LA LOTTA PER Un colosso dai
LE RIFORME piedi d'argilla
« Se guardiamo alle posizioni dei grandi gruppi industriali e del governo, appare chiaro che la prospettiva che essi propongono è, in sostanza, quella di un semplice ripristino del meccanismo economico secondo i ritmi, i modi e le finalità che lo hanno caratterizzato finora. Tutto dovrebbe ridursi — secondo certi esponenti del Governo — a raggiungere un certo tasso di aumento del reddito nazionale, come se tutta l'esperienza di questi anni non ci avesse dimostrato che un tasso, anche elevato, di aumento del reddito non risolve né avvia a soluzione i problemi della società italiana, e non assicura nemmeno il necessario salto qualitativo nell'attrezzatura dell'industria italiana. In questa direzione vanno sia le misure predisposte dal Governo, sia i tentativi di alleggerire, in un modo o nell'altro, la pressione sindacale, per realizzare quella "tregua sociale" che essi ritengono necessaria a garantire la piena ripresa dell'attività industriale.
« Le riforme, come le concepisce il Governo, assumono insomma il significato di una serie di parziali aggiustamenti e correzioni di certi "vizi" del sistema, lasciando però intatte nel complesso, le strutture della vita economica e produttiva: sono in sostanza, aggiuntive e correttive, e non invece sostitutive delle forme e del tipo di sviluppo in atto.
« Forse ha qualche peso, in questa visione che l'on. Colombo ha delle riforme, la sua lunga permanenza al ministero del tesoro; le riforme sono viste, cioè, solo come una spesa, da evitare rinviare, o anche da fare con cautela, e non come un modo nuovo e diverso di formazione delle risorse, come un mezzo, dunque, per mutare profondamente, gli attuali modi di produrre e di consumare. Ecco perché il Governo, quando parla di "riforme", le riduce a meri im• pegni della spesa pubblica in determinati campi, a condizione però che il generale meccanismo economico, così com'è oggi, non venga in alcun modo "turbato" trasformato. Tutt'al più — ecco la grande concessione — si potrà far ricorso allo strumento fiscale, ma utilizzandolo, ancora una volta, come sempre, a senso uni-
co, e cioè colpendo essenzialmente i redditi e i consumi popolari.
« Noi pensiamo invece che siano da mutare e da rovesciare proprio i dati che vengono considerati intoccabili; e che bisogna lottare per uno sviluppo di qualità nuova, che abbia a propria base una trasformazione dei rapporti sociali e di quelli politici. Non facciamo, perciò, un elenco, più o meno lungo, di riforme da fare. Siamo per certe priorità, e le indichiamo: ma soprattutto ci battiamo per una politica di trasformazione della
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La notizia che ormai da mesi è sulla bocca dei lavoratori della Innocenti, e che fa cronaca giornaliera, è il passaggio della società al gruppo IRI.
Sul caso sono state stampate fiumi di parole da innumerevoli rotocalchi, settimanali e mensili che hanno riferito la notizia, ognuno, secondo la propria convenienza.
I nostri massimi dirigenti, dall'ing. Innocenti in persona, all'ingegner Fusaia, al dott. Rodocanachi, si sono alternati in interminabili interviste ai vari giornali senza peraltro precisare niente e lasciando tutto nel vago.
O IL DISCO O
Tutte le volte che parla il governatore della Banca d'Italia Carli, il mondo trattiene il fiato. Questo uomo non mormora mai, non sussurra, non parlotta, non conversa e, Dio guardi, non chiacchiera: eleva dei moniti, pronuncia degli avvertimenti, scandisce delle esortazioni, declama degli inviti, lancia degli allarmi, alle sue prediche seguono silenzi attoniti e pascolianamente estatici: « ... quando pare che l'ora s'arresti — in attesa di ciò che sarà ». I giornali benpensanti riferiscono i detti del signor governatore col tono di chi si sente infine vendicato, e ci guardano come se dicessero: « Così parlò Certi. E voi adesso che farete? ».
