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Milano 19(20)

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NUOVA SERIE - N. 2 - FEBBRAIO 1979

L.300

MENSILE DI INFORMAZIONE POLITICA E CULTURA

IL PROBLEMA DEI TRASPORTI IN ZONA 19

Per il 1980 la MM al Gallaratese Il piano comunale dei trasporti illustrato dal vice sindaco di Milano nel corso di un dibattito tenutosi nella nostra zona.

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Reduce dall'averlo presentato al Consiglio comunale il vice sindaco ed assessore ai trasporti del Comune di Milano, ing. Vittorio Korach, è venuto, la stessa sera, nella nostra zona a parlare del piano comunale dei trasporti ed a discuterne con i cittadini convenuti ad un'assemblea pubblica appositamente indetta per iniziativa del P.C.I. nella palestra della scuola di via Betti. Questo piano, ha detto l'ing. Korach, presenta delle linee generali di base. E il piano delle linee di forza, non di tutta la rete, e forse è questo il motivo per cui non ha suscitato sufficiente interesse, data una certa tendenza ad occuparsi più dei problemi locali che di quelli generali. A quattro mesi dalla sua approvazione, quando l'ATM avrà la certezza che le linee di forza scelte saranno quelle che resteranno, verranno predisposti i piani di bacino e la creazione di una rete di linee minori che portino passeggeri alle linee di forza. In quel momento si avranno discussioni zona per zona e non è difficile prevedere che si trat-

terà di discussioni magari anche tempestose, perchè non si potrà evitare l'insorgere di richieste settoriali, a volte magari anche personali, che non tengono conto delle esigenze generali dei trasporti, cittadini. Il problema non è avere la fermata sotto casa o aumentare il numero dei mezzi, perchè per aumentare l'utenza cid non è sufficiente, bisogna rendere più efficiente il servizio aumentandone l'economicità e la velocità. Passare dagli attuali 300 metri che attualmente intercorrono in media da fermata a fermata a 500 metri significa guadagnare molto più tempo di quello che il singolo utente più sfavorito perderebbe a percorrere a piedi i 100 metri in più. La MM al Gallaratese Pur trattandosi di una discussione su problemi cittadini non potevano essere dimenticati i problemi legati direttamente alla nostra zona. Grazie alle lotte dei cittadini che ne hanno evitato il dirottamento. soltanto a scopo speculativo, verso lo stadio di S. (segue a pag. 2)

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Equo canone

Entro marzo le richieste di modifiche INSEGNANTI CHE VANNO INSEGNANTI CHE VENGONO

A proposito dell'equo canone l'assessore all'urbanistica Gianfranco Rossinovich ricorda che le eventuali modifiche alla delimitazione delle zone ed alla individuazione degli stabili degradati o di particolare pregio verranno adottate dal Consiglio comunale sulla base delle richieste dei cittadini e delle loro organizzazioni che saranno pervenute al Comune entro il 30 marzo prossimo. Per consentire una tempestiva e puntuale verifica da parte degli uffici l'assessore invita i cittadini, i presidenti dei Consigli di zona, le associazioni della proprietà immobiliare, i sindacati degli inquilini che già fossero in possesso di segnalazioni a presentarle entro febbraio alla ripartizione urbanistica. Resta naturalmente ferma la scadenza ufficiale del 30 marzo per la presentazione definitiva dei ricorsi.

In Via Betti, al Gallaratese

Un nuovo centro socio-sanitario La scuola materna di via Betti 39, al quartiere Gallaratese, diventerà, come richiesto dal Consiglio di Zona, un Centro di servizi socio - sanitari integrati, dove funzioneranno il servizio di igiene mentale nell'età evolutiva e per gli adulti, il servizio di assistenza domiciliare agli anziani, una sede staccata del consultorio di via Albenga e il servizio di medicina pediatrica. La sistemazione dovrebbe essere comunque provvisoria in attesa che venga costruito il nuovo centro civico sulla spina centrale dello stesso quartiere. I bambini che attualmente frequentano la materna di via Betti verranno trasferiti in quella di via Ojetti, non appena in tale edificio sereno ultimati i lavori ora in cgrsQ.

