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SUPERARE L' ATTUALE PIANOPER UN EFFETTIVO RILANCIO DEL SETTORE

Prosegue alla E. Marelli la lotta per garantire l'orario minimo di lavoro e i livelli dì occupazione.

Tale battaglia, che sinora è stata condotta con la sospensione di ogni prestazione straordinaria, ha trovato in questi giorni una ulteriore convalida della propria giustezza, per la difficile e preoccupante situazione che si è venuta a determinare nelle piccole costruzioni dove diversi lavoratori sono stati trasferiti in altri reparti o posti in attesa lavoro.

E' innzortante inoltre ricordare che a tale situazione si è giunti dopo che, nell'ultima trattativa, la direzione mentre chiedeva lavoro straordinario per alcuni reparti dichiarava di non poter dare alcuna garanzia per l'orario minimo per tutti.

Tale atteggiamento dimostra ancora una volta che da parte della Direzione non si vuol cambiare la

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logica con la quale da sempre alla E. Marelli si sono affrontati i problemi della ristrutturazione. Ad esempio basta ricordare quanto avvenuto nel 1965, quando, mentre gruppi di lavoratori effettuavano un elevato numero di ore straordinarie contemporaneamente i livelli di occupazione complessivi venivano ridotti di 800 unità. Ad aggravare ulteriormente la situazione contribuiva il fatto che circa 3000 lavoratori venivano messi in cassa integrazioni guadangi con la perdita netta di un terzo del salario.

Il fatto che la riduzione di organico ed orario di lavoro non abbia, in quel periodo, intaccato gli utili Cficiali ma abbia fatto segnare agli stessi un seppur lieve rialzo, dimostra che, in periodi di recessione economica, il padronato per salvaguardare il proprio profitto tende a stringere sempre più la già stretta vite dello sfruttamen-

to che va dalla dequalificaziohe, al contenimento dei salari, agii ambienti di lavoro malsani, al taglio dei tempi dei cottimi, al contenimento degli investimenti tecnologici.

Ma contro questo tentativo delle Direzioni di far pagare ancora una volta ai lavoratori le ristrutturazioni delle fabbriche non sono in lotta solo i lavoratori della E. Marelli.

E' tutto il settore dell'Elettromeccanica pesante pubblica e privata che è investito da un processo di concentrazione e ristrutturazione. Per queste ragioni la lotta dei lavoratori della E. Marelli è la stessa lotta dei lavoratori delle Cotruzioni Elettromeccaniche (ex Breda elettromeccanica), della Breda Termomeccanica, della Franco Tosi, dell'ASGEN e di altre decine di piccole e grandi aziende del nostro Paese.

40.000 dipendenti delle aziende del settore elettromeccanica pesante

MAR TEDI' 9 FEBBR AIO

SCIOPERANO PER 2 ORE per imporre un nuovo piano che dia delle reali garanzie di rilancio e di sviluppo del settore .

Bollettino del Consiglio di Fabbrica della Ercole Marelli - Febbraio '71

E' per questa complessità del problema che una delle decisioni scaturite dal Convegno Nazionale dell'Elettromeccanica pesante che si è tenuto nel mese scorso nella nostra città è stata la elezione di un comitato di coordinamento di cui fanno parte i rappresentanti di tutte le aziende interessate.

Tale comitato, che già da tempo ha iniziato ad operare e a promuovere iniziative di lotta (nel settore pubblico), nella recente riunione del 15 gennaio ha esaminato la situazione complessiva del settore, alla luce di recenti provvedimenti o pronunciamenti, ed ha deciso che:

considerato che a livello governativo avanza un piano di concentrazione del settore che non offre garanzia di un effettivo rilancio produttivo, ma che si pone solo il problema di alcune limitate specializzazioni;

che questo piano riguarda solo le aziende pubbliche, con la conseguenza di operare una insufficiente concentrazione di forze rispetto ai colossi Europei e Statunitensi, mentre resterebbe un margine di attività sempre più ridotto per le aziende private;

che il piano governativo non capovolge una prassi di subordinazione dai brevetti stranieri, anche perché prescinde dai programmi FF.SS. e dell'ENEL che sono le maggiori committenti delle aziende elettromeccaniche;

considerato ancora che in alcuni incontri tra le OO.SS. e il Ministero delle PP.SS. e governo, la controparte non ha accolto queste indicazioni dei sindacati, il coordinamento ha deciso la proclamazione dello sciopero nazionale di 2 ore dei 40 mila dipendenti delle aziende del settore per martedì 9 febbraio.