Noi siamo scossi, naturalmente. Ma non abbastanza da non notare che il signor governatore (ovvero: in principio era il Verbo) scende sempre in campo per difendere chi possiede. Le sue esortazioni, le quali sembrano procedere, il più delle volte, da uno stato d'animo di impaziente irritazione, non sono mai rivolte alla difesa degli operai, ma dei loro padroni. Ispirato grave, ammonitore e severo, non si dà mai il caso che perda la pazienza per i lavoratori, e anche quando, per spiegarsi meglio, si esprime con le parole altrui, sono sempre parole affettuosamente rivolte a lor signori. Questa volta il signor governatore ha citato il prof. Andreatta, un altro campione dell'armata padronale, il quale dice che « la generazione degli imprenditori formatasi nel dopoguerra è invecchiata e si lascia tentare dal desiderio di passare la mano... ».
Dobbiamo scoppiare in lacrime? Quando un Valerio invecchia e si stanca che fa? « Passa la mano », povero infelice, va in pensione con un miliardo e mezzo di buona uscita. Ma quando invecchia un metalmeccanico dove finisce? Provate a figurarvelo, se vi riesce, il figlio di un tornitore che dica ai suoi compagni: « Mio padre è invecchiato ». « E ora cosa fa? ». « E' in riviera. Ha passato la mano ». Perché il prof. Andreatta non ci procura un elenco di braccianti che hanno « passato la mano » e non ci dice in quale albergo alloggiano a Montecarlo? Ma non ci sperate neanche per un momento: i padroni, i Certi e gli Andreatta prima se li fanno e poi li ascoltano dicendo « sì, sì, sì » con la testa. Bella forza: il disco è stato inciso in case nelle quali il signor governatore è sempre stato un ospite devoto.
Fortebraccio
Al momento in cui scriviamo (salvo clamorosi annunci dell'ultima ora) anche noi non siamo in possesso di notizie precise sull'operazione finanziaria che vedrà l' IRI compartecipe alla Società Innocenti e sul futuro della fabbrica e dei suoi lavoratori che è quanto più ci interessa.
L'unica cosa che per ora appare chiara è il fatto che gli stabilimenti si divideranno in due: il meccanico passerà con il gruppo Finsider, l'auto e la « lambretta» col gruppo Finmeccanica.
Altra cosa che appare chiara più di altre è che per il meccanico vi sarà una certa tranquillità per gli anni a venire e vi sarà uno sviluppo nella sede attuale.
Per l'auto, invece, finita la convenzione esistente con la BLMC inglese, l'avvenire sembra meno roseo; in particolare, per chi non volesse o non potesse spostarsi dalla zona di Lambrate.
Infine per la «Lambretta », che è già in fase di smantellamento,
Ferri . del mestiere •
per cui i lavoratori pagano già le prime conseguenze con trasferimenti che spesso si trasformano in secche perdite di salario, e coi doppi turni per una scelta unilaterale della direzione che ha deciso di aumentare la produzione dell'auto senza investire nuovi capitali, vi è una emorragia di lavoratori che sono costretti ad andarsene perché impossibilitati a fare i turni e di altri che subiranno gli effetti negativi di questi nuovi orari.
