La Lotta Comincia a Pagare Prosegue per Imporre una Diversa Politica Economica
L'accordo raggiunto con la Confindustria è certamente positivo perchè realizza nel termine di due anni e integralmente l'unificazione del punto di contingenza e assicura, attraverso l'aumento immediato di 12.000 lire e degli assegni familiari, un recupero del potere d'acquisto perduto in quest'ultimo periodo a causa dell'inflazione, e nello stesso tempo è una difesa valida dei redditi più bassi.
Una valutazione corretta, comunque, di questo accordo deve essere fatta tenendo presente il quadro della situazione economica generale del Paese e de/le sue difficoltà.
Bisogna anche considerare il fatto che l'accordo si aggiunge a quello, altrettanto positivo, della garanzia del salario che è inserito nella linea sindacale di combattere il pericolo di licenziamenti attraverso una politica di investimenti e di difesa dell'occupazione.
La politica degli investimenti e la lotta per l'occupazione — oltre all'impegno immediato di generalizzare la difesa dei redditi più bassi agli altri settori produttivi e al pubblico impiego e all'aumento delle pensioni — deve essere il perno centrale della nostra iniziativa perchè solo con un mutamento profondo della politica economica in questo campo, si può pensare di uscire davvero dalla crisi.
Il movimento sindacale italiano, a differenza di altri, ha dimostrato di saper lottare e vincere anche in una situazione economica difficile, combattendo sia le minacce all'occupazione che le decurtazioni del potere di acquisto dei salari; ma la vera prova che ci attende se vogliamo davvero conquistare un nuovo tipo di sviluppo economico, è quella degli investimenti, di nuovi e più efficienti servizi sociali, dello sviluppo del Mezzogiorno.
Le grandi lotte degli scorsi • mesi, il possente sciopero del 23 gennaio, la fiducia dei lavoratori nella giustezza della politica del sindacato, la capacità di lotta e di collegamento con più ampi strati sociali ci hanno permesso di raggiungere questo risultato nella difesa dei redditi e ci permetteranno di ottenere dal governo e dal padronato una svolta reale negli investimenti e nella politica di occupazione. Infatti, anche dopo gli accordi sulla contingenza con la Confindustria e la garanzia del salario col Governo, è da tenere presente che le linee della politica economica generale non mutano nella sostanza. Occorre quindi battere la cosiddetta "politica dei due tempi", che si traduce in sostanza nello scaricare le conseguenze della crisi sui ceti economicamente più deboli al fine di consentire ai grandi monopoli di disporre liberamente dell'andamento della vita economica per realizzare i propri fini speculativi.
E' da respingere anche il "confronto globale" con il Governo sulla politica economica perchè questo vorrebbe dire esporre il sindacato a un confronto sterile e a pressioni tendenti ad intaccare la propria autonomia.
E' invece da ricercare il confronto su questioni specifiche sviluppando contemporaneamente azioni articolate sui problemi occupazionali e sociali, consapevoli del fatto che sarà necessario sostenere le nostre richieste con la lotta per vincere le resistenze padronali e governative.
L'impegno per misure immediate nel settore dell'agricoltura, dei trasporti, dell'edilizia, della
produzione energetica e per la preparazione di un piano di sviluppo dell'occupazione e dei consumi sociali a più lungo termine, corrisponde alle necessità di crescita del Paese ed è essenziale anche per combattere validamente l'azione eversiva della destra che specula sulla crisi per disorientare le masse lavoratrici e per seminare fra la popolazione sfiducia e odio contro la democrazia e le libere istituzioni.
La linea sindacale che vuole cambiare questa società ingiusta con una nuova politica economica, è pienamente coerente con l'impegno _delle classi lavoratrici contro il fascismo e per la difesa della democrazia e della libertà.
l'Assemblea dei delegati dei Cadi F. Gruppo G.T.E
Venerdi 24 gennaio a Gazzada (Varese) si è tenuta la prima assemblea dei delegati dei Consigli di Fabbrica del gruppo GTE.
Erano presenti delegati degli stabilimenti di Milano, Marcianise, Cassina de' Pecchi, Cotogno Monzese, della filiale di Roma, dell'installazione e della Sylvania di Pero.
Inoltre hanno partecipato le organizzazioni sindacali provinciali (Cantù, Pizzinato) e di zona. I lavori si sono conclusi nel pomeriggio di sabato 25 gennaio con l'approvazione dei tre documenti che pubblichiamo nel giomaletto.
Sia in assemblea che nelle tre commissioni di lavoro il dibattito è stato ampio e approfondito e ha toccato i vari argomenti che in questo momento impegnano il Sindacato nel suo insieme: la situazione economica, le prospettive politico-sindacali, la vertenza generale, la vertenza della telefonia, l'unità sindacale, ecc. In particolare l'assemblea ha affrontato i problemi specifici del gruppo GTE e il risultato di questo dibattito ha permesso di definire sia le linee generali di azione sindacale del Coordinamento e dei Consigli di Fabbrica che gli strumenti per realizzarle.
Tutto ciò è stato riportato nei documento finale e negli statuti di Coordinamento e dei Consigli di Fabbrica che nei prossimi giorni verranno sottoposti al giudizio delle assemblee dei lavoratori.
Risoluzione Finale
RISOLUZIONE FINALE APPROVATA
DALL'ASSEMBLEA DEI DELEGATI DEI C.D.F. DEL GRUPPO GTE ALL'UNANIMITA'
E' importante sottolineare che la prima assemblea dei delegati di tutto il gruppo GTE svoltasi nei giorni 24 e 25 gennaio 1975 è avvenuta sulla base delle esperienze maturate durante le lotte che hanno portato alla costruzione e risoluzione delle due ultime vertenze della GTE. Questo è stato un momento notevole di maturazione perchè ha costituito un salto di qualità nelle prospettive politiche sindacali del movimento dei lavoratori della GTE.
