battaglie del lavoro f. I. m. f.u.l.c. n. 4 aprile 1975
Bollettino del Comitato di Coordinamento dei C.d.F. - gruppo Philips
Dagli accordi su :
Garanzia del salario
Contingenza
La combattiva adesione dei lavoratori alle scadenze di lotta della Vertenza Generale ha dato i primi frutti, si sono raggiunti alcuni importanti accordi con la Confindustria e col governo, che prevedono:
l'unificazione del punto di contingenza al massimo livello, che si realizzerà in quattro scaglioni nell'arco di due anni;
un aumento mensile di 12.000 lire uguale per tutti, a partire dal 1° febbraio 1975, come quarto elemento;
un aumento del 20% degli assegni familiari (per moglie e figli);
— la garanzia dell'80% del salario lordo (pari al 93% del salario netto) in caso di cassa integrazione, la quale dovrà essere preventivamente discussa con CONTINUA M
Pensioni PIU' FORZA UNITARIA PER IMPORRE UNA DIVERSA POLITICA ECONOMICA
DALLA PRIMA
le Organizzazioni Sindacali; un aumento di L. 13.000 mensili delle pensioni inferiori a L. 100.000.
Se questi primi accordi si possono considerare senz'altro positivi, occorre comunque tener presente che la situazione economica del Paese e le sue difficoltà pone ancora gravi problemi per l'occupazione.
La lotta per una reale politica di investimenti, la lotta per l'occupazione contro i licenziamenti e la cassa integrazione deve essere al centro della nostra iniziativa.
I lavoratori hanno dimostrato di saper lottare e vincere in una 'situazione economica difficile, combattendo sia le minacce all'occupazione che le decurtazioni al potere di acquisto dei salari, ma la vera prova che ci attende è la conquista di nuovi investimenti produttivi, di nuovi e più efficienti servizi sociali, dello sviluppo del Mezzagiorno.
Le grandi lotte degli scorsi mesi, l'ampia adesione agli scioperi generali, il collegamento con più ampi strati sociali ci hanno permesso di raggiungere positivi risultati nella difesa dei redditi e ci permetteranno senz'altro di imporre al governo e al padronato una svolta reale nella politica degli investimenti e dell'occupazione.
Occorre battere il tentativo del padronato di scaricare le conseguenze della crisi sui lavoratori ed i ceti meno abbienti onde consentire ai grandi monopoli nazionali e multinazionali di realizzare i loro fini speculativi.
Inoltre, sono da respingere anche le offerte del governo di un • confronto globale » sulla politica economica, perchè esporrebbe le organizzazioni sindacali a un confronto sterile e a pressioni tese ad intaccare l'autonomia del sindacato.
E' invece da ricercare il confronto su questioni specifiche sviluppando contemporaneamente azioni di pressione articolate, consapevoli del fatto che sarà necessario sostenere le nostre richieste con la lotta per battere le resistenze padronali e governative.
L'impegno per misure immediate nel settore dell'agricoltura, dei trasporti, dell'edilizia, della produzione energetica e per la preparazione di un pianò di sviluppo dell'occupazione e dei consumi sociali a più lungo termine, corrisponde alle necessità di sviluppo del Paese ed è essenziale anche per combattere validamente l'azone eversiva della destra, che specula sulla crisi per disorientare le masse lavoratrici e seminare fra la popolazione la sfiducia.
UNITI SI VINCE !
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Una grande giornata di lotta alle fabbriche di Monza
Da oltre un mese i lavoratori della Convergenza e dell'Imballo del reparto TV Colore sono in lotta per ritmi e categorie .a direzione, per « risolvere » la questione ha pensato bene di mettere in cassa integrazione tutti i lavoratori addetti alla produzione a monte dei gruppi in lotta, col chiaro intento di ricattarli. Contro questa prima manovra intimidatoria l'assemblea di venerdì 21 febbraio si è pronunciata immediatamente e all'unanimità per il rientro in fabbrica dei lavoratori sospesi e respingere così l'attacco della direzione al diritto di sciopero.
Il lunedì successivo i lavoratori sospesi sono rientrati in fabbrica ma, oltre a non trovare i loro cartellini, la direzione aveva fatto togliere la corrente alle macchine del reparto. A questa nuova provocazione la risposta dei lavoratori è stata immediata. Con un corteo combattivo e numeroso i lavoratori si sono recati agli Uffici del Personale per imporre alla direzione il normale funzionamento delle macchine del reparto colpito e l'impegno alla soluzione positiva dei problemi sollevati da tempo dai lavoratori in lotta.
La linea d'intimidazione e provocazione della direzione è continuata per tutta la giornata, sia col rifiuto di trattare e sia con le minacce espresse dal direttore Velicogna e dal capo del personale Biglino col loro ultimatum di stampo reazionario: « Se entro
dieci minuti non sgomberate l'ufficio, ritiriamo la direzione • (il che significa serrata).