PERIODICO DELLA SEZIONE «GRAMSCI» DEL P.C.I. DELL'INNOCENTI GENNAIO 1971
I. S. R. m, o Sesto S. G.-Miiano fondo_cA.zà -bc.
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Aperto il dibattito per il Congresso di Sezione
Compagni, sabato 16 gennaio si terrà il congresso di sezione. Congresso questo, reso quanto mai impegnativo dal momento politico attuale. Sarà quindi necessario fare un bilancio dell'attività politica svolta dalla sezione nel corso del suo primo anno di vita. Saranno valutate le capacità, le difficoltà e i limiti della nostra azione. La sezione dovrà diventare uno strumento sempre più efficace di dibattito, di collegamento, di elaborazione per tutte le scelte politiche ed economiche che impegnano il partito e che riguardano le grandi masse lavoratrici. E' questo un mezzo e un modo valido di contrapposizione al sistema capitalistico in cui le scelte sociali e politiche vengono fatte sulla pelle dei lavoratori e, quindi, realizzate dai gruppi ristretti del potere economico. Tale tendenza, sempre presente nel sistema capitalistico, si accentua e si accresce oggi, nelle strutture vecchie del sistema e nella maggiore complessità propria della vita moderna. Tutto questo tende, in generale, ad accrescere l'isolamento dell'uomo ricacciandolo sempre più nell'orizzonte ristretto della propria vita privata, nella solitudine di un individualismo sterile.
Un altro dei tentativi più evidenti che il capitalismo tenta di mettere in atto, è quello di screditare il ruolo politico del nostro partito e in generale dei partiti democratici di massa; inducendo a considerarli come organismi inutili tende invece a favorire e a far considerare come strumenti sociali validi la miriade di gruppi e gruppetti di varia estrazione.
Gruppetti spesso nati dalle contraddizioni proprie della piccola borghesia. Che altro significa infatti la loro moltiplicazione, anche quando portano nomi gloriosi, dei cosiddetti movimenti spontanei, dei collettivi politici, ecc. se non un abbandono della teoria del partito rivoluzionario e di massa, e, quindi, una sottomissione alle tendenze della società capitalistica? Ciò che ci divide da questi gruppetti non è solo la differenza delle posizioni politiche ma è anche un diverso modo di intendere il significato della lotta politica.
Per noi è caratteristica essenziale la partecipazione attiva delle masse alla lotta politica ed è su questo metro che misuriamo l'efficacia e il valore di ogni esperienza. Per questo respingiamo ogni forma di parossismo verbale che spesso lascia intravvedere una concezione infantile o « aristocratica » della politica. E se questa tendenza alla frantuma-
zione, allo spirito anarcoide non sarà combattuta con fermezza, potrà derivarne un danno grave per l'insieme del movimento. Occorre perciò rafforzare il ruolo di protagonista della vita democratica italiana svolto dal Partito Comunista Italiano.
A questi tentativi si aggiungono le manovre volte a favorire ogni sorta di corporativismo che si palesa nei tentativi di contrapporre gli immigrati del Sud ai lavoratori del Nord, gli strati più poveri e meno qualificati a quelli più qualificati, ecc. Ciò viene attuato con i sottili mezzi di un'abile propaganda, TV, radio, giornali, ecc. da un lato e, dall'altro, nelle fabbriche in cui i lavoratori lottano, cercando, con ogni mezzo, di contrapporre categorie a categorie, operai ad operai, impiegati ad impiegati, ecc.
Ciò è accaduto anche nella nostra fabbrica. Tutto questo va inquadrato in una vasta azione offensiva di ricupero condotta dal padronato che cerca di riguadagnare il terreno perduto con tentati vi di divisione all'interno del movimento operaio. Ma una cosa è certa: gli svariati attacchi che il capitalismo pone in atto hanno sempre di mira quello dell'isolamento e dell'indebolimento delle forze di sinistra e la liquidazione dell'unità sindacale e di classe.
Il nostro partito dovrà impegnare a fondo le proprie risorse per fronteggiare questi attacchi ed essere in questa lotta per l'unità, la forza trainante, il portavoce delle esigenze generali di tutti i lavoratori. Perciò esso deve offrire una chiara linea alternativa, una propria visione dello sviluppo economico e sociale.
Questi ed altri temi, che solo parzialmente sono qui esaminati, dovranno impegnarci nel dibattito congressuale, nella verifica della linea del partito, nelle scelte economiche e sociali fatte e da farsi (riforme, ecc.) e sulla strategia di lotta che tali scelte comportano.
Si avverte anche l'esigenza di ricercare insieme l'attuazione di nuovi rapporti con le forze sindacali che il processo unitario in corso ha avvicinato.