E' questa battaglia, che vede impegnati complessivamente 40.000 lavoratori, una battaglia però che per i suoi obiettivi e i suoi contenuti non sí potrà risolvere esclusivamente attraverso il semplice, anche se importantissimo e decisivo, impegno del Sindacato. Un maggior coordinamento tra le forze politiche e Sindacali è pertanto oltre che necessario, indispensabile.

Questo •il nuovo obiettivo che nelle prossime settimane occorre realizzare.

(Vedere a pag. 4-5 il documento nazionale del settore).

Inquadramento e sviluppo professionale; aggiornamento metodi di valutazione ; carriere; mobilità interna al centro della discussione nella commissione paritetica nazionale.

CONSULTAZIONE TRA GLI IMPIEGATI

Nel contratto di lavoro, all'art. 4 (parte impiegati) si è stabilita l'esigenza di formare commissioni nazionali per risolvere i problemi degli impiegati in merito all'inquadramento, allo sviluppo professionale, ai metodi di valutazione in relazione—alle applicazioni di carriera e di retribuzione.

In vista degli incontri con la Confindustria i sindacati hanno formulato delle proposte su questi temi; il testo di queste proposte è stato diffuso tra tutti gli impiegati della Ercole Mare!li. Pubblichiamo di seguito alcuni stralci della mozione conclusiva dell'assemblea del VI piano, sottolineando l'importanza che vengano organizzata le assemblee di tutti gli uffici per la necessaria consultazione su temi che sono della massima importanza per la condizione lavorativa dei tecnici e degli impiegati:

« Gli impiegati del 60 Piano riuniti in assemblea nei giorni 21 e 22 gennaio 1971, dopo aver valutato e discusso il documento distribuito dai sindacati per il convegno provinciale del 23 gennaio c.a., sono giunti a delle conclusioni che pur non indicando i particolari di attuazione di un nuovo inquadramento professionale ne danno dei principi ispiratori:

— Partendo dalla considerazione che è in atto una notevole ma-

turazione sociale nel mondo del lavoro, dovuta in special modo allo stimolo derivato dalle ultime lotte contrattuali ed aziendali, dalle quali è emersa, sempre con maggior evidenza, l'influenza negativa operata verso gli interessi di tutti i lavoratori dall'attuale divisione in categorie (operai - impiegati) , l'assemblea si associa alla proposta di abolire la differenza d'inquadramento categoriale operai - impiegati.

Avendo considerato che i vari sistemi di inquadramento professionale in atto, contrabbandati con varie formule, si sono in realtà dimostrati come gabbie chiuse, sia sotto il profilo professionale che economico, ritengono che si debba puntare sulla creazi6ne di pochissime categorie (inferiori alle 8 ottenute del contratto Italsider) di natura dinamica per evitare i pericoli su esposti che si sono sempre verificati, vanificando così le dure conquiste dei lavoratori.

Ricollegandosi a quanto sopra esposto l'assemblea ritiene opportuno impegnare le aziende a periodici corsi di qualificazione professionale per tutti da contrattare a livello aziendale o di gruppo omogeneo... ».

L' AZIENDA DEVE GARANTIRE : OCCUPAZIONE ORARI INVESTIMENTI

Il 16-12-70 si sono incontrati presso l'Assolombarda, presente la Commissione Interna e i rappresentanti sindacali aziendali, i Sindacati dei lavoratori con i rappresentanti del padronato.

Il problema in questione era, come già tutti sanno, quello della deroga all'orario norma::. di lavoro con una richiesta di L- \,,-)1 o straordinario per circa 1.2(,, dipendenti.

Si può ben dire che per la prima volta i rappresentanti aziendali sindacali hanno assunto il ruolo di protagonisti smascherando la linea di comodo sulla quale la Direzione ancora una volta voleva incanalare la discussione.

settore della elettromeccanica, il problema della concentrazione sui quale continuano a mancare notizie attendibili, ma che comunque, qualunque sia la soluzione, si avranno ripercussioni anche alla E. Marelli.

delle prospettive aziendali e degli investimenti, 2) la conseguente rinuncia a chiedere la deroga e quindi a far effettuare lavoro straordinario.

Mentre sul secondo punto la parola è all'azienda (perchè contrattualmente sono le aziende che, se lo ritengono, devono avanzare richiesta di deroga), sul primo punto spetta a noi passare all'offensiva, perchè la garanzia degli orari e dell'occupazione è a noi che interessa, perchèè è a noi che interessa che l'azienda affronti in un modo nuovo il problema delle prospettive produttive.

