A CURA DELLA "SEZIONE GRAMSCI „ P. C. I. FABBRICA INNOCENTI
GOVERNO E PADRONI PREFERISCONO LA CRISI ALLE RIFORME
Se esaminiamo anche solo di sfuggita le scelte economiche e politiche che il grande padronato, attraverso il governo D.C. prima e centro-sinistra poi, fecero negli anni passati facilmente notiamo quanto grandi turono e sono i profitti intascati dal padronato e quanto miseri siano stati e sono i benetici che ne hanno avuto i lavoratori.
Anzi possiamo dire che gran parte dei processi di ristrutturazione industriale, finanziaria, agricola, vennero fatti pagare aile classi lavoratrici, sfruttamento della mano d'opera occupata (ritmi) nella diminuzione dell'occupazione specie nel Sud (la mano d'opera femminile negli ultimi 10 anni è diminuita del 20 per cento), aumento dell'emigrazione di intere popolazioni del mezzogiorno grazie al voluto mantenimento delle aree sottosviluppate ecc.
Sul piano dei capitali finanziari vi è stato, e permane in forme sempre più gravi, la tendenza alle speculazioni fondiarie e parassitarie (speculazione sulle aree edificabili, sugli affitti dei locali e su quelli agricoli, in un alto costo del denaro ecc.). Questo tipo di rendita viene calcolata negli ultimi dieci anni intorno ai 10-11 mila miliardi di lire. A ciò si aggiunga la continua esportazione di capitali all'estero.
Siamo forse l'unico paese al mondo che esporta contemporaneamente disoccupati e capitali.
Non migliore è la situazione dell'agricoltura. Il continuo esodo di mano d'opera dalla campagna, il mancato completamento della riforma agraria nel sud gli alti affitti parassitari e i vincoli associazionistici contratti con i grandi speculatori del MEC, hanno fatto sì, che in pochi anni si arrivi a dipendere per i prodotti alimentari per il 50 per cento dall'estero e dove oggi esiste abbondanza di produzione (frutta e verdura) invece di diminuire i prezzi incrementando gli ancora bassi consumi, il governo da una mano ai grossi speculatori della distribuzione, comprando (con i soldi delle tasse che i lavoratori pagano) l'eccedenza a 30-35 lire al Kg. distruggendone centinaia di migliaia di tonnellate ogni anno.
Ciò vale per gli allevamenti bovini e suini dove si da un premio di 170 mila lire a chi ammazza le bestie da latte — facendo così crescere i prezzi quando i prodotti derivati (formaggio, burro, insaccati, ecc.) tendono a scarseggiare, si prevede che se tali scelte non saranno modificate la carne bovina fra qualche anno costerà al minuto dalle 5-6 mila lire al chilogrammo.
Questa situazione tende da qualche mese ad aggravarsi. La crisi economica americana e la crisi del dollaro dovuta alla guerra di aggressione del Vietnam e alle ingenti spese militari pesa direttamente sulla nostra moneta e quindi sulla nostra economia: così come siamo legati alla politica americana in Europa e al dollaro quale moneta di scambio, pagheremo di fatto una parte della crisi economica americana.
A ciò fa seguito l'accentuarsi degli attacchi padronali, all'oc-
cupazione, con riduzioni d'orario da un lato (Pirelli, Fiat, Zanussi, ecc.) e minacce di licenziamenti nelle medie e piccole industrie tessili, abbligliamento, calzature, la stasi dell'edilizia ecc., e dall'altro con il continuo aumento del costo della vita (attacco ai salari). Ciò sta ad indicare che ci troviamo di fronte a nuove ristrutturazioni e a nuove scelte del padronato e ad un involuzione a destra del governo, soprattutto nella politica DC. Questo con io scopo, da un lato di aumentare e a far aumentare i profitti, dall'altro a contrastare e sottrarre quelle conquiste e quel potere che i lavoratori sono riusciti ad ottenere dalle lotte contrattuali e rivendicative e infine, a impedire a qualunque costo la realizzazione delle riforme sociali.
Che dopo tali lotte fosse necessario ristrutturare lo sviluppo economico e sociale, nessun lavoratore dubita; le lotte stes-
se indicavano e indicano in quale direzione bisognava e bisogna andare.
