PER UNA SVOLTA DEMOCRATICA FIDUCIA NEL P. C. L
Il popolo italiano è chiamato ad una scelta decisiva per l'avvenire del Paese. Lo scioglimento delle Camere e le elezioni anticipate sono conseguenza di una situazione grave e pericolosa, che i comunisti denunciano da gran tempo. La responsabilità di questa situazione ricade sulla Democrazia Cristiana e sui governi da essa diretti.
La DC si è dimostrata incapace, in tanti anni di ininterrotto dominio, di utilizzare le risorse accumulate con il lavoro degli italiani a favore del popolo, di avviare a soluzione gli storici problemi del Paese, di rendere giustizia alle masse lavoratrici, alle donne, ai ceti medi, ai pensionati, ai giovani che chiedono un nuovo avvenire. La DC ha dimostrato di essere al servizio dei gruppi privilegiati e delle grandi concentrazioni finanziarie ed ha sistematicamente tradito ogni impegno rinnovatore e riformatore preso dinanzi al suo elettorato popolare. Il grande spostamento a sinistra nelle elezioni del 1968, dovuto innanzitutto al balzo in avanti dei comunisti, ha consentito alcune grandi conquiste sociali e democratiche: le Regioni, lo Statuto dei diritti dei lavoratori, una legge, ancora carente, per le pensioni, alcune misure per la casa e per i fitti agrari, i prim ipassi per una legislazione familiare. Ognuna di queste conquiste è stata strappata con grandi e democratiche lotte unitarie che hanno indicato la via di un nuovo sviluppo basato sulle riforme, come la Costtiuzione richiede ed impone. Una nuova unità sindacale si è andata costruendo. Si è manifestato un avvicinamento tra le forze di sinistra.
Di fronte a questa situazione vi è stata una controffensiva di tutte le forze del grande capitale interno ed internazionale, di tutti gli interessi della speculazione e del parassitismo. Questa controffensiva è giunta sino alle forme più aperte di provocazione. La DC ha sterzato a destra e ha aperto cosí il varco alle forze più reazionarie ed apertamente fasciste. In questo modo si sono fatti marcire tutti i problemi economici e sociali, si è inasprito lo scontro sociale, si è esasperata la confusione in ogni campo, mano libera è stata lasciata alla provocazione fascista. La DC e le
destre sono responsabili del disordine esistente. E' il movimento operaio e popolare, è in primo luogo il PCI che con la loro grande forza organizzata hanno costituito l'unica garanzia e l'unica certezza per le grandi masse e per le istituzioni democratiche.
Era possibile evitare lo scioglimento anticipato delle Camere. Per farlo era necessario imprimere una svolta democratica a tutta la direzione politica del Paese. Ponendo mano con fermezza ad un'opera di rinnovamento si potevano affrontare rapidamente i problemi del lavoro per tutti e di un ordine democratico fondato sul consenso delle grandi masse. La DC ha rifiutato questa scelta.
Il ricorso al voto è stato necessario per dare una prima sconfitta alla linea di destra della DC.
La svolta democratica che la DC ha negato può e deve oggi uscire dal voto del popolo italiano. L'Italia ha bisogno di pace e di indipendenza nazionale. L'Italia ha bisogno di profonde riforme che garantiscano serenità, sviluppo economico, lavoro per tutti, giustizia sociale, progresso civile e culturale. Tutto ciò è pienamente possibile. Per ottenerlo, però, è necessario battere la DC e la sua linea di destra, è necessario sconfiggere il tentativo democristiano di ritornare agli anni bui delle persecuzioni antipopolari, antidemocratiche, antisindacali. E' necessario dare un colpo decisivo al tentativo di reviviscenza fascista che cerca di Paese al caos per respingere indietro tutte le conquiste dei lavoratori, per affossare la democrazia, per instaurare il dominio assoluto dei grandi capitalisti, degli speculatori, dei parassiti.
In Italia vi sono immense capacità di lavoro inutilizzate che vengono avviate attraverso l'emigrazione ad arricchire altri Paesi, vi è uno straordinario patrimonio culturale, scientifico e tecnico che viene dissipato ed umiliato, vi sono capitali, frutto del lavoro di tutti, che vengono mandati all'estero o vengono sperperati.
