RILANCIARE LA VERTENZA ENERGIA PERCHE' OTTENGA SUBITO DEI RISULTATI E
La lotta dei lavoratori per la vertenza energia ha costretto il governo a formulare un piano, fatto questo certamente positivo, a fronte di una assoluta mancanza di programmazione complessiva attorno alle necessita' energetiche del paese.
Al rientro dalle ferie -il C.d.F. e i lavoratori hanno avuto al centro del loro dibattito le questioni legate al piano energetico e le prospet tive produttive e occupazionali del TIBB.
Ad imporre questo dibattito sono state le azioni diverse, ma congiunte del governo e della nostra direzione.
Gia' nel Consiglio di Fabbrica, nelle assemblee dei lavoratori e nello sciopero di 2 ore fatto, abbiamo cominciato ad esprimere la nostra de— terminazione a non accettare le manovre governative, ne' quelle di Pellicano'.
Quali sono in realta' queste manovre
A cosa mira il governo con il "piano energetico" di DonatCattin ?
I lavoratori col sindacato si sono battuti perche' nel nostro paese fos se garantita sufficiente energia elettrica (la mancanza di energia e' stata un pretesto usato dal padronato, gia' l'anno scorso, per mettere in cassa integrazione fabbriche siderurgiche come la Radaelli); perche' si cominciasse ad affermare almeno la volonta' per una autonoma ricerca tecnologica; perche' fosse garantita l'occupazione a un settore gia' du ramente attaccato in questi ultimi anni e perche' i costi di questo svi luppo non fossero ancora una volta pagati dai lavoratori.
Il piano di Donat Cattin risponde in questi termini alle richieste del sindacato :
1 — Ammesso un incremento dei consumi energetici come quello previsto dal governo, avremmo nei prossimi anni una carenza di energia po— nendo seri problemi all'attisiiz,a , produttiva dell'industria e del settore elettromeccanico.
2 Sancisce sul piano tecnologico una ulteriore dipendenza del nostro paese dagli americani, non tanto per la scelta dei brevetti quanto per il sistema di assegnazione delle centrali. Questo significa che la produzione della centrale avverra' (come gia' e' stato per quella di CAORSO) non utilizzando l'industia del nostro paese, ma al contrario portando gia' direttamente dagli USA buona parte dei componenti della centrale.
3 - Anche a causa di questo sistema il piano non garantisce a tutta la industria del settore serie prospettive di lavoro.
4 — Per ultimo questo piano che prevede un costo pari a 20 mila niliar di non risolve il problema finanziario:
— e' previsto un aumento del costo dell'energia pari al 60% in cin que anni partendo con un aumento immediato del 20%.
Risponde quindi cori un ulteriore rincaro alle proteste e alle lot te dei lavoratori sull'aumento delle tariffe.
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BATTERE LA RISTRUTTURAZIONE INTERNA
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Questo che nel piano e' l'unica proposta concrete al problema del fi— naziamento non potrai comunque rispondere alla necessita' finanziaria del piano, ma servira' soltanto a coprire parte dei pesanti disavanzi dell'ENEI causati da una gestione asservita agli interessi delle mul— tinazionali del petrolio.
— accetta nella sostanza i prestiti americani che verrebbero fat— ti consegnandoci direttamente le centrali e provocando cio' che dicevamo nei punti precedenti.
Quindi piu' si accentua 2a crisi e piu' si scatena la guerra tra le multinazionali per il controllo dei mercati e l'accaparramento dei pro fitti e piu' il governo aumenta la nostra dipendenza americana favoren do e proponendo una soluzione della crisi che attacca ulteriormente l'occupazione e la. nostra condizione di vita.
Ecco il perche' del nostro giudizio negativo, ecco perche' la necessi— ta' di un rilancio della lotta per la "vertenza energia" che diventa necessaria ed urgente sia rispetto alle proposte del governo, sia per impedire che queste manovre ottengano il risultato di dividere il fron te di lotta.
ra cosa c'entra in questo piano Pellicano' e il TIBB ?
Anche la nostra direzione critica ed osteggia il piano energetico di Donat Cattin, ma certamente non dal nostro punto di vista
Il piano governativo prevede infatti l'assegnazione delle centrali a due brevetti americani con l'esclusione quindi del TIBB.
quale deve essere da questo punto di vista la nostra posizione ?
