipulati da s'oberaiu majori Giuseppe Raimondo Piscedda per l’annata 1938-1939 e 1938-1940. Fascicolo, cartaceo, cc 16 num. rec; mm 330x220; stato di conservazione: buono; danni: macchie e roditori. 9. “società dei contadini di Oristano. Atti registrati, 1940 – 1941” 1940 ottobre 14 – 1940 novembre 16 Contratti di affitto dei terreni e dei fabbricati stipulati da s'oberaiu majori Antonio Contini per l’annata 1940-1941. Note: contiene seguiti del 20 gennaio 1941. Fascicolo, cartaceo, cc 19 num. rec; mm 345x240; stato di conservazione: buono; danni: macchie. 10. “Contratti terreno anno 1944” 1943 settembre 14 – 1944 marzo 4 Contratti di affitto dei terreni stipulati da s'oberaiu majori Antonio Contini per l’annata 1943-1944. 96|san giovanni e le sue carte


Atti di diffida nei confronti dei locatari per il rilascio dei terreni. Fascicolo, cartaceo, cc 46 num. rec; cc bianche 14; mm 330x230; stato di conservazione: buono; danni: macchie. 11. Contratti 1944 settembre 6 – 1945 marzo 13 Contratti di affitto dei fabbricati stipulati da s'oberaiu majori Giuseppe Perria per l’annata 1944-1945. Confronti dei locatari per il rilascio dei terreni. Fascicolo, cartaceo, cc 11 num. rec; mm 320x210; stato di conservazione: buono; danni: strappi, pieghe. 12. Contratti 1944 settembre 6 – 1945 settembre 8 Contratti di affitto dei terreni stipulati da s'oberaiu majori Giuseppe Perria per l’annata 1944-1945. Note: contiene atti di diffida nei confronti dei locatari per il rilascio del terreno. Fascicolo, cartaceo, cc 27 num. rec; mm 325x230; stato di conservazione: buono; danni: strappi. 13. “Contratti fabbricati. Perria Giuseppe” 1945 settembre 11 Contratti di affitto dei fabbricati stipulati da s'oberaiu majori Giuseppe Perria per l’annata 1945-1946. Fascicolo, cartaceo, cc 6 num. rec; mm 305x230; stato di conservazione: buono; danni: macchie. 14. “Contratti terreni 1945 – 46. Perria Giuseppe” 1945 agosto 19 – 1945 ottobre 14 Contratti di affitto dei terreni stipulati da s'oberaiu majori Giuseppe Perria per l’annata 1945-1946. Note: in origine il fascicolo aveva una coperta costituita dal quotidiano “L’Unione Sarda” del 11 gennaio 1951.

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Fascicolo, cartaceo, cc 12 num. rec; mm 305x215; stato di conservazione: buono; danni: macchie. 15. “Fabbricati anno 1946. Operaio Perria Giuseppe” 1946 agosto 4 – 1946 settembre 14 Contratti di affitto dei terreni e dei fabbricati stipulati da s'oberaiu majori Giuseppe Perria per l’annata 1946-1947. Fascicolo, cartaceo, cc 7 num. rec; mm 350x250; stato di conservazione: buono; danni: macchie. 16. Contratti 1947 settembre 3 – 1947 ottobre 1 Contratti di affitto dei terreni stipulati da s'oberaiu majori Giuseppe Perria per l’annata 1947-1948. Note: in origine il fascicolo aveva una coperta costituita dal giornale “Il quotidiano del lunedì” del 18 ottobre 1948. Fascicolo, cartaceo, cc 26 num. rec; mm 295x205; stato di conservazione: buono; danni: macchie. 17. “Contratti terreni del 1948. 49. Giuseppe Perria” 1948 settembre 14 – 1948 novembre 14 Contratti di affitto dei terreni stipulati da s'oberaiu majori Giuseppe Perria per l’annata 1948-1949. Note: il fascicolo contiene un allegato datato 1947 settembre 3. In origine il fascicolo aveva una coperta costituita dal quotidiano “L’Unione Sarda ” del 8 marzo 1951. Fascicolo, cartaceo, cc 17 num. rec; mm 305x230; stato di conservazione: buono; danni: macchie. 18. Contratti 1948 ottobre 20 – 1948 ottobre 21 Contratti di affitto dei fabbricati stipulati da s'oberaiu majori Giuseppe Perria per l’annata 1948-1949. 98|san giovanni e le sue carte


Fascicolo, cartaceo, cc 5 num. rec; mm 300x175; stato di conservazione: buono; danni: macchie; tarli. 19. Contratti 1949 agosto 17 – 1949 dicembre 27 Contratti di affitto dei terreni e dei fabbricati stipulati da s'oberaiu majori Giuseppe Perria per l’annata 1949-1950. Note: in origine il fascicolo aveva una coperta costituita dal quotidiano “L’Unione Sarda” del 4 marzo 1951. Fascicolo, cartaceo, cc 18 num. rec; mm 330x240; stato di conservazione: buono; danni: macchie. 20. “Contratti anno 1950 al 1951. Terreni e fabbricati. Operaio Sanna Antonio” 1950 ottobre 1 – 1950 ottobre 3 Contratti di affitto dei fabbricati e dei terreni stipulati da s'oberaiu majori Antonio Sanna per l’anno 1950-1951. Note: in origine il fascicolo aveva una coperta costituita dal quotidiano “L’Unione Sarda ” del 13 settembre 1951. Fascicolo, cartaceo, cc 17 num. rec; mm 295x210; stato di conservazione: buono; danni: macchie. 21. “Contratti dei locali San Giovanni Battista. Anno 1951 al 1952. Sanna Antonio” 1951 settembre 12 – 1952 marzo 21 Contratti di affitto dei fabbricati e dei terreni stipulati da s'oberaiu majori Antonio Sanna per l’anno 1951-1952. Note: contiene seguiti del 1954. In origine il fascicolo aveva una coperta costituita dal quotidiano “L’Unione Sarda ” del 18 settembre 1951. Fascicolo, cartaceo, cc 21 num. rec; mm 295x210; stato di conservazione: buono; danni: macchie.

