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Bollettino Unitario del Consiglio di Fabbrica della Lagomarsino

ELEZIONE DEL CONSIGLIO DI FABBRICA

Norme per l'elezione dello strumento di base del sindacato unitario

Premessa

Nei prossimi giorni si svolgeranno le elezioni dei delegati di reparto e ufficio che formeranno insieme con i membri della Commissione niterna il nuovo Consiglio di Fabbrica.

L'esperimento del primo Consiglio di Fabbrica, l'attuale in carica, ha avuto come tutti gli esperimenti le sue lacune e i suoi limiti.

Vogliamo anzitutto ribadire che il Consiglio di Fabbrica con l'assunzione di un suo ruolo dirigente autonomo della politica sindacale non può essere inteso in termini aziendalistici ma deve svolgersi nel quadro delle linee politiche dell'Organizzazione Sindacale Unitaria.

In tal senso lo Stèsso delegato deve sempre più divenire il dirigente politico di base, che nel confronto e nella battaglia politica determina la partecipazione consapevole dei lavoratori alle scelte politico-sindacali e non l'incaricato a raccogliere e trasmettere tutte le più disparate opinioni.

STATUTO

CONSIGLIO DI FABBRICA

Il Consiglio di Fabbrica è l'organismo sindacale unitario di fabbrica e istanza di base del Sindacato, strumento dell'iniziativa rivendicativa e politica dei lavoratori dentro e fuori la fabbrica nell'ambito

delle linee politiche del Sindacato stesso.

Esso è composto dai delegati democraticamente eletti da tutti i lavoratori di ogni gruppo omogeneo.

Compiti e funzioni - Il Consiglio di Fabbrica imposta l'azione rivendicativa e la gestisce, e dirige la politica sindacale nella fabbrica.

Ricerca la sintesi unificante dei problemi che riguardano tutti i lavoratori, risponde a quelli specifici di reparto e di gruppo, li affronta decidendo e coordinando l'azione di mobilitazione dei lavoratori interessati.

Inoltre il Consiglio di Fabbrica promuove le iniziative necessarie per la sensibilizzazione e ia crescita politica dei lavoratori, contribuisce efficacemente per la concreta partecipazione di essi alle scelte politiche ed alle decisioni dell'azione del Sindacato sui pro-

blemi generali.

IL DELEGATO

Il delegato è l'espressione diretta e democratica del gruppo omogeneo. Rappresenta la forza dell'unità del gruppo, la capacità di risposta pronta all'iniziativa padronale, il punto di riferimento politico. Esercita un potere di controllo e di intervento sulle condizioni di lavoro nella sqadra, nel reparto e nell'ufficio.

E' altresì impegnato sui problemi di tutta la fabbrica e di tutti i lavoratori, svolge un'azione di direzione ed esprime una sintesi politica costruita insieme agli altri delegati; perciò il delegato deve mantenere continuo rapporto sia con l'Assemblea di reparto, sia con il Consiglio di Fabbrica, sia con l'Assemblea generale.

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A che punto sono i passaggi di qualifiche?

Rapporto della Commissione Qualifiche (parte operaia)

In base all'accordo del Luglio '71 è stata formata la Commissione Qualifiche composta da tre compagni del Consiglio di Fabbrica e da 3 membri della Direzione, con il compito di scaglionare i passaggi di categoria dalla 4^ alla 3' operai

e impiegati e dalla 2' alla 1" Categoria Speciale, inoltre per scegliere i 75 passaggi di Categoria operaia conquistati con il suddetto accordo.

Nella prima riunione del 15-9-'71

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novfenbre- 1971

Elezione del delegato - Divisa la fabbrica in reparti ed uffici, o in caso di piccole unità lavorative in gruppi omogenei di reparti o uffici, si procede alla elezione dei delegati.

L'elezione del delegato avviene su scheda bianca, con voto diretto e segreto, da parte di tutti i lavoratori iscritti e non iscritti appartenenti al gruppo omogeneo.