Dobbiamo sostenere l'inserimento del TIBB perche' crediamo che questo significhi garanzia del nostro posto di lavoro o la questione e' una altra ?
Non e' la volonta' di difendere l'esperienza tecnologica, ne' il pa— trimonio del TIBB, ne' tanto meno l'occupazione quella che anima la nostra direzione.
Al contrario e' la paura di essere esclusa da queste grosse fette di profitti che sono i 20 mila miliardi ad animare la lotta contro le po sizioni governative.
Ha infatti la nostra direzione difeso l'occupazione in questi anni No. Al contrario sistematico e martellante e' stato non solo il calo considerevole dell'occupazione, e questo i lavoratori riescono a con— statarlo direttamente nei reparti.
Sono infatti alcune centinaia solo a P.ta Romana i posti di lavoro in meno (blocco delle assunzioni e non rinnovo delle dimissioni).
Sono numerose a causa della ristrutturazione interna i processi di la vorazione che in linea con tutto il padronato vengono decentrati (fta ti fare da altre piccole e medie fabbriche).
E tutto questo ha portato a un peggioramento delle condizioni di lavo ro, a una sempre piu' accentuata mobilita' dei lavoratori con ripercus sioni sui ritmi di lavoro, sulle qualifiche, sulla stessa organizzazio ne dei lavoratori.
Quella quindi e' la linea del governo, questa quella di Pellicano'.
Entrambe pero' portano ad un unico risultato: all'interno di un setto— re che vogliamo in espansione fa riscontro un calo di occupazione ed un peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori.
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Quali sono allora i nostri obiettivi ?
Abbiamo gia' detto che e' necessario rilanciare a livello generale la "vertenza energia" presupposto fondamentale perche' le stesse richieste contrattuali sulla occupazione riescano ad andare avanti.
Aquesto proposito e' importante che intorno alle nostre richieste si svi luppi un ampio confronto politico per garantirgli una prospettiva e una affermazione.
Nello stesso tempo dobbiamo all'interno della fabbrica smascherare i ten tativi di Pellicano' di strumentalizzare i lavoratori, il C.d.F. ner i propri fini.
Dobbiamo batterci per la difesa del nostro posto di lavoro.
Dobbiamo ottenere la sostituzione di tutto il personale diminuito e bat terci affinche' si abbia un controllo della rigidita' della forza lavo— ro, per nuovi investimenti, contro il decentramento produttivo e ner il rilancio dell'intero settore.
Questa e' la direzione che il C.d.F. ha intrapreso, sia aprendo il di— battito tra i lavoratori, che promuovendo una conferenza di produzione per un'analisi sull'occupazione e sulle prospettive produttive.
Ma questa analisi e questi obiettivi perche'eamminino, hanno bisogno del sostegno attivo dei lavoratori e di tutte le forze politiche che intor— no agli interessi dei lavoratori si riconoscono.
Lo scontro in atto in fabbrica, sui problemi dell'energia, e in tutto il paese pone al pettine dei nodi decisivi che implicano non solo le nostre condizioni di vita e di lavoro, ma lo stesso problema di una di versa direzione politica del paese, per questo dobbiamo prepararci, per questo dobbiamo lottare.
kRERAZIONE LAVO - METWIECCANICI Mill-RIFORME-OCCUPAZIONE 4
RIVALUTIAMO IL RUOLO DELLA DONNA
NEL SINDACATO :
ANCHE AL TIBB DOBBIAMO ORGANIZZARCI
Quest'anno nel nuovo Consiglio di Fabbrica sono state elette cinque lavoratrici. Questo, secondo noi, è un fatto estre mamente positivo che afferma una tendenza generale riscontrabile nelle fabbriche e nei quartieri: le donne diventano SOGGETTI POLITICI e partecipano, non più solo come spettatrici, alla vita politica e sin dacale del nostro paese.
Abbiamo quindi deciso di organizzarci in una struttura specifica, cioè la Commissione Femminile del C.d.F., proprio per indicare un intervento che ponga anche al nostro Consiglio di Fabbrica le esigenze che scaturiscono dai grossi problemi delle donne-lavoratrici e che indichi una se rie di obiettivi in grado di rispondere concretamente a queste esigenze.
