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Milano 19(89)

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MENSILE DI INFORM A Z I O N E POLITICA-CULTURA

ANNO XXII APRILE 1998 N.4 SPED. IN ABB. POST. COMM. 27 ART. 2 LEGGE 549/95 MILANO LIT. 2.000

A Milano migliaia di bimbi in lista d'attesa

Emergenza nidi e materne womeman""m

Roberta Folatti

iù zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA di 2000 famiglie a Milano che nel decennio scorso aveva dato

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non possono contare su strutture pubbliche a cui affidare i propri bambini. La Milano "capitale economica" del paese, con un piede nella Europa, non riesce a garantire a padri e madri che lavorano una risposta efficace al bisogno di formazione e di socializzazione dei propri figli: le liste d'attesa di asili nido e scuole materne infatti nel ` 98 si sono ulteriormente allungate. Le famiglie che hanno i loro bimbi in lista d'attesa si arrangiano come possono, mobilitando parenti, assumendo baby sitter o rivolgendosi agli asili privati in cui si pagano tariffe raddoppiate rispetto a quelle delle strutture comunali; il disagio comunque è grande. Come si è arrivati a questa situazione, dopo che negli anni '80 il settore Educazione era stato seguito con grande sensibilità? Il calo delle nascite che ha attraversato tutto il decennio scorso, il succedersi di assessori distratti e una sempre maggiore disattenzione verso le esigenze della prima infanzia hanno condotto a un lento ma inesorabile depotenziamento del servizio pubblico, che in questi ultimi anni non riesce più a far fronte alle richieste, nuovamente in crescita, degli utenti. La qualità della vita a Milano peggiora soprattutto per i bambini e nel contempo si rischia la dismissione di un patrimonio di servizi educativi

grandi risultati. Mancano gli spazi, la gestione del personale risente di assenze e di mancate sostituzioni, in alcune zone le liste d'attesa sono fisiologicamente sovraf-follate e il Comune in tutta risposta si rivolge ai privati, con convenzioni che, se non garantiscono la qualità, dovrebbero almeno consentire dei risparmi. Il Bilancio del Settore educazione e refezione scolastica prevede nelle intenzioni l'apertura di nuovi servizi ma nei fatti taglia le spese di gestione e di formazione del personale e destina 2 miliardi e 600 milioni ( il 63% in più rispetto al ` 97) alle convenzioni e agli appalti coi privati. L'obiettivo a breve termine è proprio l'esternalizzazione; nel medio e lungo periodo si ventila l'ipotesi di un censimento di eventuali spazi ancora disponibili per la costruzione di nuove strutture, ma tra le righe del bilancio si legge una scarsa convinzione. Anche il discorso della refezione scolastica è proiettato verso l'esterno, con il rischio di sacrificare competenze consolidate negli anni e un servizio di qualità. competitivo anche sul costo. E' giusto dismettere un patrimonio di esperienze e di formazione così vasto proprio ora che la legge Turco prevede finanziamenti ( oltre 22 miliardi per Milano ) e nuova attenzione alle iniziative in favore della prima infanzia?

Intervista al Presidente dell'Azienda Lombarda Edilizia Residenziale ingegner Vincenzo Guerrieri

Cosa é cambiato con la gestione dell'ALER? D: A quasi un anno dall'istituzione delle ALER, che cosa è cambiato nella gestione, in riferimento alla nuova natura di Ente pubblico economico? R: Innanzitutto diciamo che lo scopo dell'ALER è di soddisfare il fabbisogno di edilizia pubblica operando in condizioni di efficacia, adottando valide decisioni di efficienza e minimizzando le risorse impiegate. L'ALER che ha ereditato lo IACP non è più un tampone sociale ma è diventata una azienda: occorre quindi cambiare mentalità e permettere lo sviluppo dell'autonomia imprenditoriale specificatamente assegnata dalla legge all'ALER.