Ma su questa strada padroni e governo hanno cercato e cercano di non andare, ignorando la volontà e le necessità dei lavoratori.
Si chiedeva e si chiede riforme sulla casa, trasporti, contenimento dei prezzi, sanità, fisco, scuole, nuovi investimenti, sviluppo del Mezzogiorno, una nuova politica agraria e ristrutturazione generale dell'organizzazione del lavoro, in fabbrica, oggi non più rispondente alle esigenze dei lavoratori.
In tal senso qualcosa oggi sembra si stia realizzando grazie agli sforzi del PCI e della sinistra volti a migliorare la legge sulla casa, contrastando gli attacchi della DC e delle destre, tesi a svuotare ogni contenuto qualificante.
E qui deve essere chiaro a tutti i lavoratori che per ottene(continua a pag. 4)
1911: PIO' AMPIA l'ADESIONE Al P.C.I.
Con l'impegno di numerosi compagni e il contributo di decine di lavoratori, la nostra sezione ha raggiunto e superato l'obbiettivo della sottoscrizione (125 °o). Questo importante risultato, che non deve essere visto soltanto sul piano economico, ma in modo particolare sul piano politico, sta a dimostrare lo sviluppo qualitativo e quantitativo della organizzazione del Partito in fabbrica e la adesione dei lavoratori alla politica generale del Partito Comunista Italiano.
Ecco perchè dalle colonne di questo nostro giornale, vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno contribuito al raggiungimento del risultato.
In questi giorni è iniziata la campagna di tesseramento e reclutamento al Partito 1972.
Ciò avviene in un momento di particolare tensione politica, caratterizzata da un ulteriore spostamento a destra della D.C. da un attacco padronale all'occupazione e ai salari, con l'au-
mento dei prezzi e delle provocazioni reazionarie e fasciste.
A questo, il nostro partito ha saputo con grande impegno, rispondere efficacemente assieme alle altre forze democratiche alle esigenze di pronta, vigorosa mobilitazione antifascista e di vigilanza democratica di massa.
Ora si tratta non solo di mantenere, ma di accrescere questa forte tensione democratica che si è creata a Milano per respingere il disegno che viene da destra contro i lavoratori e le istituzioni democratiche.
Indispensabile perciò, nel momento in cui si acutizza lo scontro di classe, rafforzare ancora di più il nostro partito e di far sì che i lavoratori, i giovani, i democratici, sappiano guardare ad esso con crescente fiducia.
Oggi è il momento di un nuovo grande incontro fra il partito della classe operaia e le forze migliori della gioventù e dei lavoratori. E' ìl momento di una
leva straordinaria di nuovi militanti nella battaglia democratica e socialista, perché scelgano il loro posto di lotta nelle file del P.C.I. e traducano nell'impegno della milizia comunista ,la volontà di vedere avanzare in Italia e nel mondo il grande ideale rivoluzionario del Socialismo.
I risultati conseguiti dalla nostra sezione sia a livello politico che organizzativo, stanno a dimostrare la giustezza della scelta politica di esserci costituiti in sezione. Questi risultati vanno ulteriormente rafforzati per rispondere sempre meglio alle nuove esigenze di lotta della classe lavoratrice che si batte per migliori condizioni di vita di lavoro e di potere nella fabbrica e nella società.
Iscriversi in fabbrica, reclutare decine di nuovi iscritti è l'impegno che la nostra sezione si assume per adeguare le strutture del nostro partito alla battaglia per l'unità sindacale in difesa degli interessi generali dei lavoratori, per il socialismo.
IL FUTURO DELLA "INNOCENTI„
IMPORRE NUOVE SCELTE CONTRO LA RAPINA DEL PROFITTO
Il grosso problema del settore rimasto alla Innocenti (auto-Lambretta) sono le prospettive produttive.
E' evidente che questo problema non è nato con la cessione del settore meccanico alla Finsider, ma si ricollega alle scelte fatte parecchi anni fa con la produzione automobilistica e con la mancanza di investimenti nel settore Lambretta, lasciando morire per inedia quest'ultimo.