Un nuovo grande avvenire è possibile per l'Italia. Perché questo avvenire sia costruito occorre una nuova, ferma e còraggiosa direzione politica del Paese che sia fondata sulle forze del
lavoro. Solo un governo di svolta democratica può portare avanti una coerente politica di riforme, tale da incidere profondamente sulle strutture economiche e sociali, sulla organizzazione dello Stato, sull'ordinamento della scuola e delle istituzioni culturali. Perciò dalle urne deve uscire una nuova possente avanzata a sinistra e in primo luogo una nuova possente avanzata del Partito comunista italiano.
I comunisti sono stati forza decisiva in ogni momento della vita del Paese. Nella lotta contro la dittatura fascista, nella battaglia per trarre l'Italia dalla sconfitta e dal disonore in cui il fascismo l'aveva precipitata, nell'azione per fondare la Repubblica, per costruire la Costituzione, per difendere la pace, per sviluppare la democrazia, per conquistare lavoro e benessere, i comunisti, sempre, sono stati forza fondamentale. I comunisti sono stati
e rimangono la forza decisiva per l'unità dei lavoratori, per l'unità del popolo, per una nuova unità delle forze di sinistra e democratiche fondata sul rispetto delle idee e del patrimonio di ciascuna forza.
I comunisti, in questo momento grave per il Paese, si rivolgono a tutti gli strati della popolazione laboriosa, alle donne, ai giovani, agli operai, agli impiegati, ai tecnici, ai contadini, agli intellettuali, al ceto medio lavoratore, a tutti coloro che hanno dato in altre occasioni il voto alla Democrazia Cristiana. E' necessario, oggi, un voto che esprima una volontà esplicita e ferma di rinnovamento. E' necessario un voto che pesi e che conti contro i fascisti ed i loro complici, contro gli inganni democristiani, contro l'ipocrisia di chi dietro il simbolo della croce nasconde i propri affari e gli interessi più loschi.
I. S. R. M, O. Sesto S. G.-t.,
I LAVORATORI DELL' INNOCENTI IN ASSEMBLEA
A CURA DELLA CELLULA DEL P. C. I. FABBRICA INNOCENTI
MARZO 1972
Il compagno GUIDO VENEGONI, già Segretario della Camera del Lavoro di Milano, candidato per PCI alla Camera e al Senato,
PARTECIPAZIONI STATALI
Controllo democratico per uno sviluppo democratico del paese
In questi ultimi anni o meglio ancora in questa ultima fase di sviluppo economico del nostro paese l'importanza delle partecipazioni statali è venuta progressivamente assumendo una posizione fondamentale sicché in certe regioni, in certe città la presenza di queste fabbriche oggi è questione vitale per intere popolazioni. Da qui l'importanza delle scelte generali e di politica economica che queste aziende vanno compiendo in campo nazionale. Ed è proprio con questo spirito che il nostro Partito ha seguito le vicende del passaggio della Sezione Meccanica della Innocenti alla Finsider mettendone in evidenza l'importanza. La Finsider era da tempo interessata ad acquistare la Sezione Meccanica Innocenti, avendo un ambizioso programma di sviluppo nel settore della meccanica pesante. Il passaggio di un anno fa della S. Eustacchio di Brescia dalla Finmeccanica alla Finsider faceva parte di questo programma di espansione e di razionalizzazione della Finsider. L'operazione ha indubbiamente un particolare interesse perché tende al rafforzamento del settore della meccanica pesante sotto il controllo delle partecipazioni statali. Ecco quindi la necessità del controllo democratico in ogni fase della contrattazione, delle scelte economiche e della programmazione produttiva, necessità rese ancora più evidenti durante le trattative fra Innocenti e Finsider, portate avanti nel più stretto riserbo, nonostante i lavoratori della fabbrica milanese siano più volte scesi in lotta per cono-
scere .quale sarebbe stata la loro sorte e nonostante le sollecitazioni rivolte dai parlamentari comunisti al Ministro Piccoli perché il Parlamento non fosse estraniato da così importanti trasformazioni delle Partecipazioni Statali.
