LOTTE SOCIALI, LOTTE CONTRATTUALI
Riflessi della situazione economica e politica : obhiettivi concreti ed unificanti per superare la crisi nel paese
Le lotte contrattuali sono ini ziate ed il movimento organizzato dei lavoratori le affroata non nel clima quasi euforico che ha caratterizzato l'autunno 1969 ma con serenità e consapevolezza della propria forza, che gli cleri va dalle esperienze della contrattazione articolata, dall'accresciu ta capacità organizzativa, dall'au mento quantitativo e qualitativo dei suoi quadri e dalle alleanze sociali e politiche èh'esso è riuscito a stabilire.
Ma in quale situazione econo mica e politica vengono a collocarsi queste lotte?
Quella economica caratterizzata da una crisi persistente e seria che coinvolge direttamente o indirettamente tutti i settori produttivi. Le cause, è ormai affermato dalla maggioranza degli studiosi, non sono congiunturali ma di struttura e legate al tipo di sviluppo economico confuso e disordinato, alle errate scelte negli investimenti seguite negli ultimi vent'anni sia dalla classe imprenditoriale che dai governi che ne erano l'espressione.
Quella politica rappresentata da un governo il quale ha già dimostrato con propositi ed atti di voler risolvere l'attuale crisi con provvedimenti di ordinaria amministrazione seguendo esperienze del passato determinate da circostanze irripetibili (applicazione di tecniche produttive già sperimentate, sostanziale stagnazione dei salari, debolezza del potere contrattuale dei lavoratori).
La realtà oggi è ben diversa. Non basta più imitare le tecniche produttive altrui per accrescere la produttività né le imprese possono pensare di ricostituire elevati livelli di redditività dei capitali investiti attraverso la compressione dei salari.
Esaminiamo allora i riflessi sulle classi lavoratrici di una simile situazione.
La crisi nell'industria del Nord crea attorno ai grandi centri vaste zone di disoccupati in particolare rappresentati dalle ultime leve dell'emiRrazione, mano d'opera non qualificata, (i cosiddetti edili in trasferta) quindi prima massa ad essere allontanata dalla produzione.
La persistente stagnazione dell'agricoltura allontana la prospettiva di soluzione del problema dei coltivatori diretti anche per l'aumento del divario tra prezzi agricoli e prezzi industriali. Aggiungasi la disoccupazione
di ritorno rappresentata dalle masse contadine che, respinte dalle città per la flessione dei livelli di occupazione, si ritrovano sui campi senza speranza.
Il fallimento della politica democristiana nel Mezzogiorno basata sul- carattere sulbalterno alla strategia antimeridionalista del grande capitale monopolistico e sulle posizioni, al suo interno, di ceti parassitari che la ricattano per impedire qualsiasi riforma che intacchi i loro privilegi; determina una rottura fra città e campagna ed un profondo malcontento nei ceti medi, piccoli risparmiatori e strati popolari.
E qual è il comportamento della• classe padronale?
Utilizza tutti i mezzi a disposizione per insinuare che la crisi è determinata dalla cosiddetta « conflittualità permanente » che non permette la ripresa produttiva.
Sfrutta il malcontento delle masse dei disoccupati: emigrati, operai e contadini delle zone depresse e del Sud, tentando dì portarle irrazionalmente contro i lavoratori in lotta.
Si presenta ai lavoratori come seconda vittima della crisi. « Le cose vanno male non solo per voi ma anche per noi; mettiamoci assieme e vediamo di uscirne con uno sforzo comune ».
Costituzione quindi di una specie di patto sociale, naturalmente col governo Andreotti-Malagodo come violino di spalla, pronto sul piano politico a rispolverare l'anticomunismo viscerale a respingere proposte concrete del P.S.I., a spegnere la sinistra democristiana e sul piano « amministrativo » a ristabilire l'« ordine pubblico ».
Ma questo tentativo di sfrutta. re rabbia e disperazione da una parte e indebolimento o disorien-
tamento dall'altra è già destinato a fallire non tanto perché i lavoratori possano trovare tattiche e strumenti per respingerlo quanto per la proposta legata ad una visione degli interessi generali del paese che essi da tempo portano avanti: un diverso tipo di sviluppo economico basato sulla _ programmazione democratica e sulle riforme.
Di qui la connessione tra le lotte contrattuali e le lotte sociali con la priorità di quest'ultime.
Sul piano operativo essa ha avuto un primo esempio concreto nella « carta rivendicativa » elaborata dai metalmeccanici nell'Assemblea nazionale dei delegati tenutasi recentemente a Genova. Carta che essi intendono tradurre in una azione non generica ma su obiettivi concreti coinvolgendo altre categorie, forze sociali e politiche.