Infatti lo sforzo è stato quello di abbandonare la logica ristretta di fabbrica per abbriacciare quella unitaria di gruppo. Questo fatto ci ha permesso di fare un'analisi concreta anche sullo stato attuale della vertenza generale in atto nel paese con il Governo e la Confindustria.
Ribadiamo che l'aggravarsi della crisi economica e generale sia internazionale che nazionale con il conseguente acutizzarsi dello scontro di classe, anche per le scelte fatte dalle classi e forze dominanti, tende a far ricadere e pagare unicamente ai lavoratori ed alle masse popolari le conseguenze della crisi medesima.
Questa situazione ha determinato l'apertura — da parte della federazione nazionale CGIL — CISL — UIL — della vertenza generale interconfederale sulla contingenza, garanzia di salario, pensioni, prezzi, investimenti, occupazione.
A fronte delle prime aperture, dovute alla forte mobilitazione dei lavoratori, della controparte in merito alla piattaforma e che in particolare hanno determinato:
l'accordo sulle tariffe ENEL
l'intesa sulla garanzia del salario
l'accordo sulla contingenza ribadiamo che questi importanti punti, che sono essenzialmente a salvaguardia del potere d'acquisto e che rappresentano un parziale recupero del salario eroso dall'inflazione, devono essere completati con la totale acquisizione delle richieste relative alle pensioni.
Rimangono tuttora insoluti i punti della piattaforma circa gli investimenti (agricoltura, energia, edilizia, telefonia) che rappresentano
l'alternativa alla politica delle classi dominanti, sostenute dal governo, per uscire dall'attuale crisi. Infatti solo con la conquista di questi obiettivi è possibile non solo difendere gli attuali livelli occupazionali, ma allargare la base produttiva creando nuovi posti di lavoro soprattutto nel Mezzogiorno.
E' necessario quindi che le OO.SS. si facciano carico del problema respingendo la politica dei due tempi proposta dal Governo mantenendo la mobilitazione attiva nel paese fino a che non siano raggiunti tutti gli obiettivi della vertenza.
E' quindi chiaro che dovremo continuare la lotta anche se si è raggiunto l'accordo sulla parte salariale, poichè solamente se obblighiamo la controparte a fare gli investimenti richiesti saremo in grado, non solo di difendere ciò che abbiamo acquisito, ma anche di creare le condizioni necessarie per ulteriori passi in avanti.
Nella crisi più generale del paese e alla stretta creditizia imposta dal Governo s'innesta contemporaneamente una grossa manovra da parte della IRI—STET attraverso il rinvio ed il pesante taglio del piano telefonico ed il prolungamento del periodo di pagamento della produzione alle aziende produttrici di materiale telefonico.
Riteniamo che il settore della telefonia sia importante per la nostra economia perché sviluppa tutto il problema delle comunicazioni che non vanno intese solo come utilizzo privato, ma anche come supporto dell'apparato produttivo e dello sviluppo sociale.
Pertanto respingiamo il taglio delle commesse operato della SIP poiché esso è strumentale (aumento tariffe, TV via cavo, ecc.) e non riflette le reali potenzialità del mercato, mentre invece minaccia pesantemente l'occupazione all'interno delle ditte fornitrici.
La stessa GTE ne è investita soprattutto per il settore "Strowger" (stabilimento di Milano); la Direzione sfrutta la situazione per portare avanti progetti di ristrutturazione a tutti i livelli, cercando di annullare il potere sindacale, ed avere completa libertà d'azione sulla mobilità della forza lavoro.
Ciò si verifica nel caso dei trasferimenti sia interni che tra gli stabilimenti che per il reparto degli
installatori della commutazione per i quali la direzione ha minacciato il ricorso alla cassa integrazione se non avessero accettato il trasferimento obbligatorio all'estero.
A questo si aggiunge che per lo stabilimento di Marcianise la Direzione ha richiesto un aumento dei turni del reparto "Flash" con l'introduzione del sabato lavorativo, senza peraltro aumentare gli organici ma operando dei trasferimenti interni. Questo è un evidente aspetto del tipo di elasticità dell'usos della forza-lavoro che la Direzione GTE vuole avere col ricatto della-crisi.
E' chiaro che noi non possiamo avallare questo progetto che si basa sul ricatto della perdita del posto di lavoro, ma dobbiamo mantenere ferme le conquiste fatte fino ad ora, puntando sulla sa Ivaguardia dei salari globali di fatto, della normativa e della professionalità di tutti i lavoratori coinvolti in questo processo.
La prima Assemblea dei delegati del gruppo GTE individua l'obiettivo del raggiungimento nel prossimo futuro della parificazione delle strutture salariali e normative di tutti gli stabilimenti e filiali del gruppo compresi installatori ed impiantisti.
A questo proposito indichiamo le linee di tendenza da perseguire e realizzare e a cui nell'attività quotidiana i Consigli di Fabbrica, qualora si trovassero nella necessità di affrontare i problemi sottoindicati, si dovranno attenere.
COTTIMO
Occorrerà andare verso il superamento del cottimo, partendo dall'aumento dello zoccolo garantito e fissando una fascia massima di guadagno (Plafond). Per arrivare alla parificazione dell'intera struttura retributiva è necessario agire in particolare sul terzo elemento trasferendo le voci relative al cottimo (concottimo e sostitutivo cottimo).