I lavoratori ,per nulla intimoriti, hanno continuato l'occupazione degli uffici e deciso col Consiglio di Fabbrica di indire un'assemblea generale per il pomeriggio. La direzione, nel frattempo, tentava di realizzare la serrata e con un comunicato invitava ia Direzione Tecnica (capi reparto e capi gruppo) a sospendere l'attività e a « ritirarsi ». Ma anche questa manovra della direzione è miseramente naufragata, sia per la totale adesione allo sciopero e sia per l'atteggiamento positivo dei capi gruppo che non si sono lasciati strumentalizzare dalla direzione (cosa che invece è avvenuta per i capi reparto, ancora ligi e ciecamente fedeli alle scelte di padron Philips).
Le conclusioni dell'assemblea generale, che nuovamente in corteo si era spostata dalla fabbrica vecchia alla fabbrica nuova, hanno ribadito l'impegno di tutti i lavoratori per una unità di lotta contro le manovre della direzione.
Nonostante le continue minacce e provocazioni ie lotte nei vari reparti continuano fino alla positiva soluzione dei problemi posti dai lavoratori.
Sappia la direzione che ogni suo tentativo di reprimere le lotte per evitare di affrontare in modo concreto i problemi, gli si rivolterà contro con altre gioriate di lotta come queste. LA INDUSTRIE NO5-fRA UNA MENTALI
EUROPEA:3 eìJB1Pt CRISI fREMENDA
INDRIE IN OLIA E CAPITALI IN OLANDA
3
SPERIAMO CHE PURI !!
A TUTTI I LAVORATORI DELLE FILIALI
In piena coerenza col comportamento tenuto nei confronti delle fabbriche, anche e soprattutto per le Filiali è emerso dall'ultimo incontro del nostro Coordinamento la volontà della direzione di proseguire in una ristrutturazione che di fatto impoverirà e ridurrà ad un semplice ruolo di rappresentanza l'attività delle Filiali, restringendone i margini di autonomia e il numero degli organici.
In nome di una riduzione dei costi di distribuzione sono già state accentrate alcune attività: quelle dei magazzeni e delle attività amministrative ad essi legate.
La politica della direzione PHILIPS che tende sempre più a selezionare sia i prodotti che la clientela, crea alle Filiali gravi conseguenze per l'occupazione. Scelte che coinvolgono l'attività dei viaggiatori e del personale amministrativo e commerciale.
Con la recente introduzione dei terminali video si avranno ulteriori conseguenze, in particolare per gli amministrativi, di entità non ancora accertabili.
Invitiamo pertanto tutti i lavoratori delle Filiali a discutere questi gravi problemi e le necessarie iniziative onde evitare che i costi delle scelte della direzione PHILIPS per l'aumento dei profitti e uscire dalla crisi siano pagati dai lavoratori.
La Philips non intende dare la garanzia che in ogni Filiale venga conservato il numero dei dipendenti ora occupati. Coi trasferimenti da Filiale a Filiale (recente è il caso di un lavoratore della Filiale di Torino a cui è stato » proposto », prendere o lasciare, il trasferimento alla Filiale di Roma) crea presupposti per dimissioni forzate. Col ricatto del lavoro dato a terzi impone una politica di compressione degli organici, con ciò che ne consegue.
Prepariamoci a battere la ristrutturazione e la linea repressivo della PHILIPS.
La Philips condannata in Pretura per I' elevata nocività nei reparti
Accertata dall'Ispettorato del Lavoro 152 violazionialle norme contro la nocività.
Si è conclusa al tribunale di Monza, con la condanna a 50, 45 e 20 giorni di carcere con la condizionale per tre dirigenti della PHILIPS di Monza, la vertenza legale che i Consigli di Fabbrica in stretta collaborarione con l'ispettorato del lavoro di Milano avevano aperta nei confronti della direzione per quanto riguarda l'amb'ente di lavoro.
La causa avviata circa un anno fa ha trovato così la sua giusta soluzione nella séntenza enunciata dal pretore Pappalardo.
Già da diversi anni i Consigli di Fabbrica denunciavano alla direzione e all'Ispettorato del lavoro la grave situazione di pericolosità e nocività esistente nei vari reparti, ma la volontà politica di questi dirigenti non è mai stata quella di risolvere i problemi, bensì quella di eluderli, arrivando persino a creare delle situazioni estremamente gravi. Infatti, là dove occorreva fare delle radicali modifiche agli ambienti preferivano chiudere i reparti e dare il lavoro in appalto, violando con estrema spudoratezza persino l'ultimo accordo aziendale che prevede la riduzione dei lavori dati a terzi.
Di fronte a questa situazione è emersa una compatta presa di posizione dei lavoratori che denunciavano questi fatti alla Commissione Ambiente di lavoro, la quale interessava a sua volta i Consigli di
Fabbrica che con continue pressioni sull'ispettorato del Lavoro hanno imposto la chiamata in causa della Magistratura. La responsabilità della direzione per l'incuré nella tutela della salute dei lavoratori (fino ad ora demandate molto sbrigativamente al medico dell'azienda che opera a Monza) sono state così accertate e giustamente perseguite.