Siamo ben conscie delle difficoltà a cui andiamo incontro, soprattutto nella nostra fabbrica, dove le donne tendono a rinchiudersi in un atteggiamento di subor dinazione e passiva accettazione del ruolo che nella fabbrica come nella società vie ne loro assegnato: scopo di questa "lettera alle lavoratrici vuole essere proprio l'inizio di un dialogo da arricchire soprattutto con l'impegno e la partecipazione di tutte voi.
Molti sono gli esempi nella storia del movimento operaio italiano che dimostrano come le donne abbiano dato un grosso contributo alle lotte che le masse lavora-
triti e popolari hanno condotto: dalle mo :ilitazioni contro la guerra e la NATO, per la pace e la libertà degli anni '60, .tlle lotte per la parità salariale fra uo m) e donna e alla conquista della legge ,±e tutela i diritti delle lavoratricimadri.
Oggi vasti strati di masse femminili, operaie, impiegate, casalinghe, insegnanti, studentesse, si mobilitano nei quartieri per l'ottenimento dei servizi socia li, degli asili-nido, dei consultori.
Le lavoratrici delle fabbriche in cassa integrazione o licenziate lottano per la difesa del posto di lavoro e la piena occupazione, sono in prima fila nell'autogestione delle fabbriche occupate.
Anche noi, al TIBB, dobbiamo risolutamente abbandonare quell'atteggiamento di sfiducia nelle possibilità di migliorare le nostre condizioni di lavoro all'interno della fabbrica e di vita fuori da essa, dobbiamo renderci conto che questa situazione che ci vede relegate ai lavori più ripetitivi e monotoni ed alle categorie più basse pub e deve cambiare so lo se noi, senza delegare nessuno, ponia mo all'interno del movimento sindacale i nostri problemi, solo se noi CI UNIAMO E GESTIAMO IN PRIMA PERSONA le lotte specj fiche che, sulla condizione femminile, il movimento nel suo complesso porterà avanti.
SEN1I,UP, DOVRESTI CHIARIRMI LE IDEE SUI SINDACAVI AUTONOMI.
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AD ESEMPIO...DA CHI SONO AUIDNOMI ?
I problemi della cura e della sistemazione dei figli, degli anziani e dei mala ti, compiti ormai "tradizionalmente" lega ti al ruolo della donna, non possono esse re più risolti con la corsa da uh asilo al l'altro, per la ricerca di un posto libero.
Problemi come la non possibilità di ac quisire una professionalità e quindi un lavoro nan subordinato e di "serie B" non possono essere più risolti con la risposta individuale, cioè con le "peregrinazioti quotidiane" dal capo-ufficio o dal capo-reparto per chiedere il passaggio di categoria.
Sono problemi GENERALI, che investono
TUTTE le donne nel loro complesso e da tutte le donne insieme ed unite, che discutono dei loro problemi e li pongono,
indicando precisi obiettivi, vanno risolti.
Questo è il nostro compito: per questo la Commissione Femminile ha uno sco po.
Il nostro intervento, quindi, sarà strettamente dipendente dalla volontà che tutte le lavoratrici dimostreranno nel partecipare alla vita sindacale del la fabbrica e di porre le questioni, dal la presa di coscienza, insomma, che il ruolo che ci viene imp_sto non è "naturale", ma determinato e funzionale al siste ma in cui viviamo e che, in ultima analisi, contro questo, insieme a tutto il movimento operaio e popolare dobbiamo lottare.
COMMISSIONE FEMMINILE DEL C.D.F.
Con i prossimi contratti respingiamo I' attacco padronale e del governo
Il rinnovo del contratto dei metalmeccanici e di altre categorie dell'industria come i chimici e gli edili si colloca nella fase più acuta della crisi economica e in un quadro politico che le elezioni del 15 Giugno hanno profondamente mutato, ponendo l'esigenza di nuovi equilibri capaci di rispondere ai bisogni e alle aspettative di mutamento alimentate dalle stesse Lotte sindacali degli ultimi anni.
In questo quadro di crisi economica e di difficile ricerca di nuovi sbocchi politici si inserisce l'offensiva del padronato e delle forze politiche moderate, che rifiutano nei fatti un mutamento del tradizionale e squilibrato modello di sviluppo puntando a uscire dalla crisi attraverso una ristrutturazione che restringe la base produttiva e l'occupazione, punta alla ripresa economica non con un nuovo modello di produzione e di consumi, ma attraverso un rilancio incerto e precario dell'esportazione. Il padronato rifiuta una politica di espansione e di diversificazione della base produttiva che comporta un diverso modello di consumi interni che privilegi i consumi collettivi (case, trasporti, ecc.) e popolari, un diverso rapporto tra industria e agricoltura, una politica del mezzogiorno.