Nel caso in cui nessun lavoratore ottiene nella votazione un numero di voti pari o superiori al 50% + 1 dei lavoratori presenti, si procederà al ballottaggio tra i primi due che hanno riportato il maggior numero di voti.

Ogni lavoratore è elettore ed eleggibile. Il comitato elettorale nominato dal Consiglio di Fabbrica garantirà la corretta procedura ed il regolare svolgimento della elezione dei delegati.

N.B. (I membri di Commissione Interna, attualmente in carica, concorrono ad essere eletti nel Consiglio di Fabbrica.

Al fine di avere una continuità tra la vecchia struttura della Commissione Interna e la nuova struttura del Consiglio di Fabbrica, si ritiene utile che i membri di Commissione Interna non eletti delegati, restino nel Consiglio di Fabbrica ancora 3 mesi).

COMPOSIZIONE

Consiglio di Fabbrica - E' composto dai delegati eletti nei reparti e uffici.

Esecutivo - Il Consiglio di Fabbrica designerà n. 5 delegati a formare l'esecutivo del Consiglio di Fabbrica stesso.

Polche è 'previsto che tutti i delegati possano partecipare a formare l'esecutivo, si stabilisce una rotazione dei componenti del Consiglio di Fabbrica In modo che tutti i delegati nell'arco dei 2 anni di permanenza del Consiglio possano essere inseriti nell'esecutivo stesso.

Adottando questo sistema di rotazione si intende risolto di fatto anche il problema delle incompatibilità politiche a livello di fabbrica.

Coordinatore - L'esecutivo nominerà un coordinatore nel proprio seno.

Delegati Sindacali — E' il Consiglio di Fabbrica che li nomina scegliendoli tra i componenti il Consiglio di Fabbrica stesso.

Commissioni di lavoro - Per una concreta funzionalità ed allo scopo di approfondire determinati problemi il Consiglio di Fabbrica può decidere la nomina di commissioni di lavoro che saranno organizzate e presiedute da un membro dell'esecutivo onde ottenere una maggiore organicità di lavoro fra Consiglio e esecutivo.

Per esigenze inderogabili il Consigilo di Fabbrica a maggioranza qualificata può chiamare lavoratori non eletti a fare parte delle commissioni di lavoro.

FUNZIONAMENTO

Riunioni - Devono essere comunicate con ordine del giorno 24 ore prima, salvo casi eccezionali.

Riunioni dell'esecutivosi rinuisce di norma una volta alla settimana; in qualsiasi momento su richiesta di un membro dell'esecutivo stesso; su richiesta dell'organizzazione sindacale unitaria.

Riunioni dei Consiglio di Fabbrica -

su richiesta dell'esecutivo; su richiesta di un terzo dei delegati con ordine del giorno firmato dai richiedenti; su richiesta dell'organizzazione sindacale unitaria.

Le riunioni del Consiglio di Fabbrica saranno presiedute a turno da un membro dell'esecutivo che si varrà della possibilità di scegliere un delegato per la stesura dei verbali delle riunioni. I verbali di riunione del Consiglio di Fabbrica saranno raccolti su un quaderno con pagine numerate.

Di volta in volta saranno invitati ad assistere alle riunioni gruppi di lavoratori.

COMPITI

Esecutivocoordina il lavoro del Consiglio di Fabbrica dando le opportune indicazioni; recepisce i problemi dai delegati; richiede le riunioni con la Direzione aziendale; discute i problemi con la Dire-

zione facendo partecipare il delegato o i delegati direttamente interessati ai problemi in discussione;

Stilla e porta a conoscenza dei lavoratori i risultati delle riunioni.

Delegati -

recepire i problemi e tentarne le soluzioni a livello di reparto o ufficio; se i problemi non vengono risolti nell'ambito del reparto o ufficio, informeranno l'esecutivo;

per i problemi non risolti a livello di reparto o ufficio i delegati parteciperanno assieme all'esecutivo alla riunione con la Direzione.

