Sindacato3

Page 1

Informazione cultura e società

Il capitalismo monopolistico sviluppa la industria culturale in modo molto più veloce e completo rispetto ad altri settori produttivi, cercando però, allo stesso tempo, di bloccarla...

L'analisi relativa allo stato della Informazione nel nostro paese non può prescindere dal meccanismo di sviluppo insito nella sua società, caratterizzato dall'uso capitalistico delle contraddizioni tra settori avanzati ed arretrati, dalla discriminazione tra Nord e Sud, da logica democratica (parlamentare) e logica accentratrice e clientelare (corpi separati dello Stato).

In quest'ultimo quadro proliferano gli organismi facenti capo alla Informazione che, accanto alla Scuola, altro corpo separato, strumento essenziale per soddisfare la logica della continuità della riproduzione dei rapporti di classe esistenti, vengono gestiti autoritaria-

mente e repressivamente dalle classi egemoni.

Attraverso l'industria cinematografica, pubblicitaria, discografica, la editoria libraria e giornalistica, che presentano analogie proprio perchè lo stesso padrone, sovente in senso fisico, controlla gli uni gli altri, il concetto di cultura di informazione viene strumentalmente interpretato nella maniera più univoca, nella consapevolezza del potere che è altrettanto forse più importante della critica informazione del quotidiano o del telegiornale incentivare la diffusione dei settimanali femminili o delle trasmissioni TV tipo Canzonissima e Rischiatutto, nell'intento di sviare la coscienza popolare dalle ben diverse realtà che lo opprimono, coordinandola passivamente alla accettazione di una società nella quale la esaltazione del processo consumistico fine a se stesso risulti momento senza alternativa.

A questo punto è interessante sottolineare come il grande capitale privato (Agnelli, Monti, Rovelli, Crespi, ecc.) nello stesso momento in cui pubblicizzava lungamente, strumentalizzando l'opi-

nione pubblica, la impossibilità della sua partecipazione agli investimenti industriali in una visione di rinnovata politica sociale, recepiva invece considerevoli fondi CONTINUA IN

SOMMARIO

Informazione cultura e società

Conseguenza di un errore

II fascismo uccide

ancora

Precisazione

Vietnam

Lettere al giornale Patronato

Tesseramento

GENNAIO 1972
GIORNALE UNITARIO DEL

DALLA PRIMA

per condurre operazioni finanziarie dirette a concentrare e monopolizzare i settori industriali dell'Informazione.

La figura stessa di Agnelli è di primo piano in tutte le recenti concentrazioni e ristrutturazioni operate nella editoria libraria e giornalistica: mentre, per esempio, si dà per scontato che egli abbia rilevato la F.11i FABBRI Ed. e la FELTRINELLI, si danno anche per certe le quotidiane offerte alla stessa persona di pacchetti azionari di gruppi editoriali quali BOMPIANI, ADELPHI, BORINGHIERI, CORRIERE DELLA SERA, ecc.

Emerge chiaramente la volontà del grande capitale di strumentalizzare capillarmente la cultura al fine consumistico; inoltre il monopolio della stessa potrà trasformarsi facilmente nella arma politica più appropriata per dosare, condizionare, razionalizzare la nostra lettura.

Evidentemente ove il padronato non è riuscito ad imporsi attraverso la formula espressamente politica, tenterà di passare utilizzando lo strapotere economico, dando menzognero avallo alla tesi della neutralità tra scienza, letteratura, cultura e fine sociale.

Lo stesso Ente RAI-TV, amministrato monopolisticamente dallo Stato con capitale Pubblico, costituzionalmente e potenzialmente in grado se non di contrastare perlomeno di condizionare seriamente simili disegni univoci ed accentranti, viene in realtà gestito con criteri orettamente privatistici, clientelari ma, soprattutto, strumentali, motivo questo di gravissimo attacco alla logica democratica, a fini di faziosità e di parte, in coerenza alla occupazione dei centri direzionali perseguita da anni dalla D.C. o, peggio ancora, dalle sue correnti.

