RINNOVO DEL CONSIGLIO DI FABBRICA NUOVA INNOCENTI
Andiamo dunque verso il Rinnovo del C.d.F. Questa è la decisione presa nell'ultima riunione dal C.d.F. uscente e dalla F.L.M. di zona: una decisione importante per il momento in cui si colloca e per le notevoli implicazioni sulla vita sindacale in fabbrica.
E' in corso ormai da mesi una dura vertenza nelle aziende del gruppo De Tomaso con al centro la definizione dei piani produttivi, dei livelli occupazionali nelle singole aziende, ed in rapporto tra loro, nell'ambito dei piani di settore e delle scelte di sviluppo (piano moto) la Nuova Innocenti stabilite negli accordi del marzo 1976.
E' cresciuta in tutti questi mesi la partecipazione attorno alla nostra lotta, abbiamo costruito la più ampia unità attorno ai nostri obiettivi a partire dalla F.L.M., dalla Federazione CGIL-CISL-UIL fino alle forze politiche e parlamentari.
E' senza dubbio questo un primo risultato positivo della lotta dei lavoratori, ma ancora occorre intensificare la nostra iniziativa per costringere De Tomaso ed il Governo ad una trattativa concreta sui temi posti al centro della piattaforma.
Occorre perciò rafforzare la unità di tutti i lavoratori, e nello stesso tempo darsi strumenti, il nuovo C.d.F., in grado di segnare in modo positivo la gestione della lotta aziendale.
L'ampio dibattito che il C.d.F. uscente propone, è un'occasione da non perdere per affrontare fino in fondo i temi al centro della vertenza, le difficoltà e gli aspetti positivi incontrati in questi mesi di dura lotta.
Partendo proprio dall'esperienza di questi mesi occorre sottoporre a revisione critica, per superarli in positivo, limiti riscontrati nel rapporto fra lavoratori e delegati, fra lavoratori e C.d.F.
Partendo, ovviamente, dalla comune consapevolezza delle difficoltà ma dalla comune volontà di dare risposta ai problemi aperti in azienda.
Occorre d'altro lato che nelle assemblee di reparto si affrontino anche i temi dell'unità sindacale, della democrazia interna al sindacato, di come, in sostanza, partendo dalla realtà aziendale, riusciamo a far andare avanti l'unità sindacale, a costruire un sindacato sempre più e meglio
in grado di far fronte alla situazione sia nel Paese che in fabbrica.
Abbiamo assistito, in tutti questi mesi, ai tentativi della direzione di dividere sindacato e lavoratori, di riconquistarsi, attraverso questa divisione, quegli spazi di potere che la lotta dei lavoratori aveva strappato. E' questo, un tentativo che deve essere battuto una volta per tutte: riconquistarci posizioni di potere e di controllo in fabbrica è la condizione per imporre anche il rispetto degli accordi, la difesa dei livelli produttivi ed occupazionali.
E certamente questo lo riconquistiamo nella misura in cui si consolida la lotta e l'iniziativa attorno al sindacato ed al C.d.F.
Da qui, allora, l'esigenza di approfondire i temi della democrazia sindacale, della unità, per superare i limiti attuali della nostra iniziativa ed imporre una svolta. Ancora una volta il dibattito sereno e costruttivo, la partecipazione di tutti i lavoratori sono la garanzia di un lavoro efficace e produttivo sia per il rinnovo del C.d.F. così come per strappare risultati positivi con la vertenza di gruppo.
PROPOSTA DI STATUTO DEL CON
Art. 1° - CONSIGLIO DI FABBRICA - COMPITI E FUNZIONI
Il Consiglio di fabbrica è l'organismo sindacale unitario di fabbrica e istanza di base del sindacato, strumento dell'iniziativa rivendicativa e politica dei lavoratori dentro e fuori la fabbrica nell'ambito delle linee politiche dei sindacato stesso.
Il Consiglio di fabbrica imposta l'azione rivendicativa e la gestisce, dirige la politica sindacale nella fabbrica, ricerca la sintesi unificante dei problemi che riguardano tutti i lavoratori, risponde a quelli specifici di reparto o di gruppo, li affronta decidendo e coordinando l'azione di mobilitazione dei lavoratori interessati.
Inoltre il Consiglio di fabbrica promuove le iniziative necessarie per la sensibilizzazione e la crescita politica dei lavoratori, contribuisce efficacemente per la concreta partecipazione di essi alle scelte politiche ed alle decisioni dell'azione dei sindacato su problemi generali.
Il monte ore a disposizione del C.d.F. 'deve essere gestito collegialmente ed utilizzato da tutti i delegati in relazione alle esigenze e decisioni del C.d.F. e del sindacato in modo unitario.
Il C.d.F. deve garantire l'attività del patronato unitàrio INCA-INAS-ITAL anche attraverso la nomina di appositi incaricati.
