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IL PUNTELLO

Giornale unitario del consiglio di fabbrica - Ponteggi - Dalmine

Presentazione

In questi giorni si è costituito il Consiglio unitario di fabbrica dei lavoratori della Ponteggi.

Esso è nato dalle ultime lotte contrattuali ed è un nuovo strumento che i lavoratori si sono dati per allargare la democrazia e la partecipazione diretta.

Per questo i lavoratori devono sostenerlo tutti uniti, perchè da esso dovranno scaturire le indicazioni per la soluzione dei problemi più urgenti, convinti che il consiglio unitario sarà capace di guidare i lavoratori a lotte sempre più avanzate sui problemi della condizione operaia, avvenire per tutti.

Il Consiglio di fabbrica della Ponteggi decidendo di dar vita a questo giornalino unitario, si assume un preciso impegno con tutti i lavoratori dell'azienda: dare una maggiore informazione sulle iniziative e sulla problematica sindacale, promuovere una maggiore partecipazione dei lavoratori attorno all'attività e alle discussioni che avvengorto in consiglio.

Dopo l'accordo di ottobre sono rimasti ancora da risolvere molti problemi: come la discriminazione delle paghe (altro non sono che la divisione dei lavoratori), quello dell'orario di lavoro, delle condizioni ambientali ed altri che dovranno essere portati a soluzione quanto prima.

Il consiglio di fabbrica dovrà affrontare questi impegnativi compi-

ti all'insegna dell'unità voluta e costruita dai lavoratori durante le lotte.

Il nostro giornale dovrà essere la tribuna di tutti i lavoratori, esso dovrà essere letto e discusso ed inoltre deve avere la partecipazione reale di tutti, con suggerimenti, critiche, note ed articoli.

Dovrà avere anche un contributo

economico per coprire le spese di stampa.

Dipende quindi da tutti e non soltanto dal consiglio di fabbrica o da un gruppo di volonterosi compagni consolidare questo strumento e farne una voce viva e tempestiva sui problemi aziendali e generali, farne un veicolo potente dell'unità dei lavoratori.

11 Consiglio di Fabbrica

marzo '1971 ,
rnO.

Operai della Ponteggi Dalmine, dopo aver lottato per la nocività dei reparti e il disordine negli stessi il discorso sembrava chiuso, invece bisogna riaprirlo.

Dentro nei reparti il discorso è apertissimo, infatti nel reparto LAM, che si dice sia il più produttivo (dopo le ultime lotte), si sono ripresi i ritmi normali e, arrivati ad un certo orario tra fumo della saldatura (il reparto conta di ben 60 saldatori a cottímo), e fumo dell'impianto di verniciatura (dentro il reparto funziona un impianto di verni.íciatura con vasca di decappaggio contenente acido e di altre sostanze chimiche dannose alla salute dei lavoratori che ogni giorno devono aggiungere queste sostanze chimiche senza le maschere) l'aria è irrespirabile nel vero senso della parola.

Entrando dall'esterno si nota un fumo densissimo ed acre provocato dall'altissima temperatura di 100° prodotto dal rifiuto di verniciaturé, che è di sicuro poco salutare per le vie respiratorie di chi purtroppoè costretto a respirarla per otto o nove ore consecutive e per 42 1/2 lunghissime ore settimanali.

In certi punti del reparto in questione dove sono poste macchine tali che l'operaio addetto è costretto a non spostarsi, il fumo si blocca non avendo evidente sfogo (infatti non esiste nessun impianto di aspirazione) l'operaio è costretto a respirare con le sole narici.

Questa è la situazione del repar-

to LAM riguardo alla nocività.

Non è certo di tralasciare il fattaccio del disordine infatti tra lamiere, cataste di materiale semilavorato e di materiale grezzo messo nelle corsie di passaggio, costringendo così gli operai a saltare come stambecchi in montagna, ma non siamo tutti stambecchi e qualcuno salta male ed allora sono seri infortuni. (Gli sparvieri neri) pardon! i capi continuano a ripetere che l'operaio non è attento, che se si sta attenti tali infortuni non succedono, però ogni tanto qualche sparviero nero anche lui non imita bene lo stambecco, perchè è impossibile intravedere un passaggio tra cavi per terra ad alta tensione, canne d'aria che stanno per terra con la stessa naturalezza, ben sapendo che basta che un peso eccessivo cada su uno di questi innumerevoli cavi per fulminare un operaio che passa, il tutto concimato con il fumo prima accennato e invitiamo chiunque a provare il contrario.

Per continuare il discorso nel reparto della lavorazione tubi prima POT oggi PCA si lavorava solo il tubo, l'unico elemento di nocività consisteva in una catena di montaggio giunti dove si usava abbondantemente il benzolo misto di vernice; dopo le lotte il tutto è stato tolto, gli operai hanno tirato un lungo respiro di sollievo e di soddisfazione perchè erano

convinti dentro di loro che avevano vinto, il reparto per la lavorazione a cui era adibito era privo dí aspiratori e di qualsiasi altro genere di depuratori, infatti le presse, le punzonatrici e la altre macchine per la lavorazione del tubo non erano eccessivamente nocive.