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22. “Contratti terreni anno 1952 – 1953 operaio Sanna Antonio. Contratti fabbricati 1952-53” 1952 settembre 22 - 1952 settembre 23 Contratti di affitto dei fabbricati e dei terreni stipulati da s'oberaiu majori Antonio Sanna per l’anno 1952-1953. Note: in origine il fascicolo aveva una coperta costituita dal quotidiano “L’Unione Sarda” del 23 agosto 1951. Fascicolo, cartaceo, cc 17 num. rec; mm 320x220; stato di conservazione: buono; danni: tarli. 23. Contratti 1953 settembre 30 - 1954 marzo 14 Contratti di affitto dei terreni stipulati da s'oberaiu majori Antonio Sanna per l’annata 1953-1954. Note: contiene atto di diffida nei confronti del locatario per il rilascio del terreno. Fascicolo, cartaceo, cc 3 num. rec; mm 325x230; stato di conservazione: buono; danni: strappi. 24. Contratti 1953 settembre 30 Contratti di affitto dei fabbricati e dei terreni stipulati da s'oberaiu majori Antonio Sanna per l’anno 1953-1954. Note: contiene allegati del 1954. Fascicolo, cartaceo, cc 15 num. rec; mm 320x220; stato di conservazione: buono; danni: pieghe. 25. “Contratti di locazione terreni e fabbricati. Esercizio 1954-1955” 1954 settembre 16 Contratti di affitto dei fabbricati e dei terreni stipulati da s'oberaiu majori Vincenzo Carta per l’annata 1954-1955. Note: in origine il fascicolo aveva una coperta costituita dal quotidiano “L’informatore del lunedì” del 5 ottobre 1959.

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Fascicolo, cartaceo, cc 21 num. rec; cc 18 num. orig.; cc bianche nn 1; mm 325x220; stato di conservazione: ottimo. 26. “Contratti di locazione esercizio 1955 / 1956” 1955 settembre 25 Contratti di affitto dei fabbricati e dei terreni stipulati da s'oberaiu majori Vincenzo Carta per l’anno 1955-1956. Note: contiene allegati del 1956 e atti di diffida nei confronti dei locatari per il rilascio del terreno. In origine il fascicolo aveva una coperta costituita dal quotidiano “L’Unione Sarda ” del 6 ottobre 1959. Fascicolo, cartaceo, cc 25 num. rec; mm 320x220; stato di conservazione: ottimo; originale. 27. “Contratti di locazione. Terreni esercizio 1956 / 1957; fabbricati anno 1957” 1956 settembre 25 – 1957 febbraio 10 Contratti di affitto dei fabbricati e dei terreni stipulati da s'oberaiu majori Vincenzo Carta per l’anno 1956-1957. Note: in origine il fascicolo aveva una coperta costituita dal quotidiano “L’Unione Sarda” del 3 ottobre 1959. Fascicolo, cartaceo, cc 20 num. rec; mm 320x220; stato di conservazione: ottimo; originale. 28. “Contratti di locazione. Terreni esercizio 1957 / 1958; fabbricati anno 1958” 1957 settembre 15 – 1958 gennaio 19 Contratti di affitto dei fabbricati e dei terreni di proprietà del gremio stipulati da s'oberaiu majori Vincenzo Carta per l’anno 1957-1958. Note: in origine il fascicolo aveva una coperta costituita dal quotidiano “L’Unione Sarda” del 3 ottobre 1959. Fascicolo, cartaceo, cc 19 num. rec; mm 320x220; stato di conservazione: ottimo; originale. 102|san giovanni e le sue carte


Serie 4 atti

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Serie 4. Atti Estremi cronologici: 1733 - 1928 Unità Archivistiche: 3 La serie è costituita da diverse tipologie di atti quali censi, citazioni in giudizio, cessioni e permute, nomine e documenti inerenti la divisione dei beni in seguito alla soppressione del gremio. L’unità n. 2 consiste in venticinque atti in originale di diversi anni e di diversa natura rilegati insieme con un rinforzo in carta e una cucitura realizzata con del filo, sul margine sinistro. All’interno dell’unità i diversi atti non seguono un ordine cronologico, sono stati riuniti senza adottare nessun criterio. Lo stato di conservazione è discreto in quanto il supporto cartaceo presenta rilevanti macchie rendendo spesso difficile la lettura degli atti. Questa serie conserva l’atto più antico del gremio dei contadini, datato 13 dicembre 1733 relativo alla costituzione di un censo al gremio rappresentato da Sisinnio Orrù e Salvatore Carta, obrers mayors, da parte del sig. Giuseppe Antonio Cocu per pagare l’ufficialia del Campidano di Simaxis. 1. Costituzione Censo 1733 dicembre 13 Costituzione di un censo da parte di Giuseppe Antonio Cocu all’obriere e ai probi uomini della chiesa di San Giovanni Battista per il pagamento della ufficialia del Campidano di Simaxis. Originale; notaio: Giuseppe Antonio Meloni. Atto singolo, cartaceo, cc 2 num. rec; mm 350x210; stato di conservazione: cattivo; danni strappi e pieghe. 2. Atti 1837 aprile 5 – 1928 gennaio 27