Art. 2' - COMPOSIZIONI DEL C.d.F.
a) Il C.d.F. è composto unicamente dai delegati eletti dai vari gruppi omogenei dell'azienda, indipendentemente dalla categoria di appartenenza. L'unico criterio per individuare il gruppo omogeneo è quello del riferimento al processo produttivo e all'organizzazione del lavoro.
Il numero dei delegati viene fissato nel rapporto orientativo di 1 ogni 45-70 dipendenti.
L'unico punto di riferimento, per la suddivisione dei gruppi omogenei deve essere l'organizzazione del lavoro, sulla base di questa considerazione si deve realizzare ia corrispondenza di un delegato per ogni gruppo omogeneo.
Nei casi in cui sulla base dell'organizzazione del lavoro esistente i gruppi omogenei siano di dimensioni tali da prevedere l'elezione di più delegati, il numero di questi verrà determinato nel rapporto delegati-dipendenti di cui sopra.
E' compito del C.d.F. uscente d'intesa con il sindacato proporre sulla base dell'esperienza maturata la quantità la composizione dei gruppi omogenei e i delegati da eleggere. L'assemblea dei lavoratori discute e decide sulle proposte del C.d.F. uscente.
b) Il delegato rappresenta la forza dell'unità del gruppo; la capacità di risposta pronta all'iniziativa padronale, il punto di riferimento politico. Esercita un potere di controllo sulle condizioni di lavoro nella squadra, nel reparto nell'ufficio.
E' altresì impegnato sui problemi di tutta la fabbrica di tutti i lavoratori, svolge un'azione di direzione ed esprime una sintesi politica costruita insieme agli altri delegati, perciò il delegato deve mantenere continuo rapporto con l'assemblea di reparto e il C.d.F., sia con l'assemblea generale.
c) Elezione del C.d.F. - Le elezioni sono organizzate curate dal comitato elettorale designato dal C.d.F. uscente, comunque rappresentativo delle forze reali sindacali presenti in fabbrica. Hanno diritto al voto e sono eleggibili tutti i lavoratori appartenenti unicamente al gruppo omogeneo, siano essi iscritti o non iscritti al sindacato. Il lavoratore eletto ha il dovere, qualora non lo fosse, di iscriversi al Sindacato.
L'elezione avviene su scheda bianca, sulla quale il lavoratore scriverà il nome o i nomi di sua preferenza.
d) Criteri elettorali - Il gruppo omogeneo procede, su scheda bianca, all'elezione del delegato. Questo, per essere eletto. dovrà aver ottenuto almeno il 50% più 1 dei voti validi.
Nel caso che nessuno raggiunga il 50% più 1 dei voti si procederà al ballottaggio tra i due lavoratori che avranno ottenuto il maggior numero dei voti.
Nei casi di gruppi omogenei in cui per ragioni oggettive di carattere tecnico e produttivo, si devono eleggere più delegati, ogni lavoratore potrà esprimere sulla scheda bianca, un numero massimo di preferenze nella misura dei 2/5 dei delegati da eleggere (in caso di frazione si arrotonda sempre per difetto), fermo restando il principio di un « quarum » minimo di voti, così deter100 minato:
nr./delegati x 2
Nel caso che nessuno o qualcuno non ottenga il « quorum » previsto si procederà ad un'ulteriore votazione dí ballottaggio fra i primi non eletti in numero ()oppio a quello dei delegati da eleggere, fermo restando che il numero delle preferenze è quello sopra fissato e risulteranno eletti i lavoratori che avranno ottenuto il maggiore numero di preferenze.
e) Dimissioni del delegato - Qualora il delegato risolva il rapporto di lavoro, rassegni le dimissioni dal mandato oppure per sopravvenuti impedimenti a svolgere le sue funzioni richieda di essere sostituito; nel caso del delegato che per sua scelta cambi il gruppo omogeneo, si dovrà procedere alla rielezione entro 30 giorni: con nuove elezioni nel caso che sia l'unico delegato del gruppo omogeneo;
nel caso di gruppo che prevede più delegati: con l'inserimento del primo dei non eletti, purché abbia raggiunto il quorum necessario; se nessuno ha raggiunto il quorum si procede a nuove elezioni attraverso il ballottaggio dei primi non eletti, con i criteri indicati al punto d);
qualora le sostituzioni siano pari o superiori al 50% si procederà alla rielezione di tutti i delegati del gruppo.
f) Revoca del delegato - Il delegato del gruppo omogeneo può essere revocato in qualsiasi momento, dopo un dibattito nell'assemblea del gruppo che lo ha eletto con una votazione palese che sancisca la revoca con una maggioranza pari ai 2/3, per gruppi omogenei con più delegati, e il 50% più 1, nei casi di gruppo omogeneo con un solo delegato, degli aventi diritto al voto.
g) Durata del mandato - La durata del mandato del C.d.F. viene fissata in due anni, al termine del quale si procederà alla elezione di tutti i delegati.