Il risultato di questo processo, oltre che ad essere una grossa vittoria per l'unità raggiunta dai lavoratori nella gusta lotta per la difesa della salute, contro la nocività e le inadempienze della direzione nell'applicazione delle norme antinfortunistiche, è soprattutto una vittoria politica perchè questa giusta sentenza spicca in una istituzione la cui credibilità è compromessa da alcuni personaggi che tentano di insabbiare e reprimere quei valori di giustizia che i lavoratori propongono costantemente.
E' doveroso inoltre sottolineare l'operato dell'Ispettorato del lavoro di Milano, che ha saplito superare tutti gli ostacoli padronali e a far rispettare fino in fondo le leggi che con dure lotte i lavoratori hanno conquistato.
Ezio Giubilo
Coordinamento C.d.F. Philips Commissione Filiali
delegato e membro della Commissione Ambiente di Lavoro
PHILIPS ZOO : IL LECCONIERE
Tra gli esemplari del Parco PHILIPS, nella gabbia riservata alla DUPHAR, vive un raro esemplare di Lecconiere ». Pur appartenendo alla famiglia dei la. voratori vive come un intruso, un parassita sempre servilmente appiccicato ai dirigenti, ferocemente nemico dei subalterni e invidioso alla follia dei colleghi più dotati di lui. Temprato da anni di cattività philipsina si ritiene astutissimo, perchè riesce a rimanere in ufficio fino a 10 secondi dopo l'uscita serale dei suoi capi e ad evitare accuratamente ogni sciopero per segreti motivi di servizio.
Il suo svago preferito è quello di sputare maldicenze sui colleghi e di sobillare i « capetti » di altri uffici contro i loro subalterni. Suo è lo slogan: « Se tu non fai niente a me, io poi fo' una carognata a te! ».
Emarginato dal clan dirigenziale per i suoi « intelligenti » pettegolezzi, il Lecconiere, nei ritagni di tempo lasciati liberi per leccarsi i baffi dopo le estenuanti riunioni col suo Gran Capo, riesce a cronometrare al centesimo di secondo il tempo impiegato dai suoi collaboratori » per i loro bisogni corporali o per sorbirsi un quasi-caffè al robot-bar attiguo.
In collaborazione con la Poliziotta dell'I.S.A. (la capessa delle perforatrici), sta preparando una tabella-
prontuario dei tempi.
Dotato di antenna incorporata e di una morbosa curiosità, si presenta improvvisamente alla porta della direzione del reparto e, scattando impeccabilmente sull'attenti, sussurra: « Il dottore ha chiamato? » — « No, no (Nanette)! Vada pure! » — Scusi dottore, sarà per un'altra volta! Se ha bisogno di me, dottore, io sono là, dottore! ».
Dopo aver ipocritamente concordato coi colleghi che per migliorare la situazione del lavoro alla DUPHAR bisognava fare qualcosa ed essere tutti solidali nel denunciare e combattere gli abusi di potere, ad ogni uscita del Bollettino si precipita dal suo Padrone e, mostrando il « fogliaccio », raglia: « Dottore, ha letto? Io non condivido, dottore!! ». Al logico commiserevole mutismo del Capo, esce agitando convulsamente la coda.
Il nostro Farma-Leconiere è noto anche in campo nazionale, essendosi classificato al 2° posto assoluto al concorso di Lecco dell'estate scorsa: infatti, nella prova di velocità di leccatura di un cono gelato con forma e dimensioni pari ad un sedere tipo direttore bi-stgridard, è stato battuto per soli 2 decimi di secondo da un collaudatore di lecca-lecca della ditta Alemagna.
Lui ha introdotto in Italia la fanfa-scienza e la FANFA-POLITICA.
Per lui è stato coniato il motto: mens vana in corpore nano ».
Quando si dice: « le bugie hanno le gambe corte », si pensa sempre a lui come esempio di « brevilineo ».
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dalle fabbriche e
FABBRICA CINESCOPI DI MONZA
Nel 1955 a Monza alla fabbrica Valvole, dove attualmente c'è il reparto transistor, si iniziò la fabbricazione dei cinescopi in bianco e nero; nel 1959 si costruì l'attuale fabbrica Cinescopi. Il lavoro era stato ristrutturato in modo che si avesse la massima utilizzazione degli impianti con conseguente maggiore sfruttamento dei lavoratori. Il lavoro era a catena su tre turni, I° Il° e notte, dal lunedì alle 6, alla domenica mattina; comprese le festività infrasettimanali. La catena veniva fermata alla domenica mattina, quando smontavano i lavoratori del 'turno di notte (perchè si dovevano effettuare i lavori di manutenzione agli impianti).
Entrando in quella fabbrica il visitatore rimaneva impressionato dalla catena, con tutti quei cinescopi che viaggiavano appesi per tutta la fabbrica, operai che eseguivano le diverse operazioni a loro assegnate in condizioni di lavoro da far ricordare Charlie Chaplin operaio nel film Tempi moderni ». Alcuni erano irriconoscibili per il modo in cui erano vestiti: stivali, occhiali, grembiuli, ecc. Tutto questo disagio dei lavoratori, anzichè cercare di renderlo un po' più umano con pause e tempi di lavorazione meno stretti, la direzione pensò di monetizzarlo in modo discriminatoti° inventando le paghe di posto che variavano da posizione a posizione.
