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Fuoritesto5

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ILRIORITESTO

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delle

Per una Spagna libera e democratica

GARZANTI RIPROPONE UNA GESTIONE PERSONALISTICA

Nostalgia di un 'azienda senza sindacato?

L'intervento di Garzanti all'incontro dei Consigli di fabbrica con la direzione sui problemi dell'enciclopedia è senza dubbio un fatto nuovo e di rilievo, che merita un commento.

Il tentativo di Garzanti è stato quello di ottenere l'appoggio dei consigli alla gestione da lui imposta alla casa editrice, scavicando su altri le responsabilità delle difficoltà che oggi stiamo attraversando. Quali sono le ragioni che hanno spinto l'editore a inserirsi per la prima volta nelle trattative sindacali? Se da una parte è sicuramente pesato il deterioramento della situazione (peraltro anche dopo il suo intervento gli stenti dell'enciclopedia non sono cessati, mentre l'ottobre 1976 si fa sempre meno credibile come data di uscita dei primi due volumi), dall'altra è stata decisiva la forza della pressione unitaria dei lavoratori per far uscire la Garzanti dalle ambiguità produttive e dalla stagnazione delle idee.

In realtà oggi nella nostra casa editrice, co-

me in tutto il mondo dell'editoria e dell'informazione, il movimento dei lavoratori è profondamente maturato e intende svolgere un ruolo di protagonista nello sviluppo aziendale. E' quello che Garzanti non vuole riconoscere,- riproponendo una concezione dei rapporti con i lavoratori arretrata e sistemi di gestione non corrispondenti alla dimensione industriale della casa editrice. Intendiamoci, noi ci opponiamo a strutture organizzative e a "filosofie" aziendali di stampo artigianale non per contrapporvi una gestione industriale che si basi sulla parcellizzazione del lavoro e sulla moltiplicazione puramente quantitativa del prodotto; ma perchè siamo convinti che il livello qualitativo dipende dal superamento di "una mentalità padronale che impedisce il decentramento delle responsabilità, la definizione dei ruoli, la specificazione degli organigrammi", come hanno richiesto nel loro comunicato del 28 ottobre i tre consigli di fabbrica. In definitiva noi poniamo (segue aPago 2 )

Il massimo torturatore spagnolo, il boia garrotatore che per quaranta terribili anni ha insanguinato la Spagna, finalmente è morto. La sua fine però non rappresenta la fine del franchismo. Sono di questi giorni le ondate di arresti scatenate dalle residue ma potenti forze della Spagna arcaica nelle file dell'opposizione cattolica e socialcomunista, e fra gli antifascisti violentemente perseguitati, mentre gruppi di falangisti veterani denominati "cavalieri di Cristo Re", "requetes", "divisione azzurra" ecc. hanno tentato in diverse occasioni di assaltare il carcere di Carabanchel per fare strage dei detenuti politici. La fine del solitario potere di Franco, lontano dall'Europa e dal popolo, che ha mantenuto in vita, con crudele e tragica spietatezza, l'ultima propaggine europea del fascismo, rappresenta il momento più importante della storia spagnola, ma anche un momento gravido di pericoli e interrogativi per la vita di migliaia di detenuti politici, per la cui salvezza, proprio nei giorni scorsi, il compagno Vidali, valoroso comandante della guerra di Spagna, aveva lanciato un appello all'opinione democratica internazio-» nale. Gli innumerevoli, mostruosi delitti di Franco non devono perpetuarsi, né si deve lasciare spazio per vendicativi, estremi colpi di coda falangista all'oppressiva mobilitazione poliziesca e alla vecchia destra fedele all'ex dittatore. I protagonisti della nuova storia spagnola siano gli spagnoli, i lavoratori tutti, le comisiones obreras, i partiti democratici che si sono accanitamente battuti per l'integrazione spagnola per un governo di unità e concordia nazionale, per l'avvio della Spagna sul cammino delle libertà, affinché si passi, come ha detto il grande poeta esiliato Rafael Alberti dalla "Espafia de la muerte a la Espansa de la vida". Viva la Spagna libera e democratica.

Dedichiamo questo disegno di V. Maiakovskij all'anniversario della Rivoluzione d'ottobre,. che cinquantotto anni fa ha aperto una nuova era per i lavoratori di tutto il mondo. mensile cura cellule del PCI della Garzanti di Cernusco, Milano e Precotto - Anno II, novembre 1975, n. 10 DOPO LA MORTE DI FRANCO

RINVIATE LE ELEZIONI DIRETTE DEI CONSIGLI DI ZONA

Chi ha paura del decentramento a Milano?

Le elezioni sono dunque sospese, ma i Consigli di zona saranno ugualmente rinnovati secondo il vecchio regolamento che prevede la distribuzione dei seggi in proporzione ai risultati ottenuti localmente dai partiti nelle ultime elezioni amministrative. E' evidente però che è necessaria una vasta, unitaria e pressante mobilitazione di tutti i cittadini per far si che il governo emani al più presto la legge preannunciata, legge che affermi la necessità dell'elezione diretta dei Consigli di zona e lasci ai comuni larga autonomia nel determinare i poteri da affidare agli organi del decentramento.

30 novembre a Milano si sarebbero dovute tenere le elezioni dirette per la nomina dei 20 Consigli di zona in cui è divisa la città secondo il suo decentramento amministrativo.

Con un provvedimento del Consiglio di stato, preceduto da una dichiarazione del ministro Gui che preannunciava la prossima presentazione di un disegno di legge governativo sulle elezioni a suffragio universale degli organi di decentramento amministrativo comunale, l'iniziativa dell'amministrazione comunale di Milano (e di altre città) è stata resa vana, costringendo il consiglio comunale a sospendere ogni operazione già iniziata.

