Campana (18)2

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maggio 1980

la campana GIORNALE DI INFORMAZIONE DEL GRUPPO EFIM - BREDA DI SESTO S. GIOVANNI Interessate Breda Fucine, Istituto ricerche, Eldefim

Si aprono le vertenze nelle aziende Efim di Sesto Questi i nodi dello scontro Politica industriale e occupazione Organizzazione del lavoro e inquadramento Orario e salario La presentazione di vertenze aziendali o di gruppo apre una nuova fase di contrattazione dopo lo scontro dell'estate del '79 che ha visto impegnate le maggiori categorie dell'industria nel respingere il più serio tentativo padronale degli ultimi 10 anni di infliggere una netta sconfitta al potere contrattuale dei lavoratori in fabbrica.

Significato e obiettivi della contrattazione Com'è tradizionale da tempo consolidata, la contrattazione integrativa non rappresenta per il sindacato solo un momento di recupero salariale: costituisce invece l'occasione per praticare alcuni diritti di carattere generale sanciti dal Ceni, verificando i programmi produttivi e di investimento delle aziende, la politica occupazionale, e sperimentando nuove ipotesi rivendicative su cui attestare nel futuro l'intera categoria. Vi è infine l'esigenza di rispondere a problemi nuovi, a contraddizioni specifiche, diverse da azienda ad azienda, indotte in continuità dalle risposte che il capitale, il grande padronato nazionale e multinazionale cerca di dare alla crisi politica, economica, sociale che investe il sistema capitalistico. Una linea contrattuale che ha, e che vuole mantenere, queste caratteristiche, conduce inevitabilmente ad uno scontro molto aspro cOn il padronato ma anche con quelle forze politiche conservatrici, che basano il loro potere sul clientelismo e sulla corruzione e che intendono governare contro i lavoratori. A riprova di tutto ciò sta l'atteggiamento mantenuto per mesi dal primo governo Cossiga, di opposizione frontale alle richieste sindacali di revisione del sistema tributario per alleggerire l'onere fiscale che oggi grava per gran parte sui lavoratori dipendenti. E' un atteggiamento che anche il nuovo governo, per bocca del ministro delle finanze Reviglio, pare intenzionato a far proprio. A sostegno di quella piattaforma il sindacato non ha forse saputo innescare un'adeguata mo-

bilitazione: è mancata, nonostante i tre scioperi generali, una direzione della lotta che ne garantisse la continuità. Il dato nuovo, preoccupante, è costituito dalle riserve, dalle zone d'ombra, emerse nella partecipazione agli scioperi tra i lavoratori di alcune aziende, per evidente sottovalutazione dell'importanza determinante dei rapporti di forza, in una fase in cui sono in parecchia voler prendersi rivincite sul movimento dei lavoratori. Il risultato di tutto ciò è che non si è ancora pervenuti ad una soluzione positiva della «vertenza - fisco» e per il raddoppio degli assegni familiari. In questo contesto incombe il rischio, anche in una realtà come la nostra, di condurre una lotta con caratteristiche puramente aziendaliste e salarialiste, senza un aggancio reale con la linea rivendicativa di politica- economica per la programmazione, perseguita dal movimento sindacale. E quanto si è verificato in molte piccole e medie aziende dove sono stati stipulati in un breve volger di tempo accordi che, a fronte di qualche adeguamento salariale, concedono al padronalo straordinari e flessibilità di ogni genere. Ciò costituisce un serio arretramento e rischia di trasformare il sindacato in semplice fattore razionalizzatore delle sfornire del sistema industriale. In una fase di crisi, di difficoltà per l'industria, l' aziendalismo, il corporativismo possono prendere piede, trovare consensi! Al contrario, tra le varie imprese, tra i vari settori, esistono oggi interdipendenze precise, vincoli reciproci e inscindibili; per questo, soltanto un'iniziativa articolata, coordinata dal sindaalto, per un effettivo risanamento e per la riqualificazione dell'apparato produttivo, per una diversa organizzazione del lavoro, può riportare l'industria italiana ad un ruolo di sviluppo. I rischi sopraccitati scompaiono, o quanto meno si attenuano, se alcuni obiettivi vengono acquisiti pienamente, dapprima nella coscienza dei lavoratori e poi nella definizione contrattuale. In questo senso il banco di prova per una vertenza come la nostra, è costituito dai risultati con-

creti che si strappano sull'occupazione con riferimento ai problemi del territorio (collocamento, giovani, donne), nello scontro sull'assetto produttivo delle aziende, sconfiggendo logiche di gestioni subordinate esclusivamente al parametro del profitto che anullano la peculiarità dell'intervento pubblico in economia.

