Il calcolatore2

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il calcolatore

Bollettino Unitario del Consiglio di Fabbrica della Lagomarsino

Fascismo ieri e oggi

Fascismo ieri

Ogni qual volta la borghesia si sente in pericolo organizza le bande fasciste.

Infatti quando i lavoratori delle città e delle campagne nel 1919-21 tentavano con l'occupazione delle fabbriche e delle campagne, l'introduzione dell'ideologia socialista di modificare le loro bestiali condizioni sociali.

La classe borghese, Agrari e Industriali, non trovarono di meglio che fare nascere le bande fasciste e utilizzarle contro i lavoratori al fine di preservarsi i privilegi di classe dominante.

La classe borghese per istaurare il fascismo operìprincipalmente in 3 direzioni:

Distruzione dei luoghi di ritrovo dei lavoratori e contadini e di tutte quelle organizzazioni che si erano date come Camere del Lavoro, circoli culturali, cooperative, giornali e partiti.

Esaltazione del militarismo del nazionalismo sia per catturare alla loro causa i malcontenti reduci della guerra 15-18, sia per inculcare alle masse una falsa superiorità della razza latina nei confronti delle altre razze.

Utilizzazione di tutti gli strumenti in loro possesso per chiedere un governo forte e per una campa-

gna vergognosa nei confronti dei lavoratori rei, secondo il « Corriere della Sera », della radio e delle forze cosidette ben pensanti, di voler portare con le loro richieste la nazione sull'orlo del fallimento.

Per contro gli esponenti de partiti politici e sindacali, che facevano capo alla classe operaia, commisero un fatale errore a non servirsi delle masse quale unica forza capace di rintuzzare colpo su colpo poiché ritenevano che le forze dell'ordine « polizia ed esercito », che sino a quel momento erano state alla finestra a guardare, compiacendosi e anche aiutando i fascisti nelle loro azioni criminose, sarebbero intervenuti per fare cessare le distruzioni e per

riportare su un piano democratico le lotte sociali.

In questo clima di incertezza degli esponenti della classe operaia il fascismo riuscì a creare paura e divisione nelle masse e gli fu facile imporre un governo forte « forte solo contro i contadini e gli operai » e fu altresì naturale che il governo che ne scaturì fosse fascista, visto che a volere quel governo erano gli industriali, gli agrari e le alte sfere della polizia e dell'esercito.

Furono anni tristi gli anni del fascismo che videro centinaia di migliaia di figli della classe operaia mandati a morire in terre lontane, nello sforzo di realizzare i CONTINUA IN ULTIMA

1971
marzo

IL MEZZOGIORNO LA LOTTA PER

LE RIFORME NELLA FABBRICA E NELLA SOCIETA'

Si dice: ma che questione meridionale! Che cosa è questa storia del mezzogiorno?... Dei continui onerosi aiuti economici? Che i « terroni » rimangano a casa loro! E via via con questo frasario, confuso, spregevole, sentenziatore, qualunquistico e mistificatore della verità « vera » del problema dei mezzogiorno, del come sino ad ora la « miseria » l'« ignoranza » I'« in"giustizia sociale » sia un prodotto -di responsabilità e precise volontà, voluto a fini puramente speculativi, non solo dall'agrario latifondista del Sud, ma più ancora dalla « Erudita Borghesia del Nord » voluta, non solo a fini di riserva di mano d'opera a sottocosto, ma come:

Per trarre a se stessi ingenti profitti dagli investimenti sociali dello Stato, che altri non sono che il frutto delle tasse dirette ed indirette pagate nella maggioranza dell' ottanta per cento dai lavoratori;

Per utilizzare il residuo ideologico e culturale di tipo borbonico e feudale inculcato con arte nella maggioranza dell'apparato statale più responsabile, al fine di garífitirsi una direzione politica di comodo dello Stato stesso;

Per utilizzare, strumentalizzare, il prodotto tipico del meridione « il fenomeno Mafia » a proprio uso e consumo per garantirsi il diritto alle evasioni fiscali - alla speculazione edilizia - alle violazioni dei Piani Regolatori Urbanistici - alla esportazione clandestina dei capitali all'Estero - alla organizzazione del contrabbando di ogni specie per eliminare anche fisicamente il disubbidiente e il concorrente troppo pericoloso.