I filoni generali capaci di unificare il movimento sono stati individuati in tre questioni: prezzi, occupazione e Mezzogiorno, scuola.
Riportiamo brevemente le questioni ed iniziative proposte nel documento:
Preizi: le questioni su cui è possibile suscitare iniziative a livelli territoriali (collegamento con Regioni ed Enti locali): sono: 1) gratuità o prezzi politici dei trasporti; 2) utilizzazione degli appartamenti sfitti ed iniziative per la riduzione degli affitti; 3) gratuità dei libri di testo; 4) sostegno della cooperazione agricola e di consumo che deve porsi in alternativa rispetto alla politica della grande distribuzione.
L'azione più generale della categoria (con altre categorie) può avvenire su: 1) aumento delle pensioni e loro collegamento coi salari; 2) blocco e riduzione delle tariffe e dei prezzi controllati; 3) abolizione dell'IVA sui generi
RISULTATI DEL P. C. I. 1972: un grande fatto nazionale, un contributo decisivo al rafforzamento della democrazia italiana e all'avanzata sulla strada della libertà, della pace e del socialismo.
SUPERATI I 3 MILIARDI NELLA SOTTOSCRIZIONE
- 1.581.629 iscritti al 12 ottobre: 60.601 in più del 1971SEZIONE GRAMSCI INNOCENTI
Sottoscrizione stampa: raggiunto il 120 0,„ dell'obbiettivo.
Reclutamento: superato il 110 0/0 dell'obbiettivo.
di prima necessità; 4) blocco dei fitti; 5) intervento sui prezzi di alcuni prodotti che influenzano il meccanismo dei prezzi.
Occupazione e Mezzogiorno: Le rivendicazioni indicate sotto: 1) investimenti dell'industria manufatturiera metalmeccanica sa prattutto da parte delle Partecipazioni statali; 2) Azioni integrate in alcune aree meridionali dove più duramente si pone il problema dell'occupazione.
Le rivendicazioni da porre sono: 1) Interventi nell'edilizia per rispondere alle esigenze di infrastrutture, di attrezzature sociali e di abitazione; 2) interventi nell'agricoltura e nel settore della trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli ai fini di sostegno reale del reddito agricolo e di sviluppo dell'occupazione; 3) interventi nei settori dei trasporti, del turismo e dei servizi rivolti a migliorare le strutture sociali; 4) interventi nel settore della scuola e della ricerca correlati al problema della disoccupazione intellettuale e della formazione di mano d'opera qualificata.
Scuola. Le rivendicazioni: 1) edilizia scolastica; 2) realizzazione della nzassima occupazione del personale docente attraverso il tempo pieno e limite massimo di 25 alunni per classe; 3) gratuità della scuola per i figli dei lava ratori; 4) gestione democratica con un controllo-sui programmi ed i metodi di insegnamento.
Infine una considerazione in famiglia. Le recenti vicissitudini della C.I.S.L. dov'è nella maggio ranza organizzato il movimento sindacale cattolico, hanno creato in alcuni nostri compagni sconforto o rabbia. Reazioni entrambe né oggettive né positive. Nessuno di noi deve dimenticare il cammino percorso dal movimento sindacale cattolico da posizioni istituzionalmente interclassiste a quelle di classe espresse specialmente nella categoria dei metalmeccanici; il travaglio di uomini e di associazioni intensamente sofferto nella scoperta della realtà sociale del nostro paese: essi fanno già parte del patrimonio ideale del movimento sindacale italiano. Per noi la CISL non è rappresentata né da Scalia né da Sartori ma dalle decine e decine di migliaia di cattolici che, portando iniziative ed esperienze di diversa matrice ideologica, hanno con noi lottato, sofferto le stesse tensioni e gioito per le vittoriose battaglie sindacali.
I. S. R. M. O. Sesto S. G.-Milano
°`"
OTTOBRE 1972
tondo
A CURA DELLA SEZIONE DEL P. C. I. FABBRICA INNOCENTI
OLIMPIADI: SPORT E SOCIETA'
Risultati nello sport di Olga Korbut, la più gio- una vane ginnasta partecipante ai Giochi.
Le Olimpiadi, come spettacolo sportivo, hanno ormai fatto il loro tempo e già si pensa di rivederne le strutture. Comunque anche le Olimpiadi di Monaco ci permettono una valutazione sul panorama dello sport nei singoli paesi ,e sul suo significato.