E' un'esigenza che scaturisce dal peso che le PP.SS. hanno assunto nell'economia del nostro Paese e dal ruolo che esse, espandendo la loro forza politico-economica, hanno sostenuto nell'indirizzo degli investimenti g nell'atteggiamento verso i lavorato• ri e le loro organizzazioni. Le istituzioni che le presiedono hanno da tempo perso l'iniziale funzia ne di salvataggio di settori dissestati assumendo, invece quella di copertura delle scelte del capitalismo privato per mezzo della D.C., sfuggendo ad ogni controllo democratico.
Questo grosso monopolio di Stato, finanziato con i soldi di tutti i contribuenti, non ha fatto quelle scelte che potessero assicurare una continuità produttiva e quindi lo sviluppo della occupazione, soprattutto non ha investito nei settori della ricerca scientifica, unico modo per assicurare l'autonomia nazionale della nostra industria e di conseguenza il suo sviluppo.
Il problema che si pone oggi è, quindi, la gestione di qvesto enorme potere di intervento nell'economia.
Occorre togliere il potere all'attuale gruppo dirgenziale che trae legittimità dai suoi supporti politici con la Democrazia Cristiana; potere acquisito con una autonomia senza responsabilità ver-
so le istituzioni rappresentative. Di qui l'iniziativa del nostro partito in una duplice direzione: proposta di legge per la disciplina degli enti di gestione delle Partecipazioni statali che vuole essere il punto di avvio e di esperienza pratica alla riforma del sistema delle Partecipazioni statali.
Essa non solo ha lo scopo di trasferire al Parlamento parte di quel potere illecitamente racchiuso nel circuito « Governoenti di gestione »; ma di estendere il controllo alle Assemblee elettive locali, ai sindacati e direttamente ai lavoratori; conferenze di produzione nelle quali i lavoratori possano discutere gli aspetti produttivi ed organizzativi dell'azienda in 'stretta connessione sia alle loro rivendicazioni sindacali che ai problemi strutturali e di scelta economica delle Regioni e del Paese. Quindi: distribuzione del lavoro, utilizzazione degli impianti, ambiente e sicurezza del lavoro, organico aziendale, programmi di produzione ed investimenti in relazione ai programmi degli enti, condizioni dei trasporti, degli alloggi e dei servizi sociali e dei rapporti tra azienda ed ambiente esterno.
Sono questi argomenti e proposte che il nostro Partito vuol maggiormente approfondire e divulgare tra i lavoratori perché questi prendano coscienza della loro importanza e possano, con i mezzi e le forme di lotta che di volta in volta si riterranno più opportuni, portare un fattivo contributo alla loro realizzazione.
Adeguare il FIAMLI alla nuova realtà
Con l'applicazione integrale dell'ultima conquista contrattuale della garanzia del salario in caso di infortunio o malattia, si è aperto un problema per quanto ' riguarda il FIAMLI e le sue prospettive.
Il FIAMLI, nato e voluto dai lavoratori nel 1948, in tutti questi anni, più o meno bene, ha avuto un ruolo importante per i lavoratori quando questi erano nelle condizioni di averne bisogno.
Ora però il nostro organismo assistenziale deve darsi una nuova collocazione.
Con i risparmi conseguenti al fatto che le indennità per malattia e infortunio si sono estremamente ridotte, esso ha una disponibilità liquida niente affatto disprezzabile: come si diceva sopra, ciò impone nuove scelte, scelte che vanno fatte non perdendo di vista tutta la problematica in materia di assistenza che ci sta di_fronte; in particolare la riforma sanitaria e la formazione delle « unità sanitarie locali ».
Queste ultime dovranno assumere un grande ruolo per la salute dei cittadini, partendo non già dall'aspetto curativo, ma da quello preventivo della medicina.
Purtroppo la maggior parte di
Leggete e diffondete
l'Unità
organo del P.C.I.
A Palazzo un'altro « socialista » è stato promosso in la categoria
Originario della provincia ove nacque l'eroico deputato socialista assassinato nel 1924 dalla delinquenza fascista, naturalmente si dichiarò subito socialista, anche se diffamava la Resistenza e giudicava ladri e malfattori i partigiani.
Fu tra i primi, nel suo ufficio, a prendere la tessera del sindacato e a scioperare, criticando aspramente i colleghi crumiri. Ottenuta la categoria superiore grazie a vertenza sindacale, dovette rimpiazzare, per cause accidentali, il capufficio: capì allora d'avere a portata di mano la prima categoria, aiutato ed assecondato in questa fascinosa scoperta dai superiori.
noi ignora o trascura questo fatto importante e leggendo queste righe potrebbe restare perplesso di fronte all'argomento che qui trattiamo.