Ma la grande lotta unitaria è sempre più combattiva dei lavora-

tori per le riforme, è tesa a travolgere il dominio sino ad ora incontrastato dei grandi « baroni », dell'alta finanza, della grande industria e del latifondismo (definiti benemeriti della Società).

I lavoratori, con la lotta per le riforme, intendono stroncare alla radice la svalutazione del potere d'acquisto del loro salario, porre fine alle ingiustizie sociali, alle sperequazioni ingiustificate e onerose, alle crisi (volute) economiche e produttive.

Ormai è coscienza anche degli studiosi di economia che, una economia sana alla sua base deve avere salde radici come, piena occupazione, difesa e valorizzazione del potere d'acquisto del salario e che, tali radici, sono condizionate al risanamento della grande piaga della nostra economia (condizione di sotto occupazione, di sotto salario, di vita disagiata e inumana nel mezzogiorno e nelle isole).

Anche la nostra lotta unitaria alla Lagomarsino, pur partendo dalla problematica interna dei cottimi, dei ritmi di produzione, delle con-

dizioni inigieniche, del premio di produzione e del rispetto dello « Statuto dei Diritti dei Lavoratori » con riconoscimento dei Delegati Sindacali di reparto; deve tendere a stroncare lo strapotere padronale, identificabile ad esempio: nella unilaterale decisione di traslocare fra due anni la fabbrica fuori Milano, senza alcune preventive informazioni e consultazioni con i lavoratori quali primi interessati ai disagi e alle conseguenze di tale trasferimento — nella evidente volontà politica di ostacolare il processo dell'unità sindacale e della lotta per la riforma tributaria intesa a porre fine alla tassazione delle paghe e allo scandalo delle evasioni fiscali e si impieghino i cinque - settemila miliardi sottratti al Fisco dagli evasori, per il risanamento del mezzogiorno e per le riforme. Lo strapotere di cui sopra, si riscontra fra l'altro negli ostacoli che incontra il processo unitario della lotta antifascista, dopo tutto ciò non ci rimane che dire « lavoratori, facciamo sì che l'unità sindacale e la nostra combattività, tagli le radici delle piovre dell'economia, le sanguisughe dei salari e della miseria ultrui ».

LETTERA DAI REPARTI BANCHI E TRAPANI

Da più parti ci si chiede del perché i lavoratori dei reparti banchi trapani, contestano l'Azienda; soddisfiamo questa legittima curiosità, spiegando come stanno le cose.

Il buon proseguimento della produzione, è dovuto alla responsabilità e diligenza dei lavoratori, piuttosto che alla competenza (serietà) dell'Azienda.

Infatti, i lavoratori suddetti, si incaricano volontariamente di tre mansioni; lavoro a cottimo (individuale), manovalanza e ricerca di contenitori vuoti; tutto questo, naturalmente, viene fatto onde percepire un discreto guadagno.

Tale deficienza appare in tutta la sua enormità, constatando che nel reparto RT., le lavoratrici, per mancanza di manovali si vedono costrette a sollevare 20-30 volte al giorno contenitori pieni del peso di 20-40 kg.

Tutto ciò viene aggravato dalla mancanza di spazio con conseguente delimitazione del singolo posto di lavoro.

Per quanto riguarda invece il reparto BN., per ciò che concerne manovali e ricerca di contenitori vuoti è di uguale natura. Cambia quindi l'aspetto del cottimo. Infatti, non è possibile il rapporto uomomacchina dato che è l'uomo a determinare il ritmo di lavoro che per le condizioni in cui è costretto a operare ci ricorda i lavoratori delle piantagioni di cotone.