I paesi che hanno ottenuto i maggiori successi sono, nell'ordine, URSS, USA e Repubblica Democratica Tedesca, seguiti dagli altri paesi socialisti: inoltre tra le prime dieci nazioni (l'Italia è l'ultima del gruppo), ben cinque sono paesi socialisti ed alcuni di essi piccolissimi per dimensioni e numero di abitanti, come la RDT, l'Ungheria e la Bulgaria.
Se stabiliamo una classifica fondata sul rapporto tra abitanti e medaglie, per vedere in termini reali i livelli di diffusione della pratica sportiva, al primo posto troviamo la RDT, al secondo l'Ungheria, al terzo la Bulgaria, al nono Cuba, al decimo la Mongolia : l'Italia è ventiduesima!
Di fronte a questi dati, non si può piú parlare di occasionalità delle vittorie ottenute con il « doping invisibile », quello cioè che sfuggirebbe ad ogni controllo.
Ai sostenitori nostrani dello Stato forte, che alleverebbe una gioventù forte, pura nella razza e sana nella stirpe, rivolgiamo l'invito di andarsi a guardare i risultati di Monaco: i paesi fascisti — Spagna, Portogallo, Grecia ecc. — li trovano in fondo all'elenco delle nazioni.
Dunque, i paesi che hanno ottenuto i maggiori successi sono i paesi socialisti e gli USA, il paese a più alto reddito individuale: mentre nelle nazioni socialiste la possibilità della pratica sportiva è generalizzata attraverso le strutture sociali, negli Stati Uniti si hanno le maggiori possibilità individuali di pratica spdrtiva ed il numero degli abitanti permette di superare, nello sport, il divario tra minoranza abbiente e maggioranza povera.
E l'Italia? La nostra rappresentativa ha fatto fin troppo, visto che in Italia non esistono attrezzature sportive per praticare quello sport di massa, che è la condizione indispensabile per ottenere risultati apprezzabili anche sul piano agonistico. Ma bisogna togliersi dalla testa che basti costruire palestre, piscine e campi d'atletica per ottenere risultati nello sport non solo agonistico, ma di massa. Il problema è molto più vasto, perché da noi non solo mancano gli stru-
scuola al servizio dell'uomo
menti di base per la pratica sportiva, ma manca anche la possibilità di usufruirne dove questi esistono. Un pendolare che fa trequattro ore di treno al giorno per andare al lavoro, non potrà mai utilizzare, anche se ci fossero, la piscina ed il campo d'atletica del suo paese di residenza.
La questione investe quindi il modo di vivere del nostro paese, i problemi del lavoro e del tempo libero, delle strutture urbanistiche e dei trasporti. Le attrezzature sportive da sole non bastano, se si prescinde dagli altri elementi: inoltre, il presupposto necessario è quello dell'attività fisica come sviluppo individuale e non come spettacolo o come ragioni di prestigio esterno.
Lo sport è un investimento sociale e dovrebbe avere un suo
Riceviamo e pubblichiamo:
Sviluppatasi nell'immediato dopoguerra, la scuola serale rappresenta, a mio parere, uno dei problemi più gravi della società in cui viviamo e chi ne paga le conseguenze sono le migliaia di lavoratori studenti sparsi in tutta Italia. Per poter fare una analisi corretta sulla figura del lavoratore studente però, bisogna partire dalle origini della stessa scuola serale. Nata dalla necessità di una ristrutturazione industriale la scuola serale si è subito proposta il compito di formare manodopera specializzata da inserire nelle industrie.
L'enorme sviluppo industriale degli ultimi decenni ha determinato l'urgenza di formare nuovi quadri da inserire nel nuovo ciclo produttivo ed è a questo punto che vediamo soxgere il lavoratore studente.
Fatte queste premesse a mio parere è giusto porsi la domanda: « Chi è il lavoratore studente? ». Essendo io stesso da quattro anni uno studente dell'Istituto Tecnico per Periti Industriali serale, mi sento in grado di rispondere. Il lavoratore studente dopo otto ore di una ben precisa realtà vissuta in fabbrica, si reca per altre quattro o cinque ore a scuola di sera e tutto questo comporta sacrifici non indifferenti. La scuola serale non è una scuola di serie B (anche se molti la pensano) ma una scuola che ha effettivo valore di
ruolo anche e soprattutto nella scuola. Ma, così come lo sport, anche la scuola in Italia è il prodotto di una politica autoritaria ed antipopolare, che l'ha gettata in una crisi endemica. La mancanza di aule è solo l'aspetto più macroscopico di questa crisi: arretratezza di metodi d'insegnamento e di programmi, separazione dalla società, intollerabili strutture antidemocratiche, assenza di una reale politica per il diritto allo studio e per la sistequella diurna, in cui vivono e studiano ogni sera migliaia di giovani. Ed è stato più volte dimostrato che i lavoratori studenti oltre a tutto ciò che imparano a scuola possono aggiungere la loro esperienza professionale. Fatto molto determinante a livello di qualificazione personale.
mazione ed il reclutamento degli insegnanti, sono altri aspetti, non tutti.