Certo che Innocenti pensa ai suoi interessi e non pensa certo a ciò che potrebbe accadere ai lavoratori che lo hanno arricchito, tanto è vero che sta trattando con una società indiana (con l'approvazione dei governi indiano e italiano) la costruzione di uno stabilimento in India per una produzione giornaliera di un numero considerevole di Lambrette. Senza contare le licenze di costruzione e di montaggio che ne.
gli anni precedenti è riuscito a collocare in parecchi stati, per ultimo la Finanziaria che dirige personalmente e, stando alle voci che si sentono in giro, sarebbe la causa del disinteresse per la fabbrica che porta il suo nome, trovando in essa un maggiore utile economico.
Le notizie che si hanno non sono troppo rassicuranti per quello che rimane della Innocenti, anche se l'ing. Fusala continua a dimostrarsi ottimista sul futuro dell'azienda; si dice che entro la fine di ottobre dovrebbe dare una risposta definitiva sulle prospettive e le scelte, che dovrebbero essere la logica conseguenza dell'accordo che la Innocenti ha sottoscritto a Roma al Ministero del Lavoro che, come tutti sanno, è l'impegno di investire non meno di 50 miliardi per ristrutturare l'azienda e permettere un incremento pro-
PROBLEMI AZIENDALI
Nell'accordo firmato a dicembre 70 si era convenuto di risolvere il problema delle qualifiche demandandolo ad una commissione paritetica (5 rappresentanti dei lavoratori, 5 rappresentanti dellfAzienda) con l'impegno di trovare un sistema sostitutivo a quello contrattuale.
Abbiamo constatato che la commissione paritetica proprio così com è composta non ha trovato un accordo; in sostanza, e questo non certo per colpa dei rappresentanti dei lavoratori. è venuta meno al compito che le era stato af fidato.
Comunque riteniamo che il lavoro svolta nella commissione dei rappresentanti dei lavoratori e presentato alla direzione della Innocenti come soluzione del nuovo inquadramento di_ tutte le categorie esistenti in azienda sia un notevole passo in avanti sulla via della eliminazione della concezione classista del vecchio sistema di inquadramento categoriale che stabilisce la distinzione netta fra operai e impiegati.
Risolvere il problema delle qualifiche nei termini presentati alla Direzione vorrebbe - dire avere degli aumenti salariali non del tutto disprezzabili, affrontando così il problema del salario che ultimamente con la corsa al rialzo del
costo della vita ha subito un salasso insopportabile. Abbiamo detto un passo in avanti perché riteniamo che l'obiettivo finale sia quello dell'inquadramento unico con salario mensile garantito, rivendicazione questa che sempre più si va estendendo e che in parecchie fabbriche è già stata ottenuta, conquista fondamentale che impedirebbe ai padroni di risolvere i loro problemi con la messa in cassa integrazione di migliaia e migliaia di lavoratori.
Certo che oggi non è più sufficiente lottare per i soli aumenti salariali perché è dimostrato da sempre e soprattutto in questo ultimo anno come sia facile per chi ha in mano le redini dell'economia togliere ai lavoratori ciò che è stato costretto a concedere.
Le richieste dei lavoratori devono avere un contenuto di prospettiva, i lavoratori così come lottano per l'aumento del salario con la stessa determinazione devono lottare per difendere ciò che riescono a conquistare.
Il potenziale che i lavoratori esprimono nelle lotte aziendali e per i contratti di cagoria deve rimanere inalterato quando si affrontano i problemi delle riforme, quando si affronta il problema generale della condizione della classe operaia nel nostro paese.
duttivo, garanzia di lavoro per tutti i dipendenti.
Su quest'ultimo aspetto i lavoratori devono essere vigilanti e non permettere ulteriori dilazioni nei tempi di decisione e definitiva scelta di quello che sarà l'avvenire della fabbrica Innocenti oltre alla scadenza posta dall'amministrato-
re delegato nell'ultima riunione avuta con la rappresentanza del consiglio di fabbrica.
Quindi tutti i lavoratori della Innocenti, settore AutoLambretta, si devono sentire mobilitati sin d'ora per garantirsi il posto di lavoro e far rispettare a Innocenti gli impegni presi.