PERMESSI SINDACALI

Fatto salvo il diritto del delegato di chiedere permessi sindacali nella misura in cui ritiene utile al fine di assolvere i doveri connessi al proprio mandato, si stabilisce, che al fine di evitare equivoci, l'esecutivo ha il mandato di fare pagare soltanto quei permeskl che ritiene siano stati indispensabili per tutelare gli interessi dei lavoratori.

SOSTITUZIONI

La sostituzione del delegato dimissionario dall'azienda, dimissionario dal Consiglio di Fabbrica o revocato dai lavoratori dovrà avvenire con una nuova elezione.

Il Consiglio di Fabbrica, a maggioranza di 2/3 dei componenti, può proporre la sostituzione di un delegato ai lavoratori che lo hanne. eletto. E' previsto il decadimento del delegato dopo tre assenze consecutive ingiustificate alle riunioni del Consiglio di Fabbrica.

GIORNALE DI FABBRICA

Il Consiglio di Fabbrica, per sviluppare tra i lavoratori la formazione, l'informazione e il dibattito, decide di mantenere il proprio giornale di fabbrica (« Il Calcolatore garantendo il suo autofinanziamento.

Esso deve essere una tribuna aperta al confronto fra tutti i lavoratori e le Organizzazioni Sindacali e le forze politiche nazionali e internazionali, nell'ambito della politica sindacale.

DALLA PRIMA

DALLA PRIMA

si è stabilito Io scaglionamento dei

27 passaggi di categoria operaia dalla 4" alla 3' nel seguente modo:

7 passaggi dal 1° Agosto

7 passaggi dal 1° Settembre

7 passaggi dal 1° Ottobre

6 passaggi dal 1° Novembre

Gli otto passaggi di categoria impiegati dalla 4' alla 3' sono stati scaglionati nel seguente modo:

2 passaggi dal 1° Agosto

2 passaggi dal 1° Settembre

2 passaggi dal 1° Ottobre

2 passaggi dal 1° Novembre

I 21 passaggi di Categoria Spe-

date dalla 2' alla 1' sono stati così scaglionati:

6 passaggi dal 1° Agosto

6 passaggi dal 1° Settembre

5 passaggi dal 1° Ottobre

4 passaggi dal 1° Novembre

Si è stabilito inoltre che i 75 passaggi di categoria operaia, (non ancora completamente individuati e attualmente in fase di discussione) da parte della Commissione Qualifiche avranno decorso nel modo seguente:

27 passaggi dal 1° Settembre

27 passaggi dal 1" Ottobre

21 passaggi dal 1° Novembre

Per i 75 passaggi qui sopra ri-

portati, i nostri 3 compagni appartenenti alla Commissione Qualifiche al fine di individuare coloro ai quali più spetta il passaggio di categoria stesso, hanno svolto un lavoro di ricerca attraverso i delegati di reparto e gruppi di lavoratori dando come indicazione che il metro di misura delle capacità doveva tenere conto di quanto era contenuto nell'articolo che illustrava la piattaforma rivendicativa.

Ottenute così 3 sole categorie operaie, 1 sola Categoria Speciale e 3 sole categorie impiegati, il prossimo obiettivo, nel campo della qualificazione, non può essere che l'inquadramento unico operai e impiegati.

L' AMBIENTE DI LAVORO

Da una diffusa e motivata insoddisfazione circa la volontà del padrone e delle direzioni che lo rappresentano di tutelare la salute del lavoratore, è nata l'esigenza di avere una Commissione Antinfortunistica.

Con l'accordo del 1970 si è ottenuta anche alla Lagomarsino una Commissione paritetica per la prevenzione infortuni e per l'ambiente di lavoro.

I compiti che questa commissione si è proposta e si propone (almeno da parte operaia) sono il miglioramento dell'ambiente di lavoro inteso sia sotto l'aspetto antinfortunistico che sotto l'aspetto di rendere l'ambiente di lavoro più sano, meno penosa la permanenza in fabbrica, per dare un volto umano al lavoro.