Abbiamo rammentato queste queste cose perché alle scelte che verranno fatte si dia una valutazione seria e approfondita, sia dal punto di vista della formazione delle scelte stesse, che degli orientamenti che si intendano dare, non trascurando la possivilità di una revisione generale generale della formazione del fondo FIAMLI e dei criteri amministrativi.
Certo non è facile dire in modo assoluto quello che è più giusto fare.
Da parte nostra riteniamo che si possa studiare, come primo passo, l'eliminazione delle differenziazioni esistenti tra operai e impiegati, mantenendo salve le possibilità di intervento del fondo stesso.
Come conseguenza pensiamo ormai superata dalla realtà la separazione oggi esistente, delle casse. Oggi il movimento sindacale marcia verso la sua unità, anche se vi sono forze che di tanto in tanto cercano di frapporvi degli ostacoli, sotto ogni aspetto, compreso quello economico e finanziario, ed è bene che nella sua marcia travolga anche tutti quegli artificiosi « distinguo » che ancora esistono.
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Da quel momento, come folgorato dalla prospettiva della prima categoria, il nostro "socialista" si fece l'autocritica, capì di avere sbagliato tutto e volle dimostrare con i fatti la sincerità del proprio pentimento: non scioperò più perché gli scioperi rovinano l'Italia e le aziende, come scrivono il « Corriere della Sera » e « La Notte ». Affermò che gli operai non si comportano onestamente nei confronti dei padroni, perché non hanno voglia di lavorare e sono sempre pronti a scioperare. Qualcuno assicura che non abbia esitato a diventare il confidente dei sup:rioni, pur di acquisire ulteriori meriti e fugare eventuali nuovi dubbi sulla propria conversione.
Poiché, nonostante tutto, la sospirata prima categoria tardava ad arrivare, minacciò di rivolgersi ai sindacati per ottenere soddisfazione. Ma la sua impazienza si rivelò ingiustificata: sia pure in ritardo, i suoi superiori — che sanno sempre valutare chi è veramente utile al padrone, avendo essi stessi, a suo tempo, compiuta la medesima scelta — lo « premiarono » con la prima categoria.
Dal 1° febbraio quindi a Palazzo c'è un altro impiegato « socialista » di prima categoria: diciamo un altro perche, com'è noto, all'Innocenti quasi tutti i prima categoria ed i dirigenti sono « socialisti », socialista non marxista beninteso, perché il marxismo non è la base ideologica del « vero socialismo ». Il « vero socialismo » per costoro è quello rappresentato da Ferri, Preti & C., un socialismo clientelare e moderato che potrà forse piacere anche a qualche lavoratore in buona fede, ma che piace soprattutto ai padroni.
PROSPETTIVE FUTUREPER L'«INNOCENTI AUTO»
SVILUPPO DEL TRASPORTO PUBBLICO
La crisi dei trasporti pubblici, esistente oggi in Italia, è direttamente collegata al tipo di sviluppo economico e alle scelte politiche di sviluppo industriale e sociale, attuate dal padronato privato e pubblico nel nostro Paese, all'insegna del massimo profitto.
Infatti la scelta del padronato è stata quella di indirizzare gli investimenti a favore dello sviluppo del mezzo individuale, attuando un tipo di sviluppo che ha uno dei suoi cardini proprio nell'espansione dei consumi privati, e quindi determinato dalle leggi del profitto che provocano una pesante instabilità produttiva ed occupazionale, che si ripercuote su diversi settori della nostra economia.
Questa linea politica ha di fatto indirizzato gli investimenti privati e pubblici verso il potenziamento di un apparato produttivo consumistico e conseguentemente di infrastrutture (le auto-
strade anziché le ferrovie, l'automobile invece dell'autobus, ecc.) che hanno favorito lo svilupppo economico ed il peso politico di grossi gruppi industriali, come la FIAT, a danno di una politica economica collegata alle reali esigenze della popolazione, una politica economica che, partendo dalla condizione reale e quindi dalle vere necessità, operi attraverso un piano democratico di sviluppo urbanistico, eliminando i grossi squilibri oggi esistenti.