Ultimo sconcertante esempio di mesto fenomeno di malcostume lo abbiamo rilevato con la provocgtoria, arbitraria apparizione dell'attuale Presidente del Consiglio sui teleschermi, il quale, conscio forse della sua precarietà governativa, abusando della buona fede dei teleutenti, ha fatto di una non programmata trasmissione televisiva un personale, talaltro abbondantemente addomesticato, monologo elettorale in difesa sua e della formula politica da lui presieduta, nel-

l'evidente tentativo di contenere a livello popolare i molteplici motivi di avversità che ogni realtà sinceramente democratica non può che decisamente confutargli. Queste brevi considerazioni evidenziano il valore estremamente politico della lotta che le forze sociali conducono e dovranno incentivare per la democratizzazione dei settori dell'Informazione, ed in prima istanza il ruolo conduttore che a questo fine le Regioni dovranno esplicare, concretizzando e valorizzando la loro autonomia dal potere centralizzato in un momento di critica elaborazione e rilancio organizzativo delle esperienze maturate dal movimento democratico, riappropriandosi dell'uso degli Enti Pubblici come esigenza costituzionale, creando nuove infrastrutture collettive per l'editoria,

impostando quindi la riforma Radio-Televisiva nella ipotesi di un servizio pubblico gestito dalla socialità e favorendo la nascita e lo sviluppo della Stampa Sindacale e dei giornali regionali mediante la messa a disposizione di impianti pubblici.

Concretizzare, sviluppandole, queste esperienze significa controbattere efficacemente il disegno reazionario e restauratore posto in atto dalle strutture capitalistiche.

E' bene ricordare come il problema della Informazione venga assumendo l'aspetto di un importante momento di scontro di classe e di lotta per il potere, in virtù del fatto che non è possibile ipotizzare la crescita della democrazia popolare senza una adeguata e precisa evoluzione culturale e informativa all'interno della stessa.

Bugie a 21 alici

E' Il !gnocchi* televisivo? — No à il telegiornale.

CONSEGUENZA DI UN ERRORE

Vorremmo fare alcune considerazioni suì primi atti compiuti dal nuovo governo per sottoporle alla riflessione di quei lavoratori che con il loro voto ne hanno permesso la formazione, sperando, (poveretti noi!) o credendo ingenuamente, che questi dessero finalmente l'avvio a quella politica di riforme sempre promesse e mai mantenute per venticinque anni.

Vi è stata la parentesi in cui nella barca governativa sempre diretta dalla D.C. entrò pure il P.S.I. dando così vita al Centro-Sinistra ma, i risultati sono stati inferiori agli intendimenti socialisti e alle attese dei lavoratori per cui, risultò chiaro che il suo apporto servì solo a coprire a sinistra il blocco conservatore D.C.-P.S 0.1.-P.R.I. per continuare la solita politica antipopolare.

Al rilancio delle richieste delle masse lavoratrici e di classe da parte del P.S.I., Democrazia cristiana e soci hanno risposto con la crisi di governo e conseguenti elezioni anticipate.

Ce n'era abbastanza per negare la fiducia ai partiti della borghesia ma molti, troppi lavoratori non hanno tenuto conto della lezione ed ora, ci troviamo in una situazione peggiore di prima sotto tutti i punti di vista.

Se nell'animo innocente di qualche Irvoratore rimaneva ancora la speranza di un governo sensibile ai suoi problemi, il rientro in esso dei liberali e il plauso rivoltogli dalla stampa padronale. crediamo abbia tolto in lui ogni dubbio.

Ricordiamo comunque che la nrima azione qualificante esso l'ha data votando per ridurre i minimi di r•.ensione da 35 mila lire (già votati 41 parlamento) a 32-30 e 24 mila, contro l'uguaglianza dei cittadini ai bisogni più elementari della vita.

Non soddisfatto, ha pure discriminato vinliaccamente nli ex combattenti dipendenti dalle aziende private da quelli del pubblico impiego negando loro di andare in pensione in anticipo di 7 e 10 anni

come stabilisce la legge N. 336 del 24 maggio 1970 e, come ultimo atto di disprezzo verso le classi meno abbienti, ha proposto lo aumento agli alti funzionari dello stato di 7 milioni l'anno più 50 milioni di liquidazione.