Anche la scuola, come lo sport, non è un fatto a sé, ma un dato che dipende strettamente dai modi di sviluppo della nostra societtà: una società profondamente ingiusta che va cambiata, attuando radicali riforme sociali e tutte quelle misure precise ed efficaci che, da anni, il Partito Comunista Italiano indica. Alternative non ce ne sono.
IL LAVORATORE STUDENTE
mani come lavoratori studenti potremmo pretendere una maggiore qualificazione. Usufruiamo di pochissimi vantaggi, a livello aziendale non siamo incoraggiati a continuare negli studi, ma le nostre condizioni non fanno che aumentare in maniera paurosa il numero di coloro che si ritirano nella scuola serale.
Questo è ciò che siamo noi; ma di fatto dalle aziende che comprensione troviamo? Difficoltà di assunzione perché non possiamo fare i turni (come faremmo a studiare?) e perché un do-
Mi è parso corretto scrivere questo per mettere in chiaro la figura di noi lavoratori studenti. Un lavoratore studente della Innocenti
DO YOU SPEAK ENGLISH?
Com'è noto, la Leyland Innocenti ha organizzato dei corsi di lingua inglese, ai quali sono stati « invitati » a partecipare soprattutto dirigenti e funzionari (i funzionari sono impiegati di I' e P super che si fanno chiamare così per non confondersi coi comuni mortali, pardon, impiegati).
Forse per questo motivo, ci hanno riferito che i corsi sono stati ribattezzati in modo ironico ed irriverente.
Sappiamo benissimo che la maggioranza dei nostri lavoratori quando pensa ai propri dirigenti è convinta della validità
del « Principio di Peter » che, com'è noto, sostiene che quanto più aumenta il livello d'incompetenza professionale di un dirigente, tanto più questi sale nella scala gerarchica. Ma il « Principio di Peter » è una cosa, i corsi d'inglese un'altra.
E' quindi inutile dire che non siamo d'accordo con simili malevole e gratuite definizioni: siamo invece d'accordo con quanti affermano che per alcuni dirigenti e « funzionari » sarebbero stati necessari, prima di quelli di lingua inglese, corsi accelerati di lingua italiana e... di buone maniere.
Wollgang Nordwig, medaglia d'oro nel salto con l'asta.
LA FINE DELLA GRANDE FAMIGLIA
E' possibile nel settore meccanico un nuovo clima di rapporti sociali?
La Innocenti è sempre stata una grande famiglia!! Senza risalire alle origini in cui il padre, come tempo fa rammentava l'impiegato Fortebraccio, redarguiva i capi ufficio che non tenevano le tapparelle allineate nell'ora della canicola: e restare ad aspetti dei tempi più recenti, rammentiamo come negli anni cinquanta l'assunzione era accompagnata da un libretto di benvenuto nella grande famiglia. Tutti uguali, figli e figlie, fratelli e sorelle raccolti in un falansterio: libertà, democrazia e... patate. In attuazione a questi principi decine di operai ed impiegati, passeggiavano per le vie del rione e della città con cartelli appesi alla schiena con la scritta « Licenziato dalla Innocenti ». Sul libretto di lavoro la seguente motivazione « esuberanza di personale ». Vengono poi le biografie dei grandi imprenditori italiani e per la nostra azienda il concetto di grande famiglia è particolarmente ribadito nel servizio di un periodico, reso famoso dalla teoria sulla possibilità di diventare capitalista partendo da una accoppiata di piccioni. Pare che ìn quel periodo alcuni operai tentassero l'esperimento. Risultato: sono ancora tutti sulle linee di montaggio o accanto ai loro torni. Almeno : « Quod superest date pauperibus ». Ma il padre se l'era dimenticato ed i figli dovettero rammentarglielo con imponenti cortei nel centro della città. Quanti ricordano i cartelli con la scritta: « Papà i tuoi figli hanno fame!!! ».
Si giunge all'epoca della nuova frontiera instaurata dai nostri Kennedy formato cartolina a colori, col discorso dell'autunno '69. Il significato del richiamo alla grande famiglia viene immediatamente compreso dai lavoratori che ironizzando si abbandonano in abbracci chiamandosi « Fratello, fratello». Intuizione esatta: tutti ormai conosciamo la fine di quest'ultima esperienza che chiude una dinastia in un crescendo di follia, secondo il giudizio finalmente condiviso da tanti alti collaboratori.