I mezzi di trasporto devono essere considerati un primario ser vizio sociale, e come tali inseriti nel piano di sviluppo econo mito, orientato a correggere le storture esistenti sintetizzabili in: caos della circolazione, crisi del trasporto pubblico, deficit delle casse comunali e statali, servizi ed infrastrutture pubbliche insufficienti e mal organizzate, inquinamento atmosferico.
Da ciò scaturisce l'esigenza che
il trasporto collettivo ed industriale abbia la prevalenza sul trasporto individuale e la gestione pubblica dei servizi e delle infrastrutture prevalga su quella privata. A tal fine bisogna intervenire per modificare la politica degli investimenti, programmare lo sviluppo del trasporto in relazione agli insediamenti urbani ed industriali, coordinare tra loro i diversi sistemi di trasporto, attraverso una programmazione democratica nazionale che investa la Regione di quelle competenze che sono prescritte dalla Costituzione, in materia di trasporti, dotando la Regione dei mezzi idonei, finanziari e legislativi, per poter operare.
Questo significa, per quanto riguarda l'« Innocenti-AUTO », fare precise scelte politiche e di investimenti nella giusta direzione, se si vuole mantenere una continuità produttiva in graduale aumento e l'elevamento dei livelli occupazionali, sulla base di
tivo.
UN ANNO di ATTIVITÀ DEMOCRATICA
C. R. A. L.
Da più di un anno il nostro CRAL è retto da un Consiglio di amministrazione nel quale danno la loro fattiva attività lavoratori liberamente eletti.
Le elezioni democratiche del Consiglio di amministrazione furono giudicate ed accolte dai lavoratori come uno dei tanti aspetti positivi ottenuti con le lotte sindacali dell'autunno 1969. Infatti da più di un decennio il CRAL era amministrato da un commissario, gestione straordi nana che all'origine non aveva avuto giustificazione in una cattiva amministrazione.
L'allora Consiglio di ammini-
strazione, liberamente eletto da lavoratori era stato estromesso e sostituito dalla gestione com. missariale semplicemente perché i componenti erano nella stra grande maggioranza di sentimenti democratici.
La gestione straordinaria, gra zie all'alto concetto di autono mia e democrazia dell'ENAL na zionale, divenne ordinaria (sembra una barzelletta!) direttamente controllata dalla direzione aziendale e durò sino al 1970. L'applicazione dello Statuto dei Lavoratori e le lotte vittoriose hanno permesso la ripresa democratica del nostro organismo ricrea-
Per comprendere quale sia stato il risultato della gestione commissariale crediamo sia sufficiente esaminare brevemente l'eredità amministrativa. Un caos completo dal quale dapprima è risultato un deficit di circa tre milioni, rimpiazzato dalla Direzione aziendale, salito poi e verificato attraverso l'ingrato compito di mettere ordine nel disordine a più di sei milioni: tre milioni quindi sottratti alle sezioni ricreative nella gestione dell'anno 1971. Noi non possiamo che ringraziare quei consiglieri che hanno con diligenza rimesso, come si suol dire, le carte a posto.
E qui se un appunto si vuol fare al Consiglio è quello di non avere denunciato con forza queste deficienze per rafforzare la convinzione nei lavoratori del come vengono amministrate le istituzioni che non hanno il loro controllo democratico.
Questa confusa situazione amministrativa dapprima non conosciuta — il Commissario ha impiegato quasi cinque mesi per dare... una situazione, quasi dovesse trattarsi di un bilancio di Stato — e poi da riordinare ha distratto notevoli energie e creato difficoltà di programmazione al Consiglio che pure è riuscito a svolgere una laborioso attività soprattutto diretta a ridare slancio alle varie sezioni ricreative e modificare certe... posizioni di monopolio (vedi settore caccia).
Sarà bene che in futuro ogni aspetto dell'attività dopolavoristica venga portata tempestivamente a conoscenza dei lavoratori per un dovere verso di loro e per averne sempre più appoggio attraverso il contributo di idee e di critica.
Ma qual'è il risultato di questa esperienza? Dove stanno le def icienze strutturali che non permettono un ulteriore sviluppo ed una vita più democratica di queste istituzioni?