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Non accettando tout-court l'effettuazione del lavoro straordinario senza la pregiudiziale e precisa assicurazione che per tutti i dipendenti della E. Marelli si sarebbe in ogni caso assicurato l'orario minimo contrattuale, i rappresentanti dei lavoratori hanno voluto mettere in evidenza la parzialità con cui vengono sistematicamente affrontati i problemi dell'azienda, e a quali rischi economici e morali vengono sottoposti i lavoratori.

Le promesse d'investimento, che per il momento riguardano solo o in massima parte la Div', ione Grandi Costruzioni, non sono garanzia sufficiente per tranquillizzare indistintamente tutte le maestranze.

Pertanto lo sciopero delle ore straordinarie risponde a una esigenza che interessa tutta la comunità dei dipendenti della E. Marelli, compresi quelli delle costruzioni oggi più favorite che però in una situazione dove manca una visione globale di sviluppo, non hanno essi stessi sufficienti garanzie per il futuro.

Ne fa testo l'esperienza ssuta nel 1964-65 durante il periodo di congiuntura sfavorevole.

Non va poi dimenticato, per il

La rinuncia quindi alla effettuazione del lavoro straordinario deve essere la scelta consapevole di tutti i lavoratori, esnon solo di quelli più coscienti alla lotta, perchè questa in definitiva e contrariamente alle apparenze non vuole essere un ostacolo allo sviluppo aziendale, bensì un modo attraverso il quale si sollecita un impegno e uno sforzo della ditta, su un piano di investimenti che impegni tutti i settori produttivi e possa nella sua globalità essere motivo di vere garanzie future per tutti.

Concludendo: la rottura delle trattative da parte della direzione va vista sotto due aspetti: 1) il rifiuto della ditta di dare garanzie sull'orario minimo per tutti e di affrontare seriamente il discorso

IFINIR91 ;

Occorre quindi sviluppare un'ampia mobilitazione, un'iniziativa che non può fermarsi alla sòspensione degli straordinari, per riportare Vazienda al tavolo delle trattative, metterla di fronte alle sue responsabilità, ed imporle di dare finalmente quelle garanzie di svilupnproduttivo, di occupazione e di o , ri che fino ad ora si è rifiutata ui dare.

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Al grande sciopero cittadino del 29 Gennaio per la difesa del diritto di sciopero e contro la repressione di FALCK4 un contributo notevole è venuto dai lavoratori della E. Mar elli .

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TERMOELETTRONUCLEARE

1. PREMESSA

Come la gran parte dei settori produttori di beni strumentali, il settore termoelettromeccanico è stato in particolare danneggiato dalla politica di sviluppo industriale perseguita nel corso degli anni '60, con il rafforzamento delle produzioni di beni di consumo e delle produzioni di base ad esse collegate, a scapito di altre produzioni che al contrario rivestono un preciso significato strategico per ogni paese industrializzato. L'avvio della programmazione economica nazionale e la nazionalizzazione dell'energia elettrica non hanno portato fino ad ora ad alcun rilevante risultato.

Si è giunti così, alla fine degli anni '60, a dover affrontare con notevole ritardo quegli stessi problemi di razionalizzazione capitalistica che in altri paesi già erano in via di soluzione. Di fronte alle grandi concentrazioni europee (Germania, Francia, Inghilterra, Svizzera) tuttora in via di ulteriore rafforzamento, la situazione italiana si presenta caratterizzata dalla frantumazione dell'apparato produttivo tra numerose aziende, di varie dimensioni e completamente scoordinate tra loro. L'insieme delle aziende facenti capo alle partecipazioni statali (esclusa la Breda Termomeccanica di Sesto S. G.) è stato raccolto nell'ambito della Finmeccanica; esso raggiunge complessivamente una dimensione valutabile in termini occupazionali nell'ordine del 25-30% dell'intero settore nazionale e neppur lontanamente paragonabile con i gruppi realizzati in altri. paesi. Le aziende private, che spesso fanno capo a gruppi esteri, riescono generalmente a sopravvivere sfruttando, con sempre maggiore fatica, i vantaggi acquisiti quando godevano di particolari legami con le aziende elettriche private. Strettamente legata alle caratteristiche della struttura produttiva è la pesante subordinazione alla ricerca e progettazione dei maggiori gruppi esteri, che ha fino ad oggi impedito ogni diversificazione e specializzazione funzionale delle produzioni e ha insieme notevolmente limitato le capacità d'esportazione.

