Consiglio di fabbricaFLM61

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di fabbrica etalmeccanici milano

Nota informativa della Federazione nazionale CGIL - CISLUIL sullo stato della discussione con il Governo

agenzia, di informazione sindacale della FLM milanese

PROBLEMI PENSIONISTICI E PREVIDENZIALI
VI
1978
ANNO
AGOSTO
61
piazza Umanitaria, 5

Redazione: Piazza Umanitaria n. 5 - tel. 54.68.020/1/3/4, Milano.

Direttore responsabile: Walter Galbusera.

Direttori: Donato Di Meo, Renato Luceti, Piergiorgio Tiboni.

Autorizzazione del Tribunale di Milano n. 344 del 28 settembre 1971.

Spedizione in abbonamento postale - Gruppo 3°.

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STATO DELLA DISCUSSIONE SUI PROBLEMI PENSIONISTICI E PREVIDENZIALI

Come noto, il Ministero del Lavoro ha consegnato il 21 luglio alla Federazione CGIL-CISL-UIL una serie di ipotesi sul riordino del sistema pensionistico e previdenziale, che sono state prese in esame dalla Segreteria della Federazione Unitaria il 26 luglio.

La Segreteria ha giudicato tali ipotesi come una base di discussione, soprattutto perché in esse si ritrovano gran parte delle proposte contenute nella piattaforma sindacale. Nel contempo, ha rilevato l'inaccettabilità delle ipotesi alternative Prospettate dal Ministro del Lavoro e di qualsiasi soluzione che metta in discussione i principi sui quali si fonda l'aggancio delle pensioni ai salari e al costo vita, rilevando anche come le tesi del sindacato appaiono talvolta distorte, come vi sia un eccessivo ricorso a deleghe non giustificate e come fra le proposte ministeriali non figurino alcune richieste del sindacato.

La Segreteria della Federazione ha ribadito la necessità che il

riordino del sistema pensionistico e previdenziale abbia una definizione entro il mese di settembre per consentire un puntuale raffronto con le politiche per l'occupazione e il piano triennale e che il riordino stesso sia fondato sull'equilibrio delle gestioni dei lavoratori dipendenti ed autonomi.

La Segreteria della Federazione Unitaria tornerà a riunirsi il 7 settembre per un ulteriore approfondimento dei problemi in questione; contemporaneamente, saranno decise iniziative di verifica con le strutture dell'organizzazione.

La Segreteria, infine, riconferma l'invito alle strutture territoriali e di categoria a sostenere con idonee iniziative la posizione del sindacato e a dare il massimo contributo alla preparazione e allo svolgimento delle manifestazioni di Napoli, Firenze e Milano, già programmate dalle Federazioni dei Pensionati.

La Federazione CGILCISL-UIL

NOTA INFORMATIVA SULLO STATO DELLA DISCUSSIONE DEI PROBLEMI

PENSIONISTICI E PREVIDENZIALI

Dopo gli incontri svoltisi a livello politico e a livello tecnico e dopo la consegna alla Federazione CGIL-CISL-UIL da parte del Ministro del Lavoro di una serie di ipotesi sul riordino del sistema pensionistico e previdenziale, la posizione sui vari temi Può essere così riassunta:

1) Modificazioni tecniche al sistema di aggancio

La Federazione CGIL-CISL-UIL ha ribadito la sua decisa opposizione ad ogni misura che metta in discussione i principi sui quali si fonda l'aggancio delle pensioni alla dinamica dei salari e a quella del costo vita, pur dichiarandosi disponibile — fatto salvo tale principio — a rivedere e correggere distorsioni ed anomalie che sono presenti nell'attuale sistema di aggancio.

Nelle proposte ministeriali — che dovrebbero tradursi in una delega al Governo assolutamente non giustificata — sono invece contemplate due ipotesi alternative.