Ed in questa occasione vogliamo ricordare, specie a quella minoranza che ancora nutre dubbi sulla presenza in fabbrica di una forte organizzazione sindacale, la funzione decisiva, insostituibile ch'essa ha svolto mobilitando la stragrande maggioranza dei lavoratori, impegnando costantemente le parti ad una positiva soluzione.
Ora che i figli si son divisi, nel Settore Meccanico è possibile lasciare da parte questo termine (è una scopa vecchia), e fare un discorso concreto per un nuovo clima di rapporti sociali?
Il nostro Partito ritiene ne esistano i presupposti rappresentati:
dall'obbiettivo della nuova formazione: sviluppo e rafforzamento del settore della meccanica pesante per la siderurgia attraverso l'impulso della ricerca;
dalla presenza di maestranze altamente specializzate;
dalla conduzione affidata alla parte più aperta e piú preparata della vecchia gestione.
In tale contesto quale ruolo, quale funzione devono avere i lavoratori e quali difficoltà si frappongono?
— Premesso che non debba trattarsi di esperienza basata sul compromesso, attraverso il contributo di cultura illuminata, fra interessi del capitale e interessi della classe operaia proprio perché recenti esperienze hanno dimostrato l'impossibilità della mediazione illuministica fra contrapposti interessi di classe, mediazione approdata alla razionalizzazione dello sfruttamento; è necessaria la presenza, in tutti gli aspetti della vita aziendale, dei lavoratori atraverso un consiglio di fabbrica responsabile. La sua funzione non deve quindi essere di collaborazione — altro termine in disuso — ma di costruttiva partecipazione.
— Rammentando un salto qua-
Carne +30%, pane +10%, frutta e verdura +30%, burro +20%, vestiti +10%: l'elenco delle merci e dei servizi aumentati in questi ultimi mesi potrebbe continuare, ma i dati riportati sopra sono sufficientemente eloquenti. Chi è responsabile dell'aumento dei prezzi e chi non lo è? Se i prezzi salgono, le radici del male stanno a monte, nella struttura dell'economia e nella pessima politica economica del governo.
Noi comunisti abbiamo sempre sostenuto che una politica economica diretta ad allargare il mercato interno, a sviluppare gli investimenti e l'occupazione, a soddisfare i grandi bisogni sociali con le riforme, a colmare il divario tra Nord e Sud, è nei fatti anche la premessa di una nuova politica del commercio, volta a contenere i prezzi al consumo, a colpire i privilegi degli speculatori, ad instaurare controlli democratici ed efficaci sui mercati all'ingrosso.
I giornali borghesi, che pure condannano a grossi titoli il rincaro dei prezzi, si guardano bene dall'inquadrare la questione dei prezzi al consumo in un discorso più ampio sulla riforma del commercio, denunciando il ruolo del potere monopolistico dei gruppi industriali, dei grossisti, dei mediatori. Per questi giornali è molto più facile — e redditi-
litativo dell'autunno 1969 nella presa di coscienza che i problemi dei lavoratori possono solamente in parte essere risolti nella fabbrica alla quale non si devono accollare le manchevolezze ed i privilegi della società (giustamente il compagno Riccardo Lombardi ha detto: «le contrattazioni sindacali assumerebbero un andamento ed una intensità ben diversi dagli attuali ove una parte cospicua della retribuzione dei lavoratori fosse costituita da servizi sociali gratuiti o comunque a basso prezzo...) si riafferma la validità e la partecipazione dei lavoratori al discorso ed alle lotte delle riforme per la soluzione dei problemi storici della società italiana.
— Infine pur confermando la originalità del sistema delle partecipazioni statali si rileva come in esse determinante è la volontà e la strategia di ristretti gruppi dirigenti, formalmente rientranti nel sistema pubblico di intervento nell'economia ma di fatto autonomi, non avendo né responsabilità verso le istituzioni rappresentative né costante riferimento agli interessi nazionali.
Si pone allora la questione di un rapporto degli enti di gestione non soltanto con il Governo, ma con l'intero sistema istituzionale facendo posto alla possibilità di espressione dei lavoratori. Ciò significa modificare l'attuale rapporto istituzionale col Parlamento e costituirne nuovi coi Sindacati, con le Regioni, con i lavoratori delle imprese ristabilendo una responsabilità chiara dei gruppi dirigenti di fronte al paese.
Ecco secondo noi comunisti realtà ed argomenti sui quali i lavoratori del Settore Meccanico dovrebbero aprire un ampio dibattito.
