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milanonove Numero unico a cura delle Sezioni del P.C.I. di Bicocca - Pratocentenaro - Niguarda

LA DC NON SCEGLIE SCEGLI TU VOTA P. C. I.

10 MESI DI AMMINISTRAZIONE DEMOCRATICA A MILANO

UN MODO NUOVO DI GOVERNARE I NOSTRI QUARTIERI, LA CITTA' E IL PAESE Il contributo positivo dei comunisti nel Consiglio di Zona 9 I consiglieri della Democrazia Cristiana respingono una collaborazione costruttiva

IL PAESE HA BISOGNO DEL P.C.I. Le proposte programmatiche e l'indicazione del P.C.I. per un'intesa tra tutte le forze democratiche, popolari ed antifasciste, capace di esprimere un governo che corrisponda alla situazione grave e che guidi il Paese fuori dalla crisi, sono diventate il punto di riferimento nel confronto elettorale. Con l'evidente scopo di evitare la discussione sulla gravità della situazione del Paese e sui drammatici problemi dei lavoratori, e con l'obiettivo di nascondere le responsabilità di un trentennio di governo a preminente direzione democristiana, i dirigenti della D.C. cercano di contraffare i termini del confronto e tentano di ridurre la campagna elettorale ad uno scontro frontale tra D.C. e P.C.I. Questo tentativo nasce dalla volontà di nascondere il fatto che la D.C. non ha presentato agli elettori una proposta politica seria per il governo del Paese. Non può essere considerata tale infatti la riproposizione del centro-sinistra, esperienza ormai da tempo fallita. L'obiettivo reale della D.C. nel ribadire le anacronistica e assurda pregiudiziale anticomunista è quello di perpetuare il proprio monopolio di potere che tanti guasti ha già provocato e che è stato alla base del malgoverno e della corruzione. Il voto dello scorso anno determinò fatti nuovi e positivi nella vita del Paese e favorì anche un tentativo di rinnovamento nella D.C. ma questo è stato bloccato e fatto arretrare dalla controffensiva delle componenti conservatrici, integralistiche e di destra. E' necessario oggi che, con il voto del 20 Giugno, gli elettori esprimono una nuova e ferma condanna alla D.C. creando con ciò le condizioni per un effettivo cambiamento e per un generale sviluppo democratico. Il maggiore pericolo per l'Italia è che le cose restino come sono perchè ciò significherebbe far precipitare tutta la vita del Paese, l'economia, la vita morale e culturale, le istituzioni statali verso una sempre più pesante degradazione. Il Paese ha bisogno di un governo che avvii a soluzione i problemi drammatici delle masse popolari e lavoratrici, dell'occupazione, del tenore di vita, dell'ordine democratico e della sicurezza, della moralità nella vita pubblica. Per questi obiettivi di rinnovamento e di unità è necessario rafforzare le posizioni della sinistra ed in particolare del P.C.I. evitando in particolare la dispersione dei voti a sinistra che andrebbe a tutto vantaggio delle forze conservatrici e reazionarie. Comunicato della Segreteria generale del P.C.I.

Il voto del 15 giugno 1975 che ha segnato l'avanzata dei partiti di sinistra e del PCI in particolare, ha reso possibile la formazione di una nuova giunta nella città di Milano. Il bilancio politico-amministrativo dell'attività della giunta democratica nei dieci mesi trascorsi è indubbiamente positivo. Basterà ricordare, tra le diverse realizzazioni, il varo del piano dei trasporti urbani, il piano per l'edilizia popolare, il reperimento e il vincolo delle aree destinate a verde pubblico e ai servizi sociali, il progetto di metanizzazione e municipalizzazione della azienda del gas e, infine, la presentazione del nuovo piano regolatore generale, cosa quest'ultima che sta a dimostrare da sola il salto di qualità compiuto dalla nuova amministrazione rispetto alle precedenti che in quindici anni non sono stati in grado di dare a Milano un nuovo piano regolatore in sostituzione di quello, ormai superato, del 1953. Tutto questo è stato possibile malgrado le difficoltà economiche in cui versano le finanze locali e l'atteggiamento negativo assunto dalla DC milanese la quale, nonostante il carattere aperto della giunta, ha preferito

trincerarsi in un'ottusa ed intransigente opposizione preconcetta, rifiutando il confronto sui problemi concreti della città e tentando senza successo di boicottare i lavori del consiglio comunale. Si può affermare, senza tema di smentita, che non solo la DC ha dato ampia prova, nelle passate amministrazioni comunali, di essere incapace di gestire il governo della città, ma dimostra anche ora, dopo aver scelto di stare all'opposizione, di non essere in grado di esercitare questo ruolo in modo costruttivo e positivo nell'interesse della cittadinanza. La giunta di sinistra ha dato e dà un rilievo particolare al decentramento amministrativo e all'estensione dei poteri ai consigli di zona. Nel novembre '75 tutto era pronto per la prima elezione diretta dei CdZ da parte dei cittadini. Il ministro degli interni bloccò però la macchina elettorale poichè i CdZ erano organismi « non previsti » da alcuna legge nazionale. I comunisti, dopo aver giudicato in modo negativo l'intervento autoritario del ministro, si sono dati da fare affinchè si

VINCOLATE LE AREE di VIALE CA' GRANDA

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La lotta quasi decennale ingaggiata dai compagni del nostro Partito assieme ai democratici di Pratocentenaro contro la Giunta di centro-sinistra, sconfitta il 15 Giugno, è stata coronata da successo. La proposta dei gruppi comunista e socialista in Consiglio di Zona di destinare a servizi le aree di Viale Ca Granda - Suzzani - De Angelis e Viale Testi-Suzzani, è stata recepita dall'Amministrazione Comunale di sinistra e inserita nel nuovo Piano Regolatore Generale. Questo significa che gli ostacoli burocratici e clientelari sono caduti e che questi terreni di cui il quartiere di Pratocentenaro aveva tanto bisogno potranno, trascorsi i periodi tecnici, utilizzarli per le esigenze del quartiere: scuole, campi gioco, attività sportive e verde pubblico. (Nella foto l'area compresa fra le Vie Suzzani - Ca Granda De Angelis di proprietà privata).