Crediamo che facile sia la risposta perché altrettanto facile è l'individuarne la causa.
una produzione non consuinistica e collegata alle scelte del capitale, ma collegata alle esigenze generali di uno sviluppo della motorizzazione in senso collettivo, produttivo e sociale, intendendo per questo vari settori: pubblici, agricoli, industriali, navali, aerei, ecc. Come si può constatare i settori di sviluppo possono essere diversi, l'unico che non lascia prospettive, ma che ci porterà allo sfacelo in poche decine d'anni è quello della motorizzazione privata.
Sta a tutti noi lavoratori imporre, contro la volontà di coloro che finora hanno determinato scelte ed indirizzi, uno sviluppo a misura dell'uomo e per la società intera, anche se questo colpirà non pochi interessi; interessi che non hanno niente in comune con quelli delle grandi masse di cittadini e che sono legati alla speculazione e agli alti profitti del padronato.
cratica senza pregio e qualità ma con tutti i difetti tipici di tanti enti statali più rappresentativi che operativi.
Mancanza di fantasia, lentezza nelle iniziative; apparato capace solamente di assorbire enormi risorse finanziarie senza che ai lavoratori, naturali beneficiari, giungano concreti vantaggi.
Quale dunque deve essere la posizione dei lavoratori e dei sindacati? Quella di promuovere una azione concordata per la soppressione del carrozzone nazionale e di darsi una vita completamente autonoma basata sulla libera iniziativa dei singoli circoli ricreativi e sulla scambio delle comuni esperienze.
Il finanziamento dovrà essere basato oltre che sulle quote associative, sul contributo dei datori di lavoro e dello Stato attraverso le Assemblee regionali e locali.
Sarà questa una ulteriore occasione per dimostrare attraverso lo spirito di iniziativa e la capacità creativa, che la classe lavoratrice è in ogni campo di attività in grado di governarsi e di governare: quindi di essere classe dirigente.
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Continuano i feroci bombardamenti sull'Indocina, mentre vengono sabotati i colloqui di Parigi da parte degli americani
Il difetto sta "nel manico" e qui il manico è rappresentato da quell'elefantiaco carrozzone che è l'ENAL, una istituzione buro-
VOTA COS/'
MAGGIO LA PAROLA AL PAESE
DEL
Il partito in fabbrica per un orientamento sicuro
Oggi più di ieri la presenza organizzata dei comunisti nella fabbrica è determinante per il ruolo che può e deve assolvere la classe operaia. Non a caso diciamo « presenza organizzata », perché riteniamo che solo attraverso il collegamento ideale e politico nella fabbrica, attraverso le cellule, le sezioni e la partecipazione alle riunioni, è possibile assolvere in modo positivo il ruolo di direzione politica della classe operaia, per lo sviluppo della coscienza di classe dei lavoratori, per determinare un orientamento politico sui temi generali ed essere in grado di indicare quegli obiettivi economici e politici, che attraverso la lotta portino ad un effettivo miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro; obiettivi quali una programmazione economica e democratica degli investimenti, per lo sviluppo del Mezzogiorno, la riforma dei trasporti, scuola, sanità, agricoltura, fisco, casa e una diversa organizzazione del lavoro in fabbrica, obiettivi dunque che partendo dalle condizioni in fabbrica si riallacciano direttamente alla realtà e alle necessità generali del Paese.
In particolare oggi il ruolo dei compagni nella fabbrica diventa decisivo nel confronto con le altre forze politiche, organizzate o
meno, di diversa matrice e orientamento, ma presenti tra i lavoratori; da qui l'esigenza di una più approfondita preparazione politica dei compagni a tali compiti, nel rispetto delle idee altrui, ma dibattendo con chiarezza tutti i temi politici, economici e sindacali, mantenendo un confronto autonomo e dialettico con il sindacato.
Riteniamo a questo proposito che il ruolo del nostro partito sia decisivo per il consolidamento e l'attuazione dell'unità sindacale, minacciata, sia dall'interno che dall'esterno dei sindacati, da forze politiche legate al padronato e ai suoi interessi, come la DC, i socialdemocratici (vedi sindacato giallo UILMD), i repubblicani.