Gli organi di decentramento comunale sono in vita da più di cinque anni in moltis-

gli "altri" libri

Un libro degli altri

Può sembrare strana la nostra decisione di parlare di un libro come questo, all'apparenza così specialistico e estraneo agli interessi immediati dei lavoratori. Eppure noi pensiamo di avere tre buone ragioni per farlo: una di ardine politico, una di ordine culturale individuale, e una, infine, di ordine aziendale.

1) Nella proposta di riforma dell'editoria portata avanti dal movimento sindacale e democratico un posto di grande importanza viene attribuito allo sviluppo di una efficiente rete di biblioteche pubbliche. Naturalmente in questa prospettiva la biblioteca non può più essere concepita come un polveroso deposito di libri aperto agli interessi di una ristretta élite, o come uno

sime città italiane grandi e piccole (oltre a Milano si possono citare Torino, Bologna, Pavia, Modena ecc.), ma stranamente solo ora il governo ha sentito la necessità di intervenire e regolamentare questi organismi. Solo ora, nel momento in cui Milano si apprestava a investire di nuovi e maggiori poteri questi Consigli di zona, i quali sarebbero diventati quindi un momento di reale partecipazione democratica dei cittadini alla vita amministrativa di un importante "nodo" come Milano, il governo centrale si è accorto del vuoto legislativo esistente che andava immediatamente colmato.

Anche armati della più grande buona fede risulta assai difficile non pensare che con questo provvedimento si è mirato soprattutto a colpire il tentativo di realizzare un diverso modo di amministrare la città che la nuova giunta, in mezzo a mille difficoltà, sta portando avanti.

Si tratta quindi di una pesante interferenza governativa nell'attività autonoma del comune. Risulta evidente come alla base dell'intervento del governo stia il timore di un nuovo confronto politico in una grande e decisiva città come Milano, timore che non è certo delle forze politiche che conipongono la giunta milanese, le quali non hanno esitato a dare attuazione alla delibera della passata amministrazione sull'elezione diretta dei Consigli di zona.

SENZA SINDACATO?

(segue da pag. 1 )

un problema di democrazia industriale, di un ruolo diverso dei lavoratori nella vita dell'azienda.

E' evidente che in questa prospettiva assume un tono di particolare gravità l'affermazione fatta da Garzanti secondo cui le difficoltà produttive sono in qualche modo collegate alla crescita sindacale dei lavoratori. Quale altro significato si potrebbe attribuire all'espressione che "l'enciclopedia è un'opera forse troppo ambiziosa per la nostra casa editrice e d'altra parte era stata concepita prima dello statuto dei lavoratori"?

Ora, noi siamo i primi a comprendere le difficoltà di concepire i lavoratori come interlocutori e non più soltanto come subordinati per chi è sempre stato abituato a una conduzione esclusiva e accentrata. Ma il fatto è che i lavoratori sono ben decisi a far sentire la loro voce sulle scelte di fondo dell'azienda, sulle politiche editoriali e gestionali, sui piani di investimento o sulla loro assenza, dal momento che hanno dimostrato nei fatti (e nella conferenza di produzione i cui atti invitiamo chi di dovere a leggersi, se, come temiamo non l'ha ancora fatto) di essere coloro che più di ogni altro hanno a cuore lo sviluppo della Garzanti e la qualificazione culturale della sua produzione.

dimenticate di abbonarvi a " IL FUORITESTO"

strumento di diffusione di una cultura "popolare" , intesa paternalisticamente come produzione di serie B. Essa deve diventare un centro di animazione e di iniziativa culturale nel territorio, aperta agli interessi delle masse popolari, che devono intervenire nella sua gestione sociale. Apprezziamo perciò questo libro che è un contributo rilevante a un modo nuovo di intendere la biblioteca anche in uno dei suoi settori più rigidi e tradizionali, le opere di consultazione (cioè i sussidi fondamentali per lo studio di qualsiasi argomento, esclusi dal prestito).

Si tratta di un libro quindi che rendendo un servizio alla modernizzazione e all'espansione del servizio bibliotecario, ne rende uno anche alla riforma dell'editoria per cui ci battiamo.

2) Proprio per i criteri di apertura e di molteplicità di interessi che la caratterizzano (è diviso in 57 sezioni , che vanno dalla zoologia allo sport, dall'economia domestica alla storia, dalle letterature alla

medicina, e di ogni libro sono succintamente esposte le caratteristiche), questo libro è utile non solo alle biblioteche ma anche al singolo lettore, che voglia sapere quali sono le opere di base che gli servono per accostarsi a una materia.

3) Questo non solo è un "altro" libro (nel senso che non ha come unico scopo il profitto, ma anche l'utilità sociale e culturale), ma è purtroppo un libro "degli altri". Sappiamo infatti che la Regione Lombardia l'aveva offerto da pubblicare alla Garzanti, che inspiegabilmente l'ha rifiutato: peccato! perchè ci dicono che alla Mondadori ne stanno già preparando una ristampa di ben 10.000 copie.

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Abbonamento L. 1.000 Sostenitore L. 2.000
Non
Regione Lombardia, LA CONSULTAZIONE NELLE BIBLIOTECHE PUBBLICHE - PROPOSTE BIBLIOGRAFICHE, Arnoldo Mondadori Editore, L. 4.500.

Il coraggio di essere scomodo

La morte crudele di Pier Paolo Pasolini ha colpito dolorosamente tutta l'opinione pubblica e il movimento operaio e democratico proponendo ancora una volta quei gravi problemi della violenza e della "diversità", che egli stesso aveva denunciato con tanta chiarezza.

