Cf
Non che ci fosse bisogno di una verifica o di una conferma di quanto avevamo previsto nell'articolo intitolato « Per il socialismo con il PCI » apparso sull'ultimo numero di « Fabbrica sul Lambro »: la conferma comunque è venuta dal voto del 7 maggio, chiara ed inequivocabile.
La dura sconfitta delle liste di disturbo del Manifesto e degli altri gruppetti sedicenti di « sinistra » ha segnato il clamoroso fallimento del tentativo di dare una consistenza elettorale all'avventura scissionista. Hanno seminato divisione e calunnie e la classe operaia li ha condannati senza possibilità di appello.
Il voto del 7 maggio ha quindi confermato che non è possibile costruire qualcosa di serio e di valido alla « sinistra » del PCI: in quest'area ci sono solo avventurismo ed utopistici deliri, anche se bisogna riconoscere che tra gli aderenti dei gruppuscoli c'è una parte di energie sane, sinceramente di sinistra ed anticapitalistiche, verso cui è doveroso un atteggiamento di chiarimento di recupero.
Purtroppo i voti andati perduti hanno contribuito all'esclusione del PSIUP dalla Camera dei Deputati. Ecco le conseguenze della dispersione del voto di sinistra provocata dalle liste di disturbo di pro3 ocazione! Un milione di voti di sinistra non hanno rappresentanza parlamentare: davvero un eccellente servizio reso, non certo gratuitamente, alla DC ed ai fascisti!
Nonostante ciò, nonostante una situazione aspra e difficile ed alla crociata sanfedista della DC, la scelta della stragrande maggioranza dei lavoratori e dei giovani è stata chiara ed univoca: no al fascismo, no alla sedicente sinistra extraparlamentare, no alla svolta moderata.
I lavoratori e le nuove generazioni riconoscono nel PCI la più autentica forza di classe e la loro fondamentale organizzazione di lotta per la democrazia ed il socialismo. Questo conferma la validità di una linea che ha fatto leva sui principi antifascisti e democratici della Costituzione ed ha indicato nella politica delle riforme e di sviluppo democratico, di unità a sinistra, la via di uscita dalla crisi da tempo aperta in Italia.
Ed ora? Di fronte al perdurare della strategia della tensione, al-
le continue provocazioni, alle minacce del fucilatore Almirante, al gravissimo tentativo di formare un governo di centro-destra contrario alla volontà ed al bisogni del Paese, noi comunisti ribadiamo l'impegno di condurre avan-
ti la battaglia per una svolta democratica e per una trasformazione della società italiana.
Sul nostro Partito possono contare anche quegli elettori di orientamento socialista e progressista che, avendo voluto votare a
sinistra, non hanno tuttavia ottenuto una rappresentanza parlamentare e tutti coloro che, dopo esperienze deludenti ed amare, vorranno riprendere una giusta coerente posizione di lotta nel movimento operaio.
PER UNA ALTERNATIVA DEMOCRATICA ROVESCIARE IL GOVERNO ANDREOTTI
Così la Democrazia Cristiana proseguendo nella sua politica di rottura e di spostamento verso destra, ha formato un nuovo governo presentandolo come strumento capace di superare la grave crisi economica e politica apertasi ormai da tempo nel nostro Paese.
Nulla di più falso. Trattasi infatti di un governo debolissimo sia dal punto di vista parlamentare perché ha sulla carta pochissimi voti di maggioranza (4 voti soltanto al Senato!) che dal punto di vista politico perché privo dell'appoggio dei socialisti, profondamente diviso e sfiduciato nella sua stessa maggioranza: divisi e sfiduciati sono i socialdemocratici (« Il peggior governo che si potesse fare» ha detto Saragat) ed i repubblicani, apertamente dissenzienti le correnti della sinistra della Democrazia Cristiana.
Questa debolezza porta in sé come conseguenza due tipi di pericoli:
1) ottenuta la fiducia, cercherà
in seguito di evitare ulteriori votazioni, proponendo soluzioni parziali — cosiddette di emergenza — e sottraendosi al confronto in provvedimenti qualificanti, aggravando la paralisi legislativa;
2) cercherà inoltre forza fuori dal Parlamento, fra i settori extra costituzionali, tra i gruppi di pressione, tra i cosiddetti corpi speciali ed in primo luogo fra le forze della destra fascista.