Ultimi esempi in questa direzione sono l'attacco frontale alla unità sindacale del repubblicano Vanni e i pesanti condizionamenti che la DC cerca di esercitare all'interno della CISL per rendere l'unità sterile, su posizioni di intransigente moderatismo che rinchiuda le rivendicazioni nella fabbrica e non risolva i grossi problemi delle classi lavoratrici, consapevole che questa linea finirebbe per incrinare dall'interno l'unità sindacale.
Esiste inoltre, dato l'intreccio di forze politiche di tendenza e
COMUNISTI - SOCIALISTI - CATTOLICI
UNITIINFABBRICA,UNITIPERlASVOLTADEMOCRATICADELPAESE
Il rapporto con i cattolici è sempre stato uno dei punti fondamentali nella politica del Partito Comunista Italiano. Non sarebbe facile condensare in poche righe tutto ciò che dall'immediato dopo guerra ad oggi si è andato sviluppando, tutto ciò che ha permesso il dialogo fra i lavoratori comunisti e cattolici. Un dato però è certo. La guerra religiosa che i gruppi dominanti del nostro Paese, con l'appoggio del clero, erano riusciti a creare lo assurdo steccato che si era eretto fra i lavoratori di diverse tendenze politiche e religiose, ma con comuni interessi di classe, è stato abbattuto e si è ricostruita l'unità di azione delle masse lavoratrici.
L'unità sindacale è il maggiore risultato di questo nuovo rapporto che si è determinato; nei consigli di fabbrica, nelle assemblee, nei dibattiti fra i lavoratori la vecchia frattura artificiosamente creata è quasi totalmente scomparsa e questa nuova realtà è l'incubo delle classi privilegiate, dei conservatoti, dei reazionari.
Il referendum sul divorzio è l'ultima arma a loro disposizione, i loro sforzi si sono concentrati ancora una volta per tentare di dividere i lavoratori con una assurda guerra di religione.
I lavoratori cattolici devono valutare attentamente questo pericolo. I promotori del referendum, dai più noti a chi lavora dietro le quinte, sono coloro che per anni ed anni hanno carpito la loro fiducia, sono coloro che da sempre, ed oggi di fronte al ricostituirsi della unità sindacale in modo più scoperto, si pongono al servizio dei padroni, contro i lavoratori.
Il Partito comunista non ha mai combattuto la convinzione religiosa dei cattolici, il Partito
di orientamenti vari, il crearsi e l'emergere di posizioni pericolose tra i lavoratori, che vanno combattue e sconfitte con fermezza.
Esse si identificano, con sfumature anche diverse, nel corporativismo, nel qualunquismo, nell'egualitarismo, nell'integralismo (cos'è se non questo, il tentativo di portare nel sindacato la linea estremista e spontaneista dei gruppuscoli vari, i quali fanno del loro estremismo infantile una bandiera che dovrebbe scatenare la rivoluzione partendo da problemi limitati e circoscritti, pur se importanti, dimenticando i veri problemi della classe operaia?).
Sia ben chiaro che ciò non significa che i problemi di reparto o di azienda non abbiano la loro importanza e non debbano essere risolti, significa soltanto che risolvendo alcuni problemi di fondo nel nostro Paese si eliminano le cause di tutta un'altra serie di problemi derivati da scelte politiche sbagliate e che è possibile cambiare solo affrontando i grossi temi delle riforme di struttura.
Se riflettiamo su tutto ciò ci rendiamo conto che per assolvere bene il ruolo che il partito ha nella fabbrica, occorre il massimo impegno di serietà e di preparazione, coscienti che gli spazi per l'improvvisazione spontaneista e la faciloneria non debbono più esservi, poiché alla lunga, danneggerebbero il movimento dei lavoratori e ne pregiudicherebbero le sue finalità.
I lavoratori ed i "pidocchi„
Ascoltare o dialogare coi lavoratori del Settore Meccanico crea indubbiamente un accumularsi di sentimenti e riflessioni che derivano sopratutto dalla constatazione di vivere una profonda esperienza umana.
Vien subito l'imperativo di smentire una voce senza fondamento. Essi, pur nella consapevolezza di una capacità professionale superiore non si ritengono affatto una élite, che si vuol staccare da chi ha una qualifica inferiore.
