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Affori-Bovisasca...(14)

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Scuola Dibattito a più voci

omasina ruzzano ffori bovisasca anno secondo n. 2

mensile di politica, cultura e attualità

alle pagine 6-7

SAUB Quello che si deve fare a pagina 5 . febbraio 1980 L. 300

Indagine economica della zona 7 e 8

Cosa produciamo Una interessante inchiesta condotta dai Consigli di Zona sulle realtà produttive Sabato 26 gennaio si è tenuta a Villa Litta la "Prima conferenza economica di Zona" organizzata dai Consigli di Zona 7 (Dergano - Bovisa) e 8 (Affori - Bruzzano Comasina). Non si è trattato di una discussione sull'andamento generale dell'economia e neppure sulla situazione di un settore e di una azienda in particolare. La Conferenza ha invece esaminato e dibattuto i risultati della ricerca sulle strutture produttive delle Zone 7 e 8 che i due Consigli di Zona avevano a suo tempo voluto e che è stata portata a termine dopo un anno di lavoro. Sui dati della ricerca, raccolti e commentati in un volume curato dalle due Zone e distribuitoo ai convenuti, si sono confrontati rappresentanti dei Consigli di fabbrica delle aziende più grosse delle due Zone, amministratori e cittadini per tutto un pomeriggio. Erano presenti alla

CONSIDERAZIONI

Riforma non più rinviabile Sui 200 iscritti 10% non hanno insufficienze a chiusura del 1° quadrimestre scolastico, 7,5% hanno una sola materia insufficiente (magari non molto grave), 8,5% due materie, 9% tre materie, 6% quattro materie: il rimanente 59% degli iscritti è insufficiente in più di 4 materie. E se si calcola la percentuale sugli insufficienti si ottiene che il 34,5% è compreso nelle quattro materie mentre il 65,5% la supera: grosso modo 1 /3 contro 2/3. Sono questi i dati che vengono evidenziati ad una osservazione dei risultati del 1° Quadrimestre nelle 7 classsi prima dell'ITIS "L' Galvani", succursale di via Faccio. Nè peggio nè meglio - cnr, iplessivamente - rispetto al passato anno scolastico in cui a chiusura di anno l'esclusione dell'accesso alle seconde ha colpito a giugno il 30% degli iscritti, e tra giugno e settembre il 35,5%. Va aggiunto inoltre che i risultati sopracitati sono "corretti" nel senso che gli insegnanti come si suoi dire "chiudono un occhio" e a volte tutti e due: cioè nell'esprimere le votazioni non partono da oggettivi criteri di valutazione, ma tengono conto di una serie di difficoltà e problemi incontrati dagli studenti nell'affrontare un corso di studi superiore e "giudicandli" in base ad ún rendimento medio complessivo, notevolmente spostato verso il basso. Come mai, allora, risultati così preoccupanti? È chiaro che, nel determinare un fenomeno, sempre concorrono diverse cause; cerchiamo di evidenziarne alcune. Un ruolo importante giocano, nella scuola superiore - e soprattutto nell'Istituto Tecnico - sia la frammentarietà delle discipline, sia il notevole carico degli studi (36 ore di lezione al 1° annio e 38 al secondo e negli anni successivi), sia infine un certo grado di "demotivazione allo studio" da parte degli studenti, comprensibile anche - entro certi limiti - data la loro giovane età. Si evidenzia perciò come il continuo rinvio, a livello governativo e parlamentare - di cui si sono resi, e si rendono, responsabili i settori conservatori dello schieramento politico italiano, con la DC in testa della riforma della media superiore, produca se non un continu9 deterioramento della situazione, cui si oppongono con impegno e sacrifici personali diversi operatori scolastici, quantomeno risultati irrisori se messi in relazione alle energie ed alle finanze impiegate per il settore scoalstico.