Non bisogna quindi sottovalutare la possibilità che un governo costituzionalmente debole, discreditato e sostanzialmente minoritario, guidato da un uomo politico spregiudicato, capace di imprevedibili azioni trasformistiche, diventi forte trovando appoggio in forze eversive ed in indirizzi dapprima moderati e poi reazionari.
Ecco perché è necessario spazzare al più presto dalla scena politica questo governo. Attraverso la più larga mobilitazione di lotta, in un fronte di forze più vasto possibile che vada dai comunisti, ai socialisti, ai cattolici.
Si crei una opposizione netta, convinta, non di tipo massimalistico ma basata su un concreto programma di alternativa democratica:
riconferma del più intransi gente antifascismo per togliere spazio alla manovra eversiva fascista;
difesa del dettato costituzionale e della democrazia per stroncare il rischio di alimentare la spirale di tensione e repressione contro il movimento operaio popolare;
ripresa produttiva impossibile senza l'attuazione delle riforme in direzione dell'agricoltura, dell'industria, del Mezzogiorno, della scuola; politica estera di indipendenza ed autonomia che miri ad instaurare rapporti di convivenza democratica tra tutti i popoli ed a spegnere i focolai di guerra in particolare a riportare la pace nel martoriata Vietnam dove si sta compiendo il più grande genocidio della storia dell'umanità.
Trentacinque anni fa moririva, spento dal carcere fascista, Antonio Gramsci. Dire cosa rappresentino per Il movimento comunista e per la cultura il pensiero e l'opera di Gramsci è, nello stesso tempo, facile e difficile. Difficile perché qualsiasi giudizio non può che essere parziale, incompiuto, limitativo; facile perché il pensiero e l'opera di Gramsci hanno l'immediatezza, la chiarezza e l'acume propri di chi ha vissuto la realtà delle cose non soltanto idealmente, ma nella pratica della esistenza quotidiana. La canaglia fascista volle impedirgli, incarcerandolo,
non soltanto d'agire, ma soprattutto di pensare: poté solo fiaccarne e minarne il fisico, non già la mente, non lo spirito, non la statura morale che, anzi, uscirono ingigantiti dal calvario del carcere.
Noi comunisti dell'Innocenti, che abbi amo intitolato la nostra sezione di fabbrica ad Antonio Gramsci, ricordiamo con commozione a tutti i lavoratori il suo sacrificio e riconfermiamo il nostro impegno di lotta contro il fascismo vecchio e nuovo, contro ogni tentativo di restaurazione moderata ed antipopolare, per un reale progresso civile e sociale della classe operaia.
A CURA DELLA SEZIONE
FABBRICA INNOCENTI LUGLIO 1972
S. R. M. 0.
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DEL P. C. I.
I.
Sesto S. G.- Milano
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ANTONIO GRAMSCI, IL NOSTRO MAESTRO LA DEI
L 'INNOCENTI AUTOVEICOLI
ÈSTATAACQUISTATADALLABRITISHURANO
REALTA' NUOVA, PROBLEMI VECCHI
A conferma dell'esistenza di un vasto disegno internazionale di concentrazione industriale e finanziaria che, in breve tempo, ha portato alla vendita (e sovente alla svendita) di numerose aziende italiane a gruppi monopolistici multinazionali, anche l'INNOCENTI AUTOVEICOLI è stata ceduta alla British Leyland, dopo lunghe trattative e spregiudicate pressioni. Basti pensare alle vicende della British Leyland Italiana con sede a Milano in via Faravelli; una società creata, sulla carta, per l'importazione e la vendita in Italia delle auto della casa inglese — in concorrenza con quelle prodotte dalla Innocenti —, ma in realtà rivelatasi un formidabile strumento di pressione durante l'ultima più delicata fase delle trattative con Innocenti.
La B.L. è un colosso industriale, con 200.000 dipendenti e stabilimenti in Belgio, Spagna e Sud Africa. Con l'imminente ingresso della Gran Bretagna nel MEC, l'acquisto dell'Innocenti Auto ha dato alla B.L. la possibilità di usufruire immediatamente di una rete di vendita e di assistenza efficiente e capillare, che ha consentito all'azienda di Lambrate di passare da circa 50.000 autovetture nel 1970 alle 56.000 del 1971. Quest'anno le previsioni indicano un traguardo di 65.000 vetture.