Sul lavoro svolto sino ad oggi non possiamo ritenerci pienamente

soddisfatti anche se alcuni risultati sono stati raggiunti:

L'attenuazione della rumorosità nei reparti trance e Davemport, dopo i lavori eseguiti dalla Montedison, se non hanno eliminato il rumore almeno al Rep. Trance l'hanno reso accettabile.

La migliore disposizione dei forni, meglio rispondenti alle norme antinfortunistiche, la dotazione di una maggiore attrezzatura nonché l'autocontrollo dei lavoratori del reparto hanno portato alla diminuzione anche in questo rep. del numero degli infortuni.

L'avere spostato dai Rep. nocivi tutte quelle lavorazioni che era possibile eseguire fuori dal reparto ha anche voluto dire avere all'interno dei rep. nocivi solo le maestranze indispensabili.

Ci sono comunque molti altri problemi da risolvere e uno dei

motivi per il quale la Commissione Antinfortunistica non soddisfa le giuste aspettative dei lavoratori è dato dal fatto che non gli è permesso di verificare di persona le condizioni di certi reparti, alfine di trovarne le soluzioni.

E' giusto dire però, che non basta solo l'impegno dei rappresentanti dei lavoratori in seno alla Commissione Antinfortunistica a risolvere i problemi in discussione, ma è soprattutto la volontà dei lavoratori che obbliga la Direzione a risolverli (vedi Rep. T.A.dove si è dovuto scioperare per 4 mezzore al giorno e per molto tempo per obbligare la Direzione a fare eseguire i lavori richiesti dai lavoratori del reparto); tutto ciò sta a dimostrare che non sono le chiacchere ma la volontà e la fermezza dei lavoratori che fa spostare la Direzione dai suoi propositi.

IL LAVORAToRe si DIFENDE DALLO SFRUTTAI-le kir° DEI PADRoh3t pARAssi-ri

ANALISI DELLA SITUAZIONE ECONOMICA

Nessuno più mette in dubbio che l'economia italiana sia in crisi e che sí tratti di una crisi di produzione: tutti gli indicatori statistici confermano l'mpressione che si ricava dai fatti recenti della Pirelli, della OM, della Zanussi, di innumerevoli aziende tessili, meccaniche, edili. L'economia italiana attraversa una crisi che è dovuta essenzialmente all'impossibilità di collocare tutta la produzione o, come dicono gli economisti, all'insufficienza della domanda. Non trovando sbocco per i prodotti le aziende rallentano la produzione, cercano di scaricare il costo attraverso licenziamenti o riduzioni di orario, evitano di investire e quindi mettono a loro volta in crisi chi produce beni di investimento.

La crisi è di proporzioni notevoli. Si prevede che il 1971 terminerà mostrando un livello complessivo di prodotto uguale a quello del 1970: un anno senza sviluppo. Per l'industria si avrà addirittura un regresso, compensato dai modesti avanzamenti di altri settori. Gli effetti sull'occupazione sono pesanti, e solo l'intervento massiccio dei fondi pubblici attraverso la Cassa integrazione impedisce l'aumento rapido della disoccupazione vera e propria.

Prima ancora di esaminare l'origine della crisi e le vie per uscirne, è necessario chiarire che non si tratta affatto della crisi di cui parlavano i giornali padronali durante le lotte sindacali del 19691970. Per coloro che sono stati allora sorpresi dalla combattività operaia e che hanno temuto, c finto di temere, un esito catastrofico di quelle lotte, è facile trovare conferma dei timori di allora nella crisi di oggi: l'avevamo detto...

Il pericolo di questa apparente saggezza sta nel fatto che essa è superficialmente credibile. Anche all'interno della classe operaia non manca una certa tendenza ad accettare l'interpretazione padronale, e cioè a vedere l'origine della crisi attuale nelle lotte sindacali.

Bisogna dire invece che le cose stanno diversamente, e si può dirlo senza timore di forzare la realtà. Certo le lotte sindacali non fanno crescere la produzione e non incoraggiano gli investimenti. Guardiamo però all'origine della crisi attuale.