L' IMPERIALISMO AMERICANO E LA CRISI ECONOMICA
Le gravi decisioni di ferragosto degli Stati Uniti d'America sono il tentativo di riversare sulle spalle dei lavoratori americani, sugli altri paesi capitalistici e in modo particolare sui propri alleati in Europa e in Asia, la crisi dell'economia statunitense e il dissesto dei suoi conti con l'estero.
Il mondo capitalistico viene chiamato a pagare il prezzo della politica dell'imperialismo americano, della crisi esplosa a seguito della criminale e fallimentare aggressione al popolo Indocinese, dell'istallazione di basi militari aggressive in ogni parte del mondo e il perseguire una politica tendente a reprimere quei paesi che, soggiogati dall'imperialismo americano, cercano una propria indipendenza e autonomia allo sviluppo economico nazionale.
Questa crisi è un aspetto della crisi generale del capitalismo e in essa si riflette il mutamento dei rapporti di forza intervenuti dalla fine della seconda guerra mondiale, fra i paesi capitalistici, i paesi socialigti e i paesi del - terzo mondo ».
La linea adottata dal governo
americano costituisce una brutale e arrogante violazione dei rapporti internazionali e della sovranità dei singoli paesi.
In questa situazione, per l'Italia, punto essenziale deve essere la difesa degli interessi nazionali, al di fuori di ogni ristretta visione e di ogni servilismo, per un mutamento profondo degli indirizzi politici e un rapporto generale con la classe operaia.
Il governo italiano legato alle forze padronali, invece di intervenire contro le decisioni americane in difesa degli interessi nazionali, cerca una soluzione per far pagare ai lavoratori le difficoltà economiche del nostro paese. Ne sono una conferma di questo orientamento, le iniziative prese dal padronato italiano con alla testa Fiat, Pirelli, Zanussi, M. Marelli ecc., la messa in cassa integrazione di migliaia di lavoratori, o come ha fatto la Pirelli, chiedendo dei licenziamenti cosidetti « volontari • per ridurre l'occupazione, creando così una massa di disoccupati in cerca di lavoro.
Nella stessa direzione si (continua a pay. 4)
Dopo vent'anni di lotte dei paesi socialisti e dei popoli di tutto il mondo, gli U.S.A. sono stati sconfitti e la Cina ha preso il suo posto all'ONU•
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DIBATTITO
VOLEREl'UNITA'AlPIU'PRESTO
L'unità sindacale è entrata in questi ultimi tempi in una fase decisiva.
La spinta unitaria che emerge dalle masse lavoratrici con maggiore forza nelle categorie più avanzate (metalmeccanici, tessili, edili), si è già estesa a tutti i settori del movimento operaio.
I metalmeccanici sono la punta più avanzata dell'unità sindacale, sono la categoria che per prima dopo la rottura sindacale del dopoguerra ha trovato la forza per battersi, la categoria che con la piattaforma unitaria contrattuale del '69 ha prodotto una forte avanzata dell'intero movimento operaio del nostro paese, la categoria che ha posto le premesse e le basi per l'unità di tutti i lavoratori.
In contrapposizione però al processo di unità sindacale si muovono quelle stesse forze che provocarono la scissione nel '48, non con le argomentazioni e gli slogans di allora, ma con un gioco più abile e sottile che, se dovesse riuscire, arresterebbe l'avanzata della classe operaia riproducendo nelle fabbriche le condizioni di venti anni fa.
Il grande padronato italiano, i partiti di destra, il partito socialdemocratico, parte considerevole della DC ed alcuni esponenti sindacali più o meno qualificati (ne abbiamo un esempio nella nostra fabbrica), operano per mantenere la divisione fra i lavoratori, per impedire che la classe operaia contando di più possa mutare gli indirizzi politici ed economici che le classi dirigenti hanno imposto al nostro paese e che sempre di più si rivelano inadatti a risolvere i problemi della nostra società.
Proprio perché questa è la posta in gioco si fa più aspro lo scontro e sempre più combattivo si fa lo schieramento di coloro che non vogliono la unità sindacale.
Le stesse prese di posizione delle Confederazioni CISL e
UIL nei confronti dei metalmeccanici rappresentano una grave iniziativa tesa ad impedire (UIL) ó a frenare (CISL) il processo di unificazione.