giungesse al più nresto all'approvazione di una legge nazionale sul decentramento. Nel frattempo, per evitare la paralisi, si decise di procedere ugualmente al rinnovo dei consigli di zona con la nomina dei consiglieri da parte dei partiti cittadini sulla base dei risultati delle elezioni amministrative zona per zona. Il 9-3-76 viene insediato il consiglio di zona 9: il gruppo comunista ha la maggioranza relativa con 7 membri; alla presidenza viene confermato il consigliere comunista Farina. Il gruppo comunista si adopera, nonostante la possibilità di costituire una maggioranza di sinistra, affinchè non si formino nel CdZ maggioranze e minoranze precostituite ma perchè tutte le forze democratiche presenti in consiglio collaborino in modo unitario per la soluzione dei numerosi problemi ancora aperti nei nostri quartieri (Niguarda, Bicocca e Prato) in costante rapporto con la popolazione. Il coordinamento delle commissioni di lavoro del CdZ viene affidato ai rappresentanti di quasi tutti i partiti democratici, compresi quelli collocatisi alla opposizione in consiglio comunale. Ed è in modo unitario che il CdZ 9 affronta la discussione delle « delibere quadro per materia sul decentramento dei poteri » presentate dalla giunta comunale. Tali delibere prevedono il conferimento di poteri deliberativi o consultivi ai consigli di zona in materia di sanità, lavori pubblici, manutenzioni degli stabili di proprietà comunale, licenze edilizie, servizi sociosanitari ecc., in conformità con il regolamento comunale e con la nuova legge nazionale sul decentramento amministrativo approvata dal parlamento nello scorso mese di aprile. Nonostante l'assenza di alcuni partiti e dei consiglieri democristiani, che hanno impedito, per mancanza del numero legale, il normale funzionamento del CdZ 9 negli otto mesi precedenti l'ultimo insediamento, l'impegno dei consiglieri comunisti e della giunta democratica ha fatto sì che importanti realizzazioni fossero ugualmente effettuate nella nostra zona. Ricordiamo a titolo di esempio: la realizzazione dei due asili nido di via Cherasco e di via Testi/Bignami, la scuola materna di via Cherasco, il completamento della scuola media di via Asturie, l'ampliamento delle strutture di medicina preventiva nel pluricentro di via Cherasco e, non ultimo, il recupero a scuola integrata della scuola speciale di via Val Cismon. E' con la certezza di aver fatto bene e tutto il possibile e con la volontà di fare meglio per il futuro che i comunisti sottopongono il proprio operato e il proprio impegno al costante giudizio politico dei cittadini della zona 9 e discuteranno le proprie scelte con tutta la popolazione dopo le elezioni politiche del 20 giugno.

Perchè ci siamo iscritti al P. C. I.

L'iscrizione al P.C.I. ha sempre rappresentato per un lavoratore il momento dell'impegno ideologico, politico e civile per contribuire alla costruzione di una società più giusta, più umana, socialista. Il P.C.I. ha sempre considerato il proselitismo ed il tesseramento come l'impegno primario di ogni comunista e di tutto il Partito. Non la tessera per la tessera, ma la tessera quale strumento di forza e di sostegno per il Partito. In altri partiti la tessera può rappresentare la delega per qualche capo-corrente o notabile periferico, nel P.C.I. rappresenta la concretizzazione dell'impegno politico. Gli iscritti al P.C.I. ed alla F. G.C.I. si avviano a raggiungere i 2 milioni e significativa è la costante ascesa del tesseramento che non subisce flessioni o strani repentini balzi in avanti, indice, questi, di un vasto processo di maturità in atto nel Paese. Abbiamo voluto chiedere ad alcuni neo-iscritti al Partito le motivazioni che li hanno portati alla richiesta della tessera, cercando nel contempo, attraverso il colloquio, di appurare se vi fossero elementi traumatici o di carente riflessione alla base della loro scelta. Ecco in sintesi le risposte. LUCIANO LUCIANI, anni 19, diplomato al Galvani: « Ho chi,. sto la tessera del P.C.I. dopo aver militato in Avanguardia Operaia nella scuola ed al di là della validità dell'esperienza acquisita nel fare attività politica, debbo riconoscere che troppi atteggiamenti di A.O. non rientravano nei metodi di lotta della classe lavoratrice, ma anzi la danneggiavano isolando ancor di più la scuola dal mondo del lavoro ». PIETRO BEDESCHI, anni 20, P anno di lettere: « Aderivo al Movimento Studentesco del Galvani e pur giudicando positivamente il lavoro politico all'interno della scuola per il suo cambiamento, per un diverso modo di concepire lo studio, mi sono reso conto che alle significative battaglie del 1968 non è seguita quella maturità di programmi necessari ad inserire la scuola nella realtà della società, ma si è instaurata una forma settaria e demagogica di filologia pseudo rivoluzionaria che di fatto rende la scuola avulsa dai reali problemi della classe lavoratrice ». UMBERTO SCACCABAROZZI, medico, anni 36: « Provengo idealmente dall'area del Partito Socialista, ma lo sviluppo culturale vi si è lentamente spento e non off re più quella spinta rinnovatrice identificabile con un partito rivoluzionario. La mia adesione al Aldo Luclani P.C.I. è stata profondamente mecapo gruppo P.C.I. (segue pag. 2)


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