La prima — sulla quale si orienta il sindacato — prevede il riferimento ad un indice unico delle retribuzioni medie di tutti i lavoratori dipendenti, privati e pubblici. In attesa della costruzione di tale indice, l'ipotesi ministeriale non prevede

espressamente una correzione dell'attuale indice dei minimi contrattuali degli operai dell'industria, che peraltro è contemplata nella misura di 2 punti negli allegati tecnici.

La seconda — assolutamente inaccettabile — prevede un indice collegato alle variazioni del prodotto interno lordo pro-capite. Entrambe le ipotesi hanno poi in comune le seguenti modifiche:

per le pensioni superiori al minimo, evitare che l'aumento in percentuale si applichi sulle quote in cifra fissa erogate a partire dal 1978. A questo proposito vengono previste due varianti: l'una tendente a non applicare l'aumento in percentuale alle quote in cifra fissa erogate dal 1976 o 1977. L'altra tendente a non applicare l'aumento in percentuale nemmeno sulla quota in percentuale erogata l'anno precedente, il che riguarderebbe anche le pensioni al minimo;

per le pensioni superiori al minimo, limitare l'aumento complessivo ad una cifra pari all'aumento che, in percentuale, hanno le pensioni minime;

per le pensioni supplementari e per quelle inferiori al minimo, limitare l'aumento alla cifra in percentuale relativa alla dinamica salariale pura;

per tutte le pensioni — e come elemento migliorativo del sistema attuale — prevedere che il primo scatto si ha dal 1° gennaio dell'anno successivo a quello di decorrenza della pensione.

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2) Accertamento e riscossione unificata dei contributi INPS-INAIL-Enti di malattia

Negli incontri a livello tecnico, il sindacato ha sostenuto la necessità che il provvedimento debba comprendere — oltre ai contributi INAM — anche i contributi di quegli enti di malattia, i cui lavoratori sono assicurati all'INPS per altre forme previdenziali; e cioè l'ENPDEP; le Casse Marittime; le Casse di soccorso degli autoferrotranvieri; le Casse dei portuali di Savona e Genova; la Cassa Mutua dell'ENEL; la Cassa Mutua dei telefonici; la Cassa dei lavoratori dei giornali quotidiani; la Cassa Mutua della Gente dell'Aria; le Casse Mutue aziendali; le Casse Mutue dei coltivatori diretti; le Casse Mutue degli Artigiani; le Casse Mutue dei Commercianti.

Dovrà comprendere anche i contributi dell'ENPALS per il quale è stata avanzata la richiesta del suo totale assorbimento nell'INPS e la istituzione in esso di una gestione speciale per i lavoratori dello spettacolo.

Per il contributo INAIL — sul quale maggiormente si è sviluppato il confronto a livello tecnico — il sindacato ha prospettato una operazione in due tempi. La prima, da attuarsi immediatamente, dovrebbe portare ad una denuncia nominativa unica dei lavoratori occupati, da effettuarsi dai datori di lavoro all'INPS, nonché ad una semplificazione delle attuali aliquote contributive INAIL che dovrebbero passare da oltre 400 a una decina, rimanendo provvisoriamente articolate sulla base del grado di esposizione al rischio del lavoratore. In conseguenza di ciò, in questa prima fase, l'INPS riceverebbe le denunce nominative unificate e riscuoterebbe il contributo INAIL, ma non provvederebbe anche al suo accertamento che rimarrebbe provvisoriamente affidato all'INAIL. La seconda fase — da attuarsi attraverso un provvedimento delegato del Governo dal 1° gennaio 1980 — dovrebbe trasformare la gestione INAIL dal sistema di finanziamento a "capitalizzazione" a quello a "ripartizione"; articolare le aliquote contributive (una decina) sulla base del rischio medio di altrettanti settori produttivi e rendere così possibile l'attribuzione all'INPS anche dell'accertamento dei contributi INAIL.

E' stata anche richiesta l'abolizione del sistema INAIL degli sgravi contributivi.