In quella fabbrica tutto era giustificato in nome dell'efficienza, così, quando dei lavoratori della catena erano assenti per malattia, ferie, ecc. venivano rimpiazzati dai lavoratori della manutenzione (elettricisti. meccanici, muratori, ecc.). Si arrivava anche a saltare le pause ma nello stesso tempo l'azienda sbandierava che era la fabbrica più moderna d' Europa. Nel 1973 le dir3zione, alla faccia delle richieste sindacali e delle esiaenze reali del paese, che non sono certo Quelle della TV a colori, decide di convertire la fabbrica per la costruzione del cinescopio a colore. Mette in cassa intearazigne 'tutti i Invnratori, sostituisce gli imoianti e verso la fine del 1974 inizia la nuova lavorazione. Ai reparti vengono dati nomi sofisticati: pre Coatinh. flow Costina. Lacquerinn enr.. ma si vede alà dall'inizio che al di là dei nomi la direzione tende a lasciare le cose come prima.
In questi giorni il CdF dopo aver costituito delle commissioni di lavoro e fatto delle assemblee dei gruppi omogenei, in cui i lavoratori hanno espresso le loro reali esigenze e i nuovi assunti hanno portato le loro esperienze di lavoro dalle altre fabbriche, ha presentato alla direzione una piattaforma rivendicativa i cui punti sono: cottimo, quote aggiuntive, pause per alleviare la fatica stressante della catena, orga-
— Certo che abbiamo previsto degli incentivi; se fai un errore, sei licenziato!
nico, qualifiche, ambiente di lavoro, infermeria, mensa.
Il giorno 21 febbraio si è avuto il primo incontro con la direzione che subito ha risposto con un E NOI secco su tutti i punti presentati, giustificandosi dicendo che i problemi dell'organizzazione e del lavoro non intende discuterli con i rappresentanti dei lavoratori perchè sono problemi suoi ».
Per l'infermeria ha risposto che non è sua intenzione pagare una persona che sta tutto il giorno a leggere il giornale aspettando che qualche lavoratore si faccia male; per l'ambiente di lavoro si è dimostrata più sensibile (evidentemente ricorda l'amara esperienza dei direttori delle fabbriche Video e Elcoma che su denuncia dell'Ispettorato del lavoro sono stati processati e condannati a 50 giorni di galera).
Nell'assemblea del giorno 24 febbraio è stata ribadita da parte dei lavoratori la volontà di lotta per conquistare l'intera piattaforma e per respingere l'attacco padronale in corso nel paese nei confronti dei lavoratori, in cui la Philips fa la sua parte reazionaria da multinazionale, con pesanti attacchi ai livelli occupazionali con spostamenti, chiusura di reparti, uso strumentale della cassa integrazione, aumentando i ritmi e il lavoro a domicilio, e non rispettando gli accordi dell'ottobre 1974.
I lavoratori dei cinescopi sono coscienti che la lotta sarà dura ma che alla fine vinceranno perchè consapevoli della giustezza delle loro richieste tendenti a umanizzare il lavoro e contribuire alla costruzione di una società più giusta. 1
dagli uffici Philips
Raggiunto in ottobre l'accordo sulla vertenza aziendale, credendoci stremati dalla non breve lotta appena conclusasi e convinta quindi di non incontrare resistenza da parte dei lavoratori, la direzione ha ripreso e tenta ogni giorno di far passare la sua ristrutturazione, non solo nelle fabbriche ma anche negli uffici.
A cosa serve la ristrutturazione è ormai chiaro: ridurre i costi ed aumentare la a efficienza del lavoro • per accrescere i profitti. Una cosa importante è per noi invece conoscere e capire come la direzione intende procedere alla ristrutturazione del lavoro impiegatizio in Sede e cosa questa comporta per gli impiegati.
LA RIDUZIONE DEGLI ORGANICI E L'AUMENTO DEI CARICHI DI LAVORO
Al fine di ridurre i costi della distribuzione dei prodotti e della, produzione delle informazioni necessarie alla gestione dell'azienda, la direzione sta puntando come sempre alla riduzione degli organici e all'aumento dei carichi di lavoro, lasciando invece ben aperte le_vie da cui escono centinaia di milioni di lire per la soddisfazione di « esigenze • e vizi di presidenti onorari, ammiistratori delegati vecchi e nuovi e anche di altissimi dirigenti. _ Ville e appartamenti Philips, lussuosissime auto Philips, camerieri e autisti Philips, viaggi e pranzi Philips, addirittura scatole di cioccolatini che viaggiavano in Mercedes per centinaia di chilometri (con quel che costa la benzina!!!). E tutto questo, ben inteso, in aggiunta ai favolosi superstipendi, come spese di a rappresentanza -, rffinchè altri grandi papaveri possano pensare: • Che grandezza, che ricchezza, che efficienza quella Philips!!! ».