Vi è la necessità di contribuire alla attuazione di un programma di lavoro, sia per quanto concerne il tesseramento, sia per il lavoro politico da attuare nel corrente anno.
Il Direttivo di Sezione invita tutti i compagni e i simpatizzanti a dare il proprio contributo di idee e di lavoro per rafforzare il nostro Partito.
Il Direttivo
Sabato 23 gennaio, ore 9, Cooperativa ORTICA via S. Faustino 3
PIII" FORTE IL PCI
nel 50' Anniversario della sua fondazione
COMPAGNI LAVORATORI della INNOCENTI!
Dal 1° novembre u.s. è iniziata la campagna per il tesseramento al P.C.I. per il 1971.
Dopo i buoni risultati ottenuti nel tesseramento 1970 (fra l'altro è stata costituita la sezione di fabbrica « Gramsci » della Innocenti) il nostro impegno deve essere quello di aumentare la forza del nostro Partito, di conquistare nuovi iscritti al P.C.I.
Ci rivolgiamo perciò a tutti i lavoratori, in modo particolare ai giovani che sempre con il loro entusiasmo sono in prima fila nelle lotte che servono a cambiare la condizione operaia nella fabbrica, nella società.
Iscriversi al P.C.I. non è un atto formale, significa scegliere di essere con il Partito che si batte per la trasformazione socialista del nostro Paese, con il Partito che dal 1921, durante il periodo fascista, nella guerra di liberazione fino ad arrivare ai giorni nostri ha sempre lottato in condizioni talvolta drammatiche a difesa della classe operaia. Significa, al di là di ogni facile demagogia, essere realmente nel partito dei lavoratori, significa battersi giorno per giorno per la loro organizzazione politica, strumento essenziale per un cambiamento radicale del nostro Paese in senso socialista.
:7 =
Entrare nel P.C.I. vuol dire prendere il proprio posto di lotta. Portare il proprio contributo alla lotta generale per trasformare la società. Non basta essere simpatizzanti, esprimere questa simpatia solo con il voto ma occorre essere tra chi non vuole attendere da altri quello che deve conquistarsi, di chi non vuole che la parola « socialismo » resti una parola vana.
Questo è il partito che vi chiede di prendere la tessera, di organizzarvi assieme ad altri compagni già iscritti, che lottano per conquistare i! Socialismo.
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CONGRESSO DI SEZIONE parteciperà il compagno on. GIUSEPPE SACCHI U1111111111111111111111111111111111111111111111111111:11111111111111111111111111111111111111111111111111111111111111111111111111111111111 1111111111111111 11 111111111 MI1 11 1111111111
Gruppetti esterni e veleno anticomunista
Non è per iniziare una polemica su questo giornale, che noi affrontiamo questo argomento, ma è nostro compito per quanto ci riguarda ed anche nei confronti dei lavoratori, di rispondere alle provocazioni, perché è fuori di dubbio che di provocazione organizzata si tratta da parte dei gruppetti (lotta continua, avanguardia operaia, ecc.) che agiscono davanti ai cancelli della fabbrica.
Partiamo innanzitutto da alcune considerazioni. Siamo in un momento in cui il movimento operaio dopo anni di divisione si è mosso celermente verso quegli obiettivi che possono cambiare la condizione delle masse lavoratrici, che possono cambiare le strutture della nostra società.
Siamo in un momento in cui per frenare la forza operaia nel nostro paese si è formato un vasto fronte di tutti coloro che hanno interesse a mantenere inalterati lo sfruttamento e i privilegi, in un momento in cui l'onorevole Colombo si affanna, alla Radio e alla TV, ad invitare i lavoratori alla calma e alla moderazione, a rispolverare per l'occasione l'anticomunismo di vent'anni fa. Vi è anche chi, è il caso di dirlo, distribuendo gior-
nali e volantini che costano parecchio e che non vengono distribuiti solo alla Innocenti, ma in molte grosse fabbriche di Milano, cerca di portare confusione nelle file del movimento operaio.