Quali sono i programmi futuri della Leyland Innocenti? Il signor Robinson, amministratore delegato della nuova società, ha dichiarato al Consiglio di Fabbrica che è intenzione di Londra dare un notevole sviluppo all'azienda, con la produzione di una 1300, visto anche che la J5 non viene più prodotta per obiettive carenze d'ordine tecnico-commerciale. Una 1300 che non sarà la Marina in quanto, dal lato tecnico, questa vettura è un passo indietro di 20 anni almeno: il mercato italiano, forse, è il più difficile d'Europa e quindi occorre una vettura competitiva. Si parla ora di una non ben identificata 1300 spagnola o sudafricana, ma non è questo il problema. Il problema sono gli investimenti produttivi, oggi più urgenti di ieri, allorché si firmarono al Ministero del Lavoro i famosi accordi che prevedevano l'investimento di 10 miliardi: accordi che l'attuale direzione ha puntualmente disconosciuti.
L'aumento del premio di produzione, ottenuto senza perdita alcuna, non deve farci dimenticare quali sono i reali problemi della nostra azienda, che finora ha ottenuto innegabili successi nonostante le sue limitate dimensioni, in virtù soprattutto del lavoro e dei sacrifici di noi tutti: ora però c'è bisogno anche d'altro, cioè d'impegni finanziari adeguàti.
Non è infatti ipotesi fantascientifica che la B.L. intenda sfruttare a fondo il « fenomeno Mini », senza produrre alcuna altra vettura nel nostro stabilimento : a fenomeno esaurito e non avendo necessità di ammortizzare investimenti non effettuati, la B.L. potrebbe trasferire « tout court » la produzione di un'eventuale nuova vettura ad un altro stabilimento, magari in un paese do-
ve il movimento sindacale fosse meno forte o regimi politici reazionari le consentissero più elevati profitti. Nel frattempo avrebbe avuto l'opportunità di potenziare ed irrobustire la propria rete di vendita ed assistenza, alla quale affidare le auto prodotte altrove.
Oppure sarebbe il mercato stesso a decretare la morte della nostra azienda vedasi a conferma di questa possibilità, la grave crisi della Volkswagen culminata in questi giorni col licenziamento di migliaia di operai italiani. Una crisi che è stata provocata dal-
l'avere insistito per anni nella produzione di un solo modello di auto, il « maggiolino ». Rammentiamo che viviamo in una società neocapitalistica particolarmente spietata, nella quale — sul modello americano — un uomo a 40 anni è considerato vecchio e, se resta disoccupato, non trova più lavoro.
cano crisi monetarie, sappiamo benissimo che chi ne paga le conseguenze maggiori siamo noi lavoratori a reddito fisso.
Quindi, compagni ed amici, bando alle illusioni ed agli ottimismi fondati soltanto sulle parole e sulle buone intenzioni: non facciamoci incantare dallo sfoggio di modi affabili (del resto ben graditi) inaugurato dai nuovi dirigenti inglesi, non confondiamo cioè l'apparenza con la sostanza. Sono cambiati i padroni, ma i problemi restano; le incertezze sul nostro futuro permangono e dipende anche da noi contribuire a fugarle.
Noi còmunisti dell'Innocenti ci impegnamo a vigilare e ad operare, unitamente agli organismi sindacali aziendali, affinché siano salvaguardati il posto di lavoro e la continuità produttiva dell'azienda nella quale siamo ed intendiamo restare: ma questo deve essere un impegno di tutti i lavoratori, operai ed impiegati, uniti nel comune desiderio di un'esistenza più serena e più giusta.
guimento di un semplice titolo di qualifica per di più non riconosciuto dalle imprese in generale agli effetti della « carriera » ma aspiri ad una cultura e formazione p'olivalente che, pur con gravi limiti, può fornire un corso completo di scuola secondaria superiore.
Ma lo Stato continua a lasciare il vasto settore dell'istruzione secondaria serale al monopolio dell'iniziativa privata che opera quasi esclusivamente per assicurarsi profitti con mezzi più o meno leciti.
DEfICIENYA\N'ÉlacNOSTRAASOCIETÀ
Le arretrate strutture socialieconomiche scolastiche del nostro Paese impediscono che il diritto allo studio sia garantito ad un largo strato di giovani. QueSti sono perciò costretti a rinunciare irrimediabilmente agli studi oppure proseguirli nella condizione di lavoratori studenti con i gravi sacrifici che questo comporta, senza alcun aiuto da parte della società e dello Stato, cancellando in tal modo l'art. 34 della Costituzione dove, sia pure nella sua contraddittorietà, da una parte si dichiara il « diritto allo studio » e che « la scuola è aperta a tutti » e dall'altra s'introduce uno schema di « capacità » e di « merito » astratti.