Per entrambi i due reparti i lavoratori guadagnerebbero una media utile di cottimo di circa cento lire, lavorando con quattro mani e non muovendosi mai dal posto. Di questa situazione (che si trascina da anni) ne sanno qualcosa l'ufficio tempi (dal crescente numero di richieste di intervento), i responsabili del settore e della produzione, ma soprattutto ne sanno molto i lavoratori, quotidianamente sottoposti a inumani ritmi di lavoro, sacrifici e fatiche i quali dopo tutto questo si ritrovano a fine mese con niente tra le mani e a

volte al niente viene aggiunto il rimprovero per il mancato raggiungimento del cottimo utile all'azienda.

A questo punto, diviene ovvio il perché della contestazione e delle richieste fatte alla direzione mediante il Consiglio di Fabbrica. Per risposta la direzione dice di non trovare manovali sulla piazza, mentre noi sosteniamo che il motivo del mancato ritrovamento è solo di carattere economico (infatti, l'azienda pretende molto pagando poco) e, rimaniamo con due manovali per un settore di centottanta operai.

Per il cottimo, non vi è risposta, la direzione non si decide ad affrontare il problema nella speranza di stancare i lavoratori che, giustamente, hanno presentato delle richieste specifiche in materia.

Per le suddette ragioni, i lavoratori richiamano la direzione alle sue responsabilità, affinché si risolvano quanto prima questi loro problemi (che sono motivi di ten-

sione e gli scioperi lo dimostrano), con serietà, serenità e giustizia; mentre noi rammentiamo alla direzione per l'ennesima volta che per la mancata serenità d'ambiente e per la inefficiente organizzazione del lavoro, nei reparti BN. RT., ne è la responsabile.

N.B. - In riferimento al discorso di fine d'anno, in cui la direzione dichiarava che per i lavoratori a cottimo, a parit# di rendimento, si garantiva un guadagno minimo di lire cento, riportiamo un esempio pratico di guadagno per i vari reparti che lavorano a cottimo:

Considerando per entrambi i reparti un passo = 80 (ottimo per la direzione), si hanno i seguenti guadagni:

BN. 120

RT. 78

Smo. 135

I lavoratori dei Rep. BN. - RT.

IL DECALOGO dell' impiegato perfetto

Siamo un'unica, grande e felice famiglia.

1) Ama la Direzione sopra ogni cosa.

2- Il tuo non è un lavoro, è una vocazione.

Non desiderare il salario degli altri.

Custodisci la tua intimità, non parlare mai di salari.

Abbi fede! L'aumento non si

vede ancora, ma ci sarà.

Sorridi il mattino e la sera.

Se combatterai gli scioperanti entrerai nella carriera promessa.

Fuori dalla Lagomarsino non c'è salvezza.

Non sei più un semplice uomo, lavori per la gloria della Lagomarsino.

Esercita l'umiltà, non chiedere di più di quello che ti danno.

F

COTTIMI E QUALIFICHE

Dividono i lavoratori e incrementano lo sfruttamento

I padroni, da sempre, cercano in ogni modo di nascondere l'esistenza dello sfruttamento dicendo che a non esiste • e volutamente tacciono che lo sfruttamento è una grossa realtà, una realtà a loro necessaria per incrementare sempre più la produzione, ma anche se i padroni negano e continuano a negare, ne sa ben qualcosa la classe operaia che nel nostro sistema capitalistico continua, giorno per giorno, ad essere sfruttata.

Fra i molti mezzi efficaci di sfruttamento, i padroni sembrano prediligere le qualifiche ed i cottimi, e non a caso, perché sono proprio questi mezzi che più li avvantaggiano nella misura in cui riescono a dividere gli operai mettendoli l'uno contro l'altro.