Molto è stato detto sul personaggio Pasolini e sulle vicende tragiche e inquietanti della sua vita: su di esse anzi una certa parte della stampa, e la stessa RAI-TV, hanno volutamente insistito, quasi a volerne fare

Viveva l'ideologia come una fase del ciclo vitale

Per Pasolini, non un ricordo, ma solo una testimonianza: l'unico modo di rispondere con una partecipazione che abbia un minimo di contenuto fisico a quella che fu la sua partecipazione al nostro modo di vivere appunto esclusivamente e violentemente fisica, meglio ancora biologica.

Pasolini viveva l'ideologia come una qualsiasi fase del ciclo vitale: la dialettica adom-

Ricordo di un incontro di lavoro

llo incontrato Pier Paolo Pasolini di sfuggita a Roma. Mi recai nella sua abitazione di via Eufrate 9, perché egli voleva vedere, non per eccessiva pignoleria ma per serietà professionale, le ultime bozze di "Scritti corsari". Non fu un incontro entusiasmante, anzi il primo impatto mi lasciò quasi disorientato poiché l'accoglienza dello

il centro della sua personalità, venendo meno a un più opportuno senso di pudore, di rispetto e di pietà. Noi vorremmo invece riflettere sull'opera di provocazione intellettuale e sull'impegno civile portato avanti con paradossale coerenza da Pasolini nelle sue molteplici attività: un impegno in cui non sempre ci siamo identificati, e che abbiamo francamente discusso, perchè vi si individuavano elementi irrazionali e fuori della storia, e di cui tuttavia riconosciamo il valore nel co -

brata dal titolo dei suoi saggi "Passione e ideologia", restò sempre interna a ritmi e scansioni che erano tutt'uno con il suo corpo.

Conseguenza di tutto ciò era che i tempi della sua ricerca ideologica non erano affatto tenuti a coincidere - e di fatto non coincidevano - con quelli esterni della dinamica dell'azione politica: c'era sempre qualcosa di più o di meno rispetto alle nostre richieste di militanti o di semplici cittadini.

E naturalmente, nei critici in malafede, questa discrepanza - che era poi il segno della forza di Pasolini e della dialettica di politica e poesia-veniva sfruttata per denunciare presunte contraddizioni.

A livello di testimonianza diretta, secondo

stante richiamo a un più autentico rispetto della coscienza civile e popolare, nella denuncia della corruzione politica e più generalmente della società capitalistica, nel coraggio intellettuale spinto fino al paradosso come stimolo a una umanità più giusta.

E con queste coscienze inquiete e inquietanti i comunisti ritengono giusto confrontarsi e dialogare, al di là dei contrasti ideologici, per una più matura, articolata e progressiva realizzazione della società.

quanto mi ricorda un'amicizia durata molti anni, viene spontaneo sottolineare la mitezza dell'uomo: non solo qtesta dolcezza e questa dedizione gli facevano istintivamente scegliere il rapporto con i deboli e i vinti, ma persino nell'esercizio del lavoro culturale (dove, infilati gli occhiali, Pier Paolo diventava un "professore" persino severo), egli non dimenticava di privilegiare la naturalezza e respingeva qualsiasi forma di trionfalismo: lui, umanista, odiava gli umanisti di professione; popolano e popolare, odiava i populisti; ed era, insomma, sempre il primo a respingere l'istituzionalizzazione piccolo-borghese dei fatti della cultura.

scrittore mi sembrò fredda e scostante. Mi resi conto però che il suo non era un atteggiamento superficiale, improntato a divismo, a personaggio importante, ma conseguenza logica della timidezza che in Pasoli, ni voleva dire rispetto per la personalità altrui a qualsiasi livello. Tuttavia il colloquio fu cordiale, anche se breve e asciutto. Ricordo ancora la sua gentilezza fatta in un modo strano, cioè senza parole, col silenzio, senza prendere decisioni irremovibili per il suo volume, anzi accondiscendendo alle soluzioni che gli prospettavo. Vol-

le evitare il discorso su "Scritti corsari", ma questo, secondo me, era dovuto al fatto che il suo pensiero, la discussione che poteva scaturirne erano li in questi fogli stampati.

La morte di Pasolini, avvenuta in un modo cosi tragico e avventuroso, ha risvegliato in me i ricordi di quest'incontro, in cui mi rimase impressa la sua personalità. E penso che la poesia e i suoi scritti siano la testimonianza più spontanea, più sinceaa del nostro tempo.

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Pier Paolo Pasolini

"Il Fuoritesto"un anno dopo

4. 5W copie diffuse, 229 abbonamenti: questo il bilancio del primo anno del Fuoritesto.

Quando, nel novembre scorso, decidemmo di pubblicare un giornale di fabbrica, neppure noi ci rendevamo completamente conto di quali e quante potessero essere le difficoltà. Nonostante l'esiguità del formato. non è stata infatti un'opera facile sia dal lato tecnico (molti di noi hanno dovuto imparare un nuovo "mestiere"), sia dal punto di vista del contenuto in quanto, come ci proponevamo °l' inizio, non si è voluto fare del nostro giornale un doppione della stampa o della propaganda comunista, e neppure un "bollettino" di cronaca aziendale, sle-

Sviluppare il confronto e la discussione

Leggo "il Fuoritesto" con attenzione da quando è uscito.

Ho apprezzato subito l'iniziativa e mi ripromettevo di manifestare la mia opinione su di essa, prima o poi. Colgo perciò volentieri l'occasione offertami, per farlo adesso.

Mi si chiede a quali rubriche vada la iuta preferenza. Senz'altro a quella delle lettere dei lettori e agli "altri" libri. Circa la prima di esse sarebbe necessario stimolare di più i la: voratori perchè è un'occasione di esposizione delle idee, che devono essere anche critiche e diverse per realizzare al massimo grado il confronto e la discussione.