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1. Atto di censo posto nei terreni denominati “S’appossiadorgiu” e “Pauli Pirastu” da parte del contadino Pietro Vidili di Silì alla chiesa di San Giovanni Battista. Copia conforme, notaio Francesco Sanna. 2. Incarico del maestro Vincenzo Murru, procuratore generale della chiesa di San Giovanni, al contadino Giuseppe Busia di comparire davanti al Tribunale Provinciale per dibattere la lite con il contadino Vincenzo Casu. Originale, notaio Salvatore Serra Figus. 3. Richiesta del procuratore generale della chiesa di San Giovanni, Vincenzo Murru, rivolta al Tribunale Provinciale, di citare in giudizio il contadino Vincenzo Casu per riconoscere il censo gravante su alcuni terreni da lui posseduti. 4. Permuta di immobili tra il gremio e Lucia Cabula, debitrice nei confronti della società. 5. Sentenza pronunciata dal Regio Pretore di Cabras contro Vincenza Cabitza, in qualità di tutrice dei figli minori, condannata a pagare al gremio un censo contratto dal marito. 6. Certificato dell’agenzia delle imposte dirette e del catasto, relativo alla denuncia eseguita dal gremio del censo stipulato da Vincenzo Cabitza. 7. Cessione del terreno denominato “Ungroni Enardu”, in regione Gregori, da parte del contadino Salvatorico Meloni al gremio per l’estinzione di un debito nei confronti dello stesso. 8. Nota di trascrizione del notaio Pietro Cannas dell’atto di cessione del terreno “Ungroni Enardu” del contadino Salvatorico Meloni a favore del gremio. 9. Nota di trascrizione del notaio Pietro Cannas dell’atto di permuta dei terreni denominati “Su Ungiau Nou” in bennaxi e l’altro sito in regione “Is Pastureddas” del negoziante Melchiorre Mameli con immobili di proprietà del gremio. 10. Atto di nomina dell’avocato Michele Manca a procuratore della società di San Giovanni nella causa contro il contadino Giuseppe Tinchi. 11. Richiesta d’appello formulata dagli operai maggiori di San Giovanni contro la sentenza della Pretura relativa all’assoluzione di Giuseppe Tinchi, operaio maggiore nell’anno 1878 – 1879, al pagamento del residuo dovuto dalla sua gestione. 12. Deliberazione della società di San Giovanni relativa all’approvazione dei conti presentati dall’operaio maggiore, Giuseppe Tinchi. Copia conforme. 13. Conto relativo all’amministrazione della società nell’anno 1878-1879 presentato da Giuseppe Tinchi.

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14. Causa tra il gremio e Giuseppe Tinchi per il residuo dovuto alla società dal Tinchi per la sua amministrazione nell’anno 1878-1879. 15. Condanna pronunciata dalla Pretura nei confronti di Giuseppe Tinchi al pagamento del residuo dovuto al gremio per la sua gestione dell’anno 1878 – 1879. 16. Nomina a procuratore del gremio dell’avvocato Vittorio Cappai. 17. Acquisto all’asta da parte del gremio di una casa con bottega e orto di proprietà di Luigi Mura sito in via Arborea. 18. Cessione da parte dell’agricoltore Giuseppe Sanna, detto “Lanzita”, di una casa sita in via Gallo, per il pagamento di un debito nei confronti del gremio. 19. Vendita al gremio del terreno sito in regione “Canali Sa Mestia” e dell’oliveto “Su Rimediu” da parte del sig. Giovanni Botta di Finalmarina; nomina del sig. Angelo Busachi a procuratore della vendita da parte dello stesso Botta. Copia conforme, notaio Pietro Cannas. 20. Trascrizione dell’atto di vendita del terreno “Canali Sa Mestia” e dell’oliveto “Su Rimediu” acquistati dal geometra Giovanni Botta. 21. Dichiarazione da parte del sig. Antonio Carta Coro dell’affitto per un triennio del terreno “Cucuru de s’arena” di proprietà del gremio. 22. Citazione della Pretura di Oristano nei confronti del sig. Antonio Carta Coro a comparire all’udienza per il mancato pagamento del canone d’affitto del terreno “Cucuru de s’arena”. 23. Citazione del Tribunale di Oristano nei confronti della società di San Giovanni, relativa all’udienza promossa dai germani Carta, per divisione dei beni del gremio in seguito alla sua soppressione. 24. Citazione del Tribunale di Oristano relativa alla ripresa dell’istanza promossa dai germani Carta contro la società di San Giovanni per la divisione dei beni della stessa, in seguito alla sua soppressione. 25. Certificato dell’assistente ecclesiastico del gremio relativo alla composizione della società. Fascicolo, cartaceo, cc 71 num. rec; cc bianche nn 12; mm 310x220x100; stato di conservazione: cattivo; danni: macchie e strappi; originali e copie conformi.

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3. Causa 1927 settembre 29 Sentenza del 27 agosto 1864 pronunciata dal Tribunale di Oristano relativa alla causa tra il gremio e i canonici Tommaso Bichi e Giovanni Stefano Corrias per la gestione dei beni della societĂ .

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Serie 5 quietanze

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Serie 5. Quietanze Estremi cronologici: 1869 – 1976 Unità Archivistiche: 53 La serie è costituita dalle ricevute delle spese affrontate dalla società nel corso degli anni. Si tratta di pagamenti di diversa natura: da quelli sostenuti per l’organizzazione della Sartiglia a quelli per la bardatura del cavallo e della veste de su componidori; dalle spese per l’acquisto della cera per la festa della Purificazione a quelle per la celebrazione delle feste di culto; dai compensi ai professionisti al pagamento delle tasse sugli immobili. Sono inoltre presenti le quietanze delle donazioni fatte a favore delle vedove dei componenti il gremio e delle spese sostenute per gli accompagnamenti funebri degli stessi, rispettando le finalità devozionali proprie delle corporazioni. La serie è costituita da numerosi documenti, in quanto gli obrieri si preoccupavano con estrema accortezza di giustificare ogni minima spesa sostenuta durante il proprio mandato; è presente però un’ampia lacuna relativa al decennio 1935–1944. Gli atti di questa serie sono di notevole utilità per conoscere le attività del gremio e ricostruire il suo passato; dalla lettura di queste ricevute, ad esempio, si evince la partecipazione attiva dei contadini alla vita sociale: nel 1928 si fece festa per lo scampato attentato a Sua Maestà Vittorio Emanuele III; sempre nello stesso anno si partecipò, anche finanziariamente, all’inaugurazione del monumento ai caduti e si prese parte alle celebrazioni fasciste. Molte ricevute presentano sul retro una numerazione che fa riferimento all’elenco delle spese che l’obriere presentava a fine mandato. Le unità archivistiche sono organizzate per annualità, dal mese di giugno di un anno al mese di giugno dell’anno successivo, cioè dall’insediamento della nuova giunta; fa eccezione la prima unità che contiene ricevute di più anni. Spesso però il fascicolo si chiude con atti posteriori al mese di giugno perché si riferiscono a pagamenti eseguiti dal presidente uscente. I fascicoli all’interno della serie sono ordinati cronologicamente e numerati progressivamente. 110|san giovanni e le sue carte