Belli eranoisogni, ma tutto si è rivelato una manovra della direzione che unito a suo vantaggio l'utile al dilettevole. Si era deciso già da molto tempo di sopprimere un reparto, per essere precisi il reparto CLA che comprende un gruppo di 50 saldatori e di lavoratori di carpenteria, allora al reparto POT si è unito il CLA generando il PCA (queste benedette sigle), ma questa unione ha generato altre malsane conseguenze. Avevamo già accennato all'inizio alla inadeguatezza di questo reparto per altre lavorazioni ora con la nocività della saldatura possiamo assistere ad un vero e proprio caos.

Il fumo e la polvere prodotta anche dagli operai addetti alla pulizia del ferro corroso con delle mole abrasive sempre dentro il reparto, non avendo sfogo da nessuna parte permane dentro nel reparto rendendo l'aria irrespirabile; non parliamo poi della giungla di cavi di alimentazione elettrica che passano tutti per terra disturbando il passaggio e aprendo un pericolo continuo agli operai.

Qualcuno a questo punto si chie-

DOVE VA LA NOSTRA SALUTE

derà: ma in totale cosa abbiamo ottenuto con le nostre lotte?

Dirvi che non abbiamo ottenuto niente sarebbe una bugia, ma dirvi che abbiamo ottenuto tanto sarebbe una altrettanto grossa bugia; si è solo provveduto all'acquisto di apparecchi di respirazione destinati ai tetti dei reparti, ma questi apparecchi giacciono in attesa di essere montati; cosa aspettano i signori superiori a provvedere?...

che la Ponteggi diventi una clinica per tubercolotici?...

Non ci vorrà molto tempo se la situazione continuerà di questo passo: infatti da parecchio tempo assistiamo ad un va e vieni di operai malati di tale infettiva malattia.

Termino lanciando a tutti gli operai della Ponteggi un appello: guardiamoci bene in faccia per affron-

tare seriamente questo problema e non guardare con diffidenza o con sospetto un nostro compagno, evitandolo più o meno perchè è malato.

Bisogna decidere uniti per avere un miglioramento su queste importanti cose da parte della direzione, per la nostra salute prima che sia troppo tardi.

I fascisti del padrone

La Direzione ha organizzato un gruppo di fascisti e di crumiri nel ben noto sindacato CISNAL; ha fatto propaganda perché noi lavoratori non si rinnovasse la tessera della FIOM-FIM-UILM; ha cercato di screditare la Commissione Interna agli occhi di noi operai, diffondendo false voci, costruite ad arte per dividere noi lavoratori.

Ha fatto opere di provocazione dirette verso quei lavoratori più coscienti e combattivi, tra cui due membri della Commissione Interna (uno dei quali è stato licenziato); non applica di fatto alcuni Punti del contratto e ha taglieggiato la 13° dei lavoratori, per di più nel periodo delle feste.

Noi lavoratori che lavoriamo in fabbrica sappiamo che il padrone (sia esso pubblico o privato) ha in realtà una sola faccia nei riguardi degli operai: il paternalismo, la provocazione, la repressione.

Questa situazione non riguarda solo la Ponteggi ma fa parte dell'attacco generale che nel paese padroni e governo conducono contro la classe lavoratrice, avvalendosi della repressione in fabbrica, delle misure di politica economica, dell'aiparato poliziesco e giudiziario.

Intimorire e stancare noi lavoratori in lotta per una fabbrica Più umana, dove l'organizzazione

del lavoro non sía dominata dall'imperativo del profitto, ma tenga conto della salute del lavoratore, delle sue effettive capacità professionali, del suo bisogno di avere un salario adeguato al costo della vita, è l'obiettivo che le forze reazionarie e padronali perseguono in questo momento.

Insieme a tale obiettivo vi è quello di bloccare le lotte operaie per una serie di riforme di strutture (riforma tributaria, casa, sanità, scuola), che, anche al di fuori degli stabilimenti trasformino il modo di funzionare della nostra economia in favore di noi lavora-

tori e della stragrande maggioranza della popolazione. Tutti questi obiettivi vanno neil'interesse degli operai, degli impiegati, degli studenti, dei pensionati, dei contadini, delle casalinghe, che subiscono l'aumentare vertiginoso dei prezzi. Per questo se non si schierano insieme a noi operai tutti gli altri strati sociali, non sarà possibile risolvere in modo positivo problemi come l'aumento dei prezzi, la casa, il salario, la sanità, e la scuola e non sarà neanche possibile cacciare i fascisti della Ponteggi.