I punti ancora controversi a livello di Confederazioni: autonomia ed incompatibilità, affiliazione internazionale, contadini, devono essere risolti con la partecipazione ed il dibat-
to dei lavoratori come è avvenuto e avviene nella categoria dei metalmeccanici, non possano essere presi come obiettivo per impedire l'unità sindacale.
Non è tanto l'unità di una categoria che si vuole frenare, ma l'intero processo unitario, si teme cioè che la spinta dei metalmeccanici acceleri il processo di unificazione generale.
Niente di più falso quindi della ormai logora tesi della "unità di tutti o di nessuno" fatta propria da chi l'unità non la vuole a nessun costo.
Queste forme antiunitarie
debbono essere battute, la stragrande maggioranza dei lavoratori guarda con speranza all'unità sindacale, questa volontà unitaria è un punto di forza per i sostenitori dell'unità.
Proprio per questo noi comunisti siamo per l'unità sindacale in tempi brevi e la consideriamo una necessità urgente anche in rapporto alla situazione politica ed economica che tende a divenire sempre più pesante. Siamo per l'unità sindacale, che partendo dalla categoria più avanzata dai metalmeccanici, si estenda all'intero movimento operaio.
APPROVATA LA LEGGE SULLA CASA
La legge sulla casa approvata definitivamente al Senato, con l'astensione determinante dei comunisti è il risultato di un ampio e articolato movimento di lotta (fabbrica, quartiere, assemblee elettive, ecc.) al quale si è contrapposto uno schieramento conservatore che ha avuto nella Democrazia Cristiana il punto cardine.
La Democrazia Cristiana ha infatti, sia prima, che durante il travagliato iter della legge in parlamento, usato ogni mezzo per impedire una vera riforma, per difendere la rendita parassitaria, la speculazione immobiliare, i profitti realizzati sulle spalle dei lavoratori.
Vogliamo qui ricordare le fasi più rilevanti della battaglia: dopo il verbale d'intesa del 2 ottobre 1970, strappato da un imponente ed unitario movimento di lotta e sottoscritto tra le organizzazioni sindacali ed il governo, quest'ultimo, fortemente condizionato al proprio interno dalla D.C., assunta a ruolo di portavoce della proprietà immobiliare e della rendita fondiaria, presentava 1'11 marzo 71 in parlamento un disegno di legge, fortemente arretrato rispetto agli impegni assunti con i sindacati.
Un provvedimento che tradiva le attese dei lavoratori.
Dinnanzi a quel provvedimento-beffa, riprese nel parlamento e nel paese un vasto ed articolato movimento di lotta. Ricordiamo: le manifestazioni e gli scioperi dei lavoratori, culminanti nello sciopero generale nazionale del 7 aprile, le forti proteste dei Comuni, delle Regioni, del movimento cooperativo, delle associazioni e comitati inquilini, degli artigiani, dei commercianti, ecc.
Alla testa e strettamente collegati con queste masse, i comunisti sono riusciti nella commissione lavori pubblici e successi-
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vamente alla Camera dei Deputati a strappare sensibili e qualificanti modificazioni agli intendimenti del governo.
In quella occasione il nostro voto di astensione consentì il passaggio della legge dato che si ebbe allora il voto contrario di oltre 70 franchi tiratori D.C.
Fu da ciò che riprese una controffensiva di destra, che si propose di rendere ancor più difficile i primi segni di una libera dialettica parlamentare e portò al Senato alcuni sensibili peggioramenti della legge.
delle condizioni di vita delle masse popolari, senza l'apporto decisivo dei comunisti.
Ora l'impegno nostro è duplice:
In primo luogo siamo impegnati per una immediata e piena applicazione della legge, utilizzando ogni possibilità di esproprio di aree sia per la realizzazione di servizi, (scuole, asili, campi gioco, ecc.) sia per la costruzione di case economiche e popolari.
In secondo luogo siamo impegnati a sviluppare contempora-
Tornata la legge alla Camera, nella stessa maggioranza si è riconosciuta l'opportunità di alcune correzioni e soprattutto con l'approvazione di emendamenti del PCI e del PSIUP è stata nuovamente aperta e la via al metodo del confronto superando la concezione della delimitazione della maggioranza.