«Lavora, lavora, la vita la va in malora», ma a S. Siro è peggio! E un vecchio proverbio milanese che a S. Siro ha un significato più amaro che altrove. Si sa, l'ultima età dell'Uomo non è certo la più felice, ci sono gli acciacchi, le speranze ed i desideri si affievoliscono, se non spariscono del tutto, restano i ricordi non sempre belli. Nel passato, quando ancora esisteva una cultura popolare si tramanda van, anche oralmente, le storie dei padri: la vita dell'individuo era sentita come parte integrante, non casuale, di vicende che si richiamavano e si riunivano nell'arco di un tempo ideale. Viviamo ora in un'epoca di sfrenato individualismo, ciascuno tende a vivere entro gli angusti schemi dei propri interessi privati, cui si aggiungono gli spazi dilatati, artificiosi ed alienati degli schermi televisivi. La vita comunitaria è in crisi profonda. La vita che stiamo conducendo è assillata dall'idea dell'utile e dell'efficienza produttiva. Chi maggiormente fa le spese di questo modo di vivere è certamente chi vive nelle grandi città, ma fra questi l'anziano è certo quello che la soffre di più. A S. Siro, poi, la sua situazione è anche peggiore. Innanzi tutto le struiture per una vita associativa, quando esistono, sono carenti sia dal punto di vista qualitativo che da quello della funzionalità. L'assistenza sanitaria è presente in forme assolutamente inadeguate. Altri servizi pubblici che sarebbero necessari in un quartiere abitati in maggioranza da anziani, quali ad esempio l'ufficio postale, non ci sono. Neppure esistono strutture per lo svago: l'unica sala cinematografica, il cinema Alpi, è ormai chiusa da mesi e corre voce che i proprietari intendano trasformarla in autorimessa. Inevitabile che tale situazione abbia provocato una profonda disgregazione sociale: i . rapporti umani e di solidarietà hanno vita stenta e tendono a peggiorare. La disgregazione e la solitudine hanno portato con sè un altro grave fenomeno: l'alcoolismo. Ed è altrettanto inevitabile che la capacità di reazione ad ingiustizie ed a pretendere i propri diritti sia venuta

meno. A S. Siro c'è la tendenza a delegare ad altri le proprie rivendicazioni. Capita, ed è ormai purtroppo pressochè norma, che si conoscono solo di vista gli abitanti della porta accando. Così succede che ci s'accorga di decessi solo perchè da qualche tempo (giorni!) non si veda più in giro una tal persona o addirittura perchè tale morte viene comunicata con gli odori della decomposizione. Anche le case dell'IACP di S. Siro appaiono in decadenza. La manutenzione non brilla certo per la sua efficienza! Non vorremmo però che tuto quanto abb.'arno detto venisse interpretato come un quadro fosco di una situazione ineluttabile e perciò senza via d'uscita. La via d'uscita c'è e la si scopre innanzi tutto dall'analisi "senza freddo agli occhi" che abbiamo voluto fare. La via d'uscita c'è ed è anche indicata dalle utile decisioni prese dal Comune di Milano. Questa Giunta, che secondo taluni disinformati o in mala fede, non avrebbe fatto nulla in questo triennio, che cosa ha deciso di fare a S. Siro? Ha forse deciso di fare il nuovo stadio di calcio per i centomila? Oppure una nuova struttura sportiva per fare, che so, le Olimpiadi? No! Molto più modestamente, ma molto più utilmente ha deciso di fare qualcosa che serva ai cittadini. Essi sono in maggioranza anziani? Occorre loro un ambulatorio? Bene. Sarà la palazzina di piazza Segesta (ex casa della ragazza - madre) che l'ospiterà. Occorre loro un centro di aggregazione per lo svago, per incontrarsi? Bene. Sarà l'ex Cascina Brusada che sarà adattato a tale servizio. Come tali servizi dovranno essere gestiti, vale a dire come dovranno funzionare il Comune non ce lo dice E giustamente. Funzioneranno come lo vorranno gli stessi cittadini - utenti. Non vi pare, cari cittadini di S. Siro che qualcosa di veramente nuovo cominci ad esserci sotto il sole di Milano?

R.C.


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