Tutto ciò significa in concreto diminuzione dei livelli occupazionali e un duro attacco al potere d'acquisto del salario dei lavoratori.
E' quindi prioritario non solo un forte recupero salariale ma un intervento efficace dei lavoratori sui temi dell'occupazione, degli investimenti, delle tariffe pubbliche dei prezzi dei beni fondamentali ecc.
FIAT, Alfa, Innocenti, Pirelli, Grazioli, sono parti di un disegno padronale che mira a colpire il movimento dei lavoratori.
Nell'intento di far pagare ai lavoratori la crisi capitalistica, nulla viene tralasciato per fiaccarne la forza e la combattività : ricatto dei licenziamenti, della chiusura delle fabbriche, della cassa integrazione, divisione fra occupati e disoccupati, messa in campo dei pupazzetti padronali, autorità statali e governative, grossi nomi dell'economia e del giornalismo, ecc., per seminare confusione e abbassare il livello di coscienza.
Già da adesso le manovre padronali si scontrano con la decisa volontà di lotta dei lavoratori, che si esprime con rifiuto della cassa integrazione, sciopero alla rovescia, organizzazione dei disoccupati, rifiuto degli aumenti tariffari, ecc.
Gli interessi dei lavoratori si dimostrano ancora una volta opposti e inconciliabili con quelli dei padroni e si esprimono in una parola d'ordine che migliaia di lavoratori scandiscono nei cortei, nelle manifestazioni : facciamo pagare la crisi ai padroni.
La lotta per i rinnovi dei contratti sarà vincente nella misura in cui saprà diventare un momento di unificazione del movimento per il rovesciamento di questa politica economica e per la realizzazione delle linee di trasformazione e di riforma maturate dal movimento sindacale con le lotte degli ultimi anni e definite nella assemblea di RIMINI. (In quella occasione sono state lanciate 4 vertenze nazionali in altrettanti
settori industriali (TELEFONIA, ENERGIA, vertenze, assieme alle altre vertenze in fici, devono nell'insieme incidere sulla singoli settori e aumentando l'occupazion
AUTO INDOTTO, PARTECIPAZIONI STATALI.) Queste corso, pur trattando ciascuna argomenti specisituazione attuale garantendo lo sviluppo dei e.
Occorre che l'intero movimento sindacale imponga una svolta alle vertenze, per far si che comincino a dare risultati a tempi brevi, realizzando basi più forti per la lotta dei lavoratori.
In questo senso non solo le piattaforme contrattuali dovranno farsi carico dell'unità dei lavoratori all'interno di ciascuna categoria, ma l'insieme del movimento operaio deve promuovere l'obiettivo dell'unità fra i lavoratori dell'industria e le vaste masse dei lavoratori del pubblico impiego e dei servizi. Solo una politica complessiva capace di sottrarsi all'alternativa inaccettabile fra blocco retributivo e fuga corporativa dei gruppi più forti, è in grado di rendere coerenti le specifiche piattaforme rivendicative di ciascuna categoria con una politica generale di riforma della pubblica amministrazione.
Le lotte contrattuali devono perseguire l'unità tra tutti i lavoratOri per il raggiungimento degli obiettivi rivendicativi, di riforma, di difesa dell'occupazione, delle condizioni di lavoro, che costituiscono un patrimonio unitario del movimento sindacale.
t c c 1 i e c e e P: 8
LA SFIDA FRANCHISTA
20 SETTEMBRE
Con le condanne a morte degli undici militanti antifascisti del FRAP e della ETA, il franchismo ha rilanciato la sua sfida a tutte le forze democratiche e enti fasciste del mondo. Le corti marziali di Franco non si danno tregua nella sanguinaria sfida che il regime di Madrid ha lancia to alla Spagna, dove l'opposizione democratica serra le file e si estende, e al mondo, dove salgono d'ora in ora l'indignazione e la protesta.