Nelle ipotesi ministeriali, invece si prevedono due alternative. La prima è simile a quella prospettata dal sindacato e più sopra esposta. La seconda — del tutto inaccettabile — affida all'INPS solo la riscossione dei contributi INAIL lasciando permanentemente a quest'ultimo l'accertamento e il calcolo dei contributi che rimarrebbero differenziati sulla base del grado di esposizione al rischio del lavoratore.

Quanto agli enti e agli organi preposti alla riscossione unificata, le ipotesi ministeriali prevedono due differenti soluzioni. La prima è che l'ente sia l'INPS, anche se — quale organo competente in materia — si prevede un apposito Comitato di Vigilanza che dovrebbe affiancare il Comitato Esecutivo dell'Istituto. La seconda, inaccettabile, prevede invece che la riscossione dei contributi sia affidata ad un ente collettore diverso dall'INPS.

Negli incontri a livello tecnico non è stato posto il problema dei contributi SCAU, in quanto la questione è affrontata nel D.D.L. governativo sulla previdenza agricola, all'esame della Commissione Lavoro del Senato e sul quale il sindacato ha già espresso un parere articolato con la circolare della Federazione del 30 maggio.

Iscrizione dei nuovi assunti all'INPS dall'1/1/1979

Negli incontri a livello tecnico, il Sindacato ha sostenuto che, dall'1.1.1979 i lavoratori dipendenti, nuovi assunti, abbiano trattamenti unificati nell'INPS, a prescindere dal settore produttivo in cui opereranno. I contributi, che in tal modo affluirebbero all'INPS, dovrebbero essere versati ai vari regimi pensionistici inizialmente quasi per intero e in misura da determinarsi. Ciò sia per assicurare ai vari regimi pensionistici diversi dall'INPS le necessarie fonti di alimentazione, sia per consentire ad essi — anche nei confronti dei nuovi assunti — l'erogazione delle pensioni di privilegio per causa di servizio.

L'ipotesi ministeriale recepisce totalmente e senza alternative la posizione del sindacato, anche se non entra nel merito circa la destinazione che dovrebbero avere i contributi relativi ai nuovi assunti affluenti all'INPS.

Età pensionabile

La questione non figura affrontata nel documento di febbraio della Federazione Unitaria, ma la necessità di regolamentarla in modo unificante per tutti i regimi pensionistici dei lavoratori dipendenti è emersa nel corso della discussione a livello tecnico relativa al cumulo pensione-retribuzione. L'orientamento sindacale prevederebbe per i lavoratori che attualmente vanno in pensione a 55 anni (se donna) o a 60 (se uomini) che — fermo restando questo loro diritto — possano protrarre la data del pensionamento a condizione che non abbiano raggiunto i 40 anni di assicurazione e fino al loro raggiungimento e comunque non oltre il 65° anno di età. Vengono così soddisfatte alcune esigenze poste dalle federazioni dei pensionati, mentre si viene ad eliminare una delle condizioni che oggi genera il lavoro nero. La richiesta sindacale prevede inoltre che i lavoratori dipendenti di tutti i settori, pubblici e privati, possano andare in pensione a 55 anni (se donna), a 60 (se uomini), ovvero con 35 anni di contribuzione. In ogni caso, il lavoratore per usufruire della pensione deve risolvere il rapporto di lavoro, in modo da liberare posti di lavoro. La proposta sindacale è da apprezzare anche perché viene ad unificare, per tutti i regimi pensionistici dei lavoratori dipendenti, la fascia di età entro la quale è ammesso il pensionamento di vecchiaia nonché l'anzianità contributiva per la pensione di anzianità. Sempre secondo la proposta sindacale, il pensionamento di vecchiaia dovrebbe essere anticipato a 55 anni per particolari categorie (minatori, autoferrotramvieri, marittimi, ferrovieri, portuali) a condizione che il lavoratore risolva il rapporto di lavoro e sia stato adibito complessivamente per almeno 15 anni effettivi ad attività particolarmente usuranti. L'età pensionabile dovrebbe essere anticipata, alle stesse condizioni, a 50 anni per il personale viaggiante degli aerei.