Non ridurre gli sprechi ma comprimere gli organici. E per evitare energiche risposte di lotta la direzione attua da alcuni mesi il blocco rigido delle assunzioni, non sostituisce i dimissionari e chi se ne va in pensione, trasferisce singoli lavoratori da un reparto all'altro.
PROCEDE_LA MECCANIZZAZIONE DEL LAVORO TRA GLI IMPIEGATI
Il processo di meccanizzazione, automatizzazione e parcellizzazione del lavoro, che ha già raggiunto nelle grandi fabbriche punte elevatissime, con le conseguenze che la stragrande maggioranza degli operai ben conoscono, sta ora investendo in modo accelerato anche il lavoro impiegatizio. Delle rudimentali prime macchine contabili, via via sempre più perfezionate, si è giunti ai mini e ai maxi computers e ai terminali video, ai quali sono affidate operazioni e imansioni sempre più complesse, nel settore dell'am-
ministrazione, della programmazione e pianificazione, fino alla distribuzione, rendendo così alcuni lavoratori dei tecnici superspecializzati e superpagati, ma rendendo sempre più semplici e dequalificate le mansioni di gran parte degli impiegati, creando a volte anche esuberanza di organici.
TRAPERIMENTO DI INTERI REPARTI
Un altro aspetto non nuovo della ristrutturazione è lo spostamento di reparti interi o parte di essi. La direzione li giustifica con le necessità tecniche, organizzative e logistiche, cioè ricomporre reparti divisi in precedenza ed ovviare così a difficoltà organizzative, e anche per sfruttare meglio gli spazi a disposizione. Ad esempio, un gruppo di impiegati del Reparto Telecomunicazioni non molto tempo fa venne trasferito in Sede da via Faravelli e vi è recentemente tornato. Un altro reparto commerciale sarà trasferito in Fulvio Testi.
Questi trasferimenti comportano innanzi tutto disagi ai lavoratori interessati ma creano anche difficoltà all'azione_ sindacale quando vengono spostati dalla Sede reparti combattivi, con lavoratori coi quali si discute e si lotta insieme da lungo tempo e vengono rimpiazzati con nuovi reparti non sindacalizzati.
COSA HA FATTO E COSA STA FACENDO IL C.d.F. PER EVITARE CHE I COSTI DELLA RISTRUTTURAZIONE SIANO SCARICATI SUI LAVORATORI?
Anche tra gli impiegati della Sede, per necessità, si sono sviluppate le lotte di reparto. Ci sono problemi soecifici di reparto la cui soluzione non può essere demandata alla capacità di mobilitazione e alla disponibilità di lotta di tutti i lavoratori della Sede. Così, durante il '74, i lavoratori del Reparto Posta, dell'Illuminazione, dei Sistemi Elettromedicali, gli operatori del Centro meccanografico e le perforatrici hanno lottato non solo contro le sperequazioni salariali e per un giusto inquadramento categoriale ma anche per la garanzia del posto del lavoro, per l'aumento degli organici, per l'abolizione degli appalti.
In altri reparti i lavoratori, tramite i loro delegati, hanno discusso e risolto in tutto o in parte gli stessi ed altri problemi, come avvenuto all'Ufficio Portafoglio, all'Amministrazione Centrale, all'Elcoma e all'R.C. & P.
Degna di nota è la recente lotta del reparto Sistemi Elettromedicali, per l'unità, la coscienza e la combattività espressa dai lavoratori contro la mancata assunzione definitiva di una giovane lavoratrice a contratto a termine. Utilizzando alcune ore di sciopero della vertenza generale e aggiungendone altre, hanno effettuato scioperi articolati nell'orario, articolati tra uo-
DALLA PHILIPS SEDE : ANCHE GLI IMPIEGATI NON STANNO A GUARDARE
. dalle fabbriche e
mini e donne, distribuito un volantino entrando in ogni ufficio, e poi cortei interni ed esterni. Il risultato ottenuto è che due delle attuali quattro lavoratrici a contratto a termine saranno assunte a tempo indeterminato. Un risultato che non ci soddisfa, perchè le altre lavoratrici saranno lasciate a casa senza lavoro. Comunque, un risultato minimo ma significativo è stato raggiunto. La questione non è per noi comunque conclusa, è nostra ferma intenzione ottenere la conferma anche per le altre.
Gli operatori dei Centro meccanografico e le perforatrici hanno lottato, bloccando l'attività importantissima del Centro e con fermate improvvise, per la soluzione di problemi riguardanti l'aumento degli organici, la riqualificazione professionale, i turni, la rotazione sulla nociva mansione di perforazione (che danneggia vista, udito, sistema nervoso e colonna vertebrale), ii lavoro dato in appalto e la difesa del posto di lavoro. Anche con questa lotta si sono raggiunti risultati significativi, come: l'intervento della Clinica del Lavoro per il controllo delle condizioni ambientali e di lavoro, indennità turno, indennità mensa, revisione dei livelli categoriali e retributivi, aumento degli organici con una perforatrice in più dell'Ufficio Perforazione, dal quale esce parecchio lavoro in appalto.