Noi comunisti rifiutiamo il concetto di « capacità » e di « merito » perché visto in chiave economica, ci accorgiamo che l'arretratezza, il minore o maggiore livello di cultura, la formazione in genere sono socialmente e storicamente determinate dalla classe dominante: non a caso solamente 1'8 per cento dei figli degli operai riescono ad accedere ai gradi più alti dell'istruzione, l'U-
Certamente ora facciamo parte di un colosso industriale, ma talvolta i colossi possono avere i piedi d'argilla. La B.L. potrebbe, ad esempio, risentire in modo grave della nuova crisi della sterlina: tra l'altro, quando si verifiniversità.
Circa 700.000 giovani, oggi, per soddisfare una esigenza sociale e personale di cultura e d'istruzione, sono costretti a lavorare di giorno e studiare di sera e di notte.
La formazione professionale di questi giovani è regolata da leggi inadeguate; le maggiori carenze dell'attuale sistema sono la mancanza di programmazione e di attuazione degli interventi, la non sempre adeguata preparazione del personale docente, la eterogeneità dei livelli culturali e professionali degli allievi, la mancanza di attività sperimentale, il mancato riconoscimento della qualifica da parte delle imprese. Lo stato poi continua ad identificare esclusivamente i problemi inerenti allo studio serale dei lavoratori con quelli della formazione professionale, senza tenere conto che sta crescendo sempre più il numero degli iscritti a corsi serali di scuole secondarie superiori come licei ed istituti tecnici e magistrali.
Questo dimostra come lo studente serale aspiri non al conse-
Tutti gli oneri dell'istruzione serale sono sulle spalle dei lavoratori studenti il cui « diritto allo studio » è condizionato da una duplice fatica e da un duplice sfruttamento, da una totale rinuncia al tempo libero, da un consumo smisurato di energie fisiche e psichiche. Per l'eccessivo affaticamento circa il 75 per cento dei lavoratori studenti non riescono a terminare gli studi intrapresi. Da qui deriva oltre al danno economico e l'inutilità dei sacrifici fatti, il preoccupante senso di frustazione che si impadronisce del giovane. Occorre lottare per ridurre effettivamente le carenze scolastiche, si deve denunciare il governo che continua a soddisfare la richiesta dei quadri per la produzione sfruttando ulteriormente quei giovani che già sono interessati alla produzione stessa, attraverso lo studio serale. Di questo tipo di studio lo Stato ha quindi il dovere di occuparsi globalmente ed immediatamente, non solo per frenare la speculazione dei privati, ma sopratutto per assicurare a tutti, anche ai •lavoratori, il diritto allo studio e contribuire contemporaneamente alla soluzione dell'attualissimo problema della dequalificazione del personale nei settori tecnologicamente più avanzati.
IL LAVORATORE STUDENTE
LEGGETEEDIFFONDETE 1' Unità
P.C.I. RINASCITA
P.C.I.
Togliatti
ORGANO DEL
Settimanale del
fondato da Palmiro
INNOCENTI MECCANICO
RISULTATI E RIFLESSI DELLA LOTTA AZIENDALE
L'accordo firmato il 13 maggio dopo ben 100 ore di sciopero è stato oggetto di intensi dibattiti e discussioni più che in assemblea generale (dove la maggioranza dimostra di non avere dimestichezza col microfono e non sa superare l'emozione di parlare dinnanzi a centinaia di compagni) in quelle spontanee di reparto o di ufficio. Ciò a dimostrazione che all'azione vi era stata una partecipazione sentita e quasi totale.
L'esame critico di questa lunga lotta : dal modo come è stata elaborata la piattaforma, dalle forme scelte per vincere la resistenza dell'Intersind alla natura nuova della controparte ed ai risultati, dovrà essere continuato ed approfondito dagli organismi sindacali ma sopratutto collegialmente dagli operai e dagli impiegati. La partecipazione ha una effettiva validità solo se assume carattere permanente.
La prima impressione: i risultati non sono stati corrispondenti alle speranze. Perché?
L'abolizione del lavoro straordinario aveva fatto scoprire a maestranze altamente qualificate l'effettiva consistenza del salario, insufficiente a garantire un decoroso tenore di vita. In termini monetari le conquiste dell'autunno caldo avevano subìto un deterioramento per il continuo ed ingiustificato aumento dei prezzi. Occorreva quindi porre un obbiettivo di lotta che non solo permettesse il raggiungimento di una retribuzione equa ma sopratutto creasse un meccanismo da rendere permanente tale conquista. Ecco l'effettivo significato dell'inquadramento unico come punto fondamentale della piattaforma rivendicativa.
