UNA SEZIONE ALL' ALTEZZA
DEL COMPITO POLITICO
La sezione « Gramsci » della Innocenti è stata costituita nel 1969. In questi pochi anni di vita, sebbene il PCI nella fabbrica sia sempre stato presente anche negli anni precedenti organizzato come cellula, la sezione si è costantemente rafforzata sia come numero di iscritti sia come numero di quadri dirigenti.
In modo particolare negli ultimi 2 anni ('71 e '72) molti giovani si sono iscritti al partito per la prima volta nella sezione di fabbrica permettendo così al partito di organizzarsi e di essere presente in quasi tutti i reparti. Questo rafforzamento della organizzazione ha permesso di ottenere buoni risultati in tutte le iniziative che la sezione ha svolto all'interno della fabbrica. La sottoscrizione per l'Unità quest'anno ha avuto un ottimo successo, i sostenitori del giornale del PCI non sono stati soltanto gli iscritti ed i simpatizzanti ma in parte rilevante il contributo è venuto anche da operai e impiegati di altre tendenze politiche.
Il giornale « FABBRICA SUL LAMBRO » e la stampa di partito sono state distribuite in modo frequente davanti ai cancelli della fabbrica.
La presenza dei compagni della sezione « Gramsci » è sempre stata determinante sia nelle manifestazioni sindacali sia nelle pitt importanti manifestazioni antifasciste che si sono svolte a Milano nel 1971.
11 1972 inizia per la sezione «Gramsci» con un notevole risultato politico: al 31 dicembre 1971 è stato raggiunto e superato per il tesseramento '72 il numero degli iscritti dell'anno che si è appena chiuso, un risultato questo che premia l'impegno dei compagni e che permette al partito di organizzarsi e di essere presente in modo sempre più determinante all'interna della fab brica, fra i lavoratori.
A distanza di tre anni noi comunisti della Innocenti andiamo nuovamente alla nostra assemblei congressuale.
Compiti fondamentali: l'esame critico del lavoro svolto in questo periodo ricco di lotte e di nuove esperienze; lo studio e la ricerca della soluzione ai problemi che impone l'attuale situazione; l'impegno ad attuare il programma che uscirà dal Congresso stesso.
Una delle recenti manifestazioni dei lavoratori delle aziende a partecipazione statale, per costringere I' ad operare investimenti che sviluppino l'occupazione e quindi la ripresa economica in tutto il paese.
Il bilancio dell'attività svolta può considerarsi generalmente positivo e caratterizzato nei seguenti punti: contributo alle lotte ed ai dibattiti sindacali: qui la nostra presenza è stata costante sia sul piano numerico che delle idee; posizione nettamente unitaria e di classe sul problema della unificazione delle organizzazioni sindacali: ne fa fede la nostra presenza massiccia nei Consigli
INVITO AL CONGRESSO
Sabato 15 gennaio alle ore 8.30 presso la cooperativa di Via S. fustino si terrà il
di Fabbrica eletti democraticamente dalla quasi totalità degli operai e degli impiegati;
3) ricerca continua del dialogo con tutte le forze politiche democratiche presenti nella nostra azienda.
Sul piano strettamente politico i nostri sforzi non hanno dato invece altrettanti risultati soddisfacenti: infatti non siamo riusciti ad estendere la nostra influenza in termini di conoscenza della natura, della linea e delle scelte politiche del nostro partito e di raffronto di queste caratteristiche con quelle delle altre forze politiche italiane.
Difficoltà ed insufficienze in questo campo stanno indubbiamente nel tipo di preparazione politica che ognuno di noi si è preposto ed attuato; preparazione che non si deve limitare alla propaganda di obiettivi generali ed ideologici, ma deve mirare alla conoscenza di un programma preciso per ogni problema; dall'aziendale al nazionale.
In questo tipo di preparazione si riafferma la caratteristica fondamentale del nostro partito che è di massa ma nello stesso tempo « partito nuovo » nel senso che il suo carattere non si esaurisce in un fatto quantitativo ma si pone come condizione qualitativa per assicurare il più esteso
ORDINE DEI LAVORI:
- Relazione del segretario di sezione.
- Interventi.
- Elezione Comitato Direttivo.