Un Operaio
Un Operaio

BENVENUTO GIORNALETTO

Benvenuto giornaletto di fabbrica! Ringrazio l'ideatore, il realizzatore ed i collaboratori che hanno contribuito alla messa a punto di questa grande idea.

Spero che esso sia bene accettato da tutti (o quasi) i lavoratori della Ponteggi come l'ho gradito io, e se questo forse sarà la prova che l'operaio cambia anche qui alla Ponteggi che non verrà più considerato come massa ignorante, ma degli operai intelligenti, capaci non solo di lavorare ma anche di ragionare, vedere, sentire certi problemi che verranno resi noti in queste pagine dagli stessi, problemi interni della fabbrica ed esterni, quella fabbrica dove passiamo tre quarti della nostra vita.

Dare una risposta positiva a questa iniziativa vorrà dire fare un grande passo morale e dare prova di una sempre continua maturità sindacale.

Un Saldatore

Il cambio della guardia

Da parecchi mesi è avvenuto il cambio della guardia tra direttori della Ponteggi: uno è uscito dalla scena e quello che è uscito (a parere di molti) era poco attivo come direttore ma, in fondo, una gran brava persona.

Colui che è subentrato sarebbe un direttore più attivo, se per attivo si intende passare nei reparti a spiare ed a scocciare gli operai per far dare delle ramanzine dai corvi » (pardon!) dai capi. Tutti gli operai avranno notato la sua passione per la floricoltura; da notare il giardinetto del piazzale centrale e addirittura la serra con relativo riscaldamento, dietro i reparti, cosa che in alcuni reparti manca, tanto che gli operai sono costretti a fare dei fuochi in bidoni che sono molto pericolosi.

Abbiamo anche notato il suo grande interessamento perchè questi fiori non appassiscano perché hanno il compito di dare una buona impressione agli estranei od ospiti.

LO STRAORDINARIO

Sono ormai anni che lavoro in questa azienda: vorrei precisare una cosa che mi sta a cuore, non solo a me, ma anche a parecchi compagni di lavoro: Io straordinario. La direzione della Ponteggì sollecita delle prestazioni straordinarie da parte dei lavoratori ogni giorno (in media 35-40 operai e impiegati si trattengono a lavorare il sabato e a volte la domenica). Per ben 4 mesi durante l'autunno della lotta contrattuale nazionale, noi lavoratori e i nostri sindacati abbiamo lottato per eliminare lo straordinario. A quanto pare tutto ciò alla Ponteggi non è stato raggiunto; la direzione si è ostinata a non applicare le norme del contratto sullo straordinario ma anche noi lavoratori abbiamo capito poco le ragioni dell'abolizione dello straordinario.

CERCHIAMO DI RINFRESCARCI LE IDEE!

Prima di tutto noi lavoratori dob-

biamo metterci in testa che fare 10 ore al giorno di lavoro, magari con un cottimo vertiginoso, ci dà certamente un maggiore salario, ma mina irrimediabilmente la nostra salute, ci fa tornare a casa stanchissimi, ci rende nevrotici verso la nostra famiglia e i nostri amici. Si può chiamare vita questa odissea del lavoratore costretto, per avere un salario decente, a fare ore e ore di straordinario?

Si può pagare questo prezzo?

Per di più con tutte queste ore di straordinario non solo danneggiamo la nostra salute, ma impediamo ai lavoratori disoccupati di trovare un lavoro, di poter mantenere se stessi e la propria famiglia!

Questa situazione è voluta dalla Ponteggi e da tutto il padronato per non aumentare gli organici nei reparti, per mantenere alti i ritmi e i cottimi, per sfruttare sempre di più i lavoratori, mantenendo più di un milione di disoccupati e bas-

Penso che il nostro beneamato direttore non vede come nei reparti a causa del fumo, dei ritmi e per tutto il resto, appassiscano gli operai e penso allora che la vita di un padre di famiglia, di un giovane o di un uomo qualsiasi, sia più importante di un fiore!..

si sal Ari nel nostro paese e quindi anche alla Ponteggi. Noi lavoratori dobbiamo rompere queste circolo chiuso che protegge il profitto del padrone e colpisce la nostra salute, il nostro salario, la garanzia per tutti di un posto di lavoro.

COSA DOBBIAMO FARE?

Innanzi tutto dobbiamo discutere, ma posso già dare un parere su questo problema: facciamo prima di tutto rispettare le norme del contratto sullo straordinario e sull'orario. Si può fare lo straordinario solo in casi eccezionali e non per più di 8 ore alla settimana e 220 ore all'anno. Dobbiamo lottare per l'applicazione dell'orario a 40 ore settimanali, ma tutto ciò non è sufficiente se non arriviamo ad un aumento stabile del salario in fabb rica e alla sua difesa fuori della fabbrica.

Un Operaio

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