Inoltre si opererà affinchè le lavorazioni che negli stabilimenti del gruppo sono effettuate ad economia non vengano trasformate in lavorazioni a cottimo e che i lavoratori impiegati in lavorazioni
ad economia in caso di trasferimento in reparto a cottimo rimangano economisti.
PREMIO DI PRODUZIONE
Il premio di produzione annuale dovrà essere mensilizzato in misura uguale per tutti, realizzando cosi la parificazione anche di questo istituto.
ARMONIZZAZIONE NORMATIVA
IMPIEGATIZIA riferita all'orario di lavoro.
OMOGENEIZZAZIONE TRATTAMENTI DI TRASFERTE Italia — Estero.
RICHIESTE DI AUMENTO DEI CONTRIBUTI SOCIALI e reperimento degli strumenti (Enti Pubblici, Consorzi, ecc.) per utilizzare i fondi ottenuti.
L'assemblea decide che il Coordinamento istituisca appositi gruppi di studio che approfondiscano queste tematiche elaborandone le soluzioni tecniche.
Inoltre si deve istituire una commissione per accertare la reale consistenza del lavoro dato all'esterno e suggerire soluzioni di controllo a salvaguardia della occupazione indotta.
Anche per quanto riguarda gli impegni assunti dall'azienda in materia di investimenti nel Sud (4" Centro) si dovrà andare ad un confronto che impegni l'azienda al mantenimento di quanto concordato.
Infine l'Assemblea impegna tutti i delegati, i Consigli di Fabbrica ed il Coordinamento ad operare quotidianamente per la corretta ed integrale gestione degli accordi aziendali e di gruppo (Inquadramento Unico, problemi sociali, organizzazione del lavoro, ambiente di lavoro, ecc.), dell'applicazione del Contratto Nazionale di Lavoro, degli accordi sindacali nazionali e regionali sui problemi generali e sociali, nonché delle Leggi del Lavoro.
Statuto del Coordinamento Gruppo GT.E
STATUTO DEL COORDINAMENTO GRUPPO GTE approvato dall'Assemblea di delegati dei Consigli Fabbrica
(1 astenuto)
PREMESSA
Il Coordinamento del gruppo GTE è sorto dall'esigenza comune a tutti gli stabilimenti, di affrontare assieme i problemi comuni e per eliminare quelle differenze che la Direzione aveva creato soprattutto tra Marcianise e le fabbriche del Nord.
Il Coordinamento ha incontrato nel corso della passata attività alcune difficoltà perchè al suo interno non si era ancora realizzata pienamente la coscienza di rappresentare il gruppo GTE, ma ciascuna componente ha teso a privilegiare la propria realtà di fabbrica nei confronti delle altre.
Il Coordinamento deve essere un organismo di gruppo e non la somma degli organismi delle varie fabbriche.
Il punto di partenza per realizzare questo obiettivo deve essere la presa di coscienza della nostra situazione: i lavoratori della GTE fanno parte di un gruppo e pertanto ad un'unica direzione padronale bisogna contrapporre una azione sindacale unitaria e complessiva gestita da un coordinamento sindacale nazionale riconosciuto da tutti i lavoratori e da tutti i delegati dei Consigli di Fabbrica per essere in grado di decidere e di trattare con le controparti a nome di tutto il gruppo e quindi realizzare un coordinamento realmente rappresentativo e con potere decisionale.
II Coordinamento realizza l'unità dei lavoratori e l'insieme dei loro interessi, pertanto, per la sua natura di classe si batterà per la conquista di migliori condizioni di vita e di lavoro dentro la fabbrica e nella società.
1. A fronte della politica coordinata
e globale che la GTE ha attuato negli stabilimenti del gruppo allo scopo di mantenere in condizioni di sfruttamento e di subordinazione i lavoratori e di vanificare le conquiste da essi ottenute, i Consigli di Fabbrica degli stabilimenti GTE istituiscono un Comitato di Coordinamento che ha il compito di elaborare una linea strategica di politica rivendicativa valida per tutti gli stabilimenti in stretto collegamento con i Consigli di Fabbrica ed i lavoratori, di coordinare gli obiettivi rivendicativi dei singoli stabilimenti, di coordinare le lotte e le trattative aziendali, di stimolare la crescita politico-sindacale dei Consigli di Fabbrica in modo da realizzare una effettiva omogeneità.
II Comitato di Coordinamento non è nè un organo consultivo, nè sostitutivo delle responsabilità sindacali aziendali, zonali e provinciali, bensì un organismo che trae la propria forza e ne esalta la validità della sua funzione nel rapporto democratico che.Mabilisce con i sindacati, con i Consigli di Fabbrica, e attraverso questi, con tutti i lavoratori.
II Comitato di Coordinamento pertanto si impegna a dare il proprio contributo sui temi più generali del movimento operaio per contribuire alla costruzione delle linee politiche delle OO.SS. nazionali e confederali e in stretto collegamento con le FLM provinciali e zonali coinvolgendo nel dibattito i singoli Consigli di Fabbrica ed i lavoratori.
2. Condizione prioritaria perchè il Comitato di Coordinamento possa assolvere i suoi compiti è una sempre maggiore capacità, funzionalità ed autonomia dei Consigli di Fabbrica. L'autonomia è intesa come capacità dei singoli Consigli di Fabbrica di affrontare unitariamente i problemi che emergono nelle singole unità produttive e la capacità di individuare tra questi, quei problemi la cui dimensione e complessità vanno oltre la dimensione della fabbrica ed investono direttamente il Comitato di Coordinamento e quindi tutto il gruppo.