- Conclusioni.
Il CONGRESSO DELLA SEI. P.C.I. "GRAMSCI„
DELLA FABBRICA INNOCENTI
Presenzierà un compagno del Comitato Centrale del P.C.I. Le organizzazioni politiche e sindacali di fabbrica, i lavoratori, sono invitati a partecipare.
vario collegamento con l'insieme della società italiana.
Compito nostro è quello di esprimere in concreto una supe riore visione sociale e politica; una superiore capacità di lotta di lavoro, attraverso la « conoscenza della trasformazione della società e della composizione sociale della popolazione e dei suoi orientamenti ideali e modi di pensare » (Berlinguer).
L'assolvimento di questo compito, necessario per una corretta politica delle alleanze, mira sì a facilitare i nostri sforzi di collegamento con altre forze politiche, ma soprattutto spinge strati sociali che l'attuale tipo di sviluppo colpisce ed emargina e riconosce in noi un naturale alleato
ed altri, a noi lontani per la deformata presentazione che ne fanno i moderni mezzi di orientamento, strumenti delle classi dominanti, a rivedere le loro convinzioni.
Così sull'indicazione lasciataci da Gramsci « lottare costruendo », superando ogni manifestazione di settarismo, sviluppando il libero dibattito democratico, la corresponsabilità e lo spirito di iniziativa noi creeremo le premesse per la formazione di un blocco storico che tenda a raccogliere un insieme di forze, la maggioranza del popolo, attorno ad un sistema di valori e di idee, necessari per la costruzione di una società migliore, di una società socialista.
Lotte dei lavoratori per lo riforme e per un nuovo tipo di sviluppo
Risulta dunque che l'esigenza più immediata e urgente, di fronte alla recessione produttiva in atto, è quella di sollecitare la domanda e, in particolare, quella per gli investimenti produttivi, non in un modo qualsiasi ma mutandone l'indirizzo generale in funzione del rinnovamento ed estensione dell'apparato industriale, del Mezzogiorno, delle riforme e delle trasformazioni in agricoltura, dell'allargamento dei servizi e dei consumi sociali, dello sviluppo della riforma della scuola, del potenziamento della ricerca. Si tratta, cioè, di affrontare le questioni congiunturali avviando già una politica più generale di carattere strutturale, cioè una rigorosa politica di riforme e di programmazione. Tale politica è la sola che può offrire un quadro di certezze e garanzie a tutti i ceti produttivi, avviando a soluzione i problemi storici della nostra società; in primo luogo la questione meridionale, che va considerata come un nuovo punto di riferimento, una nuova convenienza per tutto l'apparato produttivo nazionale.
Solo così ci si muoverà su una strada capace di portare alla massima utilizzazione delle risorse e, in primo luogo, ad una piena utilizzazione della forza-lavoro ad un livello più alto di qualificazione professionale e culturale. Ma nelle condizioni specifiche del nostro paese, ciò significa eliminare le posizioni di rendita, liberando risorse per sviluppare i consumi pubblici, spezzare le strozzature sociali che impediscono lo sviluppo delle forze produttive, e nel contempo esercitare un controllo politico e di massa nei confronti delle grandi imprese pubbliche e private, sia con la lotta sindacale sia con tutte le forme possibili di pressione e azione politica.
Ma l'altro grande fatto sta nel livello di combattività e di maturità politica della classe operaia, che è notevolmente più alto rispetto ad alcuni anni fa. Il patrimonio di unità, di conquiste contrattuali e democratiche, accumulato dal 1968 ad oggi, costituisce un dato che non può essere intaccato facilmente. Il movimento operaio — come hanno dimostrato alcune delle sue lotte più recenti — è in grado di far leva sulle stesse contraddizioni e difficoltà dell'attuale situazione economica per riproporre con le proprie lotte quegli obiettivi di trasformazione strutturale e quei mutamenti degli indirizzi economici che hanno caratterizzato i movimenti degli ultimi anni.