Sul piano della democrazia, esso ha permesso la recrudescenza del terrorismo fascista e persegue cinicamente gli attivisti di sinistra al minimo sospetto o addirittura con accuse prefabbricate come nel caso Valpreda, in galera ormai da tre anni senza processo.

Il costo della vita ha raggiunto vertici insostenibili, molte fabbri-

IL TEDOFORO

che chiudono i battenti, i licenziamenti si susseguono a ritmo spaventoso e tutto questo, è permesso dal governo di Centro-Destra che con false promesse ha carpito il voto di tanti lavoratori.

L'unico rimedio contro questo stato di cose è di lottare subito contro questo governo dei padroni prima che rovini definitivamente l'Italia e ciò, avverrà al più presto se i lavoratori che lo hanno votato si renderanno conto delle conseguenze determinate dal loro errore e si uniranno alle masse per abbatterlo.

Un lavoratore

3n o e a ti t3te e )a a

IL FASCISMO UCCIDE ANCORA

Ormai il caso lo sanno tutti e non c'è bisogno di riscriverne la cronaca. Un fascista, spalleggiato, naturalmente, da compari, prima minaccia di morte e poi assassina a coltellate un giovane lavoratore, un antifascista. II fatto è avvenuto a Parma, la città legata alle eroiche battaglie dell'Oltretorrente contro le squadracce di 50 anni fa. L'accoltellatore proviene dalle file del MSI. Dicono che l'hanno espulso tre giorni prima. Ma a chi credono di darla a bere? Che siamo di memoria corta in Italia, purtroppo, è ben noto. Però -a incitare i « camerati • allo scontro fisico è stato l'on. Almirante, e quello non l'hanno espulso dal MSI e nessuno l'ha ancora dimenticato (tranne forse quei tutori della legalità repubblicata che dovevano esaminare se il discorso del neo-duce fosse o meno penalmente perseguibile). Così oggi all'istigazione a delinquere è seguito puntualmente l'atto di delinquenza concreto.

Insomma la realtà è questa: 1) il fascismo è in fase aggressiva; questa fase s'inserisce con molte funzioni (di intimidazione, di provocazione, di copertura) entro un'aggressione generale della classe dirigente contro la classe lavoratrice, per svuotare del tutto le conquiste precedenti, per portarla a trattare il rinnovo dei contratti da condizioni di debolezza, per farle subire buona buona il peso del periodo di crisi e di trasformazioni che il neocapitalismo attraversa, il peso degli errori che i dirigenti politici, finanziari e industriali hanno commesso a livello interno e internazionale. 2) Dunque il fascismo è uno strumento direttamente antioperaio. Non c' ètroppo da stupirsi che sia tornato a insolentire dopo la batosta del 25 Aprile. E' anzi abbastanza naturale, visto che i padroni son rimasti gli stessi e liberi di fare il loro gioco e sarebbero fessi se non lo facessero. Fessi allora noi, che glielo lasciamo fare, che non siamo stati capaci di strappargli il potere .e di instaurare il socialismo? Ma questa posizione è troppo schematica e semplicistica. Se la Resistenza ha portato a una rivoluzione democratica e non a una rivoluzione socialista, ciò è dipeso da condizioni oggettive e soggettive, come: rap-

porti di forza (presenza degli angloamericani), stanchezza della guerra, incertezza ideologica.

Invece quel che si può e si deve fare è ostacolare il gioco dei padroni, mentre si lotta per mutare gli equilibri di fondo.