Contemporaneamente, autonomia vuol dire anche capacità di andare ad un confronto con le varie realtà molto diversificate presenti nel gruppo ed avere la capacità di trarre una sintesi politico-sindacale, per raggiungere una reale linea unitaria di opposizione alle scelte antioperaie della Direzione che deve diventare poi la linea in generale sulla quale tutti i Consigli di Fabbrica, tutti i delegati e tutti i lavoratori del gruppo GTE devono muovere per conquistare gli obiettivi f issati.
COMPOSIZIONE DEL COMITATO DI COORDINAMENTO
3. L'assemblea dei delegati dei Consigli di Fabbrica del gruppo GTE costituisce il Coordinamento Nazionale che definisce le linee generali della politica sindacale nelle aziende del gruppo ed inoltre affronta e risolve eventuali dissensi all'interno del Comitato di Coordinamento.
JI Comitato di Coordinamento dei Cosnigli di Fabbrica è composto da 26 membri eletti dai Consigli di Fabbrica dei rispettivi stabilimenti nelle seguenti proporzioni (tenendo conto del numero dei
Il
di Coordinamento, sulla base di esigenze politico-sindacali e a fronte di modifiche del numero degli addetti delle singole unità produttive, aggiornerà l'attuale composizione.
Tale decisione dovrà essere ratificata dall'assemblea generale dei delegati.
I Consigli di Fabbrica cureranno l'avvicendamento dei propri rappresentanti nel Comito di Coordinamento in modo da favorire una più ampia esperienza politico-sindacale ai propri delegati.
I membri del Comitato di Coordinamento esprimono le decisioni ed i pareri dei Consigli di Fabbrica che li hanno eletti e rispondono politicamente del proprio operato nei loro confronti.
Sono in ogni momento revocabili e sostituibili dal Consiglio di Fabbrica che li ha eletti.
Il Comitato di Coordinamento al fine di garantire la massima funzionalità del suo lavoro, comunica ai Consigli di Fabbrica le eventuali inadempienze (non partecipazione alle riunioni, ecc.) dei membri designati in modo da valutarne la sostituzione.
SEGRETERIA DEL COMITATO DI COORDINAMENTO
5. Il Comitato di Coordinamento allo scopo di assolvere ai propri compiti operativi con la massima tempestività ed efficienza, elegge una segreteria
La Segreteria dovrà mentenere i collegamenti fra i membri del Comitato di Coordinamento ed al suo interno.
La Segreteria affronta i soli aspetti organizzativi e pertanto: convoca il Comitato di Coordinamento, ne attua le decisioni, formula sentiti i membri del Comitato di Coordinamento - l'ordine del giorno, incarica il relatore sui temi messi all'ordine del giorno. L'ordine del giorno deve essere inviato per tempo ai Consigli di Fabbrica affinchè questi possano esprimere una propria valutazione.
Con la decisione di costituire la Segreteria viene inoltre adottato il criterio dell'avvicendamento nell'incarico che si attuerà attraverso la rotazione dei componenti del Comitato di Coordinamento.
RIUNIONI DEL COMITATO DI COORDINAMENTO
6. Il Comitato di Coordinamento nella sua attività si fa carico di mantenere stretti collegamenti con le OO.SS. provinciali e di zona che parteciperanno alle riunioni dello stesso.
Il Comitato di Coordinamento per dare continuità ed organicità al proprio lavoro, si riunisce di norma ogni trimestre od ogniqualvolta se ne ravvisi la necessità.
Il luogo di riunione sarà stabilito di volta in volta secondo le varie esigenze. Il Comitato di Coordinamento è convocato dalla Segreteria di propria iniziativa, o su richiesta dei rappresentanti di uno o più stabilimenti o di un Consiglio di Fabbrica o su iniziativa delle OO.SS.
SEDE
La sede amministrativa del Comitato di Coordinamento è presso Cologno Monzese (sede generale). Presso tale sede, il Comitato di Coordinamento organizza e cura la raccolta di tutto il materiale politico-sindacale e tecnico necessario all'espletamento delle sue attività e delle attività dei Consigli di Fabbrica.
ORE A DISPOSIZIONE DEL COMITATO DI COORDINAMENTO
Vedere accordo integrativo aziendale dei 31 10.1974, pag. 3, punto 7 — "Diritti sindacali".
BOLLETTINO DEL GRUPPO
La elaborazione ed applicazione delle linee politiche e rivendicative necessitano di un ampio legame democratico con i lavoratori.
"Battaglie sindacali unitarie" è il bollettino del Comitato di Coordinamento del gruppo GTE.
Deve quindi non solo essere un organo di informazione, ma uno strumento, una tribuna aperta
attraverso il quale si realizza il più ampio dibattito, confronto e partecipazione fra tutti i lavoratori.
Il Comitato di Coordinamento nomina la redazione di "Battaglie Sindacali Unitarie" la quale, in collaborazione con le redazioni di Stabilimento ed i lOro responsabili aziendali, promuove, stimola la partecipazione di tutti gli stabilimenti alla stesura di arlicoli e notizie per il bollettino.
La redazione con le segreteria di Coordinamento garantisce la periodica pubblicazione del giornale.
Il Comitato di Coordinamento ed i singoli Consigli di Fabbrica devono garantire l'autofinanziamento del bollettino.,
It Comitato di Coordinamento ha la responsabilità politica della redazione di BATTAGLIE SINDACALI UNITARIE.
tl Comitato di Coordinamento deve pervenire all'autofinanziamento con adeguate iniziative, che in seguito saranno adottate, sulla scorta delle indicazioni delle OO.SS. provinciali e nazionali.