Tale situazione, già estremamente preoccupante, è oggi aggravata dall'emergere di nuovi fattori:

la scelta dei monopoli USA di affidare ad alcune imprese leader europee il mantenimento dell'acquisita egemonia sull'industria della comunità;

la politica CEE di liberalizzazione del mercato con

l'obbligo fatto agli enti elettrici di aprire le gare a tutte le aziende operanti nell'ambito comunitario;

i gravissimi ritardi che l'Italia va progressivamente accumulando nel campo delle tecnologie nucleari.

Di fronte al faticoso procedere e alle caratteristiche riduttive del processo di concentrazione in atto e insieme all'alternarsi di ipotesi le più svariate su un suo allargamento (in particolare per quanto riguarda le maggiori imprese private: E. Marelli e F. Tosi) i sindacati hanno promosso uno sforzo di approfondimento, giungendo, con il Convegno unitario di Sesto S. G. del novembre scorso, a porre alcuni primi elementi di una linea volta all'obiettivo generale di un decisivo sviluppo del settore.

2. LE CONDIZIONI DEL SETTORE

Scendendo in maggiore dettaglio rispetto al giudizio generale esposto si ha la seguente situazione del settore:

A) partecipazioni statali: la Finmeccanica raccoglie quattro aziende elettromeccaniche e una termomeccanica, gravate dal succedersi di pesanti gestioni passive, da insufficienti investimenti e dalla correlata incapacità di trovare un preciso indirizzo di sviluppo (di cui sono testimonianza inequivocabile i numerosi errori di questi ultimi anni); tale situazione è stata affrontata nei termini più riduttivi possibili predisponendo un « piano » che riguarda le sole aziende elettromeccaniche e si limita per queste a prevedere operazioni di pura razionalizzazione, miranti cioè esclusivamente a specializzare le produzioni per modificare l'organizzazione del lavoro e quindi garantirsi per tale via maggiori livelli di produttività.

L'Efim mantiene nel suo ambito un'azienda termomeccanica che parrebbe in una certa misura ricollegarsi, con l'accentramento nella Breda T. della produzione di caldaie, all'Ansaldo M. N. del gruppo Finmeccanica. Nessuna soluzione credibile sembra avanzare per ciò che concerne tanto i problemi più semplici (come quello della mancanza di spazi per le aziende genovesi, che il « piano » vorrebbe affrontare in termini assolutamente inaccettabili) quanto quelli più complessi (come quello derivante da un'« inutile » partecipazione delle aziende Finmeccanica ai programmi

DOCUMENTO FIOM FIM UILM
SULL' INDUSTRIA

di sperimentazione del CNEN). Altre operazioni prospettate dal « piano » come quella della ripartizione fra Genova e, Napoli della trazione secondo un'ingiustificabile criterio di specializzazione, devono essere respinte tanto sotto il profilo funzionale, quanto sotto quello dei lavoratori occupati; infine tutto il « piano » prevede considerevoli aggravamenti delle condizioni di lavoro e nessuna significativa variazione dell'occupazione neppure per il Mezzogiorno.

BJ privati: le esigenze a cui si dovrebbe rispondere con un organico processo di ristrutturazione generale del settore, si fanno già ampiamente sentire nelle industrie private, ma in maniera scoordinata e con sintomi per più versi preoccupanti. Il passaggio della Savigliano alla Fiat e quello della SACE alla Brown Boveri, le già ricordate ipotesi di concentrazione relative a E. Marelli e F. Tosi, la riorganizzazione in corso nella stessa E. Marelli, le incerte condizioni del gruppo Magrini (Montedison), della IEL, della Riva Calzoni, tutti questi fenomeni destano notevoli perplessità circa le conseguenze di un autonomo evolversi delle tendenze in atto. Queste perplessità si consolidano, infine, a confronto con ciò che sta oggi accadendo per la Pellizzari di Arzignano, dove si alternano ipotesi di concentrazione di un gruppo estero o di parziale e temporaneo sostegno delle partecipazioni statali.