Molti hanno sottovalutato il fascismo, e l'antifascismo è parso loro superato. Non abbiamo fatto — come si doveva — dell'antifascismo la prima bandiera delle lotte operaie; mentre antifascismo — se non è retorica — significa in concreto difesa dei diritti dei lavoratori, del domani dei lavoratori. Abbiamo forse troppo in questi ultimi tempi sindacalizzato e insieme spoliticizzato le lotte operaie. Perchè come noi lavoratori in quanto tali, prima che in quanto comunisti o socia isti o cattolici, siamo il bersaglio dei sicari fascisti, così siamo la forza dell'antifascismo e abbiamo il dovere di dimoStrarlo. E' vero: abbiamo fatto fallire noi, anche con il nostro sangue, i piani fascisti di Tambroni, e, con la nostra disciplina, con il nostro senso di responsabilità ai funerali delle vittime di Piazza Fontana, abbiamo sventato noi le speranze fasciste di certi « uomini forti ». Ma poi non siamo riusciti a portare avanti un'efficace battaglia antifascista con la stessa programmazione di risposte, con la stessa coordinazione di movimenti che sono state applicate nella escalation del fascismo e nella strategia della tensione. L'elezione di un Presidente della Repubblica realizzata con voti fascisti, la formazione dl un governo disponibile al puntello fascista, e — su altro niarp — gesti criminosi come quello che ha provocato a Parma la morte del compagno Mariano Lupo, dovrebbero colpirci e farci scattare allo stesso modo che il licenziamento di un membro del Consiglio di Fabbrica o della Commissione Interna. O forse si teme che qualcuno trovi in certe forme anche simboliche di scioperi « politici » un comodo pretesto per bloccare il processo di unità sindacale? Ma l'antifascismo non è un partito. E' una premessa politica. Anzi l'antifascismo dovrebbe costituire la piattaforma politica veramente unitaria dell'unità sindacale. Non ha senso un sindacato au-

tentico che sia, non dico favorevole, ma neppure neutrale o indifferente nei confronti del fascismo, if quale porta in sè la negazione di ogni diritto sindacale, dell'esistenza stessa del sindacato. Bisogna uscire dal dilemma: o niente unità (con gran piacere dei padroni), o unità come piace ai padroni. Bisogna fare l'unità che vogliamo noi, lavoratori, e come la vogliamo noi. E, tornando in argomento, bisogna non accettare l'alternativa o di lasciarsi coinvolgere nella spirale delle ritorsioni' violente o di evitare, per il timore d'un ipotetico peggio, qualsiasi reazione. Che si attende, per reagire sul serio? Dopo 50 anni, una nuova « marcia su Roma »?

A un certo limite bisogna saper dire « basta »; e non solo al fascismo dei terroristi e dei campeggi premilitari, non solo al fascismo « costituzionalizzato (?) » del MSI, ma alle forme di simpatia, di tolleranza, di complicità verso il fascismo che sussistono e si allargano in vari corpi dello stato e soprattutto nei loro organi dirigenti, nei quali casi che dovrebbero, se mai, essere eccezionali, come quelli di De Lorenzo e di Birindelli, rappresentano la norma, e comportamenti che dovrebbero esser normali, come quello di Bianchi d'Espinosa, appaiono purtroppo una eccezione.

Occorrono grandi manifestazioni di forza (che non significa violenza), grandi manifestazioni di presenza e di volontà antifascista. Che poggino sulla partecipazione massiccia e compatta dei lavoratori, ma si articolino in tutte le sedi di vita collettiva: nelle fabbriche e nelle scuole, nei quartieri e nelle città, nelle Amministrazioni democratiche e nel Parlamento. E che non si esauriscano in cortei e in discorsi, ma sbocchino in impegni precisi, di tutti, ad ogni livello: impegni di vigilanza sui fascisti; di controllo sulle applicazioni delle leggi che li riguardano, di isolamento delle loro rappresentanze, di valide iniziative popolari e di serie battaglie parlamentari per la abolizione del codice Rocco e per la sua sostituzione con una legislazione autenticamente democratica.