QUALIFICHE

In primo luogo il sistema delle qualifiche produce differenze notevoli tra le condizioni materiali di vita degli operai a causa delle notevoli differenze di salario.

La divisione in qualifiche in questa società si rivela sempre più uno strumento nelle mani dei padroni per dividere e indebolire la classe operaia.

Negli ultimi anni anche per la lavorazione individui di tipo specializzato, si è assistito ad una continua razionalizzazione del lavoro con conseguente semplificazione.

La figura dell'operaio tutto fare va sempre più estinguendosi (specialmente nelle grosse fabbriche); se qualche anno fa per diventare un bravo operaio era richiesta una notevole capacità manuale (limare, saldare, tornire, rettificare, temperare ecc.) oggi si sono divise tutte queste mansioni (parcellizzazione del lavoro).

I padroni usano mezzi diversi a secondo di ciache vogliono dai lavoratori; dai cottimisti vuole una produzione sempre maggiore, un consumo di energie fisiche e nervose, usando quindi il cottimo, sta-

bilendo il ritmo di lavoro e quanto deve essere pagato.

COTTIMO INDIVIDUALE

Questo cottimo rende l'operaio complice del proprio sfruttamento perché gli dà l'illusione che il suo guadagno sia collegato con quello del padrone, tutto questo è una truffa, perché ogni piccolo guadagno dell'operaio corrisponde un aumento del profitto del padrone in una misura enormemente superiore.

I padroni hanno sempre detto che essi non vogliono che la contrattazione articolata abbia come obbiettivo le reali esigenze dei lavoratori. Essi vogliono contrattare

Fascisti carogne tornate nelle fogne

I fascisti hanno /distribuito un volantino davanti Ldic.otviRsiwfirmandosi Comitato Difesa Pubblica Sinistra Nazionale — deprecando il fatto che • i sindacati lanciano i lavoratori in nuove avventure p.

Non è facile ingannare i lavoratori, e non ci riuscirà certo la spudorata capacità di mimetizzarsi di certi mercenari che credono di poter contemporaneamente urlare:

« Abbasso il capitalismo • e • Abbasso i partiti e i sindacati p. Come se responsabili del capitalismo fossero davvero i partiti e i sindacati, e non invece i padroni. I padroni in verità sono gli unici che non vengono coinvolti in questo attacco. Vuoi vedere che sotto sotto c'è il loro zampino?

Del resto la vastità di questo attacco antioperaio di stampo fascista (da Trento a Napoli) rileva un coordinamento di cui questi mino-

solo qualche liretta, senza toccare i punti centrali dello sfruttamento: cottimi, qualifiche ecc., ma non toccare questi problemi significa lasciare come sempre nelle mani dei padroni le armi per annullare ogni conquista.

Quindi, qualifiche, aumenti di merito sono strumenti che il padrone usa come ricatto.

La nostra risposta di lavoratori quali artefici della produzione della ricchezza del paese dev'essere:

Lottare per togliere le categorie inferiori.

Lottare per eliminare le assurde differenze discriminatorie di paga.

Lottare per abolire il cottimo.

rati mentali non sono certo capaci; ed il fatto che oggi questo attacco trovi il suo epicentro proprio a Milano e davanti ai cancelli di quelle fabbriche (sempre da parte di veloci automobilisti che si dileguano come il vento) in cui i lavoratori si battono duramente per migliorare la loro condizione di lavoro, dimostra l'obiettivo di questa bassa manovra e chi sta dietro le quinte.

« ULTIMO
UNA STIRPE INFELICE
AVANZO DI

Al centro del dibattito salute e „Organizzazione del lavoro

Sollecitata la ripresa delle lotte per le riforme e per una nuova politica economica - Gli interventi dei rappresentanti delle altre categorie - L'autonomia non può significare isolamento ma affermazione del nuovo ruolo del sindacato nella società -

« Andate avanti fino all'unità organica dei metalmeccanici »: con queste parole il segretario generale della CGIL compagno Luciano Lama ha iniziato it suo intervento alla seconda conferenza unitaria promossa dalla FIOM, FIM e UILM. Qualche tempo dopo Ravenna, segretario generale della UIL ha affermato: « Dovete portare avanti la vostra decisione affinché l'unità che andate a realizzare sia di stimolo a tutto il movimento ».