Un governo che rifiuta di prendere in considerazione le proposte costruttive del PCI, dei partiti di sinistra e dei sindacati per un nuovo tipo di sviluppo economico.
zio — individuare dei responsabili di comodo: dapprima i piccoli negozianti, adesso i lavoratori impegnati nei rinnovi contrattuali.
La gente però ha capito che le cose non stanno così, perché i prezzi sono aumentati ed aumentano ancor prima dell'aumento di salari e stipendi. Crollano le calunnie contro le lotte operaie!
L'aumento dei prezzi è, come la febbre, il sintomo di una malattia che trae origine non solo dalla politica di rapina dei grandi monopoli industriali, ma anche dal sistema della grande intermediazione commerciale parassitaria. La questione dei prezzi è quindi una questione di ordine strutturale tipica della nostra economia: è legata cioè alla produzione ed alla distribuzione, ed al ruolo del governo. Un governo che non prende alcun provvedimento contro i pochi gruppi di speculatori, che manovrano il mercato dei beni alimentari e di consumo, con il risultato di scaricare sulle masse popolari il costo dell'erosione costante del potere d'acquisto del salario.
Il solo responsabile è il governo Andreotti-Malagodi, che in pochi mesi ha dato prova con i fatti d'essere un comitato d'affari degli speculatori e degli affaristi più loschi (si pensi alla farsa dei due sistemi di TV a colori).
Battere il Centro-Destra subito non è quindi uno slogan, ma la condizione essenziale e primaria per riprendere la marcia in avanti delle conquiste popolari, per un nuovo tipo di economia e di società.
LA FIFA FA NOVANTA
Nella nostra spietata società neocapitalistica chi perde il posto trova enormi difficoltà nel reinserirsi nel mondo del lavoro. Questo è tanto più vero per i dirigenti: un dirigente di 40 anni disoccupato è considerato un uomo finito e difficilmente potrà trovare ancora una sistemazione soddisfacente e consona al tenore di vita cui era abituato. Nell'attuale fase di « ristrutturazione » in corso in molte aziende, con massicci attacchi ai livelli di occupazione portati avanti con l'avallo del governo di destra, anche parecchi dirigenti sono stati... messi alla porta senza tanti complimenti.
Allarmatissime, due Associazioni cosiddette sindacali di dirigenti d'azienda hanno fatto ricorso alla magistratura in difesa dei propri iscritti, sostenendo che anche i dirigenti sarebbero tutelati dallo « Statuto dei Lavoratori ».
La magistratura ha dato torto alle due Assocazioni che, comunque, hanno presentato ricorso.
Quando il Parlamento approvò lo « Statuto dei Lavoratori », ricordiamo benissimo come questa legge d'importanza capitale fosse vilipesa proprio da chi ora la invoca a tutela dei propri interessi corporativi. Ogni commento ci sembra superfluo.
P.S. - Le considerazioni di cui sopra intorno al licenziamento di dirigenti sono valide anche per la Leyland Innocenti, nonostante che nei giorni scorsi sia stato assunto dall'esterno un dirigente sui 40 anni, che era a spasso da mesi e che, tra l'altro, aveva già lavorato all'Innocenti.
Semmai questa è l'eccezione che conferma la regola.
Realtà della scuola italiana aule nei corridoi ed ordine pubblico.
Contro il rincaro dei prezzi una nuova politica economica
UN ALTRO SALUTO ad un altro ex direttore del personale
C'era una volta un nonno al quale ogni mattina, un vispo nipotino porgeva il buon giorno e chiedeva la solita razione di « pere cotte ». Il nonno prendeva il piccolo fra le ginocchia, gli faceva posare la testa al suo petto, chiudeva la mano a pugno e la ruotava con vigore da destra a sinistra sul capino tante volte quante le « pere » richieste. La gioia, pur nel dolore fisico, espressa dal nipotino sollevava l'invidia di Carletto, suo amico, che alfine otteneva la sua razione data dal nonno con maggior forza per la pochezza del gelosetto.
Caro dottore, questa breve storia ci è venuta alla mente quando ti abbiamo visto fare armi e bagagli e trasferirti lungo le fetide rive del Lambro. Era giusto e desiderabile da parte tua ricevere, come il tuo superiore, il saluto di commiato, « la tua razione », naturalmente senza paragonarti a quel gnocco di Carletto.