Ora se l'obbiettivo in termini monetari non è stato completamente raggiunto crediamo che con l'accordo si sono create le basi per un effettivo controllo sindacale della politica salariale della azienda, garantendo ad ognuno uno sbocco professionale. Conquista dal punto di vista qualitativo fondamentale perché instaura nella azienda un nuovo tipo di politica salariale nella cui gestione i lavoratori non solo assumono funzioni di controllo ma la determinano. S'inceppa così quel meccanismo di effettiva « conflittualità permanente » instaurato da sempre dal padronato che mira a ricuperare, sulle spalle dei lavoratori, con la sinistra quello che ha dato con la destra. Usando una espressione di moda si può affermare che i lavoratori sono entrati nella « stanza dei bottoni ». Certo occorre che, e lo ripetiamo, la partecipazione di tutti, operai ed impiegati, sia permanente: ognuno nelle discussioni e nella elaborazione deve porre i propri problemi e presentare la propria posizione in maniera oggettiva affinché le soluzioni da prospettare siano ineccepibili; ogni tentativo d'impedire l'applicazione dell'accordo o di distorsione nella sua interpretazione deve essere tempestivamente denunciato e stroncato.
Riflessi positivi della lotta sono stati per noi comunisti:
1) la maturazione nella coscienza dei lavoratori della natura politica dello scontro derivante dalla posizione e dal tipo dell'interlocutore (il Ministero delle Parte-
cipazioni Statali) e dalla particolare situazione politica ed economica del nostro paese. La nostra lotta non poteva non risentirne: con essa ha dovuto fare i conti; la lotta e le trattative condotte, per la prima volta dai lavoratori della Innocenti con quelli di una azienda di un'altra città: una esperienza che dovrà essere criticata e verificata e certamente rafforzata nel futuro; la partecipazione massiccia degli impiegati. Si è finalmente aperto un dialogo tra operai ed impiegati: occorre continuarlo affinché anche gli impiegati vedano negli organismi sindacali e nel legame costante con gli
operai gli strumenti democratici attraverso i quali, anche per la loro mutata collocazione nell'azienda, risolvere in modo nuovo i rapporti coi superiori e con la direzione.
Un'ultima e non secondaria osservazione: nell'ultima fase della lotta allorché lo stato di tensione aveva raggiunto e non certo per colpa dei lavoratori, un alto grado, si sono verificati episodi che hanno dato adito a quotidiani ad indirizzo altamente culturale (La Notte) d'imbastire una speculazione (si è parlato di sequestri, creando martiri della sovversione... mirante a gettar discredito su una lotta condotta democraticamente da ben quat-
tro mesi. Ebbene dobbiamo, ancora una volta, con forza, ribadire che la classe lavoratrice anche nei momenti più aspri, più esasperanti, allorché più facili sono le provocazioni, respinge la violenza, come arma di lotta.
I lavoratori raggiunto un elevato grado di coscienza di classe non hanno nulla da dividere nella scelta delle forme di lotta con i sistemi di sparuti gruppi di provocatori (e ne hanno fatto giustizia con le recenti elezioni). Da tempo il loro terreno di scontro è quello più difficile e più intelligente della lotta di massa, quello della vera democrazia.
SALUTO ALL'EX DIRETTORE DEL PERSONALE
Sapevamo della Sua prossima partenza come certi eravamo che il Suo saluto d'addio non si sarebbe esteso a noi. Al contrario noi l'avremmo desiderato e nella impossibilità di porgerlo materialmente era nostro intendimento utilizzare « FABBRICA SUL LAMBRO » unico mezzo a nostra disposizione.
Ma questo non è un periodico, poiché, confessiamo apertamente, nor abbiamo né mezzi né tempo per renderlo più frequente.
Le giungerà comunque puntualmente, come per le precedenti edizioni, portatoLe da qualche fedelissimo. Ci scusiamo e vorremmo che Lei non pensasse al ritardo voluto per sottrarci all'ultima « giusta punizione ».