Leggiamo bene quello che scrivono costoro. Si tratta di un attacco continuo al sindacato, soprattutto alla CGIL, al PCI, al PSIUP; è un attacco continuo prcprio a quelle forze che si battono per realizzare uno schieramento unitario a livello sindacale ed a livello politico di tutto il movimento operaio, di quelle forze che si battono per la trasformazione socialista del nostro Paese.
Non vogliamo dilungarci oltre in queste considerazioni, del resto ovvie per chi abbia un minimo di preparazione politica e sindacale, vogliamo però ricordare a costoro alcune cose.
Non è mascherandosi con false posizioni di sinistra che si possono ingannare i lavoratori, non è combattendo le organizzazioni di classe, politiche e sindacali, che si può far credere di portare avanti i loro interessi, perché si ottiene esattamente il risultato opposto, e cioè, che per portare avanti interessi anti-operai ci si deve mettere al servizio del padrone.
Lottiamo per una informazione veritiera
In questi giorni, leggendo i giornali borghesi e ascoltando la RAI-TV, costoro sembrano tutti preoccupati di tenere in piedi, a parole, le rivolte nei paesi socialisti e i processi nell'Unione Sovietica.
Tutto ciò è disonesto. Lo fanno non per amore della verità da far conoscere all'opinione pubblica, ma per potere da una parte nasconderei mostruosi delitti sull'umanità che ogni giorno compie l'imperialismo, capeggiato dagli USA. I crimini compiuti vanno dai massacri del popolo vietnamita, del Laos, della Cambogia, ai regimi fascisti della Spagna, Portogallo, Grecia; dall'altra parte si cerca di rinfocolare l'anti-comunismo più gretto degli anni '50 per dividere i lavoratori italiani e batterli, facendo passare la linea padronale e delle forze conservatrici reazionarie, per affossare le riforme e i diritti di libertà e di progresso che i lavoratori vogliono conquistare.
Prova ne è che in questi giorni, di fronte alla notizia di sei condanne a morte nel Camerun di altre 6 condanne a morte di patrioti sud-coreani, non abbiamo assistito a nessuna protesta sulla stampa benpensante, nessun « corsivo », non una invocazione di clemenza. Anche il Telegiornale è silenzioso. Niente collegamenti speciali con Bonn, Parigi, New York. Non un fremito neppure da parte del Governo, dei partiti che lo compongono, dei loro quotidiani.
Già Antonio Gramsci aveva osservato come, in paesi di capitalismo sviluppato, i compiti della lotta rivoluzionaria si pongono in modo diverso da come si erano posti in Russia e si possono porre in paesi economicamente arretrati. In paesi in cui la struttura della società civile è debole, gli strati intermedi sono poco differenziati, la lotta rivoluzionaria può risolversi rapidamente, in grandi scontri frontali, quando intervenga una profonda crisi di tutta la società.
In paesi, invece, in cui la società civile ha una struttura complessa ed articolata, è necessaria una strategia ed una tattica capace di investire la società e lo Stato in tutte le sue istituzioni e in tutti i momenti della sua vita. Sin da quando è all'opposizione, la classe operaia deve maturare una sua capacità dirigente, sapere indicare la soluzione positiva dei problemi della vita nazionale, affermare la propria concezione del mondo sul piano delle idee, per poter andare alla conquista del dominio politico. Il potere della classe operaia, la dittatura del proletariato, si presenta come egemonia, unione del dominio e della direzione, ma soprattutto come capacità di conquistare il consenso e di realizzare il socialismo in tutto il suo contenuto democratico.
Di qui la necessità, per il Partito comunista, di una politica che non si limiti all'opposizione negativa, ma che indichi di ogni problema la soluzione positiva, oggi concretamente possibile e tale da far avanzare verso la meta del socialismo. E' questa la concezione del partito nuovo di
Palmiro Togliatti. Il partito nuovo è un partito di massa, e perciò a contatto con tutti i problemi del popolo e della vita nazionale, ricco delle forze necessarie per affrontarli.