In fondo avete remato per anni nella stessa barca: lui capovoga e timoniere ad un tempo, tu al secondo scalmo, un po' nell'ombra ma con altrettanta bramosia a farci del bene, a renderci la vita sempre più facile. A differenza di Javert, il continuo sdoppiarsi e moltiplicarsi del tuo « io » per ognuno con cui venivi a contatto — « Nostra Dea » senza cambio di vestito — camuffava il vero essere di cacciatore di streghe: e, rumoroso come un re travicello nel momento del breakdown sapevi quasi renderti simpatico.
Ahimè, inconsapevole,- vivevi il tuo « magie moment ». Ricordi: sala da pranzo imbandita, camera da letto in ordine, tiro a voto — quante cartucce a carico di quel povero C.R.A.L.!! — e piscina in estate, caccia e tennis durante l'inverno ed una piccola corte per l'altrettanto « piccolo cabotaggio ».
Poi accadde il « fattaccio »: la divisione dell'azienda e dal tuo inconscio esplode la « cupidigia di potere ». Tu leggi poco; se avessi sfogliato « Il principio di Peter » — a proposito te ne invieremo una copia, sai, non è mai troppo tardi — ti saresti accorto che il tuo limite d'incompetenza... E poi perché non dar retta a chi, con bonomia ambrosiana, ti diceva: « Sta lì bel quièt »?
E così, novello «Gualtieri senza Averi» ti creasti il gruppo andando a ricercare negli angoli più remoti dello stabilimento quei crociati che una volta erano pur serviti per brillanti operazioni di polizia, ma che, tonti, non si erano preoccupati di aggiornarsi al mutar dei tempi. In fondo il tuo fiuto non avera sbagliato, avevi odorato un certo ritorno del vento dell'Ovest: Mac Carthy poteva risu scitare; ma hai sbagliato nella scelta dei modi e degli strumenti. E qualcuno più intelligente di te (devi ammetterlo) ha ben com preso che i comunisti non sono dei Carbonari ma lavorano alla luce del sole e che il loro pro gramma e la loro azione sono espressi non in conciliaboli ma
dal loro quotidiano. Leggendolc si è fra l'altro accorto che certi metodi borbonici hanno fatto il loro tempo, che bisogna com batterci diversamente: è corse ai ripari e ti ha scaricato.
Morale: a te piacciono le citazioni latine « Inops, potentem dum vult imitari, perit ». Come l'inetto imita il potente, è perso: ricordi la favola di Fedro - Rana rupta et bos?
Così non ti è rimasta che la via dell'esilio e qualche pollo sot tratto alla mensa dai tuoi ultimi
Con profonda costernazione
Ancora oggi chi entra in ufficio con « L'Unità » in tasca è guardato con malcelata ostilità dai propri superiori.
Chissà quindi da quale profonda costernazione sono stati colti i nostri dirigenti — e relativi sudditi — nel leggere l'intervista rilasciata dall'Amministratore Delegato della Leyland Innocenti al mensile « Quattrosoldi » (che, sia detto per inciso, vale quanto il proprio titolo).
Nell'intervista il signor Robinson dichiara, tra le altre cose,
LUTTO
È morto improvvisamente il compagno Riccardo Magistrelli della Sezione Campegi di Lambrate. Nell'annunciare il doloroso evento la Sezione Gramsci-Innocenti ricorda la figura del caro scomparso. Entrato nel partito nel 1945 alla AEM, ha sempre dato il meglio di sè anche negli incarichi più umili. Da pensionato trascorse tutti i suoi giorni alla diffusione del nostro giornale incaricandosi anche di governare la sede della sezione fino all'ultima ora della sua vita. Lo ricordiamo per il suo esempio di modestia e attaccamento al partito. Ai familiari giungano le nostre più sentite condoglianze.
che il suo giornale base non è il « Corrierone », bensì (udite! udite!) « L'Unità ».
Così, dopo averci espresso il proprio apprezzamento per lo scorso numero di « Fabbrica sul Lambro », l'Amministratore Delegato, che è un consumato politico, ha voluto stupire il mondo confindustriale italiano i cui caratteri distintivi sono, oltre l'ottusità, provincialismo ed ignoranza.
Quanto a noi comunisti, invitiamo il signor Robinson a leggere veramente e tutti i giorni « L'Unità »: ci troverà quelle notizie sul mondo del lavoro che non troverà mai sugli altri giornali, « Corriere della Sera » in testa. Potrà così verificare quotidianamente il nostro impegno di lotta, fatto di coerenza, serietà e sacrifici, per il progresso delle classi lavoratrici.
bravi per curare il mal di fegato
E con te l'« Armata Brancaleo ne » ormai vagante, desolata e sperduta in ce'rca di un più sicu ro condottiero. Chissà che qual cuno, dopo questa seconda espe rienza, cominci a riflettere sull'importanza della coscienza come consapevolezza dei fini e del valore delle proprie azioni (Zin garelli - Vocabolario della lingua italiana).