Statuto dei Consigli di Fabbrica del Gruppo G.T.E
STATUTO DEI CONSIGLI DI FABBRICA DEL GRUPPO GTE approvato dall'assemblea dei delegati dei Consigli di Fabbrica (14 astenuti)
PREMESSA
La seconda Conferenza Nazionale Unitaria dei metalmeccanici (Roma 6 7 - 8 - 9 marzo 1971), ha sancito nelle sue risoluzioni una serie di norme inerenti le strutture sindacali, l'autonomia, l'incompatibilità nonchè le linee di politica rivendicativa e gli orientamenti sul piano internazionale.
Dette linee, ed orientamenti unitamente a quelli della prima Conferenza Nazionale di Organizzazione della FLM di Bellaria — dicembre 1974 — che sono vincolanti, costituiscono la base per la costruzione e l'attività del Consiglio di Fabbrica.
Articolo 1' — IL DELEGATO
a) Gruppo omogeneo
Il delegato è l'espressione diretta e democratica del gruppo omogeneo di lavoratori. Per gruppo omogeneo di lavoratori, si intende qUel- gruppo di ex-operai o ex-impiegati che, sulla base della struttura produttiva aziendale, sono raggruppati ai fini produttivi in una squadra, reparto, ufficio e sezione.
Il gruppo omogeneo ha il dovere di tutelare il proprio delegato.
(Il Consiglio di Fabbrica definirà l'elenco dei gruppi omogenei sulla base di uno ogni 40-60 dipendenti).
In caso di gruppi di lavoratori, di una certa consistenza, staccati o reparti che non sia possibile aggregare ad altri gruppi si assicurerà comunque un delegato.
Funzione e compiti
Compito del delegato è quello di dirigere la politica sindacale del gruppo omogeneo che lo ha eletto, esercita un potere di controllo e di intervento in merito alle condizioni di lavoro nella squadra, nel reparto, nell'ufficio e nella sezione e nell'ambito di una linea sindacale unificante espressa dal Consiglio di Fabbrica.
ll delegato è politicamente responsabile dell'attuazione, nell'ambito del gruppo omogeneo che lo ha espresso, delle decisioni approvate dall'assemblea o dal Consiglio di Fabbrica — quando non si ricorre all'assemblea — pertanto il delegato deve mantenere un costante collegamento con tutti i lavoratori del gruppo omogeneo, il Consiglio di Fabbrica e l'assemblea.
Il delegato deve svolgere la propria attività sindacale all'interno del gruppo omogeneo che lo ha eletto, in caso di difficoltà può richiedere l'intervento dell'Esecutivo o Segreteria. In casi eccezionali, quando la situazione all'interno del reparto può coinvolgere tutto lo stabilimento, il delegato deve chiedere la convocazione del Consiglio di Fabbrica.
Il delegato è impegnato a partecipare attivamente a tutte le iniziative e attività del Consiglio di Fabbrica, della FLM e del sindacato in generale.
Elezione
Il delegato viene eletto su scheda bianca con voto diretto e segreto da parte di tutti i lavoratori appartenenti al gruppo omogeneo. Il regolare svolgimento delle elezioni viene assicurato dal Comitato Esecutivo o Segreteria e dal Comitato Elettorale formato a maggioranza da lavoratori del gruppo omogeneo.
Normalmente ogni gruppo omogeneo elegge un solo delegato. Nel caso delle elezioni di 1 o 2 delegati nel gruppo omogeneo, ogni lavoratore esprime 1 o 2 voti e risulta eletto il lavoratore che in prima votazione ha superato il 50% dei votanti.
Nei casi in cui, per ragioni oggettive di carattere tecnico e produttive, vengano definiti gruppi omogenei nei quali è prevista la elezione di più di 2 delegati, è richiesta (per essere eletti) in prima votazione la maggioranzza del maggioranza del 35% dei votanti; ogni lavoratore esprime, unicamente in questi casi, preferenze pari a 2/3 degli eleggibili.
In caso di non elezione in prima votazione si procede al ballottaggio fra i lavoratori che hanno ottenuto più voti. Il numero dei lavoratori da porre in ballottaggio è doppio del numero dei delegati ancora da eleggere.
Revoca — Sostituzione
Il delegato di gruppo omogeneo è sostituibile in qualsiasi momento.
Il reparto, l'ufficio o il gruppo omogeneo possono — a maggioranza del 50% più uno — revocare il delegato eletto, motivandone le ragioni al Consiglio di Fabbrica.
La sostituzione del delegato che ha lasciato l'azienda, dimissionario dal Consiglio di Fabbrica o revocato dai lavoratori, dovrà avvenire da parte dei lavoratori del gruppo omogeneo interessato attraverso nuove elezioni con le stesse modalità di cui al paragrafo c).
Dopo tre assenze consecutive ingiustificate di un delegato, il Consiglio di Fabbrica proporrà al gruppo omogeneo che lo ha eletto, la sua sostituzione.
Articolo 2° — CONSIGLIO DI FABBRICA
li Consiglio di Fabbrica è l'unico organismo sindacale unitario di fabbrica e — nel quadro della linea del Sindacato — strumento dell'iniziativa contrattuale e politica dei lavoratori dentro e fuori la fabbrica, struttura di base del Sindacato Unitario.
Composizione
Il Consiglio di Fabbrica è composto dai delegati di gruppo omogeneo eletti democraticamente dai lavoratori, secondo il comma c) dell'Articolo 10
Il Consiglio di Fabbrica piib eventualmente — qualora ritenga necessario e importante il contributo di capacità ed esperienze di determinati lavoratori non delegati — cooptare come componenti del Consiglio medesimo un numero di ex-operai o ex-impiegati non superiore al 10% dei delegati eletti.