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Conferenza, oltre al presidente dei due Consigli di Zona e ai relatori ufficiali, anche l'Assessore al lavoro e decentramento Antonio Taramelli e i sindacati confederali (per la CGIL il segretario provinciale Antonio Pizzinato, per la CISL Venturini in rappresentanza della segreteria provinciale), che hanno portato, unitamente all'apprezzamento per il lavoro svolto, il loro contributo al dibattito. La ricerca, di cui ABC aveva riferito al tempo della sua approvazione da parte dei due Consigli di Zona, ha avuto tra i suo obiettivi la conoscenza e l'analisi della struttura della occupazione, dell'ambiente di lavoro (nocività, prevenzione), dei servizi socio - culturali e sanitari interni alle fabbriche (infermerie, nidi, CRAL, mense), del livello di sindacalizzazione e, infine, del rapporto fabbrica - territorio. L'aver voluto una indagine di questo tipo e l'essere riusciti a portarla a termine, rappresenta senza dubbio un ulteriore segno del livello di maturità raggiunto dai Consigli di Zona. I nostri "parlamentini" infatti non si limitano più a tradurre in domanda politica le istanze di partecipazione che provengono dalla gente, ma si pongono ormai nell'ottica di governare lo sviluppo del territorio In modo programmato, tentando di utilizzare le rsorse che il bilancio "azzonato" mette a disposizione in maniera razionale, ordinando i bisogni in base a scale di priorità che vengano definite in maniera sempre meno affidate alla conoscenza individuale e sempre di più invece alla conoscenza di un quadro più completo possibile della realtà. Ne discende la necessità della formazione di questo quadro per mezzo di strumenti idonei. La ricerca di cui stiamo trattando rappresenta appunto uno di tali strumenti. Proviamo ora ad illustrare la metodologia adottata e a richiamare i risultati più significativi conseguiti, premettendo che è intenzione della Redazione riportare, ove possibile, anche sui prossimi numeri dati tratti dal lavoro di ricerca che aiutino ad illustrare vari aspetti della realtà che vive la nostra Zona. Il lavoro di rilevazione ed analisi ha avuto come momento di partenza il 1971, anno per il quale erano reperibili i dati a livello zonale. È stata effettuata, per tale anno, una prima "radiografia" delle due Zone dal punto di vista occupazionale. È così emersa la debolezza strutturale della Zona8 rispettoi alla 7 storicamente "industrializzata", cosi come è stato verificato che i settori più forti in entrambe le Zone erano sempre al 1971, il chimico ed il metalmeccanico. La ricerca vera e propria si è svolta sotto forma di inchiesta attraverso questionari diretti alle direzioni aziendali ed ai

consigli di fabbrica delle aziende con oltre 50 dipendenti. Tali aziende al 1971 erano, nelle due Zone, 112 ed occupavano 26.590 addetti, il 64% circa dell'occupazione globale. Alla fine del 1977, periodo di riferimento dei dati della ricerca, sono state invece contate 75 aziende con oltre 50 dipendenti, che occupavano 24.892 addetti. Una perdita quindi nel sessennio 1971/77 di 37 aziende (scomparse o trasferite o che hanno nel frattempo ridotto l'occupazione a meno di 50 dipendenti) e di 1698 addetti. Fenomeno importante da rilevare è rappresentato dal diverso comportamento delle due Zone. La Zona 8, quella delle due meno importante dal punto di vista occupazionale (12.112 addetti totali contro i 29759 della Zona 7), ha "perso" solamente 5 aziende con oltre 50 dipendenti ed ha aumentato l'occupazione di 1596 unità (il 26% in più rispetto al 1971); la Zona 7 ha invece "perso" ben 32 aziende e 3294 addetti (il 16,1% in meno rispetto al 19781). Se consideriamo l'andamento nel sessennio delle industie manifatturiere, di gran lunga le p'ù ic portanti per la determinazione del peso industriale di un'area, vediamo, sempre per le grandi aziende, come più nettamente le due Zone abbiano caratterizzato il loro comportamento. La Zona 7 ha infatti perso 20 delle 50 aziende esistenti al 1971 ed ha-subito un calo di occupazione di 3084 addetti; la Zona 8 invece ha visto aumentare da 17 a 21 le aziende del settore manifatturiero e di 1696 i relativi addetti. Il maggior calo occupazionale della Zona 7 si è verificato nelle industrie chimiche passate da 5615 a 3674 addetti, mentre nel metalmeccanico la perdita occupazionale è stata contenuta grazie all'aumento di addetti verificatosi in alcune grosse aziende del settore, aumento che ha compensato in parte la "scomparsa" di ben 8 aziende sulle 17 presenti nella Zona al 1971. Le tavole allegate illustrano puntualmente i fenomeni che abbiamo sommariamente descritto. La elaborazione dei questionari alle direzioni aziendali e ai consigli di fabbrica ha permesso di ottenere molte informazioni inedite sulle aziende con oltre 50 dipendenti oggetto della indagine, relativamente ai temi che citavamo prima. Parte di questi dati sono stati presentati nel convegno con un allegato al volume distribuito ai convenuti. Questi dati sono stati raggruppati in 3 temi: livelli di sindacalizzazione; servizi interni alle aziende; ambiente di lavoro. A parte pubblichiamo