Per questi motivi di metodo e di merito il PCI ha deciso di tornare al voto di astensione, mentre sia alla Camera che successivamente al Senato si ripetevano i franchi tiratori.
La legge è dunque passata con l'astensione determinante dei comunisti, a dimostrazione ancora una volta, della crisi del centro-sinistra, delle sue profonde contraddizioni, della sua incapacità politica e della impossibilità di realizzare nel nostro paese non solo una politica di riforme, ma qualsiasi atto politico tendente al miglioramento
neamente una nuova fase di lotta per ottenere una vera riforma strutturale, basata su: una riforma urbanistica che separando il diritto di proprietà dal diritto di edificare, sancisca l'esproprio generalizzato conferendo al potere pubblico ogni decisione sull'utilizzo del territorio; massicci investimenti nell'edilizia pubblica che contribuendo al superamento della crisi in atto, permetta di rovesciare il rapporto tra intervento pubblico e privato, che anche nel caso della legge votata, permette, nella migliore delle ipotesi, di raggiungere solo il 20% di edilizia pubblica; lasciando ancora 1'80% in mano alla speculazione privata; una regolamentazione degli affitti basata nell'equo canone, che impedisca aumenti di affitto ed abusi come disdette e sfratti da parte dei padroni di casa.
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I LAVORATORI UNITI CONTRO IL FASCISMO E I SUOI MANDANTI
E' ancora viva nella memoria del popolo italiano la criminale provocazione reazionaria compiuta alla banca dell'agricoltura dove hanno perso la vita numerosi cittadini.
Tale provocazione, come è giudizio unanime è stata compiuta dalle forze reazionarie e fasciste per impedire che l'unità e la lotta dei lavoratori vincesse il grande scontro con le forze padronali nell'autunno del 1969.
L'alto grado di coscienza unitaria e democratica dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali; il sostegno delle forze politiche democratiche di sinistra hanno fatto fallire tale obiettivo, e si sono poste alla testa nella lotta in difesa dell'ordine democratico e delle istituzioni repubblicane.
I reazionari Politici e padronali sconfitti nel loro obiettivo di impedire il successo dei lavoratori, perchè consapevoli del contenuto politico che aveva la piattaforma del nuovo contratto che avrebbe determinato un nuovo corso politico e sindacale nella coscienza dei lavoratori, hanno cercato di portare avanti la strategia della provocazione e delle azioni reazionarie, per creare tensioni nel paese con l'intento di spostare a destra la situazione politica italiana.
Se è vero che a due anni di distanza da quel grave fatto di sangue con una accanita battaglia politica delle forze democratiche, si è ottenuto un primo successo con l'incriminazione dei commissari Allegra e Calabrese quali responsabili della morte di Pinelli, è pur vero però che oltre a non aver fatto piena luce su quella drammatica vicenda, le forze reazionarie hanno continuato la loro azione provocatoria trovando nel governo e nell'apparato dello stato tolleranza e appoggio.
Le elezioni amministrative parziali di giugno dove si è registrato uno spostamento di voti verso il movimento sociale a scapito in modo particolare della D.C., è la conseguenza dello spostamento a destra della po litica della D.C., della tolleranza degli organi dello Stato nei confronti dei fatti reazionari di
Reggio Calabria e Aquila, di sminuire e nascondere i casi Borghese, le aggressioni teppistiche, le bombe alle sedi di partiti democratici.
Perciò non si insisterà mai abbastanza sulla gravità del fatto che, nel recente consiglio nazionale democristiano, abbiano trovato espressioni e avvallo autorevole quei cedimenti e posizioni conservatrici, sostanzialmente antidemocratiche, i quali possono solo incoraggiare le peggiori forze eversive e aprire la via a drammatiche spaccature e involuzioni.
La ricerca di obiettivi per dividere il movimento operaio e crearsi basi di massa, è oggi la strategia che seguono le forze reazionarie; tali forze si muovono in vari modi; dalla provocazione vera e propria con attentati e aggressioni, al tentativo del M.S.I. di inserirsi come forza politica nella vita sociale del paese, sino alla campagna per il referendum contro il divorzio.