1. Quietanze 1869 aprile 5 – 1892 giugno 23 Ricevute dei pagamenti effettuati dal gremio. Fascicolo, cartaceo, cc 103 num. rec; cc bianche nn 1; mm 270x185; stato di conservazione: buono; danni: pieghe, tarli, umidità. 2. Quietanze 1892 luglio 9 – 1893 luglio 21 Ricevute dei pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Salvatore Camedda e Giovanni Obinu. Contiene il resoconto presentato dagli oberaius majoris dell’anno precedente Giovanni Orrù e Francesco Sanna. Fascicolo, cartaceo, cc 48 num. rec; cc bianche nn 1; mm 270x185; stato di conservazione: buono; danni: umidità, roditori. 3. Quietanze 1893 ottobre 2 – 1894 ottobre 26 Ricevute dei pagamenti effettuati dal gremio. Fascicolo, cartaceo, cc 2 num. rec; mm 270x185; stato di conservazione: discreto; danni: macchie. 4. Quietanze 1895 luglio 15 – 1896 giugno 18 Ricevute dei pagamenti effettuati dal gremio. Fascicolo, cartaceo, cc 37 num. rec; mm 270x185; stato di conservazione: ottimo. 5. Quietanze 1896 giugno 26 – 1896 agosto 25 Ricevute dei pagamenti effettuati dal gremio. Fascicolo, cartaceo, cc 8 num. rec; mm 270x185; stato di conservazione: discreto; danni: umidità, tarli.

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6. Quietanze 1899 novembre 4 – 1899 dicembre 14 Ricevute dei pagamenti effettuati dal gremio. Fascicolo, cartaceo, cc 2 num rec; mm 270x185; stato di conservazione: ottimo. 7. Quietanze 1900 novembre 5 Ricevuta di pagamento effettuato durante il mandato de s'oberaiu majori Salvatore Contini. Atto singolo, cartaceo, cc 1 num. rec; mm 270x185; stato di conservazione: buono; danni: macchie. 8. Quietanze 1901 luglio 13 – 1902 agosto 19 Ricevuta di pagamento effettuato durante il mandato de s’oberaiu majori Salvatore Sanna. Fascicolo, cartaceo, cc 51 num. rec; cc bianche 3 mm 308x210; stato di conservazione: ottimo.

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9. Quietanze 1902 luglio 8- 1903 agosto 10 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato de s’oberaiu majori Salvatore Contini. Il fascicolo contiene una nota delle esazioni dei fitti tenuto dall’operaio. Fascicolo, cartaceo, cc 60 num. rec; cc bianche 3 mm 290x210; stato di conservazione: buono; danni: umidità e tarli. 10. Quietanze 1903 gennaio – 1904 ottobre 16 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Efisio Medda e Salvatore Carta. Fascicolo, cartaceo, cc 64 num. rec; cc bianche 3; mm 290x210; stato di conservazione: ottimo. 11. Quietanze 1904 luglio 13 – 1905 luglio 30 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Salvatore Carta Rosas e Giovanni Murtas. Fascicolo, cartaceo, cc 50 num. rec; mm 290x210; stato di conservazione: ottimo. 12. Quietanze 1905 luglio 20 – 1906 luglio 15 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Domenico Pibiri e Giovanni Atzeni. Fascicolo, cartaceo, cc 62 num. rec; cc bianche 2 mm 290x210; stato di conservazione: ottimo. 13. Quietanze 1906 agosto 20 – 1907 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Antonio Sanna e Giovanni Tocco.

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Fascicolo, cartaceo, cc 6 num. rec; mm 290x210; stato di conservazione: buono; danni: macchie. Note: il fascicolo è privo di data finale. 14. Quietanze 1907 luglio 22 – 1908 giugno 29 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Giuseppe Garau e Salvatore Camedda. Fascicolo, cartaceo, cc 42 num. rec; mm 290x210; stato di conservazione: ottimo. 15. Quietanze 1908 luglio 15 – 1909 settembre 23 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Salvatore Carta Falchi e Salvatore Solinas. Fascicolo, cartaceo, cc 71 num. rec; cc bianche 1; mm 290x210; stato di conservazione: ottimo. 16. Quietanze 1909 luglio 12 – 1910 agosto 18 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Efisio Solinas e Salvatore Contini. Fascicolo, cartaceo, cc 67 num. rec; cc bianche 1 mm 290x210; stato di conservazione: buono; danni: macchie. 17. Quietanze 1910 marzo 15 – 1911 luglio 1 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Salvatore Corrias e Giuseppe Pala. Fascicolo, cartaceo, cc 54 num. rec; mm 290x210; stato di conservazione: buono; danni: macchie e strappi.

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18. Quietanze 1911 luglio 9 – 1912 dicembre 14 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Raffaele Rosas e Efisio Medda. Fascicolo, cartaceo, cc 71 num. rec; mm 290x210; stato di conservazione: ottimo. 19. Quietanze 1912 luglio 1 – 1913 agosto 25 Ricevute dei pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Giovanni Atzeni e Salvatore Pibi. Fascicolo, cartaceo, cc 61 num. rec; mm 290x210; stato di conservazione: ottimo. 20. Quietanze 1913 giugno 14 – 1914 agosto 24 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Giuseppe Garau e Giuseppe Raimondo Piscedda. Fascicolo, cartaceo, cc 42 num. rec; cc bianche 2 mm 290x210; stato di conservazione: buono; danni: macchie. 21. QUIETANZE 1914 agosto 10 – 1914 dicembre 31 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Raffaele Rosas e Giuseppe Serra. Fascicolo, cartaceo, cc 4 num. rec; cc bianche 1 mm 290x210; stato di conservazione: buono; danni: strappi. 22. Quietanze 1915 agosto 13 – 1916 agosto 1 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Efisio Caria e Salvatore Carta Rosas. Fascicolo, cartaceo, cc 39 num. rec; cc bianche 2 mm 290x210; stato di conservazione: ottimo.