Nella rubrica degli "altri" libri dovrebbero apparire anche recensioni di pubblicazioni non strettamente legate all'ispirazione politica del "Fuoritesto", per riflettere più anipiamente il dibattito politico, sindacale e sociale in corso nel nostro Paese.

Suggerirei anche di organizzare qualche tavola rotonda su argomenti specifici emersi dalle lettere dei lavoratori, dall'attualità po, litica, dalle vicende sindacali, o prendendo lo spunto da novità letterarie meritevoli di attenzione.

Più che critiche vere e proprie, avanzo quindi questo tipo di proposte.

Nel complesso il mensile risponde alle esigenze degli operai e degli impiegati della nostra azienda, perchè favorisce il momento della riflessione e della valutazione su certe problematiche reali che investono il lavoratore sia in quanto cittadino e uomo. Inoltre si iscrive nella lunga tradizione dei

gata da una visione politica più generale. In realtà, come comunisti, siamo convinti che non si possa comprendere appieno la realtà dell'azienda se questa non viene inserita in un quadro complessivo nazionale e internazionale.

L'evidente che, con queste ambizioni, ogni singolo articolo ha comportato lunghe discussioni, talora anche molto vivaci, tra i compagni: e questa è stata un últeriore occasione di dibattito, di confronto e di scontro, secondo il metodo di lavoro che contraddistingue il nostro partito. Il giornale ci ha fatto crescere: ci ha stimolati a parlare, a documentarci, a esprimerci. Volti di noi, operai o impiega-

giornali di fabbrica, che ha avuto una luminosa stagione negli anni 1951 e 1952.

Maggior attenzione ai problemi aziendali

"Il Fuoritesto", simpatica iniziativa di alcuni colleghi, è una realtà nel nostro ambiente aziendale; ormai da un anno, mensilmente, ci informa, o meglio ci chiarisce dei fatti, dei personaggi, ecc. che hanno occasione di volta in volta di interessare il maggior numero di colleghi.

Questa, almeno in parte, era ed è stata la promessa, parzialmente mantenuta, fatta dai creatori della rivista aziendale.

L'appunto che personalmente muovo al "Fuoritesto" è di cadere spesso sul retorico e sulla cronaca di parte. Forse, essendo una iniziativa che fa capo a un movimento politico, si è molte volte costretti a ciò; però inviterei i colleghi a una maggiore disamina di problemi aziendali, sviscerando sulla rivista propria quello che con comunicati non si riesce a dare o dire ai colleghi. Questo mi sembra sia il punto debole, tanta informazione di parte, poca informazione aziendale, con commenti, interviste, ecc.

Auguro di trovare nei prossimi numeri un maggior sforzo critico in particolare sui diversi, e al momento gravi, problemi aziendali; trascurando, a danno forse di pochi, ma a beneficio di tutti, qualche articolo a favore del proprio ideale politico.

ti, hanno imparato a "scrivere", improvvisandoci, a seconda dei casi, cronisti, fotografi, intervistatori.

Come in ogni nostra attività che comporti un contributo da parte dei lavoratori, e anche qui secondo un costume proprio dei comunisti, abbiamo ritenuto di dover rendere pubblico il bilancio del giornale.

"Un giornale scritto dai lavoratori ... capace di rivolgersi a tutti e del quale tutti si sentano in parte protagonisti...": dopo queste premesse, pensiamo però che a tirare le somme debbano essere i colleghi. Ne abbiamo intervistati alcuni, cercando di conoscere quali siano stati i motivi di interesse, che fin qui ci hanno fatti leggere e seguire, quali le critiche.

Scritto con semplicità dai lavoratori

Quali critiche vi si possono fare? Non credo che vi siano critiche, anzi è da ammirane da guardare con simpatia chi scrive con onestà e chiarezza, informando il prossimo di quanto di disonesto esiste in certi partiti politici.

Ebbene, compagne e compagni lavoratori, io credo che per quanto il nostro "Fuoritesto" non venga scritto da eccelse menti, ma con semplicità dagli stessi lavoratori, sia per questo più interessante di quanto si possa credere. Risponde agli interessi dei lavoratori criticando tutto ciò che non è nella logica e accusando chi frena le più elementari iniziative che vanno nell'interesse dei lavoratori.

II "Fuoritesto" mi piace anche perchè è aperto ai lavoratori e chiunque è libero di poter partecipare con una sua propria idea attiva nell'interesse proprio come nell'interesse di tutti.

Il "Fuoritesto" è interessante perchè le critiche non sono distruttive, ma sono critiche attive nell'interesse di tutti.

Più propagandistico che informativo

Per gli appartenenti al partito, evere un giornale proprio all'interno del posto di lavoro credo che sia un sentirsi accomunati e riflessi tra le pagine del loro giornale, an-

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COSA NE
I LETTORI
CHE
PENSANO

che se poi questo li pone in un attegiamento e critica nei confronti del giornale. Io che vedo il giornale dall'esterno, lo trovo marcatamente tendenzioso (ma questo è forse ovvio? ), purtroppo rasentando a volte anche il pettegolezzo.

Per quanto riguarda i problemi politici di carattere generale lo trovo più propagandistico che informativo, arrivando a pori-e i problemi senza mai dare reali soluzioni concrete, concludendo sempre in gloria accusando il solito sistema.

Per quanto riguarda i problemi interni della fabbrica, o comunque inerenti il settore, trovo gli articoli validi e interessanti, comunque in grado di documentare in modo rispondente il lavoratore, anche se dovrebbero avere più spazio.

Per quanto riguarda le lettere che i lavoratori mandano al giornale credo che i responsabili potrebbero meglio lasciare loro spontaneità originale anche scritte in modo ortodosso non sentirebbero di un certo formalismo e risulterebbero più sentite.