Per quanto riguarda i trasferimenti di sede per gruppi di lavoratori o reparti interi, abbiamo finora ottenuto risultati soddisfacenti, ottenendo la garanzia del posto di lavoro in Sede per i lavoratori non consenzienti e un aumento collettivo uguale per tutti oliale indennizzo dei maggiori disagi derivanti dal trasferimento.
Crntro la logica della direzione di scaricare solo sui lavoratori i costi della crisi e della sua ristruttu-
razione, anche gli impiegati si stanno battendo in difesa delle condizioni di lavoro e dei livelli di organizzazione sindacale già raggiunti con tanti sacrifici.
INDIETRO NON SI TORNA!
Il C.d.F. PHILIPS Sede
>ISCRIVITI AL SIN
Siamo lieti di avere giovani come voi « non sindacalizzati ». e piu facile licenziarli !
.Per rafforzare la tua organizzazione
._Per avere più peso nel Paese Per contare di più in azienda
$ •
dagli uffici Philips...
DALLE FABBRICHE METALMECCANICHE DI MONZA
A due mesi dalla firma dell'accordo di ottobre, abbiamo avuto le prime avvisaglie di quale strada stava imboccando la direzione Philips. Difatti, le trattenute sulla tredicesima, gli aumenti di « merito » dati alle categorie « alte » per dividere i lavoratori che le lotte avevano unito, non erano che l'anticipo del conto più grosso che l'azienda ci avrebbe presentato a gennaio con: la cassa integrazione per 270 lavoratori, centinaia di spostamenti, smantellamento di intere lavorazioni e l'incredibile novità sulle prospettive produttive che ci sono state date fino alla fine di aprile e poi, di volta in volta, ogni 4 mesi. Tutto ciò con il chiaro intento di ricattare e minacciare con l'insicurezza del posto di lavoro i lavoratori, di frenarne le rivendicazioni e mortificare la capacità di lotta fino ad oggi espressa, di riportare cioè nei reparti un po' di « ordine » padronale.
Oueste valutazioni sono emerse chiaramente nelle riunioni del Consiglio di Fabbrica e confermate dalle assemblee dei lavoratori. Sono così iniziate con la direzione, presso l'Associazione Industriali di Monza, le trattative sui problemi: garanzia dei livelli occupaz'onali e di produzione, applicazione dell'accordo sul lavoro dato a terzi, garanzia del salario e dei livelli professionali nei trasferimenti interni, il cottimo e l'incentivo economia. Le risposte della direzione sono state negative fin dall'inizio. Gli scioperi con assemb'ee che ne sono conseguiti hanno meglio evidenziato il piano che l'azienda sta attuando in previsione anche del rinnovo del contratto nazionale: piegare i lavoratori in questi mesi per abbassare il tiro dopo.
Le successive scadenze di lotta hanno visto un'ampia partecipazione nelle fabbriche, ma in alcune situazioni (come al TV bianco e nero) la paura della crisi, l'insicurezza del posto di lavoro, i ricatti padronali e forse anche la mancanza di delegati, hanno creato alcuni uuo'i, in seguito recuperati dalla grossa nartecipazione allo sciopero generale della zona di Monza del 26 febbraio.
Le trattative sono state interrotte ma i problemi pendenti evidenziati da singoli reparti o gruppi di lavnratori, non trovando dlcuna seria risposta da parte della direzione, sono esplosi (convergenza TV colore. imballo, elettrolitici, cinescopi). Sono problemi aperti da temno (ritmi, pause, nocività. inquadramento categoriale, paghe di posto) sui auali sono state svilimnate da tempo forme di lotta incisive e costanti che la direzione non potrà continuare ad ignorare. Le prospettive future per la soluzione di questi problemi sono legate alla capacità oltre che dei renarti o dei gruppi di lavoratori in lotta, a momenti più generali di mobilitazione che coinvolgano su obiettivi unificanti il più amnio fronte dei lavoratori. In questo senso la scadenza del 12 marco contro la ristrutturazione e per l'applicazione degli accordi sui programmi produttivi, la difesa dei livelli occupazionali, gli investimenti
e la difesa delle condizioni di lavoro, ha visto scendere in lotta tutte le fabbriche, filiali e consociate del gruppo Philips ed è stato il più importante momento di lotta e mobilitazione, sia per respingere gli attacchi della direzione e sia per prepararsi concretamente alla scadenza del rinnovo del premio di produzione che dovrà vedere i lavoratori di tutto il gruppo uniti e compatti (come lo siamo stati nella scorsa vertenza) per recuperare il potere di acquisto dei salari continuamente erosi dal carovita e dalle tasse.
ALLA POLYMOTOR
Un nuovo elemento di cui si deve tener conto nel fare il punto sull'applicazione dell'accordo — oltre alle caratteristiche specifiche della fabbrica — è la condizione di « sede vacante » nella direzione causata dal cambio della guardia al posto di responsabile del personale, condizione che ha finora impedito un confronto serrato per la vanescenza della controparte.