Per ciò è necessaria una direzione strategica dell'antifascismo. Ci vuole un organo di collegamento che determini, in una visione d'insieme, le funzioni e i tempi di azione di ciascuno. Certo, possiamo e dobbiamo noi promuovere la cosa, facendo presenti ai nostri partiti, alle organizzazioni sindacali entro le quali militiamo. la nostra volontà e disponibilità. Dobbiamo imporre noi la scelta dell'energia e della risolutezza ai tiepidi, agli accomodanti, ai lasciaperdere. Chè se la lotta antifascista diviene di fatto, com'è giusto, la letta di tutti i lavoratori, la sua vittoria è sicura e definitiva.

Ed essa vuol dire anzitutto, in tempi brevi, altra maanioranza, altro noverno, altro modo e spirito di dirinere la vita del Paese: in tempi lunghi è la prima tappa indisoensabile per la creazione di una collettività nazionale veramente di liberi e giusti, senza sfruttati e senza sfruttatori.

DOVEROSA PRECISAZIONE

Abbiamo già avuto occasione di trattare questo argomento tempo fa, ma ci pare giusto riprenderlo per precsare meglio la nostra posizione.

I lavoratori hanno notato, in certi volantini che distribuiscono certi gruppetti, che vi è anche la sigla « Lavoratori della Innocenti » e ci

il vietnarn

hanno chiesto il perchè di questo.

Noi rispondiamo chiaramente che il Consiglio di Fabbrica non condivide quei tipi di volantini, che anche la stragrande maggioranza dei lavoratori rifiuta di ritirare o li distrugge, inoltre dissocia le proprie responsabilità da quelle poche untà di lavoratori che si firmano a nome dei « Lavoratori della Innocenti ».

E' solo a titolo personale, che questi firmano tali volantini.

Il frutto dell'odio

Hai mai visto un popolo che smette di crescere?

Hai mai visto un popolo che smette di spingersi avanti?

Tu, piccolo, cresci nel tempo vietnamita,

tu scavi trincee nel profondo di te, tu costruisci il paese nel tuo cuore.

In quella trincea sotterra l'odio feroce e il frutto che nascerà, piccolo, sarà l'amore.

(strofa di una canzone composta dagli studenti di Saigon)

In occasionne della manifestazione indetta dalle Organizzazioni sindacali CGIL - CISL UIL a favore del Vietnam, il Consiglio di Fabbrica ha sottoscritto la cifra di L. 100.000.

LETTERE AL GIORNALE

IN MERITO ALL'ARTICOLO RISPOSTA ALLA LETTERA A FIRMA «UN LAVORATORE» DI RUDELLI

E' un vero peccato che questo lavoratore non si senta stimolato a proseguire nella raccolta di monete e medaglie numismatiche, se avesse il sacro fuoco del » Collezionista » potrebbe anche aggiungere oltre alla medaglia con l'effigie di Nixon e di Hitler anche quella della Cecoslovacchia con le varie purghe del regime che stanno accadendo in questo periodo, quella dell'eccidio contro i lavoratori di Danzica e Stettino, quella della campagna « Antisemita » che sta imparando in Russia ai giorni d'oggi, quella del repulisti che in omaggio a questa campagna « Antisemita » sta travagliando il vertice del neistrano Partito Comunista, potrebbe anche aggiungere un pezzo antico e di valore inestimabile quella della rivolta in Ungheria annegata nel sangue dai carri armati sovietici nel '56, potrebbe infine completare la collezione con la medaglia dell'attentato ai « Giochi Olimpici », vero modello di alto spirito sportivo, potrebbe aggiungere la medaglia dei Colonnelli Greci, del Regime Franchista e della Normalizzazione Cinese e vedrebbe che forse tutto quanto fa parte dello stesso piano:

— Il predominio di pochi uomini sulla volontà degli altri, anche se questi fatti si svolgono in nome della Democrazia e della Libertà.