Una voce dei lavoratori

Mi hanno interessato molto le inchieste che avete fatto nei reparti, perchè hanno messo in evidenza l'urgenza di una riorganizzazione dell'azienda, e di migliori condizioni di lavoro, più sane e meno stressanti, grazie anche all'entrata in funzione degli SMAL.

Mi piace anche la rubrica di politica interna, la trovo molto interessante, e tiene aggiornati i lavoratori su tutti i problemi più importanti che ci riguardano da vicino della nostra politica.

Mi pare che di critiche non ce ne siano, il giornale mi piace così come è stato impostato.

Penso che "Il Fuoritesto" abbia allargato l'interesse dei lavoratori, ha permesso al la-

voratore di potersi esprimere attraverso la sua voce, per una sempre maggiore e proficua intesa fra tutti noi lavoratori della Garzanti.

Per questo ringrazio gli ideatori (peria nascita) e i collaboratori del giornaletto aziendale per il lavoro svolto a favore di tutti noi.

Un utile canale di informazione aziendale

Come semplice lettore-, a volte anche "distratto" (qualche numero del giornale non l'ho letto) non posso dare che un giudizio di carattere d'utilità sul "Fuoritesto"; un giudizio personale che sta a significare l'utilità, per me, di un canale di informazione che nel mio caso non ha molte alternative. Mi riferisco all'informazione per l'ambito più strettamente aziendale e sindacale. Meno interessante per me l'informazione di carattere politico generale (nazionale o internazionale) che per lo più assumo già da organi di stampa che sono in "filone" comune a quello del "Fuoritesto". Sarebbe possibile giudicare il giornale da altri due punti di vista: per confronto tra 1"`entità" di lavoro che il pubblicarlo comporta e l'indice di attenzione gradimento eutilitàche registra tra quanti l'acquistano; ed anche per confronto tra programma e scopi prefissi al momento di deciderne la nascita e il livello di realizzazione concreta. Da entrambi i punti di vista sono in grado di dire poco di apprezzabile: non sapendo se non per un numero molto limitato di persone (tra le più vicine a me per rapporti di lavoro) cosa rappresenti per loro il "Fuoritesto" (primo punto), e non avendo vissuto da vicino le vicende del giornale (secondo punto). Non che il programma all'insegna del quale il "Fuoritesto" è

nato mi sia sconosciuto: ricordo che sul primo numero si accennava al desiderio di creare una "tribuna" aperta a tutti i lavoratori per un dibattito politico ideologico e sindacale. Non so quanto questo sia avvenuto per confluenza da diversi punti di militanza. Resta poi probabile che il programma del giornale abbia considerato altro che a me non è presente per la non sufficiente "vicinanza" di cui dicevo prima. Tornando al grado di interesse che il "Fuoritesto" riveste per me, nell'ambito dell'informazione/ dibattito riferita alla vita in e dell'azienda (interessanti a questo proposito i censimenti di opinioni con scritti dei singoli lavoratori), formulo l'augurio - in questo momento di consuntivo - che la pubblicazione continui.

Allargare il metodo dell'intervista

Un parere sulla rubrica che più apprezzo?

In un giornale di fabbrica, indubbiamente, è l'intervista. Dà la possibilità di fare conoscere a tutti i lavoratori e, quindi risolvere, problemi di interesse generale come la salute in fabbrica, l'organizzazione sul lavoro, la mobilità ecc.

Sicuramente può esserci una lacuna se questa non viene integrata, anche, con interventi a livello di dirigenza. Gli obbiettivi comuni vanno discussi da tutti ed è essenziale la partecipazione di tutti per l'interesse di tutti.

Si può migliorare "Il Fuoritesto"? Effettivamente da parte dei lavoratori c'él'esigenza anche di un rapporto più informativo sull'attività politico, economico, ricreativo aziendale. Quindi nuove rubriche come "Notizie in fabbrica" oppure "Se ne parlerà" saranno ben viste:

Insomma un foglio di fabbrica più aperto, senza che la linea politica e ideologica del giornale venga meno.

In questi termini "il Fuoritesto" può risporr dere ancora di più agli interessi e alle esigenze di tutti i lavoratori della Garzanti.

Ci vuole più coraggio da parte di tutti

Personalmente ritengo che il primo bilancio del "Fuoritesto", che da poco ha compiuto un anno di vita, sia senz'altro positivo, avendo ottenuto in linea di massima gli scopi prefissi, e non ultimo quello (*etrue a Peti- 7)

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ENTRATE Lire USCITE Lire Abbonamenti anno 74/75 304.500 Stampa 504.100 Vendite 185.500 Spese fotografiche 83.700 Contributo dalle sezioni 100.000 Spese varie 112.800 Contributo dalla federazione 220.000 Risconto abbonamenti 50.000 Totale entrate 810.000 Totale uscite 740.600 Avanzo 59.400 Totale generale entrate 810.000 Totale a pareggio 810.000