Lei del resto ben ci conosce ed ugualmente saprà giustificare il • modo in cui firmeremo questo saluto. Mai come in questa occasione l'espressione « lettera anonima » avrà perso il suo significato. Sì, non solo come gruppo noi siamo stati tanta parte della Sua vita d'azienda ma Lei ci ha conosciuti e ci conosce ad uno ad uno e quasi per generazioni ci ha curati con lo stesso amore e zelo di un allevatore
di cucciolate di razza: attento ad ogni nostra mossa, ad ogni parola e riunione, ad ogni piccola mancanza, pronto a sguinzagliarci dietro qualche suo « giannizzero » (oggi i suoi successori li chiamano collaboratori... classico mutamento gattopardiano) per controllare amicizie, letture, luoghi d'incontro, per poi comunicarci la « giusta punizione »: licenziamento, sospensione, richiamo scritto od orale. Ai più fortunati applicava una specie di « sovranità limitata » (ieri cattivo, oggi meno cattivo, domani magari un po' buono, dopodomani di nuovo cattivo, anzi cattivissimo).
C'erano parecchi, anche tra i suoi più intimi collaboratori che per il suo modo di vestire, d'incedere e per la Sua impenetrabile espressione del volto La consideravano uno iettatore e toccacavano ferro al Suo apparire. Noi su di Lei non abbiamo mai fatto dello spirito: se come uomo ci ha sempre ispirato una profonda pena, come avversario la conoscevamo bene e sapevamo valutare fino in fondo il Suo peniero nei nostri riguardi e purtroppo il Suo modo di agire.
Chissà come ci definiva nel Suo profondo, forse non lo sapremo mai pur immaginandolo; in pubblico l'appellativo più favorevole era « individuo » accompagnato _ da un manifesto senso di nausea ben delineato nel quasi impercettibile movimento delle narici, Ma Lei è passato e noi ci siamo e restiamo più giovani, più numerosi, più forti e più preparati di quelli che Lei ha tentato di distruggere moralmente.
Ed ora ci rivolgiamo a Lei non tanto per «assolvere» (per il comunista credente — e ce ne sono molti fra noi — che giudica la religione una cosa seria, questa azione così ipocritamente adempiuta sa di magia; preferisce il confronto .ed il dialogo) quanto, nell'augurarLe tanti anni felici tra i Suoi cari, per formulare un augurio ed un desiderio.
L'augurio che in futuro Lei diventi sempre meno « devoto » e sempre più cristiano sicché nel sentimento di amore verso il prossimo trovino un po' di spazio e diventino credibili anche quelli che non la pensano come Lei. Tra l'altro si è sempre ben protetta la guancia destra e si è sempre ben guardato dal porgere quella sinistra. In compenso i suoi ceffoni bruciano ancora sulle guance di molti di noi.
Un desiderio: ogni uomo e pensiamo anche Lei, ama di una particolare intensità la terra di origine. Ebbene noi speriamo ardentemente che Lei ritorni nella sua Emilia-Romagna e ci rimanga un bel po' ad osservare e riflettere. Vedrà all'opera un formicaio (rosso... Signor Tampieri) tra difficoltà ed ostacoli posti da un onnipresente potere alienante ed abbacinante, intento a crearsi un modo di convivere sociale e civile più umano e più giusto.
Chissà allora che quella sicurezza ostentata fin dal lontano giorno in cui Lei scelse di « servire il re... Mida » per sempre, non subisca qualche incrinatura, che nasca in Lei il dubbio dell'intelligenza: sarebbe l'avvio alla più bella ed interessante riflessione della Sua esistenza.
Lunga vita, Signor Tampieri. I COMUNISTI DELLA
Fiera Campionaria di Milano 1972 - Poliziotti defiggono i manifesti dei lavoratori della Innocenti-Santeustacchio.
INNOCENTI
LOTTA CONTRATTUALE:
FATTO NORMALE DELLA VITA DEMOCRATICA
Portare il dialogo fuori dalla fabbrica
In una situazione economica seria e preoccupante con la recente crisi monetaria che rende ancor più acute le difficoltà e più oscure le prospettive, si stanno preparando le lotte contrattuali. Ed è in vista di questo appuntamento che il padronato attraverso gli organi di stampa, la voce dei suoi uomini politici, economisti, ecc. sta tentando di strumentalizzare in funzione antioperaia una situazione che esso ha concorso in modo determinante a creare.