Si è rivelata falsa ed esiziale la tesi, sempre sostenuta dai governanti democristiani, secondo la quale, per fare le riforme, bisogna prima, e in modo indipendente da esse, accrescere le risorse. Di qui la odiosa, inutile predica agli operai a lavorare di più e a starsene quieti. Non vogliono comprendere, costoro, che gli operai non possono non ribellarsi a condizioni intollerabili di lavoro e di esistenza. E costoro non comprendono neppure che la lotta rivendicativa e sindacale è sempre stata e rimane molla potente per sollecitare lo sviluppo delle forze produttive, il rinnovamento dell'apparato industriale e il progresso generale del paese. La « pace sociale », quindi, la « tregua sindacale », equivarrebbero a una sorta di morte civile, economica e politica dell'Italia.
(dalla relazione di E. Berlinguer al C.C. del PCI per la convocazione del XIII Congresso)
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Un aspetto della desolazione creata dai bombardamenti americani nel Viel-Nam.
IL RUOLO DEL P. C. I. IN FABBRICA
Alla domanda su quale sia il ruolo del Partito comunista in fabbrica, viene quasi spontaneo rispondere che compito primo è quello di lavorare per costituire una forza contrattuale capace di contrattare meglio con il padrone. Fermarsi però a questa risposta sarebbe voler enormemente sminuire l'importanza della presenza comunista in fabbrica: la funzione di partito che, come quella comunista, non dimentica mai l'obiettivo socialista e ad esso ricollega tutti i momenti della sua molteplice attività, è soprattutto quella di portare alla classe operaia la consapevolezza della necessità del socialismo.
La classe operaia infatti non acquisisce consapevolezza dei suoi interessi generali, non acquista cioè una coscienzoa socialista, soltanto per logica conseguenza della sua posizione nel processo produttivo: la stessa attività sindacale non è sufficiente a garantire la conquista di una coscienza socialista. Se ne deduce quindi che questa coscienza socialista, che presuppone cioè una visione generale dei rapporti tra le classi fondata sulla conoscenza della storia nazionale ed internazionale, deve essere portata dal di fuori, dal partito della classe operaia, il Partito Comunista Italiano, che si è storicamente formato sulla base di una profonda elaborazione folosofica, economica e politica.
E' quindi risolutivo per la conquista, il mantenimento ed il rafforzamento della coscienza di classe il lavoro svolto dal Partito, un lavoro capace di sviluppare all'interno della fabbrica un'opera di educazione socialista, per trasmettere alle nuove forze operaie il patrimonio ideale e politico delle esperienze acquisite durante le aspre battaglie sostenutt. L'educazione socialista, che è lotta ideologica per combattere i tentativi di integrazione nel sistema e per dare ai lavoratori consapevolezza della loro condizione di classe sfruttata e
coscienza della necessità storica della loro emancipazione, è un momento essenziale della formazione di una coscienza di classe e di una volontà rivoluzionaria.
In questa funzione educativa è quindi da individuare il ruolo sostanziale ed il motivo della crescente influenza nelle fabbriche del PCI, che ha impedito ed impedisce che la classe operaia diventi lo strumento di esercitazioni pseudo-rivoluzionarie, che potrebbero indebolire la sua unità e rendere più difficile la difesa degli interessi dei lavoratori già investiti dall'azione svolta dal padrone ed impedirgli di assolvere alla sua funzione unificatrice. Ed è per questo impegno che l'estremismo non è riuscito ad incidere efficacemente tra i lavoratori, che hanno bisogno di concretezza per affrontare i problemi nella loro realtà.
E' questo bisogno di concretezza la base per una organizzazione politica e sindacale della classe operaia, che si adatti alle trasformazioni avvenute nella sua struttura ed ai nuovi compiti che le si presentano in una lotta di classe che si svolge sull'insidioso terreno del capitalismo più avanzato.
Bisogna quindi che il Partito sia capace — come lo è — di operare questo rinnovamento, il che significa lavorare non solo per l'unità sindacale, ma anche e soprattutto per la formazione di un partito che sappia raccogliere tutte le forze che intenda no avanzare sulla via del socialismo. Lavorare alla costruzione di questa nuova unità è ora il compito del Partito in fabbrica: infatti l'unità politica e sindacale della classe operaia è la condizione perché all'incremento numerico della classe stessa corrisponda un crescente peso politico nella vita italiana, un peso politico che possa condurla alla direzione dello Stato e congénlinde di avanzare sulla via del socialismo.