Su alcuni punti le intenzioni della direzione non sono chiare: per quanto riguarda la ricerca e lo sviluppo, in particolare, non è stato possibile ricavare indicazioni concrete, anche perchè si tende a considerare questo argomento come tema di trattative a livello di coordinamento. I ritardi stanno poi diventando inammissibili sul piano della ristrutturazione del lavoro, dopo l'inserimento nel ciclo produttivo di nuovi macchinari, che, tra l'altro, hanno come conseguenza immediata la de qualificazione di operai anche anziani.
Sul piano degli investimenti, inoltre, a fronte dell'ampliamento delle strutture produttive e sociali
« NUOVO CORSO » E VECCHI METODI
...dalle fabbriche essi
(macchinari, nuovo capannone, mensa) è necessario esercitare la massima vigilanza sul rispetto degli impegni assunti, che prevedono una spesa complessiva di un miliardo di lire.
Sui livelli occupazionali, al contrario, si è già giunti all'applicazione dell'accordo, anzi superando il numero previsto di 50 unità. L'obiettivo è stato comunque raggiunto respingendo i tentativi della direzione di affidare in appalto una parte delle lavorazioni di fabbrica, tentativo accompagnato da maldestre profferte di contropartita a livello aziendale.
Sull'insieme di queste questioni, CdF e lavoratori intendono costringere la nuova direzione del personale ad un confronto serrato per l'applicazione integrale dell'accordo Philips, e già oggi questo confronto sí fa prevedere molto duro.
Queste avvisaglie di inasprimento vengono da qualche tempo dalla figura del futuro responsabile del personale, che non ha tardato a farsi conoscere in quanto a intraprendenza e spirito d'iniziativa, facendo anticipare la sua attesa venuta (per bocca del suo predecessore) da programmi di una nuova gestione del rap-
porto con i lavoratori e i loro rappresentanti; in questo, del resto, perfettamente in linea con la strategia emersa nel corso dell'ultima vertenza nazionale, in particolare con l'atteggiamento intransigente assunto per le trattenute sulla tredicesima. In questo « nuovo corso ', che ha già incontrato tanti entusiasmi, non è difficile riconoscere l'opera del nuovo Amministratore Delegato Van der Meer.
Alla Polymotor, come altrove, la pesante decurtazione salariale delle tredicesime si è accompagnato con un beffardo « aumento di merito «, riservato ai a primi della classe », sperequativo e discriminatorio tra gli stessi impiegati, cui era unicamente destinato.
Emerge da tutto ciò la necessità di una gestione dell'applicazione dell'accordo a livello di coordinamento, che dovrà assumere nei prossimi mesi una funzione particolarmente importante, anche per poter adeguamente affrontare e battere una nuova politica che i lavoratori non hanno nessuna intenzione di subire passivamente.
CdF Polymotor
Le 150 ore di diritto allo studio sono una conquista, non lasciamola ai padroni
Quando il 3 aprile 1973 veniva siglato il nuovo contratto dei metalmeccanici, pochi erano coscienti degli effetti che si sarebbero avuti con le 150 ore.
Il nuovo contratto riconosceva al lavoratore il diritto a 150 ore retribuite di studio, utilizzabili nell'arco di 3 anni. Restavano tuttavia da definire una quantità di cose: le modalità dell'uso del monte-ore,la gestione dei corsi, le finalità culturali e così via.
Il modo in cui i metalmeccanici hanno maturato questa scelta in migliaia di assemblee di reparto, di fabbrica, confrontandosi con le Sezioni Sindacali degli insegnanti, con gli studenti, è un capitolo importante e ancora quasi tutto da scrivere della storia del 10
Movimento peraio.
Fin dall'inizio i padroni e il governo hanno tentato di ostacolare l'utilizzo delle 150 ore ín mille modi, ma i loro tentativi non sono valsi a far fallire sul nascere questa nuova importante esperienza.
L'anno scorso migliaia di lavoratori si sono impegnati in tutta Italia nella applicaz;one di questa conquista. La stragrande maggioranza dei corsi sono stati organizzati per il recupero della scuola dell'obbligo, ma nelle grandi città, dove esistono istituti universitari, sono stati tenuti molti corsi di aggiornamento culturale a livello universitario, articolati in seminari su vari temi riguardanti l'organizzazione economica e politica della società.
L' esperienza diretta di alcuni lavoratori
L'ESPERIENZA DI UNA OPERAIA DELLE FABBRICHE DI MONZA
I motivi per cui ho frequentato questo corso scolastico delle 150 ore conquistato dai lavoratori sono diversi, mi limiterò a citarne qualcuno.
Innanzitutto il bisogno di istruzione. Ho sempre sofferto di complessi di inferiorità, ho sempre mancato di comunicabilità nei confronti di tutti sapendo di non avere avuto istruzione di alcun genere e non sentendomi così all'altezza per poter dare un consiglio, una mia opinione persino sulle cose più banali.
Mi sono così creata intorno un isolamento tale da venire sempre esclusa in qualunque ambiente mi trovassi, persino in famiglia.