Il rinnovo contrattuale è un fatto normale e fisiologico della vita economica, un mezzo per i lavoratori per difendere e migliorare le loro condizioni di lavoro e di vita e nello stesso tempo per conquistare modifiche necessarie e giuste nell'indirizzo economico e generale. Un momento importante nella vita di una nazione ma non tale da metterne in gioco le sorti.
fuori dal terreno proprio di una vertenza sindacale. Le organizzazioni dei lavoratori vengono addirittura accusate di volere « impostare un'azione di sovvertimento delle istituzioni democratiche ».
L'argomentazione che dovrebbe sorreggere una tale affermazione è che gli oneri derivanti dalle richieste contrattuali sarebbero eccessivi per i bilanci delle aziende interessate e che i sindacati spingerebbero con la loro azione le aziende al dissesto ed al fallimento.
E questo mentre da parte di eminenti studiosi si riconosce che l'economia italiana soffre per la ristrettezza persistente del mercato interno da un lato e per la stagnazione degli investimenti dall'altro e che l'Italia paga il prezzo altissimo delle mancate riforme e della mancata soluzione dei problemi storici e di quelli nuovi della società nazionale.
quasi tutte dissestate per colpa di chi le ha gestite. Esse passano nelle mani dello straniero che certamente non le comprerebbe se non potesse ricavarne ampi profitti.
La verità è che le argomentazioni portate contro il movimento dei lavoratori sono prive di
prova e del tutto falsificatorie: esse vanno decisamente respinte.
Ma ciò non basta: bisogna che i lavoratori pOrtino la verità là dove le argomentazioni del padronato possono avere qualche credito. Per stroncare questa manovra i lavoratori devono aprire un dialogo ampio e sincero con tutti gli altri strati sociali: esercenti, contadini, professionisti, commercianti piccoli e medi imprenditori (i più colpiti della attuale crisi) spiegando i motivi reali delle lotte.
Occorre sviluppare il massimo della iniziativa affinché tutti i ceti operosi della popolazione siano dalla parte -dei lavoratori e vedano le loro lotte come momento di rinnovamento democratico del nostro Paese.
CONSIGLIO DI ZONA
Nuovo strumento di democrazia
Sebbene da tempo noi assistiamo ad una campagna allarmistica tendente non solo a drammatizzare oltre ogni misura le vertenze contrattuali ma ad uscire Spett. Redazione di «Fabbrica sul Lambro »
Mi riferisco all'articolo pubbli. cato sull'ultimo numero di « Fabbrica sul Lambro »: « A Palazzo un altro 'socialista' è stato promosso in prima categoria ».
Leggendo l'articolo in questione, sembra di capire che il collega « socialista » abbia ottenuto il passaggio alla prima categoria quale premio per la rinuncia al proprio patrimonio ideale ecc., ecc.
Non conosco le motivazioni politiche che hanno dato origine all'articolo e non è mia intenzione entrare nel merito. Ma, per la parte di responsabilità che ho avuto — in quanto delegato di palazzo — nel sostenere il diritto dell'interessato di fronte alla Direzione, posso serenamente affermare che, il passaggio alla prima categoria, è avvenuto in forza di un preciso accordo aziendale.
Non ho altro da aggiungere poiché, la mia, non vuole essere la difesa d'ufficio di qualcuno di qualcosa ma, il doveroso intervento di chi — a conoscenza_ dei fatti come il sottoscritto — non deve sottrarsi opportunisticamente all'obbligo di provarli.
Nella certezza che vorrete ospitarmi nel prossimo numero, vi saluto fraternamente.
in fede RENZO ORIANI
Oriani afferma che il passaggio di categoria dell'impiegato in questione è avvenuto in forza di precisi accordi aziendali e non quale premio per la rinuncia al suo patrimonio ideale ecc. ecc.
E' un'opinione come un'altra e non saremo certo noi a dolerci di un passaggio di categoria, al con-
Sul piano pratico basta un esempio: le imprese maggiori del settore degli elettrodomestici, portate ad esempio di eccezionale capacità imprenditoriale, sono trario. Ci premeva soltanto far rilevare come assumendo determinati atteggiamenti i passaggi di categoria (e gli aumenti di « merito ») diventino più facili.
Da diversi anni nelle « regioni rosse », specie nell'Emilia, un nuovo organismo di decentramento democratico, il Consiglio di Zona, è passato dalla fase sperimentale a quella operativa prima con compiti consultivi ora come vero organismo delibera. tivo.