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23. Quietanze 1916 luglio 20 – 1917 luglio 17 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Salvatore Solinas e Giovanni Pala. Fascicolo, cartaceo, cc 41 num. rec; cc bianche 1 mm 290x210; stato di conservazione: ottimo. 24. Quietanza 1917 luglio 18 Ricevuta di pagamento effettuata durante il mandato degli oberaius majoris Giovanni Tocco e Giuseppe Mele. Atto singolo, cartaceo, cc 1 num. rec; mm 105x160; stato di conservazione: ottimo. 25. Quietanze 1920 giugno 24 – 1921 novembre 13 Ricevute di pagamento effettuate durante il mandato de s’oberaiu majori Giuseppe Atzeni. Fascicolo, cartaceo, cc 41 num. rec; cc bianche 5; mm 290x210; stato di conservazione: ottimo. 26. Quietanze 1921 agosto 13 – 1922 giugno 29 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Daniele Carta e Giovanni Murtas. Fascicolo, cartaceo, cc 15 num. rec; cc bianche 2; mm 290x210; stato di conservazione: buono; danni: umidità. 27. Quietanze 1922 giugno 23 –1923 settembre 6 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato de s’oberaiu majori Giuseppe Cadoni. 116|san giovanni e le sue carte


Fascicolo, cartaceo, cc 82 num. rec; cc bianche 5; mm 290x210; stato di conservazione: buono; danni: strappi. 28. Quietanze 1923 agosto 27 – 1924 agosto 4 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Giuseppe Mele e Salvatore Solinas. Fascicolo, cartaceo, cc 69 num. rec; cc bianche 4; mm 290x210; stato di conservazione: ottimo. 29. Quietanze 1924 settembre 24 – 1925 ottobre 4 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato de s’oberaiu majori Efisio Perria. Fascicolo, cartaceo, cc 106 num. rec; cc bianche 29; mm 290x210; stato di conservazione: ottimo. 30. Quietanze 1925 luglio 26 – 1926 luglio 24 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Giuseppe Serra e Giovanni Atzeni. Fascicolo, cartaceo, cc 93 num. rec; cc bianche 30 mm 290x210; stato di conservazione: ottimo. 31. Quietanze 1926 luglio 6 – 1927 agosto 28 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Giovanni Sanna e Pietro Perria. Fascicolo, cartaceo, cc 72 num. rec; cc bianche 4; mm 290x210; stato di conservazione: ottimo.

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32. Quietanze 1927 luglio 23 – 1928 luglio 15 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Efisio Perria e Luigi Cau. Fascicolo, cartaceo, cc 120 num. rec; cc bianche 44; mm 290x210; stato di conservazione: buono; danni: macchie. 33. Quietanze 1928 luglio 12 – 1929 maggio 7 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Giuseppe Fais e Raffaele Rosas. Fascicolo, cartaceo, cc 17 num. rec; cc bianche 1; mm 290x210; stato di conservazione: ottimo 34. Quietanze 1929 luglio 1 – 1930 ottobre 20 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Giuseppe Sanna e Salvatore Carta. Fascicolo, cartaceo, cc 83 num. rec; cc bianche 4; mm 290x210; stato di conservazione: ottimo 118|san giovanni e le sue carte


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35. Quietanze 1930 luglio 14 – 1931 dicembre 7 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Giuseppe Serra e Giovanni Tocco. Fascicolo, cartaceo, cc 151 num. rec; mm 290x210; stato di conservazione: buono; danni: macchie. 36. Quietanze 1931 marzo 15 – 1932 dicembre 5 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Raffaele Rosas e Giuseppe Mele. Fascicolo, cartaceo, cc 91 num. rec; cc bianche 7; mm 290x210; stato di conservazione: ottimo Note: contiene seguiti dell’anno 1933. 37. Quietanze 1934 gennaio 11 – 1934 aprile 1 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Giuseppe R. Piscedda e Giuseppe Mele. Fascicolo, cartaceo, cc 3 num. rec; mm 290x210; stato di conservazione: ottimo 38. Quietanze 1934 luglio 6 – 1935 giugno 17 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato de s'oberaiu majori Salvatore Solinas. Fascicolo, cartaceo, cc 32 num. rec; cc bianche 3; mm 290x210; stato di conservazione: ottimo. 39. Quietanze 1935 gennaio 24 - 1936 ottobre 17 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Salvatore Solinas e Salvatore Carta. 120|san giovanni e le sue carte


Fascicolo, cartaceo, cc 64 num. rec; cc bianche 5; mm 290x210; stato di conservazione: ottimo. 40. Quietanze 8 febbraio 1939 Ricevute di pagamenti effettuati dal gremio. Fascicolo, cartaceo, cc 3 num. rec; mm 290x210; stato di conservazione: ottimo. 41. Quietanze 7 luglio 1939 - 12 settembre 1940 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Efisio Atzeni e Antonio Pala. Fascicolo, cartaceo, cc 28 num. rec; mm 290x210; stato di conservazione: ottimo. 42. Quietanze 22 settembre 1940 - 18 settembre 1944 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Antonio Contini e Daniele Carta. Contiene elenco delle pezze di scarico. Fascicolo, cartaceo, cc 103 num. rec; mm 290x210; stato di conservazione: discreto; danni: macchie e strappi. 43. Quietanze 1944 luglio 12 - 1950 febbraio 6 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Giuseppe Perria e Giuseppe Mele. Fascicolo, cartaceo, cc 45 num. rec; mm 290x210; stato di conservazione: discreto; danni: umiditĂ , strappi.

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44. Quietanze 1950 febbraio 10 – 1951 settembre 15 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Antonio Sanna e Giovanni Migheli. Fascicolo, cartaceo, cc 127 num. rec; mm 290x210; stato di conservazione: ottimo. 45. Quietanze 1951 giugno 30 – 1952 settembre 30 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Antonio Sanna e Giovanni Migheli. Fascicolo, cartaceo, cc 58 num. rec; mm 290x210; stato di conservazione: ottimo. 46. Quietanze 1952 maggio 21 – 1953 giugno 24 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Antonio Sanna e Giovanni Migheli. Fascicolo, cartaceo, cc 50 num. rec; mm 290x210; stato di conservazione: buono; danni: strappi. 47. Quietanze 1953 giugno 28 – 1954 luglio 25 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Antonio Sanna e Giovanni Migheli. Fascicolo, cartaceo, cc 37 num. rec; mm 290x210; stato di conservazione: ottimo. 48. Quietanze 1955 agosto 18 – 1956 settembre 20 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Vincenzo Carta e Biagio Solinas. Fascicolo, cartaceo, cc 21 num. rec; mm 290x210; stato di conservazione: ottimo.