L'esigenza di una concentrazione o di un organico coordinamento di tutte le produzioni del settore non si pone pertanto in termini astratti, solo per « inseguire » gli altri paesi europei, ma risponde ai sintomi che si vanno sempre più concretamente manifestando, di instabilità, incertezza, al limite di sconquasso dell'intera struttura produttiva. Concentrazione e coordinamento non possono però realizzarsi con una razionalizzazione riduttivamente produttìvistica. Al contrario, quest'operazione, pur indispensabile, può dare risultati positivi solo se la si realizza in una prospettiva di medio o lungo periodo, tenendo conto del valore strategico di queste produzioni e quindi delle connessioni che intercorrono tra il loro sviluppo e le caratteristiche quantitative e qualitative dell'evoluzione complessiva dell'industria.

E' necessario perciò, per l'operazione in questione, uno sforzo di promozione e d'iniziativa da parte del governo; e ciò per almeno due principali ragioni: 1) la prima è che, in particolare in un paese in ritardo, non si può affidare alla iniziativa della singola azienda di assumere un ruolo in cui sono determinanti i contenuti politici; 2) la seconda è che il governo dispone di due strumenti fondamentali per promuovere lo sviluppo industriale, soprattutto in questo settore, l'ENEL e le FF.SS., indispensabili per costituire, con una adeguata ridefinizione del loro ruolo, le basi su cui sia lo sviluppo sia la concentrazione o il coordinamento delle produzioni si dimostrino concretamente realizzabili. Vi è infine un terzo elemento, ed è quello dell'impegno dello Stato nella ricerca (CNEN) che va decisamente potenziato e orientato in direzione del rafforzamento anche delle produzioni collegate.

orienteranno i successivi sviluppi dell'azione sindacale. Queste proposte partono dalla precisa consapevolezza del fatto che, per garantire un'adeguata espansione del settore elettrotermonucleare, nelle attuali condizioni interne e internazionali, è indispensabile porne le basi con una programmazione estesa all'intero settore, pubblico e privato, e fondata sull'assegnazione di un ruolo propulsivo a ENEL e FF. SS. e sul potenziamento e la funzionalizzazione degli impegni pubblici nella ricerca. Aila controparte fondamentale, il governo, devono essere pertanto poste le seguenti richieste:

superando il « piano » già approvato, predisposizione da parte delle partecipazioni statali di un piano « minimo » comprensivo di tutte le industrie elettro e termo-meccaniche, basato su una accurata analisi della recente evoluzione e dell'attuale situazione del settore, degli impegni nella ricerca (anche per conto del CNEN), della forza di lavoro occupata, degli sviluppi prevedibili rispetto a date ipotesi di evoluzione del mercato (perciò in questa fase « minimo ») e agli sviluppi del settore a livello internazionale; predisposizione da parte dell'ENEL e delle FF.SS. di piani d'investimento in grado di coprire le esigenze effettive del paese nei prossimi anni; valutazione, sulla base di quanto previsto dalle regioni, della domanda che deriverà dallo sviluppo dei trasporti metropolitani e regionali; stima dei fabbisogni aggiuntivi di impianti per la produzione di energia elettrica determinati dagli autoproduttori e dagli enti locali; definizione con le partecipazioni statali delle collocazioni rispettive della Magrini e della Pellizzari, in rapporto alla quale le organizzazioni sindacali risollecitano la individuazione di una soluzione soddisfacente; valutazione del peso e del significato della riserva del 30% delle commesse al Mezzogiorno; definizione di un'adeguata riforma per il CNEN e potenziamento dell'impegno diretto per la ricerca; formulazione di un piano complessivo di sviluppo del settore.

In questo quadro è pertanto indispensabile che da parte delle partecipazioni statali si provveda sollecitamente a:

riformulare il loro « piano » sulla base di un'ipotesi di sviluppo-e prendendo organicamente in considerazione anche le produzioni termomeccaniche e le aziende in cui è in qualche modo presente il capitale pubblico (Magrini);

progettare e realizzare, insieme con ENEL FF. SS. e l'ente pubblico per la ricerca in campo nucleare, un Consorzio per la ricerca a cui potranno essere facilmente indotte a partecipare le stesse aziende private.

Risulta sufficientemente chiaro da quanto sopra che nel piano di sviluppo riformulato dalle partecipazioni statali sia i problemi come quello della scarsità di aree a Genova, sia i problemi più impegnativi come quello di assicurare un contributo significativo allo sviluppo del Mezzogiorno, dovranno trovare congrue risposte.

A partire dai risultati del Convegno di Sesto S. G. si possono dunque articolare alcune proposte, che Roma, 20 gennaio 1971

3. LE PROPOSTE DELLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI

Cosa succede alle Piccole Costruzioni ?