La lettera si commenta da sola e sarebbe persino divertente nella sua sgrammaticata accozzaglia di vieti luoghi comuni e di palesi ipocrisie: ma considerando la malafede che l'informa, due righe di commento è doveroso scriverle. Nonostante lo scoperto ed ipocrisia tentativo di crearsi un alibi antifascista ed una parvenza di obiettività, menzionando i regimi reazionari di Spagna e Grecia, non a caso il signor Rudelli evita di parlare della criminale aggressione americana in Vietnam (dove gli ultimi bombardamenti hanno dato a tutto il mondo l'esatta ed agghiacciante misura di quello che Nixon intende per pace), evita di parlare della repressione inglese in Irlanda del Nord, dei massacri compiuti sotto Suharto in Indonesia, del drammatico tentativo USA di far cadere Allende in Cile, ecc.. Come si vede, le condanne e le indignazioni del signor Rudelli sono a senso unico e la sua etica è manichea: né poteva essere diversamente. E' infatti sintomatico che certi discorsi sulla democrazia vengano fatti da appartenenti ad organizzazioni autoprocalmatesi democratiche, ma che di democratico, alli'nfuori del nome, non hanno nulla. Sono gli Stessi individui che hanno cercato di arrestare in tutti i modi l'unità dei lavoratori i quali, comunque, non si sono lasciati ingannare, Isolando questi mestatori.

LA REDAZIONE

NON BASTA SCIOPERARE

Nel decorso della lotta contrattuale, in particolare nei momenti caratterizzati dalla formula articolata all'interno della fabbrica, si è evidenziato il fenomeno della scarsa volontà dei lavoratori a prendere parte attiva alla lotta al di là della semplice astensione dal lavoro.

L' importante, naturalmente, è scioperare: non si deve però trascurare la necessità di far comprendere alla Azienda, ai lavoratori più dubbiosi, la nostra volontà, la validità dei nostri obiettivi, la nostra risolutezza per conseguarli. Ecco quindi l'importanza di uscire dai reparti, di farci vedere, di contarci, di agire insieme a contatto l'uno dell'altro, onde controbattere ogni sorta di coroorativismo, di settorialismo, sentendoci e facendoci realmente sentire più uniti, più forti; sovrapponendo ai dubbi ed alle titubanze del singolo la decisione risoluta che solo l'unione e la compattezza sanno infondere, sviluppare ed esprimere.

Manifestare in questi termini significa concretizzare inequivocabilmente il nostro interessamento alla lotta che conduciamo smascherando ogni forma di compromesso, isolando i crumiri, dando un tangibile determinante apporto agli sviluppi della stessa.

In questi termini potremo realmente sentirci partecipi della lotta che duramente sosteniamo, vivendola compiutamente, nei limiti delle nostre capacità, ma sempre, comunque, alimentandola col nostro personale impegno.

/ MIEI CARI OPERAI, BASTA CON IL MUSO DURO DOBBIAMO DiALOGARE ACCORDARCI CAPIRCI.

NOI VI VERREMO INCONTRO...

...DOPO I REGOLAMENTARI TRE SQUILLI Di TROMBA

IL PATRONATO, GESTITO DAI LAVORATORI, ENTRA IN FABBRICA

Il Patronato sul piano conoscitivo è per alcuni una novità.

Ma molti compagni iscritti al Sindacato sono a conoscenza dell'utiiltà di questo istituto, essendo diretta emanazione del Sindacato.

La vecchiaia, la disoccupazione, gli assegni familiari, malattia ed infortunio, ecc.

Sono problemi che coinvolgono spesso i lavoratori.

Tutto ci è legato al reale problema della dignità umana del lavoratore, che trova la sua prima considerazione nella politica generale del Sindacato.

Invitiamo i lavoratori a utilizzare questo nuovo strumento di difesa per gli scopi su indicati e per una maggior consapevolezza del lavoratore nella società.