cronache aziendali cronache aziendali

Una provocazione ai Centri

Il collega Camorrino, responsabile dei Centri Garzanti di Bari, è stato licenziato in tronco per "grave insubordinazione", in quanto non avrebbe fornito alla direzione una relazione nei termini richiesti. In seguito ai comunicati del Consiglio dei lavoratori, alle assemblee di sciopero dei dipendenti della sede e dei Centri, e a tutta la documentazione, che abbiamo avuto modo di leggere, relativa alla corrispondenza intercorsa tra questo collega e la direzione, riteniamo tale provvedimento completamente ingiustificato. Le vere ragioni che stanno dietro la causa arbitrariamente addotta sono quelle di scarsob rendimento, ma anche in questo caso c'è da fare tutta un'analisi di cosa significa scarso rendimento tenuto conto di com'è strutturata la rete di vendita della Garzanti e di come vi si lavora. Questo caso ha fatto esplodere la situazione grave della rete, mettendo in luce tutta una serie di problemi di cui fino a questo momento i lavoratori erano all'oscuro, per difficoltà oggettive di collegamento e per la mancanza di un'organizzazione sindacale all'interno delle sedi periferiche. La rete di vendita della casa editrice, che è sempre stata una delle migliori in quanto a fatturato sul territorio nazionale, si divide per quanto riguarda le vendite a privati, in due tronconi: le agenzi, controllate dall'azienda ma non direttamente dipendenti, che vendono su catalogo le cosiddette "Grandi Opere", e i Centri, creati otto anni fa, direttamente gestiti, che si occupano della vendita "porta a porta" di un unico prodotto, nella fattispecie i "Dieci più". L'intento speculativo è abbastanza evidente: il fatturato che i Centri forniscono all'azienda costituisce il dieci per cento del fatturato complessivo (un terzo delle vendite a privati), e per poterlo realizzare ci si è serviti di mezzi e sistemi autoritari e antidemocratici. L'imposizione dello stesso prodotto su un mercato eterogeneo e differenziato, l'esigenza di piazzarlo comunque e dovunque, ha incrementato questi metodi che si sono ripercossi sulle strutture aziendali in modo assolutamente negativo. Oggi questo apparato è in crisi: le condizioni dei lavbratori dei Centri sono divenute insostenibili sia per quanto riguarda gli impiegati del settore commerciale sia per gli amministrativi. I primi che si trovano a dover realizzare degli obiettivi di vendita imposti dall'alto e sempre meno reali-

stici, i secondi in quanto costretti a condizioni di lavoro caotiche (non esiste un responsabile amministrativo dei Centri, ma solo un direttore commerciale che accentra tutti i poteri), soggetti a ritmi stressanti e all'effettuazione di straordinari per carenza di organico. E tutto ciò si è aggravato col passare del tempo: in una situazione generale del paese di grave crisi economica, una situazione di mercato in via di saturazione, una serie di problemi che si presentano nelle varie zone e che vanno dalla difficoltà di reperire i produttori (venditori), a quelle di una domanda diversificata della produzione culturale. Ci sembra che tra i Centri e la Garzanti l'analogia della improvvisazione organizzativa e la gestione personalistica sia evidente, e siamo convinti che il discorso di una produzione maggiormente qualificata e diversificata si ponga in primo piano. Il gonfiarnento dell'apparato commerciale a scapito di una produzione che invecchia e non viene rinnovata si è rivelato pericoloso, come d'altra parte da tempo i lavoratori avevano denunciato.

Mezzo tempo mezzo stipendio mezza emancipazione

in sede, e in particolare nelle redazioni e nel reparto revisione bozze, si concentrano praticamente tutti i casi di part-time della nostra azienda. Nelle settimane scorse proprio in sede si è Molto discusso di questo problema, si sono dibattuti appassionatamente i pro e i contro e quasi sempre ciascuno è rimasto della propria idea. Vorremmo riprendere il discorso ed esporre più ampiamente la nostra idea in merito anche perchè la questione è importante e investe più in generale la questione femminile dal momento che a questa forma di lavoro (benchè venga richiesta in ab cuni casi anche agli uomini) sono interessate in particolar modo le donne.

Nla che cos'è il part-time? Storicamente in Italia esso ha in sostanza rappresentato una delle molteplici "trovate" del padronato per espellere dalla produzione la manodopera femminile, riducendo a tempo parziale chi a tempo pieno già è e in modo comunque da poter contare su una fascia elastica di manodopera da poter allungare e accorciare a piacere a secondo delle necessità congiunturali.

Certo molte donne sono portate a ritenere il part-time una conquista, a credere

che in effetti si tratti di una comodità liberamente scelta. "Lavorqndo a mezza giornata potrei occuparmi meglio della casa, di mio figlio, di mio marito": quante volte le donne dicono cosi. Obiettivamente la mancanza di molti servizi fondamentali (asili nido e scuole materne, scuola dell'obbligo a tempo pieno, istituzioni sanitarie e di tutela della maternità, ecc.) rende difficile, e talvolta impossibile, l'inserimento ne Ila produzione della donna, su cui in gran parte grava il peso della famiglia. Si può quindi comprendere come qualcuna pensi che la riduzione di orario sia il mezzo per risolvere queste contraddizioni.

Ancora una volta però, se il part-time divenisse una pratica di massa, il problema sarebbe risolto esclusivamente a spese della donna, la cui inferiorità sul piano sociale e produttivo verrebbe istituzionalizzata, mentre dovrebbe sobbarcarsi ugualmente un doppio lavoro comunque pesante e la lotta per la realizzazione dei servizi sociali riceverebbe un contraccolpo negativo. E' necessario che le donne si rendano conto che non possono trovare una soluzione stabile ai loro problemi arrangiandosi in una sfera individuale, ma solo lottando perchè sia l'insieme della società a farsene carico.

La donna ha il pieno diritto di occupare un posto attivo nella società (e abbiamo visto nell'inchiesta sulla condizione della donna che lavora pubblicata sul "Fuoritesto" come la gran parte delle nostre colleghe siano di questa opinione) e quindi ha diritto a un lavoro stabile e qualificato che certo il part—tinte non può offrirle (oltre agli svantaggi di tipo pensionistico previdenziale, e sul piano della qualificazione professionale a cui va incontro, il lavoratore a part-time è anche il più minacciato in situazioni di crisi economica e di riduzione dell'occupazione).