Le ipotesi ministeriali prevedono, invece, due soluzioni alternative. La prima è simile a quella prospettata dal sindacato e più sopra esposta, anche se presenta alcune lievi varianti. La seconda — inaccettabile — eleva l'età pensionabile a 65 anni, consente il pensionamento anche a 60 anni e, per coloro che a tale età hanno 40 anni di contribuzione e continuano a lavorare, prevede una maggiorazione della pensione del 2% ogni anno. Entrambi le ipotesi ministeriali collimano con quelle del sindacato per quanto attiene al pensionamento anticipato a 55 e 50 anni.

Inoltre, nelle ipotesi ministeriali non è prevista alcuna norma che unifichi alle condizioni previste dall'INPS (35 anni di contribuzione) i requisiti per ottenere la pensione di anzianità in tutti gli altri regimi pensionistici.

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Cumulo pensione-retribuzione

La proposta sindacale prevede la assoluta incumulabilità tra pensione e retribuzione per le pensioni di anzianità (peraltro già esistente per il regime generale INPS); per quelle erogate in modo anticipato su richiesta del lavoratore, ivi comprese quelle liquidate sulla base di norme per l'esodo agevolato; per quelle di invalidità istituite in caso di invalidità totale.

Negli altri casi (pensioni di vecchiaia; di anzianità o anticipate il cui titolare abbia compiuto l'età pensionabile; attuali pensioni di invalidità; assegni di invalidità parziale; di riversibilità) il cumulo pensione-retribuzione dovrebbe essere interamente ammesso se trattasi di pensioni al minimo vigente nel settore INPS. Per quelle superiori a tale minimo, dovrebbe essere ammesso con il sistema vigente nell'INPS e comunque fino ad un massimo pari al doppio del trattamento minimo annualmente vigente nell'INPS. Per il sindacato la regolamentazione del cumulo pensione-retribuzione dovrebbe valere indistintamente per tutti i trattamenti pensionistici.

Le proposte ministeriali — da attuarsi con una ingiustificata delega al Governo — collimano con quelle del sindacato, salvo che per le pensioni anticipate per le quali la incumulabilità totale dovrebbe applicarsi solo alle future pensioni, mentre per le altre viene prevista una contribuzione aggiuntiva sulla retribuzione del pensionato-lavoratore.

Cumulo tra più pensioni

Per coloro che godono di due pensioni, la proposta sindacale prevede:

che la integrazione al minimo di una delle due pensioni è concessa solo se la somma delle due pensioni risulti inferiore al trattamento minimo dell'INPS (attualmente invece, ad esempio, l'integrazione al minimo viene sempre concessa sulla pensione diretta quando l'interessato sia anche titolare di pensione di riversibilità, qualunque ne sia l'importo);

che, qualora la causa prevalente dell'invalidità sia la stessa, la pensione d'invalidità si cumula solo parzialmente con la rendita d'infortunio; e cioè non si dà l'integrazione al minimo se la pensione d'invalidità è al minimo; se invece la pensione di invalidità è superiore al minimo essa si cumula secondo le norme generali previste per il cumulo pensione-retribuzione;

che, in caso di cumulo tra pensione diretta ed indiretta, viene acquisita la pensione di importo più elevato, mentre l'altra si cumula secondo le norme generali previste per il cumulo pensione-retribuzione;

che quella parte dell'aggancio, costituita dalla quota in cifra fissa, viene erogata su una sola pensione. Nel caso che una delle due pensioni sia erogata dallo Stato o dagli Istituti di previdenza che fanno capo al Ministero del Tesoro, dovrà essere erogata l'indennità integrativa speciale, che in tali regimi pensionistici sostituisce la quota in cifra fissa e che è lievemente migliore;

che la pensione privilegiata per causa di servizio — da qualsiasi regime pensionistico erogata — non è cumulabile con la rendita INAIL.