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49. Quietanze 1956 agosto 6 – 1957 agosto 30 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Vincenzo Carta e Biagio Solinas. Fascicolo, cartaceo, cc 21 num. rec; mm 290x210; stato di conservazione: ottimo. 50. Quietanze 1957 agosto 12 – 1958 luglio 22 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Vincenzo Carta e Biagio Solinas. Fascicolo, cartaceo, cc 22 num. rec; mm 290x210; stato di conservazione: ottimo. 51. Quietanze 1958 gennaio 9 – 1959 luglio 31 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato degli oberaius majoris Vincenzo Carta e Biagio Solinas. Fascicolo, cartaceo, cc 31 num. rec; mm 290x210; stato di conservazione: ottimo. 52. Quietanze 1959 agosto 6 – 1960 giugno 30 Ricevute di pagamenti effettuati durante il mandato de s'oberaiu majori Antonio Perria. Fascicolo, cartaceo, cc 47 num. rec; mm 290x210; stato di conservazione: ottimo. 53. Ricevute 1934 settembre 6 – 1976 giugno 31 Matrici delle ricevute degli affitti degli immobili di proprietà del gremio. Pacco, cartaceo, n. 26 bollettari, mm 36x25; stato di conservazione: buono; danni: macchie.

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Serie 6 CONTABILITĂ

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Serie 6. Contabilità Estremi cronologici: 1865 – 1935 Unità Archivistiche: 2 La serie è costituita da due registri in cui sono state annottate dal segretario le entrate e le uscite della società; ciascuna unità conserva contabilità di più anni. È presente una lacuna relativa agli anni 1914-1918. I registri sono ordinati cronologicamente secondo la data finale e numerati all’interno della serie. Da segnalare la presenza delle registrazioni delle entrate e delle uscite nell’unità n. 3 della serie delle Deliberazioni. 1. “Registro d’entrata e sortita di cassa dell’amministrazione della chiesa rurale di San Gio Battista” 1865 marzo 24 – 1914 ottobre 18 Registro, cartaceo, cc 53 num. orig; cc bianche 4; mm 330x215x15; legatura in cartoncino; stato di conservazione: discreto; danni: alla coperta, alla legatura, strappi. 2. “Registro d’entrata e d’uscita della cassa dell’amministrazione della società dei contadini qui costituita incominciato il 1° settembre 1918” 1918 settembre 1 – 1935 dicembre 22 Registro, cartaceo, cc 85 num. rec; cc bianche 57; mm 313x215x15; legatura in cartoncino; stato di conservazione: discreto; danni: strappi, macchie.

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Serie 7 miscellanea

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Serie 7. Miscellanea Estremi cronologici: 1907 - 1955 Unità Archivistiche: 1 La serie è costituita da unità archivistiche che non ha trovato una giusta collocazione negli altri complessi documentari. 1. “Libro delle Messe della società di San Giovanni” 1907 – 1955 Registrazioni delle messe celebrate nella chiesa di San Giovanni. Registro, cartaceo, coperta in cartone; cc 25 num. rec; cc bianche nn 9; mm 330x235x10; stato di conservazione: cattivo; danni: roditori, alla legatura; originale. Note: l’unità, alle cc 25r e 25v, contiene “Inventario dei pezzi esistenti nella chiesa della società dei contadini” datato 25 giugno 1935 e una nota delle messe lette nell’anno 1890-1891.

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fig. 1 - Frontespizio dell'atto notarile del 13 dicembre 1733 per la costituzione di un censo a favore del gremio dei contadini.

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fig. 2 - Verbali di nomina della giunta del gremio del 1865 e 1866.

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fig. 3 - Inventario di consegna degli oggetti del gremio del 24 agosto 1884.

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fig. 4 - Resoconto finanziario dell’esercizio 1904-1905.

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fig. 5 - Resoconto finanziario dell’esercizio 1904-1905.

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fig. 6 - Resoconto finanziario dell’esercizio 1904-1905.

134|


fig. 7 - Manuale d’esazione dei fitti e delle pensioni – annata 1902-1903.

fig. 8 - Ricevuta per il pagamento della tassa di manomorta del 17 luglio 1892.

|135


fig. 9 - Richiesta al gremio di una donazione dell'8 settembre 1903 e delibera di concessione della donazione del 19 ottobre dello stesso anno. 136|


fig. 10 - Nota delle messe celebrate nell’annata 1901-1902.

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fig. 11 - Ricevuta per l’acquisto di candele per la festa della Candelora del 30 gennaio 1909.

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fig. 12 - Autorizzazione del sotto prefetto del circondario di Oristano per la corse di cavalli per la festa di San Giovanni del 23 giugno 1913.

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fig. 13 - Panno vinto dalla scuderia Murtas di Oristano tra la fine dell'800 e i primi del '900 durante il palio di San Giovanni, di proprietĂ di Piero Ortu.

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fig. 14 - Ricevuta per il palio di San Giovanni del 23 settembre 1909.

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fig. 15 - Autorizzazione del sotto prefetto del circondario di Oristano per la corsa della Sartiglia del 12 febbraio 1904. 142|


fig. 16 - Ricevute di spesa per la Sartiglia anni 1909 e 1930.

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fig. 17 - Ricevute di spesa per la Sartiglia anni 1896 e 1902.