Tutte queste considerazioni portano alla conclusione che sarebbe un grave errore, proprio mentre il movimento operaio si batte per la difesa e lo sviluppo dell'occupazione, permettere il ricorso generalizzato al lavoro femminile a tempo parziale, ma che al contrario bisogna sviluppare un' azione per rimuovere le cause che ifiducono molte lavoratrici a farvi ricorso. Nel frattempo, come nel caso del lavoro a domicilio, nell'impossibilità di eliminarlo completamente si deve andare a una sua contrattazione in modo che, ribadito il diritto di ogni lavoratore all'orario contrattuale, siano riconosciuti maggiori vantaggi ai lavoratori e ne sia scoraggiata l'applicazione da parte del padronato.

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(segue da pag. 5 ) FUORITESTO di aiutare la gente a esprimere liberamente le proprie opinioni sui fatti che coinvolgono i problemi più vitali dell'azienda e del momento politico.

Ritengo comunque ch e il "Fuoritesto" come giornale d'azienda dovrebbe - attraverso le testimonianze, le opinioni, le denunce dei lavoratori • aprirsi un pochino di più sui problemi più scottanti dell'azienda.

Questo non so se dipende da una carente divulgazione del giornale o, più probabilmente, dalla paura che più o meno tutti abbiano di esporsi, nell'affrontare determinate situazioni. Per farla breve: se per 'esempio qualcuno avesse avuto il coraggio di denunciare apertamente e un po' prima d'ora la precaria situazione dei Centri Garzanti forse non ci troveremmo a dover scioperare per il licenziamento del collega Cam orrino.

Legare i problemi della fabbrica a quelli del quartiere

Innanzitutto ritengo necessaria non tanto una celebrazione del nostro periodico aziendale, quanto, piuttosto, una attenta analisi critica.

Nli sembra che l'obiettivo, per me primario in un giornale come il Fuoritesto, e cioè il riconoscersi costantemente con le proprie istanze, cori le proprie lotte, col proprio ambiente, anche in quei particola ri che all'occhio dell'estraneo possono sembrare superflui, sia stato raggiunto. Condivido pure, e mi sembra giusto sottolinearlo, il voler limitare a essenziali giudizi politici fatti di cronaca politica estera e interna. Penso che nel corso del suo secondo anno di vita il periodico debba soprattutto ampliare il discorso in due direzioni complementari. Bisognerebbe infatti allargare la collaborazione al massimo numero di dipendenti Garzanti, magari sollecitati dal comitato redazionale, con interviste e dibattiti; tale allargamento potrebbe in un secondo tempo essere esteso agli abitanti dei quartieri in cui sorgono le nostre sedi, poiché ritengo che i dipendenti possano svolgere una funzione motrice presso i residenti della zona. Penso poi che sia necessario indire anche dibattiti, raccolti poi in rubriche periodiche sui testi che riguardano la cultura di massa e quelli scolastici pubblicati dalla Garzanti.

cosa succede nel mondo

Libano: si combatte per la religione?

La crisi libanese ha fatto conoscere i drammatici aspetti sociali che caratterizzano la vita di molta parte di quel popolo. Da anni sede dei traffici e dei "depositi bancari" internazionali, il Libano ha conosciuto nello ultimo decennio uno sfrenato ritmo industriale accalcando in tre città decine di migliaia di operai e di sottosalariati spinti dalla miseria del nord e dai bombardamenti israeliani del sud. La brutale inflazione che in poco tempo ha decuplicato il costo della vita ; ha bruscamente risvegliato le fasce produttive del paese; dai coltivatori di tabacco del sud ai moti studenteschi e operai sono venute le premesse per lo scontro con la borghesia compradora che non è disposta a cedere nulla. La lotta attuale dunque è di classe e non religiosa come affermano i mistificatori occidentali.

Infatti, nei due blocchi contrapposti, si possono sostanzialmente riconoscere da un lato ricca borghesia industriale e finanziaria, (cristiani maroniti), dall'altro gli strati popolari (in prevalenza mulsumani) e i palestinesi.

Soprattutto contro questi ultimi è stata lanciata l'offensiva della falange libanese (milizia fascista addestrata e armata in primo luogo da Israele) per disperdere e ridurre alla disperazione il movimento palestinese e colpire così anche l'insieme delle forze progressiste arabe.

Le fragili tregue di questi ultimi mesi, mai rispettate dai capitalisti maroniti, rappresentano l'incapacità della borghesia libanese, sostenuta dall'imperialismo, di considerare con occhi diversi la situazione nuova creatasi nel medioriente, in special modo il ruolo storico determinante che deve essere riconosciuto ai Palestinesi per una sicura pace equilibratrice in quella zona geografica.

Le bugie della TV sull'Angola

Un esempio di come si può manipolare l'informazione e sotto una veste di falsa obiettività si possono dire molte bugie ci viene fornito in questi giorni dalla nostra televi sione a proposito dell'Angola. Per la RAI il fatto più importante, anzi la causa prima della tragica guerra civile che sta insanguinando quel paese, sembra stare nel fatto che il MPLA (Movimento popolare per la

liberazione dell'Angola) è sostenuto dall'Unione Sovietica, mentre il FNLA (Fronte nazionale di liberazione dell'Angola) è appoggiato dalla Cina: quasi una guerra in famiglia, insomma, tra movimenti e paesi socialisti. Del terzo movimento, l'UNITA (Unione nazionale per l'indipendenza totale dell'Angola), in televisione si parla poco, forse perchè non rientra nello schema prefabbricato dal momento che il sostegno principale gli viene dai razzisti sudafricani. In realtà le grandi ricchezze naturali dell'Angola (petrolio, uranio, bauxite) fanno gola a molti negli Stati Uniti, in Francia e in Gran Bretagna, nel confinante Zaire (l'ex Congo belga).