L'economia italiana è giunta all'appuntamento degli anni settanta con una struttura produttiva assai meno moderna e dinamica di quanto sarebbe stato posibile. Tra il 1964 ed il 1969 gli investimenti sono rimasti ed, un livello molto modesto, sia nel settore privato (i capitali andavano all'estero) sia nel settore pubblico (il piano è rimasto sulla carta). Quindi una prima causa di stagnazione sta nella vicenda e nelle politiche economiche del periodo precedente, quando la pace sociale regnava. -

Durante la stagione delle lotte contrattuali si temeva la crisi: ma quale crisi? Si temeva una perdita di concorrenzialità, che ci avrebbe Condotto a dover svalutare la lira: invece la nostra -bilancia commerciale con l'estero è rimasta ed è equilibrata. Si temeva un'espansione incontrollata dei consumi, alimentata dai più alti salari, e quindi l'inflazione: in realtà i consumi sono sempre rimasti ad un livello modesto ed oggi non è la produzione che scarseggia di fronte alla domanda ma al

contrario la domanda che non riesce ad assorbire tutta la produzione. La crisi è dunque di segno opposto rispetto a quello che si predicava allora. Quale dunque l'origine di questa crisi? In parte proprio il fatto che molti responsabili della politica economica hanno creduto a quelle profezie. Così, temendo un'eccessiva espansione dell'attività economica sotto lo stimolo dei consumi, le autorità monetarie hanno bloccato il credito, il governo Colombo ha gettato nel decretone aumenti delle imposte e dei contributi sociali: tutto ciò ha puntualmente frenato un'economia che invece aveva bisogno dell'acceleratore.

Si è determinata così una caduta degli investimenti, una situazione di difficoltà della piccola e media industria, una generale stagnazione in cui tutti i problemi che prima erano superabili sono diventati più difficili e gravi. Il mancato ammodernamento dell'industria, in particolare del settore tessile e di certe aziende, ha creato situazioni di debolezza che sarebbero state superate in un clima di espansione generale e che invece sono state esasperate dalla generale recessione. Gli stessi aumenti del costo del lavoro, agevolmente assorbiti quando la produzione aumenta, sono diventati poi pesanti in una situazione di attività ridotta: e la riduzione dell'attività, provocata in alcuni casi ed in certi periodi dalla combattività operaia a livello aziendale, dipende oggi invece essenzialmente dalla crisi di domanda.

Ulteriori cause della situazione attuale sono la crisi dell'edilizia e l'andamento delle economie estere. L'edilizia, per ragioni particolari legate ad una precedente, eccessiva espansione speculativa ed alle nuove norme urbanistiche, è andata in crisi per prima, trascinando altri settori collegati. Alla crisi di un'edilizia privata orientata in parte alla speculazione ed alla costruzione di edifici di lusso non ha corrisposto l'espansione di un'edilizia pubblica e popolare; anzi questa è andata più che mai a rilento. Così non solo si è persa un'occasione per mutare l'orientamento di un settore in senso socialmente più utile, ma lo si è lasciato andare in crisi determinando-la perdita di posti di lavoro.

Fattori internazionali infine completano il quadro: un generale rallentamento dell'attività economica negli altri Paesi provoca un rallentamento delle nostre esportazioni, ed ora le 'misure protezionistiche americane plipmettono ulteriori difficoltà.

Come si vede; si tratta per gran parte di fenomeni prevedibili, di fronte ai quali la politica economica poteva intervenire efficacemente e per tempo, quando non di veri e propri effetti negativi della stessa linea di condotta governativa.

La risposta agli aumenti salariali è stata l'opposto di quella che ci voleva: anzichè incentivare gli investimenti per consentire il riassorbimento dei costi attraverso più elevati livelli di produttività si è razionato il credito. Anziché puntare ad • un tipo nuovo di sviluppo, basato sulla domanda pubblica (le riforme) e sull'ammodernamento del sistema produttivo si è atteso ancora una volta che le esportazioni c tirassero » un altro « miracolo ». Ma i miracoli non si ripetono.

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