Storti, segretario generale della CISL, na ricordato: «Sui inetalmet~ incombe una g~Alaigiqalabilità: quella dr ccillegarsi organicamente con gli altri lavoratori ed essere punto di forza nel generale processo unitario ».

Con queste posizioni le tre confederazioni si sono presentate ai novecento delegati dei metalmeccanici impegnati da tre giorni in un dibattito serio, aperto, costruttivo per definire la fase costituente del sindacato unitario. Ieri è stata senza dubbio una giornata di grande importanza per tutto il movimento sindacale, la presenza e gli interventi dei segretari della CGIL, CISL e UIL, la partecipazione ai lavori di altre categorie, te,' conclusioni delle commissioni di lavoro che hanno trovato larghissimo riscontro nell'assemblea generale, delineano con chiarezza il ruolo che questa categoria che comprende un milione e mezzo di lavoratori, intende assumere nella lotta e nella costruzione di un sindacato sempre più forte, combattivo, di classe.

Durante i lavori, che sono proseguiti con ritmo intenso per tutta la giornata, si- sono avuti momenti di grande rione come quando l'assemblea in piedi ha applaudito il messaggio di un rappresentante delle coMmissioni operaie spagnole o quando è stato deciso di niviwe' un tele-, gramma alla compagna Angela Davis chiusa nel carcere americano,. Agli stessi delegati starnane sono stati distribuiti Mazzetti di mimosa per ,celebrare la Giornata della donna. Tutto ciò non è estraneo ad una assemblea im-

Il primo maggio sarà celebrdto in' comune in tutta Italia - Proposte della FIOM, della FIM e delk UILM per il tesseramento unitario e per la sostituzione delle Commissioni interne con i Consigli di fabbrica - Integrare le nuove strutture sindacali di fabbrica con le organizzazioni territoriali - Il problema delle incompatibilità

pegnata in concreti approfondimenti di strategie, di scelte rivendicative, di rinnovamento del sindacato. L'impegno internazionalista, l'impegno ad operare ad ogni livello della società italiana, come è stato anche detto nel dibattito, fa parte del grande patrimonio di esperienze e di lotta di questi lavoratori.

La seduta del mattino è iniziata con le relazioni di Alberto Gavioli, segretario nazionale della FIM-CISL: e di Sandro Degni della segreteria UIL che hanno portato al dibattito in assemblea generale i risultati 'dei lavori svolti nelle due commissioni. Gavioli ha sottolineato che nella fabbrica bisogna superare la linea difensiva che ha caratterizzato, negli anni passati, la rivendicazione; la linea di oggi deve essere di attacco alla stessa organizzazione del lavoro.

Sull'orario di lavoro, la prima commissione ha ritenuto che la scelta della settimana corta vada fatta considerando il tipo di organizzazione sociale ad essa connessa. Bisogna cioè conoscere bene gli effetti dell'orario sulla salute ma anche P rapporto sistema dei trasporti-orariob sistema dei consumi-orario. Resta fisso l'obiettivo intermedio delle 40 ore effettive.

Per o straordinario,-id.. è detto che non. basta ralicomandare ai lavoratori dillítenervin finché I livelli salariali (anche quelli ottenuti con questo ultimo contratto) non siano sufficienti ad un livello decoroso di vita. Per il cottimo, si è rilevato che c'è ancora da far applicare le norme contrattuali già conquistate. Ma Pa disinoentivazione non è l'unico strumento , per

limitare la fatica; è necessario rivedere le pause. i ritrai, i carichi di lavoro,"1 rimpiazzi.