Avvertiamo i lavoratori che in attuazione all'articolo 12 dello Statuto dei Diritti dei Lavoratori è stato realizzato il servizio di patronato in fabbrica; trascriviamo di seguito il testo dell'accordo stipulato con la « Dir/Leyland

TESTO ACCORDO AZIENDALE

Il 21.12.1972 fra la LEYLAND INNOCENTI S.p.A. nelle persone dei sigg. Dr. Roberto Caravaggi e Dr. Valerio Di Marco, da un lato, e le Rappresentanze Sindacali Aziendali — per conto dei patronati

I.N.C.A., I.N.A.S. e I.T.A.L. — nelle persone dei sigg. Alberto Beretta, Riccardo Bernardi, RobertoCastoldi, Guglielmo Cattani, Amedeo Giuliani, Michele Latorraca, rag. Renzo Oriani e Dino Salvi, dall'altro, si è convenuto quanto segue. in relazione all'art. 12 della legge 20.5.1970, n. 300:

sono riconosciute, alli'nterno dell'azienda, la presenza e l'attività degli istituti di patronato e di assistenza sociale predetti;

gli istituti di patronato saranno rappresentati o da propri funzionari o da dipendenti dell'azienda all'uopo delegati dai patronati stessi su designazione delle Rappre-

sentanze Sindacali Aziendali. Di tale rappresentanza, e di ogni corrispondente modifica, verrà data preventiva comunicazione scritta alla Società;

la delega di cui al precedente punto 2) riguarderà le stesse materie — tutela assistenziale e previdenziale dei lavoratori — per le quali gli istituti di patronato sono competenti;

i funzionari degli istituti ed i dipendenti dell'azienda da questa delegati utilizzeranno, per lo svolgimento della loro attività, uno sportello e, rispettivamente, un locale messo a disposizione dall'azienda nel fabbricato contraddistinto sulle planimetrie con SOC/1;

qualora l'attività dei patronati venga svolta da dipendenti dell'azienda, questi ultimi usufruiranno di permessi retribuiti in misura non superiore a complessive 700 ore annue;

ai lavoratori che avranno bisogno del patronato e per il tempo strettamente necessario verranno rilasciati permessi non retribuiti, fatte salve le esigenze tecniche ed organizzative dei singoli reparti od uffici;

i patronati usufruiranno, per

eventuali comunicazioni ai dipendenti dell'azienda, degli albi già messi a disposizione delle Rappresentanze Sindacali Aziendali;

i competenti uffici della Società forniranno ai patronati o ai dipendenti come sopra delegati ogni notizia utile allo svolgimento della loro attività che risulti dai documenti di legge.

Letto, confermato e sottoscritto.

Rappresentanze Sindacali Aziendali

Leyland Innocenti S.p.A.

Tale conq:iista è il frutto di una azione che il Consiglio di Fabbrica unitariamente ha condotto, riconoscendo l'importanza della presenza di un servizio di Patronato in fabbrica, che non ha solo il compito di svolgere una attività esclusivamente burocratica (passacarte) ma con l'intento di svolgere una azione di tutela e salvaguardia dei diritti dei lavoratori in collaborazione con gli organismi sindacali di fabbrica.

Il C.d.F. all'unanimità ha designato per lo svolgimento di tale attività Perego Giuseppe.

Orario per lo svolgimento delle pratiche:

— lunedì - mercoledì - venerdì dalle 12 alle 15.

BUON LAVORO

« L'uomo in tuta e l'uomo in camicia bianca •! Siamo ancora oggi divisi e lontani anche se vicini nel destino che non si esaurisce con l'età pensionabile o nel conseguire una esistenza più o meno esposta e felice.

La vita, la morte, il futuro dei figli ci accomunano tutti; siamo i protagonisti assieme ad altri di un epoca che forse solo la tecnologia ricorderà.

La realtà che viviamo ci dimostra come molti problemi dipendono proprio dalla paralisi della vo-

lontà generale che non riesce a tendere all'utilità di tutt

Facciamo veramente un accordo tra noi, proviamo a rispolverare la coscienza e tutti assieme tentiamo questa rieducazione.

Coscienza intea non come semplice constatazione ma impegno, ricerca continua; essa sola superando le espressioni di interessi dei singoli fornirà gli strumenti per realizzare veramente un domani migliore.

Un delegato

L B R E 19r,, Il irtpv.G.,..".",:".' A ri 111. 444e 4'441 - ^ •
ADERISCI li
AL SINDACATO UNITARIO •

Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Issuu converts static files into: digital portfolios, online yearbooks, online catalogs, digital photo albums and more. Sign up and create your flipbook.