Le ipotesi ministeriali — da attuarsi anch'esse con una inammissibile delega al Governo — collimano solo in parte con quelle del sindacato più sopra esposte. Infatti, per il cumulo tra pensione diretta ed indiretta viene acquisita la pensione diretta (e non quella di importo più elevato); per la regolamentazione del cumulo tra pensione di invalidità e rendita d'infortunio si prescinde dalla causa dell'invalidità. Inoltre, si prevede la soppressione della pensione non solo nei confronti di colui che usufruisce della Cassa Integrazione Guadagni, ma anche di colui che beneficia dei trattamenti speciali di disoccupazione.

Retribuzione pensionabile

La proposta sindacale è che, dalla retribuzione pensionabile, vadano escluse le indennità "una tantum", di missione, di rappresentanza, il contributo di alloggio, le diarie, sui quali peraltro va regolarmente versata la quota del contributo a carico del solo datore di lavoro.

Per il sindacato, vanno inoltre escluse le ore straordinarie eccedenti i limiti previsti contrattualmente e, in loro assenza, quelle eccedenti le 250 ore annue, fermo restando il prelievo contributivo in atto del solo datore di lavoro, su tutte le ore. Le proposte ministeriali (anche a tale proposito viene prevista una non giustificata delega al Governo) si differenziano da quelle sindacali in quanto escludono in modo ambiguo dalla retribuzione pensionabile "tutte le voci non corrisposte con carattere di continuità".

Retribuzione massima pensionabile

La proposta sindacale è che il tetto massimo della retribuzione media pensionabile — attualmente fissato per l'INPS in 12 milioni e 600 mila lordi annui — sia esteso, con decorrenza immediata, a tutti i regimi pensionistici. Tale tetto va inoltre annualmente accresciuto in misura pari all'aumento percentuale delle pensioni superiori al minimo e ai punti di contingenza calcolati al valore in lire previsto per i lavoratori attivi. In tal modo, per tutti i regimi pensionistici, la pensione mensile non potrà superare in sede di prima liquidazione lire 775.000 per l'anno 1978, mentre per gli anni successivi non potrà superare tale cifra, maggiorata degli aumenti di cui all'aggancio.

Le proposte ministeriali — anch'esse da tradursi con una delega al Governo non giustificata — collimano solo in parte con la proposta sindacale, in quanto prevedono una indicizzazione legata alla percentuale di aumento del costo della vita, il che nel giro di qualche anno finirebbe col vanificare il tetto.

Massimo di pensione sul quale applicare l'aggancio

La proposta sindacale è che, come per gli altri regimi pensionistici, sia esteso anche alle pensioni erogate dallo Stato e dalle Casse di previdenza del Tesoro il principio secondo il quale l'aggancio alla dinamica salariale si applica nei limiti della pensione massima, indicata nel precedente paragrafo, anziché su quella effettiva.

Tale proposta non è contemplata nelle ipotesi ministeriali.

Periodi di malattia da considerarsi utili ai fini del pensionamento

La richiesta sindacale è che la norma attuale, secondo la quale per gli operai assicurati all'INAM i periodi di malattia sono riconosciuti utili fino ad un massimo di 12 mesi in tutto l'arco assicurativo, sia modificata nel senso che i periodi di malattia — fermo restante tale principio per quelli verificatisi fino al 31 dicembre 1978 — dovranno essere riconosciuti utili dall'1.1.1979, indipendentemente dalla loro durata e sempreché siano regolarmente indennizzati.

Anche tale proposta non è contemplata nelle ipotesi ministeriali.

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Condoni e pensione sociale

La proposta sindacale tende a far si che, per coloro che beneficiano irregolarmente di pensione sociale o di integrazione al minimo, sia prevista la possibilità di autodenunciarsi. L'autodenuncia dovrebbe comportare il condono delle sanzioni e il non recupero delle rate pregresse indebitamente percepite.