E' un partito internazionalista e nazionale insieme, parche sa che i problemi nazionali non si risolvono senza lottare contro l'imperialismo, ma che, per battere l'imperialismo, bisogna saper essere interpreti degli interessi autentici della nazione, fortemente radicati nella sua vita e nella sua storia.
E' un partito di governo poichè, anche quando si trova all'opposizione, sa dimostrare la propria capacità dirigente, indicando la soluzione positiva dei problemi e lottando per essa. Non è soltanto un partito di propaganda e di agitazione, ma è una organizzazione di lotta che sa fare politica concretamente, ogni giorno ed in ogni situazione, mandando avanti le soluzioni migliori dei problemi, legandosi a nuove forze sociali e politiche, investendo con la propria azione, al livello politico e ideale, tutta la vita nazionale.
La via italiana al socialismo, alla cui elaborazione Palmiro Togliatti ha dato un contributo decisivo, nasce dalla riflessione del PCI su una realtà caratterizzata dalla rottura del dominio dell'imperialismo sul mondo, dalla possibilità delle forze antimperialistiche e socialiste di impedire la guerra, dal modo in cui i processi rivoluzionari sono andati differenziandosi, dai nuovi compiti di lotta della classe operaia in un sistema di capitalismo sviluppato.
Si tratta di condanne tipicamente politiche, in paesi dove non vi è il minimo senso di democrazia anche se entrambi sotto tutela dell'Occidente, l'uno tramite la Francia, l'altro dagli Stati Uniti. Ciò rende evidente quale sia il senso di democrazia di questi Paesi, e quale il contenuto dell'informazione « veritie-
ra » degli organi propagandistici, giornali, TV, del nostro paese su cui i cittadini dovrebbero basare il proprio giudizio.
Noi comunisti non vogliamo minimamente nascondere fatti ed errori che sono avvenuti e avvengono nei paesi socialisti, come i tragici fatti di Danzica e il processo di Leningrado, che critichiamo e condanniamo, ma non possiamo permettere che tali fatti, se pur gravi, siano contrapposti agli orrori che il capitalismo compie ogni giorno contro l'umanità.
L'antisovietismo e l'anticomunismo costituiscono una delle componenti fondamentali della ideologia fascista e ancora oggi a tali strumenti fanno ricorso quanti intendono portare sino in fondo l'attacco contro il movimento operaio e le istituzioni democratiche.
Certo, noi ci poniamo dal punto di vista di chi crede utile per l'interesse degli stessi lavoratori italiani e del proletariato di tutto il mondo che i Paesi socialilisti possono e debbono superare difetti e difficoltà realizzando una società più progredita e democratica.
Per far ciò noi riteniamo che la linea giusta sia quella di una maggiore partecipazione democratica di lavoratori alle scelte politiche del potere socialista con un lavoro preminente di conquista alla partecipazione nella edificazione del Socialismo.
E a chi vuole tendere il tranello della divisione e della separazione dai Paesi socialisti, rispondiamo che il ritornello è vecchio quanto è vecchia la lotta di classe e che il nostro nemico di classe era e rimarrà l'imperialismo e il capitalismo e che l'obiettivo nostro si identifica nella costruzione di una società democratica e socialista.
50 ANNIVERSARIO
La via italiana al socialismo ********************************************** Z : ic : il 31 gennaio alle ore 9,30 ** il compagno 3= : ENRICO **** „zx ** BERLINGUER ** *. * i al Palalido - Milano celebrerà ** 3= il 50' Anniversario 3= 3= =rt i della fondazione del PCI t 3c : IPAtiP~444/PPAL)PAL414**44441;LIPPtit4-24-24-1;t2;WPP;UPP;(4L
DEL PCI
a Milano
Duecentocinquantamila analfabeti in provincia di Milano, seicentomila in Lombardia, l'11 per cento della popolazione in età superiore ai sei anni. La capitale « morale » è stata scossa da questi dati che le fanno toccare percentuali e indici vicini o addirittura superiori a quelli registrati nelle regioni più povere del Meridione.