Ogni giorno che passa, cresce la preoccupazione dei lavoratori addetti alle picdole costruzioni, per la situazione che si è venuta a creare nel settore (divisione prodotti di serie).

Il lavoro scarseggia da diverso tempo, e tuttora non si notano segni di ripresa.

La causa che ha determinato questa situazione, secondo la ditta, è da ricercarsi escluivamente nella stasi che investe il mercato di quei prodotti.

Al di là di verificare se veramente questa è l'unica causa o se non giochino anche i programmi di investimento derivanti dalla nuova organizzazione, è chiaro che a noi interessa soprattutto salvaguardare le condizioni del lavoro e i livelli di occupazione attraverso il mantenimento dell'orario contrattuale.

A questo proposito l'azienda si è impegnata di fronte alla C.I. a mettere in atto una serie di misure tendenti a superare !e attuali difficoltà per riuscire a ,antenere la normalità, misure che vanno dalla maggior ricerca di committenti da parte dell'organizzazione commerciale, all'anticipo dei programmi di produzione.

Queste sono le cose che succedono oggi, in netta contraddizione con il tipo di • politica del personale • che il direttore generale aveva annunciato ad una riunione di dirigenti e impiegati di 1" categ.

Infatti ricordiamo come la E. Mareilli, in un passato abbastanza recente con i suoi manifesti imbrattava i muri di molti comuni con te scritta • assumiamo operai » e, come se non bastasse i manifesti, mandava i suoi emissari nel meridione.

Questi collocatori al di fuori della legge avevano l'ordine di porgere nella nostra fabbrica centinaia di lavoratori.

Mentre tutto questo succedeva l'azienda dichiarava agli organismi sindacali di fabbrica di aver comfflwasse di lavoro che potevano gare la sicurezza per il futuro.

Quello che ieri sembrava garantito oggi non lo è più.

Cosa c'è dietro a questa situazione? Se non una manovra cool dinata di tutto il padronato che non accetta di dover pagare le conquiste contrattuali ottenute dai lavoratori con la lotta.

Per questo la mobilitazione e la vigilanza dei lavoratori deve essere continua, per stroncare sul nascere ogni tentativo di ripresa padronale.

NOSTRA MENSA QUOTIDIANA

Alcuni giorni fa una sorpresa, se così si può chiamare, accoglieva i commensali della mensa Marelli; nelle scodelle (qualcuna di vetro) anziché la solita pastasciutta vi trovarono gli spaghetti; sarà stato per la novità, più che per la qualità, ma sta di fatto che è stata fatta piazza pulita.

Quest'ultimo risultato della nostra mensa si aggiunge alle numerose modifiche fatte negli ultimi periodi, che vanno dall'inserimento di nuovi piatti... speciali, alla possibilità del secondo piatto di salumi. alla trasformazione seppur parziale della mensa del primo stabilimento, alla maggior frequenza di commensali.

Con ciò non vogliamo dire che la mensa Marelli vada a gonfie vele: ancora parecchie cose rimangono da fare. Basta verificare una serie di richieste fatta dalla C.I. alla Direzione, per averne un'idea. Necessità di assicurare il piatto caldo.

Uniformare il servizio in mensa operai a quello esistente negli impiegati.

Assicurare il rispetto delle norme di igiene (vedi piatti sporchi, strofinacci non adatti ecc...).

--- Una migliore organizzazione del servizio.

Aumento del personale addetto 4,1,- servizio.

Maggior valorizzazione delle capacità professionali e inquadramento dello stesso nel personale della ditta (attualmente, salvo un numero limitato sono tutti dipendenti di un'altra impresa).

Sistemazione definitiva della cucina del primo stabilimento e dello spogliatoio, costruzione di due gabinetti nei medesimo. Introdurre nel menù settimanale il doppio piatto, non considerando i salumi.

Rivedere le tabelle dietetiche aumentando le grammature.

La ditta deve rendersi conto che deve cambiare la sua politica di gestione della mensa, non aspetti gli scioperi per acconsentire alle richieste dei lavoratori.

Per finire, il miglioramento della mensa avviene anche con la partecipazione dei lavoratori compreso il personale addetto al servizio.

Ognuno si assuma !e proprie responsabilità; certe norme sia igieniche che disciplinarle vanno rispettate, in collaborazione con la commissioncina della C.I. nell'intento di migliorare sempre più la nostra mensa.

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