Pizzinato Sei domande al segretario della Camera del lavoro Abbiamo incontrato il compagno Antonio Pizzinato al quale abbiamo rivolto alcune domande. Riportiamo di seguito il testo del colloquio avuto con il Segretario generale della Camera del Lavoro di Milano. ABC: Il Paese attraversa una grave crisi strutturale, economica, sociale. Ci puoi dire come il Sindacato si pone in questo contesto e quale è la strategia che si è dato? Risposta: Il movimento sindacale, pur con difficoltà, opera al fine di rendere le grandi masse e gli strati popolari della società protagonisti diretti dell'azione per uscire in modo positivo, attraverso il rinnovamento e la trasformazione del Paese, dalla grave e profonda crisi che da anni lo colpisce. Momento di questa azione è stato lo sciopero generale - con la partecipazione di oltre 12 milioni di lavoratori - del 15 gennaio scorso, che seguiva due precedenti momenti di lotta. Nella sua iniziativa ed azione il Sindacato si muove su più fronti, in primo luogo in campo economico rivendicando una programmazione economica, con piani settoriali (industria chimica, energia, telecomunicazioni, agro-industria, ecc.) e territoriali in particolare al sud (area campana, calabrese di Gioia Tauro, sarda e siciliana) ed attraverso questa via affrontare i problemi occupazionali della lotta all'inflazione; in secondo luogo opera per conquistare la riforma del sistema pensionistico e l'aumento immediato delle pensioni, il raddoppio degli assegni familiari, l'elevazione delle quote di reddito da lavoro esenti da trattenute fiscali, la realizzazione della riforma fiscale; il terzo aspetto è quello della contrattazione sindacale con la quale si punta, in particolare, ad affrontare i problemi della qualità del lavoro (organizzazione del lavoro, ambiente di lavoro, ecc.) e della qualità della vita. Condizione per dare positiva soluzione a questi problemi e battere l'eversione terroristica, come l'esperienza negativa di questi mesi dimostra, è quello di avere alla direzione del Paese un Governo diverso che, sia per il programma che per le forze che lo sostengono, sappia esprimere la volontà unitaria e di rinnovamento delle forze democratiche e di quelle popolari.

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Scuola elementare di via Iseo

Piscina Facciamo chiarezza In questo ultimo mese si è molto parlato in zona della Piscina di via Iseo, della sua gestione del suo utilizzo; si sono spese molte parole a favore o contro l'operato del Consiglio di zona; si è tenuta in Consiglio una seduta burrascosa che ha visto cittadini gli uni contro gli altri. Prima di tutto i fatti. Premettiamo che finora il Consiglio di zona non ha avuto poteri reali nella gestione dei servizi, ma ha espresso solamente "pareri", che come tali potevano più o meno essere determinanti nelle scelte dell'Amministrazione Comunale, e spesso lo sono stati, con numerosi ed importanti risultati positivi. Per quanto riguarda la piscina, dalla sua apertura, che veniva a soddisfare un enorme bisogno arretrato, concordammo con l'Amministrazione il seguente orario: al mattino le scuole, privilegiando le classi V delle elementari, dalle 12 alle 14 aperta al pubblico, dalle 14 alle 17 per corsi di nuoto tenuti dal CMRS (Centro Milanese per lo sport e la ricreazione, Ente comunale). Va ricordato che questo uso, in parti-

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È educativo sospendere? Alcuni giorni fa, presso la scuola elementare "Caracciolo" di Via Iseo, sono stati sospesi per quattro giorni dal direttore vicario quattro scolari di una terza, rei di essersi trovati contemporaneamente fuori classe a giocare per i corridoi. Il provvedimento, grave sia nelle forma che nella sostanza, stava quasi passando "inosservato" a buona parte dei genitori, perfino a quei genitori che fanno parte del Consiglio di Circolo che è il massimo organo di

gestione democratica della vita della scuola. Era inevitabile che il fatto provocasse successivamente un certo interesse nei genitori, iniziative didattiche da parte della scuola, articoli di cronaca da parte della stampa e — buon ultimo — una discussione a livello di Consiglio di Circolo. Tutto questo interesse si spiega facilmente: la sospensione è un malaugurato provvedimento che la

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