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Appendice

Serie cronologica de is Oberaius Majoris del gremio dei contadini posto sotto l’invocazione del glorioso San Giovanni Battista 1650 … 1653/1654 … 1723/1724 1724/1725 … 1726/1727 1727/1728 1728/1729 1729/1730 1730/1731 1731/1732 1732/1733 1733/1734 1734/1735 1735/1736 1736/1737 1737/1738 1738/1739 … 1830/1831 1831/1832 1832/1833 …

Juan Virdis Francisco Flori Sisinnio Soru Joseph Tocu

Salvador Sanna Miguel Lochy

Pedro Carta Felip Piga Antoni Medda Antoni Flori Antoni Mula Sisinni Mereu Antoni Diego Orru Sisinnio Orrù Sisinnio Soru Joseph Pinna Sebastian Puddu Salvador Acca Juan Manca

Antoni Musu Juan Corria Juan Antiogo Tracy Philipu Tocu Milanu Sanna Pedro Pablo Mochy Salvador Salaris Salvador Carta Joseph Manis Juan Antiogo Zedda Quicu Deana Joseph Xixidda Joseph Estraullo

Salvatore Sanna Giovanni Agostino Carta Giovanni Murru

Antonio Marras Salvatore Perria

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appendice 145


1862/1863 1863/1864 1864/1865 1865/1866 1866/1867 1867/1868 1868/1869 1869/1870 1870/1871 1871/1872 1872/1873 1873/1874 1874/1875 1875/1876 1876/1877 1877/1878 1878/1879 1879/1880 1880/1881 1881/1882 1882/1883 1883/1884 1884/1885 1885/1886 1886/1887 1887/1888 1888/1889 1889/1890 1890/1891 1891/1892 1892/1893 1893/1894 1894/1895 146|appendice

Salvatore Loci Salvatore Maleddu Domenico Garau Pietro Carta Giovanni Locci Giuseppe Antioco Carta Raimondo Garau Giuseppe Sanna Domenico Carboni Efisio Fais Antonio Marras Salvatorico Meloni Giuseppe Sanna Giovanni Murtas Efisio Demartis Salvatore Matta Giuseppe Tinchi Giovanni Rosas Francesco Fais Giovannico Falchi Antonio Marongiu Salvatore Carta Salvatore Matta Giovanni Obinu Giovanni Cadoni Antonio Marongiu Salvatore Sanna Giuseppe Piras Giovanni Murtas Giovanni Orr첫 Salvatore Camedda Giuseppe Cadoni Domenico Sanna

Salvatore Zoa Antonio Flori Efisio Carta Coro Pietro Demartis Giuseppe Olla Giuseppe Orr첫 Francesco Fais Giuseppe Rosas Giovanni Tocco Francesco Carta Efisio Cadoni Francesco Ignazio Perria Francesco Arisci Francesco Pinna Fedele Francesco Camedda Giuseppe Olla Domenico Carboni Salvatore Perria Giovanni Rosas Francesco Ignazio Perria Salvatore Sanna Salvatore Carta Giuseppe Cadoni Domenico Sanna Giuseppe Maleddu Salvatore Manis Pietro Carta Francesco Sanna Giovanni Obinu Giuseppe Flore Giuseppe Maleddu


1895/1896 1896/1897 1897/1898 1898/1899 1899/1900 1900/1901 1901/1902 1902/1903 1903/1904 1904/1905 1905/1906 1906/1907 1907/1908 1908/1909 1909/1910 1910/1911 1911/1912 1912/1913 1913/1914 1914/1915 1915/1916 1916/1917 1917/1918 1918/1919 1919/1920 1920/1921 1921/1922 1922/1923 1923/1924 1924/1925 1925/1926 1926/1927 1927/1928

Salvatore Carta Giovannico Falchi Giuseppe Piras Giovanni Efisio Sanna Salvatore Camedda Antonio Marongiu Salvatore Sanna Salvatore Contini Efisio Medda Salvatore Carta Rosas Domenico Pibiri Antonio Sanna Giuseppe Garau Salvatore Carta Falchi Efisio Solinas Salvatore Corrias Raffaele Rosas Giovanni Atzeni Giuseppe Garau Raffaele Rosas Efisio Caria Salvatore Solinas Giovanni Tocco Giuseppe Pala Efisio Medda Giuseppe Atzeni Daniele Carta Giuseppe Cadoni Giuseppe Mele Efisio Perria Giuseppe Serra Giovanni Sanna Efisio Perria

Salvatore Gallisai Efisio Perria Salvatore Corrias Salvatore Contini Domenico Pibiri Antonio Sanna Giovanni Obinu Salvatore Carta Falchi Giovanni Murtas Giovanni Atzeni Giovanni Tocco Salvatore Camedda Salvatore Solinas Salvatore Contini Giuseppe Pala Efisio Medda Salvatore Pibi Giuseppe R. Piscedda Giuseppe Serra Salvatore Carta Rosas Giovanni Pala Giuseppe Mele Salvatore Garau Giuseppe R. Piscedda Antonio Sanna Giovanni Murtas Antonio Sanna Murtas Salvatore Solinas Serafino Perria Giovanni Atzeni Pietro Perria Luigi Cau

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appendice 147


1928/1929 1929/1930 1930/1931 1931/1932 1932/1933 1933/1934 1934/1935 1935/1936 1936/1937 1937/1938 1938/1939 1939/1940 1940/1941 1941/1942 1942/1943 1943/1944 1944/1945 1945/1946 1946/1947 1947/1948 1948/1949 1949/1950 1950/1951 1951/1952 1952/1953 1953/1954 1954/1955 1955/1956 1956/1957 1957/1958 1958/1959 1959/1960 1960/1961 148|appendice

Giuseppe Fais Giuseppe Sanna Giuseppe Serra Raffaele Rosas Giuseppe Serra Giuseppe R. Piscedda Salvatore Solinas Salvatore Solinas Giuseppe Fais Giuseppe R. Piscedda Giuseppe R. Piscedda Efisio Atzeni Antonio Contini Antonio Contini Antonio Contini Antonio Contini Giuseppe Perria Giuseppe Perria Giuseppe Perria Giuseppe Perria Giuseppe Perria Giuseppe Perria Antonio Sanna Antonio Sanna Antonio Sanna Antonio Sanna Vincenzo Carta Vincenzo Carta Vincenzo Carta Vincenzo Carta Vincenzo Carta Antonio Perria Antonio Perria