Sui problemi della nocività e dell'ambiente, si pone l'urgenza di una forte azione per sensibilizzare la base. Bisogna battersi per prevenire le malattie già dal mameni° in cui nuove fabbriche vengono sorgendc. Questa azione non può essere condotta solo dal sindacato, e si è parlato in prospettiva del collegamento con l'unità sanitaria locale, con gli enti locali e con tutte le altre forze democratiche.

Sui problemi relativi alle lotte sociali per le grandi riforme, la commissione ha ritenuto che la strategia del Sindacato debba corrispondere a questi tre principi: collegamento fra fabbrica e società; individuazione delle controparti reali a ogni livello; controllo della lotta da parte di tutti i lavoratori interessati. Molto presente nei lavori della commissione è stato il problema del Mezzogiorno: non di tratta — è stato affermato — solo di una riforma ma di una lotta per l'orientamento di tutto il sistema economico e produttivo. La commissione ha affrontato anche i problemi internazionali. Si e rilegato che c'è ancora molto dà fase per sensibilizzare la base. Il riferimento più immediato è stato per i Paesi del Mediterraneo che lottano contro il fasciamo e del o scontro nel Medio Oriente. Si è affermata anche la esigenza di un collegamento aperto fra le rivendicazioni delle lotte operaie e quelle dei lavoratori della terra.

Il dibattito della seconda commissione si è sviluppato sulla struttura unitaria di fabbrica sulla fase costituente del sindacato unico e sui suoi tempi di attuazione, Sul tesseramento. sulle coi:mia-

sioni interne, sulla autonomia e l'attuazione delle incompatibilità. Degni ha cosi sintetizzato i termini generali della discussione: la stragrande maggioranza degli intervenuti si è pronunciata per la elezione diretta e su scheda bianca dei delegati dí gruppo othogeneo che rappresentano a tutti gli effetti il sindacato nella fabbrica. Ai consigli di fabbrica devono essere demandati tutti i poteri di rappresentanza e di contrattazione.

La stragrande maggioranza si è espressa per la conclusione della fase costituente entro l'anno e per la convocazione entro la medesima scadenza dei congresso dell'unità, anche se, si è detto, le scadenze non devono prescindere dal movimento reale e generale. Sono state accolte le proposte per il tesseramento unitario nel prossimo anno e per il superamento delle commissioni interne e il, passaggio delle loro prerogative al consiglio di fabbrica. L'autonomia, si è detto, rimane uno dei pilastri del sindacato 'uni-^ tarlo; notevoli paria avanti sono stati compiuti, anche sè rimangono delle incertezze e delle valutazioni -bon ótritigenee sui rapporti can le forze politiche e sociali.

Il dibattito sulla incomper tibilità non si è sviluppato in termini drammatici e non si è cristallizzato sulle tesi alternative: alcuni hanno soi: stenuto la necessità di adOW, tare totale livello di fabbrica; altri dl. affidare la discussione alla ba4 se. La maggioranza, comun»: que, sr è espressa per l'in: compatibilità solo per gli or: ganismi esecutivi dei consigli (e; non dunque per i delegpm ti), rimati ~o ancora non. <W, finiti i di tale,,,b3con;:t patitdlitik

unitaria dei metalmeccanici
conferenza

DALLA PRIMA DALLA PRIMA DALLA PRIMA DALLA PRIMA

sogni espansionistici della borghesia italiana.

Il prezzo che l'umanità intera pagò per debellare il fascismo fu dell'ordine di decine e decine di milioni di morti.

Fascismo oggi

Dal 1945 ad oggi la classe borghese non ha avuto bisogno di creare e finanziare le bande fasciste per il semplice motivo che i suoi interessi di classe non sono mai stati messi in pericolo dalla classe operaia.