Tali cooptazioni possono essere effettuate solo quando almeno una maggioranza qualificata — pari ai 2/3 dei delegati eletti — esprime voto favorevole; sono valide se ratificate dalla assemblea generale a cui il Consiglio di Fabbrica deve sottoporre le sue proposte di cooptazione. I membri cooptati del Consiglio di Fabbrica possono essere revocati in qualsiasi momento dal Consiglio stesso.
c) Compiti e funzioni
Il Consiglio di Fabbrica imposta l'azione rivendicativa e la gestisce, dirige la politica sindacale nella fabbrica. Ricerca la sintesi unificante dei problemi che riguardano tutti i lavoratori, risponde a quelli specifici della sezione di reparto o di gruppo, li affronta decidendo e coordinando la azione di mobilitazione dei lavoratori interessati.
Inoltre, il Consiglio di Fabbrica promuove le iniziative necessarie per la sensibilizzazione e la crescita politica dei lavoratori e contribuisce efficacemente per la concreta partecipazione degli stessi alle scelte politiche ed alle decisioni della azione del sindacato unitario sui problemi generali.
il Consiglio di Fabbrica è il solo organismo cui spetta di eleggere o nominare:
Il Comitato Esecutivo o Segreteria del Consiglio
I propri rappresentanti nel Comitato di Coordinamento del gruppo GTE
La delegazione ufficiale che partecipa alle trattative ed agli incontri con la Direzione
I propri rappresentanti negli Enti Sociali aziendali ed organismi ove è prevista la partecipazione di rappresentanti sindacali.
d) Riconoscimento
Considerando che lo Statuto dei diritti dei lavoratori (Articolo 19) tutela complessivamente la rappresentanza sindacale aziendale, come del resto previsto dagli accordi aziendali GTE, il Consiglio di Fabbrica è riconosciuto in tutti i suoi componenti i quali utilizzano collegialmente ore retribuite necessarie per lo svolgimento dell'attività.
e) Sede
La sede del Consiglio di Fabbrica è presso l'azienda nei locali che la stessa ha messo a disposizione a norma dell'Articolo 27 dello Statuto dei lavoratori.
La sede è un punto di incontro per tutti i lavoratori; pur riaffermando che essi per i loro problemi si devono rivolgere innanzitutto al proprio delegato.
f) Verifica del Consiglio
Il Consiglio di Fabbrica rimane in carica due anni. Al termine di tale periodo si procederà al rinnovo.
Articolo 3' — STRUTTURE DEL CONSIGLIO DI FABBRICA
Comitato Esecutivo o Segreteria
Il Consiglio di Fabbrica per assicurare un efficace coordinamento della sua attività ed un rapido collegamento tra i delegati elegge nel suo ambito un Comitato Esecutivo o Segreteria. Le modalità di votazione con voto palese sono decise dal Consiglio medesimo.
Composizione Esecutivo o Segreteria
Il Comitato Esecutivo o Segreteria è composto da nr. 5-7-9 componenti. I componenti dell'Esecutivo o Segreteria possono essere sostituiti in ogni momento dal Consiglio di Fabbrica. Si riafferma il criterio della rotazione periodica, preceduta da una valutazione politico-sindacale, ogni 6 mesi di due o tre componenti dell'Esecutivo o della Segreteria in modo da realizzare una più ampia responsabilizzazione dei delegati.
Compiti dell'Esecutivo o Segreteria
I compiti dell'Esecutivo o Segreteria sono operativi e funzionali quindi limitati alla attuazione delle decisioni prese dal Consiglio di Fabbrica e dalla assemblea dei lavoratori. Esso o parte di esso deve prendere parte ad ogni incontro o trattativa con la Direzione unitamente alla delegazione o commissione. In casi eccezionali e quando si è nella impossibilità di convocare il Consiglio di Fabbrica, l'Esecutivo o Segreteria può eccezionalmente prendere decisioni, anche per la proclamazione di scioperi, sempre che sia nell'ambito della linea sindacale stabilita dal Consiglio di Fabbrica, dal Sindacato.
Commissioni
Il Consiglio di Fabbrica, nomina di volta in volta, oppure in modo permanente delle commissioni di lavoro e di studio per l'esame e l'approfondimento di specifici problemi in relazione alle esigenze contrattuali ed organizzative. Il Consiglio di Fabbrica deve nominare per ogni commissione un responsabile che risponde dell'attività della stessa al Consiglio di Fabbrica medesimo. Delle commissioni di lavoro possono venire chiamati a farne parte lavoratori non delegati. All'attività delle commissioni possono partecipare i lavoratori GTE dello stabilimento.
Per la sua attività, le commissioni di lavoro possono avvalersi di consulenti esterni all'azienda (medici, sociologi, legali, ecc.).
L'Esecutivo o Segreteria coordina l'attività delle varie commissioni.
Articolo 4 ° — CONVOCAZIONE DEL CONSIGLIO DI FABBRICA
Il Consiglio di Fabbrica viene convocato su decisione del Comitato Esecutivo o Segreteria, su richiesta presentata al Comitato Esecutivo dal Sindacato, oppure su richiesta di almeno 1 /4 dei delegati oppure di una commissione di lavoro.
II Consiglio di Fabbrica si riunisce ordinariamente una volta al mese e tutte le volte che si ritiene necessario.
Prima di ogni riunione del Consiglio, preventivamente, i delegati devono essere portati a conoscenza dell'ordine del giorno.
Le riunioni del Consiglio di Fabbrica sono presiedute e dirette dal Comitato Esecutivo o Segreteria, dai dirigenti sindacali. Il relatore, sull'ordine del giorno verrà designato, di volta in volta, dall'Esecutivo o Segreteria.