La capacità di mobilitazione delle forze democratiche e antifasciste, dimostrata in questi vent'anni in difesa delle istituzioni repubblicane avrebbe dovuto dissuadere chiunque sulla possibiltià di portare il Paese verso soluzioni reazionarie, purtroppo, proprio perchè lo sviluppo della democrazia contrasta con gli interessi dei grandi padroni, dei parassiti e speculatori, dei grandi burocrati privilegiati dallo Stato, queste forze continuano nell'azione reazionaria opponendosi ai progresso democratico e civile del Paese.
Coloro che di fronte a questi obiettivi reazionari assumono posizioni di rottura, attaccando le strutture del movimento operaio, le quali sono lo strumento indispensabile per battere la reazione e creare una nuova società democratica e socialista. anche se si dichiarano di essere di sinistra, nascondendosi dietro la facciata di qualche grande e vero combattente comunista, altro non sono che de' falsi rivoluzionari.
La manifestazione antifascista di domenica 10 Ottobre dove erano schierate tutte le forze democratiche con una pos-
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sente partecipazione dei cittadini milanesi, ha voluto significare non soltanto una risposta alla adunata sediziosa dei fascisti, ma una dimostrazione della forza e dell'impegno che le forze democratiche hanno per battere tutti i tentativi reazionari e dare al nostro paese uno sviluppo economico democratico.
La maturità dello schieramento emerge con tutta evidenza. Il mcvimento non è sulle difensive, non grida solo un puro sacrosanto « NO » ma indica nelle riforme di struttura lo strumento indispensabile per battere la reazione fascista e far imboccare la giusta strada al nostro Paese.
GOVERNO E PADRONI...
(seguito da pag. 1)
re le riforme sarà necessaria la massima unità sindacale, in grado di esprimere il massimo del potenziale di lotta delle classi lavoratrici. Su un piano più generale e politico è necessario promuovere alleanze unificanti di lotta, con altri stra-
L'IMPERIALISMO AMERICANO...
(seguito da pag. 2)
muove la politica del rialzo dei prezzi che tende, da una parte a svuotare le conquiste otte nute con le lotte, dall'altra a recuperare gli aumenti salariali che il padronato ha dovuto concedere ai lavoratori, così da mantenere intatti i profitti.
A questo disegno reazionario, i lavoratori hanno già dato una prima grande risposta unitaria di lotta, ponendo innanzitutto l'obiettivo della piena occupazione, ma anche indicando l'obiettivo di una profonda revisione della politica estera e una svolta democratica negli indirizzi di politica economica, che vada in direzione dei le grandi riforme sociali già da tempo mature, per avviare a soluzione i grandi problemi storici e strutturali del Paese.
La classe operaia, con questa lotta sta dimostrando ancora una volta di essere alla testa di una battaglia per respingere la politica anti-nazionale del governo e dei padroni e s, colloca con le sue proposte co-
ti sociali, braccianti, contadini, esercenti, artigiani, impiegati e ceto medio, solo così sarà possibile isolare politicamente e concretamente il grande padronato e le torze politiche che lo sostengono per batterlo. Siamo convinti che questi siano gli unici modi di superare l'attuale crisi ecomonica e migliorare profondamente le condizioni di vita di tutti i lavoratori.
me protagonista nella lotta unitaria in difesa degli interessi nazionali.
Respingere l'attacco che viene portato dalle forze anti unitarie e anti operaie, significa schierarsi a favore del progresso sociale, della democrazia, per gli interessi generali dei lavoratori e del popolo italiano.
Comunisti che si sono sempre battuti in prima fila in difesa della classe operaia e per l'unità dei lavoratori, hanno le carte in regola per essere in questa lotta la forza politica di classe che con chiarezza sì batte per l'unità sindacale e in difesa degli interessi dei lavoratori. Sono i Socialdemocratici, ia D.C. e le forze fasciste che si oppongono all'unità dei lavoratori e all'avanzata democratica del nostro Paese, perchè sono le forze che più direttamente sono al servizio del grande padronato italiano. Con l'unità sindacale e politica dei lavoratori, saranno sconfitti questi tentativi e si potrà avviare íl paese alla realizzazione di ritorme per uno sviluppo democratico e civile dell'Italia.
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Con la grande manifestazione di sabato, 30 ottobre, al Teatro lirico, è iniziato il mese di lotta antifascista promosso dalle forze antifasciste italiane
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