Contro la repubblica popolare proclamata dal MPLA-, l'unico dei tre movimenti che abbia condotto la guerra d'indipendenza contro i colonialisti portoghesi e sia dotato di una struttura nazionale e antirazzista (vi militano, accanto ai neri, anche bianchi e mulatti) assicurandosi l'appoggio della grande maggioranza del popolo, queste potenze hanno scatenato gli odi tribali del FNLA (che ha la sua base esclusiva nella potente tribù Bakongo del nord del paese, ai confini con lo Zaire) e dell'UNITA (tribù del sud). A fianco di questi due movimenti fantocci, che mirano quanto meno alla seccessione dell'Angola dei territori da loro controllati, sono intervenute truppe dello Zaire e soprattutto colonne di mercenari bianchi (portoghesi e sudafricani) dotate di aviazione e mezzi corazzati, forniti dall'esercito del Sudafrica . Essi contano anche sull'appoggio del governo americano, che ancora una volta è riuscito a condizionare gli alleati europei.

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Un mercenario bianco del FNLA Claudia Rigamonti - Precotto

Il clima della giungla giova alla DC

Abbiamo intervistato il compagno Mario Piccolo, segretario regionale della Federstatali e responsabile della cellula PCI dell'Intendenza di Finanza.

Si è letto e discusso molto sul pubblico impiego e sulla "giungla retributiva" non riuscendo spesso a cogliere la reale essenza del problema. Vuoi, quale addetto ai lavori, spiegarci come stanno le cose?

Credo, innanzitutto, che sia necessaria una premessa: è per noi di estremo interesse che il dibattito sulla giungla retributiva sia allargato a tutte le categorie di lavoratori, e al movimento sindacale e democratico dal momento che, a monte dei problemi del pubblico impiego sono in gioco obiettivi fondamentali come quello della riforma della pubblica amministrazione, quale primo momento per la più vasta riforma dello stato. Non c'è alcun dubbio che nel vasto settore del pubblico impiego esistono enormi sperequazioni retributive anche nell'ambito di settori più ristretti. Si ha, cioè, il fenomeno che a parità di lavoro e qualifica (e di condizioni di lavoro) corrispondono diversi e numerosi trattamenti econo-

mici tanti quanti sono i ministeri e gli enti pubblici.

E' stata quindi la politica della DC la prima vera causa della giungla retributiva?

Certo,soprattutto il modo clientelare come essa, in trent'anni di malgoverno, ha gestito la pubblica amministrazione. Si pensi al comune di Napoli dove il clan dei ('.ava ha prodotto situazioni abnormi per cui un tranviere napoletano guadagna più del doppio del suo collega milanese, senza che poi ne fosse risultato una maggiore efficienza del servizio, anzi il contrario. Tuttavia noi pensiamo che anche gli alleati della DC hanno le proprie colpe e responsabilità per cui contestiamo a I,a Mal fa, il diritto di prediche moralistiche. Anzi diciamo di più: proprio nel momento in cui il vice presidente del consiglio proclama ad alta voce il suo sdegno, ben tre ministri, tutti del suo partito (Visentini, Bucalossi, Spadolini) hanno avanzato insistentemente proposte dirette a corrispondere compensi speciali al personale dei propri ministeri, fino a minacciare dimissioni e crisi di governo.

E' evidente allora che gli obiettivi del polverone sollevato sulla giungla sono diversi: innanzitutto si tenta di sviare l'attenzione dell'opinione pubblica sulle vere cause della crisi economica; in secondo luogo si tenta di creare una ulteriore divisione tra lavoratori del settore privato e di quello pubblico.

Ma le cause di tutto questo?

Non si possono comprendere le cause effettive di tale fenomeno se non si parla, sia pure in modo sintetico , del ruolo politico che ha svolto la pubblica amministrazione nel nostro paese.

In primo luogo il pubblico impiego ha costituito la base di massa del potere della DC che ha gestito questo settore con elargizioni dall'alto e con le leggine sollecitate dai vari ministri in carica e dai dirigenti dei vari enti pubblici: insomma, la politica delle mance.

Visto che è un male vecchio di anni, e che la situazione politica italiana è mutata, il sindacato cosa propone?

Vi è innanzitutto da registrare l'importante iniziativa confederale di un impegno diretto nel campo del pubblico impiego che si è sviluppato in un confronto serrato con il governo, fino al raggiungimento dell'importais te intesa del 16 ottobre scorso. In essa sono state definite le linee generali delle politiche rivendicative nel pubblico impiego e l'impegno del governo per avviare in concreto un processo di riforma della pubblica amministrazione.

L'altro livello dell'impegno sindacale è quello di affrontare al tavolo delle trattative la realizzazione di una progressiva perequazione, elevando i redditi più bassi nel quadro generale degli obiettivi già definiti. Va anche detto con tranquillità che da parte del sindacato unitario degli statali i contenuti riformatori, nelle specifiche rivendicazioni sono stati sempre posti in primo piano, con la consapevolezza che solo un profondo rinnovamento delle strutture pubbliche può condurre ad una effettiva democratizzazione dello stato e a una maggiore efficienza dei servizi, soprattutto per i lavoratori.

Per questo la vertenza degli statali è più difficile nella misura in cui si cerca di incidere più a fondo sulle vecchie strutture; ed è per questo che è necessaria la solidarietà delle categorie più consapevoli del settore privato.

Il consiglio di amministrazione mi ha preso all'enciclopedia. Vorrei regolarizzare la mia posizione.

Le assunzioni sarebbero bloccate; ma visto che è lei, sarei disposto a farle un contratto a fine opera.

supplemento a Milano oggi

Stampato in proprio

a cura della cellula PCI della Garzanti

Via C.Balconi34,Cernusco sul Naviglio

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