In apertura della riunione del Consiglio si fa appello dei componenti dello stesso. La riunione è valida — in prima convocazione — quando sono presenti almeno il 50% più uno dei delegati, ed in seconda convocazione — il giorno successivo — qualunque sia la percentuale dei presenti.
Le decisioni del Consiglio di Fabbrica saranno prese a maggioranza assoluta (50% + 1) dei presenti. Di diritto partecipano alla riunione i dirigenti sindacali di zona, provinciali e nazionali.
Alla riunione possono partecipare tutti i lavoratori GTE, senza diritto di voto, salvo i casi in cui il Consiglio di Fabbrica decide che la riunione è riservata ai soli membri del Consiglio di Fabbrica. Su invito del Consiglio di Fabbrica, possono partecipare alla riunione rappresentanti esterni all'azienda, non del sindacato.
Articolo 5 ° — ASSEMBLEA
L'assemblea generale dei lavoratori della fabbrica è lo strumento dí crescita e di partecipazione dei lavoratori stessi alle decisioni ed al controllo delle scelte sindacali e costituisce il momento di massima espressione di volontà e di democrazia sui problemi aziendali e generali.
L'assemblea generale dei lavoratori è il massimo organo decisionale a livello di azienda a cui deve rendere conto il Consiglio di Fabbrica.
L'assemblea può essere generale o di gruppi di lavoratori e le decisioni che in essa vengono prese devono essere approvate dalla maggioranza dei presenti.
Articolo e — BOLLETTINO UNITARIO DI GRUPPO
Il Consiglio di Fabbrica provvede alla elezione del responsabile e della redazione di stabilimento del bollettino sindacale del Coordinamento del gruppo "BATTAGLIE SINDACALI UNITARIE".
La redazione di stabilimento è impegnata a svolgere una funzione di stimolo verso i lavoratori affinché collaborino alla stesura di articoli, notizie, ecc., da inviare alla redazione del bollettino sindacale di gruppo.
Articolo 7 ° — COORDINAMENTO GTE
Il regolamento del Coordinamento del gruppo GTE costituisce parte integrante del presente statuto.
Articolo 8 ° — APPROVAZIONE E MODIFICA DELLO STATUTO
Lo Statuto viene elaborato dal Consiglio di Fabbrica che dopo la sua approvazione lo sottopone alla approvazione della assemblea generale dei lavoratori.
Lo Statuto può essere modificato su proposta del Consiglio di Fabbrica approvato dalla assemblea generale dei lavoratori.
Accordo sulla Garanzia del Salario Testo Integrale
TESTO DELL'INTESA
TRA SINDACATI E CONFINDUSTRIA SULLA GARANZIA DEL SALARIO (Proposta di modifica dell'attuale legislazione)
1. Unificazione delle varie gestioni della Cassa Integrazione Guadagni (Con contabilità separate per la parte finanziata dallo Stato)
2. Causi di intervento della CIG: forza maggiore contrazioni temporanee in dipendenza di situazioni di mercato crisi e conseguenti ristrutturazioni e riconversioni produttive
3. Durata
Per i casi previsti ai punti a) e b) delle cause in intervento, la durata è fino a 3 mesi continuativi;
Per i casi previsti al punto c), la durata è fino a 6 mesi continuativi;
In tutti i casi, l'intervento della Cassa può essere prorogato di tre mesi in tre mesi, previo esame congiunto tra le parti.
Nei casi di ristrutturazione e riconversione previsti dal punto c) delle cause di intervento, l'intervento della Cassa è comunque subordinato all'accertamento da parte dei pubblici poteri dei programmi di investimento delle aziende interessate, degli obiettivi di ristrutturazione o di riconversione parziale o totale che si intendono perseguire, dei livelli di occupazione complessivamente da salvaguardare, al cessare dell'intervento della Cassa; accertamento che deve avvenire anche attraverso un confronto con le organizzazioni sindacali.
In tali casi ia proroga è condizionata all'accertamento dell'attuazione dei programmi di investimento.
4. Misura e modalità dell'integrazione:
80% della retribuzione lorda;
1'8% dell'integrazione salariale è a carico della singola azienda quale contributo addizionale dé versare alla CIG in sede di conguaglio;
per le aziende fino a 50 dipendenti, il contributo viene ridotto al 4%. E' escluso il versamento del contributo addizionale nei casi di sospensione o di riduzione determinati da forze maggiori (punto a).
Anticipazione de parte dell'azienda ai lavoratori delle integrazioni autorizzate.
Contributi previdenziali ed assistenziali (pensioni, malattia, assegni familiari) a carico dei competenti istituti o gestioni.
5 Intagrabilid da O a 40 ore.
L Procedure negoziali
Nei casi previsti al punto a) delle cause di intervento, l'azienda comunicherà alle rappresentanze sindacali di fabbrica la durata prevedibile della riduzione o sospensione
ed il numero dei lavoratori coinvolti. In caso di riduzioni o sospensioni superiori alle 16 ore su riChiesta di una delle due parti, si darà luogo ad un esame congiunto della normale attività produttiva.
Nei casi previsti ai punti b) e c) delle cause di intervento, la riduzione degli orari deve essere preceduta da una comunicazione alla struttura sindacale di fabbrica e, per il tramite dell'associazione territoriale degli industriali, al sindacato di categoria competente per territorio, relativa alle cause, all'entità, alla durata prevedibile, al numero dei lavoratori interessati. A tale comunicazione seguirà, a richiesta, un esame congiunto allo scopo di valutare: i programmi produttivi; gli investimenti; gli effetti sull'occupazione al fine di adottare tutte le misure che ne assicurino la salvaguardia e lo sviluppo; le modalità di distribuzione della riduzione (attuando in quanto possibile criteri di rotazione); le iniziative di qualificazione professionale nella salvaguardia delle condizioni salariali e normative conseguite.