Inoltre, uno dei motivi principali per il quale mi sono decisa a partecipare a questo corso è il fatto di trovarmi con dei compagni culturalmente e socialmente e di età uguale alla mia. Questa considerazione mi ha impedito di vergognarmi, data la mia timidezza, di frequentare alla mia età un corso di licenza media. Senz'altro non avrei mai frequentato senza questa possibilità un corso normale, con dei compagni giovani i quali mi avrebbero intimorita data la loro freschezza e il loro più pronto allenamento mentale.
In questa scuola mi aspettavo di trovare un gruppo di professori anziani, trattandosi appunto di scolari non più giovani quali noi siamo, con un programma tradizionale, invece con mio grande stupore e contentezza i professori a nostra disposizione erano tutti giovani e ci portavano tante cose nuove.
lo avevo il ricordo di un certo tipo di scuola basato su un sistema di interrogazioni e giudizi espressi dal voto. Mi sono trovata invece di fronte ad un sistema basato su un lavoro di gruppo che mi ha spinta a discutere e dialogare con i miei compagni e professori su ogni argomento del programma, così piano Diano ho incominciato ad avere meno paura e più confidenza con tutti anche al di fuori della scuola. Tutto ciò mi ha portato una maggiore tranquillità quando mi trovo in mezzo alle ge.7te perchè mi rendo conto che il dialogo è la migliore medicina per risolvere i grossi problemi che mi derivano dal carattere chiuso e per superare quindi quella inutile e ingiustificata paura che ho sempre avuto nei confronti del prossimo.
Se all'inizio il mio contributo alla scuola era solo quello di una partecipazione passiva, ora, anche se molto lentamente capisco di parteciparvi sempre più concretamente.
Attilia Gobetti
L'ESPERIENZA Dl UN LAVORATORE DELLA FILIALE Dl MILANO
Ho 40 anni, sono operaio del 4° livello addetto ai magazzino spedizioni, con 15 anni di anzianità.
Ho partecipato ai corsi delle 150 ore per aggiornarmi, per arricchire con nuove conoscenze, idee e opinioni la mia esperienza culturale.
Del corso che ho frequentato mi è piaciuto il metodo di insegnamento nuovo: la lettura di gruppo di ciclostilati tratti da Levi ed altri ci ha portati a discutere assieme degli argomenti che maggiormente ci interessavano, argomenti che noi e solo noi sceglievamo. Abbiamo anche fatto ricerche sui fenomerii economici (i boom, le crisi), sull'emigrazione, ricerche statistiche sulla scuola tradizionale, sui fenomeni sociali, sui rapporti fra agricoltura, industria, commercio e servizi.
Questo metodo di insegnamento dovrebbe secondo mio giudizio essere applicato anche nella scuola tradizionale, perchè in questo modo si di.Rcute e si impara di cose veramente interessanti, tutti infatti eravamo coinvolti nelle discussioni e nelle ricerche.
Partecipando a questi corsi ho acquistato una esperienza, una visione dei problemi che un temo() non avevo così chiara, per me è una esperienza che tutti, anche i lavoratori di altre categorie dovrebbero fare.
Mi auguro che il governo e il Provveditorato non frcciano difficoltà per il materiale didattico necessario e diano maggiore autonomia agli insegnanti di questi corsi. Spero anche che i corsi delle 150 ore, il diritto allo studio, siano difesi da tutti noi dal continui attacchi che vennono fatti da coloro che hanno interesse ad eliminarli.
D'Argenio Giuseppe
(PeR RisiMmte LA MOSTRA ICONIOMIA CI VUOLE. UNA POLITICA DI AUSTE litiTA‘-• •
I "TUTTI I CITTA AINI, SENZA D 1ST IN 'DONE DI CLASSE:DOVRAI...I NO 51R IN66RE. LA C INTONA DI UN A ergo BUCO!
UN ESEMPIO DI ANTIFASCISMO DA GENERALIZZARE
Venerdì 7 marzo, a Milano, i fascisti del M.S.I. e del F.U.A.N. hanno tentato di dare inizio ad una nuova serie di provocazioni e di violenze così come da tempo stanno portando avanti indisturbati a Roma.
La risposta dei lavoratori, promossa dalle Organizzazioni Sindacali e dall'A.N.P.I., è stata immediata e imponente: in poco più di un'ora, con un rapido giro di telefonate, grosse e piccole fabbriche sono scese in sciopero, centinaia di cortei operai hanno percorso le vie della città confluendo con decine di migliaia
di lavoratori al concentrameftto deciso, davanti alla sede dell'A.N.P.I.
L'autorizzazione concessa dalle autorità alla manifestazione fascista è stata precipitosamente revocata e i fascisti si son ben guardati dal farsi vedere in giro.
I milanesi hanno così ribadito il loro • NO! • al fascismo e dimostrato ai padroni che l'uso dei fascisti e delle loro provocazioni non paga ma, anzi, costerà loro sempre più caro.
E voi imparate che occorre vedere e non guardare in aria; occorre agire e non parlare. Questo mostro stava, una volta, per governare il mondo!
I popoli lo spensero, ma ora non cantiamo vittoria troppo presto: il grembo da cui nacque è ancora fecondo.
(B.
Brecht)
NO al fascismo
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