La piaga dell'analfabetismo ha dimensioni sconosciute; gli stessi dati che riportiamo sono puramente indicativi e sono certamente in difetto rispetto alla realtà della situazione. Manca del resto un'anagrafe degli inadempienti all'obbligo scolastico e dei privi di titoli di studio. Analfabeti e semianalfabeti (analfabeti di ritorno), una massa che vive tagliata fuori dalla comunità, chiusa in una sorta di ghetto fatto di diffidenza, di paure, di vergogna; una presenza massiccia che pesa negativamente sui fattori dello sviluppo economico, portando con sé gravi ripercussioni sui piani professionale e sociale oltre che psicologico.
Al 90 per cento e fino alla punta massima del 100 per cento sono gli immigrati a dar consistenza all'esercito degli analfabeti. Vere e proprie aree subculturali nascono alla periferia di Milano e delle altre città della Lombardia, nei comuni dell'hinterland. Un'area di sottosviluppo culturale e sociale all'ombra dei grattacieli, delle ciminiere delle grandi fabbriche.
Chiuso in un isolamento « etnico », l'immigrato (una famiglia, una parentela intera), resta ai margini della vita cittadina.
Sono migliaia di persone che non escono di casa perché non
DITTA
leggono i nomi delle vie, le insegne dei negozi, i prezzi, a volte non sanno usare il telefono; gente che ha paura di essere derisa, che si vergogna della propria condizione, che ha fiducia solo in un'organizzazione che è famigliare, in un ambiente che sente suo; è vittima e strumento inconsapevole di chi specula su questa condizione di assoluta inferiorità.
La miseria, la diffusione di malattie, la trascuratezza dovuta all'ignoranza impediscono anche ai bambini di frequentare la scuola. Alcuni restano a lavorare a casa, altri aiuteranno il padre che fa l'ambulante o che commercia. Il basso livello di scolarità o l'analfabetismo dei genitori pesano sui figli che non traggono in famiglia sufficienti stimolazioni culturali.
L'analfabetismo, causa ed effetto di una condizione di vita fortemente discriminata: lavoro non qualificato, abitazione malsana, poca o nulla assistenza pubblica.
Duecentotrentacinquemila analfabeti in provincia di Milano.
Cosa si fa per loro? Qualche Comune ha istituito corsi di recupero; l' UNLA, i Patronati, varie associazioni private, con intenti più o meno reconditi di strumentalizzazione politica intervengono in questo settore di iniziativa, ma con scarsi risultati. Su 50 Comuni della periferia milanese, 30 non hanno corsi; in 19 ne sono stati organizzati 37 con una presenza di sole 439 persone!
Il risultato è che solo 3 su 10 analfabeti sono recuperati. Un compito immane resta da compiere.
ZUFFADA
ELETTRODOMESTICI - RADIO - TV
FRIGORIFERI AVATRICI
LUCIDATRICI
ASPIRAPOLVERE
CUCINE E
FORNELLI A GAS
LA LOTTA PER LE RIFORME
struttura della intera vita economica e sociale italiana; cioè per un complesso unitario di atti e di strumenti di politica economica, finanziaria, creditizia, industriale, agraria, sociale, diretti a modificare lo stesso processo di accumulazione, cioè di formazione delle risorse.
In concreto si tratta, per noi, di sostituire progressivamente alle forme e alle strutture attuali del consumo e della produzione, altre forme e strutture, altri modi di consumare e di produrre. Ecco di che cosa dobbiamo rendere sempre più consapevoli il Partito e le masse ».
(Dal rapporto del comp. Enrico Berlinguer al C.C. del 13 novembre 1970)
UN COLOSSO
Il quadro non è certo dei più rosei. Ma non è tanto del risultato finale che noi vogliamo ora parlare ma è quando, e come, avviene tutta questa trasformazione che principalmente interessa i lavoratori.