D: Spesso vengono attribuiti all'ALER tutte le responsabilità

per le cose che funzionano male... R: E' necessario chiarire una volta per tutte che l'Azienda è solo un amministratore di beni immobili in pratica governato dai Comuni, i quali sono gli unici Enti che hanno la facoltà di destinare gli alloggi. Va aggiunto a ciò che l'ordine pubblico è di competenza esclusiva della Prefettura e delle Forze di Polizia e che è compito della Regione legiferare in materia di Edilizia residenziale pubblica. Ciò detto, l'insoddisfazione dell'utenza è più che giustificata ed è dovuta sia ai 25 anni di malgoverno che ha fatto accumulare tutta una serie di problemi, un circolo vizioso di poca chiarezza fra Enti ed Istituzioni.

segue a pagina 11

La democrazia sospesa Con una decisione senza precedenti il Sindaco di Milano e la maggioranza del Polo hanno impedito al Consiglio Comunale di fissare la data delle elezioni nei Consigli di Zona commissariati. Il centro-sinistra ricorre al TAR

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na gravissima violazione

alla democrazia ed alle regole, questo è il giudizio espresso da tutti i consiglieri dell'opposizione a Palazzo Marino, dopo il voto avvenuto in Consiglio Comunale lunedì 6 aprile che ha rinviato all'anno prossimo, le elezioni nei 14 Consigli di Zona commissariati. Il disegno della maggioranza che governa la città oggi appare chiaro, si vuole affossare il decentramento e la partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica, per evitare il controllo sulle scelte dell'amministrazione, accentrando tutti i poteri a Palazzo Marino. Il Sindaco ha consapevolmente voluto e imposto questa scelta, così facendo ha dichiarato di non essere il Sindaco di tutti i milanesi, perchè colui che considera i diritti e la democrazia come un ostacolo al suo governo, con una visione autoritaria del potere, segnala una preoccupante deriva politica e istituzionale. Infatti per la prima volta nella

nell'interno:t a pagina 3 la storia infinita del Palazzetto dello Sport e del PalaVobis

lunga storia democratica della città la scelta della maggioranza mette in discussione il diritto fondamentale al voto, questo non è un fatto solo locale, tale decisione assume una dimensione politica nazionale. Il rispetto delle regole è la base fondamentale della vita democratica nelle istituzioni e nella società, è la garanzia per tutti i cittadini della correttezza e trasparenza amministrativa. Chi governa non ha nessun diritto di imporre con la logica di un voto di maggioranza (frutto di un premio che garantisce la governabilità non il sopruso), lo stravolgimento dei diritti di tutti, e quello elettorale è il primo diritto fondamentale in un regime democratico. False, pretestuose e strumentali sono le motivazioni illustrate pubblicamente dal Sindaco per giustificare un comportamento illiberale che presuppone per i milanesi un ruolo di sudditi non di liberi cittadini. Il Sindaco non è un monarca assoluto, saper

governare la città con il mandato ottenuto dal voto non comporta l'annullamento delle regole democratiche condivise e universali. Le forze di , centrosinistra hanno tentato invano di evitare questa inaudita decisione, ma tutti i tentativi sono andati a vuoto. Per questo motivo l'opposizione, visto che la maggioranza impedisce il regolare svolgimento delle elezioni, è costretta a ricorrere al tribunale amministrativo per far rispettare la legalità ed i diritti calpestati. Il decentramento e la sua riforma assumono una rilevanza straordinaria per Milano, la sfida è diventata molto alta e impegnativa. La modernizzazione, l'efficenza e la buona amministrazione della città sono possibili solo se funzionano gli organi istituzionali decentrati. Le Zone sono uno snodo fondamentale nella riorganizzazione del Comune. Per questo devono essere funzionanti e legittimamente elette dai cittadini.

nell'interno: a pagina 10 l'emergenza ambientale a Milano

nell'interno: a pagina 12 le nostre autrici Salima Ghezali

Valter Molinaro


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