Inoltre, qualora siano in vita entrambi i coniugi, il limite di reddito che dà diritto alla pensione sociale dovrebbe annualmente aumentare in misura pari all'aumento dei minimi della pensione INPS per i lavoratori dipendenti e non in misura pari all'aumento della pensione sociale come avviene attualmente.

E ciò per evitare che l'aumento dei minimi della pensione INPS (per un coniuge) faccia perdere il diritto alla pensione sociale (per l'altro coniuge).

Le ipotesi ministeriali collimano con la proposta sindacale salvo che per il mancato abbuono delle rate pregresse indebitamente percepite.

Supplementi di pensione

Per il sindacato, i supplementi di pensione — che spettano per i periodi lavorati dai pensionati dopo il pensionamento — dovrebbero essere liquidati ogni 5 anni, col criterio retributivo e sulla base della media delle retribuzioni del quinquennio, e senza dar luogo alle rivalutazioni della pensione base.

Le ipotesi ministeriali collimano con la proposta sindacale.

Retribuzione minima imponibile

La proposta sindacale prevede l'elevazione della retribuzione minima, sulla quale si calcolano i contributi assicurativi, dalle attuali 2.500 lire giornaliere al minimo contrattuale più basso vigente per ciascuna qualifica (apprendista, operaio, impiegato, dirigente) di ogni grande comparto produttivo (industria, commercio, ecc.).

Le ipotesi ministeriali collimano con la proposta sindacale.

Aumento delle retribuzioni convenzionali e dei contributi nel settore dei servizi domestici

Le ipotesi ministeriali prevedono — a differenza delle proposte sindacali — un aumento delle retribuzioni convenzionali e dei contributi dovuti nel settore dei servizi domestici familiari.

Riequilibrio gestioni pensionistiche dei lavoratori autonomi

Per il sindacato, come è noto, è necessario un congruo incremento del gettito contributivo, attraverso misure che tengano conto anche della diversa capacità contributiva delle varie categorie e delle singole imprese autonome, nonché l'impegno dello Stato ad assicurare comunque l'equilibrio delle gestioni.

Solo in presenza di tali garanzie, sono ipotizzabili per il sindacato, nei confronti della gestione dei coltivatori diretti, forme di solidarietà da parte dei vari regimi pensionistici il cui andamento non presenti negativi squilibri economico-finanziari.

Le ipotesi ministeriali prevedono, per artigiani e commercianti un riequilibrio dei relativi esercizi che si raggiungerebbe in un quinquennio (al 1983) e un riequilibrio degli stati patrimoniali che si raggiungerebbe in un quindicennio. A tale fine si prevede, inizialmente, un aumento del contributo del 50°ì che, successivamente, dovrebbe essere ulteriormente aumentato, e in modo imprecisato, con una delega al Governo. Il gettito contributivo dovrebbe gradualmente triplicarsi.

Per la gestione dei coltivatori diretti l'aumento del contributo dovrebbe, inizialmente, aumentare del 50% e, successivamente, aumentare in modo imprecisato, con una delega al Governo. Il gettito contributivo dovrebbe gradualmente aumentare circa del doppio. Il deficit di esercizio permarrebbe comunque grave.

E' anche previsto un aumento dell'1% del contributo a carico di tutti i regimi pensionistici (escluso lo Stato), da destinarsi alla gestione pensionistica dei coltivatori diretti.

Ristrutturazione dell'INPS

Le proposte sindacali sulla ristrutturazione dell'INPS (vedi allegato 2 alla circolare della Federazione Unitaria del 17 febbraio) sono pressoché ignorate, ad eccezione di quanto si prevede per l'istituzione della Commissione Parlamentare e dei controlli per i quali esistono riferimenti generici e irrilevanti.

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