Lettere alla redazione
Vorremmo invece che il medesimo trattamento fosse assicurato, indistintamente, a tutti coloro che ne hanno diritto. Non ci risulta che sia così: anche da noi vige la politica del « due pesi e due misure ». Di conseguenza, quanto più cresce l'impegno sindacale e politico, tanto piu diminuiscono le possibilità di carriera.
Rivendichiamo quindi come nostro preciso diritto e dovere de nunciare ogni opportunista, ogni intrigante ed ogni falso democratico, dovunque essi si trovino: in questo confortati dal consenso dei lavoratori, che è la miglior prova d'aver colto nel segno.
Quanto al fatto se ci sia stata meno, da parte dell'interessato, rinuncia al proprio patrimonio ideale, essendo ovviamente nella impossibilità di conoscere l'entità di questo patrimonio, ci siamo limitati a registrare la rinuncia più vistosa ed incontestabile: cioè la rinuncia repentina, consapevole e calcolata allo sciopero ed alle sue matrici ideologiche, nelle quali il nostro « socialista » aveva mostrato (o finto) di credere.
Per finire, due parole a tutti coloro che hanno poca dimestichezza con la lingua italiana. Quando usiamo il termine « socialista » tra virgolette, è ovvio che lo facciamo in senso ironico e che non ci riferiamo ai socialisti veri (senza virgolette).
I veri socialisti sono distinguibili da molte cose: ad esempio, quando c'è lo sciopero scioperano e non si nascondono nei gabinetti.
Ogni problema od attività riguardante la località di una zona o quartiere della città (edilizia popolare o privata, urbanistica, scuole, igiene e sanità, turismo) viene affrontato, discusso e le soluzioni sottoposte alle autorità locali con carattere vincolante ed inserite nel programma più vasto della città. Così ogni problema riguardante la zona non può essere risolto senza l'approvazione del Consiglio di quar tiere.
Rilevante pertanto è l'importanza di un simile strumento democratico che mira ad avvicinare il singolo cittadino a problemi più immediati della collettività abituandolo ad esercitare diretta mente i propri diritti, ad attuare la democrazia.
Anche a Milano, per la spinta esercitata dalle forze democratiche, in particolare dal Partito Comunista Italiano e per lo stimolo derivante dalla esperienza delle Regioni rosse, qualcuno si sta muovendo: i Consigli di Zona stanno acquistando potere. Compito nostro: popolarizzare al massimo questa istituzione, sollecitando i cittadini ad avvicinarsi ad essa, partecipare alle assemblee, intervenire nelle discussoini, proporre soluzioni e con azioni di massa stimolare le autorità locali alla rapida attuazione.
Anche nella nostra zona esiste un Consiglio (il dodicesimo) che ha giurisdizione dal Viale Palmanova allo Scalo Lambrate com prendendo la località Ortica. Diversi problemi sono stati affron-
tati anche attraverso la costituzione di commissioni per l'ecologia, l'edilizia scolastica, l'urbanistica, l'igiene e sanità. Proposte sono state fatte ma l'esperienza ha dimostrato che le soluzioni possono essere attuate solamente col legame costante della popolazione e delle forze vive della zona: le organizzazioni sindacali, i partiti e le istituzioni democratiche.
Eccone un esempio: la nostra zona che ha una popolazione di circa 50.000 abitanti alla quale ogni giorno si aggiungono circa 25.000 lavoratori non è dotata né di un ospedale, né di un poliambulatorio né di una stazione di autoambulanze. Un incidente sul lavoro od un malore possono diventare mortali per la lontananza di istituzioni di pronto intervento. (45 minuti è lo spazio di tempo per raggiungere l'Ospedale di Niguarda, il più vicino). La Commissione per i problemi sanitari ed igienici per portare avanti le proposte studiate ha ritenuto indispensabile l'intervento dei sindacati che hanno collaborato sulla base di un piano di assistenza elaborato con la Commissione Interna della Croce Rossa Italiana. Esso prevede l'istituzione di una Guardia Medica Chirurgica permanente e di un autoparco dotato di h. 3 autoambulanze fisse. Una zona, già destinata ad abitazione civile, è stata bloccata per l'attuazione del piano.
Noi comunisti della Innocenti abbiamo già dato la nostra piena adesione a questa realizzazione ben consci della sua utilità e dei servigi che potrà arrecare ai lavoratori dei nostri stabilimenti ed alla popolazione del rione. Invitiamo inoltre i nostri Consigli di Fabbrica e tutti i lavoratori a seguire con interesse l'attività del Consiglio di Zona portando soluzioni ed esperienza.
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