Raffaele Rosas Salvatore Carta Giovanni Tocco Giuseppe Mele Efisio Caria Giuseppe Mele Salvatore Carta Salvatore Carta Giovanni Sanna Efisio Perria Efisio Perria Antonio Pala Daniele Carta Daniele Carta Daniele Carta Daniele Carta Giuseppe Mele Giuseppe Mele Giuseppe Mele Giuseppe Mele Giuseppe Mele Giuseppe Mele Giovanni Migheli Giovanni Migheli Giovanni Migheli Giovanni Migheli Biagio Solinas Biagio Solinas Biagio Solinas Biagio Solinas Biagio Solinas


1961/1962 1962/1963 1963/1964 1964/1965 1965/1966 1966/1967 1967/1968 1968/1969 1969/1970 1970/1971 1971/1972 1972/1973 1973/1974 1974/1975 1975/1976 1976/1977 1977/1978 1978/1979 1979/1980 1980/1981 1981/1982 1982/1983 1983/1984 1984/1985 1985/1986 1986/1987 1987/1988 1988/1989 1989/1990 1990/1991 1991/1992 1992/1993 1993/1994

Antonio Perria Antonio Perria Mario Cao Mario Cao Mario Cao Mario Cao Mario Cao Mario Cao Giovanni Migheli Giovanni Sanna Giovanni Sanna Antonio Pala Antonio Perria Mario Cao Giovanni Pala Franco Pinna Attilio Sanna Efisio Rosas Giovanni Migheli Antonino Falchi Ignazio Pinna Mario Matta Francesco Pala Efisio Leoni Luigi Marongiu Falchi Luigi Marongiu Falchi Giuseppe Vacca Tomaso Pinna Mario Matta Ignazio Pinna Ignazio Pinna Antioco Atzeni Antonio Matta

Francesco Pala Efisio Leoni Antonino Falchi Giovanni Sanna Ignazio Pinna Giovanni Pala Luigi Marongiu Falchi Giuseppe Vacca Francesco Pinna Tomaso Pinna Antioco Atzeni Antioco Atzeni Francesco Pinna Antonio Matta Ignazio Pinna

Tonino Pippia Luigi Marongiu Falchi

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appendice 149


1994/1995 1995/1996 1996/1997 1997/1998 1998/1999 1999/2000 2000/2001 2001/2002 2002/2003 2003/2004 2004/2005 2005/2006 2006/2007 2007/2008 2008/2009 2009/2010 2010/2011

150|appendice

Giuseppe Vacca Francesco Pinna Tomaso Pinna Mario Matta Giovanni Sabattini Giovanni P. Obino Salvatore Carta Ignazio Pinna Tomaso Pinna Antonio Matta Carlo Pau Salvatore Carta Corrado Sanna Salvatore Faedda Carlo Pau Amedeo Pireddu Genesio Passiu

Giovanni Sabattini Salvatore Carta Giovanni P. Obino Salvatore Pinna Luigi Marongiu Falchi Giuseppe Vacca Antioco Atzeni Carlo Pau Corrado Sanna Salvatore Faedda Amedeo Pireddu Mariano Vacca Genesio Passiu Mario Perria Ignazio Pinna Salvatore Carta Giovanni P. Obino


Segretari del gremio dei contadini di San Giovanni Battista dal 1864 al 2010

1864-1875 1876-1885 1886-1896 1897-1928 1929-1946 1950-1953 1953-1960 1960-1980 1980-1984 1984-1998 dal 1999

Antonio Meloni Salvatore Angelo Manai Battista Sanna Antonio DessĂŹ Luigi Serra Francesco Olla Salvatore Serra Luciano Cauli Antonio Matta Efisio Matta Francesco Obino

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appendice 151


152|appendice


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appendice 153


154|appendice


50

Il gremio dei contadini nella chiesa di Santu Giuanni de Froris il 25 giugno 2010.

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appendice 155


Composizione del gremio dei contadini di San Giovanni Battista nell’annata 2010-2011 Giunta Oberaius Majoris Probi Uomini Primi Probi Uomini Secondi

Componenti Ignazio Pinna Tomaso Pinna Antonio Matta Carlo Pau Corrado Sanna Salvatore Faedda

Segretario Francesco Obino

156|appendice

Genesio Passiu e Giovanni Obino Amedeo Pireddu e Salvatore Carta Efisio Leoni e Mario Perria


Fonti e bibliografia

Fonti Archivio del Gremio dei Contadini di Oristano. Atti, documenti e ricevute. Archivio di Stato di Cagliari (ASCA). Atti notarili sciolti di Oristano, notaio Antonio Pintolino, vol. 616. Atti notarili sciolti di Oristano, notaio Giovanni Agostino Correli, vol. 148. Atti notarili sciolti di Oristano, notaio Sebastiano Mocci, vol. 457. Atti notarili sciolti di Oristano, notaio Giuseppe Antonio Meloni, voll. 419-441. Archivio Storico del Comune di Oristano (ASCO). Sezione Antica (SA), Registri di Consiglieria nn. 268, 274, 277, 321. Archivio Storico Diocesano di Oristano. Visite Pastorali, cartella 4, fasc.7/8, Visita pastorale dell’arcivescovo mons. Giovanni Maria Bua in data 22 giugno 1832. Visite Pastorali, cartella 4, fasc. 12, Visita pastorale dell’arcivescovo mons. Antonio Soggiu in data 20 settembre 1875.

Bibliografia Aa. Vv., Corporazioni, Gremi e Artigianato tra Sardegna, Spagna e Italia nel medioevo e nell’età moderna (XIV-XIX secolo), a cura di A. Mattone, Cagliari 2000. Alziator F., La Sartiglia, Sestu 2007. Angius V., in Casalis G., Dizionario geografico storico, statistico, commerciale degli stati di S. M. il Re di Sardegna, XIII, Torino 1845, s.v. Oristano. Arce J., Feste cavalleresche e vita sociale nella Cagliari del ‘600, in «Nuovo Bollettino Bibliografico Sardo», II, n. 7, Cagliari 1956, pp. 2-8. Artizzu F., L’Opera di Santa Maria di Pisa e la Sardegna, Padova, 1974. Atzori M., Cavalli e feste. Tradizioni equestri della Sardegna, Sassari 1988.

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fonti e bibliografia 157


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Il Gremio dei Contadini di Oristano - La sua storia e le sue carte  

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