I lettori ricorderanno che dalle pagine del giornale di fabbrica nel novembre 1969, parlammo della nuova direzione aziendale e dei buoni propositi che la stessa, per bocca dell'ing. Fusaia, ci garantiva in materia di collaborazione reciproca; di impostazione di nuovi rapporti tra direzione e lavoratori al fine, comune, di sempre progredire.
Ed è qui che casca l'asino. Sì, perché, al di là che l'operazione IRI-Innocenti porti più o meno beneficio ai lavoratori, permetta di migliorare le condizioni di vita e di lavoro degli stessi, garan-
tisca il posto di lavoro a tutti i dipendenti e magari ne assuma degli altri, tutti i discorsi che fanno i dirigenti sia dell'una che dell'altra parte, sono fatti sulla testa dei lavoratori, senza che questi partecipino a nessuna delle decisioni che i dirigenti prendono. Senza poter dire e far valere le proprie ragioni, perciò senza sapere quali saranno le scelte produttive dello stabilimento e di conseguenza le prospettive di lavoro e di occupazione, perché tutto è deciso, ancora una volta, unilateralmente dai padroni e dai loro direttori.
E allora, ci viene spontaneo di chiederci, che razza di nuovi rapporti improntati alla collaborazione ci sono tra la direzione e i lavoratori se non sempre quella antica che vedeva i padroni comandare a loro esclusivo piacimento e i lavoratori soccombere subendo ogni decisione imposta dall'alto?
E' inutile esprimere dei buoni propositi e poi non essere coerenti con quanto sostenuto.
Il problema di questa operazione ci interessa da vicino, perché non si tratta soltanto del capitale monetario del padrone, che anche questo è contestabile perché è frutto del lavoro dei lavoratori, ma del capitale umano, che sono i lavoratori, perché in sostanza, sono poi quelli che ne fanno le spese maggiori.
Ci si consenta di contestare e il metodo e le finalità (così come si vogliono raggiungere senza partecipazione dei lavoratori), della scelta della direzione che manovra con abilità e scaltrezza mettendo al sicuro i suoi capitali senza minimamente garantire un domani altrettanto sicuro per i suoi dipendenti, quegli stessi dipendenti che più di venti anni or sono hanno contribuito, col loro lavoro, a mettere in piedi quel colosso che è attualmente la Innocenti, anche se alla fin fine, non certo per colpa dei lavoratori, ma per mancata visione nel futuro dei suoi dirigenti, si è rivelato: « un colosso dai piedi d'argilla ».
DELLE ASSICURAZIONI
Garanzia previdenziale « LAVORO E FAMIGLIA»
Una nuova previdenza appositamente studiata dall'I.N.A. per i lavoratori italiani e le loro famiglie
Capitale a scadenza; Capitale in caso di premorienza;
MILANO
VIA FORZE ARMATE 249
TELEFONO 45.90.374
CALDABAGN
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SPECCH
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IMPIANTI E
RIPARAZIONI
UCE E ACQUA
Capitale aggiuntivo in caso di morte per infortunio; Esonero dal pagamento dei premi in caso di invalidità permanente;
Garanzia assicurativa anche in caso di sospensione del pagamento dei premi; Indennizzo in caso di premorienza del coniuge;
Premio di natalità in caso della nascita di un figlio almeno terzogenito.
I. N. A. ISTITUTO NAZIONALE
Per informazioni rivolgersi a: Agenzia Generale I. N. A. - Via S. Paolo, 7 - Telef. 80.75.41
ANALFABETI
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DAI PIEDI D'ARGILLA
« FABBRICA SUL LAMBRO »
Redaz.-amministraz.:
SEZIONE P.C.I. CAMPEGI - Via Saccardo 39 Suppl. a « MILANO OGGI », periodico di attualità politica - Anno IV - N. 1 Dir. resp. Bruno Enriotti - Reg. Trib. Milano n. 297/67 - Redaz. 20124 Milano, Via Volturno 33 - Sped. abb. postale gruppo III - Arti Grafiche Varesine