L'incontro per l'esame congiunto dovrà aver luogo entro i 5 giorni successivi alla richiesta dei sindacati e la procedura per la definizione delle intese dovrà essere esaurita entro il periodo complessivo di 25 giorni dalla data di comunicazione dell'Associazione territoriale degli industriali ai sindacati.
La procedura deve esaurirsi entro 10 giorni per le aziende fino a 50 dipendenti.
Adeguamento dei contributi per il finanziamento della Cassa Integrazione
Il contributo per il finanziamento della CIG sarà determinato in funzione dell'equilibrio della gestione con apposito decreto del Ministro del Lavoro, di anno in anno.
L'approvazione dei programmi dii cui all'art. 9 delle legge n. 464 del 1972, non deve essere subordinata alla messa in Cassa Integrazione dei lavoratori.
Edilizia
Le modifiche proposte non si applicano alla gestione speciale per l'edilizia della Cassa Integrazione Guadagni. Per l'edilizia, tenute presenti le trattative e le intese di massima già intervenute sia in sede sindacale che ministeriale, le parti sindacali del settore edile si incontreranno per definire e completare in tempi brevissimi le intese predette in materie di integrazione salariale e di disoccupazione.
Alle imprese edili ed affini continuano ad applicarsi le disposizioni relative agli interventi straordinari di integrazione per crisi e ristrutturazioni, poste a carico esclusivo dello Stato. Dal predetto fondo a carico esclusivo dello Stato potranno essere operati i prelievi per prestazioni integrative di disoccupazione ai lavoratori edili, norme della legge 2 febbraio 1970, numero 12.
Testo Integrale Accordo sulla Contingenza
TESTO DELL'ACCORDO TRA SINDACATI E CONFINDUSTRIA SULLA CONTINGENZA
Art. 1 -- Si concorda di realizzare, con il 31 gennaio corrente, il riporto a 100 dell'indice della contingenza, effettuando i necessari riproporzionamenti intesi a non alterarne la sostanza. A tale fine i valori dei punti di contingenza in atto al 31 gennaio per ciascuna categoria verranno moltiplicati per il coefficiente 2,52 e contestualmente l'indice di contingenza verrà riportato a 100 effettuando le altre necessarie correlazioni per realizzare il risultato sopra indicato in modo da assumere come nuova base dell'indice il trimestre agosto - ottobre 1974.
Art. 2 - Le differenze che i valori del punto di ciascuna categoria ricalcolati secondo quanto stabilito all'articolo precedente presentano rispetto al livello massimo, verranno ridotte con le seguenti cadenze e percentuali: - per i punti che scatteranno dal 1° febbraio 1975, del 25 per cento della differenza; - per i punti che scatteranno dal 1° febbraio 1976 di un ulteriore 30 per cento della stessa differenza;per i punti che scatteranno dal 10 agosto 1976 di un ulteriore 20 per cento della stessa differenza. I punti che scatteranno dal 1° febbraio 1977 raggiungeranno per tutte le categorie il suddetto valore massimo. Per le aziende con un numero di dipendenti non superiore a 50 le riduzioni da apportare nella seconda e nella terza tappa saranno ambedue del 25 per cento.
Art. 3 - Conglobamento. Le parti convengono che le indennità di contingenza in vigore al 31 gennaio 1975, pari a 103 punti, verranno conglobate nei minimi di paga o stipendio base di ciascun settore in sede di rinnovo dei rispettivi contratti collettivi nazionali di categoria. L'operazione di conglobamento dovrà avvenire senza benefici né perdite per le parti.
Art. 4 - Le parti stipulanti congengono sulla necessità di aumentare del 20 per cento le attuali misure degli assegni familiari per coniuge e figli, utilizzando a tal fine l'attivo di bilancio della gestione della cassa unica assegni familiari e adeguando se necessario, il contributo a carico della produzione per assicurare l'equilibrio della gestione industria. Al fine di realizzare l'obiettivo di cui sopra le parti p.renderrano contatto con gli organi di governo.
Art. 5 - Le parti congiuntamente confermano che la materia dell'indennità di contingenza nei suoi aspetti economici e normativi è regolata esclusivamente dal presente accordo fatte salve le condizioni di miglior favore in atto.
Art. 6 - Ove condizioni meno onerose di quelle previste dal presente accordo venissero concordate con altre associazioni di datori di lavoro, esse si intenderanno automaticamente estese alle aziende industriali aderenti alle associazioni rappresentate dalla Confederazione generale dell'industria italiana.
Art. 7 - A decorrere dal 1° febbraio 1975 verrà corrisposto a tutti lavoratori dei vari settori industriali l'importo mensile lordo di lire 12.000, a titolo di elemento distinto dalla retribuzione con riferimento ai vari istituti contrattuali e ai trattamenti aziendali a qualsiasi titolo riconosciuti. Le parti convengono che detto importo sia considerato utile ai soli effetti della 13a mensilità, delle ferie, delle festività nazionali ed infrasettimanali, dell'indennità di preavviso e di anzianità noché dei permessi retribuiti.
Art. 8 - Durata: il presente accordo avrà durata fino al 31 dicembre 1977 e potrà essere disdetto da ciascuna delle parti contraenti con un preavviso di 6 mesi rispetto a tale scadenza. Se non disdetto entro il termine indicato esso si intenderà prorogato di anno fermo restando il termine di preavviso duddetto.