Infatui con un governo di un certo tipo dove la borghesia trovava abbondante spazio per ostacolare l'unità e l'avanzata della classe lavoratrice, che non riusciva a trovare il denominatore comune, che accomuna in una sola classe gli sfruttati: operai e contadini, indipendentemente che essi siano comunisti, socialisti, cattolici ecc..

Oggi che nel Paese si prospetta:

A seguito delle lotte degli operai e delle masse popolari per il rinnovamento della società s'impone uno spostamento a sinistra della direzione politica del nostro Paese,

per emarginare quelle forze conservatrici che rappresentano gli interessi della borghesia nel govreno.

L'attuazione delle riforme che, se rappresentano un atto di giustizia sociale vogliono anche dire minore potere per i padroni.

Una unità sindacale che bene male va avanti e che ha già come obiettivo la lotta al capitalismo per arrivare ad una società socialista.

Più democrazia e maggiore potere contrattuale per i lavoratori nelle fabbriche.

Sono queste le cose che danno fastidio alla borghesia, è in sostanza il maggiore peso che sta assumendo la classe operaia nel paese che dà fastidio ai padroni.

Ecco perché oggi come nel 19191921 i padroni organizzano e finanziano le squadre fasciste per assaltare le Cameredel Lavoro, le sedi dei partiti di sinistra. i cortei e le manifestazioni operaie.

Ieri come oggi si tende a fare confusione

E' sempre il « Corriere della Sera «, dell'industriale Crespi, che alla testa della stampa borghese, drammatizza le richieste dei lavo-

ratori e si chiede dove andremo a finire di questo passo, sono ancora i telegiornali addomesticati che vedono solo le cose tanto care ai padroni, sono ancora le forze dell'ordine che s'impegnano solo a manganellare i lavoratori perché quando si tratta di fascisti arrivano sempre in ritardo, è ancora la teoria degli opposti estremismi che si vuole accreditare per colpire non i fascisti che tanto male hanno fatto all'umanità, ma le forze di sinistra che vogliono un mondo migliore.

E' la paura e l'incertezza che vogliono seminare tra i lavoratori e l'opinione pubblica non tanto per rispolverare un regime fascistadel tipo tradizionale ma sul modello greco tanto caro alla C.I.A. americana, e in ultima analisi, fermare frenare l'avanzata della classe operaia.

Se oggi vi è una classe operaia più matura e certi disegni non sono possibili e comunque ragionevole, serrare le file per rintuzzare in modo fermo le provocazioni fasciste, e il miglior modo per battere la borghesia è di continuare nella lotta per le riforme, per la libertà sui posti di lavoro e per una società dove lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo sia bandito.

Intervento di un compagno a nome del Consiglio di Fabbrica della

Lagomarsino al Consiglio di Zona

Compagni, Lavoratori e antifascisti, sono onorato di portare a questa assemblea il saluto e l'adesione del Consiglio di fabbrica della « Lagomarsino » i cui lavoratori hanno il privilegio di avere come compagno di lavoro il sindacalista dell'UIL aggredito in via Salvini dalle ignobili squadracce fasciste.

I lavoratori della Lagomarsino sono allineati in prima linea con tutti i lavoratori, democratici ed antifascisti milanesi nel dire basta alla

teppaglia ed alla delinquenza fascista.

Il nostro Paese ha purtroppo avuto il triste privilegio di subire in Europa nel lontano 1922 il primo esperimento fascista che purtroppo ha dilagato in altri paesi (vedi Germania e Spagna) portando la persecuzione delle classi lavoratrici, il razzismo, la guerra con le sue inumane distruzioni.

Noi che tale esperienza tremenda abbiamo subìto, non possiamo

consentire che il fascismo rialzi la faccia in un nuovo tentativo di conquista del potere.

Ma il fascismo non potrà trionfare se i lavoratori ed i democratici saranno uniti e decisi nella lotta.

In questa lotta, i lavoratori della « Lagomarsino » saranno a fianco di tutti gli antifascisti milanesi ed italiani.

Lagomarsino Consiglio di fabbrica

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