I problemi posti dal terrorismo A conclusione di questa breve introduzione, anche se non certo ultimo per importanza, vogliamo riproporre il problema del terrorismo, in quanto elemento in grado di provocare sbandamenti e tensione nel corso delle lotte, se non affrontato con dovuta attenzione e piena coscienza. Consideriamo infatti errata e superficiale la concezione di chi pensa a un fenomeno in via di esaurimento, dopo i duri colpi ricevuti recentemente a seguito delle rivelazioni di P. Peci. Riteniamo al contrario che il terrorismo, per le caratteristiche che ha assunto nel nostro Paese, mantenga (probabilmente ancora per anni) una sua vitalità, anche perchè a Roma, in Lombardia e in altre regioni dove apparentemente il fenomeno non si

manifesta, si è ancora lontani dal far piena luce sulla rete eversiva. Nelle ultime settimane, nel!'ambito delle indagini in corso, sono emersi alcuni casi di infiltrazione nelle strutture di base del movimento sindacale. Il fatto non va sottovalutato, anche perchè i nemici tradizionali dei lavoratori l'hanno subito strumentalizzato. La grande stampa filopadronale, Giorgio Bocca, G. Selva, non si sono lasciati sfuggire l'occasione per trarre la conclusione che più interessa a chi li stipendia lautamente: quella per cui sarebbe nella fabbrica, dalle lotte dei lavoratori che il terrorismo nasce, si alimenta, trova coperture. Una falsità evidente per chi valuta con un minimo di serietà e obiettività natura e fini del fenomeno terroristico in Italia, ma indubbiamente una conclusione che trova ampi consensi in settori moderati e reazionari di opinione pubblica che devono scacciare da sè ogni sospetto dopo il fermo a Padova, di parecchi rampolli della borghesia locale, per presunta costituzione di banda armata. Nonostante questo è però evidente che i gruppi terroristici si sono inseriti «anche» in alcune fabbriche, mantenendo atteggiamenti non univoci, differenti a seconda delle varie realtà come risulta con evidenza dopo i recenti arresti. Il terrorismo non è lo «spauracchio» che il sindacato agita per reprimere il dissenso espresso attraverso canali democratici all'interno della fabbrica, e l'operato del Cdf Breda Fucine lo conferma chiaramente, ma è un richiamo preciso di fronte alla

realtà di alcune azioni che denotano senza ombra di dubbio la presenza di gruppi terroristici anche al nostro interno. Questa presenza, abilmente occultata pone problemi nuovi ai lavoratori, ai delegati, alle stesse aziende. Insieme alle necessarie misure di vigilanza, di denuncia collettiva dei fatti eversivi, è evidente che va tolto ogni spazio a possibili forme di provocazione. L'aspetto più delicato sotto questo profilo è rappresentato dalla questione delle forme di lotta. Su ciò occorre essere franchi, specialmente in una fase in cui viene riproposto, da parte padronale, il problema della regolamentazione degli scioperi, e nel momento in cui da più parti si cerca di stabilire un nesso tra lotta operaia di massa e terrorismo. Quando le Br nel documento distribuito all'Alfa affermano di volersi inserire nelle contraddizioni che si generano nel corso di una lotta, è chiaro che il riferimento non è alla manifestazione imponente di piazza, dove per i provocatori l'isolamento è assoluto. Il tentativo sarà piuttosto quello di creare momenti di tensione sulla scorta di precedenti esperienze, trasformando ad esempio i blocchi delle portinerie in blocchi stradali, generando violenze e vandalismi che non appartengono alla tradizione della classe operaia. È necessario, pertanto, il massimo di vigilanza, di responsabilità e di partecipazione collettiva, impedendo, forme di lotta esasperate in quanto su quella strada per i lavoratori non esistono sbocchi: c'è soltanto l'isolamento e la sconfitta.

Il 25 aprile in Breda Fucine

in questa e nelle foto a pag. 2 e 3 alcune fasi della celebrazione del 25 aprile in Breda Fucine. Qui l'Intervento del segretario della Camera del lavoro di Milano. Antonio Pizzinato.


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