+ 1.SIGLIO DI FABBRICA N. INNOCENTI
h) Il delegato è tenuto a partecipare alle riunioni del C.d.F.
Art. 3. • STRUTTURE DEL C.d.F
Il C.d.F. per assicurare un efficace coordinamento della sua attività ed un rapido collegamento tra i delegati elegge nel suo ambito un Esecutivo.
I compiti dell'Esecutivo sono operativi e funzionali quindi limitati all'attuazione delle decisioni prese dal C.d.F. e dall'Assemblea Generale dei lavoratori.
Ex f e h.
Il C.d.F. (dopo un dibattito politico su proposta unitaria formulata da una apposita commissione elettorale eletta da una maggioranza di almeno 4 5 del C.d.F.) eleggerà con voto palese nel suo ambito il comitato esecutivo, il quale sarà composto da 10 membri.
Ogni 6 mesi si procederà, dopo una valutazione politica, alla rotazione di 1 3 dei membri dell'esecutivo in modo da realizzare una più ampia responsabilizzazione dei delegati.
Solamente per coordinare l'attività sindacale l'esecutivo deve garantire la presenza permanente nella sede del C.d.F. di uno o più dei suoi rappresentanti con rotazione settimanale di tutti i componenti I' esecutivo stesso.
Il C.d.F. nomina le seguenti commissioni di lavoro permanenti aperte alla partecipazione dei delegati e di tutti i lavoratori:
Commissione mensa
Commissione diritti sociali (Fiamli - colonie - dopolavoro)
Commissione Organizz. lavoro (cottimo - incentivi inquadramento unico)
Commissione Ambiente e Antinfortunistica
Commissione stampa
Commissione Tesseramento
Commissione 150 ore.
Inoltre il C.d.F. nomina di volta in volta commissioni per approfondire temi specifici. Ogni commissione nomina al suo interno un coordinatore. Le commissioni relazionano periodicamente il C.d.F. della propria attività.
Compete al C.d.F. elaborare le liste elettorali degli organismi sindacali aziendali.
L'esecutivo mantiene i normali rapporti con la direzione. Alle trattative con l'azienda partecipano i membri dell'esecutivo assieme ai delegati dei reparti interessati eio della commissione di lavoro relativa.
Il C.d.F. nomina al suo interna propri rappresentanti nel coordinamento nazionale dì gruppo.
E' compito dell' Esecutivo informare tempestivamente tutti i delegati dell'attività sindacale della fabbrica.
Art. 40 - CONVOCAZIONE DEL C.d.F.
a) Il C.d.F. viene convocato su decisione del Comi-
tato Esecutivo. su richiesta del Sindacato o di almeno 1/4 dei delegati.
Il C.d.F. si riunisce tutte le volte che lo ritiene necessario e comunque almeno una volta al mese. Il Comitato Esecutivo deve comunicare preventivamente ai delegati l'ordine del giorno.
b) Le riunioni del C.d.F. sono presiedute da un presidente nominato di volta in volta il quale ha il compito di dirigere il dibattito.
Art. 5- - L'ASSEMBLEA
L'assemblea generale è il momento di partecipazione dei lavoratori alle decisioni ed al controllo dell'azione sindacale dentro e fuori la fabbrica.
b) L'assemblea di reparto o di gruppo è lo strumento fondamentale di conoscenza e di elaborazione dei problemi, di dibattito e di confronto di tutte le opinioni e pertanto occasione importante per la crescita politica dei lavoratori.
L'assemblea viene convocata dal C.d.F. o dal Sindacato.
Art. 6" - GIORNALE DI FABBRICA
Il C.d.F., per sviluppare tra i lavoratori le formazione, l'informazione, il dibattito, decide di dar vita ad un proprio giornale di fabbrica, garantendo il suo autofinanziamento.
Esso deve essere una tribuna aperta al confronto fra tutti i lavoratori e le Organizzazioni Sindacali.
Art. 7" - APPROVAZIONE E MODIFICA DELLO STATUTO
Lo statuto viene proposto dal C.d.F. per l'approvazione all'assemblea generale.
Lo statuto e le sue modifiche devono essere approvate dai 2/3 del C.d.F. prima dì essere sottoposto all'assemblea generale.
Suddivisione gruppi omogenei
Lavoratori ai corsi: all'interno di ciascun turno nel limite del possibile, si accoppieranno classi della stessa area professionale, eleggendo 1 delegato ogni 2 classi.
Impiegati in C.I.G. Operai oltre i 50 anni non ai corsi (360) 6 delegati
NOTE:
I lavoratori dell'A.M.I. sono aggregati ai lavoratori del sottoassemblaggio.
Gli altri lavoratori dei magazzini rimangono aggregati ai reparti produttivi dove lavorano.
Gli altri lavoratori dei trasporti rimangono aggregati ai reparti produttivi dove lavorano.
I lavoratori dei controlli sono aggregati ai reparti produttivi.
I lavoratori impiegati inseriti nei reparti di produzione votano con i reparti di appartenenza.