E' amara la pillola, dottore?!! Te-lo assicuriamo noi che di altrettante ci viene riempito il piatto quotidiano, con la differenza che noi ne siamo coscienti. Non abbatterti e consolati nella lettura di questo bel sonetto del Belli che fraternamente ti dedichiamo:
IL CAVALIERE
ENCICLOPEDICO
Inviluppato in una sua guarnacca stavasi il cavalier sulla poltrona a ricercar nel Calepin se Ancona si scrivesse coll'acca o senza l'acca
Ciò fatto piglia in man la ceralacca stampa il suggel con l'arma e la corona manda un servo alla posta e s'abbandona a riposar la mente stracca Poi entra in ragionar di pipe e d'armi dei metodi per cuocer la frittata del Turco e della Cassa di risparmi guarda alfin la finestra spalancata e conclude « Non faccio per vantarmi ma oggi è una bellissima giornata ». Ciao, dottore; ed accetta un consiglio: non affannarti a ricercare gli autori di questo saluto; l'hai scritto tu proprio con le tue mani. Non prendertela con noi, in fondo noi ti vogliamo bene perché siamo convinti che nelle Repubbliche Socialiste Sovietiche Italiane saresti migliore. I Comunisti della Innocenti
laredazione,allaqualeègiuntal'ecodelparticolaregradimentodell'ultimonumerodi"FabbricasulLambro",ringraziailettori.Precisainoltrecheilgiornale èfruttodellacollaborazionediuncollettivodicompagniegiornalistidelnostro quotidiano.Confermach'essoèunatribunaapertaatuttiedinvitailettoridella Innocentiadareillorocontributoperunampiodibattitosuiproblemidellavoro.
CRAL
Considerazioniallavigiliadelleelezioni deinuoviconsiglidiamministrazione
« La battaglia per trasformare la nostra società in senso democratico deve essere contemporaneamente condotta su due fronti: nell'azienda, dove il conflitto di classe è diretto, non mediato, in quanto punto di partenza della struttura economica, e nella società civile all'interno della quale le forze dominanti tentano di completare l'arco di subordinazione del lavoratore ».
Quanto sopra è stato affermato nel corso del recente convegno nazionale indetto ad Arezzo da ARCI, ENARS, ACLI, ENDAS sul tema: « L'impegno culturale delle associazioni del tempo libero e dei circoli aziendali nelle battaglie dei lavoratori ».
E' l'impegno assunto da tempo dai circoli aziendali, attraverso un comitato interassociativo che centra i propri obbiettivi prioritari nel conseguimento della soppressione dell'ENAL e sulla effettiva applicazione dell'art. 11 dello Statuto dei Lavoratori che afferma: « Le attività culturali, ricrea tive ed assistenziali promosse nel l'azienda sono gestite da organi smi formati a maggioranza dai rappresentanti dei lavoratori ».
Sganciare i CRAL aziendali dal l'ENAL significa in concreto togliere al padrone un tradizionale canale di penetrazione e di conservazione; termini questi che si
sono sempre manifestati in chiave di chiuso paternalismo aziendale ancorato a concezioni corporative. Un discorso che proprio per queste premesse non può che portare a toccare punto per punto i vari aspetti dell'organizzazione della cultura nel Paese. Un discorso che nel nesso tempo lavoro-tempo libero, fabbrica-società-strutture capitalistiche viene a confrontarsi con il problema dell'uso della RAI-TV, stampa, in-formazione, cinema, teatro, ecc.
Il nuovo corso dell'associazionismo aziendale deve quindi vedere i CRAL aprirsi all'esterno della realtà in cui operano e condurre un discorso sempre più calato nella realtà dei rapporti di base ed aperto ad un più ampio confronto con le componenti della fabbrica e della società.
Il convegno si è chiuso con alcune precise proposte: lancio di una azione unitaria delle associazioni ricreative dei lavoratori (ARCI, ENARS, ENDAS, ACLI) per una legge d'iniziativa popo• lare per la soppressione dell'ENAL; promozione di una inchiesta parlamentare sull'applicazione dell'art. 11 dello Statuto dei lavoratori.
Alla vigilia delle elezioni dei nuovi Consigli dei CRAL azienda li dobbiamo fare nostre queste iniziative, convinti dell'inutilità di un carrozzone burocratico qual'è l'ENAL nazionale e della possibilità che ci viene data di dimostrare anche in questo campo la capacità dì gestire direttamente ma soprattutto in maniera ve ramente democratica.
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