Ebbene come vengono giudicati? « Gente che vuol portare l'economia italiana alla rovina; sabotatori della produzione ».
Chi si affida a simili affermazioni dovrebbe meglio verificare le proprie convinzioni.
Potrebbe così essere indotto a rivedere certi strumenti e modalità di applicazione dell'« aria nuova » ripetutamente sbandierata (alla quale qualcuno ha creduto anche se immediatamente avvedutosi nel clima della lotta in corso).
comunista combatte chi si serve della religione per mantenere i propri privilegi e quelli di coloro ai quali si è messo al servizio sulle spalle del popolo, di chi lavora.
Molti e diversi sono i problemi che oggi esistono, questo tipo di società li può risolvere? Questa è la domanda che noi Comunisti poniamo ai cattolici.
Come è possibile cambiare certe strutture senza abbattere certi privilegi e profitti, come è possibile pensare che la Democrazia Cristiana partito di Governo su cui si regge il grande capitale italiano possa compiere scelte decisive a favore dei lavoratori.
E' il confronto, è il dialogo fra le forze popolari che intendono cambiare questa società che deve andare avanti ed è nelle fabbriche che essa ha le maggiori possibilità di concretizzarsi: il Partito comunista si rivolge ai lavoratori, ai giovani cattolici e socialisti che tanta parte hanno avuto nelle lotte unitarie affinché con essi si realizzi l'unità fra le masse popolari, comuniste, socialiste, cattoliche, indispensabile per cambiare profondamente la situazione esistente.
L'unità delle masse popolari è oggi indispensabile, riteniamo che nel nostro Paese sia possibile costituire un blocco di forze che abbiano in comune la volon tà di cambiare profondamente la nostra società, di farla avan zare sulla via di una radicale trasformazione democratica e po polare.
Questa è la volontà che deve scaturire dal voto del 7-8 maggio e che deve battere la politica in transigente e reazionaria attuale della D.C., per permettere nel paese la salvaguardia dell'inte resse delle grandi masse lavora trici, laiche e cattoliche.
Dai più anziani che con orgogoglio, attraverso una vita trascorsa interamente nell'azienda, risalgono all'impegno degli anni della ricostruzione, a quelli dell'età di mezzo, giunti negli anni bui della « guerra fredda » allorché l'avventato ed ingiustificato rapporto di un simile, vestito in divisa, ed in cerca di un'ora di gloria, metteva in forse il futuro di una intera famiglia; ai giovani, infine, dotati di capacità professionale, collaudati dalle lotte dell'autunno caldo, ma soprattutto coscienti della necessità di cambiare i rapporti di forza esistenti fra padronato e lavoratori nella nostra società.
Per sintetizzare vale il giudizio espresso da un corrispondente del nostro organo di stampa « L'Unità », in un recente servizio sull'azione rivendicativa in corso: « La Innocenti-Meccanica è ancora una fabbrica dove c'è il gusto del lavoro. Gli operai delle grandi alesatrici, gli attrezzisti, i montatori parlano del loro impegno in fabbrica con orgoglio ».
Questi sono nella loro realtà i lavoratori che da parecchie settimane lottano per garantirsi migliori condizioni di vita e sicurezza per l'avvenire.
Ed è qui l'altro aspetto che serve da confronto. Noi abbiamo assistito al degradante spettacolo della riscoperta di una infima minoranza di rottami, già del resto isolati dalla coscienza vigilante della stragrande maggioranza dei lavoratori, disposti a qualsiasi azione di rottura attraverso allettamenti, paura, provocazioni. E' questo il nuovo corpo dei « senza divisa »?-
E' un tentativo vano. Viene alla mente una frase di Togliatti: « Anche nella criniera di un purosangue possono ad un certo momento albergare quattro o cinque pidocchi. Ma sono esseri che il purosangue butta via con una scrollata ».
Ecco perché noi invitiamo i lavoratori a scrollarsi questi pidocchi non prestandosi alle loro lusinghe ed alle loro provocazioni, isolandoli sempre più per imporre veramente un clima nuovo basato oltre che sul gusto del lavoro sulla volontà, necessità e diritto per il lavoratore di vivere nella fabbrica da protagonista, da uomo e non da ingranaggio che si sfrutta al massimo fino al logoramento per essere poi sostituito con un altro nuovo.
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