Undici giovani antifascisti sono stati condannati a morte, dopo un processo far sa, sulla base di "confessioni" estorte dagli aguzzini con ogni genere di vessazio ni e torture. Sono già undici, nel mese di settembre, gli oppositori che i tribunali franchisti hanno deciso di mandare a morte (la sentenza viene generalmente eseguita). Ancora più vergognoso è il fatto che tra i condannati a morte si siano due ragazze in stato interessante; ed è da rilevare a que sto riguardo che bisogna risalire al 1939 Per trovare un altro caso di condanna a morte inflitta ad una donna, che fu successivamente graziata.
Con l'ultima condanna del patriota basco Juan Paredos Manot, il regime franchista, per bocca del suo rappresentante che ha sostenuto l'accusa, ha dimostrato apertamente che ormai la colpevolezza o l'innocenza dell'imputato non avevano importanza. Nella sua requisitoria infat ti il Procuratore ha giustificato la pena di morte con "ragioni pratiche, stori che e statistiche". Le ragioni "statisti che" invocate dal Procuratore sono sempli temente la sua convinzione che più la "garrota" funziona, più la pena di morte è applicata tanto più la gente è impauri ta e quindi "l'ordine" è mantenuto.
Seppur ce ne fosse stato bisogno, questo tragico martellare di sentenze ca Pitali ha fatto cadere anche l'ultima illusione di chi dentro e fuori della
Spagna aveva nutrito la speranza di una graduale e indolore "Liberalizzazione" del regime. Ma la garrota che "se la mano del boia non verrà fermata a tempo" potrebbe attanagliare la gola dei patrioti baschi Garmendia, Otaegni e Manot, e degli esponenti del FRAP V.F. Trovar, M.A. Blanco Chivite, J.H. Baena Alonso, M. Carneval, R. Garcia, J.L. Sanchez e, di Maria Jesus Dasca e di Concepcion Tristan (entrambe in stato di gravidanza), non farà che accrescere l'ira ed il moto di rivolta del popolo spagnolo; non farà che rafforzare l'alleanza di tutte le forze antifranchiste.
In queste settimane, dinnanzi alla sfida franchista, si è levata più alta ed energica che mai la voce di protesta nel nostro paese e nel mondo intero. Scioperi di protesta, manifestazioni di piazza, presidii di ambasciate spagnole, boicottaggio alle navi e agli aerei spagnoli, ed infine boicottaggio ai telefoni in comunicazione con la Spagna, è quanto i lavorato ri ed i democratici italiani hanno espresso ed esprimeranno nel loro impegno antifascista e di solidarietà internazionalista.
E' avanzata con insistenza, la richiesta degli antifascisti Europei, di un intervento diretto dei loro Governi, affinché si impegnino per salvare la vita dei patrioti spagnoli.
Si estende tuttora, quotidianamente, la lotta di tutti gli antifascisti, perchè sia cancellata finalmente dal nostro conti nente la vergogna del fascismo, che insanguina la Spagna da quarant'anni.
SABATO 27 SETTEMBRE 1975
La belva franchista assassina 5 patrioti.
Le atroci esecuzioni consumate in Spagna costituiscono una tracotante sfida a tutta l'umanità civile, a tutte le forze che si -9- erano mosse per fermare la mano del boia.
Proprio perché Franco ha detto no a tutti (pur dichiarandosi un regime cattolico la risposta è stata, per tre volte, negativa nei confronti del più alto esponente della chiesa cattolica : il Papa) è tanto più obbligatorio e urgente, oggi, contrat taccare, non dare tregua a questa tirannide cieca ed infame svolgere un'azione implacabile per isolarla totalmente a tut ti i livelli, in tutte le sedi ed in ogni modo, con l'obbiettivo politico, concreto e ravvicinato, di dare un aiuto internazionale diretto all'antifascismo spagnolo, fino al rovesciamento del fascismo in Spagna.
Nello stesso tempo non si può tacere sulla posizione assunta dagli Stati Uniti, che di fronte alla gravità dei fatti ed alla unanime condanna levatasi in tutto il mondo, questi non solo tacciono, ma cercano l'accordo politico e militare con il governo fascista di Franco.
"Le cinque" vittime di oggi sono "cinque passi avanti per la Spagna di domani" verso la libertà.
Invitiamo i lavoratori a dare un contributo al giornale attraverso lettere da inviare al C.d.F.
Comm. giornale : Cambielli - Cerimedo - Dapelli - Farci - Morisi